Nuova Evangelizzazione
I Vangeli del Battesimo di Fuoco.
SECONDO IL PICOLO GIOVANNI.
A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde S.O.S
Servo dell’Ordine dei Salvatori
S O M M A R I O
Manifestazione dello Spirito Santo.
2. Lo Spirito Santo e il Cuore di Gesù.
Il generatore dell’Umanità Ss. del Verbo.
Il mistero del Cuore di Gesù Cristo.
3. Maria. Lo Spirito S. I Cristificati.
La speranza non inganna (Rm 5,5).
Le due voci, un dall’alto, l’altra dal baso
Lo Spirito Santo datore dei doni.
4. Bacio di grazie dello Spirito Santo.
Il bacio di ringraziamento a Maria.
Nello Spirito siamo, ci moviamo ed esistiamo.
Mistero letificante del dolore.
6. Non si può conciliare lo Spirito Santo con Satana.
Sbagli senza numero. Dice Gesù:
Nell’amore spirituale conta il sacrificio.
Nell’amore spirituale la sensualità è dannosa.
Le anime si ricordano perché vengono dalla Luce.
9. Il Tempio dello Spirito Santo.
Il Maestro e guida dello spirito dell’uomo.
Il Sacrificio di Cristo meritò per noi lo Spirito S.
10. Lo Spirito Santo è l’Amore.
L’Ispiratore della creazione dell’uomo.
11. Lo Spirito Santo: Amore eterno.
Il Tabernacolo segno della onnipresenza di Dio.
Formazione dell’’Evangelizzatore.
Senza amore non si ha l’Amore.
Importanza del grado d’amore raggiunto dell’anima.
Lo Spirito del Signore riempie tutto il mondo.
La Pentecoste nella sua preparazione, forma ed effetti.
I tre tempi della preparazione.
La Pentecoste forma ed effetti.
Superare la battaglia della soddisfazione.
13. Possedendo in voi lo Spirito Santo, avete tutto l’Amore, ossia Iddio Uno e Trino.
Lo Spirito Santo e la creazione.
Lo Spirito Santo e la creazione.
Dio infonde nell’uomo lo spirito.
L’inabitazione di Dio nell’uomo
Divina Genitrice e santa Matrice.
14. Attività trasformatrici dello Spirito S.
I gemiti ineffabili dello Spirito S. (Rm 8, 26-27)
Lo Spirito Santo tutto feconda.
Lo Spirito istruisce, ammaestra.
Esempio di Gesù e dello Spirito Santo.
Assunzione del Io perfetto di Gesù.
Lo Spirito Santo aiuta con la sua preghiera.
15. Potere sovrano dello Spirito Santo
Requisiti per conoscere lo Spirito Santo.
Il mistero della presenza viva del nostro Dio.
Convertirsi allo Spirito Santo.
16. Lo Spirito Santo autore dell’attuale Opera di Gesù.
Gesù riprende la sua evangelizzazione.
La voce e l’azione dello Spirito Santo.
Dove c’è umiltà, volontà e rettitudine
17. Necessità di possedere lo Spirito Santo.
La necessità dello Spirito Santo
Per comprendere la dottrina di Gesù.
Gli “ossessi” del ventesimo secolo.
18. Le vie per possedere lo Spirito Santo.
19. Battesimo di fuoco ardente.
20. La Regina dello Spirito Santo.
21. Prepararsi alla pentecoste.
In attesa dello Spirito Santo (Lc 24,49).
Matrice della Chiesa è Gerusalemme, la sua sede è Roma.
Nel gorgo della contemplazione.
Sarete battezzati in Spirito Santo e fuoco (Atti 1,4-5).
Riceverete lo Spirito Santo (Att 1,6-8).
Giacomo capo della Chiesa di Gerusalemme.
22. Pentecoste la discesa dello Spirito Santo.
Il battesimo di fuoco (At 2,2).
Per meritare l’Amore.
Dice Gesù:
Ecco la luminosa, coronante Epifania Pentecostale, la promessa epifania che il Cristo aveva detta ai suoi Apostoli per consolarli nella sera pasquale e nel mattino dell’Ascensione. Eccola compiersi, preceduta da una preparazione di ubbidienza e di preghiera, per fare dei poveri apostoli i grandi Apostoli, ” a battezzarli col fuoco “, come Gesù aveva loro predetto perché fossero mondati dalle loro pesantezze, e, più spiriti che carne, nel Fuoco sapessero tuffarsi e spargerlo per ogni dove, incendiando di Esso tutto il mondo. Ben sapeva lo Spirito ciò che operava in quel momento. Operava la trasformazione dei cuori. E da cuori di uomini ne faceva ” voci ” di Dio.
Ecco. Lo Spirito compie queste operazioni. Prende il nulla che sa amare, che è ubbidiente, che è fedele, che parla a Dio nella confidente orazione, e lo investe di Sé, lo trasforma, lo fa strumento di Dio.
” Opererai novella creazione ” è detto. Sì. Opera la ricreazione dell’uomo in strumento, perché poi la buona volontà dello strumento, congiunta all’Amore, supererei il santo.
E osserva: la Prima Persona sorse e comandò: “Sia la Luce“. La Terza dice: ” Sia l’Amore “. La Prima comandò: “Sia l’uomo“ e la Terza: ” Sia il santo ‘”. La Prima gridò a Lucifero: “Sii maledetto”. La Terza mette in fuga l’Odio col fulgore dell’Amore.
Ogni anima per meritare l’Amore deve con volontà propria volere l’Amore, e deve mantenersi degna dell’Amore con ubbidienza e orazione instancabile. Se ciò non facesse, vana sarebbe su lei la discesa dello Spirito Santo, perché scendendo non potrebbe farvi dimora, e rapido risalirebbe al Cielo, lasciando aridità, gelo, tenebre, silenzio, dove avrebbe potuto essere fecondità, calore, luce e divine lezioni.
1. Visione della Pentecoste[1].
Manifestazione dello Spirito Santo[2].
La stanza del Cenacolo[3].
1Vedo[4] la stanza dove fu consumata la Cena.[5]
2Le suppellettili sono sempre le stesse. Però messe in diversa maniera. Le due cassapanche – ossia la vera cassapanca del lato sinistro, rispetto a me che guardo verso la porta, e la bassa credenza del lato opposto – sono state portate fuori dal vano delle finestre in cui erano e messe l’una presso all’altra in fondo alla stanza (nel lato senza finestre).
3Contro l’altro lato, ossia quello in cui si
apre, nell’angolo nordovest, la piccola porta alla quale si accede per la scaletta di sei scalini, è
stato spinto il tavolone che era al centro della stanza la sera del Giovedì Santo. Fra il muro e il
tavolone vi sono i sedili, finché ve ne possono essere. Gli altri sono ai due lati corti della tavola.
4Così:
.
Insomma dodici contro la parete e due per lato. Questi due per lato sono vuoti. Paiono messi lì tanto
per poterli mettere in qualche posto. L’uno è lo sgabello usato da Gesù per la lavanda dei piedi.
5La tavola è nuda. Non ha tovaglia né stoviglie. La credenza e la cassapanca pure sono senza stoviglie, ma su esse stanno, piegati, i mantelli degli apostoli.
6Le finestre sono chiuse. La sbarra di ferro le traversa tenendole ben serrate come fosse notte. Perciò il lume è acceso al centro della stanza. Ma deve essere giorno fatto, perché da uno spacco o foro che è in una imposta filtra un ago di sole nel quale danzano i pulviscoli della polvere. La luce è poca essendo acceso un sol becco del lume. Però la poca luce permette di vedere distintamente tutto. Vedo anche i grandi mattoni quadrati del pavimento col loro colore rosa pallido.
In preghiera con Maria[6].
7Al centro della tavola è seduta la Mamma. Alla sua destra Pietro, alla sinistra Giovanni. Davanti a sé la Madonna ha un cofano largo e basso, di stile orientale, chiuso. Contro questo sono appoggiati dei rotoli; fa così da leggio.
8Maria è vestita di azzurro cupo. Sotto ha il velo bianco. Ma ha anche il manto sul capo. L’unica a capo coperto. E mi ricorda molto la Vergine dell’Eucarestia quale mi apparì lo scorso mese di giugno (1943).[7] (Credo sia stato in giugno, se no è agli ultimi di maggio. Non ho modo di confrontare coi dettati passati).
9Maria legge a voce alta. Gli altri seguono la sua lettura mentalmente è, quando è il momento, rispondono. Risento perciò qui l’espressione: “Maranhata” già udita altra volta, non ricordo quando né da chi detta[8]. Deve essere una specie di “Così sia” o di “Sia lodato il Signore”, perché viene detta come diciamo noi una giaculatoria finale.
10Maria sorride nel leggere. Un sorriso, direi, interno. Sorride ad un suo pensiero. Non guarda nessuno e perciò non sorride a nessuno. Sorride ad un suo pensiero d’amore, e chissà quale interna visione beata. Sorride. Gli apostoli l’ascoltano e la guardano sorridere così, mentre la sua dolce voce ha note di canto nel leggere i salmi (suppongo siano salmi) nella lingua d’Israele.
11Pietro si commuove nell’udirla e due lacrimoni scendono per le rughe che fiancheggiano il naso e si perdono nei baffi brizzolati.
12Giovanni la guarda e risponde al suo sorriso sorridendo. Pare un laghetto che divenga un sole riflettendo il sole che esso guarda. 13Senza appoggiarsi a Maria con la confidenza che aveva con Gesù, si stringe però più che può a Lei e allunga il collo per seguire le righe che Ella legge. Nelle pause, quando viene cambiato il rotolo o risposto il “Maranhata”, la guarda e sorride.
14Non c’è altro rumore che la voce di Maria e il fruscio delle pergamene. Poi anche questo cessa, perché Maria tace e curva il capo in avanti appoggiandolo al cofano. Continua internamente la sua orazione. Gli altri la imitano, chi in una posa, chi nell’altra.
Un rombo come di vento[9].
15Un rombo fortissimo come accordo di organo gigantesco, voce di vento celeste e armonico, eco di tutti i paradisiaci cori al quale fanno da appoggio tutte le voci dei venti e dei canti terrestri, empie il silenzio della quieta mattina, si avvicina sempre più e sempre più potente, e l’aria ne vibra, e ne oscilla la fiammella del lume, e le catene che lo sostengono e che ricadono in penduli ornati tintinnano proprio come fanno quando un’onda fragorosa di suono empie una chiusa stanza. Se vi fossero dei vetri chissà come trillerebbero. Ma non vi sono e non si ode il particolare rumore del vetro percosso da una vibrazione sonora.
16Gli apostoli alzano il capo spauriti. E dato che il suono cresce per ogni attimo di minuto secondo, c’è chi si alza spaventato e cerca fuggire, c’è chi si rannicchia battendosi il petto, e c’è chi si stringe a Maria per cercarne protezione. Il più calmo è Giovanni, che guarda unicamente Maria e vedendola sorridere più beata di prima si rincuora subito.
17Maria alza il capo, sorride a ciò che il suo spirito certo vede e poi scivola in ginocchio aprendo le braccia. Il manto le si apre ed Ella pare un angelo azzurro con due grandi ali che si stendono sul capo di Pietro e Giovanni, che l’hanno imitata inginocchiandosi.
18Ho tenuto più tempo io a descrivere che la cosa a compiersi. 19Sono stati secondi di tempo.
Il Fuoco Paraclito [10].
20E poi ecco la Luce, il Fuoco, ecco to Spirito penetrare con un ultimo squillo possente ed empire la stanza di un fulgore insostenibile, di un calore ardentissimo, e rimanere per un attimo librato, in meteora rutilante di luce, sul capo di Maria e poi scindersi e spartirsi e scendere in lingue di fiamma e baciare la fronte di ogni presente.
21Ma la fiamma che scende su Maria!… Lunga e vibrante come un nastro di fuoco, non si limita a posarsi sulla fronte, ma gliela cinge, gliela abbraccia e bacia e carezza, fissandosi come un aureo cerchio intorno al capo verginale, scoperto ora perché Maria, quando ha visto il Fuoco Paraclito, ha alzato le braccia come per abbracciarlo, con un grido di gioia, ed il manto e il velo sono scivolati e caduti dal capo, dalle spalle, ed Ella è là, svelata, fatta d’un subito più giovane nelle sue bionde trecce senza rovina di canizie, bella, bella, bella per il suo serto divino che vibra con la fiamma finale sulla fronte dopo averla cinta del suo diadema di Regina celeste, e bella per la gioia che la trasfigura… Oh! non si può dire cosa diviene di bello il volto di Maria nell’abbraccio del suo divino Sposo!
22Il Fuoco permane così qualche tempo e poi dilegua lasciando dietro a Sé una fragranza non terrena. La visione dilegua col suo svanire.
2. Lo Spirito Santo e il Cuore di Gesù[11].
Il generatore dell’Umanità Ss. del Verbo.
1Stavo ordinando le mie preghiere del mese di giugno ed ero incerta se far precedere quella allo Spirito Santo o quella al Sacro Cuore. Con una beatificante ondata di pace si precipita su me lo Spirito Paraclito dicendomi:
3“Puoi mettere l’orazione a Me in testa ad ogni altra, senza timore di offendere il Cuore amoroso e divino.
4Quel Cuore è perché Io l’ho formato. Io, l’Amore, sono il generatore dell’Umanità Ss. del Verbo, e il suo Cuore è l’amor degli amori dello stesso Amore divino, è l’Anima più ardente del trino Fuoco. In esso Cuore è il Padre, il Verbo e lo Spirito, ma lo Spirito, essendo ciò che forma un Uno delle e con le due prime Persone e con Esse compie la Triade Ss., è l’Ospite eletto del Cuore amorosissimo. Tutto Dio si compiace in quel Cuore e vi abita. Ché, se è detto che voi siete templi dello Spirito Santo e si suppone, dalla limitatezza umana, che il trono allo Spirito sia nell’organo generatore della vita e suscitatore degli affetti, quale trono, in quel tempio più sacro di qual che si sia tempio, o costrutto dall’uomo o dall’uomo generato, avrò mai più bello, più santo, più sacro, più mio, di questo?
Il mistero del Cuore di Gesù Cristo.
5Il Cuore di Gesù Cristo! Formato dai fuochi della Carità e dai gigli della Purissima! Se gli uomini sapessero capire ciò che è il Cuore di Cristo! Ma appena i Serafini possono penetrare nell’incandescenza di questa perfezione di amore che è il Cuore di Dio, Perfezione della Perfezione. Pensa, anima mia. Dio, l’Incorporeo, l’Eterno, che si orna dell’organo perfetto nella perfetta creazione dell’uomo e in esso vi rinchiude tutto il Paradiso perché sia testimonio dell’annichilimento sublime del Verbo e si perfezioni nella Carità. Se gli angeli potessero svelare i misteri del Cielo, vi direbbero che alla evangelizzazione della terra col Cristo docente corrispose la grande lezione data a tutti i celesti cori di come si raggiunge l’amore perfetto: annichilendosi un Dio sino alla morte per amore di Dio e degli uomini.
Il Cuore dell’Adamo novello.
6Santo, tre volte santo Cuore del Cristo, raggiante Sole in cui si affissano tutte le luci del Cielo, glorificazione della materia che ha meritato di condividere la gloria dell’anima perché nella Carità, nella Fortezza, Giustizia, Temperanza e nell’Ubbidienza ha raggiunto la Perfezione. Perché, ricordatelo tutti, o figli carissimi della Sapienza, il Cristo era Carne ed Anima come ogni uomo e, per un decreto imperscrutabile, benché senza macchia, dovette conoscere tentazione. Era l’Uomo. Era l’Adamo novello. Doveva mostrare come avrebbe dovuto agire il primo per possedere la gloria senza aver conosciuto il tormento, e come era possibile avere gloria senza avere tormento solo col fare eroicamente la volontà del Creatore. E il Cristo ha mostrato questo. E poi ha sofferto ed è morto per riparare a ciò che Adamo aveva commesso. E tutto – ubbidienza, resistenza alle tentazioni, buona volontà, generosità, perdono, sapienza, sacrificio – sono scaturiti dal Cuore che ora palpita in Cielo, e per voi, per te, per tutti coloro che hanno compreso l’Amore.
7Dio è Carità. Il Cuore di Gesù-Dio è il trono della Carità-Dio.”
3. Maria. Lo Spirito S. I Cristificati[12].
La speranza non inganna (Rm 5,5)[13].
Le due voci, un dall’alto, l’altra dal baso
Dice il Divinissimo Autore:
« Ti ho fatto contemplare le due nature di Gesù, Figliuolo di Dio e dell’Uomo, e come la natura divina, annichilendosi, limitandosi nei brevi confini di una carne umana — essa: infinita — non si sia per questo avvilita, ma anzi abbia divinizzato la natura umana ricreando il novello Adamo, nel novello paradiso terrestre dove tutto è bello e buono — bello a vedersi, buono a gustarsi — dove sono forti e incontaminati da abbracci serpentini l’albero della Vita, ossia della Grazia, e quello della Scienza del Bene e del Male, al quale però non viene tesa avida la mano per cogliere il frutto e divenire ” dèi “, secondo la promessa fallace, ma al cui sussurro sapienziale viene porto puro orecchio per apprendere il Bene e fuggire il Male, pregando con compassione per gli incauti che non ascoltano il sussurro delle fronde mosse dal vento buono di Dio ma lo[14] zufolare, presso le radici, del Tentatore[15].
Due voci. Ma come diverse! L’una viene dalle cime che spaziano nella purezza dell’aere e sono luminose di sole. L’altra viene dal basso, dalla terra, dalla penombra. La voce di Dio: Luce e Sapienza e Verità. La voce di Satana: Tenebra, Fango, Menzogna.
L’Eva prima porse orecchio e abbassò lo sguardo alla voce della tenebra, fango e menzogna. L’Eva seconda — il secondo paradiso terrestre dove Dio si è compiaciuto di conversare con l’Innocenza nel fresco della sera, ossia nella pace di uno spirito che ignora le febbri, il caldo della lussuria — porse orecchio alla voce di Luce, Sapienza, Verità.
Novello terrestre paradiso.
O novello terrestre paradiso di Dio! O bello, vago, puro giardino di delizie, dove tutto ciò che è, è dono di Dio, con venerabonda cura d’amore conservato bello e puro per essere aperto a riposo all’Eterno, offerto alla Carità perché sia sua Dimora, giardino irrorato dalla Fonte purissima fertilizzante[16] la terra (gli uomini) che alla sua Acqua — Gesù — si volgono, luogo di delizie dal fiume di grazia che in quattro rami si divide, in quattro braccia: la prima di adorazione all’Eterno; la seconda di amore al prossimo; la terza di pietà per i prodighi o gli smarriti fuor dai confini paterni, i separati dalla Vite benedetta e dalla Vita; la quarta di misericordia per tutte le miserie dei viventi e dei già vivi.
Umiltà e mediazione di Maria.
Da Te, o Maria, o Vergine, per un capovolgimento dei fattori fu tratto l’Uomo, il Cristo, senza che fecondazione di seme umano fosse necessaria a far fertile il tuo grembo. Tu sola Generante. Da Te sola concepisti e donasti la Luce alla luce. La Grazia, in Te già piena, in un tripudio d’ardori incontenibili, penetrò il tuo seno, e il Verbo prese carne per abitare fra gli uomini e dare loro la Vita.
L’Eva prima, per voler essere ” come dio “, perse ciò che fa dell’uomo animale il figlio di Dio. Tu, senza golosità di alcuna maniera, per voler essere soltanto serva, divina fosti per sponsali d’amore divino e per divina Maternità.
A Te, che ti sentivi la più piccola e povera fra tutte le donne, e giusto trovavi il dolore che ti fu sollecito compagno nella vita, a Te che giusto trovavi il dover subire le conseguenze del Peccato con le fatiche, le sofferenze, la morte, o Vergine bella, umile, casta, paziente, ubbidiente, amorosa, Eva nuova, per volere di Dio Immacolata, per volere tuo fedele alla Grazia, Dio decretò: ” Tu non morrai, non può morire Colei che ha dato alla Terra la Vita “. Ma anzi, per aver dato il Frutto del tuo seno, per averlo dato onde fosse colto, e preso, e mangiato, e spremuto, Pane, Vino, Sangue, Redentore, si apriranno i tuoi occhi e sarai come Dio avendo la conoscenza del Bene e del Male, per amare e insegnare ad amare, mirabile Maestra, il primo, e per combattere con le tue armi il secondo.
Per Te l’Adamo nuovo. Per Te l’Ordine ricostruito. Per Te la Grazia agli uomini. Per Te la Redenzione. Per Te il Cristo e, per Te e il Cristo, Io, lo Spirito Santo.
Io ti ho resa feconda e sembra così che Tu agli uomini abbia dato soltanto il Verbo fatto Carne. Ma Colui che vede e sa, dice che Tu hai dato — in una maternità sopraeccelsa, nella quale la tua carne non è neppur argilla a modellarvi la divina Forma — hai dato agli uomini lo Spirito Santo.
Lo Spirito Santo datore dei doni.
Quello Spirito Santo senza il quale gli uomini sono impotenti ad amare, comprendere, vivere l’amore.
Quello Spirito Santo senza il quale non è conoscenza di Dio.
Quello Spirito Santo senza il quale non è figliolanza in Dio.
Quello Spirito Santo suscitatore[17] degli eroismi dei santi.
Quello Spirito Santo teologo divino dei teologi umani.
Quello Spirito Santo che avvalora le preghiere dei mortali gridando: ” Padre ” in nome loro[18].
Quello Spirito Santo munifico datore di doni che perfezionano e completano le virtù soprannaturali, fertilizzando lo spirito, rendendolo attivo, docile, pronto a vivere la vera vita del cristiano ossia del figlio di Dio.
Ecco, questo Spirito dello Spirito di Dio, la superessenza del Divino Amore, ve lo ha[19] dato il Cristo, e ve lo ha dato per Maria, Madre del Cristo e Madre vostra, non in un senso simbolico ma reale, perché è madre colei che dà la vita, e Maria vi ha dato la Vita e conseguentemente lo Spirito Santo, ossia Colui che mantiene la Vita in voi e, più ancora, fa di voi dei portatori di Cristo; più: degli ” altri Cristi “, secondo la frase di Paolo: ” Non sono più io che vivo: è Cristo che vive in me[20] ‘”.
Il minore si offusca davanti al maggiore, ne viene assorbito, e il maggiore soverchia e splende annullando il minore, non per sopraffazione[21] ma per elevazione a un grado più alto, assorbendo assimilando la pochezza alla Pienezza, la debolezza alla Forza la limitatezza all’Infinito.
I crstificati.
