Quadernetti – Apostasia in atto

MARIA VALTORTA

 

APOSTASIA DELLA GERARCHIA E DEL CLERO  

 

apostasia

 

 

Quadernetti

 

La Gerarchia fa piangere sangue a Cristo. Il Clero pugnala la Vergine Maria.

Apostasia in atto

 

SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI

 

A cura di Fray Jesus Maria de Cabnaconde S.O.S

(Servo dell’Ordine dei Salvatori)

S O M M A R I O

1. Sora Spinacristi.

1. Visione della croce sul monte.

2. Invocazione a Maria Ss. per la Pace

1. Invocazione.

2. «Dove vai, Signore?»

3. Per amore di ubbidienza e di verità

1. Un comando singolare

2. La scelta del luogo di sfollamento.

3. Nel Camaiorese non c’è alloggio per Maria.

4. Camaiore è solo un ricordo nostalgico.

5. Azione di bambina sventata.

4. Carisma di introspezione

1. Per ordine superiore.

2. Giuseppe Belfanti.

3. Paola.

4. Marta.

5. Il Sacerdote del paese.

5. L’ora del Getsemani, l’estrema tentazione del Salvatore

1. L’agonia del Getsemani a bricioli

2. Utilità delle passioni e della vita terrena.

3. Utilità degli affetti santi che infiorano la vita.

4. Vita e affetti divenute nemiche vanno spezzate.

5. La morte dello spirito.

6. Il sottile ingannatore eterno avvelena l’anima.

7. La voce di Satana entra nonostante ogni riparo.

8. Risposta del Vincitore.

6. Errori confutati da Gesù contenuti nei dettati che vengono dall’inferno

1. Intenzione di Gesù.

2. Errore sul futuro dell’Iscariota.

3. Sulla parola detta per la risurrezione di Lazzaro.

4. Sull’interpretazione del detto: “poveri di spirito”

5. Sul valore eterno della santa Croce.

6. Errori sull’evoluzionismo e la rincarnazione.

7. Se non sapete discernere fidatevi di chi sa.

8. Non confondere spiritualità con spiritualismo.

9. Maledetta ogni medianità e ogni satanismo.

10. Discernere il soprannaturale dal sottonaturale

11. Metodo didattico di Gesù nella rivelazione a M.V

7. Scritto autografo di Giuseppe Belfante.

Messaggio del Signore.

8. A Cristo Re.

Preghiera.

9. Per i Defunti.

Preghiera.

10. Sulle Preghiere: Pater e Ave.

1. Preghiera è unione con Dio.

2. Frutto di chi prega e di chi non prega.

3. Il Pater va detto con riferimento soprannaturale.

4. La preghiera al Padre e la preghiera alla madre.

5. Ora e nell’ora della morte.

6. La morte spirituale.

11. Giorno di Tutti i Santi.

Il più grande nel Regno dei cieli.

12. Ogni anima vittima prova  l’odio di Satana

L’anima vittima assomiglia di più al Redentore.

13. In tutte le religioni c’è  vita spirituale.

1. Esperienza del Portavoce.

2. In ogni religione c’è carità, speranza, amore.

3. Dio è Padre di tutti gli uomini-

4. L’Amore è uno.

14. Il Portavoce è “missionaria”, “evangelizzante”.

1. Esperienza del Portavoce.

2. La missionaria.

3. La madre spirituale.

15.  Pianto della mamma del portavoce in purgatorio.

1. Esperienza carismatica del Portavoce.

2. Povera mamma!

16. La retta fede.

Gesù figlio di Dio è vero Dio e vero Uomo

17. Esperienze carismatiche di visioni ed apparizioni.

1. Visione di M. Ss. Di Fatima lanciante le rose d’oro.

2. Apparizione alle Tre Fontane.

3. La Regina della Rivelazione.

4. La Madre della Parola che è Vangelo.

5. Radiocronaca dalle Tre Fontane.

6. Una notte con M. Ss. A Fatima.

7. Michele e Gabriele Arcangeli.

8. Il simbolo di ciò che è Maria in Dio.

9. Maria Tabernacolo della Ss. Trinità.

18. I nome più giusto della Messa: “Frazione del Pane”

1. L’Eucaristia è il sempre dell’amore di Gesù per noi.

2. L’Eucaristia è la fusione di Dio con l’uomo.

3. La formula della Frazione del Pane.

4. Celebrazione insegnata da Gesù a Pietro e a Giacomo d’Alfeo.

5. Effetto della transustanziazione.

6. La liturgia della Parola.

7. I testi fissi da leggersi nelle adunanze.

8. L’orazione del Padre nostro.

9. La comunione eucaristica.

10. “Si trasformano le specie eucaristiche in voi”

11. Il resto è opera buona ma non necessaria né utile al rito.

12. Ciò che cadrà, ciò che resterà dei riti.

13. Dedicato a Isacco (P. Berti)

19. La Regina della rivelazione apparsa alle Tre Fontane

1. Appare coi tre colori delle virtù teologali.

2. Tutta la Rivelazione è Fede, Speranza, Carità.

3. Venuta per preparare i cuori alla grande rivelazione del Vangelo.

4. La Rivelazione si accoglie con la Fede.

5. La Rivelazione si accoglie con la Speranza.

6. La Rivelazione si accoglie con la Carità.

7. Perché piange la Madre dei cattolici?

8. Il Manto verde, la cintura rossa sulla veste bianca.

9. Appello alla buona volontà della gerarchia ecclesiastica.

10. Perché apparve bruna a quel veggente?

20. Natura dell’Opera.

1. L’Opera è di natura soprannaturale.

2. L’Autore dell’Opera è Dio Gesù di Nazareth.

3. Correzione d’uomo sarebbe sacrilegio.

4. Non deve subire modifiche né portare nome di autore umano.

5. Il Titolo

6. Attestato dell’origine soprannaturale della rivelazione al Portavoce Maria Valtorta.

7. L’Opera è un vaglio.

8. Il peccato verso il Maestro di ogni vero.

21. Frecce di Sapienza  (intime lezioni).

22. Satana e uomini uniti nello scopo di abbattere il Vincitore eterno.

1. La tentazione patita nel deserto si è ripetuta da parte degli uomini

2. I vivi e i morti apocalittici.

3. I salvati dal limbo quando G. C. scese

4. Dopo il sonno di morte verrà l’alba del giorno eterno.

23. Il Dolce Ospite.

1. Il Dolce Ospite dell’anima.

2. La misura per averlo è l’amore.

3. La pentecoste del Portavoce.

4. L’Ospite divino trova il suo riposo in chi lo ama.

24. La Grazia e il fomite.

1. I due ricordi antagonisti dell’anima.

2. Perché rimane il fomite anche dopo il Battesimo?

3. Utilità dell’aculeo del fomite.

4. La tentazione vinta è corona di gloria.

25. Stigmatizzazione di Maria Valtorta.

1. Contemplazione attenta della passione di Cristo.

2. Effetti della contemplazione.

3. La stigmatizzazione invisibile.

4. Tutto il sabato straziata dal dolore di Maria.

5. La gioia della compartecipazione del dolore.

6. Offerta per che non trionfi il comunismo.

26. Finalità dell’opera di Gesù

1. Offerta del Portavoce non accettata da Gesù.

2. La volontà di Gesù è che l’Opera venga accettata.

3. L’Opera è la nuova evangelizzazione di Gesù.

4. La guerra del Dragone è in atto

5. “Io voglio che l’Opera vada alle turbe”

27. Per vincere con la sola arma del Vangelo e con una vita vissuta evangelicamente

1. Armate naviglio e naviganti col Vangelo rivelato.

2. Tornate ai metodi catacombali.

3. La valanga anticristiana minaccia.

4. L’esempio del tempo catacombale può aiutare.

5. Bisogna vivere secondo il Vangelo rivelato.

6. Ogni luogo è terra di missione.

7. Bonificare, colonizzare, seminare.

8. Innovarsi per salvare.

9. Medici e maestri per tutti.

10. La mistica armata di preghiera.

11. Contemplativi e attivi.

12. Spargete fra le turbe la conoscenza del Vangelo.

Croce e Vangelo segni soprannaturali

14. Voltano le spalle coloro che rifiutano la Rivelazione.

15. Gli indegni della rivelazione divine.

28. Fine del mondo e segno dei tempi.

1. Paura della fine del mondo.

2. Segno dei tempi.

3. Prima deve essere conosciuto il Vangelo rivelato.

4. Israele. Gog e Magog.


29. Il clero rifiutando l’Opera e contestando le lacrimazioni  pugnala Maria.

1. La spada nel Cuore di Maria.

2. I Sacerdoti sono pastori non lupi.

3. Il Salvatore non trova un cuore dove posar il capo

4. Il cuore di Maria trafitto da una spada.

30. Mistero della Trinità in Cielo  e in terra.

1. Apparizione di Maria Ss. di Fatima

2. Un disegno di fuoco

3. Contenuto del disegno.

4. Spiegazione del simbolo.

5. La stella di Giacobbe, Gesù: Salvatore.

6. L’Amore misericordioso.

31. Maria Ss. Di Fatima in ardente effusione d’amore offre al Portavoce un’ora di Cielo.

1. Il Cielo che possono gustare i viventi sulla terra.

2. Prologo dell’incontro col soprannaturale.

3. Esperienza del prologo.

4. Sdoppiamento del io spirituale e il corpo.

5. L’incontro col soprannaturale.

6. La comunione d’amore

7. Ardente effusione d’amore.

8. Misteri dolorosi per Gesù colpito nei suoi fratelli.

9. Conseguenze nel corpo.

10. Ancora uccidono Gesù colpendo i suoi fratelli.

32. Manifestazioni mariane. Missione  di Maria Valtorta.

1. Pensieri che occupavano la mente del Portavoce.

2. Intervento di Maria Ss.

3. Sul dogma dell’Immacolata concezione.

4. Sull’Assunzione in Cielo in corpo e anima.

5. Apparizioni vive e gloriose.

6. Missione di Maria Valtorta

33. La Chiesa sarà colpita dalla Chiesa.

1. Sacrilego mandato di un Vescovo cattolico.

2. Turbamento del Portavoce.

3. Dolcissima ma tonante risposta del Verbo Ss.

4. Per sicuro discernimento.

5. La misconoscenza dei Doni di Dio.

34. Origine soprannaturale dell’Opera.

1. Dichiarazione dell’origine soprannaturale della rivelazione.

2. Dichiarazione dell’origine soprannaturale della conoscenza di tutte le verità scritte.

3. I Motivi di Dio per questa rivelazione.

35. La Ss. Trinità un solo Dio in tre persone distinte.

1. Il Prologo del Vangelo di Giovanni

2. Dio il Padre come Dio il Figlio

3. Il Figlio

4. Il Padre.

5. Lo Spirito

6. Tutte le cose sono state fatte per mezzo del Verbo

7. Il Verbo ha dato la Vita eterna.

8. Egli è la Luce che illumina ogni uomo.

9. Il Verbo è Vita, è Luce, essendo il Verbo Grazia.

10. La vitale Luce misericordiosa.

11. Il Batista presantificato nel seno materno.

12. Quelli che non vollero comprendere la Luce.

13. Per quelli fu mandato l’angelo precursore.

14. Ma i suoi non lo accolsero.

15. Ecco i figli di Dio.

16. Ecco l nuova famiglia del Padre.

17. La generazione dei figli di Dio.

18. Testimonianze.

19. Per Mosè la Legge, per Gesù la Grazia e la Verità.

20. L’idea messianica e il culto alterati.

21. Gesù Maestro e Redentore.

22. Gesù ha rivelato il Dio Uno e Trino in tutta la sua pienezza.

36. Gruppo di brevi scritti  con date diverse.

1. Lo Spirito Santo essenza di Dio.

2. Elenco dei brevi scritti con date diverse

37. Allegoria dei cigni.

1. Le anime amanti e i cigni.

2. Anche le anime amanti sono come i cigni.

3. Dolce cigni dell’amore.


38. Contro i Sacerdoti farisei  del ventesimo secolo.

1. L’Opera è versione esatta di Gesù storico

2. Rimprovero ai contraddittori dell’Opera.

3. Le ragioni sono scritte al termine dell’Opera.

4. È diritto di ogni figlio chiedere aiuto di preghiere a sua madre.

5. Le parole censurate nell’Opera si trovano scritte nei vangeli

6. L’Opera è per aiutare con la verità e i Sacerdoti ostacolano

7. L’Opera è per colmare lacune e i Sacerdoti ostacolano

8. L’Opera è in difesa della Verità, della vita della Chiesa, della Vi di Dio e i Sacerdoti ostacolano

39. Sulla tomba di S. Pietro.

1. Elenco di appunti con date diverse

40. S. Pietro in viaggio.

1. Due uomini sulla via.

2. Venerabile Apostolo Pietro

3. Punto dove lascia un segno da ricordare.

4. Da quel punto tolsero il corpo e lo portarono all’Ostrianum

5. S. Pietro ripete i tre colpi con la mano sul punto da ricordare

6. Due vie consolari: Tiburtina e Nomentana.

7. Ricordare l’Ostrianum

41. La tomba di S. Pietro.

1. Un interno di catacomba.

2. Il corpo di Pietro deposto

3. La cripta catacombale dei martiri Tito e Marcelliano.

42. S. Pietro nell’anfiteatro dell’Ostrianum

1 S. Pietro in veste pontificale

2. Il Signore chiede tutto per dare tutto

43. Considerazioni sulla  “secondogenita di Dio”

1. Considerare.

2. Maria Ss. non ha natura divina.

3. Ogni anima è parte di Dio.

4. Contemplare la beatitudine che sono nel Magnificat.


44. Maria ignorava la sua sorte di essere immacolata e il suo destino  di Madre di Dio.

45. L’amore dell’anima vittima è quello che salva.

1. Il Portavoce Vittima per il prossimo

2. Bizzarro dialogo fra il Portavoce e il diavolo.

46. Ogni strumento divino porta seco le sue imperfezioni.

1. Supplisce la Grazia di Dio.

2. Tre scritti con date diverse

47. Testo di una lettera dattiloscritta a P. Corrado M. Berti osm

1. Indicazione sulla pianta di Roma del punto dove S. Pietro lasciò il segno

2. Consiglio per evitare delusioni e anatemi.

3. Dove attualmente è il sepolcro di S. Pietro, non è stato rivelato al Portavoce.

48. Reazione di Gesù Ss. alle conclusioni [di] Pende.

“La Luce splende fra le tenebre, ma le tenebre non l’accolgono”.

49. In merito al termine: “Questa generazione non passerà prima  che tutto si compia”

1. Termine evangelico.

2. Errore di interpretazione.

3. Dannose conseguenze.

4. Errore irreparabile e dannose conseguenze.

5. Giusta interpretazione.

6. Sula tomba di S. Pietro non è tempo di sapere tutto.

7. Il Portavoce ha visto ma per ora non lo può dire.

50. Riflessione sulla predestinazione

1. Predestinazione alla grazia e quella alla gloria.

2. Predestinazione e libero arbitrio.

3. L’amore e la Giustizia elementi determinante

4. Conclusione.

51. Sempre sul sepolcro di S. Pietro

1. Il corpo di Pietro ebbe molte deposizioni.

2. Gesù sa se dire, quando dire, per giustizia.

3. Sforzatevi di ritrovare lo spirito di Pietro e farlo vostro.

4. L’importante è possedere lo spirito di Pietro

5. Schizzo della topografia delle catacombe.

52. Direttive dei punti incriminati dai dottori difficili.

1. Chiarimento

2. Parti eliminati dal testo per colpa dei dottori farisei.

3. Lo stile del Portavo non si tocca.

4. Attenti alle insidie!

5. Riguardo agli inquilini.

6. Poscritto.

7. L’Opera è per illuminare gli esaminatori difficili.

53. Visione della salma incorrotta  di S. Pietro.

Ma nessun punto di riferimento.

54. L’ultima prova, sopportazione,   ostinazione, l’ultima ubbidienza.

1. Ad ogni cosa c’è un limite.

2. “Vi darò altre vie per gettare il seme.

3. Io voglio che le anime si sfamino di Me.

55. Ancora sulla tomba di S. Pietro.

1. Non si trova sotto la Basilica costantiniana.

2. Le ragioni.

3. Pietro è sepolto dove già si era martirizzato evangelizzando.

56. L’inferno non prevarrà qualora la Chiesa si manterrà fedele e santa.

1. L’inferno avanza

2. L’inferno prevale.

3. Le stelle che Satana precipita dal Cielo.

4. Tropi Vescovi e Cardinali indegni del Tempio.

5. Vicario di Cristo accetta il dono della Buona Novella.

6. Chi respingi il dono pecca contro l’Amore

7. Il destino del Papato è condizionato al dono.

8. Il dono e per gloria o condanna del Papa e la Chiesa

9. Pio XII accettò il dono, il Papa attuale lo offra ai cristiani.

57. Morire sì. Ma non adorare  la Bestia.

Le Bestie di Satana colpiscono ancora.

58. Sta scritto: Non tenterai  il Signore Dio tuo.

1. Voi tentate Dio.

2. Voi tentate il Portavoce.

3. All’astuzia umana risponde la prudenza divina

4. Il carisma del piccolo Giovanni, Maria Valtorta.

5. Ordine sul segreto della tomba di S. Pietro

6. Silenzio condizionato alla condotta degli interessati.

59. Ultimo decreto di Gesù sull’Opera.

1. L’opera sia pubblicata come ogni scritto d’uomo.

2. Ragione di questa decisione.

3. Le anime bevano alla Fonte vitale della Parola di Gesù.

4. I danneggiatori dell’Opera di Gesù

5. L’Autore dell’Opera.

6. Il nome dell’autore dell’Opera.

7. Condizioni perché l’Opera reste libera dei diritti umani.

8. Avvilente forma umana.

9. Il Signore è tornato e non l’hanno voluto conoscere.

10. A riguardo del sigillo sul segreto.

60. Su gli strumenti di Dio.

1. Il Portavoce non gusta più libri lavorati dagli uomini

2. La Emerica presenta la Verità alterata

3. Nel Libro di Josefa Menendez sta il nostro Gesù.

61. Sulla scoperta della tomba  di San Pietro.

Attenti alle truffe.

62. Maria Valtorta è anima vittima e amante, non è medium.

1. L’Opera non è fenomeno extranaturale medianico.

2. La vittima amante.

3. La corona di gloria del Portavoce Maria Valtorta.

4. Che è lo scherno, che il verdetto umano?

5. Solo dei perseguitati è il Regno dei Cieli.


63. L’Immacolata.

Preordinata ad essere divina forma alla Seconda Persona.

64. Segreto per essere perfetto.

Imitare l’Uomo-Dio e mettere in pratica la sua dottrina.

65. A Fratello Papa

1. Due pesi e due misure.

2. Quale la differenza fra le anime?

3. Chiesa chiusa alla Rivelazione di Gesù.

4. Perché il Papa difende un porporato e conculca il Portavoce?

5. Gli osanna precedono sempre i crucifige.

6. Il segno dei veri discepoli del Cristo.

66. Il dono dell’Opera alla Chiesa.

1. Metodo di Dio

2. Tradimento dei collaboratori.

3. Tradimento dell’Ordine dei Servi di Maria.

4. Tradimento della Chiesa

5. Il Portavoce dell’Opera.

67. Castigo per chi respinge l’Opera.

1. La vita del Portavoce è già segno per chi vuol vedere

2. Il ventilabro di Gesù è il suo inesorabile e perfetto giudizio.

3. Chi respinge l’Opera respinge Gesù

68. Il Portavoce offre la vita per l’Opera

69. L’Opera era imprigionata.

1. Lo Spirito di Verità guida il Portavoce.

2. Bilancio di un anno

70. La Madonna dei poveri.

1. A Banneaux nel Belgio

2. La sorgente per i beni materiali.

3. Il suo culto si stende nel mondo.

71. Lungo purgatorio per chi combatte l’Opera.

Per la sola ragione di aver combattuto l’Opera, l’Autore e il Portavoce.

72. Autore, natura e finalità dell’Opera

1. L’Autore. Gesù Re dei re e Signore dei Signori.

2. Il dono d’infinita misericordia dado in tempo.

3. L’ hanno irriso, deriso, calpestato.

4. Maledetti gli oppositori del Re dei re, del Signore dei signori

5. Maledetti i persecutori dei servi del Re e gli odiatori del suo dono.

6. La Spada a due tagli già fiammeggia.

7. Cos’è la maledizione del Re dei re del Signore dei signori?

8. Lo zelo per i piccoli traviati dai negatori del dono consuma il Cuore del Re.

9.  Convertitevi!!!

10. Beatitudine senza fine e senza limite agli amatori del Re e il suo dono.

11. Afflittissimo, pur nella sua sfolgorante bellezza.

73. Disposizioni divine circa l’Opera

1. Non modificare nulla dopo la seconda edizione.

2. L’Opera è un dono dell’amore di Gesù.

3. Confidenze e Consigli di N.S.G.C. e di Maria del 1953

74. La Divina Misericordia.

1. Coroncina della Divina Misericordia

2. La Divina Misericordia aveva dato l’Opera.

3. Chi l’ha bloccata è responsabile della morte di tante anime.

4. I nemici dell’Opera nuocciono Dio nelle anime.

5. Danno provocato dai nemici dell’Opera.

6. Pressante appello per far conoscere Gesù-Misericordia.

7. Utilità della coroncina della Misericordia.

75. Perché così lungo astio e cecità contro il grande dono d’amore?.

1. Accenno alle Beatitudini, Le opere di Misericordia, ai Comandamenti.

2. Perché così lungo astio e cecità?

3. Raccomandazione.

4. La Madonna di Fatima raccomanda la Medaglia Miracolosa.


76. La Mediatrice di tutte le grazie

1. Una pratica da ripetere ogni anno.

2. È volontà di Gesù Misericordioso che il Portavoce vada a votare

3. Potere delle reliquie e degli oggetti benedetti.

77. Bisogno di anime vittime

1. Gesù torna vivere in pieno la sua passione.

2. Le Veroniche dell’odierna passione del Salvatore.

3. Anime vittime da contrapporre a legioni di anime sataniche.

4. Cronache del terrorismo d’allora.

5. Conversione 1.089 comunisti a Montefiascone.

78. Il Corpo del Verbo Divino  Gesù Cristo

1. La Madre del Verbo incarnato.

2. Maria Ss. Ciborio dell’Eucarestia.

3. Descrizione dell’immagine che la rappresenta.

79. Festa del S. Cuore

1. La Divina Giustizia è al limite della sopportazione.

2. La causa delle sventure presenti e future.

3. Prega e sprona a pregare perché cessi la corruzione.

4. La tela del giglio santo

80. L’Opera: “Perché, Signore, non forzi, con un atto di potenza, coloro che si oppongono da anni alla pubblicazione dell’Opera”?.

1. La libertà d’arbitrio e la prova.

2. Guai a chi fa mal uso della libertà d’arbitrio.

3. Espiazione in proporzione al rapporto con l’Opera.

4. Nulla giustifica l’ostinazione verso l’Opera.

5. Ciò che il Signore non perdona si deve espiare.

6. Il peccato contra l’Opera e lo stesso peccato d’Israele contro il Messia

7. Ringraziamento

81. Profezia su un flagello distruttore peggio dell’atomica.

1. Visione di una grossa palla rossa che esplode.

2. È il flagello distruttore del comunismo

3. L’intervento del Cielo attende la preghiera del 90% di cattolici.

82. Non sarà dato a conoscere la tomba di S. Pietro

Apparizione di S. Pietro come corpo glorificato

83. Madonna delle rivelazioni.

1. Rivelazioni di profezie

2. Profezia sulla persecuzione del clero.

3. Pregare per fermare la marea infernale che viene.

4. Prova infinito doloro da coloro che ostacolano l’Opera

84. Comunismo gli inconvertibili.

1. Gli inconvertibili.

2. Il comunismo è veleno satanico.

85. Comunismo gli impenitenti

1. Gli impenitenti.

86. Morte

Beato chi muore nel Signore.

87. In ogni uomo vi sono due personalità

1. Un Sacerdoti modello nel profondo ostinato e ribelle

2. Dio non sopporta orgoglio, ribellione, disubbidienza

3. Le grazie bisogna sapersele meritare per averle.

88. Periodo delle anime morte.  Gesù piange.

1. Il male cresce e dilaga, ma la lezione non serve.

2. L’anima morta.

3. Tutto è condizionato al modo con cui agiranno verso il Portavoce e l’Opera.

89. Sacramentali.

Le reliquie.

90. Natività di Maria Vergine.

1. I profumi celesti.

2. Vaso di tutti i profumi.

3. I profumi soprannaturali testimoniano il Cielo

4. Purificano l’ambiente.

La Mamma sparge i suoi profumi dove vuole.

91. Finalità dell’Opera.

1. Causa del pianto di Maria Vergine.

2. Conseguenza funesta della Mal azione contra l’Opera

3. La Gerarchia ecclesiastica fa piangere lacrime di sangue il Salvatore

92.  Intenzioni di preghiere.

1. Venerdì Santo. Gesù:

2. Un reliquiario perfetto.

93. L’anima immortale

1. L’anima non può morire perché è spirituale.

2. Perché Dio non può distruggere l’anima?

3. Per istinto spirituale l’anima tende al suo Bene Supremo

4. È scolpito nell’anima ogni legge naturale, morale, spirituale.

5. Premio o castigo dipende della buona o cattiva volontà.

94. Il Verbo incarnato.

1. L’anelito del vero Dio del ero Cristo.

2. Gesù Cristo il Dio-Uomo profetato dall’inizio dei tempi.

3. a verità di Gesù Figlio di Dio è verità divina.

4. Gesù l’Uomo-Dio, l’Emmanuele: Dio con noi.

5. Gesù Cristo il Re universale.

6. Testimoni e testimonianze della divinità di Gesù.

7. Gesù è Figlio di Dio nel senso proprio della parola

95. Purgatorio.

1. Conoscenza delle anime separate dal corpo.

2. Conoscenza delle anime nel Limbo

3. Gli operatori della purificazione del Purgatorio

96. Cinque periodi del futuro

1. Periodo dei Precursori dell’Anticristo

2 Periodo dell’Anticristo

3. Periodo del regno messianico.

4. Periodo dell’ultima battaglia contro Satana

5. Periodo della risurrezione dei morti e il giudizio universale.


97. Esiste un altro mondo dove tutto è diverso da ciò che è in questo in cui viviamo?

1. Domande che esigono risposte

2. Nunzi di un mondo sconosciuto

3. Sì. Dio è. Ed è un mondo oltre la Terra.

4. La presenza sulla terra di quelli che amiamo.

5. Ecco! Erano: non sono più.

6. La precoce dipartita del giusto è segno di dilezione divina.

7. La morte del giusto è passaggio all’amore perfetto.

8. “Voi siete dèi e figli dell’Altissimo”.

9. L’anima che abbiamo amata.

98. Ordini precisi sull’anonimato e gli estratti da pubblicare senza imprimatur

L’ordine non muta.

99. «Brucia tutto. Solo per l’Opera mia devi esser conosciuta come scrittrice».

1. L’Opera perfetta e poderosa che M.V sperava pubblicare

2. Comando di Gesù.

3. Madre Teresa Maria di S. Giuseppe consegna a Marta.

4. Marta consegna all’editore Emilio Pisani.


Sotto il titolo “Quadernetti” raccogliamo gli scritti di Maria Valtorta – rimasti inediti fino all’anno 2006 – che sono su fogli volanti e su gruppi di fogli, oltre ad un quaderno e a tre taccuini.

 Possono integrare gli scritti pubblicati nei tre volumi- di circa 700 pagine ciascuno – intitolati I Quaderni del 1943, I Quaderni del 1944, I Quaderni del 1945-1950. Le loro date di stesura s’inseriscono tra quelle dei tre volumi suddetti e proseguono fino all’anno 1954. Raggruppiamo alla fine alcun iscritti non datati e non databili.

 La varietà degli argomenti trattati, analoga a quella dei Quaderni” ha suggerito il titolo generico di “Quadernetti”

 Le altre opere pubblicate di Maria Valtorta hanno struttura organica: Autobiografia (La prima in ordine di tempo), L’ Evangelo come mi è stato rivelato (opera fondamentale in 10 volumi), Libro di Azaria (sulle letture delle Messe festive) e Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani.

 

Centro Editoriale Valtortiano


1. Sora Spinacristi[1].

1. Visione della croce sul monte.

Ecco quello che “Spinacristi” sora minore ha scritto vedendo una Croce su un monte e l’Amore crocifisso su essi… Però non dica a nessuno della mia…, neppure “visione” oso chiamarla ma semplicemente “vista”, che non mi credano una mistica o una matta. E del resto, a scorno del mio io, meglio sarebbe esser tacciata da matta che da mistica. Perché non lo sono e perché potrei insuperbire e allora addio!… L’infinita Misericordia che tanto perdona penso si ritragga dai superbi e non voglio si ritragga da me, come pure non voglio che mi dica: «Come ti sei permessa di storpiare l’idea attraverso le tue rime storte?». Ma per la sua Misericordia appunto le accetti e perdoni come la prego, Padre, di accettarle Lei.

   Sora Spinacristi

 


2. Invocazione a Maria Ss. per la Pace[2]

1. Invocazione.

«In quest’ora di tenebre, in cui tanta parte di mondo piange sulle rovine della Patria, e case e affetti e sogni cadono infranti sotto la bufera di un castigo meritato ma tremendo, con la coscienza oscurata dalle colpe e dal dolore invochiamo il Cielo e Te, che del Cielo sei Regina.

Scenda la luce della Grazia a darci lume per capire e capacità di chiedere ciò che ci è realmente necessario. Scenda ad istruire i nostri cuori, che hanno perduto la scienza della Vita e non sanno più che peccare. Scenda ad insegnarci la preghiera e l’amore.

Abbiamo tanto bisogno d’amare e di pregare. Non lo sappiamo più fare, credendo veramente in Dio, amando Dio con tutte le nostre forze e amando quelli che Dio ci ha dati per fratelli. Non sappiamo più amare e pregare, e da questo è venuto ogni nostro male.

Al posto del cuore abbiamo un nodo di odio e di peccato. La nostra anima, come un uccello preso nella rete dell’uccellatore, non sa più alzarsi verso il Cielo e agonizza mordendo il fango della terra.

O Maria, tu che ottenesti che l’acqua nelle idrie si mutasse in vino[3], ottienici il miracolo più necessario: quello della conversione all’amore dei nostri cuori impastati di odio. Levaci queste tendenze da Caino, tu che sei la Madre di Dio e nostra.

Per quella divina maternità, immacolata e verginale, che forma la tua duplice corona, sii Madre una seconda volta di questa povera umanità che muore fra le strette del Vinto dal tuo tallone[4], che si vendica su noi, deboli e ciechi, della sconfitta avuta da te, Fortissima.

Unisciti una seconda volta allo Spirito d’amore per generarci nuovamente alla vita della grazia.

Se rinasceremo in te, prenderemo dal tuo Cuore la purezza che più non abbiamo e la carità che ci fa figli di Dio. Sapremo e potremo allora alzare di nuovo i cuori in una preghiera che non è vuoto suono di parole, ma atto santo di fede e volontà.

Insegnaci a pregare e ad amare, o Maria.

Guida tu le nostre anime e le nostre labbra, Vergine santa, per chiedere quella pace di cui sei Regina e Tesoriera, perché sei la Madre del Cristo che è la Pace stessa.

Insegnaci a chiedere e a meritare la pace che rende i figli ai genitori, i mariti alle spose, i padri ai bambini, la pace che ci fa buoni e operosi, la pace che unisca i popoli, ora divisi, sotto il segno del tuo Figlio, che ha detto di amarci come fratelli e che da Fratello ci ha amati dando la sua vita per noi.

Pace, o Vergine santa! Per questa tua Assunzione, dacci la pace, o Maria!

