Libro di Cielo – Volume 18
DICIOTTESIMO VOLUME
Luisa Piccarreta,
la Piccola Figlia della Divina Volontà
“… Il titolo che darai al libro che stamperai
sulla mia Volontà sarà questo:
IL REGNO DELLA MIA DIVINA VOLONTÀ
IN MEZZO ALLE CREATURE
LIBRO DI CIELO
IL RICHIAMO DELLA CREATURA
NELL’ORDINE, AL SUO POSTO
E NELLO SCOPO PER CUI FU CREATA DA DIO
(27 Agosto 1926)
(Dal 9 Agosto 1925 al 21 Febbraio 1926 )
Responsabile di questa copia e di ogni correzione,
dei titoli ai capitoli e delle note:
D. Pablo Martín
N.B.: I titoli dei capitoli qui aggiunti non sono di Luisa, ma vorrebbero essere
un brevissimo riassunto di ognuno. Le correzioni non sono indicate in questa
copia, né indicato l’ordine delle parole quando si è dovuto cambiare per
necessità. Il numero delle pagine dell’originale autografo di Luisa è indicato
in rosso tra parentesi quadre [n].[1] I.M.I. Fiat
9 Agosto 1925
Il contraccambio di amore a Dio per tutte le cose create entra nel primo dovere della creatura.
Così ha fatto la SS. Vergine, dopo lo ha fatto Gesù e adesso lo deve fare Luisa.
La peculiare creazione dell’uomo, destinatario dell’Amore Divino. Dio lo dotò di libero arbitrio
e gli fece dono della sua stessa Volontà, affinché crescesse nella somiglianza di Dio
Mio Gesù, dammi la forza, Tu che vedi le grandi ripugnanze che sento nello scrivere, che se non fosse per la benedetta ubbidienza e il timore di dispiacerti, non avrei mai più vergata una sola parola. Le tue lunghe privazioni m’intontiscono e mi rendono incapace di tutto; perciò ho bisogno di aiuto maggiore, per mettere su carta ciò che il tuo santo Volere mi suggerisce. Perciò dammi la mano e sii Tu sempre insieme con me.
Ora, mentre mi stavo fondendo nel santo Volere Divino, per ricambiare in amore tutto ciò che Iddio aveva fatto nella Creazione per amor delle creature, il pensiero mi diceva che non era necessario fare ciò,[2] né era gradito al mio Gesù questo modo di pregare; queste sono invenzioni della mia testa.
E il mio sempre amabile Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto:
“Figlia mia, tu devi sapere che questo modo di pregare, cioè di ricam-biare Iddio in amore per tutte le cose da Lui create, è un diritto divino ed entra nel primo dovere della creatura. La Creazione fu fatta per amore del-l’uomo, anzi, fu tanto il nostro amore che, se fosse [stato]necessario, avrem-mo creato tanti cieli, tanti soli, stelle, mari, terre, piante e tutto il resto per quante creature dovevano venire alla luce di questo mondo, affinché ognu-na avesse una Creazione per sé, un universo tutto suo. Come difatti, quanto il tutto fu creato, fu solo Adamo lo spettatore di tutto il creato e poteva godere tutto[3] il bene che voleva. E se ciò non facemmo, fu perché l’uomo poteva godere lo stesso come se fosse suo, ad onta che gli altri ne godono. Difatti, chi non può dire «il sole è mio» e godere della luce del sole per quanta ne vuole? Che «l’acqua è mia» e dissetarsi e servirsene dove la ne-cessita? Che «il mare, la terra, il fuoco, l’aria sono miei» e tante altre cose da Me create? E se in qualche cosa l’uomo pare che difetta, che stenta la vita, è [per] il peccato, che sbarrando il passo ai miei benefici, impedisce alle cose da Me create di essere larghe verso la creatura ingrata. Quindi, stando tutto ciò, che in tutte le cose create Iddio vincolava il suo amore verso ciascuna creatura, in essa entrava il dovere di ricambiare Iddio col suo piccolo amore, con la sua gratitudine, col[4] suo «grazie» verso [Colui]che tanto aveva fatto per lei. Questo non ricambiare Iddio in amore per tutto ciò che ha fatto nella Creazione per l’uomo è la prima frode che fa la creatura a Dio, è un usurpare i suoi doni, senza neppure riconoscere da dove vengono e Chi tanto la ha amata.
Perciò è il primo dovere della creatura, ed è tanto indispensabile questo dovere ed importante, che Colei che prese a petto tutta la nostra gloria, la nostra difesa, il nostro interesse, non faceva altro che girare per tutte le sfere, dalla più piccola alla più grande delle cose da Dio create, per impri-mere il suo ricambio d’amore, della gloria, del ringraziamento per tutti e a nome di tutte le umane generazioni. Ah, sì, fu proprio la mia Mamma[5] Celeste che riempì cieli e terra del ricambio per tutto ciò che Dio aveva fatto nella Creazione. Dopo di Lei fu la mia Umanità che compì questo dovere sì sacrosanto, a cui tanto aveva mancato la creatura, e che mi rese propizio il mio Padre Celeste verso l’uomo colpevole. Sicché furono le mie preghiere e quelle della mia inseparabile Madre. Non vuoi tu dunque ripetere le mie stesse preghiere? Anzi, perciò ti ho chiamato nel mio Volere, affinché ti associ con Noi e segua e ripeta gli atti nostri”.
Ond’io cercavo per quanto potevo di girare per tutte le cose create, per dare al mio Dio il ricambio dell’amore, della gloria, della gratitudine per tutto ciò che ave-va fatto nella Creazione. Mi pareva di vedere in tutte le cose il[6] ricambio dell’amo-re della mia Imperatrice Mamma e del mio amato Gesù. Questo ricambio formava la più bella armonia tra il Cielo e la terra e vincolava il Creatore alla creatura. Ogni ricambio d’amore era un tasto, una sonatina di musica celeste che rapiva, e il mio dolce Gesù ha soggiunto:
“Figlia mia, tutte le cose create non furono altro che un atto della nostra Volontà che le mise fuori. Esse non possono spostarsi, né cambiare effetti né posizione, né cambiare l’ufficio che ciascuna ricevette dal suo Creatore. Esse non sono altro che specchi dove l’uomo doveva mirare i riflessi delle qualità del suo Creatore: dove la potenza, dove la bellezza, [in] altre cose create la bontà, l’immensità, la luce…, insomma ogni cosa creata[7] predica all’uomo le qualità del suo Creatore e con voci mute gli dice quanto lo amo. Invece, nel creare l’uomo non fu solo la nostra Volontà, ma una emanazione che uscì dal nostro seno, una parte di Noi stessi1 , che infondemmo in lui, e perciò lo creammo libero di volontà, affinché crescesse sempre in bellezza, in sapienza, in virtù; a somiglianza nostra lui poteva moltiplicare i suoi beni, le sue grazie.
Oh, se il sole fosse libero di volontà e potesse fare da uno due soli, da due quattro soli, quale gloria, quale onore non darebbe al suo Creatore e quanta gloria anche a sé stesso? Eppure, ciò che non possono fare le cose create, perché prive di libero arbitrio e perché furono create perché dove-vano servire all’uomo, [lo] può fare l’uomo[8] perché doveva servire a Dio 2 .
Sicché tutto il nostro amore era accentrato nell’uomo e perciò gli met-temmo tutto il creato a sua disposizione, tutto ordinato intorno a lui, perché l’uomo si servisse delle opere nostre come [di] tante scale e vie per venire a Noi, per conoscerci e amarci. Ma qual è il nostro dolore, nel vedere l’uomo al disotto delle nostre cose create, anzi, trasformata in bruttezza dal pec-cato la sua bell’anima, data da Noi, [e] non solo non cresciuta nel bene, ma orrida a vedersi?
Eppure, come se tutto ciò che fu creato per lui non bastasse al nostro amore, per custodire questo libero arbitrio gli facemmo il dono più grande, che superò tutti gli altri doni, cioè gli demmo la nostra Volontà per preser-varlo,[9] come antidoto,come preventivo e aiuto alla sua libera volontà. Sic-ché la nostra Volontà si mise a sua disposizione, per dargli tutti quegli aiuti [di] cui l’uomo avesse bisogno. Sicché la nostra Volontà gli fu data come vita primaria e atto primo di tutte le sue opere. Dovendo lui crescere in gra-zia e in bellezza,aveva bisogno di una Volontà Suprema,che non solo fa-cesse compagnia alla sua umana volontà, ma che si sostituisse all’operato della creatura. Ma anche questo gran dono disprezzò e non volle conoscere.
Vedi dunque come la nostra Volontà entra nella vita primaria della crea-tura, e fino a tanto che tiene il suo atto primo, la sua vita, la creatura cresce sempre in grazia, in luce, in bellezza, conserva il vincolo[10] dell’atto primo della sua creazione e Noi riceviamo la gloria di tutte le cose create, perché servono alla nostra Volontà operante nella creatura, scopo unico di tutta la Creazione. Perciò ti raccomando, che la nostra Volontà sia per te più che vita e l’atto primo di tutte le tue azioni”.
15 Agosto 1925
Tutto è stato creato da Dio per l’uomo e la Divina Volontà corre verso di lui
in ogni cosa creata per servirlo, ma ha bisogno di trovare integra Sé stessa in Lui.
La festa dell’Assunzione di Maria è “la festa della Divina Volontà”, perché Questa è la causa
di tutto ciò che è Maria e che Lei ha fatto, e perché in Lei è stata glorificata la Divina Volontà
Continuavo a fondermi nel Santo Volere Divino, per ricambiare il mio Gesù col mio piccolo amore di tutto ciò che ha fatto per l’uman genere nella Creazione, e il mio amato Gesù, movendosi nel mio interno, per dare più valore al mio piccolo amore, faceva insieme con me ciò che io facevo, e in questo mentre mi ha detto:
“Figlia mia, tutte le cose create furono fatte[11] per l’uomo e tutte corrono verso l’uomo. Non hanno piedi, ma tutte camminano, tutte hanno un moto, o per trovarlo o per farsi trovare. La luce del sole si parte dall’altezza dei cieli per trovare la creatura, illuminarla e riscaldarla. L’acqua cammina per giungere fin nelle viscere umane, per dissetarla e rinfrescarla. La pianta, il seme cammina, squarcia la terra, forma il suo frutto per darsi all’uomo. Non c’è cosa creata che non abbia un passo, un moto,verso colui[al quale]l’Eter-no Fattore la aveva diretta nella sua creazione. La mia Volontà mantiene l’ordine, l’armonia, e le tiene tutte in via verso le creature, sicché è la mia Volontà che cammina sempre nelle cose create verso la creatura, non si ferma mai, è tutta moto verso chi tanto ama. Eppure, chi dice un grazie[12] alla mia Volontà che gli porta la luce del sole per illuminarlo, l’acqua da bere per dissetarlo, il pane per sfamarlo, il frutto [e] il fiore per ricrearlo, e tante altre cose che gli porta per renderlo felice? Non è giustoche, facendo tutto la mia Volontà per lui, l’uomo faccia tutto per compiere la mia Volon-tà? Oh, se tu sapessi la festa che fa la mia Volontà nelle cose create quando cammina e serve a chi compie la mia Volontà! La mia Volontà operante e compiuta nella creatura e Quella operante nelle cose create, mentre s’incon-trano insieme, si baciano, armonizzano, si amano e formano l’inno, l’adora-zione al loro Creatore ed il portento più grande di tutta la Creazione. Le cose create si sentono onorate quando servono alla creatura che è animata da quella stessa Volontà che forma la loro stessa vita.[13] Invece, la mia Volontà si atteggia a dolore nelle stesse cose create, quando deve servire a chi non compie la mia Volontà. Ecco perché avviene che molte volte le cose create si mettono contro l’uomo, lo colpiscono, lo castigano, perché loro si rendono superiori all’uomo, conservando integra in loro quella Volontà Divina [di] cui furono animate fin dal principio della loro creazione, e l’uomo è sceso nel basso, non conservando in sé la Volontà del suo Creatore”.
Dopo ciò mi son messa a pensare alla festa della mia Celeste Mamma Assunta in Cielo, e il mio dolce Gesù con un accento tenero e commovente ha soggiunto:
“Figlia mia, il vero nome di questa festa [con cui] dovrebbe chiamarsi [è]la festa della Divina Volontà. Fu la volontà umana che chiuse il Cielo, che spezzò[14] i vincoli col suo Creatore, che fece uscire in campo le miserie, il dolore, e che mise un termine alle feste che la creatura doveva godere nel Cielo. Ora, questa creatura, Regina di tutti, col fare sempre ed in tutto la Volontà dell’Eterno –anzi si può dire che la sua vita fu la sola Volontà Divina– aprì il Cielo, si vincolò con l’Eterno e fece ritornare nel Cielo le feste con la creatura. Ogni atto che compiva nella Volontà Suprema era una festa che iniziava in Cielo, erano soli che formava come ornamento di questa festa, erano musiche che spediva per allietare la Celeste Gerusalemme, sic-ché la vera causa di questa festa è la Volontà Eterna operante e compiuta nella mia Mamma Celeste, che operò tali prodigi in Lei, che stupì Cieli e terra, incatenò l’Eterno coi [15] vincoli indissolubili d’amore [e] rapì il Verbo fin nel suo seno. Gli stessi angeli, rapiti, ripetevano tra loro: «Donde tanta gloria, tanto onore, tanta grandezza e prodigi non mai visti in questa eccel-sa Creatura? Eppure è dall’esilio che viene». E attoniti riconoscevano la Vo-lontà del loro Creatore come Vita e operante in Lei, e tremebondi dicevano: «Santa,Santa,Santa! Onore e gloria alla Volontà del nostro Sovrano Signo-re, e gloria e tre volte Santa Colei che ha fatto operare questa Suprema Volontà». Sicché è la mia Volontà, che più di tutto fu ed è festeggiata nel giorno dell’Assunzione in Cielo della mia Madre SS.
Fu la sola mia Volontà che la fece ascendere tanto in alto, che la distinse fra tutti; tutto il resto sarebbe stato come nulla, se non[16] avesse posseduto il prodigio del mio Volere. Fu la mia Volontà che le diede la Fecondità Divina e la fece Madre del Verbo,fu la mia Volontà che le fece vedere ed abbracciare tutte le creature insieme, facendosi Madre di tutti e amando tutti con un amore di Maternità Divina, e facendola Regina di tutti la faceva imperare e dominare. Onde, in quel giorno la mia Volontà ricevette i primi onori, la gloria ed il frutto abbondante del suo lavoro nella Creazione, ed incominciò la sua Festa che mai interrompe per la glorificazione del suo operato nella mia diletta Madre. E sebbene il Cielo fu aperto da Me, e molti santi stavano già in possesso della Patria Celeste quando la Regina Celeste fu assunta in Cielo, tuttavia la causa primaria era proprio Lei, che aveva compiuto[17] in tutto la Suprema Volontà, e perciò si aspettò Colei che tanto la aveva onorata e [che]conteneva il vero prodigio della SS. Volontà, per fare la prima festa al Supremo Volere. Oh, come tutto il Cielo magnificava, benediva, lodava l’Eterna Volontà, quando vide questa sublime Regina entrare nell’Empireo, in mezzo alla corte celeste, tutta circonfusa dal Sole Eterno del Volere Supremo. La vedevano tutta tempestata dalla potenza del «Fiat» Supremo; non c’era stato in Lei neppure un palpito che non avesse impresso questo «Fiat», e attoniti la guardavano e le dicevano: «Ascendi, ascendi più in alto; è giusto che Colei che tanto ha onorato il «Fiat»Supremo, per mezzo del quale ci troviamo noi nella Patria Celeste, abbia il trono più alto e sia la[18] nostra Regina». E il più grande onore che ricevette la mia Mamma fu il vedere glorificata la Divina Volontà”.
16 Settembre 1925
Gesù fu sempre uguale nelle pene; essere sempre uguale è virtù divina. Gesù si nasconde
e tace in Luisa, a causa della terribile situazione di peccato del mondo, ma non può lasciarla
I miei giorni sono sempre più amari, per le lunghe privazioni del mio dolce Gesù. La sua sola Volontà mi è rimasta come preziosa eredità delle tante sue visite fatte alla povera anima mia, e ora [sono]lasciata sola, dimenticata da Colui che formava la mia vita, col quale mi pareva di essere fusa insieme e che né Lui poteva stare senza di me, né io senza di Lui. E mentre penso “Dove, dove è andato Colui che tanto mi amava? Che ho fatto, che mi ha lasciata? Ah, Gesù, ritorna, ritor-na, che non ne posso più!”,[19] e mentre vorrei abbandonarmi al dolore e pensare alla mia grande sventura di aver perduto Colui in cui avevo racchiuso tutte le mie speranze [e] la mia felicità, il santo Volere Divino s’impone su di me, facendomi fare il corso dei miei atti nella sua adorabile Volontà, e quasi m’impedisce di dolermi di più, di essere priva dell’unico mio Bene, e resto come impietrita, im-pavida3, tutta sola, senza il minimo conforto, né del Cielo, né dalla terra.
Ora, mentre mi trovavo in questo stato, stavo pensando a diverse pene della Passione di Gesù, il quale, facendosi vedere per poco tempo, mi ha detto:
“Figlia mia, in tutte le mie pene fui sempre uguale, non cambiai mai, il mio sguardo fu sempre dolce, il mio volto sempre sereno, le mie parole sem-pre calme[20] e dignitose. In tutta la mia persona avevo tale uguaglianza di modi, che se avessero voluto riconoscermi per loro Redentore, solo dal mio modo, sempre uguale in tutto e per tutto, mi avrebbero conosciuto. È vero che le mie pene furono tante da eclissarmi e come tante nubi che mi circondavano, ma ciò dice nulla: dopo la foga delle pene Io ricomparivo in mezzo ai nemici come sole maestoso, con la mia solita serenità e coi miei stessi modi, sempre uguali e pacifici. Essere sempre uguale è solo di Dio e dei veri figli di Dio; il modo sempre uguale imprime il carattere divino nel-l’anima e fa conoscere che puro e santo è l’operato delle creature. Invece, un carattere ineguale è delle creature ed è segno di passioni che tumultua-no nel cuore umano, che lo tiranneggiano, in[21] modo che anche all’esterno mostrano un carattere sgradevole che dispiace a tutti. Perciò ti raccomando di essere sempre uguale con Me, con te stessa e con gli altri; uguale nelle pene e fin nella mia stessa privazione. Il carattere uguale in te deve essere incancellabile, e sebbene le pene della mia privazione ti atterrano e forma-no dentro e fuori di te le nubi del dolore, i tuoi modi uguali saranno luce che snebbieranno queste nubi e faranno conoscere che, sebbene nascosto, Io abito in te”.
Dopo ciò, io continuavo a pensare alle pene della Passione del mio adorabile Gesù, col chiodo della sua privazione nel cuore, ed il mio amabile Gesù si faceva vedere nel mio interno tutto taciturno e tanto afflitto che faceva pietà, ed io gli ho detto: “Amor mio, perché taci? Mi sembra che non vuoi dirmi più[22] nulla, né più confidarmi i tuoi segreti e le tue pene”.
E Gesù, tutto bontà, ma afflitto, mi ha detto: “Figlia mia, il tacere dice qual-che cosa di più grande che non dice il parlare. Il tacere è decisione [di] chi, non volendo essere distolto, tace. Il tacere di un padre con un suo figlio amato, mentre si trova in mezzo ad altri figli discoli, è segno che vuole col-pire i figli perversi. Tu credi che sia nulla che non venga da te e che scarseggi nella partecipazione delle mie pene? Ah, figlia mia, non è [cosa da]nulla, anzi, è qualche cosa di grande. Come Io non vengo da te, così la mia giustizia si riempie di flagelli per colpire l’uomo, tanto che tutti i mali pas-sati, i terremoti, le guerre, saranno come nulla [in confronto]ai mali che ver-ranno e alla grande guerra e rivoluzione che stanno preparando. Sono tanti i peccati che non meritano che ti partecipi le mie pene per[23] liberare loro dai flagelli meritati. Perciò tu abbi pazienza; la mia Volontà supplirà alla mia vista, sebbene sto nascosto in te, e se ciò non fosse, non avresti potuto mantenere la battuta di far i tuoi soliti giri nella mia Volontà. Sono Io che, sebbene nascosto, li faccio in te, e tu segui Colui che non vedi; ma quando la mia giustizia avrà compiuto il riempimento dei flagelli, Io mi metterò di nuovo con te come prima. Perciò, coraggio, aspettami e non temere”.
Ora, mentre ciò diceva, mi son trovata fuori di me stessa, in mezzo al mondo, e in quasi tutte le nazioni si vedevano preparativi di guerra, nuovi modi più tragici di combattere, che mettevano spavento solo a guardarli, e poi la grande cecità umana, che rendendosi più cieca agiva da bestia, non da uomo, e siccome cieca,[24] non vede che mentre ferisce gli altri ferisce sé stessa. Quindi, tutta spaventata mi son ritrovata in me stessa, tutta sola, senza il mio Gesù e col chiodo nel cuore che Colui che amo era partito da me, lasciandomi sola e abbandonata.
E mentre deliravo e spasimavo per la pena, il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno e sospirando per il duro mio stato, mi ha detto: “Figlia mia, chetati, chetati, sto in te, non ti lascio, e poi, come posso lasciarti? Guarda, la mia Volontà si trova ovunque; se tu stai nella mia Volontà, non ho dove andare, né trovo luogo per allontanarmi da te. Dovrei rendere limitata la mia Volon-tà, circuirla4 ad un punto per lasciarti, ma ciò neppure lo posso fare. La mia Immensità si estende ovunque e la mia natura rende immenso tutto ciò che a Me appartiene;[25] quindi, immensa è la mia Volontà, la mia Potenza, il mio Amore, la mia Sapienza, eccetera, onde, come posso lasciarti, se nella mia Volontà dovunque Io ti trovo? Perciò sii sicura che non ti lascio, e sprofondati sempre più nell’immensità dell’abisso della mia Volontà.”