Un re che traesse seco sul trono un povero fanciullo nudo, trovato per via e l’amasse al punto di farlo suo erede e lo facesse acclamare dalle folle tenendolo sotto il suo manto regale, e non potessero le folle schernirlo, questo piccolo povero fanciullo, perché non lo vedono, vedendo solo il re nella sua maestà, il piccolo fanciullo stringendosi beato al re buonissimo sino a scomparire nei paludamenti regali, felice di sparire così, sarebbe il simbolo più esatto di questa condizione del cristiano divenuto altro Cristo.
Non diversamente Maria, incinta di Dio, sentì sé, creatura, annullata dal Tutto chiuso nel suo seno. Non Lei, ma Colui che era in Lei, Lei vedeva, Lei portava, Lei dava alla venerazione degli uomini.
La Trinità.
Anche voi cristiani lo Spirito feconda del Cristo, e se la volontà vostra seconda la volontà dell’Amore, il Cristo prende vita in voi, e voi uni con Lui divenite, onde ” una sol cosa ” voi siete col Padre, col Figlio e con lo Spirito che li unisce, così come è chiesto da Gesù nell’orazione dell’ultima Cena[22], perché coi Tre, che Uno sono, facciate eterna dimora e godiate dell’amore, e poi della gloria di Dio e della pace gaudiosa che è il premio di coloro che accolsero la Luce e la Parola e vissero nella Carità e Verità, nascendo a Dio e da Dio, e dando testimonianza al Cristo vivente in loro con una vita perfetta, secondo il comando e l’esempio di Gesù. »
4. Bacio di grazie dello Spirito Santo[23].
Lo Sposo della Vergine Maria[24].
1Dice Maria:
«Quando lo Spirito del Signore scese ad investire della sua Potenza i dodici riuniti nel Cenacolo, si effuse anche su me. Ma se per tutti fu una conoscenza che li rese cogniti della Terza Persona e dei divini suoi doni, per me non fu che un più vivo ritrovamento. Per tutti fu fiamma, per me fu bacio.
2Egli, l’eterno Paraclito, m’era già Sposo da trentaquattro anni ed il suo Fuoco m’aveva talmente posseduta e penetrata da fare del mio candore un corpo di Madre. Anche dopo lo sponsale divino Egli m’aveva lasciata ricolma di Sé, ne poteva aggiungere Perfezione a Perfezione poiché Dio non può aumentare Sé stesso, essendo perfettissimo e insuperabile nella sua misura ed essendosi donato a me senza limitazione, per fare della mia carne di donna un che di tanto santo da poter essere abitacolo al Divino che scendeva ad incarnarsi in me.
Il bacio di ringraziamento a Maria.
3Ma ora che l’opera della sua donazione a me e della mia a Lui s’era compiuta, ed il Figlio nostro era tornato al Cielo dopo avere tutto compiuto, Egli tornava a darmi il suo bacio di grazie.
4Oh! Dio quanto vi insegna di riconoscenza! Egli, il mio Signore, non mancava di esser riconoscente alla sua Serva che era stata strumento a suo servizio e, mentre ero io che ad ogni pulsare del cuore ripetevo: “Santo, santo, santo e benedetto, Tu, Signore eccelso”, Egli lasciava il Cielo una seconda volta per rinnovare il suo abbraccio di Sposo e fra l’ardore e la voce della spartita Fiamma promettermi il terzo congiungimento senza fine nella beata dimora del Cielo.
L’unica meta è Dio.
5Ed il Cielo fu più che mai, allora, la mia mèta perché, quando s’è gustato e rigustato l’Amore, sole e terra, creature e cose, scompaiono agli occhi nostri, e non resta che una vista, un sapore, un desiderio: quello di Dio. Quello di avere Dio non per attimi ma in un eterno presente.»
5. Nello Spirito viviamo[25].
Nello Spirito siamo, ci moviamo ed esistiamo.
1Dice la super beatificante Voce dello Spirito Santo:
2“Perché ti sono sopra. Sei nel fascio dei miei raggi. Tutta la luce che ricevi sono Io. Tutta la pace di cui godi sono Io. 3Tutta la gioia che provi sono Io. Io ti sono sopra, invisibile ma presente. Protetta sei, anche se ti credi sola. Perché l’Amore non manca mai presso le agonie e i sacrifici di quelli che lavorano per la gloria di Dio e la redenzione delle anime.
Il Sacerdote del Calvario.
4Io ero presso il Verbo immolato, anche se nulla pareva mostrare che Io ci fossi. Egli ha invocato il Padre come assente. Non Me. Io ero in Lui che sublimava l’amore a potenza di Sacrificio. Io ero in Lui e gli davo forza di soffrire l’infinito dolore del mondo, di tutto il mondo e per il mondo. 5Avevo formato il Corpo Ss. Era giusto che fossi nel Cuore della Vittima dell’Amore per raccoglierne gli infiniti meriti e portarli al Padre. Io sono stato il Sacerdote del Calvario. Colui che alza la Vittima e l’offre. Io sono stato il Sacerdote perché nel sacrificio è sempre sacerdote, indispensabilmente è desso, l’Amore.
6Io sono su te, con te, in te. E ti do forza al soffrire e ti offro col tuo soffrire al Padre. Lasciati immolare dall’Amore che ti ama. Resta in Me come Io in te.
7La pace dell’Amore sia in te.”
Mistero letificante del dolore.
8Questo breve e letificante dettato dello Spirito Santo, in queste prime ore del I° venerdì di maggio e festa dell’Invenzione di S. Croce, è in risposta ad una mia intima domanda mentre pregavo e soffrivo moltissimo per una crisi cardiaca forte.
9Mi dicevo: “Come può essere che una creatura soffra contemporaneamente tanto dolore materiale e morale fino a raggiungere l’agonia, e avere insieme una gioia talmente intensa che dà l’impressione di consumare più ancora della malattia e nello stesso tempo è vitale più delle medicine? Perché sono così felice, io tanto malata e – ciò che più conta – tanto crucciata per P. Mig.ni per ciò che si riferisce agli scritti venuti dal Cielo che, nonostante ogni diversa asserzione del Padre, sento sotto giudizio e precisamente sotto giudizio severo e mal disposto?”.
10E lo Spirito Santo, con quella sua voce immateriale che solo con l’avvicinarsi porta all’estasi, mi dice queste cose…
11P. Mariano viene col Ss. Sacramento mentre lo Spirito Santo mi saluta prima di tacere. E mi trova abbattuta P. Mariano… Ma credo che le mie sensazioni – e lo credo senza tema di errore – siano simili a quelle dei martiri agonizzanti: debolezza fisica e sofferenza fisica totale, ma gioia e pace spirituale giunta al limite massimo di cui possa godere una creatura ancora sulla terra…
6. Non si può conciliare lo Spirito Santo con Satana[26].
Sbagli senza numero. Dice Gesù:
1«Non potete conciliare il Regno di Dio col regno di Satana. Non potete accontentare contemporaneamente la carne e lo spirito. Dovete scegliere.
2Vi ho dato l’intelligenza perché possiate scegliere. Vi ho dato la luce perché possiate vedere. Vi ho dato l’amore perché vi possiate guidare. E vi ho dato la libertà perché altrimenti non avrebbe avuto merito la vostra esistenza. Avete sbagliato dieci, cento, mille volte.
3Vi ho dato i Comandamenti per aiutarvi, vi ho dato i Profeti per gridarvi la mia Volontà. Avete sbagliato cento, mille, diecimila volte.
3Vi ho dato Me stesso, lasciando il seno del Padre per parlare a voi. Vi ho dato Me stesso, umiliando Me, Dio, a morire come un malfattore per lavarvi il cuore e renderlo capace di accogliere Dio. 4Vi ho dato lo Spirito perché vi fosse Maestro nella cognizione della mia dottrina di carità, purezza, bontà, umiltà. Avete sbagliato diecimila, un milione di volte.
La seconda Babele.
5Non si può più contare il numero dei vostri errori. Li accumulate come una piramide gli uni sugli altri. Fate una seconda Torre di Babele per montarvi sopra e dirvi: “Ecco che siamo simili a Dio e scaliamo i cieli”. Satana vi aiuta e ride. Sa che la torre delle vostre colpe vi crollerà addosso quando crederete di toccare i cieli e vi sprofonderà nell’inferno. Sta già crollando e travolgendovi. E non vi fermate!
Malati d’amore satanico.
6Oh! fermatevi, fermatevi, figli! Fermatevi, miei tesori! Sentite la voce del Padre, del Fratello, del Dio vostro che vi chiama, che vi chiama tesori anche ora perché siete ingemmati del suo Sangue. 7Non scrollate da voi quel Sangue con ira, bestemmiandolo. Alzate la fronte malata verso il Cielo, ché la rugiada divina vi lavi. Perché siete malati, poveri figli miei, e non lo sapete. Vi siete lasciati baciare da Satana e la sua lebbra è su voi e in voi. Ma il mio amore, soltanto il mio amore, vi può guarire.
Invito alla riconciliazione.
8Venite, non respingete la mia mano che cerca di attirarvi a Me. Credete che Io non vi possa perdonare? Oh! Avrei perdonato anche a Giuda se in luogo di fuggire fosse venuto sotto la Croce dove morivo e m’avesse detto: “Perdono!”. Sarebbe stato il mio primo redento perché era il più grande colpevole, e su di lui avrei fatto piovere il Sangue del mio Cuore, trafitto non tanto dalla lancia quanto dal suo e dai vostri tradimenti.
9Venite. Le mie braccia sono aperte. Sulla croce mi doleva di averle inchiodate soltanto perché non avrei potuto stringerle intorno a voi e benedirvi. Ma ora sono libere di attirarvi al mio Cuore. La mia bocca ha baci di perdono, il mio cuore ha tesori di amore.
Invito al ritorno.
10Lasciate le ricchezze ingiuste e venite a Me, Ricchezza vera. Lasciate le gioie indegne e venite a Me, Gioia vera. Lasciate i falsi dèi e venite a Me, Dio vero. Come vi sentireste lieti di una spirituale letizia se vi affidaste a Me!
11Io sono il Dio della Pace. Da Me sgorgano tutte le grazie. Ogni dolore in Me si placa. Ogni peso diviene leggero. Ogni vostro atto, compiuto in mio Nome, si riveste della mia Bellezza. Io vi posso dare tutto se venite al mio Cuore, e non in maniera umana, ma sovrumana, eterna, ineffabilmente dolce. Non vi dico che non conoscerete più il dolore. L’ho conosciuto Io che sono Dio. Ma vi dico: il dolore diverrà soave se sofferto sul mio Cuore.
12Venite. Lasciate quello che muore, quello che vi fa male, Quello che vi vuole male. Venite a Chi vi ama, a Chi vi sa dare le cose che non nuocciono e non muoiono. Aiutatemi, con la vostra volontà. La voglio per agire. Non perché mi occorra, ma perché occorre a voi per meritare il Regno.
13Venite. Aiutatemi a respingere l’Inferno nell’inferno e ad aprirvi il Cielo.
7. Il dono dello Spirito[27].
Nell’amore spirituale conta il sacrificio.
Dice a sera[28] l’Amore eterno:
1“Non ci sono parole proprie. Ma tu mi hai sentito parlare dalle labbra del Verbo, della Vergine, dell’Apostolo: ai cercatori di Dio, agli studiosi di Dio, ai bisognosi di Dio. Per te, fra le onde amare, una corrente di dolcezza. Per gli altri quello che è nel tanto che viene dato. Sono Spirito d’Amore. Ma sono anche Giustizia. Più mi do a chi più mi viene sacrificato. Chi ha orecchie da intendere intenda.
Nell’amore spirituale la sensualità è dannosa.
2Non bisogna avere la sensualità nell’amore spirituale. Le carezze di Dio non sono doni che potete esigere. Sono grazie che vengono date. E bisogna non essere avidi, come avari che vogliono cumulo di gran moneta. E non bisogna essere come i satrapi, che passavano il tempo nel rimirare le gemme che i sudditi portavano ai loro forzieri, senza alcuna fatica da parte loro mentre i portatori avevano sudato sangue a strappare le gemme dalle viscere dei mari e del suolo. Ognuno estragga con la sua fatica i diamanti purissimi della Sapienza. Non incorrete nella facile deviazione dalla spiritualità al sentimentalismo. Io sono il Fortificatore e voglio nei miei fedeli fortezza. Il sentimentalismo in religione è come la creta e il ferro dei piedi della statua sognata da Nabucodonosor[29]. Basta che il sassolino di una delusione li urti che tutto è in pericolo. E se il sasso è grosso è la rovina.
La terra è luogo di lotta.
3Fortezza, figli! Fortezza! La terra è luogo di lotta. La beatitudine è qui, dove Io sono. Ma per salirvi… È come una via di diaspro scheggiato. Tortura. E ogni tortura è un merito. 4Il Figlio di Dio non ha avuto che quella. Ne volete una migliore voi? Rinnovellatevi nel mio Fuoco. “
8. Il dono della scienza[30].
Filosofia di Socrate.
1Giorno di festa… e giorno di ricordi… e giorno di confronti. Perciò giorno che mi farebbe soffrire. E da ieri Gesù mi… anestetizza alla sofferenza col suo amore sensibile. 2Ieri, per non farmi pensare ai casi miei, umani e dolorosi, mi è venuto vicino e mi ha fatto da maestro anche in materie profane.
3Mi spiego. Giorni fa parlavo col giovane che ho come inquilino[31], prossimo alla sua entrata alla Facoltà di lettere e filosofia, e che traversa un periodo turbato per contrasto fra la sua vita di Giovane Cattolico di ieri e… tendente ad essere Giovane Comunista d’oggi, per suggestione di compagni e per disgusto verso le manchevolezze del clero che gli si sono svelate brutalmente in questi tempi di sfollamenti, di viltà e di egoismo. E parlando di lettere e di filosofia mi chiese se mi piace Socrate.
4Piacermi? Certo. Per me stessa mi è sempre piaciuto, ma da quando Gesù mi istruisce mi piace di più, perché lo capisco meglio. Ma io di Socrate ho solo Eutifrone e l’Apologia. E quando ero una… mezza bestiolina mi hanno servito a non avvilire me stessa. Non avvilirsi è già prepararsi ad elevarsi.
Il Fedone.
5Il giovane mi ha portato il Fedone. Io ho poco tempo e poca voglia di leggere sciocchezze e cose serie. Ma se non spreco il poco che ho per le sciocchezze, ne trovo sempre un poco per dedicarlo a letture serie, anche per levare la mia testa dal lavoro solito. Perché – parrà strano ma è così – mentre io desidero questo lavoro con tutta me stessa, pure sento dentro per dentro[32] il bisogno di mandare il mio io a spasso su altri pensieri che non siano quelli soprannaturali, come per un riposo della parte che non è spirituale, anzi delle parti materiale e morale. Ho preso dunque il Fedone dicendomi: “Se Gesù permette che lo abbia è segno che ne ricaverò del bene“. Ha fatto sempre così! Mi ha messo in mano o a contatto con libri o persone dalle quali o per me o per loro ho ricavato del bene.
Carisma del “Portavoce”.
6Ho iniziato la lettura. Ma non era Maria Valtorta che leggeva Fedone come un tempo era Maria Valtorta che leggeva Eutifrone. Ora era ed è il “portavoce“. E per quel fenomeno che mi accade quando Gesù vuole, le parole si illuminano di una luce soprannaturale e si arricchiscono di riferimenti soprannaturali. Si ricorda quando leggevo quei libri dell’Ubaldi[33] e, poiché Dio così voleva, ne ricavavo pensieri profondamente cristiani? Lei ha sorriso di questa mia… 7Proprietà di vedere, sentire, gustare, comprendere solo Dio anche nelle opere di un demonio.
8Ma io me lo spiego benissimo. È perché Gesù mi ha messo delle… lenti speciali, miracolose, le quali annullano le parole malvagie e le mutano in parole buone. Penso al Vangelo… 9“Calcherete serpenti e scorpioni e non vi faranno male“[34]. Dio è buono!
Il Maestro dei maestri.
10Ma, per tornare al Fedone, io leggevo e sentivo del soprannaturale anche lì, ma non sapevo gustarlo nella sua verità. Gesù mi è venuto vicino, alla destra del mio letto, verso il capezzale, e standomi un poco alle spalle, con la sinistra sulla mia spalla sinistra, la destra stesa ad indicarmi le righe che mi spiegava, mi ha fatto una lezione così bella, così bella che io ero in estasi. Ero beata per sentirmi così stretta a Lui, fino a sentire il calore del suo corpo, ed ero beata per sentire il suo commento. Del quale darei una ben imbrogliata copia se lo volessi ripetere. Ma la luce è rimasta in me.
Le anime si ricordano perché vengono dalla Luce.
11Ricordo solo bene quella frase che le ho detto sulla reminiscenza: “Ho parlato di questo nella Infanzia di Maria. Le anime si ricordano perché vengono dalla Luce, e come un fulmine molecolare nel formarsi congloba gli elementi sparsi nell’etere e seco li porta, così esse seco portano particelle dell’Intelligenza eterna. E più l’anima, per la Grazia, è limpida, e per la Volontà è attiva, e più ricorda. Non come dice il filosofo greco che è possessore di una semi rivelazione soltanto, di una religione intravveduta appena, e non può perciò avere la Verità intera, ma come Io dico. L’anima non ricorda perché rivive. Ma ricorda perché viene da dove tutto è noto” Ha parlato anche della rivivenza, ma non ricordo bene. So che ha detto che Socrate ha seguito questo pensiero in linea retta finché ha potuto, poi, mancandogli la conoscenza della divina Verità, ha smarrito la retta e si è ripiegato verso il basso invece di continuare l’ascesa. Ha detto: “Si vive una seconda vita, sì, ma non più sulla terra. Con lo spirito, in altri regni“. Ma il resto mi si è perso.
Il Maestro irrepetibile.
12Mi piacerebbe che dettasse le sue spiegazioni perché poi non avrò più il libro e.… addio a tutto. Ma mi piace più ancora averlo per maestro di scuola… in tutto lo scibile. È un lucido e paziente maestro. Ma la scolara è un’oca, e quando Lui chiude il libro io non so ripetere più nulla… Resto nella gioia… e le malvagità del mondo non sono più…
13Ieri sera sorridevo ad occhi chiusi, così beata che Marta credeva fossi caduta in un estatico sopore. No. Ero ben desta, ma udivo parole tali da portare all’estasi; e per vedere non avevo bisogno di occhi… Sono ancora e sempre col dolce Gesù vicino… beata… Il suo regalo, la sua pietà per la sua Maria nel giorno di S. Maria Bambina.
9. Il Tempio dello Spirito Santo[35].
Cristo è il Tempio di Dio.
Dice Azaria:
«Comprendi bene la frase dell’Introito di questa S. Messa. Per esattezza di traduzione è scritto: “Abbiamo ricevuta la tua misericordia in mezzo al[36] tuo tempio”. Ma per rendere esatta l’idea della frase liturgica io ti dico di meditare la frase modificata così: ” Abbiamo ricevuta la tua misericordia a mezzo, o: per mezzo del tuo tempio “.
Considera. Chi è il Cristo? Il Cristo reale e il Cristo mistico? Egli è il Tempio di Dio. Egli stesso lo ha detto. E questa sua verità gli fu gettata contro come un’accusa e una beffa nelle ore della sua Passione, e persino negli ultimi momenti: ” Tu che hai detto di poter ricostruire il Tempio in tre giorni”; e prima: ” Lo abbiamo sentito dire: Posso distruggere il Tempio di Dio e riedificarlo in tre giorni[37] ‘ “, mentendo vilmente, perché è mentire alterare una parola detta da un altro allo scopo di rendere la frase più accusativa, o tale da mutarsi da frase giusta in ingiusta, e passibile di severo giudizio, è mentire come inventare totalmente una notizia o dire: ” Io non ho fatto questo ” quando invece lo si è fatto.
L’oppressione dei malvagi.
I malvagi usano questo sistema, perché tutto serve ai malvagi, tutto serve per nuocere, anche la bontà, anche la verità, anche la condiscendenza e la pazienza altrui. E serve persino il miracolo che essi sanno prendere e mostrare come prova di satanismo[38] o di anomalia fisica e psichica. E non dovete stupirvi o rammaricarvi, voi, anime predilette, voi, care voci, per i commenti e le derisioni degli uomini, per la loro condotta verso di voi. Non dovete neppure giudicarla.
Limitatevi a pensare che non è tutta volontà di nuocervi ciò che fanno, ma è difetto, ma è, talora, oppressione del Nemico che lavora, come può, a rallentare e sminuire le opere di Dio e a vendicarsi sugli strumenti, facendoli oggetto della persecuzione altrui. È difetto: come non tutti gli uomini sono perfetti nei cinque sensi e nelle membra, così pure non tutti gli spiriti sono perfetti nella loro sensibilità al divino e al soprannaturale.
È oppressione del Nemico. Non è detto che chi è oppresso sia un demonio o un peccatore. Anzi molto sovente è proprio uno spirito che cammina nelle vie del Signore, e che perciò è inviso a Satana, il quale, non potendo in altro modo farlo apparire malvagio e ostacolatore di Dio agli occhi degli uomini, lo appesantisce, lo sbalordisce, lo opprime, finché Dio lo permette. Vedi che io non dico: sono possessioni, e neppure ossessioni. Dico: sono oppressioni[39]. Il leone infernale[40] ha colto un momento di languore spirituale, o di distrazione, e ha abbattuto la preda, tenendola oppressa sotto la sua tenebra, ma non la può divorare perché essa è un guerriero abbattuto, ma difeso ancora dalla corazza delle sue virtù, per cui potrà rimanere ottuso dall’urto per qualche tempo ma poi rinvenirsi e risorgere liberandosi del peso che l’opprime.
Altri ancora sono oppressi perché, per uno sbaglio iniziale, si sono messi sul sentiero del leone, ossia hanno fatto un peccato, lieve per qualità, di modo che non hanno perduta la Grazia, ma tale da avvilupparli sempre in una rete che non si rompe altro che quando essi percorrono a ritroso il mal sentiero, dicendo umilmente: “Ho sbagliato”. Questi, finché non si rimettono di spontanea volontà sul sentiero buono, stentano di più a liberarsi, perché, annaspando alla cieca in tutti i sensi, meno che in quello eroico di confessare con umiltà il loro primo errore, sempre più si impigliano nella rete che ha teso loro Satana, senza neppur aver faticato ad assalirli, la rete messa per fare dispetto a Dio, e nello spirito di chi vi è caduto, e in quelli che il suo errore mette in difficile situazione, rendendo di conseguenza difficile il loro ministero straordinario.
La potenza del perdono.
