L’Amore che supera ogni Conoscenza

GESÙ DI NAZARETH

I Vangeli dell’amore

 

 

 

Amore Divino

 

 

 

 

L’AMORE CHE SUPERA OGNI CONOSCENZA

 

 

 

SECONDO IL PICOLO GIOVANNI.

 

 

A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde S.O.S

Servo dell’Ordine dei Salvatori

S O M M A R I O

L’AMORE VIVENTE NELL’UOMO

1. La sorgente dell’amore.

Il mistero della Trinità.

La Trinità è Luce.

Dio Padre.

Dio Figlio.

Dio Spirito Santo.

È l’Amore del Padre e del Figlio.

Davanti a Lui s’inchina ogni spirito.

È fuoco d’insostenibile splendore.

2. Il portatore dell’Amore al pianeta.

La vittoria di un Dio incarnato..

I riscattati dal Santo di Israele.

I santi del Regno messianico

Opera dell’amore trinitario.

Banditori di “verbi nuovi”.

L’Atteso delle genti.

Il Salvatore del mondo.

Infedeltà religiosa di tutti i tempi.

Chi è cieco come il cristiano amante del mondo?.

I testimoni dell’amore di Dio.

Il Nuovo Popolo di Dio.

3. Lo Spirito Santo è l’Amore.

La voce di tutto il creato.

L’Ispiratore della creazione dell’uomo.

L’Operatore della Redenzione.

Il Donatore di ogni carisma.

Generatore del Cristo in noi.

4. L’innabitazione di Dio-Carita nell’uomo.

Il corpo dell’uomo è tempio allo Spirito Santo.

“Lo Spirito del Signore empie tutto il mondo”.

Lo Spirito del Signore entra nell’uomo.

L’innabitazione di Dio nell’uomo.

L’innabitazione di Dio in Maria.

Divina Genitrice e santa Matrice.

5. Battesimo di  fuoco ardente.

Battesimo di acqua.

Battesimo di fuoco ardente.

Selezione severa.

Elezione dolorosa.

6. L’abitazione di Dio Amore in noi

Chi pensa al mio Nome con amore mi ama e ottiene.

Osservare i comandamenti per avere il vero amore.

Dio è carità e chi ama ha in sé Dio .

La dimora di Dio Amore.

Alla scuola dello Spirito d’Amore.

7. I doni sono dati in merito al sacrificio.

Nell’amore spirituale conta il sacrificio.

Nell’amore spirituale la sensualità è dannosa.

La terra è luogo di lotta.

8. I doni sono date in merito all’amore

La pedagogia dei maestri.

La pedagogia del Maestro.

La salita alla vetta della Croce.

L’amore soprannaturale.

L’amore soprannaturale perfetto in Maria.

I doni sono date in merito all’amore.

CODICE SPIRITUALE DELL’AMORE

9. Le dolci vie dell’amore beato.

Le vie per conquistare Dio e il suo Regno

Le vie dell’amore beato

“Beato me se sarò povero di spirito”

Tormento del ricco di spirito

Letizia del povero di spirito

Le cose che fanno ricco l’uomo.

Dimensioni dell’amore.

Pratica della povertà di spirito.


“Beato me se sarò mansueto”

Falso trionfo del violento.

Virtù per conquistare gli spiriti.

Vittoria della mansuetudine.

“Beato me se saprò piangere senza ribellione”

Il segreto re di ogni ribellione.

Nel pianto impara l’uomo l’amore vero.

Beatitudine del pianto senza ribellione.

“Beato me se avrò fame e sete di giustizia”

L’uomo non è un animale, è un figlio di Dio.

L’anima va nutrita per dare immortalità alla carne.

“Beato me se avrò fame e sete di giustizia”

“Beato me se sarò misericordioso”

Tutti hanno bisogno di perdono.

Non è il rito quello che ottiene perdono.

“Beato me se sarò misericordioso”.

Beato me se sarò puro di cuore

L’uomo dalla terra vede il suo Dio.

“Beato me se sarò puro di cuore”.

“Beato me se avrò spirito di pace”

Non è figlio di Dio l’uomo sempre irascibile.

“Beato me se avrò spirito di pace”

“Beato me se sarò perseguitato per amore della giustizia”.

Il testimone della giustizia è vittima dell’ingiusto.

“Beato me se sarò perseguitato per amore della giustizia”.

“Beato se sarò oltraggiato e calunniato”.

Il premio promesso ai benedetti.

“Beato se sarò oltraggiato e calunniato”.

10. La Giustizia del Regno dei Cieli.

La Legge di Dio e le Beatitudini

La Legge di Dio Trino e Uno

La Legge e i Consigli evangelici

Il santo.

Il perfetto, l’eroe.

Conseguenze eterne dei Consigli evangelici.

La giustizia del Regno dei cieli .

I falsi profeti

Dal frutto si conosce l’albero

Come debba essere amato il prossimo.

Portare l’amore alla perfezione

Non opporsi al malvagio

Fate agli altri come vorreste fosse fatto a voi

Ama chi ti odia

Date e vi sarà dato

Amate a somiglianza di Dio

“Non vi adirate”

“Riconciliatevi”

Mandato di riconciliazione

Regola di correzione fraterna

Mandato di riconciliazione.

DIMENSIONI DELL’AMORE

11. Il microscopio dell’anima.

Presenza di Gesù nell’anima.

Parabola della polvere e i massi.

Similitudine della neve e il giglio.

Il microscopio dell’anima.

Regola di spiritualità.

Tempo di allarmi spirituali.

Il segno della presenza di Gesù.

12. Il termometro dell’amore.

Il termometro dell’amore è la pace.

L’anima che ama Dio è nella pace.

La colpa acceca fino all’autodenunzia.

Modello dell’anima che ama.

13. La misura dell’amore

L’amore non ha misura.

Il primo grado dell’amore.

Il secondo grado dell’amore.

Ali di gioia.

Ali d’amore.

Vertigine d’amore.

14. L’amore infinito.

Amare senza misura.

L’amore dei martiri.

L’amore dei confessori.

“Dilexit”.

“Gesù”.

QUALITA’ DELL’AMORE

15. L’amore di fusione e di compartecipazione.

Fusione e compartecipazione.

Come giglio fra i cardi.

L’amore di fussione e di compartecipazione.

L’amore di compartecipazione.

L’albero della Croce.

L’albero della Croce.

16. L’amore di compassione.

Sofferenza mista di dolore e dolcezza.

Visione dell’Ecce Homo.

L’amore di compassione.

L’estasi del soffrire.

17. L’amore è la misura della perfezione.

La volontà di Gesù è amore

Grandezza delle cose comuni.

Potenza dell’amore arrendevole.

Similitudine dell’ape e il miele.

Segreto per progredire nella vita spirituale.

Potenza dell’amore giubilante.

18. Termine della perfezione è l’amore.

L’estasi.

L’estasi contemplativa .

L’estasi di fusione.

L’amore totale.

Missione di dolore e di luce.

L’AMORE-CARITA’

19. Lo Spirito Santo: Amore eterno.

Il Tabernacolo segno della onnipresenza di Dio.

Cantico di Mosè.

Formazione dell’’Evangelizzatore.

Senza amore non si ha l’Amore.

Grazie Amore eterno.

20. Lo Spirito S. è la carità di Dio.

La Perfezione delle perfezioni di Dio

21. Il lievito della carità.

Zelo senza ancora carità.

Parabola del pane senza lievito.

Il lievito della carità.

I “Figli del tuono”.

22. Nutrirsi di carità..

La potenza non è nelle armi..

Nutrirsi di carità.

L’esempio del Maestro.

La mirra che ricopre la terra.

23. Salvare, la più grande  delle carità.

La conquista delle anime.

L’arma per vincere la guerra di Satana.

Angoscia per i troppi che si dannano.

Occorrono anime vittime.

La più grande delle carità.

24. L’amore misericordioso.

Conseguenze dell’anticarità

L’imprecazione è odio che fermenta.

Doppia offesa alla persona di Cristo.

Conseguenze dell’incredulità e dell’anticarità.

25. Ministri dell’amore-carità.

Perché il Signore chiede collaboratori?

Amarsi come fratelli.

La preghiera senza l’amore è morta.

26. La sapienza si trae dall’amare Dio  con tutte le forze.

L’amore raffina le potenze dell’anima.

Chi ama conosce la sapienza.

Chi ama possiede la vera intelligenza.

L’amore indìa l’uomo.

Beati coloro che amano Dio.

27. Nulla può spegnere l’amore.

Dare tutto per l’amore.

Le acque che non possono spegnere l’amore

Tormenti degli amatori della verità.

LE OPERE DELL’AMORE

28. Pratica della carità.

Tutti siete fratelli.

I perfetti nella carità.

I figli della carità.

L’amore non giudica.

L’amore purifica.

La comunione dei santi.

29. Serve dell’amore.

Rosai fioriti nel deserto.

Anfore che trasudano il profumo di Cristo.

Tabernacoli viventi della presenza del Signore.

Affidare tutto a Gesù.

30. L’amore a Gesù che dimora nell’uomo.

Sforzarsi a vedere Gesù in ognuno.

Celato sotto l’imperfetta materia di molti

Celato nell’uomo come nel Ss. Sacramento.

I “sentimentalisti” della religione.

Dio vuole carità non elemosina.

Come liberare il Salvatore.

Divenendo incendio d’amore.

31. Opere di Misericordia corporali e spirituali

Gli operatori e la natura della Misericordia

I servi e Ministri della Misericordia.

I rii che nutrono il Giordano.

I rii che nutrono l’amore.

Le opere di misericordia corporale

Dare da mangiare agli affamati.

Dare da bere agli assetati.

Vestire gli ignudi.

Vestire gli ignudi.

Albergare i pellegrini.

Visitare gli infermi.

Visitare gli infermi.

Visitare i carcerati.

Visitare i carcerati.

Seppellire i morti.

Le opere di misericordia spirituale.

Istruire gli ignoranti.

Pregare per i vivi e per i morti.

Consigliare i dubbiosi.

Perdonare le offese.

Consolare chi piange.

Sopportate le persone moleste.

Ammonire i peccatori.

L’AMORE SPONSALE DELL’ANIMA

32. I diritti dell’anima e  il dovere della carne.

L’anima bruna.

Il candore battesimale.

L’anima ha diritti superiori a quei della carne.

Il dovere della carne: morire

Assidua attenzione, volontà di essere buoni.

33. Sulle orme del Maestro.

Desiderio di un Dio.

Le divagazioni delle anime.

Conseguenze del sistema superbo.

L’universo obbedisce ad una legge di amore verso Dio.

Regolarsi in proporzione all’amore di Gesù per noi.

Sulle orme del Maestro.

34. Gli amorosi rapporti  fra Dio e l’anima.

I doni dello Sposo.

La povertà di spirito.

Le ricchezze ingiuste.

L’avvento dello Sposo.

Tempo del fidanzamento.

La primavera dell’amore.

35. L’amore e la notte oscura dell’anima.

L’oppressione della carne.

La signoria dello spirito.

I santi martiri dell’amore.

L’amore dell’anima.

Le cause della notte oscura

La ricerca di Dio.

La beatitudine dell’amore.

36. Amore reciproco tra l’anima  e lo Sposo.

Violenza distruggente dell’amore.

Forza immolatrice dell’amore.

Infedeltà colpevole.

37. La bellezza dell’anima sposa.

La sposa del Canto dei Cantici.

Stigmate di delinquenza.

Le deformità redente.

Bellezza perfetta di Maria.

Imitare Maria Ss.

L’infedeltà all’amore si espia con l’amore.

38. Sofferenza dei figli abbandonati.

Sofferenza dei figli senza mamma.

Applicare il dolore al sollievo degli altri dolori.

Le ultime parole di Gesù sulla croce.

Lo spirito è signore del corpo.

Le frasi dette sulla Croce.

39. Il Purgatorio: fiamme d’amore.

Le fiamme espiatrici.

Il Comandamento d’amore.

Il mezzo di riparazione: l’amore.

Il motore dei tre regni.

L’anima nel Purgatorio.

Suffragio d’amore.

MISTICI SPONSALI

40. Visite di Dio-Amore all’anima.

L’unione mistica dell’anima con Dio.

Io dormo, ma il mio cuore veglia.

La sonnolenza spirituale .

Comportamento di Dio con l’anima tiepida.

Priorità dei diritti dell’anima.

“Vieni, Signore Gesù”.

Priorità della ricerca di Dio.

Superare le guardie di ronda.

Il premio del martirio.

Trovato Dio, non separatevi più da Lui.

41. Le astuzie della scienza d’amore.

Ardente di totale amore.

Aumento di bellezza e ornamenti.

Anima coraggiosa intrepida audace.

Amante fusa all’Amato.

Alla scuola del deserto.

Alla scuola dell’amore.

Le ultime rifiniture dell’abito nuziale.

Vivere in Maria e uniti a Maria.

Possedere l’Amore è l’unica cosa che conti..

Sigillo sul tuo cuore è l’Amore.

42. Fidanzamento.

Promozione spirituale.

Parabola del fidanzamento.

Legame insolubile.

Mistici sponsali.

Frutti del matrimonio sacramentale.

Frutti del matrimonio spirituale.

43. Grazia sponsale.

Presenza di Dio per la Grazia.

La vetta del monte nuziale.


ESPIAZIONE DELL’AMORE IMPERFETTO

44. Le mancanze all’amore si espiano  con l’amore 

I Comandamenti sono imperniati sull’amore

Contravvenzione al 1° Comandamento

Contravvenzione al 2° Comandamento

Contravvenzione al 3° Comandamento

Contravvenzione al 4° Comandamento

Contravvenzione al 5° Comandamento

Contravvenzione al 6° Comandamento

Contravvenzione al 7° Comandamento

Contravvenzione al 8° Comandamento

Contravvenzione al 9° e al 10° Comandamento

Le contravvenzioni all’amore

Suffragio salutare

Missione di salvare anime

45. Insegnamento dal purgatorio

46. L’ anima che ama perfettamente.

Potenza che è il Paradiso

L’anima in Paradiso

L’AMORE VIVENTE NELL’UOMO    

1. La sorgente dell’amore[1].

Il mistero della Trinità.

 Dice Gesù.

1«Oggi, festa del mio Sangue, ti illumino un mistero. Di’: “Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo”, poiché è di Noi che ti voglio parlare. Alla vostra pesantezza umana sono occorse figure per pensare al Padre e allo Spirito, esseri incorporei di infinita bellezza, ma che voi non concepite coi vostri sensi umani. Tanto che difficilmente ad Essi vi volgete, con tutta la pienezza del pensiero, per invocarli come invocate Me che pensate come Uomo‑Dio. Non comprendete perciò neppure lontanamente l’incomparabile mistero della nostra Trinità.

2Per pensare a Dio non bisogna portare paragoni con esseri creati.  Dio non si paragona. Egli è. Nell’essere c’è tutto. Ma l’essere non ha corpo, e l’Essere eterno non ha corpo.

La Trinità è Luce.

3Guarda: Dio è luce. Ecco l’unica cosa che può ancora rappresentare Iddio senza essere in antitesi con la sua spirituale Essenza. La luce è, eppure è incorporea. Tu la vedi ma non la puoi toccare. Essa è.

4La nostra Trinità è luce. Un’illimitata luce. Sorgente a Sé stessa, vivente di Sé stessa, operante in Sé stessa. L’universo non è tanto grande quanto Essa è infinita. La sua essenza empie i Cieli, scorre sul Creato, domina sugli antri infernali. Non vi penetra ‑ sarebbe finito l’Inferno ‑ ma li schiaccia col suo rutilare

che è beatifico nel Cielo, confortatore sulla terra, terrorifico nell’Inferno. Tutto è trino in Noi. Le forme, gli effetti, i poteri.

Dio Padre.

5Dio è luce. Una luce vastissima, maestosa e pacata, è data dal Padre. Cerchio infinito che abbraccia tutta la Creazione, dall’attimo in cui fu detto: “Sia la luce”, fino ai secoli dei secoli, poiché Dio, che era in eterno, abbraccia la Creazione, da quando essa è, e continuerà ad abbracciare, quanto, nell’ultima forma, l’eterna, dopo il Giudizio, rimarrà del Creato. Abbraccerà coloro che sono eterni con Lui nel Cielo.

Dio Figlio.

6Dentro al cerchio eternale del Padre è un secondo cerchio, generato dal Padre, diversamente operante eppure non contrariamente operante, perché l’Essenza è una. Esso è il Figlio. La sua luce, più vibrante, non dà soltanto la vita ai corpi, ma dà la Vita alle anime, che l’avevano perduta, mediante il suo Sacrificio. È un dilagare di raggi potenti e soavi che nutrono la vostra umanità e ammaestrano la vostra mente.

Dio Spirito Santo.

È l’Amore del Padre e del Figlio.

7All’interno del secondo cerchio, prodotto dai due operare dei primi cerchi, è un terzo cerchio dalla luce ancora più vibrante e accesa. È lo Spirito Santo. È l’Amore prodotto dai rapporti del Padre col Figlio, tramite fra i Due, e conseguenza dei Due, meraviglia delle meraviglie.

8Il Pensiero creò la Parola e il Pensiero e la Parola si amano. L’Amore è il Paraclito. Esso opera sullo spirito vostro, sulla vostra anima, sulla vostra carne. Poiché consacra tutto il tempio, creato dal Padre e redento dal Figlio, della vostra persona, creata a immagine e somiglianza di Dio Uno e Trino.  Lo Spirito Santo è crisma sulla creazione, fatta dal Padre, della vostra persona, è grazia per fruire del Sacrificio del Figlio, è Scienza e Luce per comprendere la Parola di Dio. Luce più ristretta, non perché sia limitata rispetto agli altri, ma perché è lo spirito dello spirito di Dio, e perché, nella sua condensazione, è potentissima come è potentissima nei suoi effetti.

9Per questo Io dissi: “Quando verrà il Paraclito vi istruirà”[2]. Neppure Io, che sono il Pensiero del Padre divenuto Parola, posso farvi capire quanto può, con un solo balenare, farvi capire lo Spirito Santo.

Davanti a Lui s’inchina ogni spirito.

10Se davanti al Figlio ogni ginocchio si deve curvare, davanti al Paraclito si deve inchinare ogni spirito, perché lo Spirito dà vita allo spirito. È l’Amore che ha creato l’Universo, che ha istruito i primi Servi di Dio, che ha spinto il Padre a dare i Comandamenti, che ha illuminato i Profeti, che ha concepito con Maria il Redentore, che ha messo Me sulla Croce, che ha sostenuto i Martiri, che ha retto la Chiesa, che opera i prodigi della grazia.

È fuoco d’insostenibile splendore.

13Fuoco bianco, insostenibile alla vista e alla natura umana, concentra in Sé il Padre e il Figlio ed è la Gemma incomprensibile, inguardabile, della nostra eterna Bellezza. Fissa nell’abisso del Cielo, attrae a Sé tutti gli spiriti della mia Chiesa trionfante e aspira a Sé coloro che sanno vivere di spirito nella Chiesa militante.

11La nostra Trinità, la nostra triplice ed una natura si fissa in un unico splendore in quel punto da cui si genera tutto quanto è, in un eterno essere.

12Di’: “Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo”.

2. Il portatore dell’Amore al pianeta[3].

La vittoria di un Dio incarnato[4]..

Dice il Padre santissimo[5]:

1«Davanti a un Dio che incarna parte di Sé stesso[6] per farne salvezza delle sue creature colpevoli, l’Universo trasecola di stupore e si prostra in un silenzio adorante prima di esplodere nel cantico delle sfere e dei mondi, giubilanti per la Perfezione che scende a portare l’Amore al pianeta coperto di peccato.

2Il Vincitore, il Figlio mio santo, è venuto ad incalzare le forze del Male, a metterle in fuga ed a portare il patto dell’alleanza e pace fra Dio e uomo.

3Egli ancora passa fra voi e non lascia altra orma fuorché quella del suo amore, orma che solo i puri ed onesti di cuore riconoscono e seguono, perché la Pace attira i pacifici, la Misericordia i buoni, la Giustizia i giusti, la Purezza i puri. Egli ancora viene e vi prende per mano e vi dice: “Non temete perché sono venuto in vostro soccorso”.

4In tutte le vostre necessità, in tutte le vostre pene, in tutte le vostre sventure, a che diffidate? Avete fra voi Colui davanti al cui desiderio il Padre non sa opporre rifiuto, perché il Figlio mio ha superato ogni mio desiderio e devo a Lui giusto compenso.

I riscattati dal Santo di Israele[7].

5Se rifletteste, o cristiani, figli del mio Figlio che vi ha generati alla Grazia col suo sacrificio di Uomo e di Dio, se rifletteste a quale sorte vi ho tratti, dovreste non dico adorarmi ed amarmi per tutta la vita, ma amarmi e adorarmi per cento e più vite, se vi fosse concesso di rivivere più vite. Amatemi dunque con un super‑amore e amate in uguale misura il mio Verbo che è venuto a darvi la Vita.

6Quand’anche foste dei morti, voi tornerete a vivere se credete in Lui; quand’anche foste terre aride e senza vegetazione, vi coprirete di verzura e di fresche acque, poiché dove passa e sosta il Figlio mio santo là scaturisce a fiumi la grazia del Signore e fiorisce il giglio e la rosa, crescono palme ed ulivi e più alte del cedro le virtù nel cuore dell’uomo.

I santi del Regno messianico[8]

7Quando vedete dalla terra corrotta sorgere un santo come fiore da mucchio di putrida paglia, quando da un nulla d’uomo vedete sorgere un atleta di Cristo e brillare una luce là dove erano tenebre, e suonare una voce dove prima era silenzio, e illuminare e istruire in nome di Dio, alzate lo sguardo e l’anima a cercare la potenza  creatrice del prodigio: la mia, che come dal limo ha tratto l’uomo così dall’uomo può trarre il santo, il portatore di Dio, il tabernacolo di Dio, l’arca santa su cui la Gloria mia si riposa e da cui la mia Sapienza parla agli spiriti.

Opera dell’amore trinitario[9].

8Non temete di accostarvi a Noi che vi amiamo. Non scindete la nostra Unità amando Uno e non gli Altri. Noi ci amiamo e siamo uniti dall’amore. Fate il somigliante.

9Il Figlio non deve farvi trascurare il Padre. Egli non lo fa. Egli vi insegna ad amarmi e dalle sue labbra sante ha fatto prorompere la preghiera perfetta al Padre dei Cieli[10]. Il Figlio non deve farvi trascurare lo Spirito Santo. Egli non lo fa. Come sulle soglie della predicazione vi insegna a pregare Me, Padre Santo, così sulle soglie della Passione vi insegna ad amare il Paraclito che sarà l’Illuminatore della Verità insegnata[11].

10Senza il Padre non avreste avuto il Figlio, e senza il Figlio non potreste avere avuto lo Spirito. Senza lo Spirito non potreste comprendere la Parola e senza comprendere la Parola seguire da giusti i suoi dettami e conquistare il possesso del Padre.

11Come elissi di luce, le cause e gli effetti vanno da Dio: polo superiore, a voi: polo inferiore, e da voi risalgono a Dio. Non potete porre una frattura nella parabola mistica. Non si spezza l’Unità. Spezzata che sia, con un amore deforme, non potete più risalire senza pericolo alla Perfezione, perché turbate col vostro disordine la scia di Carità che seco trascina come rete divina gli spiriti di coloro che hanno compreso ciò che è Dio e non amano Dio, Spirito perfetto, altro che con amore da cui l’umanità è esclusa.

Banditori di “verbi nuovi”[12].

12Non ascoltate voci false che vi dicono una dottrina disforme a quella che il mio Figlio ha portato. E come possono questi banditori di “verbi nuovi” dire parole di Vita se la Vita non è in loro, se sono più falsi dei simulacri degli dèi bugiardi? Non fatevi di essi degli dèi: è abominio farsi credere tali ed è abominio il crederlo. Uno solo è Dio: Io e Colui che Io ho mandato, che si incarnò per l’Amore. Gli altri sono degli iniqui venduti a Satana a venditori di voi al Serpente maledetto.

L’Atteso delle genti[13].

13Guardate al santo Figlio mio, al mio Cristo ubbidiente come servo, Lui l’Eterno mio pari, per amore al Padre. Egli è Colui che ha levato l’amarezza dal seno mio e mi ha ricongiunto i figli che s’erano da Me staccati. Il mio spirito è in Lui, perché Io sono uno con Lui che si fa ministro del Pensiero del Padre. Confrontatelo ai vostri bugiardi “messia” e vedete quanto è dolce e perfetto il mio Figlio, l’Atteso delle genti, il Salvatore del mondo.

14In Lui, pieno di ogni virtù portata alla  perfezione, risiedono[14] Giustizia e Misericordia, ma poiché è mite e santo non impone, non grida, non minaccia ed opprime. Il Primogenito di voi tutti, il Consacrato ad eterno al Signore, parla con la voce del suo amore, insegna con l’esempio e redime col suo sacrificio. È come tiepida acqua che scende dai cieli in aprile per detergere e ravvivare fiori e zolle e portare la vita là dove le bufere hanno strappato le fronde. È come luce che scende a mostrare la via, ed è così placida che non vi accorgete di essa fuorché quando è da voi perduta. È come voce che chiama per condurre alla Verità, e non vi è sul suo labbro parola dura per le miserie dell’uomo.

Il Salvatore del mondo[15].

15Ha lasciato l’abbraccio del Padre per farsi ambasciatore a voi della mia Legge e ha immolato Sé stesso a vita oscura e a tragica morte perché al patto di alleanza fra la umanità a Dio fosse posto un sigillo che nessuna forza leva: il suo Sangue che sta come splendida firma ai piedi del trattato di perdono.

16Ha usato della sua indistruttibile potenza di Dio, non annullata nella sua nuova veste d’uomo, non per regnare ma per farvi regnare: sul male, sulle malattie, sulla morte. Ha usato della sua Sapienza non per schiacciarvi ma per elevarvi. Ha fatto di Sé stessa moneta di riscatto, strada, ponte, per farvi superare gli ostacoli che vi precludevano il Cielo e acquistarvi il Cielo.

17Ed Io ho dovuto aggravare su Lui, l’Innocente, la mano, perché infinite erano le vostre colpe passate, presenti e future, e infinito doveva essere il sacrificio offerto per annullarle. Potete voi misurare questa massa di sacrificio? No, non lo potete. Solo Io che sono Dio posso saperla. Io solo conosco le sofferenze della mia divina Creatura.

Infedeltà religiosa di tutti i tempi[16].

18Non guardate al supplizio materiale durato poche ore. Non solo in quell’ora il Verbo sofferse. Per i secoli dei secoli nella sua beatitudine di Dio si è mescolato l’indescrivibile[17] fiume di angoscia del suo dolore. Dolore per le offese al Padre suo amatissimo, dolore per i dispregi alle luci del Paraclito, dolore per le offese al Verbo inutilmente portato alle folle, dolore per le colpe future che avrebbero posato i loro luridi piedi sulla santità del suo Io santissimo, dolore per l’inutilità del suo sacrificio per molta parte di viventi.

19Non guardate ai flagelli, alle spine, ai chiodi con cui fu martirizzata la Carne dai ciechi di allora. Guardate agli spirituali tormenti che voi date al mio Santo con le vostre resistenze al suo supplicare.

Chi è cieco come il cristiano amante del mondo?[18].

20E chi più sordi e ciechi di voi?  Voi non avete rotti timpani e pupille, ma rotto lo spirito, per cui la Legge sublime che il mio Figlio è venuto a portarvi, e tuttora vi porta, non penetra in voi, o se vi penetra subito ne esce come da crivello sfondato.

21Onde, a frutto di questa vostra deformità spirituale di cui siete i volontari autori, avete le guerre atroci nelle quali, oltre che vite e sostanze, perdete sempre più l’amore e perciò perdete sempre più Dio.

I testimoni dell’amore di Dio[19].

22Ma voi non tutti siete dei lebbrosi e degli insatanassati. Fra voi, rari come perle nel seno delle ostriche, sono i fedeli di mio Figlio e miei. Ad essi dico: “Rimaneteci fedeli ed Io vi giuro che sarò con voi. Siate i banditori del mio Verbo e i testimoni della Giustizia, della Misericordia, della Santità nostra. In questa vita ci avrete vicino e nell’altra ci sarete vicini e vedrete le opere della Divinità. Quando Colui a cui ho deferito ogni giudizio verrà a dividere la messe dal loglio e a benedire gli agnelli maledicendo gli aspidi e gli arieti, voi sarete intorno a Lui, ruote di luce festante intorno alla Luce tremenda e regale della Divinità incarnata.

Il Nuovo Popolo di Dio[20].

23Voi sarete il nuovo popolo di Dio, il popolo eterno su cui il mio benedetto e santissimo Figlio regnerà, e ne annunzierete alle stelle e ai pianeti le lodi poiché tutto ciò che è stato fatto fu fatto per fare trono alla Vittima, all’Eroe, al Santo su cui non è macchia e su cui si posa la compiacenza del Padre, e astri e pianeti devono, nell’ora del suo trionfo, fare tappeto di gemme al Re del mondo che passa seguito dal suo corteo di santi per entrare nella Gerusalemme eterna, quando avrà avuto termine questa vicenda della creazione con la distruzione della Terra e il Giudizio delle Genti”.

3. Lo Spirito Santo è l’Amore[21].

La voce di tutto il creato.

Dice l’Eterno Spirito:

1Io sono l’Amore. Non ho[22] voce mia propria perché la mia Voce è in tutto il creato ed oltre il creato. Come etere Io dilago per tutto quanto è, come fuoco accendo, come sangue circolo.

2Io sono in ogni parola del Cristo e fiorisco sulle labbra della Vergine. Io purifico e faccio luminosa la bocca dei profeti e dei santi. Io sono Colui che le cose ispirò prima che fossero, perché è il mio potere quello che come palpito dette[23] moto al pensiero creativo dell’Eterno.

L’Ispiratore della creazione dell’uomo.

3Per il Cristo tutte le cose sono state fatte[24], ma tutte le cose sono state fatte da Me‑Amore, perché sono Io che con la mia segreta forza mossi[25] il Creatore ad operare il prodigio.

4Io ero quando nulla era ed Io sarò quando rimarrà unicamente il Cielo[26].

5Io sono l’ispiratore della creazione dell’uomo al quale fu donato il mondo per sua delizia[27], il mondo in cui, dagli oceani alle stelle, dalle vette alpine agli steli, è il mio sigillo.

6Io sarò che porrò sulle labbra dell’ultimo uomo la suprema invocazione: “Vieni, Signore Gesù!”[28].

L’Operatore della Redenzione.

7Io sono Quello che a placare il Padre infusi l’idea dell’Incarnazione e scesi, fuoco creatore, a farmi germe nelle viscere immacolate di Maria, e risalii fatto Carne sulla Croce e dalla Croce al Cielo per stringere in anello d’amore la nuova alleanza fra Dio e l’uomo, come in amplesso d’amore avevo stretto il Padre e il Figlio generando la Trinità.

Il Donatore di ogni carisma.

8Io sono Colui che senza parole parla, ovunque ed in ogni dottrina che in Dio abbia origine, Colui che senza tocco apre occhi e orecchi ad udire il soprannaturale, Colui che senza comando vi trae dalla morte della vita alla Vita nella Vita che non conosce limite.

9Il Padre è su voi, il Figlio in voi, ma Io, Spirito, sono nel vostro spirito e vi santifico colla mia presenza.

Generatore del Cristo in noi.

10Cercatemi ovunque è amore, fede e sapienza. Datemi il vostro amore. La fusione dell’amore con l’Amore crea il Cristo in voi e vi riporta in seno al Padre.

11Ho parlato oggi che è l’avvento dell’Amore sulla Terra, la più alta mia manifestazione, quella da cui provengono redenzione e infusione pentecostale alla Terra.

12Il mio Fuoco dimori in voi e vi accenda, ricreandovi a Dio, in Dio e per Iddio, Signore eterno, a cui, in Cielo e in Terra, ogni lode va data.»

4. L’innabitazione di Dio-Carita nell’uomo[29].

Il corpo dell’uomo è tempio allo Spirito Santo.

1« E’ detto che il corpo dell’uomo è tempio allo Spirito Santo[30]. E va creduto perché è una verità. Una verità che sprona a vita perfetta per possedere l’Ospite divino, che è lo Spirito Eterno che inabita nell’anima dei giusti. Ma non si deve credere che solo la Terza Persona abita in voi. Ella è nominata perché è Quella che abbraccia e contiene le Due che la precedono. Ma essendo inscindibile l’Unità-Trina, dove è Uno gli Altri sono. Dunque voi, possedendo in voi lo Spirito Santo, avete tutto l’Amore, ossia Iddio Uno e Trino.

“Lo Spirito del Signore empie tutto il mon­do”.

2E’ detto anche: “Lo Spirito del Signore empie tutto il mon­do”[31]. Tutto il mondo. E da sempre. E per sempre. Seguendo le diverse evoluzioni del mondo volute dal volere di Dio. Volute. Non autoevoluzioni, ma evoluzioni volute dal Creatore, dall’E­terno, Onnipotente Signore.

3Lo Spirito di Dio si librava sopra le acque ” è detto[32], ed è una delle prime parole della meravigliosa storia della Creazione. Già era Dio. Sempre Egli fu. E per il suo Essere poté creare dal nulla il tutto; dal disordine l’ordine; dall’incompleto – più: dall’informe – il completo, il formato con legge di sapienza potentissima. Dal caos sorse l’universo. Dai vapori carichi di mo­lecole confuse, dalla anarchia degli elementi, “creò il cielo e la terra” e subito il suo Spirito “si librò sopra le acque”.

4E mano a mano che le successive opere della Creazione si com­pievano, ” lo Spirito del Signore ” si librava su esse con le sue leggi e provvidenze. Successive opere e sempre più potenti. Dal caos che si separa e ordina per, dirò, famiglie – parti solide con parti solide per formare il globo del pianeta Terra, parti umide con parti umide per formare successivamente i mari, laghi, fiu­mi, ruscelli – alla luce, la prima delle cose non solo ordinate con elementi già esistenti nel caos, ma creata, con potere pro­prio, dal nulla.

Lo Spirito del Signore entra nell’uomo.

5Perché la luce non era, “le tenebre coprivano la faccia del­l’abisso”[33], ossia del caos nel quale confusamente si urtavano masse di vapori, carichi di umidità, di gas, di molecole. E Dio creò la luce. La sua luce. Egli concesse al mondo, che sorgeva dal nulla per suo volere, l’attributo, uno degli attributi suoi: la luce.

6Dio è Luce ed è il Padre della Luce e delle luci. E alla Terra, sua prima creatura, concede e dona la luce. Così come all’uomo, perfezione della creazione e ultima delle sei opere delle sei gior­nate divine dopo le quali Dio si riposò, concede l’attributo che lo fa a Lui somigliante: lo spirito libero, immortale, l’alito suo divino, infuso nella materia perché essa sia animata da Dio e abbia diritto al Cielo, alla Dimora del Padre.

7A questo spirito dell’uomo Egli, il Buonissimo, ha già prepa­rato la pienezza della Vita e dei suoi doni col suo Cristo, e il Cristo verrà quando sarà giunta l’ora della sua venuta, e gli uo­mini possederanno la pienezza della Vita, della Grazia, dell’U­nione, per i meriti del Cristo e i Sacramenti da Lui istituiti.

8Ma non è in questa lezione che parlerò di quest’ultimo supre­mo dono[34]. Ora ti ammaestro sul dubbio di aver compreso e scrit­to male. Per levartelo e farti sapiente.

L’innabitazione di Dio nell’uomo.

9Il corpo dell’uomo è animato dal soffio di Dio. Ogni uomo. Per questo in ogni uomo e su ogni uomo si estende e penetra lo Spi­rito di Dio con diritto di Re e con amore di Padre Creatore. An­che prima della Redenzione lo Spirito del Signore – l’Amore – guidò i patriarchi e ammaestrò i profeti e i giusti. E la sua voce risuonò negli spiriti, dall’inizio dei giorni, e risuona, e risuonerà, per dare ad ogni uomo quel tanto di guida che la Provvidenza Creatrice non ricusa a nessun uomo, e che aumenta più l’uomo è mosso da buona volontà di onorare e servire l’Ente Supremo, dai molti nomi, dalle diverse forme di parvenza, a seconda dei popoli e religioni, ma dai credenti d’ogni popolo sentito essere ed essere degno di ogni adorazione.

10L’inabitazione di Dio nell’uomo sarebbe stata perfetta se l’uo­mo non avesse peccato. La Passione di Cristo e l’appartenenza alla sua Chiesa, ristabilendo l’Ordine, restituendo la Grazia, con­cede nuovamente l’inabitazione di Dio in voi: il Regno di Dio in voi.

11E in tal modo, così come l’anima è in voi eppure vi contiene, essendo cosa superiore, per origine e immortalità, alla carne, così voi contenete Dio nel tempio del vostro corpo nel quale è – Santo dei Santi – l’anima in grazia, ma siete da Dio abbrac­ciati perché Dio è l’Infinito che raccoglie nella sua Immensità tutti i suoi diletti.

L’innabitazione di Dio in Maria.

12Detto questo, ti chiedo: se voi, peccatori, se voi in cui resta la cicatrice della grande piaga del Peccato d’origine, i suoi fo­miti che talora turbano anche i più eroici nel Bene, avete lo Spirito Santo nel tempio del vostro corpo, avete la Carità in voi e dalla Carità siete abbracciati, sempre più a Lei fusi più nella carità vivete, ossia siete nella Carità perché in Essa è tutto ciò che è santo, potrà dubitarsi che Maria, Colei che ab eterno fu pensata dal divino Pensiero – che è Volere e Potere perfetti – Immacolata e Piena di Grazia, Figlia, Sposa, Madre di Dio, Colei che al Volere divino corrispose con la sua volontà che., libera co­me quella di Gesù, volle usare questa sua libera volontà per camminare sempre alla presenza di Dio ed essere perfetta, non avesse Dio in Sé e non fosse in Lui?

13Ella pure ” non peccò perché non volle peccare “. Seconda Eva, non imitò la prima[35] e calpestò il Serpente perché, tutta per­sa in Dio regnante nel suo spirito e abbracciante Lei, suo amore, fu cieca, sorda, dimentica di tutto ciò che non fosse Dio e l’amo­re per Lui.

14Arca più santa di quella di legno di setim[36], in Sé contenne la Trinità e la Parola Incarnata, e poi ancora la Trinità e il Cristo Eucaristico, ed ora ancora Ci contiene, essendo Noi in Lei, Lei in Noi.

15Dove riposa Dio? Nello spirito dei giusti. Cosa è lo spirito? E’ la parte migliore dell’anima vostra. Quando cessa d’esser trono a Dio? Quando la concupiscenza lo soverchia. Quando vi lascia l’anima? Quando si separa dalla carne nell’ora della morte per essere giudicata e attendere la risurrezione della carne e con lei avere eterno finale giudizio.

16Ma Maria non morì. Trapassò in un rapimento da questa al­l’altra vita e nel trapasso il suo spirito purissimo fu più che mai trono di Dio. Così anche doveva essere di ogni uomo se, in Ada­mo, non avessero tutti peccato.

17Maria non fu giudicata. Era l’Innocente. Non soggetta a giu­dizio né a morte qual voi l’avete. Maria non tornò polvere nel­la sua carne immacolata quanto l’anima e fatta incorruttibile per aver portato il Figlio di Dio e dell’Uomo. In corpo ed anima fu assunta al Cielo dagli Angeli. E neppure nell’ora del trapasso l’anima si separò totalmente, ma intellettualmente e completa­mente assurse, non al terzo ma al Cielo supremo ed empireo, e adorò, mentre ugualmente lo Spirito Uno e Trino non lasciò il suo dolce verginale tabernacolo dove aveva riposo.

18Maria è in Cielo in corpo ed anima, viva come era in Terra, beata come,Lei può esserlo, in Cielo. E Dio, che inabitò in Lei sulla Terra, inabita in Lei in Cielo. Nulla è mutato. Messa al centro del divino Fuoco, che su Lei converge i suoi ardenti a­mori, Ella eternamente ci dice: “Ecco l’Ancella, o Dio”[37] e ci apre il suo cuore e ci accoglie in un mistero d’amore ineffabile.

Divina Genitrice e santa Matrice.

19I Santi amanti di Maria hanno intuito questo e hanno pro­clamato che chi vuol trovare Dio, la Salvezza, la Vita, vada a Maria, e là troverà la Carità, il Salvatore, la Vita, la Luce, la Sapienza. E là rinascerà da uomo a vero figlio di Dio.

20Perché Maria, divina Genitrice, è anche la feconda santa Ma­trice che sino alla fine dei secoli accoglie e accoglierà nel suo seno coloro che vogliono nascere figli di Dio, e di queste debo­lezze informi, di questi germi incompiuti – difficilmente, per sé soli, capaci di vivere – fa e farà i “viventi ” del Regno di Dio, dà e darà questi figli al suo Dio.

21Maria è Corredentrice e Cooperatrice instancabile per il divi­no trionfo finale, è carità inesausta e inesauribile, operosa co­me di Serva e gloriosa come di Regina, per la gloria di Dio, è Madre, Madre perfetta per tutti coloro che chiedono a Lei la Vita.»

5. Battesimo di  fuoco ardente[38].

Battesimo di acqua[39].

Dice Gesù:

1«Vi è battesimo e battesimo, figlia che amo. Tutti voi che siete cattolici avete il Battesimo che lava la colpa d’origine e che dovrebbe avere le stesse conseguenze di santità per tutti, se tutti miraste al Cielo in luogo di essere confitti con gli occhi dello spirito e con le radici del vostro essere nel fango della Terra.

2Il Battesimo, sacramento da Me istituito in luogo del battesimo di Giovanni precursore, ha in sé tutti gli elementi per portarvi alla santità[40]. Vi dà la Grazia e chi ha la grazia ha tutto.

3Ma siete voi che della Grazia non tenete conto e la gettate come inutile dono. Fra il severo dovere per essere fedeli a questa Grazia, la quale altro non è che Dio in voi con tutti i suoi doni, e il facile compromesso con la carne ed il sangue, col denaro, col Male pur di godere, o credere di godere durante quei pochi attimi di eternità che sono la vostra vita della terra, voi preferite il compromesso.

 Battesimo di fuoco ardente.

4Quando il Figlio di Dio, Colui che vi ama, viene fra le turbe segnate del suo indelebile segno, quel segno che è più glorioso di una corona regale perché vi dà una regalità ultraterrena di figli e eredi dell’Altissimo Re, trova che pochi hanno lottato contro l’istinto e contro Satana, o lavato le macchie di Satana e dell’istinto col pentimento, in modo da avere terso e operante quel segno di predestinazione. A quei pochi, i diletti del Cuore mio, Io, Figlio di Dio al quale ogni potere di giudizio è deferito dal Padre, vengo ad impartire un battesimo di fuoco ardente, che arde e consuma in loro ogni umanità per fare libero lo spirito e renderlo capace di ricevere lo Spirito che parla.

Selezione severa.

5Selezione severa e elezione dolorosa nel suo gaudio. Poiché chi non è mondo, chi non è mantenuto o reso mondo dall’amore e dal pentimento, non può essere accettato per mio grano. La pula sterile e vuota,  il loglio e la cuscuta dannosa,  gli inutili viticci parassiti, saranno separati dal mio rigoroso esame[41].

6La pula sono gli orgogliosi: orgogliosi di cuore o di pensiero per la loro scienza razionalizzante e errata, i farisei e gli scribi del tempo attuale. Il loglio e la cuscuta, i ribelli alla Legge e gli avvelenatori dei cuori: corruttori, gli scandalosi per i quali meglio sarebbe stato se fossero stati espulsi dal seno materno già estinti. I viticci sono i deboli, i tiepidi che vogliono beneficiare della comunione dei santi ma senza sforzarsi di dare ad essa il contributo della benché minima fatica. Sono i pigri dello spirito, coloro che hanno sempre bisogno di sprone, di sostegno, di calore, per vivere la loro povera vita spirituale; senza i coefficienti di diversi aiuti, striscerebbero al suolo incapaci di tendersi al cielo a sarebbero calpestati dal Maligno: calpestati dico, non colti. Sono sprezzati anche da esso. Non se ne cura perché sa che da sé stessi si danno la morte dell’anima.

Elezione dolorosa.

 7Elezione dolorosa perché bisogna, come spiga destinata a divenire farina di Dio, accettare i colpi della trebbia, l’immolazione della macina, la purificazione del frullone, ossia dolori, dolori, dolori, mortificazioni, ascetismo senza misura.

8Oh! per essere farina da ostie occorre sapersi far spogliare di ogni impurità dall’amore. Nessun’altra cosa come l’amore è assoluto nell’operare questa depurazione della vostra personalità per renderla atta a vivere in Cielo.

9Ma pensa, anima mia, pensa dopo tanto dolore a come ti parrà bello il mio Paradiso. Tutto l’amaro che qui bevi per amore del tuo Re, lo troverai lassù mutato in dolcezza. Tutte le ferite che qui t’hanno straziata, là saranno gemme eterne. Tutto il dolore sarà gioia.

10Il tempo passa, ad ogni attimo passa. Io resto e con Me resta la mia Eternità. Ed Io ed essa saremo il tuo dono, quello che ti sei guadagnato col tuo amore e col tuo dolore. Un’eternità di luce e di sempiterna gioia. Un’eternità con Dio, con Dio, Maria.

11Pensa questo sempre. Anelerai al dolore come all’aria che respiri.»

6. L’abitazione di Dio Amore in noi[42]

Chi pensa al mio Nome con amore mi ama e ottiene[43].

1Io vi dico, e ve lo dico con verità: chi crede in Me farà le opere che Io faccio, e ancor di maggiori ne farà, perché Io vado al Padre. E tutto quanto domanderete al Padre in mio nome Io lo farò, perché il Padre sia glorificato nel suo Figlio. E farò quanto mi domanderete in nome del mio Nome.

2Il mio Nome è noto, per quello che realmente è, a Me solo, al Padre che mi ha generato e allo Spirito che dal nostro amore procede. E per quel Nome tutto è possibile. Chi pensa al mio Nome con amore mi ama e ottiene.

Osservare i comandamenti per avere il vero amore[44].

3Ma non basta amare Me, occorre osservare i miei comandamenti per avere il vero amore. Sono le opere quelle che testificano dei sentimenti. E per questo amore Io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore che resti per sempre con voi, Uno su cui Satana e il mondo non può infierire, lo Spirito di Verità che il mondo non può ricevere e non può colpire, perché non lo vede e non lo conosce. Lo deriderà. Ma Egli è tanto eccelso che lo scherno non lo potrà ferire, mentre, pietosissimo sopra ogni misura, sarà sempre con chi lo ama, anche se povero e debole. Voi lo conoscerete, perché già dimora con voi e presto sarà in voi.

Dio è carità e chi ama ha in sé Dio [45].

4In quel giorno voi conoscerete che Io sono nel Padre mio, e voi in Me ed Io in voi. Perché chi accoglie i miei precetti e li osserva, quello è colui che mi ama, e colui che mi ama sarà amato dal Padre mio e possederà Iddio, perché Dio è carità e chi ama ha in sé Dio. Ed Io lo amerò, perché in lui vedrò Iddio, e mi manifesterò a lui facendomi conoscere nei segreti del mio amore, della mia sapienza, della mia Divinità incarnata.

5Saranno i miei ritorni fra i figli dell’uomo, che Io amo nonostante siano deboli e anche nemici. Ma costoro saranno solo deboli. Ed Io li fortificherò; dirò loro: “Sorgi!”, dirò: “Vieni fuori!”, dirò: “Seguimi”, dirò: “Odi”, dirò: “Scrivi”… e voi siete fra questi».

  La dimora di Dio Amore[46].

6«Perché mi amate e osservate le mie parole. Chi così farà, sarà amato dal Padre e Noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui, in lui. Mentre chi non mi ama non osserva le mie parole e fa secondo la carne e il mondo.

Alla scuola dello Spirito d’Amore[47].

7Ora sappiate che ciò che Io vi ho detto non è parola di Gesù Nazareno ma parola del Padre, perché Io sono il Verbo del Padre che mi ha mandato. Io vi ho detto queste cose parlando così, con voi, perché voglio Io stesso prepararvi al possesso completo della Verità e Sapienza.

8Ma ancora non potete capire né ricordare. Però, quando verrà a voi il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà in mio Nome, allora voi potrete capire, ed Egli tutto vi insegnerà, e vi ricorderà quanto Io vi ho detto.

7. I doni sono dati in merito al sacrificio[48].

Nell’amore spirituale conta il sacrificio.

Dice a sera[49] l’Amore eterno:

1“Non ci sono parole proprie. Ma tu mi hai sentito parlare dalle labbra del Verbo, della Vergine, dell’Apostolo: ai cercatori di Dio, agli studiosi di Dio, ai bisognosi di Dio. Per te, fra le onde amare, una corrente di dolcezza. Per gli altri quello che è nel tanto che viene dato. Sono Spirito d’Amore. Ma sono anche Giustizia. Più mi do a chi più mi viene sacrificato. Chi ha orecchie da intendere intenda.

