La Corredentrice dell’Umanità

GESÙ DI NAZARETH

I Vangeli di Maria

 

Corredentrice

 

La Corredentrice dell’Umanità

 

 

 

SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI.

 

A cura di Jesus Maria de Cabnaconde S.O.S

Servo dell’Ordine dei Salvatori

S O M M A R I O

LA CORREDENTRICE DELL’UMANITA’

1. L’arrivo al Cenacolo e l’addio  di Gesù alla Madre.

Il cenacolo.

La stanza dov’è Maria.

Povera mamma del Messia.

L’addio alla mamma.

Dolore che strazia.

2. L’ultima Cena pasquale.

Comunione eucaristica di Maria.

Sussurri silenziosi.

3. Gesù e Maria sono l’antitesi di Adamo ed Eva. Giuda Iscariota è il nuovo Caino. La vera evoluzione dell’uomo  è quella del suo spirito.

Gesù e Maria sono l’antitesi di Adamo ed Eva.

La coppia Gesù – Maria.

“Il perfetto amore”.

La nuova Eva.

Giuda Iscariota è il nuovo Caino.

La nuova Madre del nuovo Caino.

La nuova Eva ama e perdona il nuovo caino.

Il nuovo Abele della nuova Eva

La vera evoluzione dell’uomo.

Nasce il dolore sulla terra.

La creatura celeste diviene terrestre.

Il frutto del peccato: Caino.

Il frutto del pentimento.

L’uomo smetta di essere malizioso.

L’uomo può vincere il peccato.

La delinquenza è sempre menzognera.

Ultimo colpo mortale allo spirito è la disperazione.

Giustizia privata non è lecita.

Evoluzione da uomini a dèi.

Evoluzione da laici  a sacerdoti.

4. Giovanni va a prendere la Madre.

Debolezza del più forte.

La Madre ha il cuore del Figlio.

La corredentrice.

5. Lungo la via dolorosa.

Coraggio della Madre.

Vocazione del Cireneo (Lc 23,28-31).

“Mamma” e “Figlio”.

Il Cireneo con la croce (Mt 27,32; Mc 15,21; Lc 23,26).

La cima del Volgata (Mc 15,22).

Le tre Marie e i fedeli del Cristo (Mc 15,40-41).

La Madre schernita.

In  attesa della Crocifissione.

6. La crocifissione.

Lo spogliamento.

Il velo di Maria.

Maria al piede della croce (Gv 19,25).

Cambio della natura.

Spasimi della “Mamma”.

Terza parola: “Donna, ecco tuo figlio…..”(Gv 19,26-27)

L’olocausto.

Il “grande grido” (Mt 27,50; Mc 15,37; Lc 23,46;

Gv 19,30-38).

Apocalittico castigo ai bestemmiatori (Mt 27,51; Lc 23,44).

L’urlo della madre.

Commenti vari.

Coraggio degli amici (M27,57; Mc 15,42-43; Lc 23,50-51).

La lanciata al costato(Gv 19,34-37).

Gamaliele ha il segno (Mt 27,51; Mc 15,38; Lc 23,46).

Il segno per Gerusalemme (Mt 27,52-53).

La confessione di Gamaliele.

La salma del Messia concessa a Giuseppe (Mc 15,44-45).

Il crucifragio (Gv 19,31-33).

La deposizione (Mt 27,59; Mc 15,46; Lc 23,53-54; Gv 19,38-40).

La Pietà.

Sepolcro degno di un grande.

7. Il sepolcro, Angoscia di Maria   e unzione del Corpo di Gesù.

Sepoltura del corpo del Messia.

Il sepolcro di Giuseppe d’Arimatea (Mt 27,60; Mc 15,46; Lc23,53; Gv 19,41-42).

Il doloroso lamento della Madre.

Angoscia di Maria

La terribile angoscia spirituale di Maria.

L’Amore è morto.

La luce è solo ricordo.

Intuizione del ricordo.

Attesa del cuore.

Delirio dell’Amore.

Preparate le vie al suo ritorno

Le prove della risurrezione.

Satana morde il cuore della Madre.

Invocazioni per vincere il dubbio satanico

La sacerdotessa all’altare.

La sepoltura(Mt 27,59; Gv  19,42).

Tentazione sofferta da Maria.

8. La chiusura del Sepolcro e  il ritorno al Cenacolo.

La chiusura del Sepolcro

La pesante pietra chiude il sepolcro (Mt 27,60-61; Mc 15,47; Lc 23,55.

Il ruggito della leonessa madre.

Ferocie sante si agitano nel cuore della Madre

Terribile nella sua maestà di Madre dolorosa

La prepotenza non è dei miti.

Torna il tormento traumatizzante.

Madre della pace.

Le guardie del tempio.

La ragione che piega la Dolorosa

La Madre del perdono.

Il ritorno al Cenacolo

Su la via del ritorno

Gerusalemme è un covo di tigri.

L’Agnellino che appena nato lo volevano morte.

Perché levare al Vivo la vita?

I  vigliacchi hanno paura di un morto (Mt 27,62-66).

I vampiri vogliono il cuore della Madre.

Dopo il delitto, i delinquenti hanno paura.

Sulla lancia che ha aperto il cuore del figlio.

Al cenacolo aumenta il dolore.

La madre vide in Giuda Lucifero.

Gli amici fedeli del Figlio.

Un parossismo di strazio.

9. La notte del Venerdì Santo. Lamento della Vergine. Il velo con il Viso del Redentore e la preparazione degli unguenti.

La notte del Venerdì Santo.

La madre si pasce di lacrime.

La paura del prediletto di Maria.

Pensando alla promessa risurrezione.

In Gerusalemme è solo il delitto.

Notizie catastrofiche.

“Pusilamini!”

Lamento della Vergine..

Il dolce e amaro nome di Gesù.

L’alba del dolore della “Mamma”.

Lo spasimo della Mamma.

Dall’intimità alla solitudine.

Ferite dolori e perdono.

Impotenza morale.

Percossa nella sua  creatura.

Impotenza fisica.

Prova dell’abbandono.

La supplica.

Il Volto Santo.

Un ricordo, un dono.

Un sorriso nel suo volto.

Bella schiera di seguaci.

“Il sabato è morto”.

Prodi o conigli?.

Lavorano con lena (Lc 23,56).

Credere e fare si deve.

Le prime redenti dell’oscurantismo pagano.

10. Riflessioni sulla Passione di Gesù e di Maria e sulla Compassione di Giovanni.  L’ordine dei Salvatori.

Il Fondatore

Le virtù dei salvatori

Il Modello dei salvatori

Il Fondatore dell’Ordine di salvatori

Missione riparatrice

Missione riparatrice dei salvatori

Riparare ai delitti fatti con le mani

Riparare ai delitti fatti con i piedi

Riparare ai delitti di idolatria dati alla carne

Riparare alle colpe della mente

Riparare alle colpe dei sensi

Riparare ai delitti del culto alle forme del corpo

Riparare al peccato d’incredulità

La sorte dei salvatori

Esempi da imitare

L’esempio del Salvatore

L’esempio della Madre del Salvatore

L’esempio del discepolo del Salvatore

Pietà di Longino

11. Il giorno del Sabato Santo.

Generatrice della nuova fede.

Colei che attende.

Manaen vuole servire.

La madre del cenacolo.

Il pastore Isacco e gli spettri.

Longino il dono della lancia.

Per l’Iscariota sopra la Bontà fu la Giustizia.

Giovanna di Cusa.

Giuseppe e Nicodemo.

Quando il credere ha un valore infantile.

12. La notte del Sabato Santo.

La madre dei Santi e dei peccatori.

Le orazioni della Vergine.

La tentazione di Satana.

La fede nella risurrezione.

Giovanni e il mantello di Gesù.

Delirio del rinnegatore di Dio.

Pietro di Gesù e di  Maria.

Sul cuore della Madre.

L’ultimo miracolo del Signore.

Le smentite della ragione.

La Madre dei Santi e dei peccatori.

Solo la Stella del Mattino splende insonne.

13. Il mattino della Risurrezione. Preghiera di Maria.

Frutti del tempo.

Pietro non perdona sé stesso.

Un frutto della superbia.

Un frutto del pentimento.

Un frutto della Fede.

L’appassionata Maddalena.

Le due innamorate del Messia-Dio.

I balsami aromatici  (Mt 28,1; Mc 16,1; Gv 20,1).

Ancora un sacrificio richiesto alla Madre..

L’appassionata.

Si incammina al sepolcro (Mc 16,2-3; Lc 24,1).

Il Vangelo dell’amore.

Lamento. Preghiera di Maria.

Fede certa della Madre.

Diritto di una madre.

Diritto del gregge.

Diritto dei discepoli.

Per la causa del figlio.

Breve ma violento terremoto.

14. La Risurrezione.

Letificante e potente risurrezione del Messia.

Alba della resurrezione.

Le guardie vegliano il sepolcro.

Il ritorno dello Spirito del Cristo.

Fusione dello Spirito e la Carne.

La risurrezione.

La Luce ha preso Corpo.

Risposta del creato (Mt 28,2-4).

15. Gesù risorto appare alla Madre.

Con il raggio del primo sole entra Gesù.

Il figlio veramente risorto.

La madre attinge alla sorgente della vita.

Frutti delle preghiere della madre.

Promessa alla mamma .

16. Apparizioni del Messia risorto alle pie donne e testimonianza  di Maria

Apparizioni del Messia risorto.

Il Risorto con volto umano(Gv 20,14-15).

Il Risorto si svela all’innamorata(Gv 20,16-18).

Gli angeli al terzo gruppo di donne(Lc 24,2-10).

Apparizione a Maria D’Alfeo e Salome Mt 28,9-10.

Incredulità dei due apostoli(Lc 24,11; Mc 16,11).

Disonestà dei capi giudei(Mt 11-15).

Testimonianza della madre.

17. Considerazioni sulla Risurrezione.

E’ Pasqua!

Maria ha anticipato il miracolo

La risurrezione.

I due angeli.

E’ Pasqua!.

Diritto della madre.

La redenta.

Regola per meritare la manifestazione di Gesù.

18. Addio alla Madre prima di ascendere al Padre. Tutto noi abbiamo per Maria.

La Madre è più serena.

Nella veste del mattino della Risurrezione.

La presenza di Cristo in Maria.

La Regina dello Spirito Santo.

Presenza in Maria e nell’Eucaristia.

19. L’adio alla Madre. Ascensione  di Gesù al Padre.

L’addio alla Madre.

Contemplazione d’amore.

Sentimenti del porta voce.

L’addio alla madre.

L’ultimo pasto con gli apostoli.

L’ascensione.

Mandato ad evangelizzare (Mc 16,15).

Si sollevò verso il Cielo (Mc 16,19; Lc 24,51).

Luci angeliche (Att 1,9-11).

L’IMMACOLATA DELLO SPIRITO SANTO

20. La discesa dello Spirito Santo. Fine del ciclo messianico.

Il Battesimo di fuoco.

Il cenacolo (At 2,1).

Lettura biblica.

Il battesimo di fuoco (At 2,2).

Il fuoco dello Spirito Santo (At 2,3).

Essi furono tutti pieni di Spirito Santo (At 2,4).

Fine del ciclo messianico.

Commemorazione di S. Zita.

Santa Maria Goretti.

Il ciclo messianico.

Lamento del Signore

21. Maria SS. prenderà dimora al Getsemani con Giovanni, che le predice l’Assunzione.

Esaudimento di un desiderio di Maria.

Visita di Lazzaro e di Giuseppe.

Invito di prendere la dimora al Getsemani.

Desiderio di Maria .

Gioia di Maria.

La prima Chiesa della nuova religione.

Consegna delle chiavi.

Desiderio esaudito.

Ragioni che giustificano l’Assunzione di Maria.

L’Immacolata Concezione.

La corredenzione compiuta.

Le immagini bibliche.

La rivelazione dello Spirito S.

22. Maria SS. con Giovanni nei luoghi della Passione.

Dove il Signore sudò sangue.

La donna dell’Ave e del fiat.

Luogo della caduta.

Un frutto della cattiva volontà.

Le lacrime della madre.

Culto della via crucis.

Luogo della deposizione.

23. Istituzione della “domenica”. Graduale conversione di Gamaliele. Le due sindoni.

Istituzione della “domenica”.

I tre apostoli del mistero.

Guidati dallo Spirito Santo.

Istituzione della “domenica”.

Gli apostoli delle sindoni.

Consegna della seconda sindone alla Madre.

Graduale conversione di Gamaliele.

La prima sindone.

La seconda sindone

Esposizione della sindone di Torino.

Tempo della consegna alla Madre

La Madre consegna a Nicodemo la prima sindone

24. Sepoltura di Stefano e inizio della persecuzione.

Inizio delle persecuzioni

Sepoltura di Stefano (At 8,2)

La madre dei martiri.

Inizio delle persecuzioni (At 8,1).

Inizio dell’evangelizzazione (At 8,1.4).

Il Vescovo della Chiesa di Gerusalemme.

Giacomo decide rimanere a Gerusalemme..

Pareri diversi.

Parere di Maria

25. Gamaliele si fa cristiano.

Rabbi Gamaliele.

La casetta del Getsemani.

Rabbi Gamaliele

Chiede il dono della fede.

La sede della sapienza

Risposta di Maria.

L’ostinazione può essere perdonata.

La sede della sapienza.

La Madre dei convertiti.

I discepoli dell’amore.

Gamaliele entra nell’ovile del Maestro.

La madre dei convertiti.

26. Pietro si congeda da Maria Santissima dopo un colloquio  con Giovanni.

Colloquio con Giovanni

Le ragioni di Pietro (Mt 28,19-20).

Le ragioni di Giovanni.

Pietro si congeda da Maria Ss.

Sul transito di Maria.

Ultimo saluto di Pietro a Maria.

GLORIFICAZIONE DELLA REGINA UNIVERSALE

27. Transito beato di Maria SS.

Preparativi finali e riflessioni..

Le reliquie del Redentore.

Fare la volontà di Dio.

Missione compiuta.

La Chiesa per vivere ha bisogno della carità.

Caratteristiche degli apostoli.

Ultimi consigli e desideri di Maria.

Ultimo consiglio di Maria a tutti.

L’amore è fiamma che purifica

L’amore è gemma che trasforma .

Ricordare atti e parole del Cristo.

La maternità spirituale.

Maria è convinta di dover morire

Primo e potente desiderio di Maria: morire.

Estremi voleri della Madre Immacolata .

Ultimi voleri della prima cristiana.

Estremi dolori della separazione.

Ricordi delle presenze angeliche.

L’amore perfetto tutto ottiene.

Beato transito di Maria.

Trasfigurazione di Maria.

Transito di Maria.

Preghiere volute dallo Spirito S. e da Maria.

Elogio della legge divina (Sal 119,1-176).

Salmo 41 (42): Sete di Dio (Sal 42, 1‑3).

Salmo 39: L’uomo davanti a Dio (Sal 39,1‑8).

Salmo 23: Il buon pastore (Sal 23,1-6).

Salmo 1: Le due vie (Sal 1,1-6).

Il Padre nostro.

L’annunzio dell’angelo Gabriele ( Lc 1,28-38)..

Il saluto della cugina Elisabetta (Lc 1,42-45).

Preghiera di esultanza (Tobia 13,13-18).

Discorso della sapienza (Sir 24,3-32).

Origine della Sapienza.

Residenza.

Abitazione.

Invito.

Il Libro del Vangelo.

La dottrina del Vangelo.

Il Magnificat (Lc 1,46-55).

Domizio di Maria.

Giovanni si arrende all’evidenza .

Meditazione di Giovanni sul transito di Maria.

28. Assunzione gloriosa di Maria SS.

Veglia dell’apostolo .

L’assunzione.

Il Testimone del prodigio.

Visione del corpo glorificato di Maria.

Dono dei doni concessi a Giovanni .

La sorte dei Santi.

Ascensione e Assunzione.

L’evangelizzatore dell’Amore.

29. Riflessioni sul Transito di Maria Santissima, sulla sua Assunzione e sulla sua Regalità.

Il transito di Maria.

Il trapasso

Il misterioso transito dell’anima.

La Assunzione

Il testimone dell’assunzione.

Perfezione dei corpi glorificati.

Due angeli vegliano Maria .

La tradizione sul sepolcro di Maria è leggenda.

La casetta dell’Assunta non c’è più.

Un rapimento di Dio.

La regalità

Preparazione di Maria per entrare Regina in cielo

Gloria riservata alla Regina Immacolata

L’originale pensiero creativo di Dio.

Incoronata per essere la nostra Regina.

Differenza tra morte e rapimento contemplativo

LA CORREDENTRICE DELL’UMANITA’

1. L’arrivo al Cenacolo e l’addio
di Gesù alla Madre
[1].

Il cenacolo.

1Vedo il cenacolo dove deve consumarsi la Pasqua.

Lo vedo distintamente. Potrei enumerare tutte le rugosità del muro e le crepe del pavimento.

2Èuno stanzone non perfettamente quadrato, ma anche poco rettangolare. Vi sarà la differenza di un metro o poco più, al massimo, fra il lato più lungo e quello più corto. É basso di soffitto. Forse appare tale anche per la sua grandezza, alla quale non corrisponde l’altezza. É lievemente a volta, ossia i due lati più corti non finiscono ad angolo retto col soffitto, ma con un angolo smusso fatto così:

 

3In questi due lati più corti vi sono due larghe finestre, larghe e basse, prospicienti. Non vedo dove guardano, se su un cortile o su una via, perché ora hanno le impannate, che le chiudono, chiuse. Ho detto: impannate. Non so se sia giusto il termine. Sono delle imposte di tavoloni ben serrate in grazia di una sbarra di ferro che le traversa.

4Il pavimento è a larghi mattoni di terra-cotta, che il tempo ha reso pallida, quadrati.

5Dal centro del soffitto pende un lume ad olio a più becchi. Nelle due pareti più lunghe, una è tutta senza aperture.

6Nell’altra, invece, vi è una porticina in un angolo, alla quale si accede per una scaletta senza ringhiera di sei scalini, terminanti in un ripiano di un metro quadro. Su questo vi è, contro la parete, un altro gradino, sul quale si apre la porta a filo del gradino. Non so se mi sono spiegata. Mi sforzo a fare il grafico.

7Le pareti sono semplicemente imbiancate, senza fregi o righe. Al centro della stanza, un tavolone rettangolare, molto lungo rispetto alla larghezza, messo parallelo alla parete più lunga, di legno semplicissimo. Contro le pareti lunghe, quelli che saranno i sedili. Alle pareti corte, sotto la finestra di un lato, una specie di cassapanca con su dei bacili e delle anfore, e sotto l’altra finestra una credenza bassa e lunga, sul cui piano per ora non c’è nulla.

8E questa è la descrizione della stanza dove si consumerà la Pasqua. É tutt’oggi che la vedo distintamente, tanto che ho potuto contare i gradini ed osservare tutti i particolari. Ora, poi, che viene la notte, il mio Gesù mi conduce al resto della contemplazione.

 

La stanza dov’è Maria.

9Vedo che lo stanzone conduce, per la scaletta dai sei gradini, in un andito scuro che a sinistra, rispetto a me, si apre sulla via con una porta larga, bassa e molto massiccia, rinforzata di borchie e strisce di ferro. Di fronte alla porticina, che dal cenacolo conduce nell’andito, vi e un’altra porta che conduce ad un’altra stanza, meno vasta. Direi che il cenacolo è stato ricavato da un dislivello del suolo rispetto al resto della casa e della via, è come un seminterrato, una mezza cantina ripulita od aggiustata, ma sempre infossata per un buon metro nel suolo, forse per farlo più alto e proporzionato alla sua vastità.

10Nella stanza che vedo ora vi è Maria con altre donne. Riconosco Maddalena e Maria madre di Giacomo, Giuda e Simone. Sembra che siano appena arrivate, condotte da Giovanni, perché si levano i manti e li posano piegati sugli sgabelli sparsi per la stanza, mentre salutano l’apostolo che se ne va e una donna e un uomo accorsi al loro arrivo, che ho l’impressione siano i padroni di casa e discepoli o simpatizzanti per il Nazareno, perché sono pieni di premure e di rispettosa confidenza per Maria. Questa è vestita di celeste cupo, un azzurro di indaco scurissimo. Ha sul capo il velo bianco, che appare quando si leva il manto che le copre anche il capo. E molto sciupata in volto. Pare invecchiata. Molto triste, per quanto sorrida con dolcezza. Molto pallida. Anche i movimenti sono stanchi e incerti, come quelli di persona assorta in un suo pensiero.

11Dalla porta socchiusa vedo che il proprietario va e viene nell’andito e nel cenacolo, che illumina completamente accendendo i restanti becchi della lumiera. Poi va alla porta di strada e la apre, ed entra Gesù con gli apostoli. Vedo che è sera, perché le ombre della notte scendono già nella via stretta fra case alte. É con tutti gli apostoli.

12Saluta il proprietario col suo abituale saluto: «La pace sia a questa casa», e poi, mentre gli apostoli scendono nel cenacolo, Egli entra nella stanza dove è Maria. Le pie donne salutano con profondo rispetto e se ne vanno, chiudendo la porta e lasciando liberi la Madre e il Figlio.

Povera mamma del Messia.

13Gesù abbraccia sua Madre e la bacia in fronte. Maria bacia prima la mano al Figlio e poi la guancia destra. Gesù fa sedere Maria e si siede al suo fianco, su due sgabelli vicini. La fa sedere, accompagnandola ad essi per mano, e continua a tenere la mano anche quando Ella è seduta.

14Anche Gesù è assorto, pensieroso, triste, per quanto si sforzi a sorridere. Maria ne studia con ansia l’espressione. Povera Mamma, che per la grazia e per l’amore comprende che ora sia questa! Delle contrazioni di dolore scorrono sul viso di Maria, ed i suoi occhi si dilatano ad un’interna visione di spasimo. Ma non fa scene. É maestosa come il Figlio. Egli le parla. La saluta e si raccomanda alle sue preghiere.

L’addio alla mamma.

15«Mamma, sono venuto per prendere forza e conforto da te. Sono come un piccolo bambino, Mamma, che ha bisogno del cuore della madre per il suo dolore e del seno della madre per sua forza. Sono tornato, in quest’ora, il tuo piccolo Gesù di un tempo. Non sono il Maestro, Mamma. Sono unicamente il Figlio tuo, come a Nazareth quando ero piccino, come a Nazareth prima di lasciare la vita privata. Non ho che te.

16Gli uomini, in questo momento, non sono amici, e leali, del tuo Gesù. Non sono neppure coraggiosi nel bene. Solo i malvagi sanno essere costanti e forti nell’operare il male.

17Ma tu mi sei fedele e sei la mia forza, Mamma, in quest’ora. Sostienimi col tuo amore e col tuo orare. Non ci sei che tu che in quest’ora sai pregare, fra chi più o meno mi ama.

18Pregare e comprendere. Gli altri sono in festa, assorbiti da pensieri di festa o da pensieri di delitto, mentre Io soffro di tante cose.

19Molte cose moriranno dopo quest’ora. E fra queste la loro umanità, e sapranno essere degni di Me, tutti meno colui che s’è perduto e che nessuna forza vale a ricondurre almeno al pentimento. Ma per ora sono ancora uomini tardi che non mi sentono morire, mentre essi giubilano credendo più che mai prossimo il mio trionfo. Gli osanna di pochi giorni or sono li hanno ubriacati.

20Mamma, sono venuto per quest’ora e soprannaturalmente la vedo giungere con gioia. Ma il mio Io anche la teme, perché questo calice ha nome tradimento, rinnegamento, ferocia, bestemmia, abbandono.

21Sostienimi, Mamma. Come quando col tuo pregare hai attirato su te lo Spirito di Dio, dando per Esso al mondo l’Aspettato delle genti, attira ora sul Figlio tuo la forza che m’aiuti a compiere l’opera per cui venni.

22Mamma, addio. Benedicimi, Mamma; anche per il Padre. E perdona a tutti. Perdoniamo insieme, da ora perdoniamo a chi ci tortura».

Dolore che strazia.

23Gesù è scivolato, parlando, ai piedi della Madre, in ginocchio, e la guarda tenendola abbracciata alla vita.

24Maria piange senza gemiti, col volto lievemente alzato per una interna preghiera a Dio. Le lacrime rotolano sulle guance pallide e cadono sul suo grembo e sul capo che Gesù le appoggia alla fine sul cuore.

25Poi Maria mette la sua mano sul capo di Gesù come per benedirlo e poi si china, lo bacia fra i capelli, glieli carezza, gli carezza le spalle, le braccia, gli prende il volto fra le mani e lo volge verso di Lei, se lo serra al cuore.

26Lo bacia ancora fra le lacrime, sulla fronte, sulle guance, sugli occhi dolorosi, se lo ninna, quel povero capo stanco, come fosse un bambino, come l’ho vista ninnare nella Grotta il Neonato divino.

27Ma non canta, ora. Dice solo: «Figlio! Figlio! Gesù! Gesù mio!». Ma con una tal voce che mi strazia.

28Poi Gesù si rialza. Si aggiusta il manto, resta in piedi di fronte alla Madre, che piange ancora, e a sua volta la benedice. Poi si dirige alla porta. Prima di uscire le dice: «Mamma, verrò ancora prima di consumare la mia Pasqua. Prega attendendomi». Ed esce.

2. L’ultima Cena pasquale[2].

Comunione eucaristica di Maria.

1Gesù si alza dicendo: «Non vi muovete. Torno subito». Prende il tredicesimo pezzetto di pane, prende il calice ed esce dal Cenacolo.

Sussurri silenziosi.

2«Va dalla Madre», sussurra Giovanni.

E Giuda Taddeo sospira: «Misera donna!».

3Pietro chiede in un soffio: «Credi che sappia?».

«Tutto sa. Tutto ha sempre saputo».

Parlano tutti a voce bassissima, come davanti ad un morto.

4«Ma credete che proprio…», chiede Tommaso che non vuole ancora credere.

«E ne hai dubbi? È la sua ora», risponde Giacomo di Zebedeo.

5«Dio ci dia la forza di essere fedeli», dice lo Zelote.

«Oh! io…», sta per parlare Pietro.

Ma Giovanni, che è all’erta, dice: «Sss. È qui».

3. Gesù e Maria sono l’antitesi di Adamo ed Eva. Giuda Iscariota è il nuovo Caino. La vera evoluzione dell’uomo
è quella del suo spirito
[3].

Gesù e Maria sono l’antitesi di Adamo ed Eva.

La coppia Gesù – Maria.

Dice Gesù:

1«La coppia Gesù-Maria è l’antitesi della coppia Adamo-Eva. È quella destinata ad annullare tutto l’operato di Adamo ed Eva e riportare l’Umanità al punto in cui era quando fu creata[4]: ricca di grazia e di tutti i doni ad essa largiti dal Creatore. L’Umanità ha subito una rigenerazione totale per l’opera della coppia Gesù-Maria, i quali sono così divenuti i nuovi Capostipiti dell’Umanità. Tutto il tempo precedente è annullato. Il tempo e la storia dell’uomo si conta da questo momento in cui la nuova Eva, per un capovolgimento di creazione[5], trae dal suo seno inviolato, per opera del Signore Iddio, il nuovo Adamo.

2Ma per annullare le opere dei due Primi, causa di mortale infermità, di perpetua mutilazione, di impoverimento, più: di indigenza spirituale -perché dopo il peccato Adamo ed Eva si trovarono spogliati di tutto quanto aveva loro donato, ricchezza infinita, il Padre santo- hanno dovuto, questi due Secondi, operare in tutto e per tutto in maniera opposta al modo di operare dei due Primi. Perciò, spingere l’ubbidienza sino alla perfezione che si annichila e si immola nella carne, nel sentimento, nel pensiero, nella volontà, per accettare tutto quanto Dio vuole. Perciò, spingere la purezza ad una castità assoluta, per cui la carne… che fu la carne per Noi due puri? Velo d’acqua sullo spirito trionfante, carezza di vento sullo spirito re, cristallo che isola lo spirito-signore e non lo corrompe, impulso che solleva e non peso che opprime. Questo fu la carne per Noi. Meno pesante e sensibile di una veste di lino, lieve sostanza interposta fra il mondo e lo splendore dell’io soprumanato, mezzo per operare ciò che Dio voleva. Null’altro.

“Il perfetto amore”.

3Fu nostro l’amore? Certo. Il “perfetto amore” fu nostro. Non è, uomini, amore la fame di senso che vi spinge bramosi a saziarvi di una carne. Quella è lussuria. Nulla più. Tanto vero che amandovi così -voi lo credete amore- non sapete compatirvi, aiutarvi, perdonarvi. Che è allora il vostro amore? È odio. E’ unicamente delirio paranoico, che vi spinge a preferire il sapore di putridi pasti al sano, corroborante cibo di eletti sentimenti. Noi avemmo il “perfetto amore”, Noi, i casti perfetti. Questo amore abbracciava Dio in Cielo e, a Lui unito come lo sono i rami col tronco che li nutre, si espandeva e scendeva prodigandosi di riposo, di riparo, di nutrimento, di conforto sulla Terra e sui suoi abitanti. Nessuno escluso da questo amore. Non i nostri simili, non gli esseri inferiori, non la natura erborea, non le acque e gli astri. Neppure i malvagi esclusi da questo amore. Perché anche essi, benché membri morti, erano pur sempre membri del gran corpo del Creato[6], e perciò vedevamo in essi, per quanto deturpata e bruttata dalla loro malvagità, la santa effigie del Signore, che a sua immagine e somiglianza li aveva formati.

4Gioendo coi buoni, piangendo sui non buoni, pregando (amore fattivo che si estrinseca coll’impetrare e ottenere protezione a chi si ama) pregando per i buoni acciò fossero sempre più buoni per accostarsi sempre più alla perfezione del Buono che ci ama dai Cieli, pregando per i vacillanti fra la bontà e la malvagità perché si fortificassero e sapessero persistere sul cammino santo, pregando per i malvagi perché la Bontà parlasse al loro spirito, li atterrasse magari con una folgore del suo potere, ma li convertisse al Signore Iddio loro, Noi amammo. Come nessun altro amò. Spingemmo l’amore alle vette della perfezione per colmare, col nostro oceano d’amore, l’abisso scavato dal disamore dei Primi, che amarono sé più di Dio, volendo avere più che lecito non fosse per divenire superiori a Dio.

La nuova Eva.

5Perciò alla purezza, ubbidienza, carità, distacco da tutte le ricchezze della Terra (carne, potere, denaro: il trinomio di Satana opposto al trinomio di Dio: fede, speranza, carità); perciò all’odio, alla lussuria, all’ira, alla superbia (le quattro passioni perverse, antitesi delle quattro virtù sante: fortezza, temperanza, giustizia, prudenza) Noi dovemmo unire una costante pratica di tutto quanto era all’opposto del modo di agire della coppia Adamo-Eva.

6E se molto, per il nostro buon volere senza limite, ci fu ancor facile farlo, solo l’Eterno sa quanto fu eroico compiere questa pratica in certi momenti e in certi casi. Non voglio qui che parlarne di uno solo. E di mia Madre. Non di Me. Della nuova Eva, la quale aveva già respinto dai più teneri anni le blandizie usate da Satana[7] per sedurla a mordere il frutto e sentirne il sapore che aveva reso folle la compagna di Adamo; della nuova Eva, la quale non si era limitata a respingere Satana, ma l’aveva vinto schiacciandolo sotto una volontà di ubbidienza, di amore, di castità talmente vasta che esso, il Maledetto, ne era rimasto schiacciato e domo. No! No, che non si alza Satana da sotto il calcagno della mia Madre Vergine! Sbava e spuma, rugge e bestemmia. Ma la sua bava cola in basso, ma il suo urlo non tocca l’atmosfera che circonda la mia Santa, la quale non ode fetore né cachinni demoniaci, non vede, neppur vede la schifosa bava del Rettile eterno, perché le armonie celesti ed i celesti aromi le danzano innamorati intorno alla bella e santa persona, e perché il suo occhio, più puro del giglio e più innamorato di quello di tortora tubante, fissa solo il suo Signore eterno, di cui è Figlia, Madre e Sposa.

Giuda Iscariota è il nuovo Caino.

La nuova Madre del nuovo Caino.

7Quando Caino uccise Abele, la bocca della madre proferì le maledizioni che il suo spirito, separato da Dio, suggeriva contro il suo prossimo più intimo: il figlio delle sue viscere, profanate da Satana e rese brute dall’incomposto desiderio.

8E quella maledizione fu la macchia nel regno del morale umano, come il delitto di Caino la macchia nel regno dell’animale umano. Sangue sulla Terra, sparso da mano fraterna. Il primo sangue, che attira come calamita millenaria tutto il sangue che mano d’uomo sparge traendolo da vene d’uomo. Maledizione sulla Terra, proferita da bocca d’uomo. Quasi che la Terra non fosse sufficientemente maledetta per causa dell’uomo ribelle al suo Dio e non avesse dovuto conoscere i triboli e le spine e la durezza delle glebe, le siccità, le grandini, i geli, i solleoni, essa che era stata creata perfetta e servita da elementi perfetti per esser dimora facile e bella all’uomo suo re.

La nuova Eva ama e perdona il nuovo caino.

9Maria deve annullare Eva. Maria vede il secondo Caino: Giuda. Maria sa che egli è il Caino del suo Gesù, del secondo Abele. Sa che il sangue di questo secondo Abele è stato venduto da quel Caino e già viene sparso. Ma non maledice. Ama e perdona. Ama e richiama.

10Oh! Maternità di Maria martire! Maternità sublime quanto la tua virginea e divina! Di quest’ultima ti ha fatto dono Iddio! Ma della prima tu, Madre santa, Corredentrice, ti sei fatta dono, perché tu, tu sola hai saputo, in quell’ora, col cuore franto dai flagelli che mi avevano franto le carni, dire a Giuda quelle parole; tu, tu sola hai saputo, in quell’ora, mentre sentivi già la croce spaccarti il cuore, amare e perdonare.

11Maria: la nuova Eva. Essa vi insegna la nuova religione, che spinge l’amore a perdonare chi uccide un figlio. Non siate come Giuda, che a questa Maestra di Grazia chiude il cuore e dispera dicendo: “Egli non mi può perdonare”, mettendo in dubbio le parole della Madre della Verità e perciò le mie parole, che avevano sempre ripetuto che Io ero venuto per salvare e non perdere. Per perdonare a chi a Me veniva pentito.

Il nuovo Abele della nuova Eva

12Maria, nuova Eva, ha anche Ella avuto da Dio un nuovo figlio “in luogo di Abele ucciso da Caino”. Ma non lo ebbe con un’ora di gioia brutale, che rende assopito il dolore sotto i vapori del senso e le stanchezze dell’appagamento. Lo ebbe in un’ora di dolore totale, ai piedi di un patibolo, fra i rantoli del Morente che le era Figlio, gli improperi di una folla deicida e una desolazione immeritata e totale, poiché anche Dio non più la consolava.

13La vita nuova incomincia per l’Umanità e per i singoli uomini da Maria. Nelle sue virtù e nel suo modo di vivere è la vostra scuola. E nel suo dolore, che ebbe tutti i volti, anche quello del perdono all’uccisore del suo Figlio, è la salvezza vostra».

14Dice Gesù: «Un giorno ti parlerò ancora di Caino e dei Progenitori. Vi è molto da dire e da meditare».

La vera evoluzione dell’uomo[8].

Nasce il dolore sulla terra.

Dice Gesù:

15«Nella Genesi si legge: “Allora Adamo pose alla sua moglie il nome di Eva, essendo essa la madre di tutti i viventi”[9].

16Oh! sì. La donna era nata dalla “Virago”[10] che Dio aveva formata per compagna di Adamo, traendola dalla costola dell’uomo. Era nata col suo destino doloroso perché aveva voluto nascere[11]. Perché aveva voluto conoscere ciò che Dio le aveva occultato riserbandosi la gioia di darle la gioia di posterità senza avvilimento di senso. La compagna di Adamo aveva voluto conoscere il bene che si cela nel male e, soprattutto, il male che si cela nel bene, nell’apparente bene. Poiché, sedotta come era da Lucifero, aveva appetito a conoscenze che solo Dio poteva conoscere senza pericolo, e si era fatta creatrice[12]. Ma, usando questa forza di bene indegnamente, l’aveva corrotta in atto di male, perché disubbidienza a Dio e malizia e ingordigia della carne.

17Ormai ella era la “madre”. Pianto infinito delle cose intorno all’innocenza della loro regina profanata! E pianto desolato della regina sulla sua profanazione, di cui comprende l’entità e l’impossibile annullamento! Se le tenebre e i cataclismi accompagnarono la morte dell’Innocente, anche tenebra e bufera accompagnarono la morte dell’Innocenza e della Grazia nei cuori dei Progenitori. Era nato il Dolore sulla Terra. E la Provvidenza di Dio non lo volle eterno, dandovi dopo anni di dolore la gioia di uscire dal dolore per entrare nella gioia, se sapete vivere con animo retto. Guai all’uomo se avesse dovuto farsi umanamente padrone della vita! E vivere col ricordo dei suoi delitti e il continuo aumento degli stessi, poiché vivere senza peccare vi è più impossibile che vivere senza respirare, creature che eravate state create per conoscere la Luce, e che la Tenebra ha avvelenato di sé facendovi sue vittime.

18La Tenebra! Essa vi circuisce continuamente[13]. Vi avviluppa ridestando quanto il Sacramento ha cancellato e, poiché voi ad essa non opponete volontà d’esser di Dio, riesce a riavvelenarvi del suo veleno, che il Battesimo aveva reso innocuo.

La creatura celeste diviene terrestre.

19Dio Padre allontanò l’uomo, della cui disubbidienza erano palesi i segni, dal luogo delle paradisiache delizie, affinché non peccasse un’altra volta e più ancora alzando la mano ladra all’albero di Vita[14]. Non si poteva più fidare il Padre dei suoi figli, né sentirsi sicuro nel suo terrestre Paradiso. Satana vi era penetrato una volta per insidiargli le creature predilette e, se aveva potuto indurli alla colpa quando erano innocenti, con agio maggiore l’avrebbe potuto rifare ora che innocenti non erano più.

20L’uomo aveva tutto voluto possedere, non lasciando a Dio il tesoro d’esser il Generatore. Se ne andasse perciò con la sua ricchezza acquistata con violenza e se la portasse seco sulla terra d’esilio, a farlo sempre memore del suo peccato, re avvilito e spogliato dei suoi doni. La creatura paradisiaca era divenuta creatura terrestre. E dovevano passare secoli di dolore perché l’Unico che potesse stendere la mano al frutto di Vita venisse e cogliesse per tutta l’Umanità tal frutto. Lo cogliesse con le sue mani trafitte e lo desse agli uomini perché tornassero coeredi del Cielo e possessori della Vita che non muore in eterno.

Il frutto del peccato: Caino.

21Dice ancora la Genesi: “Adamo poi conobbe la sua moglie Eva”[15].

22Avevano voluto conoscere i segreti del bene e del male. Giusto era che conoscessero ora anche il dolore di dover riprodurre se stessi nella carne avendo l’aiuto di Dio unicamente per ciò che l’uomo non può creare: lo spirito, scintilla che da Dio si parte, soffio che da Dio si infonde, sigillo che sulla carne appone il segno del Creatore eterno. Ed Eva partorì Caino. Eva era carica della sua colpa.

23Richiamo qui la vostra attenzione su un fatto che sfugge ai più. Eva era carica della sua colpa. Né il dolore era ancora stato subìto in misura sufficiente a diminuire la sua colpa. Come organismo carico di tossine, ella aveva trasmesso al figlio quanto pullulava in lei. E Caino, primo figlio d’Eva, era nato duro, invidioso, iracondo, lussurioso, perverso, di poco dissimile alle belve rispetto all’istinto, di molto superiore rispetto al soprannaturale, perché nel suo io feroce egli negava rispetto a Dio che guardava come un nemico, credendosi lecito di non averne culto sincero[16]. Satana lo aizzava a deridere Dio. E chi deride Dio non rispetta nessuno al mondo. Onde coloro che sono a contatto coi derisori dell’Eterno conoscono l’amaro del pianto, perché non vi è per loro speranza di amore riverente nella prole, non sicurezza di amore fedele nel consorte, non certezza di amicizia onesta nell’amico.

Il frutto del pentimento.

24Lacrime e lacrime rigarono il volto di Eva e rigarono il suo cuore per la durezza del figlio, gettando nel suo cuore il germe del pentimento. Lacrime e lacrime che le ottennero una diminuzione di colpa, perché Dio al dolore di chi si pente perdona. E il secondogenito di Eva ebbe l’anima lavata nel pianto della madre, e fu dolce e rispettoso verso i genitori, e devoto al Signore suo, di cui sentiva l’onnipotenza raggiare dai Cieli. Era la gioia della decaduta.

25Ma il cammino del dolore di Eva doveva esser lungo e doloroso, proporzionato al suo cammino nell’esperienza di peccato. In questo, fremito di sensi. In quello, fremito di spasimi. In questo, baci. In quello, sangue. Da questo, un figlio. Da quello, la morte di un figlio. Del prediletto per la sua bontà. Abele diviene strumento di purificazione per la colpevole. Ma quale dolorosa purificazione! Essa empì dei suoi ululi la Terra esterrefatta per il fratricidio e mescolò le lacrime di una madre al sangue di un figlio, mentre colui che l’aveva sparso, in odio a Dio e al fratello amato da Dio, fuggiva inseguito dal suo rimorso.

26Dice il Signore a Caino: “Perché sei irritato?”. Perché, se tu manchi verso di Me, ti irriti che Io non ti guardi benigno?

L’uomo smetta di essere malizioso.

27Quanti Caini sono sulla Terra! Essi mi danno un culto derisore e ipocrita o non me ne danno affatto, e vogliono che Io li guardi con amore e li colmi di felicità. Dio è vostro Re. Non vostro servo. Dio è vostro Padre. Ma un padre non è mai un servo, se si giudica secondo giustizia. Dio è giusto. Voi non lo siete. Ma Egli lo è. E non può certo, poiché vi colma a dismisura dei suoi benefici sol che lo amiate un poco, non darvi i suoi castighi poiché tanto lo schernite. La Giustizia non conosce due vie. Una è la sua via. Tale fate e tale avete. Se siete buoni, avete bene. Se siete malvagi, avete male. E, credetelo, è sempre molto più il bene che avete rispetto al male che dovreste avere per la vostra maniera di vivere in ribellione alla Legge divina.

28É detto da Dio: “Non è vero che se farai bene avrai bene e se farai male il peccato sarà subito alla tua porta?”[17]. Infatti il bene porta ad una costante elevazione spirituale e rende sempre più capaci di compiere un bene sempre più grande, sino ad attingere la perfezione e divenire santi. Mentre basta cedere al male per degradarsi e allontanarsi dalla perfezione, conoscere il dominio del peccato che entra nel cuore e lo fa scendere per gradi a sempre maggiore colpevolezza.

L’uomo può vincere il peccato.

29“Ma”, dice ancora Dio, “ma sotto di te sarà il desiderio di esso e tu lo devi dominare”[18]. Sì. Dio non vi ha fatto schiavi del peccato. Le passioni sono sotto di voi. Non sopra di voi. Dio vi ha dato intelligenza e forza di dominarvi. Anche ai primi uomini, colpiti dal rigore di Dio, Egli ha lasciato intelligenza e forza morale. Ora, poi, da quando il Redentore ha consumato per voi il Sacrificio, voi avete ad aiuto dell’intelligenza e forza i fiumi della Grazia e potete, e dovete dominare il desiderio del male. Con la vostra volontà fortificata dalla Grazia lo dovete fare. Ecco perché gli angeli della mia Nascita cantarono alla Terra: “Pace agli uomini di buona volontà”. Io ero venuto per riportarvi la Grazia e, mediante il connubio di essa con la vostra buona volontà, sarebbe venuta agli uomini la Pace. La Pace: gloria del Cielo di Dio.

La delinquenza è sempre menzognera.

30“E Caino disse al fratello: ‘Andiamo fuori’.”[19] Menzogna che cela sotto un sorriso il tradimento che uccide. La delinquenza è sempre menzognera. Verso le sue vittime e verso il mondo che cerca ingannare. E vorrebbe ingannare anche Dio. Ma Dio legge nei cuori. “Andiamo fuori”.

31Tanti secoli dopo, uno disse: “Salve, Maestro”, e lo baciò. I due Caini nascosero il delitto sotto un’apparenza innocua e sfogarono l’invidia, l’ira, la prepotenza loro e tutti i malvagi istinti, sulla vittima, perché non avevano dominato se stessi, ma del proprio io corrotto avevano fatto schiavo lo spirito.

Ultimo colpo mortale allo spirito è la disperazione.

32Eva sale nell’espiazione. Caino scende verso l’inferno. La disperazione lo prende e ve lo sprofonda. E con la disperazione, ultimo colpo mortale allo spirito già languente per il suo delitto, viene la paura fisica, vile, della punizione umana. Non più essere memore del Cielo, l’uomo dall’anima morta è un animale che trema per la sua vita animale. La morte, il cui aspetto è sorriso per i giusti poiché per essa essi vanno alla gioia del possesso di Dio, è terrore a coloro che sanno che morire vuol dire passare dall’inferno del cuore all’Inferno di Satana in eterno. E come allucinati vedono dovunque vendetta pronta a colpirli.

Giustizia privata non è lecita.

33Ma sappiate -parlo ai giusti- sappiate che se il rimorso e le tenebre di un cuore colpevole permettono e fomentano le allucinazioni del peccatore, a nessuno è lecito erigersi a giudice del fratello e tanto meno a giustiziere. Uno solo è Giudice: Dio.

34E se la giustizia dell’uomo ha creato i suoi tribunali, ad essi occorre deferire il compito di amministrare giustizia, e guai a coloro che profanano tal nome e giudicano per aculeo di passione propria o per pressione di potenze umane. Maledizione a chi si fa giustiziere privato di un suo simile!

35Ma maledizione ancor più grande a chi, senza coefficiente di impulsivo sdegno ma per freddo calcolo umano, manda a morte o a disonore di carcere senza giustizia.

36Ché, se a colui che uccide chi uccise sarà dato castigo sette volte più grande, come disse il Signore sarebbe avvenuto di chi colpiva Caino, colui che senza giustizia condanna, per asservimento a Satana in veste di Prepotere umano, sarà colpito settantasette volte dal rigore di Dio.

37Questo occorrerebbe aver sempre presente, e specie in quest’ora, uomini che vi uccidete a vicenda per fare dei caduti la base del vostro trionfo[20], e non sapete che vi scavate sotto i piedi il trabocchetto in cui precipiterete maledetti da Dio e dagli uomini. Poiché Io ho detto: “Non ucciderai”.

Evoluzione da uomini a dèi.

38Eva sale sul suo cammino di espiazione. Il pentimento cresce in lei davanti alle prove del suo peccato. Volle conoscere il bene e il male. E il ricordo del bene perduto le è come il ricordo del sole ad uno subitamente accecato; e il male le sta davanti nella spoglia del figlio ucciso e intorno per il vuoto lasciato dal figlio omicida e fuggiasco[21].

39E nasce Set. E, da Set, Enos. Il primo sacerdote[22]. Voi vi gonfiate la mente dei fumi della vostra scienza e parlate di evoluzione come di un segno della vostra formazione spontanea. L’uomo-animale evolvendosi raggiungerà il superuomo. Dite così. Sì. Così è. Ma a modo mio. Nel campo mio. Non nel vostro. Non passando dalla sorte di quadrumani a quella di uomini[23]. Ma passando da quella di uomini a quella di spiriti. Tanto più crescerà lo spirito e tanto più vi evolverete.

40Voi che parlate di glandole, e vi empite la bocca parlando di ipofisi o pineale, e mettete in essa la sede della vita, presa non nel tempo che la vivete ma nei tempi che hanno preceduto e che susseguiranno la vostra vita attuale, sappiate che la vera ghiandola vostra, quella che fa di voi i possessori eterni della Vita, è lo spirito vostro. Più questo sarà sviluppato e più possederete le luci divine e vi evolverete da uomini a dèi, immortali dèi, ottenendo così, senza contravvenire al desiderio di Dio, al suo comando circa l’albero di Vita, di possedere questa Vita proprio come Dio vuole la possediate, poiché Egli per voi l’ha creata eterna e fulgida, abbraccio beatifico con la sua eternità che vi assorbe in sé e vi comunica le sue proprietà.

Evoluzione da laici  a sacerdoti.

41Più lo spirito sarà evoluto e più conoscerete Dio. Conoscere Dio vuol dire amarlo e servirlo, e perciò esser capaci di invocarlo per sé e per gli altri. Divenire perciò i sacerdoti che dalla Terra pregano per i fratelli. Poiché è sacerdote il consacrato.

42Ma lo è anche il credente convinto, amoroso, fedele. Lo è soprattutto l’anima vittima che immola se stessa per impulso di carità. Non è l’abito, ma l’animo quello che Dio osserva.

43E in verità vi dico che, agli occhi miei, appaiono molti tonsurati che di sacerdotale non hanno che la tonsura e molti laici nei quali la Carità, che li possiede e dalla quale si lasciano consumare, è Olio dell’ordinazione che fa di essi i miei sacerdoti[24], ignoti al mondo ma noti a Me che li benedico».

4. Giovanni va a prendere la Madre[25].

Debolezza del più forte.

1Vedo il prediletto ancor più pallido di quando era nel cortile di Caifa insieme a Pietro. Forse perché là la luce del fuoco acceso gli dava un riflesso caldo alle guance. Ora appare scavato come da una grave malattia ed esangue. Il suo viso emerge dalla tunica lilla come quello di un annegato, tanto è di un pallore livido. Anche gli occhi sono offuscati, i capelli opachi e spettinati, la barba, spuntata in quelle ore, gli mette un velo chiaro sulle guance e il mento e le fa apparire, biondo-chiara come è, ancor più pallide. Non ha più nulla del dolce, ilare Giovanni, né dell’inquieto Giovanni che poco prima, con una vampa di sdegno sul volto, a fatica si è contenuto dal malmenare Giuda.

2Bussa alla porta della casa e, come se dall’interno qualcuno, timoroso di ritrovarsi di fronte Giuda, chiedesse chi è che picchia, risponde: «Sono Giovanni». L’uscio si apre ed egli entra.

3Va anche lui subito nel cenacolo, non rispondendo alla padrona che gli chiede: «Ma che avviene in città?».

4Si chiude dentro e cade in ginocchio contro al sedile su cui era Gesù e piange chiamandolo con dolore. Bacia la tovaglia nel posto dove il Maestro tenne congiunte le mani, carezza il calice che fu tra le sue dita… Poi dice: «Oh! Dio altissimo, aiutami! Aiutami a dirlo alla Madre! Io non ho cuore!… Eppure devo dirlo. Io devo dirlo, poiché sono rimasto solo!».

5Si alza e pensa. Tocca ancora il calice come per attingere forza da quell’oggetto toccato dal Maestro. Si guarda intorno… Vede, ancora nel suo angolo dove Gesù l’ha posto, il purificatoio usato dal Maestro per asciugarsi le mani dopo la lavanda e l’altro che si era cinto alla vita. Li prende, li piega e li carezza e bacia.

6Resta ancora perplesso, ritto in mezzo alla stanza vuota. Dice: «Andiamo!», ma non si muove verso la porta. Anzi torna al tavolo e prende il calice e il pane spezzato in un angolo da Gesù per staccarne il boccone da dare a Giuda, intinto. Li bacia e, insieme ai due purificatoi, li prende e se li tiene stretti contro al cuore come una reliquia. Ripete: «Andiamo!», e sospira. Cammina verso la scaletta e la sale a spalle curve e a passi riluttanti e strascicati. Apre, esce.

La Madre ha il cuore del Figlio.

7«Giovanni, sei venuto?». Maria è riapparsa sulla porta della sua stanza, sorreggendosi allo stipite come se non avesse forza di star ritta da sola.

8Giovanni alza il capo e la guarda. Vorrebbe parlare e apre la bocca. Ma non riesce. Due lacrimoni gli rotolano giù dalle guance. Curva il capo, vergognoso della sua debolezza.

9«Vieni qui, Giovanni. Non piangere. Tu non devi piangere. Tu lo hai sempre amato e fatto felice. Ciò ti conforti».

10Queste parole aprono le dighe al pianto di Giovanni, che diviene tanto alto e fragoroso da fare affacciare la padrona, Maria Maddalena, la moglie di Zebedeo e le altre…

11«Vieni. da me, Giovanni». Maria si stacca dallo stipite e prende per un polso il discepolo, e lo trascina dentro alla stanza come fosse un bambino, e chiude la porta piano, per isolarsi con lui.

12Giovanni non reagisce. Ma, quando si sente posare sul capo la mano tremante di Maria, cade in ginocchio posando al suolo gli oggetti che aveva contro il cuore e, viso contro il suolo, tenendo un lembo della veste di Maria premuto sul suo viso convulso, singhiozza: «Perdono! Perdono! Madre, perdono!».

13Maria, ritta e ambasciata, con una mano sul cuore e l’altra pendente lungo il fianco, con una voce di strazio dice: «Che ti devo perdonare, povero figliuolo? Che? A te!».

14Giovanni alza il volto, mostrandolo così come è, senza più traccia di orgoglio maschile, il volto di un povero bambino piangente, e grida: «Di averlo abbandonato! Di esser fuggito! Di non averlo difeso! Oh! Maestro mio! O Maestro, perdono! Dovevo morire prima di lasciarti! Madre, Madre, chi mi leverà più questo rimorso?».

15«Pace, Giovanni. Egli ti perdona, ti ha già perdonato. Non ha mai tenuto conto del tuo smarrimento. Ti ama». Maria parla con soste fra le brevi frasi, come presa da affanno, tenendo una mano sul capo di Giovanni e una sul suo povero cuore che palpita d’angoscia.

26«Ma io non l’ho saputo capire neanche ieri sera… e ho dormito mentre Egli chiedeva il conforto del nostro vegliare. Solo l’ho lasciato, il mio Gesù! E poi sono scappato quando quel maledetto è venuto coi manigoldi…»

17«Giovanni, non maledire. Non odiare, Giovanni. Lascia al Padre il giudizio di farlo. Ascolta: dove è Egli, ora?».

Giovanni torna a cadere faccia a terra, piangendo più forte.

La corredentrice.

18«Rispondi, Giovanni. Dove è mio Figlio?».

«Madre… io… Madre, è… Madre…».

19«É condannato, lo so. Ti chiedo: dove è in questo momento».

«Ho fatto tutto il possibile perché mi vedesse… ho cercato di ricorrere a chi è potente per ottenere pietà, per farlo… per farlo soffrire meno. Non gli hanno fatto molto male…».

20«Non mentire, Giovanni. Neppure per pietà di una madre. Non ci riusciresti. E sarebbe inutile. Io so. Da ieri sera l’ho seguito nel suo dolore. Tu non le vedi. Ma le mie carni sono contuse dai suoi stessi flagelli, ma alla mia fronte stanno le spine, ho sentito le percosse… tutto. Ma ora… non vedo più. Ora ignoro dove è il mio Figlio condannato alla croce… alla croce… alla croce!… Oh! Dio, dammi forza! Egli mi deve vedere. Non devo sentire il mio dolore finché Egli sente il suo. Quando poi sarà… finito tutto, fammi morire allora, o Dio, se vuoi. Ora no. Per Lui no. Perché mi veda. Andiamo, Giovanni. Dove è Gesù?».

«Parte dalla casa di Pilato. Questo clamore è la turba che grida intorno a Lui, legato, sugli scalini del Pretorio, in attesa della croce o già camminante verso il Golgota».

21«Avverti tua madre, Giovanni, e le altre donne. E andiamo. Prendi quel calice, quel pane, quei lini… Mettili qui. Ci saranno di conforto… poi… e andiamo».

22Giovanni raccoglie gli oggetti rimasti al suolo ed esce per chiamare le donne. E Maria lo attende, passandosi sul viso quei lini come per ritrovare su essi la carezza della mano del Figlio, e bacia il calice e il pane, e mette tutto su una scansia[26]. E si ammanta ben stretta nel suo manto calandolo fin sugli occhi, al di sopra del velo che le fascia il capo e le si attorciglia al collo. Non piange. Ma trema. E pare che l’aria le manchi tanto ansa a bocca aperta. Giovanni rientra seguito dalle donne piangenti.

23«Figlie! Tacete! Aiutatemi a non piangere! Andiamo». E si appoggia a Giovanni, che la guida e sorregge come fosse una cieca.

La visione cessa così. Sono le 12,30 di ora, ossia le 11,30 dell’ora solare.

5. Lungo la via dolorosa[27].

Coraggio della Madre.

1La strada prosegue. Gira il monte, torna quasi sul davanti, verso la strada erta. Qui, nel posto che segno con la lettera M, è Maria con Giovanni. Direi che Giovanni l’ha portata in quel posto ombroso, dietro la china del monte, per darle un poco di ristoro. È la parte più scoscesa del monte. Non vi è che quella via che la costeggia. Sopra e sotto la costa scoscende o si inerpica ripida, e perciò è trascurata dai crudeli. Lì è ombra, perché direi che è il settentrione, e Maria, addossata come è al monte, è riparata dal sole. Sta appoggiata al terriccio. In piedi, ma già esausta, Ella pure ansante, pallida come una morta nel suo abito blu scurissimo, quasi nero, Giovanni la guarda con pietà desolata. Anche egli ha perduto ogni traccia di colore ed è terreo, con due occhi stanchi e sbarrati, spettinato, dalle gote incavate come per malattia.

2Le altre donne -Maria e Marta di Lazzaro, Maria d’Alfeo e di Zebedeo, Susanna di Cana, la padrona di casa e altre ancora che non conosco- tutte sono in mezzo alla via e guardano se viene il Salvatore. E, visto giungere Longino, accorrono presso Maria a dare la notizia. E Maria, sorretta per un gomito da Giovanni, si stacca, maestosa nel suo dolore, dalla costa del monte e si pone risolutamente in mezzo alla strada, scansandosi solo per il sopraggiungere di Longino, che dall’alto del suo morello guarda la pallida Donna e il suo accompagnatore biondo, pallido, dai miti occhi di cielo come Lei. E crolla il capo, Longino, mentre la supera seguito dagli undici a cavallo.

3Maria cerca passare fra i soldati appiedati. Ma questi, che hanno caldo e fretta, cercano respingerla con le aste, molto più che dalla via selciata volano sassi per protesta contro tante pietà. Sono i giudei, che ancora imprecano per la sosta causata dalle pie donne e dicono: «Presto! Domani è Pasqua. Bisogna finire tutto entro sera! Complici! Derisori della nostra Legge! Oppressori! A morte gli invasori e il loro Cristo! Lo amano! Veh! come lo amano! Ma prendetelo! Mettetelo nel vostro maledetto Urbe! Ve lo cediamo! Non lo vogliamo! Le carogne alle carogne! La lebbre ai lebbrosi!».

Vocazione del Cireneo (Lc 23,28-31)[28].

4Longino si stanca e sprona il cavallo, seguito dai dieci lancieri, contro la canea insultante, che fugge una seconda volta. Ed è nel fare questo che vede fermo un carretto, certo salito lì dalle ortaglie che sono ai piedi del monte, e che attende col suo carico di insalate che la turba sia passata per scendere verso la città. Penso che un poco di curiosità nel Cireneo e nei suoi figli lo abbia fatto salire fin lì, perché non era proprio necessario per lui di farlo. I due figli, sdraiati sull’alto del mucchio verdolino delle verdure, guardano e ridono dietro i giudei fuggenti. L’uomo invece, un robustissimo uomo sui quaranta cinquant’anni, ritto presso il ciuchino che spaventato cerca di rinculare, guarda attentamente verso il corteo.

5Longino lo squadra. Pensa gli possa far comodo e ordina: «Uomo, vieni qui».

6Il Cireneo finge di non sentire. Ma con Longino non si scherza. Ripete l’ordine in un modo tale che l’uomo getta la redine ad un figlio e viene vicino al centurione.

7«Vedi quell’uomo?», chiede. E nel dire così si volge per indicare Gesù e vede a sua volta Maria, che supplica i soldati di farla passare. Ne ha pietà e urla: «Fate passare la Donna». Poi torna a parlare al Cireneo: «Non può più procedere così carico. Tu sei forte. Prendi la sua croce e portala per Lui sino alla cima».

«Non posso… Ho l’asino… è riottoso… i ragazzi non sanno tenerlo… ».

8Ma Longino dice: «Vai, se non vuoi perdere l’asino e acquistare venti colpi di castigo».

Il Cireneo non osa più reagire. Urla ai ragazzi: «Andate a casa e presto. E dite che vengo subito», e poi va da Gesù.

“Mamma” e “Figlio”[29].

9Lo raggiunge proprio mentre Gesù si volge verso la Madre, che solo ora vede venire verso di Lui, perché procede così curvo e ad occhi quasi chiusi che è come fosse cieco, e grida: «Mamma!».

10È la prima parola, da quando è torturato, che esprima il suo soffrire. Perché in quel grido c’è la confessione di tutto e ogni suo tremendo dolore di spirito, di morale e di carne. È il grido straziato e straziante di un bambino che muore solo, fra aguzzini, fra le peggiori torture… e che giunge ad avere paura anche del suo proprio respiro. È il lamento di un fanciullo delirante che è straziato da visioni d’incubo… E vuole la mamma, la mamma, perché solo il suo bacio fresco calma l’ardore della febbre, la sua voce fuga i fantasmi, il suo abbraccio fa meno paurosa la morte…

11Maria si porta la mano al cuore, come ne avesse una pugnalata, e ha un lieve vacillamento. Ma si riprende, affretta il passo e, mentre va a braccia tese verso la sua Creatura straziata, grida: «Figlio!». Ma lo dice in maniera tale che chi non ha cuore di iena se lo sente fendere per quel dolore.

12Vedo che anche fra i romani vi è un moto di pietà… eppure sono uomini d’arme, non nuovi alle uccisioni, segnati da cicatrici… Ma la parola «Mamma!» e «Figlio!» sono sempre quelle, e per tutti coloro che, ripeto, non sono peggio delle iene, e sono dette e comprese dovunque, e dovunque sollevano onde di pietà…

13Il Cireneo ha questa pietà… E poiché vede che Maria non può abbracciare il suo Figlio per via della croce e, dopo avere teso le braccia, le lascia ricadere, persuasa di non poterlo fare -e lo guarda soltanto, volendo sorridere del suo martire sorriso per rincuorarlo, mentre le labbra tremanti bevono il pianto, e Lui, torcendo il capo da sotto il giogo della croce, cerca a sua volta di sorriderle e di inviarle un bacio con le povere labbra ferite e spaccate dalle percosse e dalla febbre- si affretta a levare la croce, e lo fa con delicatezza di padre, per non urtare la corona o strofinare sulle piaghe.

14Ma Maria non può baciare la sua Creatura… Anche il tocco più lieve sarebbe tortura sulle carni lacerate, e Maria se ne astiene, e poi… i sentimenti più santi hanno un pudore profondo. E vogliono rispetto o almeno compassione. Qui è curiosità e soprattutto scherno. Si baciano solo le due anime angosciate.

15Il corteo, che si rimette in moto sotto la spinta delle ondate di popolo furente che preme dal fondo, li divide, respingendo la Madre contro il monte, allo scherno di tutto un popolo…

Il Cireneo con la croce (Mt 27,32; Mc 15,21; Lc 23,26)[30].

16Ora dietro a Gesù è il Cireneo con la croce. E Gesù, libero di quel peso, procede meglio. Ansa fortemente, si porta sovente la mano al cuore, come avesse un grande dolore, una ferita lì, alla regione sterno-cardiaca, e ora che può, non avendo più le mani legate, si respinge i capelli caduti in avanti, tutti collosi di sangue e sudore, fin dietro le orecchie, per sentire aria sul volto cianotico, si slaccia il cordone del collo, per la sofferenza del respiro… Ma può camminare meglio.

17Maria si è ritirata con le donne. Si accoda al corteo quando è passato e poi, per una scorciatoia, si dirige alla vetta del monte, sfidando gli improperi della plebe cannibalesca.

18Ora che Gesù è libero, si compie abbastanza presto l’ultimo anello del monte, e già si è prossimi alla cima tutta piena di popolo urlante.

19Longino si ferma e dà ordine che tutti, inesorabilmente, siano respinti più in basso, perché la cima, luogo di esecuzione, sia libera. E metà centuria eseguisce l’ordine, accorrendo sul posto e respingendo senza pietà chiunque là si trova, usando daghe e aste per questo. Sotto la grandine delle piattonate e delle bastonate, i giudei della cima fuggono. E vorrebbero collocarsi nella sottostante spianata. Ma quelli che già sono in essa non cedono, e fra la gente si accendono risse feroci. Sembrano tutti pazzi.

 

Descrizione: D:FrancoDocumentsChiesaWebwww.tabernacoliviventi.netCTV_Evangelicaimagesmc-15-21b2.jpg

 

La cima del Volgata (Mc 15,22)[31].

20Come le ho detto[32] lo scorso anno, il Calvario, nella sua cima, ha la forma di un trapezio irregolare, lievemente più alto nel lato A, dopo il quale il monte scoscende ripido per oltre metà della sua altezza. Su questa piazzuola sono già pronti tre buchi profondi, tappezzati di mattoni o lavagne, costruiti apposta, insomma. Vicino ad essi sono pietre e terra pronte per rincalzare le croci. Altri buchi invece sono stati lasciati pieni di pietre. Si capisce che li svuotano di volta in volta per il numero che serve.

21Sotto la cima trapezoidale, dalla parte che il monte non scoscende, vi è una specie di piattaforma degradante dolcemente, che fa una seconda piazzuola. Da questa partono due larghi sentieri che costeggiano la cima, di modo che questa è isolata e sopraelevata di almeno due metri da tutti i lati.

22I soldati, che hanno respinto la folla dalla cima, domano, a colpi persuasivi di aste, le risse, e fanno largo perché il corteo possa sfilare senza ostacoli nell’ultimo pezzo di strada, e restano lì a fare ala mentre i tre condannati, inquadrati dai cavalieri e protetti dall’altra metà centuria alle spalle, giungono fino al punto dove vengono fatti fermare: ai piedi del naturale palco sopraelevato che è la cima del Golgota.

Le tre Marie e i fedeli del Cristo (Mc 15,40-41)[33].

23Mentre ciò avviene, scorgo le Marie al punto che segno con un M, e un poco dietro a loro sono Giovanna di Cusa con altre quattro delle dame di prima. Le altre si sono ritirate. E devono averlo fatto da sole, perché Gionata è là, dietro alla sua padrona. Non c’è più quella che noi diciamo Veronica e che Gesù ha detta Niche, e con lei manca la sua servente. E anche quella tutta velata, che fu obbedita dai soldati, non c’è più. Vedo Giovanna, la vecchia chiamata Elisa, Anna (è la padrona di quella casa dove Gesù va alla vendemmia del primo anno) e due che non so identificare meglio.

24Dietro queste donne e le Marie vedo Giuseppe e Simone d’Alfeo, e Alfeo di Sara insieme al gruppo dei pastori. Hanno colluttato con chi li voleva respingere insultandoli, e la forza di questi uomini, che l’amore e il dolore moltiplicano, è stata così violenta che hanno vinto, creando un semicerchio libero contro il quale i vilissimi giudei non osano che lanciare grida di morte e tendere i pugni. Ma non di più, perché i bastoni dei pastori sono nodosi e pesanti, e la forza e la mira non manca a questi prodi. E non dico male a dire così. Ci vuole un vero coraggio a stare in pochi, noti per galilei o seguaci del Galileo, contro tutta una popolazione ostile. L’unico punto di tutto il Calvario dove non si bestemmi il Cristo!

25Il monte, dai tre lati che scendono non ripidi a valle, è tutto un formicolaio di folla. La terra giallastra e nuda non si vede più. Sotto il sole che va e viene pare un prato fiorito di corolle di tutti i colori, tanto sono fitti i copricapi e i mantelli dei sadici che lo coprono. Oltre torrente, per la via, altra folla; oltre le mura, altra ancora. Sulle terrazze più vicine, altra ancora. Il resto della città nudo… vuoto… silenzioso. Tutto è qui. Tutto l’amore e tutto l’odio. Tutto il Silenzio che ama e perdona. Tutto il Clamore che odia e impreca.

La Madre schernita.

26Mentre gli uomini preposti all’esecuzione preparano i loro strumenti finendo di svuotare le buche, e i condannati aspettano al centro del loro quadrato, i giudei, rifugiati nell’angolo opposto alle Marie, le insultano. Anche la Madre insultano: «A morte i galilei. A morte! Galilei! Galilei! Maledetti! A morte il Bestemmiatore galileo. Inchiodate sulla croce anche il seno che lo ha portato! Via le vipere che partoriscono i demoni! A morte! Mondate Israele dalle femmine congiunte col capro!…».

27Longino, che è smontato da cavallo, si volta e vede la Madre… Ordina di far cessare quella gazzarra… La mezza centuria, che era alle spalle dei condannati, carica la marmaglia e sgombera del tutto la seconda piazzuola, mentre i giudei scappano per il monte pestandosi gli uni con gli altri. Smontano anche gli altri soldati, e uno prende gli undici cavalli, oltre quello del centurione, e li porta all’ombra, dietro il costolone B del monte.

28Il centurione si avvia verso la vetta. Giovanna di Cusa si fa avanti, lo ferma. Gli dà l’anfora e una borsa. E poi si ritira piangendo, andando contro lo spigolo del monte con le altre.

In  attesa della Crocifissione.

29In alto è pronto tutto. Vengono fatti salire i condannati. E Gesù passa ancora una volta presso la Madre, che ha un gemito che Ella stessa cerca frenare portandosi il mantello sulla bocca.

30I giudei vedono e ridono e deridono. Giovanni, il mite Giovanni, che ha un braccio dietro le spalle di Maria per sorreggerla, si volge con uno sguardo feroce. Ha persino l’occhio fosforescente. Se non avesse da tutelare le donne, io credo che prenderebbe qualcuno dei vili per la gola.

31Non appena i condannati sono sul palco fatale, i soldati circondano la piazzuola da tre lati. Non resta vuoto che quello a strapiombo.

32Il centurione dà ordine al Cireneo di andarsene. E questi se ne va, a malincuore ora, e non direi per sadismo, ma per amore. Tanto che si ferma presso i galilei, dividendo con essi gli insulti che la folla elargisce a questi sparuti fedeli del Cristo.

33I due ladroni gettano al suolo le loro croci bestemmiando. Gesù tace.

La via dolorosa è terminata.

6. La crocifissione[34].

Lo spogliamento[35].

1Viene dato l’ordine ai condannati di spogliarsi. I due ladroni lo fanno senza nessun pudore. Anzi si divertono a fare atti osceni verso la folla e specie verso il gruppo sacerdotale, tutto candido nelle sue vesti di lino e che è piano piano tornato sulla piazzetta più bassa, usando della sua qualità per insinuarsi lì. Ai sacerdoti si sono uniti due o tre farisei e altri prepotenti personaggi, che l’odio fa amici. E vedo persone di conoscenza, come il fariseo Giocana e Ismaele, lo scriba Sadoch, Eli di Cafarnao…

2I carnefici offrono tre stracci ai condannati perché se li leghino all’inguine. E i ladroni li pigliano con più orrende bestemmie. Gesù, che si spoglia lentamente per lo spasimo delle ferite, lo ricusa. Forse pensa conservare le corte brache che ha tenute anche nella flagellazione. Ma, quando gli viene detto di levarsi anche le stesse, Egli tende la mano per mendicare lo straccio dei boia a difesa della sua nudità. È proprio l’Annichilito fino a dover chiedere uno straccio ai delinquenti.

Il velo[36] di Maria.

3Ma Maria ha visto e si è sfilata il lungo e sottile telo bianco, che le vela il capo sotto al manto oscuro e nel quale Ella ha già versato tanto pianto. Se lo leva senza far cadere il manto, lo dà a Giovanni perché lo porga a Longino per il Figlio. Il centurione prende il velo senza fare ostacolo e, quando vede che Gesù sta per denudarsi del tutto, stando voltato non verso la folla ma verso la parte vuota di popolo, mostrando così la sua schiena rigata di lividi e di vesciche, sanguinante di ferite aperte o dalle croste oscure, gli porge il lino materno. E Gesù lo riconosce. Se ne avvolge a più riprese il bacino, assicurandoselo per bene perché non caschi… E sul lino, fino allora solo bagnato di pianto, cadono le prime gocce di sangue, perché molte delle ferite, appena coperte di coagulo, nel chinarsi per levarsi i sandali e deporre le vesti si sono riaperte e il sangue riprende a sgorgare.

 

Maria al piede della croce (Gv 19,25)[37].

4Longino invece osserva tutto con curiosità e interesse, confronta e mentalmente giudica. Confronta i crocifissi, e specie il Cristo, e gli spettatori. Il suo occhio penetrante non perde un particolare. E per vedere meglio fa solecchio con la mano, perché il sole gli deve dare noia.

5È infatti un sole strano. Di un giallo rosso d’incendio. E poi pare che l’incendio si spenga di colpo per un nuvolone di pece che sorge da dietro le catene giudee e che corre veloce per il cielo, scomparendo dietro ad altri monti. E quando il sole ritorna fuori è così vivo che l’occhio non lo sopporta che male.

