Libro di Cielo – Volume 6
SESTOVOLUME
Luisa Piccarreta,
la Piccola Figlia della Divina Volontà
“… Il titolo che darai al libro che stamperai
sulla mia Volontà sarà questo:
IL REGNO DELLA MIA DIVINA VOLONTÀ
IN MEZZO ALLE CREATURE
LIBRO DI CIELO
IL RICHIAMO DELLA CREATURA
NELL’ORDINE, AL SUO POSTO
E NELLO SCOPO PER CUI FU CREATA DA DIO
(27 Agosto 1926)
(Dal 1° Novembre 1903 al 16 Gennaio 1906)
Responsabile di questa copia, delle correzioni,
dei titoli ai capitoli e delle note:
D. Pablo Martín
N.B.: I titoli dei capitoli qui aggiunti non sono di Luisa, ma vorrebbero
essere un brevissimo riassunto di ognuno. Le correzioni non sono
indicate in questa copia. Il numero delle pagine dell’originale autografo
di Luisa è indicato in rosso tra parentesi quadre [n]. [1] I.M.I.
1° Novembre 1903
Soltanto il fuoco dell’Amore Divino fa correre e volare l’anima verso Dio
Continuando il mio solito stato, mi sono trovata fuori di me stessa e mi vedevo come un piccolo vaporetto1; io mi sono tutta meravigliata nel vedermi ridotta in quella forma. Onde, in questo mentre, è venuto il mio adorabile Gesù e mi ha detto:
“Figlia mia, la vita dell’uomo è come il vapore, e così come al vapore solo il fuoco lo fa camminare e nella misura che il fuoco è vivo e molto corre più veloce, e se è poco cammina a lento passo e se è spento resta fermo, così l’anima, se il fuoco dell’amor di Dio è molto, si può dire che vola sopra tutte le cose della terra e che sempre corre e vola al suo centro che è Dio; se poi è poco, si può dire che cammina stentatamente, strisciando ed infangandosi di tutto ciò che è terra; se poi è spento, resta ferma, senza vita di Dio in sé, come morta a tutto ciò che è divino. Figlia mia, quando l’anima non fa tutte le sue azioni per[2] altro fine che per solo quello di amarmi e nessun’altra ricompensa del suo operato vuole che il mio solo amore, cammina sempre di giorno, mai per lei è notte, anzi cammina nello stesso sole, che quasi vapore la circonda per farla camminare in sé, facendole godere tutta la pienezza della luce; non solo, ma le sue stesse azioni le servono di luce per il suo cammino e le accrescono sempre nuova luce.” Fiat I.M.I.
8 Novembre 1903
Pregare per il prossimo, perché appartiene a Dio
Trovandomi nel solito mio stato, stavo pregando per certi bisogni del prossimo e il benedetto Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Per quale fine preghi per queste persone?”
Ed io: “Signore, e Tu per quale fine ci amasti?”
E Lui: “Vi amo perché siete cosa mia stessa, e quando l’oggetto è proprio, [ci] si sente costretti e come una necessità ad amarlo”.
Ed io: “Signore, sto pregando per queste persone perché sono cosa tua, altrimenti non mi sarei interessata”.
E Lui, mettendomi la mano alla[3] fronte, quasi premendola, ha soggiunto: “Ah, così è, perché cosa mia? Così va bene l’amore del prossimo”.
10 Novembre 1903
Il vero amore è dimenticare sé stesso per vivere per la persona amata;
e chi tutto dimentica, tutto trova
Continuando nel mio solito stato, quando appena ho visto il benedetto Gesù mi diceva: “Figlia mia, il vero amore dimentica se stesso e vive [dedicato] agli interessi, alle pene e a tutto ciò che appartiene alla persona amata”.
Ed io: “Signore, come si può dimenticare se stessi mentre ci sentiamo tanto? Non è che sia una cosa da noi lontana, oppure divisa, che facilmente si possa dimenticare”.
E di nuovo ha soggiunto che in quello sta2 il sacrificio del vero amore, che mentre ha se stesso deve vivere [dedicato] a tutto ciò che appartiene alla persona amata, anzi, se si ricorda di se stesso, questo ricordo deve servire ad industriarsi maggiormente per potersi consumare per l’oggetto amato, e l’Amato, se vede che l’anima si dà tutta per Lui, la saprà bene ricompensare, dandole[4] tutto Se stesso e facendole vivere la sua vita divina; sicché chi tutto dimentica, tutto trova.
Oltre a ciò, è necessario vedere la differenza che passa tra ciò che si dimentica e ciò che si trova: si dimentica il brutto e si trova il bello, si dimentica la natura e si trova la grazia, si dimenticano le passioni e si trovano le virtù, si dimentica la povertà e si trova la ricchezza, si dimentica la stoltezza e si trova la sapienza, si dimentica il mondo e si trova il Cielo.
16 Novembre 1903
L’amore più puro e perfetto è frutto del rinnegare sé stesso e del sacrificio
Questa mattina, trovandomi fuori di me stessa, mi son trovata col Bambino Gesù in braccio, e una vergine mi ha distesa in terra per farmi soffrire la croci-fissione, non con chiodi, ma col fuoco, mettendomi un carbone di fuoco alle mani e ai piedi, e il benedetto Gesù, che mi assisteva mentre soffrivo, mi diceva: “Figlia mia, non c’è sacrificio senza rinnegamento di se stesso, e il sacrificio e il[5] rinnegamento di sé fa nascere l’amore più puro e perfetto, ed essendo il sacrificio sacro, avviene che mi consacra l’anima come degno mio santuario per farvi la mia perpetua dimora. Onde fa’ che il sacrificio lavori in te per renderti sacra l’anima e il corpo, per poter essere in te tutto sacro e con-sacrarmi tutto a Me.”
19 Novembre 1903
Partecipando al patire di Gesù, si partecipa alle qualità, agli onori e agli uffici di Gesù
Continuando il mio solito stato, ho visto nel mio interno il benedetto Gesù, ed una luce nel mio intelletto che diceva: “Mentre si è niente si può essere tutto; ma in che modo? Si diventa tutto col patire. Il patire fa diventare l’anima pontefice, sacerdote, re, principe, ministro, giudice, avvocato, riparatore, protettore, difensore. E siccome il vero patire è quel patire voluto da Dio in noi e l’anima s’acquieta in tutto al Volere suo, questo acquietamento, unito al patire, fa che l’anima imperi sulla giustizia, sulla misericordia di Dio, sugli uomini e su tutte le cose.[6] Ora, siccome il patire diede a Cristo tutte le più belle qualità e tutti gli onori e uffici che umana natura possa con-tenere, così l’anima, partecipando al patire di Cristo, partecipa alle qualità, agli onori e agli uffici di Cristo, che è il Tutto.”
23 Novembre 1903
C’è un patire che è per amore e rende partecipi della Passione di Gesù,
e un altro che è per castigo e per richiamare alla conversione
Nel mio interno mi sentivo impressionata per ciò che avevo scritto di sopra, come se non fosse secondo la verità, onde, appena ho visto il benedetto Gesù, ho detto: “Signore, non va [bene] quello che ho scritto, come ci può essere tutto questo col solo patire?”
E Lui: “Figlia mia, non ti meravigliare, perché non c’è bellezza che sia uguale al patire per il solo amore di Dio. Da Me partono continuamente due saette: una dal mio Cuore, che è di amore e ferisce tutti quelli che stanno nel mio grembo, cioè che stanno nella mia grazia. Questa saetta impiaga, mortifica, sana, affligge, attira, rivela, consola e continua la mia Passione[7] e Redenzione in quelli che stanno nel mio grembo; l’altra parte dal mio trono e l’affido agli angeli, i quali, come miei ministri, fanno scorrere questa saetta sopra qualunque specie di persone, castigandole ed eccitando tutte alla conversione”.
Ora, mentre ciò diceva mi ha partecipato le sue pene, dicendomi: “Ecco anche in te la continuazione della mia Redenzione.”
24 Novembre 1903
Ogni parola di Gesù è un anello di Grazia per incatenare la creatura;
se questa corrisponde si forma una catena
Continuando il mio solito stato, appena ho visto il benedetto Gesù nel mio interno e, come se volesse seguitare a togliermi i dubbi, mi ha detto:
“Figlia, Io sono la verità stessa e mai può uscire da Me la falsità, al più qualche cosa che l’uomo non comprende, e questo lo faccio per far vedere che, se non si comprende bene la parola, come si può comprendere in tutto il Creatore? Ma l’anima deve corrispondere col mettere in pratica la mia parola, che ogni parola è [come]tanti anelli di grazia che escono da Me, per farne dono alla[8] creatura, e se corrisponde, incatena questi anelli agli altri già acquistati; se poi no, li rimanda indietro al suo Creatore. Non solo suc-cede questo, ma allora Ioparlo quando vedo la capacità della creatura che può ricevere quel dono e, corrispondendomi, non solo acquista tanti anelli di grazia, ma acquista pure tanti anelli di sapienza divina, e se li vedo incatenati con la corrispondenza, mi dispongo a darle altri doni; se poi vedo i miei doni rimandati indietro, mi ritiro facendo silenzio.”
3 Dicembre 1903
Le azioni umane e lo stesso patire valgono per quanto sono frutto della Divina Volontà
Continuando il mio solito stato, per poco è venuto il mio benedetto Gesù e mi ha detto: “Figlia mia, qualunque azione umana che non ha alcun nesso con la Volontà Divina, mette Dio fuori dalla sua creazione. Anche lo stesso patire, per quanto santo, nobile e prezioso fosse ai miei occhi, se non è parto della mia Volontà,[9] anziché piacermi m’indegna e mi è disgustoso”.
O potenza della Volontà Divina, quanto sei santa, adorabile ed amabile! Con Te siamo tutto, ancorché niente facessimo, perché la tua Volontà è feconda e ci partorisce tutti i beni, e senza di Te siamo niente, ancorché tutto facessimo, per-ché la volontà umana è sterile e sterilisce ogni cosa.
5 Dicembre 1903
Chi non può ricevere Gesù, nel suo desiderio trova un purgatorio d’amore,
che forma una Comunione spirituale di puro amore
Non avendo potuto ricevere la Comunione questa mattina, me ne stavo tutta afflitta, ma rassegnata, e pensavo tra me che, se non fosse stato perché mi trovavo in questa posizione di stare in letto e di essere vittima, certamente l’avrei potuto ricevere, e dicevo al Signore: “Vedi, lo stato di vittima mi sottopone al sacrificio di privarmi di ricevere Te in Sacramento. Almeno accetta il sacrificio di privarmi di Te per contentare Te, come un atto più intenso d’amore per Te, che almeno il pensare che la tua stessa privazione attesta di più il[10] mio amore per Te, raddolcisce l’amarezza della tua privazione”. E mentre ciò dicevo, le lacrime mi scendevano dagli occhi.
Ma, o bontà del mio buon Gesù, appena mi sono assopita, senza farmi tanto aspettare e cercare secondo il solito, è venuto subito e, mettendomi le mani al volto, tutta mi carezzava e mi diceva: “Figlia mia, povera figlia, coraggio, la mia privazione eccita maggiormente il desiderio e in questo desiderio ecci-tato l’anima respira Dio, e Dio, sentendosi più acceso da questo eccitamen-to dell’anima, respira l’anima. In questo respirarsi a vicenda Dio e l’anima si accende maggiormente la sete dell’amore ed essendo l’amore fuoco, vi for-ma il purgatorio dell’anima; e questo purgatorio d’amore le serve non di una sola comunione al giorno, come permette la Chiesa, ma di una conti-nua comunione, come è continuo il respiro. Ma tutte comunioni di purissimo amore, solo di[11] spirito e non di corpo, ed essendo lo spirito più perfetto, ne avviene che l’amore è più intenso. Così ripago Io, non chi non vuole ricevermi, ma chi non può ricevermi, privandosi di Me per contentare Me.”
10 Dicembre 1903
Chi cerca il Signore rinasce altrettante volte in Dio: questa è la vita dei beati
Continuando il mio stato, mi sentivo un peso sull’anima mia, come se sopra di me gravitasse tutto il mondo per la privazione del benedetto Gesù, e nella mia immensa amarezza facevo quanto più potevo a cercarlo. Onde, essendo venuto mi ha detto: “Figlia mia, ogniqualvolta l’anima mi cerca riceve una tinta, un lineamento divino, ed altrettante volte rinasce in Me ed Io rinasco in lei”.
Mentre ciò diceva, stavo pensando a quello che aveva detto, quasi meraviglian-domi e dicendo: “Signore, che dici?”
E Lui ha soggiunto: “Oh, se sapessi la gloria, il gusto che sente tutto il Cielo nel ricevere questa nota dalla terra, di un’anima che cerca sempre Dio, tutta conforme alla loro [nota]! Che cosa[12] è la vita dei beati? Chi è che la forma? Questo rinascere continuamente in Dio e Dio in loro. Questo è quel detto, che Dio è sempre vecchio e sempre nuovo, né mai si prova stan-chezza, perché [loro] stanno in continuo atto 3 di nuova vita in Dio.”
17 Dicembre 1903
La SS. Vergine fece la vera adorazione quando incontrò Gesù che portava la Croce
Continuando il mio solito stato, per pochi istanti ho visto il benedetto Gesù con la croce sulle spalle, nell’atto d’incontrarsi con la sua SS. Madre, ed io gli ho detto: “Signore, che cosa fece la tua Madre in questo incontro dolorosissimo?”
E Lui: “Figlia mia, non fece altro che un atto d’adorazione profondissimo e semplicissimo e, siccome quanto più è semplice l’atto altrettanto è facile ad unirsi con Dio, Spirito semplicissimo, perciò in questo atto s’infuse in Me e continuò ciò che operavo Io stesso nel mio interno. E questo mi fu somma-mente gradito, [più] che se mi avesse fatto qualunque altra cosa più grande, perché il vero spirito[13] di adorazione in questo consiste: che la creatura sperde se stessa, si trova nell’ambiente divino e adora tutto ciò che opera Dio e a Lui si unisce. Credi tu che sia vera adorazione quella in cui la bocca adora e la mente pensa ad altro? Ossia, la mente adora e la volontà sta lontano da Me? Oppure quando una potenza mi adora e le altre stanno tutte disordinate? No, Io voglio tutto per Me e tutto ciò che le ho dato in Me, e questo è l’atto più grande di culto, d’adorazione, che la creatura può farmi.”
21 Dicembre 1903
La gloria che la Mamma Celeste riceve in Cielo, come frutto dei suoi sette dolori,
consiste in sette canali di Grazia, che Lei riversa su tutti i beati,
sulle anime purganti e sui viatori della terra
Questa mattina mi son trovata fuori di me stessa e, guardando nella volta del cielo, vedevo sette soli risplendentissimi, ma la forma era diversa dal sole che noi vediamo; incominciavano a forma di croce e andavano a finire in punta, e questa punta stava dentro un cuore. All’inizio non si vedeva bene, perché era tanta la luce di questi soli che non [14] lasciavano vedere chi vi stava dentro, ma quanto più mi avvicinavo, tanto più si distingueva che dentro stava la Regina Mamma, e nel mio interno andavo dicendo: “Quanto vorrei dirle se vuole che mi sforzi ad uscire da questo stato senza aspettare il sacerdote”.
In questo mentre mi son trovata vicino e gliel’ho detto, e mi ha risposto un no reciso. Io sono rimasta4 mortificata da questa risposta e la SS. Vergine si è rivolta ad una moltitudine di persone che le facevano corona e ha detto loro: “Sentite che vuol fare”. E tutti hanno detto: “No, no”.
Poi, avvicinandosi a me, tutta benignità mi ha detto: “Figlia mia, coraggio nella via del dolore. Vedi questi sette soli che mi escono dal cuore? Sono i miei sette dolori 5 , che mi fruttarono tanta gloria e splendore. Questi soli, frutto dei miei dolori, saettano continuamente il trono della SS. Trinità, la quale, sentendosi ferita, mi manda sette canali di grazia continuamente,[15] rendendomi padrona, ed Io li dispongo a gloria di tutto il Cielo, a sollievo delle anime purganti e a beneficio di tutti i viatori”.
Mentre ciò diceva è scomparsa ed io mi sono trovata in me stessa.
22 Dicembre 1903
Nell’Incarnazione il Verbo si unì alla Croce; perciò la Croce forma
una specie d’incarnazione di Dio nell’anima e dell’anima in Dio.
Come riparare le offese a Gesù e dargli quello che Gli deve la Creazione
Trovandomi nel solito mio stato, è venuto il mio adorabile Gesù crocifisso e, avendomi partecipato le sue pene, mentre io soffrivo, mi ha detto: “Figlia mia, nella Creazione Io diedi all’anima la mia immagine, nell’Incarnazione diedi la mia Divinità, divinizzando l’umanità. E siccome nell’atto stesso in cui s’incarnò la Divinità nell’umanità, in quel medesimo istante s’incarnò nella croce, pertanto da che fui concepito [fui] concepito unito con la croce 6 . Sicché si può dire che come la croce fu unita con Me nell’Incarnazione che feci nel seno di mia Madre, così la croce forma altrettante mie incarnazioni nel seno delle anime, e come forma la mia nelle anime, così la croce è l’incarnazione[16] dell’anima in Dio, distruggendo nell’anima tutto ciò che dà di natura e riempiendola tanto della Divinità, da formare una specie d’incarnazione: Dio nell’anima e l’anima in Dio”.
Io sono rimasta come incantata nel sentire che la croce è l’incarnazione del-l’anima in Dio, e Lui ha ripetuto: “Non dico unione, ma incarnazione, perché la croce s’intromette tanto nella natura, da far diventare la stessa natura dolore e dove c’è il dolore là c’è Dio, senza poter stare separati Dio e il dolore; e la croce, formando questa specie d’incarnazione, rende l’unione più stabile e quasi difficile la separazione di Dio dall’anima, come è difficile separare il dolore dalla natura, mentre con l’unione facilmente può avvenire la separazione. S’intende sempre che non sono vere incarnazioni, ma simi-litudini d’incarnazione”.
Detto ciò è scomparso, ma dopo poco è ritornato nell’atto della sua Passione quando fu coperto di obbrobri, di ignominie, di sputi, ed io gli ho detto: “Signore, insegnami che cosa potrei[17] fare per allontanare da Te questi obbrobri e restituirti gli onori, le lodi e le adorazioni”.
E Lui ha detto: “Figlia mia, intorno al mio trono c’è un vuoto e questo vuo-to deve essere riempito della gloria che mi deve la Creazione. Onde, chi mi vede disprezzato dalle altre creature e mi onora, non solo per sé, ma per gli altri, mi fa rinascere gli onori in questo vuoto. Quando non mi vede amato e mi ama, mi fa rinascere l’amore; quando vede che riempio le creature di benefici e non mi sono grate e neppure mi ringraziano, ed essa mi è grata, come se fossero fatti ad essa i benefici, e mi ringrazia, mi fa rinascere in questo vuoto il fiore della gratitudine e del ringraziamento, e così di tutto il resto che mi deve la Creazione e [che] con ingratitudine nera mi nega. Ora, essendo tutto questo un trabocco della carità dell’anima, che non solo mi rende quello che mi deve per sé, ma quello che trabocca da sé me lo fa per altri, essendo frutto della carità questa gloria, questi fiori che mi manda in[18] questo vuoto intorno al mio trono ricevono una tinta più bella e a Me gradita.”
24 Dicembre 1903
L’Incarnazione “tipica” di Gesù nel tempo e l’Incarnazione “mistica” di Gesù nelle anime,
fino a rinascere all’esterno. Lo stesso fa il demonio
Questa mattina, trovandomi nel solito mio stato è venuto il Bambino Gesù ed io, vedendolo piccino piccino, come se allora fosse nato, gli ho detto: “Carino mio, quale fu la causa che ti fece venire dal Cielo e nascere così piccino nel mondo?”
E Lui: “L’amore ne fu la cagione; non solo mia, ma la mia nascita nel tem-po fu lo sbocco d’amore della SS. Trinità verso le creature. In uno sbocco d’amore di mia Madre nacqui dal suo seno, e in uno sbocco d’amore rina-sco nelle anime. Ma questo sbocco viene formato dal desiderio. Non appena l’anima incomincia a desiderarmi, Io resto già concepito; quanto più s’inol-tra nel desiderio, così mi vado ingrandendo nell’anima; quando questo desi-derio riempie tutto l’interno e giunge a farne lo sbocco fuori, allora rinasco in tutto l’uomo, cioè, nella mente, nella bocca, nelle opere e nei[19] passi. All’opposto, anche il demonio fa le sue nascite nelle anime: non appena l’anima incomincia a desiderare e a volere il male, resta concepito il demo-nio con le sue opere perverse, e se questo desiderio viene nutrito, il demo-nio s’ingrandisce e riempie tutto l’interno di passioni, le più brutte e schi-fose, e giunge a farne lo sbocco fuori, dando tutto l’uomo la disfatta7 di tutti i vizi. Figlia mia, quante nascite fa il demonio in questi tristissimi tempi! Se gli uomini e i demoni avessero potere, avrebbero distrutto le mie nascite nelle anime.”
28 Dicembre 1903
La vita di ogni anima è presente e realizzata nella Santissima Umanità di Gesù,
ma ci sono anime che se ne escono e non fanno eco all’Umanità di Gesù
Dopo aver molto stentato, quando è appena venuto il mio benedetto Gesù mi ha fatto vedere molte anime umane nella sua Umanità e, mentre ciò vedevo, mi ha detto: “Figlia mia, tutte le vite umane stanno nella mia Umanità in Cielo, come dentro un chiostro, e stando dentro il mio chiostro, da Me parte il regime delle loro vite; non solo, ma[20] la mia Umanità, essendo chiostro, fa tutte le vite di ciascun’anima. Quale non è la mia gioia quando le anime rimangono in questo chiostro e l’eco che esce alla mia Umanità si combina con l’eco di ciascuna vita umana della terra? E qual è la mia amarezza quando vedo che le anime non sono contente e se ne escono? E altre restano, ma forzate e malvolentieri, non si sottopongono alle regole e al regime del mio chiostro, quindi l’eco non si combina insieme.”
6 Gennaio 1904
L’oro, l’incenso e la mirra che i Magi offrirono a Gesù rappresentano
la nostra volontà con tutte le sue opere, lo spirito di preghiera e lo spirito di sacrificio
Continuando il mio solito stato, è venuto il benedetto Bambino Gesù e dopo essersi messo fra le mie braccia, mi ha benedetto con le sue manine e mi ha detto: “Figlia mia, essendo la razza umana tutta una famiglia, quando uno fa qualche opera buona e mi offre qualche cosa, tutta l’umana famiglia par-tecipa a quell’offerta e mi è presente come se tutti me la offrissero. Come oggi, nell’offrirmi i Magi i loro doni, Io ebbi presenti nelle loro persone tutte[21] le umane generazioni e tutti parteciparono al merito della loro opera buona. La prima cosa che mi offrirono fu l’oro, ed Io, in contraccambio, diedi loro l’intelligenza e la conoscenza della verità. Ma sai tu qual è l’oro che voglio adesso dalle anime? Non l’oro materiale, no, ma l’oro spirituale, cioè, l’oro della loro volontà, l’oro degli affetti, dei desideri, dei propri gusti, l’oro di tutto l’interno dell’uomo; questo è tutto l’oro che l’anima possiede e lo voglio tutto per Me. Ora, per darmi questo all’anima riesce quasi difficile senza sacrificarsi e mortificarsi, ed ecco la mirra, che qual filo elettrico lega l’internodell’uomo e lo rende più risplendente, gli dà la tinta di variopinti colori, dando all’anima tutte le specie di bellezza. Ma questo non è tutto, ci vuole chi mantenga sempre vivi i colori, la freschezza, che quasi [come]profumo e venticello spiri dall’interno dell’anima, ci vuole chi offra e chi ottenga doni maggiori di quelli che dona,[22] come pure ci vuole ancora chi costringa a dimorare nel proprio interno Colui che riceve e Colui che dona e tenerlo in continua conversazione e in continuo commercio con lui. Onde, chi fa tutto questo? L’orazione, specie lo spirito di orazione interiore, che sa convertire non solo le opere interne in oro, ma anche le opere esterne, e questo è l’incenso.”
7 Febbraio 1904
Chi dà tutto a Gesù e fa tutto per Lui forma dalla terra una musica che Lo placa
e che distoglie le creature dal male
Essendo stata tutto il mese scorso molto sofferente, ho trascurato perciò di scri-vere e, continuando a sentirmi molto debole e sofferente, mi viene molto spesso un timore, che non è che non possa scrivere, ma che non voglia e per scusa dica che non posso; è vero che sento molta ripugnanza e devo fare molta forza per scrivere, e solo l’ubbidienza poteva vincermi. Onde, per togliere qualunque dubbio mi sono decisa a non scrivere tutto, ma solo qualche parola che ricordo, per vedere se veramente posso o non posso.
Ricordo che un giorno, sentendomi male, [Gesù] mi[23] disse: “Figlia mia, che sarà se cessa la musica nel mondo?” Ed io: “Signore, che musica può cessa-re?” Ed Egli ha soggiunto: “Diletta mia, la tua musica, perché quando l’anima soffre per Me, prega, ripara, loda, ringrazia continuamente, è una continua musica al mio udito e mi distoglie dal sentire l’iniquità della terra e quindi dal castigare come si conviene; non solo, ma è musica nelle menti umane e le distorna dal fare cose peggiori. Onde, se Io ti porto, non cesserà la mu-sica? Per Me è niente, perché non sarà altro che trasportarla dalla terra al Cielo ed invece di averla in terra la avrò nel Cielo, ma il mondo come farà?”
Ond’io stavo pensando tra me: “Questi sono i soliti pretesti per non portarmi. Ci sono tante anime buone nel mondo che tanto fanno per Dio, ed io fra tutte queste non occupo forse l’ultimo posto? Eppure dice che se mi porta cesserà la musica. Ce ne sono tante che gliela fanno migliore”.
Mentre ciò[24] pensavo, come un lampo è venuto ed ha soggiunto: “Figlia mia, questo che dici è vero, ci sono molte anime buone che molto fanno per Me, ma quanto è difficile trovare una che mi dia tutto per potermi [Io] dare tutto. Chi si ritiene un po’ d’amor proprio, chi la propria stima, chi un affet-to, fosse pure a persone anche sante, chi una piccola vanità, chi si ritiene un po’ d’attaccamento alla terra, chi all’interesse, insomma, chi una cosetta e chi un’altra, tutti ritengono qualche cosa di proprio e questo impedisce che tutto sia divino in loro. Onde, non essendo tutto divino ciò che esce da loro, non potrà la loro musica produrre quegli effetti al mio udito e alle menti umane. Quindi, il loro molto fare non potrà produrre quegli effetti, né così piacermi, come il piccolo fare di chi non ritiene niente per sé e che tutto a Me si dona.”