Nell’amore spirituale la sensualità è dannosa.

2Non bisogna avere la sensualità nell’amore spirituale. Le carezze di Dio non sono doni che potete esigere. Sono grazie che vengono date. E bisogna non essere avidi, come avari che vogliono cumulo di gran moneta. E non bisogna essere come i satrapi, che passavano il tempo nel rimirare le gemme che i sudditi portavano ai loro forzieri, senza alcuna fatica da parte loro mentre i portatori avevano sudato sangue a strappare le gemme dalle viscere dei mari e del suolo. Ognuno estragga con la sua fatica i diamanti purissimi della Sapienza. Non incorrete nella facile deviazione dalla spiritualità al sentimentalismo. Io sono il Fortificatore e voglio nei miei fedeli fortezza. Il sentimentalismo in religione è come la creta e il ferro dei piedi della statua sognata da Nabucodonosor[50]. Basta che il sassolino di una delusione li urti che tutto è in pericolo. E se il sasso è grosso è la rovina.

La terra è luogo di lotta.

3Fortezza, figli! Fortezza! La terra è luogo di lotta. La beatitudine è qui, dove Io sono. Ma per salirvi… È come una via di diaspro scheggiato. Tortura. E ogni tortura è un merito. Il Figlio di Dio non ha avuto che quella. Ne volete una migliore voi? Rinnovellatevi nel mio Fuoco. “

8. I doni sono date in merito all’amore[51]

La pedagogia dei maestri.

Dice Gesù:

1«“Signore” mi hai detto, “preferisco così di quanto ero allora”. Hai dunque capito quanto sia più grande servire Dio e amarlo di quel che non lo sia amare e servire un uomo. Sei dunque pervenuta a quel punto di intelligenza che dovrebbe essere nelle creature e che invece è posseduto tanto raramente.

2Come maestro severo ho dovuto farti percorrere tutta una penosa strada di insegnamento per portarti a questa conoscenza.

3Un maestro severo non consente che lo scolaro abbia seco trastulli o altri oggetti atti a sviare la sua attenzione dallo studio col ricordo di affezioni familiari o amichevoli. Al fanciullo quel maestro sembra troppo severo, persino crudele, e quasi giunge ad odiarlo. Ma, fatto adulto e pervenuto a una coltura superiore che gli consente d’essere qualcosa nella società, allora benedice il suo rigido maestro e comprende che la sua attuale virilità di pensiero, il suo benessere attuale, la temperatura del suo carattere è merito della costante severità del maestro.

4E, meditandola, si accorge anche che essa era molto più rigida sul principio mentre è andata sempre più addolcendosi verso la fine. E se ne chiede: “Perché? Non era meglio esser dolce quando ero ancora bambino e sentivo troppo la diversità dalle dolcezze materne alle severità scolastiche? Non era più giusto stringere i freni quando adolescenza e prima giovinezza mi avevano fatto meno affamato di carezze?”. Ma poi, appunto perché saggiamente educato, lo scolaro, ormai uomo, riconosce che in questo, proprio in questo, è stato il merito educativo, e proprio per questo egli è ora un forte nella vita.

La pedagogia del Maestro.

5Un forte. Poveri quegli uomini che, educati con mollezza, si trovano poi, fatti adulti, di fronte alle lotte della vita, che non è certo tenera come cuore di madre, benigna come ambiente familiare, ma piena di durezze, inimicizie, lotte, sforzi. Sono coloro che finiscono ad esserne travolti o, per non esserne travolti, finiscono col divenire dei disonesti, ottenendo con male arti ciò che non sanno ottenere col loro merito.

6Io sono stato un Maestro molto severo con te perché ti volevo forte nello spirito. Tu eri tanto debole. Come vilucchio sottile, avevi bisogno di abbracciarti ad altri per dare ad essi la gioia dei tuoi fiori d’amore e a te quella di avere chi li sostenesse senza vederli cadere sotto il piede dell’indifferenza e morire così, dopo avere inutilmente fiorito. Io ti ho fatto il vuoto intorno, lasciando sulla tua landa un solo tronco scabro e gigante, molto, troppo scabro per la povera esile campanula che ne aveva paura.

7Sei rimasta perciò a terra, conoscendo arsione e polvere e il gusto così poco piacevole della polvere arida. Se piangevi per essere stata calpestata o percossa da chi passando neppur ti aveva vista, mentre tu l’avevi salutato da lontano con gioia ed avevi tentato di alzare i tuoi rametti che la gioia aveva coperto di fiori – la gioia e la speranza – ecco che il pianto si mescolava con la polvere del suolo e sporcava la seta dei tuoi fiori col fango ancor più disgustoso della polvere. Poveri fiori che si macchiavano di terra mentre la loro missione, per cui li avevo creati, era empirsi di Cielo!

8Stanca di esser sola, calpestata, e lordata da quanto non poteva saziarti – l’umanità con le sue durezze, egoismi e povere affezioni umane, false, egoiste, e sensuali, che non ti capivano, che non potevano bastarti – hai cominciato a pensare al tronco che rimaneva fedele al suo posto, presso a te, mentre gli altri steli – canne pieghevoli ad ogni vento, non più di canne – venivano svelte da una forza, misteriosa per la tua ignoranza di allora, ma il cui nome era Amore Divino.

La salita alla vetta della Croce.

9Quanta fatica, povera Maria, per tenderti a quella volta, per alzarti sino a gettare il primo anello intorno al tronco così rude, così rude per la tua debolezza, così difficile ad abbracciare. Col pianto che ti strappava il dolore di questa asprezza e la fatica, hai dovuto lavarti da ogni polvere di umanità per essere più agile e leggera. Perché polvere e fango incrostano e pesano. Ma quanta gioia quando hai visto che il primo tuo fiore, fiorito contro il tronco rude, non ha subito percossa di durezza umana, non si è appassito nella polvere né lordato nel fango, ma ha potuto olezzare, carezzando il suo sostegno, e imperlarsi di rugiada, solo di rugiada fresca e purificatrice, e di gemme arrubinate che piovevano dall’alto del tronco a far più bella e forte la tua corolla. La tua prima corolla che si empisse di Cielo.

10Hai voluto riaverla questa gioia e sei salita ancora. Due, tre, dieci anelli sempre più alti sul tronco rude, e sempre più forza e profumo, e sempre più rugiada e cielo e rubini sui fiori sempre più numerosi. Quando sei stata a mezza via, hai conosciuto il nome di quel tronco: era la mia croce. Ed essa ti ha parlato con la sua voce di dolore e di amore.[52] Hai letto sul suo legno, scritte col Sangue del tuo Dio, le verità che sono vita, le hai baciate, ne hai sentito il sapore e hai voluto salire fino in alto, là dove un Volto doloroso ti sorrideva gocciando pianto e sangue: la tua rugiada e i tuoi rubini. Non hai voluto più che questo.

11Ecco allora che il tuo Maestro e Redentore ha fatto più liscio il tronco del suo trono, sempre più liscio e dolce per aiutarti a salire. Perché l’amore ottiene ricambio d’amore e il mio, che già ti amava fino a volerti tutta per sé, ora che lo amavi con tutta te stessa ti amò con predilezione.

12Eccoti, piccola voce, giunta alla conoscenza del tuo Bene. Dall’alto del nostro patibolo di redentori-amanti tu guardi non con desiderio ma con misericordia la Terra lontana, i poveri steli che non sanno venire alla Croce, e guardi il Cielo per pregarlo in loro favore, perché unita al Cristo condividi la sua divina sete di amare e salvare le anime. Dall’alto della Croce tu impari la scienza più alta e, come uccello sulla vetta di un altissimo cedro, canti i suoi insegnamenti perché li odano i poveri steli e vengano verso la Luce.

L’amore soprannaturale.

13Hai avuto i doni più grandi. Ma il dono dei doni è stato l’amore. Ed Io ti insegno a sempre più salire nella via che è sublime: quella dell’amore. Se passando dal vero amore al piccolo amore tu tornassi ad amare te stessa nelle creature – medita questa grande verità che è la chiave di ogni affezione umana – i tuoi sostegni si allenterebbero dal tronco sublime e riconosceresti il fango amaro che empie ma non sazia.

14Ama. Me sopra ogni cosa. Per tutto il bene che ti ho dato. Ama il prossimo in Me, nulla sperando da esso, nulla pretendendo. Amalo appunto perché è così incapace di amare e così infelice per non sapere amare. Amalo pensando che ogni prossimo è opera di Dio e che per ogni prossimo Io sono morto. Amalo pensando al mio dolore del Getsemani nel quale ogni singhiozzo rispondeva al nome di uno per il quale inutile sarebbe stata la mia morte. Amalo soprannaturalmente perdonando, compatendo, istruendo, pazientando, soffrendo per esso.

15Sei povera? Non importa. L’amore non ha, a mezzo di espansione, il denaro: l’amore soprannaturale. Sei malata e impotente? Non importa. L’amore non ha, a mezzo di espansione, la salute fisica e la forza: l’amore soprannaturale. Sei reclusa e il mondo ti ignora? Non importa. L’amore non ha, a mezzo di espansione, la libertà materiale e la notorietà fra le folle: l’amore soprannaturale.

L’amore soprannaturale perfetto in Maria.

16Mia Madre era povera e ignorata, reclusa prima nel Tempio e poi nella sua verginità schiva. Eppure vi ha dato il Tesoro. Eppure ha portato fra gli uomini la Parola. Era silenziosa, impotente perché donna, era ritenuta “nulla” dal giudaismo. Eppure nessuna creatura, Me eccettuato, ha parlato le sue parole ed ha agito come Essa.

17L’amore soprannaturale, perfetto in mia Madre, ha compiuto il prodigio di giungere al Cielo, aprirne le porte, trarne il Tesoro, mettere fra i silenzi del mondo colpevole e le sue ignoranze la Parola che è Scienza, distribuire la Vita col Sangue che come fiume ha avuto sorgente nella roccia di diamante purissimo del suo seno verginale, ha saputo darvi la Grazia, il dono dei doni, o miseri uomini che eravate simili ad animali per la colpa, offrendo, nel silenzio e nell’amore, il suo Gesù dal momento in cui prese Carne al momento che portò la sua Carne al Cielo… Oh! separazione! Martirio della Madre mia! Martirio d’attesa, in attesa di ascendere al suo trono!

18“Sia fatto di me secondo la tua parola” Ella ha detto davanti all’Angelo[53], nella grotta di Betlemme, nel Tempio, a Nazareth, sul Golgota e sull’Oliveto; ogni volta che il Padre le chiese un sacrificio, e sempre più alto, della sua volontà e del suo amore. Non tanto per esser la Madre di Dio, quanto per aver saputo la Carità – e la pronta ubbidienza al volere eterno è l’acqua regia che prova l’oro della carità – Ella è stata ed è sublime.

I doni sono date in merito all’amore[54].

19I doni vengono da Dio. L’amore è merito vostro. Dunque agli occhi di Dio il vostro merito è nell’amore che avete.

20Io, Maestro, con severità prima e con dolcezza ora, ti istruisco nella Scienza sublime perché per essa come su via sicura tu giunga ben alto. La Carità ti fortifica con la sua benedizione perché tu sempre più proceda nelle sue vie.»

CODICE SPIRITUALE DELL’AMORE[55]

9. Le dolci vie dell’amore beato.

Le vie per conquistare Dio e il suo Regno

Le vie dell’amore beato

15“Come si conquista Iddio e il suo Regno attraverso altra più dolce via che non la severa del Sinai?” voi dite. Non vi è altra via. Quella è. Ma però guardiamola non attraverso il colore della minaccia, ma attraverso il colore dell’amore. Non diciamo: “Guai se non farò questo!” rimanendo tremanti in attesa di peccare, di non essere capaci di non peccare. Ma diciamo: “Beato me se farò questo!” e con slancio di soprannaturale gioia, giubilando, lanciamoci verso queste beatitudini, nate dall’osservanza della Legge come corolle di rose da un cespuglio di spine.

16“Beato me se sarò povero di spirito perché mio allora è il Regno dei Cieli!

17Beato me se sarò mansueto perché erediterò la Terra!

18Beato me se sarò capace di piangere senza ribellione perché sarò consolato!

19Beato me se più del pane e del vino per saziare la carne avrò fame e sete di giustizia. La Giustizia mi sazierà!

20Beato me se sarò misericordioso perché mi sarà usata divina misericordia!

21Beato me se sarò puro di cuore perché Dio si piegherà sul mio cuore puro ed io lo vedrò!

22Beato me se avrò spirito di pace perché sarò da Dio chiamato suo figlio, perché nella pace è l’amore, e Dio è Amore che ama chi è simile a Lui!

23Beato me se per fedeltà alla giustizia sarò perseguitato, perché a compensarmi delle terrene persecuzioni Dio, mio Padre, mi darà il Regno dei Cieli!

24Beato me se sarò oltraggiato e accusato bugiardamente per saper essere tuo figlio, o Dio! Non desolazione ma gioia mi deve venire da questo, perché questo mi uguaglia ai tuoi servi migliori, ai Profeti, per la stessa ragione perseguitati, e coi quali io credo fermamente di condividere la stessa ricompensa grande, eterna, nel Cielo che è mio! Guardiamo così la via della salute. Attraverso la gioia dei santi.

“Beato me se sarò povero di spirito”

Tormento del ricco di spirito

25Oh! delle ricchezze, arsura satanica, a quanti deliri tu porti! Nei ricchi, nei poveri. Il ricco che vive per il suo oro: l’idolo infame del suo spirito rovinato. Il povero che vive dell’odio al ricco perché egli ha l’oro, e se anche non fa materiale omicidio lancia i suoi anatema sul capo dei ricchi, desiderando loro male d’ogni sorta. Il male non basta non farlo, bisogna anche non desiderare di farlo. Colui che maledice augurando sciagure e morti non è molto dissimile da colui che materialmente uccide, poiché ha in lui il desiderio di veder perire colui che odia. In verità vi dico che il desiderio non è che un atto trattenuto, come un concepito da ventre già formato ma non ancora espulso. Il desiderio malvagio avvelena e guasta, poiché permane più a lungo dell’atto violento, più in profondità dell’atto stesso.

Letizia del povero di spirito

26Il povero di spirito se è ricco non pecca per l’oro, ma del suo oro fa la sua santificazione poiché ne fa amore. Amato e benedetto, egli è simile a quelle sorgive che salvano nei deserti e che si danno, senza avarizia, liete di potersi dare per sollevare le disperazioni. Se è povero, è lieto nella sua povertà, e mangia il suo pane dolce della ilarità del libero dall’arsione dell’oro, e dorme il suo sonno scevro da incubi, e sorge riposato al suo sereno lavoro che pare sempre leggero se viene fatto senza avidità e invidia.

Le cose che fanno ricco l’uomo.

27Le cose che fanno ricco l’uomo sono l’oro come materia, gli affetti come morale. Nell’oro sono comprese non solo le monete ma anche le case, i campi, i gioielli, i mobili, le mandre, tutto quanto insomma fa materialmente doviziosa la vita. Nelle affezioni: i legami di sangue o di coniugio, le amicizie, le dovizie intellettuali, le cariche pubbliche.

28Come vedete, se per la prima categoria il povero può dire: “Oh! per me! Basta che io non invidi chi ha e poi sono a posto perché io sono povero e perciò a posto per forza”, per la seconda anche il povero ha da sorvegliarsi, potendo, anche il più miserabile fra gli uomini, divenire peccaminosamente ricco di spirito. Colui che si affeziona smoderatamente ad una cosa, ecco che pecca.

Dimensioni dell’amore.

29Voi direte: “Ma allora dobbiamo odiare il bene che Dio ci ha concesso? Ma allora perché comanda di amare il padre e la madre, la sposa, i figli, e dice: ‘Amerai il tuo prossimo come te stesso?

30Distinguete. Amare dobbiamo il padre e la madre e la sposa e il prossimo, ma nella misura che Dio ha dato: “come noi stessi “. Mentre Dio va amato sopra ogni cosa e con tutti noi stessi. Non amare Dio come amiamo fra il prossimo i più cari, questa perché ci ha allattato, l’altra perché dorme sul nostro petto e ci procrea i figli, ma amarlo con tutti noi stessi, ossia con tutta la capacità di amare che è nell’uomo: amore di figlio, amore di sposo, amore di amico e, oh! non vi scandalizzate! e amore di padre. Sì, per l’interesse di Dio dobbiamo avere la stessa cura che un padre ha per la sua prole, per la quale con amore tutela le sostanze e le accresce, e si occupa e preoccupa della sua crescita fisica e culturale e della sua riuscita nel mondo.

Pratica della povertà di spirito.

31L’amore non è un male e non lo deve divenire. Le grazie che Dio ci concede non sono un male e non lo devono divenire. Amore sono. Per amore sono date. Occorre con amore usarne di queste ricchezze che Dio ci concede in affetti e in bene. E solo chi non se ne fa degli idoli ma dei mezzi per servire in santità Dio, mostra di non avere un attaccamento peccaminoso ad esse. Pratica allora la santa povertà dello spirito, che di tutto si spoglia per essere più libero di conquistare Iddio santo, suprema Ricchezza. Conquistare Dio, ossia avere il Regno dei Cieli[56].

 “Beato me se sarò mansueto”

Falso trionfo del violento.

32Ciò può parere in contrasto con gli esempi della vita giornaliera. I non mansueti sembrano trionfare nelle famiglie, nelle città, nelle nazioni. Ma è vero trionfo? No. È paura che tiene apparentemente proni i soverchiati dal despota, ma che in realtà non è che velo messo sul ribollire di ribellione contro il tiranno. Non possiedono i cuori dei famigliari, né dei concittadini, né dei sudditi, coloro che sono iracondi e prepotenti. Non piegano intelletti e spiriti alle loro dottrine quei maestri del “ho detto e ho detto”. Ma solo creano degli autodidatti, dei ricercatori di una chiave atta ad aprire le porte chiuse di una sapienza o di una scienza che essi sentono essere e che è opposta a quella che viene loro imposta.

Virtù per conquistare gli spiriti.

33Non portano a Dio quei sacerdoti che non vanno alla conquista degli spiriti con la dolcezza paziente, umile, amorosa, ma sembrano guerrieri armati che si lancino ad un assalto feroce tanto marciano con irruenza e intransigenza contro le anime… Oh! povere anime! Se fossero sante non avrebbero bisogno di voi, sacerdoti, per raggiungere la Luce. L’avrebbero già in sé. Se fossero giusti non avrebbero bisogno di voi giudici per essere tenuti nel freno della giustizia, l’avrebbero già in sé. Se fossero sani non avrebbero bisogno di chi cura. Siate dunque mansueti.

Vittoria della mansuetudine.

34Non mettete in fuga le anime. Attiratele con l’amore. Perché la mansuetudine è amore, così come lo è la povertà di spirito. Se tali sarete erediterete la Terra[57] e porterete a Dio questo luogo, già prima di Satana, perché la vostra mansuetudine, che oltre che amore è umiltà[58], avrà vinto l’odio e la superbia uccidendo negli animi il re abbietto della superbia e dell’odio, e il mondo sarà vostro, ossia di Dio, perché voi sarete giusti che riconoscerete Dio come Padrone assoluto del creato, al Quale va dato lode e benedizione e reso tutto quanto è suo.

 “Beato me se saprò piangere senza ribellione”

Il segreto re di ogni ribellione.

35Il dolore è sulla terra. E il dolore strappa lacrime all’uomo[59]. Il dolore non era. Ma l’uomo lo mise sulla terra[60] e per una depravazione del suo intelletto si studia di sempre più aumentarlo, con tutti i modi. Oltre le malattie e le sventure conseguenti da fulmini, tempeste, valanghe, terremoti, ecco che l’uomo per soffrire, e per far soffrire soprattutto – perché vorremmo solo che gli altri soffrissero, e non noi, dei mezzi studiati per far soffrire – ecco che l’uomo escogita le armi micidiali sempre più tremende e le durezze morali sempre più astute. Quante lacrime l’uomo trae all’uomo per istigazione del suo segreto re che è Satana! Eppure in verità vi dico che queste lacrime non sono una menomazione ma una perfezione dell’uomo[61].

Nel pianto impara l’uomo l’amore vero.

36L’uomo è uno svagato bambino, è uno spensierato superficiale, è un nato di tardivo intelletto finché il pianto non lo fa adulto, riflessivo, intelligente. Solo coloro che piangono, o che hanno pianto, sanno amare e capire. Amare i fratelli ugualmente piangenti, capirli nei loro dolori, aiutarli colla loro bontà, esperta di come fa male essere soli nel pianto.

Beatitudine del pianto senza ribellione.

37E sanno amare Dio perché hanno compreso che tutto è dolore fuorché Dio[62], perché hanno compreso che il dolore si placa se pianto sul cuore di Dio, perché hanno compreso che il pianto rassegnato che non spezza la fede, che non inaridisce la preghiera, che è vergine di ribellione[63], muta natura, e da dolore diviene consolazione[64].

38Sì. Coloro che piangono amando il Signore saranno consolati.

“Beato me se avrò fame e sete di giustizia”

L’uomo non è un animale, è un figlio di Dio.

39Dal momento che nasce al momento che muore l’uomo tende avido al cibo. Apre la bocca alla nascita per afferrare il capezzolo, apre le labbra per inghiottire ristoro nelle strette dell’agonia. Lavora per nutrirsi. Fa della terra un enorme capezzolo dal quale insaziabilmente succhia, succhia per ciò che muore. Ma che è l’uomo? Un animale? No, è un figlio di Dio. In esilio[65] per pochi o molti anni. Ma non cessa la sua vita col mutare della sua dimora.

L’anima va nutrita per dare immortalità alla carne.

40Vi è una vita nella vita così come in una noce vi è il gheriglio. Non è il guscio la noce, ma è l’interno gheriglio che è la noce. Se seminate un guscio di noce non nasce nulla, ma se seminate il guscio con la polpa nasce grande albero. Così è l’uomo. Non è la carne che diviene immortale, è l’anima. E va nutrita per portarla all’immortalità, alla quale, per amore, essa poi porterà la carne nella risurrezione beata.

“Beato me se avrò fame e sete di giustizia”

41Nutrimento dell’anima è la Sapienza, è la Giustizia[66]. Come liquido e cibo esse vengono aspirate e corroborano, e più se ne gusta e più cresce la santa avidità del possedere la Sapienza e di conoscere la Giustizia[67]. Ma verrà pure un giorno in cui l’anima insaziabile di questa santa fame sarà saziata. Verrà. Dio si darà al suo nato, se lo attaccherà direttamente al seno e il nato al Paradiso si sazierà della Madre ammirabile che è Dio stesso, e non conoscerà mai più fame, ma si riposerà beato sul seno divino. Nessuna scienza umana equivale a questa divina. La curiosità della mente può essere appagata, ma la necessità dello spirito no. Anzi nella diversità del sapore lo spirito prova disgusto e torce la bocca dall’amaro capezzolo, preferendo soffrire la fame all’empirsi di un cibo che non sia venuto da Dio.

42Non abbiate timore, o sitibondi, o affamati di Dio! Siate fedeli e sarete saziati da Colui che vi ama.

“Beato me se sarò misericordioso”

Tutti hanno bisogno di perdono.

43Chi fra gli uomini può dire: “Io non ho bisogno di misericordia”? Nessuno. Ora se anche nell’antica Legge è detto: “Occhio per occhio e dente per dente”, perché non deve dirsi nella nuova: “Chi sarà stato misericordioso troverà misericordia”? Tutti hanno bisogno di perdono[68].

Non è il rito quello che ottiene perdono.

44Ebbene, non è la formula e la forma di un rito, figure esterne concesse per la opaca mentalità umana, quelle che ottengono perdono. Ma è il rito interno dell’amore, ossia ancora della misericordia. Che se fu imposto il sacrificio di un capro o di un agnello e l’offerta di qualche moneta, ciò fu fatto perché a base di ogni male ancora si trovano sempre due radici: l’avidità e la superbia. L’avidità è punita con la spesa dell’acquisto dell’offerta, la superbia con la palese confessione di quel rito: “Io celebro questo sacrificio perché ho peccato”. E fatto anche per precorrere i tempi e i segni dei tempi, e nel sangue che si sparge è la figura del Sangue che sarà sparso per cancellare i peccati degli uomini.

“Beato me se sarò misericordioso”.

45Beato dunque colui che sa essere misericordioso[69] agli affamati, ai nudi, ai senza tetto, ai miseri delle ancor più grandi miserie che sono quelle del possedere cattivi caratteri che fanno soffrire chi li ha e chi con loro convive. Abbiate misericordia[70]. Perdonate, compatite, soccorrete, istruite, sorreggete. Non chiudetevi in una torre di cristallo dicendo: “Io sono puro e non scendo fra i peccatori”. Non dite: “Io sono ricco e felice, e non voglio udire le miserie altrui”. Badate che più rapido di fumo dissipato da gran vento può dileguarsi la vostra ricchezza, la vostra salute, il vostro benessere famigliare. E ricordate che il cristallo fa da lente, e ciò che mescolandovi fra la folla sarebbe passato inosservato, mettendovi in una torre di cristallo, unici, separati, illuminati da ogni parte, non potete più tenerlo nascosto. Misericordia per compiere un segreto, continuo, santo sacrificio di espiazione e ottenere misericordia.

Beato me se sarò puro di cuore

L’uomo dalla terra vede il suo Dio.

46Dio è Purezza. Il Paradiso è regno di Purezza. Niente di impuro può entrare in Cielo dove è Dio. Perciò se sarete impuri non potrete entrare nel Regno di Dio[71]. Ma, oh! gioia! Anticipata gioia che il Padre concede ai figli! Colui che è puro ha dalla terra un principio di Cielo, perché Dio si curva sul puro[72] e l’uomo dalla terra vede il suo Dio[73].

“Beato me se sarò puro di cuore”.

47Non conosce sapore di amori umani, ma gusta, fino all’estasi, il sapore dell’amore divino, e può dire: “Io sono con Te e Tu in me, onde io ti possiedo e conosco come sposo amabilissimo dell’anima mia”. E, credetelo, che chi ha Dio ha inspiegabili, anche a sé stesso, mutamenti sostanziali per cui diviene santo, sapiente, forte, e sul suo labbro fioriscono parole, e i suoi atti assumono potenze che non sono, no, della creatura, ma di Dio che vive in essa. Cosa è la vita di colui che vede Dio? Beatitudine. E vorreste privarvi di simile dono per fetide impurità?

“Beato me se avrò spirito di pace”

Non è figlio di Dio l’uomo sempre irascibile.

48La pace è una delle caratteristiche di Dio. Dio non è che nella pace. Perché la pace è amore, mentre la guerra è odio. Satana è Odio. Dio è Pace[74]. Non può uno dirsi figlio di Dio, né può Dio dire figlio suo un uomo se costui ha spirito irascibile sempre pronto a scatenare tempeste. Non solo. Ma neppure può dirsi figlio di Dio colui che, pur non essendo di proprio scatenatore delle stesse, non contribuisce con la sua grande pace a calmare le tempeste suscitate da altri.

“Beato me se avrò spirito di pace”

49Colui che è pacifico effonde la pace anche senza parole. Padrone di sé e, oso dire, padrone di Dio, egli lo porta come una lampada porta il suo lume, come un incensiere sprigiona il suo profumo, come un otre porta il suo liquido, e si fa luce fra le nebbie fumiganti dei rancori, e si purifica l’aria dai miasmi dei livori e si calmano le onde infuriate delle liti, per quest’olio soave che è lo spirito di pace emanato dai figli di Dio[75]. Fate che Dio e gli uomini vi possano chiamare così.

“Beato me se sarò perseguitato per amore della giustizia”.

Il testimone della giustizia è vittima dell’ingiusto.

50L’uomo è tanto insatanassato che odia il bene ovunque si trovi, che odia il buono, quasi che chi è buono, anche se tace, lo accusi e rampogni. Infatti la bontà di uno fa apparire ancor più nera la malvagità del malvagio. Infatti la fede del credente vero fa apparire ancora più viva la ipocrisia del falso credente. Infatti non può non essere odiato dagli ingiusti colui che col suo modo di vivere è un continuo testimoniare la giustizia. E allora, ecco, che si infierisce sugli amanti della giustizia[76].

“Beato me se sarò perseguitato per amore della giustizia”.

51Anche qui è come per le guerre. L’uomo progredisce nell’arte satanica del perseguitare più che non progredisca nell’arte santa dell’amare[77]. Ma non può che perseguitare ciò che ha breve vita. L’eterno che è nell’uomo sfugge all’insidia, e anzi acquista una vitalità ancor più vigorosa dalla persecuzione. La vita fugge dalle ferite che aprono le vene o per gli stenti che consumano il perseguitato. Ma il sangue fa la porpora del re futuro e gli stenti sono tanti scalini per montare sui troni che il Padre ha preparato per i suoi martiri, ai quali sono serbati i seggi regali del Regno dei Cieli.

“Beato se sarò oltraggiato e calunniato”.

Il premio promesso ai benedetti.

52Fate solo che di voi possa essere scritto il nome nei libri celesti, là dove non sono segnati i nomi secondo le menzogne umane nel lodare i meno meritevoli di lode. Ma dove però, con giustizia e amore, sono scritte le opere dei buoni per dare ad essi il premio promesso ai benedetti da Dio.

“Beato se sarò oltraggiato e calunniato”.

53Prima di ora furono calunniati ed oltraggiati i Profeti. Ma quando si apriranno le porte dei Cieli, come imponenti re, essi entreranno nella Città di Dio, e li inchineranno gli angeli, cantando di gioia. Pure voi, pure voi, oltraggiati e calunniati per essere stati di Dio, avrete il trionfo celeste, e quando il tempo sarà finito e completo sarà il Paradiso, ecco che allora ogni lacrima vi sarà cara, perché per essa avrete conquistato questa gloria eterna che in nome del Padre Io vi prometto».

10. La Giustizia del Regno dei Cieli[78].

La Legge di Dio e le Beatitudini

2«Con quanto vi ho detto ieri non dovete giungere al pensiero che Io sia venuto per abolire la Legge. No. Solo, poiché sono l’Uomo e comprendo le debolezze dell’uomo, Io ho voluto rincuorarvi a seguirla col dirigere il vostro occhio spirituale non all’abisso nero, ma all’Abisso luminoso. Perché, se la paura di un castigo può trattenere tre volte su dieci, la certezza di un premio slancia sette volte su dieci. Perciò più che la paura fa la fiducia. Ed Io voglio che voi l’abbiate piena, sicura, per potere fare non sette parti di bene su dieci, ma dieci parti su dieci e conquistare questo premio santissimo del Cielo.

La Legge di Dio Trino e Uno

3Io non muto un iota della Legge. E chi l’ha data fra i fulmini del Sinai? L’Altissimo.

4Chi è l’Altissimo? Il Dio uno e trino.

5Da dove l’ha tratta? Dal suo Pensiero.

6Come l’ha data? Con la sua Parola.

7Perché l’ha data? Per il suo Amore.

8Vedete dunque che la Trinità era presente. Ed il Verbo, ubbidiente come sempre al Pensiero e all’Amore, parlò per il Pensiero e per l’Amore.

9Potrei smentire Me stesso? Non potrei. Ma posso, poiché tutto Io posso, completare la Legge, farla divinamente completa, non quale la fecero gli uomini che durante i secoli non la ,1fecero completa ma soltanto indecifrabile, inadempibile, sovrapponendo leggi e precetti, e precetti e leggi, tratti dal loro pensiero, secondo il loro utile, e gettando tutta questa macia a lapidare e soffocare, a sotterrare e sterilire la Legge santissima data da Dio. Può una pianta sopravvivere se la sommergono per sempre valanghe, macerie e inondazioni? No. La pianta muore. La Legge è morta in molti cuori, soffocata sotto le valanghe di troppe soprastrutture. Io sono venuto a levarle tutte e, disseppellita la Legge, risuscitata la Legge, ecco che Io la faccio non più legge ma regina.

La Legge e i Consigli evangelici

10Le regine promulgano le leggi. Le leggi sono opera delle regine, ma non sono da più delle regine. Io invece faccio della Legge la regina: la completo, l’incorono, mettendo sul suo sommo il serto dei consigli evangelici. Prima era l’ordine. Ora è più dell’ordine. Prima era il necessario. Ora è più del necessario. Ora è la perfezione. Chi la disposa, così come Io ve la dono, all’istante è re perché ha raggiunto il “perfetto”, perché non è stato soltanto ubbidiente ma eroico, ossia santo, essendo la santità la somma delle virtù portate al vertice più alto che possa esser raggiunto da creatura, eroicamente amate e servite col distacco completo da tutto quanto è appetito e riflessione umana verso qual che sia cosa.

Il santo.

11Potrei dire che il santo è colui al quale l’amore e il desiderio fanno da ostacolo ad ogni altra vista che Dio non sia. Non distratto da viste inferiori, egli ha le pupille del cuore ferme nello Splendore SS. che è Dio e nel quale vede, poiché tutto è in Dio, agitarsi i fratelli e tendere le mani supplici. E senza staccare gli occhi da Dio, il santo si effonde ai fratelli supplicanti. Contro la carne, contro le ricchezze, contro le comodità, egli drizza il suo ideale: servire. Povero il santo? Menomato? No. È giunto a possedere la sapienza e la ricchezza vere. Possiede perciò tutto. Né sente fatica perché, se è vero che è un produttore continuo, è pur anche vero che è un nutrito di continuo. Perché, se è vero che comprende il dolore del mondo, è anche vero che si pasce della letizia del Cielo. Di Dio si nutre, in Dio si allieta. È la creatura che ha compreso il senso della vita.

Il perfetto, l’eroe.

12Come vedete, Io non muto e non mutilo la Legge, come non la corrompo con le sovrapposizioni di fermentanti teorie umane. Ma la completo. Essa è quello che è, e tale sarà fino all’estremo giorno, senza che se ne muti una parola o se ne levi un precetto. Ma è incoronata del perfetto. Per avere salute basta accettarla così come fu data. Per avere immediata unità con Dio occorre viverla come Io la consiglio. Ma poiché gli eroi sono l’eccezione, Io parlerò per le anime comuni, per la massa delle anime, acciò non si dica che per volere il perfetto rendo ignoto il necessario.

Conseguenze eterne dei Consigli evangelici.

13Però di quanto dico ritenete bene questo: colui che si permette di violare uno fra i minimi di questi comandamenti sarà tenuto minimo nel Regno dei Cieli. E colui che indurrà altri a violarli sarà ritenuto minimo per lui e per colui che egli indusse alla violazione. Mentre colui che con la vita e le opere, più ancora che con la parola, avrà persuaso altri all’ubbidienza, costui grande sarà nel Regno dei Cieli, e la sua grandezza si aumenterà per ognuno di quelli che egli avrà portato ad ubbidire e a santificarsi così.

La giustizia del Regno dei cieli.

14Io so che ciò che sto per dire sarà agro alla lingua di molti. Ma Io non posso mentire anche se la verità che sto per dire mi farà dei nemici.

15In verità vi dico che se la vostra giustizia non si ricreerà, distaccandosi completamente dalla povera e ingiustamente definita giustizia che vi hanno insegnata scribi e farisei; che se non sarete molto più, e veramente, giusti dei farisei e scribi, che credono esserlo con l’aumentare delle formule ma senza mutazione sostanziale degli spiriti, voi non entrerete nel Regno dei Cieli.

I falsi profeti

16Guardatevi dai falsi profeti e dai dottori d’errore. Essi vengono a voi in veste d’agnelli e lupi rapaci sono, vengono in veste di santità e sono derisori di Dio, dicono di amare la verità e si pascono di menzogne. Studiateli prima di seguirli.

17L’uomo ha la lingua e con questa parla, ha gli occhi e con questi guarda, ha le mani e con esse accenna. Ma ha un’altra cosa che testimonia con più verità del suo vero essere: ha i suoi atti. E che volete che sia un paio di mani congiunte in preghiera se poi l’uomo è ladro e fornicatore? E che due occhi che volendo fare gli ispirati si stravolgono in ogni senso, se poi, cessata l’ora della commedia, si sanno fissare ben avidi sulla femmina, o sul nemico, per lussuria o per omicidio? E che volete che sia la lingua che sa zufolare la bugiarda canzone delle lodi e sedurvi con i suoi detti melati, mentre poi alle vostre spalle vi calunnia ed è capace di spergiurare pur di farvi passare per gente spregevole? Che è la lingua che fa lunghe orazioni ipocrite e poi veloce uccide la stima del prossimo o seduce la sua buona fede? Schifo è! Schifo sono gli occhi e le mani menzognere.

18Ma gli atti dell’uomo, i veri atti, ossia il suo modo di comportarsi in famiglia, nel commercio, verso il prossimo ed i servi, ecco quello che testimoniano: “Costui è un servo del Signore”. Perché le azioni sante sono frutto di una vera religione.

Dal frutto si conosce l’albero

19Un albero buono non dà frutti malvagi e un albero malvagio non dà frutti buoni. Questi pungenti roveti potranno mai darvi uva saporita? E quegli ancora più tribolanti cardi potranno mai maturarvi morbidi fichi? No, che in verità poche e aspre more coglierete dai primi e immangiabili frutti verranno da quei fiori, spinosi già pur essendo ancora fiori. L’uomo che non è giusto potrà incutere rispetto con l’aspetto, ma con quello solo. Anche quel piumoso cardo sembra un fiocco di sottili fili argentei che la rugiada ha decorato di diamanti. Ma se inavvertitamente lo toccate, vedete che fiocco non è, ma mazzo di aculei, penosi all’uomo, nocivi alle pecore, per cui i pastori lo sterpano dai loro pascoli e lo gettano a perire nel fuoco acceso nella notte perché neppure il seme si salvi. Giusta e previdente misura. Io non vi dico: “Uccidete i falsi profeti e gli ipocriti fedeli”. Anzi vi dico: “Lasciatene a Dio il compito”. Ma vi dico: “Fate attenzione, scostatevene per non intossicarvi dei loro succhi”.

Come debba essere amato il prossimo[79].

Portare l’amore alla perfezione

20Come debba essere amato Dio, ieri l’ho detto. Insisto a come debba essere amato il prossimo.

21Un tempo era detto: “Amerai il tuo amico e odierai il tuo nemico” No. Non così. Questo è buono per i tempi in cui l’uomo non aveva il conforto del sorriso di Dio. Ma ora vengono i tempi nuovi, quelli in cui Dio tanto ama l’uomo da mandargli il suo Verbo per redimerlo. Ora il Verbo parla. Ed è già Grazia che si effonde. Poi il Verbo consumerà il sacrificio di pace e di redenzione e la Grazia non solo sarà effusa, ma sarà data ad ogni spirito credente nel Cristo. Perciò occorre innalzare l’amore di prossimo a perfezione che unifica l’amico al nemico.

Non opporsi al malvagio

22Siete calunniati? Amate e perdonate. Siete percossi? Amate e porgete l’altra guancia a chi vi schiaffeggia pensando che è meglio che l’ira si sfoghi su voi, che la sapete sopportare, anziché su un altro che si vendicherebbe dell’affronto. Siete derubati? Non pensate: “Questo mio prossimo è un avido”, ma pensate caritativamente: “Questo mio povero fratello è bisognoso” e dategli anche la tunica se già vi ha levato il mantello. Lo metterete nella impossibilità di fare un doppio furto perché non avrà più bisogno di derubare un altro della tunica.

23Voi dite: “Ma potrebbe essere vizio e non bisogno”. Ebbene, date ugualmente. Dio ve ne compenserà e l’iniquo ne sconterà. Ma molte volte, e ciò richiama quanto ho detto ieri sulla mansuetudine, vedendosi così trattato, cade dal cuore del peccatore il suo vizio, ed egli si redime giungendo a riparare il furto col rendere la preda.

Fate agli altri come vorreste fosse fatto a voi

24Siate generosi con coloro che, più onesti, vi chiedono, anziché derubarvi, ciò di cui abbisognano. Se i ricchi fossero realmente poveri di spirito come ho insegnato ieri, non vi sarebbero le penose disuguaglianze sociali, cause di tante sventure umane e sovrumane. Pensate sempre: “Ma se io fossi nel bisogno, che effetto mi farebbe la ripulsa di un aiuto?”, e in base alla risposta del vostro io agite. Fate agli altri ciò che vorreste vi fosse fatto e non fate agli altri ciò che non vorreste fatto a voi.

Ama chi ti odia

25L’antica parola: “Occhio per occhio, dente per dente”, che non è nei dieci comandi ma che è stata messa perché l’uomo privo della Grazia è tal belva che non può che comprendere la vendetta, è annullata, questa sì che è annullata, dalla nuova parola: “Ama chi ti odia, prega per chi ti perseguita, giustifica chi ti calunnia, benedici chi ti maledice, benefica chi ti fa danno, sii pacifico col rissoso, condiscendente con chi ti è molesto, soccorri di buon grado chi a te ricorre e non fare usura, non criticare, non giudicare”. Voi non sapete gli estremi delle azioni degli uomini.

Date e vi sarà dato

26In tutti i generi di soccorso siate generosi, misericordiosi siate. Più darete più vi sarà dato, e una misura colma e premuta sarà versata da Dio in grembo a chi fu generoso. Dio non solo vi darà per quanto avete dato, ma più e più ancora. Cercate di amare e di farvi amare. Le liti costano più di un accomodamento amichevole e la buona grazia è come un miele che a lungo resta col suo sapore sulla lingua.

Amate a somiglianza di Dio

27Amate, amate! Amate amici e nemici per essere simili al Padre vostro che fa piovere sui buoni e sui cattivi e fa scendere il sole sui giusti e sugli ingiusti riservandosi di dare sole e rugiade eterne, e fuoco e grandine infernali, quando i buoni saranno scelti, come elette spighe, fra i covoni del raccolto. Non basta amare coloro che vi amano e dai quali sperate un contraccambio. Questo non è un merito, è una gioia, e anche gli uomini naturalmente onesti lo sanno fare. Anche i pubblicani lo fanno e anche i gentili. Ma voi amate a somiglianza di Dio e amate per rispetto a Dio, che è Creatore anche di quelli che vi sono nemici o poco amabili. Io voglio in voi la perfezione dell’amore e perciò vi dico: “Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro che è nei Cieli”.

“Non vi adirate”

28Tanto è grande il precetto d’amore verso il prossimo, il perfezionamento del precetto d’amore verso il prossimo, che Io più non vi dico come era detto: “Non uccidete”, perché colui che uccide sarà condannato dagli uomini. Ma vi dico: “Non vi adirate” perché un più alto giudizio è su voi e calcola anche le azioni immateriali. Chi avrà insultato il fratello sarà condannato dal Sinedrio. Ma chi lo avrà trattato da pazzo, e perciò danneggiato, sarà condannato da Dio.

“Riconciliatevi”

29Inutile fare offerte all’altare se prima non si è sacrificato nell’interno del cuore i propri rancori per amore di Dio e non si è compito il rito santissimo del saper perdonare. Perciò se quando stai per offrire a Dio tu ti sovvieni di avere mancato verso il tuo fratello o di avere in te rancore per una sua colpa, lascia la tua offerta davanti all’altare, fa’ prima l’immolazione del tuo amor proprio, riconciliandoti col tuo fratello, e poi vieni all’altare, e santo sarà allora, solo allora, il tuo sacrificio. Il buon accordo è sempre il migliore degli affari. Precario è il giudizio dell’uomo, e chi ostinato lo sfida potrebbe perdere la causa e dovere pagare all’avversario fino all’ultima moneta o languire in prigione.

30 Alzate in tutte le cose lo sguardo a Dio. Interrogatevi dicendo: “Ho io il diritto di fare ciò che Dio non fa con me?”. Perché Dio non è così inesorabile e ostinato come voi siete. Guai a voi se lo fosse! Non uno si salverebbe. Questa riflessione vi induca a sentimenti miti, umili, pietosi. E allora non vi mancherà da parte di Dio, qui e oltre, la ricompensa.

Mandato di riconciliazione

Regola di correzione fraterna[80]

32Io vi dico, correggendo la legge antica: “Se tuo fratello ha peccato contro di te, va’, correggilo fra te e lui solo. Se ti ascol­ta, hai guadagnato di nuovo tuo fratello. E insieme hai gua­dagnato tante benedizioni da Dio.

33E se tuo fratello non ti ascol­ta, ma ti respinge cocciuto nella colpa, tu, acciò non si dica che sei consenziente ad essa o indifferente al bene dello spirito fra­terno, prendi con te due o tre testimoni seri, buoni, fidati, e con essi torna dal fratello e benignamente ripeti alla loro pre­senza le tue osservazioni, affinché i testimoni possano di loro bocca dire che tu hai fatto tutto quanto potevi per correggere con santità tuo fratello. Perché questo è il dovere di un buon fratello, dato che il peccato verso di te, fatto da lui, è lesione alla sua anima, e della sua anima tu ti devi preoccupare.

34Se anche questo non serve, fallo sapere alla sinagoga, acciò essa lo richiami all’ordine in nome di Dio. Se non si corregge nep­pure con questo, e respinge la sinagoga o il Tempio come ha respinto te, tienilo in conto di pubblicano e di gentile”.

Mandato di riconciliazione[81].

35Questo fate coi fratelli di sangue e con quelli di amore. Perché anche col prossimo vostro più lontano dovete agire con santità, senza avidità, senza inesorabilità, senza odio. 34. E quando sono cause per cui è necessario andare dai giudici e tu ci vai col tuo avversario, Io ti dico, o uomo che sovente ti trovi in mali maggiori per tua colpa, di fare di tutto, mentre sei per la strada, per riconciliarti con lui, sia che tu abbia torto come che tu abbia ragione.  Perché giustizia umana è sempre imper­fetta, e generalmente l’astuto la vince sulla giustizia e potrebbe il colpevole passare per innocente e tu, innocente, passare per colpevole. E allora ti avverrebbe non solo di non avere ricono­sciuto il tuo diritto, ma di perdere anche la causa, e da inno­cente passare al ruolo di colpevole di diffamazione, e perciò il giudice ti passerebbe all’esecutore di giustizia, il quale non ti lascerebbe andare sino a che tu abbia pagato l’ultimo spicciolo.

40Sii conciliante. Il tuo orgoglio ne soffre? Molto bene. La tua borsa si smunge? Meglio ancora. Basta che cresca la tua san­tità. Non abbiate nostalgia per l’oro. Non siate avidi di lode. Fate che sia Dio colui che vi loda. Fate di farvi una gran bor­sa in Cielo. E pregate per coloro che vi offendono. Perché si ravvedano. Se ciò avviene, essi stessi vi renderanno onori e beni. Se non lo fanno, ci penserà Iddio.


DIMENSIONI DELL’AMORE

11. Il microscopio dell’anima[82].

Presenza di Gesù nell’anima.

 Dice Gesù:

1«Sai perché ti impressioni anche di una inezia e non vorresti commetterla? Perché Io sono in te. Dove sono Io non vi può sussistere nulla che abbia neppure le più lontane parentele coll’impuro. La sensibilità di un’anima data a Me è tale che la più esigua ragnatela di male le è pesante, insopportabile, ripugnante più di un mare di fango a chi non è con Me.

2Ma questo non per merito dell’anima. Unicamente perché là sono Io. 3Il merito dell’anima, se mai c’è, è uno solo: quello della sua buona volontà di tenermi e tenersi in Me. Ricordalo e non ti gloriare di quello che non è tuo ma è mio. Umiltà sempre se Io devo agire.

Parabola della polvere e i massi.

3Agli occhi del mondo tu sei candida come neve alpina. Ma agli occhi miei sei ancora bigia per la polvere che ti ricopre. Come è formata la polvere? Di particelle così minuscole che ad occhio nudo non si vedono. Ma tante messe insieme fanno uno strato grigio che offusca e sporca le cose. Non occorre avere addosso i massi per morire di soffocazione o per apparire brutti. Anche un mucchio di polvere può uccidere per asfissia e abbruttisce sempre.

4I massi sono i peccati mortali. La polvere i peccati veniali. Anche le imperfezioni sono polvere; più fina, ma sempre polvere. 6E bisogna levarla perché se si accumula, per quanto ogni sua molecola sia impalpabile, insignificante, finisce per asfissiare l’animo e renderlo sporco. Il mondo non la vede. Io sì. Vi sono cose candide, all’apparenza, ma che non lo sono. Vi sono cose pure, all’apparenza, ma che non lo sono. Non per loro volontà, ma perché altre volontà le hanno macchiate e corrotte. Finché vi è vita vi è pericolo. È la stessa vita che è pericolo.

Similitudine della neve e il giglio.

5Guarda la neve. Come è bianca! S’è formata alta, nel mio cielo. Guarda il giglio. Come è perlaceo! La sua seta l’ho creata Io. Ma se tu guardi neve e giglio con un microscopio vedi quanti germi impuri si sono mescolati, nel cadere attraverso gli spazi, prima di posarsi sulla terra, nel più candido fiocco di neve; vedi quante microscopiche scaglie di polvere deturpano la seta angelica del giglio testé schiuso. E per la neve e il giglio, come cose inanimate, non v’è colpa se ciò avviene.

Il microscopio dell’anima.