Perché credano doppiamente in te coloro che già in te credono e che ti amano non come meriti, ma come sono capaci di amare; credano coloro che ancora non ti conoscono per quello che sei realmente, coloro che ti negano e coloro che ignorano che tu sei.

Balena, o Stella del Mattino, su questo cielo offuscato dalle vampe e profanato dalle maledizioni.

Fuga col tuo sorriso l’incubo che si è steso sul mondo e che fa i figli di Adamo dubitosi di Dio.

Difendici, o Regina, contro le insidie di ogni forma, e difendi la missione del tuo Figlio, venuto a portare la pace al mondo a costo del suo dolore.

Un giorno tu dicesti: “Sia fatto secondo la parola di Dio[5]“, e per questa tua parola ebbe inizio la salvezza dell’uman genere.

Oh! strappa per noi all’Eterno, in ricordo di quell’ora nella quale ti fondesti con la Trinità Ss., la parola di pace.

Fa’ che le labbra divine del tuo Figlio dicano questa “Fiat” benedetto e che, cessato il fragore degli strumenti omicidi, si alzi al trono dell’Altissimo ed al tuo, Vergine gloriosa, l’inno che celebra la bontà del Signore e la potenza tua.»

2. «Dove vai, Signore?»

Francamente credevo proprio di non poterla accontentare.

Oggi è venuto questo. Lo scrivo e non sto neppure a trascriverlo perché sto sicura che Lei me ne darà una copia.

Riguardo al resto della sua lettera, troverà la risposta nel quaderno. Una molto bella risposta tanto per me che per Lei e che credo la farà contento come ha fatto contenta me[6].

Gesù, che mi guarda, schiacciato sotto il peso della croce, vuole sollevare la nostra croce perché vede che pieghiamo sotto alle tristezze dell’ora.

Ma, povero Gesù! è tanto triste Lui pure.

Mi pare che alla mia affannosa domanda: «Dove vai, Signore?», dia una risposta simile a quella data a Pietro. «Vado a morire per molti miei figli che non sanno più morire (con Fede, Speranza e Carità)».

Se le potessi far vedere lo sguardo di Gesù! È un mare profondo di dolore… e non si vede il fondo della sua divina pena.

La ringrazio della lettera e del contenuto. Ma… quei biglietti che dopo aver fatto un giro per Viareggio tornano a me!…

Basta. Non dico altro perché ho un dolore tremendo alle spalle e Gesù non mi ha risparmiata oggi. Mi ha fatto scrivere non so quanto.

Pregherò per la sua predicazione. Ma pregherò perché le orecchie degli uditori non siano inutili fori ornamentali, ma vie per portare la Parola ai cuori. Se ciò non avviene, inutilmente Lei emulerà i più grandi predicatori. E se Lei avrà il merito della predicazione, gli altri non avranno che il demerito d’esser delle… zucche senz’anima.

Preghi per la povera scribacchina di Gesù e mi benedica.

13 agosto 1943. Maria Valtorta

3. Per amore di ubbidienza e di verità[7]

1. Un comando singolare

Ricevo questa mattina un comando singolare che mi stupisce ma che non discuto. Devo fare tre copie uguali del motivo per cui ho finito a cedere venendo qui.

Dice la Voce: «Ciò perché le cose restino nella verità presso te e gli altri, posto che ti si accusa di incostanza e di insincerità, e tu, per l’amore che hai agli altri, non finisca a credere che il torto è solo tuo, come gli altri, per l’amore che hanno per loro stessi, non credano che solo tu hai torto. Non tacere oltre perciò. Per il Padre non occorre. Egli ha già tutto in forma esatta.»

Scrivo perciò.

2. La scelta del luogo di sfollamento.

Fin dal giorno 7 aprile, Venerdì Santo, ossia da quando P. Migliorini mi parlò di un sicuro sfollamento obbligatorio di Viareggio, notizia che mi tenni in cuore per far fare una Pasqua tranquilla a tutti, io scelsi per luogo di sfollamento il Camaiorese, e ciò allo scopo di non perdere del tutto l’aria marina, di non incorrere in una spesa per me eccessiva con un trasporto mobilio molto lontano, e soprattutto di non allontanarmi dal Padre che già aveva il suo alloggio presso il dottore di Camaiore. E questo dissi anche al Padre.

Venuta la notizia a tutti, il 10 aprile, riconfermai al Padre la mia decisione e lo pregai di occuparsi per un alloggio per noi, non per me sola, perché l’affetto e la religione mi impedivano di dire ai parenti miei ospiti: «Io penso per me e voi andatevene». Maria non fa certe cose anche se questo le porta un disagio, una pena e una spesa più grave.

P. Migliorini credeva avere un alloggio alla Pieve, alloggio sufficiente per tutti, e venerdì 14 aprile, mentre Marta e Paola venivano qui a vedere, per misura di prudenza, così io volevo, se vi era un buco, nel caso non si trovasse altrove, Padre Pennoni andò alla Pieve. Ma nella villa del Sig. Graziani vi era tanto da accogliere me e Marta e il mio mobilio. Nulla da fare perciò.

Padre Migliorini mi chiese se doveva cercare ancora e udito da me che «doveva cercare non solo alloggio ma anche un carro perché volevo andare nel Camaiorese, dato che a Compito non ci volevo venire per il clima e perché non mi ci sentivo sicura e anche per la spesa trasporto e, più forte di tutte, per la lontananza dal Padre», cercò presso le Mantellate, ospiti in una villa, presso le Domenicane, presso un suo conoscente. Le Mantellate non avevano che posto per me e Marta, neppure per il mobilio. Le Domenicane per nessuno, il conoscente per me sola.

Intanto era venuta la infausta domenica in Albis. Paola nel pomeriggio esce con suo padre. Marta va da Reggiani per informarsi di come si può fare. Io sto con Anna. Poco prima avevo riconfermato al Padre l’intenzione fermissima di andare nel Camaiorese, avevo incaricato anche Ada Vassalle di cercare là. Compito era rimasto un estremo appiglio e io non ci volevo neppur pensare.

Rientrano Paola e Giuseppe. E Paola, perché è sempre lei quella che ha l’incarico di inghiottire e far inghiottire i rospi più odiosi, dice, con un’aria di impiccio e di funerale: «Senti, Maria. Abbiamo pensato che sarebbe meglio scegliere Compito. Anche dal punto di vista che la conosciamo i Competi, la Sig. Giulia ecc. ecc., e poi a Compito si starà quieti. Non si è [due parole illeggibili], strade ecc. e ci potrebbero aiutare per i rifornimenti ecc. ecc.».

Io rispondo subito, e mi ci riscaldo molto bene, che a Compito potevano mangiare sì e no loro perché per me latte, uova, agnello, coniglio, ricotta ecc. sono cibi nocivi. E lo avrebbero potuto fare se avessero trovato, perché ho sempre sentito da Marta, anche in tempi normali, della difficoltà di rifornimenti di Compito. Ora non faccio commenti perché mi stanco. Dico solo che i fatti hanno riconfermato il mio asserto su questo. Il resto verrà più tardi.

Faccio notare il paese a me nocivo per clima e pericoloso per avere mancanza di ciò che necessita ad un malato ecc. ecc. Tutte le ragioni spirituali, morali e fisiche per cui era da escludersi Compito se mi si voleva bene. Ma fu creduto un puntiglio. E dopo una discussione accesa termino dicendo: «Se poi ci volete andare, andiamoci pure. Ma ora e sempre mi sentirete dire che mi portate a morire in una galera». Avevo contro anche Anna, la quale strepitava che era bene andare là perché era un posto dove se magnava e se stava tranquilli…

3. Nel Camaiorese non c’è alloggio per Maria.

P. Migliorini mi trova disperata la mattina dopo. Tanto disperata che va a piedi a Camaiore e insiste così pressantemente presso le Stimmatine che mi fa mettere a disposizione una camera per me e Marta e il salone del teatrino per il mobilio.

Sono sempre vissuta fra le Suore e non ho nessuna ripugnanza a viverci ancora. Non bisogna fraintendere quando dico: «Non ho voluto andare dalle Barbantini o averle intorno». Là era una casa di cura e le suore mi avrebbero voluto lavare, siringare ecc. ecc. Tutte cose che né da loro né da nessuno mi lascerò fare finché potrò. Non amo le mani d’altri sul mio corpo. Non volevo quelle di mia madre!…

Ma dalle Suore Stimmatine avrei avuto né più né meno ciò che ho ora. Una camera e Marta per quelle piccole cure che non posso fare da me. In compenso, essendo al terreno, su un bel giardino e con molte Suore, non avrei affogato me stessa nella desolazione della solitudine in cui affogo ora per tante ore al giorno. E avrei sempre avuto il Padre vicino. Non temevo di scandalizzare nessuno.

Avevo capito dal settembre che le Stimmatine conoscevano il mio stato speciale. Prudenti e ubbidienti, non mi avevano fatto domande. Neppure ora la Superiora me ne ha fatte, eppure sa che io so che lei conosce le mie facoltà.

Non temevo neppure che avrei disturbato con brutti sopori. Qui sto tornando al manicomio del 1935-36-37-38-39, 40-41. Ma ciò è perché troppe scosse ha continuamente il mio essere e tutte le cure del povero Lapi sono distrutte da queste alterazioni di cui molte: le compitesi almeno, mi si potevano risparmiare e sarebbe stato carità. Là sarei tornata subito in equilibrio dopo le scosse avute per l’abbandono della casa. Là sarebbe stato diverso. Prima di tutto perché Dio non avrebbe permesso che io turbassi [?] e mi vergognassi, secondo perché Padre Migliorini mi teneva l’anima così quieta che ogni dolore si placava vicino a lui, prova ne sia che da quando l’ho conosciuto non ho avuto più sopori deliranti.

Pensare che sono sola al mondo, senza papa, pensare a Mario perduto non era più cosa che mi sconvolgeva. Ora è di nuovo tutto con l’aggiunta di esser orfana anche della mamma e che forse non avrò più casa e non avrò più P. Migliorini. Ma sono sempre stata la stessa imbecille e lo sarò sino alla morte.

Quando ho saputo che per gli altri non ci sarebbe stato posto, poiché voglio loro bene e avrei voluto avere il loro bene per il più tempo possibile e, lo ripeto, non uso dire: «Andatevene che ho bisogno di pensare a me», con un dolore tale che mi ha finito di rovinare ho ceduto.

4. Camaiore è solo un ricordo nostalgico.

Ma non mi dica ora Giuseppe: «Noi si voleva andare a Roma». Ciò è bugia. Più e più volte a Paola, presente Marta e se questa è sincera e non scema lo deve dire, ho detto: «Se volete stare con me dovete rassegnarvi a sentirmi lamentare. Se no ognuno vada per conto suo e buona notte». Non ho mai costretto nessuno. Anche in gennaio, a Giuseppe che mi diceva che Anna a Viareggio aveva troppa paura ho detto: «Andate altrove». Giuseppe soltanto una sera, quando già era fissato alloggio, barrocci e camion per Compito, seccato della mia disperazione, che lui non ha mai capito, ha detto: «Sistemata che ti abbiamo, noi andiamo altrove». Al che io con Marta mi sono lamentata dicendo: «Perché non farlo prima? Mi confinano dove odio e dove mi sacrificai ad andare per causa loro e poi mi piantano. Bell’affetto, in verità!».

Sino al 5 giugno ho sempre sentito Anna dire: «Paola vorrebbe andare a Roma. Ma non si può perché la vita a Roma è troppo cara». Nessuna idea perciò di andare a Roma e tanto meno a Mirandola. E nessuna voglia di dire, dal primo momento: «Pensa a te sola che noi ce ne andiamo». Ciò per la verità.

Ormai le cose sono così e così restano. Perché io sono un pezzo di pietra e non avrei cuore, anche pensando che ne avrei un utile fisico, morale e spirituale, di pormi in salvo a Camaiore perdendo le tracce loro. Maria Valtorta non usa così.

Ma la verità va detta come è. Piaccia o non piaccia.

Spero che P. Migliorini non sia morto e non muoia. Egli può confermare che quanto dico è vero perché me l’ha udito dire a voce e l’ha deposto giorno per giorno tutto ciò per scritto.

Questo ho ripetuto alla Superiora nelle due volte che è venuta costì come già le avevo detto nelle due volte che venne a Viareggio pregandomi di andare da lei. Oh! se ci Sarei andata! E, egoisticamente, quanto mi sarei risparmiato di sofferenze d’ogni genere, desolazioni, spese ecc. ecc!

E non è finita per me. Non è finita.

E vedo, dolore aggiunto agli altri, che non c’è più quella coesione fra noi che il mio affetto e il mio sacrificio meritava si conservasse. Anche questo lo devo dire.

E ho finito. Non so perché m’è stato imposto di scrivere ciò in triplice copia.

5. Azione di bambina sventata[8].

Dice Gesù quando ho finito le tre copie uguali: «Per amore di ubbidienza e di verità. Sei stata molto castigata per non aver voluto seguire la voce interna e la parola del tuo Direttore. Ma se il castigo dura la colpa è stata annullata dalla causa stessa che ti aveva portato a fare resistenza. Hai agito per un motivo d’amore e l’amore copre il peccato e lo distrugge[9]. Però non farlo più. Sopra le voci di qualsiasi genere vi è la Mia e quella di chi parla in mio Nome, e quelle vanno sempre ascoltate. Hai agito da bambina sventata. Ma poiché sono giusto, calcolo le attenuanti e guardo il motivo di amore che, se anche umano, è sempre amore, e saprò trarre un bene anche da questo tuo sbaglio. Va’ in pace».

4. Carisma di introspezione[10]

1. Per ordine superiore.

Ubbidisco ad un ordine superiore e torno a scrivere quello che ieri avevo distrutto per tema che andasse in altre mani che non siano le sue.

Nel foglio distrutto, e che portava la data del 30 giugno, era detto così:

2. Giuseppe Belfanti.

Da qualche tempo e sempre più chiaramente vedo con una vista spirituale il “vero” aspetto di chi avvicino. Non di tutti: di quelli che Dio vuole che io veda.

Così G. B[11]. mi appare con aspetto di demonio. Mentre se guardo sua moglie vedo come un solo pezzo di carne: buona ma semplicemente carne priva d’anima, o meglio con un’anima avvolta in un letargo quasi mortale, qui, guardando lui, vedo affiorare da sopra la sua fisionomia un altro aspetto. Si alterano tutti i tratti del volto. Diviene una maschera rossa, gonfia, ripugnante. Un misto di lussuria e ferocia, un volto da demonio insomma, in cui predomina lussuria prepotenza e superbia.

Dato che un affetto di sangue mi lega a lui, pensi se ne soffro. E come, dato che è anche in me affetto soprannaturale, come soffro comprendendo che è perduto. Mi ripugna. Devo torcere lo sguardo. Devo fare sforzo per esser seco lui come con gli altri.

Questa sensazione, benché meno netta perché allora era ripugnanza solamente spirituale, l’avevo anche tempo fa, quando ancora eravamo in semplice unione epistolare, e più viva quando fu mio ospite. Ma ora è anche sensoria perché i cinque sensi ne provano urto.

Non so se mi spiego bene.

Come mi costa non dirgli il nome che gli leggo in fronte sulla maschera sensuale che diviene il suo volto! Come ho dovuto faticare per trattenere quel nome lunedì 3 c.m. quando ero così fuori di me!

3. Paola.

Paola invece la vedo come anima che anela a metamorfosi sempre più angeliche. E gliela raccomando tanto. Sarebbe un vero delitto che l’eresia che gli è vicina avesse a spezzare le sue giovani ali così vogliose di irrobustirsi per il Cielo.

4. Marta.

Marta… è la vera Marta. Nell’occupazione e nella generosità… sale, sale, sale anche lei e passa dalle cure umane, suo unico scopo sino a pochi anni [or] sono, alle cure soprannaturali. Soffre per vincersi. Ma vuole vincersi e ha fatto, in poco, tanto cammino. Gliela raccomando anch’essa.

5. Il Sacerdote del paese.

Ultimo, e Dio mi perdoni ma non è mia colpa se vedo anche lui, è il Sacerdote di qui: buon uomo. Non più di buon uomo. Troppo poco per quella sua missione. Né più né meno, anzi forse un poco meno del mio padrone di casa.

Non è un dono questo: è un nuovo tormento…

Poi vi è Lei. Ma come vedo Lei se lo troverà descritto al 24 giugno e lo troverà col nome esatto nel dettato di Maria che segue la visione dell’Assunzione.

5. L’ora del Getsemani, l’estrema tentazione del Salvatore[12]

1. L’agonia del Getsemani a bricioli

Dice Gesù:

«Vedi, anima mia, che avevo molta ragione di dire: “La conoscenza del mio tormento del Getsemani non sarebbe capita e diverrebbe scandalo”?

La gente non ammette il Demonio. Quelli che l’ammettono non ammettono che il Demonio abbia potuto vessare l’anima di Cristo sino al punto di far sudare sangue. Ma tu, che hai avuto un briciolo di questa tentazione, puoi comprendere. Parliamo dunque insieme.

Mi hai chiesto: “Quante sono le agonie del Getsemani che mi dai?”.

Oh! tante! Non per piacere di tormentarti. Unicamente per bontà di Maestro e Sposo. Non potrei su te, piccola sposa, abbattere tutto insieme il cumulo di desolazione che mi accasciò quella sera e che nessuno intuì, che nessuno comprese fuorché mia Madre e il mio Angelo. Ne morresti pazza. E allora ti dò adesso un briciolo, domani un altro, di modo da farti gustare tutto il mio cibo e di ottenere dal tuo soffrire il massimo di amore di compassione per il tuo dolente Sposo e di redenzione per i tuoi fratelli.

Ecco perché ti dò tante ore di Getsemani. Uniscile e, come il mosaicista unendo le tessere piano piano vede formarsi il quadro completo, tu, riunendo nel tuo pensiero il ricordo delle diverse ore, vedrai l’Agonia vera del tuo Signore.

Rifletti come ti amo. La prima volta ti ho dato soltanto la vista della mia smania fisica. E tu, soltanto per vedermi col Volto stravolto, andare e venire, alzare le braccia, torcermi le mani, piangere e abbattermi, ne hai avuta tanta pena che per poco non mi moristi.

2. Utilità delle passioni e della vita terrena.

Ti ho presentato quella tortura visibile più e più volte sinché l’hai conosciuta e l’hai potuta sopportare. Poi, volta per volta, ti ho svelato le mie tristezze. Le mie tristezze. Di uomo. Tutte le passioni dell’uomo si sono drizzate come serpi irritate, fischiando i loro diritti d’essere, ed Io le ho dovute strozzare una per una per esser libero di salire il mio Calvario.

Non tutte le passioni sono malvagie. Te l’ho già spiegato. Io dò a questo nome il senso filosofico, non quello che voi gli date scambiando il senso col sentimento. E le passioni buone il tuo Gesù-Uomo le aveva come tutti gli uomini giusti. Ma anche le passioni buone possono divenire nemiche in certe ore, quando con la loro voce fanno catena, e catena di durissimo, fortissimo, annodatissimo acciaio, per impedirci di compiere la volontà di Dio.

Amare la vita, dono di Dio, è dovere, tanto che chi si uccide è colpevole come e più di chi uccide, poiché colui che uccide manca alla carità di prossimo ma può avere l’attenuante di una provocazione che lo dissenna, mentre chi si uccide manca contro sé stesso e contro Dio, che gli ha dato la vita perché egli la viva sino al suo richiamo. Uccidersi è strapparsi di dosso il dono di Dio e gettarlo con urlo di maledizione sul Volto di Dio. Chi si uccide dispera di avere un Padre, un Amico, un Buono. Chi si uccide nega ogni dogma di fede e ogni asserzione di fede. Chi si uccide nega Dio. Dunque occorre aver cara la vita.

Ma come: cara? Facendosi schiavi di essa? No. Amica buona la vita. Amica dell’altra. Della Vita vera. Questa è la grande Vita. Quella è la piccola vita. Ma come un’ancella serve e procura cibo alla sua signora, così la piccola vita serve e nutre la grande Vita, la quale raggiunge l’età perfetta attraverso le cure che la piccola vita le dà.

È proprio questa piccola vita che vi procura la veste ornata da indossare quando divenite le Signore del Regno di Vita. È proprio questa piccola vita che vi fortifica col pane amaro, intriso di forte aceto, delle cose di ogni giorno, e vi fa adulti e perfetti per possedere la Vita che non termina.

Ecco perché occorre chiamare “cara” questa triste esistenza d’esilio e di dolore. È la banca in cui maturano i frutti delle ricchezze eterne. È passabilmente buona? Lodarne il Signore. È cosparsa di pene? Dir “grazie” al Signore. È triste oltre misura? Non dir mai: “È troppo”. Non dir mai: “Dio è cattivo”.

L’ho detto mille volte: “Il male – e le tristezze che sono se non frutto del male? – il male non viene da Dio. È l’uomo il malvagio che fa soffrire”.

L’ho detto mille volte: “Dio sa finché potete soffrire e, se vede che è troppo ciò che il prossimo vi procura, interviene non soltanto aumentando la vostra forza di sopportazione, ma con conforti celesti; e quando è l’ora con spezzare i malvagi, perché non è lecito torturare oltre misura il prossimo migliore”.

La vita è cara per le oneste soddisfazioni che procura. Dio non le biasima. Il lavoro Egli l’ha messo. Per punizione, ma anche per svago all’uomo colpevole[13]. Guai se aveste dovuto vivere nell’ozio. Da secoli la Terra sarebbe un enorme manicomio di furenti che si sbranerebbero l’un coll’altro. Lo fate già, perché ancor troppo oziate. L’onesta fatica rasserena e dà gioia e riposo sereno.

3. Utilità degli affetti santi che infiorano la vita.

La vita è ancor più cara per gli affetti santi di cui si infiora. Dio non li biasima. Potrebbe Dio, che è Amore, biasimare un amore onesto? O gioia d’esser figli! e gioia d’esser padri! O gioia di trovare una compagna che genera figli al proprio nome e figli a Dio! O gioia di avere una dolce sorella, un buon fratello, e amici sinceri! No, che queste oneste dolcezze Dio non le biasima.

L’amore lo ha messo Lui, e non sulla Terra, come il lavoro, per punizione e svago del colpevole. Ma nel Terrestre Paradiso per base alla grande gioia di esser figli di Dio. “Non è bene che l’uomo sia solo[14]” ha detto. Re del creato, l’uomo sarebbe stato in un deserto senza una compagna.

Buoni gli animali tutti col loro re, ma troppo, sempre troppo inferiori al figlio di Dio. Buono, infinitamente buono Dio con suo figlio, ma sempre troppo superiore ad esso. L’uomo avrebbe patito la solitudine di essere ugualmente distante dal divino e dall’animale. E Dio gli diede la compagna. Non solo. Ma dal casto amore con la stessa gli avrebbe concesso i dolci figli, perché l’uomo e la donna potessero dire la parola più dolce dopo il Nome di Dio: “Figlio mio!”; e i figli potessero dire la parola più santa dopo il Nome di Dio: “Mamma!”.

Mamma! Chi dice “mamma” prega già.

Dire “mamma” vuoi dire ringraziare Dio della sua Provvidenza, che da una madre ai figli dell’uomo e fino ai piccoli figli delle fiere e dei domestici animali e dei volanti uccelli e fin dei muti pesci, perché l’uomo non conoscesse l’orrore di crescere solo e non cadesse per mancanza di sostegno quando ancora è troppo debole per conoscere il Bene e il Male.

Dire “mamma” vuol dire benedire Iddio che ci fa conoscere cosa sia l’amore attraverso il bacio di una madre e le parole delle sue labbra.

Dire “mamma” vuoi dire conoscere Iddio che ci dà un riflesso del suo principale attributo, la Bontà, attraverso l’indulgenza di una madre. E conoscere Iddio vuoi dire Sperare, credere e amare. Vuoi dire salvarsi.

Avere un fratello non è come avere, per una pianta, la pianta gemella che sostiene nelle ore di burrasca, intrecciando i rami, e che nelle ore di gioia aumenta la fioritura di essa col polline del suo amore? Per questo ho voluto che i cristiani si chiamassero l’un l’altro “fratelli”, perché è giusto, dato che venite tutti da un Dio e da un sangue d’uomo, e perché è santo, perché è confortevole per coloro che non hanno fratelli di carne poter dire al vicino: “Fratello, io ti amo. Amami”.

Avere un amico sincero non è come avere un compagno nel cammino? Andare soli è troppo triste. Quando Dio elegge alla solitudine di vittima un’anima, allora gli si fa compagno perché soli non si può stare senza flettere. La vita è una strada scoscesa, sassosa, spesso interrotta da crepacci e correnti vorticose. Aspidi e spine lacerano e mordono sull’irto sentiero.

Esser soli sarebbe perire. Dio ha creato l’amicizia per questo. In due cresce la forza e il coraggio. Anche un eroe ha attimi di debolezza. Se è solo dove si appoggia? Ai rovi? Dove si afferra? Agli aspidi? Dove si adagia? Nel torrente vorticoso o nell’orrido oscuro? Ovunque troverebbe nuova ferita e nuovo pericolo. Ma ecco l’amico. Il suo petto è appoggio, il suo braccio sostegno, il suo affetto riposo. E l’eroe riprende forza. Il camminatore cammina di nuovo sicuro.

Per valorizzare l’amicizia Io ho voluto chiamare “amici”[15] i miei apostoli, e tanto ho apprezzato questo affetto che nell’ora del dolore ho voluto i tre più cari con Me nel Getsemani[16]. Li ho pregati di vegliare e pregare con Me, per Me… e di vederli incapaci di farlo ne ho tanto sofferto da uscirne indebolito, e perciò più suscettibile alle seduzioni sataniche. Una parola, avessi potuto scambiare una parola con degli amici desti e comprensivi del mio stato, non sarei giunto a svenarmi, prima della Tortura, nella lotta per respingere Satana.

4. Vita e affetti divenute nemiche vanno spezzate.

Ma vita e affezioni non devono divenire nemiche. Mai. Se tali divengono, occorre spezzarle.

Le ho spezzate. Una per una.

Avevo già spezzato l’umano fermento di sdegno verso il Traditore. E un nervo del mio Cuore s’era lacerato nello sforzo.

Ora ecco che sorgeva la paura di perdere la vita. La vita! Avevo trentatré anni. Ero uomo in quell’ora. Ero l’Uomo. Avevo perciò l’amore vergine della vita come lo aveva Adamo nel Paradiso Terrestre. Una gioia d’esser vivo, d’esser sano, d’esser forte, bello, intelligente, amato, rispettato. Una gioia di vedere, di intendere, di poter esprimere. Una gioia di respirare l’aria pura e profumata, di udire l’arpa del vento fra gli ulivi e del rio fra i sassi, e il flauto di un usignolo innamorato; di vedere splendere le stelle in cielo, tanti occhi di fuoco che guardavano Me con amore; di vedere farsi d’argento la terra per la luna così bianca e lucente che riverginizza ogni sera il mondo, e pare impossibile che sotto la sua onda di candida pace possa agire il Delitto.

E tutto questo lo dovevo perdere. Non più vedere, non più udire, non più muovermi, non più esser sano, non più esser rispettato. Divenire l’aborto marcioso che si scansa col piede torcendo il capo con disgusto, l’aborto espulso dalla società che mi condannava per esser libera di darsi ai suoi sozzi amori.

Gli amici!… Uno mi aveva tradito. E mentre Io attendevo la morte, egli si affrettava a portarmela. Credeva di darsi gioia con la mia morte… Gli altri dormivano. Eppure li amavo. Avrei potuto destarli, fuggire con loro, altrove, lontano, e salvare vita e amicizia. E invece dovevo tacere e restare. Restare voleva dire perdere amici e vita. Esser un reietto, voleva dire.

La Mamma! O amore della Mamma! Invocato amore curvo sul mio dolore! Respinto amore per non farti morire del mio dolore! Amore della mia Mamma!

Sì, lo so. Ogni mio singhiozzo ti giungeva, o Santa. Ogni mio chiamarti valicava lo spazio e penetrava come spirito nella chiusa stanza dove tu, come sempre, passavi la tua notte orando, e in quella notte orando non con estasi ma con tortura d’anima. Lo so. E mi interdivo di chiamarti per non farti giungere il lamento del tuo Figlio, o Madre martire che iniziavi la tua Passione, solitaria come Io solitario, nella notte del giovedì pasquale!

Il figlio che muore fra le braccia di sua madre non muore: si addormenta cullato da una ninna nanna di baci, che continuano gli angeli sino al momento che la visione di Dio smemora il figlio del desiderio di sua madre. Ma Io dovevo morire fra le braccia dei carnefici e di un patibolo, e chiudere vista e udito su schiamazzi di maledizione e gesti di minaccia.

Come ti ho amata, Madre, in quell’ora del Getsemani!

Tutto l’amore che ti avevo dato e che mi avevi dato in trentatré anni di vita erano davanti a Me e peroravano la loro causa e mi imploravano di aver pietà di essi, ricordando ogni bacio tuo, ogni tua cura, le stille di latte che mi avevi dato, il cavo tiepido delle tue mani per i miei piedini freddi d’infante povero, le canzoni della tua bocca, la leggerezza delle tue dita sui miei riccioli fitti, e il tuo sorriso e il tuo sguardo e le tue parole e i tuoi silenzi e il tuo passo di colomba che posa i piedi rosei al suolo ma tiene le ali già socchiuse al volo, e non piega stelo tanto il suo andare è leggero, poiché tu eri sulla Terra per mia gioia, o Madre, ma tu avevi l’ali sempre trepide di Cielo, o santa, santa, santa e innamorata!

Tutte le lacrime che già ti ero costato, e tutte quelle che ora cadevano dal tuo ciglio e quelle che sarebbero cadute nei tre giorni avvenire, ecco che le udivo cadere come pioggia di lamento. O lacrime di mia Mamma!

Ma chi può vedere piangere, udire piangere sua mamma e non avere poi, finché vita gli dura, lo strazio presente di quel pianto? Io ho dovuto sperdere, strozzare l’amore umano per te, Mamma, e calpestare il tuo e il mio amore per camminare sulla via della Volontà di Dio.

Ed ero solo. Solo! Solo! Terra e Cielo non avevano più abitanti per Me.

Ero l’Uomo carico dei peccati del mondo. Odiato perciò da Dio. Dovevo pagare per redimermi ed essere di nuovo amato.

Ero l’Uomo carico della Bontà del Cielo. Odiato perciò dagli uomini a cui la Bontà è ripugnante. Dovevo essere ucciso per punizione d’esser buono.

E anche voi, oneste gioie del lavoro compiuto per dare il pane quotidiano a Me stesso prima, per dare il pane spirituale poi agli uomini, mi siete venute avanti a dirmi: “Per che ci lasci?”.

Nostalgia della quieta casa fatta santa da tante orazioni di giusti, fatta Tempio per aver accolto gli sponsali di Dio, fatta Cielo per aver ospitato fra le sue mura la Trinità chiusa nell’anima del Cristo di Dio!

Nostalgia delle folle umili e schiette alle quali davo luce e grazie, e dalle quali mi veniva amore! Voci di bambini che mi chiamavano con un sorriso, voci di madri che mi chiamavano con un singhiozzo, voci di malati che mi chiamavano con un gemito, voci di peccatori che mi chiamavano con un tremito! Tutte le udivo e mi dicevano:

“Perché ci abbandoni? Non ci vuoi più accarezzare? Chi ci darà carezze, sui ricci biondi o bruni, simili alle tue?”.

“Non vuoi più renderci le creature estinte, guarirci le morenti? Chi avrà pietà delle madri come Tu, Figlio santo?”.

“Non vuoi più sanarci? Chi ci guarirà se Tu scompari?”.