Siamo andati lontano dall’Introito, anima mia. Ma il desiderio di noi, Celesti, che tu sia sempre più dotta di quella Scienza delle Scienze che è la conoscenza degli spiriti e dei loro movimenti, di modo che tu non possa errare nel conoscere e giudicare, rendendoti disforme dalla Carità, è tale, che prendiamo ogni cura per istruirti in essa Scienza. L’istruzione in essa crea bontà e misericordia perché quando si sono sviscerati i meandri degli animi viene, per i loro mancamenti o imperfezioni, la stessa compassionevole pietà che hanno i buoni medici per i corpi malati o costituzionalmente deboli o deformi. Il Ss. Signore Gesù, perché conosceva con perfezione di Dio i meandri dei cuori[41], tu sai con quale misericordiosa bontà su essi curvava la sua Perfezione assoluta.
Noi vogliamo in te questa completa conoscenza perché essa generi un mare di misericordia dolcissima in cui tu possa depurare gli animi dei fratelli, assolvendoli, di tuo, da ogni colpa, e chiedendo al Dio della misericordia di assolverli. Ricordati sempre che il tuo e mio Signore ti ha insegnato che la forza che ottiene il perdono di Dio a un peccatore è il perdono dell’offeso[42]. E’ un capovolgimento della petizione dell’Orazione di Gesù Ss. ” Padre, perdona a noi i nostri debiti come noi li perdoniamo ai nostri debitori ” dice il Pater[43]. La misericordia di un cuore che tutto e tutti assolve dicendo: ” Sono degli infelici, non dei malvagi “, grida invece: ” Padre: perdona ai nostri debitori perché noi abbiamo loro tutto perdonato già”.
Non senti tu che questa è la dolcezza che sommergeva nei suoi amarissimi affanni il Cuore morente di Cristo mentre pregava il perdono per i suoi crocifissori[44] e fra le tenebre della tremenda sua Ora[45] gli faceva chiudere gli occhi in pace nella contemplazione di un sole in cui erano i volti di tutti i ” salvati dal suo perdono[46] “? Non senti che tu, per il moto che avesti in questi giorni, così pieno, così completo, così benedetto dalla Carità, hai lo spirito nella dolcezza?
Veramente come Ezechia tu puoi dire: ” Ecco che si cambia in pace l’amarissima amarezza mia. Tu hai liberata l’anima mia[47] “. Dio medica tutte le tue ferite, anima mia, ricordalo. Abbandonati sempre più al Dolcissimo e ogni piaga prodotta dagli uomini sarà guarita da chi ti ama di amor di predilezione, rimanendo solo le cicatrici dei dolori, le gemme che splenderanno in Cielo.
Il Tempio vivente di Dio.
Ma torniamo all’Introito. Io ti dicevo: Chi è il Cristo, il Cristo reale e mistico?
È il Tempio vivente di Dio. In Lui riposa la Promessa e la Legge, ed è deposta la Manna[48], e splende la Divinità nella sua Trina Gloria[49]. Questo è il Cristo reale. Il Cristo mistico[50] è poi quel Corpo di cui Egli è il capo e i fedeli le membra, e che ha nome: Chiesa[51].
Ora, da che è venuta misericordia agli uomini? Dal Tempio vivo di Dio, dal Verbo Incarnato che per gli uomini è morto sulla Croce, e dal Tempio che è la Chiesa[52], attraverso la quale, nelle sue gerarchie, scendono le acque dei sette Sacramenti ad irrorare le anime e a nutrirle dei frutti di essi. Ed ecco che è giusto dire, e giusto comprendere, che è per il vero Tempio di Dio: Gesù vivente in eterno in Cielo e vivente nella sua Chiesa, che gli uomini hanno ricevuto e ricevono la misericordia del Signore, ossia la Grazia e il Perdono.
La riconoscenza degli spiriti al Ss. Gesù, per il quale la Misericordia si effonde, dovrebbe essere proporzionata alla grandezza del dono e alla santità del Donatore, ossia dovrebbe essere perfetta e completa, perché perfetto e infinito fu il donarsi di Gesù Cristo, Dio e Uomo, perché voi, a Suo mezzo, aveste la Divina Misericordia e poteste sussistere, nello spirito, perché questo è ciò che è importante che sussista, onde avere la Vita eterna.
La Sapienza viene da Dio, e da Dio la Giustizia, da Dio la Fortezza, e ogni altra virtù che vi renda capaci di ” vivere secondo il volere divino “, e tutte queste forze: nutrimento e luce dei vostri spiriti, vengono da Dio, sì, per cui giusto è dire che per Lui voi sussistete[53], ma vengono propriamente da Dio Figlio, da Gesù, nel quale si sono compendiate le Perfezioni dei Tre Ss.[54] per farne il capolavoro dell’Amore che salva, del Divino Amore Misericordioso.
La regalità dello spirito.
Ascolta S. Paolo: ” Noi non siamo debitori alla carne per vivere secondo la carne”. Nulla dovete di sudditanza alla carne, se realmente volete vivere. Perché la carne è morte, quando è regina; la carne è mezzo, quando è schiava. Morte e mezzo di che? A che? Allo spirito e dello spirito.
Lo spirito dominato da una carne prepotente muore. Lo spirito dominatore della carne vive e si orna dei meriti acquistati, delle vittorie conseguite attraverso le sofferenze della carne domata. Se gli uomini meditassero la regalità dello spirito, e quale dignità da all’uomo essere un essere in cui lo spirito regna, veramente nessun uomo vorrebbe vivere diversamente che per lo spirito[55].
Sentite l’Apostolo: ” Coloro che sono mossi dallo Spirito di Dio sono figli di Dio “.
Il Maestro e guida dello spirito dell’uomo.
Lo Spirito di Dio, Io sapete, non abita che colà dove la carne è incatenata nelle sue fami animali e regna la libertà priva di uno spirito-re. Allora lo Spirito di Dio scende ad essere Maestro e Guida dello spirito dell’uomo, e poiché il contatto di Dio non può lasciare allo stato che trova, ecco che lo spirito dell’uomo, per la coabitazione in lui dello spirito di Dio, si trasforma, si divinizza, e prende, del Padre, la paternità. Ecco che l’uomo, per essere tanto spinto da meritare dì essere abitato e ammaestrato dallo Spirito di Dio e condotto da Lui nelle diverse sue azioni, fa opere ed ha pensieri, luci, movimenti, non più umani, ma divini[56] ; è un piccolo dio, perché la sua personalità umana si annulla nella potenza di Colui che lo possiede[57]. Il servo non è più neppur servo[58]: è assorbito dall’Eterno Padrone e perciò diviene Lui, parte di Lui, parte beata[59], erede dei paterni beni, coerede col Figlio diletto del Padre, fratello al Cristo, avente come Egli il diritto di chiamare “Padre” l’Altissimo[60].
Il Sacrificio di Cristo meritò per noi lo Spirito S.
A noi angeli non è concesso di chiamare ” Padre ” l’Eterno. A voi uomini sì. E Padre, realmente Padre, Egli vi è, o voi, giusti, che avete ricevuto, che avete saputo ricevere in voi questo benedetto Spirito dì Dio non per avere in voi un nuovo motivo di timore, ma per avere un nuovo motivo di fiducia, di pace, di gioia, non sentendovi nell’esilio soli, nelle prove deboli, ma uniti al Cristo, fratello vostro[61], che vi ha amato fino alla morte per darvi la Vita[62] e per darvi lo spinto di Dio[63] il quale è Sapienza[64] e Luce[65].
“È bene per voi che Io me ne vada (alla morte) perché se io non vado non verrà a voi il Consolatore. Se me ne vado ve lo manderò… E quando sarà venuto questo Spirito di Verità vi ammaestrerà in ogni vero “. E ancora: ” Pregherò il Padre che vi dia un altro Consolatore che resti con voi per sempre: lo Spirito di verità che il mondo (ossia la carne che è mondo) non può ricevere… Egli vi insegnerà ogni cosa e vi rammenterà quello che vi ho detto[66]“.
Anime, ricordate attraverso che avete ricevuto lo Spirito Dio! Attraverso il sacrificio del Cristo[67]. Egli, questa Luce beatissima, questo Fuoco d’amore[68], è passato attraverso gli squarci della Carne dell’Agnello[69] e, come fiamma che prorompe fuori da una fornace scoppiata, è sgorgato dal Cuore dilacerato del Figlio di Dio e fratello vostro Ss.
Sia dunque il vostro amore al Cristo sempre più forte, perché veramente tutto quanto avete, per Lui l’avete[70]. E santificatevi per glorificarlo[71], che questo è il vostro debito verso di Lui.
Riposa, anima mia, e sii sempre più spirito condotto dallo Spirito di Dio. Non errerai mai perché Egli conduce attraverso i sentieri infiammati della Carità.
Sia gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo».
10. Lo Spirito Santo è l’Amore[72].
La voce di tutto il creato.
1Dice l’Eterno Spirito:
Io sono l’Amore. Non ho[73] voce mia propria perché la mia Voce è in tutto il creato ed oltre il creato. Come etere Io dilago per tutto quanto è, come fuoco accendo, come sangue circolo.
2Io sono in ogni parola del Cristo e fiorisco sulle labbra della Vergine. Io purifico e faccio luminosa la bocca dei profeti e dei santi. Io sono Colui che le cose ispirò prima che fossero, perché è il mio potere quello che come palpito dette[74] moto al pensiero creativo dell’Eterno.
L’Ispiratore della creazione dell’uomo.
3Per il Cristo tutte le cose sono state fatte[75], ma tutte le cose sono state fatte da Me‑Amore, perché sono Io che con la mia segreta forza mossi[76] il Creatore ad operare il prodigio.
4Io ero quando nulla era ed Io sarò quando rimarrà unicamente il Cielo[77].
5Io sono l’ispiratore della creazione dell’uomo al quale fu donato il mondo per sua delizia[78], il mondo in cui, dagli oceani alle stelle, dalle vette alpine agli steli, è il mio sigillo.
6Io sarò che porrò sulle labbra dell’ultimo uomo la suprema invocazione: “Vieni, Signore Gesù!”[79].
L’Operatore della Redenzione.
7Io sono Quello che a placare il Padre infusi l’idea dell’Incarnazione e scesi, fuoco creatore, a farmi germe nelle viscere immacolate di Maria, e risalii fatto Carne sulla Croce e dalla Croce al Cielo per stringere in anello d’amore la nuova alleanza fra Dio e l’uomo, come in amplesso d’amore avevo stretto il Padre e il Figlio generando la Trinità.
Il Donatore di ogni carisma.
7Io sono Colui che senza parole parla, ovunque ed in ogni dottrina che in Dio abbia origine, Colui che senza tocco apre occhi e orecchi ad udire il soprannaturale, Colui che senza comando vi trae dalla morte della vita alla Vita nella Vita che non conosce limite.
8Il Padre è su voi, il Figlio in voi, ma Io, Spirito, sono nel vostro spirito e vi santifico colla mia presenza.
Generatore del Cristo in noi.
9Cercatemi ovunque è amore, fede e sapienza. Datemi il vostro amore. La fusione dell’amore con l’Amore crea il Cristo in voi e vi riporta in seno al Padre.
10Ho parlato oggi che è l’avvento dell’Amore sulla Terra, la più alta mia manifestazione, quella da cui provengono redenzione e infusione pentecostale alla Terra.
11Il mio Fuoco dimori in voi e vi accenda, ricreandovi a Dio, in Dio e per Iddio, Signore eterno, a cui, in Cielo e in Terra, ogni lode va data.»
11. Lo Spirito Santo: Amore eterno[80].
Il Tabernacolo segno della onnipresenza di Dio.
Dice Gesù:
1«Scrivi. Io, dice il Signore Uno e Trino, conoscendo gli uomini tanto facili a dimenticare leggi e benefizi, ho sostituito ad una Legge e ad un Patto, scritti e conservati in cose morte: la pietra e il legno – sempre legno anche se coperto d’oro – una Legge e un Patto scritti su una Carne con un Sangue che son divini e conservati, sempre vivi, come quando servirono per l’Alleanza col Cielo, in un tabernacolo che nella sua piccolezza è immenso quanto il Cielo, poiché lo contiene tutto, e nella sua innumerabilità, che fiorisce in ogni angolo della terra, dà testimonianza della onnipresenza di Dio.
2Ma tanta previdente bontà non ha valso a fare dei “miei tutt’altro che figli” dei figli fedeli. Sempre più siete divenuti la razza prava e perversa di cui canta Mosè.[81]
Cantico di Mosè.
3Nessuno che non sia obbligato a questo, per studio o per missione sacerdotale, legge e medita adesso quel cantico. Male fate. 4Dovreste leggerlo e meditarlo[82] e, battendovi il petto, dire: “Questo popolo insensato, questo popolo senza riconoscenza[83], che dopo aver ricevuto i benefizi di Dio[84] ha recalcitrato come mulo protervo e ha abbandonato il suo Signore[85], questo popolo che si è permesso, e continua a farlo, di provocare il suo Dio, al culto del quale sostituì culti idolatri e sacrileghi, adorando Satana nelle sue diverse manifestazioni[86], siamo noi. Perciò l’Eterno ci ha puniti. E sempre ci punirà sinché il numero dei buoni non sarà almeno a pari con quello dei malvagi”.
Formazione dell’’Evangelizzatore.
5Né, creature ribelli, dovete terminare il vostro pensiero dicendo: “Orbene, attenderò che gli altri divengano buoni e predicherò che lo divengano”. No. Ognuno, senza curarsi del vicino, cerchi di suo di divenire buono come Dio vuole.
6Poi, quando lo sarà divenuto, parli, nel nome di Dio, per esortare altri ad essere buoni. Ma prima purifichi se stesso nel dolore e nell’amore[87].
7Ognuno si faccia ostia a Dio[88]. La terra, contaminato altare, ha bisogno di esser risantificati prima di poter tornare altare caro al Signore.
Senza amore non si ha l’Amore.
8Il dolore sia l’olocausto per il peccato, l’amore l’olocausto per il sacrificio pacifico. Ma l’amore nasca primo in voi. Senza di esso non potreste avere Me, che son l’Amore eterno, il Suscitatore di ogni soprannaturale azione o pensiero. L’amore vi spingerà verso la contrizione, la contrizione vi renderà Dio, e riuniti a Lui potrete offrire voi stessi con tutta l’anima, la mente, il cuore, le forze, secondo la Legge[89], a Colui che va amato al disopra di ogni cosa e senza limite di misura.
9Sono l’Amore che parla. Sono l’Amore che benedice. Sono Io che benedico te.»
Grazie Amore eterno.
10Ed io ti benedico, o Amore, perché versi su me la tua luce che è la Luce della Luce, la più esilarante, beatifica Luce, e mi pacifichi ogni mio gran dolore in una gioia che non vi è parola umana atta a descriverla.
12. Epifania dell’Amore[90].
Epifania di Dio Padre.
Importanza del grado d’amore raggiunto dell’anima.
Dice Azaria:
«Gloria al Divino Paraclito! Gloria! Alleluia! Celebriamo insieme le sue lodi in questa sua Epifania d’amore. E consideriamola nella sua preparazione, nella sua forma, nei suoi effetti.
Generalmente la limitatezza umana considera una sola Epifania dell'[…][91] e una sola di Dio: quella del Cristo. Veramente l’uomo non sa vedere, riflettere, comprendere. Se l’uomo sapesse amare, l’uomo vedrebbe, rifletterebbe, comprenderebbe. La proporzione del vedere, comprendere, riflettere, è data dal grado di amore raggiunto dall’anima[92].
Più l’uomo si dona e abbandona all’amore per esserne avviluppato[93], bruciato, distrutto per essere costrutto con nuova forma, arso per ardere, ed onorare con l’ardere, e santificare portando fra gli uomini l’ardore dell’immensa fornace dove la creatura si trasforma in serafino perché entra veramente in Dio, nel Tabernacolo ardente che è Dio — l’Operatore dal quale tutto viene, l’Instancabile che tutto opera, il Perfetto, il Compiuto, il Santo, la Potenza, la Sapienza, la Luce, il Pensiero, la Parola, l’Amore, la Vita, la Grazia, il Confermatore della Grazia — e più l’uomo è atto a vedere, riflettere e comprendere, perché possiede la saggezza. L’amore è saggezza[94]. La saggezza è fonte di virtù. Non è mai disgiunto l’amore, ossia la saggezza, dalla santità. Anzi sempre è istigatore di perfezione perché spinge l’uomo ad opere feconde. E le opere feconde, costruttive, sono sempre opere d’amore. Come gradini di un’aurea scala tali opere lo elevano sempre più verso il Cielo. Come penne che si fortificano nel volo, e ogni opera d’amore è volo verso il Cielo, tali opere si fanno sempre più vaste, più sante, più gioiose della stessa gioia che gode Dio nell’operare.
L’uomo vivente nella Trinità
L’uomo, compenetrato dall’Amore, si appropria, dirò così, dei sentimenti dell’Amore e, con l’Amore Trino ed Uno, ricrea sé stesso, redime gli altri oltre sé stesso, gioisce di creare e di redimere; e pur essendo attivo oltre misura nel suo operare nelle due forme della carità: adorazione a Dio e amore al prossimo, acquista, per l’estasi dolce, continua, e continuamente percipiente, le luci sapienziali di Dio in cui è immerso, una maestà profonda, equilibrata, pacata, solenne, che è il tralucere dell’unione sovrumana col Divino.
In una parola: essendo l’uomo amante, vivente col suo spirito nella Ss. Trinità, prende del Luogo dove abita i modi e gli affetti e perciò amore attivo, contemplativo, gaudioso, e perciò Luce e Sapienza, facoltà di vedere, riflettere, comprendere.
Ora, per quello che ti dico, per la Luce che ti porto, per l’ardore che ti alimento, io voglio che con me tu ti affissi alle conoscenze superiori, a quelle che l’uomo comunemente non contempla, e che tu veda quale è Dio, il Multiforme e l’Uguale, Colui che si completa in Sé stesso[95], ma non si supera per prevalere di Una su un’altra delle sue parti, perché prevalenza, e spirito di prevalenza, è già egoismo, e Dio non conosce egoismo, perché in Dio è Ubbidienza nel Figlio, Aderenza nello Spirito a splendere presso la Potenza del Padre, ma non mai spirito di sopraffazione di Uno, volta a svalutare le azioni degli Altri Due.
Vedere Dio vuol dire notarne le azioni, anche quelle che i pesanti non notano. E vedere vuol dire notare che alle Epifanie di Cristo, che il Ss. Signore Gesù ti ha già spiegate[96], corrispondono le precedenti Epifanie del Padre e quelle, anche susseguenti, dello Spirito[97].
Epifania di Dio Padre.
Il Padre si manifesta la prima volta nella Creazione[98]. Immensa Epifania della Potenza che ha, dal nulla, fatto tutto, perché il Tutto può fare dal nulla le cose, mentre il nulla, il non essere, non può da sé formarsi né formare.
Risposta ai superbi negatori di Dio è ciò che i loro occhi vedono, innegabilmente vedono, e l’impotenza, che la loro superbia non può che costatare, del loro non poter creare dal nulla un filo, un solo filo d’erba[99]. Non è creare ciò che essi fanno di strumenti, o farmaci, o incroci nuovi di metalli, di piante, di animali. Quello è lavorare su materie già esistenti. Creare è quando dal nulla si ottiene questo tutto che vi circonda, questo firmamento coi suoi pianeti, questi mari con le loro acque, questa terra con le piante e gli animali che l’abitano, questi uomini sorti dalla polvere prima, da Dio trasformata in uomo, questo creato uomo[100] che viene non solo vivificato di vita limitata, ma di vita eterna con lo spirito, non solo munito d’istinto ma di intelletto. Questo è creare. E il Creatore si è manifestato nel creare. La prima Epifania di Dio posta come un raggiante sole al principio dei tempi per non offuscarsi più, mai più.
Quale l’organismo che duri, una volta formato, in eterno? Quale la cosa che non conosca dispersione, offuscamento, disgregazione, dimenticanza, morte? Gli astri, anche il sommo sole, un momento verrà che non saranno più[101]. I continenti più non sono quali erano quando la Terra fu creata da Dio. Le dinastie periscono. Dei grandi che furono, molte volte è ignorato il nome perché i secoli l’hanno ricoperto della polvere obliosa del tempo. Ma l’Epifania del Creatore e Padre è e sarà. Perché coi risorti dell’Ultimo Giorno resterà di questa Epifania la parte superperfetta della perfetta: ossia i Viventi, gli Uomini, gli eterni[102].
Resti sbalordita, anima mia? Non ti pare proprio dire superperfetti i dannati? Essi saranno la perfezione del Male e testimonieranno laggiù, nel regno del Ribelle[103] che non volle piegare il suo spirito in adorazione del Perfettissimo, e dio volle essere al posto di Dio[104], ciò che può Colui che egli volle trattare da suo pari; ciò che può come Creatore, ciò che può come Giudice: fare dal nulla degli esseri non solo vitali ma eterni, non solo animali ma dotati di spirito e giudicarli con tutto il loro essere, dando a tutto ciò che fu ribelle ciò che ha meritato, mantenendoli viventi nei secoli dei secoli mentre tutto quanto è stato creato conoscerà morte, e segregandoli nel regno da loro liberamente eletto[105] per loro regno.
Come tu vedi, la Ia epifania del Creatore e Padre resterà, anche oltre il Tempo, nei due Regni che non. conosceranno fine: li Paradiso[106], l’Inferno[107], a ricordare sempre, e ad ognuno, a seconda della sua condizione, che Dio è, e che si è manifestato per tale sin dal primo giorno creativo. Ricordo luminoso e beato per i cittadini dei Cieli. Ricordo di punizione per quelli dell’Inferno. Ma per ambi incancellabile, anche dopo che tutto sarà cancellato[108], fuorché i due regni[109].
Alla manifestazione creativa fanno seguito le altre manifestazioni della Prima Persona, ai patriarchi[110], dei primi giorni sino alla, seconda in potenza, manifestazione del Sinai[111], e alla terza, completa, perché presenti in essa le Tre Persone, del Giordano[112], e l’altra ancora, per scuotere Gentili e Giudei, migliori i primi dei secondi, onde, per l’ormai imminente Passione del Salvatore, avessero l’animo preparato dalla fede in Lui a beneficiare dei suoi meriti[113].
Epifania dell’Amore.
Lo Spirito del Signore riempie tutto il mondo.
E alle Epifanie del Padre ecco unite quelle dell’Amore, dell’Amore presente sempre in tutte le azioni del Padre, e perciò manifestatesi con Esso e con la Parola del ” Fiat[114] ” sino dalla Ia Epifania della Ia Persona, perché, come dice l’Introito: ” Lo Spirito del Signore riempie tutto il mondo “, ma particolarmente manifestandosi nelle lezioni sapienziali e nelle operazioni redentive[115].
Oh! sublime manifestazione dell’Amore, nella casa verginale di Maria[116]! L’Amore che si manifesta in tutto il suo amore, riversandosi sull’Amorosa per generare il Salvatore! “ Riempiendo ogni cosa sa quello che vi dice ” professa l’Introito. Riempiendo il cuore della Vergine sapeva quello che faceva: faceva che la Vergine concepisse l’Uomo onde si compissero le promesse[117] e l’uomo tornasse amico[118] e figlio di Dio attraverso a successive operazioni d’amore.