6Nel guardare vede Maria, proprio sotto il balzo, che tiene alzato verso il Figlio il suo volto straziato. Chiama uno dei soldati che giuocano a dadi e gli dice: «Se la Madre vuole salire col figlio che l’accompagna, venga. Scortala e aiutala».

7E Maria con Giovanni, creduto «figlio», sale per la scaletta incisa nella roccia tufacea, credo, e penetra oltre il cordone dei soldati andando ai piedi della croce, ma un poco scosta per essere vista e per vedere il suo Gesù.

8La folla le propina subito i più obbrobriosi insulti. Accomunandola nelle bestemmie al Figlio. Ma Ella, con le labbra tremanti e sbiancate, cerca solo di dargli conforto, con un sorriso straziato su cui si asciugano le lacrime che nessuna forza di volontà riesce a trattenere negli occhi.

Cambio della natura.

9Il cielo si fa sempre più fosco. Ora difficilmente le nubi si aprono per fare passare il sole. Ma anzi si accavallano a più e più strati plumbei, bianchi, verdognoli, si sormontano, si dipanano secondo i giuochi di un vento freddo, che a intervalli scorre il cielo e poi scende sulla terra e poi tace di nuovo, ed è quasi più sinistra l’aria quando tace, afosa e morta, di quando fischia tagliente e veloce.

10La luce, prima viva fin oltre misura, si va facendo verdastra. E i volti prendono bizzarri aspetti. I soldati, sotto i loro elmi e nelle loro corazze, prima lucenti ed ora divenute come appannate nella luce verdastra e sotto il cielo di cenere, mostrano i duri profili come scalpellati. I giudei, per la maggioranza bruni di pelle e capelli e barba, paiono degli annegati, tanto il loro volto si fa terreo. Le donne sembrano statue di neve azzurrastra per il pallore esangue che la luce accentua.

Spasimi della “Mamma”.

11Gesù sembra illividire sinistramente come per inizio di decomposizione, quasi fosse già morto. La testa gli comincia a pendere sul petto. Le forze mancano rapidamente. Trema, nonostante la febbre che lo arde. E nella sua debolezza mormora il nome che prima ha solo detto nel fondo del cuore: «Mamma!», «Mamma!». Lo mormora piano, come in un sospiro, quasi fosse già in un lieve delirio che gli impedisca di trattenere quanto la volontà vorrebbe trattenere. E Maria, ogni volta, ha un atto infrenabile di tendere le braccia come per soccorrerlo.

12E la gente crudele ride di questi spasimi di chi muore e di chi spasima. Salgono da capo sino a dietro i pastori, che però sono sulla piazzetta bassa, i sacerdoti e gli scribi. E poiché i soldati vorrebbero respingerli, reagiscono dicendo: «Ci stanno questi galilei? Ci stiamo anche noi, che dobbiamo verificare che giustizia sia fatta fino in fondo. E da lontano, in questa luce strana, non possiamo vedere».

13Infatti molti cominciano a impressionarsi della luce che sta fasciando il mondo, e qualcuno ha paura. Anche i soldati accennano al cielo e ad una specie di cono, che pare di lavagna tanto è cupo e che si leva come un pino da dietro una vetta. Sembra una tromba marina. Si alza, si alza e pare che generi nubi sempre più nere, quasi fosse un vulcano eruttante fumo e lava.

Terza parola: “Donna, ecco tuo figlio…..”(Gv 19,26-27)[38]

14È in questa luce crepuscolare e paurosa che Gesù dà a Maria Giovanni e a Giovanni Maria. Curva il capo, poiché la Madre si è fatta più sotto alla croce per vederlo meglio, e dice: «Donna, ecco tuo figlio. Figlio, ecco tua Madre».

15Maria ha il volto ancor più sconvolto dopo questa parola che è il testamento[39] del suo Gesù, che non ha nulla da dare alla Madre se non un uomo, Egli che per amore dell’Uomo la priva dell’Uomo-Dio, nato da Lei. Ma cerca, la povera Madre, di non piangere che mutamente, perché non può, non può non piangere… Le stille del pianto gemono nonostante ogni sforzo per trattenerle, anche se la bocca ha il suo straziato sorriso, fissato sulle labbra per Lui, per confortare Lui…

16Le sofferenze crescono sempre più. E la luce sempre più decresce.

 

L’olocausto.

Il “grande grido” (Mt 27,50; Mc 15,37; Lc 23,46;

Gv 19,30-38)[40].

17Poi, ecco, l’ultimo spasimo di Gesù. Una convulsione atroce, che pare voglia svellere il corpo infisso, coi tre chiodi, dal legno, sale per tre volte dai piedi al capo, scorre per tutti i poveri nervi torturati; solleva tre volte l’addome in una maniera anormale, poi lo lascia dopo averlo dilatato come per sconvolgimento dei visceri, ed esso ricade e si infossa come svuotato; alza, gonfia e contrae tanto fortemente il torace, che la pelle si infossa fra coste e coste che si tendono, apparendo sotto l’epidermide e riaprendo le ferite dei flagelli; fa rovesciare violentemente indietro, una, due, tre volte il capo, che percuote contro il legno, duramente; contrae in uno spasimo tutti i muscoli del volto, accentuando la deviazione della bocca a destra, fa spalancare e dilatare le palpebre sotto cui si vede roteare il globo oculare e apparire la sclerotica. Il corpo si tende tutto; nell’ultima delle tre contrazioni è un arco teso, vibrante, tremendo a vedersi, e poi un grido potente, impensabile in quel corpo sfinito, si sprigiona, lacera l’aria, il «grande grido» di cui parlano i Vangeli e che è la prima parte della parola «Mamma»… E più nulla…

18La testa ricade sul petto, il corpo in avanti, il fremito cessa, cessa il respiro. È spirato.

Apocalittico castigo ai bestemmiatori (Mt 27,51; Lc 23,44)[41].

19La Terra risponde al grido dell’Ucciso con un boato pauroso. Sembra che da mille buccine dei giganti traggano un unico suono e su questo tremendo accordo ecco le note isolate, laceranti dei fulmini che rigano il cielo in tutti i sensi, cadendo sulla città, sul Tempio, sulla folla… Credo che ci saranno stati dei fulminati, perché la folla è colpita direttamente. I fulmini sono l’unica luce saltuaria che permetta di vedere. E poi subito, e mentre durano ancora le scariche delle saette, la terra si scuote in un turbine di vento ciclonico. Il terremoto e l’aeromoto si fondono per dare un apocalittico castigo ai bestemmiatori. La vetta del Golgota ondeggia e balla come un piatto in mano di un pazzo, nelle scosse sussultorie e ondulatorie che scuotono talmente le tre croci che sembra le debbano ribaltare.

20Longino, Giovanni, i soldati si abbrancano dove possono, come possono, per non cadere. Ma Giovanni, mentre con un braccio afferra la croce, con l’altro sostiene Maria che, e per il dolore e per il traballio, gli si è abbandonata sul cuore. Gli altri soldati, e specie quelli del lato che scoscende, si sono dovuti rifugiare al centro per non essere gettati giù dai dirupi. I ladroni urlano di terrore, la folla urla ancora di più e vorrebbe scappare. Ma non può. Cadono le persone l’una sull’altra, si pestano, precipitano nelle spaccature del suolo, si feriscono, rotolano giù per la china, impazziti.

21Per tre volte si ripete il terremoto e l’aeromoto, e poi si fa l’immobilità assoluta di un mondo morto. Solo dei lampi, ma senza tuono, rigano ancora il cielo e illuminano la scena dei giudei fuggenti in ogni senso, con le mani fra i capelli, o tese in avanti, o alzate al cielo, schernito fino allora e di cui ora hanno paura. La oscurità si tempera di un barlume di luce che, aiutato dal lampeggio silenzioso e magnetico, permette di vedere che molti restano al suolo, morti o svenuti, non so. Una casa arde nell’interno delle mura e le fiamme si alzano dritte nell’aria ferma, mettendo un punto di rosso fuoco sul verde cenere dell’atmosfera.

L’urlo della madre[42].

22Maria alza il capo dal petto di Giovanni e guarda il suo Gesù. Lo chiama, perché mal lo vede nella poca luce e coi suoi poveri occhi pieni di pianto. Tre volte lo chiama: «Gesù! Gesù! Gesù!». È la prima volta che lo chiama per nome da quando è sul Calvario. Infine, ad un lampo che fa come una corona sopra la vetta del Golgota, lo vede, immobile, tutto pendente in avanti, col capo talmente piegato in avanti, e a destra, da toccare con la guancia la spalla e col mento le coste, e comprende. Tende le mani che tremano nell’aria scura e grida: «Figlio mio! Figlio mio! Figlio mio!». Poi ascolta… Ha la bocca aperta, pare voglia ascoltare anche con quella, come ha dilatati gli occhi per vedere, per vedere… Non può credere che il suo Gesù non sia più…

23Giovanni, che anche lui ha guardato e ascoltato, ed ha compreso che tutto è finito, abbraccia Maria e cerca allontanarla dicendo: «Non soffre più».

24Ma, prima che l’apostolo termini la frase, Maria, che ha capito, si svincola, gira su se stessa, si curva ad arco verso il suolo, si porta le mani agli occhi e grida: «Non ho più Figlio!».

25E poi vacilla e cadrebbe se Giovanni non se la raccogliesse tutta sul cuore, e poi egli si siede, per terra, per sostenerla meglio sul suo petto, finché le Marie, non più trattenute dal cerchio superiore di armati -perché, ora che i giudei sono fuggiti, i romani si sono ammucchiati sulla piazzuola sottostante commentando l’accaduto- sostituiscono l’apostolo presso la Madre.

26La Maddalena si siede dove era Giovanni, e quasi si adagia Maria sui ginocchi, sostenendola fra le braccia e il suo petto, baciandola sul volto esangue, riverso sulla spalla pietosa. Marta e Susanna, con la spugna e un lino intrisi nell’aceto, le bagnano le tempie e le narici, mentre la cognata Maria le bacia le mani chiamandola con strazio, e appena Maria riapre gli occhi, e gira uno sguardo che il dolore rende come ebete, le dice: «Figlia, figlia diletta, ascolta… dimmi che mi vedi… Sono la tua Maria… Non mi guardare così!…». E poiché il primo singhiozzo apre la gola di Maria e le prime lacrime cadono, ella, la buona Maria d’Alfeo, dice: «Sì, sì, piangi… Qui con me, come da una mamma, povera, santa figlia mia»; e quando si sente dire: «Oh! Maria! Maria! hai visto?», ella geme: «Sì, sì,… ma… ma… figlia… oh! figlia!…». Non trova più altro e piange, l’anziana Maria. Un pianto desolato, a cui fanno eco tutte le altre, ossia Marta e Maria, la madre di Giovanni e Susanna.

Le altre pie donne non ci sono più. Penso siano andate via, e con esse i pastori, quando si udì quel grido femminile…

Commenti vari.

27I soldati parlottano fra di loro.

«Hai visto i giudei? Ora avevano paura».

«E si battevano il petto».

«I più terrorizzati erano i sacerdoti!».

«Che paura! Ho sentito altri terremoti. Ma come questo mai. Guarda: la terra è rimasta piena di fessure».

«E lì è franato tutto un pezzo della via lunga».

«E sotto ci sono dei corpi».

«Lasciali! Tanti serpenti di meno».

«Oh! un altro incendio! Nella campagna…».

«Ma è morto proprio?».

«E non vedi? Ne hai dubbi?».

Coraggio degli amici (M27,57; Mc 15,42-43; Lc 23,50-51)[43].

28Spuntano da dietro la roccia Giuseppe e Nicodemo. Certo si erano rifugiati lì, dietro il riparo del monte, per salvarsi dai fulmini. Vanno da Longino. «Vogliamo il Cadavere».

«Solo il Proconsole lo concede. Andate, e presto, perché ho sentito che i giudei vogliono andare al Pretorio ed ottenere il crucifragio. Non vorrei facessero sfregio».

«Come lo sai?».

«Rapporto dell’alfiere. Andate. Io attendo».

I due si precipitano giù per la strada ripida e scompaiono.

La lanciata al costato(Gv 19,34-37)[44].

29È qui che Longino si accosta a Giovanni e gli dice piano qualche parola che non afferro. Poi si fa dare da un soldato una lancia. Guarda le donne tutte intente a Maria, che riprende lentamente le forze. Esse hanno, tutte, le spalle alla croce.

30Longino si pone di fronte al Crocifisso, studia bene il colpo e poi lo vibra. La larga lancia penetra profondamente da sotto in su, da destra a sinistra.

Giovanni, combattuto fra il desiderio di vedere e l’orrore di vedere, torce per un attimo il viso.

31«È fatto, amico», dice Longino e termina: «Meglio così. Come a un cavaliere. E senza spezzare ossa… Era veramente un Giusto!».

32Dalla ferita geme molt’acqua e un filino appena di sangue già tendente a raggrumarsi. Geme, ho detto. Non esce che filtrando dal taglio netto che rimane inerte, mentre, se vi fosse stato del respiro, si sarebbe aperto e chiuso nel moto toracico addominale…

Gamaliele ha il segno (Mt 27,51; Mc 15,38; Lc 23,46)[45].

33… Mentre sul Calvario tutto resta in questo tragico aspetto, io raggiungo Giuseppe e Nicodemo che scendono per una scorciatoia per fare più presto.

34Sono quasi alla base quando si incontrano con Gamaliele. Un Gamaliele spettinato, senza copricapo, senza mantello, con la splendida veste sporca di terriccio e strappata dai rovi. Un Gamaliele che corre, salendo e ansando, con le mani nei capelli radi e molto brizzolati di uomo anziano. Si parlano senza fermarsi.

35«Gamaliele! Tu?».

«Tu, Giuseppe? Lo lasci?».

«Io no. Ma tu come qui? E così?…».

36«Cose tremende! Ero nel Tempio! Il segno! Il Tempio scardinato! Il velo di porpora e giacinto pende lacerato! Il Sancta Santorum è scoperto! Anatema è su noi!». Ha parlato continuando a correre verso la cima, reso pazzo dalla prova.

I due lo guardano andare… si guardano… dicono insieme: «”Queste pietre fremeranno alle mie ultime parole!”. Egli glielo aveva promesso !…».

Il segno per Gerusalemme (Mt 27,52-53)[46].

Affrettano la corsa verso la città.

37Per la campagna, fra il monte e le mura, e oltre, vagano, nell’aria ancora fosca, persone con aspetto di ebeti… Urli, pianti, lamenti… Chi dice: «Il suo Sangue ha piovuto fuoco!». Chi: «Fra i fulmini Geovè è apparso a maledire il Tempio!». Chi geme: «I sepolcri! I sepolcri!».

141Giuseppe afferra uno che dà di cozzo la testa contro la muraglia e lo chiama a nome, tirandoselo dietro mentre entra in città: «Simone! Ma che vai dicendo?».

«Lasciami! Un morto anche tu! Tutti i morti! Tutti fuori! E mi maledicono».

«È impazzito», dice Nicodemo.

Lo lasciano e trottano verso il Pretorio.

38La città è in preda del terrore. Gente che vaga battendosi il petto. Gente che fa un salto indietro o si volge spaventata sentendo dietro una voce o un passo.

39In uno dei tanti archivolti oscuri, l’apparizione di Nicodemo, vestito di lana bianca -perché, per fare più presto, si è levato sul Golgota il manto oscuro- fa dare un urlo di terrore ad un fariseo fuggente. Poi si accorge che è Nicodemo e gli si attacca al collo con una espansione strana, urlando: «Non mi maledire! Mia madre m’è apparsa e mi ha detto: “Sii maledetto in eterno!”», e poi si accascia al suolo gemendo: «Ho paura! Ho paura!».

«Ma sono tutti folli!», dicono i due.

40È raggiunto il Pretorio. E solo qui, mentre attendono di essere ricevuti dal Proconsole, Giuseppe e Nicodemo riescono a sapere il perché di tanti terrori. Molti sepolcri si erano aperti sotto la scossa tellurica, e c’era chi giurava averne visto uscire gli scheletri, che per un attimo si ricomponevano con parvenza umana e andavano accusando i colpevoli del deicidio e maledicendoli.

La confessione di Gamaliele.  

41Li lascio nell’atrio del Pretorio, dove i due amici di Gesù entrano senza tante storie di stupidi ribrezzi e paure di contaminazioni, e torno sul Calvario, raggiungendo Gamaliele che sale, ormai sfinito, gli ultimi metri. Procede battendosi il petto e, quando giunge sulla prima delle due piazzuole, si butta bocconi, lunghezza bianca sul suolo giallastro, e geme: «Il segno! Il segno! Dimmi che mi perdoni! Un gemito, anche un gemito solo, per dirmi che mi odi e perdoni».

42Comprendo che lo crede ancora vivo. Né si ricrede altro che quando un soldato, urtandolo con l’asta, dice: «Alzati e taci. Non serve! Dovevi pensarci prima. È morto. E io, pagano, te lo dico: Costui, che voi avete crocifisso, era realmente il Figlio di Dio!».

43«Morto? Morto sei? Oh!…». Gamaliele alza il volto terrorizzato, cerca vedere fin lassù in cima, nella luce crepuscolare. Poco vede, ma quel tanto da capire che Gesù è morto lo vede. E vede il gruppo pietoso che conforta Maria, e Giovanni ritto alla sinistra della croce che piange, e Longino ritto a destra, solenne nella sua rispettosa postura.

50Si pone in ginocchio, tende le braccia e piange: «Eri Tu! Eri Tu! Non possiamo più avere perdono. Abbiamo chiesto il tuo Sangue su noi. Ed Esso grida al Cielo, e il Cielo ci maledice… Oh! Ma Tu eri la Misericordia!… Io ti dico, io, l’annientato rabbi di Giuda: “Il tuo Sangue su noi, per pietà“. Aspergici con Esso! Perché solo Esso può impetrarci perdono…», piange. E poi, più piano, confessa la sua segreta tortura: «Ho il segno richiesto… Ma secoli e secoli di cecità spirituale stanno sulla mia vista interiore, e contro il mio volere di ora si drizza la voce del mio superbo pensiero di ieri… Pietà di me! Luce del mondo, nelle tenebre che non ti hanno compreso fa’ scendere un tuo raggio! Sono il vecchio giudeo fedele a ciò che credevo giustizia ed era errore. Adesso sono una landa brulla, senza più alcuno degli antichi alberi della Fede antica, senza alcun seme o stelo della Fede nuova. Sono un arido deserto. Opera Tu il miracolo di far sorgere un fiore che abbia il tuo nome in questo povero cuore di vecchio israelita pervicace. In questo mio povero pensiero, prigioniero delle formule, penetra Tu, Liberatore. Isaia lo dice: “… pagò per i peccatori e prese su Sé i peccati di molti”. Oh! anche il mio, Gesù Nazareno…».

Si alza. Guarda la croce che si fa sempre più nitida nella luce che rischiara e poi se ne va curvo, invecchiato, annichilito.

E sul Calvario torna il silenzio, appena rotto dal pianto di Maria. I due ladroni, esausti dalla paura, non parlano più.

La salma del Messia concessa a Giuseppe (Mc 15,44-45)[47].

51Tornano in corsa Nicodemo e Giuseppe, dicendo che hanno il permesso di Pilato. Ma Longino, che non si fida troppo, manda un soldato a cavallo dal Proconsole per sapere come deve fare anche coi due ladroni. Il soldato va e torna al galoppo con l’ordine di consegnare Gesù e di compiere il crucifragio sugli altri, per volere dei giudei.

Il crucifragio (Gv 19,31-33)[48].

52Longino chiama i quattro boia, che sono vigliaccamente accoccolati sotto la rupe, ancora terrorizzati dell’accaduto, e ordina che i due ladroni siano finiti a colpi di clava. Cosa che avviene senza proteste per Disma, al quale il colpo di clava, sferrato al cuore dopo aver già percosso i ginocchi, spezza a metà fra le labbra, in un rantolo, il nome di Gesù. E con maledizioni orrende da parte dell’altro ladrone. Il loro rantolo è lugubre.

La deposizione (Mt 27,59; Mc 15,46; Lc 23,53-54; Gv 19,38-40)[49].

53I quattro carnefici vorrebbero anche occuparsi di Gesù, staccandolo dalla croce. Ma Giuseppe e Nicodemo non lo permettono. Anche Giuseppe si leva il mantello e dice a Giovanni di imitarlo e di tenere le scale mentre loro salgono con leve e tenaglie.

Maria si alza tremante, sorretta dalle donne, e si accosta alla croce.

54Intanto i soldati, finito il loro compito, se ne vanno. E Longino, prima di scendere oltre la piazzuola inferiore, si volta dall’alto del suo morello a guardare Maria e il Crocifisso. Poi il rumore degli zoccoli suona sulle pietre e quello delle armi contro le corazze, e si allontana sempre più.

Il palmo sinistro è schiodato. Il braccio cade lungo il Corpo, che ora pende semistaccato.

55Dicono a Giovanni di salire lui pure, lasciando le scale alle donne. E Giovanni, montato sulla scala dove prima era Nicodemo, si passa il braccio di Gesù intorno al collo e lo tiene così, tutto abbandonato sul suo omero, abbracciato dal suo braccio alla vita e tenuto per la punta delle dita per non urtare l’orrendo squarcio della mano sinistra, che è quasi aperta. Quando i piedi sono schiodati, Giovanni fatica non poco a tenere e sostenere il Corpo del suo Maestro fra la croce e il suo corpo.

Maria si pone già ai piedi della croce, seduta con le spalle alla stessa, pronta a ricevere il suo Gesù nel grembo.

56Ma schiodare il braccio destro è l’operazione più difficile. Nonostante ogni sforzo di Giovanni, il Corpo pende tutto in avanti e la testa del chiodo sprofonda nella carne. E, poiché non vorrebbero ferirlo di più, i due pietosi faticano molto. Finalmente il chiodo è afferrato dalla tenaglia e estratto piano piano.

57Giovanni tiene sempre Gesù per le ascelle, con la testa rovesciata sulla sua spalla, mentre Nicodemo e Giuseppe lo afferrano uno alle cosce, l’altro ai ginocchi, e cautamente scendono così dalle scale.

La Pietà.

58Giunti a terra, vorrebbero adagiarlo sul lenzuolo che hanno steso sui loro mantelli. Ma Maria lo vuole. Si è aperta il manto, lasciandolo pendere da una parte, e sta con le ginocchia piuttosto aperte per fare cuna al suo Gesù.

59Mentre i discepoli girano per darle il Figlio, la testa coronata ricade all’indietro e le braccia pendono verso terra, e struscerebbero al suolo con le mani ferite se la pietà delle pie donne non le tenessero per impedirlo.

60Ora è in grembo alla Madre… E sembra uno stanco e grande bambino che dorma tutto raccolto sul seno materno. Maria lo tiene col braccio destro passato dietro le spalle del Figlio e il sinistro passato al disopra dell’addome per sorreggerlo alle anche.

61La testa è sulla spalla materna. E Lei lo chiama… lo chiama con voce di strazio. Poi se lo stacca dalla spalla e lo carezza con la sinistra, ne raccoglie e stende le mani e, prima di incrociarle sul grembo spento[50],, le bacia, e piange sulle ferite. Poi carezza le guance, specie là dove è il livido e il gonfiore, bacia gli occhi infossati, la bocca rimasta lievemente storta a destra e socchiusa.

62Vorrebbe ravviargli i capelli, come gli ha ravviato la barba ingrommata di sangue. Ma nel farlo incontra le spine. Si punge per levare quella corona e non vuole farlo che Lei, con l’unica mano che ha libera, e respinge tutti dicendo: «No, no! Io! Io!», e pare abbia fra le dita il capo tenerello di un neonato, tanto va con delicatezza nel farlo. E quando può levare questa torturante corona, si curva a medicare tutti gli sgraffi delle spine con i baci.

63Con la mano tremante divide i capelli scomposti, li ravvia e piange, e parla piano piano, e asciuga con le dita le lacrime che cadono sulle povere carni gelide e sanguinose, e pensa di pulirle col pianto e col suo velo, che è ancora ai lombi di Gesù. E ne tira a sé una estremità, e con quella si dà a detergere ed asciugare le membra sante. E sempre torna in carezze sul volto, e poi sulle mani, e poi carezza le ginocchia contuse, e poi risale ad asciugare il Corpo, su cui cadono lacrime e lacrime.

64È nel fare questo che la sua mano incontra lo squarcio del costato. La piccola mano, coperta dal lino sottile, entra quasi tutta nell’ampia bocca della ferita. Maria si curva per vedere, nella semiluce che si è formata, e vede. Vede il petto aperto e il cuore di suo Figlio. Urla, allora. Sembra che una spada apra a Lei il cuore. Urla, e poi si rovescia sul Figlio e pare morta Lei pure.

Sepolcro degno di un grande.

65La soccorrono, la confortano. Le vogliono levare il Morto divino e, poiché Ella grida: «Dove, dove ti metterò, che sia sicuro e degno di Te?», Giuseppe, tutto curvo in un inchino riverente, la mano aperta appoggiata sul petto, dice: «Confortati, o Donna! Il mio sepolcro è nuovo e degno di un grande. Lo dono a Lui. E questo, Nicodemo, amico, già nel sepolcro ha portato gli aromi, ché egli questo vuole offrire di suo. Ma, te ne prego, poiché la sera si avvicina, lasciaci fare… È Parasceve. Sii buona, o Donna santa!».

66Anche Giovanni e le donne pregano in tal senso, e Maria si lascia levare dal grembo la sua Creatura, e si alza, affannosa, mentre lo avvolgono nel lenzuolo, pregando: «Oh! fate piano!».

67Nicodemo e Giovanni alle spalle, Giuseppe ai piedi, sollevano la Salma avvolta non solo nel lenzuolo, ma appoggiata anche sui mantelli che fanno da portantina, e si avviano giù per la via.

68Maria, sorretta dalla cognata e dalla Maddalena, seguita da Marta, Maria di Zebedeo e Susanna, che hanno raccolto i chiodi, le tenaglie, la corona, la spugna e la canna, scende verso il sepolcro.

69Sul Calvario restano le tre croci, di cui quella di centro è nuda e le due altre hanno il loro vivo trofeo che muore.

7. Il sepolcro, Angoscia di Maria 
e unzione del Corpo di Gesù
[51].

Sepoltura del corpo del Messia.

Il sepolcro di Giuseppe d’Arimatea (Mt 27,60; Mc 15,46; Lc23,53; Gv 19,41-42)[52].

1Dire quello che io provo è inutile. Farei unicamente un’esposizione del mio soffrire, e perciò senza valore rispetto al soffrire che io vedo. Lo descrivo dunque, senza commenti su me.

Assisto alla sepoltura di Nostro Signore.

2Il piccolo corteo, dopo aver sceso il Calvario, trova alla base dello stesso, scavato nel calcare del monte, il sepolcro di Giuseppe d’Arimatea. In esso entrano i pietosi col Corpo di Gesù.

3Vedo il sepolcro fatto così. È un ambiente ricavato nella pietra in fondo ad una ortaglia tutta in fiore. Sembra una grotta, ma si capisce scavata dalla mano dell’uomo. Vi è la camera sepolcrale propriamente detta con i suoi loculi (fatti diversi da quelli delle catacombe). Questi sono come fori tondi che penetrano nella pietra come buchi di un alveare, tanto per dare un’idea. Per ora sono tutti vuoti. Si vede l’occhio vuoto di ogni loculo come una macchia nera nel grigiastro della pietra. Poi, precedente a questa camera sepolcrale, vi è come un’anticamera. Al centro della stessa, il tavolo di pietra per l’unzione. Su questo viene posto Gesù nel suo lenzuolo.

4Entrano anche Giovanni e Maria. Non di più, perché la camera preparatoria è piccola e, se fossero in più persone, non potrebbero più muoversi. Le altre donne stanno presso la porta, ossia presso l’apertura, perché non vi è porta vera e propria.

I due portatori scoprono Gesù.

Il doloroso lamento della Madre.

5Mentre essi preparano, in un angolo, su una specie di mensola, alla luce di due torce, le bende e gli aromi, Maria si curva sul Figlio e piange. E daccapo lo asciuga col velo che è ancora ai lombi di Gesù. È l’unico lavacro che ha il Corpo di Gesù, questo delle lacrime materne, e se sono copiose e abbondanti non servono però che a levare superficialmente e parzialmente polvere, sudore e sangue di quel Corpo torturato.

6Maria non si stanca di carezzare quelle membra gelate. Con una delicatezza ancor maggiore che se toccasse quelle di un neonato, Ella prende le povere mani straziate, le stringe fra le sue, ne bacia le dita, le stende, cerca di riunire le slabbrature delle ferite come per medicarle, perché dolgano meno, si appoggia sulle guance quelle mani che non possono più accarezzare, e geme, geme nel suo dolore atroce. Raddrizza e unisce i poveri piedi, che stanno così abbandonati, come mortalmente stanchi di tanto cammino fatto per noi. Ma essi si sono troppo spostati sulla croce, e specie il sinistro sta quasi per piatto come non avesse più caviglia.

7Poi torna al Corpo e lo carezza, così freddo e già rigido, e quando vede una nuova volta lo squarcio della lancia che ora, nella posizione supina del Salvatore sulla lastra di pietra, è aperto e beante come una bocca, lasciante vedere meglio ancora la cavità toracica -la punta del cuore appare distintamente fra lo sterno e l’arco costale sinistro, e due centimetri circa sopra di essa vi è l’incisione fatta dalla punta della lancia nel pericardio e nel cardio, lunga un buon centimetro e mezzo, mentre quella esterna al costato destro è di almeno sette- Maria grida di nuovo come sul Calvario. Sembra che la lancia trapassi Lei, tanto Ella si contorce nel suo dolore, portando le mani al cuore suo, trafitto come quello di Gesù. Quanti baci su quella ferita, povera Mamma!

8Poi torna al capo riverso e lo raddrizza, poiché è rimasto lievemente piegato indietro e fortemente a destra. Cerca di chiudere le palpebre, che si ostinano a rimanere semichiuse, e la bocca rimasta aperta, contratta, un poco storta a destra. Ravvia i capelli, solo ieri tanto belli e ordinati, ed ora fatti tutto un groviglio appesantito dal sangue. Districa le ciocche più lunghe, le liscia sulle sue dita, le arrotola per ridare ad esse la forma dei dolci capelli del suo Gesù, così morbidi e ricciuti. E geme, geme perché si ricorda di quando era bambino… È il motivo fondamentale del suo dolore: il ricordo dell’infanzia di Gesù, del suo amore per Lui, delle sue cure che temevano anche dell’aria più viva per la Creaturina divina, e il confronto con quanto gli hanno fatto, ora, gli uomini.

9Il suo lamento mi fa stare male. Ed il suo gesto quando, gemendo: «Che ti hanno, che ti hanno fatto, Figlio mio?», non potendolo vedere così, nudo, rigido, su una pietra, Ella se lo raccoglie in braccio, passandogli il braccio sotto le spalle e serrandolo sul petto con l’altra mano e ninnandolo, con la stessa mossa della grotta della Natività, mi fa piangere e soffrire come se una mano mi frugasse nel cuore.

Angoscia di Maria[53]

La terribile angoscia spirituale di Maria.

10Madre è ritta presso la pietra dell’unzione e carezza, e contempla, e geme, e piange. La luce tremolante delle torce illumina a tratti il suo volto, ed io vedo dei grossi goccioloni di pianto rotolare sulle guance pallidissime di un viso devastato. E odo le parole. Tutte. Ben distinte, per quanto mormorate fra le labbra, vero colloquio di anima materna coll’anima del Figlio. Ricevo l’ordine di scriverle.

11«Povero Figlio! Quante ferite!… Come hai sofferto! Guarda che t’hanno fatto!… Come sei freddo, Figlio! Le tue dita sono di gelo. E come sono inerti! Paiono spezzate. Mai, neppure nel sonno più abbandonato dell’infanzia, né in quello pesante della tua fatica di artiere, erano inerti così… E come sono fredde! Povere mani! Dalle alla tua Mamma, tesoro mio, amore santo, amore mio! Guarda come sono lacerate! Ma guarda, Giovanni, che squarcio! Oh! crudeli! Qui, qui, dalla tua Mamma questa mano ferita. Che te la medichi. Oh! non ti farò male…

12Userò baci e lacrime, e col fiato e con l’amore te la scalderò. Dammi una carezza, Figlio! Tu sei di ghiaccio, io ardo di febbre. La mia febbre avrà sollievo dal tuo gelo, e il tuo gelo si molcerà alla mia febbre. Una carezza, Figlio! Sono poche ore che non mi carezzi, e mi paiono secoli. Vi furono mesi senza tue carezze, e mi parvero ore perché sempre aspettavo il tuo venire e di ogni giorno facevo un’ora, di ogni ora un minuto, per dirmi che Tu non m’eri lontano da una o più lune, ma da solo pochi dì, da sole poche ore.

13Perché ora è così lungo il tempo? Ah! strazio inumano! Perché Tu sei morto. Mi ti hanno morto! Non ci sei più sulla Terra! Più! In qualunque posto io getti l’anima per cercare la tua e abbracciarsi ad essa, poiché trovarti, averti, sentirti era la vita della mia carne e del mio spirito, in qualunque posto io ti cerchi con l’onda del mio amore, non ti trovo più, più non ti trovo!

14Di Te non mi resta che questa spoglia fredda, questa spoglia senz’anima! O anima del mio Gesù, o anima del mio Cristo, o anima del mio Signore, dove sei? Perché avete levata l’anima al Figlio mio, iene crudeli congiunte con Satana? E perché non m’avete seco lui crocifissa? Avete avuto paura di un secondo delitto? (La voce si fa sempre più forte e straziante). E che era uccidere una povera donna, per voi che non avete esitato ad uccidere Dio fatto Carne? Non avete commesso un secondo delitto? E non è questo il più nefando, di lasciare sopravvivere una madre al figlio trucidato?».

L’Amore è morto.

15La Madre, che con la voce aveva alzato anche il capo, ora torna a curvarsi sul volto spento ed a parlare piano, solo per Lui:

16«Almeno nella tomba, qui dentro, saremmo stati insieme come insieme saremmo stati nell’agonia sul legno, e insieme nel viaggio oltre vita e incontro alla Vita. Ma, se seguirti non posso nel viaggio oltre la vita, qui ad attenderti posso restare».

Si torna a drizzare e dice forte ai presenti:

17«Andate tutti. Io resto. Chiudetemi qui con Lui. Lo attendo. Che dite? Che non si può? Perché non si può? Se fossi morta non sarei qui, coricata al suo fianco, in attesa d’essere composta? Sarò al suo fianco, ma in ginocchio. Vi fui quando Egli vagiva, tenero e roseo, in una notte decembrina. Vi sarò ora, in questa notte del mondo che non ha più il Cristo. Oh! vera notte! La Luce non è più!… O gelida notte! L’Amore è morto!

18Che dici, Nicodemo? Mi contamino? Il suo Sangue non è contaminazione. Non mi contaminai neppure nel generarlo[54].

19Ah! come uscisti, Tu, Fiore del mio seno, senza lacerare fibra, ma proprio come fiore di profumato narciso, che sboccia dall’anima del bulbo-matrice e dà fiore anche se l’abbraccio della terra non è stato sulla matrice. Vergine fiorire che in Te ha riscontro, o Figlio venuto da abbraccio celeste e nato fra celesti dilagar di fulgori».

La luce è solo ricordo.

20Ora la Madre straziata si torna a curvare sul Figlio, straniandosi da ogni altra cosa che non sia Lui, e mormora piano:

21«Ma te la ricordi, Figlio, quella sublime veste di splendori che tutto vestì mentre il tuo sorriso nasceva al mondo? Te lo ricordi quella beatifica luce che il Padre mandò dai Cieli per avvolgere il mistero del tuo fiorire e per farti trovare meno repellente questo mondo oscuro, a Te che eri Luce e venivi dalla Luce del Padre e dello Spirito Paraclito?

22Ed ora?… Ora buio e freddo… Quanto freddo! Quanto! Io ne tremo tutta. Più di quella notte di dicembre. Allora c’era la gioia dell’averti a scaldarmi il cuore. E Tu avevi due ad amarti… Ora…

23Ora sono sola e morente io pure. Ma ti amerò per due: per questi che ti hanno amato tanto poco da abbandonarti nel momento del dolore; ti amerò per quelli che ti hanno odiato, per tutto il mondo ti amerò, o Figlio.

24Non sentirai il gelo del mondo. No, non lo sentirai. Tu non mi apristi le viscere per nascere, ma per non farti sentire il gelo io sono pronta ad aprirmele e chiuderti nell’abbraccio del seno mio. Tu lo ricordi come questo seno ti amò, piccolo germe palpitante?… È sempre quel seno. Oh! è il mio diritto e il mio dovere di Madre. È il mio desiderio. Non c’è che la Madre che possa averlo, che possa avere per il Figlio un amore grande quanto l’universo».

Intuizione del ricordo.

La voce si è andata elevando e ora, tutta forte, dice:

25«Andate. Io resto. Tornerete fra tre giorni ed usciremo insieme[55]. Oh! rivedere il mondo appoggiata al tuo braccio, o Figlio mio! Come sarà bello il mondo alla luce del tuo risorto sorriso! Il mondo fremente al passo del suo Signore! La Terra ha tremato quando la morte ti ha svelto l’anima e dal cuore t’è uscito lo spirito.

26Ma ora tremerà… oh! non più di orrore e spasimo, ma del fremito soave, a me sconosciuto ma che la mia femminilità intuisce, che scuote una vergine quando, dopo un’assenza, sente la pedata dello sposo che viene per le nozze.

27Più ancora: la Terra fremerà di un fremito santo, come io ne fui scossa, fin nel profondo più fondo, quando ebbi in me il Signore Uno e Trino, e il volere del Padre col fuoco dell’Amore creò il seme da cui Tu sei venuto, o mio Bambino santo, Creatura mia, tutta mia! Tutta! Tutta della Mamma! della Mamma!…

28Ogni bambino ha padre e madre. Anche il bastardo ha un padre e una madre. Ma Tu hai avuto la Mamma sola a farti la Carne di rosa e giglio, a farti questi ricami di vene, azzurre come i nostri rivi di Galilea, e queste labbra di melograno, e questi capelli che più vaghi non l’hanno le capre biondo-chiomate dei nostri colli, e questi occhi, due piccoli laghi di Paradiso.

29No, anzi, che son dell’acqua da cui viene l’unico e quadruplice Fiume del Luogo di delizie, e seco porta, nei suoi quattro rami, l’oro, l’onice, il bidellio e l’avorio, e i diamanti, e le palme, e il miele, e le rose, e ricchezze infinite, o Fison, o Gehon, o Tigri, o Eufrate: via agli angeli giubilanti in Dio, via ai re che Te adorano, Essenza conosciuta o sconosciuta, ma vivente, ma presente anche nel cuore più oscuro! Solo la tua Mamma ti ha fatto questo, col suo “sì”… Di musica e di amore ti ho composto, di purezza e ubbidienza ti ho fatto, o Gioia mia!

Attesa del cuore.

30Il tuo Cuore cosa è? La fiamma del mio che si è partita per condensarsi in corona intorno al bacio di Dio alla sua Vergine. Ecco cosa è questo tuo Cuore. Ah!».

31(L’urlo è straziante, al punto che la Maddalena accorre a soccorrere insieme a Giovanni. Le altre non osano e, piangenti e velate, sogguardano dall’apertura).

32«Ah! te l’hanno spezzato! Ecco perché sei così freddo e così fredda sono io! Non hai più dentro la fiamma del mio cuore, ed io non posso più continuare a vivere per il riflesso di quella fiamma, che era mia e che ti ho data per farti un cuore. Qui, qui, qui, sul mio petto! Prima che morte m’uccida ti voglio scaldare, cullare ti voglio. Ti cantavo: “Non c’è casa, non c’è cibo, non c’è altro che dolor”. O profetiche parole! Dolore, dolore, dolore per Te, per me! Ti cantavo: “Dormi, dormi sul mio cuore”. Anche ora: qui, qui, qui… ».

33E, sedendosi sull’orlo della pietra, se lo raccoglie in grembo, passandosi un braccio del Figlio sulle spalle, appoggiandosi il capo del Figlio sull’omero e su quel capo piegando il suo, tenendolo stretto al petto, ninnandolo, baciandolo, straziata e straziante.

Delirio dell’Amore.

34Nicodemo e Giuseppe si avvicinano, appoggiando ad una specie di sedile, che è all’altra parte della pietra, vasi e bende, e la sindone monda[56] e un catino con acqua, mi pare, e batuffoli di filacce, mi pare.

35Maria vede e chiede, forte: «Che fate voi? Che volete? Prepararlo? A che? Lasciatelo in grembo alla sua Mamma. Se riesco a scaldarlo, prima risorge. Se riesco a consolare il Padre e a consolare Lui dell’odio deicida, il Padre perdona prima, e Lui prima torna».

36La Dolorosa è quasi delirante.

37«No, non ve lo do! L’ho dato una volta, una volta l’ho dato al mondo, e il mondo non lo ha voluto. L’ha ucciso per non volerlo. Ora non lo do più! Che dite? Che lo amate? Già! Ma perché allora non l’avete difeso? Avete atteso, a dirlo che lo amavate, quando non era più che uno che non poteva più udirvi. Che povero amore il vostro! Ma se eravate così paurosi del mondo, al punto di non osare di difendere un innocente, almeno lo dovevate rendere a me, alla Madre, perché difendesse il suo Nato. Lei sapeva chi era e che meritava.

Preparate le vie al suo ritorno

38Voi!… Voi lo avete avuto a Maestro, ma non avete nulla imparato. Non è vero forse? Mento forse? Ma non vedete che non credete alla sua Risurrezione? Ci credete? No.

39Perché state là, preparando bende e aromi? Perché lo giudicate un povero morto, oggi gelido, domani corrotto, e lo volete imbalsamare per questo.

40Lasciate le vostre manteche. Venite ad adorare il Salvatore col cuore puro dei pastori betlemmiti. Guardate: nel suo sonno non è che uno stanco che riposa. Quanto ha faticato nella vita! Sempre più ha faticato! E in queste ultime ore, poi!…

41Ora riposa. Per me, per la Mamma sua non è che un grande Bambino stanco che dorme. Ben misero il letto e la stanza! Ma anche il suo primo giaciglio non fu più bello, né più allegra la sua prima dimora.

42I pastori adorarono il Salvatore nel suo sonno di Infante. Voi adorate il Salvatore nel suo sonno di Trionfatore di Satana. E poi, come i pastori, andate a dire al mondo: “Gloria a Dio! Il Peccato è morto! Satana è vinto! Pace sia in Terra e in Cielo fra Dio e l’uomo!”.

43Preparate le vie al suo ritorno. Io vi mando. Io che la Maternità fa Sacerdotessa del rito[57]. Andate. Ho detto che non voglio. Io l’ho lavato col mio pianto. E basta. Il resto non occorre. E non vi pensate di porlo su di Lui. Più facile sarà per Lui il risorgere se libero da quelle funebri, inutili bende.

Le prove della risurrezione.

44Perché mi guardi così, Giuseppe? E tu perché, Nicodemo? Ma l’orrore di questa giornata ebeti vi ha fatto? Smemorati? Non ricordate? “A questa generazione malvagia e adultera, che cerca un segno, non sarà dato che il segno di Giona… Così il Figlio dell’uomo starà tre giorni e tre notti nel cuore della Terra”.

45Non ricordate? “Il Figlio dell’uomo sta per essere dato in mano agli uomini che l’uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà”.

46Non ricordate? “Distruggete questo Tempio del Dio vero ed in tre giorni Io lo risusciterò”. Il Tempio era il suo Corpo, o uomini.

47Scuoti il capo? Mi compiangi? Folle mi credi? Ma come? Ha risuscitato i morti e non potrà risuscitare Se stesso? 12Giovanni?».

«Madre!».

48«Sì, chiamami “madre”. Non posso vivere pensando che non sarò chiamata così! Giovanni, tu eri presente quando risuscitò la figlioletta di Giairo e il giovinetto di Naim. Erano ben morti, quelli, vero? Non era solo un pesante sopore? Rispondi».

«Morti erano. La bambina da due ore, il giovinetto da un giorno e mezzo».

«E sorsero al suo comando?».

«E sorsero al suo comando».

49«Avete udito? Voi due, avete udito? Ma perché scuotete il capo? Ah! forse volete dire che la vita torna più presto in chi è innocente e giovinetto. Ma il mio Bambino è l’Innocente! Ed è il sempre Giovane. È Dio, mio Figlio!… ».

50La Madre guarda con occhi di strazio e di follia i due preparatori che, accasciati ma inesorabili, dispongono i rotoli delle bende inzuppate ormai negli aromi.

51Maria fa due passi. Ha rideposto il Figlio sulla pietra con la delicatezza di chi depone un neonato nella cuna. Fa due passi, si curva ai piedi del letto funebre, dove in ginocchio piange la Maddalena, e l’afferra per una spalla, la scuote, la chiama:

52«Maria. Rispondi. Costoro pensano che Gesù non possa risorgere perché uomo e morto di ferite. Ma tuo fratello non è più vecchio di Lui?».

«Sì».

53«Non era tutto una piaga?».

«Sì».

54«Non era già putrido prima di scendere nel sepolcro?».

«Sì».

55«E non risorse dopo quattro giorni di asfissia e di putrefazione?».

«Sì».

«E allora?».

Satana morde il cuore della Madre.

56Un silenzio grave e lungo. Poi un urlo inumano. Maria vacilla portandosi una mano sul cuore. La sostengono. Ma Lei li respinge. Pare respinga i pietosi. In realtà respinge ciò che Lei sola vede. E urla: «Indietro! Indietro, crudele! Non questa vendetta! Taci! Non ti voglio udire! Taci! Ah! mi morde il cuore!».

«Chi, Madre?».

57«O Giovanni! Satana è! Satana che dice: “Non risorgerà. Nessun profeta l’ha detto”. O Dio altissimo! Aiutatemi tutti, o voi, spiriti buoni, o voi, uomini pietosi! La mia ragione vacilla! Non ricordo più nulla. Che dicono i profeti? Che dice il salmo? Oh! chi mi ripete i passi che parlano del mio Gesù?».

58È la Maddalena che con la sua voce d’organo dice il salmo davidico sulla Passione del Messia[58].

59La Madre piange più forte, sorretta da Giovanni, e il pianto cade sul Figlio morto che ne è tutto bagnato. Maria vede, e lo asciuga, e dice a voce bassa: «Tanto pianto! E quando avevi tanta sete neppure una stilla te ne ho potuto dare. E ora… tutto ti bagno! Sembri un arbusto sotto una pesante rugiada. Qui, che la Mamma ti asciuga, Figlio! Tanto amaro hai gustato! Sul tuo labbro ferito non cada anche l’amaro e il sale del materno pianto!… ».

Poi chiama forte: «Maria. Davide non dice… Sai Isaia? Di’ le sue parole… ».

60La Maddalena dice il brano sulla Passione e termina con un singhiozzo: «… consegnò la sua vita alla morte e fu annoverato tra i malfattori, Egli che tolse i peccati del mondo e pregò per i peccatori».

61«Oh! Taci! Morte no! Non consegnato alla morte! No! No! Oh! che il vostro non credere, alleandosi alla tentazione di Satana, mi mette il dubbio nel cuore! E dovrei non crederti, o Figlio? Non credere alla tua santa parola?! Oh! dilla all’anima mia! Parla.

62Dalle sponde lontane, dove sei andato a liberare gli attendenti la tua venuta, getta la tua voce d’anima alla mia anima protesa, alla mia che è qui, tutta aperta a ricevere la tua voce. Dillo a tua Madre che torni! Di’: “Al terzo giorno risorgerò”.

Invocazioni per vincere il dubbio satanico

63Te ne supplico, Figlio e Dio! Aiutami a proteggere la mia fede.

64Satana la attorciglia nelle spire per strozzarla. Satana ha levato la sua bocca di serpe dalla carne dell’uomo, perché Tu gli hai strappato questa preda, e ora ha confitto l’uncino dei suoi denti velenosi nella carne del mio cuore e me ne paralizza i palpiti, e la forza, e il calore.

65Dio! Dio! Dio! Non permettere che io diffidi! Non lasciare che il dubbio mi agghiacci!

66Non dare libertà a Satana di portarmi a disperare! Figlio! Figlio!

67Mettimi la mano sul cuore. Caccerà Satana.

68Mettimela sul capo. Vi riporterà la luce.

69Santifica con una carezza le mie labbra, perché si fortifichino a dire: “Credo” anche contro tutto un mondo che non crede.

70Oh! che dolore è non credere! Padre! Molto bisogna perdonare a chi non crede. Perché, quando non si crede più… quando non si crede più… ogni orrore diviene facile.

71Io te lo dico… io che provo questa tortura. Padre, pietà dei senza fede! Dà loro, Padre santo, dà loro, per questa Ostia consumata e per me, ostia che si consuma ancora, dà la tua Fede ai senza fede!»[59].

La sacerdotessa all’altare.

Un lungo silenzio.

72Nicodemo e Giuseppe fanno un cenno a Giovanni e alla Maddalena.

73«Vieni, Madre». È la Maddalena che parla, cercando di allontanare Maria dal Figlio e di dividere le dita di Gesù intrecciate fra quelle di Maria, che le bacia piangendo.

74La Mamma si raddrizza. È solenne. Stende un’ultima volta le povere dita esangui, conduce la mano inerte a fianco del Corpo. Poi abbassa le braccia verso terra e, ben dritta, colla testa lievemente riversa, prega e offre. Non si ode parola. Ma si capisce che prega da tutto l’aspetto. È veramente la Sacerdotessa all’altare, la Sacerdotessa nell’attimo dell’offerta. «Offerimus praeclarae majestati tuae de tuis donis, ac datis, hostiam puram, hostiam sanctam, hostiam immaculatam… »[60].

75Poi si volge: «Fate pure. Ma Egli risorgerà. Inutilmente voi diffidate della mia ragione e siete ciechi alla verità che Egli vi disse. Inutilmente tenta Satana di insidiare la mia fede. A redimere il mondo manca anche la tortura data al mio cuore da Satana vinto. La subisco e la offro per i futuri. Addio, Figlio! Addio, mia Creatura! Addio, Bambino mio! Addio… Addio… Santo… Buono… Amatissimo e amabile… Bellezza… Gioia… Fonte di salute… Addio… Sui tuoi occhi… sulle tue labbra… sui tuoi capelli d’oro… sulle tue membra gelide… sul tuo Cuore trafitto… oh! sul tuo Cuore trafitto… il mio bacio… il mio bacio… il mio bacio… Addio… Addio… Signore! Pietà di me!».

La sepoltura(Mt 27,59; Gv  19,42)[61].

76I due preparatori hanno finito la preparazione delle bende.

77Vengono alla tavola e denudano Gesù anche del suo velo. Passano una spugna, mi pare, o un batuffolo di lino sulle membra in una molto frettolosa preparazione delle membra goccianti da mille parti.

78Poi spalmano tutto il Corpo di unguenti. Lo seppelliscono addirittura sotto una crosta di manteca. Prima lo hanno sollevato, nettando anche la tavola di pietra su cui posano la sindone, che pende per oltre la metà dal capo del letto. Lo riadagiano sul petto e spalmano tutto il dorso, le cosce, le gambe. Tutta la parte posteriore. Poi delicatamente lo girano, osservando che non venga asportata la manteca degli aromi, e lo ungono anche dalla parte anteriore. Prima il tronco, poi le membra. Prima i piedi, per ultime le mani, che uniscono sul basso ventre.

79La mistura degli aromi deve essere appiccicosa come gomma, perché vedo che le mani restano a posto, mentre prima scivolavano sempre per il loro peso di membra morte. I piedi no. Conservano la loro posizione: uno più dritto, l’altro più steso.

80Per ultimo, il capo. Dopo averlo spalmato accuratamente, di modo che le fattezze scompaiono sotto lo strato di unguento, lo legano con la fascia mentoniera per mantenere chiusa la bocca.

Maria geme più forte.

81Poi alzano il lato pendente della sindone e la ripiegano sopra a Gesù. Egli scompare sotto la grossa tela della sindone. Non è più che una forma coperta da un telo.

82Giuseppe osserva che tutto sia bene a posto e appoggia ancora sul viso un sudario di lino e altri panni, simili a corte e larghe strisce rettangolari, che passano da destra a sinistra, al disopra del Corpo, e tengono a posto la sindone, bene aderente al Corpo. Non è la caratteristica fasciatura che si vede nelle mummie e neppure nella risurrezione di Lazzaro. È un embrione di fasciatura.

83Gesù ormai è annullato. Anche la forma si confonde sotto i lini. Sembra un lungo mucchio di tela, più stretto ai vertici e più largo al centro, appoggiato sul grigio della pietra.

Maria piange più forte.

Tentazione sofferta da Maria[62].

Dice Gesù:

84«E la tortura continuò con assalti periodici sino all’alba della Domenica. Io ho avuto, nella Passione, una sola tentazione. Ma la Madre, la Donna, espiò per la donna, colpevole di ogni male, più e più volte. E Satana sulla Vincitrice infierì con centuplicata ferocia.

85Maria l’aveva vinto. Su Maria la più atroce tentazione. Tentazione alla carne della Madre. Tentazione al cuore della Madre. Tentazione allo spirito della Madre. Il mondo crede che la Redenzione ebbe fine col mio ultimo anelito. No. La compì la Madre, aggiungendo la sua triplice tortura per redimere la triplice concupiscenza[63], lottando per tre giorni contro Satana che la voleva portare a negare la mia Parola e non credere nella mia Risurrezione. Maria fu l’unica che continuò a credere. Grande e beata è anche per questa fede.

86Hai conosciuto anche questo. Tormento che fa riscontro al tormento del mio Getsemani. Il mondo non capirà questa pagina. Ma “coloro che sono nel mondo senza essere del mondo” la comprenderanno e aumentato amore avranno per la Madre Dolorosa[64]. Per questo l’ho data.

87Va’ in pace con la nostra benedizione».

8. La chiusura del Sepolcro e
il ritorno al Cenacolo
[65].

La chiusura del Sepolcro

La pesante pietra chiude il sepolcro (Mt 27,60-61; Mc 15,47; Lc 23,55[66].

1Giuseppe d’Arimatea spegne una delle torce, dà un’ultima occhiata e si avvia all’apertura del sepolcro tenendo accesa e alta la superstite torcia.

2Maria si china ancora una volta per baciare il Figlio attraverso le sue coperture. E vorrebbe farlo dominando la sua pena, per contenerla in una forma di rispetto al Cadavere che, già imbalsamato, non le appartiene più. Ma, quando è prossima al Volto velato, non si domina più e si abbatte in una nuova crisi di desolazione.

3La sollevano di là a fatica, la allontanano, con ancora maggiore fatica, dal letto funebre. Ricompongono le tele scomposte e, più portandola di peso che sorreggendola, portano via la povera Madre, che si allontana col volto girato all’indietro, per vedere, per vedere il suo Gesù che resta solo nel buio del sepolcro.

4Escono nell’ortaglia silenziosa nella luce vespertina. Già la relativa luce, che si è rifatta dopo la tragedia del Golgota, si torna ad incupire per la notte che scende. E là, sotto le ramaglie fitte, per quanto ancora nude di fronde e appena ornate delle bocche bianco-rosa dei meli in boccio, stranamente in ritardo in questo frutteto di Giuseppe, mentre altrove sono già tutti coperti di fiori aperti e anche già fecondati in minuscoli pomi, vi è ancora più penombra che altrove.

5Viene fatta scorrere la pesante pietra del sepolcro nella sua cunella. Dei lunghi rami di un rosaio scapigliato, che si rovesciano dall’alto della grotta verso il suolo, paiono bussare a quella porta di pietra e dire: «Perché ti chiudi davanti ad una madre che piange?». E paiono piangere anche loro gocce di sangue coi petali rossi che si sfogliano, colle corolle che si adagiano lungo la pietra scura, coi boccioli serrati che battono contro la inesorabile chiusura.

Il ruggito della leonessa madre.

6Ma presto altro sangue bagna quella porta sepolcrale e altro pianto. Maria, fino allora sorretta da Giovanni e abbastanza quieta nel suo singhiozzare, si svincola dall’apostolo e con un grido, che io credo abbia fatto tremare anche le fibre delle piante[67], si getta contro la porta, si attacca alla sporgenza di essa per respingerla, si scortica le dita e si spezza le unghie senza riuscirvi, e fa leva fin col capo premuto contro questa sporgenza ruvida. E il suo gemito ha del ruggito di una leonessa che si sveni sulla soglia della trappola dove sono chiusi i suoi nati, pietosa e feroce per amore di madre.

7Non ha più nulla della mite vergine di Nazareth, della paziente donna fin qui conosciuta. È la madre. Solo e semplicemente la madre[68], attaccata con tutte le fibre ed i nervi della carne e dell’amore alla sua creatura. È la più vera «padrona» di quella carne che ha generato, l’unica padrona dopo Dio, e non vuole le sia rubata questa sua proprietà. E’ la «regina» che difende il suo serto: il figlio, il figlio, il figlio.

Ferocie sante si agitano nel cuore della Madre

8Tutta la ribellione e le ribellioni che in trentatré anni ogni altra donna avrebbe avuto contro l’ingiustizia del mondo verso la sua creatura, tutte le ferocie sante e lecite che ogni altra madre avrebbe avuto durante quelle ultime ore per ferire e uccidere con le mani e coi denti gli assassini del suo nato, tutte queste cose che Ella per amore del genere umano ha sempre domate, ora si agitano nel suo cuore, bollono nel suo sangue e, mite anche nel suo dolore che la fa pazza, Ella non impreca, Ella non si avventa. Ma solo chiede alla pietra che si apra, che le ceda il passo, perché il suo posto è là dentro, dove Egli è. Ma solo chiede agli uomini, impietosi nella loro pietà, di ubbidirle e di aprire.

Terribile nella sua maestà di Madre dolorosa

9Dopo avere percosso e sanguinato con le labbra e con le mani sulla pietra tenace, si volge, si appoggia a braccia aperte, abbrancando ancora i due orli della pietra, e terribile nella sua maestà di Madre dolorosa ordina: «Aprite! Non volete? Ebbene, io qui resto. Dentro no? Qui fuori, allora. Qui è il mio pane e il mio letto. Qui è la mia dimora. Non ho altre case né altro scopo. Voi andate pure. Tornate nel mondo che è uno schifo. Io resto dove non è bramosia e odor di sangue».

10«Non puoi, Donna!».

«Non puoi, Madre!».

«Non puoi, Maria, cara!».

E cercano di staccarle le mani dalla pietra, impauriti dì quegli occhi, che essi non conoscono ancora con quel bagliore che li fa duri e imperiosi, vitrei, fosforici.

La prepotenza non è dei miti.

10La prepotenza non è dei miti, e gli umili non sanno durare nella superbia[69]… E a Maria subito cade la veemenza del volere e l’impero del comandare. Torna ad avere il suo sguardo mite di colomba torturata, perde l’imponenza dell’atto e si curva da capo con atto di supplica, e congiunge le mani pregando: «Oh! mi lasciate! Per i vostri morti, per quelli che amate fra i vivi, pietà di una povera madre!… Sentite… Sentite il mio cuore. Ha bisogno di pace per perdere questo battito crudele. Esso si è messo a battere così lassù, sul Calvario. Il martello faceva ton, ton, ton… e ogni colpo feriva il mio Bambino… e mi picchiava nel cervello e nel cuore… e la testa mi è piena di quei colpi, e il cuore batte veloce così come era quel ton, ton, ton, sulle mani, sui piedi del mio Gesù, del mio piccolo Gesù… Il mio Bambino! Il mio Bambino!…».

Torna il tormento traumatizzante.

11Le torna tutto il tormento, che pareva calmato dopo la sua preghiera al Padre presso la tavola dell’unzione. Piangono tutti.

«Ho bisogno di non sentire urli né urti. E il mondo è pieno di voci e di rumori. Ogni voce mi sembra il “grande grido” che mi ha impietrito il sangue nelle vene, e ogni rumore mi sembra quello del martello sui chiodi. Ho bisogno di non vedere volti d’uomo. E il mondo è pieno di volti… Io sono quasi dodici ore che vedo volti di assassini… Giuda… i carnefici… i sacerdoti… i giudei… Tutti, tutti assassini!… Via! Via… Non voglio più vedere alcuno… In ogni uomo è un lupo e un serpente. Io sento ribrezzo e paura dell’uomo… Lasciatemi qui, sotto questi alberi quieti, su quest’erba fiorita… Fra poco ci saranno le stelle… Esse sono state le sue amiche e le mie amiche sempre… Ieri sera esse hanno fatto compagnia alla nostra solitaria agonia… Esse sanno tante cose… Esse vengono da Dio… Oh! Dio! Dio!…», piange e si inginocchia. «Pace, mio Dio! Non mi resti che Te!».

Madre della pace.

12«Vieni, figlia. Dio ti darà pace. Ma vieni. Domani è il sabato pasquale. Non potremmo venire a portarti cibo…».

13«Niente! Niente! Non voglio cibo! Voglio la mia Creatura! Mi sfamo col mio dolore, mi disseto col mio pianto… Qui… Sentite come piange quell’assiolo? Piange con me, e fra poco piangeranno gli usignoli. E domani, nel sole, piangeranno le calandre e i capineri e tutti gli uccelli che Egli amava, e le tortore verranno con me a battere a questa pietra e a dire, e a dire: “Levati, amor mio, e vieni! Amore che stai nel crepaccio della rupe, nel nascondiglio del dirupo, lasciami vedere il tuo viso, lasciami ascoltare la tua voce”[70]. Aaaah! che dico! Anche loro, anche loro, i biechi assassini, me lo hanno interpellato con la parola del Cantico! Sì, venite, o figlie di Gerusalemme, a vedere il vostro Re col diadema onde lo incoronò la sua Patria nel giorno del suo sposalizio con la Morte, nel giorno del suo trionfo di Redentore!»[71].

Le guardie del tempio.

14«Guarda, Maria! Sopraggiungono le guardie del Tempio. Vieni via, che non ti facciano spregio».

«Le guardie? Spregio? No. Sono vili. Vili sono. E se io marciassi su loro, terribile nel mio dolore, esse fuggirebbero come Satana davanti a Dio. Ma io mi ricordo di essere Maria… e non le colpirò come ne avrei diritto. Starò buona… non mi vedranno neppure. E, se mi vedranno e mi chiederanno: “Che vuoi?”, dirò loro: “L’elemosina di respirare l’aria imbalsamata che esce da questa fessura”. Dirò: “In nome di vostra madre”. Tutti hanno una madre… l’ha detto anche il ladrone pietoso…».

«Ma queste sono peggio dei ladroni. Ti insulteranno».

«Oh!… E c’è ancora un insulto che io non conosca, dopo quelli di oggi?».

La ragione che piega la Dolorosa

15È la Maddalena che trova la ragione capace di piegare la Dolorosa all’ubbidienza. «Tu sei buona, tu santa sei, e credi, e sei forte. Ma noi che siamo?… Tu lo vedi! I più, fuggiti. I superstiti, pavidi. Il dubbio, che è già in noi, ci piegherebbe. Tu sei la Madre. Non hai solo il dovere e il diritto sul Figlio. Ma il dovere e il diritto su ciò che è del Figlio. Tu devi tornare con noi, fra noi, per raccoglierci, per rassicurarci, per infonderci la tua fede. Tu lo hai detto, dopo il tuo giusto rimprovero alla nostra pavidità e miscredenza: “Più facile sarà a Lui il risorgere se libero da queste inutili bende”. Io ti dico: “Se noi riusciremo a riunirci nella fede nella sua Risurrezione, più presto Egli risorgerà. Lo evocheremo col nostro amore…”[72]. Madre, Madre del mio Salvatore, torna con noi, tu, amore di Dio, per darci questo tuo amore! Vuoi dunque che si perda di nuovo la povera Maria di Magdala, che Egli ha salvato con tanta pietà?».

La Madre del perdono.

16«No. Ne avrei rimprovero. Hai ragione. Devo tornare… cercare gli apostoli… i discepoli… i parenti… tutti… Dire… dire: credete. Dire: Egli vi perdona… A chi l’ho già detto?… Ah! All’Iscariota… Bisognerà… sì, bisognerà cercare anche lui… perché è il più grande peccatore…». Maria resta col capo curvo sul petto, trema come per ribrezzo, e poi dice: «Giovanni, lo cercherai. E me lo porterai. Lo devi fare. E io lo devo fare. Padre, anche questo sia fatto per la redenzione dell’Umanità. Andiamo».

Si alza. Escono dall’ortaglia semioscura. Le guardie li guardano uscire senza far motto.

Il ritorno al Cenacolo

Su la via del ritorno

17La strada, polverosa e sconvolta dalla fiumana di popolo che l’ha percorsa e percossa con piedi e pietre e randelli, fa una curva intorno al Calvario per giungere sulla via maestra, che è parallela alle mura. E qui ancora più intense sono le tracce dell’avvenuto. Due volte Maria ha un grido e si curva studiando nella mal luce il suolo, perché le pare vedere del sangue e pensa sia del suo Gesù. Ma non sono che brandelli di stoffe lacerate nella mischia della fuga, io credo. Il torrentello, che corre lungo la via, mormora piano nel grande silenzio che è da per tutto. Sembra che la città sia abbandonata, tanto da essa non viene che silenzio.

Gerusalemme è un covo di tigri[73].

18Ecco il ponticello che conduce alla erta via del Calvario. E, di fronte a questo, ecco la porta Giudiziaria. Prima di scomparire dentro di quella, Maria si volge a guardare la vetta del Calvario… e piange desolatamente. Poi dice: «Andiamo. Ma conducetemi voi. Io non voglio vedere Gerusalemme, le sue vie, i suoi abitanti».

«Sì, sì, ma facciamo presto. Stanno per chiudere le porte e, lo vedi?, è rinforzata la guardia ad esse. Roma teme subbugli».

«Ne ha ragione. Gerusalemme è un covo di tigri! È una tribù di assassini! È una turba di predoni. E non solo alle sostanze, ma alle vite tendono le zanne rapaci questi usurpatori.

L’Agnellino che appena nato lo volevano morte.

19«Sono trentadue anni che me la insidiano la vita del mio Bambino… Era un agnellino di latte e rosa, un agnellino d’oro riccio… Appena sapeva dire “Mamma”, e fare i primi passetti, e ridere coi suoi pochi dentini fra le labbra di pallido corallo, quando sono venuti per sgozzarlo… Ora dicono che aveva bestemmiato, e violato il sabato, ed eccitato alla rivolta, e mirato al trono, e peccato con donne… Ma allora che aveva fatto? Quali bestemmie poteva avere detto se appena sapeva chiamare la Mamma? Che poteva violare della Legge, se Egli, l’eterno Innocente, era allora anche il piccolo innocente dell’uomo? Che rivolta poteva eccitare se neppure sapeva fare un capriccio? A che trono mirare? Il suo trono sulla Terra e nel Cielo Egli lo aveva, e non ne chiedeva altri. In Cielo aveva il seno del Padre, in Terra il mio seno. Mai ha avuto occhi per il senso, e voi, giovani e belle, lo potete dire. Ma allora, ma allora… Il suo senso era limitato al bisogno del tepore e del nutrimento, e amoreggiava, sì, ma colla mia tepida mammella, per posargli sopra la faccina e dormire così, e col tondo capezzolo, dal quale il mio amore fluiva in latte… Oh! mia Creatura!… E ti volevano morto!

Perché levare al Vivo la vita?

20Questo ti volevano levare: la vita! Il tuo unico tesoro. La Madre al Figlio, il Figlio alla Madre, per renderci i più miseri e desolati dell’Universo. Perché levare al Vivo la vita? Perché arrogarvi il diritto di levare questa cosa che è la vita: bene del fiore e dell’animale, bene dell’uomo? Non vi chiedeva nulla il mio Gesù. Non denaro, non gioielli, non case. Una ne aveva, piccola e santa, e l’aveva lasciata per amore di voi, uomini-iene. Quello che ha il piccolo dell’animale, Egli lo aveva rinunciato per voi, ed era andato povero e solo per il mondo, senza più neppure il letto che gli aveva fatto il Giusto, senza neppure più il pane che gli faceva la Mamma, ed aveva dormito là dove aveva potuto ed aveva mangiato come aveva potuto. Nelle case dei buoni, come ogni figlio d’uomo, o sul giaciglio erboso dei prati, vegliato dalle stelle. Seduto ad una mensa, o dividendo con gli uccelli di Dio i chicchi del grano e il frutto del rovo selvatico. E non vi chiedeva nulla. Ma, anzi, vi dava. Voleva solo la vita per darvi con la sua parola la Vita. E voi, e tu, Gerusalemme, della vita lo avete spogliato. Sei sazia e pasciuta del suo Sangue e della sua Carne? O non ti empie ancora? E vuoi, iena dopo vampiro e avvoltoio, pascerti del suo Cadavere e, non ancora satolla di obbrobri e tormenti, ancora vuoi infierire e godere nello sfregiarne le spoglie e rivedere i suoi spasimi, i suoi tremiti, i suoi singulti, le sue convulsioni, in me, nella Madre dell’Ucciso? “Siamo giunti? Perché vi fermate? Che vuole quell’uomo da Giuseppe? Che dice?».

I  vigliacchi hanno paura di un morto (Mt 27,62-66)[74].

21Infatti Giuseppe è stato fermato da uno dei rari passanti e, nel silenzio assoluto della città deserta, si sentono molto bene le loro parole.

«È noto che sei entrato nella casa di Pilato. Profanatore della Legge. Ne renderai conto. La Pasqua t’è interdetta! Sei contaminato».

«Anche tu, Elchia. Mi hai toccato e sono tutto coperto del sangue di Cristo e del suo sudore mortale!».

«Ah! orrore! Via! Via! Quel sangue, via!».

«Non avere paura. Ti ha già abbandonato. E maledetto».

«Ma anche tu, maledetto. E non ti pensare, ora che amoreggi con Pilato, di potere sottrarre il Cadavere. Abbiamo provveduto perché il giuoco cessi».

22Nicodemo si è avvicinato lentamente, mentre le donne si sono fermate con Giovanni, addossandosi ad un fondo portale serrato.

«Abbiamo visto», riprende Giuseppe. «Vigliacchi! Avete paura anche di un morto! Ma del mio orto e del mio sepolcro faccio ciò che mi pare».

«Lo vedremo».

«Lo vedremo. Mi appellerò a Pilato».

«Sì. Fornica con Roma, ora»[75].

23Nicodemo si fa avanti: «Meglio con Roma che col Demonio come voi, deicidi! E del resto, mi dici: come mai rimetti penne? Or ora fuggivi in preda al terrore. Già ti sta passando? Non basta ancora quanto avesti? Non è arsa una tua casa? Trema! Non è finito il castigo, ma anzi viene. Come la Nemesi dei pagani[76], ti incombe. Né guardie né suggelli vieteranno al Vendicatore di sorgere e colpire».

I vampiri vogliono il cuore della Madre.

24«Maledetto!». Elchia fugge e va a urtare contro le donne. Comprende e dice un atroce insulto a Maria.

25Giovanni non fa parola. Con un balzo di pantera gli si avvinghia e l’atterra e, tenendolo premuto coi ginocchi, le mani intorno al collo, gli dice: «Chiedile perdono o ti strozzo, demonio». E non lo lascia altro che quando l’altro, premuto e mezzo strangolato dalle mani di Giovanni, non arrangola: «Perdono».

Ma il suo grido ha attirato la ronda. «Alto là! Che avviene? Altre sedizioni? Fermi tutti o sarete colpiti. Chi siete?».

26«Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, autorizzati dal Proconsole al seppellimento dell’ucciso Nazzareno, di ritorno dal sepolcro con la Madre, il figlio e le parenti e amiche. Costui ha offeso la Madre e fu obbligato a chiedere perdono».

«Quello solo? Dovevate sgozzarlo. Andate. Soldati, arrestate costui. Che altro vogliono questi vampiri? Anche il cuor delle madri? Salve, giudei!».

27«Che orrore! Ma non sono più uomini… Giovanni, sii buono con loro. Guarda al ricordo del mio e tuo Gesù. Egli predicava perdono».

«Madre, hai ragione. Ma sono delinquenti e mi levano di ragione. Sono sacrileghi, offendono te. E non lo posso permettere».

Dopo il delitto, i delinquenti hanno paura.

28«Sono delinquenti, sì. E sanno di esserlo. “Guarda quanto 61pochi per le vie. E quei pochi come scantonano furtivi. Dopo il delitto, i delinquenti hanno paura. Vederli fuggire così, entrare nelle case, asserragliarvisi per paura, mi suscita orrore.

29Li sento tutti colpevoli del Deicidio. Guarda là, Maria, quel vecchio. È già curvo sulla fossa e pure, or che la luce di quella porta che si apre lo illumina, mi pare di averlo visto sfilare accusando il mio Gesù, là, sul Calvario… Lo diceva ladro… Ladro il mio Gesù!…

30Quel giovane, poco più che un fanciullo, pronunciava sconce bestemmie invocando il Sangue su lui… Oh! infelice!…

31E quell’uomo? Così nerboruto e forte, si sarà astenuto dal colpirlo? Oh! non voglio vedere! Guardate: sui volti che hanno si sovrappone il volto dell’anima e… e non hanno più effigie di uomini, ma di demoni…

32Tanto erano coraggiosi contro il Legato, il Crocifisso… E ora fuggono, si nascondono, si rinserrano. Hanno paura. Di chi? Di un morto. Per loro non è che un morto, poiché negano che sia Dio. Di che dunque hanno paura? A chi chiudono le porte? Al rimorso. Alla punizione. Non giova. Il rimorso è in voi. E vi seguirà in eterno.