“Non vuoi più redimerci? Non ci sei che Tu che sei Redenzione. Ogni tua parola è forza che schianta una corda di peccato nel nostro buio cuore. Noi siamo più malati dei lebbrosi, perché per loro la malattia cessa con la morte, per noi si accresce. E Tu te ne vai? Chi ci capirà? Chi sarà giusto e pietoso? Chi ci rialzerà? Resta, Signore! “.

“Resta! Resta! Rimani!”, urlava la folla buona.

“Figlio!”, urlava mia Madre.

“Salvati! “, urlava la vita.

Ho dovuto spezzare queste gole che urlavano, strozzarle per non farle più urlare, per aver forza di spezzarmi il cuore, strappando uno per uno i suoi nervi per compiere la Volontà di Dio.

5. La morte dello spirito.

Ed ero solo. Cioè: ero con Satana.

La prima parte dell’orazione era stata penosa, ma ancora potevo sentire lo sguardo di Dio e sperare nell’amore degli amici.

La seconda fu più penosa perché Dio si ritirava e gli amici dormivano. Riconfermavano il sibilo di Satana e la voce della vita: “Ti sacrifichi per nulla. Gli uomini non ti ameranno per il tuo sacrificio. Gli uomini non comprendono”.

La terza… la terza fu la demenza, fu la disperazione, fu l’agonia, fu la morte. La morte dell’anima mia. Non è risorto soltanto il corpo mio. Anche la mia anima ha dovuto risorgere. Poiché conobbe la Morte.

Non vi paia eresia. Cosa è la morte dello spirito? La separazione eterna da Dio. Ebbene: Io ero separato da Dio. Il mio spirito era morto. È la vera ora di eternità che Io concedo ai miei prediletti. Quella che tu, piccola sposa, ti sei chiesta che fosse da quando ti hanno detto che tu hai sorte simile a Veronica Giuliani, che al termine della esistenza conobbe questo strazio superiore a tutti gli strazi sovrumani.

Noi conosciamo la morte dello spirito, senza averla meritata, per comprendere l’orrore della dannazione che è tormento dei peccatori impenitenti. La conosciamo per ottenere di salvarli. Lo so. Il cuore si spezza. Lo so. La ragione vacilla. So tutto, anima diletta. L’ho provato prima di te. È l’orrore infernale. Siamo in balìa del Demonio poiché siamo separati da Dio.

Credi tu che Marta, che vinse il dragone, abbia tremato più di noi? No. La sofferenza è più grande in noi. La belva vinta da Marta era una spaventosa belva, ma sempre una belva della Terra. Noi vinciamo la Belva-Lucifero. Oh! non c’è confronto! E la Belva-Lucifero viene sempre più vicino quanto più tutto, in Cielo e in Terra, da noi si allontana.

6. Il sottile ingannatore eterno avvelena l’anima.

Ero già stato tentato nel deserto[17]. Una fola di tentazione, poiché allora avevo soltanto la debolezza del cibo materiale. Ora ero affamato di cibo spirituale e affamato di cibo morale, e non c’era pane per il mio spirito e pane per il mio cuore. Non più Dio per lo spirito mio. Non più affetti per il cuore mio.

Ecco, allora, esile come lama di vento, penetrante come pungiglione d’ape, irritante come veleno di colubro, la voce di Lucifero. Un flauto che suona in sordina, così piano, così piano che non desta la nostra vigile attenzione. Penetra con la seduzione della sua magica armonia, ci fa sonnecchiare, sembra un conforto, ha aspetto di conforto soprannaturale.

Oh! Ingannatore eterno, come sei sottile! L’io non chiede che di essere aiutato. E pare che quel suono aiuti. Parole di compassione e di comprensione, dolci come carezze su una fronte febbrile, calmanti come unguento su una bruciatura, stordenti come vino generoso versato a chi è digiuno. L’anima stanca si addormenta.

Se non fosse più che vigile col suo subcosciente, il quale è vigile soltanto in coloro che nutrono sé stessi di costante unione all’Amore, finirebbe col cadere in un letargo che la darebbe in balìa totale di Satana, in un ipnotico sonno durante il quale Lucifero le farebbe compiere qualsiasi azione. Ma l’anima che ha nutrito sé stessa costantemente di Amore non perde l’integrità del suo subcosciente, neppure nelle ore che uomini e Dio pare si uniscano per fare di lei una demente. E il subcosciente sveglia l’anima. Le grida: “Agisci. Sorgi. Satana ti è alle spalle”.

La lotta tremenda ha inizio. Il veleno è già in noi. Occorre perciò lottare coi suoi effetti e contro le ondate accelerate, sempre più veementi e accelerate, del nuovo veleno della parola satanica che si versa su noi.

Il frastuono cresce. Non è più suono di flauto in sordina, non è più carezza e unguento. È clangore di strumenti pieni, è percossa, è ferita di gladio, è fiamma che soffoca e arde. E nella fiamma ecco la vita che passa davanti allo Sguardo spirituale. Già c’era passata col suo rassegnato aspetto di cosa sacrificata. Ora torna con veste di prepotente regina e dice: “Adorami! Io son che regno! Questi sono i miei doni. I doni che ti ho dato e più belli ti darò se tu mi sarai fedele”.

E nel suono degli strumenti tornano le voci delle cose e delle persone. Non pregano più. Comandano, imprecano, insultano, maledicono, perché le abbandoniamo. Tutto torna per tormentarci. Tutto. E l’anima sbalordita lotta sempre più debolmente.

Quando vacilla come guerriero svenato e cerca un appoggio in Cielo o in Terra per non soccombere, ecco che Lucifero le dà la sua spalla. Non c’è che lui… Si chiama al soccorso… Non risponde che lui… Si cerca uno sguardo di pietà… Non si trova che il suo…

Guai a illudersi sulla sua sincerità! Col resto di energia che sopravvive bisogna scostarsi da quell’appoggio, rientrare nella solitudine, chiudere gli occhi e contemplare l’orrore del nostro destino piuttosto che il suo subdolo aspetto, alzare le mani che tremano e stringerle sulle orecchie per fare ostacolo alla voce che inganna.

Cade ogni arma nel fare così. Non si è più che una povera cosa morente e sola. Non si riesce neppur più a pregare con la parola, perché l’acre del fiato di Satana ci strozza le fauci. Solo il subcosciente prega. Prega. Prega. Come batter convulso di farfalla trafitta esso agita le sue ali nell’agonia, ed ogni colpo d’ala dice: “Credo, spero, amo. Credo ugualmente, spero ugualmente, ti amo ugualmente”.

Non dice: “Dio”. Non osa più pronunciare il suo Nome. Si sente troppo insozzato dalla vicinanza di Satana. Ma quel Nome lo tracciano le lacrime di sangue del cuore sulle ali angeliche dello spirito, che voi chiamate subcosciente mentre in realtà è il super cosciente, e ad ogni colpo d’ala quel Nome sfavilla come rubino percosso dal sole, e Dio lo vede, e le lacrime di pietà di Dio circondano di perle il rubino del vostro sangue che goccia in pianto eroico…

Oh! anime che salite a Dio con quel Nome scritto così in rubini e perle!… Fiori del mio Paradiso!

7. La voce di Satana entra nonostante ogni riparo.

Satana mi diceva, poiché la voce entrava nonostante ogni mio riparo:

“Tu vedi. Ancora non sei morto e già sei abbandonato. Tu vedi. Hai beneficato e sei odiato. Tu vedi. Lo stesso Dio non ti soccorre. Se non ti ama Dio, di cui sei Figlio, puoi mai sperare ti siano grati gli uomini del tuo sacrificio?

Sai cosa occorre per loro? La Vendetta, non l’Amore come Tu credi. Vendicati, o Cristo, di tutti questi stolti, di tutti questi crudeli. Vendicati. Colpiscili con un miracolo che li fulmini. Appari quale sei: Dio. Il Dio terribile del Sinai. Il Dio terribile che mi ha fulminato e che ha cacciato Adamo dal Paradiso.

Fino ad ora hai detto parole di bontà. I tuoi rari rimproveri erano sempre troppo dolci per queste belve dalla pelle spessa più del cuoio dell’ippopotamo. Il tuo sguardo medicava le tue parole. Non sai che amare. Odia. E regnerai. L’odio tiene curve le schiene sotto la sua sferza e passa trionfante su queste schiene servili. Le schiaccia. E sono felici d’esserlo. Non sono che dei sadici, e la tortura è l’unica carezza che apprezzano e che ricordano.

È tardi? No, che non è tardi. Già gli armati vengono a questa volta? Non importa. Lo so che Tu ti appresti ad esser mite. Sei in errore. Una volta ti avevo insegnato a trionfare nella vita. Non hai voluto ascoltarmi e Tu vedi che sei un vinto. Ora ascoltami. Ora che ti insegno a trionfare dalla Morte.

Sii Re e Dio. Non hai armi? Non milizie? Non ricchezze? Te l’ho detto già una volta che un resto di amore, quel poco che può essermi rimasto dal tesoro d’amore che era la mia vita angelica, è in me per Te che sei buono. Ti amo, mio Signore, e ti voglio servire.

Sei il Redentore degli uomini. Perché non vuoi esserlo del tuo angelo decaduto? Ero il tuo prediletto perché ero il più luminoso e Tu sei la Luce. Ora sono la Tenebra. Ma le lacrime del mio tormento hanno empito l’Inferno di liquido fuoco tanto sono numerose. Lascia che io mi redima. Un poco soltanto. Che da demone divenga uomo. L’uomo è sempre tanto inferiore agli angeli. Ma quanto è superiore a me, demonio!

Fa’ che io divenga uomo. Dammi una vita d’uomo tribolata, torturata, angosciosa quanto ti pare. Sarà sempre un paradiso rispetto al mio tormento demonico. E potrò viverla in modo da meritare di espiare per dei millenni e giungere infine di nuovo alla Luce: a Te.

Lascia che io ti serva in cambio di questo che ti chiedo. Nessun’arma vince le mie. Nessun esercito è più numeroso del mio. Le ricchezze di cui dispongo non hanno misura, perché ti farò re del mondo se Tu accetti il mio aiuto, e tutti i ricchi saranno gli schiavi tuoi. Guarda: i tuoi angeli, gli angeli del Padre tuo sono assenti. Ma i miei sono pronti a vestirsi di angelici aspetti per farti corona e stupire la plebe ignorante e malvagia.

Non sai dire parole di imperio? Io te le suggerirò. Sono qui per questo. Tuona e minaccia. Ascoltami. Di’ parole di menzogna. Ma trionfa. Di’ parole di maledizione. Di’ che te le suggerisce il Padre.

Vuoi che simuli la voce dell’Eterno? Lo farò. Tutto posso fare. Sono il Re del mondo e dell’Inferno. Tu non sei che il Re del Cielo. Io sono più grande perciò di Te. Ma metto tutto ai tuoi piedi se Tu lo vuoi.

La Volontà del Padre tuo? Ma come puoi pensare che Egli voglia la morte del suo Figlio? Pensi che possa illudersi sull’utilità della stessa? Tu fai torto all’Intelligenza di Dio.

Già hai redento coloro che sono suscettibili di redenzione con la tua santa Parola. Non occorre di più. Credi che chi non muta per la Parola non muta per il tuo Sacrificio. Credi che il Padre ti ha voluto provare. Ma gli basta la tua ubbidienza. Non vuole di più.

Quanto lo servirai di più vivendo! Puoi percorrere il mondo. Evangelizzare. Guarire. Elevare. O sorte felice! La Terra abitata da Dio! Ecco la vera redenzione. Rifare della Terra il Paradiso terrestre dove l’uomo torna a vivere in santa amicizia con Dio e ne ode la voce e ne vede l’aspetto. Più ancora felice della sorte dei due Primi. Poiché vedrebbero Te: vero Dio, vero Uomo.

La Morte! La tua Morte! Lo strazio di tua Madre! Lo scherno del mondo! Perché? Vuoi essere fedele a Dio? Perché? Ti è fedele Lui? No. Dove sono i suoi angeli? Dove è il suo sorriso? Cosa hai per anima, adesso? Un cencio lacero, afflosciato, abbandonato.

Deciditi. Dimmi: ‘Sì’.

Senti? Escono dal Tempio i sicari. Deciditi. Liberati. Sii degno della tua Natura.

Tu sei un sacrilego, perché permetti che mani sozze di sangue e libidine tocchino Te: Santo dei santi. Sei il primo sacrilego del mondo. Dai la Parola di Dio in mano ai porci, in bocca ai porci.

Deciditi. Sai che morte ti attende. Io ti offro la vita, la gioia.

La Madre ti riporto. Povera Madre! Non ha che Te! Guardala come agonizza… e Tu ti appresti a farla agonizzare più ancora.

Che figlio sei? Che rispetto porti alla Legge? Non rispetti Dio-Te. Non rispetti la Genitrice.

Tua Madre… Tua Madre… Tua Madre…”.

8. Risposta del Vincitore.

Ho risposto… Maria, ho risposto radunando le forze, bevendo pianto e sangue che colavano dagli occhi e dai pori, ho risposto:

“Non ho più madre. Non ho più vita. Non ho più divinità. Non ho più missione. Nulla ho più. Fuorché fare la Volontà del Signore mio Dio. Va’ indietro, Satana! L’ho detto la prima e la seconda volta. Lo ridico per la terza: ‘Padre, se è possibile passi da Me questo calice. Ma però non la mia: la tua Volontà sia fatta’. Va’ indietro, Satana. Io son di Dio!”.

Maria, ho risposto così… E il Cuore si è franto nello sforzo. Il sudore è divenuto non più stille, ma rivoli di sangue. Non importa. Ho vinto.

Io ho vinto la Morte. Io. Non Satana. La Morte si vince accettando la morte.

Ti avevo promesso un grande regalo. Come a pochi l’ho concesso. Te l’ho dato.

Hai conosciuto l’estrema tentazione del tuo Gesù. Te l’avevo già svelata. Ma eri ancora immatura per conoscerla in pieno. Ora lo puoi fare.

Vedi che ho ragione di dire che non sarebbe compresa e ammessa da quei piccoli cristiani che sono larve di cristiani e non cristiani formati?

Va’ in pace, che Io sono con te».

6. Errori confutati da Gesù contenuti nei dettati che vengono dall’inferno[18]

1. Intenzione di Gesù.

Dice Gesù:

«Mi spiego, per quanto abborra scendere ad argomenti troppo intrisi di ciò che ha sapore di corrotto, a rispondere ad un desiderio. Questo perché sono il “Salvatore” e voglio salvare, liberando da ogni nebbia. Veramente tanto e tanto e tanto sole ti è brillato, Giuseppe, che non dovresti più aver nebbia in cuore, e come colui che dall’alto di un monte, in un giorno sereno, sta ad occhi ben aperti e attenti, dovresti vedere chiaramente fin i più piccoli particolari del vero e discernerli da quelli che sono scherzi di luce e di lontana nuvola vagante.

E, poiché sono “Carità” oltre che “Salvezza”, ti dico che, per quanto la mia Parola sia sconfessione di uno che tu conosci, e con la mia vera Parola te ne mostrerò le ragioni, pure tu, per il povero fratello che non è uno volutamente cattivo, ma un debole che non ha forza di respingere il dominatore del basso, il quale si serve di una sua speciale conformazione fisico-psichica per trarlo in errore e per trame altri, che tu non debba avere per lui sprezzo ma pietà.

Un altro spirito pregherà per lui, già uno ne ha che prega perché, nella luce che lo penetra, sa aver la pietà che Io ho. Tu devi avere solo pietà. Io ti ho portato qui per mostrarti la Luce. E perché tu possa dire, come un tempo coloro che di Me si facevano persuasi: “Qui, e qui solo, è veramente la Parola di Dio”.

Doloroso mi fu e ti fu questo dover venire qui per darti contatti col Vero. Doloroso a Me e a te perché unito a sciagura di affetti e di beni, ed Io soffro di vedervi soffrire, poveri uomini su cui morde l’odio di Satana. Ma, uomo, pensa che se da questo verrà a te il Bene vero, nessuna cosa lieta della vita sarà per te migliore di questa, non umanamente lieta.

Io qui ti ho portato per questo. Ho forzato i tempi per questo. Il mio “portavoce” avrebbe parlato quando fossero stati per esso tempi più quieti e più propizi alla sua missione. Ma per mettere te a contatto con esso nello svolgersi della sua missione, ho accelerato i tempi.

Hai visto. Hai letto. Hai constatato. Sei intelligente e onesto. Da te confronta e giudica. Qui l’Occhio di Dio: Gesù tuo Salvatore, ti guarda. È l’Occhio della Verità. Sii tu pure sincero.

Ed ora, poiché Io so perché tante volte voi, incolti nella Sapienza celeste, potete esser involti e coinvolti dall’Oscuro, né potete “vedere” perché mancate di Chi vi dà modo di vedere, ecco, Io vengo: Luce del Mondo, e dico, come al cieco di cui hai letto: “Io voglio che tu veda”.

Vieni. Pongo la Mano trafitta sulle parole che si dicono “mie” e mie non sono. Il Sangue goccia e sfavilla e le illumina della loro vera luce, così diversa dalla mia.

Guarda. E non ti stancare. Lungo lavoro. Ma pensa a quella che scrive con tanta fatica perché Io “voglio”.

2. Errore sul futuro dell’Iscariota.

È detto nello scritto del marzo 1937: “… Io che perdonai a chi mi tradì e che lo porterò con Me perché mi favorì nella mia ascesa a Dio. Salirà come è destinato”.

No. Per il Signore Uno e Trino che si separò, soffrendo, in una sua Parte per divenire Salvatore, e che nelle altre due soffrì di vedersi tradito da uno che era uomo, no, così non è.

Non ha bisogno il Cristo, Dio non ha bisogno di esser favorito nella sua Ascesa. Da Me sono disceso e da Me sono asceso a missione compiuta.

La Redenzione, come la guerra attuale, era lotta di Dio contro Satana. Antagonisti Dio e Satana. Perciò anche senza l’Iscariota si sarebbe compita perché era venuta l’ora di Dio e Satana non voleva quest’ora. Ma guai a quello che si fece, essendo del Cristo, strumento di Satana. Già ho parlato in merito. Leggi i dettati. Avrei perdonato se, per un impossibile caso, avesse avuto rimorso e avesse chiesto perdono. Ma non può, uno giunto a quel profondo, più avere ricordo e ansia di emergere. È asfissiato nel suo peccato.

No. Non salirà. Una è la vita che avete. Una e non più. Emergerà dall’inferno, a fianco di Satana, secondo Satana che attende il terzo Satana: l’Anticristo veniente perché si compia nel Basso la Trinità oscena messa a confronto della Santissima, Perfetta, Divina Trinità nostra che fu, è e sarà eterna, luminosa, immutabile. Emergerà per un’ora: l’ultimo Giorno!

E questo è un errore nelle parole che udisti. Altri ve ne sono.

3. Sulla parola detta per la risurrezione di Lazzaro.

Io non dissi: “Sorgi e cammina” a Lazzaro. Ma: “Lazzaro: vieni fuori”[19]. Sono passati secoli. Ma Io so quel che ho detto. Non vi è che eternità per Me. Ricordalo. Il Mentitore sa imitarmi, ma perfetto non è.

I poveri che egli scuote come alberi per tormentarli e farne cadere i frutticini, sono analfabeti in fatto di conoscenza evangelica. Hanno o non hanno ricordi di parole mie. Li hanno e li usano male, se volutamente di Satana. Non li hanno, e perciò dicono quel che lui vuole, quando sono infelici che sono malati di possessione senza saperlo. Affiora perciò nelle loro parole qualcosa che ha ricordi vaghi di ciò che fu mio, e che per mio può esser accettato da uno che non è dotto in teologia e che è molto in buona fede, secondo che si dice nel linguaggio comune.

4. Sull’interpretazione del detto: “poveri di spirito”

Altro errore nel dettato stesso, e che denuncia chiaramente l’autore nascosto, è l’interpretazione del mio detto: “poveri di spirito”.

Leggi i dettati e le visioni del “portavoce” del periodo di Zaccheo (17-7 e seguenti) e vedi come esser “poveri di spirito”, secondo la mia Parola, non è essere dei “bigotti”, ma dei “figli della Luce” viventi nell’ubbidienza alle Leggi di Dio e della Chiesa, a quelle Leggi che Io ho confermato e che da Me sono venute. I “poveri di spirito” miei non sono degli stolti, dei guerci spirituali, degli storpi. Sono angeli in carne che sanno vedere, capire, volare nelle vie del Cristo.

5. Sul valore eterno della santa Croce.

Nel dettato che segue (senza data) viene insinuato che, a risurrezione compiuta, e perciò a compiuta redenzione, l’uomo non avrebbe dovuto più venerarmi come Martire Crocifisso ma come sfolgorante Iddio.

Oh! segno che accusa! Lucifero, Satana, il Male, il Nemico non sopporta la mia Croce col suo sanguinoso Portato. Che vittoria sarebbe se la potesse abolire questa Croce preziosa su cui la mia Effigie dice: “Per voi e su questo legno son morto e con questo ho vinto Satana! “.

Giuseppe: guarda. La Terra ha avuto uno dei precursori del figlio di Satana. Voi tutti soffrite per lui. Ebbene: che fece? Ebbe ed ha odio alla Croce. A quella Croce che altri, sebbene eretici, hanno a rispetto. Calvino, Luterò, Zuinglio, Pietro Valde, gli anglicani rispettano la Croce. Non sono nel Vero ma credono e curvano il capo al Gesù morto sulla Croce. E la Croce splende anche nelle Nazioni non cattoliche. Ma da lui, strumento di Satana in questa crudele diana dei tempi ultimi, la Croce non è sopportata. L’ha abolita. Non la può vedere. L’ha sostituita con un demoniaco segno di Babilonia. Ed è giunto ad esser un “satana” perché Satana non ha più avuto paura di nulla in lui. Medita.

Non evolve lo spirito umano nella Verità. Una è e una resta. E santi sono quelli che, come i primi cristiani, Me venerano Martire sulla Croce, Momento più solenne, bello, santo del mio essere Gesù.

6. Errori sull’evoluzionismo e la rincarnazione.

Il dettato del 2-5-1941 è una catena di errori basati sulla teoria dell’evoluzione e rincarnazione.

Le anime, lo hai letto nelle cose dettate al “portavoce”, vengono create di attimo in attimo dal Padre per esser gemma nella carne dell’uomo che si forma in un seno materno.

Nessuna diversità fra quelle che nei primordi vollero la materia e quelle che vollero lo spirito e tornarono a Me.

Non vi furono primordi per le anime né differenze. Vi è una “fine”: la vita eterna. Vi è un principio: quando il Padre vi crea per entrare in un corpo. Ma primordi non ve ne sono.

E non vi sono scelte se stare o non stare in una carne. Vi è solo scelta di vita eterna che può essere beata: in Me. Maledetta: in Satana.

Non vi sono “aborti” nelle anime create dal Padre. Dio non crea cose informi. Le crea esatte. Voi potete mutilare e rendere mostruosa l’anima. Ma Dio ve la dà completa e il mio Sangue la emenda da quel segno che non ne mutila, ma ne macchia la bellezza. Dopo il Battesimo non c’è diversità dall’anima vostra con quella perfetta che Dio ispirò nella carne di Adamo.

Niente “nebulose” che divennero angeli. Essi sono stati creati in modo perfetto e immediato da Colui che creato non è, ma che tutto crea: Dio. Niente bisogno di essi per darmi la possibilità di avere specie diverse di anime.

Se Lucifero è nel mondo non lo è per mia missione. Vi è per sua mala volontà. E trionfa, e trionfa, e trionfa per vostra mala volontà. Troppo volete essere affini a lui in superbia e concupiscenza, e per essere come lui respingete la Luce che è per tutti e su tutti.

Dire che Lucifero è l’espressione di una volontà e di una forza in opposizione alla mia, ma per mia Volontà, è semplicemente sacrilego. Posso Io contraddire Me stesso e combattere Me stesso? E così farei se avendo voluto Lucifero a vostra tentazione ora lo combattessi. Più: avendolo voluto, ora lo combattessi.

Su Giuda di Keriot ho già parlato. Egli è nello spirito che ha nome Demonio e non ne uscirà mai.

Il regno del Male non finirà. Cesserà di inghiottire nuovi mostri perché sarà completo. Ma non finirà. E così non mancherà mai la mia Luce e il Bene. Oh! figlio! La Luce non cessa: si sublima nella pace del “Tutto è compiuto!” glorioso, quando il numero degli eletti sarà compito. Ma non cessa.

In alto il Bene e la Luce, in basso il Male e le Tenebre. Il terzo regno: quello transitorio che ha nome Mondo o Terra, avrà fine. Gli altri restano eterni e eterni antagonisti.

Non commento il bugiardo e cortigianesco dettato del Natale 1941. I fatti lo hanno smentito.

Il dettato della Pasqua 1942 dice: “In quest’anno in cui il destino di quasi tutti i popoli del mondo sarà segnato…”. Segnato il destino? No. Quel che allora pareva ora non è. Io non avrei potuto dire il non vero. Medita.

Messaggio di Natale 1942: Io non facevo ombra? Ero dunque non carne? E allora dove era il merito della morte di croce?

In verità in verità ero Carne e Divinità, avevo Anima e Corpo e Sangue, e Sangue e Corpo vi detti due volte: nel Cenacolo e sul Golgota. E il Corpo risorse glorioso al terzo giorno, ricongiungendosi all’Anima, e come Corpo e Anima rimase ancora 40 giorni, e col Corpo insieme all’Anima tornai al Cielo e con esso Corpo fatto di vera Carne, opaca e sensibile, unito all’Anima e allo Spirito del Cristo, vi giudicherò l’Ultimo Giorno.

Due millenni dovevano venire per raggiungere la spiritualità? Ma quale errore! In verità, nei buoni che mi seguirono essa era, e molto più perfetta di quella che ora vive. Non c’è un evolversi nella spiritualità, sempre perché ogni spirito vive una volta sulla Terra. Perciò è responsabile di quel che fa una volta: quella. Né può tornare anni o secoli dopo con una più lucida spiritualità.

Come vedi, nei messaggi di quel povero tuo amico sono affastellate parole che come detriti e onde affiorano da uno stagno nel cui fondo si agita colui che solo si muove per nuocere.

7. Se non sapete discernere fidatevi di chi sa.

E veniamo al così detto 5° evangelo.

I Vangeli sono quattro. Ora Io li sto illustrando per portare altri alla luce che hanno perduta o sminuita. Ma non creo un altro Vangelo. Quelli sono e quelli restano. Conosciuti nei particolari o lasciati nelle linee schematiche, quelli sono e non più.

Nella pagina del 1° febbraio 1938 viene ribattuto il concetto della santificazione di Giuda. No, ho detto. No.

Io tornerò fra voi. L’ho spiegato, e lo stai per copiare, nel commento all’Apocalisse. Ma non come è detto in questa pagina d’errore.

La pagina sul messaggio della Fede l’ho già illustrata per prima cosa.

Spirito bugiardo e astuto, il Nemico mormora parole intinte di sovrumano per assopire i men desti e trascinarli lontano da Me. Attenti al suono. Per toccare e gustare certi cibi ci vuole occhio e gusto esercitato. Alcuni hanno aspetto innocuo, ma innocui non sono. Sappiate discernere e, se non sapete, fidatevi di chi sa.

Nel messaggio della Volontà: Io non sono chi per voi[20] agisce e opera? Voi dovete agire e operare? Non vi accorgete che, dicendo così, quando agite male fate fare opere di male al Cristo, le imputate a Lui? No. Siete voi che dovete agire. Io sono: pietoso e forte su voi. Pietoso a compatire le cadute, forte a sorreggere debolezze. Ma voi, creati liberi e intelligenti, dovete agire.

Che discorso è questo: la volontà è solo principio perché se fosse fine sarebbe Fede? Ma facciamo un fuoco di artifizio di parole o annunciamo delle Verità di Luce.

Confronta, Giuseppe, queste nebulose – queste sono realmente delle nebulose – con le mie stellari, chiare, lineari parole al “portavoce” e, attraverso esso, a voi tutti. Vedete come Io dico con semplicità e maestà la mia dottrina senza funambolismi che stupiscono gli occhi ma che, se meditati, si risolvono in nulla, come quelle meduse belle nell’acqua e bolle di aria sudicia se gettate a riva.

8. Non confondere spiritualità con spiritualismo.

Messaggio della Cristianità: “Venti secoli di abulicità e di buio sono trascorsi prima che sorgesse la fiaccola della Fede…”. Ma che dite? Ora scendete nel buio di questa eresia che si diffonde usurpando un nome che non gli va dato e dandogli un significato che non ha.

Confondete spiritualità con spiritualismo. Sapete che differenza è fra loro? Acqua è il corso veloce di un fiume e acqua è il fermo stagno; acqua è l’immenso mare e acqua la cloaca graveolente e limitata. Ma quale differenza fra le diverse acque! Ve ne [è] molta più fra la spiritualità e lo spiritualismo. Vive la prima radicata nel seno incandescente e santo della Trinità eterna; il secondo pullula, fungaia malsana, all’ombra delle eresie degli ultimi secoli e sul corpo della morta Fede.

In troppi è morta la Fede! In troppi! Più protervi di bufali selvaggi, non volete piegare il capo alle parole di Roma cattolica; vi paiono bigotterie le forme che Io ho ispirate per dare una linea omogenea al culto e sulle quali inserite le mie Parole, e poi vi spezzate il collo cozzando contro ostacoli, più forti di voi, di “perché” che, visti senza il lume della Fede, non hanno risposta, o andate curvi fino a terra sotto il giogo di un peso di scienza umana che non sa darvi nulla che vi illumini nel contemplare il sovrumano.

No, che non tacerà chi sa per volere di Dio. Tacere il “portavoce”? Non potrebbe. Non lo voglio Io e contro ogni sua volontà deve ripetere ciò che sa. Io verso la Luce perché sia data.

Non ripetete il falso concetto sul povero di spirito. Vi ho detto come Io chiamo questo: l’opposto di quanto lo chiamate voi. Inchinatevi ai “poveri di spirito”. Di loro è il Regno dei Cieli[21] perché hanno compreso la Verità e l’hanno amata e seguita. Non sono “materia mossa da falsa volontà”, come dice la Menzogna per bocca di Michele, ma sono spiriti signoreggianti la carne e viventi in Me pur essendo ancora nel mondo.

Ancora una volta Satana insinua che povero di spirito voglia dire menomato nella parte più eletta. No. No. No. Leggi i dettati di Zaccheo e vedrai come parla diverso Gesù, tuo Maestro vero.

Messaggio dell’Amore. Per quanto Io sia Luce, non riesco a decifrare il caotico periodo che fa differenza fra Volere e Volontà divina. Veramente che qui si sente vivere quello che vi vuol confondere.

Basta, basta, basta che mi fa ripugnanza.

Messaggio del perdono. Ho già detto che non c’è rincarnazione. Non vi sono due Cristi di cui uno parli in Calabria e uno in Toscana dicendo uno l’alfa e l’altro l’omega. Non ci sono rincarnazioni.

Il peccato originale non è più dopo il Battesimo. Il mio Sangue opera. Vi è il fomite del male? Sì. Ma vi è anche il controveleno del mio Sangue. Nel mio Cuore non si muore. Voi morite nel vostro. Ma se tornate a Me, Io vi risuscito.

Non dite eresie. Non ripetete le eresie dette più e più volte. Non le credete. Abbiate pietà di voi.

La morte è principio della vita? Sì. Eterna vita. Senza ritorni al caduco.

Ma chi il nefando che per primo in voi cattolici permise entrasse questa eresia? Ma chi è tanto blasfemo da ripetere che i poveri di spirito preferiscono la scala delle agiatezze a quella del sacrificio? Ma non sentite che basterebbe questo per dirvi: “Qui non parla Dio”?

