Formazione e Identità

GESÙ DI NAZARETH

I discepoli del Messia

 

Mondo Religione: Conosci i 12 discepoli di Gesù Cristo | Io amo Gesù

 

Formazione all’identità messianica

 

 

 

SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI.

 

A cura di Jesus Maria de Cabnaconde S.O.S

Servo dell’Ordine dei Salvatori

S O M M A R I O

FORMAZIONE ALLA’IDENTITA MESSIANICA

Scienza e coscienza della  propria missione.

1. L’arrivo dei discepoli e dei pastori  a Nazareth.

La bontà di Pietro.

L’arrivo dei discepoli e dei pastori.

L’amore di Pietro.

Giovanni parte ridendo.

Tenerezza e sincerità di Pietro.

“Il fratello discepolo”.

2. Lezione ai discepoli nell’uliveto  presso Nazareth.

Regole della Fraternità del Messia.

Scienza e coscienza della propria missione.

Prima regola: amore e fusione.

Seconda regola: uguaglianza.

Terza regola: fratellanza.

Quarta regola: unione e condivisione.

Meditate su questo. Avete nulla da chiedermi? Scienza e coscienza della propria missione.

Il Messia non fa differenza di persone.

Ingiusto rimprovero dell’Iscariota.

Gesù non fa differenza di persone.

Rispetto dovuto a Maria Vergine.

3. Seconda lezione alla Fraternità “La meta è Dio”.

Regole nell’agire.

Ambientazione.

Quinta regola: “Fate il bene e datelo al Signore”.

Sesta regola: “Non giudicate mai alcuno”.

Sesta regola: “Nessuno accusi gli altri”.

Ottava regola: Non mettere nulla al di sopra di Dio

“Quel che è scritto sarà”.

Esempio di Maria Vergine.

I nuovi Caini dei nuovi Abeli.

Il delitto perfetto.


4. Terza lezione alla Fraternità “La formazione apostolica”.

Sapienza d’agricoltore.

Il bacio del mattino.

Sapienza d’agricoltore.

Colazione nell’orto.

Formazione apostolica (Lezione).

Similitudine della natura.

Similitudine del temporale.

Similitudine del vignaiolo.

I Chiamati.

L’astio è veleno.

L’idea del messia

I Chiamati.

Dal vecchio Alfeo

5. Timoneo diviene discepolo..

Il sinagogo Timoneo diviene discepolo

Verso la casa del sinagogo

Lo scrupolo del sinagogo.

Il sinagogo, discepolo del Messia.

Incomincia il ritorno verso la Galilea(Gv 4,1-3)..

IDENTITA’ MESSIANICA DI OGNI DISCEPOLO

6. Primo discorso della Montagna: la missione degli apostoli e dei discepoli.

Solo Apostoli e Discepoli più noti.

Gesù sale sul monte (Mt 5,1).

Festosa accoglienza (Mt 5,1).

Solo Apostoli e Discepoli più noti (Mt 5,1; Lc 6,20).

Santificare la terra e illuminare il mondo.

Regola per essere perfetto discepolo.

La Missione di santificare la terra (Mt 5,13; Mc 9,50; Lc 14,34-35).

La Missione di testimoniare Dio (Mt 5,14).

La Missione di illuminare il mondo (Mt 5,13; Mc 9,50; Lc 14,34-35).

Requisiti per fare splendere la Luce.

Missione tutta e unicamente soprannaturale.

Guai ai Pastori idoli.

7. Secondo discorso della Montagna: il dono della Grazia e le beatitudini.

La Grazia santificante.

Ambiente montano.

Come si conquista il regno di Dio.

I Doni con cui Dio beneficò Adamo.

La Grazia santificante.

Le Beatitudini.

Le vie per conquistare Dio e il suo Regno (Mt 5,3-10; Lc 6,20-23).

Beati i poveri di spirito (Mt 5,3).

Beati i mansueti (Mt 5,4).

Beati quelli che piangono (Mt  5,5).

Beati gli affamati e gli assetati di giustizia (Mt 5,6).

Beati i misericordiosi (Mt 5,7).

Beati i puri di cuore  (Mt 5,8).

Beati i pacifici (Mt 5, 9).

Beati i perseguitati per la giustizia  (Mt 5,10).

Beati gli oltraggiati e i calunniati (Mt 5,11-12; Lc 6,22-23).

8. Terzo discorso della Montagna: i consigli evangelici che perfezionano  la Legge.

La Giustizia del Regno dei Cieli.

Continua il discorso del Monte.

La Legge di Dio e le Beatitudini (Mt 5,17).

La Legge di Dio Trino e Uno(Mt 5,17).

La Legge e i Consigli evangelici

Immutabilità della Legge (Mt 5,18).

Conseguenze eterne dei Consigli evangelici (Mt 5,19)

La giustizia del Regno dei cieli (Mt 5,20).

I falsi profeti (Mt 7,15).

Dal frutto si conosce l’albero (Mt 7,16-20).

Come debba essere amato il prossimo.

Portare l’amore alla perfezione (Mt 5,43).

Non opporsi al malvagio (Mt 5,38-41; Lc 6,29-30).

Fate agli altri come vorreste fosse fatto a voi (Mt 7,12; Lc 6,31).

Ama chi ti odia (Mt 5,38.44; Lc 6,27-28).

Date e vi sarà dato (Lc 6,38 ; Mc 4,24; Lc 8,18).

Amate a somiglianza di Dio (Mt 5,44-48; Lc 6,27-32).

“Non vi adirate” (Mt 5,21-22.38).

“Riconciliatevi” (Mt 5,23-26).

L’anima carica di odio non guarisce.

9. Quarto discorso della Montagna: il giuramento, la preghiera, il digiuno. Il vecchio Ismaele e Sara.

Il giuramento.

Doppia vergogna per l’uomo.

Lo spergiuro è la creatura più abbietta.

“Non giurate mai” (Mt 5,33-37).

Non giurare suoi morti.

Non giurare sui parenti.

Non giurare per il proprio corpo (Mt 5,36-37).

La preghiera.

L’orazione ipocrita (Mt 6,5).

La preghiera del giusto (Lc 7,45)

Fidanzamento dell’anima con Dio.

La preghiera interiore(Mt 6,6).

L’idolatria della preghiera (Mt 6,7)..

La preghiera è azione d’amore (Mt6,6).

La preghiera dei gentili (Mt 6,8).

Necessità della preghiera (Mt 7,7-11; Lc 11,9-13).

I pagani della religione vera.

Parabola del bambino malato.

Il digiuno.

Digiunare con spirito d’amore (Mt 6,16-18).

Storia d’Ismaele e Sara.

Fede d’Ismaele e di Sara.

Guarigione di Sara.

Amare è la natura del Messia.

Una figlia per Ismaele.

10. Quinto discorso della Montagna: l’uso delle ricchezze, l’elemosina,  la fiducia in Dio.

L’uso delle ricchezze.

Fra la moltitudine.

Il giusto uso delle ricchezze.

I tesori falsi (Mt 6, 19).

I tesori veri (Mt 6,20-21).

La preghiera del giusto.

Dove sta il tuo tesoro, sta il tuo cuore (Mt 6,21).

L’elemosina.

L’Opera di giustizia soprannaturale (Mt 6,1).

L’elemosina nel segreto (Mt 6,2-4).

Dibattito sulla beneficenza del Messia.

Tesi menzognera.

Testimonianza d’Ismaele.

Testimonianza della folla.

Regole per fare il bene.

La sollecitudine del Padre.

“Non affannatevi per il cibo” (Mt 6,25).

L’esempio degli uccelli (Mt 6,26-27).

L’esempio dei gigli del campo (Mt 6,28-30).

Evitate preoccupazioni pagane (Mt 6,3 1-32).

Cercate prima il Regno di Dio (Mt 6,33).

Lasciate ad ogni giorno il suo affanno! (Mt 6,34).

11. Sesto discorso della Montagna: la scelta tra Bene e Male, la Maddalena, l’adulterio, il divorzio.

Accoglienza e solidarietà.

Ambiente primaverile.

Accoglienza e solidarietà.

Attività degli apostoli.

Alcuni casi di coscienza.

Miserie senza povertà.

Guarigione di una bambina malata alla spina.

Un caso di adulterio.

Un caso di suggestione amorosa.

Un caso di furto.

Onestà cristiana (Insegnamento).

I due sentieri (Mt 7,13-14).

Le due tentazioni.

Le due dottrine.

I due poteri (Mt 6,24).

Chi è corrotto corrompe.

“Lume del corpo è l’occhio” (Mt 6,22-23; Lc 11,34-36).

L’atleta si prepara alla vittoria con la lotta.

Il Ritiro turbato dal sibilo di Satana.

Il Monte delle Beatitudini.

Comparsa della Maddalena.

La purezza cristiana (Continuazione).

La concupiscenza del cuore.

Guai ai ricchi corruttori (Lc 6,24).

Nulla giustifica la fornicazione (Mt 5,27-28).

Volontà di rinunciare al peccato.

Fuga della Maddalena.

Tempo di riposo.

Fatti del giorno.

Tacere e sorvegliare l’impulsività.

La stanchezza dell’Iscariota.

Monellerie di Pietro.

Dio provvederà.

L’adulterio e il divorzio.

Natura e inizio dell’adulterio (Mt 5,27).

Come si cura (Mt 5,29-30).

Il divorzio non viene da Dio (Mt 5,31).

Il divorzio espone all’adulterio (Mt 5,31-32).

Solo la morte rompe il matrimonio.

Prudenza e Saggezza cristiane.

Non giudicate per non essere giudicati (Mt 7,1-2; Mc 4,24; Le 6,37).

Togli prima la trave dal tuo occhio (Mt 7,3-5; Le 6,41-42).

Le virtù del vero discepolo.

Non date le perle ai porci (Mt 7,6).

L’uomo saggio (Mt 7,24-27; Lc 6,46-49).

L’uomo stolto (Mt 7,26-27; Lc 6,49).

Nessuno parla come il Messia (Mt 7,28-29; Lc 7,1; 4,32).

12. Il lebbroso guarito ai piedi del Monte. Generosità dello scriba Giovanni.

Guarigione del lebbroso (Mt 8,1-4).

Solidarietà.

Fiducia in Dio.

Generosità di Giovanni lo scriba.

13. Nella sosta del sabato l’ultimo discorso della Montagna: amare  la volontà di Dio.

La forza della preghiera e della bontà.

Le potenzialità del discepolo.

Pane e Bontà per tutti.

Amare la volontà di Dio.

Tutto il creato può essere luogo di preghiera.

Amate la volontà di Dio Padre.

La Chiave per entrare nel Regno (Mt 7,21; Lc 6,46).

Apparizione del Pastore e del Giudice Re.

Gli operatori di iniquità (Mt 7,22- 23).

I veri servi di Dio.

14. Esigenze della Vocazione per  seguire Gesù.

Al servizio di Dio si va’ con spirituale libertà.

Il Messia è di tutti (Mt 8,18).

Lasciare le sicurezze umane (Mt 8,18-20;  Lc 9,57-58).

Liberarsi dai legami familiari (Mt 8,21-22; Lc 9,59-60).

“Nulla deve fare laccio a chi si dona”(Lc 9,61-62)..

 

 

FORMAZIONE ALL’IDENTITA MESSIANICA

Scienza e coscienza della
propria missione.

Dice Gesù:

«Venite a Me intorno. In questi mesi di presenza e di assenza Io vi ho pesati e studiati. Vi ho conosciuti ed ho conosciuto, con esperienza d’uomo, il mondo. Ora Io ho deciso di mandarvi nel mondo. Ma prima devo ammaestrarvi per rendervi capaci di affrontare il mondo con la dolcezza e la sagacia, la calma e la costanza, con la coscienza e la scienza della vostra missione. Questo tempo di furore solare, che vieta ogni lunga peregrinazione per la Palestina, sarà usato da Me per la vostra istruzione e formazione di discepoli. Come un musico ho sentito ciò che in voi è discorde e vengo a mettervi in nota per l’armonia celeste che dovete trasmettere al mondo, in mio nome con le più essenziali caratteristiche della mia dottrina». 

 

 “In quei giorni, dieci uomini di tutte le lingue delle genti afferreranno un Discepolo (del Messia) per il lembo del mantello e gli diranno: Vogliamo venire con voi, perché abbiamo compreso che Dio è con voi” (Zc 8,23).

 

1. L’arrivo dei discepoli e dei pastori
a Nazareth
[1].

La bontà di Pietro.

12«Figlio, tutte le settimane, in questo giorno, viene Simon Pietro. Mi vuole portare il pesce pescato nelle prime vigilie. E giunge verso il finire dell’ora di prima. Sarà felice, oggi. È buono Simone. Nelle ore che resta, ci aiuta. Vero, Maria?».

13«Simon Pietro è un onesto e un buono», dice Gesù.

«Ma anche l’altro Simone, che fra poco vedrai, è un grande cuore. Vado loro incontro. Staranno per venire».

14E Gesù esce, mentre le donne, infornato il pane, tornano in casa, dove Maria si rimette i sandali e torna con una veste di lino tutta candida. Passa qualche tempo e, nell’attesa, Maria d’Alfeo dice: «Non hai fatto in tempo a finire quel lavoro».

15«Lo finirò presto. E il mio Gesù ne avrà refrigerio d’ombra senza averne gravato il capo».

L’arrivo dei discepoli e dei pastori.

16La porta viene spinta dal di fuori.

«Mamma, ecco i miei amici. Entrate».

17Entrano in gruppo i discepoli e i pastori. Gesù tiene per le spalle i due pastori e li guida alla Madre: «Ecco due figli che cercano una madre. Sii la loro gioia, Donna».

18«Io vi saluto… Tu?… Levi… tu? Non so, ma per l’età, Egli mi ha detto, sei certo Giuseppe. Quel nome è dolce e sacro qui dentro. Vieni, venite. Con gioia vi dico: la mia casa vi accoglie e una Madre vi abbraccia, in ricordo di quanto voi, tu in tuo padre, avete avuto di amore per il mio Bambino».

19I pastori sembrano incantati, tanto sono estatici.

«Sono Maria, sì. Tu hai visto la Madre felice. Sono sempre quella. Anche ora felice di vedere il Figlio mio fra cuori fedeli».

20«E questo è Simone, Mamma».

«Tu hai meritato la grazia perché sei buono. Lo so. E la Grazia di Dio sia sempre con te».

21Simone, più esperto degli usi del mondo, si inchina fino a terra, tenendo le braccia incrociate sul petto, e saluta: «Ti saluto, Madre vera della Grazia, e altro non chiedo all’Eterno, ora che conosco la Luce e te, più di luna soave».

22«E questo è Giuda di Keriot».

«Ho una madre, ma il mio amore per lei scompare rispetto alla venerazione che sento per te».

«No. Non per me. Per Lui. Io sono perché Egli è. Né nulla per me voglio. Ma solo per Lui chiedo. So quanto hai onorato il Figlio mio nella tua patria. Ma ancora ti dico: sia il tuo cuore il luogo in cui Egli riceve da te il sommo onore. Allora io ti benedirò con cuore di Madre».

«Il mio cuore è sotto il calcagno del Figlio tuo. Felice oppressione. La morte sola scioglierà la mia fedeltà».

23«E questo è il nostro Giovanni, Mamma».

«Ero tranquilla da quando sapevo che tu eri presso Gesù. Ti conosco e riposo nello spirito quando ti so col Figlio mio. Sii benedetto, mia quiete». Lo bacia.

L’amore di Pietro.

24La voce aspra di Pietro si fa udire da fuori: «Ecco il povero Simone che porta il suo saluto e.…» É entrato ed è rimasto di stucco.

Ma poi getta per terra il paniere rotondo, che aveva penzoloni sulla schiena, e si getta giù anche lui dicendo: «Ah! Signore eterno! Però… No, questa non me la dovevi fare, Maestro! Esser qui… e non far sapere niente al povero Simone! Dio ti benedica, Maestro! Ah! come sono felice! Non ne potevo più di stare senza di Te!», e gli carezza la mano, senza dar retta a Gesù che gli dice: «Alzati, Simone. Ma alzati, dunque».

«Mi alzo, sì. Ma però… Ehi, tu, ragazzo! (il ragazzo è Giovanni) tu almeno potevi correre a dirmelo! Ora fila, subito. A Cafarnao, a dirlo agli altri… e prima in casa di Giuda. Sta per arrivare tuo figlio, donna. Svelto. Fa’ conto di essere una lepre che ha dietro i cani».

Giovanni parte ridendo.

Pietro si è infine alzato. Continua a tenere fra le sue corte, tozze mani dalle vene rilevate, la lunga mano di Gesù e lo bacia senza lasciarlo, nonostante voglia dare il suo pesce che è a terra, nel paniere.

 «Eh! no. Non voglio che Tu te ne vada un’altra volta senza di me. Mai più, mai più così tanto senza vederti! Ti seguirò come l’ombra segue il corpo e la corda l’ancora. Dove sei stato, Maestro? Io mi dicevo: “Oh! dove sarà? Che farà? E quel bambino di Giovanni saprà curarlo? Starà attento che non si stanchi troppo? Che non resti senza cibo?”. Eh! ti conosco!… Sei più magro! Sì. Più magro. Non ti ha curato bene! Gli dirò che… Ma dove sei stato, Maestro? Non mi dici nulla!».

«Aspetto che tu mi lasci parlare!».

«È vero. Ma… ah! vederti è come un vino nuovo. Va al capo solo con l’odore. Oh! il mio Gesù!». Pietro quasi piange per reazione di gioia.

Tenerezza e sincerità di Pietro.

25«Anche Io ho sentito desiderio di te, di voi tutti, anche se ero con cari amici. Ecco, Pietro. Questi sono due che mi hanno amato da quando ero di poche ore. Più ancora: hanno già sofferto per Me. Qui vi è un figlio senza padre né madre per causa mia. Ma ha tanti fratelli in voi tutti, non è vero?».

26«Lo chiedi, Maestro? Ma se, per un caso, il Demonio ti amasse, lo amerei perché ti ama. Siete poveri anche voi, vedo. E allora siamo uguali. Venite che vi baci. Sono pescatore, ma ho il cuore più tenero di un piccioncino. È sincero. Non guardate se sono rude. Il duro è di fuori. Dentro sono tutto miele e burro. Coi buoni però… perché coi malvagi…».

“Il fratello discepolo”.

27«E questo è il nuovo discepolo».

«Mi pare di averlo già visto…».

«Sì. É Giuda di Keriot, e il tuo Gesù per mezzo suo ebbe buone accoglienze in quella città. Vi prego di amarvi, anche se di diversa regione. Siete tutti fratelli nel Signore».

«E come tale lo tratterò, se sarà proprio tale. E.… sì… (Pietro guarda fisso Giuda, uno sguardo aperto e ammonitore) e.… sì… e meglio che lo dica, così mi conosci subito, e bene. Lo dico: non ho molta stima dei giudei in genere e dei cittadini di Gerusalemme in particolare. Ma sono onesto. E sulla mia onestà ti assicuro che metto da parte tutte le idee che ho su voi e che voglio vedere in te solo il fratello discepolo. Ora a te a non farmi mutare pensiero e decisione».

28«Anche con me, Simone, hai tali preconcetti?», chiede lo Zelote sorridendo.

«Oh! non ti avevo visto! Con te? Oh! con te, no. Hai l’onestà dipinta sul volto. Ti trasuda la bontà dal cuore all’esterno, come olio odorifero da vaso poroso. E sei anziano. Ciò non è sempre un merito. Delle volte più si invecchia, più si diventa falsi e cattivi. Ma tu sei di quelli che fanno come i vini pregiati. Più diventano vecchi e più si fanno schietti e buoni».

29«Hai giudicato bene, Pietro», dice Gesù.

30«Ora venite. Mentre le donne lavorano per noi, sostiamo sotto la pergola fresca. Come è bello stare con gli amici! Andremo poi tutti insieme per la Galilea e oltre. Ossia, tutti no. Levi, ora che è fatto contento, tornerà da Elia a dirgli che Maria lo saluta. Vero, Mamma?».

31«Che lo benedico, e così Isacco e gli altri. Il Figlio mio mi ha promesso di condurmi seco… ed io verrò da voi, primi amici del mio Bambino».

32«Maestro, vorrei che Levi portasse a Lazzaro lo scritto che sai».

«Preparalo, Simone. Oggi è festa piena. Domani sera Levi partirà. In tempo per giungere prima del sabato. Venite, amici…».

Escono nella verde ortaglia e tutto ha fine.

2. Lezione ai discepoli nell’uliveto
presso Nazareth
[2].

Regole della Fraternità del Messia.

Scienza e coscienza della propria missione.

1Vedo Gesù con Pietro, Andrea, Giovanni, Giacomo, Filippo, Tommaso, Bartolomeo, Giuda Taddeo, Simone e Giuda Iscariota e il pastore Giuseppe, uscire dalla sua casa e andare fuori Nazareth. Ma nelle immediate vicinanze, sotto un folto d’ulivi.

2Dice: «Venite a Me intorno. In questi mesi di presenza e di assenza Io vi ho pesati e studiati. Vi ho conosciuti ed ho conosciuto, con esperienza d’uomo, il mondo. Ora Io ho deciso di mandarvi nel mondo. Ma prima devo ammaestrarvi per rendervi capaci di affrontare il mondo con la dolcezza e la sagacia, la calma e la costanza, con la coscienza e la scienza della vostra missione[3]. Questo tempo di furore solare, che vieta ogni lunga peregrinazione per la Palestina, sarà usato da Me per la vostra istruzione e formazione di discepoli. Come un musico ho sentito ciò che in voi è discorde e vengo a mettervi in nota per l’armonia celeste che dovete trasmettere al mondo, in mio nome. Trattengo questo figlio (e accenna Giuseppe) perché delego a lui l’incarico di portare ai suoi compagni le mie parole, perché anche là si formi un nucleo valido che mi annunci non con il solo annuncio del mio essere, ma con le più essenziali caratteristiche della mia dottrina[4].

Prima regola: amore e fusione.

3Per prima cosa vi dico che è assolutamente necessario in voi amore e fusione[5]. Cosa siete voi? Uomini di ogni classe sociale, e di ogni età, e di ogni luogo. Ho preferito prendere coloro che sono vergini di dottrine e cognizioni, perché più facilmente in essi penetrerò con la mia dottrina, ed anche perché – essendo voi destinati ad evangelizzare coloro che saranno nell’assoluta ignoranza del Dio vero – voglio che, ricordando la loro primitiva ignoranza di Dio, non ne abbiano sdegno e con pietà li ammaestrino, ricordando con quanta pietà Io li ho ammaestrati.

Seconda regola: uguaglianza.

4Io sento in voi un’obbiezione: “Noi non siamo dei pagani, anche se senza cultura intellettuale”. No. Non lo siete. Ma non solo voi, sibbene anche quelli che fra voi rappresentano i dotti ed i ricchi, siete avvolti in una religione che, snaturata per troppe ragioni, di religione non ha che il nome. In verità vi dico che molti sono coloro che si gloriano di essere figli della Legge. Ma di essi otto parti su dieci non sono che idolatri che hanno confuso fra nebbie di mille piccole religioni umane la vera, santa, eterna Legge del Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe. Perciò, guardandovi l’un l’altro, tanto voi pescatori umili e senza cultura, come voi che siete mercanti o figli di mercanti, ufficiali o figli di ufficiali, ricchi o figli di ricchi, dite: “Siamo tutti uguali. Tutti abbiamo le stesse manchevolezze e tutti abbisogniamo dello stesso ammaestramento. Fratelli nei difetti personali o nazionali, dobbiamo d’ora in poi divenire fratelli nella conoscenza della Verità e nello sforzo di praticarla”[6].

Terza regola: fratellanza.

5Ecco: fratelli. Voglio che tali vi chiamiate e tali vi vediate. Voi siete come una famiglia sola. Quando è che una famiglia prospera e il mondo l’ammira? Quando è unita e concorde. Se un figlio diviene nemico dell’altro, se un fratello nuoce all’altro, può mai la prosperità di quella famiglia durare? No. Invano il padre di famiglia si sforza a lavorare, a spianare le difficoltà, ad imporsi al mondo. I suoi sforzi restano senza riuscita, perché i beni si sgretolano, le difficoltà aumentano, il mondo deride per questo stato di lite perpetua che spezzetta cuore e sostanze, che unite erano potenti contro il mondo, in un mucchietto di piccoli, piccoli interessi contrari, di cui si approfittano i nemici della famiglia per sempre più accelerarne la rovina.

Quarta regola: unione e condivisione.

6Così non sia mai di voi. Siate uniti. Amatevi. Amatevi per aiutarvi. Amatevi per insegnare ad amare. Osservate. Anche ciò che ci circonda ci insegna questa grande forza. Guardate questa tribù di formiche che accorre tutta verso un luogo. Seguiamola. E scopriremo la ragione del loro non inutile accorrere verso un punto… Ecco qua. Questa loro piccola sorella ha scoperto, con i suoi organi minuscoli e a noi invisibili, un grande tesoro sotto questa larga foglia di radicchio selvatico. É un pezzo di midolla di pane, forse caduta ad un contadino qui venuto a curare i suoi ulivi, a qualche viandante che ha sostato in quest’ombra mangiando il suo cibo, o ad un bambino festoso sull’erba fiorita. Come poteva da sola trascinare nella tana questo tesoro mille volte più grosso di lei? E, ecco, ha chiamato una sorella e le ha detto: “Guarda. E corri, presto, a dire alle sorelle che qui c’è cibo per tutta la tribù e per molti giorni. Corri prima che scopra questo tesoro un uccello e chiami i suoi compagni e lo divorino”. E la formichina è corsa, anelante per asperità di terreno, su, giù per ghiaie e steli sino al formicaio e ha detto: “Venite. Una di noi vi chiama. Ha trovato per tutte. Ma da sola non può portarlo qui. Venite”.

7E tutte, anche quelle che, già stanche di tanto lavoro fatto per tutto il giorno, riposavano per le gallerie della tana, sono corse; anche quelle che stavano ammucchiando le provviste nelle celle di ammasso. Una, dieci, cento, mille… Guardate… Afferrano con le branche, sollevano facendo del loro corpo carretto, strascicano puntando le zampine al suolo. Questa cade… l’altra, là, quasi si storpia perché la punta del pane la inchioda in un rimbalzo fra la sua estremità e un sasso; questa ancora, così piccina, una giovinetta della tribù, si ferma spossata… ma pure, ecco, ripreso fiato, riparte. Oh! come sono unite! Guardate: ora il pezzo di pane è tutto abbracciato da esse e va, va, lentamente, ma va. Seguiamolo… Ancora un poco, piccole sorelle, ancora un poco e poi la vostra fatica sarà premiata. Non ne possono più. Ma non cedono. Riposano e poi ripartono… Ecco raggiunto il formicaio. E ora? Ora al lavoro per recidere in briciole la grossa mollica. Guardate che lavoro! Chi taglia e chi trasporta… Ecco finito. Ora tutto è in salvo e, felici, esse scompaiono dentro quella crepa, giù per le gallerie. Sono formiche. Null’altro che formiche. Eppure sono forti perché unite.

Meditate su questo. Avete nulla da chiedermi? Scienza e coscienza della propria missione.

1Vedo Gesù con Pietro, Andrea, Giovanni, Giacomo, Filippo, Tommaso, Bartolomeo, Giuda Taddeo, Simone e Giuda Iscariota e il pastore Giuseppe, uscire dalla sua casa e andare fuori Nazareth. Ma nelle immediate vicinanze, sotto un folto d’ulivi.

2Dice: «Venite a Me intorno. In questi mesi di presenza e di assenza Io vi ho pesati e studiati. Vi ho conosciuti ed ho conosciuto, con esperienza d’uomo, il mondo. Ora Io ho deciso di mandarvi nel mondo. Ma prima devo ammaestrarvi per rendervi capaci di affrontare il mondo con la dolcezza e la sagacia, la calma e la costanza, con la coscienza e la scienza della vostra missione[7]. Questo tempo di furore solare, che vieta ogni lunga peregrinazione per la Palestina, sarà usato da Me per la vostra istruzione e formazione di discepoli. Come un musico ho sentito ciò che in voi è discorde e vengo a mettervi in nota per l’armonia celeste che dovete trasmettere al mondo, in mio nome.  

Il Messia non fa differenza di persone.

Ingiusto rimprovero dell’Iscariota.

8«Io vorrei chiederti: ma in Giudea non ci torniamo più?», chiede Giuda Iscariota.

9«E chi lo dice?».

«Tu, Maestro. Hai detto di preparare Giuseppe perché istruisca gli altri in Giudea! Tanto te ne sei avuto a male da non tornare più là?».

10«Che ti hanno fatto in Giudea?», chiede Tommaso curioso; e Pietro, veemente, nello stesso tempo: «Ah! allora avevo ragione a dire che eri tornato sciupato. Che ti hanno fatto i “perfetti” in Israele?».

11«Nulla, amici. Nulla di più di quanto troverò anche qui. Girassi tutta la Terra, avrò dà per tutto amici mescolati ai nemici. Ma, Giuda, Io ti avevo pregato di tacere…». vero, ma… No, non posso tacere quando vedo che Tu preferisci la Galilea alla mia patria. Sei ingiusto, ecco. Anche là hai avuto onori…».

Gesù non fa differenza di persone.

12«Giuda! Giuda… oh! Giuda. Tu sei ingiusto in questo rimprovero. E da te ti accusi, lasciandoti prendere dall’ira e dall’invidia. Io mi ero industriato a far conoscere solo il bene ricevuto nella tua Giudea, e senza mentire avevo potuto, con gioia, dire questo bene per farvi amare, voi di Giudea. Con gioia. Perché per il Verbo di Dio non esiste separazione di regioni, antagonismi, inimicizie, diversità[8]. Vi amo tutti, o uomini. Tutti… Come puoi dire che preferisco la Galilea, quando ho voluto compiere i primi miracoli e le prime manifestazioni sul suolo sacro del Tempio e della Città Santa e cara ad ogni israelita? Come puoi dire che faccio parzialità se di voi undici discepoli – ossia dieci, perché mio cugino è famiglia, non è amicizia – quattro sono giudei? E se vi unisco i pastori, tutti giudei, tu vedi di quanti di Giuda Io sono amico. Come puoi dire che non vi amo se, Io che so, ho regolato l’andare in modo da dare il Nome mio ad un piccolo d’Israele e di raccogliere lo spirito ad un giusto d’Israele? Come puoi dire che non vi amo, voi giudei, se alla rivelazione della mia Nascita e della mia preparazione alla missione ho voluto due giudei contro un solo di Galilea? Mi rimproveri di ingiustizia. Ma esaminati, Giuda, e vedi se l’ingiusto non sei tu».

13Gesù ha parlato con maestà e dolcezza. Ma, anche non avesse detto di più, sarebbero bastati i tre modi come ha detto: «Giuda» all’inizio del discorso per dare una grande lezione.

14Il primo «Giuda» era detto dal Dio maestoso che richiama al rispetto, il secondo dal Maestro che insegna con dottrina già paterna, il terzo era preghiera di amico addolorato dal modo dell’amico. Giuda ha chinato il capo mortificato, ancora iracondo, reso brutto dal suo affiorare di bassi sentimenti.

15Pietro non sa tacere. «E almeno chiedi perdono, ragazzo. Se ero io al posto di Gesù, non te la cavavi con delle parole! Altro che ingiusto! Sei senza rispetto, bel signorino! É così che vi educano quelli del Tempio? O sei tu non educabile? Perché, se sono loro…».

Rispetto dovuto a Maria Vergine.

16«Basta, Pietro. Ho detto Io quanto era da dire. Anche da questo vi darò domani ammaestramento. E ora ripeto a tutti quanto avevo detto a questi in Giudea: non dite a mia Madre che suo Figlio fu maltrattato dai giudei. Già è tutta accorata per aver intuito che ho pena. Rispettate mia Madre. Vive nell’ombra e nel silenzio. Attiva solo in virtù ed orazione per Me, per voi, per tutti. Lasciate che le luci fosche del mondo e le aspre contese restino lungi dal suo asilo fasciato di riserbo e di purezza. Non mettete neppur l’eco dell’odio dove tutto è amore. Rispettatela. Ella è coraggiosa più di Giuditta[9], e lo vedrete. Ma non forzatela, prima dell’ora, a gustare la feccia che sono i sentimenti dei disgraziati del mondo. Di coloro che non sanno neppur rudimentalmente cosa è Dio e Legge di Dio. Quelli di cui vi parlavo in principio: gli idolatri che si credono sapienti di Dio e che perciò uniscono idolatria a superbia. Andiamo».

E Gesù si avvia di nuovo verso Nazareth. 

3. Seconda lezione alla Fraternità
“La meta è Dio”
[10].

Regole nell’agire.

Ambientazione.

1Ancora Gesù istruisce i suoi, che ha portato all’ombra di un enorme noce che si spenzola dal suo posto, soprastante l’orto di Maria, fin sullo stesso orto. La giornata è burrascosa, prossima ad un temporale, e forse per questo Gesù non si è allontanato molto dalla casa. Maria va e viene dalla casa all’orto, ed ogni volta alza il capo e sorride al suo Gesù seduto sull’erba, presso il tronco, e circondato dai discepoli.

Quinta regola: “Fate il bene e datelo al Signore”.

2Gesù dice: «Vi ho detto ieri che quanto ieri ha provocato una parola imprudente sarebbe servito di lezione oggi. Ecco la lezione. Pensate certo, e vi sia regola nell’agire, che nulla di quanto è nascosto rimane sempre tale[11]. O è Dio che prende la cura di rendere note le opere di un suo figlio attraverso i suoi segni di miracolo, o attraverso le parole dei giusti che riconoscono i meriti di un fratello. Oppure è Satana che, attraverso la bocca di un imprudente, non voglio dire di più, compie rivelazioni su ciò che i buoni hanno preferito tacere per non eccitare all’anticarità, o svisa le verità in modo da creare confusione nei pensieri. Perciò viene sempre il momento che l’occulto viene reso noto. Ora abbiate sempre questo presente al pensiero. E vi sia freno nel male, senza peraltro darvi pungolo di bandire ciò che è il bene che compite.

3Quante volte uno fa per bontà, vera bontà, ma umana bontà! Ed essendo umano, ossia essendo di non perfetta intenzione il suo agire, desidera sia noto agli uomini, e spuma e si arrovella nel vedere che resta ignoto, e studia il modo di farlo noto. No, amici. Non così. Fate il bene e datelo al Signore eterno. Oh! Lui saprà, se è bene per voi che sia, farlo noto anche agli uomini. Se invece questo potrebbe annullare il vostro agire da giusti sotto un rigurgito di compiacimento d’orgoglio, ecco che allora il Padre lo tiene segreto, riserbandosi di rendervene gloria in Cielo al cospetto di tutta la Corte celeste.

Sesta regola: “Non giudicate mai alcuno”.

4E chi vede un atto mai giudichi dalle apparenze[12].  Non accusate mai, perché le azioni degli uomini possono avere talora brutti aspetti e celare altri motivi. Un padre, ad esempio, può dire al figlio ozioso e crapulone: “Vattene”, e ciò può parere durezza e negazione dei doveri paterni. Ma non sempre lo è. Il suo “vattene” è condito di un pianto bene amaro, più del padre che del figlio, ed è accompagnato dalla parola, e dal voto che essa si avveri: “Tornerai quando sarai pentito del tuo ozio”. È anche giustizia verso gli altri figli, perché impedisce che un crapulone consumi in vizi ciò che è degli altri oltre che suo. Male, invece, se quella parola viene detta da un padre che è lui in colpa, verso Dio o verso la prole, perché nel suo egoismo si giudica più di Dio e reputa di avere diritto anche sullo spirito del figlio. No. Lo spirito è di Dio e neppur Dio violenta la libertà dello spirito di donarsi o meno. Per il mondo paiono uguali gli atti. Ma quanto è diverso l’uno dall’altro! Il primo è giustizia, il secondo è arbitrio colpevole. Perciò non giudicate mai alcuno.

Sesta regola: “Nessuno accusi gli altri”.

