Libro di Cielo – Volume 19
DICIANNOVESIMO VOLUME
Luisa Piccarreta,
la Piccola Figlia della Divina Volontà
“… Il titolo che darai al libro che stamperai
sulla mia Volontà sarà questo:
IL REGNO DELLA MIA DIVINA VOLONTÀ
IN MEZZO ALLE CREATURE
LIBRO DI CIELO
IL RICHIAMO DELLA CREATURA
NELL’ORDINE, AL SUO POSTO
E NELLO SCOPO PER CUI FU CREATA DA DIO
(27 Agosto 1926)
(Dal 23 Febbraio 1926 al 15 Settembre 1926)
Responsabile di questa copia e di ogni correzione,
dei titoli ai capitoli e delle note:
D. Pablo Martín
N.B.: I titoli dei capitoli qui aggiunti non sono di Luisa, ma vorrebbero essere
un brevissimo riassunto di ognuno. Le correzioni non sono indicate in questa
copia, né indicato l’ordine delle parole quando si è dovuto cambiare per
necessità. Il numero delle pagine dell’originale autografo di Luisa è indicato
in rosso tra parentesi quadre [n].[1] I.M.I.Fiat sempre
23 Febbraio 1926
Perché Gesù chiama Luisa “la piccola Neonata della sua Volontà”:
perché è in atto continuo di nascere nel Divin Volere, e ciò si deve a che lei
è unita all’Atto unico ed eterno di Dio, il solo atto che Luisa fa a questo punto.
Le opere divine, fatte una volta, restano in atto continuo che mai finisce
Amor mio e vita mia, Gesù, vieni Tu in aiuto della mia debolezza e della mia ri-trosia nello scrivere, anzi fa che venga a scrivere la tua stessa Volontà, affinché nulla metta di mio, ma solo tutto ciò che Tu vuoi che scriva, e Tu, Mamma mia e Madre Celeste della Divina Volontà, vieni a portarmi la mano mentre scrivo, im-prestami i vocaboli, facilitami i concetti che Gesù mette nella mia mente, affinché possa degnamente scrivere sulla SS. Volontà, in modo da rendere contento il mio dolce Gesù.
Stavo pensando tra me: “Perché Gesù benedetto mi chiama spesso, spesso, la piccola neonata della sua Santissima Volontà? Forse perché sono cattiva anco-ra, e non avendo fatto un passo nella sua Volontà, con ragione mi chiama neo-nata appena”. Ora, mentre ciò pensavo, il mio adorabile Gesù mi ha stretto le braccia al collo e stringendomi forte al suo Cuore mi ha detto:
“Alla mia piccola neonata della mia Volontà nulla voglio negare. Vuoi tu[2] dunque sapere perché ti chiamo la piccola neonata? Neonata significa stare in atto di nascere, e siccome tu devi rinascere in ogni tuo atto nel mio Volere, enon solo, ma [siccome] la mia Volontà, per rifarsi di tutte le opposi-zioni delle volontà umane, vuole chiamarti nel mio Volere a farti rinascere tante volte per quante volte le volontà umane si sono opposte alla sua, quindi è necessario conservarti neonata sempre. Chi sta in atto di nascere è facile farlo rinascere quante volte si vuole e conservarlo senza la crescenza della volontà umana, ma quando l’anima cresce, riesce più difficile conser-varla senza la vita del proprio io.
Ma ciò non è tutto, per la neonata della mia Volontà era necessario, con-veniente,decoroso per lei e per la nostra stessa Volontà,che si unisse a quell’Atto solo dell’Eterno che non ha successione di atti, e siccome que-st’Atto solo dà all’Essere Divino tutta la grandezza,la magnificenza,l’im-mensità, l’eternità, la potenza, insomma, racchiude tutto per poter far[3] uscire da quest’atto solo tutto ciò che vuole, così la nostra piccola neonata nella nostra Volontà, unendosi con l’Atto solo dell’Eterno, doveva far sem-pre un atto solo, cioè, stare sempre in continuo atto di nascere, fare sempre un solo atto, la nostra sola Volontà, e mentre fa un solo atto rinascere conti-nuamente; ma a che cosa rinascere? A nuova bellezza, a nuova santità, a nuova luce, a nuova somiglianza col suo Creatore. E come tu rinasci nel nostro Volere, così la Divinità si sente ricambiata dello scopo perché feceuscire fuori la Creazione e si sente ritornare le gioie e la felicità che doveva darle la creatura, e stringendoti al seno divino ti colma di gioia e di grazie infinite e ti manifesta altre conoscenze sulla nostra Volontà, e non dando tempo al tempo, ti fa rinascere di nuovo nel nostro Volere.
Oltre a ciò,queste nascite continue ti fanno morire continuamente alla tua volontà, alle tue debolezze, alle miserie, a tutto ciò che non appartiene al nostro Volere.[4] Come è bella la sorte della mia piccola neonata! Non ne sei tu dunque contenta? Vedi, anch’Io nacqui una volta, ma quella nascita mi fa nascere continuamente. Rinasco in ogni ostia consacrata, rinasco ogniqualvolta la creatura ritorna alla mia Grazia. La prima nascita mi diede campo a farmi rinascere sempre. Così sono le opere divine: fatte una volta, resta l’atto continuato senza mai finire. Così sarà della mia piccola neonata nel mio Volere: nata una volta, rimarrà l’atto della nascita continua. Perciò sto così attento che non entri in te il tuo volere e ti circondo di tanta grazia, per fare che tu nasca sempre nel mio Volere ed il mio Volere rinasca in te.”
28 Febbraio 1926
Se l’anima, a questo punto, si occupa di sé ed interrompe, anche per un solo istante, il suo atto
continuo nell’Atto divino, perde nientemeno che un Atto divino. Beatitudine che essa offre al
suo Angelo custode e, attraverso lui, a tutto il Cielo. Basta entrare nella D. Volontà per formare
con Essa un atto solo e prendere parte a tutto quello che contiene. Ma per entrare si deve spo-
gliare delle vesti del vecchio Adamo e rivestire quelle del Nuovo Adamo. Che cosa è questa veste
Continuavo nei miei soliti timori, ed il mio sempre amabile Gesù, facendosi vedere, tutto bontà[5] mi ha detto: “Figlia mia, non perdere il tempo, perché ogniqualvolta ti occupi di te è un atto che perdi nella mia Volontà, e se sa-pessi che significa perdere nella mia Volontà un solo atto! Tu perdi un atto divino, quell’Atto che abbraccia tutto e tutti e che contiene tutti i beni che ci sono in Cielo e in terra, molto più che la mia Volontà è un Atto continuato che non si ferma mai nel suo corso, né può aspettare te quando coi tuoi timori ti fermi; conviene a te seguirla nel suo corso continuato, anziché Essa aspettare te, quando tu ti metti in via per seguirla. E non solo perdi tu il tempo, ma dovendo Io rappacificarti e rialzarti dai tuoi timori per metterti in via nella mia Volontà, costringi Me ad occuparmi di cose che non riguar-dano il Supremo Volere, e lo stesso Angelo tuo che ti sta vicino ne resta digiuno, perché ogni atto che fai in Essa, come segui il suo corso, è una beatitudine accidentale di più che lui gode stando a te vicino, è un Paradiso raddoppiato di gioie che tu gli offri, in modo che[6] si sente felice della sua sorte di averti in sua custodia; e siccome le gioie del Cielo sono comuni, il tuo Angelo offre la beatitudine accidentale che ha ricevuto da te, il suo Pa-radiso raddoppiato, a tutta la Corte Celeste, come frutto del Volere Divino della sua protetta, tutti fanno festa e magnificano e lodano la potenza, la santità, l’immensità della mia Volontà. Perciò, sii attenta; nel mio Volere non si può perdere il tempo, c’è molto da fare e conviene che tu segua l’Atto d’un Dio, mai interrotto”.
Detto ciò è scomparso ed io sono rimasta impensierita nel vedere il male che facevo, e dicevo tra me: “Come può essere mai possibile che col mettermi nel Volere Divino, dimenticando tutto il resto, come se null’altro esistesse per me che solo l’Eterna Volontà, io prenda parte a tutto ciò che contiene questo ama-bile Volere?”
E Gesù, ritornando, ha soggiunto: “Figlia mia, chi è nato nel mio Volere è giusto che sappia i segreti che Esso contiene. E poi, la cosa in se stessa è[7] facilissima e come connaturale. Supponi che passi ad abitare, o per poco tempo o per sempre, in una casa nella quale c’è una bella musica, un’aria profumata, dalla quale si sente infondere una nuova vita. Tu, certo, non ci avevi messo quella musica, né quell’aria balsamica, ma siccome tu ti trovi in quell’abitazione non tua, tu vieni a godere tanto della musica quanto del-l’aria profumata che rigenera le forze a vita novella. Aggiungi che quell’abi-tazione contiene pitture incantevoli, cose belle che rapiscono, giardini da te non mai visti, di tante svariate piante e fiori che riesce impossibile nume-rarli tutti, cibi1 squisiti da te mai gustati: oh, come tu ti ricrei, ti diletti e godi nel guardare tante bellezze, nel gustare cibi così saporiti; ma di tutto ciò nulla è stato fatto o messo da te. Eppure prendi parte a tutto, solo perché ti trovi in quell’abitazione.
Ora, se ciò succede nell’ordine naturale, molto più facile può avvenire nell’ordine soprannaturale[8] della mia Volontà. L’anima, con entrare in Essa, forma un solo atto con la Divina Volontà, e come [in modo]conna-turale prende parte a ciò che Essa fa e contiene. Molto più che l’anima, per vivere nella mia Volontà, prima viene spogliata delle vesti del vecchio Adamo colpevole, e viene rivestita delle vesti dell’Adamo novello e santo 2 . La sua veste è la luce della stessa Volontà Suprema, nella quale le vengono comunicati tutti i suoi modi divini, nobili e comunicativi a tutti. Questa luce le fa perdere le fattezze umane e le restituisce la fisionomia del suo Crea-tore. Che maraviglia dunque che prenda parte a tutto ciò che possiede il Divin Volere, essendo una la vita e una la Volontà? Perciò, sii attenta, ti raccomando, siimi fedele ed il tuo Gesù manterrà la battuta di farti vivere sempre nel mio Volere. Mi starò a guardia, affinché mai [tu] possa uscirne”.[9]
2 Marzo 1926
Il silenzio sulle verità del Divin Volere forma la tomba alla verità; la parola ne forma la
risurrezione. La parola ha avuto origine nel “FIAT” Supremo, allo scopo di avere la potenza
creatrice di comunicare ciò che manifesta. Le parole di questi scritti non sono quelle create,
ma sono lo stesso “FIAT”, che vuole fare la creazione della Divina Volontà nelle anime
Mi sentivo oppressa e con tale ritrosia di aprire l’anima mia per manifestare ciò che il benedetto Gesù mi dice, [che]avrei voluto tacere per sempre, affinché nulla più si sapesse, e mi lamentavo col mio dolce Gesù col dirgli: “Oh, se Tu mi dicessi di non dire più nulla a nessuno, di ciò che passa tra me e Te, da che peso enorme mi libereresti! Come sarei contenta! Non vedi la mia grande ripugnanza, lo sforzo che mi conviene fare?”
Ma mentre ciò dicevo, il mio sempre amabile Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, vorresti tu seppellire la luce, la grazia, la verità, e così preparare la tomba al tuo Gesù? Il silenzio su tutto ciò che è verità forma la sepoltura della verità, mentre la parola forma la resurrezione della verità, fa risorgere la luce, la grazia, il bene; molto più che la parola sulla verità parte dal «Fiat» Supremo. La parola ebbe il suo campo[10] divino quando nella Creazione, con la parola «Fiat», feci uscire fuori tutta la Crea-zione. Potevo crearla anche col tacere, ma volli servirmene della parola «Fiat» per fare che anche la parola avesse l’origine divina, affinché, conte-nendo la potenza creatrice, chi se ne serve per manifestare ciò che a Me ap-partiene, avesse la potenza di comunicare quelle verità a chi avesse la for-tuna di ascoltarla. Per te poi c’è una ragione più forte, perché di tutto ciò che Io ti dico, essendo la maggior partecose che riguardano la mia Supre-ma Volontà, non è la sola parola d’origine, ma è proprio quel «Fiat» stesso che, uscendo di nuovo in campo come nella Creazione, vuol far conoscere gli immensi beni che contiene il mio Volere, e comunica tale potenza su tutto ciò che ti manifesto su di Esso, da essere sufficiente per poter formare la nuova Creazione della mia Volontà nelle anime. Questo è il bene che mi vuoi, che col tuo tacere vuoi formare la tomba alla mia Volontà?”.
Io sono rimasta[11] spaventata e più afflitta di prima, e pregavo Gesù che mi desse grazia di compiere la sua SS. Volontà, ed il mio amato Gesù, come se mi volesse sollevare, è uscito da dentro il mio interno e stringendomi forte al suo Cuore SS. mi infondeva nuova forza.
In questo mentre, si è aperto il Cielo e sentivo che tutti in coro dicevano:“Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto”. E non so come, a me è toccato rispon-dere:“Sicut erat in principio et nunc et semper et in sæcula sæculorum, amen”. Ma chi può dire ciò che succedeva? Nella parola “Patri” si vedeva la Po-tenza Creatrice, che scorreva ovunque, conservava tutto, dava vita a tutto; il solo fiato di essa bastava a mantenere integro, bello e sempre nuovo tutto ciò che ave-va creato. Nella parola “Filio” si vedevano tutte le opere del Verbo rinnovate, ordi-nate e tutte in atto di riempire Cielo e terra per darsi a bene delle creature. Nella parola “Spiritui Sancto” si vedeva investire tutte le cose di un amore parlante, operante e vivificante.
Ma chi può dire tutto?La mia povera mente[12] me la sentivo immersa nelle beatitudini eterne, ed il mio adorabile Gesù, volendomi richiamare a me stessa, mi ha detto: “Figlia mia, sai tu perché è toccato a te la seconda parte del Gloria? Stando in te la mia Volontà, conveniva a te portare la terra al Cielo, per dare a nome di tutti, insieme con la Corte Celeste, quella gloria che non avrà mai fine per tutti i secoli dei secoli. Le cose eterne che non hanno mai fine si trovano solo nella mia Volontà, e chi la possiede si trova in comu-nicazione col Cielo, ed essa prende parte a tutto ciò che fanno nelle regioni celesti e si trova come in atto, insieme coi comprensori celesti”.
6 Marzo 1926
Come della Mamma Celeste si seppe che Gesù era il Verbo Eterno e Figlio suo, così
è necessario che si conosca che la Divina Volontà ha regnato in Luisa come la prima
tra le creature. Se un bene non si conosce, non trova la via per darsi
Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù è venuto e pren-dendomi la mano nella sua mi tirava a sé in alto, tra il Cielo e la terra. Ed io, quasi temendo, mi stringevo a Gesù, tenendomi forte alla sua[13] santissima mano, e volendo sfogare con Lui la mia pena che tanto mi opprime gli ho detto: “Amor mio e Vita mia, Gesù, tempo addietro Tu mi dicevi che volevi fare di me una copia della Mamma mia Celeste, eppure di Lei quasi nulla si seppe, dei tanti mari di grazia che ad ogni istante da Te era inondata. Non disse nulla a nes-suno, si tenne tutto per sé, né il Vangelo ne dice nulla. Si sa solo che fu la Mam-ma tua e che diede al mondo Te, Verbo Eterno, ma tutto ciò che passò tra Te e Lei, di favori, di grazia, lo tenne tutto per sé. Di me, poi, vuoi il contrario, vuoi che manifesti ciò che mi dici, non vuoi il segreto di ciò che passa tra me e Te. Io ne sono dolente. Dov’è dunque la copia che vuoi fare tra me e la Mamma mia?”
Ed il mio dolce Gesù, stringendomi forte al suo Cuore, tutto tenerezza mi ha detto: “Figlia mia, coraggio, non temere; come fu della Mamma mia, di cui non si seppe altro se non ciò che fu necessario che bastasse a sapersi, che Io ero [14] il figlio suo, che per suo mezzo venni a redimere le generazioni e che fu Lei la prima in cui Io ebbi il mio primo campo d’azione divina nell’anima sua, e tutto il resto dei favori e dei mari di grazie che ricevette restò nel sacrario dei segreti divini (ma si seppe la cosa più importante, più grande, più santa, che il Figlio di Dio era Figlio suo, e questo per Lei era l’onore più grande, che La innalzava al disopra di tutte le creature; quindi, sapendosi il più della mia Mamma, il meno non era necessario), così sarà della figlia mia: si saprà solo che la mia Volontà ha avuto il suo primo campo d’azione divina nell’anima tua, e tutto ciò che è necessario per far conoscere ciò che riguarda la mia Volontà, come vuole uscire in campo per fare che la creatura ritorni alla sua origine e come con ansia la aspetto nelle mie braccia, affinché non più ci sia divisione tra Me e lei.
Se ciò non si sapesse, come potrebbe sospirare questo gran bene? Come disporsi ad una grazia così grande? Se la mia[15] Mamma non avesse vo-luto far conoscere che Io ero il Verbo Eterno e figlio suo, quale bene avreb-be prodotto la Redenzione? Il bene non conosciuto, per quanto grande, non ha vie per comunicare il bene che possiede. E come la mia Mamma non si oppose, così la figlia mia non si deve opporre a ciò che riguarda la mia Volontà. Tutto il resto dei segreti, i voli che fai nel mio Volere, i beni che prendi, le cose più intime tra Me e te, rimarrà nel sacrario dei segreti divini. Non temere, il tuo Gesù ti contenterà in tutto”.
9 Marzo 1926
La Creazione è piena di gloria e di adorazione al Creatore, sebbene sia muta e non cresce
né cambia. L’uomo invece fu creato da Dio a sua immagine, affinché crescesse nella
D. Volontà a sua somiglianza: fu come un gioco d’azzardo, in cui Dio rischiò e perdette;
ma poi Dio vinse con la Vergine SS. e così è sorto il Sole della Redenzione,
ed ora vuole vincere di nuovo in Luisa, affinché risorga il Sole della sua Volontà.
Se la creatura non perde la sua volontà, non vince Quella di Dio
La povera anima mia nuotava nel mare interminabile del Voler Divino, ed il mio sempre amabile Gesù faceva vedere in atto tutta la Creazione. Che ordine, che armonia, quante svariate bellezze! Ogni cosa aveva il suggello di un Amore in-creato che correva verso le creature, che scendendo[16] nel fondo d’ogni cuore gridava nel suo muto linguaggio: “Ama, ama Colui che tanto ti ama”. Io provavo un dolce incanto nel vedere la Creazione tutta; il suo mutismo amoroso, più che voce potente, feriva il mio povero cuore, tanto, che mi sentivo venir meno, ed il mio dolce Gesù, sostenendomi nelle sue braccia, mi ha detto:
“Figlia mia, tutta la Creazione dice: «Gloria, adorazione verso il nostro Creatore,amore verso le creature».Sicché la Creazione èunagloria,un’ado-razione muta per Noi, perché non le fu concessa nessuna libertà, né di cre-scere, né di decrescere. La mettemmofuori di Noi, ma la lasciammo in Noi3 , cioè, dentro della nostra Volontà a decantare, sebbene muta, la nostra po-tenza, bellezza, magnificenza e gloria, sicché siamo Noi stessi che Ci decan-tiamo la nostra potenza, la nostra gloria, l’infinito amore nostro, la potenza, bontà, armonia e bellezza. La Creazione nulla ci dà per se stessa, sebbene, essendo essa lo[17] sbocco di tutto il nostro Essere Divino, serve di specchio all’uomo per guardare e conoscere il suo Creatore, e gli dà lezioni sublimi di ordine, d’armonie, di santità e d’amore. Si può dire che lo stesso Creato-re, atteggiandosi a Maestro Divino, dà tante lezioni per quante cose creò, dalla più grande alla più piccola opera che uscì dalle sue mani creatrici.
Non fu così nel creare l’uomo. Il nostro amore per lui fu tanto, che sorpassò tutto l’amore che avemmo nella Creazione; perciò lo dotammo di ragione, di memoria e di volontà, e mettemmo la nostra Volontà come al banco nella sua, [affinché] la moltiplicasse, la centuplicasse, non per Noi che non avevamo bisogno, ma per suo bene, affinché non restasse come le altre cose create mute ed in quel punto come Noi le [facemmo]uscire, ma cresces-se sempre, sempre in gloria, in ricchezze, in amore ed in somiglianza col suo Creatore. Per fare che lui potesse trovare tutti gli aiuti possibili ed immaginabili,[18] gli demmo a sua disposizione la nostra Volontà, affinché operasse con la nostra stessa potenza il bene, la crescenza, la somiglianza che voleva acquistare col suo Creatore. Il nostro amore, nel creare l’uomo, volle fare un gioco d’azzardo, mettendo le cose nostre nella piccola cerchia della volontà umana, come al banco: la nostra bellezza, sapienza, santità, amore, eccetera, e la nostra Volontà, che doveva farsi guida ed attrice del suo operato, affinché non solo lo facesse crescere a nostra somiglianza, ma gli desse la forma di un piccolo dio. Perciò il nostro dolore fu grande nel vederci respingere questi grandi beni dalla creatura e il nostro gioco d’azzardo per allora andò fallito, ma per quanto fallito, era sempre un gioco divino, che poteva e doveva rifarsi del suo fallimento. Perciò, dopo tanti anni, il mio amore volle di nuovo giocare d’azzardo, e fu con la mia Mamma Immacolata. In Lei il nostro giuoco non andò fallito, ebbe il suo pieno effetto, e perciò tutto le demmo e tutto a Lei affidammo, anzi, si faceva[19] a gara: Noi a dare e Lei a ricevere.
Ora, tu devi sapere che il nostro amore anche con te vuole fare questo gioco d’azzardo, affinché tu, unita con la Mamma Celeste, Ci faccia vincere nel gioco, col farci rifare del fallimento che Ci procurò il primo uomo, Adamo, onde la nostra Volontà, rifatta nelle sue vincite, possa mettere di nuovo in campo i suoi beni, che con tanto amore vuol dare alle creature. E come per mezzo della Vergine Santa feci sorgere il Sole della Redenzione per salvare l’umanità perduta, perché rifatto nel mio gioco, così per mezzo tuo farò risorgere il Sole della mia Volontà, perché faccia la sua via in mezzo alle creature. Ecco perché la causa di tante mie grazie che verso in te, delle tante mie conoscenze sulla mia Volontà: non è altro che il mio gioco d’azzardo che sto formando in te. Perciò sii attenta, affinché non mi dia il più grande dei dolori che potessi ricevere in tutta la storia del mondo, che il mio secondo gioco vada fallito. Ah, no, non me lo farai; il mio amore andrà vittorioso e la mia Volontà troverà[20] il suo compimento”.
Gesù è scomparso ed io sono rimasta impensierita su ciò che mi aveva detto, ma tutta abbandonata nel Volere Supremo. Onde di tutto ciò che scrivo, lo sa solo Gesù lo strazio dell’anima mia e la mia grande ripugnanza nel mettere su carta queste cose che avrei voluto seppellire. Mi sentivo di lottare con la stessa ubbi-dienza, ma il “FIAT” di Gesù l’ha vinta e seguo a scrivere ciò che io non volevo.
Quindi il mio dolce Gesù è ritornato e vedendomi impensierita mi ha detto: “Figlia mia, perché temi? Non vuoi che Io giochi con te? Tu non ci metterai altro di tuo che la piccola fiammella della tua volontà che Io stesso ti diedi nel crearti, sicché tutto l’azzardo dei miei beni sarà mio. Non vuoi tu essere la copia della Mamma mia? Perciò, vieni insieme con Me, innanzi al Trono Divino, e vi troverai ai piedi della Maestà Suprema la fiammella della vo-lontà della Regina del Cielo, che Lei mise al gioco divino, perché per gioca-re bisogna mettere sempre qualche cosa di proprio,[21] altrimenti chi vince non ha che prendere, e chi perde non ha che lasciare. E siccome Io vinsi nel gioco con la Mamma mia, Lei perdette la fiammella della sua volontà. Ma felice perdita; con aver perduto la sua piccola fiammella, lasciandola come omaggio continuo ai piedi delsuo Creatore, formò la sua vita nel gran fuoco divino, crescendo nel pelago dei beni divini, e perciò potette ottenere il Redentore sospirato. Ora spetta a te di mettere la fiammella della tua pic-cola volontà accanto a quella della mia inseparabile Mamma, affinché an-che tu ti formi nel fuoco divino e cresca coi riflessi del tuo Creatore, onde poter trovare presso la Suprema Maestà grazia di poter ottenere il sospirato«Fiat». Queste due fiammelle si vedranno ai piedi del Trono Supremo per tutta l’eternità, che non hanno avuto vita propria, ed una ottenne la Reden-zione e l’altra il compimento della mia Volontà, unico scopo della Creazio-ne, della Redenzione e della mia rivincita del[22] mio gioco d’azzardo nel creare l’uomo”.
In un istante mi son trovata innanzi a quella Luce inaccessibile, e la mia volontà, sotto forma di fiammella, si è messa accanto a quella della mia Mamma Celeste per fare quello che essa faceva. Ma chi può dire quello che si vedeva, com-prendevo e facevo? Mi mancano i vocaboli e perciò faccio punto. Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, la fiammella della tua volontà l’ho vinta e tu hai vinto la Mia. Se tu non perdevi la tua non potevi vincere la Mia. Ora siamo tutti e due felici, ambedue siamo vittoriosi. Ma guarda la grande dif-ferenza che c’è nella mia Volontà: basta fare una volta un atto, una prece, un «Ti amo», che prendendo posto nel Volere Supremo restano a fare sem-pre lo stesso atto, la prece, il «Ti amo», senza mai smettere, perché quando nella mia Volontà si fa un atto, quell’atto non è più soggetto ad interruzione; fatto una volta resta fatto per sempre, è come se sempre lo stesse facendo.
L’operato dell’anima nella mia Volontà entra a parte4 nei modi dell’ope-rato[23] divino, che quando opera fa sempre lo stesso atto, senza avere bisogno di ripeterlo. Che saranno i tanti tuoi «Ti amo» nella mia Volontà, che ripeteranno sempre il loro ritornello «Ti amo, Ti amo»? Saranno tante ferite per Me e mi prepareranno a concedere la grazia più grande: che la mia Volontà sia conosciuta, amata e compiuta. Perciò, nella mia Volontà le preghiere, le opere, l’amore, entrano nell’ordine divino e si può dire che sono Io stesso che prego, che opero, che amo, e che cosa potrei negare a Me stesso? Di che non potrei compiacermi?”
14 Marzo 1926
Per chi vive nel Divin Volere, tutto ciò che Esso ha creato deve essere suo per diritto. Egli
deve essere la voce di tutte le cose create, che benedice, adora, glorifica e ama il suo Creatore.
Per poter compiere quest’ufficio, l’anima deve essere neonata nella Divina Volontà.
Differenza enorme tra chi è neonato nella Divina Volontà già nel tempo (per esempio,
la Mamma Celeste) e chi rinasce in Essa al momento di passare all’Eternità
Continuo a sperdermi nel santo Volere Divino. Vorrei abbracciare tutto e tutti per poter portare tutto al mio Dio come cose mie, donatemi da Lui, affinché avessi da dargli per ciascuna cosa creata una parolina d’amore, un “grazie”, un “Ti be-nedico”, un “Ti adoro”. Ed il mio sempre amabile[24] Gesù è uscito da dentro il mio interno e col suo “FIAT” onnipotente chiamava tutta la Creazione per metterla nel mio grembo, per farmene un dono, e con una tenerezza tutta d’amore mi ha detto: “Figlia mia, tutto è tuo. Per chi deve vivere nel mio Volere, tutto ciò che è uscito dalla mia Volontà, che conserva e possiede, per diritto deve essere tutto suo. Ora, fu il mio «Fiat» onnipotente che distese il cielo e lo tempestò di stelle; il mio «Fiat» chiamò a vita la luce e creò il sole e così di tutte le altre cose create, ed il mio «Fiat» rimase dentro della Creazione come vita trionfatrice, dominatrice e conservatrice. Ora, chi ha vinto la mia Volontà ha vinto tutta la Creazione e anche lo stesso Dio, quindi per diritto di giustizia deve possedere tutto ciò che la mia Volontà possiede. Molto più che, essendo la Creazione muta per il suo Creatore, perciò la fece muta, perché [colei]alla quale doveva donarla e vivere nel mio Volere avesse lei la parola in tutte le cose create, per fare che tutte le cose da Me fatte fossero[25] parlanti, non mute.
Sicché tu sarai la voce del cielo, che facendo eco da un punto all’altro [farai]sentire la tua parola, che risuonando in tutta l’atmosfera celeste dirà: «Amo, glorifico, adoro il mio Creatore». Sarai la voce di ogni stella, del sole, del vento, del tuono, del mare, delle piante, dei monti, di tutto, che ripeterà continuamente: «Amo, benedico, glorifico, adoro, ringrazio Colui che ci ha creato». Oh, come sarà bella la voce della mia neonata nella mia Volontà, della piccola figlia del mio Volere! Tutte le cose, la Creazione tutta me la renderà parlante; sarà più bella che se avessi dato alla Creazione l’uso della parola. Ti amo tanto, che voglio sentire la tua voce nel sole, amando, adorando, glorificando; la voglio sentire nelle sfere celesti, nel mormorio del mare, nel guizzo del pesce, nell’uccello che canta e gorgheggia, nell’agnello che bela, nella tortora che geme, dovunque voglio sentirti. Non sarei con-tento se in tutte le cose create, [in] cui tiene il primo posto la mia Volontà, non sentissi la voce della mia piccola neonata, che[26] rendendomi la Creazione tutta parlante, mi dà amore per amore, gloria e adorazione per ciascuna cosa da Me creata. Perciò, figlia mia, sii attenta; molto ti ho donato e molto voglio. La tua missione è grande, è la vita della mia Volontà che deve svolgersi in te, la quale tutto abbraccia e tutto possiede”.
Onde, dopo ciò, stavo pensando tra me: “Come posso fare tutto ciò che dice il mio Gesù, trovarmi in tutte le cose create, avere un atto per tutto ciò che fa il Supremo Volere, come se Esso dovesse essere l’eco mio ed io l’eco suo, se sono neonata appena nella Divina Volontà? Almeno dovrei crescere un pochino, per potermi diffondere un po’ più alla meglio in tutte le cose create, come vuole il mio amato Gesù”.
Ora, mentre ciò pensavo, è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:
“Figlia mia, non ti meravigliare se ti dico che sei la neonata della mia Volontà. Tu devi sapere che la mia stessa Mamma Immacolata è la neonata della mia Volontà, perché tra ciò[27] che è il Creatore e ciò che può essere e prendere di Dio la creatura, si può dire una piccola neonata, e perché fu la neonata della mia Volontà, si formò a somiglianza del suo Creatore e po-tette essere Regina di tutta la Creazione, e come Regina dominava tutto e correva bene il suo eco con l’eco della Divina Volontà. E non solo la Celeste Sovrana, ma tutti i santi, angeli e beati si possono chiamare neonati appe-na nell’Eterno Volere, perché non appena l’anima esce dal corpo mortale, rinasce nella mia Volontà; e se non rinasce in Essa non solo non può en-trare nella Patria Celeste, ma neppure salvarsi, perché nell’eterna gloria nessuno entra se non è parto della mia Volontà.
Però debbo dirti la gran differenza che passa tra chi è la neonata della Suprema Volontà nel tempo e quelli che rinascono alle porte dell’Eternità. Un esempio è la mia Mamma Regina, che fu la neonata della Divina Volontà nel tempo, e perché neonata ebbe il potere di far scendere il suo Creatore sulla terra, e mentre lo[28] lasciava 5 immenso, lo rimpiccioliva nel suo seno materno, per vestirlo della sua stessa natura e darlo come Salvatore delle umane generazioni. Lei, con essere la neonata, formò mari di grazie, di luce, di santità, di scienza, dove poter contenere Colui che la aveva creata. Con la potenza della Vita della Suprema Volontà che possedeva, potette far tutto ed impetrare tutto, e lo stesso Dio non poteva rifiutarsi a ciò che domandava questa Celeste Creatura, perché ciò che domandava era [quello]che il suo stesso Volere chiedeva, al quale nulla poteva e doveva negare.
Dunque, chi è neonato nella mia Volontà nel tempo, stando nell’esilio si forma mari di grazia e, partendo dalla terra, porta con sé tutti i mari di beni che possiede il Voler Divino e quindi porta con sé lo stesso Dio. È un portento portare dall’esilio quel Volere, quel Dio che regna nei cieli. Tu stessa non puoi chiaramente comprendere i grandi beni, i prodigi di chi è neonato nel tempo nella mia Volontà, e perciò tutto ciò che ti dico, tutto [lo]puoi fare, molto più che la mia Volontà lo farà come immedesimata col tuo piccolo[29] essere. Invece, chi rinasce nella mia Volontà nel partire dalla terra, siccome è il Volere Divino che fa trovare i suoi mari immensi per far rinascere l’anima in Esso, non porta con sé il suo Dio, ma Dio si fa trovare da lui. Che differenza tra l’uno e l’altro!
Perciò, grazia più grande non ti potrei dare, [che] col farti la neonata della mia Volontà, e se ami crescere, fa’ che cresca solo il mio Volere”.
19 Marzo 1926
Nella Divina Volontà la Vergine SS. ottenne il Redentore (e per questo fu Concepita
Immacolata); così Luisa deve ottenere il trionfo della Divina Volontà, scopo e coronamento
della Creazione e della Redenzione (e per questo la Divina Volontà tiene bloccata in Luisa
ogni tendenza corrotta, pur essendo stata concepita come tutti nel peccato originale).
Necessità di manifestare la supremazia e la grandezza della Divina Volontà sulla stessa
Creazione e Redenzione. Queste tre opere raffigurano la SS. Trinità e sono inseparabili
Scrivo solo per obbedire e per compiere la sola Volontà di Dio. Onde stavo pensando tra me: “Il mio sempre amabile Gesù mi dice tante volte che io devo essere copia della mia Mamma Celeste, quindi abbracciare tutto, supplire per tutti, per poter impetrare il sospirato «FIAT», come la Sovrana Regina impetrò il sospirato Redentore, ma come lo posso fare? Lei era santa, concepita senza la macchia d’origine; io invece sono una[30] delle più piccole e povere creature, concepita come tutti i figli d’Adamo col peccato originale, piena di miserie e debolezze. Come potrò io dunque seguire i voli della Sovrana Signora nel Volere Divino, per impetrare il tanto sospirato «FIAT» sulla terra, che vuole che regni il mio dolce Gesù?”
Ora, mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e stringendomi forte nelle sue braccia mi ha detto:
“Figlia mia, se la mia Mamma fu concepita senza macchia originale per poter impetrare il sospirato Redentore, perché era giusto e decoroso che [in]chi doveva essermi Madre, neppure il germe della colpa avesse avuto mai esistenza in Lei, e doveva essere la più nobile, la più santa di tutte le crea-ture, ma di una nobiltà divina e di una santità tutta simile al suo Creatore, per poter trovare in Lei tanta grazia e capacità, da poter concepire il Santo dei Santi, il Verbo Eterno. Molte volte si fa anche questo dalle creature, che se devono conservare cose preziose e di grande valore, preparano vasi ter-sissimi e di un valore[31] equivalente alle cose preziose che si devono con-servare in essi. Invece, se sono cose ordinarie e di poco valore, si prepa-rano vasi di creta e di pochissimo valore, non si ha cura di tenerli sotto chiave come il vaso tersissimo, ma li tengono esposti, sicché dalla prezio-sità del vaso e da come si tiene custodito si può conoscere se le cose che contiene sono preziose e di grande valore.
Ora, dovendo Io ricevere il suo sangue per essere concepito nel suo seno, era giusto che tanto l’anima quanto il suo corpo fossero tersissimi e [Lei]fosse arricchita di tutte le grazie, privilegi e prerogative possibili ed immaginabili che Dio può dare e la creatura ricevere.
Ora, figlia mia, se tutto ciò fu nella mia cara Mamma, perché doveva far scendere il sospirato Redentore sulla terra, anche a te, avendoti scelto per il sospirato «Fiat», sospirato dal Cielo e dalla terra, sospirato con tanto amore ed ansie dalla stessa Divinità, anzi sospirato più da Dio che dagli uomini, dovevo darti tanta grazia, da non deporre in un’anima e corpo corrotto, non solo le conoscenze appartenenti[32] alla mia Volontà, ma la sua stessa Vita che doveva formare e svolgere in te. Quindi, facendo uso del suo potere, se non ti esentò dalla macchia d’origine, con la sua potenza depresse e si tenne ferma sul fomite, affinché non producesse i suoi corrotti effetti. Sicché in te la mia Volontà la macchia d’origine la tiene schiacciata e senza vita 6 . Ciò era giusto e ci voleva per la nobiltà, il decoro e la santità della Suprema Volontà. Se in te ci fossero effetti non buoni, la mia Volontà troverebbe le ombre, le nebbie e non potrebbe spandere i suoi raggi di verità, come il sole nel suo pieno meriggio, e molto meno formare in te il centro dello svol-gimento della sua Vita Divina, perché Essa è tanto tersa e santa che non sa stare né adattarsi a vivere insieme col minimo neo”.
Io, nel sentire ciò, tremando ho detto: “Gesù, che dici? Possibile tutto ciò? Eppure io mi sento così misera e piccola che sento il bisogno di Te, della tua assistenza e della tua presenza per poter continuare a vivere, e Tu sai in che stato[33] compassionevole mi riduco quando mi privi di Te”.
E Gesù, interrompendo il mio dire, ha soggiunto: “Figlia mia, non ti mera-vigliare, ciò lo richiede la Santità del mio Volere, e siccome si tratta della cosa più grande che esiste in Cielo e in terra, si tratta che, se nella Reden-zione venni a salvare l’uomo, ora si tratta di mettere in salvo la mia Volontà nelle creature e quindi di far conoscere lo scopo della Creazione, della Re-denzione, i beni che vuol dare il mio Volere, la vita che vuol formare in cia-scuna creatura, i diritti che ad Esso convengono. Quindi, mettere in salvo una Volontà Divina in mezzo alle creature è la cosa più grande, e la mia Volontà conosciuta e regnante supererà i frutti della Creazione e Redenzio-ne, sarà corona delle opere mie ed il trionfo delle opere nostre; e se la mia Volontà non viene conosciuta, amata ecompiuta, né la Creazione né la Redenzione avranno il loro pieno scopo né il frutto completo. La[34] Creazio-nee la Redenzione, uscirono da dentro il «Fiat» onnipotente, e per fare che la nostra gloria sia completa e la creatura riceva tutti gli effetti ed i beni che contengono, deve ritornare tutto nella nostra Volontà”.
Ora, chi può dire come la mia povera mente nuotava nell’immensità del Volere Eterno [e] ciò che comprendevo? Ma il punto che più mi impressionava era che il “FIAT” doveva superare lo stesso bene della Redenzione, con l’aggiunta di una ritrosia terribile di non manifestare ciò che sta detto di sopra, per il timore che l’ubbidienza mi imponesse di scrivere. Oh, come avrei voluto tacere, ma col “FIAT” non si discute, perché in qualunque modo la vittoria deve essere sempre sua.
Onde il mio dolce Gesù, sempre benigno, ritornando mi ha detto: “Figlia mia, è necessario che ciò manifesti, non per te, ma per il decoro e santità che si
natura ribelle, lasciando sempre libera la tua volontà… Altrimenti…saresti stata agli ordini del mio
Volere, come tanti altri miei fidi; ma da fare ciò che feci Io saresti stata molto lontana” (Vol. XIV,
11.11.1922) “Ti ho tolto qualunque germe di corruzione, ho purificato in tal modo la tua anima, la
tua stessa natura, che né tu senti nulla per loro, né loro per te, perché mancando il germe è come se
mancasse il fuoco alla legna, e se non ti esentai dalla colpa originale come feci alla mia cara
Madre, col toglierti il germe della corruzione operai un altro prodigio di grazia, non concesso mai
a nessun altro, perché era decoroso per la mia Volontà tre volte santa scendere in un’anima e
prenderne il possesso.Se fosse stata anche minimamente ombrata dal minimo alito corrotto, la mia
Volontà non si sarebbe adattata a prenderne il possesso, a comunicarle il suo atto, se avesse visto
alcun germe di corruzione, come non mi sarei adattato Io, Verbo del Padre, a incarnarmi nel seno
della Celeste Mamma, se non l’avessi esentata dalla colpa d’origine” (Vol. XV, 11.07.1923).
Si veda anche il capitolo del 16.04.1926. conviene al mio Volere. Credi tu che tutto il lavorio che ho fatto dentro del-l’anima tua per quarant’anni e più è stato solo per te, per il bene che ti vo-levo e ti voglio? Ah, no, è stato più di tutto[35] per il decoro di ciò che con-veniva alla mia Volontà, per fare che venendo Essa a regnare in te trovasse il mio lavorio, le mie preghiere incessanti che la invitavano a venire, il trono delle mie opere e delle mie pene, dove potesse dominare e formare la sua dimora, la luce della sua stessa conoscenza, onde potesse trovare in te gli onori e la sua stessa gloria divina. Perciò erano necessarie le tante mie manifestazioni sulla Suprema Volontà, per la decenza che le conveniva.
Ora tu devi sapere che la mia Volontà è più grande e più interminabile della stessa Redenzione, e ciò che è più grande porta sempre frutti e beni maggiori. La Volontà mia è eterna; nel tempo e nell’eternità non ebbe prin-cipio né avrà mai fine. Invece la Redenzione, sebbene fu eterna nella Mente Divina, nel tempo ebbe il suo principio e fu un prodotto dell’Eterna Volontà, sicché non fu la Redenzione che diede vita al Divin Volere, ma fu il mio Volere che diede vita alla Redenzione, e ciò che tiene il potere di dare vita, per natura e per necessità si deve[36] rendere più fruttuoso di chi ha rice-vuto la vita.
Ma ciò non è tutto. Nella Creazione la Divinità mise fuori di Sé le ombre della sua luce, le ombre della sua sapienza, della sua potenza, sfiorò tutto l’Essere suo in tutto il creato, sicché la bellezza, l’armonia, l’ordine, l’amore, la bontà di Dio che si vedono in tutta la Creazione, sono similitudini divine, ombre della Maestà Suprema. Invece la mia Volontà –non la nostra simili-tudine, la nostra ombra– uscì fuori nel campo della Creazione come vita di tutte le cose create, sicché Essa è vita, base, sostegno, vivificazione e conservazione di tutto ciò che è uscito dalle nostre mani creatrici. Perciò alla Suprema Volontà tutto si deve; la mia stessa Redenzione ad Essa piega le ginocchia, per implorare che si costituisca vita di ogni mio atto, del mio palpito, del mio patire e fin del mio respiro, affinché possa far scorrere nelle creature gli aiuti vitali per salvarle. La mia Redenzione si può chiamare l’albero, di cui la radice è la Divina Volontà, e siccome ha prodotto il tronco, i rami,[37] le foglie, i fiori di tutti i beni che ci sono nella Chiesa, deve quindi produrre il frutto di vita che contiene la radice di quest’albero. E poi, la Creazione uscì da Noi a solo scopo che la nostra Volontà fosse conosciuta eamata più che la stessa vita, e perciò si costituì vita di tutto, affinché fosse compiuta. Tutte le altre cose da Noi create, e anche la stessa Redenzione, furono date come aiuti per facilitare il nostro scopo; quindi, se non ottenia-mo il nostro primo scopo, come possiamo ottenere la nostra gloria completa e la creatura ricevere il bene da Noi stabilito?
Oltre a ciò, la Creazione, la Redenzione ed il «FIAT VOLUNTAS TUA come in Cielo così in terra», simboleggiano la Trinità Sacrosanta, che le Divine Per-sone sono inseparabili tra Loro. Così queste sono inseparabili tra loro, una dà la mano all’altra, una aiuta l’altra; il trionfo, la gloria è di tutte e tre. E siccome la nostra Volontà ha avuto il posto primario in tutte le opere nostre, perciò la Creazione e la Redenzione restano eclissate e come sperdute nel-l’immensità e interminabilità 7 [38] della Suprema Volontà. Essa tutto involge e tiene le stesse cose fatte da Noi come suo trono dove regna e domina. Dunque, se Essa è tutto, quale maraviglia è la tua, che porterà frutti mag-giori delle altre opere nostre e l’uomo riceverà quella Vita che tiene e non conosce? La tiene come compressa, affogata, affievolita, ed Essa geme, sospira, perché vuole svolgere la sua Vita e non le viene concesso.
Perciò sii attenta,perché la conoscenza della mia Volontà scuoterà l’uo-mo e sarà come cemento al tarlo che produsse il peccato originale nell’al-bero delle umane generazioni, onde, rafforzata la radice, la creatura potrà far vivere in sé quella Vita che con tanta ingratitudine respinse.”
28 Marzo 1926
Vivere nella Divina Volontà è avere tutto in comune, nell’ordine naturale e in quello
soprannaturale; così Dio vuol trovare tutti in uno e ognuno in tutti. Lo scopo primario
di tutta la vita di Gesù e di Maria (lo scopo della Redenzione) fu il trionfo del “FIAT” Divino,
ma a causa dell’impreparazione delle creature dovette raggiungere prima
lo scopo secondario. Le cose minori preparano quelle maggiori
Avendo fatto la Santa Comunione, stavo chiamando tutti: la mia Regina Mam-ma, i santi, il primo uomo Adamo col seguito di tutte le generazioni, fino all’ultimo[39] uomo che verrà sulla terra, e poi tutte le cose create, affinché tutte insieme con me, prostrate intorno a Gesù, lo adorassimo, lo benedicessimo, lo amassimo, onde a Gesù nulla mancasse intorno a sé di tutte le opere uscite dalle sue mani, né un cuore che palpita, né un sole che splende, né la vastità del cielo azzurro tempestato di stelle, né il mare che mormora [e] neppure il piccolo fiorellino che eleva il suo profumo. Tutto e tutti vorrei accentrare intorno a Gesù Ostia, affinché gli rendano gli onori dovuti. Il suo Volere mi faceva tutto presente, come se tutto fosse mio, ed io volevo dare tutto a Gesù. Ora, mentre ciò facevo, mi pareva che Gesù fosse felice nel guardare tutte le generazioni e le cose sue intorno a Lui, e stringendomi a sé mi ha detto:
“Figlia mia, come sono contento nel vedermi intorno tutte le opere mie! Mi sento ridonare la gioia, la felicità che diedi loro nel crearle, ed Io ri-cambio loro di nuova felicità. È questo il gran bene che contiene e porta la mia Volontà a chi vive in Essa; accentra i beni[40] di tutti in costui, perché non c’è bene che la mia Volontà non porti, e vincola l’anima a tutti e a tutto ciò che ad Essa appartiene. Sicché se la creatura non si fosse sottratta dal mio Volere, Io avrei dovuto trovare tutti in una e ciascuna in tutti. I beni, la luce, la forza, la scienza, l’amore, la bellezza, dovevano essere comuni a tutti; non ci doveva essere né tuo né mio, né in ordine naturale né in ordine spirituale; ciascuna [avrebbe]potuto prendere quanto ne [avesse]voluto.
Simbolo del sole doveva essere la vita umana nella mia Volontà8 , [per]-ché tutti possono prendere la luce, quanta ne vogliano, senza che a nessu-no ne manchi. Ma come si sottrasse dalla mia Volontà, i beni, la luce, la forza, l’amore, la bellezza, restarono divisi e come dimezzati tra le creature; perciò non ci fu più ordine, né armonia, né vero amore, né verso Dio né tra loro. Oh, se il sole si potesse dividere in tanti raggi, distaccandosi dal centro della luce, questi raggi solari finirebbero col diventare tenebre, e che ne sarebbe della terra? Ah, certo, nessuno[41] più avrebbe potuto avere una luce tutta sua e tutta per sé. Così fu della mia Volontà. L’uomo, col sottrarsi da Essa, perdette la pienezza dei beni, la pienezza della luce, della forza, della bellezza, eccetera, e perciò fu costretto a vivere di stenti. Perciò sii attenta; il tuo vivere nel mio Volere sia continuo, affinché tu contenga tutto ed Io trovi tutti in te”.
Onde stavo pensando tra me: “Se tanto bene contiene il vero vivere nella Suprema Volontà, perché la mia Mamma Celeste, che era tutta Volontà di Dio, non impetrò insieme al sospirato Redentore il «FIAT VOLUNTAS TUA, come in Cielo così in terra», e così far ritornare l’uomo in quel «FIAT» Supremo donde uscì, per ridonargli tutti i beni e lo scopo per cui era stato creato? Molto più che Lei, essendo tutta Volontà di Dio, non aveva nessun alimento estraneo a Dio, quindi possedeva la stessa potenza divina e con questa tutto poteva impetrare”.
Ed il mio dolce Gesù, movendosi di nuovo nel mio interno, sospirando ha[42] soggiunto: “Figlia mia, [di]tutto ciò che fece la mia Mamma e [di]tutto ciò che feci Io nella Redenzione, il primo scopo primario fu che il mio «Fiat»regnasse sulla terra. Non sarebbe decoroso, né vero amore, né magnani-mità grande, né molto meno operare da quel Dio che ero, se venendo nel mondo dovessi e volessi dare alle creature la cosa più piccola, quali sono i mezzi per salvarsi, e [non]la cosa più grande, qual è la mia Volontà, che contiene non solo i rimedi, ma tutti i beni possibili che ci sono in Cielo e in terra; non solo la salvezza e la santità, ma quella santità che la eleva alla stessa Santità del suo Creatore.
Oh, se tu potessi penetrare in ogni preghiera, atto, parola e pena della mia indivisibile Mamma, tu troveresti dentro il «Fiat» che sospirava ed im-petrava. Se potessi penetrare dentro ogni goccia del mio sangue, in ogni mio palpito, respiro, passo, opera, dolore e lacrima, troveresti dentro il «Fiat» che primeggiava, che sospiravo e chiedevo per le creature,[43] ma mentre lo scopo primario era il «Fiat», la mia bontà dovette scendere allo scopo secondario e fare quasi come un maestro che, mentre contiene le scienze più alte e potrebbe dare lezioni nobili e sublimi, degne di sé, sic-come gli scolari sono tutti analfabeti, si deve abbassare a dare lezioni di a, bi, ci, per poter giungere a poco a poco al suo scopo primario d’impartire le lezioni della scienza che possiede, per fare altrettanti maestri, degni di tale maestro. Se questo maestro non si volesse abbassare a fare lezioni di studi inferiori e volesse dare lezioni della sua alta scienza, gli scolari, essendo analfabeti, non lo avrebbero capito e, confusi di tanta scienza da loro igno-rata, lo avrebbero lasciato, e il povero maestro, col non essersi voluto ab-bassare,non avrebbe dato né il bene piccolo della sua scienza,né il grande.