Giuseppe: ascolta. Il “portavoce” è esausto. Ma ancora lo spingo a scrivere per te.

Come avete potuto dire a questa creatura, che è divenuta quale è per fedeltà alla Chiesa, che “doveva liberarsi dalle Leggi delle Religioni non adatte a spiriti forti”?

Tu dici: “Vi è del vero in quello scritto”. E credi che l’Astuto non sappia? Sa. Tutto sa. Ma intreccia e confonde per confondere. Ora Io ti dico e concludo che pietra di paragone di una “voce” è la sua vita e la chiarezza nelle parole che devono essere conformi alla mia Dottrina immutabile.

9. Maledetta ogni medianità e ogni satanismo.

Io maledico chi, praticando magia, turba e disturba i regni che sono fuori del mondo.

Io ho pena per coloro che, senza colpa, sono come zimbelli nelle mani di chi ha nome “Errore”.

Ma non sai tu che, se fossi Io che parlo, l’amico tuo avrebbe dovuto divenire un santo in ogni campo e virtù della vita?

Ma non sai tu che colei, per cui tu hai questo che ora ti dico, si è mutata dal profondo da quando mi ode? E ancor tanto ha da fare.

Ma non sai tu che per udirmi aveva già dovuto crocifiggere sé e i suoi impulsi per anni e anni?

Ma non sai tu che quello che, nel Messaggio sulla medianità, la voce falsa e crudele dice come prova di verità, è menzogna e prova di menzogna?

Che il Maestro Gesù possa parlare per la bocca di uno stolto, sì, può esserlo. Ma che Egli si presti a parlare sulla bocca di chi ha nome Vallonesi [?], per esempio, la quale, istrionicamente, stupisce con aiuti inferi i semplici o i facili ad esaltarsi, no. Ma che Egli permetta, a prova di vita futura, che uno scriva con due mani, no.

Non facciate del satanismo.

L’altro poi, l’altro tuo amico, colpevole di voluto commercio con Satana, perde e spirito e carne in manovre di cui vedete il frutto.

Giuseppe: ascolta.

Se vere fosse che Io parlassi, o chi per Me, perché non ti avrei mai detto: “Giuseppe: fa’ questo e questo per il bene tuo e dei tuoi”? Non ricordi d’esser stato ingannato con speranze vane e menzognere illusioni? Non ricordi che costei che per Me scrive ti ha detto, quando ancor non sapeva che ero Io che le parlavo al cuore, che l’ora era tragica e imminente?

Ti ripeto: vi sono infelici nel mondo che sono malati nello spirito. Ma se il mondo avesse vera fede, e perciò pietà ma non venerazione per certe malattie un tempo dette “possessioni” e ora “medianità”, guarirebbero perché Satana li lascerebbe a sé. Li usa e tormenta perché gli altri li adorano come fossero astri. E sono tenebre. Pietà di voi e di loro.

10. Discernere il soprannaturale dal sottonaturale

Ho parlato più e più volte. Né volevo più parlare. Ma senza fare nuove luci nei dettati ho scritto a te, per te.

Non è quello il modo per cui e con cui Cristo parla. Confronta quanto hai assistito in questi 15 mesi col già visto per anni, e giudica. Altro non c’è da aggiungere.

Il soprannaturale viene spontaneo, sincero: corrispondente a verità e conforme alla mia lineare dottrina di 20 secoli [or] sono. Quando non è così, non è soprannaturale ma sottonaturale, ossia demonico, falso, causa di male.

Questa è la Verità.

Iddio vi è presso, i morti non sono lontani. Parlo dei morti in Dio. Ma nelle loro manifestazioni parlano con voci spontanee e sempre rispondenti al vero.

Ogni provocata cosa o ogni cosa disforme alla mia, antica e sempre nuova, non porta né il mio segno né la mia benedizione.

Credo che ogni dubbio sia svanito.

Ama la Luce e Verità e ne sarai amato.

Il Salvatore ha parlato».

11. Metodo didattico di Gesù nella rivelazione a M.V

Finito questo dettato, Gesù mi dice: «Ti ricordi quando ti ho detto: “Sono anime abissali. E noi dobbiamo estrarli dalle tenebre”? Non hai capito, vero, allora? Ma Io sapevo. Sii felice. Fra il chirurgo che rende la vista al cieco e quello che è strumento perché Gesù dica al cieco d’anima: “Voglio [che] tu veda”, è ben più grande l’ultimo. E più utile. Sii felice».

Questo dettato per Giuseppe precede di 48 ore la lettera che annuncia la “sciagura dei beni” di cui parla Gesù in prima pagina.

Quando ho ricevuto quella frase, io, che avevo sempre sperato per la loro roba, non ho più potuto sperare. E infatti…

Gesù mi dice anche: «Ho usato espressioni semplici e direi: umane, non quali solitamente uso, perché siano comprensibilissime dal “mio” Giuseppe che voglio senta che Io gli dico: “Faccio gran festa perché tu eri morto e sei risuscitato, eri perduto e sei stato ritrovato, avevi smarrito la casa paterna ed ora, ecco, è da capo la ‘tua’ casa”. Io sono il Pastore buono e il Maestro perfetto. So adeguare la mia Sapienza alla altrui capacità. E la mia Misericordia e Giustizia tengono presenti, nel giudicare, le ragioni per cui uno è caduto in errore. Quando non vi è malizia né persistenza nell’errore, ecco, Io assolvo».

Dice ancora: «Comprendi, piccolo Giovanni, il perché di certe visioni non cronologicamente date? A vicenda Io e te ci chiedevamo un’anima a noi cara. Ogni mio fine era volto a fare Me e te contenti di aver data la Luce. Servirà anche ad altri. Anche per te è servito. Ma specialmente le visioni e le mie Parole degli ultimi mesi perseguivano questo scopo tutto amore. Non ho usato quel metodo soltanto con la Maddalena. Seguo e inseguo le pecorelle sviate anche ora, con la stessa maniera. Sono paziente e costante, instancabile. Sono il Salvatore».

Mi dice anche: «Ecco perché non ti ho mai lasciato distruggere certe cose. Erano utili per unirle qui».

Un’osservazione in merito ho fatto più volte ed è questa: che le pagine in cui sarebbe stato un grande avvertimento per Giuseppe circa la verità di certi fenomeni e di certe intromissioni, pareva si annullassero quando egli leggeva i manoscritti. Eppure li legge con una attenzione e rispetto che forse ben pochi hanno! Dovevo poi io fargli vedere di nuovo il punto. Non faccio commenti. La prima volta che osservai il fatto fu quando lesse il quaderno del luglio. Non vide la pagina del giorno 4 luglio. Gliel’ho poi fatta leggere io. E così altre volte.

7. Scritto autografo di Giuseppe Belfante[22].

Messaggio del Signore.

Leggo il “messaggio” che il “Maestro” volle, nella Sua Grande Bontà, inviarmi! Sono commosso e contento di tanto Bene che ha lenito il dolore che, in questi giorni, ho avuto, di sapere che tutta la mia azienda è stata distrutta e distrutto e rubato ogni mio bene terreno, dal vedermi in miseria dopo tanti anni di laborioso benessere. Al bene terreno perduto, si contrappone un Bene più grande, quello di essere perdonato dal “Maestro”!

Riguardo poi a quanto il “Maestro” dice nel suo “messaggio”, è la pura Verità. Avevo contatto con un mio amico, il quale, in buonafede, credeva essere un “portavoce del maestro”. Un altro amico, e quello lo avevo compreso anche io, il quale era completamente invasato dalla Bestia, perché sosteneva e fermamente credeva di poter un giorno, molto prossimo, diventare addirittura “un mandatario di Gesù sulla terra”.

Avevo parecchie volte espresso a Maria il mio grande desiderio di sapere la verità per quanto concerneva il presunto “portavoce” di Reggio Calabria. e non speravo di ricevere tanta Bontà dal “Maestro” che mi illuminò sulla mia buona fede e mi indicò chiaramente che seguivo una via errata.

Gloria e Grazie a Lui e sia sempre benedetto il Suo nome. Belfanti Giuseppe

Il gruppo staccato di fogli di quaderno, sul quale sono il “dettato” del 17 ottobre e lo scritto di Giuseppe Belfanti del 23 ottobre 1944, si chiude con la seguente annotazione di Maria Valtorta, scritta verticalmente sulla pagina e nella quale si accenna a “due fogli” che non sono acclusi:]

 

1Questi due fogli sono quelli che avrebbero dovuto conquistarmi alla “loro” idea…

2Il resto di quanto è nel pacco è quanto ho ricevuto dai poveri traviati e quanto è stato confutato da Gesù nel dettato per Giuseppe, dettato che costituisce questo quaderno.

8. A Cristo Re[23].

Preghiera.

“Gesù, Re d’Amore, abbi pietà di noi.

Poiché vogliamo amarti, aiutaci ad amarti.

Poiché riconosciamo che Tu sei il Re vero ed eterno, aiutaci sempre più a conoscerti.

Poiché crediamo che Tu puoi tutto, conferma la nostra fede con la tua Misericordia.

Tu, Re del mondo, abbi pietà di questo povero mondo attuale, che sempre più decade verso il male, e di noi che in esso viviamo.

Tu, Re della Pace, dà la pace al mondo, sempre più agitato da rivolte di nazioni e di partiti tra loro, e a noi che in esso viviamo.

Tu, Re del Cielo, concedici di divenire sudditi nello stesso, dopo una vita tutta spesa ad amarti e servirti.

Tu lo sai che piangiamo per l’attuale situazione della Patria e dell’Umanità tutta: consolaci.

Tu lo sai che tremiamo e soffriamo per quanto ormai avviene da anni e con sempre maggiore ferocia e ingiustizia: sostienici.

Tu lo sai che abbiamo bisogno di tutto: aiutaci.

Noi sappiamo che soffriamo per le nostre colpe, ma speriamo in Te.

Noi sappiamo che è ancora poco quello che soffriamo rispetto a quello che meriteremmo di soffrire, ma confidiamo in Te.

Noi sappiamo quello che abbiamo fatto a Te, ma sappiamo anche quello che Tu hai fatto per noi.

Sappiamo che sei il Salvatore: salvaci, o Gesù!

Re dalla corona di spine, per questo tuo martirio d’amore sii per noi l’Amore che soccorre.

Aprici con le tue Mani trafitte i tesori della Grazia e delle grazie.

Vieni a noi coi tuoi Piedi feriti, santifica la Terra col Sangue che goccia dalle tue Piaghe: gemme della tua regalità di Redentore.

Apri all’amore i nostri cuori con le fiamme del tuo Cuore che si è aperto per noi.

Se ti ameremo saremo salvi qui, sulla Terra, mentre viviamo e nell’ora della morte e dell’ultimo giudizio.

Venga il tuo Regno, o Signore, in Terra, in Cielo e soprattutto, nei nostri cuori”.

 

[La presente preghiera A Cristo Re e la successiva Per i Defunti sono anche nei “Quaderni”, come annotiamo al n. 53.13]

9. Per i Defunti[24].

Preghiera.

1“O Gesù, che con la tua gloriosa Risurrezione ci hai mostrato quali saranno in eterno ‘i figli veri del Dio vero’, concedi la santa risurrezione ai nostri Cari, morti nella tua Grazia, e a noi, quando verrà la nostra ora di lasciare la vita e la Terra.

Per il Sacrificio del tuo Sangue, per l’olocausto della tua Vita di Agnello innocente e Ss., per le lacrime di Maria, tua e nostra Madre e Corredentrice, per i meriti di tutti i Santi, apri il tuo Regno agli spiriti dei nostri Cari perduti.

O Madre, il cui strazio ebbe termine solo nell’alba pasquale davanti al tuo Divin Figlio Risorto e la cui attesa di riunirti a Lui cessò solo nel gaudio della tua gloriosa Assunzione, consola il nostro dolore liberando dalle pene coloro che amiamo anche oltre la morte, e prega per noi che attendiamo l’ora di ritrovare quelli che perdemmo e di stringerci di nuovo con loro in un eterno abbraccio.

Martiri e Santi che giubilate in Cielo dopo aver confessato il Cristo sulla Terra, e col sangue vostro e con le vostre opere, volgete uno sguardo supplice a Dio, uno fraterno ai defunti che espiano, per pregare l’Eterno per loro e per dare a loro liberazione e dire loro: ‘Ecco, la Pace eterna si apre per voi’.

Diletti a noi cari, non perduti ma solo separati, le vostre preghiere per noi siano il vostro bacio perduto, che sempre rimpiangiamo, e quando per i nostri suffragi sarete finalmente liberati dall’espiazione e beati nel santo Paradiso, riuniti ai vostri Santi Protettori, e soprattutto riuniti per sempre a Dio Uno e Trino, Gesù, Re eterno e universale, a Maria Ss. Madre di Dio e di ogni figlio vero di Dio, proteggeteci più ancora, amandoci nella perfezione, a noi uniti per la invisibile, ma reale, attiva, potente, amorosa Comunione dei Santi, anticipo di quella perfetta riunione dei ‘benedetti dal Padre Iddio, da Cristo Giudice, dallo Spirito Santo, datore dei beni supremi’, che ci concederà, oltreché di bearci della vista di Dio, di ritrovare voi, quali vi avemmo nonché foste sulla Terra, ma fatti ancor più amati e amanti per essere viventi nella Carità che è Vita dei Cieli, e più sublimi di ogni umana creatura, anche se santa sulla Terra, per essere abitanti nella gloria dei Cieli, fatti simili agli Angeli per bellezza e gloria”.

10. Sulle Preghiere: Pater e Ave[25].

1. Preghiera è unione con Dio.

     Dice Gesù:

«Siete così appesantiti dalla vostra umanità che non sapete mai pregare con elevazione sovrumana e date alle parole dell’orazione un senso relativo. Ma l’orazione apre orizzonti infiniti, o figli. Quegli orizzonti che saranno dimora a voi, tornati a Dio, se avrete saputo custodire lo spirito in Dio, e Dio nel vostro spirito. Anche quando riflettete su quello che dite, ed è già molto se fate questo, date alla vostra riflessione delle latitudini limitate alla Terra e alla carne. Ben difficilmente elevate la mente oltre al momento e al bisogno di questa vostra giornata.

Non vi tuffate nella Luce. Essa è per voi un riflesso lontano e stentato, come quello del sole in un inverno nordico. È un chiarore che non è neppure luce, ma solo un crepuscolo. Così è quello che splende in voi, perché voi non aprite le porte alla Luce che chiede di precipitarsi in voi per istruirvi e fortificarvi contro le Tenebre. Non chiudete lo spirito entro l’opacità della materia. Esso è di Dio e deve vedere Dio, conoscere Dio, vivere di Dio, in Dio. Esso è Vita per lo spirito vostro, e se da Dio lo separate con la colpa, voi l’uccidete; se lo tenete lontano da Dio voi lo fate languire e spegnere come una lampada priva d’olio.

Tutto potete sostituire col vostro progresso. Ma non quello che è vita per lo spirito. Non vi è nulla che possa conservare santo il vostro cuore se esso non è fuso col Santo dei Santi. Scienza, Patria, affetti, opere, divengono cose avvilite e servite con misero servizio se da voi levate quell’agente che vi fa perfetti nei vostri sentimenti e nei vostri lavori: l’unione con Dio.

2. Frutto di chi prega e di chi non prega.

Cosa di più ammirevole di uno scienziato, di un giurista, di un governante, di un padre, di uno sposo, di un figlio, di un artista, di un soldato, che siano realmente cristiani, che siano sinceramente figli di Dio? Oh, non temete! Essi non sapranno mai tradire e fare del male. Ma da loro verranno solo azioni degne d’ogni benedizione.

Di che piange, ora, il mondo? Della sua società avulsa da Dio. Ecco la causa del vostro sfacelo mondiale, della vostra rovina nazionale, e di tanto pianto nelle famiglie, e di tante vergogne, pure nelle famiglie.

Come abitanti del globo, venuti solo da un unico ceppo e da un solo Creatore, vi odiate tra voi, come cittadini di un’unica Patria siete fra voi ostili come foste di razza diversa, come parenti e coniugi siete egoisti e infedeli. E perché? Perché avete dimenticato Dio, il quale non vi schiaccia sotto le valanghe delle vostre copiose leggi umane e della vostra umana istruzione, ma compendia tutta la sua legge e la sua istruzione perfetta in queste sole parole: “Ama Dio con tutto te stesso e il tuo prossimo come te stesso[26]“. Ma voi non mettete in pratica questo che è il compendio di tutta la Legge divina e la fonte d’ogni bene terreno e ultraterreno. E da ciò vengono i castighi che vi colpiscono.

3. Il Pater va detto con riferimento soprannaturale.

Maria, oggi Io voglio che tu, che ami la Luce Divina più di te stessa e ti senti felice più essa penetra in te, conosca il significato soprannaturale di una frase che dite, ma non capite bene.

Come il Pater va detto con riferimenti soprannaturali, e stolto sarebbe chi lo dicesse applicando ad esso solo un significato umano e umane richieste, così l’Ave Maria va detta non con la mente fissa alla Terra e alla vostra carne, che è polvere che polvere tornerà, ma va detta con lo spirito levato al Cielo, oltre la vita, oltre la Terra, là dove Maria Ss., mia e vostra Madre, vive in corpo e anima dopo esser vissuta sulla Terra con l’anima sempre spaziante nel Cielo.

4. La preghiera al Padre e la preghiera alla madre.

Il Pater è la preghiera al Padre. L’Ave è la preghiera alla Madre.

La prima parte del Pater è lode di Dio, la prima parte dell’Ave è lode a Maria.

La seconda parte del Pater è richiesta al Padre per tutti i vostri bisogni di figli di Dio in temporanea sosta sulla Terra, ma destinati al Cielo. La seconda dell’Ave è la richiesta alla Madre per i vostri bisogni di mortali e di immortali nello spirito.

Va invocata come il Padre, la Madre vostra. Non dovete pensare che Ella abbia assenza di Misericordia e di Potere e non possa soccorrervi nei vostri combattimenti, nelle vostre pene, nelle necessità e nelle tentazioni.

Bisogna saper pregare. E bisogna pregare nei momenti di pace, per invocare l’aiuto per le ore di lotta.

Stolto è chi dice: “Quando sarà il momento lo farò”. Sapete voi se lo potrete fare allora? Se Dio vi darà il tempo di farlo? Bisogni e sventure, e anche la morte, vengono sovente come un lampo improvviso. La morte è talora come folgore che fulmina improvvisamente.

La Misericordia di Dio è infinita. Ma è detto nelle parole della Legge: “Non tentare il Signore Iddio tuo[27]“. E, in verità, voi lo tentate quando conducete una vita tutta umana, senza pensare che vi attende un al di là in cui sarete giudicati per le vostre azioni.

5. Ora e nell’ora della morte.

Nell’Ave Maria è detto: “Prega per noi ora e nell’ora della morte”. Ecco, o Maria. Leggiamo insieme queste parole che molti, troppi dicono con la mente elevata di un sol grado dal fango della Terra e con cuore pensieroso soltanto dell’incognita dell’ultimo momento che vi fa paura perché non siete a sufficienza “figli di Dio”. Se lo foste perfettamente, la morte non vi farebbe paura.

La morte è l’ultima prova e merita ogni vostra attenzione per divenire “morte nel Signore”. Una morte nel Signore vi merita ogni perdono, vi da l’eterna vita nel Signore, e annulla, col suo potere, le conseguenze di un’esistenza anche colpevole. Fate dunque bene ad invocare sin da ora, per quell’ora, e in quell’ora, la Madre mia e vostra. Ma sappiate pregare meglio. Non per la sola paura di quell’ora, ma per tante altre ore in cui la più vera morte incombe su voi.

Ti ho già spiegato più volte quale sia la vera morte. È quella dello spirito, che voi uccidete tanto sovente, se non sempre per diretta volontà, certo per indifferenza verso la parte più eletta di voi stessi: l’anima.

Nel Pater Io vi ho insegnato a dire: “Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal Male”. Nell’Ave Maria vi faccio dire: “Prega per noi ora e nell’ora della morte”.

Ora: il presente che dura un attimo di eternità: la vita della carne insidiata dai morbi, dagli incidenti, dallo stesso scorrere del tempo che vi porta alla foce del vostro vivere di uomini e vi immette nell’eternità.

Nell’ora della morte: quella che ferma il vostro cuore e quella, sempre incombente, che paralizza il vostro spirito e lo conduce a morte.

Voglio che pensiate a questa vera, eterna morte quando invocate Maria Ss. Dalla prima risorgerete se siete morti in Cristo. Ma dalla seconda non risorgerete mai più.

6. La morte spirituale.

Non fate che il Nemico infernale, il Serpente fascinatore, il leone ruggente[28] che sempre si aggira intorno a voi per atterrarvi, possa impossessarsi di voi come di una preda sicura perché, pur essendo tuttora viventi, siete già dei morti nello spirito.

Maria è la Vincitrice di Satana e basta il bagliore del suo sorriso per porlo in fuga. Contro le insidie di Satana e le debolezze e gli appetiti della carne, sempre desta nelle creature, chiamate Maria.

Se l’invocate per il sonno che avrà immediato risveglio, o per la pace celeste o per la dannazione infernale, ambedue eterne, perché non la dovreste invocare per questo atroce sonno che dà la morte, e che è quello dello spirito abbattuto, sonno che, se non è vinto, vi spegne in braccio a Satana?

Quando la morte si aggira intorno al vostro spirito sorgano come a difesa le invocazioni, fatte con pienezza di significato, a Maria.

Ogni volta che l’ora della morte spirituale incombe su voi, preghi la Madre universale per tutti i suoi poveri figli, per lo spirito di questi suoi poveri figli, per quello spirito fatto e dato alle creature da quello stesso Dio che l’ha creata e scelta a Sposa e Madre, fatto e dato per fare, di essi, dei suoi figli e sudditi del suo Regno eterno.

Su voi sta il Sangue più puro e più amato: quello che è venuto dal suo Cuore Immacolato e che è stato il Seme al Fiore nato dall’amore di Dio con la Vergine, dalla sua ubbidienza perfetta ai Voleri divini, il Seme a Me Verbo fattosi carne per essere Maestro e Redentore, onde poter lavarvi nel suo Sangue, interamente versato per voi, e sta il pianto di Maria, mia e vostra Madre, altro lavacro di corredenzione.

Per questa sua natura di Madre del Salvatore Ella ha potere di salvazione. Invocatela con fede vera ed Ella vi salverà ora e nell’ora della morte».

11. Giorno di Tutti i Santi[29].

Il più grande nel Regno dei cieli.

Medito su questa solennità, sulle feste che si fanno in tutto il mondo oggi per Loro, i santi del Cielo. E la cara Voce dice:

«Senti come osanna la parte migliore del mondo? È per i “trionfatori”. Hanno tutto vinto per amore di Me. E sai cosa è costata questa vittoria ad essi? Ma ora, e da secoli, e finché i secoli saranno, pontefici e imperatori si sentiranno polvere dispersa nell’abisso, rispetto a questi potenti del Cielo, e tenderanno le braccia gridando: “Gloria!” e grideranno al Cielo: “Pietà di noi!”. E in verità ti dico che il bambinello più meschino che fu santo sulla Terra, il mendico morto sulla carraia santamente dopo aver santamente vissuto, la vecchierella ignorante che si spense con un’ultima preghiera zeppa di errori linguistici ma satura di amore sulle labbra, sono infinitamente più grandi e potenti e dotti di un principe della Chiesa o del Trono, o di uno scienziato che tutto il mondo onora, o di qualsiasi altro che emerge dalla folla del mondo e che sia grande solo secondo il mondo, di qualsiasi di questi, un tempo dei nulla, sempre secondo il mondo. Perché la Gloria e l’Onore non sono quelli della Terra, ma quelli di questo Luogo beato.

3Giubila anche tu, Maria, tendi tu pure le braccia a questi tuoi fratelli che ti amano e sentili scendere con le loro carezze, perché in verità chi per Me muore è tutt’uno con gli abitanti del Regno.

Osanna ai servi del Signore Altissimo!».

12. Ogni anima vittima prova
l’odio di Satana
[30]

L’anima vittima assomiglia di più al Redentore.

Dice Gesù:

«Ti voglio spiegare un perché e ti voglio correggere un pensiero errato. Questo calmerà i tuoi affanni.

Sappi dunque che era inevitabile che tu provassi l’odio di Satana. Ogni anima vittima, o in modo o nell’altro, lo prova. Perché l’essere vittima è l’essere, come di più non si può, somiglianti al Redentore nella figura e nel ministero, e anche nei trionfi. Questi trionfi sono sconfitti per Satana. Cosa facile a capirsi. Questo ministero è come un gladio che lo ferisce e come un raffio che gli strappa le prede. Anche questo è facile a capirsi. Questa somiglianza nella figura è dolore nel dolore infinito di Satana, perché la sua condanna è odiare ciò che nello stesso tempo appetisce.

Sai come Satana è arso dal desiderio, dal rimpianto, dalla nostalgia di ciò che ha perduto? Non per spirito di amore, intendimi. Egli non può amare. Ma per la superbia perfetta dello spirito suo. Ciò che ha perduto è il Regno dove era il capo degli angeli. Non solo per non essere angelo, ma per non essere capo, inferiore in splendore a Dio solo, si duole. Ma siccome tutto il Paradiso si accentra in Dio, Satana, per forza di cose, non potendo andare a Dio va dove è Dio. Dio avvicinabile ancora da lui, il Maledetto, il Cacciato. Ossia Dio in carne umana. E ciò era quando Io ero sulla Terra. Oppure, e ciò è quanto avviene da venti secoli, oppure Dio presente e agente in un uomo giusto.

Perciò non dire e non pensare: “I simili amano i loro simili e perciò io sono dannata poiché i dannati mi perseguitano venendomi sempre vicino”. No. Così non è. Non per amore. Ma per odio Satana ti viene vicino; per accostarsi al tesoro perduto e rodersi di averlo perduto. Ogni anima di giusto è un Paradiso dove è Dio e la sua potenza. Per odio per la preda perduta: l’anima del giusto. Per odio per le prede che il giusto gli strappa: le anime salvate dal giusto. La concupiscenza lo pungola a venire. E così pure pungola i suoi dannati.

Ascolta. Tu non voli col pensiero – e se lo potessi fare anche col corpo lo faresti – ai luoghi dove gustasti pace, al tuo collegio ad esempio? Sì. Ebbene i dannati, questi sì che lo sono, tormentati, oltre che dall’odio, da una inquietudine incessante e da un desiderio da incubo, tanto è intenso, per la vita perduta e sperduta così miseramente, avendo terrore e avendo attrazione per il Dio perduto, vengono verso i giusti… È un attimo di… chiamarla evasione è errore perché non si evade dalla dannazione. Ma essi credono che venire a torturare, a torturarsi, rimpiangendo, presso un giusto, sia evasione.

Oh! non c’è nulla che possa dare loro un sollievo! E anche ciò che è ristoro a tutti: la vicinanza di una creatura spirante pace, l’aura di Dio, si muta per loro in più acerba tortura. Eppure vengono perché sono gli “irrequieti” per eccellenza; perché sono i “disordinati” per eccellenza; e non possono assoggettarsi all’Ordine-Dio, che li ha confinati nel luogo meritato in eterno. Per rimpianti e per odio a Dio essi vengono a torturarsi e a torturare, a portare disordine sulla Terra e presso i giusti, essi, i “ribelli” ad ogni legge dell’Ordine e dell’Amore.

Sei persuasa che vengono a te perché sono i “dissimili” da te? Del resto questo, che è un segno che non deve avvilire ma confermare nella speranza l’anima tua – segno doloroso, lo so; segno di spavento, lo so – era atteso, era necessario. Più o meno onestamente, più o meno santamente molti lo desideravano. Era nell’anima del tuo Direttore questo desiderio, perché egli possa testimoniare con una prova di più che tu sei nelle mie braccia, figlia mia. Era ed è nelle anime di altri, buoni, o di altri, negatori, i quali sanno che dove è Dio, è pure invido Satana, in eterna lotta…

Ma non avere paura! Il Re sono Io. E nessun altro all’infuori di Me. Satana è sempre un suddito e non può prevalere nei diritti e negli affetti che Io, Dio Unico e Potente, Signore e Creatore dell’Universo e dei regni di Luce e di Tenebre, ho sulle anime e per le anime.

Sta’ in pace, sta’ in pace. Il Getsemani fu tutto pieno di Satana. Ma fu l’alba del mio Trionfo.

Dio è con te».

13. In tutte le religioni c’è
vita spirituale
[31].

1. Esperienza del Portavoce.

Essendo abbattuta dalla fatica eccessiva di questi ultimi giorni: 85 facciate in 5 giorni, vengo lasciata in riposo (materiale) da Gesù. Però lo spirito non riposa e il Maestro lo istruisce sempre.

Ecco l’insegnamento di oggi. Sto leggendo dei saggi di poesia vedica, persiana, indiana ecc. ecc. Poesie sacre, spirituali, nelle quali sono celebrati e descritti i moti e le sensazioni dei fedeli verso Dio: il Tutto, la Verità come la dicono anche loro. Ve ne sono alcuni che potrebbero passare per gli accesi scritti di S. Teresa di Avila o S. Giovanni della Croce. E cito questi perché li conosco un poco. Ma certo ce ne sono altri. Ancora si potrebbero credere i canti biblici più colmi di afflato amoroso. Ne resto stupita.

2. In ogni religione c’è carità, speranza, amore.

Gesù dice:

«No. Nessuno stupore. Perché stupirsi?

In ogni religione, e finché essa ha una morale elevata, vi è presenza di virtù ed esigenza di virtù come vita della stessa. Perciò è presente la carità, la speranza, la fede, l’umiltà, la giustizia e così via. Non saranno perfette, venendo da una conoscenza imperfetta del Tutto, o Verità, ma susciteranno sempre gli stessi effetti morali di elevazione, di estasi, di spinta alla misericordia, all’umiltà, alla temperanza, per il desiderio e la speranza di giungere a possedere il Tutto, ossia Dio.

3. Dio è Padre di tutti gli uomini-

Dio, il Sole, ha le stesse luci per tutti gli uomini. E se le religioni rivelate, ma imperfette, creano foschie per cui meno liberamente il raggio del divino Sole può scendere a baciare e penetrare i credenti, i migliori fra essi, quelli che tendono a Dio con tutto se stessi, sanno alzarsi col volo dello spirito al disopra della foschia e raggiungere una perfezione che purtroppo manca a troppi cristiani, e conoscere le parole ineffabili dello Spirito allo spirito, e gustare l’essere uni con l’Amore più e meglio di troppi tiepidi cattolici.

4. L’Amore è uno.

Non ti stupire, perciò, se un sufi ha pagine sorelle a quelle della amante di Dio: Teresa di Gesù. L’Amore è uno. Chi lo conosce e ne è figlio parla il linguaggio unico dell’amore».

Poi, mentre correggo, mi dice di mettere le iniziali delle virtù minuscole, non maiuscole come le avevo messe, perché «sono non le virtù quali ve le infonde la Grazia, ossia teologali e cardinali, ma le virtù elevate, di un essere privo della Grazia perché non appartenente alla mia Chiesa e non fruente dei miei Sacramenti, ma moralmente santo perché tendente alla Verità, a Dio».

14. Il Portavoce è “missionaria”, “evangelizzante”[32].

1. Esperienza del Portavoce.

Una strana letizia mi pervade. E un insolito benessere. Canto, e ci riesco, come un canarino a primavera. Così per tutta mattina. Al pomeriggio, mentre sono sola, penso a tante cose, fra le quali, con insistenza, all’ultima lettera di Giuseppe con la promessa di riconciliarsi e con le sue frasi ammirative per i missionari, ai quali mi paragona.

Dico: «Eh! Signore! E pensare che io volevo essere missionaria! Almeno della Compagnia di S. Paolo volevo essere. E invece! …».