33E la punizione non è umana. E non servono serrami e bastoni, porte e sbarre contro di essa. Essa scende dal Cielo, da Dio, vendicatore del suo Immolato, e penetra oltre mura e porte, e con la sua fiamma celeste vi marca per il castigo soprannaturale che vi attende.

34Il mondo verrà al Cristo, al Figliuolo di Dio e mio, verrà a Colui che voi avete trafitto, ma voi sarete in eterno i segnati, i Caini di un Dio, marcati come l’obbrobrio della razza umana.

35Io che sono nata da voi, io che sono Madre di tutti, devo dire che a me, vostra figlia, voi siete stati più che patrigni e che, nello sterminato numero dei miei figli, voi siete quelli che più mi imponete fatica ad accogliervi, perché siete sozzi del delitto verso la mia Creatura. Né ve ne pentite dicendo: “Eri il Messia. Ti riconosciamo e ti adoriamo”.

36Ecco un’altra ronda romana. L’Amore non è più sulla Terra. La Pace non è più fra gli uomini. E l’Odio e la Guerra si agitano come quelle torce fumose. I dominatori hanno paura della folla scatenata. Sanno per esperienza che, quando quella belva che si chiama uomo ha sentito il sapore del sangue, diviene avida di strage…

37Ma non temete di questi. Questi non sono leoni né pantere reali. Sono vilissime iene. Si avventano sull’agnello inerme. Ma temono il leone armato di lance e di autorità. Non temete di questi striscianti sciacalli. Il vostro passo ferrato li pone in fuga e il brillare delle vostre lance li fa più miti di conigli.

Sulla lancia che ha aperto il cuore del figlio.

38Quelle lance! Una ha aperto il cuore del Figlio mio! Quale fra esse? Vederle mi è freccia al cuore… Eppure vorrei averle tutte fra queste mani che tremano, per vedere quale è quella che ancora ha tracce di sangue, e dire: “È questa! Dammela, o soldato! Dalla ad una madre in ricordo della tua madre lontana, ed io pregherò per lei e per te”.

39E nessun soldato me la negherebbe. Perché essi, gli uomini di guerra, furono i più buoni davanti all’agonia del Figlio e della Madre. Oh! perché lassù non pensai a questo? Ero come una che ha avuto colpito il capo. Già l’avevo intontito da quei colpi… Oh! quei colpi! Chi mi dà di non sentirli più, qui, nella mia povera testa? La lancia… Come la vorrei!…».

40«La possiamo cercare, Maria. Il centurione mi parve molto buono con noi. Credo non me la negherà. Andrò domani».

41«Sì, sì, Giovanni. Sono povera. Non ho che poco denaro. Ma me ne spoglio fino all’ultimo picciolo per avere quel ferro… Oh! come ho potuto non chiederlo allora?».

42«Maria, cara, nessuno di noi sapeva di quella ferita… Quando la vedesti, i soldati erano lontani».

43«È vero… Sono ebete dal dolore. E le vesti? Non ho nulla di suo! Darei il mio sangue per averle…». Maria piange di nuovo desolatamente.

Al cenacolo aumenta il dolore. 

44E giunge così nella via dove è il Cenacolo. È tempo, perché è esausta e si trascina proprio come una vecchia cadente. E lo dice.

«Fa’ cuore. Siamo giunte, ormai».

45«Giunte? Tanto breve la via che stamane mi parve tanto lunga? Stamane? È stato stamane? Non di più? Quante ore o quanti secoli sono passati da quando vi sono entrata ieri sera e da quando ne sono uscita questa mattina? Sono proprio io, la Madre cinquantenne, o una vegliarda secolare, una donna di più tempi, ricca di secoli sulle spalle curvate e sulla testa canuta?

46Mi pare di avere vissuto tutto il dolore del mondo e che esso sia tutto sulle mie spalle che piegano sotto il suo peso. Croce incorporea, ma così pesante! Di pietra. Pesante forse più ancora di quella del mio Gesù. Perché io porto la mia e la sua col ricordo del suo strazio e con la realtà del mio strazio.

47Entriamo. Poiché si deve entrare. Ma non è un conforto. È un aumento di dolore. Da questa porta è entrato il Figlio mio per l’ultimo suo pasto. Da questa ne è uscito per andare incontro alla morte. E ha dovuto mettere il suo piede là dove il suo traditore l’aveva messo uscendo per chiamare i catturatori dell’Innocente.

La madre vide in Giuda Lucifero.

48Contro quell’uscio ho visto Giuda… Giuda ho visto! E non l’ho maledetto. Ma gli ho parlato da madre straziata. Straziata per il Figlio buono e per il figlio malvagio… Ho visto Giuda! Il Demonio ho visto in lui! Io, che ho sempre tenuto Lucifero sotto il mio calcagno e guardando solo Iddio non ho mai abbassato l’occhio su Satana, ho conosciuto il suo volto guardando il Traditore. Ho parlato col Demonio… Ed esso è fuggito, perché non sopporta la mia voce. L’avrà lasciato ora? In modo che io possa parlare a quel morto e io, la Genitrice, tornare a concepirlo con il Sangue di un Dio per partorirlo alla Grazia? Giovanni, giurami che lo cercherai e che non sarai crudele con lui. Non lo sono io, che pur ne avrei diritto…

49Oh! Lasciatemi entrare in quella stanza dove il mio Gesù ha preso l’ultimo suo pasto. Dove la voce del mio Bambino ha detto le sue ultime parole in pace!».

Gli amici fedeli del Figlio. 

50«Sì. Andremo. Ma ora, guarda, vieni qui, dove eravamo ieri. Riposa. Saluta Giuseppe e Nicodemo che si ritirano».

«Li saluto, sì. Oh! li saluto. Li ringrazio. Li benedico!».

«Ma vieni, vieni. Lo farai con più agio».

«No. Qui. Giuseppe… Oh! non ho conosciuto alcuno con questo nome che non mi amasse…».

Maria d’Alfeo dà in uno scoppio di pianto.

51«Non piangere… Anche Giuseppe… Era per amore che tuo figlio sbagliava. Voleva darmi umanamente pace… Ma oggi!.,. Lo hai visto… Oh! tutti i Giuseppe sono buoni con Maria… Giuseppe, io ti dico grazie. E a te, Nicodemo… Il mio cuore si prostra sotto i vostri piedi stanchi per il tanto cammino fatto per Lui… per gli ultimi onori a Lui… Io non ho che il cuore da darvi… e ve lo do, amici leali del Figlio mio… e… e scusate ad una madre trafitta le parole che vi dissi nel sepolcro…».

52«Oh! Santa! Tu perdona!», dice Nicodemo.

«Sta’ buona, ora. Riposa nella tua Fede. Domani verremo», aggiunge Giuseppe.

«Sì, verremo. Ai tuoi ordini siamo».

«È sabato domani», obietta la padrona di casa.

53«Il sabato è morto. Verremo. Addio. Il Signore sia con voi», e se ne vanno.

Un parossismo di strazio.

54«Vieni, Maria».

«Sì, Madre, vieni».

55«No. Aprite. Me lo avete promesso di farlo dopo i saluti. Aprite questa porta! Non potete chiuderla ad una madre. Ad una madre che cerca di respirare nell’aria l’odore del fiato, del corpo del suo Bambino. Ma non sapete che quel fiato e quel corpo gliel’ho dati io? Io, io che l’ho portato nove mesi, che l’ho partorito, allattato, allevato, curato? Quel fiato è mio! Quell’odore di carne è mio! È il mio, fatto più bello nel mio Gesù. Lasciatemelo sentire ancora una volta».

«Ma sì, cara. Domani. Ora sei stanca. Sei ardente di febbre. Non puoi. Stai male».

56«Sì. Male. Ma è perché ho negli occhi la vista del suo Sangue e nel naso l’odore del suo Corpo piagato. Che io veda la tavola dove si appoggiò vivo e sano, che io senta il profumo del suo corpo giovanile.

57Aprite! Non me lo seppellite una terza volta! Già me lo avete celato sotto gli aromi e le bende, poi me lo avete serrato sotto la pietra. Ora perché, perché negare ad una Madre di ritrovare l’ultimo vestigio di Lui nell’alito che Egli ha lasciato oltre questa porta?

58Lasciatemi entrare. Cercherò per terra, sulla tavola, sul sedile, le tracce dei suoi piedi, delle sue mani. E le bacerò, le bacerò sino a consumarmi le labbra.

59Cercherò… cercherò… Forse troverò un capello del suo capo biondo. Un capello che non sia ingrommato di sangue. Ma lo sapete cosa è un capello del figlio per la sua mamma?

60Tu, Maria di Cleofa, tu Salome, siete madri. E non capite? Giovanni? Giovanni? Ascoltami. Io ti sono Madre. Egli mi ha fatto tale. Egli! Tu mi devi ubbidienza.

61Apri! Io ti amo, Giovanni. Ti ho sempre amato perché lo amavi. Ti amerò più ancora. Ma apri. Apri, dico! Non vuoi? Non vuoi? Ah! non ho dunque più figlio!? Gesù non mi ricusava mai nulla. Perché mi era figlio. Tu ricusi. Non sei tale.

62Non capisci il mio dolore… Oh! Giovanni, perdona… perdona… Apri… Non piangere… Apri… Oh! Gesù! Gesù!… Ascoltami… Il tuo spirito operi un miracolo! Apri alla tua povera Mamma quest’uscio che nessuno vuole aprire! Gesù! Gesù!».

63Maria bussa con le mani serrate a pugno la porticina ben chiusa. È in un parossismo di strazio. Finché impallidisce e, mormorando: «Oh! mio Gesù! Vengo! Vengo!», si rovescia senza forza fra le braccia delle donne piangenti, che la sorreggono per impedirle di cadere ai piedi di quella porta e la trasportano così nella stanza di fronte.

9. La notte del Venerdì Santo. Lamento della Vergine. Il velo con il Viso del Redentore e la preparazione degli unguenti[77].

La notte del Venerdì Santo.

La madre si pasce di lacrime.

1Maria, soccorsa dalle donne piangenti, rinviene e piange senza altra forza più che questa di piangere e piangere. Pare veramente che la sua vita debba fluire e consumarsi tutta con quel pianto. Le vogliono dare qualche ristoro. Marta le offre un poco di vino; la padrona di casa vorrebbe prendesse almeno un poco di miele; Maria d’Alfeo, in ginocchio davanti a Lei, le offre una tazza con del latte tiepido, dicendo: «L’ho munto io stessa alla capretta della piccola Rachele» (sarà una figlia di questi che sono in questa casa di Lazzaro, non so se come inquilini o come custodi). Ma Maria non vuole nulla. Piangere. Solo piangere. E chiedere e sentirsi promettere che saranno cercati apostoli e discepoli, che saranno cercate la lancia e le vesti, e che, a giorno fatto, posto che ora proprio non ve la vogliono lasciare andare, la lasceranno entrare nella stanza del Cenacolo.

2«Sì. Se starai un poco quieta, se riposerai un poco, io ti ci condurrò», dice la cognata. «Noi due entreremo ed in ginocchio io cercherò per te ogni segno di Gesù…», e Maria d’Alfeo ha un singhiozzo. «Ma vedi? Qui hai la coppa e il pane spezzato da Lui, usato da Lui per l’Eucarestia. Quale più santo ricordo? Vedi? Giovanni te li ha portati sin da stamane, perché tu li vedessi questa sera… Povero Giovanni, che è là che piange ed ha paura…».

La paura del prediletto di Maria.

3«Paura? Perché? Vieni, Giovanni». Giovanni esce dall’ombra, perché nella stanza è una sola lucernetta messa sul tavolo presso gli oggetti della Passione, e si inginocchia ai piedi di Maria, che lo carezza e chiede: «Perché hai paura?».

4E Giovanni, baciandole le mani e piangendo: «Perché tu stai male. Hai la febbre e l’affanno… E non ti metti quieta. E se duri così morirai come è morto Lui…».

«Oh! fosse vero!».

5«No! Madre! Mamma! Oh! è più dolce dire: “Mamma”. Come alla mia! Lasciatelo dire… Ma, come io non trovo differenza fra mia madre e te, e anzi ti amo più di lei, perché tu sei la Mamma che Egli mi ha dato e sei la sua Mamma, tu non fare una troppo grande differenza fra il Figlio tuo nato e il figlio che ti è stato dato… E amami un poco come ami Lui…

6Se fosse Lui che ti dicesse: “Ho paura che tu muoia”, risponderesti tu: “Oh! fosse vero”? No. Non lo diresti. Ma anzi ti dorresti di andartene e di lasciarlo in un mondo di lupi, Lui, il tuo Agnello… E di me non te ne accori?… Sono tanto più agnello di Lui.

7Non per bontà e purezza, ma per stupidità e paura. Se tu mi manchi, il povero Giovanni verrà sbranato dai lupi senza aver saputo dare un belato che parli del suo Maestro… Vuoi che muoia così, senza servirlo? Stupido in morte come in vita? No, vero? E allora, Mamma, cerca di metterti quieta… Per Lui…

8Oh! non dici che risorge? Sì, lo dici, ed è vero. E allora vuoi che quando Egli risorgerà trovi vuota la casa di te? Perché certo Egli verrà qui… Oh! povero, povero Gesù, se invece del tuo grido d’amore sentisse i nostri di cordoglio, se invece di trovare il tuo seno per posare il Capo martirizzato e glorioso trovasse la chiusura del tuo sepolcro…

9Vivere devi. Per salutarlo quando Egli tornerà… Non dico “al nostro amore”. Noi meritiamo ogni rimprovero per il modo come agimmo. Ma al tuo amore. Oh! che sarà l’incontro? Ed Egli come sarà? Madre della Sapienza, Mamma dell’ignorantissimo Giovanni, tu che tutto sai, dicci come sarà Egli quando apparirà risorto».

Pensando alla promessa risurrezione.

10«Lazzaro aveva le ferite delle gambe chiuse, ma se ne vedeva il segno. E apparve avvolto in bende piene di marciume», dice Marta.

«Lo dovemmo lavare e lavare…», aggiunge Maria.

«E debole era, e dovemmo ristorarlo per suo ordine», Marta termina.

11«Il figlio della vedova di Naim era come sbalordito e pareva un bimbo incapace di camminare e parlare speditamente, tanto che Egli lo rese alla madre perché gli insegnasse a usare di nuovo del bene della vita. E la figlioletta di Giairo Egli stesso la guidò nei primi passi…», dice Giovanni.

12«Io penso che il mio Signore ci manderà un angelo a dirci: “Venite con una veste monda”. Ed il mio amore l’ha già preparata. É nel palazzo. Io non l’ho potuta filare. Ma l’ho fatta filare dalla mia nutrice, che ora è tranquilla sul mio futuro e non piange più. Io ho preso il lino più prezioso e da Plautina ho avuto la porpora, e Noemi l’ha tessuta nella balza; ed io ho fatto la cintura, la borsa e il talet, ricamandoli di notte per non essere vista. Ho imparato da te, Madre. Non è perfetto. Ma, più delle perle che fanno il suo Nome sulla cintura e sulla borsa, lo rendono bello i diamanti del mio pianto d’amore ed i miei baci. Ogni punto è un palpito di devozione per Lui. E io gli porterò quella. Tu permetti, non è vero?».

13«Oh!… Io non pensavo che lo privassero della sua veste… non sono pratica degli usi del mondo e della sua ferocia… Credevo di conoscerla già… (e le lacrime rotolano di nuovo lungo le guance ceree) ma vedo che ancora nulla sapevo…

14E pensavo: “Avrà la veste della Mamma anche dopo”. Gli piaceva tanto! L’aveva voluta Lui così. E me lo aveva detto da molto tempo: “Tu farai una veste così e così. E me la porterai per la Pasqua… Perché Gerusalemme mi deve vedere in porpurea veste di re…”.

15Oh! quella lana, candida più di neve, mentre la filavo diveniva rossa agli occhi di Dio e miei, perché il mio cuore ebbe una nuova ferita da quella parola… Le altre, dopo anni o dopo mesi, si erano, se non chiuse, disseccate dal loro gemere sangue. Ma questa! Ogni giorno, ogni ora mi rigirava la spada nel cuore: “Un giorno di meno! Un’ora di meno! E poi sarà morto!”. Oh! Oh!… E il filato sul fuso o sul telaio mi diveniva rosso… E sceso nella tinta, poi, per il mondo… Ma era già rosso…». Maria piange di nuovo.

16Cercano sollevarla parlandole della Risurrezione. Chiede Susanna: «Che dici tu? Come sarà, risorto? E come risorgerà?».

17E Lei, smarrita, accecata in quest’ora di martirio redentivo, risponde: «Non so… Più nulla so… Fuorché che Egli è morto!…». Ha un nuovo scoppio di pianto violento e bacia il lino che era ai fianchi del Figlio, e se lo stringe sul cuore e se lo ninna come fosse un bambino…

18E tocca i chiodi, le spine, la spugna, e urla: «Queste! Queste cose ha saputo darti la tua Patria! Ferro, spine, aceto e fiele! E insulti, insulti, insulti! E fra tutti i figli d’Israele fu dovuto scegliere un di Cirene per portarti la croce.

19Quell’uomo mi è sacro come uno sposo. E se ne conoscessi un altro che ha dato soccorso al mio Bambino io gli bacerei i piedi. Ma dunque nessuno ebbe pietà? Uscite! Andate! Anche vedere voi mi è dolore! Perché fra tutti, fra tutti, non avete saputo ottenere nemmeno una tortura meno crudele. Servi inutili e inerti del vostro Re, uscite!».

20É tremenda nel suo scatto. Ritta in piedi, rigida, pare persino più alta, con gli occhi imperiosi, il braccio teso che accenna alla porta. Comanda come un regina sul trono.

In Gerusalemme è solo il delitto.

21Escono tutti senza reagire per non eccitarla di più e si siedono fuori della porta chiusa, ascoltando il suo gemere ed ogni rumore che Ella possa fare. Ma dopo il rumore del sedile respinto e dei suoi ginocchi che battono al suolo, perché Ella si inginocchia col capo contro la tavola su cui sono gli oggetti della Passione, non sentono altro che il suo pianto senza soste e conforto.

22Ella mormora, ma così piano che quelli di fuori non possono udire: «Padre, Padre, perdono! Divento superba e cattiva[78]. Ma Tu lo vedi. E’ vero ciò che dico. Erano turbe intorno a Lui. E tutta la Palestina è, in queste feste, fra le mura sante… Sante? No. Non più sante… Tali sarebbero rimaste se Egli fosse spirato in esse. Ma Gerusalemme l’ha espulso come il rigurgito che fa nausea[79]. Perciò in Gerusalemme è solo il Delitto…

23Ebbene, di tutto questo popolo che lo seguiva non se ne poté radunare un pugno che si imponesse, non dico per salvarlo. Doveva morire per redimere. Ma per farlo morire senza tante torture. Sono stati nell’ombra, oppure sono fuggiti… Il mio cuore si rivolta davanti a tanta viltà. Sono la Madre. Per questo perdona al mio peccato di durezza superba…», e piange…

Fuori gli altri sono sulle spine e per molti motivi.

Notizie catastrofiche.

24Rientra il padrone di casa, che era uscito a curiosare, e porta notizie tremende. Si dice che molti sono morti nel terremoto, molti sono stati feriti in colluttazioni fra seguaci del Nazzareno e i giudei, che molti sono stati arrestati e vi saranno nuove esecuzioni per rivolte e minacce a Roma, che Pilato ha ordinato l’arresto di tutti i seguaci del Nazareno e dei capi del Sinedrio presenti in città o anche già fuggiti per la Palestina, che Giovanna è morente nel suo palazzo, che Mannaen è stato arrestato da Erode per averlo insolentito in piena Corte come complice del deicidio. Insomma un mucchio di notizie catastrofiche…

25Le donne gemono. Non tanto per paura di esse stesse, ma quanto per i loro figli e mariti. Susanna pensa allo sposo, noto fra i seguaci di Gesù in Galilea. Maria di Zebedeo pensa al marito, ospite presso un amico, e al figlio Giacomo di cui, dalla sera avanti, non ha notizia. E Marta singhiozza: «Saranno già andati a Betania! Chi non sapeva chi era Lazzaro per il Maestro?».

«Ma è protetto da Roma, lui», rimbecca Maria Salome.

26«Oh! protetto! Chissà, con l’odio che per noi hanno i capi d’Israele, che accuse portano contro di lui a Pilato… Oh! Dio!». Marta si mette le mani fra i capelli e grida: «Le armi! Le armi! La casa ne è piena… e anche il palazzo! Lo so! Stamane, all’aurora, è venuto Levi, il guardiano, e mi ha detto… Ma già lo sai anche tu! E l’hai detto ai giudei sul Calvario… Stolta! Hai messo in mano ai crudeli l’arma per uccidere Lazzaro!…».

27«L’ho detto, sì. Ho detto il vero senza saperlo. Ma taci, spaventata gallina! Quanto ho detto è la più sicura garanzia per Lazzaro. Si guarderanno bene dall’avventurarsi in ricerche dove sanno essere degli armati! Sono vigliacchi!».

“Pusilamini!”

28«I giudei sì. Ma i romani no».

«Non temo Roma. É giusta e pacata nelle sue disposizioni».

«Maria ha ragione», dice Giovanni.

29«Longino mi ha detto: “Spero sarete lasciati tranquilli. Ma, non lo foste, vieni, o manda al Pretorio. Pilato è benigno verso i seguaci del Nazareno. Lo era anche per Lui. Vi difenderemo”».

30«Ma se i giudei fanno da loro? Ieri sera erano loro i catturatori di Gesù! E, se dicono che noi siamo profanatori, hanno diritto di prenderci. Oh! i miei figli! Quattro ne ho! Dove saranno Giuseppe e Simone? Erano sul Calvario e poi sono scesi quando Giovanna non resse. Per aiutare e difendere le donne. Loro, i pastori, Alfeo… tutti! Oh! li avranno certo già uccisi. Senti che Giovanna è morente? Lo è certo per ferita. Ed essi, prima che potesse la plebe colpire una donna, l’avranno difesa e saranno morti… E Giuda e Giacomo? Il mio piccolo Giuda! Il mio tesoro! E Giacomo, dolce come una fanciulla! Oh, non ho più figli! Come la madre dei fanciulli Maccabei sono!…[80]»

31Piangono tutte disperatamente. Tutte meno la padrona di casa, che è andata a cercare un nascondiglio per il marito, e Maria Maddalena, che non piange. Ma getta fuoco dagli occhi, tornando la prepotente donna di un tempo. Non parla. Ma dardeggia le abbattute compagne, e il suo occhio le bolla di un epiteto molto chiaro: «Pusillanimi!».

32Passa del tempo così… Ogni tanto uno si alza, apre piano l’uscio, sbircia, torna a chiudere.

«Che fa?», chiedono gli altri.

33E chi ha guardato risponde: «É sempre in ginocchio. Prega», oppure: «Pare che parli con qualcuno». E anche: «Si è alzata e gestisce andando su e giù per la stanza».

Lamento della Vergine.[81].

Il dolce e amaro nome di Gesù.

34«Gesù! Gesù! Gesù! Dove sei? Mi senti ancora? La senti la tua povera Mamma che grida, adesso, il tuo Nome dopo averlo tenuto in cuore per tante ore? Il tuo Nome santo e benedetto, che è stato il mio amore, l’amore delle mie labbra che sentivano sapore di miele a dire il tuo Nome, delle mie labbra che ora, invece, a dirlo pare che bevano l’amaro che t’è rimasto sulle labbra, l’amaro dell’atroce mistura.

35Il tuo Nome, amore del mio cuore che si gonfiava di gioia quando lo diceva, così come si era dilatato per travasare il suo sangue e accoglierti e vestirti di esso quando sei sceso a me dal Cielo, così piccino, così minuscolo che avresti potuto posare nel calice della menta selvatica, Tu, tanto grande, Tu, il Potente, annichilito in un germe d’uomo per la salute del mondo.

36Il tuo Nome, dolore del mio cuore, ora che ti hanno strappato alle carezze della tua Mamma per gettarti fra le braccia dei carnefici, che ti hanno torturato sino a farti morire! Ne ho il cuore stritolato da questo tuo Nome, che ho dovuto chiudere dentro per tante ore e che cresceva il suo grido più cresceva il tuo dolore, fino a sbriciolarlo come cosa calpestata dal piede di un gigante. Oh! sì che il mio dolore è gigante e mi schiaccia, mi frantuma e non vi è nulla che lo possa sollevare. A chi lo dico il tuo Nome? Nulla risponde al mio grido. Anche se io urlassi sino a spezzare la pietra che chiude il tuo sepolcro, Tu non lo udresti, perché sei morto.

Non la senti più la tua Mamma!

L’alba del dolore della “Mamma”.

37Quante volte non ti ho chiamato, o Figlio, in questi trentaquattro anni![82] Da quando ho saputo che avrei dovuto esser Madre e che il mio Piccino si sarebbe chiamato “Gesù”! Tu non eri nato ed io, carezzandomi il seno dove Tu crescevi, chiamavo piano: “Gesù!”, e mi pareva che Tu ti muovessi per dirmi: “Mamma!”.

38Io ti davo già una voce. Me la sognavo già la tua voce. La udivo prima che fosse. E quando l’ho sentita, esile come quella di un agnellino appena nato, tremare nella notte fredda in cui sei nato, io ho conosciuto l’abisso della gioia… e credevo aver conosciuto l’abisso del dolore, perché era il pianto della mia Creatura che aveva freddo, che era in disagio, che piangeva il suo primo pianto di Redentore, ed io non avevo fuoco e cuna e non potevo soffrire in tua vece, Gesù. Non avevo che il seno per fuoco e guanciale, e il mio amore per adorarti, Figlio mio santo.

39Credevo aver conosciuto l’abisso del dolore… Era l’alba di quel dolore, era l’orlo di quel dolore. Ora è il meriggio, ora è il fondo. Questo è l’abisso, questo che tocco ora dopo esservi scesa in questi trentaquattro anni, sospinta da tante cose e prostrata nel fondo orrendo, oggi, della tua croce.

40Quando eri piccino, io ti cullavo cantando: “Gesù! Gesù!”. Quale armonia più bella e santa di questo Nome, che fa sorridere gli angeli in Cielo? Esso per me era più bello del canto così dolce degli angeli nella notte del tuo Natale. Vi vedevo dentro il Cielo, tutto il Cielo vedevo attraverso quel Nome. Ed ora, a dirlo a Te che sei morto e non mi senti e non rispondi, come Tu non fossi mai stato, io vedo l’Inferno, tutto l’Inferno. Ecco, ora capisco cosa vuol dire esser dannati. É non potere più dire: “Gesù”[83]. Orrore! Orrore! Orrore!…

Lo spasimo della Mamma.

41Quanto durerà questo inferno per la tua Mamma? Tu hai detto: “In capo a tre giorni Io riedificherò questo Tempio”. È tutt’oggi che mi ripeto queste tue parole per non cadere uccisa, per esser pronta a salutarti al tuo ritorno, a servirti ancora… Ma come potrò saperti morto per tre giorni? Tre giorni nella morte Tu, Tu, Vita mia?

42Ma come? Tu che tutto sai, poiché sei la Sapienza infinita, non lo sai lo spasimo della tua Mamma? Non te lo puoi figurare ricordando quando ti ho smarrito a Gerusalemme e Tu mi hai visto fendere la folla, che ti stava intorno, con il volto di una naufraga che tocca il lido dopo tanta lotta con le onde e la morte, col viso di una che esce da una tortura spossata, svenata, invecchiata, spezzata? E allora ti potevo pensare unicamente smarrito. Potevo illudermi che era solo così. Oggi no. Oggi no. Lo so che sei morto. Non è possibile l’illusione. Ti ho visto uccidere. Ecco, anche se il dolore mi smemorasse, ecco qui il tuo Sangue sul mio velo che mi dice: “É morto! Non ha più sangue! Questo è l’ultimo, sgorgato dal suo Cuore!”. Dal suo Cuore! Dal Cuore del mio Bambino! Del Figlio mio! Del mio Gesù! Oh! Dio, Dio pietoso, non mi far ricordare che gli hanno spaccato il Cuore!

Dall’intimità alla solitudine.

43Gesù! Non posso stare qui, sola, mentre Tu sei là, solo. Io che non ho amato mai le vie del mondo e le folle, e Tu lo sai, da quando Tu hai lasciato Nazareth ti sono venuta sempre più sovente dietro, per non vivere lontano da Te. Non potevo vivere lontana da Te. Ho affrontato curiosità e scherni, non conto le fatiche perché esse si annullavano nel vederti, pur di vivere dove Tu eri. Ed ora io son qua sola. E Tu sei là solo! Perché non mi hanno lasciata nel tuo sepolcro? Mi sarei seduta presso il tuo gelido letto, tenendoti una mano nelle mie per farti sentire che t’ero vicina… No, per sentire che m’eri vicino. Tu non senti più nulla. Sei morto!

44Quante volte ho passato le notti presso la tua cuna, pregando, amando, beandomi di Te! Vuoi che ti dica come dormivi, coi pugnetti chiusi come due bocci di fiore presso il visino santo? Vuoi che ti dica come sorridevi nel sonno e, ricordandoti certo del latte della Mamma, dormendo facevi l’atto di succhiare? Vuoi che ti dica come ti svegliavi e aprivi gli occhietti e ridevi, vedendomi curva sul tuo viso, e tendevi le manine con gioia impaziente per esser preso, e con uno stridetto dolce come il trillo di un capinero reclamavi il tuo cibo? Ah! che ero beata quando ti attaccavi al mio seno e sentivo il tepore liscio della tua gota, la carezza delle tue manine sulla mia mammella!

45Non sapevi stare senza la tua Mamma. E ora sei solo! Perdonami, Figlio, d’averti lasciato solo. Di non essermi ribellata per la prima volta nella vita e di aver voluto restare là. Era il mio posto. Mi sarei sentita meno desolata se fossi stata presso il tuo funebre letto, ad accomodarti le fasce come un tempo, a mutarle… Anche se Tu non avessi potuto sorridermi e parlarmi, a me sarebbe parso di averti di nuovo piccino. Ti avrei accolto sul cuore per non farti sentire il freddo della pietra, il duro del marmo. Non ti ho tenuto anche oggi? Il grembo di una madre è sempre capace di accogliere il figlio, anche se è uomo. Il figlio è sempre un bambino per la sua mamma, anche se è un deposto di croce, coperto di piaghe e ferite.

Ferite dolori e perdono.

46Quante! quante ferite! Quanto dolore! Oh! il mio Gesù, il mio Gesù tanto ferito! Così ferito! Così ucciso! No. No. Signore, no! Non può esser vero! Io sono pazza! Gesù morto? Io deliro. Gesù non può morire! Soffrire, sì. Morire, no. Egli è la Vita! Egli è Figlio di Dio. É Dio. Dio non muore.

47Non muore? E allora perché si è chiamato Gesù? Che vuol dire “Gesù”? Vuol dire… oh! vuol dire: “Salvatore”! É morto! É morto perché è il Salvatore[84]! Ha dovuto salvare tutti perdendo Se stesso… Non deliro. No. Non sono pazza. No. Lo fossi! Soffrirei meno! Egli è morto. Ecco il suo Sangue. Ecco la sua corona. Ecco i tre chiodi. Con questi, con questi me lo hanno trafitto!

48Uomini, guardate con che avete trafitto Dio, il Figlio mio! E vi devo perdonare. E vi devo amare. Perché Egli vi ha perdonati. Perché Egli mi ha detto di amarvi! Mi ha fatto Madre vostra, Madre degli assassini della mia Creatura! Una delle sue ultime parole, lottando contro il rantolo dell’agonia… “Madre, ecco tuo figlio… i tuoi figli!”[85]. Anche non fossi Colei che ubbidisce, avrei dovuto ubbidire oggi, perché era il comando di un morente.

49Ecco. Ecco, Gesù. Io perdono. Io li amo. Ah! mi si spezza il cuore in questo perdono e in questo amore! Mi senti che li perdono e che li amo? Prego per loro. Ecco, prego per loro… Chiudo gli occhi per non vedere questi oggetti della tua tortura, per poterli perdonare, per poterli amare, per poter pregare per loro. Ogni chiodo serve a crocifiggere una mia volontà di non perdonare, di non amare, di non pregare per i tuoi carnefici.

50Devo, voglio pensare di essere presso la tua cuna. Pregavo anche allora per gli uomini. Ma allora era facile. Tu eri vivo ed io, per quanto pensassi crudeli gli uomini, non giungevo mai a pensare che potessero esserlo tanto con Te, che li avevi beneficati oltre misura. Pregavo, convinta che la tua parola li avrebbe fatti più buoni. In cuor mio dicevo loro, guardandoli: “Siete cattivi, malati, ora, fratelli. Ma fra poco Egli parlerà, ma fra poco Egli vincerà in voi Satana. Vi darà la Vita perduta!”. La vita perduta! Tu, Tu, Tu l’hai perduta la vita per loro, Gesù mio!

51Se, quando eri nelle fasce, io avessi potuto vedere l’orrore di questo giorno, il mio dolce latte si sarebbe mutato in tossico per il dolore! Simeone l’ha detto: “E una spada ti trapasserà il cuore”. Una spada? Una selva di spade! Quante ferite ti hanno fatto, Figlio? Quanti gemiti hai avuto? Quanti spasimi? Quante gocce di sangue hai versato? Ebbene, ognuna è una spada in me. Sono una selva di spade. In Te non c’è lembo di pelle che non sia piagato. In me non ce ne è che non sia trafitto. Mi trapassano le carni e penetrano nel cuore.

Impotenza morale.

52Quando attendevo la tua nascita, ti preparavo le fasce ed i pannilini filando il lino più morbido della terra. Non ho guardato al prezzo per poter possedere lo stame più liscio. Come eri bello nelle fasce della tua Mamma! Tutti mi dicevano: “É bello il tuo Bambino, Donna!”. Eri bello! Dal bianco del lino sporgeva la tua rosea faccina, avevi due occhietti più azzurri del cielo e la testolina pareva avvolta in una nebbia d’oro, tanto i tuoi capellini erano biondi e soffici. Sapevano di fior di mandorlo appena sbocciato. Credevano che io ti profumassi. No. Il mio Tesoro non aveva che il profumo delle fasce lavate dalla sua Mamma, scaldate, baciate dal suo cuore e dal suo labbro. Non ero mai stanca di lavorare per Te…

53E ora? Ora non ho più nulla da fare per Te. Da tre anni eri lontano da casa. Ma eri ancora lo scopo dei miei giorni. Pensare a Te. Alle tue vesti. Al tuo cibo: intridere la farina e farne pane, curare le api per darti il miele, vegliare sulle piante perché ti dessero frutta. Come le amavi, le cose che ti portava la tua Mamma! Nessun cibo di ricca mensa, nessuna veste di preziosa stoffa t’erano come queste tessute, cucite, curate, colte dalle mani della tua Mamma. Quando ti raggiungevo, Tu mi guardavi subito le mani, come quando eri piccino ed io e Giuseppe ti davamo i poveri doni per farti sentire che eri il “nostro” Re. Non sei mai stato goloso, Bambino mio; ma era l’amore che cercavi, era questo il tuo cibo, e nelle nostre premure trovavi quello. Anche ora trovavi, cercavi quello, povero Figlio mio così poco amato dal mondo!

54Ora più nulla. Tutto è compiuto. Non farà più nulla per Te la tua Mamma. Non hai più bisogno di nulla. Ora sei solo… ed io son sola… Oh! felice Giuseppe che non si è trovato a questo giorno[86]! Io pure non ci fossi più stata! Ma allora Tu non avresti avuto neppure questo conforto di vedere la tua povera Mamma. Saresti stato solo sulla croce come sei solo nel sepolcro. Solo con le tue ferite.

Percossa nella sua  creatura.

55Oh! Dio! Dio, quante ferite ha il Figlio tuo, il Figlio mio! Come le ho potute vedere senza morire, io che tramortivo quando da piccino ti facevi male?

57Una volta sei caduto nell’orto di Nazareth e ti sei ferito la fronte. Poche gocce di sangue. Ma io, che m’ero sentita morire vedendo gocciare il tuo sangue nella circoncisione, e Giuseppe dovette sostenermi perché tremavo come una che muore, mi pareva che quella ferita minuscola t’avesse ad uccidere, e più col pianto che coll’acqua e coll’olio l’ho medicata, e non ho avuto bene se non quando non ha dato più sangue. Un’altra volta, imparavi a lavorare, ti feristi con la sega. Una piccola ferita. Ma era come se la sega mi avesse divisa nel mezzo. Non ho avuto requie che quando, sei giorni dopo, ho visto risanata la tua mano.

58Ed ora? Ed ora? Ora hai le mani, i piedi, il costato aperto, ora la tua carne cade a brandelli, ora hai la faccia contusa, quella faccia che io non osavo sfiorarti col bacio, e impiagata la fronte e la nuca. E nessuno ti ha dato medicamento e conforto.

59Guardami il cuore, o Dio che mi hai percossa nella mia Creatura! Guardalo! Non è piagato come il Corpo del Figlio tuo e mio? I flagelli sono scesi come grandine su me, mentre Egli era colpito. Che è la distanza per l’amore? Io ho patito la tortura di mio Figlio! L’avessi patita io sola! Fossi io sulla pietra sepolcrale! Guardami, o Dio! Non goccia sangue il mio cuore? Ecco il cerchio delle spine. Lo sento. É una fascia che me lo stringe e perfora. Ecco il foro dei chiodi: tre stili infissi nel cuore.

60Oh! quei colpi! quei colpi! Come non è crollato il Cielo per quei colpi sacrileghi nelle carni di Dio? E non poter urlare! Non poter lanciarmi e strappare l’arma agli assassini e farne difesa per la mia Creatura già morente. Ma doverli udire, udire… e non far nulla! Un colpo sul chiodo, e il chiodo entra nelle carni vive. Un altro colpo, ed entra più ancora. E un altro, e un altro, e si spezzano le ossa e i nervi, e viene trafitta la carne del mio Bambino e il cuore della sua Mamma!

61E quando ti hanno alzato sulla tua croce? Quanto devi aver sofferto, Figlio santo! Vedo ancora lacerarsi la tua mano nella scossa della caduta. Ho il cuore lacerato come essa. Sono contusa, flagellata, punta, colpita, trafitta come Te. Non ero con Te sulla croce. Ma guardala, la tua Mamma! É diversa da Te? No, non c’è differenza di martirio. Anzi, il tuo è finito. Il mio dura ancora. Tu non odi più le accuse bugiarde; io le sento. Tu non odi più le bestemmie orrende. Io le sento ancora. Tu non senti più il morso delle spine e dei chiodi e la sete e la febbre. Io sono piena di punte di fuoco e sono come chi muore di arsione e delirio.

Impotenza fisica.

62Almeno una goccia d’acqua mi avessero lasciato darti. Il mio pianto, se la ferocia degli uomini negava al Creatore l’acqua da Lui creata. Ti ho dato tanto latte, perché eravamo poveri, Figlio mio, e nella fuga in Egitto avevamo tanto perduto e avevamo dovuto rifarci un tetto, dei mobili e vesti e cibo, né sapevamo quanto l’esilio sarebbe durato, né cosa avremmo trovato tornando al paese. Ti ho dato il latte oltre il solito tempo, perché Tu non sentissi mancanza di cibo. Sinché non fu presa la capretta, la tua capretta fui io, Bambino della tua Mamma. Tu avevi già tanti dentini, e mordevi… Oh! gioia vederti ridere nel giuoco infantile! Tu volevi camminare. Eri tanto sano e forte. Io ti sorreggevo per ore e ore, e non sentivo spezzarsi le reni nello stare curva su Te, che facevi i tuoi passetti e dicevi ad ogni passo: “Mamma, Mamma!”. Oh! beatitudine sentirti cantare quel nome!

63Lo dicevi anche oggi: “Mamma, Mamma!”. Ma la tua Mamma non poteva che vederti morire! Neppure accarezzarti i piedi potevo! I piedi? Ah! non avrei potuto, anche se fossero stati alla portata della mia mano, toccarli, per non accrescerne il tormento. Come dovevano soffrire i tuoi poveri piedi, o mio Gesù! Fossi potuta salire a Te e mettermi fra il legno e il tuo Corpo, e impedire che nelle convulsioni dell’agonia Tu urtassi contro il legno! La sento ancora la tua testa battere nel legno negli ultimi sussulti. E quel suono, quel suono mi fa impazzire. L’ho nella testa… come un martello…

64Torna, torna, Figlio caro, Figlio adorato, Figlio santo! Io muoio. Non reggo a questa mia desolazione. Mostrami di nuovo il tuo volto. Chiamami ancora. Io non posso pensarti senza voce, senza sguardo, spoglia fredda e senza vita.

Prova dell’abbandono.

65Oh! Padre, soccorrimi Tu! Gesù non mi sente! Non è finita la Passione? Non è tutto compiuto? Non bastano questi chiodi, queste spine, questo sangue, questo mio pianto? Ancora dell’altro ci vuole per guarire l’uomo? Padre, ti nomino gli strumenti del suo dolore ed il mio pianto. Ma questo è il meno. Quello che lo ha fatto morire sovrumanamente straziato è stato il tuo abbandono. Quello che mi fa urlare è il tuo abbandono. Non ti sento più! Dove sei, Padre santo? Ero la Piena di Grazia. L’Angelo l’ha detto: “Ave, Maria, piena di Grazia, il Signore è con te e tu sei benedetta fra tutte le donne”. No. Non è vero! Non è vero! Io sono come una maledetta da Te per il suo peccato. Tu non sei più con me. La Grazia si è ritirata come se io fossi una seconda Eva peccatrice.

66Ma io ti sono sempre stata fedele. In che t’ho dispiaciuto? Hai fatto di me ciò che t’è parso, e ti ho sempre detto: “Sì, Padre. Son pronta”. Possono dunque mentire gli angeli? E Anna, che m’ha assicurato che Tu mi avresti dato il tuo angelo nell’ora del dolore? Sono sola. Non ho più grazia agli occhi tuoi, non ho più Te, Grazia, in me. Non ho più angelo. Mentono dunque i santi? In che ti ho dispiaciuto, se essi non mentono ed io ho meritato quest’ora?

67E Gesù? In che ha mancato il tuo Agnello puro e mansueto? In che ti abbiamo offeso che, oltre al martirio dato dagli uomini, si debba avere la tortura incalcolabile del tuo abbandono? Lui, Lui poi, che t’era Figlio e che ti chiamava con quella voce che ha fatto rabbrividire la Terra e scuotersi in un singulto di pietà. Come hai potuto lasciarlo solo in tanto tormento?

68Povero Cuore di Gesù che ti amava tanto! Dove è il segno della ferita del Cuore? Eccolo. Guarda, Padre, questo segno. Qui è l’impronta della mia mano penetrata nello squarcio della lanciata. Qui… qui… Non pianto, non bacio della sua Mamma, che ha arsi gli occhi e consumate le labbra per il piangere e il baciare, lo cancellano. Questo segno grida e rimprovera. Questo segno, più del sangue di Abele, grida a Te dalla Terra. E Tu, che hai maledetto Caino e ne hai fatto le vendette, non sei intervenuto per il mio Abele, già svenato dai suoi Caini, ed hai permesso l’ultimo spregio! Tu gli hai stritolato il Cuore col tuo abbandono e hai lasciato che un uomo lo mettesse a nudo, perché io lo vedessi e ne fossi stritolata. Ma di me non importa. É di Lui, di Lui che ti chiedo e ti chiamo a rispondere.

La supplica.

69Non dovevi… Oh! perdono! Perdono, Padre santo! Perdona ad una Madre che piange la sua Creatura… É morto! É morto il Figlio mio! Morto col Cuore squarciato! Oh! Padre! Padre, pietà! Io ti amo! Noi ti abbiamo amato e Tu ci hai tanto amati. Come hai permesso che fosse ferito il Cuore del nostro Figlio? Oh! Padre!… Padre, pietà di una povera donna! Io bestemmio, Padre! Io serva tua, tuo nulla, oso rimproverarti! Pietà! Sei stato buono. Sei stato buono. La ferita, l’unica ferita che non gli ha fatto male, è questa.

70Il tuo abbandono ha servito a farlo morire avanti al tramonto per evitargli altre torture. Sei stato buono. Tutto fai con fine di bontà. Siamo noi creature che non comprendiamo. Sei stato buono. Buono sei stato! Dilla, anima mia, questa parola, per levare il mordente del tuo soffrire. Dio è buono e ti ha sempre amata, anima mia. Dalla cuna a quest’ora ti ha sempre amata. Ti ha dato tutta la gioia del Tempo. Tutta. Ti ha dato Lui stesso. É stato buono. Buono. Buono. Grazie, Signore. Che Tu sia benedetto per la tua infinita bontà!

71Grazie. Gesù, dico “grazie” anche per Te. Questa almeno non l’hai sentita, Figlio mio! Io sola l’ho sentita nel mio, quando ho visto il tuo Cuore aperto. Ora è nel mio la tua lancia, e fruga, e strazia. Ma meglio così! Tu non la senti. Ma Gesù, pietà! Un segno da Te! Una carezza, una parola per la tua povera Mamma dal cuore straziato! Un segno, un segno, Gesù, se mi vuoi trovare viva al tuo ritorno!».

Il Volto Santo[87].

Un ricordo, un dono.

72Un picchio risoluto all’uscio fa sobbalzare tutti. Il padrone di casa fugge coraggiosamente. Maria di Zebedeo vorrebbe che il suo Giovanni lo seguisse e lo spinge verso il cortile. Le altre, meno la Maddalena, si stringono l’una coll’altra gemendo. É Maria di Magdala che va dritta e forte all’uscio e chiede: «Chi bussa?».

73Una voce di donna risponde: «Sono Niche. Ho una cosa da dare alla Madre. Aprite! Presto. La ronda è in giro».

74Giovanni, che si è svincolato dalla madre ed è corso presso la Maddalena, lavora intorno ai molteplici serrami, tutti ben assicurati questa sera. Apre. Entra Niche con la servente ed un uomo nerboruto che le scorta. Chiudono.

75«Ho una cosa…», e piange Niche e non può parlare…

«Che? Che?». Le sono tutti addosso, curiosi.

76«Sul Calvario… Ho visto il Salvatore in quello stato… Avevo preparato il velo lombare perché non usasse i cenci dei boia… Ma era tanto sudato, col sangue negli occhi, che ho pensato darglielo perché si asciugasse. Ed Egli lo ha fatto… E mi ha reso il velo. Io non l’ho usato più… Volevo tenerlo per reliquia col suo sudore e il suo sangue. E vedendo l’accanimento dei giudei, dopo poco, con Plautina e le altre romane Lidia e Valeria, insieme, abbiamo deciso di tornare indietro. Per paura che ci levassero questo lino. Le romane son donne virili. Ci hanno messe nel mezzo, io e la servente, e ci hanno protette. É vero che sono contaminazione per Israele… e che toccare Plautina è pericolo. Ma ciò si pensa in tempi di calma. Oggi erano tutti ubbriachi… A casa ho pianto… per ore… Poi è venuto il terremoto e sono svenuta… Rinvenuta, ho voluto baciare quel lino e ho visto… oh!… Vi è sopra la faccia del Redentore!…»

77«Fa’ vedere! Fa’ vedere!».

«No. Prima alla Madre. É il suo diritto».

«É tanto sfinita! Non resisterà…»

«Oh! non lo dite! Le sarà di conforto, invece. Avvertitela!».

Un sorriso nel suo volto.

78Giovanni bussa piano all’uscio.

«Chi è?».

«Io, Madre. Fuori è Niche… É venuta nella notte… Ti ha portato un ricordo… un dono… Spera darti conforto con quello».

«Oh! un solo dono mi può confortare! Il sorriso del suo Volto…»

79«Madre!». Giovanni l’abbraccia per tema che cada e dice, come confidasse il Nome vero di Dio: «Quello è. Il sorriso del suo Volto, impresso nel lino con cui Niche lo ha asciugato sul Calvario».

«Oh! Padre! Dio altissimo! Figlio santo! Eterno Amore! Siate benedetti! Il segno! Il segno che vi ho chiesto! Falla, falla entrare!».

89Maria si siede perché non si regge più e, mentre Giovanni fa cenno alle donne, che occhieggiano, che Niche passi, Ella si ricompone.

81Niche entra e si inginocchia ai suoi piedi con la servente accanto. Giovanni, ritto in piedi, presso Maria, le tiene il braccio dietro le spalle come per sorreggerla. Niche non dice una parola. Ma apre il cofano, estrae il lino, lo spiega. E il Volto di Gesù, il Volto vivo di Gesù, il doloroso e pur sorridente Volto di Gesù, guarda la Madre e le sorride.

82Maria ha un grido di amore doloroso e tende le braccia. Le donne le fanno eco dal vano dell’uscio dove si affollano. E la imitano nell’inginocchiarsi davanti al Volto del Salvatore.

83Niche non trova una parola. Passa il lino dalle sue alle mani materne e si curva poi a baciarne il lembo. E poi esce a ritroso, senza attendere che Maria rinvenga dalla sua estasi.

84Se ne va… É già fuori, nella notte, quando pensano a lei… Non resta che chiudere il portone come era prima.

85Maria è di nuovo sola. In un colloquio d’anima con l’effigie del Figlio, perché tutti si ritirano di nuovo.

Bella schiera di seguaci.

86Altro tempo passa. Poi Marta dice: «Come faremo per gli unguenti? Domani è sabato…».

«E non potremo prendere nulla…», dice Salome.

«E bisognerebbe farlo… Molte libbre di aloe e mirra… ma era così mal lavato…».

«Bisognerebbe avere pronto tutto per l’aurora del primo giorno dopo il sabato», osserva Maria d’Alfeo.

«E le guardie? Come faremo?», chiede Susanna.

«Lo diremo a Giuseppe, se non ci lasciano entrare», risponde Marta.

87«Non potremo da noi spostare la pietra».

Risponde la Maddalena: «Oh! in cinque dici che non potremo? Siamo robuste tutte… e l’amore fa il resto».

«E poi verrò io con voi», dice Giovanni.

«Tu no proprio. Non voglio perdere anche te, figlio».

«Ma non ci pensare. Basteremo noi».

«Ma intanto… Chi ci dà gli aromi?».

Restano tutte accasciate…

87Poi Marta dice: «Potevamo chiedere a Niche se era vero di Giovanna… delle sommosse…».

«É vero! Ma ebeti siamo. Potevamo allora prendere anche gli aromi. Isacco era sul suo uscio quando tornammo…».

88«In palazzo sono molti vasetti d’essenze, e c’è incenso fino. Vado a prenderli». E Maria Maddalena si alza dal suo posto e si mette il manto.

Marta grida: «Tu non andrai».

«Io andrò».

«Sei folle! Ti prenderanno!»

«Tua sorella ha ragione. Non andare!».

89«Oh! che inutili e urlanti femmine che siete! Invero che Gesù aveva una bella schiera di seguaci! Avete già esaurito la vostra riserva di coraggio? A me, invece, più ne uso e più me ne viene».

«Andrò io con lei. Sono un uomo».

«E io sono tua madre e te lo proibisco».

90«Sta’ buona, Maria Salome, e sta’ buono, Giovanni. Vado sola. Non ho paura. So cosa è girare di notte per le vie. L’ho fatto mille volte per il peccato… e dovrei temere ora che vado per servire il Figlio di Dio?».

«Ma oggi la città è in rivolta. Hai sentito l’uomo».

«È un coniglio. E voi con lui. Io vado».

91«E se ti trovano i soldati?».

«Dirò: “Sono la figlia di Teofilo, Siro, servo fedele di Cesare. E mi lasceranno andare. E poi… L’uomo davanti ad una donna giovane e bella è un trastullo più innocuo di un filo di paglia. Lo so, per mia vergogna…».

«Ma dove vuoi trovare profumi in palazzo se esso è disabitato da anni?».

92«Lo credi? Oh! Marta! Non ricordi che Israele vi obbligò a lasciarlo perché era uno dei miei luoghi di ritrovo con gli amanti? In esso io avevo tutto quanto serviva a farli più folli ancora di me. Quando fui salvata dal mio Salvatore, io ho nascosto, in un luogo noto a me sola, gli alabastri e gli incensi che usavo per le mie orge d’amore. Ed ho giurato che unicamente il pianto sul mio peccato e l’adorazione di Gesù santissimo sarebbero state le acque profumate e gli ardenti incensi di Maria pentita. E di quei segni di un culto profano del senso e della carne ne avrei solo usato per santificarli su Lui e dargli unzione. Ora è l’ora.

93Vado. Restate. E tranquille. Con me viene l’angelo di Dio e nulla di male mi accadrà. Addio. Vi porterò notizie. E a Lei non dite nulla… Le aumentereste l’affanno…».

E Maria di Magdala esce sicura, imponente.

“Il sabato è morto”.

94«Madre, questo ti insegni… E ti dica: “Non fare che il mondo dica che tuo figlio è un vile”. Domani, anzi oggi, perché già è data la seconda vigilia, io andrò cercando i compagni, come Ella vuole…».

«É sabato… non puoi…», obbietta Salome per trattenerlo.

95«”Il sabato è morto”, dico io pure con Giuseppe. L’era nuova è iniziata. Altre leggi, altri sacrifici e cerimonie in essa».

Maria Salome china la testa sui ginocchi e piange senza più protestare.

«Oh! poter sapere di Lazzaro!», geme Maria di Cleofa.

96«Se mi lasciate andare lo saprete. Perché i compagni, Simone Cananeo ne ha avuto l’ordine, sono stati condotti, da lui, da Lazzaro. Gesù lo disse, me presente, a Simone».

«Ohimè! Tutti là? Allora tutti perduti!». Maria Cleofa e Salome piangono desolate.

Prodi o conigli?.

97Passa altro tempo fra pianti e attese. Poi torna Maria Maddalena. Trionfante, carica di borse piene di vasetti preziosi.

98«Vedete che nulla è accaduto? Ecco qui: oli di ogni genere, e nardo, e olibano, e benzoino. Non c’è la mirra e l’aloe… Non volevo amarezze io… Le bevo tutte ora… Ma intanto intrideremo queste, e domani prenderemo… oh! pagando, Isacco darà anche di sabato… Prenderemo mirra e aloe».

99«Ti hanno vista?».

«Nessuno.

Non c’è in giro neppure un pipistrello».

100«I soldati?».

«I soldati? Io credo che russino nei loro giacigli».

101«Ma le sedizioni… gli arresti…».

«Li ha visti la paura di quell’uomo…».

102«Chi è nel palazzo?».

«Ma Levi e la moglie. Tranquilli come pargoli. Gli armati sono fuggiti… ah! ah! bei prodi abbiamo, per mia fede!… Sono fuggiti appena seppero della condanna. Dico il vero: Roma è dura e usa il flagello… Ma con questo si fa temere e servire. Ed ha uomini, non conigli… Oh! sì! Egli diceva: “I miei seguaci conosceranno la mia stessa sorte”. Umh! Se molti romani diverranno di Gesù, ciò può essere. Ma se deve avere martiri fra gli israeliti! Resterà solo… Ecco.

103Questo è il mio sacco. E questo è di Giovanna, che… Sì. Non solo vili, ma mentitori siamo. Giovanna non è che accasciata. Lei ed Elisa si sono sentite male sul Golgota. Una è una madre che ebbe morto il figlio, e sentire i rantoli di Gesù la fecero stare male. L’altra è delicata, non usa a tanto cammino e a tanto sole. Ma niente ferite, niente agonie. Piange, come noi, certo. Non di più. Si rammarica di essere stata condotta via. Domani verrà. E manda questi aromi. Quelli che aveva.

104Con lei era rimasta Valeria, per ordine di Plautina, ed ora se ne è andata con gli schiavi alla casa di Claudia, perché loro hanno molti incensi. Quando verrà, perché anche lei, per grazia del Cielo, non è una lepre sempre tremante, non mettetevi ad urlare come sentiste il gladio alla gola.

105Su. Alzatevi. Prendiamo dei mortai. Lavoriamo. Piangere non giova. O, almeno, piangete e lavorate. Sarà stemperato col pianto il nostro balsamo. Ed Egli lo sentirà su di Lui… Sentirà l’amore nostro». E si morde le labbra, per non piangere e per dare forza alle altre, veramente disfatte.

Lavorano con lena (Lc 23,56)[88].

Lavorano con lena.

106Maria chiama Giovanni.

«Madre, che hai?».

«Questi colpi…».

«Tritano gli incensi…».

«Ah!… Ma… perdonate… Non fate quel rumore… mi sembrano i martelli…».

Infatti i pestelli di bronzo contro il marmo dei mortai fanno proprio un rumore di martelli.

Giovanni lo dice alle donne, e queste escono nel cortile per essere udite meno.

Giovanni torna dalla Madre.

107«Come li hanno avuti?».

«É andata Maria di Lazzaro. A casa sua, e da Giovanna… E anche altri ne verranno portati…».

108«Non è venuto nessuno?».

«Nessuno dopo Niche».

«Ma guardalo, Giovanni, come è bello anche in quel suo dolore!». Maria si assorbe a mani giunte contro il telo, che ha steso contro un cofano tenendolo fermo con dei pesi.

109«Bello, sì, Madre. E ti sorride… Non piangere più… Già qualche ora è passata. Meno da attendere il suo ritorno…», e intanto Giovanni piange…

Credere e fare si deve.

110Maria lo accarezza sulla gota. Ma guarda solo l’effigie del Figlio.

Giovanni esce, accecato dal pianto.

111Anche la Maddalena, che è tornata a prendere delle anfore, è nelle stesse condizioni. Ma dice all’apostolo: «Non bisogna farsi vedere piangere. Perché, se no, quelle là non sanno più fare nulla. E fare si deve…».

112«… e credere si deve», termina Giovanni.

«Sì. Credere. Se non si potesse credere, sarebbe la disperazione. Io credo. E tu?».

«Io pure…».

113«Lo dici male. Non ami ancora abbastanza. Se amassi con tutto te stesso, non potresti non credere[89]. L’amore è luce e voce. Anche contro le tenebre della negazione e il silenzio della morte dice: “Io credo”». É splendida la Maddalena, così alta e imponente, imperiosa nella sua confessione di fede! Deve avere il cuore torturato. E i suoi occhi bruciati di pianto lo dicono. Ma l’animo è invitto.

Giovanni la guarda ammirato e mormora: «Tu sei forte!».

114«Sempre. Lo fui tanto che seppi sfidare il mondo. Ed ero senza Dio, allora. Ora che ho Lui, sento di sapere sfidare anche l’inferno. Tu, che sei buono, non dovresti essere che più forte di me. Perché la colpa deprime, sai? Più di una consunzione. Ma tu sei innocente… Per questo ti amava tanto…».

«Anche te amava…».

«E io non ero innocente. Ma ero la sua conquista e…».

Le prime redenti dell’oscurantismo pagano.

115Bussano al portone con forza.

«Sarà Valeria. Apri».

Giovanni lo fa senza paura, dominato dalla calma di Maria. É infatti Valeria coi suoi schiavi, che portano la lettiga da cui ella è scesa. Entra salutando latinamente: «Salve».

116«La pace sia con te, sorella. Entra», dice Giovanni.

«Posso offrire alla Madre l’omaggio di Plautina? Anche Claudia ha contribuito. Ma se non è dolore per Lei il vedermi».

Giovanni entra da Maria.

117«Chi bussa? Pietro? Giuda? Giuseppe?».

«No. É Valeria. Ha portato resine preziose[90]. Te le vorrebbe offrire… se non ti dà pena».

118«Devo superare la pena. Egli ha chiamato al suo Regno i figli d’Israele e i pagani. Tutti ha chiamato. Ora… è morto… Ma io sono qui per Lui. E tutti ricevo. Entri».

Valeria entra. Si è levato il mantello oscuro ed è tutta bianca nella sua stola. Si inchina fino a terra. Saluta e parla. «Domina. Tu lo sai chi siamo. Le prime redente dall’oscurantismo pagano. Fango e tenebre eravamo. Tuo Figlio ci ha dato ala e luce. Ora è… è addormentato in pace. Sappiamo i vostri usi. E vogliamo che anche i balsami di Roma siano sparsi sul Trionfatore».

119«Dio vi benedica, figlie del mio Signore. E… perdonate se non so dire di più…».

«Non ti sforzare, Domina. Roma è forte. Ma sa anche comprendere il dolore e l’amore. Ti capisce, Madre Dolorosa. Addio».

«La pace sia con te, Valeria! A Plautina, a voi tutte, la mia benedizione».

Valeria si ritira, lasciando i suoi incensi e altre essenze.

«Lo vedi, Madre? Tutto il mondo dà per il Re del Cielo e della Terra».

«Sì», dice Maria.

«Tutto il mondo. E la Madre non avrà potuto dargli che il pianto».

120Un gallo canta allegro in qualche posto vicino. Giovanni sussulta.

«Che hai, Giovanni?», chiede la Vergine.

«Pensavo a Simon Pietro…».

«Ma non era con te?», chiede la Maddalena che è rientrata nella stanza.

«Sì. In casa di Anna. Poi ho capito che dovevo venire qui. E non l’ho mai più visto».

121«Fra poco è l’alba».

«Sì. Aprite».

Aprono le impannate, e i volti sembrano ancor più terrei nella luce verdolina dell’alba.

122La notte del Venerdì Santo è finita.

10. Riflessioni sulla Passione di Gesù e di Maria e sulla Compassione di Giovanni[91].  L’ordine dei Salvatori.

Il Fondatore

Le virtù dei salvatori

1Ora, è già notte, dice Gesù: 

«Tu lo hai visto quanto costi essere Salvatori. Lo hai visto in Me ed in Maria. Le nostre torture le hai tutte conosciute ed hai visto con che generosità, con che eroismo, con che pazienza, con che mitezza, con che costanza, con che fortezza le abbiamo subite per la carità di salvarvi[92].

Il Modello dei salvatori

2Tutti coloro che vogliono, che chiedono al Signore Iddio di fare di essi dei “salvatori”, devono ben pensare che Io e Maria siamo il modello e che quelle sono le torture da condividere per salvare. Non saranno la croce, le spine, i chiodi, i flagelli materiali. Saranno altri, di altra forma e natura. Ma ugualmente dolorosi e ugualmente consumanti. Ed è solo consumando il sacrificio fra quei dolori che si può divenire salvatori[93].

Il Fondatore dell’Ordine di salvatori

3È una missione austera. La più austera di tutte. Quella rispetto alla quale la vita del monaco o della monaca della più severa regola è un fiore rispetto ad un mucchio di spine[94]. Perché questa è non regola di Ordine umano. Ma Regola di un sacerdozio, di una monacazione divina, il cui Fondatore sono Io, Io che consacro e accolgo nella mia Regola, nel mio Ordine, gli eletti ad essa[95], e impongo loro il mio abito: il Dolore totale, sino al sacrificio[96].

Missione riparatrice

Missione riparatrice dei salvatori

4Tu hai visto le mie sofferenze. Esse sono state volte a riparare le vostre colpe. Niente nel mio Corpo è stato escluso da esse, perché niente nell’uomo è esente da colpe e tutte le parti del vostro io fisico e morale -quell’io che Dio vi ha dato con una perfezione di opera divina e che voi avete avvilito con la colpa del progenitore e con le vostre tendenze al male, con la vostra volontà cattiva- sono strumenti di cui vi servite per compiere il peccato.

5Ma Io sono venuto per annullare gli effetti del peccato col mio Sangue e il mio dolore, lavando le vostre singole parti fisiche e morali in essi per mondarle e per renderle forti contro le tendenze colpevoli[97].

Riparare ai delitti fatti con le mani

6Le mie Mani sono state ferite e imprigionate, dopo essersi stancate a portare la Croce, per riparare a tutti i delitti fatti dalla mano dell’uomo. Da quelli veri e propri di reggere e manovrare un’arma contro un fratello, facendo di voi dei Caini[98], a quelli di rubare[99], di scrivere false accuse[100], di fare atti contro il rispetto del vostro e dell’altrui corpo[101] e di oziare in un’infingardia che è terreno propizio ai vostri vizi[102]. Per le vostre illecite libertà delle mani ho fatto crocifiggere le mie, inchiodandole al legno, privandole d’ogni moto più che lecito e necessario[103].

Riparare ai delitti fatti con i piedi

7I Piedi del vostro Salvatore, dopo essersi affaticati e contusi sulle pietre del mio cammino di Passione, sono stati trafitti, immobilizzati[104] per riparare a tutto il male che voi fate coi piedi,

facendo di essi il mezzo per andare ai vostri delitti, furti, fornicazioni[105]. Ho segnato le vie, le piazze, le case, le scale di Gerusalemme, per purificare tutte le vie, le piazze, le scale, le case della Terra da tutto il male che vi era nato sopra e dentro, seminato nei secoli passati e nei secoli avvenire dal vostro mal volere, ubbidiente alle istigazioni di Satana[106].

Riparare ai delitti di idolatria dati alla carne

8Le mie Carni si sono maculate, contuse, lacerate per punire in Me tutto il culto esagerato, l’idolatria che voi date alla carne vostra[107] e di chi amate per capriccio di senso o anche per affetto che in sé non è riprovevole ma che rendete tale amando un genitore, un coniuge, un figlio, un fratello più di quanto non amiate Dio[108].

9No. Sopra ogni amore ed ogni vincolo della Terra vi è, vi deve essere l’amore per il Signore Iddio vostro. Nessuno, nessun altro affetto deve essere superiore a questo. Amate i vostri in Dio, non sopra a Dio. Amate con tutti voi stessi Dio. Ciò non assorbirà il vostro amore al punto di rendervi indifferenti ai congiunti, ma anzi alimenterà il vostro amore per essi della perfezione attinta da Dio, perché chi ama Dio ha Dio in sé e avendo Dio ha la Perfezione.

10Io ho fatto delle mie Carni una piaga per levare alle vostre il veleno del senso, del non pudore, del non rispetto, dell’ambizione e ammirazione per la carne destinata a tornare polvere[109]. Non è col culto alla carne che si porta la carne alla bellezza. È con il distacco da essa che si dà ad essa la Bellezza eterna nel Cielo di Dio[110].

Riparare alle colpe della mente

11La mia Testa fu torturata da mille torture: delle percosse, del sole, delle urla, delle spine, per riparare alle colpe della vostra mente. Superbia, impazienza, insopportabilità, insofferenza pullulano come una fungaia nel vostro cervello. Io ho fatto di esso un organo torturato, chiuso in uno scrigno decorato di sangue, per riparare a tutto ciò che sgorga dal vostro pensiero[111].

12L’unica corona che ho voluto, tu l’hai vista. La corona che solo un pazzo o un suppliziato può portare. Nessuno che sia sano di mente (umanamente parlando) e libero di sé, se la impone. Ma Io ero giudicato pazzo, e pazzo, soprannaturalmente, divinamente pazzo ero, volendo morire per voi che non mi amate o mi amate così poco, volendo morire per vincere il Male in voi sapendo che lo amate più di Dio, ed ero in balìa dell’uomo, suo prigioniero, suo condannato. Io, Dio, condannato dall’uomo[112].

13Quante impazienze voi avete per dei nonnulla, quante incompatibilità per delle inezie, quante insoffribilità per dei semplici malesseri! Ma guardate il vostro Salvatore. Meditate cosa doveva essere di eccitante quel pungere continuo in nuovi posti, quell’impigliarsi nelle ciocche dei capelli, quello spostarsi continuo senza dar modo di muovere il capo, di appoggiarlo in nessun modo che non desse tormento! Ma pensate cosa erano per la mia Testa torturata, dolente, febbrile, le urla della folla, le percosse sul capo, il sole cocente! Ma riflettete quale dolore dovevo avere nel mio povero cervello, andato all’agonia del Venerdì già tutto un dolore per lo sforzo subito nella sera del Giovedì, nel mio povero cervello al quale saliva la febbre di tutto il Corpo straziato e delle intossicazioni provocate dalle torture![113]

Riparare alle colpe dei sensi

14E nel Capo gli occhi ebbero la loro, e la sua ebbe la bocca, e la sua il naso, e la sua la lingua. Per riparare ai vostri sguardi così amanti di vedere ciò che è male e così dimentichi di cercare Dio[114], per riparare alle troppe e troppo bugiarde e sporche e lussuriose parole che dite invece di usare le labbra per pregare, per insegnare, per confortare[115]; ebbero la sua tortura il naso e la lingua per riparare alle vostre golosità e alla vostra sensualità d’olfatto[116], per cui pure commettete delle imperfezioni che sono terreno a più gravi colpe, e delle colpe con l’avidità di cibi superflui, senza pietà di chi ha fame, di cibi che vi potete permettere molte volte ricorrendo a mezzi illeciti di guadagno[117].

Riparare ai delitti del culto alle forme del corpo

15I miei organi non furono esenti dal soffrire[118]. Non uno di essi. Soffocazioni e tosse per i polmoni contusi dalla barbara flagellazione e resi edematici dalla posizione sulla croce. Affanno e dolore al cuore spostato e reso infermo dalla crudele flagellazione, dal dolore morale che l’aveva preceduta, dalla fatica della salita sotto il grave peso del legno, dall’anemia consecutiva a tutto il sangue che già aveva sparso. Fegato congesto, milza congesta, reni contuse e congeste[119].

Riparare al peccato d’incredulità

16Tu l’hai vista la corona di lividi che stava intorno ai miei reni. I vostri scienziati, per dare una prova alla vostra incredulità rispetto a quella prova del mio patire che è la Sindone, spiegano come il sangue, il sudore cadaverico e l’urea di un corpo sovraffaticato abbiano potuto, mescolandosi agli aromi, produrre quella naturale pittura del mio Corpo estinto e torturato.

17Meglio sarebbe credere senza aver bisogno di tante prove per credere. Meglio sarebbe dire: “Ciò è opera di Dio” e benedire Iddio che vi ha concesso di avere la prova irrefragabile della mia Crocifissione e delle precedenti torture!

18Ma poiché, ora, non sapete più credere con la semplicità dei bambini, ma avete bisogno di prove scientifiche -povera fede, la vostra, che senza il puntello e il pungolo della scienza non sa star ritta e camminare- sappiate che le contusioni feroci delle mie reni sono state l’agente chimico più potente nel miracolo della Sindone. Le mie reni, quasi frante dai flagelli, non hanno più potuto lavorare. Come quelle degli arsi in una vampa, sono state incapaci di filtrare, e l’urea si è accumulata e sparsa nel mio sangue, nel mio corpo, dando le sofferenze della intossicazione uremica e il reagente che trasudando dal mio Cadavere fissò l’impronta sulla tela. Ma chi è medico fra voi, o chi fra voi è malato di uremia, può capire quali sofferenze dovettero darmi le tossine uremiche, tanto abbondanti da esser capaci di produrre un’impronta indelebile[120].

La sorte dei salvatori

19La sete. Quale tortura la sete! Eppure lo hai visto. Non ci fu uno, fra tanti, che in quelle ore mi seppe dare una goccia d’acqua. Dalla Cena in poi, Io non ebbi più nessun conforto. E febbre, sole, calore, polvere, dissanguamento, davano tanta sete al vostro Salvatore.

20Tu l’hai visto che ho respinto il vino mirrato. Non volevo addolcimenti al mio patire. Quando ci si è offerti vittime, bisogna essere vittime senza transazioni pietose, senza compromessi, senza addolcimenti. Occorre bere il calice così come esso è dato. Gustare l’aceto e il fiele sino in fondo. Non il vino drogato che produce intontimento del dolore.

21Oh! la sorte di vittima è ben severa! Ma beato chi la elegge per sua sorte.

Esempi da imitare

L’esempio del Salvatore[121]

22Questo il soffrire del tuo Gesù nel suo Corpo innocente. E non ti parlo delle torture dell’affetto per mia Madre e per il suo dolore. Ci voleva quel dolore. Ma per Me è stato lo strazio più crudele. Solo il Padre sa cosa ha sofferto il suo Verbo nello spirito, nel morale, nel fisico! Anche la presenza della Madre, se è stata la cosa più desiderata dal mio cuore che aveva bisogno di avere quel conforto nella solitudine infinita che lo circondava, infinita, solitudine veniente da Dio e dagli uomini, è stata tortura.

23Ella doveva esser là, angelo di carne per impedire alla disperazione di assalirmi come l’angelo spirituale l’aveva impedito nel Getsemani, doveva esser là per unire il mio Dolore al suo per la vostra Redenzione, doveva esser là per ricevere l’investitura di Madre del genere umano. Ma vederla morire ad ogni mio fremito è stato il mio più grande dolore. Neppure il tradimento, neppure la cognizione che il mio Sacrificio sarebbe stato inutile per tanti, questi due dolori che poche ore prima mi erano parsi tanto grandi da farmi sudare sangue, erano paragonabili a questo.

L’esempio della Madre del Salvatore

24Ma tu lo hai visto come è stata grande Maria in quell’ora. Lo strazio non le ha impedito d’esser forte ben più di Giuditta. Questa ha ucciso. Quella si è fatta uccidere attraverso la sua Creatura. E non ha imprecato, e non ha odiato. Ha pregato, ha amato, ha ubbidito[122]. Madre sempre, sino a pensare, fra quelle torture, che il suo Gesù aveva bisogno del suo velo verginale sulle sue carni innocenti per difesa del suo pudore, Ella ha saputo essere nel contempo Figlia del Padre dei Cieli e ubbidire alla sua tremenda volontà di quell’ora. Non ha imprecato, non si è ribellata. Né a Dio, né agli uomini. Ha perdonato a questi. Ha detto “Fiat” a Quello.