Guarda! Medita! Colui che aveva presieduto a tutte le azioni del Creatore, e perciò anche al Pensiero di creare l’Immacolata, futura Madre del Redentore[119], ecco che ora scende a di sposarla[120], trovandola più bella dello stesso Paradiso perché bella di giustizia per volontà propria[121], oltre che per volontà del Signore del Paradiso.
Quale più dolce Epifania dell’Amore Divino di questa? E per questa dolce Epifania ecco formarsi nel seno della Vergine la Carne del Verbo Ss. e avervi inizio il Cuore del Cristo, quel Cuore che non ebbe e non avrà del suo primo palpito un sol moto che non sia ubbidienza e amore e che vi si propone a modello[122] per giungere alla gloria del Cielo.
Ma a quell’Epifania del marzo gallico[123], all’altra delle rive giordaniche[124], ecco unirsi la luminosa, coronante Epifania Pentecostale, la promessa epifania che il Cristo aveva detta ai suoi Apostoli per consolarli nella sera pasquale e nel mattino dell’Ascensione[125]. Eccola compiersi, preceduta da una preparazione di ubbidienza e di preghiera, per fare dei poveri apostoli[126] i grandi Apostoli, ” a battezzarli col fuoco[127] “, come Gesù aveva loro predetto perché fossero mondati dalle loro pesantezze, e, più spiriti che carne, nel Fuoco sapessero tuffarsi e spargerlo per ogni dove, incendiando di Esso tutto il mondo[128]. Ben sapeva lo Spirito ciò che operava in quel momento. Operava la trasformazione dei cuori. E da cuori di uomini ne faceva ” voci ” di Dio.
Ecco. Lo Spirito compie queste operazioni. Prende il nulla che sa amare, che è ubbidiente, che è fedele, che parla a Dio nella confidente orazione, e lo investe di Sé, lo trasforma, lo fa strumento di Dio.
” Opererai novella creazione[129] ” è detto. Sì. Opera la ricreazione dell’uomo in strumento, perché poi la buona volontà dello strumento[130], congiunta all’Amore, supererei il santo.
E osserva: la Prima Persona sorse e comandò: “Sia la Luce[131]“. La Terza dice: ” Sia l’Amore “. La Prima comandò: ” Sia l’uomo[132] “ e la Terza: ” Sia il santo ‘”. La Prima gridò a Lucifero: “Sii maledetto”. La Terza mette in fuga l’Odio col fulgore dell’Amore.
Per meritare l’Amore.
Sorge il Signore e disperde i nemici suoi e dei suoi figli, e fuggono dal suo cospetto e dalle vicinanze dei suoi figli coloro che odiano l’Amore.
Io ti ho detto prima che Maria era bella e amata perché bella di giustizia per volontà propria oltre che per volontà di Dio[133], e per questo meritò il divino connubio. E ancor ti ho detto che gli apostoli meritarono il Crisma Pentecostale per la toro ubbidienza e preghiera preparatoria all’evento[134].
Ogni anima per meritare l’Amore deve con volontà propria volere l’Amore, e deve mantenersi degna dell’Amore con ubbidienza e orazione instancabile. Se ciò non facesse, vana sarebbe su lei la discesa dello Spirito Santo, perché scendendo non potrebbe farvi dimora, e rapido risalirebbe al Cielo, lasciando aridità, gelo, tenebre, silenzio, dove avrebbe potuto essere fecondità, calore, luce e divine lezioni.
Per ricevere l’Amore.
Ma se questo è per tutti i fedeli, per gli strumenti più ancora Io è. Gli Apostoli furono trasformati da uomini in voci di Dio per l’opera del Paraclito e per preparazione propria di ubbidienza e preghiera[135]. I chiamati a speciale missione — ed ogni chiamata è prova, non è già elezione sicura e immutabile[136] — sono trasformati in ” voci ” per opera d’Amore e per preparazione propria di ubbidienza e preghiera. Non date mai altro nome che non siano questi due ai ” nulla ” che divengono strumento. È la loro ubbidienza, il loro parlare con Dio, il loro ubbidire ai comandi di Dio che li fa ciò che sono. E non date altro nome che quello di disubbidienza e orgoglio alle cadute di quelli che parevano giusti e di giusti avevano soltanto la vernice esterna.
Io, anima mia, non cesserò mai, a costo di parerti monotono, di esortarti a quelle virtù — necessarie a tutti, ma assolutamente indispensabili, e in misura piena, nell’essere eletto a via straordinaria — che sono una perfetta ubbidienza e una perfetta umiltà, uno spirito di unione con Dio, ossia preghiera vissuta e non già macchinale borbottio di preghiere in determinate ore.
Il sapere vero.
L’altro ieri, in intimo ammaestramento, ti ho spiegato come anche quello che la tua mente non comprende, perché non è nutrita da nozioni teologiche[137], opera in te spirituali trasformazioni perché l’anima, ad insaputa del tuo stesso intelletto che non la può seguire essendo ignorante di nozioni teologiche, assorbe il succo delle lezioni che ricevi e se ne nutre. Lascia pure che, come tu dici, il tuo cervello non senta che il suono esteriore e incomprensibile di tante profonde lezioni. ‘C’è una parte di te, la migliore[138], che se ne nutre ugualmente, veracemente. E ciò ha più valore che se tu, col tuo intelletto, potessi analizzare e capire ogni parola, ma questa analisi rimanesse freddo studio della mente e non pane e fuoco dello spirito.
Molti sono i sapienti ma pochi coloro che alla sapienza congiungono giustizia. E perché? Perché sanno ciò che è Dio, ma non vogliono far scendere questo sapere dal cervello al cuore, allo spirito, e dotti sono, ma non sono giusti, ma non si evolvono da creature umane a spirituali. Grandi sono in orgoglio, ma non sono grandi in ubbidienza. Audaci nel giudicare ma pusilli nell’amare. Molte parole fluiscono dalle loro labbra. Ma scendono in luogo di salire, perché sono parole, non frecce d’amore lanciate verso il Cielo. L’orazione… oh! ti voglio portare un paragone di ciò che è l’orazione vera.
L’orazione vera.
Pensa ad una donna che porti nel seno il suo figlio. Il cuore del nascituro non è tutt’uno con quello materno; distanti, separati da organi e membrane, si direbbero indipendenti. Eppure ad ogni battito del cuore materno corrisponde un battito del cuore figliale, perché uno è il sangue che scorre nelle vene. Ecco, così è dell’orazione quando è veramente ” orazione “. E1 un uniformare i propri palpiti d’amore di creatura ai palpiti d’amore del suo Dio, quasi che uno stesso sangue d’amore imprima il moto ai due cuori distanti, sincronizzandoli nei loro movimenti. Ma se il bambino nasce, ecco che piglia un indipendente pulsare perché ormai è separato dalla madre, fuori da essa.
Così, se il credente si separa ed esce da Dio, i suoi moti non sono più sincroni a quelli di Dio. II bimbo esce per legge naturale e buona. Il credente esce per elezione volontaria e non buona. Tu non uscire mai dal seno amoroso dell’Amore.
E torniamo alla considerazione di questa Manifestazione dello Spirito Paraclito.
La Pentecoste nella sua preparazione, forma ed effetti.
I tre tempi della preparazione.
Ti ho detto all’inizio che avremmo considerato la Pentecoste nella sua preparazione, forma ed effetti. La preparazione si può dividere in tre tempi. Quelli remoti, quelli prossimi, quelli immediati.
Remota preparazione della Pentecoste è quella che era nel Pensiero di Dio da quando decretò la venuta del Verbo sulla Terra per redimere e per dare la Religione santa e perfetta che dal Cristo prende nome. Molto remota preparazione, ma sempre presente e sempre più viva mano a mano che i tempi scorrevano avvicinandosi al limite del tempo di castigo, e perciò al limite del tempo di perdono. Essendo l’Amore in tutte le azioni di Dio, non è errore dire che la preparazione ebbe principio al principio dei tempi[139].
Prossima preparazione è quella del tempo che va dall’Annunciazione all’Immolazione.
Immediata, quella che va dalla Risurrezione alla Pentecoste. Per questo è, piccolo Giovanni[140], che il Signore Nostro Gesù ti trasporta immediatamente nel tempo prepentecostale non appena è terminato il giorno di Pasqua. Ti tratta come uno dei suoi beneamati discepoli, anima mia. Ad essi, risorto da morte, dette ancora insegnamento, e lo dette, direi quasi, in una segregazione d’amore: Egli e loro, loro e il Signore, senza più predicazione alle turbe e miracoli strepitosi, per non avere distrazione di folle intorno al suo estremo ammaestrare. E così li condusse fino al momento della sua Ascensione, lasciandoli con l’imposizione di stare raccolti in orazione in attesa del Paraclito, e sotto la direzione di Maria Ss[141].
La Pentecoste forma ed effetti.
Anche con te fa così. E ti porta nell’aura della Pentecoste quando si spegne l’ultimo suono delle campane pasquali. Né è troppo cinquanta giorni per prepararsi a ricevere lo Spirito, il Fuoco che non consuma che ciò che è inutile, ma che, per essere accolto, santificatore e operatore, occorre di uno spirito preparato come un cenacolo, silenzioso, isolato, profumato di ubbidienza e orazione.
Allora la Pentecoste apre i suoi sette fiumi e da luce e virilità spirituale, alimenta l’anima dei suoi doni e la rende atta ad accogliere i saettiformi frutti di cui lo Spirito depone il seme che la buona volontà dell’anima porta a maturazione. Non può certo essere accolto dove non è luogo per la sua abbondanza, dignità per la sua Natura, dove vano gli sarebbe l’ammaestrare, perché rumore di mondo conturba e soverchia, dove l’ubbidienza è in difetto e l’orazione è parvenza, dove altri sapori, che non sono il fior della farina e il miele della roccia — come dice la Messa di domani[142] ossia le cose semplici e soavi, veramente nutritive, quali sono le cose che vengono da Dio e che Dio dona per sua bontà ai suoi figli — ma sono i piccanti e travianti sapori del mondo, della carne e del demonio.
Superare la battaglia della soddisfazione.
Maria, anima mia, sino ad ora la mortificazione che ti ha oppressa ti ha tenuta in condizione di umiltà e aderenza a Dio per cui lo Spirito ti amò e si comunicò con grazia grande. Ora fortifica il tuo cuore perché il fumo delle lodi non lo travii[143] e ti faccia sonante cembalo, ma senza luminose parole di Sapienza.
Fortifica il tuo cuore. Ti dico: ” fortifica “. Ti ho detto: ” Non temere ” quando gli uomini ti muovevano battaglia ed eri sola col tuo Dio e il tuo angelo. Ora ti dico: ” Fortifica te stessa “. Fatti tetragona alle lodi così come lo fosti ai biasimi. Non tu, ma Lui, è il degno di lode.
Alza e affissa il tuo cuore in Lui e qualunque omaggio ti venga reso rendilo a Colui che ne è degno. Sei stata e sei il tramite che porta la Parola di Dio agli uomini. Sii il tramite che porta la lode degli uomini all’Autore del prodigio. L’umile tramite per essere l’utile tramite. Il giusto tramite per essere il santo tramite. Hai sempre superato le battaglie del dolore e ogni dolore ti ha sempre più fatta di Dio. Sappi superare le battaglie della soddisfazione. Sii giusta, umile, fedele.
A Dio le grazie, Maria mia, diamole a Dio alla fine di questa singolare spiegazione che è ciò che il Signore voleva che io ti dicessi. A Dio le grazie! Alleluia!»
13. Possedendo in voi
lo Spirito Santo, avete tutto l’Amore, ossia Iddio
Uno e Trino[144].
Lo Spirito Santo e la creazione.
Lo Spirito Santo e l’uomo.
Dice il Divinissimo Autore rispondendo ad una mia obbiezione circa la frase contenuta nel dettato del 6 gennaio 1948[145]: ” … l’Arca dilettissima (Maria)… che ancor ci contiene così come è da Noi contenuta”:
« E’ detto che il corpo dell’uomo è tempio allo Spirito Santo[146]. E va creduto perché è una verità. Una verità che sprona a vita perfetta per possedere l’Ospite divino, che è lo Spirito Eterno che inabita nell’anima dei giusti. Ma non si deve credere che solo la Terza Persona abita in voi. Ella è nominata perché è Quella che abbraccia e contiene le Due che la precedono. Ma essendo inscindibile l’Unità-Trina, dove è Uno gli Altri sono. Dunque voi, possedendo in voi lo Spirito Santo, avete tutto l’Amore, ossia Iddio Uno e Trino.
Lo Spirito Santo e la creazione.
E’ detto anche: ” Lo Spirito del Signore empie tutto il mondo[147] “. Tutto il mondo. E da sempre. E per sempre. Seguendo le diverse evoluzioni del mondo volute dal volere di Dio. Volute. Non autoevoluzioni, ma evoluzioni volute dal Creatore, dall’Eterno, Onnipotente Signore.
” Lo Spirito di Dio si librava sopra le acque ” è detto[148], ed è una delle prime parole della meravigliosa storia della Creazione. Già era Dio. Sempre Egli fu. E per il suo Essere poté creare dal nulla il tutto; dal disordine l’ordine; dall’incompleto — più: dall’informe — il completo, il formato con legge di sapienza potentissima. Dal caos sorse l’universo. Dai vapori carichi di molecole confuse, dalla anarchia degli elementi, ” creò il cielo e la terra” e subito il suo Spirito “si librò sopra le acque”.
E mano a mano che le successive opere della Creazione si compievano, ” lo Spirito del Signore ” si librava su esse con le sue leggi e provvidenze. Successive opere e sempre più potenti. Dal caos che si separa e ordina per, dirò, famiglie — parti solide con parti solide per formare il globo del pianeta Terra, parti umide con parti umide per formare successivamente i mari, laghi, fiumi, ruscelli — alla luce, la prima[149] delle cose non solo ordinate con elementi già esistenti nel caos, ma creata, con potere proprio, dal nulla.
Dio creò la luce.
Perché la luce non era, ” le tenebre coprivano la faccia dell’abisso[150] “, ossia del caos nel quale confusamente si urtavano masse di vapori, carichi di umidità, di gas, di molecole. E Dio creò la luce. La sua luce. Egli concesse al mondo, che sorgeva dal nulla per suo volere, l’attributo, uno degli attributi suoi: la luce.
Dio infonde nell’uomo lo spirito.
Dio è Luce ed è il Padre della Luce e delle luci. E alla Terra, sua prima creatura, concede e dona la luce. Così come all’uomo, perfezione della creazione e ultima delle sei opere delle sei giornate divine dopo le quali Dio si riposò, concede l’attributo che lo fa a Lui somigliante: lo spirito libero, immortale, l’alito suo divino, infuso nella materia perché essa sia animata da Dio e abbia diritto al Cielo, alla Dimora del Padre.
A questo spirito dell’uomo Egli, il Buonissimo, ha già preparato la pienezza della Vita e dei suoi doni col suo Cristo, e il Cristo verrà quando sarà giunta l’ora della sua venuta, e gli uomini possederanno la pienezza della Vita, della Grazia, dell’Unione, per i meriti del Cristo e i Sacramenti da Lui istituiti.
Ma non è in questa lezione che parlerò di quest’ultimo supremo dono[151]. Ora ti ammaestro sul dubbio di aver compreso e scritto male. Per levartelo e farti sapiente.
L’inabitazione di Dio nell’uomo
Inabitazione di Dio in noi.
Il corpo dell’uomo è animato dal soffio di Dio. Ogni uomo. Per questo in ogni uomo e su ogni uomo si estende e penetra lo Spirito di Dio con diritto di Re e con amore di Padre Creatore. Anche prima della Redenzione lo Spirito del Signore — l’Amore — guidò i patriarchi e ammaestrò i profeti e i giusti. E la sua voce risuonò negli spiriti, dall’inizio dei giorni, e risuona, e risuonerà, per dare ad ogni uomo quel tanto di guida che la Provvidenza Creatrice non ricusa a nessun uomo, e che aumenta più l’uomo è mosso da buona volontà di onorare e servire l’Ente Supremo, dai molti nomi, dalle diverse forme di parvenza, a seconda dei popoli e religioni, ma dai credenti d’ogni popolo sentito essere ed essere degno di ogni adorazione.
L’inabitazione di Dio nell’uomo sarebbe stata perfetta se l’uomo non avesse peccato. La Passione di Cristo e l’appartenenza alla sua Chiesa, ristabilendo l’Ordine, restituendo la Grazia, concede nuovamente l’inabitazione di Dio in voi: il Regno di Dio in voi.
E in tal modo, così come l’anima è in voi eppure vi contiene, essendo cosa superiore, per origine e immortalità, alla carne, così voi contenete Dio nel tempio del vostro corpo nel quale è — Santo dei Santi — l’anima in grazia, ma siete da Dio abbracciati perché Dio è l’Infinito che raccoglie nella sua Immensità tutti i suoi diletti.
Inabitazione di Dio in Maria.
Detto questo, ti chiedo: se voi, peccatori, se voi in cui resta la cicatrice della grande piaga del Peccato d’origine, i suoi fomiti che talora turbano anche i più eroici nel Bene, avete lo Spirito Santo nel tempio del vostro corpo, avete la Carità in voi e dalla Carità siete abbracciati, sempre più a Lei fusi più nella carità vivete, ossia siete nella Carità perché in Essa è tutto ciò che è santo, potrà dubitarsi che Maria, Colei che ab eterno fu pensata dal divino Pensiero — che è Volere e Potere perfetti — Immacolata e Piena di Grazia, Figlia, Sposa, Madre di Dio, Colei che al Volere divino corrispose con la sua volontà che, libera come quella di Gesù, volle usare questa sua libera volontà per camminare sempre alla presenza di Dio ed essere perfetta, non avesse Dio in Sé e non fosse in Lui?
Ella pure ” non peccò perché non volle peccare “. Seconda Eva, non imitò la prima[152] e calpestò il Serpente perché, tutta persa in Dio regnante nel suo spirito e abbracciante Lei, suo amore, fu cieca, sorda, dimentica di tutto ciò che non fosse Dio e l’amore per Lui.
Arca più santa di quella di legno di setim[153], in Sé contenne la Trinità e la Parola Incarnata, e poi ancora la Trinità e il Cristo Eucaristico, ed ora ancora Ci contiene, essendo Noi in Lei, Lei in Noi.
Dove riposa Dio? Nello spirito dei giusti. Cosa è lo spirito? È la parte migliore dell’anima vostra. Quando cessa d’esser trono a Dio? Quando la concupiscenza lo soverchia. Quando vi lascia l’anima? Quando si separa dalla carne nell’ora della morte per essere giudicata e attendere la risurrezione della carne e con lei[154] avere eterno finale giudizio.
Ma. Maria non morì. Trapassò in un rapimento da questa all’altra vita e nel trapasso il suo spirito purissimo fu più che mai trono di Dio. Così anche doveva essere di ogni uomo se, in Adamo, non avessero tutti peccato.
Maria non fu giudicata. Era l’Innocente. Non soggetta a giudizio né a morte qual voi l’avete. Maria non tornò polvere nella sua carne immacolata quanto l’anima e fatta incorruttibile per aver portato il Figlio di Dio e dell’Uomo. In corpo ed anima fu assunta al Cielo dagli Angeli. E neppure nell’ora del trapasso l’anima si separò totalmente, ma intellettualmente e completamente assurse, non al terzo[155] ma al Cielo supremo ed empireo, e adorò, mentre ugualmente lo Spirito Uno e Trino non lasciò il suo dolce verginale tabernacolo dove aveva riposo.
Maria è in Cielo in corpo ed anima, viva come era in Terra, beata come Lei può esserlo, in Cielo. E Dio, che inabitò in Lei sulla Terra, inabita in Lei in Cielo. Nulla è mutato. Messa al centro del divino Fuoco, che su Lei converge i suoi ardenti amori. Ella eternamente ci dice: ” Ecco l’Ancella, o Dio[156] “ e ci apre il suo cuore e ci accoglie in un mistero d’amore ineffabile.
Divina Genitrice e santa Matrice.
I Santi amanti di Maria hanno intuito questo e hanno proclamato che chi vuol trovare Dio, la Salvezza, la Vita, vada a Maria, e là troverà la Carità, il Salvatore, la Vita, la Luce, la Sapienza. E là rinascerà da uomo a vero figlio di Dio.
Perché Maria, divina Genitrice, è anche la feconda santa Matrice che sino alla fine dei secoli accoglie e accoglierà nel suo seno coloro che vogliono nascere figli di Dio, e di queste debolezze informi, di questi germi incompiuti — difficilmente, per sé soli, capaci di vivere — fa e farà i “viventi ” del Regno di Dio, da e darà questi figli al suo Dio.
Maria è Corredentrice e Cooperatrice instancabile per il divino[157] trionfo finale, è carità inesausta e inesauribile, operosa come di Serva e gloriosa come di Regina, per la gloria di Dio, è Madre, Madre perfetta per tutti coloro che chiedono a Lei la Vita. ».
14. Attività trasformatrici dello Spirito S[158].
I gemiti ineffabili dello Spirito S. (Rm 8, 26-27)[159]
Lo Spirito Santo tutto feconda.
«II quale Divinissimo Spirito ha più modi per aiutare la vostra debolezza.
Dandosi a voi con la sua immensità di luce e di potenza, vi penetra e illumina sino nei fondi più abissali del vostro spirito, e tutto lo feconda, facendovi prosperare la Grazia e le altre virtù, facendovi conoscere il Padre ed il Figlio e il loro reciproco Amore, ossia Egli stesso, quale nessun libro e nessuna parola di sapienza umana possono riuscire a farlo.
Attività trinitaria.
Perché nella sua immensità di Sapienza, Dio è sempre luminoso e semplice, la sua istruzione è un tocco divino che accende luci atte ad illuminare i misteri, è una carezza che sveglia l’amore in voi, è un bacio che vi fa gustare il sapore di Dio, di quel Dio Padre che del suo amore previdente vi nutre come di un latte, di quel Dio Figlio che della sua Carne e del suo Sangue vi pasce, di quel Dio Spirito Santo che del suo miele sapienziale vi ciba onde farvi desiderosi di Dio come le api lo sono del succo del fiore.
E quale più splendido, soavissimo, purissimo fiore, di Dio? E quale cosa che più attragga di un fiore odoroso, vago di tinte, salutifero di succhi, e attragga anche i più semplici e indotti, anche i fanciulli, anche i vecchi senza più illusioni umane, anche i malati crocifissi alla loro croce, perché attrae senza stancare, perché rallegra, perché testimonia dell’esistenza di Dio, della sua provvidenza che sovviene anche all’erba del campo?
Lo Spirito istruisce, ammaestra.