Ora, figlia mia, quando Io venni sulla terra le creature erano tutte anal-fabete delle cose del Cielo, e se Io avessi[44] voluto parlare del «Fiat» e del vero vivere in Esso, sarebbero state incapaci di comprenderlo, se non cono-scevano la via per venire a Me. Erano la maggior parte zoppi, ciechi, infer-mi; dovetti abbassarmi nelle spoglie della mia Umanità che copriva quel «Fiat» che volevo dare, affratellarmi con loro, accomunarmi con tutti, per poter insegnare i primi rudimenti, l’a, bi, ci del «Fiat» Supremo, e tutto ciò che Io insegnai, feci e patii, non fu altro che il preparare la via, il regno e il dominio alla mia Volontà. Questo è solito delle opere nostre, fare le cose minori come atto preparatorio alle cose maggiori. Non feci con te altret-tanto? Non ti parlai certo al principio del «Fiat» Supremo, né dell’altezza, della santità che Io volevo che tu raggiungessi nel mio Volere, né ti feci nessun motto della missione più grande a cui ti chiamavo, ma ti tenni come una piccola bambina, [a] cui Io mi dilettavo d’insegnare l’ubbidienza, l’amo-re al patire, il distacco da tutti, la morte al tuo proprio io, e come tu ti[45] prestavi Io gioivo, perché vedevo in te preparato il posto dove deporre il mio «Fiat» e le lezioni sublimi che alla mia Volontà appartenevano.
Così fu nella Redenzione: tutto fu fatto per lo scopo che il «Fiat» potesse di nuovo regnare nella creatura, come quando la [facemmo] uscire dalle no-stre mani creatrici. Noi non abbiamo fretta nelle opere nostre, perché abbia-mo non solo i secoli, ma tutta l’eternità a nostra disposizione. Perciò andia-mo a lento passo, ma però con nostro trionfo prima prepariamo e poi fac-ciamo. Né con l’essermi ritornato al Cielo non ho la stessa potenza, come se continuassi a stare sulla terra. La mia potenza è sempre uguale, tanto stan-do in Cielo quanto in terra. Non chiamai ed elessi la Mamma mia stando nella mia Patria Celeste? Così ho chiamato ed eletto te con quella stessa potenza a cui nessuno può resistere, per il sospirato «Fiat», anzi, ti dico che per ottenere ciò, tu hai a tua disposizione[46] cose più grandi e più impor-tanti che non ebbe la mia diletta Mamma. Perciò tu sei più felice, perché Lei non ebbe una mamma, né le opere sue, per aiuto [nell’ottenere]il sospirato Redentore, ma ebbe solo il corteggio degli atti dei profeti, dei patriarchi e dei buoni dell’Antico Testamento e dei grandi beni previsti del futuro Re-dentore. Invece tu hai una Mamma e tutte le opere sue per aiuto, hai gli aiuti, [le]pene, [le]preghiere e la stessa Vita, non prevista, ma effettuata, del tuo Redentore; non c’è bene e preghiera che sia stata fatte e [che]si fa nella Chiesa che non sia con te, per darti aiuto per ottenere il sospirato «Fiat». Siccome ditutto ciò che è stato fatto da Me, dalla Regina del Cielo e da tutti i buoni, lo scopo primario era il compimento della mia Volontà, perciò tutto è con te per impetrare la fine del loro scopo. Perciò sii attenta, Io sarò insieme con te, [anche]la mia Mamma; non sarai sola a sospirare il trionfo della nostra Volontà”. [47]
31 Marzo 1926
Fare e vivere nella Divina Volontà è possedere tutti i beni che appartengono ad Essa.
Per poterli amare, possedere e servirsene occorre conoscerli. E la Divina Volontà, per avere il
suo Regno nell’anima, deve trovare in essa tutto ciò che è Suo, il Cielo e la terra, e l’anima, per
accentrare in sé tutto ciò che appartiene alla Divina Volontà, deve farla come la fa Dio stesso.
Questa fu la cosa più alta e più necessaria che fece la Mamma Celeste per ottenere il Redentore
La mia povera mente si sperdeva nel Divin Volere ed una luce interminabile invadeva il piccolo cerchio della mia intelligenza, e mentre questa luce mi pareva come accentrata nella mia mente, si spandeva fuori, riempiva tutta l’atmosfera e penetrando fin nei Cieli mi pareva come accentrata nella Divinità. Ma chi può dire ciò che si sentiva e comprendeva stando in quella luce? Si sentiva la pienezza della felicità; nessuna cosa poteva penetrare in quella luce che potesse adombrare la gioia, la bellezza, la forza e la penetrazione dei segreti divini e la conoscenza degli arcani supremi. Onde il mio sempre amabile Gesù, mentre io nuotavo in quella luce, mi ha detto:
“Figlia mia, questa luce, questo soggiorno così incantevole, che non co-nosce tramonto né notte, è la mia Volontà. Tutto è completo in Essa: felicità, fortezza, bellezza, conoscenza[48] dell’Essere Supremo, eccetera. Questa lu-ce così interminabile, che è la nostra Volontà, uscì dal seno della Divinità come retaggio dell’uomo, la più bella eredità che potevamo dargli. Essa uscì dall’intimo del nostro seno, portando con sé parte di tutti i nostri beni, per farli ereditare dalla creatura e formarla tutta bella, santa e a somi-glianza di Colui che la aveva creato.
Vedi dunque, figlia mia, che significa fare e vivere nella mia Volontà? Non c’è bene che esista in Cielo e in terra che Essa non possieda. Voglio che tu li conosca, altrimenti come puoi amarli e possederli e servirtene nelle diverse circostanze, se tu non li conosci? Se non sai che hai una fortezza divina a tua disposizione, per un nonnulla ti abbatterai. Se non sai che una bellezza divina tu possiedi, non avrai il coraggio di stare con Me alla fami-liare, ti sentirai dissimile da Me e non avrai l’arditezza di strapparmi che il «Fiat» venga a regnare sulla terra. Se non conosci[49] che tutto ciò che ho creato è tuo, non mi amerai in tutte le cose e non avrai la pienezza del vero amore; e così di tutte le altre cose. Se tu non conosci tutti i beni che pos-siede la mia Volontà, che non c’è cosa che ad Essa non appartenga e che tu devi possedere, [ti]succederebbe come a un povero, che gli fosse dato un milione, ma senza fargli conoscere che nel suo piccolo tugurio gli è stata messa quella somma. Poveretto, siccome non conosce il bene che possiede, continua la sua vita povera, mezzo digiuno, lacero vestito, e beve a sorsi le amarezze della sua povertà. Ma se invece lo conosce, cambia la sua fortu-na, cambia il tugurio in un palazzo, si ciba abbondantemente, veste con decenza e beve i dolci sorsi della sua ricchezza. Sicché per quanti beni uno può possedere, se non li conosce è come si non li avesse. Ecco, perciò, la causa perché spesso, spesso allargo la tua capacità e ti do altre conoscenze sulla mia Volontà, e ti faccio conoscere tutto ciò che appartiene[50] ad Essa, affinché tu possieda non solo la mia Volontà, ma tutto ciò che ad Essa appartiene. D’altronde, il mio Supremo Volere, per venire a regnare nel-l’anima vuol trovare i suoi beni, i suoi domini, e l’anima deve farli suoi, per fare che, venendo a regnare in lei, trovi i suoi stessi domini dove poter di-stendere il suo regime, il suo comando; e se non trova Cielo e terra nell’ani-ma, su che deve regnare? Ecco la necessità [per]cui il mio Volere vuole ac-centrare in te tutti i beni, e tu devi conoscerli, amarli e possederli, affinché stando in te possa trovare il suo Regno, dominarlo e reggerlo”.
Onde stavo pensando a ciò che Gesù mi aveva detto, e più che mai vedevo la mia piccolezza e dicevo tra me: “Come posso io accentrare tutto ciò che il Volere Divino contiene? Mi sembra che quanto più dice, più piccola divento e più incapace mi sento; quindi, come può essere ciò?”
E Gesù, ritornando, ha soggiunto: “Figlia mia, tu devi sapere che la mia Mamma Celeste potette concepire Me, Verbo Eterno, nel suo seno[51] puris-simo, perché fece la Volontà di Dio come la faceva Dio. Tutte le altre pre-rogative che possedeva, cioè, verginità, concepimento senza macchia origi-nale, santità, mari di grazia che possedeva, non erano mezzi sufficienti per poter concepire un Dio, perché tutte queste prerogative non le davano né l’immensità, né l’onniveggenza per poter concepire un Dio immenso e che tutto vede, emolto meno la fecondità per poterlo concepire; insomma, sa-rebbe mancato il germe per la fecondità divina. Invece, col possedere il Supremo Volere come vita propria e col fare la Volontà di Dio come la faceva Dio, ricevette il germe della fecondità divina, e con esso l’immensità, l’onniveggenza. Perciò in modo connaturale potetti [essere]concepito9 in Lei; non mi mancava né l’immensità, né tutto ciò che all’Essere mio appartiene.
Ora, figlia mia, anche per te sarà come connaturale l’accentramento di tutto ciò che alla mia Volontà appartiene, se giungerai a fare la Divina Vo-lontà come la fa lo stesso Dio. La[52] Volontà di Dio in te e quella che regna in Dio stesso saranno una sola. Quale meraviglia, dunque, se tutto ciò che è di Dio e che questa Volontà regge, conserva e domina, sia anche tuo? Piuttosto, quello che ci vuole è che [tu] conosca ciò che ad Essa appartiene, affinché possa amare i beni che possiedi e amandoli acquisti il diritto di possesso.Questo fare la Volontà di Dio come la fa Dio fu il punto più alto, più sostanzioso, più necessario per la Mamma mia, per ottenere il sospirato Redentore. Tutte le altre prerogative furono la parte superficiale, la decen-za, il decoro che a Lei conveniva. Così è per te: se vuoi ottenere il sospirato «Fiat» devi giungere a questo di fare la Volontà di Dio come la fa Dio”.
4 Aprile 1926
Ciò che Dio fa nell’anima supera senza paragone tutto ciò che fece nella Creazione.
L’Atto unico ed ininterrotto della Divina Volontà nell’anima.
La Risurrezione di Gesù fu necessaria all’opera della Redenzione;
allo stesso modo, la risurrezione dell’anima in Dio rende complete tutte le altre opere di Dio
Trovandomi nel solito mio stato, mi sentivo tutta immersa nel mio amabile Gesù, e la mia povera mente si sperdeva nelle cognizioni divine, ma tutto era[53] silenzio da parte mia e da parte di Gesù, né io so dire ciò che la mia mente comprendeva; ma dopo ha ripreso il suo dire e mi ha detto:
“Figlia mia, tutto ciò che faccio nell’anima, oh, quanto supera tutto ciò che feci nella Creazione. Vedi, ogni conoscenza delle mie perfezioni che ma-nifesto, ogni verità che appartiene alla Divinità, è un nuovo cielo che disten-do nell’anima, e come l’anima si eleva nelle verità conosciute per rassomi-gliare al suo Creatore, sono nuovi soli che vengo a formare nello spazio di questi cieli. Ogni grazia che Io verso ed ogniqualvolta rinnovo l’unione con Me, sono mari che si distendono nell’anima, ed il suo amore e la sua corri-spondenza formano il dolce mormorio in questi mari e le onde impetuose che si elevano fino al Cielo, che vanno a scaricarsi ai piedi del Trono Divi-no. Come l’anima pratica le sue virtù, siccome il corpo contribuisce insieme all’esercizio di esse, il corpo si può chiamare[54] il piccolo terreno dell’ani-ma, dove Io stendo i più bei prati fioriti, dove Io mi diletto di creare sempre nuovi fiori, piante e frutti.
Se Io sono un atto solo, e fatto una volta è fatto per sempre, anche la Creazione doveva essere un atto solo, e siccome nella Creazione il mio atto solo continua col conservarla sempre nuova, integra e fresca, nelle anime il mio creare è continuo, non lo smetto mai; sempre, sempre sto in atto di formare cose più belle, cose sorprendenti e nuove, a meno che trovi anime che mi chiudano le porte ed arrestino il mio atto continuo della Creazione, ed allora trovo un altro ritrovato: abbondo, moltiplico il mio atto continuato nelle anime che tengono le porte aperte e con loro mi delizio e continuo l’ufficio di Creatore. Ma sai tu dove non viene mai interrotto questo mio atto continuato? Nell’anima che vive nella mia Volontà. Ah, sì, solo in essa posso liberamente fare ciò che voglio, perché la mia Volontà,[55] che l’anima contiene, me la prepara a ricevere il mio «Fiat» che uscì fuori nella Crea-zione, sicché la mia Volontà posseduta dall’anima e quella che tengo Io si danno la mano, si baciano e formano i più grandi portenti. Perciò sii sempre attenta e il tuo volo sia sempre nel mio Volere”.
Dopo ciò stavo pensando alla Risurrezione di Nostro Signore, e ritornando di nuovo ha soggiunto: “Figlia mia, la mia Risurrezione completò, suggellò, mi restituì tutti gli onori e chiamò a vita tutte le opere mie che feci nel corso della mia Vita sulla terra, e formò il germe della risurrezione delle anime e fin dei corpi nell’universale Giudizio. Sicché, senza la mia Risurrezione, la mia Redenzione sarebbe stata incompleta e le mie più belle opere sarebbero state sepolte. Così, se l’anima non risorge del tutto nella mia Volontà, tutte le opere suerestano incomplete, e se il freddo nelle cose divine serpeggia, le passioni[56] la opprimono, i vizi la tiranneggiano e formeranno la sepol-tura dove seppellirla, perché mancando la vita della mia Volontà, mancherà chi farà risorgere il fuoco divino, mancherà chi di un solo colpo uccida tutte le passioni e faccia risorgere tutte le virtù. La mia Volontà è più che sole che eclissa tutto, feconda tutto, converte tutto in luce e forma la completa risurrezione dell’anima in Dio”.
9 Aprile 1926
Perché le creature stimano più le virtù che non la Divina Volontà. Differenza tra quelle e Questa.
La Divina Volontà nell’anima è come il Sole: basta farla sorgere perché Essa compia opere
meravigliose. Differenza tra chi si fa dominare dalla volontà umana e chi invece si fa dominare
dalla Volontà Divina. Che cosa fa la potenza creatrice della Divina Volontà nell’anima
Stavo pensando tra me: “Il mio dolce Gesù dice tante cose grandi, mirabili, altis-sime, meravigliose della Volontà di Dio, eppure a me sembra che le creature non hanno quel concetto che Essa merita, né quell’impressione grande delle meraviglie che in Essa ci sono, anzi pare che la mettono alla pari delle virtù, e forse ci tengono più ad esse che alla Santissima Volontà di Dio”.
Ed il mio[57] sempre amabile Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto:
“Figlia mia, vuoi sapere il perché? Perché non hanno il palato purgato e sono abituate ai cibi ordinari di questo basso mondo, quali sono le virtù, e non ai cibi celesti e divini, qual è il mio Volere. Questo cibo celeste è gusta-to solo da chi la terra, le cose e le stesse persone, le tiene10 come un non-nulla, oppure tutte in ordine a Dio.
Le virtù che si possono praticare sulla terra, di rado sono esenti11 da fini umani, da stima propria, da propria gloria, [da]amore di comparire e di piacere a persone. Tutti questi fini sono come tanti gusti al palato ordinario dell’anima, e molte volte si opera più per questi gusti, che per il bene che contiene la virtù. Ecco perché fanno più breccia le virtù, perché la volontà umana guadagna sempre qualche cosa. Invece la mia Volontà, la prima cosa che atterra è la volontà umana e non tollera nessun fine che dia d’umano, Essa è di Cielo e vuol mettere[58] nell’anima ciò che è divino e [che]al Cielo appartiene. Sicché il proprio io resta digiuno e si sente morire, onde, sentendosi morire e perdendo la speranza che nessun altro cibo gli resta, si decide a prendere il cibo della mia Volontà, e come lo prende, es-sendo il suo palato purgato, allora sente il gusto del cibo della mia Volontà, ed è tanto, che non lo cambierebbe a costo della propria vita. La mia Vo-lontà non sa accordarsi con le cose basse e piccole che si possono fare sul-la terra, come fanno le virtù, ma Essa vuol tenere tutto e tutti come sgabello ai suoi piedi, e cambiare tutto l’interno dell’anima e le stesse virtù in Volon-tà Divina. In una parola, vuole il suo cielo nel fondo dell’anima, altrimenti resterebbe inceppata e non potrebbe svolgere la sua Vita Divina.
Quindi, la gran differenza che c’è tra le virtù e la mia Volontà, tra la santità delle une e dell’altra, [è che]le virtù possono essere delle creature e possono formare al più una santità umana, [invece] la mia[59] Volontà è di Dio e può formare una santità tutta divina. Quale differenza! Ma siccome le creature sono abituate a guardare nel basso, perciò fanno loro più impres-sione le piccole lucerne delle virtù, che il gran Sole della mia Volontà”.
Onde dopo mi son trovata fuori di me stessa, nell’atto che sorgeva il sole. Tutte le cose cambiavano aspetto, le piante restavano brillantate, il fiore riceveva la vita del suo profumo e del diverso colore che a ciascun fiore portava la luce del sole; tutte le cose ricevevano a sorsi a sorsi la vita dalla luce del sole per svilupparsi e formarsi, eppure una era la luce, uno il calore, null’altro si vedeva. Ma da dove scaturivano tanti diversi effetti, tante varie tinte che dava alla natura?
Ed il mio dolce Gesù mi ha detto: “Figlia mia, perché il sole contiene il germe della fecondità, il germe della sostanza di tutti i colori, perché la luce è più grande dei beni che contiene, perciò li tiene eclissati tutti in sé. Non[60] si può dare una cosa se non si possiede; così il sole non potrebbe dare la fecondità, né la dolcezza ai frutti, né il colorito ai fiori, né operare tante meraviglie sulla terra, da trasformarla da un abisso di tenebre in un abisso di luce, se non contenesse in sé tutti gli effetti che produce.
Simbolo della mia Volontà è il sole. Come sorge sull’anima, così la vivi-fica, la imperla di grazie, le dà le più belle tinte dei colori divini, la trasfor-ma in Dio; fa tutto di un colpo, basta farla sorgere per farle operare cose meravigliose. Essa, col dare, nulla perde, come niente perde il sole col fare tanto bene alla terra, anzi resta glorificata nell’opera della creatura.
Il nostro Essere è sempre nel perfetto equilibrio, né cresce né può decre-scere, ma sai come succede? Immaginati un mare pieno fino all’orlo; un vento investe la superficie e forma le onde, le quali straripano fuori del mare. Questo mare, come sorge, nulla ha perduto, e come le acque sono straripate fuori, così subito sono[61] decresciute e si vedono allo stesso livello di prima. Così succede tra l’anima e Dio. Essa si può chiamare il piccolo vento che forma le onde nel mare divino, in modo che può prendere quant’acqua vuole, ma il nostro mare rimarrà sempre al suo livello, perché la nostra natura non è soggetta a subire mutazioni. Perciò, quanto più pren-derai, più gusto mi darai e resterò glorificato in te”.
Onde, dopo di ciò, pensavo alla differenza che passa tra chi si fa dominare dalla Volontà di Dio, e tra chi si fa dominare dalla volontà umana.In questo, in-nanzi alla mia mente vedevo una persona curva, la cuifronte toccava le ginocchia, coperta di un velo nero, involta in una nebbia fitta che le impediva di vedere la luce. Poveretta, sembrava ubriaca e barcollante; cadeva ora a destra, ora a sini-stra; veramente faceva pietà. Ora, mentre ciò vedevo, il mio dolce Gesù si [è]mosso nel mio interno dicendomi:
“Figlia mia, questa è l’immagine di chi si fa dominare dalla propria vo-lontà. Il volere umano incurva tanto l’anima, che è costretta a[62] guardare sempre la terra, sicché guardando la terra, questa conosce ed ama. Questa conoscenza e questo amore formano tante esalazioni, formano quella nebbia fitta e nera che tutta la involge e le toglie la vista del Cielo e la bella luce delle verità eterne; perciò la dote della ragione umana resta ubriaca delle cose della terra e quindi non ha il passo fermo, barcolla a destra e a sinistra e più s’involge nelle tenebre fitte che la circondano. Perciò non c’è sventura più grande di un’anima che si fa dominare dalla sua volontà.
Invece, tutto al contrario è chi si fa dominare dalla mia Volontà. Essa fa crescere l’anima dritta, in modo che non può piegarsi verso la terra,ma guarda sempre il Cielo. Questo guardare sempre il Cielo forma tante esala-zioni di luce che tutta la involgono, e questa nube di luce è tanto fitta che, eclissando tutte le cose della terra, fa tutte scomparire, e per contraccambio fa ricomparire tutto ciò che è [del]Cielo, sicché si [63] può dire che il Cielo conosce e tutto ciò che al Cielo appartiene ama. La mia Volontà rende il passo fermo, quindi non c’è pericolo che possa barcollare menomamente, e la bella dote della ragione sana è tanto illuminata dalla luce che la involge, che passa da una verità all’altra. Questa luce le scopre arcani divini, cose ineffabili, gioie celesti.
Perciò la più [grande]fortuna di un’anima è il farsi dominare dalla mia Volontà. Essa ha la supremazia su tutto, occupa il primo posto d’onore in tutta la Creazione, non si sposta mai dal punto da dove Dio l’ha [fatta]uscire. Dio la trova sempre sulle sue ginocchia paterne a ricantargli la sua Gloria, il suo Amore e la sua Eterna Volontà. Onde, stando sulle ginocchia del Padre Celeste, il primo amore è per lei, i mari di grazie che continua-mente straripano dal seno divino sono suoi, i primi baci e le carezze più amorose sono proprio per lei. Solo a lei Ci è dato di affidare i nostri segreti, perché essendo la più vicina a Noi e quella che più sta[64] con Noi, le facciamo parte di tutte le cose nostre. Noi formiamo la sua vita, la sua gioia e felicità, ed essa forma la nostra gioia e la nostra felicità, perché essendo la volontà sua una con la Nostra e possedendo il nostro Volere la nostra stessa felicità, non è meraviglia che l’anima, possedendo la nostra Volontà possa dare a Noi gioie e felicità, e quindi ci felicitiamo a vicenda”.
Onde continuava la mia povera mente a pensare sulla differenza che passa tra chi si fa dominare dalla Volontà Suprema e chi si fa dominare dalla volontà uma-na, ed il mio sommo ed unico Bene ha soggiunto: “Figlia mia, la mia Volontà contiene la potenza creatrice, quindi crea nell’anima la forza, la grazia, la luce e la stessa bellezza con cui vuole che le cose sue si facciano dall’ani-ma; onde l’anima sente in sé una forza divina come se fosse sua, una grazia sufficiente per il bene che deve fare o per una pena che le tocca soffrire, una luce che in modo come connaturale12 [65] le fa vedere il bene che fa e, allettata dalla bellezza dell’opera divina che lei compie, gioisce e fa festa, perché le opere che compie la mia Volontà nell’anima hanno l’impronta della gioia e di una festa perenne. Questa festa fu iniziata dal mio «Fiat»nella Creazione e fu interrotta dalla rottura della volontà umana con Quella di Dio, e come l’anima fa operare e dominare il Supremo Volere, così la festa riprende il suo corso e tra la creatura e Noi si riprendono i trastulli, i giochi, le delizie. In Noi non esiste l’infelicità né il dolore; come potevamo darlo alle creature? E se loro sentono l’infelicità è perché lasciano la Vo-lontà Divina e si chiudono nel piccolo campo della volontà umana. Perciò, come ritornano nel Supremo Volere trovano le gioie, la felicità, la potenza, la forza, la luce, la bellezza del loro Creatore e, facendole come cose pro-prie, sentono in loro una[66] sostanza divina connaturale che giunge a dar loro gioia e felicità nello stesso dolore. Perciò tra l’anima e Noi è sempre festa, scherziamo e ci deliziamo insieme.
Invece nella volontà umana non c’è una potenza creatrice, che volendo esercitare le virtù possa creare la pazienza, l’umiltà, l’ubbidienza, eccetera. Ecco perché si sente lo stento, la fatica per poter praticare le virtù, perché manca la forza divina che le sostiene, la potenza creatrice che le alimenta e dà loro la vita; quindi, si vede l’incostanza e passano con facilità dalle virtù ai vizi, dalla preghiera alla dissipazione, dalla chiesa ai divertimenti, dalla pazienza all’impazienza, e tutto questo miscuglio di bene e di male produce l’infelicità nella creatura.
Invece, chi fa regnare in sé la mia Volontà sente la fermezza nel bene, sente che tutte le cose le portano la felicità, la gioia. Molto più che tutte le cose da Noi create hanno l’impronta, il germe della gioia e della felicità di Colui che le ha creato, e furono create da[67] Noi affinché tutte portassero la felicità all’uomo. Ciascuna cosa creata tiene il mandato da Noi di portare la felicità, la gioia che possiede alla creatura. Difatti, quale gioia e felicità non porta la luce del sole? Quale piacere non porta alla vista il cielo azzurro, un prato fiorito, un mare che mormora? Quale gusto non porta al palato un frutto dolce e saporito, un’acqua freschissima e tante e tante altre cose? Tutte le cose create nel loro muto linguaggio dicono all’uomo: «Ti portiamo la felicità, la gioia del nostro Creatore». Ma vuoi sapere tu in chi trovano tutte le cose create l’eco della loro gioia e felicità? In chi trovano regnante e dominante la mia Volontà, perché quella Volontà che regna integra in loro, che possiede lo stesso Dio e che regna nell’anima, si fa una sola, e strari-pano [dal]l’una all’altra mari di gioie, di felicità e di contenti, sicché è una vera festa. Perciò, figlia mia, ogni qual[68] volta ti fondi nella mia Volontà e giri per tutte le cose create per suggellarmi il tuo amore, la tua gloria, la tua adorazione su ciascuna cosa che ho creato per felicitarti, mi sento rinnovare la gioia, la felicità, la gloria, come nell’atto quando facemmo uscire13 fuori tutta la Creazione. Tu non puoi capire la festa che Ci fai, nel vedere la tua piccolezza che, volendo abbracciare tutto nella nostra Volontà, Ci ricambia in amore, in gloria per tutte le cose create. È tanta la nostra gioia, che met-tiamo tutto da parte per goderci la gioia, la festa che Ci dai. Perciò, il vivere nel Supremo Volere è la cosa più grande per Noi e per l’anima, è lo sbocco del Creatore sulla creatura, e riversandosi su di essa le dà la sua forma e le partecipa tutte le qualità divine, in modo che Ci sentiamo ripetere da lei le opere nostre, la gioia nostra, la nostra felicità”. [69]
16 Aprile 1926
Per vivere nel Divin Volere ci vuole il pieno abbandono nelle braccia del Padre Celeste,
per poter fare tutto con Lui e mettere l’atto continuo verso Dio su ogni atto di ogni creatura.
Così fece sempre la Mamma Celeste e Dio trovò tutto e tutti in Lei. Lo stesso deve fare Luisa,
imitando la Mamma, anche perché la missione di entrambe è una sola. Con Luisa Gesù deve
avere più cura, per evitare che in lei possa sorgere qualche passione o tendenza del volere
umano (Cfr. N. 7°); premure e manifestazioni specialissime di Gesù a motivo dell’opera suprema
di Dio, che è il trionfo della sua Volontà. La vera adorazione è nelle Tre Divine Persone
Mi sentivo tanto piccola ed incapace di far nulla, e ho chiamato in mio aiuto la mia Regina Mamma, affinché insieme potessimo amare, adorare, glorificare il mio sommo ed unico Bene per tutti e a nome di tutti. In questo mentre, mi son trovata in un’immensità di luce e tutta abbandonata nelle braccia del mio Padre Celeste, anzi, tanto immedesimata, come se formassi una sola cosa con Lui, in modo che non sentivo più la mia vita, ma quella di Dio. Ma chi può dire ciò che provavo e facevo? Onde, dopo ciò, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:
“Figlia mia, tutto ciò che hai provato, il tuo pieno abbandono nelle brac-cia del nostro Padre Celeste, il non sentire più la tua stessa vita, è l’imma-gine del vivere nel mio Volere, perché per vivere in Esso [si] deve vivere più di Dio[70] che di se stesso, anzi, il nulla deve cedere la vita al Tutto, per po-ter fare tutto e avere il suo atto in cima a tutti gli atti di ciascuna creatura.
Tale fu la Vita della mia Mamma Divina. Essa fu la vera immagine del vivere nel mio Volere. Il suo vivere in Esso fu tanto perfetto, che non faceva altro che ricevere continuamente da Dio ciò che le conveniva fare per vivere nel Supremo Volere. Sicché riceveva l’atto dell’adorazione suprema, per po-tersi mettere in cima ad ogni adorazione che tutte le creature erano ob-bligate a fare verso il loro Creatore, perché la vera adorazione ha vita nelle Tre Divine Persone. La nostra concordia perfetta, il nostro Amore scambie-vole, la nostra unica Volontà, formano l’adorazione più profonda e perfetta nella Trinità Sacrosanta. Quindi, se la creatura mi adora e la sua volontà non sta in accordo con Me, è parola vana, ma non adorazione. Perciò la mia Mamma tutto prendeva da Noi, per potersi diffondere in tutto e mettersi in cima ad ogni atto di creatura, in cima ad ogni[71] amore, ad ogni passo, ad ogni parola, ad ogni pensiero, in cima ad ogni cosa creata. Lei metteva il suo atto primo su tutte le cose, e ciò le diede il diritto di Regina di tutti e di tutto, e superò in santità, in amore, in grazia, tutti i santi che sono stati e saranno, e tutti gli angeli uniti insieme. Il Creatore si riversò su di Lei, dandole tanto amore da avere amore sufficiente per poterlo amare per tutti, le comunicò la somma concordia e la Volontà unica delle Tre Divine Perso-ne, in modo che potette adorare in modo divino per tutti e supplire a tutti i doveri delle creature. Se ciò non fosse [stato], non sarebbe una verità che la Mamma Celeste superò tutti nella santità, nell’amore, ma un modo di dire; ma quando Noi parliamo, sono fatti, non parole. Perciò tutto trovammo in Lei, onde avendo trovato tutto e tutti, tutto le demmo, costituendola Regina e Madre dello stesso Creatore.
Ora, figlia della mia Suprema Volontà, chi vuole tutto deve racchiudere tutto[72] e mettersi in cima, come atto primo, agli atti di tutti, sicché l’anima deve essere in cima ad ogni amore, adorazione, gloria di ciascuna creatura. La mia Volontà è tutto: ecco perché la missione della Sovrana Regina e la tua si possono chiamare una sola, e tu devi seguire passo a passo il modo come stava con Dio, per poter ricevere l’attitudine14 divina, per poter avere in te un amore che dice per tutti amore, un’adorazione che adora per tutti, una gloria che si diffondeper tutte le cose create. Tu devi essere l’eco no-stro, l’eco della mia Mamma Celeste, perché fu solo Lei che visse perfetta-mente e pienamente nel Supremo Volere; perciò ti può essere guida e farti da maestra.
Ah, se tu sapessi con quanto amore ti sto d’intorno, con quanta gelosia ti vigilo, affinché non sia interrotto il tuo vivere nel mio Eterno Volere! Tu devi sapere che sto facendo più con te che con la mia stessa Mamma Celeste, perché Essa non aveva i tuoi bisogni,[73] né tendenze, né passioni che potessero menomamente impedire il corso della mia Volontà in Lei. Con somma facilità il Creatore si riversava in Lei e Lei in Lui, quindi la mia Volontà era sempre trionfante in Lei; perciò non aveva bisogno né di spinte né di ammonizioni. Invece con te debbo usare più attenzioni, quando vedo che qualche passioncella, qualche piccolatendenza vuol sorgere in te, e anche quando la tua volontà umana vorrebbe avere qualche atto di vita propria in te, debbo ammonirti. La potenza del mio Volere deve stare in atto di atterrare ciò che sorge in te che ad Esso non appartiene, e la mia Grazia e il mio Amore devono scorrere in quel fradicio che la volontà umana va formando, oppure impedire con grazie anticipate che il fradicio si possa formare nell’anima tua.15
Perché Io amo tanto, mi costa tanto l’anima in cui regna il mio Volere ed in cui tiene il suo campo d’azione divina il «Fiat» Supremo –scopo unico[74] di tutta la Creazione e della stessa Redenzione–, che l’amo e mi costa più di tutta la Creazione e della stessa Redenzione, perché la Creazione fu il principio dell’opera nostra verso le creature, la Redenzione fu il mezzo, [ma]il «Fiat» sarà lafine, e le opere quando sono compiute si amano di più e acquistano il valore completo. Fino a tanto che un’opera non è compiuta c’è sempre da fare, da lavorare, da soffrire, e non si può calcolare il suo giusto valore; invece quando è compiuta resta solo il possedere e il godere l’opera fatta, ed il suo valore completo viene a completare la gloria di colui che l’ha formata. Perciò la Creazione e la Redenzione devono rinchiudersi nel «Fiat»Supremo. Vedi dunque quanto mi costi e quanto mi sento di amarti? Il «Fiat» operante e trionfante nella creatura è per Noi la cosa più grande, per-ché la gloria che fu stabilita da Noi di ricevere per mezzo della Creazione Ci viene ridonata e il nostro scopo e i nostri diritti, acquistano il loro pieno potere.[75] Ecco perché le mie premure tutte per te, le mie manifestazioni a te, e il mio amore per tutta la Creazione e Redenzione accentrato tutto in te, perché in te voglio vedere il trionfo della mia Volontà”.
18 Aprile 1926
La Divina Volontà conserva tutte le sue opere (la Creazione e la Redenzione) sempre vive,
nuove ed in atto; lo stesso deve fare con l’opera del “FIAT”. Perciò la creatura deve deporre
tutti i suoi piccoli atti in Essa; in questo modo La agiterà e La farà soffiare come il vento,
producendo mirabili effetti
Mi sentivo tutta impiccolita in me stessa e cercavo di fondermi nel Santo Vole-re Divino, per correre presso di Esso per tenergli compagnia nel suo operato e ricambiarlo almeno col mio piccolo “Ti amo”. Ora, mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù, uscendo da dentro il mio interno, mi ha detto:
“Figlia mia, coraggio, non badare alla tua piccolezza; quello che deve starti a cuore è il tenere la tua piccolezza nella mia Volontà, perché stando in Essa [vi]resterai sperduta e la mia Volontà, qual vento, porterà nel tuo[76] atto la freschezza che possiede come refrigerio a tutte le creature, porte-rà il vento caldo per infiammarle del mio amore, porterà il vento freddo per smorzare il fuoco delle passioni, ed infine porterà il vento umido per [far]vegetare il germe16 della mia Volontà. Non hai mai sentito tu gli effetti del vento, come sa cambiare l’aria quasi istantaneamente dal caldo al freddo, dall’umido ad un’aria freschissima e refrigerante? La mia Volontà è più che vento, e i tuoi atti in Essa, agitandola, muovono i venti che contiene e producono mirabili effetti. Poi tutti questi venti, uniti insieme, investono il Trono Divino e portano al loro Creatore la gloria della sua Volontà operante nella creatura.
Oh, se da tutti si sapesse che significa operare nel «Fiat» Supremo, i prodigi che contiene, tutti farebbero a gara per operare in Esso. Vedi, la nostra Volontà è tanta, che Noi stessi la facciamo la depositaria delle opere nostre. La Creazione, per fare che si mantenesse[77] sempre bella, fresca, integra, nuova, come la facemmouscire dalle nostre mani creatrici, la depo-sitammo nella nostra Volontà. La Redenzione, per fare che stesse sempre in atto di redimere, e la mia nascita, la mia vita e la mia passione e morte stessero sempre in atto di nascere, di vivere e di patire e morire per la creatura, le depositammo nella nostra Volontà, perché Essa sola ha la virtù, la potenza di mantenere sempre in atto l’opera che si fa e [di] riprodurre quel bene quante volte si vuole. Le opere nostre non starebbero al sicuro se non fossero depositate nella nostra Volontà. Se ciò è delle opere nostre, molto più dovrebbe essere delle opere delle creature. A quanti pericoli non vanno soggette, quando non sono depositate nel nostro Volere, quanti cam-biamenti non subiscono! Perciò tutto il nostro contento è quando vediamo che la creatura fa il deposito dei suoi atti nel Supremo[78] Volere. Questi atti, sebbene piccoli, e i nonnulla della creatura, fanno a gara con gli atti nostri e Noi godiamo nel vedere l’industria sua, che per mettere al sicuro i suoi nonnulla, li deposita nella nostra Volontà.
Ora, se della Creazione e della Redenzione la depositaria fu la nostra Volontà, anche del «Fiat» come in Cielo così in terra deve avere il deposito la mia stessa Volontà. Ecco perché le mie spinte, che nulla faccia se non lo depositi in Esso. Se non formi questo deposito di tutta te stessa, dei tuoi piccoli atti ed anche dei tuoi nonnulla, il mio «Fiat», non avendo il suo pieno trionfo su di te, non potrà svolgere il suo «Fiat» come in Cielo così in terra”.
25 Aprile 1926
Le correnti continue di Amore che vanno e vengono tra il Cielo e la terra, cioè, tra il Padre
Celeste e la sua piccola figlia, scorrono su tutte le cose create. Così si compie l’opera del
Creatore nella Creazione. Il “Fiat Voluntas tua” nel Cielo è trionfante, in terra è conquistante:
differenza tra quello che fa in Cielo con i Beati e quello che fa in terra con chi vive nel suo Volere
Passo giorni amarissimi per le privazioni del mio dolce Gesù. Mi sento che respiro un’aria velenosa, bastante a darmi non una morte, ma mille morti, ma[79] mentre sto per soccombere sotto il colpo mortale, sento l’aria vitale e balsamica del Volere Supremo che mi serve di contravveleno per non farmi morire e mi tiene in vita per subire morti continue, sotto il peso incalcolabile della privazione del mio sommo ed unico Bene. O privazione del mio Gesù, quanto sei dolorosa, tu sei il vero martirio per la povera anima mia! O Volontà Suprema, quanto sei forte e potente, che col darmi vita mi impedisci il volo verso la mia Patria Celeste, per trovare Colui che tanto sospiro e bramo, deh, pietà del mio duro esilio, pietà di me che vivo senza di Colui che solo mi può dare vita!
Ma mentre mi sentivo schiacciata sotto il peso della sua privazione, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi guardava fissa. Al suo sguardo pietoso mi sentivo ritornare da morte a vita, e siccome io stavo facendo i miei soliti atti nel suo Volere Supremo, mi ha detto: “Figlia mia, mentre[80] tu imprimevi il tuo «Ti amo» nella mia Volontà su tutte le cose create, tutta la Creazione si sentiva raddoppiare l’amore del suo Creatore e, siccome le cose create non hanno ragione, quell’amore scorreva con impeto verso Colui che le aveva creato, e il Padre Celeste, nel vedersi raddoppiare l’amore che uscì nella Creazione dalla piccola neonata del suo Volere, per non farsi vincere in amore raddoppia il suo amore e lo fa scorrere su tutte le cose create, per tenere la stessa via che ha tenuto la sua piccola figlia, e poi tutto questo amore lo accentra in colei che Gli ha mandato il suo amore raddoppiato, e con tenerezza paterna aspetta la nuova sorpresa, che la sua neonata Gli raddoppi di nuovo il suo amore.
Oh, se tu sapessi le correnti e le onde d’amore che vanno e vengono dalla terra al Cielo, dal Cielo alla terra, [e]come tutte [le cose nel]la Creazio-ne sentono, sebbene nel loro muto linguaggio e senza ragione, quest’amore raddoppiato di Colui che le ha creato[81] e di colei, per causa della quale furono create, e tutte si atteggiano a sorriso, a festa e a [far] scorrere, bene-vole, i loro affetti verso le creature.
Il vivere nel mio Volere muove tutto, investe tutto e compie l’opera del Creatore nella Creazione. Il «Fiat» come in Cielo sulla terra ha un prodigio, una nota più armoniosa, una caratteristica più bella che non gode e pos-siede nello stesso Cielo, perché in Cielo possiede il prodigio di un «Fiat» di assoluto trionfo, al quale nessuno può resistere, e tutto il godere viene dal «Fiat» Supremo nelle regioni celesti; qui nell’esilio, nel fondo dell’anima, contiene il prodigio di un «Fiat» conquistatore e di nuove conquiste, mentre in Cielo non ci sono nuove conquiste, perché tutto è suo.
Nell’anima viatrice il mio «Fiat» non è assoluto, ma vuole l’anima insie-me nella sua stessa opera e perciò si diletta di manifestarsi, di comandare e perfino di pregarla di operare con Esso, e quando l’anima[82] cede e si fa investire dal «Fiat» Supremo si formano tali note armoniose, prodotte d’am-bo le parti, che lo stesso Creatore si sente ricreato dalle sue stesse note divine, dalla creatura. Queste note in Cielo non esistono, perché non è sog-giorno di opere, ma di godimenti, e perciò il mio «Fiat» in terra ha la bella caratteristica d’imprimere nell’anima il suo stesso operato divino, di farla ripetitrice delle opere sue. Sicché, se in Cielo il mio «Fiat» è trionfatore e nessuno può dire nella regione celeste «qui ho fatto un’opera per attestare ilmio amore, il mio sacrificio al Fiat Supremo», qui in terra è conquistatore, e se piace il trono, molto più piacciono le nuove conquiste. E quanto non farebbe il mio «Fiat» per conquistare un’anima, per farla operare nel suo Volere? Quanto non ha fatto e non fa per te?”
Onde dopo, il mio dolce Gesù si faceva vedere crocifisso e soffriva molto. Io non sapevo che fare per sollevarlo, mi sentivo annientata per le subite privazioni,[83] e Gesù, schiodandosi dalla croce, si è gettato nelle mie braccia dicendomi: “Aiutami a placare la Divina Giustizia, che vuole colpire le creature”.
Si sentiva un forte terremoto, da procurare distruzione di paesi. Io sono rimasta spaventata, Gesù è scomparso, ed io mi sono trovata in me stessa…
28 Aprile 1926
Gesù parla spesso a Luisa della Creazione e della Mamma Celeste, perché la Divina Volontà è
integra in entrambe e vi regna sovrana. L’una e l’altra devono essere esempio e guida del vivere
nel Divin Volere. Ma in modo eminente lo è la Mamma Celeste, perché in Lei la Divina Volontà
ha fatto la nuova creazione vivente. Il suo incomparabile sacrificio non lo fece soltanto una volta,
ma lo rinnova continuamente, e il suo merito e forza è in proporzione alla sua consapevolezza
Stavo pensando tra me: “Il mio dolce Gesù, quando parla del suo Volere, spesso unisce quasi insieme la Sovrana Regina del Cielo e la Creazione. Pare che si diletta tanto di parlare sia dell’una che dell’altra, che va trovando occasioni, pretesti, ritrovati per manifestare ciò che fa la sua SS. Volontà tanto nella Mamma Celeste quanto nella Creazione”.
Ora, mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno[84] e tutto tenerezza mi ha stretto a sé e mi ha detto: “Figlia mia, se ciò faccio, ho le forti ragioni. Tu devi sapere che la mia Volontà solo nella Creazione e nella mia Mamma Celeste è stata sempre integra e ha tenuto libero il suo campo d’azione. Quindi, dovendo chiamare te a vivere nel mio Volere come una di loro, dovevo proportele come esempio, come un’immagine che tu devi imita-re. Sicché per poter fare cose grandi, in modo che tutti possano percepire quel bene, a meno che non lo volessero, la prima cosa è che la mia Volontà deve agire integralmente nell’anima.
Guarda la Creazione, come la mia Volontà è integra in essa, e perché integra sta al suo posto e contiene la pienezza di quel bene con cui fu crea-ta. Perciò si mantiene sempre nuova, nobile, pura, fresca, e può partecipare a tutti 17 il bene che possiede, ma il bello è che mentre si dà a tutti, essa[85] nulla perde ed è sempre tale quale fu creata da Dio. Che cosa ha perduto il sole col dare tanta luce e calore alla terra? Nulla. Che ha perduto l’azzurro cielo con lo stare disteso nell’atmosfera, o la terra col produrre tante e tante svariate piante? Nulla, e così di tutte le cose da Me create. Oh, come la Creazione decanta in modo mirabile quel detto che dicono di Me: «È sempre antico e sempre nuovo». Sicché la mia Volontà nella Creazione è centro di vita, è pienezza di bene, è ordine, armonia; tutte le cose le tiene al posto da Essa voluto. Dove potrai trovare tu un esempio più bello, un’immagine più perfetta del vivere nel mio Volere, se non che nella Creazione?
Perciò Io ti chiamo a vivere in mezzo alle cose create come una loro so-rella, affinché impari a vivere nel Supremo Volere per poter stare anche tu al tuo posto voluto da Me, per poter racchiudere in te la pienezza del bene che il mio Volere[86] vuole racchiudere in te, affinché chi ne vuole possa prendere di quel bene. E siccome tu sei dotata di ragione, devi sorpassarle tutte e ricambiare il loro Creatore in amore e gloria per ciascuna cosa crea-ta, come se tutte fossero dotate di ragione. Sicché sarai la supplitrice di tut-ta la Creazione, ed essa ti farà da specchio dove rimirarti per poter copiare il vivere nel mio Volere, affinché non [ti]sposti dal tuo posto; ti sarà guida e ti farà da maestra col darti le lezioni più alte e perfette sul vivere nel mio Volere.
Ma quella che sorpassa tutti è la mia Mamma Celeste. Essa è il nuovo cielo, è il sole più sfolgorante, è la luna più fulgida, è la terra più fiorita. Tutto, tutto racchiude in sé, e se ciascuna cosa creata racchiude la pienezza del proprio bene ricevuto da Dio, la mia Mamma racchiude tutti i beni insie-me, perché dotata di ragione, e vivendo la mia Volontà integra in Lei, la pienezza della grazia, della[87] luce, della santità cresceva ad ogni istante. Ogni atto che faceva erano soli, stelle, che il mio Volere formava in Lei, sic-ché sorpassò la Creazione tutta, e la mia Volontà, integra e permanente in Lei, fece la cosa più grande ed impetrò il sospirato Redentore. Perciò la mia Mamma è Regina in mezzo alla Creazione, perché sorpassò tutto, e la mia Volontà trovò in Lei l’alimento della sua ragione, che integra e permanente la faceva vivere in sé. C’era sommo accordo, si davano la mano a vicenda,non c’era fibra del suo cuore, parola, pensiero, nel quale la mia Volontà non possedesse la sua Vita. E che cosa non può fare un Volere Divino? Tutto, non c’è potenza che gli manchi né cosa che non possa fare. Perciò si può dire che tutto fece, e tutto ciò che gli altri non potettero fare, né potranno fare tutti insieme, lo fece Lei sola. Quindi non ti meravigliare se ti addito la Creazione e la Sovrana Regina,[88] perché debbo additarti gli esemplari più perfetti, dove la mia Volontà tiene vita perenne e mai ha trovato ostacolo al suo campo d’azione divina, per poter operare cose degne di Sé.
Perciò, figlia mia, se vuoi che il mio «Fiat» Supremo regni come in Cielo, che è la cosa più grande che Ci resta da fare per le umane generazioni, fa’ che il mio Volere abbia18 il posto di Sovrano in te e che viva integro e per-manente. Di tutto il resto non ti dar pensiero, né della tua incapacità, né delle circostanze, né delle cose nuove che possono sorgere intorno a te, perché regnando in te il mio Volere serviranno come materia e alimento perché il mio «Fiat» abbia il suo compimento”.
Onde dopo stavo pensando tra me: “La mia Regina Mamma è vero che fece il più grande dei sacrifici, che nessun altro ha fatto, cioè, non voler conoscere affatto la sua volontà, ma solo Quella di Dio, e in questo abbracciò tutti i dolori,[89] tutte le pene, fino all’eroismo del sacrificio di sacrificare il proprio Figlio per compiere il Volere Supremo, ma una volta fece questo sacrificio; tutto ciò che soffrì dopo fu l’effetto del suo primo atto, non ebbe a lottare come noi nelle diverse circostanze, negli incontri imprevisti, nelle perdite inaspettate. È sempre lotta, fino a sanguinare il proprio cuore per timore di cedere alla nostra guerreggiante volontà umana. Con quale attenzione bisogna stare, affinché il Volere Supremo abbia sempre il suo posto d’onore e la supremazia su tutto, e molte volte la lotta rincrudisce la pena più che la stessa pena”.
Ma, mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno di-cendomi: “Figlia mia, tu ti sbagli, non fu uno il massimo sacrificio della mia Mamma, ma furono tali e tanti per quanti dolori, pene, circostanze, incontri [ai quali]fu esposta la sua e la mia esistenza. Le pene in Lei erano sempre raddoppiate, perché le mie pene erano più[90] che pene sue. E poi, la mia sapienza non cambiò direzione con la Mamma mia; in ogni pena che dove-va toccarla Io le domandavo sempre se voleva accettarla, per sentirmi ripe-tere da Lei quel «Fiat» in ogni pena, in ogni circostanza ed anche in ogni suo palpito. Quel «Fiat» mi risuonava sì dolce, sì soave ed armonioso, che lo volevo sentir ripetere in ogni istante della sua vita, e perciò le doman-davo sempre: «Mamma, vuoi far questo? Vuoi soffrire questa pena?» E a Lei il mio «Fiat» portava i mari dei beni che contiene e le faceva capire l’in-tensità della pena che accettava, e questo capire con luce divina ciò che passo a passo doveva patire le dava un tale martirio, che infinitamente supera la lotta che subiscono le creature, perché mancando in Lei il germe della colpa, mancava il germe della lotta, e la mia Volontà doveva trovare un altro ritrovato per fare che non fosse minore delle altre creature nel patire, perché dovendo acquistare con giustizia il diritto di Regina dei dolori, doveva superare tutte le[91] creature insieme nelle pene.
E quante volte non l’hai provato tu stessa, che, mentre non sentivi nes-suna lotta, facendoti capire il mio Volere le pene a cui ti sottoponeva, tu restavi impietrita dalla forza del dolore e, mentre restavi disfatta nella pena, tu eri la piccola agnellina nelle mie braccia, pronta ad accettare altre pene a cui il mio Volere ti voleva sottoposta. Ahi, non soffrivi tu più che della stessa lotta? La lotta è segno di passioni veementi, mentre la mia Volontà, se porta il dolore, dà l’intrepidezza, e con la conoscenza dell’intensità della pena dà tale merito, come solo può dare una Volontà Divina. Perciò, come faccio con te, che in ogni cosa che voglio da te ti domando prima se vuoi, se accetti, così facevo con la Mamma mia, affinché il sacrificio sia sempre nuovo e mi dia occasione di conversare con la creatura, di trattenermi con lei, ed il mio Volere abbia il suo campo d’azione divina nella[92] volontà umana”.
Ora, mentre stavo scrivendo ciò che sta scritto qui sopra, non ho potuto an-dare più avanti, perché la mia mente è rimasta alienata dai sensi da un canto bello ed armonioso, accompagnato da un suono mai sentito. Questo canto chiamava l’attenzione di tutti e armonizzava con tutta la Creazione e con la Patria Celeste. Tutto ciò lo scrivo per obbedire. Mentre sentivo il canto, il mio Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, senti come è bello! Questo suono e canto è un cantico nuo-vo, formato dagli Angeli come omaggio, gloria e onore al connubio della Volontà Divina con la tua volontà umana; è tanta la gioia di tutto il Cielo e della Creazione tutta, che non potendola contenere suona e canta”.