1° Ottobre 1925
Chi vive nella Divina Volontà sta nel centro dell’Umanità di Gesù, perché in Essa è accentrata
la pienezza di vita di questa Volontà Eterna. Chi vive in Essa trova tutto ciò che è di Gesù,
ciò che fece e patì e tutti i vincoli della Creazione, della Redenzione e della Santificazione
Stavo, secondo il mio solito, accompagnando le pene della Passione del mio dolce Gesù, e offrivo la stessa privazione, la tortura che mi cagionava, come attestato del mio doloroso amore, per suo sollievo e compatimento delle sue pene. Ora, mentre ciò facevo, l’amato mio Bene ha mosso un braccio nel mio interno, alzando la sua mano destra, facendo scorrere dalle sue[26] dita rivoli di sangue e di luce sulla povera anima mia, che stava appassita e bruciata dal soffio potente della sua privazione e con una mestizia tale, che Gesù stesso si è scosso, e intenerito per compassione e volendomi sollevare mi ha detto:
“Figlia mia, coraggio, non temere. Chi vive nella mia Volontà sta nel cen-tro della mia Umanità, perché la Volontà Divina sta in Me come il sole nella sua sfera, che, ad onta che i raggi invadono la terra, non si parte mai dal-l’alto, dal suo centro; sta sempre circuito nella sua sfera, nel suo maestoso trono, e mentre la sua luce percorre tutto, dominando tutto, tutto gli serve di sgabello, aspettando tutti la sua benefica luce. Così si trovava in Me la Volontà Divina, come centro nella sfera della mia Umanità,[27] e dalla mia sfera partiva la luce a tutti e dovunque. Era stato questo il primo atto del-l’uomo, respingere la mia Volontà Suprema. Conveniva dunque alla mia Umanità fare il primo passo verso di Essa, accentrando in Me come centro di vita questa Volontà Eterna, e per mezzo della mia vita, delle mie opere e pene, portarla di nuovo all’uomo, affinché ritornasse al suo Creatore, met-tendosi nell’ordine per cui era stato creato.
Vedi dunque, figlia mia, che l’anima che vive nella mia Volontà sta nel centro della mia Umanità, e tutto ciò che Io feci e patii sta tutto intorno a lei ed in suo aiuto: se [è] debole, le somministra la mia fortezza; se ombrata, il mio sangue la lava e la abbellisce; le mie preghiere la[28] sostengono, le mie braccia la tengono stretta e la coprono con le mie opere; insomma, tutto sta a sua difesa ed aiuto. Perciò, il pensiero delle mie pene è come connaturale in te, perché vivendo nella mia Volontà, esse ti circondano come tante nubi di luce e di grazia.
La mia Volontà, nella sfera della mia Umanità, metteva come in via le mie opere, i miei passi, le mie parole, il mio sangue, le mie piaghe, le mie pene, e tutto ciò che Io feci per chiamare l’uomo e dargli gli aiuti e [i] mezzi sufficienti per salvarlo e farlo ritornare di nuovo nel seno della mia Volontà. Se la sola mia Volontà avesse voluto uscire in campo per chiamare l’uomo, si sarebbe spaventato; invece volli chiamarlo con tutto ciò che feci e patii, come [con]tanti adescamenti, spinte[29] ed incoraggiamenti, mezzi per farlo ritornare nelle mie braccia. Sicché tutto ciò che Io feci e patii porta l’uomo a Dio. Ora, chi vive nella mia Volontà, vivendo nel centro della mia Umanità, prende tutti i frutti di tutto ciò che Io feci e patii ed entra nell’ordine della Creazione, e la mia Volontà compie in lui il pieno scopo per cui lo creò. Altri, poi, che non vivono nella mia Volontà,trovano i mezzi per salvarsi, ma non godono tutti i frutti della Redenzione e Creazione”.
Ora, mentre ciò diceva il mio amabile Gesù, gli ho detto: “Amor mio, io non so, mi dici che io vivo nella tua Volontà e poi mi lasci? A che duro martirio mi sottoponi. Come Tu mi lasci tuttoper me si cambia; io stessa non mi riconosco più, tutto[30] per me muore, muore la luce, l’amore, il bene. Sei Tu solo che mantieni il battito della vita nella povera anima mia. Come Tu parti e mi lasci, così muore tutto. Vedi dunque in che condizioni dure e dolorose mi lasci. Deh, abbi pietà di me e non mi lasciare più, che più non posso”.
E mentre volevo più dire, il mio Gesù sospirando ha soggiunto: “Figlia mia, taci, non andare più oltre, le tue parole mi feriscono il Cuore. Oh, come vor-rei togliere dal tuo cuore questo chiodo sì duro, che Io ti lasci o che potessi lasciarti. Lo so pure Io, che per chi mi ama questo chiodo è insopportabile, ammazza continuamente senza pietà. Perciò, deponi il pensiero che Io pos-sa lasciarti. Invece di lasciarti, dovresti essere convinta che mi addentro di più in te e faccio silenzio nella[31] navicella dell’anima tua. Tanto è vero, che nulla è spostato in te, i preparativi che c’erano ci sono, tutti stanno nel-l’ordine; tanto è vero, che basta che la mia Volontà lo voglia, do una gira-tina ai preparativi che ci sono e sono già da te. E poi, come posso lasciarti? Chi fa la mia Volontà e vive in Essa, mantiene integri i vincoli della Crea-zione che ci sono tra Creatore e creature, i vincoli della Redenzione e i vincoli tra il Santificatore e i santificandi. La mia Volontà suggella tutti que-sti vincoli e me la rende indivisibile5 da Me. Perciò sii sicura che il tuo Gesù non ti lascia”.
Ora, mentre ciò diceva, vedevo come tanti fili di luce legati al mio cuore, che [in] parte erano legati a tutte le cose create, altri fili di luce uscivano da tutto ciò che[32] Gesù aveva fatto e patito, altri dai Sacramenti.
Sia tutto a gloria di Dio e a bene dell’anima mia.
4 Ottobre 1925
“Il girare” nella Divina Volontà: il ripetere gli stessi atti d’amore ed altro è come formare l’acqua
per annaffiare il seme delle virtù. A Gesù, che ha la Potenza creatrice, basta un solo atto
per fare le cose, mentre invece la creatura deve fare molti atti. Il ripetere è segno che si ama.
Tutto ciò che fece Gesù è sospeso, in attesa che lo prenda chi vive nel suo Volere
Stavo secondo il mio solito fondendomi nella SS. Volontà di Dio, e mentre giravo in Essa per mettere il mio “Ti amo” su tutte le cose, avrei voluto che il mio Gesù nulla vedesse o sentisse, se non il mio “Ti amo”, oppure attraverso questo mio “Ti amo”. E mentre ripetevo la cantilena del mio “Ti amo”, pensavo tra me: “Si vede che sono proprio una piccola bimba, che non so dire altro che la storiella imparata; e poi, a che mi giova il ripetere e sempre ripetere ti amo, ti amo?”
Ma mentre ciò pensavo, il mio adorabile Gesù è uscito da dentro il mio[33] interno, facendo vedere [in] tutta la sua Divina Persona impresso dovunque il mio “Ti amo”: sulle labbra, sul volto, nella fronte, negli occhi, in mezzo al petto, sul dorso e nel mezzo del palmo delle mani, alla punta delle sue dita, insomma, dovunque; e con un accento tenero mi ha detto:
“Figlia mia, non sei contenta che nessun «Ti amo» che esce da te vada sperduto, ma tutti restino impressi in Me? E poi, sai a che ti giova il ripe-terli? Tu devi sapere che quando l’anima si decide a fare un bene, a eser-citare una virtù, forma il seme di quella virtù; col ripetere quegli atti forma l’acqua per innaffiare quel seme nella terra del proprio cuore, e quanto più spesso ripete, più innaffia quel seme e la pianta cresce bella, verde, in modo che subito produce i frutti di quel seme. Invece, se è lenta nel ripetere, molte volte quel[34] seme resta soffocato e, se esce, cresce esile e non dà mai frutto. Povero seme, senza acqua sufficiente per crescere, ed il mio Sole non sorge su quel seme, perché è infecondo, per dare la fecondità, la maturità e il bel colorito ai suoi frutti. Invece, col ripetere sempre quegli stessi atti, l’anima contiene molta acqua per innaffiare quel seme, il mio Sole sorge su quel seme ogni volta che lo vede innaffiare, e si diletta tanto, conoscendo che ha molta forza per crescere, che fa giungere i suoi rami fino a Me e, vedendo i molti frutti, ne colgo con mio piacere e mi riposo alla sua ombra. Sicché il ripetere il tuo «Ti amo» per Me, ti procura l’acqua per innaffiare e formare l’albero dell’amore; il ripetere la pazienza, innaffia e forma l’albero della pazienza; il ripetere i tuoi[35] atti nellamia Volontà, forma l’acqua per innaffiare e formare l’albero divino ed eterno della mia Volontà.
Nessuna cosa si forma con un solo atto, ma con molti e molti ripetuti atti. Solo il tuo Gesù contiene 6 questa virtù di formare tutte le cose e le cose più grandi con un solo atto, perché contengo la potenza creatrice, ma la crea-tura, a via di ripetere lo stesso atto, forma a sorsi a sorsi 7 il bene che vuol fare. Con l’abitudine diventa natura quel bene o quella virtù, e [la creatura ne] diventa posseditrice, formandone tutta la sua fortuna.
Anche nell’ordine naturale succede così. Nessuno diventa maestro con aver letto una volta o poche volte le vocali e le consonanti, ma chi costan-temente ripete, fino a riempirsi la mente, la volontà ed il cuore di tutta quella scienza che conviene per poter fare da maestro[36] agli altri. Nessuno si trova sazio se non mangia a boccone a boccone il cibo che ci vuole per saziarsi; nessuno raccoglie il seme se non ripete, chi sa quante volte, il suo lavoro nel suo campicello; e così di tant’altre cose.
Il ripetere lo stesso atto è segno che si ama, che si apprezza e che si vuol possedere lo stesso atto che si fa. Perciò, ripeti ed incessantemente ripeti, senza mai stancarti”.
Onde dopo mi son trovata fuori di me stessa, ed il mio dolce Gesù mi ha portata girando in tutti quei punti dove stando in terra aveva operato, patito, pregato e anche pianto. Tutto stava in atto, tutto ciò che aveva fatto, ed il mio amato Bene mi ha detto:
“Figlia mia, figlia del mio Volere Supremo, la mia Volontà vuol farti parte di tutto. Tutto ciò che tu vedi[37] sono tutte le mie opere che feci stando in terra, che la mia Volontà tiene in sé sospese, [in parte]perché le creature non si dispongono a voler riceverle, e [in]parte perché non conoscono ancora ciò che Io feci.
Vedi, qui ci sono le mie preghiere che di notte facevo, coperte di lacrime amare e di sospiri ardenti per la salvezza di tutti; stanno tutte in attesa per darsi alle creature, per dar loro i frutti che contengono. Figlia, entra tu in esse, copriti con le mie lacrime, vestiti con le mie preghiere, affinché la mia Volontà compia in te gli effetti che ci sono nelle mie lacrime, preghiere e sospiri. La mia Volontà tiene come schierate in sé le pene della mia infanzia, tutti i miei atti interni della mia vita nascosta, che sono prodigi di grazia e di santità, tutte le umiliazioni e gloria e pene[38] della mia vita pubblica, le pene più nascoste della mia Passione. Tutto sta sospeso, il frutto completo non è stato preso dalle creature, e aspetto chi deve vivere nel mio Volere, affinché non stiano più sospese, ma si riversino su di essi per dar loro il frutto completo. Solo chi deve vivere nella mia Volontà non farà stare più sospesi i miei beni.
Perciò entra in ciascun mio atto e pena, affinché la mia Volontà si com-pia in te. Tra te e Me non voglio cose sospese, né tollero non poterti dire ciò che voglio; perciò voglio trovare in te la mia stessa Volontà, affinché nulla si possa opporre a ciò che vuol darti la mia stessa Volontà”.
E mentre Gesù ciò diceva, io passavo da un atto all’altro di Gesù, e restavo come trasformata [e] coperta nei suoi stessi atti, preghiere, lacrime[39] e pene.
Ma chi può dire ciò che provavo? Spero che il benedetto Gesù mi dia la grazia di corrispondere e di compiere in me la sua adorabile Volontà.
10 Ottobre 1925
Luisa deve fare come Maria: dare a Dio la propria volontà, e Dio dà in cambio la Sua Divina.
Con Essa si può fare tutto: la Vergine SS. ottenne l’Incarnazione del Verbo
e Luisa deve ottenere il ritorno del “FIAT” Divino a vivere sulla terra.
Tutto quello che la Madonna fece a suo Figlio, lo faceva a chi doveva vivere nella Divina Volontà
Trovandomi nel solito mio stato, la mia povera mente si trovava in un’at-mosfera altissima; mi sembrava di vedere la Divinità, e sopra un ginocchio del Padre Celeste la mia Regina Mamma morta, come se non avesse vita. Io, mera-vigliata, pensavo tra me: “La mia Mammaè morta, ma che morte felice morire sulle ginocchia del nostro Creatore!” Ma guardando meglio, vedevo come se la sua volontà fosse distaccata dal corpo, tenuta nelle mani del Divin Padre. Io stu-pita guardavo e non sapevo darmi ragione di ciò che vedevo, ma[40] una voce che usciva dal Divin Trono diceva:
“Questa è la eletta fra tutte le elette, è la tutta bella, è l’unica creatura che Ci fece dono della sua volontà e morta ce la lasciò sulle ginocchia, nelle nostre mani, e Noi per ricambio le facemmo dono della nostra Volontà. Dono più grande non potevamo farle, perché con l’acquisto di questa Su-prema Volontà ebbe il poter di far scendere il Verbo sulla terra e di far for-mare la Redenzione del genere umano. Una volontà umana non avrebbe potere su di Noi, né attrattiva; invece, una Volontà Divina data da Noi stessi a questa impareggiabile Creatura, Ci vinse, Ci conquistò, Ci rapì e, non po-tendo resistere, cedemmo alle sue istanze di far scendere il Verbo sulla terra. Ora aspettiamo che venga tu a morire sull’altro ginocchio, donandoci la tua volontà,[41] e Noi, vedendola morta nelle nostre mani, come se non esistesse più per te, ti faremo dono della Nostra e per mezzo tuo, cioè di questa nostra Volontà donata a te, ritornerà il nostro «Fiat» a vivere sulla terra.Queste due volontà morte sulle nostre ginocchia saranno il riscatto di tante volontà ribelli e le terremo come pegno prezioso, che Ci rifaranno dai tanti mali delle altre creature, perché con la nostra Volontà [di] tutto potranno soddisfarci”.
La voce non si sentiva più, ed io mi son trovata sull’altro ginocchio Paterno, in atto di dare l’ultimo respiro, restando morta, ma in questo mentre mi son trovata in me stessa. Ma non so dire ciò che sentivo in me; solo pregavo di cuore che non più la mia volontà entrasse in me, ma che solo la Divina avesse vita in me. Ah, solo Essa[42] è la portatrice di tutti i beni e la ripetitrice di Gesù nelle anime, che facendo eco al “FIAT” della Creazione, abbraccia tutto e tutti come di un solo fiato e ricambia Iddio dell’opera della Creazione, Redenzione e Santificazione. La Volon-tà Divina operante in noi tutto può fare; è la vera Regina che regna ed impera su tutto.
Onde dopo vedevo la mia Mamma Celeste col bambino Gesù fra le braccia, che se lo baciava e lo metteva al suo petto per dargli il suo purissimo latte, ed io le ho detto: “Mamma mia, e a me nulla mi dai? Deh, permettimi almeno che metta il mio «Ti amo» tra la tua bocca e quella di Gesù mentre vi baciate, affinché in tutto ciò che fate corra insieme il mio piccolo «Ti amo».”
E Lei a me:“Figlia mia, mettilo pure il tuo piccolo «Ti amo» non solo nella bocca, ma in tutti[43] gli atti che passano tra me e mio Figlio. Tu devi sapere che tutto ciò che facevo verso mio Figlio, intendevo farlo verso quelle anime che dovevano vivere nella Volontà Divina, perché stando in Essa erano disposte a ricevere tutti quegli atti che io facevo verso Gesù, e trovavo spazio sufficiente dove deporli. Sicché, se io baciavo mio Figlio, baciavo loro, perché le trovavo insieme con Lui nella sua Suprema Volontà. Erano loro le prime come schierate in Lui, ed il mio amore materno mi spingeva a far loro parte di ciò che facevo a mio Figlio. Grazie grandi ci volevano per chi doveva vivere in questa Santa Volontà, ed io mettevo a loro dispo-sizione tutti i miei beni, le mie grazie, i miei dolori, per loro aiuto, per difesa, per fortezza, per appoggio, per luce, ed io mi sentivo felice [e] onorata con gli onori[44] più grandi, di avere per figli miei i figli della Volontà del Padre Celeste, la quale anch’io possedevo, e perciò li guardavo pure come parti miei. Anzi, di loro si può dire ciò che si dice di mio Figlio: che [come]le prime generazioni trovavano la salvezza nei meriti del futuro Redentore, così queste anime, in virtù della Volontà Divina operante in loro, queste future figlie sono quelle che implorano incessantemente la salvezza, le grazie alle [future] generazioni; sono con Gesù e Gesù in loro, e ripetono insieme con Lui ciò che contiene Gesù. Perciò, se vuoi che ti ripeta ciò che feci a mio Figlio, fa che ti trovi sempre nella sua Volontà, ed io ti sarò larga dei miei favori”. [45]
17 Ottobre 1925
Il cibo dell’anima è la Divina Volontà: con esso si nutre e cresce la Vita di Dio nell’anima,
a somiglianza del suo Creatore. Ma chi non lo prende, essendo gratuito, si rende colpevole
e si dispone alla morte eterna. Le mortificazioni, le umiliazioni e le contrarietà della vita
servono a purificare il sangue dell’anima
Dopo due giorni di privazioni amarissime del mio Sommo Bene Gesù, me l’ho sentito muovere nel mio interno. Mi pareva di vederlo nel mio interno, che stava seduto con la testa poggiata ad una parte della mia spalla, con la bocca rivolta alla mia, in atto di somministrarmi le parole. Io me l’ho stretto e mi sono messa ad ascoltarlo, tutta abbandonandomi in Lui. Onde pareva che mi dicesse:
“Figlia mia, la mia Volontà è più che cibo. Il cibo dà la forza al corpo, lo riscalda, aumenta il sangue, ravviva l’intelligenza se è affievolita, mette il brio in tutte le membra e spinge la creatura a nuove opere e sacrifici; invece uno che sta digiuno, non dando il cibo necessario al suo corpo, è debole, freddo, povero di sangue, l’intelligenza [è]affievolita, spossato in tutte[46] le membra, [il] che lo porta alla mestizia e lo spinge a non far nulla, senza voglia di sacrificarsi in nulla. Poveretto, si sente mancare la vita in tutta la sua persona, tanto [è] vero che, quando una malattia è mortale per una creatura, abbandona il cibo [e] abbandonando il cibo si dispone alla morte.
Onde, avendo stabilito l’Eterna Sapienza che anche l’anima avesse il cibo, le fu assegnato come cibo prelibato la Volontà Suprema8 . Sicché chi prende questo cibo è forte nell’operare il bene, è come inzuppato nell’amore verso il suo Dio. Questo cibo aumenta il sangue divino per formare la crescita della Vita di Dio in essa; come sole riflette nella sua intelligenza per farle conoscere il suo Creatore e formarsi a sua somiglianza, mette il brio in tutta l’anima, per mettere in vigore tutte[47] le virtù, e la spinge a nuovi lavori e asacrifici inauditi.
Il cibo della mia Volontà si dà ad ogni istante, ad ogni respiro, di notte, di giorno, in ogni cosa e quante volte si vuole. Né c’è da temere, come con il cibo corporale, che prendendone molto faccia danno e produca anche le malattie, no, no; quanto più si prende più fortifica ed eleva l’anima alla somiglianza del suo Creatore [e] si può stare sempre con la bocca aperta, in atto di prendere questo cibo celeste. Tutto al contrario per chi non prende questo cibo della mia Volontà: chi non lo prende affatto, si può dire che si dispone a morire eternamente; chi si ciba di rado, è debole ed incostante nel bene, è freddo nell’amore, è povero di sangue divino, in modo che cre-sce come anemica, in lui, la Vita Divina. La luce nella sua intelligenza[48] è tanto scarsa, che poco o nulla conosce del suo Creatore e, non conoscen-dolo, la sua somiglianza è lontana da lui per quanto è lontano dal cibo della sua Volontà. È senza brio nell’operare il bene, perché non ha cibo suf-ficiente, e ora gli scappa la pazienza, ora la carità, ora il distacco di tutto, sicché le povere virtù vivono come strangolate senza il cibo sufficiente della mia Volontà. Ah, se si potesse vedere un’anima priva di questo cibo celeste, ci sarebbe da piangere, tante sono le miserie e le schifezze di cui è coperta. Ma però c’è più da compatire, se si vede una creatura digiuna del cibo corporale, perché molte volte le mancano i mezzi per comprarlo; invece, il cibo della mia Volontà si dà gratuitamente, quindi chi non lo prende merita la condanna, e la condanna[49] se la forma lei stessa, perché ha rigettato il cibo che le dava la vita”.