Così semplicemente, col suo umanamente divino Silenzio, ma spiritualmente con la sua instancabile Voce risuonante nel silenzio attento dell’anima, lo Spirito vi istruisce, vi ammaestra, vi consiglia, vi guida, vi comunica, ad ogni sua effusione da voi secondata, una più vasta conoscenza di Dio, generatrice di un grado più alto di amore verso Dio, una più sicura persuasione che le azioni compiute per amore a Dio, e quindi nella sua Carità, sono compiute con l’aiuto e l’unione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e perciò vengono soprannaturalizzate, mentre l’individuo uomo si trasforma, per una continua generazione del Verbo, per volere del Padre che vi vuole “altri cristi”, in figlio di Dio, in figlio sempre più tale quanto più vive nella Carità del Padre e del Figlio, ossia nell’abbraccio dello Spirito di Dio.
Trasformazione totale.
Questa trasformazione, quando diviene totale, per quanto può esserlo in creatura ancora vivente nell’esilio terreno, per essersi la creatura svuotata di tutto quanto non è amore puro — ed è amore puro di Dio e a Dio quello che s’è spogliato da ogni cosa che possa essere di impedimento: affetti sensibili non ordinati al fine caritativo soprannaturale, timori eccessivi in riguardo alla imperfezione di ogni atto umano rispetto alla Perfezione che è Dio, ansia di fare troppo, e troppe cose venute dalla propria volontà di fare, anche a fine buono, il che produce affaticamento e distrazione, e impedimento nell’ascoltare e nell’eseguire le divine ispirazioni e intenzioni, ispirate o proposte da Dio allo spirito dell’uomo — questa trasformazione, ho detto, quando diviene totale, per quanto può esserlo a spirito ancor chiuso in una carne, porta a superare tutti i limiti e le limitazioni connesse alla natura umana e ad innalzare ad altezze abissali di carità sino all’immolazione, o di contemplazione sino all’estasi o alle rivelazioni, durante le quali un’anima mistica, per brevi istanti — che di più non potrebbe la creatura goderne senza morirne — gusta ciò che è anticipazione del perfettissimo gaudio eterno, e le gusta senza morirne di dolcezza, perché una segreta azione di Dio la sovviene nel riceverle. Vi aiuta col suscitare in voi desideri santi che vi portano ad opere sante, sempre che voi siate docili e attenti alle sue ispirazioni.
Esempio di Gesù e dello Spirito Santo.
Quando vi lasciate ispirare e muovere dall’eterno e perfetto Movente, che ogni suo movimento compie per amore, voi vi trasformate in creature d’amore ed eleggete a vostra guida e a vostra virtù regina l’amore. Allora, qualunque cosa voi facciate o diciate, anche se ad alcuno parrà che voi nulla facciate — perché la vostra attività non sarà appariscente, rumorosa, agitata, ma tutta intima: preghiera e offerta quotidiana, immolazione richiesta e poi compiuta, nell’interno del vostro io, memori delle parole: ” Quando volete pregare non imitate gli ipocriti che amano esser veduti dagli uomini, ma anzi entrate in casa e ivi chiudetevi[160] ” — allora veramente vi trasformate da uomini in figli di Dio. Perché imitate il Padre che opera nel mistero del suo Cielo; imitate[161] il Figlio che non amò le acclamazioni e che, finché poté farlo senza contravvenire ai disegni del Padre, amò il nascondimento di Nazareth, sfuggendo poi, dopo ogni miracolo grandioso, che doveva compire alla presenza delle turbe per confermare la sua vera Natura di Verbo del Padre e di Messia, col ritirarsi sui monti[162], o allontanarsi con la barca sul lago[163], o sull’Oliveto[164], o dalle parti di Tiro e Sidone[165], o nei dintorni di Magdala, e anche ai confini della Samaria[166]; imitate[167] lo Spirito Santo, la cui azione santificatrice si svolge senza rumore né agitazione nell’interno dello spirito umano.
Assunzione del Io perfetto di Gesù.
Vi trasformate e compite opere da figli di Dio, aumentando anche per questa cosa la vostra identificazione con Lui, la vostra ascesa verso la perfezione. Più ancora: il vostro io, sia naturale che spirituale, sempre imperfetti per conseguenza della Colpa di origine, si annullano — è la vera parola — per assumere l’io perfetto di Gesù.
Paolo dice: ” Non vivo io, Cristo vive in me[168] “. Ogni cristiano che operi questa trasformazione terrena, che è il mezzo per cui dopo la morte egli si trasformerà in erede eterno del Cielo, erede in possesso della sua parte di eredità, può dire con Paolo: ” Non io, Cristo vive in me”. E veramente le sue azioni saranno azioni fatte secondo lo spirito di Cristo, le sue orazioni saranno orazioni che continueranno l’orazione continua fatta da Cristo mentre era in terra, i suoi patimenti saranno veramente continuazione e compimento ai patimenti di Cristo, per lo stesso scopo: la santificazione degli uomini; e conseguenti lo stesso fine: l’esaltazione gloriosa ed eterna, dopo l’umiliazione e il martirio dell’immolazione.
Lo Spirito Santo aiuta con la sua preghiera.
Infine, dopo avere operato l’unione[169] mediante la comunicazione di Se stesso a voi e la trasformazione di voi in Lui con la docile aderenza alle sue ispirazioni — che Egli non susciterebbe in voi ove vedesse che voi non poteste compierle di modo che da sorgente di bene si tramutassero per voi in oggetto di condanna — lo Spirito che è in voi, per sostenere la vostra debolezza e operare la vostra santificazione, vi aiuta con la sua preghiera perfetta.
Egli, essendo Dio, sa in che modo occorre pregare, e lo fa con voi e per voi, e la sua preghiera sale con la vostra, resa efficace dall’unione con la preghiera dello Spirito, al Cielo, al trono di Colui che ” scruta ” i cuori e conosce quel che brami lo Spirito e come interceda per i santi, secondo i desideri che Dio ha per ognun d’essi. Ed è questo l’aiuto degli aiuti: vostra giustificazione, vostra fortezza, vostra santificazione che avviene, si esercita, si inizia in terra, e si corona in Cielo.»
15. Potere sovrano dello Spirito Santo[170]
Il Santificatore[171].
Dice lo Spirito di Dio:
1«Non manchi a chiamarti la parola di Colui che è Sapienza e Amore di Dio, Colui che si effonde da eternità ad eternità su tutto quanto è per santificarlo a Dio, Colui che ha presieduto con la sua forza a tutte le opere della Trinità nostra e che non è estraneo a tutto ciò che è santo nel tempo e nell’eternità, perché Io sono il Santificatore, Quello che col suo settemplice dono vi santifica e a Dio vi porta facendovelo conoscere nei suoi voleri sulla Terra e nella sua gloria in Cielo.
2Io sono la Sapienza di Dio. Sono Colui che la Seconda Persona della nostra Triade santissima chiama “Maestro di ogni vero, Colui che non vi parlerà da Se stesso, ma dirà tutto quello che ha udito e vi annunzierà l’avvenire”.[172]
Il depositario della Verità[173].
3Ecco, o voi che cercate di conoscere anche più che necessario non sia, chi è Quello che può darvi questa conoscenza da voi cercata. Io sono. Io, Luce della Luce, Io, Spirito dello Spirito, Io, intelligenza dell’intelligenza, sono il custode, il depositario di tutte le verità passate, presenti, avvenire, il conoscitore di tutti i decreti di Dio, l’amministratore delle sue luci agli uomini. Io sono Quello, che non assente col suo consiglio alle opere del Creatore, che non assente al decreto della Redenzione, neppure è assente presso voi per consigliarvi, e con dolcezza d’amore guidarvi nel rendere atto compiuto le volontà che il Padre vi propone. Io sono più ancora. 4Sono l’Amore che vi ispira ciò che è atto a darvi l’abbraccio di Dio e per sentiero di santità vi porta sul suo seno.
L’educatore[174].
5Come nutrice pietosa, Io piglio la vostra incapacità di neonati alla Vita e vi educo e allevo. Tenendovi fra le mie braccia, vi do calore per farvi assimilare il latte dolcissimo della Parola di Dio onde divenga in voi vita. Di Me stesso vi faccio scudo contro i pericoli del mondo e di Satana perché l’Amore è forza che salva. Io vi guido e sorreggo e come maestro di amorosa pazienza vi istruisco. 6Faccio di voi, pesanti e tardi, pusillanimi e deboli, degli eroi e degli atleti di Dio. Faccio di voi, poveri spirituali, dei re dello spirito, poiché il vostro spirito lo copro coi miei splendori divini e lo pongo su un trono che più grande non vi è, poiché il mio è trono di santità eterna.
Requisiti per conoscere lo Spirito Santo[175].
7Ma per conoscermi occorre non avere idolatria in cuore. 8Occorre credere a ciò che Io ho santificato. Credere alle verità che Io ho illuminato. Occorre abbandonare l’errore. Occorre cercare Dio là dove Egli è. Non dove vi è il Nemico di Dio e dell’uomo.
9Volete conoscere la Verità? Oh! venite a Me! Io solo ve la posso dire. E ve la dico nel modo che la mia bontà sa a voi confacente, per non turbare la vostra debolezza d’uomini e la vostra relatività. 10Perché amate ciò che è contorto, complicato, tenebroso? Amate Me che sono semplice, lineare, luminoso; Me che sono gioia di Dio e dello spirito.
Il futuro del nostro spirito[176].
11Volete conoscere il futuro dello spirito? Ed Io ve lo insegno parlandovi di una eternità che vi attende in una beatitudine che per voi è inconcepibile, nella quale, dopo questa ora di sosta, unica sosta sulla Terra, riposerete in Dio di tutte le fatiche, di tutti i dolori, dimenticherete il dolore perché la Gioia sarà vostro possesso; e se anche l’Amore, che mai come in Cielo è vivo, vi darà palpiti per i dolori dei viventi, non sarà pietà che vi darà dolore, ma solo amore attivo che sarà pur esso gioia.
12Volete conoscere le perfezioni del Creatore nelle cose, i misteri della creazione? Io ve li posso dire, Io che, Sapienza, “uscii primo dalla bocca di Dio, primogenita avanti tutte le creature”,[177] Io che sono in tutto quanto è, perché tutto porta sigillo d’amore ed Io sono l’Amore. Il mio Essere si estende su tutto l’Universo; la mia Luce bagna di Sé gli astri, i pianeti, i mari, le valli, le erbe, gli animali; la mia intelligenza corre per tutta la Terra, istruisce i lontani, dà a tutti un riflesso dell’Alto, educa alla ricerca di Dio; la mia Carità penetra come il respiro e conquista i cuori.
I misteri delle religioni[178].
13Attiro a Me i giusti della Terra, e anche ai retti non conoscitori del Dio vero do riflessi di questo santo Dio vostro, per cui un rivo di verità è in tutte le religioni rivelate, messo da Me che son Colui che irriga e feconda.
Il mistero della presenza viva del nostro Dio[179].
14Io, poi, come possente zampillo di sorgente eterna, trabocco da ogni lato della Cattolica Chiesa di Cristo, e con la Grazia, coi sette doni e coi sette sacramenti, faccio, dei cattolici fedeli, dei servi del Signore, degli eletti al Regno, dei figli di Dio, dei fratelli del Cristo, degli dèi la cui sorte è così infinitamente sublime che merita qualunque sacrificio per possederla.
Convertirsi allo Spirito Santo[180].
15Volgetevi a Me. Saprete, conoscerete e sarete salvi perché conoscerete la Verità. Staccatevi, staccatevi dall’errore che non vi dà gioia e pace. Curvate il ginocchio davanti al Dio vero. Al Dio che ha parlato sul Sinai[181] e che ha evangelizzato in Palestina. Al Dio che vi parla attraverso la Chiesa da Me, Spirito di Dio, fatta Maestra.
16Non vi è altro Dio all’infuori di Noi: Uno e Trino. Non vi è altra Religione che la nostra secolare. Non vi è altro futuro, sulla Terra ed oltre, fuor di quello che vi dicono i Libri santi. Tutto il resto è Menzogna destinata ad essere svergognata da Colui che è Giustizia e verità.
17Chiedete a Noi – Potenza, Parola e Sapienza – la luce acciò non camminiate più oltre su torti sentieri di morte, ma possiate venire anche voi, erranti, nella via sulla quale trovarono salvezza quelli che per la loro umile, sapiente, santa fede, piacquero a Dio che ne fece i suoi santi.»
16. Lo Spirito Santo autore dell’attuale Opera di Gesù[182].
La sorgente e i sassi.
Dice Gesù:
1«Or dunque, dottori che non avete misurato con giusta misura la prova tremenda di Maria mia, e vi è parsa piccola la sua tortura, non chiamabile “inferno”, scandalizzandovi di sentirla definire “maledizione”, che vi è parso questo digiuno della mia parola? 2L’avete capito perché vi fu dato? Ne volete meritare ancora? 3Parlate, dunque. E parlate pensando che nessuno come lei, la mia piccola voce, ne è stato tanto colpito.
4Voi siete paragonabili a quei sassi, lontani dal rustico bacino di fonte alpestre, che si irrorano e brillano per gli spruzzi della fonte scaturente dal fianco montano, mentre lei è il bacino e tutto accoglie quel fluire e ne è sonante e piena, ed è per esser questo, e priva di questo è una desolata cosa senza scopo d’essere.
Docilità allo Spirito di Dio.
5Eppure ebbe la sua ora di tortura con la privazione della parola per i miei scopi e per la sua formazione. Perché sappiate che le anime che mi si donano sono come ferro che il fuoco fa duttile, e devono lasciarsi lavorare, piegare, assottigliare, in ogni senso, secondo il mio volere; docili nel ricevere per dare, docili nel rimanere senza il loro tesoro: Io; docili nell’avere per sé sole come nell’avere e nel non poter ritenere per sé neppure l’eco di una parola, ossia la dolcezza che lascia la mia parola, simile al dolce che resta sulla lingua dopo che fu succhiato un favo di miele; docili nel riprendere la loro missione. Docili sempre, care, dilette anime che il mio amore tortura per farle sempre più sue, e che tortura per voi: 6Per farvi, voi, un poco più miei.
Il silenzio di Dio.
7Che vi è parso questo mio silenzio? Non avete recalcitrato, inalberandovi come cavalli capricciosi, ad esso, trovando duro questo stretto morso messo a freno del vostro desiderio di avere ancora? Non avete mancato di carità e giustizia dando a questo silenzio un significato che non ha: punizione del portavoce per qualche supposto (da voi) peccato? Non avete mancato di umiltà e giustizia non riconoscendo che ve lo siete meritato per diverse ragioni e che è giusto che l’abbiate avuto per capire il tormento che fu dato a questo cuore? E che vi sarà dato ancora, a voi, se lo meriterete. Ossia se non userete come va fatto del dono mio. Se ne vorrete fare studio umano. Se andrete con poco rispetto del mistero. Se disubbidirete ai miei desideri.
Gesù riprende la sua evangelizzazione.
8Ora, perché non la voglio far oltre languire, benché l’abbia fatta ricolma di gaudio personale – ma non le basta perché ha capito cosa è l’Amore, e amore vuole dare, ossia vuole esser per tutti, non per sé sola, piena di gaudio – Io riprendo la mia evangelizzazione. Dopo 40 giorni di silenzio. E ciò sfati anche il pensiero latente in qualche cervello che il silenzio sia venuto per mancanza di suggestione.
9Presenti, assenti, lontani, vicini, nulla siete, o mortali, per lei. Io solo sono. Io solo. Fosse nel mondo sola superstite della razza d’Adamo, sarebbe mio “portavoce” se volessi, per i libri eterni. 10L’uomo è larva senza potere e voce in questo ministero. Dio solo è. Autore e Volontà del fatto.
11Foste capaci di capire e di credere! Meditate e miglioratevi. 12Andate. E siatemi grati di avervi avuto misericordia e di riprendere l’elargizione del dono.»
La voce e l’azione dello Spirito Santo.
13Una lievissima, dolce, ilare voce. Sì. L’udirla solo empie di letizia. La voce dello Spirito Santo. La più immateriale, la più gaudiosa. Luce e delizia, pace e gioia entrano nel cuore con essa, e fluiscono per tutto l’essere. Oh! placido bacio di questa Voce dell’Amore!…
14Mi dice – poiché al suo chiamarmi io rispondo: “Eccomi” e chiedo: “Perché hai tanto taciuto? Perché così raramente parli?” – mi dice:
15«No, che non taccio né parlo raramente. Io sempre ti parlo. Mai non taccio. Parlo per tutti. Parlo a te sola. Parlo sulle labbra del Verbo e uso la lingua di Maria, mia Sposa Ss., per dirti le mie lezioni. Parlo con le visioni e le armonie che ti mando dai Cieli. 16Parlo coi conforti e i baci di pace con cui ti sollevo il cuore ad altezze non umane. Parlo coprendo aspetti e voci del mondo col mio esserti Amore. Non vi è attimo in cui verso te Io non provveda. Tu credi che gli Altri vengano. No. Sono Io che agli Altri ti porto. Io: l’Amore. Coi sette doni ti fortifico e ti purifico, ti faccio pia e capace di vedere, umile e dotta di non umana scienza, ti guido e consiglio, ti apro l’intelletto e vi istillo la Sapienza: la regina il cui regno è il Cielo.
17Vieni. Entra. Tuffati nell’Amore. Devi essere arsa per esser capace di ricevere. Devi esser tersa per far trasparire la Luce. Fu mondato da un serafino il labbro al Profeta.[183] Alle anime “portavoce” l’Amore compie la purificazione.
18Ti benedico per farti capace di esser sempre più “forte”. Forte contro tutte le insidie che l’insidiatore avventa per ledere gli strumenti di Dio e profanarli sporcandoli.
19Sii pura e accesa come una stella. Va’ in pace.»
Dove opera la Grazia?[184].
Dove c’è umiltà, volontà e rettitudine
20Scriverò poi la cronaca di questi 5 giorni. Per ora scrivo ciò che ricevo per P. Pennoni.[185]
21Dice Gesù:
22«Digli a mio nome: Gamaliele, Nicodemo e Saulo erano “dottori difficili” e cercavano di spiegarsi il soprannaturale, che non sapevano e non accettavano che teoricamente, con il naturale. Ma quando la mia Grazia li prese perché… perché anche nel loro errore vi era un fondo che rendeva non maligno l’errore – cosa che Io non perdono, perché è la malizia quella che mi fa ribrezzo – quando la mia Grazia li volle, essi divennero colui che difende il primo martire, colui che mi stacca dalla croce, colui che mi predica fra le genti con la forza di un uragano di Grazia.[186]
23Digli questo. E che confidi in Me. Io posso tutto quanto voglio. Io tutto voglio quando vedo umiltà, volontà e rettitudine. Mi ami. Più mi amerà e più capirà i miracoli del Cristo. Digli questo. E sia il tuo addio di sorella e il mio viatico.
24E digli anche: “C’è un Mendicante che ti chiede un pane e dell’acqua per tanti affamati e assetati. Non per Sé. Chiede il tuo attuale dolore. È Gesù…”.
25Vada e stia con la mia pace.
26Ti benedico.»
17. Necessità di possedere lo
Spirito Santo[187].
La necessità dello Spirito Santo
Per far operare Dio in noi.
Dice Gesù:
1«Senza il Padre Io non sarei stato. Ma senza lo Spirito Io non sarei venuto. Perché è stato l’Amore del Padre che mi ha mandato. 2E Noi siamo tanto più presenti e operanti in un cuore quanto più vivo è in esso l’amore. Ecco perciò la necessità di possedere in voi l’Amore, ossia lo Spirito Santo.
Per differenziarci dai bruti.
3Io l’ho detto che “bisogna rinascere nello Spirito per potere possedere la vita eterna”. La nascita della carne da un’altra carne non vi differenzia dai bruti altro che in questo: che voi sarete giudicati per non aver voluto rinascere nello Spirito. I bruti, di questo non sono responsabili. Voi sì. 4Voi credenti nel mio Nome, voi rigenerati dal Battesimo, sì. Perché dunque voi non rinascete nello Spirito? Perché uccidete in voi l’Amore?
Per comprendere la dottrina di Gesù.
5Come può essere compresa la mia dottrina se l’Amore non è in voi? Io l’ho detto “che avreste compreso quando avessi mandato il Consolatore, lo Spirito di Verità”. Ora Io ve l’ho mandato. Sono salito volentieri sulla Croce per redimervi e per preparare la strada al Paraclito. 4Sono asceso volentieri al Cielo, lasciando la Madre mia, l’Unica in cui lo Spirito era come nel seno del Padre tanto Ella era piena di grazia. Era anzi in Lei[188] la “Grazia” stessa. Sono asceso lasciando gli uomini che avevo tanto amati, fino a morire per essi di morte di croce, per potere mandare a voi Colui alla cui luce tutto diviene chiaro. Ve lo continuo a mandare, ad alimentare questa luce con Me stesso, perché Io sono nel Padre e nello Spirito e Loro sono in Me.
Gli “ossessi” del ventesimo secolo.
6E Me mi avete, col mio Corpo, col mio Sangue, con la mia Essenza, nell’Eucarestia. Dio e Fratello vostro. Ma voi vivete con la carne. Avete Me, Luce del mondo, e una volta ancora, anzi sempre più, preferite le tenebre alla luce. Sembrate poveri folli. Ai tempi del mio vivere fra voi vi avrebbero chiamati “ossessi”, posseduti da uno spirito impuro che vi piega a pervertimenti strani, per cui amate le tenebre, le brutture, le compagnie immonde, mentre potreste vivere nella Luce e nella Verità. Avete l’udito e non sentite, avete la vista e non vedete. Possedete la favella, ma la usate per bestemmiare o per mentire. Avete un cuore e non lo alzate al Cielo ma lo vendete per bassi amori e bassi interessi.
7Perché vivete profanando a profanandovi? Ma che sono per voi le parole di Verità e di Vita che vi ho lasciate e che il Paraclito vi ha spiegate alla luce della Carità?
I veri scienziati.
8Ogni tanto Io tento un altro miracolo d’amore e vi chiamo, parlandovi in mille modi. Venite, indagate, vi scuotete. Ma come? Con una curiosità scientifica. Il vostro spirito non si desta al tocco del Mistero che si svela una volta ancora e vi mostra Dio e il suo amore. Povere creature accecate dalla vostra scienza umana!
9Una sola è la Scienza necessaria. La mia. E ve la comunica lo Spirito di Verità. Alla sua luce tutto quanto è si santifica, si purifica, si fa buono. Se il vostro sapere trae origine da questo Sapere perfetto, il vostro sapere umano dà opere di utilità vera. Altrimenti no. Se la scienza che possedete è solo scienza umana, non è scienza vera. È profanazione. Essa strappa i veli che avvolgono le forze cosmiche in un mistero in cui Io, che so dosare il bene e il male che dovete conoscere, le ho avvolte.