Detto ciò, mi son trovata in me stessa. [93]
1° Maggio 1926
Gesù effonde il suo Alito in Luisa, come fece nella creazione dell’uomo, perché chi vive nella sua
Volontà deve essere a Sua somiglianza: si deve vedere, da tutto il portamento di quest’anima,
che è figlia della D. Volontà, con diritto su tutte le cose create; gli altri, se godono di qualcosa,
è senza diritto. La D. Volontà tra Gesù e Luisa è come una fontana di Luce in atto continuo di
scendere in lei e di risalire a Gesù. La Divina Volontà è in Atto continuo
Mi sentivo tutta immersa nel Volere Supremo, ed il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e, stringendomi forte a sé, metteva la sua bocca vicino alle mie labbra e mi mandava il suo alito onnipotente. Ma chi può dire ciò che sentivo in me? Quell’alito mi penetrava fino nelle più intime fibre, mi riempiva tutta fino a non sentire più la mia piccolezza, la mia esistenza, ma in tutta me stessa solo Gesù. Onde, dopo aver ripetuto varie volte il mandarmi il suo alito, perché pareva che non era contento se non mi vedeva tutta riempita di quell’Alito Divino, mi ha detto:
“Figlia mia, essendo tu nata nel mio Volere, è necessario, è giusto e de-coroso che in Esso viva, cresca e ti alimenti e che acquisti le prerogative di vera figlia del mio Volere. Nessun[94] lineamento estraneo né cosa che al mio Volere non appartiene si deve vedere in te. Sicché dalla tua fisionomia, dai tuoi modi, dal tuo parlare, e fin dal modo come tu ami e preghi si deve conoscere che sei la figlia della mia Volontà.
Vedi dunque come ti amo e con che gelosia ti custodisco e ti alimento? Col mio stesso alito, perché [a]chi deve vivere nel mio Volere, il solo mio alito può conservare integra e permanente la Vita della mia Volontà in lui. Sicché quell’alito che con tanto amore sprigionai dal mio seno nella crea-zione dell’uomo, per infondergli la mia somiglianza, lo continuo [aeffondere]nell’anima che vive nella mia Volontà, per formare le mie vere immagini e i grandi portenti che avevo stabilito di formare nella Creazione, [e]per causa della quale19 tutte le cose furono fatte. Perciò sospiro tanto che viva nel mio Volere, perché solo essa non mi renderà deluso nello scopo della Creazione. Solo essa godrà per diritto le cose da Me create,[95] perché essendo una la mia Volontà con la sua, ciò che è mio è suo, e con diritto può dire: «Il cielo, il sole, la terra, e tutte le altre cose sono mie; perciò voglio godermele, anche per fare onore a quella Suprema Volontà che le ha creato e che regna in me». Invece l’anima in cui non regna il mio Volere non ha nessun diritto, e se le gode è [un]usurpatore, perché non sono sue, è un intruso nei miei beni, e siccome la mia bontà è tanta, glieli faccio godere a titolo di elemo-sina, ma non di diritto. Ecco perché molte volte gli elementi si scaricano a danno dell’uomo, perché non ha diritto, e delle cose della terra gli resta l’elemosina che il Creatore gli manda. Onde, chi vive nel mio Volere è come re in mezzo alla Creazione, ed Io godo sommamente nel vederlo regnante in mezzo ai miei beni”.
Dopo ciò io continuavo a pregare, e il mio dolce Gesù è ritornato e faceva ve-dere che dalle sue santissime mani[96] uscivano due fontane di luce, dicui una scendeva sulla povera anima mia, e con un congegno che stava formato nelle mani di Gesù, mentre scendeva risaliva in alto. Pareva una corrente continua, che mentre scendeva saliva. E Gesù tutto si dilettava in mezzo a queste fontane di luce e stava tutto attento, affinché restasse tutta accentrata in me, e poi mi ha detto:
“Figlia mia, queste fontane di luce che scendono dalle mie mani sono la mia Volontà che scende dal Cielo e fa la sua via nell’anima per compiere ciò che vuol fare in essa. Questo fare della mia Volontà forma l’altra fontana di luce, che risale per mezzo delle mie mani di nuovo al Cielo, per portare il compimento della mia Volontà dalla creatura all’Eterno Creatore; ma men-tre sale, immediatamente discende di nuovo raddoppiata per continuare la sua azione divina nella creatura.
La mia Volontà ha un moto continuo, non si arresta mai. Se si potesse arrestare il suo moto, ciò che non può essere,cesserebbe la vita a tutta[97] la Creazione, al sole, al cielo stellato, alle piante, all’acqua, al fuoco, alle creature, tutte scenderebbero nel nulla. Perciò la mia Volontà col suo moto continuo è vita di ogni cosa creata, vincola tutto, è più che aria, che col suo respiro fa respirare, sviluppare, vegetare tutte le cose uscite dalle nostre mani. Vedi dunque che affronto si fa dalle creature, che mentre Essa è vita di tutto e centro di ogni cosa, [e]senza di Essa non esisterebbe nulla né alcun bene, non vogliono riconoscere né il suo dominio né la sua vita che scorre in loro. Ecco, perciò, che chi riconosce la Vita della mia Volontà in sé ed in tutte le cose è il trionfo della nostra Volontà, è la conquista delle nostre vittorie, è il contraccambio del nostro Amore al nostro moto con-tinuo. La nostra Volontà la vincola a tutta la Creazione, facendole fare tutto il bene che fa la mia stessa Volontà. Sicché tutto è suo, ed Io la amo tanto che non so fare nulla senza di lei, perché in virtù della mia Volontà[98] abbiamo la stessa vita, lo stesso amore, un solo palpito e un solo respiro”.
E mentre ciò diceva, si è gettato nelle mie braccia come svenuto d’amore ed è scomparso.
3 Maggio 1926
Il fondersi nella Divina Volontà è un modo di pregare, il quale è il segno che la Divina Volontà
regna nella creatura. Com’è bello pregare con Gesù, facendo ciò che Lui fa, solo perché
la Divina Volontà si biloca nella creatura. La Divina Volontà ha il dominio e la parte dirigente
nell’Essere Divino; perciò è il dono più grande, la sorgente di ogni dono
Stavo, secondo il mio solito, per fondermi nel santo Volere Divino e dicevo: “Maestà Suprema, vengo a nome di tutti, dal primo all’ultimo uomo che esisterà sulla terra, a darti tutti gli omaggi, le adorazioni, le lodi, l’amore che ciascuna creatura ti deve, e a farvi tutte le riparazioni di tutti e di ciascun peccato”.
Ora, mentre ciò dicevo, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, questo modo di pregare è solo della mia Volontà, perché solo Essa può dire «Vengo a nome di tutti innanzi alla Maestà Suprema», perché con la sua onniveggenza e immensità vede tutto,[99] abbraccia tutti e può dire, non per un modo di dire, ma in realtà: «Vengo a nome di tutti per darti tutto ciò che le creature Ti devono». Nessuna volontà umana può dire in realtà: «Vengo a nome di tutti». Questo è il segno che regna la mia Volontà in te”.
E mentre ciò diceva, a voce alta il mio Gesù continuava a pregare ed io lo seguivo,ed insieme ci siamo trovati innanzi alla Maestà Suprema. Oh,come era bello pregare con Gesù! Tutte le cose restavano investite dalle parole ed atti suoi, e siccome la sua Volontà si trovava dappertutto e in ciascuna cosa creata, per ogni dove si sentivano ripetere le sue parole creatrici, le sue adorazioni e tutto ciò che faceva. Io mi sentivo più rimpicciolire insieme con Gesù e tutta meravigliata, e Lui ha soggiunto:
“Figlia mia, non ti meravigliare, è la mia Volontà che, bilocandosi, men-tre regna in Dio, nel medesimo tempo regna nell’anima e coi suoi modi divi-ni prega, ama e opera in essa. Perciò Ci riesce[100] impossibile non gradire, non amare, non ascoltare la nostra Volontà bilocata nella creatura; anzi solo Essa Ci porta come in grembo la nostra gioia, la felicità, l’amore che straripò dal nostro seno «ad extra» nella nostra opera della Creazione, Ci ripete la festa, Ci rinnova il gaudio che sentimmo nel creare tante belle cose degne di Noi. Come non amare colei che Ci dà l’occasione di bilocare la nostra Volontà, col farla regnare in sé, per darci amore, adorazioni, gloria divina? Perciò il vivere nel mio Volere è il prodigio dei prodigi, perché il tutto sta nella volontà, tanto in Dio quanto nella creatura.
Quante cose Noi potevamo fare? Ma perché non le vogliamo non le fac-ciamo. Quando le vogliamo siamo tutto amore, tutta potenza, tutt’occhio, mani e piedi, insomma, tutto il nostro Essere viene accentrato in quell’atto che vuol fare la nostra Volontà. Invece, se la nostra Volontà non vuole, nes-suno dei nostri attributi si muove, pare[101] che non hanno vita per tutto ciò che non vuole fare la nostra Volontà; sicché Essa tiene la supremazia, il dominio sul nostro Essere, ed è la dirigente di tutti i nostri attributi. Perciò la cosa più grande che potevamo dare alla creatura era la nostra Volontà, ed in Essa accentravamo tutto l’Essere nostro. Si poteva dare amore più intenso, miracolo più strepitoso di questo?
Anzi, per quanto possiamo dare alla creatura, a Noi sembra nulla a con-fronto del dare la nostra Volontà regnante e dominante in essa, perché le altre cose che possiamo dare sono i frutti delle opere nostre, dei nostri domini; invece, col dare la nostra Volontà, non sono i frutti [che diamo], ma la stessa nostra Vita e i nostri stessi domini. Che ha più valore, i frutti o la vita? Certo, la vita, perché col dare la vita del nostro Volere diamo insieme la sorgente di tutti i nostri beni, e chi possiede la sorgente dei beni non[102] ha bisogno dei frutti. E se la creatura Ci desse tutto, se facesse i più grandi sacrifici ma non Ci desse il suo piccolo volere per far regnare il Nostro, Ci darebbe sempre nulla, anzi, Noi, quando le cose non sono riprodotte dal nostro Volere, per quanto grandi, le guardiamo come cose a Noi estranee, che non Ci appartengono”.
Io stavo a pensare a ciò che Gesù mi aveva detto e dicevo tra me: “Possibile tutto ciò, che il Divin Volere giunge fino a bilocarsi, per regnare nella creatura come nella sua propria sede, nel suo Seno Divino?”
E Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, sai come succede? Supponi un piccolo e povero tugurio dove un re, preso d’amore per esso, vuole abitarci dentro; sicché da dentro quel tugurio si sente la voce del re, partono i comandi del re, escono le sue opere, ci sono dentro il tugurio i cibi adatti per alimentare il re, la sedia per sedersi degna di lui, sicché il re nulla ha cambiato di ciò che conviene alla sua regale persona, è cambiata[103] solo l’abitazione: dalla reggia, di sua volontà e di sommo suo piacere, ha scelto il tugurio.
Il piccolo tugurio è l’anima, il re è la mia Volontà. Quante volte sento la voce della mia Volontà che prega, che parla, che insegna nel piccolo tugu-rio dell’anima tua? Quante volte vedo uscire le mie opere e reggo, vivifico e conservo tutte le cose create dal tuo piccolo tugurio? Della piccolezza la mia Volontà non ne fa conto, anzi le piace sommamente. Quello che va cercando 20 è l’assoluto dominio, perché con l’assoluto dominio può fare ciò che vuole e mettere ciò che gli piace”.
6 Maggio 1926
I primi innanzi a Dio, indipendentemente dal tempo storico, sono coloro che vivono
nel Volere di Dio, mai usciti dalla sua Volontà. Così, la Mamma Celeste, alla quale
si unisce Luisa e chiunque vivrà nella D. Volontà; Essa rende tutto comune
e ne fa una cosa e un atto solo, un Regno unito
Stavo secondo il mio solito, fondendomi nel santo Volere Divino e pregavo la Mamma Celeste che venisse insieme con me, che mi desse la sua mano, affinché guidata da Lei potessi ricambiare[104] il mio Dio di tutto quell’amore, di quel-l’adorazione e gloria che tutti gli devono.
Ora, mentre ciò dicevo, il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, tu devi sapere che i primi innanzi alla Maestà Suprema sono quelli che sono vissuti nel mio Volere e che mai sono usciti dalla mia Volontà. La mia Mamma venne nel mondo dopo quattromila anni, eppure innanzi a Dio fu prima di Adamo. I suoi atti, il suo amore, stanno nel primo ordine delle creature, sicché sono gli atti suoi prima di tutti gli atti delle creature, perché fu Lei la più vicina a Dio, vincolata coi vincoli più stretti di santità, d’unione e di somiglianza. Col vivere nel nostro Volere, i suoi atti si rendevano inseparabili dai Nostri, e ciò che è inseparabile si rende il più vicino, come cosa connaturale, al suo Creatore.21
Il prima e il dopo nella nostra Volontà non esiste, ma tutto è come atto primo; perciò, chi vive nella mia[105] Volontà, ad onta che venisse l’ultima, è sempre prima di tutto. Sicché non si guarderà l’epoca in cui le anime usci-ranno alla luce del tempo, ma si guarderà se la vita della mia Volontà è sta-ta in loro come centro di vita, regnante e dominante in tutti i loro atti, come regna e domina nel seno della Divinità. Queste saranno le prime; i loro atti fatti nel nostro Volere si eleveranno su tutti gli atti delle altre creature e tutti resteranno dietro; perciò queste anime saranno la nostra corona.
Vedi, come tu chiamavi la mia Mamma nel mio Volere per ricambiarmi dell’amore, adorazione e gloria, il mio Volere vi ha unito insieme, e l’amore, la gloria, l’adorazione che faceva la Sovrana Regina sono diventati atti tuoi, e i tuoi della mia Mamma. La mia Volontà tutto ha messo in comune, gli uni si sono resi inseparabili dagli altri ed Io sentivo in te la voce della mia Mam-ma,[106] il suo amore, la sua adorazione, la sua gloria, e nella mia Mamma sentivo la voce tua che mi amava, mi adorava, mi glorificava. Come mi sen-tivo felice[nel]trovare e sentire la Mamma nella figlia,la figlia nella Mamma!
La mia Volontà unisce tutti e tutto. Non sarebbe vero vivere nel mio Volere né operato della mia Volontà, se tutto ciò che ad Essa appartiene e tutto il suo eterno operato non [lo] accentrasse nell’anima che in Essa vive e [nella quale]tiene il suo regno e dominio. Se ciò non fosse, il Regno della mia Volontà sarebbe un regno diviso, ciò che non può essere, perché la mia Volontà unisce tutto insieme il suo operato e ne fa un atto solo, e se si dice che crea, redime, santifica e altro, sono gli effetti di quell’atto solo che mai cambia azione. Perciò, [perchi] vive nel mio Volere22 ,la sua origine è eter-na, inseparabile dal suo Creatore e da tutti quelli in cui la mia Volontà ha tenuto il suo Regno e il suo dominio”. [107]
10 Maggio 1926
Il sorgere del Sole dà vita a tutta la natura con la sua luce; quanto più il Sole della Divina Volontà
dà la Vita del Creatore a tutti. Ma ognuno riceve questi effetti trasformanti nella misura che si
lascia plasmare dalla sua Luce. La preghiera del fondersi in Gesù. Confronto continuo tra quello
che fa il Sole creato e “il Sole” della Divina Volontà, il quale, moltiplicandosi continuamente
in ogni atto della creatura, abbraccia tutto e tutti e lo stesso Dio
La mia povera mente nuotava nel mare immenso dell’Eterno Volere, ed il mio dolce Gesù mi ha trasportato fuori di me stessa, nell’atto in cui sorgeva il sole. Che incanto vedere che la terra, le piante, i fiori, il mare, subivano una trasformazione! Tutti si toglievano da un incubo che li opprimeva, tutti sorgevano alla nuova vita che dava loro la luce ed acquistavano la loro bellezza e lo sviluppo che davano loro la luce ed il calore per farli crescere. La luce pareva che dava la mano con inve-stirli, per dare la fecondità alle piante, il colorito ai fiori, per fugare le ombre delle tenebre sul mare e dargli con la sua luce le sue sfumature argentine. Ma chi può dire tutti gli effetti che produceva la luce solare con investire tutta la terra, copren-do tutto con la sua veste di luce? Sarei troppo lunga, se volessi tutto descrivere.
Ora, mentre ciò vedevo, il mio[108] amato Gesù mi ha detto: “Figlia mia, come è bello il sorgere del sole, come cambia tutta la natura, e col trasfor-marla nella sua stessa luce, dà a ciascuna cosa gli effetti per farle produrre il bene che contiene. Ma per fare ciò, la luce la deve investire, toccare, plasmare, penetrare tanto dentro da darle i sorsi della luce, per infondere la vita del bene che deve produrre. Sicché se le piante, i fiori, il mare non si facessero investire dalla luce, la luce sarebbe per essi come morta ed essi resterebbero sotto l’incubo delle tenebre, le quali servirebbero loro di tomba per seppellirli. La virtù delle tenebre è di dar morte, la virtù della luce è di dar vita, sicché se non fosse per la luce del sole, da cui dipendono tutti e hanno vita tutte le cose create, nulla ci sarebbe di bene sulla terra, anzi sarebbe spaventevole e orribile a vedersi; perciò la vita della terra sta attaccata alla luce.
Ora, figlia[109] mia, il sole è simbolo della mia Volontà, e tu hai visto com’è bello ed incantevole il suo sorgere sulla terra, quanti effetti non pro-duce, quante varie tinte, quanta bellezza, quante trasformazioni sa fare la luce, e come questo sole è stato messo dal suo Creatore per dar vita, cre-scita e bellezza a tutta la natura. Onde, se ciò fa il sole per compiere il suo ufficio datogli da Dio, molto più il Sole della mia Volontà, che fu dato all’uo-mo per infondergli la Vita del suo Creatore. Oh, come è più incantevole e bello il sorgere del Sole della mia Volontà sulla creatura! Col battere la sua luce su di essa la trasforma e le dà le varie tinte di bellezza del suo Crea-tore, con investirla e plasmarla si addentra in essa e le dà i sorsi di Vita Divina, affinché cresca e produca gli effetti dei beni che contiene la Vita del suo Creatore. Ora, che sarebbe della terra senza il sole? Più brutta e spa-ventevole sarebbe l’anima senza[110] la mia Volontà, come scenderebbe dal-la sua origine e come l’incubo delle passioni e dei vizi, più che tenebre, la farebbe morire e le preparerebbe la tomba dove seppellirla. Ma tu hai visto che la luce del sole può fare tanto bene per quanto le piante, i fiori ed altro si lasciano toccare dalla luce e investire, e stanno con le bocche aperte per ricevere i sorsi di vita che dà loro il sole. Così è la mia Volontà: tanto bene può fare, tanto di bellezza e di Vita Divina puòinfondere, per quanto l’ani-ma si fa toccare, investire, plasmare dalle mani di luce della mia Volontà. Se [l’anima] si dà in preda a questa luce, abbandonandosi tutta in essa, il mio Supremo Volere compirà il più grande dei prodigi della Creazione, cioè, la Vita Divina nella creatura. Oh, se il sole potesse formare col riflesso della sua luce altrettanti soli su ciascuna pianta, nei mari, sui monti, nelle valli, che incanto più bello, che bellezza più smagliante, quanti prodigi in più non ci sarebbero nell’ordine[111] della natura? Eppure, ciò che non fa il sole lo fa la mia Volontà nell’anima che vive in Essa e [che]sta come piccolo fiore con la bocca aperta, per ricevere i sorsi di luce che il mio Volere le dà per forma-re in lei la vita del Sole Divino. Quindi, sii attenta, prendi ad ogni istante questi sorsi di luce del mio Volere, affinché compia in te il più grande dei prodigi, che la mia Volontà abbia la sua Vita Divina nella creatura”.
Dopo ciò stavo dicendo al mio sommo ed unico Bene: “Amor mio, unisco la mia intelligenza alla tua, affinché i miei pensieri abbiano vita nei tuoi e, dif-fondendosi nel tuo Volere, scorrano su ciascun pensiero di creatura. Ed elevan-doci insieme innanzi al nostro Padre Celeste, gli porteremo gli omaggi, la sud-ditanza, l’amore di ciascun pensiero di creatura, ed impetreremo che tutte le intelligenze create si riordinino e armonizzino con il loro Creatore”.
E così con gli sguardi di Gesù, con le parole, con le opere, coi suoi[112] passi, e perfino col suo palpito io mi sentivo tutta trasformata in Gesù, in modo che mi trovavo come in atto a tutto ciò che il mio Gesù aveva fatto e faceva per re-integrare la gloria del Padre, e al bene che aveva impetrato alle creature. Il suo ed il mio operato erano uno solo, uno l’amore, una la volontà.
Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, come è bella la preghiera, l’amore, l’operato della creatura nella mia Volontà! Sono atti pieni di tutta la pienezza divina. È tanta la pienezza, che abbracciano tutto e tutti e per-fino lo stesso Dio. Vedi, eternamente si vedranno i tuoi pensieri nei miei, i [tuoi]occhi, le tue parole nelle mie, le tue opere e passi nei miei, il tuo pal-pito palpitare nel mio, perché una è la Volontà che ci dà vita, uno l’amore che ci muove, che ci spinge e che ci vincola in modo inseparabile. Perciò, ecco che il Sole della mia Volontà supera in modo infinito e più sorpren-dente il sole che sta nell’atmosfera.
[113] Vedi la gran differenza: il sole creato da Dio, mentre batte la terra, la investe [e] produce mirabili ed innumerevoli effetti, ma non si parte dalla sua sorgente. Scende nel basso, s’innalza in alto, tocca le stelle, ma la pie-nezza della luce sta sempre nella sua sfera, altrimenti non potrebbe sempre ugualmente investire tutto con la sua luce. Ma ad onta di tutto ciò, la luce solare non penetra nei cieli per investire il trono di Dio, per penetrare in Dio stesso e fare una la sua luce con la Luce inaccessibile dell’Ente Supremo, né investe gli angeli, né i santi, né la Mamma Celeste. Invece, quando il Sole della mia Volontà con tutta la sua pienezza regna nell’anima, la sua luce penetra ovunque, nei cuori e [nelle]menti delle creature che vivono nel basso della terra, ma quello che sorprende è che s’innalza in alto, investe[114] tutta la Creazione e porta al sole, alle stelle, al cielo il bacio della luce del Voler Supremo. La Volontà Divina che regna nella Creazione e il Sole della Volontà Suprema che regna nell’anima s’incontrano, si baciano, si amano e si felicitano a vicenda, e mentre si lascia 23 nella Creazione (perché il Sole della mia Volontà non lascia nulla dietro,porta tutto insieme con sé), penetra nei Cieli, investe tutti, angeli, santi, la Sovrana Regina, dà il bacio a tutti, dà nuove gioie, nuovi contenti, nuovo amore.
Ma ciò non è tutto, con impetuosità si riversa nel seno dell’Eterno. La Vo-lontà Divina bilocata nella creatura bacia, ama, adora la Volontà regnante in Dio stesso, gli porta tutti e tutto e, tuffandosi insieme, sorge di nuovo per fare il suo corso, perché stando nell’anima la pienezza del Sole del Volere Eterno, questo Sole sta a disposizione sua, e come emette i suoi atti, ama, prega,[115] ripara, eccetera, questo Sole riprende il nuovo corso, per dare a tutti la sorpresa della sua luce, del suo amore, della sua vita. Sicché, men-tre questo Sole dell’Eterno Volere sorge [e] fa il suo corso per fare il suo tramonto nel seno della Divinità, un altro ne sorge per fare la sua via, involgendo tutto, perfino la Patria Celeste, per fare il suo tramonto d’oro nel seno della Maestà Suprema. Onde le bilocazioni della mia Volontà sono innumerevoli. Questo Sole sorge ad ogni atto della creatura fatto in questo Sole del Volere Supremo, ciò che non è nel sole che sta nell’atmosfera, [che]è sempre uno, non si moltiplica. Oh, se il sole avesse la virtù di far sorgere tanti soli per quante volte fa il suo corso sulla terra, quanti soli non si vedrebbero su in alto? Quale incanto, quanti beni di più non riceverebbe la terra? Quindi, quanti beni non fa l’anima che del tutto vive nel mio Volere, dando l’occasione al suo Dio di bilocare la[116] sua Volontà, per fargli ripe-tere i prodigi che solo sa fare un Dio?”
Detto ciò è scomparso ed io mi sono trovata in me stessa.
13 Maggio 1926
Impegno, delicatezza e attenzione nell’adempimento dell’ufficio affidato.
Così ha fatto il Confessore defunto. Ciò significa che si fa per Dio ed è segno di santità.
Differenza tra l’agire con fini umani e chi cerca di fare la Divina Volontà.
Insieme con Gesù, Luisa è palpito di tutta la Creazione; Gesù ha bisogno della sua compagnia
Stavo facendo la mia solita adorazione al mio crocifisso Gesù e mentre pregavo mi son sentita vicino il mio dolce Gesù, che gettandomi il braccio al collo mi strin-geva forte a sé e nel medesimo tempo mi faceva vedere il mio ultimo Confessore defunto 24. Mi pareva di vederlo pensoso, tutto raccolto, ma senza dirmi nulla.
Il mio Gesù lo guardava e mi ha detto: “Figlia mia, il tuo Confessore si è tro-vato cose grandi innanzi a Me, perché quando intraprendeva un ufficio, un impegno, non tralasciava nulla per compiere esattamente quell’ufficio. Era attentissimo, faceva dei grandi sacrifici, e se era necessario si disponeva anche a mettere la propria[117] vita per fare che il suo ufficio fosse compiuto esattamente. Aveva un timore, che [nel]le opere a lui affidate, se non [avesse]operato come conveniva al suo ufficio, [avrebbe]potuto essere lui d’ostacolo alla stessa opera a lui affidata. Questo significa che apprezzava e dava il valore giusto alle mie opere, e la sua attenzione attirava la grazia che ci voleva per il disimpegno del suo ufficio. Questo apparentemente non sem-bra un gran che, ma invece è tutto, perché quando uno è chiamato per ufficio e compie i doveri che ci sono in quell’ufficio, significa che lo fa per Dio, e nell’adempimento del proprio dovere c’è la santità. Onde lui è venuto innanzi a Me col compimento dei propri doveri a lui affidati: come non dovevo rimunerarlo come lui si meritava?”
Ora, mentre Gesù ciò diceva, il Confessore, come si se accentrasse di più in un rac-coglimento più profondo, nel suo volto rifletteva la luce di Gesù, ma non mi ha detto neppure una parola. Quindi Gesù ha[118] ripreso il suo dire:
“Figlia mia, quando un soggetto occupa un ufficio e fa uno sbaglio, non è attento ai doveri che impone il suo ufficio, può far venire dei grandi guai. Supponi uno che ha l’ufficio di giudice, di re, di ministro, di sindaco, e fa uno sbaglio, non sta attento ai propri doveri: può far venire la rovina di famiglie, di paesi e anche di regni interi. Se quello sbaglio, quelle mancanze d’attenzione le facesse una persona privata che non occupa quel dato uffi-cio, non potrebbe portare tanto male. Perciò le mancanze negli uffici pesano di più e portano più gravi conseguenze, ed Io, quando chiamo un confes-sore per dargli un ufficio e in quest’ufficio gli affido un’opera mia, se non vedo l’attenzione né il compimento dei propri doveri che ci sono in quel-l’ufficio, non gli do la grazia necessaria né la luce sufficiente per fargli com-prendere tutta l’importanza della mia opera, né posso fidarmi[119] di lui, perché vedo che non apprezza l’opera da Me affidatagli. Figlia mia, chi ope-ra esattamente il suo ufficio, significa che lo fa per compiere la mia Volontà; invece, chi lo fa diversamente, significa che lo fa per fini umani, e se tu sapessi la differenza che c’è tra l’uno e l’altro!”
In questo mentre vedevo due persone davanti a me, una che andava racco-gliendo pietre, stracci vecchi, ferro arrugginito, pezzi di creta, tutte cose pesanti e di pochissimo valore. Poveretto, stentava, sudava sotto il peso di quella robaccia, molto più che non gli davano il valore necessario per togliersi la fame 25. L’altro andava raccogliendo granelli di brillanti, piccole gemme e pietre preziose, tutte cose leggerissime, ma di valore incalcolabile, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:
“Quello che va raccogliendo robaccia è l’immagine di chi opera per fini umani; l’umano[120] porta sempre il peso della materia. L’altro è l’immagine di chi opera per compiere la Volontà Divina. Che differenza tra l’uno e l’altro! I granelli di brillanti sono le mie verità, le conoscenze della mia Vo-lontà, che raccolte dall’anima formano tanti brillanti per sé. Ora, se si perde qualcuna di quelle robacce o non si raccoglie, non farà quasi nessun danno, ma se si perde o non si raccoglie uno di quei granellini di brillanti, farà molto danno, perché sono di valore incalcolabile e pesano quanto può pesare un Dio; e se si perde per causa di chi ha l’ufficio di raccogliere, quale conto non darà egli, avendo fatto perdere un granello di valore infinito, che poteva fare chi sa quanto bene alle altre creature?”
Dopo ciò, il mio dolce Gesù metteva il suo Cuore in me e mi faceva sentire il suo palpito, dicendomi: “Figlia mia, Io sono il palpito di tutta la Creazione; se mancasse il mio palpito[121] mancherebbe la vita a tutte le cose create. Ora, Io amo tanto chi vive nella mia Volontà, che non so stare senza di esso e lo voglio insieme con Me a fare ciò che faccio Io. Dunque, tu palpiterai insieme con Me, e tra tante prerogative che ti darò, ti darò quella del palpito di tutta la Creazione. Nel palpito sta la vita, il moto, il calore, sicché starai insieme con Me a dare la vita, il moto ed il calore a tutto”.
Ma mentre ciò diceva, io mi sentivo che mi movevo e palpitavo in tutte le cose crea-te. E Gesù ha soggiunto: “Chi vive nella mia Volontà è inseparabile da Me, ed Io non so stare senza la sua compagnia. Non voglio essere isolato, perché la compagnia rende più gradite, più dilettevoli, più belle le opere che si sostengono. Perciò la tua compagnia mi è necessaria per spezzare l’iso-lamento in cui mi lasciano le altre creature”.[122]
15 Maggio 1926
L’unità di ogni cosa, che la Divina Volontà dà a quanti vivono in Essa, non significa uniformità,
ma svariata diversità di qualità, di santità, di bellezza, ecc.: sempre è appena qualcosa del loro
Creatore. La molteplicità della Creazione è immagine dell’altra Creazione che Dio farà nell’uomo
Stavo pensando: “Se la creatura non si fosse sottratta dalla Suprema Volontà, sarebbe stata una la santità, una la bellezza, una la scienza, una la luce e per tutti la stessa conoscenza del nostro Creatore”.
Ora, mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù (già mi sembra che è Lui stesso che fa sorgere i pensieri nella mia mente, qualche dubbio e difficoltà, per avere occasione di parlarmi e farmi da Maestro) mi ha detto: “Figlia mia, tu ti sbagli, la mia Sapienza non si adatterebbe a formare una sola santità, una sola bellezza, a comunicare una sola scienza e a tutti la stessa mia conoscenza; molto più che, essendoci sommo accordo tra la mia Volontà e la loro, il regno della mia Volontà avrebbe avuto libero il suo campo d’azione. Quindi sarebbero stati tutti santi, ma distinti l’uno dall’altro; tutti belli, ma variati, una bellezza più bella dell’altra[123] e, a seconda [del]la santità di ciascuno, dovevo comunicare una scienza distinta. Con questa scienza, chi doveva conoscere di più un attributo del loro Creatore, chi più un altro.
Tu devi sapere che per quanto possiamo dare alla creatura,appena pren-de le goccioline del suo Creatore, tanta è la distanza tra Creatore e crea-ture, e sempre abbiamo da dare cose nuove e distinte. E poi, se la Crea-zione fu creata da Noi per dilettarci, dove sarebbe stato il nostro diletto se avessimo formato una sola santità della creatura, dato una sola bellezza e una sola conoscenza del nostro Essere incomprensibile, immenso ed infini-to? La nostra Sapienza si sarebbe seccata di fare una sola cosa. Che si di-rebbe della nostra Sapienza, Amore e Potenza, se nel creare questo globo terrestre avessimo creato tutto cielo, oppure tutto terra, o tutto mare? Quale gloria sarebbe stata la nostra? Invece, la molteplicità di tante cose da Noi create, mentre decanta la Sapienza, Amore[124] e Potenza, dice pure la mol-teplicità della santità e bellezza in cui dovevano sorgere le creature, per amore delle quali esse furono create.
Vedi il cielo tempestato di stelle; è bello, ma è pure bello il sole, ma distinti uno dall’altro, e il cielo fa un ufficio, il sole un altro. Il mare è bello, ma è anche bella la terra fiorita, l’altezza dei monti, le pianure distese; ma la [loro] bellezza e gli uffici [sono]distinti tra loro. Un giardino è bello, ma quanta diversità di piante e di bellezze vi è? C’è il piccolo fiorellino, bello nella sua piccolezza, c’è la mammola, la rosa, il giglio, tutti belli, ma distinti nel colore, nel profumo, nella grandezza; c’è la pianticella e l’albero più alto. Quale incanto non è un giardino guidato da un esperto giardiniere? Onde, figlia mia, anche nell’ordine della natura umana ci sarà chi sorpas-serà il cielo nella santità e nella bellezza, chi il sole, chi il mare, chi la terra fiorita, chi l’altezza dei monti, chi il piccolo fiorellino,[125] chi la pianticella e chi l’albero più alto, e ancorché l’uomo si sottrasse dalla mia Volontà, Io moltiplicherò i secoli, per avere tutto l’ordine e molteplicità delle cose create e della loro bellezza nella natura umana, e anche sorpassarla in modo più mirabile e più incantevole”.26
18 Maggio 1926
La Mamma Celeste potette concepire in sé il Verbo Eterno, quando Gli fece trovare tutti gli atti
di virtù, d’amore e di desiderio che avrebbero dovuto fare tutte le creature. Dio dà tale amore,
luce e grazia alla creatura, alla quale affida un’opera sua, da mettere al sicuro in lei quell’opera e
trovare in lei tutto il frutto e la gloria che tutte le altre dovrebbero dare. Così fece con la sua
Madre SS. per l’Incarnazione e lo stesso vuole fare con Luisa per l’opera del “FIAT” Divino.
Quest’ultima è l’opera che abbraccia tutto; è l’affidamento di un capitale infinito, cioè, la Divina
Volontà con tutto ciò che forma la Creazione, la Redenzione e la Santificazione. Luisa sente tutto
il peso della responsabilità, ma non deve temere, perché già possiede tutto e sa amare per tutti
Stavo fondendomi nel santo Volere Divino, e mentre avevo girato per tutte le cose create per suggellare il mio “Ti amo”, affinché dovunque e su tutti risuonasse il mio “Ti amo” per contraccambiare il mio Gesù di tanto suo amore, sono giunta a quel punto di ricambiare il mio Dio di tutto quell’amore che ebbe nell’atto di restare concepito nel seno della Mamma Celeste. In questo mentre, il mio amato Gesù è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:
“Figlia mia, la mia inseparabile[126] Mamma, per concepire Me, Verbo Eterno, fu arricchita di mari di grazia, di luce e di santità dalla Maestà Su-prema, e Lei fece tali e tanti atti di virtù, d’amore, di preghiere, di desideri e d’infuocati sospiri, da sorpassare tutto l’amore, virtù e atti di tutte le gene-razioni, che ci volevano per ottenere il sospirato Redentore. Onde, quando vidi nella Sovrana Regina l’amore completo di tutte le creature e tutti gli atti che ci volevano per meritare che il Verbo fosse concepito, e trovai in Lei il contraccambio dell’amore di tutti, la nostra gloria reintegrata e tutti gli atti dei redenti e perfino di quelli ai quali la mia Redenzione doveva servire di condanna per la loro ingratitudine, allora il mio Amore fece l’ultimo sfoggio e restai concepito. Perciò il diritto al nome di Madre per Lei è connaturale, è sacro, perché con abbracciare tutti gli atti delle generazioni, sostituendosi a tutti, avvenne come se tutti li partorisse a novella vita dalle sue viscere materne.
Ora, tu devi sapere che quando[127] facciamo la nostra opera, alla crea-tura che viene eletta e alla quale viene affidata dobbiamo dare tanto amore, luce, grazia, da poterci dare tutto il ricambio e la gloria dell’opera a lei affidata. La nostra Potenza e Sapienza non si metterebbero fin dal principio di un’opera nostra nel banco della creatura in atto di fallire. Sicché l’opera nostra deve restare al sicuro nella creatura che viene chiamata come atto primo, e Noi dobbiamo riscuotere tutto l’interesse e [la]gloria equivalente alla nostra opera affidata. E ancorché dopo la nostra opera fosse comuni-cata alle altre creature e per la loro ingratitudine passasse pericolo di fal-lire, per Noi è più tollerabile, perché [colei]alla quale fu affidata al principio Ci fece riscuotere tutto l’interesse dei fallimenti delle altre creature. Ecco perché tutto demmo e tutto ricevemmo da Lei, affinché tutto il capitale della Redenzione potesse restare integro e per suo mezzo la nostra gloria com-pletata e il nostro amore contraccambiato.
[128] Quale uomo saggio mette fin dal principio un suo capitale in un ban-co che sta per fallire? Prima si assicura e poi affida il suo capitale. Ma può essere che col tempo fallisca; ciò non può portargli grave danno, perché dai tanti interessi ricevuti si è già rifatto il suo capitale. Se ciò fa l’uomo, molto più Iddio, la cui la sua saggezza è incomprensibile. E non si trattava di un’opera qualsiasi, [di] un piccolo capitale, ma si trattava della grande ope-ra della Redenzione e [di]tutto il costo del valore infinito ed incalcolabile del Verbo Eterno. Era opera unica, non si poteva ripetere una nuova disce-sa del Verbo Eterno sulla terra e perciò dovevamo metterla al sicuro nella Sovrana Celeste. E siccome a Lei affidammo tutto e la stessa Vita di un Dio, Lei, come fida nostra, doveva risponderci per tutti, farsi mallevadrice27 e responsabile di questa Vita Divina a Lei affidata, come difatti[129] fece.
Ora, figlia mia, ciò che feci e volli dalla mia Celeste Mamma nella grande opera della Redenzione, [lo]voglio fare con te nella grande opera del «Fiat»Supremo. L’opera del «Fiat» Divino è un’opera che deve abbracciare tutto: Creazione, Redenzione e Santificazione. Essa è la base di tutto, è la vita che scorre in tutto e tutto racchiude. Essa, poiché non ha principio, è prin-cipio di tutte le cose e fine e compimento delle opere nostre. Vedi dunque il capitale che vogliamo affidarti: è esuberante, tu non l’hai calcolato.
Ma sai tu che ti affidiamo nel «Fiat» Supremo? Ti affidiamo tutta la Crea-zione, tutto il capitale della Redenzione e quello della Santificazione. La mia Volontà è universale ed in tutte le cose Essa è stata operatrice, sicché ciò che ad Essa appartiene è giusto che sia affidato a te. Forse vorresti tu la mia Volontà senza le sue opere? Noi non[130] sappiamo dare la Vita nostra senza le opere e beni nostri; quando diamo, diamo tutto. E come la Regina Celeste, col darle il Verbo, accentrò in sé le sue opere ed i suoi beni, così a te, col darti la nostra Suprema Volontà regnante e dominante in te ti diamo tutte le opere che ad Essa appartengono. Perciò ti stiamo dando tante gra-zie, conoscenze, capacità, affinché il «Fiat» Supremo sin dal principio non potesse subire nessun fallimento, e tu, mettendolo al sicuro, devi dargli il contraccambio dell’amore e della gloria di tutta la Creazione, della Reden-zione, della Santificazione. Sicché il tuo compito è grande, è universale e deve abbracciare tutti e tutto, in modo che se la nostra Volontà comunicata alle altre creature subisse qualche fallimento, in te dobbiamo trovare il rifacimento del vuoto degli altri e, mettendola al sicuro in te, col darci l’amore, la gloria e tutti gli atti che le altre creature dovrebbero[131] farci, la nostra gloria sarà sempre completa e il nostro amore riscuoterà il suo giusto interesse. Onde, anche tu sarai la fida nostra, la responsabile della Volontà Divina a te affidata e la sua mallevadrice”.
Ora, mentre Gesù ciò diceva, mi è venuto tale spavento e comprendevo tutto il peso della mia responsabilità, e temendo forte che potessi mettere in pericolo nientemeno che tutto il peso e le opere di una Volontà Divina, ho detto: “Amor mio, grazie di tanta tua bontà verso di me, ma mi sento che è troppo ciò che vuoi darmi. Sento un peso infinito che mi schiaccia, e la mia piccolezza ed incapacità non hanno né forza né abilità, e temendo di potervi dispiacere e di non poter tutto abbracciare, andate da qualche altra creatura più capace, affinché tutto questo capitale della tua Suprema Volontà possa stare più sicuro e Tu possa ricevere tutto l’interesse equivalente ad un capitale così grande. Io non[132] avevo mai pensato ad una responsabilità così grande, ma ora che me la fai capire mi sento che le forze mi mancano e temo della mia debolezza”.
E Gesù, stringendomi a sé per sollevarmi dal timore che mi schiacciava,ha soggiunto: “Figlia mia, coraggio, non temere, è il tuo Gesù che vuole darti troppo. Non sono forse Io padrone di dare quello che voglio? Vuoi tu forse mettere un limite alla mia opera completa che voglio affidarti? Che diresti tu se la mia Mamma Celeste avesse voluto accettare il Verbo Eterno senza i suoi beni e gli atti che ci volevano per potermi concepire? Sarebbe [stato]questo vero amore e vera accettazione? Certo che no. Sicché tu vorresti la mia Volontà senza le sue opere e senza gli atti che ad Essa convengono?
Ora, tu devi sapere, affinché [ti] tolga questo spavento, che tutto ciò che ti ho detto, cioè, questo capitale sì grande, già sta in te, e dopo che ti ho fatto prendere la pratica di darmi il ricambio della gloria e[133] dell’amore di tutta la Creazione, Redenzione e Santificazione, facendoti abbracciare tutto e tutti, e avendo visto che l’interesse equivalente mi veniva con facilità, al-lora ti ho voluto far conoscere con più chiarezza il gran capitale della mia Volontà affidatoti, affinché conosca il gran bene che possiedi e, conoscen-dolo, possa firmare la scrittura del capitale affidatoti ed insieme farti la ricevuta dell’interesse che mi dai. Se tu non lo conoscessi, non si potrebbe fare né la scrittura del capitale, né la ricevuta dell’interesse; ecco, perciò, la necessità di fartelo conoscere. E poi, perché temi, fino a volermi mandare ad un’altra creatura? Non hai tu in te un amore che dice «Ti amo» per tutti e per tutto, un moto che mi ricambia il moto di tutti, e tutto ciò che tu fai abbraccia tutti per darmi come dentro di un solo amplesso gli atti, le pre-ghiere, la gloria, le riparazioni di tutti? Se già lo fai, perché temi?”
In questo mentre, vedevo intorno a me altre anime, e Gesù è andato[134] da loro e, passandole [in rassegna]tutte, sembrava che le toccasse per vedere se al suo tocco uscisse il moto della sua Vita Divina, ma non usciva nulla. Onde è ritornato da me e, prendendomi la mano, me l’ha stretta forte. Al suo tocco è uscita da me una luce e Gesù tutto contento mi ha detto: “Questa luce è il moto della Vita Divina in te. Sono andato dalle altre creature, come tu hai visto, e il mio moto non l’ho trovato. Come posso dunque affidare il grande capitale della mia Volontà? Perciò ti ho eletto e basta; sii attenta e non temere”.
23 Maggio 1926
L’agonia di Gesù nel Getsemani. Un solo atto di Divina Volontà contiene il germe della Vita,
della salvezza e della santità; ma molto più lo riceve chi abbraccia continui atti della D. Volontà.
Quando venne al mondo la SS. Vergine, tutte le creature e lo stesso Creatore guardavano solo
Lei con trepidazione, sperando da Lei il Redentore; perciò, quello era “il tempo della Vergine”.
Allo stesso modo, tutti adesso guardano Luisa e attendono il pieno trionfo
della Divina Volontà in lei; perciò si può dire che questo è “il suo tempo”.
Il prodigio dei prodigi è il Sole del Divin Volere rinchiuso nella piccola luce di una creatura
Stavo accompagnando il mio dolce Gesù nella sua dolorosa agonia dell’orto, specie quando sopra la sua SS. Umanità si scaricò tutto il peso delle nostre colpe, fino a fargli versare vivo sangue. Oh, come avrei voluto alleggerirlo da pene[135] sì strazianti. E mentre tutto lo compativo mi ha detto:
“Figlia mia, la mia Volontà ha il potere di dare morte e di dare vita, e siccome la mia Umanità non conosceva altra vita se non che la Vita della mia Volontà Divina, come le colpe si addossavano sopra di Me, così Essa mi faceva sentire una morte distinta per ogni colpa. La mia Umanità geme-va sotto la pena della morte reale che mi dava la mia Suprema Volontà, ma questa Volontà Divina, sopra quella stessa morte che mi dava, faceva risor-gere la nuova vita di grazia per le creature. Sicché, per quanto la creatura debba essere pessima, cattiva, se ha la fortuna di far entrare in sé un atto di mia Volontà, fosse anche in punto di morte, essendo Essa vita, getta il germe della vita nell’anima, onde, possedendo questo germe di vita c’è molto da sperare la salvezza dell’anima, perché la potenza della mia Volon-tà avrà[136] cura che questo suo atto di vita che è entrato nell’anima non perisca e si possa convertire in morte; perché la mia Volontà ha il potere di dar morte, ma Essa e tutti gli atti suoi sono intangibili e non soggetti a nes-suna morte. Ora, se un atto solo di mia Volontà contiene il germe della vita, quale non sarà la fortuna di chi, non un solo atto, ma continuati atti di mia Volontà abbraccia nell’anima sua? Questa non riceve solo il germe, ma la pienezza della vita e mette al sicuro la sua santità”.
Onde dopo, la mia povera mente si perdeva nel santo Voler Divino, facendo in Esso i miei soliti atti. Mi sembrava che tutto era mio, e come giravo per tutte le cose create per imprimere da per tutto il mio “Ti amo”, la mia adorazione, il mio “gloria” al mio Creatore, così acquistavo nuova conoscenza di quanto Iddio ha fatto per la creatura e quanto ci ha amato. La Volontà Suprema[137] sembrava che si dilettava nel far conoscere le nuove sorprese del suo amore, affinché potessi seguire i suoi atti per darmi il diritto di possedere ciò che è uscito dalla sua crea-trice Volontà, e la mia piccolezza si sperdeva nei suoi immensi beni. In questo mentre, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:
“Figlia mia, quando venne alla luce del giorno la mia Mamma Regina, tutti erano rivolti a Lei e, come se avessero un solo sguardo, tutte le pupille guardavano Colei che doveva tergere il loro pianto col portar loro la Vita del sospirato Redentore. La Creazione tutta stava accentrata in Lei, senten-dosi onorata di ubbidire ai suoi cenni. La Divinità stessa era tutta per Lei e tutta intenta a Lei, per prepararla e formare in Lei con grazie sorprendenti lo spazio dove il Verbo Eterno doveva scendere per prendere umana carne. Sicché se in Noi non ci fosse la virtù che mentre operiamo, trattiamo, par-liamo e diamo[138] ad una [creatura], non omettiamo28 gli altri, tutti Ci avreb-bero detto: «Lasciate tutti noi da parte, pensate a questa Vergine; date, accentrate tutto in Lei, affinché faccia venire Colui in cui sono riposte le nostre speranze, la nostra vita, tutto il nostro bene». Perciò si può chiamare quel tempo in cui venne alla luce del giorno la Sovrana Regina, il tempo della Mamma mia.
Ora, figlia mia, si può chiamare il tuo tempo. Tutti sono rivolti a te; sento la voce di tutti come se fosse una sola, e mi pregano, mi pressano che la mia Volontà riacquisti i suoi diritti divini assoluti su di te, affinché, acqui-stando il suo totale dominio, possa riversare in te tutta la pienezza dei beni che aveva stabilito di dare se la creatura non si fosse sottratta dalla sua Volontà. Sicché tutto il Cielo, la Celeste Mamma, gli angeli e santi, tutti sono rivolti a te per il trionfo della mia Volontà, perché la loro gloria in Cielo non sarà completa[139] se la mia Volontà non avrà il suo completo trionfo sulla terra. Tutto fu creato per il totale compimento della Suprema Volontà, e fino a tanto che Cielo e terra non ritornino in questo anello del-l’Eterno Volere, si sentono come a metà delle opere loro, della loro gioia e beatitudine, perché il Divin Volere, non avendo trovato il suo pieno com-pimento nella Creazione, non può dare ciò che aveva stabilito di dare, cioè, la pienezza dei suoi beni, dei suoi effetti, gioie e felicità che contiene. Ecco perché tutti sospirano e la mia stessa Volontà è tutta per te ed intende a te; non ti risparmia nulla di grazie, di luce e [di]ciò che ci vuole per formare in te il più grande dei prodigi, qual è il suo compimento e il suo totale trionfo. Che crederesti tu che sia più [grande] prodigio: che una piccola luce resti rinchiusa nel sole o che il sole resti rinchiuso nella piccola luce?”
Ed io: “Certo che si renderebbe più prodigioso, che la piccola luce rinchiu-desse il sole, anzi, mi pare impossibile che ciò potesse[140] succedere”.
E Gesù: “Ciò che è impossibile alla creatura, è possibile a Dio. La piccola luce è l’anima e la mia Volontà è il sole. Ora, Essa deve tanto dare alla pic-cola luce, da poter formare di lei un cerchio e la mia Volontà restare rin-chiusa in questo cerchio, e siccome la natura della luce è di spandere i suoi raggi ovunque, mentre resterà in trionfo in questo cerchio, spanderà i suoi raggi divini per dare a tutti la vita della mia Volontà. Questo è il prodigio dei prodigi, che tutto il Cielo sospira. Perciò dà largo campo alla mia Volon-tà e non ti opporre in nulla, affinché ciò che fu stabilito da Dio nell’opera della Creazione abbia il suo compimento”. [141]
27 Maggio 1926
L’unità della Luce della D. Volontà: Essa è infinita, invece l’Umanità SS. di N. Signore ha i suoi
limiti. Simbolo del Volere Eterno è il Sole, nel quale c’è anche l’unità della luce. Quest’unità del
D. Volere parte dal centro delle Tre Divine Persone ed investe tutti e tutta la Creazione; è già
fissa in Luisa, perciò i suoi atti partono dalle Tre Divine Persone e sono gli stessi che Loro fanno.
Che cosa fanno le piccole luci umane che non stanno nell’unità della Luce della Divina Volontà.
Le opere di Dio sono fondate sul nulla, per lasciare tutta la possibilità di agire alla Divina Volontà
Stavo facendo i miei soliti atti nel Volere Supremo e una luce inaccessibile avvolgeva il mio piccolo essere, facendomi come presenti tutte le opere del mio Creatore. Io avevo un “Ti amo” per ciascuna cosa creata, un moto per ogni moto e un’adorazione e un “grazie” di riconoscenza per tutta la Creazione; ma però comprendevo che era la stessa luce [quella] che mi somministrava quel “Ti amo”per ogni cosa, quel moto, quell’adorazione. Io ero sola in preda della luce, ed essa mi allargava, mi impiccoliva e faceva della mia piccolezza quello che voleva. Ora, mentre mi trovavo in questo stato, io ero dolente perché non vedevo il mio dolce Gesù, e pensavo tra me: “Gesù mi ha lasciata, e in questa benedetta luce io non so dove rivolgere i miei passi per ritrovarlo, perché non si vede né dove comincia né dove finisce.[142] O luce santa, fammi trovare Colui che è tutta la mia vita, il mio Bene sommo”.