Onde, dopo ciò, ho sentito che varie persone avevano sofferto contrasti, umi-liazioni ed altro, ed il mio dolce Gesù ha ripreso il suo dire: “Figlia mia, come il corpo contiene il sangue cattivo che infetta il buono, ed è necessario appli-care vescicanti, sanguisughe, salassi, per tirare il sangue cattivo, altrimenti c’è pericolo che resti paralizzato per tutta la vita, così l’anima [a] cui manca il continuo cibo della mia Volontà contiene tanti umori cattivi, ed è neces-sario applicare vescicanti di umiliazioni per tirare l’umore cattivo della pro-pria stima, morsicature di sanguisughe per tirare l’umore infetto della vana-gloria del proprio io, repentini salassi per[50] impedire e tirare il sangue cattivo dei piccoli attacchi, che si va formando nel proprio cuore per le per-sone che avvicina nel fare il bene, altrimenti quegli umori crescerebbero tanto da infettare tutto ciò che fa, in modo da restare paralizzata nel bene per tutta la vita. Le punture giovano sempre, sono le sentinelle del cuore che mantengono puro il sangue, cioè retta l’intenzione dell’anima nell’ope-rare il bene. Perciò, se tutti operassero il bene per compiere solo la mia Volontà, le punture non sarebbero necessarie, perché Essa è salvaguardia contro tutti gli umori cattivi. Sicché le punture sono anche pene di chi non prende il cibo sufficiente della mia Volontà”. [51]
21 Ottobre 1925
Effetti di un atto fatto nella Divina Volontà: esso coinvolge tutto e tutti
e non può stare senza il contraccambio di tutti. Il dolore di Gesù per ogni peccato
è rimasto sospeso nella sua Volontà, in attesa del dolore di chi si pente, per dargli il perdono
Questa mattina il mio dolce Gesù nel venire mi ha detto: “Figlia mia, ti porto il bacio di tutto il Cielo”.
E mentre ciò diceva mi ha baciato e ha soggiunto: “Tutto il Cielo sta nella mia Volontà e tutto ciò che Io faccio, ed essi, stando in questo Supremo Volere, sentono l’eco degli atti miei e ripetono, come rispondendo all’eco mio, ciò che faccio Io”.
Detto ciò è scomparso, ma dopo qualche ora è ritornato dicendomi: “Figlia mia, restituiscimi il bacio che ti ho dato, perché tutto il Cielo, la mia Mamma, il nostro Padre Celeste e il Divino Spirito stanno aspettando il ricambio del tuo bacio, perché essendo uscito un atto loro nella mia Volontà verso la creatura che vive nell’esilio, anelano il ricambio nella stessa mia Volontà, che sia loro restituito”.
Onde,[52] avvicinando la sua bocca alla mia, gli ho dato quasi tremante il mio bacio, il quale ha prodotto un suono armonioso non mai sentito,che si elevava in alto e si diffondeva in tutto e a tutti. E Gesù con un amore indicibile ha soggiunto:
“Come sono belli gli atti nella mia Volontà! Ah, tu non sai la potenza, la grandezza, la meraviglia di un atto nella mia Volontà. Quest’atto muove tutto, Cielo e terra, come se fosse un atto solo, e tutto il creato, angeli, santi, danno e ricevono il ricambio di quell’atto. Perciò un atto fatto nella mia Volontà non può stare senza ricambio, altrimenti tutti sentirebbero do-lore di un atto divino che ha mosso tutti, mettendo tutti del loro, eppure non ricambiato. L’operato dell’anima nella mia Volontà è come il suono argen-tino di una vibrante e squillante campana, che suona tanto[53] forte che chiama l’attenzione di tutti, e suona e risuona così dolce che tutti cono-scono a quel suono l’operato dell’anima nella mia Volontà, ricevendo tutti la gloria, l’onore di un atto divino”.
Detto ciò è scomparso. Quindi stavo continuando il fondermi nella Volontà Divina, dolendomi di ciascun offesa che sia stata fatta al mio Gesù, dal primo fino all’ultimo uomo che verrà sulla terra, e mentre mi dolevo chiedevo perdono; ma mentre ciò facevo, dicevo tra me: “Mio Gesù, amor mio, non mi basta dolermi e chiederti perdono, ma vorrei annientare qualunque peccato per fare che mai, mai più, Tu fossi offeso”.
E Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, Io ebbi un do-lore speciale per ciascun peccato, e sopra il mio dolore pendeva il perdono al peccatore. Ora,questo mio dolore sta sospeso nella mia Volontà,[54] aspettando il peccatore quando mi offende, affinché dolendosi di avermi offeso, scenda il mio dolore a dolersi insieme col suo, per subito dargli il perdono; ma quanti mi offendono e non si dolgono? E il mio dolore e per-dono stanno sospesi nella mia Volontà e come isolati. Grazie, figlia mia, grazie, che vieni nella mia Volontà a far compagnia al mio dolore e al mio perdono. Continua pure a girare nella mia Volontà e, facendo tuo il mio stesso dolore, grida per ogni offesa: dolore, perdono, affinché non sia Io solo a dolermi e ad impetrare il perdono, ma abbia la compagnia della pic-cola figlia del mio Volere, che si duole insieme con Me”. [55]
24 Ottobre 1925
Chi pensa alla Passione fa compagnia a Gesù; chi invece vive nella sua Volontà
(essendo Essa un atto unico, infinito ed eterno) trova in atto
la Creazione, la Redenzione e la Santificazione e fa suo tutto ciò che è di Dio
Trovandomi nel solito mio stato, il mio dolce Gesù me lo sentivo muovere nel mio interno, in atto di stendersi in me, come se si mettesse in agonia; io sentivo il suo ran-tolo di agonizzante e mi sentivo anch’io agonizzante insieme con Lui. Onde, dopo aver sofferto un poco insieme con Gesù, mi ha detto:
“Figlia mia, il pensare alla mia Passione, il compatirmi nelle mie pene, mi è molto gradito. Sento che non sono solo nelle mie pene, ma ho insieme con Me la compagnia della creatura, per causa della quale Io soffro e che amo tanto, e avendola insieme con Me il patire mi si rende più dolce. Com’è duro l’isolamento nel patire! Quando mi vedo solo non ho a chi affidare le mie pene, né a chi dare il frutto che le mie pene contengono, e perciò resto come[56] affogato di pene e di amore, e perciò, non potendone più il mio amore, vengo da te per soffrire in te, e tu insieme con Me, le pene della mia Passione in atto, per ripetere ciò che Io feci e patii nella mia Umanità.
Il ripetere la mia Passione in atto nella creatura differisce da chi solo pensa e compatisce le mie pene. Quello è un atto della mia Vita, che si mette al mio posto per ripetere le mie pene, ed Io sento ridarmi gli effetti [e]il valore di una Vita Divina. Invece, il pensare alle mie pene e il compatirmi, è la sola compagnia che sento della creatura.
Ma sai tu in chi posso ripetere le pene in atto della mia Passione? In chi la mia Volontà sta come centro di vita. Solo la mia Volontà è un atto solo, che non ha successione 9 di atti. Quest’atto solo è come fissato ad un punto che mai si sposta.[57] Questo punto è l’Eternità e, mentre è un atto solo, è atto primo, atto interminabile; però la sua circonferenza è tanto immensache nulla le può sfuggire, abbraccia tutto e tutti con un solo amplesso, partendo tutto da quell’atto primo, come un solo atto. Sicché la Creazione, la Redenzione e [la]Santificazione sono un atto solo per la Divinità, e solo perché è un atto solo tiene la potenza di fare suoi tutti gli atti, come se fossero uno solo. Ora, chi vive nella mia Volontà possiede quest’atto solo, e non è maraviglia che prenda parte alle pene della mia Passione come in atto. In quest’atto solo trova come in atto il suo Creatore che crea la Crea-zione10 , e lei, formando un atto solo col suo Dio, crea insieme, scorrendo come un solo atto in tutte le cose create, e forma la gloria della Creazione[58] al suo Creatore. Il suo amore brilla su tutte le cose create, gode e prende piacere di esse, le ama come cose sue e del suo Dio. In quell’atto solo lei ha una nota che fa eco a tutto l’operato divino, e dice nella sua enfasi d’amore: «Ciò che [è] tuo è mio, e ciò che [è] mio è tuo. Sia gloria, onore e amore al mio Creatore!» In quest’atto solo trova in atto la Redenzione, la fa tutta sua, soffre le mie pene come se fossero sue, scorre in tutto ciò che Io feci: nelle mie preghiere, nelle mie opere, nelle mie parole; in tutto ha una nota di riparazione, di compatimento, d’amore e di sostituzione alla mia Vita. In quest’atto solo trova tutto, tutto fa suo e dovunque mette il suo ricambio d’amore. Perciò il vivere nella mia Volontà è il prodigio dei prodigi, è l’incanto di Dio e di tutto il Cielo, che[59] vedono scorrere la piccolezza della creatura in tutte le cose del loro Creatore [e] come raggio solare, legato a quest’atto solo, si diffonde ovunque ed in tutti. Perciò ti raccomando che, anche a costo della tua vita, mai esca da quest’atto solo della mia Volontà, affinché ripeta in te come in atto la Creazione, Redenzione e Santificazione.
Vedi, anche la natura contiene le similitudini di quest’atto solo.
Nell’atmosfera11 il sole ha un atto solo; dacché fu creato da Dio fa sem-pre un atto solo. La sua luce [ed] il suo calore sono tanto trasfusi insieme, che si rendono inseparabili l’uno dall’altro, e sta sempre in atto di mandare luce e calore dall’alto. E mentre dall’alto non sa fare altro che un solo atto, la circonferenza della sua luce che scende nel basso è tanto [grande], che abbraccia tutta la terra e col suo[60] amplesso produce innumerevoli effetti, si costituisce vita e gloria di tutte le cose create. In virtù di quest’atto solo tiene virtù di racchiudere in sé ciascuna pianta, e somministra ad una 12 lo sviluppo, a un’altra la maturazione dei frutti, a un’altra la dolcezza, a un’altra il profumo. Si può dire che tutta la terra mendica dal sole la vita, e ciascuna pianta, anche il più piccolo filo d’erba, implora dal sole la sua crescita e ciascun frutto che deve produrre; ma il sole non cambia mai azione, si gloria di fare sempre un atto solo.
Anche la natura umana contiene la similitudine di un atto solo, e questo lo contiene il palpito del cuore. Incomincia la vita umana col palpito; questo fa sempre un atto solo, non sa fare altro che palpitare, ma la virtù di questo palpito [e] gli effetti[61] sono innumerevoli sulla vita umana. Come palpita e ad ogni palpito fa circolare il sangue nelle membra, fin nelle parti estreme, e come palpita, dà la forza ai piedi per camminare, alle mani per operare, alla bocca per parlare, alla mente per pensare; somministra il calore e la forza a tutta la persona. Tutto dal palpito dipende, tanto [è]vero, che se il palpito è un po’ stentato si perde l’energia, la voglia d’operare, l’intelligenza [è]attutita, [si è]pieno di dolori, [con]un malessere generale, e se cessa il palpito cessa la vita.
La potenza di un atto solo continuamente ripetuto è grande, molto più l’atto solo di un Dio Eterno, che ha virtù di far tutto con un solo atto. Perciò né il passato né il futuro esistono in quest’atto, e chi vive nella mia Volontà si trova già in questo atto solo. E come il cuore ha sempre nella natura umana un palpito, che si costituisce[62] vita di essa, così la mia Volontà nel fondo dell’anima palpita continuamente, ma con un palpito solo, e come palpita le dà la bellezza, la santità, la fortezza, l’amore, la bontà, la sapien-za. Questo palpito racchiude Cielo e terra, è come circolazione di sangue, e come circonferenza di luce si trova nei punti più alti e nelle parti più estreme. Dove quest’atto solo, [dove] questo palpito dell’anima tiene pieno vigore e regna completamente, è un prodigio continuato, è il prodigio che solo sa fare un Dio, e perciò si scoprono in lei nuovi cieli, nuovi abissi di grazie, verità sorprendenti.Ma se si domanda:«Donde tanto bene?»,rispon-derebbe unita al sole, insieme col palpito umano e con l’atto solo del Dio Eterno: «Faccio una sola cosa, faccio sempre la Volontà di Dio[63] e vivo in Essa; questo è tutto il mio segreto e tutta la mia fortuna».”
Detto ciò è scomparso, ma dopo mi son trovata fuori di me stessa, col Bam-binello Gesù in braccio. Era tanto pallido, tremava tutto, con le labbra livide, freddo e tanto dimagrito che faceva pietà. Mi sembrava che si fosse rifugiato nelle mie braccia per essere difeso. Io me l’ho stretto al cuore per riscaldarlo, gli pren-devo le manine ed i piedini nelle mie mani, li stringevo per fare che non tremasse, lo baciavo e ribaciavo, gli dicevo che lo amavo tanto, tanto; ma mentre ciò facevo il Bambinello si coloriva, cessava dal tremare, si rifaceva tutto e si stringeva più a me. Ma mentre io credevo che restasse sempre con me, con mia sorpresa ho visto che pian pianino scendeva dalle mie ginocchia; io ho gridato, tirandolo col[64] braccio: “Gesù, dove vai? Come, mi lasci?”
E Lui: “Debbo andarmene”.Ed io: “E quando ritorni?” E Gesù: “Da qui a tre anni”. E ha preso la via per andarsene. Ma chi può dire il mio dolore? Ripetevo tra me, fra le lacrime e convulsa: “Da qui a tre anni lo rivedrò! O Dio, come farò?”
Ma era tanto il dolore che svenni e non capii più nulla; ma mentre svenuta languivo, appena ho aperto gli occhi vedevo che aveva dato la voltata e saliva dall’altro mio ginocchio, e pian pianino si accovacciava nel mio grembo e con le sue manine mi carezzava, mi baciava e mi ripeteva: “Chetati, chetati, ché non ti lascio”. E come mi diceva “non ti lascio”, così mi sentivo rinvenire, ridare la vita, e mi son trovata in me stessa, ma con tale timore che mi sentivo morire. [65]
1° Novembre 1925
Le pene della privazione di Gesù superano le stesse pene dell’Inferno. Valore e potenza
del soffrire nella Divina Volontà. Questa Volontà sostiene Luisa e tutto il Cielo corre in suo aiuto
Ho passato giorni amarissimi, priva del mio dolce Gesù. Il pensiero di non più vederlo martellava il mio povero cuore, come sull’incudine, a colpi crudeli ripetuti di martello. Ah, Gesù, mi hai messo in un inferno vivente, anzi le mie pene superano le stesse pene infernali. Ahi, i dannati non ti amano e, siccome manca il germe dell’amore, fuggono da Te e non sospirano il tuo amplesso; le loro pene si rincrudirebbero di più con la tua presenza. Un amore odiato non sopporta la presenza della persona che odia. Perciò, per loro è più sopportabile la tua privazione, ma per me, infelice, tutto al contrario, io Ti amo, sento il germe dell’amore fin nelle mie ossa, nei nervi, nel sangue. Ah, non ti ricordi che[66] con essere vissuti per ben quarant’anni insieme, Tu mi riempivi di Te le ossa, i nervi, il sangue, tutta me stessa? Io mi sentivo come una veste che ti copriva e ti nascondeva in me, e ora, priva di Te, mi sento svuotata di tutto, sicché le mie ossa gridano, i miei nervi, il mio sangue gridano che vogliono Colui che li riempiva. Sicché dentro di me è un grido continuo, perché mi lacerano, mi straziano, ché vogliono Te che riempivi la mia vita. Vedi dunque quanti strappi crudeli soffre la mia povera esistenza? Ah, nell’inferno non ci sono queste pene atroci, questi strappi crudeli, questo vuoto di un Dio posseduto e amato! Ah, Gesù, ritorna a chi ti ama, ritorna all’infelice degli infelici, ma resa infelice solo per Te, solo per causa tua. Ah, lo posso dire, Tu solo mi hai reso infelice, altre infelicità io non[67] conosco!
Ora, mentre nuotavo nel mare amaro della privazione del mio Gesù, mi son messa a considerare le pene del Cuore del mio Gesù per farne un confronto con le pene del povero mio cuore, ma invece di trovare un conforto nelle pene di Gesù, le mie pene più si rincrudivano, pensando tra me che le mie pene superavano le pene del mio Gesù, perché le pene del Cuore di Gesù, per quanto grandi, erano pene dategli dalle creature, e se queste, ingrate, lo offendono e fuggono da Lui, sono sempre creature finite, non l’Essere Infinito; invece per me, sono pene che mi dà un Dio, non è una creatura che mi fugge, ma è un Dio, l’Essere Infinito. Gesù non ha un altro Dio che lo possa lasciare, né può averlo, quindi non può soffrire la pena che oltrepassa[68] ogni pena, [quella] di essere priva di un Dio. Invece la mia pena di essere priva di un Dio è grande, è infinita, per quanto è grande ed infinito Dio. Ah, il suo Cuore trafitto non ha sofferto questa pena, e manca la trafittura della pena della privazione divina al suo Cuore trafitto. E poi, per quante pene le creature Gli danno, il mio Gesù non perde mai la sua sovranità, il suo dominio, anche su quelli che lo offendono: né lo impiccoliscono, né lo scoloriscono, nulla perde di quello che è, è sempre dominante su tutto e sempre l’Essere Eterno, Immenso, Infinito, amabile e adorabile. Invece io non ho sovra-nità, né dominio, e con essere priva di Gesù m’impiccolisco, mi scolorisco, mi sento risolvere nel nulla, divento nauseante ed insopportabile anche a me stessa.[69] Vedi dunque, o Gesù, come le mie pene sono più grandi delle tue. Ah, Tu sai le pene che ti danno le creature, ma non sai le pene che può dare un Dio e quanto pesa la tua privazione.
La mia povera mente spropositava; sentivo che non c’è pena che possa stare a confronto della pena della privazione di Gesù. È una pena senza principio e senza fine, incalcolabile ed irrimediabile. Qual è Gesù, tale si rende la pena. Il mio povero cuore era affogato e senza vita, e per non più spropositare mi sono sforzata di non più confrontare le mie pene con quelle di Gesù, ma di passare ad altro; solo pre-gavo che mi desse la forza e, siccome la pena della sua privazione era tanto gran-de e aveva un suono misterioso e divino che non hanno le altre pene[70] e un peso che supera il peso di tutte le altre pene insieme, che per bontà sua accettasse la mia pena, e in vista di questa mi desse la grazia più grande: che tutti conoscano la sua SS. Volontà, e col suo suono misterioso e divino risuoni in tutti i cuori e chia-mi tutti a compiere la sua SS. Volontà, schiacciando col suo peso la volontà uma-na, le passioni, il peccato, affinché tutti ti conoscano, ti amino e comprendano che significa la perdita di un Dio. Ma chi può dire tutto ciò che pensavo? Sarei troppo lunga, anzi, avrei voluto passare tutto in silenzio e non affidare alla carta i miei segreti, ma l’ubbidienza si è imposta e ho dovuto dire “Fiat”.
Onde mi sentivo sfinita e non ne potevo più, ed il mio dolce Gesù, avendo di me compassione, è uscito da dentro il mio[71] interno, tutto affannato, con la bocca tutta piena di sangue, ed era tanto il sangue che gli impediva la parola, ma col suo sguardo mesto mi chiedeva aiuto. Innanzi alle pene di Gesù ho dimen-ticato le mie, anzi, stando Lui io non avevo più pena, e l’ho pregato che soffrissimo insieme. Quindi, dopo aver sofferto un poco insieme, il sangue della bocca si è arrestato, e guardando il modo come mi ero ridotta per la sua privazione, mi strin-geva a sé, si stendeva in me per riempirmi di sé, e poi mi ha detto:
“Povera figlia, come ti sei ridotta! Hai ragione, la pena della privazione di un Dio è la più grande e, siccome è grande, ci voleva tutta la forza della mia Volontà a sostenerti. Ma tu non sai che significa soffrire nella mia Volontà. Dovunque c’era la mia Volontà[72] correva la tua pena, in terra, in Cielo, nei santi ed angeli, e come giungeva [ad essi] tutti si mettevano in atto di guardarti e di aiutarti, sicché tutti erano rivolti a te, e se il Paradiso fosse capace di pena, avrebbero cambiato in dolore tutte le loro gioie e felicità, ma non essendo capace di pena, tutti imploravano grazie per ri-cambio di una pena così grande. Quindi, le pene dell’anima che vive nella mia Volontà sono la croce di tutti, che soddisfano per tutto, e convertono in celeste rugiada il furore della Giustizia Divina. Perciò, fatti coraggio e non voler uscire mai dalla mia Volontà”.
Io son rimasta confusa; aspettavo da Gesù un rimprovero ai miei spropositi, ma nulla, e siamo rimasti in perfetta pace. [73]
5 Novembre 1925
“Il giro” o “volo” dell’anima nella Divina Volontà trova il dolore e i gemiti dello Spirito Santo
nei Sacramenti ed essa dà in ognuno il ricambio d’amore
Stavo secondo il mio solito fondendomi nel Santo Volere Divino, e mentre, per quanto era a me possibile, cercavo di ricambiare col mio piccolo amore il mio Gesù per tutto ciò che ha fatto nella Redenzione, il mio amabile e dolce Amore Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto:
“Figlia mia, il tuo volo nella mia Volontà giunga in tutti i sacramenti da Me istituiti, scendi nel fondo di essi per darmi il tuo piccolo ricambio d’amo-re. Oh, quante mie lacrime segrete vi troverai, quanti sospiri amari, quanti gemiti soffocati dello Spirito Santo! Il suo gemito è continuo per le tante disillusioni del nostroAmore. I Sacramenti furono istituiti per continuare la mia Vita sulla terra in mezzo ai figli miei, ma ahimè, quanti dolori! Perciò sento la necessità del[74] tuo piccolo amore. Sarà piccolo, ma la mia Vo-lontà me lo farà grande. Il mio Amore non tollera, per chi deve vivere nella mia Volontà, che non si associ ai miei dolori e che non mi dia il suo piccolo ricambio d’amore per tutto ciò che ho fatto e soffro. Perciò, figlia mia, vedi come geme il mio Amore nei Sacramenti.