10Il dragone fischia: “Mordi, mordi, uomo, al frutto che ti farà dio”. E voi mordete. Non sapete che mangiate la vostra condanna. Divenite di una genialità semidivina, è vero, avete strappato molti segreti all’universo e avete fatto schiave le forze della natura. Ma non avendo a contrappeso l’amore nel vostro sapere, il vostro sapere è divenuto unicamente potere distruttore. E Satana fischia la sua gioia perché nelle vostre scoperte vede il suo segno che nega Dio. Solo il suo segno.
11Se metteste il centesimo di quello che mettete nel male per compiere il bene, sareste già salvati. Ma seguire il Bene vuol dire essere puri, continenti, misericordiosi, onesti, giusti e umili. E voi invece preferite essere operatori di iniquità.»
18. Le vie per
possedere lo
Spirito Santo[189].
La via del raccoglimento.
Dice Gesù:
1«Perché lo Spirito Santo possa scendere e operare liberamente in un cuore, bisogna coltivare in sé stessi la carità, la fedeltà, la purezza, la preghiera e l’umiltà.
2I miei Apostoli si prepararono alla sua venuta con queste virtù unite ad un intenso raccoglimento. Per imparare il medesimo, come per imparare le altre virtù, non avevano che da guardare Maria, la Madre mia. In Essa lo spirito di raccoglimento era intensissimo. 3Anche nelle occupazioni della vita Ella sapeva vivere raccolta in Dio e sua grande gioia era potersi isolare nella contemplazione[190], nel silenzio, nella solitudine.
4Dio può parlare ovunque. Ma la sua Parola giunge a voi, mortali, le cui capacità di recezione sono limitate, molto meglio quando potete essere in solitudine che non quando intorno a voi il prossimo parla, si muove, si agita sovente in meschinità umane. 5Doppio merito e doppia grazia se potete udire Dio anche fra il tumulto. Ma anche doppia, tripla fatica.
La via della carità.
6Però tu, Maria, non contravvenire alla santa carità e alla santa pazienza per l’idea di udire Me. Allora mutileresti il frutto di queste lezioni. Nulla, neppure il pensiero di udire la mia Voce, ti deve rendere poco pronta ad esercitare condiscendenza e pazienza col tuo prossimo. Ti pare di perdere il filo del mio dire? Ti rammarichi perché capisci di aver dimenticato qualche gemma del mio dire? 7Oh! fidati di Me! Io te la farò ritrovare, e più bella di prima perché legata con l’oro della carità e circondata dalle perle della pazienza sminuzzata in infiniti atti, ma tutti, tutti preziosi.
8Ricordati che “tutto quello che fate al prossimo lo fate a Me, Gesù”. Perciò sappi uscire dal tuo colloquio con Me per ascoltare i bisogni, anche delle volte molto inutili, del prossimo, sempre con un sorriso e con buona volontà. Tu avrai il merito della carità esercitata e loro non si scandalizzeranno vedendo te irritata per aver dovuto lasciare la preghiera.
9Maria Ss. sapeva, senza alterarsi, uscire dalla meditazione, dalla preghiera, dai soavi colloqui con Dio ‑ e tu puoi pensare a che altezze essi attingessero ‑ ed occuparsi del prossimo senza perdere di vista Dio e senza fare capire al prossimo che Ella era disturbata. Maria sia il tuo modello.
La via della preghiera.
10Anche nella preghiera i miei Apostoli non avevano che da guardare Maria per imparare come si prega per ottenere da Dio. E così per tutte le altre virtù necessarie a preparare la discesa del Paraclito. 8Anche ora il Consolatore scende con maggiore veemenza quanto più uno spirito è preparato a riceverlo.
11Maria, la piena di grazia, non aveva bisogno di preparazione alcuna. Ma Ella vi ha dato l’esempio. È vostra Madre e le madri sono il vivente esempio per i figli. Maria era già piena di Spirito Santo. Era la sua Sposa e dello Sposo conosceva tutti i segreti. Ma in Maria nulla doveva apparire diverso dagli altri.
12Io stesso, che ero Dio, mi assoggettai sulla terra alle leggi della natura: ebbi fame, sete, freddo, fui affaticato, ebbi sonno; ma Io stesso, che ero Dio, mi assoggettai sulla terra alle leggi del morale: sentii tedio, paura, tristezza, gioii dell’amicizia, inorridii del tradimento, tremai fino a sudare sangue al pensiero di quello che avevo a soffrire, pregai come un umile uomo bisognoso di tutto.
La via delle virtù.
13Anche Maria perciò ricevette, in forma palese, lo Spirito Santo. 14Anche le più grandi anime devono seguire la via che tutti seguono, nelle manifestazioni esterne, si intende, senza singolarità, senza darsi delle pose che altro non sono che superbie ammantate di umiltà ipocrita. Semplicità sempre perché lo Spirito venga a voi con piacere. E poi saper trattenere lo Spirito Santo con una purezza vivissima[191]. Egli non sosta dove vi è impurità. Infine fedeltà alle sue ispirazioni.
La via dell’accoglienza.
15Egli è, dirò così, l’Apostolo eterno e divino che predica instancabilmente[192] alle anime la dottrina del Cristo, che ve la illumina e spiega. Ma se è male accolto, se le porte dei cuori gli vengono serrate davanti, se è ricevuto con ira, Egli fa quello che Io dissi ai miei Apostoli: se ne va e la sua pace torna a Lui mentre voi ne rimanete senza.
16Dio non si impone fuorché in casi speciali. Egli è sempre pronto a intervenire in vostro aiuto. Ma vuole da voi desiderio di riceverlo, volontà di ascoltarlo, coraggio di seguirlo, generosità di confessarlo. Allora Egli vi abbraccia, vi penetra, vi solleva, vi accende, vi deifica, vi fa cambiare la vostra povera natura animale in una tutta spirituale, vi indìa e come un’aquila a volo vi porta in alto, nei regni della Luce, in plaghe di purezza, vi avvicina al Sole della carità[193] e ve ne scalda, finché vi apre le porte del suo Regno per una eternità di beatitudine.»
19. Battesimo di fuoco ardente[194].
Battesimo di acqua[195].
Dice Gesù:
1«Vi è battesimo e battesimo, figlia che amo. Tutti voi che siete cattolici avete il Battesimo che lava la colpa d’origine e che dovrebbe avere le stesse conseguenze di santità per tutti, se tutti miraste al Cielo in luogo di essere confitti con gli occhi dello spirito e con le radici del vostro essere nel fango della Terra.
2Il Battesimo, sacramento da Me istituito in luogo del battesimo di Giovanni precursore, ha in sé tutti gli elementi per portarvi alla santità[196]. Vi dà la Grazia e chi ha la grazia ha tutto.
3Ma siete voi che della Grazia non tenete conto e la gettate come inutile dono. Fra il severo dovere per essere fedeli a questa Grazia, la quale altro non è che Dio in voi con tutti i suoi doni, e il facile compromesso con la carne ed il sangue, col denaro, col Male pur di godere, o credere di godere durante quei pochi attimi di eternità che sono la vostra vita della terra, voi preferite il compromesso.
Battesimo di fuoco ardente.
4Quando il Figlio di Dio, Colui che vi ama, viene fra le turbe segnate del suo indelebile segno, quel segno che è più glorioso di una corona regale perché vi dà una regalità ultraterrena di figli e eredi dell’Altissimo Re, trova che pochi hanno lottato contro l’istinto e contro Satana, o lavato le macchie di Satana e dell’istinto col pentimento, in modo da avere terso e operante quel segno di predestinazione. A quei pochi, i diletti del Cuore mio, Io, Figlio di Dio al quale ogni potere di giudizio è deferito dal Padre, vengo ad impartire un battesimo di fuoco ardente, che arde e consuma in loro ogni umanità per fare libero lo spirito e renderlo capace di ricevere lo Spirito che parla.
Selezione severa.
5Selezione severa e elezione dolorosa nel suo gaudio. Poiché chi non è mondo, chi non è mantenuto o reso mondo dall’amore e dal pentimento, non può essere accettato per mio grano. La pula sterile e vuota, il loglio e la cuscuta dannosa, gli inutili viticci parassiti, saranno separati dal mio rigoroso esame[197].
6La pula sono gli orgogliosi: orgogliosi di cuore o di pensiero per la loro scienza razionalizzante e errata, i farisei e gli scribi del tempo attuale. Il loglio e la cuscuta, i ribelli alla Legge e gli avvelenatori dei cuori: corruttori, gli scandalosi per i quali meglio sarebbe stato se fossero stati espulsi dal seno materno già estinti. I viticci sono i deboli, i tiepidi che vogliono beneficiare della comunione dei santi ma senza sforzarsi di dare ad essa il contributo della benché minima fatica. Sono i pigri dello spirito, coloro che hanno sempre bisogno di sprone, di sostegno, di calore, per vivere la loro povera vita spirituale; senza i coefficienti di diversi aiuti, striscerebbero al suolo incapaci di tendersi al cielo a sarebbero calpestati dal Maligno: calpestati dico, non colti. Sono sprezzati anche da esso. Non se ne cura perché sa che da sé stessi si danno la morte dell’anima.
Elezione dolorosa.
7Elezione dolorosa perché bisogna, come spiga destinata a divenire farina di Dio, accettare i colpi della trebbia, l’immolazione della macina, la purificazione del frullone, ossia dolori, dolori, dolori, mortificazioni, ascetismo senza misura.
8Oh! per essere farina da ostie occorre sapersi far spogliare di ogni impurità dall’amore. Nessun’altra cosa come l’amore è assoluto nell’operare questa depurazione della vostra personalità per renderla atta a vivere in Cielo.
9Ma pensa, anima mia, pensa dopo tanto dolore a come ti parrà bello il mio Paradiso. Tutto l’amaro che qui bevi per amore del tuo Re, lo troverai lassù mutato in dolcezza. Tutte le ferite che qui t’hanno straziata, là saranno gemme eterne. Tutto il dolore sarà gioia.
10Il tempo passa, ad ogni attimo passa. Io resto e con Me resta la mia Eternità. Ed Io ed essa saremo il tuo dono, quello che ti sei guadagnato col tuo amore e col tuo dolore. Un’eternità di luce e di sempiterna gioia. Un’eternità con Dio, con Dio, Maria.
11Pensa questo sempre. Anelerai al dolore come all’aria che respiri.»
20. La Regina dello Spirito Santo[198].
Gesù dopo la sua resurrezione apparendo alla Vergine Maria le disse:
6«Oh! Tu colmi la misura dell’amore, che il mondo non darà al Cristo, col tuo amore perfetto, Mamma. Perciò, più che un addio, il mio è il saluto di chi esce per un momento, come andassi a coglier rose e gigli in questo giardino fiorito.
7Ma ti porterò dal Cielo altre rose ed altri gigli più belli di questi qui fioriti. Te ne empirò il cuore, Mamma, per farti dimenticare il puzzo della Terra, che non vuole essere santa, e anticiparti l’aura del beato Paradiso, dove sei attesa da tanto amore. E l’Amore, che non sa attendere, verrà su te fra dieci giorni. Fatti bella della tua più bella letizia, o Madre Vergine, ché il tuo Sposo viene. L’inverno è passato… le vigne in fiore mandano il loro profumo, ed Egli canta: “Sorgi, o tutta bella. Vieni, o mia Sposa, sarai coronata”[199]. Del suo Fuoco ti coronerà, o Santa, e ti farà felice del suo Spirito, che si infonderà in te con tutti i suoi splendori, o Regina della Sapienza, sua Regina, che hai saputo comprenderlo sin dal mattino della tua vita ed amarlo come creatura al mondo mai amò. Madre. Io salgo al Padre nostro. Su te, Benedetta, la benedizione del tuo Figlio».
21. Prepararsi alla pentecoste[200].
In attesa dello Spirito Santo (Lc 24,49)[201].
17Il pasto è finito. Gesù apre le mani al di sopra della tavola, col suo atto abituale davanti ad un fatto ineluttabile, e dice:
18«Ecco. È venuta l’ora che Io debbo lasciarvi per tornare al Padre mio. Ascoltate le ultime parole del vostro Maestro.
19Non allontanatevi da Gerusalemme in questi giorni. Lazzaro, al quale ho parlato, ha provveduto una volta ancora a fare realtà i desideri del suo Maestro e cede a voi la casa dell’ultima Cena, perché abbiate una dimora nella quale raccogliere l’adunanza e raccogliervi in preghiera.
20State là dentro in questi giorni e pregate assiduamente per prepararvi alla venuta dello Spirito Santo, che vi completerà per la vostra missione. Ricordatevi che Io, che pure ero Dio, mi sono preparato con una severa penitenza al mio ministero di Evangelizzatore.
21Sempre più facile e sempre più breve sarà la vostra preparazione. Ma non esigo altro da voi. Mi basta solo che preghiate assiduamente, in unione coi settantadue e sotto la guida di mia Madre, che vi raccomando con premura di Figlio. Ella vi sarà Madre e Maestra di amore e sapienza perfetta.
22Avrei potuto mandarvi altrove per preparavi a ricevere lo Spirito Santo, ma voglio invece che qui rimaniate, perché è Gerusalemme negatrice che deve stupire per la continuazione dei prodigi divini, dati a risposta delle sue negazioni.
23Dopo, lo Spirito Santo vi farà comprendere la necessità che la Chiesa sorga proprio in questa città che, giudicando umanamente, è la più indegna di averla. Ma Gerusalemme è sempre Gerusalemme, anche se il peccato la colma e se qui si è compiuto il deicidio. Nulla gioverà per essa. È condannata. Ma, se condannata essa è, non tutti condannati sono i suoi cittadini.
24State qui per i pochi giusti che essa ha nel suo seno, e state qui perché questa è la città regale e la città del Tempio, e perché, come è predetto dai profeti, qui, dove è stato unto e acclamato e innalzato il Re Messia, qui deve avere inizio il suo regno sul mondo, e qui ancora, dove da Dio ha libello di ripudio la sinagoga per i suoi troppo orrendi delitti, deve sorgere il Tempio nuovo al quale accorreranno genti d’ogni nazione. Leggete i profeti[202]. In essi tutto è predetto. Mia Madre prima, poscia lo Spirito Paraclito, vi faranno comprendere le parole dei profeti per questo tempo.
Matrice della Chiesa è Gerusalemme, la sua sede è Roma.
25Rimanete qui fino a quando Gerusalemme ripudierà voi come mi ha ripudiato e odierà la mia Chiesa come ha odiato Me, covando disegni per sterminarla.
26Allora portatela altrove, la sede di questa mia Chiesa diletta, perché essa non deve perire. Io ve lo dico: neppur l’inferno prevarrà su essa. Ma, se Dio vi assicura la sua protezione, non tentate il Cielo esigendo tutto dal Cielo.
27Andate in Efraim come vi andò il vostro Maestro perché non era l’ora di esser preso dai nemici. Vi dico Efraim per dirvi terra di idoli e di pagani. Ma non sarà Efraim di Palestina che dovrete eleggere a sede della Chiesa mia.
28Ricordatevi quante volte, a voi uniti o a un di voi singolarmente, ho parlato di questo, predicendovi che avreste dovuto calcare le vie della Terra per giungere al cuore di essa e là fissare la mia Chiesa.
29È dal cuore dell’uomo che il sangue si propaga per tutte le membra. È dal cuore del mondo che il Cristianesimo si deve propagare a tutta la Terra.
30Per ora la mia Chiesa è simile a creatura già concepita ma che ancora si forma nella matrice. Gerusalemme è la sua matrice, e nel suo interno il cuore ancor piccolo, intorno al quale si radunano le poche membra della Chiesa nascente, dà le sue piccole onde di sangue a queste membra.
31Ma, giunta l’ora che Dio ha segnata, la matrice matrigna espellerà la creatura formatasi nel suo seno, ed essa andrà in una terra nuova, e là crescerà divenendo grande Corpo, esteso a tutta la Terra, e i battiti del forte cuore della Chiesa si propagheranno a tutto il gran Corpo.
32I battiti del cuor della Chiesa, affrancatasi da ogni legame col Tempio, eterna vittoriosa sulle rovine del Tempio perito e distrutto, vivente nel cuore del mondo, a dire ad ebrei e gentili che Dio solo trionfa e vuole ciò che vuole, e che né livore di uomini né schiere di idoli arrestano il suo volere.
“Benedizione è il mio Nome”.
31Ma questo verrà poi, e in quel tempo voi saprete cosa fare. Lo Spirito di Dio vi condurrà. Non temete. Per ora raccogliete in Gerusalemme la prima adunanza dei fedeli. Poi altre adunanze si formeranno più il numero di essi crescerà. In verità vi dico che i cittadini del mio Regno aumenteranno rapidamente come semi gettati in ottima terra. Il mio popolo si propagherà per tutta la Terra. Il Signore dice al Signore: “Siccome Tu hai fatto questo e per Me non ti sei risparmiato, Io ti benedirò e moltiplicherò la tua stirpe come le stelle del cielo e come le arene che sono sul lido del mare. La tua progenie possederà la porta dei suoi nemici e nella tua progenie saranno benedette tutte le nazioni della Terra”. Benedizione è il mio Nome, il mio Segno e la mia Legge, là dove sono conosciuti sovrani.
Prepararsi alla pentecoste.
32Sta per venire lo Spirito Santo, il Santificatore, e voi ne sarete ripieni. Fate d’esser puri come tutto quello che deve avvicinare il Signore. Ero Signore Io pure come Esso. Ma avevo indossato sulla mia Divinità una veste per potere stare fra voi, e non solo per ammaestrarvi e redimervi con gli organi e il sangue di essa veste, ma anche per portare il Santo dei santi fra gli uomini, senza la sconvenienza che ogni uomo, anche impuro, potesse posare gli occhi su Colui che temono di mirare i Serafini. Ma lo Spirito Santo verrà senza velo di carne e si poserà su voi e scenderà in voi coi suoi sette doni e vi consiglierà.
33Ora, il consiglio di Dio è cosa così sublime che occorre prepararsi ad esso con una volontà eroica di una perfezione che vi faccia somiglianti al Padre vostro e al vostro Gesù, e al vostro Gesù nei suoi rapporti col Padre e con lo Spirito Santo. Quindi, carità perfetta e purezza perfetta, per poter comprendere l’Amore e riceverlo sul trono del cuore.
Nel gorgo della contemplazione.
34Perdetevi nel gorgo della contemplazione. Sforzatevi di dimenticare che siete uomini e sforzatevi a mutarvi in serafini. Lanciatevi nella fornace, nelle fiamme della contemplazione. La contemplazione di Dio è simile a scintilla che scocca dall’urto della selce contro l’acciarino e suscita fuoco e luce. È purificazione il fuoco che consuma la materia opaca e sempre impura e la trasmuta in fiamma luminosa e pura.
35Non avrete il Regno di Dio in voi se non avrete l’amore. Perché il Regno di Dio è l’amore, e appare con l’Amore, e per l’Amore si instaura nei vostri cuori in mezzo ai fulgori di una luce immensa che penetra e feconda, leva le ignoranze, dà le sapienze, divora l’uomo e crea il dio, figlio di Dio, il mio fratello, il re del trono che Dio ha preparato per coloro che si dànno a Dio per avere Dio, Dio, Dio solo. Siate dunque puri e santi per l’orazione ardente che santifica l’uomo, perché lo immerge nel fuoco di Dio che è la carità.
Nell’apice della santità.
36Voi dovete essere santi. Non nel senso relativo che questa parola aveva sinora, ma nel senso assoluto che Io ho dato alla stessa proponendovi la santità del Signore per esempio e limite, ossia la santità perfetta. Fra noi è chiamato santo il Tempio, santo il luogo dove è l’altare, Santo dei santi il luogo velato dove è l’arca e il propiziatorio. Ma in verità vi dico che coloro che possiedono la Grazia e vivono in santità per amor del Signore sono più santi del Santo dei santi, perché Dio non si posa soltanto su essi, come sul propiziatorio che è nel Tempio per dare i suoi ordini, ma abita in essi per dare ad essi i suoi amori.
Sarete battezzati in Spirito Santo e fuoco (Atti 1,4-5)[203].
37Ricordate le mie parole dell’ultima Cena? Vi avevo promesso allora lo Spirito Santo. Ecco, Egli sta per venire a battezzarvi non già con l’acqua, come ha fatto con voi Giovanni preparandovi a Me, ma col fuoco per prepararvi a servire il Signore così come Egli vuole da voi. Ecco, Egli sarà qui, di qui a non molti giorni. E dopo la sua venuta le vostre capacità aumenteranno senza misura, e voi sarete capaci di comprendere le parole del vostro Re e fare le opere che Egli vi ha detto di fare per estendere il suo Regno sulla Terra».
Riceverete lo Spirito Santo (Att 1,6-8)[204].
38«Ricostruirai allora, dopo la venuta dello Spirito Santo, il Regno d’Israele?», gli chiedono interrompendolo.
39«Non ci sarà più Regno d’Israele. Ma il mio Regno. Ed esso sarà compiuto quando il Padre ha detto. Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti che il Padre si è riservato in suo potere.
40Ma voi, intanto, riceverete la virtù dello Spirito Santo che verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, in Giudea, e in Samaria, e sino ai confini della Terra, fondando le adunanze là dove siano uomini riuniti nel mio Nome; battezzando le genti nel Nome Ss. del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo, così come vi ho detto, perché abbiano la Grazia e vivano nel Signore; predicando il Vangelo a tutte le creature, insegnando ciò che vi ho insegnato, facendo ciò che vi ho comandato di fare. Ed Io sarò con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo.
Abbiate ad amico l’amore.
Giacomo capo della Chiesa di Gerusalemme.
41E questo voglio ancora. Che a presiedere l’adunanza di Gerusalemme sia Giacomo, fratello mio. Pietro, come capo di tutta la Chiesa, dovrà sovente intraprendere viaggi apostolici, perché tutti i neofiti desidereranno conoscere il Pontefice capo supremo della Chiesa. Ma grande sarà l’ascendente che sui fedeli di questa prima Chiesa avrà il fratello mio.
42Gli uomini sono sempre uomini e vedono da uomini. Parrà loro che Giacomo sia una continuazione di Me, solo perché è mio fratello. In verità Io dico che più grande, e somigliante al Cristo, egli è per sapienza che per parentela. Ma così è. Gli uomini, che non mi cercavano mentre ero fra loro, ora cercheranno Me in colui che mi è parente. Tu, poi, Simon Pietro, sei destinato ad altri onori…».
43«Che non merito, Signore. Te lo dissi quando mi apparisti e ancor te lo dico alla presenza di tutti. Tu sei buono, divinamente buono, oltreché sapiente, e giustamente hai giudicato me, che ti ho rinnegato in questa città, non adatto ad esserne il capo spirituale. Tu mi vuoi risparmiare da tanti giusti scherni…».