6Ma per l’anima ragionevole sì. Essa può vigilare e provvedere. Come? Usando l’amore. L’amore è il microscopio dell’anima. Più un’ama Me e vede le cose attraverso di Me, e più vede le macchioline della sua coscienza. Queste non mi allontanano perché Io so come siete fatti. Ma non mi allontanano se l’anima le subisce come inevitabili ma non le provoca e anzi cerca subito di mondarsi. Ricordalo sempre.

Regola di spiritualità.

7Io resto. Anzi tu devi cercare di avermi[83] più spesso, anche sacramentalmente. Non c’è che il mio Sangue che lavi il bigio della tua anima e la renda degna del Re, di Me. Hai visto quando Io non ti venivo portato cosa è successo… Solo la mia potenza, operando un miracolo continuo, ha potuto portarti avanti lo stesso, mantenerti la vita dello spirito sotto la polvere che si accumulava e che non veniva mondata dal mio Sangue.

8Ma non bisogna pretendere e osare troppo! Io ti ho salvata per scopi miei che non vanno giudicati e neppure scrutati. Ora tutto torna nella regola perché il miracolo è l’eccezione. E tu devi pascerti di Me per essere sempre più degna di Me, mettendoci di tuo: infinito amore, tutto quello che puoi spremere da tutto il tuo essere fino a rimanere esausta, infinita volontà di bene, infinita attenzione, infinita umiltà, riconoscendo il tuo niente e il mio Tutto, e infinita volontà di purezza. Su questa mi basta questo, per ora, e la separo dalla volontà in generale di proposito, come volontà eccelsa.

Tempo di allarmi spirituali[84].

9Siamo in tempo di allarmi[85] e se non vigilate il nemico vi colpisce. Ma che sono le bombe e gli attacchi nemici, che uccidono solo il corpo, rispetto alle insidie del Nemico che vuole uccidere la vostra anima? Quell’anima che Io ho ricomprata a prezzo di un Dolore e di un Sangue che non hanno prezzo! Monta sul mio monte, afferrati alla mia Croce e vigila per te, su te, su molti. E prega.

Il segno della presenza di Gesù.

10Io ti amo e l’ilarità che senti in te è la prova del mio amore e che tu mi accontenti abbastanza. Quando Io sono in pace con un cuore, do pace e gioia. Questo è il segno.

12. Il termometro dell’amore [86].

Il termometro dell’amore è la pace.

Dice Gesù:

1«Chi uccide l’amore uccide la pace. La pace è tanto più viva quanto più vivo è l’amore. Vuoi la misura di come un essere ami? Osserva se ha o non ha la pace con sé. Chi ama agisce bene. Agendo bene non conosce turbamento. Questo serve per tutte le forme d’amore.

 2L’amore naturale non differisce in certe facce dall’amore spirituale. Né si può dire che ne differisca nelle reazioni. Quando una creatura non ama o ama male un’altra creatura, è inquieta, sospettosa e portata a diffidare e ad accrescere sempre più i suoi torti e automaticamente i suoi sospetti e le sue inquietudini. Quando poi una creatura non ama o ama malamente il suo Dio, l’inquietudine aumenta infinitamente e non dà più pace. Come un vento di sventura, trascina sempre più lontano dal porto la povera anima, che finisce col perire miseramente, se un miracolo di divina bontà non interviene a salvarla. È logico che così sia.

L’anima che ama Dio è nella pace.

3Dio è senza colpa verso di voi, donde voi avete l’assoluto obbligo di amarlo poiché Egli vi dà amore, e amore chiede amore. Quando voi negate a Dio amore, cadete, per naturale conseguenza, in potere del principe del Male. Lasciate la Luce, e le tenebre vi avvolgono. Comincia allora il tormento che è la fase preparatoria delle pene future. Ma l’anima amante, sicura d’essere amante, è nella pace. Potrà il prossimo accusarla di ogni più malvagia cosa, potranno le circostanze avere apparenza di punizione celeste. Ma l’anima non uscirà dalla sua pace. Poiché sa che ama, non teme nulla.

La colpa acceca fino all’autodenunzia.

4Guarda Giovanni. “Uno di voi mi tradirà” dissi[87]. E quella frase fu come una scintilla gettata in un alveare operoso. Tutti se ne risentirono. Il colpevole giunse persino a denunciarsi da sé dicendo: “Sono forse io?”[88], e ottenendo la mia risposta affermativa che solo l’ottusità altrui non permise fosse compresa. La colpa ha di queste imprudenze: acceca al punto che conduce all’autodenunzia.

5Ma Giovanni, l’amante fedele, non mosse il capo dal mio petto. La sua pace restò senza fremiti. Egli sapeva che e come mi amava. Aveva a difesa, contro ogni accusa e rimprovero, la sua carità e la sua purezza. È rimasto, col capo che non sapeva tradire, sul Cuore che non sapeva tradire.

Modello dell’anima che ama.

6Ti do Giovanni a modello. Sono anni che te lo do per intercessore. Ricorda. Prima intercedette, ora ti istruisce sulle due qualità che fanno di un discepolo un prediletto: la carità e la purezza. Più tu crescerai in esse e più crescerà la pace in te. E con la pace l’abbandono totale sul mio Cuore.

7La morte degli amanti non è una mutazione: è una perfezione.  Passate dal riposo, ostacolato dalla materia, al libero riposo dello spirito in Dio. Non è che un più stretto abbraccio in una più viva luce.

8Ecco la morte che Io riserbo a chi mi ama. Morte di pace dopo vita di pace. E, nel mio Regno, l’eterna Pace.»

 

13. La misura dell’amore[89]

1«Vieni, suor Maria della Croce. Un tempo eri solo: Maria della Croce[90]. Ti ricordi quel tempo? Mi amavi. Ti ho amata perché mi amavi con tutte le tue forze di allora.

2Sei sempre stata assoluta nelle tue cose. Non hai mai misurato pro e contro, e quanto e come, e se e ma, quando ti gettavi in un’impresa o in un affetto. Quando sei venuta a Me, vi sei venuta tutta, con tutte le tue capacità di amare e soffrire per Me. Con anche più delle tue capacità di soffrire. E la forza che ti mancava te l’ho data lo perché mi piaceva la tua impulsività generosa, la tua spensierata e santa prodigalità di sacrificio. Se anche fossi morta allora, saresti stata giustificata, perché ubbidivi al comando: ” Amare Dio con tutto se stesso, coi corpo, l’anima, la mente e il cuore[91] “.

3Ti pareva, allora, che non fosse possibile amare di più. E, poi che amavi il tuo Gesù, specie nella sua veste di Redentore, hai voluto chiamarti Maria della Croce. La Croce! Il tuo amore. Ti pareva, allora, che non fosse possibile amare di più.

L’amore non ha misura.

4Ma, piccola sposa, tu vedi che l’amore per Dio, essendo una cosa di Dio, condivide con Dio l’illimitatezza. Si può amare sempre di più e non raggiungere ugualmente mai il limite. Perché l’amore sempre più cresce quanto più si compie e perfeziona.

5Una cosa compiuta nel mondo, un’opera compiuta degli uomini non è più soggetta ad aumento. È completa e tale resta. Ritoccarla, aggiungervi parti, vorrebbe dire guastarla. Ma l’Amore non è cosa umana. È sovrumana. Avete la capacità di amare Dio perché siete da Dio. E allora ecco che la Carità può passare da perfezione a perfezione maggiore man mano che lo spirito si perfeziona.

Il primo grado dell’amore.

6Dice l’Ecclesiastico: Il timore di Dio è il principio del suo amore, e a lui deve essere unito il principio della fede[92] “.

7Il timore di Dio è il primo grado dell’amore. Chi teme già rispetta, riconoscendo che colui al quale va il suo timore è un suo superiore, un padrone, o per lo meno un capo. I figli non perfettamente buoni temono il genitore. I dipendenti non perfettamente buoni temono il padrone. Gli animali non perfettamente buoni temono il domatore.

8Il credente, che si ferma al primo giro della scala mistica che sale a Dio, teme Dio il cui volto vede balenare lassù, lontano lontano, e che, visto così da lontano, pare severo perché non se ne afferrano che le linee principali ma sfugge il sorriso, sfugge lo sguardo, sfugge la voce. Molti restano paralizzati dalla maestà di Dio e dimenticano la paternità di Dio. Una paternità così buona che giunse ad immolare il suo Primogenito per salvare gli altri suoi figli. Costoro non fanno il male perché temono Dio. Perciò saranno premiati nella vita eterna.

Il secondo grado dell’amore.

9Ma però non avranno quel premio che già opera, mentre ancor la giornata terrena dura, in coloro che non si limitano a temere Dio ma, superando il timore, prendono il secondo giro della mistica scala e passano al desiderio di conoscere più da vicino Dio, certi che, se lo potranno conoscere meglio, lo ameranno… E infatti ecco che più salgono e più percepiscono ciò che è Dio. Il desiderio si muta in affetto. L’affetto, che Dio premia con carezze d’invito soave, si muta in amore. E l’amore… Oh, l’amore! L’amore non sale più la scala gradino per gradino. L’amore mette le ali e vola…

Ali di gioia.

10Hai mai visto, diletta, un piccolo uccello ai suoi primi voli? Inizia gli stessi da tegolo a comignolo, o da ramo basso a più alto. Poi osa di più. Dal comignolo conquista il culmine della casa vicina, più alta, o la cima dell’albero più prossimo. E lassù cinguetta di gioia. C’è tanto sole, tanto calore, tanto azzurro, ‘e il mondo pieno di insidie, di monelli e di felini è già lontano! Ma poi l’uccellino dice: ” Troppo vicino ancora è ciò che può limitare la libertà “. E guarda. E vede che sulla torre o sul campanile, o là, in cima a quel alberone che si drizza in vetta al poggio, vi è ancor più sole, più libertà e azzurro. E via con un trillo… Ma il sole è ancora più su, e l’uccellino, ormai sicuro di sé, si lancia. E su, e su, e su… Come è felice! Non sente più peso. L’aria lo porta, il raggio pare lo attiri. Ogni attimo cresce in lui forza. Va e canta. Vola e giubila, padrone dell’aria.

Ali d’amore.

11Anche lo spirito, che ha messo ali d’amore, fa così. Viene il momento in cui non si sente nel suo elemento che quando ama veementemente, tuffato in oceani celesti, rapito da vortici di passione divina… I poveri uomini si arrovellano con strumenti ‑ che inizialmente creano per scopo scientifico e che poi, quando l’aspide demonico li morde più atrocemente, usano a scopo delittuoso ‑ a salire sempre più alto nella stratosfera. Ma il loro salire ha e avrà pur sempre un limite. Quello dell’amore, no. Non ha limite. Sale, sale, sale… e Dio aumenta, aumenta, aumenta le forze di colui che sale infondendosi sempre più nella creatura, che perciò sempre più si india, e più sale e più ama, e più ama e più sale… Compie il suo amore e la sua ascesa quando, come allodola fulminata d’ebbrezza di volo, muore al mondo, ossia cade, con un ultimo palpito dell’anima imprigionata nella carne, sul cuore di Dio e conquista il suo Amore e la sua eterna Libertà.

Vertigine d’amore.

12Tu, Maria della Croce un tempo, per tuo desiderio, sei ora suor Maria della Croce per mio volere. Ti ho. dato, come a sposa sposata, il mio feudo. Te lo sei meritato per la tua costante ascesa.

13Guarda, dalla vetta su cui ti posi, guarda e confronta il tuo timore di credente (il timore di Dio è l’amore dei credenti) col tuo amore di sposa. E guarda le fasi dei suo crescere… Può aumentare ancora? Sì. L’amore dei santi è una vertigine d’amore. Ed Io a tale amore chiamo tutti. Chiamo te, diletta.

14Ti parlo dalla mia Croce. Ma non mi limito a parlarti fra la porpora del mio Sangue. Ti attiro a Me per vestirti della stessa. Vieni. E, fra un mondo che si odia, si sia noi ad amarci. Tu asciugando le mie ferite coi tuoi baci, Io asciugando le tue lacrime coi mio amore. Vieni e riposa sulla mia pace. »

14. L’amore infinito[93].

Amare senza misura.

Dice Gesù:

1«E’ detto: “Dio, avendo amato infinitamente l’uomo, lo amò sino alla morte”.[94]

2I miei seguaci più veri non sono e non sono stati dissimili dal loro Dio ed a Lui ed agli uomini, a suo esempio e per sua gloria, hanno dato un amore senza misura che va sino alla morte.

3Ti ho già detto[95] che un unico nome ha la morte di Agnese come quella di Teresa: amore. Sia che sia la spada o il morbo la causa apparente della morte di queste creature, che seppero amare con quella “infinità” relativa della creatura (dico così per i cavillatori della parola) che è la copia minore di quella perfetta di Dio, l’agente vero ed unico è l’amore.

L’amore dei martiri.

4Una sola parola andrebbe apposta per epigrafe su questi miei “santi”. Quella che si dice di Me: “Dilexit”. Amò. Amò la fanciulla Agnese e la giovane Cecilia, amò la schiera dei figli di Sinforosa, amò il tribuno Sebastiano, amò il diacono Lorenzo, amò Giulia la schiava, amò Cassiano maestro, amò Rufo carpentiere, amò Lino pontefice, amò la candida aiuola delle vergini, la tenera prateria dei fanciullini, la soave schiera delle madri, quella virile dei padri, e la ferrea coorte dei soldati, e la sacerdotale teoria dei vescovi, dei pontefici, dei preti, dei diaconi, amò l’umile e due volte redenta massa degli schiavi.

L’amore dei confessori.

5Amò questa mia porpurea corte che mi ha confessato fra i tormenti. E amò, in epoche più dolci, la moltitudine dei consacrati dei chiostri e dei cenobi, le vergini di tutti i conventi e gli eroi del mondo, che vivendo nel mondo hanno saputo fare dell’amore clausura allo spirito perché viva amando unicamente il Signore, per il Signore, e gli uomini attraverso il Signore.

“Dilexit”.

6Amò. Questa piccola parola che è più grande dell’universo – perché nella sua brevità racchiude la forza più forza di Dio, la caratteristica più caratteristica di Dio, la potenza più potenza di Dio – questa parola il cui suono, detto soprannaturalmente a definizione di una vita vissuta, empie di sé il creato e fa trasalire di ammirazione l’umanità e di giubilo i Cieli, è la chiave, è il segreto che apre e che spiega la resistenza, la generosità, la fortezza, l’eroismo di tante e tante creature che per età o per condizioni di famiglia e di posizione parevano le meno atte a tanta perfezione eroica. Ché, se ancora non fa stupore che Sebastiano, Alessandro, Mario, Espedito, possano aver saputo sfidare la morte per il Cristo, così come avevano sfidato la morte per il Cesare, fa stupire che delle poco più che fanciulle, come Agnese, e delle madri amorose abbiano saputo gettare fra i tormenti la vita, accettando per primo tormento di strapparsi all’abbraccio dei parenti e dei figli per amore di Me.

“Gesù”.

7Ma a generosità umana e sopra-umana del martire dell’amore corrisponde generosità divina del Dio d’amore. Io sono che a questi miei eroi e a tutte le vittime dell’incruento ma lungo e non meno eroico martirio do la forza. Mi faccio Io forza in loro. All’agnella Agnese come al vegliardo cadente, alla giovane madre come al soldato, al maestro come allo schiavo, e poi nei secoli alla claustrata come allo statista che muore per la fede, alla vittima ignorata come al condottiero di spirito, Io sono che infondo fortezza.

8Non cercate in fondo ai loro cuori e sulle loro labbra altra perla ed altro sapore che questo: “Gesù”. Io, Gesù, sono là dove la santità raggia e la carità s’effonde.»


QUALITA’ DELL’AMORE

15. L’amore di fusione e di compartecipazione[96].

Fusione e compartecipazione.

Come giglio fra i cardi[97].

Dice Gesù:

1«Povera stellina mia che è rimasta sommersa sotto la tempesta di dolore del suo Gesù, nascosta, eclissata, annullata dietro al mio infinito dolore come una stellina dietro il sole; povera violetta mia appesantita fino a piegare sotto il sangue del suo Gesù, come le erbe che hai visto intrise del mio rosso sudore nell’orto, sai che t’ho fatto? Ti ho portata all’ “amore di compartecipazione” il quale è la perfezione dell’amore di fusione, di cui ti ho parlato in autunno[98].

L’amore di fussione e di compartecipazione[99].

2Ora è primavera, non è più autunno. “L’inverno è cessato… I fiori sono apparsi nelle nostre contrade… Sorgi, amica mia!” [100]

3L’amore di fusione è alto. Altissimo, sul vertice di quell’altezza, è “l’amore di compartecipazione”. Nel primo ti annulli, con la tua personalità umana, nel tuo Amato. Nel secondo ti sostituisci al tuo Amato, lo circondi: Egli è l’anima, tu la veste dell’anima, e senti in questa tua veste le pene del tuo Amore mentre, nel tuo interno, Egli grida le sue torture spirituali e morali e te le fa note, così come il pensiero che fa note alla carne le impressioni della mente, e ricevi le impressioni materiali.

L’amore di compartecipazione[101].

4È l’amore di compassione. Di con-passione. Ossia è la Passione vissuta dal Cristo e dalla adoratrice del Cristo.

5Questo t’ho fatto. E se ti ho introdotta nella “stanza dei vini” e l’odore di essi ti ha talmente inebriata da farti cadere come morta, sappi, diletta, che quel vino è il mio Sangue. È desso che empie la stanza del suo divino profumo e ti scende con esso nel cuore, sospendendo la vita per una più alta Vita, e ti sale con esso al pensiero, dandoti intuizioni e luci non più terrene, ma soprannaturali, ma divine, perché Io sono che parlo nel tuo pensiero, e non v’è di Me parola più divina di quella che parlano le mie torture di Redentore.

L’albero della Croce[102].

6 “All’ombra di Lui che desideravo mi sono assisa”. Ma quell’albero non è il melo carico di pomi, ma la mia Croce da cui pende un unico frutto: il tuo Cristo. Ebbene Io ne scendo, ne sono sceso, per “sostenerti” coi fiori della carità, per “confortarti” con le mie carezze, perché “tu languivi” di amore compassionevole.

L’albero della Croce[103].

7Cara, che t’amo per il tuo amore! Le tue lacrime nell’assistere al mio pianto, le tue lacrime nel sentire il fischiare dei flagelli, le tue lacrime nel vedermi cadere contro le pietre, e le altre che spargerai davanti alla mia estrema tortura e alla mia estrema desolazione, Io le ho già gustate, e furono a Me, insieme a quelle delle anime a te sorelle nell’amore di compartecipazione, più dolci di un vino saturo di miele. Esse erano nel calice che l’angelo m’offerse per mitigare l’amarezza del calice paterno, per corroborare la mia Umanità languente in una agonia crudele.[104] Egli, l’angelo del mio dolore, a confortare il mio spirito abbattuto, mi ha enumerato tutti i nomi di quelli che m’avrebbero amato, totalmente amato, sino a dividere le mie torture, e fra essi era il tuo nome, violetta, stellina, piccolo Giovanni, Maria, Maria mia. Grazie, anima che amo!

16. L’amore di compassione[105].

Sofferenza mista di dolore e dolcezza.

1A chi lo posso dire quello che soffro? A nessuno di questa terra, perché non è sofferenza della terra e non sarebbe capita.

2È una sofferenza che è dolcezza e una dolcezza che è sofferenza. Vorrei soffrire dieci, cento volte tanto. Per nulla al mondo vorrei non soffrire più questo. Ma ciò non toglie che io soffra come uno preso alla gola, stretto in una morsa, arso in un forno, trafitto fino al cuore.

3Mi fosse concesso di muovermi, di isolarmi da tutto e di potere nel moto e nel canto dar uno sfogo al mio sentimento – poiché è dolore di sentimento – ne avrei sollievo. Ma sono come Gesù sulla croce. Non mi è più concesso né moto né isolamento e devo stringere le labbra per non dare in pascolo ai curiosi la mia dolce agonia.

4Non è un modo di dire: stringere le labbra! Devo fare un grande sforzo per dominare l’impulso di gridare il grido di gioia e di pena soprannaturale che mi fermenta dentro a sale con l’impeto di una fiamma o di uno zampillo.

Visione dell’Ecce Homo.

5Gli occhi velati di dolore di Gesù: Ecce Homo, mi attirano come una calamita. Egli m’è di fronte e mi guarda, ritto in piedi sui gradini del Pretorio, con la testa coronata, le mani legate sulla sua veste bianca di pazzo con cui l’hanno voluto deridere, ed invece lo hanno vestito del candore degno dell’innocente.

6Non parla. Ma tutto in Lui parla e mi chiama e chiede. Che chiede? Che Io lo ami. Questo lo so e questo gli do sino a sentirmi morire come avessi una lama nel petto. Ma mi chiede ancora qualcosa che non capisco. E che vorrei capire. Ecco la mia tortura. Vorrei dargli tutto quanto può desiderare a costo di morire di spasimo. E non riesco.

7Il suo Volto doloroso mi attira e affascina. Bello è quando è il Maestro o il Cristo Risorto. Ma quel vederlo mi dà solo gioia. Questo mi dà un amore profondo che più non può essere quello di una madre per la sua creatura sofferente.

L’amore di compassione.

8Sì, lo comprendo. L’amore di compassione[106] è la crocifissione della creatura che segue il Maestro sino alla tortura finale. È un amore dispotico che ci impedisce ogni pensiero che non sia quello del suo dolore. Non ci apparteniamo più. Viviamo per consolare la sua tortura e la sua tortura è il nostro tormento che ci uccide non metaforicamente soltanto. Eppure ogni lacrima che ci strappa il dolore ci è più cara di una perla, e ogni dolore che comprendiamo somigliante al suo più desiderato e amato di un tesoro.

L’estasi del soffrire.

9Padre, mi sono sforzata di dire ciò che provo. Ma è inutile. Di tutte le estasi che Dio può darmi, sarà sempre quella del suo soffrire quella che porterà l’anima mia al mio settimo cielo. Morir d’amore guardando il mio Gesù penante trovo che sia il più bel morire.

17. L’amore è la misura della perfezione[107].

La volontà di Gesù è amore

Dice ancora Gesù:

1«Questo è per te. Considera il valore delle cose, anche piccole, se mi sono offerte con amore.

2Io non ti ho abbracciata quando, in un grande dolore e in una grande prova, ti sei rassegnata, perché non potevi fare diversamente, o quando in un’ora di grande fervore mi hai offerto te stessa. Ti ho stretta al Cuore per una cosa che a vista umana può parere un’inezia. Ma Io la giudico da Dio e non da uomo. IL tuo spontaneo dedicare a Me quella pena e senza che Io parlassi e che nessun agente esterno premesse su te, mi ha commosso spingendomi a premiarti subito. Tu sai come.

3Ricorda sempre e sii sempre pieghevole alla mia Volontà che devi vedere in tutte le cose, anche nelle più minuscole, e che devi sempre pensare come mossa da un desiderio di bene per te. Devi essere come un’erba fiorita che si curva e si aderge ad ogni soffio d’Amore, perché la mia Volontà è Amore. E in te tutto deve rispondere a questo mio Amore con l’amore. Anche lo sguardo con cui guardi il tuo prossimo deve essere sguardo d’amore, sempre. In tal modo anche un semplice sguardo ti meriterà una mia carezza.

Grandezza delle cose comuni.

4Non giudicare nulla spregevole, rispetto al soprannaturale. La vita è fatta di cose comuni ma che, rivestite di amore, divengono eccelse. Mia Madre è stata ugualmente grande e degna dell’ammirazione degli angeli nell’attimo del suo “fiat”[108] come quando, lasciando le contemplazioni dei più alti misteri e la meditazione del dolore che avrebbe ferito Lei attraverso la sua Creatura, si dedicava alle umili incombenze della donna lavando, con amore, i miei pannilini, cucinando, con amore, il cibo allo sposo, rassettando, con amore, la casa, ascoltando, con amore, i bisogni dei vicini.

Potenza dell’amore arrendevole.

5L’amore è sempre pronto, pieghevole, dolce, ilare, generoso, paziente. Ed è l’amore che apre i cieli e ne fa scendere la nostra Trinità, la quale viene nei cuori non soltanto con tutti i suoi fulgori, ma anche con tutte le sue tenerezze.

6Io ti voglio condurre ad essere più pieghevole, morbida e forte di una matassa di seta. Se Io voglio scherzare con te, se Io voglio mostrare che sono il Re, il Padrone, tu non devi reagire, lamentarti, mettere il broncio. Se dopo averti tenuta per degli anni in un letto Io volessi trartene fuori, che ci sarebbe da stupire? Sarei padrone di farlo e tu dovresti essere generosa pronunciando il “fiat” della guarigione come lo fosti per pronunciare il “fiat” della infermità.

7Ho guarito la tua anima, potrei guarire il tuo corpo che è sempre meno paralizzato di quanto non fosse la tua povera anima un tempo. E tu me ne dovresti ringraziare, anche se la guarigione vuol dire dilazione dall’incontro fra Me e te nel Paradiso, se vuol dire pericolo di vivere nel mondo, se vuol dire restituzione del tuo dono. Se Io lo facessi avrei i miei fini e tu, per piacermi, dovresti essere lieta sempre, come ora.

Similitudine dell’ape e il miele.

8Di cosa è composto il miele? Del succo di mille fiori. Di cosa è composta la perfezione? Del frutto di mille sacrifici. Un’ape che volesse nutrirsi solo di un fiore non farebbe che poco miele e stucchevole. Un’altra che mescola il succo di fiori dolcissimi a quello di altri amarognoli, di fiori delicati nel loro sapore a quello di altri dall’aroma piccante, produce un miele abbondante e salutare. Così avviene per l’anima. Bisogna che ti abitui a vedere in tutte le cose il tuo Gesù che le preordina per tuo bene e di tutte te ne devi servire per progredire.

Segreto per progredire nella vita spirituale.

9Guarda, per non sbagliare devi fare così: guardi il tuo prossimo? 11Pensa di guardare Me. Parli al tuo prossimo? Pensa di parlare con Me. Fai qualche piacere, qualche lavoro per il tuo prossimo? Pensa che sono Io che te l’ho richiesto. Allora progredirai. Guai se uno si ferma a riflettere a chi volge lo sguardo, la parola, l’opera! Ben poche volte parlerebbe, guarderebbe, farebbe con quella carità che mi fa accetto il vostro agire. Io, sulla terra, facevo tutto pensando al Padre mio e alla vostra redenzione. Tu fa’ tutto pensando a Me a alla redenzione dei peccatori.

Potenza dell’amore giubilante.

10Non basta essere rassegnata quando Io te lo impongo levandoti quello che giudico giusto levarti per tuo bene. Occorre che tu ti abbeveri e nutri giubilante a tutti i calici che ti offro, correndo incontro ad essi, benedicendo l’Amore tanto quando te li porge come quando te li leva, chiedendomi anzi di darteli per impedire a Me di berli, quando sono amari.

11Così mi sarai cara, tanto cara che Io ti amerò al punto da sospirare ardentemente di averti per sempre nel mio Regno. Solo l’amore mi spinge a lasciarti qui ancora per renderti più buona. Solo l’amore deve spingerti ad esser più buona per volare presto a Me.»

18. Termine della perfezione è l’amore[109].

L’estasi[110].

Dice Gesù:

1«Come mi devi chiamare? Quali sono i più dolci nomi? Ma quelli del Cantico dei Cantici, figlia e sposa del mio amore e del mio dolore.

2Tu dici che solo la preghiera e la mia parola ti calmano nel tuo presente soffrire. Sì, sei arrivata a questo che è il punto più alto di unione con Me che l’uomo possa raggiungere. È già estasi questa.

3Perché l’estasi non è soltanto il restare fuori dei sensi per la gioia del contemplare visioni di Paradiso. È estasi, e anche da un punto di vista spirituale, molto più profonda della prima, questo esser astratti dal dolore morale, oltre che da quello della vita materiale, ma senza perdere i sensi, dal parlare con Me o dall’udirmi parlare[111]. È più profonda perché è opera unicamente data dall’amore.

L’estasi contemplativa [112].

4L’estasi contemplativa è molto opera del Volere di Dio, che vuo1e che una sua creatura abbia la visione di cose celesti, o per maggiormente attrarla a Sé, o per premiarla del suo amore.

L’estasi di fusione[113].

5Questa estasi, invece, di fusione anziché di contemplazione, è opera compiuta di iniziativa dalla creatura innamorata, giunta a tale potenza d’amore da non poter nutrirsi, respirare, agire che coll’amore e nell’amore.

6È la “fusione”. È l’essere “due in uno”. Qualcosa che copia, con le proporzioni imposte dalla natura umana che per quanto trasumanata dall’amore è sempre umana, gli ineffabili, indescrivibili, accesissimi[114]  atti che regolano i rapporti fra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, Tre che sono Uno, tre Amori che si cercano, si contemplano, si lodano a vicenda, avvolti e stretti in un unico gorgo d’amore incandescente che fa dei Tre distinti una Unità inscindibile.

7Canta il Gloria, Maria, che sei giunta alla somiglianza di Dio nel punto più difficile ed alto, e vi sei giunta col tuo amore che di più non può crescere, perché ora ami Dio con tutte le tue forze: il corpo e l’anima tua,  e se valicassi[115]  questo limite che hai raggiunto ne moriresti arsa dall’ardore.

L’amore totale[116].

8Vedi, anima mia, se il tuo Gesù ha ragione di dire che l’amore è il termine della perfezione umana? Rinunce, penitenze, monacazioni, sono nulla rispetto all’amore totale. Vi può essere un eremita penitente che è povero rispetto ad un vivente nella società che mi sappia amare totalmente, fino all’annichilimento dei suoi sentimenti in Me.

9Vedi, anima cara, se il tuo Maestro ha ragione quando dice che l’amore è superamento del dolore? Se non avessi amato così, credi tu, Maria mia, che avrei potuto sopportare la Passione? E credi tu che la Mamma mia e tua avrebbe potuto sopportare la sua? E che i martiri avrebbero resistito alle torture?

10L’amore non ottunde il senso dolorifico dell’uomo, ma vi mescola un liquore di così corroborante dolcezza, che il più tremendo dei dolori diviene sopportabile alla creatura che lo soffre. Il liquore è la forza di Dio stesso che viene a voi con tutta la sua potenza, sono anzi le potenze di Dio che si precipitano in voi, attratte dal vostro amore, e annullano le fragilità vostre dandovi un vigore di lottatori celesti.

11Io, il Vittorioso, vi comunico la mia vittoria sulla debolezza della carne, del cuore, e sulla morte. Io vivo nell’anima innamorata con una unità inscindibile come, Uomo fra gli uomini, vissi in unità col Padre mio. Maria, l’Unita alla Trinità Santa, vi comunica la sua potenza d’amore che attrasse Dio in Lei dal profondo dei Cieli, e col suo sorriso vi insegna ad amare con la perfezione che fu sua.

12Vedi dunque, anima mia, a quali divine e eccelse potenze e somiglianze porta l’amore totale.

Missione di dolore e di luce.

13Io, che ti ho prescelta alla missione di dolore e di luce, voglio versare su te le onde dell’estasi d’amore. Te ne voglio saturare in modo che tu odori di Me, e ben più celestialmente che non la regina Ester dal capo intriso di profumi della terra per piacere al suo re. Io, nell’ora in cui diverrai regina del Regno che t’ho preparato e sposa ormai unita allo Sposo nella Reggia del Re dei re, voglio che tu sia macerata d’amore, ossia di Me stesso, al punto che di te non resti più nulla e sia Io, Io solo, che vivo in te.

14Vieni. Seguimi. Sempre più da presso. Il tuo occhio non deve che cercare Me e il tuo udito esser teso ad udire Me. Il tuo gusto deve trovare insipido ogni cibo che non sia il mio, e il tuo tatto repellente ogni contatto che non sia il mio. L’odorato tuo deve gustare unicamente la fragranza del tuo Sposo, non più nascosto, ma che ti cammina avanti per segnarti la via che conduce alla beatitudine celeste.

 15T’ho attirata e sempre più ti attirerò sprigionando onde di odori e di luci che ti rapiranno alle cose della terra. Sei mia. Ti ho voluta e ti ho. Ora ti tengo, e solo un tuo volere, che non verrà, potrebbe levarti a Me. Ma non verrà. Prima verrà la cosiddetta “morte”, ossia le nozze della tua anima con Me.

16Allora sarà gioia completa. Io ti prenderò per mano e davanti alla mia Corte dirò: “Ecco la mia piccola regina la cui veste fu intessuta di penitenze e ornata di lacrime, il cui serto è fatto d’amore. Ella s’è preparata a quest’ora con tanto dolore. Ora per lei il dolore è finito e viene l’amore libero e eterno del Cielo. Rallegratevi, o celesti abitatori, per questa nuova sorella che ha finito le lotte ed entra nella pace[117]”.»


L’AMORE-CARITA’

 19. Lo Spirito Santo: Amore eterno[118].

Il Tabernacolo segno della onnipresenza di Dio.

Dice Gesù:

1«Scrivi. Io, dice il Signore Uno e Trino, conoscendo gli uomini tanto facili a dimenticare leggi e benefizi, ho sostituito ad una Legge e ad un Patto, scritti e conservati in cose morte: la pietra e il legno – sempre legno anche se coperto d’oro – una Legge e un Patto scritti su una Carne con un Sangue che son divini e conservati, sempre vivi, come quando servirono per l’Alleanza col Cielo, in un tabernacolo che nella sua piccolezza è immenso quanto il Cielo, poiché lo contiene tutto, e nella sua innumerabilità, che fiorisce in ogni angolo della terra, dà testimonianza della onnipresenza di Dio.

2Ma tanta previdente bontà non ha valso a fare dei “miei tutt’altro che figli” dei figli fedeli. Sempre più siete divenuti la razza prava e perversa di cui canta Mosè.[119]

Cantico di Mosè.

3Nessuno che non sia obbligato a questo, per studio o per missione sacerdotale, legge e medita adesso quel cantico. Male fate. Dovreste leggerlo e meditarlo[120] e, battendovi il petto, dire: “Questo popolo insensato, questo popolo senza riconoscenza[121], che dopo aver ricevuto i benefizi di Dio[122] ha recalcitrato come mulo protervo e ha abbandonato il suo Signore[123], questo popolo che si è permesso, e continua a farlo, di provocare il suo Dio, al culto del quale sostituì culti idolatri e sacrileghi, adorando Satana nelle sue diverse manifestazioni[124], siamo noi. Perciò l’Eterno ci ha puniti. E sempre ci punirà sinché il numero dei buoni non sarà almeno a pari con quello dei malvagi”.

Formazione dell’’Evangelizzatore.

4Né, creature ribelli, dovete terminare il vostro pensiero dicendo: “Orbene, attenderò che gli altri divengano buoni e predicherò che lo divengano”. No. Ognuno, senza curarsi del vicino, cerchi di suo di divenire buono come Dio vuole.

5Poi, quando lo sarà divenuto, parli, nel nome di Dio, per esortare altri ad essere buoni. Ma prima purifichi se stesso nel dolore e nell’amore[125].

6Ognuno si faccia ostia a Dio[126]. La terra, contaminato altare, ha bisogno di esser risantificata prima di poter tornare altare caro al Signore.

Senza amore non si ha l’Amore.

7Il dolore sia l’olocausto per il peccato, l’amore l’olocausto per il sacrifizio pacifico. Ma l’amore nasca primo in voi. Senza di esso non potreste avere Me, che son l’Amore eterno, il Suscitatore di ogni soprannaturale azione o pensiero. L’amore vi spingerà verso la contrizione, la contrizione vi renderà Dio, e riuniti a Lui potrete offrire voi stessi con tutta l’anima, la mente, il cuore, le forze, secondo la Legge[127], a Colui che va amato al disopra di ogni cosa e senza limite di misura.

8Sono l’Amore che parla. Sono l’Amore che benedice. Sono Io che benedico te.»

Grazie Amore eterno.

9Ed io ti benedico, o Amore, perché versi su me la tua luce che è la Luce della Luce, la più esilarante, beatifica Luce, e mi pacifichi ogni mio gran dolore in una gioia che non vi è parola umana atta a descriverla.

20. Lo Spirito S. è la carità di Dio[128].

La Perfezione delle perfezioni di Dio

1Questa mattina il mio risveglio dal breve sonno abituale, in sull’alba, è stato caratterizzato da questa parola detta da una voce piana e lieve, un soffio appena:

2«Io sono la Carità di Dio. Canale d’amore fra il Padre e il Figlio, canale di carità fra Dio e gli uomini. Libero e fecondo, Io vado e circolo, distribuisco e raccolgo, espando e concentro. Per Me l’Eterno è in voi. Per Me voi siete nell’Eterno. Sono la Forza prima. Sarò la Forza ultima. Sono la Forza eterna.

3Tutto finirà. Non Io. Il mio vivere, il mio regnare è eterno, perché Io sono la Perfezione delle perfezioni di Dio e la perfezione delle perfezioni dell’uomo. Quando nulla sarà più necessario all’uomo perché non vi sarà più tempo e povera vita, carne e esilio, ma solo eternità e spirito, quando nulla dovrà più esser fatto, senza sosta, da Dio a favore del creato, perché di tutto il creato non rimarrà che il Cielo coi suoi ormai completi, eterni abitanti, ancora Io sarò. Io sarò. Io sarò.

4E allora i ” vivi “, che già mi comprendono, mi com-prenderanno compiutamente, e la loro gioia sovrumana verrà da questo comprendermi compiutamente. Perché comprendermi compiutamente vuol dire comprendere Dio e il suo trino mistero. Conoscere perciò Dio perfettamente ed esser assorti in eterno nell’estasi di questa conoscenza.»

5Poi la voce, di una soavità ancor maggiore a quella di Maria, si è taciuta lasciandomi beata e ridente di una gioia non umana.

21. Il lievito della carità[129].

Zelo senza ancora carità.

1Sola, in queste prime ore del giorno, ho modo di concentrarmi e riflettere a tante cose. E fra queste penso perché Gesù ha atteso tanto tempo a dare una luce sul caso B. P. Non dico nel 1941 e 42, quando io ero ancora priva della Parola. Ma in questi 18 mesi che Essa mi ammaestra e che, da P. Migliorini, da me e da Giuseppe stesso,[130] si desiderava una luce divina su quello che, in diversa maniera ma con la stessa ansia, ci stava a cuore di sapere. E dico anche a Gesù: “Perché nel 1941, quando ci fu il primo contatto con quell’uomo, Tu, Maestro, mi hai detto: ‘Non giudicare. Nei secoli ci sono state delle creature definite ossesse che erano sante e viceversa. Perciò tu non giudicare. Io parlo dove e a chi voglio e posso parlare anche a chi pare meno degno’? Mi hai detto su per giù così. Non ho qui le parole della tua luce che allora io non credevo che ispirazione interna, ma so essere su per giù queste”.

E Gesù mi risponde:

2«Allora non meritavi di più. E non era ancora l’ora di darti di più. Avevi bisogno di giungere a perdonare per meritare di avermi a Maestro nella maniera che mi hai. Pensa quale merito ha il perdono, da questo. Inoltre rifletti e comprendi attraverso ad una parabola. I tempi attuali te la possono far gustare meglio dei tempi normali, in cui del pane ne sentivate solo il sapore senza conoscerne la difficoltà di confezione.

Parabola del pane senza lievito.

3Una donna vuole fare un pane per la famiglia. Ha molta e buona farina. Ha le suppellettili atte ad impastarlo, ha l’acqua, ha il forno, ha tutto. Ma non ha il lievito, o ne ha appena una briciola. Pensa se fare o non fare il pane, pensa se attendere di avere del lievito, e in misura sufficiente. Ma la fame e la fretta la vincono e dice: “Oh! bene. Ci metterò molta buona volontà, lavorerò molto la pasta e verrà bene anche senza lievito”. E intride la farina e lavora e suda… Ci mette proprio tutta la sua forza e la sua voglia per riuscire. Poi fa il pane, lo copre, lo mette nel tepore, lo guarda di tanto in tanto. La massa non lievita. Dice: “È più dura del solito, ma nel forno crescerà. Ho tanto lavorato! Tutto era ottimo! Deve riuscire bene per forza”. Regola fiamma e calore nel forno e inforna. E poi sforna. Il pane è cotto. Ma non è un pane soffice, fragrante, appetitoso. È una massa acida e pesante contro cui i denti più forti si stancano senza riuscire a farne morbido boccone. Lo stomaco ne soffre, il malumore è in casa, la farina è stata sciupata per nulla, la fatica per nulla consumata. E tutto per la sua impazienza e impreparazione.

4Questa la parabola. Ora alla sua applicazione.

Il lievito della carità.

5Tu, nel 1941, avevi molta farina: il tuo amore alla Verità e la tua fedeltà ad essa. Avevi molta buona volontà di servirmi e di portare la Luce nei cuori… anche a costo di pesare e ferire per far via alla Luce. Avevi molta fretta di portare le tue conquiste alla mia fame di cuori. Tutto avevi. Ma non sufficiente lievito di Carità. È una virtù che manca non solo nei neofiti ma anche in molti che sono non solo cattolici ben quadrati, ma anche ministri nella cura delle anime.

6Ora le anime sono le creature più delicate e malate che esistano. Più delicate di un infante di pochi giorni. Sono infatti infanti che crescono e si formano lentamente. Parlo delle anime della maggioranza. Quando un bambinello nasce è in realtà dotato di tutto quanto è nell’adulto. Lo è già. Ma se lo si osserva bene, questo suo avere presenta una tal delicatezza per cui non è errato dire che l’uomo continua a formarsi, con una gestazione extra materna, sino a quando il suo sviluppo è completo. Se uno volesse dare cibi e costumi da adulto ad un infante lo farebbe morire. Occorre adeguare all’età e alla formazione organica cibi e sistemi di vita. Non ti pare? Questo fanno i padri e le madri attenti e amorosi.

7Ugualmente le anime sono delle malate, ora di questo ora di quel morbo, delle ferite, delle convalescenti, e sono già le fortunate queste ultime. Ma se un medico, su membra frante o su organi sfiniti, andasse senza riguardo, che avverrebbe? E che, se dicesse: “Stolto! Per colpa tua sei così! Stacci! Ben ti sta! Mi fai ribrezzo”? Avverrebbe che il povero malato, il povero ferito, il debole convalescente, si accascerebbe, avvilendosi non reagirebbe, senza aiuto non potrebbe consolidare la miglioria, le ferite si farebbero più putride o più profonde perché non curate da mano esperta oppure curate male dall’inesperto.

8Quanto amore! Quanta esperienza, pazienza, dolcezza! Quanta carità, insomma, occorre per guarire le anime e da malate farne sane, da intossicate farne libere, da informi farne formate! Se uno va con durezza, intransigenza, impazienza, non carità, fa un male più grande, provocando irrigidimento, collera, allontanamento dal medico e dall’educatore, anzi: dall’allevatore e perciò dal Bene.

I “Figli del tuono”.

9Se Io non ti avessi fermata col mio: “Non giudicare”, facendoti riflettere che anche in uno, in apparenza meno atto ad essere strumento di Dio, poteva essere Dio, tu avresti spezzato con la tua violenza quanto io avevo annodato: filo di seta destinato a divenire gomena di nave con i canapi della carità sovrumana e dell’affetto umano.

10Sei “piccolo Giovanni” anche in questo, sai? “Un giorno, essendo stati respinti i discepoli dai samaritani, Giovanni e Giacomo dissero: ‘Signore, vuoi che diciamo al fuoco di discendere dal cielo e consumarli?’. Ma Gesù li sgridò, dicendo: ‘Non sapete di quale spirito siete. Il Figlio dell’uomo non è venuto a perdere le anime, ma a salvarle’[131]” e, per correggere, sorridendo, il loro irruente zelo, che tendeva a prendere manifestazioni umane, li chiamai: “Figli del tuono”.[132]

11Non è più dolce esser figli della pace che della tempesta? Dio, lo sai,[133] non è nel vento impetuoso, ma nell’aura leggera. Io ti voglio dolce, dolce, dolcissima, come agnella senza difetti e malizie, verso i tuoi fratelli. Ti devono seguire per il tuo vello soffice e tutto morbidezza e tepore, per il dolce suono della tua voce d’amore, per il tuo festante accoglierli, tutto affetto. Ti ho lavorata con la carità, lievito che era insufficiente in te, perché amavi Me con tutta te stessa ma il prossimo non come Io lo amo. Io voglio tu lo ami come Io lo amo: con misericordia anche se lebbroso, con instancabile pazienza anche se testardo.

12Ora, ora che il lievito rende la tua farina buon pane, ora hai potuto meritare di ripetere le mie parole e di unirvi le tue parole. E ora era l’ora di dirle, per Me, di averle, per loro. Pochi mesi fa Io le avrei potute dire ugualmente, ma non sarebbero cadute su terreno preparato. Anche il “loro” terreno doveva esser preparato per riceverle.

22. Nutrirsi di carità.[134].

La potenza non è nelle armi[135]..

Dice Gesù:

1«Più e più volte vi ho detto, e ve lo dico una volta ancora oggi, giorno della manifestazione del Cristo,[136] che quando Dio è con voi tutte le forze della Terra insieme unite sono come fumo che un vento gagliardo disperde.

2La potenza non è nelle armi e nel numero degli armati. La potenza è in quella parte che ha Dio con sé. Dio è dove vi è onestà di vita, amore al Signore, giustizia di diritto.

3Vano è sperare che Dio sia dove le colpe sorpassano quel limite che la mia Misericordia ammette perché si ricorda d’esser stata Uomo e di avere subito gli assalti del Nemico vincendoli perché era Uno con la Volontà del Padre, la quale non vuole che l’uomo si perda ma vinca per salvarsi. Dio non è dove in nome di una prepotenza ci si permette l’abuso e il sopruso. Dio non è dove non vi è amore per Lui, e amore non è dove è colpa di vita e anticarità di prossimo.

Nutrirsi di carità.

4Non mentite dicendo: “io amo Dio, ma non posso amare il prossimo perché m’ha fatto questo e quello”. No. Non amate.

5Se vi foste nutriti di carità fino a farne carne e sangue vostri, non potreste distinguere e separare, e dall’amore eccelso donato a Dio passereste senza fratture all’amore santo donato al vostro prossimo. Se la Carità fosse viva in voi, coprirebbe come un manto divino le miserie dei fratelli e ve li farebbe apparire copie minori di Dio di cui sono figli come voi. Se faceste della Carità la vostra vita, sareste beati di amare chi vi disama, sapendo che in tal modo raggiungereste l’amore perfetto, il quale non agisce sperando ricompensa da chi lo riceve ma credendo con fede assoluta che il Buono tiene segnati i vostri affetti e ve ne fa ricchezze eterne che troverete al vostro entrare nel Regno.

L’esempio del Maestro.

6E che ho fatto e che faccio Io verso di voi? Amo chi mi ama? No, amo con amore doloroso anche chi mi offende. Vi ho amati prima che foste, pur conoscendo le offese che mi avreste fatte, e se verso chi mi ama ho predilezioni celesti perché essi, i miei amatori, sono il conforto del cuor mio, per voi che mi colpite ho sovrabbondare di misericordia, e come da fonte inesauribile spargo su voi l’onda dell’amore per chiamarvi a Me, per salvarvi a Me, per darvi quella gioia che non potete che trovare in Me, sperando di penetrarvi ed ammollire la vostra durezza e farvi buoni, o figli che mi siete costati tanto e che non volete credere in Me.

7Non ricusate la mia mano che si tende verso di voi, che ha conosciuto lo spasimo d’esser trafitta ma che soffre molto di più per essere respinta che non trafitta. Dolce la trafittura mi sarebbe stata quando avessi saputo che da essa sarebbe venuta salvezza per voi. Carezze le infinite ferite, baci le spine, abbraccio la croce, se il mio onniveggente pensiero avesse conosciuto che dal mio Sacrificio fosse venuta redenzione a tutto l’umano genere. Ora cade stanca per il suo peso di misericordia che non posso effondere.

La mirra che ricopre la terra.

8L’oro me lo dànno le preghiere dei santi e l’incenso l’olocausto delle vittime, ma la mirra, l’amarissima mirra me la date voi che non m’amate e che mi fate rigustare il calice del Getsemani e la spugna del Calvario col vostro disamore. Preziosissimo l’oro e l’incenso deposto ai miei piedi che sono corsi volonterosi alla morte per voi. Ma poco, poco, troppo poco rispetto ai mucchi di mirra di cui è ricoperta la Terra e dall’alto dei quali ride Satana schernendo Me che crede vinto dall’inutilità del sacrificio.

9Ma vinto non sono. I vinti saranno sempre e solo i servi di Satana. Io e i miei salvati saremo i vittoriosi in eterno e dalla nostra pacifica, fulgida, eterna gloria vedremo gli abbattuti dal Nome santo e terribile, che è il mio, scomparire nella Morte eterna.

10Figli che ancora mi amate, non abbiate paura. Io sono il Salvatore. E voi che senza odiarmi non sapete amare, scuotetevi, venite a Me. Vi chiamo intorno al mio segno. Venite. Credete. 13Purificatevi, accendetevi, sperate. Atterrate i vostri nemici spirituali e i vostri nemici materiali con la spada dell’amore.»