Se vedo battezzare il neonato, piango di dolore, perché mentre col Batte-simo gli restituisco l’innocenza, ritrovo di nuovo il figlio mio, gli restituisco i diritti perduti sulla Creazione, gli sorrido d’amore e compiacenza, gli metto in fuga il nemico, affinché non abbia più diritto su di lui, lo affido agli angeli, tutto il Cielo gli fa festa, subito [però]il sorriso mi si cambia in dolo-re, la festa in lutto; vedo che quel battezzato sarà un mio nemico, un no-vello Adamo, forse pure un’anima perduta. Oh,[75] come geme il mio Amore in ogni battesimo, specie poi se si aggiunge che il ministro che battezza non lo fa con quel rispetto, dignità e decoro che si conviene ad un sacramento che contiene la nuova rigenerazione. Ahi, molte volte si sta più attenti ad una bagattella, ad una scena qualsiasi, che ad amministrare un sacramen-to. Sicché il mio Amore si sente pungere dal battezzante e dal battezzato e geme con gemiti inenarrabili. Non vorresti tu dunque darmi per ogni bat-tesimo un ricambio d’amore, un gemito amoroso, per far compagnia ai miei gemiti dolenti?
Passa al sacramento della Cresima. Ahi, quanti sospiri amari! Mentre con la Cresima gli ridono il coraggio, gli restituisco le forze perdute renden-dolo invincibile a tutti i nemici [e] alle sue passioni, viene ammesso nelle file delle milizie[76] del suo Creatore affinché militi per l’acquisto della Patria Celeste, lo Spirito Santo gli ridona il suo bacio amoroso, gli prodiga mille carezze e si esibisce [come] compagno della sua carriera, molte volte [però]si sente restituire il bacio del traditore, disprezzare le sue carezze e fuggire dalla sua compagnia.Quanti gemiti, quanti sospiri per il suo ritorno, quante voci segrete al cuore che fugge da Lui, fino a stancarsi per il suo dire! Macché, invano. Perciò, non vuoi tu mettere il tuo ricambio d’amore, il bacio amoroso, la tua compagnia allo Spirito Santo che geme per tanta scono-scenza?
Ma non ti fermare, vola ancora e sentirai i gemiti angosciosi dello Spirito Santo nel sacramento della Penitenza. Quanta ingratitudine, quanti abusi e profanazioni da parte di chi lo amministra e da parte di chi lo riceve! In questo sacramento il mio sangue[77] si mette in atto sopra il peccatore pen-tito, per scendere sull’anima sua per lavarlo, per abbellirlo, sanarlo e fortifi-carlo, per restituirgli la Grazia perduta, per mettergli nelle mani le chiavi del Cielo che il peccato gli aveva strappato, per suggellare sulla sua fronte il bacio pacifico del perdono. Ma, ahi, quanti gemiti strazianti, nel vedere av-vicinarsi le anime a questo sacramento di Penitenza senza dolore, per abi-tudine, quasi per uno sfogo del cuore umano. Altri, orribile a dirsi, invece di andare a trovare la vita dell’anima, della Grazia, vanno a trovare la morte, a sfogare le loro passioni. Sicché il sacramento si riduce [a] una burla, [a]una buona chiacchierata, e il mio sangue, invece di scendere come lavacro, scende come fuoco che li sterilisce maggiormente.Sicché in ogni confessio-ne il nostro Amore piange inconsolabilmente[78] e singhiozzando ripete: Ingratitudine umana, quanto sei grande! Dovunque cerchi di offendermi e, mentre ti offro la vita, tu ricambi in morte la stessa vita che ti offro. Vedi dunque come i nostri gemiti aspettano il tuo ricambio d’amore nel sacra-mento della Penitenza.
Il tuo amore non si arresti; percorri tutti i tabernacoli, ciascun’ostia sa-cramentale, ed in ogni ostia sentirai gemere lo Spirito Santo con dolore ine-narrabile. Il sacramentodell’Eucaristia non è solo la loro vita che ricevono le anime, ma è la mia stessa Vita che si dà a loro, sicché il frutto di questo Sacramento è formare la mia Vita in loro, e ogni Comunione serve a far crescere la mia Vita, a svilupparla, in modo da poter dire: «Io sono un’altro Cristo». Ma, ahimè, quanti[79] pochi profittano, anzi, quante volte scendo nei cuori e mi fanno trovare le armi per ferirmi e mi ripetono la tragedia della mia Passione; e come si consumano le specie sacramentali, invece di pressarmi a restare con loro, sono costretto ad uscire bagnato di lacrime, piangendo la mia sorte sacramentale, e non trovo chi quieti il mio pianto e i miei gemiti dolenti. Se tu potessi rompere quei veli dell’ostia che mi copro-no, mi troveresti bagnato di pianto, conoscendo la sorte che mi aspetta nello scendere nei cuori. Perciò il tuo ricambio d’amore per ogni ostia sia continuo, per quietarmi il pianto e rendere meno dolorosi i gemiti dello Spirito Santo.
Non ti fermare, altrimenti non ti troveremo sempre insieme nei nostri gemiti e nelle nostre lacrime segrete, sentiremo il vuoto del tuo ricambio d’amore. Scendi nel sacramento[80] dell’Ordine; qui sì, troverai i nostri più intimi dolori nascosti, le lacrime più amare, i gemiti più strazianti. L’Ordine costituisce l’uomo ad un’altezza suprema, con un carattere divino, il ripeti-tore della mia Vita, l’amministratore dei Sacramenti, il rivelatore dei miei segreti, del mio Vangelo, della scienza più sacra, il paciere tra il Cielo e la terra, il portatore di Gesù alle anime. Ma ahimè, quante volte vediamo nel-l’ordinato che sarà un nostro Giuda, un usurpatore del carattere che gli vie-ne impresso. Oh, come geme lo Spirito Santo nel vedere nell’ordinato strap-parsi le cose più sacre, il carattere più grande che esiste tra il Cielo e la terra! Quante profanazioni! Ogni atto di quest’ordinato, fatto non secondo il carattere impresso, sarà un grido di dolore, una lacrima amara, un gemito straziante. L’Ordine è il sacramento[81] che racchiude tutti gli altri sacra-menti insieme; perciò, se l’ordinato saprà conservare in sé integro il carat-tere ricevuto, metterà quasi in salvo tutti gli altri sacramenti; sarà lui il difensore ed il salvatore dello stesso Gesù. Perciò, non vedendo questo nell’ordinato, i nostri dolori si accentuano di più, i nostri gemiti [diventano]più continui e dolenti. Perciò, scorra il tuo ricambio d’amore in ogni atto sacerdotale, per far compagnia all’amore gemente dello Spirito Santo.
Presta l’orecchio del tuo cuore e ascolta i nostri profondi gemiti nel sa-cramento del Matrimonio. Quanti disordini in esso! Il Matrimonio fu elevato da Me come sacramento, per mettervi in esso un vincolo sacro, il simbolo della Trinità Sacrosanta, l’Amore divino che Essa racchiude, sicché l’amore che doveva regnare nel[82] padre, [nella]madre e [nei] figli, la concordia, la pace, dovevano simboleggiare la Famiglia Celeste, onde dovevo avere sulla terra tante altre famiglie simili alla Famiglia del Creatore, destinate a po-polare la terra come altrettanti angeli terrestri, da ricondurli a popolare le regioni celesti. Ma, ahi, quanti gemiti, nel vedere formare nel matrimonio famiglie di peccato, che simboleggiano l’inferno con la discordia, col disa-more, con l’odio, che popolano la terra come tanti angeli ribelli che servi-ranno a popolare l’inferno. Lo Spirito Santo geme con gemiti strazianti in ogni matrimonio13 , nel veder formare sulla terra tanti covi infernali. Perciò [metti]il tuo ricambio d’amore in ogni matrimonio, in ogni creatura che viene alla luce; così il tuo gemitoamoroso renderà meno dolenti i nostri gemiti continui.
I nostri gemiti non sono finiti ancora,[83] perciò il tuo ricambio d’amore giunga sul letto del morente, quando viene amministrato il sacramento del-l’Estrema unzione14 . Ma ahi, quanti gemiti, quante nostre lacrime segrete! Questo sacramento contiene la virtù di mettere in salvo a qualunque costo il peccatore morente, è la conferma della santità ai buoni e ai santi, è l’ultimo vincolo che mette con la sua unzione tra la creatura e Dio, è il suggello del Cielo che imprime nell’anima redenta, è l’infusione dei meriti del Redentore per arricchirla, purificarla e abbellirla, è l’ultima pennellata che dà lo Spirito Santo per disporla a partire dalla terraper farla comparire innanzi al suo Creatore. Insomma, l’Estrema unzione è l’ultimo sfoggio del nostro Amore e l’ultima rivestitura dell’anima, è l’assettamento15 di tutte le opere buone; perciò[84] agisce in modo sorprendente nei vivi alla Grazia. Con l’Estrema unzione l’anima viene coperta come di una rugiada celeste, che le smorza come di un solo fiato le passioni, l’attacco alla terra e a tutto ciò che non appartiene al Cielo. Ma ahimè,quanti gemiti, quante lacrime amare, quante indisposizioni, quante trascuratezze, quanta perdita di ani-me, quante poche santità trova da confermare, quante scarse opere buone da riordinare e rassettare. Oh, se si potessero sentire da tutti i nostri gemiti, il nostro pianto sul letto del morente nell’atto di amministrare il sacramento dell’Estrema unzione, tutti piangerebbero di dolore! Non vuoi tu dunque darci il tuo ricambio d’amore per ogni volta che viene amministrato questo sacramento, che è l’ultimo sfoggio del nostro Amore verso la creatura?[85] La nostra Volontà ovunque ti aspetta, per avere il tuo ricambio d’amore e la compagnia ai nostri gemiti e sospiri”.
9 Novembre 1925
Il fondersi nella Divina Volontà (cioè, abbracciarla, riunendo tutti gli atti che Essa fa
in favore delle creature e contraccambiandola da parte di tutte) ancora non lo fa nessuno,
eppure è l’atto più grande e che più di tutti dà gloria a Dio
Stavo secondo il mio solito, fondendomi nel santo Volere Divino, per poi fare la mia adorazione al Crocifisso mio Bene, e siccome più di una volta, mentre stavo facendo i miei atti nel Volere Supremo, mi aveva sorpreso il sonno, ciò che prima mai mi succedeva, quindi non avevo compiuto il primo, né fatto l’adorazione, onde ho detto tra me: “Faccio prima l’adorazione al Crocifisso, e se non sarò sorpresa dal sonno mi fonderò nel Volere Divino per fare i miei soliti atti”.
Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e mettendo il suo volto vicino al mio mi ha detto: “Figlia[86] mia, voglio che ti fonda prima nel mio Volere, che venga innanzi alla Maestà Suprema per riordinare tutte le volontà umane nella Volontà del loro Creatore, per ripa-rare con la mia stessa Volontà tutti gli atti delle volontà delle creature oppo-sti alla Mia. Volontà è uscita da Noi per divinizzare la creatura e volontà vogliamo, e quando questa Volontà è respinta da loro per fare la propria, è l’offesa più diretta al Creatore, è il disconoscere tutti i beni della Creazione e allontanarsi dalla sua somiglianza. E ti pare poco che tu, fondendoti nella mia Volontà, prenda come in grembo tutta questa mia Volontà che, sebbene è una, porta ad ogni creatura il suo atto divinizzatore, e tu, riunendo insie-me tutti questi atti della mia Volontà, me li porti innanzi alla Maestà Supre-ma per ricambiarli con la tua, insieme[87] alla Mia, rifacendo col tuo amore tutti gli atti opposti delle creature, e pressi questa mia stessa Volontà che sorprenda di nuovo le creature con atti più ripetuti, affinché la conoscano, la ricevano in loro come atto primo, la amino e compiano in tutto questa Santa Volontà? L’adorazione alle mie piaghe, più di uno me la fa, ma ri-darmi i diritti della mia Volontà, come atto primo che feci verso l’uomo, non me lo fa nessuno; perciò il farlo spetta a te, che hai una missione speciale sulla mia Volontà. E se mentre ciò fai il sonno ti sorprende, il nostro Padre Celeste ti guarderà con amore, nel vederti dormire nelle sue braccia, ve-dendo la sua piccola figlia che, anche dormendo, tiene nel suo piccolo grembo tutti gli atti della sua Volontà per ripararli, ricambiarli in amore e dare a ciascun atto della nostra Volontà[88] l’onore, la sovranità e il diritto che le conviene. Perciò, prima compi il tuo dovere e poi, se puoi, farai anche l’adorazione alle mie piaghe”.
Siasempre ringraziato Gesù.Questa notte,per sua bontà,ho fatto l’una e l’altra.
12 Novembre 1925
Chi deve essere a capo di una missione, è necessario che possieda tutto il bene a cui devono
prendere parte gli altri. Così fu di Adamo, che ebbe la scienza infusa universale, e così
deve essere di Luisa, che deve avere la pienezza della luce e conoscenza della Divina Volontà.
Per formare questa pienezza di Luce, ci vogliono i suoi atti completi nella Divina Volontà
(così come per la Redenzione non bastarono gli atti di tutti i giusti dell’Antico Testamento
durante 4000 anni, ma ci vollero gli atti completi della SS. Vergine per far scendere il Verbo,
e così come ci vollero gli atti completi del Verbo Incarnato per far salire l’uomo in Cielo)
Stavo fondendomi secondo il mio solito nel santo Volere Divino, ed il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha stretta tutta a Sé e si è messo in atto di darmi una lezione e correzione; mi ha detto:
“Figlia mia, sii attenta nel fare i tuoi atti nella mia Volontà. Tu devi sape-re che chi è chiamato come capo di una missione, quanto più racchiude di bene appartenente a quella missione, tanto più bene potrà comunicare[89] agli altri. Quei beni saranno come tanti germi che presterà agli altri, affin-ché chi avrà la fortuna di voler acquistare quei germi16 , si renderà posses-sore del raccolto di quei germi.
Ciò successe in Adamo, che essendo il primo uomo veniva costituito capo di tutte le generazioni, ed essendo lui il capo si rendeva necessario che doveva possedere i germi, da poter dare agli altri ciò che è necessario allo sviluppo della vita umana; che poi questi germi sono stati ingranditi, dilucidati, più conosciuti, a seconda della buona volontà delle generazioni seguenti, della capacità ed applicazione che hanno fatto su quegli stessi germi, ma Adamo li aveva tutti in sé, e si può dire che tutto da lui viene17 . Sicché si può dire che nell’essere creato da Dio fu dotato di tutte le scienze; ciò che gli altri imparano con tante fatiche, lui lo possedeva[90] come dono in modo sorprendente. Quindi possedeva la conoscenza di tutte le cose di questa terra, aveva la scienza di tutte le piante, di tutte le erbe, e la virtù che ciascuna di esse conteneva; aveva la scienza di tutte le specie degli ani-mali e del come doveva usarne; aveva la scienza della musica, del canto, dello scrivere, della medicina, insomma,di tutto, e se le generazioni posseg-gono ciascuna la sua scienza speciale, Adamo le possedeva tutte. Vedi dun-que che chi deve essere capo è necessario che racchiuda in sé tutto il bene a cui devono partecipare gli altri.
Così è di te, figlia mia. Siccome ti ho chiamato come capo di una mis-sione speciale, più che a novello Adamo, e non si tratta delle scienze uma-ne, ma della Scienza delle scienze, qual è la mia Volontà, scienza tutta di Cielo, voglio che racchiuda in te tutti[91] i germi che la mia Volontà con-tiene, e quanti atti di più farai in Essa, e [quante]conoscenze di più acqui-sterai, tanti più raggi di luce metterai al sole della mia Volontà, onde, essen-doci più pienezza di luce più si potrà diffondere a bene delle generazioni, in modo che, colpite dalla pienezza della luce, potranno conoscere con più chiarezza il bene che contiene la mia Volontà, che significa vivere in Essa e il gran bene di cui restano arricchite.
Succederà come succede al sole, che, siccome possiede tanta pienezza di luce, può con facilità prendere come in pugno tutta la terra, riscaldarla, illuminarla e fecondarla, in modo che tutti, chi più, chi meno, possono conoscere il bene che fa col portare la sua luce a tutti. Ma se il sole nell’alto della sua sfera fosse povero di luce, non potrebbe la luce che scende nel basso illuminare pienamente[92] tutta la terra, al più qualche piccola parte della terra che girasse più vicino al sole. E se al sole, che doveva illuminare naturalmente la terra, diedi tale pienezza di luce per [il]bene di tutte le generazioni, molto più voglio riempire di pienezza di luce il Sole della mia Volontà, che deve illuminare le anime, riscaldarle e gettare in esse la fecondità del germe della Santità Divina.
Come scelsi Adamo come capo, così ho scelto un punto del cielo dove fissare il centro del sole che doveva illuminare la terra, e così ho scelto te come centro del Sole della mia Volontà, e deve essere tanta la pienezza della luce, che tutti possano godere ed essere investiti da questa luce e farla ciascuno come cosa propria. Perciò ci vogliono i tuoi atti completi nella mia Volontà, e la conoscenza che Io ti vado manifestando, per formare la pie-nezza di questa luce.[93] È solito della Sapienza Eterna stabilire gliatti della creatura per dare compimento al bene che vuole fare ad essa.
Ciò successe per venire la Redenzione, [per la venuta] sulla terra del Verbo Eterno, ci volle il corso di quattromila anni 18 , e in questo frattempo stavano stabiliti tutti gli atti che dovevano fare le creature per disporsi e meritarsi il gran bene della Redenzione, e tutte le grazie e conoscenze che doveva dare la Suprema Maestà, per far conoscere lo stesso bene che doveva portare la discesa del Verbo in mezzo a loro. Ecco perché i Patriarchi, i Santi Padri, i Profeti, e tutti i buoni dell’Antico Testamento, che con i loro atti dovevano far la via, la scala, per giungere al compimento della Redenzione bramata.
Ma ciò non bastò. Per quanto buoni e santi fossero i loro atti, c’era il muro altissimo del peccato originale, che manteneva la divisione tra loro e Dio. Ecco perché ci volle una[94] Vergine concepita senza macchia originale, innocente e santa, arricchita da Dio di tutte le grazie, la quale fece come suoi tutti gli atti buoni del corso dei quattromila anni, li coprì con la sua innocenza, santità e purità, in modo che laDivinità vedeva quegli atti attraverso gli atti di questa innocente e santa Creatura, la quale non solo abbracciò tutti gli atti degli antichi, ma essa coi suoi li superò tutti, e perciò ottenne la discesa del Verbo sulla terra.
Successe a tutti gli atti buoni degli antichi, come [a] chi ha molto oro e argento, però su quel metallo prezioso non sta coniata l’immagine del Re, che dà il valore di moneta a quel metallo, onde, sebbene per se stesso con-tiene un valore, non può tuttavia dirsi valore di moneta che possa correre nel regno con diritto di moneta. Ma supponi che quell’oro o argento fosse acquistato dal Re e, dandogli[95] forma di moneta, vi coniasse la sua immagine: ecco acquistato [da] quell’oro il diritto di moneta.
Così fece la Vergine, vi coniò la sua innocenza, la sua santità, il Volere Divino cheLei possedeva integro, li presentò tutti insieme alla Divinità e ottenne il Redentore bramato. Sicché la Vergine completò tutti gli atti che ci volevano per far scendere il Verbo sulla terra.
Ma qui non finì. Per fare che il Redentore avesse il suo campo d’azione sulla terra e che chiunque lo volesse potesse servirsi di quegli atti come [di]monete per comprarsi il Cielo, [oltre]al conio dell’innocenza, santità e Vole-re Divino, ci voleva il conio dell’operato dello stesso Verbo per far salire l’uomo al Cielo. Se quello della Vergine bastò per farmi scendere in mezzo alle creature, per far salire l’uomo ci voleva il mio operato divino, e perciò ecco che Io abbracciai e feci miei tutti quegli[96] atti, supplii a tutti, compii tutto e per tutti misi il conio divino a tutti gli atti buoni, dal primo all’ultimo uomo che verrà sulla terra, e questo conio fu fatto da Me con pene inaudite e con lo sborso del mio sangue, e così, come Re magnanimo, diedi la moneta a tutti per comprarsi il Cielo.
Tutto questo era stabilito dalla Sapienza Increata, e neppure un atto poteva mancare di tutto ciò per venire a compimento la Redenzione.
dell’evoluzionismo e della gnosi, e così via… Ma in base a quali argomenti seri devono fare quella
smorfia, quel sorrisetto? Sono così sicure tali pretese “certezze scientifiche”? La genealogia di
Gesù Cristo (Lc 3,23-38) è la colonna vertebrale della vera storia, che è sacra. Cfr. Vol. XII,
nota 27, del 29.01.1919; Vol. XV, 25.04.1923 e nota 6; Vol. XVIII, 20.12.1925, ecc.
