I Vangeli di Maria
La Mamma da guardare
ed amare
SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI.
A cura di Jesus Maria de Cabnaconde S.O.S
Servo dell’Ordine dei Salvatori
S O M M A R I O
1. La Madre da guardare e amare.
Luce che si effonde su tutte le creature.
Guardare con astio è addolorare Maria Ss.
Indescrivibile bellezza dei corpi glorificati.
Caratteri somatici di Maria di Nazareth.
Il Corpo della Madre di Dio glorificato.
Il Corpo della Madre di Dio umano.
4. Il silenzio e il sorriso di Maria.
Sguardo che purifica, silenzio che innalza e sorriso che insegna.
Visione della Vergine sorridente e silenziosa.
5. Maria durante la gestazione del suo figlio
8. Maria Ss. vede crescere il suo Bambino.
Gesù cresceva in sapienza, in età e in grazia.
Seguì la regola comune a tutti i nati di donna.
Segreto della grandezza del Portavoce.
Gesù avanza in cerca di un luogo solitario.
La Madre dell’evangelizzatore.
Il Figlio non ha segreti per la Madre.
Gesù non ha segreti per Maria.
La Trinità nel cuore dell’uomo giusto
Abitazione della Trinità nei cuori.
A l’autorità di Gesù, Maria porta la carezza dell’amore.
Chi spira in Maria è già in paradiso.
Maria fa ciò che la nostra buona volontà non può
Il mistero della passione di Maria ss.
Maria ha sofferto in anima e corpo.
Maria Ss. risparmiata di due condanne.
Maria Ss. è Maestra di Dolore.
Maria Ss. è personificazione delle virtù teologali.
16. I tre tempi del dolore di Maria.
Allegoria della farfalla colpita.
18. Sommo dolore della Corredentrice.
Il deicidio non è finito sul Golgota.
L’eterna puerpera con dolore senza pari.
Sommo dolore della Corredentrice.
Il secondo mistico concepimento.
19. Maria Ss., la veronica delle anime vittime.
La santità non sopprime il dolore.
Simile alla Trafitta e all’Immolato.
20. Cuore di Maria Ss. trafitto a morte.
21. La Maternità spirituale di Maria Ss..
Longino: Il primo figlio del dolore.
Ogni elezione importa con sé doveri tremendi!
22. Il segreto dell’ultima redenzione è Maria Ss.
Il segreto è il culto a Maria Ss.
Anticipate l’ora del trionfo di Maria.
La Regina degli Angeli e degli uomini.
Visione del transito di Maria.
24. Eroicità delle eroicità nel sacrificio.
Generosità di rinunciare al matrimonio.
Generosità di offrirsi vittima.
Fiat per la gloria di Dio e per i fratelli.
25. La discesa dello Spirito Santo.
Il bacio di ringraziamento a Maria.
26. L’Assunzione di Maria Ss. incielo.
Desiderio crescente di possedere Dio.
Beatitudine della glorificazione.
27. L’Assunzione gloriosa di Maria.
Una candida e gloriosa visione.
Una luminosa schiera d’angeli.
L’ascesa della coorte angelica.
28. L’Incoronazione della Maria Ss.
Glorificazione in anima e corpo.
LA PREGHIERA DELL’ “AVE MARIA”
29. Preghiera dell’“Ave Maria”.
L’uomo privato dell’unione con Dio.
Potere irradiante di chi è con Dio.
32. “Benedetta tu fra tutte le donne”.
Testimone del super-amore misericordioso.
«“Benedetta tu fra tutte le donne”.
Seconda finalità dell’Incarnazione.
Terza finalità dell’Incarnazione.
La Benedetta fra tutte le donne.
33. “Benedetto il Frutto del tuo seno”.
Il dolore è la via della Gloria.
«“Benedetto il frutto del tuo seno”.
Il Dolore superò la Beatitudine.
Benedetto il frutto del tuo seno.
34. Grandezza e beatitudine di Maria Ss.
La Madre e i fratelli di Gesù.
“Beato il seno che ti ha portato”.
Prova della fonte soprannaturale degli scritti.
35. Le sette allegrezze di Maria.
Gioie di Maria e teologia dell’amore.
36. Maria, l’anima eucaristica perfetta.
Maria, modello di vita eucaristica.
Vivere pensando a Gesù-Eucarestia.
Maria, modello di vita eucaristica.
Comunione di desiderio e d’amore.
37. Maria è il Cuore della SS. Trinità.
Visione di Maria compresa nel divino Triangolo.
“Non so spiegare ciò che ho capito tanto bene…”
La gioia del Natale il dolore della Redenzione.
Periodo di travaglio doloroso.
Errori che provocheranno l’Errore.
Tempo del Signore e Regno dello Spirito Santo.
Il Redentore e Maestro universale.
Per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Una terza parte possederà la Città del Cielo.
Saliremo a celebrare la festa col Signore.
39. L’arma contro il serpente è Maria.
Visione della zona di campagna romana.
Il grido dell’arcangelo S. Michele.
Il saluto dell’Arcangelo S. Gabriele.
Paura del Portavoce per la Chiesa di Roma.
Località dove il Portavoce vede svolgersi la visione.
40. Quelli che ameranno vivranno.
Concomitanza di voci sul potere di Maria.
Notizia che addolora e turba il Portavoce.
Consigli a un’anima selvaggia.
L’uomo senza la Grazia è solo animale
41. Conoscere bene Gesù per salvare.
Solo Maria sapeva tutto di Gesù.
Solo il Portavoce seppe tutto di Gesù e Maria.
Solo la conoscenza ampia di Gesù può salvare.
42. Manifestazioni di Gesù e Maria.
Madre Vittima per i peccati degli uomini.
14Maria immacolata vittima trafitta dai peccati del mondo.”
Vedere Maria nelle sue immagini.
43. Apparizione della Madre Consolatrice.
L’arte di saper chiedere a Maria.
Guai ai turbatori degli strumenti di Dio.
Il Portavoce affidata alla tutela dei Servi di Maria.
Contravvenzione dei Servi di Maria.
Il momento di Dio viene e passa.
L’amorosa e segreta adorazione è sufficiente.
Il rispetto degli angeli per Maria.
Per rispondere alla lettera da P. Migliorini
Il Portavoce attende la volontà di Dio.
Visione del Cuore Immacolato di Maria.
Lezione dello Spirito Santo sul Cuore Immacolato di Maria.
45. Consiglio di Maria Ss. di Fatima.
Le figlie ereditano dalla mamma il cuore
I figli di Maria si amano in Maria e in Gesù.
Cuori che meritano la visita di Maria.
Apparizione della Madonna e i tre pastorelli.
La Madre della Parola che è Vangelo.
La Madonna di Fatima e il Rosario.
47. Apparizione della Madonna di Lourdes.
Contemplazione dell’Immacolata.
48. Contemplazione del Paradiso.
Tornate sui sentieri del Cristo.
La mediatrice di tutte le grazie.
La mite agnella e la più pacifica dell’ulivo.
50. Considerazioni sul veggente Cornacchiola.
Il fascicolo sulla “Madonna delle 3 Fontane”.
Il veggente Bruno Cornacchiola.
La sorpresa di avere Gesù per Maestro.
Paura infantile delle apparizioni.
Il soprannaturale celeste è pace e gaudio.
Il soprannaturale celeste è pace e gaudio.
I nove venerdì del Sacro Cuore.
Il primo impulso dopo la veggenza.
La Vergine Regina della Rivelazione.
Per i nostri “fratelli separati”.
LA MAMMA DA GUARDARE ED AMARE
1. La Madre da guardare e amare[1].
Modello dei Cristiani.
1Dice Gesù:
«L’occhio umano non può fissare il sole, mentre può guardare la luna. L’occhio dell’anima non può fissare la perfezione di Dio quale essa è. Ma può guardare la perfezione di Maria.
2Maria è come la luna rispetto al sole. Ne è illuminata e riflette su voi la luce che l’ha illuminata, ma addolcendola di quei mistici vapori che la rendono sopportabile alla limitata vostra natura. È per questo che Io ve la propongo da secoli come modello per voi tutti che ho voluto miei fratelli appunto in Maria.
Madre dei Redenti.
3È la Madre. Che dolcezza per i figli guardare la madre! Ve l’ho data per questo, perché poteste avere una dolce Maestà la cui splendidezza fosse sufficiente a rapirvi, ma non ad abbacinarvi. Solo ad anime speciali, che ho scelto per motivi insindacabili, ho mostrato Me stesso, nel mio fulgore di Dio‑Uomo, di Intelligenza e Perfezione assoluta. Ma insieme a quel dono ne ho dovuto dare[2] un altro che le rendesse capaci di sopportare la mia conoscenza senza rimanerne annichilite[3].
Luce che si effonde su tutte le creature.
4Mentre Maria la potete tutti guardare. Non perché Ella sia simile a voi. Oh! no! La sua purezza è tanto alta che Io, suo Figlio e Dio, la tratto con venerazione. La sua perfezione è tale che l’intero Paradiso s’inchina al suo trono sul quale scende l’eterno sorriso e l’eterno splendore della Nostra Trinità. Ma questo splendore, che la compenetra e indìa più d’ogni altra creatura, è soffuso dai veli candidissimi della sua carne immacolata, per cui Ella raggia come una stella, raccogliendo tutta la luce di Dio e diffondendola come una luminosità soave su tutte le creature.
Il giubilo di Maria.
5E poi Ella vi è in eterno Madre. E della Madre ha tutte le pietà che vi scusano, che intercedono, che ammaestrano pazientemente. Grande è la gioia di Maria quando può dire a chi l’ama: “Ama mio Figlio”. Grande è la mia gioia quando posso dire a chi mi ama: “Ama mia Madre”. E grandissima è la nostra gioia quando vediamo che staccandosi dai miei piedi uno di voi va a Maria, o staccandosi dal grembo di Maria uno di voi viene verso di Me. Perché la Madre giubila di dare altri innamorati al Figlio a il Figlio giubila di vedere amata da altri la Madre. La nostra gloria non cerca di sopraffarsi ma si completa nella gloria dell’altro.
6Perciò ti dico: “Ama Maria. Ti do a Lei che ti ama e che ti illuminerà unicamente con la soavità del suo sorriso”.»
2. Visione di Maria Ss.[4]
La veste.
1Ieri sera: 18 settembre, soffrivo terribilmente. Era tutta la giornata che soffrivo così ed ero proprio sfinita. Ogni respiro, ogni movimento, anche piccolo, mi era penosissimo e mi obbligava a lamentarmi, io che non mi lamento mai. Tossire poi… avrei preferito una fucilata a un colpo di tosse.
2Nell’ora delle cene, ossia dalle 20 alle 21, mentre ero rimasta sola, la mia vista mentale fu beatificata dalla visione di Maria Ss. Cerco di descrivergliela[5]. Ma come fare a mostrarle la sua bellezza e i suoi colori?
3È vestita di bianco: un abito chiuso alla radice del collo, come fosse arricciato, perché vedo che sul petto la stoffa forma delle molli pieghe che modellano castamente le forme di Maria. Le maniche sono piuttosto strette e lunghe sino al polso. Alla vita una cintura tiene raccolta la veste. Ma non è d’oro e non d’argento. Pare un cordone di seta, uguale di colore e lucentezza alla veste. Non ha fiocchi, non scende sulla veste. La cinge, e basta.
4Sul capo un manto della stessa stoffa, leggera ma non velata, della veste. Esso scende lungo le gote di Maria, si accosta al collo come vi fosse costretto da un fermaglio. Un lungo fermaglio, però, perché vedo la gola candidissima di Maria. Insomma sta appoggiato alle spalle e scende lungo l’alto del braccio e i fianchi sino a terra.
5Ma come fare a dirle la splendidezza di quella candidissima e semplicissima veste? La neve è grigia e opaca, il giglio è ancora meno bello. Sembra argento divenuto stoffa, tanto il suo bianco splende. Oh! impotenza della parola a descrivere la luce! Solo nel Cielo, e per rivestire Maria, vi può essere quella stoffa di un bianco fosforescente, diamantato, perlaceo, opalino, che è una gemma senza essere gemma né conoscere l’alleanza delle gemme per splendere così!
Il volto.
6Vedo l’ovale, piuttosto tondo, del volto di Maria. D’una tinta di avorio come certi petali di magnolia, uguale nel colore a quello del Figlio suo, diverso nella forma che in Gesù è più allungata e magra. 7Sul viso di fiore solo le labbra e le ciglia sottili, lievemente scure, mettono un colore.
Gli occhi.
8Gli occhi, non spalancati, ma semi velati dalla palpebra, hanno lo stesso sguardo del Figlio, e hanno il colore azzurro di quelli di Gesù, ma più pallido. Sempre per portare paragone umano, potrei dire che Gesù ha occhi di zaffiro e Maria di turchese. Lo sguardo serio e mesto di Gesù è in Maria di una mestizia però unita al sorriso: il sorriso buono di chi è addolorato, ma vuole consolare e incitare nello stesso tempo.
I capelli.
9I capelli sono color del grano maturo o oro zecchino, se più le piace, sempre tendenti al biondo‑rosso, ma più biondi che rossi, mentre in Gesù vi è più tendenza al biondo rame.
Le mani.
10Le mani lunghe e sottili, dalle dita molto lunghe e affusolate, escono dalle maniche strette col loro polso delicato e bianchissimo. 11Sono due petali di magnolia uniti in preghiera. Mi sembra debbano odorare di fiore tanto del fiore in boccio hanno l’aspetto.
Nessun monile.
12Nessun monile, assolutamente nessuno. È tutta Maria che è Gemma di una luminosità di alabastro, meglio di opale illuminato internamente da una fiamma. Il suo corpo glorificato emana luce, una dolcissima luce che mi fa proprio pensare ad una lampada ardente davanti al Tabernacolo: una lampada di candido alabastro o, ripeto, di opale.
13Non vedo i piedi perché l’abito è tanto lungo che li copre.
14Eccole descritta la nostra Mamma.
15Mi ha fatto e mi fa compagnia e mi pare che tutto intorno a me divenga luminoso e verginale, e luce e purezza mi scendono in cuore e con esse un gaudio che mi fa piangere di beatitudine.
16Credo che se Maria dicesse una parola sola l’anima mia tramortirebbe nell’estasi, perché solo un filo mi trattiene dallo[6] sprofondarmici, e questo solo per vedere la Benedetta e sentirmi baciata dal suo sorriso e dal suo sguardo.
17È sera ormai e dico a Gesù: “Signore, non dici nulla oggi?”
18Egli risponde che la mia lezione oggi me la dà Maria e che la contemplazione di Lei non richiede altre parole. Infatti il solo vederla insegna la bellezza della purità, della preghiera e del silenzio. 19Tre grandi cose molto poco e malamente praticate.
20In mezzo al mio dolorare fisico e morale mi trovo nella gioia, perché la luce della più bella Stella, di Maria, splende su me e mi è dato fissarla.
Guardare con astio è addolorare Maria Ss.
21Più tardi…
…e Maria mi dice senza parlare che mi insegna un’altra cosa: a vedere, anche nei nemici, dei figli suoi. Anche per essi Ella ha dato suo Figlio e li ha accettati per figli come ha accettato noi. Mi fa capire che guardare con astio costoro è addolorare Lei e rendersi dissimili da Lei che guardò con amorosa compassione i crocifissori del Figlio e i trafittori del suo Cuore immacolato.
3. La bellezza di Maria[7].
Visioni di Maria Ss.
1Maria Ss., che ha colmato di Sé questo mese di dicembre, sempre presente – Lei sola dall’8 in poi, Tutta Bella, Giglio di Paradiso, nella sua forma di Immacolata, Luce indescrivibile che è carne e ha la immateriale… no, non immateriale perché è vero corpo… dirò che ha la bellezza ideale, trasfigurata, dei corpi glorificati – Maria Ss. scende oggi, giorno dei S. Innocenti, dalla sua nicchia di luce (la luce che emana dal suo corpo beato) e diviene Maria di Nazaret, la pura, bella, soave, materna, umile Maria che visse in Palestina 20 secoli or sono.
Viene a fianco del mio letto, biancovestita, un lieve velo di lino, tessuto rado, sui capelli biondi, divisi al sommo del capo, così come la vidi molte e molte volte nelle visioni… È dolce, ma lievemente mesta. Però mi dice, posando le mani bellissime sulla sponda del mio lettino:
Indescrivibile bellezza dei corpi glorificati.
2“Sto qui. Perché tu mi possa contemplare, studiare nei tratti, ben da vicino, ancora una volta, e perché tu possa capire in che è la differenza fra quella che ero sulla terra, e quella che sono ora in Cielo.
3A Lourdes, a Fatima, nelle apparizioni in genere, appaio come sono ora in Cielo, e il mio aspetto ha già l’indescrivibile bellezza luminosa dei corpi glorificati. Quella bellezza che i veggenti di quelle apparizioni non afferrano mai tutta, in tutti i particolari. Nota che sanno dire l’abito che porto, la corona che sgrano, la rupe o l’albero su cui mi poso, i gesti che faccio, l’espressione del volto, ma sono sempre indecisi, e involontariamente non sono mai veritieri, nel saper dire il mio volto, il colore degli occhi e capelli, né della pelle. Si sforzano di farlo. Ma non riescono, non possono farlo.
3Nessuna delle anime veggenti mi ha vista tanto come tu mi hai vista, nella veste di Fanciulla, Sposa, Madre sulla terra, nella veste di Regina del Cielo. E tu ogni volta ti dici: “È sempre Lei. Ma come è diversa quando è la gloriosa Regina del Cielo, assunta in corpo ed anima fra gli angeli, da quella che è quando è l’umile Maria di Nazaret“.
4Guardami bene, figlia, e placa il tuo dolore. Guardami. Son Maria di Nazaret?”
Caratteri somatici di Maria di Nazareth.
5La osservo attentamente, così vicina come è al mio volto. 6Ne studio l’epidermide di un caldo pallore di magnolia soffuso di un tenue rosa sulle guance, le labbra giustamente tumide e porporine, il naso sottile, diritto, gli occhi perfetti di taglio e così limpidi nel colore di cielo sotto la fronte alta e liscia, l’ovale perfetto, di fanciulla… Non so perché il suo volto mi fa sempre pensare ad una candida fiamma o al boccio di un giglio prossimo ad aprirsi, tanto le curve sono dolci nel loro ovale… Guardo i bei capelli di un biondo mite, fini, soffici, lievemente ondulati. Penso che se invece di essere stretti in trecce pesanti, che li stirano sul capo, fossero sciolti, le onde sarebbero più profonde… E soprattutto mi perdo a sentire il tenue calore del suo corpo che mi respira vicino, e il suo profumo… il suo caratteristico profumo, l’odore di Maria… 7l’odore della Vergine…
8Maria legge il mio desiderio di abbandonarmi sul suo omero materno per aver sollievo in tante pene di ogni specie, e mi attira. Sto così… non so quanto. Poi mi lascia, dice: “Scrivi che ti ho presa sul cuore”. Scrivo queste ultime 5 righe.
Il Corpo della Madre di Dio glorificato.
9Ora dice: “E guardami ora”. Si trasfigura, alzandosi dal suolo, scostandosi dal letto, poggiata su una nuvola d’argento, circonfusa della sua luce candidissima. Il corpo splende, splende la veste che da bianca si fa “luce bianca”, splende il volto, si affina come se la luce lo spiritualizzasse, splende lo sguardo rapito. La luce è così viva che il cilestrino delle pupille si fa “raggio”, e l’oro delle chiome quasi più non si distingue per tale, sembra scuro rispetto alla luce che emana il Corpo della Madre di Dio glorificato.
10Abbassa gli occhi su me, mi sorride. Chiede: “Sono io?”.
11“Sì”.
12“Ma sono uguale alla donna che fu Madre di Gesù?“.
13“Sì… e no” rispondo coraggiosamente. Perché ci vuol coraggio a fare certi confronti e certe confessioni.
14“Eppure sono io. Lo vedi. Così sono in Cielo. Così apparii a Lourdes e Fatima. Là dove meglio i veggenti mi hanno vista, essendo ‘degli innocenti’ come te, figlia mia. Più innocente è la creatura e più mi vede qual sono, ed esattamente mi descrive per quanto può come creatura, e mi fa scolpire somigliante per quanto può esserlo un simulacro“.
Il Corpo della Madre di Dio umano.
1Torna da me, umana… Mi chiede: “Si placa il tuo tormento?”. Piango. Mi carezza… Io piango perché da quando ho letto che al Cornacchiola Bruno[8](ora ne so il nome) apparve scura di capelli e di tipo orientale, credo di essere nell’inganno nel dire che è bionda Maria. Eppure lo è. Di un biondo pallido anche, quasi paglia, quasi oro zecchino. Lo vedo bene. È qui, la sua testa a meno di 30 centimetri dai miei occhi!
2Mi carezza per consolarmi e dice:
3“O Maria, non temere. L’ombra della grotta e del manto ha molto contribuito all’errore. E non era necessario che a un peccatore mi svelassi perfettamente così come agli innocenti Bernarda, Lucia, Giacinta, Francesco, e al piccolo Giovanni del mio Gesù.
4Ma, ascolta bene, ma a te che sei Serva di Maria[9], dico che l’artefice che mi ha scolpita in modo che io non mi riconosco, bene avrebbe fatto a ricordare le statue di Lourdes e di Fatima, là dove io sono resa così come può l’uomo rendere l’effigie della Madre di Dio… E soprattutto avrebbe dovuto ispirarsi al volto con cui sono ritratta nell’Annunciata di Firenze[10], quel volto dal quale, se l’uomo e il tempo non ne avessero alterato l’effigie, ogni uomo potrebbe conoscere come ero quando lo Spirito dello Spirito di Dio, di Dio mi fece incinta. 6Il fumo dei ceri e il tempo hanno offuscato i colori, e l’uomo ha sciupato… Ma ancor si vede come era la Fanciulla di Dio, la Fidanzata a Giuseppe in quella mia primavera d’anni, in quella fiorita primavera nazzarena.
I 144.000 riscattati.
7Guardami e dimentica il dolore, la paura, tutto. Ricordati: “Vidi l’Agnello che stava sul monte Sion e con Lui 144.000 persone che avevano sulla fronte scritto il suo Nome e quello del Padre… e cantavano un nuovo cantico che nessuno poteva imparare se non quei 144.000 riscattati dalla terra… primizie a Dio e all’Agnello, né fu trovata menzogna sulla loro bocca“[11]. Ti sembra non poter appartenere a questa schiera perché non sei un’innocente? È detto ancora che l’angelo del Signore segna del segno di Dio 144.000 servi del Signore che vengono in bianche vesti all’eterno osanna dopo essere passati dalla grande tribolazione[12]. Quale tu l’hai. 8Ma ecco, io ti imprimo quel segno sulla fronte, io, Regina degli Angeli e Madre di Dio, con un bacio.
9Sta’ in pace. Il Signore Uno e Trino ed io asciughiamo, dalla terra, ogni tuo pianto.”
10Mi abbandono di nuovo al materno abbraccio.
Il Candore di Maria[13].
11Ancora Maria Ss. Veramente questo dicembre è pieno di Lei. E glie lo chiedo: “Perché Gesù non viene più?”.
12Maria mi attira a Sé e mi dice: “Io vengo, perché Egli è molto severo con molti, e il suo aspetto e la sua parola ti darebbero dolore, afflittissima figlia mia. Vengo io per questo. 13È mio compito trattenere la folgore della sua parola per pietà verso i carnefici e le vittime. Mi interpongo. Non ne sei lieta che io venga?”.
14“Oh! Vorrei sempre! Ma tu sei stata offesa, qui, in questa stanza, nel Natale[14]…”.
15Maria si fa mesta, ma mi stringe di più sul cuore mentre mi dice: “Non ci pensare più. Il tuo soffrire per quelle eresie ha medicato il mio soffrire. La carnalità degli uomini e negli uomini è così forte, che neppur la fede e fedeltà nel Signore e alla Chiesa li può fare capaci di credere alla mia assoluta purezza, alla castità, all’inviolabilità del mio seno che solo Dio penetrò e che emanò Dio in Carne, Sangue, Anima e Divinità, per uno di quei misteri e potenze alle quali nulla sono le leggi di natura e dei corpi solidi. Solo chi si è tuffato nel mio Candore e lo ha assorbito e fatto sua vita e vista, solo costui può capire e credere. Tu puoi perché del mio Candore ti sei fatta vista e vita. Compatisci i ciechi e coloro che sono nutriti di umanità”.
16Le sue carezze mi smemorano da ogni pena…
4. Il silenzio e il sorriso di Maria[15].
Sguardo che purifica, silenzio che innalza e sorriso che insegna.
Dice Gesù:
1«E questo per te sola. Ho detto le altre cose per tutti, per contentare il Padre[16]. Ma il mondo è troppo sordo e corrotto per udire parlare di Maria. Non merita questo dono.
2A te per la tua festa[17] do l’intuizione segreta della Bellezza di Maria, il suo sorriso, il suo silenzio. Sembrano cose senza peso. 3Hanno un valore infinito.
4Maria ha attirato a sé milioni di creature con queste sue armi soavi. Ha evangelizzato prima di Me col suo riservato tacere e il suo indescrivibile sorriso. Bastava apparisse perché si chetassero le parole acri o impure, cadessero i rancori, si calmassero i dolori.
5Il suo sguardo purificava, il suo silenzio innalzava, il suo sorriso insegnava. Nazareth ne rimase imbalsamata per lungo tempo dopo la sua dipartita. La Chiesa nascente si consolidò per virtù del suo silenzio e del suo sorriso eloquenti più di tutte le parole, perché da essi traspariva il volto di Dio e la verità della sua missione.
6Non ti chiedo che di guardare e imitare la Madre mia e tua. 7Cresci in bellezza spirituale per somigliarle, impara da Lei il silenzio che parla a Dio e di Dio e il sorriso che insegna la fede, la generosità, la carità.
8Guardala sempre la dolce Madre mia per vederla nitidamente nell’ora della morte. Chi muore in Maria ha subito Gesù.
9Contempla Maria e ricevi la mia pace. Non occorre altro per essere felici.»
Visione della Vergine sorridente e silenziosa.
10Da ieri vedo la Vergine, e la bellezza della visione sorridente e silenziosa supera la facoltà di descrizione umana.
11È il regalo di Gesù per la mia festa.
5. Maria durante la gestazione
del suo figlio[18]
Consapevolezza
1Dice Maria:
1«Da quando ho portato in me il Figlio ho visto tutte le cose con altri occhi. Nell’aria che mi circondava, nel sole che mi scaldava, nel raggio di luna che scendeva nella mia stanzetta a farmi compagnia nelle mie notturne meditazioni, nel brillare delle stelle, nei fiori del piccolo orto o dei campi di Nazareth, nell’acqua che cantava nella fontana costruita da Giuseppe per evitarmi la fatica fisica e quella morale di uscire dalla mia solitudine quasi abituale, nei piccoli agnelli dalla voce di bambino, io vedevo il mio Signore, il Padre del mio Figlio, lo Sposo del mio spirito verginale, vedevo soprattutto il mio Bambino per il quale tutto è stato fatto. I suoi occhi erano aperti in me ed io vedevo con gli occhi del mio Dio che era la mia Creatura.
2Le virtù aumentavano in me di potenza come flusso di marea montante e quanto più cresceva la mia Creatura tanto più la sua Perfezione infinita compenetrava la sua Mamma, come se dalle sue carni sante la potenza, che avrebbe poi sprigionato intera nei tre anni del suo ministero, fluisse con raggi di etere spirituale a rinnovarmi tutta.
Una col Figlio suo.
3Oh! figlia! Dio nella sua bontà mi ha fatto salutare: “Piena di grazia”[19]. Ma la pienezza fu in me quando fui una col Figlio mio. Allora era la mia anima che, una con Dio, di Lui aveva l’abbondanza delle virtù.
La Carità fu la preminente di quel momento. Se prima amavo, dopo superai l’amore della creatura, perché amai col cuore della Madre di Dio. Arsi. L’incendio è un velo di brina su un campo d’inverno rispetto all’ardore che era in me. Vidi le creature non più con pensiero di donna, ma con mente di Sposa dell’Altissimo e di Madre del Redentore. Erano mie quelle creature.
La maternità spirituale.
4La mia maternità spirituale si iniziò allora poiché, no, non vi fu bisogno che Simeone parlasse per conoscere il mio destino. Io sapevo poiché possedevo la Sapienza in me. Essa diveniva carne in me e le sue parole correvano come sangue per il mio essere ed affluivano al cuore dove io le custodivo. Non ebbe segreti la futura vita del mio Figlio per la sua Mamma che lo portava. E se ciò era tortura, poiché ero Donna, era anche beatitudine pari a quella della mia Creatura, poiché fare la Volontà di Dio e redimere per ricongiungere a Dio i divisi e ottenere l’annullamento della colpa e l’aumento della gloria del Padre, è quello che fa la felicità dei veri figli di Dio. E capostipiti siamo il mio dolce Gesù ed io, per bontà del Padre, Madre sua.
L’amore perfetto.
5Quando si ama realmente si vive non per sé ma per gli altri. Quando si possiede Dio, si ama perfettamente e dietro alla Carità ogni altra perfezione viene. Anche i sensi umani si perfezionano onde tutto quanto è a noi d’intorno acquista luce, voce, colore diverso e soprattutto porta un segno che solo i possessori di Dio vedono: il suo, santo e ineffabile; e non vi è bisogno di dire parole per orare, poiché basta che il nostro occhio si posi sulle cose create perché il nostro cuore si sollevi nell’orazione più alta che è la fusione col Creatore.
Cantiamo allora il Magnificat per tutte le cose che il Signore ha fatto per noi, perché, Maria, quando ci siamo dati a Dio, Dio ci fa regine e ci mette a parte del suo possedere, onde anche la più umile può dire: “L’anima mia magnifica il suo Signore, il quale ha guardato la sua serva per la quale ha fatto grandi cose, e il mio nome d’ora in poi è ‘beata’!”.»
6. La Vergine dell’attesa[20].
La Madre sconosciuta.
1Dice Maria:
1«Non ti devi accasciare troppo pensando a quando poco mi amavi. Non sei la sola. Ma io sono la Mamma e capisco e perdono. Sono le lacune degli ancora imperfetti. Non amo di meno perché poco sono amata. Mi basta che almeno amiate il Figlio mio, e tu lo amavi molto quando ancora non mi amavi che poco.
2Nella vita mia di Madre di Dio ti faccio osservare un fatto che sfugge a molti e che è un indice sicuro anche dei rapporti avvenire fra me ed i redenti dal mio Gesù.
Quando i pastori vennero alla grotta, non ebbero occhi ed espressioni di amore altro che per il mio Bambino. Io e Giuseppe eravamo per loro figure secondarie. Ai piedi della povera lettiera dove Egli dormiva, quando non mi dormiva in grembo, deposero i loro doni e le loro tenerezze. Né io me ne dolevo che a me non fosse data lode come alla pianta che aveva dato al mondo il Fiore del Cielo. Mi bastava che amassero la mia Creatura e la amassero tanto. Sarebbero stati in tanti ad odiarlo poi!
3Fra i presenti al rito sempre nuovo di una presentazione al Tempio[21], nessuno ebbe un pensiero per me. Guardavano il mio Tesoro e lo lodavano per la sua bellezza sovrumana. Ma alla sua Mamma non davano lode altro che umana. Soli i santi mi conobbero per quello che eroe Elisabetta, Simeone ed Anna videro in me la Madre del Salvatore, dandomi con questo loro riconoscimento la più sublime lode[22]. I primi erano dei “buoni”, questi tre dei “santi”.
La Vergine dell’attesa.
4Lo Spirito Santo opera nel cuore dei santi e dà loro luci di conoscimento soprannaturale. Lo Spirito Santo illumina i cuori dei santi per fare loro vedere me. Vedere me nella luce di Dio vuol dire amarmi in verità. Il Figlio mio santissimo opera di suo per attirarvi al suo amore. Io vi amo e attendo pregando per voi.
5Sono la Vergine dell’attesa. Dai più teneri anni ho atteso l’Aspettato delle genti. Sono la Corredentrice che attende l’ora di morire ai piedi della Croce per darvi la Vita. Sono la Madre che attende il vostro vero amore, non il culto superficiale che si limita a molte parole. Pregare non vuol dire: dire molte preghiere. Vuol dire amare. Vuol dire far parlare il proprio cuore.
5Io sono la Silenziosa. Eva nuova, vi insegno il silenzio. Dal parlare entrò in Eva la Seduzione. Dal mio tacere entrò nel mondo la Redenzione. Imparate da me la virtù del silenzio, perché nel silenzio esteriore parla il cuore a Dio e Dio al cuore. Il mio silenzio non era silenzio inerte di anima morta. Era anzi operare attivissimo nello spirituale.
La Vergine del “Fiat”.
6Quando il mio Bambino mi fu nelle braccia, io, per Lui che non sapeva parlare perché era nulla più che un piccolino che sapeva unicamente vagire ‑ il mio Figlio Dio, la Voce del Padre, la Parola del Padre essendosi, per amore, annichilito ad un infante vagente con voce d’agnellino ‑ io per Lui ho detto l’offerta al Padre. Il primo “Pater noster” l’ho detto io nella fredda grotta di Betlemme tenendo alzato fra le braccia il mio Agnello venuto al mondo per essere ucciso e per dar vita agli uccisi nell’anima. Il “Fiat voluntas tua” l’ho detto, piangendo, io per la prima. E sai cosa vuol dire per la Mamma dire all’Eterno quelle parole?
7Ora, quando io vedo che per amore del mio Figlio una creatura compie la Volontà divina, che è soprattutto volontà d’amore, annullo il suo debito verso di me e aumento il mio amore per lei. Gesù poi me la porta. Lascio al mio Gesù la cura di farmi amare. Dove è Lui è anche lo Spirito di Dio. E dove è lo Spirito è Scienza e Luce. È quindi inevitabile che diveniate istruiti anche nell’amore per me.
Quando poi giungete ad amarmi, in verità, allora io vengo. E la mia venuta è sempre gioia e salvezza.»
7. Vergine del silenzio[23].
La Vergine luminosa.
1Dice Gesù:
1«Mia Madre ti ha parlato[24] dell’ombra che l’avvolse come Madre di Dio. Ciò non è in opposizione al mio dire di alcuni giorni or[25] sono[26].
Se tutti notavano qualcosa di speciale in quella coppia che poveramente passava per le vie affollate, come una luce e un profumo, ciò non illuminava la loro cecità e non aveva voce per la loro sordità di spirito. Era un percepire simile a chi attraverso a bende opache sente, più che vedere, il fulgore del sole sul suo capo fasciato ed ode un lontano rumore che giunge appena al timpano come sospiro di aria rotta da un suono che è tanto lieve da non essere più parola.
La Vergine silenziosa.
2Mia Madre si è detta la “Silenziosa”. Molti attributi andrebbero aggiunti alle sue litanie, e su questi attributi molto avreste da meditare. Vergine silenziosa, Vergine luminosa e Madre della Luce, Ella era ed è.
Con una riluttanza estrema ha sollevato qualche velo ai miei evangelisti, ma unicamente quei veli che nella sua scienza soprannaturale giudicava utili all’interesse mio. Per quanto la riguarda, silenzio assoluto. Tutto custodiva nel cuore, come è detto da Luca[27], e dal cuore per i suoi più amati trae ricordi come perle da un forziere.
3Che le folle non sapessero comprendere, pure rimanendo santificate dal passare della Madre mia, non deve dunque stupire. Erano, come Ella ha detto, non dei santi. Più o meno buoni, avevano Dio lontano dal cuore, e dove non è Dio non è luce.
4Che Dio abbia protetto la Benedetta sotto il velo di una vita apparentemente comune, neppure[28]. Dio non ama ciò che amano gli umani: le celebrazioni e tanto meno le autocelebrazioni umane. Si ammanta di riserbo e avvolge nello stesso i suoi diletti. Il mondo è profanatore e Satana è tanto più astuto quanto più è vinto. Dio preserva dalle curiosità bavose e dai trabocchetti velenosi i suoi più cari e Se stesso in loro, poiché dei suoi strumenti ha gran cura perché vuole da essi il compimento della loro missione. Solo ai “Santi” rende cognita la verità nascosta.
La Martire Redentrice.
5Che Maria dopo la mia nascita apparisse ancor più donna comune: una giovane madre e null’altro, non deve neppure stupire. Come ostensorio dal quale era uscita l’Ostia santissima, Ella era ora la Tutta Santa per se stessa, ma non portava più il Santo dei Santi. E se si pensa che il Santo dei Santi, proprio nell’ora in cui riscattò con sovranità eterna la Terra coi suoi viventi, i suoi defunti, i suoi futuri, apparve agli occhi del mondo come un malfattore torturato per i suoi misfatti, è anche logico che la Madre, dal momento che divenne la Corredentrice e perciò riscattatrice della Terra, apparisse una povera, semplice donna.
6Il tempo luminoso del mio formarmi in Lei era trascorso, ed il fulgore del gaudio che nella notte aveva empito il cuore di Maria, la grotta, i Cieli, si attenuò all’alba nella quale cominciò a sorgere il sole della redenzione, sole tinto di sangue, composto di dolore infinito. L’aurora trovò Maria già immersa nel pensiero del tormento futuro. L’offerta era già stata fatta in mio nome e le due frasi più cristiane della Terra si erano annodate l’una coll’altra formando catena per strozzare il Male: “Ecco l’Ancella del Signore. ‑ Signore, sia fatta la tua volontà”[29].
7Sante, benedette labbra di mia Madre, che alla mia nullità d’infante prestaste il suono verginale delle parole perfette! Sul suo “sì” eroico, ripetuto quando la maternità lo rendeva doppiamente eroico, si curvò il Cielo venerando in Lei la Martire Redentrice. Come una collana alla quale giorno per giorno si aumenta una perla, ebbero inizio i giorni dolorosi di Maria. Alla fine fu il Golgota.
È per questo suo lungo dolore che Io vi dico: “Amatela”. Vi benedico quando mi amate. Ma per l’amore che date a mia Madre vi preparo più fulgida dimora in Cielo.»
8. Maria Ss. vede
crescere
il suo Bambino[30].
Gesù cresceva in sapienza, in età e in grazia.
1Dice Maria:
«Scrive sempre Luca, il mio evangelista, che il mio Gesù, dopo esser stato circonciso ed offerto al Signore, “cresceva e si irrobustiva pieno di sapienza, e la grazia di Dio era in Lui”; e più oltre ripete come, ormai fanciullo dodicenne, stava a noi soggetto e “cresceva in sapienza, in età e in grazia dinanzi[31] a Dio e agli uomini”.