44«Tutti fummo uguali meno due, Simone. Io pure sono fuggito. Non per questo, ma per le ragioni che ha detto, il Signore ha destinato me a questo posto; ma tu sei il mio Capo, Simone di Giona, ed io tale ti riconosco, e alla presenza del Signore e di tutti i compagni ti professo ubbidienza. Ti darò ciò che posso per aiutarti nel tuo ministero, ma, te ne prego, dammi i tuoi ordini, perché tu sei il Capo ed io il suddito. Quando il Signore mi ha ricordato un discorso lontano, io ho chinato il capo dicendo: “Sia fatto ciò che Tu vuoi”. Così lo dirò a te dal momento che, avendoci lasciati il Signore, tu ne sarai il Rappresentante in Terra. E ci ameremo aiutandoci nel ministero sacerdotale», dice Giacomo inchinandosi dal suo posto per rendere omaggio a Pietro.
Abbiate ad amico l’amore.
45«Sì. Amatevi fra voi, aiutandovi scambievolmente, perché questo è il comandamento nuovo e il segno che voi siete veramente di Cristo.
46Non turbatevi per nessuna ragione. Dio è con voi. Voi potete fare ciò che Io voglio da voi. Non vi imporrei delle cose che non potreste fare, perché non voglio la vostra rovina, ma anzi la vostra gioia. Ecco. Io vado a preparare il vostro posto a fianco del mio trono. State uniti a Me e al Padre nell’amore. Perdonate al mondo che vi odia. Chiamate figli e fratelli quelli che vengono a voi, o già sono con voi per amor mio.
47State nella quiete di sapermi sempre pronto ad aiutarvi a portare la vostra croce. Io sarò con voi nelle fatiche del vostro ministero e nell’ora delle persecuzioni, e non perirete, non soccomberete, anche se ciò sembrerà a quelli che vedono con gli occhi del mondo. Sarete gravati, addolorati, stanchi, torturati, ma il mio gaudio sarà in voi, perché Io vi aiuterò in ogni cosa.
48In verità vi dico che, quando avrete ad Amico l’Amore, capirete che ogni cosa subita e vissuta per amor mio diviene leggera, anche se è tortura pesante del mondo. Perché a colui che riveste ogni sua azione, volontaria o impostagli, di amore, muta il giogo della vita e del mondo in giogo a lui dato da Dio, da Me. Ed Io vi ripeto che il mio carico è sempre proporzionato alle vostre forze e il mio giogo è leggero perché Io vi aiuto a portarlo.
Risposta agli avversari.
49Voi lo sapete che il mondo non sa amare. Ma voi d’ora in poi amate il mondo di amor soprannaturale, per insegnargli ad amare. E se vi diranno, vedendovi perseguitati: “Così vi ama Dio? Facendovi soffrire, dandovi dolore? Allora non merita conto esser di Dio”, rispondete: “Il dolore non viene da Dio.
50Ma Dio lo permette, e noi ne sappiamo la ragione e ci gloriamo di avere la parte che ebbe Gesù Salvatore, Figlio di Dio”. Rispondete: “Noi ci gloriamo di esser confitti alla croce e di continuare la Passione del nostro Gesù”.
51Rispondete con le parole della Sapienza: “La morte e il dolore sono entrati nel mondo per invidia del demonio, ma Dio non è autore della morte e del dolore e non gode del dolore dei viventi. Tutte le cose di Lui sono vita e tutte sono salutari” [205].
52Rispondete: “Al presente noi sembriamo perseguitati e vinti, ma nel giorno di Dio, cambiate le sorti, noi giusti, perseguitati sulla Terra, staremo gloriosi davanti a coloro che ci vessarono e disprezzarono”.
53Però anche dite loro: “Venite a noi! Venite alla Vita e alla Pace. Il nostro Signore non vuole la vostra rovina, ma la salute vostra. Per questo ha dato il suo Figlio diletto, acciò voi tutti foste salvati”.
54E rallegratevi di partecipare ai patimenti miei per poter poi essere con Me nella gloria. “Io sarò la vostra ricompensa oltremodo grande”, promette in Abramo il Signore a tutti i suoi servi fedeli.
55Voi sapete come si conquista il Regno dei Cieli: con la forza, e vi si giunge attraverso a molte tribolazioni. Ma colui che persevera come Io ho perseverato sarà dove Io sono.
Premio al vincitore.
56Io ve l’ho detto quale è la via e la porta che conducono nel Regno dei Cieli, e Io per primo ho camminato per quella e sono tornato al Padre per quella. Se ve ne fosse un’altra ve l’avrei insegnata, perché ho pietà della vostra debolezza d’uomini.
57Ma non ve ne è un’altra… Indicandovela come unica via e unica porta, anche vi dico, vi ripeto quale è la medicina che dà forza per percorrerla ed entrare. È l’amore. Sempre l’amore.
58Tutto diviene possibile quando in noi è l’amore. E tutto l’amore vi darà l’Amore che vi ama, se voi chiederete in Nome mio tanto amore da divenire atleti nella santità.
22. Pentecoste la
discesa dello
Spirito Santo[206].
Il Battesimo di fuoco.
Il cenacolo (At 2,1)[207].
1Non ci sono voci e rumori nella casa del Cenacolo. Non c’è presenza di discepoli, almeno io non sento nulla che mi autorizzi a dire che in altri ambienti della casa siano raccolte delle persone. Ci sono soltanto la presenza e le voci dei Dodici e di Maria Santissima, raccolti nella sala della Cena.
2Sembra più ampia la stanza, perché le suppellettili, messe diversamente, lasciano libero tutto il centro della stanza e anche due delle pareti. Contro la terza è spinto il tavolone usato per la Cena, e fra esso e il muro, e anche ai due dei lati più stretti del tavolo, sono messi i sedili-lettucci usati per la Cena e lo sgabello usato da Gesù per la lavanda dei piedi. Però non sono, questi lettucci, messi verticalmente alla tavola, come per la Cena, ma parallelamente, di modo che gli apostoli possono stare seduti senza occuparli tutti, pur lasciando un sedile, l’unico messo verticale rispetto alla tavola, tutto per la Vergine benedetta, che è al centro della tavola, al posto che nella Cena occupava Gesù.
3La tavola è nuda di tovaglie e stoviglie, nude le credenze, denudati i muri dei loro ornamenti. Solo il lampadario arde al centro, ma con la sola fiamma centrale accesa; l’altro giro di fiammelle che fanno da corolla al bizzarro lampadario sono spente.
4Le finestre sono chiuse e sbarrate dalla pesante sbarra di ferro che le traversa. Ma un raggio di sole si infiltra baldanzoso da un forellino e scende come un ago lungo e sottile sino al pavimento, dove mette un occhiolino di sole.
Lettura biblica.
5La Vergine, seduta sola sul suo sedile, ha ai lati, sui lettucci, Pietro e Giovanni: alla destra Pietro, alla sinistra Giovanni. Mattia, il novello apostolo, è tra Giacomo d’Alfeo e il Taddeo. Davanti a Lei, la Madonna ha un cofano largo e basso di legno scuro, chiuso. Maria è vestita di azzurro cupo. Ha sui capelli il velo bianco e sopra questo il lembo del suo manto. Gli altri sono tutti a capo scoperto.
6Maria legge lentamente a voce alta. Ma, per la poca luce che giunge sin là, io credo che più che leggere Ella ripeta a memoria le parole scritte sul rotolo che Ella tiene spiegato. Gli altri la seguono in silenzio, meditando. Ogni tanto rispondono se ne è il caso[208].
7Maria ha il viso trasfigurato da un sorriso estatico. Chissà cosa vede di così capace da accenderle gli occhi, come due stelle chiare, e da arrossarle le guance d’avorio, come se su Lei si riflettesse una fiamma rosata? È veramente la mistica Rosa…
8Gli apostoli si sporgono in avanti, stando un poco per sbieco, per vederla in viso mentre così dolcemente sorride e legge, e pare la sua voce un canto d’angelo. E Pietro se ne commuove tanto che due lucciconi gli cascano dagli occhi e per un sentiero di rughe, incise ai lati del suo naso, scendono a perdersi nel cespuglio della barba brizzolata. Ma Giovanni riflette il sorriso verginale e si accende come Lei di amore, mentre segue col suo sguardo ciò che la Vergine legge sul rotolo e, quando le porge un nuovo rotolo, la guarda e sorride.
9La lettura è finita. Cessa la voce di Maria. Cessa il fruscio delle pergamene svolte e avvolte. Maria si raccoglie in orazione segreta, congiungendo le mani sul petto e appoggiando il capo contro il cofano. Gli apostoli la imitano…
Il battesimo di fuoco (At 2,2)[209].
10Un rombo fortissimo e armonico, che ha del vento e dell’arpa, che ha del canto umano e della voce di un organo perfetto, risuona improvviso nel silenzio del mattino. Si avvicina, sempre più armonico e più forte, ed empie delle sue vibrazioni la Terra, le propaga e imprime alla casa, alle pareti, alle suppellettili. La fiamma del lampadario, sino allora immobile nella pace della stanza chiusa, palpita come se un vento l’investisse, e le catenelle della lumiera tintinnano vibrando sotto l’onda di suono soprannaturale che le investe.
11Gli apostoli alzano il capo sbigottiti e, come quel fragore bellissimo, in cui sono tutte le note più belle che Dio abbia dato ai Cieli e alla Terra, si fa sempre più vicino, alcuni si alzano pronti a fuggire, altri si rannicchiano al suolo coprendosi il capo con le mani e il manto, o battendosi il petto domandando perdono al Signore, altri ancora si stringono a Maria, troppo spaventati per conservare quel ritegno verso la Purissima che hanno sempre.
12Solo Giovanni non si spaventa, perché vede la pace luminosa di gioia che si accentua sul volto di Maria, che alza il capo sorridendo ad una cosa nota a Lei sola e che poi scivola in ginocchio aprendo le braccia, e le due ali azzurre del suo manto così aperto si stendono su Pietro e Giovanni, che l’hanno imitata inginocchiandosi.
13Ma tutto ciò, che io ho tenuto minuti a descrivere, si è fatto in men di un minuto.
Il fuoco dello Spirito Santo (At 2,3)[210].
14E poi ecco la Luce, il Fuoco, lo Spirito Santo, entrare, con un ultimo fragore melodico, in forma di globo lucentissimo, ardentissimo, nella stanza chiusa, senza che porta o finestra sia mossa, e rimanere librato per un attimo sul capo di Maria, a un tre palmi dalla sua testa, che ora è scoperta, perché Maria, vedendo il Fuoco Paraclito, ha alzato le braccia come per invocarlo e gettato indietro il capo con un grido di gioia, con un sorriso d’amore senza confini. E dopo quell’attimo in cui tutto il Fuoco dello Spirito Santo, tutto l’Amore è raccolto sulla sua Sposa, il Globo Ss. si scinde in tredici fiamme canore e lucentissime, di una luce che nessun paragone terreno può descrivere, e scende a baciare la fronte di ogni apostolo.
15Ma la fiamma che scende su Maria non è una lingua di fiamma dritta sulla fronte che bacia, ma è una corona che abbraccia e cinge come un serto il capo verginale, incoronando Regina la Figlia, la Madre, la Sposa di Dio, l’incorruttibile Vergine, la Tutta Bella, l’eterna Amata e l’eterna Fanciulla che nulla cosa può avvilire e in nulla, Colei che il dolore aveva invecchiata ma che è risorta nella gioia della Risurrezione, avendo in comune col Figlio un accentuarsi di bellezza e di freschezza di carni, di sguardi, di vitalità… avendone già un anticipo della bellezza del suo glorioso Corpo assunto al Cielo ad essere il fiore del Paradiso.
16Lo Spirito Santo rutila le sue fiamme intorno al capo dell’Amata. Quali parole le dirà? Mistero! Il viso benedetto è trasfigurato di gioia soprannaturale e ride del sorriso dei Serafini, mentre delle lacrime beate sembrano diamanti giù per le gote della Benedetta, percosse come sono dalla luce dello Spirito Santo.
17Il Fuoco rimane così per qualche tempo… E poi si dilegua… Della sua discesa resta a ricordo una fragranza che nessun terrestre fiore può sprigionare… Il profumo del Paradiso…
Essi furono tutti pieni di Spirito Santo (At 2,4)[211].
18Gli apostoli tornano in loro stessi… Maria resta nella sua estasi. Soltanto si raccoglie le braccia sul petto, chiude gli occhi, abbassa il capo… Continua il suo colloquio con Dio… insensibile a tutto… Nessuno osa turbarla.
19Giovanni, accennandola, dice: «È l’Altare. E sulla sua gloria si è posata la Gloria del Signore…».
20«Sì. Non turbiamo la sua gioia. Ma andiamo a predicare il Signore e siano manifeste le sue opere e le sue parole fra i popoli», dice Pietro con soprannaturale impulsività.
21«Andiamo! Andiamo! Lo Spirito di Dio arde in me»[212], dice Giacomo d’Alfeo.
22«E ci sprona ad agire. Tutti. Andiamo ad evangelizzare le genti».
23Escono, come fossero spinti o attratti da un vento o da una forza gagliarda…
[1] Scritto il 28 maggio 1944, ore 2, ante. ne della Pentecoste. MARIA VALTORTA, Quaderni del 1944, CEV, Isola del Liri (FR)
[2] Atti 2,1-13
[3] Riportiamo la seguente visione sulla “Discesa dello Spirito Santo” poiché essa non appartiene alla grande opera sul Vangelo, per la quale sarà scritta di nuovo e completata nel 1947. Vedere il Vangelo del Regno di Dio n. 640
[4] Riportiamo la seguente visione sulla “Discesa dello Spirito Santo” (Atti 2, 1-13) poiché essa non appartiene alla grande opera sul Vangelo, per la quale sarà scritta di nuovo e completata nel 1947.
[5] Nella visione del 17 febbraio, preceduta dalla “Descrizione del Cenacolo”, da noi indicata nella stessa pagina.
[6] Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo (At 2,1).
[7] Il 23 giugno 1943, ne «i quaderni del 1943»
[8] Nella visione del 29 febbraio, pag. 155. Espressione aramaica che significa: “il Signore viene” o “Vieni, Signore!”
[9] Un rombo dal cielo: Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano (At 2,2).
[10] Lingue come di fuoco: Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi (At 2,3-4)
[11]Scritto il 1° giugno 1946. Quaderni dal 1945 al 1950, Op, Cit.
[12] Scritto il 13-2-48. MARIA VALTORTA, Lezioni sull‘epistola di Paolo ai romani. CEV, Isola del Liri (FR)
[13] Testo biblico: 5 Or la speranza non inganna, perché la carità di Dio è stata diffusa nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci è stato donato.
[14] lo è nostra correzione da il
[15] Genesi 3, 1-13
[16] fertilizzante è nostra correzione da ferlilizzunli
[17] suscitatore è nostra correzione da suscitare o suscitare
[18] Romani 8, 15
[19] ha è aggiunto da noi
[20] Calati 2, 20
[21] sopraffazione è nostra correzione da soprafazzione
[22] Giovanni 17
[23] Scritto il 18 dicembre 1943. Quaderni del 1943, Op, Cit.
[24] Scritto lo stesso 18 dicembre 1943. Sommario: A commento del terzo mistero glorioso, Maria Ss. spiega che la discesa dello Spirito Santo, mentre portò conoscenza agli apostoli, a Lei portò rinnovato amore e divina riconoscenza, ravvivando in Lei il desiderio di possedere Dio in eterno.
[25]Scritto il 3 maggio 1946. Quaderni dal 1945 al 1950, Op, Cit.
[26] Scritto lo stesso 8 giugno 1943. Quaderni del 1943, Op, Cit.
[27]Scritto il 20 maggio 1945. Quaderni dal 1945 al 1950, Op, Cit.
[28] Del 20 maggio 1945, data della stesura dell’episodio che precede.
[29]Dn 2, 31‑36.
[30]Scritto l’8 settembre 1945, Quaderni dal 1945 al 1950, Op, Cit.
[31]Forse è il mantovano menzionato a pag. 74.
[32]Come a pag. 12 nota 1.
[33]Ne I quaderni del 1944, pag. 507 nota 7.
[34]Luca 10, 19.
[35] 4846 – domenica 8a dopo Pentecoste MARIA VALTORTA, Libro di Azaria, CEV, Isola del Liri (FR)
[36] * al è poco decifrabile; potrebbe leggersi anche del
[37] vedi: Matteo 26, 57-68; 27, 39-44; Marco 14, 53-65; 15, 29-32; Giovanni 2, /3-22; Atti 6, 8-15; la Corinti 3, 16-17; 6, 15-20; II* Corinti 6, 14-18; Efesini 2, 19-22; la Pietro 2, 4-10.
[38] vedi: Giovanni 7, 14-22; 8, 48-59.
[39] vedi: Poema II, p. 598» n. 5. Giustamente il testo distingue tre gradi: ossessione, oppressione, possessione. Così si comporta un animale feroce (qui si parla di Icone), un uomo imbestialito, un esercito scatenato. Quest’ultimo, prima obsidet (cioè assedia) una città; poi la opprimit (cioè l’opprime, la schiaccia), ma essa resiste eroicamente; finalmente la possidet (cioè se ne impadronisce), e così perde la libertà per appartenere a colui che l’ha atterrata. Vedi: Giovanni 13, 2, 27; Giacomo 1, Li-15.
[40] vedi: Poema X, p. 221, n. 92
[41] II titolo di conoscitore dei cuori (e dei reni) e la prerogativa di conoscere viene spesso attribuito dalla Sacra Scrittura a Dio, e vale perciò anche di Gesù in quanto è Dio; vedi: 111° Re 8, 37-40; Salmo 7, 7-10; Geremia 11, 19-20; Atti 1, 23-26. Bello il titolo che figura in Atti 1, 24.
[42] Simili concetti in: Matteo 16, 19; 18, 15-35; Giovanni 20, 21-23 (= ciò che l’uomo scioglie, perdona, Dio lo scioglie, lo perdona). Si possono tener presenti anche i brani biblici in cui vien detto che, a chi perdona, sarà perdonato da Dio (vedi, per esempio: Matteo 6, 7-75; Luca li, 1-4, ecc.).
[43] vedi: p. 33, n. 6 (in fine).
[44] vedi: Luca 23, 33-34
[45] vedi: Poema VI, p. 1191, n. 7; VII, p. 1794, n. 26.
[46] Forse il testo allude a quanto si legge in altro scritto, ancora inedito, e che cioè vi sono due categorie di salvati; i salvati della Giustizia di Dio (perché è giusto che egli premi coloro che hanno compiuto il bene), e i salvati dall’Amore, dalla Misericordia, dal Perdono di Dio (quei peccatori che, almeno nell’ultimo istante del pellegrinaggio terreno, non oppongono resistenza all’Amore di Dio, che li vuole misericordiosamente convertire e perdonare).
[47] vedi: Isaia 38, 76-77 (secondo la traduzione della Volgata e delle versioni che da essa dipendono). Ezechia fu re di Giuda tra gli anni 716-687 avanti Cristo.
[48] vedi: Poema III, p. 470, n. 12.
[49] vedi: Poema V, p. 280, n. 6; VII, p. 1717, n. 6
[50] La descrizione fornita nel testo è esatta e chiara. Per la documentazione biblica ecc., e per una più ampia trattazione, vedi: Pius XII, Litterae Ency-clicae My siici corporis, 29 iun. 1943; in Acta Apostolicae Sedis, voi. 35 (1943), pp. 192-248 (originale latino) e pp. 1-52 (Appendice: traduzione italiana, con titoli e sottotitoli, utilissimi). Il Concilio Ecumenico Vaticano II, pur non negandola, ha usato meno la formula Mistico Corpo di Cristo: in dieci documenti, per 20 volte in tutto. Perciò, senza paragone, meno che Popolo di Dio.
[51] vedi: Poema IX, p. 149, n. 60.
[52] vedi: Poema VIII, p. 163, n. 14; IX, p. 148, n. 54; X, p. 192, n. 12.
[53] vedi: Atti 17, 24-29.
[54] vedi: p. 68, n. 49; e inoltre: Giovanni 14, 18-26; 16, 13-15; 17 passim.
[55] vedi: p. 41, n. 30; p. 66, n. 41.
[56] Oltre al brano paolino citato nel testo (Romani 8, 14: ma si legga tutto M capitolo) e a Galati 5, 16-26, si tengano presenti tutti i passi biblici concernenti lo Spirito Santo ricordati altrove (vedi: p, 79, n. 30), e in particolare gli Atti degli Apostoli quasi per intero.
[57] Questo «annullarsi» della Creatura in Dio non deve essere inteso in senso panteistico, ma nel senso di Galati 2, 79-20; Efesini 4, 1-6; Colosesi 3, 7-77: immedesimazione a Dio, dovuta all’Amore, e che sarà perfetta alla fine dei tempi, secondo I» Corinti 15, 20-28.
[58] vedi: Giovanni 15, 12-15
[59] Di nuovo, non nel senso panteistico, ma in quello di assimilazione a Dio, a Cristo, secondo i passi biblici riferiti sopra, alla nota 21.
[60] Come è noto (vedi: p. 52, n. 31) Maria Valtorta ha sempre spiegato il fenomeno dei suoi scritti attribuendoli a visioni soprannaturali e a dettati soprannaturali; coloro invece che non se la sentono di condividere tale persuasione li attribuiscono piuttosto alle straordinarie capacità umane della scrittrice (intelligenza, volontà, memoria, sensibilità, cultura, spirito d’osservazione, assimilazione, scioltezza di penna, ecc.) ed alla sua immedesimazione a Dio, a Cristo, della quale qui si tratta, e in virtù della quale chi è « ammaestrato dallo Spirito di Dio … ha pensieri … non più umani, ma divini … ».
[61] vedi: Poema VII, p. 1789, n. 14; p. 1852, n. 3; IX, p. 312, n. 30.
[62] vedi: Giovanni 3, 14-17, 35-36; 5. 39-40; 6, 26-63; 10, 1-18; 14, 5-7; 15, 20, 30-37; Apocalisse 7, 17.
[63] vedi: Giovanni 7, 37-39.
[64] vedi: Isaia 11, 1-4
[65] vedi: p. 104, n. 11.
[66] vedi: Giovanni 14 e 16 e, precisamente, 14, 16-11, 26; 16, 7, 73.
[67] Vedi il sopra citato (nota 30) brano di Giovanni 16, 7 e: “CONCILIUM TRIDENTINUM, Sessio XXIV, 1563, Dottrina de Sacramento Matrimonii: «Gratiam…».
[68] Allusione alla Sequenza «Veni, Sancte Spiritus», composta probabilmente de Stefano Langston, arcivescovo di Cantorbery (morto nel 1228).
[69] vedi: Poema IX, p. 11, n. 11.
[70] vedi: Giovanni 1, 3; 15, 7-9.