E Gesù mi dice: «Ma lo sei! E mieti raccolti più abbondanti che se fossi missionaria nel mondo e sana. Non ti ho negato nulla di ciò che desideravi spiritualmente. Ma anzi ho sublimato il tuo desiderio. Tu sei la “missionaria”, la “paolina”, la “evangelizzante”, mia piccola Maria Giovanni della Croce. E oggi hai mietuto per il mio granaio una grande conquista: il tuo Tuldo».

Tuldo è stato chiamato Giuseppe da S. Caterina da Siena il 9-11-44. Che sia unito a Gesù come ha promesso?

2. La missionaria[33].

2Due espressi consecutivi mi portano la notizia che il 21-11, Presentazione di Maria al Tempio, Giuseppe ha fatto la sua prima confessione e Comunione… e che ha chiesto la mia salute, almeno che io viva, e il ritorno di suo figlio Dino dall’Africa, del quale figlio da 5 mesi non ha notizie.

Alla sera del 21 Dino telegrafa da Tarante che è giunto in Italia. Il 26 è arrivato sano e salvo a casa dopo oltre sette anni di Africa…

Grazie, Signore!… e da lontananze di Paradiso mi viene la dolce Voce e dice: «Grazie, Maria».

Io sono felice.

3. La madre spirituale[34].

Sempre pensando alla Comunione di Giuseppe, parlo con la mia anima a Gesù e gli dico: «Oh! Gesù! Perché tempo fa mi hai fatto quasi credere che per Giuseppe non c’era speranza? Ne ho sofferto tanto! Molto più che lo scorso anno Tu e S. Caterina da Siena mi avevate detto parole di speranza…».

Gesù sorride… Il sorriso di Gesù: luce che si riversa dalle labbra dischiuse e inonda di gioia! E dice:

«Perché Io ti conosco. Hai lo spirito e la tempra dei lottatori, e quando ti pare che una preda ti sfugga ti riscuoti se ti eri distratta e torni all’assalto. E anche hai lo spirito dell’apostolo: hai la sete delle anime.

Tu, per molti motivi, ti eri disgustata di Giuseppe-cugino, e ciò si ripercuoteva in intiepidimento del tuo sacrificio per lui-anima. Ti ho allora ricordato il suo volto spirituale: demoniaco, angosciato, che abbisognava di te per diventare viso di uomo, e ti ho poi detto parole severe per risvegliare il dolore per lo stato di quell’anima e la tua carità di madre spirituale per quell’infelice, acciò tu tornassi solerte, valente a strapparlo a Satana. Ci sono riuscito.

Essere madre non è solo concepire un figlio, ma è formarlo per nove mesi, poi partorirlo, allattarlo, crescerlo, vegliarlo, pulirlo, istruirlo… Tu lo avevi solo concepito. Se non ti fossi ridestata per il mio richiamo, sarebbe rimasto un aborto. Ora è nato. Lo hai fatto nascere. Adesso allattalo, crescilo, veglia su lui, istruiscilo.

Hai sofferto? La maternità è dolore…

Va’ e sii contenta e in pace».

15.  Pianto della mamma del portavoce in purgatorio[35].

1. Esperienza carismatica del Portavoce.

Ero felice per la vista di S. Martina e la presenza continua di Maria Ss. che, come nel dicembre 1943 e 1944, mi è visibile nella camera come persona viva e tutta per me, giovane, bella, indicibilmente bella, bianco vestita, bionda, delicatamente rosea, per ora senza il Bambino… Posavo lo sguardo su lei ed entravo nel gaudio…

Ora lo poso… ma piango… Perché oggi alle 16 ho sentito piangere la mia mamma del suo ben noto pianto… Come piange!… E chiama: «Maria! Maria! Maria!». Ma più che invocarmi è un volermi avvisare di qualcosa che non può spiegare bene e che mi sarà nociva.

2. Povera mamma!

Le rispondo: «Che hai, mamma? Povera mamma!».

Non fa che ripetere “Maria!” fra scoppi di pianto come quando un vero dolore, una vera paura la faceva piangere, come quando mi seppe finita, come quando vide vero ciò che io avevo previsto ed ebbe paura del domani per questa guerra crudele, come quando si trovò di fronte alla morte ed ebbe paura, povera vecchia tornata bambina, tutta un dolore, e in mano a chi non l’amava e compativa come me, e non aveva la mia mano leggera sulle sue carni sofferenti…

Oh! che dolore! che dolore sentirla piangere e non poterle fare nulla, non poterla curare come facevo quando per qualche malessere correva qui, presso la sua figlia inferma che la curava meglio di un medico perché l’amava come nessuno l’amava!…

Le farò dire una Messa. Ma credo che ella soffra per me… Cosa sa?

Sere fa, e non l’ho detto a nessuno, mi è parso di vederla passare come venisse dalla stanza da pranzo andando verso la porta di casa… Ho avuto un sussulto, sono stata lì per chiamarla forte… mi sono dominata perché c’era gente…

La mia mamma… Vorrei andarmene anche per questo… per stare con lei… Non le ho voluto bene altro che io, così…

16. La retta fede[36].

Gesù figlio di Dio è vero Dio e vero Uomo

La retta fede è questa: che crediamo e confessiamo che N.S.G.C. Figlio di Dio è Dio e Uomo.

È Dio nella sostanza del Padre generato prima dei secoli, è uomo nella sostanza della madre nato nel tempo.

È perfetto Dio e perfetto uomo, composto d’anima ragionevole e dell’umana carne.

Uguale al Padre secondo la divinità, minore al Padre secondo l’umanità.

E quantunque sia Dio e uomo, tuttavia non due, ma uno solo è Cristo.

Ed uno non per la mutazione della divinità nella carne, ma per l’assunzione dell’umanità da parte di Dio.

È uno del tutto, non per confusione di sostanza, ma per l’unità di persona. Poiché come l’anima ragionevole e la carne sono un solo uomo, così Dio e l’uomo sono un sol Cristo.

7Il quale ha patito per la salute nostra.

Precedono parole indecifrabili…] mandato dal Padre che mi ha dato Gesù il 20-7-47 per conforto all’ultime parole di P. Migliorini.

17. Esperienze carismatiche di visioni ed apparizioni[37].

1. Visione di M. Ss. Di Fatima lanciante le rose d’oro.

5 maggio [1947]. Visione di Maria Ss. di Fatima lanciante le rose d’oro, nelle quali si sono tramutate le Ave del Rosario che dico con Lei, su Roma, nei posti segnati sulla cartina che ho data. Di questi posti riconosco bene S. Pietro e il palazzo Vaticano per il portico di Piazza S. Pietro, il Gianicolo per il monumento a Garibaldi (e mi stupisco che cadano rose su quel colle), la basilica di S. Paolo fuori le mura per il mosaico del Buon Pastore. Gli altri luoghi di Roma per me sono: case, luoghi sconosciuti a me. Oltre S. Paolo, guardando verso sud (forse sud-ovest) col fiume alla mia destra e l’Appia Antica alla sinistra, avente alle spalle, dietro di me ma a sinistra, il mausoleo di Cecilia Metella, vedo cadere molte rose. Altre cadono qua e là per l’Italia, ma non comprendo bene su quali speciali luoghi, sulla Spagna e Portogallo (molte su questo, nel luogo di Fatima), una al Belgio, tre all’Irlanda, una presso Londra, altre qua e là sul globo, così come ho detto al R. P. Berti.

La visione si ripete l’8 maggio.

2. Apparizione alle Tre Fontane.

Il 31 maggio leggo per caso su un giornale, che mi viene dato dai miei inquilini, dell’Apparizione alle Tre Fontane. Poche righe di stampa. Ne sono lieta. Mi pare così bello che la Vergine Ss. sia apparsa lì. Mi pare che debba fare del bene anche in favore dell’Opera.

3. La Regina della Rivelazione.

Il 10 giugno mio cugino, Giuseppe, mio ospite, mi porta “Oggi”. Lo sfoglio. Trovo ripetuto in esteso il racconto dell’apparizione. Ho un sussulto leggendo la frase: «Io sono Colei che sono nella Trinità Divina. Sono la Regina della Rivelazione». Perché queste stesse parole mi furono dette da Maria Ss. in uno dei miei primi incontri con Lei, e mi sono rimaste impresse, come altre frasi speciali quali: «Io sono il compendio dell’amore dei Tre» detta di Gesù Cristo, e «La vendetta di Dio è il perdono» detta da Gesù Cristo, tanto per dare un esempio. Sento più fortemente ancora che l’Apparizione alle Tre Fontane non è estranea all’Opera che Gesù Ss. vorrebbe dei R. P. S. di M. se… (allora, in giugno, c’era ancora la condizione. Ora non c’è più, per grazia di Dio!).

4. La Madre della Parola che è Vangelo.

Il 7 settembre [ottobre?] vedo la Gloriosissima Maria nel Cielo, e la Voce dell’Eterno Padre e un raggio di luce divina me la indicano come Beatissima dicendo: «Ecco Colei nella quale riposa ogni speranza di salvezza per la Chiesa e per l’Umanità: nella Madre della Parola che è Vangelo».

5. Radiocronaca dalle Tre Fontane.

La sera dell’8 settembre (nonostante sia la Natività di Maria Ss. non ho avuto alcun conforto spirituale, né visione o altro) mi dice il mio angelo custode: «Apri la Radio». Apro. Trasmettono una radiocronaca dalle Tre Fontane. Sento la gente cantare e pregare e narrare di miracoli. Mi commuovo e offro a Dio la rinuncia, che mi pesa tanto, di non poter andare io pure là. Tanto che Marta dice: «E che va a fare là se qui viene così sovente la Madonna coi suoi profumi e le sue parole?». È vero… ma che voglia di andare là!

6. Una notte con M. Ss. A Fatima.

Il 12-13 ottobre passo la notte con Maria Ss. a Fatima. Vedo i pellegrini oranti nella Conca di Iria sparsa di lumi. Prego con loro, contemplo Maria alla quale sono molto vicina. Maria Ss., quasi all’alba, mi parla. Mi sprona a pregare molto col Rosario per il Santo Padre, il Clero, la pace e l’Italia, perché il S. Rosario è la valida difesa del Papato, Clero, pace, Italia. Dice che per questo è apparsa a Roma e per scuotere gli increduli, gli indifferenti, gli ostili e contrari al soprannaturale, gli increduli anche sull’Opera che è «gloria di suo Figlio e nella quale è salute per tanti».

7. Michele e Gabriele Arcangeli.

Il 19 ottobre contemplo la visione che avviene fra cielo e terra di S. Michele Arcangelo e S. Gabriele Arcangelo sempre nel luogo fra il Tevere e l’Appia antica dove in maggio vidi cadere le rose. (Vedere cartina che ho data la R. P. Berti).

S. Michele grida tre volte, additando la Vergine gloriosa: «Opponete l’arme che è Maria al gran Serpente che avanza» e la saluta venerandola con queste parole: «Tu sola difesa! Tu sola vittoriosa! Tu sola speranza di salute contro il satanico veleno. Madre di Colui che non ha uguali, io ti saluto, mia Regina». Scende radiosissimo S. Gabriele, incensa Maria e dice con la sua voce musicale: «Ave Maria! Regina degli Angeli, salute degli uomini, amore di Dio Uno e Trino! Dopo Dio, chi come te, Maria? Salve, Regina gloriosissima in Cielo, medicina a tutte le malattie che uccidono gli spiriti e spengono Fede, Speranza, Carità negli uomini. Ave, Maria!».

Il 23 ottobre ricevo il dettato di N. S. G. C. sull’Anno Santo.

8. Il simbolo di ciò che è Maria in Dio.

Il 24 ottobre vedo il simbolo di ciò che è Maria in Dio: l’incandescente Triangolo della Ss. Trinità, nel quale è Maria. E la voce dell’Eterno Padre dice: «Così è Maria in Noi. Comprendano i sapienti in teologia ciò che questa visione vuoi dire, quanto è rinchiuso in essa sul potere e sapere di Maria alla quale tutto l’Amore si dona, tutta la Sapienza si rivela e tutto il Potere si piega a concedere».

9. Maria Tabernacolo della Ss. Trinità.

E questa è di stamane 9 novembre ore 10, dopo che ho scritto quanto sopra. È il mio Angelo che parla. Mi dice:

«L’Altissimo Signore ha voluto farti capire il senso delle parole di Maria Ss. alle Tre Fontane. Essendo Maria Ss. così abbracciata – potrei dire: contenuta – nella Ss. Trinità, nella quale Ella fu dapprima che il tempo fosse, e della quale fu Tabernacolo, contenendo nel suo seno il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo col contenere il Frutto benedetto del seno verginale, Gesù, nel quale era unità del Verbo col Padre e lo Spirito Santo, essendo Ella, così, l’amore dell’Uno e Trino Iddio, la Rivelazione è suo Tesoro, e Lei ne è Regina amata e soave, dispensiera della Sapienza, datrice della Parola. La Sposa [e] la Madre della Sapienza e della Parola, la verginale Sorgente che un Dio feconda e che dà i fiumi dell’Acqua viva che è Vita eterna a chi di Essa beve».

E così ho capito io pure qualcosa, ossia: e così ho potuto dire ai sapienti quello che avevo capito vedendo la visione del 24 ottobre ma non sapevo spiegare con le mie parole. Non so se le ho detto quello che Lei, P. R., voleva sapere. Ma non ho fatto che copiare i miei racconti di ciò che vedo e che mi pare abbia rapporti con le Tre Fontane. Ma se riusciste ad avere quel luogo, la statua di Maria fatela bella, bellissima… Perché è bellissima Maria. Ricordate che ho una immagine che si accosta (come lo può fare cosa umana) alla bellezza e somiglianza di Maria.

Ma mi faccia scrivere poco, per carità. È ormai una fatica superiore alle mie forze, che sono… sostenute da Dio solamente nei momenti di dettato o visione. Dopo, per tutte le altre cose, è una povera sfinita quella che si esaurisce a scrivere, e con caratteri così incerti…

18. I nome più giusto della Messa: “Frazione del Pane”[38]

1. L’Eucaristia è il sempre dell’amore di Gesù per noi.

Dice Gesù:

«Ascolta bene, perché è lezione grande.

Il nome più giusto della Messa come voi ormai la dite, o Sacrificio dell’Altare, è “Frazione del Pane”. Perché la Messa si è iniziata la sera del giovedì. Perché la Messa è il perpetuo ricordo dell’amore mio che supera l’ora e il momento. La Passione, la Crocifissione, la Morte furono l’ora e il momento storico del mio amore: l’Eucarestia è il sempre del mio amore per voi. Perché la Messa è l’immolazione del Cristo, non solo come contemplata solo in rapporto alla consumazione materiale del sacrificio con le sofferenze, le ferite, le battiture, la crocifissione, la morte, date dagli uomini, patite da Me rassegnatamente, in ubbidienza al volere del Padre per la salute del mondo, ma l’immolazione amorosa e volontaria di un Dio, del Verbo che si frange a darsi Pane, Cibo agli uomini, umiliandosi più ancora che per la morte di Croce.

2. L’Eucaristia è la fusione di Dio con l’uomo.

E non paia parola ingiusta. Pensate a chi talora mi riceve, in chi scendo, Io Dio, Io Puro, Io Santo. Ho iniziato le fusioni di Me con sacrileghi, peccatori, ribelli ai Dieci Comandi del Sinai e ai miei Due Comandi d’amore, al tavolo della Cena, scendendo in Giuda, e da allora labbra impure, calde ancor di lussuria, labbra bestemmiatrici del Padre mio, cuori omicidi, esseri in cui è negazione, eresia, commerci infernali, febbri di concupiscenze, tutto il marciume dell’uomo decaduto, tutta la falsità dei falsi sentimenti e delle calcolanti esibizioni di una fede, che non è vera in loro, accolgono il Santo dei Santi, il Puro dei puri, il Perfettissimo. Gli orrori che si consumano all’altare solo Dio, e chi è con Lui nel Cielo, li conoscono, e sono ben più grandi, immensamente più grandi delle onde sacrileghe del Venerdì Santo…

3. La formula della Frazione del Pane.

La Messa è la Frazione del Pane. È il sacrificio eucaristico. Sì. Ricorda anche il Sacrificio del Calvario. Perché Io al tavolo della Cena ho detto, contemplando già il mio Corpo immolato e il mio Sangue sparso per gli uomini: “Questo è il mio Corpo e questo è il mio Sangue, il Sangue del nuovo Testamento eterno che per voi e per molti sarà sparso in remissione dei peccati”[39]. Ma la Messa è soprattutto il sacrificio del mio amore, il ricordo e la perpetuazione del mio divinamente, e perciò infinitamente, folle amore per gli uomini.

4. Celebrazione insegnata da Gesù a Pietro e a Giacomo d’Alfeo.

E la Frazione del Pane, o se più vi piace chiamarla: Messa, è quella che avete avuta nella visione della Pasqua supplementare, quando Io, Io stesso insegnai al Vescovo della Chiesa di Cristo e al Vescovo di Gerusalemme: Pietro e Giacomo d’Alfeo, a celebrarla.

5. Effetto della transustanziazione.

Dopo la cena dei fratelli la consumazione del mio Corpo e del mio Sangue, lasciati, per infinito amore, in Cibo e Bevanda di salute; quel Corpo e quel Sangue che per grazia del Signore i miei sacerdoti possono invocare dal Cielo; né Corpo e Sangue si ricusano all’invocazione sacerdotale, per transustanziare il pane e il vino in Corpo e Sangue di Gesù Cristo; in Gesù Cristo perciò, vivo, vero, completo, presente nelle Specie consacrate, transustanziate in Santo Corpo e Sangue, Anima di Gesù, e Divinità di Verbo di Dio, Uno col Padre e con l’Amore.

Dopo l’agape fraterna, coi fratelli della Terra, coi santi fratelli, tra santi fratelli che l’amore faceva uguali, benché vi fossero i maggiori: i sacerdoti, e i piccoli: i fedeli, l’unione col Fratello Divino, con Colui che non sa che amare e che chiede amore e unione coi suoi amati.

6. La liturgia della Parola.

6Necessità di istruzione – occorre tenere presente che gli Apostoli, i diaconi, i sacerdoti dei primi secoli dell’era cristiana, erano nella condizione di istruire i pagani, ossia dei veri analfabeti nella Religione Santa – necessità di istruzione fece aggiungere alla Frazione del Pane, così semplice e breve, le istruzioni per coloro che aspiravano al Cristianesimo, onde entrassero nell’Ovile di Cristo conoscendo il Pastore e la Sapienza, conoscendo la Legge antica ed eterna e la Parola del Maestro. Ed ecco l’introduzione della lettura delle epistole apostoliche e del Vangelo. Nei primi tempi, proprio agli inizi, in luogo della lettura era la predicazione diretta, ossia il racconto dei tempi antichi, o i consigli verbali apostolici, o l’istruzione verbale dei libri sapienziali, e così pure la verbale narrazione delle mie opere nei tre anni di vita pubblica, della mia nascita, morte e risurrezione.

7. I testi fissi da leggersi nelle adunanze.

Poscia, aumentando le Chiese, ed essendo insufficiente il numero di veri testimoni oculari: Apostoli e discepoli, per il numero delle Chiese, e inoltre essendosi, nella ripetizione di discepoli, pieni di buona volontà ma soggetti alle manchevolezze dell’uomo, alle involontarie variazioni di episodi, alle arbitrarie interpretazioni fatte con fine retto, ma… umanamente, i Capi del Sacerdozio vollero testi fissi da leggersi nelle adunanze, e poscia spiegarsi ai catecumeni nella parte di adunanza che precedeva alla Frazione del Pane e alla orazione del Pater, così come Io la intonai alla Prima Frazione, alla presenza dei fedeli, nella seconda Pasqua supplementare[40], dopo la consumazione delle Specie.

8. L’orazione del Padre nostro.

Veramente Io allora ho fatto precedere la Comunione all’orazione. Da secoli si fa il contrario. E credete di far bene. Non è peccato farlo. Ma, riflettete. Cosa è il Pater? La preghiera di Gesù al Padre. La preghiera divina che Io ho insegnata agli uomini. La preghiera perfetta. Non ci fosse che quella, e non fosse detta bene altro che quella, tutto avreste, o uomini, per il vostro spirito e la vostra carne, e tutto dareste a Dio, di ciò che Dio gradisce, se voi viveste il Pater.

Io ho detto: “Padre nostro”. Con pieno diritto potevo dire alla Prima Persona: Padre. Voi, per quanto Dio vi sia Padre, con molto meno diritto lo potete dire perché troppe poche volte riflettete in voi e nelle vostre opere la divina somiglianza col Padre. Peccati e inclinazioni deturpano in voi l’effigie paterna, talora sino ad annullarla affatto.

9. La comunione eucaristica.

Ed ecco: Io in voi mi trasfondo, in voi vengo, a voi mi assimilo, vi deifico al contatto mio, vengo nelle Specie e sono in voi, e voi potete – voce d’uomo fusa alla voce del Figlio di Dio, animo infuocato per l’amore che Io meco porto, santificato (parlo di chi mangia il Pane del Cielo non sacrilegamente) altare che canta e profuma per l’Olocausto che gli splende sopra: il Corpo dell’Agnello di Dio – voi potete dire “Padre” al Padre, con pieno diritto, avendo in voi il Figlio del Padre e Fratello vostro; voi potete orare sapendo ciò che dite; voi potete offrire e chiedere con perfetta potenza: vi do la mia Potenza vivendo in voi.

10. “Si trasformano le specie eucaristiche in voi”

Preghiera santa perché detta in momento che la Grazia: il Cristo, così come ha transustanziato le specie in suo Corpo e Sangue, Anima e Divinità, così fa del suo Corpo e Sangue il vostro cibo; si trasformano le specie eucaristiche in voi, in sangue vostro, in carne vostra, voi vivete di Me, anche nella carne mortale… Ecco perché il Viatico ai morenti è sempre Vita, anche se talora non è vita aggiunta alla vita finita, ecco perché in te, anima mia, l’Eucarestia è la vita che ti tiene viva. Io il tuo olio che si riversa nella lampada esausta del tuo corpo e ti tiene viva. Io il tuo Medico. Io il tuo Datore di sangue. Io il tuo Signore che ti voglio: lampada mia, mia eco in questo mondo spento, gelido, tenebroso, muto di voci benedette.

11. Il resto è opera buona ma non necessaria né utile al rito.

Le altre parti della Messa sono assimilazioni, e talora necessità, venute da eresie sorte nei secoli e che andavano combattute. Assimilazioni di palpiti, oh! tutti buoni, di servi miei, i quali, per la tendenza propria dell’uomo di amplificare, appesantire e arruffare le cose, hanno aggiunto, amplificato, appesantito, e anche arruffato, specie per le piccole anime, la così bella, semplice, iniziale Frazione del Pane, e la così divinamente ispirata Adunanza catacombale. Ma lo hanno fatto volendomi onorare, amare e far amare, e perciò hanno fatto opera buona, sebbene non necessaria né utile al Rito.

12. Ciò che cadrà, ciò che resterà dei riti.

Sono le soprastrutture dei tempi di pace religiosa. Credete di non essere in tempi di pace religiosa solo perché siete calunniati e scherniti e perché qualche sacerdote cade sotto la furia di un figlio di Satana? Oh! non sapete! Quando verranno i tempi profetizzati, coloro che saranno credenti e sapranno dei tempi d’ora, potranno dire: “Ad essi era pace, per noi è guerra atroce”. E non saranno più possibili le soprastrutture. Non resisteranno alle catapulte dei satana. Né i fedeli avranno tempo di rifarle quando saranno cadute.

Ma resterà l’essenziale, l’immutabile: la Frazione del Pane, l’Adunanza fra i fedeli, perché quelle vengono da Me e dallo Spirito Santo che ispirò gli Apostoli. E ciò che viene da Noi è eterno.

Questa la lezione.

13. Dedicato a Isacco (P. Berti)

Darai al novello Isacco[41] questi fogli, così come sono stati scritti sotto mia dettatura, riservandoti di copiarli dopo, nelle direzioni. Dirai a lui di copiarli a macchina e rimandarti la copia da Roma, perché tu la trascriva, o unisca alle direzioni. Così vedrà che gli voglio bene e che quando Io ti detto, e ti do la forza di seguirmi – talora non te la do piena per motivi miei imperscrutabili – tu non sbagli una parola.

E ora riposa nel tuo duplice ardore: di amore per Me e di febbre per te. Sta’ in pace, anima mia».

19. La Regina della rivelazione apparsa alle Tre Fontane[42]

1. Appare coi tre colori delle virtù teologali.

Dice Maria:

«Con quello che ti ho detto il giorno della Presentazione puoi capire anche perché sono apparsa coi tre colori delle Virtù Teologali. Alcuni, quelli che si perdono nelle solite inezie umane anche davanti alle realtà soprannaturali più grandi e chiare, fanno ostacolo al credere alla mia venuta alle Tre Fontane per quei colori… Non c’è limitazioni dove Io sono. E in ogni cosa è un simbolo.

Regina della Rivelazione, ho vestito i colori delle tre virtù che la Rivelazione contiene e propone: la Fede, la Speranza, la Carità.

2. Tutta la Rivelazione è Fede, Speranza, Carità.

Tutta la Rivelazione è Fede. Senza la Fede non potreste accettare la Rivelazione. Il Vangelo è Fede perfetta, essendo Rivelazione diretta delle divine Verità e dei mezzi per conseguire il Regno dei Cieli, ossia ciò che conforta la Speranza, virtù per la quale i credenti aspettano sicuri la vita eterna, conseguita per la Carità, quella carità verso Dio e verso il prossimo che è contenuta nel Codice del Figlio mio.

3. Venuta per preparare i cuori alla grande rivelazione del Vangelo.

Venuta presso la Sede di Pietro, nel cuore della Cattolicità, in un’ora paurosa di nascita delle tenebre – e tenebre nascono dallo sprezzo aperto, dalla trascuranza sonnolenta, dalla tiepidezza invisa a Dio per il Vangelo – cercando col mio venire di fugare le tenebre con la Luce, ossia col Verbo, ho ricordato col simbolo della mia veste che non c’è intelligenza e salute se non si riveste l’anima di Fede, Speranza, Carità per capire la Parola, che non c’è vita e pace senza Fede, Speranza, Carità per vivere veramente la Parola e conseguire la Vita e Pace eterna.

4. La Rivelazione si accoglie con la Fede.

La Rivelazione senza la Fede diviene accumulo di parole vane e incomprensibili, e forma oggetto di scherno verso l’Altissimo, deriso nelle sue Verità, per chi è senza la Fede, e oggetto di rovina singola e collettiva, terrena e ultraterrena.

5. La Rivelazione si accoglie con la Speranza.

La Rivelazione senza la Speranza diviene accumulo di parole vane che le eresie assalgono e polverizzano. Cosa è la vita eterna, il possesso di Dio, il Paradiso per chi non ha la Santa Speranza, per chi è sterilito dal materialismo, corrotto dalle dottrine di Satana, reso cieco dal positivismo; folle da una scienza atea che vuole sostenere le evoluzioni della materia in opposto alle creazioni di Dio per spiegare l’essere del mondo sensibile; fatto morto per l’ateismo che nega il Tutto in cui è la chiave del tutto? Quale freno ha più chi non spera nelle promesse di Dio, chi non agisce per mutarle in realtà a sé stesso? Quale sprone ha contro tentazioni e sventure?

6. La Rivelazione si accoglie con la Carità.

6 La Rivelazione senza la Carità diviene accumulo di parole vane. Quando non si ama, come si può credere in Dio, a Dio, alla sua Legge, al Bene che si conseguisse credendo e sperando nelle virtù eterne, nelle divine promesse, e secondo il Vangelo?

7. Perché piange la Madre dei cattolici?

Troppi, troppi, in ogni classe sociale, in ogni classe sociale – e sappia intendere chi legge – hanno deboli o disperse le S. Virtù Teologali, e questo è il mio pianto di Madre della Chiesa e dei Cattolici. E Io sono venuta a ricordare che non c’è Vita per chi non sa vivere il Vangelo, e non c’è comprensione della Rivelazione se non ci sono le tre virtù teologali vive nel cuore.

8. Il Manto verde, la cintura rossa sulla veste bianca.

Ricordino inoltre quelli che si stupiscono del manto verde e della cintura rossa sulla veste bianca, che apparivo ad uno che aveva perduto Fede, Speranza e Carità, e al quale imponevo ritorno alla Fede con un’abiura del suo errore accolto in luogo delle Verità prima amate; un ritorno alla Speranza col tendere di nuovo, e per la giusta via, a quella Vita eterna che Dio ha promesso ai suoi fedeli e con un umile invocare dal Padre gli aiuti per conseguirla, calpestando la Superbia che lo aveva reciso dalla Vite che ha nome Gesù; un ritorno alla Carità col rientrare nel Corpo mistico della Chiesa Unica, Santa, Cattolica, Apostolica, Romana.

9. Appello alla buona volontà della gerarchia ecclesiastica.

E voglia la buona volontà degli uomini che non a Bruno soltanto il mio apparire abbia rifatte vive e vitali Fede, Speranza e Carità, senza le quali è inutile conoscere con letterale perfezione le parole della Grande Rivelazione antica, e inutile leggere quelle della ultima rivelazione, data, per grazia grande, dalla Misericordia eterna, ma rifioriscano forte in molti, e specie in coloro che per il loro ministero ne devono essere saturi per essere nutrici agli spiriti. Non si nutre al seno se non si ha latte sano, abbondante e nutriente. Voglia la buona volontà degli uomini… (La Vergine piange).

Ti risparmio molte verità. Ricorda il dettato arso per ordine di Gabriele. E ama, credi, opera, per molti, per tutti, figlia da Noi benedetta».

10. Perché apparve bruna a quel veggente?

(Mentalmente le chiedo perché apparve bruna a quell’uomo).

Mi risponde: «Per l’ombra della grotta e il riflesso del manto. Ma son ben la Madre di Gesù, che dette al Figlio un oro più cupo del suo per i suoi capelli e l’azzurro delle pupille. Quella che tu vedi. Quella che nel suo apparire Regina della Rivelazione presso Roma ha un rapporto con l’Opera e con l’Ordine dei S. di M., o Maria, piccola serva di Maria che Io ho stretta sotto il manto nero dei Servi di Maria tante volte e al quale Ordine mio Figlio legò e affidò l’Opera… se ne avessero conosciuto l’Autore».

20. Natura dell’Opera[43].

1. L’Opera è di natura soprannaturale.

[Dice lo Spirito Santo:]

«Anima mia, ti diranno che per fare approvare l’opera è necessario non attirare l’attenzione degli esaminatori sulla sua natura soprannaturale. Lasciali dire. Servirà a farli parlare. Questo è l’unico ostacolo che può incontrare l’opera per essere data alle anime. L’unico che possa essere portato per valido. Ma la Divina Provvidenza ha dettato e illuminato questa opera per le anime, e vuole che vada alle anime, e al più presto. Perché se tardano ancora, dopo non potranno più e dovranno rendere conto a Dio della loro tiepidezza.

Le turbe languono. La Misericordia Incarnata ha pietà di esse. Per questo ha compiuto questa terza moltiplicazione dei pani della sua Sapienza.

2. L’Autore dell’Opera è Dio Gesù di Nazareth.

L’umanità, tenace anche in quelli che hanno nome di “Pastori”, e che dovrebbero essere tutto e solo “spirito”, e che dovrebbero riconoscere il Signore come Autore Divino dell’opera, ha difficoltà a confessare che questa non è opera umana e che viene riconosciuta per soprannaturale anche da coloro che hanno ricevuto la pienezza dei miei doni e del Sacerdozio per potere senza errori distinguere il vero dal falso, lo stile di Dio da quello di una creatura.