8 Febbraio 1904
Gesù è anche dolore. La cosa più grande, che basta per tutte, è il suo Volere;
in questo modo, l’anima vive in Gesù Cristo e per mezzo Suo, e viceversa
Ricordo che un altro giorno, continuando[25] a sentirmi sofferente, vedevo che il Confessore pregava nostro Signore che mi toccasse dove io soffrivo per farmi calmare le sofferenze, e Gesù benedetto mi ha detto: “Figlia mia, il tuo Confes-sore vuole che ti tocchi per farti alleggerire le pene, ma fra tante mie qua-lità, Io sono pure dolore 8 e, toccandoti, anziché diminuire, può crescere il dolore, perché la cosa in cui più si dilettò la mia Umanità e si diletta ancora di comunicare a chi ama fu il dolore”.
E pareva che in realtà mi toccasse e mi facesse sentire più dolore.
Ond’io ho soggiunto: “Dolce mio Bene, in quanto a me, non voglio altro che la tua SS. Volontà; io non guardo se mi dolgo, né se godo, ma il tuo Volere è tutto per me”.
E Lui ha soggiunto: “E questo Io voglio ed è la mia mira su di te, e questo mi basta e mi contenta ed è il culto più grande e più onorevole che mi può rendere la creatura e che mi deve come suo Creatore. E facendo così l’ani-ma,[26] si può dire che la sua mente vive e pensa nella mia mente; i suoi occhi, trovandosi nei miei, guardano per mezzo degli occhi miei; la sua bocca parla per mezzo della mia bocca, il suo cuore ama per mezzo del mio, le sue mani operano nelle mie stesse mani, i piedi camminano nei miei piedi ed Io posso dire: «Tu sei i miei occhi, la mia bocca, il mio cuore, le mie mani e i miei piedi». E l’anima può dire viceversa: «Gesù Cristo è i miei occhi, la mia bocca, il mio cuore, le mie mani e i miei piedi»9 . E trovandosi l’anima in questa unione, non solo di volontà, ma personale10 , morendo, niente le resta da purgare e quindi il purgatorio non la può toccare, perché il purgatorio tocca quelli che vivono fuori di Me, o in tutto o in parte.”
12 Febbraio 1904
Secondo le leggi naturali, Luisa non può vivere;
questo significa che in tutto ciò che fa è identificata ormai con l’Umanità SS. di N. Signore
Continuando il solito mio stato più sofferente, è venuto il benedetto Gesù e da tutte le parti della sua Umanità uscivano[27] tanti rivoletti di luce che si comuni-cavano in tutte le parti del mio corpo, e da questi rivoli che io ricevevo, uscivano da me altrettanti rivoli che si comunicavano all’Umanità di Nostro Signore.
In questo mentre, mi sono trovata circondata da una moltitudine di santi che guardandomi dicevano tra loro: “Se il Signore non concorre con un miracolo, non potrà più vivere, perché le mancano gli umori vitali, il corso del sangue non è più naturale, quindi, secondo le leggi naturali deve morire”, e pregavano Gesù benedetto che facesse questo miracolo, che io continuassi a vivere, e Nostro Signore ha detto loro: “La comunicazione dei rivoli, come vedete, significa che tutto ciò che essa fa, anche le cose naturali, sono identificate con la mia Umanità, e quando Io faccio giungere l’anima a questo punto, [di] tutto ciò che opera l’anima e il corpo niente va disperso, tutto rimane in Me; mentre se l’anima non è giunta ad identificarsi in tutto con la[28] mia Umanità, molte opere che fa vanno disperse. E avendola fatta giungere a questo punto, perché non posso Io portarla?”
Ora, mentre ciò dicevano, dicevo tra me: “Pare che tutti mi vadano contro, l’ubbidienza non vuole che io muoia, questi stanno a pregare il Signore che non mi porti; che cosa vogliono da me? Io non so, che quasi per forza vogliono che stia su questa terra, lontano dal mio sommo Bene”. E mi affliggevo tutta. Mentre ciò pensavo Gesù mi ha detto: “Figlia mia cara, non volerti affliggere, le cose del mondo vanno tristissime e sempre [di] più peggioreranno. Se giunge il punto che devo dar libero sfogo alla mia giustizia ti porterò e allora non ascolterò più nessuno.”
21 Febbraio 1904
Promessa di Luisa in caso di morire
Alla presenza della SS. Trinità, della Regina Madre Maria SS., dell’Angelo mio custode e di tutta la corte celeste, e per ubbidire al mio Confessore, prometto che, se il[29] Signore per sua infinita misericordia mi facesse la grazia di morire, quando mi troverò insieme col mio Sposo Celeste, di pregare ed impetrare il trionfo della Chiesa e la confusione e conversione dei suoi nemici; che nel nostro paese trionfi il partito cattolico, che la chiesa di san Cataldo si metta di nuovo in culto, che il mio Confessore sia libero dalle sue sofferenze solite, con una santa libertà di spirito e la santità di un vero apostolo di Nostro Signore e che, sempre se il Signore permette di mandarmi a lui, [io possa venire] almeno una volta al mese, per conferire le cose celesti e le cose appartenenti al bene dell’anima sua. Tanto prometto, quanto è da parte mia e lo giuro. Deo Gratias.
22 Febbraio 1904
Il valore di Luisa come vittima universale
Questa mattina, trovandomi nel solito mio[30] stato, quando appena ho visto il benedetto Gesù, vedevo persone che soffrivano ed io pregavo Gesù che le liberas-se da quelle sofferenze, anche a costo di soffrire io in vece loro, e Lui mi ha detto: “Se vuoi, soffri tu fintanto che sei vittima, ché poi, quando la vittima se ne verrà, allora vedranno il vuoto che sentiranno quelli che ti circondano, il proprio paese e anche i regni. Oh, come conosceranno allora, con la perdi-ta, il gran bene che Io avevo loro dato, dando loro una vittima.”
12 Febbraio 1904
La chiesa di San Cataldo, di Corato
Avevo dimenticato di dire quanto sto per scrivere, che ora per ubbidienza dico, sebbene non siano cose certe, ma dubbie, perché mancava la presenza di Nostro Signore.
Mi trovavo fuori di me stessa e pareva che mi trovassi dentro una chiesa, dove stavano parecchi sacerdoti venerandi e insieme anime del purgatorio e persone sante, che stavano discorrendo tra loro sulla chiesa di S. Cataldo, e dicevano quasi con una certezza che si sarebbe ottenuta11, ed io, sentendo[31] ciò, ho detto: “Come può essere ciò? L’altro giorno correva voce che il Capitolo aveva perduto la causa; onde, per mezzo del tribunale non si è potuto ottenere, il municipio non la vuol dare e voi dite che si deve ottenere?”
E quelli hanno soggiunto: “Ad onta di tutte queste difficoltà, pure non è perduta, e anche a giungere a mettere mano per atterrarla, pure non si potrà dire perduta, perché San Cataldo saprà ben difendere il suo tempio, ma povera Corato se a ciò giungeranno”. Ma mentre ciò dicevano hanno ripetuto: “Sono state portate le prime cose, l’Incoronata è stata già trasportata alla casa sua; va’ tu innanzi alla Madonna e pregala, che avendo incominciato la grazia la com-pia”. Io sono uscita da quella chiesa per andare a pregare, ma mentre ciò facevo mi son trovata in me stessa.
4Marzo 1904
L’anima deve volare e dimorare in alto come l’aquila e come lei avere la vista acuta
Trovandomi molto afflitta e sofferente per la perdita del mio buon Gesù, quando l’ho appena[32] visto mi ha detto: “Figlia mia, l’anima tua deve cercare di tenere il volo dell’aquila, cioè, soggiornare in alto, sopra tutte le cose basse di questa terra, e tanto alto, che nessun nemico la possa offendere, perché chi vive in alto può offendere i nemici, ma non già essere offeso. E non solo deve vivere in alto, ma deve cercare di tenere purezza e acutezza d’occhi, simile a quelli dell’aquila, la quale, sebbene viva in alto, pure con l’acutezza della sua vista penetra le cose divine, non di passaggio, ma masticandole fino a farne suo cibo prediletto, disgustandosi [di] qualunque altra cosa, come pure penetra le necessità del prossimo e non teme di scendere fra loro e far loro del bene e, se occorre, vi mette la propria vita. E con la purezza della vista, di due [amori] ne fa uno: l’amore di Dio e l’amore del prossimo, rettificando tutto per Dio. Tale dev’essere l’anima se vuole piacermi.”
5 Marzo 1904
La Croce è citazione, avvocato e giudice
Questa mattina mi sentivo molto sofferente,[33] con l’aggiunta della sua priva-zione; onde dopo avere molto stentato, appena per pochi istanti è venuto e mi ha detto: “Figlia mia, le sofferenze, le croci, sono come tante citazioni che Io invio alle anime. Se l’anima accetta queste citazioni, sia che siano citazioni che avvisano l’anima di pagare qualche debito, sia che siano avviso per fare qualche acquisto per la vita eterna, se l’anima mi risponde col rasse-gnarsi alla mia Volontà, col ringraziarmi, con l’adorare le mie sante dispo-sizioni, ci mettiamo subito d’accordo e l’anima eviterà tanti inconvenienti che si corrono di essere citati di nuovo, di mettere avvocati, di fare la causa e di subire la condanna del giudice. Solo il rispondere alla citazione con la rassegnazione e col ringraziamento supplirà a tutto questo, perché la croce le sarà citazione, avvocato e giudice, senza bisogno [di] altro per prendere possesso del regno eterno. Se poi non accetta queste citazioni, pensa tu stessa in quanti[34] abissi di sciagure, d’impicci, si getta l’anima, e quale sarà il rigore del giudice nel condannarla per avere sfuggito la croce come giudice, tanto più mite, più compassionevole, più inclinato ad arricchirla anziché a giudicarla, più intento ad abbellirla anziché a condanarla.”
12 Marzo 1904
(Il Confessore scrive al posto di Luisa). Da lei come vittima dipende la sorte dell’Europa;
i castighi della quale serviranno per il trionfo della Chiesa
Essendo malata Luisa, le ho imposto che ella dettasse. Non potendo disubbidire ha dettato quanto segue, con grande ripugnanza:
“Essendomi lamentata con nostro Signore, che sentendomi sofferente, pure non mi portava in Cielo, il benedetto Gesù mi ha detto:“Figlia mia, coraggio nel soffrire, non voglio che ti avvilisca nel non vederti ancora portata in Cielo. Devi sapere che tutta l’Europa sta sulle tue spalle e l’esito o buono o cattivo per l’Europa pende dalle tue sofferenze. Se tu sarai forte e costante nel patire, le cose saranno più sopportabili; se tu non sarai forte e costante nel patire, oppure [se] Io ti porto in Cielo, saranno tanto gravi che minaccerà di essere invasa e conquistata dagli[35] stranieri”.
Anzi, aggiunse:“Se tu rimarrai in terra e soffrirai assai con desiderio e costanza, tutto quel che succederà di castighi in Europa, servirà per far venire il trionfo della Chiesa. E se ad onta di tutto questo l’Europa non pro-fitterà e resterà ostinata al peccato, le tue sofferenze serviranno come pre-parativo alla tua morte, senza che l’Europa se ne sia profittata.”
Gennaro Di Gennaro.
14 Marzo 1904
Gesù impone silenzio a Luisa, per essere libero di poter castigare
Trovandomi nel solito mio stato, dopo molto stentare, il benedetto Gesù è usci-to dal mio interno e volendo io parlare mi ha messo il dito alla bocca dicendomi: “Taci, taci”. Io sono rimasta mortificatissima e non ho avuto più ardire di aprire la bocca. Ed il benigno Gesù, vedendomi così mortificata, ha soggiunto: “Figlia mia carissima, la necessità dei tempi comporta il silenzio, ché se tu mi parli, la tua parola lega le mie mani e mai vengo ai fatti di castigare come si con-viene, e siamo sempre daccapo,[36] quindi è necessario che tra te e Me abbia luogo per qualche tempo il silenzio”.
E mentre ciò diceva è uscito un cartello in cui stava scritto: “Sono decretati flagelli, pene e guerre”. Ed è scomparso.
16 Marzo 1904
Con Gesù, il buon Pastore che si è fatto Agnello, siamo al sicuro.
La vera rassegnazione adora in silenzio ciò che Dio vuole. Allora si scopre la Croce giuliva
Questa mattina, trovandomi fuori di me stessa, mi son trovata sopra una per-sona che aveva l’aspetto come se fosse vestita da pecora ed io ero portata sopra le sue spalle, ma andava a lento passo; davanti vi andava una specie di macchina più veloce, ed io nel mio interno ho detto: “Questo va lento, vorrei andare in quella macchina che cammina più veloce”.
Non so il perché, appena l’ho pensato mi sono trovata là dentro, con quelli, e questi mi hanno detto: “Che hai fatto? Come, hai lasciato il Pastore? E quale Pastore! Che essendo la sua vita nei campi sono sue tutte le erbe medicinali, nocive e salutari, e stando con Lui si può stare sempre in buona[37] salute; e se lo vedi vestito a modo di pecora, è per rendersi simile alle pecore, facendole appressare a Lui senza alcun timore, e sebbene vada a passo lento, è però più sicuro”.
Io, nel sentire ciò, ho detto nel mio interno: “Una volta che è così, lo vorrei per dirgli qualche cosa della mia malattia”.
Mentre ciò pensavo me lo sonotrovato vicino ed io, tutta contenta, mi sono fatta vicina all’orecchio e gli ho detto: “Pastore buono, se sei tanto perito, dammi qualche rimedio ai miei mali, io mi trovo in questo stato di sofferenze”.
E volendo dire di più, mi ha troncato la parola in bocca col dirmi: “La vera rassegnazione, non fantastica, non mette a scrutinio le cose, ma adora in silenzio le divine disposizioni”.
E mentre ciò diceva, pareva che si rompesse la pelle di lana e vedevo là il volto di Nostro Signore e la sua testa coronata di spine. Io, nel sentirmi dire ciò, non sa-pevo più che dire e me ne stavo in silenzio, contenta di stare[38] insieme con Lui.
E Lui ha soggiunto: “Tu hai dimenticato di dire al Confessore un’altra cosa sulla croce”. Ed io: “Adorabile mio Signore, io non mi ricordo, ripetimela e la dirò”. E Lui: “Figlia mia, tra tanti titoli che ha la croce, ha il titolo di un dì festivo, perché quando si riceve un dono, che cosa succede? Si fa festa, si gioisce, si sta più allegri. Ora, la croce, essendo il dono più prezioso, più nobile e fatto dalla persona più grande ed unica che esiste, riesce più gradito e porta più festa, più gaudio di tutti gli altri doni. Onde, tu stessa puoi dire quali altri titoli si possono dare alla croce”.
Ed io: “Come Tu dici, si può dire che la croce è festante, giubilante, gaudente, desiderabile”. E Lui: “Bene, bene hai detto, ma giunge l’anima a sperimen-tare questi effetti della croce quando è perfettamente rassegnata alla mia Volontà e ha donato tutta se stessa a Me, senza ritenere niente per sé, ed Io, per non farmi vincere in amore dalla creatura,[39] le dono tutto Me stesso e nel donare Me stesso vi dono anche la mia croce, e l’anima, riconoscendola come mio dono, ne fa festa e gode.”
20 Marzo 1904
Chi è forte nella Fede ha la fortezza in ogni situazione ed è sempre unito a Dio
Questa mattina mi sentivo tutta scoraggiata e avvilita per la perdita del mio ado-rabile Gesù, e mentre me ne stavo in questo stato ha fatto sentire la sua dolcis-sima voce che mi diceva: “Figlia mia, tutte le cose hanno origine dalla fede. Chi è forte nella fede è forte nel patire. La fede fa trovare Dio in ogni luogo, lo scorge in ogni azione, lo fa toccare in ogni movimento, ed ogni nuova occasione che si presenta è una nuova rivelazione divina che la creatura riceve. Perciò, sii forte nella fede, ché se sarai forte in questa, in tutti gli stati e vicende la fede ti somministrerà la fortezza e ti farà stare sempre unita con Dio.”
9 Aprile 1904
Se il dolore è necessario per purgare l’anima dalla colpa volontaria,
la perfetta rassegnazione la purga da ogni imperfezione
Dovendo fare questa mattina la Comunione, stavo[30] 12 pensando tra me: “Che dirà il mio benedetto Gesù quando verrà nell’anima mia? Dirà: Quanto è brutta que-st’anima, cattiva, fredda, abominevole! Quanto presto farà consumare le specie per non stare a contatto con quest’anima così brutta! Ma che vuoi da me? Ad onta che sono così cattiva, pure devi avere pazienza a venire, perché in tutti i modi mi sei necessario e non ne posso fare a meno”.
In questo mentre è uscito dal mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, non volerti affliggere per questo, non ci vuol niente per rimediare, basta un atto perfetto di rassegnazione alla Volontà mia per poter restare purgato da tutte queste bruttezze che tu dici, ed Io ti dirò il contrario di quello che tu pensi, ti dirò: Quanto sei bella, sento il fuoco del mio amore in te ed il profumo dei miei odori, in te voglio fare la mia perpetua dimora”.
Ed è scomparso. Onde, essendo venuto il Confessore gli ho detto tutto e lui mi ha detto che non andava bene, che[31] il dolore purga l’anima e che la rassegna-zione non c’entrava in questo. Quindi, dopo avere fatto la Comunione ho detto: “Signore, il Padre mi ha detto che non va bene quello che mi hai detto, spiegati meglio e fammi conoscere la verità”.
E Lui, benignamente, ha soggiunto: “Figlia mia, quando si tratta di peccato volontario, allora ci vuole il dolore, ma quando si tratta d’imperfezioni, di debolezze, di freddezze ed altro, e l’anima non ci ha messo niente di suo, al-lora basta un atto di perfetta rassegnazione e se occorre anche di questo stato per restare purgata, perché l’anima, nel fare quest’atto, prima s’incon-tra con la Volontà Divina e in questo incontro la Volontà Divina purga la vo-lontà umana e la abbellisce delle sue qualità e poi s’immedesima con Me.”
10 Aprile 1904
Luisa è legata a Gesù dalle sofferenze assidue,
dalla riparazione perpetua e dall’amore perseverante
Questa mattina, trovandomi col timore che il benedetto Gesù, vedendomi ancora così cattiva,[32] mi avesse lasciato, l’ho sentito uscire dal mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, perché ti occupi in pensieri inutili e in cose che non ci sono? Sappi che hai tre titoli innanzi a Me, che come tre funicelle mi legano dappertutto e mi stringono più intimamente a te, in modo che non posso lasciarti e sono: sofferenze assidue, riparazione perpetua, amore perseve-rante. Se tu come creatura sei costante in questo, forse il Creatore sarà meno della creatura? O si farà vincere da essa? Questo non è possibile.”
11 Aprile 1904
Luisa non vuole niente, tranne che Gesù.
Quando è lei che deve ringraziarlo e quando è Lui che la ringrazia
Continuando il solito mio stato, dopo avere molto stentato, quando ho visto ap-pena il mio adorabile Gesù, mi ha detto: “Tu che tanto mi volevi, che cosa vuoi che più t’importa?” Ed io: “Signore, niente io voglio, quello che più m’importa è Te solo”. E Lui ha ripetuto: “Come, non vuoi niente? Chiedimi qualche cosa: la santità, la grazia mia, le[33] virtù, che Io tutto ti posso dare”. Ed io di nuovo ho detto: “Niente, niente, voglio Te solo e quello che vuoi Tu”. E di nuovo ha soggiunto: “Dunque non vuoi più niente? Io solo ti basto? I tuoi desideri non hanno altra vita in te che di Me solo? Quindi tutta la tua fiducia deve essere in Me solo, che ad onta che non vuoi niente, otterrai tutto”.
E senza darmi più tempo, come lampo è scomparso.
Ond’io sono rimasta molto dispiaciuta, specie che, per quanto lo chiedevo, non ritornava, onde pensavo tra me: “Io non voglio niente, non penso, non mi curo che di Lui solo e Lui pare che non si brighi di me; non so come il suo buon cuore possa giungere a tanto”, e tanti altri spropositi che dicevo. Ora, in questo mentre è ritornato e mi ha detto: “Grazie, grazie. Qual è più: quando il Creato-re ringrazia la creatura o quando la creatura ringrazia il Creatore? Or, sap-pi che quando tu mi aspetti e stento a venire, Io ringrazio[34] te; quando vengo subito, tu sei obbligata a ringraziare Me. Onde, ti pare niente che il tuo Creatore ti dia l’occasione di poter restare obbligato con te e ringra-ziarti?” Io sono rimasta tutta confusa.
12 Aprile 1904
Perché nell’anima rifletta Dio, come il Sole riflette in un fiume, deve avere la pace
Questa mattina mi sentivo turbata per l’assenza del benedetto Gesù, onde dopo avere molto stentato, quando appena l’ho visto mi ha detto: “Figlia mia, quando un fiume sta esposto ai raggi del sole, guardando dentro si vede lo stesso sole che sta in cielo, ma questo succede quando il fiume è calmo, senza che nessun vento turbi le acque; ma se le acque sono turbate, ad onta che il fiume sta tutto esposto al sole, niente si vede, tutto è confusione. Così l’anima, quando sta esposta ai raggi del Sole Divino, se è calma avverte il Sole Divino in se stessa, sente il calore, vede la luce[35] ed intende la verità; ma se è turbata, ad onta che lo tiene in se stessa, non prova altro che confusione e turbamento. Perciò tieniti la pace come il più grande tesoro, se ti sta a cuore stare unita con me.” Fiat
14 Aprile 1904
L’anima deve dare a Gesù l’amore paziente e Lui le darà la dolcezza della sua Grazia.
Luisa (nella realtà che sfugge ai sensi) è rimasta nel suo aspetto di ragazza,
quando diventò vittima, a 16 anni
Continuando il mio solito stato, ma sempre con immensa amarezza nell’anima mia per la privazione del benedetto Gesù, al più viene quando più non posso e dopo che quasi mi sono persuasa che non verrà più.
Onde, quando l’ho appena visto che portava in mano un calice, mi ha detto: “Figlia mia, oltre al cibo dell’amore dammi il pane della tua pazienza, per-ché l’amore paziente e sofferente è cibo più solido, più sostanzioso e corro-borante; ché se l’amore non è paziente, si può dire che è amore vacuo, leg-gero e senza alcuna sostanza, onde si può dire che manca la materia neces-saria per formare il pane[36] della pazienza. Quindi se tu mi dai questo, Io ti darò il pane dolce della grazia”.
E mentre ciò diceva mi ha dato a bere ciò che stava nel calice che portava in mano, che pareva dolce, come una specie di liquore che non so distinguere; ed è scomparso.
Dopo ciò vedevo intorno al mio letto tante persone forestiere: sacerdoti, galan-tuomini, donne, che pareva che dovevano venire a trovarmi. Parecchi di questi tali dicevano al Confessore: “Dateci conto di quest’anima, di tutto ciò che il Signore le ha manifestato, delle grazie che le ha fatto, perché ci ha manifestato il Si-gnore fin dal 1882 che sceglieva una vittima13 , e il segno di questa vittima sa-rebbe che il Signore l’avrebbe mantenuta sempre in questo stato come ragazza, tale quale come quando la scelse,senza invecchiarsi o cambiare la stessa natura”.
Ora, mentre ciò dicevano, non so come, io vedevo me stessa tale e quale [come] quando mi coricai[37] nel letto, senza che mi fossi in niente cambiata, pur essendo stata per tanti anni in questo stato di sofferenze.” Fiat
16 Aprile 1904
Luisa impetra misericordia e la giustizia del Padre le concede
che i castighi (specialmente in Europa) siano dimezzati
Continuando il mio solito stato mi son trovata fuori di me stessa e vedevo una moltitudine di genti, e in mezzo a queste si sentivano rumori di bombe e schiop-pettate e le persone cadevano morte e ferite; quelli che restavano fuggivano sopra un palazzo là vicino, ma i nemici salivano sopra e li uccidevano con più sicurezza di quelli che rimanevano all’aperto. Ond’io dicevo tra me: “Quanto vorrei vedere se ci sta il Signore tra queste genti, per dirgli: Abbi misericordia, pietà di questa povera gente”. Quindi ho girato e rigirato e l’ho visto piccolo, bambinello, ma a poco a poco si andava ingrandendo, finché è giunto ad età perfetta; ond’io mi sono avvicinata e gli ho detto: “Amabile Signore, non vedi[38] la tragedia che succede, non vuoi far più uso della misericordia? Vuoi forse tenere inutile questo attributo che sempre ha glorificato con tanto onore la tua Divinità Incarnata, facendo una speciale corona al tuo augusto capo ed imperlandoti una seconda corona, da Te tanto voluta e amata, quali sono le anime?”
Ora, mentre ciò dicevo, Lui mi ha detto: “Basta, basta, non andare più oltre. Tu vuoi parlare di misericordia, e della giustizia che ne faremo? L’ho detto e te lo dico: è necessario che la giustizia abbia il suo corso”.
Dunque ho ripetuto: “Non c’è rimedio; e a che pro lasciarmi su questa terra quando non posso più placarti e soffrire io invece del mio prossimo? Quando è così, meglio che mi fai morire”.
In questo mentre vedevo un’altra Persona dietro le spalle di Gesù benedetto, ed [Egli] mi ha detto, quasi facendomi cenno con gli occhi: “Presentati a mio Padre e vedi che cosa ti dice”.
Io mi sono presentata[39] tutta tremante, e Lui, appena vista, mi ha detto: “Che vuoi, che sei venuta da Me?”
Ed io: “Bontà adorabile, Misericordia infinita, sapendo che Tu sei la stessa Misericordia, sono venuta a chiederti misericordia, misericordia per le tue stesse immagini, misericordia per le opere da Te create, misericordia non per altre, ma per le stesse tue creature”.
E Lui mi ha detto: “Dunque è misericordia che tu vuoi, ma se vuoi vera misericordia, la giustizia, dopo che si sarà sfogata, produrrà grandi ed ab-bondanti frutti di misericordia”.
Onde non sapendo più che dire, ho detto: “Padre infinitamente Santo, quando i servi, i bisognosi si presentano ai padroni, ai ricchi, se [questi] sono buoni, [anche] se non danno tutto ciò che è necessario, danno sempre qualche cosa, ed io, che ho avuto il bene di presentarmi a Te, Padrone assoluto, ricco senza termine, Bontà infinita, niente vuoi dare a questa poverella di quello che ti ha[40] chiesto? Non resta forse più onorato e contento il padrone quando dà che quando nega ciò che è necessario ai suoi servi?”
Dopo un momento di silenzio ha soggiunto: “Per amor tuo, invece di far per dieci farò per cinque”.14
Detto ciò sono scomparsi, ed io vedevo in più parti della terra e specie dell’Eu-ropa moltiplicarsi guerre, guerre civili e rivoluzioni. Fiat
21 Aprile 1904
Solo chi è vittima può lottare e giocare con la Divina Giustizia
Continuando il mio solito stato, sentivo intorno al mio letto persone che prega-vano Nostro Signore. Io non badavo a sentire che cosa volevano, badavo solo che era tardi e Gesù benedetto non si faceva vedere ancora. Oh, come si straziava il mio cuore temendo che non venisse affatto e dicevo tra me: “Signore benedetto, siamo già all’ultima ora e non vieni ancora? Deh, non darmi questo dispiacere, fatti vedere solamente, almeno”.