25Anche dopo l’hai udita: “Padre, io ti amo e Tu ci hai amati”! Se lo ricorda e lo proclama che Dio l’ha amata e gli rinnova il suo atto di amore. In quell’ora! Dopo che il Padre l’ha trafitta e orbata della sua ragione d’essere. Lo ama. Non dice: “Non ti amo più perché Tu m’hai colpita”. Lo ama. E non si affligge per il suo dolore. Ma per quello subito dal Figlio. Non urla per il suo cuore spezzato, ma per il mio trafitto. Di questo chiede ragione al Padre, non del suo dolore. Chiede ragione al Padre in nome del loro Figlio.

26Ella è ben la Sposa di Dio. Ella è ben Colei che ha concepito per coniugio con Dio. Ella lo sa che contatto umano non ha generato la sua Creatura, ma solo Fuoco sceso dal Cielo a penetrare nel suo seno immacolato e a deporvi il Germe divino, la Carne dell’Uomo-Dio, del Dio-Uomo, del Redentore del mondo. Ella lo sa, e come sposa e madre chiede ragione di quella ferita. Le altre dovevano essere date. Ma questa, quando tutto era stato compiuto, perché?

27Povera Mamma! Vi è stato un perché, che il tuo dolore non ti ha permesso di leggere sulla mia ferita. Ed è stato che gli uomini vedessero il Cuore di Dio. Tu lo hai visto, Maria. E non lo dimenticherai mai più.

28Ma, lo vedi?, Maria, nonostante non veda in quel momento le soprannaturali ragioni di quella ferita, pensa subito che essa non m’ha fatto male e ne benedice Iddio. Che quella ferita faccia tanto male a Lei, povera Mamma, Ella non se ne cura. Non ha fatto male a Me, e ciò le basta e le serve per benedire Iddio che l’immola.

29Chiede unicamente un poco di conforto per non morire. È necessaria alla Chiesa nascente, di cui è stata creata Madre poche ore innanzi. La Chiesa, come un neonato, ha bisogno di cure e di latte materno. Maria lo darà alla Chiesa sorreggendo gli apostoli, parlando ad essi del Salvatore, pregando per essa. Ma come lo potrebbe se spirasse questa sera? La Chiesa, che ha pochi più giorni per rimanere senza il suo Capo fra essa, rimarrebbe orfana del tutto se anche la Madre spirasse. E la sorte dei neonati orfani è sempre precaria.

30Dio non delude mai una giusta preghiera e conforta i suoi figli che sperano in Lui. Maria lo prova nel conforto della Veronica. Ella, la povera Mamma, ha stampato negli occhi l’effigie del mio Volto spento. Non può resistere a quella vista. Non è più il suo Gesù quello, invecchiato, enfiato, con gli occhi chiusi che non la guardano, con la bocca contorta che non le parla e sorride. Ma ecco un Volto che è di Gesù vivo. Doloroso, ferito, ma vivo ancora. Ecco il suo sguardo che la guarda, la sua bocca che par dica: “Mamma!”. Ecco il suo sorriso che la saluta ancora.

31Oh! Maria! Cercalo il tuo Gesù nel tuo dolore. Egli verrà sempre e ti guarderà, ti chiamerà, ti sorriderà. Divideremo il dolore, ma saremo uniti!

L’esempio del discepolo del Salvatore

32Giovanni, o piccolo Giovanni, ha diviso con Maria e con Gesù il dolore. Sii come Giovanni, sempre. Anche in questo. Già te l’ho detto: “Non sarai grande per le contemplazioni e i dettati. Questi sono miei. Ma per il tuo amore. E l’amore più alto è nella compartecipazione al dolore”. Questo dà modo di intuire i minimi desideri di Dio e di renderli realtà nonostante tutti gli ostacoli. Guarda con che viva e delicata sensibilità Giovanni si conduce dalla notte del Giovedì alla notte del Venerdì. E oltre. Ma osserviamolo in quelle ore.

33Un attimo di smarrimento. Un’ora di pesantezza. Ma, superato il sonno con l’orgasmo della cattura e l’orgasmo con l’amore, egli viene, trascinandosi seco Pietro, perché il Maestro abbia un conforto vedendo il Capo degli apostoli e il Prediletto fra gli apostoli.

34E poi pensa alla Madre, alla quale qualche crudele può urlare l’avvenuta cattura. E va da Lei. Egli non sa che Maria già vive gli strazi del Figlio e che, mentre gli apostoli dormivano, Ella vegliava e pregava, agonizzando col Figlio. Egli non lo sa. E va a Lei e la prepara alla notizia.

35E poi fa la spola fra la casa di Caifa e il Pretorio, la casa di Caifa e la reggia d’Erode, e da capo dalla casa di Caifa al Pretorio. E fare ciò quella mattina, traversando la folla ubbriaca di odio, con le vesti che lo accusano per galileo, non è comoda cosa. Ma l’amore lo sostiene ed egli non pensa a sé, ma ai dolori di Gesù e di sua Madre. Potrebbe esser lapidato perché seguace del Nazareno. Non importa. Egli sfida tutto. Gli altri sono fuggiti, stanno nascosti, la prudenza e la paura li conducono. Lui lo conduce l’amore e resta e si mostra. È un puro L’amore prospera nella purezza.

36E se la sua pietà ed il suo buon senso di popolano lo inducono a tenere Maria lontana dalla folla e dal Pretorio -egli non sa che Maria condivide tutte le torture del Figlio, patendole spiritualmente- quando giudica essere l’ora che Gesù ha bisogno della Madre e che non è lecito tenere oltre la Madre separata dal Figlio, egli la conduce a Lui, la sostiene, la difende.

37Cosa è quel pugno di persone fedeli: un uomo solo, inerme, giovane, senza autorità, a capo di poche donne, contro tutta una folla imbestialita? Nulla. Un mucchietto di foglie che il vento può disperdere. Una piccola barca su un oceano in tempesta che la può sommergere. Non importa. L’amore è la sua forza e la sua vela. Egli va armato di questo, e con questo protegge la Donna e le donne fino alla fine.

38Giovanni ha posseduto l’amore di compassione come nessun altro al mondo, eccettuata mia Madre. Egli è il capostipite degli amorosi di questo amore. È il tuo maestro in questo. Seguilo nell’esempio che ti dà di purezza e carità, e sarai grande.

Va’ in pace, ora. Ti benedico».

Pietà di Longino[123]

14DiceGesù:

«[…]

39E, dato che prevedo le osservazioni dei troppi Tommasi e dei troppi scribi di ora su una frase di questo dettato, che pare in contrasto con il sorso d’acqua offerto da Longino… – oh! come i negatori del soprannaturale, i razionalisti dalla perfezione all’incontrario, godrebbero nel poter trovare una fessura nel magnifico complesso di quest’opera di bontà divina e di sacrificio tuo, piccolo Giovanni, per potere, facendo leva in questa fessura col piccone del loro micidiale razionalismo, far crollare tutto!- per prevenire questi, Io dico e spiego.

40Quel povero sorso di acqua –una goccia nell’incendio della febbre e nell’asciuttore delle vene svuotate- preso per amore di un’anima che andava persuasa di amore per portarla alla Verità, preso con somma fatica nell’affanno acuto che mi strozzava il respiro e ostacolava la deglutizione, tanto ero franto dai flagelli atroci, non dette altro ristoro che quello sovrannaturale. Come carne fu un nulla, per non dire un tormento… Fiumi sarebbero occorsi alla mia sete di allora… E non potevo bere per l’affanno del dolore precordiale. E tu sai cosa è questo dolore… Fiumi sarebbero occorsi poi… e non mi furono dati. Né avrei potuto accettarli per la sempre più forte soffocazione. Ma quanto ristoro mi avrebbero dato al Cuore, se mi fossero stati offerti! Era di amore che morivo. Di amore non dato. La pietà è amore. E in Israele non vi fu pietà.

41Quando contemplate, voi buoni, o analizzate, voi scettici, quel “sorso”, dategli il giusto nome: “pietà”, non bevanda. Può dunque dirsi, senza perciò incorrere in menzogne, che “dalla Cena in poi Io non ebbi conforto”. In tutto il popolo che mi circondava non ci fu uno che mi desse conforto, posto che il vino drogato non lo volli sorbire. Ebbi aceto e scherni. Ebbi tradimenti e percosse. Questo ebbi. Nulla più.[…]».

11. Il giorno del Sabato Santo[124].

Generatrice della nuova fede.

Colei che attende.

1L’alba viene avanti stenta, a fatica. E l’aurora tarda stranamente, per quanto non ci siano nuvoli in cielo. Ma sembra che gli astri abbiano perso ogni vigore. E come era pallida la notturna luna, così è pallido il sole che appare. Opachi… Hanno forse pianto anche essi, da avere questo aspetto appannato, come lo hanno gli occhi dei buoni che hanno pianto e piangono per la morte del Signore?

2Appena Giovanni comprende che le porte sono riaperte, esce, sordo alle suppliche materne. Le donne si asserragliano in casa, ancora più intimorite ora che anche l’apostolo se ne è dato.

3Maria, sempre nella sua stanza, con le mani prosciolte nel grembo, guarda fisso fuori dalla finestra, che si apre su un giardino non vastissimo ma abbastanza ampio e tutto pieno di rose in fiore lungo le alte muraglie e le aiuole capricciose. I ciuffi dei gigli, invece, sono ancora senza lo stelo del futuro fiore: folti, belli, ma solo a foglie. Guarda, guarda, ed io credo non veda niente. Ma solo veda ciò che è nel suo povero cervello stanco: l’agonia del Figlio.

4Le donne vanno e vengono. Le si accostano, la carezzano, la pregano di prendere un ristoro… e ogni volta, col loro venire, viene un’ondata di un profumo pesante, composto, sbalordente.

Maria ne ha un brivido ogni volta. Ma non ha altro. Non parole. Non atti. Niente. É esausta. Attende. É solo un’attesa. É Colei che attende.

Manaen vuole servire.

5Un picchio all’uscio… Le donne corrono ad aprire. Maria si volge sul suo sedile, senza alzarsi, e fissa l’uscio socchiuso.

Entra la Maddalena. «C’è Mannaen… Vorrebbe essere usato per qualche cosa».

«Mannaen… Fallo entrare. Fu sempre buono. Ma credevo non fosse lui…».

«Chi credevi, Madre?…».

«Dopo… dopo. Fa’ passare». Entra Mannaen. Non è pomposo come di solito. Ha una veste comunissima, di un marrone quasi nero, e un mantello uguale. Nessun gioiello e non la spada. Nulla. Sembra un uomo benestante ma del popolo. Si curva a salutare, prima con le mani incrociate sul petto, e poi si inginocchia come davanti ad un altare.

«Alzati. E perdona se non rispondo all’inchino. Non posso…».

«Non devi. Non lo permetterei. Chi sono lo sai. Perciò ti prego calcolarmi tuo servo. Hai bisogno di me? Vedo che non hai un uomo d’intorno. So da Nicodemo che tutti sono fuggiti. Non c’era nulla da fare. É vero. Ma almeno dargli il conforto di vederci. Io… io l’ho salutato al Sisto. E poi non ho più potuto, perché… Ma è inutile dirlo. Anche questo fu voluto da Satana. Ora sono libero e vengo a mettermi al tuo servizio. Ordina, Donna».

«Vorrei sapere e far sapere a Lazzaro… Le sorelle sono in pena, e mia cognata e l’altra Maria pure. Vorremmo sapere se Lazzaro, Giacomo, Giuda e l’altro Giacomo sono salvi».

«Giuda? L’Iscariota? Ma lo ha tradito!».

«Giuda, figlio del fratello dello sposo mio».

«Ah! vado», e si alza. Ma nel farlo ha un movimento di dolore.

«Ma sei ferito?».

«Uhm… sì. Roba da nulla. Un braccio che duole un poco».

«Per causa nostra, forse? Per questo non c’eri lassù?».

«Sì. Per questo. E solo per questo mi dolgo. Non per la ferita. Il resto di fariseismo, di ebraismo, di satanismo che era in me, perché satanismo è divenuto il culto d’Israele, è tutto uscito con quel sangue. Sono come un pargolo che, dopo la recisione del sacro ombelico, non ha più contatti col sangue materno, e le poche stille che ancora restano nel cordone reciso non vanno in lui, strozzate come sono dal laccio di lino. Ma cadono… Inutili ormai. Il neonato vive col suo cuore e il suo sangue. Così io. Fino ad ora ero ancora non formato del tutto. Ora sono giunto al termine, e vengo, e sono stato dato alla Luce. Ieri sono nato. Mia madre è Gesù di Nazareth. E mi ha partorito quando ha dato l’ultimo grido. So… Perché sono fuggito nella casa di Nicodemo questa notte. Solo vorrei vederlo. Oh! quando andrete al Sepolcro, ditemelo. Verrò… Il suo Volto di Redentore io lo ignoro!».

«Ti guarda, Mannaen. Volgiti».

L’uomo, che era entrato tanto a capo chino e che aveva avuto poi occhi solo per Maria, si volta quasi spaventato e vede il Sudario. Si getta bocconi, adorando…

E piange. Poi si leva. Si inchina a Maria e dice: «Vado».

«Ma è sabato. Lo sai. Già ci accusano di violare la Legge per sua istigazione».

«Pari siamo, perché essi violano la legge dell’Amore[125]. La prima e più grande. Egli lo diceva. Il Signore ti conforti». Esce.

La madre del cenacolo.

6E le ore passano. Come sono lente per chi attende… Maria si alza e appoggiandosi ai mobili si fa sull’uscio. Cerca di traversare il vasto vestibolo d’ingresso. Ma quando non ha più appoggio vacilla come fosse ebbra. Marta, che vede dal cortile che è oltre l’uscio, aperto all’estremità del vestibolo, accorre.

«Dove vuoi andare?».

«Là dentro. Me lo avete promesso».

«Aspetta Giovanni».

«Basta aspettare. Vedete che sono quieta. Andate, poi che avete fatto chiudere dall’interno, e fate aprire. Io aspetto qui».

Susanna, poiché tutte sono accorse, parte per chiamare il padrone con le chiavi. Intanto Maria si appoggia alla porticina come volesse aprirla con la forza del suo volere. Ecco l’uomo. Pauroso, avvilito, apre e si ritira. E Maria, a braccio di Marta e Maria d’Alfeo, entra nel Cenacolo.

Tutto è ancora come era alla fine della Cena. Il susseguirsi delle cose e l’ordine dato da Gesù hanno impedito manomissioni. Soltanto sono stati riportati i sedili al loro posto. E Maria, che pure non è stata nel Cenacolo, va diritta al posto dove era seduto il suo Gesù. Pare che la guidi una mano. E sembra quasi sonnambula, tanto è irrigidita nello sforzo di andare… Va. Gira intorno al letto sedile, si insinua fra questo e la tavola… resta ritta un momento e poi si abbatte attraverso al tavolo in un nuovo scoppio di pianto. Poi si calma. Si inginocchia e prega con la testa appoggiata all’orlo della tavola. Carezza la tovaglia, il sedile, le stoviglie, l’orlo del grande vassoio dove era l’agnello, il grande coltello usato a scalcare, l’anfora posata davanti a quel posto. Non sa di toccare ciò che ha toccato anche l’Iscariota. Poi resta come inebetita, con la testa appoggiata sulle braccia conserte messe sul tavolo. Tacciono tutte. Finché la cognata dice: «Vieni, Maria. Temiamo i giudei. Vorresti che entrassero qui?».

«No. No. É luogo santo. Andiamo. Aiutatemi… Avete fatto bene a dirmelo. Vorrei anche un cofano, bello, grande, chiuso. Per chiudervi dentro tutti i miei tesori».

«Domani te lo faccio portare dal palazzo. É il più bello della casa. E’ robusto e sicuro. Te lo dono con gioia», promette la Maddalena.

Escono. Maria è proprio esausta. Vacilla nel fare i pochi scalini. E, se è meno drammatico il suo dolore, è perché non ha più forza di essere tale. Ma nella sua pacatezza è ancora più tragico.

Rientrano nella stanza di prima. E prima di tornare al suo posto Maria accarezza, come fosse un viso di carne, il santo Volto del Sudano.

Il pastore Isacco e gli spettri.

7Un altro busso al portone. Le donne si affrettano ad uscire e a socchiudere l’uscio. Con la sua voce stanca Maria dice: «Se fossero i discepoli, e specie Simon Pietro e Giuda, che vengano subito a me».

Ma è il pastore Isacco. Entra piangendo dopo qualche minuto e subito si prostra al Sudario e poi alla Madre, e non sa che dire. É Lei che dice: «Grazie. Ti ha visto e ti ho visto. Lo so. Vi guardava finché ha potuto».

Isacco piange ancora più forte. Può parlare solo quando ha finito il suo pianto.

«Non volevamo andare via. Ma Gionata ce ne ha pregato. I giudei minacciavano le donne… e dopo non abbiamo più potuto venire. Era… era tutto finito… Dove dovevamo andare allora? Ci siamo sparsi per la campagna e a notte fatta ci siamo riuniti a mezza via fra Gerusalemme e Betlemme. Ci pareva di allontanare la sua Morte andando verso la sua Grotta… Ma poi abbiamo sentito che non era giusto andare là… Era egoismo, e siamo tornati verso la Città… E ci siamo trovati, senza sapere come, a Betania…»

«I miei figli!».

«Lazzaro!».

«Giacomo!».

«Sono tutti là. I campi di Lazzaro all’aurora erano sparsi di vaganti che piangevano… I suoi inutili amici e discepoli… Io… sono andato da Lazzaro e credevo di essere il primo… Invece là erano già i tuoi due figli, donna, e il tuo, insieme ad Andrea, Bartolomeo, Matteo. Li aveva persuasi ad andare là Simone Zelote. E Massimino, uscito per la campagna fin dal primo mattino, ne aveva trovati altri. E Lazzaro li ha soccorsi tutti. E ancora lo sta facendo. Dice che il Maestro gliene aveva dato ordine. E così dice lo Zelote».

«Ma Simone e Giuseppe, gli altri miei figli, dove sono?».

«Non so, donna. Eravamo stati insieme fino al terremoto. Poi… non so più nulla di esatto. Fra le tenebre e i fulmini e i morti risorti e il tremore del suolo e il turbine dell’aria, ho perduto la ragione. Io mi trovai nel Tempio. E ancora mi chiedo come potei essere là dentro, oltre il limite sacro. Pensa che fra me e l’altare dei profumi c’era solo un cubito… Pensa! Io dove pongono i piedi solo i sacerdoti di turno!… E… e ho visto il Santo dei Santi!… Sì. Perché il Velo del Santo è lacerato da cima a fondo, come l’avesse strappato il volere di un gigante… Se mi vedevano là dentro, mi lapidavano. Ma nessuno vedeva più. Non ho incontrato che spettri di morti e spettri di viventi. Perché spettri parevamo alla luce dei fulmini, al chiarore degli incendi e col terrore nei volti…».

«Oh! il mio Simone! il mio Giuseppe!».

«E Simon Pietro? E Giuda di Keriot? E Tommaso e Filippo?».

«Non so, Madre… Lazzaro mi ha mandato a vedere, perché gli avevano detto che… che vi avevano uccisi».

«Vai subito, allora, a tranquillizzarlo. Ho già mandato Mannaen. Ma va’ tu pure e di’… di’ che solo Lui è l’Ucciso. Ed io con Lui. E se vedi degli altri discepoli, portali con te là. Ma l’Iscariota e Simon Pietro li voglio io».

«Madre… perdonaci se di più non abbiamo fatto».

«Tutto perdono… Vai».

Isacco esce. E Marta e Maria, Salome e Maria d’Alfeo lo soffocano di preghiere, di raccomandazioni, di ordini. Susanna piange piano perché nessuno le parla dello sposo. É allora che Salome si ricorda del suo. E piange anche lei.

Longino il dono della lancia.

8Silenzio di nuovo. Sino ad un nuovo picchiare al portone.

Posto che la città è quieta, le donne sono meno paurose. Ma, quando dall’uscio socchiuso vedono spuntare il volto glabro di Longino, fuggono tutte come avessero visto un morto nel suo lenzuolo funebre o il Demonio in persona. Il padrone di casa, che per curiosità ciondola nel vestibolo, è il primo a scappare.

Accorre la Maddalena, che era con Maria. Longino, con un involontario sorrisetto canzonatorio sulle labbra, è entrato ed ha chiuso da sé il pesante portone. Non è in divisa. Ma ha una veste grigia e corta sotto un mantello pure oscuro.

Maria Maddalena lo guarda e lui guarda lei. Poi, rimanendo sempre addossato alla porta, Longino chiede: «Posso entrare senza contaminare nessuno? E senza fare terrore a nessuno? Ho visto stamane all’aurora il cittadino Giuseppe e mi ha detto del desiderio della Madre. Chiedo perdono se non giunsi di mio a pensarlo. Ecco la lancia. L’avevo tenuta per ricordo di un… del Santo dei Santi. Oh! questo sì che lo è! Ma è giusto l’abbia la Madre. Per le vesti… è più difficile. Non glielo dite… ma forse sono già state vendute per pochi denari… E diritto dei soldati. Ma cercherò di trovarle…»

«Vieni. Ella è là».

«Ma io sono pagano!».

«Non importa. Glielo vado a dire. Se lo desideri».

«Oh! non… non pensavo di meritarlo».

Maria Maddalena va dalla Vergine.

«Madre, Longino è lì fuori… Ti offre la lancia».

«Fallo passare». Il padrone di casa, che è sull’uscio, brontola: «Ma è un pagano».

«Sono Madre di tutti, uomo. Come Egli di tutti è il Redentore».

Longino entra e sulla soglia saluta romanamente col gesto, col braccio (si è levato il mantello) e poi con la voce: «Ave, Domina. Un romano ti saluta: Madre dell’umano genere. La vera Madre. Non avrei voluto essere io a… a… a quella cosa. Ma era ordine. Però, se servo a darti quanto desideri, perdono al destino di avermi scelto per quella orrenda cosa. Ecco», e le dà la lancia avvolta in un drappo rosso. Il solo ferro. Non l’asta. Maria la prende divenendo ancora più pallida. Si annullano persino le labbra nel pallore. Pare che la lancia la sveni. E trema fin con le labbra mentre dice: «Egli ti conduca a Sé. Per la tua bontà».

«Era l’unico Giusto che io abbia incontrato nel vasto impero di Roma. Mi pento di non averlo conosciuto che per le parole dei compagni. Ora… è tardi!».

«No, figlio. Egli ha finito l’evangelizzare. Ma il suo Vangelo resta. Nella sua Chiesa»[126].

«Dove è la sua Chiesa?». Longino è lievemente ironico.

«Qui è. Oggi è percossa e dispersa. Ma domani si riunirà come un albero che ravvia la chioma dopo la tempesta. E, anche non ci fosse più alcuno, io ci sono. E il Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio e mio, è tutto scritto nel mio cuore[127]. Non ho che guardarmi il cuore per potervelo ripetere».

«Verrò. Una religione che ha per capo un tale eroe non può essere che divina[128]. Ave, Domina!».

E anche Longino se ne va.

Maria bacia la lancia, dove ancora è il Sangue del Figlio… Né vuole levarlo quel Sangue. Ma lo lascia, «rubino di Dio, sulla lancia crudele», dice…

La giornata, fra schiarite di nuvole e cupezze di temporale, passa così.

Per l’Iscariota sopra la Bontà fu la Giustizia.

9Giovanni torna solo quando il sole a perpendicolo dice che è il mezzogiorno.

«Madre. Io non ho trovato nessuno, fuorché… Giuda di Keriot».

«Dove è?».

«Oh! Madre! Che orrore! Egli pende da un ulivo, gonfio e nero quasi fosse morto da settimane. Putrido. Orrendo… Su lui gli avvoltoi, i corvi, che so, urlano in risse atroci… É stato il loro clamore che mi ha chiamato in quel senso. Ero sulla via del monte Uliveto, e su un poggio ho visto ruote e ruote di uccellacci neri. Sono andato… Perché? Non lo so. E ho visto. Che orrore!…».

«Che orrore! Dici bene. Ma sopra la Bontà fu la Giustizia. Infatti la Bontà è assente, ora… Ma Pietro! Ma Pietro!… Giovanni, ho la lancia. Ma le vesti… Longino non ne ha parlato».

«Madre, voglio andare al Getsammi. Egli è stato preso senza mantello. Forse è là ancora. Poi andrò a Betania».

«Vai. Per il mantello, vai… Gli altri sono da Lazzaro. Non andare perciò da Lazzaro. Non occorre. Va’ e torna qui».

Giovanni parte di corsa. Senza prendere ristoro. Come senza ristoro sta Maria. Le donne hanno mangiato in piedi pane e ulive, sempre lavorando ai loro balsami.

Giovanna di Cusa.

10E viene, con Gionata, Giovanna di Cusa. E una maschera dal gran pianto. E appena vede Maria dice: «Mi ha salvata! Mi ha salvata e Lui è morto. Ora non vorrei più essere stata salvata!».

É la Madre Dolorosa che deve consolare questa creatura guarita, ma rimasta di una sensibilità morbosa. E la consola e la fortifica dicendole: «Non lo avresti conosciuto e amato e non lo potresti servire ora. Quanto ci sarà da fare, in futuro! E noi dovremo fare perché, lo vedi… Noi siamo rimaste, e gli uomini sono fuggiti. É sempre la donna la generatrice vera. Nel Bene. Nel Male. Noi genereremo la nuova Fede. Di essa siamo ripiene, deposta in noi dallo Sposo Iddio. Ed essa genereremo alla Terra. Per il bene del mondo. Guardalo come è bello! Come sorride e mendica questo nostro santo lavoro! Giovanna, io ti amo, lo sai. Non piangere più».

«Ma Egli è morto! Sì. Lì sopra è ancora simile ad un vivo. Ma ora vivo non è più. Che è il mondo privo di Lui?».

«Egli tornerà. Va’. Prega. Attendi. Più crederai, più presto risorgerà. É la mia forza questo credere… E solo io, Dio e Satana sappiamo quanti assalti sono dati a questa mia fede nella sua Risurrezione».

Anche Giovanna va via, esile e piegata come un giglio troppo saturo d’acqua. Ma, uscita lei, Maria ricade nel tormento.

«A tutti! A tutti devo dare la forza. E a me chi la dà?». E piange, accarezzando il Volto dell’effigie, perché ora si è seduta presso il cofano su cui il Sudario è steso.

Giuseppe e Nicodemo.

11Vengono Giuseppe e Nicodemo. Ed evitano alle donne di uscire per comperare mirra e aloe, perché ne portano dei sacchetti. Ma la loro forza cede davanti al Viso impresso nel lino e al viso devastato della Madre.

Si siedono in un angolo dopo averla salutata e tacciono. Seri, funebri… Poi vanno. Né Lei ha più forza di parlare. Ma, più scende la sera, precoce per la nuvolaglia afosa, e più diviene una povera creatura straziata. Le ombre della sera sono anche per Lei, come per tutti i dolenti, fonte di maggior dolore.

Anche le altre si fanno più tristi. E specie Salome, Maria d’Alfeo e Susanna. Ma per loro infine viene il ristoro, perché in gruppo giungono Zebedeo, lo sposo di Susanna e Simone e Giuseppe d’Alfeo. I due primi restano nel vestibolo, mentre spiegano che li ha trovati Giovanni mentre passava per il sobborgo di Ofel. I due altri invece sono stati trovati da Isacco erranti per la campagna, incerti se tornare in città o andare dai fratelli, che supponevano a Betania.

Quando il credere ha un valore infantile.

12Simone dice: «Dove è Maria? La voglio vedere», e preceduto dalla madre entra e bacia la parente straziata.

«Sei solo? Perché non è con te Giuseppe? Perché vi siete lasciati? Ancora in urto fra voi? Non dovete. Vedete? La ragione dell’attrito è morta!».

E accenna al Volto del Sudario. Simone lo guarda e piange. Dice: «Non ci siamo più lasciati. E non ci lasceremo. Sì, la ragione dell’attrito è morta. Ma non come tu credi. É morta perché Giuseppe, ora, ha compreso… É lì fuori Giuseppe… e non osa venire…».

«Oh! no. Io non faccio mai paura. E non sono che pietà. Avrei perdonato anche al Traditore. Ma non posso più. Si è ucciso». E si alza. Cammina curva chiamando: «Giuseppe! Giuseppe!».

Ma Giuseppe, affogato nel pianto, non risponde.

Ella si fa sulla porta, come era per parlare a Giuda, e sostenendosi allo stipite stende l’altra mano e la posa sulla testa del più anziano e tenace dei nipoti. Lo carezza e dice: «Lascia che io mi appoggi ad un Giuseppe! Tutto era pace e serenità finché avevo quel nome come re nella mia casa. Poi il mio santo mi è morto… E tutto il bene umano della povera Maria è stato morto esso pure. E’ rimasto il bene soprannaturale del mio Dio e Figlio… Ora sono la Derelitta… Ma se posso essere fra il cerchio delle braccia di un Giuseppe che amo, e tu lo sai se ti amo, io mi sentirò meno derelitta. Mi parrà di tornare indietro. Di poter dire: “Gesù è assente. Ma non morto. É a Cana, a Naim per lavori, ma ora torna…”. Vieni, Giuseppe. Entriamo insieme dove Egli ti aspetta per sorriderti. Ci ha lasciato il suo sorriso per dirci che non ha rancore».

Giuseppe entra, tenuto per mano da Lei, e come la vede seduta le si inginocchia davanti con la testa nel grembo e singhiozza: «Perdono! Perdono!».

«Non a me. A Lui lo devi chiedere».

«Non me lo può dare. Sul Calvario ho cercato di attirare il suo sguardo. Tutti ha guardato. Ma non me… Ha ragione… L’ho conosciuto e amato, come Maestro, troppo tardi. Ora è finito».

«Ora incomincia. Tu andrai a Nazareth e dirai: “Io credo”. Il tuo credere avrà un valore infinito. Lo amerai con la perfezione degli apostoli futuri, che avranno il merito di amare il Gesù conosciuto solo dallo spirito. Lo farai?».

 «Sì! S’! Per riparare. Ma vorrei sentire da Lui una parola. E non la sentirò mai più…».

«Il terzo giorno Egli risorgerà e parlerà a coloro che ama. Tutto il mondo attende la sua Voce».

«Te benedetta che puoi credere…».

«Giuseppe! Giuseppe! Il mio sposo ti era zio. E credette ad una cosa che è ancora più difficile a credere di questa. Ha saputo credere che la povera Maria di Nazareth fosse la Sposa e Madre di Dio. Perché tu, nipote di questo Giusto e portatore del suo nome, non puoi credere che un Dio possa dire alla Morte: “Basta!” e alla Vita: “Torna!”?».

«Io non merito questa fede, perché sono stato cattivo. Ingiusto fui con Lui. Ma tu… tu sei la Madre. Benedicimi. Perdonami… Dammi pace…».

«Sì… Pace… Perdono… Oh! Dio! Una volta ho detto: “Come è difficile essere i ‘redentori”‘. Ora dico: “Come è difficile essere la Madre del Redentore!”. Pietà, mio Dio! Pietà!… Va’, Giuseppe. Tua madre ha tanto sofferto in queste ore. Confortala… Io resto qui… Con tutto quanto ho del mio Bambino… E le mie lacrime solitarie ti otterranno la Fede. Addio, nipote mio. Di’ a tutti che voglio tacere… pensare… pregare… Sono… Sono una povera donna tenuta sospesa su un abisso da un filo… Il filo è la mia Fede… E la vostra non-fede, perché nessuno sa credere totalmente e santamente, urta continuamente questo mio filo… E non sapete quale fatica mi imponete… Non sapete di aiutare Satana a tormentarmi. Va’…»

E Maria resta sola… Si inginocchia davanti al Sudario. Bacia la fronte, gli occhi, la bocca del Figlio e dice: «Così! Così! Per avere forza… Devo credere. Devo credere. Per tutti».

La notte è calata. Senza stelle. Buia. Afosa. Maria resta nell’ombra col suo dolore.

Il giorno del Sabato è finito.

12. La notte del Sabato Santo[129].

La madre dei Santi e dei peccatori.

Le orazioni della Vergine.

1Entra guardinga Maria di Alfeo e ascolta. Forse pensa che la Vergine si sia assopita. Si accosta, si curva. E la vede in ginocchio, col volto a terra contro il Sudario. Mormora: «O sventurata! Così è rimasta!».

Deve pensare che si è addormentata o svenuta così. Ma Maria, uscendo dalla sua orazione, dice: «No, pregavo».

«Ma in ginocchio! Al buio! Al freddo! La finestra aperta! Senti? Sei di gelo».

2«Ma sto tanto meglio, Maria. Mentre pregavo -e solo l’Eterno sa come ero sfinita dopo avere sostenuto tante fedi che vacillano, illuminato tante menti che neppure la sua morte ha rischiarato- mi è parso di sentire un profumo angelico, una freschezza di Cielo, una carezza d’ala… Un attimo… Non di più. Ma mi è sembrato che, nel mare di mirra che infuriato mi sommerge da tre giorni ormai, si infondesse una stilla di pacificante dolcezza. Mi è sembrato che la volta serrata dei Cieli si socchiudesse e un filo di luminoso amore scendesse sulla Abbandonata. Mi è sembrato che, venendo da lontananze infinite, un murmure incorporeo dicesse: “É realmente terminato”. La mia preghiera, sino a quel momento desolata, si è fatta più quieta. Si è tinta della luminosa pace -oh! appena una sfumatura!- della luminosa pace che erano i miei contatti con Dio nell’orazione… Le mie orazioni!… Maria, hai amato molto, tu, il tuo Alfeo quando eri la vergine sposata?».

3«Oh! Maria!… Giubilavo all’aurora dicendo: “É passata una notte. Una di meno d’attesa”. Giubilavo al tramonto dicendo: “Un altro giorno è finito. Più prossima la mia entrata sotto il suo tetto”. E come calava il sole, io cantavo come un’allodola pensando: “Fra poco viene”. E quando lo vedevo venire, bello nel volto come il mio Giuda -è per quello che Giuda è il mio prediletto- ma dall’occhio di cervo innamorato come è Giacomo mio, oh! allora io non sapevo più dove ero! E quando mi salutava dicendo: “Dolce sposa!” e io gli potevo dire: “Mio signore”, allora io… io credo che, se fossi stata stritolata in quel momento da un pesante carro o colpita da una freccia, non avrei sentito dolore. E dopo!… Quando fui la moglie sua… Ah!…».

4Maria si perde nell’estasi dei ricordi. Poi chiede: «Ma perché questa domanda?».

«Per spiegarti cosa erano per me le orazioni. Centuplica i tuoi sentimenti, aumentali per mille e mille potenze, e comprenderai cosa è sempre stata per me l’orazione, l’attesa di quell’ora… Già, io credo che, se anche non oravo nella pace della grotta o della stanza mia, ma lavoravo alle opere della donna, l’anima mia orasse senza pausa… Ma quando potevo dire: “Ecco, l’ora di raccogliermi in Dio viene”, io avevo il cuore che ardeva palpitando veloce. E quando in Lui mi perdevo… allora… No… Questo non te lo posso spiegare. Quando sarai nella luce di Dio lo comprenderai…

La tentazione di Satana.

5Tutto questo da tre giorni era perduto… Ed era ancora più straziante del non avere più Figlio… E Satana lavorava su queste due piaghe sovrapposte della morte della mia Creatura e dell’abbandono di Dio, creando la terza piaga del terrore della non fede. Maria, ti voglio bene e mi sei parente. Lo dirai, poi, ai tuoi figli apostoli, perché sappiano resistere nell’apostolato e trionfare su Satana.

6Io sono certa che, se io avessi accettato il dubbio, se avessi ceduto alla tentazione di Satana e avessi detto: “Non è possibile che Egli sorga” negando Dio -perché dire ciò era negare Dio con la sua Verità e Potenza- nel nulla sarebbe ricaduta tanta Redenzione. Io, nuova Eva, avrei morso da capo al pomo della superbia e del senso spirituale, e avrei disfatto l’opera del mio Redentore[130]. Gli apostoli continuamente saranno tentati così: dal mondo, dalla carne, dal potere, da Satana. Restino fermi. Contro tutte le torture, e le corporali saranno le più lievi, per non distruggere ciò che Gesù ha fatto».

La fede nella risurrezione.

7«Dillo tu, Maria, ai miei figli… Che vuoi che sappia dire la tua povera cognata?! Oh! però! Se fossero venuti! Pazienza, fuggire nella prima ora! Ma poi!».

«Vedi che Lazzaro e Simone avevano ordine di condurli a Betania. Gesù sa tutto…».

«Sì… Ma… Oh! quando li vedrò, li rimprovererò acerbamente. Sono stati dei vili. Che tutti lo fossero! Ma non loro. I miei figli! Non lo perdonerò loro mai…».

8«Perdona, perdona… É stato un momento di smarrimento… Non credevano che Egli potesse essere preso. Egli lo aveva detto…».

«Bene apposta che non li perdono. Lo sapevano. Erano perciò già preparati. Quando una cosa si sa, e si crede a chi la dice, niente fa più stupore!».

9«Maria, anche a voi ha detto: “Io risorgerò”. Eppure… Potessi aprirvi il petto e il capo, sul cuore e sul cervello vedrei scritto: “Non può essere».

«Ma almeno… Sì… E’ difficile credere… Ma noi siamo rimaste però sul Calvario».

10«Per grazia gratuita di Dio. Altrimenti saremmo fuggite noi pure. Longino, lo hai sentito? Ha detto: “orrenda cosa”. Ed è un guerriero. Noi, donne, sole con un ragazzo, abbiamo resistito per aiuto diretto di Dio. Non te ne gloriare, perciò. Non è merito nostro».

«E perché non a loro?».

11«Perché essi saranno i sacerdoti di domani. Devono perciò sapere. Sapere, per averlo provato, come è facile al fedele di un Credo cadere in abiura. Gesù non vuole dei sacerdoti come quelli che lo sono tanto poco da essere stati i suoi più tenaci nemici…».

«Parli di Gesù come già fosse tornato, tu».

12«Lo vedi? Tu pure confessi di non credere. Come puoi dunque rimproverare i tuoi figli?».

Maria d’Alfeo non sa che ribattere. Resta a capo chino, muove macchinalmente degli oggetti. Trova la lucernetta ed esce con quella, per tornare dopo con la stessa accesa, che posa al solito posto. Maria si è seduta di nuovo presso il Sudario disteso. Il Sudario che, alla luce gialla del lume ad olio, alla fiammella tremolante di esso, acquista una particolare vivezza e pare muoversi nella bocca e negli occhi.

«Non prendi niente?», chiede, un poco mortificata, la cognata.

«Un poco d’acqua. Ho sete». Maria va e torna… con del latte.

«Non insistere. Non posso. Acqua sì. Non ho più acqua in me… Credo non avere più neppure sangue. Ma…».

Giovanni e il mantello di Gesù.

13Bussano al portone. Maria d’Alfeo esce. Un parlottio nel vestibolo e poi Giovanni mette dentro il capo.

14«Giovanni. Sei tornato? Ancora nulla?».

«Sì. Simon Pietro… e il mantello di Gesù… insieme… Nel Getsammi. Il mantello…».

15Giovanni scivola in ginocchio e dice: «Eccolo… Ma è tutto lacerato e insanguinato. Le impronte delle mani sono di Gesù. Solo Lui le aveva lunghe e sottili così. Ma le lacerazioni sono di denti, si vede netto che è bocca d’uomo questa. Penso sia stato… sia stato Giuda Iscariota, perché presso al posto dove Simon Pietro trovò il mantello era un pezzo della veste gialla di Giuda. É tornato là… dopo… prima di uccidersi. Guarda, Madre».

16Maria non ha fatto che carezzare e baciare il pesante mantello rosso del Figlio, ma premuta da Giovanni lo apre e vede le impronte sanguinose, scure sul rosso del Sangue, e le lacerazioni dei denti. Trema e mormora: «Quanto sangue!». Pare che non veda che quello.

17«Madre… la terra ne è rossa. Simone, che è corso lassù nelle prime ore del mattino, dice che l’erba era ancor col sangue fresco sulle foglie… Gesù… Io non so… Non mi pareva ferito… Da dove tanto sangue?».

18«Dal suo Corpo. Nell’angoscia… Oh! Gesù-Vittima totale! Oh! mio Gesù!». Maria piange così angosciosamente, con un lamento esausto, che le donne si affacciano alla porta e guardano e poi si ritirano.

19«Questo, questo mentre tutti ti abbandonavano… Che facevate, voi, mentre Egli pativa la sua prima agonia?».

«Dormivamo, Madre…». Giovanni piange.

«Là era Simone? Racconta».

Delirio del rinnegatore di Dio.

20«Ero andato per cercare il mantello. Avevo pensato di chiederlo a Giona e a Marco… Ma sono fuggiti. La casa è chiusa e tutto è in abbandono. Allora sono sceso alle mura, per fare tutta la strada fatta giovedì… Ero così stanco quella sera, e addolorato, che non potevo, ora, ricordare dove Gesù si era levato il mantello. Mi pareva che lo avesse e poi non lo avesse… Sul posto della cattura, nulla… Dove eravamo noi tre, nulla… Sono andato per il sentiero preso dal Maestro…

21E ho creduto fosse morto anche Simon Pietro, perché l’ho visto là, tutto rannicchiato contro un masso. Ho gridato. Ha alzato la testa… e l’ho creduto pazzo, tanto era cambiato. Ha avuto un urlo e ha cercato fuggire. Ma traballava, accecato dal piangere fatto, ed io l’ho afferrato.

22Mi ha detto: “Lasciami. Sono un demonio. L’ho rinnegato. Come Lui diceva… e il gallo ha cantato e Lui mi ha guardato. Sono fuggito… ho corso su e giù per la campagna, e poi mi sono trovato qui. E, vedi? Qui Jeovè mi ha fatto trovare il suo Sangue ad accusarmi. Tutto sangue. Tutto sangue! Sulla roccia, sulla terra, sull’erba. Io l’ho fatto spargere. Come te, come tutti.

23Ma io quel Sangue l’ho rinnegato”. Ma pareva in delirio. Ho cercato di calmarlo e di portarlo via. Ma non voleva. Diceva: “Qui. Qui. A fare la guardia a questo Sangue e al suo mantello. E con le lacrime lo voglio lavare. Quando non ci sarà più sangue sulla stoffa, forse allora tornerò fra i vivi battendomi il petto e dicendo: ‘Io ho rinnegato il Signore!”‘.

24Gli ho detto che tu lo volevi. Che mi avevi mandato a cercarlo. Ma non lo voleva credere. Allora gli ho detto che volevi anche Giuda, per perdonarlo, e che soffrivi di non poterlo più fare per il suo suicidio. Allora ha pianto più calmo. Ha voluto sapere. Tutto.

25E mi ha raccontato che l’erba era ancora col Sangue fresco e che il mantello era tutto malmenato da Giuda, di cui egli aveva trovato un pezzo di veste. L’ho lasciato parlare e parlare, e poi ho detto: “Vieni dalla Madre”. Oh! quanto ho dovuto pregare per persuaderlo! E quando mi pareva di essere riuscito a persuaderlo e mi alzavo per venire, egli non voleva più.

26Solo verso sera è venuto. Ma giunto oltre la porta si è nascosto da capo in un’ortaglia deserta, dicendo: “Non voglio che la gente mi veda. Porto scritto sulla fronte la parola: Rinnegatore di Dio”. Ora, a buio fondo, sono riuscito a strascinarlo fin qui».

Pietro di Gesù e di  Maria.

27«Dove è?».

«Dietro a quella porta».

«Fallo entrare».

«Madre…».

«Giovanni…».

«Non lo rimproverare. É pentito».

«Mi conosci così poco ancora? Fallo entrare».

Giovanni esce. Ritorna. Solo. Dice: «Non osa. Prova a chiamarlo tu».

28E Maria dolcemente: «Simone di Giona, vieni». Niente. «Simon Pietro, vieni». Niente. «Pietro di Gesù e di Maria, vieni». Uno scoppio aspro di pianto. Ma non entra. Maria si alza. Lascia il mantello sulla tavola e va alla porta.

29Pietro è accovacciato lì fuori. Come un cane senza padrone. Piange tanto forte, e tutto in un gomitolo, che non sente il rumore della porta che si apre cigolando né lo struscio dei sandali di Maria. Si accorge che Ella è lì quando Ella si china fino a prendergli una mano, premuta sugli occhi, e lo obbliga ad alzarsi. Entra nella stanza tirandoselo dietro come un bambino. Chiude la porta a maniglia e chiavistello e, curva per il dolore come egli per la vergogna, torna al suo posto.

30Pietro le va ai piedi, in ginocchio, e piange senza freno. Maria lo carezza sui capelli brizzolati, sudati dal dolore. Non altro che questa carezza, finché egli è più calmo. Poi, quando infine Pietro dice: «Tu non mi puoi perdonare. Non mi accarezzare dunque. Perché io l’ho rinnegato», Maria dice: «Pietro, tu lo hai rinnegato. É vero. Hai avuto il coraggio di rinnegarlo in pubblico. Il coraggio codardo di farlo. Gli altri… Tutti, meno i pastori, Mannaen, Nicodemo e Giuseppe e Giovanni, hanno avuto la codardia solo. Lo hanno rinnegato tutti: uomini e donne di Israele, meno poche donne… Non nomino i nipoti ed Alfeo di Sara. Essi erano parenti e amici. Ma gli altri!… E neppure hanno avuto il coraggio satanico di mentire per salvarsi, né il coraggio spirituale di pentirsene e piangere, né quello ancor più alto di riconoscere pubblicamente l’errore. Sei un povero uomo. Lo eri, anzi. Finché presumesti di te.

31Ora sei un uomo. Domani sarai un santo. Ma, anche non fossi qual sei, io ti avrei perdonato lo stesso. Avrei perdonato a Giuda, pure di salvargli lo spirito. Perché il valore di uno spirito, anche di uno solo, merita ogni sforzo per superare ripugnanze e risentimenti, sino ad esserne spezzati. Ricordatelo, Pietro. Te lo ripeto: Il valore di un’anima e tale che, a costo di morirne per lo sforzo di subirla vicino, bisogna tenerla così, fra le braccia, come io tengo la tua testa canuta, se si capisce che, tenendola così, la si può salvare. Così. Come una madre che, dopo il castigo paterno, prende sul cuore il capo del figlio colpevole, e più colle parole del suo cuore straziato che batte, che batte d’amore e dolore, che con le percosse paterne, ravvede ed ottiene.

Sul cuore della Madre.

32Pietro del mio Figlio, povero Pietro che sei stato, come tutti, in mano di Satana in quest’ora di tenebre, e non te ne sei accorto, e credi di avere fatto tutto da te, vieni, vieni qui, sul cuore della Madre dei figli del mio Figlio. Qui non può Satana farti più male.

33Qui si calmano le tempeste e in attesa del sole -Gesù mio che risusciterà per dirti: “Pace, Pietro mio- sorge la stella del mattino. Pura, bella, e facente puro e bello tutto ciò che essa bacia, come avviene sulle chiare acque del nostro mare nelle fresche mattine di primavera.

34Per questo ti ho tanto desiderato. Ai piedi della Croce io ero martirizzata per Lui e per voi e -come non lo hai sentito?- e chiamavo i vostri spiriti così forte che io credo che essi vennero realmente a me. E, chiusi nel mio cuore, anzi, deposti sul mio cuore, come i pani della proposizione, io li ho tenuti sotto il lavacro del suo Sangue e del suo pianto. Io potevo, perché Egli, in Giovanni, mi ha fatta Madre di tutta la sua prole… Quanto ti ho desiderato!…

35In quella mattina, in quel pomeriggio, e notte e nuovo giorno… Perché tanto hai fatto attendere una madre, povero Pietro ferito e calpestato dal Demonio? Non sai che è compito delle madri ravviare, guarire, perdonare, condurre?

L’ultimo miracolo del Signore.

36Io ti conduco a Lui. Lo vorresti vedere? Vorresti vedere il suo sorriso per persuaderti che ti ama ancora? Si? Oh! allora staccati dal mio povero seno di donna e posa la fronte sulla sua fronte coronata, la tua bocca sulla sua bocca ferita, e bacialo il tuo Signore».

«E’ morto… Non potrò mai più».

37«Pietro. Rispondi a me. Quale credi sia l’ultimo miracolo del tuo Signore?».

«Quello dell’Eucarestia. Anzi, no. Quello del soldato guarito là… là… Oh! non mi fare ricordare!…»

38«Una donna, fedele, amorosa, forte, lo ha raggiunto sul Calvario e gli ha asciugato il Volto. Ed Egli, per dire quanto può l’amore, ha fissato il suo Volto sul lino. Eccolo, Pietro. Questo ha ottenuto una donna, in ora di tenebre infernali e di corruccio divino. Solo perché amò. Ricordatelo questo, Pietro. Per le ore in cui ti sembrerà che il Demonio sia più forte di Dio. Dio era prigioniero degli uomini, già oppresso, condannato, flagellato, già morente…

39Eppure, poiché anche fra le più dure persecuzioni Dio è sempre Dio e, se sarà colpita l’Idea, intoccabile è Dio che la suscita, ecco che Dio, ai negatori, agli increduli, agli uomini degli stolti “perché”, dei colpevoli “non può essere”, dei sacrileghi “ciò che io non comprendo non è vero”, risponde, senza parole, con questo lino. Guardalo.

Le smentite della ragione.

40Un giorno, tu me lo hai detto, tu dicesti ad Andrea: “Il Messia manifestarsi a te? Non può essere vero!”, e poi la tua ragione umana dovette piegare alla forza dello spirito, che vedeva il Messia là dove la ragione non lo vedeva. Un’altra volta, sul mare in tempesta, tu chiedesti: “Vengo, Maestro?”, e poi, a mezza via, sull’acqua sconvolta, dubitasti dicendo: “L’acqua non mi può reggere” e, col dubbio per zavorra, per poco non affogavi. Solo quando contro la ragione umana prevalse lo spirito che seppe credere, potesti trovare l’aiuto di Dio.

41Un’altra dicesti: “Se Lazzaro è morto già da quattro giorni, a che siamo venuti? Per morire inutilmente”. Perché non potevi, con la tua ragione umana, ammettere altra soluzione. E la tua ragione fu smentita dallo spirito che, indicandoti col risorto la gloria del Risuscitatore, ti mostrò che non inutilmente eravate andati. Un’altra, anzi più altre, dicesti, udendo il tuo Signore parlare di morte, e morte atroce: “Ciò non ti accadrà mai!”. E tu vedi che smentita ha avuto la tua ragione. Io attendo, ora, di udire la parola del tuo spirito in quest’ultimo caso…».

42«Perdono».

«Non questo. Un’altra parola».

«Credo».

«Un’altra».

«Non so…».

43«Amo. Pietro, ama. Sarai perdonato[131]. Crederai. Sarai forte[132]. Sarai il Sacerdote e non il fariseo che opprime e non ha che formalismi e non fede attiva.

La Madre dei Santi e dei peccatori.

44Guardalo. Osa guardarlo. Tutti lo hanno guardato e venerato. Anche Longino… E tu non sapresti? Hai pure saputo rinnegarlo! Se non lo riconosci ora, attraverso il fuoco del mio materno, amoroso dolore che vi unisce, che vi rappacifica, non potrai più.

45Egli risorge. Come potrai guardarlo nel suo nuovo fulgore se non sai il suo Volto nel trapasso dal Maestro che conosci al Trionfatore che non conosci? Perché il dolore, tutto il Dolore dei secoli e del mondo, lo ha lavorato con scalpello e mazzuolo in quelle ore che vanno dal vespero del Giovedì all’ora di nona del Venerdì.

46E hanno mutato il suo Volto. Prima era solo il Maestro e l’Amico. Ora è il Giudice e Re. É salito sul suo seggio per giudicare. E si è cinto il serto. Così resterà.

47Solo che, dopo la gloriosa Risurrezione, sarà non più l’Uomo Giudice e Re[133]. Ma il Dio Giudice e Re. Guardalo. Guardalo, mentre l’Umanità e il Dolore lo velano, per poterlo guardare quando trionferà nella Divinità sua».

48Pietro alza finalmente il capo dal grembo di Maria e guarda Lei, col suo occhio arrossato di pianto in un volto di vecchio bambino, desolato e stupito del male fatto e del tanto bene che trova.

49Maria lo forza a guardare il suo Signore. E allora, mentre Pietro, come davanti ad un volto vivo, geme: «Perdono, perdono! Non so come fu. Che fu. Non ero io. Era qualcosa che mi faceva non essere io. Ma io ti amo, Gesù! Ti amo, Maestro mio! Torna! Torna! Non andartene così, senza dirmi che mi hai capito!»,

50Maria ripete l’atto già fatto nella camera sepolcrale. Con le braccia protese, in piedi, pare la sacerdotessa nell’attimo dell’offerta. E come là ha offerto l’Ostia senza macchia, qui offre il peccatore pentito. É ben la Madre dei santi e dei peccatori! E poi alza Pietro.  

51Lo consola ancora. E gli dice: «Ora sono più contenta. Ti so qui. Adesso tu vai. Di là. Con le donne e Giovanni. Avete bisogno di riposo e di cibo. Vai. E sii buono…», come ad un bambino.

Solo la Stella del Mattino splende insonne.

52E mentre poi, nella casa che, più calma in questa notte seconda dalla sua morte, tende a tornare alle umane abitudini del sonno e del cibo, e mostra l’aspetto stanco e rassegnato delle abitazioni dove i superstiti rinvengono piano dal colpo della morte, Maria sola vuole restare in piedi. Ferma al suo posto. Nella sua attesa. Nella sua preghiera. Sempre. Sempre. Sempre. Per i vivi e per i morti. Per i giusti e i colpevoli. Per il ritorno. Il ritorno. Il ritorno del Figlio.

53La cognata ha voluto stare con Lei. Ma ora dorme pesantemente, seduta in un angolo, con la testa riversa contro il muro. Marta e Maria vengono due volte, ma poi, assonnate, si ritirano in una stanza vicina e dopo qualche parola piombano loro pure nel sonno… E più oltre, in una cameretta piccola come un gingillo, dorme Salome con Susanna, mentre, su due stuoie gettate al suolo, dormono rumorosamente Pietro e Giovanni.

 54Il primo con ancora un meccanico singhiozzo sperso nel suo russare. Il secondo con un sorriso di bambino che sogna qualche lieta visione. La vita riprende i suoi atti e la carne i suoi diritti… Solo la Stella del Mattino splende insonne, col suo amore che veglia presso l’effigie del Figlio.

55E la notte del Sabato Santo passa così. Finché il canto del gallo, alla prima schiarita dell’alba, non fa sorgere in piedi con un grido Pietro. E il suo grido spaurito e doloroso sveglia gli altri dormenti.

56É finita la tregua per essi. E rincomincia la pena. Mentre per Maria non fa che accrescersi l’ansia dell’attesa.

13. Il mattino della Risurrezione. Preghiera di Maria[134].

Frutti del tempo.

Pietro non perdona sé stesso.

1Le donne riprendono i loro lavori agli oli, che nella notte, al fresco del cortile, si sono solidificati in una manteca pesante.

Giovanni e Pietro pensano che è bene mettere a posto il Cenacolo, pulendo le stoviglie, ma poi rimettendo tutto come fosse appena finita la Cena.

«Egli lo ha detto», dice Giovanni.

2«Aveva anche detto: “Non dormite”! Aveva detto: “Non essere superbo, Pietro. Non sai che l’ora della prova sta per venire?”. E… e ha detto: “Tu mi rinnegherai…”». Pietro piange di nuovo mentre dice con cupo dolore: «e io l’ho rinnegato!».

«Basta, Pietro! Ora sei tornato tu. Basta di questo tormento!».

«Mai, mai basta. Divenissi vecchio come i primi patriarchi, vivessi i settecento o i novecento anni di Adamo e dei suoi primi nipoti, io non cesserò mai di avere questo tormento».

«Non speri nella sua misericordia?».

3«Sì. Se non credessi a questo, sarei come l’Iscariota: un disperato. Ma, se anche Lui mi perdona dal seno del Padre dove è tornato, io non mi perdono. Io! Io! Io che ho detto: “Non lo conosco”, perché in quel momento era pericoloso conoscerlo, perché ho avuto vergogna d’essergli discepolo, perché ho avuto paura della tortura… Lui andava a morire e io… io ho pensato a salvarmi la vita. E per salvarla l’ho respinto, come una donna in peccato, dopo averlo partorito, respinge il frutto del suo seno, che è pericoloso avere presso, prima che torni il marito ignaro. Peggio di un’adultera sono… peggio di…».

Un frutto della superbia.

4Entra, attirata dalle grida, Maria Maddalena. «Non urlare così. Maria ti sente. È tanto sfinita! Non ha più forza di nulla, e tutto le fa male. I tuoi gridi inutili e scomposti le tornano a dare il tormento di ciò che voi foste…».

5«Vedi? Vedi, Giovanni? Una femmina può impormi di tacere. E ha ragione. Perché noi, i maschi sacri al Signore, abbiamo saputo solo mentire o scappare. Le donne sono state brave. Tu, poco più di una donna, tanto sei giovane e puro, hai saputo rimanere. Noi, noi, i forti, i maschi, siamo fuggiti. Oh! che disprezzo deve avere il mondo di me! Dimmelo, dimmelo, donna! Hai ragione! Mettimi il tuo piede sulla bocca che ha mentito. Sulla suola del sandalo c’è forse un poco del suo Sangue. E solo quel Sangue, mescolato al fango della via, può dare un poco di perdono, un poco di pace al rinnegato. Devo pure abituarmi al disprezzo del mondo! Che sono io? Ma ditelo: che sono?».

6«Sei una grande superbia», risponde calma la Maddalena. «Dolore? Anche quello. Ma credi pure che, su dieci parti del tuo dolore, cinque, per non offenderti col dire sei, sono del dolore di essere uno che può essere disprezzato. Ma che davvero io ti disprezzerò se continui solo a gemere e a dare in smanie, giusto come fa una femmina stolta! Il fatto è fatto. E non sono i gridi scomposti che lo riparano e annullano. Non fanno che attirare l’attenzione e mendicare una compassione che non si merita. Sii virile nel tuo pentimento. Non strillare. Fai.

Un frutto del pentimento.

7Io… tu lo sai chi ero… Ma, quando ho capito che ero più sprezzabile di un vomito, non sono andata in convulsioni. Ho fatto. Pubblicamente. Senza indulgere con me e senza chiedere indulgenza. Il mondo mi sprezzava? Aveva ragione. Lo avevo meritato. Il mondo diceva: “Un nuovo capriccio della prostituta” e dava un nome di bestemmia al mio andare a Gesù? Aveva ragione. La mia condotta di prima il mondo la ricordava, ed essa giustificava ogni pensiero. Ebbene? Il mondo si è dovuto persuadere che Maria peccatrice non era più. Ho, coi fatti, persuaso il mondo. Fa’ tu altrettanto, e taci».

«Sei severa, Maria», obbietta Giovanni.

8«Più con me che cogli altri. Ma lo riconosco. Non ho la mano leggera della Madre. Lei è l’Amore[135]. Io… oh! io! Ho spezzato il mio senso con la sferza del mio volere. E più lo farò. Credi che mi sia perdonata, io, di essere stata la Lussuria? No. Ma non lo dico altro che alla mia persona. E sempre me lo dirò. Consumata morirò in questo segreto rimpianto di essere stata la corruttrice di me stessa, in questo inconsolabile dolore di essermi profanata e di non avere potuto dare a Lui che un cuore calpestato… Vedi… io ho lavorato più di tutte ai balsami… E con più coraggio delle altre io lo scoprirò… Oh! Dio! come sarà ormai! (Maria di Magdala impallidisce solo a pensarlo). E lo coprirò di nuovi balsami, levando quelli che saranno certo tutti corrotti sulle sue piaghe senza numero… Lo farò, perché le altre sembreranno convolvoli dopo un’acquata… Ma ho dolore di farlo con queste mie mani che hanno dato tante carezze lascive, di accostarmi con questa mia carne macchiata alla sua santità… Vorrei… vorrei avere la mano della Madre Vergine per compiere l’ultima unzione…».

Maria ora piange piano, senza sussulti. Come diversa dalla Maddalena teatrale che sempre ci presentano! È lo stesso pianto senza rumore che aveva il giorno del suo perdono nella casa del Fariseo.

Un frutto della Fede.

9«Tu dici che… le donne avranno paura?», le chiede Pietro.

«Non paura… Ma si turberanno davanti al suo Corpo, certo già corrotto… gonfio… nero. E poi, questo è certo, avranno paura delle guardie».

«Vuoi che venga io? Io con Giovanni?».

«Ah! questo no! Noi si esce tutte. Perché, come fummo tutte lassù, così è giusto che tutte si sia intorno al suo letto di morte. Tu e 10Giovanni rimanete qui. Lei non può restare sola!…».

«Non viene Lei?».

«Non la lasciamo venire!».

«Lei è convinta che risorga… E tu?».

11«Io, dopo Maria, sono quella che più credo. Ho creduto sempre che così potesse essere. Lui lo diceva. E Lui non mente mai… Lui!… Oh! prima lo chiamavo Gesù, Maestro, Salvatore, Signore… Ora, ora lo sento tanto grande che non so, non oso più dargli un nome… Che gli dirò quando lo vedrò?…».

«Ma credi proprio che risorga?…».

12«Un altro! Oh! A suon di dirvi che credo e di sentirvi dire che non credete, finirò col non credere più neppure io! Ho creduto e credo. Ho creduto e gli ho da tempo preparato la veste. E per domani, perché domani è il terzo giorno, la porterò qui, pronta…».

«Ma se dici che sarà nero, gonfio, brutto?».

13«Brutto mai. Brutto è il peccato. Ma… ma sì! Sarà nero. Ebbene? Lazzaro non era già marcio? Eppure risorse. Ed ebbe la carne risarcita. Ma, ma se lo dico!… Tacete, miscredenti! Anche in me la ragione umana mi dice: “È morto e non sorgerà”. Ma il mio spirito, il “suo” spirito, perché io ho avuto un nuovo spirito da Lui, grida, e sembrano squilli di argentee tube: “Sorge! Sorge! Sorge!”. Perché mi sbattete come una navicella contro la scogliera del vostro dubitare? Io credo! Credo, mio Signore! Lazzaro ha ubbidito con strazio al Maestro ed è rimasto a Betania… Io, che so chi è Lazzaro di Teofilo, un forte, non un leprotto pavido, posso misurare il suo sacrificio di rimanere nell’ombra e non presso il Maestro. Ma ha ubbidito. Più eroico in questa ubbidienza che se l’avesse strappato con le armi agli armati. Io ho creduto e credo. E qui sto. In attesa come Lei. Ma lasciatemi andare. Il giorno sorge. Appena ci si vedrà a sufficienza, noi andremo al Sepolcro…».

E la Maddalena se ne va, col suo viso bruciato dal pianto, ma sempre forte.

L’appassionata Maddalena.

Le due innamorate del Messia-Dio.

14Rientra da Maria.

«Che aveva Pietro?».

«Una crisi di nervi. Ma gli è passata».

«Non essere dura, Maria. Soffre».

15«Anche io. Ma vedi che non ti ho chiesto neppure una carezza. Lui è stato già medicato da te… E io invece penso che solo tu, Madre mia, hai bisogno di balsamo. Madre mia, santa, amata! Ma fa’ cuore… Domani è il terzo giorno. Ci chiuderemo qui dentro noi due: le sue innamorate. Tu, l’Innamorata santa; io, la povera innamorata… Ma come posso lo sono, con tutta me stessa. E lo aspetteremo… Loro, quelli che non credono, li chiuderemo di là, coi loro dubbi. E qui metterò tante rose… Oggi farò portare il cofano… Ora passerò dal palazzo e darò ordine a Levi. Via tutte queste orribili cose! Non le deve vedere il nostro Risorto… Tante rose… E tu ti metterai una veste nuova… Non deve vederti così. Io ti pettinerò, ti laverò questo povero volto che il pianto ha sfigurato. Eterna fanciulla, io ti farò da madre… Avrò, infine, la beatitudine di avere cure materne per una creatura più innocente di un neonato! Cara!», e con la sua esuberanza affettiva la Maddalena si stringe al petto il capo di Maria, che è seduta, la bacia, la carezza, le ravvia le lievi ciocche dei capelli scomposti dietro le orecchie, le asciuga le nuove lacrime che scendono ancora, ancora, sempre, col lino della sua veste…

I balsami aromatici  (Mt 28,1; Mc 16,1; Gv 20,1)[136].

16Entrano le donne con lumi e anfore e vasi dalle ampie bocche. Maria d’Alfeo porta un pesante mortaio. «Non si può stare fuori. C’è un poco di vento e spegne le lampade», spiega.

17Si pongono in un lato. Su un tavolo, stretto ma lungo, pongono tutte le loro cose, e poi danno un ultimo tocco ai loro balsami, mescendo nel mortaio, su una polvere bianca che estraggono a manciate da un sacchetto, la già pesante manteca delle essenze. Mescolano lavorando di lena e poi empiono un vaso dall’ampia bocca. Lo pongono al suolo. Ripetono con un altro la stessa operazione. Profumi e lacrime cadono sulle resine.

18Maria Maddalena dice: «Non era questa l’unzione che speravo poterti preparare». Perché è la Maddalena che, più esperta di tutte, ha sempre regolato e diretto la composizione del profumo, tanto acuto che pensano di aprire la porta e di socchiudere la finestra sul giardino, che appena inalba.

Tutte piangono più forte dopo l’osservazione sommessa della Maddalena. Hanno finito. Tutti i vasi sono pieni.

19Escono con le anfore vuote, il mortaio ormai inutile, e molte lucerne. Ne restano due sole nella stanzetta e tremano, pare singhiozzino anche esse col palpitare della loro luce…

Rientrano le donne e chiudono di nuovo la finestra, perché l’alba è freddina. Si pongono i mantelli e prendono delle ampie sacche in cui collocano i vasi del balsamo.

Ancora un sacrificio richiesto alla Madre..

20Maria si alza e cerca il suo mantello. Ma tutte le si affollano intorno persuadendola a non venire.

«Non ti reggi, Maria. Sono due giorni che non prendi cibo. Un poco d’acqua soltanto».

«Sì, Madre. Faremo presto e bene. E torneremo subito».

«Non temere. Lo imbalsameremo come un re. Vedi che balsamo prezioso componemmo! E quanto!…».

«Non trascureremo membro o ferita, e lo metteremo con le nostre mani a posto. Siamo forti e siamo madri. Lo metteremo come un bambino nella cuna. E agli altri non resterà che da chiudere il suo posto».

21Ma Maria insiste: «È il mio dovere», dice. «L’ho curato sempre io. Solo, in questi tre anni che fu del mondo, ho ceduto ad altri la cura di Lui quando Egli mi era lontano. Ora che il mondo lo ha respinto e rinnegato, è di nuovo mio. E io torno la sua serva».

22Pietro, che con Giovanni si era avvicinato all’uscio, non visto dalle donne, fugge sentendo queste parole. Fugge in qualche angolo nascosto per piangere sul suo peccato. Giovanni resta presso lo stipite. Ma non dice niente. Vorrebbe andare anche lui. Ma fa il sacrificio di rimanere presso la Madre.

L’appassionata.

23Maria Maddalena riconduce Maria al suo sedile. Le si inginocchia davanti, l’abbraccia ai ginocchi alzando verso Lei il suo volto doloroso e innamorato, e le promette: «Egli, col suo Spirito, tutto sa e vede. Ma al suo Corpo, coi baci, io dirò il tuo amore, il tuo desiderio. Io so cosa è l’amore. So che pungolo, che fame è amare. Che nostalgia di esser con chi è l’amore per noi. E questo è anche nei vili amori che sembrano oro, e fango sono. Quando poi la peccatrice può sapere ciò che è l’amore santo per la Misericordia vivente, che gli uomini non hanno saputo amare, allora meglio può comprendere cosa è il tuo amore, Madre. Tu lo sai che io so amare.

24E tu sai che Egli lo ha detto, in quella sera del mio vero natale, là, sulle rive del nostro lago sereno, che Maria sa molto amare. Ora, questo mio esuberante amore, come acqua che trabocca da un bacino piegato, come roseto in fiore che si rovescia giù da una muraglia, come fiamma che, trovando esca, più si apprende e cresce, si è tutto riversato su Lui, e da Lui-Amore ha tratto nuova potenza… Oh! che la mia potenza d’amare non ha potuto sostituirsi a Lui sulla Croce!…

25Ma quello che per Lui fare non ho potuto -e patire, e sanguinare, e morire al suo posto, fra gli scherni di tutto il mondo, felice, felice, felice di soffrire al suo posto, e, ne sono certa, arso ne sarebbe stato lo stame della mia povera vita più dall’amore trionfale che dal patibolo infame, e sarebbe dalle ceneri sbocciato il nuovo, candido fiore della nuova vita pura, vergine, ignorante di tutto ciò che non è Dio- tutto questo che non ho potuto fare per Lui, per te lo posso fare ancora…,

26Madre che amo con tutto il mio cuore. Fidati di me. Io che ho saputo, in casa di Simone il fariseo, così dolcemente accarezzare i suoi piedi santi, ora, con l’anima che sempre più sboccia alla Grazia, saprò ancora più dolcemente accarezzare le sue membra sante, medicare le ferite, imbalsamarle più col mio amore, più col balsamo tratto dal mio cuore spremuto dall’amore e dal dolore, che non coll’unguento.

27E la morte non intaccherà quelle carni che tanto amore hanno dato e tanto ne ricevono. Fuggirà la Morte. Perché l’Amore è più forte di essa[137]. È invincibile l’Amore. E io, Madre, col tuo perfetto, col mio totale, di amore imbalsamerò il mio Re d’Amore».

28Maria bacia quest’appassionata che ha, finalmente, saputo trovare Chi merita tanta passione, e cede al suo pregare.

Si incammina al sepolcro (Mc 16,2-3; Lc 24,1)[138].

29Le donne escono portando una lucerna. Nella stanza ne resta una sola. Ultima esce la Maddalena, dopo un ultimo bacio alla Madre che resta.

La casa è tutta buia e silenziosa. La strada è ancora oscura e solitaria.

Giovanni chiede: «Non mi volete proprio?».

«No. Puoi servire qui. Addio».

Il Vangelo dell’amore.

30Giovanni torna da Maria. «Non mi hanno voluto…», dice piano.

«Non te ne mortificare. Esse da Gesù. Tu da me. Giovanni, preghiamo un poco insieme. Dove è Pietro?».

«Non so. Per la casa. Ma non lo vedo. È… Lo credevo più forte… Anche io ho pena, ma lui…».

«Lui ha due dolori. Tu uno solo. Vieni. Preghiamo anche per lui». E Maria dice lentamente il Pater noster.

31Poi carezza Giovanni: «Va’ da Pietro. Non lo lasciare solo. È stato tanto nelle tenebre, in queste ore, che non sopporta neppure la lieve luce del mondo. Sii l’apostolo del tuo fratello smarrito. Inizia da lui la tua predicazione. Sulla tua via, e lunga sarà, troverai sempre dei simili a lui. Col compagno comincia il lavoro…».

«Ma che devo dire?… Io non so… Tutto lo fa piangere…».

32«Digli il Suo precetto d’amore. Digli che chi solamente teme non conosce ancora a sufficienza Dio, perché Dio è Amore[139]. E se ti dice: “Io ho peccato”, rispondigli che Dio ha tanto amato i peccatori che per essi ha mandato il suo Unigenito[140]. Digli che a tanto amore va con amore risposto.

33E l’amore dà fiducia nel buonissimo Signore. Questa fiducia non ci fa temere il suo giudizio, perché con essa riconosciamo la Sapienza e Bontà divina, e diciamo: “Io sono una povera creatura. Ma Egli lo sa. E mi dà il Cristo come garanzia di perdono e colonna di sostegno. La mia miseria viene vinta dalla mia unione col Cristo”. È nel nome di Gesù che tutto viene perdonato… Vai, Giovanni. Digli questo. Io resto qui, con Gesù mio…», e carezza il Sudario.

Giovanni esce, chiudendo la porta dietro di sé.

34Maria si pone in ginocchio come la sera avanti, viso a Viso col velo della Veronica. E prega e parla col Figlio suo. Forte per dare forza agli altri, quando è sola piega sotto la sua schiacciante croce. Eppure ogni tanto, come una fiamma non più oppressa dal moggio, la sua anima si alza verso una speranza che in Lei non può morire. Che anzi cresce col passare delle ore. E dice la sua speranza anche al Padre. La sua speranza e la sua domanda.

Lamento. Preghiera di Maria[141].

Fede certa della Madre.

35«Gesù, Gesù! Non torni ancora? La tua povera Mamma non resiste più a saperti là morto. Tu l’hai detto e nessuno ti ha capito. Ma io ti ho capito! “Distruggete il Tempio di Dio ed Io lo riedificherò in tre giorni”. Questo è l’inizio del terzo giorno. Oh! mio Gesù! Non attendere che sia compiuto per tornare alla vita, alla tua Mamma che ha bisogno di vederti vivo per non morire ricordandoti morto, che ha bisogno di vederti bello, sano, trionfante, per non morire ricordandoti in quello stato come ti ha lasciato!