5Ieri Pietro ha detto a Giuda: “Che maestro hai avuto?”. Non lo dica più. Nessuno accusi gli altri di quanto vede in uno o in lui[13]. I maestri hanno una stessa parola per tutti gli scolari. Come avviene allora che dieci scolari divengono giusti e dieci divengono malvagi? É perché ognuno aggiunge di suo ciò che ha nel cuore, e questo pesa verso il bene o pesa verso il male. Come può allora il maestro essere accusato di aver male insegnato, se il bene da lui inculcato viene annullato dal troppo male che regna in un cuore? Il primo fattore di riuscita è in voi[14]. Il maestro lavora il vostro io. Ma se voi siete non suscettibili di migliorie, che può fare il maestro? Che sono Io? In verità vi dico che non vi sarà maestro più sapiente, paziente e perfetto di Me. Eppure, ecco, anche di qualcuno dei miei si dirà: “Ma che maestro ebbe?”.

Ottava regola: Non mettere nulla al di sopra di Dio

6Non vi fate mai soverchiare, nel giudicare, da motivi personali. Ieri Giuda, amando la sua regione più che giusto non sia, ha reputato vedere in Me ingiustizia verso la stessa. Sovente l’uomo soggiace a questi elementi imponderabili che sono l’amore patrio, o l’amore ad una idea, e devia, come alcione disorientato, dalla sua mèta. La mèta è Dio[15]. Tutto vedere in Dio per vedere bene. Non mettere sé o altra cosa al di sopra di Dio. E se proprio uno sbaglia… o Pietro! o voi tutti! non siate intransigenti. Lo sbaglio che tanto vi urta fatto da uno di voi, non lo avete proprio mai fatto voi? Ne siete sicuri? E ammesso che non lo abbiate mai fatto, che vi resta a fare? Ringraziarne Dio e basta. E vigilare. Tanto vigilare. Continuamente. Per non cadere domani in quello che fino ad oggi è stato evitato[16]. Vedete? Oggi il cielo è scuro per prossima grandine. E noi, scrutando il cielo, abbiamo detto: “Non allontaniamoci da casa”. Orbene, se così sappiamo giudicare per le cose che, per quanto pericolose, sono un nulla rispetto ai pericoli di perdere l’amicizia di Dio col peccare, perché non sappiamo giudicare dove può essere pericolo per l’anima?

“Quel che è scritto sarà”.

Esempio di Maria Vergine.

7Guardate, ecco là mia Madre. Potete pensare in Lei tendenza al male? Ebbene, posto che amor la sprona a seguirmi, Ella lascerà la sua casa quando il mio amore lo vorrà. Ma stamane Ella, dopo avermene ancora pregato – perché Ella, la Maestra mia, mi diceva: “Fra i tuoi discepoli vi sia anche tua Madre, Figlio. Io voglio imparare la tua dottrina”, Ella che questa dottrina ha posseduto nel suo seno e prima ancora nel suo spirito, per dono dato da Dio alla Madre futura del suo Verbo incarnato – Ella ha detto: “Però… Tu giudica se io posso venire senza che possa perdere l’unione con Dio, senza che ciò che è mondo, e che Tu dici penetra coi suoi fetori, possa corrompere questo mio cuore che fu ed è, e vuole essere, solo di Dio. Io mi scruto e, per quanto so, mi pare di poterlo fare, perché… (e qui si è data senza sapere la più alta lode) perché non trovo diversità dalla mia pace candida di quando ero un fiore del Tempio a questa che ho in me, ora che da più di sei lustri sono la donna di casa. Ma io sono una indegna serva che mal conosce e più male ancora giudica le cose dello spirito. Tu sei il Verbo, la Sapienza, la Luce. E puoi essere luce per la tua povera Mamma che accetta di non vederti più, piuttosto che di essere non grata al Signore”. Ed Io le ho dovuto dire, col cuore che mi tremava di ammirazione: “Mamma, Io te lo dico. Non tu sarai corrotta dal mondo. Ma il mondo sarà imbalsamato da te“[17].

8Mia Madre, lo udite, ha saputo vedere i pericoli del vivere fra il mondo, anche per Lei pericoli, anche per Lei. E voi uomini non li vedreste?[18] Oh! che invero Satana è in agguato. E solo i vigilanti saranno i vincitori. Gli altri? Chiedete degli altri? Per gli altri quel che è scritto sarà».

I nuovi Caini dei nuovi Abeli.

9«Che è scritto, Maestro?».

«”E Caino saltò addosso ad Abele e l’uccise. E il Signore disse a Caino: ‘Dove è tuo fratello? Che ne hai fatto? La voce del suo sangue grida a Me. Or dunque sarai maledetto sopra la terra, che ha conosciuto il sapore del sangue umano per mano di un fratello che ha aperto le vene al fratello suo, né più cesserà quest’orrida fame della terra per il sangue umano. E la terra, avvelenata da questo sangue, ti sarà sterile più di donna che l’età ha disseccata. E tu fuggirai cercando pace e pane. E non li troverai. Il tuo rimorso ti farà vedere sangue su ogni fiore ed erba, su ogni acqua e cibo. Il cielo ti parrà sangue e sangue il mare, e dal cielo e dalla terra e dal mare ti verranno tre voci: quella di Dio, quella dell’Innocente, quella del Demonio. E, per non udirle, ti darai la morte’ “[19]».

Il delitto perfetto.

10«Non dice così la Genesi», osserva Pietro.

«No. Non la Genesi. Io lo dico. E non erro. Io lo dico per i nuovi Caini dei nuovi Abeli. Per coloro che, per non vigilare su sé stessi e sul Nemico, diverranno tutt’uno con lui».

11«Ma fra noi non ve ne saranno, non è vero, Maestro?».

«Giovanni, quando il Velo del Tempio sarà lacerato, una grande verità brillerà scritta su tutta Sionne».

12«Quale, mio Signore?».

«Che i figli delle tenebre invano sono stati a contatto con la Luce. Ricordalo, Giovanni».

13«Sarò io, Maestro, un figlio delle tenebre?».

«No. Tu no. Ma ricordalo per spiegare il Delitto al mondo».

14«Quale delitto, Signore? Quello di Caino?».

«No, quello è il primo accordo dell’inno di Satana. Parlo del Delitto perfetto. L’inconcepibile Delitto. Quello che, per comprenderlo, bisogna guardarlo attraverso il sole del divino Amore e attraverso la mente di Satana. Perché solo l’Amor perfetto ed il perfetto Odio, solo l’infinito Bene e l’infinito Male possono spiegare tale Offerta e tale Peccato. Sentite? Pare che Satana oda e urli di desiderio di compierlo. Andiamo, prima che la nube si rompa in folgori e grandine».

15E scendono di corsa giù per il balzo, saltando nell’orto di Maria, mentre la tempesta scoppia veemente.

4. Terza lezione alla Fraternità
“La formazione apostolica”
[20].

Sapienza d’agricoltore.

Il bacio del mattino.

1Gesù esce nell’orto, che appare tutto lavato dal temporale della sera avanti. E vede sua Madre curva su delle pianticelle. La saluta, raggiungendola. Come è dolce il loro bacio! Gesù la cinge alle spalle col braccio sinistro e se la attira baciandola sulla fronte, al limite dei capelli, e poi si china per essere baciato sulla guancia dalla Madre. Ma quello che completa la soavità dell’atto è lo sguardo che accompagna il bacio. Quello di Gesù tutto amore, pur con quel che di maestoso e protettore che ha; quello di Maria tutto venerazione per quanto sia tutto amore. Quando si baciano così, pare che il più adulto sia Gesù e Lei una figlia giovinetta che riceva dal padre, o dal fratello di molto maggiore, il bacio del mattino.

Sapienza d’agricoltore.

2«Hanno avuto danno i tuoi fiori dalla grandine di ieri sera e dal vento della notte?», chiede Gesù.

«Nessun danno, Maestro. Solo una grande spettinatura nelle fronde», risponde prima di Maria la voce un poco rauca di Pietro. Gesù alza il capo e vede Simon Pietro che, con la sola tunica più corta, lavora a raddrizzare dei rami curvati in alto del fico.

3«Sei già al lavoro?».

«Eh! noi pescatori dormiamo come i pesci: in ogni ora, in ogni luogo, ma per quel tanto che ci lasciano stare in riposo. E ci si fa l’abitudine. Questa mattina ho sentito cigolare la porta all’alba e mi sono detto: “Simone, Ella già è alzata. Su, svelto! Va’ con le tue grosse mani a darle aiuto”. Lo pensavo che Ella pensasse ai suoi fiori nella notte tutta vento. E non ho sbagliato. Eh! le conosco le donne!… Anche mia moglie si rivolta nel letto come un pesce nella rete, quando c’è tempesta, e pensa alle sue piante… Poveretta! Qualche volta le dico: “Scommetto che ti ruzzoli meno quando è il tuo Simone sbattuto come un fuscello sul lago”. Ma sono ingiusto, perché è una brava moglie. Pare non vero che abbia per madre… Bene: taci, Pietro. Questo non c’entra. Non sta bene mormorare e imprudentemente far sapere ciò che è bontà tacere. Vedi, Maestro, che anche nella mia testa d’asino è entrata la tua parola?».

4Gesù risponde ridendo: «Dici tutto da te. A Me non resta che approvare e ammirare la tua sapienza di agricoltore».

«Ha già legato tutti i tralci che si erano slegati, puntellato quel pero troppo carico e passato quelle funi sotto quel melograno cresciuto solo da una parte», osserva Maria.

5«Già! Pare un vecchio fariseo. Non pende che dove gli fa comodo. E io l’ho lavorato come una vela e gli ho detto: “Non sai che il giusto è nel mezzo? Vieni qui, testone, se non ti schianti per troppo peso”. Ora sono dietro a questo fico. Ma per egoismo. Penso alla fame di tutti: fichi freschi e pane caldo! Ah! neanche l’Antipa ha un pasto così buono! Ma bisogna andare adagio, perché il fico ha rami tenerelli come il cuore di una fanciulla quando dice la sua prima parola d’amore, e io sono pesante, e i fichi più buoni sono in alto. Si sono già asciugati a questo primo sole. Devono essere una delizia. Ehi! tu, ragazzo. Non mi guardare solamente. Svegliati! Dammi quel cesto».

Colazione nell’orto.

6Giovanni, che è apparso dal laboratorio, ubbidisce, arrampicandosi anche lui sul grosso fico. Quando i due pescatori scendono, sono usciti dal laboratorio anche Simone Zelote, Giuseppe e Giuda Iscariota. Non vedo gli altri.

7Maria porta del pane fresco, piccoli pani scuri e tondi, e Pietro col suo coltelluccio li apre e sopra vi apre i fichi, e offre prima a Gesù e poi a Maria e agli altri. Mangiano con gusto nell’orto rinfrescato e tutto bello, nel sole di un mattino sereno, anche per la recente pioggia che ha deterso l’aria.

8Pietro dice: «É venerdì… Maestro, domani è sabato…».

«Non fai una scoperta», osserva l’Iscariota.

«No. Ma il Maestro sa che voglio dire…».

9«Lo so. Questa sera andremo al lago, dove hai lasciato la barca, e veleggeremo per Cafarnao. Domani parlerò là».

Pietro gongola.

10Entrano in gruppo Tommaso, Andrea, Giacomo, Filippo, Bartolomeo e Giuda Taddeo, che certo dormono altrove. Si salutano. Gesù dice: «Rimaniamo qui uniti. Così ci sarà anche un nuovo discepolo. Mamma, vieni».

Formazione apostolica (Lezione).

Similitudine della natura.

11Si siedono chi su un sasso, chi su un sediolo, facendo cerchio intorno a Gesù, che si è seduto sul banco di pietra che è contro la casa, avendo al fianco la Madre e ai piedi Giovanni, che ha scelto di stare per terra pur di stare vicino. Gesù parla, piano e con maestà come sempre.

12«A che paragonerò la formazione apostolica? Alla natura che ci circonda. Voi vedete. La terra nell’inverno pare morta. Ma dentro ad essa i semi lavorano e le linfe si nutrono di umori, depositandoli nelle fronde sotterranee – così potrei chiamare le radici – per poi averne gran dovizia per le fronde superiori quando è il tempo di fiorire. Anche voi siete paragonabili a questa terra invernale: brulla, spogliata, brutta. Ma su voi è passato il Seminatore ed ha gettato un seme. Presso voi è passato il Coltivatore ed ha fatto gli scassi intorno al vostro tronco piantato nella terra dura, duro e aspro come essa, perché alle radici giungesse nutrimento di umori delle nubi e dell’aria, e lo fortificasse per futuro frutto. E voi avete accolto il seme e lo scasso, perché è in voi buona volontà di fruttificare nel lavoro di Dio.

Similitudine del temporale.

13Ancora paragonerò la formazione apostolica a quel temporale che ha percosso e piegato, e parve violenza inutile. Ma guardate quanto bene ha fatto. Oggi l’aria è più pura, nuova, senza polvere e afa. Il sole è lo stesso sole di ieri. Ma non ha più quell’ardere che pareva febbre, perché giunge a noi attraverso a strati purificati e freschi. Le erbe, le piante sono sollevate come gli uomini, perché la mondezza, perché la serenità sono cose che allietano. Anche i contrasti servono per giungere ad una più esatta conoscenza e ad una chiarificazione. Altrimenti sarebbero soltanto cattiveria. E che sono i contrasti se non i temporali che provocano le nubi di diversa specie? E queste nubi non si accumulano piano piano nei cuori coi malumori inutili, con le piccole gelosie, con le fumose superbie? Poi viene il vento della Grazia e le unisce, perché scarichino tutti i loro cattivi umori e torni il sereno.

Similitudine del vignaiolo.

14Ancora la formazione apostolica è simile al lavoro che Pietro faceva stamane per dar gioia a mia Madre: è raddrizzare, legare, sostenere, oppure sciogliere, a seconda delle tendenze e delle necessità, per fare di voi dei “forti” al servizio di Dio. Raddrizzare le idee sbagliate, legare le prepotenze carnali, sostenere le debolezze, tagliare all’occorrenza le tendenze, sciogliere le schiavitù e le timidezze. Voi dovete essere liberi e forti. Come aquile che, lasciato il picco natio, sono solo del volo sempre più alto. Il servizio di Dio è il volo. Le affezioni sono il picco.

I Chiamati.

L’astio è veleno.

15Uno di voi oggi è triste perché suo padre declina a morte. E vi declina col cuore chiuso alla Verità e al figlio che la segue. Più ancora che chiuso, ostile. Ancor non gli ha detto l’ingiusto: “Vattene” di cui ieri parlavo, autoproclamandosi da più di Dio. Ma il suo cuore serrato e le sue labbra suggellate non sono ancora capaci di dire neppure: “Segui la voce che ti chiama”. Non pretenderebbero, né il figlio, né Io che vi parlo, di sentir dire da quelle labbra: “Vieni e con te venga il Maestro. E Dio sia benedetto per aver scelto nella mia casa un suo servo, creando così una parentela più eccelsa del sangue col Verbo del Signore”. Ma almeno Io, per il suo bene, e il figlio, per ancor più complesso motivo, vorremmo sentire in lui non parole nemiche.

16Ma non pianga questo figlio. Sappia che in Me non vi è rancore né sdegno verso il padre suo. Ma solo pietà. Sono venuto ed ho sostato, pur sapendo l’inutilità della sosta, perché un giorno questo figlio non mi dicesse: “Oh! perché non sei venuto?!”. Sono venuto per dargli la persuasione che tutto è inutile quando il cuore si serra nell’astio. Sono venuto per confortare anche una buona che di questa scissura della famiglia soffre come di un coltello che le separi fasci di fibre. Ma tanto questo figlio che questa buona siano persuasi che in Me non risponde astio ad astio. Io rispetto l’onestà del vecchio credente che è fedele, anche se ha una fede deviata, a ciò che è stata la sua religione sino a quest’ora. Tanti ve ne sono in Israele…

L’idea del messia

 17Per questo vi dico: sarò accettato più dai pagani che dai figli di Abramo. L’umanità ha corrotto l’idea del Salvatore e ne ha abbassato la soprannaturale regalità ad una povera idea di sovranità umana. Io devo fendere la dura scorza dell’ebraismo, penetrare, ferire per giungere al fondo e portare, là dove è l’anima di esso ebraismo, la fecondazione della nuova Legge.

18Oh! che invero Israele, cresciuto intorno al nocciolo vitale della Legge del Sinai, è divenuto simile ad un mostruoso frutto dalla polpa a strati sempre più fibrosi e duri, protetti all’esterno da un guscio tetragono ad ogni penetrazione, anche alla espulsione del germe, che l’Eterno giudica esser venuto il momento che crei la nuova pianta della fede nel Dio uno e trino. Io, per permettere che la volontà di Dio si compia e l’ebraismo divenga cristianesimo, devo intaccare, perforare, penetrare, fare strada sino al nocciolo e scaldarlo col mio amore, perché si desti e si gonfi, germogli, cresca, cresca, cresca, divenga la pianta potente del cristianesimo, religione perfetta, eterna, divina. E in verità vi dico che l’ebraismo sarà perforabile solo per una parte a cento. Perciò non reputo reprobo questo israelita, che non mi vuole e che non vorrebbe darmi il figlio.

19Perciò dico al figlio: non piangere per la carne ed il sangue che soffrono di sentirsi respinti dalla carne e dal sangue che li generarono. Perciò dico: non piangere neppure per lo spirito. La tua sofferenza lavora più di ogni altra cosa a pro dello spirito tuo e suo, di questo tuo padre che non comprende e non vede. E dico anche: non ti creare dei rimorsi per essere più di Dio che del padre.

I Chiamati.

20A tutti voi dico: più del padre, della madre, dei fratelli, è Dio. Io sono venuto ad unire non secondo la Terra, la carne e il sangue, ma secondo lo spirito e il Cielo. Perciò devo disunire le carni ed i sangui per prendere meco gli spiriti atti al Cielo sin da questa Terra, per prendere i servi del Cielo. Perciò sono venuto a chiamare i “forti”, a farli ancor più forti, perché di “forti” è fatto il mio esercito di miti. Miti ai fratelli, forti verso il proprio io e l’io del sangue famigliare.

21Non piangere, cugino. Il tuo dolore, Io te lo assicuro, opera presso Dio a pro di tuo padre e dei tuoi fratelli più di ogni parola, non solo tua, ma anche mia. Non entra la parola dove il preconcetto fa barriera, credilo. Ma la Grazia entra. E il sacrificio è calamita di grazia.

22In verità vi dico che quando Io chiamo a Dio non vi è altra ubbidienza più alta di questa. E occorre farla senza neppure arrestarsi a calcolare quanto e come reagiranno gli altri al vostro andare verso Dio. Neppure deve arrestarsi per seppellire il padre. Di questo eroismo ne avrete premio, e premio non per voi soli, ma anche per coloro dai quali vi strappate con urlo di cuore, e la cui parola sovente vi percuote più di una guanciata, perché vi accusa di esser figli ingrati e vi maledice, nel suo egoismo, come ribelli. No. Non ribelli. Santi. I primi nemici dei vocati sono i famigliari. Ma fra amore e amore bisogna sapere distinguere e amare soprannaturalmente. Ossia amare più il Padrone del soprannaturale che i servi di esso Padrone. Amare i parenti in Dio. E non più di Dio».

Dal vecchio Alfeo

23Gesù tace e si alza andando presso al cugino che, a capo chino, frena a fatica il pianto. Lo carezza. «Giuda… Io ho lasciato mia Madre per seguire la mia missione. Questo ti levi ogni dubbio sull’onestà del tuo agire. Se non fosse stato atto buono, l’avrei fatto Io verso la Madre mia che non ha, oltre tutto, altri dopo Me?».

Giuda si passa la mano di Gesù sul volto e annuisce col capo. Ma non può dire altro.

24«Andiamo noi due, da soli, come quando eravamo bambini e Alfeo giudicava che Io ero il più giudizioso fra i ragazzi di Nazareth. Andiamo a portare al vecchio questi bei grappoli d’uva d’oro. Che non creda che lo trascuro e che gli sono nemico. Anche tua madre e Giacomo ne avranno piacere. Gli dirò che domani Io sarò a Cafarnao e che suo figlio è tutto per lui. Sai, i vecchi sono come i bambini: gelosi. E sospettosi sempre di essere trascurati. Bisogna compatirli…»

25Gesù è scomparso, lasciando nell’orto i discepoli, ammutoliti dalla rivelazione di un dolore e di una incompatibilità fra un padre e un figlio per causa di Gesù.

26Maria ha accompagnato Gesù sino alla porta, ed ora rientra sospirando con pena.

Tutto finisce.

5. Timoneo diviene discepolo.[21].

Il sinagogo Timoneo diviene discepolo

Verso la casa del sinagogo

11«Ma non era più facile fare avvisare il sinagogo di venire dal fattore o di attenderci sulla via maestra?».

«Oh! che uomo prudente è oggi il mio Tommaso! Ma no che non era facile. O meglio: era più facile, ma non era giusto. Egli ha mostrato eroismo per Me e nella sua casa fu insolentito per causa mia. É giusto che Io, nella sua casa, lo vada a consolare».

Tommaso si stringe nelle spalle e non parla più.

12Ecco il paese, vasto ma molto rurale con case fra dei frutteti, ora spogli, e con molti ovili. Deve essere un posto atto alla pastorizia, perché vi è un grande belare da tutte le parti per greggi che vanno o vengono dai pascoli della pianura. La solita crocevia di vie che ha, nel luogo dove si incrocia, la piazza con la fontana al centro. E lì è la casa del sinagogo.

Lo scrupolo del sinagogo.

13Apre una donna anziana, che ha chiari segni di pianto sul volto. Pure, vedendo il Signore, ha un moto di gioia e si prostra con una benedizione.

14«Alzati, madre. Sono venuto per dirvi addio. Dove è tuo figlio?».

«É là…», e accenna una stanza in fondo alla casa.

15«Sei venuto a consolarlo? Io non sono capace…».

«È dunque sconsolato? Si duole di avermi difeso?».

16«No, Signore. Ma è preso da uno scrupolo. Ma Tu l’udrai. Lo chiamo».

17«No. Vado Io. Voi attendete qui. Andiamo, donna».

18Gesù fa i pochi metri del vestibolo, spinge l’uscio, entra nella stanza, si avvicina piano ad un uomo seduto, curvo verso terra, assorto in dolorose meditazioni.

19«La pace a te, Timoneo».

«Signore! Tu!».

20«Io. Perché tanto triste?».

«Signore… io… Mi hanno detto che ho peccato. Mi hanno detto che sono anatema. Io mi esamino. E non mi pare d’esserlo. Ma loro sono i santi d’Israele, ed io il povero sinagogo. Certo hanno ragione. Ora io non oso più alzare lo sguardo al volto corrucciato di Dio. E ne avrei tanto bisogno in quest’ora! Io lo servivo con vero amore e cercavo di farlo conoscere. Ora sarò privato di questo bene, perché il Sinedrio certo mi maledice».

21«Ma il dolore quale è? Di non essere più il sinagogo, o di essere impossibilitato a parlare di Dio?».

«Ma è questo, Maestro, che mi dà dolore! Penso che Tu dica se mi spiace di non essere sinagogo per l’utile e l’onore che se ne trae. Di questo non mi curo. Non ho che mia madre e che è nativa di Aera, dove ha una piccola casa. Il tetto per lei e di che vivere per lei c’è. Per me… sono giovane. Lavorerò. Ma non oserò mai più parlare di Dio, io che ho peccato».

22«Perché hai peccato?».

«Dicono che sono complice del… O Signore! Non mi fare dire! …».

23«No. Io lo dico. Non lo dico neppure. Io e te sappiamo le loro accuse ed Io e te sappiamo che non sono vere. Perciò tu non hai peccato. Io te lo dico».

24«Allora io posso ancora alzare lo sguardo all’Onnipotente?»

«Che, figlio?». Gesù è tutto dolcezza mentre si curva sull’uomo, che si è arrestato bruscamente come intimorito. «Che? Il Padre mio lo cerca il tuo sguardo, lo vuole. Ed Io voglio il tuo cuore e il tuo pensiero. Sì, il Sinedrio ti colpirà. Io ti apro le braccia e dico: “Vieni”. Vuoi essere un mio discepolo? Io vedo in te quanto è necessario per essere un operaio del Padrone eterno. Vieni alla mia vigna…».

Il sinagogo, discepolo del Messia.

25«Ma dici davvero, Maestro? Madre… ma senti? Io sono felice, madre mia! Io… benedico questo dolore perché mi ha dato questa gioia. Oh! facciamo gran festa, madre. E poi io andrò col Maestro e tu tornerai alla tua casa. Vengo subito, Signor mio, che hai annullato ogni mio timore, e dolore, e paura di Dio».

26«No. Tu attenderai la parola del Sinedrio. Con cuore sereno e senza livore. Tu al tuo posto, finché a quel posto sei lasciato. Poi mi raggiungerai a Nazareth o a Cafarnao. Addio. La pace sia con te e con la madre tua».

Incomincia il ritorno verso la Galilea(Gv 4,1-3).[22].

27«Non ti fermi nella mia casa?»

«No. Verrò nella casa di tua madre».

28«È paese poco fedele».

«Gli insegnerò fedeltà. Addio, madre. Sei felice, ora?». Gesù la carezza, come sempre fa con le donne anziane alle quali, noto, dà quasi sempre il nome di “madre”.

29«Felice, Signore. Avevo allevato un maschio al Signore. Il Signore me lo prende per servo del suo Messia. Ne sia benedetto il Signore. Benedetto Te che sei il suo Messia. Benedetta l’ora che qui sei venuto. Benedetta la mia creatura chiamata al tuo servizio».

30«Benedetta sia la madre santa come Anna d’Elcana[23]. La pace sia con voi».

IDENTITA’ MESSIANICA DI OGNI DISCEPOLO

6. Primo discorso della Montagna: la missione degli apostoli e dei discepoli[24].

Solo Apostoli e Discepoli più noti.

Gesù sale sul monte (Mt 5,1)[25].

1Gesù va solo e svelto per una via maestra. Diretto verso un monte che è bene spiegare come è fatto, perché col grafico credo che non riuscirò. Il grafico è così:

2Dunque questo monte, che si alza presso la via maestra che dal lago va a ovest, dopo qualche tempo dà inizio di sé con una dolce e bassa elevazione che si prolunga per molto spazio, un pianoro da cui si vede tutto il lago con la città di Tiberiade verso il sud e le altre, meno belle, che salgono verso il nord. Poi il monte ha un altro balzo in altezza e sale con una salita piuttosto accentuata fino ad un picco, che poi si abbassa per rialzarsi di nuovo con un picco simile, in una bizzarra forma di sella.

3Gesù intraprende la salita al pianoro per una mulattiera ancora abbastanza bella e raggiunge un paesetto, i cui abitanti certo sono lavoratori di questa pianura sopraelevata dove già il grano tende a spighire. Traversa il paese e procede fra i campi e i prati tutti sparsi di fiori e tutti fruscianti di messi.

4Il giorno è sereno e mostra tutte le bellezze della natura circostante. Oltre la solitaria montagnola, alla quale si dirige Gesù, vi è al nord la vetta imponente dell’Hermon, la cui sommità pare un’enorme perla posata su una base di smeraldi, tanto è candida la cima incappucciata di neve mentre è verde la pendice per i boschi che la coprono. Oltre il lago, ma fra questo e l’Hermon, la pianura verde dove è il lago di Meron, che però da qui non si vede, e poi altri monti che vanno verso il lago di Tiberiade nel lato nord occidentale e, oltre il lago, monti ancora, in lontananze che li ammorbidiscono, e altre dolci pianure. A sud, oltre la via maestra, le colline che credo celino Nazareth. Più si sale e più la vista spazia. Non vedo ciò che è ad occidente perché il monte fa da parete.

Festosa accoglienza (Mt 5,1)[26].

5Gesù incontra per primo l’apostolo Filippo, che pare messo di sentinella in quel posto. «Come, Maestro? Tu qui? Ti attendevamo sulla via. Io sono qua ad attendere i compagni andati in cerca di latte presso dei pastori che pasturano su queste cime. In basso, alla via, è Simone con Giuda di Simone e con loro sono Isacco e…

Oh! ecco. Venite! Venite! È qui il Maestro!».

6Gli apostoli, che stanno scendendo con fiaschette e borracce, si danno a correre e i più giovani arrivano naturalmente per primi. La loro festa al Maestro è commovente. Infine si sono riuniti e mentre Gesù sorride vogliono tutti parlare, raccontare…

7«Ma ti aspettavamo sulla via!».

«Avevamo pensato che non venissi neppure per oggi».

«C’è tanta gente, sai?».

8«Oh! ma eravamo molto impicciati perché ci sono scribi e persino dei discepoli di Gamaliele…»

9«Ma sì, Signore! Ci hai lasciati proprio sul momento buono! Non ho mai avuto tanta paura come in quel momento. Non me lo fare più uno scherzo così!». Pietro si lamenta e Gesù sorride e chiede: «Ma vi è accaduto del male?».

10«Oh! no! Anzi… Oh! mio Maestro! Ma non sai che Giovanni ha parlato? … Pareva che Tu parlassi in lui. Io… noi eravamo sbalorditi… Questo ragazzo, che solo un anno fa era capace solo di gettare la rete… oh!». Pietro è ancora ammirato e si scrolla il ridente Giovanni che tace. «Guardate se pare possibile che questo fanciullo abbia detto con questa bocca ridente quelle parole! Pareva Salomone».

11«Anche Simone ha parlato bene, mio Signore. È stato proprio il “capo”» dice Giovanni.

12«Sfido io! Mi ha preso e messo lì! Mah! … Dicono che ho parlato bene. Sarà. Io non lo so… perché tra lo stupore per le parole di Giovanni e la paura di parlare in mezzo a tanti e di farti fare una brutta figura, ero sbalordito…»

13«Di farmi fare? A Me? Ma eri tu che parlavi e la brutta figura l’avresti fatta tu, Simone» lo stuzzica Gesù.

«Oh! per me… Non mi importava niente di me. Non volevo che ti schernissero come stolto per avere preso un ebete per tuo apostolo».

14Gesù sfavilla di gioia per l’umiltà e l’amore di Pietro. Ma non chiede che: «E gli altri?».

15«Anche lo Zelote ha parlato bene. Ma lui… si sa. Questo è stato la sorpresa! Ma già, da quando siamo stati in orazione, il ragazzo pare sempre coll’anima in Cielo».

«È vero! È vero!».

Tutti confermano le parole di Pietro. E poi continuano a narrare.

16«E sai? Fra i discepoli ora ci sono due che, a detta di Giuda di Simone, sono molto importanti. Giuda si dà molto da fare. Eh! già! Lui conosce molti di quelli… in su, e li sa trattare. E gli piace parlare… Parla bene. Ma la gente preferisce sentire Simone, i tuoi fratelli e soprattutto questo ragazzo. Ieri un uomo mi ha detto: “Parla bene quel giovane (era di Giuda che parlava) ma preferisco te a lui”. Oh! poveretto! Preferire me che non so che dire quattro parole!… Ma perché sei venuto qui? Il luogo di incontro era sulla via, e là siamo stati».

Solo Apostoli e Discepoli più noti (Mt 5,1; Lc 6,20)[27].

17«Perché sapevo che vi avrei trovati qui. Ora udite. Scendete e dite agli altri di venire. Anche ai discepoli noti. E che la gente non venga per oggi. Voglio parlare a voi soli».

18«Allora è meglio attendere a sera. Quando ha inizio il tramonto la gente si sparge per le borgate vicine e torna al mattino attendendo Te. Se no… chi li tiene?».

«Va bene. Fate così. Vi attendo là, sulla cima. La notte è ormai mite. Possiamo dormire anche all’aperto».

«Dove vuoi, Maestro. Basta Tu sia con noi».

19I discepoli vanno e Gesù riprende a salire fino alla cima, che è quella già vista nella visione dello scorso anno per la fine del discorso del Monte e per il primo incontro con la Maddalena. Ancora più ampio è il panorama che si sta facendo acceso per il tramonto che si inizia. Gesù si siede su un masso e si raccoglie in meditazione. E così sta finché lo scalpiccio dei passi sul sentiero non lo fa avvertito che gli apostoli sono di ritorno. La sera si fa vicina. Ma su quell’altura ancora il sole persiste traendo odore da ogni erba e fioretto. Dei mughetti selvaggi odorano forte e gli alti steli dei narcisi scuotono le loro stelle e i loro bocci come per chiamare le rugiade.

Gesù si alza in piedi e saluta col suo: «La pace sia con voi».

20Sono molti i discepoli che salgono con gli apostoli. Isacco li capitana col suo sorriso d’asceta sul volto sottile. Si affollano tutti intorno a Gesù che sta salutando particolarmente Giuda Iscariota e Simone lo Zelote.

21«Vi ho voluti tutti con Me, per stare qualche ora con voi soli e per parlare a voi soli. Ho qualcosa da dirvi per prepararvi sempre più alla missione. Prendiamo il cibo e poi parleremo, e nel sonno l’anima continuerà ad assaporare la dottrina».

22Consumano la parca cena e poi si stringono a cerchio intorno a Gesù seduto su un pietrone. Sono un centinaio circa, forse più, fra discepoli e apostoli. Una corona di volti attenti che la fiamma di due fuochi rischiara bizzarramente. Gesù parla piano, gestendo pacato, col viso che pare più bianco, emergente come è dall’abito azzurro cupo e al raggio della luna novella che scende proprio dove è Lui, una piccola virgola di luna nel cielo, una lama di luce che carezza il Padrone del Cielo e della terra.

Santificare la terra e illuminare il mondo.

Regola per essere perfetto discepolo.

23«Vi ho voluti qui, in disparte, perché siete i miei amici. Vi ho chiamati dopo la prima prova fatta dai dodici, e per allargare il cerchio dei miei discepoli operanti e per udire da voi le prime reazioni dell’essere diretti da coloro che Io do a voi come miei continuatori. So che tutto è andato bene. Io sorreggevo con la preghiera le anime degli apostoli usciti dall’orazione con una forza nuova nella mente e nel cuore. Una forza che non viene da studio umano ma da completo abbandono in Dio.

24Coloro che più hanno dato sono coloro che più si sono dimenticati. Dimenticare sé stessi è ardua cosa. L’uomo è fatto di ricordi, e quelli che più hanno voce sono i ricordi del proprio io. Bisogna distinguere fra l’io e l’io. Vi è lo spirituale io dato dall’anima che si ricorda[28] di Dio e della sua origine da Dio, e vi è l’io inferiore della carne che si ricorda di mille esigenze che tutto abbracciano di se stessa e delle passioni e che – poiché sono tante voci da fare un coro – e che soverchiano, se lo spirito non è ben robusto, la voce solitaria dello spirito che ricorda la sua nobiltà di figlio di Dio. Perciò – meno che per questo ricordo santo che bisognerebbe sempre più aizzare e tenere vivo e forte – perciò per essere perfetti come discepoli bisogna sapere dimenticare sé stessi, in tutti i ricordi, le esigenze, le pavide riflessioni dell’io umano.

25In questa prima prova, fra i miei dodici, coloro che hanno più dato sono coloro che più si sono dimenticati. Dimenticati non solo per il loro passato, ma anche nella loro limitata personalità. Sono coloro che non si sono più ricordati di ciò che erano e si sono talmente fusi a Dio da non temere. Di nulla. Perché le sostenutezze di alcuni? Perché si sono ricordati i loro scrupoli abituali, le loro abituali considerazioni, le loro abituali prevenzioni. Perché le laconicità di altri? Perché si sono ricordati le loro incapacità dottrinali e hanno temuto di fare brutte figure o di farmele fare. Perché le vistose esibizioni di altri ancora? Perché questi si sono ricordati le loro abituali superbie, i desideri di mettersi in vista, di essere applauditi, di emergere, di essere “qualcosa”. Infine, perché l’improvviso svelarsi di altri in una rabbinica oratoria sicura, persuasiva, trionfale? Perché questi, e questi soli – così come quelli che fino allora umili e cercanti di passare inosservati e che al momento buono hanno saputo di colpo assumere la dignità di primato a loro conferita e non mai voluta esercitare per tema di troppo presumere – hanno saputo ricordarsi di Dio. Le prime tre categorie si sono ricordate dell’io inferiore. L’altra, la quarta, dell’io superiore, e non hanno temuto. Sentivano Dio con sé, Dio in sé, e non hanno temuto. Oh! santo ardimento che viene dall’essere con Dio!