Mentre ciò dicevo è uscito dal mio interno e ha detto a quelli che stavano intorno a me: “Lottare con la mia[41] giustizia non è lecito alle creature, ma solo a chi ha il titolo di vittima è lecito non solo di lottare, ma di giocare con la giustizia, e questo perché nel lottare o giocare, facilmente si ricevono i colpi, le sconfitte, le perdite, e la vittima è pronta a ricevere sopra di sé i colpi, a rassegnarsi nelle sconfitte e perdite senza che badi alle sue perdite, alle sofferenze, ma solo alla gloria di Dio e al bene del prossimo. Se Io mi volessi placare, ho qui la mia vittima che è pronta a lottare ed a ricevere sopra di sé tutto il furore della mia giustizia”.
Si vede che stavano pregando per placare il Signore. Io sono rimasta mortificata e più amareggiata nel sentire ciò da nostro Signore.
26 Aprile 1904
Non si possono servire due padroni, circondandosi di benessere e di vanità all’esterno
e non attaccandosi nell’interno; per questo la creatura nega a Dio quello che Gli deve.
La preghiera con Gesù
Questa mattina, trovandomi fuori di me stessa, mi sono trovata col Bambino Gesù in braccio, circondata da varie persone devote e sacerdoti, molte delle quali intente alla vanità, al lusso e alla moda[42] e pareva che dicessero tra loro quel detto antico: “L’abito non fa monaco”. Il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia diletta mia, oh, quanto mi sento defraudato della gloria che mi deve la creatura e che con tanta sfacciataggine mi negano perfino le persone che si dicono devote”.
Io, nel sentire ciò, ho detto: “Carino del mio cuore, recitiamo tre Gloria Patri, mettendo l’intenzione di dare tutta quella gloria che la creatura deve alla tua Divinità; così riceverai almeno una riparazione”.
E Lui: “Sì, sì, recitiamoli”. E li abbiamo recitato insieme, poi abbiamo recitato un’Ave Maria, mettendo pure l’intenzione di dare alla Regina Madre tutta quella gloria che le devono le creature.
Oh, come era bello pregare col benedetto Gesù! Mi trovavo così bene che ho soggiunto: “Diletto mio, quanto vorrei fare la professione di fede nelle tue mani col recitare insieme con Te il Credo”.
E Lui: “Il Credo lo reciterai tu sola, perché a te spettae non a Me, e lo dirai a nome di tutte le[43] creature per darmi più gloria e onore”.
Ond’io ho messo le mie mani nelle sue ed ho recitato il Credo. Dopo ciò il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, pare che mi sento più sollevato e allontanata quella nube nera dell’ingratitudine umana, specie delle devote. Ah, figlia mia, l’azione esterna ha tanta forza di penetrare all’interno, da formare una veste materiale all’anima, e quando il tocco divino le tocca, non lo sentono vivo, perché hanno la veste fangosa [che] investe l’anima e, non sentendo la vivacità della grazia, questa o viene respinta o resta in-fruttuosa. Oh, quanto è difficile godere i piaceri, vestire di lusso esterna-mente e disprezzarli internamente, anzi succede il contrario, cioè, amare nell’interno e godere ciò che esternamente ci circonda. Figlia mia, considera tu stessa qual è il dolore del mio Cuore in questi tempi, vedere la mia grazia respinta da tutte le specie di gente, mentre tutta la mia consolazione è il soccorrere le creature e tutta la vita delle creature è l’aiuto divino, e le[44] creature respingono indietro il mio soccorso e il mio aiuto. Entra tu a parte del mio dolore e compatisci le mie amarezze”.
Detto ciò è scomparso, restando io tutta afflitta per le pene del mio adorabile Gesù. Fiat
29 Aprile 1904
Luisa soffre, non di sua volontà, per fermare i castighi (guerre) che minacciano l’Europa.
La Speranza è vita di Dio nell’anima
Continuando il mio solito stato, mi sono trovata circondata da tre vergini, le quali, prendendomi, mivolevano a viva forza crocifiggere su una croce; ed io, siccome non vedevo il benedetto Gesù, temendo, facevo resistenza. E quelle, vedendo la mia resistenza, mi hanno detto: “Sorella carissima, non temere se non c’è il nostro Sposo; lascia che ti incominciamo a crocifiggere, che il Signore, attirato dalla virtù delle sofferenze, verrà. Noi veniamo dal Cielo e, siccome abbiamo visto mali gravissimi che stanno per succedere in Europa, per fare che almeno succedano più miti, siamo venute a farti soffrire”.
In questo mentre mi hanno trapassato coi chiodi le mani e i piedi, ma con tale crudeltà di dolore, che mi[45] sentivo morire. Ora, mentre soffrivo è venuto il benedetto Gesù che, guardandomi con occhio severo, mi ha detto: “Chi ti ha comandato di metterti in queste sofferenze? Dunque, a che cosa tu mi servi? A non poter essere neppure libero di fare quel che voglio e ad essere un continuo intoppo alla mia giustizia?”
Io nel mio interno dicevo: “Che vuole da me? Io neppure volevo, sono state loro che mi hanno indotto e se la prende con me”. Ma non potevo parlare per l’acerbità del dolore. Quelle vergini, vedendo la severità di Nostro Signore, più mi facevano soffrire, tirando e rimettendo di nuovo i chiodi, e mi avvicinavano a Lui mostrando le mie sofferenze, e quanto più soffrivo, più il Signore pareva che si mitigasse. Quando lo hanno visto più mitigato e quasi intenerito per il mio soffrire, mi hanno lasciata e se ne sono andate, lasciandomi sola con Nostro Signore. Onde Lui stesso mi assisteva e sosteneva e, vedendomi soffrire, per rincorarmi mi ha detto: “Figlia mia, la mia[46] vita si manifesta nelle creature con le parole, con le opere e con le sofferenze, ma quello che la manifesta più chiara-mente sono le sofferenze”.
In questo mentre è venuto il Confessore per chiamarmi all’ubbidienza, ma in parte per le sofferenze, in parte perché il Signore non mi lasciava, non potevo ubbidire. Onde mi sono lamentata col mio Gesù, col dirgli: “Signore, come si trova il Confessore a quest’ora? Giusto adesso doveva venire?”
E Lui: “Figlia mia, lascialo che stia un poco con noi e che partecipi anche alle mie grazie. Quando uno continuamente frequenta una casa, partecipa al pianto e al riso, alla povertà e alle ricchezze. Così è del Confessore: non ha partecipato alle tue mortificazioni e privazioni? Ora partecipa alla mia presenza”.
Quindi pareva che gli partecipasse la fortezza divina dicendogli: “La vita di Dio nell’anima è la speranza, e per quanto speri, tanto di vita divina contieni in te stesso. E siccome la vita divina contiene potenza, sapienza, fortezza, amore ed altro, così l’anima si sente innaffiare[47] come da tanti ruscelli quante sono le virtù divine, e la vita divina cresce sempre in te stesso; ma se non speri tanto nello spirituale, e dallo spirituale ne parteciperà anche il corporale, la vita divina si andrà consumando fino a spegnersi del tutto. Perciò spera, spera sempre”.
Onde, a stento ho fatto la Comunione, e dopo mi sono trovata fuori di me stessa e ho visto tre uomini in forma di tre cavalli indomiti che si sfrenavano nel-l’Europa, facendo tanta strage di sangue, e pareva che volessero coinvolgere, co-me dentro una rete, la maggior parte dell’Europa in guerre accanite. Tutti tre-mavano alla vista di questi diavoli incarnati e molti restavano distrutti.
1° Maggio 1904
La purezza di cuore fa vedere Gesù e, davanti a Lui, coperto di dolori e di umiliazioni,
tutte le cose sono considerate spazzatura
Trovandomi nel solito mio stato stavo pensando a Nostro Signore,quando giun-to sul monte Calvario fu spogliato del tutto e[48] amareggiato col fiele, e lo pregavo dicendogli: “Adorabile mio Signore, non vedo in Te che veste di sangue, abbigliato da piaghe, e per gusto e piacere amarezze di fiele, e per onore e gloria confusione, obbrobri e croce. Deh, non permettere, dopo che Tu hai tanto sofferto, che io guardi le cose di questa terra se non come sterco e fango; che non mi prenda altro piacere che in Te solo e che tutto il mio onore non sia altro che la croce”.
E Lui, facendosi vedere, mi ha detto: “Figlia mia, se tu facessi diversamente perderesti la purità dell’occhio, perché formandosi un velo alla vista perde-resti il bene di vedermi, perché quell’occhio che si bea delle sole cose del Cielo ha la virtù di vedermi e chi si bea delle cose della terra ha la virtù di vedere le cose della terra, perché l’occhio, vedendole diversamente da quel che sono, le vede e le ama.” Fiat
28 Maggio 1904
La mortificazione serve ad atterrare le passioni.
I demoni rinunciano a bastonare Luisa, vedendo che sarebbe a loro danno e perdita
Continuando il solito mio stato e stando[49] con somma amarezza per le continue privazioni del mio adorabile Gesù, quando appena si è fatto vedere mi ha detto: “Figlia mia, la prima mina che si deve mettere nell’interno dell’anima è la mortificazione, e quando questa mina si getta nell’anima atterra tutto ed immola tutto a Dio, perché nell’anima ci sono come tanti palazzi, ma tutti di vizi, come l’orgoglio, la disubbidienza, e così tanti altri vizi, e la mina della mortificazione, atterrando tutto, vi riedifica tanti altri palazzi di virtù, immolandoli e sacrificandoli tutti alla gloria di Dio”.
Detto ciò è scomparso e dopo è venuto il demonio che voleva solo molestarmi, ed io senza avere paura gli ho detto: “A che pro molestarmi? Quando tu sei un altro, per farti vedere più bravo prendi un bastone e battimi fino a non lasciarmi neppure una goccia di sangue, intendendo però che[50] ogni goccia di sangue che sparga sia un attestato di più d’amore, di riparazione e di gloria che intendo dare al mio Dio”. E quello: “Non ne trovo bastoni per poterti battere, e se vado a prenderlo tu non mi aspetti”. Ed io: “Va’ pure, che qui ti aspetto”.
E così se n’è andato, restando io con la ferma volontà di aspettarlo, quando con mia sorpresa ho visto che essendosi incontrato con un altro demonio, andavano dicendo: “È inutile che ritorniamo; a che pro battere quando deve servire a nostro danno e con nostra perdita? È buono far soffrire chi non vuole soffrire, perché quello offende Dio, maa chi vuole soffrire, ci facciamo male con le nostre mani”. E così non è più tornato, restando io mortificata.
30 Maggio 1904
La superbia acceca la creatura, la separa da Dio e la converte in demonio. La Passione
di Gesù è il rimedio contro ogni male e Lui la dà a Luisa, perché disponga di essa
Trovandomi nel solito mio stato, stavo pensando e offrendo la Passione di Nostro Signore, specie la corona di spine, e lo pregavo[51] che desse lume a tante menti accecate e che si facesse conoscere, ché è impossibile conoscerlo e non amarlo. Mentre questo dicevo, il mio adorabile Gesù è uscito dal mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, quanta rovina fa nelle anime la superbia! Basta dirti che forma un muro di divisione tra la creatura e Dio e da mia immagine la trasforma in demonio. E poi, se tanto ti duole e ti dispiace che le creature siano tanto accecate che loro stesse non capiscono né vedono il precipizio in cui si trovano, e tanto ti sta a cuore che Io le aiuti, la mia Passione serve all’uomo come veste che gli copre le più grandi miserie, lo abbellisce e gli rende tutto il bene che per il peccato si era tolto e perduto, Io te ne faccio un dono, acciocché te ne serva per te e per chi vuoi tu”.
Nel sentire ciò mi è venuto un tale timore vedendo la grandezza del dono, che temendo[52] di non sapere utilizzare questo dono e quindi dare dispiacere allo stesso Donatore, ho detto: “Signore, non mi sento la forza di accettare tale dono, sono troppo indegna di tal favore15 ; meglio tienilo Tu che tutto sei e tutto cono-sci, a chi è necessario e conviene applicare questa veste così preziosa e d’im-menso valore, ché io, poveretta, che cosa potrò conoscere? E se è necessario applicarla a qualcuno ed io non lo faccio, quale conto stretto non chiederai?”
E Gesù: “Non temere, lo stesso Donatore ti darà la grazia di non tenere inutile il dono che ti ha dato. Credi tu che Io ti faccio un dono per farti dan- no? Non mai”.
Ond’io non ho saputo che rispondere, ma sono rimasta spaventata e sospesa, riserbandomi di sentire come la pensava la Signora ubbidienza. S’intende però che questa veste altro non vuole significare che tutto ciò che operò,[53] meritò e patì nostro Signore, dove la creatura trova la veste per coprire la [sua] nudità spogliata di virtù, le ricchezze per arricchirsi, la bellezza per rendersi bella e abbellirsi, e il rimedio a tutti i suoi mali. Onde, avendolo detto all’ubbidienza, mi ha detto che la accettassi.
3 Giugno 1904
La Croce distrugge nell’anima la carne, il mondo e il demonio,
mentre forma il Regno spirituale, divino ed eterno
Questa mattina, siccome non veniva il benedetto Gesù, mi sentivo tutta oppres-sa e stanca. Onde quando è venuto mi ha detto: “Figlia mia, non volerti stan-care nel soffrire, ma fa’ come se in ogni ora incominciassi a soffrire, perché chi si lascia dominare dalla croce distrugge nell’anima tre regni cattivi: il mondo, il demonio e la carne, e vi costituisce altri tre regni buoni, che sono: il regno spirituale, il divino e l’eterno”. Ed è scomparso. Fiat
6 Giugno 1904
Coraggio, fedeltà e attenzione nel fare o seguire ciò che la Divina Volontà opera
Continuando il mio solito stato, per poco si faceva vedere da dentro il mio interno, prima Lui solo e poi tutte e tre le Divine[54] Persone, ma tutte in profondo silenzio, ed io ho continuato alla Loro presenza il mio solito lavorio interno, e pareva che il Figlio si unisse a me ed io non facevo altro che seguirlo, ma tutto era silenzio, e non altro si faceva in questo silenzio che immedesimarsi con Dio e tutto l’interno, affetti, palpiti, desideri, respiri, diventavano profonde adorazioni alla Maestà Suprema. Onde, dopo aver passato qualche tempo in questo stato, pareva che tutte e tre parlassero, ma una voce sola formavano, e mi hanno detto:
“Figlia diletta nostra, coraggio, fedeltà e attenzione somma nel seguire ciò che la Divinità opera in te, perché tutto quello che fai, non lo fai tu, ma non fai altro che dare la tua anima per abitazione alla Divinità. Succede a te come ad una povera, che avendo un piccolo tugurio, il re lo chiede per abitazione e quella glielo dà e fa tutto ciò che vuole il re; onde, abitando il re quel piccolo tugurio, contiene ricchezze,[55] nobiltà, gloria e tutti i beni, ma di chi sono? Del resto, se il re lo vuole lasciare, alla povera che cosa rimane? Le rimane sempre la sua povertà.”
10 Giugno 1904
Bellezza, nobiltà e preziosità dell’uomo, che raduna in sé tutto il Creato
e dovrebbe superarlo, ma l’uomo non conosce sé stesso
Continuando il mio solito stato, quando è appena venuto il mio adorabile Gesù, tutto mesto e dolente mi ha detto: “Ah, figlia mia, se l’uomo conoscesse se stesso16 , oh, come si guarderebbe dal macchiarsi, perché è tale e tanta la bellezza, la nobiltà, la speciosità, che raduna in sé tutta la bellezza e la diversità delle cose create, e questo perché, essendo create tutte le altre cose della natura per servizio dell’uomo, l’uomo doveva essere superiore a tutte, quindi, per essere superiore doveva radunare in sé tutte le qualità delle altre cose create; non solo, ma essendo create le altre cose per l’uomo e l’uomo solo per[56] Dio e per sua delizia, di conseguenza avveniva che non solo doveva radunare in sé tutto il creato, ma doveva superarlo fino a ricevere in sé l’immagine della Maestà Suprema. E l’uomo, ad onta di tutto questo, non curando tutti questi beni, non fa altro che lordarsi con le più brutte sporcizie”.
Ed è scomparso. Ond’io comprendevo che a noi succede come ad una povera, che avendo ricevuto una veste tessuta d’oro, arricchita di gemme e di pietre preziose, siccome non se ne intende, non ne conosce il valore, la tiene esposta alla polvere, la infanga facilmente e la tiene in conto di una veste ruvida e di poco costo, di modo che se le viene tolta, poco o nessun dispiacere soffre. Tale è la nostra cecità riguardo a noi stessi.
15 Giugno 1904
Motivo per il quale la creatura è tanto cara a Dio: perché è un insieme di perfezioni divine
Trovandomi nel solito mio stato, quando è appena venuto, mi ha detto: “Figlia[57] diletta mia, mi è tanto cara la creatura e l’amo tanto, che se la creatura lo comprendesse le scoppierebbe il cuore d’amore, e questo è tanto vero, che nel crearla non la feci altro che [come] un piccolo recipiente pieno di dosi di tutte le particelle divine, di modo che di tutto l’Essere mio, attributi, virtù, perfezioni, l’anima contiene tante piccole particelle di tutto, secondo la capacità da Me datale, e questo affinché potessi trovare in lei altrettante piccole note corrispondenti alle mie note e così potere perfettamente deli-ziarmi e scherzare con lei. Ora, questo piccolo recipiente pieno di [ciò che è]divino, quando l’anima tratta le cose materiali e le fa entrare [in sé], vi scorre fuori qualche cosa di divino e vi entra a prendere posto qualche cosa di materiale. Quale affronto riceve la Divinità e quale danno l’anima! Quanta attenzione ci vuole, se per necessità le conviene trattare [con queste cose][58] per non farle entrare in sé! Tu, figlia, sta’ attenta, altrimenti, se vedo in te cosa che non sia divina, Io non mi farò più vedere.”
17 Giugno 1904
Tutte le virtù e la vita spirituale sono finalizzate alla consumazione
della volontà umana nella Volontà Divina, per vivere in Essa
Questa mattina il benedetto Gesù, dopo molto stentare, è venuto e mi ha detto: “Figlia mia, vedi quante cose si dicono di virtù, di perfezione, ma vanno a finire tutte ad un solo punto, cioè, nella consumazione della volontà umana nella Divina”. Sicché chi più è consumato in questa, si può dire che contiene tutto ed è più perfetto di tutti, perché tutte le virtù ed opere buone sono tante chiavi che ci aprono i tesori divini, ci fanno acquistare più amicizia, più intimità, più commercio con Dio, ma la sola consumazione è quella che ci rende una sola cosa con Lui e ci mette nelle nostre mani il divino potere, e questo perché la vita deve avere una volontà per vivere. Ora, vivendo della Volontà Divina, naturalmente si rende padrona. [59] Fiat
19 Giugno 1904
Tempi dolorosi attendono la Chiesa, tempi di castighi per il mondo
Trovandomi nel solito mio stato, sentivo il mio adorabile Gesù a me vicino, che diceva: “Figlia mia, in che passo doloroso sta per entrare la Chiesa, ma tutta la gloria in questi tempi è di quegli spiriti atletici che, non curando ceppi, catene e pene, non fanno altro che rompere il sentiero spinoso che divide la società e Dio”.
Poi ha soggiunto:“Nell’uomo si vede un’avidità di sangue umano. Lui dalla terra ed Io dal Cielo, vi concorrerò con terremoti, incendi, uragani, disgra-zie, da farne morire buona parte.”
20 Giugno 1904
La vittima deve stare nella Divina Giustizia, per poter disporre della Divina Misericordia
Dopo avere molto stentato, quando è appena venuto il benedetto Gesù, mi ha detto: “Figlia mia, è giunta a tanto la perfidia umana, da esaurire da parte sua la mia misericordia. Però, la mia bontà è tanta, da costituire le figlie della misericordia,[60] affinché anche da parte delle creature non resti esau-rito questo attributo, e queste sono le vittime che hanno piena padronanza della Volontà Divina per avere distrutto la propria, perché in queste, il recipiente da Me dato loro nel crearle sta in pieno vigore e, avendo ricevuto la particella della mia misericordia, essendo figlie, la somministrano ad altri. S’intende però che per amministrare la misericordia ad altri si devono trovare esse nella giustizia”. 17
Ed io: “Signore, chi mai si potrebbe trovare nella giustizia?”
E Lui: “Chi non commette peccati gravi e chi si astiene dal commettere peccati veniali leggerissimi, di propria volontà.”
29 Giugno 1904
Il segno che la Divina Giustizia non può più sopportare l’uomo
è quando l’uomo non sopporta più se stesso.
Questa mattina, trovandomi nel solito mio stato, appena si è fatto vedere il mio adorabile Gesù, mi ha detto: “Figlia mia, il segno quando la mia giustizia non può più sopportare l’uomo e sta in atto di mandare[61] gravi castighi, è quando l’uomo non può più sopportare se stesso, perché Iddio, respinto dall’uomo, da lui si ritira e fa sentire all’uomo tutto il peso della natura, del peccato e delle miserie, e l’uomo, non potendo sopportare il peso della natura senza l’aiuto divino, cerca lui stesso il modo di distruggersi. In tale stato si trova ora la presente generazione.”
14 Luglio 1904
La vita è una consumazione continua per qualche cosa.
Quando all’anima non resta altro che la Volontà di Dio, allora si consuma tutta in Dio
I miei giorni si vanno facendo sempre più dolorosi per le quasi continue priva-zioni del mio adorabile Gesù. Io stessa non so il perché; mi sento divorare l’anima e anche il corpo da questa separazione. Che lima sorda! Unico e solo mio conforto è la Volontà di Dio, perché se tutto ho perduto, anche Gesù, solo questa santa e dolcissima Volontà di Dio sta in mio potere, come pure sentendomi divorare anche il corpo, mi illudo che non si protrarrà18 tanto a lungo[62] lo scioglimento di esso, perché vedo che me lo sento soccombere e quindi spero che un giorno o l’altro il Signore mi chiami a Sé e finisca questa dura separazione.
Onde stamane, dopo avere stentato, oh, quanto, quando è appena venuto mi ha detto: “Figlia mia, la vita è una consumazione continua: chi la consuma per i piaceri, chi per le creature, chi per peccare, altri per interessi, qual-cuno per capricci; ci sono tante specie di consumazioni. Ora, chi forma que-sta consumazione tutta in Dio, può dire con tutta certezza: «Signore, la mia vita si è consumata d’amore per Te e non solo mi sono consumata, ma sono morta per solo amore tuo». Perciò, se tu ti senti consumare continuamente per la mia separazione, puoi dire che muori continuamente in Me e tante morti subisci per amor mio. E se tu consumi il tuo essere per Me,[63] per quanto è consumazione di te, altrettanto acquisti di divino in te stessa.”
22 Luglio 1904
L’instabilità dell’anima è segno che non si è impegnata con tutta la volontà e che
non ha visto la Luce divina. Chi possiede Dio partecipa della sua immutabilità nel bene
Continuando il mio solito stato, per breve tempo è venuto il benedetto Gesù e mi ha detto: “Figlia mia, quando l’anima propone o di non peccare, oppure di fare un bene, e non esegue i propositi fatti, è il segno che non si fa con tutta la volontà e che la luce divina non è entrata nell’anima, perché quando la volontà è vera e la luce divina fa conoscere il male da evitare o il bene da fare, difficilmente l’anima non esegue ciò che ha proposto. E questo perché la luce divina, non vedendo la stabilità della volontà, non vi somministra la luce necessaria per evitare l’uno e per fare l’altro. Al più ci possono esserci momenti di sventura, [di] abbandono di creature o qualche altro accidente, che l’anima pare che si vorrebbe struggere per Dio, che vuole[64] cambiare vita, ma non appena il vento degli accidenti cambia, subito cambia la volontà umana. Sicché, anziché volontà e luce, si può dire un miscuglio di passioni a norma dei cambiamenti dei venti. Eppure la sola stabilità è quella che fa conoscere il progresso della vita divina nell’anima, perché essendo Dio immutabile, chi lo possiede partecipa della sua immu-tabilità nel bene.”
27 Luglio 1904
Tutto ciò che facciamo o che ci accade deve diventare amore,
tutto deve essere ricevuto dalla Divina Volontà e solo Questa si deve cercare
Trovandomi nel solito mio stato, il mio adorabile Gesù è uscito dal mio interno e tenendomi sollevata la testa, ché per la tardanza nell’aspettarlo ero molto stanca, mi ha detto: “Figlia mia, chi veramente mi ama, divora tutto ciò che le succede, interno ed esterno, in una sola cosa, qual è la Volontà Divina. [Di]tutte le cose nessuna gli pare strana, guardandole come un prodotto della Divina Volontà;[65] perciò in Essa consuma tutto, sicché il suo centro, la sua mira è unicamente e solo la Volontà di Dio. Sicché sempre gira in Essa, come dentro un anello, senza trovare mai la via per uscire, facendo di Essa l’alimento continuo”.
Detto ciò è scomparso e dopo, essendo ritornato, ha soggiunto: “Figlia, fa’ che tutto in te sia suggellato dall’amore, sicché se pensi, devi solo pensare all’amore; se parli, se operi, se palpiti, se desideri, se anche un solo desi-derio esce da te che non sia amore, restringilo in te stessa e convertilo in amore e poi dagli la libertà di uscire”.
E mentre ciò diceva, pareva che con la sua mano toccasse tutta la mia persona, mettendo tanti suggelli d’amore.
28 Luglio 1904
L’anima distaccata da tutto trova Dio in tutto e dappertutto
Questa mattina trovandomi nel solito mio stato, per un poco è venuto il bene-detto Gesù e mi ha detto: “Figlia mia,[66] quando l’anima è distaccata da tutto, in tutte le cose trova Dio, lo trova in se stessa, lo trova fuori di se stessa, lo trova nelle creature. Sicché si può dire che tutte le cose si convertono in Dio per l’anima distaccata da tutto. Anzi, non solo lo trova, ma lo mira, lo sente, lo abbraccia, e siccome in tutto lo trova, così tutte le cose le somministrano occasione di adorarlo, di pregarlo, di rin-graziarlo, di stringersi più intimamente a Dio. E poi i tuoi lamenti per la mia privazionenon sono del tutto ragionevoli; se tu mi senti nel tuo interno, è il segno che non solo vi sto di fuori, ma anche dentro, come nel mio proprio centro”.
Ho dimenticato di dire prima19, che me lo ha portato la Regina Mammae, sic-come lo pregavo che mi contentasse e non mi lasciasse priva di Lui, Gesù bene-detto ha risposto nel modo scritto di sopra. [67] Fiat
29 Luglio 1904
La Fede è per conoscere Dio, la fiducia è per trovarlo. Tutte le cose (come la guerra
in corso tra la Russia e il Giappone) si devono vedere come le vede Dio e in Dio
Continuando il mio solito stato, appena ho visto il mio adorabile Gesù ho detto: “Signor mio e Dio mio”. E Lui ha seguitato a dire: “Dio, Dio, Dio solo. Figlia, la fede fa conoscere Dio, ma la fiducia lo fa trovare, sicché la fede senza la fiducia è fede sterile. E ad onta che la fede possiede immense ricchezze per potersi arricchire l’anima, se manca la fiducia resta sempre povera e sprovvista di tutto”.