2Una deviazione della pietà dei fedeli ha fatto sì che l’ordine serbato da Dio anche verso Se stesso, in merito alla sua esistenza di Figlio dell’uomo, sia stato alterato. Ama la leggenda fare del mio Bambino un essere prodigioso e innaturale, il quale sin dalla nascita abbia avuto atti da uomo e sia perciò stato qualcosa di talmente irregolare da divenire mostruoso.
Seguì la regola comune a tutti i nati di donna.
3Questa pietà errata non è punita da Dio, il quale vede e compatisce la stessa e la giudica opera di un amore non perfetto nella forma, ma sempre gradito perché sincero.
Ma Io voglio parlare a te del mio Bambino così come era quando senza la sua Mamma non avrebbe potuto fare nulla: un esserino tenero, delicato, biondo, lievemente roseo e bello, bello come nessun figlio d’uomo e buono, buono più degli angeli che aveva creato il Padre suo e nostro. La sua crescita fu né più né meno quella di bambino sano e curato dalla mamma.
4Intelligente il mio Bambino. Molto. Come un perfetto lo può essere. Ma la sua intelligenza si svegliò giorno per giorno seguendo la regola comune a tutti i nati di donna. Era come se il sorgere di un sole si facesse strada nel suo capino biondo.
Le prime reazioni.
5I primi sguardi, non più vaghi come quelli dei primi giorni, cominciarono a posarsi sulle cose e specie sulla sua Mamma. I primi sorrisi incerti e poi sempre più sicuri quando mi curvavo sulla sua cuna o lo prendevo in grembo per dargli il latte, lavarlo, vestirlo e baciarlo.
6Le prime parole informi e poi sempre più chiare. Che beatitudine esser la Mamma che insegna al Figlio di Dio a dire: “Mamma!”. E la prima volta che la disse per bene questa parola, che nessuno come Lui seppe mai dire con tanto amore, e che me la disse sino all’ultimo respiro, che festa mia e di Giuseppe e quanti baci sulla bocchina dove erano i primi dentini!
7E i primi passi coi suoi piedini tenerelli, rosei come il petalo di una rosa carnicina, quei piedini che io carezzavo e baciavo con amore di mamma e adorazione di fedele e che me li avrebbero poi inchiodati alla croce e li avrei visti contrarsi nello spasimo, illividirsi e divenire di gelo.
8E le sue cadute quando cominciò ad andare da solo. Io correvo a rialzarlo ed a baciargli le ammaccature… Oh! allora potevo farlo! Lo avrei visto un giorno cadere sotto la croce, già agonizzante, lacero, sporco di sangue e delle sozzure lanciate su Lui dalla folla crudele, e non avrei più potuto correre a rialzarlo, a baciargli le contusioni sanguinanti, povera Mamma di un povero Figlio giustiziato!
E le sue prime gentilezze: un fiorellino colto nell’orticello o per via e portato a me, uno sgabellino trascinato ai miei piedi perché fossi più comoda, un raccogliere un oggetto che m’era caduto.
Il sorriso di Gesù.
9E il suo sorriso. Il sole della nostra casa! La ricchezza che copriva di seta e oro le nude pareti della casetta mia! Chi ha visto il sorriso del mio Figlio ha visto il Paradiso in Terra. Un sorriso sereno finché fu bambino. Un sorriso sempre più pensoso fino ad esser mesto mano a mano che si faceva adulto. Ma sorriso sempre. Per tutti. E fu una delle ragioni del suo fascino divino per cui le turbe lo seguivano incantate.
10Il suo sorriso era già parola d’amore. Quando poi al sorriso si univa la voce, che più bella il mondo non ebbe, anche le zolle e gli steli del grano fremevano. Era la voce di Dio che parlava, Maria. E fu un mistero, che solo le imperscrutabili ragioni di Dio spiegano, come Giuda ed i giudei poterono, dopo averlo udito parlare, giungere a tradirlo e ad ucciderlo.
11La sua intelligenza, sempre più aperta sino a raggiungere il perfetto, mi incuteva ammirazione e rispetto. Ma era talmente temperata di bontà che non mortificò mai nessuno. Dolce Figlio mio, che fosti dolce con tutti a specie con la tua Mamma!
La Madre del Redentore.
12Fatto giovinetto, io mi interdicevo di baciarlo come quand’era piccino. Ma non mi mancò mai il suo bacio e la sua carezza. Era Egli che sollecitava la sua Mamma, di cui comprendeva la sete d’amore, a bere la vita baciando le sue carni sante, a bere la gioia.
Prima dell’Ultima Cena venne a trarre conforto dalla sua Mamma. E mi stette appoggiato sul cuore come quand’era bambino. Si volle saturare di amore di mamma per poter resistere al disamore di tutto un mondo.
13Dopo lo ebbi sul cuore già gelido e spento nelle livide luci del Venerdì santo. E vedere il mio sempre Bambino ‑ perché per una mamma il suo figlio è sempre un bambino, e tanto più lo è quando[32] è sofferente o spento ‑ vedere il mio Bambino fatto tutto una piaga, sfigurato dal patire subìto, incrostato di sangue, nudo, squarciato fino al Cuore, vedere ferma quella Bocca benedetta che aveva avuto solo parole sante, quegli Occhi adorati il cui sguardo era una benedizione, quelle Mani che non s’erano mosse che per lavorare, benedire, guarire, carezzare, quei Piedi che si erano stancati per cercare di radunare il suo gregge e che il gregge aveva trafitti, fu uno strazio sconfinato che dilagò sulla Terra per redimerla e invase i firmamenti che rabbrividirono di pietà.
14Tutti i baci che avevo nel cuore e che, nelle forzate separazioni di quegli ultimi tre anni, non avevo potuto dargli, glie li ho dati allora. Non una lividura restò senza bacio e lacrime. E solo io so quale numero raggiunsero. Baci e pianto lavarono per primi il suo Corpo spento, né mai mi bastava di baciarlo prima di vederlo scomparire sotto gli aromi, il sudario, la sindone e le bende, e per ultimo oltre la pietra ribaltata sulla chiusura del Sepolcro.
La Madre del Risorto.
15Ma la mattina della Risurrezione potei contemplare il Corpo glorificato del Figlio mio. Entrò col raggio del sole, inferiore a Lui di splendore, e lo vidi nella sua Bellezza perfetta, mio perché io l’avevo formato, ma Dio perché ormai Egli aveva superato l’ora umana e tornava al Padre portando nei cieli me con la sua Carne divina modellata nel seno mio a mia umana somiglianza.
16Non ci fu per la sua Mamma il divieto avuto per Maria di Magdala[33]. Io lo potevo toccare. Non avrei contaminato con la mia umanità la sua Perfezione che saliva ai Cieli, perché quel minimo di umanità che avevo, nella mia condizione di Immacolata Concezione, s’era arso come un fiore gettato in un incendio nel rogo espiatorio del Golgota. Maria‑Donna era morta col Figlio suo. Ora rimaneva Maria‑anima, ardente di salire col Figlio al Cielo. Ed il mio abbraccio venerabondo non poteva turbare la Divinità trionfante.
17Oh! benedetto per quel suo amore! Ché se dopo ho sempre avuto presente il suo Corpo straziato, ed il ricordo di quella tortura ancora non ha perduto il suo aculeo, la rimembranza del suo Corpo glorificato, trionfante, bello di una Bellezza divina e maestosa che è la gioia dei Cieli, fu il mio perenne conforto durante i troppo lunghi giorni del vivere mio, e fu mio perenne anelito terminare la vita per rivederlo.
Maria, da due ore è iniziata la mia festa[34] e ti ho tenuta con me facendoti conoscere il mio Gesù. Ora riposa guardando Coloro che ti amano e che ti aspettano e vedendo la Bellezza che fa il gaudio dei santi.»
9. La dolce Mamma[35].
Alta mistica.
1Dice Maria:
1«A molti, già rapiti nelle altezze della mistica, fu concesso di vedere il mio santo Figlio infante, di stringerlo anche al cuore. Ma a pochi fu concesso vedermi mentre rendevo alla sua Umanità le più dolci cure che una madre dona al suo neonato.
2È mettere il mio fedele nell’intimità più profonda della nostra Famiglia e della mia vita. È rendervi sempre più facile e perfetto l’amore da dare al mio Gesù, del quale potete ammirare l’umiltà, la delicatezza, la debolezza di neogenito, e ricevere dalla sua bocchina vagente una delle più profonde lezioni di sacrificio e di carità da Lui date durante la sua vita terrena.
Il cammino delle visioni.
3Maria, se rifletti, ho percorso a ritroso il cammino delle visioni. In maniera tutta soprannaturale e perciò dissimile da quella che avrebbe seguito un umano, il quale di solito comincia dal più umile per salire al più eccelso, perché la sua poca lena non gli permette il volo a grandi e subite altezze. Io invece, poiché so che ai vostri sensi, per essere affascinati, occorre il grandioso, ho seguito altra via. La mia.
3Ho attirato e conquiso la tua attenzione spirituale con visioni di gloriosa bellezza; poi, quando ti ho vista presa e innamorata di me, ti ho istruita e preparata alle più intime conoscenze della Madre tua e alle più profonde lezioni della mia vita e di quella della mia Creatura, alle lezioni‑base dell’umiltà, antidoto al veleno di Lucifero che da Adamo in poi tanto vi nuoce e vi devia dalla via di Dio.
4Ti sono apparsa, per bontà del Figlio mio, portatrice della viva Eucarestia, indi Madre del Salvatore, poscia esaltata in Cielo. E dopo queste silenziose visioni di luce e gioia, che simili a celesti reti ti hanno circuita e portata a me, ti ho ammaestrata. Se la tua anima si fosse ribellata alla dolce rete per pesantezza spirituale, ti avrei lasciata. Ma tu vi ti sei avvolta, facendo di quelle visioni la tua gioia, il tuo desiderio, il tuo sprone al sempre meglio. E allora, dopo la Regina, ti ho mostrato la Mamma. Per consolare te senza più mamma. Per innalzare te alla mia umiltà. Per rapire te nella mia gioia.
La Mamma di tutti gli orfani.
5Vengo sempre quando è il momento. Ti amavo da sempre. Ma ti ho chiesta a Gesù quando lessi nel pensiero di Dio che presto non avresti avuto più mamma. Egli ha preparato l’incontro e l’unione, che ne sia benedetto! Ed io sono venuta.
6Non ho, sul Calvario, preso spiritualmente e collettivamente la mia missione di madre? Come ho preso in Giovanni voi, orfani di Cristo, voi, della Chiesa nascente rimasta senza il suo Genitore, così prendo voi quando rimanete orfani di chi vi era padre e madre. All’unione con l’Amore e al contatto col cuore del Figlio, che del mio cuore si nutriva, il cuor mio ha preso l’illimitatezza del cuore di Dio, e vi amo tutti, o orfani della Terra, a sol che voi vogliate vi do il mio braccio per sostegno, la mia spalla per appoggio, il mio seno per riposo, il mio cuore per amarvi.
7E se a tutti non è dato, non per mia volontà ma per manchevolezza loro, di sentire il mio abbraccio col senso di una carne ormai resa quasi spirito dall’amore che vi affina, su tutti i figli che piangono perché non hanno più madre io sono presso.
8Dillo a coloro che piangono. Di’ loro che credano in me non solo come deificata Regina, ma come vera Donna alla quale non è ignota la materna tenerezza. Di’ che mi chiamino presso il loro pianto col più amato dei nomi, quello che ebbi dal Figlio, dalla sua puerizia alla sua ascensione al Cielo e oltre: “Mamma!”. Io sarò la “mamma”.
9Il mio Bambino lo vedi come è bello?! Comprendi perché ormai ogni figurazione non ha più per te luce e valore? Tu vedi la nuda e sublime mia Maternità così come fu, delicata come una rosa nata in un paesaggio nevoso d’inverno, pura come un’alba d’aprile, santa come un grido angelico, umile come doveva per esser quella del Vincitore della Superbia eterna.
10Non puoi ritenere quelle parole a te straniere. Potrei anche insegnartele. Ma non voglio farlo. Non le capiresti ugualmente e non servirebbero che alle curiosità scientifiche dei curiosi profanatori del mistero. Serbatene l’armonia nel cuore come il suono luminoso di un rivo di perle. E continua ad essere adoratrice.
Io sono con te.»
Esperienza carismatica[36].
Segreto della grandezza del Portavoce.
11Dice Gesù:
«Ricordati che non sarai grande per le contemplazioni e le rivelazioni, ma per il tuo sacrificio.
Le prime te le concede Iddio non per tuo merito ma per sua infinita bontà. Il secondo è fiore del tuo spirito ed è quello che ha merito agli occhi miei. Aumentalo senza considerazioni umane sino al limite delle tue forze fisiche e spirituali. Più ti alzerai e più ti rapirò in alto.
12E non temere. E non ti affliggere se l’interno traspare[37]. Anche vedere un rapito in Dio è santificazione per i fratelli. Tu di tuo non mettervi nulla. Non inquinare mai questa polla di vita mistica con elementi umani. E lasciami fare anche in questo.
Non ti dico di più. Beati in mia Madre.»
10. Gesù e la Madre[38].
La Madre del Messia Gesù.
Gesù avanza in cerca di un luogo solitario.
1E ancora una dolce visione, per quanto mescolata di lacrime.
2Vedo una conca erbosa appena lievemente ondulata. Delle colline salgono dietro ad essa, placide colline dai dossi erbosi e verdi che salgono dolcemente. In basso, alla destra di come io mi trovo, ossia con la fronte volta a nord, vedo il bel lago di Tiberiade così puramente azzurro. La conca in cui mi trovo sembra essere ai piedi di queste colline, non proprio a valle ma appena sopraelevata di qualche poco sulla pianura, prima ondulazione delle retrostanti colline.
3Che luogo sia non so. In Galilea certo. Qui non vi sono case. Il paese è più in basso e più prossimo al lago. Pare un posto di sufficiente importanza perché è piuttosto vasto e con case già pretenziose nel loro aspetto.
4Gesù è qui che avanza. Solo. Cerca un luogo fresco e solitario e vi si siede.
5Direi che è ancora estate sebbene volgente all’autunno, perché nelle coltivazioni sparse per la campagna le vigne hanno uva matura sui tralci e già le foglie della vite si accartocciano ed ingialliscono qua e là, bruciate dal sole estivo che ora è al tramonto e sta abbassandosi dietro alle creste delle colline. Il lago è già in ombra. Il posto dove è Gesù non ancora, perché più elevato.
6Gesù siede e pensa. È vestito come al solito di bianco col manto azzurro. Tiene le mani congiunte appoggiate coi gomiti sui ginocchi e sta lievemente curvo in avanti cogli occhi fissi sull’erba che ha ai piedi. Dentro per dentro[39]solleva lo sguardo e lo gira intorno: sul paese, sul lago, sull’arco delle colline. Ma è evidente che è una mossa macchinale. Egli segue il suo pensiero e non vede ciò che ha davanti.
La Madre dell’evangelizzatore.
7Dalla vietta, un largo sentiero fra il verde, per la quale è salito Gesù, salgono ora Maria con Giovanni. Il discepolo porta anche una bisaccia e aiuta Maria quando trovano qualche ostacolo di pietroni o di piccoli rii, quasi asciutti, da valicare.
8Quando sono vicini qualche metro, Giovanni chiama: “Maestro!”. Chiama due volte e, quando Gesù si volge, Giovanni col suo bel sorriso aggiunge: “Ecco tua Madre”. E la scorta sin presso Gesù deponendo la sacca sull’erba. Poi saluta e se ne va.
9Gesù rimane con la Madre. Si sorridono, si carezzano, si siedono sul ciglio scelto da Gesù per sedile, l’uno presso l’altra.
10Maria è vestita molto di scuro. Azzurro cupo e ammantata come nell’altra visione.[40] Direi che da quando è la Madre dell’Evangelizzatore Ella ha reso ancor più austero il suo abito.
11Maria, dopo le prime parole di mutuo affetto, apre la sacca e ne trae pane fresco, frutta e un favo di miele. E offre tutto al Figlio dicendo: “È delle nostre api, della nostra casa. Mangialo, Figlio”.
12Gesù sorride e spezza il pane croccante e lo mangia con un poco di miele.
13Intanto Maria estrae gli altri suoi tesori. Sono indumenti freschi per il suo Gesù. Li svolge dal telo in cui sono avvolti e li mostra al Figlio. Poi ripone tutto con cura e si assorbe a guardare Gesù.
La Madre dell’uomo-Dio.
14Lo guarda col suo sguardo così dolce, così adorante, così rispettoso. L’amore emana e tremola, come la luce su un mare al tramonto, da tutto il suo volto, le fa umidi gli occhi e sorridente il labbro. Ma un infinito rispetto lo contiene e, se non fosse Gesù che dopo aver mangiato le si siede ai piedi, sull’erba, e le appoggia il capo sui ginocchi, come un bambino, Ella quasi non oserebbe carezzarlo dopo il primo bacio di saluto.
15Ma Egli è lì, Figlio, per la sua Mamma, Figlio della sua Mamma, ed Ella lo carezza sul capo, sui capelli lunghi e morbidi. La manina di Maria indugia, bianca su quell’oro acceso, sfiora la bella fronte del Salvatore come un’ala o un petalo di fiore. Vedo che l’espressione assorta di Gesù si rischiara come se la mano della Mamma mettesse in fuga i crucci che lo rendevano pensoso e triste.
16Parlano poco, nulla. Riposano. Riposano il loro cuore nella vicinanza reciproca.
Reciproco amore.
17Poi Gesù si mette a parlare. Parla del suo ministero perché Maria vuole sapere. E interroga, perché anche Lui vuole sapere. Alla Mamma premono i particolari circa la missione del Figlio, per paragonarli al molto bene e al molto male che le è stato riportato. 18Al Figlio premono i particolari circa la vita che fa la Mamma ed al come la trattano parenti, amici, discepoli e popolo.
19Ma, a giudicare in base ai vangeli,[41] studio di Gesù è di velare l’astio pericoloso che lo circonda e lo raggiunge attraverso il baluardo dei discepoli fedeli, e ciò per non affliggere la Madre. E scopo di questa è di rassicurare il Figlio che Ella non manca di niente e che il rispetto e la pace la circondano. Sono due amori che vogliono risparmiare l’uno all’altro la cognizione del loro soffrire.
Il Figlio non ha segreti per la Madre.
Progetto di evangelizzazione.
20Ma Gesù mostra di sapere che a Nazareth gli si è sempre ostili e che non poche pressioni sono state fatte a Maria in tal senso. E conclude: “Ma non importa. Io, ora, non tornerò più in Galilea. 21Vado in Giudea. La festa dei Tabernacoli[42]è vicina. Salgo al Tempio. Poi resterò per quelle contrade, percorrerò ancora una volta la Samaria, lavorerò dove c’è più bisogno di lavorare. Per questo, Madre, ti consiglio a prepararti a raggiungermi al principio di primavera, a stabilirti presso Gerusalemme. Ci vedremo con più facilità. Io salirò sino alla Decapoli ancora qualche volta e ci vedremo ancora. Ma poi… resterò in Giudea. Gerusalemme è la pecora più bisognosa di cure perché in verità è più cocciuta di vecchio montone e più rissosa di capro inselvatichito. Vado ad effondervi la Parola come rugiada che non si stanca di cadere sulla sua aridità. Quando verrai in Giudea portami, Mamma, la mia veste più bella, quella rossa che m’hai tessuta per le feste solenni. A Gerusalemme devo essere ‘Maestro’ e nel senso più vasto, poiché quegli spiriti chiusi e ipocriti guardano l’esterno più che l’interno, la veste più che la dottrina”.
Gesù non ha segreti per Maria.
22Maria non si inganna sulla verità di questo desiderio. Si alza, poiché anche Gesù si è alzato, e con la sua mossa abituale appoggia le mani congiunte al braccio di Gesù ed esclama: “Figlio!” con tale accento che mi fa soffrire.
23Gesù la stringe al suo cuore. Ed Ella piange sul cuore del Figlio. Sente che è vicina l’ora del supremo dolore.
24Gesù le parla: “Mamma, ti ho voluto parlare di questo in quest’ora di pace. Ti affido il mio segreto. Nessuno dei discepoli sa che non torneremo più da queste parti sino a che tutto sarà compiuto. Ma tu… Ma per te Gesù non ha segreti, Mamma. Non piangere. Ancora molte ore abbiamo di essere insieme. Per questo ti dico: vieni in Giudea. L’averti vicina mi compenserà della fatica della più difficile evangelizzazione a quei duri di cuore che fanno ostacolo alla Parola di Dio. Vieni con le discepole. Mi sarete tanto utili. Giovanni provvederà all’asilo per te. Ora, prima che egli torni, preghiamo insieme. Poi tu vai al paese, ed Io pure verrò nella notte”.
25E rivedo la preghiera di Gesù a Maria, ritti l’una presso l’Altro, in vera comunione col Padre.
26Poi Gesù resta solo, perché Maria se ne va con Giovanni, e continua a pregare ed a pensare, nella stessa posa ed espressione dell’inizio di questa visione, mentre le ombre si fanno folte intorno a Lui.
La Trinità nel cuore dell’uomo giusto
Preghiera dei fedeli a Maria.
27Dice poi Maria, rispondendo ad una mia preghiera sgorgatami dal cuore dopo che avevo detto quella scritta sotto l’immagine del Cuore immacolato: “Nostra tenerissima Madre, svelateci i segreti del vostro Cuore immacolato. Fate che un vostro raggio dolcissimo e puro penetri i nostri cuori e li trasformi e li prepari alle divine visite dello Spirito Santo”. Io avevo aggiunto: “Sì, Mamma di Gesù e mia, svelami i segreti del tuo Cuore e prepara il mio con la tua luce”.
Abitazione della Trinità nei cuori.
28E Lei: «Ti ho immessa nel mio Cuore di cui ti ho fatto conoscere le gioie e le lacrime. Ti ho trapassata nel cuore con il raggio della mia carità per renderti atta a comprendere la voce del mio Figlio e le luci del divino Spirito. Poiché, senza le luci del Paraclito, buio e silenzio resta nei cuori. È sempre lo Spirito, di cui sono Sposa, Quello che vi fa comprendere la Verità e vi santifica a Dio. Il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo devono essere nei vostri cuori perché possiate comprendere i segreti di Dio nelle sue triplici manifestazioni di Potenza, Redenzione, Amore. Il Padre è sempre presente nei suoi figli veri con la sua Bontà, il Figlio con la sua Dottrina e lo Spirito con la sua Luce, perché mai Esso è assente dove è santificazione, e la parola del mio Gesù è santificazione permessa dal volere del Padre che vi ama.»
11. Amare Maria è amare Gesù[43]
A l’autorità di Gesù, Maria porta la carezza dell’amore.
[Dice Gesù:]
1«Un giorno Maria mia Madre ti ha detto: “Io vi chiedo con lacrime al Figlio mio”. E un’altra volta: “Lascio al mio Gesù la cura di farmi amare… Quando mi amate, vengo. E la mia venuta è gioia e salvezza”.
2La Mamma ti ha voluta. E a Lei ti ho data. Ti ci ho portata, anzi, perché so che, là dove Io posso piegare con l’autorità, Ella vi porta con la carezza dell’amore e vi ci porta meglio ancora di Me, Il suo tocco è un sigillo davanti al quale Satana fugge. Ora hai la sua veste e, se sei fedele alle preghiere dei due Ordini,[44] mediti ogni giorno tutta la vita della Mamma nostra. Le sue gioie e i suoi dolori. Ossia le mie gioie e i miei dolori. Perché, dal momento che da Verbo divenni Gesù, Io ho con Lei e per gli stessi motivi giubilato o pianto.
Chi spira in Maria è già in paradiso.
3Vedi dunque che amare Maria è amare Gesù. È amarlo più facilmente. Perché Io ti faccio portare la croce e sulla croce ti ci metto. La Mamma invece ti porta o sta ai piedi della croce per riceverti sul cuore che non sa che amare. Anche nella morte il seno di Maria è più dolce d’una cuna. Chi spira in Lei non sente che le voci dei cori angelici che turbinano intorno a Maria. Non vede tenebre, ma il dolce raggio della Stella Mattutina. Non ode pianto, ma il suo sorriso. Non conosce terrore. Chi osa strappare, di Noi che l’amiamo, una sua creatura dalle braccia di Maria?
Maria fa ciò che la nostra buona volontà non può
4Non dire: “Grazie” a Me. Dillo a Lei, che non si è voluta ricordare di nulla di te, fuorché del poco bene che hai fatto e dell’amore che hai per Me, e per questo ti ha voluta, per domale sotto il suo piede ciò che la tua buona volontà non riusciva a domare. Grida: “Viva Maria!”. E sta’, ai suoi piedi, ai piedi della Croce. Ti ornerai la veste dei rubini del mio Sangue e delle perle del suo pianto. Avrai una veste da regina per l’entrata nel mio Regno.
5Va’ in pace. Ti benedico.»
12. La passione di Maria Ss[45].
Il Portavoce imbronciato.
1Il giorno 12 non c’è dettato. Il 13 non ho voluto scrivere. E lei sa perché.
2Il 14, col broncio ancora, cedo perché… perché a lasciarlo parlare senza fermare i suoi pensieri mi sento levare l’aria e la vita. 3Ma il broncio ce l’ho ancora. Sicuro. E se non fosse che oggi è il mio compleanno[46]e che le sue parole sono il regalo più bello per la povera Maria, terrei ancora duro per vedere se, attraverso questo mezzo, mi fa la grazia che chiedo per tutti.
Il mistero della passione di Maria ss.
4È da ieri sera – quando lei è venuto lo diceva già – che Gesù ripete:
5«E non hai capito che ho permesso che conoscessi lo strazio di Maria per tua guida e conforto in quest’ora? [47]
6L’avevo avvolta in un velo la passione di mia Madre, perché è cosa tanto santa che non va data in pasto ai porci[48]. Solo per il Padre[49], perché avesse una guida nel giudicare e assolvere le anime che il dolore fa delirare; solo per te, perché nel tuo soffrire sapessi che la Mamma ti capisce perché ha sofferto e imparassi come si prega mentre il cuore è in un rogo di spasimo, e come si doma il sentimento che insorge contro un volere di cui non conoscete i fini, prostrandolo sotto la persuasione dello spirito della bontà di Dio – persuasione che lo spirito inculca alla ragione e al sentimento, l’impone come un giogo ai due ribelli, per il loro bene – solo per poche altre care e benedette anime di questo mio “piccolo gregge”, ho concesso le parole della Mamma mia in quell’ora tremenda, unicamente inferiore alla mia del Getsemani.
7E tu non hai capito! Se non ti conoscessi come tu non ti conosci, dovrei esser severo con te. Ti accarezzo invece e non ti lascio andare, povera pecorella mia tutta avvolta nelle spine. 8Guarda: te le levo ad una ad una, districandole dal tuo vello, pungendomi Io per non lasciare che la punta sia tu.
9Sto qui anche se non mi vuoi guardare. E vedremo chi vince.»
Anime che rimproverano Gesù!?
10Stamane poi, dopo una notte d’agonia che mi fa trovare al mattino con una faccia poco dissimile a quella della bimba di Giairo[50], Egli dice:
11«Lo vedi che non puoi stare senza di Me? Senza la tua Messa il cui Vangelo è cantato e commentato dal tuo Gesù, la cui benedizione è data dal tuo Gesù?
12Oh! povera, povera Maria che ci stai così male sulla terra! 13Bisogna proprio che Io ti prenda con Me. Non sei adatta agli urti brutali del mondo. Ma mi occorri ancora. Pensa alla Mamma. È dovuta rimanere ancora qualche tempo per servire Gesù. Tu non ci vuoi restare per servire Gesù? Andiamo, andiamo! i tuoi rimproveri sono ancora amore e fede, perché tu pensi che tutto può Gesù e che il tuo amare e credere totale debbano operare il miracolo.
14Anche Marta e Maria a Betania mi han rimproverato di non aver affrettato il ritorno, di essermi allontanato mentre Lazzaro moriva.[51] Ma Io le ho amate anche per questo, perché in quel rimprovero era amore e fede: “Se Tu eri qui, il nostro fratello non sarebbe morto” hanno detto le due sorelle. E nel rimprovero era palese la loro convinzione che Io potevo operare il miracolo, e l’amore grande nella confidenza che le fa osare di rimproverare Me.
Maria era la Donna.
15Pace, pace, anima mia! Pace fra Me e te. E di’ in mio Nome, a coloro che potrebbero commentare irriverentemente le parole della Mamma[52], che Ella, in quell’ora, era la Donna. La Donna che assommava in sé tutti i dolori della donna, portati alla donna per la colpa della prima, e che doveva espiarli così come Io avevo assommato in Me tutti i dolori dell’uomo per poterli espiare.
16Di’ a coloro che negano che Maria abbia potuto soffrire perché santa, che Ella ha sofferto di tutto, come nessuna altra sua sorella di sesso, di tutto fuorché dei dolori del parto, non essendo in Lei la colpa e la maledizione di Eva, e quelli dell’agonia fisica per la stessa ragione[53]. Dette alla luce il Figlio delle sue viscere immacolate e dette a Dio il suo spirito senza macchia, come era decretato dal Creatore li dessero tutti i figli di Adamo se la colpa non li avesse innestati al Dolore.
17Di’ loro che Io, perché ero l’Espiatore principale, ho dovuto ben subire anche il dolore della morte, e di quella Morte, ed ero il Santo dei santi.
Maria ha sofferto in anima e corpo.
18Di’ a coloro che negano che Maria abbia potuto soffrire e nell’anima, nella sua mente e nella sua carne, nelle ore espiatorie della Passione, che se Io posso fare partecipe delle mie sofferenze e marcare delle mie piaghe un mio servo o una mia serva – creature che mi amano, ma che nel loro amore sono sempre molto relativi – come non avrò potuto associare a queste sofferenze, far partecipe di esse – perché il valore del patire del Figlio di Dio fosse aumentato del valore del patire della Piena di Grazia – la Madre mia, Maria la Santa, Maria la Carità, inferiore unicamente a Dio, Colei che mi amava alla perfezione come Mamma perché nella sua immacolatezza aveva perfezione di sentimento, e come credente perché nella sua santità mi amò come nessuna?
Maria era la Madre.
19Era Madre, uomini. Mi aveva portato, generato, partorito, allevato. Non era di stoppa ma dotata di nervi e di un cuore. Era carne, non solo spirito. Carne pura, ma carne ancora. Se Io ho pianto e ho sudato sangue, Ella non avrà pianto e pianto sangue?
20Ero suo Figlio, uomini. Non ero una larva di uomo. Ero Carne, ero la sua Carne. E in quella e su quella Ella vedeva, per la sua perfetta prescienza, cadere i flagelli, penetrare le spine, scendere le percosse, urtare le pietre e penetrare i chiodi, e per la sua santità in sé li riceveva.
Invito a riflettere.
21O uomini, riflettete. Dite di credere alla Comunione dei Santi, la quale è l’unione delle preghiere e delle sofferenze ai meriti infiniti di Cristo per i bisogni degli spiriti, e non potete ammettere che la prima a parteciparvi fu Maria, la mia e vostra Santa?
22Di’ questo, piccolo Giovanni imbronciato, agli uomini dalla fede e dalle idee svisate da un razionalismo che non sanno neppure di avere e che come gramigna ha invaso subdolamente anche gli spiriti più sinceramente desiderosi d’esser nel vero. Ricordati però che Giovanni non aveva mai il broncio, neppure quando Io lo riprendevo o trascuravo e gli altri lo contendevano.
23Va’ in pace. Ti benedico anche se sei così capretta oggi. Sii buona! Sii buona! Pensa che ti ho amato tanto da fare di te il mio portavoce. Va’ in pace. Ti benedico ancora.»
13. L’Addolorata[54].
Missione d’infinito dolore.
Dice Gesù:
1«È opinione diffusa in molti cristiani, e cristiani cattolici, che mia Madre non abbia mai sofferto come generalmente soffrono i mortali. Credono che il Dolore sia stato su Lei ma che, data la sua natura immacolata, Ella lo abbia potuto sopportare agevolmente perché la Grazia lo attutiva. Insomma credono che Ella ricevesse l’urto del Dolore, ma che esso non potesse penetrare in Lei perché Ella era difesa, come da una infrangibile corazza, dalla sua natura immacolata e dalla Grazia.
2Ma è un grave errore. Maria era la “Immacolata”, esente dalla eredità della colpa di Adamo e dei frutti di tale colpa, e in tale senso, infatti, avrebbe dovuto essere preservata dal soffrire perché il Creatore aveva creato la razza dell’uomo esente dal dolore e dalla morte, che è il supremo dolore dell’uomo. Ma Maria era la Corredentrice. E la missione di redentore è sempre missione di infinito dolore. 3Altrimenti come potrebbe un redentore riscattare i peccati degli altri? Come una vittima pagare per i fratelli? Maria era redentrice come Io ero Redentore. Giusto quindi che il Dolore fosse il suo compagno.
4Mi ha forse risparmiato il Dolore? No. Eppure se Maria era, per un miracolo di Dio, esente dalla colpa dell’uomo, Lei nata da due carni divenute una carne sola per umano coniugio, Io, Dio, e perciò puro da ogni e qualsiasi colpa o ombra di colpa, divenuto Uomo per gli sponsali della Innocenza con la Grazia e perciò infinitamente superiore a Lei, sono pure stato sacrificato al Dolore, al Dolore che più grande non è mai stato e mai sarà, perché fu dolore di carne e sangue, di mente, di cuore, d’anima, di spirito.
Maria Ss. risparmiata di due condanne.
5La Giustizia divina, che non mentisce e non contraddice mai Se stessa, fu fedele alle sue antiche promesse, e alla Senza Colpa, come erano senza colpa i genitori primi, non applicò le due principali condanne della carne, di Eva in specie: il dolore della morte e il dolore del parto[55].
6La mia nascita fu un’estasi dolcissima. Nel silenzio della notte che isolava dal mondo la dimora solitaria e umilissima, Maria s’era immersa nelle sue fervide contemplazioni di Dio. La preghiera di Maria era sempre rapimento in Dio. E uscendo dal rapimento conobbe il Figlio. Fu anzi il primo pianto del Figlio‑Dio quello che strappò la Madre dalla contemplazione spirituale di Dio per portare il suo sguardo a contemplare il Miracolo più grande dell’Universo: un Dio incarnato per la redenzione dell’uomo.
7La morte di Maria fu un altro rapimento. L’orazione l’avvolse nelle sue bende d’amore, precludendole ogni sensibilità umana, e l’Amore le venne incontro per la seconda volta per stringere a Sé la Sposa desiderata da prima che il Tempo fosse.
8E se il primo incontro fu un piegarsi dell’Amore sulla Vergine per coprire della sua divina ombra la Tutta Casta e renderla feconda di una Carne divina, il secondo incontro fu l’abbraccio totale dell’Inviolata con l’Amore che l’attrasse a Sé sin nell’altissimo Cielo. La contemplazione ultima di Maria sulla terra ebbe termine in Cielo dove l’Innamorata di Dio[56], dove l’Ansiosa del Figlio poté per sempre affissarsi, adorando, sul Padre, sul Figlio, sullo Spirito Santo,suoi perenni desideri e suoi eterni amatori.
Maria Ss. è Maestra di Dolore.
9Ma prima di quell’ora, povera Mamma, ha dovuto intridere Se stessa nel Dolore. E quali siano stati i suoi dolori di tutta una vita, il cui vertice è nei giorni della mia Morte, già te ne ho parlato[57]. E come, essendo destinata a corredentrice, Ella ne sentì tutta l’asprezza, e perché la sentì, più di una volta te l’ho detto.
10Pensa sempre che Ella è Maestra di Dolore come Io sono Maestro di Vita, pensa sempre che il Dolore è vero, assoluto, solo quando Dio non è più presso ad uno spirito per sorreggerlo nella prova. Pensa che Maria fu sola nell’ora tremenda per conoscere l’orrore della solitudine e per espiare le vostre disperazioni di creature.
Maria Ss. è personificazione delle virtù teologali.
11Essa è la Speranza, oltre che la Fede e la Carità. Le tre virtù teologali hanno in Lei la personificazione, perché nessuno al mondo amò come Lei, nessuno credette e soprattutto nessuno sperò.
12Fu un abisso di speranza. E perciò ho messo Lei Stella vostra per indicarvi la via del Cielo. Se in Lei crederete sempre, non conoscerete mai l’orrore della disperazione e non ucciderete voi stessi con la disperazione. Maria, Speranza di Dio che attendeva Lei per compiere la Redenzione dell’uomo, sia dell’uomo la speranza.
13Non perdete, o mortali, la vista della Stella del Mattino i cui raggi sono fatti dalle sette spade infisse nel suo Cuore dolcissimo e purissimo, infisse per vostro amore. Vivete in Lei. E nella Santa che è Madre di Dio e che per voi prega, senza stancarsi, davanti al Nostro Trono, morite.
14Maria, che si addormì sul Cuore di Dio, vive ora in Cielo con la carne glorificata. L’anima che si addormenta sul Cuore di Maria avrà in Cielo la carne glorificata quando il tempo sarà compiuto, perché Ella è Salvezza vostra.»
14. I sette dolori di Maria[58].
Le sette spade.
La mistica rosa.
Dice Maria:
1«Sabato passato[59]ti ho parlato delle mie allegrezze. Oggi ti parlerò dei miei dolori. Non te li illustrerò. Già te li ho illustrati tutti[60]meno uno. E te lo illustrerò presto. Ma te li faccio comprendere nel loro significato più grande.
2Come ogni allegrezza non fu per me sola, perché questo sarebbe stato egoismo, così ogni dolore non mi fece male per me sola, ma perché, portandovi tutti in me, Madre di tutti i credenti, ho sentito in me tutte le ferite dei vostri spiriti. E se le allegrezze mi fiorirono in rose unicamente quando il fatto si compieva – e della rosa ebbero la corta durata, perché la mano dell’uomo e il fiato di Satana straziarono quella fioritura rendendola nulla per troppi e troppo presto – i dolori furono spine confitte nel cuore dal primo momento e mai più strappate.
3Ecco perché anche i miei illustratori non mi raffigurano con sette rose sboccianti dal cuore ma con sette spade, e se vi è chi me lo cinge di rose me lo cinge in maniera che la fascia fiorita è, di suo, tortura, perché gli steli sono pieni di spine.