Ma mentre mi sfogavo per il dolore della privazione di Gesù, tutto bontà è uscito da dentro il mio interno e tutto tenerezza mi ha detto: “Figlia mia, perché temi? Io non ti lascio, è piuttosto il mio Volere Supremo che mi eclissa in te. La luce della mia Volontà è interminabile, infinita; non si trovano i confini, né dove comincia, né dove finisce. Invece la mia Umanità ha i suoi confini, i suoi limiti, e perciò, essendo la mia Umanità più piccola della mia Eterna Volontà, Io resto coinvolto in Essa e come eclissato, e mentre sto con te, do il campo d’azione al mio Volere e godo del suo operato divino nella picco-lezza dell’anima tua, e preparo una nuova lezione da darti, per farti cono-scere sempre più le meraviglie del mio Supremo Volere. Perciò, quando nuoti in Esso sii certa che sto con te, anzi faccio con te ciò[143] che fai tu; e per darle tutto il campo d’azione Io sto in te come nascosto, per godermi i suoi frutti.
Onde tu devi sapere, figlia mia, che la vera luce è inseparabile29 . Guar-da, anche il sole che sta nell’atmosfera30 ha questa prerogativa e possiede l’unità della luce. È tanto compatta la luce nella sua sfera, che non ne perde un atomo e, ad onta che scende nel basso riempiendo di luce tutta la terra, la luce non si divide mai. È tanto compatta in se stessa, unita, inseparabile, che nulla perde mai della sua luce solare, tanto è vero, che tutti insieme spande i suoi raggi, fugando dalla terra, da per tutto, le tenebre, e tutta insieme ritira la sua luce, non lasciando neppure le tracce dei suoi atomi. Se la luce del sole fosse divisibile, da quanto tempo si sarebbe impoverito di luce e non avrebbe più forza di illuminare tutta la terra; si potrebbe dire «luce divisa, terra desolata». Sicché il sole può cantare vittoria e[144] pos-siede tutta la sua forza e tutti i suoi effetti nell’unità della sua luce. E se la terra riceve tanti mirabili ed innumerevoli effetti, percui il sole si può chia-mare vita della terra, tutto ciò avviene dall’unità della luce che possiede, che da tanti secoli non ha perduto neppure un atomo di luce affidatogli da Dio e perciò è sempre trionfante,maestoso e fisso,e sempre stabile a decan-tare nella sua luce il trionfo e la gloria della luce eterna del suo Creatore.
Ora, figlia mia, il sole è il simbolo del mio Eterno Volere, e se questo simbolo possiede l’unità della luce, molto più la mia Volontà, che non è simbolo, ma la realtà della luce, e il sole si può chiamare la sfioritura della luce 31 inaccessibile della mia Volontà. E tu hai visto la sua immensità e che non si vede un globo di luce come il sole, ma vastità immensa, [di] cui l’occhio umano non può giungere a guardare né dove finisce, né dove[145] incomincia; eppure tutta questa interminabilità32 di luce è un atto solo del-l’Eterno Volere. È tanto compatta insieme tutta questa luce increata, che si rende inseparabile, indivisibile, sicché più che sole possiede l’unità eterna, in cui viene fondato il trionfo di Dio e di tutte le nostre opere. Ora, questo trionfo dell’unità del Supremo Volere è il centro della Trinità Sacrosanta, il centro della sua sede, del suo trono33 . Da questo centro divino partono i suoi raggi fulgidissimi e investono tutta la Patria Celeste, e tutti i santi ed angeli sono investiti dall’unità del mio Volere. Tutti ricevono gli effetti innu-merevoli, per cui, rapendoli tutti a sé, forma di loro una sola unità con l’uni-tà suprema della mia Volontà. Questi raggi investono la Creazione tutta, che forma la sua unità con l’anima che vive nella mia Volontà.
Guarda l’unità di questa luce della mia Volontà, che sta nel centro delle Tre Divine Persone.[146] È già fissata in te, sicché una è la luce, uno è l’atto, una è la Volontà. Ora, mentre stai facendo i tuoi atti in questaunità, sono già incorporati a quell’Atto solo del centro, e la Divinità è già con te a fare ciò che fai tu. La Mamma Celeste, i santi e angeli e tutta la Creazione, tutti in coro ripetono il tuo atto e sentono gli effetti della Volontà Suprema. Guarda, ascolta il prodigio non mai visto di quell’Atto solo che riempie Cielo e terra, e che la stessa Trinità, unificandosi con la creatura, si mette come primo atto dell’atto della creatura”.
In questo mentre, vedevo la luce eterna fissata in me, e sentivo il coro di tutto il Cielo e di tutta la Creazione nel suo muto linguaggio. Ma chi può dire tutto e ciò che comprendevo dell’unità della luce del Supremo Volere? E Gesù ha soggiunto:
“Figlia mia, per essere buono e santo ogni atto, il suo principio deve ve-nire da Dio, ed ecco che per l’anima che vive nel mio Volere, nell’unità di questa luce, la sua[147] adorazione, il suo amore, il suo moto e tutto ciò che può fare incomincia dalla Trinità Divina, sicché riceve il principio dei suoi atti da Dio stesso, ed ecco che la sua adorazione, il suo amore, il suo moto, è la stessa adorazione che hanno tra loro le Tre Divine Persone, lo stesso amore reciproco che regna tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e il suo moto è quel moto eterno che mai cessa e che dà moto a tutti. L’unità di questa luce mette tutto in comune, e ciò che fa Dio [lo]fa l’anima, e ciò che fa l’anima [lo]fa Dio. Dio, per virtù propria; l’anima, in virtù dell’unità della luce che la involge.
Perciò il prodigio del vivere nel mio Volere è il prodigio di Dio stesso, è prodigio primario; tutti gli altri prodigi, tutte le altre opere, anche buone e sante, restano eclissate, scompariscono innanzi agli atti fatti nell’unità di questa luce.
Immaginati il sole, che nell’unità della sua luce spande i suoi raggi, inva-dendo tutta la terra, e le creature[148] che mettessero di fronte alla sfol-gorante luce del sole tutte le luci che ci sono nel basso della terra: luci elettriche, luci private…: per quante ne volessero mettere, la loro luce reste-rebbe meschina innanzi al sole, quasi come se non [ci]fossero, e nessuno si servirebbe di tutte quelle luci per avere la luce al passo per camminare, alla mano per lavorare, all’occhio per vedere, ma tutti si servirebbero del sole e tutte quelle luci resterebbero oziose, senza far bene a nessuno.
Tali sono tutte le altre opere che non sono fatte nell’unità della luce del mio Volere, sono le piccole luci innanzi al gran Sole, alle quali quasi non si fa attenzione. Ma però quelle luci che, stando il sole, non servono e non fanno figura né bene, scomparso il sole acquistano il loro piccolo valore, fanno il loro piccolo bene, sono luce nelle tenebre della notte, servono al-l’operato dell’uomo, ma non sono mai [il]sole, népossono fare il gran bene che può fare il sole. Eppure lo scopo della Creazione[149] era che, essendo uscite tutte le cose da dentro l’unità di questa luce del «Fiat» Supremo, tutte dovevano restare nell’unità di Essa. Solo la creatura non volle conoscere questo scopo, uscì dall’unità della luce del Sole del mio Volere e si ridusse a mendicare gli effetti di questa luce, quasi come terra che mendica dal sole la vegetazione e lo sviluppo del seme che nasconde nel suo seno. Quale dolore, figlia mia, quale dolore! Da re, ridursi mendicante e mendicare da chi doveva stare a suo servizio”.
Gesù, tutto afflitto e dolente, ha fatto silenzio, ed io comprendevo tutto il dolore che lo trafiggeva. Sentivo in me questo suo dolore, che penetrava fin nelle più intime fibre dell’anima mia, ma io volevo a qualunque costo sollevare Gesù, e sono ritornata ai miei soliti atti nell’unità del suo Volere, conoscendo che Lui passa facilmente dal dolore alla gioia, quando la mia piccolezza si tuffa nella luce inac-cessibile della[150] sua Volontà.
Onde Gesù amava insieme con me e l’amore ha rimarginato il suo dolore; e ha ripreso il suo dire: “Figlia mia, giacché ti sto crescendo nel mio Volere, deh, non volermi mai dare questo dolore sì trafiggente, di uscire dall’unità della luce del «Fiat» Supremo. Promettimi, giurami che sarai sempre la neonata della mia Volontà”.
Ed io: “Amor mio, consolati, io lo prometto, lo giuro, e Tu devi promettermi di tenermi sempre nelle tue braccia ed inabissata nel tuo Volere, né devi mai lasciarmi, se vuoi che io sia sempre, sempre la piccola figlia della tua Volontà, che io tremo e temo di me stessa, molto più che quanto più Tu parli di questo Volere Supremo, tanto più io sento che non sono buona, e la nullità del mio nulla si fa più sentire”.
E Gesù sospirando ha soggiunto: “Figlia mia, questo sentire di più il tuo nulla non si oppone al vivere nel mio Volere, anzi, è un tuo dovere. Tutte le opere mie sono formate sopra il nulla, e perciò[151] il Tutto può fare quello che vuole. Se il sole avesse ragione e [gli] si domandasse: «Che fai di bene? Quali sono i tuoi effetti? Quanta luce e calore contieni?», risponderebbe: «io non faccio nulla, so solo che la luce datami da Dio è investita dal Volere Supremo e faccio quello che vuole, mi stendo dove vuole e produco gli effetti che vuole; e mentre faccio tanto, io resto sempre nulla e tutto fa il Volere Divino in me». E così tutte le altre opere mie, tutta la loro gloria è restare nel nulla per dare alla mia Volontà tutto il campo di farla operare.
Solo l’uomo volle fare senza la Volontà del suo Creatore, volle far ope-rare il suo nulla, credendosi buono a qualche cosa, e il Tutto, sentendosi posposto dal nulla, uscì dall’uomo, il quale, da superiore a tutti, si ridusse al disotto di tutti. Perciò, fa’ che il tuo nulla stia sempre in balia del mio Volere, se vuoi che l’unità della sua luce operi in te e richiami a novella vita lo scopo della Creazione”. [152]
31 Maggio 1926
Differenza tra chi vive nel Divin Volere nell’unità della sua Luce e chi è soltanto rassegnato
e sottomesso alla Volontà di Dio: è la stessa differenza che c’è tra il Sole e la terra,
tra la condizione di Adamo ancora innocente e la sua condizione dopo il peccato.
Vivere nella Divina Volontà è possedere la sorgente dell’unità della Luce della Divina Volontà
con tutti i suoi effetti. L’unità della Luce che perdette Adamo fu posseduta dalla Vergine SS.
e così fece incarnarsi il Redentore. Adamo innocente e la Mamma Celeste avevano l’unità
della Luce per dono di Dio, mentre invece l’Umanità di Gesù l’aveva per propria natura.
Inseparabilità delle Tre Divine Persone e il compito proprio del Verbo, di patire e di redimere.
La rivelazione della Divina Volontà non finirà mai in eterno
La luce del Divin Volere continua a involgermi, e la mia piccola intelligenza,mentre nuota nel mare immenso di questa luce, appena può prendere qualche goccia di luce e qualche piccola fiammella delle tante verità, conoscenze e felicità che contiene questo mare interminabile dell’Eterno Volere, e molte volte non trovo i vocaboli adatti per mettere su carta quel poco di luce; dico poco [in confronto] a quel tanto che lascio, perché la mia povera e piccola intelligenza prende quanto basta a riempirmi, il resto debbo lasciarlo. Succede come ad una persona che si tuffa nel mare; lei resta tutta bagnata, l’acqua le scorre da per tutto, forse fin nelle viscere, ma uscendo dal mare, che cosa porta con sé di tutta l’acqua del mare? Pochissimo, quasi nulla a confronto dell’acqua che vi rimane nel mare. E con essere stata nel mare, può dire forse quant’acqua, quante specie di pesci e quanti ci sono nel mare? Certo che no, ma però saprà dire quel[153] poco che ha visto del mare. Tale è la povera anima mia. Onde il mio dolce Gesù, mentre mi trovavo in questa luce, è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:
“Figlia mia, questa è l’unità della luce della mia Volontà, e affinché tu l’ami sempre più e ti confermi maggiormente in Essa, voglio farti conoscere la gran differenza che c’è tra chi vive nel mio Volere, nell’unità di questa luce, e chi si rassegna e si sottopone alla mia Volontà. E per farti ben comprendere, ti darò nel sole che sta nel orizzonte una similitudine. Il sole, stando nella volta dei cieli, spande i suoi raggi sulla superficie della terra. Guarda, tra terra e sole c’è una specie d’accordo, il sole nel toccare la terra e la terra nel ricevere la luce ed il tocco del sole. Ora, la terra, col ricevere il tocco della luce, sottoponendosi al sole, riceve gli effetti che contiene la luce e questi effetti trasmutano la faccia della terra, la fanno rinverdire, la fioriscono, sviluppano le piante, maturano i frutti,[154] e tante altre meravi-glie che si vedono sulla faccia della terra, prodotte sempre dagli effetti che contiene la luce solare. Ma il sole, col dare i suoi effetti, non dà la sua luce, anzi, geloso ne conserva la sua unità, e gli effetti non sono duraturi. Perciò si vede la povera terra ora tutta fiorita, ora tutta spogliata; quasi ad ogni stagione si cambia, subisce continue mutazioni.
Se il sole desse alla terra effetti e luce, la terra si cambierebbe in sole e non avrebbe più bisogno di mendicare gli effetti, perché contenendo in sé la luce diverrebbe padrona della sorgente degli effetti che il sole contiene.
Ora, tale è l’anima che si rassegna e si sottopone alla mia Volontà, vive degli effetti che ci sono in Essa, e non possedendo la luce non possiede la sorgente degli effetti che nel Sole dell’Eterno Volere ci sono. Perciò si vedo-no quasi come terra, ora ricche di virtù, ora povere, e si mutano ad ogni circostanza. Molto più che, se non sono sempre rassegnate e sottoposte alla mia Volontà, sono[155] come terra che non si volesse far toccare dalla luce del sole, perché se riceve gli effetti è perché si fa toccare dalla sua luce, altrimenti resterebbe squallida, senza produrre un filo d’erba.
Tale restò Adamo dopo il peccato. Lui perdette l’unità della luce e quindi la sorgente dei beni ed effetti che il Sole della mia Volontà contiene. Non sentiva più in sé stesso la pienezza del Sole Divino, non scorgeva più in sé quell’unità della luce che il suo Creatore aveva fissato nel fondo dell’anima sua, che, comunicandogli la sua somiglianza, faceva di lui una sua copia fedele. Prima di peccare, possedendo la sorgente dell’unità della luce col suo Creatore, ogni suo piccolo atto era raggio di luce che, invadendo la Creazione tutta, andava a fissarsi nel centro del suo Creatore, portandogli l’amore ed il contraccambio di tutto ciò che era stato fatto per lui in tutta laCreazione. Era lui che armonizzava tutto e formava la nota d’accordo tra il Cielo e la terra. Ma come si sottrasse dalla [156] mia Volontà, i suoi atti come raggi non più invadevano Cielo e terra, ma si restrinsero quasi come piante e fiori nel piccolo circuito del suo terreno, sicché perdendo l’armonia con tutta la Creazione, diventò la nota scordante di tutto il creato. Oh, come scese nel basso e pianse amaramente l’unità della luce perduta, che elevan-dolo sopra a tutte le cose create faceva di Adamo il piccolo dio della terra.
Ora, figlia mia, da quello che ti ho detto puoi comprendere che il vivere nella mia Volontà è possedere la sorgente dell’unità della luce della mia Volontà, con tutta la pienezza degli effetti che in Essa ci sono. Sicché in ogni suo atto sorge la luce, l’amore, l’adorazione, eccetera, che costituen-dosi atto per ogni atto, amore per ogni amore, come luce solare invade tut-to, armonizza tutto, accentra tutto in sé e come fulgido raggio porta al suo Creatore il contraccambio di tutto ciò che ha fatto per tutte le creature e la vera nota d’accordo tra il Cielo e la[157] terra.
Quale differenza tra chi possiede la sorgente dei beni che contiene il Sole della mia Volontà, e chi vive degli effetti di Essa! Sarebbe la differenza che c’è tra il sole e la terra. Il sole possiede sempre la pienezza della luce e degli effetti, è sempre sfolgorante e maestoso nella volta dei cieli, non ha bisogno della terra e, mentre tocca tutto, esso è intangibile, non si fa toccare da nes-suno; e se qualcuno ardisse anche di fissarlo, con la sua luce lo eclissereb-be, lo accecherebbe e lo atterrerebbe. Invece la terra ha bisogno di tutto, si fa toccare, spogliare, e se non fosse per la luce del sole e dei suoi effetti, sa-rebbe una tetra prigione, piena di squallida miseria. Perciò non c’è para-gone che regga tra chi vive nella mia Volontà e chi [si] sottopone ad Essa.
Sicché l’unità della luce la possedeva Adamo prima di peccare, e non potette più ricuperarla stando in vita. Di lui successe come [alla]terra che gira intorno al sole, che non essendo fissa, mentre gira si oppone al sole[158] e forma la notte 34 . Ora, per renderlo fermo di nuovo e poter così soste-nere l’unità di questa luce, ci voleva un riparatore, e questo doveva essere superiore a lui; ci voleva una forza divina per raddrizzarlo: ecco la necessità della Redenzione.
L’unità di questa luce la possedeva la mia Celeste Mamma, e perciò più che sole può dare luce a tutti. Tra Lei e la Maestà Suprema non ci fu mai notte né ombra alcuna, ma sempre pieno giorno, e perciò in ogni istante quest’unità della luce del mio Volere faceva scorrere in Lei tutta la Vita Divina, che le portava mari di luce, di gioie, di felicità, di cognizioni divine, mari di bellezza, di gloria, d’amore. E Lei, come in trionfo, portava al suo Creatore tutti questi mari come suoi, per attestargli il suo amore, la sua adorazione, e per farlo invaghire della sua bellezza; e la Divinità faceva scorrere altri mari nuovi più belli. Lei[159] possedeva tanto amore, che come [cosa]connaturale poteva amare per tutti, adorare e supplire per tutti. I suoi più piccoli atti, fatti nell’unità di questa luce, erano superiori ai più grandi atti e a tutti gli atti di tutte le creature insieme; perciò i sacrifici, le opere, l’amore di tutte le altre creature, si possono chiamare piccole fiammelle di fronte al sole, goccioline d’acqua di fronte al mare, al confronto degli atti della Sovrana Regina. E perciò Lei, in virtù dell’unità di questa luce del Supremo Volere, trionfò di tutto, vinse il suo stesso Creatore e lo fece prigioniero nel suo materno seno. Ah, solo l’unità di questa luce del mio Volere, che possedeva Colei che imperava su tutto, potette formare questo prodigio non mai successo, che le somministrava gli atti degni di questo Prigioniero Divino.
Adamo, col perdere quest’unità della luce, si capovolse e formò la notte, le debolezze, le passioni, per sé [e] per le generazioni. Questa Vergine eccel-sa, col non[160] fare mai la sua volontà, stette sempre diritta e dirimpetto al Sole Eterno, e perciò per Lei fu sempre giorno e fece spuntare il giorno del Sole di Giustizia per tutte le generazioni. Se questa Vergine Regina non avesse fatto altro che conservare nel fondo dell’anima sua immacolata l’uni-tà della luce dell’Eterno Volere, sarebbe bastato per ridarci la gloria di tutti, gli atti di tutti e il contraccambio dell’amore di tutta la Creazione. La Divi-nità, per mezzo suo, in virtù della mia Volontà, si sentì ritornare le gioie e la felicità che aveva stabilito di ricevere per mezzo della Creazione. Perciò Lei si può chiamare la Regina, la Madre, la fondatrice, la base e [lo]specchio della mia Volontà, in cui tutti possono rimirarsi per ricevere da Lei la Vita di Essa”.
Dopo ciò, io mi sentivo come inzuppata di questa luce e comprendevo il gran prodigio del vivere nell’unità di questa luce del Volere Supremo, ed il mio dolce Gesù, ritornando, ha soggiunto: “Figlia[161] mia, Adamo nello stato d’innocen-za e la mia Mamma Celeste possedevano l’unità della luce della mia Volon-tà, non in virtù propria, ma per virtù comunicata da Dio. Invece la mia Uma-nità la possedeva per virtù propria, perché in Essa non solo c’era l’unità della luce del Supremo Volere, ma c’era il Verbo Eterno e, siccome Io sono inseparabile dal Padre e dallo Spirito Santo, successe la vera e perfetta bilocazione, ché mentre rimasi in Cielo scesi nel seno della mia Mamma, ed essendo il Padre e lo Spirito Santo inseparabili da Me, anche Loro vi scese-ro insieme e nel medesimo tempo restarono nelle altezze dei Cieli”.
Ora, mentre Gesù ciò diceva, a me è venuto il dubbio se le Tre Divine Persone avevano sofferto tutte e tre, oppure solo il Verbo, e Gesù ha ripreso il suo dire col dirmi: “Figlia mia, il Padre e lo Spirito Santo, perché inseparabili da Me, scesero insieme con Me ed Io[162] restai con Loro nei Cieli, ma il compito di soddisfare, di patire e di redimere l’uomo fu preso da Me. Io, Figlio del Padre, presi la parte di rappacificare Dio con l’uomo. La nostra Divinità era intangibile da poter patire la minima pena. Fu la mia Umanità, unita con le Tre Divine Persone in modo inseparabile, che dandosi in balia della Divinità pativa pene inaudite, soddisfaceva in modo divino. E siccome la mia Uma-nità non solo possedeva la pienezza della mia Volontà come virtù propria, ma lo stesso Verbo e, [come] conseguenza dell’inseparabilità, il Padre e lo Spirito Santo, superò perciò in modo più perfetto tanto Adamo innocente quanto la stessa Mamma mia, perché in loro era grazia, in Me era natura. Loro dovevano attingere da Dio la luce, la grazia, la potenza, la bellezza; in Me c’era la fonte da cui sorgeva luce, bellezza, grazia, eccetera, sicché era tanta la differenza, in Me che[163] era natura e nella stessa Mamma mia che era grazia, che Lei restava eclissata innanzi alla mia Umanità. Perciò, figlia mia, sii attenta, il tuo Gesù ha la fonte che sorge e ha sempre da darti e tu sempre da prendere. Per quanto ti possa dire sulla mia Volontà, ho sempre da dirti, e non ti basterà né la corta vita dell’esilio, né tutta l’eternità a farti conoscere la lunga storia della mia Suprema Volontà e a numerarti i grandi prodigi che ci sono in Essa”.
6 Giugno 1926
Nella Divina Volontà sono presenti tutti gli atti della Vita di Gesù, di Maria e di tutte le creature,
che attendono la compagnia e il contraccambio degli atti di Luisa. Gesù la guida agli atti della
sua infanzia. Quando Gesù venne sulla terra, prima di ripristinare la Divina Volontà (principio
e fine dell’uomo) dovette fare la Redenzione (il mezzo per salvarlo). Nella sua Incarnazione,
per redimerci, ebbe bisogno di una Madre Vergine Immacolata; adesso, per fare che
la sua Volontà sia conosciuta e regni, ha avuto bisogno di una creatura della stirpe comune,
ma elevata per grazia all’altezza di questo compito. Rapporto tra la Redenzione e il “FIAT”
(compimento dello scopo della Creazione)
Stavo secondo il mio solito facendo i miei atti nella Volontà Suprema, e cerca-vo di rintracciare tutto ciò che fece il mio Gesù, la mia Mamma Celeste, la Crea-zione e tutte le creature. Ora, mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù mi aiutava a farmi presenti tutti i suoi atti[164] che io omettevo di rintracciare, non avendone la capacità, e Gesù, tutto bontà, mi faceva presente il suo atto, dicendomi:
“Figlia mia, nella mia Volontà tutti i miei atti sono tutti presenti, come schierati fra loro. Guarda, qui ci sono tutti gli atti della mia infanzia, ci sono le mie lacrime, i miei vagiti; c’è pure quando da piccolo bambinello pas-sando dai campi coglievo i fiori. Vieni a mettere il tuo «Ti amo» sui fiori che colgo e sulle mie mani che si stendono a coglierli. In quei fiori era te che guardavo, era te che coglievo, qual piccolo fiorellino della mia Volontà. Non vuoi tu dunque farmi compagnia in tutti i miei atti infantili col tuo amore e col trastullarti con Me in questi atti innocenti? Guarda, in seguitoc’è quan-do da piccolo bambinello, stanco dal piangere per le anime, prendevo bre-vissimo sonno, ma prima di chiudere gli occhi volevo te per riconciliarmi il sonno, volevo vederti prima baciare le mie lacrime[165] con l’imprimere un tuo «Ti amo» in ogni lacrima e con la nenia del tuo «Ti amo» farmi chiudere gli occhi al sonno. Ma mentre dormo non lasciarmi solo, aspettami che mi svegli, affinché come hai chiuso il mio sonno, così apra la mia veglia nel tuo «Ti amo».
Figlia mia, per chi doveva vivere nel mio Volere, era stabilito che fosse inseparabile da Me35 , e ad ontache tu allora non c’eri, lamia Volontà ti ren-deva36 presente e mi ridava la tua compagnia, gli atti tuoi, il tuo «Ti amo», e sai tu che significa un «Ti amo» nella mia Volontà? Quel «Ti amo» racchiude una felicità eterna, un amore divino, e per la mia infantile età era bastante a felicitarmi e a formare intorno a Me un mare di gioia, bastante a farmi met-tere da parte tutte le amarezze che mi davano le creature.
Se tu non segui tutti i miei atti, ci sarà un vuoto degli atti tuoi nella mia Volontà ed Io rimarrò isolato senza la tua[166] compagnia; invece voglio il tuo nesso in tutto ciò che ho fatto, perché essendo una la volontà che ci unisce, di conseguenza uno deve essere l’atto. Ma seguimi ancora, guarda-mi qui, quando nella mia infantile età di due o tre anni Io mi appartavo dalla mia Mamma e in ginocchio, con le braccine aperte in forma di croce, pregavo il mio Celeste Padre perché avesse pietà del genere umano, e nelle mie braccine aperte abbracciavo tutte le generazioni. La mia posizione era straziante, così piccino, in ginocchio, con le braccine aperte piangere, pre-gare… La mia Mamma non avrebbe potuto resistere a vedermi; il suo amore materno, che tanto mi amava, l’avrebbe fatto soccombere. Perciò, vieni tu che non hai l’amore della mia Mamma, vieni a sostenermi le braccine, a rasciugarmi le lacrime, metti un tuo «Ti amo» su quel terreno dove poggiano le mie piccole ginocchia, affinché non mi sia tanto duro, e poi gettati nelle mie braccine[167] affinché ti offra al mio Celeste Padre come figlia della mia Volontà. Fin d’allora Io ti chiamavo, e quando mi vedevo solo, abbandonato da tutti, Io dicevo tra Me: Se tutti mi lasciano, la neonata della mia Volontà non mi lascerà mai solo, perché l’isolamento mi è troppo duro, e perciò gli atti miei aspettano i tuoi e la tua compagnia”.
Ma chi può dire tutto ciò che il mio dolce Gesù mi faceva presente di tutti gli atti della sua vita? Se io volessi dirli tutti, sarei troppo lunga, dovrei empire volumi interi 37; perciò faccio punto…
Onde, dopo ciò, stavo dicendo al mio amabile Gesù: “Amor mio, se tanto ami che la tua SS. Volontà sia conosciuta e che regni col suo pieno dominio in mezzo alle creature, perché quando venisti Tu sulla terra, unito con la tua Mamma Celeste, che come ottenne il sospirato Redentore, così poteva ottenere il sospirato «Fiat», non formasti[168] unito alla Redenzione il compimento della tua SS. Volontà? La vostra presenza visibile avrebbe aiutato, facilitato in modo mirabile il Regno della Suprema Volontà sulla terra. Invece, farlo per mezzo di questa creatura povera, meschina ed incapace, mi sembra come se non dovesse avere tutta la gloria e il totale trionfo”.
Ed il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, tutto era stabilito, l’epoca e il tempo, tanto della Redenzione come quello di far conoscere la mia Volontà sulla terra, affinché vi regnasse. Era stabilito che la mia Redenzione doveva servire come mezzo di aiuto. Essa non era stata il principio dell’uomo, ma sorse come mezzo dopo che l’uomo si allon-tanò dal suo principio. Invece la mia Volontà fu il principio dell’uomo e la fine in cui deve rinchiudersi. Tutte le cose hanno il loro principio dalla mia Volontà e tutto deve ritornare in Essa, e se non tutte nel tempo, nell’eternità nessuno le potrà sfuggire,[169] e perciò, anche per questa ragione, il primato è sempre della mia Volontà.
Ora, per formare la Redenzione Io avevo bisogno di una Madre Vergine, concepita senza l’ombra della macchia originale, perché dovendo prendere umana carne, era decoroso per Me,Verbo Eterno,che non prendessi un san-gue infetto per formare la mia SS. Umanità. Ora, per far conoscere la mia Volontà, perché vi regni, non occorre che Io faccia una seconda madre se-condo l’ordine naturale, ma piuttosto mi occorre una seconda madre secon-do l’ordine della grazia, perché per fare che regni la mia Volontà non ho bisogno di un’altra Umanità, ma di dare tale conoscenza di Essa, che [le creature], allettate dai suoi prodigi, dalla sua bellezza e santità e dal bene grandissimo che le viene alla creatura, possanocon tutto amore sottoporsi al suo dominio.
E perciò, eleggendoti per la missione del mio Volere, secondo l’ordine naturale ti ho preso dalla stirpe comune, ma per il decoro della mia[170] Vo-lontà, secondo l’ordine della grazia,dovevo elevarti tanto, da non restare nell’anima tua nessun’ombra infetta, per la quale la mia Volontà potesse sentire ritrosia di regnare in te38 . Come ci voleva il sangue puro dell’Imma-colata Vergine per formare la mia Umanità, per poter redimere l’uomo, così ci voleva la purezza, la candidezza, la santità, la bellezza dell’anima tua per poter formare in te la Vita della mia Volontà. E come col formare la mia Umanità nel seno della mia Mamma, questa Umanità si diede a tutti –si intende, a quelli che mi vogliono– come mezzo di salvezza, di luce, di san-tità, così questa vita della mia Volontà formata in te si darà a tutti, per farsi conoscere e prendere il suo dominio. Se avessi voluto liberarti dalla mac-chia d’origine, come la mia Celeste Mamma, per fare che la mia Volontà prendesse vita in te, nessuno si avrebbe dato pensiero che il mio Volere regnasse in loro; avrebbero detto:[171] «Bisogna essere una seconda madre di Gesù, avere i suoi privilegi, per far regnare la vita della Volontà Suprema in noi». Invece, col conoscere che sei della stirpe loro, concepita come loro, volendolo, anche loro, aiutandosi con il loro buon volere, potranno cono-scere la Volontà Suprema, quel che devono fare per farla regnare in loro, il bene che viene loro, la felicità terrestre e celeste preparata in modo distinto per coloro che faranno regnare la mia Volontà.
La mia Redenzione doveva servire per piantare l’albero della mia Vo-lontà, il quale [dovevo] innaffiare col mio sangue, coltivare e zappare coi miei sudori e pene inaudite,concimare coi sacramenti. Dovevo prima far sviluppare l’albero, poi far nascere i fiori ed in fine far maturare i frutti celesti della mia Volontà. E per far maturare questi frutti preziosi non ba-stava il corso dei miei trentatre anni, né le creature erano preparate, dispo-ste per prendere un cibo[172] così delicato che davo, tutto di Cielo, e perciò mi contentai di piantarvi l’albero, lasciando tutti i mezzi possibili per farlo crescere bello e gigantesco, e a tempo opportuno, quando i frutti stanno per maturare e affinché siano colti, ho scelto te in modo tutto speciale per farti conoscere il bene che contiene, e come voglio innalzare di nuovo la crea-tura alla sua origine, affinché mettendo da banda la sua volontà, causa per cui scese dal suo stato felice, mangi di questi frutti preziosi, i quali le da-ranno tanto gusto, da servire per toglierle tutta l’infezione delle passioni e del proprio volere e restituire il dominio alla mia Volontà,ed Essa, abbrac-ciando tutto in un solo amplesso, unirà tutto insieme, Creazione, Reden-zione e compimento dello scopo per cui tutte le cose furono create, cioè che la mia Volontà sia conosciuta,amata e compiuta,come in Cielo così in terra”.
Ed io: “Gesù, Amor mio, quanto più Tu[173] dici, tanto più sento il peso della mia piccolezza, e temo che possa essere d’ostacolo al Regno della tua Volontà sulla terra. Oh, se Tu e la mia Mamma l’aveste fatto direttamente stando in terra, il tuo Volere avrebbe avuto il suo pieno effetto”.
E Gesù, interrompendo il mio dire, ha soggiunto: “Figlia mia, il nostro com-pito fu pienamente compiuto; sii tu attenta a compiere il tuo. Questo è com-pito tuo, molto più che Io e la Sovrana Regina siamo intangibili dalle pene, siamo in stato d’impassibilità e di gloria completa, e perciò le pene non pos-sono avere più che fare con Noi. Tu invece hai in aiuto le pene per impe-trare il «Fiat» Supremo, nuove conoscenze, nuove grazie, ed Io, ad onta che sono in Cielo, starò nascosto in te per formare il Regno alla mia Volontà. La mia potenza è sempre quella; con lo stare in Cielo posso fare quello che avrei fatto stando visibile sulla terra. Quando[174] Io voglio e la creatura si presta, dandosi tutta in preda del mio Volere, Io la investo e le faccio fare quello che dovrei fare Io stesso. Perciò sii attenta e bada al tuo compito”.
15 Giugno 1926
Il nulla di Luisa resta spaventato e trema sotto il peso del Tutto: lei sente la ripugnanza di dover
scrivere ciò che Dio vuole fare in lei; è lo stesso turbamento che provò Maria. In virtù dell’unità
della Luce, gli atti di Luisa sono atti di Gesù e portano a tutti i Beati del Cielo e allo stesso Dio
nuove gioie e nuova gloria. Lo stesso fece la Mamma Regina: Lei è Madre di amore e di dolore
per tutti i suoi figli sulla terra e Madre di gioia e di gloria per i suoi figli nel Cielo. E come una
donna (Eva) fu causa della rovina dell’uomo, un’altra (la Vergine SS.) ha ridonato il Salvatore
e la salvezza, e un’altra ancora (Luisa) deve dare a tutti le conoscenze della Divina Volontà,
per mezzo delle quali regnerà. Per questo ha voluto fare tutti i preparativi delle conoscenze
con Luisa, come fece per la Redenzione durante tanti anni con la Mamma a Nazaret.
Il ruolo dei sacerdoti rispetto a Luisa
Mi sentivo tutta piena di difetti, specie per la grande ripugnanza che sento quando si tratta di scrivere le cose intime tra me e Nostro Signore. È tanto il peso che sento, che non so che farei per non farlo. E siccome l’ubbidienza a chi è sopra di me s’impone, io vorrei contrastare, vorrei dire le mie ragioni per non farlo, ma però finisco sempre col cedere. Onde, avendo passato un contrasto simile, mi sentivo piena di difetti e tutta cattiva. Perciò, nel venire il benedetto Gesù gli ho detto: “Gesù, Vita mia, abbi pietà di me, guardami come sono[175] piena di difetti e quanta cattiveria c’è in me”.
E Lui, tutto bontà e tenerezza, mi ha detto: “Figlia mia, non temere, ci sono Io che ti vigilo e [che]sto a custodia dell’anima tua, affinché il peccato, an-che minimo, non entri nell’anima tua, e dove tu o altri vedono difetti e catti-verie in te, Io non ne trovo. Piuttosto vedo che il tuo nulla sente il peso del Tutto, perché quanto più ti elevo intimamente a Me e ti faccio conoscere ciò che vuol fare il Tutto del tuo nulla, tanto più tu senti la tua nullità e quasi spaventata, schiacciata sotto il Tutto, vorresti sfuggire dal manifestare, e molto meno scrivere su carta, ciò che il Tutto vuol fare di questo nulla; molto più che, per quanta ritrosia tu senti, Io vinco sempre e ti faccio fare quello che voglio. Ciò successe anche alla mia Mamma Celeste quando le fu detto: «Ti saluto, Maria, piena di grazia. Tu concepirai il Figlio di Dio». Lei nel sentire ciò si spaventò, tremò e disse:[176] «Come può ciò avvenire?»,ma finì col dire: «Fiat mihi secundum verbum tuum». Lei sentì tutto il peso del Tutto sopra il suo nulla e naturalmente si spaventò. Sicché quando ti manifesto ciò che voglio fare di te ed il tuo nulla si spaventa, vedo ripetere lo spavento della Sovrana Regina, ed Io, compatendoti, sollevo il tuo nulla, lo rafforzo, affinché possa resistere a sostenere il Tutto. Perciò non ti dar pensiero di ciò, ma pensa piuttosto a fare operare il Tutto in te”.
Onde, dopo ciò, stavo facendo i miei soliti atti nel Volere Supremo, abbrac-ciando tutto e tutti per poter portare al mio Creatore gli atti di tutti come un atto solo. Ora, mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e, abbracciando insieme con me tutto, si univa con me, facendo ciò che facevo io, e poi tutto amore mi ha detto:
“Figlia mia, amo tanto gli atti fatti nel mio Volere, che Io stesso prendo l’impegno[177] di custodirli nell’unità della mia luce suprema, in modo da renderli inseparabili da Me e dagli stessi atti miei. Se tu sapessi come sono geloso di questi atti, come mi glorificano in modo tutto divino! Si può dire che ciascuno di questi atti è una nuova festa che si inizia in tutta la Creazione ed in tutta la Patria Celeste. Dovunque si trova la mia Volontà, questi atti, scorrendo in Essa come raggi di luce, portano nuove gioie, feste e felicità. Questi atti sono le gioie, la festa e la felicità che forma la creatura nella Volontà del suo Creatore; e ti pare poco che la creatura possa formare e portare la festa, la gioia, la felicità al suo Creatore e dovunque possa regnare la nostra Volontà?
Ciò successe per la mia Mamma Regina. Lei operò sempre nell’unità della luce del Volere Supremo. Tutti i suoi atti, l’ufficio di Madre, i diritti di Regina, restarono inseparabili dal suo Creatore; tanto è vero, che la Divi-nità, quando sprigiona gli atti della beatitudine per felicitare tutta[178] la Patria Celeste, sprigiona insieme tutti gli atti della Mamma Celeste, sicché tutti i santi non solo si sentono investiti delle nostre gioie e beatitudini, ma restano anche investiti dell’amore materno della loro Madre, della gloria della loro Regina e di tutti i suoi atti convertiti in gioie per tutta la Celeste Gerusalemme. Sicché tutte le fibre del suo Cuore materno amano con amore di Madre tutti i figli della Patria Celeste, e fa parte a tutti delle gioie di Madre e della gloria di Regina. Sicché Lei fu Madre d’amore e di dolore in terra per i suoi figli, che le costarono tanto quanto le costò la vita di suo Figlio Dio, e in virtù dell’unità della luce del Volere Supremo che possedeva, i suoi atti rimasero inseparabili dai nostri. In Cielo è Madre d’amore, di gioie e di gloria per tutti i suoi figli celesti, sicché tutti i santi hanno un amo-re maggiore [e] gloria e gioie di più per virtù della loro Madre e Sovrana Regina. Perciò amo tanto chi vive nella mia Volontà, che Io miabbasso fino a lei per fare insieme ciò che[179] essa fa, per innalzarla fin nel seno del-l’Eterno, per far fare uno l’atto suo col suo Creatore”.
Dopo ciò sono rimasta a pensare alla benedetta Volontà di Dio e molte cose giravano nella mia mente, che non è necessario dirle sulla carta, ed il mio dolce Gesù, ritornando, ha soggiunto:
“Figlia mia, il trionfo della mia Volontà è connesso con la Creazione e con la Redenzione; si può chiamare trionfo unico. E siccome una donna fu causa della rovina dell’uomo, dopo quattromila anni una Donna Vergine, facendo nascere da Lei la mia Umanità unita al Verbo Eterno, fu lacausa che ridonò il rimedio39 alla rovina dell’uomo caduto. Ora [che]il rimedio del-l’uomo è formato, deve restare solo la mia Volontà senza il suo pieno com-pimento, mentre Essa tiene il suo atto primo tanto nella Creazione quanto nella Redenzione? Ecco perché dopo altri duemila anni abbiamo scelto un’altra vergine come trionfo e compimento della nostra Volontà. Sicché Essa, formando il suo Regno[180] nell’anima tua e facendosi conoscere, con la sua conoscenza ti ha dato la mano per elevarti a vivere nell’unità della sua luce, in modo da formare la tua vita in Essa e la Volontà Divina di formare la sua Vita in te, e avendo formato in te il suo dominio, forma il connesso per comunicare il suo dominio alle altre creature.
E come con lo scendere il Verbo nel seno dell’Immacolata Vergine non rimase solo per Lei, ma formai il connesso di comunicazione per le creature e mi diedi a tutti e come rimedio di tutti, così succederà di te, che con aver formato in te il suo Regno, il mio Supremo Volere forma le comunicazioni per far conoscere alle creature tutto ciò che ti ho detto su di Esso, le cono-scenze che ti ho dato, il modo e il come del vivere nel mio Volere, il farti conoscere come vuole [e] sospira che l’uomo ritorni nelle sue braccia, che rientri nel suo principio del Volere Eterno, donde ne uscì. Sono tutte vie di comunicazione,[181] vincoli d’unione, trasmissione di luce, venticello per far-gli respirare l’aria della mia Volontà, e quindi disinfettare l’aria della volon-tà umana, e vento impetuoso da espugnare e sradicare le volontà più ribel-li. Ogni conoscenza che ti ho dato sulla mia Volontà contiene una potenza creatrice, ed il tutto sta [nel] far uscire fuori queste conoscenze, che la potenza che contengono saprà far breccia nei cuori per sottometterli40 al suo dominio.
Non successe forse lo stesso nella Redenzione? Fino a tanto che stetti con la mia Mamma nella vita nascosta di Nazaret, tutto taceva intorno a Me, sebbene questo mio nascondimento insieme con la Celeste Regina servì mirabilmente per formare la sostanza della Redenzione e poter annunziare che già stavo in mezzo a loro. Ma quando si comunicarono i frutti di Essa in mezzo ai popoli? Quando uscii in pubblico, mi feci conoscere e parlai loro con la potenza della mia parola creatrice. E come[182] tutto ciò che Io feci e dissi si divulgò e si divulga tuttora in mezzo ai popoli, così i frutti della Redenzione ebbero ed hanno i loro effetti.
Certo, figlia mia, se nessuno avesse conosciuto che Io ero venuto sulla terra, la Redenzione sarebbe stata una cosa morta per le creature e senza effetti, sicché la conoscenza ha dato la vita ai frutti di Essa. Così sarà della mia Volontà: la conoscenza darà la vita ai frutti della mia Volontà. Perciò ho voluto rinnovare ciò che feci nella Redenzione, di scegliere un’altra vergine, di starmi con lei nascosto per quaranta’anni e più, segregandola da tutti come dentro una nuova Nazaret41 , per essere libero con lei di dire tutta la storia, i prodigi, i beni che ci sono nella mia Volontà, e così poter formare in te la Vita di Essa. E così come insieme con Me e con la Mamma mia scelsi S. Giuseppe, insieme con Noi, come nostro cooperatore, tutore e vigile sen-tinella di Me[183] e della Sovrana Regina, così ho messo vicino a te la vigile assistenza dei miei ministri come cooperatori, tutori e depositari delle cono-scenze, [dei]beni e prodigi che ci sono nella mia Volontà e [di]come Essa vuol stabilire il suo Regno in mezzo ai popoli. Voglio per mezzo tuo deporre questa dottrina celeste nei miei ministri, come nuovi apostoli, affinché pri-ma formi con loro l’anello di congiunzione con la mia Volontà e poi la tra-smettano in mezzo ai popoli. Se ciò non fosse o non dovesse essere, non avrei tanto insistito nel farti scrivere, né avrei permesso la venuta gior-naliera del Sacerdote, ma avrei lasciato tutto il mio operato tra Me e te. Perciò sii attenta e lasciami libero in te di fare quello che voglio”.
Ora,chi può dire come sono rimasta confusa a questo parlare di Gesù? Sono rimasta muta e dal fondo del mio cuore ripetevo Fiat, Fiat, Fiat. [184]
20 Giugno 1926
Gesù presentato a Pilato (“Ecce Homo”): tutti chiesero la sua condanna. Gesù ha potuto portare
a termine la Redenzione solo grazie alle anime che, avendo in sé la Vita e il Regno della Divina
Volontà, avrebbero messo in salvo il frutto completo della sua Vita, Passione e Morte. Gesù,
vedendo agire Luisa nel Volere Divino, si sente finalmente Re vittorioso, perché dopo la lotta e
i preparativi durati 6.000 anni, ha raggiunto il suo scopo e ideale. La piccola figlia del Re ha lo
stesso ideale; anche lei ha sostenuto una lunga e penosa lotta di molti anni per conquistare
finalmente il Regno della D. Volontà. Segno che lo possiede. Il suo compito è di farlo conoscere
Dopo aver passato giorni amarissimi per la privazione del mio dolce Gesù, mi sentivo che non ne potevo più. Io gemevo sotto un torchio che mi stritolava anima e corpo, e sospiravo la mia Patria Celeste, dove neppure per un istante sarei rimasta priva di Colui che è tutta la mia Vita e il mio sommo ed unico Bene. Onde, quando mi sono ridotta agli estremi senza Gesù, mi son sentita riempire tutta di Lui, in modo che io restavo come un velo che Lo copriva; e siccome io stavo pen-sando e accompagnandolo nelle pene della sua Passione, specie nell’atto quando Pilato lo mostrò al popolo dicendo “Ecce Homo”, il mio dolce Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, come Pilato disse: «Ecce Homo», tutti gridarono: «Crocifiggi-lo, crocifiggilo, lo vogliamo morto». Anche il mio stesso Padre Celeste e la mia inseparabile e trafitta Mamma, e non solo quelli che erano presenti, ma tutti gli assenti[185] e tutte le generazioni passate e future; e se qualcuno non lo disse con la parola, lo disse coi fatti, perché non ci fu uno solo che dicesse che mi voleva vivo, e il tacere è conferma di ciò che vogliono gli altri. Questo grido di morte di tutti fu per Me dolorosissimo. Io sentivo tante morti per quante persone gridarono «crocifiggilo». Mi sentii come affogato di pene e di morte, molto più che vedevo che ciascuna mia morte non por-tava a ciascuno la vita, e quelli che ricevevano la vita per causa della Morte mia non ricevevano tutto il frutto completo della mia Passione e Morte. Fu tanto il mio dolore, che la mia Umanità gemente stava per soccombere e dare l’ultimo respiro; ma mentre morivo, la mia Volontà Suprema con la sua onniveggenza fece presenti alla mia Umanità morente tutti quelli che avreb-bero fatto regnare in loro, con dominio assoluto, l’Eterno Volere, i quali avrebbero preso il frutto completo della mia Passione e Morte, tra i quali stava a capo la mia cara Madre. Lei prese tutto[186] il deposito di tutti i miei beni e dei frutti che ci sono nella mia Vita, Passione e Morte. Neppure un mio respiro fece andare sperduto, del quale non custodisse il prezioso frut-to. Da Lei dovevano essere trasmessi alla piccola neonata della mia Volontà e a tutti quelli in cui il Supremo Volere avrebbe avuto la sua vita ed il suo Regno. Quando la mia Umanità spirante vide messo in salvo e assicurato il frutto completo della mia Vita, Passione e Morte, potetti riprendere e conti-nuare il corso della dolorosa Passione.
Sicché è solo la mia Volontà che porta tutta la pienezza dei miei beni e il frutto completo che c’è nella Creazione, Redenzione e Santificazione. Dove Essa regna, le opere nostre sono tutte piene di vita, nessuna cosa è a metà o incompleta. Invece dove Essa non regna, ancorché ci fosse qualche virtù, tutto è miseria, tutto incompleto; se producono qualche frutto42 , è acerbo e senza maturazione, e se prendono i[187] frutti della mia Redenzione, li pren-dono con misura e senza abbondanza, e perciò crescono deboli, malate e febbricitanti, e perciò, se fanno qualche poco di bene, lo fanno stentato e si sentono schiacciare sotto il peso di quel poco di bene che fanno. Invece la mia Volontà svuota la volontà umana e vi mette in quel vuoto la forza divi-na e la vita del bene, e perciò chi la fa regnare in sé fa il bene senza stento, e la vita che contiene lo porta ad operare il bene con una forza irresistibile. Dunque la mia Umanità nella mia Passione e Morte trovò la vita in chi doveva regnare la mia Volontà. Perciò la Creazione e la Redenzione sa-ranno sempre incomplete, fino a tanto che la mia Volontà non avrà il suo Regno nelle anime”.
Dopo ciò, stavo facendo i miei soliti atti nel Volere Supremo, ed il mio dolce Gesù, uscendo da dentro il mio interno, seguiva col suo sguardo tutto ciò che io facevo e, siccome vedeva che tutti[188] gli atti miei s’immedesimavano coi suoi e in virtù del Voler Supremo facevano la loro stessa via e ripetevano lo stesso bene e la stessa gloria al nostro Padre Celeste, preso da enfasi d’amore mi ha stretta al suo Cuore e mi ha detto:
“Figlia mia, sebbene sei piccola e neonata nella mia Volontà e vivi nel Regno del mio Volere, la tua piccolezza è il mio trionfo, e quando ti vedo operare in Esso Io mi trovo nel Regno della mia Volontà come un re che ha sostenuto una lunga guerra, e siccome il suo ideale era la vittoria, nel ve-dersi vittorioso si sente rinfrancato della sanguinosa battaglia, degli stenti sofferti e delle ferite tuttora impresse nella sua persona, e il suo trionfo viene formato nel vedersi circondato dalle conquiste che ha fatto. Il re vuole guardare tutto, il suo sguardo vuol bearsi del regno conquistato, e trion-fante sorride e fa festa.
Tale sono Io. Il mio ideale nella Creazione[189] era il Regno della mia Volontà nell’anima della creatura; il mio primo scopo era di fare degli uomi-ni altrettante immagini della Trinità Divina in virtù del compimento della mia Volontà su di loro, ma sottraendosi l’uomo da Essa, Io perdetti il mio regno in lui e per ben seimila anni ho dovuto sostenere una lunga battaglia, ma per quanto lunga, non ho smesso il mio ideale né il mio primo scopo, né lo smetterò; e se venni nella Redenzione, venni per realizzare il mio ideale ed il mio primo scopo, cioè il regno della mia Volontà nelle anime. Tanto è vero, che per venire formai il mio primo regno del Volere Supremo nel Cuo-re della mia Immacolata Mamma; fuori del mio regno mai sarei venuto sulla terra. Onde soffrii stenti e pene, restai ferito ed infine ucciso, ma il Regno della mia Volontà non fu realizzato. Gettai le fondamenta, vi feci dei prepa-rativi, ma la battaglia sanguinosa tra la volontà umana e la[190] Divina ha continuato ancora. Ora, mia piccola figlia, quando ti vedo operare nel regno della mia Volontà –e come operi, il regno di Essa si stabilisce sempre più in te–, Io mi sento vittorioso della mia lunga battaglia e tutto intorno a Me si atteggia a trionfo e a festa. Le mie pene, gli stenti, le ferite, mi sorridono, e la mia stessa morte ridona la vita alla mia Volontà in te. Sicché Io mi sento vittorioso della Creazione, della Redenzione; anzi, esse servono per formare i lunghi giri alla neonata della mia Volontà, i rapidi voli, le interminabili passeggiate nel Regno della mia Volontà, ed Io perciò ne meno trionfo, e beandomi seguo col mio sguardo tutti i passi e atti della mia piccola figlia.