Diritto di una madre.

36Oh! Padre! Padre! Rendimi il Figlio mio! Che io lo veda tornato Uomo e non cadavere, Re e non condannato. Dopo, lo so, Egli tornerà a Te, al Cielo. Ma io l’avrò visto guarito da tanto male, l’avrò visto forte dopo tanto languore, l’avrò visto trionfante dopo tanta lotta, l’avrò visto Dio dopo tanta umanità patita per gli uomini. E mi sentirò felice anche perdendo la sua vicinanza. Lo saprò con Te, Padre santo, lo saprò fuori per sempre dal Dolore. Ora invece non posso, non posso dimenticare che è in un sepolcro, che è là ucciso per tanto dolore che gli hanno fatto, che Egli, il mio Figlio-Dio, è accomunato alla sorte degli uomini nel buio di un sepolcro, Egli, il tuo Vivente.

37Padre, Padre, ascolta la tua serva. Per quel “sì”… Non ti ho mai chiesto nulla per la mia ubbidienza ai tuoi voleri; era la tua Volontà, e la tua Volontà era la mia; nulla dovevo esigere per il sacrificio della mia a Te, Padre santo. Ma ora, ma ora, per quel “sì” che ho detto all’Angelo messaggero, o Padre, ascoltami!

38Egli è fuori dalle torture, perché tutto ha compiuto con l’agonia di tre ore dopo le sevizie del mattino. Ma io sono da tre giorni in questa agonia. Tu lo vedi il mio cuore e ne senti i palpiti. Il nostro Gesù l’ha detto che non cade piuma di uccello che Tu non la veda, che non muore fiore nel campo che Tu non ne consoli l’agonia col tuo sole e la tua rugiada. Oh, Padre, io muoio di questo dolore! Trattami come il passero che rivesti di nuova piuma e il fiore che scaldi e disseti nella tua pietà. Io muoio assiderata dal dolore. Non ho più sangue nelle vene. Una volta è divenuto tutto latte per nutrire il Figlio tuo e mio; ora è divenuto tutto pianto perché non ho più Figlio. Me l’hanno ucciso, ucciso, Padre, e Tu sai in che modo!

Diritto del gregge.

39Non ho più sangue! L’ho sparso con Lui nella notte del Giovedì, nel Venerdì funesto. Ho freddo come chi è svenato. Non ho più sole, poiché Egli è morto, il Sole mio santo, il Sole mio benedetto, il Sole nato dal mio seno per la gioia della sua Mamma, per la salute del mondo. Non ho più refrigerio, perché non ho più Lui, la più dolce delle fonti per la sua Mamma che beveva la sua parola, che si dissetava della sua presenza. Sono come un fiore in una arena disseccata.

40Muoio, muoio, Padre santo. E di morire non ne ho spavento, poiché anche Egli è morto. Ma come faranno questi piccoli, il piccolo gregge del Figlio mio, così debole, così pauroso, così volubile, se non c’è chi lo sorregge? Sono nulla, Padre. Ma per i desideri del Figlio mio sono come una schiera d’armati. Difendo, difenderò la sua Dottrina e la sua eredità così come una lupa difende i lupicini. Io, agnella, mi farò lupa per difendere ciò che è del Figlio mio e, perciò, ciò che è tuo.

Diritto dei discepoli.

41Tu lo hai visto, Padre. Otto giorni or sono questa città ha spogliato i suoi ulivi, ha spogliato le sue case, ha spogliato i suoi giardini, ha spogliato i suoi abitanti e si è fatta roca per gridare: “Osanna al Figlio di Davide; benedetto Colui che viene nel nome del Signore”. E mentre Egli passava sui tappeti di rami, di vesti, di stoffe, di fiori, se lo indicavano i cittadini dicendo: “È Gesù, il Profeta di Nazareth di Galilea. È il Re d’Israele”.

42E mentre ancora non erano appassiti quei rami e la voce era ancor roca da tanto osannare, essi hanno mutato il loro grido in accuse e maledizioni ed in richieste di morte, e dei rami staccati per il trionfo hanno fatto randelli per percuotere il tuo Agnello che conducevano alla morte. Se tanto hanno fatto mentre Egli era fra loro e parlava loro, e sorrideva loro, e li guardava con quel suo occhio che stempra il cuore, e ne tremano persin le pietre se ne son guardate, e li beneficava e li ammaestrava, che faranno quando Egli sarà tornato a Te?

50I suoi discepoli, lo hai visto. Uno lo ha tradito, gli altri sono fuggiti. E’ bastato che Egli fosse percosso perché fuggissero come pecore vili, e non hanno saputo stargli intorno mentre moriva. Uno solo, il più giovane, è rimasto. Ora viene l’anziano. Ma ha già saputo rinnegare una volta. Quando Gesù non sarà più qui a guardarlo, saprà permanere nella Fede?

Per la causa del figlio.

51Io sono un nulla, ma un po’ del mio Figlio è in me, ed il mio amore mette il colmo alla mia manchevolezza e la annulla. Divengo così qualcosa di utile alla causa del tuo Figlio, alla sua Chiesa, che non troverà mai pace e che ha bisogno di mettere radici profonde per non essere divelta dai venti. Io sarò Colei che la cura. Come ortolana solerte veglierò perché cresca forte e diritta nel suo mattino. Poi non mi preoccuperà morire. Ma vivere non posso se resto più a lungo senza Gesù.

52Oh! Padre, che hai abbandonato il Figlio per il bene degli uomini ma poi lo hai confortato, perché certo l’hai accolto sul tuo seno dopo la morte, non lasciarmi oltre nell’abbandono. Io lo patisco e lo offro per il bene degli uomini. Ma confortami, ora, Padre. Padre, pietà! Pietà, Figlio mio! Pietà, divino Spirito! Ricordati della tua Vergine!».

Breve ma violento terremoto.

53Dopo, prostrata fino a terra, Maria pare pregare col suo atto oltre che col suo cuore. È proprio una povera cosa abbattuta. Pare quel fiore morto di sete di cui Ella ha parlato.

54Non avverte neppure lo scuotìo di un breve ma violento terremoto che fa urlare e fuggire il padrone e la padrona di casa, mentre Pietro e Giovanni, pallidi come morti, si trascinano fin sulla soglia della stanza. Ma, vedendola così assorta nel suo orare, dimentica, lontana da tutto quello che non è Dio, si ritirano chiudendo la porta e tornano spauriti nel Cenacolo.

14. La Risurrezione[142].

Letificante e potente risurrezione del Messia.

Alba della resurrezione.

1Rivedo la letificante e potente Risurrezione di Cristo.

2Nell’ortaglia è tutto silenzio e brillio di rugiade. Sopra di essa un cielo che si fa di uno zaffiro sempre più chiaro, dopo avere lasciato il suo blu-nero trapunto di stelle che per tutta la notte aveva vegliato sul mondo. L’alba respinge da oriente ad occidente queste zone ancora oscure come fa l’onda durante un’alta marea che sempre più avanza, coprendo il lido scuro e sostituendo il bigio nero dell’umida rena e della scogliera coll’azzurro dell’acqua marina.

3Qualche stellina non vuole ancora morire e occhieggia sempre più debole sotto l’onda di luce bianco verdina dell’alba, di un latteo sfumato di bigio, come le fronde degli ulivi assonnati che fanno corona a quel poggio poco lontano. E poi naufraga sommersa dall’onda dell’alba, come una terra che l’acqua sormonta. E ce ne è una di meno… E poi ancora una di meno… e un’altra, e un’altra. Il cielo perde i suoi greggi di stelle e solo là, sull’estremo occidente, tre, poi due, poi una, restano a riguardare quel prodigio quotidiano che è l’aurora che sorge.

4Ed ecco che, quando un filo di rosa mette una linea sulla seta turchese del cielo orientale, un sospiro di vento passa sulle fronde e sulle erbe, e dice: «Destatevi. Il giorno è risorto». Ma non sveglia che le fronde e le erbe, che rabbrividiscono sotto i loro diamanti di rugiada ed hanno un fruscio tenue, arpeggiato di gocce che cadono. Gli uccelli ancora non si destano fra i rami folti di un altissimo cipresso che pare domini come un signore nel suo regno, né nell’aggrovigliato intreccio di una siepe di allori che fa riparo al vento di tramontano.

Le guardie vegliano il sepolcro.

55Le guardie annoiate, infreddolite, assonnate, in varie pose vegliano il Sepolcro, la cui porta di pietra è stata rinforzata, al suo orlo, da un grosso strato di calcina, come fosse un contrafforte, sul bianco opaco della quale spiccano i larghi rosoni di cera rossa, impressi con altri, direttamente nella calcina fresca, del sigillo del Tempio.

6Le guardie devono avere acceso un fuochetto nella notte, perché vi è della cenere e dei tizzi mal bruciati al suolo, e devono avere giocato e mangiato, perché sono ancora sparsi resti di cibo e dei piccoli ossi puliti, certo usati per qualche giuoco, uso il nostro domino o il nostro fanciullesco giuoco delle biglie, giocati su una primitiva scacchiera tracciata sul sentiero. Poi si sono stancate ed hanno lasciato tutto in asso, cercando pose più o meno comode per dormire o per vegliare.

Il ritorno dello Spirito del Cristo.

7Nel cielo, che ora ha, all’oriente, una plaga tutta rosata che sempre più si estende nel cielo sereno, dove per altro ancora non è raggio di sole, si affaccia, venendo da profondità sconosciute, una meteora splendentissima, che scende, palla di fuoco di insostenibile splendore, seguita da una scia rutilante, che forse non è altro che il ricordo del suo fulgore nella nostra retina. Scende velocissima verso la Terra, spargendo una luce così intensa, fantasmagorica, paurosa nella sua bellezza, che la luce rosata dell’aurora se ne annulla, superata da questa incandescenza bianca.

Fusione dello Spirito e la Carne.

8Le guardie alzano il capo stupite, anche perché, con la luce, viene un boato potente, armonico, solenne, che empie di sé tutto il Creato. Viene da profondità paradisiache. È l’alleluia, il gloria angelico, che segue lo Spirito del Cristo che torna nella sua Carne gloriosa.

9La meteora si abbatte contro l’inutile serrame del Sepolcro, lo divelle, lo atterra, fulmina di terrore e di fragore le guardie messe a carcerieri del Padrone dell’Universo, dando, col suo tornare sulla Terra, un nuovo terremoto, come lo aveva dato quando dalla terra era fuggito questo Spirito del Signore. Entra nel buio Sepolcro, che si fa tutto chiaro della sua luce indescrivibile, e mentre questa permane sospesa nell’aria immobile, lo Spirito si rinfonde nel Corpo immoto sotto le funebri bende[143].

10Tutto questo non in un minuto, ma in frazione di minuto, tanto l’apparire, lo scendere, il penetrare e scomparire della Luce di Dio è stato rapido…

La risurrezione.

11Il «Voglio» del divino Spirito alla sua fredda Carne non ha suono.

12Esso è detto dall’Essenza alla Materia immobile. Ma nessuna parola viene percepita da orecchio umano.

13La Carne riceve il comando e ubbidisce ad esso con un fondo respiro…

14Null’altro per qualche minuto.

15Sotto il sudario e la sindone la Carne gloriosa si ricompone in bellezza eterna, si desta dal sonno di morte, ritorna dal «niente» in cui era, vive dopo essere stato morta. Certo il cuore si desta e dà il primo battito, spinge nelle vene il gelato sangue superstite e subito ne crea la totale misura nelle arterie svuotate, nei polmoni immobili, nel cervello oscurato, e riporta calore, sanità, forza, pensiero.

16Un altro attimo, ed ecco un moto repentino sotto la sindone pesante. Così repentino che, dall’attimo in cui Egli certo muove le mani incrociate al momento in cui appare in piedi imponente, splendidissimo nella suo veste di immateriale materia, soprannaturalmente bello e maestoso, con una gravità che lo muta e lo eleva pur lasciandolo Lui, l’occhio fa appena in tempo ad afferrarne i trapassi.

17Ed ora lo ammira: così diverso da quanto la mente ricorda, ravviato, senza ferite né sangue, ma solo sfolgorante della luce che scaturisce a fiotti dalle cinque piaghe e si emana da ogni poro della sua epidermide.

La Luce ha preso Corpo.

18Quando muove il primo passo –e nel moto i raggi scaturenti dalle Mani e dai Piedi lo aureolano di lame di luce: dal Capo innimbato di un serto che è fatto dalle innumeri piccole ferite della corona che non dànno più sangue ma solo fulgore, all’orlo dell’abito quando, aprendo le braccia che ha incrociate sul petto, scopre la zona di luminosità vivissima che trapela dalla veste accendendola di un sole all’altezza del Cuore– allora realmente è la «Luce» che ha preso corpo.

19Non la povera luce della Terra, non la povera luce degli astri, non la povera luce del sole. Ma la Luce di Dio: tutto il fulgore paradisiaco che si aduna in un solo Essere e gli dona i suoi azzurri inconcepibili per pupille, i suoi fuochi d’oro per capelli, i suoi candori angelici per veste e colorito, e tutto quello che è, di non descrivibile con parola umana, il sopra eminente ardore della Ss. Trinità, che annulla con la sua potenza ardente ogni fuoco del Paradiso, assorbendolo in Sé per generarlo nuovamente ad ogni attimo del Tempo eterno, Cuore del Cielo che attira e diffonde il suo sangue, le non numerabili stille del suo sangue incorporeo: i beati, gli angeli, tutto quanto è il Paradiso: l’amore di Dio, l’amore a Dio, tutto questo è la Luce che è, che forma il Cristo Risorto.

Risposta del creato (Mt 28,2-4)[144].

20Quando si sposta, venendo verso l’uscita, e l’occhio può vedere oltre il suo fulgore ecco che due luminosità bellissime, ma simili a stelle rispetto al sole, mi appaiono l’una di qua, l’altra di là della soglia, prostrate nell’adorazione al loro Dio, che passa avvolto nella sua luce, beatificante nel suo sorriso, ed esce, abbandonando la funebre grotta e tornando a calpestare la terra, che si desta di gioia e splende tutta nelle sue rugiade, nei colori delle erbe e dei roseti, nelle infinite corolle dei meli, che si aprono per un prodigio al primo sole che le bacia e al Sole eterno che sotto esse procede.

21Le guardie sono là, tramortite… Le forze corrotte dell’uomo non vedono Dio, mentre le forze pure dell’universo –i fiori, le erbe, gli uccelli– ammirano e venerano il Potente che passa in un nimbo di luce sua propria e in un nimbo di luce solare.

22Il suo sorriso, lo sguardo che si posa sui fiori, sulle ramaglie, che si alza al cielo sereno, tutto aumenta in bellezza. E più soffici e sfumati di un setoso rasare sono i milioni di petali che fanno una spuma fiorita sul capo del Vincitore. E più vividi sono i diamanti delle rugiade. E più azzurro è il cielo che specchia i suoi occhi fulgenti e festoso il sole che pennella di letizia una nuvoletta portata da un vento leggero, che viene a baciare il suo Re con fragranze rapite ai giardinieri e con carezze di petali setosi.

23Gesù alza la Mano e benedice e poi, mentre più forte cantano gli uccelli e profuma il vento, mi scompare alla vista, lasciandomi in una letizia che cancella anche il più lieve ricordo di tristezze e sofferenze e titubanze sul domani…

15. Gesù risorto appare alla Madre[145].

Con il raggio del primo sole entra Gesù.

1Maria ora è prostrata col volto a terra. Pare una povera cosa abbattuta. Pare quel fiore morto di sete di cui Ella ha parlato.

2La finestra chiusa si apre con un impetuoso sbattimento delle pesanti imposte e, col raggio del primo sole[146], entra Gesù.

3Maria, che s’è scossa al rumore e che alza il capo per vedere che vento abbia aperto le imposte, vede il suo raggiante Figlio: bello, infinitamente più bello di quando ancora non aveva patito, sorridente, vivo, luminoso più del sole, vestito di un bianco che par luce tessuta, e che si avanza verso di Lei.

4Ella si raddrizza sui ginocchi e, congiungendo le mani sul petto, in croce, dice con un singhiozzo che è riso e pianto: «Signore, mio Dio». E resta così rapita nel contemplarlo col viso tutto lavato di lacrime ma fatto sereno, pacificato dal sorriso e dall’estasi.

Il figlio veramente risorto.

5Ma Egli non la vuole vedere, la sua Mamma, in ginocchio come una serva. E la chiama, tendendole le mani dalle cui ferite escono raggi che fanno ancor più luminosa la sua Carne gloriosa: «Mamma!».

6Ma non è la parola accorata dei colloqui e degli addii avanti la Passione, né il lamento straziato dell’incontro sul Calvario e dell’agonia. È un grido di trionfo, di gioia, di liberazione, di festa, di amore, di gratitudine. E si curva sulla sua mamma, che non osa toccarlo, e le mette le sue Mani sotto i gomiti piegati, e la alza in piedi e la stringe al Cuore e la bacia.

7Oh! Allora Maria comprende che non è una visione, che è il Figlio realmente risorto, che è il suo Gesù, il Figlio che l’ama da Figlio ancora. E con un grido gli si getta al collo e lo abbraccia e lo bacia, ridendo nel pianto. Lo bacia sulla Fronte dove non sono più ferite, sulla Testa non più spettinata e sanguinosa, sugli Occhi fulgidi, sulle Guance risanate, sulla Bocca non più enfiata. E poi gli prende le Mani e ne bacia il dorso e la palma, sulle raggianti ferite, e d’un subito si curva ai suoi Piedi e li scopre da sotto la veste splendente e li bacia.

Poi si alza, lo guarda, non osa.

La madre attinge alla sorgente della vita.

8Ma Egli sorride e capisce. Socchiude la veste sul petto e dice: «E questa, Mamma, non la baci questa che t’ha fatto tanto male e che tu sola sei degna di baciare? Baciami sul Cuore, Mamma. Il tuo bacio mi leverà l’ultimo ricordo di tutto quanto è dolore, e mi darà quella gioia che ancora manca alla mia Gioia di Risorto».

9E prende fra le sue Mani il volto della Madre e ne appoggia le labbra sulle labbra della ferita del Costato, da cui escono fiotti di luce vivissima. Il viso Maria è aureolato da quella luce, tuffato come è nel suo raggio.

10Ella bacia, bacia, mentre Gesù la carezza. Non si stanca di baciare. Pare un assetato che abbia attaccato la bocca alla fonte e ne beva la vita che gli sfuggiva.

Frutti delle preghiere della madre.

Ora Gesù parla.

11«Tutto è finito, Mamma. Ora non hai più da piangere per il tuo Figlio. La prova è compiuta. La Redenzione è avvenuta.

12Mamma, grazie di avermi concepito, allevato, aiutato in vita e in morte.

13Ho sentito venire a Me le tue preghiere. Esse sono state la mia forza nel dolore, le mie compagne nel mio viaggio sulla Terra ed oltre la Terra. Esse sono venute meco sulla Croce e nel Limbo. Erano l’incenso che precedeva il Pontefice, che andava a chiamare i suoi servi per portarli nel tempio che non muore: nel mio cielo.

14Esse sono venute meco in Paradiso, precedendo come voce angelica il corteo dei redenti guidati dal Redentore, perché gli angeli fossero pronti a salutare il Vincitore che tornava al suo Regno.

15Esse sono state udite e viste dal Padre e dallo Spirito, che ne hanno sorriso come del fiore più bello e del canto più dolce nati in Paradiso.

16Esse sono state conosciute dai Patriarchi e dai nuovi Santi, dai nuovi, primi cittadini della mia Gerusalemme, ed Io ti porto il loro grazie, Mamma, insieme al bacio dei parenti e alla loro benedizione e a quella del tuo sposo d’anima, Giuseppe.

17Tutto il cielo canta il suo osanna a te, Madre mia, Mamma santa! Un osanna che non muore, che non è bugiardo come quello dato a Me pochi giorni sono.

Promessa alla mamma .

18Ora Io vado al Padre con la mia veste umana. Il Paradiso deve vedere il Vincitore nella sua veste d’Uomo con cui ha vinto il Peccato dell’Uomo. Ma poi verrò ancora. Devo confermare nella Fede chi non crede ancora ed ha bisogno di credere per portare altri a credere, devo fortificare i pusilli che avranno bisogno di tanta fortezza per resistere al mondo.

19Poi salirò al Cielo. Ma non ti lascerò sola. Mamma, lo vedi quel velo? Ho, nel mio annichilimento, sprigionato ancora potenza di miracolo per te, per darti quel conforto. Ma per te compio un altro miracolo. Tu mi avrai, nel Sacramento, reale come ero quando mi portavi.

20Non sarai mai sola. In questi giorni lo sei stata. Ma alla mia Redenzione occorreva anche questo tuo dolore. Molto va continuamente aggiunto alla Redenzione, perché molto sarà continuamente creato di Peccato. Chiamerò tutti i miei servi a questa compartecipazione redentrice. Tu sei quella che da sola farai più di tutti i santi insieme. Perciò ci voleva anche questo lungo abbandono.

21Ora non più. Io non sono più diviso dal Padre. Tu non sarai più divisa dal Figlio. E, avendo il Figlio, hai la Trinità nostra. Cielo vivente, tu porterai sulla Terra la Trinità fra gli uomini e santificherai la Chiesa, tu, Regina del Sacerdozio e Madre dei Cristiani.

22Poi Io verrò a prenderti. E non sarò più Io in te, ma tu in Me, nel mio Regno, a far più bello il Paradiso.

23Ora vado, Mamma. Vado a fare felice l’altra Maria. Poi salgo al Padre. Indi verrò a chi non crede.

24Mamma. Il tuo bacio per benedizione. E la mia Pace a te per compagna. Addio».

25E Gesù scompare nel sole che scende a fiotti dal cielo mattutino e sereno.

16. Apparizioni del Messia risorto alle pie donne e testimonianza  di Maria[147]

Apparizioni del Messia risorto.

Il Risorto con volto umano(Gv 20,14-15)[148].

1Maria si volta per vedere chi guardano. E vede un Uomo, bellissimo, che non so come non possa riconoscere subito. Un Uomo che la guarda con pietà e le chiede: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». È vero che è un Gesù offuscato dalla sua pietà verso la creatura, che le troppe emozioni hanno sfinita e che potrebbe morire per improvvisa gioia, ma proprio mi chiedo come possa non riconoscerlo.

2E Maria fra i singhiozzi: «Mi hanno preso il Signore Gesù! Ero venuta per imbalsamarlo in attesa che sorgesse… Ho tenuto raccolto tutto il mio coraggio e la mia speranza e la mia fede intorno al mio amore… e ora non lo trovo più… Anzi ho messo il mio amore intorno alla fede, alla speranza e al coraggio, per difendere questi dagli uomini… Ma è tutto inutile! Gli uomini hanno rubato il mio Amore e con esso tutto mi hanno levato…

3O mio signore, se sei tu che lo hai portato via, dimmi dove lo hai messo. Ed io lo prenderò… Non lo dirò a nessuno… Sarà un segreto fra me e te. Guarda: sono la figlia di Teofilo, la sorella di Lazzaro, ma ti sto in ginocchio davanti a supplicarti, come una schiava.

4Vuoi che ti compri il suo Corpo? Lo farò. Quanto vuoi? Sono ricca. Posso darti tant’oro e gemme per quanto esso pesa. Ma rendimelo. Non ti denuncerò. Vuoi percuotermi? Fallo. A sangue, se vuoi. Se hai un odio per Lui, fallo scontare a me. Ma rendimelo. Oh! non mi fare povera di questa miseria, o mio signore! Pietà di una povera donna!…

5Per me non vuoi? Per sua Madre, allora. Dimmi! Dimmi dove è il mio Signore Gesù. Sono forte. Lo prenderò fra le braccia e lo porterò come un bambino in salvo. Signore… signore… tu lo vedi… da tre giorni siamo percossi dall’ira di Dio per quello che fu fatto al Figlio di Dio… Non aggiungere Profanazione a Delitto…».

Il Risorto si svela all’innamorata(Gv 20,16-18)[149].

6«Maria!». Gesù sfavilla nel chiamarla. Si svela nel suo fulgore trionfante.

7«Rabboni!». Il grido di Maria è veramente “il grande grido” che chiude il ciclo della morte. Col primo le tenebre dell’odio fasciarono la Vittima di bende funebri, col secondo le luci dell’amore aumentarono il suo splendore. E Maria si alza nel grido che empie l’ortaglia, corre ai piedi di Gesù, li vorrebbe baciare.

8Gesù la scosta toccandola appena col sommo delle dita presso la fronte: «Non mi toccare! Non sono ancora salito al Padre mio con questa veste. Va’ dai miei fratelli e amici, e di’ loro che Io salgo al Padre mio e vostro, al Dio mio e vostro. E poi verrò da loro». E Gesù scompare, assorbito da una luce insostenibile.

9Maria bacia il suolo dove Egli era e corre verso casa. Entra come un razzo, perché il portone è socchiuso per dare passaggio al padrone che esce per andare alla fonte; apre la porta della stanza di Maria e le si abbandona sul cuore gridando: «È risorto! È risorto!», e piange beata.

Gli angeli al terzo gruppo di donne(Lc 24,2-10)[150].

10E mentre accorrono Pietro e Giovanni, e dal Cenacolo avanzano spaurite Salome e Susanna e ascoltano il suo racconto, ecco entrare anche, dalla via, Maria d’Alfeo con Marta e Giovanna, che a fiato mozzo dicono di «essere anche loro state là e di avere visto due angeli che si dicevano il Custode dell’Uomo Dio e l’angelo del suo Dolore, e che hanno dato loro l’ordine di dire ai discepoli che Egli era risorto». E poiché Pietro scrolla il capo, insistono dicendo: «Sì. Hanno detto: “Perché cercate il Vivente fra i morti? Egli non è qui. È risorto, come disse quando ancora era in Galilea. Non ricordate? Disse: ‘Il Figlio dell’uomo deve essere dato nelle mani dei peccatori ed essere crocifisso. Ma il terzo giorno risusciterà?”».

11Pietro scrolla il capo dicendo: «Troppe cose in questi giorni! Ne siete rimaste turbate».

12La Maddalena alza il capo dal petto di Maria e dice: «L’ho visto! Gli ho parlato. Mi ha detto che sale al Padre e poi viene. Come era bello!», e piange come non ha mai pianto, ora che non ha più da torturare se stessa per fare forza contro il dubbio sorgente da ogni lato.

13Ma Pietro, e anche Giovanni, restano molto dubbiosi. Si guardano, ma il loro occhio dice: «Immaginazione di donne!».

14Anche Susanna e Salome osano allora parlare. Ma la stessa inevitabile diversità nei particolari delle guardie che prima ci sono come morte e poi non ci sono, degli angeli che ora sono uno e ora due e che agli apostoli non si sono mostrati, delle due versioni sul venire qui di Gesù o sul precedere i suoi in Galilea, fa sì che il dubbio e, anzi, la persuasione degli apostoli cresca sempre più.

Apparizione a Maria D’Alfeo e Salome Mt 28,9-10[151].

15Maria, la Madre beata, tace sorreggendo la Maddalena… Non comprendo il mistero di questo silenzio materno.

16Maria d’Alfeo dice a Salome: «Torniamo là noi due. Vediamo se siano tutte ebbre…». E corrono fuori.

17Le altre restano, pacatamente derise dai due apostoli, presso Maria che tace, assorta in un pensiero che tutti interpretano a modo loro, e nessuno comprende che è in estasi.

18Tornano le due attempate donne: «È vero! È vero! Noi lo abbiamo visto. Ci ha detto, presso l’orto di Barnaba: “La pace a voi. Non temete. Andate a dire ai miei fratelli che sono risorto e che vadano fra qualche giorno in Galilea. Là staremo ancora insieme”. Così ha detto. Maria ha ragione. Bisogna dirlo a quelli di Betania, a Giuseppe, a Nicodemo, ai discepoli più fidi, ai pastori, andare, fare, fare… Oh! è risorto!…», piangono tutte beate.

Incredulità dei due apostoli(Lc 24,11; Mc 16,11)[152].

19«Folli siete, donne. Il dolore vi ha turbate. La luce vi è parsa un angelo. Il vento voce. Il sole il Cristo. Io non vi critico. Vi capisco, ma non posso che credere che a ciò che io ho visto: il Sepolcro aperto e vuoto, e le guardie fuggite col Cadavere involato».

Disonestà dei capi giudei(Mt 11-15)[153].

20«Ma se lo dicono le guardie stesse che è risorto! Se la città è in subbuglio e i principi dei Sacerdoti sono folli d’ira, perché le guardie hanno parlato fuggendo esterrefatte! Ora vogliono che dicano diverso e le pagano perciò. Ma già si sa. E se i giudei non credono alla Risurrezione, non vogliono credere, molti altri credono…».

«Uhm! Le donne!…». Pietro alza le spalle e fa per andarsene.

Testimonianza della madre.

21Allora la Madre, che ha sempre sul cuore la Maddalena che piange come un salice sotto un’acquata per la sua troppo grande gioia e che la bacia sui capelli biondi, alza il viso trasfigurato e dice una breve frase: «È realmente risorto. Io l’ho avuto fra le braccia e ne ho baciato le Piaghe». E poi si curva sui capelli dell’appassionata e dice: «Sì, la gioia è ancora più forte del dolore. Ma non è che una briciola di rena di quello che sarà il tuo oceano di gioia eterna. Te beata che sopra la ragione hai fatto parlare lo spirito».

2Pietro non osa più negare… e con uno di quei trapassi del Pietro antico, che ora ritorna ad affiorare, dice, e urla, come se dagli altri e non da lui dipendesse il ritardo: «Ma allora, se è così, bisogna farlo sapere agli altri. A quelli dispersi per le campagne… cercare… fare… Su, muovetevi. Se dovesse proprio venire… che ci trovi almeno», e non si accorge che ancora confessa di non credere ciecamente alla sua Risurrezione.

17. Considerazioni sulla Risurrezione[154].

E’ Pasqua!

Maria ha anticipato il miracolo

Dice Gesù:

1«Le preghiere ardenti di Maria hanno anticipato di qualche tempo la mia Risurrezione.

2Io avevo detto: “Il Figlio dell’uomo sta per essere ucciso, ma il terzo giorno risorgerà”. Ero morto alle tre del pomeriggio di venerdì. Sia che calcoliate i giorni come nome, sia li calcoliate come ore, non era l’alba domenicale quella che doveva vedermi sorgere. Come ore, erano unicamente trentotto ore invece di settantadue quelle che il mio Corpo era rimasto senza vita. Come giorni, doveva almeno giungere la sera di questo terzo giorno per dire che ero stato tre giorni nella tomba.

3Ma Maria ha anticipato il miracolo. Come quando col suo orare ha schiuso i Cieli con anticipo di qualche anno sull’epoca prefissa[155], per dare al mondo la sua Salvezza, così ora Ella ottiene l’anticipo di qualche ora per dar conforto al suo cuore morente.

La risurrezione.

4Ed Io, alla prima alba del terzo giorno, sono sceso come sole che scende e del mio fulgore ho sciolto i sigilli umani così inutili davanti alla potenza di un Dio, della mia forza ho fatto leva per ribaltare l’inutilmente vegliata pietra, del mio apparire ho fatto folgore che ha atterrato le tre volte inutili guardie messe a custodia di una Morte che era Vita, che nessuna forza umana poteva impedire d’esser tale.

5Ben più potente della vostra corrente elettrica, il mio Spirito è entrato come spada di Fuoco divino a riscaldare le fredde spoglie del mio Cadavere, e al nuovo Adamo lo Spirito di Dio ha alitato la vita[156], dicendo a Se stesso: “Vivi. Lo voglio”.

6Io che avevo risuscitato i morti quando non ero che il Figlio dell’uomo, la Vittima designata a portare le colpe del mondo, non dovevo potere risuscitare Me stesso ora che ero il Figlio di Dio, il Primo e l’Ultimo[157], il Vivente eterno, Colui che ha nelle sue mani le chiavi della Vita e della Morte? Ed il mio Cadavere ha sentito la Vita tornare in Lui[158].

7Guarda: come uomo che si sveglia dopo il sonno dato da una enorme fatica, Io ho un profondo respiro. Né ancora apro gli occhi. Il sangue torna a circolare nelle vene poco rapido ancora, riporta il pensiero alla mente. Ma vengo da tanto lontano! Guarda: come uomo ferito che una potenza miracolosa risana, il sangue torna nelle vene vuote, empie il Cuore, scalda le membra, le ferite si rimarginano, spariscono lividi e piaghe, la forza torna. Ma ero tanto ferito! Ecco, la Forza opera. Io sono guarito. Io sono svegliato. Io sono ritornato alla Vita. Fui morto. Ora vivo! Ora sorgo!

8Scuoto i lini di morte, getto l’involucro degli unguenti. Non ho bisogno di essi per apparire Bellezza eterna, eterna Integrità. Io mi rivesto di veste che non è di questa Terra, ma tessuta da Colui che mi è Padre e che tesse la seta dei gigli verginali. Sono vestito di splendore. Mi orno delle mie Piaghe che non gemono più sangue ma sprigionano luce. Quella luce che sarà la gioia di mia Madre e dei beati e il terrore, la vista insostenibile dei maledetti e dei demoni sulla Terra e nell’ultimo giorno.

I due angeli.

9L’angelo della mia vita d’uomo e l’angelo del mio dolore sono prostrati davanti a Me e adorano la mia Gloria. Ci sono tutti e due i miei angeli. L’uno per bearsi della vista del suo Custodito, che ora non ha più bisogno d’angelica difesa. L’altro, che ha visto le mie lacrime, per vedere il mio sorriso; che ha visto la battaglia, per vedere la mia vittoria; che ha visto il mio dolore, per vedere la mia gioia.

E’ Pasqua!.

10Ed esco nell’ortaglia piena di bocci di fiori e di rugiada. E i meli aprono le corolle per fare arco fiorito sul mio capo di Re, e le erbe fanno tappeto di gemme e di corolle al mio piede che torna a calpestare la Terra redenta dopo esser stato innalzato su essa per redimerla. E mi saluta il primo sole, e il vento dolce d’aprile, e la lieve nuvola che passa, rosea come guancia di bambino, e gli uccelli fra le fronde. Sono il loro Dio. Mi adorano.

11Passo fra le guardie tramortite, simbolo delle anime in colpa mortale che non sentono il passaggio di Dio.

12È Pasqua, Maria! Questo è bene il “Passaggio dell’Angelo di Dio”! Il suo Passaggio da morte a vita. Il suo Passaggio per dare Vita ai credenti nel suo Nome. È Pasqua! È la Pace che passa nel mondo. La Pace non più velata dalla condizione di uomo. Ma libera, completa nella sua tornata efficienza di Dio.

Diritto della madre.

13E vado dalla Madre. È ben giusto che ci vada. Lo è stato per i miei angeli. Ben di più lo è per quella che, oltre che mia custode e conforto, mi è stata datrice di vita. Prima ancora di tornare al Padre nella mia veste d’Uomo glorificata, vado dalla Madre. Vado nel fulgore della mia veste paradisiaca e delle mie Gemme vive. Ella mi può toccare, Ella le può baciare, perché Ella è la Pura, la Bella, l’Amata, la Benedetta, la Santa di Dio.

14Il nuovo Adamo va all’Eva nuova. Il male è entrato nel mondo per la donna, e dalla Donna fu vinto. Il Frutto della Donna ha disintossicato gli uomini dalla bava di Lucifero. Ora, se essi vogliono, possono esser salvi. Ha salvato la donna rimasta così fragile dopo la ferita mortale.

La redenta.

15E dopo che alla Pura, alla quale per diritto di santità e di maternità è giusto vada il Figlio-Dio, mi presento alla donna redenta, alla capostipite, alla rappresentante di tutte le creature femminee che sono venuto a liberare dal morso della lussuria. Perché dica ad esse che si accostino a Me per guarire, che abbiano fede in Me, che credano nella mia Misericordia che comprende e perdona, che per vincere Satana, che fruga loro le carni, guardino la mia Carne ornata dalla cinque ferite.

16Non mi faccio toccare da lei. Ella non è la Pura che può toccare, senza contaminarlo, il Figlio che torna al Padre. Molto ha ancora da purificare con la penitenza. Ma il suo amore merita questo premio. Ella ha saputo risorgere per sua volontà dal sepolcro del suo vizio, strozzare Satana che la teneva, sfidare il mondo per amore del suo Salvatore, ha saputo spogliarsi di tutto che non fosse amore, ha saputo non essere più che amore che si consuma per il suo Dio. E Dio la chiama: “Maria”. Odila rispondere: “Rabboni!”. Vi è il suo cuore in quel grido.

17A lei, che l’ha meritato, do l’incarico di esser messaggera della Risurrezione. E ancora una volta sarà un poco schernita come avesse vaneggiato. Ma non le importa nulla, a Maria di Magdala, a Maria di Gesù, del giudizio degli uomini. Mi ha visto risorto, e ciò le dà una gioia che attutisce ogni altro sentimento.

18Vedi come amo anche chi fu colpevole, ma volle uscire dalla colpa? Neppure a Giovanni Io mi mostro per primo. Ma alla Maddalena. Giovanni aveva già avuto il grado di figlio da Me. Lo poteva avere perché era puro e poteva essere figlio non solo spirituale, ma anche dante e ricevente, alla e dalla Pura di Dio, quei bisogni e quelle cure che sono connesse alla carne.

19Maddalena, la risorta alla Grazia, ha la prima visione della Grazia Risorta.

Regola per meritare la manifestazione di Gesù.

20Quando mi amate sino a vincere tutto per Me, Io vi prendo il capo ed il cuore malato fra le mie mani trafitte e vi alito in volto il mio Potere. E vi salvo, vi salvo, figli che amo. Voi tornate belli, sani, liberi, felici. Voi tornate i figli cari del Signore. Faccio di voi i portatori della mia Bontà fra i poveri uomini, coloro che testimoniate della mia Bontà ad essi per farli persuasi di essa e di Me.

21Abbiate, abbiate, abbiate fede in Me. Abbiate amore. Non temete. Vi faccia sicuri del Cuore del vostro Dio tutto quanto ho patito per salvarvi.

22E tu, piccolo Giovanni, sorridi dopo aver pianto. Il tuo Gesù non soffre più. Non ci sono più né sangue né ferite. Ma luce, luce, luce e gioia e gloria. La mia luce e la mia gioia siano in te sinché verrà l’ora del Cielo».

18. Addio alla Madre prima di ascendere al Padre. Tutto noi abbiamo per Maria[159].

La Madre è più serena.

1Vedo sempre la stanza abitata da Maria. I segni della Passione sono scomparsi. La Vergine è seduta e legge. Devono essere libri sacri, perché non legge certo altro in quel rotolo che ha per le mani. Non è più torturata. Il suo viso è rimasto più grave di avanti la Passione, più maturo. Ma non è più quel tragico viso. Ora è maestoso ma sereno.

Nella veste del mattino della Risurrezione.

2Sembra mattina, perché vi è già un bel sole che dall’aperta finestra entra nella quieta stanza, ma si vede che il giardino, chiuso da alte mura, su cui si apre la finestra, è ancora tutto fresco di rugiada.

Entra Gesù. Ha ancora la sua splendida veste del mattino della Risurrezione. Il suo Volto emana fulgore e le sue Ferite sono piccoli soli. Maria si inginocchia sorridendo e poi si alza e lo bacia sulla Mano destra. Gesù la stringe al Cuore e la bacia in fronte, sorridendo, e le chiede un bacio che Maria dà pure sulla Fronte.

3«Mamma. Il mio tempo di sosta sulla Terra è finito. Ascendo al Padre. Sono venuto a darti un particolare addio ed a mostrarmi a te ancora una volta così come sarò in Cielo. Non ho potuto mostrarmi agli uomini con questa veste di splendore. Non avrebbero potuto sopportare la bellezza del mio Corpo glorificato. Essa è troppo superiore alle loro possibilità. Ma a te, Mamma, sì. E vengo a letificarti ancora una volta con essa. Bacia le mie Ferite. Che Io senta in Cielo il profumo delle tue labbra e che a te rimanga su esse la dolcezza del mio Sangue.

La presenza di Cristo in Maria.

4Ma sta’ sicura, Mamma, che Io non ti lascerò mai. Uscirò dal tuo cuore quei pochi istanti necessari alla consacrazione del Pane e del Vino per tornarvi poi, dopo essermi staccato da te a fatica, con un’ansia d’amore pari alla tua, o mio Cielo vivo di cui Io sono il Cielo.

5Non saremo mai tanto uniti come d’ora in poi. Prima c’era la mia incapacità embrionale, poi la mia puerizia, e poi la lotta della vita e del lavoro, e poi la missione, e poi la Croce e il Sepolcro a tenermi lontano e impedito a dirti quanto Io ti amo. Ma ora sarò in te non più creatura che si forma, non più presso a te fra gli ostacoli del mondo che interdice la fusione di due che si amano. Ora sarò in te come Dio, e nulla, nulla nella Terra e nel Cielo sarà atto a separare Me da te, tu da Me, Madre santa. Ti dirò parole di ineffabile amore, ti darò carezze di inesprimibile dolcezza. E tu mi amerai per chi non mi ama.

La Regina dello Spirito Santo.

6Oh! Tu colmi la misura dell’amore, che il mondo non darà al Cristo, col tuo amore perfetto, Mamma. Perciò, più che un addio, il mio è il saluto di chi esce per un momento, come andassi a coglier rose e gigli in questo giardino fiorito.

7Ma ti porterò dal Cielo altre rose ed altri gigli più belli di questi qui fioriti. Te ne empirò il cuore, Mamma, per farti dimenticare il puzzo della Terra, che non vuole essere santa, e anticiparti l’aura del beato Paradiso, dove sei attesa da tanto amore. E l’Amore, che non sa attendere, verrà su te fra dieci giorni. Fatti bella della tua più bella letizia, o Madre Vergine, ché il tuo Sposo viene. L’inverno è passato… le vigne in fiore mandano il loro profumo, ed Egli canta: “Sorgi, o tutta bella. Vieni, o mia Sposa, sarai coronata”[160]. Del suo Fuoco ti coronerà, o Santa, e ti farà felice del suo Spirito, che si infonderà in te con tutti i suoi splendori, o Regina della Sapienza, sua Regina, che hai saputo comprenderlo sin dal mattino della tua vita ed amarlo come creatura al mondo mai amò. Madre. Io salgo al Padre nostro. Su te, Benedetta, la benedizione del tuo Figlio».

Maria raggia nell’estasi, nella stanza che rimane luminosa della luce di Cristo.

Presenza in Maria e nell’Eucaristia.

Dice Gesù:

8«Non discutete, o uomini, se era o non era possibile che Io mutassi veste. Non ero più l’Uomo legato alle necessità dell’uomo. Avevo l’Universo di sgabello ai miei piedi e tutte le potenze come serve ubbidienti. E se, mentre ero l’Evangelizzatore, avevo potuto trasfigurarmi sul Tabor, non avrò potuto, divenuto il Cristo glorioso, trasfigurarmi per la Madre mia? Anzi, no: cambiarmi per gli uomini ed apparire ad Essa così come ero ormai: divino, glorioso, trasfigurato, da Uomo quale mi mostravo a tutti, in Quello che ero in realtà. Mi aveva pur visto, povera Madre, trasfigurato dai patimenti. Era giusto mi vedesse trasfigurato dalla Gloria.

9Non discutete se Io potevo essere realmente in Maria. Se voi dite che Dio è in Cielo e in Terra e in ogni luogo, perché potete dubitare che Io potessi essere contemporaneamente in Cielo e nel Cuore di Maria, che era un vivo Cielo? Se voi credete che Io sia nel Sacramento e chiuso nei vostri cibori, perché potete dubitare che Io fossi in questo purissimo e ardentissimo Ciborio che era il Cuore di mia Madre?

10Che cosa è l’Eucarestia? É il mio Corpo e il mio Sangue uniti alla mia Anima e alla mia Divinità. Ebbene, quando Ella si incinse di Me, che aveva nel seno di diverso? Non aveva il Figlio di Dio, il Verbo del Padre col suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità? Voi non mi avete forse perché Maria mi ha avuto e mi ha dato a voi dopo avermi portato per nove mesi?

11Ebbene, come Io ho lasciato il Cielo per dimorare nel seno di Maria, così, ora che lasciavo la Terra, eleggevo il seno di Maria per mio Ciborio. E quale ciborio, in quale cattedrale, più bello e santo di questo? La Comunione è un miracolo di amore che Io ho fatto per voi, uomini.

12Ma, in cima al mio pensiero d’amore, raggiava il pensiero di infinito amore di poter vivere con mia Madre e di farla vivere con Me sinché non fossimo riuniti in Cielo. Il primo miracolo lo feci per la gioia di Maria, a Cana di Galilea. L’ultimo miracolo, anzi gli ultimi miracoli, per il conforto di Maria, a Gerusalemme. L’Eucarestia e il velo della Veronica. Questo, per dare una stilla di miele all’amaritudine della Desolata. Quello, per non farle sentire che non c’era più Gesù sulla Terra.

Tutto, tutto, tutto, ma capitelo una volta, voi avete per Maria! Dovreste amarla e benedirla ad ogni vostro respiro. Il velo della Veronica è anche un pungolo alla vostra anima scettica. Confrontate, voi che procedete per aridi esami, o razionalisti, o tiepidi, o vacillanti nella fede, il Volto del Sudario e quello della Sindone. L’uno è il Volto d’un vivo, l’altro quello d’un morto. Ma lunghezza, larghezza, caratteri somatici, forma, caratteristiche, sono uguali. Sovrapponete le immagini. Vedrete che corrispondono. Sono Io. Io che ho voluto ricordarvi come ero e come ero divenuto per amore di voi. Se non foste dei perduti, dei ciechi, dovrebbero bastare quei due Volti a portarvi all’amore, al pentimento, a Dio. Il Figlio di Dio vi lascia benedicendovi col Padre e collo Spirito Santo».

19. L’adio alla Madre. Ascensione
di Gesù al Padre
[161].

L’addio alla Madre.

Contemplazione d’amore.

1Gesù -è appena un rosare di aurora ad oriente- passeggia con sua Madre  per le balze del Getsemani. Non vi sono parole, solo sguardi d’indicibile amore. Forse le parole sono già state dette. Forse non sono mai state dette. Hanno parlato le due anime: quella del Cristo, quella della Madre del Cristo. Ora è contemplazione d’amore, reciproca contemplazione. La conosce la natura rugiadosa, la pura luce del mattino, la conoscono le gentili creature di Dio che sono le erbe, i fiori, gli uccelli, le farfalle. Gli uomini sono assenti.

Sentimenti del porta voce.

2Io mi sento persino a disagio ad esser presente a questo addio. «Signore, io non ne sono degna!», esclamo fra le lacrime che mi cadono, mirando l’ultima ora di unione terrena fra la Madre e il Figlio e pensando che siamo giunti al termine della amorosa fatica, tanto Gesù, che Maria, che il povero, piccolo indegno fanciullo che Gesù ha voluto testimone di tutto il tempo messianico e che ha nome Maria, ma che Gesù ama chiamare «il piccolo Giovanni», o anche la «violetta della Croce»[162].

3Sì. Piccolo Giovanni. Piccolo, perché sono un niente. Giovanni, perché sono proprio quella a cui Dio ha fatto grandi grazie, e perché, in misura infinitesimale -ma è tutto ciò che possiedo, e dando tutto ciò che possiedo so di dare in misura perfetta che accontenta Gesù, perché è il «tutto» del mio niente- e perché, in misura infinitesimale, io, come il grande Giovanni diletto, ho dato tutto il mio amore a Gesù e a Maria, condividendo con loro lacrime e sorrisi, seguendoli angosciata di vederli afflitti e di non poterli difendere dal livore del mondo a costo della mia stessa vita, ed ora palpitante del palpito del cuore per ciò che finisce per sempre…

4Violetta, sì. Una violetta che ha cercato di stare nascosta fra le erbe perché Gesù non la schivasse, Egli che amava tutte le cose create opera del Padre suo, ma mi premesse sotto il suo piede divino, ed io potessi morire esalando il mio tenue profumo nello sforzo di addolcirgli il contatto con la terra scabra e dura. Violetta della Croce, sì. E il suo Sangue ha empito il mio calice sino a farlo piegare al suolo…

5Oh! mio Diletto che, prima, del tuo Sangue mi hai colmata, facendomi contemplare i tuoi Piedi feriti, inchiodati al legno, «… e ai piedi della croce era una pianticina di mammole in fiore, e gocciavano le stille del Sangue divino sulla pianticina di mammole in fiore…». Ricordo lontano[163] e così sempre vicino e presente! Preparazione a ciò che poi fui: il tuo portavoce che ora è tutto asperso del tuo Sangue, dei tuoi sudori e lacrime, del pianto di Maria tua Madre, ma che anche conosce le tue parole, i tuoi sorrisi, tutto, tutto di Te, e non più di mammole odora ma di Te solo, Amore mio unico e solo, di quel profumo divino che cullò ieri sera il mio dolore e che viene su me, dolce come un bacio, consolatore come il Cielo stesso, e mi fa dimenticare tutto per vivere di Te solo…

6La tua promessa è in me. So che non ti perderò. Me lo hai promesso e la tua promessa è sincera: è di Dio. Ti avrò ancora, sempre. Solo se io peccassi di superbia, menzogna, disubbidienza, ti perderei, Tu lo hai detto, ma Tu lo sai che, con la tua Grazia a sostegno della mia volontà, io non voglio peccare, e spero di non peccare perché Tu mi sosterrai. Non sono una quercia, lo so. Sono una violetta. Uno stelo fragile che può piegare per il piede di un uccellino e anche per il peso di uno scarabeo. Ma Tu sei la mia forza, o Signore. E l’amore per Te è la mia ala.

7Non ti perderò. Me lo hai promesso. Verrai tutto per me, per dare gioia alla tua morente violetta. Ma non sono egoista, Signore. Tu lo sai. Tu sai che vorrei non vederti più io, ma che ti vedessero molti altri e credessero in Te. A me già tanto hai dato, e io non ne son degna. Veramente mi hai amata come Tu solo sai amare i tuoi figli diletti.

8Io penso come era dolce vederti «vivere», Uomo fra gli uomini. E penso che non ti vedrò più così. Tutto è stato visto e detto. So anche che Tu non ti cancellerai dal mio pensiero nelle tue azioni di Uomo fra gli uomini, e che non avrò bisogno di libri per ricordarti quale realmente fosti: basterà che io guardi dentro di me, dove tutta la tua vita è fissata a caratteri indelebili.

Ma era dolce, dolce…

9Ora Tu ascendi… La Terra ti perde. Maria della Croce ti perde, Maestro Salvatore. Resterai a lei come Dio dolcissimo, e non più Sangue ma miele celeste verserai nel calice violaceo della tua violetta… Io piango… Sono stata tua discepola insieme alle altre per le vie montane, selvose, o aride, polverose della pianura, sul lago e presso il bel fiume, della tua Patria. Ora Tu te ne vai e non vedrò più altro che nel ricordo Betlem e Nazareth sui loro colli verdi d’ulivi, e Gerico ardente di sole e frusciante di palme, e Betania amica, e Engaddi perla smarrita nei deserti, e la Samaria bella, e le pianure opime di Saron e Esdrelon, e il bizzarro altopiano d’Oltre Giordano, e l’incubo del mar Morto, e le città solari della sponda mediterranea, e Gerusalemme, la città del tuo dolore, i suoi sali e scendi, gli archivolti, le piazze, i sobborghi, i pozzi e cisterne, i colli e persino la triste valle dei lebbrosi dove tanta tua misericordia si è effusa… E la casa del Cenacolo… la fontanella che piange lì presso… il ponticello sul Cedron, il luogo del tuo sudore sanguigno… il cortile del Pretorio…

10Ah, no! quel che è tuo dolore equi. Resterà sempre… Dovrò ricercare tutti i ricordi per trovarli, ma la tua orazione nel Gestemani, la tua flagellazione, la tua ascesa al Golgota, la tua agonia e morte, e il dolore di tua Madre, no, non avrò da cercarli: sono presenti sempre. Forse li dimenticherò in Paradiso… e mi pare impossibile poterli dimenticare persino là… Tutto ricordo di quelle atroci ore. Persino la forma della pietra sulla quale sei caduto. Persino il boccio di rosa rossa che batteva, e pareva una goccia di sangue, sul granito, contro la chiusura del tuo sepolcro…

Amore mio divinissimo, la tua Passione vive nel mio pensiero… e me se ne frange il cuore…

L’addio alla madre.

11L’aurora è sorta completamente. Già il sole è alto e gli apostoli fanno sentire le loro voci. È un segnale per Gesù e Maria. Si fermano. Si guardano, l’Uno di fronte all’Altra, e poi Gesù apre le braccia e accoglie sul petto sua Madre… Oh! era ben un Uomo, un Figlio di Donna! Per crederlo basta guardare questo addio! L’amore trabocca in pioggia di baci sulla Madre amatissima. L’amore copre di baci il Figlio amatissimo. Sembra non si possano più separare. Quando pare che stiano per farlo, un altro abbraccio li unisce ancora, e fra i baci parole di reciproca benedizione… Oh! è proprio il Figlio dell’uomo che lascia Colei che lo ha generato! È proprio la Madre che congeda, per renderla al Padre, la sua Creatura, il Pegno dell’Amore alla Purissima…

Dio che bacia la Madre di Dio!…

12Infine la Donna, come creatura, si inginocchia ai piedi del suo Dio, che è pur suo Figlio, e il Figlio, che è Dio, impone le mani sul capo della Madre Vergine, dell’eterna Amata, e la benedice nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e poi si china e la rialza, deponendole un ultimo bacio sulla fronte bianca come petalo di giglio sotto l’oro dei capelli così giovanili ancora…

13Vanno di nuovo verso casa, e nessuno, vedendo con quale pacatezza procedono l’Uno a fianco dell’Altra, penserebbe a quell’onda di amore che li ha soverchiati poco prima. Ma quale differenza anche, in questo addio, dalla mestizia di altri addii ormai superati e dallo strazio dell’addio della Madre al Figlio ucciso che doveva essere lasciato solo nel Sepolcro!…

In questo, se pure gli occhi sono lucidi del naturale pianto di chi si sta per separare dall’Amato, le labbra sorridono nella gioia di sapere che questo Amato va nella Dimora che alla sua Gloria si conviene…

L’ultimo pasto con gli apostoli.

14«Signore! Là fuori sono, fra il monte e Betania, tutti quelli che Tu avevi detto a tua Madre di voler benedire oggi», dice Pietro.

«Va bene. Ora andremo da loro. Ma prima venite. Voglio dividere ancora con voi il pane».

Entrano nella stanza dove dieci giorni prima erano le donne per la cena del quattordicesimo giorno del secondo mese. Maria accompagna Gesù sino là, poi si ritira. Restano Gesù e gli undici.

15Sulla tavola vi è della carne arrostita, formaggelli e ulive piccole e nere, una piccola anfora di vino e una più grande d’acqua e dei larghi pani. Tavola semplice, non apparecchiata per una cerimonia di lusso, ma solo per necessità di cibo.

16Gesù offre e fa le parti. È al centro fra Pietro e Giacomo d’Alfeo. Li ha chiamati Lui a quei posti. Giovanni, Giuda d’Alfeo e Giacomo gli sono di fronte, e Tommaso, Filippo, Matteo a un lato, Andrea, Bartolomeo e lo Zelote sull’altro. Così tutti possono vedere il volto di Gesù… Pasto breve, silenzioso. Gli apostoli, giunti all’ultimo giorno di vicinanza con Gesù, e nonostante le successive apparizioni, collettive e singole, dalla Risurrezione in poi, tutte amore, non hanno mai più perduto quel venerabondo ritegno che ha caratterizzato i loro incontri con Gesù Risorto.

L’ascensione.

Mandato ad evangelizzare (Mc 16,15)[164].

87Sale ancora, sino alla cima più alta del monte, quella che è già più prossima a Betania, che domina dall’alto, che non a Gerusalemme. Stretti a Lui la Madre, gli apostoli, Lazzaro, i pastori e Marziam. Più in là, a semicerchio a tenere indietro la folla dei fedeli, gli altri discepoli.

88Gesù è in piedi su una larga pietra un poco sporgente, biancheggiante fra l’erba verde di una radura. Il sole lo investe facendo biancheggiare come neve la sua veste e rilucere come oro i suoi capelli. Gli occhi sfavillano di una luce divina.

89Apre le braccia in un gesto di abbraccio. Pare voglia stringersi al seno tutte le moltitudini della Terra che il suo spirito vede rappresentate in quella turba.

90La sua indimenticabile, inimitabile voce dà l’ultimo comando: «Andate! Andate in mio Nome ad evangelizzare le genti sino agli estremi confini della Terra. Dio sia con voi. Il suo amore vi conforti, la sua luce vi guidi, la sua pace dimori in voi sino alla vita eterna».

Si sollevò verso il Cielo (Mc 16,19; Lc 24,51)[165].

91Si trasfigura in bellezza. Bello! Bello come e più che sul Tabor. Cadono tutti in ginocchio adorando. Egli, mentre già si solleva dalla pietra su cui posa, cerca ancora una volta il volto di sua Madre, e il suo sorriso raggiunge una potenza che nessuno potrà mai rendere… È il suo ultimo addio alla Madre.

92Sale, sale… Il sole, ancor più libero di baciarlo, ora che nessuna fronda anche lieve intercetta il cammino ai suoi raggi, colpisce dei suoi fulgori il Dio-Uomo che ascende col suo Corpo Ss. al Cielo, e ne svela le Piaghe gloriose che splendono come rubini vivi. Il resto è un perlaceo ridere di luce. È veramente la Luce che si manifesta per ciò che è, in quest’ultimo istante come nella notte natalizia. Sfavilla il Creato della luce del Cristo che ascende. Luce che supera quella del sole. Luce sovrumana e beatissima. Luce che scende dal Cielo incontro alla Luce che sale… E Gesù Cristo, il Verbo di Dio, dispare alla vista degli uomini in questo oceano di splendori…

Luci angeliche (Att 1,9-11)[166].

93In terra due unici rumori nel silenzio profondo della folla estatica: il grido di Maria quando Egli scompare: «Gesù!», e il pianto di Isacco.

94Gli altri sono ammutoliti di religioso stupore, e restano là, come in attesa, finché due luci angeliche candidissime, in forma mortale, appaiono dicendo le parole riportate nel capo primo degli Atti Apostolici.


L’IMMACOLATA DELLO SPIRITO SANTO

20. La discesa dello Spirito Santo. Fine del ciclo messianico[167].

Il Battesimo di fuoco.

Il cenacolo (At 2,1)[168].

1Non ci sono voci e rumori nella casa del Cenacolo. Non c’è presenza di discepoli, almeno io non sento nulla che mi autorizzi a dire che in altri ambienti della casa siano raccolte delle persone. Ci sono soltanto la presenza e le voci dei Dodici e di Maria Santissima, raccolti nella sala della Cena.

2Sembra più ampia la stanza, perché le suppellettili, messe diversamente, lasciano libero tutto il centro della stanza e anche due delle pareti. Contro la terza è spinto il tavolone usato per la Cena, e fra esso e il muro, e anche ai due dei lati più stretti del tavolo, sono messi i sedili-lettucci usati per la Cena e lo sgabello usato da Gesù per la lavanda dei piedi. Però non sono, questi lettucci, messi verticalmente alla tavola, come per la Cena, ma parallelamente, di modo che gli apostoli possono stare seduti senza occuparli tutti, pur lasciando un sedile, l’unico messo verticale rispetto alla tavola, tutto per la Vergine benedetta, che è al centro della tavola, al posto che nella Cena occupava Gesù.

3La tavola è nuda di tovaglie e stoviglie, nude le credenze, denudati i muri dei loro ornamenti. Solo il lampadario arde al centro, ma con la sola fiamma centrale accesa; l’altro giro di fiammelle che fanno da corolla al bizzarro lampadario sono spente.

4Le finestre sono chiuse e sbarrate dalla pesante sbarra di ferro che le traversa. Ma un raggio di sole si infiltra baldanzoso da un forellino e scende come un ago lungo e sottile sino al pavimento, dove mette un occhiolino di sole.

Lettura biblica.

5La Vergine, seduta sola sul suo sedile, ha ai lati, sui lettucci, Pietro e Giovanni: alla destra Pietro, alla sinistra Giovanni. Mattia, il novello apostolo, è tra Giacomo d’Alfeo e il Taddeo. Davanti a Lei, la Madonna ha un cofano largo e basso di legno scuro, chiuso. Maria è vestita di azzurro cupo. Ha sui capelli il velo bianco e sopra questo il lembo del suo manto. Gli altri sono tutti a capo scoperto.

6Maria legge lentamente a voce alta. Ma, per la poca luce che giunge sin là, io credo che più che leggere Ella ripeta a memoria le parole scritte sul rotolo che Ella tiene spiegato. Gli altri la seguono in silenzio, meditando. Ogni tanto rispondono se ne è il caso[169].

7Maria ha il viso trasfigurato da un sorriso estatico. Chissà cosa vede di così capace da accenderle gli occhi, come due stelle chiare, e da arrossarle le guance d’avorio, come se su Lei si riflettesse una fiamma rosata? È veramente la mistica Rosa…

8Gli apostoli si sporgono in avanti, stando un poco per sbieco, per vederla in viso mentre così dolcemente sorride e legge, e pare la sua voce un canto d’angelo. E Pietro se ne commuove tanto che due lucciconi gli cascano dagli occhi e per un sentiero di rughe, incise ai lati del suo naso, scendono a perdersi nel cespuglio della barba brizzolata. Ma Giovanni riflette il sorriso verginale e si accende come Lei di amore, mentre segue col suo sguardo ciò che la Vergine legge sul rotolo e, quando le porge un nuovo rotolo, la guarda e sorride.

9La lettura è finita. Cessa la voce di Maria. Cessa il fruscio delle pergamene svolte e avvolte. Maria si raccoglie in orazione segreta, congiungendo le mani sul petto e appoggiando il capo contro il cofano. Gli apostoli la imitano…

Il battesimo di fuoco (At 2,2)[170].

10Un rombo fortissimo e armonico, che ha del vento e dell’arpa, che ha del canto umano e della voce di un organo perfetto, risuona improvviso nel silenzio del mattino. Si avvicina, sempre più armonico e più forte, ed empie delle sue vibrazioni la Terra, le propaga e imprime alla casa, alle pareti, alle suppellettili. La fiamma del lampadario, sino allora immobile nella pace della stanza chiusa, palpita come se un vento l’investisse, e le catenelle della lumiera tintinnano vibrando sotto l’onda di suono soprannaturale che le investe.

11Gli apostoli alzano il capo sbigottiti e, come quel fragore bellissimo, in cui sono tutte le note più belle che Dio abbia dato ai Cieli e alla Terra, si fa sempre più vicino, alcuni si alzano pronti a fuggire, altri si rannicchiano al suolo coprendosi il capo con le mani e il manto, o battendosi il petto domandando perdono al Signore, altri ancora si stringono a Maria, troppo spaventati per conservare quel ritegno verso la Purissima che hanno sempre.

12Solo Giovanni non si spaventa, perché vede la pace luminosa di gioia che si accentua sul volto di Maria, che alza il capo sorridendo ad una cosa nota a Lei sola e che poi scivola in ginocchio aprendo le braccia, e le due ali azzurre del suo manto così aperto si stendono su Pietro e Giovanni, che l’hanno imitata inginocchiandosi.

13Ma tutto ciò, che io ho tenuto minuti a descrivere, si è fatto in men di un minuto.

Il fuoco dello Spirito Santo (At 2,3)[171].

14E poi ecco la Luce, il Fuoco, lo Spirito Santo, entrare, con un ultimo fragore melodico, in forma di globo lucentissimo, ardentissimo, nella stanza chiusa, senza che porta o finestra sia mossa, e rimanere librato per un attimo sul capo di Maria, a un tre palmi dalla sua testa, che ora è scoperta, perché Maria, vedendo il Fuoco Paraclito, ha alzato le braccia come per invocarlo e gettato indietro il capo con un grido di gioia, con un sorriso d’amore senza confini. E dopo quell’attimo in cui tutto il Fuoco dello Spirito Santo, tutto l’Amore è raccolto sulla sua Sposa, il Globo Ss. si scinde in tredici fiamme canore e lucentissime, di una luce che nessun paragone terreno può descrivere, e scende a baciare la fronte di ogni apostolo.

15Ma la fiamma che scende su Maria non è una lingua di fiamma dritta sulla fronte che bacia, ma è una corona che abbraccia e cinge come un serto il capo verginale, incoronando Regina la Figlia, la Madre, la Sposa di Dio, l’incorruttibile Vergine, la Tutta Bella, l’eterna Amata e l’eterna Fanciulla che nulla cosa può avvilire e in nulla, Colei che il dolore aveva invecchiata ma che è risorta nella gioia della Risurrezione, avendo in comune col Figlio un accentuarsi di bellezza e di freschezza di carni, di sguardi, di vitalità… avendone già un anticipo della bellezza del suo glorioso Corpo assunto al Cielo ad essere il fiore del Paradiso.

16Lo Spirito Santo rutila le sue fiamme intorno al capo dell’Amata. Quali parole le dirà? Mistero! Il viso benedetto è trasfigurato di gioia soprannaturale e ride del sorriso dei Serafini, mentre delle lacrime beate sembrano diamanti giù per le gote della Benedetta, percosse come sono dalla luce dello Spirito Santo.

17Il Fuoco rimane così per qualche tempo… E poi si dilegua… Della sua discesa resta a ricordo una fragranza che nessun terrestre fiore può sprigionare… Il profumo del Paradiso…

Essi furono tutti pieni di Spirito Santo (At 2,4)[172].

18Gli apostoli tornano in loro stessi… Maria resta nella sua estasi. Soltanto si raccoglie le braccia sul petto, chiude gli occhi, abbassa il capo… Continua il suo colloquio con Dio… insensibile a tutto… Nessuno osa turbarla.

19Giovanni, accennandola, dice: «È l’Altare. E sulla sua gloria si è posata la Gloria del Signore…».

20«Sì. Non turbiamo la sua gioia. Ma andiamo a predicare il Signore e siano manifeste le sue opere e le sue parole fra i popoli», dice Pietro con soprannaturale impulsività.

21«Andiamo! Andiamo! Lo Spirito di Dio arde in me»[173], dice Giacomo d’Alfeo.

22«E ci sprona ad agire. Tutti. Andiamo ad evangelizzare le genti».

23Escono, come fossero spinti o attratti da un vento o da una forza gagliarda…

Fine del ciclo messianico.

Commemorazione di S. Zita.

Dice Gesù:

24«E qui l’Opera che il mio amore per voi ha dettata, e che voi avete ricevuta per l’amore che una creatura ha avuto per Me e per voi, è finita[174].

25È finita oggi, commemorazione di Santa Zita da Lucca[175] umile servente che servì il suo Signore nella carità in questa Chiesa di Lucca, nella quale Io, da luoghi lontani, ho portato il mio piccolo Giovanni perché mi servisse nella carità e con lo stesso amore di S. Zita per tutti gli infelici.

26Zita dava pane ai poverelli ricordando che in ognuno di essi Io sono e beati saranno, al mio fianco, coloro che avranno dato pane e bevanda a coloro che hanno sete e fame.

27Maria-Giovanni ha dato le mie parole a coloro che languiscono nell’ignoranza o nella tiepidezza o dubbio sulla Fede, ricordando che è detto[176] dalla Sapienza che coloro che si affaticano per far conoscere Iddio splenderanno come stelle nell’eternità, dando gloria al loro Amore col farlo noto e amato, e a molti.

Santa Maria Goretti.

28E ancora è finita oggi, giorno nel quale la Chiesa eleva agli altari il puro giglio dei campi Maria Teresa Goretti[177], dallo stelo spezzato mentre ancor la corolla era un boccio. E da chi spezzato se non da Satana, invido di quel candore, splendente più del suo antico aspetto d’angelo? Spezzato perché sacro all’Amatore divino. Vergine e martire, Maria, di questo secolo d’infamie, nel quale si vilipende anche l’onore della Donna, sputando la bava dei rettili a negare il potere di Dio di dare una dimora inviolata al suo Verbo incarnantesi per opera di Spirito Santo a salvare coloro che credono in Lui.

29Anche Maria-Giovanni è martire dell’Odio, che non vuole celebrare le mie meraviglie con l’Opera, arma potente a strappargli tante prede. Ma anche Maria-Giovanni sa, come sapeva Maria-Teresa, che il martirio, qualunque nome e aspetto abbia, è chiave per aprire senza indugio il Regno dei Cieli a quelli che lo patiscono per continuare la mia Passione[178]..

Il ciclo messianico.

30L’Opera è finita[179].

31E con la sua fine, con la discesa dello Spirito Santo, si conclude il ciclo messianico, che la mia Sapienza ha illuminato dal suo albore: il Concepimento immacolato di Maria, al suo tramonto: la discesa dello Spirito Santo. Tutto il ciclo messianico è opera dello Spirito d’Amore, per chi sa ben vedere. Giusto, dunque, iniziarlo col mistero dell’immacolato Concepimento della Sposa dell’Amore e concluderlo con il sigillo di Fuoco Paraclito sulla Chiesa di Cristo.

32Le opere manifeste di Dio, dell’Amore di Dio, hanno fine con la Pentecoste. Da allora in poi continua l’intimo, misterioso operare di Dio nei suoi fedeli, uniti nel Nome di Gesù nella Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica, Romana[180]; e la Chiesa, ossia l’adunanza dei fedeli[181] -pastori, pecore e agnelli- può procedere e non errare per la spirituale, continua operazione dell’Amore, Teologo dei teologi, Colui che forma i veri teologi, che sono coloro che sono persi in Dio ed hanno Dio in loro -la vita di Dio in loro per la direzione dello Spirito di Dio che li conduce- che sono coloro che veramente sono “figli di Dio” secondo il concetto di Paolo[182].

Lamento del Signore

33E al termine dell’Opera devo mettere ancora una volta il lamento messo alla fine di ogni anno evangelico[183], e nel mio dolore di veder spregiato il dono mio vi dico: “Non avrete altro, poiché non avete saputo accogliere questo che vi ho dato”. E dico anche ciò che vi feci dire per richiamarvi sulla via retta nella passata estate: “Non mi vedrete finché non venga il giorno nel quale diciate: ‘Benedetto colui che viene in nome del Signore’”»[184].

21. Maria SS. prenderà dimora al Getsemani con Giovanni, che le predice l’Assunzione[185].

Esaudimento di un desiderio di Maria.

Visita di Lazzaro e di Giuseppe.

1Maria è ancora nella casa del Cenacolo. Sola, nella sua solita stanza, cuce dei lini finissimi, simili a tovaglie lunghe e strette. Ogni tanto alza il capo per guardare nel giardino e rilevare così, dalla posizione del sole sulle muraglie di questo, l’ora del giorno. E, se sente un rumore nella casa, o nella via, ascolta attentamente. Sembra che attenda qualcuno.

2Passa così del tempo. Poi si sente un colpo alla porta di casa, al quale fa seguito un fruscio di sandali che di corsa vanno ad aprire. Delle voci d’uomo risuonano nel corridoio facendosi sempre più forti e vicine. Maria ascolta… Poi esclama: «Loro qui?! Che sarà mai accaduto?!». Mentre sta ancora pronunciando queste parole, qualcuno bussa all’uscio della stanza. «Venite avanti, fratelli in Gesù mio Signore», risponde Maria.

3Entrano Lazzaro e Giuseppe d’Arimatea, che la salutano con profonda venerazione dicendole: «Benedetta tu fra tutte le madri! I servi del tuo Figlio e nostro Signore ti salutano», e si prostrano per baciarle il lembo della veste.

4«Il Signore sia sempre con voi. Per qual ragione, e mentre ancora non cessa il fermento dei persecutori del Cristo e dei suoi seguaci, a me venite?».

5«Per vederti anzitutto. Perché vedere te è ancora vedere Lui, e  sentirci così meno afflitti per la sua dipartita dalla Terra. E poi per proporti quanto, dopo una riunione, nella mia casa, dei più amorosi e fedeli servi di Gesù, tuo Figlio e nostro Signore, abbiamo deliberato di fare», le risponde Lazzaro.

Invito di prendere la dimora al Getsemani.

6«Parlate. Sarà il vostro amore che mi parla, ed io col mio amore vi ascolterò».

7Prende ora la parola Giuseppe d’Arimatea, che dice: «Donna, tu non ignori, e lo hai detto, che il fermento, e peggio ancora, dura tuttora verso tutti quelli che sono stati prossimi al Figlio tuo e di Dio, o per parentela, o per fede, o per amicizia.

8E noi non ignoriamo che tu non intendi di lasciare questi luoghi, dove hai visto la perfetta manifestazione della natura divina e umana del Figlio tuo, la sua totale mortificazione e la sua totale glorificazione, mediante la Passione e Morte di Lui, vero Uomo, e mediante la gloriosa Risurrezione e Ascensione di Lui, vero Dio.