4Sono realmente la mistica Rosa e non ho spine sul mio gambo poiché sono la Piena di Grazia. Ma nel mio cuore sono tutte le spine delle colpe umane che mi privano dei miei figli e che fanno offesa al mio Gesù.
La prima spada.
5Il primo dolore non fu unicamente per il mio amore di Madre di Dio. Sapevo la mia sorte. Lo sapevo perché non ignoravo il destino del Redentore. Le profezie parlavano del suo grande soffrire. Lo Spirito di Dio congiunto a me mi illuminava anche più che le profezie non dicessero. Perciò dal momento in cui avevo detto: “Ecco l’ancella del Signore”[61], avevo abbracciato il Dolore insieme all’Amore.
6Ma quanto dolore sentire e già vedere che gli uomini avrebbero preso il Bene, fattosi Carne, per farne a sé un Male. Nelle derisioni date a Simeone[62] io vidi le innumeri derisioni, le sacrileghe negazioni di un numero incalcolabile di uomini. Gesù era venuto per portare la pace. E gli uomini in suo nome o contro il suo nome avrebbero avuto per Lui e fra loro guerra. Tutti gli scismi, tutte le eresie, tutti gli ateismi, ecco, mi erano là davanti… e come un tappeto di spade mi attendevano per lacerarmi il cuore.
La seconda spada.
7Il secondo dolore, che ti illustrerò a suo tempo, non fu unicamente per i disagi della fuga. Ma esso era intriso dell’amarezza di vedere che la povera potenza umana, tale sinché Dio lo permette, in luogo di fare di sé scudo alla Potenza vera e divenire “grande” facendosi “serva di Dio”, per concupiscenza di potere si faceva assassina e deicida. Assassina degli innocenti. Era già grande peccato. Ma assassina di Dio era peccato senza paragone. E se l’Eterno non lo permise, ciò non impedì che la colpa fosse ugualmente attiva. 8Perché il desiderio di fare il male e il tentativo di compierlo sono di appena un decimo di grado inferiori alla colpa consumata.
9Eppure quanti “grandi” da allora alla fine del tempo avrebbero imitato Erode e calpestato Dio per esser “dèi”. Ecco, Io li vedevo questi sciacalli che uccidevano per distruggere Dio, e insieme al Figlio mi stringevo sul cuore tutti i perseguitati per la Fede e ne udivo i gemiti santi commisti alle bestemmie dei prepotenti e, non sapendo maledire, piangevo… La via da Betlem all’Egitto fu segnata dal mio pianto.
La terza spada.
10Il terzo dolore. Ecco: io lo cercavo Gesù, smarrito non per mia colpa né per quella dello sposo mio. Il mio Bambino aveva voluto far ciò per dare il primo appello ai cuori e dir loro: “L’ora di Dio è giunta”. Ma nei milioni di esseri che sarebbero stati, quanti non avrebbero smarrito Dio! Lo si smarrisce per colpa propria o per volere suo. Quando la Grazia muore, ecco che si smarrisce Dio. 11Quando Dio vuol portare ad una più grande Grazia, ecco che Egli si nasconde. Nell’uno e nell’altro caso è la desolazione.
12Il peccatore morto alla Grazia non è felice. Pare lo sia. Ma non lo è. E se anche ha dei momenti di ebbrezza che non gli fanno comprendere il suo stato, non mancano mai le ore in cui un richiamo della vita gli fa sentire la sua condizione di separato da Dio. E allora è la desolazione. Quella tortura che Dio fa gustare ai suoi prediletti perché siano come il suo Verbo: salvatori.
13Cosa sia tu lo sai.[63] L’abbandono di Dio! L’orrore più grande della morte. E se è orrore per quelli in cui è unicamente “prova”, medita che sia per quelli che è vera realtà. Il mio terzo dolore fu per vedere come tanti avrebbero dovuto abbeverarsi di questo calice per perpetuare l’opera redentrice e, ancor più aspro, per vedere i moltissimi che sarebbero periti nella disperazione.
14Oh! Maria! Se gli uomini sapessero cercare sempre Gesù! La pianta della disperazione cesserebbe di gemere il suo tossico perché morirebbe per sempre.
La quarta spada.
15Il quarto dolore. Ero Madre, e vedere la mia Creatura sotto la croce era naturale dolore. Ma più grande, soprannaturale dolore, era vedere l’odio, molto più torturante del legno, opprimere il Figlio mio.
16Quanto odio! Un mare senza confini! Da quella turba vociferante bestemmie e scherni sarebbero venuti, per spirituale figliazione, tutti gli odiatori del Martire santo. Avessi potuto levare al mio Gesù la croce e mettermela sulle mie spalle di Madre, avrei sofferto meno che non vedere con gli occhi dello spirito tutti i futuri crocifissori del loro Salvatore. Quelli che tentano abolirlo per non incontrare il suo trono di Giudice, e non sanno che solo per essi Egli sarà Giudice e per gli altri Amico.
La quinta spada.
17La quinta spada fu per la conoscenza che quel Sangue, colante come tanti rivoli di salute dalle membra lacerate, sarebbe sempre stato bestemmiato. Eppure parlava, quel Sangue, e parla. Grida con voce d’amore e chiama. E gli uomini non l’hanno voluto e non lo vogliono intendere. Si affollavano intorno al Messia per chiedere salute alle loro malattie e lo supplicavano di dir loro una parola. E nel momento che Egli non usava tocco di dita, né polvere e sputo, ma la sua Vita e il suo Sangue dava per guarirli della vera, unica, incancellabile malattia: “la colpa”, essi lo sfuggivano più d’un lebbroso.
18E lo sfuggono. “Ricada su noi quel Sangue”[64]. Oh! che ricadrà l’ultimo Giorno per chiedere loro ragione del loro odio e, posto che non lo vollero amare, maledirà. Ed io, Madre, non devo soffrire vedendo che tanti miei figli hanno meritato d’esser maledetti e recisi per sempre dalla spirituale famiglia del Cielo in cui io sono la Madre e il mio Gesù il Primogenito e il Fratello primo?
La sesta spada.
19Quando ricevetti la spoglia esanime del mio Dio e Figlio e potei una per una numerare le sue ferite, sentii lacerarsi il seno mio. Oh! il dolore del generare io non to conobbi[65]. Ma questo l’ho conosciuto e non c’è doglia di genitrice che possa stare a pari di questa. Tutto il dolore di credente, tutto il dolore di madre si sono fusi in un unico dolore. E su questa, base alla mia croce come il Calvario lo fu alla croce del mio Signore, ecco il Dolore.
20Ho visto non Gesù morto nei vostri cuori. Egli non muore. Ma i vostri cuori morti a Lui. Ho visto in quanti cuori Egli sarebbe stato posato come su fredda spoglia. Per quanti inutilmente avrebbe comandato: “Sorgi!”. L’uomo che non vuole vivere. Che non vuole sorgere. Il Sacramento della Vita ricusato o accolto sacrilegamente anche quando i momenti della vostra esistenza sono contati. I Giuda innumerevoli che non sanno con una onesta conversione rendersi degni di ricevere il loro Dio ferito e che il loro pentimento guarirebbe.
La settima spada.
21Guarda, Maria. È preferibile tutto all’essere i novelli iscariota. 22Eppure è il peccato che si fa con più indifferenza. E non dai soli grandi peccatori. Ma anche da molti che paiono e si credono fedeli al Figlio mio. Egli li chiama: “i farisei di ora”.[66] Li puoi distinguere dalle loro opere. Il contatto con il Figlio mio non li fa migliori. Ma anzi la loro vita è la negazione della Carità e perciò di Dio. Sono dei morti, se non alla Grazia, ai frutti della stessa. Non hanno vitalità. Gesù non può agire in loro perché da parte loro non vi è rispondenza.
23Sono coloro che precedono di una sola misura quelli che di cristiano hanno solo il nome. Templi sconsacrati questi e profanati dalla putredine di tutti i vizi, nei quali il nome, solo il nome di Cristo, sta come vi fu nel sepolcro il corpo del mio Gesù. Senza vita essi pure. E se nel Getsemani la conoscenza di tutti coloro per cui il Sacrificio sarebbe stato inutile fu il martirio spirituale del Figlio mio, nel baciare nell’ultimo addio Gesù, questa visione fu il mio strazio.
Quando si prega l’Addolorata.
24Né cessa. No. Le spade sono sempre nel mio cuore perché l’uomo continua a dare ad esso i suoi sette dolori. Finché il numero dei salvati non sarà compito e completata la gloria di Dio nei suoi beati, io soffrirò nel mio dolore duplice di Madre che vede offeso il Primogenito e di madre che vede troppi figli preferire l’esilio eterno alla dimora del Padre.
25Quando preghi me Addolorata, pensa a queste mie parole. E nei tuoi dolori abolisci ogni egoismo per imitarmi. Io i miei dolori di Madre di Gesù li ho amplificati per tutti i nati. Sono l’Eva nuova. Tu i tuoi dolori usali per tutti i fratelli. Portali a Dio. A me.»
15. La Desolata[67].
L’ora della Desolata.
Dice Maria:
1«Sono la Mamma. Scrivi.
2Fai tutti i sabati l’ora della Desolata. Che to passi così la notte fra il venerdì e il sabato, te ne benedico. Il primo punto e il terzo punto ti sono facili. Non fai che rileggere visioni e dettati che hai avuti. Ma il secondo ti è penoso perché lo devi fare da te. Nel tuo descrivere hai detto: “Maria col gruppo… per poca via torna alla casa”.[68]E se questo basta nella descrizione – né più potevi dare nella tua debolezza – non basta alla tua preghiera di ora. Scrivi dunque per tua guida quello che ho sofferto allora.
La Desolata.
3Quando la pietra è scorsa nel suo alveo ed ha chiuso il Sepolcro, mi è parso che mi passasse sul cuore e me lo stritolasse, strappandomelo dal seno. Mi sono attaccata alla sua sporgenza con le unghie e con la bocca per respingerla, quella pietra che mi separava da Gesù, che me lo faceva morto una seconda volta, di una più profonda morte, di una separazione ancor più grande in cui neppur le membra di mio Figlio eran più mie… Ma, ahi! che nulla ottenni! Unghie e denti scorsero senza dare moto su quel pietrone. 4Sanguinarono le dita e le labbra, ma esso rimase chiuso, chiuso e inesorabile come la morte. Allora sul sangue scorse il pianto. E sangue e pianto della sua Mamma furono i primi che bagnarono quel luogo santo dove un Dio conobbe la morte per levare da morte l’uomo.
Nell’orto.
5Mi strapparono di là, ché là sarei rimasta se mi avessero lasciata. 6Là, ai piedi di quella porta di pietra, come una mendica in attesa di un obolo. Ero in fatti la più misera delle donne e per vivere avevo bisogno di quest’obolo: rivedere il Figlio mio! Ero meno ancora di una mendica. Mi sarei accucciata là come una pecora che ha perduto il pastore, che è randagia, affamata, sola, e che torna al chiuso ovile, all’ovile senza più padrone, e si lascia morire di fame là, contro il muro serrato, poiché non ha più nessuno, e nel mondo pieno di lupi le pare d’esser ancora difesa se sta là, dove un tempo era chi l’amava… E non ero infatti un’agnella in mezzo a lupi feroci, e non m’era morto Colui che mi amava?
7Mi strapparono di là… Oh! che gli uomini nella loro pietà delle volte sono crudeli! Che sarebbero stati quei giorni per me, nell’ortaglia quieta, in attesa del risorgere del mio Gesù? Molto, molto meno strazianti di quelli che dovetti vivere altrove.
8Lì non vi era traccia di delitto. Le piante, buone e innocenti, continuavano a fiorire per dar lode a Dio. Gli uccelli, buoni e innocenti, a nidificare e cantare per ubbidire al Signore. Essi non odiavano, essi non avevano odiato, maledetto, ucciso. Avevano udito i clamori dell’odio e delle bestemmie e si erano rincantucciati nel folto spauriti mentre le piante rabbrividivano nel vento dell’ira. 9Avevano visto passare il loro Signore inseguito, percosso, ferito, morente, come uno di loro da uno sparviero o da una turba di perversi bambini, e ne avevano avuto pietà e paura pensando che era la fine di ogni creatura se era tratto a morte il Creatore che, così buono, aveva per loro avuto sempre parole d’amore e benedizioni e miche di pane.
10In quella pace avrei potuto sentire assopirsi il mio tormento e avrei pianto, senza sussulti di spasimo, sotto le stelle e nel sole d’oro, fino al momento che l’aurora domenicale m’avesse aperto le porte e reso il Figlio mio.
11Le guardie? Oh, che non avevo paura di esse! in un angolo mi sarei accucciata come una schiava in attesa del padrone e sarei parsa loro così spregevole che mi avrebbero dimenticata. E anche mi avessero dileggiata, che m’avrebbe fatto? Quanti dileggi non m’erano stati lanciati sulla cima del Golgota! Parole più atroci non avrei potuto udirne. Avevo bevuto tutta la feccia del turpiloquio umano e da allora nessuna atroce bestemmia a me, a me, mi stupisce. Le conosco tutte… Potevo dunque udire anche gli scherni di poche guardie assonnate.
12Ma mi hanno strappata di là… E ho dovuto tornare fra gli uomini. Gli uomini!… Gli uomini!… Le belve che mi avevano ucciso il Figlio. E fu il secondo Calvario della Madre…
13Ecco la strada!… È ancora sconvolta dalla fiumana di popolo che l’ha percorsa al mattino dietro al Condannato, e nel pomeriggio fuggendo dal monte. Per tornare a casa dovevo passare per un sentiero che era stato percorso dai crudeli.
14Ecco le tracce dei loro passi. Pedate in ogni senso e brandelli di stoffe, e oggetti perduti, come sempre dove una folla si riversa e nella calca si opprime a vicenda. Ognuno di quei segni, di quelle pedate, mi diceva: “Sono di un torturatore di tuo Figlio”.
Sulla via del Calvario.
15E poi ecco la via vera del Calvario, là al ponticello oltre la Porta… Qui le tracce si fanno più fitte, e più atroce il mio dolore… 16Qui vedo a terra pietre e randelli… e so a che uso sono serviti. Su essi certo è sangue della mia Creatura, perché me l’hanno percossa sulle membra già tanto straziate!… Oh! vorrei cercare su queste non colpevoli materie, che l’uomo fece colpevoli, il Sangue del mio Figlio. Ma non me lo lasciano fare. La notte scende. È il venerdì di Parasceve. 17Bisogna affrettarsi.
18Prima di volgere le spalle al Calvario per prendere la via che entra in città, mi volgo e nel crepuscolo della sera vedo tre ombre scure sul cielo già notturno: le tre croci. Su una è stato il Figlio mio! 19il Figlio mio! Essa è stata il letto della sua agonia! La sua Mamma, che gli ha preparato tanta morbida cuna quando l’attendeva, e mai si era data pace che il primo sonno del suo Bambino avesse dovuto conoscere la durezza pungente di una lettiera di paglia, ha dovuto vederlo morire sul duro di un legno…
20Oh! madri che piangete pensando alle agonie dei vostri figli estinti, pensate al mio dolore! Pensatelo voi tutte, donne dal cuore gentile, anche se madri non siete; pensatelo voi, uomini onesti e buoni, e anche voi, malvagi, se del tutto belve non siete o demoni maledetti, e abbiate pietà del mio dolore!
La Matrigna assassina.
21Mi trascinano oltre la Porta che sta per esser chiusa. Ecco 22Gerusalemme… La matrigna che ha ucciso il Figlio del suo Sposo! 23L’assassina che si è avventata sull’inerme per sgozzarlo! La predona che lo ha atteso al varco per catturarlo e spogliarlo del suo unico tesoro: la vita.
24Non aveva che quello il mio Gesù, come uomo. Era povero, senza denaro, senza gioielli, senza possessi. Non aveva, da quando s’era fatto servo dell’uomo per guidare l’uomo cieco a Dio, più neanche la sua casetta materna, il letto fatto da chi gli fece da padre, il pane cotto dalla sua Mamma. Dormiva là dove un misericordioso l’accoglieva, e mangiava là dove un buono gli dava un pane. 25Altrimenti accoglievano il suo corpo stanco le erbe dei campi e vegliavano il suo sonno le stelle e provvedevano alla sua fame le spighe del grano maturo e le more selvatiche che sono cibo agli uccelli. Non aveva più di quanto ha il passero che cerca nel campo il suo cibo e nel fienile il suo riposo.
26Ma era giovane e sano. Aveva la vita… e glie l’hanno levata! 27Gerusalemme lo ha spogliato di questa sua vita. Come un vampiro ha succhiato tutto il suo sangue, come un avvoltoio lo ha ferito col rostro del suo livore, come una sadica ribelle lo ha torturato e confitto, godendo dei suoi spasimi, dei suoi tremiti, dei suoi singulti, delle sue convulsioni. Oh! che le vedo ancora tutte!…
I Caini di un Dio.
28Poca gente nelle vie. Dopo il delitto i delinquenti si nascondono. Ma quei pochi, scantonanti furtivi nelle viuzze strette, scomparenti dentro le porticciuole subito serrate, come temessero irruzione di nemici, mi fanno sussultare di orrore. Forse quel vecchio è un suo accusatore… quel giovane l’ha forse bestemmiato e quell’uomo membruto e tarchiato, malmenato e percosso… E ora fuggono, si nascondono, si rinserrano. Hanno paura. Di che? Di un morto. Per loro non è che un morto poiché hanno negato che è Dio. Di che hanno dunque paura? A chi chiudono le porte? Al rimorso. Alla punizione.
29Non giova. Il rimorso è in voi, e vi seguirà eterno. E la punizione non è umana.
30E contro essa non servono serrami e sbarre. Essa scende dal Cielo, da Dio vendicatore del suo Immolato, e penetra oltre mura e porte, e con la sua fiamma celeste vi marca per il castigo soprannaturale che vi attende. Il mondo verrà al Cristo, al Figlio di Dio e mio, verrà a Colui che voi avete trafitto, ma voi sarete gli in eterno segnati, i Caini di un Dio, l’obbrobrio della razza umana.
31E io che sono nata da voi, io che son Madre di tutti, devo dire che a me, vostra figlia, siete stati più che padrigni, e che nello sterminato numero dei miei figli voi siete quelli che più a me imponete fatica di accogliervi perché siete sozzi del delitto verso la mia Creatura, né ve ne pentite dicendo: “Eri il Messia. Ti riconosciamo e ti adoriamo”.
La Ronda romana.
32Passa una ronda romana. I dominatori hanno paura della folla scatenata. Oh! non temete! Queste sono iene vili. Si avventano sull’agnello inerme, ma temono il leone armato di lance e di autorità. Non temete di questi striscianti sciacalli. Il vostro passo ferrato li pone in fuga e il brillare delle vostre lance li fa più miti di conigli.
33Ma quelle lance!… Una ha aperto il cuore del mio Figlio! Quale fra esse? Vederle mi è freccia nel cuore. E pure vorrei averle tutte fra queste mie mani che tremano, per vedere quale è quella che ancora ha tracce di sangue e dire: “È questa! Dammela, o soldato! Dalla ad una Madre in ricordo della tua madre lontana. Ed io pregherò per lei e per te”. E nessun soldato me l’avrebbe negata, perché essi, gli uomini di guerra, furono i più buoni davanti alla agonia del Figlio e della Madre…
34Ecco la casa… Quante ore o quanti secoli sono passati da quando vi sono entrata ieri sera? Da quando ne sono uscita questa mattina? Sono proprio io, la Madre cinquantenne, o una vegliarda secolare, una donna dei primi tempi, ricca di secoli sulle spalle curvate e sulla testa canuta? Mi pare d’aver vissuto tutto il dolore del mondo e che esso sia tutto sulle mie spalle che piegano sotto il suo peso. Croce incorporea, ma così pesante! Di pietra. Pesante forse più di quella del mio Gesù. Perché io porto la sua e la mia col ricordo del suo strazio e con la realtà del mio strazio.
35Entriamo. Perché si deve entrare. Ma non è un conforto. È un aumento di dolore. Da questa porta è entrato il Figlio mio per l’ultimo suo pasto. Da questa porta ne è uscito per andare incontro alla morte. E ha dovuto mettere il suo piede là dove il suo traditore lo aveva messo uscendo per chiamare i catturatori dell’innocente. 36Contro quell’uscio ho visto Giuda… Giuda ho visto!… E non l’ho maledetto, ma gli ho parlato da madre straziata, straziata per il Figlio buono e per il figlio malvagio… Ho visto Giuda!… Il demonio ho visto in lui! Io, che ho sempre tenuto Lucifero sotto il mio calcagno e guardando solo Dio non ho mai abbassato l’occhio su Satana, ho conosciuto il suo volto guardando il Traditore… Ho parlato al Demonio… ed esso è fuggito perché il Demonio non sopporta la mia voce…
L’Iscariota.
37Oh! lasciatemi entrare in quella stanza dove il mio Gesù ha preso l’ultimo suo pasto! Dove la voce del mio Bambino ha detto le sue ultime parole in pace! Aprite! Aprite questa porta! Non potete chiuderla ad una madre! Ad una madre che cerca respirare nell’aria l’odore del fiato, del corpo del suo Bambino. Ma non sapete che quel fiato, che quel corpo glie l’ho dato io? Io, io che l’ho portato nove mesi, che l’ho partorito, allattato, allevato, curato? Quel fiato è mio! Quell’odore di carne è mio! È il mio, fatto più bello nel mio Gesù. Lasciatemelo sentire una volta ancora! Ho negli occhi la vista del suo Sangue e nel naso l’odore del suo Corpo piagato. Che io veda la tavola dove si appoggiò vivo e sano, che io senta il profumo del suo Corpo giovanile. Aprite! Non lo seppellite una terza volta! 38Già me lo avete celato sotto gli aromi e le bende. Poi me lo avete serrato oltre la pietra. Ora perché, perché negare ad una madre di ritrovare l’ultimo fastigio di Lui nell’alito che Egli ha lasciato oltre questa porta?
39Lasciatemi entrare. Cercherò per terra, sulla tavola, sul sedile, le tracce dei suoi piedi, delle sue mani, e le bacerò, le bacerò sino a consumarmi le labbra… Cercherò… cercherò… Forse troverò un capello del suo capo biondo. Un capello che non sia ingrommato di sangue. Ma lo sapete cosa è un capello del figlio morto per la sua mamma? Tu, Maria di Cleofa, e tu, Salome, siete madri, e non capite?
40Giovanni? Giovanni? Ascoltami. Io ti son Madre. Egli mi ha fatta tale.[69] Egli! Tu mi devi ubbidienza. Apri. Io ti amo, Giovanni. 41Ti ho sempre amato perché lo amavi. Ti amerò più ancora, ma apri. Apri, dico. Non vuoi? Non vuoi? Ah! non ho dunque più figli?42Gesù non mi ricusava mai nulla perché m’era Figlio. Tu ricusi. Non sei tale. Non capisci il mio dolore!… Giovanni, perdona!… Apri… Non piangere… Apri…
43Gesù; Gesù! Ascoltami! il tuo spirito operi un miracolo! Apri alla tua povera Mamma quest’uscio che nessuno le vuole aprire! Gesù, Gesù!… Io manco… Io muoio… Vengo con Te, Gesù… Vengo…»
Esperienza carismatica.
Certezza del carisma.
44…e Maria, dopo aver percosso la porta coi suoi piccoli pugni tentando di aprirla, dopo essersi raccomandata, appoggiandosi alle donne, a Giovanni, si piega, più pallida di un giglio, e scivolerebbe a terra se non la prendessero di peso portandola nella stanza di fronte.
45Perché la visione che mi ha accompagnata durante il dettato finisce così.
46«Sai» dice poi Maria «perché solo oggi ti ho dato queste parole? 47Perché non hai più il quaderno dove è detta la disperazione di Giuda. Qui ne parlo. E anche questa è una prova che sono cose vere, perché uno che se le inventa da sé si confonde, non avendo modo di ricordare, e cade in bugia. E tu, stanca e debole come sei, non ricordi da un’ora all’altra. Fallo notare al Padre che ti dirige, mio servo.»[70]
48Infatti il quaderno se lo è portato via lei il 27 maggio.[71]
16. I tre tempi del dolore di Maria[72].
Il Portavoce chiede pietà.
1La marea monta. Non so più come fare a resistere a tanto male fisico e a tanto male morale. Se cedessero le forze spirituali sarebbe la rovina assoluta e irreparabile.
2Queste ultime, per ora, sono sempre integre. Ma ci resisteranno? Di me non assicuro. Se Dio mi aiuta molto, molto, molto, resisterò. Altrimenti mi piegherò. Potrei anche dopo tornare a rialzarmi. Ma trovo che è sempre pericoloso l’esperimento, perché non sempre si fa a tempo a rialzarsi, e io non vorrei morire in un momento in cui ti amassi meno. Offenderti è amarti meno, o mio Dio. Abbi pietà di me.
3Ne hai tanta, ma dammi anche la “grande pietà”. Tu sai quale è questa “grande pietà” che ti chiedo. Riportami nel mio nido d’amore. Nel mio nido di pace. Nel mio nido di Cielo. Se anche Tu dal Cielo fai scendere paradisiaci profumi, come ieri sera, essi non possono durare qui dove è troppo urto di umanità e di animalità. 4Che Tu abbia attutito il mio soffrire con gli aromi celesti, io ti ringrazio. Ma non bastano. Non bastano alla tua piccola “voce” per non morire e soprattutto per non morire malamente. Abbi pietà.
L’Ora della Desolata.
Più tardi.
5Gesù mi fa la seguente osservazione:
6«Nel fare l’Ora della Desolata voglio che tu consideri i tre tempi del dolore di Maria.[73] Per tua norma nel soffrire e nel conoscere la Giustizia che vi giudicherà del vostro modo di soffrire.
L dolore della Donna.
7Il primo tempo è la donna, la madre, quella che urla il suo strazio. Dio concede che nel momento più atroce del dolore la creatura deliri ed abbia parole dure per coloro che sono causa del suo dolore. Maria, la Santa, non può trattenersi da chiamare “belve, sciacalli e iene” gli uomini, da chiamare gli ebrei “suoi patrigni”, da proclamare che Ella deve farsi violenza per sopportarli, e da marchiarli col nome di Caini di Dio e di obbrobrio della razza umana. Maria, la Santa, non può trattenersi da chiamare Gerusalemme “matrigna, assassina, predona, vampiro e avvoltoio”. 8Sul Calvario non aveva saputo che ululare: “Non ho più figlio!”. Era la donna.
Il dolore della Credente.
9Nel secondo tempo è la credente che vuole esser fedele alla sua fede anche se i fatti paiono smentire ogni promessa di fede. Il suo cuore di madre e di donna lotta col suo spirito di credente. Trionfa lo spirito perché è realmente nutrito di fede. La donna è superata. 10Resta la credente.
Allegoria della farfalla colpita.
11Nel terzo tempo la credente, affermata sempre più nella fede, sale, attraverso alla rassegnazione, a riunirsi con Dio dal quale il dolore l’aveva divisa. Oh! il dolore, lo so, è come colpo di fanciullo malvagio sulle morbide ali di una variopinta farfalla. La abbatte al suolo. Pare morta. Ma poi riprende pian piano forza e moto. Prima cammina, poi arrampica, poi tenta di muovere le ali, poi fa il primo timido volo, infine si lancia, riconquista l’azzurro…
12Leggo il tuo pensiero: “Ma se i colpi continuano e ogni volta che la farfalla comincia a volare di nuovo viene abbattuta, finisce col morire per terra”. Umanamente sì. Non può che avvenire questo. Ma per questo Io ci sono. Per raccogliere le vittime della brutalità terrena. Mi basta che esse non diffidino di Me e non mi accusino, odiandomi, d’essere il loro carnefice.
13Date a Dio ciò che è di Dio e all’uomo ciò che è dell’uomo. Date ad ognuno il giudizio giusto. Meditate per bene sui vostri strazi, voi che soffrite, tu che soffri sino a morirne. Vedrai che ogni strazio porta il nome di un uomo. Mai quello di Dio. Oh! che sei ancora creatura e non ti è lecito conoscere i segreti del soprannaturale. Ma quando li conoscerai comprenderai tante cose.
Il dolore della Figlia di Dio
14Maria, nel terzo momento della sua desolazione, non è più la credente: è la Figlia di Dio, è la Santa che parla al Padre, al Re con la solenne sicurezza di chi sa che può parlare perché ha conquistato il diritto d’essere esaudita. Non più oscurità di desolazione umana, non più affanno di credente che vuole e non può raggiungere la pace nel dolore. Ma la gioia del soffrire: una gioia d’anima sotto il pianto della carne che muore per ultimo, ma che si lascia piangere perché – tu l’hai detto[74]– arrivati a certi punti, carne e sentimento sono indumenti gettati sull’io spirituale, l’io vero. E la creatura, santificata dal suo eroismo, può giungere a dire: “Per quel ‘si’ che ho detto, ascoltami!’’.
15Dillo anche tu, Maria. Di’: “Ti ho detto sì tante volte, per questi sì ascoltami”. E spera. Non mettere un nome alla tua speranza. Le daresti sempre nomi della terra. Spera in Me. In Me solo, a lasciami fare.»
17. Maria la Corredentrice[75].
Nell’apice del dolore.
Dice Gesù:
1«Scrivi subito mentre Io sono ancora in te col Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità. Perciò hai la pienezza della Sapienza in te.
2Maria visse eucaristicamente per quasi tutta la vita.
3La Madre non è diversa dal Figlio. Non nella natura umana, non nella missione sopraumana di Redenzione.
4Il Figlio, per toccare l’apice del dolore, dovette provare la separazione dal Padre: nel Getsemani, sulla Croce. Fu il dolore portato ad altezze e asprezze infinite. La Madre, per toccare l’apice del dolore, dovette provare la separazione dal Figlio: nei tre giorni della mia sepoltura.
5Allora Maria fu sola. Le rimase solo la Fede, la Speranza, la Carità. Ma Io ero assente. Fu la spada non confitta, ma trapassante, ma frugante nel suo Cuore[76]. Non ne morì per unico volere dell’Eterno. Perché per la Piena di Grazia restare priva dell’unione col suo Figlio e Dio era tale spasimo, che senza una speciale grazia ne sarebbe morta.
La Corredentrice.
6Molte sono le pagine segrete che non conoscete circa la vita della Purissima Corredentrice. Ve l’ho già detto[77]: “I segreti[78]di Maria sono troppo puri e divini perché mente d’uomo li possa conoscere”. Ve ne accenno solo, quel tanto da aumentare in voi la venerazione alla più Santa del Cielo, dopo Dio.
7Quella ora dolorosissima, nel mare di dolori che fu la vita di mia Madre, consacrata al supremo dolore e alla suprema gioia dal[79] suo concepimento, ci voleva per completare quanto mancava alla mia Passione.
8Maria è Corredentrice. Dunque, tutto essendo in Lei inferiore solamente a Dio, anche il suo dolore dovette essere quale nessun dolore di creatura umana giungerà mai ad essere.
9Ora va avanti a pregare. Veramente te l’avevo fatto capire[80], ma la tua imperfezione aveva confuso tutto. Lo ripeto per chiarezza del Padre[81] e tua.»
10E noi siamo belli a serviti!… Vedo Gesù‑Maestro, bianco vestito, a fianco del letto, dove sta lei quando confessa[82].
18. Sommo dolore della Corredentrice[83].
Il deicidio non è finito sul Golgota.
Dice Gesù:
1«L’avermi visto cessare di soffrire nella carne fu un sollievo per mia Madre, ma non fu “l’allegrezza”. Vedeva non più spasimare la Carne del Figlio, sapeva che l’orrore del deicidio materiale era finito.
2Ma nella “Piena di Grazia” vi era anche la conoscenza dei secoli avvenire, in cui torme incalcolabili di uomini avrebbero, continuato a ferire spiritualmente il Figlio suo, ed era sola.
3Il deicidio non è finito sul Golgota nell’ora della mia morte. Esso si ripete ogni qualvolta un mio redento uccide la sua anima, sconsacra il tempio vivo del suo spirito, leva la mente sacrilega a bestemmiare Me, non solo con il turpiloquio osceno, ma con mille maniere del vivere attuale, sempre più contrario alla mia Legge e sempre più neutralizzante i meriti incalcolabili della mia Passione e Morte.
L’eterna puerpera con dolore senza pari.
4Maria, Corredentrice eccelsa, non cessa di soffrire, come non cesso Io. Nella gloria intangibile dei Cieli, Noi si soffre per gli uomini che ci rinnegano e ci offendono.
5Maria è l’eterna puerpera che vi dà alla luce con un dolore senza pari, perché sa che quel dolore genera non beati al cielo ma, nella maggior parte, dannati all’inferno. Sa che genera creature morte o destinate a morire fra breve. Morte, perché su certe creature il mio Sangue non penetra, come fossero di durissimo diaspro. Dalla più giovane età uccidono se stesse. O destinate a morire fra breve, ossia coloro che, dopo una larva di vitalità cristiana, soccombono sotto la loro inerzia che niente scuote.
6Può Maria non soffrire di vedere perire le sue creature che costano il Sangue del Figlio? Il Sangue sparso per tutti e che giova a così pochi!
7Quando il tempo cesserà d’essere, allora Maria cesserà di soffrire, perché il numero dei beati sarà compiuto. Ella avrà generato, con dolore inenarrabile, il corpo che non muore, di cui il suo Primogenito è il capo.
Sommo dolore della Corredentrice.
8Se considerate questo, potete ben capire come il dolore di Maria fu sommo dolore. Potete capire come ‑ grande nel Concepimento immacolato, grande nella gloriosa sua Assunzione – Maria fu grandissima nel ciclo della mia Passione, ossia dalla sera della Cena all’alba della Resurrezione. Allora Ella fu il secondo ‑in numero e potenza ‑ il secondo Cristo, e mentre il cielo si oscurava sulla tragedia compiuta e si squarciava il velo del Tempio, i nostri Cuori si squarciarono d’uguale ferita vedendo il numero immisurabile per cui la Passione fu inutile.
Il secondo mistico concepimento.
9Tutto compiuto, in quell’ora, del sacrificio materiale. Tutto da iniziare, in rapporto del cammino delle genti nel solco della Chiesa, nella matrice della Madre Vergine, per dare alla luce gli abitanti della Gerusalemme che non muore. E, per iniziarsi con quell’impronta di Croce, che tutto quanto è fatto per il Cielo deve portare, si iniziò nel dolore della solitudine.
10Era l’ora delle tenebre. Chiusi i Cieli. Assente l’Eterno. Il Figlio nella morte. Maria sola iniziava il suo secondo mistico concepimento.»
Esperienze carismatiche
La colombella sotto al sole[84].
11E adesso finisco io.
12Dicevo dunque: grazie, Padre, d’avere seguito l’ispirazione di Gesù e di avermi dato modo di rileggere la Vita del Curato d’Ars. 13Mi piace molto perché fu un’anima vittima.
14Riguardo a me, sto, nel mio soffrire, placida come un bimbo nella cuna e un uccellino sotto l’ala materna. Il mio Sole mi tiene funzione di vita, di antidolore, di tutto. Mi tengo sotto il suo raggiare e sono felice.
15Ha mai osservato i colombi? Quando possono farlo, si accoccolano al sole, aprono le alucce, le alzano a turno per farsi baciare dal sole sotto le ali, alzano il capino e guardano, con palese soddisfazione, direi quasi con animale beatitudine, il sole d’oro. 16Sono felici di farsi riscaldare da esso, né si sa come possano resistere tanto tempo sotto il raggio di fuoco che scende a perpendicolo dall’astro su di loro.
17Io sembro una colombella sotto al sole. Sto lì, fissa fissa, e non mi muovo, lieta di sentirmi invadere, struggere dal suo fuoco con la speranza d’esser presto consumata, attirata a Lui.
18Oh! il mio Sole! Come dice lei tanto bene, dovrebbe un altro provare ciò che provo per capirlo… Io mi sforzo inutilmente a spiegare come è quella Luce: Pace, Maestà, Scienza, Bellezza… No. 19Non si può dire cosa sia per l’anima questo inestinguibile, inesprimibile, letificante splendore.
19. Maria Ss., la
veronica delle
anime vittime[85].
Due volte simili al Cristo.
Dice Gesù:
1«No, non sei sola. Hai il tuo Gesù vicino come ben pochi hanno, perché se è vero che sono con tutti i miei figli con la mia Grazia, con ben pochi lo sono nella forma che Io sono con te e che ho usata vedendo la tua penosissima condizione generale. Io so fin dove può arrivare la resistenza di un essere e, dato che il peso di dolore che devi portare è schiacciante e non comune, ho sopperito ad esso con mezzi straordinari che a ben pochi riserbo.
2Mi ricordo del mio bisogno di aiuto nelle ore tragiche della Passione[86]. E quello che ho desiderato per Me voglio lo abbiano anche i miei due volte simili. Simili perché discepoli, simili perché appassionati e crocifissi.
3Non sei sola. Hai Me per Cireneo e hai mia Madre per Veronica. Maria è il modello delle orfane e si ricorda il suo strazio di orfana così come Io ricordo i miei strazi d’agonia.
La santità non sopprime il dolore.
4La santità non sopprime il dolore. Maria nella sua santità immacolata soffrì crudamente della morte dei suoi genitori che Ella non poté confortare coi suoi baci. Vedi come le somigli?[87] Maria nella sua anima così perfetta, seconda solo a Dio, seppe amare e soffrire come nessun altro perché la santità, essendo perfezionamento di tutte le sensibilità buone del cuore, porta di conseguenza una accresciuta capacità di amare o di soffrire, tanto più accresciuta quanto più l’anima è santa. E l’anima di Maria era santissima.
Simile alla Trafitta e all’Immolato.
5Ebbene questa Donna, alla quale non venne risparmiato nessun dolore ‑ e nessuna come Lei avrebbe dovuto esserne esente perché immacolata, libera perciò dal peso del dolore causato dalla colpa di Adamo ‑ questa Donna che ha sparso tante lacrime per tanti lutti e che si è vista rapire padre, madre, sposo e Figlio dalla morte, Io te la do per Veronica e te la do per mamma.
6È il mese del Cuore trafitto di Maria e della Esaltazione della mia Croce. Non rifiutare di essere simile alla Trafitta e all’Immolato.»
20. Cuore di Maria Ss. trafitto a morte[88].
Nell’ora della Giustizia.