26Or dunque ascoltate, e voi e voi, apostoli e discepoli. Voi apostoli avete già sentito questi concetti. Ma ora li capirete con più profondità. Voi discepoli non li avete ancora uditi o ne avete udito frammenti. E vi necessita di scolpirveli nel cuore. Perché Io sempre più vi userò, dato che sempre più cresce il gregge di Cristo. Perché il mondo sempre più vi assalirà, crescendo in esso i lupi contro Me Pastore e contro il mio gregge, ed Io voglio mettervi in mano le armi di difesa della Dottrina e del gregge mio. Quanto basta al gregge non basta a voi, piccoli pastori. Se è lecito alle pecore di commettere errori, brucando erbe che fanno amaro il sangue o folle il desiderio, non è lecito che voi commettiate gli stessi errori, portando molto gregge a rovina. Perché pensate che là dove è un pastore idolo periscono per veleno le pecore o per assalto di lupi.

La Missione di santificare la terra (Mt 5,13; Mc 9,50; Lc 14,34-35)[29].

27Voi siete il sale della terra e la luce del mondo. Ma se falliste alla vostra missione diverreste un insipido e inutile sale[30]. Nulla più potrebbe ridarvi sapore, posto che Dio non ve l’ha potuto dare, posto che avendolo avuto in dono voi lo avete dissalato lavandolo con le insipide e sporche acque dell’umanità, addolcendolo con il corrotto dolciore del senso, mescolando al puro sale di Dio detriti e detriti di superbia, avarizia, gola, lussuria, ira, accidia, di modo che risulta un granello di sale ogni sette volte sette granelli di ogni singolo vizio. Il vostro sale allora non è che una mescolanza di pietre in cui si sperde il misero granello sperduto, di pietre che stridono sotto il dente, che lasciano in bocca sapore di terra e fanno ripugnante e sgradito il cibo. Neppur più per usi inferiori è buono, ché farebbe nocumento anche alle missioni umane un sapere infuso nei sette vizi. E allora il sale non serve che ad essere sparso e calpestato sotto i piedi incuranti del popolo. Quanto, quanto popolo potrà calpestare così gli uomini di Dio! Perché questi vocati avranno permesso al popolo di calpestarli incurante, dato che non sono più sostanza alla quale si accorre per avere sapore di elette, di celesti cose, ma saranno unicamente detriti.

La Missione di testimoniare Dio (Mt 5,14)[31].

28Voi siete la luce del mondo. Voi siete come questo culmine che fu l’ultimo a perdere il sole ed è il primo a inargentarsi di luna[32]. Chi è posto in alto brilla ed è visto perché l’occhio anche più svagato si posa qualche volta sulle alture. Direi che l’occhio materiale, che viene detto specchio dell’anima, riflette l’anelito dell’anima, l’anelito inavvertito spesso ma sempre vivente finché l’uomo non è un demone, l’anelito dell’alto, dell’alto dove la istintiva ragione colloca l’Altissimo. E cercando i Cieli alza, almeno qualche volta nella vita, l’occhio alle altezze.

29Vi prego di ricordarvi di ciò che facciamo tutti, fin dalla fanciullezza, entrando in Gerusalemme. Dove corrono gli sguardi? Al monte Moria, incoronato dal trionfo di marmo e oro del Tempio. E che, quando siamo nel recinto dello stesso? Di guardare le cupole preziose che splendono al sole. Quanto bello è nel sacro recinto, sparso nei suoi atrii, nei suoi portici e cortili! Ma l’occhio corre lassù. Ancora vi prego ricordarvi di quando si è in cammino. Dove va il nostro occhio, quasi per dimenticare la lunghezza del cammino, la monotonia, la stanchezza, il calore o il fango? Alle cime, anche se piccole, anche se lontane. E con che sollievo le vediamo apparire se siamo in una pianura piatta e uniforme! Qui è fango? Là è nitore. Qui è afa? Là è frescura. Qui è limitazione all’occhio? Là è ampiezza. E solo a guardarle ci sembra meno caldo il giorno, meno viscido il fango, meno triste l’andare. Se poi una città splende in cima al monte, ecco che allora non vi è occhio che non l’ammiri. Si direbbe che anche un luogo da poco si abbelli se si posa, quasi aereo, sul culmine di una montagna. Ed è per questo che nella vera e nelle false religioni, sol che si sia potuto, si sono posti i templi in alto e, se un colle od un monte non c’era, si è fatto ad essi un piedestallo di pietre, costruendo a fatica di braccia l’elevazione su cui posare il tempio. Perché si fa questo? Perché si vuole che il tempio sia visto per richiamare con la sua vista il pensiero a Dio.

La Missione di illuminare il mondo (Mt 5,13; Mc 9,50; Lc 14,34-35)[33].

30Ugualmente ho detto che voi siete una luce[34]. Chi accende un lume a sera in una casa dove lo mette? Nel buco sotto il forno? Nella caverna che fa da cantina? O chiuso dentro un cassapanco? O anche semplicemente e solamente lo si opprime col moggio? No. Perché allora sarebbe inutile accenderlo. Ma si pone il lume sull’alto di una mensola, o lo si appende al suo porta lume perché essendo alto rischiari tutta la stanza e illumini tutti gli abitanti in essa. Ma appunto perché ciò che è posto in alto ha incarico di ricordare Iddio e di fare luce, deve essere all’altezza del suo compito.

Requisiti per fare splendere la Luce.

31Voi dovete ricordare il Dio vero. Fate allora di non avere in voi il paganesimo settemplice. Altrimenti diverreste alti luoghi profani con boschetti sacri a questo o quel dio[35] e trascinereste nel vostro paganesimo coloro che vi guardano come templi di Dio.

32Voi dovete portare la luce di Dio[36]. Un lucignolo sporco, un lucignolo non nutrito di olio, fuma e non fa luce, puzza e non illumina. Una lampada nascosta dietro un quarzo sudicio non crea la leggiadria splendida, non crea il fulgido giuoco della luce sul lucido minerale. Ma langue dietro il velo di nero fumo che fa opaco il diamantifero riparo.

33La luce di Dio splende là dove è solerte la volontà a pulire giornalmente dalle scorie che lo stesso lavoro, coi suoi contatti, e reazioni, e delusioni, produce. La luce di Dio splende là dove il lucignolo è immerso in abbondante liquido di orazione e di carità. La luce di Dio si moltiplica in infiniti splendori, quante sono le perfezioni di Dio delle quali ognuna suscita nel santo una virtù esercitata eroicamente, se il servo di Dio tiene netto il quarzo inattaccabile della sua anima dal nero fumo di ogni fumigante mala passione. Inattaccabile quarzo. Inattaccabile! (Gesù tuona in questa chiusa e la voce rimbomba nell’anfiteatro naturale).

Missione tutta e unicamente soprannaturale.

34Solo Dio ha il diritto e il potere di rigare quel cristallo, di scriverci sopra col diamante del suo volere il suo santissimo Nome. Allora quel Nome diviene ornamento che segna un più vivo sfaccettare di soprannaturali bellezze sul quarzo purissimo.

35Ma se lo stolto servo del Signore, perdendo il controllo di sé e la vista della sua missione, tutta e unicamente soprannaturale, si lascia incidere falsi ornamenti, sgraffi e non incisioni, misteriose e sataniche cifre fatte dall’artiglio di fuoco di Satana, allora no, che la lampada mirabile non splende più bella e sempre integra, ma si crepa e rovina, soffocando sotto i detriti del cristallo scheggiato la fiamma, o se non si crepa fa un groviglio di segni di inequivocabile natura nei quali si deposita la fuligine e si insinua e corrompe.

Guai ai Pastori idoli.

36Guai, tre volte guai ai pastori che perdono la carità[37], che si rifiutano di ascendere giorno per giorno per portare in alto il gregge che attende la loro ascesi per ascendere. Io li percuoterò abbattendoli dal loro posto e spegnendo del tutto il loro fumo.

37Guai, tre volte guai ai maestri che ripudiano la Sapienza[38] per saturarsi di scienza sovente contraria, sempre superba, talora satanica, perché li fa uomini mentre – udite e ritenete – mentre se ogni uomo ha destino di divenire simile a Dio, con la santificazione che fa dell’uomo un figlio di Dio, il maestro, il sacerdote ne dovrebbe avere già l’aspetto dalla terra, e questo solo, di figlio di Dio. Di creatura tutt’anima e perfezione dovrebbe avere aspetto. Dovrebbe avere, per aspirare a Dio i suoi discepoli. Anatema ai maestri di soprannaturale dottrina che divengono idoli di umano sapere.

38Guai, sette volte guai ai morti allo spirito fra i miei sacerdoti[39], a quelli che col loro insapore, col loro tepore di carne mal viva, col loro sonno pieno di allucinate apparizioni di tutto ciò che è fuorché Dio uno e trino, pieno di calcoli di tutto ciò che è fuorché soprumano desiderio di aumentare le ricchezze dei cuori e di Dio, vivono umani, meschini, torpidi, trascinando nelle loro acque morte quelli che li seguono credendoli “vita”.

39Maledizione di Dio sui corruttori del mio piccolo, amato gregge. Non a coloro che periscono per ignavia vostra, o inadempienti servi del Signore, ma a voi, di ogni ora e di ogni tempo, e per ogni contingenza e per ogni conseguenza, Io chiederò ragione e vorrò punizione.

40Ricordatevi queste parole. Ed ora andate. Io salgo sulla cima. Voi dormite pure. Domani, per il gregge, il Pastore aprirà i pascoli della Verità».

7. Secondo discorso della Montagna: il dono della Grazia e le beatitudini[40].

La Grazia santificante.

Ambiente montano.

1Gesù parla agli apostoli mettendoli ognuno al loro posto per dirigere e sorvegliare la folla, che sale fin dalle prime ore del mattino con malati portati a braccio o in barella o trascinantisi sulle grucce. Fra la gente è Stefano e Erma.

2L’aria è tersa e un poco freschetta, ma il sole tempera presto questo frizzare di aria montanina che, rendendo mite il sole, se ne avvantaggia però, facendosi di una purezza fresca ma non rigida. La gente si siede sui sassi e pietroni che sono sparsi nella valletta fra le due cime, altri attendono che il sole asciughi l’erba rugiadosa per sedersi sul suolo. È molta la gente e di tutte le plaghe palestinesi e di tutte le condizioni. Gli apostoli si sperdono nella moltitudine ma, come api che vanno e vengono dai prati all’alveare, ogni tanto tornano presso il Maestro per riferire, per chiedere, per il piacere di essere guardati da vicino dal Maestro.

3Gesù sale un poco più in alto del prato che è il fondo della valletta, addossandosi alla parete, e inizia a parlare.

Come si conquista il regno di Dio.

4«Molti mi hanno chiesto, durante un’annata di predicazione: “Ma Tu, che ti dici il Figlio di Dio, dicci cosa è il Cielo, cosa il Regno, cosa è Dio. Perché noi abbiamo idee confuse. Sappiamo che vi è il Cielo con Dio e con gli angeli. Ma nessuno è mai venuto a dirci come è, essendo chiuso ai giusti”. Mi hanno chiesto anche cosa è il Regno e cosa è Dio. Ed Io mi sono sforzato di spiegarvi cosa è il Regno e cosa è Dio. Sforzato non perché mi fosse difficile a spiegarmi, ma perché è difficile, per un complesso di cose, farvi accettare la verità che urta, per quanto è il Regno, contro tutto un edificio di idee venute nei secoli e, per quanto è Dio, contro la sublimità della sua Natura.

5Altri ancora mi hanno chiesto: “Va bene. Questo è il Regno e questo è Dio. Ma come si conquistano questo e quello?”. Anche qui Io ho cercato di spiegarvi, senza stanchezze, l’anima vera della Legge del Sinai. Chi fa sua quell’anima fa suo il Cielo. Ma per spiegarvi la Legge del Sinai bisogna anche far sentire il tuono forte del Legislatore e del suo Profeta, i quali, se promettono benedizioni agli osservanti, minacciano tremende pene e maledizioni ai disubbidienti. La epifania del Sinai fu tremenda e la sua terribilità si riflette in tutta la Legge, si riflette su tutti i secoli, si riflette su tutte le anime.

6Ma Dio non è solo Legislatore. Dio è Padre. E Padre di immensa bontà.

7Forse, e senza forse, le vostre anime, indebolite dal peccato d’origine, dalle passioni, dai peccati, da molti egoismi vostri e altrui – facendovi gli altrui un’anima irritata, i vostri un’anima chiusa – non possono elevarsi a contemplare le infinite perfezioni di Dio, meno di ogni altra la bontà, perché è la virtù che con l’amore è meno dote dei mortali. La bontà! Oh! dolce essere buoni, senza odio, senza invidie, senza superbie! Avere occhi che solo guardano per amare, e mani che si tendono a gesto d’amore, e labbra che non profferiscono che parole d’amore, e cuore, cuore soprattutto che colmo unicamente d’amore sforza occhi, mani e labbra ad atti d’amore!

I Doni con cui Dio beneficò Adamo.

8I più dotti fra voi sanno di quali doni Dio aveva fatto ricco Adamo, per sé e per i suoi discendenti. Anche i più ignoranti fra i figli d’Israele sanno che in noi vi è lo spirito. Solo i poveri pagani lo ignorano questo ospite regale, questo soffio vitale, questa luce celeste che santifica e vivifica il nostro corpo. Ma i più dotti sanno quali doni erano stati dati all’uomo, allo spirito dell’uomo.

9Non fu meno munifico allo spirito che alla carne e al sangue della creatura da Lui fatta con poco fango e col suo alito[41]. E come dette i doni naturali di bellezza e integrità, di intelligenza e di volontà, di capacità di amarsi e di amare, così dette i doni morali con la soggezione del senso alla ragione, di modo che nella libertà e padronanza di sé e della propria volontà, di cui Dio aveva beneficato Adamo, non si insinuava la malvagia prigionia dei sensi e delle passioni, ma libero era l’amarsi, libero il volere, libero il godere in giustizia, senza quello che fa schiavi voi facendovi sentire il mordente di questo veleno che Satana sparse e che rigurgita, portandovi fuor dell’alveo limpido su campi fangosi, in putrescenti stagni, dove fermentano le febbri dei sensi carnali e dei sensi morali. Perché sappiate che è senso anche la concupiscenza del pensiero. Ed ebbero doni soprannaturali, ossia la Grazia santificante, il destino superiore, la visione di Dio.

La Grazia santificante.

10La Grazia santificante: la vita dell’anima. Quella spiritualissima cosa deposta nella spirituale anima nostra. La Grazia che ci fa figli di Dio perché ci preserva dalla morte del peccato, e chi morto non è “vive” nella casa del Padre: il Paradiso; nel regno mio: il Cielo. Cosa è questa Grazia che santifica e che dà Vita e Regno? Oh! non usate molte parole! La Grazia è amore. La Grazia è, perciò, Dio. È Dio che ammirando Sé stesso nella creatura creata perfetta si ama, si contempla, si desidera, si dà ciò che è suo per moltiplicare questo suo avere, per bearsi di questo moltiplicarsi, per amarsi per quanti sono altri Sé stesso.

11Oh! figli! Non defraudate Dio di questo suo diritto! Non derubate Dio di questo suo avere! Non deludete Dio in questo suo desiderio! Pensate che Egli opera per amore. Se anche voi non foste, Egli sarebbe sempre l’Infinito, né sarebbe sminuita la sua potenza. Ma Egli, pur essendo completo nella sua misura infinita, immisurabile, vuole non per Sé e in Sé – non lo potrebbe perché è già l’Infinito – ma per il Creato, sua creatura, Egli vuole aumentare l’amore per quanto esso Creato di creature contiene, onde vi dà la Grazia: l’Amore, perché voi in voi lo portiate alla perfezione dei santi, e riversiate questo tesoro, tratto dal tesoro che Dio vi ha dato con la sua Grazia e aumentato di tutte le vostre opere sante, di tutta la vostra vita eroica di santi, nell’Oceano infinito dove Dio è: nel Cielo.

12Divine, divine, divine cisterne dell’Amore! Voi siete, né vi è data al vostro essere morte, perché siete eterne come Dio, Dio essendo[42]. Voi sarete, né vi sarà data al vostro essere termine, perché immortali come gli spiriti santi che vi hanno supernutrite, tornando in voi arricchiti dei propri meriti. Voi vivete e nutrite, voi vivete e arricchite, voi vivete e formate quella santissima cosa che è la Comunione degli spiriti[43], da Dio, Spirito perfettissimo, al piccolo pargolo testé nato, che poppa per la prima volta il materno seno.

13Non criticatemi in cuor vostro, o dotti! Non dite: “Costui è folle, Costui è menzognero! Perché come folle parla dicendo la Grazia in noi, privi di essa per la Colpa. Perché mente dicendoci già uni con Dio”. Sì, la Colpa è; sì, la separazione è. Ma davanti al potere del Redentore, la Colpa, separazione crudele sorta fra il Padre e i figli, crollerà come muraglia scossa dal nuovo Sansone; già Io l’ho afferrata e la scrollo ed essa vacilla, e Satana trema d’ira e di impotenza non potendo nulla contro il mio potere e sentendosi strappare tanta preda e farsi più difficile il trascinare l’uomo al peccato. Perché quando Io vi avrò, attraverso di Me, portato al Padre mio, e nel filtrare dal mio Sangue e dal mio dolore voi sarete divenuti mondi e forti, tornerà viva, desta, potente la Grazia in voi, e voi sarete i trionfatori, se lo vorrete.

14Non vi violenta Iddio nel pensiero e neppure nella santificazione. Voi siete liberi. Ma vi rende la forza. Vi rende la libertà sull’impero di Satana. A voi riporvi il giogo infernale o mettere all’anima le ali angeliche. Tutto a voi, con Me a fratello per guidarvi e nutrirvi del cibo immortale.

Le Beatitudini.

Le vie per conquistare Dio e il suo Regno (Mt 5,3-10; Lc 6,20-23)[44].

15“Come si conquista Iddio e il suo Regno attraverso altra più dolce via che non la severa del Sinai?” voi dite. Non vi è altra via. Quella è. Ma però guardiamola non attraverso il colore della minaccia, ma attraverso il colore dell’amore. Non diciamo: “Guai se non farò questo!” rimanendo tremanti in attesa di peccare, di non essere capaci di non peccare. Ma diciamo: “Beato me se farò questo!” e con slancio di soprannaturale gioia, giubilando, lanciamoci verso queste beatitudini, nate dall’osservanza della Legge come corolle di rose da un cespuglio di spine.

16“Beato me se sarò povero di spirito perché mio allora è il Regno dei Cieli!

17Beato me se sarò mansueto perché erediterò la Terra!

18Beato me se sarò capace di piangere senza ribellione perché sarò consolato!

19Beato me se più del pane e del vino per saziare la carne avrò fame e sete di giustizia. La Giustizia mi sazierà!

20Beato me se sarò misericordioso perché mi sarà usata divina misericordia!

21Beato me se sarò puro di cuore perché Dio si piegherà sul mio cuore puro ed io lo vedrò!

22Beato me se avrò spirito di pace perché sarò da Dio chiamato suo figlio, perché nella pace è l’amore, e Dio è Amore che ama chi è simile a Lui!

23Beato me se per fedeltà alla giustizia sarò perseguitato, perché a compensarmi delle terrene persecuzioni Dio, mio Padre, mi darà il Regno dei Cieli!

24Beato me se sarò oltraggiato e accusato bugiardamente per saper essere tuo figlio, o Dio! Non desolazione ma gioia mi deve venire da questo, perché questo mi uguaglia ai tuoi servi migliori, ai Profeti, per la stessa ragione perseguitati, e coi quali io credo fermamente di condividere la stessa ricompensa grande, eterna, nel Cielo che è mio! Guardiamo così la via della salute. Attraverso la gioia dei santi.

Beati i poveri di spirito (Mt 5,3)[45].

“Beato me se sarò povero di spirito”

25Oh! delle ricchezze, arsura satanica, a quanti deliri tu porti! Nei ricchi, nei poveri. Il ricco che vive per il suo oro: l’idolo infame del suo spirito rovinato. Il povero che vive dell’odio al ricco perché egli ha l’oro, e se anche non fa materiale omicidio lancia i suoi anatema sul capo dei ricchi, desiderando loro male d’ogni sorta. Il male non basta non farlo, bisogna anche non desiderare di farlo. Colui che maledice augurando sciagure e morti non è molto dissimile da colui che materialmente uccide, poiché ha in lui il desiderio di veder perire colui che odia. In verità vi dico che il desiderio non è che un atto trattenuto, come un concepito da ventre già formato ma non ancora espulso. Il desiderio malvagio avvelena e guasta, poiché permane più a lungo dell’atto violento, più in profondità dell’atto stesso.

26Il povero di spirito se è ricco non pecca per l’oro, ma del suo oro fa la sua santificazione poiché ne fa amore. Amato e benedetto, egli è simile a quelle sorgive che salvano nei deserti e che si danno, senza avarizia, liete di potersi dare per sollevare le disperazioni. Se è povero, è lieto nella sua povertà, e mangia il suo pane dolce della ilarità del libero dall’arsione dell’oro, e dorme il suo sonno scevro da incubi, e sorge riposato al suo sereno lavoro che pare sempre leggero se viene fatto senza avidità e invidia.

27Le cose che fanno ricco l’uomo sono l’oro come materia, gli affetti come morale. Nell’oro sono comprese non solo le monete ma anche le case, i campi, i gioielli, i mobili, le mandre, tutto quanto insomma fa materialmente doviziosa la vita. Nelle affezioni: i legami di sangue o di coniugio, le amicizie, le dovizie intellettuali, le cariche pubbliche.

28Come vedete, se per la prima categoria il povero può dire: “Oh! per me! Basta che io non invidi chi ha e poi sono a posto perché io sono povero e perciò a posto per forza”, per la seconda anche il povero ha da sorvegliarsi, potendo, anche il più miserabile fra gli uomini, divenire peccaminosamente ricco di spirito. Colui che si affeziona smoderatamente ad una cosa, ecco che pecca.

29Voi direte: “Ma allora dobbiamo odiare il bene che Dio ci ha concesso? Ma allora perché comanda di amare il padre e la madre, la sposa, i figli, e dice: ‘Amerai il tuo prossimo come te stesso?

30Distinguete. Amare dobbiamo il padre e la madre e la sposa e il prossimo, ma nella misura che Dio ha dato: “come noi stessi “. Mentre Dio va amato sopra ogni cosa e con tutti noi stessi. Non amare Dio come amiamo fra il prossimo i più cari, questa perché ci ha allattato, l’altra perché dorme sul nostro petto e ci procrea i figli, ma amarlo con tutti noi stessi, ossia con tutta la capacità di amare che è nell’uomo: amore di figlio, amore di sposo, amore di amico e, oh! non vi scandalizzate! e amore di padre. Sì, per l’interesse di Dio dobbiamo avere la stessa cura che un padre ha per la sua prole, per la quale con amore tutela le sostanze e le accresce, e si occupa e preoccupa della sua crescita fisica e culturale e della sua riuscita nel mondo.

31L’amore non è un male e non lo deve divenire. Le grazie che Dio ci concede non sono un malo e non lo devono divenire. Amore sono. Per amore sono date. Occorre con amore usarne di queste ricchezze che Dio ci concede in affetti e in bene. E solo chi non se ne fa degli idoli ma dei mezzi per servire in santità Dio, mostra di non avere un attaccamento peccaminoso ad esse. Pratica allora la santa povertà dello spirito, che di tutto si spoglia per essere più libero di conquistare Iddio santo, suprema Ricchezza. Conquistare Dio, ossia avere il Regno dei Cieli[46].

Beati i mansueti (Mt 5,4)[47].

“Beato me se sarò mansueto”.

32Ciò può parere in contrasto con gli esempi della vita giornaliera. I non mansueti sembrano trionfare nelle famiglie, nelle città, nelle nazioni. Ma è vero trionfo? No. È paura che tiene apparentemente proni i soverchiati dal despota, ma che in realtà non è che velo messo sul ribollire di ribellione contro il tiranno. Non possiedono i cuori dei famigliari, né dei concittadini, né dei sudditi, coloro che sono iracondi e prepotenti. Non piegano intelletti e spiriti alle loro dottrine quei maestri del “ho detto e ho detto”. Ma solo creano degli autodidatti, dei ricercatori di una chiave atta ad aprire le porte chiuse di una sapienza o di una scienza che essi sentono essere e che è opposta a quella che viene loro imposta.

33Non portano a Dio quei sacerdoti che non vanno alla conquista degli spiriti con la dolcezza paziente, umile, amorosa, ma sembrano guerrieri armati che si lancino ad un assalto feroce tanto marciano con irruenza e intransigenza contro le anime… Oh! povere anime! Se fossero sante non avrebbero bisogno di voi, sacerdoti, per raggiungere la Luce. L’avrebbero già in sé. Se fossero giusti non avrebbero bisogno di voi giudici per essere tenuti nel freno della giustizia, l’avrebbero già in sé. Se fossero sani non avrebbero bisogno di chi cura. Siate dunque mansueti. Non mettete in fuga le anime. Attiratele con l’amore. Perché la mansuetudine è amore, così come lo è la povertà di spirito. Se tali sarete erediterete la Terra[48] e porterete a Dio questo luogo, già prima di Satana, perché la vostra mansuetudine, che oltre che amore è umiltà[49], avrà vinto l’odio e la superbia uccidendo negli animi il re abbietto della superbia e dell’odio, e il mondo sarà vostro, ossia di Dio, perché voi sarete giusti che riconoscerete Dio come Padrone assoluto del creato, al Quale va dato lode e benedizione e reso tutto quanto è suo.

Beati quelli che piangono (Mt  5,5)[50].

“Beato me se saprò piangere senza ribellione”.

34Il dolore è sulla terra. E il dolore strappa lacrime all’uomo[51]. Il dolore non era. Ma l’uomo lo mise sulla terra[52] e per una depravazione del suo intelletto si studia di sempre più aumentarlo, con tutti i modi. Oltre le malattie e le sventure conseguenti da fulmini, tempeste, valanghe, terremoti, ecco che l’uomo per soffrire, e per far soffrire soprattutto – perché vorremmo solo che gli altri soffrissero, e non noi, dei mezzi studiati per far soffrire – ecco che l’uomo escogita le armi micidiali sempre più tremende e le durezze morali sempre più astute. Quante lacrime l’uomo trae all’uomo per istigazione del suo segreto re che è Satana! Eppure in verità vi dico che queste lacrime non sono una menomazione ma una perfezione dell’uomo[53].

35L’uomo è uno svagato bambino, è uno spensierato superficiale, è un nato di tardivo intelletto finché il pianto non lo fa adulto, riflessivo, intelligente. Solo coloro che piangono, o che hanno pianto, sanno amare e capire. Amare i fratelli ugualmente piangenti, capirli nei loro dolori, aiutarli colla loro bontà, esperta di come fa male essere soli nel pianto. E sanno amare Dio perché hanno compreso che tutto è dolore fuorché Dio[54], perché hanno compreso che il dolore si placa se pianto sul cuore di Dio, perché hanno compreso che il pianto rassegnato che non spezza la fede, che non inaridisce la preghiera, che è vergine di ribellione[55], muta natura, e da dolore diviene consolazione[56].

36Sì. Coloro che piangono amando il Signore saranno consolati.

Beati gli affamati e gli assetati di giustizia (Mt 5,6)[57].

“Beato me se avrò fame e sete di giustizia”.  

37Dal momento che nasce al momento che muore l’uomo tende avido al cibo. Apre la bocca alla nascita per afferrare il capezzolo, apre le labbra per inghiottire ristoro nelle strette dell’agonia. Lavora per nutrirsi. Fa della terra un enorme capezzolo dal quale insaziabilmente succhia, succhia per ciò che muore. Ma che è l’uomo? Un animale? No, è un figlio di Dio. In esilio[58] per pochi o molti anni. Ma non cessa la sua vita col mutare della sua dimora.

38Vi è una vita nella vita così come in una noce vi è il gheriglio. Non è il guscio la noce, ma è l’interno gheriglio che è la noce. Se seminate un guscio di noce non nasce nulla, ma se seminate il guscio con la polpa nasce grande albero. Così è l’uomo. Non è la carne che diviene immortale, è l’anima. E va nutrita per portarla all’immortalità, alla quale, per amore, essa poi porterà la carne nella risurrezione beata. Nutrimento dell’anima è la Sapienza, è la Giustizia[59]. Come liquido e cibo esse vengono aspirate e corroborano, e più se ne gusta e più cresce la santa avidità del possedere la Sapienza e di conoscere la Giustizia[60]. Ma verrà pure un giorno in cui l’anima insaziabile di questa santa fame sarà saziata. Verrà. Dio si darà al suo nato, se lo attaccherà direttamente al seno e il nato al Paradiso si sazierà della Madre ammirabile che è Dio stesso, e non conoscerà mai più fame, ma si riposerà beato sul seno divino. Nessuna scienza umana equivale a questa divina. La curiosità della mente può essere appagata, ma la necessità dello spirito no. Anzi nella diversità del sapore lo spirito prova disgusto e torce la bocca dall’amaro capezzolo, preferendo soffrire la fame all’empirsi di un cibo che non sia venuto da Dio.

39Non abbiate timore, o sitibondi, o affamati di Dio! Siate fedeli e sarete saziati da Colui che vi ama.

Beati i misericordiosi (Mt 5,7)[61].

“Beato me se sarò misericordioso”.

40Chi fra gli uomini può dire: “Io non ho bisogno di misericordia”? Nessuno. Ora se anche nell’antica Legge è detto: “Occhio per occhio e dente per dente”, perché non deve dirsi nella nuova: “Chi sarà stato misericordioso troverà misericordia”? Tutti hanno bisogno di perdono[62].

41Ebbene, non è la formula e la forma di un rito, figure esterne concesse per la opaca mentalità umana, quelle che ottengono perdono. Ma è il rito interno dell’amore, ossia ancora della misericordia. Che se fu imposto il sacrificio di un capro o di un agnello e l’offerta di qualche moneta, ciò fu fatto perché a base di ogni male ancora si trovano sempre due radici: l’avidità e la superbia. L’avidità è punita con la spesa dell’acquisto dell’offerta, la superbia con la palese confessione di quel rito: “Io celebro questo sacrificio perché ho peccato”. E fatto anche per precorrere i tempi e i segni dei tempi, e nel sangue che si sparge è la figura del Sangue che sarà sparso per cancellare i peccati degli uomini.

42Beato dunque colui che sa essere misericordioso[63] agli affamati, ai nudi, ai senza tetto, ai miseri delle ancor più grandi miserie che sono quelle del possedere cattivi caratteri che fanno soffrire chi li ha e chi con loro convive. Abbiate misericordia[64]. Perdonate, compatite, soccorrete, istruite, sorreggete. Non chiudetevi in una torre di cristallo dicendo: “Io sono puro e non scendo fra i peccatori”. Non dite: “Io sono ricco e felice, e non voglio udire le miserie altrui”. Badate che più rapido di fumo dissipato da gran vento può dileguarsi la vostra ricchezza, la vostra salute, il vostro benessere famigliare. E ricordate che il cristallo fa da lente, e ciò che mescolandovi fra la folla sarebbe passato inosservato, mettendovi in una torre di cristallo, unici, separati, illuminati da ogni parte, non potete più tenerlo nascosto. Misericordia per compiere un segreto, continuo, santo sacrificio di espiazione e ottenere misericordia.

Beati i puri di cuore  (Mt 5,8)[65].

“Beato me se sarò puro di cuore”.

43Dio è Purezza. Il Paradiso è regno di Purezza. Niente di impuro può entrare in Cielo dove è Dio. Perciò se sarete impuri non potrete entrare nel Regno di Dio[66]. Ma, oh! gioia! Anticipata gioia che il Padre concede ai figli! Colui che è puro ha dalla terra un principio di Cielo, perché Dio si curva sul puro[67] e l’uomo dalla terra vede il suo Dio[68]. Non conosce sapore di amori umani, ma gusta, fino all’estasi, il sapore dell’amore divino, e può dire: “Io sono con Te e Tu in me, onde io ti possiedo e conosco come sposo amabilissimo dell’anima mia”. E, credetelo, che chi ha Dio ha inspiegabili, anche a sé stesso, mutamenti sostanziali per cui diviene santo, sapiente, forte, e sul suo labbro fioriscono parole, e i suoi atti assumono potenze che non sono, no, della creatura, ma di Dio che vive in essa. Cosa è la vita di colui che vede Dio? Beatitudine. E vorreste privarvi di simile dono per fetide impurità?

Beati i pacifici (Mt 5, 9)[69].

“Beato me se avrò spirito di pace”.

44La pace è una delle caratteristiche di Dio. Dio non è che nella pace. Perché la pace è amore, mentre la guerra è odio. Satana è Odio. Dio è Pace[70]. Non può uno dirsi figlio di Dio, né può Dio dire figlio suo un uomo se costui ha spirito irascibile sempre pronto a scatenare tempeste. Non solo. Ma neppure può dirsi figlio di Dio colui che, pur non essendo di proprio scatenatore delle stesse, non contribuisce con la sua grande pace a calmare le tempeste suscitate da altri. Colui che è pacifico effonde la pace anche senza parole. Padrone di sé e, oso dire, padrone di Dio, egli lo porta come una lampada porta il suo lume, come un incensiere sprigiona il suo profumo, come un otre porta il suo liquido, e si fa luce fra le nebbie fumiganti dei rancori, e si purifica l’aria dai miasmi dei livori e si calmano le onde infuriate delle liti, per quest’olio soave che è lo spirito di pace emanato dai figli di Dio[71]. Fate che Dio e gli uomini vi possano chiamare così.

Beati i perseguitati per la giustizia  (Mt 5,10)[72].

“Beato me se sarò perseguitato per amore della giustizia”.

45L’uomo è tanto insatanassato che odia il bene ovunque si trovi, che odia il buono, quasi che chi è buono, anche se tace, lo accusi e rampogni. Infatti la bontà di uno fa apparire ancor più nera la malvagità del malvagio. Infatti la fede del credente vero fa apparire ancora più viva la ipocrisia del falso credente. Infatti non può non essere odiato dagli ingiusti colui che col suo modo di vivere è un continuo testimoniare la giustizia. E allora, ecco, che si infierisce sugli amanti della giustizia[73].

46Anche qui è come per le guerre. L’uomo progredisce nell’arte satanica del perseguitare più che non progredisca nell’arte santa dell’amare[74]. Ma non può che perseguitare ciò che ha breve vita. L’eterno che è nell’uomo sfugge all’insidia, e anzi acquista una vitalità ancor più vigorosa dalla persecuzione. La vita fugge dalle ferite che aprono le vene o per gli stenti che consumano il perseguitato. Ma il sangue fa la porpora del re futuro e gli stenti sono tanti scalini per montare sui troni che il Padre ha preparato per i suoi martiri, ai quali sono serbati i seggi regali del Regno dei Cieli.

Beati gli oltraggiati e i calunniati (Mt 5,11-12; Lc 6,22-23)[75].

“Beato se sarò oltraggiato e calunniato”.

47Fate solo che di voi possa essere scritto il nome nei libri celesti, là dove non sono segnati i nomi secondo le menzogne umane nel lodare i meno meritevoli di lode. Ma dove però, con giustizia e amore, sono scritte le opere dei buoni per dare ad essi il premio promesso ai benedetti da Dio.

48Prima di ora furono calunniati ed oltraggiati i Profeti. Ma quando si apriranno le porte dei Cieli, come imponenti re, essi entreranno nella Città di Dio, e li inchineranno gli angeli, cantando di gioia. Pure voi, pure voi, oltraggiati e calunniati per essere stati di Dio, avrete il trionfo celeste, e quando il tempo sarà finito e completo sarà il Paradiso, ecco che allora ogni lacrima vi sarà cara, perché per essa avrete conquistato questa gloria eterna che in nome del Padre Io vi prometto.