Vedi, tutti hanno il loro ideale, e quando lo realizzano, allora ne sono contenti. Anche il piccolo bambino ha il suo ideale, di attaccarsi al petto della mamma, e mentre piange e singhiozza, solo che la mamma gli apra il seno, il bambino cessa dal piangere, si atteggia a sorriso[191] e slanciandosi si attacca al petto della mamma e vittorioso succhia, succhia fino a saziarsi; e mentre succhia, trionfante prende il suo dolce sonno. Tale sono Io: dopo lungo pianto, quando vedo il seno dell’anima che mi apre le porte per dar luogo al regno della Volontà Suprema, le mie lacrime si arrestano e slan-ciandomi al suo seno mi attacco a lei e, succhiando il suo amore e i frutti del regno del mio Volere, prendo il mio dolce sonno e vittorioso mi riposo.
Fino il piccolo uccellino: il suo ideale è il seme e quando lo vede batte le ali, corre, si precipita sul seme, vittorioso lo imbecca e trionfante riprende il suo volo. Tale sono Io: volo e rivolo, giro e rigiro per formare il regno della mia Volontà nell’anima, affinché Essa mi formi il seme per cibarmi, perché Io non uso altro cibo che solo quello che viene formato nel mio Regno, e quando vedo questo seme celeste, più che uccellino Io volo per farne mio cibo. Sicché il tutto sta nel compiere ciascuno il suo ideale che si ha prefis-so. Ecco[192] perché quando ti vedo operare nel regno dellamia Volontà, vedo il mio ideale realizzato e mi sento ricambiato dell’opera della Creazio-ne e Redenzione e il trionfo della mia Volontà in te stabilito. Perciò sii atten-ta e fa’ che la vittoria del tuo Gesù sia in te permanente”.
Onde, dopo ciò, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e tutto tenerezza mi ha detto: “Figlia mia, dimmi, e il tuo ideale, il tuo scopo, qual è?”
Ed io: “Amor mio, Gesù, il mio ideale è compiere la tua Volontà e tutto il mio scopo è di giungere a che nessun pensiero, parola, palpito ed opera mai esca fuori dal regno della tua Suprema Volontà, anzi, in Essa siano concepiti, nutriti, cresciuti e formino la loro vita e, se occorre, anche la loro morte, sebbene so che nel tuo Volere nessun atto muore, ma nati una volta vivono eternamente. Sicché, è il regno del tuo Volere nella povera anima mia che sospiro, e questo è tutto il mio ideale[193] ed il primo e ultimo mio scopo”.
E Gesù, tutto amore e facendo festa, ha soggiunto: “Figlia mia, sicché il mio ideale ed il tuo sono tutt’uno, quindi unico il nostro scopo; bravo, bravo alla figlia della mia Volontà! E siccome l’ideale tuo e mio sono tutt’uno, anche tu hai sostenuto la battaglia di lunghi anni per conquistare il Regno della mia Volontà; hai dovuto sostenere pene, privazioni, e sei stata perfino prigionie-ra nella tua stanzetta, legata nel tuo piccolo letto, per conquistare quel Re-gno da Me e da te tanto voluto e sospirato. A tutti e due ci è costato assai e ora siamo tutti e due trionfatori e conquistatori; sicché anche tu sei la pic-cola reginetta nel regno della mia Volontà e, sebbene piccola, sei sempre re-gina, perché sei la figlia del gran Re, del nostro Padre Celeste. Perciò, come conquistatrice di così gran Regno, prendi possesso di tutta la Creazione, di tutta la Redenzione e di tutto il Cielo.[194] Tutto è tuo, perché dovunque re-gna la mia Volontà integra e permanente si stendono i tuoi diritti di posses-so; tutti ti aspettano per darti gli onori che convengono alla tua vittoria.
Anche tu sei la piccola bambina, che hai tanto pianto e sospirato il tuo Gesù, e non appena vistomi, le tue lacrime si sono arrestate e slanciandoti nel mio seno ti sei attaccata al mio petto e vittoriosa hai succhiato la mia Volontà ed il mio Amore, e come in trionfo hai preso riposo nelle mie stesse braccia; ed Io ti cullavo, perché fosse più lungo il tuo sonno e così potermi godere la mia neonata nelle mie stesse braccia, e trionfante estendevo in te il regno della mia Volontà.
Come pure sei la piccola colombina, che hai girato e rigirato intorno a Me, e come Io ti parlavo del mio Volere e ti manifestavo le conoscenze di Esso, i suoi beni, i suoi prodigi e perfino il suo dolore, tu battevi le ali e precipitandoti[195] sopra i tanti semi che Io ti mettevo davanti, li imbeccavi e trionfante riprendevi il tuo volo intorno a Me, aspettando altri semi del mio Volere che Io ti mettessi davanti, e tu, imbeccandoli, ti nutrivi e vittoriosa riprendevi il tuo volo, manifestando il regno della mia Volontà. Sicché le mie prerogative sono le tue, il mio Regno e il tuo sono uno solo. Abbiamo sofferto insieme: è giusto che insieme godiamo le nostre conquiste”.
Io sono rimasta sorpresa nel sentire ciò e pensavo tra me: “Ma è proprio vero che nella povera anima mia c’è questo regno della Volontà Suprema?”E mi sentivo tutta confusa. Se ciò ho scritto, l’ho scritto per obbedire. Ma mentre scrivo Gesù mi ha sorpresa e, uscendo da dentro il mio interno, ha gettato le sue braccia al mio collo stringendomi forte, forte, tanto che non ho potuto più scrivere, perché la mia povera testa non era più in[196] me, ma Gesù, subito mi è scomparso ed io riprendo a scrivere.
Quindi, mentre io temevo, mi ha detto Gesù: “Figlia mia, la mia Mamma Celeste potette darmi agli altri perché mi concepì in se stessa, mi crebbe e mi nutrì. Nessuno può dare ciò che non ha, e se mi diede alle altre creature era perché mi possedeva. Ora, mai ti avrei detto tanto sul mio Volere se non volessi formare in te il suo regno, né tu l’avresti amato tanto se non fosse tuo; le cose che non sono proprie si tengono a malincuore e danno fastidio e peso. E se non avessi avuto in te la fonte che sorge del Regno del mio Volere, non avresti saputo ridire ciò che ti ho detto né metterlo su carta; mancandoti il possesso ti [sarebbe]mancata la luce e l’amore per manife-starlo. Sicché se il sole splende in te e coi suoi raggi t’imbocca le parole, le conoscenze e come vuole regnare, è segno che lo possiedi, e perciò il tuo compito è farlo conoscere,[197] come fu compito della Sovrana Regina farmi conoscere e darmi per la salvezza di tutti”.
21 Giugno 1926
Se San Luigi è tanto bello e glorioso (perché è fiore sbocciato dalla terra dell’Umanità SS. di
Gesù), come saranno Luisa e tutti quelli nati nel Sole della D. Volontà, possedendone il Regno?
Questa mattina, avendo fatto la S. Comunione, secondo il mio solito l’ho fatta nella SS. Volontà di Dio, offrendo al mio caro S. Luigi, non solo la Comunione, ma tutti i beni che ci sono nella SS. Volontà di Dio per sua gloria accidentale. Ora, mentre ciò facevo, vedevo che tutti i beni che ci sono nel Volere Supremo, come tanti raggi di luce, raggi di bellezza e [di] variopinti colori inondavano il caro Santo, dandogli una gloria infinita. E il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, Luigi è un fiore e un santo sbocciato dalla terra della mia Umanità e brillantato ai riverberi dei raggi del Sole della mia Volontà; per-ché la mia Umanità,sebbene santa,pura,[198] nobile e unita ipostaticamente al Verbo,era terra, e Luigi, più che [un]fiore, sbocciò dalla mia Umanità puro, santo, nobile, possedendo la radice del puro amore, in modo che si può vedere in ogni foglia del suo fiore scritto «amore». Ma quello che lo ren-de più bello e smagliante sono i raggi del mio Volere, ai quali era sempre sottoposto, e questi raggi davano tanto sviluppo a questo fiore, da renderlo singolare in terra e in Cielo. Ora, figlia mia, se Luigi è tanto bello perché sbocciò dalla mia Umanità, che sarà di te e di tutti quelli che possederanno il regno della mia Volontà? Questi fiori non sbocceranno dalla mia Umanità, ma terranno la loro radice nel Sole della mia Volontà. In Essa viene formato il fiore della loro vita, crescono e sbocciano nello stesso Sole del mio Vole-re, che geloso di questi fiori li terrà eclissati nella sua stessa luce. In ogni foglia [di] questi fiori si vedranno scritte tutte le specialità[199] delle qualità divine; saranno l’incanto di tutto il Cielo e tutti riconosceranno in loro l’opera completa del loro Creatore”.
Ma mentre ciò diceva, il mio dolce Gesù si apriva il petto e faceva vedere dentro un Sole immenso, nel quale doveva piantare tutti questi fiori, ed era tanto il suo amore e gelosia verso di essi, che non doveva farli sbocciare fuori della sua Uma-nità, ma al di dentro di se stesso.
26 Giugno 1926
La gloria universale in Cielo è soltanto per chi ha posseduto il Regno della D. Volontà sulla terra.
Perciò, la Sovrana Regina, che operò in modo universale verso Dio e verso tutte le creature,
dando a tutti la Vita a costo della morte di suo Figlio, ha diritto all’amore e alla gloria universale
da parte di tutti. Nell’unità della Luce Lei abbraccia tutto e tutti, e la giusta corrispondenza gliela
può dare chi, a sua volta, abbraccia pure tutto e tutti. La stessa sorte avrà a Luisa nel Cielo
Stavo, secondo il mio solito, facendo i miei soliti atti nel Volere Supremo, cioè, abbracciando tutto, Creazione e Redenzione e tutti, per poter ridare al mio Crea-tore il ricambio dell’amore e della gloria che tutti Gli devono, ed il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto:
“Figlia mia, la piccola figlia della mia Volontà non solo deve[200] pensare ed occuparsi di come difendere i diritti universali del suo Creatore, ricam-biarlo dell’amore e della gloria che tutti gli devono, come se fossero uno solo, in modo che [Dio]deve trovare tutto in lei, perché la nostra Volontà coinvolge tutto e tutti, e chi in Essa vive possiede i modi universali e perciò tutto può darci e di tutto possiamo rifarci, ma come figlia nostra deve di-fendere i diritti della Sovrana Regina. Lei operò in modo universale e perciò ebbe un amore, una gloria, una prece, una riparazione, un dolore per il suo Creatore e per tutte e per ciascuna creatura. Lei non si fece sfuggire nessun atto che le creature dovevano al loro Creatore e, rinchiudendo tutti nel suo materno Cuore, amava in modo universale tutti e ciascuno, sicché in Lei trovammo tutta la nostra gloria, non Ci negò nulla, non solo quello che spettava a Lei direttamente di darci, ma Ci diede quello che le altre creature Ci negarono. E per fare da Madre[201] magnanima, amantissima, che si svi-scera per [i] suoi propri figli, generò tutti nel suo Cuore dolente. Ogni fibra di esso era un dolore trafiggente in cui dava la vita a ciascun figlio suo, fino a giungere al colpo fatale della morte del suo Figlio Dio. Il dolore di questa morte mise il suggello della rigenerazione della vita ai novelli figli di questa Madre dolente. Ora, una Vergine Regina, che tanto Ci ha amato e difeso tutti i nostri diritti, una Madre sì tenera che ebbe amore e dolore per tutti, merita che la nostra piccola neonata del nostro Supremo Volere l’ami per tutti, la ricambi di tutto e che, abbracciando tutti i suoi atti nel nostro Vo-lere, [tu]vi metta il tuo unito al suo, perché Essa è inseparabile da Noi, la gloria sua è nostra, la nostra è la sua, molto più che il nostro Volere mette tutto in comune”.
Ond’io, nel sentire ciò, sono rimasta un po’[201] confusa e come [se]non sapessi fare ciò che Gesù mi diceva, e lo pregavo che mi desse la capacità di farlo.
E Gesù, riprendendo il suo dire, mi ha detto: “Figlia mia, il mio Volere con-tiene tutto, e come geloso conserva tutti gli atti suoi come se fossero uno solo. Così conserva tutti gli atti della Sovrana Regina come se fossero tutti suoi, perché [Lei]tutto fece in Esso. Quindi, il mio stesso Volere te li farà presenti.
Ora, tu devi sapere che chi ha fatto bene a tutti e ha amato tutti e [che]ha operato in modo universale per Dio e per tutti, ha i diritti, e con giustizia, su tutto e sopra tutti. L’operare in modo universale è il modo divino, e la mia Mamma Celeste potette operare coi modi del suo Creatore perché pos-sedeva il Regno della nostra Volontà. Ora Lei, avendo operato nel nostro Volere Supremo ha i diritti dei possedimenti che formò nel nostro Regno; e chi altro la potrà contraccambiare se non chi vive nello stesso[203] Regno? Perché solo in questo Regno c’è l’operato universale, l’amore che tutti ama, che tutto abbraccia e [al quale]nulla sfugge.
Ma tu devi sapere che chi possiede il Regno della mia Volontà in terra, ha diritto alla gloria universale in Cielo, e questo in modo connaturale e semplice. La mia Volontà abbraccia tutto e coinvolge tutti, sicché dachi la possiede escono tutti i beni uniti alla gloria che questi beni contengono, e mentre esce da lei la gloria universale, la riceve; e ti pare poco possedere la gloria universale nella Patria Celeste?
Perciò sii attenta: il Regno del Supremo Volere è ricchissimo, ci sono le monete che sorgono. Perciò tutti aspettano da te; anche la mia Mamma vuole il ricambio dell’amore universale che ebbe per tutte le generazioni. E ate, per ricambio, nella Patria Celeste ti toccherà la gloria universale, solo retaggio di chi avrà posseduto il Regno della mia Volontà sulla terra”. [204]
29 Giugno 1926
Gesù, avendo in Luisa il suo Regno tanto sospirato, non può lasciarla. Il palpito del Cuore di
Gesù esprime ad ogni battito “Volontà” ed “Amore”, che infonde in tutta la persona di Luisa;
quindi, la fa girare per tutta la Creazione, che è immagine di Dio e parla di tutte le sue qualità.
La Divina Volontà glorifica in ogni cosa creata tutti gli attributi di Dio e aspetta Luisa,
affinché lei ripeta i Suoi stessi atti
Dopo aver passato giorni amarissimi di privazioni, il mio amato Gesù, per rin-francarmi, nel venire si è trattenuto parecchie ore; si faceva vedere d’età giovanis-simo, di una bellezza rara, che rapiva, [e] si è seduto sul mio letto, a me vicino, dicendomi: “Figlia mia, lo so, lo so che tu non puoi stare senza di Me, perché Io sono per te più che la tua stessa vita, sicché se Io non ci venissi ti man-cherebbe la sostanza della vita, e poi abbiamo 43 da fare tante cose insieme nel Regno della Volontà Suprema. Perciò, quando vedi che non vengo subi-to non ti opprimere tanto, sii certa che verrò, perché la mia venuta è neces-saria per te e per Me, perché debbo vedere le cose del mio Regno e, mentre lo dirigo, debbo godermelo. Come potresti tu, [in] un Regno da Me tanto[205] sospirato, avere il minimo dubbio che mancasse il Re del trionfo? Perciò, vieni nelle mie braccia, affinché il tuo Gesù ti rafforzi”.
E mentre ciò diceva mi ha preso nelle sue braccia, mi stringeva forte al suo petto e cullandomi mi diceva:“Dormi, dormi sul mio petto, mia piccola neona-ta della mia Volontà”.
Io nelle braccia di Gesù ero piccina, piccina, e mi sentivo che non avevo voglia di dormire, volevo godermi Gesù, volevo dirgli tante cose ora che avevo il bene che si tratteneva a lungo con me, ma Gesù continuava a cullarmi, ed io, senza volerlo, prendevo un sonno dolce, dolce, ma nel sonno sentivo il palpito del Cuore di Gesù che parlava e diceva: «Volontà mia», e l’altro palpito, come se rispondes-se: «Amore voglio infondere nella piccola figlia del mio Volere». Nel palpito «Volontà mia» si formava un cerchio di luce più grande e nel palpito «amore» un altro cerchio più piccolo, in modo che il grande rinchiudeva[206] il piccolo, e Gesù, mentre io dormivo, prendeva quei cerchi che formava il suo palpito e li suggellava in tutta la mia persona. Io mi sentivo tutta rafforzare e raffermare nelle braccia di Gesù. Come mi sentivo felice! Ma Gesù, dandomi una stretta più forte al suo petto, mi ha destata e mi ha detto:
“Mia piccola figlia, giriamo per tutta la Creazione, dove il Volere Supre-mo contiene la sua Vita e in ciascuna cosa creata fa il suo atto distinto e, trionfatore di Se stesso, magnifica e glorifica in modo perfetto tutte le supre-me qualità. Se guardi il cielo, il tuo occhio non sa scorgere i confini; do-vunque guardi è cielo, né sai dire dove finisce né dove incomincia: imma-gine del nostro Essere che non ha principio né fine, e la nostra Volontà loda, glorifica nel cielo azzurro il nostro Essere Eterno, che non ha principio né fine. Questo cielo è tempestato di stelle, immagine del nostro Essere, che, mentre il cielo è uno, come la Divinità[207] è un atto solo, nella molte-plicità delle stelle [è immagine del]le nostre opere ad extra, che scendono da quest’atto solo; gli effetti e le opere di quest’atto solo sono innumerevoli, e la nostra Volontà nelle stelle magnifica e glorifica gli effetti e la molteplicità delle opere nostre, nelle quali racchiude gli angeli, l’uomo e tutte le cose create. Vedi come è bello vivere nel mio Volere, nell’unità di questa Luce suprema? È stare a giorno [di] che significano tutte le cose create, e lodare, magnificare, glorificare il Supremo Creatore con la sua stessa Volontà in tutte le immagine nostre, che ciascuna cosa creata contiene.
Ma passa a guardare il sole. Sotto la volta del cielo si vede una circon-ferenza di luce limitata, che contiene luce e calore, i quali, scendendo nel basso, investono tutta la terra: immagine della Luce e dell’Amore del Supre-mo Fattore, che ama tutti, fa bene a tutti e dall’altezza della sua Maestà scende nel basso, fin[208] nei cuori, fin nell’inferno; ma tacitamente, senza strepito, dovunque si trova. Oh, come la nostra Volontà glorifica e magni-fica la nostra eterna Luce, il nostro Amore inestinguibile e la nostra Onni-veggenza.
La nostra Volontà mormora nel mare e nell’immensità delle acque, che nascondono innumerevoli pesci d’ogni specie e colore, glorifica la nostra Immensità che tutto involge e tiene come in pugno tutte le cose. La nostra Volontà glorifica l’immagine della nostra Immutabilità nella fermezza dei monti, l’immagine della nostra Giustizia nel rumoreggiare del tuono e nello scoppio della folgore, l’immagine della nostra gioia nell’uccellino che canta, che trilla e gorgheggia; l’immagine del nostro Amore gemente nella tortora che geme, l’immagine del continuo richiamo che facciamo all’uomo, nel-l’agnello che bela dicendo in ogni belato: «me, me, vieni a me, vieni a me»; e la nostra Volontà Ci glorifica nel continuo[209] richiamo che facciamo alla creatura.
Tutte le cose create hanno un nostro simbolo, un’immagine nostra, e la nostra Volontà tiene l’impegno di magnificarci e glorificarci in tutte le opere nostre, perché essendo l’opera della Creazione opera del «Fiat» Supremo, conveniva ad Essa conservarci la gloria in tutte le cose create, integra e permanente. Ora questo impegno, il nostro Volere Supremo lo vuol dare come eredità a chi deve vivere nell’unità della sua luce, perché non sarebbe conveniente vivere nella sua luce e non immedesimarsi negli atti del «Fiat»Supremo. Perciò, mia piccola figlia, [in]tutte le cose create la mia Volontà ti aspetta, in ciascuna cosa, a ripetere i suoi stessi atti, per glorificare e magnificare con la stessa Volontà Divina il tuo Creatore”.
Ora, chi può dire tutte le immagini del nostro Creatore che racchiude tutta la Creazione?[210] Se volessi dire tutto non la finirei più, onde, per non fare lun-gaggine ho dovuto dire qualche cosa e l’ho fatto per ubbidire e per timore di dispiacere Gesù…
1° Luglio 1926
Prima di Luisa nessun Santo, né dell’Antico né del Nuovo Testamento ha posseduto il Regno
della Divina Volontà né goduto la pienezza dell’unità della sua Luce; altrimenti, Gesù lo avrebbe
fatto conoscere. Ma tutti si sono santificati ai riflessi della sua Luce, amandola e possedendola
nella misura che l’hanno conosciuta. Eppure è stata la cosa meno conosciuta; Gesù stesso
poco ne parlò, contentandosi allora di fare i preparativi e formare i mezzi per ottenere a suo
tempo lo scopo, che è il suo Regno. Senza tutte le conoscenze e le manifestazioni
che ha dato soltanto a Luisa, non c’è possibilità di possedere questo Regno
della Divina Volontà; si fermerebbero soltanto nel Regno della Redenzione
Stavo facendo i miei soliti atti nel Supremo Volere e pensavo tra me: “Possibile che dei tanti Santi dell’Antico Testamento, che tanto si sono distinti con la potenza dei miracoli, come un Mosè, un Elia e i tanti profeti, e [dei] tanti santi dopo la venuta di Nostro Signore, che tanto si sono resi meravigliosi e per virtù e per miracoli, nessuno di questi abbia posseduto il Regno della Volontà Divina e vissuto nell’unità della sua luce? Pare incredibile”.
Ora, mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e stringendomi a sé mi ha[211] detto: “Figlia mia, eppure è proprio vero che fino-ra nessuno ha posseduto il Regno della mia Volontà, né goduto tutta la pie-nezza dell’unità della luce che Essa contiene. Se ciò fosse stato, essendo la cosa che più m’interessa, che più mi glorifica e che nientemeno metterà in salvo tutti i diritti divini e completerà l’opera della Creazione e Redenzione, [e]non solo, ma porterà alla creatura il bene più grande che può esistere in Cielo e in terra, Io avrei fatto in modo che l’avrei fatto conoscere. Come ho fatto conoscere le tante virtù e meraviglie dei miei santi, avrei fatto cono-scere chi avesse posseduto il Regno della mia Volontà, che tanto mi sta a cuore, per trasmetterlo agli altri, imitando colui che l’avesse posseduto.
Ora, i santi dell’Antico Testamento si trovavano nelle stesse condizioni di Adamo, [al quale] mancava il Divino Riparatore, che, mentre doveva rinsal-dare l’umana e [la]Divina[212] Volontà, doveva pagare in modo divino i debiti dell’uomo colpevole.
[Tuttavia] tanto i santi antichi quanto i moderni hanno preso della mia Volontà [per] quanto hanno conosciuto. Gli stessi miracoli che hanno fatto erano particelle della potenza della mia Volontà comunicata a loro. Sicché tutti i miei santi sono vissuti, chi all’ombra di Essa, chi ai riflessi della sua luce, chi sottomesso alla sua potenza, chi agli ordini dei suoi comandi, perché non c’è santità senza [la]mia Volontà, ma hanno posseduto di Essa quel poco che hanno conosciuto e non più; perché il bene allora si sospira e si giunge a possederlo quando si conosce. Nessuno possiede un bene, una proprietà, senza conoscerla; e supponi che la possieda e non la conosca: per lui quel bene è come morto, perché manca la vita della conoscenza.
Ora, essendo la cosa più grande la mia Volontà, che tutto coinvolge, e tutte[213] le cose, dalla più grande alla più piccola, innanzi ad Essa restano sperdute, si dovrebbero conoscere della mia Volontà tante cose da oltrepas-sare ciò che si conosce della Creazione, della Redenzione, delle virtù e di tutte le scienze. Essa doveva essere un libro per ogni passo, per ogni atto, un libro per ciascuna cosa creata; sicché tutta la terra doveva essere riem-pita di volumi, da oltrepassare il numero delle cose create, di conoscenze che dovevano riguardare il Regno della mia Volontà. Ora, dove sono questi libri? Nessun libro; appena qualche detto si conosce di Essa, mentre do-vrebbe stare a principio di ogni conoscenza, di qualunque cosa. Essendo Essa la vita di ciascuna cosa, dovrebbe stare su tutto, come l’immagine del re improntata sulla moneta che corre nel regno, come la luce del sole che splende su ciascuna pianta per darle la vita, come l’acqua che disseta le labbra ardenti, come[214] cibo che sazia l’affamato dopo lungo digiuno. Tutto doveva essere riempito delle conoscenze riguardanti la mia Volontà, e se ciò non lo è, è segno che il Regno della mia Volontà non è conosciuto, quindi non posseduto. Mi sapresti forse tu dire qualche Santo che abbia detto che possedeva questo Regno e l’unità della luce del Volere Supremo? Certo che no. Io stesso poco parlai; se avessi voluto parlare in modo disteso sul Regno della mia Volontà e di volerlo formare nell’uomo come lo posse-deva Adamo innocente, essendo il puntopiù alto, il più immediato a Dio e che si avvicina più dappresso alla somiglianza divina, essendo ancora fre-sca la caduta di Adamo, si sarebbero tutti scoraggiati e voltandomi le spalle avrebbero detto: «Se Adamo innocente non si fidò44 né ebbe la costanza di vivere nella santità di questo Regno, tanto che precipitò lui stesso e tutte le generazioni nelle miserie, nelle[215] passioni e in mali irreparabili, come possiamo noi, colpevoli, vivere in un Regno sì santo? Bello, sì, ma possia-mo dire che non è per noi». Non solo, ma essendo il punto più alto la mia Volontà, ci volevano le vie, i mezzi di trasporto, le scale, le vesti decenti, i cibi adatti, per poter dimorare in questo Regno. Onde la mia venuta sulla terra servì per formare tutto questo, sicché ogni mio detto, opere, pene, pre-ghiere, esempi, sacramenti istituiti, erano vie che formavo,mezzi di traspor-to per farli giungere più subito, scale per farli salire. Si può dire che diedi loro le vesti della mia Umanità imporporate col mio sangue, per farli stare decentemente vestiti in questo Regno sì santo del mio Volere, [essendo]sta-bilito dall’Increata Sapienza nella Creazione di darlo come retaggio dell’uo-mo.
Quindi, se poco parlai su ciò, [è]perché quando Io parlo, parlo[216] a tempo e a circostanza, in cui deve stare racchiusa nella mia parola la ne-cessità e l’utilità del bene checontiene. Onde invece di parlare feci i fatti e mi riservai di parlare a te sul Regno della mia Volontà. Ora, come potevano possederlo, se non avevano una piena conoscenza? D’altronde, tu devi sapere che tutte le manifestazioni che ti ho fatto su di Esso, i suoi prodigi, i suoi beni, quello che conviene che faccia l’anima per potersi stabilire in questo Regno, la mia stessa Volontà espressa, che voglio che l’uomo ritorni nel Regno mio, e come ho fatto tutto, la Creazione, la Redenzione, perché entrasse in possesso del mio Regno perduto, sono vincoli di trasmissione, sono porte per farlo entrare, sono donazioni che faccio, sono leggi, istru-zioni[su]come vivere in esso,intelligenza per far loro comprendere ed ap-prezzare il bene che posseggono. Se tutto ciò mancava,come potevano pos-sedere[217] questo Regno della mia Volontà?Sarebbe come se un individuo volesse passare a vivere in un altro regno senza passaporto,senza cono-scere né leggi,né modi,né dialetto;poveretto,sarebbe inaccessibile la sua entrata, e se entrasse come intruso, si troverebbe tanto a disagio,che lui stesso amerebbe di uscire da un regno di cui nulla conosce.
Ora, figlia mia, non ti sembra a te più facile, più incoraggiante, più alla portata della natura umana che, dopo che hanno conosciuto il regno della Redenzione, dove possono guarire i ciechi, gli zoppi, i malati, perché nel Regno della mia Volontà non entrano i ciechi, ma tutti diritti e di florida salute, trovando tutti i mezzi possibili nel regno della Redenzione e lo stes-so passaporto della mia Passione e morte per passare nel Regno della mia Volontà, animati a vista di così[218] gran bene, si decidano a prenderne il possesso? Perciò sii attenta, non voler restringere, diminuire i beni che ci sono nel Regno della mia Volontà, e questo lo fai quando non manifesti tutto ciò che ti faccio conoscere, perché la conoscenza è portatrice del dono, e se adesso largheggio nelle conoscenze di Essa, sono doni che faccio, e in questi doni stabilisco il più o il meno da mettere nel Regno della mia Volontà, a bene di chi deve possederlo”.
2 Luglio 1926
Gesù chiama ancora una volta Luisa a patire come vittima per impedire i flagelli: chi vive in alto,
nel Regno della D. Volontà, deve difendere chi sta nel basso. Tutta la Creazione richiama Luisa,
come la voce che in ogni cosa creata adora e glorifica il Creatore e senza la quale mancherebbe
loro la forza universale e il loro vincolo. Confronto tra la Santità di chi possiede l’unità della Luce
della Divina Volontà e quella delle virtù; la Creazione lo dice. Un altro paragone: il Re che, di
fronte agli estranei, ha finalmente un figlio, grazie al quale, l’Eredità sarà messa in salvo
Trovandomi nel solito mio stato, il mio dolce Gesù faceva vedere la Divina Giu-stizia in atto di sgravarsi sulla terra, comandando agli elementi che si scatenassero contro le creature. Io tremavo nel vedere che dove le acque inondavano i paesi, quasi per[219] seppellirli, dove il vento, che con forza impetuosa trasportava e sradicava piante, alberi, case, da farne un mucchio, da rimanere varie regioni nella più squallida miseria; dove serpeggiavano terremoti con notevole danno. Ma chi può dire tutti i mali che stanno per piombare sulla terra? Oltre ciò, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere nel mio interno che soffriva in modo straziante per le tante offese che gli facevano le creature, specie per le tante ipocrisie. Sembrava che sotto il bene apparente tenevano il veleno nascosto, le spade, le lance, i chiodi, per ferirlo in tutti i modi. Onde, come se Gesù mi volesse insieme a patire, mi ha detto: “Figlia mia, la bilancia della mia Giustizia è colma e sta strari-pando sopra le creature. Vuoi tu, come figlia della mia Volontà, che Io ti metta ai riflessi della mia Giustizia, affinché prenda parte ai suoi colpi? Perché sta per fare un mucchio della terra,[220] e mentre col tuo patire sod-disfi la Giustizia, risparmierai i tuoi fratelli. Chi vive nell’alto Regno del Su-premo Volere deve difendere ed aiutare chi sta nel basso”.
Ora, mentre ciò diceva, mi son sentita come se la Giustizia Divina piovesse i suoi riflessi su di me e, immedesimandomi con Gesù, soffrivo insieme i suoi colpi, le sue ferite, le sue pene. Erano tante che io stessa non sapevo se dovessi restare viva o morta. Ma con sommo mio dolore, il mio Gesù, ritirandosi, ha mitigato le mie pene e sono rimasta di nuovo a valicare il mio duro e lungo esilio, ma sempre Fiat! Fiat!… Tutto ciò avrei voluto passarlo sopra, ma l’ubbidienza si è imposta e con mio sommo rincrescimento ho dovuto fare un piccolo cenno. Onde, chi può dire come sono rimasta? Ed il mio dolce Gesù, per sollevarmi, ha ripreso il suo dire sulla sua SS. Volontà:
“Figlia mia, vieni con Me in[221] mezzo alla Creazione. Cielo e terra ti aspettano, vogliono colei che, animata da quella stessa Volontà che anima e dà vita ad essi, faccia risuonare tutta la Creazione di quell’eco dolcissimo dell’Eterno Amore del loro Fattore. Vogliono la tua voce, che scorrendo in ciascuna cosa creata animi il loro muto linguaggio di quella perenne gloria e adorazione al loro Creatore. E siccome tutte le cose create sono vincolate tra loro e una è la forza dell’altra, perché una è la Volontà Suprema che le vivifica e conserva, onde chi la possiede è vincolata con esse, con la mede-sima forza e con la stessa unione; quindi, non stando in mezzo alla Crea-zione, si sentirebbero mancare, per la tua assenza, la forza universale ed il vincolo dell’inseparabilità. Perciò vieni nei nostri domini, perché tutti ti so-spirano,ed insieme ti farò comprendere altre cose sulla grande distanza che c’è tra la santità di chi possiede l’unità della luce del[222] Regno della mia Volontà e la santità della sottomissione, della rassegnazione e delle virtù”.
Ora, mentre ciò diceva, mi son trovata fuori di me stessa e cercavo di far risuonare il mio «Ti amo», la mia adorazione, su tutte le cose create, e Gesù tutto bontà ha soggiunto: “Figlia mia, guarda il cielo, le stelle, il sole, la luna, le piante, i fiori, il mare, guarda tutto: ciascuna cosa ha la sua natura distinta, il suo colorito, la sua piccolezza e la sua altezza, ognuna ha il suo ufficio distinto, ed una non può fare ciò che fa l’altra né produrre gli stessi effetti. Sicché ciascuna cosa creata è simbolo della santità delle virtù, della sotto-missione e rassegnazione alla mia Volontà. A seconda delle virtù che hanno praticato, hanno attinto in loro un colore distinto; perciò si può dire chi è fiore rosso, chi viola, chi bianco, chi è pianta, chi è albero, chi è stella, e a seconda[223] che si sono sottomessi ai riflessi del Supremo Volere, così si sono sviluppati nella fecondità, nell’altezza, nella bellezza; ma uno è il loro colorito, perché il mio Volere, come raggio di sole, ha dato loro il colore di quel seme che loro stessi avevano messo nelle anime loro. Invece la santità di chi vive nell’unità della luce della mia Volontà è parto di quell’Atto solo del suo Creatore, che mentre è uno nelle mani creatrici, i raggi della sua Volontà, uscendo da Dio, invadono tutto e producono opere ed effetti tanto innumerevoli, che l’uomo non può giungere a contarli tutti. Sicché, essendo questa santità parto di quell’Atto solo, sarà cura e gelosia del Volere Supre-mo che racchiuda in sé tutti i colori, tutte le svariate bellezze, tutti i beni possibili ed immaginabili. Sicché più che sole sfolgorante racchiuderà ed eclisserà in sé tutta la Creazione con[224] le sue svariate bellezze, tutti i beni della Redenzione si vedranno in lei racchiusi, tutte le santità si vedranno in lei. Ed Io, sfoggiando in amore più che mai, metterò il suggello della mia stessa santità in chi avrà posseduto il Regno della mia Volontà.
Sai tu come succederà a riguardo di questa santità del vivere nel mio Volere per il tuo Creatore? Succederà come ad un re che non ha prole. Questo re non gode mai l’affetto di un figlio, né lui si sente di prodigare tutte le sue carezze paterne né i suoi baci affettuosi, perché non scorge in nessuno il suo parto, le sue fattezze e a chi affidare le sorti del suo regno. Poveretto, vive sempre con un chiodo nel cuore, vive sempre circondato da servi, da persone che non lo rassomigliano, e se gli stanno dintorno non è per puro amore, ma per interesse proprio, per fare acquisto di ricchezze, di gloria e forse anche per[225] tradirlo. Ora, supponi che venga un suo figlio alla luce dopo lungo tempo: quale non è la festa di questo re? Come se lo bacia, lo carezza! Non sa distaccare il suo sguardo dal figlio suo, in cui riconosce la sua immagine. Appena nato lo [rende]erede 45 del suo Regno e di tutti i suoi beni, e la sua completa gioia e festa è che il suo regno non sarà più degli estranei, dei suoi servi, ma del suo caro figlio 46 , onde si può dire che ciò che è del padre è del figlio, e ciò che è del figlio è del padre.
Ora, chi possederà il Regno della mia Volontà sarà per Noi come un figlio nato dopo seimila anni circa47 . Quale gioia, quale festa non sarà per Noi, nel vedere in lui la nostra immagine integra, bella, come la [facemmo]uscire dal nostro seno paterno? Tutte le carezze, i baci, i doni, saranno per questo figlio; molto più che, avendo dato all’uomo nella Creazione il Regno della nostra Volontà come eredità sua speciale, ed[226] essendo stato questo nostro Regno in mano ad estranei, a servi, a traditori, per sì lungo tempo, nel vedere che questo figlio lo possederà come figlio e Ci darà la gloria del Regno della nostra Volontà, [per cui]la nostra eredità sarà messa in salvo da parte di questo figlio, non è giusto che gli diamo tutto, anche Noi stessi, e che racchiuda tutto e tutti?”
Mentre Gesù ciò diceva, io sono rimasta impensierita e gli ho detto: “Possibile,Amor mio, tutto questo?” E Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, non ti meravi-gliare, perché col possedere l’anima il Regno del Supremo Volere possederà una Volontà Divina, infinita, eterna, che racchiude tutti i beni; quindi chi possiede tutto può darci tutto. Quale sarà il nostro contento, la nostra e la sua felicità, nel vedere la piccolezza della creatura in questo nostro Regno, che prende continuamente da Noi, da padrona, da figlia nostra, e siccome ciò che prende da Noi è divino, lei prende il divino[227] e il divino Ci dà, prende l’infinito e l’infinito Ci dà, prende da Noi cose immense e cose immense Ci dà, prende da Noi luce e luce Ci porta. Lei non farà altro che prendere e darci. Noi metteremo a sua disposizione tutte le cose nostre, affinché nel Regno della nostra Volontà, datole da Noi, non più entrino cose a Noi estranee, ma tutte cose nostre, e così possiamo ricevere i frutti, la gloria, l’amore, l’onore del Regno della nostra Volontà. Perciò sii attenta e il tuo volo nel nostro Volere sia continuo”.
5 Luglio 1926
Tutto quello che Luisa scrive è ciò che trabocca dalla sua anima, nella quale Gesù ha scritto
con caratteri di luce e sulla stessa luce dell’anima le verità della sua Volontà
Mi sentivo investita ed in preda della luce suprema del Volere Eterno, ed il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere nel fondo dell’anima mia in piedi, con una penna di luce in mano, in atto di scrivere sopra[228] una luce fitta che sembrava tela, ma era luce distesa nell’anima mia, e Gesù scriveva, scriveva nel fondo di questa luce. Come era bello vederlo scrivere con una maestria e velocità indescri-vibile! Onde dopo [avere] scritto, come se aprisse le porte del mio interno, con la sua mano chiamava il Confessore, dicendogli: “Vieni a vedere ciò che Io stesso scrivo nel fondo di quest’anima. Io non scrivo mai su carta o su tela, perché è soggetto a perire, ma mi diletto a scrivere nel fondo della luce, [a cui è]ridotta quest’anima in virtù della mia Volontà. I miei caratteri di luce sono incancellabili e di valore infinito. Onde, quando debbo manifestarle le verità sulla mia Volontà, prima faccio il lavoro di scriverle nel fondo di lei e poi le parlo, accennandole quello che in essa ho scritto. Ecco, perciò, che quando dice ciò che Io le ho detto, lo dice con poche parole; invece quando scrive si diffonde a lungo: è il mio scritto che, straripando[229] fuori dell’anima sua, non vi mette il piccolocenno, ma la mia verità, distesacome Io stesso l’ho scritta nell’intimo del suo interno”.
Io sono rimasta meravigliata e con una gioia indicibile, nel vedere il mio dolce Gesù scrivere dentro di me, e toccavo con mano che, mentre nel parlare poco so dire di ciò che Lui mi dice, anzi, mi sembra che solo il tema mi ha dato, poi, nello scrivere, sarà suo interesse aiutarmi a svolgerlo come a Lui piace. E Gesù tutto bontà mi ha detto: “Figlia mia, ora cessi la tua meraviglia, che mentre scrivi senti in te sorgere, come da una fonte, le verità: è il lavoro del tuo Gesù fatto in te, che straripando da tutte le parti dell’anima tua getta l’ordine sulla carta e le verità in te scritte e suggellate con caratteri di luce. Perciò cessino i tuoi timori, né volerti attenere al piccolo cenno delle mie parole, né volermi resistere quando Io voglio dilungarmi e farti scrivere su carta ciò che Io con tanto amore ho scritto nell’anima[230] tua. Quante volte mi costringi ad usare la forza e a travolgerti, affinché tu non mi resista nello scrivere quello che voglio. Perciò lasciami fare; sarà cura del tuo Gesù che in tutto splenda la verità”.
8 Luglio 1926
(Riprende il paragone del Re: cfr .n. 33).
Gesù vuole purificare la terra per preparare la dimora ai suoi figli. Così come le pene e la morte
di Gesù e di Maria fecondarono come il Sole e fecero maturare i frutti del Regno della
Redenzione, per la salvezza di tutti, così le pene di Luisa, unite a quelle di Gesù e di Maria e
maturate con il calore del Sole del D. Volere, faranno maturare i frutti del Regno della D. Volontà
Mi stavo tutta fondendo nel santo Volere Divino, e il mio dolce Gesù si faceva vedere nel mio interno con le braccia alzate, in atto di impedire che la Divina Giu-stizia si riversasse sulle creature, mettendo anche me nella sua stessa posizione, per farmi fare ciò che Lui stesso faceva, ma le creature sembrava che incitavano la Giustizia Divina a colpirle, e Gesù, come stanco, abbassando le sue braccia mi ha detto: “Figlia mia, che perfidia umana! Ma è giusto e necessario che dopo tanto tollerare mi liberi da tanta[231] roba vecchia che occupa la Creazione, che essendo infetta porta l’infezione alla roba nuova, alle pianticelle novel-le. Sono stanco che la Creazione, abitazione mia data all’uomo (ma è sem-pre mia, perché da Me conservata e vivificata continuamente), sia occupata da servi, da ingrati, da nemici e fin da quelli che neppure mi riconoscono. Perciò voglio spacciarmi col distruggere regioni intere e ciò che serve per loro alimento; i ministri di giustizia saranno gli elementi, che investendoli faranno sentire la fortezza divina sopra di loro. Voglio purificare la terra per preparare l’abitazione ai figli miei48 . Tu starai sempre insieme con Me, la mia Volontà sarà sempre il tuo punto di partenza, anche nei più piccoli tuoi atti, perché anche nelle cose più piccole il mio Volere vuole tenere la sua vita divina, il suo principio e il suo fine, né tollera che la volontà umana faccia le sue piccole[232] affacciatine 49 nel suo Regno, altrimenti verresti ad uscire spesso nel regno vizioso della tua volontà, la quale ti snobilitereb- be50 , ciò che non conviene affatto a chi deve vivere nel Regno della mia Volontà.
Ora, figlia mia, come le pene della Celeste Regina e le mie, e la mia mor-te, come sole fecero maturare, fecondare, raddolcire i frutti che ci sono nel regno della Redenzione, in modo che tutti possono prenderli, e sono frutti che portano la salute agli infermi, la santità ai sani, così le tue pene, inne-state con le nostre e maturate col calore del Sole del mio Volere, faranno maturare i frutti che ci sono nel Regno della mia Volontà. Saranno tanti e tanto dolci e gustosi, che chi vorrà prenderli e gustarli non più si adatterà ai frutti acerbi, scipiti e nocivi del regno misero e squallido della volontà uma-na. Tu devi sapere che chi deve essere il primo a formare un regno, a porta-re un bene, a formare un[233] lavoro, deve soffrire più di tutti e fare più di tutti; deve stradare, facilitare le cose, i mezzi, e preparare ciò che conviene per fare che gli altri, trovando le materie prime di quel lavoro e vedendolo fatto, lo possano imitare. Perciò molto ti ho dato e ti do, per fare che tu pos-sa formare le materie prime per chi deve vivere nel Regno della mia Volon-tà. Perciò sii attenta e disposta a ciò che ti do e a fare quello che voglio da te”.
11 Luglio 1926
Senza conoscere non si possiede né si ama. Pene divine ed incalcolabili, occulte nel Cuore
Immacolato di Maria, che Le dava la Luce della Divina Volontà, perché nient’altro poteva darle
le pene. Quindi, i frutti del Regno della Redenzione furono maturati nel Regno della Divina
Volontà posseduto da Gesù e da Maria. Per dare la Redenzione è stato necessario far conoscere
quanto Gesù ha sofferto per noi; così, per far conoscere il valore del Regno della Divina Volontà
e farlo possedere, è necessario far conoscere quante pene Esso costa a Gesù e a Luisa
Da parecchi giorni il mio dolce Gesù non mi aveva detto nulla sulla sua SS. Vo-lontà; piuttosto si faceva vedere mesto, in atto di colpire le creature. Oggi, come se volesse uscire dalla sua mestizia, perché quando parla della sua Volontà sembra che si mette in festa, nell’uscire da dentro il mio interno mi ha detto: “Figlia mia, voglio sollevarmi, fammi[234] parlare del Regno del mio Supremo Volere”.
Ed io: “Amor mio e Vita mia, Gesù, se Tu non mi dici tutti i segreti che ci sono in Esso, io, non conoscendo tutto, non godrò la pienezza dei beni che questo Regno possiede, né potrò darti il ricambio dell’amore dei beni che Tu nascondi, e mi sentirei infelice in mezzo a tanta felicità, se in tutto ciò che in Esso Tu possiedi non scorresse il mio «ti amo». Sarà piccolo, ma è il «ti amo» della tua piccola figlia che Tu ami tanto”.
E Gesù, prendendo la mia stessa parola, mi ha detto: “Piccola figlia mia, lo dici tu stessa quanto è necessaria la conoscenza; se è necessaria per te, molto [più] per gli altri. Ora, tu devi sapere che per formare il regno della Redenzione, chi più si distinse di nel patire fu la Mamma mia, e sebbene ap-parentemente Lei non soffrì nessuna pena che conobbero le altre creature, meno che la mia morte, che fu conosciuta da tutti, che fu per[235] il suo ma-terno Cuore il colpo fatale e straziante, più di qualunque morte dolorosis-sima, siccome Lei possedeva l’unità della luce del mio Volere, questa luce portava al suo Cuore trafitto non solo le sette spade che dice la Chiesa, ma tutte le spade, le lance, le punture di tutte le colpe e pene delle creature, che martirizzavano in modo straziante il suo materno Cuore.
Ma questo è nulla: questa luce le portava tutte le mie pene, le mie umi-liazioni, i miei strazi, le mie spine, i miei chiodi, le pene più intime del mio Cuore. Il Cuore della mia Mamma era il vero sole, che mentre si vede solo luce, questa luce contiene tutti i beni ed effetti che riceve e possiede la terra, sicché si può dire che la terra è racchiusa nel sole. Così la Sovrana Regina, si vedeva la sua sola persona, ma la luce del mio Supremo Volere le rac-chiudeva tutte le pene possibili ed immaginabili, e quanto più intime e sco-nosciute queste pene, tanto più pregevoli e più potenti[236] sul Cuore Divino per impetrare il sospirato Redentore, e più che luce solare scendevano nei cuori delle creature per conquiderli e legarli nel regno della Redenzione.
Sicché la Chiesa, delle pene della Celeste Sovrana conosce tanto poco, che si può dire solo le pene apparenti, e perciò dà il numero di sette spade, ma se conoscesse che il suo materno Cuore era il rifugio, il deposito di tutte le pene, e[che] la luce della mia Volontà tutto le portava e nulla le rispar-miava, non avrebbe detto sette spade, ma milioni di spade, molto più che, essendo pene intime, solo Iddio ne conosce l’intensità del dolore, e perciò fu costituita con diritto Regina dei martiri e di tutti i dolori. Le creature sanno dare il peso, il valore alle pene esterne, ma delle interne non se ne inten-dono, a mettere il giusto prezzo.
Ora, per formare nella mia Mamma prima il Regno della mia Volontà e poi quello della Redenzione, non erano necessarie tante [237] pene, perché non avendo colpe, l’eredità delle pene non era per Lei, la sua eredità era il Regno della mia Volontà; ma per dare il Regno della Redenzione alle crea-ture, dovette assoggettarsi a tante pene. Sicché i frutti della Redenzione fu-rono maturati nel Regno della mia Volontà, posseduto da Me e dalla mia Mamma. Non c’è cosa bella, buona e utile che non esca dalla mia Volontà. Ora, unita alla Sovrana Regina venne la mia Umanità. Lei restò nascosta in Me, nei miei dolori, nelle mie pene; perciò poco si conobbe di Lei, ma della mia Umanità fu necessario che si conoscesse ciò che Io feci, quanto patii e quanto amai. Se nulla si conoscesse, non potrei formare il regno della Re-denzione. La conoscenza delle mie pene e del mio amore è calamita e spro-ne, incitamento, luce per attirare le anime a prendere i rimedi, i beni che in Essa ci sono; il sapere quanto mi costano le loro colpe, la loro salvezza, è catena [238] che le lega a Me e impedisce nuove colpe. Se invece nulla aves-sero saputo delle mie pene e della mia morte, non conoscendo quanto mi è costata la loro salvezza, nessuno si sarebbe dato il pensiero di amarmi e di salvarsi l’anima. Vedi dunque quanto è necessario far conoscere quanto ha fatto e patito Colui o Colei che ha formato in sé un bene universale per dar-lo agli altri51 . Ora, figlia mia, come fu necessario far conoscere chi furono e quanto costò loro formare il regno della Redenzione, così è necessario far conoscere prima colei che la mia paterna bontà ha scelto per formare in lei il Regno del «Fiat» Supremo52 , e poi dare principio alla trasmissione agli altri. Come fu per la Redenzione, che prima fu formata tra Me e la mia Mam-ma Celeste e poi fu conosciuta dalle creature, così sarà del «Fiat» Supremo. Quindi è necessario far conoscere quanto mi costa[239] questo Regno della mia Volontà e, per fare che l’uomo possa entrare di nuovo nel suo Regno perduto, [come] ho dovuto sacrificare la più piccola delle creature, tenerla inchiodata per quarant’anni e più dentro un letto, senza aria, senza la pienezza della luce del sole che tutti godono, come il suo piccolo cuore è stato il rifugio delle mie pene e di quelle delle creature, come ha amato tutti, pregato per tutti, difeso tutti, e quante volte si è esposta ai colpi della Giustizia Divina per difendere tutti i suoi fratelli; e poi le sue pene intime, le mie stesse privazioni che martirizzavano il suo piccolo cuore, dandole mor-te continua, perché non conoscendo altra vita che la mia, altro Volere che il mio, tutte queste pene gettavano le fondamenta del Regno della mia Volon-tà, e come raggi solari maturavano i frutti del «Fiat» Supremo. Onde è ne-cessario far conoscere quanto costò a te e a Me questo Regno, onde[240] dal costo possano conoscere quanto Io amo che ne facciano acquisto, e dal co-sto possano apprezzarlo e amarlo e aspirare ad entrare a vivere nel Regno della mia Suprema Volontà”.