1Dice Maria:
1«Quando nell’ira del Venerdì santo mi incontrai col Figlio mio ad un crocevia che menava al Golgota, nessuna parola uscì dalle nostre labbra fuorché: “Mamma!”, “Figlio!”.
Intorno a noi stava la Bestemmia, la Ferocia, lo Scherno e la Curiosità. Inutile, davanti a queste quattro Furie, esporre il cuore con i suoi palpiti più santi. Si sarebbero precipitate su esso a ferirlo più ancora, perché quando l’uomo tocca la perfezione del Male è capace non solo del delitto verso i corpi ma anche verso il pensiero e il sentimento del suo simile.
2Ci guardammo. Gesù, che aveva già parlato alle donne pietose incitandole a piangere sui peccati del mondo, non mi guardò che fissamente, attraverso il velo del sudore, del pianto, della polvere, del sangue, che facevano crosta alle sue palpebre.
Sapeva che io pregavo per il mondo a che avrei voluto piegare il Cielo in suo soccorso alleviandogli non il supplizio, poiché questo doveva esser compiuto per decreto eterno, ma la durata di esso. Lo avrei voluto piegare a costo di un mio martirio di tutta la vita. Ma non potevo. Era l’ora della Giustizia.
3Sapeva che lo amavo come non mai. Ed io sapevo che mi amava e che più del velo della Veronica pietosa e di ogni altro soccorso gli sarebbe stato di sollievo il bacio della sua Mamma. Ma anche questa tortura ci voleva per redimere le colpe del disamore.
I nostri sguardi si incontrarono, si allacciarono, si divisero lacerando i cuori nostri. E poi la calca travolse e sospinse la Vittima verso il suo altare e lo nascose all’altra vittima che già era sull’altare del sacrificio e che ero io, Madre dolorosa.
Cuore addolorato di Maria Ss.
4Quando vi vedo così duri, ostinati nel peccato, e penso che il nostro duplice strazio infinito non è valso a farvi buoni, penso quale strazio più grande occorreva per neutralizzare il veleno di Satana in voi e non lo trovo, perché strazio più grande del nostro non c’è.
5Ho tenuto, dal momento della mia Immacolata Concezione, il capo di Satana sotto il mio calcagno di senza colpa. Ma esso ha, non avendo potuto corrompere il mio corpo e la mia anima con il suo veleno, schizzato esso veleno come acido infernale sul mio Cuore materno e, se esso è immacolato per grazia di Dio, è addolorato come più non potrebbe per opera di Satana, che lo ha trafitto a morte per opera dei figli dell’uomo uccisori del Figlio mio dall’ora del Getsemani alla fine del mondo.
6La Madre ti dice, creatura che mi sei cara, che nella beatitudine del Cielo salgono a ferirmi come frecce le offese che fate al Figlio mio ed ognuna riapre la ferita del Venerdì santo. Più delle stelle nei firmamenti di Dio sono le ferite che porta il mio Cuore per voi. E della Madre che vi ha dato la sua vita non avete pietà.
Cuore addolorato di Maria Ss.
7Tornerò a parlarti oggi perché ti voglio tenere tutto il giorno con me. Oggi sono più che mai Regina in Cielo e porto con me l’anima tua.
Sei una bambina che poco sa della Mamma. Ma quando saprai tante cose e mi conoscerai non come stella lontana di cui solo si vede un raggio e si sa il nome, non solo come ente ideale e idealizzato, ma come realtà viva e amorosa, con il mio cuore di Madre di Dio e di Mamma di Gesù, di Donna che capisce i dolori della donna perché i più atroci non le furono risparmiati e non ha che ricordare i suoi per capire gli altrui, allora mi amerai come ami il Figlio mio: ossia con tutta te stessa.»
21. La Maternità spirituale di Maria Ss.[89].
Longino: Il primo figlio del dolore.
1Dice Maria:
1«Fu la pietà di Longino a permettermi di accostarmi alla Croce, alla quale ero giunta attraverso a scorciatoie scoscese, portata più dall’amore che da forza mia propria.
Longino era un soldato retto che compieva il suo dovere ed esercitava il suo diritto con giustizia. Era perciò già predisposto ai prodigi della Grazia. Io per quella sua pietà gli ottenni il dono delle stille del Costato ed esse gli furono battesimo di grazia, perché la sua anima aveva sete di Giustizia e Verità.
2Gli angeli avevano detto nell’alba natale di Gesù: “Pace in terra agli uomini di buona volontà”. Nel tramonto del giorno mortale del Cristo, il Cristo stesso dava a quest’uomo di buona volontà la sua Pace. E Longino fu il primo figlio natomi dal travaglio della Croce, perché Disma fu l’ultimo redento per la parola di Gesù di Nazaret come Giovanni ne fu il primo, e potrei dire che egli, col suo cuore di giglio di diamante acceso dall’amore, fu la luce nata dalla Luce, e le Tenebre non poterono mai offuscarla.
Maternità spirituale.
3Io non avevo fatto che prendere questo “figlio di Cristo” (il Padre Migliorini[90] sa cosa voglia dire in ebraico il suffisso: bar) dalle mani del Figlio mio dando inizio al ciclo della mia maternità spirituale con un fiore che già s’era sbocciato al Cielo; della mia maternità spirituale nata come rosa porpurea dalle palme inchiodate al tronco della Croce, così diversa dalla candida rosa di letizia di Cana, ma ugualmente data dall’amore del Cristo alla sua Mamma per gli uomini, e dall’amore del Cristo agli uomini per la sua Mamma che non avrebbe più avuto Figlio.
4Un miracolo d’amore segnò l’èra dell’evangelizzazione, un miracolo d’amore quella della redenzione, perché tutto quanto viene da Gesù mio è amore e tutto quanto viene da Maria è pure amore. IL cuore della Mamma non differisce da quello del Figlio altro che nella Perfezione divina.
5Dall’alto della Croce erano scese lente le parole, spaziate nel tempo come battere d’ore ad un orologio celeste. Ed io le avevo tutte raccolte, anche quelle che a me meno si riferivano, perché anche un sospiro del Morente era raccolto, bevuto, aspirato, dal mio udito, dal mio occhio, dal mio cuore.
“Donna, ecco tuo figlio”[91]. E generati dal mio dolore ho dato figli al Cielo da quel momento. Parto verginale come il mio primo, questo mistico parto di voi per Lui. Io vi do alla luce dei Cieli attraverso il mio Figlio e il mio dolore. E questo generare, che ebbe principio da quelle parole, se non ha ululi di carne squarciata, perché la mia carne era immune da colpa e dalla condanna del generare attraverso al dolore[92], il cuore squarciato ululò senza voce col singulto muto dello spirito, e posso dire che voi nascete attraverso il varco aperto dal mio dolore di Madre nel mio cuore di Vergine.
L’urlo della Vittima.
6Ma la parola‑regina di quel crudele pomeriggio d’aprile era sempre una: “Mamma!”. Conforto del Figlio solo a chiamarmi, poiché sapeva quanto l’amavo e come lo spirito mio ascendesse sulla sua Croce per baciare il mio santo Torturato. Sempre più sovente ripetuta e più straziantemente ripetuta mano a mano che lo spasimo cresceva come marea che monta.
7Il grande grido[93] di cui parlano gli evangelisti fu questa parola. Aveva tutto detto e tutto compiuto, aveva affidato lo spirito al Padre suo ed invocato il Padre sul suo smisurato dolore. Ed il Padre non s’era mostrato a Questo nel quale fino a quell’ora si era compiaciuto e che ora, carico dei peccati di un mondo, era guardato con rigore da Dio. La Vittima chiamò la Madre. Con urlo di lacerante dolore che trafisse i Cieli, facendone piovere perdono, e che trafisse il mio cuore, facendone piovere sangue e pianto.
8Ho raccolto quel grido in cui per le contrazioni della morte, e di quella morte, la parola naufragava in uno[94] straziante lamento, ed ho portato in me quel suono come una spada di fuoco sino alla mattina pasquale, quando il Vincitore entrò, sfolgorante più del sole di quel sereno mattino, bello più di come mai l’avessi visto prima, perché la tomba m’aveva ingoiato un Uomo‑Dio e mi restituiva un Dio‑Uomo, perfetto nella sua virile maestà, giubilante per la prova compiuta.
Ogni elezione importa con sé doveri tremendi!
9“Mamma” anche allora. Ma, o figlia! questo era il grido della sua gioia incontenibile, di cui Egli mi faceva partecipe stringendomi al Cuore e mondando l’assenzio dell’aceto e del fiele al bacio della Mamma sua.
1oNon ti faccia stupore se nel giorno della mia festa di candore io ti ho parlato del mio dolore. Ad ogni dono di Dio per giustizia è contrapposto un dono del beneficato. Ogni elezione importa con sé doveri tremendi e soavi insieme, che divengono gaudio eterno quando la prova finisce.
11Al dono supremo del Concepimento senza macchia doveva da parte mia corrispondere quello d’essere Madre del Redentore, ossia Donna del Dolore. E lo strazio del Golgota è la corona apposta sulla gloria del mio Concepimento immacolato.»
22. Il segreto dell’ultima redenzione
è Maria
Ss[95].
Il segreto è il culto a Maria Ss.
Dice Gesù:
1“Il tuo Anno Santo lo hai avuto nel tuo cinquantesimo anno. Mi hai avuto come tu sola sai1. E resti in questo tuo anno giubilare sinché esso ti si muterà in un secolo eterno di pace paradisiaca. Ma l’Anno Santo che verrà dovrà essere marcato da un suo carattere speciale: il carattere mariano.
2È stato celebrato l’Anno Santo straordinario nel 19° centenario della mia Passione. La Sapienza infinita amerebbe che fosse celebrato anche questo altro centenario della Assunzione gloriosa di mia Madre al Cielo, e che questa celebrazione desse uno speciale carattere al prossimo Anno Santo[96]. La Sapienza infinita amerebbe che fosse sentito questo dovere, questo bisogno, questa previdenza di dare carattere di trionfo mariano e perciò di incentivo al culto per Maria, Salvezza vostra – in questo scorcio terribile di questo secolo terribile nel quale può avvenire la completa apertura dei sette sigilli[97] per punizione di Dio – al prossimo Anno Santo. Già da troppi secoli la cristianità attende questa proclamazione trionfale della Vergine-Madre, da Dio assunta in Cielo per essere gioia a Dio di cui fu Tempio vivo in terra, e Regina dei celesti cori e del popolo dei Santi.
Anticipate l’ora del trionfo di Maria.
3In verità molti dei sigilli sono stati già aperti. Ma guai se fossero aperti tutti, e se lo saranno!
4Anticipate l’ora del trionfo della Donna, capostipite dei segnati del segno dei servi di Dio, degli eletti la cui dimora è il Cielo. Anticipate l’ora del trionfo di Maria, su Satana, sul mondo, la materia, la morte, vinta da Noi due volte, vinta in Lei creatura anche nel non conoscere la morte spirituale del peccato oltreché nella carne sua, che non si corruppe e che qui vive. Anticipate l’ora del trionfo di Maria. Si uniscano agli Angeli, capitanati da Michele, gli uomini, donne, fanciulli, della Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica, Romana, perché sia abbattuto per un tempo il dragone dalle sette teste, dieci corna e sette diademi maledetti: le sette seduzioni[98]. E la Cristianità abbia tempo per riunirsi e fortificarsi nella carità e nella fede[99] e stringersi in difesa per l’ultima battaglia[100].
La Regina degli Angeli e degli uomini.
5Guai se venisse proclamata regina la donna vestita di porpora e scarlatto, cui fa trono la bestia immonda dai nomi di bestemmia, prima che sia proclamata Regina degli Angeli e degli uomini, con parola infallibile, la Donna vestita di sole, i cui piedi calcano la luna e il cui capo s’incorona di stelle[101].
6Non vi può essere una seconda Redenzione compiuta da Me Cristo. Ma ancor una ve ne può essere per salvare dalle spire infernali un più gran numero di spiriti: quella di Maria gloriosa. Nel culto di Lei sta il segreto dell’estrema Redenzione.
7Se sentiranno Me nelle parole dell’Opera, comunicherai queste altre parole a Colui che sai.”
23. Maria: Il beato transito[102].
La morte delle anime vittime.
Dice Gesù:
1«Quello che hai visto[103]è il beato transito della Madre mia. Sei tanto sfinita e torturata che il mio amore sente il bisogno di versare su te la dolcezza delle visioni. E, per te che devi morire, quale più confortevole di questa?
2La morte delle vittime non è sempre placida come la sera di Maria. Vi sono fra voi quelle che restano sulla croce sino all’ultimo respiro. Ma fosse anche per la durata di quest’ultimo, l’estasi vi accompagna, oltre il dolore, alla pace del cielo. Il dolore è ormai esaurito quando viene la vostra sera, e dai Cieli fluisce su voi la pace, che non vi attende ma vi corre incontro per ricoprirvi del suo balsamo dopo tanto martirio.
3Non temete, voi che vi offrite. Non ci fui che Io, Espiatore per tutto il mondo, che non conobbi conforto nel mio morire. E per aver conosciuto quell’amarezza ho pietà, e ai miei piccoli cristi apro le porte del Cielo per investirli di luce, di gaudio, nei momenti estremi. Non morite, no, voi che avete scelto la croce. Lasciate il dolore per entrare nella gioia. E dato che la gioia del figlio di Dio è possedere Dio, tal gioia vi è data con anticipo sulla morte in una conoscenza di Dio che i vostri occhi vedono prima di chiudersi all’orrore della Terra.
4Abbiate fede in Me. La morte dei miei discepoli è di invidia agli angeli.
Il vivere di Maria ss.
5Ti fu già detto[104] dalla Madre mia,come al termine dei suoi terreni giorni l’amore aumentasse in Lei come piena che straripa e come incendio che tocca il suo colmo.
6Il vivere di Maria era sempre stato vivere nel Signore. Le vicende e le occupazioni della vita non erano ostacolo alla sua unione con Dio. Vivere, per Lei, era stato orare, orare era stato contemplare. Le sue ore di preghiera erano abissi di adorazione, di carità, perle di inestimabile bellezza nel gran tesoro dei suoi giorni. 7Ciò che per gli altri è consunzione nell’ardore, per Lei era aumento di vita, e riposare per Lei era non dormire, ma raccogliersi in Dio, nel silenzio delle notti, e amarlo, amarlo con lo spirito rapito mentre la carne abbandonata dall’anima giaceva in attesa del ritorno dello spirito letificato e rinvigorito dall’abbraccio col suo Dio. Ai fiori è nutrimento la rugiada. A Maria era nutrimento la rugiada dell’amore. Se ne cibava come di divina manna.
Il transito di Maria Ss.
8Venuta la sua ultima sera, come un giglio stanco che a notte si curva sotto le stelle e chiude il suo occhio di candore, Maria si raccolse sul suo giaciglio e chiuse gli occhi al mondo per raccogliersi in un’ultima contemplazione terrena del suo Dio[105].
9Curvo sul suo riposo, l’angelo di Maria attendeva trepido che l’urgere dell’estasi separasse per sempre quello spirito dalla terra, mentre dai Cieli scendeva il dolce comando di Dio: “Vieni, o tutta Bella”, e quella luce angelica splendeva più forte nel suo giubilo santo chiamando dal Cielo altre coorti di luci per l’osanna alla Vincitrice che ascendeva al suo trionfo.
10Curvo sul suo riposo, l’angelo-Giovanni vegliava lui pure la Madre che lo lasciava solo. E quando la vide spenta, vegliò ancora, perché inviolata da sguardi profani rimanesse anche oltre la morte l’inviolata di Dio che dormiva così placida e bella. Giovanni, al quale la verginità aveva dato dono di sentire i desideri di Maria come l’amore aveva dato modo di comprendere Me come nessun altro mai, non permise manomissione della Benedetta, la cui morte era stata come il trascolorare di un fiore in un candore ancor più puro come è quello di un giglio che s’apre in un’alba d’aprile. Alla sua alba del Cielo.
Maria Ss. Non ebbe tomba.
11La vostra leggenda dice che nell’arca di Maria, riaperta per Tommaso, v’erano unicamente dei fiori. Il sepolcro di Maria non inghiotti la salma. Non vi era la salma di Maria. Maria non è morta. 12Ella è stata ricongiunta col suo corpo allo spirito che l’aveva preceduta. Invertendo le leggi abituali per cui l’estasi finisce quando lo spirito torna nel corpo, fu il corpo di Maria che ritornò allo spirito dopo una sosta sul letto funerario.
13Tutto è possibile a Dio. Io sono uscito dal sepolcro senza altri aiuti che il mio potere. Maria venne a Me senza conoscere il sepolcro col suo orrore di putredine. È uno dei più fulgidi miracoli di Dio.
14Voi non avete reliquie del corpo e della tomba di Maria perché Maria non ebbe tomba. Il suo Corpo è assunto al Cielo. Là vi aspetta pregando il suo Figlio per voi.»
Esperienza carismatica.
Visione del transito di Maria[106].
15Le ho detto come da ieri sera ho visto il sonno della Vergine. 16Tutta bianca, composta, serena. Le mani congiunte sul petto, la gamba destra leggermente flessa al ginocchio. L’ho vista reclinarsi su quella specie di letto e chiudere gli occhi come uno che si addormenti in una grande pace.
17Dire la grazia dell’atto e dell’aspetto è impossibile. È cosa che riposa e commuove.
24. Eroicità delle eroicità nel sacrificio[107].
II° mistero glorioso.
Generosità di rinunciare al matrimonio.
1Dice Maria:
«Ci sono delle generosità particolari la cui fragranza è emanata unicamente dalle anime che sono une col mio Signore ed il cui profumo è apprezzato unicamente da Dio o da chi già vive nel regno di Dio.
2È generosità sapere rinunciare alla libertà e chiudersi in un convento interdicendosi quelle gioie umane che Dio ha permesso ed il Figlio mio ha benedetto perché entrano nel campo dei disegni creativi e perpetuano, per mezzo delle creature, l’opera del Creatore.
3Sorgente eterna di nuovi spiriti, il Padre crea nel Cielo le anime. Semi destinati a far seme, esse si rivestono d’una carne e, divenute maschio e femmina, in unione di due carni in una, creano in terra nuove vesti per le nuove anime destinate a scendere sulla terra e popolarla di creature di Dio.
4Non vi è gioia più grande, dopo quella di amare il Signore, di essere madre di una creatura propria e dire: “Io ti ho[108] formato, io ti ho nutrito e portato, io ti ho dato il mio sangue e il mio latte, le tue carni sono le mie e il mio pensiero è tuo perché tu sei il pensiero e lo scopo della tua mamma”.
Generosità di offrirsi vittima.
5Vi è una maternità più alta, ma quella non è già più umana ed è già compresa nella grande, insuperabile, prima gioia fra tutte, dell’amare il Signore, perché è l’amore totale al Signore nostro santissimo che ci fa amare le creature al punto di divenire madri per loro, pronte a dare loro la vita attraverso il nostro dolore e allo scopo di dare aumento di gloria all’Eterno aumentando i cittadini del suo Regno.
6È generosità offrirsi vittime per il mondo. È una grande generosità perché vi fa simili al mio Gesù, Vittima innocente, santa, consumata dall’amore. Ma vi è una generosità ancora più grande: la generosità eroica nella sua generale eroicità.
7Dio, grande in una maniera a voi inconcepibile, compensa con fiumi di delizie le anime generose. Si comunica ad esse in spirituali contatti. Dà luci che sono parole e parole che sono luci. Dà vitalità che sono riposo e riposo sul suo Cuore che è vitalità. Si fa sostegno dell’anima generosa e si unisce alla stessa quando vede che la generosità della creatura è stata così violenta da non misurare le forze, di modo che la creatura flette, come il Figlio mio, sotto un peso esorbitante al quale non si rifiuta, ma chiede solo le sia sollevato un momento per potersi rialzare e procedere, sino al culmine, perché è nel sacrificio totale che sa di raggiungere la gioia.
Eroicità delle eroicità.
8Ebbene, l’eroicità dell’eroicità nel sacrificio è quando una creatura spinge il suo amore a saper esser generosa anche nel rinunciare a questo conforto di avere l’aiuto e la presenza sensibile di Dio.
10Maria, io l’ho provato. Io so. Io ti posso ammaestrare in questa scienza del sacrificio. Poiché questa non è più semplice istruzione, è Scienza. Chi giunge a questo punto non è scolaro: è docente in quella che è la più difficile delle scienze: il saper rinunciare non solo alla libertà, alla salute, alla maternità, all’amore umano, ma il saper rinunciare al conforto di Dio che rende sopportabili tutte le rinunce, non solo: le rende dolci e desiderate. Allora si beve l’amaro che bevve mio Figlio e si conosce la solitudine che cinse il mio Cuore dal mattino dell’Ascensione alla mia Assunzione. È la perfezione del soffrire. Eppure, Maria, io ero, nel mio soffrire, felice. Non era egoismo in me, ma solo carità accesa.
11Come avevo saputo, per gradi ascendenti, compiere tutte le offerte e le separazioni, sempre tenendo presente allo spirito che l’offerta e la separazione che lo trafiggevano[109] compivano la volontà e aumentavano la gloria di Dio, mio Signore, e successivamente staccarmi dal Figlio mio per la sua preparazione alla missione, per la sua predicazione, per la sua cattura, per la sua morte, per la sua sepoltura ‑ tutte cose di cui sapevo la breve durata ‑ così seppi sorridere e benedirlo, senza tenere conto delle lacrime del cuore, nella prima alba del quarantesimo giorno della sua vita gloriosa, quando, senza testimoni come nel mattino della Risurrezione, Egli venne a darmi il suo bacio prima di ascendere al Cielo.
12Io, Madre, perdevo il Figlio con la sua presenza che mi dava gioia ineffabile. Ma io, sua prima credente, sapevo che per Lui finiva la sosta nel mondo nemico, che se più non poteva nuocergli, poiché era ormai irraggiungibile alle insidie dell’uomo, non cessava però d’essergli ostile.
13Si aprissero i Cieli per accogliere nella gloria il Figlio che tornava al Padre dopo il dolore. L’Amore trino si ricongiungesse senza più necessità di separazioni. Mi venisse pure a mancare la luce e il respiro poiché il mondo più non era abitato dal mio Gesù e nell’aria non era più l’alito suo a farla santa. Ma che Egli dopo esser stato “Figlio dell’uomo” tornasse “Figlio di Dio” rivestito della sua gloria divina in eterno. Fu l’ultimo mio “Fiat!”, né fu meno pronto e generoso di quello di Nazareth[110].
Fiat per la gloria di Dio e per i fratelli.
14Sempre “fiat” ai voleri di Dio. Sia che venga a noi per divenire parte di noi, sia che se ne stacchi per salire a prepararci la dimora nel suo Regno. Cingerlo di amore quando è con noi, vivere d’amore guardando là dove Egli è, per ricordargli che la sua serva lo ama e attende il suo sorriso d’invito per morire in uno slancio di gioia che è principio luminoso al fulgido, eterno giorno del Paradiso. Dopo averlo accolto, servito, ascoltato mentre è con noi, vivere senza diminuire di un grado l’amore perché Egli non è più a noi visibilmente presente.
15Offrire questa rinuncia per sua gloria e per i fratelli. Perché la nostra solitudine si muti in loro in divina compagnia, e il silenzio, che è ora nostro languore, si muti in Parola per tanti che hanno necessità d’essere evangelizzati dal Verbo.
15Noi abbiamo i ricordi, Maria. Altri non hanno nulla. Noi abbiamo la certezza che Egli lavora per prepararci la dimora. Altri guardano al tempo come fiume la cui foce è il nulla. Dico “noi” poiché ti accomuno ai miei pensieri di allora.
16Diamo, dài ‑ e con te i generosi che vogliono raggiungere le vette della generosità ‑anche questa rinuncia, se ti verrà chiesta, perché il tuo tesoro sia tesoro di molti altri e gli indigenti dello spirito siano rivestiti di quella Luce, gli analfabeti dello spirito di quella Scienza che, una volta infuse, più non cessano di essere vive e attive, e che la Bontà ha concesso ai suoi prediletti per farne i suoi eletti.»
25. La discesa dello Spirito Santo[111].
3° mistero glorioso.
Lo Sposo della Vergine Maria[112].
1Dice Maria:
«Quando lo Spirito del Signore scese ad investire della sua Potenza i dodici riuniti nel Cenacolo, si effuse anche su me. Ma se per tutti fu una conoscenza che li rese cogniti della Terza Persona e dei divini suoi doni, per me non fu che un più vivo ritrovamento. Per tutti fu fiamma, per me fu bacio.
2Egli, l’eterno Paraclito, m’era già Sposo da trentaquattro anni ed il suo Fuoco m’aveva talmente posseduta e penetrata da fare del mio candore un corpo di Madre. Anche dopo lo sponsale divino Egli m’aveva lasciata ricolma di Sé, ne poteva aggiungere Perfezione a Perfezione poiché Dio non può aumentare Sé stesso, essendo perfettissimo e insuperabile nella sua misura ed essendosi donato a me senza limitazione, per fare della mia carne di donna un che di tanto santo da poter essere abitacolo al Divino che scendeva ad incarnarsi in me.
Il bacio di ringraziamento a Maria.
3Ma ora che l’opera della sua donazione a me e della mia a Lui s’era compiuta, ed il Figlio nostro era tornato al Cielo dopo avere tutto compiuto, Egli tornava a darmi il suo bacio di grazie.
4Oh! Dio quanto vi insegna di riconoscenza! Egli, il mio Signore, non mancava di esser riconoscente alla sua Serva che era stata strumento a suo servizio e, mentre ero io che ad ogni pulsare del cuore ripetevo: “Santo, santo, santo e benedetto, Tu, Signore eccelso”, Egli lasciava il Cielo una seconda volta per rinnovare il suo abbraccio di Sposo e fra l’ardore e la voce della spartita Fiamma promettermi il terzo congiungimento senza fine nella beata dimora del Cielo.
L’unica meta è Dio.
5Ed il Cielo fu più che mai, allora, la mia mèta perché, quando s’è gustato e rigustato l’Amore, sole e terra, creature e cose, scompaiono agli occhi nostri, e non resta che una vista, un sapore, un desiderio: quello di Dio. Quello di avere Dio non per attimi ma in un eterno presente.»
26. L’Assunzione di Maria Ss. incielo[113].
4° mistero glorioso.
Desiderio crescente di possedere Dio.
1Dice Maria:
«Un’altra perla per i miei prediletti. Veramente volevo parlarne a giorni, ma mi piego ad un desiderio perché sono la Mamma. Per Natale avrete anche questa mia parola.
2Come mi fu estasi la nascita del Figlio, e dal rapimento in Dio tornai presente alla Terra col mio Bambino fra le braccia, così la mia morte fu un rapimento in Dio.
3Fidando nella promessa avuta fra lo splendore divino del mattino di Pentecoste, io mi pensavo che l’avvicinarsi del momento del ritorno ultimo dell’Amore per rapirmi a Sé dovesse segnalarsi con un aumento di fuoco. Né feci errore.
4Io, per mio conto, più la vita passava più[114] aumentavo il desiderio di fondermi all’eterna Carità. Mi vi spronava il desiderio del Figlio mio e la persuasione che mai tanto avrei fatto per gli uomini come quando fossi stata orante per essi sui gradini del trono di Dio. E con moto sempre più acceso ed accelerato, con tutte le forze dell’anima gridavo: “Vieni, Signore, Gesù, vieni, vieni eterno Amore!”.
L’Eucaristia non basta più.
5L’Eucarestia, che era per me come rugiada data ad un fiore assetato ‑ era vita ‑ ora non era più sufficiente all’incontenibile ansia del cuore. Non mi bastava più ricevere in me la mia divina Creatura e portarla nelle sacre Specie come l’avevo portata nella carne verginale. Tutta me stessa voleva il Dio Uno e Trino, e non sotto i veli dal mio Gesù scelti a nascondere l’ineffabile mistero ma quale era ed è e sarà nel centro del Cielo.
6Lo stesso mio Figlio nei suoi trasporti eucaristici mi ardeva con baci di desiderio infinito, e ogni volta che a me veniva con la potenza del suo amore quasi svelleva l’anima mia nel primo impeto, e poi rimaneva con tenerezza infinita a chiamarmi: “Mamma!”, ed io lo sentivo ansioso di avermi con Sé.
Non desideravo più altro. Neppure il desiderio di tutelare la Chiesa nascente era in me. Tutto annullato nel desiderio di possedere Dio per la persuasione di tutto potere quando si possiede Dio.
Beatitudine della glorificazione.
7Maria, giungi a questo totale amore. Tutto perda valore e ansia ai tuoi occhi. Mira solo a Dio. Quando sarai ricca di questa povertà di desiderio, che è immisurabile ricchezza, Dio si chinerà sul tuo spirito a baciarlo e tu ascenderai col tuo spirito al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo, per conoscerli ed amarli per la beata eternità e per possedere le loro ricchezze di grazie, di cui disporre per gli scopi e gli esseri che sono nel tuo pensiero. Non si è mai tanto attivi per i fratelli come quando non si è più tra i fratelli ma siamo luci ricongiunte alla Luce.
8L’avvicinarsi dell’Amore eterno ebbe il segno che pensavo. Tutto perse luce e colore, voce e presenza, sotto al Fulgore e alla Voce che dai Cieli aperti si abbassava su me per cogliere l’anima mia.
9Si dice: “Maria avrebbe giubilato d’essere assistita dal Figlio suo”. Ma il mio dolce Gesù era ben presente col Padre quando l’Amore mi dette il terzo bacio della vita, quel bacio così talmente divino che in esso l’anima spirò, raccolta come goccia di rugiada bevuta dal sole dal centro di un giglio, ed io ascesi con il mio spirito osannante in mezzo ai miei Tre, che adoravo e adoro, come perla in un castone di fuoco, seguita dalla teoria degli spiriti angelici venuti al mio eterno natale e attesa sulle soglie dei Cieli dallo Sposo terreno, dai Re e dai Patriarchi della mia stirpe, dai primi santi e dai primi martiri, e il Cielo si chiuse sulla gioia di avere la sua Regina la cui carne, unica fra tutte le carni mortali, conosceva la beatitudine della glorificazione.»
27. L’Assunzione gloriosa di Maria[115].
Una candida e gloriosa visione.
1A conforto del mio dolorosissimo agonizzare di corpo – ammalatissimo come dieci anni sono, senza avere più quelle riserve di forza che dieci anni fa aveva, quei conforti che dieci anni fa aveva e quel clima che mi ha permesso di sopravvivere – e agonizzare d’anima – così desolata, non appena cessa la voce del mio Gesù, che ne muoio – ho una candida e gloriosa visione.[116]
2Essa mi è presente da ore e mi blandisce lo spasimo, me lo rende sopportabile, tanto quello fisico, che è inenarrabile, come quello morale, ancor più incomprensibile e incompreso da chi mi sta presso.
3Vedo l’Assunzione gloriosa di Maria Ss.[117] Non vedo da dove ha inizio. Io direi da una casa perché, spettatrice esterna, io vedo come un cubo coperto di calcina, come fosse una piccola casetta.
Una luminosa schiera d’angeli.
4Dal tetto, chiamiamolo così, dalla parte superiore, insomma, vedo uscire una schiera di angeli: Luminosa, bella, e commossa. 5Non cantano, né parlano. Paiono tutti assorti in una occupazione d’amore che li fa splendere di accesa letizia nel volto.
6Stanno curvi come su un’apertura, osservando. Poi spiegano le ali di perle e si pongono su due schiere. Il loro sorriso aumenta e aumenta la loro luce di gigli e perle fusi a diamanti, una luce che vince quella di una timida alba che appena s’è mostrata e che pare crescere stentatamente, nonostante la serenità del giorno, forse perché questa altra luce celeste la vince di molto. Direi che l’assorbe come assorbe il brillio delle ultime stelle e l’estremo raggio della luna ancora visibile come un falcetto sottile nel cielo che schiarisce.
7Io ho messo molto a descrivere questa parte della visione, ma mi è parsa della durata di pochi minuti.
Il corpo della Madre nostra.
8Poi, come flutto che trabocca fuor da un argine superato, un intenso splendore erompe dal sommo del cubo calcinoso e teste d’angeli e ali e corpi di luce sorgono con esso. In mezzo a loro, fra le loro braccia, placida come creatura dormiente in un bel sogno, vedo la Madre nostra.
9È tutta vestita di bianco. Abito, velo e una larga striscia di tela sottile, che potrebbe essere la sua sindone, sono di un’unica tinta perlacea di lino finissimo e nuovo. Il volto non è più scuro delle tele. Pare fatto di bocci di magnolia e solo le ciglia sottili mettono due virgole un poco oscure su quel niveo colore. Le mani sono congiunte sul seno, all’altezza dello stomaco, con la punta delle dita volta verso gli inguini. Paiono far velo al Ventre santificato dall’incarnazione di Dio. E sono anch’esse due petali di magnolie che riposano sulla neve delle vesti.
10Maria pare dormire. La testa, sostenuta da un angelo con la venerazione di chi porta una grande reliquia, è lievemente piegata verso destra. Un sorriso è rimasto su quel volto. Forse lasciatovi dall’ultimo pensiero d’amore.
L’ascesa della coorte angelica.
11Gli angeli si elevano portando il sacro peso e gli altri si uniscono facendo corona. Maria sale nell’aria di turchese, verso le ultime stelle e la pallida luna. E il mondo non sa che la sua Regina va a prendere posto sul suo trono.
12Posso seguire l’ascesa della coorte angelica che si fa sempre più numerosa perché angeli scendono ad incontrarla dai cieli sereni per una santa fretta di venerare la loro Regina. Vedo che man mano che la terra si allontana e si avvicina il Cielo, … come è piccola la terra! 13Un pugno di sudicia mota!… Vedo che man mano che la terra si allontana e si avvicina il Cielo, il corpo di Maria perde la sua pesantezza di sonno e pare esser prossimo ad un destarsi. Anche il volto si colora lievemente come è quello di chi esce da uno svenimento, le labbra si socchiudono a respirare più profondamente e divengono più porporine.
14Quando nel cielo, tutto rosa ad oriente, balena il primo raggio di sole – e non corre verso la terra ma saetta a ricercare nel cielo Colei che sale e la bacia e veste di un giallo-rosa di corallo delicatissimo, e la scalda col suo bacio, e la chiama col suo calore – allora Maria socchiude placidamente gli occhi, azzurri come il cielo che le è tanto vicino e che l’avviluppa del suo azzurro perché ormai il pugno di mota che è la terra non è più visibile. Annullato con tutte le sue miserie.
La Regina dei Cieli.
15Maria apre gli occhi e vede gli angeli… Maria sorride e vede il sorriso angelico. Maria alza gli occhi, più in alto, più in alto, e vede la Gloria di Dio.
16E sorge… Gli angeli appena la reggono, standole intorno. Pare che ormai Ella non abbia più bisogno di sostegno per salire. È già la Regina dei Cieli e gli angeli non sono che le spirituali ancelle che le stanno intorno per servirla.
17Maria sale ratta e felice, portando le mani ora ad incrociarsi verso l’alto, in atto di adorazione. E la coorte angelica adesso canta con tutta la sua luce divenuta insostenibile.
18Anche Maria è ora una luce splendentissima. Velo, telo e veste non son più lino. Sono l’immateriale veste di diamante tessuto e misto a perle che sempre le vedo. La sua bellezza si accresce di una maestà non descrivibile. Pare ringiovanire di una eterna giovinezza. 19Non è più vecchia del suo Figlio e Signore, e accanto a Lui che le viene incontro fra coorti di angeli pare la Bellezza presso la Maestà.
20Il Cielo si chiude su questo corteo che entra fra incandescenti fiamme di amore e paradisiache armonie. Restami, visione celeste, restami presente! Non posso trovare conforto che in ciò che è oltre la terra, perché sulla terra per me non c’è più che dolore e solitudine. Restami presente nelle mie agonie perché io muoia guardando la Mamma, lo Sposo, e gli Amici che sanno comprendere e compassionare.
Gli amici delle anime fedeli.
Dice Maria:
21«Non temere. Dio sovviene divinamente.
22Dei tanti che mi avevano amata, uno solo era con me alla mia morte. Ma quella pausa fra la vita della terra e quella del Cielo, che fu la mia Dormizione, non fu solitaria. Gli angeli vegliarono il mio sonno come tante madri vegliano una cuna. E quando nacqui al Cielo, come madri mi presero per portare la mia debolezza sino all’aura che abolì l’umanità nelle sue leggi di peso e mi fece simile nel corpo al mio amato Figlio glorioso.
23Li hai giustamente chiamati. Sono gli “amici” delle anime fedeli. E, fatti di natura angelica, sono capaci di capire ciò che gli amici della terra malamente e non sempre intuiscono.
24Ti è stato levato l’angelo sacerdotale che era il tuo conforto.[118]25Ti è stato levato l’amico che ti capiva. Ti sono stati levati genitori e persone da cui avevi, sebben imperfetto, sollievo. Ma ancora qualcuna t’è rimasta. E Noi ti restiamo. Siine sicura. Solo una tua colpa potrebbe spopolare il luogo in cui vivi da questi esseri che non conoscono mutevolezza d’amore e che siamo Noi tutti del Cielo.
26Non piangere, figlia mia. Pensa che ogni ora che passa ti avvicina alla gioia.
27Ora dormi. Il tuo spirito è nel buio popolato di visioni d’oro che ti manda l’eterna Bontà, e di parole di Verità che la stessa divina fonte ti manda, così come era il mio nel suo ultimo sonno della terra. Nel mio ultimo sonno. È più lunga questa tua sosta nel buio e nel silenzio umano. Ma cesserà nella luce e nei canti del Cielo.
28Non piangere, ché Noi siamo con te.»
28. L’Incoronazione della Maria Ss.[119]
5° mistero glorioso.
Glorificazione in anima e corpo.
1Dice Maria:
La mia umiltà non poteva farmi permettere di pensare a tanta gloria a me riserbata in Cielo.
2Nel mio pensiero era la certezza che la mia umana carne, fatta santa dall’avere portato Iddio, non avrebbe conosciuto la corruzione, poiché Dio è Vita e quando di Sé satura un essere è come aroma preservatore da morte. Io non solo ero stata fusa con Lui in casto e fecondo abbraccio, ma m’ero saturata nelle più riposte latebre dalle emanazioni della Divinità nascosta nel mio seno e intenta a velarsi di carni mortali.