3. Correzione d’uomo sarebbe sacrilegio.

3 E allora concediamo che l’opera sia, per il momento, presentata così come sta. Così come sta vuoi dire senza imporla all’esaminatore e giudice con un giudizio personale e un’indicazione netta da parte dei presentatori. Ma però vuole anche e soprattutto dire: senza alterarla in una sillaba di quelle che tu hai scritto, confessando il fatto straordinario del tuo “vedere e sentire”, descrivendo luoghi e scene, non immaginate ma viste; scrivendo parole, non pensate ma dettate. Veglia che ciò non avvenga mai, perché correzione d’uomo sarebbe sacrilegio. La Sapienza non ti aveva mai detto di scrivere in testa ai dettati “dettati”; in testa alle visioni “visioni”. Chi lo scrisse fu un uomo. E opera d’uomo è sempre difettosa e orba.

4. Non deve subire modifiche né portare nome di autore umano.

Si torni a come la Sapienza ti insegnò. Ossia l’opera, cronologicamente esatta, secondo il tempo di Gesù, non secondo il tuo di ricezione, senza altra specificazione. I titoli dei capitoli, senza data e senza specificazione particolare di “dettato” o di “visione”. Dopo i titoli sia messo ciò che tu hai scritto. Integralmente. Senza modificare una sillaba. E ognuno giudichi e pensi ciò che la sua formazione spirituale, più o meno imperfetta, gli concede di pensare e di giudicare.

L’opera, così come non deve subire modifiche, altrettanto non deve portare nome di autore umano.

Lo stesso nome della Santità del Signore, del Vicario di Gesù, apposto all’Opera, sarebbe furto e menzogna. Uno solo ne è autore: Dio.

5. Il Titolo[44]

Il titolo sia: “La Parola che dà la vita eterna”. O anche: “La Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù” o anche: “Seguendo Gesù e Maria nelle luci della Sapienza”. Porti questo titolo e nulla più di questo.

6. Attestato dell’origine soprannaturale della rivelazione al Portavoce Maria Valtorta.

Voglio però, per la giustizia, che venga fatto un atto in duplice copia nel quale sia molto chiaramente scritto che l’Opera suddetta è stata rivelata da fonte soprannaturale a Maria Valtorta, Terziaria dell’Ordine dei Servi di Maria. È un documento molto importante, più che per voi per i futuri. E sia conservato preziosamente, una copia fra gli incartamenti dell’Archivio dell’Ordine, e una fra le tue carte segrete. Dopo la tua morte sia dato a chi ti ho indicato.

Questa concessione non è una vittoria. Né per loro, né per le alte Gerarchie ecclesiastiche. È soltanto pietà per te e per le anime. E viene concessa per dare pace a te, alimentando di nuovo olio di speranza la tua lampada che muore sotto il vento della delusione… E alimento alle anime.

Per gli altri non è che attestato di come Dio li conosce nella loro umanità, soverchiante lo spirito al punto da impedirgli di riconoscerlo come Autore dell’opera e di un nuovo prodigio: l’elevazione di una umile anima a suo portavoce.

Conserva nelle carte più preziose queste mie parole, e pensa che qualunque sia il giudizio attuale degli uomini, Dio non muta il suo a tuo riguardo e che verrà un giorno nel quale la verità sarà nota in tutta la sua estensione.

7. L’Opera è un vaglio.

Dio ha anzi già giudicato. Te e loro. E questa mia guida ne è la prova. L’Opera è un vaglio. Per te e per tutti, dai Pastori ai Padri e da questi ai fedeli. È detto: “Satana ha chiesto di vagliarvi[45]“. E anche: “Le mie pecorelle mi conoscono e riconoscono la mia Voce”. E ancora: “Chi mi disprezza e non riceve le mie parole ha già chi lo giudica”.

8. Il peccato verso il Maestro di ogni vero.

E Costui Io sono: lo Spirito Santo che un giorno convincerà di peccato coloro che, nonostante la loro esterna veste, sono “mondo”. Li convincerà del loro peccato verso il Maestro di ogni vero.

Quando ti diranno ciò di cui al principio parlai, accenna a quanto ti dico ora. Di’ che sai come provvedere definitivamente per la tua pace. Spronali a parlare. È ora che siano aperti. E dopo che avranno confessato ciò che la Sapienza già ti dice da un anno, parla.

Riposa nell’effusione dell’Amore in te».

Dice ancora: «Ricorda che anche la più piccola modifica o aggiunta deve essere sottoposta al tuo giudizio perché Io sono Colui che ti guido».

21. Frecce di Sapienza
(intime lezioni)
[46].

[L’intestazione è scritta sulla prima pagina di un taccuino, come frontespizio. Gli spazi vuoti della pagina sono stati poi riempiti dalla seguente annotazione:

Mia osservazione del 12-2-53:

Mi sono consumata, aggravata, sfinita di corpo e mente per scrivere l’Opera, le Direzioni, l’Epistola ai Romani, le Messe Angeliche, a correggere… e perché?

Quanto ho pregato perché tutto fosse pubblicato! Che ho ottenuto? “Il giudizio o non ci sarà o non sarà favorevole”, mi vien detto oggi! Oggi 12-2-53, dopo promesse in “sì” e in “no”, che durano da ormai quattro anni!!! Povera Maria!!! Quanta fatica per nulla!]

 

1Queste sono le mie piccole lezioni che Gesù chiama “Frecce di Sapienza”. Per paura di dimenticarle le scrivo. Facciano poi gli altri ciò che di esse credono meglio.

22. Satana e uomini uniti nello scopo di abbattere il Vincitore eterno[47].

1. La tentazione patita nel deserto si è ripetuta da parte degli uomini

Dice Gesù:

«A quelli che non possono accogliere l’idea che il Figlio di Dio abbia potuto patire la tentazione triplice Io dico una volta ancora che quella patita nel deserto si è ripetuta da parte degli uomini sino all’ora di nona.

Riflettano a queste parole. Dico: sino all’ora di nona.

Dopo non più.

Satana mi tentò di lussuria della carne con l’evocazione della femmina e con la fame, di lussuria del cuore con l’offerta delle potenze e dei regni se lo avessi adorato, di lussuria della mente spingendomi all’imprudenza per la superbia d’essere il Figlio di Dio al quale gli angeli avrebbero fatto da riparo al piede.

Gli uomini mi hanno tentato alla lussuria della carne con le ripulse e le femmine, alla lussuria del cuore con l’offerta di un regno, alla lussuria della mente tentandomi a mancare di prudenza per superbia del mio Io divino.

Satana e uomini uniti nello scopo di farmi crollare nel fango del peccato per abbattere il Vincitore eterno. Ma ancora una volta Io grido: “Chi può vantarsi di avermi indotto al peccato?[48]“».

2. I vivi e i morti apocalittici[49].

Spiegazione sulla frase del Credo: “… E tornerà di nuovo con gloria a giudicare i vivi e i morti”.

I vivi non sono coloro che saranno ancora viventi sulla Terra alla fine del mondo. Ma saranno i giusti, già morti o morenti in quell’ora.

I morti saranno i dannati.

3. I salvati dal limbo quando G. C. scese[50]

Quelli che vi sono ora e vi saranno, i giusti di ogni religione, convinti di essere nella vera, hanno un premio da “pargoli”… in attesa di quello finale, perché la Divina Giustizia, la Misericordia Incarnata e l’Infinita Carità non lasceranno di premiare coloro che seguirono Giustizia offrendola al Dio in cui credevano, sicuri di essere nel vero.

4. Dopo il sonno di morte verrà l’alba del giorno eterno[51].

Dice Maria:

«La Vita, scendendo nel mio beato Seno, beato perché reso fecondo dall’Amore, mi fu dolcissima mirra che mi preservò dalla corruzione di morte. Non solo perché, Immacolata, io non tornai polvere dopo esser stata marciume. Ma più per aver avuto vitalizzata la materia, corrompibile, dalla Vita Ss. che in me prese Carne.

Ma credetemi, o figli. A voi pure, sebbene non immediatamente succedente al sonno di morte, la Vita che scende nel vostro seno, sotto le Specie Eucaristiche, e vi è accolta non indegnamente durante il terreno giorno, dà vita. Vita gloriosa alla carne.

Dopo il giorno terreno, e il sonno di morte, ecco, verrà l’alba del Giorno eterno e vive saranno le carni sugli spiriti vivi. Le carni e gli spiriti di coloro che non possono morire perché la Vita: Gesù Pane di Vita, li ha vivificati. Le carni e gli spiriti di coloro che, essendo tabernacolo al Pane del Cielo che è il mio Gesù, in loro ebbero il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo».

23. Il Dolce Ospite[52].

1. Il Dolce Ospite dell’anima.

Mi dice il Divinissimo Autore: «Non chiamarmi così. Chiamami “il Dolce Ospite”. Perché veramente Io sono il Dolce Ospite dell’anima tua e trovo in essa dolce ospitalità».

Il mio pensiero gli dice: «Non so come possa avvenire. Sono misera e peccatrice, e Tu sei la Perfezione di Dio, Tu, Spirito dello Spirito di Dio».

2. La misura per averlo è l’amore.

Mi risponde:

«La trovo perché tu mi ami. Mi hai sempre amato. Sono, dei Tre, Colui che tu hai amato per primo e senza interruzione. Più tardi hai compreso sapientemente il Verbo. Più tardi ancora il Padre. Ma lo Spirito Santo lo amasti col primo raggio della tua intelligenza e Io ti amai. Per questo così precocemente ti ho fatto capace di amare appassionatamente l’Appassionato Gesù. E tu credesti di amare Lui. Ma Me amavi in Lui. E da Me traevi luce e fiamma ad amare Lui.

Avresti potuto, tu, nelle tue condizioni famigliari, ascendere così presto alla mistica pura e da te sola, se Io non ti avessi abitato perché mi amavi con tutte le forze del tuo spirito? Io ti sono stato Catechista e Maestro per saziare la tua sete spirituale, che nessuno saziava, di “conoscere Dio”. E nel giorno delle nostre nozze, la tua Cresima, ti ho visibilmente indicata con il mio segno di fuoco.

3. La pentecoste del Portavoce.

Nessuno ha capito. Gli uomini sono superficiali sempre. Ma nel tuo piccolo leggendario andrebbe ricordato quell’inspiegabile fuoco che arse tutte le vanità delle tue[53] compagne al rito e lasciando te immune in un cerchio di fiamme, assorta nella tua attesa di Me tanto da non vedere quanto accadeva né averne timore.

L’anima tua sentiva che chi è Sposa del Fuoco Divino non può essere arsa che da Esso e che Fiamma celeste respinge ogni altra fiamma. E in questa verità è la spiegazione di tutta la tua vita spirituale e del fervore di essa in mezzo a tutte le più violente prove. Per questo ora Io sono venuto a completare il Maestro Gesù e a completare il tuo io spirituale così come all’inizio dei tuoi giorni sono venuto ad iniziarlo.

4. L’Ospite divino trova il suo riposo in chi lo ama.

Chiamami dunque “il Dolce Ospite” perché tale Io sono per mia e tua gioia. “Divinissimo Autore” è troppo distanziante fra l’Uno e l’altro che si amano. Ospite. E Ospite dolce. Questo sì. Non altro. Perché Io trovo il mio riposo in chi mi ama e ospita e tu trovi il tuo riposo in Me che t’amo e in te ospito».

24. La Grazia e il fomite[54].

1. I due ricordi antagonisti dell’anima.

Dice Gesù:

«Nell’uomo sono due ricordi antagonisti fra loro. Il ricordo dell’Infinito Bene. Il ricordo dell’ereditario veleno concupiscente. Il primo lasciato da Dio a conforto dell’uomo decaduto dalla primitiva e perfetta Grazia e Innocenza: la verginità dello spirito, che non fu più dote che di Maria fra tutti i nati d’uomo. Il secondo lasciato da Satana coll’insidia dell’Eden alla verginità innocente di Adamo, nel cuore di Adamo e dei suoi discendenti.

Il Battesimo annulla la macchia ma non il fomite. La Grazia infonde forza a vincere il fomite, ma non lo annulla. Esso resta come una spina segreta ad aizzare la cicatrice indelebile della colpa. Non la piaga: la cicatrice. Ma se non vigilate, la cicatrice aizzata e non curata con i mezzi soprannaturali ritorna piaga.

In ogni uomo sono quindi due forze opposte che combattono in lui dalla nascita alla morte e che costituiscono la sua prova, la sua vittoria o la sua sconfitta rispetto al suo destino soprannaturale.

2. Perché rimane il fomite anche dopo il Battesimo?

Mi chiedi perché Dio lascia il fomite anche dopo la restituzione del dono infinito della Grazia? Per giustizia. Tutto in Dio è giustizia. Ogni sua operazione è giustizia e amorosa giustizia.

Non ha forse lasciato il ricordo di Lui nell’anima da Lui creata? Quel ricordo che è misteriosa fonte di luce che guida alla Luce, sentita, sebbene in maniera diversa, da ogni spirito di vivente, come lo dimostrano la legge morale dei migliori e i bagliori più o meno vividi di luce soprannaturale delle diverse religioni rivelate, le quali, sebbene con nozioni frammentarie, già insegnano l’esistenza dell’Ente Supremo e il dovere di vivere da giusti per possederlo oltre vita.

3. Utilità dell’aculeo del fomite.

Così ugualmente oltre questa infinita bontà lascia l’altro ricordo, rappresentato dall’aculeo del fomite. Esso tiene basso il vostro orgoglio. Se vi sentiste puri e perfetti, dei Luciferi diverreste, credendovi uguali a Dio. Esso tiene vigile la vostra buona volontà. Fa eroico il vostro amore a Dio. E, pietà del Padre, rende meno gravi le vostre colpe ai suoi Occhi. Perché se non aveste in voi il fomite che agita e morde senso e ragione con l’astuzia dell’antico Serpente suo generatore, non sareste giudicati “con misericordia”.

Ma molto vi è perdonato perché molto in voi è suscitato non dal vostro puro volere, ma dalle imponderabili forze del fomite che non sempre riuscite a reprimere.

4. La tentazione vinta è corona di gloria.

Ma non ti affliggere. Anche esso serve a dare corona di gloria. Perché la tentazione è tentazione, non è peccato. Perché tentazione vinta è vittoria. Perché sopportazione dell’aculeo segreto, senza consenso della volontà alle sue seduzioni, è pazienza eroica.

Ma lo Spirito Santo ti riparlerà di questo nelle epistole paoline.

Sta’ in pace. E sopporta. E offri per salvare quelli che non sanno sopportare, senza cedere, gli allettamenti ereditari».

25. Stigmatizzazione di Maria Valtorta[55].

1. Contemplazione attenta della passione di Cristo.

II Signore mi dice di descrivere il mio Venerdì Santo 1948.

Ubbidisco… sebbene con riluttanza, perché alzare i veli su certi segreti dell’anima, fra l’anima e Dio, mi costa sempre moltissimo e senza ordine di Dio non lo farei…

Ero spettatrice dolorosamente attenta degli atti di Cristo e di tutti quelli che erano, amici o nemici, intorno a Lui dalla domenica di Passione. Per quanto io non abbia riguardato, neppure per una parola, quanto ho descritto e scritto nell’Opera, perché gli scritti della Passione sono a Roma, pure ogni avvenimento mi si è ripresentato nei più minuti particolari. L’arrivo a Betania, gli incontri con le discepole e coi farisei più o meno amici o nemici, gli atti di Giuda Iscariota… tutto, eccettuata l’infame vendita del Cristo, nella casa di Caifa, extra mura… E la cena di Betania… e l’addio a Lazzaro, la partenza per Gerusalemme… l’entrata trionfale… Tutto insomma.

2. Effetti della contemplazione.

Luci e tenebre. Giubilo e pianto. Sì. Ho gioito e ho pianto a seconda delle azioni che vedevo. E nessuno di chi mi vedeva capiva il perché delle mie lacrime… e tutto veniva attribuito ai dolori fortissimi del mio corpo… No. Essi ci sono anche ora, più forti anzi, perché ho chiesto di soffrire atrocemente per offrire questo martirio acciò le forze del Male non prevalgano in Italia, e Chiesa e Fede non siano conculcate materialmente. Ma non piango.

Ho pianto per i dolori di Cristo. Questo sì. Pianto come non ho mai pianto sinora perché, certo per un dono suo, quest’anno li ho compresi, direi: gustati, con una intensità mai avuta sin qui.

Dalla sera del giovedì: la Cena, gli ultimi discorsi, il Getsemani, il bacio di Giuda, la cattura, l’aula del Sinedrio, il ludibrio per le vie di Gerusalemme, il Pretorio, la reggia di Erode, di nuovo il Pretorio, la flagellazione, coronazione, condanna… fui straziata con Lui e per Lui e per sua Madre.

Ma dalle 11 (ora solare) ossia quando si iniziò la via del Calvario fu uno strazio tale che piansi forte, singhiozzando, con un dolore spirituale che mi frangeva il cuore.

3. La stigmatizzazione invisibile.

E poi… ebbi paura. Sì, per la prima volta ho avuto paura di un dono di Dio, tutto per me. Perché il Martire Divino mi ha dato di patire il dolore dei chiodi nelle mani e nei piedi. Ed ebbi paura che oltre al dolore mi lasciasse il segno, contrariamente alla mia preghiera di molti lustri: “Fammi patire i tuoi dolori ma non darmi segni visibili di essi, perché sono indegna di portare i tuoi segni”. Sentendo quello spasimo del chiodo penetrante fra carne e ossa ho avuto paura del segno. Ma Gesù fu buono. Mi dette il dolore: atroce, per tutto il pomeriggio di venerdì, ma non segnò la carne.

4. Tutto il sabato straziata dal dolore di Maria.

E ho continuato a compassionare, potendo, Gesù Crocifisso, Gesù Morto, la Madre ai piedi della Croce, al Sepolcro, al Cenacolo. Ho sentito i lamenti, gli affanni del Cristo, i singhiozzi e le parole di Maria, quel suo, insostenibile ad assistervi, dolore di Madre… Così sino all’alba di domenica. Perché per tutto il sabato fui assorta e straziata dal dolore di Maria, così come i giorni precedenti lo ero stata dei complessi dolori di Gesù.

E questo è stato il mio tempo di Passione e specie il Venerdì Santo 1948.

Ho ubbidito. Ho scritto. Dio sa certo il perché ha imposto al suo piccolo Giovanni questa narrazione. Io non indago.

5. La gioia della compartecipazione del dolore.

Sono contenta d’aver sofferto, anche materialmente, i suoi dolori. Più contenta perché li ho sofferti senza che alcun segno li rivelasse alla gente. E sarei contentissima se quei dolori, e i miei abituali, così acuti dal 13 febbraio in poi, servissero a ottenere divina Vittoria sul Male che vuole, in mille modi, tormentare la Chiesa di Gesù nel suo Capo e nei suoi Pastori ed Agnelli fedeli e corrompere la nostra Italia.

6. Offerta per che non trionfi il comunismo[56].

«Purché Satana non trionfi (nei suoi adepti I. D. P.) ti dico: …» il più grande sacrificio, la rinuncia alla speranza più ardente all’unica speranza, dopo quella della salute eterna che io abbia…

E Gesù: «No. Scrivi a parte».

26. Finalità dell’opera di Gesù[57]

1. Offerta del Portavoce non accettata da Gesù.

Subito dopo la S. Comunione che offro per il buon esito di esse e come mio Viatico, nel caso morissi nell’andare a votare, dico a Gesù: «Ti offro anche la vita e la rinuncia di vedere l’Opera pubblicata, purché essi, i comunisti, non trionfino».

2. La volontà di Gesù è che l’Opera venga accettata.

Gesù mi risponde:

«Ho sempre accettato ogni tua offerta e ogni tuo sacrificio. Ma questo no. La mia Volontà è altra. Questi tuoi desideri vanno contro la mia Volontà e non li posso accettare. La mia Volontà è che l’Opera venga pubblicata. Perché se è vero che tanto può fare l’olocausto di una creatura perché l’Anticristo non trionfi, molto più può fare la mia Parola sparsa tra le turbe.

3. L’Opera è la nuova evangelizzazione di Gesù.

Tu faresti un decimo, un centesimo, un millesimo, anzi, col tuo sacrificio. L’Opera, ossia Io che parlo ai credenti per fortificarli, ai tiepidi per infiammarli, agli increduli per farne dei credenti, ai peccatori per convertirli, agli antidio e agli incerti tra Dio e antidio, sovente più deboli e asserviti a certe dottrine dagli astuti che, veri antidio o sulla via di esserlo, per farli di nuovo di Dio, può fare mille volte mille e diecimila. Il tuo sacrificio sarebbe aumento del tuo grado di gloria. Ma Io voglio che molti, ora preda di Satana, abbiano la gloria celeste. Per questo ho dato l’Opera. Io so che essa è salute per chi la legge con buona volontà di conoscermi. Anche solo questo. D’altronde!… Nulla arresterà il veleno che il Dragone effonde prima di avanzarsi per prevalere e trionfare.

4. La guerra del Dragone è in atto

“E allora il Serpente gettò fuori dalla bocca quasi un fiume d’acqua dietro alla Donna per farla portar via dalla fiumana… Poi il Dragone andò a far guerra a quelli che restano della progenie di Lei, a quelli che osservano i Comandamenti di Dio e restano fedeli a Gesù Cristo, testimoniandolo”.

L’onda avanza. Onda d’odio alla Chiesa docente e militante. E avanza la guerra alla più santa libertà dell’uomo, a quelle che Dio stesso non viola: il libero arbitrio, la libertà di coscienza, la libertà di fede e di azione.

Eppure ci vuole anche questo. Perché in verità tutta la Terra sta diventando la grande e meretrice Babilonia, madre delle fornicazioni e abominazioni, e troppi mettono sé stessi al servizio di essa, divenuta Bestia d’Abisso, seduttrice di troppi deboli, persecutrice di troppi che forti sono: i miei Santi Confessori.

5. “Io voglio che l’Opera vada alle turbe”

Ma perché Satana, l’Anticristo, tutte le bestie d’Abisso seducano meno, e perché i miei servi siano sorretti nella persecuzione incombente e che sempre più si estenderà e aumenterà in potenza, Io voglio che l’Opera vada alle turbe. L’ho detto quando ero sulla Terra, e lo ripeto ora che sono in Cielo, ma sono anche sempre tra i miei cristiani: “Ho pietà di questo popolo[58]” (Matteo e. 15, v. 32; Marco e. 8, v. 2). “Se non do loro del cibo, verranno meno”. Lo ridico anche ora: “Ho pietà di questo popolo. Voglio dare ad esso la Parola di Vita, il Cibo che li mantenga Vivi nella Fede, perché non vengano meno”.

Non accolgo perciò, mia segreta apostola, la tua offerta. Se vuoi offrirmi un sacrificio secondo la tua intenzione attuale, chiedimi di farti morire non appena l’Opera sarà pubblicata e diffusa in Italia e in molte altre Nazioni, tutte bisognose di Parole di Vita eterna per salvarsi e vivere, senza aver tempo di raccogliere una lode, di gustare la gioia di saper compiuta la mia Volontà, per il compimento della quale tanto hai lottato, e lotti, e lotterai, soffrendo sempre più. Questo lo accolgo. Le altre offerte no, perché contrarie al mio Volere».

27. Per vincere con la sola arma del Vangelo e con una vita vissuta evangelicamente[59]

1. Armate naviglio e naviganti col Vangelo rivelato.

Ho nella notte pregato e sofferto e offerto il soffrire perché Gesù mi dettasse le cose dette i giorni scorsi. Temo di non saperle ripetere bene, e più ancora temo che dette da me, a voce, non siano credute come avvisi soprannaturali. Gesù mi esaudisce e detta:

«I nemici sono nell’ombra. Non vinti, anzi più attivi che mai per vendicarsi e nuocere. Può dirsi ora parte del significato della profezia di Isaia[60] a Sobna, e dire che si faccia ciò che voglio, o ciò che è nella profezia avverrà senza fallo, un giorno più o meno prossimo, a seconda che i membri della mia Chiesa docente e militante, dal mio Vicario al laico di A. C., e al laico cattolico soltanto appartenente alla Chiesa, senza essere membro di alcuna Congregazione, Associazione e terz’Ordine, ma animato dalle tre teologali virtù e dalla “vita” che è nei Comandamenti e nel Vangelo, faranno secondo che Io voglio.

Gridare: “Gesù, salvaci che noi periamo[61]“, quando la bufera già prende di traverso la barca di Pietro, può ottenere il miracolo una volta. Ma non si deve abusare della misericordia mia e attendere solo da Me soccorso, e nel momento che può esservi naufragio. Armate naviglio e naviganti mentre ne avete tempo e modo.

2. Tornate ai metodi catacombali.

Tornate ai metodi catacombali, così come avevo detto al piccolo Giovanni dal 20 novembre 1943.

Uscite dalla nicchia nella pietra. Uscitene per umilmente, faticosamente, caritativamente operare. Se non lo farete non vi servirà nicchia elevata, torre di diaspro, porfido e acciaio, a salvarvi, quando l’Anticristo, non combattuto con le armi di vittoria da voi e [non] vinto nel cuore di molti, soffierà il suo nemico vento, e coloro che meditano nel loro cuore di “lanciarti, o Pietro, come una palla in piazza larga e spaziosa e là farti morire[62]” – la piazza: quella di S. Pietro, dall’alto della quale Tu, Vicario mio (perpetuo Vicario da Pietro all’ultimo dei Papi) parli e benedici, o sempre solo buono, solo Pastore d’amore anche in queste epoche di lupi d’orrore – si muoveranno a farlo, capitanando i traviati, gli illusi, gli ignoranti, coloro che le demagogie, ma non esse soltanto, bensì e più ancora l’inerzia, l’indifferenza, lo stolto sdegno, l’inutile orgoglio, la viltà di un clero che non è più lucerna sul monte e sale atto a dar sapore agli animi, hanno scristianizzato. Lo faranno se voi dormirete.

E se lasciate che sia levato Cristo dal cuor degli uomini, chi vi subentrerà? L’Anticristo. Ciò è legge. E guai a voi per questo.

3. La valanga anticristiana minaccia.

La valanga, una volta che si è formata e mossa, nulla la trattiene nella sua corsa fatale. Solo una potenza che la penetra e disgrega in piccole parti ne rende nullo Tessersi formata e messa in moto per distruggere. Siate, voi Sacerdoti, la potenza che penetra e rompe la valanga che si è formata e che, se inizia la sua marcia, vi stritolerà. Siatelo, voi cattolici al servizio della Chiesa e in cooperazione del Sacerdozio. Ma non siatelo come sin qui.

4. L’esempio del tempo catacombale può aiutare.

Siatelo, lo ripeto, come al tempo catacombale. Allora i Sacerdoti, gli stessi Papi, vivevano fra il popolo. E non solo fra il popolo cristiano. Anche fra i pagani vivevano, mescolati ad essi, guadagnandosi il pane nelle diverse occupazioni manuali o civiche, coronate, la sera, dalla Frazione del Pane, dall’Adunanza fra i fedeli. Erano nei palazzi imperiali, nelle dimore patrizie, come fra i tagliapietre, scaricatori, tessitori, gualchierai, follatori, coltivatori del popolo minuto, o fra i medici e i pedagoghi. E quelli che per nascita e censo non avevano necessità di lavoro, andavano ogni giorno in umili vesti a compiere le opere di misericordia nei quartieri più poveri.

E tutti predicavano con la parola, e più ancora con l’esempio, la mia dottrina. Né già predicavano su un testo fisso, secondo le regole oratorie. Ma parlando semplicemente ad uno o più viandanti o compagni di lavoro, e tutto serviva a parlare di Me, insinuando dolcemente la conoscenza di Gesù Cristo e del Vangelo, con pazienza, con amore, con costanza.

Non li spaventava il disagio e non il pericolo. Persino nelle cavee dei Circhi, persino nelle carceri e tribunali, ossia nei luoghi dove potevano essere sbranati, come agnelli da lupi, dalla folla inferocita, penetravano a portare la Parola, i Sacramenti, le benedizioni ai cristiani prossimi al martirio, e a conquistare spiriti pagani al Cristo.

Non facevano della demagogia politica. E soprattutto non la facevano in momenti delicati di malcontenti popolari o di mutamenti di imperatori. Facevano della vita cristiana. Questa sola. È vera. E trascinavano sulla loro via, ossia sulla mia via.

In verità si può dire, come la sposa del Cantico, che i pagani correvano dietro a Me attirati dal buon odore di Cristo che i miei discepoli: veri altri Cristi, lasciavano dietro di essi, passando fra la corruzione e l’errore per scacciarli ed instaurare il Cristo.

Papi, Vescovi, preti, diaconi, suddiaconi, coadiuvati da cristiani, non consacrati, militi, matrone, senatori, operai, fanciulli, vergini, così cristianizzavano e cristianizzarono.

5. Bisogna vivere secondo il Vangelo rivelato.

Per ricristianizzare l’Italia e il mondo di ora, dove vive e si afferma sempre più una dottrina che è peggiore delle false religioni pagane di allora e di quelle ancora più false di ora – perché è dottrina che fa dell’uomo un dio, abolendo ogni ossequio alla Divinità, sentita informemente ma sentita e venerata da pagani e idolatri di ogni tempo e luogo -bisogna vivere quella vita, la vera vita cristiana, così come si legge che era vissuta nei primi tempi cristiani[63]. (Vedere negli Atti degli Apostoli e. 2° v. 42-45-46-47, e. 4° v. 32, e. 6° v. 2-3-4-7; e come appare dalle lettere apostoliche nelle quali risulta manifesto l’aiuto dei cristiani coadiutori agli Apostoli e discepoli evangelizzatori, e della vita condotta dal clero sparso fra il popolo: 2a ai Corinti c. 11 v. 27; S. Pietro 1a c. 4 v. 7-8-9, e. 5° v. 2-3; S. Giuda Taddeo v. 20-21-22-23, tanto per citare qualche punto. E leggete ancora gli atti dei martiri e santi…).

Prendete dunque nella milizia della Chiesa, nel Sacerdozio, in quel Sacerdozio che dovrebbe essere tutto santo, ossia eroico, disinteressato, umile, mortificato, puro, tutto pazienza e amore, onde impedire che la parola insidiosa dei nemici della Chiesa trovi conferma nel vostro modo di vivere e se ne scandalizzino i minimi del gregge e si separino dall’Ovile santo per seguire pastori infernali, prendete i più santi, volonterosi, eroici, disposti a tutte le rinunce, a tutti i sacrifici, e sinanche al martirio, e spargeteli, ignoti come gli elementi vitali che sono nell’aria – e l’occhio non li vede, ma se ne giovano le zolle, le piante, gli animali e l’uomo – spargeteli in questa terra d’Italia, a bonificare, poscia a colonizzare, ultimo a seminare a piene mani verità e giustizia.

6. Ogni luogo è terra di missione.

A che cercate lontane terre di missione, se la vostra terra lo è? È detto: “Nessuno è profeta in patria”. In verità vi dico che voi lo siete meno di tutti. Pastori orbi siete, perché non vedete ciò che vi circonda e il modo per circoscrivere il male.

Vi sembrano piagati dalla gran ferita solo gli idolatri, i pagani, e persino coloro che sono cristiani ma non cattolici, e correte a loro cercando di guarirli e farli “vivi” innestandoli al Corpo mistico. Ma qui, nella vostra patria, non ci sono soltanto dei membri recisi, dei pagani, degli idolatri. Ci sono i senza-Dio, gli anticristi, i satana. Non meditate che se essi aumentassero ancora colpirebbero duramente la Chiesa, il Papato, reciderebbero i nervi motori del gran Corpo Mistico coll’abbattere le Gerarchie, per disorganizzare, gettare paura e scompiglio, provocando una paralisi lunga, pericolosa, della quale ne risentirebbero tutte le membra viventi nel Corpo Mistico, o che attendono da esso vita?