9E anche non ignoriamo che tu non vuoi lasciare soli gli apostoli, ai quali vuoi essere Madre e Guida nelle loro prime prove, tu, Sede della Sapienza divina, tu, Sposa dello Spirito rivelatore delle verità eterne, tu, Figlia diletta da sempre dal Padre che ti elesse ab eterno a Madre del suo Unigenito, tu, Madre di questo Verbo del Padre, che certamente ti istruì delle sue infinite e perfettissime Sapienza e Dottrina prima ancora che fosse in te, Creatura che si formava, o che fosse con te come Figlio che cresce in età e sapienza sino a divenire Maestro dei maestri.

10Giovanni ce lo disse il dì dopo la prima stupefacente predicazione e manifestazione apostolica, avvenuta dieci giorni dopo l’Ascensione di Gesù al Cielo. Tu, a tua volta, sai, per averlo visto nel Getsemani il dì dell’Ascensione del Figlio tuo al Padre, e per averlo saputo da Pietro, Giovanni ed altri apostoli, come io e Lazzaro, subito dopo la Morte e Risurrezione, iniziammo dei lavori di muratura intorno al mio orto presso il Golgota e al Getsemani sul monte degli Ulivi, perché quei luoghi, santificati dal Sangue del Martire divino, gocciato, ahimè!, ardente di febbre nel Getsemani, e ghiacciato e grumoso nel mio orto, non siano profanati dai nemici di Gesù.

11Ora i lavori sono ultimati, e sia io che Lazzaro, e con lui le sorelle e gli apostoli, che troppo dolore avrebbero nel non averti più qui, ti diciamo: “Prendi dimora nella casa di Giona e Maria, i custodi del Getsemani”».

Desiderio di Maria .

12«E Giona e Maria? Piccola è quella casa, ed io amo la solitudine. Sempre l’amai. E più ancora l’amo ora, perché ho bisogno di questa per perdermi in Dio, nel mio Gesù, onde non morire d’ambascia per non averlo più qui. Sui misteri di Dio, perché Egli è ora Dio più che mai, non è giusto che si posi occhio umano. Donna io, Uomo Gesù. Ma la nostra fu, ed è, una Umanità diversa da ogni altra, e per immunità da colpa, anche d’origine, e per rapporti con Dio uno e trino. Noi siamo unici in queste cose tra tutti i creati passati, presenti e futuri.

13Ora l’uomo, anche il più buono e prudente, è naturalmente, inevitabilmente curioso, specie se ha vicino una manifestazione straordinaria. E solo io e Gesù, finché fu sulla Terra, sappiamo quale sofferenza, quale… sì, anche vergogna, disagio, tormento si provi quando la curiosità umana scruta, sorveglia, spia i nostri segreti con Dio.

14É qualcosa come se ci mettessero nudi in mezzo ad una piazza. Pensate al mio passato, a come sempre cercai nascondimento, silenzio, a come sempre celai, sotto le apparenze di una vita comune di povera donna, i misteri di Dio in me. Ricordatevi come, per non svelarli neppure al mio sposo Giuseppe, per poco di lui, giusto, non feci un ingiusto. Solo l’intervento angelico impedì questo pericolo.

15Pensate alla vita così umile, nascosta, comune, condotta da Gesù per trent’anni, al suo facile appartarsi, isolarsi quando divenne il Maestro. Doveva fare miracoli ed istruire, perché tale era la sua missione. Ma, io lo so da Lui stesso, Egli soffriva -uno dei molti motivi della sua severità e tristezza che balenavano dai suoi grandi e potenti occhi- Egli soffriva, dicevo, per l’esaltazione delle folle, per la curiosità più o meno buona con cui era osservato in ogni suo atto.

16Quante volte non comandò ai suoi discepoli e miracolati: “Non dite ciò che avete visto. Non dite ciò che vi ho fatto”… Ora io non vorrei che occhio umano indagasse sui misteri di Dio in me, misteri che non sono, no, cessati con il ritorno al Cielo di Gesù, mio Figlio e mio Dio, ma anzi durano, e direi che crescono, per sua bontà e per tenermi in vita sino a che l’ora, tanto da me desiderata, di ricongiungermi a Lui, per l’eternità, non sarà venuta. Vorrei solo Giovanni con me. Perché è prudente, rispettoso, amoroso con me come un secondo Gesù. Ma Giona e Maria sapranno…».

17Lazzaro la interrompe: «É già fatto, o Benedetta! Abbiamo già provveduto. Marco, figlio di Giona, è ora tra i discepoli. Maria, sua madre, e Giona, suo padre, già sono a Betania».

18«Ma l’uliveto? Ha ben bisogno di cure!», gli risponde Maria.

«Solo nel tempo del potare, scassare e cogliere. Pochi giorni in un anno, quindi, e che saranno meno ancora, perché manderò i miei servi di Betania insieme a Marco, in quei periodi. Tu, Madre, se ci vuoi fare felici, io e le sorelle, vieni a Betania in quei giorni, nella solitaria casa dello Zelote. Saremo vicini, ma l’occhio nostro non sarà indiscreto sui tuoi incontri con Dio».

19«Ma il frantoio?…».

«É già stato trasportato a Betania. Il Getsemani, completamente cintato, proprietà ancor più riservata di Lazzaro di Teofilo, ti attende, o Maria. E ti assicuro che i nemici di Gesù non oseranno, per tema di Roma, violarne la pace del luogo e tua».

Gioia di Maria.

20«Oh! quando è così!», esclama Maria. E si stringe le mani sul cuore, e li guarda, con un volto quasi estatico tanto è beato, con un sorriso d’angelo sulle labbra e delle lacrime di gioia sulle ciglia bionde. Prosegue: «Io e Giovanni! Soli! Noi due soli! Mi parrà d’esser di nuovo a Nazareth col Figlio mio! Soli! Nella pace! In quella pace! Là dove Egli, il mio Gesù, effuse tante parole e tanto spirito di pace! Là dove, è vero, soffrì sino a sudar sangue e a ricevere la suprema sofferenza morale del bacio infame e le prime…».

21Un singhiozzo e un ricordo dolorosissimo le spezzano la parola e sconvolgono il suo volto, che per brevi istanti riprende l’espressione dolente che aveva nei giorni della Passione e Morte del Figlio. Poi si riprende e dice: «Là dove Egli tornò nell’infinita pace del Paradiso! Manderò presto a Maria d’Alfeo l’ordine di custodire lei la mia casetta di Nazareth, che mi è tanto cara perché là si compì il mistero e vi morì il mio sposo, così puro e santo, e vi crebbe Gesù.

22Tanto cara! Ma mai come questi luoghi dove Egli istituì il Rito dei riti, e si fece Pane, Sangue, Vita agli uomini, e patì, e redense, e fondò la sua Chiesa, e con la sua ultima benedizione rese buone e sante tutte le cose del Creato. Resterò. Sì. Resterò qui. Andrò al Getsemani. E da lì potrò, seguendo le mura, dalla parte esterna di esse, andare al Golgota, e nel tuo orto, Giuseppe, dove tanto piansi, e venire alla tua casa, Lazzaro, dove sempre ebbi, nel mio Figlio prima, e a me dopo, tanto amore. Ma vorrei…».

23«Che, Benedetta?», le chiedono i due.

«Vorrei poter tornare anche qui. Perché insieme agli apostoli avremmo deciso, sempre che Lazzaro lo permetta…».

24«Tutto ciò che vuoi, Madre. Tutto quanto è mio è tuo. Prima lo dicevo a Gesù. Ora lo dico a te. E chi riceve grazia sono sempre io, se tu accetti il mio dono».

La prima Chiesa della nuova religione.

25«Figlio, lascia che così ti chiami, vorrei che tu ci concedessi di fare di questa casa, anzi del Cenacolo, il luogo di riunione e dell’agape fraterna».

26«Égiusto. In questo luogo il Figlio tuo ha istituito il nuovo eterno Rito, ha costituito la nuova Chiesa elevando al novello Pontificato e Sacerdozio i suoi apostoli e discepoli. Giusto è che quella stanza divenga il primo tempio della nuova religione. Il seme che domani sarà pianta, e poi foresta immensa, il germe che domani sarà organismo vitale, completo, e che sempre più crescerà in altezza, profondità e larghezza, estendendosi su tutta la Terra. Quale mensa e altare più santi di quelli su cui Egli spezzò il Pane e posò il Calice del nuovo Rito che durerà sinché durerà la Terra?».

27«E’ vero, Lazzaro. E, vedi? Per esso sto cucendo le tovaglie monde. Perché io credo, come nessuno crederà con pari potenza, che il Pane e il Vino sono Lui, nella sua Carne e nel suo Sangue; Carne santissima e innocentissima, Sangue redentore, dati in Cibo e Bevanda di Vita agli uomini. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo vi benedicano, o voi buoni, sapienti, pietosi sempre al Figlio e alla Madre».

Consegna delle chiavi.

28«Allora è detto. Prendi. Questa è la chiave che apre i diversi cancelli della cinta del Getsemani. E questa è la chiave della casa. E sii felice, per quanto Dio te lo concede e per quanto il nostro povero amore vorrebbe che tu lo fossi».

29Giuseppe d’Arimatea, ora che Lazzaro ha finito di parlare, dice a sua volta: «E questa è la chiave di cinta del mio orto».

«Ma tu… Hai ben diritto d’entrarvi, tu!».

«Ne ho un’altra, Maria. L’ortolano è un giusto, e così suo figlio. Potrai trovare là solo loro ed io. E saremo tutti prudenti e rispettosi».

«Dio vi benedica nuovamente», ripete Maria.

30«A te grazie, o Madre. Il nostro amore e la pace di Dio a te, sempre». Si prostrano dopo quest’ultimo saluto, le baciano di nuovo l’orlo della veste e se ne vanno.

Desiderio esaudito.

31Sono appena usciti dalla casa che si sente un altro bussare discreto all’uscio della stanza dove è Maria.

«Entra pure», dice Maria.

32Giovanni non se lo fa dire due volte. Entra e chiede, un poco agitato: «Che volevano Giuseppe e Lazzaro? C’è qualche pericolo?».

33«No, figlio. C’è solo l’esaudimento di un mio desiderio. Desiderio mio e di altri. Tu sai come Pietro e Giacomo d’Alfeo, il primo Pontefice, l’altro capo della chiesa di Gerusalemme, siano desolati al pensiero di perdermi e spauriti dalla tema di non saper fare senza di me.

34Giacomo soprattutto. Neppure la speciale apparizione di mio Figlio a lui, la sua elezione per volere di Gesù, lo consolano e fortificano. Ma anche gli altri!…

35Ora Lazzaro soddisfa questo generale desiderio e ci fa padroni del Getsemani. Io e te. Soli là. Ecco le chiavi. E questa è quella dell’orto di Giuseppe… Potremo andare al Sepolcro, a Betania, senza passare per la città… E andare al Golgota… E venire qui ogni volta che ci sarà l’agape fraterna. Tutto ci concedono Lazzaro e Giuseppe».

35«Sono due veri giusti. Lazzaro ebbe molto da Gesù. E’ vero. Ma, ancor prima di avere, dette sempre tutto a Gesù. Sei lieta, Madre?».

36«Sì, Giovanni. Tanto! Vivrò, sinché Dio lo vorrà, assistendo Pietro e Giacomo e voi tutti, e aiuterò i primi cristiani in tutti i modi. Se i giudei, i farisei e i sacerdoti non saranno belve anche verso di me come lo furono per il Figlio mio, potrò esalare lo spirito mio là dove Egli ascese al Padre».

Ragioni che giustificano l’Assunzione di Maria.

L’Immacolata Concezione.

37«Ascenderai tu pure, o Madre».

38«No. Non sono Gesù, io. Nacqui umanamente».

39«Ma senza macchia d’origine. Io sono un povero pescatore ignorante. Non so di dottrine e scritture altro che ciò che mi insegnò il Maestro. Però sono come un fanciullo, perché sono puro. E per questo, forse, so più dei rabbi d’Israele, perché, Egli lo disse, Dio nasconde le cose ai sapienti e le disvela ai piccoli, ai puri[186].

40E per questo penso, dico meglio, sento che tu avrai la sorte che avrebbe avuto Eva se non avesse peccato[187].

41E più ancora, poiché tu non sei stata sposa di un Adamo-uomo, ma di Dio, per dare alla Terra il nuovo Adamo fedele alla Grazia.

42Il Creatore, nel creare i Progenitori, non li aveva destinati alla morte, cioè alla corruzione del corpo più perfetto da Lui creato, e reso il più nobile tra tutti i corpi creati perché dotato d’anima spirituale e dei doni gratuiti di Dio, per cui “figli adottivi di Dio” potevano dirsi, ma voleva per loro solo un passaggio dal Paradiso terrestre a quello celeste.

43Ora tu non hai mai avuto macchia di peccato alcuno sulla tua anima.

44Neppure il grande, comune peccato, eredità di Adamo a tutti gli umani, ti colpì, perché Dio te ne preservò per singolare, unico privilegio, essendo tu, da sempre, destinata a divenire l’Arca del Verbo.

45E l’Arca, anche quella che, ahimè! non contiene che cose fredde, aride, morte, perché in verità il popolo di Dio non le mette in pratica come dovrebbe, è, e deve essere, sempre mondissima.

46L’Arca sì. Ma chi, tra coloro che ad essa si accostano, Pontefice e Sacerdoti, lo sono realmente come tu lo sei? Nessuno. Per questo io sento che a te, seconda Eva, ed Eva fedele alla Grazia, non verrà data la morte».

La corredenzione compiuta.

47 «Mio Figlio, secondo Adamo, Grazia stessa, ubbidiente sempre al Padre, a me, in modo perfetto, morì. E di quale morte!».

48«Era venuto per essere il Redentore, Madre. Lasciò il Padre, il Cielo, per prendere Carne onde redimere, col suo Sacrificio, gli uomini, rendere loro la Grazia, e quindi rielevarli al grado di figli adottivi di Dio, eredi del Cielo. Egli doveva morire. E morì con la sua Umanità SS.

49E tu moristi nel cuore vedendo il suo supplizio atroce e la sua Morte. Hai già tutto patito per essere redentrice con Lui. Io sono un povero stolto, ma sento che tu, Arca vera del vero, vivente Iddio, non sarai, non puoi essere corruttibile.

Le immagini bibliche.

50Come la nuvola di fuoco[188] protesse e diresse l’Arca di Mosè verso la Terra promessa, così il Fuoco di Dio ti attrarrà al suo Centro.

51Come la verga di Aronne non seccò, non morì, ma anzi, benché staccata dall’albero, mise gemme, foglie e frutti[189], e visse nel Tabernacolo, così tu, eletta da Dio tra tutte le donne che abitarono e abiteranno la Terra, non morrai come pianta che secca, ma nell’eterno Tabernacolo dei Cieli vivrai in eterno, con tutta te stessa.

52Come le acque del Giordano si aprirono per lasciar passare l’Arca e i suoi portatori e il popolo tutto, ai tempi di Giosuè[190], così per te si apriranno le barriere che il peccato di Adamo ha messo tra Terra e Cielo, e tu passerai da questo mondo al Cielo eterno.

53Ne sono certo. Perché Dio è giusto. E per te dura il decreto messo da Lui per chi non ha né peccato ereditario, né peccato volontario sull’anima».

La rivelazione dello Spirito S.

54«Tiha rivelato ciò Gesù?».

«No, Madre. Me lo dice lo Spirito Paraclito, Colui che il Maestro ci avvisò che ci avrebbe rivelato le cose future e ogni verità. Il Consolatore già me lo dice, nello spirito, per rendermi meno amaro il pensiero di perderti, o Madre benedetta che amo e venero quanto e più della mia per quanto soffristi, per quanto sei buona e santa, solo inferiore al Figlio tuo SS. tra tutti i santi presenti e futuri. La Santa più grande». E Giovanni, commosso, si prostra venerandola.

22. Maria SS. con Giovanni nei luoghi della Passione[191].

Dove il Signore sudò sangue.

1É l’alba. Una chiara alba d’estate. Maria, insieme al fido Giovanni, esce dalla casetta del Getsemani e cammina sollecita per l’uliveto silenzioso e deserto. Solo qualche canto d’uccello e il pigolio dei nidiaci rompono il grande silenzio del luogo. Maria si dirige sicura al masso dell’Agonia. Vi si inginocchia contro, bacia là dove certe crepe sottili del masso mostrano ancora delle tracce rosso ruggine del Sangue di Gesù, penetrato nelle fessure e ivi rappresosi, le carezza come accarezzasse ancora il Figlio o parte di Lui.

2Giovanni, in piedi dietro di Lei, l’osserva e piange senza rumore, asciugandosi rapidamente gli occhi quando Maria fa l’atto di alzarsi, anzi l’aiuta a farlo, e lo fa con tanto amore, venerazione e pietà.

La donna dell’Ave e del fiat.

3Maria ora scende verso lo spiazzo dove fu catturato Gesù. Anche lì si inginocchia e si curva a baciare la terra, dopo aver chiesto a Giovanni: «É proprio questo il punto del bacio orrendo e infame, che ha contaminato questo luogo più ancora che non insozzasse il Paradiso terrestre il sozzo e corruttore colloquio del Serpente con Eva?».

4Poi si alza dicendo: «Ma io non sono Eva. Io sono la Donna dell’Ave. Ho capovolto le cose. Eva gettò nel fango sozzo ciò che era cosa di Cielo. Io ho accettato tutto: incomprensioni, critiche, sospetti, dolori -quanti dolori e di quante specie, prima del dolore supremo- per levare dal fango sozzo ciò che Eva e Adamo vi avevano gettato, e rialzarlo verso il Cielo.

5A me non poté parlare il demonio, benché lo tentasse, come lo tentò con il Figlio mio, per distruggere definitivamente il disegno redentivo. Con me non poté parlare, perché chiusi le orecchie e gli occhi alla sua vista e alla sua voce, e soprattutto chiusi il mio cuore e il mio spirito contro ogni assalto di ciò che non è santo e puro.

6Il mio io limpido, ma non scalfibile, come puro diamante, si aperse solo all’Angelo annunziatore. Le mie orecchie ascoltarono solo quella, di voce spirituale, e così ho riparato, riedificato ciò che Eva aveva lesionato e distrutto.

7Sono la Donna dell’Ave e del Fiat. Ho ristabilito l’ordine sconvolto da Eva. E ora posso levare e lavare col mio bacio e il mio pianto l’impronta di quel bacio maledetto e di quella contaminazione. La più grande di tutte, perché fatta non da creatura a creatura, ma da creatura al suo Maestro e Amico, al suo Creatore e Dio».

Luogo della caduta.

8Poi si dirige al cancello, che Giovanni apre. Escono insieme dal Getsemani, scendono al Cedron, valicano il ponticello, e anche là Maria si inginocchia per baciare la rustica spalletta del ponte, nel punto dove vi cadde contro il Figlio. Dice: «M’è sacro ogni luogo dove Egli patì i supremi dolori e oltraggi. Vorrei aver tutto nella mia casetta. Ma non tutto si può avere!». Sospira, poi aggiunge: «Andiamo svelti. Prima che la gente si muova».

Un frutto della cattiva volontà.

9E insieme a Giovanni riprende il cammino. Non entra in città. Costeggia la valle di Hinnon e le caverne dove vivono i lebbrosi. Alza gli occhi verso quegli antri di dolore. Fa un cenno a Giovanni, il quale dispone subito su di un masso delle cibarie che aveva in una borsa, gettando nel contempo un grido di richiamo.

10Dei lebbrosi si affacciano e vengono verso il masso, ringraziando. Ma nessuno chiede guarigione. Maria lo nota e dice: «Sanno che Egli non c’è più e, scossi come sono rimasti per la sua Morte orrenda, non sanno più aver fede in Lui e nei suoi discepoli. Due volte infelici! Due volte lebbrosi! Due? No, anzi totalmente infelici, lebbrosi, morti! E sulla Terra e nell’altro mondo».

11«Vuoi che provi a parlar loro, o Madre?».

«È inutile! Ci si provarono Pietro, Giuda d’Alfeo, Simone Zelote… E li derisero. Venne Maria di Lazzaro, che sempre li soccorre in memoria di Gesù, e fu derisa lei pure. Anche Lazzaro ci andò, e con Giuseppe e Nicodemo, per persuaderli che Egli era il Cristo, col narrargli la sua risurrezione, per opera di Gesù, dopo quattro giorni di sepolcro e quella dell’Uomo Dio, per suo proprio potere, e l’Ascensione sua. Fu tutto inutile. Risposero: “Sono menzogne. Coloro che sanno la verità le dicono tali”».

12«E costoro sono certo i farisei e i sacerdoti. Sono loro che lavorano per abbattere la fede in Lui. Ne sono sicuro che sono loro!».

13«Può essere, Giovanni. Il certo è che i lebbrosi che non si convertirono prima, neppure davanti ai miracoli di Gesù, non si convertiranno più. Mai più. Segno e simbolo di tutti coloro che, nei secoli, non si convertiranno al Cristo, e saranno, per libera volontà, lebbrosi di peccato, morti alla Grazia che è Vita, simbolo di tutti coloro per i quali inutilmente Egli morì… E in quel modo!…», e piange quietamente, senza singhiozzi, ma con un vero profluvio di lacrime.

Le lacrime della madre.

14Giovanni la prende per un braccio quando Maria, per nascondere il suo pianto a dei passanti che l’osservano, si copre il volto col suo velo. Giovanni, mentre amorosamente la guida, le dice: «Non può il tuo pianto, il tuo pregare, il tuo, anzi, il vostro amore per tutti gli uomini -vostro perché il tuo è attivo come attivo, perfettamente attivo, è quello di Gesù glorioso in Cielo[192], e il vostro dolore, il tuo per la sordità degli uomini, il suo per il peccare ostinato di troppi, non dare frutto.

15Spera, o Madre! Molto dolore ti dettero e ti daranno ancora gli uomini, ma anche amore e gioia. Chi non ti amerà quando saprà di te? Ora sei qui, ignorata, sconosciuta al mondo. Ma quando la Terra saprà, perché fatta cristiana, quanto amore verrà a te! Ne sono sicuro, o Madre santa».

Culto della via crucis.

16Il Golgota è ormai vicino, e più vicino ancora è l’orto di Giuseppe. Quando raggiungono quest’ultimo, Maria non vi entra. Va prima al Golgota. E nei punti che ebbero particolari episodi durante la Passione, ossia nei luoghi delle cadute, dell’incontro con Niche e con Lei stessa, s’inginocchia e bacia il suolo.

17Giunta alla vetta, i suoi baci si infittiscono sul luogo della Crocifissione. Baci e lacrime, i primi quasi convulsi, le seconde calme, ma fitte come una pioggia, cadono sulla terra giallastra, bagnandola, quest’ultime, e facendo più scuro il suo colore giallognolo.

18Una pianticella è nata proprio là dove la terra fu smossa per piantarvi la Croce, un’umile pianticella di prato, dalle foglie a forma di cuore, dai fiorellini rossi come rubini. Maria la guarda, pensa, poi delicatamente la leva dal suolo insieme ad un poco di terriccio, la depone in un lembo del suo manto, dicendo a Giovanni: «La metterò in un vaso.

19Pare sangue di Lui, ed è nata sulla terra fatta rossa dal suo Sangue. Certo è un seme portato dal turbine di quel giorno, venuto chissà da dove, caduto lì chissà perché, a metter radici nella polvere fecondata da quel Sangue.

20Fosse così per tutte le anime! Perché il più gran numero di esse è più restio dell’arida e maledetta terra del Golgota, luogo di supplizio per ladroni e omicidi, e del deicidio di tutto un popolo? Maledetta? No. Egli l’ha santificata questa polvere. 

21Maledetti da Dio sono coloro che fecero di questo colle il luogo del più orrendo, ingiusto, sacrilego delitto che mai avrà la Terra». Ora i singhiozzi si uniscono alle lacrime.

22Giovanni le cinge con un braccio le spalle, per farle sentire tutto il suo amore, e la persuade a lasciare quel luogo, troppo doloroso per Lei.

Luogo della deposizione.

23Scendono di nuovo ai piedi del colle. Entrano nell’orto di Giuseppe. Il Sepolcro mostra il suo interno dall’ampia bocca, non più chiusa dalla pietra, che giace ancora, ribaltata al suolo, tra l’erba. L’interno è vuoto. Sparita ogni traccia della Deposizione e della Risurrezione. Sembra un sepolcro mai usato. Maria bacia la pietra dell’Unzione, carezza con lo sguardo le pareti. Poi chiede a Giovanni: «Ripetimi un’altra volta come trovasti le cose qui, quando con Pietro venisti in questo luogo all’aurora della Risurrezione».

24E Giovanni torna a descrivere, spostandosi qua e là, fuori e dentro il Sepolcro, come erano le cose, e che fecero lui e Pietro, terminando col dire: «Avremmo dovuto ritirare i lini. Ma eravamo così scossi da tutti gli avvenimenti di quei giorni che non ci pensammo. Quando tornammo qui, i lini non c’erano più».

25«Li avranno presi, per profanarli, quelli del Tempio», lo interrompe piangendo Maria. E conclude: «Neppure Maria di Magdala pensò che era bene levarli per darmeli. Era anche lei troppo turbata».

26«Il Tempio? No. Io penso che li abbia presi Giuseppe».

27«Me lo avrebbe detto… Oh! per un ultimo spregio li avranno presi i nemici di Gesù!», geme Maria.

28«Non piangere, non soffrire più. Egli ormai è nella gloria. Nell’amore perfetto e infinito. L’odio e gli spregi non possono colpirlo più».

29«E’ vero. Ma quei lini…»

30«Ti darebbero dolore, come te lo dà la prima sindone, che non hai forza di spiegare perché, oltre le tracce del suo Sangue, porta quelle delle cose immonde gettate su quel Corpo Santissimo.».

31«Quella sì. Ma questi no. Assorbirono quanto gemeva da Lui dopo che non soffriva più… Oh! tu non puoi capire!».

32«Capisco, Madre. Ma credevo che tu, che certo non sei separata da Lui Dio, come noi lo siamo e più ancora come lo sono i semplici credenti in Lui, non sentissi così forte il desiderio, anzi il bisogno di avere qualcosa di Lui, Uomo torturato. Perdona la mia stoltezza. Vieni… Torneremo ancora qui. Ora andiamo, perché il sole s’alza sempre più ed è forte, e lunga è la via per noi che dobbiamo evitare la città».

33Escono dal Sepolcro e poi dall’orto e, per la stessa via presa nel venire, tornano al Getsemani. Maria cammina svelta e silenziosa, tutta raccolta nel suo manto. Ha solo un moto di ribrezzo e di orrore quando passa presso l’uliveto dove s’impiccò Giuda e presso la casa di campagna di Caifa, e mormora: «Qui egli compì la sua dannazione di impenitente disperato, e là compì l’orrendo mercato».

23. Istituzione della “domenica”. Graduale conversione di Gamaliele. Le due sindoni[193].

Istituzione della “domenica”.

I tre apostoli del mistero.

1É notte. La luna, al suo colmo, illumina della sua luce argentea tutto il Getsemani e la casetta di Maria e Giovanni. Tutto tace. Anche il Cedron, ridotto ad un filo d’acqua, non dà rumore. Ad un tratto un fruscio di sandali si fa sentire nel gran silenzio e si fa sempre più distinto e vicino, e con esso un bisbigliare di alcune voci maschili e profonde.

2Poi ecco tre persone uscire dall’intrico delle piante e dirigersi verso la casetta. Bussano alla porta chiusa. Un lume si accende e una piccola luce tremula filtra da una fessura dell’uscio. Una mano apre, una testa si sporge, una voce, quella di Giovanni, chiede: «Chi siete?».

3«Giuseppe d’Arimatea. E con me sono Nicodemo e Lazzaro. L’ora è indiscreta. Ma la prudenza ce la impone. Portiamo a Maria una cosa, e Lazzaro ci scorta».

4«Entrate. Vado a chiamarla. Non dorme. Prega lassù, nella sua stanzetta, sulla terrazza. Le piace tanto!», dice Giovanni e sale lesto per la scaletta che conduce alla terrazza e alla stanza.

5I tre, rimasti nella cucina, parlano piano, tra loro, alla tenue luce della lucerna, stando raggruppati presso la tavola, ancor tutti ammantellati, meno che nel capo che si sono scoperto.

Guidati dallo Spirito Santo.

6Giovanni rientra insieme a Maria, che saluta i tre dicendo: «La pace a voi tutti».

«E a te, Maria», le rispondono i tre inchinandosi.

7«Vi è qualche pericolo? È accaduto qualcosa ai servi di Gesù?».

«Nulla, Donna. Siamo noi che abbiamo deciso di venire per donarti una cosa che -ora lo sappiamo con certezza, ma già lo presentivamo- che tu desideravi di avere. Non venimmo prima perché c’era contrasto d’idee tra di noi, e anche tra noi e Maria di Lazzaro. Marta non si è pronunciata in merito. Ha solo detto: “Il Signore, o direttamente, o ispirando altri a parlare, vi dirà cosa fare”. E in verità ci è stato detto cosa fare. E siamo venuti per questo», spiega Giuseppe.

8«Vi parlò il Signore? Venne a voi?».

«No, Madre. Non più, dopo la sua ascesa al Cielo. Prima sì. Ci apparì, te lo dicemmo, in modo soprannaturale, dopo la Risurrezione, nella mia casa. In quel dì comparve a molti, contemporaneamente, per testimoniare la sua Divinità e Risurrezione. Poi ancora lo vedemmo finché fu fra gli uomini, ma non più in modo soprannaturale, così come lo videro apostoli e discepoli», le risponde Nicodemo.

9«E allora? Come vi indicò la via da seguire?».

«Per bocca di uno tra i suoi prediletti e successori».

Istituzione della “domenica”.

10«Pietro? Non credo. É ancora troppo spaventato, e del passato e della sua nuova missione».

11«No, Maria, non Pietro. Il quale, però, in verità si fa sempre più sicuro e, ora che sa a quale scopo Lazzaro ha adibito la casa del Cenacolo, ha deciso di iniziare le regolari agapi e celebrare i regolari misteri il dì dopo ogni sabato.

12Perché dice che ora il giorno del Signore è quello, essendo Egli in quel dì risuscitato e apparso a molti, per confermarli nella fede sulla sua natura eterna di Dio.

13Non c’è più il sabato, quale tale per gli ebrei, forse tale da Shabahòt[194]. Non c’è più il sabato, perché per i cristiani non c’è più la sinagoga, ma la Chiesa, così come avevano predetto i profeti. Ma c’è ancora, e sempre ci sarà, il giorno del Signore, in memoria dell’Uomo-Dio, del Maestro, Fondatore, Pontefice eterno, dopo esser stato Redentore, della Chiesa cristiana.

14Dal dì dopo il prossimo sabato si avranno dunque le agapi tra i cristiani, e saranno tanti, nella casa del Cenacolo. Cosa non possibile prima, e per il livore dei farisei, sacerdoti, sadducei e scribi, e per la momentanea dispersione di molti seguaci di Gesù, scossi nella fede in Lui e paurosi dell’odio giudeo.

15Ma ormai gli odiatori, e per paura di Roma, che ha censurato il comportamento del Proconsole e della folla, e perché credono finita “l’esaltazione dei fanatici”, come definiscono loro la fede dei cristiani in Cristo, per la momentanea dispersione dei fedeli, in verità durata ben poco, e ormai finita, perché tutte le pecore sono tornate all’Ovile del vero Pastore, sono meno attenti, direi che se ne disinteressano come di cosa morta, finita.

Gli apostoli delle sindoni.

Consegna della seconda sindone alla Madre.

16E ciò permette che ci si riunisca, per le agapi. Noi vogliamo che tu possa, anche per la prima di esse, aver questo ricordo di Lui da mostrare ai fedeli, onde confermarli nella fede, e senza che ciò ti addolori troppo».

17E Giuseppe le porge un voluminoso rotolo che, avvolto in un drappo rosso scuro, aveva sino a quel momento tenuto celato sotto il manto.

18«Cosa è?», domanda Maria impallidendo. «Le sue vesti, forse? Quella che io gli feci per… Oh!…», piange.

«Quelle a nessun prezzo le trovammo più. Chissà come e dove sono finite!», risponde Lazzaro.

19E aggiunge: «Ma anche questa è una sua veste. L’estrema sua veste.  È la sindone monda in cui fu avvolto il Purissimo dopo la tortura e la -per quanto affrettata e relativa- e la purificazione delle sue membra, insozzate dai suoi nemici, e l’imbalsamazione sommaria.

20Giuseppe, quando Egli risorse, le ritirò ambedue dal Sepolcro e le portò da noi, a Betania, per impedire spregi sacrileghi su di esse. In casa di Lazzaro non osano molto i nemici di Gesù. E men che mai da quando sanno come Roma censurò l’azione di Ponzio Pilato.

21Poi, passato il primo tempo, il più pericoloso, demmo a te la prima sindone, e Nicodemo prese l’altra e la portò nella sua casa di campagna».

22«Veramente, o Lazzaro, esse erano di Giuseppe», osserva Maria.

23«E’ vero, Donna. Ma la casa di Nicodemo è fuori dalla città. Quindi dà meno nell’occhio ed è più sicura, per molti motivi», le risponde Giuseppe.

Graduale conversione di Gamaliele.

24«Sì, specialmente da quando Gamaliele, insieme al figlio suo, la frequenta con assiduità», aggiunge Nicodemo.

25«Gamaliele!?», dice Maria con grande stupore.

Lazzaro non può trattenersi dal sorridere sarcasticamente, mentre le risponde: «Sì. Il segno, il famoso segno che egli attendeva per credere che Gesù era il Messia, lo ha scosso. Non si può negare che il segno fu tale da frantumare anche le teste ed i cuori più duri ad arrendersi.

26E Gamaliele, da quel segno potentissimo, fu scosso, scrollato, abbattuto più delle case che crollarono nel dì di Parasceve mentre pareva che il mondo perisse insieme alla Gran Vittima.

27Il rimorso lo ha lacerato più che non si sia lacerato il velo del Tempio, il rimorso di non aver mai capito Gesù per ciò che realmente era. Il sepolcro chiuso del suo spirito di vecchio, cocciuto ebreo, s’è aperto, come le tombe che lasciarono apparire i corpi dei giusti, ed egli ora cerca affannosamente verità, luce, perdono, vita. La nuova vita. Quella che solo per Gesù e in Gesù si può avere.

28Oh! Avrà ancora da lavorare molto per liberare totalmente il suo io antico dalle macie del suo passato modo di pensare! Ma ci arriverà. Egli cerca pace, perdono e conoscenza. Pace ai suoi rimorsi e perdono alle sue ostinazioni. E conoscenza completa di Colui che, quando poteva farlo, non volle conoscere completamente. E va da Nicodemo per giungere alla mèta che si è ormai prefisso di raggiungere».

29«Sei sicuro che non ti tradirà, Nicodemo?», chiede Maria.

«No. Non mi tradirà. In fondo è un giusto. Ricorda che egli osò imporsi al Sinedrio, durante il processo infame, e che apertamente mostrò il suo sdegno e sprezzo agl’ingiusti giudici, andandosene e comandando al figlio di andarsene per non essere complice, neppure con una passiva presenza, a quel supremo delitto. Questo per Gamaliele.

La prima sindone.

30Per le sindoni, poi, ho pensato, tanto non sono più ebreo e quindi non più soggetto al divieto[195] del Deuteronomio sulle sculture e opere di getto, di fare, così come so fare, una statua di Gesù crocifisso -userò uno dei miei giganteschi cedri del Libano- e di celarvi nell’interno una delle sindoni: la prima, se tu, Madre, ce la rendi.

31Ti farebbe sempre troppo male vederla, perché in essa sono visibili le immondezze con cui Israele sacrilegamente colpì il Figlio del suo Dio.

32Inoltre, certo per le scosse ricevute nella discesa dal Golgota, scosse che spostarono continuamente quel martoriato Corpo, l’immagine è così confusa che è difficile distinguerla.

33Ma a me quella tela, benché confusa nell’effigie e sozza, m’è sempre cara e sacra, perché su essa è sempre del sangue e del sudore di Lui. Celata in quella scultura sarà salva, perché nessun israelita delle alte caste mai oserà toccare una scultura.

La seconda sindone

34Ma l’altra, la seconda sindone, che fu su Lui dalla sera di Parasceve all’aurora della Risurrezione, deve venire a te. E -te ne avverto perché tu non ti abbia a commuovere troppo nel vederla- e sappi che più i giorni sono passati e più su di essa è apparsa nitidamente la figura di Lui, così come era dopo il lavacro.

35Quando la ritirammo dal Sepolcro pareva che semplicemente conservasse l’impronta delle sue membra coperte dagli oli e, ad essi mescolati, scoli di sangue e di siero dalle molte ferite. Ma, o per un processo naturale o, il che è molto più certo, per un volere soprannaturale, un miracolo di Lui per dare una gioia a te, più il tempo è passato e più l’impronta si è fatta precisa e chiara. Egli è là, su quella tela, bello, imponente, anche se ferito, sereno, pacifico, anche dopo tante torture. Hai cuore di vederlo?».

36«Oh! Nicodemo! Ma questo era il mio supremo desiderio! Tu lo dici d’aspetto pacificato… Oh! poterlo vedere così, non con quell’espressione torturata che è sul velo di Niche!», risponde Maria congiungendo le mani sul suo cuore.

Esposizione della sindone di Torino.

37Allora i quattro spostano la tavola per avere più spazio; poi, stando Lazzaro e Giovanni da un lato, Nicodemo e Giuseppe dall’altro, svolgono lentamente la lunga tela. Appare per prima la parte dorsale, iniziando dai piedi; poi, dopo la quasi congiunzione delle teste, quella frontale.

36Le linee sono ben chiare, e chiari i segni, tutti i segni, della flagellazione, coronazione di spine, sfregamento della croce, contusioni da colpi ricevuti e cadute fatte, e le ferite dei chiodi e della lancia. Maria cade in ginocchio, bacia il telo, carezza quelle impronte, bacia le ferite. É angosciata, ma anche visibilmente contenta di poter avere quella soprannaturale, miracolosa effigie di Lui.

Tempo della consegna alla Madre

37Finita la sua venerazione, si volge e dice a Giovanni, che non può esserle vicino, obbligato come è a tenere un angolo del telo: «Sei stato tu che lo hai detto a loro, Giovanni. Solo tu hai potuto dirlo, perché solo tu sapevi questo mio desiderio».

38«Sì, Madre. Sono stato io. E non feci neppure in tempo a dir loro questo tuo desiderio che essi aderirono subito. Hanno però dovuto attendere il momento propizio per farlo…».

39«Ossia una notte chiarissima, per poter venire senza torce o lucerne, e un periodo senza solennità che adunino qui, in Gerusalemme e posti vicini, popolo e notabili. E ciò per prudenza…», spiega Nicodemo.

40«E io venni con loro per maggior sicurezza. Come padrone del Getsemani, mi era lecito venire a vedere il luogo senza che ciò desse nell’occhio a qualche… incaricato a vegliare su tutto e tutti», termina Lazzaro.

41«Dio vi benedica tutti. Però la spesa delle sindoni voi l’avete fatta… E non è giusto…».

42«É giusto, Madre. Io dal Cristo, tuo Figlio, ho avuto un dono che nessuna moneta concede: la vita resa dopo quattro dì di sepolcro e, prima, la conversione di mia sorella Maria. Giuseppe e Nicodemo hanno avuto da Gesù la Luce, la Verità, la Vita che non muore. E tu… tu, col tuo dolore di Madre e il tuo amore di Madre santissima per tutti gli uomini, hai comperato non un telo, ma tutto il mondo cristiano, che sarà sempre più grande, a Dio. Non vi è moneta che possa compensarti di quanto hai dato. Prendi questo, almeno. È tuo. É giusto che sia così. Anche Maria, mia sorella, la pensa così. Lo pensò sempre, dal momento che Egli risorse, e più ancora da quando Egli ti lasciò per ascendere al Padre», le risponde Lazzaro.

La Madre consegna a Nicodemo la prima sindone

43«E così sia, allora. Vado a prendere l’altra. M’è infatti tanto dolore vederla… Questa è diversa. Dà pace, questa! Perché Egli qui è sereno, in pace ormai. Pare che già senta, nel suo sonno mortale, la Vita che torna e la gloria che nessuno potrà mai più colpire e abbattere. Ora non desidero più nulla, fuorché il riunirmi a Lui. Ma ciò avverrà quando e nel modo che Dio ha predisposto. Vado. E Dio dia a voi il centuplo della gioia che mi avete data».

44Prende con riverenza la sindone, che i quattro hanno ripiegata, esce dalla cucina, sale svelta la scaletta… E presto la ridiscende e entra con la prima sindone, che consegna a Nicodemo, il quale le dice: «Dio ti dia grazia, Donna. Ora andiamo, ché l’alba è prossima, ed è bene essere a casa prima che la luce di essa sorga e la gente esca dalle case».

45I tre la venerano prima di uscire e poi, con rapido passo, rifacendo la strada presa nel venire, si dirigono verso uno dei cancelli del Getsemani, quello più prossimo alla via che porta a Betania.

46Maria e Giovanni stanno sull’uscio della casetta sinché li vedono sparire, poi rientrano nella cucina e chiudono la porta parlando piano tra loro.

24. Sepoltura di Stefano e inizio della persecuzione[196].

Inizio delle persecuzioni

Sepoltura di Stefano (At 8,2)[197]

1É notte alta, ed anche oscura perché la luna è già tramontata, quando Maria esce dalla casetta del Getsemani insieme a Pietro, Giacomo d’Alfeo, Giovanni, Nicodemo e lo Zelote. Data la notte scura, Lazzaro, che è ad attenderli davanti alla casa, là dove ha inizio il sentiero che porta al cancello più basso, accende una lucerna ad olio, che ha munita di un riparo di sottili lastre di alabastro o altra materia trasparente. La luce è tenue ma, tenuta bassa verso terra come viene tenuta, la lucerna serve sempre a vedere i sassi e gli ostacoli che possono trovarsi sul percorso. Lazzaro si pone a fianco di Maria, perché soprattutto Lei veda bene. Giovanni è dall’altro lato e sorregge per un braccio la Madre. Gli altri sono dietro, in gruppo.

2Vanno sino al Cedron e proseguono costeggiandolo, in modo da essere seminascosti dai cespugli selvatici che sorgono presso le rive di esso. Anche il fruscio delle acque serve ad occultare e confondere quello dei sandali dei camminatori.

3Sempre seguendo la parte esterna delle mura sino alla porta più prossima al Tempio, e poi inoltrandosi nella zona disabitata e brulla, giungono là dove fu lapidato Stefano. Si dirigono al mucchio di pietrame sotto cui è semi sepolto e ne rimuovono le pietre, sinché il povero corpo appare. É ormai livido, e per la morte e per le percosse e la lapidazione avute, duro, irrigidito, raggomitolato in se stesso così come lo colse la morte.

La madre dei martiri.

4Maria, che era stata pietosamente trattenuta lontana di qualche passo da Giovanni, si svincola e corre a quel povero corpo lacero e sanguinoso. Senza curarsi delle macchie che il sangue raggrumato imprime sulla sua veste, Maria, aiutata da Giacomo d’Alfeo e da Giovanni, depone il corpo su un telo steso sulla polvere, in un posto privo di pietre, e con un lino, che bagna in un’anforetta che le porge lo Zelote, deterge, così come può, il volto di Stefano, ne ravvia i capelli, cercando di condurli sulle tempie e sulle guance ferite per coprire le orrende tracce lasciate dalle pietre. Deterge anche le altre membra e vorrebbe ricomporle in una posa meno tragica.

5Ma il gelo della morte, avvenuta già da molte ore, non lo permette che parzialmente. Ci si provano anche gli uomini, più forti fisicamente e moralmente di Maria, che sembra di nuovo la Madre Dolorosa del Golgota e del Sepolcro. Ma anche loro devono rassegnarsi a lasciarlo come sono riusciti a ridurlo dopo tanti sforzi. Lo rivestono di una lunga veste monda, perché la sua è stata dispersa o rubata per spregio dai lapidatori e la tunichetta, che gli avevano lasciata, è ormai uno straccio tutto rotto e sanguinoso.

6Fatto ciò, sempre alla tenue luce della lucerna che Lazzaro tiene molto vicina al povero corpo, lo sollevano e lo depongono su un altro telo ben pulito. Nicodemo raccoglie il primo telo, bagnato dell’acqua usata per lavare il martire e del suo sangue raggrumato, e se lo pone sotto il manto. Giovanni e Giacomo dalla parte del capo, Pietro e lo Zelote dalla parte dei piedi, sollevano il telo contenente il corpo e iniziano la via del ritorno, preceduti da Lazzaro e da Maria.

7Non tornano però per la via fatta nel venire, ma anzi, addentrandosi per la campagna e girando ai piedi dell’uliveto, raggiungono la via che conduce a Gerico e a Betania.

Inizio delle persecuzioni (At 8,1)[198].

8Lì si fermano, per riposarsi e per parlare. E Nicodemo, che per essere stato presente, sebbene in maniera passiva, alla condanna di Stefano, e per essere uno dei capi dei giudei sapeva meglio degli altri le decisioni del Sinedrio, avverte i presenti che è stata scatenata e ordinata la persecuzione contro i cristiani, e che Stefano non è che il primo di una lunga lista di nomi già designati, perché di seguaci del Cristo.

9Il primo grido di tutti gli apostoli è: «Facciano ciò che vogliono! Noi non muteremo, né per minaccia, né per prudenza!».

10Ma i più giudiziosi dei presenti, ossia Lazzaro e Nicodemo, fanno osservare a Pietro e a Giacomo d’Alfeo che la Chiesa ha ancora ben pochi sacerdoti del Cristo e che, se venissero uccisi i più potenti di essi, ossia Pietro pontefice e Giacomo vescovo di Gerusalemme, la Chiesa difficilmente si salverebbe. Ricordano anche a Pietro che il loro Fondatore e Maestro aveva lasciato la Giudea per la Samaria per non essere ucciso prima di averli ben formati, e come avesse consigliato ai suoi servi di imitare il suo esempio sino a che i pastori fossero tanti da non far temere la dispersione dei fedeli per la morte dei pastori.

Inizio dell’evangelizzazione (At 8,1.4)[199].

11E terminano dicendo: «Spargetevi voi pure per la Giudea e la Samaria. Fatevi là dei proseliti, degli altri, numerosi pastori, e da lì spargetevi per la Terra onde, come Egli comandò di fare, tutte le genti conoscano il Vangelo».

12Gli apostoli sono perplessi. Guardano Maria, quasi per sapere il suo giudizio in merito. E Maria, che capisce quegli sguardi, dice: «Il consiglio è giusto. Ascoltatelo. Non è viltà, ma prudenza. Egli ve lo insegnò: “Siate semplici come le colombe e prudenti come le serpi. Vi mando come pecore in mezzo ai lupi. Guardatevi dagli uomini…”».

Il Vescovo della Chiesa di Gerusalemme.

Giacomo decide rimanere a Gerusalemme..

13Giacomo la interrompe: «Sì, Madre. Però disse anche: “Quando sarete posti nelle loro mani e tradotti davanti ai governanti, non turbatevi per ciò che dovrete rispondere. Non sarete voi a parlare, ma parlerà per voi e in voi lo Spirito del Padre vostro”. E io resto qui. Il discepolo deve essere come il Maestro. Egli è morto per dar vita alla Chiesa. Ogni morte nostra sarà una pietra aggiunta al grande nuovo Tempio, un aumento di vita al grande immortale corpo della Chiesa universale. Mi uccidano pure, se vogliono. Vivente in Cielo, sarò più felice, perché al fianco del Fratel mio, e più potente ancora. Non temo la morte. Ma il peccato. Abbandonare il mio posto mi pare imitare il gesto di Giuda, il perfetto traditore. Quel peccato Giacomo d’Alfeo non lo farà mai. Se devo cadere, cadrò da eroe al mio posto di lotta, in quel posto in cui Egli mi volle».

14Maria gli risponde: «Nei tuoi segreti con l’Uomo-Dio io non penetro. Se Egli così ti ispira, fa’ così. Lui solo, che è Dio, può aver diritto di ordinare. A noi tutti spetta solo di ubbidirgli sempre, in tutto, per fare la sua Volontà».

Pareri diversi.

15Pietro, meno eroico, confabula con lo Zelote per sentire il suo parere in merito. Lazzaro, che è vicino ai due e sente, propone: «Venite a Betania. E’ vicina a Gerusalemme e vicina alla via per la Samaria. Da lì partì il Cristo tante volte per sfuggire ai suoi nemici…».

16Nicodemo, a sua volta, propone: «Venite nella mia casa di campagna. É sicura e vicina sia a Betania che a Gerusalemme, e sulla via che conduce, per Gerico, ad Efraim».

18«No, è meglio la mia, protetta da Roma», insiste Lazzaro.

19«Sei già troppo odiato, da quando Gesù ti risuscitò, affermando così, potentemente, la sua Natura divina. Pensa che la sua sorte fu decisa per questo motivo. Che tu non abbia a decidere la tua», gli risponde Nicodemo.

20«E la mia casa dove la mettete? In realtà è di Lazzaro. Ma ha ancora nome di mia», dice Simone lo Zelote.

Parere di Maria

21Maria interviene dicendo: «Lasciate che io rifletta, pensi, giudichi ciò che è meglio fare. Dio non mi lascerà senza la sua luce. Quando saprò, ve lo dirò. Per ora venite con me, al Getsemani».

22«Sede d’ogni sapienza, Madre della Parola e della Luce, sempre ci sei Stella di guida sicura. Ti ubbidiamo», dicono tutti insieme, quasi veramente lo Spirito Santo avesse parlato nei loro cuori e sulle loro labbra.

23Si alzano dall’erba su cui si erano seduti ai margini della strada, e mentre Pietro, Giacomo, Simone e Giovanni vanno con Maria verso il Getsemani, Lazzaro e Nicodemo sollevano il telo che involge il corpo di Stefano e, alle prime luci dell’alba, si dirigono verso la via di Betania e Gerico. Dove portano il martire? Mistero.

25. Gamaliele si fa cristiano[200].

Rabbi Gamaliele.

La casetta del Getsemani.

1Devono essere passati degli anni, perché Giovanni mostra di essere ormai nella piena virilità, più robusto di membra, più maturo nel volto, con i capelli, la barba e i baffi di un biondo molto più scuro.

2Maria, che sta filando mentre Giovanni riordina la cucina della casetta del Getsemani -di recente imbiancata nelle pareti e verniciata là dove vi sono cose di legno: sgabelli, porta, una scansia che fa anche da mensola per la lampada- non appare mutata per nulla. Il suo aspetto è fresco e sereno. Ogni traccia lasciata sul suo volto dal dolore per la morte del Figlio, per il suo ritorno al Cielo, per le prime persecuzioni contro i cristiani, è scomparsa. Il tempo non ha inciso le sue tracce su quel volto soave. E l’età non ha avuto potere di alterarne la fresca e pura bellezza.

3La lampada, accesa sulla mensola, getta la sua luce palpitante sulle piccole e solerti mani di Maria, sullo stame candido ravvolto sulla conocchia, sul filo sottile, sul fuso che prilla, sui biondi capelli raccolti in nodo pesante sulla nuca.

4Dalla porta aperta un raggio limpidissimo di luna penetra nella cucina, stendendo come una striscia d’argento dalla soglia sino ai piedi dello sgabello su cui è seduta Maria, che è così coi piedi illuminati dal raggio lunare, e le mani e il capo illuminati dalla luce rossastra della lampada. Fuori, sugli ulivi che circondano la casa del Getsemani, degli usignoli cantano il loro canto d’amore.

Rabbi Gamaliele

5All’improvviso essi tacciono, come si fossero spaventati, e dopo pochi momenti uno scalpiccio di passi si fa udire, si avvicina sempre più, sinché si ferma sulla soglia della cucina, facendo scomparire contemporaneamente la bianca striscia lunare che prima inargentava i rozzi e scuri mattoni del pavimento.

6Maria alza la testa e la gira verso l’uscio. Giovanni, a sua volta, guarda verso la porta, e un «oh!» pieno di meraviglia esce dalle loro labbra, mentre, con un unico moto, accorrono ambedue verso l’uscio, sul cui limitare è apparso, e si è fermato, Gamaliele. Un Gamaliele ormai vecchissimo, spettrale tanto è magro nelle sue vesti bianche, che la luna, che lo investe alle spalle, fa quasi fosforescenti. Un Gamaliele schiacciato, stritolato dagli avvenimenti, dai suoi rimorsi, da tante cose, più ancora che dall’età.

7«Tu qui, rabbi? Entra! Vieni! E la pace sia con te», gli dice Giovanni che gli è di fronte e molto vicino, mentre Maria è qualche passo indietro.

«Se tu mi guidi… Sono cieco…», risponde il vecchio rabbi con voce tremula più per un pianto segreto che per età.

Giovanni, sbalordito, domanda, e la commozione e la pietà sono nella sua voce: «Cieco?! Da quando?».

8«Oh!… Da molto! La vista cominciò ad indebolirmisi subito dopo… dopo… Sì. Dopo che non seppi riconoscere la Luce vera venuta ad illuminare gli uomini, sinché il terremoto non lacerò il velo del Tempio e scosse le potenti muraglie, come Egli aveva detto. Veramente duplice velo, che copriva il Santo dei santi del Tempio e l’ancor più vero Santo dei santi, la Parola del Padre, il suo eterno Unigenito, celato dal velo di un’umana, purissima carne, che solo la sua Passione e la sua gloriosa Risurrezione svelarono anche ai più ottusi, io per il primo, per ciò che realmente era: il Cristo, il Messia, l’Emanuele. Da quel momento le tenebre hanno cominciato a scendere sulle mie pupille e a farsi sempre più dense. Giusto castigo per me. Da qualche tempo sono totalmente cieco. E sono venuto…».

Chiede il dono della fede.

9Giovanni lo interrompe chiedendogli: «Forse per chiedere un miracolo?».

«Sì. Un grande miracolo. Lo chiedo alla Madre del Dio vero».

10«Gamaliele, io non ho il potere che aveva il Figlio mio. Egli poteva rendere vita e vista alle pupille spente, parola ai muti, movimento ai paralizzati. Ma io no», gli risponde Maria. E prosegue: «Ma vieni qui, presso la tavola, e siedi. Sei stanco e vecchio, rabbi. Non affaticarti di più», e pietosamente, insieme a Giovanni, lo conduce presso la tavola e lo fa sedere su uno sgabello.

11Gamaliele, prima di lasciarle andare la mano, gliela bacia con venerazione, poi le dice: «Non ti chiedo, o Maria, il miracolo del vedere di nuovo. No. Non chiedo questa cosa materiale. Ciò che ti chiedo, o Benedetta tra tutte le donne, è una vista d’aquila per il mio spirito, perché io veda tutta la Verità. Non ti chiedo la luce per le mie pupille spente, ma la luce soprannaturale, divina, la vera luce che è sapienza, verità, vita, per la mia anima e il mio cuore lacerati ed esausti per i rimorsi che non mi dànno tregua.

12Non ho alcun desiderio di vedere con gli occhi questo mondo ebraico, così… sì, così ostinatamente ribelle a Dio, che con esso fu ed è tanto pietoso, quale in verità non meritammo che lo fosse. Sono anzi lieto di non averlo a vedere più, e che la mia cecità mi abbia liberato da ogni impegno col Tempio e col Sinedrio, ingiusti tanto, e verso il Figlio tuo e verso i suoi seguaci.

13Ciò che desidero vedere, e con la mente, il cuore, lo spirito, è Lui, Gesù. Vederlo in me, nel mio spirito, vederlo spiritualmente come certo tu, o santa Madre di Dio, e Giovanni, tanto puro, e Giacomo, sinché ebbe vita, e gli altri, per aiuto nel loro grave e ostacolato ministero, lo vedete. Vederlo per amarlo con tutto me stesso e, per questo amore, poter riparare alle mie colpe e avere perdono da Lui, per avere la vita eterna che ho demeritato di avere…». Curva il capo sulle braccia, appoggiate sulla tavola, e piange.

La sede della sapienza

Risposta di Maria.

14Maria gli posa una mano sulla testa scossa dai singhiozzi e gli risponde: «No, che non hai demeritato di avere la vita eterna! Tutto perdona il Salvatore a chi si pente dei suoi errori passati. Persino al suo traditore avrebbe perdonato se egli si fosse pentito del suo peccato orrendo.

15E la colpa di Giuda di Keriot è immensa rispetto alla tua. Considera. Giuda era l’apostolo accolto dal Cristo, istruito dal Cristo, amato dal Cristo più di ogni altro, se si pensa che, pur non ignorando nulla di lui, Cristo non lo cacciò dal gruppo dei suoi apostoli, ma anzi, sino al momento estremo, ricorse ad ogni espediente perché essi non capissero ciò che egli era e ciò che tramava. Mio Figlio era la Verità stessa e non mentì mai, per nessun motivo. Ma quando vedeva in sospetto gli altri undici, ed essi l’interrogavano sull’Iscariota, senza mentire riusciva a deviare i loro sospetti e a non rispondere alle loro domande, imponendo di non domandare e per prudenza e per carità verso il fratello.

16La tua colpa è ben minore. Anzi non può neppur chiamarsi colpa. Non è incredulità la tua, ma anzi eccesso di fede. Tu tanto credesti nel Fanciullo dodicenne che ti parlò nel Tempio che, ostinatamente ma con retta intenzione, venuta dalla tua assoluta fede in quel Fanciullo sulle cui labbra avevi sentito parole di infinita sapienza, hai atteso il segno per credere in Lui e vedere in Lui il Messia.

17Dio perdona a chi ha una fede così forte e fedele. Più ancora perdona a chi, pur essendo ancora in dubbio sulla vera Natura di un uomo accusato ingiustamente, non vuole prender parte alla sua condanna perché la sente ingiusta. Il tuo spirituale vedere la Verità è andato sempre più crescendo da quando lasciasti il Sinedrio per non consentire a quella sacrilega azione.

L’ostinazione può essere perdonata.

18È ancor più cresciuto quando, stando nel Tempio, vedesti compiersi il segno, tanto atteso, che segnò il principio dell’era cristiana. È aumentato ancora quando, con quelle potenti, angosciate parole, pregasti ai piedi della croce del Figlio mio, ormai gelido e spento. S’è fatto quasi perfetto ogni volta che, o con le parole, o col ritirarti in disparte, difendesti i servi del Figlio mio e non volesti prender parte alla condanna dei primi martiri. Credilo, Gamaliele, ogni tuo atto di dolore, di giustizia, di amore, ha accresciuto in te il tuo spirituale vedere».

19«Non basta ancora tutto ciò! Ecco, io ebbi la rara grazia di conoscere tuo Figlio sin dalla prima sua pubblica manifestazione, al momento della sua maggiore età. Avrei dovuto vedere sin da allora! Capire! Fui cieco e stolto… Non vidi e non compresi. Non allora, e non altre volte in cui ebbi la grazia di avvicinarlo, fatto ormai Uomo e Maestro, e udire le sue sempre più giuste e potenti parole. Cocciutamente attendevo il segno umano, le pietre scosse…

20E non vedevo che tutto in Lui era un segno sicuro! E non vedevo che Egli era la Pietra angolare predetta dai profeti, la Pietra che già scuoteva il mondo, tutto il mondo, ebraico e gentile, la Pietra che scuoteva le pietre dei cuori con la sua parola, con i suoi prodigi! Non vedevo su di Lui il segno palese del Padre suo in tutto quanto faceva o diceva! Come può Egli perdonare a tanta ostinazione?».

La sede della sapienza.

21«Gamaliele, puoi credere tu che io, che sono la Sede della Sapienza, la Piena di Grazia, e per la Sapienza che in me ha preso Carne, e per la Grazia che mi ha dato, essendo piena, la pienezza della conoscenza delle cose soprannaturali, posso consigliarti bene?».

22«Oh! sì che lo credo! Proprio perché credo che tu sei ciò, vengo a te per aver luce. Tu, Figlia, Madre, Sposa di Dio, che certo sin dal tuo concepimento ti colmò delle sue luci sapienziali, non puoi che indicarmi la via che devo prendere per aver pace, per trovare la verità, per conquistare la vera Vita. Sono tanto conscio dei miei errori, tanto schiacciato dalla mia miseria spirituale, che ho bisogno di aiuto per osare di andare a Dio».

23«Quello che tu giudichi ostacolo è invece ala per alzarti a Dio. Hai demolito te stesso, ti sei umiliato, eri un monte potente, ti sei fatto valle profonda. Sappi che l’umiltà è simile a fertilizzante del terreno più arido per prepararlo a dare piante e messi opime. È scalino per salire. Anzi, è scala per salire a Dio, il quale, vedendo l’umile, lo chiama a Sé per esaltarlo, per accenderlo della sua carità e illuminarlo delle sue luci perché egli veda. Per questo io ti dico che tu sei già nella Luce, sulla Via giusta, verso la Vita vera dei figli di Dio».

24«Ma per avere la Grazia devo entrare nella Chiesa, avere il battesimo che monda dalla colpa e ci fa nuovamente figli adottivi di Dio. Io non sono contrario a ciò. Anzi! Ho distrutto in me il figlio della Legge, non posso più aver stima e amore al Tempio. Ma esser nulla non voglio. Quindi devo riedificare sulle rovine del mio passato l’uomo nuovo e la fede nuova. Penso però che apostoli e discepoli siano diffidenti e prevenuti verso di me, il grande rabbi dalla dura cervice…»

La Madre dei convertiti.

I discepoli dell’amore.

25Giovanni lo interrompe dicendo: «Ti sbagli, o Gamaliele. Io per il primo ti amo e segnerei come giorno di grazia somma quello in cui potessi dirti agnello del gregge di Cristo. Non sarei suo discepolo se non mettessi in pratica gli insegnamenti del Cristo. Ed Egli ci comandò amore e comprensione per tutti, e specialmente per i più deboli, malati, sviati. Ci ordinò di imitare i suoi esempi. E noi lo vedemmo sempre tutto amore per i colpevoli pentiti, o i figli prodighi che tornavano al padre, o le pecore smarrite. Dalla Maddalena alla Samaritana, da Aglae al ladrone, quanti ne redense, con misericordia! Avrebbe perdonato anche a Giuda, per il suo supremo delitto, se egli si fosse pentito. L’aveva perdonato tante volte! Io solo so quanto lo amasse, pur conoscendolo in ogni sua azione. Vieni con me. Io farò di te un figlio di Dio e fratello al Cristo Salvatore».

Gamaliele entra nell’ovile del Maestro.

26«Tu non sei il Pontefice. Pontefice è Pietro. E Pietro sarà buono come te? Egli è, lo so, molto diverso da te».

27«Era. Ma da quando ha visto come egli fu debole, sino ad esser vile e rinnegatore del suo Maestro, non è più ciò che era, ed ha misericordia per tutti e con tutti».

28«Allora conducimi subito da lui. Vecchio sono, e già troppo ho tardato. Mi sentivo troppo indegno e temevo che tutti i servi di Gesù mi giudicassero nello stesso modo. Ora che le parole di Maria e tue mi hanno confortato, voglio entrare subito nell’Ovile del Maestro, prima che il mio vecchio cuore, affranto da tante cose, si fermi. Conducimi tu, perché ho licenziato il servo che mi condusse qua, perché non sentisse nulla. Tornerà all’ora di prima. Ma allora io sarò già lontano. E in due modi. Da questa casa e dal Tempio. Per sempre. Prima io, figlio ribelle, andrò alla casa del Padre, io, pecora spersa, al vero Ovile del Pastore eterno. Poi tornerò nella mia casa lontana per morirvi in pace e in grazia di Dio».

La madre dei convertiti.

29Maria, con un moto spontaneo, lo abbraccia e gli dice: «Dio ti dia pace. Pace e gloria eterna perché te lo sei meritato, mostrando il tuo vero pensiero ai potenti capi d’Israele senza paura delle loro reazioni. Dio sia con te sempre. Dio ti dia la sua benedizione».

30Gamaliele cerca di nuovo le mani di Lei. Le prende tra le sue, le bacia, si inginocchia pregandola di posare quelle mani benedette sul suo vecchio capo stanco. Maria lo accontenta. Fa anzi di più. Traccia un segno di croce sul capo chino. Poi, insieme a Giovanni, lo aiuta a mettersi in piedi, lo accompagna alla porta e sta a guardarlo andare, guidato da Giovanni, verso la vera Vita, lui, uomo umanamente finito ma soprannaturalmente ricreato.

26. Pietro si congeda da Maria Santissima dopo un colloquio
con Giovanni
[201].

Colloquio con Giovanni

Le ragioni di Pietro (Mt 28,19-20)[202].

1Sulla terrazza della casa di Simone, tutta illuminata dalla luna che è al suo colmo, sono Pietro e Giovanni. Parlano a bassa voce, accennando verso la casa di Lazzaro, tutta chiusa e silenziosa. Parlano a lungo, camminando avanti e indietro sulla terrazza. Poi, per chissà qual motivo, la discussione si fa più animata e le loro voci, prima sommesse, si fanno più alte di tono e ben chiare.

2Pietro, dando un pugno sul parapetto, esclama: «Ma non capisci che si deve fare così? In nome di Dio io ti parlo, e tu ascoltami e non voler esser ostinato. Conviene fare così come io dico. Non per viltà e paura, ma per impedire lo sterminio totale, che sarebbe deleterio alla Chiesa di Cristo. Ormai ogni nostro passo è seguito. Me ne sono accorto, e Nicodemo mi ha confermato che ho visto bene. Perché non potemmo rimanere a Betania? Per questo motivo. Perché non è più prudente stare in questa casa, o in quella di Nicodemo, o in quella di Niche o di Anastasica? Sempre per questo motivo. Per impedire che la Chiesa muoia per la morte dei suoi capi».

3«Il Maestro ci ha assicurato molte volte che neppur l’inferno potrà mai sterminarla e prevalere su essa», gli risponde Giovanni.

4«È vero. E l’inferno non prevarrà, come non prevalse sul Cristo. Ma gli uomini sì. Come prevalsero sull’Uomo-Dio, che vinse Satana, ma che non poté avere vittoria sugli uomini».

5«Perché non volle vincere. Doveva redimere e quindi morire. E di quella morte. Ma se avesse voluto vincerli! Quante volte non sfuggì alle loro insidie d’ogni specie!».

6«Anche la Chiesa sarà insidiata, ma non perirà totalmente, sempre però se noi avremo tanta prudenza da impedire lo sterminio dei capi attuali prima che molti altri suoi sacerdoti, d’ogni grado, siano da noi, i primi, creati e formati al loro ministero.

7Non ti illudere, Giovanni! Farisei, scribi, sacerdoti e sinedristi faranno di tutto per uccidere i pastori perché il gregge sia disperso. Il gregge che è ancora debole e pavido. Questo gregge di Palestina soprattutto.

8Non dobbiamo lasciarlo senza pastori sinché molti agnelli non saranno, alla lor volta, divenuti pastori. Tu hai visto quanti già caddero uccisi.

9Pensa quanta parte di mondo ci attende! L’ordine fu chiaro: “Andate ed evangelizzate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare quanto vi ho comandato”.

10E a me, sulla sponda del lago, per tre volte comandò di pascere le sue pecore e i suoi agnelli, e profetizzò che solo da vecchio sarò legato e condotto a confessare il Cristo col mio sangue e la mia vita.

11E ben lontano di qui! Se ho ben capito un suo discorso, avanti la morte di Lazzaro, io devo andare a Roma e là fondare la Chiesa immortale. E Lui stesso non giudicò esser bene ritirarsi ad Efraim, perché ancora non era compita la sua evangelizzazione? E solo al giusto momento tornò in Giudea per esser preso e crocifisso. Imitiamolo. Non può certo dirsi che Lazzaro, Maria e Marta fossero delle creature paurose. Pure tu vedi che, sebbene con sommo dolore, si sono allontanati di qui per portare altrove la Parola divina, che qui sarebbe stata soffocata dai giudei.

12Io, da Lui eletto Pontefice, ho deciso. E con me gli altri, apostoli e discepoli, hanno ugualmente deciso. Ci spargeremo. Chi andrà in Samaria, e chi verso il gran mare, e chi verso la Fenicia, spingendoci sempre più avanti, in Siria, nelle isole, in Grecia, nell’Impero romano.

13Se in questi luoghi la zizzania e il veleno giudeo rendono sterili i campi e le vigne del Signore, andiamo altrove e seminiamo altri semi, in altri campi e vigne, perché il raccolto non solo avvenga ma sia abbondante.

14Se in questi luoghi l’odio giudeo avvelena le acque e le corrompe, perché io, pescatore d’anime, e i miei fratelli non si possa pescare anime al Signore, andiamo presso altre acque. Occorre essere prudenti ed astuti insieme. Credilo, Giovanni».

Le ragioni di Giovanni.

15«Hai ragione. Ma io insistevo per Maria. Io non posso, non devo lasciarla. Ne soffriremmo troppo ambedue. E sarebbe mala azione, da parte mia…», gli risponde Giovanni.

16«Tu resti. E Lei resta, perché strapparla di qui sarebbe cosa assurda…».

17«Alla quale Maria non consentirebbe mai. Vi raggiungerò poi. Quando Lei non sarà più sulla Terra».

«Verrai. Sei giovane… Tu avrai molto ancora da vivere».

«E Maria molto poco».

18«Perché? È malata, sofferente, indebolita forse?».

«Oh! no! Il tempo e i dolori non hanno avuto potere su Lei. È sempre giovane, d’aspetto e di spirito. Serena, anzi direi beata».

19«E allora perché dici…».

20«Perché capisco che questo suo rifiorire in bellezza e gaudio è il segno che Ella sente già prossima la sua riunione col Figlio. Riunione totale, voglio dire. Perché quella spirituale non è mai cessata. Io non alzo i veli sui misteri di Dio. Ma sono certo che Ella vede giornalmente il Figlio nella sua veste gloriosa. E la sua beatitudine è questa. Io credo che nel contemplarlo il suo spirito si illumina e giunge a conoscere ogni futuro, così come lo conosce Iddio. Anche il suo. Ella è ancor sulla Terra, col suo corpo; ma potrei quasi dire, senza tema d’errare, che il suo spirito è quasi sempre nei Cieli. Tanta è la sua unione con Dio, che non credo di dire parola sacrilega dicendo che in Lei è Dio, come quando lo portava in seno. Più ancora. Come il Verbo si unì a Lei per divenire Gesù Cristo, così ora Lei si unisce talmente al Cristo da essere un secondo Cristo, da aver assunto una nuova umanità, quella di Gesù stesso. Se dico eresia, Dio mi faccia conoscere l’errore e me ne perdoni. Ella vive nell’amore. Questo fuoco d’amore la accende, la nutre, la illumina, e ancora quel fuoco d’amore ce la rapirà, al momento segnato, senza dolore per Lei, senza corruzione per il suo corpo… Il dolore sarà solo nostro… Mio soprattutto… Non avremo più la Maestra, la Guida, la Confortatrice nostra… Ed io sarò veramente solo…».

Pietro si congeda da Maria Ss.

Sul transito di Maria.

21E Giovanni, cui la voce era già tremula per un represso pianto, scoppia in un singhiozzare straziante, quale non ebbe mai, neppure ai piedi della Croce e nel Sepolcro. Anche Pietro, benché più pacatamente, si mette a piangere e tra le lacrime supplica Giovanni di farlo avvisato, se può, per essere presente al transito di Maria o, quanto meno, alla sua sepoltura.

22«Lo farò, se mi sarà dato di farlo. Ma ne dubito molto. Qualcosa mi dice nel mio interno che, così come avvenne per Elia, rapito dal turbine celeste sul carro di fuoco, altrettanto sarà di Lei. Non farò a tempo ad accorgermi del suo prossimo transito che Ella sarà già con l’anima in Cielo».

23«Ma il corpo almeno resterà. Restò anche quello del Maestro! Ed era Dio!».

24«Per Lui era necessario che avvenisse così. Per Lei, no. Lui doveva, con la risurrezione, smentire le calunnie giudee, con le sue apparizioni persuadere il mondo, fatto dubbioso o addirittura negatore a causa della sua morte di croce. Ma Lei non ha bisogno di ciò. Ma, se potrò farlo, te ne avviserò. Addio, Pietro, Pontefice e fratello mio nel Cristo. Torno da Lei che certo m’attende. Dio sia con te».

25«E con te. E di’ a Maria di pregare per me e di perdonarmi ancora per la mia viltà della notte del Processo, ricordo che non riesco a cancellare dal cuore, cosa che non mi dà pace…», e delle lacrime scendono sulle gote di Pietro che termina: «Mi sia Madre. Madre d’amore, per il disgraziato suo figlio prodigo…».

26«Non occorre che glielo dica. Ella t’ama più di una madre, secondo il sangue. T’ama da Madre di Dio e con carità di Madre di Dio. Se era pronta a perdonare a Giuda, la cui colpa non aveva misura, pensa se non ha perdonato a te! La pace a te, fratello. Io vado».

Ultimo saluto di Pietro a Maria.

27«E io ti seguo, se me lo concedi. Voglio vederla una volta ancora».

«Vieni. So la via da prendere per entrare al Getsemani senza esser visti».

28Si pongono in cammino e vanno, lesti e silenziosi, verso Gerusalemme, passando però dalla strada alta, che raggiunge l’Uliveto dalla parte più lontana alla città. Vi giungono che già albeggia. Entrano nel Getsemani, scendono verso la casetta. Maria, che è sulla terrazza, li vede venire e, gettando un grido di gioia, scende loro incontro. Pietro le cade addirittura ai piedi, col volto contro la terra, dicendole: «Madre, perdono!».