Onde, mentre ciò diceva, mi sentivo tirare in Dio e restavo assorbita in Lui come una gocciolina d’acqua nell’immenso mare, [ma] per quanto guardavo non trovavo né i confini dell’altezza, né quelli della larghezza. Cieli e terra, viatori e comprensori, tutti stavno immersi in Dio. Quindi vedevo anche le guerre, come quella della Russia col Giappone, le migliaia di soldati che morivano o che morranno e che per giustizia,[68] anche naturale, la vittoria starà da parte del Giappone; [vedevo] che altre nazioni europee stanno trattando macchinazioni di guerra contro le stesse nazioni d’Europa. Ma chi può dire tutto ciò che si vedeva di Dio e in Dio? Per finirla faccio punto. Fiat
30 Luglio 1904
Dolore incomparabile della privazione di Dio. Le pene dei sacerdoti che sono in Purgatorio
Questa mattina il benedetto Gesù non veniva ed io, trovandomi fuori di me stessa, giravo e rigiravo in cerca del mio sommo ed unico Bene e, non trovandolo, l’anima mia si sentiva morire ad ogni istante, ma quello che accresceva il mio strazio era che mentre mi sentivo morire non morivo, ché se io avessi potuto morire avrei raggiunto il mio scopo, col trovarmi per sempre nel centro, in Dio. O separazione, quanto sei amara e dolorosa, non c’è pena che a te possa parago-narsi! O privazione divina, tu consumi, tu trafiggi, tu sei ferro a due tagli, che da una parte taglia,[69] dall’altra brucia; il tuo dolore è immenso per quanto è im-menso Dio.
Ora, mentre andavo vagando mi sono trovata nel purgatorio ed il mio dolore, il mio pianto, pareva che accrescesse il dolore di quelle povere anime prive della loro vita, Dio. Onde, tra queste pareva [che ci fossero] parecchi sacerdoti, uno dei quali pareva che soffrisse più degli altri, e costui mi ha detto: “Le mie gravi sof-ferenze provengono [dal fatto] che in vita fui molto attaccato agli interessi di famiglia, alle cose terrene ed [ebbi] un po’ di attaccamento a qualche persona, e questo produce tanto male al sacerdote, da formarsi una corazza di ferro infan-gata, che come veste lo avvolge e solo il fuoco del purgatorio e il fuoco della privazione di Dio, che paragonato al primo fuoco fa scomparire il primo, può distruggere questa corazza. Oh, quanto soffro! Le mie pene sono inenarrabili. Prega, prega per me”.
Ond’io[70] mi sentivo più straziare e mi sono trovata in me stessa. E dopo ho visto appena l’ombra del benedetto Gesù, che mi ha detto: “Figlia mia, che vai trovando? Per te non ci sono altri sollievi e aiuti che Io solo”, e come baleno è scomparso. Ed io sono rimasta a dire: “Ah, Lui stesso me lo dice, che Lui solo è tutto per me, eppure ha il coraggio di lasciarmi priva, senza di Lui.”
31 Luglio 1904
L’anima non deve mai guardare né cercare se stessa,
ma fare solo il più possibile per Gesù e tutto per piacergli
Continuando il mio povero stato, pare che è venuto più di una volta, e pareva che lo vedevo bambino, circondato come da un’ombra, e mi ha detto: “Figlia, non senti la freschezza dell’ombra mia? Riposati in quella, che troverai ri-storo”. E pareva che riposassimo insieme all’ombra sua e mi sentivo tutta rin-francare vicino a Lui, e poi ha continuato a dire: “Diletta mia, se tu mi ami, non voglio che tu guardi né in[71] te stessa né fuori di te se sei calda o fredda, né se fai molto o poco, né se soffri o godi. Tutto questo deve essere distrutto in te e solo devi avere l’occhio a se fai quanto più puoi per Me e tutto per piacere a Me. Gli altri modi, per quanto alti e sublimi ed operosi, non pos-sono piacermi e contentare il mio amore. Oh, quante anime falsificano la vera devozione e profanano le opere più sante con la propria volontà, cer-cando sempre se stesse. E se anche nelle cose sante si cerca il modo e il gusto proprio e la soddisfazione di sé, se trova se stesso, sfugge Dio e non lo trova.”
4 Agosto 1904
La felicità essenziale di ogni beato in Cielo è la sua vita in Dio e la vita di Dio in lui.
Ogni beato è un Cielo speciale. La vita del Cielo è la continuazione eterna
di ciò che si fa per Dio già sulla terra
Questa mattina, essendo venuto il benedetto Gesù mi ha trasportata fuori di me stessa e, prendendomi con la mano, mi ha condotto fin sotto la volta del cielo, da dove si vedevano i beati, si sentiva il[72] loro canto. Oh, come nuotavano i beati in Dio! Si vedeva la loro vita in Dio e la vita di Dio in loro; solo questo pare a me [che sia] tutto l’essenziale della loro felicità. Mi pare pure che ciascun beato è un nuovo cielo in quel beato soggiorno, ma tutti distinti tra loro, non c’è uno simile ad un altro, e questo avviene a seconda del modo come si sono comportati con Dio sulla terra: uno ha cercato di amarlo di più, questo lo amerà di più in cielo e riceverà da Dio sempre nuovo e più crescente amore, da restare questo cielo con una tinta e un lineamento divino tutto speciale. Un altro ha cercato di glorificarlo di più: Iddio benedetto gli darà sempre più crescente gloria, da restare questo nuovo cielo più glorioso e glorificato dalla stessa gloria divina; e così di tutti gli altri modi distinti che ciascuno ha tenuto con Dio in terra, che se io volessi[73] dire tutto, andrei troppo per le lunghe. Sicché si può dire che ciò che per Dio si fa in terra, lo continueremo in Cielo, ma con maggiore perfezione, onde il bene che facciamo non è temporaneo, ma durerà in eterno e risplenderà innanzi a Dio ed intorno a noi continuamente. Oh, come saremo felici vedendo che tutto il nostro bene, la gloria che diamo a Dio e la nostra, tutto viene da quel poco di bene iniziato imperfettamente sulla terra. Se tutti lo potessero vedere, oh, come si affret-terebbero di più ad amare, lodare, ringraziare, ed altro il Signore, per poterlo fare con maggiore intensità in Cielo! Ma chi può dire tutto? Anzi mi pare che sto di-cendo tanti spropositi di quel beato soggiorno. La mente lo ritiene in un modo, la bocca non trova le parole per sapersi manifestare; perciò passo innanzi. Onde dopo mi ha trasportata in terra. Oh,[74] come sono raccapriccianti i guai della terra in questi tristi tempi, eppure pare niente ancora in confronto a quello che verrà, tanto nello stato religioso –perché pare che i suoi stessi figli lacereranno a brani a brani questa buona e santa madre, la Chiesa– quanto nello stato secolare.
Onde, dopo ciò mi ha ricondotto in me stessa e mi ha detto: “Dimmi un po’: in qual modo, figlia mia, Io sono per te?” Ed io: “Tutto, tutto sei per me, nessuna cosa entra in me, tutto scorre fuori, fuorché Tu solo”. E Lui: “Ed Io sono tutto, tutto per te; niente di te esce fuori di Me, ma tutto mi delizio in te. Sicché dallo stesso modo come Io sono per te, puoi vedere come tu sei per Me”.
Detto ciò è scomparso. Fiat
5 Agosto 1904
Gesù è il Re dei re. Per fare che tutto il mondo si sottometta al suo dominio, è in atto
di mettere sottosopra il mondo intero. Il suo modo di regnare è come regna in Luisa
Continuando il mio solito stato, il benedetto Gesù è venuto per breve tempo in atto di reggere, dominare tutto e di regnare, con la corona di re in testa e con lo scettro di[75] comando in mano. E mentre lo vedevo in questa posizione mi ha detto (in latino però, ma io lo dico secondo ho capito): “Figlia mia, Io sono Reggitore dei re e Signore dei dominanti e a Me solo spetta questo diritto di giustizia che mi deve la creatura, ma non dandomelo, mi disconosce come Creatore e padrone di tutto”.
E mentre ciò diceva, pareva che prendesse in pugno il mondo e lo rovesciasse sottosopra per fare che le creature si sottoponessero al suo regime e dominio. Ed in questo mentre vedevo pure come Nostro Signore reggeva e dominava l’anima mia con una maestria tale, che mi sentivo tutta inabissata in Lui, e da Lui partiva il regime della mia mente, degli affetti, dei desideri, sicché tra me e Lui passavano tanti fili elettrici, con cui tutto dirigeva e dominava.
6 Agosto 1904
Luisa rassomiglia la Sposa del “Cantico dei cantici”, cap. 3. La pena della privazione
di Gesù consuma e annienta la vita umana per formare la Vita Divina
Questa mattina l’ho passata amarissima per la privazione del mio[74 bis]20 sommo ed unico Bene. Era tanto il dolore della privazione, che trovandomi fuori di me stessa, era tanta la pena dell’anima, che la stessa pena le somministrava una tale fortezza, che voleva distruggere ciò che trovava come intoppo per trovare il suo tutto, Dio, e non trovandolo, gridava, piangeva, correva più che vento, voleva scompigliare tutto, mettere tutto sossopra per trovare la vita che le mancava. O privazione, quanto intensa è la tua amarezza! Il tuo dolore è sempre nuovo e, per-ché nuovo, l’anima sente sempre nuova l’acerbità della pena. L’anima mia sente come se una sola carne si separasse in tanti brandelli e tutti quei brandelli chie-dessero con giustizia la propria vita; e la troveranno solo se trovano Dio più che vita propria 21. Ma chi può dire lo stato in cui mi trovavo?
In questo mentre sono accorsi santi, angeli, anime purganti, facendomi corona intorno ed impedendomi di correre, compatendomi[75 bis]ed assistendomi, ma per me era tutto inutile, perché in loro non trovavo Colui che, solo, poteva lenire il mio dolore e restituirmi la vita, e più gridavo piangendo: “Ditemi, dove, dove lo posso trovare? Se volete aver pietà di me, non indugiate ad indicarmelo, ché più non posso!” 22 Onde, dopo ciò è uscito dal fondo dell’anima mia, che pareva che fingesse di dormire senza prendersi pena della durezza del mio povero stato, e anche se Lui non si dava pena e dormiva, solo a vederlo ho respirato la propria vita come si respira l’aria, dicendo: “Ah, sta qui con me?” Ma non [ero] esente da pena nel vederlo, che neppure mi dava retta.
Quindi, dopo molto penare, come se si fosse svegliato, mi ha detto: “Figlia mia, tutte le altre tribolazioni possono essere penitenze, espiazioni, soddi-sfazioni, ma la sola privazione è pena di fuoco che accende, consuma, an-nienta e non si arrende se non vede distrutta la vita umana; ma mentre consuma, vivifica e[76] vi costituisce la vita divina.” Fiat
7 Agosto 1904
Luisa deve soffrire per risparmiare la Chiesa dalle sofferenze
che le daranno gli stessi religiosi e capi, per primi
Trovandomi nel solito mio stato, mi sono trovata circondata da angeli e santi, i quali mi hanno detto: “È necessario che tu soffra di più per le cose imminenti che stanno per succedere contro la Chiesa, che se non saranno imminenti, il tempo le farà succedere più miti e di minore offesa a Dio”. Ed io ho detto: “Sta forse in mio potere il patire? Se il Signore me lo dà, volentieri soffrirò”.
In questo mentre mi hanno preso e mi hanno condotto innanzi al trono di Nostro Signore e pregavamo insieme che mi facesse soffrire, e Gesù benedetto, venendoci incontro in forma di crocifisso, mi ha partecipato le sue pene, e non solo una volta, ma quasi tutta la mattinata l’ho passata in continue rinnovazioni della crocifissione. E dopo mi ha detto: “Figlia mia, le sofferenze distornano il mio giusto sdegno e si rinnova la luce della grazia nelle menti umane. Ah, figlia,[77] credi tu che saranno i secolari i primi a perseguitare la mia Chiesa? Ah, no, saranno i religiosi, gli stessi capi, che fingendosi per ora figli, pastori, ma [che]in fondo sono serpi velenosi che avvelenano se stessi e gli altri, daranno principio a lacerare tra loro questa buona madre, poi continueranno i secolari”.
E dopo, avendomi chiamato l’ubbidienza, il Signore si è ritirato, ma tutto ama-reggiato.
8 Agosto 1904
L’anima non deve cercare Gesù fuori di sé stessa, ma dentro.
Tutto si deve ridurre ad una parola, “Amore”, e nella misura che si ama si soffre
Seguitando a stentare, per breve tempo il mio adorabile Gesù è venuto, sebbe-ne lo sentissi vicino, ma facevo per prenderlo e mi sfuggiva e quasi m’impediva di uscire fuori di me stessa per andare in cerca di Lui. Onde, dopo avere molto stentato, si è fatto vedere per breve tempo e mi ha detto: “Figlia mia, non mi cercare fuori di te, ma dentro di te, nel fondo della tua anima, perché se esci fuori e non mi trovi, soffrirai assai e non potrai resistere. Se mi puoi trovare con più facilità, perché vuoi più stentare?” [78] Ed io: “Credo che non trovandoti subito in me posso trovarti fuori; è l’amore che a ciò mi spinge”.
E Lui: “Ah, è l’amore che a ciò ti spinge? Tutto, tutto dovrebbe essere rac-chiuso in una sola parola: amore, e chi non racchiude tutto in questo, si può dire che dell’amarmi l’anima non conosce neppure un’acca, e a misura che l’anima mi ama, così le ingrandisco il dono del patire”.
Ed io, interrompendo il suo dire, tutta stupita e afflitta, ho detto: “Vita mia e tutto il mio Bene, dunque io poco o niente soffro, quindi, poco o niente ti amo? Che spavento, il solo pensare che non ti amo! L’anima mia ne sente un vivo dispiacere e quasi quasi mi sento da Te offesa”.
E Lui ha soggiunto: “Io non intendo dispiacerti; il tuo dispiacere preme-rebbe più sul Cuore mio che sul tuo. E poi non devi guardare solo le sof-ferenze corporali, ma anche le spirituali, la volontà vera che hai del patire, ché volere l’anima veramente patire innanzi a Me, è come se l’anima avesse[79] patito. Perciò chetati e non ti turbare, e lasciami continuare il mio dire. Non hai mai visto tu due intimi amici? Oh, come cercano di imitarsi l’un l’altro e di ritrarre [ognuno] in se stesso il proprio amico, quindi ritrarre la voce, i modi, i passi, le opere, le vesti, sicché l’amico può dire: «Colui che mi ama è un altro me stesso, ed essendo me stesso non posso fare a meno d’amarlo». Così faccio Io per l’anima che racchiude [in] sé, come dentro un breve giro d’amore, tutto Me: mi sento come ritrattato in lei e, trovando Me stesso, di tutto cuore l’amo e non posso fare a meno di stare con lei, perché se la lascio, lascerei Me stesso”.
Mentre ciò diceva è scomparso.
9 Agosto 1904
I nostri meriti non vengono dalle nostre opere,
ma dalla Divina Volontà per mezzo dell’ubbidienza
Stentando a venire, quando è appena venuto come un colpo di luce, sono rimasta dentro e fuori tutta piena di luce, ma non so dire ciò che in questa luce ha compreso e provato[80] l’anima mia, dico solo che dopo il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, non sono le opere che costituiscono il merito dell’uomo, ma la sola ubbidienza che costituisce tutti i meriti come parto della Volontà Divina, tanto, che tutto ciò che feci e soffrii nel corso della mia vita, tutto fu parto della Volontà del Padre; perciò i miei meriti sono innumerevoli, perché tutti costituiti dall’ubbidienza divina. Perciò Io non guardo tanto alla molte-plicità e grandezza delle opere, ma alla connessione che hanno, o diretta-mente all’ubbidienza divina, o indirettamente all’ubbidienza a chi mi rap-presenta.”Fiat
10 Agosto 1904
“Pellegrinaggio a Gesù Sacramentato” (4ª visita). La moltiplicazione di atti
nella Divina Volontà si fa secondo la conoscenza di Dio e non dell’uomo
Trovandomi fuori di me stessa, mi son trovata girando [per] le chiese, facendo il pellegrinaggio a Gesù Sacramentato, con l’Angelo custode, e ho detto in una chie-sa: “Prigioniero d’amore, Tu te ne stai abbandonato e solo, ed io sono venuta a farti compagnia e mentre ti faccio compagnia intendo amarti per chi ti offende, lodarti per chi ti disprezza, ringraziarti[81] per chi riceve grazie e non ti rende il tributo del ringraziamento, consolarti per chi ti affligge, ripararti qualunque offesa; in una parola, intendo farti tutto ciò che sono obbligate a farti le creature per essere rimasto nel SS. Sacramento; e tante volte intendo ripetere questi atti per quante gocce d’acqua, quanti pesci e granelli d’arena stanno nel mare”.
Mentre ciò dicevo, innanzi alla mia mente si sono fatte [presenti] tutte le acque del mare e dentro di me dicevo: “La mia vista non può afferrare tutta la vastità del mare, né conoscere la profondità e il peso di quelle immense acque, e il Signore conosce il numero, peso e misura” 23, e me ne stavo tutta meravigliata.
In questo mentre il benedetto Gesù mi ha detto: “Sciocca, sciocca che sei, perché ti meravigli tanto? Ciò che alla creatura è difficile ed impossibile, al Creatore è facile e possibile, e anche naturale. Succede in questo come a quel tale che guardando in un batter d’occhio milioni e milioni di monete, dice in se stesso: «Sono innumerevoli, chi le può contare?» Ma colui che le ha messo in quel luogo, in una parola dice tutto: sono[82] tante, valgono tanto, pesano tanto. Figlia mia, nel mare Io so quante gocce d’acqua vi misi Io stesso e nessuno può disperdere neppure una sola, quindi numerai tutto, pesai tutto e valutai tutto, e così di tutte le altre cose; dunque, che mera-viglia che sappia tutto?”
Nel sentire ciò è cessata qualunque mia meraviglia, anzi mi meravigliavo della mia sciocchezza.
12 Agosto 1904
La massima felicità di Luisa è vivere dentro di Gesù,
senza conoscere nient’altro, e legata con il filo della Divina Volontà
Continuando a stentare, tutto all’improvviso mi sono trovata tutta me stessa dentro Nostro Signore e dalla testa di Lui scendeva nella mia un filo lucente che tutta mi legava per [farmi] stare dentro di Gesù. Oh, come ero felice di stare dentro di Lui! Per quanto guardavo, nient’altro scorgevo che Lui solo; questo è il massimo della mia felicità: solo, solo Gesù e nient’altro! Oh, come si sta bene!
In questo mentre mi ha detto: “Coraggio, figlia mia, non vedi come il filo della mia Volontà ti lega tutta dentro di Me? Sicché se qualche altra volontà ti vuol legare,se non è[83] santa non può, perché stando dentro di Me, se non è santa non può entrare in Me”.
E mentre ciò diceva mi guardava e guardava, e poi ha soggiunto: “Ho creato l’anima di una bellezza rara, l’ho dotata di una luce superiore ad ogni luce creata, eppure l’uomo disperde questa bellezza nella bruttezza e questa luce nelle tenebre.”
14 Agosto 1904
L’anima, quanto più è battuta dalla Croce,
tanta più lucentezza acquista, come uno specchio
Trovandomi un po’ sofferente, il benedetto Gesù nel venire mi ha detto: “Figlia diletta mia, quanto più è battuto il ferro, più luce acquista, eancorché il ferro non avesse ruggine, i colpi servono a mantenerlo lucido e spolverato, sicché chiunque s’avvicina, facilmente si rimira in quel ferro come se fosse uno specchio. Così l’anima, quanto più la battono i colpi della croce, tanta più luce acquista e si mantiene spolverata da qualunque minima cosa, in modo che chiunque si avvicina vi si rimira come se fosse specchio e, natu-ralmente,essendo specchio,fa il suo ufficio,cioè,di far vedere se i volti sono[84] macchiati o puliti, se belli o brutti; non solo, ma Io stesso mi delizio di andare a rimirarmi in essa e non trovando in lei né polvere né altra cosa che mi impedisca di far riflettere la mia immagine,l’amo perciò sempre più.”
15 Agosto 1904
La malinconia nell’anima è come l’inverno, mentre la santa allegrezza è come pioggia
di primavera. Sconvolgimenti che dovrà soffrire la Chiesa prima del suo trionfo
Questa mattina mi sentivo tutta oppressa e una malinconia che mi riempiva tutta l’anima. Pare che il benedetto Gesù non mi ha fatto tanto stentare e nel ve-dermi così oppressa mi ha detto: “Figlia mia, che hai con questa malinconia? Non sai tu che la malinconia è all’anima come l’inverno alle piante, che le spoglia di foglie e impedisce loro di produrre fiori e frutti, tanto che se non venisse l’allegrezza della primavera e del caldo, le povere piante restereb-bero inabilitate e finirebbero col seccare? Così è la malinconia all’anima, la spoglia dalla freschezza divina, che è come pioggia che fa rinverdire tutte le virtù; la inabilita a fare il bene e, se lo fa, lo fa stentatamente e quasi per necessità, ma non per virtù;[85] impedisce di crescere nella grazia e, se non si scuote con una santa allegrezza, che è come pioggia primaverile che dà in brevissimo tempo lo sviluppo alle piante, finirà col seccare nel bene”.
Ora, mentre ciò diceva, in un lampo ho visto tutta la Chiesa, le guerre che devo-no subire tra loro i religiosi e che devono ricevere dagli altri; le guerre tra le società; pareva un parapiglia generale. Pareva pure che il Santo Padre doveva servirsi di pochissime persone religiose, tanto per ridurre nel buon ordine lo stato della Chiesa, i sacerdoti ed altri, quanto per la società in questo stato di scon-volgimenti. Ora, mentre ciò vedevo, il benedetto Gesù mi ha detto: “Credi tu che il trionfo della Chiesa sia lontano?”
Ed io: “Certo, chi deve vedere rimettere l’ordine a tante cose scompigliate?”
E Lui: “Anzi, ti dico che è vicino, è uno scontro24 che deve succedere, ma forte, e perciò lo permetterò tutto insieme, tra i religiosi e i secolari, per ab-breviare il tempo. Ed in[86] questo brutto scontro di scompiglio forte suc-cederà lo scontro buono e ordinato; però, in uno stato di mortificazione tale che gli uomini si vedranno perduti, darò loro tanta grazia e lume da cono-scere il male e abbracciare la verità, facendoti soffrire anche per questo scopo. Se con tutto ciò non mi daranno retta, allora ti porterò in Cielo e le cose saranno ancor più gravi e andranno un po’ più per le lunghe per il desiderato trionfo”. 25 Fiat
23 Agosto 1904
Tragedie di guerre che toccheranno anche l’Italia
Questa mattina l’ho passata amarissima, quasi del tutto priva del mio benedetto Gesù; solo che mi trovavo fuori di me stessa in mezzo a guerre e persone uccise, paesi assediati, e pareva che fosse anche in Italia. Quale spavento non provavo! Volevo sottrarmi a scene sì dolorose, ma non potevo, una potenza suprema mi teneva lì inchiodata. Fosse un angelo o un santo, non so dirlo certo, ha detto: “Povera Italia, come[87] sarà lacerata da guerre!”
Io, nel sentire ciò, sono rimasta più spaventata e mi sono trovata in me stessa, e non avendo ancora visto Colui che è mia vita e con tutte quelle scene nella mente, mi sentivo morire. Onde ho visto appena un braccio [di Gesù], che mi ha detto: “Ci sarà qualche cosa, certo, in Italia.” Fiat
2 Settembre 1904
Solo Dio ha il potere di entrare nel cuore, non il demonio,
a meno che la creatura acconsenta. Il Papa riforma il clero
Trovandomi nel solito mio stato mi sentivo tutta oppressa, con l’aggiunta del timore che il mio povero stato tutto fosse opera diabolica, sentendomi consumare anima e corpo. Onde, quando [Gesù] è appena venuto mi ha detto: “Figlia mia, perché tanto ti turbi? Non sai tu che se si uniscono insieme tutte le potenze diaboliche, non possono entrare in un cuore e prenderne dominio, a meno che l’anima stessa di propria volontànon dia loro l’entrata? Solo Dio ha questo potere di entrare nei cuori e dominarli a seconda che gli piace”.
Ed io: “Signore, perché[88] mi sento consumare l’anima e il corpo quando mi privi di Te. Non è questo il soffio diabolico che è penetrato nell’anima mia e così mi tormenta?”
Ed Egli: “Anzi, ti dico che è il soffio dello Spirito Santo, che soffiandoti continuamente ti tiene sempre accesa e ti consuma per amor suo”.
Dopo ciò mi son trovata fuori di me stessa e vedevo il Santo Padre, assistito da Nostro Signore, che stava scrivendo un nuovo modo come dovevano comportarsi i sacerdoti, che cosa devono fare e quello che non devono fare, dove non devono andare, e metteva pena a chi non si arrendeva alla sua ubbidienza.
7 Settembre 1904
L’attenzione a non offendere il Signore è più efficace del dolore dei peccati
Stavo impensierita per avere letto inun libro, che il motivo di tante vocazioni frustrate è il mancato incessante dolore del peccato, e siccome io non penso a questo e solo penso a Gesù benedetto e al[89] modo come farlo venire e di nessun’altra cosa mi curo, quindi pensavo tra me che in male stato mi trovavo 26. Onde trovandomi nel solito mio stato, il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, l’attenzione di non commettere peccato supplisce al dolore, e ancorché uno si dolesse e con tutto ciò commettesse peccati, il suo dolore sarebbe vano ed infruttuoso, mentre l’attenzione continua di non commettere peccati non solo tiene il posto del dolore, ma sforza la grazia continuamente ad aiutarlo in modo speciale a non cadere in peccato e mantiene l’anima sempre pur-gata. Perciò continua a stare attenta a non offendermi menomamente, che supplirà a tutto il resto.”
8 Settembre 1904
Lo scoraggiamento distrugge l’anima, il coraggio le dà vita
Continuando il mio solito stato, il mio adorabile Gesù non veniva. Onde avendo molto stentato mi sentivo tutta scoraggiata e temevo fortemente che questa mat-tina non venisse affatto. Quindi, essendo dopo venuto appena, mi ha detto: “Fi-glia mia,[90] non sai tu che uccide più anime lo scoraggiamento che il resto degli altri vizi? Perciò, coraggio, coraggio, ché come lo scoraggiamento uccide, così il coraggio fa rivivere ed è l’atto più lodevole che l’anima possa fare, perché mentre si sente scoraggiata, dallo stesso scoraggiamento pren-de coraggio, disfa se stessa e spera; e disfacendo se stessa, già si trova rifatta in Dio.”