23. Salvare, la più grande
delle carità
[137].

La conquista delle anime[138].

A me poi dice Gesù:

1«Maria, ti sei offerta senza riserve, non è vero? Vuoi che le anime si salvino per il tuo sacrificio, non è vero?

2E allora non pensi che ti ho detto che le anime si conquistano con la stessa arma con cui esse si perdono? L’impurità di un’anima con la purezza, la superbia con l’umiltà, l’egoismo con la carità, l’ateismo e la tiepidezza con la fede, e la disperazione, e la disperazione, e la disperazione, Maria, con le vostre angosce che pure non disperano, ma chiamano Dio, guardano a Dio, cercano Dio, sperano in Dio anche quando Satana, il mondo, gli uomini, gli eventi sembrano congiurare contro la speranza e si alleano per dire: “Non c’è Dio”.[139]


L’arma per vincere la guerra di Satana[140].

3In quest’ora satanica che vivete, mentre dovrebbe unicamente essere usata un’arma per vincere la guerra di Satana alle creature di Dio, mentre basterebbe invocare il mio Nome con fede, speranza, carità intrepide, pressanti, accese, per vedere fuggire le armate di Satana e cadere infranti i loro mezzi che Io maledico, cosa sale dalla Terra al Cielo, e mai tanto vi sale come quando su voi è il flagello orrifico delle armi omicide, micidiali, che Satana ha insegnato all’uomo e che l’uomo ha accettate mettendo in disparte la legge che dice: “Amatevi come fratelli”[141] per assumere quella che dice: “Odiatevi come io, Satana, odio”? Un coro di bestemmie, maledizioni, di derisioni a Dio, di disperazioni. La morte molte volte vi ferma sulle labbra quelle parole, ve le inchioda e vi porta così, marcati da un’ultima colpa, al mio cospetto.

Angoscia per i troppi che si dannano.

4Maria, tu stupisci come dopo tanto aiuto Io ti lasci ora sentire tanta angoscia. Ti ho aiutata nell’ora della morte di chi amavi[142] e ti ho dato il mio cuore per guanciale e la mia bocca per musica e per lino che ha asciugato il tuo pianto col suo bacio e attutito il tuo dolore col suo canto d’amore. Ma quello era dolore tuo. Me lo avevi già offerto ed Io l’avevo già usato. Era l’ora che te ne premiassi. Era l’ora che ti sostenessi perché tu mi devi servire ancora, mia piccola “voce”, e non voglio che tu muoia prima del momento in cui la tua voce potrà tacere, avendo dato abbastanza agli immeritevoli uomini di parola mia.

5Ora vi sono troppi che si dannano nella disperazione e muoiono accusandomi. Anche sulla bocca dei bimbi che, oggi, sanno più bestemmiare che pregare, e maledire che sorridere, e sempre più sapranno bestemmiare e maledire, poveri fiori sporcati dal mondo e dal suo re infernale quando il loro non è che un boccio ancora serrato.

Occorrono anime vittime[143].

6Perché alle vostre troppe, troppe, troppe maledizioni non abbia finalmente a rispondere una mia che vi stermini senza darvi tempo di invocarmi più; perché alle troppe, troppe, troppe accuse vostre a Me non abbia finalmente a tornare a voi la mia accusa tremenda; perché alle vostre troppe, troppe, troppe disperazioni, frutto naturale della vostra vita di bastardi, non abbia finalmente a corrispondere la mia condanna eterna su voi, miei salvati che calpestare Me e la salvezza che vi ho dato,[144] occorre che vi siano vittime che amano, soffrono, pregano, benedicono, sperano, ma ripeto: soffrano, soffrano, soffrano di quel che fa soffrire i fratelli, le quali vittime purifichino col loro amare, soffrire, pregare, benedire, sperare, i luoghi in cui si va incontro alla Morte, non quella della carne ma dello spirito.

7Io ti dico che se il numero di chi ama, crede e spera, fosse uguale a quello di coloro che non amano, non credono, non sperano, e che se nei tragici momenti in cui vi incombe la strage un uguale numero di invocazioni salissero insieme alle imprecazioni – bada che non dico un numero maggiore ma un numero uguale – tutte le insidie e le volontà dei demoni e degli uomini-demoni rimarrebbero spezzate e cadrebbero senza farvi più male, come avvoltoio al quale vengono spezzate l’ali e non può più far preda.

La più grande delle carità.

8Animo! Sii una che salva.

9Salvare! Per salvare l’Umanità ho lasciato il Cielo. Per salvare l’Umanità ho conosciuto la morte.

10Salvare! La più grande delle carità. Quella che fu la carità del Cristo. Quella che fa di voi, salvatrici, le anime che più sono uguali al Cristo.

11Io vi benedico, o voi tutte a Me sorelle nel salvare. Io ti benedico. Benedico te alla quale, per farti felice di una felicità immisurabile ed eterna, ho dato di essere una che salva.

12Va’ in pace. Sta’ in pace. Io sono con te, sempre.»

24. L’amore misericordioso[145].

Conseguenze dell’anticarità

L’imprecazione è odio che fermenta.

Dice Gesù:

1«Mia povera figlia così disgustata da quanto ti circonda, e nella casa e nella patria, ascoltami. Ieri sera ti sono stato vicino, conforto che non manca a chi soffre senza separarsi da Me.

2Se tutti sapessero – in luogo di imprecare soltanto per tutte le noie, le pene, le sventure della vita – se tutti sapessero venire a Me quando il prossimo offende, morde, nuoce, quando calunnia, quando disillude, quando avvilisce, quando colpisce con la sua indifferenza, anticarità, incomprensione, come con una spada, come sarebbe meglio! Soffrirebbero meno e acquisterebbero benedizioni divine. Invece l’imprecazione contro tutto e tutti, Me compreso, fiorisce sempre su queste labbra umane che si sentono stanche per pregare ma non stanche per insultare.

3E come posso Io andare a chi ha in sé odio che fermenta? E l’imprecazione non è forse odio che fermenta? Contro Me, contro il prossimo, contro la volontà di Dio, contro voi stessi. E sappiate che, se anche è contro voi stessi, è da Me riprovata perché Io aborro i cuori e le bocche che odiano, sia che odino Me, Dio, o i fratelli, creature di Dio, o loro stessi, opera di Dio.

4Chi poi odia un infelice – odiare per Me è non amare, e per non amare non c’è bisogno di uccidere, basta mancare a quel senso di paziente compassione che anche gli animali domestici sentono per il padrone che soffre – chi odia un infelice, facendogli sentire aspramente la sua condizione ed acutizzando le ferite che Io ho medicato col mio amore perché soffra meno, offende Me che ho detto: “Beati i misericordiosi! Anche di un bicchiere d’acqua vi sarà data ricompensa”.[146] E la parola buona è molto più ricompensata di un bicchiere d’acqua.

Doppia offesa alla persona di Cristo.

5Quando infine, con pensiero di scherno, si giudica male un mio servo e lo si turba al punto da renderlo fisicamente incapace di trascrivere la mia parola, allora si commette doppia offesa alla mia Persona. Perché solo Io posso ritirare la facoltà di ricevere in un mio servo, se costui manca a quella forma di vita che Io esigo da lui; e chi invece con arte umana me lo colpisce facendone un povero ferito incapace di moto, sul quale Io devo curvarmi, Samaritano divino,[147] a medicare le ferite e ristorare le forze col mio pietoso amore, si arroga un diritto che non ha e defrauda Dio di un suo diritto e di un suo strumento.

6In verità ti dico che, pur conoscendo quel cuore, ho dettato per esso una grande parola per spronarlo, per costringerlo al bene; per te l’ho fatto, e anche per lei, perché il ricordo della madre sua, vera cristiana, le fosse pungolo ad imitarne le virtù. Ma talvolta da un melo dolcissimo nascono selvatici frutti. E che tali restano perché non accolgono, con fede, la parola di Dio. Io sono quello che innesto in voi il Bene. Ma chi non mi accoglie rimane aspro e selvatico come frutto di selvatica pianta.

7Non è così, in verità, che si esercita “la carità verso il prossimo”. L’antica Marta era molto migliore. Si affannava di troppe cose,[148] ma non derideva l’amore della sorella, lieta anzi che ella fosse presa in tale amore, e non la turbava al punto da mettere fra lei e Me il velo amaro di una incomprensione fraterna che sempre turba.

Conseguenze dell’incredulità e dell’anticarità.

8Io ho detto alla donna di Samaria: “Chi beve di quest’acqua avrà ancora sete, ma chi beve dell’acqua da Me data non avrà più sete, anzi l’acqua da Me data diverrà in lui fontana d’acqua viva zampillante in vita eterna”.[149]

9Ma se quello nel quale Io vengo, portando sotto le specie eucaristiche la divina fontana che ha in sé tutte le virtù e le grazie atte a far di un uomo un santo, rimane marmo che non si imbeve e con la sua non fede vera e non vera carità non solo resta bacino di marmo impenetrabile ma anche bacino perforato da questa sua non fede schietta e non carità, come posso Io divenire in lui fontana d’acqua viva zampillante in vita eterna? in verità ecco che Io sfuggirò da lui dopo esser venuto, perché non amo gli increduli e i non caritatevoli, e lo lascerò ogni volta vuoto e arido come prima.

10Tale il destino di chi pretende che Dio faccia tutto il miracolo e non mette di suo nessuno sforzo per migliorare sé stesso.

11Come lavora Satana intorno a questi cuori! Se si vedessero tremerebbero. Come uccellini svagati, non ascoltano il richiamo paterno che li avverte del pericolo e che li chiama; non vedono, non vogliono vedere che l’uccellatore malefico sta colla rete in pugno per catturarli e farli infelici. E finiscono ad esserne preda e strumento di afflizione per i miei diletti.

12Il mondo è pieno di questi svagati. Essi sono i meno facili a convertirsi perché già superbia li tiene e non vi è in essi carità che li bonifichi. Mi fanno pietà. Abbi tu pure pietà e prega. Se la tua preghiera, come la mia grazia, non gioverà, tornerà a te come la grazia torna a Me, e tu ne avrai lo stesso merito come se essa avesse ottenuto la conversione di quel cuore.

13Supera il disgusto umano, Maria. Hai delle gioie che ti compensano di esso al centuplo.»

25. Ministri dell’amore-carità [150].

   Perché il Signore chiede collaboratori?

Dice Gesù:

1«Ti ho detto[151] che sei così perché hai avuto l’aiuto del Padre[152]. Nessun orgoglio deve venire a lui, nessun avvilimento a te, nessuno stupore a chicchessia per questa mia affermazione.

2Io sono Iddio e non ho bisogno di intermediari, è vero. Ma appunto perché sono perfetto in tutto, nell’intelligenza come nell’amore, così so quanto è necessario a voi per spronarvi e farvi sentire come vi amo. E questo chiedere la vostra collaborazione per compiere i miei prodigi non è prova di debolezza da parte mia o di incapacità ad operare da solo, ma è prova di amore e di intelligenza.

3Vi amo tanto che mi abbasso a chiedervi di aiutarmi. Vi comprendo tanto che so che questa richiesta vi sprona più di qualsiasi altra cosa.

4Per divenire Cibo che nutre il vostro spirito Io non avrei bisogno di alcuno. Eppure chiedo mani sacerdotali per operare il miracolo del pane che si muta in Corpo dell’Uomo‑Dio. E così è per la reciproca elevazione.

Amarsi come fratelli.

5Io ho fondato una società vera in cui i membri sono, nel mio pensiero, uno per l’altro, uno di sostegno all’altro. Dal più grande al più piccolo avete tutti la vostra ragione di essere nella stupenda compagine della mia Chiesa, una nell’essenza e trina nella forma, come il suo Re e Pontefice divino che è Uno e Trino col Padre e lo Spirito.

6La Comunione dei santi unisce i cattolici che furono con quelli che sono, i cattolici che penano con quelli che lottano e con quelli che godono. Cielo, terra e purgatorio si aiutano e completano vicendevolmente, e nello stesso modo i membri della Chiesa militante devono aiutarsi e completarsi vicendevolmente.

7Oh! sublime carità che sei nata dal mio Cuore, squarciato dal tradimento prima che dalla lanciata, segno vivo dell’appartenenza a Me! Se poteste vedere il valore che ha, agli occhi dei celesti, l’amarvi come fratelli, secondo il mio comando d’amore[153], nessuno, fra i dotati di intelligenza, non vorrebbe non amare il fratello con purezza, con vista spirituale e spirituale ardore. Così si amavano i miei primi seguaci[154] e questo loro amarsi ha fatto convinto il mondo della verità del Cristo.

8Ma ora… può più il mondo essere convinto di questo quando l’odio si è sostituito all’amore e l’intelligenza serve per nuocere, la parola per mentire, il cuore per tradire, le mani per uccidere?

La preghiera senza l’amore è morta.

9Pregate… Pregate pure. Ma può vivere una pianta appoggiata su un ardente granito? No. Muore perché la sua radice non trova succo di vita. Così muore la vostra preghiera non nutrita dall’amore.

10E pensare che sarebbe gran festa in Cielo se il grande peccatore: l’uomo, tornasse al Padre che lo aspetta per perdonarlo e coprirlo di doni![155]

11Vado, portando la Croce, raccogliendo le croci che Satana abbatte e che voi non sapete portare.

12Il mondo ha respinto la Chiesa e le chiese cadono. Ma guai a quel giorno in cui il Figlio dell’Uomo non avesse più altari per ripetere il Sacrifizio e più cibori per il Sacramento del mio amore.»

26. La sapienza si trae dall’amare Dio
con tutte le forze
[156].

L’amore raffina le potenze dell’anima.

Dice Gesù:

1«Se temere il Signore è sapienza e fuggire il male è intelligenza, che sarà amare il Signore con tutte le potenze dell’essere? Sarà perfezione di sapienza e di intelligenza, perché l’amore è quello che raffina le potenze dell’animo a tale elevazione che porta di conseguenza alla perfezione in ogni campo.

Chi ama conosce la sapienza.

2Colui che ama ha conosciuto la vera sapienza in misura che non può essere aumentata perché è perfetta[157]. L’amore lo istruisce a comprendere e lo conduce ad ubbidire, l’amore lo preserva dal male, l’amore lo fa volare nella via del Bene. L’amore, il santo amore che Dio ha voluto come suo principale attributo ‑ Dio è amore ‑ è la scienza delle scienze perché vi fa maestri nella scienza che dà Vita: la scienza di conoscere Iddio.

Chi ama possiede la vera intelligenza.

3Colui che ama possiede la vera intelligenza. Dio non si divide da chi lo ama. Ora, se Dio è in voi, voi possedete in voi l’Intelligenza stessa, ed Essa vi comunica le sue luci, così come fiamma chiusa in un cristallo traspare e riscalda al di fuori.

L’amore indìa l’uomo.

4E Dio è fiamma che vive in voi quando voi lo amate. La vostra natura umana si indìa al contatto. L’uomo, animale dotato di ragione, cade come crisalide di farfalla e subentra il vero superuomo che non è quale lo crede il mondo: un povero superbo pieno di errori e di boria, ma un essere che, non ancora angelo e non più uomo, ha dell’uomo le lotte che dànno il merito e degli spiriti la    libertà sopra il senso, la luminosità e la chiaroveggenza, per cui la Verità si disvela e Dio appare ‑ Padre e Signore ‑ nella sua sopressenziale Bellezza.

Beati coloro che amano Dio.

5Beati coloro che amano Iddio. Sette volte beati perché il loro amore è il compendio di tutte le fami, di tutte le seti mistiche, di tutte le virtù, d’ogni cosa, e ottiene loro il premio promesso ai nominati del discorso del monte[158]. Beati perché fin dalla terra vedono, godono di Dio, anticipo alla estasiante, eterna visione, che sarà la loro vita futura e che li attende nel Cielo.»


27. Nulla può spegnere l’amore[159].

Dare tutto per l’amore.

Dice Gesù:

1«Amiamoci, o diletta, e parliamo d’amore perché nulla è più dolce a chi ama di questo.

2La redenta del Vangelo, come i tre magi che adorarono la mia Divinità incarnata[160], umiliò tre doni ai piedi miei: il cuore attraverso al pianto, la carne attraverso ai capelli, la mente attraverso il profumo. Tu devi ugualmente dare tutto senza trattenere per te nulla, neppure il soffio vitale.

Le acque che non possono spegnere l’amore

 3“Acque possenti non valgono a spegnere l’amore ‑ e le fiumane non lo travolgono. Se alcuno desse ogni sostanza in cambio d’amore, in grande disprezzo cadrebbe” [161].

4Le acque che sono volte a spegnere l’amore sono date da tutte le cose della vita, le sollecitudini e anche le necessità. Le fiumane, dall’altrui volere che tenta impedire allo spirito di darsi tutto al suo Dio.

5Ma il vero amante non tiene conto delle prime e non si spaurisce per le seconde.  Sopra tutto quanto costituisce per gli altri la preoccupazione della vita, egli mette ciò che è la sua necessità vitale: amare il suo Dio. Spirito assorto, e potrei dire: “assurto” in Dio, vive già proiettato al di fuori di quello che costituisce la cosiddetta “vita” per gli altri. Egli, capovolgitore santo dei valori umani, non vede che uno scopo da raggiungere: l’interesse non suo proprio ma di Dio; non si preoccupa che di una cosa: conquistare la Vita senza tener conto della povera vita terrena che è fiore che poco dura sullo stelo. Mite, poiché è già uno col suo Dio, diviene leone quando deve difendere quel suo tesoro, e persecuzioni famigliari e sociali non riescono a travolgere questo spirito indiato, ma anzi, come flutto di mare irato, lo trasportano velocemente verso la riva, sul cuore di Dio.

Tormenti degli amatori della verità.

 6Oh! beatissimi tormenti dei miei amatori, di questi conoscitori e gustatori della Verità, i quali, come l’autore del Cantico, dicono, e non con parole vane ma con le parole vere di tutta una vita vissuta e consumata a questo fine, che quando anche uno tutto desse del suo avere per conquistare l’Amore, ancora poco darebbe, perché anche il dono del giorno terreno è moneta irrisoria se confrontata al possesso dell’Amore che è infinito.

7Dàmmi dunque tutto di te, senza riserva. Il ferro che nel crogiolo si fonde ne esce più bello. L’anima che l’amore fonde e consuma rinasce come fiore d’eternità nelle aiuole celesti.

8È là che ti voglio. Ma prima devi ancora subire il lavoro dei nostri due amori: il tuo di creatura per Me, il mio di Dio per te. 9Quando queste due violenze avranno fatto in te rapina di tutto il tuo “io”, allora verrò per condurti alla Pace.»


LE OPERE DELL’AMORE

28. Pratica della carità[162].

Tutti siete fratelli[163].

Dice Gesù:

1“Il mio discepolo dice: “Dio è Carità e chi ha carità ha Dio. Come può dire uno di amare Dio se non ama i propri fratelli?”.[164]

2Per fratelli non sono qui nominati i figli di un solo sangue, e neppure i figli di una sola nazione, e neppure i figli di una sola religione. Tutti siete fratelli, poiché il ceppo è unico: Adamo; ed unica l’origine: Dio. Latini, ariani, asiatici, africani, civili, incivili, non venite da diversi creatori, ma da un unico Creatore: il Dio vostro che è Signore dei Cieli e Padre di tutti i viventi.

3Figli più cari al suo cuore, i rigenerati nel Battesimo del Cristo. Figli dilettissimi e coeredi, col Figlio, della Città celeste, quelli che vivono la dottrina del Cristo. Ma se diversi sono i gradi della paternità e della figliolanza, unico è sempre il seme soprannaturale e naturale che avete: Dio, Padre divino; Adamo, padre terreno.


I perfetti nella carità[165].

4Non dovete dunque, voi che volete essere “perfetti” non per prava superbia della mente ma per ubbidienza al mio dolce comando: “Siate perfetti come è perfetto il Padre mio”,[166] nutrire in voi sentimento di spregio o ribrezzo per coloro che non sono come voi “cristiani” di fatto o cattolici di nome. Non dovete dire: “Costui, perché irreligioso, perché scismatico, perché pagano, m’è rettile o immondo animale, m’è ribrezzo e scandalo”. Una sola cosa vi deve fare ribrezzo e vi deve essere scandalo perché è immondezza e corruzione. Il vostro commercio con Satana che vi lede lo spirito e vi rende ripugnanti agli occhi di Dio. Questa cosa dovete fuggire, evitare, sfuggire anche collo sguardo della mente. Questa cosa sola.

I figli della carità[167].

5Ma se siete, se volete essere “figli di Dio”, veri figli, dovete aver carità per i fratelli miseri nello spirito, per gli indigenti dello spirito, per i malati dello spirito, per gli impuri dello spirito. Sono miseri gli idolatri e indigenti gli scismatici, sono malati i peccatori, sono impuri i traviati da dottrine ancor più nefaste di quelle di religioni cristiano-minori che credono nel Cristo ma non sono ramo dell’albero vero, bensì ramo senza innesto in Cristo e perciò selvatico e datore di aspro frutto, non degno della celeste mensa. Ché, se la benignità di Dio giudica le opere di tutti secondo giustizia e ai “buoni” dà premio, poiché ciò è giusto, non sarà mai, questo premio, così fulgido e pieno come quello di coloro che sono i figli veri della vera Chiesa.

L’amore non giudica.

6Molto è perdonato a chi molto ama e crede, credendosi nel vero, in altra religione. Ma poiché il Vangelo è predicato anche in quei paesi che sono separati da Roma, anche molto sarà chiesto a questi sordi che non vollero udire la Voce e vedere la Luce di Gesù Cristo, vivente nella sua Romana Apostolica Chiesa.

7Ma non sta a voi, cattolici, di giudicare. Io ho detto: “Non giudicate”. Ho detto: “Levati per prima la trave dal tuo occhio e poi la pagliuzza dall’occhio del fratello”.[168] Molte travi sono nei vostri occhi, o cristiani cattolici dalla fede lesionata, dalla troppo tiepida carità e dalle quattro virtù cardinali estinte. Molte. Troppe. Badate non vi avvenga che idolatri e gentili vi superino nell’amore del Cristo e meritino di sentirsi lodati avanti di voi per la loro fede sicura nella religione dei padri loro, per la loro carità al Dio conosciuto, per le loro virtù coraggiosamente praticate.

L’amore purifica.

8L’amore purifica anche ciò che è impuro e profano. L’amore ha purificato Maria di Magdala e Levi.[169] Possiamo paragonare le religioni non cattoliche a questi due redenti evangelici che l’amore ha redenti. Possiamo pensare, o figli, che i credenti di esse, viventi nell’amore di Dio così come è loro stato insegnato (Dio chiederà se mai il perché dell’errore ai responsabili della loro separazione da Roma) siano resi puri agli occhi miei dalla carità che è viva in loro. Ripeto: sarà loro chiesto il perché non hanno voluto accettare il Vangelo predicato da Roma; ma non verrà loro negato lo sguardo di Dio poiché la loro ara impura, l’ara del loro spirito, sarà stata mondata dall’amore.

L’amore non fa distinzione di persone[170].

     9Tenete presenti le parole di Pietro: “Riconosco che Dio non fa distinzione di persone, ma in qualunque nazione gli è accetto chi lo teme e pratica la giustizia”.[171] Senza perciò superbia di mente e anticarità di cuore guardate con spirito soprannaturale i fratelli divisi da Roma ed effondete su loro il vostro amore attivo per riunirli a Roma di Cristo. Quale che sia il loro errore.

10Se voi vi terrete elevati oltre la carne e il sangue, elevati oltre l’umano pensiero, contatti di carne e contatti di mente non potranno nuocervi poiché sarete viventi in zone dove contagio non giunge. Permanete in Me. Io sono difesa a chi in Me vive. Ed effondete su tutti quella carità che nel mio cuore trovate viva per tutti e maestra a tutti.


La comunione dei santi.

11La comunione dei santi non è limitata ai fratelli di fede. Essa si effonde su tutti i viventi, poiché il Primo che l’ha stabilita ed esercitata sono Io che per tutti ho effuso il mio Sangue.

12La preghiera per i separati da Me – per scismi, per dottrine, per sette, per irreligione – non è altro che zelo per la mia Causa. Non è altro che imitazione del Maestro vostro, il quale non risparmiò a Sé stesso nessun dolore pur di portare i figli separati al Dio, Padre santo.

13La sofferenza poi – e parlo a voi, perle del mio gregge, o mie anime vittime, mie copie perfette, conforto mio e mia gloria – la sofferenza poi, oro puro del vostro amore, sangue del cuore della mistica comunione dei santi, è quella che, come il comando del Cristo[172], trae i morti fuor dalla morte. E quale risurrezione sia questa, di uno spirito, infinitamente più alta e preziosa di quella di una carne, lo vedrete in Cielo quando udrete il mio: “Benedetti!”[173] a voi tutti che, evangelizzatori nascosti ma più potenti di tanti tiepidi sacerdoti, avrete conquistato alla verità gli incirconcisi di ora.»

29. Serve dell’amore[174].

Rosai fioriti nel deserto.

Mi dice Gesù:

1“Non ti devi meravigliare di questo. Te lo avevo detto sino dalla estate del tuo esilio a S. Andrea[175].

2Quando in un deserto arido, dove non sono fiori dal dolce e sano succo ma piante tossiche o senza fiori, nasce un rosaio e si copre di corolle che imbalsamano l’aria, le api selvagge, che abitano nelle rupi o nei cavi di alberi morti, vengono a quelle rose perché il vento ha detto loro che esse sono sorte, ricche di fragranti succhi, là dove non erano che amare, rare, velenose erbacce. Vengono liete di poter raccogliere dolce miele senza dover andare lontano, lontano a cercare.

3Così le anime. Quando fiorisce in un luogo un’anima mia ed emana fragranza di Me, ecco venire le povere anime che hanno tanto bisogno di dolcezza, di luce, di conforto, di nutrimento. E colei che è fragrante di Me deve fare come il rosaio nato nel deserto: lasciarsi succhiare il cuore soave, dare ciò che il Creatore le ha dato.

Anfore che trasudano il profumo di Cristo.

4Maria, Io sono che vivo in voi, mie care anime vittime e serve dell’amore. Ciò che voi date sono ancora Io, perché voi siete così totalmente date a Me da non esser più per voi stesse, ma perché Io sono. Voi eravate sinché aveste la volontà di essere tutte mie. Poi ci siamo fusi. E il più grande, Io, ha assorbito il più piccolo, voi. Di voi la veste esterna; il resto, Io che vivo in voi. E le anime sentono il mio profumo e accorrono. E le anime intravedono la mia luce e accorrono. Siete anfore che trasudano il profumo che vi empie. Veli che avvolgete la luce ma non la occultate. Esse, le anime, parlano a voi per parlare a Me. Lasciatele venire.

Tabernacoli viventi della presenza del Signore.

5Quando Io mi creo in qualche luogo una vivente piccola chiesa e vi sto nel tabernacolo del cuore per consolare e persuadere che Io sono – e sono amico, pietoso, misericordioso, paziente – la piccola vivente chiesina dove Gesù riposa deve essere contenta che le anime vengano per avvicinarsi a Gesù.

6Dirai: “Ma allora deve vedere la gente?”. No, anima mia. Ora meno che mai. Ma accogliere tutte le parole dei fratelli. Portavoce sempre. Della mia voce a loro, della loro a Me.

7Sappi distinguere. Lo puoi perché la Luce è in te. Distinguere i bisognosi dai curiosi. Fuori questi. Totalmente fuori. Serrati come una valva d’ostrica perlifera sulla perla che è in te, perché la vuota e talora cattiva curiosità, sempre inutile, qualche volta dannosa, non entri dove Io sono: in te e nella tua casa. Fuori con le loro inchieste, pretesti, lettere insincere. E apri, non la tua casa, ma il tuo cuore ad accogliere i bisognosi.

Affidare tutto a Gesù.

8Te l’ho detto ieri, prima che ti venisse quel grido d’anima: “Stiamo insieme. In comunione di amore e di dolore per i bisogni del mondo“. E non ti stupire, non ti disturbare, non ti insuperbire. Tre cose inutili, l’ultima dannosa. È naturale che il tuo profumo attiri. Affida a Me le suppliche che ti fanno. Non insuperbire, perché ciò avviene perché Io vivo in te, non per le tue proprie virtù. Dunque Io soltanto regno.

9E sta’ in pace. Sempre in pace. Come ti amo, lo vedi in tutte le cose. Dove siamo Io e te soli a volere una cosa, sempre si avvera. Dove non si avvera è perché uomini e Satana ostacolano. Ma Dio non ha fretta. E l’ostacolo, il ritardo prodotto dall’ostacolo, serve a far risplendere più bella la meraviglia della mia Opera e delle mie operazioni in te, mia agnella che ti lasci condurre, tondere, immolare dal tuo Gesù senza far resistenza alcuna. La pecorella più docile del Pastore.

10Beati i miti, gli ubbidienti, i generosi, gli abbandonati al Signore per la salute del mondo. Beata te, anima mia.”

30. L’amore a Gesù che dimora nell’uomo[176].

Sforzarsi a vedere Gesù in ognuno.

1“Per poter amare tutto il prossimo, vedimi in ognuno”.

2“È molto difficile poter vedere Te in alcuni! Tu che sei carità vera, fedele, costante, Tu che sei verità, Tu che sei giustizia, misericordia, pazienza, temperanza, tutte, tutte le virtù!”.

3“È vero. Troppo prossimo, anche esteriormente cristiano, è l’opposto, in tutto o in parte, di ciò che Io sono. Ma to sforzati a vedere Me in ognuno. Un atto di fede che possa provocarti un atto d’amore per quelli che, in verità, non meritano il tuo amore. Ama Me nella loro anima. L’anima viene da Dio, quindi ancora da Me. L’anima, almeno per un momento, fu tempio dello Spirito di Dio, quindi sa ancora di Me. La mala volontà della creatura, lo sprezzo del primo comandamento, e indi degli altri del Decalogo, il vizio preferito alle virtù, il peccato, anzi i peccati, hanno logorato, cancellato anche, bruttato e offuscato sempre, annullato talora il segno divino negli spiriti umani. Ma quel segno può risorgere sempre. Perché solo l’impenitenza finale lo cancella totalmente e inesorabilmente. Allora in eterno Gesù non è più in quello spirito”.

4“Ma come fare a credere che Tu sei nelle persone, in certe persone, quando si vedono queste compiere azioni che Tu condanni, che Tu, Santità perfettissima come Gesù, Santità infinita come Verbo, mai avresti commesso quando eri il Verbo incarnato, abitante fra noi?” chiedo io.

Celato sotto l’imperfetta materia di molti

5Mi risponde:

6“Sai pur credere che Io sono sotto le apparenze di un poco di farina ridotta a sottile ostia, con tutto il mio Corpo, il mio Sangue, la mia Anima e la mia Divinità! E allora ugualmente credimi celato sotto l’imperfetta materia di molti.

7In alcuni sono come in sepolcro… M’hanno dentro morto, in attesa di risorgere ad un loro moto di pentimento e d’amore.

Celato nell’uomo come nel Ss. Sacramento.

8In altri sono nascosto, proprio come il Ss. Sacramento che è nei templi ma non lo si vede, celato come è dietro il velo, l’oro e la pietra del tabernacolo, dentro al metallo della pisside a sua volta velata. Ma vi sono, pronto ad apparire e a donarmi solo che la creatura, fedele e sacerdote insieme, inizi il rito della comunione col suo Gesù, amandolo collo spostare tutti gli ostacoli materiali che nascondono Me e mi separano dall’uomo impedendomi di fondermi a lui e vivere in lui, in luogo di lui, perché il vivere di lui sia santo.

I “sentimentalisti” della religione.

9Altri mi hanno come un sole in stagione instabile. Le loro nubi, le nubi della loro incostanza, fanno sì che talora brillo in loro e talora sembra che il sole non ci sia più. Generalmente, questi incostanti sono quelli che non sono né mistici, né contemplatori, né adoratori formatisi tali attraverso anni e anni di fedele volere, di costante ascesa, sempre più rapida più il dolore, tutto il dolore che è retaggio dei veri amatori e imitatori miei, li ha oppressi…

10I paradossi della vita mistica: più il dolore schiaccia e più l’anima ascende, vola, si innalza, si unisce a Me che le tendo le braccia dall’Abisso raggiante del Paradiso!

11Questi… sono i “sentimentalisti” della religione, coloro che dopo una predica, una cerimonia religiosa, un ritiro, una lettura, vorrebbero emulare Paolo nell’evangelizzare le genti, Giovanni il vergine nella castità, Lorenzo nel martirio, Gerolamo nella penitenza, ma passata l’emozione ricadono nel “godimento della vita“. Vogliono far diventare incendio la fiammolina che arde in loro… e nella fiammata passeggera, sforzata, distruggono anche la fiammolina…

12Vogliono essere atleti, primi in tutte le manifestazioni religiose, fare, trascinare, essere insegna, faro, voce; e premono, sforzano tanto da divenire agli altri pauroso velario che mi mostra quale non sono; luce ingannevole perché illumina Me e la religione in modo irreale che sgomenta le povere anime, le più numerose, timorose tanto; catena che strozza l’amica religione, sostegno degli spiriti, e ne fa una Nemesi armata di flagelli e castighi.

13E premono e sforzano sino a spossarsi e giacere, poi, esauriti, incapaci di lottare con Satana che attende quell’esaurimento per assalire e prostrare; quando, pur per reazione umana – paragonabile a quella che avviene a certe macchine troppo sforzate – non si distruggono, non precipitano in carnalità bestiali per aver voluto troppo rapidamente divenire angeli senza essere vocati a tal vocazione, e soprattutto per avere voluto divenire tali da loro, accatastando zitzit, fimbrie e telefin[177], ma dimenticando che la via per salire dove si diviene angeli è nel Vangelo vissuto.

Dio vuole carità non elemosina.

14Lunga via!! E il Vangelo insegna: carità e rinuncia, carità e sacrificio. Carità, ho detto. Non elemosina. Né a Dio, né al prossimo.

15Sai quando l’uomo fa elemosina a Dio? Quando gli dà le pratiche esteriori nelle ore delle pratiche, e poi, nelle altre, è del mondo. Sai invece quando l’uomo dà carità a Dio? Quando, riducendo allo stretto necessario pratiche e preghiere vocali, opera e òra con tutto sé stesso, senza interruzione, come Io operai e orai. E uguale è per il prossimo. Lo ama veramente quando gli dà il cuore e non l’obolo, l’aiuto e non l’obolo.

16E sai quando veramente l’uomo rinuncia e compie sacrificio? Non solo quando rinuncia alla vivanda di carne perché è giorno d’astinenza, ma quando soprattutto rinuncia all’appetito della sua carne. E si sacrifica quando rinuncia al suo io per servire la carità e la giustizia verso Dio e prossimo.

Come liberare il Salvatore.

17Ma tu vedimi in tutti, per poter avvicinare anche i demoni-uomo, i lebbrosi-uomo, i delinquenti-uomo. Io te ne premierò venendo a te per consolarmi del loro disgustoso vivere più repellente di un sepolcro pieno di marciume, più triste di una chiesa abbandonata, più pauroso di una tana di ladroni.

18E là dove sono come in un sepolcro, chiamami alla risurrezione col tuo amore serafico.

19E là dove sono nascosto in un ciborio che viene dimenticato, richiama il dimentico ad onorare l’Ospite nascosto, e fallo col tuo amore intrepido.

20E là dove, divino Sole, non posso raggiare perché le nebbie dell’umanità son tali da nascondermi sovente, disperdi col tuo amore di fortezza queste nebbie nemiche.

Divenendo incendio d’amore.

21Amore, Maria! Amore. Tu ne hai tanto: tutto quello che ti ho dato e che tu non hai disperso, ma anzi al quale hai unito il tuo, già tanto, come il tralcio si avviticchia al ceppo della vite. Donalo al prossimo tuo. Più darai, più avrai.  Ma il tuo amore sia forte, vergine di debolezza, rude anche, come cesoia che taglia i viticci di vuote sentimentalità, purificatore come incendio. La fiamma muta la materia in luce. La fiamma eleva, con l’elevarsi proprio, ciò che è in basso verso l’alto. La fiamma dà voce e calore anche alle cose senza voce e senza calore.

22In verità, fra gli uomini molti sono più muti delle pietre e più gelidi di un metallo esposto alle brine della notte. Amali perché amino. Amali perché non mi amano. Che Io trovi in te sola l’amore che dovrebbe essere in questi che non amano o amano male e saltuariamente. Sii un abisso di fuoco e un mare d’amore, dove sprofondano le creature che mi sono dolore, ed Io non le veda più, ma te veda, e attraverso te loro, ma fatti sopportabili perché avvolti nel tuo fuoco, ricoperti dalle onde del tuo amore.

23Le cose gettate nel fuoco si purificano e quelle gettate in mare si lavano e si salano. Col tuo amore al prossimo, pensando che in esso Io sono (tutto è nel Cristo), purificali, lavali, salali, perché più non siano sozzi e inutili come cose senza sapore.”

31. Opere di Misericordia corporali e spirituali[178]

Gli operatori e la natura della Misericordia

I servi e Ministri della Misericordia.

30«La pace a tutti voi e la sapienza su voi.

31Udite. Mi è stato chiesto, un giorno lontano, da uno, se e fino a che punto Dio è misericordioso verso i peccatori. Chi chiedeva ciò era un peccatore perdonato che non riusciva a persuadersi dell’assoluto perdono di Dio. E Io con parabole lo calmai, lo rassicurai e promisi che per lui avrei sempre parlato di misericordia, perché il suo cuore pentito, che simile ad un fanciullo smarrito gli piangeva dentro, si sentisse sicuro di essere già nei possessi del Padre suo dei Cieli. Dio è Misericordia perché Dio è Amore. Il servo di Dio deve essere misericordioso per imitare Iddio. Dio si serve della misericordia come di un mezzo per attirare a Sé i figli sviati. Il servo di Dio deve servirsi della misericordia come di un mezzo per portare a Dio i figli sviati. Il precetto dell’amore è obbligatorio a tutti.

32Ma deve essere tre volte tale nei servi di Dio.

33Non si conquista il Cielo se non si ama. Ma questo basta dirlo ai credenti. Ai servi di Dio Io dico: “Non si fa conquistare il Cielo ai credenti se non si amano con perfezione. E voi che siete? Voi che vi pigiate qui intorno? Per la più parte siete creature che tendete a vita perfetta, alla vita benedetta, faticosa, luminosa del servo di Dio, del ministro del Cristo. E che doveri avete in questa vita di servo e ministro? Un amore totale a Dio, un amore totale al prossimo. Il vostro scopo: servire. Come? Rendendo a Dio coloro che il mondo, la carne, il demonio hanno rapito a Dio. In che modo? Con l’amore. L’amore che ha mille forme per esplicarsi e un unico fine: far amare.

I rii che nutrono il Giordano.

34Pensiamo al nostro bel Giordano. Come è imponente a Gerico! Ma così era alla sorgente? No. Era un filo di acqua, e tale sarebbe rimasto se fosse stato sempre solo. Invece, ecco che da monti e colli, dell’una e l’altra sponda della sua valle, scendono mille e mille affluenti, quali soli, quali già fatti di cento rivi, e tutti si riversano nel suo letto che cresce, cresce, cresce, fino a divenire, dal dolce ruscello di argento azzurro che ride e scherza nella sua fanciullezza di fiume, il largo, solenne, placido fiume che innesta un nastro di azzurro celeste fra le ubertose sponde di smeraldo.

I rii che nutrono l’amore.

35Così è l’amore. Un filo iniziale negli infanti della via della Vita, che sanno appena salvarsi dal peccato grave per timore della punizione; e poi, proseguendo nella via della perfezione, ecco che dalle montagne dell’umanità, scabre, aride, superbe, dure, si esprimono, per volontà d’amore, rivi e rivi di questa principale virtù, e tutto serve a farli sorgere e sgorgare: i dolori e le gioie; così come sui monti servono a far rio le nevi gelate e il sole che le discioglie. Tutto serve ad aprire loro la via: l’umiltà come il pentimento. Tutto serve a convogliarle al fiume iniziale. Perché l’anima, spinta per quella via, ama le discese nell’annichilimento dell’io, aspirando a risalire, attirata dal Sole-Iddio, dopo esser divenuta fiume potente, bello, benefattore.

36I rii che nutrono l’embrionale rio dell’amore di temenza sono, oltre le virtù, le opere che le virtù insegnano a compiere. Le opere che, appunto per essere rii d’amore, sono opere di misericordia. Vediamole insieme. Alcune erano già note ad Israele, altre ve le rendo note Io perché la mia legge è perfezione d’amore.

Le opere di misericordia corporale

Dare da mangiare agli affamati.

37Dare da mangiare agli affamati.

Dovere di riconoscenza e di amore. Dovere di imitazione. I figli sono grati al padre del pane che procura loro e, fatti uomini, lo imitano col procurare pane ai figli loro, e al padre, ormai inabile al lavoro per l’età, procurano il pane col lavoro loro proprio, amorosa restituzione, doverosa restituzione del bene avuto. Il quarto precetto lo dice: “Onora il padre e la madre”. É onorare la loro canizie anche non ridurli a mendicare il pane da altri.

38Ma prima del quarto è il primo precetto: “Ama Dio con tutto te stesso”, e il secondo: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Amare Dio per Sé stesso e amarlo nel prossimo è perfezione.

39Lo si ama dando pane a chi ha fame, in ricordo di quante volte Egli sfamò l’uomo con atti di miracolo. Ma, senza guardare solo alla manna e alle quaglie, guardiamo al miracolo continuo del grano che germina per bontà di Dio, che ha dato terra atta a colture e regola venti, piogge, calore, stagioni, perché il seme diventi spiga e la spiga pane.

40E non è stato miracolo della sua misericordia quello di avere, con luce soprannaturale, insegnato al figlio colpevole che quelle erbe alte e sottili, terminanti in un granire di semi d’oro dal caldo odore di sole, chiusi nella dura fascia di squame spinose, erano cibo che andava colto, sgusciato, sfarinato, intriso, cotto? Dio ha insegnato tutto questo. E come coglierlo e mondarlo e pestarlo e intriderlo e cuocerlo. Mise le pietre presso le spighe e l’acqua presso le pietre, accese con riflessi d’acqua e di sole il primo fuoco sulla Terra e, sopra al fuoco, il vento portò dei grani che arsero spandendo grato odore, perché l’uomo capisse che più buono di così come è tratto dalla spiga, come sogliono gli uccelli, o bagnato con acqua dopo sfarinato facendone un pastone colloso, è quando il fuoco lo tosta. Non vi pensate, voi che ora mangiate il buon pane cotto nel forno famigliare, quanta misericordia indica questo essere giunti a questa perfezione di cottura, quanto cammino è stato fatto fare alla conoscenza umana dalla prima spiga masticata, come lo fa il cavallo, all’attuale pane? E da chi? Dal Datore del pane. E così per ogni sorta di cibo che l’uomo ha saputo, per lume benefico, individuare fra le piante e gli animali di cui il Creatore ha coperto la Terra, luogo di castigo paterno per il figlio colpevole.

41Dare dunque da mangiare agli affamati è preghiera di riconoscenza al Signore e Padre che ci sfama, ed è imitare il Padre, del quale abbiamo somiglianza gratis data e che occorre sempre più aumentare imitando le sue azioni.


Dare da bere agli assetati.

42Dare da bere agli assetati.

Avete mai pensato che avverrebbe se il Padre non facesse più piovere le acque? Eppure, se Egli dicesse: “Per la vostra durezza verso chi ha sete Io impedirò alle nubi di scendere sulla terra”, potremmo noi protestare e maledire? L’acqua, più ancora del grano, è di Dio. Perché il grano è coltivato dall’uomo, ma solo Dio coltiva i campi delle nubi che scendono come piogge o rugiade, come nebbie o nevi, e nutrono campi e cisterne, e colmano fiumi e laghi, dando ricovero ai pesci che sfamano l’uomo con altri animali. Potete voi dunque dire, a chi vi dice: “Dammi da bere”, “No. Quest’acqua è mia e non te la do”?

43Bugiardi! Chi di voi ha fatto un sol fiocco di neve o una sola stilla di pioggia? Chi ha evaporato un sol diamante di rugiada col suo calore astrale? Nessuno. É Dio che fa ciò. E, se le acque scendono dal cielo e risalgono, è solo perché Dio regola questa parte di creazione così come regola il resto. Date dunque la buona acqua fresca delle vene del suolo, o quella pura del vostro pozzo, o quella che ha empito le vostre cisterne, a chi ha sete. Sono acque di Dio. E per tutti. Datele a chi ha sete. Per così piccola opera, che non vi costa denaro, che non richiede altra fatica di quella di porgere una tazza o una brocca, Io ve lo dico, avrete compenso in Cielo. Perché non l’acqua ma l’atto di carità è grande agli occhi e al giudizio di Dio.

Vestire gli ignudi.

Vestire gli ignudi.

44Passano per le strade della Terra miserie nude, vergognose, pietose. Sono vecchi abbandonati, sono invalidi per malattie o per sciagure, sono lebbrosi che tornano alla vita per bontà del Signore, sono vedove cariche di prole, sono colpiti da sventure che li hanno privati di tutto che è agiatezza, sono orfanelli innocenti. Se Io spingo l’occhio sulla vasta Terra, dovunque vedo persone ignude o coperte di cenci che appena riparano decenza e non riparano il freddo, e queste persone guardano con occhio avvilito i ricchi che passano in soffici vesti, coi piedi calzati da morbidi calzari. Avvilito con bontà nei buoni, avvilito con odio nei men buoni. Ma perché non sovvenite quel loro avvilimento, facendoli più buoni se buoni, distruggendo l’odio se men buoni, col vostro amore? Non dite: “Ne ho solo per me”. Come è per il pane, vi è sempre qualcosa in più del necessario sulle tavole e negli armadi di chi non è assolutamente derelitto. Fra questi che mi ascoltano c’è più di uno che ha saputo; di una veste smessa per logoramento, trarre la vesticciuola per l’orfano o per il bambino poverello, e da un vecchio lenzuolo fare fasce per un innocente senza fasce; e vi è uno che, mendico, seppe spartire per anni il pane elemosinato a fatica con chi per lebbra non poteva andare stendendo la mano alle soglie dei ricchi. E in verità vi dico che questi misericordiosi non sono da cercarsi fra i possessori di beni ma fra le schiere umili dei poveri, che per essere tali sanno come è penosa povertà.

45Anche qui, come per l’acqua ed il pane, pensate che lana e lino con cui vi vestite vengono da animali e piante che il Padre ha creato non per i ricchi soltanto fra gli uomini, ma per tutti gli uomini. Perché Dio ha dato una sola ricchezza all’uomo: quella sua della Grazia, della salute, dell’intelligenza. Ma non la sporca ricchezza che è l’oro, che elevaste – da metallo non più bello di ogni altro, molto meno utile del ferro con cui si fanno le vanghe e gli aratri, gli erpici e le falci, gli scalpelli, i martelli, le seghe, le pialle, i santi arnesi del santo lavoro – a nobile metallo, che lo elevaste ad una nobiltà inutile, menzognera, per istigazione di Satana che da figli di Dio vi ha resi selvaggi come fiere. La ricchezza di ciò che è santo vi aveva dato a farvi sempre più santi! Non questa omicida ricchezza che tanto sangue e lacrime spreme. E date come vi fu dato. Date in nome del Signore, senza temere di restare ignudi. Meglio sarebbe morire di freddo per essersi spogliati in favore del mendico, che far assiderare il cuore, pur sotto le morbide vesti, per mancanza di carità. Il tepore del bene fatto è più dolce di quello di un mantello di purissima lana, e le carni ricoperte del povero parlano a Dio e dicono: “Benedici chi ci ha vestiti”.

46Se sfamare, dissetare, rivestire, levando a sé per dare ad altri, unisce la santa temperanza alla santissima carità, e vi unisce pure la beata giustizia, per cui si modifica con santità la sorte dei fratelli infelici, dando di ciò di cui abbondiamo, per permesso di Dio, a favore di chi, per malvagità di uomini o di morbi, ne è privo,

Albergare i pellegrini.

47albergare i pellegrini unisce la carità alla fiducia e al ben pensare del prossimo. É anche questa una virtù, sapete? Una virtù che denota, in chi la possiede, oltre che carità, onestà. Perché chi è onesto agisce bene e, dato che come si agisce solitamente si pensa agiscano gli altri, ecco che la fiducia, la semplicità, che credono che le parole altrui siano vere, denotano che colui che le ascolta è uno che dice la verità nelle grandi e piccole cose, non giungendo perciò a diffidenze sui racconti altrui.