49Andate. Domani vi parlerò ancora. Restino ora solo i malati acciò li soccorra nelle loro pene. La pace sia con voi e la meditazione della salvezza, attraverso all’amore, vi instradi sulla via la cui fine è il Cielo».

8. Terzo discorso della Montagna: i consigli evangelici che perfezionano
la Legge
[76].

La Giustizia del Regno dei Cieli.

Continua il discorso del Monte.

1Il luogo e l’ora sono sempre gli stessi. La gente è ancora più aumentata. In un angolo, presso un sentiero, come volesse udire ma non eccitare ripugnanze fra la folla, è un romano. Lo distinguo per la veste corta e il mantello diverso. Ancora vi sono Stefano e Erma.

E Gesù va lentamente al suo posto e riprende a parlare.

La Legge di Dio e le Beatitudini (Mt 5,17)[77].

2«Con quanto vi ho detto ieri non dovete giungere al pensiero che Io sia venuto per abolire la Legge. No. Solo, poiché sono l’Uomo e comprendo le debolezze dell’uomo, Io ho voluto rincuorarvi a seguirla col dirigere il vostro occhio spirituale non all’abisso nero, ma all’Abisso luminoso. Perché, se la paura di un castigo può trattenere tre volte su dieci, la certezza di un premio slancia sette volte su dieci. Perciò più che la paura fa la fiducia. Ed Io voglio che voi l’abbiate piena, sicura, per potere fare non sette parti di bene su dieci, ma dieci parti su dieci e conquistare questo premio santissimo del Cielo.

La Legge di Dio Trino e Uno(Mt 5,17)[78].

3Io non muto un iota della Legge. E chi l’ha data fra i fulmini del Sinai? L’Altissimo.

4Chi è l’Altissimo? Il Dio uno e trino.

5Da dove l’ha tratta? Dal suo Pensiero.

6Come l’ha data? Con la sua Parola.

7Perché l’ha data? Per il suo Amore.

8Vedete dunque che la Trinità era presente. Ed il Verbo, ubbidiente come sempre al Pensiero e all’Amore, parlò per il Pensiero e per l’Amore.

9Potrei smentire Me stesso? Non potrei. Ma posso, poiché tutto Io posso, completare la Legge, farla divinamente completa, non quale la fecero gli uomini che durante i secoli non la fecero completa ma soltanto indecifrabile, inadempibile, sovrapponendo leggi e precetti, e precetti e leggi, tratti dal loro pensiero, secondo il loro utile, e gettando tutta questa macia a lapidare e soffocare, a sotterrare e sterilire la Legge santissima data da Dio. Può una pianta sopravvivere se la sommergono per sempre valanghe, macerie e inondazioni? No. La pianta muore. La Legge è morta in molti cuori, soffocata sotto le valanghe di troppe soprastrutture. Io sono venuto a levarle tutte e, disseppellita la Legge, risuscitata la Legge, ecco che Io la faccio non più legge ma regina.

La Legge e i Consigli evangelici

10Le regine promulgano le leggi. Le leggi sono opera delle regine, ma non sono da più delle regine. Io invece faccio della Legge la regina: la completo, l’incorono, mettendo sul suo sommo il serto dei consigli evangelici. Prima era l’ordine. Ora è più dell’ordine. Prima era il necessario. Ora è più del necessario. Ora è la perfezione. Chi la disposa, così come Io ve la dono, all’istante è re perché ha raggiunto il “perfetto”, perché non è stato soltanto ubbidiente ma eroico, ossia santo, essendo la santità la somma delle virtù portate al vertice più alto che possa esser raggiunto da creatura, eroicamente amate e servite col distacco completo da tutto quanto è appetito e riflessione umana verso qual che sia cosa.

11Potrei dire che il santo è colui al quale l’amore e il desiderio fanno da ostacolo ad ogni altra vista che Dio non sia. Non distratto da viste inferiori, egli ha le pupille del cuore ferme nello Splendore SS. che è Dio e nel quale vede, poiché tutto è in Dio, agitarsi i fratelli e tendere le mani supplici. E senza staccare gli occhi da Dio, il santo si effonde ai fratelli supplicanti. Contro la carne, contro le ricchezze, contro le comodità, egli drizza il suo ideale: servire. Povero il santo? Menomato? No. È giunto a possedere la sapienza e la ricchezza vere. Possiede perciò tutto. Né sente fatica perché, se è vero che è un produttore continuo, è pur anche vero che è un nutrito di continuo. Perché, se è vero che comprende il dolore del mondo, è anche vero che si pasce della letizia del Cielo. Di Dio si nutre, in Dio si allieta. È la creatura che ha compreso il senso della vita.

Immutabilità della Legge (Mt 5,18)[79].

12Come vedete, Io non muto e non mutilo la Legge, come non la corrompo con le sovrapposizioni di fermentanti teorie umane. Ma la completo. Essa è quello che è, e tale sarà fino all’estremo giorno, senza che se ne muti una parola o se ne levi un precetto. Ma è incoronata del perfetto. Per avere salute basta accettarla così come fu data. Per avere immediata unità con Dio occorre viverla come Io la consiglio. Ma poiché gli eroi sono l’eccezione, Io parlerò per le anime comuni, per la massa delle anime, acciò non si dica che per volere il perfetto rendo ignoto il necessario.

Conseguenze eterne dei Consigli evangelici (Mt 5,19)[80]

13Però di quanto dico ritenete bene questo: colui che si permette di violare uno fra i minimi di questi comandamenti sarà tenuto minimo nel Regno dei Cieli. E colui che indurrà altri a violarli sarà ritenuto minimo per lui e per colui che egli indusse alla violazione. Mentre colui che con la vita e le opere, più ancora che con la parola, avrà persuaso altri all’ubbidienza, costui grande sarà nel Regno dei Cieli, e la sua grandezza si aumenterà per ognuno di quelli che egli avrà portato ad ubbidire e a santificarsi così.

La giustizia del Regno dei cieli (Mt 5,20)[81].

14Io so che ciò che sto per dire sarà agro alla lingua di molti. Ma Io non posso mentire anche se la verità che sto per dire mi farà dei nemici.

15In verità vi dico che se la vostra giustizia non si ricreerà, distaccandosi completamente dalla povera e ingiustamente definita giustizia che vi hanno insegnata scribi e farisei; che se non sarete molto più, e veramente, giusti dei farisei e scribi, che credono esserlo con l’aumentare delle formule ma senza mutazione sostanziale degli spiriti, voi non entrerete nel Regno dei Cieli.

I falsi profeti (Mt 7,15)[82].

16Guardatevi dai falsi profeti e dai dottori d’errore. Essi vengono a voi in veste d’agnelli e lupi rapaci sono, vengono in veste di santità e sono derisori di Dio, dicono di amare la verità e si pascono di menzogne. Studiateli prima di seguirli.

17L’uomo ha la lingua e con questa parla, ha gli occhi e con questi guarda, ha le mani e con esse accenna. Ma ha un’altra cosa che testimonia con più verità del suo vero essere: ha i suoi atti. E che volete che sia un paio di mani congiunte in preghiera se poi l’uomo è ladro e fornicatore? E che due occhi che volendo fare gli ispirati si stravolgono in ogni senso, se poi, cessata l’ora della commedia, si sanno fissare ben avidi sulla femmina, o sul nemico, per lussuria o per omicidio? E che volete che sia la lingua che sa zufolare la bugiarda canzone delle lodi e sedurvi con i suoi detti melati, mentre poi alle vostre spalle vi calunnia ed è capace di spergiurare pur di farvi passare per gente spregevole? Che è la lingua che fa lunghe orazioni ipocrite e poi veloce uccide la stima del prossimo o seduce la sua buona fede? Schifo è! Schifo sono gli occhi e le mani menzognere.

18Ma gli atti dell’uomo, i veri atti, ossia il suo modo di comportarsi in famiglia, nel commercio, verso il prossimo ed i servi, ecco quello che testimoniano: “Costui è un servo del Signore”. Perché le azioni sante sono frutto di una vera religione.

Dal frutto si conosce l’albero (Mt 7,16-20)[83].

19Un albero buono non dà frutti malvagi e un albero malvagio non dà frutti buoni. Questi pungenti roveti potranno mai darvi uva saporita? E quegli ancora più tribolanti cardi potranno mai maturarvi morbidi fichi? No, che in verità poche e aspre more coglierete dai primi e immangiabili frutti verranno da quei fiori, spinosi già pur essendo ancora fiori. L’uomo che non è giusto potrà incutere rispetto con l’aspetto, ma con quello solo. Anche quel piumoso cardo sembra un fiocco di sottili fili argentei che la rugiada ha decorato di diamanti. Ma se inavvertitamente lo toccate, vedete che fiocco non è, ma mazzo di aculei, penosi all’uomo, nocivi alle pecore, per cui i pastori lo sterpano dai loro pascoli e lo gettano a perire nel fuoco acceso nella notte perché neppure il seme si salvi. Giusta e previdente misura. Io non vi dico: “Uccidete i falsi profeti e gli ipocriti fedeli”. Anzi vi dico: “Lasciatene a Dio il compito”. Ma vi dico: “Fate attenzione, scostatevene per non intossicarvi dei loro succhi”.

Come debba essere amato il prossimo.

Portare l’amore alla perfezione (Mt 5,43)[84].

20Come debba essere amato Dio, ieri l’ho detto. Insisto a come debba essere amato il prossimo.

21Un tempo era detto: “Amerai il tuo amico e odierai il tuo nemico” No. Non così. Questo è buono per i tempi in cui l’uomo non aveva il conforto del sorriso di Dio. Ma ora vengono i tempi nuovi, quelli in cui Dio tanto ama l’uomo da mandargli il suo Verbo per redimerlo. Ora il Verbo parla. Ed è già Grazia che si effonde. Poi il Verbo consumerà il sacrificio di pace e di redenzione e la Grazia non solo sarà effusa, ma sarà data ad ogni spirito credente nel Cristo. Perciò occorre innalzare l’amore di prossimo a perfezione che unifica l’amico al nemico.

Non opporsi al malvagio (Mt 5,38-41; Lc 6,29-30)[85].

22Siete calunniati? Amate e perdonate. Siete percossi? Amate e porgete l’altra guancia a chi vi schiaffeggia pensando che è meglio che l’ira si sfoghi su voi, che la sapete sopportare, anziché su un altro che si vendicherebbe dell’affronto. Siete derubati? Non pensate: “Questo mio prossimo è un avido”, ma pensate caritativamente: “Questo mio povero fratello è bisognoso” e dategli anche la tunica se già vi ha levato il mantello. Lo metterete nella impossibilità di fare un doppio furto perché non avrà più bisogno di derubare un altro della tunica.

23Voi dite: “Ma potrebbe essere vizio e non bisogno”. Ebbene, date ugualmente. Dio ve ne compenserà e l’iniquo ne sconterà. Ma molte volte, e ciò richiama quanto ho detto ieri sulla mansuetudine, vedendosi così trattato, cade dal cuore del peccatore il suo vizio, ed egli si redime giungendo a riparare il furto col rendere la preda.

Fate agli altri come vorreste fosse fatto a voi (Mt 7,12; Lc 6,31)[86].

24Siate generosi con coloro che, più onesti, vi chiedono, anziché derubarvi, ciò di cui abbisognano. Se i ricchi fossero realmente poveri di spirito come ho insegnato ieri, non vi sarebbero le penose disuguaglianze sociali, cause di tante sventure umane e sovrumane. Pensate sempre: “Ma se io fossi nel bisogno, che effetto mi farebbe la ripulsa di un aiuto?”, e in base alla risposta del vostro io agite. Fate agli altri ciò che vorreste vi fosse fatto e non fate agli altri ciò che non vorreste fatto a voi.

Ama chi ti odia (Mt 5,38.44; Lc 6,27-28)[87].

25L’antica parola: “Occhio per occhio, dente per dente”, che non è nei dieci comandi ma che è stata messa perché l’uomo privo della Grazia è tal belva che non può che comprendere la vendetta, è annullata, questa sì che è annullata, dalla nuova parola: “Ama chi ti odia, prega per chi ti perseguita, giustifica chi ti calunnia, benedici chi ti maledice, benefica chi ti fa danno, sii pacifico col rissoso, condiscendente con chi ti è molesto, soccorri di buon grado chi a te ricorre e non fare usura, non criticare, non giudicare”. Voi non sapete gli estremi delle azioni degli uomini.

Date e vi sarà dato (Lc 6,38 ; Mc 4,24; Lc 8,18)[88].

26In tutti i generi di soccorso siate generosi, misericordiosi siate. Più darete più vi sarà dato, e una misura colma e premuta sarà versata da Dio in grembo a chi fu generoso. Dio non solo vi darà per quanto avete dato, ma più e più ancora. Cercate di amare e di farvi amare. Le liti costano più di un accomodamento amichevole e la buona grazia è come un miele che a lungo resta col suo sapore sulla lingua.

Amate a somiglianza di Dio (Mt 5,44-48; Lc 6,27-32)[89].

27Amate, amate! Amate amici e nemici per essere simili al Padre vostro che fa piovere sui buoni e sui cattivi e fa scendere il sole sui giusti e sugli ingiusti riservandosi di dare sole e rugiade eterne, e fuoco e grandine infernali, quando i buoni saranno scelti, come elette spighe, fra i covoni del raccolto. Non basta amare coloro che vi amano e dai quali sperate un contraccambio. Questo non è un merito, è una gioia, e anche gli uomini naturalmente onesti lo sanno fare. Anche i pubblicani lo fanno e anche i gentili. Ma voi amate a somiglianza di Dio e amate per rispetto a Dio, che è Creatore anche di quelli che vi sono nemici o poco amabili. Io voglio in voi la perfezione dell’amore e perciò vi dico: “Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro che è nei Cieli”.

“Non vi adirate” (Mt 5,21-22.38)[90].

28Tanto è grande il precetto d’amore verso il prossimo, il perfezionamento del precetto d’amore verso il prossimo, che Io più non vi dico come era detto: “Non uccidete”, perché colui che uccide sarà condannato dagli uomini. Ma vi dico: “Non vi adirate” perché un più alto giudizio è su voi e calcola anche le azioni immateriali. Chi avrà insultato il fratello sarà condannato dal Sinedrio. Ma chi lo avrà trattato da pazzo, e perciò danneggiato, sarà condannato da Dio.

“Riconciliatevi” (Mt 5,23-26)[91].

29Inutile fare offerte all’altare se prima non si è sacrificato nell’interno del cuore i propri rancori per amore di Dio e non si è compito il rito santissimo del saper perdonare. Perciò se quando stai per offrire a Dio tu ti sovvieni di avere mancato verso il tuo fratello o di avere in te rancore per una sua colpa, lascia la tua offerta davanti all’altare, fa’ prima l’immolazione del tuo amor proprio, riconciliandoti col tuo fratello, e poi vieni all’altare, e santo sarà allora, solo allora, il tuo sacrificio. Il buon accordo è sempre il migliore degli affari. Precario è il giudizio dell’uomo, e chi ostinato lo sfida potrebbe perdere la causa e dovere pagare all’avversario fino all’ultima moneta o languire in prigione. Alzate in tutte le cose lo sguardo a Dio. Interrogatevi dicendo: “Ho io il diritto di fare ciò che Dio non fa con me?”. Perché Dio non è così inesorabile e ostinato come voi siete. Guai a voi se lo fosse! Non uno si salverebbe. Questa riflessione vi induca a sentimenti miti, umili, pietosi. E allora non vi mancherà da parte di Dio, qui e oltre, la ricompensa.

L’anima carica di odio non guarisce.

30Qui, a Me davanti, è anche uno che mi odia e che non osa dirmi: “Guariscimi”, perché sa che Io so i suoi pensieri. Ma Io dico: “Sia fatto ciò che tu vuoi. E come ti cadono le scaglie dagli occhi così ti cadano dal cuore il rancore e le tenebre”.

31Andate tutti con la mia pace. Domani ancora vi parlerò».

32La gente sfolla lentamente, forse in attesa di un grido di miracolo che non viene. Anche gli apostoli e i discepoli più antichi, che restano sul monte, chiedono: «Ma chi era? Non è guarito forse?» e insistono presso il Maestro che è rimasto in piedi, a braccia conserte, a veder scendere la gente.

33Ma Gesù sulle prime non risponde; poi dice: «Gli occhi sono guariti. L’anima no. Non può perché è carica di odio». 

34«Ma chi è? Quel romano forse?».

«No. Un disgraziato».

«Ma perché lo hai guarito, allora?» chiede Pietro.

35«Dovrei fulminare tutti i suoi simili?».

«Signore… io so che Tu non vuoi che dica: “sì “, e perciò non lo dico… ma lo penso… ed è lo stesso…»

36«È lo stesso, Simone di Giona. Ma sappi che allora… Oh! quanti cuori pieni di scaglie d’odio intorno a Me! Vieni. Andiamo proprio là in cima, a guardare dall’alto il nostro bel mare di Galilea. Io e te soli».

9. Quarto discorso della Montagna: il giuramento, la preghiera, il digiuno. Il vecchio Ismaele e Sara[92].

Il giuramento.

Doppia vergogna per l’uomo.

1Lo stesso luogo e la stessa ora. La folla, meno il romano, è la stessa, forse ancora più numerosa perché molti sono fin sull’inizio dei sentieri che conducono alla valletta.

Gesù parla:

2«Uno degli errori facili nell’uomo è la mancanza di onestà anche verso sé stesso. È dato che l’uomo è difficilmente sincero e onesto, ecco che da sé stesso si è creato un morso per essere obbligato ad andare per la via che ha detto. Morso che, del resto, egli, come cavallo indomito, presto si sposta modificando a suo piacere l’andare, o si leva del tutto facendo il suo comodo senza più riflessione a ciò che può ricevere di rimprovero da Dio, dagli uomini e dalla sua propria coscienza.

3Questo morso è il giuramento. Ma non è necessario il giuramento fra gli onesti, e Dio, di suo, non ve lo ha insegnato. Anzi vi ha fatto dire: “Non dire falso testimonio“[93] senza altra aggiunta. Perché l’uomo dovrebbe essere schietto senza bisogno di altro che della fedeltà alla sua parola. Quando nel Deuteronomio si parla dei voti, anche dei voti che sono una cosa sorta da un cuore che si pensa fuso a Dio o per sentimento di bisogno o per sentimento di riconoscenza, è detto: “La parola uscita una volta dalle tue labbra la devi mantenere, facendo quanto hai promesso al Signore Iddio tuo, quanto di tua volontà e di tua bocca hai detto“[94]. Sempre si parla di parola data, senza altro che la parola. Colui che sente il bisogno di giurare è perché è già insicuro di sé stesso e del concetto del prossimo a suo riguardo. E chi fa giurare testifica con quell’esigenza che diffida della sincerità e onestà del giurante.

4Come vedete, questa abitudine del giuramento è una conseguenza della disonestà morale dell’uomo. Ed è una vergogna per l’uomo. Doppia vergogna, perché l’uomo non è fedele neppure a questa cosa vergognosa che è il giuramento e irridendosi di Dio, con la stessa facilità con cui si irride del prossimo, giunge a spergiurare con la massima facilità e tranquillità.

Lo spergiuro è la creatura più abbietta.

5Vi può essere creatura più abbietta dello spergiuro? Costui, usando sovente una formola sacra, e chiamando perciò a suo complice e mallevadore Iddio, o usando l’invocazione degli affetti più cari – il padre, la madre, la moglie, i figli, i suoi morti, la sua stessa vita e i suoi organi più preziosi, invocati ad appoggio del suo bugiardo dire – induce il suo prossimo a credergli. Lo conduce perciò in inganno. È un sacrilego, un ladro, un traditore, un omicida. Di chi? Ma di Dio, perché mescola la Verità all’infamia della sua menzogna e lo sbeffeggia sfidandolo: “Colpiscimi, smentiscimi, se puoi. Tu sei là, io son qua e me ne rido”. Oh! sì! Ridete, ridete pure, o mentitori e beffeggiatori! Ma vi sarà un momento che non riderete, e sarà quando Colui a cui ogni potere è deferito vi apparirà terribile nella sua maestà e solo col suo aspetto vi farà atterriti e solo coi suoi sguardi vi fulminerà, prima, prima ancora che la sua voce vi precipiti nel vostro destino eterno marcandovi della sua maledizione.

6E’ un ladro perché si appropria di una stima che non merita. Il prossimo, scosso dal suo giurare, gliela dona, e il serpente se ne orna fingendosi ciò che non è. È un traditore perché col giuramento promette cose che non vuole mantenere. È un omicida perché, o uccide l’onore di un suo simile levandogli col falso giuramento la stima del prossimo, o uccide la sua anima, perché lo spergiuro è un abbietto peccatore agli occhi di Dio, i quali, anche se nessun altro vede la verità, la vedono. Dio non si inganna né con false parole, né con ipocrite azioni. Egli vede. Non perde per un attimo di vista ogni singolo uomo. E non vi è munita fortezza, né profonda cantina, dove non possa penetrare il suo sguardo. Anche nell’interno vostro, la fortezza singola che ogni uomo ha intorno al suo cuore, penetra Iddio. E vi giudica non per quello che giurate ma per quello che fate.

“Non giurate mai” (Mt 5,33-37)[95].

7Perciò Io, all’ordine che vi fu dato, quando fu messo in auge il giuramento per mettere freno alla menzogna e alla facilità di mancare alla parola data, sostituisco un altro ordine.

 8Non dico come gli antichi: “Non spergiurare, ma anzi mantieni i tuoi giuramenti”, ma vi dico: “Non giurate mai”. Né per il Cielo che è trono di Dio, né per la terra che è sgabello ai suoi piedi, né per Gerusalemme e il suo Tempio che sono la città del gran Re e la casa del Signore Iddio nostro.

Non giurare suoi morti.

9Non giurate né sulle tombe dei trapassati né sui loro spiriti. Le tombe sono piene di scorie di ciò che è inferiore nell’uomo e comune col bruto, gli spiriti lasciateli nella loro dimora. Fate che non soffrano e inorridiscano, se spiriti di giusti che già sono nella precognizione di Dio. E per quanto sia una precognizione, ossia cognizione parziale, perché fino al momento della Redenzione non possederanno Dio nella sua pienezza di splendori, non possono non soffrire del vedervi peccatori. E, se giusti non sono, non aumentate il loro tormento dall’aver ricordato col vostro il loro peccato. Lasciate, lasciate i morti santi nella pace, i morti non santi nelle loro pene. Non levate ai primi, non aggiungete ai secondi. Perché appellarsi ai morti? Non possono parlare. I santi perché la carità loro lo vieta: vi dovrebbero smentire troppe volte. I dannati perché l’Inferno non apre le sue porte e i dannati non aprono le bocche che per maledire, e ogni voce resta soffocata dall’odio di Satana e dei satana, perché i dannati satana sono.

Non giurare sui parenti.

10Non giurate né sul capo del padre né su quello della madre, né su quello della sposa e degli innocenti figli. Non ne avete diritto. Sono forse una moneta o una merce? Sono una firma su una carta? Sono più e meno di queste cose. Sono sangue e carne del tuo sangue, uomo, ma sono anche creature libere e tu non le puoi usare come schiave per avallo di un tuo falso. E sono meno di una firma tua propria, perché tu sei intelligente, libero e adulto, e non un interdetto o un pargolo che non sa quello che si fa e che perciò deve essere rappresentato dai parenti. Tu sei tu, un uomo dotato di ragione, e perciò sei responsabile delle tue azioni e devi agire da te, mettendo ad avallo delle tue azioni e delle tue parole la tua onestà e la tua sincerità, la stima che hai saputo suscitare tu nel prossimo, non l’onestà, la sincerità dei parenti e la stima che essi hanno saputo suscitare. Sono responsabili i padri dei figli? Sì, ma finché sono minorenni. Dopo, ognuno è responsabile di sé stesso. Non sempre da giusti nascono giusti, né una santa donna è coniugata ad un santo uomo. Perché allora usare per base di garanzia la giustizia di chi vi è congiunto? Ugualmente, da un peccatore possono nascere figli santi e, finché innocenti sono, tutti sono santi. Perché allora invocare un puro per un vostro atto impuro quale è il giuramento che si vuole poi spergiurare?

Non giurare per il proprio corpo (Mt 5,36-37)[96].

11Non giurate neppure per la vostra testa, i vostri occhi, e lingua e mani. Non ne avete diritto. Tutto quanto avete è di Dio. Voi non ne siete che i temporanei custodi, i banchieri dei tesori morali o materiali che Dio vi ha concessi. Perché usare allora di ciò che non è vostro? Potete voi aggiungere un capello al vostro capo o mutarne il colore? E se non potete fare questo, perché allora usate la vista, la parola, la libertà delle membra, per convalidare un vostro giuramento? Non sfidate Dio. Potrebbe prendervi in parola e seccare i vostri occhi come può seccare i vostri frutteti, o strapparvi i figli come può svellervi la casa, per ricordarvi che Lui è il Signore e voi i sudditi, e che è maledetto chi si idolatra al punto da ritenersi da più di Dio sfidandolo con la menzogna.

12Il vostro parlare sia: sì, sì; e no, no. Non di più. Il di più ve lo suggerisce il Maligno, e per ridere poi di voi che, non potendo tutto ritenere, cadete in menzogna e siete sbeffeggiati e conosciuti per mentitori. Sincerità, figli. Nella parola e nella preghiera.

La preghiera.

L’orazione ipocrita (Mt 6,5)[97].

13Non fate come gli ipocriti che quando pregano amano stare a pregare nelle sinagoghe o sugli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini e lodati come uomini pii e giusti mentre poi, nell’interno delle famiglie, sono colpevoli verso Dio e verso il prossimo. Non riflettete che questo è come uno spergiuro? Perché voi volete sostenere ciò che vero non è allo scopo di conquistarvi una stima che non meritate? La orazione ipocrita ha lo scopo di dire: “In verità io sono un santo. Lo giuro agli occhi di chi mi vede e che non possono mentire di vedermi pregare”. Velo steso sulla malvagità esistente, la preghiera fatta con simili scopi diviene una bestemmia.

14Lasciate che Dio vi proclami santi, e fate che tutta la vostra vita gridi per voi: “Ecco un servo di Dio “Ma voi, ma voi, per carità di voi, tacete. Non fate della vostra lingua, mossa dalla vostra superbia, un oggetto di scandalo agli occhi degli angeli. Meglio sarebbe diveniste sull’istante muti se non avete la forza di comandare all’orgoglio e alla lingua, autoproclamandovi giusti e gradevoli a Dio. Lasciate ai superbi e ai falsi questa povera gloria! Lasciate ai superbi e ai falsi questa effimera ricompensa. Povera ricompensa! Ma è quale la vogliono, e non ne avranno altra perché più di una non se ne può avere. O quella vera, del Cielo, e che è eterna e giusta. O quella non vera, della terra, che dura quanto la vita dell’uomo e anche meno e che poi, essendo ingiusta, è pagata, oltre la vita, con una ben mortificante punizione.

La preghiera del giusto (Lc 7,45)[98]

15Udite come dovete pregare e col labbro e col lavoro e con tutto voi stessi, per impulso del cuore che ama, sì, Dio, e Padre lo sente, ma che anche sempre ricorda chi è il Creatore e che è la creatura, e sta con amore riverenziale al cospetto di Dio, sempre, sia che ori o che traffichi, sia che cammini o che riposi, sia che guadagni o che benefichi. Per impulso del cuore, ho detto. È la prima ed essenziale qualità. Perché tutto viene dal cuore, e come è il cuore tale è la mente, tale la parola, lo sguardo, l’azione.

16L’uomo giusto dal suo cuore di giusto trae fuori il bene, e più ne trae più ne trova, perché il bene fatto procrea novello bene, così come il sangue che si rinnovella nel circolo delle vene e torna al cuore arricchito di sempre nuovi elementi, tratti dall’ossigeno che ha assorbito e dal succo dei cibi che ha assimilato. Mentre il perverso dal suo buio cuore pieno di frode e di veleni non può che trarre frode e veleno, che sempre più si accrescono, corroborati come sono dalle colpe che si accumulano, come nel buono dalle benedizioni di Dio che si accumulano. Credete pure che è l’esuberanza del cuore quella che trabocca dalle labbra e si rivela nelle azioni.

Fidanzamento dell’anima con Dio.

17Voi fatevi un cuore umile e puro, amoroso, fiducioso, sincero; amate Dio col pudico amore che ha una vergine per lo sposo. In verità vi dico che ogni anima è una vergine sposata all’eterno Amatore, a Dio Signor nostro; questa terra è il tempo del fidanzamento nel quale l’angelo dato a custode di ogni uomo è lo spirituale paraninfo, e tutte le ore della vita e le contingenze della vita altrettante ancelle che preparano il corredo nuziale. L’ora della morte è l’ora delle nozze compiute e allora viene la conoscenza, l’abbraccio, la fusione, e con veste di sposa compiuta l’anima può alzare il suo velo e gettarsi nelle braccia del suo Dio senza che per amare così lo Sposo possa indurre altri allo scandalo.

La preghiera interiore(Mt 6,6)[99].

18Ma per ora, o anime ancora sacrificate nel laccio del fidanzamento con Dio, quando volete parlare allo Sposo, mettetevi nella pace della vostra dimora, e soprattutto nella pace della vostra dimora interiore, e parlate, angelo di carne fiancheggiato dall’angelo custode, al Re degli angeli. Parlate al Padre vostro nel segreto del vostro cuore e della vostra stanza interiore.

L’idolatria della preghiera (Mt 6,7).[100].

19Lasciate fuori tutto quanto è mondo: e la smania di essere notati e quella di edificare, e gli scrupoli delle lunghe preghiere colme di parole, parole, parole e monotone, e tiepide e scialbe d’amore. Per carità! Liberatevi dalle misure nel pregare. In verità vi sono alcuni che sprecano più e più ore in un monologo ripetuto con le labbra sole, e che è un vero soliloquio perché neppur l’angelo custode lo ascolta, tanto è rumore vano che egli cerca di rimediare sprofondandosi di suo in ardente orazione per il suo stolto custodito. In verità vi sono alcuni che non userebbero quelle ore diversamente neppure se Dio apparisse loro dicendo: “La salute del mondo dipende dal tuo lasciare questa loquela senz’anima per andare, magari, semplicemente ad attingere dell’acqua ad un pozzo ed a spargere quell’acqua al suolo per amore di Me e dei tuoi simili”. In verità vi sono alcuni che credono più grande il loro monologo all’atto cortese di accogliere un visitatore o a quello caritativo di soccorrere un bisognoso. Sono animi caduti nell’idolatria della preghiera.

La preghiera è azione d’amore (Mt6,6)[101].

20La preghiera è azione d’amore. E amare si può tanto orando che facendo il pane, tanto meditando che assistendo un infermo, tanto compiendo pellegrinaggio al Tempio che accudendo alla famiglia, tanto sacrificando un agnello quanto sacrificando i nostri anche giusti desideri di raccogliersi nel Signore. Basta che uno intrida tutto sé stesso e ogni sua azione nell’amore. Non abbiate paura! Il Padre vede. Il Padre comprende. Il Padre ascolta. Il Padre concede. Quante grazie non sono date anche per un solo, vero, perfetto sospiro d’amore! Quanta abbondanza per un sacrificio intimo fatto con amore.

La preghiera dei gentili (Mt 6,8)[102].

21Non siate simili ai gentili. Dio non ha bisogno che gli diciate ciò che deve fare perché voi ne abbisognate. Ciò possono dirlo i pagani ai loro idoli che non possono intendere. Non voi a Dio, al vero, spirituale Iddio che non è solo Dio e Re, ma è Padre nostro e sa, prima ancora che voi glielo chiediate, di che avete bisogno.

Necessità della preghiera (Mt 7,7-11; Lc 11,9-13)[103].

22Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova, e verrà aperto a chi picchia. Quando un figlio vostro vi tende la manina dicendovi: “Padre, ho fame”, gli date forse un sasso? Gli date un serpente se vi chiede un pesce? No, anzi che date pane e pesce, ma inoltre date carezza e benedizione, perché è dolce ad un padre nutrire la sua creatura e vederne il sorriso felice. Se dunque voi di imperfetto cuore sapete dare buoni doni ai vostri figli solo per l’amore naturale, comune anche all’animale verso la prole, quanto più il Padre vostro che è nei Cieli concederà a coloro che gliele chiedono le cose buone e necessarie al loro bene. Non abbiate paura di chiedere e non abbiate paura di non ottenere!

I pagani della religione vera.

23Però -ecco che Io vi metto in guardia contro un facile errore- però non fate come i deboli nella fede e nell’amore, i pagani della religione vera -perché anche fra i credenti vi sono pagani la cui povera religione è un groviglio di superstizioni e di fede, un manomesso edificio in cui si sono infiltrate erbe parassitarie d’ogni specie, al punto che esso si sgretola e cade in rovina- i quali, deboli e pagani, sentono morire la fede se non si vedono esauditi. Voi chiedete. E vi pare giusto di chiedere. Infatti per quel momento non sarebbe neanche ingiusta quella grazia.

24Ma la vita non termina in quel momento. E ciò che è bene oggi può essere non bene domani. Voi questo non lo sapete, perché voi sapete solo il presente, ed è una grazia di Dio anche questa. Ma Dio conosce anche il futuro. E molte volte per risparmiarvi una pena maggiore vi lascia non esaudita una preghiera. Nel mio anno di vita pubblica più di una volta ho sentito dei cuori gemere: “Quanto ho sofferto allora, quando Dio non mi ha ascoltato. Ma ora dico: ‘Fu bene così perché quella grazia mi avrebbe impedito di giungere a quest’ora di Dio’.”

25Altri ho sentito dire e dirmi: “Perché, Signore, non mi esaudisci? A tutti lo fai, e a me no?”.

26E pur avendo dolore di veder soffrire ho dovuto dire: “Non posso”, perché l’esaudirli avrebbe voluto dire mettere un intralcio al loro volo alla vita perfetta.

27Anche il Padre delle volte dice: “Non posso”. Non perché non possa compiere l’atto immediato. Ma perché non lo vuole compiere per conoscenza delle conseguenze future.

Parabola del bambino malato.

28Udite. Un bambino è malato alle viscere. La madre chiama il medico e il medico dice: “Per guarire occorre digiuno assoluto”. Il bambino piange, strilla, supplica, pare languire. La madre, pietosa sempre, unisce i suoi lamenti a quelli del figlio. Le pare durezza del medico quel divieto assoluto. Le pare che possa nuocere al figlio quel digiuno e quel pianto. Ma il medico resta inesorabile. Infine dice: “Donna, io so, tu non sai. Vuoi perdere tuo figlio o vuoi che io te lo salvi?”. La madre urla: “Voglio che egli viva!”. “E allora” dice il medico “io non posso concedere cibo. Sarebbe la morte”. Anche il Padre dice così, delle volte. Voi, madri pietose del vostro io, non lo volete sentire piangere per negata grazia. Ma Dio dice: “Non posso. Sarebbe il tuo male “Viene il giorno, o viene l’eternità, in cui si giunge a dire: “Grazie, mio Dio, di non avere ascoltato la mia stoltezza!”.

Il digiuno.

Digiunare con spirito d’amore (Mt 6,16-18)[104].

29Quanto ho detto per l’orazione dico per il digiuno. Quando digiunate non prendete un’aria melanconica come usano gli ipocriti, che ad arte si sfigurano la faccia acciò il mondo sappia e creda, anche se vero non è, che essi digiunano. Anche essi hanno già avuto, con la lode del mondo, la loro mercede e non ne avranno altra. Ma voi, quando digiunate, prendete un’aria lieta, lavatevi a più acque il volto perché appaia fresco e liscio, ungetevi la barba e profumatevi le chiome, abbiate il sorriso del ben pasciuto sulle labbra. Oh! che in verità non vi è cibo che pasca quanto l’amore! E chi fa digiuno con spirito d’amore, di amore si nutre! In verità vi dico che se anche il mondo vi dirà “vanitosi e pubblicani”, il Padre vostro vedrà il vostro segreto eroico e ve ne darà doppia ricompensa. E per il digiuno, e per il sacrificio di non essere lodati per esso. Ed ora andate a dare cibo al corpo dopo che l’anima fu nutrita. Quei due poverelli restino con noi. Saranno gli ospiti benedetti che daranno sapore al nostro pane. La pace sia con voi».