Ora, figlia mia, come fu della Redenzione, cosi è della mia Volontà. Per farla conoscere e farla regnare come atto primo di vita nella creatura ci vuole il compimento degli atti. Anche tu, ad esempio della mia Celeste Mamma e mio, nella mia stessa Volontà devi abbracciare tutti gli atti fatti nell’Antico Testamento, quelli della Regina del Cielo, quelli fatti da Me, quelli che si fanno e si faranno da tutti [i]buoni e santi[97] fino all’ultimo dei giorni, e a tutti metterai il tuo suggello di ricambio d’amore, di benedizione, d’adorazione, con la santità e potenza della mia Volontà; nulla ti deve sfuggire. La mia Volontà abbraccia tutto; anche tu devi abbracciare tutto e tutti e mettervi al primo posto d’onore su tutti gli atti delle creature la sola mia Volontà. Essa sarà il tuo conio, con cui conierai l’immagine della mia Volontà su tutti gli atti delle creature.
Perciò il tuo campo è vasto. Nella mia Volontà ti voglio vedere scorrere su tutte le grazie e prodigi che feci nell’Antico Testamento, per darmi il tuo ricambio d’amore e di ringraziamento; negli atti dei Patriarchi e [dei]Profeti, per supplire al loro amore. Non c’è atto in cui non ti voglio trovare; non mi sentirei pago né contento se non ti trovassi in tutti gli atti delle creature che si son fatti e si faranno, né tu potresti dire che hai[98] completato tutto nella mia Volontà; ti mancherebbe qualche cosa del vero vivere nel mio Volere.
Perciò, sii attenta, se vuoi che la pienezza della luce sia tanto sufficienteda poter illuminare col Sole della mia Volontà tutte le genti. Chi vuol dare luce a tutti, deve abbracciare tutti come in un solo amplesso, col farsi vita e supplemento di tutto e di tutti. Non è forse la mia Volontà vita di tutto? E questa vita viene ricambiata con tante amarezze. Non ci vuole dunque chi scorra in tutti, per raddolcire queste amarezze col sostituirsi [come] atto di vita con la mia stessa Volontà per ogni atto dell’ingrata creatura?” [99]
19 Novembre 1925
Vivere nel Divin Volere è conoscere tutto ciò che fa la Divina Volontà e tenerle compagnia in tutti
i suoi atti. Meravigliosa gara continua, nel dare e ricevere, tra la Volontà di Dio e quella umana
Mi sentivo come immersa nel mare immenso della Suprema Volontà e avrei voluto, come mi dice il mio amabile Gesù, nulla farmi sfuggire di tutti gli atti che ha fatto, fa e farà, che per Gesù sono un atto solo, e che io sempre fossi insieme con questa Divina Volontà per darle il mio piccolo ricambio d’amore e di rin-graziamento. Avrei voluto almeno fare una lunga nota di tutti gli atti di questa Volontà Suprema, per ammirare [e] lodare ciò che Essa sa fare ed essere sempre insieme con Essa, mai lasciarla sola. Ma, ahimè, la mia piccolezza è tanta che mi sperdo e non so da dove prenderla per seguirla, perché dovunque La trovo e sempre in atto di operare cose sorprendenti, sia nelle cose grandi come nelle più piccole.
Ma mentre ciò pensavo, il mio[100] dolce Gesù, uscendo dal mio interno, mi ha detto: “Figlia del mio santo Volere, chi è figlia deve conoscere ciò che fa il Padre, deve sapere ciò che possiede e deve poter dire al Padre: ciò che è tuo è mio, e se ciò non fosse significherebbe che non c’è sommo accordo tra Padre e figlia, o [che]forse non è figlia legittima di questo Padre. Così è: chi è vero figlio della mia Volontà deve conoscere ciò che fa e gli immensi beni che possiede.
È proprio questo il vivere nel mio Volere, far compagnia a tutti gli atti che fa la mia Volontà. Essa non vuol vivere isolata in mezzo alla Creazione, ma vuole la compagnia della creatura, per causa della quale, perché la ama tanto, mantiene l’ordine di tutta laCreazione e si fa vita di ciascuna cosa. E quando trova l’anima che le fa compagnia in questa vita che mantiene in tutto l’universo, la mia[101] Volontà gioisce, fa festa e si sente felice; trova colei che ama e da cui viene riamata, trova colei a cui può far conoscere ciò che possiede, e nella sua felicità narra all’anima gli arcani del suo Volere, il suo valore ed i suoi effetti sorprendenti. Ma ciò è nulla: come narra le sue conoscenze, ciò che fa e ciò che è, cosi le fa donazione di ciò che le ma-nifesta, e più che valida scrittura è la stessa conoscenza, che a caratteri di luce ha impresso nell’anima il possesso dei beni che la sua conoscenza contiene.
Oh, come è bello vedere la santità, la potenza, l’immensità del mio Vo-lere, trattenersi con la piccolezza della volontà umana nell’atto che le fa compagnia. Esso vuol sempre dare, non si arresta mai, vuol vedere la piccolezza bella, ricca, potente; la vuol tenere sempre vicino, per poterle sempre dare. Non c’è cosa più bella,[102] più graziosa, più sorprendente a vedersi, di un’anima che cerca di seguire gli atti della Volontà del suo Creatore. C’è una gara continua tra loro, un amore reciproco, un dare e un ricevere continuo. Oh, se tu sapessi come sei ricca! Quante cose conosci della mia Volontà, tanti beni possiedi; se tu li enumeri ti sperderai e resterai affogata in essi. Perciò sii attenta nel seguire gli atti del mio Volere, se vuoi fargli continua compagnia.”
22 Novembre 1925
Chi vive nella D. Volontà non solo è unito ad Essa, ma cresce in modo divino a Sua somiglianza.
Non basta stare in Essa, in quanto creature, ma occorre vivere in Essa, e per questo è neces-
sario conoscerla, per amarla e possederla, sentendo che è nostro tutto quello che è suo.
Quale bene fanno a tutte le creature, come una rugiada, gli atti fatti nella Divina Volontà
Stavo, secondo il mio solito, fondendomi nel santo Volere Divino, cercando per quanto a me è possibile di abbracciare tutto nel mio piccolo grembo, per poter mettere su tutte le cose il mio piccolo “Ti amo”, il mio “grazie”, la mia adorazione, il mio “Ti benedico”, con la potenza del[103] “Fiat” Supremo, per poter tenere compagnia a questa Suprema Volontà sparsa con tanto amore nella Creazione.
Ma mentre ciò facevo pensavo tra me: “Che cosa riceve l’anima vivendo in quest’atmosfera celeste della Suprema Volontà?”
In questo mentre, il mio amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno, e stringendomi tutta a sé mi ha detto: “Figlia mia, vuoi tu sapere che riceve l’anima vivendo nella mia Volontà? Riceve l’unione della Volontà Suprema con la sua, e in questa unione la mia Volontà assume il compito di dare la parità di sé alla volontà dell’anima. Sicché la mia Volontà è santa, è pura, è luce, e vuol fare pari l’anima nella sua santità, purità e luce, e se il compito dell’anima è di vivere nella mia Volontà, il compito della Mia è di dare in modo perfetto la mia somiglianza alla volontà dell’anima. Perciò ti voglio sempre in Essa, per fare che[104] non solo ti tenga in sua compagnia, ma che ti faccia crescere a sua somiglianza, e perciò ti imbocco il cibo delle sue conoscenze, per farti crescere in modo divino e con la sua perfetta somi-glianza. Ed è per questo che ti vuole insieme dovunque opera la mia Volontà, affinché ti possa dare l’atto del suo operare, il valore che contiene l’operato di una Volontà Divina, e tu riceverla”.
Ed io, nel sentire ciò, ho detto: “Amor mio, la tua Volontà è dappertutto, sicché tutti vivono in Essa, eppure non tutti ricevono questa somiglianza”.
E Gesù subito ha soggiunto: “Che c’entra figlia mia? È vero che tutti vi-vono nella mia Volontà, perché non c’è punto dove Essa non si trovi, ma quasi tutti vivono in Essa da estranei o come mercenari, altri forzati, altri, ribelli; questi tali vivono in Essa e non la[105] conoscono, né posseggono i suoi beni, sono anzi usurpatori di quella stessa vita che hanno ricevuto dalla mia Volontà. Ogni atto di questi è una dissomiglianza che acquistano tra la loro volontà e Quella del loro Creatore e la conferma della loro po-vertà, delle loro passioni e delle fitte tenebre di cui si riempiono, in modo che sono ciechi per tutto ciò che è Cielo.
Pergiungere alla parità della mia Volontà non si può vivere da estranei, ma da padroni, [si]devono guardare tutte le cose come cose proprie, averne tutta la cura; perciò è necessario conoscerle, per amarle e possederle. Per quanto bella e buona sia una cosa, se non è totalmente propria, non si ama, non si stima, non si usa tutta quella cura che merita, si ha sempre un occhio freddo nel guardarla e un palpito senza vita per amarla;invece, se la cosa è propria,[106] [si] è tutt’occhio per guardarla e tutto cuore per amarla, la [si]stima, e [si]giunge a tanto che [se]ne fa un idolo per il proprio cuore. La cosa in se stessa non si è fatta più bella, quello che era è, non ha subito nessun cambiamento; il cambiamento lo ha subito la persona col farne acquisto e tenerla come cosa esclusivamente sua.
Ecco quello che riceve l’anima col vivere nella mia Volontà, la riceve co-me sua, la possiede, sente la sua aura celeste, la sua Vita di Cielo, la somi-glianza di Colui che l’ha creata, e come vive nel mio Volere si sente tempe-stata dai riflessi del suo Creatore; in tutto sente la potenza di quel «FIAT»che dà vita a tutte le cose, e nel pelago dei beni che possiede dice: «Come sono felice! La Volontà di Dio è mia, la posseggo e l’amo». Perciò tutti gli atti fatti nel mio[107] Volere si diffondono su tutti e [ne]prendono parte tutti.
Vedi, quando tu al primo sorgere del giorno dicevi «Sorga la mia mente nella Volontà Suprema, per coprire tutte le intelligenze delle creature con la tua Volontà, affinché tutti sorgano in Essa, ed io a nome di tutti ti do l’adorazione, l’amore, la sottomissione di tutte le intelligenze create», mentre ciò dicevi, cadeva su tutte le creature unarugiada celeste che le copriva, per portare a tutte il ricambio del tuo atto. Oh, come era bello vedere coperte tutte le creature con questa rugiada celeste che formava la mia Volontà, [di cui è] simbolo la rugiada notturna che al mattino si trova su tutte le piante per abbellirle, fecondarle, e impedire a quelle che stanno per inaridire che possano seccare. Col suo tocco celeste pare che metta un tocco di vita per farle vegetare. Come è incantevole[108] la rugiada al primo mattino, molto più è incantevole e bella la rugiada degli atti che forma l’anima nella mia Volontà”.
Ed io: “Eppure, Amor mio e Vita mia, con tutta questa rugiada le creature non si cambiano”.
E Gesù: “Se la rugiada notturna fa tanto bene alle piante, [a] meno che non cada su legna secca, tagliata dalle piante, oppure su cose che non con-tengono nessuna vita, e sebbene restino coperte di rugiada e come abbel-lite, per loro è come morta, e il sole, come spunta, a poco a poco se la ritira, molto più bene fa la rugiada che fa scendere la mia Volontà sulle anime, a meno che non siano del tutto morte alla Grazia; eppure, con la virtù vivi-ficante che possiede, se sono morte cerca di infondere un soffio di vita, ma tutti gli altri sentono, chi più, chi meno, a seconda delle loro disposizioni, gli effetti[109] di questa rugiada benefica”.
6 Dicembre 1925
Vivere nella Divina Volontà è fare che Dio trovi tutto e tutti nell’anima e che essa Gli dia
il ricambio d’amore per tutto quello che a Lui appartiene. L’umanità è come un cielo
pieno di stelle viventi: solo la Divina Volontà può riordinarlo e riaccenderlo di nuova luce.
Stavo facendo nel mio interno i miei soliti atti nel Volere Supremo, abbrac-ciando la Creazione tutta e tutte le creature, per poter fare miei tutti i loro atti e ricambiare il mio Dio col mio piccolo amore per tutto ciò che ha fatto nella Crea-zione e per quello che dovrebbero fare tutte le creature. Ma mentre ciò facevo, il pensiero mi ha detto: “Impieghi tanto tempo nel fare ciò, e qual è il bene che tu fai? Qual è la gloria che dai al tuo Dio?”
In questo mentre, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e, allargando le braccia, pareva che volesse abbracciare tutti e tutto e poi, elevandole in alto, offriva tutto a suo Padre Celeste, e dopo mi ha detto:
“Figlia mia, il vero vivere nella Volontà Suprema è proprio questo,[110] che Io debbo trovare tutto e tutti nel fondo dell’anima. Tutto ciò che [dal]la mia Volontà è uscito fuori per [il] bene delle creature nella Creazione, deve essere vincolato nell’anima col suo amore. Col vivere nel mio Volere e col suo ricambio d’amore resta già vincolata e in possesso di tutto ciò che la mia Volontà ha fatto e farà, ed ama come ama e sa amare la mia Volontà.
Onde, stando tutto ciò, col vivere davvero in Essa e avendo vincolato tutto a sé, Io trovo nell’anima il cielo stellato, il sole folgorante, la vastità dei mari, le praterie di fiori, tutto trovo in essa. Quindi, non è giusto che l’anima, saltellando di cosa in cosa su tutto ciò che è mio e suo, le rico-nosca e [che], scherzando su tutte le cose create, vi imprima il suo bacio e il suo piccolo «Ti amo» sopra ogni cosa, verso Colui che ha creato tante cose per farne dono alle creature, mostrandole[111] con ciò una varietà d’amore per quante cose ha creato e come ama che l’uomo sia felice, dandogli non solo il necessario, ma anche il superfluo?
Ma questo non è tutto; non solo debbo trovare la Creazione tutta, ma il vero vivere nella mia Volontà vincola tutti, e quindi debbo trovare nell’ani-ma, come in atto, Adamo santo, come uscì dalle mani creatrici, e Adamo colpevole, umiliato e piangente, affinché si vincoli con lui nello stato di santità e, prendendo parte ai suoi atti innocenti e santi, mi dia la gloria e faccia sorridere di nuovo tutta la Creazione, e prendendo parte alle sue lacrime sospiri con lui quel «FIAT», respingendo il quale aveva causato tanta rovina19 . Debbo trovare in essa i Patriarchi, i Profeti, i Santi Padri, con tutti i loro atti, e se quelli sospiravano il Redentore, tu sospirerai il mio «FIAT»Supremo come[112] trionfo e compimento dei loro sospiri. Voglio trovare la mia inseparabile Mamma, con tutti gli atti suoi, dove il mio Volere operò tanti portenti, avendone pieno dominio. Voglio trovare tutto Me stesso e tutti gli atti miei. Insomma, voglio trovare tutte le cose mie, tutto ciò che mi appartiene, tutto quello che ha fatto e farà la mia Suprema Volontà, perché sono [cose] tutte inseparabili da Me, e per chi vive nel mio Volere è giusto e necessario che si rendano inseparabili da lui. Sicché, se non trovo tutto, non si può dire che vive completamente nel mio Volere ed Io, guardandolo, non trovo tutte le cose mie in lui, anzi le guardo sparse fuori dell’anima e non posso ricevere il suo ricambio d’amore per tutto ciò che mi appartiene. Non ho creato forse la creatura affinché fosse un piccolo mondo e un piccolo Dio? Perciò ti dico sempre che il vivere[113] nel mio Volere non è conosciuto ancora, ed Io ti vado insegnando ora una cosa, ora un’altra, e allargo la tua capacità per fare che entrino in te tutte le cose mie e tutto ciò che di bene ha messo fuori la mia Volontà. Voglio sentirmi ripetere da te il tuo ricambio d’amore su tutto ciò che mi appartiene. Non tollero, per chi vive nel mio Volere, che non conosca tutte le cose mie, che non le ami e possieda; altrimenti quale sarebbe il grande prodigio del vivere nel mio Volere?”
Onde, dopo ciò il mio dolce Gesù ha fatto silenzio ed io mi sperdevo nel Divin Volere. Oh, come avrei voluto mettere su tutte le cose create il mio bacio amoroso e riconoscente, il mio piccolo “Ti amo” su tutti gli atti supremi del Divin Volere, per restare io legata ad essi ed essi legati a me, per poter circondare il mio Gesù in me di tutti gli atti dell’Eterno Volere.
In questo mentre, vedevo[114] il cielo stellato, ed il mio amabile Gesù ha ripreso il suo dire: “Figlia mia, guarda il cielo: che ordine, che armonia tra le stelle! Una stella non può stare senza l’altra, sono tanto vincolate insieme, che una sostiene l’altra, una è forza dell’altra. [Se], mai sia, una sola stella si spostasse dal suo posto, ci sarebbe tale scompiglio e disordine nell’atmo-sfera20 , che passerebbe pericolo che tutto andasse in rovina. Sicché tutta la bellezza del cielo sta riposta nello stare ognuna al suo posto, nell’unione comune e nella forza comunicativa e attrattiva che hanno tra loro, che, più che elettricità, le tiene sospese ed avvinte tra di loro.
L’uomo è il nuovo cielo, anzi più che cielo sulla terra. Ogni creatura, si può dire, è una stella animata. Ciò che fece il primo uomo Adamo, fino al-l’ultimo che verrà, tutto doveva essere in comune tra loro, sicché non do-veva possedere[115] la sola sua forza, ma la forza di tutti; tutti i beni dove-vano essere in comune tra di loro21 . La mia Volontà, più che elettricità, doveva portare il vincolo tra loro e la comunicazione di tutto ciò che è buono e santo e, ad onta che ognuno doveva fare il proprio ufficio e occu-parsi in azioni diverse, siccome tutti dovevano partire dal punto primo della mia Volontà, tutti dovevano convertirsi in luce e quindi uno doveva essere luce per l’altro. Perciò, il mio dolore nel vedere scompigliato questo cielo delle creature fu tanto grande, che è incomprensibile ad umana creatura! Tolta la mia Volontà, che avvince tutti e vincola tutto, vi entrò il disordine, lo scompiglio, la disunione, la debolezza, le tenebre. Povero cielo delle creature, non si riconosce più! Il solo vivere nel mio Volere riordinerà di nuovo questo cielo [e] lo farà risplendere di nuova luce.
Perciò[116] ti dico che in te voglio trovare tutti e tutto. La mia Volontà, atto primo di tutte le creature celesti e terrestri, ti porterà la comunicazione di tutti gli atti loro, e tu resterai avvinta a loro e loro a te. Perciò, il vivere nel mio Volere racchiude tutto e tutti. Quindi, sii attenta, ché voglio darti la cosa più grande che esiste; ma voglio da te cose grandi e somma atten-zione. Chi molto dona, molto vuole ricevere”.
20 Dicembre 1925
Gesù ha dovuto piangere le lacrime di tutti. Chi vive nella Divina Volontà si eleva allo stato di
Adamo innocente. La differenza tra il fare la Divina Volontà e il possederla è quella che c’è tra
Adamo innocente e Adamo pentito dopo il peccato. La Divina Volontà è rimedio e medicina
per la salvezza; ma Gesù vuole le anime che, conoscendola, la prendano come vita.
Stavo pensando alle lacrime che versò il Bambino Gesù nella sua nascita e dicevo tra me: “Quanto gli potettero essere amare quelle lacrime, come gli potettero ora gelare, ora bruciare quel tenero volto, perché da quello che io conosco, le lacrime hanno due effetti, a seconda della causa per cui vengono versate. Se la causa[117] viene da un amore, bruciano e fanno dare in singulto; se poi sono prodotto dal dolore, sono gelate e fanno tremare. Nel mio regio Bambinello c’era un intenso ed infinito amore e un dolore senza termine, sicché molto gli potettero costare le sue lacrime”.
Ora, mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e faceva vedere il suo volto bagnato di lacrime, ma tante, che l’una scorreva appresso all’altra, fino a bagnargli il petto e le mani, e sospirando mi ha detto:
“Figlia mia, le mie lacrime incominciarono fin dal primo istante del mio concepimento nel seno della mia Mamma Celeste, fino all’ultimo respiro sulla croce. La Volontà di mio Padre Celeste mi affidò anche il compito delle lacrime, e ne dovevo versare tante dai miei occhi, quante ne dovevano versare tutte le creature insieme. Come concepii tutte le loro[118] anime in Me, così dovevo versare tutte le loro lacrime dagli occhi miei. Vedi dunque quanto dovetti piangere: dovetti versare dai miei occhi le lacrime che le creature versano per passione, affinché le mie smorzassero le loro passioni; dovetti versare le lacrime che ci vogliono dopo il peccato, per dar loro il dolore di avermi offeso ed il convincimento del male che hanno fatto, pre-parando con le mie lacrime il proposito di non più offendermi. Dovetti versare le lacrime per intenerire le anime, per far loro comprendere le pene della mia Passione, come pure versai lacrime abbondanti d’amore per elettrizzare le anime ad amarmi, per attirare la loro simpatia ed il loro cuore tutto per Me. Basta dirti che non c’è lacrima che spunta sull’occhio umano, che non versai dai miei occhi. Nessuno seppe le tante mie lacrime, i tanti miei[119] pianti nascosti e segreti.