48Perché pensare, davanti al pellegrino che vi chiede ricovero: “E poi se è ladro e omicida?”. Tanto tenete alle vostre ricchezze da tremare per esse di ogni estraneo che giunge? Tanto tenete alla vostra vita da sentirvi raggricciare di orrore pensando di poterne essere privati? E che? Pensate che Dio non possa difendervi dai ladroni? E che? Temete nel passante un ladrone e non avete paura dell’ospite tenebroso che vi deruba di ciò che è insostituibile? Quanti ospitano il demonio nel cuore! Potrei dire: tutti ospitano il peccato capitale, eppure nessuno trema per questo. É dunque prezioso solo il bene delle ricchezze e della esistenza? E non sarà più preziosa l’eternità, che vi lasciate rubare e uccidere dal peccato? Povere, povere anime derubate del loro tesoro, messe in mano agli assassini, così, come cose di poco conto, mentre si barricano le case, si mettono chiavistelli, cani e forzieri a difesa delle cose che seco noi non portiamo nell’altra vita!

49Perché voler vedere in ogni pellegrino un ladrone? Fratelli siamo. La casa si apre ai fratelli di passaggio. Non è del nostro sangue il pellegrino? Oh! sì! É sangue di Adamo e di Eva. Non è nostro fratello? E come no?! Il Padre è uno solo: Iddio che ci ha dato un’anima uguale, così come ai figli di un letto solo il padre dà un sangue uguale. É povero? Fate che non sia più povero di lui il vostro spirito privo di amicizia del Signore. Lacera è la sua veste? Fate che non sia più lacerata la vostra anima dal peccato. É fangoso o polveroso il suo piede? Fate che più del suo sandalo sporco per tanto cammino, rotto nel lungo andare, non sia il vostro io logorato da vizi. É brutto il suo aspetto? Fate che non più brutto sia il vostro agli occhi di Dio. È straniero il suo parlare? Fate di non avere voi il linguaggio del cuore incomprensibile nella città di Dio.

50Vedete nel pellegrino un fratello. Tutti siamo pellegrini in cammino per il Cielo e tutti bussiamo alle porte che sono lungo la via che va al Cielo. E le porte sono i patriarchi e i giusti, gli angeli e gli arcangeli, ai quali ci raccomandiamo per avere aiuto e protezione onde giungere alla mèta senza cadere esausti nel buio della notte, nel rigore del gelo, preda delle insidie dei lupi e sciacalli delle passioni malvagie, e dei demoni. Come vogliamo che angeli e santi ci aprano il loro amore per ospitarci e ridarci lena a proseguire la via, così facciamo noi per i pellegrini della Terra. E per ogni volta che apriremo la casa e le braccia, salutando col dolce nome di fratello un ignoto, pensando a Dio che lo conosce, Io vi dico che saranno percorse molte miglia nel cammino che va ai Cieli.

Visitare gli infermi.

Visitare gli infermi.

51Oh! che in verità, come sono pellegrini, così gli uomini sono tutti infermi. E le malattie più gravi sono quelle dello spirito, le invisibili e le più letali. Eppure non fanno schifo. Non ripugna la piaga morale. Non nausea il fetore del vizio. Non fa paura la pazzia demoniaca. Non fa ribrezzo la cancrena di un lebbroso di spirito. Non fa fuggire il sepolcro pieno di marciume di un uomo dall’animo morto e putrefatto. Non è anatema accostarsi ad una di queste impurità. Povero, ristretto pensiero dell’uomo! Ma dite: ha più valore lo spirito o la carne e il sangue? Ha potere il materiale di corrompere l’incorporeo per vicinanza? No. Io vi dico di no. Ha un infinito valore lo spirito rispetto alla carne e al sangue, questo sì; ma non ha maggior potere la carne dello spirito. E lo spirito può essere corrotto non da cose materiali ma da cose spirituali. Se anche uno cura un lebbroso, non si fa lebbroso il suo spirito, ma anzi, per la carità esercitata eroicamente fino a segregarsi in valli di morte per pietà del fratello, cade da lui ogni macchia di peccato. Perché la carità è assoluzione dal peccato e la prima delle purificazioni.

52Partite sempre dal pensiero: “Che vorrei fatto a me, se fossi come è costui?”. E come vorreste vi fosse fatto, fate. Ora ancora Israele ha le sue antiche leggi. Ma un giorno verrà, e la sua aurora non è più molto lontana, quando si venererà come simbolo di assoluta bellezza l’immagine di Uno in cui sarà ripetuto materialmente l’Uomo dei dolori di Isaia e il Torturato del salmo davidico, Colui che per essersi fatto simile a lebbroso diverrà il Redentore del genere umano, e alle sue piaghe accorreranno, come cervi alle sorgenti, tutti gli assetati, i malati, gli esausti, i piangenti della Terra, ed Egli li disseterà, li guarirà, li ristorerà, li farà consolati nello spirito e nella carne, e sarà anelito dei migliori di divenire simili a Lui, coperti di ferite, svenati, percossi, coronati di spine, crocifissi, per amore degli uomini da redimere, continuando l’opera del Re dei re e Redentore del mondo.

53Voi che ancora siete Israele, ma già spuntate le ali per volare nel Regno dei Cieli, iniziate fin da ora questa concezione e valutazione nuova delle infermità e, benedicendo Iddio che vi mantiene sani, curvatevi su chi soffre e muore. Un mio apostolo ha detto un giorno a un suo fratello: “Non temere di toccare i lebbrosi. Nessun male si apprenderà a noi per volontà di Dio”. Ha detto bene. Dio tutela i suoi servi. Ma, anche foste contagiati curando gli infermi, nel ruolo dei martiri dell’amore sareste messi nell’altra vita.

Visitare i carcerati.

Visitare i carcerati.

54Credete voi che nelle galere siano solo i delinquenti? La giustizia umana ha un occhio cieco e l’altro è turbato da disturbi visivi, per cui vede cammelli dove sono nuvole o scambia un serpente per un ramo fiorito. Giudica male. Più male ancora perché sovente chi la conduce di proposito crea nebbie di fumo, perché essa veda anche più male. Ma, anche se i carcerati fossero tutti ladroni e omicidi, non è giusto farsi noi ladroni ed omicidi, levando loro speranza di perdono col nostro disprezzo.

55Poveri prigionieri! Non osano alzare gli occhi a Dio, carichi come sono del loro delitto. Le catene, in verità, sono più sullo spirito che al piede. Ma guai se disperano di Dio! Al delitto verso il prossimo uniscono quello della disperazione del perdono. La galera è espiazione, come lo è la morte sul patibolo. Ma non basta pagare la parte che va dovuta alla società umana per il delitto fatto. Bisogna pagare anche e soprattutto la parte che va pagata a Dio, per espiare, per avere la vita eterna. E chi è ribelle e disperato non espia che verso la società. Al condannato o al prigioniero vada l’amore dei fratelli. Sarà una luce nelle tenebre. Sarà una voce. Sarà una mano che indica l’alto mentre la voce dice: “Il mio amore ti dica che anche Dio ti ama, Egli che mi ha messo in cuore questo amore per te, fratello sventurato”, e la luce permette di intravedere Dio, pietoso Padre.

56La vostra carità vada con più ragione a consolare i martiri dell’ingiustizia umana. Quelli incolpevoli affatto, o quelli che una forza crudele ha portato ad uccidere. Non giudicate voi pure là dove già è stato giudicato. Voi non sapete perché l’uomo poté uccidere. Non sapete che molte volte non è che un morto quello che uccide, un automa privo di ragione, perché un assassinio incruento ha levato a lui ragione con la vigliaccheria di un tradimento crudele. Dio sa. E basta. Nell’altra vita si vedranno molti delle galere, molti che uccisero e rubarono, in Cielo, e si vedranno molti, che parvero derubati e uccisi, all’Inferno, perché in realtà i veri ladri dell’altrui pace, onestà, fiducia, i veri assassini di un cuore, furono essi: le pseudo vittime. Vittime solo perché furono in ultimo colpite, ma dopo che per anni, silenziosamente, colpirono. L’omicidio e il furto sono peccati. Ma fra chi uccide e ruba perché portato a ciò da altri, e poi se ne pente, e chi induce altri al peccato, e non se ne pente, sarà punito di più colui che porta al peccato senza sentirne rimorso.

57Perciò, non giudicando mai, siate pietosi ai carcerati. Pensate sempre che, se dovessero venire puniti tutti gli omicidi e i furti dell’uomo, pochi uomini e poche donne non morirebbero nelle galere o sul patibolo. Quelle madri che concepiscono e che poi non vogliono portare alla luce il loro frutto, come si chiameranno? Oh! non facciamo giuochi di parole! Diciamo sinceramente ad esse il loro nome: “Assassine”. Quegli uomini che rubano reputazioni e posti, che li diremo? Ma semplicemente ciò che sono: “Ladri”. Quegli uomini e donne che essendo adulteri o tormentatori famigliari dei loro congiunti li spingono all’omicidio o al suicidio, e così quelli che, essendo i grandi della Terra, portano a disperazione i soggetti, e con la disperazione alla violenza, che nome hanno? Eccolo: “Omicidi”. Ebbene? Nessuno fugge? Voi vedete che fra questi galeotti evasi alla giustizia, che empiono case e città e si strusciano a noi per le strade, e dormono negli alberghi con noi, e con noi dividono la mensa, si vive senza pensarci. Eppure, chi è senza peccato? Se il dito di Dio scrivesse sulla parete della stanza dove convitano i pensieri dell’uomo – sulla fronte – le parole accusatrici di ciò che foste, siete o sarete, poche fronti porterebbero scritta, in carattere di luce, la parola “innocente”. Le altre fronti, a caratteri verdi come l’invidia, o neri come il tradimento, o rossi come il delitto, porterebbero le parole di “adulteri”, “assassine”, “ladri”, “omicidi”. Senza superbia siate dunque misericordiosi ai fratelli meno fortunati, umanamente, che sono nelle galere, espiando ciò che voi non espiate, per la stessa colpa. Ne avvantaggerà la vostra umiltà.

Seppellire i morti.

58La contemplazione della morte è scuola della vita. Io vorrei potervi portare tutti di fronte alla morte e dire: “Sappiate vivere da santi per non avere che questa morte – separazione temporanea del corpo dallo spirito – per poi risorgere trionfalmente in eterno, riuniti, beati”.

59Tutti nasciamo nudi. Tutti moriamo divenendo spoglia destinata a corruzione. Re o pezzenti, così si nasce, così si muore. E se il fasto dei re permette una più lunga preservazione del cadavere, è sempre il disfacimento la sorte di ciò che è carne morta. Le stesse mummie che sono? Carne? No. Materia fossilizzata dalle resine, legnificata. Non preda dei vermi perché svuotata e arsa dalle essenze, ma preda dei tarli come un legno vecchio.

60Ma la polvere torna polvere perché così Dio ha detto. Eppure, solo perché questa polvere ha fasciato lo spirito e ne è stata vivificata, ecco che, come cosa che ha toccato una gloria di Dio – tale è l’anima dell’uomo – occorre pensare che è polvere santificata non diversamente degli oggetti che sono stati a contatto col Tabernacolo. Almeno un momento fu che l’anima fu perfetta: mentre il Creatore la creava. E se poi la Macchia la deturpò, levandole perfezione, solo per la sua Origine comunica bellezza alla materia, e per quel bello che viene da Dio il corpo si abbella e merita rispetto. Noi siamo templi e come tali meritiamo onore, così come sempre sono onorati i luoghi dove sostò il Tabernacolo.

61Date dunque ai morti la carità del riposo onorato in attesa della risurrezione, vedendo nelle mirabili armonie del corpo umano la mente e il pollice divino che lo ideò e modellò con percezione, e venerando anche nella spoglia l’opera del Signore.

Le opere di misericordia spirituale.

Istruire gli ignoranti.

62Ma l’uomo non è solo carne e sangue. É anche anima e pensiero. Anche questi soffrono e vanno misericordiosamente sovvenuti. Vi sono ignoranti che fanno il male solo perché non conoscono il bene. Quanti che non sanno o sanno male le cose di Dio e anche le leggi morali! Come affamati languono perché non c’è chi li sfami, e cadono in marasma per mancanza di nutrienti verità. Andate ad istruirli, perché per questo Io vi raccolgo e vi mando. Date il pane dello spirito alla fame degli spiriti.

63Istruire gli ignoranti corrisponde, nello spirituale, a sfamare gli affamati; e se premio è dato per un pane offerto al corpo languente onde per quel giorno non muoia, che premio sarà dato a colui che sfama uno spirito di verità eterne, dandogli eterna vita? Non siate avari di ciò che sapete. Vi fu dato senza spesa e senza misura. Datelo senza avarizia, perché è cosa di Dio come l’acqua del cielo, e va data come ci viene data.

Pregare per i vivi e per i morti.

64Non siate avari e non superbi di ciò che sapete. Ma date con umile generosità. E date il refrigerio limpido e benefico della preghiera ai vivi e ai morti che hanno sete di grazie. Non si deve rifiutare l’acqua alle fauci assetate. Che allora ai cuori dei vivi angosciati, e che agli spiriti penanti dei morti? Preghiere, preghiere, feconde perché attive di amore e di spirito di sacrificio.

65La preghiera deve essere vera, non meccanica come suono di ruota sulla via. É il suono o la ruota quella che fa procedere il carro? É la ruota che si logora per portare oltre il carro. Lo stesso è della preghiera vocale e meccanica e della preghiera attiva. La prima: suono, nulla più. La seconda: opera, in cui si logorano le forze e cresce sofferenza, ma si ottiene lo scopo. Pregate più col sacrificio che con le labbra e darete refrigerio ai vivi e ai morti, facendo la seconda opera di spirituale misericordia. Il mondo sarà più salvato dalle preghiere di coloro che sanno pregare, che dalle fragorose, inutili, micidiali battaglie.

Consigliare i dubbiosi.

66Molte persone del mondo sanno. Ma non sanno credere con fermezza. Come fossero presi fra due canapi opposti, tentennano, tentennano, senza procedere d’un solo passo, e si affaticano le forze senza riuscire a nulla. Sono i dubbiosi. Sono quelli dei “ma”, dei “se”, degli “e poi”. Quelli delle domande: “Sarà poi così?”, “E se non fosse?”, “E io potrò?”, “E se non riesco?”, e così via. Sono i vilucchi che, se non trovano dove aggrapparsi, non salgono e, anche trovando, spenzolano di qua e di là, e non solo bisogna dar loro sostegno, ma guidarli su di esso ad ogni nuova svolta della giornata. Oh! che veramente fanno esercitare pazienza e carità più di un pargolo tardivo! Ma, in nome del Signore, non li abbandonate! Date tutta la fede luminosa, la fortezza ardente a questi prigionieri di loro stessi, della loro malattia nebbiosa. Guidateli al sole e all’alto. Siate maestri e padri per questi incerti. Senza stanchezze e senza impazienze. Fanno cascare le braccia? Benissimo. Anche voi le fate cascare tante volte a Me, e ancor di più al Padre che è nei Cieli, che deve spesso pensare che inutilmente sembra essersi fatta Carne la Parola, posto che l’uomo è ancora dubbioso, anche ora che sente parlare il Verbo di Dio.

67Non vorrete già presumere che voi siete da più di Dio e di Me! Dunque, aprite le carceri a questi prigionieri dei “ma” e dei “se”. Scioglieteli dalle catene dei “potrò?”, “se non riesco?”. Fateli persuasi che basta fare tutto il meglio che si può e Dio è contento. E se li vedete scivolare giù dall’appoggio, non passate oltre, ma rialzateli di nuovo. Come fanno le mamme che non passano oltre se il loro piccolo cade, ma si fermano, lo rialzano, lo puliscono, lo consolano, lo sorreggono, finché a lui è passata la paura di una nuova caduta. E fanno così per mesi e anni se il bambino è di gambe deboli.

Perdonare le offese.

68Vestite gli ignudi dello spirito col perdono a chi vi offende. L’offesa è anticarità. L’anticarità spoglia di Dio. Perciò chi offende diviene nudo, e solo il perdono dell’offeso rimette vesti su quella nudità. Perché le riporta Dio. Dio attende a perdonare che l’offeso abbia perdonato. Perdonare tanto l’offeso dall’uomo come l’offensore dell’uomo e di Dio. Perché, via! nessuno è senza offese al suo Signore. Ma Dio perdona a noi se noi perdoniamo al prossimo, e perdona al prossimo se l’offeso da un suo prossimo perdona. Vi sarà fatto come fate. Perdonate perciò se volete perdono e gioirete in Cielo, per la carità che avrete dato, come di un manto di stelle messo sulle vostre spalle sante.


Consolare chi piange.

69Siate misericordiosi con coloro che piangono.

70Sono i feriti della vita, i malati del cuore coi suoi affetti.

71Non vi chiudete nella vostra serenità come in una fortezza. Sappiate piangere con chi piange, consolare chi è afflitto, empire il vuoto di chi è orbato dalla morte di un parente. Padri con gli orfani, figli coi genitori, fratelli gli uni agli altri.

72Amate. Perché amare solo i felici? Essi hanno già la loro parte di sole. Amate i piangenti. Sono i meno amabili per il mondo. Ma il mondo non sa il valore delle lacrime. Voi lo sapete. Amate dunque chi piange. Amateli se nel loro pianto sono rassegnati. Amateli, e più ancora, se sono ribelli nel dolore. Non rimprovero ma dolcezza per persuaderli della verità del dolore e sul dolore. Possono, fra il velo del pianto, vedere sformato il volto di Dio, ridotto ad una espressione di vendicativo prepotere. No. Non vi scandalizzate! Non è che allucinazione data dalla febbre del dolore. Soccorreteli acciò la febbre cada.

73La vostra fresca fede sia come ghiaccio dato al delirante. E quando la febbre più acuta cade, e subentra l’abbattimento e l’ebetimento stuporoso del risorgente da un trauma, allora, come a bambini che una malattia ha arretrato nel sapere, ritornate a parlare di Dio come di cosa nuova, dolcemente, pazientemente… Oh! una bella favola, detta per svagare l’eterno fanciullo che è l’uomo! E poi tacete. Non imponete… L’anima lavora da sé. Aiutatela con le carezze e la preghiera. E quando essa dice: “Allora non fu Dio?”, dite: “No. Egli non ti voleva far male perché ti ama anche per chi non ti ama più per morte o altro”. E quando l’anima dice: “Ma io l’ho accusato”, dite: “Egli lo ha dimenticato perché era febbre”. E quando dice: “Allora io lo vorrei”, dite: “Eccolo! É alla porta del tuo cuore ad attendere che tu gli apra”.

Sopportate le persone moleste.

74Sopportate le persone moleste.

Esse entrano a turbare la piccola casa del nostro io, così come i pellegrini entrano a turbare la casa che abitiamo. Ma, come vi ho detto di accogliere quelli, così vi dico di accogliere questi. Vi sono moleste? Ma se voi non le amate, per il disturbo che vi danno, esse, più o meno bene, vi amano. Per questo amore accoglietele. E anche venissero indagando, odiando, insultando, esercitate pazienza e carità. Potete migliorarle con la vostra pazienza. Potete scandalizzarle con la vostra anticarità. Vi dolga che esse pecchino, di loro; ma più vi dolga di farle peccare, e di peccare voi stessi. Ricevetele in nome mio se non le potete ricevere per amor vostro. E Dio vi compenserà venendo Lui, dopo, a restituire la visita e a cancellare il ricordo spiacevole con le sue soprannaturali carezze.

Ammonire i peccatori.

75Infine vedete di seppellire i peccatori per preparare il ritorno alla Vita della Grazia. Sapete quando lo fate? Quando ammonite gli stessi con paterna, paziente, amorosa insistenza. É come se voi seppelliste mano mano le brutture del corpo prima di consegnare lo stesso al sepolcro in attesa del comando di Dio: “Sorgi e vieni a Me”. Non purifichiamo i morti, noi ebrei, per rispetto al corpo che dovrà risorgere?

76Ammonire i peccatori è come un purificarli nelle membra, prima operazione del seppellimento. Il resto lo farà la Grazia del Signore. Purificateli con carità, lacrime e sacrifici. Siate eroici per strappare uno spirito alla corruzione. Siate eroici! Questo non resterà senza premio. Perché, se è dato premio per un calice d’acqua dato ad un assetato corporale, che sarà dato per chi leva dalla sete infernale uno spirito?

77Ho detto. Queste le opere di misericordia del corpo e dello spirito che aumentano l’amore. Andate e fate. E la pace di Dio e mia sia con voi ora e sempre».

L’AMORE SPONSALE DELL’ANIMA

32. I diritti dell’anima e
il dovere della carne
[179].

L’anima bruna[180].

Dice Gesù:

1«Anche tu, come la sposa dei Cantici, sei venuta a Me un po’ bruna. Rarissime sono le anime che, attratte dal mio amore, non vengano a Me un po’ brune. La vita del mondo leva quel candore di giglio che ha l’anima uscita dalle dimore del Cielo per scendere ad animare una carne nata da due amori fatti uno.

2È la terra, l’atmosfera della terra, non l’atmosfera astronomica creata dal Padre mio, ma l’atmosfera morale della terra ‑ quella creata da voi, che per essere stati avvelenati all’origine dallo Spirito del Male portate nel sangue germi di male inoculato[181] ai progenitori ‑ quella che offusca lo splendente candore su cui è solo una macchia che il mio Battesimo lava.

Il candore battesimale[182].

3Oh! fulgore dell’anima dopo il lavacro battesimale! Se vi fosse dato vedere quel luminoso candore, vedreste qualcosa da rapire i vostri sentimenti. Il giglio è opaco e la perla è grigia a confronto dell’anima avvolta nella luce battesimale. Essa è come quella dei due Primi avanti la seduzione di Satana, così come era quando il Padre a loro la infuse per farli a Lui somiglianti. E, in verità, l’anima rivestita dalla grazia battesimale è come uno specchio che riflette Dio, è un piccolo Dio che attende, amando, di tornare al Cielo dove il suo Amore creatore l’attende.

4Se l’uomo riflettesse ‑ ed è per questo che la mia Bontà non calcola le colpe commesse avanti l’uso di ragione ‑ se l’uomo, ormai capace di distinguere il Bene dal Male ‑ e nota che gli istinti del senso si destano dopo l’uso di ragione; prima sono vivi solo gli istinti della vita che spingono il bambino a cercare la mammella o il cibo, il calore della madre o del sole, la mano della madre o il sostegno degli oggetti ‑ se l’uomo riflettesse a ciò che fa, a ciò che perde facendo, a quale delitto, a quale furto giunge levando alla sua anima il suo candore battesimale, quale sacrilegio compie profanando in sé la vera immagine di Dio: Spirito di Grazia, di Bellezza, di Bontà, di Purezza,  di Carità infinita; se riflettesse al deicidio che compie uccidendo la sua anima, oh! no! l’uomo, essere dotato di ragione, non peccherebbe. Ma l’uomo è un re stolto che disperde con la sua volontà malata i tesori del suo regno e mette in repentaglio il possesso del suo regno stesso.

5E, nota Maria, non parlo in mio Nome. Non dico che peccando offendete Me che sono morto per voi. Parlo solo difendendo gli interessi ed i sentimenti del Padre mio che vi ha creati simili a Lui, che vi ama di una perfezione d’amore paterno, e che l’uomo insulta col suo disamore e defrauda nelle sue speranze, che sono quelle di potervi stringere al seno nel giorno del vostro entrare nella Vita.

L’anima ha diritti superiori a quei della carne[183].

6Poche sono le anime che non vengano a Dio un po’ brune, fatte brune dalle conseguenze della vita che non hanno saputo condurre con quella santa e attenta riflessione che ci vorrebbe per rispetto all’anima che ha diritti superiori alla carne.

7Voi vi ricordate molto dei diritti della carne, cosa che muore e che solo essendo vissuta ancella dello spirito, e non padrona dello spirito, può divenire, a suo tempo, abitatrice nella reggia dei Cieli. Vi preoccupate della vostra estetica, della vostra salute fisica, di prolungare la vita sulla terra il più possibile. Ma non vi preoccupate della vostra anima, di conservarla bella, di renderla sempre più ornata per aggiungere alla sua bellezza creata da Dio le gemme conquistate dalla vostra volontà di figli pensosi del Padre, al quale vogliono tornare arricchiti di meriti: veri gioielli, vere ricchezze che non periscono in eterno. Vi preoccupate della salute fisica, ma non vegliate a preservare dalle malattie spirituali la vostra anima. Vi preoccupate di protrarre ciò che chiamate “vivere” e che sarebbe più giusto chiamare “attendere”, e non vi preoccupate di attendere in modo da conquistarvi la Vita vera che non perisce più.

8Di tutto vi preoccupate in questo periodo oscuro, che vi pare tanto luminoso, della vostra sosta sulla terra ‑ e che già ti ho spiegato[184] essere simile ad una gestazione per esser dati alla Luce, alla Vita ‑ e guardate con orrore alla fossa, buco buio dove questo vostro corpo che amate, da quegli idolatri che siete, torna alla verità della sua origine: fango. Fango da cui si sprigiona una fiamma, una luce: l’anima.

9Ecco ciò che dà pregio al corpo, o uomini stolti. L’anima che è il dono di Dio, lo spirito che è manifestazione di Dio, e che ha un pregio davanti al quale quelli della carne sono un nullo spregevole.

Il dovere della carne: morire[185]

10Ma come potete voi, che vi dite cristiani, non ricordare le parole del Cristo, del Verbo, della Verità? Non ho detto Io: “Colui che vorrà salvare la sua vita la perderà, e chi la perderà per amor mio la salverà”?[186] Non ho Io detto: “E che giova all’uomo guadagnare il mondo se perde la sua anima? Che darà l’uomo in cambio della sua anima?”?[187] Non ho forse detto: “Il granello di frumento caduto se non muore non fa frutto, ma se muore produce molto frutto”?[188] E tutto ciò non vi ha aperto gli occhi dello spirito?

11Ma già, come può il vostro spirito aprire gli occhi se voi lo avete sepolto sotto le pietre della vostra carnalità? Esso è come martire lapidato. Con la differenza che nel martire lapidato morirà la carne e lo spirito entrerà nella gloria, mentre invece voi lapidate il vostro spirito e lo defraudate della Luce qui e nella Vita vera.

12E avete paura del buio della tomba per la vostra carne ormai insensibile come zolla di fango! Di ciò avete paura. Sì. Ma non avete orrore di condannare al buio eterno ciò che in voi è luce e che anela alla Luce infinita. Lo spirito vostro. E non pensate che voi, cercatori assetati di ricchezze, perdete la ricchezza vera. E non pensate, voi affamati di vita, che vi date la Morte. La morte che non muore: la morte dello spirito.

13Voi spegnete voi stessi nella vostra immortalità di cittadini celesti. Anzi fate peggio ancora: date la vostra luce in mano a Satana perché ne faccia un chiarore tenebroso nel suo Regno di Tenebre. Oh! profanatori! Peggio che se con le vostre demoniache scoperte, volte al male, riusciste a svellere delle stelle dal mio firmamento e spegnerne la luce di diamante vivo in una palude putrida.

14Sappiate far morire la carne, e non l’anima, per germinare in spiga eterna. La vostra posterità sulla terra è sempre labile. I secoli hanno distrutto schiatte che parevano immortali e di loro non sopravvive che il ricordo, e di molte neppur quello. Ma ciò che fate nello spirito non muore. Anche in paragone alla terra non muore. Guardate ai miei santi. Passano i secoli ed il culto resta per essi così come il primo giorno.

15E poi non lavorate mai per la gloria d’esser conosciuti sugli altari. Ciò è ancora umanità e il vero santo ad essa non pensa. Egli pensa solo ad aumentare il giubilo di Dio con aggiungere nei prati eterni un nuovo fiore di splendore, e ad accontentare la sua anima che grida e si agita in lui per la sua sete di possedere completamente Iddio.

16Siamo due seti che si anelano, siamo due amori che si cercano. Anima e Dio, Dio e anima: ecco i due perenni amatori. Perché defraudare Dio e l’anima del loro fine che è l’unirsi, oltre il giorno terreno, nella eterna dimora?

Assidua attenzione, volontà di essere buoni.

17Io, la Pietà perfetta, non guardo se venite a Me “un po’ bruni” dai riverberi del sole terreno delle tendenze vostre. Voglio solo che lottiate perché il sole bruciante della carnalità non vi renda irriconoscibili al mio sguardo e repellenti al mio occhio.

18Mettete un riparo intorno al troppo pericoloso ardere della umanità: sia questo dato dalla vostra assidua attenzione, dalla vostra volontà di esser buoni, dal vostro desiderio di piacermi. Mi basta questo. E se questo fate, fate già tutto, perché attenzione, volontà, desiderio, sono come tre pioli su cui si tende la tenda che preserva un cuore da ciò che può disgustare Iddio.

19Ché, se poi una subitanea bufera scatenata da Satana, invidioso di Dio, strappa il riparo e permette ai nembi e ai raggi di sporcarvi e di scurirvi, Io, che vedo e so, non ve ne accuso, ma vi giustifico e accorro in vostro aiuto.

20Allora sono Io che mi fo riparo a voi, poveri figli. Vi stringo al seno e vi dico: “Non piangete. Vi compatisco. Sono qui per mondarvi, per aiutarvi. Venite. Il Dio di amore vi dà il suo Sangue per pulirvi dal fango e il suo Cuore per asilo sicuro. Venite, uomini che Satana insidia. Vicino a Me Satana non viene. Alzate la testa verso Iddio. 24Non vi avvilite. Ho voluto esser tentato per provare, come uomo, ciò che è la seduzione di Satana e compatirvi, non con mente di Dio, ma con esperienza di uomo, nelle vostre tentazioni. Non vi avvilite. Mi basta che non vogliate peccare. Mi basta che non disperiate dopo il peccato. La prima cosa offende Me: Dio. La seconda offende Me: Salvatore. Non bisogna mai dubitare del vostro Salvatore. Mai. A chi ha fede nella potenza del Salvatore è riserbato ogni perdono. Ve lo dico Io che sono la Verità”.

21Vedi, piccola Maria, quanto c’è da dire su una semplice frase del Cantico[189]? E senti come il tuo soffrire è cessato? No. Non l’hai perduta una mamma[190]. Ci sono Io[191] che ti cullo  e ti canto le ninne‑nanne più sublimi per consolare il tuo cuore che piange. Ci sono Io che ti tengo per mano e ti faccio passeggiare con Me nei giardini eterni. L’ho promesso[192] e lo mantengo. Ti sono madre e padre, oltre che fratello e sposo. Alla tua mamma penso Io: Redentore. A te penso Io: Amore.

22Va’ in pace. Io sono sempre con te.»

33. Sulle orme del Maestro[193].

Desiderio di un Dio.

Dice Gesù:

1«Che Io sia con te è atto di bontà mia. Desiderio di un Dio di amore è questo di stare con le sue creature, e quando le creature non lo cacciano con il loro tradimento Iddio non si allontana. In certi casi, e per speciali rispondenze dell’anima, la vicinanza è più sensibile.

2Ma guai se l’anima che gode della benedizione della presenza sensibile di Dio cadesse in peccato di superbia. Perderebbe subito Dio perché Dio non è dove è superbia. Più è grande l’umiltà della creatura e più in essa scende Iddio. Maria ebbe Dio in sé, non solo spiritualmente ma come Carne viva, perché raggiunse il vertice della umiltà santa.

3Ma se Dio desidera stare con le sue creature, le creature dovrebbero desiderare di stare con Dio.

Le divagazioni delle anime.

4Troppe sono le divagazioni delle anime! Corrono dietro agli interessi umani, si sperdono su piste di umano piacere, si sviano dietro a bugiarde dottrine, si abbagliano in troppi miraggi di scienza umana. Giunge la sera della loro vita e si trovano così lontane da Me! Stanche, nauseate, corrose, non hanno più forza di accostarsi al Signore. Già è molto se resta in loro un residuo di nostalgie celesti e di ricordi di Fede che fa loro gettare il grido degli antichi lebbrosi: “Gesù, abbi pietà di me”[194].

5È il grido che salva, perché non si chiama mai inutilmente il mio Nome. Io, che veglio in attesa d’esser chiamato, accorro presso chi mi invoca e per il mio Nome, davanti al cui suono tremano di gioia i Cieli e di terrore gli abissi, opero il miracolo.

6Ma non bisognerebbe, o figli disamorati e imprudenti, venire a Me soltanto all’ultima ora. E sapete voi in anticipo se avrete tempo e modo di chiamare Me? E sapete voi se Satana, con ultima astuzia, vi giuocherà l’ultimo inganno per nascondervi l’appressarsi della morte, onde far sì che essa vi colga come ladro che giunge improvviso?

Conseguenze del sistema superbo.

7Il mondo è pieno di morti improvvise. Sono uno dei prodotti della vostra maniera di esistere. Avete moltiplicato il piacere e la morte, avete moltiplicato il sapere e la morte.

8Il primo vi conduce alla morte, e non soltanto voi che peccate, ma anche i figli e i figli dei vostri figli, così come voi scontate i peccati dei padri dei vostri padri, attraverso le conseguenze delle vostre libidini e delle vostre crapule.

9Il secondo vi conduce alla morte attraverso al vostro cosiddetto “progresso”, del quale tre quarti è opera dell’insegnamento di Satana, perché frutto del vostro progredire sono le opere ed i mezzi di raffinata distruzione che voi create, e l’altro quarto è dato da un eccessivo amore delle comodità, sotto il quale si cela, oltre che l’epicureismo, anche l’antica superbia di voler emulare Iddio nella velocità, nel volo, e in altre cose superiori all’uomo e male usate dall’uomo. Ché se Salomone trovò che chi aumenta il sapere aumenta il dolore[195], e lo trovò allora, che si dovrebbe dire adesso che avete ridotto il mondo un caos di sapere dal quale manca il freno della legge di Dio e della carità?

L’universo obbedisce ad una legge di amore verso Dio.

10Tanto avreste avuto da studiare senza lambiccarvi la mente in astruserie dannose o dietro opere omicide. Nel mio Universo sono pagine sterminate nelle quali l’occhio dell’uomo poteva, e Io avrei voluto così fosse, leggere soprannaturali insegnamenti e leggi di bellezza e bontà. Io l’ho creato, Io, Dio Uno e Trino, quest’universo che vi circonda, e in esso non ho messo del male per voi.

11Tutto nell’universo obbedisce ad una legge di amore verso Dio e verso l’uomo. Ma voi, dal corso ordinato degli astri, dal succedersi delle stagioni, dal fruttificare del suolo, non imparate nulla. Nulla che serva a conquistare i Cieli. Unici che non ubbidite, siete il disordine dell’Universo. E il vostro disordine pagate con rovine continue, in cui perite come greggi impazzite che si precipitano giù da un burrone in torrente mugghiante.

Regolarsi in proporzione all’amore di Gesù per noi.

12Miseri uomini che avete ottuso lo spirito sotto al peccato; ottuso al punto da non sapere più capire l’armonia delle cose universali, le quali cantano tutte le lodi del Dio Creatore e parlano di Lui, e a Lui ubbidiscono con un amore che inutilmente Io cerco nell’uomo.

13Lasciate il vagolare vano dietro a tanto umano sapere, e tante umane fami. E venite a Me.

14La mia Croce c’è per qualche cosa, così ben alta sul mondo. 16Guardatela questa croce dove un Dio si immola per voi e, se avete viscere d’uomini e non di bruti, regolatevi in proporzione al mio amore per voi.

15Io non vi ho dato la mia vita perché voi continuaste a perdere la vostra. Io ve l’ho data per darvi la Vita. Ma voi dovete volerla avere questa vita eterna e agire di conseguenza, e non emulare gli animali più immondi vivendo nel pantano.

16Ricordatevi di possedere uno spirito.  Ricordatevi che lo spirito è eterno. 19Ricordatevi che per il vostro spirito è morto un Dio. Avete tanta paura di un malanno che poco dura, e non temete l’orrore della dannazione i cui tormenti non hanno termine.

17Tornate sulla via della Vita, poveri figli. Ve ne scongiura Colui che vi ama.

21E a te, che ascolti e scrivi, insegno, perché tu lo insegni ai fratelli, il modo sicuro di venire a Me.

Sulle orme del Maestro.

18Imitare il Maestro in ogni cosa. Ecco il segreto che salva. Se Egli prega, pregare. Se Egli opera, operare. Se Egli si sacrifica, sacrificarsi. 23Nessun discepolo è da più del Maestro e diverso dal Maestro[196]. E nessun figlio è dissimile al genitore, se è buon figlio.

19Non hai mai notato come i bambini amino imitare il padre loro negli atti, nelle parole, nel camminare? Mettono i loro piccoli piedi sulle orme paterne e pare loro di divenire degli adulti nel fare ciò, perché imitare il padre che amano è per loro raggiungere la perfezione.

20Maria mia, fa’ come quei piccini. Fallo sempre. Segui le orme del tuo Gesù. Sono orme sanguinose, perché il tuo Gesù è ferito per amore degli uomini. Anche tu, per amore di essi, sanguina da mille ferite. In cielo si muteranno in gemme, perché saranno tante testimonianze della tua carità, e la carità è la gemma del Cielo.

21Conducimi le anime. Sono riottose come capretti. Ma se tu le attiri con dolcezza esse si piegheranno. Esser dolci fra tanto amaro che il prossimo distilla continuamente, è cosa difficile. Ma occorre filtrare tutto attraverso l’amore di Me. Occorre pensare che, per ogni anima che viene a Me, il mio giubilo è grande e mi fa dimenticare le amarezze che continuamente l’uomo mi dà. Occorre pensare che la Giustizia è molto irritata e che occorre esser più che mai vittime redentrici per placarla.

22Io non voglio che tu mi segua solo con amore. Voglio che tu mi segua anche con dolore. Io ho sofferto per salvare il mondo. Il mondo ha bisogno di sofferenza per essere salvato ancora.

23Questa dottrina, che il mondo non vuole conoscere, è vera. 29Bisogna usare tutti i mezzi per salvare l’umanità che muore. Il sacrificio nascosto e la palese dolcezza sono due armi per vincere questa lotta della quale Io ti darò premio.

24Come il tuo Signore, sii eroica nella carità, eroica nel sacrificio, dolce nelle prove, dolce verso i fratelli. Prenderai allora il volto e la veste del tuo Re, come un limpido specchio rifletterai il mio Volto.

25Bisogna sapere imitare Maria che portava fra la gente il Cristo: Salute del mondo.»

34. Gli amorosi rapporti
fra Dio e l’anima
[197].

I doni dello Sposo.

Dice Gesù:

1«Parlo a te per tutti, per spiegare gli amorosi rapporti fra Dio e l’anima.

2Non per vano modo di dire sono chiamato “sposo” delle anime vostre. Vi ho sposate con rito di dolore e vi ho dato per dote il mio Sangue, poiché siete così povere, da voi stesse, che sareste state un disdoro per la dimora del Re. Nel Regno del Padre mio non entrano coloro che sono denudati da ogni veste[198]. Io vi ho tessuto la veste nuziale[199] e l’ho tinta di porpora divina per renderla ancora più bella agli occhi del Padre mio; Io vi ho incoronati del mio serto, perché chi regna porta corona, e vi ho dato il mio scettro.

3Veramente ciò avrei voluto darlo a tutte le anime, ma infinite hanno spregiato il mio dono. Hanno preferito le vesti, le corone e gli scettri della terra, la cui durata è così relativa e la cui efficacia così nulla rispetto alle leggi dello spirito.

 4Onori, ricchezze, glorie, Io non le maledico. Dico solo che non sono fine a sé stesse, ma sono mezzi per conquistare il vero fine: la vita eterna. Bisogna usarne, se la vostra missione di uomini ve le affida[200], con cuore e mente pieni di Dio, facendo di queste ricchezze ingiuste non ragione di rovina ma di vittoria.

La povertà di spirito.

5Esser poveri di spirito[201], guadagnare il Cielo con le ricchezze ingiuste[202]: ecco due frasi che capite poco.

6Poveri di spirito vuol dire non avere attaccamento a ciò che è terreno; vuol dire essere liberi e sciolti da ciò che è veste pomposa, come umili pellegrini che vanno verso la mèta godendo degli aiuti che la Provvidenza elargisce. Ma non godendone con superbia e avarizia, ma sibbene come gli uccelli dell’aria, che beccano contenti i granelli che il loro Creatore sparge per i loro piccoli corpi e poi cantano di gratitudine, tanto[203]   sono grati della piumosa veste che li ripara, e di più non cercano, e non si rammaricano con ira se un giorno il cibo è scarso e l’acqua del cielo bagna nidi e penne, ma sperano pazienti in Chi non li può abbandonare.

7Poveri di spirito vuol dire vivere dove Dio vi ha posti, ma coll’animo staccato dalle cose delta terra e unicamente preoccupato di conquistare il Cielo.

8Quanti re, quanti potenti in ricchezze della terra furono “poveri di spirito” e conquistarono il Cielo, usando la forza per domare l’umano che in loro si agitava verso le glorie labili, e quanti poveri della terra non sono tali perché, pur non possedendo ricchezze, le hanno anelate con invidia, e molte volte hanno ucciso lo spirito vendendosi a Satana per una borsa di denaro, per una veste di potere, per una tavola sempre imbandita di ciò che serve a formare il cibo per i vermi  della putredine della tomba!

Le ricchezze ingiuste.

9Guadagnare il Cielo con le ricchezze ingiuste vuol dire esercitare carità di ogni forma nelle glorie della terra.

10Matteo, il pubblicano, ha saputo fare delle ricchezze ingiuste scala per penetrare in Cielo[204]. Maria[205], la peccatrice, ha saputo, rinunciando agli artifizi con cui rendeva più seducente la sua carne e usandoli per i poveri di Cristo, cominciando da Cristo stesso, santificare quelle ricchezze di peccato. Nei secoli, cristiani molti di numero, pochi rispetto alla massa, hanno saputo fare delle ricchezze e del potere la loro arma di santità. Sono quelli che hanno capito Me. Ma sono così pochi!

11La mia veste, la veste che vi dono, è quella che Io ho bagnata col mio Sangue durante l’agonia spirituale, morale e fisica, che va dal Getsemani al Golgota. La mia corona è quella di spine e il mio scettro è la croce.

12Ma chi vuole questi monili di Cristo? Solo i veri amatori miei. E quelli li disposo con rito di alta carità. Quando sarà finito il tempo della terra, per ogni mio singolo amatore Io verrò, fulgido, ad introdurli nella gloria.

L’avvento dello Sposo.

13Verrò, Maria, verrò. Per ora è il tempo del reciproco desiderio. Perché, per quanto Io possa essere presso a te, anche sensibilmente, sono sempre come amante che gira intorno alle muraglie che gli impediscono di penetrare dall’amata. Il tuo spirito si affaccia da ogni spiraglio per vedere Me e getta il suo grido d’amore. Ma la carne lo tiene prigioniero. Se anche Io forzando la carne entro, poiché sono il Padrone del miracolo, sono sempre contatti fugaci e relativi.

14Non posso prenderti con Me. Ucciderei la tua carne, ed essa ha ancora un oggi e un domani di utilità per la causa mia. Ancora tutto non è compiuto del tuo lavoro[206]  e Io solo so quando fermerò per te l’ora terrena che scorre.

15Ma allora verrò. Oh! come, anima che desideri uscire dalla terra ostile, come ti sembrerà bello il Cielo! E come, confrontandoli coi presenti, ti parranno accesi gli abbracci dell’Amore!

16Tu dici che è cessata per te l’ansia per le vicissitudini che potevano, in questi tempi di sventura, turbare gli ultimi giorni della mamma tua, e che ciò mette nel tuo soffrire di orfana una vena di pace. Ma pensa quando potrai dire a te stessa che è cessata per te ogni ansia e ogni pericolo e nulla più potrà separarti dal tuo Signore!

17Ama con un superamento di forze, poiché Io ti ho amata e ti amo con un superamento di misura.

Tempo del fidanzamento.

18La mia Carità ti ha lavata e vestita per non vedere la tua nudità su cui erano molte ombre di polvere umana. Tutto la mia Carità ha predisposto per il tuo bene immortale.

19Agli occhi del mondo può apparire che la mia mano si sia aggravata su te. Ma il mondo è uno stolto che non sa vedere le verità soprannaturali.

20Tu sei stata sempre amata di un amore di predilezione da Me. Come giardiniere che ha creato un nuovo fiore da un ruvido arbusto sino allora privo di corolle e ne è geloso come di un tesoro, Io ho vegliato e veglio su di te. Mi hai detto che sono di una prepotenza gelosa. È ciò che faccio coi prediletti che serbo a Me soltanto.

21E se ho fatto il deserto intorno a te, è perché ho voluto metterti nella condizione di non avere altro luogo di attrazione che non sia il Cielo. Là, nell’altra vita, è tutto ciò che amasti con tanta forza umana. Ora più niente hai sulla terra e sei come un uccello imprigionato che, attraverso le sbarre della gabbia, guarda il cielo dove i suoi compagni sono liberi e felici, e sta presso la porticciola in attesa che venga socchiusa per prendere il volo.

22Verrò, sta’ certa. Anche la nostalgia presente serve ad ornare il tuo diadema. Sii costante e paziente. Come un bimbo che sa la mamma vicina, riposa senz’ansie sull’amore del tuo Gesù. Egli non ti perde di vista, non ti lascia, non ti dimentica. Ha più ansia di te di pronunciare la parola che libera lo spirito e lo introduce nel Regno. 27Dopo tanto gelo, dopo tanto spogliamento, dopo tanto pianto, verrò per darti il mio Sole, per rivestirti di fiori eterni, per asciugare ogni tuo pianto.

23Tu che hai avuto una visione della Luce che empie i Cieli[207], pensa cosa sarà entrare in essa, presa per mano dal tuo Re. Se uno spiraglio socchiuso appena su quel Regno di Luce e appena intravisto permane in te con un ricordo che ti empie di letizia, pensa cosa sarà quando la Luce sarà il tuo possesso. Allora, e non più con le limitazioni di ora, Io vivrò in te e tu in Me, e come la sposa del Cantico potrai dire che il tuo Gesù è tuo e tu di Lui.

30Per ora chiamami con ogni tuo affetto. Se son presso non[208]  conta. Amo sentirmi chiamare e più sono chiamato e più presto vengo, perché non so resistere alla voce dell’amore.

La primavera dell’amore.

31Prima che venga la sera dell’età verrò. Non ritornerò, perché sei tu che sei tornata a Me e non Io a te, che non ho mai lasciata. 31Verrò. Me ne stavo come un povero nell’ombra attendendo che tu mi dessi[209]  il cuore, me ne aprissi[210] la porta e mi facessi entrare da Re e Sposo in te. Ma ora verrò. Verrò per gli sponsali. Sta per cessare il tempo del fidanzamento mortale e per iniziarsi il rito delle nozze eterne.

32Pochi ritocchi ancora ho da darti, o mia vigna, per farti bella del tutto agli occhi miei. Non gemere se le cesoie fanno male. Quando è tempo di potare è segno che è primavera. E nel tempo di primavera verrò perché è il tempo degli amori. L’anima entra nella primavera quando per lei cessa l’inverno mortale e comincia la letizia nel giardino di Dio.»

35. L’amore e la notte oscura dell’anima[211].

L’oppressione della carne[212].

Dice Gesù:

1«Ti ho detto[213]  che i libri della Sapienza vanno sempre letti con riferimenti sopra‑umani.

2Proprio l’opposto di quello che fa il mondo, e la scienza del mondo, la quale non sa elevare sé al livello soprannaturale, ma si sforza di abbassare il soprannaturale delle cose al suo livello terreno. In questa maniera, dalle pagine ispirate coglie il senso artistico, sente e nota la poesia e la musica, tutto quanto, insomma, carezza i suoi sentimenti umani, ma non si industria di aprire le porte oltre le quali è rinserrato il suo spirito, che essa umanità nega o dimentica di possedere tanto di esso non si cura.

3E lo spirito, oppresso come schiavo in buia galera, non riceve il riflesso ‑ dico “riflesso” perché il raggio non scende attraverso le strette muraglie della superbia e della lussuria umana – non riceve neppure il riflesso del sole della Sapienza raggiante per tutti e per lui, sepolto nel pozzo oscuro dell’indifferenza al soprannaturale, così lontano; non riceve neppure la più lontana onda di quel riflesso di luce, la più lontana vibrazione di quell’armonia che non è fatta di sole parole ma di significati eccelsi, e sempre più si inebetisce in una segregazione delittuosa.

4Poveri spiriti chiusi in esseri dominati dalla triplice sensualità della carne! Quando una parola soprannaturale valica la loro prigione, come eco venuta da lontano, hanno un soprassalto, e tentano uno sforzo per farsi udire dalla carne che li opprime. Ma sono conati vani di un debole oppresso da un gigante.

La signoria dello spirito[214].

5Per intendere la Parola quale essa è, e per rendere lo spirito quale dovrebbe essere: signore della carne e non schiavo, l’umanità dovrebbe mettere la scure al piede di interi boschi, e abbattere gli alberi malvagi, piantati dall’imprudenza di alcuni o dal loro ribelle pensiero e lasciati crescere liberamente, anzi: aiutati nel crescere da altri imprudenti ed altri ribelli alla legge del Signore. Dovrebbe far questo l’umanità e fare luce. Permettere alla Luce di scendere dall’alto dei Cieli sui prati della terra dove, come erba che passa, voi spuntate, fiorite e cadete in breve ora. E beati quelli che fioriscono in maniera da esser degni del trapianto nel mio Paradiso.