9 Settembre 1904
La pace è il segno che l’anima cerca Dio; il turbamento è segno che cerca sé stessa
Continuando il mio solito stato, mi sentivo turbata per l’assenza del mio adora-bile Gesù. Onde dopo avere molto stentato, è venuto e mi ha detto: “Figlia mia, come l’anima esce dal fondo della pace, così esce dall’ambiente divino e si trova nel-l’ambiente, o diabolico o umano. È la sola pace che fa scorgere se l’anima cerca Dio per Dio o per se stessa, e se opera per Dio oppure per sé o per le creature, perché se è per Dio, l’anima non è mai turbata; si può dire[91] che la pace di Dio e la pace dell’anima combaciano e intorno al-l’anima si allargano i confini della pace, in modo che tutto converte in pace, anche le stesse guerre. E se l’anima è turbata, fosse pure nelle cose più sante, si vede in fondo che non è Dio, ma il proprio io o qualche fine uma-no. Perciò, quando non ti senti calma, richiama un po’ te stessa, per vedere che cosa c’è in fondo, distruggila e troverai pace.”
13 Settembre 1904
Chi ha dato la propria volontà al Signore, deve dargli sempre
la libertà di fare quello che vuole: è un martirio di attenzione continua
Trovandomi nel solito mio stato, dopo avere molto stentato, si è fatto vedere che stava stretto a me, tenendo il mio cuore tra le sue mani, e guardandomi fissa mi ha detto: “Figlia mia, quando un’anima mi ha dato la sua volontà, non è più padrona di fare ciò che le piace, altrimenti non sarebbe vera donazione, mentre la vera donazione è tenere sacrificata continuamente la propria vo-lontà a Colui al quale è stata già donata, e questo è un martirio di atten-zione continua, che[92] l’anima fa a Dio. Che diresti tu di un martire che oggi si offre a patire qualunque sorta di pene e domani si ritira? Diresti che non aveva vera disposizione al martirio e che un giorno o l’altro finirà col rinnegare la fede. Così dico Io dell’anima che non mi fa fare della sua volontà quello che mi piace, e ora me la dà, ora se la ritira. Figlia, non sei disposta a sacrificarti e martirizzarti per Me? Perché il vero martirio consiste nella continuazione. Potrai dirti rassegnata, uniformata, ma non martire, e un giorno o l’altro potrai finire col ritirarti da Me, facendo di tutto un gioco di fanciullo. Perciò stai attenta e lasciami la piena libertà di fare di te nel modo che più mi piace.”
26 Settembre 1904
Dal lume della Grazia divina l’anima può accendere le fiammelle delle diverse virtù.
Quasi tutte le pene della Passione di Gesù furono triplici
Trovandomi nel solito mio stato, sentivo una voce che mi diceva: “Vi sta un lume e chiunque si avvicina può accendervi quante fiammelle vuole, e queste fiammelle[93] servono a fare corona d’onore al lume e per dar luce a chi le ha accese”.
Io dicevo tra me: “Che bel lume è questo, che ha tanta luce e tanta potenza, che mentre dà agli altri quanta luce vogliono, lui resta sempre quello che è, senza impoverirsi di luce; ma chi sarà colui che lo possiede?”
Mentre ciò pensavo, mi sono sentita ripetere: “Il lume è la Grazia e lo possie-de Dio, e l’avvicinarsi significa la buona volontà dell’anima di fare il bene, che quanti beni si vogliono attingere dalla Grazia, si attingono; e la fiam-mella che vi si forma sono le diverse virtù, che mentre danno gloria a Dio, danno luce all’anima”.
Onde, dopo ciò, quando appena ho visto il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia”, e questo perché stavo pensando che Nostro Signore, non solo una volta, ma per ben tre volte si fece coronare di spine; come quelle spine restavano rotte dentro la testa, nel conficcare di nuovo [la corona], più dentro entravano[94] quelle già rimaste, e dicevo: “Dolce Amor mio, perché per ben tre volte volesti soffrire sì doloroso martirio? Non bastava scontare una volta i tanti nostri rei pensieri?”27
Onde, facendosi vedere, ha detto: “Figlia mia, non solo la coronazione di spine fu triplice, ma quasi tutte le pene che soffrii nella mia Passione furono triplici. Tre furono le ore dell’agonia nell’orto; triplice fu la flagellazione, flagellandomi con tre specie di diversi flagelli; tre volte mi spogliarono; per ben tre volte fui condannato a morte: di notte, di mattino presto e in pieno giorno; tre furono le cadute sotto la croce, tre i chiodi. Tre volte il Cuore mio versò sangue, cioè, nell’orto per se stesso; dal proprio suo centro nell’atto della crocifissione, quando fui stirato ben bene sopra la croce, tanto che il mio corpo restò tutto slogato e il mio cuore si sconquassò dentro e versò sangue, e dopo la mia morte, quando con una lancia mi fu[95] aperto il costato; tre furono le ore dell’agonia sulla croce.
Se tutto si volesse ruminare, oh, quante [cose] triplici si troverebbero. E questo non fu per caso, ma tutto fu [per] ordinazione divina e per rendere completa la gloria dovuta al Padre, la riparazione che gli si doveva dalle creature ed il bene da meritare alle stesse creature. Perché il dono più grande che la creatura ha ricevuto da Dio è stato l’essere creata a sua immagine e somiglianza e dotata con tre potenze, intelletto, memoria e volontà; e non c’è colpa che la creatura commetta, in cui queste tre potenze non vi concorrano, e quindi macchia, deturpa la bella immagine divina che contiene in se stessa, servendosi del dono per offendere il Donatore. Ed Io, per rifare di nuovo questa immagine divina nella creatura e per dare tutta quella gloria che la creatura doveva a Dio, vi ho concorso con tutto il mio intelletto, memoria e volontà, ed in modo speciale in queste [cose] triplici da Me sofferte,[96] per rendere completa, tanto la gloria che gli si doveva al Padre, quanto il bene che era necessario alle creature.”
27 Settembre 1904
Il sacrificio volontario per Gesù è l’unico sollievo che Gli si può dare,
di fronte all’ingratitudine delle creature
Continuando il mio solito stato, quando ho visto appena il mio benedetto Gesù, quasi in atto di castigare le genti, avendolo pregato che si placasse, mi ha detto: “Figlia mia, l’ingratitudine umana è orrenda. Non solo i sacramenti, la grazia, i lumi, gli aiuti che do all’uomo, ma anche le stesse doti naturali che gli ho dato, sono tutte luci che servono all’uomo per stradarlo nella via del bene e quindi [fargli]trovare la propria felicità; e l’uomo, convertendo tutto questo in tenebre, cerca la propria rovina e, mentre cerca la rovina, dice che cerca il suo proprio bene. Questa è la condizione dell’uomo: si può dare cecità ed ingratitudine più grande di questa? Figlia, l’unico e solo mio sollievo e gusto che mi può dare la creatura in questi tempi, è il sacrificarsi volontariamente per Me, perché essendo stato il mio sacrificio[97] tutto volontario per loro, dove trovo la volontà di sacrificarsi per Me, mi sento come ricompensato di ciò che feci per loro. Perciò, se vuoi sollevarmi e darmi gusto, sacrificati volontariamente per Me.” Fiat
28 Settembre 1904
Quanto è prezioso il reprimere sé stesso
Questa mattina, non venendo il dolcissimo Gesù, l’ho passata malissimo e non face-vo altro che reprimere e sforzare me stessa, e dicevo tra me: “Che sto più a fare? A che mi vale questo reprimere continuo di me stessa?” E mentre ciò pensavo, come un lampo è venuto e mi ha detto: “Vale più reprimere se stesso che acquistare un regno”. Ed è scomparso. Fiat17 Ottobre1904
La SS. Umanità di Gesù copre la sua Divinità e perciò si deve fare tutto insieme a Lui
Continuando il mio solito stato, quando appena è venuto il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, è necessario operare attraverso il velo dell’Umanità di Cristo per trovare la Divinità”, cioè operare unito con la sua Umanità, con la stessa Volontà di Cristo, come se la sua Volontà[98] e la nostra fossero una sola, per piacere solo a Lui; operando coi suoi stessi modi, indirizzando tutto a Cristo, chiamandolo insieme in tutto ciò che facciamo, come se Lui stesso dovesse fare le nostre azioni. Così facendo, l’anima si trova in continuo contatto con Dio, perché, l’Umanità di Cristo non era altro che una specie di velo che copriva la Divinità; onde operando in mezzo a questi veli, già ci si trova con Dio. E chi non vuole operare per mezzo della [sua] Umanità SS. e vuole trovare Cristo, è come quel tale che vuole trovare il frutto senza trovare la corteccia; questo è impossibile. Fiat
20 Ottobre 1904
Liti tra i sacerdoti
Questa mattina mi sono trovata fuori di me stessa in mezzo ad una strada, dove stavano tanti cagnolini che si mordevano l’un l’altro, e a capo di quella strada c’era un religioso che li vedeva mordersi, li sentiva e si impressionava secondo [ciò] che vedeva naturalmente, e [ciò che] dicevano[99] senza approfondire e scru-tinare bene le cose e senza un lume soprannaturale che facesse loro conoscere la verità. In questo mentre ho sentito una voce che diceva: “Questi sono tutti preti, che a vicenda si mordono tra loro”. 28
Onde pareva che fosse il visitatore quel religioso, che vedendo mordersi i preti, gli mancasse l’assistenza divina. Fiat
25 Ottobre 1904
Il Verbo s’incarnò, ma continuò essendo il Verbo
Continuando il mio solito stato, dopo aver molto stentato, è venuto e appena l’ho visto ho detto: “Il Verbo si fece carne ed abitò tra noi”.
E il benedetto Gesù ha soggiunto: “Il Verbo prese carne, ma non restò car-ne, restò quello che era, e siccome Verbo significa parola e non c’è cosa che più influisca della parola, così il Verbo significa manifestazione, comunica-zione, unione divina all’umano. Sicché, se il Verbo non avesse preso carne, non ci sarebbe stata via di mezzo per poter unire insieme Dio e l’uomo”.29
Detto ciò è scomparso. [100] Fiat
27 Ottobre 1904
Di fronte al futuro castigo della guerra, Luisa si sente punita con l’assenza di Gesù
e del patire, ma il vero castigo sarebbe essere privata della Divina Volontà
Trovandomi nel solito mio stato, me la son passata molto agitata, non solo per la quasi totale privazione dell’unico e solo mio Bene, ma pure perché, trovandomi fuori di me stessa, vedevo che si dovevano uccidere come tanti cani, come se l’Italia fosse compromessa in guerra con altre nazioni; tanti soldati partivano a turbe a turbe e che, essendo stati fatti vittime quelli, altri ancora ne chiamavano. Chi può dire come mi sentivo oppressa, molto più che mi sentivo quasi senza sofferenze? Onde mi stavo lamentando, dicendo tra me: “A che pro il vivere? Gesù non viene, il patire mi manca, i miei più cari ed indivisibili compagni, Gesù e il dolore, mi hanno lasciato, eppure io vivo? Io credevo che senza dell’uno e dell’altro non avrei potuto vivere, tanto mi erano inseparabili, eppure vivo ancora. O Dio, che mutamento, che punto doloroso, che strazio indicibile, che crudeltà inaudita! Se hai lasciato le[101] altre anime prive di Te, mamai senza il dolore, a nessuno hai fatto questo affronto così ignominioso, solo a me; solo per me stava preparato questo smacco così terribile, solo io meritavo questo castigo così insopportabile. Ma giusto castigo dei miei peccati, anzi meritavo peggio”.
In questo mentre, come un lampo è venuto, dicendomi con imponenza: “Che hai con questo tuo dire? Ti basta la mia Volontà per tutto. Sarebbe castigo se ti mettessi fuori dall’ambiente divino e ti facessi mancare il cibo della mia Volontà, [di] cui voglio che soprattutto [tu] faccia conto e stima. E poi è necessario che per qualche tempo ti manchi il patire, per dare un po’ di vuoto alla giustizia e così poter castigare le genti.”
29 Ottobre 1904
L’incostanza rompe la catena di grazie, rende inutili i disegni divini e impedisce la santità
Dopo avere molto stentato, quando è appena venuto il benedetto Gesù, mi ha detto: “Figlia mia, quando l’anima si[104] 30 dispone a fare un bene, fosse pure di dire un’Ave Maria, la grazia vi concorre a fare quel determinato bene; quindi se l’anima non è perseverante nel fare quel dato bene, si vede con chiarezza che non ne fa stima e non calcola il dono ricevuto e se ne fa una burla della stessa grazia. Quanti mali stanno racchiusi in questo modo d’operare: oggi sì e domani no; mi piace e lo faccio, ci vuole un sacrificio per fare quel dato bene, non mi sento di farlo.
Succede come a quel tale che avendo ricevuto un dono da un signore, oggi lo riceve, domani lo manda indietro. Quel signore per sua bontà lo ri-manda di nuovo, e quello, dopo averlo tenuto per qualche tempo, stanco di tenere con sé quel dono, di nuovo lo respinge. Ora, che dirà quel signore? «Si vede che non fa stima del mio dono; si impoverisca, muoia, non voglio avere più a che fare con lui!» Tutto, tutto sta collegato al modo di operare con perseveranza. La catena[105] delle mie grazie sta concatenata con le opere perseveranti. Sicché, se l’anima fa delle sfuggite, rompe questa cate-na, e chi le assicura che la incatenerà di nuovo? I miei disegni si compiono solamente in chi attacca le sue opere alla perseveranza. La perfezione, la santità, tutto, tutto va unito a questa, sicché, se l’anima è intermittente, essendo il non operare con perseveranza una specie di febbre intermittente, manda a vuoto i disegni divini, sperde la sua perfezione e fallisce la sua santità.”
13 Novembre 1904
Gesù si rassegnò nella sua Umanità a non porre fine
a tutti i peccati e ai castighi, impedendoli, per rispettare il libero arbitrio
Continuando il mio solito stato, le mie amarezze vanno sempre aumentando per le quasi privazioni e il silenzio del mio Sommo ed unico Bene. Tutto è ombra e lampo, e sfugge. Mi sento schiacciata e istupidita, non comprendo più nulla, perché Colui che contiene la luce è da me lontano e come lampo, che, mentre rischiara, dopo si fa più oscuro di prima. Unico e solo mio retaggio[106] rimastomi è il Volere Divino.
Onde, dopo avere molto stentato, sentivo che non potevo più tirare innanzi; per poco è venuto e mi ha detto: “Figlia mia, la mia Umanità, essendo uomo e Dio, vedeva presenti tutti i peccati, i castighi, le anime perdute; avrebbe voluto afferrare in un solo punto tutto questo e distruggere peccati, castighi, e salvare le anime; sicché avrebbe voluto soffrire non un giorno di Passio-ne, ma tutti i giorni, per poter contenere in Sé tutte queste pene e rispar-miare le povere creature. Con tutto ciò che avrei voluto e potuto, perché avrei potuto distruggere il libero arbitrio delle creature, avrei distrutto que-sti cumuli di mali, ma che sarebbe stato dell’uomo senza meriti propri, sen-za volontà sua nell’operare il bene? Quale figura avrebbe fatto egli mai? Sarebbe egli mai oggetto degno della mia sapienza creatrice? No, certo. Oh, non sarebbe stato come un figlio estraneo in casa altrui, che non[107] avendo lavorato insieme con gli altri figli non ha nessun diritto ad alcuna eredità? Quindi va sempre pieno di rossore se mangia, se beve, perché sa che non ha fatto nessun atto proprio per attestare il suo amore verso quel padre, onde non può essere mai degno dell’amore di quel padre verso di lui; sicché la creatura non sarebbe stata mai degna dell’amore divino senza il libero arbitrio.
D’altronde [la mia Umanità] non doveva infrangere la mia sapienza crea-trice, ladoveva adorare, come l’adorò e si rassegnò a ricevere i vuoti della giustizia nell’Umanità, non però nella Divinità, perché questi vuoti della giustizia divina vengono riempiti dai castighi di questa vita, dall’inferno e dal purgatorio. Onde, se la mia Umanità si rassegnò a tutto questo, vorresti tu forse superarmi e non ricevere nessun vuoto di patire, sopra di te, per non farmi castigare le genti? 31 Figlia, unificati con Me e sii pacifica.”[108]
17 Novembre 1904
Nell’Eucaristia Gesù si fa cibo della creatura;
così essa deve fare di tutta la sua vita interiore cibo per Gesù
Avendo fatto la Comunione, stavo pensando alla benignità di Nostro Signore nel darsi in cibo ad una sì povera creatura, quale io sono, e a come potrei corri-spondere ad un sì grande favore.
Mentre ciò pensavo, il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, come Io mi faccio cibo della creatura, così la creatura può farsi mio cibo, convertendo tutto il suo inter-no in mio alimento, di modo che pensieri, affetti, desideri, inclinazioni, palpiti, sospiri, amore, tutto, tutto dovrebbe tendere a Me, ed Io, vedendo il vero frutto del mio cibo, qual è il divinizzare l’anima e convertire tutto in Me, mi verrei a cibare dell’anima, cioè dei suoi pensieri, del suo amore e di tutto il resto. Così l’anima mi potrebbe dire: Come Tu sei giunto a farti cibo mio e a darmi tutto, anch’io mi sono fatta cibo tuo, non [mi] resta altro da darti, perché tutto ciò che sono, tutto è tuo”.
In questo mentre comprendevo l’ingratitudine enorme[109] delle creature, che mentre Gesù si degna di giungere a tale eccesso d’amore da farsi nostro cibo, noi poi gli neghiamo il suo cibo e lo facciamo stare digiuno.
18 Novembre 1904
L’Umanità SS. di Gesù fu il Cielo della sua Divinità quando venne sulla terra;
adesso ha bisogno di formare il suo Cielo in altre anime sulla terra
Trovandomi nel solito mio stato, quando è appena venuto il mio adorabile Gesù, mi ha detto: “Figlia mia, quando venni in terra, il mio cielo fu la mia Umanità, e come nel cielo si vede la moltitudine delle stelle, il sole, la luna, i pianeti, l’ampiezza, tutto messo in bell’ordine –immagine questa del cielo che esiste di sopra, dove tutto è ordinato–, così la mia Umanità, essendo mio cielo, doveva [far]trasparire fuori l’ordine della Divinità che abitava in essa, cioè, le virtù, la potenza, la grazia, la sapienza ed altro. Ora, quando il cielo della mia Umanità, dopo la Risurrezione, ascese al cielo empireo, il mio cielo sulla terra doveva continuare a sussistere, e queste sono le anime che danno[110] l’abitazione alla mia Divinità, ed Io, abitando in loro, vi formo il mio cielo e faccio trasparire anche fuori l’ordine delle virtù che ci sono dentro. Ora, qual è l’onore della creatura nel prestare il cielo al Crea-tore? Ma, oh, quanti me lo negano! E tu, non vorresti essere il mio cielo? Dimmi che vorresti”.
Ed io: “Signore, non voglio altro che essere riconosciuta nel tuo sangue, nelle tue piaghe, nella tua Umanità, nelle tue virtù; solo in questo vorrei essere riconosciuta per essere tuo cielo ed essere sconosciuta da tutti”.
Pareva che approvasse la mia proposta ed è scomparso.
24 Novembre 1904
Per dare e ricevere la Grazia ci vuole l’unione dei voleri
Mentre ero tutta afflitta e oppressa, vedendo il buon Gesù che grondava sangue, ho detto: “Signore benedetto, e a me non vuoi darmi almeno una goccia di sangue per rimedio di tutti i miei mali?”
E Lui mi ha detto: “Figlia mia, per donare ci vuole la volontà di chi deve dare e la volontà[111] di chi deve ricevere; altrimenti se una persona vuole dare e l’altra non vuol ricevere, ad onta che la prima vuole dare non può dare, e viceversa, se la prima non vuol dare, l’altra non può ricevere. Dunque, per dare e per ricevere ci vuole l’unione dei voleri. Ahi, quante volte la mia grazia viene soffocata, il mio sangue respinto e calpestato”.
E mentre ciò diceva, ho visto che nel sangue del dolce Gesù brulicavano tutte le genti e molti se ne uscivano, non volendo stare dentro quel sangue, dove stavano racchiusi tutti i nostri beni e qualunque rimedio ai nostri mali.
29 Novembre 1904
La Divinità si umiliò nella SS. Umanità di Gesù col santificare e divinizzare
i più piccoli e bassi atti umani, per redimerli
Questa mattina stavo offrendo tutte le azioni dell’Umanità di Nostro Signore, per riparare tante nostre azioni umane fatte indifferenti, senza un fine soprannaturale, oppure peccaminose, per impetrare che tutte le creature facciano le loro azioni con l’intenzione[112] e l’unione delle azioni di Gesù benedetto e per riempire il vuoto della gloria che la creatura deve a Dio [e che darebbe] se ciò facesse.
Mentre ciò facevo, il mio adorabile Gesù mi ha detto: “Figlia mia, la mia Divinità nella mia Umanità scese nell’abisso più profondo di tutte le umi-liazioni umane, tanto che non ci fu nessun atto umano, per quanto basso e piccolo, che Io non divinizzai e santificai. E ciò per restituire all’uomo la raddoppiata sovranità, quella perduta nella Creazione e quella che gli ac-quistai nella Redenzione. Ma l’uomo, sempre ingrato e nemico di se stesso, ama di essere schiavo anziché sovrano, mentre poteva con un mezzo così facile, cioè con l’intenzione delle sue azioni [unite] alle mie, rendere le sue azioni meritorie di merito divino, ne fa uno sciupio e perde la divisa di re e la sovranità di se stesso”.
Detto ciò è scomparso e mi sono trovata in me stessa. [113] Fiat
3 Dicembre 1904
Negli scritti di Luisa possono esserci errori di grammatica, ma non contro la dottrina
cristiana. Prova che nei suoi scritti lei non è una illusa, ma che è Dio ad operare
Continuando il mio solito stato, mi sono trovata fuori di me stessa, gettata a terra, dirimpetto al sole, i cui raggi tutta mi penetravano dentro e fuori, facendomi restare come incantata. Dopo molto tempo, essendomi stancata di quella posi-zione, mi trascinavo per terra perché non avevo forza di alzarmi e camminare; onde, dopo avere molto stentato, è venuta una vergine che, pigliandomi per mano, mi ha condotto in una stanza su un lettino, dove stava il Bambino Gesù, che placidamente dormiva. Io, contenta di averlo trovato, mi sono messa vicino a Lui, ma senza svegliarlo. Dopo qualche tempo, essendosi svegliato, si è messo a passeggiare sul letto. Io, temendo che scomparisse, ho detto: “Carino del mio cuore, Tu sai che sei la mia vita, deh, non mi lasciare”.
E Lui: “Stabiliamo quante volte devo venire”. Ed io: “Unico mio Bene, che dici? La vita è necessaria sempre, quindi sempre, sempre”.
In questo mentre, sono venuti[114] due sacerdoti e il Bambino si è ritirato in braccio a uno di quelli, comandandomi che io parlassi con l’altro. Onde quello voleva conto dei miei scritti ed uno per uno li stava rivedendo.
Onde io, temendo, ho detto a quello: “Chissà quanti errori ci sono”. E quello, con una serietà affabile, ha detto: “Che, errori contro la legge cristiana?”
Ed io: “No, errori di grammatica”. E quello: “Questo fa niente”.
Ed io, prendendo confidenza, ho soggiunto: “Temo che sia tutta illusione”. E quello, guardandomi in faccia, ha ripetuto: “Credi tu che ho bisogno di rivedere i tuoi scritti per conoscere se sei illusa o no? Io, con due domande che ti faccio, conoscerò se è Dio o il demonio che opera in te. Primo, credi tu che tutte le grazie che Dio ti ha fatto te le sei tu meritate, oppure è stato dono e grazia di Dio?” Ed io: “Il tutto per grazia di Dio”.
“Secondo, credi tu che in tutte le grazie che il Signore ti ha fatto, la tua buona volontà abbia prevenuto la grazia, o la grazia abbia prevenuto te?”
Ed io: “Certo,[115] la grazia mi ha prevenuta sempre”.
E quello: “Queste risposte mi fanno conoscere che tu non sei illusa”.
In questo mentre mi son trovata in me stessa. Fiat
4 Dicembre 1904
Minaccia di guerre per l’Europa. Luisa non può più continuare come vittima
Mentre ero molto agitata e col timore che il benedetto Gesù non mi volesse più in questo stato, mi sentivo una forza interna ad uscire, e tanta era la forza che sentivo, che non potendola contenere andavo ripetendo: “Mi sento stanca, non ne posso più”. E nel mio interno sentivo dirmi: “Anch’Io mi sento stanco, non ce la faccio più. Qualche giorno è necessario che resti sospesa del tutto dallo stato di vittima, per far loro prendere la decisione delle guerre, e poi ti farò cadere di nuovo, e poi, quando si faranno le guerre, si penserà a [quello]che si farà di te”.
Io non sapevo che fare; l’ubbidienza non voleva, e combattere con l’ubbidienza è lo stesso che sormontare un monte che riempie la terra e tocca il cielo, e non c’è via da poter camminare,[116] quindi insormontabile. Io credo, non so se sia scioc-chezza, che è più facile combattere con Dio che con questa terribile virtù. Onde, agitata come ero, mi sono trovata fuori di me stessa innanzi ad un Crocifisso e dicevo: “Signore, non ne posso più, la mia natura è venuta meno, mi manca la forza necessaria per continuare lo stato di vittima; se vuoi che continui, dammi la forza, altrimenti io mi tolgo”.
Mentre ciò dicevo da quel Crocifisso sgorgava una fontana di Sangue verso il Cielo, che ricadendo sulla terra si convertiva in fuoco. E parecchie vergini diceva-no: per la Francia, l’Italia, l’Austria e l’Inghilterra –e nominavano altre nazioni che io non ho capito bene– sono preparate gravissime guerre, civili e governative. Io, nel sentire ciò, mi sono tutta spaventata e mi son trovata in me stessa e non sapevo io stessa decidere chi dovevo seguire, se la forza interna che [mi] spingeva a togliermi, o la forza dell’ubbidienza che mi spingeva a rimanere,[117] perché ambedue forti e potenti sul mio debole e povero cuore. Finora pare che prevalga l’ubbidienza, sebbene stentatamente, e non so dove andrò a finire.
6 Dicembre 1904
La beatitudine eterna incomincia dal perdere ogni gusto proprio
(anche spirituale), acquistando i gusti divini
Continuando a stentare, quando è appena venuto il benedetto Gesù, io mi vede-vo nuda, spogliata di tutto; forse anima più misera non se ne trova simile, tanto è estrema la mia miseria. Che cambiamento funesto! Se il Signore non fa un nuovo miracolo della sua onnipotenza per farmi risorgere da questo stato, io certo morrò di miseria.
Onde, il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, coraggio, il principio della beatitudine eterna è il perdere ogni gusto proprio, perché a seconda che l’anima va perdendo i propri gusti, così i gusti divini vi prendono possesso, e l’anima, avendo disfatto e perduto se stessa, non si riconosce più, non trova più niente di suo, neppure le cose spirituali. Dio, vedendo che l’anima non ha più[118] niente di suo, la riempie di tutto Se stesso e la ricolma di tutte le felicità divine, e allora l’anima può dirsi veramente beata, perché finché aveva qualche cosa di proprio non poteva essere esente da amarezze e timori, né Dio potrebbe comunicarle la propria felicità. Ogni anima che entra nel porto della beatitudine eterna non può essere esente da questo punto doloroso, sì, ma necessario, né può farne a meno. Generalmente [le creature] lo fanno in punto di morte ed il purgatorio vi mette l’ultima mano.