Storia d’Ismaele e Sara.

30E i due poverelli restano. Sono una donna molto scarna e un vecchio molto vecchio. Ma non sono insieme. Il caso li ha riuniti, ed erano rimasti in un angolo avviliti, tendendo inutilmente la mano a quelli che passavano loro davanti. Gesù va direttamente verso di loro che non osano venire avanti e li prende per mano portandoli al centro del gruppo dei discepoli, sotto una specie di tenda che Pietro ha drizzato in un angolo e sotto la quale forse si ricoverano nella notte e si riuniscono di giorno nelle ore più calde. E una tettoia di frasche e di… mantelli. Ma serve allo scopo per quanto sia così bassa che Gesù e l’Iscariota, i due più alti, si debbano abbassare per entrarvi.

31«Ecco il padre ed ecco una sorella. Portate quanto abbiamo. Mentre prendiamo il cibo udremo la loro storia». E personalmente Gesù serve i due vergognosi e ne ascolta la lamentosa narrazione. Solo il vecchio, dopo che la figlia è andata lontano col marito e si è dimenticata del padre. Sola la donna, dopo che la febbre le ha ucciso il marito, ed è malata per giunta.

Fede d’Ismaele e di Sara.

32«Il mondo ci sprezza perché poveri siamo» dice il vecchio. «Io vado elemosinando per raggranellare di che compiere la Pasqua. Ho ottant’anni. Ho sempre fatto Pasqua e può essere l’ultima questa. Ma non voglio andare in seno ad Abramo con nessun rimorso. Come perdono alla figlia così spero essere perdonato. E voglio fare la mia Pasqua».

33«Lunga è la via, padre».

«Più lunga è quella del Cielo, se si manca al rito».

34«Vai solo? Se ti senti male per via?».

«Mi chiuderà le palpebre l’angelo di Dio».

35Gesù lo carezza sulla testa tremula e bianca e chiede alla donna: «E tu?».

«Io vado cercando lavoro. Se fossi più pasciuta guarirei dalle febbri. E se fossi guarita potrei lavorare anche ai grani».

36«Credi. che solo il cibo ti guarirebbe?».

«No. Ci sei anche Tu… Ma io sono una povera cosa, una troppo povera cosa per poter chiedere pietà».

37«E se ti guarissi, che vorresti dopo?».

«Nulla più. Avrei avuto già ben più di quanto possa sperare».

38Gesù sorride e le dà un pezzo di pane intinto in un poco di acqua e aceto che fa da bevanda. La donna lo mangia senza parlare e Gesù continua a sorridere.

Guarigione di Sara.

39Il pasto cessa presto. Era così parco! Apostoli e discepoli vanno in cerca d’ombra per le pendici, fra i cespugli. Gesù resta sotto la tenda. Il vecchione si è messo contro la parete erbosa e dorme stanco. Dopo un poco la donna, che pure si era allontanata cercando ombra e riposo, viene verso Gesù che le sorride per rincuorarla. Lei viene avanti timida e pure lieta, fin quando quasi è presso la tenda, e poi la vince la gioia e fa gli ultimi passi velocemente, cadendo bocconi con un grido soffocato: «Tu mi hai guarita! Benedetto! È l’ora del grande brivido ed io non l’ho più… Oh!» e bacia i piedi di Gesù.

40«Sei sicura di essere guarita? Io non te l’ho detto. Potrebbe essere un caso…»

41«Oh! no! Ora ho compreso il tuo sorriso nel darmi quel pane. La tua virtù è entrata in me con quel boccone. Io non ho nulla da ricambiarti fuorché il mio cuore. Comanda alla tua serva, Signore, ed ella ti ubbidirà fino alla morte». 

42«Sì. Vedi quel vecchio? È solo ed è un giusto. Tu avevi un marito e te lo levò la morte. Egli aveva una figlia e gliela levò l’egoismo. È peggio. Eppure non impreca. Ma non è giusto che vada solo nelle sue ultime ore. Siigli figlia».

«Sì, mio Signore».

43«Ma guarda che vuol dire lavorare per due».

«Sono forte, ora, e lo farò».

44«Vai allora là, su quel greppo, e di’ all’uomo che riposa là, a quello vestito di bigio, che venga da Me».

La donna va sollecita e torna con Simone Zelote.

Amare è la natura del Messia.

45«Vieni, Simone. Ti devo parlare. Attendi, donna».

Gesù si allontana qualche metro.

46«Pensi che Lazzaro avrebbe difficoltà ad accogliere una lavoratrice di più?».

«Lazzaro? Ma io credo che non sappia neppure quanti sono i suoi servi! Uno più, uno meno!… Ma chi è?».

47«Quella donna. L’ho guarita e.…»

«Basta, Maestro. Se Tu l’hai sanata è segno che l’ami. Ciò che Tu ami è sacro a Lazzaro. Mi impegno per lui».

48«È vero. Ciò che Io amo è sacro a Lazzaro. Hai detto bene. E per questo Lazzaro diventerà santo, perché amando ciò che Io amo amerà la perfezione. Voglio unire quel vecchio a quella donna e far fare l’ultima sua Pasqua in letizia a quel patriarca. Voglio molto bene Io ai vecchi santi, e se posso dar loro tramonto sereno sono felice».

49«Vuoi bene anche ai bambini…»

«Sì, e ai malati…»

«E a quelli che piangono…»

«E a quelli che sono soli…»

50«Oh! mio Maestro! Ma non ti accorgi di volere bene a tutti? Anche ai tuoi nemici?».

51«Non me ne accorgo, Simone. Amare è la mia natura. Ecco che il patriarca si sveglia. Andiamo a dirgli che farà la Pasqua con una figlia vicino e senza più bisogno del pane».

Una figlia per Ismaele.

52Tornano alla tenda dove la donna li attende e vanno tutti e tre dal vecchio che si è seduto e si riallaccia i sandali.

53«Che fai, padre?».

«Scendo a valle. Spero trovare un ricovero per la notte, e domani mendicherò sulla via, e poi giù, giù, giù, fra un mese, se non muoio, sarò al Tempio».

«No».

«Non devo? Perché?».

54«Perché il buon Dio non vuole. Non andrai solo. Questa verrà con te. Ti condurrà dove Io dirò e sarete accolti per amor mio. Farai la tua Pasqua, ma senza fatica. La tua croce l’hai già portata, padre. Posala adesso. E raccogliti solo in orazione di grazie al buon Dio».

55«Ma perché… ma perché… io… io non merito tanto… Tu… una figlia… Più che se mi donassi vent’anni… E dove, dove mi mandi? …» Il vecchio piange fra il cespuglio del suo barbone.

«Da Lazzaro di Teofilo. Non so se lo conosci».

56«Oh!… io sono dei confini della Siria e ricordo Teofilo. Ma… ma… oh! Figlio benedetto di Dio, lascia che io ti benedica!».

57E Gesù, seduto come è sull’erba, di fronte al vecchione, veramente si curva per lasciare che lo stesso gli imponga, solenne, le mani sul capo, tuonando, con la sua voce cavernosa di vegliardo, l’antica benedizione: «Il Signore ti benedica e custodisca. Il Signore ti mostri la sua faccia e abbia di te misericordia. Il Signore volga a te il suo volto e ti dia la sua pace».

58E Gesù, Simone e la donna rispondono insieme: «E così sia».

10. Quinto discorso della Montagna: l’uso delle ricchezze, l’elemosina,
la fiducia in Dio
[105].

L’uso delle ricchezze.

Fra la moltitudine.

1La folla aumenta sempre, più i giorni passano. Vi sono uomini, donne, vecchi, bambini, ricchi, poveri. È sempre presente la coppia Stefano-Erma, per quanto ancora non aggregata e fusa ai vecchi discepoli capitanati da Isacco. E ancora vi è la nuova coppia, costituita ieri, del vecchione e della donna. Sono ben davanti, vicino al loro Consolatore, e i loro aspetti sono molto più sollevati di ieri. Il vecchio, quasi per rifarsi dei molti mesi o anni che fu trascurato dalla figlia, ha messo la sua mano rugosa sulle ginocchia della donna, e questa gliela carezza per quel bisogno innato della donna, moralmente sana, di essere materna.

2Gesù passa loro vicino per salire al suo rustico pulpito e nel passare carezza la testa del vecchione, che lo guarda come lo vedesse già in veste di Dio. Pietro dice qualcosa a Gesù, che gli fa un cenno come dire: «Non importa». Ma non capisco quello che dice l’apostolo, che però resta vicino a Gesù e al quale si uniscono poi Giuda Taddeo e Matteo. Gli altri si perdono fra la moltitudine.

Il giusto uso delle ricchezze.

3«La pace sia con tutti voi! Ieri ho parlato della preghiera, del giuramento, del digiuno. Oggi vi voglio istruire su altre perfezioni. Sono anche esse preghiera, fiducia, sincerità, amore, religione. La prima di cui parlo è il giusto uso delle ricchezze, mutate, per buona volontà del servo fedele, in altrettanti tesori del Cielo. I tesori della terra non durano[106]. Ma i tesori del Cielo sono eterni[107]. Avete in voi l’amore a ciò che è vostro? Vi fa pena il morire perché non potete più curare i vostri beni e li dovete lasciare? E allora trasponeteli in Cielo! Voi dite: “Nel Cielo non entra ciò che è della terra e Tu insegni che il denaro è la cosa più lurida della terra. Come possiamo allora trasportarlo in Cielo?”. No. Non potete portare le monete, materiali quali sono, nel Regno dove tutto è spirito. Ma potete portare il frutto delle monete. Quando voi date ad un banchiere il vostro oro, perché lo date? Perché lo faccia fruttare. Non ve ne private certo, sebbene momentaneamente, perché egli ve lo renda tal quale. Ma volete che su dieci talenti egli ve ne renda dieci più uno, o più ancora. Allora siete felici e lodate il banchiere. Altrimenti dite: “Costui è un onesto, ma è uno sciocco”. E se poi, invece dei dieci più uno, ve ne dà nove dicendo: “Ho perduto il resto”, voi lo denunciate e lo gettate in prigione.

4Cosa è il frutto del denaro? Semina forse il banchiere i vostri denari e li annaffia per farli crescere? No. Il frutto è dato da un accorto maneggio di affari, di modo che, e con ipoteche e con prestiti a interesse, il denaro si aumenti dell’aggio giustamente richiesto per il favore dell’oro prestato. Non è così? Ora dunque udite. Dio vi dà le ricchezze terrene. A quali molte, a quali appena quante necessitano al vivere, e vi dice: “Ora a te. Io te le ho date. Fai di questi mezzi un fine quale il mio amore lo desidera per tuo bene. Io te le affido[108]. Ma non perché tu te ne faccia un male. Per la stima che ho in te, per riconoscenza dei miei doni, tu fa’ fruttare, e per questa vera Patria, i tuoi beni.

5Ed ecco il metodo per giungere a questo fine[109].

I tesori falsi (Mt 6, 19)[110].

6Non vogliate accumulare i vostri tesori sulla terra[111], vivendo per essi, essendo crudeli per essi, essendo maledetti dal prossimo e da Dio per essi. Non merita. Sono sempre insicuri quaggiù. I ladri possono sempre derubarvi. Il fuoco può distruggervi le case. Le malattie delle piante o delle mandre sterminarvi greggi e frutteti. Quante cose insidiano i beni! Siano essi immobili e inattaccabili, come le case e l’oro; o siano soggetti ad essere lesi nella loro natura, come tutto quanto vive, come sono i vegetali e gli animali; e persino siano le stoffe preziose, possono essere soggetti a menomazione. Il fulmine sulle case, e le fiamme e le acque; e i ladri, la ruggine, la siccità, i roditori, gli insetti sui campi; il capostorno, le febbri, le scosciature, le morve negli animali; le tignole e i topi nelle stoffe preziose e nei mobili pregiati; l’erosione delle ossidazioni nei vasellami, e lumiere, e cancelli artistici; tutto, tutto è soggetto a menomazione.

I tesori veri (Mt 6,20-21)[112].

7Ma se voi di tutto questo bene terreno fate un bene soprannaturale, ecco che esso è salvo da ogni lesione del tempo, degli uomini e delle intemperie. Fatevi delle borse in Cielo, là dove non entrano ladri e dove non accadono sventure. Lavorate con l’amore misericordioso verso tutte le miserie della terra. Accarezzate, sì, le vostre monete, baciatele anche, se volete, giubilate per le messe che prosperano, per i vigneti carichi di grappoli, per gli ulivi che si piegano sotto il peso di infinite ulive, per le pecore dal fecondo seno e dalle turgide mammelle. Fate tutto ciò. Ma non sterilmente. Non umanamente. Fatelo con amore e ammirazione, con godimento e calcolo soprannaturale.

La preghiera del giusto.

8“Grazie, mio Dio, di questa moneta, di queste messi, di queste piante, di queste pecore, di questi commerci! Grazie, pecore, piante, prati, commerci, che mi servite così bene. Siate benedetti tutti, perché per tua bontà, o Eterno, e per vostra bontà, o cose, ecco che io posso fare tanto bene a chi ha fame, a chi è ignudo, senza tetto, malato, solo… Lo scorso anno feci per dieci. Quest’anno -poiché, per quanto io abbia dato molto in elemosina, ho maggior denaro e più pingui sono i raccolti e numerosi i greggi- ecco che io darò due, tre volte, quanto diedi lo scorso anno. Perché tutti, anche i derelitti di ogni bene loro proprio, godano della mia gioia e benedicano, con me, Te, Signore eterno”. Ecco la preghiera del giusto. Quella preghiera che, unita all’azione, trasporta i vostri beni in Cielo, e non solo ve li conserva eternamente, ma ve li fa trovare aumentati dei frutti santi dell’amore.

Dove sta il tuo tesoro, sta il tuo cuore (Mt 6,21)[113].

9Abbiate il vostro tesoro in Cielo per avere là il vostro cuore al disopra e al di là del pericolo che non solo l’oro, le case, i campi, le greggi possano subire sventura, ma che sia insidiato il vostro stesso cuore e derubato, corroso, bruciato, ucciso dallo spirito del mondo. Se così farete avrete il vostro tesoro nel vostro cuore perché avrete Dio in voi fino al giorno beato in cui voi sarete in Lui.

L’elemosina.

L’Opera di giustizia soprannaturale (Mt 6,1)[114].

10Però, per non diminuire il frutto della carità, badate di essere caritatevoli con spirito soprannaturale. Come ho detto per la preghiera e il digiuno, così dico per la beneficenza e di ogni altra opera buona che possiate fare. Conservate il bene che fate dalla violazione del senso del mondo, conservatelo vergine da umana lode.

11Non profanate la rosa profumata, vero incensiere di profumi grati al Signore, della vostra carità e del vostro agire buono. Profana il bene lo spirito di superbia, il desiderio di esser notati nel fare il bene e la ricerca della lode. La rosa della carità allora viene sbavata e corrosa dai lumaconi viscidi dell’orgoglio soddisfatto, e nell’incensiere cadono fetide paglie della lettiera su cui il superbo si crogiola come bestia ben pasciuta.

12Oh! quelle beneficenze fatte per esser citati! Ma meglio, meglio non farle affatto! Chi non fa pecca di durezza. Chi fa, facendo conoscere e la somma data e il nome di chi l’ha avuta, e mendicando la lode, pecca di superbia col rendere nota l’offerta, ossia dice: “Vedete quanto io posso?”, pecca di anticarità perché mortifica il beneficato col rendere noto il suo nome, pecca di avarizia spirituale volendo accumulare lodi umane… Paglie, paglie, non di più che paglie. Fate che vi lodi Dio coi suoi angeli.

L’elemosina nel segreto (Mt 6,2-4)[115].

13Voi, quando fate elemosina, non suonate la tromba davanti a voi per attirare l’attenzione del passante ed essere onorato come gli ipocriti, che vogliono l’applauso degli uomini e perciò fanno elemosina solo là dove possono essere visti da molti. Anche questi hanno già avuto la loro mercede e non ne avranno altra da Dio. Voi non incorrete nella stessa colpa e nella stessa presunzione. Ma quando fate elemosina non sappia la vostra sinistra quel che fa la destra, tanto nascosta e pudica è la vostra elemosina, e poi dimenticatevene. Non state a rimirarvi l’atto compiuto, gonfiandovi di esso come fa il rospo, che si rimira coi suoi occhi velati nello stagno e che, posto che vede riflessi nell’acqua ferma le nuvole, gli alberi, il carro fermo presso la riva, e vede lui così piccino rispetto a quelli così grossi, si empie d’aria fino a scoppiare. Anche la vostra carità è un nulla rispetto all’Infinito che è la Carità di Dio, e se voleste divenire simili a Lui e rendere la vostra carità piccina, grossa, grossa, grossa per uguagliare la sua, vi empireste di vento d’orgoglio e finireste per perire.

14Dimenticatevene. Dell’atto in sé stesso dimenticatevene. Vi resterà sempre presente una luce, una voce, un miele, e vi farà luminoso il giorno, dolce il giorno, beato il giorno. Perché quella luce sarà il sorriso di Dio, quel miele la pace spirituale che è ancora Dio, quella voce la voce del Padre-Dio che vi dirà: “Grazie”. Egli vede il male occulto e vede il bene nascosto, e ve ne darà ricompensa. Io ve lo…»

Dibattito sulla beneficenza del Messia.

Tesi menzognera.

15«Maestro, Tu menti alle tue parole!».

L’insulto, astioso e improvviso, viene dal centro della folla. Tutti si volgono in direzione della voce. Vi è della confusione.

16Pietro dice: «Te lo avevo detto! Eh! quando c’è uno di quelli lì… non va più bene niente!».

17Fra la folla partono fischi e mormorii verso l’insultatore. Gesù è il solo che resti calmo. Ha incrociato le braccia sul petto e sta alto, col sole in fronte, ritto sul suo masso, nel suo abito azzurro cupo. L’insultatore continua, incurante della reazione della folla: «Sei un cattivo maestro perché insegni ciò che non fai e.…».

18«Taci! Va’ via! Vergognati!» urla la folla. E ancora: «Vai dai tuoi scribi! A noi ci basta il Maestro. Gli ipocriti con gli ipocriti! Falsi maestri! Strozzini! …» e continuerebbero, ma Gesù tuona: «Silenzio! Lasciatelo parlare» e la gente non urla più, ma bisbiglia i suoi improperi conditi da occhiate feroci.

19«Sì. Tu insegni ciò che non fai. Dici che si deve fare elemosina senza essere visti e ieri, alla presenza di tutto un popolo, hai detto a due poveri: “Rimanete e vi sfamerò”.

20«Ho detto: “Rimangano i due poverelli. Saranno gli ospiti benedetti e daranno sapore al nostro pane”. Non di più. Non ho significato di volerli sfamare. Quale è quel povero che almeno non ha un pane? La gioia era di dar loro amicizia buona».

21«Eh! già! Sei astuto e sai fare l’agnello! …».

Testimonianza d’Ismaele.

22Il vecchione si alza, si volta e alzando il suo bastone grida: «Lingua infernale che accusi il Santo, credi forse di sapere tutto e di potere accusare per ciò che sai? Come ignori chi è Dio e chi è Colui che tu insulti, così ignori le sue azioni. Solo gli angeli e il mio cuore giubilante lo sanno. Udite, uomini, udite tutti, e sappiate se Gesù è il mentitore e il superbo che questo avanzo del Tempio vuol dire. Egli…»

23«Taci, Ismaele! Taci per amor mio! Se ti ho fatto felice, fammi felice tacendo» lo prega Gesù.

24«Ti ubbidisco, Figlio santo. Ma lasciami dire questo solo: la benedizione del vecchio israelita fedele è su di Lui che mi ha beneficato da Dio, e Dio l’ha messa sulle mie labbra per me e per Sara, mia figlia novella. Ma sul tuo capo non sarà benedizione. Io non ti maledico. Non sporco la mia bocca, che deve dire a Dio: “Accoglimi”, con una maledizione. Non l’ho avuta neppure per chi mi ha rinnegato, e già ne ho ricompensa divina. Ma ci sarà chi fa le veci dell’Innocente accusato e di Ismaele, amico di Dio che lo benefica».

Testimonianza della folla.

25Un coro di urli fa chiusa al discorso del vecchio che si siede di nuovo, e un uomo se la svigna e se ne va, inseguito da improperi. E poi la folla grida a Gesù: «Continua, continua, Maestro santo! Noi non ascoltiamo che Te, e Tu ascolta noi. Non quei corvi maledetti! È gelosia la loro. Perché ti amiamo più di loro! Ma in Te è santità, in loro cattiveria. Parla, parla! Vedi che non ci punge più altro desiderio che la tua parola. Case, commerci? Nulla per udire Te!».

26«Sì, parlo. Ma non ve la prendete. Pregate per quegl’infelici. Perdonate come Io perdono. Perché se perdonerete agli uomini i loro falli, anche il vostro Padre dei Cieli vi perdonerà i vostri peccati. Ma se avrete rancore e non perdonerete agli uomini, nemmeno il Padre vostro vi perdonerà le vostre mancanze. E tutti hanno bisogno di perdono.

Regole per fare il bene.

27Vi dicevo che Dio vi darà ricompensa anche se voi non gli chiedete premio per il bene fatto. Ma voi non fate il bene per avere ricompensa, per avere una mallevadoria per il domani. Non fate il bene misurato e trattenuto dalla tema: “E poi, per me, ne avrò ancora? E se non avrò più nulla chi mi aiuterà? Troverò chi mi fa ciò che ho fatto? E quando non potrò più dare, sarò ancora amato?”.

28Guardate: Io ho amici potenti fra i ricchi e amici fra i miseri della terra. E in verità vi dico che non sono gli amici potenti i più amati. Vado da quelli non per amore di Me e per mio utile. Ma perché da essi posso avere molto per chi non ha nulla. Io sono povero. Non ho nulla. Vorrei avere tutti i tesori del mondo e mutarli in pane per chi ha fame, in tetto per chi è senza tetto, in vesti per chi è ignudo, in medicine per chi è malato. Voi direte: “Tu puoi guarire”. Sì. Questo ed altro posso. Ma non sempre è la fede negli altri, ed Io non posso fare ciò che farei e che vorrei fare se trovassi della fede nei cuori per Me. Io vorrei beneficare anche questi che non hanno fede. E posto che non chiedono il miracolo al Figlio dell’uomo vorrei, da uomo a uomo, dar loro soccorso. Ma non ho nulla. Per questo Io tendo la mano a chi ha e chiedo: “Fammi la carità, in nome di Dio”. Ecco perché Io ho amicizie in alto. Domani, quando Io non sarò più sulla terra, ancora vi saranno i poveri, ed Io non ci sarò né a compiere miracolo per chi ha fede, né a fare elemosina per portare alla fede. Ma allora i miei amici ricchi avranno imparato, al mio contatto, come si fa a beneficare, e i miei apostoli avranno, pure dal mio contatto, imparato a elemosinare per amore dei fratelli. E i poveri avranno sempre un soccorso.

29Ebbene, ieri Io, da uno che non ha nulla, ho avuto più di quanto mi hanno dato tutti coloro che hanno. È un amico povero quanto Me. Ma mi ha dato una cosa che non si compera con nessuna moneta e che mi ha fatto felice, riportandomi tante ore serene della mia fanciullezza e giovinezza, quando ogni sera sul mio capo si imponevano le mani del Giusto ed Io andavo al riposo con la sua benedizione per custode del mio sonno. Ieri questo mio amico povero mi ha fatto re con la sua benedizione. Vedete che ciò che lui mi ha dato nessuno dei miei amici ricchi me l’ha mai dato. Perciò non temete. Anche se non avrete più potenza di denaro, solo che abbiate amore e santità, potrete beneficare chi è povero, stanco o afflitto.

La sollecitudine del Padre.

“Non affannatevi per il cibo” (Mt 6,25)[116].

30E perciò vi dico: non siate troppo solleciti per tema di avere poco. Avrete sempre il necessario. Non siate troppo preoccupati pensando al futuro. Nessuno sa quanto futuro ha ancora davanti. Non siate in pensiero per quello che mangerete per sostenervi nella vita, né di che vi vestirete per tenere caldo il vostro corpo. La vita del vostro spirito è ben più preziosa del ventre e delle membra, vale molto più del cibo e del vestito, così come la vita materiale è più del cibo e il corpo più della veste. E il Padre vostro lo sa. Sappiatelo dunque anche voi.

L’esempio degli uccelli (Mt 6,26-27)[117].

31Guardate gli uccelli dell’aria: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, eppure non muoiono di fame perché il Padre celeste li nutre. Voi uomini, creature predilette del Padre, valete molto più di loro.

32Chi di voi, con tutto il suo ingegno, può aggiungere alla sua statura un sol cubito? Se non riuscite ad alzare la vostra statura neppure di un palmo, come potete pensare di mutare le vostre condizioni future, aumentando le vostre ricchezze per garantirvi una lunga e prospera vecchiaia? Potete dire alla morte: “Tu mi verrai a prendere quando io vorrò”? Non potete. A che, allora, preoccuparvi del domani?

L’esempio dei gigli del campo (Mt 6,28-30)[118].

33E perché avere tanta pena per tema dì rimanere senza vesti? Guardate come crescono i gigli del campo: non faticano, non filano, non vanno dai venditori di panni a fare acquisti. Eppure vi assicuro che nemmeno Salomone con tutta la sua gloria fu mai vestito come uno di loro. Ora se Dio riveste così l’erba del campo, che oggi è e domani serve a scaldare il forno o a pasturare il gregge e finisce in cenere o in sterco, quanto più provvederà voi, figli suoi.

Evitate preoccupazioni pagane (Mt 6,3 1-32)[119].

34Non siate gente di poca fede. Non vi angosciate per un futuro incerto, dicendo: “Quando sarò vecchio come mangerò? Che berrò? Come mi vestirò?”. Queste preoccupazioni lasciatele ai gentili che non hanno l’alata certezza della paternità divina. Voi l’avete e sapete che il Padre sa i vostri bisogni e che vi ama. Fidate dunque in Lui.

Cercate prima il Regno di Dio (Mt 6,33)[120].

35Cercate prima le cose veramente necessarie: la fede, la bontà, la carità, l’umiltà, la misericordia, la purezza, la giustizia, la mansuetudine, le tre e le quattro virtù principali, e tutte, tutte le altre ancora, di modo da essere amici di Dio e di avere diritto al suo Regno. E vi assicuro che tutto il resto vi sarà dato per giunta senza che neppure lo chiediate. Non vi è ricco più ricco del santo, e sicuro più sicuro di esso. Dio è col santo. Il santo è con Dio. Per il suo corpo non chiede, e Dio lo provvede del necessario. Ma lavora per il suo spirito, ed a questo Dio dà Sé stesso, qui, e il Paradiso oltre la vita.

Lasciate ad ogni giorno il suo affanno! (Mt 6,34)[121].

36Non mettetevi dunque in pena per ciò che non merita la vostra pena. Affliggetevi di essere imperfetti, non di essere scarsi di beni terreni. Non crucciatevi per il domani. Il domani penserà a sé stesso, e voi ad esso penserete quando lo vivrete. Perché pensarvi da oggi? Non è già abbastanza piena dei ricordi penosi di ieri, e dei pensieri crucciosi di oggi, la vita, per sentire bisogno di mettervi anche gli incubi dei “che sarà?” del domani? Lasciate ad ogni giorno il suo affanno! Ve ne saranno sempre più di quante ne vorremmo di pene nella vita, senza aggiungere pene presenti a pene future! Dite sempre la grande parola di Dio: “Oggi”. Siete suoi figli, creati secondo la sua somiglianza. Dite dunque con Lui: “Oggi”.

37E oggi Io vi do la mia benedizione. Vi accompagni fino all’inizio del nuovo oggi, di domani, ossia di quando vi darò nuovamente la pace in nome di Dio».

11. Sesto discorso della Montagna: la scelta tra Bene e Male, la Maddalena, l’adulterio, il divorzio[122].

Accoglienza e solidarietà.

Ambiente primaverile.

1In una mattinata splendida, di un nitore d’aria ancora più vivo del solito, per cui pare che le lontananze si accorcino o che le cose siano viste attraverso una lente oculare che le rende nitide anche nei più piccoli particolari, si prepara la folla ad ascoltare il Maestro. Di giorno in giorno la natura si fa più bella, rivestendosi della veste opulenta della piena primavera, che in Palestina mi pare sia proprio fra marzo e aprile, perché dopo prende già l’aspetto estivo con i grani maturi e le foglie già folte e complete. Ora è tutto un fiore. Dall’alto del monte, che di suo si è vestito di fiori anche nei punti apparentemente meno atti a fiorire, si vede la pianura col suo mareggiare di grani ancora flessuosi al vento, che dà loro moto d’onda verde glauca, appena tinta di oro pallido sulla cima delle spighe che graniscono fra le reste spinose. Su questo ondulare di messi al vento lieve, stanno ritti nella loro veste dì petali -e sembrano tanti enormi piumini da cipria oppure pallottole di garza bianca, rosa tenuissimo, rosa carico, rosso vivo- gli alberi da frutto, e raccolti nella loro veste di penitenti ascetici gli ulivi pregano, e la loro preghiera già si muta in un nevicare, per ora ancora incerto, di fiorellini bianchi.

2L’Hermon è un alabastro rosa nella cima che il sole bacia, e dall’alabastro scendono due fili di diamante – da qui sembrano fili – dai quali il sole trae uno scintillio quasi irreale, e poi si affossano sotto le gallerie verdi dei boschi e non si vedono più altro che a valle, dove formano corsi d’acqua che certo vanno al lago di Meron, da qui invisibile, e poi ne escono con le belle acque del Giordano per poi tuffarsi nuovamente nello zaffiro chiaro del mare di Galilea, che è tutto un tremolio di scaglie preziose alle quali il sole fa da castone e da fiamma. Sembra che le vele scorrenti su questo specchio, quieto e splendido nella sua cornice di giardini e campagne meravigliose, siano guidate dalle nuvolette leggiere che veleggiano nell’altro mare del cielo.

Veramente il creato ride in questa giornata di primavera e in quest’ora mattutina.

Accoglienza e solidarietà.

3E la gente affluisce, affluisce, senza posa. Sale da tutte le parti: vecchi, sani, malati, bimbi, sposi che pensano iniziare la loro vita con la benedizione della parola di Dio, mendichi, benestanti che chiamano gli apostoli e danno loro offerte per chi non ha, e pare si confessino tanto cercano un posto nascosto per farlo.

4Tommaso ha preso una delle loro sacche da viaggio e rovescia in essa tranquillamente tutto questo tesoro di monete, come fosse del becchime da polli, e poi porta tutto vicino al masso dove Gesù parla, e ride allegro dicendo: «Godi, Maestro! Oggi ne hai per tutti!».

5Gesù sorride e dice: «E cominceremo subito, perché chi è triste sia subito contento. Tu e i compagni scegliete i malati e i poveri e portateli qui davanti».

6Cosa che avviene con un tempo relativamente breve, perché si deve ascoltare i casi di questo e quello, e durerebbe molto di più senza l’aiuto pratico di Tommaso che col suo vocione potente, montato su un sasso per essere visto, grida: «Tutti coloro che hanno sofferenze nel corpo vadano a destra di me, là, dove è ombra».

7Lo imita l’Iscariota, anche lui dotato di una voce non comune in potenza e bellezza, che a sua volta grida: «E tutti coloro che credono avere diritto all’obolo vengano qui, intorno a me. E badate bene di non mentire perché l’occhio del Maestro legge nei cuori».

Attività degli apostoli.

8La folla si agita per separarsi così in tre parti: chi è malato, chi è povero, chi è solo desideroso di dottrina. Ma fra questi ultimi, due, poi tre, sembrano aver bisogno di qualche cosa che non è salute e non è denaro, ma che è più necessario di queste cose. Una donna e due uomini. Guardano, guardano gli apostoli e non osano parlare. Passa Simone Zelote col suo aspetto severo; passa Pietro indaffarato che arringa una diecina dì frugoli, ai quali promette delle ulive se staranno buoni fino alla fine e delle busse se faranno baccano mentre parla il Maestro; passa Bartolomeo anziano e serio; passa Matteo con Filippo, che portano a braccia uno storpiato che troppa fatica avrebbe fatto a fendere la folla fitta; passano i cugini del Signore dando braccio ad un mendicante quasi cieco e ad una poverella di chissà quanti mai anni, che piange narrando a Giacomo tutti i suoi guai; passa Giacomo di Zebedeo con in braccio una povera bambina, certo malata, che egli ha preso alla madre, che lo segue affannosa, per impedire che la folla le faccia del male; ultimi a passare sono gli, potrei dire, indivisibili Andrea e Giovanni, perché se Giovanni, nella sua serena naturalezza di fanciullo santo, va ugualmente con tutti i compagni, Andrea, per la sua grande ritenutezza, preferisce andare con l’antico compagno di pesca e di fede nel Battista. Questi erano rimasti presso l’imbocco dei due sentieri principali, per dirigere ancora la folla ai suoi posti, ma ora il monte non presenta altri pellegrini sulle sue vie sassose, e i due si riuniscono per andare dal Maestro con le ultime offerte ricevute.

Alcuni casi di coscienza.

Miserie senza povertà.

9Gesù è già curvo sui malati, e gli osanna della folla punteggiano i singoli miracoli. La donna, che pare tutta in pena, osa tirare per la veste Giovanni che parla con Andrea e sorride. Egli si china e le chiede: «Che vuoi, donna?».

«Vorrei parlare col Maestro…»

«Hai del male? Povera non sei…»

«Non ho male e non sono povera. Ma ho bisogno di Lui… perché vi sono mali senza febbre e vi sono miserie senza povertà, e la mia… e la mia…» e piange.

«Senti, Andrea. Questa donna ha una pena nel cuore e vorrebbe dirla al Maestro. Come facciamo?».

Andrea guarda la donna e dice: «Certo è cosa che addolora farla conoscere…». La donna assente col capo. Andrea riprende: «Non piangere… Giovanni, fa’ di portarla dietro la nostra tettoia. Io porterò il Maestro».

10E Giovanni, col suo sorriso, prega di far largo per poter passare, mentre Andrea va in direzione opposta verso Gesù. Ma la mossa è osservata dai due uomini afflitti, e un fermo Giovanni ed uno Andrea, e dopo poco, ecco, che tanto l’uno che l’altro sono insieme a Giovanni e alla donna dietro il riparo di frasche che fa da parete alla tenda.

11Andrea raggiunge Gesù nel momento che Questo guarisce lo storpiato, che alza le grucce come due trofei, arzillo come un ballerino, gridando la sua benedizione. Andrea sussurra: «Maestro, dietro la nostra tettoia vi sono tre che piangono. Ma il loro affanno è di cuore e non può essere noto…».

«Va bene. Ho ancora questa bambina e questa donna. Poi verrò. Va’ a dire loro che abbiano fede».

Guarigione di una bambina malata alla spina.

12Andrea se ne va mentre Gesù si china sulla bambina che la madre ha ripreso in grembo: «Come ti chiami?» le chiede Gesù.

«Maria».

«Ed Io come mi chiamo?».

«Gesù» risponde la bambina.

«E chi sono?».

«Il Messia del Signore venuto per dare bene ai corpi e alle anime».

«Chi te lo ha detto?».

«La mamma e il papà che sperano in Te per la mia vita».

«Vivi e sii buona».

La bambina, che credo fosse malata alla spina perché, per quanto già sui sette e più anni, non si muoveva che con le mani ed era tutta stretta in grosse e dure fasce dalle ascelle alle anche – si vedono perché la madre le ha aperto la vesticciola per mostrarle – sta così come era per qualche minuto, poi ha un sussulto e scivola dal grembo materno a terra e corre da Gesù, che sta guarendo la donna di cui non capisco il caso.

13I malati sono esauditi tutti e sono quelli che più urlano fra la molta folla che applaude al «Figlio di Davide, gloria di Dio e nostra».

14Gesù va verso la tettoia. Giuda di Keriot grida: «Maestro! E questi?».

Gesù si volge e dice: «Attendano dove sono. Saranno essi pure consolati» e va lesto dietro le frasche, là dove sono, con Andrea e Giovanni, i tre in pena.