Quante volte, anche da tenero bambinello, volavo dalla terra al Cielo e, poggiando la mia testolina sulle ginocchia di mio Padre Celeste, piangevo, piangevo e singhiozzando gli dicevo: «Padre mio, vedi, sono nato nel mon-do alle lacrime e al dolore, simile ai fratelli miei, che nascono alle lacrime e muoiono nel pianto, ed Io amo tanto questi fratelli, che voglio versare tutte le loro lacrime dai miei occhi; neppure una voglio farmi sfuggire, per dare alle loro lacrime, lacrime d’amore, di dolore, di vittoria, di santificazione e di divinizzazione».
Quante volte la mia cara Mamma, guardandomi, restava trafitta, nel vedermi tutto bagnato di pianto, e, per il dolore di vedermi piangere, Lei univa le sue lacrime alle mie, e piangevamo insieme; e a volte ero costretto a nascondermi per dare sfogo al pianto, per non trafiggere sempre il suo Cuore materno ed[120] innocente. Altre volte aspettavo quando la mia Celeste Mamma, per necessità, doveva occuparsi in altre faccende domesti-che, per dare sfogo alle mie lacrime, per poter compiere il numero delle lacrime di tutte le creature”.
Onde io, nel sentire ciò, Gli ho detto: “Amor mio, Gesù, sicché anche le mie lacrime hanno versato gli occhi tuoi, come pure quelle del nostro primo padre Adamo: ed io voglio che le versi sull’anima mia, per darmi la grazia non solo di fare la tua SS. Volontà, ma di possederla come cosa e volontà mia”.
In questo mentre, Gesù scuoteva la testa e dal suo volto scorrevano le lacrime sulla povera anima mia, e ha soggiunto: “Figlia del mio Volere, certo che versai le tue lacrime, perché passando dagli occhi miei le tue, ti potessi dare il gran dono della mia Volontà. Ciò che non potette ricevere Adamo con le sue lacrime, ad onta che[121] passarono dai miei occhi, [lo] puoi ricevere tu, perché Adamoprima che peccasse possedeva la mia Volontà, e col posses-so della mia Volontà cresceva nella somiglianza del suo Creatore, e tanto cresceva che formava l’incanto di tutto il Cielo e tutti si sentivano onorati nel servirlo. Dopo il peccato perdette il possesso del mio Volere, e ad onta che pianse la sua colpa e non peccò più, potette fare la mia Volontà, ma non possederla, perché mancava il Divino Offeso, che doveva formare il nuovo innesto divino tra la creatura ed il Creatore, per fare varcare di nuovo le soglie dei possedimenti dell’Eterno Volere. Questo innesto venne fatto da Me, Verbo Eterno, dopo quattromila anni 22 , e Adamo era passato alle soglie dell’eternità. Ma ad onta di questo innesto divino fatto da Me con lacrime, sospiri e pene inaudite, quanti si riducono alla condizione[122] di Adamo dopo il peccato, di fare solo la mia Volontà, altri non la vogliono conoscere, altri si ribellano ad Essa. Solo chi vive nella mia Volontà si eleva allo stato di Adamo innocente, prima di cadere nel peccato23 , perché c’è gran distanza tra chi fa la mia Volontà e tra quelli che la posseggono, passa la distanza tra Adamo innocente e Adamo dopo il peccato.
Ed Io, venendo sulla terra, dovevo fare da Dio, dovevo completare in tutto l’opera dell’uomo, dovevo innalzarlo al punto primo della sua origine, col dargli il possesso della mia Volontà. E sebbene molti se ne servono del-la mia venuta come rimedio per la loro salvezza e quindi prendono la mia Volontà come medicina, come forza e come antidoto pernon andare all’in-ferno, Io aspetterò ancora, affinché sorgano le anime[123] che la prendano come vita, e col farla conoscere ne prendano il possesso. Così completerò l’opera della mia venuta sulla terra e avrà frutto l’innesto divino, formato di nuovo con la creatura, e le mie lacrime si cambieranno in sorrisi celesti e divini per Me e per loro”.
25 Dicembre 1925
La Divina Volontà è un dono: Differenza tra il farla e il possederla totalmente.
Condizioni richieste per potersi dare. Il dono precursore è la sua conoscenza.
Gli atti di chi opera nel Divin Volere si uniscono al suo Atto unico ed eterno
Stavo pensando a ciò che sta detto sopra, che la Volontà di Dio è un dono, e perciò come dono si possiede come cosa propria. Invece chi fa la Volontà di Dio deve stare ai comandi, deve domandare spesso, spesso, che cosa deve fare e che gliela presti in dono, non per essere padrone, ma per fare la stessa azione che Dio vuole, finita la quale [deve] restituire il dono che ha preso in prestito. Nella mia mente si[124] facevano tante immagini e similitudini tra chi vive nel Volere Divino e lo possiede come dono, e chi fa la SS. Volontà di Dio, che non possiede la pienezza del dono, e se lo possiede è ad intervalli e in prestito.
Dico qualcuna di quelle similitudini. Supponevo che avessi una moneta d’oro che avesse la virtù di far sorgere quante monete io volessi. Oh, quanto mi potrei far ricca con questo dono. Invece un altra riceve in prestito questo dono per un’ora o per esplicare una sua azione, per restituirlo subito. Che differenza tra la mia ricchezza per il dono che posseggo, e quella [di] chi lo riceve in prestito! Oppure, se avessi avuto in dono una luce che non si smorza mai, sicché di notte [e] di giorno io sono al sicuro, ho sempre il bene di vedere. Questa luce, che nes-suno mi può togliere, si rende con me come connaturale e mi dà il bene[125] di conoscere il bene per farlo e il male per fuggirlo, sicché con questa luce donatami in dono io mi schernisco di tutti: del mondo, del nemico, delle mie passioni e fin di me stessa. Quindi questa luce è per me sorgente perenne di felicità; è senza armi e mi difende, è senza voce e mi insegna, è senza mani e piedi e dirige la mia via e si fa guida sicura per portarmi al Cielo. Invece un altro, quando sente biso-gno, deve andare a chiedere questa luce, quindi non la tiene a sua disposizione. Abituato a non guardare sempre insieme con la luce, non possiede la conoscenza del bene e del male, e non ha forza sufficiente per fare il bene ed evitare il male. Onde, non possedendo la luce accesa [e] continuata, in quanti inganni, pericoli e vie strette non si trova? Che differenza, tra chi possiede come dono suo questa luce e chi la deve andare a chiedere quando ha bisogno!
Ora, mentre la mia mente si sperdeva in tante[126] similitudini, dicevo tra me: “Sicché il vivere nella Volontà di Dio è possedere la Volontà di Dio, e questo è un dono; quindi, se la bontà di Dio non si compiace di darlo, che può fare la povera creatura?”
In questo mentre, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno, come stringendomi tutta a sé, e mi ha detto: “Figlia mia, è vero che il vivere nel mio Volere è un dono, ed è possedere il dono più grande; ma questo dono che contiene valore infinito, che è moneta che sorge ad ogni istante, che è luce che mai si smorza, che è sole che mai tramonta, che mette l’anima al suo posto stabilito da Dio nell’ordine divino e quindi [essa]prende il suo posto d’onore e di sovranità nella Creazione, non si dà se non a chi è disposto, a chi non deve farne sciupio, a chi deve tanto stimarlo ed amarlo più che la vita propria, anzi essere[127] pronto a sacrificare la propria vita per fare che questo dono del mio Volere abbia la supremazia su tutto e sia tenuto in con-to più della stessa vita, anzi la propria vita un nulla in confronto ad Esso.
Perciò, prima voglio vedere che l’anima vuol fare davvero la mia Volontà e mai la sua, pronta a qualunque sacrificio per fare la Mia, [e] in tutto ciò che fa mi chieda sempre, anche come in prestito, il dono del mio Volere. Ond’Io, quando vedo che nulla fa se non con il prestito del mio Volere, lo do come dono, perché col chiederlo e richiederlo ha formato il vuoto nell’anima sua, dove mettere questo dono celeste, e con essersi abituata a vivere con il prestito di questo cibo divino, ha perduto il gusto del proprio volere, il suo palato si è nobilitato e non si adatterà ai cibi vili del proprio io; quindi, vedendosi in possesso[128] di quel dono che lei tanto sospirava, agognava ed amava, vivrà della Vita di quel dono, lo amerà e ne farà la stima che merita 24 .
Non condanneresti tu un uomo che, preso d’affetto puerile verso un fan-ciullo, solo perché gli stia un poco intorno trastullandosi insieme, gli desse una carta25 da mille, ed il bambino, non conoscendo il valore, dopo pochi minuti lo facesse in mille pezzi? Ma se invece prima lo fa desiderare, poi ne fa conoscere il valore, dopo il bene che gli può fare quella carta da mille, e poi gliela dà, quel fanciullo non la farà a pezzi, ma andrà a chiuderla sotto chiave,apprezzando il dono e amando di più il donatore; e tu loderesti quel-l’uomo che ha avuto l’abilità di far conoscere il valore della moneta al pic-colo fanciullo. Se ciò fa l’uomo, molto più Io, che do i miei doni con saggez-za, con giustizia e con vero amore.
Ecco perché[129] la necessità delle disposizioni, della conoscenza del dono, della stima e apprezzamento, e dell’amare lo stesso dono. Perciò, come foriera del dono della mia Volontà che voglio fare alla creatura, è la conoscenza di Essa. La conoscenza prepara la via, la conoscenza è come il contratto che voglio fare del dono che voglio dare, e quanta più conoscenza invio all’anima, tanto più viene stimolata a desiderare il dono e a sollecitare il Divino Scrittore a mettere l’ultima firma, che il dono è suo e lo possiede. Onde il segno che voglio fare questo dono del mio Volere in questi tempi, è la conoscenza di Esso25 . Quindi, sii attenta a non farti sfuggire nulla di ciò che ti manifesto sulla mia Volontà, se vuoi che Io metta l’ultima firma del dono che sospiro di dare alle creature.”
Dopo ciò, la mia povera mente si sperdeva nel Volere Supremo e facevo quanto più[130] potevo per fare tutti i miei atti nella Divina Volontà. Mi sentivo inve-stita di una luce suprema, e i miei piccoli atti, come uscivano da me, prendevano posto in quella luce e si convertivano in luce, ed io non potevo vedere né il punto della luce [in] cui li avevo fatto, né dove trovarli; vedevo solo che si erano in-corporati in quella luce interminabile e non più [si vedevano], e a me riusciva impossibile poter navigare in tutta quella luce inaccessibile; stare dentro, sì, ma valicarla tutta non era dato alla mia piccolezza. In questo mentre, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:
“Figlia mia, come è bello l’operato dell’anima nella mia Volontà! Il suo atto si unisce a quell’Atto solo del suo Creatore, che non conosce succes-sione d’atti, perché la Luce eterna non è divisibile e, se si potesse dividere,[131] ciò che non può essere, la parte divisa diventerebbe tenebre; sicché l’Atto Divino, essendo luce, di tutto il suo operato forma un solo atto. Onde l’anima, operando nella luce del mio Volere, si unisce a quell’Atto solo del suo Creatore e prende posto nell’ambito della luce dell’Eternità. Perciò non puoi vederli, né nella parte della luce dove li hai fatti, né dove si trovano, perché la Luce eterna di Dio è invalicabile per la creatura, da poterla vali-care tutta,ma [essa]sa certo che c’è in quella luce il suo atto, il quale pren-de posto nel passato, nel presente e nel futuro.
Vedi, anche il sole, essendo lui immagine ed ombra della Luce divina, ha in parte questa proprietà. Supponi che tu operassi in quel punto dove il sole spande la sua luce solare: tu vedi la sua luce davanti, sopra e dietro di te, a destra e a sinistra, quindi, se tu volessi vedere[132] qual è stata la parte della luce del sole che tutta ti circondava, tu non la sapresti trovare né distinguere; sapresti dire solo che la sua luce, certo, era sopra di te. Ora, quella luce stava fin dal primo istante [in]cui fu creato il sole, sta e starà. Se il tuo atto potesse convertirsi in luce solare, come si converte in luce divina, potresti trovare la tua particella di luce e la luce che ti è stata data dal sole per farti operare? Certo che no; ma sai, però, che da te è uscito un atto che si è incorporato nella luce del sole.
Perciò dico che il vivere nel Volere Supremo è la cosa più grande, è il vivere Vita Divina. Il Celeste Creatore, come vede l’anima nella sua Volontà, la prende fra le sue braccia e, ponendola nel suo seno, la fa operare con le sue stesse mani e con quella potenza di quel «FIAT» con cui furono fatte tutte le cose; fa scendere sulla creatura tutti i suoi riflessi[133] per darle la somiglianza del suo operato. Ecco perché l’operato della creatura diventa luce, si unisce a quell’Atto solo del suo Creatore e si costituisce gloria eterna e lode continua del suo Creatore. Perciò sii attenta e fa che il vivere nel mio Volere sia per te il tuo tutto, affinché mai possa scendere dalla tua origine, cioè dal seno del tuo Creatore.”
10 Gennaio 1926
La Divina Volontà svolge la sua via in tutte le cose, in cerca della creatura,
ma dall’accoglienza di questa dipende che tale lungo lavoro raggiunga il suo scopo
Mi stavo fondendo tutta nel santo Volere Divino e la piccolezza della mia mente si sperdeva in Esso, e dovunque e dappertutto lo vedevo sempre in atto di operare in tutta la Creazione. Oh, come avrei voluto seguirlo, per dargli il mio piccolo ricambio d’amore in tutto ciò che Esso operava, il mio “grazie”, la mia adorazione profonda, la mia meschina[134] compagnia. Ora, mentre ciò pensavo, il mio ado-rabile Gesù si è mosso nel mio interno dicendomi:
“Figlia mia, la mia Volontà sta sempre in via nelle cose create per andare verso le creature; ma chi la compie, chi mette l’ultimo punto al lavoro della mia Volontà? La creatura, cioè la creatura che prende tutte le cose create come compimento della mia Volontà. La mia Volontà fa la sua via nel seme che fa ricevere dalla terra, dandole virtù di farlo germogliare e moltiplicarsi. Fa il suo lavorio col chiamare l’acqua per innaffiarlo, il sole per fecondarlo, il vento per purificarlo, il freddo per fargli fare 26 radici, il caldo per svilup-parlo e farlo giungere a giusta maturazione. Poi dà virtù alle macchine per tagliarlo, per trebbiarlo, per macinarlo, e così potergli dare27 sostanza di pane, e chiamando il fuoco per[135] cuocerlo, lo porge alla bocca della crea-tura, affinché ne mangi e conservi la sua vita. Vedi dunque quanta via e la-vorio ha fatto la mia Volontà in quel seme, quante cose create ha chiamato sopra di esso, per farlo giungere come pane alla bocca delle creature! Ora, chi mette l’ultimo passo alla via della mia Volontà ed il compimento del-l’ultimo atto del mio Supremo Volere? Chi prende quel pane e lo mangia come portatore del Divin Volere in esso, e come mangia il pane, mangia il mio Volere in esso, per accrescere le forze del corpo e dell’anima, per com-piere in tutto la Divina Volontà.
La creatura, si può dire, è il centro del riposo a cui la mia Volontà aspira in tutte le [sue]vie e [nel]lavorio che fa in tutte le cose create per giungere alla creatura. Così in tutte le altre cose create che servono all’uomo. La mia Volontà fa la sua via[136] nel mare e lavora nella moltiplicazione dei pesci; fa la sua via sulla terra e moltiplica piante, animali e uccelli; fa la sua via nelle sfere celesti per avere tutto sott’occhio, per fare che nulla le sfugga e farsi piedi, mani e cuore per ciascuna creatura, per porgere a ciascuna il frutto dei suoi innumerevoli raccolti; ma tutta la sua festa è solo per chi prende del suo come ultimo punto e compimento del suo Supremo Volere.
Se non fosse per la mia Volontà –che come spiccò il suo «FIAT», così si lasciò in via in tutte le cose create, per farle giungere all’uomo, affinché il «FIAT» Supremo avesse il suo primo posto in chi e per chi tutte le cose erano state create, onde fosse il regolatore e l’attore della stessa vita della crea-tura–, tutte le cose resterebbero paralizzate e come tante pitture [in] cuinon c’è[137] la vita delle cose che rappresentano. Sicché, povera creatura, se la mia Volontà si ritirasse dal fare la sua via in tutte le cose create, tutte resterebbero come pitture dipinte, senza più produrre il bene che ciascuna contiene verso l’uomo. Perciò posso dire che non sono le cose create che lo servono, ma la mia Volontà velata, nascosta, che si fa servitora dell’uomo. Non è dunque giusto e il più sacro dovere, che questi guardi in tutte le cose la mia Suprema Volontà e la compia in tutto, e ricambiando [il] servizio serva Colei che non disdegna di servirlo anche nelle più piccole cose? Ed Io mi sento come contraccambiato, ripagato del mio lavorio, quando vedo che giungono all’uomo e [questi]le prende come compimento della mia Volontà. E perciò faccio festa, perché [è]lo scopo della mia lunga via nelle cose create;[138] ho ottenuto il mio intento ed il compimento della mia Volontà realizzata nella creatura.
Succede alla mia Volontà come ad [un] attore, il quale deve esporre la sua scena al pubblico. Poveretto,quanti lavori nascosti,quante veglie,quan-ti preparativi, quanta arte nei suoi stessi movimenti non prepara per atteg-giarsi, ora a far sorridere il pubblico, ora a farlo piangere! In tutto questo lavorio l’attore non fa festa, anzi suda, stenta e fatica. Quando il tutto gli sembra preparato,allora chiama28 il pubblico a vedere la sua scena e quan-ta più gente vede, più si sente spuntare nel cuore la gioia, chi sa [che]potrà fare una bella festa. Ma il vero compimento della sua festa è quando, com-piuta la scena, si sente scorrere a mani piene i soldi d’oro e d’argento nelle mani, come approvazione e trionfo[139] della sua scena29 . Ma se invece dopo tanti preparativi, imbandisce, suona e risuona trombette e nessuno si presenta, o poca gente, che ai primi atti della scena lo lasciano solo, pove-retto, come soffre, e la speranza della sua festa si cambia in lutto. Chi è stato che ha amareggiato tanto quel povero attore, tanto abile e buono nel dare le sue scene? Ah, la gente ingrata che non ha voluto essere neppure spettatrice delle scene di quel povero attore.
Tale è la mia Volontà, che, come abile attore, prepara le scene più belle per divertire l’uomo nel teatro di tutta la Creazione, non per ricevere ma per dare. Prepara scene di luce, delle più fulgide; scene di fioritura e di bellezza, le più smaglianti; scene di fortezza nel rumoreggiare del tuono, nello scop-pio della folgore, nell’incalzare delle onde e fin sull’altezza dei monti[140] più alti. Le scene più commoventi di bambino che piange, che trema e intiriz-zisce di freddo; scene dolorose e tragiche di sangue e perfino di morte nella mia Passione. Nessun attore, per quanto abile, può arrivarmi nella varietà delle mie scene amorose. Ma, ahimè, quanti non guardano la mia Volontà in tutte queste scene e non prendono la sostanza del frutto che vi è in esse, e ricambiano in lutto le feste che si preparava la mia Volontà nella Creazione e nella Redenzione. Perciò, figlia mia, non ti far sfuggire nulla. Prendi tutte le cose come dono che ti fa la mia Volontà, siano piccole o grandi, naturali o soprannaturali, amare o dolci; fa che tutte entrino in te come doni e compimento della mia Volontà.” [141]
24 Gennaio 1925
La Divina Volontà è la Madre delle volontà umane e sempre sta con loro,
mentre queste La ignorano e disprezzano, vivendo lontano da Essa.
Fino a quando Gesù non fu acclamato come RE, potette ancora vivere. Nella Divina Volontà,
per quanto può sembrare che la creatura scompare e muore, in realtà vive con la Vita Divina.
Mi sentivo tutta abbandonata dal Cielo e dalla terra e pensavo tra me che Gesù mi diceva, molto tempo addietro, che io dovevo vivere nel duro esilio della vita come se non ci fosse più nessuno, [tranne] che Gesù ed io; tutti dovevano scom-parire dalla mia mente e dal mio cuore. Ed ora, dopo che tutto mi è scomparso, e abituata a vivere sola con Gesù, anche Lui è fuggito, lasciandomi sola, in preda ad amarezze indicibili, nel duro stato dell’isolamento. ODio, che pena, abbi pietà di me, ritorna a chi sente il bisogno della tua Vita più che della vita propria!
Ora, mentre ciò pensavo e altre cose più strazianti ancora, che sarebbe troppo lungo dirle, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio[142] interno e sospirando mi ha detto: “Figlia del mio Supremo Volere, coraggio nel tuo isolamento. Questo serve come compagnia alla mia Volontà abbandonata dalle creature. Il dolore del suo isolamento, oh, com’è più duro del tuo. La mia Volontà è la Madre di tutte le volontà delle creature. Essa, come Madre tenerissima, si è lasciata nel centro della Creazione per partorire le umane volontà e tenerle tutte a Sé d’intorno, per allevarle sulle sue ginocchia, nutrirle col latte dei suoi insegnamenti celesti e farle crescere a sua somiglianza, dando loro tutta la Creazione dove trastullarsi. E siccome la mia Volontà è centro d’ogni cosa creata, dovunque le creature andassero, Essa, come centro d’ogni cosa, starebbe loro più che Madre affettuosa sempre vicino, per non far loro mai mancare le sue cure materne, e per non farle discendere dalla sua nobiltà[143] e somiglianza. Ma, ahimè, queste figlie, le volontà umane, partorite da questa Madre Celeste [che è]la mia Volontà, disprezzando e non curando tutte le cure materne, il suo amore, le sue tenerezze e premure, ad onta che Essa è vicina a loro, le volontà umane sono lontane da questa Madre; molti neppure la conoscono, altri la disprezzano e se ne fanno beffe. Povera Madre, la mia Volontà, in mezzo a tanti figli partoriti da Essa resta isolata, abbandonata, e mentre tutti prendono del suo per vivere, se ne ser-vono per crescere a sua dissomiglianza e per offenderla. Si può dare dolore più grande per una madre, che l’abbandono dei propri figli? Non essere conosciuta dal parto delle sue proprie viscere, che cambiandosi in nemici offendono Colei che li ha dato alla luce? Perciò il dolore dell’isolamento della[144] mia Volontà è grande ed inconcepibile.