6Questi sono coloro per i quali non è spenta e preclusa la luce dello spirito. Sono i forti che sanno resistere alle correnti umane. Sono i fedeli che sanno credere anche contro le asserzioni umane. Sono i sicuri che sanno continuare a sentire il Sole anche oltre le ombre create dall’uomo, e nulla li leva da questa loro certezza. Come ago sensibile di bussola si orientano verso la Luce, come uccelli migratori seguono il loro Sole. Sanno lasciare case e parenti per venire al Sole dell’anima loro.

I santi martiri dell’amore[215].

7E non alludo, Maria, a chi entra in monastero. Vi sono creature che vivendo nella famiglia la “lasciano per amor mio” più che se si mettessero oltre la duplice grata di un monastero. Tu ne sai qualcosa e sai che lagrime costi “seguire Me”[216] contro il volere ostile dei famigliari.

8“Vengono a Me” coloro che contro l’egoismo, lo scherno, l’incredulità dei parenti, sanno seguire il loro Re d’Amore, coloro che non si turbano o raffreddano sotto il quotidiano assalto degli ingiusti commenti e dell’altrui indifferenza religiosa. Ma anzi ne soffrono e si affannano a moltiplicare in loro la Luce per portarla fra mezzo alla loro famiglia oscurata, si esauriscono nel tutelare gli interessi del loro Dio nel seno della prima fra le società umane: la famiglia, e giungono a donarmi la loro vita pur di ottenere la Vita ai morti della loro famiglia: ai morti dello spirito.

9Oh! benedetti, oh! beati, oh! eroici figli miei! So cosa voglia dire andare contro al dolce legame dell’amore e all’aspra catena del pregiudizio famigliare per spezzarli e seguire l’ordine del Signore. 11So. Ricordo. E premio di premio speciale i nascosti martiri dell’egoismo famigliare e dell’amore famigliare, i santi martiri del mio Amore, prepotente in loro come la morte e struggente come un fuoco.

L’amore dell’anima.

10La frase del Cantico: “Di notte nel mio letto cercai l’amore dell’anima mia senza trovarlo”[217], va letta soprannaturalmente così:

11Molte volte e per cause diverse viene la notte per l’anima. Le necessità della vita, che voi fate di sovente divenire “sollecitudini della vita”, creano delle ombre crepuscolari, talora così fonde da esser simili a notte senza stelle. La volontà di Dio, per provare la vostra costanza, suscita talora altre notturne tenebre. Durante queste oscurità “l’amore dell’anima vostra” si ritira.

12L’anima, se non è morta del tutto, ama spontaneamente il suo Creatore Iddio. Anche se voi non ve ne accorgete, questa vostra luce, questa vostra fiamma, nascosta entro le opache barriere della carne, tende con nostalgia al Regno da cui è venuta e sospira all’unione con la sua Origine. Si trova spersa fra estranei l’anima sulla terra e cerca la vicinanza dell’Unico che l’assicura: Iddio.

Le cause della notte oscura

13Quando per incuria vostra Iddio si ritira, poiché avete creato la notte con le vostre sollecitudini umane, l’anima soffre.  Avviene in lei come uno sbalordimento iniziale. Ma viene poi il momento che essa si ridesta e allora cerca “l’amore suo” e soffre di sentirlo lontano, e per colpa della sua rilassatezza che ha permesso alla carne di signoreggiare con le sue sollecitudini senza valore.

14Quando invece è Iddio che per provare uno spirito si ritira da esso e permette alla notte di avvilupparlo[218], allora questo spirito vigile si accorge subito d’esser stato lasciato dal suo Amore e balza in piedi per cercarlo, e non ha pace sinché non lo abbia raggiunto e stretto al cuore.

La ricerca di Dio.

15Alle sollecitudini della terra, questo spirito che ha compreso la Luce oppone l’unica delle sollecitudini che dovreste avere: “quella della ricerca di Dio”. Santa sollecitudine dell’anima innamorata, alla quale corrisponde la divina sollecitudine di Dio innamorato delle anime delle sue creature al punto di dare Sé stesso a salvezza loro.

16Sia che abbiate perduto la vicinanza mia per colpa vostra o per volontà mia, sappiate imitare la sposa del Cantico. Sorgete senza indugio, cercate senza stanchezze e senza titubanze, senza timori.

17Se dipende da voi la lontananza, sarebbe vergognoso che non cercaste di farvi perdonare essendo pazienti e insistenti nella ricerca. Se dipende da Dio, sarebbe offensivo che voi mostraste umana impazienza e quasi con questa rimproveraste Dio che è incensurabile.

18E neppure timori dovete avere. Quando uno cerca Iddio, Iddio, anche se è nascosto, veglia su lui. Perciò nulla di “vero” male può fare il mondo al cercatore di Dio. Anche se infierisce con scherni o con persecuzioni, pensate sempre che ciò sono cose di durata relativa mentre il frutto del vostro amore coraggioso non perisce mai.

La beatitudine dell’amore.

19Quando infine le vostre amorose ricerche vi concedono di riunirvi all’amore dell’anima vostra, stringetevi ad esso con abbraccio ogni volta più forte sino a divenire fusione totale e indissolubile fra voi e Lui.

20Vedi, piccola sposa mia, quando si è giunti a questo punto Gesù non si scosta mai. Basta che tu volga lo sguardo dello spirito per vedermi vicino. Proprio come uno sposo innamorato che si aggira nella casa nuziale, e basta che la sposa si volga o si affacci alla porta per vederlo presso a sé o nella stanza vicina.

21Non è dolce tutto ciò? Non ti dà tanta sicurezza? Tanta pace e conforto?

22Ma non è ancora nulla. Quando da questa tua piccola casa e dalla labile dimora di carne dove è rinchiusa, Io trarrò la tua anima alle dimore eterne, sarai resa cognita di cosa è la beatitudine dell’amore. La gioia di ora è come goccia di miele paragonata al fiume di dolcezza che riverserò su te.»

36. Amore reciproco tra l’anima
e lo Sposo
[219].

Violenza distruggente dell’amore.

Dice Gesù:

1«Quando l’amore è divenuto così forte da divenire “fusione”, è anche inutile temere delle violenze umane che spezzano la vita o della lunghezza della vita stessa.

2Credi, anima che ascolti, credi che nulla è tanto violento come l’amore e tanto distruggente quanto l’amore. Se anche la spada o le frecce dei tiranni non avessero svenato e trafitto i miei martiri, se il fuoco e la pece non li avessero fusi e inceneriti, se l’acqua non li avesse sommersi o le belve sbranati, sarebbero morti lo stesso, giunti a quel punto di incandescenza d’amore al quale li aveva portati l’amore reciproco fra il cristiano e il Cristo. Più di una spada e di una freccia apre vene e cuore l’amore, più del fuoco e della pece consuma l’amore, più di un’acqua sommerge l’amore e più di una belva affamata aspira a Sé l’Amore.

3Ma questo annichilimento della creatura nell’Amore separa la gemma dal suo involucro, schiude il serrame all’angelo chiuso nella carne, meglio diciamo: allo spirito, per prevenire le obbiezioni dei cavillatori umani che si perdono ad analizzare le rifiniture e non guardano al nucleo del pensiero. Questo annichilimento libera lo spirito immortale e lo fa nascere ai Cieli che l’hanno atteso e che si aprono al suo entrare e si chiudono dietro a lui, mettendo barriere di pace fra esso e la terra ostile ai santi.

Forza immolatrice dell’amore.

4Per questo vi ho detto: “Non temete di chi può uccidere il vostro corpo”[220], perché l’uccisione del corpo è liberazione dello spirito.

5L’Amore è immolatore come la spada e il fuoco, come l’acqua e le belve. E, ai giorni vostri, in cui non sono le grandi persecuzioni che coronarono di porpora la Chiesa nascente, vi dico in verità che non mancano i martiri ai quali è spada, è fuoco, è belva la fiamma d’amore.

 6Quella che voi chiamate “Piccolo fiore[221]” non è meno martire di Agnese, perché la lama che bevve la vita dell’una e dell’altra ha in fondo un sol nome: “l’Amore”. E nel Cielo il martirio dell’una e dell’altra, sebbene consumato con forma diversa, hanno ugual premio, perché la gloria di Dio fu l’agente che le spinse ad incontrarlo e l’amore delle anime quello che le spinse a chiederlo.

7Ugualmente è inutile temere la lunghezza della separazione. L’amore la abbrevia perché consuma. Non resiste a lungo un essere preso in un vortice di fuoco.

8Il fuoco porta velocemente presso al Fuoco, presso Dio Uno e Trino che è la perfezione dell’Amore, che è l’Amore stesso, e che ad ogni attimo di tempo rinnova e espande il suo ardore che va dal Centro ai Tre e dai Tre all’Unità con ineffabili, e non comprensibili a mente umana, moti di amore, e come onda da chiusa sorgente  trabocca poi e si espande sull’Universo e lo abbraccia, lo feconda, lo attira, dà ad esso vita e chiede di ricevere le vite create per portarle a conoscere l’Amore, ossia Se stesso, con la perfezione che non è più delle creature mentre sono separate dal Creatore, ma delle creature quando sono nuovamente raccolte sul seno del Creatore.

Infedeltà colpevole.

9Oh! Luce beatifica, oh! Amore tre volte santo, perché il mio sacrificio di Dio non è stato sufficiente a donarmi tutte le creature? Perché, anzi, il Nemico ha talmente agito sulla debolezza umana da rendere impenetrabile il mio sacrificio nella quasi totalità delle creature?

10Oh! dolore dell’Uomo Dio, di Dio che ha lasciato i super essenziali splendori per venire sulla terra allo scopo di dare ai terreni l’Amore e di portare all’Amore i terreni, e vede che per milioni e milioni di esseri inutilmente il suo olocausto di Dio che lascia i Cieli, e di Uomo che si immola, è stato compiuto!

11Vi allontanate così dal Bene, dall’Amore che è Bene, e morite. Morite dopo che Io vi ho dato la Vita. Morite per non saper amare e non volervi lasciare amare da Dio.

12Rimanete fedeli, voi, fra gli uomini infedeli a Gesù Signore e Salvatore vostro, infedeli a Dio Uno e Trino, Padre, Redentore, Amore vostro, voi che avete conosciuto l’amore. Non ve ne staccate mai da questa via sicura il cui termine è nel mio Cuore.

13L’amore non solo sia la guida della vostra vita, ma vi spinga in corsa tanto rapida da esser volo verso di Me. Come farfalla che la luce attira, volate alla Luce. Essa è qui per ricevervi e aumenta i suoi bagliori di gioia perché vi vede fedeli.

14Venite. Salite. Non vi è che Dio che sia gioia per la creatura.»

37. La bellezza dell’anima sposa[222].

La sposa del Canto dei Cantici[223].

Dice Gesù:

1«La Chiesa ha applicato a Maria, la Madre mia benedetta, le lodi che lo sposo del Cantico dice per la sua amata. E nessuna creatura al mondo ha, in verità, tanto diritto di avere per sé quelle lodi, lasciando anche e soprattutto da parte la sensualità che celebra le bellezze fisiche, grandi anche in Maria, perché la sua esclusione dalla colpa d’origine aveva fatto di Maria una creatura perfetta come i due primi creati dal Padre. E i due primi, opera eccelsa del Creatore, avevano, oltre la bellezza incorporea dell’anima innocente, la bellezza fisica del corpo creato dal Padre.

Stigmate di delinquenza.

2La bruttezza fisica è venuta all’uomo come una delle tante conseguenze della colpa. La colpa non ha lesionato soltanto lo spirito. Essa ha portato tale lesione anche alla carne. Dallo spirito, che aveva perduto la Grazia, sono venuti istinti contro natura, i quali hanno avuto per frutto le mostruosità della razza. Se l’uomo non avesse conosciuto il peccato, non avrebbe conosciuto certi stimoli e non avrebbe contratto alleanze deprecate e maledette che hanno poi pesato, nei secoli dei secoli, con marchio di bruttezza sulla prima originaria bellezza.

3E anche quando l’uomo non giunse ad avvilire sé stesso con certe colpe, la cattiveria, portata sino alla delinquenza, segnò stigmate sui volti dei malvagi e sui loro discendenti, stigmate che ancora oggi studiate per reprimere la delinquenza.

4Ma dovreste cominciare voi, scienziati che le studiate, a levare la prima stigmate di delinquenza dal vostro cuore: quella che vi fa ribelli a Dio, alla sua Legge, alla sua Fede. Occorre curare lo spirito, non reprimere le colpe della carne e del sangue. Se l’uomo, curando sé stesso per primo, curasse poi l’educazione spirituale dei fratelli, riconoscendo questo spirito che è il motore dei vostri atti e non negandolo con le parole e più con le opere di tutta la vita, la delinquenza diminuirebbe sino a divenire manifestazione sporadica di qualche povero malato di mente.

5Tanto è segno di propria o di lontana congiunzione col Male la bruttezza fisica, che nel tempo mosaico, quando per un complesso di ragioni, che un giorno ti ho spiegato[224], occorreva usare una severità e un assolutismo che Io poi ho modificato con la mia dottrina d’amore, il deforme era escluso dai servizi divini. Non era per insegnare agli uomini a mancare di carità verso gli infelici, che era stata data dalla Giustizia quella legge. Ma era per mettere un freno all’animalità degli uomini, col timore e col terrore che le loro colpe contro natura generassero dei deformi esclusi dal servizio divino, aspirazione somma dei figli d’Israele.

Le deformità redente.

6Dopo sono venuto Io, Sapienza eterna, incarnata per voi, ed ho modificato la Legge al fuoco della mia Carità ed al lume della mia Intelligenza.

7Erano passati secoli e secoli dal tempo di Mosè e, nonostante tutte le leggi, l’uomo aveva fornicato col Male, con la Lussuria spinta ad aberrazioni[225]  mostruose, con la Ferocia anche questa portata a capolavori di criminalità. Nei figli dei figli di questi milioni di peccatori si segnavano le stigmate delle lontane colpe dei padri mentre, sotto l’involucro di una carne non bella e resa deforme da difetti fisici o da malattie orrende, palpitava un cuore degno di Dio più di tanti cuori di esseri fisicamente belli.

8E allora Io, frutto dell’Amore e portatore dell’amore fra gli uomini, per insegnarvi l’amore vi ho insegnato ad amare gli infelici; ho chiamato a Me storpi, ciechi, lebbrosi, pazzi, e li ho guariti quando era il caso, li ho amati sempre di amore di predilezione e vi ho insegnato ad amarli così.

9Questo rispondeva anche ad una ragione di alta giustizia.  Io, che ero venuto per redimere le deformità dello spirito e ad amare sino all’olocausto i vostri spiriti deformi, per ridare ad essi la bellezza degna d’entrare in cielo, potevo non amare i deformi della carne, la cui deformità era una croce che di per sé stessa redimeva lo spirito che la sapeva portare?

10No. Il Salvatore li ha amati e li ama, gli infelici della terra. E se non può su tutti operare il miracolo di rendere perfette le loro membra destinate a perire ‑ non lo può per motivi inutili a spiegare agli uomini ‑ può dare a tutti coloro che un’infermità avvilisce la sua divina assicurazione del possesso del Cielo, se sanno subire la loro prova di martirio senza dubitare della bontà dell’Eterno e senza ribellarsi alla loro sorte facendone accusa a Dio.

11Mi amino anche per il dolore. Io li premierò per il loro amore e i derelitti della terra diverranno i trionfanti nel Cielo.

Bellezza perfetta di Maria.

12La Madre mia, la Senza colpa, la Tutta bella, la Desiderata di Dio, la Destinata ad essermi Madre, possedeva l’armonica integrità delle membra, in cui era palese il pollice modellatore di Dio che l’aveva creata a sua perfetta somiglianza.

13L’opera dell’artista si è industriata in tanti secoli a rappresentare Maria. Ma come rappresentare la perfezione? Essa trasuda dall’interno all’esterno. E se potete ancora col pennello e con lo scalpello fare una forma perfetta, non potete mettervi quella luce d’anima che è cosa spirituale, e che è l’ineffabile tocco divino apposto su una carne che è santa, tocco che vedete tralucere dall’interno su vostri fratelli e che vi fa esclamare: “Che volto di santo!”.

14Come potete rappresentare Maria? La Tutta Santa del Signore! Ogni qualvolta è apparsa, e poi vi affaticaste a riprodurne le sembianze, i beati della visione di Lei hanno esclamato: “È bella quest’opera, ma non è Maria.  Essa è diversamente bella, di una bellezza che non potete riprodurre e che non si può descrivere”.

15Potresti tu riprodurre Maria, tu alla quale per conforto nella prova che era imminente ho concesso vedere la Madre mia e tua[226], lo potresti tu, anche se fossi[227]  pittrice o scultrice eccelsa? No. Hai dichiarato che anche la tua efficace parola di donna istruita e capace di comporre è povera, insufficiente, per descrivere Maria. Hai detto che è “luce” per dire la cosa più bella e indescrivibile che è sul mondo e paragonarla alla Madre mia, nostra.

16È lo spirito di Maria che affiora dai veli della carne immacolata, quello che non potete descrivere, o figli di Lei e fratelli miei. Santificatevi per vedere Maria. Anche se nel Paradiso non aveste, per un supposto, a vedere che Lei, sareste già beati. Perché Paradiso vuol dire luogo dove si gode della vista di Dio, e chi vede Maria già vede Iddio. Essa è lo specchio senza macchia della Divinità.

Imitare Maria Ss.

17Tu vedi dunque che le lodi del Cantico sono giustamente appropriate a Maria, la quale con la sua anima pura e innamorata ha ferito il cuore di Dio che è suo Re, ma che l’accontenta nei suoi desideri d’amore per voi, come Ella fosse sua Regina.

18Io vorrei che nell’ambito delle vostre forze, così come dovete amare Dio con tutto voi stessi, vi sforzaste ad amare Maria. Amare vuol dire imitare, per spirito d’amore, colui che si ama. Ed Io ve ne ho fatto dolce comando: “Si capirà che mi amate quando si vedrà che fate le opere che faccio Io”[228]. Ora vi do lo stesso comando per la Madre mia: “Si vedrà che l’amate quando l’imiterete”.

19Oh! se il mondo si sforzasse ad imitare Maria!  Il Male, in tutte le sue diverse manifestazioni che vanno dalle rovine di anime alle rovine di famiglie, e dalle rovine delle famiglie alle rovine delle Nazioni e dell’intero globo terracqueo, cadrebbe vinto per sempre, perché Maria tiene il Male sotto il suo calcagno verginale e, se Maria fosse vostra Regina e voi foste veramente suoi figli, sudditi e imitatori, il Male non potrebbe più farvi del male.

20Siate di Maria. Sarete di Dio automaticamente. Perché Ella è il Giardino chiuso dove Dio sta, il Giardino santo dove Dio fiorisce. Perché Ella è la Fontana dalla quale sgorga l’Acqua Viva che ascende al Cielo e vi dà il mezzo di ascendere al Cielo: Io, il Cristo, Redentore del mondo e Salvatore dell’uomo[229].»

L’infedeltà all’amore si espia con l’amore.

38. Sofferenza dei figli abbandonati[230].

Sofferenza dei figli senza mamma.

Dice Gesù:

1«Oggi voglio parlare su di una frase detta da Me sulla croce. Potrà parere un intermezzo dissonante all’argomento di cui ti parlo in questi giorni. Ma non lo è.

2Tutto quanto Io dico si riferisce alla gemma che è in voi: allo spirito. Perché è lo spirito il signore del vostro essere. Voi spesso ne fate uno schiavo, ma ciò è una colpa di cui ne risponderete. Il fatto che voi lo conculcate e l’uccidete non cambia la sua caratteristica di signore del vostro essere.

3Io voglio richiamarti l’attenzione su una frase detta da Me sulla Croce. Sei sulla croce anche tu, povera Maria. E la tua croce ormai abituale si è fatta ora più dura e aspra col dolore presente che ti consuma carne e sangue e ti opprime, fino a frantumarlo, il morale. Se fosse soltanto per la morte, soffriresti meno. Ma nel dolore della dipartita di tua madre si unisce l’altro dolore del come è dipartita da te senza una parola.  Hai un groppo di lacrime nel cuore per la tua insaziata fame di carezze, che ti ha accompagnata per tutta la tua vita di figlia e ti accompagnerà per tutta la tua vita di orfana.

4Dàmmi anche questo sacrificio. Ci sono tanti figli senza mamma. Senza, perché la madre non li ama, e senza, perché la madre li ha rifiutati.

5Credi tu che i figli della colpa, quando escono dalle nebbie dell’infanzia e cominciano a pensare, non soffrano di questa loro condizione? La carità umana dà loro pane e tetto, oh! non molto di più, e sovente meno di quanto è dato ad un cucciolo sperso o ad un animale abbandonato. Ma se il cucciolo e l’animale sono felici solo per avere un cibo, un ricovero e una carezza, i figli della donna, che la donna ha ripudiato perché rappresentano per lei la testimonianza di una sua colpa, hanno una mentalità superiore a quella del cucciolo e dell’animale, hanno un’anima che soffre e che può, nella loro sofferenza di bastardi spersi fuori dal nido dove sono nati, gettati fuori dal nido, farli divenire ingiusti e cattivi. Ingiusti con Me e cattivi verso gli uomini, verso i simili di chi li ha generati per condannarli ad una sorte di vergogna.

Applicare il dolore al sollievo degli altri dolori.

6Io soltanto, Io che sono Colui al quale non sfugge lacrima d’uomo e neppure passa inosservato il bisogno del passero che ha fame, Io soltanto so le lacrime e le ribellioni di queste mie povere creature, che non hanno avuto neppure quel minimo di famiglia che è costituito dal ricordo dei genitori estinti. E le lacrime le raccoglie il mio Amore, e le ribellioni le compatisce la mia Misericordia. La Giustizia non è severa con questi poveri figli generati al pianto e alla vergogna, ma va, con volto severo, a giudicare chi li ha generati a tale sorte.

7Ma non è di questo che ti voglio parlare. Per questo ti chiedo soltanto il tuo soffrire di figlia che non ha conosciuto il conforto dell’addio materno. Tu hai Me come pochi mi hanno. Non sanno vedermi e sentirmi, altrimenti sarei con tutti come con te. Dammi il tuo dolore di figlia perché essi sentano che hanno un Padre, che bastardi non sono, che c’è chi li ama. E li ama come nessun genitore della terra può e sa amare. Bisogna saper applicare il proprio singolo dolore al sollievo degli altrui dolori. E tu, che conosci l’amarezza di certe situazioni, la desolazione del cuore e il conforto che solo da Dio viene, soffri con buona volontà per impedire questa che è una delle più amare, desolate e pericolose disperazioni.

Le ultime parole di Gesù sulla croce.

Lo spirito è signore del corpo.

8Ed ora parliamo della frase da Me detta sulla croce.

9Se nelle parole della Sapienza non ve ne è una di inutile riguardo allo[231]  spirito, che non sarà delle parole dette da Me Sapienza divina? Sulla croce ho completato la mia missione di Redentore, ma anche di Maestro.

10Vi ho insegnato il perdono perdonando ai miei uccisori e a chi mi offendeva come Dio e come morente. Vi ho insegnato ad aver fede nella Misericordia concessa a chi si pente promettendo il Paradiso a Disma. Vi ho insegnato a chi andare per non sentirvi soli: a Maria che vi è Madre. Vi ho insegnato a chiedere umilmente ed a soffrire pazientemente anche delle necessità corporali chiedendo un sorso per le mie labbra. Vi ho insegnato a non lamentarvi se quel sorso è aceto e fiele… aceto e fiele, Maria, che è dato non soltanto alle labbra ma spesso al cuore che chiede di amare e riceve ripulse e offese. Ricordalo che il tuo Gesù di questa più vera mistura amarissima ne ha avuto saturo il Cuore.

11Vi ho insegnato Chi invocare nelle ore in cui il dolore si precipita su voi e vi pare che tutti, anche Dio, vi abbiano abbandonato. Io ero, per necessità di Redenzione, realmente abbandonato dal Padre, ma l’ho ugualmente invocato. Così bisogna fare, o figli, nelle ore di prova e di dolore. Se anche Dio vi pare lontano, chiamarlo lo stesso in soccorso. Date a Lui sempre filiale amore. Egli vi darà i suoi doni. Potranno non essere quelli che invocavate. Saranno altri a voi più utili ancora. Fidatevi del Signore e Padre vostro. Egli vi ama e provvede a voi. Credete questo sempre. Dio premia chi crede nella sua Bontà.

Le frasi dette sulla Croce.

12Ma prima di pronunciare l’ultima parola, in cui era unita, al dolore angoscioso di quella morte, la gioia d’avervi conquistato la Vita, ho pronunciato la frase di cui ti voglio parlare: “Padre, nelle tue mani  raccomando lo spirito mio”[232].

13Vedete, o figli cari, quale valore ha lo spirito? Il mio ultimo pensiero va ad esso, a raccomandare esso nelle mani del Padre. Valore immisurabile del nostro vivere di uomini è lo spirito, dico “nostro”, perché chi moriva sulla croce era vero Uomo oltre che vero Dio, simile perciò a voi nell’umanità. L’estrema sollecitudine mia va a questo mio spirito prossimo a liberarsi dalla carne per tornare all’Origine da cui era venuto.

14Lo spirito del Cristo non aveva bisogno di divina pietà. Era lo spirito divino e innocente del Figlio del Padre e della Immacolata. Ma Io vi ho voluto insegnare che una sola cosa è preziosa nella vita e preziosa oltre la vita: lo spirito. Esso deve avere tutte le vostre cure durante l’esistenza e le vostre previdenze nell’ora della morte.

15Tutto quanto possedete sulla terra è cosa che muore con la carne.  Nulla vi segue nell’altra vita. Ma lo spirito resta, ma lo spirito vi precede. È desso che si presenta al Giudice e riceve la prima sentenza. È desso che riscuoterà[233]  la carne nell’ora dell’ultimo Giudizio e la farà di nuovo viva per ascoltare il decreto che la farà beata con esso spirito o con esso maledetta. Secoli o attimi di morte conoscerà la carne avanti la sua risurrezione, ma lo spirito non conosce che una morte e da quella non risorge.

16Guai a quegli spiriti morti che infonderanno morte alla carne che abitarono! La “seconda morte” che non conosce risurrezione, e che è quella che dovete temere per questo corpo che amate più dello spirito, o uomini stolti che capovolgete i valori delle cose.

17Cercate di avere pietà di voi stessi, non dal punto di vista umano ma da quello soprannaturale. Pietà di ciò che non muore come carne, ma che può morire unicamente come spirito, perdendo la Luce di Dio quaggiù, la visione e il possesso di Dio nel mio Cielo.

18Cercate. E poiché siete deboli per la carne che vi tenta, presa come è nella seduzione di Satana, in vita e in morte affidate il vostro spirito al Potente, al Santo, al Misericordioso Iddio.

19Quando vi ho insegnato a dire: “Non ci indurre in tentazione ma salvaci dal male”[234], non vi ho forse già insegnato ad affidare lo spirito vostro al Padre, che vi ha creato e che non rinnega la sua paternità come voi rinnegate invece la vostra figliolanza?

20Allo spirito che si affida a Dio poco può nuocere Satana sulla terra; allo spirito che nell’agonia invoca Dio saranno risparmiati i terrori che la Bestia suscita per ultima vendetta; allo spirito che spira in Dio verrà aperto da Dio il Cuore e da morte passerà a vita eterna, santa, beata.»

39. Il Purgatorio: fiamme d’amore[235].

Le fiamme espiatrici[236].

Dice Gesù:

1«Ti voglio spiegare cosa è e in cosa consiste il Purgatorio. E te lo spiego Io, con forma che urterà tanti che si credono depositari della conoscenza dell’al di là e non lo sono.

2Le anime immerse in quelle fiamme non soffrono che per l’amore.

3Non immeritevoli di possedere la Luce, ma neppure degne di entrarvi subito, nel Regno di Luce, esse, al loro presentarsi a Dio, vengono investite dalla Luce. È una breve, anticipata beatitudine, che le fa certe della loro salvezza e le fa cognite di cosa sarà la loro eternità ed esperte di ciò che commisero verso la loro anima, defraudandola di anni di beata possessione di Dio. Immerse poi nel luogo di purgazione, sono investite dalle fiamme espiatrici.

4In questo, coloro che parlano del Purgatorio dicono giusto. Ma dove non sono nel giusto è nel volere applicare nomi diversi a quelle fiamme.

5Esse sono incendio d’Amore.  Esse purificano accendendo le anime d’amore. Esse dànno l’Amore perché, quando l’anima ha raggiunto in esse quell’amore che non raggiunse in terra, ne viene liberata e si congiunge all’Amore in Cielo.

Il Comandamento d’amore.

6Ti pare dottrina diversa dalla cognita, vero? Ma rifletti.

7Cosa vuole il Dio Uno a Trino per le anime da Lui create? Il Bene.

8Chi vuole il Bene per una creatura, che sentimenti ha per la creatura? Sentimenti d’amore.

9Quale è il comandamento primo e secondo, i due più importanti, quelli che Io ho detto non esservene più grandi ed essere in quelli la chiave per raggiungere la vita eterna? È il comandamento d’amore: “Ama Dio con tutte le tue forze, ama il prossimo come te stesso”[237].

10Per bocca mia e dei profeti e dei santi, cosa vi ho detto infinite volte? Che la Carità è la più grande delle assoluzioni. La Carità consuma le colpe e le debolezze dell’uomo, perché chi ama vive in Dio, e vivendo in Dio poco pecca, e se pecca subito si pente, e per chi si pente vi è il perdono dell’Altissimo.

Il mezzo di riparazione: l’amore.

11A cosa mancarono le anime? All’Amore. Se avessero molto amato, avrebbero commesso pochi e lievi peccati, connessi alla debolezza e imperfezione vostra. Ma non avrebbero mai raggiunto la pertinacia cosciente nella colpa anche veniale. Si sarebbero studiate di non addolorare il loro Amore, e l’Amore, vedendo la loro buona volontà, le avrebbe assolte anche delle venialità commesse.

12Come si ripara, anche sulla terra, una colpa? Espiandola e, se appena si può, attraverso il mezzo con cui si è commessa.  Chi ha danneggiato, restituendo quanto ha levato con prepotenza. Chi ha calunniato, ritrattando la calunnia, e così via.

13Ora, se questo vuole la povera giustizia umana, non lo vorrà la Giustizia santa di Dio? E quale mezzo userà Dio per ottenere riparazione? Sé stesso, ossia l’Amore, ed esigendo amore.

14Questo Dio che avete offeso, e che vi ama paternamente, e che vuole congiungersi con le sue creature, vi porta ad ottenere questo congiungimento attraverso a Sé stesso.

Il motore dei tre regni.

15Tutto si impernia sull’Amore, Maria, fuorché per i “morti” veri: i dannati. Per essi “morti” è morto anche l’Amore. Ma per i tre regni ‑ quello più pesante: la Terra; quello in cui è abolito il peso della materia ma non dell’anima gravata dal peccato: il Purgatorio; e infine quello dove gli abitatori di esso condividono con il Padre loro la natura spirituale che li affranca da ogni gravame ‑ il motore è l’Amore. È amando sulla terra che lavorate per il Cielo. È amando nel Purgatorio che conquistate il Cielo che in vita non avete saputo meritare. È amando in Paradiso che godete il Cielo.

L’anima nel Purgatorio.

16Quando un’anima è nel Purgatorio non fa che amare, riflettere, pentirsi alla luce dell’Amore che per lei ha acceso quelle fiamme, che già sono Dio, ma le nascondono Dio per sua punizione.

17Ecco il tormento. L’anima ricorda la visione di Dio avuta nel giudizio particolare. Si porta seco quel ricordo e, poiché l’avere anche solo intravisto Iddio è gaudio che supera ogni creata cosa, l’anima è ansiosa di rigodere di quel gaudio. Quel ricordo di Dio e quel raggio di luce che l’ha investita al suo comparire davanti a Dio, fanno sì che l’anima “veda” nella loro vera entità le mancanze commesse contro il suo Bene, e questo “vedere” costituisce, insieme al pensiero che per quelle mancanze si è volontariamente interdetto il possesso del Cielo e l’unione con Dio per anni o secoli, costituisce la sua pena purgativa.

18È l’amore, e la certezza di avere offeso l’Amore, il tormento dei purganti. Più un’anima nella vita ha mancato e più è come accecata da spirituali cataratte, che le rendono più difficile il conoscere e raggiungere quel perfetto pentimento d’amore che è il coefficiente primo della sua purgazione e dell’entrata nel Regno di Dio. L’amore è appesantito nel suo vivere e reso tardo quanto più un’anima lo ha oppresso con la colpa. Man mano che per potere dell’Amore essa si monda, si accelera la sua risurrezione all’amore e, di conseguenza, la sua conquista dell’Amore, che si completa nel momento in cui, finita l’espiazione e raggiunta la perfezione dell’amore, essa viene ammessa nella Città di Dio.

Suffragio d’amore.

19Bisogna molto pregare perché queste anime, che soffrono per raggiungere la Gioia, siano veloci nel raggiungere l’amore perfetto che le assolve e le unisce a Me. Le vostre preghiere, i vostri suffragi, sono altrettanti aumenti di fuoco d’amore. Aumentano l’ardore. Ma ‑ oh! beato tormento! ‑ aumentano anche la capacità di amare. Accelerano il processo di purgazione. Innalzano a gradi sempre più alti le anime immerse in quel fuoco. Le portano alle soglie della Luce. Aprono le porte della Luce, infine, e introducono l’anima in Cielo.

20Ad ognuna di queste operazioni, provocate dalla vostra carità per chi vi ha preceduto nella seconda vita, corrisponde un soprassalto di carità per voi. Carità di Dio che vi ringrazia di provvedere ai suoi figli penanti, carità dei penanti che vi ringraziamo di adoperarvi per immetterli nel gaudio di Dio.

21Mai come dopo la morte della terra i vostri cari vi amano, perché il loro amore è ormai infuso della Luce di Dio e a questa Luce essi comprendono come voi li amate e come avrebbero dovuto amarvi.

22Non possono più dirvi parole che invocano perdono e dànno amore. Ma le dicono a Me per voi, ed Io ve le porto, queste parole dei vostri Morti, che ora vi sanno vedere e amare come si deve. Ve le porto insieme alla loro richiesta di amore e alla loro benedizione. Già valida sin dal Purgatorio, perché già infusa dell’accesa Carità che li arde e purifica. Perfettamente valida, poi, dal momento in cui, liberati, verranno incontro a voi sulle soglie della Vita o si riuniranno a voi nella stessa, se già voi li avete preceduti nel Regno d’Amore.

23Fida in Me, Maria. Io lavoro per te e per i tuoi più cari. Solleva il tuo spirito. Vengo per darti la gioia. Fidati di Me.»


MISTICI SPONSALI

40. Visite di Dio-Amore all’anima[238].

L’unione mistica dell’anima con Dio[239].

Dice Gesù:

1«Segreto dell’anima che non vuole perdere il suo Amore: Iddio, deve essere quello – te ne ho già parlato[240] ‑ di[241] rimanere sempre fissa, con le potenze dell’anima, a Dio.

2Qualunque sia la cosa che facciate, sappiate tenere lo spirito fisso in Me. In tal modo santificherete ogni vostra azione rendendola gradita a Dio e soprannaturalmente utile a voi. Tutto è orazione per colei che sa rimanere in Dio, perché l’unione altro non è che amore, e perché l’amore trasforma anche le azioni più umili della vita umana in adorazioni grate al Signore.

3Ti dico in verità che, fra colui che sta molte ore in chiesa a ripetere parole dalle quali l’anima è assente, e colui che sta nella sua casa, nel suo ufficio, nel suo negozio, nella sua occupazione, amando Me e il prossimo per Me, rimanendo unito a Me, prega il secondo ed è da Me benedetto, mentre il primo non fa che eseguire una pratica ipocrita che Io condanno e spregio.

Io dormo, ma il mio cuore veglia[242].

4Quando l’anima ha saputo raggiungere questa amorosa scienza del saper rimanere fissa in Me con le potenze sue, essa produce atti continui d’amore. Persino nel sonno materiale mi ama, perché la carne si addormenta e si sveglia col mio Nome ed il mio pensiero presenti, e mentre riposa il corpo l’anima continua ad amare.

5Oh! santi connubi dell’anima col suo Dio! Legame spirituale che l’occhio umano non vede, ma che, se lo potesse vedere, vedrebbe un cerchio di fuoco che circonda Dio e la creatura, e aumentando il giubilo di Dio aumenta la gloria della creatura, cerchio santo che in Cielo vi sarà nimbo sulla fronte glorificata.

La sonnolenza spirituale [243].

6L’anima, preclusa come è nella carne, subisce talora per contraccolpo le stanchezze della carne. Tentazioni di Satana, mancanze più o meno gravi ‑ non parlo della colpa mortale, la quale separa violentemente l’anima dal suo Dio, ma parlo delle colpe più lievi le quali, per quanto lievi, hanno per conseguenza una spossatezza dello spirito ‑ delusioni, dolori, avvenimenti della vita, nei meno formati alla vita dello spirito provocano, con le altre cause, delle stanchezze dell’anima.

7Ma dovete reagire ad esse. Sono come uno di quei languori fisici che precedono le consunzioni della carne. Guai a non combatterli all’inizio! Ma tre volte guai a non combattere i languori dello spirito che portano alla sonnolenza spirituale e lentamente alla morte dell’anima.

Comportamento di Dio con l’anima tiepida[244].

8Dio non ama i pigri, non ama coloro che preferiscono i loro comodi al buon Signore. Dio punisce coloro che si intiepidiscono. Si ritira.

9Il vostro buon Dio vi chiama per destarvi, vi prega di accoglierlo, vi si mostra affannoso per avervi cercato e vi chiede il cuore per ricoverarsi in esso. Ma non sapete che il più bel tabernacolo per il vostro Signore è il cuore vostro? Tutto tenta il buon Dio per trarvi dal sonno spirituale e dalla spirituale pigrizia. Alle volte tenta forzare anche i mistici cancelli del cuore e tenta di entrare. Poi si ritira perché non ricorre che raramente alla violenza. Vi lascia liberi sempre, anche se il lasciarvi tali è per Lui dolore, perché vede che fate della libertà mal uso.

10Qualche volta, quasi sempre anzi, l’anima avverte la venuta del suo Dio, sente il suo tentativo per entrare e, poiché l’anima si ricorda d’esser creata da Dio, si sente trasalire di dolcezza.

11Voi la conculcate l’anima, voi non la seguite nei suoi desideri, ma essa è resistente a morire in voi. Muore per ultima, muore dopo che è morta la mente ed è morto il cuore per la superbia e la lussuria; essa muore solo quando voi la uccidete levandole la Luce, l’Amore, la Vita, ossia Dio. Ma finché non è morta, essa trassale di gioia e palpita di amore quando Dio le si accosta. Guai a coloro che non vogliono secondare questi moti dell’anima. Sono simili a dei malati che, con continue imprudenze e disubbidienze al medico, sempre più aggravano la malattia sino a renderla mortale.

Priorità dei diritti dell’anima.

12Quando la vostra anima si scioglie di dolcezza perché sente Dio oltre i cancelli, secondate il moto dell’anima, lasciate ogni sollecitudine della carne, mettete questa vostra carne superba in ginocchio, riconoscete i diritti della regina chiusa in voi, della regina che vuole seguire il suo Re, e adorate la benignità del Re che è venuto a voi per amare la vostra anima che voi tenevate segregata, che è venuto per amarvi, e darvi il pegno di salvezza anche per questa vostra carne, alla quale tanto tenete ma per la quale non sapete fare nulla di realmente utile.

13Dio vuole che alla risurrezione finale anche le vostre carni splendano di luce e di bellezza soprannaturale ed eterna. Splendano per le opere sante compiute nella vita della terra, per le opere compiute seguendo gli impulsi dell’anima mossa da Dio.

“Vieni, Signore Gesù”.

14Se sapeste che grazia grande è ogni venuta di Dio‑Amore! Se lo comprendeste, direste ad ogni istante: “Vieni, Signore Gesù! Vieni a guidare l’anima mia! Sii il mio Re e il mio Maestro”. Se lo sapeste, segnereste ogni incontro, ogni venuta, fra i giorni fausti della vostra vita di uomini. E in verità nessun avvenimento è tanto fausto quanto quello in cui Io entro col mio amore nel vostro cuore per salvarvi e condurvi, oltre la vita, alla Vita vera, eterna e beata.

Priorità della ricerca di Dio[245].

15Quando per vostra incuria voi avete lasciato passare oltre il vostro Maestro, afflitto per la vostra inerzia spirituale; quando il rimorso, grido della coscienza che non tace mai completamente, neppure nei più depravati, desta la vostra anima che avete intontita nella tiepidezza e nella materialità, siate solleciti ai ripari. Cercate subito Iddio.

16Pensate che senza Dio si erra su vie di morte sino a perire in eterno. Pensate anche che Dio è pietoso ed ha viscere di carità per voi. Egli sente subito il vostro grido che lo richiama e, se anche per vostro castigo sta nascosto qualche tempo, non sta lontano. Voi non lo vedete, ma Egli è già presso a voi col suo cuore di Padre che perdona al figlio sviato e anela di stringerselo al cuore.

Superare le guardie di ronda[246].

17Cercate subito Iddio. Superate le guardie di ronda: le insidie che il Nemico scagliona lungo la via per impedire che un’anima gli sfugga per ricoverarsi in Dio. Lasciate pure che per vendetta vi spogli, Satana invidioso e crudele.

18Meglio per voi entrare nudi di umanità nella vita eterna, ma ricchi soltanto di ricchezze spirituali, che accompagnati alle soglie di Dio da affetti, onori, gioie terrene, per essere buttati fuori perché avete già avuto tutto e non meritate  altro, avendo preferito avere questo “tutto”, che cade e vi trascina nel cadere, all’unica cosa necessaria ad aversi: la moneta per entrare nella Vita eterna, accumulata con fatiche, sforzi, pazienza spirituale, piccioli santi raggranellati ora per ora obbedendo alla mia Legge per amore mio, perle mistiche ottenute col dolore sofferto per amore, rubini eterni creati dal vostro voler essere miei figli, contro le voci della natura carnale, contro gli scherni e le vendette del mondo, contro le seduzioni e le ire di Satana, volute vincendo se stessi e i nemici di se stessi: uomini o demoni che siano, volute stritolando la carne pur di far trionfare lo spirito che vuole seguire la Volontà di Dio, volute sino a sudare sangue vivo come Io davanti alla più forte tentazione, alla più forte paura, alla più forte Volontà divina che uomo abbia potuto subire.

19Se sapeste cosa è un vostro “no” detto alle forze della carne, degli affetti, delle ricchezze, degli onori, per essere fedeli a Colui che vi ama! Se sapeste cosa è esser pronti a lasciarsi togliere anche le cose care pur di essere tutti di Dio!

Il premio del martirio[247].

20Certe spogliazioni, subìte con rassegnazione se non con giubilo, poiché si può giubilare ancora per la salute immolata secondo i fini di Dio, ma non si può giubilare su una tomba che si chiude su un padre, una madre, uno sposo, un figlio, un fratello – sono stato Uomo fra gli uomini Io pure e ricordo cosa è non udire più una voce cara, non vedere più la casa animata da un parente e vuota la dimora di un amico della sua presenza ‑ certe spogliazioni subìte con rassegnazione hanno il valore di un martirio, Maria, ricordalo. Lo hanno come lo ha quello della vita offerta per l’avvento del mio Regno nei cuori, delle febbri, delle malattie subìte perché cadano le febbri delle anime e le malattie degli spiriti.

21E l’uno e l’altro martirio  avranno il premio del martirio: la stola porpurea di coloro che sono venuti a Me attraverso una grande tribolazione, teoria di fuoco che seguirà l’Agnello insieme alla candida teoria dei vergini, la seconda alla mia destra, la prima alla mia sinistra perché veramente questi eroi dello spirito sono i figli del mio Cuore squarciato da un martirio d’amore, come i primi sono i nati di Maria che più somigliano alla Madre e al Figlio della Madre, sono coloro che vissero in veste d’uomini con sentimenti d’angeli: oltre la carne e il sangue.

Trovato Dio, non separatevi più da Lui[248].

22Con ogni vostro mezzo, con santa audacia, cercate il Signore. Cercatelo per riparare la pigrizia di prima. E una volta trovatolo, non separatevi più da Lui.

23In Lui è il Bene che non muore. In Lui è la Vita e la Verità. Se starete in Lui non perirete. Se vivrete in Lui non morrete, non conoscerete errori. Come barca che entra sicura nel porto perché il suo pilota l’ha saputa condurre, voi, guidati dal Cristo, entrerete nel porto della Pace. Io ve lo dico, Io che non mento.

24Non rinnegatemi mai, figli che amo. Siate fedeli a Me ed Io vi darò la gloria.»


41. Le astuzie della scienza d’amore[249].

Ardente di totale amore[250].

Dice Gesù:

1«Ed ora, anima mia, ora che siamo alla fine del Cantico, ti insegno le ultime astuzie della scienza d’amore.

2Sii pura, poiché più del giglio e della neve è puro il tuo Diletto, e la sposa deve vestire le stesse vesti del suo Signore ed avere in pregio ciò che Egli pregia.  La Luce si avvicina, Maria. Leva anche le sfumature delle ombre della carne per essere tu pure tutta luce per l’ora in cui verrò e la Luce: Gesù, ti stringerà al cuore per portarti nella sua dimora dove non saranno più le separazioni imposte dall’essere su questa terra.

Aumento di bellezza e ornamenti[251].

3Aumenta sempre più la tua bellezza poiché le nozze sono vicine. Cingiti dei monili degli ultimi sacrifici, cingitene con gioia perché ti sono stati dati da Chi ti ama di amore eterno.

4Accenditi del fulgore dell’amore per dare vivezza al tuo spirituale aspetto. Una sposa fredda, anche soltanto tiepida, non è una sposa. Io ti voglio ardente di totale amore.

Anima coraggiosa intrepida audace[252].

5Sii intrepida contro tutte le forze del Nemico che tenta conturbarti per infernale invidia. Inutilmente lancerà contro a te le sue demoniache quadrighe. Sinché resti fedele, quattro e quattro e dieci volte quattro demoni saranno meno che filo d’erba sotto al tuo piede che varca gli ultimi passi per valicare quanto ancora ti separa dalla dimora del tuo amore.

6Nulla ti turbi. Tu procedi appoggiata a Me. Restavi fino alla fine, e il tuo passaggio sarà dolce e luminoso, come l’uscita da cammino semioscuro e difficile ed entrata su un prato fiorito e pieno di sole e di canti d’uccelli. E invero per chi amando ha meritato il possesso del Cielo, la morte non è che entrata nella Bellezza eterna e nella Gioia eterna.

Amante fusa all’Amato[253].

7E poiché in passato non fosti senza colpe, cancella anche il ricordo di quelle ombre con il mezzo che ti ho insegnato. Con un sempre più vivo amore. Vivi unicamente per Me, di Me, con Me. Fa’ che il Padre, guardandoti, ti veda tanto fusa a Me da non poterti scindere dal Figlio suo. La mia Carità ti copra come mantello nuziale sotto il quale celo gli strappi della tua veste.

8Guai se vi presentate soli alla Giustizia. Per quanto possiate esser buoni, qualche rovina è sempre su voi. Ma se vi presentate con Me al Padre, il fulgore del Figlio innimba talmente la vostra anima che la fa bella, ed il mio fulgore non è mai tanto vivo come quando posso presentare al Padre uno spirito che mi ama e che non ha reso, per sé, inutile il mio Sacrificio di Redentore. La Giustizia del Padre non ha cuore di addolorare il Figlio, Salvatore di un nuovo cittadino della Gerusalemme santa, e con una benedizione annulla il debito di quello spirito e gli apre il Cielo.

Alla scuola del deserto[254].

9Fuggi le distrazioni della terra, isolati con Me. Quando si sta per entrare a dimorare in paese straniero si impara l’idioma di esso per non essere incapaci di vivere in esso, almeno i primi rudimenti di quell’idioma si cerca di apprendere, ed è imprudente colui che va senza saperne neppure una parola. Molto faticherà nei primi tempi.

10Nella dimora eterna la Sapienza vi rende istruiti al primo istante, è vero. Ma vedi, anima mia, gli ultimi tempi della terra sono preparazione al Cielo.  Quando la mia Bontà dà tutti i segnali e tutto il tempo per prepararsi alla Vita, quando non per opera soltanto di Misericordia mia, ma anche di volere umano, vi è dato modo di provvedere agli ultimi apparecchi al vostro venire alla Vita, allora beato colui che vi si prepara con cura che non è mai eccessiva.

Alla scuola dell’amore[255].