[71] vedi: p. 202, n. 29
[72] Scritto lo stesso 25 dicembre 1943. Quaderni del 1943, Op, Cit.
[73] La scrittrice aggiunge sulla riga: (o non uso).
[74] dette è nostra correzione da diè.
[75] State fatte/ Col 1,15-17.
Il Cielo/ Sembrerebbe asserita la sola eternità del Paradiso e negata l’eternità dell’Infermo. Invece, gli scritti valtortiani insegnano che Purgatorio e Limbo cesseranno alla seconda venuta di Gesù, e che Paradiso e Inferno resteranno per sempre.
Sua delizia/ Gn 1,26-30.
Signore Gesù/ Ap 22,20.
[76] mossi è nostra correzione da mosse.
[77] Sembrerebbe asserita la sola eternità del Paradiso e negata l’eternità dell’Infermo. Invece, gli scritti valtortiani insegnano che Purgatorio e Limbo cesseranno alla seconda venuta di Gesù, e che Paradiso e Inferno resteranno per sempre.
[78] Gn 1,26-30.
[79] Ap 22,20.
[80] Scritto il 24 maggio 1944. Quaderni del 1944, Op, Cit.
[81] Deuteronomio 32, 1-43.
[82]La parola di Dio è la vostra vita: Ponete nella vostra mente (meditate) tutte le parole che io oggi uso come testimonianza contro di voi. Essa infatti non è una parola senza valore per voi; anzi è la vostra vita (Dt 32,46-47). Voglio proclamare il nome del Signore: date gloria al nostro Dio! Egli è la Roccia; perfetta è l’opera sua; tutte le sue vie sono giustizia; è un Dio verace e senza malizia; Egli è giusto e retto (Dt 32,3-4).
[83] Generazione perversa: Peccarono contro di lui i figli degeneri, generazione tortuosa e perversa. Così ripaghi il Signore, o popolo stolto e insipiente? Non è lui il padre che ti ha creato, che ti ha fatto e ti ha costituito? Ricorda, medita, interroga, e te lo diranno (Dt 32,5-6).
[84] I benefici di Dio: Egli lo trovò, lo circondò, lo allevò, lo custodì come pupilla del suo occhio. Come un’aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati, egli spiegò le ali e lo prese, lo sollevò sulle sue ali. Il Signore lo guidò da solo. Lo fece montare sulle alture della terra e lo nutrì con miele dalla rupe e olio dai ciottoli della roccia; crema di mucca e latte di pecora insieme con grasso di agnelli, arieti di Basan e capri, fior di farina di frumento e sangue di uva, che bevevi spumeggiante (Dt 32,10-14).
[85] Ribellione: Giacobbe ha mangiato e si è saziato e ha recalcitrato come un mulo – sì, ti sei ingrassato, impinguato, rimpinzato – e ha respinto il Dio che lo aveva fatto, ha disprezzato la Roccia, sua salvezza (Dt 32,15).
[86] Idolatria: Lo hanno fatto ingelosire con dèi stranieri e provocato con abomini all’ira. Hanno sacrificato a demoni che non sono Dio, a divinità che non conoscevano, novità, venute da poco, che i vostri padri non avevano temuto (Dt.32,16-17).
[87] I purificati evangelizzeranno: Esultate, o nazioni, per il suo popolo, perché Egli vendicherà il sangue dei suoi servi; volgerà la vendetta contro i suoi avversari e purificherà la sua Terra e il suo Popolo (Dt 32,43).
[88] Ostie di espiazione: “Padre, perdona agli uomini… e se per placare la tua giustizia sono necessarie ostie di espiazione, eccomi, Padre, immolami per la pace fra l’uomo e Dio, fra l’uomo e l’uomo, per l’avvento del tuo Regno”.
[89] Deuteronomio 6, 4-5.
[90] 9646 – Domenica di Pentecoste. Il Libro di Azaria Op. Cit.
[91] […] è parola illeggibile. Maria Valtorta doveva aver scritto, forse, del Cristo; ha poi cambiato del in dell’e ha sovrapposto una correzione a Cristo, rendendo indecifrabile la parola corretta.
[92] vedi: p. 144, non. 25 e 26; p. 146, n. 30; vedi anche: p. 52, n. 31.
[93] *avviluppato è nostra correzione da avvilupato
[94] vedi: Poema VIII, p. 87, n. 12; p. 286, n. 23.
[95] Senza dubbio nel senso paolino di completamento, di pienezza (plenitudo) di Cristo; in quanto Egli attrae (Giovanni 12, 32-33), unisce a Sé, Capo (Colosesi 1, 15-20), il corpo, le membra, della Chiesa, anzi di tutta l’umanità e dell’intera creazione (Efesini 1, 9-10): e così il Cristo risulta completo, pieno, sia in Sé stesso che nella sua attività redentrice (Efesini 1, 22-23; Colosesi 1, 24). Gesù, Dio-Uomo, perciò, nella sua completezza o pienezza, comprende o abbraccia non soltanto la sua SS. Umanità, ma la Chiesa, l’universo e tutto quanto lo riempie (. Efesini 1, 75-23; Salmi 23, 1-2; 49, 10-12); vedi anche: p. 68, n. 49.
[96] vedi: Poema I, p. 224, § 56.
[97] Epifanie del Padre e dello Spirito, delle quali appunto sta per parlare; vedi: p. 160, n. 1.
[98] vedi: Genesi 1-2; Salmo 8; 18; Proverbi 8, 22-37; Sapienza 13, 7-9; Ecclesia-stico 16, 24 – 17, 72; 42, 75 – 43, 37; Atti 17, 22-29; ‘Romani 1. 75-23; la Corinzi 1, 77-25.
[99] Queste pagine furono scritte nel 1946. Sono passati altri 25 anni (1971), ma finora gli scienziati, nonostante le più strepitose conquiste della tecnica, non sono riusciti a creare dal nulla un filo d’erba; vedi: Poema VII, p 1404, n 6; p. 1857, n. 7; X, p. 329, n. 22. > 1
[100] vedi: p. 67, n. 44; vedi anche: Poema II, p. 219, n. 1; p. 304, n.2; p. 586, n.6; IV, p. 990, n. 9; p. 1068, n. 4; VII, p. 1532, n. 4; p. 1576, n. 6; IX, p. 315, n. 43.
[101] Senza dubbio come in: Isaia 13, 6-73; 34, 1-4; Geremia 4, 23-28; Amos 8, 9-10; Matteo 24, 1-36, (specialmente 29); Marco 13, 7-32 (24-25) – Luca 17, 20-37; 21, 5-33 (25); Ila Pietro 3, 7-73 (7, 10, 72); Apocalisse 20, 7 – 21, 2 (11, 1); vedi anche: Poema VIII, p. 345, n. 6; IX, p. 117, n. 3; p. 157, n. 75.
[102] vedi: Poema X, p. 229, n. 129; p. 357, n. 74.
[103] vedi: Poema IV, p. 1068, n. 3.
[104] vedi: p. 339, n. 11.
[105] Dio, Padre universale, ci vuole tutti salvi (vedi: la Timoteo 2, 1-8); ha immolato il suo stesso Figlio Unigenito per tutti noi, per la salvezza di ciascuno di noi (Galati 2, 19-20; Efesini 5, 25-27); ha effuso ed effonde il suo Spirito d’Amore su tutta l’umanità (Ciocie 2. 28-31; Atti 2, 1-21; 10, 44-48; 11, 15-17; 15, 7-9; e la Liturgia del sacrificio eucaristico, dei Sacramenti e sacramentali, che è tutta una richiesta e un’effusione di Spirito Santo); ha costituito la Chiesa quale mistero, Sacramento, cioè segno e strumento, di salvezza sino alla fine dei tempi (concilio ecumenico vaticano II, Costituzione dogmatica su la Chiesa, Lumen gentium, n. 1); ci ha dato Maria come madre nostra amantissima (ivi, cap. VIII) e i Santi quali fratelli, modelli, intercessori (ivi, cap. VII); tutti ci chiama alla Santità e ci aiuta, in tanti modi, a raggiungerla (ivi, cap. V). Soltanto colui il quale, abusando del divino prezioso dono della libertà, resiste con tutte le forze, ostinatamente, impedientemente, a Dio che è Amore, anzi L’Amore (I» Giovanni 4, 7-16), si condanna da sé stesso, sì autocondanna (secondo: Tito 3, 10-11, e così si perde in eterno (Matteo 25, 31-46) – vedi: Poema VII, p. 1405, n. 12; VIII, p. 409, n. 8.
[106] vedi: Poema X, p. 357, n. 74.
[107] vedi: Poema IX, p. 152, n. 70
[108] Nel senso dei brani biblici citati sopra, alla nota 4.
[109] Perciò, anche secondo questo scritto valtortiano, sia il Paradiso che l’Inferno sono eterni (Matteo 25, 31-46).
[110] Tra le apparizioni, le locuzioni, le premonizioni e i sogni, con i quali Iddio ha, in vari modi, manifestato Sé stesso o la sua parola e volontà ai Patriarchi (vedi; p. 57, n. 2), si possono ricordare quelli riferiti in: Genesi 2, 18 – 3, 19; 6, 5 – 9, 17 passim; 12, 1-9; 15; 17-18; 28, ;0-22; 31, 1-21; 32, 23-33; 37, 2-11 (anche: Ecclesiastico 44); vedi anche: Poema III, p. 124, n. 4; VII, p. Ì705, n. 35; IX, p. 57, n. 11.
[111]vedi: Esodo 19-24, specialmente 20, 1-21 (decalogo); anche: Deuteronomio 5-6 e Ecclesiastico 44, 27 – 45, 6.
[112]vedi: p. 87, n. 25; vedi anche: Poema II, p. 19, § 3; IX, p. 21, n. 4.
[113]vedi: p. 123, n. 1.
[114] vedi: Genesi 1, nel quale il primo «Fiat» figura al versetto
[115] Queste lezioni sapienziali e operazioni redentive vengono ricordate, in sintesi, in: Ebrei 1, 1-4.
[116] vedi: Matteo 1, 18-25, e specialmente Luca 1, 26-38.
[117] vedi i riferimenti di p. 377, n. 17.
[118] vedi: Poema VIII, p. 234, n. 4.
[119] vedi: Più IX, Bulla dogmatica Ineffabili* Deus, proemio e formula di definizione, in: tondini, Le Encicliche mariane, Ila edizione, Roma, Belardetti, 1954. pp. 30 e 54.
[120] vedi: Poema II, p. 318, n. 9; VII, p. 1852, n. 3; IX, p. 40, n. 23; p. 376, n. 10; X, p.101, n. 17; p. 283, n. 14; p. 333, n. 47; p. 355, n. 56.
[121] vedi: p. 1, n. 2.
[122] vedi: Matteo 11, 28-30.
[123] Allusione a Luca 1, 26-38, che appunto narra l’Annunciazione, avvenuta in Nazareth di Galilea, nel mese di marzo-aprile (solari), cioè di Nisan.
[124] Allusione alla manifestazione divina, avvenuta dopo il Battesimo di Gesù; vedi: Matteo 3, 13-17; Marco 1, 9-11; Luca 3, 27-22.
[125] vedi: Luca 24, 44-53; Giovanni 14, 15-17; 26-27; 16, 5-75; Atti 1,1-11; 2, 1-21.
[126] Allusione alle debolezze e prevaricazioni degli Apostoli; vedi: Matteo 26; Marco 14; Luca 22; Giovanni 18, sempre passim.
[127] vedi: Matteo 3, 77-72; Luca 3, 15-18; Atti 1, 4-5; 2, 1-4; vedi anche n. 32.
[128] vedi: Matteo 28, 76-20; Luca 12, 49-50.
[129] Forse allude al Salmo 103 (ebraico 104), 30.
[130] vedi: p. 43, n. 37.
[131] vedi: Genesi 1, 7-5.
[132] vedi: Genesi 1, 26-27.
[133] come la n. 38.
[134] vedi: Atti 1, 4-5, 12-J4. Con la parola «ubbidienza», forse allude anche a Luca 24, 49.
[135] vedi n. 42.
[136] Esattissimo, come appare anche dalla Bibbia: si pensi, per esempio ad Abramo (Genesi 12; 15; 17; 22). a Mosè (Esodo 2-4; Deuteronomio 34), agli undici Apostoli, da una parte; a Saul (Io Re 8-15; 28-31), a Salomone (Ilio Re MI), al dodicesimo Apostolo Giuda Iscariota (Matteo 10, 1-4; 26-27- Marco 3, 73-79; 14; Luca 6, 12-16; Atti 1, 12-26), dall’altra.
[137] vedi: p. 52, n. 31.
[138] Cioè, lo spirito; vedi Poema IX p.9 n.1
[139] Già dal tempo del Protovangelo, di cui Genesi 3, 15 (Apocalisse 12).
[140] vedi: p.43 n. 40.
[141] vedi: Atti 1, 1-44; concilio ecumenico vaticano II, Costituzione dogmatica su la Chiesa, Lumen gentium, n. 59; paolo VI, Discorso di chiusura della 3* sessione del Concilio Vaticano II (1964): Maria Madre della Chiesa
[142] vedi: Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum…. Feria secunda infra Octavam Pentecostes, Introitus (dal Salmo 80, 17).
[143] Queste minime allusioni forse diverranno intelligibili in seguito a la pubblicazione dell’Epistolario e di altri scritti autobiografici valtortiani.
[144] Scritto il 2 febbraio 1948. Lezioni. Op. Cit.
[145] Cap. 3, 7
[146] 1 Corinti 6, 19
[147] Sapienza 1, 7 t
[148] Genesi 1, 2
[149] prima è nostra trascrizione da I”
[150] Genesi 1, 2
[151] Ne parlerà nelle lezioni successive, in particolare in quella del cap. 17 s.
[152] Genesi 3, 6-7
[153] Esodo 25, 10
[154] con lei è nostra correzione da secolei
[155] terzo è nostra trascrizione da 7/7°
[156] Luca 1, 38
[157] divino è lettura incerta
[158] Scritto il 29 marzo 1950. Lezioni all’epistola ai romani. Op. Cit
[159] Testo biblico: 26Nello stesso modo anche lo Spirito sostiene la nostra debolezza; perché noi non sappiamo pregare come si deve; ma lo stesso Spirito chiede per noi con gemiti ineffabili; 27e Colui che scruta i cuori conosce quel che brami lo Spirito e come egli interceda secondo Dio per i santi (Rm 8,26-27).
[160] Matteo 6, 5-6
[161] imitate è aggiunto da noi
[162] Marco 6, 46; Giovanni 6, 15
[163] Matteo 14, 13
[164] Luca 22, 39
[165] Matteo 15, 21; Marco 7, 24
[166] Luca 17, 11; Giovanni 4, 4
[167] imitate è nostra correzione da imitando
[168] Calati 2, 20
[169] operato l’unione è aggiunto da noi
[170] Scritto il 10 gennaio 1944. Quaderni del 1944, Op, Cit.
[171] “Io l’ho preso per la destra, per abbattere davanti a lui le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, per aprire davanti a lui i battenti delle porte e nessun portone rimarrà chiuso. Io marcerò davanti a te; spianerò le asperità del terreno, spezzerò le porte di bronzo, romperò le spranghe di ferro” (Is 45,1-2). Isaia Cap. 45 v. 11-16-18-19-21-23.
[172] Giovanni 16, 13.
[173] Depositario di ricchezze ben celate: “Ti consegnerò tesori nascosti e le ricchezze ben celate, perché tu sappia che io sono il Signore, Dio di Israele, che ti chiamo per nome. Per amore di Giacobbe mio servo e di Israele mio eletto io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo sebbene tu non mi conosca” (Is 45,3-4).
[174] Ti renderò spedito nell’agire: “Io sono il Signore e non v’è alcun altro; fuori di me non c’è dio; ti renderò spedito nell’agire, anche se tu non mi conosci, perché sappiano dall’oriente fino all’occidente che non esiste dio fuori di me. Io sono il Signore e non v’è alcun altro. Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il bene e provoco la sciagura; io, il Signore, compio tutto questo” (Is 45, 5-7).
[175] Lo Spirito viene dall’alto: “Stillate, cieli, dall’alto e le nubi facciano piovere la giustizia; si apra la terra e germogli la salvezza e germogli insieme la giustizia. Io, il Signore, ho creato tutto questo”. Potrà forse discutere con chi lo ha plasmato un vaso fra altri vasi di argilla? Dirà forse la creta al vasaio: “Che fai?” oppure: “La tua opera non ha manichi”? Chi oserà dire a un padre: “Che cosa generi? o a una donna: “Che cosa partorisci?” (Is 45,8-10).
[176] “Volete interrogarmi sul futuro dei miei figli e darmi ordini sul lavoro delle mie mani? Io ho fatto la terra e su di essa ho creato l’uomo; io con le mie mani ho disteso i cieli e do ordini a tutte le loro schiere. Io l’ho stimolato per la giustizia; spianerò tutte le sue vie. Egli ricostruirà la mia città e rimanderà i miei deportati, senza denaro e senza regali” (Is 45,11-13).
[177] Ecclesiastico 24,3.
[178] “Le ricchezze d’Egitto e le merci dell’Etiopia e i Sabei dall’alta statura passeranno a te, saranno tuoi; ti seguiranno in catene, si prostreranno davanti a te, ti diranno supplicanti: Solo in te è Dio; non ce n’è altri; non esistono altri dèi (Is 45,14).
[179] Dio presente e nascosto nei sacramenti: Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio di Israele, salvatore. Saranno confusi e svergognati quanti s’infuriano contro di lui; se ne andranno con ignominia i fabbricanti di idoli. Israele sarà salvato dal Signore con salvezza perenne. Non partirete confusione o vergogna per i secoli eterni”. “Io sono il Signore; non ce n’è altri. Io non ho parlato in segreto, in un luogo d’una terra tenebrosa. Non ho detto alla discendenza di Giacobbe: Cercatemi in un’orrida regione! Io sono il Signore, che parlo con giustizia, che annunzio cose rette” (Is 45,15-19).
[180] Davanti al Signore si pieghi ogni ginocchio: “Radunatevi e venite, avvicinatevi tutti insieme, superstiti delle nazioni! Non hanno intelligenza coloro che portano un loro legno scolpito e pregano un dio che non può salvare. Manifestate e portate le prove, consigliatevi pure insieme! Chi ha fatto sentire quelle cose da molto tempo e predetto ciò fin da allora? Non sono forse io, il Signore? Fuori di me non c’è altro Dio; Dio giusto e salvatore non c’è fuori di me. Volgetevi a me e sarete salvi, paesi tutti della terra. Lo giuro su me stesso, dalla mia bocca esce la verità, una parola irrevocabile: davanti a me si piegherà ogni ginocchio, per me giurerà ogni lingua”. Si dirà: “Solo nel Signore si trovano vittoria e potenza!”. Verso di lui verranno, coperti di vergogna, quanti fremevano d’ira contro di lui. Nel Signore saranno vittoriosi e si glorieranno tutti i discendenti di Israele (Is 45,20-25).
[181] Esodo 19-20.
[182] Scritto il 18 dicembre 1944. Quaderni del 1944, Op, Cit.
[183] Isaia 6, 6-7.
[184] Scritto il 26 dicembre 1944. Quaderni del 1944, Op, Cit.
[185] Già nei dettati del 2 e del 10 dicembre
[186] Atti 5, 33-39; 22, 3 (per Gamaliele); Giovanni 3, 1-21; 7, 50-51; 19, 38-40 (per Nicodemo); Atti 7, 57-59; 8, 3; 9, 1-30; 22, 1-21; 26 (per Saulo). Personaggi meglio delineati nell’opera sul Vangelo, oltre che nella visione del 7 agosto e nel dettato dell’8 agosto.
[187] Scritto l’8 giugno 1943 (Ma udita il 7). Quaderni del 1943, Op, Cit.
[188] in Lei è aggiunto da noi, trattandosi di un’omissione segnalata nel dettato dell’11 giugno, pag. 29.
[189] Scritto il 13 giugno 1943. Quaderni del 1943, Op, Cit.
[190] contemplazione è nostra correzione da contemplazione
[191] vivissima è nostra correzione da vivissima
[192] instancabilmente è nostra correzione da instancabilmente
[193] Atto 2,1-4.
[194] Scritto il 27 ottobre 1943. La Parola. Op Cit. Vol. 1 N° 191
[195] Giovanni Battista disse: “Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco”. (Matteo 3,11‑12).
[196] Mt 3,11; Mc 1,8; Lc 3,16.
[197] Mt 3,12; 13,24-30 e 36-43; Lc 3,17.
[198] 22 febbraio 1944. Quaderni del 1944, Op, Cit.
[199] Cc 2,11-13
[200] 24 aprile 1947. L’Evangelo Vol. 10 N° 638. Op. Cit.
[201] IL VANGELO ETERNO: Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre” (Atti 1,4). “E Io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dell’alto” (Lc 24,49).
[202] Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti (Is 2,2). Ma io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra (Is 49,6). Ecco l’ho costituito testimonio fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te popoli che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio” (Is 55, 4‑5) Egli ci indicherà le sue vie e noi cammineremo sui suoi sentieri. Egli sarà arbitro tra molti popoli e pronunzierà sentenza fra numerose nazioni (Mi 4, 1‑3) Popoli numerosi e nazioni potenti verranno a Gerusalemme a consultare il Signore degli eserciti e a supplicare il Signore (Zc 8, 20‑23) (Is. 60 tutto il Cap). Il cristianesimo era mandato a chiamare le nazioni al amore e alla pace del nostro buon Gesù, invece dalle crociate alle colonizzazioni e da queste alle nostre lotte contro il terrorismo non facciamo altro che continuare a massacrare i popoli per i quali Cristo era morto. A noi cristiani del Vangelo del Regno rimane il compito di chiamare le nazioni al Regno di Dio con la potenza dello Spirito Santo.
[203] IL VANGELO ETERNO: “Voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni” (Atti 1,4-5).
[204] IL VANGELO ETERNO: Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?”. Ma egli rispose: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (Att 1,6-8).
[205]“La pensano così, ma si sbagliano; la loro malizia li ha accecati. Non conoscono i segreti di Dio; non sperano salario per la santità né credono alla ricompensa delle anime pure. Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono” (Sap. 2,21-24).
[206] 27 aprile 1947. L’Evangelo, Op. Cit. Vol. 10 N° 640. Poema: X, 25
[207] Atti degli Apostoli: Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo (At 2,1).
[208] < È veramente un tipo di “Lectio divina”: letta, ascoltata, meditata, con partecipazione attiva. E Maria Santissima, Madre della Chiesa, ne è la Maestra >
[209] Atti degli Apostoli: Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano (At 2,2)
[210] Atti degli Apostoli: Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro (At 2,3).
[211] Atti degli Apostoli: Ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi (At 2,4).
[212] Is 61-1-2