Perciò, se si domanda alle creature che cosa è gusto di Dio, che significa beatitudine divina, sono cose a loro sconosciute e non sanno articolar parola. Ma alle anime mie dilette, essendosi date tutte a Me, non voglio che la loro beatitudine abbia inizio lassù nel Cielo, ma che abbia inizio quaggiù in terra. E non solo voglio riempirle della felicità, della gloria del Cielo, ma voglio riempirle dei beni, dei patimenti, delle virtù che[119] ebbe la mia Umanità in terra; perciò le spoglio non solo da gusti materiali, che l’anima tiene in conto di sterco, ma [anche] dei gusti spirituali, per riempirle tutte dei miei beni e dare loro il principio della vera beatitudine.”
22 Dicembre 1904
La perfezione è luce e la luce è Dio: chi la vuole raggiungere viene riempito di luce
Trovandomi nel solito mio stato, vedevo il Bambinello Gesù con un pugno di luce in mano e dalle dita gli scorrevano fuori i raggi.
Io sono rimasta incantata e Lui mi ha detto: “Figlia mia, la perfezione è luce e chi dice di volerla raggiungere non fa altro che come se volesse stringere nel pugno un corpo di luce, che mentre fa per stringerlo, la stessa luce gli scorre fuori dalle proprie dita, solo la mano resta sommersa nella stessa luce. Ora, la luce è Dio e solo Dio è perfetto, e l’anima che vuole essere perfetta non fa altro che afferrare le ombre, le goccioline di Dio, e delle volte non fa altro[120] che vivere nella sola luce, cioè nella Verità. E così come la luce, quanto più vuoto trova e quanto più profondo è il luogo, tanto più addentro s’intromette, più spazio prende, così la luce divina, quanto più è vuota ed umile l’anima, tanto più la luce la riempie e le comunica le sue grazie e perfezioni.”
29 Dicembre 1904
La “debolezza umana” il più delle volte è mancanza di vigilanza e di attenzione
da parte di chi ha l’autorità, che lascia alimentare la debolezza
Trovandomi nel solito mio stato, stavo pensando ai passi più umilianti che patì Nostro Signore, ed in me stessa provavo un orrore, ma poi dicevo tra me: “Signore, perdona quelli che ti rinnovano questi passi dolorosi, perché è [per] la troppa debolezza che l’uomo ha”.
In questo mentre, il benedetto Gesù, quando è appena venuto, mi ha detto:“Figlia mia, ciò che si dice debolezza umana il più delle volte è mancanza di vigilanza e di attenzione di chi è capo, cioè, genitori e superiori, perché quando la creatura è vigilata e guardata e non si dà [ad essa] la libertà che vuole, le debolezze, non avendo il loro[121] alimento (cioè, l’assecondare la debolezza è alimento per peggiorare nella debolezza) per se stesse si distruggono”.
Poi ha soggiunto: “Ah, figlia mia, come la virtù impregna l’anima di luce, di bellezza, di grazia, d’amore, come una spugna asciutta s’impregna d’acqua, così il peccato, le debolezze assecondate impregnano l’anima di tenebre, di bruttezze e persino di odio contro Dio, come una spugna si impregna di fango.” Fiat
21 Gennaio 1905
Ragionare l’ubbidienza è disonorarla e disonorare Dio
Avendo esposto certi dubbi al Confessore, la mia mente non si acquietava [di fronte] a ciò che mi diceva; onde, essendo venuto il benedetto Gesù, mi ha detto: “Figlia mia, chi ragiona sull’ubbidienza, col solo ragionare viene a disono-rarla, e chi disonora l’ubbidienza, disonora Dio.”
28 Gennaio 1905
La Croce è semina di virtù
Sentendomi più del solito sofferente, quando[122] il mio adorabile Gesù è appena venuto mi ha detto: “Figlia mia, la croce è semenza di virtù e, così come chi semina raccoglie per dieci, venti, trenta e anche [per] cento, così la croce, essendo seme, moltiplica le virtù, le perfezioni, le abbellisce a mera-viglia; sicché quante più croci si addensano intorno a te, tanti semi di virtù in più si gettano nell’anima tua. Onde, invece di affliggerti quando ti giunge una nuova croce, dovresti rallegrarti, pensando di fare acquisto di un altro seme, per poterti arricchire ed anche compiere la tua corona.”Fiat
8 Febbraio 1905
L’amore alla Croce, alla Gloria di Dio e alla Chiesa caratterizzano i veri figli di Dio
Continuando il mio povero stato di privazione e di amarezza indicibile, al più si fa vedere in silenzio. Questa mattina mi ha detto: “Figlia mia, le caratteristiche dei miei figli sono: amore alla croce, amore alla gloria di Dio e amore alla gloria della Chiesa, fino a mettere la propria vita. Chi non ha queste carat-teristiche[123] invano si dice mio figlio, e chi ardisce dirlo è un bugiardo e traditore, che tradisce Dio e se stesso. Vedi un po’ in te se ce le hai”.
Ed è scomparso.
10 Febbraio 1905
I contenti dell’anima sono tutti in Dio
Trovandomi nel solito mio stato, mi sentivo uno scontento di me stessa; ed essendo venuto il benedetto Gesù mi sono sentita entrare un tale contento che ho detto: “Ah, Signore, Tu solo sei il vero contento!”
E Lui ha soggiunto: “Ed Io ti dico che il primo contento dell’anima è Dio solo; il secondo contento è quando l’anima dentro di sé e fuori di sé non mira altro che Dio; il terzo è quando, trovandosi l’anima in questo ambiente divino, nessun oggetto creato, né creature, né ricchezze, rompono l’immagi-ne divina nella sua mente, perché la mente si alimenta di ciò che pensa e, mirando solo Dio, guarda delle cose di quaggiù solo quelle che vuole Dio, non curandosi[124] di tutto il resto; così si resta sempre in Dio. Il quarto contento è il patire per Dio, perché l’anima e Dio, ora per mantenere la con-versazione, ora per stringersi più intimamente, ora per attestarsi l’un l’altro il bene che si vogliono, Dio la chiama e l’anima risponde, Dio si avvicina e l’anima lo abbraccia, Dio le dà il patire e l’anima volentieri patisce, anzi desidera di più patire per amore suo, per potergli dire: vedi come ti amo?, e questo è il maggiore di tutti i contenti.”
24 Febbraio 1905
L’umiltà è un fiore senza spine: non punge
Questa mattina, quando è appena venuto, il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, l’umiltà è un fiore senza spine e, siccome è senza spine, si può prendere in mano, si può stringere, si può mettere dove si vuole, senza timore di ricevere molestia o puntura. Così è l’anima umile: si può dire che non ha le punture dei difetti e, siccome è senza punture,[125] si può fare ciò che si vuole e, non avendo spine, naturalmente non punge né dà molestia agli altri, perché le spine le dà chi ne ha, ma chi non ne ha, come può darle? Non solo, ma l’umiltà è un fiore che fortifica e rischiara la vista e con la sua chiarezza si sa tenere lontano dalle stesse spine.”
2 Marzo 1905
Gesù ha dato a Luisa una chiave per poterlo sempre trovare: la sua Volontà
Continuando il mio solito stato, mi son trovata fuori di me stessa con in mano una chiave e, sebbene facevo una via lunga e qualche volta mi distraevo pure, non appena pensavo alla chiave me la trovavo sempre in mano. Ora vedevo che questa chiave serviva ad aprire un palazzo dentro [il quale] vi stava il Bambino Gesù che dormiva; ché io vedevo il tutto da lontano, ed io avevo tutta la premura, la fretta di andare ad aprire, temendo che si svegliasse, che piangesse e non mi trovasse vicino. Onde mi affrettavo sempre[126] più, ma quando mi son trovata lì per salire, mi sono trovata in me stessa, quindi sono rimasta impensierita. Ma dopo, essendo venuto il benedetto Gesù, mi ha detto: “Figlia mia, la chiave che ti trovavi sempre in mano è la chiave della mia Volontà, che Io ho messo nelle tue mani, e chi ha in mano un oggetto può farne ciò che vuole”.
5 Marzo 1905
Pregi preziosi della Croce
Stando un poco più sofferente del solito, per poco è venuto il benedetto Gesù e mi ha detto: “Figlia mia, la croce è sostegno dei deboli, è fortezza dei forti, è germe e custodia della verginità”. Detto ciò, è scomparso. Fiat
20 Marzo 1905
Tutto ciò che non inizia in Dio, fosse anche amore o virtù, è falso e non dura
Continuando il mio solito stato, quando è appena venuto il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, l’amore che non ha il principio in Dio, non può dirsi amore vero e le stesse virtù che non hanno principio in Dio sono virtù fal-sificate, perché tutto[127] ciò che non ha principio in Dio, non può dirsi amo-re né virtù, piuttosto luce apparente, che finisce col convertirsi in tenebre”.
Poi ha soggiunto: “Per esempio, un confessore lavora, si sacrifica tanto per un’anima: è cosa santa, apparentemente dà dell’eroismo; eppure se fa ciò perché ha ottenuto o spera di ottenere qualche cosa, il principio del suo sacrificio non è in Dio, ma in se stesso e per se stesso, quindi non può dirsi virtù.” Fiat
23 Marzo 1905
Diffidenza di sé e fiducia in Dio
Trovandomi nel solito mio stato, per poco è venuto il benedetto Gesù ed io gli ho detto: “Signore, è gloria tua il mio stato?” E Lui: “Figlia mia, tutta la mia gloria e tutto il mio compiacimento è solo che voglio tutta te più in Me”.
Poi ha soggiunto: “Il tutto sta nella sconfidenza32 e timore dell’anima [in se]stessa e nella confidenza e coraggio in Dio”. Detto ciò, è scomparso. [128]
28 Marzo 1905
L’anima turbata non disturba solo sé stessa, ma turba la vita divina
che il Signore va formando nell’anima. Gli incontri tra Gesù e l’anima
Trovandomi nel solito mio stato, quando è appena venuto il benedetto Gesù, avendo io detto ad un’anima turbata: “Pensa a non voler stare turbata, non solo per il bene tuo, ma molto più per amor di Nostro Signore, perché l’anima turbata non solo sta lei turbata, ma fa turbare Gesù Cristo”, dopo ho detto tra me: “Che sproposito ho detto, Gesù non può mai turbarsi”.
Onde, nel venire, mi ha detto: “Figlia mia, invece di uno sproposito hai detto una verità, perché in ogni anima formo una vita divina e, se l’anima è turbata, questa vita divina che Io vado formando resta anche turbata; non solo, ma mai giunge a compiersi perfettamente”.
E come lampo è scomparso. Onde io ho continuato il mio solito lavoro interno sulla Passione33 ed essendo giunta a quel punto dell’incontro di Gesù e Maria sulla via della croce, di nuovo si è fatto vedere e[129] mi ha detto: “Figlia mia, anche con l’anima mi incontro continuamente, e se nell’incontro che faccio con l’anima la trovo in atto di esercitare le virtù e unita a Me, mi ricompensa dal dolore che soffrii quando incontrai la mia Madre così addolorata per causa mia.”
11 Aprile 1905
L’anima con la perseveranza diventa come Dio, che è “sempre antico e sempre nuovo”
Stando molto afflitta per la privazione del mio adorabile Gesù, stavo dicendo tra me stessa: “Come si è fatto crudele con me, io stessa non so capire come il suo buon Cuore possa giungere a farlo; e poi, il perseverare gli piace tanto, eppure il mio perseverare non commuove il suo buon Cuore ”.
Mentre dicevo questi e altri spropositi, tutto all’improvviso è venuto e mi ha detto: “Certo che la cosa che più mi piace dell’anima è la perseveranza, perché la perseveranza è suggello della vita[130] eterna e sviluppo della vita divina. Perché come Dio è sempre antico e sempre nuovo e immutabile, così è l’anima con la perseveranza: con averla fatto sempre è antica, e con l’atto di farla è sempre nuova, e ogniqualvolta la fa si rinnova in Dio, rimanendo immutabile senza accorgersene. Siccome con la perseveranza fa acquisto continuo della vita divina in se stessa, acquistando Dio, vi suggella l’eterna vita. Vi può essere suggello più sicuro di Dio stesso?” Fiat
16 Aprile 1905
Per avere il Regno eterno è necessario governare sé stesso, e il mezzo è il patire
Continuando il mio solito stato, per poco si è fatto vedere il mio amabile Gesù con un chiodo dentro il Cuore, e avvicinandosi al mio cuore me lo toccava col suo stesso chiodo, ed io vi sentivo pene mortali. Dopo mi ha detto: “Figlia mia, questo chiodo me lo mette il mondo fin dentro[131] il mio Cuore e mi dà una morte continua, sicché per giustizia, come [le creature] mi danno morte con-tinua, così permetterò che si diano morte tra loro, uccidendosi come tanti cani”.
E mentre ciò diceva, mi faceva sentire le grida dei rivoltosi, tanto che sono stata assordata per quattro o cinque giorni.
Onde, stando molto sofferente, dopo poco è ritornato e mi ha detto: “Oggi è il giorno delle Palme, [giorno] in cui fui acclamato Re. Tutti devono aspirare a un regno e per acquistare il Regno eterno è necessario che [l’uomo] acquisti il regime di se stesso col dominio delle sue passioni. L’unico mezzo è il patire, perché il patire è regnare, cioè, con la pazienza mette a posto se stesso, facendosi re di se stesso e del regno eterno.” Fiat
20 Aprile 1905
L’anima può conoscere sé stessa, se ha domato le passioni; questo si vede nelle occasioni
Trovandomi nel solito mio stato, quando è appena venuto il benedetto Gesù, quasi in atto di castigare le genti, mi ha detto: “Figlia[132] mia, le creature mi lacerano le carni, calpestano il mio sangue continuamente, ed Io permetterò che le loro carni siano lacerate ed il loro sangue disperso. L’umanità in que-sti tempi si trova come un osso fuoriposto, fuori del suo centro, e per met-terlo a posto e farlo rientrare nel suo centro è necessario che lo disfaccia”.
Poi, calmandosi un poco, ha soggiunto: “Figlia mia, l’anima può conoscere se ha dominato le sue passioni se, toccata da tentazioni o da persone, non ne fa alcun conto. Come per esempio: viene tentata d’impurità; se ha do-minato questa passione, l’anima non ne fa conto e la stessa natura sta al suo posto; se invece no, l’anima si infastidisce, si affligge, e nel suo corpo si sente scorrere un rivolo marcioso. Oppure una persona mortifica, ingiuria un’altra; se questa ha dominato la passione della superbia se ne resta in pace; se poi no, si sente scorrere un rivolo di fuoco, di sdegno, d’alterigia, che la mette[133] tutta sossopra, perché quando la passione c’è, all’occa-sione esce in campo, e così di tutto il resto.”
2 Maggio 1905
Il patire porta a tre gradi di risurrezione
Continuando un po’ più del solito le mie sofferenze, il mio buon Gesù nel venire mi ha detto: “Figlia mia, il patire contiene tre specie di resurrezione, cioè, il patire fa risorgere l’anima alla grazia; secondo, inoltrandosi il patire riuni-sce le virtù e risorge alla santità; terzo, continuando il patire, perfeziona le virtù, le abbellisce di splendore, formando una bella corona, e l’anima, coronata, vi risorge alla gloria in terra e alla gloria in Cielo”.
Detto ciò è scomparso.
5 Maggio 1905
Da Gesù esce, come un figlio, la sua immagine che è la Grazia,
ed essa, entrando nell’uomo, lo rende figlio di Dio
Trovandomi nel solito mio stato, quando è appena venuto il benedetto Gesù, pareva che dal suo interno uscisse un’altra immagine tutta simile a[134] Lui, solo più piccola. Io sono rimasta meravigliata nel vedere ciò e Lui mi ha detto: “Figlia mia, tutto ciò che può uscire da una persona si chiama parto e questo parto diventa figlio di chi lo partorisce. Ora, questa mia figlia è la Grazia, che uscendo da Me si comunica a tutte le anime che la vogliono ricevere e le trasmuta in tanti altri miei figli; non solo, ma tutto ciò che può uscire di bene, di virtù da questi secondi figli diventa figlio della Grazia. Vedi un po’ che lunga generazione di figli si forma la Grazia, solo che la ricevano. Ma quanti la respingono e la mia figlia se ne ritorna al mio seno, sola e senza prole”.
Mentre ciò diceva, quella immagine si è rinchiusa dentro di me, riempiendomi tutta di sé.
9 Maggio 1905
Con l’aiuto della Grazia l’anima dovrebbe morire anticipatamente
a tutto ciò a cui dovrà morire per forza
Continuando il mio solito stato, mi pareva che il mio adorabile Gesù uscisse dal[135] mio interno e, con una voce dolce e affabile, diceva: “E perché, figlia mia, tutto ciò che deve fare la morte alla natura, non può farlo anticipatamente l’anima unita alla Grazia? Cioè, farla morire anticipatamente, per amor di Dio, a tutto ciò a cui dovrà morire. Ma questa beata morte giunge a farla solamente chi fa continuo soggiorno nella mia Grazia, perché, vivendo con Dio, gli riesce più facile morire a tutto ciò che è caduco. E vivendo l’anima in Dio e morendo a tutto il resto, la stessa natura viene ad anticipare i pri-vilegi che la devono arricchire nelle risurrezione, cioè, si sentirà spiritua-lizzata, deificata ed incorruttibile, oltre a tutti i beni a cui parteciperà l’ani-ma, sentendosi partecipe di tutti i privilegi della vita divina. Oltre a ciò, si distinguerà la gloria che avranno in Cielo queste anime, che saranno tanto diverse dalle altre, quanto è distinto il Cielo dalla terra”.
Detto ciò, èscomparso. [136]
12 Maggio 1905
Il mezzo per non perdere l’amore di Gesù è considerarlo come cosa propria
Trovandomi nel solito mio stato, quando è appena venuto il benedetto Gesù, io, nel vederlo, non so il perché, ho detto: “Signore, eppure il pensiero che possa perdere il tuo amore è una cosa che lacera l’anima”.
E Lui: “Figlia mia, chi te l’ha detto? In tutte le cose la mia paterna bontà ha somministrato i mezzi per aiutare la creatura, a meno che questi mezzi non vengano respinti. Dunque, mezzo per non perdere il mio amore, è fare del mio amore e [di] tutto ciò che mi riguarda come se fosse cosa propria. Può perdere uno tutto ciò che è suo? No, certo, al più se non ha stima della cosa propria, non avrà cura di custodirla, ma se non la stima e non la cu-stodisce è segno che non l’ama; quindi quell’oggetto non contiene più vita d’amore e non si può annoverare tra le cose proprie. Ma quando si fa pro-prio il mio amore, lo si stima, si custodisce, si tiene sempre d’occhio,[137] in modo che l’anima non può perdere ciò che è suo, né in vita, né in morte.”
15 Maggio 1905
Il cammino della perfezione è tanto difficile per chi non cammina,
ma facilissimo per chi lo fa insieme con Gesù
Continuando il mio solito stato, per poco è venuto il benedetto Gesù e mi ha detto: “Figlia mia, dicono che il cammino della virtù sia difficile. Falso, è difficile per chi non cammina, perché non conoscendo né le grazie, né le consolazioni che deve ricevere da Dio, né l’agevolazione del camminare, le pare difficile e senza camminare sente tutto il peso del cammino. Ma per chi cammina è facilissimo, perché la grazia che la inonda la fortifica, la bellezza delle virtù l’attrae, il Divino Sposo delle anime la porta appoggiata al proprio braccio, accompagnandola nel cammino, e l’anima, invece di sentire il peso e la difficoltà del camminare, vuole affrettare il cammino per giungere più presto alla fine del cammino e al suo proprio centro.” [138]
18 Maggio 1905
L’amore rende facile ogni cosa; senza di esso, le stesse virtù muoiono
Continuando il mio solito stato, appena venuto, il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, il timore toglie la vita all’amore; non solo, ma anche le stesse virtù che non hanno principio dall’amore diminuiscono la vita dell’amore nell’anima,mentre in tutte le cose l’amore merita la preferenza, perché l’amore rende facile ogni cosa, mentre le stesse virtù che non hanno prin-cipio dall’amore, sono come tante vittime che vanno a finire al macello, cioè, alla distruzione delle stesse virtù.”
20 Maggio 1905
Nel patire o nell’operare si deve guardare il frutto
e l’adempimento della Volontà del Padre, per trovare il riposo
Questa mattina stavo pensando a quando il benedetto Gesù restò tutto slogato sulla croce e dicevo tra me: “Ah, Signore, quanto potesti restare compenetrato da queste sì atroci sofferenze e come la tua anima potette restare afflitta!”
In questo mentre, quasi come un’ombra, è venuto e mi ha detto: “Figlia mia, Io non mi occupavo delle[139] mie sofferenze, ma mi occupavo dello scopo delle mie pene, e siccome nelle mie pene vedevo compiuta la Volontà del Padre, soffrivo e nel mio stesso soffrire trovavo il più dolce riposo, perché il fare la Volontà Divina contiene questo bene, che mentre si soffre si trova il più bel riposo; e se si gode e questo godere non è voluto da Dio, nello stesso godere si trova il più atroce tormento. Anzi, quanto più mi avvicinavo al termine delle pene, agognando di compiere in tutto la Volontà del Padre, così mi sentivo più alleggerito e il mio riposo si faceva più bello. Oh, quanto è diverso il modo che tengono le anime! Se soffrono o [se] operano non hanno la mira al frutto che possono ricavare, né all’adempimento della Volontà Divina; si concentrano tutte nella cosa che fanno e, non vedendo i beni che possono guadagnare né il dolce riposo che porta la Volontà di Dio, vivono[140] infastidite e tormentate e fuggono quanto più possono il patire e l’operare, credendo di trovare riposo, e vi restano più tormentate di prima.”
23 Maggio 1905
Gesù è il Tutto e noi il nulla, che non può stare senza il Tutto.
Soltanto guardando Dio si evita il turbamento
Questa mattina mi son trovata fuori di me stessa e mi sentivo una persona in braccio e la testa poggiata sopra la spalla, che io non riuscivo a vedere chi fosse, quindi l’ho tirato per forza dicendogli: “Dimmi almeno chi sei”. E Lui: “Io sono il Tutto”. Ed io, nel sentire dire che era il tutto, ho detto: “Ed io sono il nulla. Vedi, Signore, quanta ragione ho che questo nulla stia unito col Tutto, altrimenti sarà come un pugno di polvere che il vento disperde”.
In questo mentre, vedevo una persona dubbiosa che diceva: “Come sarà che per ogni minima cosa si sente tanto turbamento?” Ed io, da una luce che veniva dal benedetto Gesù, ho detto: “Per non sentire turbamento, l’anima deve ben fondarsi in Dio, tendere tutta[141] se stessa a Dio come ad un solo punto e guar-dare le altre cose con occhio indifferente. Ma se farà altrimenti, in ogni cosa che farà, o vedrà, o sentirà, l’anima si sentirà investita da un malessere, come da quella febbre lenta che rende l’anima tutta spossata, turbata, senza potersi raccapezzare lei stessa”.Fiat
25 Maggio 1905
Quando Gesù ha formato la sua immagine nell’anima,
lo stesso aspetto che prende Lui lo prende l’anima
Trovandomi nel solito mio stato, vedevo il benedetto Gesù fuori e dentro il mio interno; se fuori lo vedevo Bambino, Bambino lo vedevo dentro; se lo vedevo Crocifisso fuori, lo stesso lo vedevo dentro. Io sono rimasta meravigliata e Lui mi ha detto: “Figlia mia, quando la mia immagine è completamente formata nell’interno dell’anima, qualunque forma voglio prendere esternamente per rimirarmi, quella stessa vi prende la mia stessa immagine che ho formato nell’anima. Quale meraviglia dunque?” [142]
26 Maggio 1905
Il segno che l’anima è tutta di Gesù è se in tutto il suo essere
si sente un continuo mormorio di Gesù, come Lui lo sente dell’anima
Trovandomi fuori di me stessa, mi son trovata col Bambino Gesù in braccio e gli stavo dicendo: “Carino mio, tutta e sempre tua sono; deh, non permettere che scorra in me alcunché, fosse anche un’ombra, che non sia tua”. E Lui: “Figlia mia, quando l’anima è tutta mia, Io sento un mormorio continuo del suo essere in Me. Me lo sento scorrere, questo suo mormorio, nella mia voce, nel mio cuore, nella mente, nelle mani, nei miei passi e fin nel mio sangue. Oh, come mi è dolce questo suo mormorio in Me! E come lo sento vado ripetendo: tutto, tutto, tutto è mio di quest’anima, ed Io l’amo, l’amo tanto che suggello il mormorio del mio amore in essa. Sicché, come Io sento il suo, così l’anima sente il mormorio mio in tutto il suo essere; sicché se l’anima in tutta se stessa si sente scorrere il mio mormorio, è segno che l’anima è tutta mia.” [143]
29 Maggio 1905
Dio può fare tutto in chi riposa nelle braccia dell’ubbidienza
Questa mattina, nel venire il benedetto Gesù, si è gettato nelle mie braccia come se volesse riposare e mi ha detto: “L’anima deve riposare nelle braccia dell’ubbidienza, come un bambino riposa sicuro nelle braccia della madre; e chi riposa in braccio all’ubbidienza riceve tutti i colori divini, perché [come a]chi veramente dorme si può fare ciò che si vuole, così chi veramente riposa in braccio all’ubbidienza, si può dire che dorme e Dio può fare all’anima ciò che Egli vuole”
30 Maggio 1905
Luisa, per mezzo di una vita d’amore, deve vivere nell’Umanità di Gesù,
per trovare tutte le creature e soddisfare per tutte
Continuando il mio solito stato, stavo dicendo: “Signore, che vuoi da me? Manifestami la tua Santa Volontà”. E Lui: “Figlia mia, ti voglio tutta in Me, acciocché possa trovare tutto in te. Come tutte le creature ebbero vita nella mia Umanità e vi soddisfeci per tutte, così stando tutta in Me, mi farai tro-vare tutte le creature in te; cioè, unita a Me mi[144] farai trovare in te la riparazione per tutti, la soddisfazione, il ringraziamento, la lode e tutto ciò che le creature sono obbligate a darmi. L’amore, oltre alla vita divina e umana, mi somministrò la terza vita, che fece germogliare tutte le vite delle creature nella mia Umanità, e questa vita d’amore è che, mentre mi dava vita, mi dava morte continua, mi abbatteva e mi fortificava, mi umiliava e mi innalzava, mi amareggiava e mi raddolciva, mi tormentava e mi dava delizie. Che cosa non contiene questa vita d’amore infaticabile e pronta ad ogni cosa? Tutto, tutto in essa si trova, la sua vita è sempre nuova ed eterna. Oh, quanto vorrei trovare in te questa vita d’amore, per averti sem-pre in Me e trovare tutto in te!”