7. Bonificare, colonizzare, seminare.

Quanto ritardo alla redenzione dei pagani! E quante perdite fra i membri vivi, se ciò avvenisse! Io vedo…

Ho detto: bonificare, colonizzare, seminare. Chi bonifica non sta tranquillo in zone dove già la terra è pronta al seme, ma va dove le pietre, le piante, le acque hanno reso sterile, intricata, malsana la terra; e incanala, e sbarba, e brucia, e monda. Poi colonizza, ossia inizia la vita civile dove era zona selvaggia. Per ultimo sparge il seme, pianta, alleva, rende fertile, bella, sana, ricca la plaga prima deserta e pericolosa e il deserto si muta in regione abitata e civile.

In verità molta parte di popolazione è simile a zona selvaggia. Cattiva, ma non sempre per tendenza d’animo. Odiatrice, ma non sempre per tendenza d’animo. Nemica, ma non sempre per tendenza d’animo. Novanta volte su cento lo è per ignoranza. Cattiva perché non conosce la Verità. Odiatrice perché non conosce la Carità. Nemica perché non conosce la Chiesa.

E non dico “Chiesa” per dire ciò che essa appare, nei suoi ministri, a troppi e in troppi casi. Sarebbe meglio allora che molte volte non la conoscesse. Dico che non conosce la Chiesa così come Io l’ho fondata, animata dal mio spirito: l’amore, la fratellanza, la paternità.

Oh! quella confessione dei pagani dei primi secoli, che non si ode più, o rarissimamente: “Vedete come si amano e come sono virtuosi! Vedete come ci amano!”. Per questa constatazione di ciò che erano il clero e i cristiani dei primi secoli il mondo di allora divenne cristiano. Per una constatazione opposta il mondo di ora ritorna pagano, ateo o insatanassato.

Prendete i più santi fra voi e spargeteli: briciola di lievito in masse di farina; spargeteli: verità fra la menzogna; spargeteli: luce nelle tenebre create ad arte dai servi di Satana per ordine del loro re; spargeteli: amore là dove l’odio impera.

8. Innovarsi per salvare.

In tempi di eccezione mezzi di eccezione. Li avevo indicati al piccolo Giovanni dal 1943. Ho accennato ad essi, e nell’opera e in altri dettati anche recenti. Lo ripeto ora, non più consiglio ma comando. Molto vi è da innovare se volete salvare.

Non state ancorati, incrostati sulle consuetudini che si sono formate nei secoli, ma che non sono quelle che Io ho date ai miei Apostoli e discepoli, e che il Paraclito ha continuato a consigliare alla Chiesa nascente per aiutarne lo sviluppo.

Il mondo si evolve. Non in bene. Ma si evolve. Non può la Chiesa stare statica, ma deve, non già adattarsi alla mala evoluzione del mondo, trasformarsi per essere atta a fronteggiare la mala evoluzione del mondo e parvi riparo. Solo nel dogma e nella dottrina deve rimanere immutabile. Nei mezzi di esercitare il suo ministero deve adeguarsi alle esigenze del tempo in cui si trova.

In tempi di turbamento e di azione anticristiana non è sufficiente più ciò che era sufficiente in tempi di fede, di pace, di reverenziale amore a Dio e alla sua Chiesa. Per questo Io dico a voi ciò che David disse a Achimelec[64]: “I vasi dei miei servi sono puri; se il viaggio è profano, sarà santificato nei vasi” ossia: “Prendete dei miei servi santi, e anche se li irradierete in zone profane ciò che è sacro non sarà profanato, ma anzi verrà santificato ciò che verrà in contatto con ciò che è sacro, ossia col mio servo santo”.

L’essenziale è che il popolo torni a Me.

9. Medici e maestri per tutti.

È inutile cantare che Cristo regni, in adunate saltuarie che possono essere giudicate provocatorie. Cantate con la vostra vita e le vostre opere questo regno di Cristo, instauratelo, con paziente opera di maestri d’amore e di medici spirituali, fra gli ignoranti, i folli, i malati di spirito. Siate medici e maestri non solo per i buoni, ma per tutti. Così come Io lo fui.

Essere sacerdoti non deve costituire una singolarità che da onori e risparmia da ciò che è castigo dell’uomo: lavoro, fatica, povertà, fame. Io ebbi fame, ed ero Dio. Io ebbi fatica, povertà, lavoro, ed ero Dio. Io vissi nel pericolo, non lo schivai, ed ero Dio.

10. La mistica armata di preghiera.

Prendete i più santi fra voi e spargeteli. E contemporaneamente, nel silenzio e nascondimento, una mistica armata li aiuti con la preghiera, la penitenza, il dolore: quella delle anime vittime: i Mosè[65] sul monte mentre i Giosuè lottano al piano e vincono con la sola arma del Vangelo e di una vita veramente evangelica, lottano e vincono col e per il Vangelo. E fatelo senza indugio. Non sapete se lo potreste fare ancora fra qualche tempo.

Perché in questa terra di Martiri e Santi, dove è il cuore della Chiesa, non si fa ciò che in altre Nazioni già si fa, e con frutto, per amore di Dio e in difesa della Chiesa, della morale, della civiltà cristiana, che è sempre libertà e pace?

11. Contemplativi e attivi.

Volete tutto da Me? Tutto da Maria? Anche voi dovete volere il vostro bene e il bene del mondo tutto. Non vi facciano ebbri le temporanee vittorie. Preghino, soffrano ed offrano i Mosè sul monte per il Clero-missionario in Italia e per i cattolici coadiutori. Lavorino i Sacerdoti missionari in patria propria e i cattolici coadiutori dei Sacerdoti missionari in patria propria, perché il Vangelo, la Chiesa, i Sacramenti siano antiveleno, vita, luce, verità, diffusi là dove non vanno, a quelli che a voi non vengono, o, se vengono, non capiscono, a quelli che sono peccatori, e anche anticristi, perché “non sanno”.

Al giorno del giudizio Io, più che a costoro, a voi domanderò: “Perché mi avete lasciato perseguitare?”.

12. Spargete fra le turbe la conoscenza del Vangelo.

Perché, in verità, permettere, per tiepidezza o paura o superbia, che l’ignoranza di Me e della mia Verità viva, e si radichi l’errore, è perseguitarmi. Né più né meno di chi lo fa senza malizia, o perché incitato a farlo, o perché incapace di reagire all’incitamento perché privo della capacità di distinguere la verità dalla menzogna, essendo privo della conoscenza della Verità, tenuto nella ignoranza dai servi di Satana per averne delle armate di schiavi, delle masse supine, deliranti di odio, ebbre di false illusioni, ingannate da astute menzogne, da usare contro Cristo e la Chiesa docente e militante.

Non permettete oltre che questo avvenga. Andate, scendete, spargetevi fra queste turbe che muoiono, spiritualmente, di fame, e sbriciolate loro il pane della Verità. La mia Parola è verità e vita. Andate. Insegnate. Amate.

Ho detto che istruire gli ignoranti, ammonire i peccatori, perdonare le offese, sono opere di misericordia. Fatelo dove più ve ne è bisogno, dove più c’è da faticare, e da vincersi e vincere.

Croce e Vangelo segni soprannaturali

13Ognuno prenda la sua croce e la porti e la innalzi, dopo aver lavorato e sofferto, sulle nuove posizioni riconquistate al Cristo, così come fanno i soldati per la gloria della propria patria. Il sacerdote è soldato di Cristo e la gloria del mio Regno nel mondo deve essere il suo scopo supremo.

Innalzate il mio segno nel cuore degli uomini e Satana fuggirà da loro. Questo e non altrove salverà. Perché questo è arma spirituale e valida. Satana e i suoi servi sono vinti non dai partiti e dalle parole e atti umani, ma da ciò che è soprannaturale.

Fate ciò che Io dico ed Io sarò con voi.

Ma dirò con Paolo[66]: “Badate di non resistere a Colui che parla, perché se non scamparono coloro che ricusarono di ascoltare chi parlava loro dalla Terra, molto meno scamperete voi se voltate le spalle a Chi parla dal Cielo”.

14. Voltano le spalle coloro che rifiutano la Rivelazione.

Questo, tutto questo era stato detto al mio strumento da molto tempo. Ma per la durezza di cuore di molti Io avevo ordinato la distruzione del dettato da darvi a tempo e luogo. Non tutto di quel dettato è ripetuto in questo. Molta parte resta nel cuore del mio strumento, perché non giungiate ad odiarlo. Altri, più atti di lui a reagire ai vostri giudizi, avranno le parti non dette. Ciò che ho detto basta. E l’ho detto ora che gli avvenimenti e le meditazioni su ciò che poteva accadervi vi hanno fatti più inclini ad ascoltare un consiglio di sapienza e carità divine».

15. Gli indegni della rivelazione divine.

A me dice altre cose, che non mi ordina di scrivere, e che ben volentieri non scrivo…

Già mi pesa non poco dover eseguire il comando di dare questo dettato a chi Gesù mi indica… e lo ringrazio con tutto il cuore di essersi limitato a ripetere, del tremendo dettato sulla profezia di Isaia a Sobna, solo il v. 18 «per il tempo attuale», dice Gesù, lasciando nel segreto del mio spirito le altre parti «per tempi più lontani ma che verranno», sempre come dice Gesù.

Portare in noi una dolorosissima conoscenza è un grande peso doloroso. Poterla dire darebbe forse un sollievo personale. Ma dico «forse». Perché, come ha giudicato il Signore, «sarebbe certo più facile che me ne venisse una corona di tribolazione, non volendo gli uomini accettare che ben difficilmente la verità su cose che non sono di gloria per loro». Perciò: sia benedetto il Signore per aver scelto altre voci (viventi o da venire?) per dire le altre parti.

28. Fine del mondo e segno dei tempi[67].

1. Paura della fine del mondo.

Dice Gesù:

«Hanno paura della fine del mondo. L’hanno anche molti di quelli che crollano derisori il capo davanti ai miracoli della misericordia mariana. L’hanno perché non sanno il tempo. Ma è detto che la mia ultima venuta[68] sarà improvvisa e rapida come lampo che trascorre il cielo. Prima però devono venire i segni che ho detto. E i segni non saranno rapidi come la mia venuta, anzi saranno lunghi a compirsi, rallentati dalle preghiere delle anime dei giusti e delle anime vittime, alle quali si piega favorevole la mia misericordia per concedere tempo a tutti di ravvedersi.

2. Segno dei tempi.

Molti segni sono già in atto. Ma il loro giorno non è di 24 ore per voi, anche se è per Me più breve di un battito di ciglio. Io ho per misura l’eternità.

Un segno, non meditato, è la predicazione del vangelo del Regno a tutto il mondo, di tutta la mia Vita del Vangelo. Ecco, nel Vangelo canonico è l’essenziale per credere e salvarsi; ma non è la completa conoscenza di Me. Dopo Me il Consolatore, Colui che dice tutto quello che ha udito e mi glorifica, continuò a completare il Vangelo perché ha ricevuto del mio e ve lo annunzia.

3. Prima deve essere conosciuto il Vangelo rivelato.

Nei secoli continua la predicazione della Rivelazione e c’è ancora tanto da dire. E più si avvicina la fine e grandi sono i bisogni, più il Vangelo si completa.

La tua fatica rientra in questo programma divino. Perché il tuo lavoro di piccolo Giovanni ha molto completato il “tutto il Vangelo” che deve essere conosciuto prima della fine, acciò le anime si riaccendano nella carità e si salvino, ed Io trovi ancora la fede nel mondo fra i perseveranti sino alla fine.

Per questo ho dolore e sdegno che sia posto ritardo alla divulgazione dell’opera che Io voglio sia data alle turbe come Pane di Sapienza e Vita.

4. Israele. Gog e Magog.

Riguardo allo Stato d’Israele ti dico “No”. Finché non mi riconosceranno per vero Messia non avranno vera pace. Più facile è che il fuoco nelle terre dell’Asia Minore prepari la strada alla venuta di Gog e Magog, o dell’Anticristo che in essi è già adombrato, che non venga la pace ad Israele, pervicace nel non volermi riconoscere come il vero Messia, Re del Regno di Dio e Figlio dell’Altissimo».

«Preparerà subito la strada all’Anticristo?».

«Non mettete mai il vostro tempo nelle profezie di Chi è eterno. Non dirvi l’ora è pietà. Vi spinge ad agire come fosse domani il giudizio.

Sta’ in pace».

29. Il clero rifiutando l’Opera e contestando le lacrimazioni
pugnala Maria
[69].

1. La spada nel Cuore di Maria.

Dice il Signore:

«Scrivi. La spada nel Cuore di Maria e il suo pianto desolato sono l’atteggiamento dei Sacerdoti in riguardo delle sue manifestazioni di misericordia per loro e per i fedeli.

Scrivi ancora. Ciò che più addolora il Signore e allontana la sua Misericordia da voi, che ne avete tanto bisogno, è questo atteggiamento ostinato dei Sacerdoti di ogni grado. È questo loro ostinato non pronunciarsi, o pronunciarsi chiamando Satan, ossia menzogna, ciò che è Maria.

Scrivi ancora. Là dove sono miracoli di vere e durature conversioni, ancor più grandi, come miracoli, di quelli di guarigioni straordinarie e improvvise, là è Dio e la sua Vergine.

Se Satana dovesse creare quei fenomeni per convertire quei peccatori che voi non riuscite a convertire, dovrebbesi dire che Satana è più santo di voi e premuroso della gloria di Dio e della salute delle anime più che voi non siate.

2. I Sacerdoti sono pastori non lupi.

Ma ciò non sarà mai. Ora, essendo voi incapaci di convertire istantaneamente, mentre le manifestazioni che negate o mettete in dubbio per buone, convertono, dovete riconoscere che esse vengono dal Cielo. Non attirate su questo suolo il castigo di Dio, perché esso sarebbe la disperazione di troppi e voi ne rispondereste alla divina Giustizia, perché Io vi ho fatto pastori e non lupi, e vi ho fatto miei servi preposti a governare in mia vece i miei servi minori, non già a malmenarli.

E tu, piccolo Giovanni, per consolarmi scrivi sin che Io voglio, nonostante l’ora e il tuo stato.

3. Il Salvatore non trova un cuore dove posar il capo

Sono afflitto come nella sera del Getsemani, e tu sai vegliare con Me per confortarmi. Questa notte sono Io, Gesù, che chiedo di posare il capo sul seno del piccolo Giovanni, perché non trovo, come in tante notti della mia vita terrena, chi mi accoglie per darmi riposo e persino mi negano in troppi il sasso del loro cuore per farmi da guanciale. Li beneficherei rendendo il loro cuore di pietra, che più non conosce il Signore, cuore capace di carità e perciò di conoscermi e servirmi».

E mi fa scrivere sino alle 3,30 ant.

4. Il cuore di Maria trafitto da una spada.

Finché c’è Dio il mio dolore per il Suo dolore è sopportabile. Ma rimasta sola, esso mi schiaccia col peso del lamento e delle parole di Gesù e dell’afflizione di Maria Ss. che non mi si cancella dalla mente dalla sera di venerdì 21 c. m., quando mi apparì (Madonna di Fatima) e dopo avermi guardato piangendo afflittissima, nonostante che mani angeliche la incoronassero di una corona di 15 bellissime rose, disgiunse le mani, allargando le braccia in modo da scostare il manto perché io vedessi il suo petto al centro del quale era infissa una spada che emergeva coll’elsa e la [?] dalla sua veste bianca. Non vedevo il cuore. Ma capivo che quella spada glielo trapassava e che la Madre nostra era in un’afflizione grandissima e chiedeva d’essere consolata… Di che? Sino a questa notte me lo sono chiesto senza riuscire a spiegarmelo. Ora so. E sono proprio oppressa, perché non è in mio potere levare quella spada e medicare quella ferita inferta al Cuor di Maria.

30. Mistero della Trinità in Cielo
e in terra
[70].

1. Apparizione di Maria Ss. di Fatima

La sera del 26 c. m. mi è riapparsa M. Ss. di Fatima in questo modo: pareva che un grande arcobaleno, ma poco arcuato, fosse sospeso fra terra e cielo. Al centro di esso, poggiata sulla sua argentea nuvoletta, era Maria Ss., le mani congiunte dalle quali pendeva il lungo Rosario, dolce e sorridente. Sotto i suoi piedi nudi, premute, e direi trattenute, da essi erano molte saette.

Mi sono detta: «Meno male! Questa volta è pace! C’è l’arcobaleno. I fulmini dei castighi di Dio sono sotto i piedi di Maria…», e mi posi a ringraziare la Madre nostra.

2. Un disegno di fuoco

Ma Lei, disgiungendo le mani, mi indicò con la sinistra, ossia a levante di Lei, una specie di fuoco, o di astro o di gemma, che di tutti e tre aveva somiglianza, che raggiava molto alto nell’azzurro terso di un cielo senza nubi, in un’atmosfera limpidissima come è dopo un grande temporale che deterga l’aria da ogni impurità.

Questo fuoco, gemma o astro, era fatto così per forma e aspetto e contenuto.

Forma:

Colore: Luce della più fulgida e chiara fiamma che fuoco possa sprigionare. O anche: Topazio con riflessi d’oro, o oro acceso. Bellissimo.

3. Contenuto del disegno.

Contenuto: Disegni di fuoco, o di gemma e oro più chiaro erano tracciati nella (non sulla, ma nella) gemma meravigliosa. Erano nel triangolo superiore e in quello inferiore, mentre nello spazio di centro era una stella (colore su colore) vivissima. Il suo splendore era dolce eppure fortissimo, quasi che tutta la luce del triangolo alto e di quello basso convergesse i suoi fuochi sulla stella facendola ancor più fulgida.

I disegni erano intrecciati nel triangolo superiore, divisi in tre disegni minori nel triangolo inferiore. Ho pensato fossero lettere alfabetiche, ma non mi ricordavo averle viste mai.

Capivo che Maria Ss. voleva che io venerassi quel segno, ma non capivo cosa poteva essere. Non ricordavo aver mai visto nulla di simile nel simbolismo cristiano.

4. Spiegazione del simbolo.

Sono rimasta incerta sino a questa mattina perché solo stamane, ultimo di maggio, Maria Ss. mi spiega il simbolo. Dice Maria:

«Non devi ringraziare Me sola. Ma tutte le fonti della Misericordia: la Ss. Trinità, e la terrena trinità (un tempo) che ora, gloriosa, vi ama e protegge, o membra del Corpo Mistico.

Il Segno vuol dirti questo: Ss. Trinità in alto, e il suo Nome è scritto, in caratteri di fuoco sul fuoco, con lettere ebraiche antiche.

Trinità minore in basso: la Sacra Famiglia, anche questa indicata con le iniziali ebraiche antiche di Gesù Messia, intrecciate a quelle della Serva di Dio e del Patrono di Cristo, in Sé stesso, Uomo sulla Terra, e nella Chiesa, suo Corpo Mistico.

5. La stella di Giacobbe, Gesù: Salvatore.

5Fra l’uno e l’altro triangolo il segno di Colui che dalla Ss. Trinità viene, e che crebbe in sapienza, età e grazia fra Me e Giuseppe, il segno di Colui che, Figlio di Dio, e per opera di Spirito Santo concepito, prese carne e nacque dalla Vergine, congiungendo così le due Nature in un unico Essere il cui Nome sin qui noto è: Gesù: Salvatore, ma il di cui -vero Nome è “noto a Lui solo”, e vi sarà rivelato nella luce trionfale della Gerusalemme celeste e compiuta.

E quel vero Nome, che per ora è ignoto, è adombrato dalla stella luminosa nella fiammante insegna. Perché da ispirati fu indicato col titolo di Stella di Giacobbe e del Mattino, Oriente, Luce.

6. L’Amore misericordioso.

Al voler di Lui si piega il Padre suo, ed ogni mia preghiera è da Lui accolta perché sono la Madre. Senza di Lui non mi sarebbe dato trattenere i castighi dell’ira divina. Ma ogni misericordia è ottenuta perché Egli è l’Amore misericordioso, e il compendio di ogni amore divino e umano.

Però, adorando Lui che in anticipo ha impetrato, e con smisurato sacrificio, ogni bene per voi, ogni pietà, adora l’Unità e Trinità Ss. dalla quale il Verbo è venuto ad esser Redentore, e prega non Me sola ma bensì anche il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo, Gesù, Giuseppe, Maria, vostro Dio e vostri amici misericordiosi».

31. Maria Ss. Di Fatima in ardente effusione d’amore offre al Portavoce un’ora di Cielo[71].

1. Il Cielo che possono gustare i viventi sulla terra.

Ieri ebbi sempre sensibile al mio spirito la vicinanza del soprannaturale.

Sentivo in me quel precipitare delle onde dell’amore che ormai così bene conosco sin dal primo lambire di esse.

Sentivo che tutto l’amore, tutto il Cielo perciò, perché per noi viventi il Cielo che possiamo gustare mentre siamo ancora nel purgatorio della separazione è l’amore, è la venuta, l’unione, la fusione, l’annullarsi di noi nell’amore che ci possiede, l’elevarci ad altezze non misurabili, l’arderci in ardori che se non venissero da Dio, e perciò venienti in un con un dono di forza che ci permette di sopportarli, che l’Amore fa a noi. [sic]

È una sensazione così difficile a dirsi, e dirsi bene.

2. Prologo dell’incontro col soprannaturale.

Siamo come attirati da un grido che ci chiama, da una forza che ci aspira, ed è già gioia indicibile questo preliminare, questo prologo dell’incontro della creatura col soprannaturale.

Ci sentiamo già sulle soglie di quel misterioso, dolcissimo mondo ultraterreno che ci smemora di questo quando ci accoglie.

Lucido, cosciente prologo dell’abbraccio della creatura terrena con la Creatura celeste o con la Divinità Ss. che ci vuole dare un’ora di Cielo.

Si fanno le ordinarie occupazioni, e agli astanti nulla dimostra che noi si sia già così lontani dalla sfera umana, già circondati e raccolti da atmosfera non terrena, e raccolti sotto la tenda dell’amore che ci fa intorno un cerchio di fiamme che isola da rumori e distrazioni il nostro spirito adorante.

Io sentivo tutto questo.

3. Esperienza del prologo.

Presentivo quella gioia del vedere e gustare il soprannaturale che conosce così bene, ormai, l’anima mia e ne trassale di gioia preliminare, raccogliendosi in un’attesa non forzata da Dio e non forzante Dio, soprattutto, perché l’anima è già quieta, paga, sarebbe paga già di questa gioia preliminare e non chiederebbe di più. È come la Madonna quando attendeva la nascita di Gesù: era quieta, paga, senza fretta egoista di stringerselo fra le braccia… sapeva che sarebbe venuto quel momento e non c’era che da attendere, e amare, durante l’attesa, attendere, abbandonandosi a Dio nell’attesa, sicura che all’ora segnata da Dio, nel luogo e nelle circostanze che Dio aveva volute, Gesù sarebbe venuto alla luce e tutto sarebbe stato gaudio senza limite.

È proprio così! Non sappiamo quando sarà l’incontro. Ma sappiamo che sarà.

4. Sdoppiamento del io spirituale e il corpo.

E con una grande letizia in cuore si fanno tutte le cosette materiali della giornata, si scrive, si lavora, si legge, si parla coi visitatori, si mangia… ma sembra che sia un corpo preso a prestito quello che fa tutte queste cose, tanto il nostro io morale e spirituale sono estranei al fare del corpo, già in ginocchio sotto le onde d’amore sempre più forti che ci sommergono.

Come tutto il sensibile è lontano! Il soprasensibile invece è su noi, ci circonda, naufraghiamo in esso.

Dolce naufragio che non è morte, ma vitalità potenziata a forze sovraumane, virilità – mi si perdoni il vocabolo se detto da me, donna – virilità dello spirito che raggiunge in quei momenti una maturità sapiente, un accrescimento di spiritualità e di capacità d’amare, e di gioia, oh! quanta gioia!…

Tutto questo ieri per ore e ore.

5. L’incontro col soprannaturale.

Poi all’improvviso non fu più “chiamata”, ma “incontro” col soprannaturale.

E il soprannaturale era ancora una volta Maria Ss. La mia Madonna di Fatima.

Ma così bella, così bella, così vicina, così… come dire? così concedentesi al mio amore, e così concedente il suo amore che non ho saputo, potuto padroneggiare me stessa, e felici lacrime tratte dal gaudio sovrabbondante di ieri sera sono sgorgate a temperare l’ardore e a dare sollievo alla dolce sofferenza dell’amore.

E non sono state capite da Marta che, uscita poco prima per un’incombenza, rientrando mi trovò col volto lavato di pianto, per lei inspiegabile.

Dopo… ha capito. Ha capito perché ha visto che io diventavo più bianca del marmo, sin nelle labbra, disse poi Marta, gelata e lontana da tutto e da tutti, disse sempre Marta.

6. La comunione d’amore

Ma io non ero lontana da tutti, pur essendo separata da tutti, presa come ero nel vortice dell’amore contemplativo. E avrei voluto, per tre volte, chiamare Marta, stringere le sue mani come per un ultimo addio, perché proprio sentivo, e non spiritualmente soltanto, il mio cuore sulle soglie della sua fine di cuore. Avevo, ad ogni più vivo concedersi di Maria, di comunicarsi di Maria Ss. a me, la sensazione materiale del mio cuore che mi si sollevasse nel petto per uscirne fuori dilatato, non da sofferenza o per alterazione di battito, ma perché troppo forte era il comunicarsi a me dell’amor di Maria e della mia rispondenza d’amore.

Avrei voluto chiedere alla Madonna se questo era la comunione d’amore con Lei che una grande anima mia testimone desidera che io le spieghi. Ma non si può chiedere in quei momenti. Non si sa che amare…

7. Ardente effusione d’amore.

Ho avuto proprio la sensazione che la mia anima lasciasse il mio corpo e si gettasse fra le braccia di Maria. Per tre volte. Quante Ella si donò a me invitandomi ad andare a Lei senza misura di venerabondo ritegno.

La Madonna era in fondo al mio letto, a destra, alta da terra non più di mezzo metro, separata dal suolo dalla sua nuvola luminosa che fa sempre da appoggio ai suoi piedi piccoli, bellissimi, di giovinetta eterna.

La sua veste semplice e regale splendeva come petalo di giglio appena sbocciato e asperso di rugiada che il sole percuota, e il manto, di stoffa più rigida e pesante, e anche più tendente al color latteo, mentre la veste era come perlacea nel suo candore purissimo, era solenne più di un manto pontificale.

Il volto era serenamente pensoso, fuorché quando splendeva nell’invito d’amore, o si faceva dolcemente mesto mentre un profondo sospiro le gonfiava il petto.

Come era bella!

Quando furono calmate le più ardenti effusioni d’amore, pensai di ringraziarla e onorarla con un nuovo rosario. Il secondo della giornata. Ed essendo ormai prossima la mezzanotte di martedì pensai di dire i misteri gloriosi. Era così gloriosa nella sua amorosa e dolce bellezza!

8. Misteri dolorosi per Gesù colpito nei suoi fratelli.

Ma Maria Ss., alzando verso il cielo lo sguardo e aprendo le mani prima congiunte e poi riunendole come avesse abbracciato, raccolto qualcosa e indi alzandole verso il cielo come per offrire, poi abbassando lo sguardo di nuovo, guardandomi con un lucore di pianto negli occhi e un gran sospiro d’affanno nel petto, mi disse: «No. Non i gloriosi. I dolorosi ancora. Perché hanno colpito oggi il sepolcro di mio Figlio. Lo uccidono ancora una volta colpendo i suoi fratelli». E il suo volto divenne tristissimo.

Dissi i misteri dolorosi. E rividi mistero per mistero, meno che per il primo, le scene atroci della flagellazione, coronazione, via dolorosa, crocefissione e morte…

Era troppo per la creatura già spossata dall’amore, e dalla quale cominciava a ritirarsi la forza soprannaturale concessa da Dio per l’ora d’estasi.

Mi abbandonai sui guanciali esausta finendo così le litanie lauretane.

E l’incontro finì così… preceduto e seguito da onde di profumi meravigliosi.

9. Conseguenze nel corpo.

Quando tornai nei miei… panni di creatura umana e mi vidi e sentii, mi accorsi di essere di neve, di gelo, col volto scavato come se l’amore mi avesse mangiato la carne. Ma ero così felice!

Lo era molto meno Marta che aveva preso una bella paura: quella che io morissi. Perché così, e per tanto tempo, non mi aveva ancora mai vista.

Solo oggi le ho potuto dire cosa mi era accaduto… ma in conciso. Perché certe cose si dicono male. E anche perché sono ancora spossata. No, dico male. Come cuore e dolori ho una buona giornata, come ne ho ben raramente. Ma ho un gran desiderio di tacere per ricordare.

10. Ancora uccidono Gesù colpendo i suoi fratelli.

Ho saputo oggi che ieri è stata colpita la cupola del S. Sepolcro, proprio sopra la pietra dell’unzione…

Cosa avrà voluto dire la Madonna dicendo: «Lo uccidono ancora una volta, colpendo i suoi fratelli»? Fratelli chi? Gli ebrei o gli uomini in generale? Non lo so. La Madonna non ha detto altro.

Ho tanto desiderato di avere con me un sacerdote. Era troppo l’amore ieri sera…

Veramente da quando i miei incontri col soprannaturale si fanno così forti, ossia dal dicembre 1947, ho un gran desiderio che un sacerdote mi sia vicino in quei momenti. Perché in tal modo, qualunque cosa avvenga, avrei una difesa, un aiuto e un testimonio.

Anche difesa, sì. Perché Satana mi odia sempre più.

32. Manifestazioni mariane. Missione
di Maria Valtorta
[72].

1. Pensieri che occupavano la mente del Portavoce.

Ancora Maria Ss. Ma la sento soltanto. Non la vedo. Solo la sua dolce voce e quella pace soave che penetra in me quando Lei viene o in un modo o nell’altro.

Pensavo a Bernardetta Soubirou e che, allora, la Madonna è venuta a confermare il dogma dell’Immacolata Concezione.

Sono questi i pensieri che occupano le mie notti insonni: Dio, i suoi prodigi, Maria e i suoi, il Vangelo che ho visto, scene di martiri pure viste.

Il pensiero di questa sera veniva per associazione di idee dopo aver sentito alla radio brani del Nerone di Boito. Pensavo che… l’uomo sciupa tutto ciò che tocca, tutto quello in cui vuoi mettere il suo riverito e poco reverente naso. Pensavo che i martiri non morivano con quella coreografia teatrale, ma molto più dignitosamente, e provavo quella nausea che mi viene tutte le volte che so o sento trascinate su palcoscenici o filmati vite di santi o episodi della vita di Cristo. Solo la musica sacra, e della più dignitosa, può permettersi di vestire di immagini non indegne episodi attinenti ai tempi di Cristo o dei primi secoli cristiani.

Da lì sono scivolata per associazione di idee alle manifestazioni mariane di Lourdes, Fatima, Tre Fontane, e alle recentissime, in atto, di Assisi ecc. ecc. e come si comporta clero e popolo e così via. E.… non godevo certo.

2. Intervento di Maria Ss.

Ma è venuta la parola di Maria Ss. a darmi conforto.

Erano esattamente le ore 23,45 quando parlava e io scrivevo su un pezzette di carta, riserbandomi di trascrivere qui poi, facendo precedere le parole di Maria dai miei pensieri, per rendere più chiaro il suo materno dire.

3. Sul dogma dell’Immacolata concezione.

Disse Maria:

«A Bernardetta diedi conferma sul dogma da poco definito sulla mia Immacolata Concezione. Non tutti l’accettavano. L’ho confermata Io, e per bocca di una povera fanciulla che non sapeva cosa volesse dire Concezione Immacolata. Questo nella Francia peccatrice del 1858, e per premiare della mia conferma il Pontefice che mi aveva onorata.