3Ma che la bontà dell’Eterno avesse riserbato alla sua Ancella il gaudio di risentire sulle membra il tocco della mano del Figlio mio, il suo abbraccio, il suo bacio, e riudire con le mie orecchie la sua voce, vedere col mio occhio il suo volto, riprovare la gioia di carezzarlo, no, questo non pensavo mi fosse subito concesso, né lo desideravo. Mi bastava che queste beatitudini fossero concesse allo spirito mio e di questo sarebbe stata già piena la mia felicità di beata.
4Ma a testimonianza del suo pensiero creativo riguardo all’uomo, Dio mi volle in Cielo con anima a corpo. Io sono la testimonianza certa di ciò che Dio aveva pensato e voluto per l’uomo: una vita innocente e ignara di colpe, un placido passaggio da questa vita alla Vita completa in cui, come uno che passa la soglia di una casa per entrare in una reggia, l’essere completo sarebbe passato dal sole del terrestre paradiso al Sole del Paradiso celeste, aumentando la perfezione del suo io, nella carne e nello spirito, della Luce piena che è nei Cieli.
L’Incoronazione.
5Davanti ai Patriarchi e ai Santi, davanti agli Angeli ed ai Martiri, Dio pose Me assunta alla gloria del Cielo e disse: “Ecco l’opera perfetta del Creatore, ecco ciò che Io creai a mia immagine e somiglianza, frutto di un capolavoro divino e creativo, meraviglia dell’Universo che vede chiuso, in un solo essere, il divino nello spirito immortale come Dio e come Lui spirituale, intelligente, virtuoso, e l’animale nella più perfetta carne alla quale ogni altro vivente nei tre regni del Creato si inchina. Ecco la testimonianza del mio amore per l’uomo, per il quale creai l’organismo perfetto e la beata sorte di una eterna vita nel mio Regno. Ecco la testimonianza del mio perdono per l’uomo, al quale, in forza di un trino amore, ho concesso riabilitazione agli occhi miei. Questa è la mistica pietra di paragone, questa è l’anello di congiunzione fra l’uomo e Dio, questa è Quella che riporta i tempi ai giorni primi e dà al mio occhio divino la gioia di contemplare l’Eva che Io creai quale la creai ed or fatta più bella poiché è la Madre del mio Figlio e la Martire del Perdono. Per il suo Cuore, che non conobbe macchia, Io apro i tesori del Cielo e per il suo capo, che non conobbe superbia, del mio Fulgore faccio corona e l’incorono, poiché m’è Santa, perché sia vostra Regina”.
6Maria, in Cielo non sono lacrime. Ma per il gioioso pianto che avrebbero avuto gli spiriti se ad essi fosse concesso il pianto ‑ umore che stilla premuto da un’emozione ‑ vi fu uno[120] sfavillare di luci, un trascolorare di splendore in più vividi splendori, un ardere di incendi caritativi in un più ardente fuoco, un insuperato e indescrivibile suonar di armonie, alle quali si unì la voce del Figlio mio in laude a Dio Padre e alla Serva di Dio in eterno beata.
Dono della Madre ai figli.
7Maria, era nel mio pensiero di finire questa mia illustrazione dei misteri del santo mio rosario ‑ perché, senza che tu te ne accorgessi, di tutti te ne parlai e specie sui candidi del gaudio e sui fulgidi della gloria, poiché per quelli porpurei non vi è che un unico nome: Dolore, e sono tutti un unico dolore – dopo il Natale. Ma voi che mi amate avete tante pene e capite che, solo dimenticando la Terra per il Cielo, esse pene, divengono sopportabili al cuore vostro. Ed io vi svelo le luci del Cielo.
8La mistica collana è compiuta. Ve la dono per il Natale del Figlio mio e con essa la mia benedizione e la mia carezza.
9Siate buoni e amatemi. Io sono con voi.»
LA PREGHIERA DELL’ “AVE MARIA”
29. Preghiera dell’“Ave Maria”[121].
Io ti saluto Maria.
1Dice Gesù:
1«Beate quelle labbra e quelle contrade in cui si pronuncia: “Ave Maria”[122].
2Ave: io ti saluto. Il più piccolo al più grande, il bimbo al genitore, l’inferiore al superiore, sono tenuti, nella legge di educazione umana, a dire sovente il saluto rispettoso, doveroso, amoroso, a seconda dei casi. Il fratello mio non deve negare questo atto di amore riverenziale alla Mamma perfetta che abbiamo in Cielo.
3Ave Maria. È un saluto che monda le labbra e il cuore perché non si possono[123] dire quelle parole, con riflessione e sentimento, senza sentirsi divenire più buoni! È come avvicinarsi ad una sorgente di luce angelica e ad un’oasi fatta di gigli in fiore.
La parola dell’angelo.
4Ave, la parola dell’angelo che vi è concesso di dire per salutare Quella che salutano con amore le Tre eterne Persone, l’invocazione che salva, abbiatela sempre molto sulle labbra. Ma non come movimento macchinale dal quale l’anima sia esclusa, sibbene come moto dello spirito che si inchina davanti alla regalità di Maria e si tende verso il suo cuore di Madre.
5Se voi sapeste dire con vero spirito queste parole, anche solo queste due parole, sareste più buoni, più puri, più caritatevoli. 6Perché gli occhi del vostro spirito sarebbero allora fissi in Maria e la santità di Lei vi entrerebbe nel cuore attraverso a quella contemplazione. Se le sapeste dire non sareste mai desolati. Perché Ella è la fonte delle grazie e della misericordia. Le porte della misericordia divina si aprono non soltanto sotto la spinta della mano di mia Madre, ma anche al suo semplice sguardo.
Maria non si inganna.
7Torno a dire: beate quelle labbra e quelle contrade in cui si pronuncia: Ave Maria. Ma si pronuncia come si deve. Perché se è vero che Dio non si irride è anche vero che Maria non si inganna.
8Ricordatevi sempre che Ella è la Figlia del Padre, la Madre del Figlio, la Sposa dello Spirito Santo, e che la sua fusione con la Trinità è perfetta. Perciò Ella del suo Signore possiede le potenze, le intelligenze, le sapienze. E le possiede con la pienezza assoluta.
9Inutile andare da Maria con l’anima sporca di corruzione e di odio. Ella vi è Madre e sa medicare le vostre ferite, ma vuole che almeno sia in voi il desiderio di guarire da esse.
10A che giova volgersi a Maria, la Purissima, se lasciando il suo altare, o finendo di pronunciare il suo nome, andate a commettere peccato di carne o a proferire parole di bestemmia? Che vale volgersi a Maria, la Pietosa, se subito dopo, anzi se nel tempo stesso, avete in cuore rancori e sulle labbra maledizioni per i fratelli? 11Che vi può procurare di salvezza, questa Salvatrice, se voi distruggete con la vostra volontà perversa, la vostra salvezza?
L’amicizia con Maria.
12Tutto è possibile alla Misericordia di Dio e alla potenza di Maria, ma perché arrischiare la vita eterna attendendo di conseguire la buona volontà di pentimento nell’ora della morte? Non sarebbe bene, poiché non sapete quando sarà la vostra chiamata alle mie porte, essere amici veri di Maria per tutta la vita e avere così garanzia di salvezza?
13Perché, lo ripeto, l’amicizia con Maria è causa di perfezione perché infonde e trasfonde le virtù dell’Amica eletta, che Dio non ha sdegnato e che vi ha concesso come coronamento dell’opera di redenzione del Figlio suo. Io, il Cristo, vi ho salvato col Dolore e col Sangue; Ella, Maria, con il Dolore e col suo pianto, e vorrebbe salvarvi col suo Amore e il suo sorriso.»
30. “Piena di Grazia”[124].
Le virtù di Maria.
Dice Gesù:
1«Dio non ha mandato il suo angelo a dire “ave”[125] a Maria soltanto. Dio vi saluta, o figli cari, con le sue attenzioni, Dio vi manda per angeli le sue sante ispirazioni, Dio vi porta le sue benedizioni da mattina a sera e da sera a mattina. Siete sempre circondati dalle onde amorose a previdenti[126] del pensiero di Dio.
2Come mai allora voi non avvertite nulla o tanto poco? Come mai non vivete in giustizia e santità? Perché siete impermeabilizzati all’influsso della grazia, perché siete resi refrattari all’azione dell’amore dalla vostra volontà contraria al Bene.
3Gabriele disse a Maria: “Ave”, e il suono della voce angelica portò, sulla già inondata di grazia, una nuova onda di grazia. La luce vivissima del suo spirito immacolato toccò il vertice della luminosità perché la rispondenza dello spirito di Maria fu perfetta.
4Umiltà, prontezza, pudore, preghiera…, che non trovò di eccelso la parola angelica per divenire prima scintilla dell’incendio dell’Incarnazione? Grande il dono di preservazione dalla colpa di origine che l’Eterno aveva fatto alla prescelta ad essere il primo tabernacolo del Corpo del Figlio. Ma quanta, quanta, quanta rispondenza in Maria!
5Se ad altra creatura fossero stati elargiti, non dico i doni segreti che solo Dio sapeva aver dati, ma i doni palesi, di cui uno si accorge ‑ quali intelligenza somma, istruzioni soprannaturali, contemplazioni accese, e parlo solo dei doni morali e spirituali ‑ come non si sarebbe, almeno ad intervalli, gloriata quella creatura di tanto dono?
6Ma no, in Maria nulla di questo. Più Dio l’innalzava verso il suo trono e più aumentavano in Lei riconoscenza, amore e umiltà. Più Dio le faceva capire come su di Lei fosse stesa la mano divina a protezione contro ogni insidia del male e più in Lei aumentava la vigilanza contro il male.
La tentazione di Maria.
7Maria non ha commesso lo sbaglio che fa crollare tante anime, dotate della capacità di perfezione, ossia non ha mai detto: “Sento che Dio mi veglia, sento che Dio mi ha scelta. Lascio a Lui la briga di difendermi dal Nemico”. No. Maria, pur riconoscendo l’opera di Dio in Lei, agì come se fosse la più derelitta, in doni spirituali, delle creature. Dall’alba al tramonto, e persino nel suo sonno verginale vegliato dagli angeli, la sua anima rimaneva vigilante.
8Non credete che la tentazione abbia risparmiato Maria. Non ha risparmiato Me il Tentatore; con doppia ragione non risparmiò Lei. 9Doppia ragione. La prima di esse: Maria era la senza macchia ma sempre creatura, Io ero Dio. La seconda: era più importante per Lucifero corrompere il seno della donna che avrebbe portato il Cristo, che non attaccare Cristo stesso.
10Egli, l’Astuto, sapeva che il Verbo si sarebbe fatto carne, per una fusione di spirito a Spirito, in un seno in cui non fosse albergato nessun peccato. 11Nessun peccato, ripeto. Se, da Eva in poi, fosse riuscito a indurre in tentazione tutte le donne, era sicuro che mai sarebbe stato vinto dal Vincitore eterno.
12Una sola gli ha sempre resistito: Maria. E Uno solo sa quale ricamo, quale filigrana di seduzione stese Lucifero intorno a Maria per scuotere e appannare la sua superangelica anima. Quell’Uno che sa è Dio. E dato che certi segreti sono troppo grandi per voi, non ve li dirà. Dallo splendore di Maria in Cielo capirete la grandezza della sua anima. Grandezza conseguita di sua volontà, e che sarebbe stata grandissima anche senza aiuti supremi, tanto Essa volle esser santa per amore del suo Dio.
La “Piena di Grazia”.
13Ben a ragione poté dunque dire l’Angelo: “Piena di grazia”. Sì, piena di grazia. La Grazia era in Lei. La Grazia ossia Dio, e la grazia ossia il dono di Dio, da Lei saputo far fruttare al mille per cento[127].
14Ecco quello che ci vuole, o figli, per far sì che le cose celesti concepiscano in voi il Cristo: la vostra aderenza alla grazia, il vostro raccogliere la grazia, il vostro moltiplicare la grazia, il vostro aspirare la grazia. Il corpo per vivere deve aspirare aria e cibo. L’anima per vivere deve aspirare la grazia. 15Allora avviene che la Luce scende dove può incarnarsi e il Cristo nasce misticamente in voi come realmente nacque in Maria.
16Ave Maria, piena di grazia. Guardatela, voi tutti, o cristiani, così dissimili dal primo Figlio di Maria, guardatela soprattutto voi donne, così dissimili da Lei, e imparate, e meditate che la strada al male dalle mille facce l’avete dischiusa voi con la vostra carnalità contraria alla vita della grazia nelle creature, senza la quale l’uomo diviene un demone e il mondo un inferno.»
31. “Il Signore è con te”[128].
Dio è con l’anima in grazia.
Dice Gesù:
«“Il Signore è con te”[129].
1Sempre il Signore è con l’anima in grazia[130]. Dio non si allontana neppure quando il Tentatore si avvicina. Dio si allontana soltanto quando la creatura cede al Tentatore e corrompe l’anima sua. Allora Dio si ritira, perché Egli non può coabitare col Nemico. Si ritira e come un Padre, non sdegnato ma addolorato, attende che venga la resipiscenza nel cuore della creatura e che essa riannodi il legame d’amore con il Padre.
2Dio vorrebbe essere sempre con voi. Se tutti i vostri angeli, numerosi come stelle in cielo, potessero salutarvi colle parole: “Il Signore è teco”, la gioia del vostro Signore sarebbe completa poiché Noi desideriamo essere con voi e per questo vi abbiamo creati.
3Maria era con Dio e Dio era con Maria. Le due perfezioni si attiravano e si univano con un incessante moto di affetti. La Perfezione infinita di Dio scendeva, con gioia inconcepibile a voi mortali, a possedere questa creatura. La perfezione umana di Maria: l’unica dei figli dell’uomo che sia sempre stata perfetta, si lanciava incontro alla Perfezione divina per avere modo di vivere.
Il vertice del dolore.
4Sì, l’essere con Dio era la vita di Maria e nell’ora superstraziante del Calvario e del Sepolcro, quando i Cieli si chiusero sul Morente e sulla Trafitta, la privazione di Dio fu, delle sette spade, la più accesa e trafiggente[131], tocco insuperabile all’edificio di dolore richiesto dalla Redenzione.
5Io ho toccato il vertice del dolore completo dal Getsemani all’ora di nona; Maria ha toccato il vertice del dolore, completo anche in Lei nonostante non sia stata crocifissa materialmente, dal Calvario al momento della Resurrezione. E il motivo di tale superdolore è uno solo: l’esser privati dell’unione con Dio.
L’uomo privato dell’unione con Dio.
6Anche per voi dovrebbe esser così. Ma l’uomo, ormai, trova gravosa l’unione con Noi e non sente quale miseria è la sua quando è privo di Noi. Miseria, cecità, pazzia, morte, ecco cosa è la perdita dell’unione col vostro Signore. E non ci pensate mai!
7Se perdete poche monete, un oggetto, la salute, un impiego, un animale, vi mettete in moto per ritrovarli e usate di tutti i mezzi umani e soprannaturali per riuscire allo scopo. Sì, per trovare qualcosa di limitato e caduco sapete pregare. Ma quando perdete Dio non lo cercate. Non vi rivolgete ai miei Santi perché vi aiutino a ritrovare la via di Dio, non usate delle cure umane per frenare i vostri impulsi. Vi pare cosa di poco conto perdere l’unione con Dio. Ed è la cosa essenziale.
8Maria non si separò mai da Dio. Gli spiriti rimasero fusi in un abbraccio d’amore che ebbe coronamento in Cielo. Questa unione fu la principale forza di Maria, come figlia d’Adamo, perché in essa trovava la corazza per rendere sé intoccabile dal morso del Tentatore.
Potere irradiante di chi è con Dio.
9Chi è con Dio non è che non veda il male che, come lurido indumento o ripugnante malattia, ricopre tante creature. Lo vede, anzi, con maggiore nitidezza[132] di molti altri, ma la sua vista non corrompe nulla. Dagli occhi il male non entra a solleticare gli istinti covanti nella carne o i malvagi movimenti della mente. Ciò avviene unicamente in coloro che, disuniti da Dio, hanno in sé ospite il Nemico.
10L’unito con Dio è saturo di Dio, e ogni altra cosa che non sia Dio resta alla superficie; vento che corruga leggermente la superficie dell’animo e non entra a sconvolgere l’interno. Non solo. L’unito con Dio, veramente unito con Dio, anziché assorbire l’esterno in sé, diffonde l’interno sui prossimi: diffonde, cioè, il Bene, Iddio.
11Sì, è proprio così: colui che è con Dio ha un potere irradiante, ben più potente di quello di tanti corpi dell’universo sui quali l’uomo ha affaticato la mente e innalzato un monumento di orgoglio. E soprattutto ha un potere soprannaturalmente utile, poiché chi porta il Santo dei santi in sé[133], e vive di Lui, lo comunica agli altri. È quello che fa dire: “Costui è un santo”.
Maria nell’alone di Dio.
12Maria ha posseduto alla perfezione l’unione con Dio e con tutte le sue forze ha teso a sempre più fondersi con Esso. Si potrebbe dire che Maria si annullò in Dio tanto visse di Lui solo.
13Ho detto: “Maria trovò in questo la principale forza per rendersi intoccabile”. Non capite le cose a rovescio. Maria, l’Umilissima, non osava neppure lontanamente pensare d’essere la creatura perfetta. Ella ignorava il suo destino e la sua immacolatezza. Conobbe il mistero alle parole di Gabriele e nell’abbraccio nuziale con lo Spirito Eterno. Ma durante la sua giovinezza, età piena di insidie, ripeto: trovò nell’unione con Dio la forza. La volle trovare a qualunque costo perché avrebbe preferito morire cento volte anziché uscire per un attimo dall’alone di Dio.
14Io vorrei che più di tante pratiche, più o meno pie, i miei diletti in specie, gli altri poi, tendessero a questa pratica sovrana dell’unione con Me. Facile e realmente preghiera la preghiera, acceso il cuore, casto il corpo, onesto il pensiero, tutto in voi diverrebbe[134] santo e buono, e la terra conoscerebbe i giorni nuovi in cui gli angeli potrebbero salutare gli uomini colle parole: “Il Signore è con voi”.»
32. “Benedetta tu fra tutte le donne”[135].
Testimone del super-amore misericordioso.
Dice Gesù:
«“Benedetta tu fra tutte le donne”[136].
1Questa benedizione che voi dite malamente o non dite affatto a Colei che col suo sacrificio ha iniziato la Redenzione, risuona continuamente in Cielo, pronunciata con infinito amore dalla nostra Trinità, con accesa carità dai salvati dal nostro sacrificio e dai cori angelici. Tutto il Paradiso benedice Maria, capolavoro della Creazione universale e della Misericordia divina.
2Se anche tutta l’opera del Padre per creare dal nulla la Terra non avesse servito che per accogliere Maria, l’opera creativa avrebbe avuto la sua ragione d’essere, perché la perfezione di questa Creatura è tale che essa è testimonianza non solo della sapienza e della potenza, ma dell’amore con cui Dio ha creato il mondo.
3La creazione terrestre avendo invece dato Adamo e la razza di Adamo, Maria testimonia il super‑amore misericordioso di Dio verso l’uomo, perché attraverso Maria, Madre del Redentore, Dio ha operato la salvezza del genere umano. Io sono il Cristo perché Maria mi ha concepito e dato al Mondo.
4Voi mi direte che come Dio potevo superare la necessità di prendere carne nel seno di una donna. Tutto potevo, è vero. Ma riflettete quale legge d’ordine e bontà sta nel mio annichilimento in veste mortale.
5La colpa commessa dall’uomo doveva essere scontata dall’uomo e non dalla divinità non incarnata. Come avrebbe potuto la Divinità, Spirito incorporeo, redimere col sacrificio di Se stessa le colpe della carne? Necessità dunque che Io, Dio, pagassi con lo strazio di una Carne e di un Sangue innocenti, nati da una innocente, le colpe della carne e del sangue[137].
6La mia mente, il mio sentimento, il mio spirito avrebbero sofferto per le colpe vostre di mente, di sentimento e di spirito. Ma per essere Redenzione di tutte le concupiscenze, inoculate in Adamo e nella sua progenie dal Tentatore, doveva, l’Immolato per tutte, essere dotato di una natura simile alla vostra, resa degna d’esser data in riscatto a Dio dalla Divinità nascosta in essa, come una gemma d’infinito soprannaturale valore nascosta sotto una veste comune e naturale.
Seconda finalità dell’Incarnazione.
7Dio è ordine e Dio non viola e non violenta l’ordine, salvo che in casi eccezionalissimi, giudicati utili dalla sua Intelligenza. Tale non era il caso della mia Redenzione.
8Non dovevo unicamente cancellare la colpa dal momento di essa al momento
del sacrificio e annullare nei futuri gli effetti della colpa facendoli nascere, come Adamo avanti di commetterla, ignari del male. No. Io dovevo con un sacrificio totale riparare la Colpa e le colpe di tutta l’umanità, dare l’umanità già estinta l’assoluzione della colpa, a quella vivente 7in quell’ora e nella futura il mezzo per essere aiutata a resistere al male e per essere perdonata dal male che la sua debolezza l’avrebbe indotta a commettere[138].
9Doveva perciò il mio sacrificio essere tale da presentare tutti i requisiti necessari, e tale poteva essere solo in un Dio fatto uomo: ostia degna di Dio, mezzo compreso dall’uomo. Inoltre Io venivo a portare la Legge[139].
Terza finalità dell’Incarnazione.
10Se la mia Umanità non fosse stata, come avreste potuto credere, voi, poveri fratelli miei, che faticate ad aver fede in Me, vissuto per 33 anni sulla terra, Uomo fra gli uomini? E come potevo apparire già adulto a popoli ostili o ignoranti rendendoli persuasi della mia natura e della mia dottrina? Sarei allora apparso agli occhi del mondo come uno spirito che avesse preso sembianza d’uomo, ma non come uomo che nacque e morì versando sangue vero attraverso alle ferite di una vera carne ‑ e ciò a prova d’esser uomo ‑ e risorse e ascese al Cielo col suo corpo glorificato ‑ e ciò a prova d’esser Dio che torna alla sua dimora eterna[140].
11Non è più dolce per voi pensare che sono realmente vostro fratello, nella sorte di creature che nascono, vivono, soffrono e muoiono, che non pensarmi spirito superiore alle esigenze dell’umanità?
12Necessità dunque che una donna mi generasse secondo la carne, dopo avermi concepito al disopra della carne, poiché da nessun coniugio di creature, per sante che fossero, poteva esser generato[141] il Dio‑Uomo, ma solo da uno sponsale tra la Purezza e l’Amore, tra lo Spirito e la Vergine, creata senza macchia per esser matrice alla carne di un Dio, la Vergine il cui pensiero era gaudio di Dio da prima che il tempo fosse, la Vergine in cui si compendia la Perfezione creativa del Padre, gioia del Cielo, salvezza della Terra, fiore della Creazione più bello di tutti i fiori dell’Universo, astro vivo davanti al quale sembrano spenti i soli creati dal Padre mio[142].
La Benedetta fra tutte le donne.
13Benedetta la Pura, destinata al Signore.
14Benedetta la Desiderata della Trinità che anticipava col desiderio l’attimo di fondersi a Lei con amplesso di trino amore.
15Benedetta la Vincitrice che schiaccia il Tentatore sotto il candore della sua natura immacolata.
16Benedetta la Vergine che non conosce che il bacio del Signore.
17Benedetta la Madre divenuta tale per obbedienza santa alla volontà dell’Altissimo.
18Benedetta la Martire che accetta il martirio per pietà di tutti voi.
19Benedetta la Redentrice della donna e dei figli della donna, che annulla Eva e si innesta al suo posto per portare il frutto della vita là dove il Nemico ha messo seme di morte.
20Benedetta, benedetta, tre volte benedetta per il tuo “sì”, o Madre mia che hai permesso a Dio di mantenere la promessa fatta ad Abramo, ai patriarchi e ai profeti, che hai dato sollievo all’Amore, oppresso dal dovere esser punitore e non salvatore, che hai sollevata la Terra dalla condanna portata a lei da Eva.
21Benedetta, benedetta, benedetta per la tua umiltà santa, per la tua carità accesa, per la tua verginità intoccata, per la tua maternità divina, molteplice, sempiterna, vera e spirituale, Madre che col tuo amore e col tuo dolore generi continui figli per il regno del tuo Gesù.
22Generatrice di grazia e di salvezza, generatrice della divina Misericordia, generatrice della Chiesa universale, che tu sia benedetta in eterno per quanto hai compiuto, come benedetta in eterno eri per quello che avresti compiuto.
23Sacerdotessa santa, santa, santa, che hai celebrato il primo sacrificio e preparato con parte di te stessa l’Ostia da immolare sull’altare del mondo.
24Santa, santa, santa Madre mia, che non mi hai fatto rimpiangere il Cielo e il seno del Padre, perché in te ho trovato un altro paradiso non dissimile a quello in cui la Triade opera le sue opere divine; Maria che sei stata il conforto del tuo Figlio sulla terra e il gaudio del Figlio in Cielo, che sei la gloria del Padre e l’Amore dello Spirito.»
33. “Benedetto il Frutto del tuo seno”[143].
Il dolore è la via della Gloria.
Dice Gesù:
«“Benedetto il frutto del tuo seno”[144].
1La maternità divina e verginale rende Maria seconda soltanto a Dio.
2Ma non soffermatevi a guardare unicamente la gloria di Maria. 3Pensate cosa le costò conseguire quella gloria. Stolto colui che guarda il Cristo nella luce della risurrezione e non medita il Redentore morente nelle tenebre del Venerdì santo. Non avrei avuto risurrezione se non avessi patito la morte, e non avrei compiuto la Redenzione se non avessi avuto il martirio. Stolto colui che pensa la gloria di Maria e non medita a come Ella giunse alla gloria. Il frutto del suo seno, Io, il Cristo Verbo di Dio, ha straziato il suo seno.
4E non capite malamente le mie parole[145]. Non l’ho straziato umanamente. Ella era superiore alle miserie umane, su Lei non era la condanna di Eva, ma non era superiore al Dolore. E il Dolore grande, maiuscolo, sovrano, assoluto, è penetrato in Lei con la violenza di una meteora che precipita dal Cielo nel momento stesso in cui Ella conobbe l’estasi dell’abbraccio con lo Spirito creatore.
Il Dolore superò la Beatitudine.
5Beatitudine e dolore hanno stretto in un unico laccio il cuore di Maria nell’attimo del suo altissimo “fiat” e del suo castissimo sposalizio. Beatitudine e dolore si fusero in una cosa sola come Ella era divenuta una cosa sola con Dio. Chiamata ad una missione di redentrice, il dolore superò sin dal primo momento la beatitudine. 6Questa venne alla sua Assunzione.
7Congiunta allo Spirito di sapienza, Ella ebbe rivelato allo spirito quale futuro era riserbato alla sua creatura, e non vi fu più gioia, nel senso abituale della parola, per Maria.
8Ad ogni ora che passava, mentre mi formavo attingendo vita al suo sangue di madre‑vergine, e nascosto nel profondo avevo inenarrabili scambi di amore con la Madre mia, un amore e un dolore senza paragone si alzavano come onde di un mare in tempesta nel cuore di Maria e la flagellavano con la loro potenza. Il cuore di mia Madre conobbe il morso delle spade del dolore dal momento in cui la Luce, lasciando il centro del Fuoco Uno e Trino, penetrò in Lei iniziando l’Incarnazione di Dio e la Redenzione dell’uomo; e quel morso crebbe, ora per ora, durante la santa gestazione: Sangue divino che si formava con una sorgente di sangue umano, Cuore del Figlio che pulsava al ritmo del cuore della Mamma, Carne eterna che si formava con la carne immacolata della Vergine.
9Più grande il dolore nel momento in cui nacqui per essere Luce ad un mondo in tenebre. La beatitudine della madre che bacia la sua creatura si cambiò, in Maria, nella certezza della Martire che sa più prossimo il martirio.
Benedetto il frutto del tuo seno.
10Benedetto il frutto del tuo seno.
11Sì. Ma Io, a quel seno che meritava tutta la gioia destinata a un Adamo senza colpa, ho dovuto dare tutto il dolore. E per voi. Per voi la pena di addolorare Giuseppe. Per voi il puerperio fra tanto squallore. Per voi la profezia di Simeone che le rigirò la lama nella ferita, ribadendo e acutizzando il morso della spada[146]. Per voi la fuga in terra straniera, per voi le ansie di tutta una vita, per voi gli affanni di sapermi evangelizzante e perseguitato dalle caste nemiche, per voi lo spavento della cattura, il tormento della molteplice tortura, l’agonia della mia agonia, la morte della mia morte.
12Sono stato raccolto sul seno che m’aveva portato con una pietà quale più non poteva essere; ma, in verità, vi dico che tra il mio cuore fermo al moto vitale e squarciato dalla lanciata, e quello della Afflittissima che mi teneva in grembo, non vi era differenza di vita e di morte. Il cuore di Maria ed il suo seno erano uccisi come ero ucciso Io, l’Innocente.
13Ai miracoli connessi alla Redenzione, noti ed ignoti, palesi a tutti o rivelati ai privilegiati, aggiungete anche questo: del continuare della vita in Maria per opera dell’Eterno dopo che il suo cuore fu spezzato dal e per il genere umano come quello del Figlio suo Gesù.
14Voi, che non sapete e non volete sopportare il dolore, lo pensate che dolore sarà stato quello della Benedetta, dell’Immacolata, della Santa, portare in sé un cuore lacerato, morto, abbandonato, e vedere sul suo seno raccolto un corpo senza vita, straziato, sanguinoso, livido, che è stato il corpo del Figlio, la Carne della sua carne, il Sangue del suo sangue, la Vita della sua vita, l’amore del suo spirito?
15Voi mi avete avuto perché Maria ha accettato, trentatré anni prima di Me, di bere il calice dell’amarezza. Sull’orlo della coppa che ho bevuto fra sudori di sangue, ho trovato il sapore delle labbra di mia Madre, e l’amaro del suo pianto era fuso col fiele del mio sacrificio. E, credetelo, di farla soffrire, Lei che non meritava il dolore, è stata per Me la cosa più costosa. L’abbandono del Padre, il dolore di mia Madre, il tradimento dell’amico in cui erano tutti i tradimenti dei futuri, ecco le cose atrocissime del mio atroce strazio di Redentore. La lanciata di Longino in un organo ormai insensibile al dolore è un nulla al paragone.
Amore che ripaga il Dolore.
16Io vorrei che per il dolore che ha straziato mia Madre per voi, voi le deste amore. Amore grande, tenerissimo, di figli verso la più perfetta di tutte le madri, la Madre che non ha ancora cessato di soffrire piangendo lacrime celesti sui figli del suo amore che ripudiano la casa paterna e si fanno guardiani di bestie immonde[147]: i vizi, anziché restare figli di re, figli di Dio.
17E se si può dare una norma, sappiate che Io, Dio, non reputo sminuire Me stesso nell’amare con infinito e venerante amore la Madre mia, della quale vedo la natura immacolata, opera del Padre, ma anche ricordo la vita martirizzata di Corredentrice, senza la quale Io non sarei stato Uomo tra gli uomini e vostro Redentore eterno.»
34. Grandezza e beatitudine
di Maria Ss[148].
La Madre e i fratelli di Gesù.
1Dice Maria:
«Un altro regalo della Mamma in occasione della mia Festa.
Vi sono altre due frasi nei vangeli che mi si riferiscono e che voi interpretate più o meno bene. Io te le spiego.
Dice Matteo: “Mentre Gesù parlava, sua Madre e i suoi fratelli stavano fuori cercando di parlargli. Uno disse: ‘Tua Madre e i tuoi fratelli ti cercano’. Ma Egli rispose: ‘Chi è mia Madre e chi sono i miei fratelli? Ecco mia Madre e i miei fratelli: chiunque fa la Volontà del Padre mio’ ”[149].
2Ripudio della sua Mamma? No. Lode alla Madre sua che fu perfetta nel fare la Volontà del Padre. Bene lo sapeva il mio Gesù quale volontà io eseguivo! Una volontà che avevo fatta mia e davanti alla quale non arretravo per quanto ogni scoccare di minuto mi ripetesse, come colpo su un chiodo infisso nel cuore: “Ciò termina col Calvario”. Bene sapeva che avevo meritato d’esser Madre di Dio per avere fatto questa Volontà e, se non l’avessi fatta, Egli non mi avrebbe avuto per Madre.
3Perciò, fra tutti coloro che l’ascoltavano, legata a Lui da un vincolo superiore al sangue, da un vincolo soprannaturale, io ero, prima in epoca e in cognizione, fra tutti i discepoli ‑ perché il Verbo di Dio m’aveva istruita sin da quando lo portavo nel seno ‑ io ero “la sua Madre” nel senso che Egli dava al suo dire divino, e unito al riconoscimento umano degli ascoltatori Egli mi dava il suo riconoscimento divino di vera Madre, perché davo vita alla Volontà del Padre suo e mio.
“Beato il seno che ti ha portato”.
4Luca racconta che mentre Gesù parlava una donna disse: “Beato il seno che ti ha portato e le mammelle che hai succhiato”. Al che il Figlio mio rispose: “Beati piuttosto coloro che odono la parola di Dio e l’osservano”[150].
5L’esser Madre di Gesù fu una grazia di cui non m’era lecito gloriarmi. Fra i milioni e milioni di anime create dal Padre, Egli, per un decreto imperscrutabile, scelse la mia ad esser senza macchia. Non vuole l’Eterno che in Cielo io mi umilii, perché m’ha fatta Regina nell’istante felice in cui, lasciata la Terra, sono stata cinta dall’abbraccio del Figlio mio, nostalgia acuta del tempo della separazione, desiderio che mi consumò come lampada che arde. Ma se lo permettesse, io starei in eterno prostrata davanti al suo Fulgore per umiliargli tutta Me stessa in ricordo del suo decreto di benignità che m’ha dato un’anima battezzata in anticipo su tutte le anime, non coll’acqua ed il sale ma col fuoco del suo Amore.
6L’avere Egli succhiato al mio seno neppure poteva suscitarmi vampe di superbia. Egli avrebbe ben potuto venire sulla Terra ed essere Evangelizzatore e Redentore senza avvilire la sua Divinità incarnata ai naturali bisogni di un infante. Come al Cielo salì dopo la sua Missione, così dal Cielo poteva scendere per iniziarla dotato di un corpo adulto e perfetto, necessario alla vostra pesantezza di carnali. Tutto può il mio Signore e Figlio ed io non sono stata che uno strumento per rendere più comprensibile e più persuasiva a voi la reale Incarnazione di Dio, purissimo Spirito, nelle vesti di Gesù Cristo figlio di Maria di Nazareth.
Ma l’avere osservato la parola di Dio e affinato i sensi dell’anima con una purezza totale sin dall’infanzia, questo era grandezza; e l’aver ascoltato la Parola che m’era Figlio per renderla mio pane e sempre più fondermi al mio Signore, questa era beatitudine.
Preghiera: “Oh santa Parola”.
7 “Oh! santa Parola. Dono dato ai diletti di Dio, veste di fuoco che cingi di splendori, Vita che divieni la Vita di coloro a cui ti dài, che Tu sia sempre più da essi amata come io ti amai in ardore e umiltà.
Opera in questi miei figli, o Parola santissima, poiché io li ho presi per miei ai piedi della Croce per dare conforto al mio strazio di Madre a cui è stato ucciso il Figlio adorato, e conducili al Cielo per una via di verità splendenti e di ardenti opere. Conducimeli sul Cuore dove Tu hai dormito infante e posato ucciso, dove ancora sono stille del tuo Sangue santissimo e del mio pianto, perché il resto della loro umanità dilegui a quel contatto ed essi, luminosi della tua Luce, entrino con Te nella Città dove tutto è eterna perfezione e dove Tu regni e regnerai, Figlio mio santo!”.»
Prova della fonte soprannaturale degli scritti.
8Dice Gesù:
«Di’ al Padre[151] che fra le ragioni probatorie vi è quella di dettati che, per il loro contenuto, non possono certo uscire da un cuore che avvenimenti speciali inducono ad agitarsi creando pensieri contrari a quelli che scrivi: fra questi noti il Padre quelli scritti nei giorni della morte di tua madre e recentemente quello del 6 corrente[152]. Aggiunga questa ragione alle altre. È una prova sicura della fonte non umana dei tuoi scritti.»
35. Le sette allegrezze di Maria[153].
Gioie di Maria e teologia dell’amore.
Le sette gioie di Maria
Dice Maria:
1«Voglio che tu comprenda meglio le mie allegrezze. Dirai più volentieri la corona francescana.[154]
2Nella Ia non fui contenta per la gloria e la gioia mia, ma perché era venuto il tempo della redenzione dell’uomo e del perdono di Dio all’uomo.
3La IIa mi fece felice non per la lode a me data dalla cugina, ma per aver dato inizio alla redenzione santificando il Battista col portargli il mio Gesù, Redentore vostro.
4La beatitudine della IIIa non fu unicamente per esser divenuta, senza dolore o macchia alla mia verginità, madre, e nemmeno per la grazia di poter baciare Iddio, mio Figlio. Ma perché la Terra aveva ormai il Salvatore.
5Ciò che mi fece lieta per la IV° volta si fu che nei tre Magi io vidi tutti coloro che da ogni parte del mondo e in ogni epoca della terra, da quel momento, sarebbero venuti verso la Luce, verso il mio Signore, e l’avrebbero proclamato loro Re e loro Salvatore e Dio.
6L’allegrezza del 5° fatto viene non già unicamente per il mio amore di Madre che cessa di soffrire poiché il Figlio smarrito è ritrovato. Sarebbe stato egoismo. Ma era inesprimibile gioia udendo echeggiare per la prima volta la “Buona Novella” e comprendendo che essa, con anticipo di qualche anno, cadeva in qualche cuore e vi germogliava in pianta eterna. Godevo per questi pre-ammaestrati.
7La 6° allegrezza fu ancor più grande amore per voi, creature redente. Il Risorto mi diceva che i Cieli erano aperti a già abitati l dai santi del Signore che da secoli attendevano quell’ora, e che in essi Cieli erano pronti i seggi dei dieci e diecimila salvati. E per me, Madre vostra, sapere pronta la vostra dimora mi era letizia di profondità incalcolabile.
8Infine la settima allegrezza non fu per la mia gloria. Ma perché, fatta dalla bontà di Dio Regina dei Cieli, io potevo da Regina occuparmi di voi, miei amati, ed eletta come ero a sedere alla destra di Dio potevo direttamente, e con supplica potente, parlare, pregare, ottenere per voi.