Ciò ho scritto per obbedire, ma è stato tanto lo sforzo che appena ho potuto accennare della mia povera esistenza. Già per la grande ritrosia mi sento gelare il sangue nelle vene, ma mi conviene ripetere sempre Fiat! Fiat! Fiat!…
14 Luglio 1926
Il Regno della D. Volontà fu formato nella SS. Umanità di Gesù, che lo ha concepito in Sé per
darlo alle creature, ma, pur sentendo per tanti secoli le doglie, si è contenuto, senza poter
nemmeno manifestarlo, vedendo che le creature non avevano le disposizioni e non avevano
preso ancora tutti i beni del Regno della Redenzione. Tutto era in pericolo, mentre attendeva
nei secoli la sua piccola neonata. Tutta la Creazione ha le doglie del parto, perché è come un
velo che nasconde la D. Volontà e gli uomini si servono di essa, ma non la riconoscono
Come Gesù teneva preparato il Regno della sua Volontà nella sua Umanità per
darlo di nuovo alle creature. Come tutti gli interessi divini ed umani stanno in
pericolo senza la D. Volontà.53
Continuo le mie solite fusioni nel Santo Volere. Il mio dolce Gesù molte volte mi accompagna nella ripetizione di questi atti, altre volte sta a vedere se qualche cosa mi sfugge di tutto ciò che ha fatto, sia nella Creazione come nella Redenzione, e Lui con tutta bontà me la fa[241] presente, affinché io vi metta fosse pure un piccolo “Ti amo”, un “grazie”, un’adorazione, dicendomi che è necessario riconoscere fin dove la sua Volontà ha steso i confini del Regno del suo Volere per amore della creatura, affinché lei giri in questo Regno per goderselo e col suo amore si renda più stabile il suo possesso, e vedendola sempre in Esso, tutti, Cielo e terra possano riconoscere che al Regno della mia Volontà è già uscita la sua ereditiera, e che lo ama ed è felice di possederlo.
Onde, mentre mi sentivo inabissata in questo Eterno Volere, il mio amabile Gesù si faceva vedere col suo Cuore aperto e ad ogni suo palpito usciva un raggio di luce, alla punta del quale si vedeva impresso un “FIAT”, e siccome il palpito del cuore è continuo, mentre usciva un raggio un altro ne seguiva e poi un altro; non finivano mai di uscire. Questi raggi invadevano Cielo e terra, ma tutti portavano impresso il “FIAT”. E non solo dal[242] suo Cuore, ma dagli occhi; come guardava uscivano raggi, come parlava, come moveva le sue mani e piedi, uscivano raggi portando tutti come gloria e trionfo il “FIAT” Supremo. Vedere Gesù era un incan-to, bello, tutto trasfuso in questi raggi di luce che uscivano dalla sua adorabile persona; ma quello che metteva la sontuosità, la maestà, lo sfarzo, la gloria, la bellezza, era il “FIAT”. La sua luce mi eclissava ed io sarei stata secoli innanzi a Gesù senza dirgli nulla, se Lui stesso non avesse rotto il silenzio dicendomi:
“Figlia mia, la perfetta gloria e l’onore completo alla mia Volontà lo die-de la mia Umanità. Fu proprio nel mio interno, nel centro di questo Cuore, che formai il Regno del Volere Supremo, e siccome l’uomo lo aveva perduto, né c’era speranza di poterlo acquistare, la mia Umanità lo riacquistò con pene intime ed inaudite, dandogli tutti gli onori dovuti e la gloria toltagli dalla creatura, per ridarlo di[243] nuovo ad essa. Sicché il Regno della mia Volontà fu formato dentro della mia Umanità. Perciò tutto ciò che veniva formato in Essa ed usciva fuori, portava l’impronta del «Fiat»; ogni mio pen-siero, sguardo, respiro, palpito, ogni goccia del mio sangue, tutto, tutto por-tava il suggello del «Fiat» del mio Regno supremo. Questo [mi] dava tanta gloria e mi abbelliva tanto, che Cielo e terra restavano al di sotto e come oscurati innanzi a Me, perché la mia Volontà Divina è superiore a tutto e mette tutto al disotto di Essa, come suo sgabello.
Ora, nel giro dei secoli Io guardavo a chi dovevo affidare questo Regno e sono stato come una madre pregna, che spasima, che si duole, perché vuo-le partorire il suo parto e non può. Povera madre, quanto soffre, perché non può godersi il frutto delle sue viscere, molto più che, essendo maturato questo parto e non uscendo, la sua esistenza è sempre in pericolo. Più che madre pregna sono stato per tanti[244] secoli. Quanto ho sofferto! Come ho spasimato nel vedere in pericolo gli interessi della mia gloria, tanto della Creazione quanto della Redenzione! Molto più che questo Regno lo tenevo come in segreto e celato nel mio Cuore, senza avere neppure lo sfogo di manifestarlo, e questo mi faceva spasimare di più, perché non vedendo nelle creature le vere disposizioni per poter dare questo mio parto e non avendo preso loro tutti i beni che ci sono nel regno della Redenzione, non potevo azzardarmi a dar loro il Regno della mia Volontà, che contiene beni più grandi. Molto più che i beni della Redenzione serviranno come corredo, come antidoto, per fare che, entrando nel Regno della mia Volontà, non possano ripetere una seconda caduta, come fece Adamo.
Dunque, se [di] tutti questi beni non tutti sono stati presi, anzi [sonostati] manomessi e calpestati, come poteva uscire questo parto del mio Regno da dentro la mia Umanità? Perciò mi sono contentato di spasimare,[245] di soffrire, di aspettare, più che una madre, per non esporre a pericolo il mio caro parto del mio Regno. E perciò spasimavo, ché volevo metterlo fuori per farne dono alla creatura e per mettere al sicuro gli interessi della Creazione e Redenzione, tutto [quanto]in pericolo, perché fino a tanto che l’uomo non ritorni nel Regno del Supremo Volere, gli interessi nostri e i suoi saranno sempre pericolanti. L’uomo fuori della nostra Volontà è sempre un disordine nella nostra opera creatrice, è una nota scordante che toglie la perfetta armonia alla santità delle nostre opere. E perciò Io guardavo il giro dei secoli, aspettando la mia piccola neonata nel Regno della mia Volontà, mettendole intorno tutti i beni della Redenzione, per sicurezza del Regno della mia Volontà, e più che madre dolente, che tanto ha spasimato, affido a te questo mio parto e le sorti di questo mio Regno.
E non è solo la mia Umanità che vuole partorire[246] questo mio parto che mi costa tanto, ma tutta la Creazione è pregna della mia Volontà e spa-sima54 perché vuole partorirla alle creature, per ristabilire il Regno del suo Dio in mezzo alle creature. Quindi la Creazione è come velo che nasconde, come un parto, la mia Volontà, e le creature prendono il velo e respingono il parto che c’è dentro.
Pregno della mia Volontà è il sole e, mentre prendono gli effetti della luce, che nasconde come velo la mia Volontà, ei beni che produce, respin-gono poi la mia Volontà, non la riconoscono né si fanno dominare da Essa. Sicché prendono i beni naturali che ci sono nel sole, [mentre]i beni dell’ani-ma, il Regno del mio Volere, che regna nel sole e che vuol darsi a loro, lo respingono. Oh, come spasima la mia Volontà nel sole, che vuol partorire dall’altezza della sua sfera per regnare in mezzo alle creature. Pregno della mia Volontà è il cielo,[247] che coi suoi occhi di luce, quali sono le stelle, guarda le creature, se la vogliono ricevere perché regni in mezzo a loro. Pregno della mia Volontà è il mare. Con le sue onde fragorose si fa sentire e le acque come velo la nascondono, ma l’uomo se ne serve del mare, prende i suoi pesci, e della mia Volontà non [se ne] cura e la fa spasimare, come parto represso nelle viscere delle acque. Sicché tutti gli elementi sono pre-gni della mia Volontà: il vento, il fuoco, il fiore, la terra tutta, sono tutti veli che la nascondono.
Ora, chi darà questo sfogo e sollievo alla mia Umanità? Chi romperà questi veli di tante cose create che la nascondono? Chi riconoscerà tutte le cose come portatrici 55 della mia Volontà e, facendole i dovuti onori, la farà regnare nell’anima sua, dandole il dominio e la sua sudditanza. Perciò, figlia mia, sii attenta, dà questo contento al tuo Gesù, perché finora[248] tanto ho spasimato per mettere fuori questo parto del mio Regno supremo; ed insieme con Me tutta la Creazione, come un atto solo, romperà i veli e depositerà in te il parto della mia Volontà che nasconde”.
18 Luglio 1926
Motivo per il quale Gesù, quando venne sulla terra, non potette far conoscere né dare allora
il Regno del suo Volere, ma solo le cose minori come rimedi e medicine. Il suo scopo non è solo
di salvare l’uomo, ma di ridargli lo stato originario in cui lo creò: nel suo Regno, con l’aggiunta
della conoscenza del suo Amore (non solo conoscenza del “FIAT” Creante, ma della sua SS.
Umanità Redimente, con tutte le sue pene). La stessa preparazione ha fatto con la sua Mamma
e adesso anche con Luisa: quale metodo ha seguito Gesù negli anni di vita di lei. Essendo
limitata la creatura, è stabilito fino a dove dobbiamo prendere possesso in questo Regno Celeste
La mia povera mente stava pensando a ciò che sta scritto qui sopra, e il mio dolce Gesù ha continuato sullo stesso argomento, dicendomi: “Figlia mia, vedi dunque la necessità per la quale col venire sulla terra non diedi il Regno del mio Volere né lo feci conoscere. Volli far prova novella della creatura, volli darle cose minori di quelle che le diedi nella Creazione, rimedi e beni per guarirla, perché, nel crearlo, l’uomo non era malato, ma sano e santo, quin-di poteva benissimo vivere nel Regno del mio Volere; ma sottraendosi dal Volere Supremo cadde malato, ed Io venni sulla terra come medico celeste,[249] per vedere se accettava i rimedi, le medicine per la sua malattia, e dopo aver fatto prova di ciò, allora gli avrei fatto la sorpresa di manifestare il Regno della mia Volontà, che nella mia Umanità tenevo per lui preparato.
S’ingannano quelli che pensano che la nostra somma Bontà e Sapienza infinita avrebbero lasciato l’uomo nei soli beni della Redenzione, senza in-nalzarlo di nuovo allo stato primiero da Noi creato. Allora la nostra Crea-zione sarebbe stata senza il suo scopo e quindi senza il suo pieno effetto, ciò che non può essere nelle opere di un Dio. Al più faremmo passare e girare i secoli, dando ora una sorpresa, ora un’altra; ora affidandogli il piccolo bene ed ora un altro più grande.
Faremo come un padre che vuol dare la proprietà ai suoi figli, ma questi figli molto hanno sciupato dei beni del padre; ma con tutto ciò, è deciso a dare la proprietà ai suoi figli. Onde pensa un altro ritrovato: dà ai figli non più le somme grandi, ma a poco a poco, a lira a lira, e come vede che i figli si conservano il poco,[250] così va aumentando le piccole somme. Con ciò vengono a riconoscere l’amore del padre e ad apprezzare i beni che affida loro, ciò che non facevano prima, quando avevano le somme grandi. Que-sto serve a raffermarli e ad insegnar loro56 a saper conservare i beni rice-vuti. Onde il padre, quando li ha formato, conferma la sua decisione e dà la sua proprietà ai figli. Ora, così sta facendo la paterna Bontà. Nella Crea-zione mise l’uomo nell’opulenza dei beni, senza restrizione alcuna, ma solo perché volle provarlo in una cosa che a lui non costava un gran che, con un atto di sua volontà contraria alla Mia sciupò tutti questi beni. Ma il mio amore non si arrestò. Incominciai, più che padre, a dargli a poco a poco, e prima a guarirlo. Nel poco molte volte si usa più attenzione di quando si posseggono le cose grandi, perché se si possiede [una]proprietà grande e si sciupa, c’è sempre da dove prendere, ma se si sciupa il poco si resta digiu-no. Ma la decisione di dare il Regno della mia Volontà all’uomo non[251] l’ho cambiata. L’uomo si cambia, Dio non si cambia. Ora la cosa è più facile, perché i beni della Redenzione hanno fatto la via, hanno fatto conoscere molte sorprese del mio amore per l’uomo, come l’ho amato, non con il solo «Fiat», ma col dargli la propria Vita, sebbene il mio «Fiat» mi costa più della mia stessa Umanità, perché il «Fiat» è divino, immenso ed eterno, [ma]la mia Umanità è umana, limitata, e nel tempo ha il suo principio; ma la mente umana, non conoscendo a fondo che significa il «Fiat», il suo valore, la sua potenza e che può fare, si fa più vincere da tutto ciò che feci e patii venendo a redimerli, senza sapere che sotto alle mie pene e alla mia morte c’era nascosto il mio «Fiat», che dava vita alle mie pene.
Ora, se avessi voluto manifestare il Regno della mia Volontà, tanto quan-do venni sulla terra, quanto prima che i beni della[252] Redenzione fossero riconosciuti e in gran parte posseduti dalle creature, i miei santi più grandi si sarebbero spaventati. Tutti avrebbero pensato e detto: «Adamo innocente e santo non seppe vivere né perseverò in questo Regno di luce interminabile e di santità divina; come lo possiamo noi?» E tu per prima, quante volte non ti sei spaventata? E tremando innanzi ai beni immensi e alla santità tutta divina del Regno del «Fiat» Supremo, volevi ritirarti, dicendomi: «Gesù, pen-saci a qualche altra creatura, io ne sono incapace». Non ti spaventò tanto il patire, anzi, molte volte mi hai pregato e incitato che ti facessi patire.
E perciò, la mia più che paterna bontà[ha fatto a te] come a una seconda mia Madre, alla quale nascosi il mio concepimento nel suo seno. Prima la preparai, la formai, per non farla spaventare, e quando giunse il tempo op-portuno, proprio nell’atto in cui Io dovevo essere concepito, allora glielo feci[253] sapere per mezzo dell’Angelo; e sebbene a primo aspetto tremò e si conturbò, subito si rasserenò, perché era abituata a vivere insieme col suo Dio, in mezzo alla sua luce e dinanzi alla sua santità.
Così ho fatto con te: per tanti anni ed anni ti nascosi che volevo formare in te questo Regno supremo; ti preparai, ti formai, mi chiusi in te, nel fondo dell’anima tua, per formarlo, e quando il tutto fu fatto, ti manifestai il segreto, ti parlai della tua missione speciale, ti chiesi in modo formale se volevi accettare di vivere nella mia Volontà, e sebbene tu tremavi e temevi, Io ti rassicuravo dicendoti: «Perché ti conturbi? Non sei forse vissuta finora insieme con Me nel Regno del mio Volere?» E tu, rasserenandoti, prendevi più pratica del vivere in Esso ed Io mi dilettavo di allargare sempre più i confini del Regno mio, perché sta stabilito fin dove 57 la creatura deve pren-dere possesso in questo[254] Regno, essendo interminabili i suoi confini e la creatura è incapace di poterli abbracciare tutti, perché è limitata”.
Ed io:“Amor mio, eppure i miei timori non sono del tutto cessati, e delle volte mi spavento tanto, che temo di fare un secondo Adamo”.
E Gesù: “Figlia mia, non temere, tu hai più aiuto di quanto non aveva Adamo, hai l’aiuto di un Dio Umanato e tutte le opere e pene sue per tua difesa, per tuo sostegno, per tuo corteggio, ciò che non aveva lui. Perché dunque vuoi temere? Piuttosto sii attenta alla santità che si conviene per vivere in questo Regno celeste, alla tua felicità e fortuna, che vivendo in esso ti basta uno sguardo, sentire una sola mia parola per comprendere i suoi beni, mentre chi sta fuori, si può dire che capisce solo che esiste il Regno della mia Volontà, ma [di]ciò che sta dentro, che ci vuole per farlo comprendere, appena l’alfabeto[255] della mia Volontà può capire”.
20 Luglio 1926
Dopo che Gesù ha parlato, segue il suo silenzio. La sua Parola lavora e crea; nel suo silenzio
gode il frutto del suo lavoro e si riposa. Ma questo incanto e questo riposo Glielo fa trovare
la compagnia, la voce e il lavoro nella Divina Volontà della sua piccola figlia. Nel suo silenzio
genera i figli della sua Volontà e con ogni sua parola li dà alla luce e li fa crescere.
Continuando a sentirmi tutta abbandonata nel Supremo Volere, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere tutto silenzioso, in atto di guardare tutta la Creazio-ne, tutte le opere sue, e mentre le guardava restava come rapito profondamente innanzi alla magnificenza, santità, molteplicità e grandezza delle sue opere, ed io, insieme con Gesù, mi sentivo un silenzio profondo nel mirare le opere sue. Molte cose si comprendevano, ma restava tutto nel fondo dell’intelligenza, senza voca-boli di sorta. Come era bello stare insieme con Gesù in un profondo silenzio!
Onde, dopo ciò, il caro mio Bene, la dolce mia Vita, mi ha detto: “Figlia mia carissima, tu devi sapere che[256] la mia parola è lavoro, il mio silenzio è ri-poso; e non solo è lavoro per Me la mia parola, ma anche per te. Ed è solito mio che, dopo aver lavorato, voglio riposarmi in mezzo alle mie stesse ope-re; esse sono il mio letto più soffice nel mio riposo. E siccome tu hai ascol-tato la mia parola e hai lavorato insieme con Me, perciò insieme prendi riposo.
Guarda, figlia mia, come è bella tutta la Creazione. Fu la parola del tuo Gesù, che con un «Fiat» la lavorò. Ma sai tu qual è il mio incanto che mi rapisce? Il tuo piccolo «Ti amo» su ciascuna cosa creata. Conquesto tuo piccolo «Ti amo» impresso su ciascuna di esse,mi parlano tutte del tuo amore, mi parlano della mia neonata della mia Volontà; sento l’eco armo-nioso di tutta la Creazione che mi parla di te. Oh, come mi rapisce, come ne sono contento nel vedere che il mio «Fiat» nella Creazione e quello inse-gnato a te si danno[257] la mano, s’intrecciano insieme e compiendo la mia Volontà mi danno riposo! Ma non sono contento di riposarmi solo; voglio insieme con Me colei che mi dà riposo, affinché lei prenda riposo e godiamo insieme i frutti del nostro lavoro.
Guarda, non ti pare più bella tutta la Creazione e tutte le opere della mia Redenzione col tuo «Ti amo», con la tua adorazione e con la tua volontà trasfusa nella Mia, che fa vita in mezzo alle sfere celesti? Sicché non c’è più solitudine né quel silenzio sepolcrale che c’era prima nelle sfere celesti e in tutte le opere mie, ma c’è la piccola figlia del mio Volere, che fa compagnia, che fa sentire la sua voce, che ama, che adora, che prega e che mante-nendo i suoi diritti, dategli dalla mia Volontà, possiede tutto, e quando c’è chi possiede non c’è più solitudine né silenzio di tomba.
Ecco perché dopo averti molto parlato faccio silenzio: è il riposo che si richiede per Me e per[258] te, onde poter riprendere di nuovo la mia parola e così continuare il mio ed il tuo lavoro. Ma mentre riposo contemplo tutte le opere mie, il mio amore sorge in Me e, riflettendo in Me stesso e compia-cendomi, concepisco in Me altre mie immagini simili a Me e la mia Volontà me le mette fuori come trionfo del mio amore e come prediletta generazione del mio «Fiat» Supremo. Sicché nel mio riposo genero i figli alla mia Volon-tà, tutti simili a Me, e nella mia parola li partorisco e do loro lo sviluppo, la bellezza, l’altezza, onde la mia parola li va formando come degni figli del «Fiat» Supremo. Perciò, figlia mia, ogni mia parola è un dono che ti faccio, e se ti chiamo al riposo è perché tu contempli il mio dono, e compiacendoti e amandolo faccia sorgere da te altri doni simili a quelli che ti ho dato, e mettendoli fuori formeremo insieme la generazione dei figli del «Fiat» Su-premo. Quanto ne saremo[259] contenti!”.
23 Luglio 1926
Il mare della Divina Volontà nel quale vive Luisa, e i suoi atti fatti in Essa, hanno reso impossibile
di fatto che lei possa uscirne o che Gesù possa lasciarla. Come ci si deve stare nella Divina
Volontà, che cosa si deve fare e dove si può giungere in Essa: tutto questo Gesù lo ha insegnato
a Luisa. Di tutto quello che Dio ha fatto (per esempio, nella Creazione), c’è chi si serve di una
cosa e chi di un’altra, c’è chi conosce e gode di alcune cose e chi di altre, ma tutte manifestano
Dio e sono per la sua gloria. Lo stesso avviene di tutte le conoscenze sulla D. Volontà: ognuno
può prendere e fare (e quindi possedere) quanto vuole. A Luisa tocca manifestare tutto ciò che
Gesù le ha affidato
Avendo molto aspettato e sospirato la venuta del mio dolce Gesù, pensavo tra me: “Come farò, se chi forma la mia vita mi lascia sola e abbandonata? Potrei io vivere? E se io vivo, ora capisco che non sono le pene che fanno morire; se così fosse, dopo tante sue privazioni sarei morta. Al più fanno sentire la morte, ma non la sanno dare; fanno vivere come sotto un torchio, premuta, schiac-ciata, ma il potere della morte lo tiene solo il Volere Supremo”.
Ma mentre ciò pensavo, il mio adorabile Gesù si è mosso nel mio interno, e si faceva vedere che teneva una catenina d’oro nelle mani e si dilettava di farla passare tra me e Lui, in modo che restavamo legati insieme, e con un amore e bontà tutta paterna mi ha detto:
“Figlia mia,[260] perché temi che ti lasci? Senti, Io non posso tollerare questo timore in te. Tu devi sapere che le condizioni in cui ti ho messo, il mare del mio Volere che dentro e fuori ti scorre [e] al quale tu, volonta-riamente, non forzata, ti esibisti, hanno allargato tanto i confini che né Io né tu troveremo la via per uscire. Sicché se tu vuoi lasciarmi, non troverai la via, e per quanto vuoi girare, girerai sempre nei confini interminabili della mia Volontà; molto più che i tuoi atti fatti in Essa ti hanno chiuso ogni via d’uscita. E se ti volessi lasciare Io non lo potrei, perché non saprei dove an-dare per mettermi fuori dei confini della mia Volontà. Essa è dappertutto, e dovunque andassi mi troverei sempre insieme con te. Al più Io faccio con te come una persona che possiede un’abitazione grandee, amando un’altra persona inferiore a lei, entrambe d’accordo, una la prende con sé e l’altra va. Ora, siccome[261] la casa è grande, si dilunga e gira nella sua abitazio-ne; l’altra la perde di vista e si lamenta, ma a torto: se l’abitazione è sua, può mai lasciarla? Le cose proprie non si lasciano; quindi, o ritornerà subi-to a casa sua, o forse sta in qualche appartamento della sua stessa abita-zione. Quindi, se ti ho dato la mia Volontà per tua abitazione, come posso lasciarti e separarmi da Essa? Per quanto sono potente, in ciò sono impo-tente, perché sono inseparabile dal mio Volere. Perciò, al più mi dilungo nei miei confini e tu mi perdi di vista, ma non [è]che ti lasci, e se tu giri nei nostri confini subito mi troverai. Invece di temere aspettami, e quando meno ti credi mi troverai tutto stretto a te”.
Dopo di ciò stavo facendo i miei soliti atti nel Supremo Volere ed innanzi alla mia mente si faceva presente tutto l’ordine che conviene tenere[262] nella Divina Volontà, che si deve fare e dove si può giungere; insomma, tutto ciò che Gesù stesso mi ha insegnato. Onde pensavo tra me:“Come potranno fare tutto ciò le creature? E sono io, che attingo dalla fonte e mi sembra che non faccio tutto… Molte cose lascio dietro, né giungo a quell’altezza che Gesù dice; che sarà di quelli che attingeranno dalla mia piccola fontanina?”
E Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, molte cose che creai nella Creazione [che] non tutte a te servono né le godi, molte altre non conosci, ma se non servono a te, servono agli altri; se non le godi e conosci tu, le godono e conoscono gli altri, e se le creature non tutto prendono, tutte servono alla mia grande gloria e a far conoscere la mia Potenza, la mia Maestà, il mio grande Amore; e la molteplicità di tante cose create fa cono-scere la Sapienza, il valore dell’Artefice Divino, che è tanto abile che non c’è cosa che non sappia fare. Ora, se tante[263] cose uscirono fuori nella Crea-zione del mondo, che dovevano servire alla natura e che dovevano essere come specchi in cui l’uomo, specchiandosi, doveva riconoscere il suo Crea-tore, ese tutte le cose create dovevano essere vie per ritornare al seno paterno da dove era uscito, molto più è necessario far conoscere più cose del Regno della mia Volontà, che deve servire come vita dell’anima e come centro dove Iddio deve tenere il suo trono. Ora, la molteplicità delle cose che ti ho fatto conoscere serve a mostrare chi è questa Volontà Divina e come non c’è cosa più importante, più santa, più immensa, più potente, più benefica e che abbia virtù di dar vita più di Essa. Tutte le altre cose, per quanto buone e sante, sono sempre nell’ordine secondario. Solo Essa tiene sempre il primo posto, e dove non c’è non ci può essere vita.
Onde le tante conoscenze sulla mia Volontà serviranno alla mia stessa Volontà come gloria e trionfo, e serviranno alle creature come[264] via per trovare la vita e riceverla, e la sua altezza e immensità servirà alle creature per non farle mai fermarsi, ma sempre camminare per raggiungerla, per quanto possono. La molteplicità delle conoscenze servirà alla libertà di ciascuno, di prendere quelle che vogliono, perché ogni conoscenza contiene la vita. Se si rompe il velo della conoscenza, troveranno dentro, come regi-na, la vita della mia Volontà. Quindi, a seconda di quello che pren-deranno e faranno, tanto più crescerà la Vita di Essa in loro. Perciò, sii attenta a mani-festare i pregi, le ricchezze infinite che possiede, affinché il cielo del mio Volere sia più bello, più attraente, più maestoso, quale lo è, del cielo della Creazione, affinché, rapiti dalla sua bellezza, dai beni che contiene, possano tutti sospirare di venire a vivere nel Regno della mia Volontà”. [265]
26 Luglio 1926
I quattro gradi del vivere nella Divina Volontà. Nella Luce della Divina Volontà c’è chi prende
di meno e chi prende di più, con tutti gli effetti che la Luce porta con sé; e c’è chi addirittura
prende l’unità della Luce, il possesso totale del Regno e la sua trasformazione in Luce e Amore.
Nel Regno della Divina Volontà ci saranno questi quattro gradi
Continuo il mio solito abbandono nel Supremo Volere, ed il mio sempre ama-bile Gesù nel venire mi ha detto: “Figlia mia, come la luce del sole non viene goduta ugualmente da tutti –non da parte del sole, perché le opere mie, contenendo il bene universale, fanno il bene a tutti senza restrizione alcuna, ma da parte delle creature–, così, supponi che una persona stia nella sua stanza: questa tale non gode tutta la vivezza della luce e, se gode una luce mite, non gode il suo calore. Invece un’altra sta fuori dell’abitato: questa gode più luce e sente il calore del sole. Il calore purifica, disinfetta l’aria putrida, e [nel] godere l’aria purificata s’invigorisce e sente più sanità, sic-ché la seconda gode di più i beni che porta il sole alla terra.
Ma passa avanti; una terza persona si va a mettere in quel punto dove i raggi[266] solari battono la superficie della terra. Questa si sente investita dai suoi raggi, si sente scottare dal calore del sole; la vivezza della sua luce è tanta che, riempiendosi l’occhio, stentatamente può guardare la terra; si vede come trasfusa nella stessa luce –si può dire–, ma perché poggia i piedi sulla terra, che poco sente della terra, di séstessa, ma vive tutta per il sole. Vedi che gran differenza c’è tra la prima, la seconda e la terza?
Ma passa avanti ancora. Una quarta spicca il volo nei raggi solari, s’in-nalza fino al centro della sua sfera: questa resta bruciata dall’intensità del calore che il sole contiene nel suo centro. L’intensità della luce la eclissa to-talmente, in modo che resta sperduta, consumata nello stesso sole. Questa quarta non può più guardare la terra, né pensare a se stessa, e se guarde-rà, guarderà luce, sentirà fuoco, sicché per lei tutte le cose sono finite; la luce e il calore si sono sostituiti alla sua vita. Che gran[267] differenza tra la terza e la quarta! Ma tutta questa diversità non è da parte del sole, ma da parte delle creature, a seconda che si espongono alla luce del sole. Ora, il sole è l’immagine della mia Volontà, che più che sole dardeggia i suoi raggi per convertire coloro che vogliono vivere nel suo Regno tutti in luce e amore. L’immagine di queste persone rappresenta i quattro gradi del vivere nella mia Volontà.
La prima si può dire che non vive nel suo Regno, ma solo alla luce che dal mio Regno spande a tutti il Sole del mio Volere. Si può dire che è fuori dei suoi confini, e se gode una scarsa luce è per la natura della luce che si spande ovunque; la sua natura, le sue debolezze e passioni le formano co-me un’abitazione intorno e formano l’aria infetta e putrida con cui, respiran-dola, vive malaticcia e senza vivezza di forza nel fare il bene; ma, con tutto ciò, è rassegnata, sopporta alla meglio gli incontri della vita, perché la luce[268] della mia Volontà, per quanto mite, porta sempre il suo bene. La secon-da è l’immagine di chi è entrato nei primi passi dei confini del Regno del Supremo Volere. Questa gode non solo più luce, ma gode pure il calore, quindi l’aria che respira è pura, e respirandola si sente morire le passioni, è costante nel bene, sopporta le croci non solo con pazienza, ma con amore, ma siccome è ai primi passi dei confini, guarda la terra [e] sente il peso della natura umana. Invece [per] la terza, essendo l’immagine di chi si è inoltrato nei confini di questo Regno, è tale e tanta la sua luce, che le fa dimenticare tutto, non sente più nulla di se stessa. Il bene, le virtù, le croci, si cambiano in natura; [la luce]la eclissa, la trasforma e appena le lascia guardare da lontano ciò che a lei più non appartiene. La quarta è la più felice, perché è l’immagine di chi non solo vive nel mio Regno, ma di chi ne ha fatto acquisto.Questa subisce la consumazione totale[269] nel Sole supre-mo del mio Volere. L’eclissi della luce è tanto fitta, che essa stessa diventa luce e calore, né può guardare altro che luce e fuoco e tutte le cose si con-vertono per lei in luce e amore. Quindi, ci sarà differenza di gradi nel Regno della mia Volontà,a seconda che le creature vorranno prendere dei suoi be-ni, ma i primi gradi saranno spinte e vie per giungere all’ultimo. Per te, poi, che lo devi far conoscere, c’è tutta la necessità che viva nell’ultimo grado”.
29 Luglio 1926
Adamo perdette con il peccato una Volontà Divina; soltanto Dio, facendosi uomo, gliela poteva
restituire. Perciò Gesù s’incarnò, non solo per redimere l’uomo, ma per ridargli la D. Volontà.
Quindi, la D. Volontà discese nell’Umanità di Gesù e in tutti i suoi atti umani; essendo la stessa
Volontà che regnava in tutta la Creazione, faceva fare verso Dio a tutte le cose create gli stessi
atti che faceva la SS. Umanità di Gesù. Quindi, il Padre cedette alla sua stessa Volontà, dando di
nuovo il Regno e affidandolo a Gesù. Ma la Creazione, col finire la vita terrena di Gesù e di
Maria, restò de nuovo muta e priva del suo Re, in attesa di chi deve darle voce di nuovo: Luisa
Stavo facendo i miei soliti giri nel Regno del Supremo Volere, ed essendo giun-ta a quel punto di ciò che aveva fatto il Divino Volere nell’Umanità di N. Signore, guardavo le sue lacrime, i suoi sospiri, i gemiti suoi e tutto ciò che faceva, investiti della luce della sua Volontà,[270] sicché i suoi raggi erano imperlati dalle lacrime di Gesù, riempiti dai suoi sospiri, investiti dai suoi gemiti dolenti e amorosi. E sicco-me la Creazione è pregna e investita dal Supremo Volere, i suoi raggi di luce, in-vestendo tutto, imperlavano tutte le cose create delle sue lacrime [e tutte] resta-vano investite dai suoi sospiri, dal suo amore, e tutte gemevano insieme con Gesù.
Ora, il dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e poggiando la sua testa sulla mia fronte mi ha detto: “Figlia mia, il primo uomo, col peccare, perdette una Volontà Divina, e perciò ci volle la mia Umanità unita al Verbo Eterno, che doveva sacrificare in tutto e per tutto la volontà umana della mia Uma-nità per riacquistare questa Volontà Divina, per ridarla di nuovo alla crea-tura. Sicché la mia Umanità non dette neppure un respiro di vita alla sua volontà umana, ma la tenne solo per sacrificarla e[271] per pagare la libertà che l’uomo si era preso, di rigettare con tanta ingratitudine questa Volontà Suprema; perdendola, gli fallirono tutti i suoi beni, la sua felicità, il suo dominio, la sua santità, tutto gli andò fallito. Se l’uomo avesse perduto una cosa umana datagli da Dio, un angelo, un santo gliela avrebbero potuto restituire, ma siccome perdette una Volontà Divina, ci volle un altro Uomo e Dio che la potesse restituire.
Ora, se fossi venuto sulla terra [solo] per redimerlo, sarebbe bastata una goccia del mio sangue, una mia piccola pena, per metterlo in salvo; ma sic-come venni non solo per salvarlo, ma per restituirgli la mia Volontà perdu-ta, questa Divina Volontà volle scendere in tutte le mie pene, nelle lacrime, nei miei sospiri e gemiti, in tutto ciò che Io facevo e soffrivo, per riacquistare di nuovo il dominio in tutti e su tutti gli atti umani e così poter formare di nuovo il suo Regno in mezzo alle creature. Sicché[272] quando Io, bambi-nello, piangevo, vagivo, gemevo, la mia Volontà Divina, più che raggio so-lare, investiva tutta la Creazione delle mie lacrime, dei miei gemiti e sospiri, sicché le stelle, il sole, il cielo azzurro, il mare, il piccolo fiore, tutti piange-vano, gemevano, vagivano e sospiravano, perché la Volontà Divina che stava in Me era quella stessa che regnava in tutta la Creazione, e come [cosa]connaturale le stelle piangevano, il cielo gemeva, il sole vagiva, il mare sospirava. La luce della mia Volontà portava l’eco mio in tutte le cose create, le quali, ripetendo l’atto mio, facevano compagnia al loro Creatore. Oh, se tu sapessi l’assalto che riceveva la Divina Maestà nel sentire il mio pianto in tutta la Creazione, i miei gemiti e sospiri! Tutte le cose create, ani-mate dalla mia Volontà, prostrate ai piedi del trono divino, lo assordavano coi loro gemiti, lo attiravano con le loro lacrime, lo movevano a pietà coi loro sospiri e preghiere, e le mie pene,[273] ripercuotendosi in loro, lo lega-vano58 a cedere le chiavi del Cielo e imploravano di nuovo il Regno della Volontà Divina sulla terra. Il mio Padre Celeste, impietosito e intenerito dal-la sua stessa Volontà che piangeva, gemeva, pregava e penava in tutte le opere sue, cedeva le chiavi e dava di nuovo il suo Regno, ma per essere sicuro lo metteva nella mia Umanità, affinché a tempo opportuno lo potes-se dar di nuovo all’umana famiglia. Ecco la necessità che Io facessi e scen-dessi nell’ordine delle azioni umane, perché la mia Volontà Divina doveva prendere il suo dominio, e costituire l’ordine della sua Volontà Divina in tutti gli atti delle creature. Vedi dunque quanto mi costa questo Regno, con quante pene non lo riscattai. Perciò lo amo tanto e a qualunque costo lo voglio stabilire in mezzo alle creature”.
Ed io: “Ma dimmi, Amor mio, se tutto ciò che Tu facesti era investito dal-l’unità della luce del Supremo Volere, essendo una questa Volontà, non si può disgiungere né[274] separare dai suoi atti, sicché la Creazione non è più sola, tiene la compagnia dei tuoi atti, del tuo amore, dei tuoi gemiti; quindi non c’è quel silenzio di tomba che Tu mi dicesti l’altra volta”.
E Gesù, tutto bontà, ha soggiunto: “Figlia mia, tu devi sapere che fino a tanto che la mia Umanità stette sulla terra, come pure fino a tanto che stette la Sovrana Regina, nella Creazione non ci fu solitudine né silenzio sepol-crale, perché in virtù della luce della Volontà Divina, dovunque questa si trovava, come luce si spandeva59 e, diffondendosi in tutto, si moltiplicava in tutte le cose create e dovunque si ripeteva il mio atto, perché una era la volontà. È tanto vero tutto ciò, che la Creazione diede segni sensibili nella mia nascita e molto [di]più nella mia morte, fino ad oscurarsi il sole, a spez-zarsi i sassi, a tremare la terra, come se tutti piangessero il loro Creatore, il loro Re. Piangevano Colui che li aveva tenuto in festa, che aveva spezzato la loro solitudine e il silenzio di tomba,[275] e sentendo tutti l’amarezza di sì dura privazione, diedero segni di dolore e di pianto e ritornarono di nuovo nel lutto della solitudine e del silenzio, perché partendo Io dalla terra, non c’era più chi emettesse la voce nella luce della mia Volontà, che formando l’eco rendeva la Creazione parlante e operante. Succedeva come a quegli strumenti di metallo, che con arte chiudono la voce di chi parla o di chi canta, e lo strumento parla, canta, piange, ride; questo succede in virtù del-l’eco della voce che ha parlato, ma se si toglie l’ingegno che produce quel canto, lo strumento resta muto. Molto più che Io non venni per la Creazione sulla terra, ma venni per l’uomo, e perciò tutto ciò che feci: pene, preghiere, gemiti, sospiri, lo lasciai, più che nuova Creazione, a bene delle anime, per-ché tutto ciò che Io feci, essendo stato fatto in virtù della mia potenza crea-trice, sta tutto in atto di salvare l’uomo.
Oltre a ciò, la Creazione fu fatta per l’uomo, in cui doveva essere lui il re di tutte le[276] cose create, e l’uomo col sottrarsi dalla mia Volontà Divina perdette il regime, il dominio, né poteva formare leggi nel regno della Crea-zione, come è solito di un re quando possiede un regno, perché avendo perduto l’unità della luce della mia Volontà, non seppe più reggere, non aveva più forza di dominio, le sue leggi non avevano valore. La Creazione fu per lui come un popolo che si ribella al re e ne forma il suo zimbello. E perciò la mia Umanità fu riconosciuta subito per suo Re da tutta la Crea-zione, perché sentiva in Me la forza dell’unione di una sola volontà; ma, partendo Io, restò 60 di nuovo senza Re e chiusa nel suo silenzio, aspettando di nuovo chi nel Regno della mia Volontà doveva emettere la sua voce per farla risuonare in essa. Ma sai tu chi è colei che metterà di nuovo in festa tutta la Creazione, chi formerà il suo eco e la renderà di nuovo parlante? Sei tu, figlia mia, che riprenderai il dominio, il regime nel Regno della mia Volontà; perciò sii attenta, e il[277] tuo volo nel mio Volere sia continuo”.
1° Agosto 1926
Se prima Gesù dava a Luisa tanti segni e dimostrazioni del suo Amore e adesso sono diminuiti,
è perché è impegnato nel lavoro del Regno del suo Volere;
questo è il segreto più grande di Dio, affidato a lei; quindi, è il segno dell’amore più grande
Stavo sospirando il mio dolce Bene, la Vita della mia vita, e non venendo pen-savo tra me: “Come è dura la sua privazione! Ah, Gesù non mi vuole più bene, e non solo sono finite le carezze, i baci, le sue grandi dimostrazioni d’amore, che con tanta abbondanza mi dava prima, ma anche la sua amabile e rapitrice presenza si fa sempre più aspettare. Oh Dio, che pena, che martirio continuato, che vita senza vita, senza aria, senza respiro! Mio Gesù, abbi pietà di me, della tua piccola esiliata!”.
Ma mentre ciò pensavo ed altro, il mio sempre amabile Gesù è uscito da den-tro il mio interno e poggiando le sue braccia sul mio petto mi ha detto:[278] “Figlia mia, tu ti inganni, che dici che non ti voglio il bene di prima; anzi, tu devi sapere che i miei baci, carezze, dimostrazioni d’amore che ti facevo, erano lo sbocco del mio amore, che non potendo contenerlo nel mio interno, te lo dimostravo con tanti segni amorosi; e siccome tra te e Me non c’era un gran lavoro da fare, mi divertivo con te con tanti segni e stratagemmi d’amore, ma ciò serviva a prepararti al grande lavoro che tra te e Me si doveva svolgere, e quando si lavora non c’è il tempo di divertirsi; ma con ciò l’amore non cessa, ma viene centuplicato, raffermato e suggellato.
Ora, figlia mia, avendoti dimostrato lo sbocco del mio amore contenuto, ho voluto passare a darti ciò che contenevo dentro di Me, ho voluto comu-nicarti il grande segreto del Regno della mia Volontà, dandoti i beni che esso contiene, e quando si comunicano[279] segreti importanti, ed essendo questo il segreto più importante di tutta la storia della Creazione, si metto-no da parte i divertimenti, [i]baci e [le]carezze, molto più che il lavoro del Regno del Supremo Volere è esuberante ed il più grande che può esistere in tutta la storia del mondo. Quindi, il manifestarti il segreto mio supera tutti gli amori insieme,perché nel segreto c’è la partecipazione della propria vita, dei propri beni; nel segreto c’è fiducia, c’è assegnamento, e ti pare poco che il tuo Gesù abbia fiducia di te, e che [tu] sia l’oggetto della mia speranza? Ma non di una fiducia e speranza qualsiasi, ma della fiducia di affidarti il Regno del mio Volere, la speranza che mi metta in salvo i diritti di esso, che lo faccia conoscere. Ora, avendoti affidato il segreto della mia Volontà, che è la parte essenziale della[280] Vita Divina, Io non saprei darti cosa più gran-de di questa. Come dici dunque che ti amo meno di prima? Devi dire piut-tosto che è il grande lavoro che si richiede da te e da Me nel Regno della mia Volontà. Tu devi sapere che sto sempre occupato e tutto intento a lavo-rare in te; ora allargo la tua capacità, ora ti insegno; molte volte passo a la-vorare insieme con te,altre volte ti supplisco;insomma,sto sempre occupa-to, e ciò dice che ti amo sempre più, ma con amore più forte e sostanzioso”.
4 Agosto 1926
I quattro piani del palazzo della D. Volontà. In qualsiasi dei quattro, Essa ci aspetta, perché
facciamo con Lei ciò che Essa fa. Gesù sta sempre in Luisa in atto di scrivere nuove meraviglie
e ricchezze del Regno del suo “FIAT” Divino. Prima fa i preparativi e compie ogni cosa e poi
gliene parla, affinché lei, a sua volta, lo renda pubblico. Gli insegnamenti sono come i fili
elettrici (la rete elettrica); la corrente sarà lo stesso “FIAT”. Fatti i preparativi, un semplice atto
d’amore si propaga e splende ovunque, in tutti e perfino nel seno della SS. Trinità
I miei giorni, le mie ore sono sempre sotto l’incubo di durissime privazioni del mio dolce Gesù. Oh, come è doloroso passare dalla luce alle tenebre, e mentre si crede di dover godere la luce, come lampo fugge e si resta all’oscuro più di prima!
[281] Ora, mentre mi trovavo sotto il torchio della privazione della luce del mio dolce Gesù e sentendomi che non ne potevo più, la mia cara Vita, il mio sommo Bene si è mosso nel mio interno, ed io, sentendolo, Gli ho detto: “Gesù, come, mi lasci? Senza di Te io non so dove mi trovo”. E Lui, tutto bontà, mi ha detto:
“Figlia mia, come, non sai dove ti trovi? Non stai nella mia Volontà? La casa della mia Volontà è grande; se non stai a un piano starai all’altro, per-ché Essa contiene quattro piani. Il primo è il basso della terra, cioè, il mare, la terra, le piante, i fiori, i monti e tutto il resto che esiste nel basso del-l’universo. Essa dovunque domina e regge, il suo posto è sempre di Regina e tutto tiene nel proprio pugno. Il secondo piano è il sole, le stelle, le sfere. Il terzo è il cielo azzurro. Il quarto è la patria mia e dei santi. In tutti questi piani la mia[282] Volontà è Regina, occupa il primo posto d’onore, sicché in qualunque di questi piani ti troverai, sii sicura che starai sempre nella mia Volontà. Se giri nel basso dell’universo, la troverai che ti aspetta nel mare, affinché ti unisca insieme per fare ciò che Essa fa, come svolge il suo amo-re, la sua gloria, la sua potenza. Ti aspetta sui monti, nel basso delle valli, nei prati fioriti, in tutte le cose ti aspetta, affinché le faccia compagnia, per fare che [tu]nulla ometta; anzi, sarai la ripetitrice dei suoi atti. E quando avrai girato il primo piano, passa al secondo e là troverai che ti aspetta con maestà nel sole, affinché la sua luce [ed] il suo calore ti trasformino, ti fac-ciano perdere il tuo essere e [tu]sappia amare e glorificare come sa amare e glorificare una Volontà Divina. Perciò gira in casa nostra, nelle opere del tuo Creatore, perché dovunque ti aspetta, affinché tu impari i suoi modi e[283] ripeta ciò che fa la mia Volontà in tutte le cose create. Così sarai sicura di trovarti sempre nel Supremo Volere; non solo, ma ti troverai sempre in-sieme con Me e, sebbene non sempre mi vedi, tu devi sapere che sono inse-parabile dalla mia Volontà e dalle opere mie. Perciò, stando in Essa, Io starò con te e tu starai con Me”.
Detto ciò, come lampo è scomparso, ed io sono rimasta all’oscuro più di pri-ma, continuando i miei atti nel Supremo Volere. Ma mentre ciò facevo, lo pregavo che ritornasse alla sua piccola figlia, dicendogli: “Mio Gesù, ti prego in virtù della tua stessa Volontà, e siccome Essa si trova sparsa in tutta la Creazione, riem-piendola tutta, perciò la tua stessa Volontà ti prega nel sole che ritorni alla tua piccola neonata, ti prega in ogni stella, ti prega nell’azzurro cielo che ti affretti a venire a chi non può vivere senza[284] di Te; ti supplica nel mare, nelle sue onde fragorose, nel suo dolce mormorio, che presto venga alla tua piccola esiliata. Non senti, Amor mio, la mia voce nella tua Volontà, che risuona in tutte le cose create, e tutta la Creazione prega, supplica, sospira, piange, che ritorni alla piccina della tua Volontà? Come tante voci non ti commuovono? Tanti sospiri non ti spingono, non ti mettono in volo? Non sai, oh Gesù, che è la tua Volontà che ti prega e, se Tu non la ascolti, Essa ne va di sotto e credo che non puoi fare a meno di non ascoltarla?”.
Ma mentre ciò dicevo e altro ancora, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno, trasformandomi tutta in Lui e partecipandomi le sue amarezze, che erano già troppe. O Dio, quante cose tristi faceva vedere, ed il suo Cuore ne era trafitto.
Onde dopo, come se si volesse sollevare, mi ha detto, facendosi vedere con la sua solita penna di luce nella mano: “Figlia mia, mettiamo tutto da[285] parte, parliamo del Regno del Supremo Volere,che tanto m’interessa.Non vedi come sto sempre in atto di scrivere nel fondo dell’anima tua i suoi pregi, le sue leggi celesti, la sua potenza, i suoi prodigi divini, la sua bellezza incan-tevole, le sue gioie infinite, l’ordine e l’armonia perfetta che regna in questo Regno del «Fiat» Divino? Prima faccio i preparativi, formo in te tutte le proprietà di Esso, e poi ti parlo, affinché sentendo in te le sue proprietà, possa essere la portavoce della mia Volontà, la sua banditrice, il suo tele-grafo e la trombetta, che con suono squillante chiami l’attenzione dei pas-santi ad ascoltarti.
Gli insegnamenti che ti faccio sul Regno del mio Volere saranno come tanti fili elettrici, che quando sono fatte le giuste comunicazioni, i prepara-tivi necessari, basta un solo filo per dare luce a città e a province intere. La forza dell’elettricità, con una rapidità, più che vento, dà luce a[286] luoghi pubblici e privati. Gli insegnamenti sulla mia Volontà saranno i fili; la forza dell’elettricità sarà lo stesso «Fiat», che con una rapidità incantevole forme-rà la luce che allontanerà la notte della volontà umana, le tenebre delle passioni. Oh, come sarà bella la luce della mia Volontà! Nel vederla, dispor-ranno gli apparecchi nelle anime, per attaccare i fili degli insegnamenti, per godere e ricevere la forza della luce che contiene l’elettricità del mio Volere Supremo. Vuoi tu vedere come succederà? Guarda, Io prendo un filo dei miei insegnamenti legato all’anima tua, e tu emetti la tua voce dentro il filo. Dì: «Ti amo, Ti adoro, Ti benedico», quello che vuoi dire, e sii attenta a guardare”.
Io ho detto “ti amo”. Quel “ti amo” si cambiava in caratteri di luce e la forza elettrica del Supremo Volere lo moltiplicava, in modo che quel “ti amo” di luce percorreva tutta la volta dei cieli, si fissava nel sole, in ogni stella, penetrava nei Cieli, si fissava[287] in ciascun beato, formava la sua corona di luce ai piedi del trono divino ed entrava fin nel seno della Maestà Suprema; insomma, dove si tro-vava la Divina Volontà, che è da per tutto, formava la sua luce elettrica. E Gesù, riprendendo il suo dire: “Figlia mia, hai visto che forza tiene l’elettricità del «Fiat» Supremo e come giunge ovunque? L’elettricità della terra, al più si diffonde nel basso, non ha la forza di giungere fino alle stelle, ma la forza della mia elettricità si diffonde nel basso, in alto, nei cuori, dovunque. Quando si disporranno i fili, con che rapidità incantevole farà la sua via in mezzo alle creature!”
8 Agosto 1926
Quanto più l’anima è unita a Dio, come un fiumicello che fosse diviso dal mare solo
da un muretto, tanto più riceve da Dio le onde continue della sua Volontà, che, riempiendola,
a sua volta la fanno straripare in Dio; insomma, fa tutto ciò che fa Dio. Quest’unità
fra l’Essere infinito, Dio, e la piccola creatura, può essere fatta solo dalla Divina Volontà.
Senza di Essa, la creatura perde la forza e resta divisa e povera, come Adamo
Trovandomi nel solito mio stato, mi sentivo tutta abbandonata nelle braccia di Gesù, e Lui, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia,[288] quanto più l’anima sta immedesimata con Me, tanto più Io posso darle e lei può prendere da Me. Succede come tra il mare ed il fiumicello, diviso dal mare da una sola parete, tanto che se si togliesse la parete, il mare ed il fiumi-cello diventerebbero un solo mare. Ora, se il mare straripa, il fiumicello, es-sendo vicino, riceve l’acqua del mare; se le onde fragorose s’innalzano, nel-l’abbassarsi siscaricano nel fiumicello vicino. L’acqua del mare si riversa per mezzo delle fessure della parete, sicché il piccolo fiumicello riceve sem-pre dal mare e, siccome esso è piccolo, si gonfia sempre e ridà al mare l’ac-qua ricevuta per riceverla di nuovo. Ciò succede perché il fiumicello sta vici-no al mare, ma se stesse lontano, né il mare potrebbe dare, né esso riceve-re;la lontananza lo metterebbe in condizione di neppure conoscere il mare”.
Ma mentre ciò diceva, faceva vedere all’atto[289] pratico, innanzi alla mia mente, [il significato]del mare e del fiumicello, e ha ripreso a dire: “Figlia mia, il mare è Dio, il piccolo fiumicello è l’anima, la parete che divide l’uno e l’altro è l’umana natura, che fa distinguere Dio e la creatura; gli straripamenti, le onde che continuamente s’innalzano per scaricarsi nel fiumicello, sono la mia Divina Volontà, che vuol dare tanto alla creatura per fare che il piccolo fiumicello, riempiendosi e gonfiandosi, straripi, formi le sue onde gonfiate dal vento della Suprema Volontà e si riversi nel mare divino per riempirsi di nuovo, in modo da poter dire: «Faccio la vita del mare e, sebbene sono piccolo, anch’io faccio ciò che esso fa, straripo, formo le mie onde, mi innalzo e cerco di dare al mare ciò che esso mi dà».