Perciò il tuo isolamento sia la compagnia di questa Madre isolata, che piange e cerca i suoi figli; ma per quanto piange, grida e chiama i suoi figli con le voci più tenere, con le lacrime più amare, coi sospiri più ardenti e con le voci più tonanti di castighi, questi figli discoli se ne stanno lontano dal seno di Colei che li ha generati.
Figlia mia,non vuoi prendere parte, come vera fida della mia Volontà, al suo dolore ed al suo isolamento?”
Onde, dopo ciò, mi son messa a fare l’adorazione al mio Crocifisso Gesù, e dinanzi alla mia mente passava una lunga fila di soldati, tutti armati, che non finiva mai. Io avrei voluto pensare al mio Crocifisso Gesù e non già vedere soldati, ma mio malgrado ero costretta a vedere questi soldati armati di[145] tutto punto.
Onde pregavo il mio dolce Gesù che allontanasse da me questa vista, affinché potessi restare libera con Lui, e Gesù tutto afflitto mi ha detto: “Figlia mia, quan-to più il mondo apparentemente sembra in pace, decantano pace, tanto più sotto quella pace effimera e mascherata nascondono guerre, rivoluzioni e scene tragiche per la povera umanità, e quanto più pare che favoriscano la mia Chiesa e inneggino trionfi, vittorie e pratiche d’unione tra stato e Chiesa, tanto più vicina è la zuffa che preparano contro di Essa. Così fu di Me: fino a tanto che non mi acclamarono Re e mi ricevettero in trionfo, Io potetti vivere in mezzo ai popoli, ma dopo la mia entrata trionfale in Gerusalemme, non mi lasciarono più vivere e dopo pochi giorni gridarono: «crocifiggilo», e armandosi tutti contro di Me mi fecero morire 30 .
Quando[146] le cose non partono da un fondo di verità, non hanno forza di regnare a lungo, perché mancando la verità manca l’amore e manca la vita che lo sostiene, e perciò è facile [far] uscire fuori ciò che nascondevano e cambiano la pace in guerra, i favori in vendette. Oh, quante cose impre-viste stanno preparando!”
Gesù è scomparso, ed io sono rimasta tutta afflitta e pensavo tra me: “Il mio amato Gesù mi ha detto tante volte che io ero la piccola neonata della Divina Volontà, quindi neonata appena, senza aver formato la mia piccola vita in questo Volere Supremo. Gesù, ora che avevo più bisogno per formare la mia crescita, mi lascia sola, onde io sarò come un parto abortito nella Divina Volontà, senza avere esistenza. Non vedi dunque, Amor mio, in che stato com-passionevole mi trovo, e come i tuoi[147] stessi disegni su di me si risolvono nel nulla? Deh, se non vuoi aver pietà di me, abbi pietà di Te stesso, dei disegni tuoi e dei tuoi lavori che hai fatto alla povera anima mia”.
Ma mentre la mia povera mente voleva inoltrarsi nello stato doloroso in cui mi trovo, l’amato mio Bene è uscito da dentro il mio interno e, guardandomi tutta dalla testa ai piedi, mi ha detto:
“Figlia mia, nella mia Volontà non ci sono morti né aborti, e chi vive in Essa contiene per vita la Vita della mia Volontà, e ancorché si senta morire, e anche morta, si trova nella mia Volontà, la quale, contenendo la Vita, la fa risorgere ad ogni istante a nuova luce, a nuova bellezza, grazia e felicità, dilettandosi di conservarla sempre piccola in sé, per averla grande con Sé; piccola ma forte, piccola ma bella, neonata appena, affinché[148] nulla di umano abbia, ma tutto divino, sicché la sua vita è la sola Volontà mia, la quale effettuerà tutti i miei disegni senza nulla sperdere. Sarai come la goccia dell’acqua sommersa nel gran mare, come il chicco di grano nella grande messe dei granelli: per quanto [sembri] come scomparsa nel mare la goccia d’acqua e il chicco negli innumerevoli granelli, non si può negare né togliere loro il diritto che la loro vita esista.
Perciò non temere, e fa che [tu]perda la tua vita per acquistare il diritto di avere per vita la sola mia Volontà.” [149]
28 Gennaio 1926
Stato di decadimento dell’uomo, dal quale Dio lo chiama. Adamo prima del peccato e dopo,
cioè, figlio di Dio oppure servo; divino oppure soltanto umano. Ma la Divina Volontà non lascia
mai l’uomo: Essa è medicina, salvezza, cibo, vita, pienezza della più alta Santità, secondo il
desiderio della creatura. Lo scopo primario dell’Incarnazione fu ripristinare l’uomo nel D. Volere,
cioè, nello stato di Giustizia originale in cui fu creato. Perciò occorre la conoscenza
Stavo pensando al Santo Volere Divino e pensavo tra me: “Come può essere che Adamo, dopo [il] peccato, avendo rotto la sua volontà con Quella di Dio, perdette la forza, il dominio, [e] i suoi atti non erano così accetti a Dio da formargli la sua delizia, mentre Adamo prima di peccare aveva fatto i suoi atti verso Dio, li aveva imparato, e perché ripetendoli dopo non suonavano [con] lo stesso suono, non più contenevano la pienezza dell’amore divino e della com-pleta gloria di Dio?” Ora, mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e con una luce che mi mandava mi ha detto:
“Figlia mia, prima di tutto, Adamo, prima[150] che si sottraesse dalla mia Volontà, era mio figlio, aveva per centro della sua vita e di tutti i suoi atti la mia Volontà, quindi possedeva una forza, un dominio, un’attrattiva tutta divina; onde il suo respiro, il palpito suo, i suoi atti davano di divino, tutto il suo essere emanava un profumo celeste, che tutti Ci attirava a sé. Sicché Ci sentivamo feriti da tutte [le]parti da questo figlio: se respirava, se parlava, se operava le cose più innocenti, indifferenti e naturali, erano ferite d’amore per Noi, e Noi, divertendoci con lui, lo colmavamo sempre più dei nostri beni, perché tutto ciò che faceva usciva da un solo punto, qual era la nostra Volontà. Perciò tutto Ci piaceva, non trovavamo nulla in che dispiacerci.
Ora, dopo il peccato, Adamo scese dallo stato di figlio[151] e si ridusse allo stato di servo31 , e come la ruppe con la Volontà Suprema, così uscì da lui la forza divina, il dominio, l’attrattiva, il profumo celeste. Perciò non più davano di divino gli atti suoi, il suo essere, ma si riempì di una sensazione umana, [per]cui, facendogli perdere l’attrattiva, non più Ci sentivamo feriti, anzi, Ci mettevano a distanza, lui da Noi e Noi da lui. Dice nulla che lui ripetesse gli stessi atti che faceva prima di peccare, come difatti li faceva; ma sai tu che cosa sono gli atti della creatura senza la pienezza della no-stra Volontà? Sono come quei cibi senza condimenti e senza sostanza, che invece di gustare disgustano il palato umano, [e]così disgustano il palato divino; sono come quei frutti non maturi, che non hanno[152] né dolcezza né sapore; sono come quei fiori senza profumo; sono come quei vasi pieni, sì, ma di roba vecchia, fragili e stracciati. Tutto ciò può servire ad una stretta necessità dell’uomo e anche ad un’ombra, sfumatura della gloria di Dio, ma non alla felicità e a tutto il benessere della creatura, e alla pienezza della gloria di Dio. Ora, di contraccambio32 , con quale gusto non si mangia un cibo ben condito e sostanzioso [e] come rafforza tutta la persona? Il solo profumo del condimento stuzzica l’appetito e l’avidità di mangiarlo. Così Adamo, prima di peccare, condiva tutti i suoi atti con la sostanza della no-stra Volontà e quindi stuzzicava l’appetito del nostro Amore a prendere tutti i suoi atti come il cibo più gradito per Noi, e Noi di ricambio[153] gli davamo il nostro cibo prelibato della nostra Volontà. Ma dopo il peccato, poveretto, perdette la via diritta di comunicazione col suo Creatore, non regnava più in lui il puro amore; l’amore fu diviso dal timore, dalla paura, e non avendo più l’assoluto dominio della Suprema Volontà, i suoi atti di prima non ave-vano più quel valore, fatti dopo il peccato. Molto più, che tutta la Creazione, compreso anche l’uomo, uscì dall’Eterno Creatore come fonte di vita, nella quale doveva conservarsi solo con la Vita della Divina Volontà; tutto doveva essere basato su di Essa, e questa base del Divin Volere doveva conservare tutte le cose belle, nobili, come erano uscite da Dio. Come difatti, tutte le cose create, quali furono create, tali sono,nessuna ha perduto nulla della loro origine. Solo l’uomo perdette la vita,[154] la base, e perciò perdette la sua nobiltà, la forza, la somiglianza col suo Creatore. Ma con tutto ciò, la mia Volontà non lasciò del tutto l’uomo, e non potendo essergli più fonte di vita e base che lo sosteneva, perché lui stesso si era sottratto ad Essa, si offrì come medicina per fare che non perisse del tutto.
Sicché la mia Volontà è medicina, è sanità, è conservazione, è cibo, è vita, è pienezza della più alta santità. A seconda che la creatura la voglia Essa si offre. Se la vuole come medicina, Essa si offre per toglierle la febbre delle passioni, la debolezza delle impazienze, le vertigini della superbia, il malessere degli attacchi, e così di tutto il resto dei mali. Se la vuole come sanità, Essa si offre a conservarla sana, per liberarla da qualunque male spirituale. Se la vuole come cibo, Essa si dona come cibo, per farle svilup-pare le[155] forze e crescere di più nella santità. Se la vuole come vita e come pienezza di santità, oh, allora la mia Volontà fa festa, perché si vede ritornare l’uomo nel grembo della sua origine, donde uscì, e si offre a dargli la somiglianza del suo Creatore, scopo unico della sua creazione. La mia Volontà mai lascia l’uomo; se lo lasciasse si risolverebbe nel nulla; e se non si presta a farsi fare santo dalla mia Volontà, Essa usa i modi almeno per salvarlo”.
Io, nel sentire ciò, dicevo tra me: “Gesù, Amor mio, se tanto ami che la tua Volontà operi nella creatura come nell’atto in cui Tu la creasti,come se non ci fosse stata nessuna rottura tra la Volontà tua e quella della creatura, perché nel venire sulla terra a redimerci non ci desti questo gran bene, che la tua Volontà trionfante di tutto, ci mettesse nell’ordine della Creazione, come uscimmo dalle mani del[156] nostro Celeste Padre?”
E Gesù, uscendo dal mio interno, mi ha tutta stretta al suo Cuore e con una tenerezza indicibile mi ha detto: “Figlia mia, lo scopo primario della mia venu-ta sulla terra fu proprio questo, che l’uomo ritornasse nel grembo del mio Volere, come uscì quando fu creato; ma per fare ciò dovetti formare per mezzo della mia Umanità la radice, il tronco, i rami, le foglie, i fiori da dove dovevano uscire i frutti celesti del mio Volere. Nessuno ha il frutto senza l’albero. Quest’albero fu innaffiato dal mio sangue, fu coltivato dalle mie pene, dai miei sospiri e lacrime; il sole che splendette su di lui fu solo il Sole della mia Volontà. Quindi, ci saranno con certezza i frutti del mio Volere, ma perdesiderare i frutti si deve conoscere quanto sono preziosi, il bene che apportano, le ricchezze[157] che producono. Ecco, perciò, le tante mani-festazioni che ti ho fatto del mio Volere, perché la conoscenza porterà il desiderio di mangiarlo, e quando avranno gustato che significa vivere solo per fare la mia Volontà, se non tutti, [almeno] in parte ritorneranno sulla via del mio Volere, le due volontà si daranno il bacio perenne, non più ci sarà contesa tra la volontà umana e Quella del Creatore, e la mia Redenzione, [dopo]i tanti frutti che ha dato, darà anche il frutto del «Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra». Perciò sii tu la prima a prendere questo frutto e non volere altro cibo né altra vita che la sola mia Volontà.” [158]
30 Gennaio 1926
Morte del 3° Confessore di Luisa (Don Francesco De Benedictis).
Timore di Luisa di avere a che fare ancora con la propria volontà; Gesù la rassicura
Mi trovavo nel sommo della mia afflizione per la morte quasi fulminea del mio Confessore. Alle mie tante pene interne per le frequenti privazioni del mio dolce Gesù, ha voluto aggiungere un colpo così doloroso per il mio povero cuore, pri-vandomi di colui, che era il solo che conosceva la povera anima mia, ma il “Fiat Voluntas tua” sia sempre fatto, amato e adorato. La terra era indegna di possedere un tale soggetto; perciò il Signore, per castigarci, se lo ha portato in Cielo. Onde, nella mia intensa amarezza di essere lasciata senza Confessore, non sapendo io stessa a chi rivolgermi, pregavo il mio amabile Gesù per quell’anima benedetta, di-cendo: “Amor mio,se lo hai tolto a[159] me,almeno portalo con Te diritto al Cielo”. E piangendo gli dicevo: “Lo metto nella tua Volontà. Essa contiene tutto: amore, luce, bellezza, tutti i beni che si sono fatti e si faranno, affinché lo puri-fichino, lo abbelliscano, lo arricchiscano di tutto ciò che ci vuole per stare alla tua presenza, e così nulla Tu troverai in lui che impedisca la sua entrata in Cielo”.
Ora, mentre ciò facevo e dicevo, si è fatto innanzi a me un globo di luce, e dentro quella luce l’anima del mio Confessore, che prendeva la via della volta dei cieli, senza dirmi neppure una parola. Io sono rimasta consolata, sì, per la sua sorte, ma amareggiata al sommo per la mia, e pregavo Gesù che, avendomi tolto il Confessore e non avendo io stessa a chi rivolgermi, che per sua bontà mi libe-rasse dal fastidio che davo al Confessore, ma però non perché voluto[160] da me, ma come voluto da Gesù, perché mi sento che, se Gesù me lo concedesse come voluto da me, [sarebbe] come se mi mancasse la terra sotto i piedi, il cielo sul capo, il palpito nel cuore, sicché per me sarebbe disgrazia anziché grazia. E tutta abbandonata nel dolore offrivo tutto a Gesù, perché mi desse grazia di compiere in tutto la sua SS. Volontà. E Gesù, compassionando il mio dolore, mi ha stretto tutta a sé e mi ha detto:
“Figlia mia, coraggio, non temere, Io non ti lascio, sarò sempre con te e ti prometto che se nessun sacerdote si vorrà prestare alla tua assistenza, non volendo loro seguire la mia Volontà, Io, non perché lo vuoi tu, ma per-ché lo voglio Io, ti libererò dal loro fastidio. Perciò non temere, che non farò entrare la tua volontà in mezzo; farò tutto da Me, sarò geloso anche del tuo respiro, che non entri in esso la tua volontà,[161] ma solo la Mia”.
Onde nel venire la notte, mi sentivo tale timore che il benedetto Gesù mi sor-prendesse e mi facesse cadere nello stato delle mie solite sofferenze, che tremavo e piangevo, molto più che mi sentivo come se io volessi che mi liberasse, ed il benedetto Gesù è uscito da dentro il mio interno e mettendo il suo volto vicino al mio piangeva, piangeva tanto che mi sono sentito bagnato dalle sue lacrime an-che il mio volto, e singhiozzando mi ha detto: “Figlia mia, abbi pazienza, ricor-dati che su di te pesano le sorti del mondo. Ah, tu non sai che significa sta-re in questo stato di pene insieme con Me, anche mezz’ora o cinque minuti. È la mia Vita reale che si ripete sulla terra, è questa Vita Divina che soffre, che prega,che ripara in te, che trasmuta in te la mia stessa Volontà, per fare che operi in te come operava nella[162] mia Umanità,e a te ti pare poco?”
E facendo silenzio seguitava a piangere. Io mi sentivo schiantare il cuore nel veder piangere Gesù e comprendevo che piangeva per me, per darmi la grazia che la sua Volontà abbia i suoi pieni diritti su di me, che integra mantenga la sua Vita nell’anima mia e che la mia volontà mai abbia vita, sicché le sue lacrime erano per mettere in salvo la sua Volontà nell’anima mia poverella. Piangeva per i sacerdoti, per dar loro la sua grazia che comprendessero le sue opere, affinché si prestassero anche loro a compiere la sua Volontà. [163]
7 Febbraio 1926
L’amore è possedere ciò che si ama. “Il giro” in tutta la Creazione, dando il contraccambio
d’amore a Dio in ogni cosa. L’intenzione di Dio è di rendere l’uomo come un altro Sé stesso,
a sua somiglianza, dandogli il possesso effettivo di tutto (Vuole farlo diventare re insieme a Lui)
Stavo secondo il mio solito, fondendomi nel santo Volere Divino e, prendendo l’eterno “Ti amo” del mio dolce Gesù e facendolo mio, giravo per tutta la Crea-zione per imprimerlo sopra ogni cosa, affinché tutto e tutti avessero una sola nota, un solo suono, una sola armonia: “Ti amo, ti amo, ti amo”, per me, per tutti, ver-so il mio Creatore che tanto mi ha amato.
Ora, mentre ciò facevo, il mio amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno e, stringendomi al suo Cuore, tutto tenerezza mi ha detto:
“Figlia mia, comeè bello il «Ti amo» di chi vive nella mia Volontà! Sento l’eco del mio insieme al suo su tutte le cose create, perciò sento il ricambio dell’amore della creatura per tutto ciò che ho fatto. E poi, amare significa[164] possedere ciò che si ama o voler possedere la cosa amata. Sicché tu ami la Creazione tutta perché è mia, ed Io te la faccio amare perché voglio farla tua. Il tuo ripetuto «Ti amo» per Me sopra ogni cosa creata, è la via e il diritto del possesso, per possederla. La Creazione tutta [e tutte le cose], nel sentirsi amate, riconoscono la loro padrona; perciò fanno festa al sentirsi ripetere su di loro il tuo «Ti amo». L’amore fa riconoscere ciò che è suo, e si donano solo [a coloro] dai quali sono amate, e la mia Volontà regnante nell’anima è la conferma che ciò che è mio è suo. Ora, quando una cosa è insieme tra due persone33 , ci vuole sommo accordo, l’una non può fare senza dell’altra, ed ecco la necessità della loro inseparabile unione, delle comunicazioni continue sul da farsi di ciò che posseggono. La mia Volontà regnante nell’anima,oh,come la eleva sopra tutto, e[165] amando con l’amo-re di un Dio, sa amare tutte le cose col suo stesso amore e viene costituita possessora e regina di tutto il creato.
Figlia mia, in questo stato felice creai l’uomo; la mia Volontà doveva supplire a tutto ciò che mancava in lui ed elevarlo alla somiglianza del suo Creatore. Ed è proprio questa la mia mira su di te, farti ritornare all’origine come creammo l’uomo. Perciò non voglio divisione tra Me e te, né che ciò che è mio non sia tuo; ma per darti i diritti voglio che riconosca ciò che è mio, affinché amando tutto e scorrendo su tutte le cose il tuo «Ti amo», tutta la Creazione ti riconosca;[tutte le cose]sentiranno in te l’eco del principio del-la creazione dell’uomo e,felicitandosi,ambiranno di farsi possedere da te.
Io farò per te come un re che [è]disprezzato dai suoi popoli, offeso, dimenticato; questi[166] popoli non sono più sotto il regime delle leggi del re e, se qualche legge osservano, è [per] la forza che s’impone su di loro, non [per]l’amore, sicché il povero re è costretto a vivere nella sua reggia isolato, senza l’amore, la sudditanza e il soggiogamento dei popoli alla sua volontà. Ma fra tanti, lui avverte che uno solo si mantiene integro nel farsi sog-giogare in tutto e per tutto dalla volontà del re, anzi ripara, piange per le volontà ribelli di tutto il popolo e vorrebbe rifare il re, facendosi atto per ciascuna creatura, affinché trovasse in lui tutto ciò che dovrebbe trovare in tutto il resto del popolo. Il re sente di amare costui, lo tiene sempre d’occhio per vedere se è costante, e non per un giorno, ma per un periodo di vita, perché la sola costanza è quella su cui il re può fare affidamento ed essere sicuro di ciò che vuol fare della creatura. Il[167] sacrificarsi, il fare bene un giorno, è cosa facile per la creatura, ma il sacrificarsi e il far bene tutta la vita, oh, come è difficile! E se ciò avviene, è una virtù divina operante nella creatura. Onde il re, quando si sente sicuro di costui, lo chiama a sé nella sua reggia, dona a lui tutto ciò che dovrebbe dare a tutto il popolo e, met-tendo da parte gli altri, fa uscire da costui la nuova generazione del suo po-polo eletto, il quale non avrà altra ambizione che vivere della sola volontà del re, tutti soggiogati a lui, come tanti parti delle sue viscere.