2 Giugno 1905
La pazienza alimenta la perseveranza
Questa mattina, il benedetto Gesù, nel venire, mi ha detto: “Figlia mia, la pazienza è l’alimento[145] della perseveranza, perché la pazienza tiene a posto le passioni e corrobora tutte le virtù, e le virtù, ricevendo dalla pazienza l’atto della vita continua, non sentono la stanchezza che produce l’incostanza, tanto facile alla creatura. Quindi l’anima non si abbatte se è mortificata o umiliata, perché subito la pazienza le som-ministra l’alimento necessario e vi forma un nodo più forte e stabile di perseveranza; né se è consolata e innalzata si spinge troppo, perché la pazienza, alimentando la perseveranza, si contiene nella moderazione senza uscire dai suoi limiti. Oltre a ciò, così come la pazienza è alimento e fino a tanto che una persona si alimenta si può dire che ha vita, non è morta, così l’anima, fino a tanto che avrà pazienza, godrà la vita della perseveranza.”
5 Giugno 1905
Ogni croce, se si pensa alla Passione di Gesù, perde la metà del peso e dell’asprezza.
Gesù formò in Sé la vita di ogni creatura; Luisa è chiamata a fare lo stesso
Questa mattina, nel venire, il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, le croci, le[146] mortificazioni, sono altrettante fonti battesimali e qualunque specie di croce che va intinta nel pensiero della mia Passione perde la metà del-l’asprezza e diminuisce la metà del peso”. E come lampo è scomparso.
Onde io sono rimasta facendo certe adorazioni e riparazioni nel mio interno, e di nuovo è ritornato e ha soggiunto: “Quale non è la mia consolazione nel vedere rifatto in te ciò che la mia Umanità fece tanti secoli innanzi, perché qualunque cosa che Io determinai che ciascun’anima facesse, fu fatta prima nella mia Umanità 34 , e se l’anima mi corrisponde, ciò che Io feci per essa lo rifà di nuovo in se stessa; se poi no, resta fatto solo in Me stesso ed Io provo un’amarezza inesprimibile.”
23 Giugno 1905
Chi si trova unito all’Umanità di Gesù si trova a contatto con la sua Divinità,
quindi diventa tutto amore; perciò non ha nessun timore della morte
Continuando il mio solito stato, stavo pensando a come morì Gesù Cristo[147] e che Lui non poteva in nessun modo temere la morte, perché stando così unito con la Divinità, anzi trasmutato, già si trovava sicuro come uno nel suo proprio palazzo, ma per l’anima, oh, quanto è diverso. Mentre questi ed altri spropositi pensavo, il benedetto Gesù è venuto e mi ha detto: “Figlia mia, chi sta unito con la mia Umanità già si trova alla porta della mia Divinità, perché la mia Umanità è specchio all’anima, da cui riverbera la Divinità in essa; e chi si trova ai riverberi di questo specchio, s’intende che tutto il suo essere è trasmutato in amore, perché, figlia mia, tutto ciò che dalla creatura esce, an-che il movimento degli occhi, delle labbra, il muovere dei pensieri e tutto il resto, tutto dovrebbe essere amore e fatto per amore, perché essendo il mio Essere tutto amore, dove trovo amore assorbisco tutto in Me, e l’anima[148] dimora in Me sicura, come uno nel suo proprio palazzo. Dunque, quale timore di venire a Me può avere l’anima nel suo morire, se già si trova in Me?”
3 Luglio 1905
Gesù scrive che è Volontà sua tutto ciò che forma la vita di Luisa
Continuando il mio solito stato, mi son trovata fuori di me stessa e ho trovato la Regina Mamma col Bambino Gesù in braccio,che gli stava dando il suo dolcis-simo latte. Io, nel vedere che il Bambino succhiava il latte dal petto della nostra Madre, pian piano l’ho tolto dal petto e mi sono messa io a succhiare. Nel vedermi fare ciò, entrambi hanno sorriso della mia furberia, ma mi hanno lasciato suc-chiare. Onde, dopo ciò, la Regina Madre mi ha detto: “Prendi il tuo carino e godilo”. Io l’ho preso in braccio. In questo mentre, fuori si sono sentiti rumori di armi e Lui mi[149] ha detto: “Questo governo cadrà”. Ed Io: “Quando?” Toc-candosi l’estremità della punta del dito ha soggiunto: “Un’altra punta di dito”.Ed Io: “Chissà innanzi a Te quanto sarà questa punta di dito”.
Lui non mi ha dato retta ed io, non avendo voglia di sapere, ho detto: “Quanto vorrei conoscere la volontà di Dio riguardo a me”. E Lui mi ha detto: “Hai una carta? Ti scriverò Io stesso e dichiarerò la mia Volontà su di te”.
Io non ne avevo, sono andata a cercarla e l’ho data, e il Bambino ha scritto: “Dichiaro innanzi al Cielo e alla terra che è mia Volontà, che l’ho scelta vittima. Dichiaro che mi ha fatto donazione dell’anima e del corpo ed, es-sendo l’assoluto padrone, quando a Me piace le partecipo le pene della mia Passione ed Io in contraccambio le ho dato l’adito nella mia Divinità. Di-chiaro che in quest’adito mi prega ogni giorno continuamente per i pecca-tori e ne attinge[150] un continuo flusso di vita a pro degli stessi peccatori”.
Ha scritto anche tantealtre cose che io non ricordo tanto bene, perciò le tralascio. Io, nel sentire ciò, mi sono sentita tutta confusa e ho detto: “Signore, perdona se mi rendo impertinente, questo che hai scritto non volevo saperlo, mi basta che lo sappia Tu solo. Quello che vorrei sapere è.se è volontà tua che continui in questo stato”, e nella mia mente continuavo: “È volontà sua che venga il Confessore a chiamarmi all’ubbidienza, oppure è mia fantasia il tempo che perdo col Confessore?”, ma non ho voluto dirlo, temendo di voler sapere troppo e convincendomi io stessa che, se è volontà sua una cosa, sarà anche volontà sua l’altra.
Ed il Bambino Gesù ha seguitato a scrivere: “Dichiaro che è volontà mia che continui in questo stato, che il Confessore venga a chiamarti all’ubbidienza e il tempo che perdi con lui, ed è volontà mia che ti sorprenda[151] il timore che non sia volontà mia il tuo stato; questo timore e dubbio ti purifica da ogni minimo difetto”.
La Regina Madre e Gesù mi hanno benedetto; ho baciato loro la mano e mi sono trovata in me stessa. Fiat
5 Luglio 1905
La SS. Umanità di Gesù è come uno strumento musicale perfetto in mano alla Divinità;
lo stesso deve essere l’anima
Continuando il mio solito stato, stavo continuando le mie solite operazioni interne e il benedetto Gesù, venendo, mi ha detto: “Figlia mia, la mia Umanità è musica per la Divinità, perché tutte le mie operazioni formavano tanti tasti, da produrre la musica più perfetta e armoniosa, da ricreare l’udito divino; e l’anima che si uniforma alle mie stesse operazioni interne ed esterne, continua la musica della mia stessa Umanità alla Divinità.” Fiat
18 Luglio 1905
Nella vita spirituale si deve conservare il segreto per non perdere la forza interiore
Trovandomi nel solito mio stato, appena è venuto il benedetto Gesù mi ha[152] detto: “Figlia mia, quando un confessore manifesta il suo modo di operare interno alle anime, perde la forza di continuare ad operare, e l’anima, co-noscendo lo scopo che il confessore ha verso di lei, si renderà trascurata e snervata nel suo operare. Così l’anima, se manifesta il suo interno agli altri, nello svelare il suo segreto [farà] svaporare la forza, rimanendo tutta in-debolita; e se non succede nell’aprirsi al confessore, è perché la forza del sacramento mantiene il vapore, aumenta la forza e vi mette il suo suggello.” Fiat
20 Luglio 1905
Quando una cosa di Dio è lasciata da chi la aveva avuta,
Dio l’affida ad un altro, con tutti i beni che quella cosa comporta
Questa mattina stavo pregando per un sacerdote infermo, [che] è stato mio direttore, e pensavo tra me: “Se avesse continuato la mia direzione, sarebbe stato infermo o no?”
E il benedetto Gesù nel venire.mi ha detto: “Figlia mia, chi gode i beni che si trovano in una casa? Certo,[153] chi sta dentro; e ad onta che una persona sia stata prima dentro, sempre vi gode chi si trova al presente. Come un padrone, fino a tanto che un servo sta con lui, gli paga e gli fa godere dei beni che ci sono nella sua casa; quando se ne va, chiama un altro, gli paga e lo [rende] partecipe dei suoi beni. Così faccio quando una cosa da Me voluta è lasciata da uno, la trasmetto ad un altro, dandogli tutto ciò che era destinato a quello. Dunque, se avesse continuato la tua direzione, stando il tuo stato di vittima, avrebbe goduto dei beni che nel tuo stato sono con-nessi a chi attualmente ti guida, quindi non sarebbe stato infermo. E se la guida presente, ad onta della sua sanità, non ottiene il resto che vuole, è perché non fa pienamente quello che voglio e, ad onta che goda dei beni, pure certi miei carismi non se li merita.” [154]
22 Luglio 1905
Le azioni valgono soltanto per l’amore che contengono;
se questo cerchiamo, resteremo sempre in pace
Stando infastidita per non poter fare certe mortificazioni, parendomi che il Signore [le] aborrisse e perciò non permetteva che le facessi, il benedetto Gesù nel venire mi ha detto: “Figlia mia, chi veramente mi ama non si infastidisce mai di niente e cerca di convertire tutte le cose in amore. Per qual motivo tu vo-levi mortificarti? Certo, per amor mio, ed Io ti dico: per amor mio mortificati e per amor mio prendi i sollievi, e l’uno e l’altro saranno innanzi a Me di uguale peso. A seconda della dose di amore che contiene un’azione, fosse anche indifferente, così aumenta il peso, perché Io non guardo l’opera, ma l’intensità dell’amore che l’operare contiene. Perciò non voglio nessun fastidio in te, ma sempre pace, perché i fastidi, i turbamenti, sono sempre o l’amor proprio che vuole uscire a regnare, o il nemico per fare danno.” [155]
9 Agosto 1905
Il segno che l’anima è piena di sé è il turbarsi, mentre la pace è segno che è piena di Dio
Continuando il mio solito stato, mi sentivo un po’ turbata e il benedetto Gesù, nel venire, mi ha detto: “Figlia mia, [quando] l’anima [è] in pace e tutto il suo essere tende a Me, dall’anima gocciolano stille di luce che cadono sulla mia veste e formano il mio ornamento. Invece l’anima turbata gocciola tenebre, che formano l’ornamento diabo-lico. Non solo, ma il turbamento impedisce il cammino alla grazia e la rende inabile ad operare il bene”.
Poi ha soggiunto: “Se l’anima ad ogni cosa si turba, è segno che è piena di se stessa; se poi ad una cosa che le succede si turba e ad un’altra no, è segno che ha qualche cosa di Dio, ma ci sono moltivuoti da riempire; se poi niente la turba, è segno che è tutta riempita di Dio. Oh, quanto male fa il turbamento all’anima, fino a respingere Dio e a riempirsi tutta di se stessa.” [156]
17 Agosto 1905
Tutta la gloria di un’anima è non avere niente di suo, ma tutto di Dio
Continuando il mio solito stato vedevo la Regina Mamma, che diceva: “Nostro Signore venga, venga nel suo giardino a deliziarsi”, e pareva che indicasse me.
Io, nel sentire ciò, mi sentivo piena di rossore e dicevo tra me: “Io non ho mio niente di buono, come si potrà deliziare?”
Mentre ciò pensavo, il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, perché arrossisci? Tutta la gloria di un’anima è sentirsi dire che di tutto ciò che ha, niente è suo, ma tutto è di Dio. Ed Io in contraccambio le dico che tutto ciò che è mio è suo”.
E mentre ciò diceva, pareva che il mio piccolo giardino, fatto da Lui stesso, si unisse al suo grandissimo, che aveva nel suo Cuore, e se ne facesse uno solo e ci deliziassimo insieme, e dopo mi sono trovata in me stessa. [157]
20 Agosto 1905
A chi cerca solo Dio ed opera solo per piacere a Dio, Dio dà tutto Sé stesso
e l’anima Lo riceve nella misura che corrisponde
Questa mattina il benedetto Gesù, nel venire, mi ha detto: “Figlia mia, se l’ani-ma in tutte le sue azioni opera tutto per Dio e per piacere solo a Dio, la grazia entra da tutte le parti nell’anima, come in una casa, quando sono aperti balconi, porte, finestre, la luce del sole vi entra da tutte le parti e gode tutta la pienezza della luce. Così l’anima gode tutta la pienezza della luce divina, e questa luce, con la corrispondenza dell’anima, va sempre aumentando, fino a diventare [lei] tutta luce; ma se poi fa diversamente, la luce entra dalle fessure e nell’anima tutto è tenebre.
Figlia mia, a chi mi dà tutto, do tutto; onde la mia Grazia, non essendo l’anima capace di ricevere tutto insieme il mio Essere, vi prende tante immagini intorno all’anima, quante sono le[158] perfezioni e le virtù mie; quindi vi prende l’immagine della bellezza e comunica la luce della bellezza all’anima, l’immagine della sapienza e [le] comunica la luce della sapienza, l’immagine della bontà e [le] comunica la bontà, l’immagine della santità, della giustizia, della fortezza, della potenza, della purità, e vi comunica la luce della santità, della giustizia, fortezza, potenza e purità, e così di tutto il resto; sicché l’anima è tempestata non da un sole, ma da tanti soli quante sono le mie perfezioni. E queste immagini sono intorno ad ogni anima, [ma]solo per chi è aperto e vi corrisponde stanno tutte in attività, lavorando; per chi no, stanno come addormentate, sicché per quelle anime poco o niente possono adoperare la loro attività.”
22 Agosto 1905
Chi condivide le pene della Redenzione con Gesù, partecipa anche al guadagno
Trovandomi nel solito mio stato, quando[159] è appena venuto il mio adorabile Gesù.mi ha trasportata fuori di me stessa, mi ha partecipato le sue sofferenze e poi mi ha detto:
“Figlia mia, quando due persone si dividono il peso di un lavoro, insieme dividono la mercede che hanno di quel lavoro e l’uno e l’altro, con quella mercede, possono far bene a chi vogliono. Onde, dividendo tu con Me il peso delle mie sofferenze, cioè il lavoro della mia Redenzione, vieni a par-tecipare al guadagno del lavoro della Redenzione; ed essendo divisa tra Me e te la mercede delle nostre pene, Io posso fare bene a chi voglio in ge-nerale ed anche in modo speciale; così tu sei libera di far bene a chi vuoi, della mercede che a te spetta. Ecco il guadagno di chi divide con Me le mie pene, che solo è concesso allo stato di vittima, e il guadagno di chi gli sta più da vicino, ché stando vicino, più facilmente partecipa ai beni che uno possiede. Perciò,[160] figlia mia, rallegrati quando ti partecipo di più le mie pene, perché più grande sarà la porzione della tua mercede.”
23 Agosto 1905
L’anima che gira sempre intorno a Gesù s’incendia nel suo Amore,
mentre chi pensa a sé esce da Dio
Continuando il mio solito stato, il mio benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, se l’anima fa tutto per Me, imita quelle piccole farfalle che girano e rigirano intorno ad una fiamma e rimangono estinte in quella stessa fiamma. Così l’anima, a seconda del profumo delle sue azioni, dei suoi movimenti e desi-deri [che] offre a Me, cosìmi gira intorno agli occhi, o al volto, o alle mani, o al cuore; a seconda delle diverse offerte che mi va facendo, col suo conti-nuo girare intorno a Me, rimane tutta estinta nella fiamma del mio amore, senza toccare le fiamme del purgatorio”.
Poi è scomparso, ed essendo ritornato ha soggiunto: “Il pensare a se stesso, è lo stesso che uscire da[161] Dio e ritornare a vivere in sé. Poi, il pensare a se stesso non è mai virtù, ma sempre vizio, fosse pure sotto aspetto di bene.”
25 Agosto 1905
Le virtù naturali sono incostanti e deboli,
quelle invece radicate nel Cuore di Gesù sono stabili e rassomigliano le Sue
Questa mattina, nel venire, il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, l’anima deve soggiornare nel mio Cuore e deve fare in modo che le radici delle stesse virtù stiano nel mio Cuore e svolgerle nel suo cuore; altrimenti si possono avere le virtù naturali, oppure di simpatia, le quali si chiamano virtù a tempo e a circostanze e sono instabili; mentre le virtù la cui radice è fissa nel mio Cuore e [si] svolgono nell’anima, sono stabili e si adattano a tutti i tempi e a tutte le circostanze e sono uguali per tutti.
Invece quelle altre no, e avviene che sentono una carità illimitata per una persona, ossia ad[162] un tempo sono tutto fuoco, fanno dei veri sacrifici, vorrebbero mettere la vita; se ne presenta un’altra, se occorre più bisognosa della prima, e in un momento si cambia la scena, si fanno di gelo, neppure vogliono fare il sacrificio, né di sentire, né di dire una parola, sono svogliate e la rimandano esacerbata, indispettita. È forse questa la carità che ha la radice fissa nel mio Cuore? No, certo, anzi è carità viziosa, tutta umana e di simpatia, che in un momento pare che fiorisca, e in un altro momento secca e sparisce.
Un altro è ubbidiente ad una persona, sottomesso, umile, si fa un cencio, in modo che quella persona può farne ciò che vuole; verso un’altra è disubbidiente, ricalcitrante, superbo: è questa l’ubbidienza che esce dal mio Cuore, che ubbidì a tutti, fino agli stessi carnefici? No, certo.
Un altro[163] è paziente in certe occasioni, forse pure in sofferenze serie, pare un agnello che neppure apre la bocca per lamentarsi; [di fronte] ad un’altra sofferenza, forse più piccola, monta in furia, si irrita, impreca: è questa forse la pazienza la cui radice è fissa nel mio Cuore? No, certo.
Un’altra, un giorno è tutta fervore, vuole pregare sempre, fino a trasgre-dire i doveri del proprio stato; un altro giorno ha ricevuto un incontro un po’ dispiacente, si sente fredda, abbandona affatto la preghiera fino a trasgre-dire i doveri di una cristiana, le preghiere d’obbligo: è forse questo lo spirito mio di preghiera, che giunsi fino a sudar sangue, a sentirmi l’agonia della morte, eppure non tralasciai un solo momento la preghiera? No, certo; e così di tutte le altre virtù. Solo le virtù che sono radicate nel mio Cuore[164] ed innestate nell’anima sono stabili, fanno permanenza e risplendono piene di luce; le altre, mentre sembrano virtù sono vizi, sembrano luce e sono tenebre”.
Detto ciò, è scomparso e, continuando io a desiderarlo, è ritornato e ha sog-giunto: “L’anima che mi desidera sempre si imbeve di Me continuamente, ed Io, sentendomi imbevuto dall’anima, mi imbevo dell’anima, in modo che dovunque mi volgo la trovo coi suoi desideri e la tocco continuamente.”
28 Agosto 1905
I cuori delle creature sono collegati al Cuore di Gesù, dal quale dipendono
e ricevono vita, ma la sua vita l’avverte solo chi Gli corrisponde
Questa mattina il mio adorabile Gesù nel venire mi faceva vedere il suo amabi-lissimo Cuore; da dentro vi uscivano come tanti fili lucenti d’oro, d’argento, rossi, e pareva che formassero una rete e filo per filo legava tutti i cuori umani.
Io sono rimasta incantata nel vedere ciò e Lui mi ha detto:[165]“Figlia mia, il mio Cuore lega a sé con questi fili tutti gli affetti, i desideri, i palpiti, l’amore e fin la stessa vita dei cuori umani, in tutto simili al mio Cuore umano, solo diverso nella santità, e avendoli legati dal Cielo, a seconda che si muovono i desideri miei, il filo dei desideri eccita i desideri loro; se si muovono gli affetti, il filo degli affetti muove gli affetti loro; se amo, il filo dell’amore eccita il loro amore, e il filo della mia vita dà loro la vita. Oh, che armonia tra il Cielo e la terra, tra il mio Cuore ed i cuori umani, ma questo lo avverte solo chi mi corrisponde; ma chi ripugna con l’efficacia della sua volontà, niente avverte e manda a vuoto le operazioni del mio Cuore umano.”
4 Settembre 1905
In tutti i tempi Gesù ha avuto anime nelle quali ha deposto tutti i beni e lo scopo della
Creazione, della Redenzione e della Santificazione, che Gli hanno corrisposto per tutti
Continuando il mio solito stato, il mio adorabile Gesù mi faceva vedere la sua Sacratissima[166] Umanità, tutte le sue piaghe, le sue pene; e da dentro le sue piaghe, perfino dalle sue gocce di sangue uscivano tanti rami carichi di frutti e fiori, e pareva che mi comunicava le sue sofferenze e tutti i suoi rami carichi di fiori e frutti. Io sono rimasta meravigliata nel vedere la bontà di Nostro Signore, che mi partecipava tutti i suoi beni, senza escludermi da niente di tutto ciò che Lui con-teneva, e il benedetto Gesù mi ha detto:
“Figlia diletta mia, non ti meravigliare di ciò che vedi, perché non sei sola o unica; perché in tutti i tempi ho avuto le anime dalle quali, per quanto può una creatura in qualche modo, perfettamente potessi ricevere lo scopo della mia Creazione, Redenzione e Santificazione, e potesse la creatura ricevere tutti i beni per cui l’ho creata, redenta e santificata; altrimenti, se Io non avessi in ogni tempo sia pure una sola, si renderebbe vana tutta[167] la mia opera, almeno per qualche tempo. Questo è ordine della mia provvidenza, della mia giustizia e del mio amore, che in ogni tempo abbia almeno una sola alla quale Io possa partecipare tutti i beni e che la creatura mi dia tutto ciò che mi deve come creatura; altrimenti a che pro mantenere il mondo? In un momento lo sconquasserei.
E perciò appunto vi scelgo le anime vittime 35 e, come la divina giustizia trovò in Me tutto ciò che dovrebbe trovare in tutte le creature e mi partecipò tutti i beni che avrebbe partecipato a tutte le creature, in modo che la mia Umanità conteneva tutto, così nelle vittime trovo tutto e partecipo loro tutti i miei beni. Nel tempo della mia Passione ebbi la mia carissima Madre, che, mentre Io le partecipavo tutte le mie pene e tutti i miei beni, come creatura, era attentissima a[168] radunare in Sé tutto ciò che mi avrebbero fatto le creature; quindi Io trovavo in Lei tutta la mia soddisfazione e tutta la grati-tudine, il ringraziamento, la lode, la riparazione, la corrispondenza che dovevo trovare in tutti gli altri. Poi veniva la Maddalena, Giovanni, e così in tutti i tempi della Chiesa. Onde per fare che dette anime mi siano più gra-dite e possa sentirmi tirato a dar loro tutto, le prevengo prima e poi nobilito loro l’anima, il corpo, il tratto e perfino la voce, in modo che una sola parola abbia tanta forza, sia tanto graziosa, dolce, penetrante, che tutto mi com-muova, m’intenerisca, mi cambi e dica: Ah, questa è la voce della mia di-letta! Non posso fare a meno di ascoltarla; sarebbe come se volessi negare a Me stesso ciò che vuole. Se non debbo ascoltarla mi conviene toglierle la volontà di farla parlare, ma mandarla vuota, non mai; sicché[169] tra Me e lei passa tale elettricità di unione, che l’anima stessa non può comprendere tutto in questa vita, sebbene lo comprenderà con tutta chiarezza nell’altra.”
6 Settembre 1905
La disattenzione toglie la vita alle opere buone e amareggiano di più Gesù
Questa mattina, dopo aver molto stentato, vedevo Nostro Signore crocifisso ed io stavo baciandogli le piaghe delle sue mani e riparando e pregando che santifi-casse, perfezionasse, purificasse tutte le opere umane per amor di quanto aveva sofferto nelle sue santissime mani, e il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, le opere che più inaspriscono le mie mani e che più mi amareggiano e allar-gano le mie piaghe, sono le opere buone fatte con disattenzione, perché la disattenzione toglie la vita all’opera buona e le cose che non hanno vita sono sempre prossime a marcire; quindi fanno nausea a Me eall’occhio umano. È più scandalo l’opera[170] buona fatta senza attenzione, che lo stesso peccato, perché il peccato si sa che è tenebra e non è meraviglia che le tenebre non diano luce; ma l’opera buona, che è luce e dà tenebre, offende tanto l’occhio umano, che non sa più dove trovare la luce e quindi trova un ingombro nella via del bene.” Fiat
8 Settembre 1905
Dobbiamo amare il prossimo perché è a immagine di Dio: questa è la Carità
Trovandomi nel solito mio stato, quando è appena venuto il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, la vera carità è quando facendo il bene al prossimo, lo si fa perché è mia immagine. Tutta la carità che esce da questo ambiente non si può dire carità; se l’anima vuole il merito della carità, non deve mai uscire da questo ambiente, di riguardare in tutto la mia immagine. Tanto è vero che sta in questo la vera carità, che la stessa carità mia non esce mai da questo ambiente; amo tanto la creatura, perché [è] immagine[171] mia, e se col peccato deforma questa immagine mia, non mi sento più di amarla, anzi l’aborrisco, e tanto conservo le piante e gli animali, perché servono alle mie immagini; e la creatura deve modificare tutta se stessa sull’esempio del suo Creatore.” Fiat
15 Settembre 1905
Come possiamo partecipare ai sette dolori di Maria Corredentrice
Essendo stata molto sofferente per la privazione del mio dolcissimo Gesù, que-sta mattina, giorno dei dolori di Maria SS., dopo avere in qualche modo stentato, è venuto e mi ha detto: “Figlia mia, che vuoi, che tanto mi brami?” Ed io: “Signore, [ciò] che tieni per Te, quello bramo per me”. E Lui: “Figlia mia, per Me tengo spine, chiodi e croce”. Ed io: “Ebbene, quello voglio per me”.
E mi ha dato la sua corona di spine, mi ha partecipato i dolori della croce e dopo ha soggiunto: “Tutti possono partecipare ai meriti e ai beni che frutti-ficarono i[172] dolori in mia Madre36 . Chi anticipatamente si mette nelle mani della Provvidenza, offrendosi a patire qualunque sorta di pene, mise-rie, malattie, calunnie e tutto ciò che il Signore disporrà sopra di lui, viene a partecipare al primo dolore della profezia di Simeone. Chi attualmente si trova nelle sofferenze, è rassegnato, si tiene più stretto a Me e non mi offen-de, è come se mi salvasse dalle mani di Erode e sano e salvo mi custodisse nell’Egitto del suo cuore, e quindi partecipa al secondo dolore. Chi si trova abbattuto di animo, arido e privo della mia presenza e sta saldo e fedele nei suoi soliti esercizi, anzi prende occasione per amarmi e cercarmi di più, senza stancarsi, viene a partecipare ai meriti e beni che acquistò mia Madre nel mio smarrimento. Chi in qualunque occasione si trova, specie[173] di vedermi offendere gravemente, disprezzato, calpestato, e cerca di ripararmi, di compatirmi e di pregare per quegli stessi che mi offendono, è come se incontrassi in quell’anima la mia stessa Madre, che se avesse potuto mi avrebbe liberato dai miei nemici, e partecipa al [suo] quarto dolore. Chi crocifigge i suoi sensi per amore della mia crocifissione e cerca di ricopiare in sé le virtù della mia crocifissione, partecipa al quinto. Chi sta in continuo atto di adorare, di baciare le mie piaghe, di riparare, di ringraziare ed altro, a nome di tutto l’uman genere, è come se mi tenesse nelle sue braccia, come mi tenne la Madre mia quando fui deposto dalla croce, quindi partecipa al [suo] sesto dolore. Chi si mantiene in grazia mia, vi corrisponde e non dà ricetto nel proprio cuore a nessun altro che a Me solo, è come [se]mi seppellisse[174] nel centro del cuore e partecipa al settimo.” Fiat
10 Ottobre 1905
Pena di Gesù per l’afflizione di Luisa. Il segno che l’anima è unita con Dio,
pur non vedendolo, è se è unita con il prossimo che vede
Stando molto afflitta per gli stenti che il benedetto Gesù mi fa soffrire nell’aspet-tarlo, questa mattina, nel farsi vedere appena, mi ha detto: “Figlia mia, mi dispiace il tuo dispiacere e il vederti come immersa in amara afflizione per la mia privazione. Sento tanta pena della tua afflizione, specie perché è per causa mia, che la sento come se fosse mia propria, ed è tanto grande, che se si mettessero insieme tutte le afflizioni degli altri, non mi farebbero tanta pena come la tua sola, perché è solo per causa mia. Perciò, mostrami il tuo volto ilare e fammi vedere che sei contenta”.