Sicché l’anima che sta immedesimata con Me e si fa dominare dalla mia Volontà, è la ripetitrice degli[290] atti divini; il suo amore, le sue adorazioni, le sue preci, tutto ciò che fa è lo sbocco di Dio che riceve, per poter ridire: «È il tuo amore che ti ama, [sono]le tue adorazioni che ti adorano, le tue preci che ti pregano, è la tua Volontà che, investendomi, mi fa fare ciò che fai Tu, per ridartele come cose tue».”
Gesù ha fatto silenzio, ma poi, come preso da un’enfasi irresistibile d’amore, ha soggiunto: “O potenza della mia Volontà, quanto sei grande! Tu sola unisci l’Essere più grande, più alto, con l’essere più piccolo e più basso e ne formi uno solo. Tu sola hai la virtù di svuotare la creatura di tutto ciò che a Te non appartiene, per poter formare in lei coi tuoi riflessi quel Sole eterno, che riempiendo coi suoi raggi Cielo e terra va a confondersi col Sole della Maestà Suprema. Tu sola hai questa virtù di comunicare la forza suprema, in modo[291] da potersi innalzare la creatura con la tua forza a quell’Atto solo del Dio Creatore.
Ah, figlia mia, la creatura, quando non vive nell’unità della mia Volontà, perde la forza unica e resta come disunita da quella forza che riempie Cielo e terra e sostiene tutto l’universo come se fosse la più piccola piuma. Ora, l’anima, quando non si fa dominare dalla mia Volontà, perde la forza unica in tutte le sue azioni, quindi tutti i suoi atti, non uscendo da una forza sola, restano divisi tra loro: diviso l’amore, separata l’azione, disgiunta la pre-ghiera. Sicché tutti gli atti della creatura, essendo divisi, sono poveri, me-schini, senza luce; sicché la pazienza è povera, la carità è debole, l’ubbi-dienza è zoppa, l’umiltà è cieca, la preghiera è muta, il sacrificio è senza vita e senza vigore, perché mancando la[292] mia Volontà manca la forza unica, che, unendo tutto, dà la stessa forza a ciascun atto della creatura. Perciò, non solo restano divisi tra loro, ma restano viziati dalla volontà umana e perciò resta ognuno col suo difetto.
Ciò successe ad Adamo: col sottrarsi dalla Volontà Suprema perdette la forza unica del suo Creatore e, restando con la sua forza umana limitata, sentiva lo stento nel suo operare, molto più che la forza che metteva nel compiere un’azione lo debilitava e, dovendo fare un’altra, non si sentiva la stessa forza, sicché toccò con mano la povertà delle sue azioni, che non avendo la stessa forza, non solo erano divise, ma ognuna aveva il suo difet-to. Successe come ad un ricco signore che possiede [una]proprietà estesis-sima. Fino a tanto che questa è di un solo padrone, lui sfoggia, fa grandi spese, chi sa quanti servi mantiene sotto di lui, e dalle grandi rendite[293] che riceve fa sempre nuovi acquisti. Ma supponi che questa proprietà fosse divisa con altri eredi: ecco, è già perduta la sua grande forza, non può sfog-giare più come prima né fare nuovi acquisti, si deve limitare nelle spese, i suoi servi sono pochi; sicché la sua grandezza, la sua signoria è svanita, appena gli restano le tracce. Così successe ad Adamo: col sottrarsi dalla mia Volontà perdette la forza unica del suo Creatore, e con ciò perdette la sua signoria, il suo dominio, enon sentiva più la forza di sfoggiare nel bene. E così succede per chi non è del tutto abbandonato in braccio alla mia Volontà, perché con Essa la forza del bene si converte in natura e la povertà non esiste”. [294]
12 Agosto 1926
Per poter formare il suo Regno nell’anima, la Divina Volontà vuole trovare le tre potenze
dell’anima in ordine alle Tre Divine Persone. Allora le tre potenze saranno in ordine e la Divina
Volontà unirà il Regno Divino e il regno umano, facendone uno solo. La creatura può crescere
a somiglianza di Dio solo se le sue tre potenze ritornano allo scopo per cui Dio le ha creato
Le privazioni del mio dolce Gesù si vanno facendo più lunghe. Oh, come mi fa spasimare peril suo ritorno! Come le ore, i giorni compariscono secoli senza di Lui, ma secoli di notti, non di giorni! Onde, mentre stavo con ansia aspettando il suo ritorno, come lampo che sorge è uscito da dentro il mio interno e strin-gendomi a sé mi ha detto:
“Figlia mia, l’uomo fu creato da Dio con tre potenze, memoria, intelletto e volontà, e questo perché potesse tenere i vincoli di comunicazione con le Divine Persone della Trinità Sacrosanta. Queste erano come vie per salire a Dio, come porte per entrare, come stanze per formare il continuo soggiorno la creatura a Dio e Dio alla creatura. Queste sono le vie regie dell’uno e del-l’altro, le porte d’oro che Iddio mise nel fondo dell’anima per poter entrare la Sovranità Suprema della[295] Maestà Divina, la stanza sicura ed incrol-labile dove Iddio doveva fare il suo celeste soggiorno.
Ora, la mia Volontà, per poter formare il suo Regno nell’intimo dell’ani-ma, vuol trovare in ordine al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo queste tre potenze, date alla creatura per elevarla alla somiglianza del suo Creatore. La mia Volontà non uscirebbe fuori dai suoi domini, se queste tre potenze dell’anima stessero in ordine a Dio, e il suo regnare sarebbe felice e come connaturale, perché con lo stare queste tre potenze in ordine a Dio, terreb-bero l’ordine in se stesse e fuori di sé, e il Regno della Volontà di Dio e quello della creatura non sarebbe un regno diviso, ma uno solo, e quindi il suo dominio e il suo regime sarebbero uno solo. Molto più che la mia Volon-tà non sa regnare dove non c’è ordine ed armonia, inseparabile qualità e proprietà indispensabile delle Divine Persone, e[296] l’anima mai può essere ordinata e armonizzare col suo Creatore se non tiene le sue tre potenze aperte per ricevere da Dio le sue qualità ordinate e le sue proprietà armo-nizzate, in modo che la mia Volontà, trovando le armonie divine e l’ordine supremo del Regno Divino e del regno umano, ne formi uno solo e vi regni col suo pieno dominio.
Ah,figlia mia,quanto disordine vi regna nelle tre potenze dell’anima umana! Si può dire che Ci ha serrato le porte in faccia, ha barricato le vie per impedirci il passo e spezzare con Noi le comunicazioni, mentre fu il do-no più grande che le facemmo nel crearla. Queste tre potenze dovevano servire per comprendere Colui che la aveva creata, per crescere a sua somi-glianza e, trasfusa la sua volontà in Quella del suo Creatore, darle il diritto di farla regnare. Ecco,perciò,che il Supremo Volere non[297] può regnare nell’anima se queste tre potenze, intelletto, memoria e volontà, non si dan-no la mano tra loro per ritornare allo scopo per cui Dio le ha creato. Perciò prega,affinché queste tre potenze ritornino nell’ordine e nell’armonia del lo-ro Creatore, per poter regnare il mio Supremo Volere col suo pieno trionfo”.
14 Agosto 1926
Amarezze di Luisa per la sorte del mondo e per l’annunciata stampa di alcuni suoi scritti
sulla Divina Volontà, scritti nei quali ci sono cose che riguardano Luisa (Tutto questo,
con l’imprimatur dell’Arcivescovo). Ciò ha richiesto un intervento irresistibile di Dio,
perché il trionfo del Divin Volere dipende dalla Sua conoscenza
Il mio povero cuore nuota nel mare delle amarezze delle privazioni del mio dolce Gesù, e se viene è come lampo che fugge, ed in quel chiarore del lampo vedo il povero mondo, i suoi gravi mali, i vincoli delle nazioni che si vincolano tra loro per muovere guerre e rivoluzioni, e ciò attirano i castighi del Cielo, tanto gravi da distruggere città intere e popoli. O Dio, come è grande la cecità umana! Ma come finisce il lampo[298] della sua amabile presenza, rimango più all’oscuro di prima, col pensiero dei miei poveri fratelli, sparsi nel duro esilio della vita.
Ma ciò non bastava a riempire il povero mio cuore d’intense amarezze; un’altra si è aggiunta per soffocare la povera mia esistenza in quelle onde fragorose che travolgono la povera anima mia, cioè, la notizia della prossima stampa degli scritti sulla SS. Volontà di Dio, a cui il nostro Monsignore Arcivescovo aveva dato la sua approvazione, mettendo lui l’imprimatur. E questo era nulla; il colpo più fatale per la povera anima mia è stato la notizia che non solo si doveva mettere ciò che riguardava la Divina Volontà –perché di questo, dopo tante insistenze di Nostro Signore e dei Superiori, mi ero convinta che ciò lo richiedeva la gloria di Dio, ed io, misera e piccola qual sono, non conviene [che mi]opponga a ciò che il bene-detto Gesù vuole– ma che si doveva mettere fuori in stampa[299] l’ordine che Gesù ha tenuto con me e tutto ciò che mi ha detto, anche sulle altre virtù e circostanze. Ciò mi è riuscito troppo doloroso; ho detto e ridetto le mie ragioni perché ciò non si facesse. Onde, mentre mi trovavo così oppressa, il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, come se sentisse il peso della mia oppressione mi ha stretta fra le sue braccia, e scuotendomi mi ha detto:
“Figlia mia, che c’è, che c’è? Sollevati, non voglio che stia così oppressa. Invece di ringraziarmi ti opprimi? Tu devi sapere che per fare che la mia Suprema Volontà sia conosciuta, ho dovuto preparare le cose, disporre i mezzi, travolgere l’Arcivescovo con quegli atti di assoluto dominio di mia Volontà, acui l’uomo non mi può resistere; ho dovuto fare uno dei miei grandi prodigi. Credi tu che sia cosa facile ottenere l’approvazione di un Ve-scovo?[300] Come è difficile, quanti cavilli, quante difficoltà; e se approvano è con molte restrizioni, quasi da togliere le sfumature più belle, i colori che più risaltano, a tutto ciò che la mia Bontà con tanto amore ha rivelato. Non vedi tu dunque nell’approvazione dell’Arcivescovo il trionfo della mia Vo-lontà? E quindi la grande mia gloria e la grande necessità che le conoscen-ze del Supremo Volere siano conosciute e come rugiada benefica smorzino gli ardori delle passioni, come sole che sorge [mettano in]fuga le tenebre della volontà umana e tolgano il torpore che quasi tutte le creature tengono, anche nel fare il bene, perché manca la vita del mio Volere. Le mie manife-stazioni su di Esso saranno come balsamo che rimarginerà le piaghe che ha prodotto l’umana volontà. Chi avrà il bene di conoscerle si sentirà scorrere una nuova vita di luce, di grazia, di fortezza, per compiere in tutto[301] la mia Volontà. Non solo, ma comprendendo il gran male del proprio volere, lo aborriranno e si scuoteranno dal durissimo giogo della volontà umana, per mettersi sotto il soave dominio della Mia. Ah, tu non sai né vedi ciò che so e vedo Io; perciò lasciami fare e non ti opprimere. Anzi, avresti dovuto pre-murare e spingere tu stessa colui che Io con tanto amore ho disposto che ne prendesse l’impegno, anzi, dirgli che si affretti e che non si perda tempo.
Figlia mia, il Regno della mia Volontà è incrollabile ed in queste cono-scenze su di Esso ci ho messo tanta luce, grazia e attrazione, da renderlo vittorioso, in modo che, come saranno conosciute, faranno dolce battaglia all’umana volontà e [queste] resteranno vinte. Queste conoscenze saranno muro altissimo e fortissimo, più che l’Eden terrestre, che impediranno al nemico infernale di entrarci dentro per molestare[302] coloro che, vinti da esse, passeranno a vivere nel Regno della mia Volontà. Perciò non ti tur-bare e lasciami fare, ed Io disporrò tutto perché il «Fiat» Supremo sia cono-sciuto”.
18 Agosto 1926
Compito del Sacerdote che dovrà curare la stampa degli scritti sulla Divina Volontà; assistenza
e luce che Gesù ha dovuto dargli, perché svolga questo compito. Che cosa è tutto quello che
Gesù ha detto sulla D. Volontà e perché desidera tanto che sia conosciuta. Solo gli atti fatti nella
D. Volontà fanno riposare Gesù; come raggi di luce eclissano i mali e producono ogni bene.
Mentre pregavo mi son trovata fuori di me stessa, e nel medesimo tempo ve-devo il Reverendo Padre che deve occuparsi della stampa degli scritti sulla SS. Volontà di Dio, con Nostro Signore vicino, che prendeva tutte le conoscenze, effetti e valori che ha manifestato sul Supremo Volere, e cambiati in fili di luce li suggellava nella sua intelligenza, in modo da formare come una corona di luce intorno alla sua testa. E mentre ciò faceva gli ha detto: “Figlio mio, il compito che ti ho dato è grande, e perciò è necessario che dia molta luce per farti comprendere con chiarezza ciò che ho rivelato,perché a seconda della chia-rezza[303] con cui saranno esposti, così produrranno i loro effetti, benché per sé stessi siano chiarissimi, perché ciò che riguarda la mia Volontà è luce che scende dal Cielo, la quale non confonde e abbaglia la vista dell’in-telligenza, ma ha virtù di rafforzare e chiarire l’intelletto umano,per farsi comprendere ed amare,e di gettare nel fondo dell’anima il principio della sua origine, lo scopo vero per cui fu creata, l’ordine tra Creatore e creatura; e ogni mio detto, manifestazioni e conoscenze sul mio Supremo Volere sono tante pennellate per far ritornare l’anima alla somiglianza del suo Creatore.
Tuttociò che ho detto sulla mia Volontà non è altro che preparare la via, formare l’esercito, radunare il popolo eletto, preparare la reggia, disporre il terreno dove deve formarsi il Regno della mia Volontà, e quindi reggerlo e dominarlo. Perciò, il compito che ti affido è grande. Io ti guiderò, ti starò vicino, per fare che il tutto si faccia secondo la mia Volontà”.
Onde dopo[304] ciò, loha benedetto e se ne è venuto alla piccola anima mia, riprendendo il suo dire: “Figlia mia, quanto mi interessa la mia Volontà! Come amoe sospiro che sia conosciuta! È tanto il mio interesse, che sono dispo-sto a dare qualunque grazia a chi vuole occuparsi di farla conoscere. Oh, come vorrei che si facesse presto, perché vedo che tutti i miei diritti mi saranno restituiti. L’ordine tra Dio e la creatura sarà ristabilito; non più darò i miei beni alle umane generazioni a metà, ma tutti interi, né più rice-verò da loro cose incomplete, ma tutte intere.
Ah, figlia mia, il poter dare e voler dare, non trovando a chi dare, è sem-pre una pena e un peso senza speranza di essere alleggerito. Se tu sapessi con quanta gelosia d’amore sto intorno all’anima, quando la vedo disposta a fare i suoi atti nella mia Volontà! Prima che cominci l’atto vi faccio scorre-re la luce e la virtù della mia Volontà, affinché l’atto prenda[305] il suo prin-cipio sopra la virtù che contiene la mia Volontà; come lo va formando, così la luce e la virtù divina lo investe e [lo]svolge; e come lo compie, la luce vi si suggella sopra e vi dà la forma di un atto divino. Ed oh, come gode mia Suprema Bontà nel vedere che la creatura possiede quest’atto divino. A questi atti il mio Eterno Amore non dice mai basta; dà, dà sempre, perché conquesti atti divini formati dalla creatura nella mia Volontà, il mio Amore non sa limitarsi, perché essendo divini deve rimeritarli con amore infinito e senza limiti. Non vedi e senti tu stessa con quanto amore ti guido, ti accom-pagno e giungo a fare molte volte insieme con te ciò che fai tu? E questo per dare a tuoi atti un valore divino. Come sono felice, nel vedere che in virtù della mia Volontà gli atti tuoi sono divini, simili ai miei! Non c’è più distanza tra il tuo[306] piccolo amore ed il mio, tra la tua adorazione e la mia, tra le tue preci e le mie. Investite dalla luce del Volere Eterno perdono il finito, le apparenze umane, e acquistano l’infinito e la sostanza divina, e trasformandosi insieme tutto l’operato di Dio e dell’anima, ne formano uno solo. Perciò sii attenta e il volo nella mia Volontà sia continuo”.
Dopo ciò, il mio sempre amabile Gesù è ritornato e si faceva vedere tutto affannato, sofferente e come irrequieto per le grandi offese delle creature. Io vo-levo quietarlo, dargli riposo, ma non mi riusciva. Mi è venuto il pensiero di fare i miei soliti atti nel “FIAT” Supremo, e come ciò facevo Gesù si quietava e prendeva riposo, e poi mi ha detto: “Figlia mia, gli atti nella mia Volontà sono più che raggi solari, che, volendoli guardare, la vista resta[307] eclissata dalla luce, in modo che non può guardare né distinguere più nulla. Se ha tanta forza la luce del sole, molto più gli atti fatti nella mia Volontà. La luce di Essa ha la forza di eclissare e di distogliere il male dalle creature, affinché non faccia-no cose peggiori, e impedisce con la forza della sua luce che le offese giun-gano fino a Me. E come la luce del sole, perché contiene la similitudine del Sole eterno del «Fiat» Supremo, contiene tutti i colori e da questi derivano innumerevoli effetti, dai quali scaturiscono beni senza numero per le umane generazioni, mentre apparentemente non si vede altro che luce fulgida e bianca, così il Sole eterno del mio Volere, mentre è la sola luce della mia Volontà, dentro di essa sono racchiuse, come tanti colori, tutte le similitu-dini divine, che contengono effetti infiniti e [dalle quali] scaturiscono fontane[308] d’amore, di bontà, di misericordia, di potenza, di scienza; insomma, tutte le qualità divine. Perciò, l’operato nella mia Volontà contiene tale potenza e armonia, da conciliare il riposo al tuo amato Gesù”.
22 Agosto 1926
Ogni atto fatto nella Divina Volontà riproduce in sé un’immagine di Dio e di una qualità divina,
formando insieme un atto solo, che contiene copiato Dio. La privazione di Gesù (dolore più che
mortale) non separa da Lui, ma rinsalda di più l’unione con Lui, risorgendo a nuova Vita divina.
La Mamma Celeste subì questa pena: Lei doveva avere, più di nessuno, lo stato di pura Fede.
Differenza tra chi, come Luisa, è chiamato a stare a capo di una missione, e chi deve soltanto
farne parte. Così Gesù e Maria, a capo della Redenzione, hanno amato, sofferto e fatto più
di tutti gli altri insieme, per avere la pienezza di frutti che servono a tutti. Così è per Luisa.
La conoscenza della D. Volontà è come luce crescente, che prepara ad accogliere il suo Regno.
Mi sento come immersa nel Volere Eterno del mio adorabile Gesù e faccio, quanto più mi è possibile, il mio giro per tutta la Creazione, per fare compagnia a tutti gli atti che la Divina Volontà opera in essa. Ma mentre ciò facevo, il Sommo ed unico Bene si faceva vedere nel mio interno che, guardandomi tutta, numerava uno per uno tutti gli atti miei, e se li metteva intorno a sé per goderseli, e dopo mi ha detto: “Figlia mia, sto facendo la numerazione di tutti i tuoi atti per vede-re se giungono al numero da Me[309] stabilito, e siccome la mia Volontà rac-chiude tutte le qualità divine, ogni tuo atto fatto in Essa prende l’immagine di una qualità suprema. Guardali, come sono belli: chi possiede l’immagine della mia Sapienza, chi l’immagine della Bontà, chi l’Amore, chi la Fortezza, chi la Bellezza, chi la Misericordia, chi l’Immutabilità, chi l’Ordine; insom-ma, tutte le mie qualità supreme. Ciascun tuo atto prende l’immagine distin-ta, ma si rassomigliano tra loro, si armonizzano, si danno la mano e forma-no un atto solo. Come è bello l’operato della creatura nella mia Volontà! Non fa altro che produrre immagini divine, ed Io mi diletto di circondarmi di queste mie immagini per godere nella creatura i frutti delle mie qualità, e le do virtù di riprodurre altre mie immagini divine, in modo da voler vedere copiato, suggellato, l’Essere Supremo,[310] e perciò ho tanto interesse che la creatura faccia la mia Volontà e viva in Essa, per ripetere le opere mie”.
Dopo ciò, stavo pensando tra me: “Come è dura la privazione del mio dolce Gesù! Si sente la vera morte dell’anima, e succede come al corpo quando parte l’anima, che mentre possiede le stesse membra, esse sono svuotate della vita, sono inerti, senza moto e non hanno più valore. Così mi sembra la mia piccola anima senza Gesù: possiede le stesse facoltà, ma svuotate di vita. Partito Gesù, è finita la vita, il moto, il calore, perciò la pena è straziante, indescrivibile ed imparagonabile a qualunque altra pena. Ah, la Mamma Celeste non soffrì questa pena, perché la sua santità la rendeva inseparabile da Gesù e perciò non restò mai priva di Lui”.
Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno, dicen-domi: [311] “Figlia mia, tu ti sbagli; la privazione di Me non è separazione, ma dolore, e tu hai ragione col dire che è più che mortale, e questo dolore ha virtù, non di separare, ma di congiungere con legami più forti e più sta-bili l’unione inseparabile con Me. Non solo, ma ogniqualvolta l’anima resta come priva di Me, senza colpa sua, Io risorgo di nuovo per lei a nuova vita di conoscenze, facendomi più comprendere; di nuovo amore, amandola di più, e di nuova grazia, per più arricchirla ed abbellirla, ed essa risorge a nuova Vita Divina, a nuovo amore e a nuova bellezza, perché è giusto; sof-frendo l’anima pene mortali, viene sostituita con nuova Vita Divina. Se ciò non fosse,mi farei vincere dall’amore della creatura,ciò che non può essere.
E poi, non è vero che la Sovrana Regina non restò mai priva di Me; inse-parabile mai, ma priva sì, né ciòpregiudicava all’altezza della sua santità, anzi la accresceva. Quante[312] volte la lasciai nello stato di pura fede, perché dovendo essere la Regina dei dolori e la Madre di tutti i viventi, non poteva mancarle il fregio più bello, la gemma più fulgida, che le dava la caratteristica di Regina dei martiri e Madre Sovrana di tutti i dolori. Questa pena di essere lasciata nella pura fede la preparò a ricevere il deposito del-le mie dottrine, il tesoro dei sacramenti e tutti i beni della mia Redenzione, perché la mia privazione, essendo la pena più grande, mette l’anima in condizione di meritare di essere la depositaria dei doni più grandi del suo Creatore, delle sue conoscenze più alte e dei suoi segreti. Quante volte non l’ho fatto per te? Dopo una mia privazione ti ho manifestato le conoscenze più alte sulla mia Volontà, e con ciò venivo a renderti depositaria, non solo delle sue conoscenze, ma della stessa mia Volontà. E poi, la Sovrana Regi-na come Madre doveva possedere tutti gli stati di animo, quindi anche[313] lo stato di pura fede, per poter dare ai suoi figli quella fede irremovibile che fa mettere il sangue e la vita per difendere ed attestare la fede. Se non pos- sedeva questo dono della fede, come lo poteva dare ai suoi figli?”
Detto ciò è scomparso. Ma la mia mente voleva pensare tante cose strane e forse anche spropositate, e mi sforzavo di fare i miei atti nell’adorabile Volontà di Dio, ma mentre ciò facevo pensavo tra me: “Se il vivere nel Regno supremo della Volontà Divina richiede tanta attenzione, tanti sacrifici, saranno pochissimi quelli che vorranno vivere in Regno sì santo”.
E il mio dolce Gesù, ritornando, mi ha detto: “Figlia mia, chi è chiamato come capo di una missione deve abbracciare non solo tutte le membra, ma deve reggerle,dominarle e costituirsi vita di ciascuna di esse,mentre le membra non danno vita al capo né fanno tutto ciò che fa esso, ma ciascuno il suo ufficio. Così chi è[314] chiamato come capo di una missione, abbrac-ciando tutto ciò che si conviene per poter svolgere il compito affidatogli, soffrendo più di tutti e amando tutti, prepara il cibo, la vita, le lezioni, gli uffici, a seconda della capacità di chi vorrà seguire la sua missione.
Ciò che è necessario a te, che devi formare l’albero con tutta la pienezza dei rami e la molteplicità dei frutti, non sarà necessario a chi deve essere solo ramo o frutto; il suo compito sarà di stare incorporato all’albero, per ri-cevere gli umori vitali che esso contiene, cioè, farsi dominare dalla mia Vo-lontà, non dando mai vita al proprio volere in tutte le cose, sia interne che esterne, conoscere la mia Volontà e riceverla come vita propria, per farle svolgere la sua Vita Divina; insomma, farla regnare e dominare da Regina.
Così è, figlia mia: chi deve essere capo conviene che soffra, che lavori e che faccia lui [da]solo tutto ciò che gli altri faranno[315] tutti insieme. Ciò feci Io, perché capo della Redenzione: posso dire [che] feci tutto per amore di tutti, per dar loro vita e mettere tutti in salvo. Come pure la Vergine Im-macolata, perché Madre e Regina di tutti, quanto non soffrì? Quanto non amò ed operò per tutte le creature? Nessuno può dire che ci ha raggiunto, tanto nel patire quanto nell’amare; al più ci somigliano in parte, ma rag-giungerci, nessuno.
Ma con l’essere stati a capo di tutti, tanto Io quanto la Sovrana Regina racchiudevamo tutte le grazie e tutti i beni, la forza stava in nostro potere, il dominio era nostro, Cielo e terra ubbidivano ai nostri cenni e tremavano innanzi alla nostra potenza e santità. I redenti hanno preso le nostre bri-ciole ed hanno mangiato i nostri frutti, si sono sanati coi nostri rimedi, si so-no rinvigoriti coi nostri esempi, hanno imparato le nostre lezioni,[316] sono risuscitati a costo della nostra vita e, se sono stati glorificati, è stato in virtù della nostra gloria, ma il potere è sempre nostro, la sorgente viva di tutti i beni scaturisce sempre da Noi; tanto è vero che, se i redenti si allontanano da Noi, perdono tutti i beni e ritornano malati e poveri più di prima.
Ecco che significa essere capo. È vero che si soffre molto, si lavora assai, si deve preparare il bene a tutti, ma tutto ciò che si possiede oltrepassa tutto e tutti. C’è tale distanza tra chi è capo di una missione e chi deve es-sere membro, da potersi paragonare il capo[al] sole, il membro [alla] piccola luce. Perciò ti ho detto tante volte che la tua missione è grande, perché non si tratta della sola santità personale, ma si tratta di abbracciare tutto e tutti e preparare il Regno della mia Volontà alle umane generazioni”. 61
Dopo ciò, stavo seguendo gli atti nel Volere[317] Supremo, i quali si converti-vano tutti in luce e formavano un orizzonte di luce smagliante, che formava nubi d’argento vivo, e dove penetrava questa luce tutto si convertiva in luce, [che]aveva il potere, la forza di svuotare tutto per riempire tutto della sua luce fulgidissima; e Gesù ha soggiunto:
“Figlia mia, non c’è cosa più penetrante della luce: essa si spande ovun-que con una rapidità incantevole, portando i suoi benefici effetti a tutti colo-ro che si fanno investire da essa. La luce non si nega di fare il suo bene a nessuno, siano persone, sia terra, sia acqua, sia pianta o altro. La sua na-tura è di illuminare e di far del bene, e perciò non lascia indietro nessuno, porta a tutti il suo bacio di luce e dona loro il bene che contiene. La mia Volontà è più che luce. Essa dovunque si spande e porta il bene che contie-ne, e gli atti fatti in Essa formano l’atmosfera d’oro e d’argento che ha[318] virtù di svuotare tutte le tenebre della notte dell’umana volontà, e con la sua luce benefica porta il bacio dell’Eterno Volere, per disporre le creature a voler venire nel Regno del «Fiat» Supremo. Ogni tuo atto fatto in Esso è un orizzonte nuovo che fai sorgere all’occhio dell’intelletto umano, per fargli sospirare la luce del bene che possiede la mia Volontà.
Figlia mia, per preparare questo Regno ci vuole il lavoro, ci vogliono le leggi celesti, che sono leggi tutte d’amore. In Esso non entreranno le leggi di timore, di pene, di condanna, perché le leggi d’amore della mia Volontà saranno amichevoli, filiali, di reciproco amore tra Creatore e creatura; sicché i timori, le condanne, non avranno vigore né vita, e se ci sarà qual-che sofferenza, sarà pena di trionfo e di gloria. Perciò sii attenta, perché si tratta di far conoscere un Regno celeste, di manifestare i suoi segreti, le sue prerogative, i suoi beni, per[319] allettare le anime ad amarlo, a sospirarlo e a far loro prendere il possesso”.
25 Agosto 1926
Tutti gli atti della Vita di Gesù furono in realtà un atto unico, incessante ed eterno, perché la
natura della D. Volontà è di essere un Atto solo, di molteplici effetti. Chi si fa dominare da Essa è
chiamato all’unione con quell’Atto unico. Il modo di operare di Gesù e quello dei suoi Santi
Stavo ricordando tutti gli atti di Nostro Signore per unirmi con Lui, [e]non solo, ma per trovare la sua SS. Volontà operante in tutti gli atti suoi, per potermi imme-desimare con Essa e farne un atto solo col mio. Sicché avrei voluto [essere] con-cepita62 con Gesù, nascere con Gesù, gemere, piangere, patire, pregare, versare il mio sangue insieme col suo e morire insieme con Gesù.
Ora, mentre ciò pensavo, si è mosso nel mio interno, facendosi sentire che c’era nel mio cuore, alzando le braccia in atto di stringermi a sé, e mi ha detto:
“Figlia mia, tutta la mia Vita fu un atto solo proveniente da quell’Atto so-lo dell’Eterno che non ha successione di atti,e se nella mia Umanità ester-namente si vide a grado a grado la successione dei miei atti, cioè, [essere]concepito62 ,[320] nascere, crescere, operare, camminare, patire, morire, nel-l’interno della mia Umanità, la mia Divinità, il Verbo Eterno unito alla mia anima, formava un atto solo di tutta la mia vita, quindi la successione degli atti esterni che si vedevano in Essa era lo sbocco dell’atto solo, che straripando fuori formava la successione della mia Vita esterna, ma nel mio interno, come restai concepito, nel medesimo tempo nascevo, piangevo, ge-mevo, camminavo, operavo, parlavo, predicavo il vangelo, istituivo i sacra-menti, pativo e restavo crocifisso. Quindi, tutto ciò che si vedeva all’esterno della mia Umanità a poco a poco, a grado a grado, dentro era un atto solo, lungo e continuato, che continua ancora.
Sicché, come restai concepito, partendo dall’Atto solo dell’Eterno, restai sempre [in atto di essere] concepito62 , sempre a nascere, sempre a gemere e piangere; insomma, tutto ciò che Io feci restò in atto e come atto continuo, perché tutto ciò che esce da Dio e resta[321] in Dio non subisce mutazioni, né accrescimento, né diminuzione. Fatto l’atto, resta con la pienezza della vita che mai finisce e che può dare vita a tutti, per quanta ne vogliano. Sicché la mia Volontà mantenne e mantiene tutto in atto, tutta la mia Vita, come mantiene in atto la vita del sole, senza farlo né diminuire né crescere nella sua luce, nel calore e nei suoi effetti, come conserva l’estensione del cielo con tutte le stelle, senza mai restringersi o sperdere anche una stella e tante altre cose da Me create; così il mio Supremo Volere mantiene la vita a tutti gli atti della mia Umanità, senza sperdere neppure un respiro.
Ora, questa mia Volontà dove regna non sa fare atti separati; la sua natura è un atto solo, molteplice negli effetti, ma l’atto è sempre [uno]solo. Perciò chiama l’anima che si fa dominare da Essa all’unione del suo atto solo, affinché trovi tutti i beni, tutti gli effetti[322] che soltanto un atto solo di un Dio può possedere. Quindi la tua atten-zione sia di stare unita a quel-l’Atto solo dell’Eterno, se vuoi trovare in atto tutta la Creazione, tutta la Re-denzione,in cui troverai, in quell’Atto uno la lunghezza delle mie pene, dei miei passi, la continuata mia crocifissione; tutto troverai, la mia Volontà non sperde nulla, e tu in Essa resterai immedesimata negli atti miei epren-derai il frutto di tutta la mia vita. Se ciò non fosse, non ci sarebbe gran differenza tra l’operare mio e quello dei miei santi. Invece, con l’essere il mio operato un atto solo, tra il mio e il loro passa la differenza [che c’è]tra il sole e la piccola fiammella, tra il gran mare e la goccia d’acqua, tra la va-stità dei cieli e il piccolo buco. Solo la potenza del mio Atto uno ha il potere di darsi a tutti e di abbracciare tutto, e mentre dà, non perde mai nulla”. [323]
27 Agosto 1926
Gesù dà il titolo al libro da pubblicarsi sulla Divina Volontà e lo spiega
Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù mi faceva vedere il Reverendo Padre 63 che deve occuparsi della stampa degli scritti sull’Adorabile Volontà di Dio, e Gesù, mettendosi a lui vicino, gli diceva: “Figlio mio, il titolo che darai al libro che stamperai sulla mia Volontà sarà questo:
«IL REGNO DELLA MIA DIVINA VOLONTÀ IN MEZZO ALLE CREATURE.LIBRO DI CIELO.
IL RICHIAMO DELLA CREATURA NELL’ORDINE, AL SUO POSTO E NELLO SCOPO
PER CUI FU CREATA DA DIO».
Vedi, anche il titolo voglio che corrisponda alla grande opera della mia Volontà. Voglio che la creatura comprenda che il suo posto, assegnatole da Dio, è nella mia Volontà, e fino a tanto che non entri in Essa sarà senza posto, senza ordine, senza scopo; sarà un intruso nella Creazione, senza diritto di sorta, e perciò andrà[324] ramingo, senza pace, senza eredità, ed Io, mosso a compassione di lui, gli griderò continuamente: «Entra nel tuo posto, vieni nell’ordine, vieni a prendere la tua eredità, a vivere in casa tua. Perché vuoi vivere in casa estranea? Perché vuoi occupare un terreno che non è tuo? E non essendo tuo vivi infelice e sei il servo e lo zimbello di tutte le cose create. Tutte le cose create da Me, perché stanno al loro posto, stanno nell’ordine e in perfetta armonia, con tutta la pienezza dei loro beni, assegnati loro da Dio. Tu solo vuoi essere infelice, ma infelicità volontaria. Perciò, vieni al posto tuo; là ti chiamo e ti aspetto».
Perciò colui o colei che si presterà a far conoscere la mia Volontà sarà il mio portavoce, ed Io gli affiderò i segreti del Regno di Essa”.
Onde, dopo ciò, faceva vedere tutta la Creazione, come tutte le cose create stanno al loro posto voluto da Dio, e quindi nell’ordine perfetto e nella completa[325] armonia tra loro. La Suprema Volontà, perché stanno al loro posto, mantiene la loro esistenza integra, bella, fresca e sempre nuova, e l’ordine porta la felicità comune e la forza universale a tutti. Che incanto nel vedere l’ordine, l’armonia di tutta la Creazione! E Gesù, riprendendo il suo dire, ha soggiunto:
“Figlia mia, come sono belle le opere nostre! Sono il nostro onore e la nostra gloria perenne. Tutte stanno al posto loro e ciascuna cosa creata compie perfettamente il suo ufficio. Solo l’uomo è il nostro disonore nella nostra opera creatrice, perché col sottrarsi dalla nostra Volontà cammina con la testa giù in terra e coi piedi all’aria. Che disordine! Che disordine! Fa ribrezzo a vederlo. Camminando con la testa giù, striscia la terra, si scon-volge tutto, si trasforma; alla vista manca lo spazio necessario per guarda-re, né può diffondersi nello spazio per[326] conoscere le cose, né difendersi se il nemico gli sta dietro le spalle, né fare molto cammino, perché, pove-retto, con la testa deve strisciare, non camminare, perché l’ufficio di cammi-nare è dei piedi, quello della testa è di dominare. Sicché il fare la propria volontà è il vero e perfetto capitombolo dell’uomo e il disordine dell’umana famiglia. Perciò mi interessa tanto che la mia Volontà sia conosciuta, affin-ché ritorni al suo posto, non più strisci con la testa giù, ma cammini coi pie-di; non più formi il mio e il suo disonore, ma il mio e il suo onore. Guarda tu stessa: non compariscono brutte le creature, a vederle camminare con la testa per terra? Non dispiace anche a te vederle così disordinate?”
Io ho guardato e vedevo le teste giù e i piedi in aria. Gesù è scomparso ed io [sono]rimasta a guardare questo brutto spettacolo delle umane generazioni,[327] e pregavo di cuore che la sua Volontà sia conosciuta.
29 Agosto 1926
Il vero bene non finisce mai, è immutabile, non ha principio né fine. Così diventano tutti gli atti
fatti nella Divina Volontà. Ogni cosa acquista pieno valore e frutto completo, diventa divina,
imperscrutabile ed eterna, simile agli atti di Dio. Gesù benedice il titolo che Egli stesso ha dato
La mia povera mente è sempre di ritorno nel centro supremo del Volere Eterno, e se qualche volta penso ad altro, Gesù stesso con un suo detto chiama la mia attenzione a valicare il mare interminabile della sua SS. Volontà. Onde, siccome stavo pensavo ad altro, il mio dolce Gesù, geloso, mi ha stretto a sé e mi ha detto:
“Figlia mia, sempre nella mia Volontà ti voglio, perché in Essa c’è la na-tura del bene. Un bene allora si può chiamare vero bene quando non finisce mai, né ha principio né fine. Il bene, quando tiene il suo principio e il suo fine, è pieno d’amarezze, di timore, di ansietà e anche di disillusione. Tutto questo rende infelice lo stesso bene, e molte volte dal bene delle ricchezze,[328] con facilità si passa alle miserie, dalla fortuna si passa all’infortunio, dalla salute si passa alla malattia, perché tutti i beni che hanno principio sono vacillanti, passeggeri, caduchi e si risolvono nella fine del nulla.
Perciò la natura del vero bene la possiede la mia Volontà Suprema, perché non ha principio né fine, e perciò il bene è sempre uguale, sempre pieno, sempre stabile, non soggetto a nessuna mutazione. Ecco perché tutto ciò che l’anima fa entrare nel Supremo Volere, tutti i suoi atti formati in Esso acquistano la natura del vero bene, perché fatti in una Volontà stabile, non movibile, che contiene beni eterni e senza misura.
Sicché il tuo amore, la tua preghiera, i tuoi ringraziamenti e tutto ciò che puoi fare, prende posto in un principio eterno che non finisce mai, e perciò acquista la pienezza della natura del bene. Quindi la tua preghiera acquista il pieno valore ed il frutto completo, in modo[329] che tu stessa non potrai comprendere dove si stenderanno i frutti, i beni della tua preghiera; essa girerà l’eternità, si darà a tutti e nel medesimo tempo resterà sempre piena nei suoi effetti. Il tuo amore acquista la natura del vero amore, di quel-l’amore incrollabile che mai viene meno, che mai finisce, che ama tutti, si dà a tutti e resta sempre con la pienezza del bene della natura del vero amore; e così di tutto il resto. A tutto ciò che entra nella mia Volontà, la sua forza creatrice comunica la sua stessa natura e lo converte in atti suoi, perché non tollera in Essa atti dissimili dai suoi, e perciò si può dire che gli atti della creatura fatti nella mia Volontà entrano nelle vie imperscrutabili di Dio, né si possono conoscere tutti gli innumerevoli effetti.
Ciò che non ha principio né fine si rende incomprensibile alle menti create che hanno il loro principio, perché mancando in loro [la] forza di un atto che non ha[330] principio, tutte le cose divine e tutto ciò che entra nella mia Volontà si rende ininvestigabile ed imperscrutabile. Vedi dunque il gran bene dell’operare nella mia Volontà, in quale punto alto eleva la creatura, come le viene restituita la natura del bene, quale la fece uscire dal suo seno il suo Creatore. Invece, tutto ciò che si può fare fuori della mia Volontà, fosse anche bene, non si può chiamare vero bene, perché manca l’alimento divino, la sua luce; ed è dissimile dagli atti miei, togliendo all’anima la somiglianza dell’immagine divina, perché la sola mia Volontà è quella che la fa crescere a mia somiglianza. Tolta questa, si toglie il più bello, il valore più grande all’operato umano, sicché sono opere svuotate di sostanza, di vita e di valore, sono come piante senza frutto, come cibo senza sostanza, come statue senza vita, come lavori senza mercede, che stancano le mem-bra dei più forti… Oh, la gran differenza tra l’operare nella mia Volontà e[331] l’operare senza di Essa! Perciò sii attenta, non darmi questo dispiacere di farmi ve-dere in te un atto che non sia di mia somiglianza”.
Onde, dopo ciò, è scomparso, ma dopo poco è ritornato come irrequieto per offese ricevute, e rifugiandosi in me voleva prendere riposo, ed io gli ho detto: “Amor mio, ho tante cose da dirti, tante cose da stabilire tra me e Te. Ho da chiederti che la tua Volontà sia conosciuta e che il suo Regno abbia il suo pieno trionfo. Se Tu riposi, io non posso dirti nulla, debbo tacere per farti riposare”.
E Gesù, spezzando il mio dire, con una tenerezza indicibile mi ha stretta a sé forte, forte, e baciandomi mi ha detto: “Figlia mia, com’è bella sul tuo labbro la preghiera sul trionfo del Regno del Supremo Volere! È l’eco della mia stessa preghiera, dei miei sospiri e di tutte le mie pene. Ora voglio vedere ciò che hai scritto sul titolo da darsi agli scritti sulla[332] mia Volontà”.
E mentre ciò diceva, prendeva questo libro fra le sue mani e pareva che leg-gesse ciò che sta scritto il 27 Agosto. Mentre leggeva restava pensoso, come se si mettesse in profonda contemplazione,in modo che io non ardivo dirgli nulla; solo sentivo che il suo Cuore batteva forte, forte, come se volesse scoppiare; poi ha stretto al petto il libro dicendo: “Benedico il titolo, lo benedico di cuore, e benedico tutte le parole che riguardano la mia Volontà”.
E alzando la sua destra, con una maestà incantevole ha pronunciato le parole della benedizione. Fatto ciò è scomparso.
31 Agosto 1926
Tutte le cose che Dio fece nella Creazione, come quelle incomparabilmente più numerose
che dovevano servire al bene delle anime, Dio le affidò alla sua Volontà, che le conserva e le
moltiplica; ma l’anima, per riceverle, deve venire a vivere sotto il Cielo del Divin Volere, nel suo
Regno; anzi, per ogni anima vi è un Cielo distinto preparato fin dalla Creazione. Dio le aprirà le
porte, non appena la volontà umana accoglierà Quella Divina, perché la responsabile dei mali
dell’uomo e di ogni bene perduto fu solo la sua volontà. Essa produce nell’anima ogni paralisi
e deformità, come una cattiva circolazione del sangue la produce nel corpo;
ma il gran rimedio della D. Volontà è pronto e gratuito
Stavo secondo il mio solito, facendo i miei atti, le mie giratine nel santo Volere Divino. Io stessa vedo che non so fare altro che girare in Esso, nella[333] mia cara eredità, datami dal mio dolce Gesù, nella quale c’è tanto da fare e da apprendere, che non mi basterà né la mia piccola vita dell’esilio, né tutta l’eternità, per compie-re i miei uffici in questa estesissima eredità di cui non si vedono i confini, né dove comincia né dove finisce, e quanto più si gira in essa, tante più cose nuove s’im-parano; ma molte cose si vedono e non si comprendono, e ci vuole il dolce Gesù che faccia le sue spiegazioni, altrimenti si ammirano, ma non si sanno dire.
Onde il mio sempre amabile Gesù, sorprendendomi mentre facevo i miei atti nella sua adorabile Volontà, mi ha detto: “Figlia mia, guarda quante cose usci-rono64 col nostro «Fiat» nella Creazione per il bene della natura dell’uomo. [Di] tutto ciò che la nostra Volontà aveva stabilito di mettere fuori, nulla mancò al compimento di Essa. Ora, come fu stabilito tutto ciò che doveva-mo[334] [far] uscire nella Creazione, e nulla mancò al nostro appello, così fu stabilito ciò che dovevamo [far]uscire per il bene delle anime, come difatti lo [facemmo]uscire, ma fu tanto, da sorpassare mille e mille volte di più tutti i beni che si vedono nella Creazione. Ma tanto quelli che dovevano servire al bene della natura, quanto quelli che dovevano servire al bene dell’anima, tutti restarono depositati nella nostraVolontà, perché le cose nostre non le affidiamo a nessuno, conoscendo che solo Essa ce le avrebbe conservato integre e belle, come le [facemmo]uscire dal nostro seno divino. Molto più che solo Essa tiene la forza conservatrice e moltiplicatrice, ché mentre dà nulla perde e tutte le cose le tiene nel posto da Noi voluto.
Ora, quante cose ci sono nella mia Volontà che debbo dare alla creatura, ma deve venire nel Regno di Essa per riceverle, e come la natura umana mai poteva prendere parte ai beni della Creazione se[335] non volesse vivere sotto il cielo, né avere un posto sulla terra, dove le cose da Me create le fanno corona, così l’anima, se non viene a vivere sotto il cielo del mio Vole-re, in mezzo ai beni che la nostra paterna Bontà mise fuori per felicitarla, per abbellirla, per arricchirla, mai potrà prendere parte a questi beni; per lei saranno come estranei e non conosciuti. Molto più che ciascun’anima sa-rebbe stata un cielo distinto, che il nostro Volere Supremo si sarebbe dilet-tato di ornare con [un]sole più fulgido e con stelle più splendide di quelle che si vedono nella Creazione, ma una più bella dell’altra.
Vedi la gran differenza: per la natura umana, c’è un sole per tutti; invece, per le anime, c’è un sole per ciascuna, c’è un cielo proprio, c’è una fontana che sempre sorge, c’è un fuoco che mai si smorza, c’è un’aria divina che si respira, c’è un cibo celeste che fa crescere mirabilmente a[336] somiglianza di Colui che l’ha creato. Oh, quante cose tiene la mia Volontà preparate e stabilite da dare a chi vuol venire a vivere nel suo Regno, sotto il suo libe-rale e dolce regime! Non vuole affidare i suoi beni fuori del suo Regno, per-ché sa che se escono fuori dai suoi confini non saranno né apprezzati né compresi. Molto più che Essa sola sa conservare e mantenere in vita i beni suoi, e solo chi vive in Essa è capace di comprendere il suo linguaggio cele-ste, di ricevere i suoi doni, di guardare le sue bellezze e di formare una sola vita con la mia Volontà. Invece, chi non vuol vivere nel Regno suo non è capace di comprendere i suoi beni, la sua lingua non saprà parlare né adat-tarsi al linguaggio del mio Regno, né potrà guardare le sue bellezze, anzi resterà cieco per la forte luce che in Esso regna.
Vedi dunque da quanto tempo stanno messi fuori dal nostro seno pater-no[337] tutti i beni che dobbiamo dare ai figli del nostro «Fiat» Supremo. Da che fu creata la Creazione tutto è preparato, né Ci ritireremo per la tardan-za; aspetteremo ancora. Solo che la creatura metta la sua volontà come sgabello alla Nostra, per farla dominare, Noi le apriremo le porte per farla entrare, perché fu la volontà umana che chiuse le porte alla Nostra e si aprì le porte alle miserie, alle debolezze, alle passioni. Non fu la memoria o l’in-telligenza che si misero contro il loro Creatore, sebbene vi concorsero, ma la volontà umana, [che] ebbe il suo atto primo e spezzò tutti i vincoli, tutti i rapporti con una Volontà così santa. Molto più che tutto il bene o tutto il male sta racchiuso in essa; il regime, il dominio è suo, sicché fallita la volontà nel bene, tutto fallisce [all’uomo], perde l’ordine, scende dalla sua origine, diventa bruto. E siccome fu[338] l’umana volontà che si mise contro la Mia, che gli fece fallire tutti i beni, perciò voglio la sua volontà, e in ri-cambio voglio dargli la Mia, per restituirgli tutti i beni falliti. Perciò, figlia mia, sii attenta, non dare mai vita alla tua volontà, se vuoi che la Mia regni in te”.
Dopo ciò ha fatto silenzio, restando tutto afflitto per il gran male che ha pro-dotto la volontà umana nella creatura, fino a contraffare la sua bella immagine, infusa in lei nel crearla, e sospirando ha soggiunto: “Figlia mia, la volontà uma-na paralizza la vita della Mia nell’anima, perché senza la mia Volontà non circola nell’anima la Vita Divina, che più che sangue puro conserva il moto, il vigore, l’uso perfetto di tutte le facoltà mentali, in modo da farla crescere sana e santa, da poter conoscere in lei la nostra somiglianza.
Quante anime paralizzate senza la mia Volontà![339] Quale spettacolo compassionevole, vedere le umane generazioni, quasi tutte paralizzate nel-l’anima, e quindi sragionevoli, cieche per vedere il bene, sorde per ascoltare la verità, mute per insegnarla, inerti per le opere sante, immobili nel cam-minare [per]la via del Cielo, perché la volontà umana, impedendo la circo-lazione della mia Volontà, forma la paralisi generale nell’anima delle crea-ture. Succede come al corpo, che la maggior parte delle malattie, specie poi di paralisi, sono prodotte da mancanza di circolazione del sangue. Se circola bene il sangue, l’uomo è robusto e forte, non avverte nessun males-sere, ma se incomincia l’irregolarità della circolazione del sangue, incomin-ciano le indisposizioni, le debolezze, le tisi, e se la circolazione si fa tanto irregolare, resta paralizzato, perché quel sangue che non circola e che con rapidità non scorre nelle vene, forma i gravi mali della natura umana.[340] Che non farebbero le creature, se sapessero che c’è un rimedio per la re-golarità della circolazione del sangue? Andrebbero chissà dove per averlo, per non andare incontro a nessun malanno. Eppure c’è il gran rimedio della mia Volontà per evitare qualunque male dell’anima, per non restare para-lizzata nel bene, per crescere forte, robusta nella santità, ma chi lo prende? Eppure è un rimedio che si dà gratis, né devono girare per averlo, anzi è sempre pronto a darsi e a costituirsi vita regolare della creatura. Quale dolore, figlia mia! Quale dolore!”
Detto ciò è scomparso.
3 Settembre 1926
Il desiderio di un bene è come l’appetito dell’anima; incomincia dal desiderio di conoscerlo,
dispone le sue potenze ad accoglierlo e muove Dio a darlo. Chi invece non lo desidera, non ne
ha appetito e sente persino la nausea: “A chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche
quel poco che aveva”. La Luce della Divina Volontà purifica l’anima che si fa invadere da Essa
e le dà la nuova natura delle sue qualità divine
Mi sentivo tutta immedesimata col mio dolce Gesù, e lo pregavo di cuore che vigilasse la povera anima mia, affinché nulla mi entrasse[341] che non fosse di sua Volontà. Ora, mentre ciò facevo, il caro mio Bene, la dolce mia Vita si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, il desiderio di volere un bene, di vo-lerlo conoscere, purga l’anima e dispone la sua intelligenza a comprender-lo, la sua memoria a ricordarlo e la volontà sua si sente stuzzicare l’appe-tito di volerlo, per farne cibo e vita, e muove Iddio a darle quel bene e a farlo conoscere. Sicché il desiderio di volere un bene, di conoscerlo, è come l’appetito al cibo e siccome c’è l’appetito si sente il gusto, si mangia con piacere e si resta soddisfatto e contento di aver preso quel cibo e col desi-derio di gustarlo di nuovo. Invece, se manca l’appetito, [di]quel cibo stesso gustato con tanta avidità da una persona, un’altra che non ha appetito sente nausea, disgusto e giunge anche a soffrire.