29«Di che mai? Hai forse peccato in qualcosa? Colui che mi disvela ogni vero non mi ha rivelato altro che tu sei il suo degno successore nella Fede. Come uomo ti trovai sempre giusto, anche se talora impulsivo. Che ti devo dunque perdonare?».

      30Pietro piange e tace. Giovanni spiega: «Pietro non si sa dar pace per aver rinnegato Gesù, nel cortile del Tempio».

31«E’ cosa passata. E’ cancellata, Pietro. Ti ha forse rimproverato Gesù?».

«Oh, no!».

32«Era con te meno amoroso di prima?».

«No. In verità no. Anzi!…».

33«E non ti dice questo come Lui, ed io con Lui, ti abbiamo capito e perdonato?».

«È vero. Sono sempre lo stesso stolto».

34«E allora va’ e sta’ in pace. Ti dico che ci troveremo tutti, io, te, gli altri apostoli e diaconi, tutti in Cielo, presso l’Uomo-Dio. Per quanto m’è dato, ti benedico», e come fece per Gamaliele, Maria posa le sue mani sul capo di Pietro e vi traccia sopra un segno di croce.

35Pietro si curva a baciarle i piedi, poi si alza, molto più sereno di prima, e sempre accompagnato da Giovanni torna al cancello alto, lo valica e se ne va, mentre Giovanni, dopo aver ben chiuso quell’entrata, torna da Maria.

GLORIFICAZIONE DELLA REGINA UNIVERSALE

27. Transito beato di Maria SS[203].

Preparativi finali e riflessioni..

Le reliquie del Redentore.

1Maria, nella sua stanzetta solitaria, alta sulla terrazza, tutta vestita di candido lino, sia nella veste che le copre le membra, sia nel manto che, fermato alla radice del collo, le scende dietro le spalle, sia nel velo sottilissimo che le scende dal capo, sta ordinando le vesti sue e di Gesù, che ha sempre conservate. Sceglie le migliori. E sono poche. Delle sue prende la veste e il manto che aveva sul Calvario; di quelle del Figlio, una veste di lino che Gesù usava portare nei giorni estivi e il manto ritrovato nel Getsemani, ancora macchiato del sangue sgorgato col sudore sanguigno di quell’ora tremenda.

2Dopo avere ben piegati questi indumenti e baciato il manto sanguinoso del suo Gesù, si dirige al cofano dove sono, ormai da anni, raccolte e conservate le reliquie dell’ultima Cena e della Passione. Raduna tutte queste su di un unico piano, quello superiore, e depone tutte le vesti in quello inferiore. Sta chiudendo il cofano quando Giovanni, salito silenziosamente sulla terrazza -e affacciatosi a guardare cosa facesse Maria, forse impressionato dalla sua lunga assenza dalla cucina- dove deve esser salita a passare le ore del mattino, la fa volgere di scatto col chiederle: «Che fai, Madre?».

3 «Ho messo a posto tutto quanto è bene conservare. Tutti i ricordi… Tutto quanto è testimonianza del suo amore e dolore infiniti».

4«Perché, o Madre, riaprirti le ferite del cuore col rivedere quelle tristi cose? Sei pallida, e la tua mano trema… Tu dunque soffri nel vederle», le dice Giovanni venendole vicino, quasi temesse che Ella, così pallida e tremante come è, abbia a sentirsi male e cadere per terra.

5«Oh! non è per questo che son pallida e tremo. Non è perché mi si riaprono le ferite… Esse, in verità, non si sono mai chiuse completamente. Ma pure la pace e il gaudio sono in me, e mai come ora sono stati completi».

6«Mai come ora? Non capisco… A me la vista di quelle cose, piene di atroci ricordi, mi ridesta l’angoscia di quelle ore. E io non sono che un suo discepolo. Tu sei la Madre…».

Fare la volontà di Dio.

7«E come tale dovrei soffrire di più, vuoi dire. E, umanamente, dici giusto. Ma così non è. Io sono abituata a sopportare il dolore delle separazioni da Lui. Sempre dolore, perché la sua presenza e vicinanza erano il mio Paradiso in terra.

8Ma anche sempre volonterosamente e serenamente subite, perché ogni sua azione era voluta dal Padre suo, era ubbidienza alla Volontà divina, e quindi io l’accettavo perché io pure ho sempre ubbidito ai voleri e disegni di Dio per me.

9Quando Gesù mi lasciava, soffrivo. Certo. Mi sentivo sola. Il mio dolore quando Egli, fanciullo, mi lasciò occultamente, per la disputa coi dottori del Tempio, solo Dio l’ha misurato nella sua più vera intensità. Ma pure, tolta la domanda giusta che io, madre, gli feci per avermi lasciata così, non gli dissi altro.

10E così pure non lo trattenni quando mi lasciò per divenire il Maestro… ed ero già vedova dello sposo mio, e quindi sola, in una città che, salvo rare persone, non mi amava. E non mostrai stupore per la sua risposta al banchetto di Cana. Egli faceva la volontà del Padre. Io lo lasciavo libero di farla. Potevo giungere ad un consiglio o ad una preghiera. Consiglio sui discepoli, preghiera per qualche infelice. Ma più di così, no.

11Soffrivo quando Egli mi lasciava per andare tra il mondo, ostile a Lui e peccatore al punto che il vivervi in mezzo, per Lui, era sofferenza. Ma quanta gioia quando Egli tornava a me! In verità essa era così profonda che mi compensava settanta volte sette del dolore della separazione.

12Straziante il dolore della separazione conseguente alla sua Morte, ma con quali parole potrei dirti il gaudio che provai quando m’apparì risorto? Immensa la pena della separazione, che non avrebbe avuto fine altro che quando la mia vita terrena fosse compiuta, per la sua ascesa al Padre.

13Ora io sono nel gaudio, immenso gaudio come immensa fu la pena, perché sento che la mia vita è compiuta. Ho fatto quanto dovevo fare. Ho finito la mia missione terrena. L’altra, quella celeste, sarà senza fine. Dio mi ha lasciata sulla Terra sinché io pure, come il mio Gesù, ho tutto compiuto di quanto dovevo compiere. E ho in me quella segreta gioia, unica goccia di balsamo nei suoi amarissimi estremi strazi, che ebbe Gesù quando poté dire: “Tutto è compiuto”».

Missione compiuta.

14«Gioia in Gesù? In quell’ora?».

15«Sì, Giovanni. Una gioia incomprensibile agli uomini. Ma comprensibile agli spiriti già viventi nella luce di Dio e vedenti le cose profonde, nascoste sotto i veli che l’Eterno stende sui suoi segreti di Re, in grazia di quella luce. Io, così angosciata, sconvolta da quegli eventi, consocia a Lui, al Figlio mio, nell’abbandono del Padre, non compresi, allora.

16La Luce s’era spenta per tutto il mondo in quell’ora, per tutto il mondo che non l’aveva voluta accogliere. E anche per me. Non per giusta punizione, ma perché, dovendo essere Corredentrice, dovevo io pure patire l’angoscia dell’abbandono dei conforti divini, la tenebra, la desolazione, la tentazione di Satana di non farmi più credere possibile ciò che Egli aveva detto, tutto quanto Lui pure patì, nello spirito, dal Giovedì al Venerdì. Ma poi compresi.

17Quando la Luce, risorta per sempre, mi apparì, compresi. Tutto. Anche la segreta, estrema gioia del Cristo quando poté dire: “Tutto ho compiuto di quanto il Padre voleva che compissi. Ho colmato la misura della carità divina amando il Padre sino al sacrificio di Me, amando gli uomini sino a morire per loro. Tutto ho compiuto di quanto dovevo. Muoio contento nello spirito, benché straziato nella mia carne innocente”. Io pure ho tutto compiuto di quanto, ab aeterno, era scritto che compissi. Dalla generazione del Redentore all’aiuto a voi, suoi sacerdoti, perché vi formaste perfettamente.

18La Chiesa è ormai formata e forte. Lo Spirito Santo la illumina, il sangue dei primi martiri la cementa e moltiplica, l’aiuto mio ha cooperato a fare di Essa un organismo santo, che la carità verso Dio e i fratelli alimenta e sempre più fortifica, e dove gli odi, i rancori, le invidie, le maldicenze, malvagie piante di Satana, non allignano. Dio è contento di ciò, e vuole che lo sappiate dalle mie labbra, come vuole che io vi dica di continuare a crescere nella carità per poter crescere nella perfezione, e così anche in numero di cristiani, ed in potenza di dottrina. Perché la dottrina di Gesù è dottrina d’amore.

La Chiesa per vivere ha bisogno della carità.

19Perché la vita di Gesù, ed anche la mia, furono sempre guidate e mosse dall’amore. Non respingemmo nessuno, perdonammo a tutti. Ad un solo non potemmo dare perdono, perché egli, ormai servo dell’Odio, non volle il nostro amore senza limiti.

20Gesù, nel suo ultimo addio avanti la morte, vi dette comando d’amarvi fra voi. E vi ha dato anche la misura dell’amore che dovevate avere fra voi, dicendovi: “Amatevi gli uni con gli altri come Io vi ho amato. Da questo si conoscerà che siete miei discepoli”. La Chiesa, per vivere e crescere, ha bisogno della carità.

21Carità soprattutto nei suoi ministri. Se non vi amaste fra voi con tutte le vostre forze, e similmente non amaste i fratelli vostri nel Signore, la Chiesa si sterilirebbe. E stenta e scarsa sarebbe la ricreazione e supercreazione degli uomini al loro grado di figli dell’Altissimo e coeredi del Regno del Cielo, perché Iddio cesserebbe di aiutarvi nella missione.

22Dio è Amore. Ogni sua azione è stata azione d’amore. Dalla creazione all’Incarnazione. Da questa alla Redenzione. Da questa ancora alla fondazione della Chiesa. E infine da questa alla Gerusalemme celeste, che raccoglierà tutti i giusti perché giubilino nel Signore. Le dico a te, queste cose, perché tu sei l’Apostolo dell’amore e le puoi capire meglio degli altri…».

Caratteristiche degli apostoli.

23Giovanni l’interrompe dicendo: «Anche gli altri amano e si amano».

24«Sì. Ma tu sei l’Amante per eccellenza. Ognun di voi ebbe sempre una sua caratteristica, come del resto lo è di ogni creatura. Tu, nei dodici, fosti sempre l’amore, il puro e soprannaturale amore. Forse, anzi, certamente perché sei così puro, sei così amante. Pietro, invece, fu sempre l’uomo, e l’uomo schietto e impetuoso. Suo fratello, Andrea, fu il silenzioso e timido quanto l’altro non lo era. Giacomo, tuo fratello, l’impulsivo, tanto che Gesù lo disse figlio del tuono. L’altro Giacomo, fratello di Gesù, il giusto ed eroico. Giuda d’Alfeo, suo fratello, il nobile e leale, sempre. La discendenza di Davide era palese in lui. Filippo e Bartolomeo erano i tradizionalisti. Simone Zelote il prudente. Tommaso il pacifico. Matteo l’umile che, memore del suo passato, cercava di passare inosservato. E Giuda di Keriot, ahimè! la pecora nera del gregge di Cristo, il serpe scaldato dal suo amore, fu il satanico menzognero, sempre. Ma tu, tutto amore, puoi capire meglio e farti voce d’amore agli altri tutti, ai lontani, per dire ad essi questo mio ultimo consiglio.

Ultimi consigli e desideri di Maria.

Ultimo consiglio di Maria a tutti.

25Dirai loro che si amino e amino tutti, anche i loro persecutori, per essere una sol cosa con Dio, come io lo fui, al punto da meritare di essere eletta sposa dell’Amore eterno perché concepissi il Cristo. Io mi son data a Dio senza misura, pur comprendendo subito quanto dolore mi sarebbe venuto da ciò. I profeti erano presenti alla mia mente, e la luce divina mi rendeva chiarissime le loro parole. Quindi dal mio primo “fiat” all’Angelo seppi di consacrarmi al più grande dolore che madre potesse patire. Ma nulla mise limite al mio amore, perché so che esso è, per chiunque lo usi, forza, luce, calamita che attrae verso l’alto, fuoco che purifica e fa bello quanto incendia, trasformando e trasumanando quanti prende nel suo abbraccio.

L’amore è fiamma che purifica

26Sì. L’amore è realmente fiamma. La fiamma che, pur distruggendo quanto è caduco, sia esso un rottame, un detrito, uno straccio d’uomo, ne fa uno spirito purificato e degno del Cielo. Quanti rottami, quanti uomini macchiati, corrosi, finiti, troverete sulla vostra via di evangelizzatori! Non sprezzatene alcuno. Ma anzi amateli, perché pervengano all’amore e si salvino. Infondete in essi la carità.

L’amore è gemma che trasforma .

27Molte volte l’uomo diviene malvagio perché nessuno l’amò mai, o lo amò male. Voi amateli, perché lo Spirito Santo venga a riabitare, dopo la purificazione, quei templi che molte cose fecero vuoti e sozzi. Dio, per creare l’uomo, non prese un angelo né materie elette. Prese del fango, la materia più vile. Poi, infondendo in essa il suo alito, ossia ancora il suo amore, elevò la materia vile al grado eccelso di figlio adottivo di Dio. Il Figlio mio, sulla sua via, trovò molti rottami d’uomo caduti nel fango. Non li calpestò con sprezzo. Ma anzi con amore li raccolse e accolse, e li mutò in eletti del Cielo.

Ricordare atti e parole del Cristo.

28Ricordatevelo sempre. E fate come Egli fece. Ricordatevi tutto. Atti e parole del Figlio mio. Ricordatevi le sue dolci parabole. Vivetele, ossia mettetele in pratica. E scrivetele, perché restino ai futuri sino alla fine dei secoli e siano sempre di guida agli uomini di buona volontà, per conseguire la vita e gloria eterna. Non potrete certo ripetere tutte le luminose parole dell’Eterna Parola di Vita e Verità.

Ma scrivetene quante più potete scriverne.

La maternità spirituale[204].

29Lo Spirito di Dio, sceso su me perché dessi al mondo il Salvatore, e che è sceso anche su voi, una e una volta, vi aiuterà nel ricordare e nel parlare alle turbe, in modo da convertirle al Dio vero. Continuerete così quella maternità spirituale che io iniziai sul Calvario per dare molti figli al Signore. E lo stesso Spirito, parlando nei ricreati figli del Signore, li fortificherà in modo per cui sarà loro dolce il morire tra i tormenti, il patire esilio e persecuzione, pur di confessare il loro amore a Cristo e raggiungerlo nei Cieli, come già fecero Stefano e Giacomo, il mio Giacomo[205], ed altri ancora… Quando sarai rimasto solo, salva questo cofano…».

Maria è convinta di dover morire

30Giovanni, impallidendo e turbandosi, più ancora di quanto già non sia impallidito da quando Maria disse di sentire compiuta la sua missione, la interrompe esclamando e chiedendo: «Madre! Perché parli così? Stai male?».

«No».

«Mi vuoi lasciare, allora?».

«No. Starò con te sinché sarò sulla Terra. Ma preparati, Giovanni mio, ad esser solo».

«Ma allora tu stai male e me lo vuoi celare!…».

«No, credilo. Non mi sono mai sentita così in forze, in pace, in letizia, come ora. Ma ho in me un tal giubilo, una tal pienezza di vita soprannaturale che… Sì, che penso di non poterla sopportare continuando a vivere. Non sono eterna, del resto. Lo devi capire. Eterno è il mio spirito. La carne no. Ed è soggetta, come ogni carne d’uomo, alla morte».

«No! No! Non lo dire. Tu non puoi, non devi morire! Il tuo corpo immacolato non può morire come quello dei peccatori!».

«Sei in errore, Giovanni. È morto mio Figlio! Io pure morrò. Non conoscerò la malattia, l’agonia, lo spasimo del morire. Ma morire, morirò.

Primo e potente desiderio di Maria: morire.

31E del resto sappi, figlio mio, che se ho un desiderio mio, tutto e solo mio, e che dura da quando Lui mi lasciò, è proprio questo. Questo è il mio primo, potente desiderio tutto mio. Posso anzi dire: il mio primo volere.

Ogni altra cosa della mia vita non fu che consentimento della mia volontà al Volere divino. Volere di Dio, messo nel mio cuore di bambina da Lui stesso, il voler esser vergine. Volere suo le mie nozze con Giuseppe. Volere suo la mia Maternità verginale e divina. Tutto, nella mia vita, fu volere di Dio e ubbidienza mia al suo volere.

Ma questo, di voler riunirmi a Gesù, è un volere tutto mio. Lasciare la Terra per il Cielo, per essere con Lui in eterno e di continuo! Il mio desiderio di tanti anni! E ora lo sento prossimo a divenire realtà.

Estremi voleri della Madre Immacolata .

Ultimi voleri della prima cristiana.

32Non turbarti così, Giovanni! Ascolta piuttosto i miei estremi voleri. Quando il mio corpo, privo ormai dello spirito vitale, giacerà in pace, non mi sottoporre alle imbalsamazioni d’uso tra gli ebrei. Già non sono più l’ebrea, ma la cristiana, la prima cristiana, se ben si riflette, perché per la prima ebbi Cristo, Carne e Sangue, in me, perché ne fui la prima discepola, perché fui con Lui Corredentrice e sua continuatrice qui, tra voi, suoi servi. Nessun vivente, eccettuati il padre e la madre mia e quanti assistettero alla mia nascita, vide il mio corpo.

33Tu mi chiami sovente: “Arca vera che contenne la Parola divina”. Ora tu sai che l’Arca può esser vista soltanto dal Sommo Sacerdote. Tu sei sacerdote, e molto più santo e puro del Pontefice del Tempio. Ma io voglio che solo l’eterno Pontefice possa vedere, al giusto tempo, il mio corpo. Perciò non mi toccare. Del resto, lo vedi? Mi sono già purificata ed ho messo la veste monda, la veste delle nozze eterne… Ma perché piangi, Giovanni?».

«Perché la tempesta del dolore si scatena in me. Capisco che sto per perderti! Come farò a vivere senza di te? Mi sento straziare il cuore a questo pensiero! Non resisterò a questo dolore!».

Estremi dolori della separazione.

34«Resisterai. Dio ti aiuterà a vivere, e a lungo, come aiutò me. Perché, se Egli non mi avesse aiutata, e sul Golgota e sull’Uliveto, quando Gesù morì e ascese, io sarei morta, come morì Isacco. Ti aiuterà a vivere ed a ricordare quanto ti ho detto prima, per il bene di tutti».

35«Oh! ricorderò. Tutto. E farò quanto tu vuoi, anche per il tuo corpo. Capisco anche io che i riti ebraici non servono più per te, cristiana, e per te, Purissima, che, ne sono certo, non avrai corruzione di carne. Non può il tuo corpo, deificato come nessun altro corpo di mortale, e per esser tu stata esente dalla Colpa d’origine, e più ancora perché oltre la pienezza della Grazia contenesti in te la Grazia stessa, il Verbo, per cui tu sei la reliquia più vera di Lui, conoscere il disfacimento, la putredine di ogni carne morta. Sarà questo l’ultimo miracolo di Dio su te, in te. Tu sarai conservata qual sei…».

«E non piangere, allora!», esclama Maria guardando il volto sconvolto dell’apostolo, tutto lavato dalle lacrime. E aggiunge: «Se mi conserverò qual sono, non mi perderai. Non angosciarti, dunque!».

36«Ti perderò ugualmente, anche se tu resterai incorrotta. Lo sento. E mi sento come preso in un uragano di dolore. Un uragano che mi schianta e mi abbatte. Tu eri il mio tutto, specie da quando i miei parenti sono morti e sono lontani gli altri fratelli, di sangue e di missione, anche il diletto Marziam che Pietro s’è preso seco. Ora resto solo, e nella tempesta più forte!», e Giovanni le cade ai piedi piangendo ancor più fortemente.

Ricordi delle presenze angeliche.

37Maria si curva su di lui, gli pone la mano sul capo scosso dai singhiozzi e gli dice: «No. Così no. Perché mi dai dolore? Fosti così forte sotto la Croce, ed era una scena d’orrore senza pari, e per la potenza del suo martirio e per l’odio satanico del popolo! Tanto forte e confortatore suo e mio, allora! Ed oggi, anzi, in questa sera di sabato, così serena e calma, e davanti a me che gioisco per l’imminente gaudio che presentisco, ti sconvolgi così?! Calmati. Imita, anzi unificati a quanto è intorno a noi e in me. Tutto è pace. Abbi pace tu pure. Solo gli ulivi rompono, col loro tenue fruscio, la calma assoluta dell’ora. Ma è così dolce questo tenue rumore, che sembra un volo d’angeli intorno alla casa. E forse realmente ci sono.

38Perché sempre gli angeli mi furono vicino, uno o molti, quando ero in un momento speciale di mia vita. Vi furono a Nazareth, quando lo Spirito di Dio rese fecondo il mio vergine seno. E furono da Giuseppe, quando era turbato ed incerto per il mio stato e sul come comportarsi con me. E a Betlem una e una volta, quando nacque Gesù, e quando dovemmo fuggire in Egitto. E in Egitto, quando ci dettero ordine di tornare in Palestina. E -se non a me, perché il Re degli angeli stesso era a me venuto, non appena risorto- e angeli apparvero alle pie donne all’alba del primo dì dopo il sabato e dettero ordine di dire a te e Pietro ciò che dovevate fare.

39Angeli e luce sempre nei momenti decisivi della mia vita e di quella di Gesù. Luce ed ardore d’amore che univano, scendendo dal trono di Dio a me, sua ancella, e salendo dal mio cuore a Dio, mio Re e Signore, me a Dio e Lui a me, perché si compisse quanto era scritto che si compisse, ed anche per creare un velano di luce steso sui segreti di Dio, onde Satana e i suoi servi non conoscessero, prima del tempo giusto, il compiersi del mistero sublime dell’Incarnazione.  

40Anche questa sera io sento, sebbene non li veda, gli angeli intorno a me. E sento crescere in me, entro me la luce, una insostenibile luce, quale quella che m’avvolse quando concepii il Cristo, quando lo detti al mondo. Luce che viene da un empito d’amore più potente del mio solito. Per una simile potenza d’amore strappai anzitempo dai Cieli il Verbo, perché divenisse l’Uomo e il Redentore. Per una simile potenza d’amore, quale è quella che m’investe questa sera, io spero che il Cielo mi rapisca e trasporti là dove anelo di andare con lo spirito mio per cantare, in eterno, col popolo dei santi e i cori degli angeli, il mio imperituro “Magnificat” a Dio per le grandi cose che ha fatto a me, sua ancella».

L’amore perfetto tutto ottiene.

41«Non col solo spirito, probabilmente. E a te risponderà la Terra, che coi popoli suoi e le sue nazioni ti glorificherà e darà onore e amore sinché il mondo sarà, come ben predisse, pur velatamente, di te Tobia, perché Colei che veramente portò in sé il Signore tu sei, e non il Santo dei santi. Tu desti a Dio, da sola, tanto amore quanto tutti i Sommi Sacerdoti e gli altri tutti del Tempio non dettero in secoli e secoli. Amore ardente e purissimo. Per questo Dio ti farà beatissima».

42«E compirà il mio unico desiderio, il mio unico volere. Perché l’amore, quando è tanto totale da esser quasi perfetto come quello del mio Figlio e Dio, tutto ottiene, anche ciò che parrebbe, a giudizio umano, impossibile ad ottenersi. Ricordalo, Giovanni. E di’ anche questo ai fratelli tuoi. Sarete tanto combattuti! Ostacoli d’ogni genere vi faranno temere una sconfitta, stragi da parte dei persecutori e defezione da parte di cristiani, dalla morale… iscariotica, vi deprimeranno lo spirito. Non temete. Amate, e non temete. In proporzione di come amerete, Dio vi aiuterà e vi farà trionfatori su tutto e su tutti. Tutto si ottiene, se si diviene serafini.

43Allora l’anima, questa mirabile, eterna cosa che è lo stesso soffio di Dio, da Lui infuso in noi, si slancia al Cielo, cade come fiamma ai piedi del divino trono, parla ed è ascoltata da Dio, e ottiene dall’Onnipotente ciò che vuole. Se gli uomini sapessero amare come ordina l’antica Legge e come amò ed insegnò ad amare il Figlio mio, tutto otterrebbero. Io amo così. Per questo sento che cesserò d’essere sulla Terra, io per eccesso d’amore, come Egli morì per eccesso di dolore. Ecco! La misura della mia capacità di amare è colma. La mia anima e la mia carne non la possono più contenere! L’amore ne trabocca, mi sommerge e mi solleva insieme verso il Cielo, verso Dio, mio Figlio. E la sua voce mi dice: “Vieni! Esci! Sali al nostro trono e al nostro trino abbraccio!”.

44La Terra, quanto mi circonda, sparisce nella gran luce che dal Cielo mi viene! I rumori sono coperti da questa voce celeste! È giunta per me l’ora dell’abbraccio divino, Giovanni mio!».

Beato transito di Maria.

Trasfigurazione di Maria.

45Giovanni, che s’era un poco calmato, pur restando turbato, ascoltando Maria, e che nell’ultima parte del suo discorso la guardava estatico e quasi rapito lui pure, pallidissimo in volto quanto Maria, il cui pallore però si muta lentamente in luce candidissima, le accorre vicino per sorreggerla e intanto esclama: «Sei come Gesù quando si trasfigurò sul Tabor! La tua carne splende come luna, le tue vesti rilucono come lastra di diamante posta davanti ad una fiamma bianchissima! Non sei più umana, Madre! La pesantezza e l’opacità della carne è sparita! Tu sei luce! Ma non sei Gesù. Egli, essendo Dio oltre che Uomo, poteva reggersi anche da Sé, là sul Tabor; come qui, sull’Uliveto, nell’ascendere. Tu non puoi. Non reggi. Vieni. Ti aiuto io a posare il tuo corpo stanco e beato sul tuo lettuccio. Riposati».

46E, amorosissimamente, la conduce presso il povero letto, sul quale Maria si stende senza levarsi neppure il manto. Raccogliendo le braccia sul petto, abbassando le palpebre sui suoi dolci occhi, fulgidi d’amore, dice a Giovanni curvo su di Lei: «Io sono in Dio. E Dio è in me. Mentre io lo contemplo e ne sento l’abbraccio, di’ i salmi e quante altre pagine della Scrittura a me si addicono, specie in quest’ora. Lo Spirito di Sapienza te li indicherà[206]. Recita poi l’orazione del Figlio mio, ripetimi le parole dell’Arcangelo annunziante e di Elisabetta a me, e il mio inno di lode… Ti seguirò con quanto ancor ho di me sulla Terra…».

Transito di Maria.

47Giovanni, lottando contro il pianto che gli sale dal cuore, sforzando di dominare l’emozione che lo turba, con la sua bellissima voce, che col passare degli anni s’è fatta molto simile a quella di Cristo -cosa che Maria nota con un sorriso, dicendo: «Mi sembra di aver al mio fianco il mio Gesù!»-


Preghiere volute dallo Spirito S. e da Maria[207].

intona il salmo 118[208], che dice quasi per intero,

Elogio della legge divina (Sal 119,1-176).

ALLELUIA.

ALEF.

1. Beato l’uomo di integra condotta, che cammina nella legge del Signore.

2. Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore

3. Non commette ingiustizie, cammina per le sue vie.

4. Tu hai dato i tuoi precetti perché siano osservati fedelmente.

5. Siano diritte le mie vie, nel custodire i tuoi decreti.

6. Allora non dovrò arrossire se avrò obbedito ai tuoi comandi.

 7. Ti loderò con cuore sincero quando avrò appreso le tue giuste sentenze.

8. Voglio osservare i tuoi decreti: non abbandonarmi mai.

 

BET.

 9. Come potrà un giovane tenere pura la sua via? Custodendo le tue parole.

10. Con tutto il cuore ti cerco: non farmi deviare dai tuoi precetti.

11. Conservo nel cuore le tue parole per non offenderti con il peccato.

12. Benedetto sei tu, Signore; mostrami il tuo volere.

13. Con le mie labbra ho enumerato tutti i giudizi della tua bocca.

14. Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia più che in ogni altro bene.

15. Voglio meditare i tuoi comandamenti, considerare le tue vie.

16. Nella tua volontà è la mia gioia; mai dimenticherò la tua parola.

 

GHIMEL

17.  Sii buono con il tuo servo  e avrò vita, custodirò la tua parola.

18. Aprimi gli occhi perché Io veda le meraviglie della tua legge.

19. Io sono straniero sulla terra,  non nascondermi i tuoi comandi.

20. Io mi consumo nel desiderio dei tuoi precetti  in ogni tempo.

21. Tu minacci gli orgogliosi; maledetto chi devia dai tuoi decreti.

22. Allontana da me vergogna e disprezzo, perché ho osservato le tue leggi.

23. Siedono i potenti, mi calunniano, ma il tuo servo medita i tuoi decreti.

24. Anche i tuoi ordini sono la mia gioia, miei consiglieri i tuoi precetti.

 

DALET.

25. Io sono prostrato nella polvere; dammi vita secondo la tua parola.          

26. Ti ho manifestato le mie vie e mi hai risposto;  insegnami i tuoi voleri.

27. Fammi conoscere la via dei tuoi precetti e mediterò i tuoi prodigi.

28. Io piango nella tristezza; sollevami secondo la tua promessa.

29. Tieni lontana da me la via della menzogna, fammi dono della tua legge.

30. Ho scelto la via della giustizia,  mi sono proposto i tuoi giudizi.

31. Ho aderito ai tuoi insegnamenti, Signore, che io non resti confuso.

32. Corro per la via dei tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore.

 

HE.

33. Indicami, Signore, la via dei tuoi decreti e la seguirò sino alla fine.             

34. Dammi intelligenza, perché io osservi la tua legge e la custodisca con tutto il cuore.

35. Dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi, perché in esso è la mia gioia.

36. Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti e non verso la sete del guadagno.

37. Distogli i miei occhi dalle cose vane, fammi vivere sulla tua via.

38. Con il tuo servo sii fedele alla parola che hai data, perché ti si tema.

39. Allontana l’insulto che mi sgomenta, poiché i tuoi giudizi sono buoni.

40. Ecco, desidero i tuoi comandamenti;  per la tua giustizia fammi vivere.

 

VAU.

41. Venga a me, Signore, la tua grazia, la tua salvezza secondo la tua promessa;

42 . A chi mi insulta darò una risposta, perché ho fiducia nella tua parola.

43. Non togliere mai dalla mia bocca la parola vera, perché confido nei tuoi giudizi.

44. Custodirò la tua legge per sempre, nei secoli, in eterno.

45. Sarò sicuro nel mio cammino, perché ho ricercato i tuoi voleri.

46. Davanti ai re parlerò della tua alleanza  senza temere la vergogna.

47. Gioirò per i tuoi comandi che ho amati.

48. Alzerò le mani ai tuoi precetti che amo, mediterò le tue leggi.

 

ZAIN.

49. Ricorda la promessa fatta al tuo servo, con la quale mi hai dato speranza.

50. Questo mi consola nella miseria: la tua parola mi fa vivere.

51. I superbi mi insultano aspramente, ma non devio dalla tua legge.

52. Ricordo i tuoi giudizi di un tempo, Signore, e ne sono consolato.

53. M’ha preso lo sdegno contro gli empi che abbandonano la tua legge.

54. Sono canti per me i tuoi precetti, nella terra del mio pellegrinaggio.

55. Ricordo il tuo nome lungo la notte e osservo la tua legge, Signore.

56. Tutto questo mi accade perché ho custodito i tuoi precetti.

 

HET.

57. La mia sorte, ho detto, Signore, è custodire le tue parole.

58. Con tutto il cuore ti ho supplicato, fammi grazia secondo la tua promessa.

59. Ho scrutato le mie vie, ho rivolto i miei passi verso i tuoi comandamenti.

60. Sono pronto e non voglio tardare a custodire i tuoi decreti.

61. I lacci degli empi mi hanno avvinto, ma non ho dimenticato la tua legge.

62. Nel cuore della notte mi alzo a renderti lode per i tuoi giusti decreti.

63. Sono amico di coloro che ti sono fedeli e osservano i tuoi precetti.

64. Del tuo amore, Signore, è piena la terra; insegnami il tuo volere.

 

TET.

65. Hai fatto il bene al tuo servo, Signore, secondo la tua parola.

66. Insegnami il senno e la saggezza, perché ho fiducia nei tuoi comandamenti.

67. Prima di essere umiliato andavo errando, ma ora osservo la tua parola.

68. Tu sei buono e fai il bene, insegnami i tuoi decreti.

69. Mi hanno calunniato gli insolenti, ma io con tutto il cuore osservo i tuoi precetti.

70. Torpido come il grasso è il loro cuore, ma io mi diletto della tua legge.

71. Bene per me se sono stato umiliato, perché impari ad obbedirti.

72. La legge della tua bocca mi è preziosa più di mille pezzi d’oro e d’argento.

 

IOD.

73. Le tue mani mi hanno fatto e plasmato; fammi capire e imparerò

      i tuoi comandi.

74. I tuoi fedeli al vedermi avranno gioia, perché ho sperato nella tua parola.

75. Signore, so che giusti sono i tuoi giudizi e con ragione mi hai umiliato.

76. Mi consoli la tua grazia, secondo la tua promessa al tuo servo.

77. Venga su di me la tua misericordia e avrò vita, poiché la tua legge è la mia gioia.

78. Siano confusi i superbi che a torto mi opprimono; io mediterò la tua legge.

79. Si volgano a me i tuoi fedeli e quelli che conoscono i tuoi insegnamenti.

80. Sia il mio cuore integro nei tuoi precetti, perché non resti confuso.

 

CAF.

81. Mi consumo nell’attesa della tua salvezza, spero nella tua parola.

82. Si consumano i miei occhi dietro la tua promessa, mentre dico: «Quando mi darai conforto?».

83. Io sono come un otre esposto al fumo, ma non dimentico i tuoi insegnamenti.

84. Quanti saranno i giorni del tuo servo? Quando farai giustizia dei miei persecutori?

85. Mi hanno scavato fosse gli insolenti che non seguono la tua legge.

86. Verità sono tutti i tuoi comandi; a torto mi perseguitano: vieni in mio aiuto.

87. Per poco non mi hanno bandito dalla terra, ma io non ho abbandonato i tuoi precetti.

88. Secondo il tuo amore fammi vivere e osserverò le parole della tua bocca.

 

LAMED.

89. La tua parola, Signore, è stabile come il cielo.

90. La tua fedeltà dura per ogni generazione; hai fondato la terra ed essa è salda.

91. Per tuo decreto tutto sussiste fino ad oggi, perché ogni cosa è al tuo servizio.

92. Se la tua legge non fosse la mia gioia, sarei perito nella mia miseria.

93. Mai dimenticherò i tuoi precetti: per essi mi fai vivere.

94. Io sono tuo: salvami, perché ho cercato il tuo volere.

95. Gli empi mi insidiano per rovinarmi, ma io medito i tuoi insegnamenti.

96. Di ogni cosa perfetta ho visto il limite, ma la tua legge non ha confini.

 

MEM.

97. Quanto amo la tua legge, Signore; tutto il giorno la vado meditando.

98. Il tuo precetto mi fa più saggio dei miei nemici, perché sempre mi accompagna.

99. Sono più saggio di tutti i miei maestri, perché medito i tuoi insegnamenti.

100. Ho più senno degli anziani, perché osservo i tuoi precetti.

101. Tengo lontano i miei passi da ogni via di male, per custodire la tua parola.

102. Non mi allontano dai tuoi giudizi, perché sei tu ad istruirmi.

103. Quanto sono dolci al mio palato le tue parole: più del miele per la mia bocca.

104. Dai tuoi decreti ricevo intelligenza, per questo odio ogni via di menzogna.

 

NUN.

105. Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino.

106. Ho giurato, e lo confermo, di custodire i tuoi precetti di giustizia.

107. Sono stanco di soffrire, Signore, dammi vita secondo la tua parola.

108. Signore, gradisci le offerte delle mie labbra, insegnami  i tuoi giudizi.

109. La mia vita è sempre in pericolo, ma non dimentico la tua legge.

110. Gli empi mi hanno teso i loro lacci, ma non ho deviato dai tuoi precetti.

111. Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti,  sono essi la gioia del mio cuore.

112. Ho piegato il mio cuore ai tuoi comandamenti, in essi è la mia     ricompensa per sempre.

 

SAMECH.

113. Detesto gli animi incostanti, io amo la tua legge.

114. Tu sei mio rifugio e mio scudo, spero nella tua parola.

115. Allontanatevi da me, o malvagi, osserverò i precetti del mio Dio.

116. Sostienimi secondo la tua parola e avrò vita, non deludermi nella mia speranza.

117. Sii tu il mio aiuto e sarò salvo, gioirò sempre nei tuoi precetti.

118. Tu disprezzi chi abbandona i tuoi decreti, perché la sua astuzia è fallace.

119. Consideri scorie tutti gli empi della terra, perciò amo i tuoi insegnamenti.

120. Tu fai fremere di spavento la mia carne, io temo i tuoi giudizi.

 

AIN.

121. Ho agito secondo diritto e giustizia; non abbandonarmi ai miei oppressori.

122. Assicura il bene al tuo servo; non mi opprimano i superbi.

123. I miei occhi si consumano nell’attesa della tua salvezza e della tua parola di giustizia.

124. Agisci con il tuo servo secondo il tuo amore e insegnami i tuoi comandamenti.

125. Io sono tuo servo, fammi comprendere e conoscerò i tuoi insegnamenti.

126. E’ tempo che tu agisca, Signore; hanno violato la tua legge.

127. Perciò amo i tuoi comandamenti più dell’oro, più dell’oro fino.

128. Per questo tengo cari i tuoi precetti e odio ogni via di menzogna.

 

PE.

129. Meravigliosa è la tua alleanza, per questo le sono fedele.

130. La tua parola nel rivelarsi illumina, dona saggezza ai semplici.

131. Apro anelante la bocca, perché desidero i tuoi comandamenti.

132. Volgiti a me e abbi misericordia, tu che sei giusto per chi ama il tuo nome.

133. Rendi saldi i miei passi secondo la tua parola e su di me non prevalga il male.

134. Salvami dall’oppressione dell’uomo e obbedirò ai tuoi precetti.

135. Fa’ risplendere il volto sul tuo servo e insegnami i tuoi comandamenti.

136. Fiumi di lacrime mi scendono dagli occhi, perché non osservano la tua legge.

 

SADE.

137. Tu sei giusto, Signore, e retto nei tuoi giudizi.

138. Con giustizia hai ordinato le tue leggi e con fedeltà grande.

139. Mi divora lo zelo della tua casa, perché i miei nemici dimenticano le tue parole.

140. Purissima è la tua parola, il tuo servo la predilige.

141. Io sono piccolo e disprezzato, ma non trascuro i tuoi precetti.

142. La tua giustizia è giustizia eterna e verità è la tua legge.

143. Angoscia e affanno mi hanno colto, ma i tuoi comandi sono la mia gioia.

144. Giusti sono i tuoi insegnamenti per sempre, fammi comprendere e avrò la vita.

 

KOF.

145. T’invoco con tutto il cuore, Signore, rispondimi; custodirò i tuoi precetti.

146. Io ti chiamo, salvami, e seguirò i tuoi insegnamenti.

147. Precedo l’aurora e grido aiuto, spero sulla tua parola.

148. I miei occhi prevengono le veglie per meditare sulle tue promesse.

149. Ascolta la mia voce, secondo la tua grazia; Signore, fammi vivere secondo il tuo giudizio.

150. A tradimento mi assediano i miei persecutori, sono lontani dalla tua legge.

151. Ma tu, Signore, sei vicino, tutti i tuoi precetti sono veri.

152. Da tempo conosco le tue testimonianze che hai stabilite per sempre.

 

RES.

153. Vedi la mia miseria, salvami, perché non ho dimenticato la tua legge.

154. Difendi la mia causa, riscattami, secondo la tua parola fammi vivere.

155. Lontano dagli empi è la salvezza, perché non cercano il tuo volere.

156. Le tue misericordie sono grandi, Signore, secondo i tuoi giudizi fammi vivere.

157. Sono molti i persecutori che mi assalgono, ma io non abbandono le tue leggi.

158. Ho visto i ribelli e ne ho provato ribrezzo, perché non custodiscono la tua parola.

159. Vedi che io amo i tuoi precetti, Signore, secondo la tua grazia dammi vita.

160. La verità è principio della tua parola, resta per sempre ogni sentenza della tua giustizia.

 

SIN.

161. I potenti mi perseguitano senza motivo, ma il mio cuore teme le tue parole.

162. Io gioisco per la tua promessa, come uno che trova grande tesoro.

163. Odio il falso e lo detesto, amo la tua legge.

164. Sette volte al giorno io ti lodo per le sentenze della tua giustizia.

165. Grande pace per chi ama la tua legge, nel suo cammino non trova inciampo.

166. Aspetto da te la salvezza, Signore, e obbedisco ai tuoi comandi.

167. Io custodisco i tuoi insegnamenti e li amo sopra ogni cosa.

168. Osservo i tuoi decreti e i tuoi insegnamenti: davanti a te sono tutte le mie vie.

 

TAU

169. Giunga il mio grido fino a te, Signore, fammi comprendere secondo la tua parola.

170 Venga al tuo volto la mia supplica, salvami secondo la tua promessa.

171. Scaturisca dalle mie labbra la tua lode, poiché mi insegni i tuoi voleri.

172. La mia lingua canti le tue parole, perché sono giusti tutti i tuoi comandamenti.

173.  Mi venga in aiuto la tua mano, poiché ho scelto i tuoi precetti.

174. Desidero la tua salvezza, Signore, e la tua legge è tutta la mia gioia.

175. Possa io vivere e darti lode, mi aiutino i tuoi giudizi. mi aiutino i tuoi giudizi.

176. Come pecora smarrita vado errando; cerca il tuo servo, perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti.

Poi i tre primi versetti del salmo 41[209]:

Salmo 41 (42): Sete di Dio (Sal 42, 1‑3).

1. Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. 2. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio? 3. Le lacrime sono mio pane giorno e notte, mentre mi dicono sempre: “Dov’è il tuo Dio?”.

 

Poi primi otto del salmo 38[210]:

Salmo 39: L’uomo davanti a Dio (Sal 39,1‑8).

2. Ho detto: “Veglierò sulla mia condotta per non peccare con la mia lingua; porrò un freno alla mia bocca mentre l’empio mi sta dinanzi”.

3. Sono rimasto quieto in silenzio: tacevo privo di bene, la sua fortuna ha esasperato il mio dolore.

4. Ardeva il cuore nel mio petto, al ripensarci è divampato il fuoco; allora ho parlato:

5. “Rivelami, Signore, la mia fine; quale sia la misura dei miei giorni e saprò quanto è breve la mia vita”.

6. Vedi, in pochi palmi hai misurato i miei giorni e la mia esistenza davanti a te è un nulla. Solo un soffio è ogni uomo che vive,

7. come ombra è l’uomo che passa; solo un soffio che si agita, accumula ricchezze e non sa chi le raccolga.

8. Ora, che attendo, Signore? In te la mia speranza

 

Poi il salmo  22[211]:

Salmo 23: Il buon pastore (Sal 23,1-6).

1. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; 2. su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. 3. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. 4. Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. 5. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca. 6. Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.

e il salmo 1°:

Salmo 1: Le due vie (Sal 1,1-6).

1.Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti; 2. ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte. 3. Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua, che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai; riusciranno tutte le sue opere. 4. Non così, non così gli empi: ma come pula che il vento disperde; 5. perciò non reggeranno gli empi nel giudizio, né i peccatori nell’assemblea dei giusti. 6. Il Signore veglia sul cammino dei giusti, ma la via degli empi andrà in rovina.

 

Dice poi il Pater,

Il Padre nostro.

 

le parole di Gabriele

L’annunzio dell’angelo Gabriele ( Lc 1,28-38).[212].

28. “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te 30. Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33. e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine 35. Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. 36. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile:

37. Nulla è impossibile a Dio”

 

ed Elisabetta[213],

Il saluto della cugina Elisabetta (Lc 1,42-45).

42- “ Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43- A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 44- Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 45- E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”

 

     il cantico di Tobia[214]:

Preghiera di esultanza (Tobia 13,13-18).

2- “Benedetto Dio che vive in eterno il suo regno dura per tutti i secoli; Egli castiga e usa misericordia, fa scendere negli abissi della terra, fa risalire dalla grande Perdizione e nulla sfugge alla sua mano.

3. Lodatelo, figli d’Israele, davanti alle genti; Egli vi ha disperso in mezzo ad esse per proclamare la sua grandezza. 4. Esaltatelo davanti ad ogni vivente; è lui il Signore, il nostro Dio, lui il nostro Padre, il Dio per tutti i secoli. 5. Vi castiga per le vostre ingiustizie, ma userà misericordia a tutti voi. Vi raduna da tutte le genti, fra le quali siete stati dispersi. 6. Convertitevi a lui con tutto il cuore e con tutta l’anima, per fare la giustizia davanti a Lui, allora Egli si convertirà a voi e non vi nasconderà il suo volto. 7. Ora contemplate ciò che ha operato con voi e ringraziatelo con tutta la voce; benedite il Signore della giustizia ed esaltate il re dei secoli. 8. Io gli do lode nel paese del mio esilio e manifesto la sua forza e grandezza a un popolo di peccatori. 9. Convertitevi, o peccatori, e operate la giustizia davanti a lui; chi sa che non torni ad amarvi e vi usi misericordia? 10. Io esalto il mio Dio e celebro il re del cielo ed esulto per la sua grandezza. 11. Tutti ne parlino e diano lode a lui in Gerusalemme. Gerusalemme, città santa, ti ha castigata per le opere dei tuoi figli, e avrà ancora pietà per i figli dei giusti. 12. Dà lode degnamente al Signore e benedici il re dei secoli; egli ricostruirà in te il suo tempio con gioia,

13. per allietare in te tutti i deportati, per far contenti in te tutti gli sventurati, per tutte le generazioni dei secoli. 14. Come luce splendida brillerai sino ai confini della terra; nazioni numerose verranno a te da lontano; gli abitanti di tutti i confini della terra verranno verso la dimora del tuo santo nome, portando in mano i doni per il re del cielo. Generazioni e generazioni esprimeranno in te l’esultanza e il nome della città eletta durerà nei secoli. 15. Maledetti coloro che ti malediranno, maledetti saranno quanti ti distruggono, demoliscono le tue mura, rovinano le tue torri e incendiano le tue abitazioni! 16. Sorgi ed esulta per i figli dei giusti, tutti presso di te si raduneranno e benediranno il Signore dei secoli.  17. Beati coloro che ti amano, beati coloro che gioiscono per la tua pace. Beati coloro che avranno pianto per le tue sventure: gioiranno per te e vedranno tutta la tua gioia per sempre. Anima mia, benedici il Signore, il gran re, 18. Gerusalemme sarà ricostruita come città della sua residenza per sempre. Beato sarò io, se rimarrà un resto della mia discendenza per vedere la tua gloria e dar lode al re del cielo. Le porte di Gerusalemme saranno ricostruite di zaffiro e di smeraldo e tutte le sue mura di pietre preziose. Le torri di Gerusalemme si costruiranno con l’oro e i loro baluardi con oro finissimo. Le strade di Gerusalemme saranno lastricate con turchese e pietra di Ofir.

19. Le porte di Gerusalemme risuoneranno di canti di esultanza, e in tutte le sue case canteranno: “Alleluia! Benedetto il Dio d’Israele e benedetti coloro che benedicono il suo santo nome per sempre e nei secoli!”.

 

il capitolo 24° dell’Ecclesiastico, dai versetti 11‑46[215].

Discorso della sapienza (Sir 24,3-32).

Origine della Sapienza.

3- “Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo e ho ricoperto come nube la terra. 4- Ho posto la mia dimora lassù, il mio trono era su una colonna di nubi. 5- Il giro del cielo da sola ho percorso, ho passeggiato nelle profondità degli abissi. 6- Sulle onde del mare e su tutta la terra, su ogni popolo e nazione ho preso dominio.

Residenza.

7- Fra tutti questi cercai un luogo di riposo, in quale possedimento stabilirmi. 8- Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine, il mio creatore mi fece posare la tenda e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele. 9- Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi creò; per tutta l’eternità non verrò meno.  10- Ho officiato nella tenda santa davanti a lui, e così mi sono stabilita in Sion.

Abitazione.

11- Nella città amata mi ha fatto abitare; in Gerusalemme è il mio potere. 12- Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore, sua eredità. 13- Sono cresciuta come un cedro sul Libano, come un cipresso sui monti dell’Ermon.

14- Sono cresciuta come una palma in Engaddi, come le piante di rose in Gerico, come un ulivo maestoso nella pianura; sono cresciuta come un platano. 15- Come cinnamomo e balsamo ho diffuso profumo; come mirra scelta ho sparso buon odore; come galbano, onice e storace, come nuvola di incenso nella tenda. 16- Come un terebinto ho esteso i rami e i miei rami son rami di maestà e di bellezza. 17- Io come una vite ho prodotto germogli graziosi e i miei fiori, frutti di gloria e ricchezza.

Invito.

18- Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei prodotti. 19- Poiché il ricordo di me è più dolce del miele, il possedermi è più dolce del favo di miele. 20- Quanti si nutrono di me avranno ancora fame e quanti bevono di me, avranno ancora sete.

21- Chi mi obbedisce non si vergognerà, chi compie le mie opere non peccherà”

Il Libro del Vangelo.

22- Tutto questo è il libro dell’alleanza del Dio altissimo, la legge che ci ha imposto Mosè, l’eredità delle assemblee di Giacobbe. 23- Essa trabocca di sapienza come il Pison e come il Tigri nella stagione dei frutti nuovi; 24- fa traboccare l’intelligenza come l’Eufrate e come il Giordano nei giorni della mietitura; 25- espande la dottrina come il Nilo, come il Ghicon nei giorni della vendemmia. 26- Il primo non ne esaurisce la conoscenza né l’ultimo la può pienamente indagare.     27- Il suo pensiero infatti è più vasto del mare e il suo consiglio più del grande abisso.

La dottrina del Vangelo.

28- Io sono come un canale derivante da un fiume e come un corso d’acqua sono uscita verso un giardino. 29- Ho detto: “Innaffierò il mio giardino e irrigherò la mia aiuola”. Ed ecco il mio canale è diventato un fiume, il mio fiume è diventato un mare. 30- Farò ancora splendere la mia dottrina come l’aurora; la farò brillare molto lontano. 31- Riverserò ancora l’insegnamento come una profezia, lo lascerò per le generazioni future. 32- Vedete, non ho lavorato solo per me, ma per quanti cercano la dottrina.

Per ultimo intona il “Magnifica[216].

Il Magnificat (Lc 1,46-55).

46- L’anima mia magnifica il Signore 47- e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, 48- perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. 49- Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; 50- di generazione in generazione la sua misericordia  si stende su quelli che lo temono. 51- Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; 52- ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; 53- ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. 54- Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, 55- come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre”.

Domizio di Maria.

Giovanni si arrende all’evidenza .

48Per ultimo intona il “Magnificat”. Ma, giunto al nono versetto, si accorge che Maria non respira più, pur essendo rimasta naturale nella posa e nell’aspetto, sorridente, placida, come non avesse avvertito il cessare della vita.

49Giovanni, con un grido di strazio, si getta a terra, contro la sponda del lettuccio, e chiama, chiama Maria. Non sa persuadersi che Ella non possa rispondergli più, che il suo corpo sia ormai senza l’anima vitale. Ma deve ben arrendersi all’evidenza! Si curva sul suo volto, rimasto fisso in un’espressione di gaudio soprannaturale, e lacrime e lacrime piovono dai suoi occhi su quel volto soave, su quelle pure mani, così dolcemente incrociate sul petto. È l’unico lavacro che abbia il corpo di Maria: il pianto dell’Apostolo dell’amore e del suo figlio d’adozione per volere di Gesù.

 50Passato il primo impeto di dolore, Giovanni, ricordando il desiderio di Maria, raccoglie i lembi dell’ampio manto di lino, che pendevano dalle sponde del lettuccio, e quelli del velo, pure pendenti dal guanciale, e li stende sul corpo i primi, sul capo i secondi. Maria è ora simile ad una statua di candido marmo, stesa sul coperchio di un sarcofago. Giovanni la contempla a lungo, e ancora delle lacrime cadono dai suoi occhi nel guardarla.

51Poi dà un’altra disposizione alla stanza, levandovi ogni suppellettile superflua. Lascia soltanto il letto, la piccola tavola contro la parete, su cui posa il cofano contenente le reliquie, uno sgabello che colloca tra la porta che dà sulla terrazza e il letto dove giace Maria, e una mensola su cui sta la lucerna, che Giovanni accende perché ormai sta per venire la sera.

52Si affretta poi a scendere nel Getsemani per cogliervi quanti fiori può trovare e dei rami d’ulivo, dalle ulive già formate. Risale nella cameretta e al lume della lucerna dispone i fiori e le fronde intorno al corpo di Maria, come esso fosse al centro di una grande corona.

Meditazione di Giovanni sul transito di Maria.

53Mentre fa questo lavoro, parla alla giacente come se Maria potesse udirlo. Dice: «Tu fosti sempre giglio della convalle, rosa soave, uliva speciosa, vigna fruttifera, spiga santa. Ci hai dato i tuoi profumi, e l’Olio di vita, e il Vino dei forti, e il Pane che preserva lo spirito di coloro che degnamente se ne nutrono, da morte. Ben stanno intorno a te questi fiori, come te semplici e puri, come te ornati di spine, e come te pacifici.

54Ora avviciniamo questa lucerna. Così, presso il tuo letto, perché ti vegli e mi faccia compagnia mentre ti veglio, in attesa di uno almeno dei miracoli che attendo e per il compimento dei quali prego.

55Il primo è che, secondo il suo desiderio, Pietro e gli altri che manderò ad avvisare dal servo di Nicodemo possano vederti ancora una volta.

56Il secondo è che tu, come avesti in tutto sorte simile a quella del Figlio tuo, abbia come Lui, entro il terzo dì, a destarti, per non fare di me l’orfano due volte.

57Il terzo è che Dio mi dia pace se, ciò che io spero avvenga per te, come avvenne per Lazzaro che non t’era simile, non avesse a compiersi. Ma perché non dovrebbe compiersi?

58Ritornarono vivi la figlia di Giairo, il giovane di Naim, il figlio di Teofilo… Vero è che allora operò il Maestro… Ma Egli è con te, anche se non in modo palese. E tu non sei morta di malattia come i risorti per opera di Cristo. Ma sei proprio morta tu? Morta come ogni uomo muore? No. Sento che no.

59Il tuo spirito non è più in te, nel tuo corpo, e in tal senso la tua potrebbe dirsi morte. Ma, per il modo come il tuo transito avvenne, io penso che la tua non è che transitoria separazione della tua anima senza colpa e piena di grazia dal tuo purissimo e verginale corpo. Deve essere così! È così! Come e quando la riunione avverrà e la vita tornerà in te, non so.

60Ma tanto sono certo di questo che resterò qui, al tuo fianco, sino a che Dio, o con la sua parola, o con la sua azione, mi mostrerà la verità sulla tua sorte».

61Giovanni, che ha finito di disporre ogni cosa, si siede sullo sgabello, ponendo in terra, presso il lettuccio, la lucerna; e contempla, pregando, la giacente.

28. Assunzione gloriosa di Maria SS[217].

Veglia dell’apostolo .

1Quanti giorni sono passati? È difficile stabilirlo con sicurezza. Se si giudica dai fiori che fanno corona intorno al corpo esanime, si dovrebbe dire che sono passate poche ore. Ma se si giudica dalle fronde d’ulivo su cui posano i fiori freschi, fronde dalle foglie già appassite, e dagli altri fiori vizzi, posati come tante reliquie sul coperchio del cofano, si deve concludere che sono passati dei giorni ormai.

2Ma il corpo di Maria è quale era appena spirata. Nessun segno di morte è sul suo volto, sulle piccole mani. Nessun odore sgradevole è nella stanza. Anzi aleggia in essa un profumo indefinibile che sa d’incenso, di gigli, di rose, di mughetti e di erbe montane, insieme mescolati.

3Giovanni, che chissà mai da quanti giorni veglia, si è addormentato, vinto dalla stanchezza, stando seduto sullo sgabello, con le spalle appoggiate al muro, presso la porta aperta che dà sulla terrazza. La luce della lanterna, posata al suolo, lo illumina da sotto in su e permette di vedere il suo volto stanco, pallidissimo, meno che intorno agli occhi arrossati dal piangere.

4L’alba deve essere ormai incominciata, perché il suo debole chiarore rende visibili all’occhio la terrazza e gli ulivi che circondano la casa, chiarore che si fa sempre più forte e che, penetrando dalla porta, fa più distinti anche gli oggetti della camera, quelli che, per essere lontani dalla lucernetta, prima si intravvedevano appena.

L’assunzione[218].

5Ad un tratto una gran luce empie la stanza, una luce argentea, sfumata d’azzurro, quasi fosforica, e sempre più cresce, annullando quella dell’alba e quella della lucerna. Una luce uguale a quella che inondò la grotta di Betlemme al momento della Natività divina. Poi, in questa luce paradisiaca, si palesano delle creature angeliche, luce ancor più splendida nella luce già tanto potente apparsa per prima. Come già avvenne quando gli angeli apparvero ai pastori, una danza di scintille d’ogni colore si sprigiona dalle loro ali dolcemente mosse, dalle quali viene come un mormorio armonico, arpeggiato, dolcissimo.

6Le creature angeliche si dispongono a corona intorno al lettuccio, si curvano su di esso, sollevano il corpo immobile e, con un più forte agitar d’ali, che aumenta il suono già esistente prima, per un varco apertosi prodigiosamente nel tetto, come prodigiosamente s’aprì il Sepolcro di Gesù, se ne vanno, portando seco loro il corpo della loro Regina, Santissimo, è vero, ma non ancora glorificato e perciò ancora soggetto alle leggi della materia, soggezione a cui non era più soggetto il Cristo perché già glorificato quando risorse da morte.

7Il suono dato dalle ali angeliche aumenta, ed è ora potente come un suono d’organo.

Il Testimone del prodigio.

8Giovanni, che s’era già, pur rimanendo addormentato, smosso due o tre volte sul suo sgabello, come fosse disturbato dalla gran luce e dal suono delle ali angeliche, si desta totalmente per quel suono potente e per una forte corrente d’aria che, scendendo dal tetto scoperchiato ed uscendo dalla porta aperta, forma come un gorgo che agita le coperture del letto ormai vuoto e le vesti di Giovanni, spegnendo la lucerna e chiudendo con un forte picchio la porta aperta.

9L’apostolo si guarda intorno, ancor mezzo assonnato, per rendersi conto di ciò che avviene. Si accorge che il letto è vuoto e che il tetto è scoperto. Intuisce che un prodigio è avvenuto. Corre fuori sulla terrazza e, come per un istinto spirituale o per un richiamo celeste, alza il capo, facendosi solecchio con la mano per guardare senza avere l’ostacolo del nascente sole negli occhi.

10E vede. Vede il corpo di Maria, ancor privo di vita ed in tutto uguale a quello di persona dormente, che sale sempre più in alto, sostenuto dallo stuolo angelico. Come per un ultimo saluto, un lembo del manto e del velo si agitano, forse per azione del vento suscitato dalla rapida assunzione e dal moto delle ali angeliche, e dei fiori, quelli che Giovanni aveva disposti e rinnovati intorno al corpo di Maria, e certo rimasti tra le pieghe delle vesti, piovono sulla terrazza e sulla terra del Getsemani, mentre l’osanna potente dello stuolo angelico si fa sempre più lontano e quindi più lieve.

Visione del corpo glorificato di Maria.

11Giovanni continua a fissare quel corpo che sale verso il Cielo e, certo per un prodigio concessogli da Dio, per consolarlo e per premiarlo del suo amore alla Madre adottiva, egli vede, distintamente, che Maria, avvolta ora dai raggi del sole che è sorto, esce dall’estasi che le ha separata l’anima dal corpo, torna viva, sorge in piedi, perché ora Lei pure fruisce dei doni propri ai corpi già glorificati.

12Giovanni guarda, guarda. Il miracolo che Dio gli concede gli dà potere, contro ogni legge naturale, di vedere Maria quale è ora mentre sale ratta verso il Cielo, circondata, ma non più aiutata a salire, dagli angeli osannanti. E Giovanni è rapito da quella visione di bellezza che nessuna penna d’uomo, né parola umana, né opera di artista potrà mai descrivere o riprodurre, perché è di una bellezza indescrivibile.

13Giovanni, stando sempre appoggiato al muretto della terrazza, continua a fissare quella splendida e splendente forma di Dio -perché realmente può dirsi così Maria, formata in modo unico da Dio, che la volle immacolata, perché fosse forma al Verbo incarnato- che sale sempre più in alto. E un ultimo, supremo prodigio concede Iddio-Amore a questo suo perfetto amatore: quello di vedere l’incontro della Madre SS. col suo SS. Figlio che, Lui pure splendido e splendente, bello di una bellezza indescrivibile, scende ratto dal Cielo, raggiunge la Madre, se la stringe sul cuore, e insieme, più fulgenti di due astri maggiori, con Lei ritorna da dove è venuto. Il vedere di Giovanni è finito.

Dono dei doni concessi a Giovanni .

14Egli abbassa il capo. Sul suo volto stanco sono presenti e il dolore per la perdita di Maria e il gaudio per la sua gloriosa sorte. Ma ormai il gaudio supera il dolore. Egli dice: «Grazie, mio Dio! Grazie! Io presentivo che questo sarebbe accaduto. E volevo vegliare, per non perdere nessun episodio della sua Assunzione.

15Ma erano ormai tre giorni che non dormivo! Il sonno, la stanchezza, congiunti alla pena, mi hanno abbattuto e vinto proprio quando era imminente l’Assunzione… Ma forse Tu stesso l’hai voluto, o Dio, perché io non turbassi quel momento e non soffrissi troppo… Sì. Certo Tu lo hai voluto, come ora volesti che io vedessi ciò che senza un tuo miracolo non avrei potuto vedere. Mi hai concesso di vederla ancora, benché già tanto lontana, già glorificata e gloriosa, come mi fosse vicina. E rivedere

16Gesù! Oh! visione beatissima, insperata, insperabile! O dono dei doni di Gesù-Dio al suo Giovanni! Grazia suprema! Rivedere il mio Maestro e Signore! Vedere Lui presso la Madre! Lui simile a sole e Lei a luna, splendidissimi entrambi, e per esser gloriosi e per esser felici d’esser riuniti in eterno!

17Che sarà il Paradiso ora che Voi vi splendete, Voi, astri maggiori della Gerusalemme celeste? Quale il gaudio degli angelici cori e dei santi? É tale la gioia che m’ha dato il vedere la Madre col Figlio, cosa che annulla ogni sua pena, ogni loro pena, anzi, che anche la mia cessa, e in me subentra la pace.

18Dei tre miracoli che avevo chiesti a Dio, due si sono compiuti. Ho visto tornare la vita in Maria, e la pace la sento tornare in me. Ogni mia angoscia cessa, perché vi ho visti riuniti nella gloria. Grazie di ciò, o Dio.

La sorte dei Santi.

19E grazie per avermi dato modo, anche per una creatura, santissima ma sempre umana, di vedere quale è la sorte dei santi, quale sarà dopo l’ultimo giudizio, e la risurrezione delle carni, e la loro ricongiunzione, la loro fusione con lo spirito, salito al Cielo all’ora della morte. Non avevo bisogno di vedere per credere. Perché io ho sempre creduto fermamente ad ogni parola del Maestro.

20Ma molti dubiteranno che, dopo secoli e millenni, la carne, fatta polvere, possa tornare corpo vivente. A costoro io potrò dire, giurandolo sulle cose più eccelse, che non solo il Cristo tornò vivo, per suo proprio potere divino, ma che anche la Madre sua, tre dì dopo la morte, se morte può dirsi tal morte, riprese vita, e con la carne riunita all’anima prese la sua eterna dimora in Cielo, al fianco del Figlio.

21Potrò dire: “Credete, o cristiani tutti, nella risurrezione della carne, alla fine dei secoli, e alla vita eterna e dell’anima e dei corpi, vita beata per i santi, orrenda per i colpevoli impenitenti. Credete e vivete da santi, come da santi vissero Gesù e Maria, per avere la loro stessa sorte.

22Io ho visto i loro corpi salire al Cielo. Ve lo posso testimoniare. Vivete da giusti per potere un giorno essere nel nuovo mondo eterno, in anima e corpo, presso Gesù-Sole e presso Maria, Stella di tutte le stelle”. Grazie ancora, o Dio!

23Ed ora raccogliamo quanto resta di Lei. I fiori caduti dalle sue vesti, le fronde degli ulivi rimaste sul letto, e conserviamoli. Serviranno… Sì, serviranno a dare aiuto e consolazione ai miei fratelli, invano attesi. Prima o poi li ritroverò…»

Ascensione e Assunzione.

24Raccoglie anche i petali dei fiori sfogliatisi nel cadere, rientra nella stanza tenendoli in un lembo della veste. Nota allora più attentamente l’apertura del tetto ed esclama: «Un altro prodigio! E un’altra mirabile proporzione nei prodigi della vita di Gesù e Maria! Egli, Dio, da Sé risorse, e col suo solo volere ribaltò la pietra del Sepolcro, e col suo solo potere ascese al Cielo. Da solo.

25Maria, santissima ma figlia dell’uomo, per aiuto angelico ebbe aperto il varco per la sua assunzione al Cielo e, sempre per aiuto angelico, è stata assunta là. Nel Cristo lo spirito tornò ad animare il Corpo mentre esso era ancora sulla Terra, perché così doveva essere, per far tacere i suoi nemici e per confermare nella fede i suoi seguaci tutti. In Maria lo spirito è tornato quando il Corpo santissimo era già sulle soglie del Paradiso, perché per Lei non era necessario più altro. Potenza perfetta dell’infinita Sapienza di Dio…

L’evangelizzatore dell’Amore.

26Giovanni ora raccoglie in un telo i fiori e le fronde rimasti sul lettuccio, vi unisce quelli raccolti fuori e li depone tutti sul coperchio del cofano. Poi lo apre e vi colloca il guancialetto di Maria, la coperta del lettuccio; scende nella cucina, raccoglie altri oggetti usati da Lei -il fuso e la conocchia, le sue stoviglie- e le unisce alle altre cose. Chiude il cofano e si siede sullo sgabello esclamando:

27«Ora tutto è compiuto anche per me! Ora posso andare, liberamente, là dove lo Spirito di Dio mi condurrà. Andare! Seminare la divina Parola che il Maestro mi ha data perché io la dia agli uomini. Insegnare l’Amore. Insegnarlo perché credano nell’Amore e nella sua potenza. Far loro conoscere cosa ha fatto Dio-Amore per gli uomini. Il suo Sacrificio e il suo Sacramento e Rito perpetui, per cui, sino alla fine dei secoli, noi potremo essere uniti a Gesù Cristo per l’Eucarestia e rinnovare il rito e il sacrificio come Egli comandò di fare.

28Tutti doni dell’Amore perfetto! Far amare l’Amore, perché credano in Esso come noi vi abbiamo creduto e crediamo. Seminare l’Amore perché sia abbondante la messe e la pesca, per il Signore.

29L’amore tutto ottiene, mi ha detto Maria nel suo ultimo discorso, a me, da Lei giustamente definito, nel collegio apostolico, colui che ama, l’amante per eccellenza, l’antitesi dell’Iscariota che fu l’odio, come Pietro l’irruenza e Andrea la mitezza, i figli d’Alfeo la santità e sapienza congiunta a nobiltà di modi, e così via.

30Io, l’amoroso, ora che non ho più il Maestro e la Madre da amare in Terra, andrò a spargere l’amore tra le genti. L’amore sarà la mia arma e dottrina. E con esso vincerò il demonio, il paganesimo, e conquisterò molte anime. Continuerò così Gesù e Maria, che furono l’amore perfetto in Terra».

29. Riflessioni sul Transito di Maria Santissima, sulla sua Assunzione e sulla sua Regalità[219].

Il transito di Maria.

Il trapasso

[Dice Maria:]

1«Io morii? Sì, se si vuol chiamare morte la separazione della parte eletta dello spirito dal corpo. No, se per morte si intende la separazione dell’anima vivificante dal corpo, la corruzione della materia non più vivificata dall’anima e, prima, la lugubrità del sepolcro e, per prima tra tutte queste cose, lo spasimo della morte.

2Come morii, o meglio, come trapassai dalla Terra al Cielo, prima con la parte immortale, poscia con quella peribile? Come era giusto per Colei che non conobbe macchia di colpa.

Il misterioso transito dell’anima.

3Quella sera, già s’era iniziato il riposo sabatico, parlavo con Giovanni. Di Gesù. Delle cose sue. L’ora vespertina era piena di pace. Il sabato aveva spento ogni rumore di opere umane. E l’ora spegneva ogni voce d’uomo o di uccello. Soltanto gli ulivi intorno alla casa frusciavano al vento della sera, e sembrava che un volo d’angeli sfiorasse le mura della casetta solitaria.

4Parlavamo di Gesù, del Padre, del Regno dei Cieli. Parlare della Carità e del Regno della Carità è accendersi del fuoco vivo, consumare i serrami della materia per liberare lo spirito ai suoi voli mistici. E se il fuoco è contenuto nei limiti che Dio mette per conservare le creature sulla Terra, al suo servizio, vivere ed ardere si può, trovando nell’ardore non consumazione ma completamento di vita. Ma quando Dio toglie i limiti e lascia libertà al Fuoco divino di investire e attirare a Sé lo spirito senza più misura, allora lo spirito, a sua volta rispondendo senza misura all’Amore, si stacca dalla materia e vola là dove l’Amore lo sprona ed invita. Ed è la fine dell’esilio e il ritorno alla Patria.

5Quella sera, all’ardore incontenibile, alla vitalità senza misura del mio spirito, si unì un dolce languore, un misterioso senso di allontanamento della materia da quanto la circondava, come se il corpo si addormentasse, stanco, mentre l’intelletto, ancor più vivo nel suo ragionare, si inabissava nei divini splendori.

La Assunzione

Il testimone dell’assunzione.

6Giovanni, amoroso e prudente testimone di ogni mio atto da quando mi era divenuto figlio d’adozione, secondo il volere del mio Unigenito, dolcemente mi persuase a trovare riposo sul lettuccio e mi vegliò pregando.

7L’ultimo suono che sentii sulla Terra fu il mormorio delle parole del vergine Giovanni. Mi furono come la ninna-nanna di una madre presso la cuna. E accompagnarono il mio spirito nell’ultima estasi, troppo sublime per esser detta. Me lo accompagnarono sino al Cielo.

8Giovanni, unico testimone di questo mistero soave, da solo mi compose, avvolgendomi nel manto bianco, senza mutarmi veste e velo, senza lavacri e imbalsamazioni.

9Lo spirito di Giovanni, come appare chiaro dalle sue parole del secondo episodio di questo ciclo che va dalla Pentecoste alla mia Assunzione, già sapeva che non mi sarei corrotta, ed istruì l’apostolo sul da farsi.

10Ed egli, casto, amoroso, prudente verso i misteri di Dio e i compagni lontani, pensò di custodire il segreto e di attendere gli altri servi di Dio, perché mi vedessero ancora e, da quella vista, trarre conforto e aiuto per le pene e le fatiche della loro missione. Attese, come fosse sicuro della loro venuta.

11Ma diverso era il decreto di Dio. Buono come sempre per il Prediletto. Giusto come sempre per tutti i credenti. Appesantì al primo le palpebre, perché il sonno gli risparmiasse lo strazio di vedersi rapire anche il mio corpo.

12Donò ai credenti una verità di più che li confortasse a credere nella risurrezione della carne, nel premio di una vita eterna e beata concessa ai giusti, nelle verità più potenti e dolci del Nuovo Testamento: la mia Immacolata Concezione, la mia divina Maternità verginale, nella Natura divina e umana del Figlio mio, vero Dio e vero Uomo, nato non per voler carnale ma per sponsale divino e per divino seme deposto nel mio seno; e infine perché credessero che nel Cielo è il mio Cuore di Madre degli uomini, palpitante di trepido amore per tutti, giusti e peccatori, desideroso di avervi tutti seco nella Patria beata, per l’eternità.

Perfezione dei corpi glorificati.

13Quando dagli angeli fui tratta dalla casetta, già il mio spirito era tornato in me? No. Lo spirito non doveva più ridiscendere sulla Terra. Era, adorante, davanti al trono di Dio. Ma quando la Terra, l’esilio, il tempo e il luogo della separazione dal mio Uno e Trino Signore furono per sempre lasciati, lo spirito mi tornò a splendere al centro dell’anima, traendo la carne dalla sua dormizione, onde è giusto dire che fui assunta in Cielo in anima e corpo, non per capacità mia propria, come avvenne per Gesù, ma per aiuto angelico.

14Mi destai da quella misteriosa e mistica dormizione, sorsi, volai infine, perché ormai la mia carne aveva conseguito la perfezione dei corpi glorificati. E amai. Amai il mio ritrovato Figlio e mio Signore, Uno e Trino, lo amai come è destino di tutti gli eterni viventi».

 

Due angeli vegliano Maria[220] .

La tradizione sul sepolcro di Maria è leggenda.