Un caso di adulterio.

15«Prima la donna. Vieni con Me fra queste siepi. Parla senza timore».

«Signore, mio marito mi abbandona per una prostituta. Ho cinque figli, e l’ultimo ha due anni… Il mio dolore è grande… e penso ai figli… Non so se li vorrà lui o li lascerà a me. I maschi, il primo almeno, lo vorrà… Ed io che l’ho partorito non devo più avere la gioia di vederlo? E che penseranno essi del padre o di me? Di uno devono pensare male. Ed io non vorrei giudicassero il padre loro…»

«Non piangere. Sono il Padrone della vita e della morte. Tuo marito non sposerà quella donna. Vai in pace e continua ad essere buona».

«Ma… non ucciderai lui? Oh! Signore, io lo amo!».

Gesù sorride: «Non ucciderò nessuno. Ma ci sarà chi farà il suo mestiere. Sappi che il demonio non è da più di Dio. Tornando alla tua città saprai che ci fu chi uccise la creatura malefica e in un modo tale che tuo marito comprenderà che cosa stava facendo e ti amerà di rinato amore».

La donna gli bacia la mano, che Gesù le ha messo sulla testa, e se ne va.

Un caso di suggestione amorosa.

16Viene uno degli uomini. «Ho una figlia, Signore. Sventuratamente andò a Tiberiade con delle amiche e fu come avesse aspirato il tossico. Mi è tornata come ebbra. Vuole andarsene con un greco… e poi… Ma perché mi è nata? Sua madre è malata di dolore e forse morrà… Io… solo le tue parole, che ho udito l’inverno passato, mi trattengono da ucciderla. Ma, te lo confesso, il mio cuore l’ha già maledetta».

«No. Dio, che Padre è, non maledice che a peccato compiuto e ostinato. Che vuoi da Me?».

«Che Tu la ravveda».

«Io non la conosco ed ella, certo, da Me non viene»

«Ma Tu puoi cambiarle il cuore anche da lontano! Sai chi mi manda a Te? Giovanna di Cusa. Stava partendo per Gerusalemme quando io sono andato al suo palazzo per chiedere se le era noto questo greco infame. Pensavo che ella non lo conoscesse perché ella è buona, pur vivendo a Tiberiade, ma poiché Cusa avvicina i gentili… Non lo conosce. Ma mi ha detto: “Vai da Gesù. Egli mi ha richiamato lo spirito da tanto lontano e mi ha guarita, con quella chiamata, dalla mia etisia. Guarirà anche il cuore a tua figlia. Io pregherò e tu abbi fede”. Ce l’ho. Lo vedi. Abbi pietà, Maestro».

«Tua figlia entro questa sera piangerà sui ginocchi di sua madre chiedendo perdono. Tu pure sii buono come la madre: perdona. Il passato è morto».

«Sì, Maestro. Come Tu vuoi e che Tu sia benedetto!». Si rivolge per andarsene… ma poi torna sui suoi passi: «Perdona, Maestro… Ma ho tanta paura… La lussuria è un tal demone! Dammi un filo della tua veste. Lo metterò nel capezzale di mia figlia. Mentre dorme il demonio non la tenterà».

Gesù sorride e crolla il capo… ma accontenta l’uomo dicendo: «Perché tu sia più tranquillo.

Ma credi che quando Dio dice: “Voglio” il diavolo se ne va senza bisogno di altro. Vuol dire che terrai questo per ricordo di Me» e dà un fiocchetto delle sue frange.

Un caso di furto.

17Viene il terzo uomo: «Maestro, mio padre è morto. Noi credevamo avesse delle ricchezze in denaro. Non ne abbiamo trovate. E sarebbe poco male, perché non ci manca il pane fra fratelli. Ma io vivevo con mio padre, essendo il primogenito. Gli altri due fratelli mi accusano di avere fatto sparire le monete e mi vogliono fare causa come ladro. Tu vedi il mio cuore. Io non ho rubato un picciolo. Mio padre teneva i suoi denari in uno scrigno, in una cassetta di ferro. Morto che fu, aprimmo lo scrigno e la cassetta non c’era più. Loro dicono: “Questa notte, mentre noi dormivamo, tu l’hai presa”. Non è vero. Aiutami a mettere pace e stima fra di noi».

Gesù lo guarda ben fisso e sorride.

«Perché sorridi, Maestro?».

«Perché il colpevole è tuo padre, una colpa da bambino che nasconde il suo giocattolo per paura che glielo piglino.

«Ma non era avaro. Credilo. Faceva del bene».

«Lo so. Ma era molto vecchio… Sono le malattie dei vecchi… Voleva preservare per voi, e vi ha messi in urto, per troppo amore. Ma la cassetta è sotterrata ai piedi della scala della cantina. Te lo dico perché tu sappia che Io so. Mentre ti parlo, per un puro caso, tuo fratello minore, percuotendo il suolo con ira, l’ha fatta vibrare e l’hanno scoperta, e sono confusi e pentiti di averti incolpato. Torna a casa sereno e sii buono con loro. Non avere parole per la loro disistima».

«No, Signore. E neppure vado. Ti sto a sentire. Andrò domani».

«E se ti levano del denaro?».

«Tu dici che non bisogna essere avidi. Non lo voglio essere. Mi basta che la pace sia fra noi. Del resto… non sapevo quanto denaro era nella cassetta e non avrò afflizione per nessuna notizia disforme al vero. E penso che poteva essere perduto quel denaro… Come sarei vissuto prima vivrò ora, se me lo negheranno. Mi basta che non mi dicano ladro».

«Sei molto avanti nella via di Dio. Procedi e la pace sia con te».

E anche questo se ne va contento. Gesù torna verso la folla, verso i poverelli e dà, secondo sue proprie misure, gli oboli. Ora tutti sono contenti e Gesù può parlare.

Onestà cristiana (Insegnamento).

I due sentieri (Mt 7,13-14)[123].

18«La pace sia con voi. Quando Io vi spiego le vie del Signore è perché voi le seguiate. Potreste voi seguire il sentiero che scende da destra e quello che scende da sinistra, insieme? Non potreste. Perché se prendete uno dovete lasciare l’altro. Neppure se fossero due sentieri vicini potreste durare a camminare sempre con un piede in uno e l’altro nell’altro. Finireste a stancarvi e a sbagliare anche fosse una scommessa. Ma fra il sentiero di Dio e quello dì Satana vi è una grande distanza e che sempre più si fa profonda, proprio come quei due sentieri che sboccano qui, ma che man mano che scendono a valle sono sempre più lontani l’uno dall’altro, l’uno andando verso Cafarnao, l’altro verso Tolemaide.

Le due tentazioni.

19La vita è così, scorre a cavaliere fra il passato e il futuro, fra il male e il bene. Al centro è l’uomo, con la sua volontà e il libero arbitrio; ai termini: da una parte Dio e il suo Cielo, dall’altra Satana e il suo Inferno. L’uomo può scegliere. Nessuno lo forza. Non mi si dica: “Ma Satana tenta” a scusa delle discese verso il sentiero basso. Anche Dio tenta col suo amore, ed è ben forte; con le sue parole, e sono ben sante; con le sue promesse, e sono ben seducenti! Perché allora lasciarsi tentare da uno solo dei due, e da colui che è il più immeritevole di essere ascoltato? Le parole, le promesse, l’amore dì Dio non sono sufficienti a neutralizzare il veleno di Satana?

20Guardate che ciò depone male per voi. Quando uno è fisicamente e fortemente sano non è immune dai contagi, ma li supera con facilità. Mentre, se uno è già malato e perciò debole, perisce quasi certamente per una nuova infezione e, se sopravvive, è più malato di prima perché non ha la forza, nel suo sangue, di distruggere i germi infettivi completamente. Lo stesso è per la parte superiore. Se uno è moralmente e spiritualmente sano e forte, credete pure che non è esente da essere tentato, ma il male non attecchisce in lui.

Le due dottrine.

21Quando Io sento uno dirmi: “Ho avvicinato questo e quello, ho letto questo e quello, ho cercato di convincere questo e quello al bene, ma in realtà il male che era nella mente e nel cuore loro, il male che era nel libro, è entrato in me”, Io concludo: “il che dimostra che in te avevi già creato il terreno favorevole per la penetrazione. Il che dimostra che sei un debole privo di nerbo morale e spirituale. Perché anche dai nostri nemici noi dobbiamo trarre del bene. Osservando i loro errori dobbiamo imparare a non cadere negli stessi. L’uomo intelligente non diviene zimbello della prima dottrina che sente. L’uomo saturo di una dottrina non può fare in sé posto per altre. Questo spiega le difficoltà che si incontrano per cercare di persuadere i convinti di altre dottrine a seguire la vera Dottrina. Ma se tu mi confessi che muti pensiero al minimo soffio di vento, Io vedo che tu sei pieno di vuoti, hai la tua fortezza spirituale piena dì aperture, le dighe del tuo pensiero sono sfondate in mille punti, ed escono da esse le acque buone e vi entrano le inquinate, e tu sei tanto stolto e apatico che non te ne accorgi neppure e non provvedi. Sei un disgraziato”.

I due poteri (Mt 6,24)[124].

22Perciò sappiate, dei due sentieri, scegliere il buono e proseguire su quello resistendo, resistendo, resistendo agli allettamenti del senso, del mondo, della scienza e del demonio. Le mezze fedi, i compromessi, i patti con due, contrari l’uno all’altro, lasciateli agli uomini del mondo. Non dovrebbero essere neppure fra loro, se gli uomini fossero onesti. Ma voi, voi almeno, uomini di Dio, non abbiateli. Con Dio né con Mammona non potreste averli. Non abbiateli però neppure con voi stessi, perché non avrebbero valore. Le vostre azioni, mescolate di buono e di non buono, non avrebbero valore alcuno. Quelle completamente buone verrebbero poi annullate dalle non buone. Quelle malvagie vi porterebbero direttamente in braccio al Nemico. Non fatele perciò. Ma siate leali nel vostro servire.

23Nessuno può servire a due padroni di diverso pensiero. O amerà l’uno e odierà l’altro, o viceversa. Non potete essere ugualmente di Dio e di Mammona. Lo spirito di Dio non può conciliarsi con lo spirito del mondo. L’uno sale, l’altro scende. L’uno santifica, l’altro corrompe. E se siete corrotti come potete agire con purezza? Il senso si accende nei corrotti, e dietro al senso le altre fami.

Chi è corrotto corrompe.

24Voi già sapete come si corruppe Eva e come Adamo per lei. Satana baciò l’occhio della donna e lo stregò così, di modo che ogni aspetto, fino allora puro, prese per lei aspetto impuro e svegliò curiosità strane. Poi Satana le baciò le orecchie e le fece aperte a parole di una scienza ignota: la sua. Anche la mente di Eva volle conoscere ciò che non era necessario. Poi Satana all’occhio e alla mente svegliati al Male mostrò ciò che prima non avevano visto e capito, e tutto in Eva fu desto e corrotto, e la Donna, andando all’Uomo, rivelò il suo segreto e persuase Adamo a gustare il nuovo frutto, tanto bello a vedersi e così interdetto fino ad ora. E lo baciò e lo guardò con la bocca e le pupille in cui già era il torbido di Satana. E la corruzione penetrò in Adamo che vide, e attraverso l’occhio appetì al proibito, e lo morse con la compagna cadendo da tanta altezza al fango.

25Quando uno è corrotto trascina a corruzione, a meno che l’altro non sia un santo nel vero senso della parola.

“Lume del corpo è l’occhio” (Mt 6,22-23; Lc 11,34-36)[125].

26Attenti allo sguardo, uomini. Allo sguardo dell’occhio e a quello della mente. Corrotti che siano, non possono che corrompere il resto. Lume del corpo è l’occhio. Lume del cuore è il tuo pensiero. Ma se l’occhio tuo non sarà puro – perché per la soggezione degli organi al pensiero i sensi si corrompono per un pensiero corrotto – tutto in te diverrà offuscato, e nebbie seduttrici creeranno impuri fantasmi in te. Tutto è puro in chi ha pensiero puro che dà puro sguardo, e la luce di Dio scende padrona dove non è ostacolo di sensi. Ma se per mala volontà tu hai educato l’occhio alle torbide visioni, tutto in te diverrà tenebre. Inutilmente guarderai anche le cose più sante. Nel buio non saranno che tenebre e farai opere di tenebre.

L’atleta si prepara alla vittoria con la lotta.

27Perciò, figli di Dio, tutelate voi stessi contro voi stessi. Sorvegliatevi attentamente contro tutte le tentazioni. Essere tentati non è male. L’atleta si prepara alla vittoria con la lotta. Ma il male è essere vinti perché impreparati e disattenti. Lo so che tutto serve a tentare. Lo so che la difesa snerva. Lo so che la lotta stanca. Ma, suvvia, pensate cosa vi acquistano queste cose. E vorreste per un’ora di piacere, di qual che sia genere, perdere un’eternità di pace? Cosa vi lascia il piacere della carne, dell’oro e del pensiero? Nulla. Cosa vi acquista il ripudiarli? Tutto. Io parlo a peccatori, perché l’uomo è peccatore.

28Ebbene, ditemi, in verità: dopo avere appagato il senso, o l’orgoglio, o l’avarizia, vi siete sentiti più freschi, più contenti, più sicuri? Nell’ora che segue all’appagamento, e che è sempre ora di riflessione, avete proprio sinceramente sentito di essere felici? Io non ho gustato questo pane del senso. Ma rispondo per voi: “No. Appassimento, scontento, incertezza, nausea, paura, irrequietezza. Ecco cosa è stato il succo spremuto dall’ora passata”.

29Però, ve ne prego. Mentre vi dico: “Non fate mai ciò, anche vi dico: “Non siate inesorabili con coloro che sbagliano”. Ricordatevi che siete tutti fratelli, fatti di una carne e di un’anima. Pensate che molte sono le cause per cui uno è indotto a peccare. Siate misericordiosi verso i peccatori e con bontà rialzateli e conduceteli a Dio, mostrando che il sentiero da loro percorso è irto di pericoli per la carne e per la mente e per lo spirito. Fate questo e ne avrete gran premio. Perché il Padre che è nei Cieli è misericordioso coi buoni e sa dare il centuplo per uno.

Onde Io vi dico… »[126]

Il Ritiro turbato dal sibilo di Satana.

Il Monte delle Beatitudini[127].

Dice Gesù:

30«Guarda e scrivi. É Vangelo della Misericordia, che do a tutti e specie a quelle che si riconosceranno nella peccatrice e che invito a seguirla nella redenzione».

 

31Gesù in piedi su un masso parla a molta folla. Il luogo è alpestre. Una collina solitaria, fra due valli. La collina ha la vetta in forma di giogo, anzi, è più chiaro: in forma di gobba di cammello, di modo che a pochi metri dalla cima ha un naturale anfiteatro in cui la voce rimbomba netta come in una sala da concerti, molto ben costruita.

32La collina è tutta in fiore. Deve esser buona stagione. Le messi delle pianure tendono ad imbiondire e a farsi pronte per la falce. A nord un alto monte splende col suo nevaio al sole. Immediatamente sotto, al oriente, il mare di Galilea pare uno specchio spezzato in innumeri scaglie di cui ognuna è uno zaffiro acceso dal sole. Abbacina col suo tremolio azzurro e oro, su cui non si riflette che qualche nuvola fioccosa che veleggia in un cielo purissimo e l’ombra fuggente di qualche vela. Oltre il lago di Genezaret vi è un lontanare di pianure che, per una lieve nebbia terra a terra, forse vaporare di rugiade – perché deve essere ancor mattina e in sulle prime ore, dato che l’erba montana ha ancora qualche diamante rugiadoso sperso fra i suoi steli – paiono continuare il lago, ma con tinte quasi d’opale venato di verde, e oltre ancora una catena montana dalla costa molto capricciosa che fa pensare ad un disegno di nuvole sul cielo sereno.

33La folla è seduta chi sull’erba chi su dei pietroni, altra folla è in piedi. Il collegio apostolico non è completo. Vedo Pietro e Andrea, Giovanni e Giacomo, e sento chiamare gli altri due Natanaele e Filippo. Poi ve ne è un altro che è e non è nel gruppo. Forse l’ultimo arrivato: lo chiamano Simone. Gli altri non ci sono. A meno che io non li veda fra la gran folla.

34Il discorso è già incominciato da un po’. Capisco che è il discorso della Montagna. Ma le beatitudini sono già enunciate. Anzi direi che il discorso si avvia alla fine, perché Gesù dice: «Fate questo e ne avrete gran premio. Perché il Padre che è nei Cieli è misericordioso coi buoni e sa dare il centuplo per uno. Onde Io vi dico…».

Comparsa della Maddalena.

35Molto movimento avviene fra la folla che si assiepa verso il sentiero che sale al pianoro. Le teste dei più prossimi a Gesù si voltano. L’attenzione si svia. Gesù sospende di parlare e volge lo sguardo nella direzione degli altri. È serio e bello nel suo abito azzurro cupo, con le braccia conserte sul petto e il sole che lo sfiora sul capo col primo raggio che sormonta il picco orientale del colle.

36«Fate largo, plebei» grida una iraconda voce d’uomo. «Fate largo alla bellezza che passa» … e vengono avanti quattro bellimbusti tutti azzimati, di cui uno è certo romano perché ha la toga romana, i quali portano come in trionfo sulle loro mani incrociate a sedile Maria dì Magdala, gran peccatrice ancora.

37E lei ride con la sua bellissima bocca, buttando indietro la testa dalla capigliatura d’oro, tutta intrecci e riccioli trattenuti da forcine preziose e da una lamina d’oro, sparsa di perle, che le fascia il sommo della fronte come un diadema, dal quale scendono ricciolini lievi a velare gli occhi splendidi di loro e resi ancor più grandi e seduttori da un sapiente artificio. Il diadema, poi, si perde dietro le orecchie, sotto la massa delle trecce che pesano sul collo candidissimo e scoperto tutto. Anzi… lo scoperto va molto oltre il collo.

38Le spalle sono scoperte sino alle scapole, e il petto molto più ancora. La veste è trattenuta sulle spalle da due catenelle d’oro. Le maniche non esistono. Il tutto è coperto, per modo di dire, da un velo che ha il solo incarico di riparare la pelle dall’abbronzatura del sole. La veste è molto leggera e la donna, buttandosi come fa, per vezzo, contro l’uno o l’altro dei suoi adoratori, è come ci si buttasse addosso nuda. Ho l’impressione che il romano sia il preferito, perché a lui vanno di preferenza risatine e occhiate e più facilmente riceve il capo di lei sulla spalla.

39«Ecco accontentata la dea» dice il romano. «Roma ha fatto da cavalcatura alla Venere novella. E là è l’Apollo che hai voluto vedere. Seducilo dunque… Ma lascia anche a noi briciole dei tuoi vezzi».

40Maria ride e con mossa agile e procace balza a terra, scoprendo i piedini calzati da sandali bianchi con fibbie d’oro e un bel pezzo di gamba. Poi la veste, che è amplissima, di una lana sottile come velo e candidissima, trattenuta alla vita, ma molto in basso, verso i fianchi, da un cinturone tutto a borchie d’oro, snodate, copre tutto. E la donna sta come un fiore di carne, un fiore impuro, sbocciato per sortilegio sul verde pianoro in cui sono mughetti e narcisi selvatici in grande quantità.

41E’ bella più che mai. La bocca piccola e porporina pare un garofano che sbocci sul candore della dentatura perfetta. Il volto e il corpo potrebbero accontentare il più incontentabile pittore o scultore, sia per tinta che per forme. Ampia di petto e di fianchi in misura giusta, con una vita naturalmente flessuosa e sottile rispetto ai fianchi e al petto, pare una dea, come ha detto il romano, una dea scolpita in un marmo lievemente rosato, su cui si tende la stoffa lieve sui fianchi per poi ricadere in una massa di pieghe sul davanti. Tutto è studiato per piacere.

42Gesù la guarda fisso. E lei ne sostiene con spavalderia lo sguardo mentre ride e si torce lievemente per il solletico che il romano le fa scorrendola sulle spalle e sul seno, che ha scoperti, con un mughetto colto fra l’erba. Maria, con un corruccio studiato e non vero, rialza il velo dicendo: «Rispetto al mio candore», il che fa scoppiare i quattro in una fragorosa risata.

43Gesù la continua a fissare. Appena il rumore delle risate si perde, Gesù, come se l’apparizione della donna avesse riacceso fiamme al discorso che si assopiva nella finale, riprende, e non la guarda più. Ma guarda i suoi uditori che paiono impacciati e scandalizzati per l’avvenuto.

La purezza cristiana (Continuazione).

La concupiscenza del cuore.

44Gesù riprende: «Ho detto d’esser fedeli alla Legge, umili, misericordiosi, di amare non solo i fratelli di sangue ma anche chi vi è fratello sol perché nato come voi da uomo.

45Vi ho detto che il perdono è più utile del rancore, che il compatimento è migliore dell’inesorabilità. Ma ora vi dico che non si deve condannare se non si è esenti dal peccato per cui si è portati a condannare. Non fate come scribi e farisei che sono severi con tutti ma non con sé stessi. Che chiamano impuro ciò che è esterno, e può contaminare solo l’esterno, e poi accolgono nel più fondo seno – il cuore – l’impurità.

46Dio non è con gli impuri. Perché l’impurità corrompe ciò che è proprietà di Dio: le anime, e specie le anime dei piccoli che sono gli angeli sparsi sulla terra. Guai a quelli che strappano loro le ali con crudeltà di belve demoniache e prostrano questi fiori di Cielo nel fango, facendo loro conoscere il sapore della materia! Guai!… Meglio sarebbe morissero arsi da un fulmine anziché giungere a tale peccato!

Guai ai ricchi corruttori (Lc 6,24)[128].

47Guai a voi, ricchi e gaudenti! Perché è proprio fra voi che fermenta la più grande impurità a cui fanno letto e guanciale ozio e denaro! Ora siete satolli. Fino alla gola vi arriva il cibo delle concupiscenze e vi strozza. Ma avrete fame. Una fame tremenda, insaziabile e senza addolcimento in eterno. Ora siete ricchi. Quanto bene potreste fare colla vostra ricchezza! Ve ne fate tanto male per voi e per gli altri. Conoscerete una povertà atroce in un giorno che non avrà fine. Ora ridete. Credete d’essere i trionfatori. Ma le vostre lacrime empiranno gli stagni della Geenna. E non avranno più sosta.

48Dove si annida adulterio? Dove corruzione di fanciulle? Chi ha due o tre letti di licenza, oltre il proprio di sposo, e su essi profonde il suo denaro e la vigoria di un corpo che Dio gli ha dato sano perché lavori per la sua famiglia e non si spossi in luridi connubi che lo mettono al disotto di una bestia immonda?

Nulla giustifica la fornicazione (Mt 5,27-28)[129].

49Avete udito che fu detto: “Non commettere adulterio”. Ma Io vi dico che chi avrà guardato una donna con concupiscenza, che chi è andata ad un uomo col desiderio, anche solo con questo, ha già commesso adulterio nel suo cuore.

50Nessuna ragione giustifica la fornicazione. Nessuna. Non l’abbandono e il ripudio di un marito. Non la pietà verso una ripudiata. Avete un’anima sola. Quando essa è congiunta ad un’altra per patto di fedeltà, non menta.

Volontà di rinunciare al peccato.

51Altrimenti il bel corpo per cui peccate andrà seco voi, anime impure, nelle fiamme inesauste. Mutilatelo piuttosto, ma non l’uccidete in eterno dannandolo. Tornate uomini, voi ricchi, sentine verminose di vizio, tornate uomini per non fare ribrezzo al Cielo…»

Fuga della Maddalena.

52Maria, che ha ascoltato in principio con un viso che era un poema di seduzione e di ironia, avendo di tanto in tanto delle risatine di scherno, sulla fine del discorso si fa nera di corruccio. Capisce che senza guardarla Gesù parla a lei. Il suo corruccio si fa sempre più nero e ribelle e all’ultimo ella non resiste. Si avvolge dispettosa nel suo velo e, inseguita dalle occhiate della folla che la scherniscono e dalla voce di Gesù che la persegue, si dà in corsa giù per la china lasciando lembi di veste sui cardi e sui cespugli di rose canine che sono ai margini del sentiero, e ride di rabbia e di scherno.

 

Non vedo altro. Ma Gesù dice: «Vedrai ancora».

Tempo di riposo.

53Gesù riprende[130]: «Voi siete sdegnati dell’avvenuto. Sono due giorni che il nostro rifugio, ben alto sul fango, è turbato dal sibilo di Satana. Non è più dunque un rifugio e noi lo lasceremo. Ma voglio ultimarvi questo codice del “più perfetto” in quest’ampiezza di luci e di orizzonti. Qui realmente Dio appare nella sua maestà di Creatore, e vedendo le sue meraviglie noi possiamo giungere a credere fermamente che il Padrone è Lui e non Satana. Non potrebbe il Maligno creare neppure uno stelo d’erba. Ma Dio tutto può. Questo ci conforti. Ma voi siete tutti al sole ormai. E ciò vi nuoce. Spargetevi allora su per le pendici. Vi è ombra e frescura. Prendete il vostro pasto, se volete. Io vi parlerò sullo stesso argomento. Molti motivi hanno protratto l’ora. Ma non vi rincresca di ciò. Qui siete con Dio».

Fatti del giorno.

54La folla grida: «Sì, sì. Con Te» e si sposta sotto i boschetti sparsi sul lato orientale, di modo che la parete e le frasche fanno riparo al sole già troppo caldo.

Tacere e sorvegliare l’impulsività.

55Gesù dice intanto a Pietro di smontare la sua tettoia.

«Ma… ce ne andiamo proprio?».

«Sì».

«Perché è venuta lei? …»

«Sì. Ma non lo dire ad alcuno e specie allo Zelote. Ne rimarrebbe afflitto per Lazzaro. Non posso permettere che la parola di Dio sia fatta scherno di pagani…»

«Capisco, capisco…»

«Allora però capisci anche un’altra cosa».

«Quale, Maestro?».

«La necessità di tacere in certi casi. Mi raccomando. Tu sei tanto caro, ma sei anche talmente impulsivo da uscire in osservazioni pungenti».

«Capisco… non vuoi per Lazzaro e Simone…»

«E per altri ancora».

«Pensi che ce ne saranno oggi?».

«Oggi, domani e dopodomani e sempre. E sempre sarà necessario sorvegliare l’impulsività del mio Simone di Giona. Vai, vai a fare quanto ti ho detto».

Pietro se ne va, chiamando in suo aiuto i compagni.

La stanchezza dell’Iscariota.

56L’Iscariota è rimasto pensieroso in un angolo. Gesù lo chiama. Tre volte, perché non sente. Infine si volge. «Mi vuoi, Maestro?» chiede.

«Sì. Va’ tu pure a prendere il tuo cibo e ad aiutare i compagni».

«Non ho fame. E neppure Tu».

«Neppure Io. Ma per opposti motivi. Sei turbato, Giuda?».

«No, Maestro. Stanco…»

«Ora andiamo sul lago e poi in Giudea, Giuda. E da tua madre. Te l’ho promesso…».

Giuda si rianima. «Vieni proprio con me solo?».

«Ma certo. Voglimi bene, Giuda. Io vorrei che il mio amore fosse in te al punto da preservarti da ogni male».

«Maestro… sono uomo. Non sono angelo. Ho attimi di stanchezza. È peccato aver bisogno di dormire?».

 «No, se tu dormi sul mio petto. Guarda là la gente come è felice e come è lieto il paesaggio da qui. Però deve essere molto bella anche la Giudea, in primavera».

«Bellissima, Maestro. Solo là, sulle montagne, che sono più alte di qui, è più tardiva. Ma vi sono fiori bellissimi. I pometi sono uno splendore. Il mio, cura particolare della mamma, è uno dei più belli. E quando ella vi cammina, coi colombi che le corrono dietro per avere grano, credi che è una vista che placa il cuore».

«Lo credo. Se mia Madre non sarà troppo stanca mi piacerebbe portarla dalla tua. Si amerebbero perché sono due buone».

Giuda, sedotto da questa idea, torna sereno e, dimenticandosi di «non aver fame e di essere stanco», corre dai compagni ridendo allegro, e, alto come è, slaccia i nodi più alti senza fatica e si mangia il suo pane e ulive, allegro come un fanciullo.

Gesù lo guarda con compassione e si avvia verso gli apostoli.

Monellerie di Pietro.

57«Ecco il pane, Maestro. E un uovo. Me lo sono fatto dare da quel ricco là, vestito di rosso. Gli ho detto: “Tu ascolti e sei beato. Lui parla ed è sfinito. Dammi uno dei tuoi ovetti. Farà meglio a Lui che a te”.»

«Ma Pietro!».

«No, Signore! Sei pallido come un bambino attaccato a un petto vuoto e stai divenendo esile come un pesce dopo gli amori. Lascia fare a me. Non voglio avere rimproveri da farmi. Ora lo metto in questa cenere calda, sono le fascine che ho arrostite, e Tu te lo bevi. Non lo sai che sono… quanti sono? settimane certo, che non si mangia che pane e ulive e un poco di latticello… Uhm! Sembriamo in purga. E Tu mangi meno di tutti e parli per tutti. Ecco l’uovo. Bevilo tiepido, che fa bene».

Gesù ubbidisce e, vedendo che Pietro mangia solo pane, chiede: «E tu? Le ulive?».

«Sss! Mi servono per dopo. Le ho promesse».

«A chi?».

«A dei bambini. Però se non stanno zitti fino alla fine io mi mangio le ulive e a loro do i noccioli, ossia schiaffi».

«Ma benissimo!».

«Eh! non li darò mai. Ma se non si fa così! Ne ho presi tanti anche io, e se mi avessero dovuto dare tutti quelli che meritavo per le mie monellerie ne avrei dovuto prendere dieci volte di più! Ma fanno bene. Sono così perché le ho prese».

Ridono tutti della sincerità dell’apostolo.

Dio provvederà.

58«Maestro, io ti vorrei dire che oggi è venerdì e che questa gente… non so se potrà procurarsi cibo in tempo per domani o raggiungere le case» dice Bartolomeo.

«È vero! È venerdì!» dicono in diversi.

«Non importa. Dio provvederà. Ma lo diremo loro».

Gesù si alza e va al suo nuovo posto, in mezzo alla folla sparsa fra i boschetti.

«Per prima cosa ricordo che è venerdì. Ora Io dico che chi teme di non poter giungere in tempo alle case e non può giungere a credere che Dio darà domani cibo ai suoi figli, può ritirarsi subito, di modo che il tramonto non lo colga per via».

Su tutta la folla si alzano una cinquantina di persone. Tutti gli altri restano dove sono. Gesù sorride e comincia a parlare.

L’adulterio e il divorzio.

Natura e inizio dell’adulterio (Mt 5,27)[131].

59«Avete udito che fu detto in antico: “Non commettere adulterio”. Chi fra voi mi ha già udito in altri luoghi sa che più volte Io ho parlato su questo peccato. Perché, guardate, per Me è peccato non solo per uno ma per due e tre persone. E mi spiego. L’adultero pecca per sé, pecca per la sua complice, pecca portando a peccare la moglie o il marito tradito, il quale o la quale possono giungere a disperazione o a delitto. Questo per il peccato consumato. Ma Io dico di più. Io dico: “Non solo il peccato consumato ma il desiderio di consumarlo è già peccato.

60Cosa è l’adulterio? É il desiderare febbrilmente colui che non è nostro, o colei che non è nostra. Si comincia a peccare col desiderio, si continua con la seduzione, si completa con la persuasione, si corona con l’atto.

61Come si incomincia? Generalmente con uno sguardo impuro. E ciò si ricollega a quanto dicevo prima. L’occhio impuro vede ciò che è nascosto ai puri e per l’occhio entra la sete nelle fauci, la fame nel corpo, la febbre nel sangue. Sete, fame, febbre carnale. Ha inizio il delirio. Se l’altro, il guardato, è un onesto, ecco che il delirante resta solo a rivoltolarsi sui suoi carboni ardenti, oppure giunge a denigrare per vendetta. Se è disonesto anche il guardato, ecco che risponde allo sguardo, ed ha inizio la discesa nel peccato.

Come si cura (Mt 5,29-30)[132].

62Perciò Io vi dico: “Chi ha guardato una donna con concupiscenza ha già commesso adulterio su lei perché il suo pensiero ha già commesso l’atto del suo desiderio”. Piuttosto che questo, se il tuo occhio destro ti è stato cagione di scandalo cavatelo e gettalo lungi da te. Meglio per te che tu sia senza un occhio che sprofondare nelle tenebre infernali per sempre. E se la tua mano destra ha peccato mozzala e gettala via. Meglio per te essere senza un membro piuttosto che essere tutto dell’inferno. È vero che è detto che i deformi non possono più servire Dio nel Tempio. Ma oltre la vita i deformi per nascita, che siano santi, o i deformi per virtù, diverranno belli più degli angeli e serviranno Dio, amandolo nella gioia del Cielo.

Il divorzio non viene da Dio (Mt 5,31)[133].

63Vi è anche stato detto: “Chiunque rimanda la propria moglie le dia libello di divorzio”. Ma questo va riprovato. Non viene da Dio. Dio disse ad Adamo: “Questa è la compagna che ti ho fatto. Crescete e moltiplicatevi sulla terra, riempitela e fatela a voi soggetta”. E Adamo, pieno di intelligenza superiore perché ancora il peccato non aveva offuscato la sua ragione uscita perfetta da Dio, esclamò: “Ecco finalmente l’osso delle mie ossa e la carne della mia carne. Questa sarà chiamata Virago, ossia altro me, perché tratta dall’uomo. Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre, e i due saranno una sola carne”. E in un accresciuto splendere di luci l’eterna Luce approvò con un sorriso il detto d’Adamo, che diventò la prima, incancellabile legge.

64Ora, se per la sempre crescente durezza dell’uomo, l’uomo legislatore dovette mettere un nuovo codice; se per la sempre crescente volubilità dell’uomo dovette mettere un freno e dire: “Se però l’hai ripudiata non la puoi più riprendere”, questo non cancella la prima, genuina legge, nata nel Paradiso terrestre e approvata da Dio.

Il divorzio espone all’adulterio (Mt 5,31-32)[134].

65Io vi dico: “Chiunque rimanda la propria moglie, eccetto il caso di provata fornicazione, l’espone all’adulterio”. Perché, infatti, che farà nel novanta per cento dei casi la donna ripudiata? Passerà ad altre nozze. Con quali conseguenze? Oh! su questo quanto ci sarebbe da dire! Non sapete che potete provocare incesti involontari con questo sistema? Quante lacrime sparse per una lussuria! Sì. Lussuria. Non ha altro nome. Siate schietti. Tutto si può superare quando lo spirito è retto. Ma tutto si presta a motivo per soddisfare il senso quando lo spirito è lussurioso. Frigidità femminile, pesantezza di lei, incapacità relativa alle faccende, lingua bisbetica, amore al lusso, tutto si supera, anche le malattie, anche le irascibilità, se si ama santamente. Ma siccome dopo qualche tempo non si ama più come il primo giorno, ecco che allora si vede impossibile ciò che è più che possibile, e si getta una povera donna sulla via e verso la perdizione.

Solo la morte rompe il matrimonio.

66Fa adulterio chi la respinge. Fa adulterio chi la sposa dopo il ripudio. Solo la morte rompe il matrimonio. Ricordatevelo. E se avete fatto una scelta infelice, portatene le conseguenze come una croce, essendo due infelici, ma santi, e senza fare maggiori infelici nei figli, che sono gli innocenti che più soffrono di queste disgraziate situazioni. L’amore dei figli dovrebbe farvi meditare cento volte e cento, anche nel caso di una morte di coniuge. Oh! se sapeste accontentarvi di quanto avete avuto e al quale Dio ha detto: “Basta”! Se sapeste, voi vedovi e voi vedove, vedere nella morte non una menomazione ma una elevazione ad una perfezione di procreatori! Esser madre anche per la madre estinta. Esser padre anche per il padre estinto. Esser due anime in una, raccogliere l’amore per le creature sul labbro gelato del morente e dire: “Va’ in pace, senza paura per quelli che da te sono venuti. Io continuerò ad amarli, per te e per me, amarli due volte, sarò padre e madre, e l’infelicità dell’orfano non peserà su loro e neppure sentiranno la innata gelosia del figlio di coniuge risposato per colui o colei che prende il posto sacro alla madre, al padre, da Dio chiamati ad altra dimora.