9Nessuna allegrezza fu per me sola. L’egoismo, anche più giusto e santo, distrugge l’amore. Ogni allegrezza a me venne per amore perfetto e fu spinta ad un ancor più perfetto amore.
10Ora sono beata. Più di così non lo potrei essere perché sono circondata dall’abbraccio trino di Dio. Ma ancora uso della mia beatitudine per l’amore di voi. Anche qua applico la legge: amo Dio con tutta me stessa e il prossimo come me stessa. Me stessa non perché Maria, ma perché Maria ha trovato grazia presso il Signore ed è amata da Lui; perciò è creatura santa in Lui e di Lui, parte di Lui.
La teologia dell’“amore”.
11Oh! la mia Teologia! Non ha che una parola di chiave: “Amore”. Sono Regina dei Cieli perché ho compreso come nessuna fra le creature questa Teologia.
12Ama. Sarai salva. Ama. Ama con la parola o col silenzio. Ama con l’azione o l’immobilità. Ama col fervore o nella sofferenza dell’aridità. Ama nella gioia e nel dolore. Ama nella vittoria e nella debolezza. Ama nella tentazione e nella libertà dal Nemico. Ama sempre.
13Vi sia un punto in te, il più profondo, che in mezzo a tutto un essere ferito, percosso, agonizzante, inebetito dal dolore, spossato dagli assalti del demonio, nauseato dagli eventi della vita, sbattuto come nave in procella, sa rimanere quieto e vivo nell’amore. Un punto in te che abbia questa unica missione: amare, e la esplichi per la mente, il cuore, la carne. E quel punto sia il santuario tuo. Là vi sia l’altare dalla lampada sempre accesa, dai fiori sempre freschi, dalla lode sempre sonante.
14Sia che tu pianga o rida, che tu speri o dubiti, che tu sia esaudita o no, la parte più santa del tuo spirito, quella che vive in quel punto sacrato al culto di Dio, sappia sempre dire: “Gloria tibi, Domine. Gloria ! Laudamus Te ! Benedicimus Te ! Adoramus Te ! Glorificamus Te ! Quoniam Tu solus Sanctus ; Tu solus Dominus ; Tu solus Altissimus. Cum Angelis et Archangelis, cum Thronis et Dominationibus, cumque omni militia caelestis exercitus, himnum gloriae tuae canimus, sine fine dicentes: Sanctus, Sanctus, Sanctus!”[155].
15Prima della Elevazione viene la lode. Prima della Consumazione viene la lode. Sappi dire la tua Messa. Ogni vittima è sacerdote. Ma non si è sacerdoti se non si sa celebrare la Messa. In tutte le sue parti.
16Guarda il mio Gesù. Prima di essere elevato e consumato ha dato lode al Padre.[156] E sapeva già quello che l’attendeva.
17Canti il tuo cuore, o Maria. Canti anche se le lacrime piovono dagli occhi tuoi. Il canto copra il tuo gemito e le voci di Satana che ti vuole persuadere a diffidare di te per impedirti di seguire la tua missione; che ti vuol persuadere che Dio non ti ascolta per impedirti di pregare; che ti vuol persuadere che sei perduta per perderti.
18No. Non lo sei. Persevera. Vale più un giorno, un’ora di fedeltà in questo momento, che non i dieci anni passati nel dolore fisico e nella penitenza, ma con la pace nel cuore e Dio sensibile al tuo fianco. Persevera. “Chi persevererà sino alla fine sarà salvo”[157]. Lo dice Gesù mio e tuo. E io te lo dico. Soffri con pace. Presto verrò.»
Esperienza carismatica.
Il tarlo del dubbio[158].
(Nota mia).
19Sono immersa nel dolore. Entro nei sopori accompagnata da quello e quando ne esco lo trovo li, a darmi il suo incubo subito: “Dio non ti ama. Sei dannata. Sei una mentitrice. Una pazza. Una eretica”.
20È un vero incubo. Mi leva ogni conforto. Offusca persino la luce materiale del sole e la vista di quel bello naturale che in altri stati d’animo mi avrebbe rallegrato. Mi rende incapace a qualsiasi occupazione. Mi annulla la quiete che mi dava il pregare e la gioia del pregare. Parlo e sento quel pensiero. Scrivo e mi si agita nel cervello. Leggo e soverchia le parole. È lì, sempre lì…
21Appena torno in me, la prima sensazione è quella di questo pensiero. Non ho ancora aperto occhi, bocca, mosso le mani, ma esso è già in moto a trivellarmi il cuore e la mente. Cessa appena di parlare il Maestro o la Mamma, ed esso riprende il suo lavoro di tarlo che caria instancabile dove si è annidato.
22Bisogna provare per capire cosa è…
36. Maria, l’anima eucaristica perfetta[159].
Maria, modello di vita eucaristica.
Vivere pensando a Gesù-Eucarestia.
Dice Gesù:
1«Per ottenere veri frutti dall’Eucarestia, non bisogna considerare questa come un episodio che si ripete ad epoche più o meno distanziate nel tempo, ma farne il pensiero base della vita.
2Vivere pensando a Me‑Eucarestia che mi appresto a venire o che sono venuto in voi, facendo dell’incontro un continuo presente che dura quanto dura la vostra vita. Non separarsi con lo spirito da Me, operare nel raggio che scaturisce dall’Eucarestia, non uscire mai dalla sua orbita come stelle che rotano intorno al sole e vivono per merito di esso.
Maria, modello di vita eucaristica.
3Anche qui ti propongo a modello Maria. La sua unione con Me deve essere il modello della tua unione con Me. La vita di Maria, mia Madre, fu tutta eucaristica. La vita di Maria, la piccola vittima, deve essere tutta eucaristica.
4Se Eucarestia vuol significare comunione, Maria visse eucaristicamente per quasi tutta la vita[160]. Poiché Io in mia Madre ero prima d’essere, come uomo, al mondo. Né, quando come uomo al mondo non fui più, cessai d’essere in Lei. Non ci siamo più separati dal momento in cui l’ubbidienza fu santificata sino all’altezza di Dio, ed Io divenni carne nel suo seno così puro che gli angeli lo sono meno al paragone, così santo che tale non è nessun ciborio che m’accolga.
Bellezza di Maria.
5Solo nel seno di Dio vi è perfezione di santità maggiore a quella di Maria. 6Ella è, dopo Dio Uno e Trino, la Santa dei Santi.
7Se fosse concesso a voi mortali di vedere la bellezza di Maria quale essa è, ne restereste rapiti e santificati. Non c’è paragone nell’Universo che valga a dirvi cosa è mia Madre. Siate santi e la vedrete.
8E se vedere Dio è la gioia dei beati, vedere Maria è la gioia di tutto il Paradiso. Perché in Lei non soltanto si beano i cori angelici e le schiere dei Santi, ma il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo la contemplano come l’opera più bella della loro Trinità d’amore.
Comunione di desiderio e d’amore.
9Non ci siamo mai separati tra noi due. Ella aspirava a Me con tutta la forza del suo cuore verginale e immacolato attendendo il promesso Messia. Comunione purissima di desiderio che attirava Me dal profondo del Cielo. Più viva comunione dal momento della beata annunciazione sino all’ora della morte sulla Croce.
10I nostri spiriti erano sempre uniti dall’amore. Comunione d’amore intensissimo e di immenso dolore durante il mio martirio e nei giorni della mia sepoltura. Comunione eucaristica dopo la gloriosa Risurrezione e l’Ascensione sino all’Assunzione che fu eterna unione della Madre purissima col Figlio divino.
L’anima eucaristica perfetta.
11Maria è stata l’anima eucaristica perfetta. Sapeva trattenere il suo Dio con un amore ardente, una purezza superangelica, un’adorazione continua. Come separarsi da quel cuore che viveva di Me? Io rimanevo anche dopo la consumazione delle specie.
12Le parole dette a mia Madre nei miei trentatré anni che le fui figlio sulla terra, non sono niente di fronte ai colloqui che Io‑Eucarestia ebbi con Lei‑Ciborio. Ma quelle parole sono troppo divine e troppo pure perché mente d’uomo le possa conoscere e labbra d’uomo ripetere. 13Nel Tempio di Gerusalemme solo il Sacerdote entrava nel Santo dei Santi dove era l’Arca del Signore. Ma nel Tempio della Gerusalemme celeste solo Io, Dio, entro e conosco i segreti dell’Arca santissima che è Maria, mia Madre.
14Sfòrzati d’imitare Maria. E, poiché è troppo ardua cosa, di’ a Maria che ti aiuti. Ciò che all’uomo è impossibile, è possibile a Dio, possibilissimo poi se chiesto in Maria, con Maria, per Maria.»
37. Maria è il Cuore della SS. Trinità[161].
Visione di Maria compresa nel divino Triangolo.
1Vedo l’incandescente figurazione della Ss. Trinità: il Triangolo con cui viene rappresentata ai nostri sensi umani.
2Al centro del divino, splendidissimo segno, è Maria Ss. nel suo più fulgido aspetto glorificato. Mai l’ho vista bella e gloriosa così. Una fiamma di un candore che spicca sull’ardente Focolare del Dio Uno e Trino. Il suo corpo, volto, mani, veste, è luce. Luce! Luce! Che luce dolce e potente, che bellezza luminosa è Maria, che eterna incorruttibile giovinezza è nella Beata Vergine-Madre! E che umiltà! Che orazione! Ha le mani incrociate sul petto come nell’Annunciazione, il volto alto levato a guardare il vertice fulgidissimo dell’Amore Uno e Trino. Eppure è tutta umiltà. Il giglio è meno candido. Il sole e la luna meno radiosi di Lei. È compresa nel divino Triangolo sino all’altezza delle anche. Il resto del corpo, le gambe avvolte dalla veste paradisiaca, spiccano sul fulgore dell’empireo.
Maria nella Trinità.
3La voce dell’Eterno Padre dice: “Così è Maria in Noi. 4Comprendano i sapienti in teologia ciò che questa visione vuol dire, quanto è rinchiuso in essa sul potere e sapere di Maria alla quale tutto l’Amore si dona e tutta la Sapienza si rivela e tutto il Potere si piega a concedere”.
5Che bellezza! E come si capisce bene tutto, anche quando si è ignoranti come me, vedendo queste cose! Il male è che ciò che il mio spirito, vedendo, intende, non sa tradurre in parole la mia incapacità di povera ignorante.
“Non so spiegare ciò che ho capito tanto bene…”
6Ho detto che la gloriosa Maria “è compresa nel divino Triangolo sino all’altezza delle anche”. Non perché Maria sia più grande della figurazione della Ss. Unità e Trinità di Dio. 7Questa è ben più grande e splendida della splendidissima Maria. Ma credo che l’Altissimo mi mostri così la visione per farmi capire che Maria è grande, grandissima, la seconda dopo Dio che è il Primo, ma non è come Dio che è Immenso, Infinito. Così Maria mi appare nel divino Triangolo ma come se Esso vegliasse su Lei, l’abbracciasse dei suoi fulgori d’amore, come sua Creatura diletta fra tutti i figli dell’uomo, ma sempre creatura.
8Io balbetto… Non so spiegare ciò che ho capito tanto bene… E questa mia insufficienza mi dà pena. Perché vorrei far capire ciò che ho capito. Mi sforzo di mostrare come era la figura e, per pietà di me, mi si compatisca se non so far meglio. [grafico]
La gioia del Natale il dolore della Redenzione[162].
9La gioia soprannaturale, la gioia che non si può descrivere, che per poco uccide se Tu non comunicassi insieme al dono una forza soprannaturale atta a sopportare questa immensa gioia, dell’averti in grembo, fra i lini, come ti ebbe Maria nella Grotta di Betlem vagente Neonato… E la compassione, che è ancora estasi sebbene satura di dolore e di lacrime, di averti sul grembo, morto, nella tua dolorosa effigie di Immolato, come ti ebbe tua Madre ai piedi della Croce…
10Grazie, Signore. Io non sono degna di questi divini favori…
11Il tepore del tuo roseo Corpicino di Neonato mi è andato al cuore. Caro il mio Gesù Infante! Baciarti sulle carni tenerelle, sulle manine annaspanti, sui piedini così piccoli e rosei, sugli occhietti e la bocchina piccini piccini, innocenti, oh! come innocenti! E il ghiaccio del tuo Corpo pesante di morte, rosso di sangue, livido di percosse, e non saper dove baciarti per non urtare in una tua ferita, o lividura, e piangere solo su Te… Anche questo gelo del tuo Corpo spento mi è andato al cuore… Le hai sentite le fiamme del mio compassionevole amore che avrebbero voluto dar calore al tuo Corpo gelato?
38. La Donna vestita di sole[163].
Periodi di oscurantismo[164]..
1Dice Gesù:
1«La mia Chiesa ha già conosciuto periodi di oscurantismo dovuti ad un complesso di cose diverse. Non si deve dimenticare che se la Chiesa, presa come ente, è opera perfetta come il suo Fondatore, presa come complesso di uomini presenta le manchevolezze proprie di ciò che viene dagli uomini.
Periodo di travaglio doloroso[165].
2Quando la Chiesa ‑ e per tale alludo ora alla riunione degli alti dignitari di Essa ‑ agì secondo i dettami della mia Legge e del mio Vangelo, la Chiesa conobbe tempi fulgidi di fulgore. Ma guai quando, anteponendo gli interessi della Terra a quelli del Cielo, inquinò Sé stessa con passioni umane! Tre volte guai quando adorò la Bestia di cui parla Giovanni, ossia la Potenza politica, e se ne fece asservire. Allora necessariamente la luce si oscurò in crepuscoli più o meno fondi, o per difetto proprio dei Capi assurti per arti umane a quel trono, o per debolezza degli stessi contro le pressioni umane.
3Sono questi i tempi in cui vi sono i “pastori idoli” di cui già ho parlato[166], conseguenza, in fondo, degli errori di tutti. Perché se i cristiani fossero quali dovrebbero essere, potenti ed umili che siano, non avverrebbero abusi e intromissioni, e non verrebbe provocato il castigo di Dio che ritira la sua luce a coloro che l’hanno respinta.
Errori che provocheranno l’Errore[167].
4Nei secoli passati, da quegli errori sono venuti gli antipapi e gli scismi, i quali, tanto gli uni che gli altri, hanno diviso le coscienze in due campi opposti provocando rovine incalcolabili d’anime. Nei secoli futuri, quegli stessi errori[168] sapranno provocare l’Errore, ossia l’Abominio nella casa di Dio, segno precursore della fine del mondo.
5In che consisterà? Quando avverrà? Ciò non vi necessita di saperlo. Vi dico solo che da un clero troppo cultore di razionalismo e troppo al servizio del potere politico, non può che fatalmente venire un periodo molto oscuro per la Chiesa.
La Donna apocalittica[169].
6Ma non temete. La profezia di Zaccaria si salda come anello ad anello con quella di Giovanni. Dopo questo periodo di travaglio doloroso in cui, perseguitata da forze infernali, la Chiesa, come la mistica Donna di cui parla Giovanni, dopo esser fuggita per salvarsi rifugiandosi nei migliori e perdendo nella mistica (dico mistica) fuga i membri indegni, partorirà i santi destinati a condurla nell’ora che precede i tempi ultimi.
7Mano di padre e di re avranno coloro che dovranno radunare le stirpi intorno alla Croce per preparare l’adunata del Cristo. Né una stirpe mancherà all’appello, coi suoi figli migliori.
Tempo del Signore e Regno dello Spirito Santo[170].
8Allora verrò Io e contro tutte le insidie a le astuzie, gli attentati e i delitti di Satana verso la mia terrena Gerusalemme – la Chiesa militante ‑ metterò il mio potere a difesa.
La Sorgente zampillante[171].
9Spanderò il mio spirito su tutti i redenti della terra. E anche coloro che ora soffrono, espiando le colpe dei padri, e che non sanno trovare salvezza perché non osano volgersi a Me, troveranno la pace perché, battendosi il petto, invocheranno ‑ in ben altra maniera dei padri loro ‑ su loro quel Sangue già sparso, e che goccia inesausto dalle membra che i padri loro hanno trafitto. Come fontana Io starò in mezzo al mio gregge tutto ricomposto, e laverò in Me tutte le brutture passate che già il pentimento avrà iniziato a cancellare.
Il Redentore e Maestro universale[172].
10Allora, Re di Giustizia e Sapienza, sperderò gli idoli delle false dottrine, purgherò la Terra dai falsi profeti che in tanti errori vi hanno tratto. Mi sostituirò Io a tutti i dottori, a tutti i profeti, più o meno santi o più o meno malvagi, perché l’ultimo ammaestramento deve essere mondo di imperfezione, dovendo preparare al Giudizio finale coloro che non avranno tempo di purgazione essendo tosto chiamati alla tremenda rassegna.
Per le sue piaghe noi siamo stati guariti[173].
11Il Cristo Redentore, la cui mèta è redimervi e che non lascia nulla di intentato per farlo, e già va iniziando e accelerando il suo secondo ammaestramento per controbattere con voce di verità le eresie colturali, sociali e spirituali, sorte per ogni dove, parlerà coi segni del suo Tormento. Fiumi di luce e di grazia usciranno dalle mie Piaghe, ferite che hanno ucciso il Figlio di Dio ma che sanano i figli dell’uomo.
Una terza parte possederà la Città del Cielo[174].
12Questi vivi carbonchi delle mie piaghe saranno spada agli impenitenti, agli ostinati, ai venduti a Satana, e saranno carezza ai “piccoli” che mi amano come padre amoroso. Sulla loro debolezza scenderà questa carezza del Cristo a fortificarli, e la mia mano li convoglierà verso la prova nella quale solo chi mi ama di amor vero resiste. Una terza parte. Ma questa sarà degna di possedere la Città del Cielo, il Regno di Dio.
Il Re universale[175].
13Allora verrò, non più Maestro ma Re, a prendere possesso della mia Chiesa militante, ormai fatta Una e Universale come la mia Volontà la fece.
14Cessato per essa il secolare travaglio. Vinto per sempre il Nemico. Mondata la Terra dai fiumi della Grazia scesa per un’ultima volta su di essa a farla come era al principio, quando il Peccato non aveva corrotto questo altare planetario destinato a cantare con gli altri pianeti le lodi di Dio, e per la colpa dell’uomo divenuto base al patibolo del suo Signore fatto Carne per salvare la Terra. Vinti tutti i seduttori, tutti i persecutori che con ritmo incalzante hanno turbato la Chiesa mia sposa, Essa conoscerà la tranquillità e la gloria.
Saliremo a celebrare la festa col Signore[176].
15Insieme saliremo per un’ultima ascensione, Io ed i miei santi, a prendere possesso della Città senza contaminazione, dove è preparato il mio trono e dove tutto sarà nuovo e senza dolore. Immersi nella mia Luce regnerete meco nei secoli dei secoli.
Questo vi ottiene Colui che per voi si è incarnato nel seno di Maria ed è nato a Betlemme di Giuda per morire sul Golgota.»
39. L’arma contro il serpente è Maria[177].
Visione della zona di campagna romana.
1Dopo essere stata tutto ieri con la visione della zona romana che dalla basilica di S. Paolo va verso la campagna che va verso sud rispetto a Roma, zona sulla quale vidi cader delle rose il 5 maggio u.s.[178], avendo alla mia sinistra la Via Appia, una delle poche località di Roma che ricordo bene per averla vista nella mia unica sosta di 3 giorni a Roma nel 1920 (ottobre) andando a visitare la tomba di S. Paolo[179], e a destra il Tevere che va verso il mare – e non so perché per tutto un giorno io debba aver avuto presente questa zona di campagna romana – come viene la notte viene anche Maria Ss. a bearmi… 2E fin qui nulla di così straordinario da farmi scrivere queste parole.
Il grido dell’arcangelo S. Michele.
3Ma dopo che mi ero saturata della gioia di veder Maria, ecco apparire l’arcangelo S. Michele, sempre così imponentemente direi quasi paurosamente bello, con la sua spada lampeggiante nella destra. E qui cessa la visione per me sola e diviene comunicazione universale.
4L’Arcangelo, indicando Maria Ss. tutta bella nella sua umiltà verginale – non si può descrivere la sua grazia di eterna Fanciulla… – grida: “Opponete l’arme che è ‘Maria’ al gran Serpente che avanza!“. Che voce potente! Scrolla l’atmosfera come il rumore di un fulmine armonico. Maria Ss. china la testa guardando con infinita pietà la Terra… E l’Arcangelo grida tre volte il potente grido. È molto severo e imperioso l’Arcangelo difensore… Dopo il terzo grido e una pausa che lo segue, si prostra davanti a Maria venerandola dicendo: “Tu sola difesa! Tu sola vittoriosa! Tu sola speranza di salute contro il satanico veleno. Madre di Colui che non ha uguali, io ti saluto, mia Regina“.
Il saluto dell’Arcangelo S. Gabriele.
5È ancora prostrato quando, portando seco una luce rispetto alla quale il fulgore di S. Michele è tenue, scende volando ratto dai Cieli sulla Terra l’Arcangelo S. Gabriele. 6Tiene fra le mani un turibolo d’oro fumante di incensi. 7Biondeggia e biancheggia nei capelli e nelle vesti del suo aspetto, spirituale anche se, per essere visibile alla mia umanità, lo appesantisce con aspetto umano. La sua figura sprigiona luce, la gioiosa luce del Paradiso. Cantando – perché la voce di S. Gabriele è un canto soavissimo, indescrivibile – vola intorno a Maria incensandola col suo incenso, dicendo: “Ave Maria! Regina degli Angeli, salute degli uomini, amore di Dio Uno e Trino! Dopo Dio, chi come te, Maria? Salve, Regina gloriosissima in Cielo, medicina a tutte le malattie che uccidono gli spiriti e spengono Fede, Speranza, Carità negli uomini. Ave, Maria!“.
Paura del Portavoce per la Chiesa di Roma.
8Che notte beata! Resto lungamente contemplando la Vergine gloriosa e i due splendenti e così diversi Arcangeli, sinché un placido sonno (dopo tante notti di spasimi acuti) mi prende e dura sino a mattina quando mi ridesto, e tutto mi ritorna fresco alla mente, e il cuore è colmo della gioia come quando vedevo.
9Però, alla mia interna gioia spirituale si mescola un pensiero angoscioso, le parole di S. Michele: “Opponete l’arme che è ‘Maria’ al gran Serpente che avanza”. Parole che si ricollegano a molte altre… E che mi fanno paura per la Chiesa di Roma e per noi, poveri e così deboli cristiani del 20° secolo.
Località dove il Portavoce vede svolgersi la visione.
10Per dare un riferimento il più possibile esatto sulla località nella quale, alta fra cielo e terra, vedevo svolgersi la visione della venerazione angelica alla B. V. Maria, dirò che la tomba di Cecilia Metella era alle mie spalle, ossia dietro me, alla sinistra (io volgevo le spalle a Roma), a nord-est del luogo, mentre alla mia destra vedevo andare, pigro verso il mare, il Tevere.
11Oggi è il terzo giorno che, dopo aver pregato la B. V. delle 3 Fontane, ho avuto la grazia fisica che imploravo.
40. Quelli che ameranno vivranno[180].
Concomitanza di voci sul potere di Maria.
1Ieri, uno dei miei sette testimoni mi fa sapere che un domenicano gli ha scritto dicendo: “So da un’anima che ha comunicazione colla Madonna che ‘ci salveremo con Maria’. 2Non posso dirle di più, si ricordi di questa frase e tra 2 o 3 anni mi saprà ridire qualcosa”.
3Questo mio testimonio non sa le comunicazioni che ho avute io sulla necessità di ricorrere a Maria: unica, estrema salvezza nostra. Meno P. Berti, nessuno le sa. E P. Berti stesso non sa la penultima del 23 ottobre (circa Anno S. di carattere mariano). Questa concomitanza di voci sul potere di Maria per salvarci mi fa dare uno di quei sussulti che sempre provo quando da altre fonti, a me sconosciute, come io a loro, sento ripetere cose che mi sono sentite dire.
Notizia che addolora e turba il Portavoce.
4Lo stesso testimonio mi fa sapere come P. Pietro Pennoni, nella sua recente visita a Camaiore (settembre 1947), abbia detto alla Sig. Favilla (una delle tante esaltate alle quali imprudentemente, disubbidientemente furono dati dai P. Migliorini, Pennoni, De Santis ecc. ecc., i fascicoli dal 1943 al 1945) come P. Migliorini continua a scrivere e copiare le comunicazioni del “portavoce” e che alcuni quaderni sono stati presentati al S. Padre e alla S. R. Rota (?) in attesa di esame. La pertinacia nell’essere indelicati, imprudenti ecc. ecc., non cade dunque mai? Dio li perdoni e provveda Lui…
5Questa notizia mi addolora e turba per tutta la sera, notte e mattina. Poi il pensiero si svia da questa amarezza per pensare a un fatto… casalingo, dirò così.
Consigli a un’anima selvaggia.
6Ieri dicevo alla mia inquilina, buona ma non praticante, e prossima ad essere madre: “A me non piace fare il predicatore. 7Lascio a tutti libertà di credere o no, di praticare o no. Mi limito a mostrare apertamente la mia fede. E se l’esempio attira, meglio. Se non attira… lascio fare a Dio. Però le dico, a lei che ha paura di un parto chirurgico, che farebbe bene a cominciare a mettere a posto la sua coscienza. Se lei sarà in grazia di Dio, Egli e i suoi Santi, e specie Maria Ss. e S. Anna, le saranno benigni. Non mi piacciono quelli che aspettano a chiamare ‘Signore, Signore’ quando affogano, ma non pensano a munirsi in tempo del salvagente, e poi si lamentano del Signore che non li acute…”. Mi ha detto: “Farò ciò che devo verso Natale”, e il discorso è finito lì.
8Questa mattina rifletto: “Va bene. Scaricherà la sua coscienza di tutte le messe domenicali non ascoltate e di tutto il resto per Natale. Ma il figliolino nascerà alla fine di gennaio… 9Avrà perciò almeno già 4 domeniche senza S. Messa sull’anima… E allora? Se dovesse avvenire un disastro, che avviene della sua povera anima?”. E mi volgo a Gesù dicendo: 10“Signore, è una ignorante, una analfabeta nella religione. 11Perciò applica a lei la tua preghiera di perdono perché ‘non sa ciò che fa “.
L’uomo senza la Grazia è solo animale
12E Gesù mi risponde improvviso: “E lo farò. E lo faccio, anzi, proprio perché è una selvaggia nella religione. Non è molto più in su di quelli che hanno lo stimolo istintivo a Dio senza sapere chi è il vero Dio. Ma non è colpa sua. Tanti come lei! Hanno il Battesimo, Cresima, Eucarestia, altri Sacramenti perché… è uso di farli avere ai bambini o di riceverli… e questi Sacramenti sono come straordinari incontri con Me… poi mi perdono di vista e non si ricordano più di venire a Me che attendo tutti i pellegrini della Terra. I parenti non ci pensano, essi non ci pensano. Sono cattolici perché battezzati. Ma non sono uniti a Me perché non vivono. Sono animali-uomo e non Uomini uniti a Dio per la Grazia. Sono miserie. E vanno compatiti e aiutati a salvarsi. Ma tu sarai invece giudicata severamente perché tu hai avuto l’istruzione religiosa perfetta direttamente dal Verbo di Dio: il Perfettissimo”.
A chi più ama più si perdona.
13Mi sento bell’e giudicata degna dell’inferno. Mi pare che già mi avvolgano le fiamme infernali. Ho una paura tremenda per queste parole.
14Ma Gesù, dopo una pausa nella quale mi lascia meditare – e assicuro che non ho mai fatto un esame di coscienza così severo e minuzioso e contrito come stamane, e mai mi sono annichilita tanto nella umiltà di vedermi “fango, impurità, indegnità” come stamane – ma Gesù, dopo una pausa, aggiunge: “In verità ti dico che se alla tua insufficienza, rispetto alla istruzione religiosa che ti ho data, tu non unissi un amore totale quale hai per Me, molto lunga sarebbe la tua sosta nel Purgatorio, perché tu sarai giudicata anche per le più lievi sfumature, secondo la Giustizia. Ma l’Amore ti perdonerà per il tuo amore e secondo la mia parola. Perché Io ho detto: 15‘Sono perdonati molti peccati a chi molto ha amato’. E a te dico: ‘Ti saranno perdonate le tue venialità e insufficienze perché mi ami con tutta la tua capacità di amare’. Va’ in pace, Maria. Sei vittima della Giustizia, ma è l’Amore Colui che ti giudica. Comprendi? L’Amore. L’amore del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo. Noi: l’Amore”.
16E mi passa così lo spavento…
41. Conoscere bene Gesù per salvare[181].
Solo Maria sapeva tutto di Gesù.
Mi dice Gesù:
1“Solo la Madre mia seppe tutto di Me, sia del mio tempo di Figlio a Nazaret, che di Maestro e Redentore, che di Risorto glorioso. Perché, e per mia parola e per disposizione divina, Maria tutto sapeva e partecipava di Me: fatiche, dolori, gioie e trionfi. Maria sola. Gli evangelisti ed apostoli seppero in parte di questa o quella parte della mia vita. E molto, quasi tutto ignorarono di mia Madre.
Solo il Portavoce seppe tutto di Gesù e Maria.
2Ma tu, mia piccola Maria, mio piccolo Giovanni, tu, tu sola sai tutto di Me e di Maria. Tu hai vissuto la nostra vita, al fianco nostro. 3Tu hai respirato l’aria della nostra casa, della casa di Gioacchino e poi di Maria, della nostra Nazaret, della nostra Palestina tutta. Tu hai sentito l’odore del pane sfornato da Maria, delle tele da Lei lavate, del suo Corpo verginale e del mio. Tu hai sentito l’odore dei balsami della Maddalena, e della putredine del risorto Lazzaro, l’odore dell’agnello e del vino della Cena pasquale e quello del mio Sangue sparso nella Passione. Tu hai contato i nostri respiri e voci e sguardi, atti, lezioni, miracoli.
4Più del grande Giovanni tu sai. O mia crocifissa adoratrice, questo ti ho voluto dare per il tuo lungo patire: la perfetta, completa conoscenza di Noi, quali Santi e Dottori non l’ebbero.
Solo la conoscenza ampia di Gesù può salvare.
5Ma i tempi urgono. Solo una conoscenza ampia di Me può salvare. E a chi tutto mi ha dato tutto ho dato, perché molti per il tuo sacrificio, che ha tutto ottenuto dal mio amore, avessero Vita. Né gli uomini né l’inferno potranno strapparti dallo spirito il tesoro che Io ti ho dato. Esso ti aiuterà a vivere e morire e ad anticipare il godimento del Cielo.
6Anima mia, al mondo che ti circonda ed affligge serra gli occhi corporali, ma apri quelli del tuo spirito, tienli aperti sempre sul mondo che Io ti ho illustrato: il mio mondo.
7Esulta e godi di Me infante. Ammira e ascolta il Fanciullo già Maestro. Discepola, ascolta il Verbo parlante alle turbe.
8Riposa sul mio Cuore, novello Giovanni. Imporporati del mio Sangue.
9Piangi per lo strazio di mia Madre, che erompe alfine, dopo l’eroico soffrire sul Calvario. Capiscilo tu, tu almeno, quello strazio duplice di madre e di prima e perfetta tra i credenti. Nessuno lo capisce. Solo tu che lo hai visto e di esso ricordi, senti, vedi le voci, le lacrime, i singhiozzi.
10Ripara al troppo poco considerato dolore di Maria, Corredentrice, col tuo comprensivo amore. Questo ti chiedo: 11che tu ripari alla superficialità con cui troppi guardano la passione di mia Madre.
12Oggi te lo chiedo, oggi festa dell’Assunta. Giorno di gaudio mariano. Ma per aver quel gaudio Maria dovette bere un calice amaro quanto il mio… Fu un mare di dolore Maria, prima d’essere la Regina del Cielo.
13Siete lavati dal mio Sangue e dal mare di pianto di Maria. E nessuno ci pensa… Tu ripara per tutti gli indifferenti.”
42. Manifestazioni di Gesù e Maria.
Fulgore del Corpo di Maria[182].
1Maria Ss., fulgentissima nella veste, ma velata del manto di un grigio perla delicatissimo. Pure il fulgore del Corpo e della veste accende persino lo smorto color cinerino del manto.
2Guarda verso terra e verso oriente. Ha le braccia e le mani aperte e volte verso terra e tiene così il manto aperto sul candore luminoso della sua casta persona e veste. Lei lassù, sulle nuvolette leggere… e Gesù qui, presso me nella sua veste candida.
3La notte passa così. Contemplando la Madre e parlando degli amici romani e… dei non amici.
Dolore corredentore[183].
4Che dolore! Viene il brivido sin sulla schiena tanto è forte ciò che provo al costato sinistro.
Madre Vittima per i peccati degli uomini[184].
5In compenso dell’atroce soffrire, Gesù è meco sempre e rinnova il miracolo del dissetarmi del Sangue del suo Cuore aperto e dell’immergermi nel fuoco del suo Cuore1… La beatitudine…
6E Maria Ss. viene al pomeriggio. Sempre come il 31 maggio e 1° giugno. E dopo avermi detto che è felice che si dicano a Roma i Rosari insieme “perché la preghiera è più efficace se fatta in molti“, mi dice:
7“Vuoi sapere perché mi vedi con questo insolito manto di penitenza, di lutto quasi, benché non pianga più e raggi la gioia del mio cuore? Ecco. Te lo dico. E ti rivelo un nuovo titolo col quale voglio che tu mi invochi.
8Per quanto non si mediti, e non si accetti, e non si creda, sul mio dolore, e la descrizione di esso paia avvilente, e la si voglia negare, proprio perché non si sa meditare sul mio dolore di madre e di credente, io sono stata la vittima insieme al Figlio mio. E lo sono. Perché ogni offesa a Lui fatta percuote il mio cuore, flagella il mio amore per Lui, così come ogni suo soffrire di quel giorno di Passione fu flagello, percossa, spina, chiodo, urto, caduta mia.
9E allora, ora che una furiosa, instancabile, sempre più violenta grandine di offese viene scagliata dall’Umanità contro il suo Signore, io vesto il manto di penitenza, io, la vittima col Figlio mio, la divina Vittima.
10Vedi? Sto col gesto supplice che avevo nel Sepolcro al momento del mio completo sacrificio e della mia suprema preghiera per gli uomini. Imploro e spargo grazie… 11Raccolgo preghiere e riparazioni… Mi offro e offro. 12Imploro il Padre, e pietà dal Padre. Conforto con le mie grazie i fedeli. Raccolgo le loro preghiere e riparazioni. Le offro per consolare l’Amor del mio Cuore. E per farle potenti mi offro con voi, io, Madre vittima della e per la Umanità.
13Salutami, Maria, così: “Ave, Maria, Madre Vittima per i peccati degli uomini, prega per noi“. Il mio nuovo titolo è questo:
14Maria immacolata vittima trafitta dai peccati del mondo.”
15E Gesù assente… Poi Maria Ss. scompare, ma resta Gesù, ancora, ancora…
La Madonna del sorriso[185].
16La Madonna non ha più il manto grigio. Non guarda più ad oriente. Ma guarda me, viene sino a me, fulgida di vesti candide e di luci celesti, soavissima nel sorriso e nello sguardo.
Vedere Maria nelle sue immagini[186].
17Mi vengono portate delle immagini perché vi apponga una dedica. Il sangue mi si aduna al cuore per l’emozione di vedere Lei, la mia Madonna, quale la vedo da anni e quale mai, nonostante molte ricerche, avevo trovata somigliante nelle immagini… La farò ingrandire, perché anche quando Ella non c’è i miei occhi vedano la sua effigie. Quella almeno. La collocherò là dove la vedo apparirmi per scendere sino a me col suo dolce passo.
43. Apparizione della Madre Consolatrice[187].
Apparizione della Vergine.
1La spiegazione di Azaria, che certo verrà, è preceduta in questa domenica dal sorriso della Vergine Immacolata, perché appare1 in tale veste bianca come nelle apparizioni di Lourdes e Fatima ma senza fascia azzurra o cordone dorato: un semplice cordone bianco come la veste gliela tiene raccolta alla cintura e il dolce oro dei capelli appare perché non ha né velo, né manto. È la Soave biancovestita come lo era sovente nelle estati a Nazaret. Solo che ora la sua veste è splendida più di tutte le stoffe terrene e pare di un lino veramente ultraterreno.
La Vergine Consolatrice.
2È da ieri sera che mi conforta e sorride, e nei miei dolori che mi impediscono ogni sonno – che sarebbe evasione per qualche ora dai troppi crucci che mi opprimono – la ritrovo sempre presente ad ogni uscire dal dormiveglia interrotto, che è l’unico riposo della carne stanca, sfinita, e che non può veramente riposare in un vero sonno. Il suo candore, l’emanazione candida del suo Corpo glorificato e l’inesprimibile espressione del suo Volto raggiano come stella nella stanza buia e nel mio cuore afflitto. Passa così la notte, e la Madre soave è ancora qui al mattino e poi nelle ore che procedono nel giorno. Sola con Lei, la venero con le mute parole dello spirito e non chiedo nulla perché so che sa tutto, perché so che è qui per consolarmi e non è necessario che io glie lo chieda perché la Madre precorre ogni richiesta di quelli che sa suoi figli… In questi pensieri passo le ore.
L’arte di saper chiedere a Maria.
3Molti diranno: “Io avrei chiesto questo e questo”. Io, se un latente chiedere è in me, posso avere soltanto questo: “Fa’ tu ciò che sai meglio”. Io non chiedo, per me, nulla di nulla. Dio sa quale è il meglio, Maria sa quale è il meglio. Perciò io dico: 4“Fate Voi per il meglio…” ed è la pace assoluta. Una pace che galleggia al di sopra di tutto quanto gli uomini scatenano con le loro cattiverie, egoismi, viltà, menzogne e simili brutte cose soffiando queste brutte cose sul piccolo mare del mio spirito che di suo è placido perché riflette il Cielo.
Guai ai turbatori degli strumenti di Dio.
5Penso: quale castigo avranno quelli che turbano gli spiriti dedicati tutti al servizio del Signore?
6E la Madre Purissima mi risponde:
7“Quello che Gesù ti ha spiegato in molti dettati. E che, nel tuo caso, hai già notato verificarsi più volte. Perché è inutile dare altri nomi a ciò che avviene a questo o a quello che hanno mancato alla loro missione presso di te o ti hanno dato dolore e turbamento. Il nome è quello che sai.