 [Dice Gesù:]

15«Venuta la sua ultima ora, come un giglio stanco che, dopo aver esalato tutti i suoi profumi, si curva sotto le stelle e chiude il suo calice di candore, Maria, mia Madre, si raccolse sul suo giaciglio e chiuse gli occhi a tutto quanto la circondava per raccogliersi in un’ultima serena contemplazione di Dio.

16Curvo sul suo riposo, l’angelo di Maria attendeva trepido che l’urgere dell’estasi separasse quello spirito dalla carne, per il tempo segnato dal decreto di Dio, e lo separasse per sempre dalla Terra, mentre già dai Cieli scendeva il dolce e invitante comando di Dio.

17Curvo, a sua volta, su quel misterioso riposo, Giovanni, angelo terreno, vegliava a sua volta la Madre che stava per lasciarlo. E quando la vide spenta vegliò ancora, perché inviolata da sguardi profani e curiosi rimanesse, anche oltre la morte, l’immacolata Sposa e Madre di Dio, che dormiva così placida e bella.

18Una tradizione dice che nell’urna di Maria, riaperta da Tommaso, vi furono trovati solo dei fiori. Pura leggenda. Nessun sepolcro inghiottì la salma di Maria, perché non vi fu mai una salma di Maria, secondo il senso umano, dato che Maria non morì come muore chiunque ebbe vita.

19Ella si era soltanto, per decreto divino, separata dallo spirito, e con lo stesso, che l’aveva preceduta, si ricongiunse la sua carne santissima. Invertendo le leggi abituali, per le quali l’estasi finisce quando cessa il rapimento, ossia quando lo spirito torna allo stato normale, fu il corpo di Maria che tornò a riunirsi allo spirito, dopo la lunga sosta sul letto funebre.

20Tutto è possibile a Dio. Io sono uscito dal Sepolcro senz’altro aiuto che il mio potere. Maria venne a Me, a Dio, al Cielo, senza conoscere il sepolcro col suo orrore di putredine e di lugubrità. É uno dei più fulgidi miracoli di Dio. Non unico, in verità, se si ricordano Enoc ed Elia, che, perché cari al Signore, furono rapiti alla Terra senza conoscere la morte e trasportati altrove, in un luogo noto a Dio solo e ai celesti abitanti dei Cieli.

21Giusti erano, ma sempre un nulla rispetto a mia Madre, inferiore, in santità, solo a Dio. Per questo non ci sono reliquie del corpo e del sepolcro di Maria. Perché Maria non ebbe sepolcro, e il suo corpo fu assunto in Cielo».

La casetta dell’Assunta non c’è più[221].

Dice Maria:

22«Un’estasi fu il concepimento del Figlio mio. Una più grande estasi il darlo alla luce. L’estasi delle estasi il mio transito dalla Terra al Cielo. Soltanto durante la Passione nessuna estasi rese sopportabile l’atroce mio soffrire.

23La casa, da dove fui assunta al Cielo, era una delle innumerevoli generosità di Lazzaro per Gesù e la Madre sua. La piccola casa del Getsemani, presso il luogo della sua Ascensione. Inutile cercarne i resti. Nella distruzione di Gerusalemme ad opera dei romani fu devastata e le sue rovine furono disperse nel corso dei secoli».

Un rapimento di Dio[222].

Dice Maria:

24«Come mi fu estasi la nascita del Figlio e, dal rapimento in Dio, che mi prese in quell’ora, tornai presente a me stessa e alla Terra col mio Bambino fra le braccia, così la mia impropriamente detta “morte” fu un rapimento in Dio.

25Fidando nella promessa avuta nello splendore del mattino di Pentecoste, io pensavo che l’avvicinarsi del momento della venuta ultima dell’Amore, per rapirmi con Sé, dovesse manifestarsi con un aumento del fuoco d’amore che sempre m’ardeva. Né feci errore.

26Da parte mia, più la vita passava, più aumentava in me il desiderio di fondermi all’eterna Carità. Mi spronava a ciò il desiderio di riunirmi al Figlio mio e la certezza che mai avrei fatto tanto per gli uomini come quando fossi stata, orante e operante per essi, ai piedi del trono di Dio. E con moto sempre più acceso e accelerato, con tutte le forze dell’anima mia, gridavo al Cielo: “Vieni, Signore Gesù! Vieni, eterno Amore!”.

27L’Eucarestia, che era per me come una rugiada per un fiore assetato, era, sì, vita, ma più il tempo passava e più diveniva insufficiente a soddisfare l’incontenibile ansia del mio cuore. Non mi bastava più ricevere in me la mia divina Creatura e portarla nel mio interno nelle sacre Specie, come l’avevo portata nella mia carne verginale. Tutta me stessa voleva il Dio uno e trino, ma non sotto i veli scelti dal mio Gesù per nascondere l’ineffabile mistero della Fede, ma quale era, è e sarà nel centro del Cielo.

28Lo stesso mio Figlio, nei suoi trasporti eucaristici, mi ardeva con abbracci di desiderio infinito, e ogni volta che a me veniva, con la potenza del suo amore, quasi svelleva l’anima mia nel primo impeto, poi rimaneva, con tenerezza infinita, chiamandomi “Mamma!”, ed io lo sentivo ansioso di avermi con Sé.

La regalità

Preparazione di Maria per entrare Regina in cielo

29Non desideravo più altro. Neppure il desiderio di tutelare la nascente Chiesa era più in me, negli ultimi tempi del mio vivere mortale. Tutto era annullato nel desiderio di possedere Dio, per la persuasione che avevo di tutto potere quando lo si possiede. Giungete, o cristiani, a questo totale amore. Tutto quanto è terreno perda valore. Mirate solo Dio.

30Quando sarete ricchi di questa povertà di desiderio, che è immisurabile ricchezza, Dio si chinerà sul vostro spirito per istruirlo prima, per prenderlo poi, e voi ascenderete con esso al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo, per conoscerli ed amarli per la beata eternità e per possedere le loro ricchezze di grazie per i fratelli. Non si è mai tanto attivi per i fratelli come quando non si è più tra di essi, ma si è luci ricongiunte alla divina Luce.

31L’avvicinarsi dell’Amore eterno ebbe il segno che pensavo. Tutto perse luce e colore, voce e presenza sotto il fulgore e la Voce che, scendendo dai Cieli, aperti al mio sguardo spirituale, si abbassavano su me per cogliere l’anima mia. Suol dirsi che io avrei giubilato d’essere assistita, in quell’ora, dal Figlio mio.

32Ma il mio dolce Gesù era ben presente col Padre quando l’Amore, ossia lo Spirito Santo, terza Persona della Trinità eterna, mi dette il suo terzo bacio nella mia vita, quel bacio così potentemente divino che in esso l’anima mia si esalò, perdendosi nella contemplazione come goccia di rugiada aspirata dal sole nel calice di un giglio.

33Ed io ascesi col mio spirito osannante ai piedi dei Tre che avevo sempre adorato. Poi, al giusto momento, come perla in castone di fuoco, aiutata prima, seguita poi dalla teoria degli spiriti angelici venuti ad assistermi nel mio eterno celeste natale, attesa già prima delle soglie dei Cieli dal mio Gesù, e sulle soglie di essi dal mio giusto sposo terreno, dai Re e Patriarchi della mia stirpe, dai primi santi e martiri, entrai Regina, dopo tanto dolore e tanta umiltà di povera ancella di Dio, nel regno del gaudio senza limite.

34E il Cielo si rinchiuse sulla gioia di avermi, di avere la sua Regina, la cui carne, unica tra tutte le carni mortali, conosceva la glorificazione avanti la risurrezione finale e l’ultimo giudizio». 

Gloria riservata alla Regina Immacolata[223]

[Dice Maria:]

35«La mia umiltà non poteva farmi permettere di pensare che tanta gloria mi fosse riserbata in Cielo. Nel mio pensiero era la quasi certezza che la mia umana carne, fatta santa dall’aver portato Dio, non avrebbe conosciuto la corruzione, poiché Dio è Vita e, quando di Sé stesso satura ed empie una creatura, questa sua azione è come aroma preservatore da corruzione di morte.

36Io non soltanto ero rimasta immacolata, non solo ero stata unita a Dio con un casto e fecondo abbraccio, ma m’ero saturata, sin nelle mie più profonde latebre, delle emanazioni della Divinità nascosta nel mio seno e intenta a velarsi di carni mortali.

37Ma che la bontà dell’Eterno avesse riserbato alla sua ancella il gaudio di risentire sulle sue membra il tocco della mano del Figlio mio, il suo abbraccio, il suo bacio, e di riudire con le mie orecchie la sua voce, di vedere col mio occhio il suo volto, questo non potevo pensare che mi venisse concesso, né lo desideravo. Mi sarebbe bastato che queste beatitudini venissero concesse al mio spirito, e di ciò sarebbe stato già pieno di felicità beata il mio io.

L’originale pensiero creativo di Dio.

38Ma, a testimonianza del suo primo pensiero creativo a riguardo dell’uomo, da Lui, Creatore, destinato a vivere, trapassando senza morte dal Paradiso terrestre a quello celeste, nel Regno eterno, Dio volle me, Immacolata, in Cielo in anima e corpo, subito che fosse cessata la mia vita terrena.

39Io sono la testimonianza certa di ciò che Dio aveva pensato e voluto per l’uomo: una vita innocente e ignara di colpe, un placido passaggio da questa vita alla Vita eterna, per cui, come uno che passa la soglia di una casa per entrare in un reggia, l’uomo, col suo essere completo, fatto di corpo materiale e di anima spirituale, sarebbe passato dalla Terra al Paradiso, aumentando la perfezione del suo io, a lui data da Dio, con la perfezione completa, e della carne e dello spirito, che era, nel pensiero divino, destinata ad ogni creatura che fosse rimasta fedele a Dio e alla Grazia. Perfezione che sarebbe stata raggiunta nella luce piena che è nei Cieli, e li empie, venendo da Dio, Sole eterno che li illumina.

Incoronata per essere la nostra Regina.

40Davanti ai Patriarchi, Profeti e Santi, davanti agli Angeli e ai Martiri, Dio pose Me, assunta in anima e corpo alla gloria del Cielo, e disse: “Ecco l’opera perfetta del Creatore. Ecco ciò che Io creai a mia più vera immagine e somiglianza fra tutti i figli dell’uomo, frutto di un capolavoro divino e creativo, meraviglia dell’universo, che vede chiuso in un solo essere il divino nello spirito eterno come Dio e come Lui spirituale, intelligente, libero, santo, e la creatura materiale nella più innocente e santa delle carni, alla quale ogni altro vivente, nei tre regni del creato, è costretto ad inchinarsi.

41Ecco la testimonianza del mio amore per l’uomo, per il quale volli un organismo perfetto e una beata sorte di eterna vita nel mio Regno. Ecco la testimonianza del mio perdono all’uomo al quale, per la volontà di un Trino Amore, ho concesso riabilitazione e ricreazione agli occhi miei.

41Questa è la mistica pietra di paragone, questa è l’anello di congiunzione tra l’uomo e Dio, questa è Colei che riporta i tempi ai giorni primi e dà ai miei occhi divini la gioia di contemplare un’Eva quale Io la creai, ed ora fatta ancor più bella e santa, perché Madre del mio Verbo e perché Martire del più gran perdono.

42Per il suo Cuore Immacolato che non conobbe mai macchia alcuna, neanche la più lieve, Io apro i tesori del Cielo, e per il suo Capo che mai conobbe superbia, del mio fulgore faccio un serto e l’incorono, poiché mi è santissima, perché sia vostra Regina”.

43Nel Cielo non vi sono lacrime. Ma in luogo del gioioso pianto, che avrebbero avuto gli spiriti se ad essi fosse concesso il pianto -umore che stilla spremuto da un’emozione- vi fu, dopo queste divine parole, uno sfavillare di luci, un trascolorare di splendori in più vividi splendori, un ardere di incendi caritativi in un più ardente fuoco, un insuperabile ed indescrivibile suonare di celesti armonie, alle quali si unì la voce del Figlio mio, in laude a Dio Padre e alla sua Ancella in eterno beata».

Differenza tra morte e rapimento contemplativo[224]

 [Dice Gesù:]

 44«Vi è differenza tra la separazione dell’anima dal corpo per morte vera, e momentanea separazione dello spirito dal corpo e dall’anima vivificante per estasi o rapimento contemplativo. Mentre il distacco dell’anima dal corpo provoca la vera morte, la contemplazione estatica, ossia la temporanea evasione dello spirito fuor dalle barriere dei sensi e della materia, non provoca la morte, questo perché l’anima non si distacca e separa totalmente dal corpo, ma lo fa solo con la sua parte migliore, che si immerge nei fuochi della contemplazione.

45Tutti gli uomini, finché sono in vita, hanno in sé l’anima, morta o viva che sia per peccato o per giustizia; ma soltanto i grandi amanti di Dio raggiungono la contemplazione vera. Questo sta a dimostrare che l’anima, conservante l’esistenza sinché è unita al corpo -e questa particolarità è in tutti gli uomini uguale- ha in se stessa una parte più eletta: l’anima dell’anima, o spirito dello spirito, che nei giusti sono fortissimi, mentre in coloro che disamano Dio e la sua Legge, anche solo con la loro tiepidezza e i peccati veniali, si fanno deboli, privando la creatura della capacità di contemplare e conoscere, per quanto lo può fare un’umana creatura, a seconda del grado di perfezione raggiunta, Dio ed i suoi eterni veri.

 46Più la creatura ama e serve Dio con tutte le sue forze e possibilità, e più la parte più eletta del suo spirito aumenta la sua capacità di conoscere, di contemplare, di penetrare le eterne verità. L’uomo, dotato d’anima razionale, è una capacità che Dio empie di Sé. Maria, essendo la più santa d’ogni creatura dopo il Cristo, fu una capacità colma -sino a traboccare sui fratelli in Cristo di tutti i secoli, e per i secoli dei secoli- di Dio, delle sue grazie, carità e misericordie.

47Trapassò sommersa dalle onde dell’amore. Ora, nel Cielo, fatta oceano d’amore, trabocca sui figli a Lei fedeli, e anche sui figli prodighi, le sue onde di carità per la salvezza universale, Lei che è Madre universale di tutti gli uomini».

 

 


 

 

 

 


[1] 17 febbraio 1944. MARIA VALTORTA, l’Evangelo come mi è stato rivelato,CEV, Isola del Liri (FR). Vol. 9 Cap. 599

[2] 9 marzo 1945. l’Evangelo Op. Cit. Vol. 9 Cap. 600

[3] 2 aprile 1944. Domenica delle Palme. La Buona Novella, op. cit.  Vol 10 N° 606

[4]Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia: Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita.  Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituisti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti. Dove abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia, perché come il peccato aveva regnato con la morte, così regni anche la grazia con la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore (Rm 5,12-21).

[5] “Prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione (1Tm 2,13-14). Nella nuova creazione, non fu la nuova Eva Maria a procedere dal nuovo Adamo Gesù, ma Questi da Quella, in virtù di un concepimento e di una nascita miracolosi.

[6]Redenzione cosmica: “Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (Col 1,15-20).

[7] Temo però che, come il serpente nella sua malizia sedusse Eva, così i vostri pensieri vengano in qualche modo traviati dalla loro semplicità e purezza nei riguardi di Cristo (2 Cor 11,3).

[8] 5 aprile 1944.

[9] “L’uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi” (Gen 3,20). Eva: il nome di Eva, Hawwah, è spiegato con la radice hajah, “vivere”

[10] Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo=’ish, una donna=’ishsha e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà ’ishsha=donna perché dal ’ish=uomo è stata tolta” (Gen 2,23). L’ebraico gioca sulle parole’ishsha=donna èish=uomo

[11] aveva voluto nascere, perché fu in conseguenza del suo peccato, commesso volutamente, che la Virago (la donna tratta dall’uomo) divenne Eva (la madre di tutti i viventi).

[12] La Colpa d’origine ha invaso i tre regni dell’uomo: lo spirituale per la superbia, appetendo di esser simili a Dio in quanto Creatore, nella… pro-creazione: gli animali erano pro-creatori; perché, e a maggior ragione, non doveva esserlo il loro re, l’Uomo? Lo psichico per la disubbidienza, perché non attendendo l’insegnamento e il momento voluti da Dio, ma accettando le indicazioni di Satana, decisero di gustare il piacere della gola (Gn 3,4-6) e il piacere della concupiscenza. Il fisico o carnale per la sensualità, perché di fatto assaporarono il frutto della pianta cioè il frutto del senso. Maria annullò l’azione di Eva con l’umiltà, l’obbedienza e la verginità. Ascoltò Dio e non il nemico di Dio; ascoltò l’Angelo della Luce e non l’angelo delle tenebre.

[13] “Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi” (1 Pt 5,8-9).

[14]  Il Signore Dio disse allora: “Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!”. Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita (Gen 3,22-24).

[15]  Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: “Ho acquistato un uomo dal Signore” (Genesi 4,1).

[16] Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta (Gen 4,3-5).

[17] Allora il Signore disse a Caino: “Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta” (Gen 4,6-7).

[18] “Verso di te è il suo istinto, ma tu domalo” (Gen 4,7).

[19] Caino disse al fratello Abele: “Andiamo in campagna!”. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise (Gen 4,8).

[20]< Questo paragrafo fu scritto il 5 aprile 1944, e perciò sotto l’infuriare della seconda Guerra Mondiale: le sue parole si accordano molto bene con quanto stava accadendo allora, e con quanto si sarebbe verificato pochi mesi dopo. Tutti i Lettori ricordino sempre, e meditino, che l’Inferma Maria Valtorta scrisse questa e le altre opere del Signore in tempo di grave sofferenze. Personali, di immobilità, di guerra, di bombardamenti, di sfollamento, di spavento, di carestia, senza libri (eccettuata la Bibbia del Tintori e il Catechismo di Papa San Pio X, senza correzioni, senza umane consolazioni >

[21] La Bibbia non dice quando e come Adamo ed Eva si convertirono. Tuttavia è certo che ciò avvenne, anche perché la veneranda Liturgia gerosolimitana, detta di S. Giacomo, nella sua Anafora eucaristica, colloca Adamo ed Eva in capo alla lista dei Santi e di coloro che piacquero a Dio. Dice così: ‘E in primo luogo commemoriamo il nostro padre Adamo e la nostra madre Eva, la santa Madre di Dio Maria, i Profeti, gli Apostoli…, tutti quelli che pregano con noi, insieme con tutti quelli che nel tempo ti sono stati eccetti da Adamo ed Eva fino ad oggi”.

[22] Adamo si unì di nuovo alla moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Set. “Perché – disse – Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso”. Anche a Set nacque un figlio, che egli chiamò Enos. Allora si cominciò ad invocare il nome del Signore (Gen 4,25-26).

[23]< Quest’Opera, anzi tutti gli scritti di Maria Valtorta, non hanno simpatia alcuna per tale sorta di evoluzionismo. E, per la verità, fino ad apodittica prova in contrario, sembra molto più conforme alla divina Rivelazione che Dio abbia creato l’Uomo come uomo e in stato perfetto, poi sia decaduto, quindi per Cristo ritorni gradatamente alla perfezione dell’origine, anzi la superi >

[24] I laici sono detti sacerdoti in quanto membra della Chiesa, la quale essendo il Corpo mistico di Gesù, sommo ed eterno Sacerdote, partecipa del sacerdozio di Lui.

[25] Ore 10,30 del Venerdì Santo 1944 (7-4-44). l’Evangelo Op. Cit. Vol. 10 Cap. 607 Ora che il mio interno ammonitore mi dice esser quella in cui Giovanni andò da Maria.

[26] Secondo quest’Opera, come vedremo passo passo, la Madre di Gesù radunerà le vesti indossate dal Figlio durante l’Ultima Cena e la Passione; il calice dell’Eucarestia; i principali strumenti, cioè la corona di spine, i chiodi, la lancia; il Sudario di Niche, detto da noi Velo della Veronica; le due Sindoni, cioè quella della deposizione e quella della sepoltura: e di tutti questi sacri cimeli, che raccoglierà in prezioso cofano donatole da Maria Maddalena, la Vergine stessa sarà amorosa custode.

[27] 26 marzo 1945. l’Evangelo Op. Cit. Vol. 10 Cap. 608

[28]IL VANGELO ETERNO: Mentre lo conducevano via, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, (Mt 27,32; Mc 15,21; Lc 23,26).

[29] “Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore, al dolore che ora mi tormenta, e con cui il Signore mi ha punito nel giorno della sua ira ardente. Dall’alto egli ha scagliato un fuoco e nelle mie ossa lo ha fatto penetrare; ha teso una rete ai miei piedi, mi ha fatto cadere all’indietro; mi ha reso desolata” (Lam 1,12-13).

[30]IL VANGELO ETERNO: e lo costrinsero a portare la croce di Lui, e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù (Mt 27,32; Mc 15,21; Lc 23,26). “Un tempo parlasti in visione ai tuoi santi dicendo: «Ho portato aiuto a un prode, ho innalzato un eletto tra il mio popolo” (Sal 88,20). “Se il Signore non fosse il mio aiuto, in breve io abiterei nel regno del silenzio” (Sal 93,17). “Dio, da me non stare lontano” (Sal 35,22). “accorri in mio aiuto, Signore, mia salvezza” (Sal 38,22) “poiché l’angoscia è vicina e nessuno mi aiuta” (Sal 22,12). “Infatti proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova” (Eb 2,18).

[31]IL VANGELO ETERNO: Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio (Mc 15,22). “Nella tua bontà, o Signore, mi hai posto su un monte sicuro; ma quando hai nascosto il tuo volto, io sono stato turbato” (Sal 29,8). “Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre che copriva tutte le genti” (Is 25,7). “Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati” (Is 25,6). “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato, poiché sul monte Sion e in Gerusalemme vi sarà la salvezza, come ha detto il Signore, anche per i superstiti che il Signore avrà chiamati” (Gioele 3,5).

[32] Come le ho detto (a Padre Migliorini) lo scorso anno, nella visione descritta il 18 febbraio 1944 e facente parte di una «Passione» più compendiosa.

[33]IL VANGELO ETERNO: C’erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Solome, che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme (Mc 15,40-41).

[34] 27 marzo 1945. l’Evangelo Op. Cit. Vol. 10 Cap. 609

[35] “Sarà spogliato come vigna della sua uva ancor acerba e getterà via come ulivo i suoi fiori” (Giobbe 15,33) “Mi ha spogliato della mia gloria e mi ha tolto dal capo la corona. Mi ha disfatto da ogni parte e io sparisco, mi ha strappato, come un albero, la speranza. Ha acceso contro di me la sua ira e mi considera come suo nemico” (Gb 19,9-11) “Avvicinati a me, riscattami, salvami dai miei nemici. Tu conosci la mia infamia, la mia vergogna e il mio disonore; davanti a te sono tutti i miei nemici. L’insulto ha spezzato il mio cuore e vengo meno. Ho atteso compassione, ma invano, consolatori, ma non ne ho trovati” (Sal 69,19-21).

[36] Il Velo dato da Maria a Gesù e con cui si cinse Gesù ai fianchi prima di essere crocifisso si conserva nella Chiesa di S. Giovanni in Laterano a Roma.

[37]IL VANGELO ETERNO: Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. (Gv 19,25). “Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati?” (Cc 6,10).

[38]IL VANGELO ETERNO: Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa (Gv 19,26-27).

La madre perfetta: “Sessanta sono le regine, ottanta le altre spose, le fanciulle senza numero. Ma unica è la mia colomba, la mia perfetta, ella è l’unica di sua madre, la preferita della sua genitrice. L’hanno vista le giovani e l’hanno detta beata, le regine e le altre spose ne hanno intessuto le lodi” (Cc 6,8-9).

[39] I Santi Padri e Dottori della Chiesa hanno interpretato, appunto, tali parole di Gesù, riferite in Gv 19,26-27, come di un “testamento”: S. AMBROSIUS, Epistola 63, Num. 109: in MIGNE, Patrologia Latina, Tom 16, col. 12705

[40]IL VANGELO ETERNO: Gesù, detto ciò, emise un altro grido, e, chinato il capo, spirò (Mt 27,50; Mc 15,37; Lc 23,46; Gv 19,30-38). “Le nazioni hanno saputo del tuo disonore; del tuo grido di dolore è piena la terra, poiché il prode inciampa nel prode, tutti e due cadono insieme” (Ger 46,12). “Ora perché gridi così forte? Non c’è forse nelle tue mura alcun re? I tuoi consiglieri sono forse periti, perché ti prendono i dolori come di partoriente?” (Mi 4,9).  “Proprio per questo nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà” (Eb 5,7). “O terra, non coprire il mio sangue e non abbia sosta il mio grido!” (Gb 16,18). “Ascolta la voce del mio grido, o mio re e mio Dio” (Sal 5,3). “A te grido, Signore, chiedo aiuto al mio Dio” (Sal 29,9). “Sono sfinito dal gridare, riarse sono le mie fauci; i miei occhi si consumano nell’attesa del mio Dio” (Sal 69,4). “Afflitto e sfinito all’estremo, ruggisco per il fremito del mio cuore” (Sal 38,9).

[41]IL VANGELO ETERNO: “Il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. La terra scosse, le rocce si spezzarono” (Mt 27,51; Lc 23,44). “La terra tremò e si scosse; vacillarono le fondamenta dei monti, si scossero perché egli era sdegnato” (Sal 18,8). “Dio viene da Teman, bagliori di folgore escono dalle sue mani. Si arresta e scuote la terra. I monti ti vedono e tremano, fuggono al bagliore delle tue saette. Sdegnato attraversi la terra,  adirato calpesti le genti. Sei uscito per salvare il tuo popolo, per salvare il tuo consacrato. Hai demolito la cima della casa dell’empio, l’hai scalzata fino alle fondamenta” (Ab 3,3-6.8-13). “Il sole e la luna si oscurano e le stelle perdono lo splendore” Gl 4:15. “Davanti a me i monti franeranno, le rocce cadranno e ogni muro rovinerà al suolo” (Ez 38,20). “Non ucciderli, perché il mio popolo non dimentichi, disperdili con la tua potenza e abbattili. Peccato è la parola delle loro labbra, cadano nel laccio del loro orgoglio per le bestemmie e le menzogne che pronunziano” (Sal 59,12-13).

[42] “Grida dal tuo cuore al Signore, vergine figlia di Sion; fa’ scorrere come torrente le tue lacrime, giorno e notte! Non darti pace, non abbia tregua la pupilla del tuo occhio. Alzati, grida nella notte quando cominciano i turni di sentinella; effondi come acqua il tuo cuore, davanti al Signore; alza verso di lui le mani” (Lam 2,18-19).

[43]IL VANGELO ETERNO: Un uomo ricco, Giuseppe d’Arimatea, persona buona e giusta, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, che non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù (M27,57; Mc 15,42-43; Lc 23,50-51).

[44]IL VANGELO ETERNO: Uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora: “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv 19,34-37). “Io sono povero e infelice e il mio cuore è ferito nell’intimo. Scompaio come l’ombra che declina” (Sal 109,22). “Io l’ho costituito mio sovrano sul Sion mio santo monte” (Sal 2,6).

[45]IL VANGELO ETERNO: Il velo del Tempio si squarciò in due, nel mezzo, dall’alto in basso, da cima a fondo (Mt 27,51; Mc 15,38; Lc 23,46). Dio ha parlato nel suo tempio: “Esulto e divido Sichem, misuro la valle di Succot” (Sal 60,8). “Il Signore avanza come un prode, come un guerriero eccita il suo ardore; grida, lancia urla di guerra, si mostra forte contro i suoi nemici. Per molto tempo ho taciuto, ho fatto silenzio, mi sono contenuto; ora griderò come una partoriente, mi affannerò e sbufferò insieme” (Is 42,14-15).

[46]IL VANGELO ETERNO: I sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti (Mt 27,52-53). “Hai scosso la terra, l’hai squarciata, risana le sue fratture, perché crolla. Hai inflitto al tuo popolo dure prove, ci hai fatto bere vino da vertigini. Hai dato un segnale ai tuoi fedeli perché fuggissero lontano dagli archi. Perché i tuoi amici siano liberati, salvaci con la destra e a noi rispondi” (Sal 60,4-7). “Sprofondano i popoli nella fossa che hanno scavata, nella rete che hanno teso si impiglia il loro piede. Il Signore si è manifestato, ha fatto giustizia; l’empio è caduto nella rete, opera delle sue mani” (Sal 9,16-17).

[47]IL VANGELO ETERNO: Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo, Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppa (Mc 15,44-45).

[48]IL VANGELO ETERNO: Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati, e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con Lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe (Gv 19,31-33).

[49]IL VANGELO ETERNO: Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce. Vi andò anche Nicodemo, quello che in precedenza era andato da Lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei (Mt 27,59; Mc 15,46; Lc 23,53-54; Gv 19,38-40).

[50]< A riguardo del cambiamento di posizione delle braccia di Gesù Morto, il Prof. Ferri si espresse nel modo seguente: «Fu una mano femminile a piegare le braccia del Salvatore deposto dalla Croce, portandole, dallo stato di tensione, sul davanti? lo dimostro di sì. Perché, tra il Sangue discendente dal palmo della mano sul braccio, si nota un’interruzione corrispondente alla larghezza di una mano femminile. Non è credibile infatti che sul Calvario vi fossero mani maschili di adolescenti; ho provato con molte mani di uomini, ma sono tutte più larghe; ho provato con le mani di Paola, e … sono tanto larghe quanto quella interruzione di Sangue. Ho fatto questa constatazione piangendo. La mano della Maddalena, che secondo la tradizione era alta e formosa, doveva essere proporzionata e perciò assai grande: tutto fa quindi pensare che quella Mano femminile di adulta, ma assai piccola, larga quanto la predetta zona di interruzione del Sangue Divino, sia la Mano Verginale della Mamma di Gesù, proprio come dice l’Opera scritta da Maria Valtorta quasi 20 anni prima della mia costatazione scientifica su quella Sindone che l’Inferma non aveva mai visto in riproduzione fotografica intera ed a grandezza naturale»>

[51] 19 febbraio 1944. l’Evangelo Op. Cit. Vol. 10 Cap. 610. «Ed ora», dice Gesù, «fate bene attenzione. Ti risparmio la descrizione della sepoltura, che è fatta bene dallo scorso anno: 19 febbraio 1944. Userete perciò quella, e P. M. metterà al termine della stessa il lamento di Maria che ho dato a suo tempo: 4 ottobre 1944. Poi metterai quanto vedrai tu di nuovo. Sono parti nuove della Passione e vanno messe a posto molto bene, per non fare confusione o lasciare lacune».

[52]IL VANGELO ETERNO: Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo che Giuseppe si era fatto scavare nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora deposto (Mt 27,60; Mc 15,46; Lc23,53; Gv 19,41-42).

[53] Scritto il 4 ottobre 1944.

[54] Non si contaminò sia perché fu fecondata dal solo Amore divino (Mt 1,18-23; Lc 1,26-38), Amore totalmente soprannaturale e spirituale e non dall’amore umano, naturale ed anche materiale; sia perché dette alla luce Gesù soprannaturalmente e miracolosamente. Gesù nacque, cioè uscì, da Maria così come entrò e sortì a porte chiuse dal Cenacolo (Gv 20,19-29).

[55]< Quest’Opera, qui e fino in fondo al volume, mette in luce l’incrollabile fede della Madre di Gesù nella resurrezione del Divino suo Figlio. Tentata dalla incredulità o poca fede dei discepoli e delle discepole, che dimostreranno la loro non fede o perplessità con l’imbalsamazione di Colui che stava per risuscitare, tentata da Satana, e soprattutto desolata per l’impressione di essere abbandonata anche da Dio, sempre resisterà invitta e invincibile, offrendo il suo immenso tormento per i Senza‑Fede. Coloro che si avvicinarono di più alla fede custodita integralmente da Maria Santissima furono Lazzaro e la Maddalena >

[56]<Secondo quest’Opera, e molto ragionevolmente, due furono le Sindoni: una per la deposizione dalla Croce, non più utilizzabile a causa del Sangue, del sudore, della polvere e delle immondizie; l’altra, «monda», usata per la Sepoltura. Una si conserverebbe a Torino, in Duomo, nella solenne cappella detta appunto della Sindone; un’altra, secondo il pensiero della Scrittrice di quest’Opera sarebbe nascosta nell’interno del Crocifisso, detto «Il Volto Santo», venerato nella Cattedrale di Lucca: ma alla interrogazione, rivolta a suo tempo, fu data risposta negativa. Per la S. Sindone, vedi: P. SCOTTI, A. VACCARI, Sindone, in Enciclopedia Cattolica, vol. 11, Città del Vaticano, 1953, col. 692‑697. Alla col. 692 si legge quanto segue: «Parecchie tele, conservate in varie località, hanno aspirato a questo onore (Compiegane, Besangon, Cadouin, Bitonto ecc.); un’analisi accurata ha dimostrato che l’unica Sindone che ha probabilità seria di essere autentica è quella attualmente conservata nella Cattedrale di Torino e che proviene da Lirey e Chambéry». La presente Opera, secondo gli studi e il parere dei Prof. Lorenzo Ferri (leggerne l’attestato alla nota 149 di pag. 120) aggiungerebbe nuove conferme a favore di tale autenticità >

[57] La Vergine, Madre e Corredentrice, si è sentita subito e profondamente “Madre della Chiesa” e come tale si è comportata: “Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).

[58] 2 «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Tu sei lontano dalla mia salvezza»: sono le parole del mio lamento. 3 Dio mio, invoco di giorno e non rispondi, grido di notte e non trovo riposo. 4 Eppure tu abiti la santa dimora, tu, lode di Israele. 5 In te hanno sperato i nostri padri, hanno sperato e tu li hai liberati; 6 a te gridarono e furono salvati, sperando in te non rimasero delusi. 7 Ma io sono verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo. 8 Mi scherniscono quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo: 9 «Si è affidato al Signore, lui lo scampi; lo liberi, se è suo amico». 10 Sei tu che mi hai tratto dal grembo, mi hai fatto riposare sul petto di mia madre. 11 Al mio nascere tu mi hai raccolto, dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio. 12 Da me non stare lontano, poiché l’angoscia è vicina e nessuno mi aiuta. 13 Mi circondano tori numerosi, mi assediano tori di Basan. 14 Spalancano contro di me la loro bocca come leone che sbrana e ruggisce. 15 Come acqua sono versato, sono slogate tutte le mie ossa. Il mio cuore è come cera, si fonde in mezzo alle mie viscere. 16 È arido come un coccio il mio palato, la mia lingua si è incollata alla gola, su polvere di morte mi hai deposto. 17 Un branco di cani mi circonda, mi assedia una banda di malvagi; hanno forato le mie mani e i miei piedi, 18 posso contare tutte le mie ossa. Essi mi guardano, mi osservano: 19 si dividono le mie vesti, sul mio vestito gettano la sorte. 20 Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, accorri in mio aiuto. 21 Scampami dalla spada, dalle unghie del cane la mia vita. 22 Salvami dalla bocca del leone e dalle corna dei bufali. 23 Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea. 24 Lodate il Signore, voi che lo tenete, gli dia gloria la stirpe di Giacobbe, lo tema tutta la stirpe di Israele; 25 perché egli non ha disprezzato né sdegnato l’afflizione del misero, non gli ha nascosto il suo volto, ma, al suo grido d’aiuto, lo ha esaudito. 26 Sei tu la mia lode nella grande assemblea, scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli. 27 I poveri mangeranno e saranno saziati, loderanno il Signore quanti lo cercano: «Viva il loro cuore per sempre». 28 Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra, si prostreranno davanti a lui tutte le famiglie dei popoli. 29 Poiché il regno è del Signore, egli domina su tutte le nazioni. 30 A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra, davanti a lui si curveranno quanti dormono nella polvere. E io vivrò per lui, 31 lo servirà la mia discendenza. Si parlerà del Signore alla generazione che viene; 32 annunzieranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno: “Ecco l’opera del Signore!”. (Sal 22).

[59]< Bella, e di attualità, questa preghiera rivolta, secondo quest’Opera, a Dio da Maria Santissima per custodire la propria Fede, a vantaggio dei Senza-Fede. Tra parentesi si potrebbe osservare e far osservare che è più esatto dire “I Senza-Fede” che “I Senza-Dio”.

[60]< Offerimus …: offriamo alla tua superna maestà le cose che tu stesso ci hai donato, cioè il sacrificio puro, santo ed immacolato… (dal Messale Romano). Canone Romano e Canone Ambrosiano del Sacrificio eucaristico, prece detta “Anamnesi”, subito dopo la Consacrazione, con cui viene offerto alla maestà del Padre il Figlio suo Gesù prima di chiedere l’effusione dello Spirito Santo >

[61] Scritto il 19 febbraio 1944

IL VANGELO ETERNO: Là dunque avvolto in un candido lenzuolo deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino (Mt 27,59; Gv 19,42).

[62] Scritto il 4 ottobre 1944. La Buona Novella, op. cit.  Vol 10 N° 127

[63] Cioè, della carne, dell’anima (o psiche), e dello spirito: 1 Gv 2,16

[64]< Far crescere la conoscenza e l’amore verso la Madre Dolorosa, è uno degli scopi di quest’Opera, come sarà detto nella Conclusione >

[65] 28 marzo 1945. l’Evangelo Op. Cit. Vol. 10 Cap. 611

[66]IL VANGELO ETERNO: Rotolata poi un gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andarono. Intanto Maria di Magdala e Maria madre di Joses e le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea, seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba dove veniva deposto e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro (Mt 27,60-61; Mc 15,47; Lc 23,55).

[67] Il Vangelo del Regno, oltre che aprire visuali ecumeniche, apre orizzonti addirittura cosmiche, come sta scritto: “La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto” (Rm 8,19-22).

[68]< La parola “Madre” spiega e giustifica tutto l’atteggiamento di Maria Santissima, che è desolata ma in mente riprovevole; poiché “Ella non impreca. Ella non si avventa” >

[69]< La Scrittrice intende qui riportare una specie di proverbio generico, senza voler asserire, come appare dal contesto, che la Vergine Madre sia stata prepotente o superba, ma soltanto resa veemente e imperiosa per amore e dolore >

[70] “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tu voce è soave, il tuo viso è leggiadro” (Cc 2,14)

[71] “Uscite, figlie di Sion, guardate il re Salomone con la corona che gli pose sua madre, nel giorno delle sue nozze, nel giorno della gioia del suo cuore” (Cc 3,11).

[72] L’amore santo delle creature è infatti partecipazione di quello stesso Divino Spirito “che ha risuscitato il Cristo Gesù di tra i morti”: “Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi

[73] “Essi come Adamo hanno violato l’alleanza, ecco dove mi hanno tradito. Galaad è una città di malfattori, macchiata di sangue. Come banditi in agguato una ciurma di sacerdoti assale sulla strada di Sichem, commette scelleratezze. Orribili cose ho visto in Betel; là si è prostituito Efraim, si è contaminato Israele” (Osea 6,7-10). “Avete arato empietà e mietuto ingiustizia avete mangiato il frutto della menzogna” (Osea 10,13).” Giuda è ribelle a Dio al Santo fedele. Ogni giorno moltiplica menzogne e violenze” (Osea 12,1-2).

[74]IL VANGELO ETERNO: Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo: “Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò. Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: È risuscitato dai morti. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!”. Pilato disse loro: “Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete”. Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia (Mt 27,62-66).

[75] Darsi ad una nazione pagana, adoratrice dei falsi dei, significa fornicare, adulterare con quella stirpe, con i suoi idoli, tradendo e abbandonando il vero Dio: “Come mai è diventata una prostituta la città fedele? Era piena di rettitudine, la giustizia ivi dimorava; ora invece è piena di assassini!” (Is 1,21). “Quale ingiustizia trovarono in me i vostri padri, per allontanarsi da me? Essi seguirono ciò ch’è vano, diventarono loro stessi vanità e non si domandarono: Dov’è il Signore” (Ger 2,5-6) “Ecco, per le vostre iniquità siete stati venduti, per le vostre scelleratezze è stata scacciata vostra madre” (Is 50,1). “Ti infliggerò la condanna delle adultere e delle sanguinarie e riverserò su di te furore e gelosia” (Ez 15,38).

[76]< Dea della Vendetta, punitrice dei delitti più orrendi, secondo la mitologia pagana >

[77] 29 marzo 1945. l’Evangelo Op. Cit. Vol. 10 Cap. 612

[78]  Non è né superbia né cattiveria, ma soltanto veemenza per amore e dolore tropo tempo taciuto, come dice il Signore: “Per molto tempo, ho taciuto, ho fatto silenzio, mi sono contenuto; ora griderò come una partoriente, mi affannerò e sbufferò insieme” (Isaia 42,14)

[79]  “I corpi degli animali, il cui sangue vien portato nel santuario dal sommo sacerdote per i peccati, vengono bruciati fuori dell’accampamento. Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, patì fuori della porta della città” (Ebrei 13,11-12).

[80]  Il cui sacrificio è narrato in 2 Maccabei 7.

[81] [senza data] Poema: IX, 33 è il “Lamento della Vergine che è scritto non sui quaderni come tutta l’Opera, ma sulle otto facciate di due grandi fogli piegati in due. È inserito qui perché, a questo punto del quaderno autografo, MV annota: Qui lamento II° di Maria III punto Desolata (annotazione comprensibile per il Padre Migliorini).

[82]  Non perché Gesù sia vissuto 34 anni – annota MV su una copia dattiloscritta – ma perché Maria vi aggiunge i 9 mesi di gestazione.

[83] “La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,5). In coloro che sono dannati, infatti, perché l’hanno rigettato, non vi è questo Amore nei loro cuore; e perciò non possono invocare il nome adorabile e salvifico di Gesù, come dice la Scrittura: “Come nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio può dire “Gesù è anatema”, così nessuno può dire “Gesù è Signore” se non sotto l’azione dello Spirito Santo (1 Cor 12,3).

[84] Gesù, in ebraico, significa “Dio salva: “non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati” (At 4,12).

[85]< Che in Giovanni Evangelista, presentato da Gesù a Maria come “figlio”, fossero rappresentati tutti i figli e cioè l’intera umanità, è apertamente attestato dalla letteratura cristiana, autorevolmente condensata da Papa Leone XIII. Vedi: Leo XIII, Epistola enciclica “Octobri mense”, in Acta Leonis, tom. XI, pag. 304>

[86]< Tutto è mirabile negli arcani disegni di Dio Padre nostro, nonostante le avverse apparenze: Giuseppe premorì a Gesù, affinché Maria potesse essere più pienamente e manifestamente la Nuova Eva, la Desolata, l’affidata a Giovanni come Madre e figlio, la Genitrice spirituale dell’Evangelista e, in lui, di tutta la Chiesa, di tutta l’umanità >

[87] Scritto il 29 marzo 1945

[88]IL VANGELO ETERNO: E prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento (Lc 23,56).

[89] La fede, la speranza, la carità vengono elargite dallo Spirito Santo: nascono perciò dall’Amore e sfociano nell’Amore.

[90]< Perciò, secondo questo paragrafo, gli aromi con cui imbalsamarono, contro la volontà di Maria Santissima, il Corpo di Gesù morto, furono: essenze varie. Olii di ogni genere, resine preziose, incenso fino, nardo, a libano >

[91] 20 febbraio 1944. l’Evangelo Op. Cit. Vol. 10 Cap. 613. Queste regole sono state accettate dal sacerdote dell’Ordine dei Salvatori fratello Jesus Maria de Cabanaconde.

[92]Regola 1. Seguendo Gesù e Maria nella via della salvezza i “salvatori” accolgono e subiscono ogni evento doloroso, persino le torture, con generosità, con eroismo, con pazienza, con mitezza, con costanza, con fortezza per la carità di salvare.

[93]Regola2. Chi vuol essere salvatore e chiede a Dio la grazia, prende per modello Gesù e Maria e per salvare condivide, nelle sofferenze giornaliere, le loro torture, solo consumando il sacrificio fra quei dolori si può divenire salvatori.

[94]Regola3.La missione del “salvatore”, in qualunque stato di vita voglia vivere, è la più austera di tutte e la compie con la consapevolezza di chi sceglie la corona di spine e preferisce la croce del suo Fondatore.

[95]Regola4.Il Fondatore del’ Ordine è Gesù. L’Autore della Regola di un sacerdozio, di una monacazione divina è Gesù. Gesù consacra e accoglie nella sua Regola, nel suo Ordine, gli eletti ad essa. L’eletto è chi accetta e pratica la Regola.

[96]Regola5. L’abito dell’Ordine è Il Dolore che il Fondatore impone ad ogni eletto: “Io impongo loro il mio abito: il Dolore totale, sino al sacrificio”. L’eletto accetta questa investitura per la carità di salvare. Il Dolore redentore è l’abito più bello nell’eternità.

[97] Regola6. Perché tutte le parti del loro io fisico e morale divengano strumenti di cui si servano per compiere il bene, i salvatori praticano con buona volontà la preghiera continua dell’atto d’amore: “Gesù Maria vi amo salvate anime”. Il Sangue eucaristico annulla gli effetti del peccato, lava e monda ogni parte fisica e morale del io, e le rende forti contro le tendenze al male e la volontà cattiva. Perciò i salvatori sono tenuti alla comunione eucaristica giornaliera sotto le due specie. Dove non è permesso, la fanno spiritualmente. “Mettete le vostre membra a servizio della giustizia per la vostra santificazione.” (Rm 6,19).

Riparazione ai delitti fatti con le mani.

[98]Regole7. Per riparare ai delitti fatti dalla mano dell’uomo i “salvatori” non si esercitano nell’arte della guerra; non praticano arti marziali né per difesa personale; non praticano il pugilato e nessuno sport che fa della mano arma per colpire; non portano ne usano armi ed evitano la caccia ed ogni gesto di violenza come sfogo d’ira; non portano via la roba altrui.

[99] Regola8. I “Salvatori” non desiderano la roba altrui e non rubano, anzi danno agli altri tutto il loro superfluo e anche il necessario quando occorre.

[100]Regola9. I “Salvatori” non scrivono false accuse, Non scrivono romanzi erotici, bellici, passionali, polizieschi; no scrivono né propagano articoli che diffondono la pornografia, la violenza, il terrorismo, l’occultismo, il satanismo, le superstizioni, anzi tolgono dalla circolazione tutto ciò che sia motivo di scandalo.

[101]Regola10. Non fanno atti contro il rispetto del proprio e dell’altrui corpo, nell’arte, nel cinema, nel teatro; si dissociano del nudismo, del culturismo, e della mondanità in tutte le sue forme e manifestazioni.

[102]Regola11. Combattono la disoccupazione e l’ozio con il lavoro evangelico, con il servizio missionario, con il volontariato nelle opere di misericordia, con il culto eucaristico giornaliero e la preghiera continua per riparare a tutti i delitti fatti dalla mano dell’uomo pigro, infingardo, egoista, crudele e incredulo perché il Signore ha detto: “Cerca prima il Regno di Dio e la sua giustizia, il resto ti sarà dato”.

[103] Regola12. I “salvatori” riparano con Cristo le illecite libertà delle mani, inchiodandole al lavoro redentore e privandole d’ogni gioco più che lecito e necessario nel quale prevale l’azzardo, la sfida, la rivalità, l’antagonismo.

Riparazione ai delitti fatti con i piedi.

[104]Regola 13. Per i piedi trafitti, immobilizzati del Salvatore, i “salvatori” non prendono parte ai giochi più che leciti nei quali prevalgono l’uso dei piedi e si astengono dal ballo, dalle marce per interessi sociali o politici, dalle sfilate per la moda o la bellezza.

[105] Regola14. Per riparare a tutto il male che gli uomini fanno coi piedi, i “salvatori” fanno dei loro piedi il mezzo per andare a far il bene: Carità, Missione, Evangelizzazione, Opere di misericordia, pellegrinaggi. Mentre alla guerra vanno per uccidere, i “salvatori” vanno per salvare, per dare e darsi, per sacrificarsi e immolarsi come confessori, assistenti spirituali, infermieri, medici. “Non c’è amore più grande di colui che dà la vita per gli altri”.

[106] Regola 15. Per purificare, tutte le vie, le piazze, le scale, le case della terra da tutto il male che vi è nato sopra e dentro, i “salvatori” seguendo l’esempio del Salvatore, percorrono questi luoghi pregando con buona volontà, docili alle ispirazioni dello Spirito Santo e ubbidienti alla volontà di Dio Padre.

Riparazione ai delitti di idolatria dati alla carne.

[107]Regole16. Per riparare il culto idolatrato dato alla carne, i “salvatori” non dedicano cure speciali al loro corpo, evitano ogni segno di vanità, non portano tatuaggi né si fanno incisioni, non si truccano. L’idolatria data alla carne vanifica il valore salvifico delle piaghe di Gesù.

[108] Regola17. Per i “salvatori” è idolatria data alla carne amare per capriccio di senso o anche per affetto riprovevole un genitore, un coniuge, un figlio, un fratello più di quanto non si ama Dio. Perciò sopra ogni amore ed ogni vincolo vi è l’amore per il Signore Iddio. Nessun altro affetto è superiore a questo. I “salvatori” amano i parenti in Dio, non sopra a Dio. Chi ama Dio ha Dio in sé e avendo Dio ha la Perfezione e può amare perfettamente tutto e tutti, come Dio ama.

[109] Regola18. Per levare alla carne il veleno della sensualità, i “salvatori” celebrano il culto alle sante “piaghe” e curano il pudore e il rispetto per il corpo, completano nella loro carne quello che manca ai patimenti di Cristo, perciò offrono a Dio, per le piaghe di Cristo, ogni ematoma, lividura, contusione, piaga, ferita, taglio, lacerazione, lezione per riparare ai peccati della sensualità.

[110] Regola19.  Per il distacco dalla carne i “salvatori” evitando il culto alle unghie, alle ciglia, ai capelli, non abbelliscono le parti del corpo, non seguono le mode, non curano le vanità del corpo. “Non è col culto alla carne che si porta la carne alla bellezza. È con il distacco da essa che si dà ad essa la Bellezza eterna nel Cielo di Dio”.

Riparazione alle colpe della mente.

[111]Regola 20. Per riparare con Cristo alle colpe della mente, i “salvatori” coltivano i pensieri d’umiltà, di pazienza, di sopportazione, di sofferenza; sopportano le persone moleste e gli eventi contrari; sradicano ogni pensiero di violenza, d’odio, d’ira, di vendetta, d’insofferenza.  

[112] Regola21. Il “salvatore” rinnega sé stesso ad ogni pensiero di Male. La morte ma non il peccato. Chi ama il Male commette fornicazione con Satana. Accetta morire per vincere il Male in coloro che amano il Male più di Dio. Per divina pazzia rimane in balìa dell’uomo, suo prigioniero, suo condannato. Per il “salvatore” vivere è Cristo e morire per i suoi nemici massimo guadagno.

[113] Regola22. Il “salvatore” è paziente, concorde, amabile, equilibrato in ogni malessere. Guarda, medita e contempla il suo Re incoronato di spine per vincere ogni ribellione nella esperienza di dolore. Unisce il suo mal di testa al dolore indicibile che sopportò il cervello del suo Salvatore. In ogni infermità tiene presente il rimprovero del Salvatore: “Quante impazienze voi avete per dei nonnulla, quante incompatibilità per delle inezie, quante insoffribilità per dei semplici malesseri!”.

Riparazione alle colpe dei sensi.

[114]Regola 23. Lucerna del corpo è l’occhio, se l’occhio è buono tutto il corpo è nella luce, se l’occhio è cattivo tutto il corpo è nelle tenebre. Lo sguardo malizioso uccide l’anima, perciò dice il Signor: “Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo”. Non avere l’occhio invidioso, diventi malvagio; non avere l’occhio cupido, diventi criminale; non avere gli occhi alteri, sei in abominio al Signore.  Non essere più amante di guardare ciò che è male perché non vedrai Dio. Il “salvatore” degli occhi puri si astiene di guardare il male.

[115] Regola24. La bocca parla della pienezza del cuore. Dalle sue parole sarà giudicato o condannato l’uomo. Il “salvatore” non pronuncia parole bugiarde, sporche, lussuriose, non manca nel parlare e da uomo perfetto, tiene a freno anche tutto il corpo. Una parola buona, benevola e gentile, allieta il cuore ed è gradita al Signore, perciò il “salvatore” usa le labbra per pregare, per insegna­re, per confortare.

[116] Regola25. I “salvatori” si offrono a Dio in sacrificio di soave odore e si pongono come profumo aromatico davanti al Signore. Il loro doni sono il profumo di soave odore; il loro sacrificio è l’incenso che allieta il cuore di Dio; le loro offerte è la fragranza che sale dalla terra al cielo; i gesti della loro bontà e l’aroma delle loro virtù, sono l’effluvio che ripara alle sensualità dell’olfatto. Come mirra scelta spargono il buon odore di Cristo che sorpassa tutti gli aromi.

[117]Regola26. Il cibo dei “salvatori” è fare la volontà di Dio e perché il Regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda, senza l’avidità di cibi superflui, mangiano quello che è messo dinanzi a loro, anche se a loro non piace. Sono temperanti in tutto, non sprecano nulla e raccolgono gli avanzi per pietà di chi ha fame.  Sia che mangiano e sia che bevono fanno tutto per la gloria di Dio.

Riparazione alle colpe del culto fisico.

[118]Regola 27. Perché nessun organo del Salvatore fu esente dal soffrire, i “salvatori” non si danno pensiero per il loro corpo che verrà distrutto e diventerà cenere, ma con umiltà e austerità, accettano nel corpo le stigmate di Gesù: sofferenze giornaliere, portano nel corpo la agonia di Gesù: infermità dolorose fino  all’agonia e alla morte, offrendo i loro corpo come sacrificio vivente gradito a Dio.

[119]Regola 28 I corpi dei “salvatori” sono membra di Cristo e tempio dello Spirito, perciò glorificano Dio nei loro corpi con tutti i suoi organi. E ricordando il detto di Paolo: “Tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitù perché dopo aver predicato agli altri, non venga io stesso squalificato”, i “salvatori” sottomettono il loro corpi a sana, generosa ed eroica disciplina, dissociandosi dalle organizzazioni sportive con finalità agonistica o di lucro e astenendosi dal frequentare le palestre e dall’assistere ai concorsi di bellezza, moda e culturismo.

[120]Regola 29. Chi crede non vacillerà, non sarà deluso, avrà la vita eterna, vedrà la gloria di Dio; i “salvatori” credono senza bisogno di prove per credere. Con fede totale confessano che la Sindone “è opera di Dio” e benedicono Iddio che ci ha concesso di avere la prova irrefrangibile della sua Crocifissione e delle precedenti torture! Inoltre sanno credere con la semplicità dei bambini e non hanno bisogno di prove scientifiche per accettare il soprannaturale. Per Dio tutto è possibile, e tutto è possibile per chi crede

[121] Regola 32. I “salvatori” nella solitudine si uniscono a Dio per essere una sola cosa con Lui. Nell’abbandono di Dio e degli uomini, “infinita solitudine veniente da Dio e dagli uomini”, a imitazione del Salvatore, guardano la Madre e l’angelo custode per essere liberati dalla disperazione. Invocano   il Consolatore lo Spirito Santo per essere consolati e promossi a vita divina, perché l’abbandono è la scuola d’obbligo dove lo Spirito di Dio perfezione l’anima.

[122] Regola 33. A imitazione della Madre del Salvatore nessuno strazio impedisce ai “salvatori d’esser forti. E non imprecano, e non odiano, non si ribellano né a Dio, né agli uomini. Perdonano a questi. Dicono “Fiat” a Dio. Pregano, amano, ubbidiscono.

[123] [7 aprile 1945] Poema: X, 14 

[124] 30 marzo 1945. l’Evangelo Op. Cit. Vol. 10 Cap. 614

[125]  “Questo è il messaggio che avete udito fin da principio: che ci amiamo gli uni gli altri. Non come Caino, che era dal maligno e uccise il suo fratello. E per qual motivo l’uccise? Perché le opere sue erano malvagie, mentre quelle di suo fratello eran giuste” (1 Gv 3,11-12).

[126]< Esattissimo. Gesù ha affidato il suo Vangelo alla Chiesa, figlia, discepola, sposa, madre e maestra nel senso più sublime, affinché lo custodisca fedelmente, lo spieghi infallibilmente, lo diffonda largamente, di generazione in generazione, fino al ritorno del Signore >

[127] “Questa sarà l’alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo” (Ger 31,33).

[128]<Difatti, il primo dei fondamenti della divinità, santità e indistruttibilità della Religione Cristiana risiede appunto nel suo fondatore e capo Gesù, Dio Umanato >

[129] 31 marzo 1945. l’Evangelo Op. Cit. Vol. 10 Cap. 615

[130]   Secondo il piano divino del restauro era decretato che, come il genere umano era stato rovinato da Adamo ed Eva formanti un unico principio di morte, così fosse restaurato dal Nuovo Adamo Gesù e dalla Nuova Eva Maria costituenti un solo principio di rinascita. Il parallelismo tra Eva e Maria consiste nell’associazione all’azione, di asservimento da parte di Eva, di redenzione da parte di Maria.

[131] Pietro per ben tre volte dichiarerà il suo amore a Gesù, lungo la sponda del lago di Tiberiade (Gv 21,15-17).

[132] “Quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi” Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio (Gv 21,18-19). 

[133] “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra” (Mt 25,31-46).

[134] 1aprile 1945. La Buona Novella, op. cit.  Vol 10 N° 616

[135] Maria Santissima, infatti, è la più intimamente unita a Dio che è Amore. Anche per questo motivo la Chiesa la saluta con vari titoli, quali: “Madonna del Divino Amore” èMadre del Bell’Amore”

[136]IL VANGELO ETERNO: Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, di buon mattino, quand’era ancora buio, Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome, comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù (Mt 28,1; Mc 16,1; Gv 20,1).

[137] Cc 8,6

[138]IL VANGELO ETERNO: Al levar del sole vennero al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Esse dicevano tra loro: “Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?” (Mc 16,2-3; Lc 24,1).

[139] “Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore” (1 Gv 4,7-8).

[140] “In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1 Gv 4,9-10).

[141] Scritto il 21 febbraio 1944 Poema: X, 2: (Qui Lei può mettere tale e quale è, perché non ha mutamento, la preghiera fatta lo scorso anno, il lamento di quest’alba pasquale, del 21 febbraio 1944).

[142] 1 aprile 1945. La Buona Novella, op. cit.  Vol 10 N° 617

[143] Dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano” E lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi…  “Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe… Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri… Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete… Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò (Ez 37,1-14).

[144]IL VANGELO ETERNO: Ed ecco che vi fu un gran terremoto; un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite (Mt 28,2-4).

[145] Scritto il 21 febbraio 1944. l’Evangelo Op. Cit. Vol. 10 Cap. 618

[146] Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più il chiarore delle lune. Ma il Signore sarà per te luce eterna, il tuo Dio sarà il tuo splendore. Il tuo sole non tramonterà più né la tua luna si dileguerà, perché il Signore sarà per te luce eterna; saranno finiti i giorni del tuo lutto” (Is 60,19-20).

[147] 2 aprile 1945. La Buona Novella, op. cit.  Vol 10 N°

[148]IL VANGELO ETERNO: Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo” (Gv 20,14-15).

[149]IL VANGELO ETERNO: Gesù le disse: “Maria!”. Essa allora voltatasi verso di Lui, gli disse in ebraico: “Rabbonì”, che significa: Maestro! Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: ‘Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro” Maria di Magdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore”, e anche ciò che le aveva detto (Gv 20,16-18).

[150]IL VANGELO ETERNO: Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; me, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in veste sfolgoranti. Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto a terra, essi dissero loro: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che bisognava che il Figlio dell’uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno” Ed esse si ricordarono delle sue parole. E, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria di Magdala, Giovanna e Maria di Giacomo. Anche le altre che erano insieme lo raccontarono agli apostoli (Lc 24,2-10).

[151]IL VANGELO ETERNO: Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: “Salute a voi”. Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno” (Mt 28,9-10).

[152]IL VANGELO ETERNO: Quelle parole parvero loro come un vaneggiamento e non cedettero ad esse (Lc 24,11). Ma essi udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere (Mc 16,11).

[153]IL VANGELO ETERNO: Mentre esse erano per via, alcuni della guardia giunsero in città e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto. Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo: “Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo. E se mai la cosa verrà all’orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia”. Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi (Mt 28,11-15).

[154] Scritto il 21 febbraio 1944. l’Evangelo Op. Cit. Vol. 10 Cap. 620

[155] “Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua santa città per mettere fine all’empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità, portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi” (Dn 9,24). Questo tempo fissato fu anticipato per le preghiere di Maria

[156] Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente (Gen 2,7).

[157] Così dice il re di Israele, il suo redentore, il Signore degli eserciti: “Io sono il primo e io l’ultimo; fuori di me non vi sono dèi. Chi è come me? Si faccia avanti e lo proclami, lo riveli di presenza e me lo esponga. Chi ha reso noto il futuro dal tempo antico? Ci annunzi ciò che succederà” (Is 44,6-7)

[158] “Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi” (Ap 1,17-19).

[159] 22 febbraio 1944. l’Evangelo Op. Cit. Vol. 10 Cap. 637

[160] Cc 2,11-13

[161] 24 aprile 1947. l’Evangelo Op. Cit. Vol. 10 Cap. 638

[162] Maria, cioè Maria Valtorta, chiamata anche “piccolo Giovanni», “violetta della Croce” e, come dirà più sotto, “Maria della Croce”.

[163]Ricordo lontano, quello della “visione” del 22 aprile 1943 ‑ riportata ne “I quaderni del 1943” ‑ che svelava a Maria Valtorta la sua missione e la introduceva in essa. Il giorno dopo, venerdì santo, seguiva il primo “dettato”. La promessa, di cui parla più sotto, è del 14 marzo 1947 ed è riferita in data 16 marzo: la riporta il volume “I quaderni dal 1945 al 1950″».

[164]IL VANGELO ETERNO: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura (Mc 16,15).

[165]IL VANGELO ETERNO: Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo (Lc 24,51). Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio (Mc 16,19).

[166]IL VANGELO ETERNO: Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero; “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo” (Att 1,9-11).

[167] 27 aprile 1947. La Buona Novella, op. cit.  Vol 10 N°640

[168]Atti degli Apostoli: Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo (At 2,1).

[169]< È veramente un tipo di “Lectio divina”: letta, ascoltata, meditata, con partecipazione attiva. E Maria Santissima, Madre della Chiesa, ne è la Maestra >

[170]Atti degli Apostoli: Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano (At 2,2)

[171]Atti degli Apostoli: Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro (At 2,3).

[172]Atti degli Apostoli: Ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi (At 2,4).

[173] Is 61-1-2

[174]< In seguito, però, anche per andare incontro al vivo desiderio espresso dal direttore spirituale della Scrittrice, P. Romualdo M. Migliorini, dell’Ordine dei Servi di Maria, quest’Opera è stata prolungata fino all’Assunzione della Vergine, con alcuni brani preparati in precedenza (1943,1944) e con altri composti appositamente a tale scopo (1951)>

[175] Santa Zita, vergine lucchese del secolo XIII, domestica e patrona delle domestiche, molto venerata a Lucca che ne celebra la festa il 27 aprile.

[176] “I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre” (Dn 12, 3). “Nel giorno del loro giudizio risplenderanno; come scintille nella stoppia, correranno qua e là. Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro (Sap 3, 7-8).

[177] Maria Teresa Goretti, più nota come Maria Goretti, martire della purezza (1890 – 1902), beatificata il 27 aprile 1947 e canonizzata nel 1950.

[178] Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo che è la Chiesa (Col 1,24).

[179] Opera è finita, ma non sono finite le “visioni” e i “dettati” fuori del ciclo messianico dichiarato concluso con la discesa dello Spirito Santo. Perciò saranno messi, a completamento dell’Opera, altri scritti, ad essa pertinenti, di vari anni e soprattutto del 1951. Di conseguenza, il Commiato all’Opera, scritto il 28 aprile 1947 e che sui quaderni autografi segue immediatamente il presente “dettato”, sarà riportato al termine del completamento dell’Opera.

[180] La Chiesa qui vien detta “Romana” indubbiamente perché il Supremo Pastore visibile ne è il Romano Pontefice, successore del Beato Pietro, Apostolo e Capo degli Apostoli, nella Sede di Roma. (Lumen gentium, 18-19)

[181] Adunanza dei fedeli: pastori, pecore e agnelli (Cfr LG, 12

[182] “Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: “Abbà, Padre!”. Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria” (Rm 8, 14‑17).

[183] Alla fine di ogni anno evangelico, cioè in 140.7, 312.14, 540.13.

[184] “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più finché non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” (Mt 23,37-39).

[185] 21 agosto 1951. l’Evangelo Op. Cit. Vol. 10 Cap. 642

[186]L’Immacolata Concezione: < Secondo quest’Opera, perciò, l’apostolo vergine e prediletto, Giovanni sarebbe stato a conoscenza del singolare privilegio dell’Immacolato Concepimento di Maria, cioè dell’assenza di peccato originale in Lei e della pienezza di divina grazia in Lei: e ne sarebbe stato al corrente proprio per insegnamento ricevuto dal Divino Maestro Gesù. Ciò ammesso, lo sviluppo dei dogmi consisterebbe in un movimento circolare, in altre parole in un ritorno, per l’azione arcana dello Spirito Santo e la collaborazione umana, alla completezza e alla chiarezza dottrinale divino-apostolica, cioè di Gesù e degli Apostoli >

[187]Per invidia del diavolo: Non Dio ma il diavolo causò il peccato e la morte: “Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono” (Sap 2,23-24). “Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza; le creature del mondo sono sane, in esse non c’è veleno di morte, né gli inferi regnano sulla terra, perché la giustizia è immortale” (Sap 1,13-15).

[188]la nuvola di fuoco: “Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte. Di giorno la colonna di nube non si ritirava mai dalla vista del popolo, né la colonna di fuoco durante la notte” (Es 13,21‑22).

[189]La verga di Aronne: Il giorno dopo, Mosè entrò nella tenda della testimonianza ed ecco il bastone di Aronne per il casato di Levi era fiorito: aveva prodotto germogli, aveva fatto sbocciare fiori e maturato mandorle, (Numeri 17,23‑26).

[190]Le acque del Giordano: Quando il popolo si mosse dalle sue tende per attraversare il Giordano, i sacerdoti che portavano l’arca dell’alleanza camminavano davanti al popolo. Appena i portatori dell’arca furono arrivati al limite delle acque – il Giordano infatti durante tutti i giorni della mietitura è gonfio fin sopra tutte le sponde – si fermarono le acque che fluivano dall’alto e stettero come un solo argine a grande distanza, mentre quelle che scorrevano verso il mare dell’Araba, il Mar Morto, se ne staccarono completamente e il popolo passò di fronte a Gerico. I sacerdoti che portavano l’arca dell’alleanza del Signore si fermarono immobili all’asciutto in mezzo al Giordano, mentre tutto Israele passava all’asciutto, finché tutta la gente non ebbe finito di attraversare il Giordano(Giosuè3,14‑17).

[191] 8 settembre 1951. l’Evangelo Op. Cit. Vol. 10 Cap. 643

[192] Gesù possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore (Eb 7,24-25)

[193] 5 ottobre 1951. l’Evangelo Op. Cit. Vol. 10 Cap. 644

[194]Shabahót Il manoscritto originale così prosegue, tra parentesi: avrò scritto bene? mi sono sforzata di dare la parola con le h aspirate come le ho sentite dire. Nota mia, ma da non mettere nel dattiloscritto.

Sabaot: Espressione che significa in ebraico “eserciti” e che spesso designa una delle caratteristiche del Signore. Gli eserciti di cui si parla sono quelli del cielo: eserciti di angeli ma anche di astri che, in tutto l’Oriente antico, costituivano “l’Esercito del cielo” oggetto di un diffuso culto: secondo i profeti si faceva fumare l’incenso in suo onore sui tetti delle case. La Legge metteva in guardia i figli d’Israele contro la tentazione di imitare i popoli pagani ma il contagio era forte e colpì molto spesso. Il re Manasse si spinse fino a innalzare un altare all’“Esercito del cielo” nel cortile del Tempio. Giosia di Giuda tentò invano di opporsi a quella forma di idolatria e i profeti deplorarono i figli d’Israele che “amarono, servirono, seguirono, consultarono e adorarono la milizia del cielo”.
Ma gli astri sono creature che Dio aveva voluto chiamare all’esistenza fra i primi atti della creazione del mondo: “così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere”. Non solo Dio le ha create ma le conosce ad una ad una per nome, le comanda come un generale i suoi eserciti; è il “Signore degli Eserciti, il re della gloria”, il Dio dell’Arca che “siede sui cherubini”, che il profeta Michea vide circondato dalla moltitudine degli angeli e BAIA lodato dai serafini. Creature privilegiate, questi eserciti di Dio sono invitati a cantarne le lodi.
Talvolta, in un’accezione più limitata e concreta, il Dio degli eserciti è colui che combatte con le schiere d’Israele.

[195] “Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra (Es 20, 4). “Non rivolgetevi agli idoli, e non fatevi divinità di metallo fuso” (Lv 19, 4). “Poiché dunque non vedeste alcuna figura, quando il Signore vi parlò sull’Oreb dal fuoco, state bene in guardia per la vostra vita, perché non vi corrompiate e non vi facciate l’immagine scolpita di qualche idolo, la figura di maschio o femmina…” (Dt 4, 15-18).

[196] 8 agosto 1951. l’Evangelo Op. Cit. Vol. 10 Cap. 646

[197]Atti degli Apostoli: Persone pie seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui (At 8,2).

[198]Atti degli Apostoli: In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme (At 8,1).

[199]Atti degli Apostoli: Tutti, ad eccezione degli apostoli, furono dispersi nelle regioni della Giudea e della Samaria. Quelli però che erano stati dispersi andavano per il paese e diffondevano la parola di Dio (At 8,1.4).

[200] 1 novembre 1951. La Buona Novella. Op.cit. Vol 10 N° 647

[201] 4 novembre 1951. l’Evangelo Op. Cit. Vol. 10 Cap. 648

[202]IL VANGELO ETERNO: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,19-20).

[203] 21 novembre 1951. La Buona Novella. Op.cit. Vol 10 N° 649

[204] La maternità spirituale di Maria SS.ma ha avuto origine insieme alla maternità fisica, nel senso che quando la Vergine ha dato alla luce Cristo capo dell’umanità, è divenuta anche madre spirituale della intera umanità. Qui si afferma che la Madonna ha “iniziato” la maternità spirituale sul Calvario, nel senso che ivi l’ha principiata per un nuovo titolo, cioè per titolo di Corredentrice, che la associò intimamente al supremo olocausto di Gesù.

[205]Atti degli Apostoli: In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni (At 12,1-2)

[206] Gv 13,20-23; 17,20-26; 1Gv 4,16; Ap 3,20-21

[207] Le preghiere verranno sviluppati così: Il salmo 118, poi i tre primi versetti del salmo 41, i primi otto del salmo 38, il salmo 22 e il salmo 1°. Dice poi il Pater, le parole di Gabriele ed Elisabetta, il cantico di Tobia, il capitolo 24° dell’Ecclesiastico, dai versetti 11-46. Per ultimo intona il “Magnificat”.

[208] Salmo “alfabetico”. Gli otto versi di ogni strofa cominciano con una delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico, e contengono ognuno, uno dei termini che designano la legge: testimonianza, precetto, volontà, comando, promessa, parola, giudizio, via. Lo riportiamo, integralmente perché fa parte della rivelazione del Vangelo del Regno di Dio (Salmo 119 nel corpo del testo)

[209] Salmo 42, 1‑3

[210] Sal 39,1‑8

[211] 23

[212] Lc 1,28-38.

[213] Lc 1,42-45.

[214] Tobia 13,13-18,

[215] Siracide 24,11-45: i versetti della Volgata non coincidono con quelli della Bibbia di Gerusalemme, perciò abbiamo iniziato dal versetto 3.

[216] Lc 1,46-55

[217] 8 dicembre 1951. La Buona Novella. Op.cit. Vol 10 N° 650

[218]Precursori dell’Assunta: Enoch: L’intera vita di Enoch fu di trecentosessantacinque anni. Poi Enoch camminò con Dio e non fu più perché Dio l’aveva preso (Gn 5,23-24). Enoch piacque al Signore e fu rapito, esempio istruttivo per tutte le generazioni (Sir 44,16). Fu rapito, perché la malizia non ne mutasse i sentimenti o l’inganno non ne traviasse l’animo (Sap 4,11). Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di essere stato gradito a Dio (Eb 11,5). Elia: Mentre Elia ed Eliseo camminavano conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. Eliseo guardava e gridava: “Padre mio, padre mio, cocchio d’Israele e suo cocchiere”.  E non lo vide più (2 Re 2,11-12). “Fosti assunto in un turbine di fuoco su un carro di cavalli di fuoco, designato a rimproverare i tempi futuri per placare l’ira prima che divampi, per ricondurre il cuore dei padri verso i figli e ristabilire le tribù di Giacobbe” (Sir 48,9-10).

[219] 18 aprile 1948. La Buona Novella. Op.cit. Vol 10 N° 651

[220] Scritto il 5 gennaio 1944.

[221] Scritto il 8 e 15 luglio 1944.

[222] Scritto il 18 dicembre 1943.

[223] Dicembre 1943.   

[224] 1 maggio 1946.

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