11Se metteste questa cura, voi tutti che l’età o la lunga malattia, o la spietata contingenza delle guerre, mettono in quasi certa sorte di morire, non vi sarebbero tante penose soste nel Purgatorio. Compireste la vostra metamorfosi in Me con l’amore per Me, con un vero pentimento d’aver addolorato Me, con vera generosità, con vera rassegnazione, con tutte le virtù praticate con buona volontà, e non avreste a compiere tale lavoro che fa dell’uomo, impasto di carne e sangue in cui poco ha regnato lo spirito, uno spirito che ha conosciuto la vera Verità, ossia che Dio è l’unica Cosa che meriti tutti i moti dell’essere.

12Tu hai tutto il tempo per prepararti alla Dimora. Ricorda che se molto è perdonato a chi molto amò, molto è anche richiesto a chi molto è stato dato. E pochi mortali hanno avuto quanto Dio ti ha dato con un amore di predilezione.

Le ultime rifiniture dell’abito nuziale[256].

13Nulla ti pesi, nulla ti ripugni, nulla sia lasciato da te inoperoso per compiere le ultime rifiniture del tuo abito nuziale. Se sempre più faticoso è il cammino, pensa al tuo Gesù che pure trovò tanto penoso l’ultimo sentiero che portava al Golgota. Ogni vittima è un piccolo redentore: di sé stesso e dei fratelli. E le vie della redenzione non sono placidi sentieri fioriti: sono erte sassose, sparse di rovi, che si percorrono con una croce sulle spalle, la febbre nelle vene, il languore nella carne morente, il sapore del sangue nella bocca riarsa, le spine sul capo e la prospettiva della ultima tortura in cuore.

 14La redenzione si compie sulla cima. Ed ha per ultima pompa al rito propiziatorio le gemme dei tre chiodi, lo strappo dalle ultime dolcezze di affetti, la solitudine fra Cielo e terra, l’oscurità, non solo dell’atmosfera ma del cuore. Dopo viene il sole a baciare l’immolato. Ma prima sono tenebre e dolore.

15Stammi unita, stammi unita. Più viene l’ora e più stammi unita. Non c’è che Gesù che aiuti e non c’è che Gesù che istruisca, poiché quella esperienza l’ha vissuta, che istruisca a soffrire il martirio d’amore.

Vivere in Maria e uniti a Maria[257].

16Ma come prima di subirlo Io dovetti crescere alla vita e per primo cibo nutrirmi del latte di mia Madre e poi dell’alimento preparato dalle sue mani sante, così ogni piccolo redentore deve vivere in Maria per formarsi ad essere un Cristo. Gesù è forza dell’anima vostra. Maria è dolcezza. Prima di bere l’aceto e il fiele occorre bere il vino drogato. E questo ve lo dà il sorriso rincuorante di Maria. Balsamo che m’ha fatto felice in terra, balsamo che mi fa felice in Paradiso, e con Dio fa felice tutto il Paradiso, il sorriso materno della Madre mia è stella nella vita e stella nella morte. È stella soprattutto nel dolore dell’immolazione.

17Io l’ho guardato quell’eroico sorriso straziato della Madre mia, unico conforto, infinito conforto che saliva verso il mio patibolo. L’ho guardato per non permettere alla disperazione di accostarsi a Me. Guardalo tu pure, sempre. Guardatelo, o voi, uomini che soffrite. 25Il sorriso di Maria mette in fuga il demonio della disperazione.

18Vivete uniti a Maria di cui siete figli come Io lo sono. Vivi sul cuore di Maria, anima che voglio portare al Cielo.  Le mani di questa Madre che non delude i figli suoi sono piene di carezze per te. Le sue braccia ti stringono al seno che m’ha portato e la sua bocca ti dice le parole che hanno confortato Me.

19Perché nelle ultime soste sulla terra Io non ti abbia a smarrire, ti chiudo nella dimora di Maria. Là il turbamento non entra perché è la Madre della Pace. Là non entra il Nemico perché Ella è la Vittoriosa.

20Ti insegni Maria le supreme fiamme della Carità, Ella che della Carità è la Figlia, la Madre, la Sposa.

Possedere l’Amore è l’unica cosa che conti.[258].

21Taglia tutti i ponti fra te e il mondo. Vivi in Gesù e Maria. Ricorda che, anche se l’uomo avesse dato tutti i suoi beni per possedere l’amore, ciò[259]  sarebbe un nulla, perché l’Amore è tal cosa che rispetto a Dio ‑ Amore dell’anima vostra, scopo vero della vostra vita ‑ tutto perde valore. Possedere l’Amore è l’unica cosa che conti. E l’Amore si possiede quando per Lui si sa rinunciare a tutto quanto si ha.

22Dopo verrà la pace, Maria. Ora è lotta. Ma per chi ama è lotta con coronamento di vittoria.

Sigillo sul tuo cuore è l’Amore[260].

23Presto verrò a cambiare la tua corona di spine con altra di gioia. Persevera.

24Metti il mio sigillo ad ogni palpito, ad ogni lavoro. Incidilo con le lacrime nelle fibre del tuo cuore. Io sono Quello che salvo ed amo.»

42. Fidanzamento[261].

Promozione spirituale[262].

1. «No. Non ti lamentare e non ti rammaricare come per un cambiamento di amore a tuo riguardo. Questo non è diminuzione; è aumento. Parlo a te e a tutti gli spiriti che si sono votati tutti a Me e che si trovano nel tuo stesso caso. Sono coloro sui quali il mio occhio si riposa e si consola di tutte le infamie che vedo compiere sulla terra.

2. Quando uno ha compiuto un lavoro duro, affliggente, ripugnante anche, non trova grande gioia a respirare nell’aria pura ed a guardare un bel prato verde e fiorito? I polmoni si dilatano, l’occhio si riposa, la mente si ricrea. Pare di rinascere.

3. Lo stesso accade al vostro Gesù. Tanto addolorato, tanto disgustato! E da tanti! Pensate: sono la Bontà e l’Amore e ricevo offese, odio continuo, e devo usare il rigore per punire i colpevoli. Questo mi stanca più del portare la croce. Non che allora ignorassi che morivo inutilmente per molti. Non lo ignoravo, ma Io parlo della fatica materiale e del momento. Questa è fatica continua e dello spirito mio. I colpevoli affaticano lo spirito di Dio. Pensate a questo e comprenderete quanto è grave la colpa se è atta a stancare uno spirito perfetto come il divino. Ebbene voi, miei prediletti, mi riposate.

Parabola del fidanzamento.

4. E senti questa parabola per voi.

5. Un uomo ama una donna. L’ha vista bella, gli hanno detto che è buona, pura e modesta, ed egli ha sentito un affetto sorgergli in cuore, e con l’affetto la speranza di potere possedere come moglie quella donna e farne la perla della sua casa.

6. Si fa presentare ai parenti e chiede loro la giovane. Glie la concedono. E lui con mille attenzioni cerca di conquistarne l’affetto, perché il suo è già amore gigante e vuole portare allo stesso la sua amata. Ogni volta che va a lei le porta qualcosa che sa di suo gusto, quando le è lontano pensa cosa le può portare, se è lontano dal paese le scrive per dirle quello che a voce non può dirle, e appena torna nel luogo corre da lei. Non le racconta i crucci propri. Quelli li lascia fuori della porta perché non la vuole addolorare, e per lui è già sollievo vedere il viso sorridente dell’amata.

7. Così passa il tempo che voi chiamate ” fidanzamento ” e noi ebrei     ” sposalizio “, ma che non essendo coniugio consumato era, in fondo, un fidanzamento ufficiale rigorosissimo, tanto che la donna prendeva il nome di ” vedova ” se lo sposo le moriva avanti il matrimonio consumato, lasciandola vergine.

8. Ma poi viene il momento in cui la donna lascia la casa paterna, ed entra in casa dello sposo per essere ” una sola carne con lui ” secondo il comando antico[263], e per sempre, secondo il mio nuovo comando che dice: ” Ciò che Dio ha congiunto non può essere separato dall’uomo per nessun motivo[264] “. Poiché separare vuol dire spingere all’adulterio, e il peccato di adulterio lo commette non solo chi pecca nella materia ma chi produce le cause del peccato, mettendo una creatura nelle condizioni di peccare.

Legame insolubile.

9. E questo vada detto non solo ai mariti che abbandonano le mogli ed alle mogli che si separano dai mariti, ma anche ai parenti dell’una e dell’altra parte che per un loro particolare malanimo od egoismo mettono zizzania fra due coniugi, o a quei bugiardi amici di casa che con menzogne, o anche semplicemente con l’aizzare un malumore, che non aizzato cadrebbe, creano fra due sposi dei fantasmi atti a rendere insopportabile la convivenza.

10. In verità vi dico che, se gli sposi sapessero vivere isolati nel cerchio del loro affetto e dell’amore per la prole, il 90% delle separazioni coniugali cesserebbe d’essere, perché gli stessi motivi di incompatibilità che vengono addotti per ottenere una separazione fra coniugi vi sono in ogni convivenza: fra figli e genitori, fra parenti, tra fratelli, anche tra amici che si siano riuniti, né li rendete così imponenti da giungere ad una scissura. E questo, che è il legame insolubile in ogni modo, lo spezzate con la massima facilità.

11. Mai dovreste essere infedeli, mai. Ma questo solo potrebbe, non dal mio punto di vista, ma dal vostro, essere l’unico movente di una separazione. Dal punto di vista naturale. Perché il soprannaturale dice: “ Se uno dei due ha già mancato, doppio dovere del secondo d’esser fedele per non privare la prole dell’alletto e del rispetto. Affetto dei genitori alla prole, rispetto della stessa ai genitori. E colui o colei che, non sapendo perdonare, allontana il colpevole e rimane solo, difficilmente poi sa rimanere solo e passa, a sua volta, ad illeciti amori le cui conseguenze si riversano sull’immediato presente dei figli e sulla loro moralità futura “. Perciò Io dico: ” Non è lecito all’uomo, per nessun motivo, non è lecito al cristiano separare ciò che un Sacramento ha congiunto nel Nome di Cristo “.

Mistici sponsali.

12. Ma Io non voglio parlarti di ciò. Voglio parlare a te, anima mia che sei congiunta non a uomo ma a Dio con offerta di carità che Egli ha accolta. Io voglio parlare alle anime tue sorelle nell’amore totale per Me.

13. Quando la sposa lascia dunque la casa paterna e diviene moglie di colui che l’ama, sale ad un grado di amore più grande. Non sono più due che si amano. Sono uno che si ama nel suo doppio. L’uno ama sé riflesso nell’altro, poiché l’amore li stringe in un nodo così stretto che la gioia annulla la personalità e i due singoli godono di una unica gioia.

14. Corrispondono ai due primi periodi degli sponsali mistici. Prima siete amate e vi affezionate al Dio che vi ama. Poi penetrate in un più alto amore e gioite delle sue gioie che divengono vostre gioie. Ma non è la perfezione della sposa, questa. Già te l’ho detto[265] e ora te lo ripeto per rispondere al tuo perché. ” Perché ora non hai più quelle parole di così sicura pace, di così affermativa promessa che Tu mi avresti risparmiato certi dolori? ” hai detto poco fa rileggendo le pagine d’ottobre.

15. O Maria! Perché! Perché ti ho portata più in alto.

16. Gli uomini mi fanno accusa di ripetermi nel mio dire. Ma se sembri il cibo devo ripetermi con te che sei tutta tesa ad ascoltarmi e mi un uccellino di nido a bocca spalancata per attendere che il padre gli porge ‑ il tuo cibo che è la mia parola ‑ come non devo ripetermi quando parlo per chi non mi sta attento? Una, due, cento, mille volte devo ridire le stesse verità per ottenere che un minuzzolo di esse penetri nel loro cuore e vi susciti una luce. Ché se poi tale luce si spegne non è mia la colpa, né possono accusarmi della loro cecità.

Frutti del matrimonio sacramentale.

17. Ora Io ti dico. Quando è passato il periodo entusiasmante dell’amore, questo si matura in una virilità dignitosa, e dell’uomo e della donna, dianzi nulla più che due abitanti della terra, e poi divenuti una carne sola, fa un padre ed una madre che si amano su una cuna e si guardano dicendo, dicendo come disse Dio Creatore rimirando l’Uomo[266] ‑ pensate, o genitori, la vostra potenza –: “Abbiamo fatto una creatura che è eterna, che è dei Cieli, di Dio “. Tale è il destino dell’uomo e, se il suo malvolere non lo travia, tale è la sua mèta gloriosa. Ma giunti a questa perfetta unione, non diviene la sposa anche madre, sorella e amica del consorte?

18. Oh! dolce conforto per l’uomo quella donna che lo sa amare con tale perfezione che egli possa versare in essa tutti i suoi pensieri ed esser sicuro che sono compresi e consolati!

19. Oh! benedetta quella casa dove la santità del Sacramento vive nel vero senso della parola e produce una inesausta fioritura di atti di amore. Amore non di carne soltanto, ma più di spirito. Amore che dura e anzi cresce quanto più gli anni e gli affanni crescono. Amore che è vero amore. Perché non si limita ad amare per il godimento, ma abbraccia la pena del coniuge e Ia porta seco lui per sollevarlo del peso.

20. Si amano meno due che piangono insieme di due che si baciano e sorridono? No, Maria. Si amano di più. L’uomo mostra di stimare molto la sua donna se ad essa confida tutto di sé stesso per averne consiglio e conforto. La donna mostra di amare molto il suo uomo se sa comprenderlo nei suoi pensieri e se volonterosa lo aiuta a portare i suoi affanni. Non vi saranno più baci di fuoco e parole di poesia. Ma vi saranno carezze d’anima ad anima e segrete parole che si mormorano gli spiriti, dandosi l’un l’altro la pace del vero amore. Del vero matrimonio.

Frutti del matrimonio spirituale.

21. Ebbene, anima mia. Ora sei in questo stadio. Coi tuoi amore al mio fuso mi hai partorito dei figli. Sono figli che mi hai dato tutti coloro che hanno conosciuto Me, o conosciuto meglio, attraverso il tuo operante amore. Li conoscerai un giorno e ne gioirai.

22. Ora che Io ti amo tante volte di più per ogni figlio che mi hai dato, ora che so che tu mi ami sino a volere prendere su te la croce dell’interesse mio, perché la gloria del tuo Signore ti preme più della tua vita, ecco che Io con te agisco da Sposo sicuro della sposa sua. Non ti mostro più unicamente il sorriso, ma anche il mio pianto. Non ti. carezzo più con le rose, ma ti stampo rose di sangue sul cuore appoggiandovi contro la mia fronte coronata di spine; non ti bacio più con le labbra intinte di miele e vino, ma con la bocca amara dell’aceto e del fiele che è stato il mio ultimo beveraggio ed al quale si è mescolato l’acre sapore del sangue che saliva dai polmoni spezzati nell’ultimo rantolo. Se così ti tratto è perché ti giudico “donna forte”[267] nel senso biblico della parola.

23. Oh! che riposo per Me avere di questi cuori! Datelo, voi generosi che sapete amare, all’eterno Mendico che va chiedendo amore e non riceve che indifferenza e offese. Dammelo, Maria. E non temere d’esser discesa. Se avessi ali d’angelo saliresti sempre meno ratta che tu non salga con l’ali dell’amore generoso.»

43. Grazia sponsale[268].

Presenza di Dio per la Grazia.

1. «Non ci cercare affannosamente. Noi siamo con te.

2. Una volta fu permesso a Maria di cercare il suo Dio smarrito, il suo Gesù[269], ma fu l’accidente. Maria aveva Dio prima ancora d’essergli Madre, poiché Dio è sempre dove è grazia, perché la grazia è amore e Dio è dove è amore.

3. Come per mia Madre così succede per voi, fratelli fedeli e figli di Dio e di Maria. Quando voi cercate Dio è perché l’amore ve lo ha già posto in cuore. Quando vi pare che giunga non è che voi lo vediate arrivare: è che il vostro spirito, fatto più lucido ancora da febbre d’amore più viva, ve lo fa vedere là dove Egli già era. Vi pare che venga in voi. Siete in realtà voi che più intimamente vi congiungete a Lui. Unicamente là dove non è grazia, e perciò non è amore, non è desiderio, non è. ricerca di Dio, Egli non giunge mai perché l’odio lo respinge.

4. Ecco perché ha capitale importanza la Grazia. È dessa che vi concede, con anticipo d’amore, il possesso di Dio che è la gioia e la gloria dei beati.

La vetta del monte nuziale.

5. Tu perciò non cercarmi affannosamente. Pensa che se talora sembra che Io non ci sia, non è per castigo. Che ho detto a mia Madre? ” Perché mi cercavi? Non sai che Io devo occuparmi degli interessi del Padre mio? “. Ebbene, quando ti privo della mia presenza sensibile e sembra che Io ti abbia abbandonata, è perché mi occupo degli interessi del Padre mio. Ho bisogno delle tue lacrime d’amore per riscattare un’anima che l’odio fa schiava del Male. Vedi come ti amo? Ti associo a Me nel riscatto dei poveri smarriti e nel servire la gloria del Padre nostro.

6. Sorridi, piccola sposa. Prima che raffreschi il giorno e si allunghino le ombre, ce ne andremo al monte della mirra e al colle dell’incenso[270]. Sorridi, piccola sposa. Sulla vetta sarai coronata.

7. Sai quale è la vetta del monte nuziale per le mie piccole, care spose? Sai quale è la corona con cui divengono regine? La cima del Golgota perfora il cielo e fiorisce in Paradiso e metton rose d’oro i bronchi delle spine che mi hanno torturato. Quanto cammino sotto la croce! Quanto dolore sulla croce! Quanto sangue devono bere per fiorire quelle spine!

8. Vieni e sorridi collo spirito tuo. Le lacrime sono le perle sui rubini delle rose e i singhiozzi l’accordo delle cetre della tua entrata trionfale quando salirai dal deserto, colma di delizie, appoggiata al tuo Diletto.»


ESPIAZIONE DELL’AMORE IMPERFETTO

44. Le mancanze all’amore si espiano
con l’amore  
[271]

I Comandamenti sono imperniati sull’amore

Dice Gesù:

1 “Riprendo l’argomento delle anime accolte nel Purgatorio.

Se tu hai afferrato il senso completo delle mie parole, non importa. Queste sono pagine per tutti, perché tutti hanno nel Purgatorio degli esseri cari e quasi tutti, con la vita che conducono, sono destinati a sostare in quella dimora. Per gli uni e per gli altri continuo dunque.

Ho detto che le anime purganti non soffrono che per l’amore ed espiano con l’amore. Ecco le ragioni di questo sistema di espiazione.

Se voi, uomini irriflessivi, considerate attentamente la mia Legge nei suoi consigli e nei suoi comandi, vedete che essa è tutta imperniata sull’amore. Amore verso Dio, amore verso il prossimo.

Contravvenzione al 1° Comandamento

2Nel primo comandamento Io, Dio, mi impongo al vostro amore riverenziale con tutta la solennità che è degna della mia Natura rispetto alla vostra nullità: ” Io sono il Signore Iddio tuo”.

Troppe volte ve ne dimenticate, o uomini che vi credete dèi e, se non avete in voi uno spirito vivificato dalla grazia, altro non siete che polvere e putredine, animali che all’animalità unite l’astuzia dell’intelligenza posseduta dalla Bestia, che vi fa commettere opere da bestie, peggio che da bestie: da demoni.

Ditevelo mattina e sera, ditevelo a mezzogiorno e a mezzanotte, ditevelo quando mangiate, quando bevete, quando andate a dormire, quando vi svegliate, quando lavorate, quando riposate, ditevelo quando amate, ditevelo quando contraete amicizie, ditevelo quando comandate e quando ubbidite, ditevelo sempre: “Io non sono Dio. Il cibo, la bevanda, il sonno, non sono Dio. Il lavoro, il riposo, le occupazioni, le opere del genio, non sono Dio. La donna, o peggio: le donne, non sono Dio. Le amicizie non sono Dio. I superiori non sono Dio. Uno solo è Dio: è il Signore mio che mi ha dato questa vita perché con essa mi meriti la Vita che non muore, che mi ha dato vesti, cibi, dimore, che mi ha dato il lavoro perché mi guadagni la vita, la genialità perché testimoni d’essere il re della terra, che mi ha dato capacità d’amare e creature da amare, con santità’ e non con libidine, che mi ha dato il potere, l’autorità perché ne faccia mezzo di santità e non di dannazione. lo posso divenire simile a Lui poiché Egli l’ha detto: “Voi siete dèi”, ma solo se vivo la sua Vita, ossia la sua Legge, ma solo se vivo la sua Vita, ossia il suo Amore. Uno solo è Dio: Lui. Io sono il suo figlio e suddito, l’erede del suo regno. Ma se diserto e tradisco, se mi creo un regno mio in cui voglio umanamente essere re e dio, allora perdo il Regno vero e la mia sorte di figlio di Dio decade e si degrada a quella di figlio di Satana, poiché non si può contemporaneamente servire l’egoismo e l’amore, e chi serve il primo serve il N e di Dio e perde l’Amore, ossia perde Dio.

Levate dalla vostra mente e dal vostro cuore tutti i bugiardi dèi che vi avete messi, cominciando dal dio di fango che siete quando non vivete in Me. Ricordatevi cosa mi dovete per tutto quanto vi ho dato – e più vi avrei dato se voi non aveste legato le mani al vostro Dio col vostro metodo di vita – cosa vi ho dato per la vita di ogni giorno e per la vita eterna. Per questa, Dio vi ha dato suo Figlio, acciò fosse immolato come agnello senza macchia e lavasse col suo Sangue i vostri debiti e non facesse così ricadere, come nei tempi mosaici, le iniquità dei padri sui figli sino alla quarta generazione dei peccatori, che sono ” coloro che mi odiano ” poiché il peccato è offesa a Dio e chi offende odia.

Non alzate altri altari a dèi non veri. Abbiate, e non tanto sugli altari di pietra, ma sull’altare vivo del vostro cuore, solo ed unico il Signore Iddio vostro. A Lui servite e porgete vero di amore, di amore, di amore, o figli che non sapete amare, che dite, dite, dite parole di preghiera, parole soltanto, ma non fate dell’amore la vostra preghiera, l’unica che Dio gradisca,

Ricordate che un vero palpito d’amore, che salga come nube di incenso dalle fiamme del vostro cuore innamorato di Me, ha per Me un valore infinite volte più grande di mille e mille preghiere e cerimonie fatte col cuore tiepido o freddo. Attirate la mia Misericordia col vostro amore. Se sapeste come è attiva e grande la mia Misericordia con chi mi ama! È un’onda che passa e lava quanto in voi costituisce macchia. Vi dà candida stola per entrare nella Città santa del Cielo, nella quale splende come sole la Carità dell’Agnello che si è fatto immolare per voi.

Contravvenzione al 2° Comandamento

3Non usate il Nome santo per abitudine o per dare forza alla vostra ira, per sfogare la vostra impazienza, per corroborare le vostre [827] maledizioni. E soprattutto non applicate il termine ” dio” a creatura umana che amate per fame di sensi o per culto di mente. A Uno solo va detto quel Nome. A Me. E a Me deve essere detto con amore, con fede, con speranza. Allora quel Nome sarà la vostra forza e la vostra difesa. Il culto di questo Nome vi giustificherà, perché chi opera mettendo a sigillo delle sue azioni il Nome mio non può commettere azioni malvagie. Parlo di chi agisce con verità, non dei mentitori che cercano coprire sé stessi e le loro opere col fulgore del mio Nome tre volte santo. E chi cercano di ingannare? Io non sono soggetto ad inganno, e gli uomini stessi, a meno che non siano dei malati di mente, dal confronto delle opere dei mentitori col loro dire comprendono che sono dei falsi e ne provano sdegno e schifo.

Contravvenzione al 3° Comandamento

4Voi che non sapete amare altro che voi stessi e il vostro denaro, e vi pare perduta ogni ora che non sia dedicata ad accontentare la carne o a impinguare la borsa, sappiate, nel vostro godere o lavorare da ingordi e da bruti, mettere una sosta che vi dia modo di pensare a Dio, alle sue bontà, alla sua pazienza, al suo amore. Dovreste, lo ripeto, avermi sempre presente qualunque cosa facciate; ma poiché non sapete operare conservando lo spirito fisso in Dio, cessate, una volta alla settimana, di operare per pensare unicamente a Dio.

Questa, che vi può parere legge servile, è invece prova di come Dio vi ama, Lo sa il vostro buon Padre che siete macchine fragili che si usurano nell’uso continuo e ha provveduto alla vostra carne, anche a quella poiché è essa pure opera sua, dandovi comando di farla riposare un giorno su sette per dare ad essa giusto ristoro. Dio non vuole le vostre malattie. Foste rimasti suoi figli, proprio suoi, da Adamo in poi, non avreste conosciuto le malattie. Sono queste frutto delle vostre disubbidienze a Dio, insieme al dolore e alla morte; e come fungaia sono nate e nascono sulle radici della prima disubbidienza: quella d’Adamo, e rampollano le une dalle altre, tragica catena, dal germe che vi è rimasto in cuore, dal veleno del Serpente maledetto che vi dà febbri di lussuria, di avarizia, di gola, di accidia, di imprudenze colpevoli.

Ed è imprudenza colpevole il voler forzare il vostro essere a continuo lavoro per il guadagno, come lo è il volere super godere della gola o del senso col non contentarvi del cibo necessario alla vita e della compagna necessaria alla continuazione della specie, ma saziandovi oltre misura come animali da pantano e spossandovi e avvilendovi come – anzi, non come bruti, i quali non sono simili ma superiori a voi nel connubio al quale vanno ubbidendo a leggi di ordine – ma avvilendovi peggio dei bruti: come dei demoni che disubbidiscono alle leggi sante dell’istinto retto, della ragione e di Dio.

Il vostro istinto voi lo avete corrotto ed esso ormai vi conduce a preferire pasti corrotti, formati da lussurie nelle quali profanate il corpo vostro: opera mia; l’anima vostra: capolavoro mio; e uccidete embrioni di vite negandole alla vita, perché le sopprimete anzi tempo volontariamente o attraverso le vostre lebbre che sono veleno mortale alle vite sorgenti.

Quante sono le anime che un vostro appetito sensuale chiama dal Cielo e alle quali voi chiudete poi le porte della vita? Quante quelle che giungono appena al termine, e vengono alla luce morenti o già morte, e alle quali precludete il Cielo? Quante quelle alle quali voi imponete un peso di dolore, che non sempre possono portare, con una esistenza malata, marcata da morbi dolorosi e vergognosi? Quante quelle che non possono resistere a questa sorte di martirio non voluto, ma apposto da voi come un marchio a fuoco sulla carne, che avete generato senza riflettere che, quando si è corrotti come sepolcri pieni di putredine, non è più lecito generare dei figli per condannarli al dolore e al ribrezzo della società? Quante quelle che, non potendo resistere a questa sorte, si suicidano?

Ma che credete voi? Che lo le dannerò per questo loro delitto contro Dio e se stesse? No. Prima di loro, che peccano contro due, vi siete voi che peccate contro tre: contro Dio, contro voi stessi e contro gli innocenti che generate per portarli alla disperazione. Pensatelo. Pensatelo bene. Dio è giusto, e se pesa la colpa pesa anche le cause della colpa. E in questo caso il peso della colpa alleggerisce la condanna del suicida, ma carica la condanna di voi, veri omicidi delle vostre creature disperate.

In quel giorno di riposo che Dio ha messo nella settimana, e vi ha dato l’esempio suo di riposo – pensate, Lui: l’Agente infinito, il Generante che da Sé stesso si genera continuamente, Lui vi ha mostrato il bisogno di riposo, per voi lo ha fatto, per esservi Maestro nella vita. E voi, trascurabili potenze, volete non tenerne conto quasi foste più potenti di Dio! -. In quel giorno di riposo per la vostra carne che si spezza sotto fatica eccessiva, sappiate occuparvi dei diritti e dei doveri dell’anima. Diritti: alla Vita vera. L’anima muore se è tenuta separata da Dio. La domenica datela all’anima vostra – poiché non sapete farlo tutti i giorni e tutte le ore – perché in essa domenica essa si nutra della Parola di Dio, si saturi di Dio, per avere vitalità durante gli altri giorni di lavoro. Così dolce il riposo nella casa del padre ad un figlio che il lavoro ha tenuto lontano per tutta la settimana! E perché voi questa dolcezza non la date all’anima vostra? Perché insozzate questo giorno con crapule e libidini, invece di farne una tersa luce per beatitudine vostra di ora e di poi?

Contravvenzione al 4° Comandamento

5E, dopo l’amore per chi vi ha creato, l’amore a chi vi ha generato e a chi vi è fratello. Se Dio è Carità, come potete dire di essere in Dio se non cercate di somigliarlo nella carità? E potete dire di somigliarlo se amate Lui solo e non gli altri creati da Lui? Sì, che Dio va amato più di tutti, ma non può dire di amare Dio chi spregia di amare coloro che Dio ama.

Amate dunque per primi quelli che per avervi generato sono i secondi del vostro essere sulla terra. Il Creatore supremo è il Signore Iddio, che forma le vostre anime e, padrone è della Vita e della Morte, permette il vostro venire alla vita. Ma creatori secondi sono coloro che di due carni e di due sangui fanno una nuova carne, un nuovo figlio di Dio, un nuovo futuro abitante dei Cieli. Perché è per i Cieli che siete creati, perché è per i Cieli che dovete vivere sulla terra.

Oh! sublime dignità del padre e della madre! Episcopato santo, dico con parola ardita ma vera, che consacra un nuovo servo a Dio col crisma di un amore coniugale, lo lava col pianto della genitrice, lo veste col lavoro del padre, lo rende portatore della Luce infondendo la conoscenza di Dio nelle menti pargole e l’amore di Dio nei cuori innocenti. In verità vi dico che di poco inferiori a Dio sono i genitori solo per il fatto di creare un nuovo Adamo. Ma che poi, quando i genitori sanno fare del nuovo Adamo un nuovo piccolo Cristo, allora la loro dignità è appena di un grado inferiore a quella dell’Eterno.

Amate dunque di amore unicamente inferiore a quello che dovete avere per il Signore Iddio vostro, il padre e la madre vostra, questa duplice manifestazione di Dio che l’amore coniugale fa divenire una “unità”. Amatela perché la sua dignità e le sue v opere sono le più simili a quelle di Dio per voi: sono essi genitori i vostri terreni creatori, e tutto in voi li deve venerare per tali.

E amate la vostra prole, o genitori. Ricordate che ad ogni dovere corrisponde un diritto e che, se i figli hanno il dovere di vedere in voi la dignità più grande dopo Dio e di darvi l’amore più grande dopo quello totale che va dato a Dio, voi avete il dovere di essere perfetti per non sminuire il concetto e l’amore dei figli verso di voi.

Ricordatevi che generare una carne è molto, ma è niente nello stesso tempo. Anche gli animali generano una carne e molte volte la curano meglio di voi. Ma voi generate un cittadino dei Cieli. Di questo vi dovete preoccupare. Non spegnete la luce nelle anime dei figli, non permettete che la perla dell’anima dei figli vostri prenda abitudine al fango, perché essa abitudine non la spinga a sommergersi nel fango. Date amore, amore santo ai figli vostri, e non stolte cure alla bellezza fisica, alla cultura umana. No. È la bellezza della loro anima, l’educazione del loro spirito, quella che dovete curare.

La vita dei genitori è sacrificio come è quella dei sacerdoti e dei maestri convinti della loro missione. Tutte e tre le categorie sono di “formatori ” di ciò che non muore: lo spirito, o la psiche, se più vi piace. E dato che lo spirito sta alla carne nella proporzione di 1000 a 1, considerate a quale perfezione dovrebbero attingere genitori, maestri e sacerdoti, per essere veramente quali dovrebbero. Dico ” perfezione”. Non basta ” formazione”. Devono formare gli altri, ma per formarli non deformi devono modellarli su un perfetto modello. E come possono pretenderlo se sono imperfetti essi stessi? E come possono divenire perfetti essi stessi se non si modellano sul Perfetto che è Dio? E cosa può rendere capace l’uomo di modellarsi su Dio? L’amore. Sempre l’amore. Siete ferro grezzo e informe. L’amore è la fornace che vi purifica e scioglie e vi fa fluidi per colare attraverso le vene soprannaturali nella forma di Dio. Allora sarete i ” formatori” altrui: quando vi sarete formati sulla perfezione di Dio.

Molte volte i figli rappresentano il fallimento spirituale dei genitori. Si vede attraverso ai figli ciò che valevano i genitori. Ché, se è vero che talora da genitori santi nascono figli depravati, questa è l’eccezione. Generalmente uno dei genitori almeno non è santo e, dato che vi è più facile copiare il male che il bene, il figlio copia il en buono. È anche vero che talora da genitori depravati nasce un figlio santo. Ma anche qui è difficile che ambedue i genitori siano depravati. Per legge di compenso il più buono dei due è buono per due e con preghiere, lacrime e parole, compie l’opera di tutti e due formando il figlio al Cielo.

Ad ogni modo, o figli, quali che siano i vostri genitori, Io vi dico: “Non giudicate, amate soltanto, perdonate soltanto, ubbidite soltanto, fuorché in quelle cose che sono contrarie alla mia Legge. A voi il merito dell’ubbidienza, dell’amore e del perdono, del perdono di voi figli, Maria, che accelera il perdono di Dio ai genitori, e tanto più l’accelera quanto più è perdono completo; ai genitori la responsabilità e il giusto giudizio, sia riguardo a voi, sia per quanto spetta a Dio, di Dio, unico Giudice“.

Contravvenzione al 5° Comandamento

6Superfluo è spiegare che uccidere è mancare all’amore. Amore verso Dio, al quale levate il diritto di vita e di morte verso una sua. creatura e il diritto di Giudice. Solo Dio è Giudice e Giudice santo e, se Egli ha concesso all’uomo di crearsi dei consessi di giustizia per mettervi un freno sia nel delitto sia nella punizione, guai a voi se, come mancate alla Giustizia di Dio, mancate alla giustizia dell’uomo erigendovi a giudici di un vostro simile, che ha mancato o credete che vi abbia mancato.

Pensate, o poveri figli, che l’offesa, il dolore, sconvolgono mente e cuore, e che l’ira e lo stesso dolore mettono un velo alla vostra vista intellettuale, velo che vi preclude la visione della verità vera e della carità quale Dio ve la presenta perché su di essa sappiate regolare il vostro anche giusto sdegno e non farne, con troppa spietata condanna, una ingiustizia. Siate santi anche mentre l’offesa vi brucia. Ricordatevi di Dio soprattutto allora.

E voi pure, giudici della terra, siate santi. Avete per le mani gli orrori più vivi dell’umanità. Scrutateli con occhio e mente intrisi di Dio. Vedete il ” perché” vero di certe ” miserie”. Pensate che se anche sono vere ” miserie” della umanità che si degrada, molte sono le cause che le producono. Nella mano che uccise cercate la forza che la mosse ad uccidere e ricordatevi che voi pure siete uomini. Interrogatevi se voi: traditi, abbandonati, stuzzicati, sareste stati migliori di colui o di colei che vi è davanti in attesa di sentenza. Facendo il severo esame di voi, pensate se nessuna donna può accusarvi di essere i veri uccisori del figlio che ella soppresse, perché dopo l’ora gioconda voi vi siete sottratti al vostro impegno d’onore. E, se lo potete fare, siate pure severi.

Contravvenzione al 6° Comandamento

7Ma se, dopo aver peccato contro la creatura nata da una vostra insidia e da una vostra lussuria, volete ancora ottenere un perdono da: Colui che non si inganna e non si smemora con anni e anni di vita corretta, dopo quella scorrettezza che non avete voluto riparare, o dopo quel delitto che avete provocato, siate almeno operosi nel prevenire il male, e specie là dove leggerezza femminile e miseria d’ambiente predispongono alle cadute nel vizio e nell’infanticidio.

Ricordate, o uomini, che Io, il Puro, non ho ricusato di redimere le donne senza onore. E per l’onore che più non avevano ho fatto sorgere nel loro animo, come fiore da un suolo profanato, il fiore vivo del pentimento che redime. Ho dato il mio pietoso amore alle povere disgraziate che un cosiddetto ” amore” aveva prostrate nel fango. Il mio amore vero le ha salvate dalla lussuria che il cosiddetto amore aveva inoculato in loro. Se le avessi maledette e fuggite, le avrei perdute per sempre. Le ho amate anche per il mondo, che dopo averle godute le ricopre di ipocrito scherno e di bugiardo sdegno. Al posto delle carezze di peccato, le ho carezzate con la purezza del mio sguardo; al posto delle parole di delirio, ho avuto per loro parole d’amore; al posto della moneta, vergognoso prezzo del loro bacio, ho dato le ricchezze della mia Verità.

Così si fa, uomini, per trarre dal fango chi nel fango sprofonda, e non ci si avvinghia al collo per perire in due o non si gettano pietre per sprofondarvele di più. È l’amore, è sempre l’amore che salva.

Quale peccato contro l’amore sia l’adulterio, ne ho già parlato[272] e non ripeto, per ora almeno. V i è su questo rigurgito di animalità tanto da dire – e tanto che non capireste neppure, perché d’essere traditori del focolare ve ne vantate – che per pietà della mia piccola discepola mi taccio. Non voglio esaurire le forze della creatura sfinita e turbare il suo animo con crudezze umane poiché, prossimo alla mèta, pensa solo al Cielo.

Contravvenzione al 7° Comandamento

8Colui che ruba, è ovvio che manchi all’amore. Se si ricordasse di non fare agli altri ciò che non vorrebbe fatto a sé stesso, e amasse gli altri quanto sé stesso, non leverebbe con violenza e frode ciò che è del prossimo suo. Non mancherebbe perciò all’amore, come invece vi manca commettendo ladroneccio che può essere di merce, di denaro, come di occupazione. Quanti furti commettete derubando un posto all’amico, un’invenzione al compagno! Siete ladri, tre volte ladri, facendo ciò. Lo siete più che se rubaste un portafoglio o una gemma, perché senza questi si può ancora vivere, ma senza un posto di guadagno si muore, e con il derubato del posto muore la sua famiglia di fame.

Contravvenzione al 8° Comandamento

9Vi ho dato la parola come segno di elevazione su tutti gli altri animali della terra. Dovreste dunque amarmi per la parola, dono mio. Ma posso dire che mi amate per la parola, quando di questo dono di Cielo vi fate arma per rovinare il prossimo col giuramento falso? No, non amate né Me né il prossimo quando asserite il falso, ma sibbene ci odiate. Non riflettete che la parola uccide non solo la carne, ma la riputazione di un uomo? Chi uccide odia, chi odia non ama.

Contravvenzione al 9° e al 10° Comandamento

10L’invidia non è carità: è anticarità. Chi desidera smodatamente la roba altrui è invido e non ama. Siate contenti di ciò che avete. Pensate che sotto l’apparenza di gioia vi sono sovente dolori che Dio vede e che sono risparmiati a voi, apparentemente meno felici di coloro che invidiate. Che, se poi l’oggetto desiderato è la altrui moglie o l’altrui marito, allora sappiate che al peccato d’invidia unite quello di lussuria e di adulterio. Compiete perciò una triplice offesa alla Carità di Dio e di prossimo.

Le contravvenzioni all’amore

11Come vedete, se voi contravvenite al decalogo contravvenite all’amore. E così è per i consigli che vi ho dato, che sono il fiore della pianta della Carità. Ora, se contravvenendo alla Legge contravvenite all’amore, è ovvio che il peccato è mancanza all’amore. E perciò deve espiarsi con l’amore.

L’amore che non avete saputo darmi in terra, me lo dovete dare nel Purgatorio. Ecco perché dico che il Purgatorio altro non è che sofferenza d’amore.

Avete per tutta la vita poco amato Dio nella sua Legge. Vi siete buttati dietro le spalle il pensiero di Lui, avete vissuto amando tutti e poco amando Lui. È giusto che, non avendo meritato l’inferno e non avendo meritato il Paradiso, ve lo meritiate ora accendendovi di carità, ardendo per quanto siete stati tiepidi sulla terra. È giusto che sospiriate per mille e mille ore di espiazione d’amore ciò che avete mille e mille volte mancato di sospirare sulla terra: D i o, scopo supremo delle intelligenze create. Ad ogni volta che avete voltato le spalle all’amore corrispondono anni e secoli di nostalgia amorosa. Anni o secoli a seconda della vostra gravità di colpa.

Fatti ormai sicuri di Dio, cogniti della superna bellezza di Dio per quel fugace incontro del primo giudizio, il cui ricordo viene seco voi per rendervi più viva l’ansia d’amore, voi sospirate a Lui, la lontananza di Lui piangete, d’esser stati voi la causa di tale lontananza vi rammaricate e pentite, e sempre più vi rendete penetrabili a quel fuoco acceso dalla Carità per vostro supremo bene.

Suffragio salutare

12Quando i meriti del Cristo vengono, dalle preghiere dei viventi che vi amano, gettati come essenze d’ardore nel fuoco santo del Purgatorio, l’incandescenza d’amore vi penetra più forte e più addentro e, fra il rutilare delle vampe, sempre più si fa lucido in voi il ricordo di Dio visto in quell’attimo.

Come nella vita della terra più cresce l’amore e più sottile si fa il velo che cela al vivente la Divinità, altrettanto nel secondo regno più cresce la purificazione, e perciò l’amore, e più prossimo e visibile si fa il volto di Dio. Già traluce e sorride fra il balenare del santo fuoco. È come un Sole che sempre più si fa presso, e la sua luce e il suo calore annullano sempre più la luce e il calore del fuoco purgativo, finche, passando dal meritato e benedetto tormento del fuoco al conquistato e beato refrigerio del possesso, passate da vampa a Vampa, da luce a Luce, salite ad esser luce e vampa in Esso, Sole eterno, come scintilla assorbita da un rogo e come lampada gettata in un incendio.

Oh! gaudio dei gaudi, quando vi troverete assurti alla mia Gloria, passati da quel regno di attesa al Regno di trionfo. Oh! conoscenza perfetta del Perfetto Amore!

Missione di salvare anime

13Questa conoscenza, o Maria, è mistero che la mente può conoscere per volere di Dio, ma non può descrivere con parola umana. Credi che merita soffrire tutta una vita per possederla dall’ora della morte. Credi che non v’è più grande carità di procurarla con le preghiere a chi amaste sulla terra e che ora iniziano la purgazione nell’amore, al quale chiusero in vita le porte del cuore tante e tante volte.

Animo, benedetta alla quale sono svelate le verità nascoste. Procedi, opera e sali. Per te stessa e per chi ami nell’al di là.

Lascia consumare dall’Amore lo stame di tua vita. Riversa il tuo amore sul Purgatorio per aprire le porte del Cielo a chi ami. Te beata se saprai amare sino all’incenerimento di ciò che è debole e che peccò. Allo spirito purificato dall’immolazione d’amore vengono incontro i Serafini e gli insegnano il “Sanctus” eterno da cantare ai piedi del mio trono”.

45. Insegnamento dal purgatorio[273]

Dopo tanto vedo mia mamma[274]. È fra le fiamme del Purgatorio. Non l’ho mai vista nelle fiamme. Grido. Non riesco a reprimere il grido che poi giustifico a Marta con una scusa, per non impressionarla.

La mia mamma non è più così fumosa, grigiastra, dall’espressione dura, ostile al Tutto e a tutti, come la vedevo nei primi 3 anni della morte quando, benché la supplicassi, non voleva volgersi a Dio… né è annebbiata e mesta, quasi spaventata, come la vidi per gli anni successivi. È bella, ringiovanita, serena. Sembra una sposa nella sua veste non più grigia ma bianca, candidissima. Emerge dalle fiamme dall’inguine in su.

Le parlo. Le dico: ” Sei ancora lì, mamma? Eppure ho tanto pregato per abbreviarti la pena e ho fatto pregare. Sta mane per il sesto anniversario ti ho fatto la S. Comunione. E sei ancora lì!”.

I1are, festosa, mi risponde: “Sono qui, ma per poco ancora. So che hai pregato e fatto pregare. Questa mattina ho fatto un gran passo verso la pace. Ringrazio te e la suora che ha pregato per me. Ricompenserò poi… Presto. Fra poco ho finito di purgarmi. Ho già purgato le colpe della mente… la mia testa orgogliosa… poi quelle del cuore… i miei egoismi… Erano le più gravi. Ora espio quelle della parte inferiore. Ma sono un’inezia rispetto alle prime”.

“Ma quando ti vedevo così fumosa e ostile… non volevi volgerti al Cielo…”.

“Eh! Ero ancora superba… Umiliarmi? Non volevo. Poi è caduto l’orgoglio”.

“E quando eri così triste?”.

“Ero ancora attaccata agli affetti terreni. E tu sai che non era un attaccamento buono… Ma capivo già. Ero triste per questo. Perché capivo, ora che non c’era più colpa di superbia, che avevo amato male Dio, volendolo mio servo, e male voi…”.

“Non ci pensare più, mamma. Ora è passato”.

“Sì, è passato. E se sono così ti ringrazio. È per te che sono così.11 tuo sacrificio… Mi ha ottenuto il purgatorio e fra poco la pace”.

“Nel 1950?”.

“Prima! Prima! Presto!”.

“Allora non ci sarà più da pregare per te”.

“Prega lo stesso come io fossi qui. Ci sono tante anime, di ogni specie, e molte di madri, dimenticate. Bisogna amare e pensare a tutti. Ora lo so. Tu sai pensare a tutti, amare tutti. So anche questo ora, e lo capisco, ora, che è giusto. Ora non imbastisco (precise parole) più il processo a Dio. Ora dico che è giusto…”.

 “Allora tu prega per me”.

“Eh! prima ci ho pensato a te. Vedi come ti ho conservato la casa. Lo sai, eh? Ma ora pregherò per la tua anima e perché o tu sii felice o tu venga con me”.

“E papà? Dove è papà?”.

“In Purgatorio”.

” Ancora? Eppure era buono. Morì da cristiano, con rassegnazione”.

“Più di me. Ma è qui. Dio giudica diverso da noi. Un modo tutto suo…”.

“Come mai papà è lì ancora?”.

“Eh!!” (ci resto male, lo speravo in Cielo da un pezzo).

“E la mamma di Marta? Sai, Marta…”.

“Sì, sì. Ora so cosa è Marta. Prima…il mio carattere…La mamma di Marta è fuori di qui da tanto tempo”.

“E la mamma della mia amica Eroma Antonini? Sai…”.

“So. Noi sappiamo tutto. Noi purganti. Meno bene dei santi. Ma sappiamo. Quando io scendevo qui, lei ne usciva”.

Vedo il lingueggiare delle fiamme e mi dànno pena. Le chiedo: “Soffri molto per quel fuoco?”

“Ora no. Ora ce ne è un altro più forte che non fa quasi sentire questo. E poi… quell’altro fuoco dà voglia di soffrire. E allora il soffrire non fa male. lo non volevo mai soffrire… lo sai…”.

“Sei bella, mamma, ora. Sei come ti volevo”.

“Se sono così lo devo a te. Eh! quante cose si capiscono quando si è qui. Si capiscono sempre di più, più ci si purifica dell’orgoglio e dell’egoismo. Ne avevo tanto…”.

“Non ci pensare più”.

“Ci devo pensare… Addio, Maria…”.

“Addio, mamma. Vieni presto a prendermi…”.

“Quando Dio vorrà…”.

Ho voluto segnare questo. Contiene insegnamenti. Dio punisce prima le colpe della mente, poi del cuore, ultime le debolezze della carne. Bisogna pregare, come fossero nostri parenti, per i purganti abbandonati; il giudizio di Dio è ben diverso dal nostro; i purganti capiscono ciò che non capivano in vita perché pieni di sé stessi.

A parte il dispiacere per papà… sono contenta di averla vista così serena, lieta anzi, povera mamma!

46. L’ anima che ama perfettamente[275].

Potenza che è il Paradiso

1Rifletto su “Nennolina”[276] e Gesù mi dice:

 “Abbi un lume sulla potenza che è il Paradiso. Pensa che questa creaturina, che appena aveva raggiunto l’uso di ragione, ora, lassù nella Patria dei figli di Dio, possiede un’intelligenza e un sapere per nulla inferiore di quello del più dotto e più longevo dei mistici dottori.

Il mio e tuo Giovanni, morto centenario dopo aver conosciuto i misteri più alti di Dio; Paolo, l’apostolo scienziato; Tommaso, l’angelico dottore; e con questi tutti i giganti del vero sapere, non possono aggiungere una luce a quella Piccola, mia santa.

Lo Spirito Santo, di cui fu precoce sposa sulla terra, e alla quale in abbracci di fuoco insegnava ciò che non insegna ai sapienti superbi e umani, fondendola a Lui in questa Patria beata – sulla soglia della quale trovate a dirvi: “Entra e godi, o mia diletta” il Dio Uno e Trino – ha infuso la perfezione del sapere a questa Piccola così come l’infonde agli adulti e ai dotti. Perché ogni vostra sapienza è sempre imperfetta e solo diviene perfetta quando possedete Dio. Dio Verità. Dio Amore.

L’anima in Paradiso

2Qui nulla vi è di imperfetto. Ai suoi santi Dio comunica le sue proprietà. Vi fa simili a Lui che vi rimane Re, per giustizia, massima Perfezione perciò, ma che vi è Re che vi apre tutti i suoi tesori e di essi vi copre e penetra.