Prudenza e Saggezza cristiane.

Non giudicate per non essere giudicati (Mt 7,1-2; Mc 4,24; Le 6,37)[135].

67Figli, il mio dire si volge alla fine, come sta per volgersi alla fine il giorno che già declina, col sole, verso occidente… Di questo ritrovo sul monte Io voglio ricordiate le parole. Scolpitevele nei cuori. Rileggetele spesso. Vi siano guida perenne. E soprattutto siate buoni con chi è debole. Non giudicate per non essere giudicati. Ricordate che potrebbe venire il momento in cui Dio vi ricordasse: “Così hai giudicato. Perciò sapevi che ciò era male. Hai dunque, con coscienza di quanto facevi, commesso peccato. Sconta ora la tua pena.

68La carità è già un’assoluzione. Abbiate la carità in voi, per tutti e su tutto. Se Dio vi dà tanti aiuti per mantenervi retti, non inorgoglitevene. Ma cercate di salire per quanto è lunga la scala della perfezione e porgete la mano agli stanchi, agli ignari, a coloro che sono preda di subite delusioni.

Togli prima la trave dal tuo occhio (Mt 7,3-5; Le 6,41-42)[136].

69Perché osservare con tanta attenzione il bruscolo nell’occhio del tuo fratello se prima non ti curi di levare la trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo prossimo: “Lascia che io ti levi dall’occhio questo bruscolo”, mentre la trave che è nel tuo ti accieca? Non essere ipocrita, figlio. Levati prima la trave che hai nel tuo e allora potrai levare il bruscolo al fratello senza rovinarlo del tutto.

Le virtù del vero discepolo.

70Ugualmente all’anticarità non abbiate l’imprudenza. Io vi ho detto: “Porgete la mano agli stanchi, agli ignari, a coloro che sono preda di improvvise delusioni”. Ma se è carità istruire gli ignari, animare gli stanchi, dare nuove ali a quelli che per molte cose le hanno spezzate, è imprudenza rivelare le verità eterne agli infetti di satanismo, i quali se ne appropriano per fingersi profeti, insinuarsi fra i semplici, corrompere, traviare, sporcare sacrilegamente le cose di Dio. Rispetto assoluto, saper parlare e saper tacere, saper riflettere e saper agire, ecco le virtù del vero discepolo per fare dei proseliti e per servire Iddio. Avete una ragione, e se sarete giusti Dio vi darà tutte le sue luci per guidare ancora meglio la vostra ragione.

Non date le perle ai porci (Mt 7,6)[137].

71Pensate che le verità eterne sono simili a perle, e mai si è visto buttare le margarite ai porci, che preferiscono ghiande e broda fetida alle preziose perle e le pesterebbero senza pietà sotto i piedi per poi, con la furia di chi è stato schernito, rivolgersi a sbranarvi. Non date le cose sante ai cani. Questo per ora e per poi.

L’uomo saggio (Mt 7,24-27; Lc 6,46-49)[138].

72Molto vi ho detto, figli miei. Ascoltate le mie parole; chi le ascolta e le mette in pratica è paragonabile ad un uomo riflessivo che, volendo costruire una casa, scelse un luogo roccioso. Certo faticò a costruire le basi. Dovette lavorare di piccone e scalpello, incallirsi le mani e stancarsi le reni. Ma poi poté colare le sue calcine negli spacchi della roccia e mettervi i mattoni serrati come in una muraglia di fortezza, e la casa crebbe solida come un monte. Vennero le intemperie, i nubifragi, le piogge fecero traboccare i fiumi, i venti fischiarono, le onde percossero, ma la casa resistette a tutto. Così è colui che ha una ben fondata fede.

L’uomo stolto (Mt 7,26-27; Lc 6,49)[139].

73Invece chi ascolta con superficialità e non si sforza di incidersi nel cuore le mie parole, perché sa che per fare ciò dovrebbe fare fatica, provare dolore, estirpare troppe cose, è simile a chi per pigrizia e stoltezza edifica la sua casa sulla rena. Non appena vengono le intemperie, la casa, presto costruita, presto cade, e lo stolto si guarda desolato le sue macerie e la rovina del suo capitale. E qui è più che una rovina, riparabile ancora con spesa e fatica. Qui, crollato l’edificio mal costruito di uno spirito, nulla più vi resta per riedificarlo. Nell’altra vita non si edifica. Guai a presentarsi là con delle macerie!

74Ho finito. Ora Io scendo verso il lago e vi benedico nel nome di Dio uno e trino. La mia pace sia con voi».

Nessuno parla come il Messia (Mt 7,28-29; Lc 7,1; 4,32)[140].

75Ma la folla urla: «Veniamo con Te. Lasciaci venire! Nessuno ha le tue parole!».

76E si danno a seguire Gesù, che scende non dalla parte presa nel salire ma da quella opposta e che va in direzione diretta di Cafarnao. La discesa è più ripida, ma è molto più svelta, e presto giungono ai piedi del monte che si adagia in una pianura verde e fiorita.

 

(Gesù dice: «Basta per oggi. Domani…»).

12. Il lebbroso guarito ai piedi del Monte. Generosità dello scriba Giovanni[141].

Guarigione del lebbroso (Mt 8,1-4)[142].

1Fra i tanti fiori che profumano il suolo e allietano la vista si drizza l’orrendo spettro di un lebbroso, piagato, fetente, corroso.

2La gente urla di spavento e si rovescia di nuovo sulle prime pendici del monte. Qualcuno afferra anche selci per tirarle all’imprudente. Ma Gesù si volge a braccia aperte gridando: «Pace! State dove siete e non abbiate paura. Posate le pietre. Abbiate pietà del povero fratello. È lui pure figlio di Dio».

3La gente ubbidisce, soggiogata dal potere del Maestro. Il quale si avanza attraverso le alte erbe in fiore sino a pochi passi dal lebbroso, che a sua volta, quando ha capito di essere protetto da Gesù, si è avvicinato. Giunto vicino a Gesù, si prostra, e l’erba fiorita lo accoglie e sommerge come un’acqua fresca e profumata. I fiori ondeggiano e si riuniscono quasi facendo velo sulla miseria che in essi si è celata. Solo la voce che esce lamentosa di là dentro ricorda che un povero essere è presente. Essa dice: «Signore, se Tu vuoi, puoi mondarmi. Abbi pietà anche di me!»

4Gesù risponde: «Alza il tuo volto e guardami. L’uomo deve sapere guardare il Cielo quando crede in esso. E tu credi, poiché chiedi».

5Le erbe si scuotono e si aprono di nuovo. Appare, come capo di naufrago che emerga dal mare, il volto, denudato dei capelli e della barba, del lebbroso. Un capo di teschio non ancora del tutto spoglio dei resti della carne. Pure Gesù osa posare la punta delle sue dita su quella fronte, là nel punto dove è netta, ossia senza piaghe, dove è solo pelle cinerea, scagliosa, fra due marciose erosioni di cui una ha distrutto il cuoio capelluto e l’altra ha aperto un buco dove era l’occhio destro, di modo che non saprei dire se fra quell’enorme buco che va dalla tempia al naso scoprendo lo zigomo e la cartilagine nasale, pieno di lordura, sia ancora il globo oculare o no.

6E dice Gesù, tenendo la sua bella mano appoggiata, per la punta, lì: «Lo voglio. Sii mondato».

7E come se l’uomo non fosse corroso e impiagato; ma solo ricoperto di sudiciume e su questo si riversassero acque detergenti, ecco che la lebbra sparisce. Per prime le piaghe si chiudono, poi torna chiara la pelle, l’occhio destro riappare fra la rinata palpebra, le labbra si rinchiudono sui denti giallastri. Solo i capelli e la barba rimangono assenti, ossia con rari ciuffetti di peli, là dove prima era ancora un pezzettino di epidermide sana.

8La folla urla di stupore. E l’uomo capisce di essere guarito per quelle urla di giubilo. Alza le mani, fino allora nascoste dalle erbe, e si tocca l’occhio, là dove era l’enorme buco; si tocca il capo, là dove era la grande piaga scoprente l’osso cranico, e sente la nuova pelle. Allora si alza e si guarda il petto, le anche… Tutto è sano e mondo… L’uomo si riaccascia nel prato fiorito piangendo di gioia.

9«Non piangere. Alzati e ascoltami. Torna alla vita secondo il rito e non parlare ad alcuno finché non lo hai compito. Mostrati al più presto al sacerdote, fa’ l’offerta prescritta da Mosè in testimonianza del miracolo avvenuto della tua guarigione».

10«A Te lo dovrei testimoniare, Signore!».

«Me lo testimonierai amando la mia dottrina. Va’.»

Solidarietà.

11La folla si è accostata di nuovo e, pur a dovuta distanza, si felicita col miracolato. C’è chi sente bisogno di dargli un viatico per il viaggio e gli getta delle monete. Altri lanciano pani e cibarie e uno, vedendo che la veste del lebbroso non è che uno sbrendolo sfrangiato che lascia tutto visibile, si leva il mantello, lo annoda come fosse un fazzolettone e lo getta al lebbroso, che può così ricoprirsi in maniera decente. Un altro, poiché la carità è contagiosa quando è in comune, non resiste alla voglia di fornirgli i sandali e se li leva e li getta.

12«Ma, e tu?» chiede Gesù che vede l’atto.

«Oh! io sto qui vicino. Posso camminare scalzo. Lui deve fare molta strada».

13«Dio benedica te e tutti coloro che hanno beneficato il fratello. Uomo, pregherai per questi».

«Sì, sì, per essi e per Te, perché il mondo abbia fede in Te».

«Addio. Va’ in pace».

14L’uomo si allontana di qualche metro e poi si volge e grida: «Ma al sacerdote lo posso dire che Tu mi hai guarito?».

«Non occorre. Di’ solo: “Il Signore ha avuto di me misericordia “. C’è tutta la verità e non occorre altro».

Fiducia in Dio.

15La gente si stringe al Maestro, un cerchio che non si vuole aprire a nessun costo. Ma intanto il sole è calato e si inizia il riposo del sabato. I paesi sono lontani. Ma la gente non rimpiange paesi, non cibi, nulla. Se ne preoccupano però gli apostoli e lo dicono a Gesù. Anche i discepoli anziani sono in pensiero. Ci sono le donne e i bambini, e se la notte è tiepida, e soffice è l’erba dei prati, le stelle non sono pane, né si fanno cibarie i sassi delle prode.

16Gesù è l’unico che non se la prende. La gente intanto mangia i suoi avanzi come nulla fosse, e Gesù lo fa notare ai suoi: «In verità vi dico che costoro sono da più di voi! Guardate con che spensieratezza danno fine a tutto. Ho detto loro: “Chi non può credere che domani Dio darà cibo ai suoi figli si ritiri”, ed essi sono rimasti. Dio non smentirà il suo Messia e non deluderà chi spera in Lui».

17Gli apostoli si stringono nelle spalle e non si occupano d’altro. La sera scende dopo un gran rosso di tramonto, placida e bella, e il silenzio della campagna si distende su tutte le cose, dopo l’ultimo coro degli uccelli. Qualche fruscio di vento e poi un primo volo muto di uccello notturno insieme alla prima stella e al primo gracidare di un ranocchio.

Generosità di Giovanni lo scriba.

18I bambini dormono già. Gli adulti parlano fra loro e ogni tanto qualcuno va dal Maestro a chiedere qualche schiarimento. Di modo che non fa stupore quando, attraverso ad un sentiero fra due campi di grano, si vede venire una persona imponente d’aspetto, di abiti e di età. Dietro di lui sono degli uomini. Tutti si volgono a guardarlo e se lo indicano bisbigliando. Il sussurro corre da gruppo a gruppo, si riaccende e si spegne. I gruppi più lontani si accostano attirati dalla curiosità.

19L’uomo di nobile aspetto raggiunge Gesù, che seduto ai piedi di un albero ascolta degli uomini, e lo saluta profondamente. Gesù si alza subito e risponde con pari rispetto al saluto. I presenti sono tutta attenzione.

20«Ero sul monte e forse Tu hai pensato che io non avessi fede perché me ne andavo per tema di un digiuno. Ma io me ne andavo per altro motivo. Volevo essere fratello fra i fratelli, il fratello maggiore. Vorrei dirti il mio pensiero in disparte. Puoi udirmi? Non ti sono nemico, per quanto io sia uno scriba».

«Andiamo un poco lungi…» e se ne vanno in mezzo ai grani.

21«Volevo provvedere al cibo dei pellegrini e sono sceso per ordinare di panificare per una moltitudine. Vedi che sono nello spazio legale, poiché questi campi mi appartengono e da qui alla vetta si può fare in sabato. Sarei venuto domani coi servi. Ma ho saputo che Tu sei qui con la folla. Ti prego di permettermi di provvedere nel sabato. Altrimenti troppo mi spiacerebbe avere rinunciato alle tue parole per nulla».

22«Per nulla mai, perché il Padre ti avrebbe compensato con le sue luci. Ma Io ti ringrazio e non ti deludo. Solo ti faccio osservare che la folla è molta».

23«Ho fatto accendere tutti i forni, anche quelli usati per essiccare derrate, e riuscirò ad avere pane per tutti».

«Non è per questo. Dico per la quantità di pane…»

24«Oh! Non mi scomoda. Lo scorso anno ebbi molto grano. Quest’anno Tu vedi che spighe. Lasciami fare. Sarà la migliore sicurezza sulla mia campagna. E poi, Maestro… Tu mi hai dato un tal pane oggi… Tu sì che sei Pane dello spirito! …».

25«Sia allora come tu vuoi. Vieni che lo diremo ai pellegrini».

«No. Tu lo hai detto».

«E sei scriba?».

«Sì. Lo sono».

«Il Signore ti porti dove il tuo cuore merita».

«Comprendo ciò che non dici. Vuoi dire: alla Verità. Perché in noi è molto errore e.… e molto malanimo».

26«Chi sei?».

«Un figlio di Dio. Prega il Padre per me. Addio».

«La pace sia con te». Gesù ritorna lentamente verso i suoi mentre l’uomo se ne va coi suoi servi.

«Chi era? Che voleva? Ti ha detto qualcosa di spiacevole? Ha malati?». Le domande assalgono Gesù.

«Chi sia non so. Ossia so che è un animo buono e questo mi…».

27«È Giovanni lo scriba» dice uno della folla.

«Ebbene, Io lo so ora perché tu lo dici. Egli voleva semplicemente essere il servo di Dio presso i suoi figli. Pregate per lui, perché domani noi tutti mangeremo per sua bontà».

«È un giusto veramente» dice uno.

«Sì. Non so neppure come possa essere amico di altri» commenta un altro.

«Fasciato di scrupoli e di regole come un neonato, ma non è cattivo» termina un terzo.

«Sono i suoi campi questi?» chiedono in molti non della zona.

«Sì. Credo che il lebbroso fosse uno dei suoi servi o contadini. Ma lo sopportava nelle vicinanze, e credo lo sfamasse anche».

28La cronaca continua e Gesù se ne astrae chiamando vicino i suoi dodici, ai quali chiede: «Ed ora che vi devo dire per la vostra incredulità? Non ha messo il Padre un pane per noi tutti nelle mani di uno che, per casta, mi è nemico? Oh! uomini di poca fede!… Ma andate fra i soffici fieni e dormite. Io vado a pregare il Padre perché vi apra i cuori e a ringraziarlo per la sua bontà. La pace a voi».

29E se ne va alle prime pendici del monte. Là si siede e si raccoglie nella sua orazione. Alzando gli occhi vede il gregge delle stelle che gremiscono il cielo, abbassandoli vede il gregge dei dormienti stesi sui prati. Nient’altro. Ma è tale la gioia che ha nel cuore, che pare trasfigurarsi in luce…

13. Nella sosta del sabato l’ultimo discorso della Montagna: amare
la volontà di Dio
[143].

La forza della preghiera e della bontà.

Le potenzialità del discepolo.

1Gesù nella notte si è alquanto dilungato risalendo il monte, di modo che l’aurora lo mostra ritto su uno scrimolo. Pietro, che lo vede, lo accenna ai compagni ed essi salgono verso di Lui.

«Maestro, perché non sei venuto con noi?» chiedono in diversi.

«Avevo bisogno di pregare»

«Ma hai anche tanto bisogno di riposare».

2«Amici, nella notte una voce è venuta dai Cieli chiedendo preghiera per i buoni e per i malvagi, ed anche per Me stesso».

«Perché? Che ne hai bisogno Tu?».

3«Come gli altri. La mia forza si nutre di preghiera e la mia gioia di fare ciò che vuole il Padre mio. Il Padre mi ha detto due nomi di persone, e un dolore per Me. Queste tre cose dette hanno tanto bisogno di preghiera». Gesù è molto triste e guarda i suoi con occhio che pare supplichi chiedendo qualcosa, o che interroghi. Si posa su questo e su quello e in ultimo si posa su Giuda Iscariota fermandovisi.

4L’apostolo lo nota e chiede: «Perché mi guardi così?».

«Non vedevo te. Il mio occhio contemplava un’altra cosa…».

«Ed è?».

5«Ed è la natura del discepolo. Tutto il bene e tutto il male che un discepolo può dare, può fare per il suo maestro. Pensavo ai discepoli dei Profeti e a quelli di Giovanni. E pensavo ai miei propri. E pregavo per Giovanni, per i discepoli e per Me…».

6«Sei triste e stanco questa mattina, Maestro. Di’ a chi ti ama il tuo affanno» invita Giacomo di Zebedeo.

«Sì, dillo, e se c’è cosa che si possa fare per sollevarlo noi lo faremo» dice il cugino Giuda.

Pietro parla con Bartolomeo e Filippo, ma non capisco ciò che dicono.

7Gesù risponde: «Essere buoni, sforzatevi ad essere buoni e fedeli. Ecco il sollievo. Non ce ne è nessun altro, Pietro. Hai inteso? Deponi il sospetto. Vogliatemi e vogliatevi bene, non vi fate sedurre da chi mi odia, vogliate soprattutto bene alla volontà di Dio».

8«Eh! ma se tutto viene da quella, anche i nostri errori verranno da quella!» esclama Tommaso con aria di filosofo.

«Lo credi? Non è così. Ma molta gente si è destata e guarda qui. Scendiamo. E santifichiamo il giorno santo con la parola di Dio».

Pane e Bontà per tutti.

9Scendono mentre i dormenti si destano in numero sempre più numeroso. I bambini, allegri come passerotti, già cinguettano correndo e saltando fra i prati, bagnandosi ben bene di rugiada tanto che qualche scappellotto vola, con relativo pianto. Ma poi i bambini corrono verso Gesù che li carezza ritrovando il suo sorriso, quasi rispecchiasse in Sé quelle gaiezze innocenti. Una bambina gli vuole mettere alla cintura il mazzetto di fiori colto nei prati «perché la veste è più bella così» dice, e Gesù la lascia fare nonostante che gli apostoli brontolino, anzi Gesù dice: «Ma siate contenti che essi mi amino! La rugiada leva la polvere dai fiori. L’amore dei bambini leva le tristezze dal mio cuore».

10Arrivano contemporaneamente, in mezzo ai pellegrini, Gesù venendo dal monte e lo scriba Giovanni venendo dalla sua casa con molti servi carichi di ceste di pane e altri con ulive, formaggelle e un agnellino, o caprettino che sia, arrostito per il Maestro. Tutto viene deposto ai piedi dello Stesso, che ne cura la distribuzione, dando ad ognuno un pane e una fetta di formaggio con un pugno di ulive; ma ad una madre, che ha ancora al petto un grasso puttino che ride coi suoi dentini novelli, dà col pane un pezzo di agnello arrostito, e così fa con altri due o tre che gli paiono bisognosi di particolare ristoro.

11«Ma è per Te, Maestro» dice lo scriba.

«Ne gusterò, non dubitare. Ma vedi… se Io so che la tua bontà è per molti mi si aumenta il sapore».

12La distribuzione finisce e la gente sbocconcella il suo pane, riserbandosene il resto per le altre ore. Anche Gesù beve un poco di latte, che lo scriba gli vuole versare in una tazza preziosa da una fiaschetta che porta un servo (pare un orciolo).

13«Però mi devi accontentare dandomi la gioia di udirti» dice Giovanni lo scriba, che è stato salutato da Erma con uguale rispetto e con un rispetto ancora maggiore da Stefano.

«Non te lo nego. Vieni qui contro» e Gesù si addossa al monte e inizia a parlare.

Amare la volontà di Dio.

Tutto il creato può essere luogo di preghiera.

14«La volontà di Dio ci ha trattenuti in questo luogo perché andare oltre, dopo il già fatto cammino, sarebbe stato ledere i precetti e dare scandalo. E ciò mai non sia finché il nuovo Patto non sarà scritto. È giusto santificare le feste e lodare il Signore nei luoghi della preghiera. Ma tutto il creato può essere luogo di preghiera se la creatura sa farlo tale con la sua elevazione al Padre. Fu luogo di preghiera l’arca di Noè alla deriva sui flutti, e luogo di preghiera il ventre della balena di Giona. Fu luogo di preghiera la casa del Faraone quando Giuseppe vi visse e la tenda di Oloferne per la casta Giuditta. E non era tanto sacro al Signore il luogo corrotto dove viveva schiavo il profeta Daniele, sacro per la santità del suo servo che santificava il luogo, da meritare le alte profezie del Cristo e dell’Anticristo, chiave dei tempi d’ora e dei tempi ultimi? Con più ragione santo è questo luogo che coi colori, coi profumi, con la purezza dell’aria, la ricchezza dei grani, le perle delle rugiade, parla di Dio Padre e Creatore, e dice: “Credo. E voi vogliate credere perché noi testimoniamo Iddio”. Sia dunque la sinagoga di questo sabato, e leggiamovi le pagine eterne sopra le corolle e le spighe, avendo a lampada sacra il sole.

15Vi ho nominato Daniele. Vi ho detto: “Sia questo luogo la nostra sinagoga”. Ciò richiama il gioioso “benedicite” dei tre santi fanciulli fra le fiamme della fornace: “Cieli ed acque, rugiade e brine, ghiacci e nevi, fuochi e colori, luci e tenebre, folgori e nuvole, monti e colline, tutte le cose germinate, uccelli, pesci e bestie, lodate e benedite il Signore, insieme agli uomini di umile e santo cuore”. Questo il riassunto del cantico santo che tanto insegna agli umili e santi. Possiamo pregare e possiamo meritare il Cielo in ogni luogo. Lo meritiamo quando facciamo la volontà del Padre.

Amate la volontà di Dio Padre.

16Quando il giorno aveva inizio mi fu fatto osservare che, se tutto viene da volontà divina, anche gli errori degli uomini sono voluti da quella. Questo è errore, e errore molto diffuso. Può mai un padre volere che il figlio si renda riprovevole? Non lo può. Eppure noi vediamo anche nelle famiglie che alcuni figli si rendono riprovevoli, pur avendo un padre giusto che prospetta loro il bene da farsi e il male da sfuggire. E nessun che sia retto accusa il padre di avere spronato il figlio al male.

17Dio è il Padre, gli uomini i figli. Dio indica il bene e dice: “Ecco, Io ti metto in questa contingenza per tuo bene”, oppure anche, quando il Maligno e gli uomini suoi servi procurano sventure agli uomini, Dio dice: “Ecco, in quest’ora penosa, tu agisci così; e così facendo, servirà questo male ad un eterno bene”. Vi consiglia. Ma non vi forza. E allora se uno, pur sapendo ciò che sarebbe la volontà di Dio, preferisce fare tutto l’opposto, si può dire che questo opposto sia volontà di Dio? Non si può.

La Chiave per entrare nel Regno (Mt 7,21; Lc 6,46)[144].

18Amate la volontà di Dio. Amatela più della vostra e seguitela contro le seduzioni e le potenze delle forze del mondo, della carne e del demonio. Anche queste cose hanno la loro volontà. Ma in verità vi dico che è ben infelice chi ad esse si piega. Voi mi chiamate “Messia” è “Signore”. Voi dite di amarmi e mi osannate. Voi mi seguite e ciò pare amore. Ma in verità vi dico che non tutti fra voi entreranno meco nel Regno dei Cieli. Anche fra i miei più antichi e prossimi discepoli vi saranno di quelli che non vi entreranno, perché molti faranno la loro volontà o la volontà della carne, del mondo e del demonio, ma non quella del Padre mio.

19Non chi mi dice: “Signore! Signore!” entrerà nel Regno dei Cieli, ma coloro che fanno la volontà del Padre mio. Questi soli entreranno nel Regno di Dio.

Apparizione del Pastore e del Giudice Re.

20Verrà un giorno in cui Io che vi parlo, dopo essere stato Pastore, sarò Giudice. Non vi lusinghi l’aspetto attuale. Ora il mio vincastro aduna tutte le anime disperse ed è dolce per invitarvi a venire ai pascoli della Verità. Allora il vincastro sarà sostituito dallo scettro del Giudice Re e ben altra sarà la mia potenza. Non con dolcezza ma con giustizia inesorabile Io allora separerò le pecore pasciute di Verità da quelle che mescolarono Verità ad Errore o si nutrirono solo di Errore.

21Una prima volta e poi una ancora Io farò questo. E guai a coloro che fra la prima e la seconda apparizione davanti al Giudice non si saranno purgati, non potranno purgarsi dai veleni.

Gli operatori di iniquità (Mt 7,22- 23)[145].

22La terza categoria non si purgherà. Nessuna pena potrebbe purgarla. Ha voluto solo l’Errore e nell’Errore stia. Eppure allora fra questi vi sarà chi gemerà: “Ma come, Signore? Non abbiamo noi profetato in tuo nome, e in tuo nome cacciato i demoni, e fatto in tuo nome molti prodigi?”.

23Io allora molto chiaramente dirò ad essi: “Sì. Avete osato rivestirvi del mio Nome per apparire quali non siete. Il vostro satanismo lo avete voluto far passare per vita in Gesù[146]. Ma il frutto delle vostre opere vi accusa. Dove sono i vostri salvati? Le vostre profezie dove si sono compiute? I vostri esorcismi a che hanno concluso? I vostri prodigi che compare ebbero? Oh! ben egli è potente il Nemico mio! Ma non è da più di Me. Vi ha aiutati ma per fare maggior preda, e per opera vostra il cerchio dei travolti nell’eresia si è allargato.

I veri servi di Dio.

24Sì, avete fatto prodigi. Ancor più apparentemente grandi di quelli dei veri servi di Dio, i quali non sono istrioni che sbalordiscono le folle, ma umiltà e ubbidienze che sbalordiscono gli angeli. Essi, i miei servi veri, con le loro immolazioni non creano i fantasmi, ma li debellano dai cuori; essi, i miei servi veri, non si impongono agli uomini, ma agli animi degli uomini mostrano Iddio. Essi non fanno che fare la volontà del Padre e portano altri a farla, così come l’onda sospinge e attira l’onda che la precede e quella che la segue, senza mettersi su un trono per dire: ‘Guardate’. Essi, i miei servi veri, fanno ciò che Io dico, senza pensare che a fare, e le loro opere hanno il mio segno di pace inconfondibile, di mitezza, di ordine. Perciò posso dirvi: questi sono i miei servi; voi non vi conosco. Andatevene lungi da Me voi tutti, operatori di iniquità 

25Questo dirò Io allora. E sarà tremenda parola. Badate di non meritarvela e venite per la via sicura, benché penosa, dell’ubbidienza verso la gloria del Regno dei Cieli. Ora godetevi il vostro riposo del sabato lodando Dio con tutti voi stessi. La pace sia con tutti voi».

26E Gesù benedice la folla prima che questa si sparga in cerca di ombra, parlando fra gruppo e gruppo, commentando le parole udite. Presso Gesù restano gli apostoli e lo scriba Giovanni, che non parla ma medita profondamente, studiando Gesù in ogni suo atto.

E il ciclo del Monte è finito.

14. Esigenze della Vocazione per
seguire Gesù
[147].

Al ser­vizio di Dio si va’ con spirituale libertà.

Il Messia è di tutti (Mt 8,18)[148].

1Vedo Gesù che si dirige coi suoi undici, perché manca sempre Giovanni, verso la riva del lago. Molta gente gli si affolla intorno: fra questi sono molti che erano sul Monte, per lo più uomini, che lo hanno raggiunto a Cafarnao per sentire ancora la sua parola. Vorrebbero trattenerlo. Ma Egli dice: «Io sono di tutti. E vi sono molti che mi devono avere. Tornerò. Mi raggiungerete. Ma ora lasciatemi andare». Stenta molto a camminare fra la folla che si pigia per la vietta stretta. Gli apostoli lavorano di spalle a fargli largo. Ma è come urtare in una sostanza molliccia che subito si riforma come era. Ci si inquietano anche, ma inutilmente.

Lasciare le sicurezze umane (Mt 8,18-20;  Lc 9,57-58)[149].

2Sono già in vista della riva quando, dopo un’accanita lotta, un uomo di media età e di civile condizione si accosta al Maestro e per attirare la sua attenzione lo tocca sulla spalla. Gesù si volge e si ferma chiedendo: «Che vuoi?».

3«Sono scriba. Ma ciò che c’è nelle tue parole non è paragonabile a quanto è nei nostri precetti. Ed io ne sono conquistato. Maestro, io più non ti lascio. Ti seguirò dovunque andrai. Quale è la tua via?».

 «Quella del Cielo».

4«Non dico quella. Ti chiedo: dove vai? Dopo questa, quali sono le tue case perché io ti possa sempre trovare?».

5«Le volpi hanno delle tane e gli uccelli i nidi. Ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo. Mia casa è il mondo, là dovunque vi sono spiriti da istruire, miserie da sollevare, peccatori da redimere».

«Da per tutto, allora».

6«Lo hai detto. Potresti tu fare ciò che questi minimi fanno per amor mio, tu, il dottore d’Israele? Qui ci vuole sacrificio e ubbidienza, e carità verso tutti, spirito d’adattamento, su tutto, con tutti. Perché la condiscendenza attira. Perché chi vuol curare deve curvarsi su ogni piaga. Dopo ci sarà la purezza del Cielo. Ma qui siamo nel fango e occorre strappare al fango, su cui posiamo i piedi, le vittime già sommerse. Non rialzare le vesti e scostarsi perché lì è più alto il fango. La purezza deve essere in noi. Saturi di essa in modo che nulla più possa entrare. Puoi tutto questo?».

«Lasciami provare, almeno».

7«Prova. Io pregherò perché tu ne sia capace».

Liberarsi dai legami familiari (Mt 8,21-22; Lc 9,59-60)[150].

8Gesù si rimette in moto e, attirato da due occhi che lo guardano, dice ad un giovane alto e robusto che si è fermato per lasciare passare il corteo, ma che sembra diretto altrove: «Seguimi».

9Il giovane sussulta, cambia colore, sbatte gli occhi come abbacinato da una luce e poi apre la bocca per parlare e non trova subito una risposta da dare. Infine dice: «Ti seguirò. Ma mi è morto il padre a Corozim e devo seppellirlo. Lascia che io lo faccia e poi verrò».  

10«Seguimi. Lascia che i morti seppelliscano i loro morti. Tu sei già aspirato dalla Vita. Lo hai desiderato, d’altronde. Non piangere del vuoto che la Vita ti ha fatto intorno per averti suo discepolo. Le mutilazioni dell’affetto sono radici alle ali che nascono dall’uomo mutato in servo della Verità. Lascia la corruzione alla sua sorte. Alzati verso il Regno dell’incorrotto. Là troverai anche la perla incorruttibile del padre tuo. Dio chiama e passa. Domani non troveresti più il tuo cuore di oggi e l’invito di Dio. Vieni. Va’ ad annunziare il Regno di Dio».

11L’uomo, addossato ad un muretto, sta con le braccia pendenti da cui pendono le borse, cariche certo di aromi e di bende; la testa china, pensa, in contrasto fra i due amori: di Dio e del padre. Gesù attende e lo guarda, poi afferra un piccolo e se lo stringe al cuore dicendo: «Di’ con Me: “Io ti benedico, o Padre, ed invoco la tua luce per coloro che piangono fra le nebbie della vita. Io ti benedico, o Padre, ed invoco la tua forza per chi è come pargolo bisognoso di chi lo sostenga. Io ti benedico, o Padre, e invoco il tuo amore perché smemori da ogni altra cosa, che non sia Te, tutti coloro che in Te troverebbero, e non sanno crederlo, ogni loro bene, qui e nel Cielo”.» E il bambino, un innocente sui quattro anni, ripete con la sua vocetta le parole sante con le manine tenute strette in preghiera dalla destra di Gesù, che le tiene al polso grassottello come fossero due steli di fiore.

12L’uomo si decide. Dà ad un compagno i suoi involti e viene a Gesù, che pone a terra il bambino dopo averlo benedetto e abbraccia il giovane procedendo così, per confortarlo e sostenerlo nel suo sforzo.

“Nulla deve fare laccio a chi si dona”(Lc 9,61-62).[151].

13Un altro uomo lo interroga: «Io pure vorrei venire come quello. Ma prima di seguirti vorrei accomiatarmi dai parenti. Me lo permetti?».

14Gesù lo guarda fisso e risponde: «Troppe radici sono conficcate nell’umano. Svellile, e se non ci riesci recidile. Al servizio di Dio si viene con spirituale libertà. Nulla deve fare laccio a chi si dona».

15«Ma, Signore. La carne e il sangue sono sempre carne e sangue! Giungerò lentamente alla libertà che dici…»

«No. Non lo faresti mai più. Dio è esigente così come è infinitamente generoso nel premiare. Se vuoi essere discepolo, bisogna abbracciare la croce e venire. Altrimenti si sta nel numero dei semplici fedeli. Non è una via di petali di rose la via del servo di Dio. Ed è assoluta nelle sue esigenze. Nessuno che abbia messo la mano all’aratro, per arare i campi dei cuori e spargervi il seme della dottrina di Dio, può più volgersi indietro per osservare ciò che ha lasciato e ciò che ha perduto, ciò che poteva avere seguendo altra via comune. Chi così fa non è adatto al Regno di Dio. Lavora te stesso. Virilizza te stesso e poi vieni. Non ora».

16La riva è raggiunta. Gesù sale sulla barca di Pietro al quale mormora qualche parola. Vedo che Gesù sorride e Pietro fa un atto di meraviglia. Ma non dice nulla. Sale anche l’uomo che ha lasciato di andare a seppellire il padre per seguire Gesù.

 

 

 

 

 


[1] 28 gennaio 1945. MARIA VALTORTA, L’Evangelo come mi è stato rivelato, CEV, Isola del Liri (FR) Vol 2. N° 90

[2] 29 gennaio 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 2. Cap.  91. Poema: II, 56 

[3] Il discepolo per essere capace di affrontare il mondo: deve essere un campione di dolcezza: perché “una lingua dolce è un albero di vita” (Pr 15,4); “Il linguaggio dolce aumenta la dottrina” (Pr 16,21); “una lingua dolce spezza le ossa” (Pr 25,15). Quindi, mostrare ogni dolcezza verso tutti gli uomini (Tt 3,2). Deve essere un campione di sagacia: perché serve Dio e “da Dio riceve potenza e sagacia” (Gb 12.16). Quindi, “agire sempre con riflessione” (Pr 13,16). Un campione di calma e di costanza: perché “nella calma stà la salvezza” (Is 30,15) e “la calma placa offese anche gravi” (Qo 10,4). Quindi ridurre ogni agitazione alla calma (Sal 107,29) e “perseverare nelle fatiche” (Sir 2,2) ed avere scienza e coscienza della sua missione.

[4] Il Maestro delega ai fratelli d’ogni tempo l’incarico di portare a gli altri il Vangelo del Regno con un mandato esplicito di formare gruppi di preghiera ed ascolto del Vangelo.

[5] La prima regola della Fraternità è AMORE E FUSIONE. Chi trasgredisce questa regola, perde lo spirito della Fraternità e chi non ha lo spirito della Fraternità, non appartiene alla Fraternità di Gesù. 