8Figlia mia, ti ricordi quell’ora di mesta pace nella quale ti apparii in veste di Servita e ti attrassi a me, sotto al manto nero, a proteggerti mentre piangevo guardando verso settentrione2? Ora ti spiego il significato di quella profetica visione.
Il Portavoce affidata alla tutela dei Servi di Maria.
9Mio Figlio, e non posso per ora spiegartene le ragioni, ti aveva messa sotto la tutela dei Servi di Maria perché sola non puoi stare, figlia mia, col tuo grande tesoro. Anche a me l’Eterno aveva dato la tutela di uno sposo, inutile per il generare, necessario per tutelare, quando stava per scendere in me il Tesoro del cielo e del mondo. Ben avrebbe potuto compiersi la mia divina Maternità anche senza Giuseppe. Ma, e per lo scandalo di una non sposata generante un figlio, e per il segnale che questa maternità in una innocente avrebbe dato a quell’instancabile scrutatore di anime che è Satana, ed infine per la necessità che un pargolo ha di un padre a protettore, la Sapienza Ss. mi impose lo sposo. Tutte le ragioni suddette mi si illuminarono dal momento in cui lo Spirito Santo mi si infuse facendomi Madre. Allora compresi la giustizia del mio matrimonio che fino allora avevo accettato per ubbidienza.
Contravvenzione dei Servi di Maria.
10Ebbene, figlia mia, anche a te Gesù aveva dato una tutela. 11Quella tutela. Non indagare perché fu quella e non altra. 12Tanto varrebbe voler indagare perché il dodicesimo apostolo fu Giuda di Keriot e non, ad esempio, uno dei santi ed umili pastori. Ebbene, io ti ho accolta sotto il manto nero di Servita, io che in quella veste piangevo perché vedevo – e puoi capire dove guardassi – perché vedevo che troppo si contravveniva ai decreti del mio Gesù sull’Opera, sullo strumento e sul modo di trattare quella e questo. Perché tu non sentissi troppo vuoto là dove per un suo speciale e sempre adorabile motivo il mio Gesù ti aveva messa, io, a farti sentire tutta la protezione della Regina dell’Ordine e dei figli di quest’Ordine che per una vita perfetta sono meco in Cielo, ti ho attratta a me, presso il mio cuore, protetta dal mio manto mentre piangevo per coloro che mancavano al loro compito
I suoi non lo ricevettero.
13Ma, o figlia mia, tu non ti sconfortare. Abbi presente la Mamma anche in questa contingenza. Come sei simile alla tua Mamma quando, forestiera in Betlemme e carica della Parola incarnata, invano bussava alle porte chiedendo aiuto, ricovero, pietà! Pietà più per la Parola che portava che per sé stessa, povera donna pesante di maternità e stanca del lungo cammino… Il nostro Giovanni la dice la grande verità su queste ripulse, su queste sordità a comprendere, su queste tiepidezze o geli ad accogliere la Parola: “Il Verbo, la Luce, splendé nelle tenebre ma le tenebre non la compresero. Il Verbo, la vera Luce, era nel mondo, ma il mondo non la conobbe. Venne alla sua casa e i suoi non lo ricevettero”[188]. E per non ricevere Lui respinsero anche Colei che lo portava e che, agli occhi di Israele, non era che una povera donna alla quale “era impossibile che Dio si fosse concesso”. Perciò era una truffatrice, una menzognera che cercava con menzogna protezioni e onori immeritati.
Il momento di Dio viene e passa.
14È sempre così, figlia diletta. Noi siamo invise, perseguitate, schernite, incomprese, perché portiamo la Parola che il mondo non vuole accogliere. E noi andiamo, stanche, addolorate, di cuore in cuore, chiedendo: “Per pietà, accoglieteci! Pietà di voi. Non già di noi. Perché noi, in questo dono che portiamo, abbiamo, è vero, il nostro peso, la nostra croce di creature, ma anche la nostra pace e gloria di spiriti e non chiediamo di più. Ma della Parola, della Parola che vi portiamo perché sia data, perché è Vita, a coloro per cui è stata in noi deposta, noi siamo sollecite e affannate…”. Quanti, in Betlem, dopo che la gloria del Signore si manifestò con la Risurrezione, e la sua Dottrina si diffondeva nel mondo, non avrebbero voluto aver accolto la Portatrice della Parola in quella gelida notte di Casleu per poter dire: “Noi l’abbiamo riconosciuta”. Ma ormai era tardi! Il momento di Dio viene e passa. Ed i rimpianti tardivi non riparano l’errore. Questo andrebbe ricordato a chi di dovere.
L’amorosa e segreta adorazione è sufficiente.
15Ma tu non ti affliggere. Agli occhi di Dio sei giustificata così come lo ero io per dare alla luce il Re dei re in una spelonca fetida. Non nostra la colpa del non onorare degnamente il Verbo che si effonde, ma di coloro che ci vietano di onorarlo pubblicamente. L’incenso della nostra amorosa e segreta adorazione è sufficiente a sostituire ogni altro onore che ci si nega di dare al Verbo in noi deposto. 16Sorridi, figlia mia, e spera ricordando che l’Onnipotente può suscitare figli di Abramo anche dalle pietre e non ti lascerà senza conforto e aiuto di guide sacerdotali, suscitando chi di dovere per questo dovere così come ti ha concesso, proprio al giusto momento, il maestro angelico a tuo aumentato conforto…”
Il rispetto degli angeli per Maria.
17E Maria Ss. splende più che mai gloriosa e dolce mentre riceve il saluto angelico di Azaria, la cui luminosa presenza par tenue rispetto alla luminosissima Vergine. E Azaria parla stando inginocchiato con le braccia incrociate sul petto, a capo chino, di fronte a Maria come fosse di fronte ad un altare.
Per rispondere alla lettera da P. Migliorini
Il Portavoce attende la volontà di Dio[189].
18Ricevo lettera da P. Migliorini… Azaria mi ordina:
19“Scrivi al Padre queste parole: “Il Signore vuole che io, Maria, attenda a darle risposta dopo la novena allo Spirito Santo, perciò dopo la Pentecoste. E fino alla mia risposta, che non sarà altro che il trasmetterle il volere di Dio sul nostro caso, lei, reverendo, non proceda a nessun passo definitivo circa la mia questione. Indaghi amichevolmente, interroghi blandamente il Rev. P. Generale (ché ormai può farlo) e i Reverendi Consiglieri o amici degli stessi, e mi faccia avere entro il 9 giugno le sue conclusioni, alle quali il Signore risponderà”.”
44. Il Cuore Immacolato[190].
Visione del Cuore Immacolato di Maria.
1Ho la visione e la comprensione di quello che è il Cuore Immacolato di Maria.
2Visione: uno splendidissimo cuore simile a una raggiante luna, simile a luminosa perla dalla luce lunare. Siamo soliti a vedere il Cuor di Gesù emanante raggi d’oro, fiamme d’oro. 3Una raggiera intorno al suo rosso Cuore. Ma questo di Maria è tutto luce. Una paradisiaca luce! Più bianca di Ostia raggiante in un ostensorio! Più luminoso di luna splendente in tersissimo cielo! Più vago di enorme perla! Tutto luce! Che bellezza!… Splende là, al centro del petto purissimo… Un candore che brilla nel candore del corpo glorificato di Maria Ss. di Fatima. E per essere splendore che supera lo splendore purissimo di tutta la Vergine, pensi ognuno quale splendore deve essere…
Lezione dello Spirito Santo sul Cuore Immacolato di Maria.
4E lo Spirito Santo mi dà questa lezione e comprendo:
5“Da quel Cuore vennero le stille per formare il Cuore all’incarnato Verbo. Da quale candore doveva venire quel sangue necessario a formare l’embrione umano del Ss. Figlio di Dio! Sangue purissimo da purissima sorgente. Candore che sgorga da fonte immacolata per circondare di candore l’anima creata al Verbo, concepito dall’Amore col Candore. Sui palpiti di stella purissima di questo Cuore, Delizia mia, si è informato il pulsare del Cuor divino. Pensa tu quale perfezione totale di sentimenti e di movimenti avrà avuto questo Cuore immacolato sul ritmo del quale – ritmo di palpiti fisici, ritmo di palpiti morali, ritmo di palpiti spirituali – si formò ad esser Cuore d’Uomo-Dio il cuore del Figlio concepito dalla Vergine.
6Guarda, guarda, beati. Non c’è luce più bella in Paradiso, dopo la nostra, di questa. E non c’è luce più dolce. Non c’è. 7Noi, i Tre gloriosi, troviamo in questa luce la gioia nostra. I beati la loro. Gli angeli la loro. Il Paradiso splende di questa luce dell’immacolato Cuore di Maria nostra. Quella luce che tu dici indescrivibile, ed è voce e letizia del Paradiso, promana da questo Seno, da questo Cuore dell’eterna Vergine. Volesse l’uomo che si spandesse sulla Terra! Sarebbe la seconda redenzione, il secondo perdono… la finale salvezza! Oh! il perdono del mondo! Il perdono al mondo per Maria! Ma il mondo respinge la Madre che lo partorirebbe alla pace.
8Ama, ama per tutto il mondo. E la luce del Cuor di Maria ti penetrerà della gioia che fa Noi stessi beati.”
9Mi letifico guardando il raggiante Cuore-Ostia di Maria Immacolata, dalla luce intensa e soavissima di perla accesa…
45. Consiglio di Maria Ss. di Fatima[191].
Le figlie ereditano dalla mamma il cuore
1Dopo avermi tenuta per molti giorni di questa sua novena sotto il luminoso splendore della sua apparizione, Maria Ss. di Fatima mi parla dicendo così:
2“Figlie mie dilettissime, abbiate l’anima di Lucia, Giacintina e Francesco, che mi ebbero perché erano semplici come le loro pecorelle. Sappiate guardare sempre in alto, perché la Madre non scende nel fango, ma si libra su voi dall’azzurro del Cielo. Con il mio candore per veste dell’anima, con lo spirito orante come le mie mani congiunte in preghiera per pietà dei mortali, con la mitezza del mio sorriso per far dolce la vita di comunità, con soprattutto un cuore per quanto è possibile immacolato, perché le figlie ereditano pure dalla mamma il cuore e la sua ereditarietà, imitatemi, amatemi, elevatevi.
I figli di Maria si amano in Maria e in Gesù.
3Non parlo a Maria della Croce[192]. Ella è nel mio cuore, unica cuna per darle pace. Nel mio cuore trafitto può entrare la povera colombina stanca, e stare per dissetarsi alle lacrime compassionevoli della Mamma su di lei e per riposare dimenticando che c’è l’odio nel mondo, perché sarebbe troppo penoso per lei proseguire senza che il mio amore la consoli. 4Amatevi, però, voi tre e lei una. Amatevi in me e nel mio Figlio Ss. che vi ha unite nell’amore per un grande desiderio del suo amore.
Cuori che meritano la visita di Maria.
5Ad Iria c’è una nuova cattedrale. Bella. Ma io voglio le piccole cappelle dei cuori amanti il mio Cuore. Sono più profumate d’amore e più ripiene di rose. Fate che io possa scendere nei vostri cuori a comunicarvi la mia dolcezza e ad ammaestrarvi nell’accettazione costante del divino volere. 6Accettazione che mi ha fatto Regina perché si incorona chi si scorona. Ossia la corona della santità si posa sugli spiriti che sanno levarsi la corona della loro umanità accettando di servire il Signore in ogni cosa.
7La mia benedizione sia su di voi.”
Apparizione della Madonna e i tre pastorelli.
8La sera avanti, 12 maggio, mostrandosi bellissima quale certo la videro i tre pastorelli in alto dell’elce, mi disse con un sorriso da rapire all’estasi: “Ti benedico, figlia mia diletta. Tutte le benedizioni della Mamma, tutto l’amore del mio Cuore a consolarti per tutto. Ti benedico, figlia diletta. Ti benedico”. E nel mio gran soffrire fisico e morale mi sono addormentata placida, come se tutto si fosse calmato per il sorriso e le parole di Maria.
46. Visioni mariane.
La Madre della Parola che è Vangelo[193].
1Vedo la gloriosissima Maria nel Cielo. Sola nell’azzurro paradisiaco. Bella come nella Assunzione e in tutte le visioni paradisiache. La Voce dell’Eterno Padre e un raggio di luce divina nella gran luce del Paradiso me la indicano come la Beatissima, avvolgendola di un indescrivibile splendore. Dice l’Eterno Padre: “Ecco Colei nella quale riposa ogni speranza di salvezza per la Chiesa e per l’Umanità: nella Madre della Parola che è Vangelo“. Mi perdo estatica nel contemplarla.
La Madonna di Fatima e il Rosario[194].
2A Fatima coi pellegrini. Le orazioni nella notte e nella Conca sparsa di lumi… E Maria Ss. di Fatima al mio fianco… 3Anche al mattino, mentre è qui, in stanza, P. Berti… E Maria mi sprona a molto pregare col Rosario, per il Papa, il Clero, la pace e l’Italia. Il Rosario è la valida difesa del Papato, Chiesa, della Pace e della nostra Patria. Dice che per questo è apparsa a Roma[195] e per scuotere gli increduli, gli indifferenti, gli ostili e contrari al soprannaturale, gli increduli anche sull’Opera che è “gloria di suo Figlio e nella quale è salute per tanti“.
Volere di Maria[196].
4Maria Ss. dice: “Benedico, ma voglio fedeltà alla recita quotidiana del Rosario“. Benedice senza gesti, con lo sguardo e l’amore, le corone mie, di Marta, Eroma, Anna Maria e Maria Teresa.
47. Apparizione della Madonna
di Lourdes[197].
Il peso della mia infermità.
1Mi rammaricavo di non poter vedere passare Maria Ss. Immacolata, portata in processione… Sono queste privazioni a prender parte ai riti della Chiesa che mi fanno sentire il peso della mia infermità… Sono 15 anni, fra 10 giorni, che non metto più piede per le vie, che non vado più in chiesa, che non vedo cerimonie… Dal balcone Marta può vedere qualcosa, io niente… Sola nel mio letto mi rammaricavo così fra me, mentre sentivo avvicinarsi i cori delle voci inneggianti a Maria Ss…
Contemplazione dell’Immacolata.
2E Maria Ss. viene a me: viva, vera, come a Lourdes… Una delle estasi più forti che io abbia avuto, e più complete. Il mondo totalmente abolito intorno a me. Maria sola da Maria sola… Ho avuto ben più che il veder passare una statua…
3Sono tornata alla… – come dire? – alla conoscenza di ciò che è mondo, dirò, dopo circa un’ora, penso, perché quando Ella venne ancora era luce di giorno e quando mi lasciò era buio fitto. E mi trovai col volto bagnato di pianto. Non mi sono accorta di piangere di gioia mentre la pregavo per la Chiesa, il S. Padre, l’Italia, l’Ordine dei S. di M., il Clero tutto, e le persone a me più care, né mentre venerandola e contemplandola dicevo le 15 poste del Rosario davanti a Lei così bella, così dolce, così luminosa, così beata… Ma è pianto di gioia… e non fa male. È sfogo del cuore che si liquefa di gioia in queste ore di contemplazione e di dono celeste…
4Come era bella! Come era bella! Cosa mi ha lasciato nel cuore di gioia, di pace!… Che ne sia benedetta! E con Lei il suo Ss. Figlio che mi concede questi balsami in tanto mio soffrire.
48. Contemplazione del Paradiso[198].
Inizio della contemplazione.
1Che bello! Che bello! Che bello ciò che io vedo!
2Cercherò di essere esattissima e chiara nel descriverle ciò che mi ha portato la Comunione.
3Che io fossi felice, ella lo sa già. Ma quale beatitudine e quale vista gaudiosa mi fu concessa dal momento dell’unione eucaristica in poi, no. Fu come un quadro che mi si svelasse per gradi. Ma quadro non era: era contemplazione. Me ne sono raccolta per un’ora buona senza altro pregare che questo contemplare che mi rapiva oltre la Terra.
4Si è iniziato subito dopo aver ricevuto la sacra Particola e credo che a lei non è sfuggito come fossi lenta a rispondere e a salutare; ero già avvolta. Ciononostante ho detto ad alta voce tutto il ringraziamento mentre sempre più viva veniva a me la visione. E poi mi sono messa quieta, ad occhi chiusi come dormissi. Ma non sono mai stata tanto sveglia col mio io completo come in quest’ora.
5La visione dura, nella sua fase finale, ancora mentre io scrivo. Scrivo sotto lo sguardo di tanti esseri celesti che vedono come io dico unicamente ciò che vedo, senza aggiungere particolari o portare modifiche. Ed ecco la visione.
La Mamma Ss.
6Non appena ricevuto Gesù, mi sentii la Mamma, Maria, al lato sinistro del letto che mi abbracciava col braccio destro attirandomi a sé. Era col suo abito e velo bianco come nelle visioni della Grotta, in dicembre[199]. Nello stesso tempo mi sentii avvolta da una luce d’oro e da un soave, indescrivibilmente soave colore, e gli occhi del mio spirito cercavano la sorgente di esso che sentivo piovere su me dall’alto. Mi parve che la mia camera, pur rimanendo camera come è nel pavimento e nelle 4 pareti e nelle suppellettili, non avesse più soffitto ed io vedessi gli azzurri sconfinati di Dio.
Lo Spirito Santo.
7Sospesa in questi azzurri, la Divina Colomba di fuoco stava a perpendicolo sul capo di Maria, e naturalmente sul mio capo, perché io ero appoggiata gota a gota a Maria. Lo Spirito Santo aveva l’ali aperte e posizione eretta, verticale. Non si muoveva, eppure vibrava, e ad ogni vibrazione erano onde, lampi, scintille di fulgore che si sprigionavano. Da Esso scaturiva un cono di luce d’oro il cui vertice partiva dal petto della Colomba e la cui base fasciava Maria e me. Eravamo raccolte in questo cono, in questo manto, in questo abbraccio di luce gaudiosa. Una luce vivissima eppure non abbagliante, perché comunicava agli occhi una forza nuova che aumentava ad ogni bagliore che si sprigionava dalla Colomba, aumentando sempre il bagliore già esistente ad ogni vibrazione di Essa. Sentivo l’occhio come dilatarsi in una potenza sovrumana, quasi non fosse più occhio di creatura ma di spirito già glorificato.
Dio-Padre.
8Quando raggiunsi la capacità di vedere oltre, per merito dell’Amore acceso e sospeso sopra di me, il mio spirito venne chiamato a guardare più in alto. E contro l’azzurro più terso del Paradiso vidi il Padre. Distintamente, per quanto la sua figura fosse a linee di luce immateriale. Una bellezza che non tento descrivere perché è superiore alle capacità umane. Egli mi appariva come su un trono. Dico così perché mi appariva seduto con infinita maestà. 9Ma non vedevo trono, poltrona o baldacchino. Nulla di quanto è forma terrena di sedile. Egli mi appariva dal lato alla mia sinistra (verso la direzione del mio Gesù crocifisso, tanto per darle una indicazione, e perciò a destra del suo Figlio) ma ad una altezza incalcolabile. Eppure lo vedevo nei più minuti dei suoi luminosissimi tratti. Guardava verso la finestra (sempre per darle una indicazione delle diverse
49. L’appello della Madre[200].
Tornate sui sentieri del Cristo.
Dice Maria:
1«E poiché sono la Madre, parlo io pure stringendovi al seno per indurvi alla fede, miei figli che vedo morire, nutriti come siete di tossico di morte.
2Ve ne prego, per quel mio Figlio che ho dato con dolorosa gioia per la vostra salvezza, tornate sui sentieri del Cristo. Avete scritto il suo Nome santissimo sui vostri sentieri. Ma è un profanarlo. E se non fosse che il Nemico vi offusca la mente e vi regge la mano forzandola a scrivere ciò che il buon senso non potrebbe indurvi a scrivere, quel Nome benedetto non lo scrivereste sulle vie per le quali Satana viene a voi e sulle porte dei vostri grotteschi templi di senza-Dio.
3Ma io dico per voi al Padre: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”[201]e vi chiedo al Padre santo, poveri figli irretiti da Satana. Io ho vinto Satana in me e per gli uomini. Esso è sotto il mio piede. Lo vincerò anche in voi purché veniate a me.
La mediatrice di tutte le grazie.
4Io sono la Madre. La Madre che l’Amore ha fatta madre del bell’amore. Io sono quella in cui riposa, come in un’arca, la manna della Grazia. Colma ne sono di Grazia, né Dio pone limite al mio potere di effonditrice di questo divino tesoro. Io sono la Madre della Verità che in me si fece Carne. Io sono la portatrice della Speranza dell’uomo. Attraverso a me la speranza dei patriarchi e dei profeti è divenuta realtà. Io sono la sede della Sapienza che mi fece sua e Madre del Figlio di Dio.
5Venite, che io vi porti al Cristo tenendovi per mano, con questa mia mano che ha sorretto i primi passi del Gesù-Salvatore per le vie della terra e che gli ha insegnato a camminare perché sollecito salisse al Golgota per salvare voi, a me più cari, perché i più infelici fra tutti gli uomini, i condannati che lotto per strappare al potere che vi trascina all’abisso, per salvare al Cielo.
6Guardate quanto ho pianto per voi. Ché voi non siete coloro che cadono trascinati da peso di carne, così impetuoso e improvviso che vi abbatte senza darvi tempo e modo di reagire. Voi siete quelli che tenacemente, scientemente, commettono la colpa che non è perdonata, l’ha detto il Figlio mio.[202] Voi negate la verità per farvi, di menzogne nefande, delle verità. Voi divenite luciferi. E potreste esser angeli!
La mite agnella e la più pacifica dell’ulivo.
7Non chiedo molto da voi. Sol che mi amiate come una Madre, sol che mi chiamiate. Il mio nome sarà già miele alle vostre labbra attossicate. E sarà salvezza perché dove è Maria là è Gesù, e chi ama me non può non amare la Verità che è il Figlio delle mie carni. 8Io non rimprovero, Io non condanno. Io amo. Unicamente amo.
9Non vi devo far paura perché sono più mite di agnella e più pacifica dell’ulivo. Tanto mite che, superando le agnelle, ho lasciato che mi venisse strappata dal seno la mia Creatura e mi fosse sacrificata su cruento altare senza reagire, senza maledire. Tanto superiore all’ulivo, che ho fatto, da me stessa, di me stessa uliva nella mola, e mi sono fatta torchiare dal dolore per stillare dal mio verginale e materno cuore immacolato l’olio per medicare le vostre ferite e per consacrarvi al Cielo.
10Posatemi nel grembo la testa malata. Io la guarirò e vi dirò le parole che la Sapienza mi dice per condurre voi alla Luce di Dio.»
50. Considerazioni sul veggente Cornacchiola[203].
Doni concessi al Portavoce.
1Voglio chiudere questo 1947 parlando di Maria Ss. Ma sono parole mie, però.
2La Ss. Vergine mi aveva promesso “un gran dono” per Natale. Ne ho avuti molti di doni per Natale. E di molti generi. Alcuni amarissimi, altri sapienti, uno… dolcissimo. Ma quello è segreto. Eppure non reputo che “il gran dono” sia questo. Dico che il gran dono è proprio il I° (vedere in data 25-12)[204] così come l’ho pensato dal primo momento che feci l’inventario dei doni soprannaturali o naturali avuti il 25-12. Sì. 3Il I° e il II°[205]. I due che più mi hanno modellata in Cristo… 4Amarissimi come il suo calice. Speriamo meritori come un suo patire. La complessa passione di Cristo che si completa in me. Grazie, mio Signore.
Il fascicolo sulla “Madonna delle 3 Fontane”.
5Ma oggi voglio commentare il fascicolo sulla “Madonna delle 3 Fontane”, che mi fu portato a leggere per Natale e che devo riconsegnare domani al suo proprietario. Il fascicolo è scritto da Giulio Loccatelli, Edizione Unitas, e ha per titolo: 6“La Madonna è apparsa e ha parlato nella grotta delle Tre Fontane“. 7È stampato coi tipi della Soc. Anon Il Giornale d’Italia, Roma, Via dell’Umiltà 48, 4 ottobre 1947. Specifico così perché chi un giorno leggerà questo quaderno capisca bene cosa ho letto e cosa ho commentato, e quando.
Preconcetti sui veggenti.
8Non trovo per nulla strano che Maria Ss. sia apparsa a un grande peccatore, a un uomo che, per essere uomo e per il suo astio verso la Chiesa e la Vergine, non si potrà certo dire che… 9era un isterico, un affetto da allucinazioni spirituali essendo un… fissato religioso. No. Non si potrà certo dire questo, di questo signor Cornacchiola. Lo si dice di me, lo si è detto di Bernardetta, di Lucia, Francesco e Giacinta, lo si è detto della Neumann. Fanciulli e donne: esseri anormali per i.… cosiddetti scienziati, i quali in realtà non sono, a mio vedere, che i veri increduli e atei, anche se vestono veste talare, atei perché negano che Dio possa manifestarsi miracolosamente in proprio o attraverso il manifestarsi della sua Vergine Figlia, Sposa e Madre di Dio, o dei Santi e Angeli.
10I fanciulli possono supporsi… suggestionati da racconti… 11Comoda ragione che si dànno coloro che non sanno credere alla Potenza e Misericordia divine. Le donne possono supporsi… allucinate, perché soggette a.… imperfezioni o leggi di natura femminile che le porta a.… delirare per darsi un compenso per quel che non hanno avuto: un marito. Altra comoda ragione che si dànno i suddetti che non sanno credere alla Potenza e Misericordia di Dio e, non sapendo corrispondervi in modo tale da assottigliare la separazione visiva e comprensiva fra le creature e Dio, al punto da poter “vedere e sentire” cose di celeste rivelazione, dicono “malattia fisica” ciò che è perfezione psichica e spirituale che la Bontà divina concede a coloro che ardono e si consumano in un unico amore e desiderio: amore a Dio e desiderio di Lui.
Il veggente Bruno Cornacchiola.
12Ma il Cornacchiola non è un fanciullo. E non è una donna. 13Anzi non era neppure uno di quegli uomini miti che hanno un cuore di fanciullo o di donna dolce e mite. Era un violento. 14Anche se non fosse scritto nel fascicolo, basterebbe guardare la sua fotografia per capire che lo era. Volto duro, aggressivo, di sovversivo, scarnato dalla bile che lo divorava, arso dalla vampa della sua passione anticattolica, occhi… mi si perdoni, più da delinquente che da uomo normale. Un magnifico esemplare di agitatore rivoluzionario, atto a predicare odio e sommossa alle folle… E infatti… odio e sommossa predicava contro la Chiesa di Cristo, il gregge di Cristo, contro Dio, la Vergine…
15Non so quando gli fu fatta quella fotografia che è nel fascicolo. Se prima o dopo l’Apparizione. Ma se anche è posteriore all’apparizione devo dire – e non me ne stupisco, perché so quanto tempo richiedono le convalescenze spirituali da intossicazioni infernali perché ritorni al volto un’espressione non diabolica ma serena di uomo amante e amico di Dio – devo dire che ancora il suo volto non si è pacificato. Certo, in questa foto egli ha ancora sul volto l’effigie che l’Odio gli aveva scalpellato, quell’effigie che egli alzava proterva contro il suo Creatore, contro la dolcissima Vergine e Madre, per urlare Loro il suo odio…
16Dico: non mi fa stupore che sia apparsa a un peccatore, a un protestante. Anzi dico che poté avvenire benissimo. Prima di tutto perché un’anima, più anime (quelle della intera famiglia Cornacchiola) si sono salvate. Poi perché così i soliti negatori di noi veggenti non potranno sventolare le solite ragioni di… 17infantilismo suggestionato e di isterismo allucinato. Vorrei che a molti peccatori e nemici di Dio e della Chiesa apparisse Dio e la Vergine, sia per convertirli, come fu di Saulo sulla via di Damasco, sia perché il mondo incredulo si persuada che Dio può tutto e vere sono le sue manifestazioni agli spiriti.
18E andiamo avanti. Leggo a pag. 6, alla 6° riga del capitolo: 19“Il fattorino veggente (le 4 apparizioni)”, “…molto versato nello studio della Bibbia e degli Evangeli”.
20Buon per lui! Io sono tanto niente versata, che da quando è finita l’Opera, e perciò non ho più il bisogno di verificare le parole udite nei dettati come riportate dalla Bibbia e di mettere i cap. e i versetti (sono ormai 8 mesi e 3 giorni) non apro più la Bibbia. Se la tocco è per spolverarla. Tanto! Che l’apro a fare? 21Non ci capisco niente come dottrina, simbolo, ecc. ecc. 22Storicamente, quanto è prima di Cristo non mi interessa molto, e quanto è nei Vangeli… lo so come cronista degli stessi. Perciò lascio chiuso tutto… e leggo i ricordi che ho dentro di me: la mia unica spirituale lettura…
23Ma quelli che dicono che io scrivo parole ispirate “perché sono colta ecc. ecc.”, mentre non è vero, perché non infirmano il dettato del Cornacchiola, “che è molto versato ecc. ecc.”, come scritto dallo stesso? Per coprire di fango (tentare di coprire di fango) Maria Ss. Immacolata, i dogmi, la Chiesa ecc. ecc., deve aver ben letto, sviscerato, cercato il pelo nell’uovo, ossia le… pseudo contraddizioni che, a furia di guardare col microscopio dell’odio ateo, si potranno forse trovare nella tradizione e anche in qualche cosa più alta della tradizione!
24Io, nulla di tutto questo. Ho sempre creduto, semplicemente, a quanto la Chiesa mi ha proposto di credere. Creduto. Così. Senza ragionare per darmi spiegazione di ciò che è mistero. Ho creduto, come dice Gesù, “con beatitudine di fede assoluta”.
La sorpresa di avere Gesù per Maestro.
25Beati coloro che sapranno credere senza vedere[206]. Mai avrei pensato, sino al 1943, 23 aprile, Venerdì Santo, che il Maestro divino volesse, da Amico divino che mi guidava da decenni, farsi mio Maestro e rivelarmi tanti misteri e fatti; mai avrei pensato di poter capire cose tanto alte mentre il lume del suo Raggio mi faceva capace di capire. Ora so il succo delle verità più profonde, ma la bellezza della lezione si è perduta. 26Per riaverla devo ricercare il dettato, e nonostante questo la capisco male, perché fuor dalla divina Luce capisco poco anche quello che in un dato giorno compresi… Ma non mi importa. Continuo a credere, semplicemente. Un giorno verrà che capirò tutto. Tutto. Ossia Dio. Quando conoscerò e possederò Iddio, capirò tutto. Tutti i misteri. Tutte le verità. 27Tutte le lezioni. E in eterno!
Paura infantile delle apparizioni.
28Andiamo avanti. Giungiamo alla descrizione dell’Apparizione. Trovo vero il non spaventarsi dei piccoli, né del Cornacchiola, nel vedere Maria. Il soprannaturale celeste non spaventa mai, al massimo può stupire.
29Io, sin dall’infanzia, ho sempre avuto una grande paura delle apparizioni. Anche in collegio, quando le suore dicevano: 30“Pensate se apparisse Gesù! Che gioia“, io dicevo: “No, per carità! Se non potessi uscire dalla porta, scapperei giù dalla finestra“[207]. Mi ricordo il terrore che ebbi una sera che rimasi chiusa per sbaglio nella cappella del collegio. Era giugno. Il Sacro Cuore era sull’altare maggiore. Avevo chiesto di poter andare a salutarlo mentre finiva la ricreazione. E mi fu concesso… Non so come, non sentii la conversa chiudere le porte. Dovevo pregare proprio intensamente… Quando… 31tornai in me e mi avviai alle uscite (3 porte) le trovai tutte chiuse. Tornai all’altare e feci per passare dalla sagrestia… Ma, sventuratamente, alzai gli occhi al simulacro… e, per un giuoco di luce lunare, mi parve che si muovesse, chinandosi verso me. 32Divenni pazza di terrore. Urlai tanto, scalciai tanto che, nonostante che la cappella fosse isolata, mi sentirono e mi soccorsero… Se non mi avessero sentita, alla mattina mi avrebbero trovata morta di paura.
Il soprannaturale celeste è pace e gaudio.
33Questo per dire se ho paura di ciò che esce dal naturale. 34Eppure, quando l’amore di Gesù si mutò da interne parole a interne visioni, brevi, soavi o tristi che fossero, e poi, crescendo sempre più, divenne abbraccio, manifestazione di voce, di presenza, contatto – quello che è ora, da 4 anni e 8 mesi – non ebbi paura alcuna. Anzi! Mani forti e dolci del mio Salvatore, mani che mi carezzate e curate posandovi sugli organi più malati e nelle crisi più pericolose, per darmi la vita a servire ancora il mio Signore, mani trafitte, abbandonate al mio esame, tenere, tiepide manine di Gesù Infante deposto da Maria sul mio letto, piccoli piedi rosei, gelati, dati a scaldare a me, e luminosi piedi del Risorto col carbonchio raggiante della ferita dati a baciare, morbidi capelli del Cristo, vellicanti il mio volto nell’abbraccio, calore della carne di Cristo, spalla forte e amorosa, Sangue bevuto dal Cuore aperto, fra le fiamme che non dànno dolore di bruciatura ma ineffabile ristoro, e morbido seno di Maria, mani regali e materne così lievi e pure, e sorriso, di Giovanni, e bontà inesprimibile di Giuseppe patriarca, e voi tutti che a me venite, così buoni, così buoni, così amici, e belli, gioia della mia vita di vittima, no, non mi fate paura. Il soprannaturale celeste è pace e gaudio. Questo solo è.
Il soprannaturale celeste è pace e gaudio.
35Anche è vero ciò che dice il Cornacchiola a p. 8 all’8° riga: 36“mi sento leggero leggero, quasi sciolto dalla carne e avvolto in una luce eterea”. Bravo! Dice proprio bene! Io che… gusto da anni le agonie fisiche e quando sono in estremis sento proprio già lo sciogliersi dello spirito dalla carne, avverto la stessa liberazione quando viene il soprannaturale. Solo che, nella libertà dello spirito nelle manifestazioni del soprannaturale, manca la sofferenza, e tutto è gioiosa estasi…
37Vero anche quando dice: “Donna paradisiaca che descrivere mi è impossibile”. Infatti è impossibile, anche per chi l’ha vista molte centinaia di volte. E che sia stato impossibile al Cornacchiola, che l’ha vista 4 volte, è chiaro dalla descrizione che ne fa…
38Parla di capelli neri… Maria Ss. ha spiegato nel dettato del 24 novembre 3 perché apparvero scuri. Io, di mio, posso dire che la luce che emana da Maria quando si manifesta gloriosa è tale che sembra scuro ogni colore rispetto alla luce di Maria quando appare avvolta nella luce paradisiaca.
39“Viso di dignitosa bellezza…”. Più ancora: “di perfetta bellezza”! Tipo orientale? Io direi ebreo, più che orientale. Il tipo orientale ha generalmente labbra grosse e sensuali, occhi piuttosto dilatati e scuri. Maria non ha per nulla labbra sensuali né occhi orientali, così come sono per la maggioranza. Niente occhi arabi o indiani o asiatici. Proprio no. Ma uno sguardo dolce che ho notato talora nelle giovani ebree, e chiare iridi di cielo.
Sulle sfumature dei colori.
40Ma non mi stupisco se il Cornacchiola ha descritto così… 41È una bellezza che sfugge nei particolari, appena è scomparsa. Resta dentro un poema di bellezza, ma il particolare si perde. Nei primi tempi, sinché una particolare grazia di Dio, e da Dio concessami per essere capace di descrivere bene, esattamente, anche gli aspetti dei personaggi descritti nell’opera, io ero sempre incerta, finita la visione, sulla sfumatura dei capelli, delle iridi, della pelle, sia di Gesù che di Maria. Perché dire: “Son biondi” è poco. Nel colore dei capelli biondi ci sono molte sfumature: dal biondo quasi bianco degli albini al biondo tiziano quasi ramato. E così nelle iridi. Dire “celesti” è dire nulla. Si può avere un celeste chiarissimo quasi opalino e un celeste vivo, un celeste pervinca, un celeste violaceo, un celeste zaffiro, un celeste verde, un celeste turchese. Difficile, molto difficile dire, specie quando la spirituale e naturale emozione ci assorbe nel tutto, e non nei particolari!
Diverse considerazioni.
42La pettinatura… Io l’ho sempre vista con le chiome spartite al sommo del capo. Ma ciò non ha importanza. Come muta veste, può mutare pettinatura.
43I colori li ha ripetuti Maria Ss. il 24 novembre[208]: veste bianca, cintura rosea, manto verde. Sono giusti. Il Cornacchiola è un raro uomo che sa definire bene i colori delle vesti.
44Altezza di Maria Ss. Io la direi, paragonandola a Gesù, al fianco del quale l’ho vista sovente vicina, di 1,65 al massimo, perché il sommo del capo di Maria giunge alle spalle di Gesù. 45Ma sembra alta, a noi moderni, più che non sia, per le vesti lunghe sino a terra. Si sa che le vesti lunghe fanno apparire più alti.
46Espressione…. Eh! sì! Maria Ss. è lievemente mesta, meglio, è sempre pensosa, anche quando sorride. Se parla, poi, delle colpe umane e del dolore che ne ha suo Figlio, è mesta proprio.
47“La voce soavissima”. Oh! ecco. Questo è più facile a ritenere. Perché è una nota di dolcezza tale che ci penetra e rimane. “A nessuna somigliante”. Proprio così! Una voce che fa liquefare di gioia. E la sappiamo ricordare meglio delle altre cose materiali, come sono i colori dei capelli, occhi, pelle, ecc ecc. Perché la voce è cosa immateriale. E noi, in quegli istanti di veggenza, percepiamo con la parte immateriale.
I nove venerdì del Sacro Cuore.
48Sì. Quando il soprannaturale ci dice: “Vieni”, noi ci lanciamo all’appello. Lo spirito si lancia. Perché lo spirito nostro, anche se è schiavo di una ragione che lo opprime e lo vuole separare dalla sua Origine, è sempre ansioso di quella, e all’appello potente del Bene si volge e si lancia, quando è segnata per lui l’ora di grazia, ottenuta per volontà dei Celesti o per intercessione di anime oranti per il peccatore. Nel caso del Cornacchiola: i nove venerdì del Sacro Cuore. Ed io mi commuovo pensando che Maria, apparendo alle Tre Fontane, oltre alle altre mirabili cose che compie e che insegna, è venuta a rinfrescare, dirò così, la promessa di Gesù a S. Margherita Maria. C’è chi non la crede. C’è chi compie i nove venerdì così, per abitudine, senza ferma fiducia che essi sono caparra di salvezza. Ed ecco che Maria, la Madre che formò il Cuore di Gesù, viene a mostrare tangibilmente come i nove venerdì del S. Cuore sono salvezza eterna.