Quando hai visto il Paradiso hai detto che ti sembrava che gli spiriti avessero, là, un’età unica, e che solo nella gravità dello sguardo e dei tratti si rivela l’età più o meno adulta[277]. Questo ti è stato mostrato perché tu sei ancora della terra e non avresti potuto comprendere e distinguere altrimenti.

Ma qui non vi è età. Lo spirito è eternamente giovane come nel momento in cui Dio lo creò per darvelo come anima alla vostra carne. Sino al momento in cui la risurrezione della carne vi ricoprirà di carne glorificata, gli spiriti sono incorporei e uguali. Quando vi appaiono, nelle apparizioni che lo permetto per vostro bene, vi appaiono in forma corporea per pietà della vostra umana incapacità di percepire ciò che non è materia. Si materializzano perciò per esser sensibili a voi.

Ma qui è luce che canta le lodi a Dio e basta. Luce. Amore. Sapienza.”

 


 


[1] Scritto 1° luglio 1943, festa del Prez.mo S angue. MARIA VALTORTA, Quaderni del 1943, CEV, Isola del Lire (FR)

[2] Giovanni 14,26.

[3] Scritto il 24 novembre 1943. Quaderni del 1943, Op. Cit.

[4] Il Vincitore del Male: Ascoltatemi in silenzio, isole, e voi, nazioni, badate alla mia sfida! Si accostino e parlino; raduniamoci insieme in giudizio. Chi ha suscitato dall’oriente colui che chiama la vittoria sui suoi passi? Chi gli ha consegnato i popoli e assoggettato i re? La sua spada li riduce in polvere e il suo arco come paglia dispersa dal vento. Li insegue e passa oltre, sicuro; sfiora appena la strada con i piedi. Chi ha operato e realizzato questo, chiamando le generazioni fin dal principio? Io, il Signore, sono il primo e io stesso sono con gli ultimi. Le isole vedono e ne hanno timore; tremano le estremità della terra, insieme si avvicinano e vengono. (Is cap. 41,1-5).

[5] Ma su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota: Parla il Padre Ss. Tutto il dettato è di Dio Padre.

[6] L’inscindibile trinità di Dio è riaffermata alla pagina seguente, dal quinto capoverso in poi.

[7]  Considerate la vostra vocazione o cristiani: Ma tu, Israele mio servo, tu Giacobbe, che ho scelto, discendente di Abramo mio amico, sei tu che io ho preso dall’estremità della terra e ho chiamato dalle regioni più lontane e ti ho detto: “Mio servo tu sei ti ho scelto, non ti ho rigettato”.  Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio. Ti rendo forte e anche ti vengo in aiuto e ti sostengo con la destra vittoriosa. Poiché io sono il Signore tuo Dio che ti tengo per la destra e ti dico: “Non temere, io ti vengo in aiuto” (Is 41,8-10.13).

[8] Gli atleti di Cristo: Non temere, vermiciattolo di Giacobbe, larva di Israele; io vengo in tuo aiuto – oracolo del Signore – tuo redentore è il Santo di Israele. Ecco, ti rendo come una trebbia acuminata, nuova, munita di molte punte; tu trebbierai i monti e li stritolerai, ridurrai i colli in pula. Li vaglierai e il vento li porterà via, il turbine li disperderà. Tu, invece, gioirai nel Signore, ti vanterai del Santo di Israele (Is 41,14-16).

[9] Dio Padre: Io sono il Signore tuo Dio che ti tengo per la destra” (Is 41,13). Dio Figlio: “Tu, invece, gioirai nel Signore, ti vanterai del Santo di Israele” (Is 41,16). Dio Spirito Santo: “Io, Dio di Israele non li abbandonerò. Farò scaturire fiumi su brulle colline, fontane in mezzo alle valli” (Is 41,17-18).

[10]  Mt 6,9-13; Lc 11,2-4.

[11] Gv 16,5-14.

[12] I miseri e i poveri cercano acqua ma non ce n’è, la loro lingua è riarsa per la sete; io, il Signore, li ascolterò; io, Dio di Israele, non li abbandonerò. Farò scaturire fiumi su brulle colline, fontane in mezzo alle valli; cambierò il deserto in un lago d’acqua, la terra arida in sorgenti. Pianterò cedri nel deserto, perché vedano e sappiano, considerino e comprendano a un tempo che questo ha fatto la mano del Signore, lo ha creato il Santo di Israele (Is 41,17-20).

[13] Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. Proclamerà il diritto con fermezza; non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra; e per la sua dottrina saranno in attesa le isole (Is 42,1-4).

[14] risiedono è nostra correzione da risiede

[15] Alleanza del popolo e luce delle nazioni: “Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre. Io sono il Signore: questo è il mio nome; non cederò la mia gloria ad altri, né il mio onore agli idoli. I primi fatti, ecco, sono avvenuti e i nuovi io preannunzio; prima che spuntino, ve li faccio sentire” (Is 42,6-9).

[16] Conseguenze dell’infedeltà: Il Signore si compiacque, per amore della sua giustizia, di dare una legge grande e gloriosa. Eppure questo è un popolo saccheggiato e spogliato; sono tutti presi con il laccio nelle caverne, sono rinchiusi in prigioni. Furono saccheggiati e nessuno li liberava; furono spogliati, e nessuno diceva: “Restituisci”.  Chi fra di voi porge l’orecchio a ciò, vi fa attenzione e ascolta per il futuro? Chi abbandonò Giacobbe al saccheggio, Israele ai predoni? Non è stato forse il Signore contro cui peccarono, per le cui vie non vollero camminare, la cui legge non osservarono? Egli, perciò, ha riversato su di esso la sua ira ardente e la violenza della guerra. L’ira divina lo ha avvolto nelle sue fiamme senza che egli se ne accorgesse, lo ha bruciato, senza che vi facesse attenzione (Is 42,21-25).

[17] indescrivibile è nostra correzione da indescrivibile

[18] Chi è cieco come il mio privilegiato? Sordi, ascoltate, ciechi, volgete lo sguardo per vedere. Chi è cieco, se non il mio servo? Chi è sordo come colui al quale io mandavo araldi? Chi è cieco come il mio privilegiato? Chi è sordo come il servo del Signore? Hai visto molte cose, ma senza farvi attenzione, hai aperto gli orecchi, ma senza sentire (Is 42,18-20).

[19] Voi siete i miei testimoni: “Fa’ uscire il popolo cieco, che pure ha occhi, i sordi, che pure hanno orecchi. Si radunino insieme tutti i popoli e si raccolgono le nazioni. Chi può annunziare questo tra di loro e farci udire le cose passate? Presentino i loro testimoni e avranno ragione, ce li facciano udire e avranno detto la verità. Voi siete i miei testimoni, miei servi, che io mi sono scelto perché mi conosciate e crediate in me e comprendiate che sono io. Prima di me non fu formato alcun dio né dopo ce ne sarà. Io, io sono il Signore, fuori di me non v’è salvatore. Io ho predetto e ho salvato, mi son fatto sentire e non c’era tra voi alcun dio straniero. Voi siete miei testimoni e io sono Dio, sempre il medesimo dall’eternità. Nessuno può sottrarre nulla al mio potere; chi può cambiare quanto io faccio?” (Is 43,8-13).

[20] La vera famiglia del vero Dio: Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe, che ti ha plasmato, o Israele: “Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare; poiché io sono il Signore tuo Dio, il Santo di Israele, il tuo salvatore. Io do l’Egitto come prezzo per il tuo riscatto, l’Etiopia e Seba al tuo posto. Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo, do uomini al tuo posto e nazioni in cambio della tua vita. Non temere, perché io sono con te; dall’oriente farò venire la tua stirpe, dall’occidente io ti radunerò. Dirò al settentrione: Restituisci, e al mezzogiorno: Non trattenere; fa’ tornare i miei figli da lontano e le mie figlie dall’estremità della terra, quelli che portano il mio nome che per la mia gloria ho creato e formato anche compiuto” (Is 43,1-7).

[21] Scritto lo stesso 25 dicembre 1943. Quaderni del 1943, Op. Cit.

[22] La scrittrice aggiunge sulla riga: (o non uso).

[23] dette è nostra correzione da diè.

[24] State fatte/ Col 1,15-17.

Il Cielo/ Sembrerebbe asserita la sola eternità del Paradiso e negata l’eternità dell’Infermo. Invece, gli scritti valtortiani insegnano che Purgatorio e Limbo cesseranno alla seconda venuta di Gesù, e che Paradiso e Inferno resteranno per sempre.

Sua delizia/ Gn 1,26-30.

Signore Gesù/ Ap 22,20.

[25] mossi è nostra correzione da mosse.

[26] Sembrerebbe asserita la sola eternità del Paradiso e negata l’eternità dell’Infermo. Invece, gli scritti valtortiani insegnano che Purgatorio e Limbo cesseranno alla seconda venuta di Gesù, e che Paradiso e Inferno resteranno per sempre.

[27] Gn 1,26-30.

[28] Ap 22,20.

[29] Scritto il 2 febbraio 1948 Quaderni dal 1945 al 1950, Op. Cit.

[30] 1 Corinti 6, 19

[31] Sapienza 1, 7

[32] Genesi 1, 2

[33] Genesi 1, 2

[34] Ne parlerà nelle lezioni successive, in particolare in quella del 14-2-48 a pag. 97

[35] Genesi 3, 6-7

[36] Esodo 25, 10

[37] Luca 1, 38

[38] Scritto il 27 ottobre 1943. Quaderni del 1943, Op. Cit.

[39] Giovanni Battista disse: “Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco”. (Matteo 3,11‑12).

[40] Mt 3,11; Mc 1,8; Lc 3,16.

[41] Mt 3,12; 13,24-30 e 36-43; Lc 3,17.

[42] Seguire le citazioni evangeliche di ogni sottotitolo

[43] Gv 14,12-13

[44] Gv 14,15-17

[45] Gv 14,18-21

[46] Gv 14,22-24

[47] Gv 14,25-26

[48] Scritto il 20 maggio 1945. Quaderni dal 1945 al 1950, Op. Cit.

[49] Del 20 maggio 1945, data della stesura dell’episodio che precede.

[50]Dn 2, 31‑36.

[51] Scritto il 6 agosto 1944. Quaderni del 1944, Op. Cit.

[52] Sembra chiara l’allusione alla visione del 22 aprile 1943, ne «i quaderni del 1943»

[53] Luca 1, 38.

[54] Relatività dei doni dello Spirito: Ebbene, io vi dichiaro: come nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio può dire “Gesù è anatema”, così nessuno può dire “Gesù è Signore” se non sotto l’azione dello Spirito Santo. Vi sono poi diversità di carismi, di ministeri, di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune: il linguaggio della sapienza, il linguaggio di scienza, il potere dei miracoli, il dono della profezia, il dono di distinguere gli spiriti, le varietà delle lingue, l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose è l’unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole (1 Cor 12,3-11). I doni vengono dallo Spirito. L’amore è merito nostro. Dunque agli occhi dello Spirito il nostro merito è nell’amore che abbiamo. I doni sono a noi concessi nella misura e capacità del nostro amore.

[55] MARIA VALTORTA, L’Evangelo come mi è stato rivelato. Vol. 3. N° 170. CEV, Isola del Lire (FR)

[56] Il regno dei Cieli sulla terra si forma con gente umile e povera di spirito, come sta scritto: “Farò restare in mezzo a te un popolo umile e povero; confiderà nel nome del Signore il Resto d’Israele” (Sofonia 3,12-13). Altrove dice: “In quel giorno radunerò gli zoppi, raccoglierò gli sbandati e coloro che ho trattato duramente. Degli zoppi io farò un resto, degli sbandati una nazione forte. E il Signore regnerà su di loro da allora e per sempre” (Michea 4,6-7). Allora “i poveri pascoleranno sui miei prati ed i miseri vi riposeranno tranquilli” (Is 14,30). “Udranno in quel giorno i sordi le parole di un libro (Il Vangelo del Regno di Dio); liberati dall’oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno. Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno nel Santo d’Israele” (Isaia 29,18-19). Beato me se sarò povero di spirito perché mio allora è il Regno dei Cieli. Pratica: contentarsi di ciò che si ha, così insegna l’Apostolo: “Non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via. Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, contentiamoci di questo” (1 Timoteo 6,7-8).

[57] Il mansueto riceverà autorità da Dio per possedere la Terra, come dice il Signore: “Sarà stabilito un trono sulla mansuetudine” (Isaia 16,5) e come fece il Signore con Mosè: Mosè era molto più mansueto di ogni uomo che è sulla terra (Nm 12,3), il Signore lo santificò nella fedeltà e nella mansuetudine e gli diede autorità sul suo popolo (Siracide 45,3-4).

[58] La mansuetudine è dolcezza paziente, umile, mite, amorosa, il modello perfetto è l’Agnello di Dio: “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca” (Isaia 53,7). Il discepolo deve seguire l’esempio del suo Maestro: “Ma se, facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, poiché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca, oltraggiato, non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a Colui che giudica con giustizia” (1 Pietro 2,20-23). Ecco la perfetta mansuetudine che il discepolo deve praticare come fece il profeta Geremia: “Ero come un agnello mansueto che viene portato al macello, non sapevo che essi tramavano contro di me” (Gr 11,19). “Beato me se sarò mansueto, perché possederò la Terra”. Sarò padrone del mio corpo, re dei miei sensi, signore delle mie facoltà, sul dominio di me stesso sarà stabilito un trono, sul dominio dei miei sensi spunterà lo scettro, sulla signoria delle mie facoltà splenderà la corona. Quando sarò più mansueto di ogni uomo, avrò autorità su ogni uomo.

[59] Si offusca per il dolore il mio occhio e le mie membra non sono che ombra (Gb 17,7). Sono stremato dai lunghi lamenti, ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio, irroro di lacrime il mio letto. I miei occhi si consumano nel dolore; invecchio fra tanti miei oppressori (Sl 6,7-8).

[60] Dio disse ad Adamo: “Dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” (Gn 2,17). Dopo la disubbidienza, Dio disse all’uomo: “Maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane”. Alla donna disse: “Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà” (Gn 3,16-18).

[61] Ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e tra le prove che mi hanno procurato le insidie (At 20,19). Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato di esortare fra le lacrime ciascuno di voi (At 20,31). Fa scorrere come torrente le tue lacrime (Lm 2,18) perché chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo (Sl 126,5).

[62] Anche fra il riso il cuore prova dolore (Pro 14,13). Chi cresce il sapere, aumenta il dolore (Qo 1,18). Tutti i giorni dell’uomo non sono che dolore (Qo 2,23). Quasi tutti i nostri anni sono fatica, dolore (Sl 90,10).

[63]  “La tristezza secondo Dio produce un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza, mentre la tristezza del mondo produce la morte”.

[64] “Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà sé stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza. Egli si addosserà la loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini perché ha consegnato sé stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi” (Is 53,4-5.10-12). Così anche il discepolo che saprà imitare il suo Maestro nel dolore, versando lacrime senza ribellione, sarà consolato non dalle creature, ma da Dio stesso, come sta scritto: “Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto” (Is 25,8). E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi (Ap 7,17).

[65] Il Signore Dio disse allora: “Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!”. Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita (Gn 3,22-24).

[66] Nella strada della giustizia è la vita (Pro 12,28). L’anima si nutre di giustizia, come il corpo si alimenta di pane, perciò, dice la Scrittura: “Chi pratica la giustizia si procura la vita” (Pro 11,19). Quindi, se vuoi vivere, pratica la giustizia; ciò che chiede il Signore da te: praticare la giustizia (Mi 6,8). Chi segue la giustizia troverà la vita (Pro 21,21). La fame del corpo è un istinto di sopravvivenza, è una necessità della carne; mentre la fame dello spirito è un atto di buona volontà, è una necessità dello spirito. Quindi, se vuoi la sazietà della vita eterna, desidera la giustizia fino a sentirne la fame e da Dio sarai saziato perché sei nato da Lui. “Chiunque opera la giustizia è nato da Dio” (1Gv 2,29). “Chi non pratica la giustizia non è da Dio” (1Gv 3,10).  

[67] Voi umili della terra, cercate la giustizia (Sof 2,3). Non spetta forse a voi conoscere la giustizia (Mi 3,1). Se cerchi la giustizia… la raggiungerai (Sir 27,8). Tutta la Scrittura è utile per formare alla giustizia (2Tm 3,16).

[68] “Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda, come Dio ha perdonato a voi in Cristo” (Ef 4,31-32).

[69] “La misericordia dell’uomo riguarda il prossimo” (Sir 18,12). Perciò “esercitate la misericordia ciascuno verso il suo prossimo” (Zc 7,9). “Rivestitevi di sentimenti di misericordia” (Col 3,12). 

[70] L’uomo che ha misericordia, sente compassione: “sento compassione di quella folla” (Mc 8,2). Sa compatire le debolezze: Cristo è un sommo sacerdote che sa compatire le nostre infermità (Cfr. Eb 4,15).  Sa accogliere i trasgressori della Legge: “Costui riceve i peccatori” (Lc 15,12). Cerca i perduti: “Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare ciò che era perduto” (Lc 19,10). Chiama gli smarriti: “Sono venuto a chiamare i peccatori” (Lc 5,32). Mai condanna, sempre salva: “non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo” (Gv 12,47).  

[71] “Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all’albero della vita e potranno entrare per le porte nella città. Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna!” (Ap 22,14). “Per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte” (Ap 21,8).

[72] “Il Signore ama chi è puro di cuore” (Pro. 22,11). 

[73] Carissimi, fin da ora siamo figli di Dio e non si è ancora manifestato quel che saremo. Sappiamo che quando ciò si sarà manifestato saremo simili a lui, poiché lo vedremo com’egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica sé stesso e diventa puro come egli è puro (1 Gv 3,2-3). Gli uomini retti vedranno il suo volto (Sl 11,17). I Tuoi occhi vedranno il tuo Maestro (Is 30,20). Le tue sentinelle… vedranno il ritorno del Signore in Sion (Is 52,8). Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio (Is 52,10). Chiunque ha questa speranza purifica sé stesso e con l’aiuto dello Spirito vince le pesantezze e le tendenze della carne per vedere Dio, come sta scritto: “Senza la mia carne vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso; i miei occhi lo contempleranno, e non un altro” (Gb 19,26-27).  “Beato me se sarò puro di cuore, perché io vedrò Dio”.

[74] “Dio è un Dio di pace” (1 Co 14,33). E il suo Messia è Dio di Pace, come dice il profeta: “Meraviglioso consigliere, Dio potente, Padre per sempre, Principe di pace” (Is 9,5). E il Dio della pace ci dà egli stesso la pace (2 Ts 3,16). E la pace di Dio custodisce i nostri cuori (Fl 4,7); ci santifica (1 Ts 5,23); ci rende perfetti in ogni bene (Eb 13,20). Perciò, perdere la pace è perdere Dio e avere la pace è avere Dio.

[75] Dio ci ha chiamati alla pace (1 Co 7,15), perciò, “diamoci alle opere della pace” (Rm 14,19). Cerchiamo la pace con tutti (Eb 12,14). Viviamo in pace con tutti (Rm 12,18). Noi siamo per la pace (Sl 120,7).

[76] “Tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati” (2Tm 3,12): e dal mondo pagano: “Alzati e misura il santuario di Dio e l’altare e il numero di quelli che vi stanno adorando. Ma l’atrio che è fuori del santuario, lascialo da parte e non lo misurare, perché è stato dato in balìa dei pagani, i quali calpesteranno la città santa” (Ap 11,2); e dal diavolo o serpente antico: “Non temere ciò che stai per soffrire: ecco, il diavolo sta per gettare alcuni in carcere, per mettervi alla prova e sarete tribolati. Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita” (Ap 2,10). “Il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca. Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù” (Ap 12,15-17) e dalla Bestia, l’Anticristo: “alla Bestia le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione. L’adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’agnello immolato” (Ap 13,5-8). 

[77] “La carità non abbia finzioni. Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite” (Rm 12,9-14). “Ritengo che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo diventati spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini. Noi stolti a causa di Cristo; noi deboli; noi disprezzati. Veniamo schiaffeggiati, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti” (1Cr 4,9-13).

[78] L’Evangelo come mi è stato rivelato. Vol. 3 N° 71. Op. Cit.

[79] L’Evangelo come mi è stato rivelato. Vol. 3 N° 71. Op. Cit.

[80] (Mt 18,15-17).

[81] (Lc 12,57-59).

[82] Scritto il 31 maggio 1943, Quaderni del 1943. Op. Cit.

[83] Segue un al che omettiamo

[84] Il tempo di allarmi è il tempo delle nazioni, detto dai profeti “giorno del Signore”: “È vicino il gran giorno del Signore, è vicino e avanza a grandi passi. Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, di rovina e di sterminio, di tenebre e di caligine, di nubi e di oscurità, di squilli di tromba e d’allarme” (Sofonia 1,14-16).

[85] I segnali di allarme per le incursioni aeree della guerra.

[86] Scritto il 11 luglio 1943, Quaderni del 1943. Op. Cit.

[87] Matteo 26,21; Marco 14,18; Luca 22,21; Giovanni 13,21.

[88] Matteo 26,22,25; Marco 14,19-20; Luca 22,22-23.

[89] Scritto il 14 settembre 1944. Giorno della Santa Croce. Quaderni del 1944. Op. Cit.

[90] Vedi l’«Autobiografia», pag. 197 e 296.

[91] Dt 6, 5.

[92] Ecclesiastico 25, 16 (volgata).

[93]  Scritto il 13 gennaio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.

[94] Richiamando in calce con una crocetta, la scrittrice così annota: Giovanni cap. 13° v. l°. (Me lo fa vedere S. Giovanni)

[95] Il 14 ottobre 1943, ne «i quaderni del 1943»

[96] Scritto l’Alba del 13-2-1944, Quaderni del 1944. Op. Cit.

[97] La stellina dietro il sole: Io sono un narciso di Saron, un giglio delle valli. Come un giglio fra i cardi, così la mia amata tra le fanciulle. Una voce! Il mio diletto! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline. Somiglia il mio diletto a un capriolo o ad un cerbiatto. Eccolo, egli sta dietro il nostro muro; guarda dalla finestra, spia attraverso le inferriate (Cantico dei Cantici 2,1-2. 8-9).

[98] Viene aggiunta, con grafia che non sembra della scrittrice, a matita e tra parentesi, la data dell’11-10-42. Ma l’anno va corretto in 1943, perché è evidente il riferimento al dettato che si trova ne «i quaderni del 1943»,

[99] La primavera dell’anima: Ora parla il mio diletto e mi dice: “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! Perché, ecco, l’inverno è passato, è cessata la pioggia, se n’è andata; il tempo del canto è tornato e la voce della tortora ancora si fa sentire nella nostra campagna. Il fico ha messo fuori i primi frutti e le viti fiorite spandono fragranza. Alzati, amica mia, mia bella, e vieni!” (Cc 2,10-13).

[100] Cantico dei Cantici 2, 11-13.

[101] L’anima malata d’amore: Mi ha introdotto nella cella del vino e il suo vessillo su di me è amore. Sostenetemi con focacce d’uva passa, rinfrancatemi con pomi, perché io sono malata d’amore. La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia. Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, per le gazzelle o per le cerve dei campi: non destate, non scuotete dal sonno l’amata, finché essa non lo voglia (Cc 2,4-7)

[102] All’ombra della Croce: Come un melo tra gli alberi del bosco, il mio diletto fra i giovani. Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo e dolce è il suo frutto al mio palato (Cc 2,3).

[103] L’anima che Gesù ama: “O mi colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro”. Il mio diletto è per me e io per lui. Egli pascola il gregge fra i gigli. Prima che spiri la brezza del giorno e si allunghino le ombre, ritorna, o mio diletto, somigliante alla gazzella o al cerbiatto, sopra i monti degli aromi. (Cc 2,14-17).

[104] Luca 22, 43

[105] Scritto il 7 marzo 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.

[106] Già nel dettato del 13 febbraio

[107] Scritto lo stesso 2 giugno 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.

[108] Lc 1,26-38

[109] Scritto l’11 ottobre 1943.  Quaderni del 1943. Op. Cit.

[110] L’estasi: Mi baci con i baci della sua bocca! Sì le tue tenerezze sono più dolci del vino. Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi, profumo olezzante è il tuo nome, per questo le giovinette ti amano (Cantico dei Cantici: Cc 1,2-3).

[111] La frase, un po’ contorta, significa: È estasi… quando il parlare con Me o l’udirmi parlare vi astrae dal dolore… senza farvi perdere i sensi.

[112] Estasi di contemplazione: Attirami dietro a te, corriamo! M’introduca il re nelle sue stanze: gioiremo e ci rallegriamo per te, ricorderemo le tue tenerezze più del vino. A ragione ti amano! (Cc 1,4)

[113] Estasi di fusione: Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come l’incedio è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore! (Cc 8,6).

[114] accesissimi è nostra correzione da accessissimi.

[115] valicassi è nostra correzione da valicasti.

[116] L’amore totale: Come un melo tra gli alberi del bosco, il mio diletto fra i giovani. Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo e dolce è il suo frutto al mio palato. Mi ha introdotto nella cella del vino e il suo vessillo su di me è amore. Sostenetemi con focacce d’uva passa, rinfrancatemi con pomi, perché io sono malata d’amore. La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia (Cc 2,3-6).

[117] Ci ricorda la frase: Ho finito di soffrire ma continuerò ad amare, che la scrittrice, fin dal 1952, predispose per il ricordino della sua morte, avvenuta a Viareggio il 12 ottobre 1961

[118] Scritto il 24 maggio 1944, Quaderni del 1944. Op. Cit.

[119] Deuteronomio 32, 1-43.

[120]La parola di Dio è la vostra vita: Ponete nella vostra mente (meditate) tutte le parole che io oggi uso come testimonianza contro di voi. Essa infatti non è una parola senza valore per voi; anzi è la vostra vita (Dt 32,46-47). Voglio proclamare il nome del Signore: date gloria al nostro Dio! Egli è la Roccia; perfetta è l’opera sua; tutte le sue vie sono giustizia; è un Dio verace e senza malizia; Egli è giusto e retto (Dt 32,3-4).

[121] Generazione perversa: Peccarono contro di lui i figli degeneri, generazione tortuosa e perversa. Così ripaghi il Signore, o popolo stolto e insipiente? Non è lui il padre che ti ha creato, che ti ha fatto e ti ha costituito? Ricorda, medita, interroga, e te lo diranno (Dt 32,5-6).

[122] I benefici di Dio: Egli lo trovò, lo circondò, lo allevò, lo custodì come pupilla del suo occhio. Come un’aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati, egli spiegò le ali e lo prese, lo sollevò sulle sue ali. Il Signore lo guidò da solo. Lo fece montare sulle alture della terra e lo nutrì con miele dalla rupe e olio dai ciottoli della roccia; crema di mucca e latte di pecora insieme con grasso di agnelli, arieti di Basan e capri, fior di farina di frumento e sangue di uva, che bevevi spumeggiante (Dt 32,10-14).

[123] Ribellione: Giacobbe ha mangiato e si è saziato e ha recalcitrato come un mulo – sì, ti sei ingrassato, impinguato, rimpinzato – e ha respinto il Dio che lo aveva fatto, ha disprezzato la Roccia, sua salvezza (Dt 32,15).

[124] Idolatria: Lo hanno fatto ingelosire con dèi stranieri e provocato con abomini all’ira. Hanno sacrificato a demoni che non sono Dio, a divinità che non conoscevano, novità, venute da poco, che i vostri padri non avevano temuto (Dt.32,16-17).

[125] I purificati evangelizzeranno: Esultate, o nazioni, per il suo popolo, perché Egli vendicherà il sangue dei suoi servi; volgerà la vendetta contro i suoi avversari e purificherà la sua Terra e il suo Popolo (Dt 32,43).

[126] Ostie di espiazione: “Padre, perdona agli uomini… e se per placare la tua giustizia sono necessarie ostie di espiazione, eccomi, Padre, immolami per la pace fra l’uomo e Dio, fra l’uomo e l’uomo, per l’avvento del tuo Regno”.

[127] Deuteronomio 6, 4-5.

[128] Scritto il 15 settembre 1944. Maria Ss. Addolorata. Quaderni del 1944. Op. Cit.

[129] Scritto il 20 ottobre 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.

[130] Deve trattarsi di Giuseppe Belfanti, cugino della mamma della scrittrice. Alla stessa persona potrebbe riferirsi la sigla B. P., sia perché Giuseppe era chiamato anche Peppino in famiglia, sia perché il fatto qui ricordato può essere messo in relazione con quanto si legge nella «Autobiografia», pag. 419 e seguenti.

[131] … è libera citazione di Luca 9, 51-55; (Matteo 9, 13; Marco 2, 17; Luca 19, 10),

[132] Marco 3, 16-17.

[133] Nel dettato del 3 agosto, che rimanda a 1 Re 19, 11-13.

[134] Scritto il 6 gennaio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.

[135] La vittoria è del Signore: Seron, comandante delle forze di Siria, si spinse fino alla salita di Bet-Coròn e Giuda gli andò incontro con piccola schiera. Ma come videro lo schieramento avanzare contro di loro, dissero a Giuda: “Come faremo noi così pochi ad attaccare battaglia contro una moltitudine così forte? Oltre tutto, siamo rimasti oggi senza mangiare”. Giuda rispose: “Non è impossibile che molti cadano in mano a pochi e non c’è differenza per il Cielo tra il salvare per mezzo di molti e il salvare per mezzo di pochi; perché la vittoria in guerra non dipende dalla moltitudine delle forze, ma è dal Cielo che viene l’aiuto. Costoro vengono contro di noi pieni d’insolenza e di empietà per eliminare noi, le nostre mogli e i nostri figli e saccheggiarci; noi combattiamo per la nostra vita e le nostre leggi. Sarà lui a stritolarli davanti a noi. Voi dunque non temeteli”. (1 Maccabei 3,16-22).

[136] O Epifania, che si celebra il 6 gennaio e che ricorda il fatto riferito in Matteo 2,1-12. Accanto alla data, la scrittrice mette il rinvio a I° dei Maccabei cap. 3° v. 18-19-21.

[137] Scritto lo stesso 9 gennaio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.

[138] Lo stolto pensa: “Non c’è Dio”. Sono corrotti, fanno cose abominevoli: nessuno più agisce bene. Il Signore dal cielo si china sugli uomini per vedere se esista un saggio: se c’è uno che cerchi Dio. Tutti hanno traviato, sono tutti corrotti; più nessuno fa il bene, neppure uno. Non comprendono nulla tutti i malvagi, che divorano il mio popolo come il pane? Non invocano Dio: tremeranno di spavento, perché Dio è con la stirpe del giusto. Volete confondere le speranze del misero, ma il Signore è il suo rifugio. Venga da Sion la salvezza d’Israele! Quando il Signore ricondurrà il suo popolo, esulterà Giacobbe gioirà Israele (Sal 14,1-7).

[139] Salmo 14 (volgata: 13); Salmo 53 (volgata: 52).

[140] Hanno tremato di spavento, là dove non c’era da temere. Dio ha disperso le ossa degli aggressori, sono confusi perché Dio li ha respinti. Chi manderà da Sion la salvezza di Israele? Quando Dio farà tornare i deportati del suo popolo, esulterà Giacobbe, gioirà Israele (Sal 53,6-7).

[141] Gv 3,11‑22; 4, ll‑l6.

[142] Forse della mamma della scrittrice, Iside Fioravanzi, morta il 4 ottobre 1943. Vedi gli scritti e i dettati di quei giorni ne «i quaderni del 1943».

[143] Terribile attesa del giudizio e fuoco che divorerà i ribelli: Infatti, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, ma soltanto una terribile attesa del giudizio e la vampa di un fuoco che dovrà divorare i ribelli. Quando qualcuno ha violato la legge di Mosè, viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. Di quanto maggior castigo allora pensate che sarà ritenuto degno chi avrà calpestato il Figlio di Dio e ritenuto profano quel sangue dell’alleanza dal quale è stato un giorno sacrificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia? Conosciamo infatti colui che ha detto: A me la vendetta! Io darò la retribuzione! E ancora: Il Signore giudicherà il suo popolo. È terribile cadere nelle mani del Dio vivente! (Eb 10,26-31).

[144] Ebrei 10, 29.

[145] Scritto il 19 gennaio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.

[146] Matteo 5, 7, 10, 42. Marco 9, 41.

[147] Luca 10, 29-37.

[148] Luca 10, 38-42.

[149] Giovanni 4, 13-16

[150] Scritto il 14 agosto 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.

[151] Nel dettato del 13 agosto, pag. 85.

[152] Padre Migliorini

[153] Gv 15,12-17.

[154] Gv 13,35.

[155] Lc 15,7.

[156] Scritto Lo stesso giorno 10 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit. “Ma la sapienza da dove si trae? E il luogo dell’intelligenza dov’è? L’uomo non ne conosce la via, essa non si trova sulla terra dei viventi. L’abisso dice: ‘Non è in me!’ Non si scambia con l’oro più scelto, né per comprarla si pesa l’argento. Coralli e perle non meritano menzione, vale più scoprire la sapienza che le gemme. Ma da dove viene la sapienza? È nascosta agli occhi di ogni vivente. Dio solo ne conosce la via, lui solo sa dove si trovi, perché volge lo sguardo fino alle estremità della terra, vede quanto sotto la volta del cielo. Quando diede al vento un peso e ordinò le acque entro una misura, quando impose una legge alla pioggia e una via al lampo dei tuoni; allora la vide e la misurò, la comprese e la scrutò appieno e disse all’uomo: ‘Ecco, temere Dio, questo è sapienza e schivare il male, questo è intelligenza” (Giobbe 28,12-28).

[157] Su una copia dattiloscritta la scrittrice annota in calce: di una perfezione quale può essere raggiunta da una creatura.

[158] Mt 5,3-12; Lc 6,20-23.

[159] Scritto il 22 novembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.

[160] Mt 2,1-12.

[161] Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio (Cc 8,7).

[162] Scritto il 12 gennaio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.

[163] Chi ama Dio, ami anche il suo fratello: Amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. E chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.  Se uno dicesse: “Io amo Dio”, e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello (1 Gv 4,7-8.16.20-21).

[164] 1 Giovanni 4, 8-21.

[165] L’umanità è stata purificata dal sangue di Gesù: Pietro salì verso mezzogiorno sulla terrazza a pregare. Gli venne fame e voleva prendere cibo. Ma mentre glielo preparavano, fu rapito in estasi. Vide il cielo aperto e un oggetto che discendeva come una tovaglia grande, calata a terra per i quattro capi. In essa c’era ogni sorta di quadrupedi e rettili della terra e uccelli del cielo. Allora risuonò una voce che gli diceva: “Alzati, Pietro, uccidi e mangia!”. Ma Pietro rispose: “No davvero, Signore, poiché io non ho mai mangiato nulla di profano e di immondo”. E la voce di nuovo a lui: “Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo più profano” (Atti 10,9-15).

[166] Matteo 5, 48.

[167] Non si deve dire profano o immondo nessun uomo: Pietro disse a Cornelio, centurione romano, e ai suoi amici pagani: “Voi sapete che non è lecito per un Giudeo unirsi o incontrarsi con persone di altra razza; ma Dio mi ha mostrato che non si deve dire profano o immondo nessun uomo” (Atti 10,28).

[168] Matteo 7, 1-5; Luca 6, 37-38 e 41-42.

[169] Matteo 9, 9; Luca 8, 2; 10, 38-42.

[170] Dio non fa preferenze di persone: Pietro prese la parola e disse: “In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto. Questa è la parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, recando la buona novella della pace, per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti” (Att.10,34-36).

[171] Atti 10, 34-35

[172] Giovanni 11, 41-43

[173] Matteo 25, 34

[174] Scritto il 7 aprile 1947, Lunedì dopo Pasqua, o dell’Angelo. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.

[175]S. Andrea di Compito. Vedi I quaderni del 1944, pag. 324 nota 12.

[176] Scritto l’11 settembre 1949. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.

[177]zit… telefin sono parole non perfettamente leggibili, ma che pensiamo possano ricondursi gene­ricamente alle filatterie e frange (Matteo 23, 5).

[178] l’Evangelo. Op. Cit. Scritto l’8 settembre 1945. Vol 4 N° 275. La numerazione dei brani di questo capitolo corrisponde al testo evangelico.

[179] Scritto il 12 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.

[180] Bruna sono ma bella, o figlie di Gerusalemme, come le tende di Kedar, come i padiglioni di Salma. Non state a guardare che sono bruna, poiché mi ha abbronzato il sole. I figli di mia madre si sono sdegnati con me: mi hanno messo a guardia delle vigne; la mia vigna, la mia, non l’ho custodita. (Cc 1,5-6).

[181] inoculato è nostra correzione da inocoluto

[182] Il candore dell’anima: Come un giglio fra i cardi, così la mia amata tra le fanciulle (Cc 2,2)

[183] L’anima ha diritto agli ornamenti spirituali: Belle sono le tue guance fra i pendenti, il tuo collo fra i vezzi di perle. Faremo per te pendenti d’oro, con grani d’argento (Cc 1,10-11).

[184] Nel dettato del 10 ottobre, pag. 278.

[185] Ogni atleta è temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile. Io dunque corro, ma non come chi è senza mèta; faccio il pugilato, ma non come chi batte l’aria, anzi castigo il mio corpo e lo riduco in schiavitù perché non succeda che dopo avere predicato agli altri, venga io stesso squalificato (1 Cor 9,25-26)

[186] Mt 16,25 ; Mc 8,35 ; Lc 9,24.

[187] Mt 16,27 ; Mc 8,36-37 ; Lc 9,25.

[188] Gv 12,24.

[189] Nel dettato del 10 ottobre, pag. 278.

[190] La mamma della scrittrice era deceduta il 4 ottobre

[191] Segue un e che omettiamo.

[192] Nel dettato del 12 agosto, pag. 188.

[193] Scritto il 13 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.

[194] Lc 17,11-19.

[195] Molta sapienza, molto affanno; chi accresce il sapere, aumenta il dolore. (Qoèlet 1,18).

[196] Mt 10,24; Lc 6,40.

[197] Scritto sempre il 13 1943, a sera. Quaderni del 1943. Op. Cit.

[198] Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì. (Mt 22,11-12).

[199] “Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, vesti bianche per coprirti e nascondere la vergognosa tua nudità e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista” (Ap 3,18). Probabile allusione a: Mt 22,1-14.

[200] affida è nostra correzione da affidano

[201] Mt 5,3.

[202] Lc 16,9.

[203] tanto è nostra sostituzione di come

[204] Mt 9,9; Mc 2,14; Lc 5,27-32.

[205] Maria di Magdala. Questa affermazione suppone l’identità, affermata negli scritti valtortiani, tra Maria di Magdala, sorella di Marta e Lazzaro, e la peccatrice innominata di: Lc 7,36-50.

[206] Doveva ancora esser data la monumentale opera sulla vita del Signore.

[207] Nello scritto del 1° luglio.

[208] non è lettura incerta.

[209] dessi è nostra correzione da dasti

[210] aprissi è nostra correzione da apristi

[211] Scritto il 14 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.

[212] Oppressione della carne: “Su, godiamoci i beni presenti, facciamo uso delle creature con ardore giovanile! Inebriamoci di vino squisito e di profumi, non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera, coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano; nessuno di noi manchi alla nostra intemperanza. Lasciamo dovunque i segni della nostra gioia perché questo ci spetta, questa è la nostra parte… La pensano così, ma si sbagliano; la loro malizia li ha accecati. Non conoscono i segreti di Dio; non sperano salario per la santità né credono alla ricompensa delle anime pure” (Sap 2,6-9. 21-22).

[213] Ad esempio, nel dettato del 9 luglio.

[214] Signoria dello spirito: “Beata la sterile non contaminata, la quale non ha conosciuto un letto peccaminoso; avrà il suo frutto alla rassegna delle anime. Anche l’eunuco, la cui mano non ha commesso iniquità e che non ha pensato cose malvagie contro il Signore, riceverà una grazia speciale per la sua fedeltà, una parte più desiderabile nel tempio del Signore; poiché il frutto delle opere buone è glorioso e imperitura la radice della saggezza” (Sap 3,13-15). “Meglio essere senza figli e avere la virtù, poiché nel ricordo di questa c’è immortalità, per il fatto che è riconosciuta da Dio e dagli uomini. Presente è imitata; assente è desiderata; nell’eternità trionfa, cinta di corona, per aver vinto nella gara di combattimento senza macchia” (Sap 4,1-2).

[215] “Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo. Vecchiaia veneranda non è la longevità, né si calcola dal numero degli anni; ma la canizie per gli uomini sta nella sapienza; e un’età senile è una vita senza macchia. Divenuto caro a Dio, fu amato da lui e poiché viveva fra peccatori, fu trasferito. Fu rapito, perché la malizia non ne mutasse i sentimenti o l’inganno non ne traviasse l’animo. Giunto in breve alla perfezione, ha compiuto una lunga carriera. La sua anima fu gradita al Signore; perciò egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio” (Sap 4,7-14).

[216] Mt 19,29; Mc 10,29-30; Lc 18,29-30.

[217] Ct 8,6.

[218] avvilupparlo è nostra correzione da avviluparlo

[219] Scritto lo stesso 14 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.

[220] Mt 10,28; Lc 12,4.

[221] S. Teresa di Lisieux.

[222] Scritto il 15 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.

[223] La sposa: Ora parla il mio diletto e mi dice: “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro” (Cc 2,13-14).

[224] Nel dettato del 9 luglio, pag. 77‑78.

[225] aberrazioni è nostra correzione da aberrazioni

[226] Negli scritti del 12 settembre e del 19 settembre.

[227] fossi è nostra correzione da fosti.

[228] Gv 14,12-24.

[229] Il commento al Cantico riprende nel dettato del 18 ottobre. Lo annota anche la scrittrice su una copia dattiloscritta.

[230] La Parola. Op. Cit. Vol. 3. Scritto il 16 ottobre 1943.

[231] allo è aggiunto da noi.

[232] Spirito mio/ Lc 23,34. Per tutti i vari riferimenti alla Passione di Gesù, che qui affiorano, vedi: Mt 27; Mc 15; Lc 23; Gv 19, passim. Disma, come abbiamo ricordato sopra (431), è il nome non biblico ma tradizionale del buon ladrone.

[233] riscuoterà è nel senso di tornerà a scuotere

[234] Mt 6,13; Lc 11,4.

[235] La Parola. Op. Cit. Vol. 3. Scritto il 17 ottobre 1943.

[236] Il Purgatorio è lo stato spirituale, ove le anime di coloro che sono morti in grazia ma con imperfezioni e pene temporali da scontare per i peccati gravi perdonati, espiano e si purificano prima di salire in Paradiso. Esistenza: Mt 5,25-26: “In verità ti dico che non uscirai da quel carcere, finché non avrai pagato l’ultimo centesimo”. Mt 12, 31-32: In questa e nell’altra vita sarà perdonato qualunque peccato. “Ma a chi avrà peccato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questa né nell’altra vita”. 1 Cor 3,10-17: “Ciascuno stia attento come costruisce, se costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. Se l’opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l’opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco”. Natura: Sofferenza spirituale dell’anima amante impedita a raggiungere l’oggetto della sua vita d’amore: Dio-Amore.

[237] Mt 22,34-40; Mc 12,28-34; Lc 10,25-28.

[238] La Parola. Op. Cit. Vol. 3. Scritto il 18 ottobre 1943. 

[239] Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa, e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo; mangio il mio favo e il mio miele, bevo il mio vino e il mio latte. Mangiate, amici, bevete; inebriatevi, o cari (Cc 5,1)

[240] Nei dettati del 26 giugno e del 10 ottobre.

[241] di è nostra correzione da da

[242] “Io dormo, ma il mio cuore veglia. Un rumore! È il mio diletto che bussa: “Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, perfetta mia; perché il mio capo è bagnato di rugiada, i miei riccioli di gocce notturne” (Cc 5,2).

[243] “Mi sono tolta la veste; come indossarla ancora? Mi sono lavata i piedi; come ancora sporcarli?” (Cc 5,3).

[244]  Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio e un fremito mi ha sconvolta. Mi sono alzata per aprire al mio diletto e le mie mani stillavano mirra, fluiva mirra dalle mie dita sulla maniglia del chiavistello. Ho aperto allora al mio diletto, ma il mio diletto già se n’era andato, era scomparso. Io venni meno, per la sua scomparsa (Cc 5,4-6).

[245] Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. “Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amato del mio cuore”. L’ho cercato, ma non l’ho trovato. (Cc 3,1-2).

[246] L’ho cercato, ma non l’ho trovato, l’ho chiamato, ma non m’ha risposto. Mi han trovata le guardie che perlustrano la città; mi han percossa, mi hanno ferita, mi han tolto il mantello le guardie delle mura. Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, se trovate il mio diletto, che cosa gli racconterete? Che sono malata d’amore (Cc 5,6-8).

[247] Il mio diletto è bianco e vermiglio, riconoscibile fra mille e mille. Il suo aspetto è quello del Libano, magnifico come i cedri. Dolcezza è il suo palato; egli è tutto delizie! Questo è il mio diletto, questo è il mio amico, o figlie di Gerusalemme (Cc 5,10-16). Il mio diletto era sceso nel suo giardino fra le aiuole del balsamo a pascolare il gregge nei giardini e a coglier gigli. Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me; egli pascola il gregge tra i gigli (Cc 6,2-3).

[248] Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: “Avete visto l’amato del mio cuore?”. Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l’amato del mio cuore. Lo strinsi fortemente e non lo lascerò finché non l’abbia condotto in casa di mia madre, nella stanza della mia genitrice (Cc 3,3-4).

[249] Scritto il 19 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.

[250] Tu sei bella, amica mia, come Tirza, leggiadra come Gerusalemme. Distogli da me i tuoi occhi: il loro sguardo mi turba (Cc 6,4-5).

[251] Sessanta sono le regine, ottanta le altre spose, le fanciulle senza numero. Ma unica è la mia colomba, la mia perfetta, ella è l’unica di sua madre, la preferita della sua genitrice. L’hanno vista le giovani e l’hanno detta beata, le regine e le altre spose ne hanno intessuto le lodi (Cc 6,8-9).

[252] Tu sei terribile come schiere a vessilli spiegati (Cc 6,4).

[253] Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore! (Cc 8,6).

[254] “Volgiti, volgiti, Sulammita, volgiti, volgiti: vogliamo ammirarti”. Quanto sei bella e quanto sei graziosa, o amore, figlia di delizie! La tua statura rassomiglia a una palma (del deserto), e i tuoi seni ai grappoli. Ho detto: “Salirò sulla palma, coglierò i grappoli di datteri; mi siano i tuoi seni come grappoli d’uva e il profumo del tuo respiro come di pomi” (Cc 7,1.7-9).

[255] Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, onta ne avrebbe, non avrebbe che dispregio (Cc 8,7).

[256] Una sorella piccola abbiamo, e ancora non ha seni. Che faremo per la nostra sorella, nel giorno in cui se ne parlerà? Se fosse un muro, le costruiremmo sopra un recinto d’argento; se fosse una porta, la rafforzeremmo con tavole di cedro. Io sono un muro e i miei seni sono come torri! Così sono ai suoi occhi come colei che ha trovato pace! (Cc 8,9-10).

[257] Chi è colei che sale dal deserto, appoggiata al suo diletto? (Cc 8,5). “Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati?” (Cc 6,10).

[258] Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, onta ne avrebbe, non avrebbe che dispregio (Cc 8,7).

[259] Segue un non che omettiamo.

[260] Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore! (Cc 8,6).

[261] La Parola. Op. Cit. Vol. 2. Scritto il 21 giugno 1944.

[262] Il Signore, stanco nello spirito per i troppi colpevoli, si riposa nei prediletti, che associa al suo dolore non per diminuzione ma per aumento di amore.

[263] Gn 2, 24.

[264] Mt 19, 5‑6.

[265] Per esempio, nel dettato del 13 febbraio, pag. 144.

[266] Gn 1, 26.

[267] La donna perfetta: Una donna forte chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto. Essa gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. I suoi figli sorgono a proclamarla beata e suo marito a farne l’elogio: “Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti, ma tu le hai superate tutte!”. Fallace è la grazia e vana è la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. (Pr 31, 10‑31).

[268] Scritto il 2 luglio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.

[269] Lc 2, 41‑50.

[270] L’anima sposa di Dio: Prima che spiri la brezza del giorno e si allunghino le ombre, me ne andrò al monte della mirra e alla collina dell’incenso. Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, sposa, tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo, con una perla sola della tua collana! Quanto sono soavi le tue carezze. L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi (Cc 4, 6-10).

[271] Scritto il 21-10-1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.

[272] Nel dettato del 25 settembre 1943, p.396-398

[273] Scritto il 4-10-1949. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.

[274] Iside Fioravanzi, nata a Cremona nel 1861, morta a Viareggio il 4 ottobre 1943

[275] 14-6-1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.

[276] Antonietta Meo, detta Nennolina (1930-1937).

[277] Nella visione del 25 maggio 1944, p.372

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