[6]UGUAGLIANZA: “Se fate distinzione di persone, commettete un peccato e siete accusati dalla legge come trasgressori” (Gc. 2,9). “Nei vostri giudizi non avrete riguardi personali, darete ascolto al piccolo come al grande; non temerete alcun uomo, poiché il giudizio appartiene a Dio” (Dt 1,17). “Non tratterai con parzialità il povero, né userai preferenze verso il potente” (Lv 19,15). “Aver preferenze personali in giudizio non è bene” (Pr 24,23). “Non è bene essere parziali, per un pezzo di pane si pecca” (Pr. 28,21).

  FRATERNITA’: Gesù non si vergogna di chiamarci fratelli, quando dice: “Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli” (Sal 22,23). Chiamandoci fratelli ci rivela una stessa origine, come dice l’Apostolo: “Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine” (Eb 2,11). Colui che santifica è Gesù e i santificati siamo noi. Quindi, proveniamo da una stessa origine: Dio, Padre di Gesù Cristo e Padre nostro. Siccome “i figli hanno in comune il sangue e la carne” (Eb 2,14). Gesù si è reso in tutto simile ai fratelli al punto d’identificarsi con loro e lasciare alla sua fraternità questa regola d’oro: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Quindi, “non essere causa d’inciampo o di scandalo al fratello” (Rm 14,13). “Nessuno offenda e inganni il proprio fratello” (1 Tes. 4,6). “Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1 Gv 3,16).

[7] Il discepolo per essere capace di affrontare il mondo: deve essere un campione di dolcezza: perché “una lingua dolce è un albero di vita” (Pr 15,4); “Il linguaggio dolce aumenta la dottrina” (Pr 16,21); “una lingua dolce spezza le ossa” (Pr 25,15). Quindi, mostrare ogni dolcezza verso tutti gli uomini (Tt 3,2). Deve essere un campione di sagacia: perché serve Dio e “da Dio riceve potenza e sagacia” (Gb 12.16). Quindi, “agire sempre con riflessione” (Pr 13,16). Un campione di calma e di costanza: perché “nella calma stà la salvezza” (Is 30,15) e “la calma placa offese anche gravi” (Qo 10,4). Quindi ridurre ogni agitazione alla calma (Sal 107,29) e “perseverare nelle fatiche” (Sir 2,2) ed avere scienza e coscienza della sua missione.

[8] E Dio, che conosce i cuori, non ha fatto nessuna discriminazione tra noi (Giudei) e loro (pagani) (At. 15,8-9). Perché “Non c’è differenza fra Giudeo e Greco” (Rm 10,12). Perciò fratelli “se adempite il più importante dei comandamenti secondo la Scrittura: amerai il prossimo tuo come te stesso, fate bene; ma se fate distinzione di persone, commettete un peccato e siete accusati dalla legge come trasgressori” (Gc 2,8-9).

[9] Giuditta (Gt) 13,1-16

[10] 30 gennaio 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 2. Cap. 92. Poema: II, 57 

[11] Le cose occulte appartengono al Signore (Dt 29,28). Perciò non c’è nulla di nascosto che non debba essere manifestato (Mc 4,22). Infatti, Dio citerà in giudizio ogni azione, tutto ciò che è occulto, bene o male (Qo 12,14). Dio … rende palesi le cose occulte (2 Mac 12,41). Dio svela cose profonde e occulte e sa quel che è celato nelle tenebre e presso di lui è la luce (Dn 2,22) Regola nell’agire: “Fate il bene e datelo al Signore”.

[12] Chi sei tu per giudicare un servo che non è tuo? Stia in piedi o cada, ciò riguarda il suo padrone; ma starà in piedi, perché il Signore ha il potere di farcelo stare. Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello? Tutti infatti ci presenteremo al tribunale di Dio. Quindi ciascuno di noi renderà conto a Dio di sé stesso. Cessiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; pensate invece a non esser causa di inciampo o di scandalo al fratello (Rm 14,4.10.12-13). Regola nell’’gire: “Non giudicate mai alcuno“.

[13] Non sparlate gli uni degli altri, fratelli. Chi sparla del fratello o giudica il fratello, parla contro la Legge e giudica la Legge. E se tu giudichi la Legge non sei più uno che osserva la Legge, ma uno che la giudica. Ora, uno solo è Legislatore e Giudice, Colui che può salvare e rovinare; ma chi sei tu che ti fai giudice del tuo prossimo? (Gc 4,11-12). Regola nell’agire: “Nessuno accusi gli altri”.

[14] “Se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo (Gen 4,7). Voi giovani siete forti, e la parola di Dio dimora in voi e avete vinto il maligno (1 Gv 2,14). Voi siete da Dio, e avete vinto perché Colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo (1 Gv 4,4).  Regola nell’agire: Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male (Rm 12,21). Perché il primo fattore di riuscita è in te.

[15] Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno (Fil 1,21). Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato sé stesso per me (Gal 2,20). Regola nell’agire: Non mettere nulla al di sopra di Dio.

[16] “Vigila su te stesso, per non cadere anche tu in tentazione” (Gal 6,1). “Chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere. Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla” (1Cor 10,12-13).

[17] “Io cammino sulla via della giustizia e per i sentieri dell’equità, per dotare di beni quanti mi amano e riempire i loro forzieri” (Pr 8,20.21). Beati quelli che seguono le mie vie! (Pr 8,32). Chi trova Maria, trova la vita e chi la segue non pecca.

[18] “Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se un’ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!” (1 Gv 2,15-17). Regola nell’agire: Saper vedere i pericoli del vivere fra il mondo.

[19] Genesi (Gen 4,8-12) < In tutto questo brano viene istituito un paragone fra il delitto di Caino, il fratricidio, primo in ordine di tempo, e il futuro delitto di Giuda, il deicidio, supremo in ordine di gravità: varie frasi, con cui Gesù estende e applica la genesi e che Pietro osserva non trovarsi nella genesi, figureranno nelle espressioni di Giuda disperato per aver tradito Gesù >

[20] 31 gennaio 1945. L’Evangelo Op.cit. Vol 2. Cap. 93. Poema: II, 58 

[21] 16 aprile 1945. L’Evangelo Op.cit. Vol 2. Cap. 138

[22]IL VANGELO ETERNO: Gesù lascia la Giudea. Quando il Signore seppe che i farisei avevano udito che Gesù faceva più discepoli e battezzava più di Giovanni, – sebbene non battezzasse Gesù personalmente, ma i suoi discepoli -, lasciò la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea (Gv 4,1-3).

[23] 1 Samuele 1,1-28; 2,1-11

[24] 22 maggio 1945. L’Evangelo Op.cit. Vol 3. Cap. 169

[25]IL VANGELO ETERNO: Vedendo le folle, Gesù salì sul monte (Mt 5,1).

[26]IL VANGELO ETERNO: messosi a sedere, gli si av­vicinarono i suoi discepoli (Mt 5,1).

[27]IL VANGELO ETERNO: Ed egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, prendendo la parola, li ammaestrava (Mt 5,2; Lc 6,20).

[28] Nota del Portavoce: Per l’operazione dell’infinita bontà del Padre Santissimo che ricorda all’anima il suo Essere e la di lei origine da Lui, sorgente d’ogni essere, perché a Lui tenda, lo ami e, per questo, raggiunga il suo fine.

[29]IL VANGELO ETERNO: Il discepolo: sale della terra. “Voi siete il sale della terra; ma se il sale diventa scipito, con che cosa si potrà salare? Il sale è buono, ma se anche il sale diventa insipido, con che gli si renderà il sapore? Non serve né per la terra né per il concime. Non ha più nessun valore, se non per essere gettato via e calpestato dagli uomini. Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri. Chi ha orecchi per intendere, intenda” (Mt 5,13; Mc 9,50; Lc 14,34-35).

[30]Il sale è un elemento di prima necessità (Cfr. Siracide 39,26). Tu sei un testimone necessario al mondo, perché il mondo si salvi per lo spirito di Cristo che è in te, ecco il tuo sapore. Si mangia forse un cibo senza sale? (Giobbe 6,6). Dio accetta forse una azione fatta senza amore? Dio ama forse chi dà senza gioia? Sopra ogni tua offerta offrirai del sale (Levitico 2,13). Ogni tua azione la farai con amore, con gioia e con pace nello spirito.

Noi mangiamo il sale della regia (Esdra 4,14). Noi partecipiamo dello spirito di Cristo. Ecco il nostro sapore. Chi non ha lo spirito di Cristo, non gli appartiene.

[31]IL VANGELO ETERNO: “Voi siete la luce del mondo; non può essere nascosta una città posta su di un monte” (Mt 5,14).

[32] “Voi siete i miei testimoni, miei servi, che io mi sono scelto, perché mi conosciate e crediate in me e comprendiate che sono io e io sono Dio” (Isaia 43,10-12). “Siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo, tenendo alta la Parola di vita” (Filippesi 2,15-16). Offri te stesso come esempio in tutto di buona condotta (Tito 2,7).

[33]IL VANGELO ETERNO: Il discepolo: Luce del mondo. “Voi siete la luce del mondo; non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, affinché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,14-16; Lc 11,33).

[34]Chi è giusto è come la luce del mattino (2 Samuele 23,4); illumina gli altri col suo insegnamento, come sta scritto: “Il comando è una lampada e l’insegnamento una luce e un sentiero di vita le correzioni della disciplina” (Proverbi 6,23). Ti ho stabilito come luce delle nazioni (Isaia 42,6) e come luce brillerai sino ai confini della terra (Tobia 13,13). La sapienza è un riflesso di luce perenne (Sapienza 7,26).

[35] “Distruggerete completamente tutti i luoghi, dove le nazioni che state per scacciare servono i loro dèi: sugli alti monti, sui colli e sotto ogni albero verde. Demolirete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri, brucerete nel fuoco le statue dei loro dèi e cancellerete il loro nome da quei luoghi” (Dt 12,2-3).

Il Signore disse a Gedeone: “Prendi il giovenco di tuo padre e un secondo giovenco di sette anni, demolisci l’altare di Baal fatto da tuo padre e taglia il palo sacro che gli sta accanto” (Giudici 6,25).

“Il re Giosia cominciò a purificare Giuda e Gerusalemme, eliminando le alture, i pali sacri e gli idoli scolpiti o fusi, riducendoli in polvere che sparse sui sepolcri di coloro che avevano sacrificato a tali cose” (2 Cronache 34,3-4).

[36]La luce di ogni giorno viene dal sole (Siracide 33,7) finché sei nel mondo la luce spirituale di ogni giorno ti viene da Dio, perciò solo rimanendo in Lui illuminerai il mondo. Quindi, cammina allo splendore della sua luce (Baruc 4,2).

[37] Anche se il Pastore o il Ministro del Signore parlasse tutte le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avesse la carità, sarebbe come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna; anche se il Sacerdote fosse più carismatico di Elia, e più saggio di Salomone, ma non avesse la carità, sarebbe stimato un nulla; anche se l’Evangelizzatore fosse il più benefattore dei filantropi o il più eroico dei martiri, se non avesse la carità, niente gli gioverebbe (Cfr. 1 Cor 13,1-2).

[38] Chi disprezza la sapienza e la disciplina è infelice, è vana la sua speranza e le sue fatiche senza frutto, inutili le sue opere, cattivi i suoi figli, maledetta la sua progenie (Cfr. Sapienza 3,11-12). “Se anche uno fosse il più perfetto tra gli uomini, mancandogli la tua sapienza, sarebbe stimato un nulla” (Sp 9,6). Chiunque si allontana dalla sapienza, non solo subisce il danno di non conoscere il bene, ma lascia alla storia il ricordo della sua insipienza, perché le sue colpe non rimangono occulte (Cfr. Sp 10,8).

[39] Il sacerdote morto allo spirito vive secondo la carne, pensa alle cose della carne, compie le opere della carne che sono ben note: “fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere” (Galati 5,19-21); segue i desideri della carne, ma questi desideri lo portano alla morte. Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla legge di Dio, perciò tale Sacerdote non può piacere a Dio, non può ereditare il suo Regno e quindi non gli appartiene (Cfr. Romani 8,5-9 ss). 

[40] 24 maggio 1945. L’Evangelo Op.cit. Vol 3. Cap. 170

[41] “Il Signore Dio plasmò l’uomo con la polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Genesi 2,7).

[42]  Io ho detto: “Voi siete dèi, siete tutti figli dell’Altissimo” (Salmo 82,6). Da Dio siamo stati generati (Gv 1,13) e perciò siamo partecipi della natura divina (Cfr. 2 Pietro 1,4) e siamo stirpe di Dio (Atti 17,28). Quindi, “siamo eterni come Dio, dio essendo”.

[43] La comunione dei santi.

[44]IL VANGELO ETERNO: Gli eredi della felicità:

“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli.

Beati i miti, perché loro possederanno la terra.

Beati quelli che piangono, perché essi saranno consolati.

Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché essi saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché sarà usata ad essi misericordia.

Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché essi saranno chiamati figli di Dio.

Beati quelli che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il Regno dei Cieli” (Mt 5,3-10; Lc 6,20-23).

[45]IL VANGELO ETERNO: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli” (Mt 5,3).

[46] Il regno dei Cieli sulla terra si forma con gente umile e povera di spirito, come sta scritto: “Farò restare in mezzo a te un popolo umile e povero; confiderà nel nome del Signore il Resto d’Israele” (Sofonia 3,12-13). Altrove dice: “In quel giorno radunerò gli zoppi, raccoglierò gli sbandati e coloro che ho trattato duramente. Degli zoppi io farò un resto, degli sbandati una nazione forte. E il Signore regnerà su di loro da allora e per sempre” (Michea 4,6-7). Allora “i poveri pascoleranno sui miei prati ed i miseri vi riposeranno tranquilli” (Is 14,30). “Udranno in quel giorno i sordi le parole di un libro (Il Vangelo del Regno di Dio); liberati dall’oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno. Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno nel Santo d’Israele” (Isaia 29,18-19). Beato me se sarò povero di spirito perché mio allora è il Regno dei Cieli. Pratica: contentarsi di ciò che si ha, così insegna l’Apostolo: “Non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via. Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, contentiamoci di questo” (1 Timoteo 6,7-8).

[47]IL VANGELO ETERNO: Beati i miti, perché loro possederanno la terra (Mt 5,4).

[48] Il mansueto riceverà autorità da Dio per possedere la Terra, come dice il Signore: “Sarà stabilito un trono sulla mansuetudine” (Isaia 16,5) e come fece il Signore con Mosè: Mosè era molto più mansueto di ogni uomo che è sulla terra (Nm 12,3), il Signore lo santificò nella fedeltà e nella mansuetudine e gli diede autorità sul suo popolo (Siracide 45,3-4).

[49] La mansuetudine è dolcezza paziente, umile, mite, amorosa, il modello perfetto è l’Agnello di Dio: “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca” (Isaia 53,7). Il discepolo deve seguire l’esempio del suo Maestro: “Ma se, facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, poiché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca, oltraggiato, non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a Colui che giudica con giustizia” (1 Pietro 2,20-23). Ecco la perfetta mansuetudine che il discepolo deve praticare come fece il profeta Geremia: “Ero come un agnello mansueto che viene portato al macello, non sapevo che essi tramavano contro di me” (Gr 11,19). “Beato me se sarò mansueto, perché possederò la Terra”. Sarò padrone del mio corpo, re dei miei sensi, signore delle mie facoltà, sul dominio di me stesso sarà stabilito un trono, sul dominio dei miei sensi spunterà lo scettro, sulla signoria delle mie facoltà splenderà la corona. Quando sarò più mansueto di ogni uomo, avrò autorità su ogni uomo.

[50]IL VANGELO ETERNO: “Beati quelli che piangono, perché essi saranno consolati” (Mt 5,5).

[51] Si offusca per il dolore il mio occhio e le mie membra non sono che ombra (Gb 17,7). Sono stremato dai lunghi lamenti, ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio, irroro di lacrime il mio letto. I miei occhi si consumano nel dolore; invecchio fra tanti miei oppressori (Sl 6,7-8).

[52] Dio disse ad Adamo: “Dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” (Gn 2,17). Dopo la disubbidienza, Dio disse all’uomo: “Maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane”. Alla donna disse: “Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà” (Gn 3,16-18).

[53] Ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e tra le prove che mi hanno procurato le insidie (At 20,19). Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato di esortare fra le lacrime ciascuno di voi (At 20,31). Fa scorrere come torrente le tue lacrime (Lm 2,18) perché chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo (Sl 126,5).

[54] Anche fra il riso il cuore prova dolore (Pro 14,13). Chi cresce il sapere, aumenta il dolore (Qo 1,18). Tutti i giorni dell’uomo non sono che dolore (Qo 2,23). Quasi tutti i nostri anni sono fatica, dolore (Sl 90,10).

[55]  “La tristezza secondo Dio produce un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza, mentre la tristezza del mondo produce la morte”.

[56] “Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà sé stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza. Egli si addosserà la loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini perché ha consegnato sé stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi” (Is 53,4-5.10-12). Così anche il discepolo che saprà imitare il suo Maestro nel dolore, versando lacrime senza ribellione, sarà consolato non dalle creature, ma da Dio stesso, come sta scritto: “Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto” (Is 25,8). E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi (Ap 7,17).

[57]IL VANGELO ETERNO: “Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché essi saranno saziati” (Mt 5,6).

[58] Il Signore Dio disse allora: “Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!”. Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita (Gn 3,22-24).

[59] Nella strada della giustizia è la vita (Pro 12,28). L’anima si nutre di giustizia, come il corpo si alimenta di pane, perciò, dice la Scrittura: “Chi pratica la giustizia si procura la vita” (Pro 11,19). Quindi, se vuoi vivere, pratica la giustizia; ciò che chiede il Signore da te: praticare la giustizia (Mi 6,8). Chi segue la giustizia troverà la vita (Pro 21,21). La fame del corpo è un istinto di sopravvivenza, è una necessità della carne; mentre la fame dello spirito è un atto di buona volontà, è una necessità dello spirito. Quindi, se vuoi la sazietà della vita eterna, desidera la giustizia fino a sentirne la fame e da Dio sarai saziato perché sei nato da Lui. “Chiunque opera la giustizia è nato da Dio” (1Gv 2,29). “Chi non pratica la giustizia non è da Dio” (1Gv 3,10).  

[60] Voi umili della terra, cercate la giustizia (Sof 2,3). Non spetta forse a voi conoscere la giustizia (Mi 3,1). Se cerchi la giustizia… la raggiungerai (Sir 27,8). Tutta la Scrittura è utile per formare alla giustizia (2Tm 3,16).

[61]IL VANGELO ETERNO: “Beati i misericordiosi, perché sarà usata ad essi misericordia” (Mt 5,7).

[62] “Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda, come Dio ha perdonato a voi in Cristo” (Ef 4,31-32).

[63] “La misericordia dell’uomo riguarda il prossimo” (Sir 18,12). Perciò “esercitate la misericordia ciascuno verso il suo prossimo” (Zc 7,9). “Rivestitevi di sentimenti di misericordia” (Col 3,12). 

[64] L’uomo che ha misericordia, sente compassione: “sento compassione di quella folla” (Mc 8,2). Sa compatire le debolezze: Cristo è un sommo sacerdote che sa compatire le nostre infermità (Cfr. Eb 4,15).  Sa accogliere i trasgressori della Legge: “Costui riceve i peccatori” (Lc 15,12). Cerca i perduti: “Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare ciò che era perduto” (Lc 19,10). Chiama gli smarriti: “Sono venuto a chiamare i peccatori” (Lc 5,32). Mai condanna, sempre salva: “non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo” (Gv 12,47).  

[65]IL VANGELO ETERNO: “Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Dio” (Mt 5,8).

[66] “Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all’albero della vita e potranno entrare per le porte nella città. Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna!” (Ap 22,14). “Per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte” (Ap 21,8).

[67] “Il Signore ama chi è puro di cuore” (Pro 22,11). 

[68] Carissimi, fin da ora siamo figli di Dio e non si è ancora manifestato quel che saremo. Sappiamo che quando ciò si sarà manifestato saremo simili a lui, poiché lo vedremo com’egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica sé stesso e diventa puro come egli è puro (1 Gv 3,2-3). Gli uomini retti vedranno il suo volto (Sl 11,17). I Tuoi occhi vedranno il tuo Maestro (Is 30,20). Le tue sentinelle… vedranno il ritorno del Signore in Sion (Is 52,8). Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio (Is 52,10). Chiunque ha questa speranza purifica sé stesso e con l’aiuto dello Spirito vince le pesantezze e le tendenze della carne per vedere Dio, come sta scritto: “Senza la mia carne vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso; i miei occhi lo contempleranno, e non un altro” (Gb 19,26-27).  “Beato me se sarò puro di cuore, perché io vedrò Dio”.

[69]IL VANGELO ETERNO: “Beati gli operatori di pace, perché essi saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5, 9).

[70] “Dio è un Dio di pace” (1 Co 14,33). E il suo Messia è Dio di Pace, come dice il profeta: “Meraviglioso consigliere, Dio potente, Padre per sempre, Principe di pace” (Is 9,5). E il Dio della pace ci dà egli stesso la pace (2 Ts 3,16). E la pace di Dio custodisce i nostri cuori (Fl 4,7); ci santifica (1 Ts 5,23); ci rende perfetti in ogni bene (Eb 13,20). Perciò, perdere la pace è perdere Dio e avere la pace è avere Dio.

[71] Dio ci ha chiamati alla pace (1 Co 7,15), perciò, “diamoci alle opere della pace” (Rm 14,19). Cerchiamo la pace con tutti (Eb 12,14). Viviamo in pace con tutti (Rm 12,18). Noi siamo per la pace (Sl 120,7).

[72]IL VANGELO ETERNO: “Beati quelli che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il Regno dei Cieli” (Mt 5,10).

[73] “Tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati” (2Tm 3,12): e dal mondo pagano: “Alzati e misura il santuario di Dio e l’altare e il numero di quelli che vi stanno adorando. Ma l’atrio che è fuori del santuario, lascialo da parte e non lo misurare, perché è stato dato in balìa dei pagani, i quali calpesteranno la città santa” (Ap 11,2); e dal diavolo o serpente antico: “Non temere ciò che stai per soffrire: ecco, il diavolo sta per gettare alcuni in carcere, per mettervi alla prova e sarete tribolati. Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita” (Ap 2,10). “Il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca. Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù” (Ap 12,15-17) e dalla Bestia, l’Anticristo: “alla Bestia le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione. L’adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’agnello immolato” (Ap 13,5-8). 

[74] “La carità non abbia finzioni. Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite” (Rm 12,9-14). “Ritengo che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo diventati spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini. Noi stolti a causa di Cristo; noi deboli; noi disprezzati. Veniamo schiaffeggiati, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti” (1Cr 4,9-13).

[75]IL VANGELO ETERNO: Il segreto della felicità.

Beati voi quando gli uomini vi odieranno, vi insulteranno e vi perseguiteranno, vi metteranno al bando e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia, e proscriveranno il vostro nome come infame a causa del Figlio dell’uomo. In quel giorno rallegratevi ed esultate, perché grande sarà la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi, allo stesso modo facevano i loro padri con i profeti” (Mt 5,11-12; Lc 6,22-23).

[76] 25 maggio 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 3. Cap. 171

[77]IL VANGELO ETERNO: “Non pensate che sia venuto ad abolire la Legge o i profeti” (Mt 5,17).

[78]IL VANGELO ETERNO: “Non sono venuto ad abolire, ma a dare compimento” (Mt 5,17).

[79]IL VANGELO ETERNO: “In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, un iota o un apice non passerà dalla Legge, finché tutto si compia”.

 (Mt 5,18).

[80]IL VANGELO ETERNO: “Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, questi sarà chiamato grande nel regno dei cieli” (Mt 5,19)

[81]IL VANGELO ETERNO: “Poiché vi dico: se la vostra giustizia non supererà di molto quella degli scribi e farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5,20).

[82]IL VANGELO ETERNO: “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci” (Mt 7,15).

[83]IL VANGELO ETERNO: Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono fa frutti buoni e l’albero guasto fa frutti cattivi; non può un albero buono fare frutti cattivi, né un albero guasto fare frutti buoni. Ogni albero che non produce un frutto buono viene tagliato e gettato nel fuoco. Così dunque dai loro frutti li riconoscerete” (Mt 7,16-20).

[84]IL VANGELO ETERNO: “Avete udito che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici” (Mt 5,43-44).

[85]IL VANGELO ETERNO: “Io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra; a chi ti vuole chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lasciagli anche il mantello; e a chi ti toglie il tuo, non richiederlo. E se uno ti costringerà a fare un miglio, fanne due con lui” (Mt 5,39-41; Lc 6,29-30).

[86]IL VANGELO ETERNO: “Dunque tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, fatelo altrettanto a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti” (Mt 7,12; Lc 6,31).

[87]IL VANGELO ETERNO: “Avete udito che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano e per i vostri persecutori” (Mt 5,38 –  5,44; Lc 6,27-28).

[88]IL VANGELO ETERNO: “Date e vi sarà dato; una misura buona, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo” (Lc 6,38). Fate attenzione a quello che udite: Con la stessa misura con la quale misurate, sarete misurati anche voi; anzi vi sarà dato di più (Mc 4,24). “Fate attenzione dunque a come ascoltate; poiché a chi ha sarà dato, e a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere” (Lc 8,18). Dà a chiunque ti chiede; e a chi ti chiede un prestito non volgere le spalle. Se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori prestano ai peccatori per riavere l’equivalente. Piuttosto, amate i vostri nemici e fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e grande sarà la vostra ricompensa e sarete figli dell’Altissimo; poiché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi (Mt 5,42; Lc 6,30 / 6,34-35).

[89]IL VANGELO ETERNO: Amate i vostri nemici, per essere veramente figli del Padre vostro che è nei Cieli, che fa sorgere il sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? O quale ricompensa potrete attendere? Non fanno così anche i pubblicani e i peccatori? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate in soprappiù? Non fanno così anche i pagani? Voi dunque siate perfetti come il Padre vostro celeste è perfetto. Divenite misericordiosi, come il vostro Padre è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato (Mt 5,44-48; Lc 6,27 / 6,32 / 6,36-37).

[90]IL VANGELO ETERNO: “Avete udito che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso dovrà rispondere al tribunale. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, dovrà rispondere al tribunale. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna” (Mt 5,21-22).

[91]IL VANGELO ETERNO: “Quindi se presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì la tua offerta davanti all’offerta. Mettiti d’accordo con il tuo nemico mentre sei per via con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo centesimo (Mt 5,23-26).

[92] 26 maggio 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 3. Cap. 172

[93] Esodo 20,7; Numeri 30,3; Mt 5,33. “Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo” (Es 20,16); “Non giurerete il falso servendovi del mio nome; perché profaneresti il nome del tuo Dio. Io sono il Signore” (Levitico 19,12). “Quando uno avrà fatto un voto al Signore o si sarà obbligato con giuramento ad una astensione, non violi la sua parola, ma dia esecuzione a quanto ha promesso con la bocca” (Numeri 30,3).

[94]Il voto al Signore: “Quando avrai fatto un voto al Signore tuo Dio, non tarderai a soddisfarlo, perché il Signore tuo Dio te ne domanderebbe certo conto e in te vi sarebbe un peccato”. Ma se ti astieni dal far voti non vi sarà in te peccato. Manterrai la parola uscita dalle tue labbra ed eseguirai il voto che avrai fatto volontariamente al Signore tuo Dio, ciò che la tua bocca avrà promesso” (Deuteronomio 23,22-24).

[95]IL VANGELO ETERNO: “Non giurate affatto”. “Di nuovo fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re” (Mt 5,33-35).

[96]IL VANGELO ETERNO: Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno (Mt 5,36-37).

[97]IL VANGELO ETERNO: L’orazione ipocrita: “Quando pregate, non siate come gli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa” (Mt 6,5).

[98]IL VANGELO ETERNO: L’uomo buono trae fuori il bene dal bon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore. (Lc 7,45)

[99]IL VANGELO ETERNO: “Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto” (Mt 6,6).

[100]IL VANGELO ETERNO: L’orazione semplice: “Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, perché credono di venire esauditi a forza di parole”. (Mt 6,7).

[101]IL VANGELO ETERNO: “… e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Mt 6,6)

[102]IL VANGELO ETERNO: “Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima che gliele chiediate” (Mt 6,8)

[103]IL VANGELO ETERNO: L’orazione fiduciosa ed efficace: “Ebbene Io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo (e) cose buone a quelli che gliele chiedono!” (Mt 7,7-11; Lc 11,9-13).

[104]IL VANGELO ETERNO: Il digiuno in segreto: “Quando digiunate, non diventate tristi come gli ipocriti, che sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Mt 6,16-18).

[105] 27 maggio 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 3. Cap. 173

[106] “E ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze sono imputridite, le vostre vesti sono state divorate dalle tarme; il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!” (Giacomo 5,1-3).

[107] Correte in modo da conquistare la corona incorruttibile (1Cor 9,24-25). “E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce” (1Pt 5,4).

[108] “Ti consegnerò tesori nascosti e le ricchezze ben celate, perché tu sappia che io sono il Signore, Dio di Israele, che ti chiamo per nome” (Is 45,3). “Il Signore aprirà per te il suo benefico tesoro” (Dt 28,12).

[110]IL VANGELO ETERNO: I veri tesori: “Non fatevi dei tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano” (Mt 6,19).

[111] Un tesoro non si trasmette di generazione in generazione (Pro 27,24). I tesori non salvano (Cfr. Gb 20,20). “Ho accumulato anche argento e oro, ricchezze di re e di province… tutto mi è apparso vanità e un inseguire il vento: non c’è alcun vantaggio sotto il sole” (Qoèlet 2,8; 2,11). Poiché hai posto la fiducia nei tuoi tesori… I tuoi tesori li abbandonerò al saccheggio (Gr 48,7; 15,13).

[112]IL VANGELO ETERNO: I tesori in cielo: “fatevi tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano né rubano. Dove infatti è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,20-21).

[113]IL VANGELO ETERNO: “Dove infatti è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21).

[114]IL VANGELO ETERNO: La carità: “Guardatevi dal fare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 6,1).

[115]IL VANGELO ETERNO: L’elemosina “Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per ricevere gloria dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché l’elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Mt 6,2-4).

[116]IL VANGELO ETERNO: “Perciò vi dico: non affannatevi per la vostra vita di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che vestirete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?” (Mt 6,25).

[117]IL VANGELO ETERNO: “Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né raccolgono nei granai; e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi forse più di loro? E chi di voi, affannandosi, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?” (Mt 6,26-27).

[118]IL VANGELO ETERNO: “E perché vi affannate per il vestito? Considerate i gigli del campo come crescono: non lavorano, né tessono. Eppure io vi dico che neppure Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?” (Mt 6,28-30).

[119]IL VANGELO ETERNO: Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che avete bisogno di tutto ciò (Mt 6,31-32).

[120]IL VANGELO ETERNO: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6,33).

[121]IL VANGELO ETERNO: “Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue preoccupazioni. Basta a ogni giorno la sua pena” (Mt 6,34).

[122] 29 maggio 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 3. Cap. 174

[123]IL VANGELO ETERNO: Le due vie: “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!” (Mt 7,13-14).

[124]IL VANGELO ETERNO: I due poteri: “Nessuno può essere al servizio di due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete essere al servizio di Dio e di mammona” (Mt 6,24).

[125]IL VANGELO ETERNO: La lucerna del corpo: “La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro (e) sano, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è malvagio (e) malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebrosa, quanto grande sarà la tenebra! Bada dunque che la luce che è in te non sia tenebra. Se il tuo corpo è tutto illuminato, e non ha nessuna parte buia, sarà tutto luminoso, come quando la lucerna t’illumina col suo bagliore” (Mt 6,22-23; Lc 11,34-36).

[126] (E qui Gesù mi dice che lei mi deve copiare la visione-dettato del 12 agosto 1944, B 961, dalla 35° riga della visione fino al­la fine della stessa, ossia fino alla partenza della Maddalena, alle parole “e ride di rabbia e di scherno”. Poi continuerà con quanto segue, naturalmente omettendo questa parentesi).

[127] Scritto il 12 agosto 1944

[128]IL VANGELO ETERNO: “Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti” (Lc 6,24-26).

[129]IL VANGELO ETERNO: Pensiero impuro: “Avete udito che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio nel suo cuore” (Mt 5,27-28).

[130] Continua la visione del 29 maggio 1945

[131]IL VANGELO ETERNO: “Avete udito che fu detto: Non commettere adulterio” (Mt 5,27).

[132]IL VANGELO ETERNO: “Se il tuo occhio destro è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: perché ti conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. Se la tua mano destra è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: perché ti conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il corpo perisca nella Geenna” (Mt 5,29-30).

[133]IL VANGELO ETERNO: Il divorzio è adulterio: “Fu detto anche: Chi ripudia la propria moglie, dia l’atto di ripudio” (Mt 5,31).

[134]IL VANGELO ETERNO: Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio” (Mt 5,32).

[135]IL VANGELO ETERNO: Non giudicare: “Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi” (Mt 7,1-2; Mc 4,24; Lc 6,37).

[136]IL VANGELO ETERNO: La pagliuzza e la trave: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello” (Mt 7,3-5; Lc 6,41-42).

[137]IL VANGELO ETERNO: Prudenza: “Non date quello che è santo ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e si voltino per sbranarvi” (Mt 7,6).

[138]IL VANGELO ETERNO: L’uomo saggio: “Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico? Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile ad un uomo saggio che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia. E cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, e non crollò, era infatti fondata sulla roccia. (Ed) era costruita bene” (Mt 7,24-25; Lc 6,46-48).

[139]IL VANGELO ETERNO: L’uomo stolto: “Chiunque ascolta bene queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile ad un uomo stolto che ha edificato la sua casa sulla sabbia, sulla terra, senza fondamenta. E cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e irruppero contro quella casa, e subito crollò, e la rovina di quella casa fu grande” (Mt 7,26-27; Lc 6,49).

[140]IL VANGELO ETERNO: Il Messia, Maestro: “Quando ebbe terminato di rivolgere tutte queste parole al popolo che stava in ascolto, le folle furono stupite del suo insegnamento, perché egli insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi. (E) rimanevano colpiti dal suo insegnamento, perché parla­va con autorità” (Mt 7,28-29; Lc 7,1; 4,32).

[141] 30 maggio 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 3. Cap. 175

[142]IL VANGELO ETERNO: “Se vuoi, tu puoi sanarmi”: Quando Gesù fu sceso dal monte, molta folla lo seguiva. Ed ecco venire un lebbroso e prostrarsi a lui dicendo: “Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi”. Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: “Lo voglio, sii sanato”. Subito la sua lebbra scomparve. Poi Gesù gli disse: “Guardati dal dirlo a qualcuno, ma va’ a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè, e ciò serva come testimonianza per loro” (Mt 8,1-4).

[143] 1 giugno 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 3. Cap. 176

[144]IL VANGELO ETERNO: I veri discepoli del Maestro: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21; Lc 6,46).

[145]IL VANGELO ETERNO: Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità (Mt 7,22-23).

[146] Si rivolge ai cultori di scienze occulte, agli appartenenti alle sette sataniche, ma specialmente ai cristiani di tutte le sette e ai cattolici compromessi col mondo, il demonio e la carne.

[147] 3 giugno 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 3. Cap. 178

[148]IL VANGELO ETERNO: Vedendo Gesù una gran folla intorno a sé, ordinò di passare all’altra riva (Mt 8,18).

[149]IL VANGELO ETERNO: Lasciare le sicurezze umane: Mentre andavano per la strada, uno scriba si avvicinò e gli disse: “Maestro, io ti seguirò dovunque andrai”. Gli rispose Gesù: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (Mt 8,19-20; Lc 9,57-58).

[150]IL VANGELO ETERNO: Liberarsi dai legami familiari: A un altro disse: “Seguimi”. E costui rispose: “Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre”. Gesù replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va, e annunzia il Regno di Dio” (Mt 8,21-22; Lc 9,59-60).

[151]IL VANGELO ETERNO: Spirituale libertà: Un altro disse: “Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa”. Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio” (Lc 9,61-62).

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