Tale è il desiderio all’anima,[342] è come l’appetito, ed Io, vedendo che il desiderio delle cose mie è il suo gusto, fino a farne cibo e vita, largheggio, largheggio tanto nel dare, che non mi stanco mai di dare. Invece, chi non lo desidera, mancando l’appetito, sentirà nausea delle cose mie; si ripeterà il detto evangelico: Sarà dato a chi ha e sarà tolto quel poco che tiene a chi non appetisce i miei beni, le mie verità, le cose celesti; giusta pena per chi non desidera, non appetisce e non vuole saperne delle cose che a Me appartengono, e se ha qualche piccola cosa, è giusto che si tolga e si dia a coloro che posseggono molto”.
Onde, dopo ciò, stavo pensando ed immedesimandomi col santo Volere Divino e, trovandomi nella sua luce immensa, mi sentivo che i suoi raggi divini mi pe-netravano tanto, da trasformarmi nella sua stessa luce.
E Gesù, uscendo dal mio interno, mi ha detto: “Figlia mia,[343] come è bella, penetrante, comunicativa, trasformatrice, la luce della mia Volontà! Essa è più che sole, il quale, battendo la terra, dona con liberalità gli effetti che la sua luce contiene, né si fa pregare, ma spontaneamente, come la sua luce riempie la superficie della terra, dona ciò che tiene a ciascuna cosa che trova: dà al frutto la dolcezza e il sapore, al fiore il colore ed il profumo, alle piante lo sviluppo; a tutte le cose dà gli effetti e i beni che contiene. Non particolareggia con nessuno, basta solo che la sua luce li tocchi, li penetri, li riscaldi, per fare l’opera sua.
Più che sole è la mia Volontà. Purché l’anima si esponga ai suoi raggi vivificanti e metta da banda le tenebre e la notte della sua volontà umana, la sua luce sorge ed investe l’anima e, penetrando nelle sue più intime fibre per fugarle le ombre e gli atomi dell’umano[344] volere, come batte la sua luce e l’anima la riceve, lecomunica tutti gli effetti che contiene, perché la mia Volontà, uscendo dall’Essere Supremo, contiene tutte le qualità della Natura Divina. Quindi, come la investe, così [le]comunica la bontà, l’amore, la potenza, la fermezza, la misericordia e tutte le qualità divine, ma non in modo superficiale, ma reale, da trasmutare nella natura umana tutte le sue qualità, in modo che l’anima sentirà in sé, come sua, la natura della vera bontà, della potenza, della dolcezza, della misericordia e così di tutto il resto delle qualità supreme. Solo la mia Volontà ha questa potenza di con-vertire in natura le sue virtù, ma [solo] per chi si lascia in preda della sua luce e del suo calore e tiene lontano da sé la notte tenebrosa del proprio volere, vera e perfetta notte della povera creatura”. [345]
5 Settembre 1926
“La piccola figlia di tutti e di tutto”: la Paternità di Dio le arriva dappertutto, perché dovunque
c’è la Divina Volontà. Essere Luisa la figlia di tutti coloro in cui vive e regna la Divina Volontà,
significa ricevere in dote tutti i loro beni come eredità. Tutti sentono la gioia della loro fecondità.
L’Immagine Divina è racchiusa nell’intelletto, memoria e volontà; la D. Volontà nell’anima le dà,
come figlia, la Somiglianza con Dio. Invece, la volontà umana deforma l’anima e le dà
la somiglianza col diavolo
Mi sentivo oppressa, anzi come senza vita per la privazione del mio dolce Gesù. La sua pena è sempre nuova e più trafiggente, in modo da formare nuove ferite, da far sanguinare di dolore la povera anima mia. Ora, mentre mi trovavo sotto l’incubo del dolore della sua privazione, il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno, stringendomi al suo Cuore santissimo, dicendomi:
“La figlia mia, la figlia nostra, la figlia della Mamma Celeste, la figlia de-gli angeli e dei santi, la figlia del cielo, la figlia del sole, la figlia delle stelle, la figlia del mare…, insomma, sei la figlia di tutti, tutti ti sono padri e di tutti seifiglia. Vedi quanto è grande la [mia]Paternità! Come è lunga la tua figliolanza! Invece di opprimerti dovresti godere, pensando che tutti[346] ti sono padri e per tutti sei figlia. Solo chi vive nella mia Volontà può avere il diritto di [una]sì grande paternità e di [una]sì lunga figliolanza, di essere amata da tutti con amore paterno, perché tutti riconoscono in lei la figlia loro; perché essendo investite della mia Volontà tutte le cose create, dove Essa regna trionfante e dominante, vedono in te la stessa Volontà che regna in loro, perciò tutte ti tengono come figlia delleloro viscere. Ci sono tanti vincoli tra te e loro, da oltrepassare in modo infinito i vincoli naturali che ci sono tra padre e figlio.
Sai tu chi non ti è padre? Quelli soli che non fanno regnare la mia Volontà in loro, non hanno nessun diritto su di te, né tu hai nessun dovere verso di loro; sono come roba che a te non appartiene.
Ma sai tu che significa possedere [una]sì grande paternità e [una]sì lun-ga figliolanza? Significa essere vincolata con[347] vincoli di giustizia a tutte le ricchezze, gloria, onore, privilegi che possiede sì grande paternità. Sicché come figlia mia, il tuo Gesù ti fa dono di tutti i beni della Redenzione. Come figlia nostra resti dotata di tutti i beni della Trinità Sacrosanta. Come figlia della Sovrana Regina, Lei ti dona i suoi dolori, le sue opere, il suo amore e tutti i suoi meriti materni. Come figlia degli angeli e dei santi, fanno a garatra loro a cederti tutti i loro beni. Come figlia del cielo, delle stelle, del sole, del mare e di tutte le cose create, si sentono onorati, ché finalmente hanno la figlia loro per poter dare la loro eredità; e la mia stessa Volontà, regnante in loro, con la sua luce interminabile ti forma la scrittura di tutta la Crea-zione, e tutti sentono la felicità, la gioia di poter dare la loro eredità, perché col poter dare non si sentono[348] più sterili, ma fecondi, e la fecondità porta la gioia, la compagnia, l’armonia, la gloria, la ripetizione della stessa vita.
Quanti padri e madri sono infelici, ad onta che sono ricchi, perché non hanno prole? Perché la sterilità porta per se stessa l’isolamento, l’amarezza, la mancanza di ogni appoggio e di felicità, e se pare che godono apparen-temente, nel loro cuore hanno la spina della sterilità che amareggia tutti i loro godimenti. Sicché la tua grande paternità che possiedi, e la tua lunga figliolanza, sono causa di gioia a tutti e molto più alla mia Volontà, che bilocandosi regna in te e ti costituisce figlia di tutte le cose da Essa create, in modo che tutti sentono il tuo appoggio ed il contento di poter dare i beni che posseggono. Perciò, la tua oppressione non è giusta, in mezzo a tanti beni e felicità e a tanti che ti proteggono, ti difendono e[349] ti amano da vera figlia”.
Dopo ciò, mi sono abbandonata nelle braccia di Gesù e nella corrente della Divina Volontà, per fare i miei soliti atti, e Gesù, ritornando, mi ha detto: “Figlia mia, la mia Volontà conserva l’anima nella sua origine e non la fa uscire dal suo principio, che è Dio; mantiene integra nel fondo di essa l’immagine divina, che sta racchiusa nell’intelletto, memoria e volontà, e fino a tanto che l’anima fa regnare la mia Volontà in lei, tutto è vincolato, tutto è in rapporto tra Creatore e creatura, anzi vive ai riflessi della Maestà Suprema, sempre cresce in essa la nostra somiglianza, e questa la fa distinguere che è figlia nostra. Invece la volontà umana fa disconoscere la sua origine, la fa discendere dal suo principio; l’intelletto, la memoria e la volontà restano senza luce e l’immagine[350] divina resta deformata e irriconoscibile; spezza tutti i vincoli e rapporti divini, e perciò la volontà umana fa vivere l’anima ai riflessi di tutte le pas-sioni, in modo che diventa bruto e figlia del nemico infernale, il quale cerca di scol-pirle la sua brutta immagine. Quanti mali non fa il proprio volere! Devasta ogni bene e produce tutti i mali”.
Dopo ciò, il benedetto Gesù mi ha portata fuori di me stessa e mi faceva vedere nelle creature come si era deformata la Sua immagine. Faceva orrore a vederla come era irriconoscibile e brutta. La santità dello sguardo di Gesù rifug-giva di guardarle, ma la compassione del suo Cuore santissimo lo spingeva ad avere pietà delle opere delle sue mani, deformate così brutte per colpa propria.
Ma mentre Gesù era addolorato al sommo, nel vedere così trasformata la Sua im-magine, siamo giunti ad un punto dove erano tante le offese che gli facevano,[351] che non potendone più ha cambiato l’aspetto di bontà e prendeva aspetto di giustizia, e minacciava castighi: terremoti, acqua e fuoco venivano messi contro i popoli, per distruggere uomini e città. Io l’ho pregato che risparmiasse i popoli, e Gesù, riconducendomi nel letto, mi ha fatto parte delle sue pene.
7 Settembre 1926
A cosa serve pregare prendendo il volo nel Divin Volere, nonostante la D. Volontà stia da per
tutto, poiché la Maestà Divina (le Tre Divine Persone) è sempre nell’altezza del suo trono (come
il Sole, che scende soltanto con i suoi raggi). La Divina Volontà, scendendo nella Creazione, coi
suoi raggi innumerevoli ha creato scintille (le volontà umane), le quali, discostandosi, diventano
tenebre: sono perdite di valore infinito per la D. Volontà, che si vede privare del suo Regno
Stavo per riprendere il mio volo nel Volere Supremo, per fare la mia solita visita nel Regno della Volontà Divina e stendermi nei suoi confini per fare echeggiare il mio “Ti amo”, la mia adorazione, il mio “grazie”, per ciascuna cosa creata. Ora, mentre stavo per fare ciò, pensavo tra me: “Se Dio è dappertutto, a che pro prendere il mio volo nel Volere Divino per portarmi fino nell’altezza dei cieli, innanzi alla Maestà Suprema,[352] come portando nel mio piccolo grembo tutte le umane volontà delle generazioni, per fare per ciascuna volontà ribelle il mio atto di sudditanza, di amore, di abbandono, affinché vinca la Volontà Divina, per farla venire a regnare sulla terra, dominante e trionfante in mezzo alle crea-ture? Quindi, se sta dappertutto, posso farlo anche da qui”.
Mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:
“Figlia mia, guarda il sole: la sua luce scende e riempie tutta la terra, ma il sole sta sempre lassù, sotto la volta del cielo, con tutta maestà, nella sua sfera, padroneggiando e dominando tutti e tutto con la sua luce; ma mentre non scende nel basso, dà gli stessi effetti, comunica gli stessi beni per mez-zo dei suoi raggi, come se scendesse egli stesso dall’altezza della sua sfera. Molto più che, se il sole scendesse dalla sua altezza, essendo la terra molto più piccola e le creature incapaci di sostenere una luce così grande, scen-dendo,[353] divamperebbe ed eclisserebbe tutto con la sua luce e col suo ca-lore, ma siccome tutte le cose da Me create contengono la somiglianza delle viscere di misericordia del loro Creatore, perciò il sole se ne sta in alto, emanando i suoi raggi pieni di bontà, di amore e di beni alla piccola terra.
Ora, se ciò fa il sole, immagine della vera luce del Sole Divino, molto più Dio, vero Sole di luce, di giustizia e di amore. La mia Maestà non si muove dall’altezza del suo trono, ma è sempre ferma e stabile nel suo posto, nella sua reggia celeste, e più che sole emana i suoi interminabili raggi, i quali portano i suoi effetti e i suoi beni, e comunica la sua stessa Vita, come se scendesse a chi vuole riceverla. Quindi, ciò che non fa con lo scendere in persona, lo fa con la emanazione dei suoi interminabili raggi, bilocandosi in essi, per dare la sua Vita e i suoi beni alle umane generazioni. Ora, figlia mia, [per] la tua[354] condizione di creatura, [per] il tuo ufficio della missione del «Fiat» Supremo, spetta a te salire su quegli stessi raggi che emana la Maestà Suprema, per portarti innanzi ad Essa, per compiere il tuo ufficio nel seno del Sole Eterno, gettandoti nel Principio donde ne uscisti, per pren-dere, quanto a creatura è possibile, la pienezza della mia Volontà, per co-noscerla e manifestarla agli altri.
Ora, tu devi sapere quali sono i vincoli d’immedesimazione tra Volontà Divina e umana, e perciò amo tanto e voglio, con diritto di Creazione, di Paternità, d’Amore e di Giustizia, che la volontà umana ceda il posto alla Mia e, gettandosi come un piccolo bambino nelle sue braccia, si faccia da Essa sorreggere, nutrire e dominare.
L’Ente Supremo, nel creare l’uomo, fece uscire in campo la mia Volontà, sebbene tutti i nostri attributi vi concorsero come conseguenza e natural-mente; ma il Supremo Volere fu come atto primo, che prendeva[355] a petto suo la vita di tutta la Creazione, compreso l’uomo, e perciò si faceva vita di tutti, dominando tutto, facendo tutto suo, perché tutto era uscito da Essa e per giustizia tutto doveva essere suo. La mia Volontà, più che sole, emanò i suoi raggi, e animando con la punta di questi raggi la natura umana, for-mava la volontà nella creatura. Vedi dunque che cosa è la volontà nelle umane generazioni? Tante molteplici punte di raggi, che emanò come tante scintille nelle creature, per formare la volontà in loro, ma però senza distac-care queste scintille dal raggio che spiccava dal centro del Sole del Volere Supremo. Sicché tutte le umane generazioni girano intorno a questo Sole, perché ciascuna creatura contiene la punta di un raggio di questo Sole eter-no della mia Volontà. Ora, quale non è l’affronto di questo Sole nel vedere la circonferenza di questi raggi, le cui punte formano la volontà di ciascuna[356] creatura, convertite, trasmutate in tenebre, in natura umana, discono-scendo la luce, il dominio, la vita di quel Sole, che con tanto amore dava la sua Volontà, affinché la sua e quella della creatura fosse una sola e così poter formare in lei la Vita Divina? Ci può essere vincolo più forte, più stabile e che non può disunirsi, tra il centro del sole ed i suoi raggi? La luce è indivisibile e, se si potesse disunire, la parte divisa andrebbe errante e finirebbe col risolversi in tenebre. Sicché tra Volontà Divina e umana c’è tale unione d’immedesimazione, che si può paragonare all’unione che passa tra il sole ed il raggio solare, tra il calore e la luce. Non sarebbe diritto del sole dominare i suoi raggi, ricevere la sudditanza di essi, per formare il suo regno di luce sulla sua stessa circonferenza solare?
Così è per la mia Volontà: quando la creatura si sottrae da Essa, resta come senza regno,[357] senza dominio, senza sudditi; si sente rubare ciò che è suo. Ogni atto che non dipende dal suo Volere è uno strappo, un furto che si fa alla sua luce, e perciò, nel vedersi rubare la sua luce convertita in te-nebre, spasima più che madre, quando si vede strappare il portato delle sue viscere, non per dargli vita, ma per ucciderlo! Sicché, le perdite che fa la mia Volontà quando la creatura non sta unita al suo centro e non vive del Volere della sua luce, sono perdite divine e di valore infinito; i mali di essa, la bruttezza che acquista, sono incalcolabili e indescrivibili. La mia Volontà resta senza Regno nelle creature ed esse restano spogliate, senza eredità, senza diritto ai beni di sorta. Perciò non esiste altra cosa più importante, più grande, che metterà l’equilibrio, l’ordine, l’armonia, la somiglianza tra Creatore e creature, se non la mia Volontà. Perciò voglio far conoscere che cosa è il Volere Divino e l’umano, affinché ci[358] rappacifichiamo, ed Essa acquisti il suo Regno e alle creature vengano restituiti tutti i beni perduti”.
9 Settembre 1926
Le conoscenze che Gesù ha dato sono doni che ha fatto. Nel Regno della Divina Volontà non
ci sono leggi né obblighi, ma una sola Volontà ed una sola Vita. Tutto ciò che non fa unità con
quest’Atto solo di Dio, resta fuori. Perciò, la conoscenza del gran dono di questo Regno è
la grazia più grande che Dio può concedere e la sta dando per mezzo di Luisa. Non si deve
tralasciare nemmeno una parola di Gesù; solo Lui conosce il bene, la lunga via, la Vita che
contiene. Gesù ha nel Cuore questo Regno e spasima per il desiderio di manifestarlo
Stavo pensando: “Quanta potenza, quanti beni stanno racchiusi nel santo Volere Divino! Come in Esso tutto è pace, tutto è felicità, né si ha bisogno di comandi per operare, ma la natura stessa sente in sé tale forza del bene, che non può fare a meno di farlo. Che felicità sentirsi convertita in bene, in santità, in forza, la stessa natura! Sicché nel Regno del Volere Supremo non ci saranno leggi, ma tutto sarà amore e la natura convertita in legge divina, in modo che da sé stessa vorrà fare ciò che il ‘FIAT’ Supremo vuole che faccia”.
Ora, mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù, con la sua solita[359] luce che faceva uscire dalla sua intelligenza, mi ha detto: “Figlia mia, tutto ciò che ti ho detto sulla mia Volontà, sono stati doni che ti ho fatto. La cono-scenza non basta, se non si possiede il bene che contiene la stessa cono-scenza. Se ciò non fosse ti renderebbe infelice, perché conoscere un bene e non possederlo è sempre un dolore. Molto più che Io non so fare le cose a metà, ma tutte intere; perciò, prima dispongo l’anima, allargo la sua capa-cità, e poi dono la conoscenza insieme con il bene che contiene. E siccome le conoscenze sulla mia Volontà sono divine, ecco perché la natura resta dotata con la similitudine della Natura Divina e, più che figlia, non aspetta il comando, ma si sente onorata di fare, senza esserle detto, ciò che vuole il Padre. Le leggi, i comandi, sono per i servi, per gli schiavi, per i ribelli. Nel Regno del «Fiat» Supremo non ci saranno servi,[360] né schiavi, né ribelli, ma una sarà la volontà, Quella di Dio e quella della creatura, e perciò una sarà la vita. Ed è anche questa la ragione perché tanto e tante cose sto di-cendo sulla mia Volontà, per largheggiare nei doni, non solo per te, ma per chi vuol venire a vivere nel mio Regno, affinché nulla gli manchi, di nulla abbia bisogno, ma possieda in sé stesso la sorgente dei beni. Non la farei 65 da quel Dio che sono, grande, potente, ricco, magnanimo, se dovendo costi-tuire il Regno della mia Volontà, non dotassi quelli che devono vivere in Esso delle prerogative e qualità che possiede la mia stessa Volontà.
Anzi, tu devi sapere che come tutte le cose sono uscite da quell’Atto solo di Dio, così tutto deve ritornare in quell’Atto solo che non ha successione d’atti; e solo può ritornare in quest’Atto solo, chi lascia tutto per vivere solo della mia Volontà, perché vivendo l’anima in Essa, tutto[361] ciò che fa si converte in luce e naturalmente i suoi atti restano incorporati ed immede-simati nella luce eterna del Sole della mia Volontà; e perciò, di conseguen-za, diventano un atto solo con il solo Atto di Essa. Invece, [in] chi opera fuori di Essa si vede ogni materia che l’opera contiene, non luce, e perciò non può incorporarsi con la luce dell’Atto solo di Dio, quindi si vedrà subito che non è roba nostra, che non Ci appartiene. Perciò, tutto ciò che non sarà fatto in virtù del «Fiat» Divino non sarà riconosciuto da Dio.
Supponi che tu volessi unire luce e tenebre, rame e oro, pietre e terra, non si distinguerebbe con chiarezza la luce dalle tenebre, il rame dall’oro, le pietre dalla terra, essendo66 materie distinte una dall’altra. Ma se unissi tut-te insieme: luce a luce, tenebre a tenebre, oro ad oro, non sapresti distin-guere né separare la luce di prima e quella di poi, le tenebre[362] di prima e quelle di dopo, la massa di oro di prima e quella di poi. Così è della mia Volontà. Ciò che Essa stessa fa nella creatura è luce; non è meraviglia dun-que che resti incorporata all’Atto solo della sua eterna luce. Perciò, grazia più grande non potrei fare in questi tempi così procellosi e di corsa verti-ginosa nel male, che farle conoscere che voglio dare il gran dono del Regno del «Fiat» Supremo; e per conferma di ciò lo sto preparando in te con tante conoscenze e doni, affinché nulla manchi al trionfo della mia Volontà. Perciò sii attenta al deposito di questo Regno che faccio in te”.
Dopo ciò mi sentivo impensierita, ché mi era stato imposto dalla santa ubbi-dienza che non dovevo tralasciare di scrivere neppure una parola che il mio dolce Gesù mi potesse dire, mentre io sono facile a lasciarle, perché sono convinta che certe cose intime, certi sfoghi che Gesù fa alla piccola[363] anima mia, non è necessario scriverli e affidarli alla carta, ma che restino nel segreto del cuore. Onde pregavo che mi desse la grazia di non farmi mancare all’ubbidienza.
E Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, se chi ti guida e dirige ti dà quest’ubbidienza, significa che ha capito che sono Io che ti parlo ed il valore che contiene anche una sola mia parola. La mia parola è luce e piena di vita; quindi, chi possiede la vita la può dare. Molto più che la mia parola contiene la forza creatrice; perciò una sola mia parola può creare innumerevoli vite di grazia, vita d’amore, vita di luce, vita di mia Volontà nelle anime. Tu stessa non potrai comprendere la via lunga che può fare una sola mia parola. Chi ha orecchio l’ascolterà, chi ha cuore ne resterà ferito. Perciò, chi ti guida ha ragione, che ti dà questa ubbidienza. Ah, tu non[364] sai come lo assisto e gli sto d’intorno, mentre legge i miei e i tuoi scritti sulla mia Volontà, per fargli comprendere tutta la forza delle verità e del gran bene che ci sono in essi; e lui gira intorno alla mia Volontà e, in virtù della luce che sente, ti manda questa ubbidienza. Perciò sii attenta, e ti aiuterò e ti faciliterò ciò che a te pare difficile.
Tu devi sapere che il mio Cuore è gonfio,spasima esospira perché voglio far conoscere il Regno del «Fiat» Supremo, i grandi beni che ci sono in Esso, e il gran bene che riceveranno coloro che lo possederanno. È proprio nel mio Cuore che lo tengo e me lo sento scoppiare, perché voglio metterlo fuori. Non vuoi tu dunque darmi questo sollievo, affinché mettendolo fuori il mio Cuore si sgonfi e così non più gli tocchi spasimare né sospirare con sospiri dolenti? E ciò lo farai col far conoscere ciò che ti manifesto sulla mia Volontà,[365] perché quando faccio questo, mi dai campo ad aprirmi le vie, a preparare il luogo dove debbo deporre il Regno della mia Volontà; e se tu non manifesti ciò che ti dico, mi chiudi queste vie e il mio Cuore si gonfia di più. Perciò, lasciami fare, e tu seguimi e non ti dar pensiero”.
12 Settembre 1926
Tutto ciò che entra nella Divina Volontà entra nell’ordine eterno e diventa inseparabile da Gesù.
I castighi spazzeranno gli ostacoli al trionfo del suo Regno. Esso è formato nell’Umanità SS. di
Gesù. In Luisa fa presenti tutte le tappe della sua Vita e le sue opere, a custodia del suo Regno
Mentre pare che il mio sempre amabile Gesù ritorna ed io credo di non doverlo più perdere al più bello, come lampo, mi sfugge ed io rimango priva, senza Colui che forma la vita della mia povera esistenza, col duro chiodo del delirio, che mi ritorni Colui che fa sorgere il sole nella povera anima mia. Ma mentre deliravo per il suo ritorno e temevo che mi avesse lasciata, tutto all’improvviso[366] è ritornato e mi ha detto: “Figlia mia, non vuoi persuaderti che non posso lasciarti? Se la tua unione con Me fosse vincolata, formata, suggellata sopra altra base che non fosse la mia Volontà, potresti temere, ma siccome è vincolata, scrittu-rata, firmata sulla base eterna del mio Volere, l’eterno non è soggetto a mu-tazioni, anzi, tutto l’essere tuo, i tuoi desideri, i tuoi affetti e anche le tue più intime fibre, sono legati con vincoli eterni, ed il mio Volere scorre in essi, per costituirsi vita e formarli con la sostanza divina ed eterna che Esso pos-siede. Si può mai spezzare l’eternità? Si può mai mutare un Dio? Si può mai disgiungere l’Essere Supremo dalla sua Volontà? Tutto ciò è inseparabile, indivisibile.Così tutto ciò che la mia Volontà unisce, entra nell’ordine eterno e diventa inseparabile da Me. Quindi, come posso lasciarti? Se ciò non fosse, tutto ciò[367] che la mia Volontà ha fatto in te, il suo lavorio, il suo fondamento, le sue stesse manifestazioni sarebbero state un gioco, una cosa superficiale, un modo di dire, non una realtà. Perciò togli questi timori che Io ti potessi lasciare, perché non sono roba che produce e che ap-partiene alla mia Volontà. Essa è fermezza e vincolo indissolubile.
Sembra disdicevole a chi possiede per vita il mio Volere che si occupi d’altro, mentre dovresti stare ferma [su] come allargare i confini del suo Regno, affinché trionfi e si formi in te; così potresti trasmetterlo alle povere generazioni che si dibattono e si formano la corrente delle voragini dove resteranno travolte. Ma anche i castighi sono necessari; ciò servirà a pre-parare il terreno per fare che il Regno del «Fiat» Supremo possa formarsi in mezzo all’umana famiglia. Perciò scompariranno dalla faccia[368] della terra molte vite, che saranno di ostacolo al trionfo del mio Regno. Perciò, molti castighi di distruzione avverranno, altri ne formeranno le stesse creature per distruggersi l’un l’altro; ma ciò non deve preoccuparti, piuttosto prega che il tutto avvenga per il trionfo del Regno del «Fiat» Supremo”.
Detto ciò è scomparso. Onde io mi sono occupata nel fare il mio solito giro nella Volontà Suprema. La sua luce tutto mi faceva presente, sia tutto ciò che ha fatto nella Creazione, sia quello che ha fatto nella Redenzione. La Volontà Divina, bilocata in ciascun atto che fa in esse 67, aspettava una mia visitina a ciascun atto suo, ancorché fosse visita fuggitiva, per avere la sua piccola figlia come com-pagnia, dove regnava e dominava da Regina. Oh, come gradiva la mia visitina in ciascun atto suo, il mio piccolo “Ti amo”, la mia meschina adorazione, la mia riconoscenza,[369] il mio “grazie”, la mia sudditanza, e siccome i suoi atti sono innumerevoli, io non finivo mai di raggiungerli tutti. Onde, essendo giunti negli atti della Redenzione, il mio dolce Gesù si faceva vedere piccolo bambinello, ma tanto piccolo da potersi rinchiudere nel mio petto. Come era bello, carino, grazioso, vederlo così piccino passeggiare, sedersi, mettersi in trono di maestà nella piccola anima mia, somministrandomi la sua Vita, il suo respiro, i suoi atti, per fare che tutto da Lui prendessi. Ma mentre lo vedevo in me bambinello, nel medesimo tempo è venuto anche crocifisso. Era tanta la tensione delle sue membra che si potevano numerare tutte le ossa e i nervi, uno per uno. Ora, se il bambino stava rinchiuso nel mio petto, il crocifisso Gesù si è disteso in tutte le mie membra, non lasciandomi nessuna particella di me che non fosse posseduta dalla sua adorabile[370] persona; sentivo più la Vita sua che la mia.
Onde, dopo essere stata qualche tempo in questa posizione con Gesù, mi ha detto: “Figlia mia, la mia Umanità possiede il Regno della mia Volontà, tan-to che tutta la mia Vita da Essa dipendeva. Sicché, col dipendere da Essa, Io avevo l’intelligenza del Supremo Volere, il suo sguardo, il suo respiro, il suo operare, i suoi passi, il suo moto e palpito eterno. In questo modo for-mavo il Regno del«Fiat»Supremo nella mia Umanità,la sua Vita,i suoi beni.
Vedi dunque che significa formare il suo Regno in te? Debbo trasmettere in te ciò che possiede la mia Umanità, la quale ti somministrerà il suo pen-siero, il suo sguardo, il suo respiro e tutto ciò che posseggo, per la forma-zione di Esso. Vedi quanto amo questo Regno? Metto a sua disposizione tutta la mia Vita, le mie pene, la mia morte, come fondamento, guardia, di-fesa, sostegno.[371] Non lascerò nulla di Me che non servirà a mantenere in pieno vigore il trionfo e l’assoluto dominio della mia Volontà. Perciò non ti meravigliare se vedi in te come ripetersi i diversi gradi della mia età e delle mie opere ed ora mi vedi bambino, ora giovane, ora crocifisso: è il Regno del mio Volere che sta in te e tutta la mia Vita si schiera dentro e fuori di te a guardia e a difesa del Regno mio. Perciò sii attenta, e quando qualche timore ti assale, pensa che non sei sola, ma che hai in aiuto tutta la Vita mia per formare questo mio Regno in te, e costantemente segui il tuo volo nell’unità della luce suprema della Divina Volontà. Io là ti aspetto, per farti le sorprese di ritorno, per darti le mie lezioni”. [372]
13 Settembre 1926
È necessaria la preghiera insistente e tanti atti continui perché Dio conceda il suo Regno,
come Egli tanto desidera; altrimenti rischierebbe il fallimento, come avvenne nell’Eden. Ed è
anche un motivo di giustizia, di equilibrio dell’Essere Divino. Così fu necessario tutto ciò che
fecero i giusti dell’Antico Testamento e la Vergine SS. per ottenere il Redentore. C’è un numero
di atti e di preghiere stabilito da Dio per ottenere ogni cosa e più ancora il suo Regno
Dopo aver fatto il mio solito giro nel Supremo Volere, pregavo il buon Gesù, a nome della sua Creazione e Redenzione, a nome di tutti, dal primo all’ultimo uo-mo, a nome della Sovrana Regina e di tutto ciò che Ella fece e soffrì, che il “FIAT” Supremo sia conosciuto, affinché si stabilisca il suo Regno col suo pieno trionfo e dominio. Ma mentre ciò facevo pensavo tra me: “Se Gesù stesso vuole ed ama tanto che il suo Regno sia stabilito in mezzo alle creature, perché vuole che con tanta insistenza si preghi? Se lo vuole lo può dare senza tanti atti continui”.
E il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, il mio Essere Supremo possiede il perfetto equilibrio, nel dare alle creature le mie grazie, i miei doni,[373] molto più poi questo [dono]del Regno del «Fiat»Supremo, che è il dono più grande che Io già avevo dato nel principio della Creazione, e che l’uomo con tanta ingratitudine mi respinse. Ti pare poco mettere a disposizione sua una Volontà Divina, con tutti i beni che Essa contiene, e non per un’ora, per un giorno, ma per tutta la vita? Il Creatore che depone nella creatura la sua Volontà adorabile, per poter mettere in comune la sua somiglianza, la sua bellezza, i suoi mari infiniti di ricchezze, di gioie, di felicità senza fine? E solo col possedere la nostra Volontà la creatura poteva acquistare i diritti di comunanza, di somiglianza e di tutti i beni del suo Creatore. Senza di Essa non ci può essere comunanza con Noi; e se qualche cosa prende, sono appena le nostre piccole sfioriture68 e le briciole dei nostri interminabili[374] beni.
Ora, [essendo] un dono così grande, una felicità così immensa, un diritto di somiglianza divina con l’acquisto della nobiltà della nostra figliolanza, respinti, credi tu che sia cosa facile che la Sovranità Divina, senza essere pregata, senza che nessuno si dia pensiero di ricevere questo Regno del «Fiat» Supremo, lo dia alle creature? Sarebbe ripetere la storia che succes-se nell’Eden terrestre, e forse anche peggio. E poi, la nostra Giustizia si op-porrebbe giustamente. Perciò, tutto quello che ti faccio fare, i continui giri nel Volere Supremo, le tue preghiere incessanti che venga a regnare la mia Volontà, la tua vita sacrificata di così lunghi anni, in cui non sai né Cielo né terra, diretta al solo fine che venga il Regno mio, sono tanti appoggi che metto innanzi alla mia Giustizia, perché ceda i suoi diritti ed equilibrandosi con tutti i nostri attributi, trovi[375] giusto che il Regno del «Fiat» Supremo sia restituito alle umane generazioni.
Ciò successe nella Redenzione: se la nostra Giustizia non avesse trovato le preghiere, i sospiri, le lacrime, le penitenze dei patriarchi, dei profeti e di tutti i buoni dell’Antico Testamento, e poi una Vergine Regina, che posse-deva integra la nostra Volontà, che prese tutto a petto con tante preghiere insistenti, prendendo Lei tutto il compito della soddisfazione di tutto il ge-nere umano, mai la nostra Giustizia avrebbe ceduto alla discesa del sospi-rato Redentore in mezzo alle creature. Essa sarebbe stata inesorabile e avrebbe detto un no reciso alla mia venuta sulla terra69 . E quando si tratta di mantenere l’equilibrio del nostro Essere Supremo, non c’è da far nulla.
Ora, chi mai mi ha pregato finora con interesse, con insistenza, mettendo il sacrificio della[376] propria vita, perché il Regno del «Fiat» Supremo venga sulla terra e che trionfi e domini? Nessuno. È vero che dacché Io venni sulla terra la Chiesa recita il Pater noster, nel quale si domanda che venga il Regno mio, affinché la mia Volontà si faccia come in Cielo così in terra; ma chi è che pensa alla domanda che fa? Si può dire che nella mia Volontà re-stò tutta l’importanza di tale domanda e le creature la recitano per recitarla, senza intendere e senza interesse di ottenere quello che domandano.
Perciò, figlia mia, tutto è nascosto nel segreto mentre si vive sulla terra; perciò tutto sembra mistero, e se si conosce qualche cosa, è così scarsa, che l’uomo tiene sempre da dire su tutto ciò che Io opero nelle opere mie attraverso i veli delle creature, e giungono a dire: «E perché questo bene, queste conoscenze non sono state date prima, mentre ci sono stati tanti grandi Santi?» Ma[377] nell’eternità non ci saranno segreti, Io svelerò tutto e farò vedere tutte le cose e [le] opere mie con giustizia e che Essa mai po-trebbe dare, se nella creatura non ci fossero gli atti sufficienti per poter dare ciò che la Maestà Suprema vuol dare. È vero che tutto ciò che fa la creatura è grazia mia, ma la stessa mia grazia vuole trovare l’appoggio delle dispo-sizioni e buona volontà della creatura. Quindi, per ripristinare il Regno della mia Volontà sulla terra ci vogliono gli atti sufficienti della creatura, affinché il mio Regno non resti in aria, ma scenda per formarsi sugli stessi atti della creatura, formati da Essa, per ottenere un bene sì grande.
Ecco perché tanto ti spingo nel girare in tutte le opere nostre, Creazione e Redenzione, per farti mettere la parte degli atti tuoi, il tuo «ti amo», la tua adorazione, la tua riconoscenza, il tuo «grazie» su tutte le opere nostre.[378] Molte volte l’ho fatto Io insieme con te, e poi, dopo la tua girata nella nostra Volontà, per compimento, il tuo ritornello a Noi tanto gradito: «Maestà Su-prema, la tua piccola figlia viene innanzi a Te, sulle tue ginocchia paterne, per chiederti il tuo «Fiat», il tuo Regno, che sia da tutti conosciuto. Ti chiedo il trionfo del tuo Volere, affinché domini e regni su tutti. Non sono io sola che te lo chiedo, ma sono insieme con me le opere tue, il tuo stesso Volere. Perciò, a nome di tutti ti chiedo, ti supplico il tuo Fiat».
Se sapessi che breccia è al nostro Essere Supremo questo tuo ritornello! Ci sentiamo pregare da tutte le opere nostre, supplicare dal nostro stesso Volere; Cielo e terra piegano le ginocchia per chiederci il Regno del mio Eterno Volere. Perciò, se lo vuoi, continua i tuoi atti, affinché formandone il numero stabilito possa ottenere ciò che con tanta insistenza sospiri”. [379]
15 Settembre 1926
Quanta fatica costa a Gesù e a Luisa il far conoscere la Divina Volontà. Gesù la guida e la
sostiene mentre scrive. Gli atti fatti nella Divina Volontà sono come il Sole, che è unico, ma di
effetti innumerevoli. Se ancora non si vedono i grandi prodigi, la felicità, il cambiamento della
faccia della terra e la straordinaria trasformazione della natura umana, è perché prima deve
essere fondato e totalmente realizzato tra Gesù e Luisa e poi sarà trasmesso a tutti gli altri.
Lo stesso fece per il Regno della Redenzione, preparandolo prima con sua Madre
Dopo aver scritto quattro ore e più, mi sentivo tutta sfinita di forze, ed essendo-mi messa a pregare secondo il mio solito nel suo SS. Volere, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e, stringendomi a sé, tutto tenerezza mi ha detto: “Figlia mia, sei stanca, riposati nelle mie braccia. Quanto ci costa il Regno del «Fiat» Supremo a Me e a te, mentre ditutte le altre creature c’è chi dor-me la notte, chi si diverte e chi giunge fino a offendermi. Per Me e per te non ci sono riposi, neppure di notte, tu occupata a scrivere ed Io [a] vigilarti, a porgerti le parole, gli insegnamenti che riguardano il Regno del Volere Su-premo; e mentre ti vedo scrivere, per farti dilungare e non farti stancare, ti sostengo nelle mie braccia, affinché scriva ciò che voglio, per poter dare tutti gli insegnamenti e le[380] prerogative, i privilegi, la santità e le ricchez-ze infinite che questo mio Regno possiede. Se tu sapessi quanto ti amo e quanto godo nel vederti sacrificare anche il sonno e tutta te stessa per amo-re del mio «Fiat», che ama tanto farsi conoscere alle umane generazioni! Ci costa assai, è vero, figlia mia, ed Io per compensarti, quasi sempre, dopo che hai scritto, ti faccio riposare sul mio Cuore affranto dal dolore e dal-l’amore: dal dolore perché il mio Regno non è conosciuto, e dall’amore per-ché voglio farlo conoscere, affinché tu, sentendo il mio dolore ed il fuoco che mi brucia, sacrifichi tutta te stessa e non ti risparmi in nulla, per il trionfo della mia Volontà”.
Onde, mentre stavo nelle braccia di Gesù, la luce immensa della Volontà Divin-a, che riempiva Cielo e terra, mi chiamava a girare in Essa per farmi fare i miei soliti atti, per farmi echeggiare il mio “ti amo”, la mia adorazione in tutta la Crea-zione, affinché[381] avesse la compagnia della sua piccola figlia in ciascuna cosa creata, dove Essa regna e domina. Quindi, dopo aver fatto ciò, il mio dolce Gesù mi ha detto: “Figlia mia, che luce,che potenza,che gloria acquista l’atto del-la creatura fatto nella mia Volontà! Questi atti sono più che sole, che mentre sta in alto, la sua luce eclissa le stelle e riempie tutta la terra, portando a tutte le cose il suo bacio, il suo calore, i suoi benefici effetti. E la natura della luce è lo spandersi, non fa lavoro di più col dare i beni che natural-mente possiede a chi ne vuole. Simbolo del sole sono gli atti fatti nel mio Volere. Come si forma l’atto, il mio Volere gli somministra la luce per for-mare il sole, il quale si eleva in alto, perché la natura del sole è di stare nel-l’alto, non nel basso, altrimenti non potrebbe fare il bene che fa, perché le cose che stanno nel basso sono sempre[382] circoscritte, individuali, a tem-po, a luogo, non sono, né sanno produrre beni universali. Onde questo sole formato dalla mia Volontà e dall’atto della creatura, elevandosi in alto fino al trono del suo Dio, forma la vera eclissi: eclissa il Cielo, i santi, gli angeli. La lunghezza dei suoi raggi prende come in pugno la terra; la sua luce be-nefica porta al Cielo la gloria, la gioia, la felicità, alla terra la luce delle verità, la fuga delle tenebre, il dolore della colpa, il disinganno delle cose che passano. Uno è il sole, ma la sua luce contiene tutti i colori e tutti gli effetti per dare vita alla terra. Così, uno è l’atto, uno è il Sole della mia Volontà formato in esso, ma i beni, gli effetti sono innumerevoli. Perciò il Regno del «Fiat» Supremo sarà regno di luce, regno di gloria e di trionfo. La notte del peccato non entrerà in esso, ma sarà sempre pieno giorno, i suoi fulgidi raggi[383] saranno così penetranti, che trionferanno dall’abisso in cui è caduta la povera umanità. Perciò ti ho detto tante volte: il tuo compito è grande, con l’averti affidato la mia Volontà Divina, affinché col farla cono-scere, metta in salvo i suoi diritti, tanto sconosciuti dalle umane genera-zioni, e i beni che ne verranno saranno grandissimi; e tu ed Io saremo dop-piamente felici per aver lavorato alla formazione di questo Regno”.
Onde, dopo ciò, stavo pensando tra me:“Il mio amato Gesù dice tante cose mirabili di questo Regno sì santo del Volere Supremo, ma apparentemente, esternamente, non si vede nulla di queste cose mirabili. Se si potessero vedere i prodigi, i beni grandi, la felicità di Esso, la faccia della terra si cambierebbe e nelle vene umane scorrerebbe un sangue puro, santo, nobile, in modo da con-vertire la stessa[384] natura in santità, in gioia e in pace perenne”.
In questo mentre, è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, questo Regno del «Fiat» Supremo deve prima ben fondarsi, formarsi, ma-turarsi tra Me e te, e poi deve trasmettersi alle creature. Ciò successe tra Me e la Vergine: prima mi formai in Lei, crebbi nel suo seno, mi nutrii al suo petto, vivemmo insieme per formare tra i due, a tu per tu, come se nessun altro ci fosse, il regno della Redenzione, e poi fu trasmessa alle altre crea-ture la mia stessa Vita e i frutti della Redenzione che la mia stessa Vita con-teneva. Così sarà del «Fiat» Supremo: lo faremo prima tra i due soli, a tu per tu, e quando sarà formato ci penserò Io come trasmetterlo alle creature. Un lavoro è più facilefarlo riuscire bene quando lo si deve formare da soli, nel segreto del silenzio di due persone che veramente amano quel lavoro; quando è formato riesce più facile manifestarlo e darlo come dono agli altri. Perciò lasciami fare e non ti dar pensiero”.
Deo gratias
Nihil obstat.
Septembris 1926
Canonicus Hannibal M. Di Francia, Cens. Eccl.
Note
- Luisa dice “pranzi”. ↩
- “Vi siete spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore” (Col 3,10). “Dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera” (Ef 4,23-24). ↩
- Due frequenti espressioni erronee di Luisa: “la uscimmo fuori di noi, ma la restammo in noi”. ↩
- Cioè, “prende parte, partecipa”. ↩
- Errore di Luisa, che scrive: “lo restavo immenso”. ↩
- “Per entrare nella nostra Volontà e seguire il sublime volo dei miei atti e di quelli della mia indivisibile Mamma, in quanto tu sia della stirpe comune, non potevi entrare nel nostro Volere se non avessi almeno o fossi trasformata nella natura che uscì dalle mie mani, prima che l’uomo si sottrasse dal nostro Volere. Ecco perciò le tante grazie, per ridurre la tua natura, l’anima tua, a quel primiero stato. Come ti aggraziavo, così ti toglievo i germi, le tendenze, le passioni della ↩
- Parola inesistente, per dire “illimitatezza”. ↩
- Luisa intende dire il contrario di come si esprime: “Simbolo della vita umana nella mia Volontà doveva essere il sole”. ↩
- Luisa dice: “e perciò… potetti concepire in lei”. ↩
- Luisa dice: “sono tenute da lei”. ↩
- Luisa dice “escluse”. ↩
- Luisa dice: “una luce che come connaturalmente…” ↩
- Luisa dice: “quando uscimmo fuori tutta la Creazione”. ↩
- Luisa dice “attitudine” per dire “atto”, “attività” o “atteggiamento”, ma qui può andar bene. ↩
- Si tenga presente tuttavia quanto detto nella nota n. 6, del 19 Marzo 1926. ↩
- Letteralmente dice: “…il vento umido come vegetazione del germe…” ↩
- Cioè, “rendere tutti partecipi del bene”. Inoltre, in questa frase, mentre il soggetto, la Creazione, è al singolare, Luisa passa a dire il seguito in plurale, come parlasse delle “cose create”. ↩
- Luisa dice “tenga”. Spesso dice “tenere” al posto di “avere”, come è frequente nel meridione. ↩
- Cioè, dell’anima. ↩
- Luisa dice “trovando”, per dire “cercando”. ↩
- Testo scuro: “e ciò che e inseparabile si rendono gli atti i più vicino come cosa connaturale al suo Creatore”. ↩
- Testo confuso: “Perciò il vivere nel mio Volere, la sua origine è eterna, inseparabile dal suo Creatore…” ↩
- Espressione di Luisa; vuol dire “rimane” o “resta”. ↩
- Il 3° Confessore di Luisa, D. Francesco De Benedictis, deceduto il 30 Gennaio 1926. ↩
- Luisa dice “per sfamarsi la fame”. ↩
- Si può intendere anche così: “e anche perché la natura umana sorpassi tutto l’ordine e bellezza delle cose create”. ↩
- Cioè, garante. ↩
- Cioè, “trascuriamo”. ↩
- Cioè, indivisibile, inscindibile in sé stessa. ↩
- Cioè, che si vede nel cielo. Luisa parla come può. ↩
- Cioè, la perdita di freschezza, di vigore, della luce. ↩
- Parola inesistente nel dizionario: immensità. ↩
- La frase è scritta così: “Ora questo trionfo dell’unità del Supremo Volere, il centro della sua sede, del suo trono e il centro della Trinità Sacrosanta”. ↩
- Il giro di cui parla è il movimento di rotazione sul proprio asse, che dà luogo al giorno e alla notte. ↩
- Il testo è: “per chi era stabilito di dover vivere nel mio Volere, era inseparabile da Me”. ↩
- Luisa dice “ti faceva”. ↩
- “Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere” (Gv 21,25). ↩
- Si veda la nota n. 6, del 19 Marzo 1926. ↩
- Il testo, contorto, dice: “dopo quattromila anni una Vergine donna fu causa che facendo nascere da Lei la mia Umanità unita al verbo Eterno, ridonò il rimedio…” ↩
- Luisa dice “per sottoporli”. ↩
- La Provvidenza ha disposto che l’Archidiocesi si chiami “Trani-Nazaret”. ↩
- Il soggetto della frase è “le creature, gli uomini”. ↩
- Luisa dice, secondo il suo solito, “teniamo”. ↩
- Cioè, non si dimostrò degno di fiducia. ↩
- Luisa dice: “lo eredita del suo Regno”. ↩
- Troviamo di nuovo il confronto tra ci è “servo” e chi è “figlio”, binomio che percorre tutta la Sacra Scrittura e questi scritti. “Ora, voi, fratelli, siete figli della promessa, alla maniera di Isacco. E come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava quello nato secondo lo spirito, così accade anche ora. Però, che cosa dice la Scrittura? Manda via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non avrà eredità col figlio della donna libera” (Gal 4,28-30). ↩
- “Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore” (Salmo 89). Cfr. Vol. XII (29.01.1919 e nota 27), XV (25.04.1923 e nota 6), XVIII (12.11.1925 e nota 18), ecc. ↩
- Ricordiamo che, dopo l’annunzio della nascita del figlio-erede ad Abramo e prima che nascesse, Dio distrusse le città di peccato, Sodoma e Gomorra. “Come avvenne al tempo di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo (…) Come avvenne anche al tempo di Lot…nel giorno in cui Lot uscì da Sodoma piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece perire tutti. Così sarà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si rivelerà” (Lc 17,26-30). ↩
- Parola inesistente. Vuol dire: “affacciarsi un po’ fuori del suo Regno”. ↩
- Un’altra parola inesistente: “toglierebbe la nobiltà”. ↩
- Il testo dice: “…far conoscere chi fu Colui e Colei e quanto le costarono per formare il regno…” ↩
- Qui il Signore dichiara il motivo per cui il processo di beatificazione di Luisa e la conoscenza della sua figura deve precedere la stessa conoscenza del suo messaggio. “Il contenitore” precede in questo senso “il contenuto”. La conoscenza di Luisa come vittima e dell’eroismo delle sue virtù sono il corredo necessario per conoscere la sua missione come la “segretaria” o portavoce della manifestazione della Divina Volontà e la capostipite della nuova generazione del Regno. ↩
- Titolo messo da Luisa più tardi, aggiungendo: “Capitolo che può servire”, chiesto sicuramente dal Confessore. ↩
- “Sappiamo bene che tutta la Creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettan- do l’adozione a figli…” (Rom 8,22-23). ↩
- Il testo appare oscuro: “Chi riconoscerà in tutte le cose il portatoredella mia Volontà”. ↩
- Luisa dice: “ad impararli”, modo di certe regioni. ↩
- Il dono del Volere Divino è infinito, ma la creatura è limitata e vive in esso per quanto è capace. ↩
- Vuol dire: “Lo forzavano, Lo costringevano…” ↩
- Il soggetto è “la mia Umanità”. ↩
- Luisa dice: “lasciò di nuovo senza Re”. ↩
- “Perciò sii attenta, perché si tratta di mettere in salvo quella Volontà Eterna che con tanto amore vuole abitare nelle creature (…) Perciò non ti meravigliare per quante cose grandi e meravigliose posso dirti per questa missione, per quante grazie posso farti, perché non si tratta di fare un santo, di salvare le generazioni, ma si tratta di mettere in salvo una Volontà Divina, che tutti ritornino al principio, all’origine da dove tutte le cose uscirono, e che lo scopo della mia Volontà abbia il suo compimento”. (Vol. XVII, 4.5.1925). ↩
- Luisa dice: “avrei voluto concepire con Gesù”. ↩
- Sembrava allora che dovesse farlo Sant’Annibale M. di Francia; ma morì alcuni mesi dopo, aven- do dato come censore il “nulla osta”. In realtà, nel corso degli anni possono essere diversi i sacerdoti che se ne devono occupare a vario titolo. “Qui si realizza il detto: uno semina e uno miete. Io vi ho mandato a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete sub- entrati nel loro lavoro” (Gv 4,37-38). ↩
- Luisa dice “uscimmo”, per dire “facemmo uscire”. ↩
- Espressione di Luisa, per dire: “Non mi comporterei”. ↩
- Luisa dice: “essendo che sono”. ↩
- “In esse”: Luisa sembra riferirsi alle creature. ↩
- Cioè, “i piccoli petali che i fiori lasciano cadere”. ↩
- Spesso Gesù spiega che, incarnandosi, ha concepito in sé tutte le anime per salvarle. Ma si sarebbe incarnato comunque, anche se non ci fosse stato bisogno della Redenzione, per essere il Re. ↩