Il tormento dei veggenti.
49Ma dicevo che quando il soprannaturale lancia il suo richiamo, lo spirito si volge e accorre… E lo spirito, per sua natura, raggiunge il luogo del convegno e intende; ma la materia, pesante, stenta a seguire lo spirito. Lo spirito è agile come angelo. La carne è tarda come tardo animale. Tarda a seguire, percepire, vedere, ottusa a ritenere, imperfetta nel ricordare, facile a dimenticare. È il tormento di noi veggenti quando usciamo dall’azione di Dio: non saper più vedere, capire, ricordare, con quella perfezione come vedemmo, capimmo, ricordammo, nell’ora di unione. Vorremmo poter ritrovare in noi quella gioia perfetta, per sola forza di potere mnemonico. Ma, purtroppo, troviamo solo frammenti del quadro, della musica che godemmo… E soffriamo, cercando, cercando… simili a persone che hanno perduto la vista, simili e dei nutriti di un cibo celeste di dolcezza che ora, affamati di esso e disgustati di ogni altra cosa, cerchiamo dovunque senza trovarlo mai più uguale.
50È giusto del resto che sia così. Abbiamo avuto la gioia soprasensibile dell’unione e conoscenza di Dio o di Maria. Ciò che sarà il Paradiso, se sapremo essere giusti sino alla morte. È giusto che, dopo il gratuito dono, che è anticipo sulla nostra porzione di gaudio eterno, noi, mortali, ancora nell’esilio e nella prova, si mangi il pane di cenere dei figli di Adamo.
L’elezione dei “veggenti”.
51L’elezione che Dio fece di noi non è assoluto privilegio, non è, non deve divenire in noi pretesa di essere per sempre al di sopra della condizione dei figli di Adamo peccatore. Egli si privò e ci privò per sempre di quella beata vita che Dio voleva per le sue creature, e noi dobbiamo, sinché siamo sulla terra, gustare il castigo, e delle sventure venute dalla Colpa farcene mezzo di vittoria eterna. La nostra elezione ci obbliga a più santa vita, a più completo sacrificio. E perché abbiamo ricevuto “misura scossa e traboccante”5 di sapienza, e perché abbiamo immeritatamente avuto dono eccelso d’amore. Per questo noi sentiamo dirci dalle voci celesti: “Non ti promettiamo gioie terrestri. Non sarai esente dal dolore umano, ma anzi soffrirai persecuzione. Però il tuo dono lo avrai in Cielo, se sarai fedele”. E, poiché la Misericordia e la Carità sono più grandi ancora della Giustizia, ecco che per confortarci nel dolore, nella persecuzione che ci resterà come creature e ci verrà data come “veggenti”, ecco che Dio lascia nel profondo del nostro spirito il ricordo luminoso di quell’ora, o di quelle ore. Anche se non sappiamo più risuscitarci la visione bellissima nei minimi particolari materiali, la preziosa gemma della lezione resta…
Il primo impulso dopo la veggenza.
52“Il primo impulso fu di parlare, gridare” dice il Cornacchiola. È vero! La prima volta è proprio così. Ma la smania umana è sopraffatta dalla letizia e pace che viene dalla visione. E non ci si muove più… Dopo, se mai, finito l’attimo di Cielo, viene una vitalità nuova. Una voglia di fare, di dire, di cantare la nostra gioia! Parteciparla agli altri! Dire loro: “Venite alle fonti della pace, della gioia!”. Ma… un pudore spirituale ci lega. Almeno a me fa così… E alzare i veli sul mistero che si è compiuto costa… Si ubbidisce, se Dio ce ne ha dato comando, … ma si preferirebbe tenere il tesoro celato… Il Cornacchiola ha… sfogato l’esuberanza che viene da queste ore con le parole scalfite sul tufo e col cartello deposto nella grotta. Io… la esprimo col canto… L’unica cosa che, inferma come sono, posso ancora fare!
Lezione segreta distrutta.
53“La veste nera per terra e una croce infranta”. Io pure, sin dal 1943 (dicembre o novembre) ho visto queste due cose calpestate, manomesse, e mi furono indicate da Maria. E su loro e di ciò che volevano esprimere parlò il Maestro divino. 54Ma non posso rivelare quella lezione tremenda che mi è sempre presente. Non so se, nella parte del messaggio segreto che ricevette il Cornacchiola, si parla di ciò che significano quella veste nera (sacerdotale) e quella croce infranta. Se così è, Iddio, che per non farmi maggiormente invisa ad una certa classe di persone mi ha fatto distruggere quel dettato, per farlo sapere al suo Vicario ha preso il Cornacchiola… che è più forte di me (materialmente) per reagire alle reazioni di quella tal classe.
Carisma del Portavoce.
55“Di questo straordinario colloquio non ho perduto una sillaba per lo stranissimo fenomeno che, non avendolo ancora trascritto fedelmente, esso mi si svolgeva regolarmente nel cervello dalla prima parola ‘Sono’ alla ultima ‘Amore’ con un ritmo lento come un discorso impressionato in un disco, che si ripeta senza interrompersi”. Proprio così! Quando la Sapienza vuole che noi ricordiamo, e noi non siamo in grado di scrivere mentre la Sapienza parla, allora le parole si ripetono proprio come quelle impresse su un disco, e non tacciono sinché non si sono potute trascrivere.
56Molte, decine di volte è successo anche a me, e specie quando i dettati sono comandi da trasmettere, messaggi ricevuti per farli sapere a qualcuno, o perché restino nella mente. Ad esempio, benché siano ormai 4 anni e una quarantina di giorni che ho ricevuto quel famoso, tremendo dettato, fattomi chiudere subito in busta sigillata, che doveva darsi al Pontefice regnante al momento della mia morte, e che poi, per i fatti che molti sanno, fu fatto distruggere (ardere) il 24 marzo 1946 per ordine datomi dall’Arcangelo S. Gabriele – e l’ho arso senza riaprire la busta, perciò senza rileggere quanto avevo scritto il 19 novembre (mi pare) 1943, e che non ricordavo più (notare bene) – le parole di quel dettato si sono riaccese nella mia mente dal momento che ho arso il dettato, ed essa le sente ogni giorno (nonostante io faccia ogni sforzo per non sentirle, perché sono troppo paurose) come proprio me le ripetesse un disco, o un instancabile ripetitore. E così è anche di certe lezioni segrete, che Dio vuole che io ricordi, senza averle a scrivere, perché non vuole che altri se ne giovino dopo che tanto mi crucciano non volendo piegarsi all’evidenza del soprannaturale che si svolge in me. Solo il mio Direttore le sa.
57Riconosco perfettamente che la lezione avuta dal Cornacchiola viene dal Cielo per le parole “prudenza, abbi prudenza… la scienza rinnegherà Dio“. Quante volte mi sono sentita e mi sento dire queste parole! E ho avuto la dimostrazione che sono vere. La scienza non combatte forse l’Opera in cui splende la Sapienza che l’ha dettata?…
I profumi.
58Il profumo… Ecco. Molti fra i miei testimoni hanno avvertito il profumo che resta dopo la venuta di Maria Ss. da me. E anche altri l’hanno sentito, ma non sapendo la fonte di esso hanno creduto che io spargessi profumi… Non ho profumi in casa, e perciò non posso spargere ciò che non ho. 59Il più bello è che talora, mentre nella stanza viene l’ondata di profumo che annuncia Maria, o permane dopo la sua venuta, c’è chi lo sente e chi no.
60Per Natale fu da me Padre Mariano. Lui parlava… e io contemplavo. Cosa abbia detto quel giorno non lo so proprio, né so che effetto gli avrà fatto la mia distrazione e il mio silenzio… Marta entrò a disse: “Che profumo! Pare incenso. 61Pare… Non so”. Mi scossi per questa esclamazione e guardai P. Mariano che, placido placido, diceva: “Profumo? Io non sento niente”. Entrò in quel mentre la Sig. Panigadi6 ed esclamò a sua volta: “Che fragranza! “. Dunque il profumo era sentito da me, Marta e dalla Sig. Panigadi[209], e non da P. Mariano. E lo stesso odore da alcuni è definito odor di viole, da chi odor di rose, da chi odor di gigli o di incensi… Io lo chiamo “odor di fiori bianchi” perché vi sento dentro fragranze di gigli, mughetti, tuberose, magnolie, gelsomini, con venature di violette… Un profumo speciale, non analizzabile ma penetrante e soavissimo.
Carisma di intercessione.
62E devo, giacché sono in argomento, dire anche una cosa. 63Quando ho presente Maria Ss., con ancor maggior intensità la prego per quelli che a me si raccomandano, o che so bisognosi di celeste misericordia… Dico a Maria: “Madre-Regina mia, te ne prego, va’ da A o da Z. Consolalo, o consolala, portagli grazia, toccagli il cuore, illumina la sua mente, ecc. ecc.” a seconda di chi è. Faccio volentieri il sacrificio di perdere la visione di Maria Ss. purché altre anime abbiano conforto o si ravvedano. E già più d’uno dei miei sette testimoni, anche lontani da me chilometri e chilometri, mi hanno parlato di “particolari ondate di un profumo misterioso, in ore speciali di dolore, o dubbio per qualche cosa da fare, o anche… di cattiveria”. Perché non sono tutti santi i miei testimoni. Due lo sono di certo. Ma gli altri 5! Sono creature, coi loro egoismi, difetti, tiepidezze spirituali, ecc. ecc. Uno è quella persona che per Natale mise in dubbio la Verginità di Maria e la sua integrità fisica pre e post parto[210]…
64Ma Gesù li ha scelti Lui, così. Tanto perché non si dica che, essendo tutti religiosi (bigotti magari) sono facili a suggestionarsi… No. Sono creature di diversa tempra. Alcune affatto praticanti, altre praticanti male, altre anime giuste (2 sole). Una sola vive con me: Marta, e non è certo un modello di misticismo! La devo sollecitare io per farle compiere le sue pratiche religiose… e le fa con molta divagazione.
65Riporto qui un brano della lettera di un testimone, persona seria, equilibrata, pia: “In questi ultimi tempi un profumo particolare, simile a quello delle corone del Rosario (benedette da Maria), viene a suscitare un più vivo ricordo delle due Marie: la Verginella di Nazaret che mi dà il Verbo Incarnato e la crocifissa Maria segretaria del Verbo. Questo profumo mi raggiunge a volte nella mia stanza, a volte mentre ufficio, alcune volte acuto, altre volte leggero e delicato, e mi dà la percezione di vicinanza che mi assicura comunione di spirito e protezione celeste. Dolce conforto nella mia solitudine, delicatezza divina che viene ad alleggerire il sacrificio della mia crocifissione (di non poterle essermi vicino) ecc. ecc.” (Lettera del 25-12-47).
66Ho alquanto lasciato indietro l’argomento che trattavo (l’Apparizione), ma è il mio Angelo Custode che mi suggerisce di scrivere queste note particolari sui fenomeni miei dicendomi: “Non sono inutili. Scrivile”. Ma torniamo al fascicolo del Loccatelli.
La Vergine Regina della Rivelazione.
67“Sono la Vergine della Rivelazione. Sono Colei che sono nella Trinità eterna“. A me, Maria ha detto: “Sono la Vergine Regina della Rivelazione” e mi ha esortata, nel dire le litanie, e dire, dopo Regina della Pace, Regina della Rivelazione. 68“Sono Colei che sono nella Trinità eterna“. Quando lessi, in un molto conciso trafiletto di giornale (poche righe) queste parole, ebbi un gran sussulto, perché nel 1943, ossia 4 anni avanti che le leggessi nel trafiletto del giornale del maggio o giugno 1947, mi furono dette da Maria, uguali in ogni lettera alfabetica… con in più un “Ss.” davanti alla parola “Trinità”, e senza”eterna”. Sono troppo ignorante in materia religiosa per poter commentare il capitolo “Il nuovo attributo della Vergine” (p. 12 e 13) del fascicolo in parola. Ma mi sembra che nell’Opera e nei dettati in genere molta Rivelazione venga dalle labbra di Maria, anche se non si vuol arrivare a dire che tutta la rivelazione dell’Opera è venuta per Maria che ci ha dato il Verbo Incarnato, quel Gesù-Maestro che mi ha dettato tante lezioni.
Avvisi sul futuro.
69Quanti avvisi sul futuro più o meno vicino sono nei dettati dal 23 aprile 1943 a oggi! E sulla sosta fra guerra a guerra (1943-44-45) e sull’epoca dei precursori dell’Anticristo, e sull’Anticristo, e sulle armi (atomiche ecc. ecc.) date da Satana agli uomini per uccidere corpi e spiriti in una disperazione maledicente Dio, e sulla persecuzione alla Chiesa e sulla caduta di 1/3 delle stelle travolte dalla coda del Dragone… le stelle… i sacerdoti… Ahimè! Vorrei dimenticare tante cose! Ma la rivelazione, nella sua essenza, non si dimentica. Perché sapere, mio Dio? Preferivo non sapere!
Per i nostri “fratelli separati”.
70“Pregare per l’unità dei cristiani”. Nell’ormai lontano 1931, il mio Signore, ordinandomi non con imperio di Dio ma con amore di Sposo di offrire nuovamente e solennemente la mia vita, mi suggerì di farlo anche per 1’unità delle chiese in un unico Ovile. E dal 1° luglio 1931, ricorrenza del Preziosissimo Sangue, io ho fatto l’offerta solenne di me stessa anche per l’unità delle chiese. Non ho, per ora, sparso il mio sangue, non l’ho mescolato al Sangue divino sparso per la remissione di molti: di tutti, vorrebbe il Cuor di Gesù… Ma se non è cruento il mio morire, non è per questo meno effusione della mia vitalità questo mio lento morire fra gli strazi di tante malattie che da 15 anni mi tengono in un letto dopo avermi torturata in piedi per 4 anni avanti e fatta sofferente dal 1920. E soffro tanto volentieri per i miei “fratelli separati”. Vorrei ottenere loro il ritorno alla Chiesa di Roma.
71Anche nell’Opera e nei dettati ho avuto più volte accenni di Gesù a questi poveri fratelli separati dal vero Ovile, e nutro un vero, profondo amore per loro, non mi pesa il sacrificio, perché li vorrei nella Vita, Via e Verità.
72Quando nel 1942 seppi di Suor M. Gabriella, la trappista di Grottaferrata[211], ebbi un solo rimpianto, quello che dura ancora: che Dio ci tenga così tanto a consumarmi, mentre io ho tanta fretta di compiere il sacrificio purché i poveri fratelli separati tornino nel Corpo Mistico.
Criteri di discernimento.
73Pagina 21 del fascicolo. Dice il Cornacchiola: “Sono nato il 12 aprile 1947”, e commenta il giornalista Loccatelli: “Il miracolo primo, indiscutibile”. Sì. E io dico: anche la prova indiscutibile che è stata veramente la Vergine Madre che è apparsa. Perché soltanto il Cielo ci converte così: totalmente, sia subitamente che lentamente, ma per sempre.
74Un tempo P. Migliorini, allora mio padre spirituale e direttore, per rassicurarmi del fatto che mi accadeva, diceva: 75“Io sono certo che è soprannaturale celeste perché ho visto in lei operarsi mutazioni di spirito e compiersi azioni di grazia subitanee. E lo creda lei pure”. Ho ancora quelle lettere… 76Dopo… non so che avvenne in lui. Non lo voglio sapere. 77Ma ho io pure una prova indiscutibile che le parole che mi sono dettate vengono da Dio, da Maria, dai santi Abitatori dei Cieli. E la prova è la conversione della famiglia Belfanti, anticlericale, spiritista, ecc. ecc., a Dio, la sua abiura alle pratiche spiritiche, la sua fedeltà ai Sacramenti.
78E più che di ogni altra cosa, per giudicare l’origine dell’Opera e me, che sono più combattuta del Cornacchiola – benché la mia vita precedente all’opera sia tale da far accogliere come più che possibile un contatto col divino fra me, piccola vittima, e la Grande Vittima, mio Amore – credo che si dovrebbe tener conto, per me, del dolore, mio fedele compagno dalla puerizia a… alla morte, del dolore di ogni genere, fisico, morale, che mi è l’unica cosa veramente fedele che ebbi nella vita, e al quale sono fedele, e amato dolore… e, per l’opera, delle conversioni ottenute con la stessa. Di questa cosa più di tutte le altre. Perché desiderio di nascondimento, pazienza nel soffrire, amore al dolore, sono cose che certo ha messo in me Dio e che io ho secondate per suo amore. Ma possono essere date anche a chi non è un portavoce. Ma convertire gli indemoniati, no, non può venire dal demonio. 79Altrimenti si dovrebbe dire che Lucifero combatte sé stesso, si strappa le sue prede e le offre a Dio… Un assurdo impossibile. Perché Lucifero è un avido che divora e non rende, a meno che Dio stesso non combatta con lui e lo vinca, salvando degli infelici.
Desiderio di morire per stare con Maria.
80E termino io pure con le stesse parole del Cornacchiola, così vere, giuste! “Chi ha avuto la fortuna insperata di fissare lo sguardo in tale celestiale bellezza non può che desiderare la morte per rivivere eternamente l’indicibile beatitudine“. Sì. E così spero poter presto fare io, lasciando la terra dove mi fu sole e fiore solo Gesù e Maria, per adorare in eterno, senza più limitazioni, i soli Buoni, i soli Amanti della povera Maria che io abbia conosciuto dall’infanzia a ora.
Questo tempo d’ira e tenebre ci fa stolti.
81Riguardo alla statua… Poveri noi! Non so che effetto faccia al Cornacchiola quel simulacro. A meno che Maria Ss., per dar gioia al suo convertito, non trasformi agli occhi di lui quello… spaventapasseri, io credo che il Cornacchiola non saprà guardarla, per non soffrire. Io non so guardarla. Maria Ss., quella? Meglio era se il Ponzi, lasciando da parte il legnoso 900, si fosse ispirato alla statua scolpita nel marmo che fece quello scultore francese che, dietro indicazione di Bernardetta Soubirou, fece il simulacro di Lourdes, o alla, così somigliante a Maria Ss., statua che è a Fatima. Del resto, su ciò ha dato il suo giudizio la stessa Vergine il 28-12-479, e io non dico altro. 82Ossia dico ancora una cosa: che questo tempo d’ira e tenebre ci fa tanto ciechi, sordi, stolti per la Bellezza, che non sappiamo più neppur dare una pallida immagine di ciò che è la Bellezza eterna: Gesù, la Vergine, i Santi… e fabbrichiamo… 83mostri che rispecchiano la legnosa durezza dei nostri spiriti morti all’Amore…
[1]Scritto il 27 giugno 1943. MARIA VALTORTA, Quaderni del 1943. CEV, Isola del Liri (FR)
[2]dare risulta corretto, per errore, in dame
[3]annichilite è nostra correzione da annichiliti
[4]Scritto il 19 settembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[5] Si rivolge al Padre Migliorini.
[6]dallo è nostra correzione da dal
[7]Scritto il 28 dicembre 1947, Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[8]È il veggente delle “Tre Fontane”. Dopo l’accenno incontrato a pag. 356 (nota 1) se ne tratterà più diffusamente a pag. 360.
[9]Cioè terziaria dell’Ordine dei Servi di Maria.
[10]Il celebre affresco, ritenuto di mano angelica, che si trova nella basilica della Ss. Annunziata di Firenze. Nel chiostro annesso riposano, dal 1973, i resti mortali della scrittrice.
[11]I 144.000 segnati: “Vidi l’Agnello ritto sul monte Sion e insieme centoqurantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo… Essi cantavano un canto nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e ai vegliardi. E nessuno poteva comprendere quel cantico se non i centoqurantaquattromila, i redenti della terra. Questi non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini e seguono l’Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l’Agnello. Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia (Ap14, 1-5).
[12]Gli altri segnati dalla tribolazione: Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani… Quelli che sono vestiti di bianco sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro (Ap 7, 9-17.
[13]Scritto il 29 dicembre 1947, Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[14]II 25 dicembre 1947, paga 356.
[15]Scritto l’8 settembre 1943, Quaderni del 1943. Op. Cit.
[16] Padre Migliorini.
[17] L’8 settembre, natività di Maria Ss., era la festa onomastica della scrittrice.
[18]Scritto il 1° dicembre 1943, Quaderni del 1943. Op. Cit.
[19] Lc 1,28.
[20]Scritto lo stesso giorno 2 dicembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[21] Lc 2,22-28.
[22] Lc 1,39-56; 2,22-38.
[23]Scritto lo stesso 3 dicembre 1943, alle 8 ant. A me. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[24] Nel dettato del 2 dicembre, pag. 410.
[25]alcuni e or sono aggiunti da noi.
[26] Del 27 novembre (pag. 396) a del 28 novembre (pag. 397 e seguenti).
[27] Da Luca/ Lc 2,19 e 51.
[28]Si sottintende: deve stupire
[29] Lc 1,38.
[30]Scritto l’8 dicembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[31]dinanzi è nostra correzione da dinnanzi.
[32]quando è nostra correzione da quanto.
[33] Gv 20,17.
[34] Era l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione
[35]Scritto il 26 dicembre 1943, Quaderni del 1943. Op. Cit.
[36]Scritto lo stesso 26 dicembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[37] Nello scritto del 25 dicembre, pag. 466
[38]Scritto il 14 febbraio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[39]Dentro per dentro è espressione ricorrente nella scrittrice e significa Ogni tanto, Di tanto in tanto
[40] Del 13 febbraio, da noi indicata nella pagina precedente
[41] Valga, come esempio: Giovanni 13, 21-32.
[42] Esodo 23, 14-17; Deuteronomio 16, 13-17
[43]Scritto il 20 marzo 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[44] Quello francescano, di cui era terziaria dal 1930 circa, e quello dei Servi di Maria, al cui terz’Ordine era appena stata ascritta.
[45]Scritto fra il 12 e 15 marzo 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[46] La scrittrice compiva 47 anni, essendo nata il 14 marzo 1897.
[47] Nella visione del 19 febbraio
[48] Matteo 7, 6.
[49] Padre Migliorini, al quale spesso si rivolge.
[50] Nell’episodio scritto l’11 marzo
[51] Giovanni 11, 20-32.
[52] A riguardo dello strazio di Lei
[53] Genesi 3.
[54]Scritto il 15 settembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[55] Gn 3,16-19.
[56]Dio è nostra correzione da Iddio
[57] Nel dettato del 2 luglio.
[58]Scritto il 20 maggio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[59] 13 maggio,
[60] Soprattutto in dettati appartenenti alla grande opera sul Vangelo.
[61] Luca 1, 38.
[62] Derisioni non riportate nel Vangelo (Luca 2, 25-35) ma che si trovano nell’episodio valtortiano della “Presentazione di Gesù al Tempio”, appartenente al ciclo della “Preparazione” della grande opera sul Vangelo.
[63] Per averlo provato, dal 9 aprile,
[64] Matteo 27, 25.
[65] Vedi, ne «i quaderni del 1943»
[66] Per esempio, nel dettato del 12-13 maggio
[67]Scritto il 3 giugno 1944. I° sabato, ore 1,30 antimeridiane. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[68] Nella visione del 19 febbraio, terzo capoverso. Detta visione e il dettato qui riportato, si ritroveranno fusi insieme, in una rinnovata stesura del 1945, a formare l’episodio del “Ritorno al Cenacolo”, appartenente al ciclo della “Passione” della grande opera sul Vangelo.
[69] Giovanni 19, 26-27.
[70] il Padre Migliorini, al quale la scrittrice si rivolge ancora sotto, apparteneva all’Ordine dei Servi di Maria.
[71] Sul rigo di spazio tra il presente brano e la data che segue, la scrittrice annota a matita: Penitenza speciale per Paola.
[72]Scritto il 24 giugno 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[73]I tre tempi, così come vengono descritti di seguito, si possono ravvisare soprattutto nei capitoli 610-615 de: “L’Evangelo come mi è stato rivelato”
[74] Il 22 giugno
[75]Scritto il 2 luglio 1943, ore 10,15. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[76] Luca 2,34-35.
[77] Nel dettato del 19 giugno, pag. 123.
[78] Allusioni a: Colossesi 1,24.
[79]dal potrebbe leggersi anche del
[80] Nel dettato del 19 giugno, pag. 122.
[81] Padre Migliorini.
[82] Questo inserto è scritto a matita.
[83]Scritto lo stesso 6 luglio 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[84] La scrittrice riprende ringraziando ancora il Padre Migliorini e confidando di sentirsi placida, nel suo soffrire, sotto la luce di Dio, come i colombi che se ne stanno al sole ricevendone il letificante calore.
[85]Scritto il 1° settembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[86] Mt 26,36-46; Mc 14,32-42; Lc 22,39-46.
[87] La scrittrice aveva sofferto acutamente per non aver potuto assistere il babbo nel momento della morte, avvenuta nel 1935
[88]Scritto Lo stesso 8 dicembre 1943, alle 6 ant. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[89]Scritto Lo stesso giorno 8 dicembre 1943. alle 12. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[90]Migliorini è nostra trascrizione da M.
[91] Gv 19,26.
[92] Gn 3,16.
Grande grido/ Mt 27,50;Mc 15,34; Lc 23,46; Gv 19,30.
[93] Mt 27,50;Mc 15,34; Lc 23,46; Gv 19,30.
[94]uno è nostra correzione da un
[95]Scritto il 23 ottobre 1947 Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[96] Nel 1933, sotto il papa Pio XI, era stato celebrato l’anno santo straordinario della Redenzione. Nel 1950, anno santo ordinario, il papa Pio XII avrebbe definito dogma di fede l’Assunzione di Maria Ss. in anima e corpo alla gloria del Cielo.
[97] Vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. L’Agnello giunse e prese il libro. I quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi cantavano un canto nuovo: “Tu sei degno di prendere il libro e di aprine i sigilli…” (Apocalisse Cap. 5) L’Agnello scioglie e primi sei sigilli (Ap cap. 6).
[98] Apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra (Ap 12, 3-4).
[99] Vidi poi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell’abisso e una gran catena in mano. Afferrò il dragone, il serpente anico, il diavolo, satana e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell’Abisso, e lo rinchiuse e ne sigillò la porta sopra di lui (Ap 20,1-3).
[100] Quando i mille anni saranno compiuti, satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magòg, per adunarli per la guerra (ultima) (Ap 20,7-8).
[101]Ap 12, 1; 17, 3-4.
[102]Scritto il 5 gennaio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[103] Lo dirà alla fine.
[104] Forse il 18 dicembre 1943, ne «i quaderni del 1943»
[105] A partire da questo punto, il dettato si ritroverà copiato dalla scrittrice, quasi fedelmente e con qualche aggiunta, sul quaderno n. 100, tra le ” Considerazioni e spiegazioni sull’assunzione e transito di Maria Ss. “, del ciclo della ” Glorificazione ” della grande opera sul Vangelo.
[106] Il Portavoce spiega come ha visto il sonno della Vergine.
[107]Scritto il 14 dicembre 1943. 2° mistero glorioso. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[108]ho è aggiunto da noi.
[109]Trafiggevano è nostra correzione da trafiggeva
[110] Lc 1,26-38.
[111]Scritto il 18 dicembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[112]Scritto lo stesso 18 dicembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[113]Scritto lo stesso 18 dicembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[114]più è aggiunto da noi.
[115]Scritto il 8 luglio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[116] Che si ripresenterà il 15 agosto e che, riscritta più ampiamente nel 1951, formerà il capitolo 650 dell’opera maggiore.
[117] Sarà nuovamente scritta, con maggior cura e ampiezza, nel 1951 per il ciclo della “Glorificazione” della grande opera sul Vangelo.
[118] Lo sfollamento a S. Andrea di Còmpito l’aveva privata dell’assistenza assidua di P. Migliorini.
[119]Scritto lo stesso 18 dicembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[120]uno è nostra correzione da un
[121]Scritto il 3 settembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[122] Lc 1,26-38.
[123]possono è nostra correzione da può
[124]Scritto il 4 settembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[125] Lc 1,26-38.
[126]previdenti è nostra correzione da previdendi
[127]mille per cento è nostra trascrizione da1000/100
[128]Scritto il 5 settembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[129] Lc 1,28.
[130] con l’anima in grazia deve intendersi con chi ha l’anima in grazia
[131] Mt 27,45-46; Mc 15,33-34; Gv 19,25-27.
[132]nitidezza è nostra correzione da nitezza
[133]sé è nostra correzione da lui
[134]diverrebbe è nostra correzione da diverebbe
[135]Scritto il 6 settembre 1943, Quaderni del 1943. Op. Cit.
[136] Lc 1,42.
[137] Fil 2,6-11; Rm 5,6-10; 1 Gv 3,8-9; 4,10.
[138] Is 53,4-7.
[139] Mt 5,17-18.
[140] Gv 20,28-30; At 1,10-11.
[141]generato è nostra correzione da creato
[142] Is 7,10-14; Gv 1,13; Gal 4,4-6. Il tuo sì/ Lc 1,37-38.
[143]Scritto il 7 settembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[144] Lc 1,42.
[145] Come potrebbe verificarsi per il dettato del 23 giugno.
[146] Mt 1,18-24; Lc 2,25-35.
[147] Lc 15,11-32.
[148]Scritto lo stesso 7 dicembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[149] Mt 12,46-50; Mc 3,31-35; Lc 8,19-21.
[150] Lc 27-28.
[151] Padre Migliorini.
[152] Uno dei dettati del 5‑6 dicembre.
[153]Scritto il 13 maggio 1944, mattina dopo la comunione in onore al cuore immacolato. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[154] É una pratica di devozione a Maria Ss., della quale contempla 7 “allegrezze”
[155] Espressioni latine prese dal “Gloria” e dal “Prefazio” del Messale allora vigente.
[156] Giovanni 14-17.
[157] Matteo 10, 22; 24, 13.
[158] Ancora una nota del Portavoce sultarlo del dubbio e della disperazione, che non si piò capire se non lo si prova.
[159]Scritto lo stesso 19 giugno 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[160] Il concetto viene ripreso e spiegato nel dettato del 2 luglio, pag. 126
[161]Scritto il 24 ottobre 1947. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[162]Scritto il 28 ottobre 1947, pag 487.
[163]Scritto l’11 ‑ 12 – 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
Zaccaria cap. 12‑13‑14
[164]Conseguenze dell’infedeltà e della fedeltà dei cristiani: Dice il Signore che ha steso i cieli e fondato la terra, che ha formato lo spirito nell’intimo dell’uomo: “Ecco, io farò di Gerusalemme come una coppa che dà le vertigini a tutti i popoli vicini e anche Giuda sarà in angoscia nell’assedio contro Gerusalemme. In quel giorno io farò di Gerusalemme come una pietra da carico per tutti i popoli: quanti vorranno sollevarla ne resteranno sgraffiati; contro di essa si raduneranno tutte le genti della terra. In quel giorno colpirò di terrore tutti i cavalli e i loro cavalieri di pazzia; mentre sulla casa di Giuda terrò aperti i miei occhi, colpirò di cecità tutti i cavalli delle genti. Allora i capi di Giuda penseranno: La forza dei cittadini di Gerusalemme sta nel Signore loro Dio. (Zc cap. 12,1-5).
[165]Tempo dei pastori idoli: In quel giorno farò dei capi di Giuda come un braciere acceso in mezzo a una catasta di legna e come una torcia ardente fra i covoni; essi divoreranno a destra e a sinistra tutti i popoli vicini. Solo Gerusalemme resterà al suo posto. Il Signore salverà in primo luogo le tende di Giuda (Ordini, Congregazioni, Cenacoli, gruppi di preghiera); perché la gloria della casa di Davide e la gloria degli abitanti di Gerusalemme non cresca più di quella di Giuda (Zc 12,6-7).
[166] Nel dettato del 9 dicembre.
[167]Nel tempo dell’Anticristo: In quel giorno il Signore farà da scudo agli abitanti di Gerusalemme e chi tra di loro vacilla diverrà come Davide e la casa di Davide come Dio, come l’angelo del Signore davanti a loro. In quel giorno io m’impegnerò a distruggere tutte le genti che verranno contro Gerusalemme (Zc 12,8-9).
[168]quegli stessi errori è correzione, riportata in calce dalla stessa scrittrice, da questi errori.
[169]La mistica Donna, il mistico parto e la mistica fuga: Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni (Ap 12,1-6; Zc 12,8-9).
[170]Tempo dello Spirito di grazia e di consolazione: Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a colui che hanno trafitto (Zc 12,10). Dopo questo, io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni. Anche sopra gli schiavi e sulle schiave, in quei gironi, effonderò il mio spirito (Gioele 3,1-2).
[171]La sorgente zampillante: In quei giorni vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità (Zc 13,1). In quel giorno acque vive sgorgheranno da Gerusalemme e scenderanno parte verso il mare orientale, parte verso il Mar Mediterraneo, sempre, estate e inverno (Zc 14,8). Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni (Ap 22,1-2; Ez 47,1-1-12).
[172]Purgherò la Terra dai falsi profeti: In quel giorno io estirperò dal paese i nomi degli idoli, nè più saranno ricordati: anche i profeti e lo spirito immondo farò sparire dal paese. Se qualcuno oserà ancora fare il profeta, il padre e la madre che l’hanno generato, gli diranno: “Tu morirai, perché proferisci menzogne nel nome del Signore”, e il padre e la madre che l’hanno generato lo trafiggeranno perché fa il profeta. In quel giorno ogni profeta si vergognerà della visione che avrà annunziata, né indosserà più il mantello di pelo per raccontare bugie. Ma ognuno dirà: “Non sono un profeta: sono un lavoratore della terra, ad essa mi sono dedicato fin dalla mia giovinezza”. E se gli si dirà: “Perché quelle piaghe in mezzo alle tue mani?”, egli risponderà: “Queste le ho ricevute in casa dei miei amici” (Zc 13,2-6).
[173]Per le sue piaghe noi siamo stati guariti: Insorgi, spada, contro il mio pastore, contro colui che è mio compagno. Percuoti il pastore e sia disperso il gregge, allora volgerò la mano sopra i deboli. (Zc 13,7). Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti (Is 53,5).
[174]Un terzo sarà conservato: In tutto il paese, due terzi saranno sterminati e periranno; un terzo sarà conservato. Farò passare questo terzo per il fuoco e lo purificherò come si purifica l‘argento; lo proverò come si prova l’oro. Invocherà il mio nome e io l’ascolterò; dirò: “Questo è il mio popolo”. Esso dirà: “Il Signore è mio Dio” (Zc 13,8-9).
[175]Il Signore sarà Re di tutta la terra: Verrà allora il Signore mio Dio e con lui tutti i suoi santi. In quel giorno, non vi sarà né luce (scienza umana, cesserà il secolare travaglio) né freddo (malvagità, sarà vinto per sempre il Nemico), né gelo (odio, sarà mondata la Terra dal peccato): sarà un unico giorno, il Signore lo conosce; non ci sarà né giorno né notte; verso sera risplenderà la luce. Il Signore sarà Re di tutta la terra e ci sarà il Signore soltanto, e soltanto il suo nome. Non vi sarà più sterminio e Gerusalemme se ne starà tranquilla e sicura (Zc 14,6-7.9.11).
[176] Chi sono quelle che volano come nubi e come colombe verso le loro colombaie? (Is 60,8). Il Signore stesso discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell’aria, e così saremo sempre con il Signore (1 Tes 4,17). I superstiti andranno ogni anno per adorare il re, il Signore degli eserciti, e per celebrare la solennità delle capanne. Se qualche stirpe della terra non andrà a Gerusalemme per adorare il re, il Signore degli eserciti, su di essa non ci sarà pioggia. Se la stirpe d’Egitto non salirà e non vorrà venire, sarà colpita dalla stessa pena che il Signore ha inflitto alle genti che non sono salite a celebrare la festa delle capanne (Zc 14,16-18).
[177]Scritto il 19 ottobre 1947. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[178] 5 maggio 1947, Pag. 450.
[179]In Autobiografia, pag. 213dell’edizione del 1981.
[180]Scritto il 30 ottobre 1947. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[181]Scritto il 15 agosto 1949. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[182]Scritto il 31 maggio e 1° giugno 1949(notte). Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[183]Scritto il 2-3 giugno 1949, notte. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[184]Scritto il 3 giugno 1949. 1 ° venerdì del mese del S. Cuore, Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[185]Scritto il 26-27-28 e oltre sino al 30 luglio 1949, Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[186]Scritto il 2 agosto 1949. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[187]Scritto il 26 maggio 1946. Domenica V dopo Pasqua. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[188]Gv 1, 5 e 9‑11.
[189]Scritto il 28 maggio 1946. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[190]Scritto il 16 maggio 1947, venerdì, Ore 21,30. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[191]Scritto il13 Maggio 1946. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[192] E’ il nome Preso da Maria Valtorta come per una sua consacrazione.
[193]Scritto il 7 ottobre 1947. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[194]Scritto il 12-13 ottobre 1947, Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[195] Alle “Tre Fontane”. Ne parla diffusamente il 31 dicembre 1947, pag. 360.
[196]Scritto il 15 ottobre 1947, ore 10, Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[197]Scritto l’8 dicembre sera 1947. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[198]Scritto lo stesso 10 gennaio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[199] Analogo accenno alle visioni della Grotta si trova ne « I quaderni dei 1943 »,pag. 713.
[200]Scritto lo stesso 10 gennaio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[201] Luca 23, 34.
[202] Matteo 12, 32; Marco 3, 29; Luca 12, 10.
[203]Scritto il 31 dicembre 1947. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
Le tre fontane- Cornacchiola
[204] I. Lo stritolamento della mia dignità.
[205]II. Una somiglianza più viva con Gesù-povero.
[206]Gv 20, 29.
[207]In Autobiografia, pag. 280 dell’edizione 1981.
[208]Ci sembra, invece, in quello del 28 dicembre 1947, a pag. 358.
[209]AngellinaPanigadi, amica del Portavoce fin dall’infanzia, deceduta nel 1960.
[210]I125 dicembre 1947, pag. 356.
[211] Suor Maria Gabriella Sagheddu, trappista di Grottaferrata (1914-1939), offertasi per l’unità dei cristini, proclamata beata dal papa Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983.