Non ti sembra, figlia mia, che proprio questo sto facendo per te? Quel continuo chiamarti nella mia Volontà, affinché non la tua viva in te, ma la Mia, quel volere da te che su tutte le cose create e dal primo fino all’ultimo uomo che verrà, [Io]trovi la nota del tuo «Ti amo», della tua adorazione al tuo Creatore, della tua riparazione per ciascuna offesa, non[168] dice a chia-re note che voglio tutto per darti tutto e che, elevandoti su tutto, voglio che ritorni in te la mia Volontà integra, bella, trionfante, come uscì da Noi nel principio della Creazione? La mia Volontà fu l’atto primo della creatura, la creatura ebbe il suo atto primo nella mia Volontà, e perciò [la mia Volontà]vuol fare il suo corso di vita in essa. Sebbene fu soffocata al principio del suo nascere nella creatura, non restò però estinta e perciò aspetta il suo campo di vita in essa. Non vuoi tu essere il suo primo campicello?
Perciòsii attenta; quando vuoi qualche cosa non farla mai da te, ma pregami che la faccia la mia Volontà in te, perché la stessa cosa, se la fai tu, suona male, sa di umano; invece, se la fa la mia Volontà, suona bene, armonizza col Cielo, è sostenuta da una grazia e potenza divina, è il Crea-tore che opera nella creatura [e] il suo profumo divino,[169] elevandosi da per tutto, abbraccia tutti con un solo amplesso, in modo che tutti sentono il bene dell’operato del Creatore nella creatura.”
11 Febbraio 1926
Grande timore di Luisa di fare la propria volontà. Quale rovina causò il peccato di Adamo per sé
e per tutti, come un tarlo alla radice dell’albero dell’umanità. Così Gesù forma in Luisa l’albero
della D. Volontà. Differenza tra chi fa regnare in sé la D. Volontà e chi vive della propria volontà
Stavo pensando tra me: “Perché tanto timore in me, tanto da sentirmi man-care la vita, se, mai sia, non facessi in tutto e per tutto la SS. Volontà di Dio?Il solo pensiero mi distrugge; che sarà se giungessi a sottrarmi anche per un istante solo dalla Volontà Suprema e adorabile del mio Creatore?”
Ora, mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno e prendendo le mie mani fra le sue le ha baciato con un amore indicibile, poi se le ha stretto al suo petto forte, forte, e tutto tenerezza mi ha detto:
“Figlia[170] mia, come è bella la mia Volontà operante nelle tue mani! I tuoi moti sono ferite per Me, ma ferite divine, perché escono dal fondo della mia Volontà dominante, operante e trionfante in te, sicché mi sento ferito come da un altro Me stesso.
Con giusta ragione temi: se un solo istante uscissi dalla Volontà Supre-ma, oh, come scenderesti nel basso, ti ridurresti quasi dallo stato di Adamo innocente allo stato di Adamo colpevole, e siccome Adamo era stato creato come capo di tutte le generazioni, la sua volontà sottratta dal suo Creatore formò il tarlo nella radice dell’albero di tutte le generazioni. Perciò tutti sentono le rovine che formò il tarlo della volontà umana fin dal principio della creazione dell’uomo. Ogni atto di volontà umana non connessa con Quella di Dio forma un abisso di distanza[171] tra il Creatore e la creatura, quindi, distanza di santità, di bellezza, di nobiltà, di luce, di scienza, ecc. Onde Adamo, col sottrarsi dalla Divina Volontà, non fece altro che mettersi a distanza dal suo Creatore. Questa distanza lo debilitò, lo impoverì, lo squilibrò tutto, e portò lo squilibrio a tutte le generazioni, perché quando il male è nella radice, tutto l’albero è costretto a sentire gli effetti maligni, gli umori cattivi che ci sono nella radice.
Onde, figlia mia, avendo chiamato te come prima e capo della missione della mia Volontà, questa mia Volontà deve gettare in te l’equilibrio tra te ed il Creatore e quindi togliere la distanza che c’è tra la volontà umana e la Divina, per poter formare in te la radice dell’albero senza umori cattivi, fa-cendo scorrere solo l’umore vitale della mia Volontà, affinché[172] l’albero non resti pregiudicato nella vegetazione, nello sviluppo e nella preziosità dei suoi frutti. Ora, se tu volessi fare un atto di tua volontà non connessa con la Mia, verresti a formare il tarlo alla missione che ti ho affidato e come un secondo Adamo mi rovineresti la radice dell’albero della mia Volontà che voglio formare in te, e pregiudicheresti tutti coloro che vorranno innestarsi a quest’albero, perché non troverebbero tutta la pienezza della mia Volontà in chi ne ha avuto il principio.
Perciò sono Io che ti getto questo timore nell’anima tua, affinché la mia Volontà sia sempre dominante in te, e tutte le manifestazioni che ti ho fatto siano sempre in vegetazione, per formare radice, tronco, rami, fiori e frutti divini, senza l’ombra della tua[173] volontà umana. Così ritorneresti alla tua origine nel seno del tuo Creatore, tutta bella, cresciuta e formata con la pie-nezza della Volontà Suprema, e la Divinità, soddisfatta in te dell’opera della creazione dell’uomo, farebbe uscire da te e dalla missione a te affidata il suo popolo eletto del «Fiat Voluntas tua, come in Cielo così in terra». Perciò sii attenta, figlia mia, e non voler rovinarmi l’opera della mia Volontà in te. La amo tanto e mi costa tanto, che userò tutte le mie gelosie infinite; starò Io stesso a guardia della mia Volontà, affinché la tua mai abbia vita.”
Io sono rimasta sorpresa e comprendevo con tal chiarezza che significa un atto di volontà umana a confronto di un atto di Volontà Divina, e come l’anima, col fare la sua, perde la fisionomia del suo Creatore e, spogliandosi della bellezza con cui fu creata, si veste[174] di miseri cenci, si trascina a stento nel bene, acquista la so-miglianza diabolica, si nutre di cibi sporchi. Mio Gesù, dacci grazia a tutti di mai fare la propria volontà, la quale è richiamare a vita tutte le passioni. Onde,quasi tremante, cercavo d’inabissarmi più dentro nella Suprema Volontà e chiamavo la mia Mamma Celeste in mio aiuto, affinché insieme con me, a nome di tutti, potes-simo adorare la Volontà Suprema per tutte le volontà umane opposte ad Essa.
Ora, mentre ciò facevo, il Cielo si è aperto e il mio Gesù è uscito da dentro il mio interno, tutto in festa, e mi ha detto: “Figlia del mio Volere, tu devi sapere che quando regna la mia Volontà nell’anima, integra tutto ciò che fa e lo svolgimento della vita della mia eterna Volontà in essa. Sicché non[175] sei stata tu che hai chiamato la mia Divina Mamma, ma la mia stessa Volontà che l’ha chiamata, e sentendosi chiamare da una Volontà Divina, che è sta-ta sempre integra e trionfante in Lei, ha avvertito subito che una della fami-glia celeste la chiamava sulla terra, e ha detto a tutto il Cielo: «Andiamo, andiamo, è una della famiglia nostra che ci chiama a compiere i doveri della famiglia a cui apparteniamo». Ed ecco, guardali tutti attorno a noi, la Vergine, i santi, gli angeli, per fare il tuo atto di adorazione che vuoi fare, e la Divinità per riceverlo. La mia Volontà ha tale potenza, che racchiude tutto e fa fare a tutti la stessa cosa, come se fosse un atto solo.
Perciò, [vedi]la gran differenza che passa tra chi fa regnare la mia Vo-lontà in sé e tra chi vive del proprioio. Nella prima c’è[176] una Volontà Divina che prega, che opera, che pensa, che guarda, che soffre. Ad ogni suo moto muove Cielo e terra e concatena tutto insieme, in modo che tutti sen-tono la potenza della Divina Volontà operante nella creatura, scorgono in essa la nobiltà, la somiglianza, la figliolanza dal loro Creatore, e come figlia della famiglia celeste tutti la proteggono, la assistono, la difendono e la sospirano insieme con loro nella Patria Celeste. Tutto al contrario[è]per chi vive della propria volontà: essa è la chiave dell’inferno, delle miserie, del-l’incostanza; dove essa apre, non sa aprire altro che dove c’è il male, e se qualche bene pare che fa, è apparente, perché dentro c’è il tarlo del proprio volere che rode tutto. Perciò, ancorché ti costasse la vita, non uscire mai, mai dalla mia Volontà.” [177]
18 Febbraio 1926
La Divina Volontà contiene beatitudini, gioie e felicità interminabili,
che non ha rivelato ancora, perché mancano le disposizioni nelle creature.
La volontà umana impedisce queste manifestazioni e respinge queste beatitudini
Mi sentivo oppressa per tanti pensieri che giravano nella mente, con la giunta della privazione del mio dolce Gesù, e mentre lottavo tra la speranza che non mi avrebbe lasciata a lungo senza di Lui e il timore di non più vederlo, il mio amabile Gesù mi ha sorpreso e mi ha riempita tutta di Se stesso, in modo che non più vedevo me, ma solo Gesù, il quale formava intorno a Sé un mare immenso di tante fiammelle, e queste erano tutte verità che si riferivano alla Divinità e al suo amabile Volere. Onde io avrei voluto prendere tutte quelle fiammelle per cono-scere Colui che è tutto per me e farlo conoscere da tutti, macché,[178] dove non trovavo i vocaboli umani per esprimerle, dove la piccolezza della mia mente per contenerle, dove l’infinito che non mi era dato di abbracciare, dove l’immenso in cui io restavo dispersa…
Di tutto comprendevo qualche cosa, ma ahimè, il linguaggio celeste è molto differente dal linguaggio terrestre; quindi non trovavo le parole adatte per farmi capire, molto più che stando con Gesù io ho lo stesso linguaggio di Gesù, ci comprendiamo a meraviglia tutti e due; ma ritirato Gesù e trovandomi in me stessa, sento un tale cambiamento, che a stento posso dire qualche cosa, e forse mezzo storpiata e balbettando, come una piccola bambina.
Onde, mentre nuotavo in quel mare di fiammelle, il mio amato Gesù mi ha detto: “La mia piccola neonata del mio[179] Volere Supremo è giusto che prenda parte alle beatitudini, gioie e felicità di Colei che l’ha messa alla luce. Tutte queste fiammelle che tu vedi nel mare interminabile della mia Volontà, sono simbolo delle beatitudini,gioie e felicità segrete che Essa con-tiene. Dico segrete, perché non avendo manifestato ancora la pienezza della conoscenza che il Volere Eterno contiene, né [essendoci]disposizioni conve-nienti nelle creature per manifestarle, tutte queste beatitudini stanno «ad intra» nella Divinità, aspettando di [farle]uscire fuori per chi doveva nasce-re, vivere e far vita nel nostro Volere senza interruzione alcuna, perché es-sendo una la sua volontà con la Nostra, tutte le porte divine sono aperte ed i nostri più intimi segreti svelati, [e]le gioie e le beatitudini si rendono co-muni, per quanto a creatura è possibile ed [è] capace. Sicché[180] vedi, figlia mia, ogni manifestazione che ti faccio sulla mia Volontà, è una beatitudine che si sprigiona dal seno della Divinità, la quale non solo felicita te e ti dispone maggiormente a vivere nel mio Volere, ma a prepararti a darti altre nuove conoscenze, [e]non solo, ma tutto il Cielo resta inondato di quella nuova beatitudine che è uscita dal nostro seno. Oh, come te ne sono grati e pregano che Io continui le manifestazioni sulla mia Volontà! Queste beati-tudini furono chiuse in Noi dalla volontà umana e ogni atto di volontà uma-na è una serratura a queste beatitudini celesti, non solo nel tempo, ma an-che nell’Eternità, perché ogni atto della mia Volontà fatto in terra getta nel-l’anima il germe di quella beatitudine che dovrà godere nel Cielo; senza il germe è inutile sperare la pianta. Perciò sempre più addentro ti voglio[181] nel mio Volere.”
21 Febbraio 1926
Nove mesi dopo essere stato concesso a Luisa di “concepire” in sé tutte le creature
(Cfr. Vol. 17°, 1-5-1925), Gesù le annuncia che può dare alla luce molti figli della Divina Volontà.
Essendo lei “la piccola Neonata della Divina Volontà”, può dare alla luce tanti di questi neonati.
In lei c’è il germe della Fecondità e ogni conoscenza che Gesù le ha dato può generare un figlio.
Gli atti continui nel Divin Volere, poi, sono il nutrimento necessario per formare e partorire
questi figli. Ogni atto fatto nella Divina Volontà è come nuova acqua che accresce
il suo mare sconfinato nell’anima, dal quale essa non può uscire
Mi sentivo tutta immersa nel santo Volere Divino. Un’aria celeste e divina mi circondava, ed una luce inaccessibile mi faceva presenti, come in atto, tutti gli atti del Volere Supremo, i quali, trovando in me lo stesso Volere, mi davano il loro bacio e il loro amore, ed io ridavo loro il mio bacio ed imprimevo il mio “Ti amo”in ogni atto dell’Eterno Volere. Mi sembrava che tutti volevano essere riconosciuti da me, per avere il mio ricambio, l’accordo perfetto e [lo] scambievole possesso.
Ora, mentre mi trovavo in questo stato, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e con le sue mani divine mi legava in quella luce, in modo che nulla più vedevo[182] che Gesù, la sua Volontà e tutto ciò che Essa faceva. Come mi sentivo felice, quante gioie inesprimibili provavo! Gesù stesso era tutto in festa e provava tale contento nel vedermi tutta per il suo Volere e nel suo Volere, che sembrava che dimenticasse tutto per occuparsi solo della sua Volontà, affinché fosse completa in me e, trionfando di tutto, potesse avere lo scopo per cui tutte le cose furono create. Onde dopo mi ha detto: “Figlia mia, piccola neonata della mia Volontà, tu devi sapere che chi è nato nella mia Volontà può essere anche madre, col dare alla luce molti figli al mio Supremo Volere. Per essere madre è necessario avere materia sufficiente nell’interno, per poter formare col suo sangue, con la sua carne e con gli alimenti continui il parto che si vuol dare alla luce. Se non c’è il germe e materia sufficiente,[183] è inutile sperare di essere madre. Ora, in te, essendo nata nel mio Volere, c’è il germe della fecondità, come pure c’è [la] materia sufficientissima di tutte le manifestazioni che ti ho fatto sul mio Volere.Ogni conoscenza che ti ho dato, si può dire che può dare un figlio alla luce della mia Volontà. I tuoi atti continui nel mio Volere sono alimenti abbondanti per formare prima in te questi figli del Cielo, e poi [farli] uscire fuori come trionfo, onore, gloria e corona della mia Volontà, e perennegioia della madre cheli ha partorito. Vedi dunque che significa una manifestazione di più: è un parto di più che fa la mia Volontà, è una Vita Divina che esce a bene delle creature, è un de-bilitare le forze dell’umana volontà per costituirvi la fortezza della Volontà Divina. Come devi, dunque, stare attenta a non sperdere[184] nulla, anche delle più piccole manifestazioni che ti faccio, perché verresti a togliermi l’onore d’avere un figlio di più, che può narrare a tutti un bene di più sulla mia Volontà per darlo alle creature, onde poterla amare di più e farsi sog-giogare dalla potenza del mio Supremo Volere.”
Onde, non so come, mi sentivo il solito timore, che potessi uscire menoma-mente dalla SS. Volontà, ed il mio sempre amabile Gesù è ritornato di nuovo e tutto amore mi ha detto:
“Figlia mia, perché temi? Senti, quando tu ti affanni e ti affliggi per pau-ra di uscire dal mio Volere, Io me la rido e te ne faccio una burla, perché so che è tanta l’acqua del mare della mia Volontà che ti circonda, che non troveresti i confini per uscirne; dovunque volessi volgere il passo, a destra o a sinistra, avanti[185] o dietro, cammineresti, sì, ma sempre nell’acqua del mare della mia Volontà, e quest’acqua l’hai formato tu stessa coi tanti atti che hai fatto in Essa, perché essendo la mia Volontà interminabile, facendo i tuoi atti in Essa, venivi aformare intorno a te un mare da cui non puoi uscire. Sicché ogni atto che fai viene a formare nuova acqua per allargare maggiormente il mare della Suprema Volontà dentro e fuori di te. I tuoi stessi timori di uscire dall’origine donde sei nata, sono ondate che formi, che agitandoti ti sprofondano di più nell’abisso del mare del mio Volere.
Perciò Io non ti faccio nessun rimprovero, perché so dove stai e come stai, e piuttosto chiamo la tua attenzione a vivere in pace nel mio Volere, oppure ti faccio una sorpresa col dirti[186] altre cose più sorprendenti sul-l’Eterno Volere, in modo che, sorpresa, dimentichi tutto, anche i tuoi timori, e con pace navighi il mare della mia Volontà, ed Io, Divin Nocchiere, mi diletto a guidare colei che vive ed è tutta per il nostro Supremo Volere.”
Sia tutto a gloria di Dio e a confusione mia,che sono la più misera delle creature.
Deo Gratias
Note
- Cioè, nel creare l’uomo non soltanto attuò la Divina Volontà (come negli altri esseri), ma le Divine Persone infusero nell’uomo qualcosa che è proprio di Dio: essere libero nell’agire, a Sua immagine (è la differenza tra fare un’opera d’arte e generare un figlio), e agire in modo divino, in virtù della Divina Volontà, quindi a somiglianza di Dio.. ↩
- “Tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio” (1 Cor 3,22-23). ↩
- Luisa dice “impavida” (ardita, coraggiosa), volendo dire “immobile, senza potersi muovere”. ↩
- Cioè, ridurla. ↩
- Luisa dice“indissolubile”. ↩
- Cioè, possiede. ↩
- Cioè, poco alla volta. ↩
- “Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete (…) Mio cibo è fare la Volontà di Colui che Mi ha mandato e compiere la Sua opera” (Gv 4,32-34). ↩
- Luisa dice: “che non ha ascenzioni di atti”. ↩
- Per questo, la creatura che vive nella Divina Volontà può dire (come Gesù e Maria) le parole della Sapienza: “Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d’allora (…) Quando Egli fissava i cieli,io ero là; quando tracciava un cerchio sull’abisso; quando con- densava le nubi in alto; quando fissava le sorgenti dell’abisso; quando stabiliva al mare i suoi limiti…, quando disponeva le fondamenta della terra, allora io ero con Lui come architetto, mi rallegravo davanti a Lui in ogni istante, mi ricreavo sul globo terrestre…” (Proverbi, 8,22-31). ↩
- Ai nostri occhi il sole sembra esserci nell’atmosfera. Luisa si esprime come può. ↩
- Luisa dice: “somministra a chi lo sviluppo, a chi…” ↩
- “In ogni matrimonio”: è sfuggita a Luisa questa parola? Che ogni Matrimonio possa e deva essere santo, non significa che di fatto lo sia o che ce ne siano tanti. ↩
- Il nome attuale è “Unzione degli infermi”, senza con questo dimenticare la sua funzione propria, come qui è descritta. ↩
- Cioè, riordinamento, sistemazione. ↩
- Cioè, “i semi”, “le cose allo stato embrionale”. ↩
- “Superiore a ogni creatura vivente è Adamo” (Sir 49,16). “Essa (la Sapienza) protesse il padre del mondo, formato per primo da Dio, quando fu creato solo; poi lo liberò dalla sua caduta e gli diede la forza per dominare su tutte le cose” (Sap 10,1-2). ↩
- Le ripetute affermazioni di Luisa sui “quattromila anni” da Adamo a Cristo non possono essere proprie della sua cultura poverissima, anche se nel suo tempo era ancora un dato pacifico nella Chiesa. Nostro Signore insiste sulla vera cronologia della Storia, quando tanti oggi nella Chiesa non credono più alla realtà storica di Adamo ed Eva, e tanti sapientoni hanno relegato la storicità dei primi undici capitoli del Genesi (e non solo) alla categoria di racconti popolari appartenenti a qualche “genere letterario” (quindi, privi di valore storico); quando tanti nella Chiesa di oggi hanno “demitologizzato” la Sacra Scrittura, dando fede invece alle varie mitologie pseudo-scientifiche ↩
- Il testo dice: “…quel fiat respinto, che avea causata tanta rovina”. ↩
- Luisa vuol dire “nel firmamento”, come si vede dalla terra. ↩
- Questa è tutta la realtà della “Comunione dei Santi” (Gv 17,21; Ef 4,3-6). ↩
- Cfr. 12 Novembre 1925 e nota 18. ↩
- Sarebbe del tutto sbagliato intendere questa realtà spirituale e di Grazia come un millenarismo. ↩
- Queste parole sono fondamentali per comprendere a quali condizioni l’anima può vivere nella Divina Volontà. ↩
- Cioè, una banconota. ↩
- Luisa dice “per farlo prendere radice”. ↩
- Cioè, per farlo diventare sostanza di pane. ↩
- Luisa dice: “imbandisce per chiamare il pubblico”. ↩
- Cioè, rappresentazione. ↩
- Ci troviamo a questo punto quasi alla fine del 18° Volume, quindi al centro dei 36 Volumi sulla Divina Volontà. Notiamo che fu allora quando la Chiesa stabilì la festa di CRISTO RE (enciclica “Quas primas”, di Papa Pio XI, del 11.12.1925). Finalmente, dopo tanti preparativi, Gesù aveva sulla terra la prima creatura della stirpe comune degli uomini, nati nel peccato originale, nella quale aveva pienamente realizzato il suo Regno; eppure nel mondo, il Regno della sua Volontà stava per scontrarsi col regno rivale, del volere umano, nella guerra più accannita e decisiva. ↩
- Adamo, e in lui la sua discendenza,sono quel “figliol prodigo”,che se ne andò dalla Casa paterna. ↩
- Espressione di Luisa per dire “al contrario, invece”. ↩
- Luisa vuol dire: quando una cosa appartiene allo stesso tempo a due persone. ↩