Poi si è stretto forte a me ed ha soggiunto: “Il segno che l’anima è perfetta-mente stretta e unita a me, [è] se è riunita con tutti, [con] il prossimo. Come nessuna nota scordante deve esistere frammischiata con quelli che sono visibili in terra,[175] così nessuna nota scordante di disunione può esistere con l’invisibile Dio.” Fiat
12 Ottobre 1905
La conoscenza di sé svuota l’anima e la riempie di Dio,
evitando di riempirsi delle cose false del mondo
Continuando il mio solito stato, quando è appena venuto il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, la conoscenza di sé svuota l’anima di se stessa e la riempie di Dio. Non solo: nell’anima ci sono tanti ripostigli e [di] tutto ciò che nel mondo si vede, a seconda del concetto che si forma, così [le cose]prendono posto, una di più, un’altra di meno, in questi ripostigli. Ora, l’ani-ma che conosce se stessa ed è piena di Dio, conoscendosi come un nulla, anzi come un vaso fragile, marcioso, puzzolente, ben si guarda dal fare en-trare nel suo interno altro marciume fetente, quali sono le cose che si vedo-no nel mondo. Sarebbe ben pazzo colui che, avendo una piaga marciosa, radunasse altro marciume per metterlo sulla sua piaga. Ora, conoscere se stesso porta con sé la conoscenza[176] delle cose del mondo e quindi, che tutto è vanità, fugacità, beni solo mascherati, inganni, incostanze di creatu-re, onde, conoscendo quello [che] sono le cose in se stesse, ben si guarda dal farle entrare in se, e tutti quei ripostigli restano pieni delle virtù di Dio.”
16 Ottobre 1905
L’amore dà vita a tutte le virtù e le assorbe in sé.
Accostandosi alla fonte dell’amore, tutto il resto scompare
Avendo letto un libro che trattava delle virtù, guardando me stessa, ero impen-sierita che non vedevo in me nessuna virtù 37; se non fosse solo che voglio amarlo, [che] lo voglio, lo amo e voglio essere amata da Gesù benedetto, niente, niente esiste in me di Dio. Ora, trovandomi nel solito mio stato, il mio adorabile Gesù mi ha detto: “Figlia mia, quanto più l’anima giunge al termine per avvicinarsi alla fonte di ogni bene, qual è il vero e perfetto amore di Dio, dove tutto re-sterà sommerso e solo l’amore galleggerà per essere il motore di tutto, così l’anima[177] sperderà tutte le virtù che ha praticato per il viaggio, per rin-chiudere tutto nell’amore e riposarsi di tutto, per solo amare. Non vi sper-dono tutto i beati nel Cielo, per solo amare? Così l’anima, più cammina, meno sente il diverso lavorio delle virtù, perché l’amore, investendole tutte, le converte tutte in sé, tenendole in se stesso a riposo come tante nobili principesse, lavorando lui solo e dando vita a tutte; e mentre l’anima non le avverte, nell’amore le trova tutte, ma più belle, più pure, più perfette, più nobilitate; e se l’anima le avverte è segno che sono divise dall’amore. Come per esempio, uno riceve un comando e l’anima esercita l’ubbidienza per ubbidire a quel tale, per acquistare la virtù, per sacrificare la volontà propria e [per] tante altre ragioni che ci possono essere. Ora, facendo così già si avverte che si esercita l’ubbidienza, si sente la fatica, il sacrificio che porta con sé questa virtù.[178] Un’altro ubbidisce, non per obbedire a quel tale, né per altre ragione, ma [perché] conoscendo che Dio si dispiacerebbe della sua disubbidienza, guarda Dio in quel che comanda e, per amor suo, sacrifica tutto e obbedisce. L’anima non avverte in questo che obbedisce, ma solo che ama, perché solo per amore ha ubbidito, altrimenti avrebbe disubbidito lo stesso; e così di tutto il resto. Quindi, coraggio nel cammino, che quanto più si cammina, tanto più presto, anche di qua pregusterai la beatitudine eterna del solo e vero amore.”
18 Ottobre 1905
L’amore deve prevenire le azioni ed eseguirle, ma chi pensa a sé stesso allontana Gesù
Questa mattina, trovandomi nel solito mio stato, è venuto [Gesù] tutto all’im- provviso e mi ha detto: “Figlia mia, che stoltezza, anche nelle cose sante pensano a come contentare se stessi! Se nelle cose sante mi fanno fuggire, dove troverò Io un posto nelle azioni delle mie creature? Che inganno! Mentre il tutto[179] sta nel prevenire le azioni con l’amore, nell’eseguirle e radunare quante più cose possono per accrescere l’amore, e stare tanto vicino a Me per bere alla sorgente del mio amore, per immergersi tutte nel mio amore. Eppure, che abbaglio, fanno tut-to diversamente!”.
Detto ciò, è scomparso. Fiat
20 Ottobre 1905
Il fuoco del peccato, della Giustizia e del giudizio
Trovandomi nel solito mio stato, dopo avere molto stentato, quando è appena venuto il benedetto Gesù, quasi in atto di mandare flagelli, mi ha detto: “Figlia mia, il peccato è fuoco, la mia giustizia è fuoco. Ora, dovendo la mia giustizia mantenersi sempre uguale, sempre giusta nel suo operare e non ricevere in sé nessun fuoco profano, quando il fuoco del peccato vuole unirsi al suo, lo versa sulla terra, convertendolo in fuoco di castigo.” Fiat
24 Ottobre 1905
Tutto ciò che Dio ha fatto è buono; anche le miserie umane sono provvidenziali e utili
Considerando la mia miseria, la debolezza della natura umana, sentivo diessere[180] un oggetto tanto abominevole a me stessa.e immaginavo come sono più abominevole innanzi a Dio, e dicevo tra me: “Signore, come si è fatta brutta la natura umana!”
Ora, quando è appena venuto mi ha detto: “Figlia mia, niente è uscito dalle mie mani che non sia buono, anzi ho creato la natura umana bella e specio-sa, e se l’anima la vede fangosa, marciosa, debole, abominevole, questo serve alla natura umana come il letame serve alla terra, ché chi non capisce il tutto direbbe: «pazzo è costui che imbratta il terreno di queste lordure», mentre chi capisce sa che quelle lordure servono a fecondare la terra, a far crescere le piante e a rendere più belli e saporiti i frutti. Onde ho creato la natura umana con queste miserie, per riordinare in essa l’ordine di tutte le virtù, altrimenti resterebbe senza esercizio di vere virtù”.
Onde vedevo nella mia mente la umana[181] natura come se fosse tutta piena di buchi e in questi buchi stava il marcio, il fango, e da dentro uscivano rami carichi di fiori e frutti. Quindi comprendevo che il tutto sta nell’uso che facciamo anche delle stesse miserie. Fiat
2 Novembre 1905
La nostra volontà deve essere Quella del Signore e girare in Essa sempre,
per prendere possesso di tutto, anche di Lui stesso
Trovandomi nel solito mio stato, ero molto afflitta per la privazione del mio adorabile Gesù e stavo dicendo: “Ah, Signore, io non voglio altro che Te, non altro contento io trovo che in Te solo, e Tu mi hai lasciato così crudelmente?”
Mentre ciò dicevo, è uscito dal mio interno e mi ha detto: “Ah, è così, solo Io sono il tuo contento? Ed Io trovo tutto il mio contento in te, sicché, se non avessi altro, tu sola mi renderesti felice. Figlia mia, un po’ di pazienza finché incominciano le guerre, ché poi ci metteremo in ordine come prima”.
Ed io, senza sapere che cosa dicevo, ho detto:[182] “Signore, falle incomin-ciare!” Ma subito ho soggiunto: “Signore, ho sbagliato!”
E Lui: “La tua volontà deve essere la Mia, niente devi volere, ancorché fosse cosa santa, che non sia uniformata alla mia Volontà. Nel giro della mia Volontà voglio che tu giri sempre, senza uscirne un istante, per poterti rendere padrona di Me stesso. Voglio Io la guerra, anche tu; e [per] l’anima che si comporta in questo modo, Io faccio del mio Essere un circolo intorno ad essa, in modo da farla vivere di Me ed in Me”.
Ed è scomparso. Fiat
6 Novembre 1905
Gesù, nella sua Passione, si occupò di compiacere il Padre e di redimerci,
e il Padre, compiaciuto, riversò nella sua Umanità tutti i tesori della Divinità
Pensando alla Passione di Nostro Signore, dicevo tra me stessa: “Quanto vorrei entrare nell’interno di Gesù Cristo, per poter vedere tutto ciò che Lui faceva e per vedere ciò che più gradiva il suo Cuore, per poterlo fare anch’io e mitigare le sue pene con offrirgli ciò che più gradiva”.
Mentre ciò dicevo, il[183] benedetto Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, il mio interno era occupato in quelle pene, principalmente per compiacere in tutto e per tutto il mio caro Padre, e poi la redenzione delle anime; e la cosa che più gradiva il mio Cuore era il vedere il compia-cimento che mi mostrava il Padre ve-dendomi tanto soffrire per amor suo, in modo che tutto radunava in Sé; neppure un fiato, un sospiro andò disperso, ma tutto raccolse per potersi compiacere e mostrarmi il suo compiacimento. Ed Io ero tanto soddisfatto di questo, che, se non avessi altro, il solo com-piacimento del Padre mi basterebbe a rendermi soddisfatto di ciò che pati-vo; mentre da parte delle creature, molto, molto della mia Passione andò disperso. E tanto era il compiacimento del Padre, che a torrenti versava nella mia Umanità i tesori della Divinità. Perciò accompagna la[184] mia Passione in questo modo, ché mi darai molto gusto.”
8 Novembre 1905
I quattro passi necessari per CONSUMARCI NELL‘UNITÀ con la Volontà di Dio
Avendo molto stentato, quando è appena venuto mi ha detto: “Figlia mia, all’anima che si rassegna alla mia Volontà succede come a quel tale che, avvicinandosi a vedere un bel cibo, sente il desiderio di mangiarlo, ed eccitandosi il desiderio passa a gustare quel cibo e trasmutarlo nella sua carne e nel suo sangue. Se non avesse visto il bel cibo non [gli] sarebbe venuto il desiderio, non avrebbe potuto sentire il gusto e di conseguenza sarebbe rimasto digiuno. Ora, così è la rassegnazione per l’anima: mentre si rassegna, nello stesso rassegnarsi scorge una luce divina e questa luce snebbia ciò che impedisce di vedere Dio; vedendolo desidera gustare Dio e, mentre lo gusta, sente come se lo mangiasse, in modo che sente tutto tra-smutato in sé lo stesso Dio.[185] Onde ne segue che il primo passo è il ras-segnarsi, il secondo è il desiderio di fare in tutto la Volontà di Dio, il terzo è farne il suo cibo prelibato quotidianamente, il quarto è consumare la Volon-tà di Dio nella sua. Ma se non fa il primo passo, resterà digiuna di Dio.” Fiat
12 Novembre 1905
Operare il bene è diventare luce.
La parola di Gesù (come in questi scritti) si riconosce dalla fecondità di virtù
Continuando il mio solito stato, quando è appena venuto il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, quando la creatura opera il bene, parte da essa una luce che va al Creatore, e questa luce dà gloria al Creatore della luce ed abbellisce di una bellezza divina l’anima”.
Poi vedevo il Confessore che prendeva il libro da me scritto per leggerlo, e insieme stava Nostro Signore, che diceva: “La mia parola è pioggia e, come la pioggia feconda la terra, così il segno per conoscere se ciò che sta scritto in questo libro è pioggia[186] della mia parola, è se è parola feconda che ger-mina virtù”. 38
15 Dicembre 1905
Gesù Crocifisso si fa trovare Padre, Maestro, Medico, Avvocato, ecc.
a seconda del desiderio di chi Lo cerca
Continuando il mio solito stato, stavo pensando alla Passione di Gesù benedetto e, facendosi vedere crocifisso, mi partecipava un poco dei suoi dolori, dicendomi:
“Figlia mia, volli essere crocifisso e innalzato in croce per fare che le ani-me, a seconda che mi vogliano, mi trovino. Sicché, uno mi vuole maestro, perché sente la necessità di essere ammaestrato, ed Io mi abbasso ad insegnargli tanto le cose piccole quanto le più alte e sublimi, da farlo il più dotto tra tutti i dotti. Un altro geme nell’abbandono, nell’oblio; vorrebbe trovare un padre, viene ai piedi della mia croce, ed Io mi faccio padre, dandogli l’abitazione nelle mie piaghe, il mio sangue per bevanda, per cibo le mie carni e per eredità il mio stesso regno. Quell’altro è infermo e già mi trova[187] medico, che non solo lo guarisco, ma gli do i rimedi sicuri per non cadere più nelle infermità. Quest’altro è oppresso da calunnie, da disprezzi: ai piedi della mia croce trova il suo difensore, fino a restituirgli le calunnie e i disprezzi [convertiti]in onori divini. Così di tutto il resto, sicché chi mi vuole giudice mi trova giudice, chi amico, chi sposo, chi avvocato, chi sacerdote, tale mi trovano. Perciò volli avere inchiodati mani e piedi, per non oppormi a nulla di ciò che vogliono, per farmi come mi vogliono; ma guai [a coloro] che, vedendo che Io non posso muovere neppure un dito, ardiscono di offendermi”.
Mentre ciò diceva, ho detto: “Signore, chi sono quelli che più ti offendono?”
E Lui ha soggiunto: “Quelli che mi danno più da soffrire sono i religiosi, i quali, vivendo nella mia Umanità, mi tormentano e lacerano le mie carni nella mia stessa Umanità; mentre chi vive[188] fuori della mia Umanità, mi lacera da lontano.”
6 Gennaio 1906
La preghiera divina di chi vive nel Volere Divino
Continuando il mio solito stato, quando è appena venuto il mio benedetto Gesù nell’atto che stavo pregando, stringendomi tutta, mi ha detto: “Figlia mia, la preghiera è musica al mio udito, specialmente quando un’anima è tutta uni-formata alla mia Volontà, in modo che non si scorge in tutto il suo interno che un continuo atto di vita di Volontà Divina. [Da] quest’anima è come se uscisse un altro Dio e mi facesse questa musica. Oh, come è dilettevole, trovando chi mi rende la pariglia e può rendermi gli onori divini! Solo chi vive nel mio Volere può giungere a tanto, ché tutto il resto delle anime, ancorché facessero e pregassero molto, faranno sempre cose e preghiere umane, non già divine, quindi non[189] avranno quella potenza e quel-l’attrattiva al mio udito.”
14 Gennaio 1906
Per formare in sé l’Immagine divina, l’anima non solo
deve rendere luminosa qualche cosa di sé, ma diventare un Sole
Trovandomi nel solito mio stato, quando è appena venuto il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, Io non sono contento quando escono dall’anima barlumi di luce, ma voglio che sia luce il pensiero, luce la parola, luce il desiderio, luce le opere, luce i passi, e queste luci unite insieme formino un sole, e in questo sole venga formata tutta la mia immagine. Questo succede quando [l’anima]fa tutto, tutto per Me, diventa tutta luce, e così come chi vuole entrare dentro la luce solare non trova ostacolo per potervi entrare, così Io non trovo ostacolo in questo sole che la creatura ha formato di tutto il suo essere. Invece, [in] chi non è tutto luce trovo molti impedimenti per for-mare la [mia]immagine.” [190]
16 Gennaio 1906
“Contro la Verità non abbiamo nessun potere”. A chi vive nella Divina Volontà
sarà dato sempre di più, ma a chi vive nella sua sarà tolto anche quel poco che ha
Continuando il mio solito stato, per poco è venuto il mio benedetto Gesù e mi ha detto: “Alla verità nessuno può resistere, né l’uomo può dire che non è verità; per quanto cattivo e stupido non può dire uno che il bianco è nero e che il nero è bianco, che la luce è tenebre e che le tenebre sono luce; solo che chi ama [la verità], la abbraccia e la mette in opera e chi non l’ama ne resta conturbato e tormentato”.
Come lampo è scomparso. Dopo poco è ritornato e ha soggiunto: “Figlia mia, chi vive nell’ambiente della mia Volontà sta al porto di tutte le ricchezze e chi vive fuori di questo ambiente della mia Volontà sta al porto di tutte le miserie. Perciò si dice nel Vangelo che a chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto quel poco che ha, perché chi vive nella mia Volontà, stando al porto di tutte le ricchezze, non è meraviglia che si vada sempre più arricchendo di tutti i beni, perché vive in Me, come nella propria casa, ed Io,[191] tenendolo in Me sarò forse avaro? Non andrò di giorno in giorno dandogli ora un favore, ora un altro, e mai cesserò di dargli fino a tanto che non gli avrò partecipato tutti i mie beni? Sì, certo. Invece, chi vive al porto delle miserie, fuori della mia [Volontà], già per se stessa la sua volontà è la più grande delle miserie e la distruggitrice di ogni bene. Che meraviglia dunque, che se ha qualche poco di bene, non avendo contatto con la mia Volontà e vedendolo inutile in quell’anima, le venga tolto?”
Nihil obstat
Die vigesima secunda Octobris 1926
Canonicus Hannibal M. Di Francia
Rev. Eccl.
DDD?EEE
Note
- “Vaporetto”: piccolo battello a vapore, oppure una vecchia locomotiva a vapore. ↩
- Letteralmente: “che là c’è”. ↩
- Luisa dice “attitudine” (capacità di fare qualcosa) per dire “atteggiamento”, “attività” o “atto”. ↩
- Luisa dice “lasciata”, per dire “rimasta”. È un altro suo errore abituale. ↩
- Luisa ha scritto una breve preghiera in cui considera i sette dolori di Maria (“Vi compatisco, Addolorata Mamma…”). ↩
- Fin dall’Incarnazione, portando in Sé tutta l’umanità peccatrice, Gesù iniziò la Redenzione e la sua lunga Via Crucis. ↩
- Luisa dice “la rotta”. ↩
- Gesù è “l’uomo dei dolori, che ben conosce il patire” (Is 53,3). “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina (…) umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e morte di croce” (Fil 2,5-8). Il dolore (da non confondere con l’infelicità né con l’odio) è un vuoto che solo Dio può riempire. ↩
- “Rivestitevi del Signore Gesù Cristo” (Rom 13,14). ↩
- Unione non solo d’intenzione o d’accordo, ma di fatto: due persone che vivono l’una nell’altra, l’una per mezzo dell’altra. “In quel giorno voi saprete che Io sono nel Padre e voi in Me ed Io in voi” (Gv 14,20). Unione che oltre a “vivere in Grazia” fa della creatura come un’altra Umanità per Gesù, in quanto prende parte attiva nella Sua vita, come si vede ancora di più nel capitolo seguente. ↩
- L’autorizzazione di aprirla al culto. ↩
- Dopo la pagina 39, Luisa sbaglia la numerazione e ritorna a scrivere “30”, e così via. ↩
- “Dateci conto di quest’anima”, cioè, “ci racconti di quest’anima”. Nel 1882 Luisa aveva 16 anni, quando si offrì come vittima. Dopo la Novena di Natale di quell’anno, pochi mesi dopo, si mise a letto ancora per periodi di tempo, prima di restare come vittima in modo definitivo. Il suo aspetto immutato come ragazza è a livello spirituale e mistico. ↩
- Significa che senza l’intercessione e la sofferenza di Luisa come vittima, il flagello di guerre e rivoluzioni, specialmente per l’Europa, sarebbe stato il doppio. “Ricordati che tempo addietro Io ti facevo vedere i castighi presenti e quelli che dovevo mandare, e tu, presentandoti dinanzi alla mia Giustizia, tanto perorasti a pro dell’umano genere, offrendoti tu a soffrire qualunque cosa, che ti fu concesso in elemosina che invece di far per dieci avrebbe fatto per cinque, per tuo riguardo. Perciò questa mattina ti ho percosso, per poterti dare il tuo intento, che dovendo fare per dieci, faccio per cinque”. (Vol VIII, 29.10.1907). ↩
- I doni del Signore non si devono rifiutare adducendo non essere degni: questo sarebbe superbia e ingratitudine. ↩
- Non si tratta di quella conoscenza propria della psicologia, con cui l’uomo si vuole conoscere da solo, senza Dio; l’anima non si deve conoscere in se stessa, ma solo in Gesù (Vol. III, 27.06.1900). Infatti, il male dell’uomo incomincia dal conoscere se stesso, quando ritenendosi qualcosa non si appoggia più in Dio (Vol. IV, 16.07.1901). ↩
- Cioè, per ottenere la Misericordia, la quale passa sopra “il ponte” della Giustizia riparato. ↩
- Luisa dice: “che non porterà”. ↩
- Luisa dice: “in principio”. ↩
- Di nuovo Luisa sbaglia la numerazione delle pagine. ↩
- Questa pena continua di Luisa, sentire la privazione di Dio, appartiene alla sua condizione di vittima, che così ripara l’ingiustizia dei suoi fratelli di attaccarsi ad altre creature anziché solo a Dio. ↩
- “Sul mio giaciglio, lungo la notte, ho cercato l’Amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città (…) Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: Avete visto l’Amato del mio cuore?” (Cant. 3,1-3). ↩
- “Ma Tu hai tutto disposto con numero, peso e misura” (Sapienza, 11,20). ↩
- Luisa scrive “cozzamento”, parola inesistente, per dire urto o scontro violento. ↩
- “La mia parola è eterna e ciò che non può giovare qui può giovare altrove, ciò che non si effettua in questi tempi si effettuerà in altri tempi, ma così li voglio”. (Vol. X, 19.1.1911). “Quello che ti ho detto non riguardava solo i tempi presenti, ma anche i futuri, e quello che non si verificherà ora si verificherà poi; e se qualcuno troverà difficoltà o dubbi, significa che non se ne intende del mio parlare. Il mio parlare è eterno, come lo sono Io”. (Vol. XII, 16.10.1918). ↩
- Luisa dice ogni tanto di aver letto altri libri, nei quali trova cose che non corrispondono alla sua spiritualità. È sorprendente vedere come Luisa dipinge, con piccole pennellate talvolta impietose, gli atteggiamenti e i criteri della spiritualità che la circonda, in mezzo alla quale vive, e il contrasto col nuovo spirito filiale che Gesù continuamente le infonde, che, per quanto lei stessa rimane a volte sconcertata, è la sua spiritualità, è il suo Spirito. Per esempio: “Stavo leggendo di una santa che pensava sempre alle proprie colpe e che chiedeva a Dio dolore e perdono. Nel mio interno dicevo: Signore, che confronto diverso tra me e questa santa, io che non penso ai peccati, e questa che pensa sempre; si vede che l’ho sbagliata”. (Vol. VIII, 1.7.1907). ↩
- Cioè, pensieri colpevoli. ↩
- “Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!” (Gal 5,15). ↩
- Non solo per “riunire” Dio e l’uomo (mediante la Redenzione), ma ancor prima per “unirli” (nel- la Creazione, che si spiega solo a motivo dell’Incarnazione). ↩
- Di nuovo Luisa sbaglia nel numerare le pagine: dalla 101 (in realtà è la 113, senza gli altri sbagli) passa alla 104 (cioè, la 114). ↩
- Questo significa che Gesù si rassegnò a che la sua Umanità restasse vuota (priva) del patire, cioè a non poter riempire tutti i vuoti della Giustizia mediante il patire, per non essere ingiusto verso la Divina Giustizia; lo stesso deve fare Luisa. ↩
- Cioè, la mancanza di fiducia. ↩
- Secondo una copia del Primo Volume, evidentemente molto rielaborata, ma nella quale ci sono dei particolari che solo Luisa poteva indicare, Luisa incominciò a fare l’esercizio delle “Ore della Passione” fin dal 1883, dopo la Novena del S. Natale: “…e come mi hai fatto compagnia con le nove considerazioni sull’eccesso del mio Amore lungo la novena della mia Natività, così continua a fare altre ventiquattro considerazioni circa la mia Passione e Morte di Croce, distribuendole nelle 24 ore della giornata, nelle quali scorgerai altri eccessi più sublimi del mio Amore e mi sarai di continuo sollievo nelle dolorosissime pene che mi vengono dalle ingrate creature, e in vita sarai del tutto amante della mia sepoltura ed in morte avrai l’ottima parte della mia Gloria”. Questo testo non si trova nel Volume originale di Luisa, ma la sostanza con tutta probabilità risale a lei. Sono le prime volte che accenna al suo abituale esercizio interiore delle “Ore della Passione”: “…ed ora m’insegnava a fare ciò che faceva nel suo interno nel corso della sua Passione, che per ora tralascio di scrivere, riservandolo ad altro tempo, se a Dio piacerà” (vol. IV, 17.11.1902). ↩
- “Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo” (Ef 2,10). La nostra vera vita –la nostra risposta fedele a Dio– esiste. L’ha vissuto Gesù per noi nella sua Vita. ↩
- Gesù le dice che in tutti i tempi ha scelto anime vittime (come Luisa), alle quali ha dato tutti i suoi beni e le sue pene, e dalle quali Egli riceve la corrispondenza che tutti Gli debbono. Perciò, sotto questo aspetto di Vittima con Gesù, Luisa non è l’unica. Ma poi, quando Gesù parla della novità del vivere nella sua Volontà (e non soltanto farla), Egli dice, per esempio: “Gli stessi Santi si uniscono con Me e fanno festa, aspettando con ardore che una loro sorella sostituisca i loro stessi atti, santi nell’ordine umano, eppure non nell’ordine divino; mi pregano che subito faccia entrare la creatura in questo ambiente divino…” (Vol. XII, 13-2-1919). ↩
- Luisa ha scritto una breve preghiera sui sette dolori di Maria (“Vi compatisco, Addolorata Mamma…”) (Cfr. nota n. 5) ↩
- Luisa ogni tanto legge altri libri di spiritualità, che non corrispondono alla sua. Cfr. nota n. 26, del 7 Settembre 1904. ↩
- È il criterio evangelico fondamentale di discernimento, da applicare a questi scritti: “dai frutti” (Mt 7,15-20). ↩