4. Sull’Assunzione in Cielo in corpo e anima.

Nell’Italia, a Roma anzi, presso la Sede della Cristianità e mentre sul suolo bagnato dal sangue dei martiri, nella Nazione dei Santi, striscia l’eterno Nemico e si insedia nel cuore di troppi, a dar dolore e assalto alla Chiesa docente e discente, Io sono venuta per dire a molte anime vittime e anime peccatrici, grandemente peccatrici, che Io fui assunta al Cielo in corpo e anima.

Così dissi all’uomo che mi odiava, come a te che mi ami, come ad altri. Vi feci strumento e luce incoraggiante per il Pontefice attuale.

5. Apparizioni vive e gloriose.

“Il mio corpo non marcì, perché non poteva marcire”. “Io non morii, se per morire si intende agonia, morte, sepolcro, decomposizione, ma all’alba del sabato fui assunta al Cielo”.

Appaio viva e gloriosa. Parlo. Converto. Guarisco. Che si attende? Là, a Lourdes, ho confermato. Qui, sprono a definire.

6. Missione di Maria Valtorta

Non do a te quanto ho dato ad altri perché tu servi per altri motivi.

Non ti dico: “Comunica questo alle Supreme Gerarchie” perché abbiamo bisogno di te per altre missioni.

Non ti faccio pubblica veggente, perché il mondo invaderebbe la tua clausura e di clausura hai necessità. Clausura severa e pur libera. Più che, se attirando su te speciale, vasta attenzione, venisse la necessità prudente o crudele di mettere te, veggente, entro un convento, come facevo per Bernardetta e Lucia.

Ma dal fiume di luce, sapienza e verità che ti è stato dettato quante volte affiora la verità della mia Assunzione!… Un fiume. Un vero fiume di luci, sapienze e verità.

Maria, a te non fu data la fonte di Massabielle come a Bernarda, la fonte del miracolo per tutte le malattie dell’uomo. Ma ti è stata data la Parola divina, e la Parola divina è fonte che sana le malattie più pericolose dell’uomo: quelle dello spirito, quelle che più insidiano il Regno di Dio nel mondo e nei cuori.

Ed è ben tanta l’onda di quella fontana che ti è stata data perché tu la dessi agli uomini!

Anche tu, come Bernardetta, non attingerai gioia per te a quella fonte. Ma non per castigo o per inerzia tua. Perché tu l’hai dentro e non vuoi più di quanto ti è stato dato.

Come Bernarda. La quale non prese per sé una stilla di quell’acqua. Perché una sola cosa l’interessava: la mia gloria e non la sua gioia materiale. Anche tu così: vuoi la Fonte, contrastata tanto, troppo, aperta a tutte le anime. Ma per te non vuoi gioia terrena. La tua gioia è servire, trasmettere, ricordare, glorificare Dio, Gesù, Maria.

Sta’ contenta. L’onda di quella tua Fonte ti porterà sin qui, dove sei amata e attesa.

Sta’ in pace. In pace. In pace».

33. La Chiesa sarà colpita dalla Chiesa[73].

1. Sacrilego mandato di un Vescovo cattolico.

Sto leggendo un giornale riportante un’ordinanza dell’Ordinario di Arezzo sulle statue semoventi.

“Per sfatare le superstizioni e forse anche maligne dicerie che si espongono in proposito di ciò che succede in codesta chiesa (S. Francesco in Arezzo), le impongo senz’altro di togliere alla vista del pubblico ogni statua o sacra immagine, oppure di chiudere la chiesa! Mi duole parlare così, ma oggi la cosa si impone. Firmato Mignone-Vescovo”.

2. Turbamento del Portavoce.

Non riesco a conciliare questo tono con le parole dette da Padre Pio, e da altri spiriti guidati per vie straordinarie, i quali dicono: “Sarà una Pentecoste Mariana. È l’ora di Maria. Questo è nulla rispetto a ciò che verrà”.

Mi rivolgo a Dio perché mi illumini. Chi ha ragione? Coloro che combattono o coloro che dicono “è opera di misericordia”? Glielo chiedo per la pace della mia coscienza di cattolica…

3. Dolcissima ma tonante risposta del Verbo Ss.

Tonante e (per me sola) dolcissima mi risponde la voce del Verbo Ss.:

«In verità l’Avversario sta iniziando il suo lavoro di distruzione della terza parte delle stelle del cielo[74]. La mia Chiesa non sarà colpita che dalla Chiesa. Ogni altro nemico sarà vinto da Me. Ma l’abominio nel suo seno Io non lo posso vincere perché sacra mi è la libertà d’arbitrio di ogni uomo, di ogni uomo, di ogni uomo. E coloro che saranno abominio hanno più di ogni altro le grazie per tendere al loro fine… Per questo sarà abominio la loro caduta, la loro apostasia.

Oh! dolore! Ma così è scritto…

Non mi ricusare il tuo soffrire che aumenterò in tutte le cose. Perché ho bisogno di vittime. Per placare l’ira del Padre. E per consolarmi dei nuovi Giuda di Keriot».

4. Per sicuro discernimento.

Penso che ieri fui pigra nel mio servizio. E soffro come se io pure fossi di coloro che offendono Dio e feriscono il Figlio e sono lenti a servire e benedire l’Amore.

Ma chiedo ancora: «E allora? Chi ha ragione? Quali le manifestazioni buone se anime illuminate dicono vere molte di queste e i Vescovi le sconfessano?».

Risponde Gesù:

«Quelle delle quali ti ho dato i termini il 25 maggio 48. Quelle dove sono conversioni d’anime soprattutto. Perché dove i cuori vengono toccati dalla grazia là non può essere che il Cielo in azione.

Non essere troppo afflitta. Tu non dai dolori, anche se la stanchezza ti soverchia e ti fa perdere una frase. Il richiamo di ieri non è per punirti ma per dare un segno ai tuoi scrutatori. Sta’ in pace».

5. La misconoscenza dei Doni di Dio[75].

L’ultimo giornale radio delle 23 annuncia che a S. Sepolcro, provincia di Arezzo, è venuto il terremoto che ha ucciso una donna proprio per la caduta del portale della Chiesa di S. Francesco…

Terremoto a S. Sepolcro dopo i fulmini del Vescovo… Terremoto in questa zona mercoledì 26 maggio e mercoledì 9 giugno dopo i fulmini del Vescovo di Pisa contro apparizioni ecc. ecc.

I commenti li lascio a chi li vuoi fare, se avrà modo di farli. Per me dico: Dio castiga i fanatici. Oh! Maria! Se tu non ci aiuti, Dio ci distruggerà, e ce lo meritiamo. Ma sii Madre, distingui le pecore dai pastori, perché le pecore saranno stolte, ma ti amano e si rifugiano in te perché hanno paura del castigo di Dio.

Sono così angosciata! Io mi sento come fossi flagellata, e chi mi vede dice: “Ma ha pianto?”. No. Con gli occhi no. Ma il cuore è tutto il pomeriggio che piange. Non so più Sopportare certe cose. La misconoscenza dei doni di Dio mi tortura come un’agonia.

 

[Segue l’annotazione: 2-7: «C’è anche Mr. Barneschi…»]

34. Origine soprannaturale dell’Opera[76].

1. Dichiarazione dell’origine soprannaturale della rivelazione.

Io, Maria Valtorta, dichiaro che quanto ho scritto e descritto corrisponde esattamente a quanto ho visto e udito, sia che scrivessi sotto dettatura, sia che in qualche lezione privata (sono lezioni private quelle che esulano dal Preevangelo – Evangelo – Post vangelo) io abbia scritto qualche ora dopo la lezione avuta, non potuta scrivere al momento che la ricevo o per troppo grande collasso o per presenza di estranei. In questo caso sono sempre assistita da N.S.G.C., da Maria Ss. o dallo Spirito Santo, i quali sovvengono la mia debolezza mnemonica col ripetermi o suggerirmi come devo dire, a seconda che sono parole udite o visioni contemplative viste.

Io stessa, se sento mancarmi l’assistenza dei miei Ss. Aiuti, non tento [di] scrivere o descrivere e attendo la loro venuta a farlo, perché capisco che da me non saprei che dare parole e descrizioni non perfettamente corrispondenti al visto e udito, per mia incapacità di descrivere le visioni soprannaturali o ripetere le sublimi lezioni della Sapienza e della Sposa e Madre della Sapienza.

Perciò si tenga per certo che quanto ho fissato nei quaderni corrisponde esattamente a verità.

Anche nelle correzioni dei dattiloscritti ho l’assistenza di N.S.G.C. per quanto è Vangelo, e dello Spirito Santo per le altre lezioni (Messe angeliche e Epistole paoline, o altre lezioni dalla Bibbia).

2. Dichiarazione dell’origine soprannaturale della conoscenza di tutte le verità scritte.

E mentre con riconoscente adorazione ringrazio Dio e Maria della loro assistenza, dichiaro altresì che quanto ho conosciuto soprannaturalmente e fissato sulla carta, sulla Vita di Maria e del suo Divino Figlio, sulla Unità e Trinità di Dio, sull’Immacolato Concepimento di Maria e sulla sua Verginale Maternità, avvenuta per opera di Spirito Santo, sulla sua integrità verginale eterna, sulla sua Assunzione beata, sull’Incarnazione, Passione, Risurrezione e Ascensione del Verbo, sulla Chiesa Apostolica, sui Sacramenti, sui Novissimi, su tutto quanto insomma è articolo di fede per un cattolico fedele, l’ho conosciuto per solo mezzo soprannaturale e non per me sola, ma per grazia e salute universale.

E poiché l’ho ricevuto per tutti, dò, senza nulla trattenermi, quanto ho ricevuto. E dò all’Ordine che Gesù Cristo ha scelto per essere tutore e amministratore di questo soprannaturale tesoro sapienziale.

3. I Motivi di Dio per questa rivelazione.

I motivi di Dio per questa scelta sono noti completamente a Dio e alla Madre di Dio, i quali me li hanno enumerati. Ma io posso dirne solo una parte.

Questa: che la Parola divina, nuovamente effusa e data all’Umanità per fortificarla nell’ora delle semi tenebre, precorritrice dell’ora di tenebre, che essa attraversa, come fu data ad Israele attraverso Maria e con la tutela di Giuseppe, e ancora da Maria fu poi data alle turbe, altrettanto viene data ora per mezzo dell’Ordine dei Servi di Maria – al quale la piccola Maria, il Portavoce, appartiene – e con la tutela dell’Ordine, in questo caso servo della Parola come Giuseppe e, come Giuseppe, suo tutore. Ed è volere divino che l’Ordine di Maria abbia per la Parola i sentimenti di Maria Ss. e di S. Giuseppe, servi perfetti di Dio.

35. La Ss. Trinità un solo Dio in tre persone distinte[77].

1. Il Prologo del Vangelo di Giovanni[78]

In principio era il Verbo e il Verbo era in Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio con Dio.

Tutto quanto fu fatto, per mezzo di Lui è stato fatto, e senza di Lui nulla di ciò che fu fatto è stato creato.

In Lui era la Vita, e la Vita è la Luce degli uomini. E la Luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno compresa.

Ci fu un uomo mandato da Dio il cui nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla Luce perché tutti credessero in Essa per mezzo di lui. Egli non era la Luce, ma era stato mandato per rendere testimonianza alla Luce. Alla vera Luce, quella che illumina ogni uomo che viene in questo mondo.

Il Verbo era ormai nel mondo, ma il mondo che era stato fatto per mezzo di Lui non lo conobbe. Venne alla sua Casa e i suoi non lo ricevettero. Ma a quelli che l’accolsero credendo al suo vero Nome diede il diritto di diventare figli di Dio. Costoro non sono generati da sangue e carne né da volere d’uomo, ma (per Gesù Cristo) in Dio sono nati.

E il Verbo si fece carne ed abitò fra noi e noi ne abbiamo contemplata la gloria che questo Unigenito Figlio del Padre riceve, piena di Grazia e verità.

E Giovanni testimoniò di Lui proclamando: “Questo è Colui che vi ho annunziato dicendo: Colui che verrà dopo di me in verità mi ha preceduto, perché è da prima di me”.

Dalla pienezza della sua Perfezione noi tutti abbiamo ricevuto e grazia sopra Grazia. Perché da Mosè abbiamo avuto soltanto la Legge, ma la Grazia e la Verità sono state diffuse da Gesù Cristo. Perché nessun uomo ha mai veduto Iddio, ma è l’Unigenito Figlio che sta nel seno del Padre che lo ha rivelato.

2. Dio il Padre come Dio il Figlio

Non Due Nature, ma Una sola. Non Una sola Persona, ma Due. Uguali per Natura. Diverse per rapporti personali di generazione. Un solo Essere, pur essendo due Persone distinte.

Perciò Dio il Padre, come Dio il Figlio, e formanti Un solo Dio. Eterno il Padre come eterno il Figlio.

Onnipotente, infinito, perfettissimo il Generato come il Generante.

Un solo volere, sapere, potere dei Due, pur essendo reciprocamente indipendenti nell’azione; volendo, sapendo, potendo il Verbo come vuole, sa e può il Pensiero che lo ha generato contemplandosi nelle sue perfettissime Perfezioni, e comprendendosi, poiché solo Dio può comprendere Dio, ed esultare nel vedersi.

Ed in questa esultazione generare la Luce, la Vita, perché fossero e creassero, moltiplicando la gioia amorosa di Dio che sfavilla nel poter effondere il suo amore su infinite creature, dando a tutte provvidenze, dando alla creatura fatta a sua immagine e somiglianza Sé stesso e il suo Regno, per poter circondarsi di un popolo di figli, illuminati, durante il tempo, dalla Luce perché possano conoscere, servire, amare il Signore, letificati dal godimento eterno della visione beatifica di Dio oltre il tempo.

Né il Verbo Generato è soggetto per inferiorità di relazioni al Pensiero Generante, ma è soltanto spontaneamente ubbidiente per amore santissimo di Figlio Divino al Padre suo che lo ha divinamente generato.

Perché è l’Amore quello che fa delle Persone distinte “Una sola cosa”. La Unità della Trinità è per lo Spirito Santo di Dio, ossia per la Carità che è lo Spirito del Signore. Spirito Ss. di Dio Ss.

3. Il Figlio

Il Figlio, esultando nel seno del Padre, che esulta contemplando il suo Verbo e vedendo ogni creatura nella Luce da Lui generata, alla quale ha comunicato la Sua Vita ed ogni altra sua proprietà, meno quella sua propria di Padre; così come ogni creatura, dotata di spirito e di ragione, può conoscere sufficientemente Dio suo Creatore per la generazione eterna del Verbo e per la sua Incarnazione nel tempo, essendo nel Verbo Increato e nel Verbo Incarnato visibili tutte le mirabili perfezioni del Padre Iddio.

Nel Verbo Ss. tutto è presente della inconoscibile verità dei Cicli e della meravigliosa storia dei destini dell’uomo, e per il Verbo l’uomo può conoscere, essere reso atto ad amare e predestinato a possedere Dio, Colui che è l’Incomprensibile, ma che la Luce rivela in maniera conveniente perché l’uomo lo conosca e si salvi amandolo, avendo per questo amore la Vita.

4. Il Padre.

Il Padre, compiacendosi dell’esultanza volonterosa del Figlio, immagine della Sua sostanza e splendore della Sua gloria, Fattore di ogni cosa fatta, Autore della rigenerazione dell’uomo alla vita soprannaturale.

5. Lo Spirito

E per questo reciproco esultare e compiacersi l’Uno dell’Altro, l’Uno nell’Altro, essendo dal principio senza principio Dio con Dio, Dio in Dio, ecco procedere l’Amore, Colui che darà, al tempo giusto, una Carne al Verbo Eterno, facendo del Figlio di Dio il Cristo, sempre Una sol cosa col Padre, ma non più una sola Natura in Due Persone, come era al principio, sibbene due nature nella sola persona dell’Uomo Dio, vero Dio nella sostanza del Padre dal quale mai si disunì, e vero Uomo per la sostanza presa dalla Madre.

6. Tutte le cose sono state fatte per mezzo del Verbo

Tutte le cose sono state fatte per mezzo del Verbo, volendo il Padre che tutte le cose che per mezzo del Verbo hanno avuto vita, tutte gli fossero sottoposte, e i cieli cantassero le sue lodi, i firmamenti lo incoronassero di astri, la terra fosse sgabello ed incensiere posto ai suoi piedi, le acque facessero un lavoro di zaffiri pari a quello visto da Mosè ed Ezechiele[79] sotto il trono di Dio, e le creature dotate di anima spirituale e ragionevole lo benedicessero con riconoscenza, per la duplice vita avuta per mezzo di Lui.

7. Il Verbo ha dato la Vita eterna.

Egli in verità ha dato ad esse non soltanto l’esistenza temporanea, ma anche la Vita eterna, essendo Egli il Vivente e il Redentore che ha dato la sua vita nel tempo perché ogni uomo avesse diritto alla vita nell’eternità. E di comunicare questa vita Egli si compiace. E la comunica a seconda della natura e del fine della cosa creata per il volere onnipotente del Padre.

Infinitamente si compiace di poter comunicare la Vita soprannaturale agli uomini, e comunicarla nella misura giusta, perché non sia vilipesa e dispersa questa Gemma divina, né sia scarsa là dove la buona volontà porta un uomo sulla via della perfezione, e la dà con infinita e perfetta Sapienza perché ogni creatura che tende istintivamente al suo Creatore abbia nel tempo una conoscenza intuitiva di Lui e della Legge che a Lui conduce; e abbia nell’eternità il premio assegnato a coloro che vissero nell’amore e nella giustizia.

8. Egli è la Luce che illumina ogni uomo.

E, Figlio del Padre delle Luci, e Luce Divinissima Egli stesso, avendo ricevuto dal principio senza principio della sua generazione la proprietà di essere la Luce per ogni uomo che viene in questo mondo, Egli ogni uomo illumina perché veda il Signore, presente nelle molteplici meraviglie del Creato, e lo riconosca nella Voce risuonante nell’interno dell’uomo, nella misteriosa legge incisa dal dito di Dio sulle spirituali pagine dell’anima, nella coscienza, maestra che insegna, sprona, rattiene o rampogna. Misericordioso vestigio lasciato da Dio del dono di scienza perfetta dato ad Adamo perché sapesse distinguere il Bene dal Male, e freno messo all’io, non più fortificato dal dono dell’integrità, perduta come la scienza ai piedi dell’albero fatale, perché l’uomo, vedendo il Supremo Bene nel raggio dell’amorosa Luce Divina, sappia Quello volere e non altro, ed abbia così la gloria dei figli di Dio.

9. Il Verbo è Vita, è Luce, essendo il Verbo Grazia.

Il Verbo è Vita, il Verbo è Luce, essendo il Verbo Grazia.

E la Grazia è vita divina che si innesta alla vita umana, vita soprannaturale infusa a quella naturale per fare gli uomini capaci da vivere da figli di Dio e perciò partecipi della vita divina.

E la Grazia è raggio transeunte della divina Luce che penetra e inonda, venendo direttamente da Dio, e illumina l’uomo, perché possa conoscerlo intuitivamente, e lo accende, perché lo possa amare. Senza la deificazione ottenuta per mezzo della Grazia l’uomo non potrebbe comprendere ciò che tanto eccede le cose naturali e le capacità di comprensione della creatura naturale da essere l’Incomprensibile. Ma la Grazia, elevando l’uomo all’ordine soprannaturale, lo fa capace di comprendere l’Incomprensibile, di conoscere intuitivamente Dio, di amare Quegli che vuole essere chiamato “Padre” e vuole chiamare “figli” quelli ai quali ha dato per fine ultimo il godimento della visione beatifica di Lui e l’eredità del pacifico Regno dei Cieli.

10. La vitale Luce misericordiosa.

Senza la misericordiosa ed inesauribile effusione della Luce della Vita, gli uomini vissuti nei millenni che vanno dalla Colpa alla Redenzione si sarebbero smarriti, ignorando l’esistenza certa di Dio, e sarebbero periti non essendo più mossi da amore.

Ma la vitale Luce misericordiosa, tenendo desto e illuminato nelle anime il ricordo di Dio, suscitò in esse l’anelito al Bene perduto, lo aiutò nel crescere, tanto più lo aiutò quanto più l’anima era istintivamente sitibonda di riunirsi alla Sorgente divina dalla quale era venuta, di modo che condusse e conduce sui sentieri della Vita i giusti, amanti di Dio, fosse Esso il Dio noto del Popolo ebreo, o l’ignoto Dio dei Gentili, o la divinità intuita essere dagli idolatri che adoravano, e adorano, come possono, ma ai quali non è mancato, e non manca per questo loro adorare, che è fede in un Dio esistente, ed è amore per esso, ed è pentimento per le violazioni alla legge morale naturale, l’aiuto misterioso di Dio.

Le misteriose operazioni di Dio nell’intimo delle anime solo Dio e quelli che le ricevono le conoscono. Ispirazioni, impulsi al bene, adorazioni ardenti, contrizioni perfette, creano, durante la vita terrena e sulle soglie dell’altra, per la misericordia di Dio e la buona volontà dell’uomo, prodigi di filiazione divina per i quali coloro che furono giusti e amanti, pur non essendo stati del Popolo eletto prima, del Popolo santo poi (i fedeli cattolici) possono far parte della moltitudine del Popolo di Dio, essendo, prima e dopo dell’avvento di Cristo in Terra, vissuti “da cristiani”, parte perciò dell’anima della Chiesa di Cristo, e quindi “salvati” per i meriti di Lui.

11. Il Batista presantificato nel seno materno.

Né paia eresia. Come il Battista fu presantificato[80] prima che nato fosse, ed ebbe la gloria prima dell’effusione del sangue di Cristo, ma sempre in vista di questa effusione del Sangue divino, del Sacrificio perfetto, della santità del Dio Uomo, altrettanto può darsi che uscendo dall’oscurità della vita terrena, dal seno della terra per nascere alla vita ultraterrena, per passare dalle tenebre del mondo materiale alla luce del mondo spirituale, coloro che mossi da buona volontà seguirono la legge del dovere morale, non per paura dei castighi umani, ma per impulso d’amore spirituale verso l’Immenso Spirito che il raggio di Dio ricordava all’anima ragionevole, abbiano diritto alla vita eterna e ne entrino in possesso, non potendosi pensare che Dio: il Giusto, il Misericordioso, la Carità infinita, il Padre di tutti gli uomini, possa lasciare senza premio coloro che se lo sono meritato.

12. Quelli che non vollero comprendere la Luce.

Ma la Luce, splendente, con misericordia, durante i millenni dell’attesa, fu accolta da pochi giusti, mentre incompresa da troppi che erano “abissi informi e vuoti avvolti nelle tenebre”[81], ossia sepolcri di spiriti uccisi dalla sfrenatezza dell’uomo carnale nel quale la concupiscenza triplice ha spento ogni luce, non solo divina ma anche ragionevole.

E come agli inizi della Creazione le tenebre che coprivano l’abisso informe e vuoto della Terra non compresero la bellezza, potenza e grandezza dell’elemento luce, principio indispensabile al formarsi del Creato, così altrettanto agli inizi della Redenzione – e inizio s’ebbe dal principio dell’esistenza umana dell’uomo decaduto, pur essendo vero e reale inizio l’avvento del Cristo sulla Terra, e inizio più completo il tempo della sua predicazione, e inizio perfetto il dì di Parasceve – le tenebre: gli uomini oscurati dalle concupiscenze, non compresero la Luce.

Non vollero comprenderla i libidinosi del censo e del potere. Non potevano comprenderla i sopraffatti dal senso.

13. Per quelli fu mandato l’angelo precursore.

Ma più per questi che per quelli Dio mandò un uomo senza peccato, il profetizzato dai Profeti come “angelo precorrente l’Angelo del Testamento”, come “voce gridante nel deserto” dei cuori aridi di Grazia, come il Precursore inviato “a preparare le vie del Signore”, ad invitare gli uomini a penitenza, perché si aprissero le orecchie del loro spirito ad intendere la Parola, e le pupille del loro spirito a vedere la vera Natura di Gesù di Nazareth: il Cristo.

Giovanni non era la Luce. Ma per la Grazia avuta mentre ancora era nel seno materno, e conservata con l’innocenza e penitenza perfette della vita, era in grado di vedere la Luce chiusa nella Carne dell’Uomo, e di testimoniare perciò che quell’Uomo era la Luce Vera discesa dal Cielo, mandata dal Padre ad illuminare ogni uomo, e che andava seguito credendo alla sua Verità per avere salvezza, accogliendo la sua Parola per essere accolti da Lui come suoi discepoli, ed essere così rigenerati figli di Dio.

Ma nonostante la testimonianza data da Giovanni al mondo d’Israele e al resto del mondo rappresentato dai Gentili presenti fortuitamente in Palestina nell’anno decimoquinto dell’Impero di Tiberio Cesare, le genti, che erano state fatte per mezzo del Verbo, non lo conobbero per ciò che Egli era.

14. Ma i suoi non lo accolsero.

Pochi, sui moltissimi, accettarono la testimonianza di Giovanni, la testimonianza degli avvenimenti connessi alla vita del Cristo, la testimonianza della sua vita e dei suoi miracoli, la testimonianza del Padre e dello Spirito Santo. I più non lo vollero conoscere. E quando Egli si volse particolarmente a quelli della sua Casa – sua secondo il Sacerdozio, essendo Egli stato costituito dal Padre Sommo Sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec, e sua secondo la nascita in Betlem Efrata – non fu accolto. Ma anzi fu trattato come uno straniero, odiato come un nemico, accusato come un colpevole, proscritto come un ribelle, maledetto come un indemoniato, e infine imprigionato e consegnato al Proconsole perché fosse giudicato reo di morte come sovvertitore del popolo e bestemmiatore sacrilego, e trascinato a morire, mediante il supplizio infamante della croce, fuori delle mura della Città non più santa, come un ladrone omicida.

15. Ecco i figli di Dio.

Ma a quelli che lo accolsero, allora e nei secoli, ai poveri di spirito, ai mansueti, a quelli che piangono, ai desiderosi di giustizia, ai misericordiosi, ai puri di cuore, ai pacifici, ai perseguitati, ai piccoli, ai pentiti, a quelli che lo amarono credendo nel suo vero Nome e accolsero in cuore la sua Parola e la sua Legge, Egli rivelò il Padre e il Regno, e quanto è da farsi per possederli, insegnò la Verità, comunicò la Vita, infuse la Grazia e le Virtù, instaurò in essi il regno luminoso di Dio, onde figli di Dio tornassero ad essere e con pieno diritto potessero essere così chiamati.

Di questi il Verbo, dopo essersi fatto loro Fratello nell’Umanità, si è fatto seno fecondo, accogliendoli nella sua amorosa e feconda immensità, incorporandoli a Sé perché essendo in Lui fossero nel Padre.

16. Ecco l nuova famiglia del Padre.

E dopo averli così ricreati dà alla luce questi nuovi figli di Dio, li dà con grida, lacrime e dolore della sua Umanità, con esultanza della sua Divinità, dicendo al Padre le perfette parole della sua orante e perpetua offerta: “Ecco, o Padre mio, questa tua nuova famiglia, il tuo popolo santo. Essi sono miei, perché Tu me li hai affidati, ma Io te li dono perché ogni cosa mia è tua, ed ogni cosa tua è mia. Te li dono perché ti glorifichino così come mi hanno glorificato riconoscendomi per quello che sono, accogliendo la tua Parola, credendo che Io vengo da Te e che Tu mi hai mandato. Ma in Me ancora li tengo perché Tu in Me: Gesù Cristo, li veda, così come già li vedesti dal principio in Me, Verbo Increato, ed essendo in Me, ancora una sol cosa con Te siano, così come Io sono in Te, e come Noi Due siamo una sola cosa”[82].

17. La generazione dei figli di Dio.

Questa è la generazione dei figli di Dio.

Essi non sono figli per essere stati concepiti, formati e dati alla luce per voglia di carne e sangue d’uomo, ma vengono generati dallo Spirito, e spiritualmente, per la fede, la carità, la vita nel Cristo-Vita.

Il Verbo Incarnato, Gesù, Luce del mondo, li dà alla luce. Perciò da Dio sono nati essendo il Verbo un’Unica Cosa col Padre che genera per potenza d’amore infinito.

Ecco dunque che così come nell’eterna generazione del Verbo e nella sua Incarnazione nel tempo, il Fattore generativo fu l’Amore: prima di tutte le sue Perfezioni, la sua Perfezione di Natura dopo la quale tutte le altre poi vengono, anche nella rigenerazione dell’uomo è ancora l’amore la potenza che crea la ricreazione dell’uomo a figlio di Dio, la vita dell’uomo in Dio e il Regno di Dio nell’uomo, perché senza il divino amore non ci sarebbe stata la redenzione, e senza l’amore dell’uomo a Dio e alla sua Legge di carità non ci può essere unione con Dio, Dio nell’uomo e l’uomo in Dio.

Prima della venuta del Verbo il mistero di Dio era così nascosto che l’uomo aveva, da esso, ostacolo all’amare. Ma da quando l’eterno Verbo del Padre lasciò il Cielo per abitare, Uomo fra gli uomini, coi fratelli, l’ostacolo venne rimosso, perché lo splendore di Dio, la verità del suo Essere, la sua potenza, le sue perfezioni infinite, la sua misericordia e il suo amore, rifulsero agli occhi degli uomini essendo tutto gloriosamente manifesto nell’Unigenito Figlio del Padre, che dal Padre tutto aveva ricevuto, e manifestato con pienezza di Grazia e di Verità.

18. Testimonianze.

E non bastando ancora, ad abbattere totalmente l’ostacolo dell’incertezza sulle verità di Dio, la Parola Ss., il suo esempio, le sue opere, quelle opere che Egli compiva perché il Padre gli aveva commesso di compierle, non bastando la testimonianza del Padre data con la Voce e con il benedire del suo consenso ogni atto o richiesta del Figlio, ecco la parola dell’uomo venerato da Israele come Profeta grande tanto da essere creduto il Cristo: “Questi è Colui che, pur essendo venuto dopo di me, mi ha preceduto, perché è da prima di me”.

E veramente “da prima” di ogni creatura è il Verbo, essendo stato generato avanti d’ogni creazione ed avendo il primato, anche come Figlio dell’Uomo, in ogni perfezione naturale e soprannaturale, Lui perfetto come Dio e perfetto come Uomo, superiore agli Angeli, uguale solo al Padre suo.

E per questa sua duplice perfezione di Dio e di Uomo tutti gli uomini hanno ricevuto, e riceveranno sino alla fine dei secoli, grazie d’ogni genere, oltre che la Grazia, necessaria per conseguire la gloria alla quale l’amoroso desiderio di Dio ha predestinato l’uomo.

19. Per Mosè la Legge, per Gesù la Grazia e la Verità.

Quanto la Luce Santissima: il Verbo, ha donato agli uomini, supera infinitamente quanto Mosè ottenne per gli uomini. Perché per Mosè l’uomo ottenne la Legge, ma dal Cristo gli uomini ottengono di potere praticare la Legge non per timore ma per amore, adorando così Iddio in spirito e verità.

Sono la Grazia e la Verità diffuse da Gesù Cristo che hanno fatto gli uomini sapienti di Dio, e perciò di Lui filialmente amorosi.

Perché tanto più si ama quanto più la cognizione è certa. Non si può amare chi non si sa di sicuro che esista e che accetti l’amore che gli è offerto. Tanto più si ama quando si è certi che colui che si ama ci ama, non il doppio né il centuplo, ma senza misura.

L’uomo d’Israele, per tradizione, l’uomo giusto d’ogni popolo per soprannaturale illuminazione, sentivano esservi una Divinità provvida, onnipotente, eterna, creatrice di tutte le cose naturali, e anche dell’anima immortale, e l’uomo d’Israele inoltre per fede attendeva anche il Messia promesso dall’inizio dei tempi.

20. L’idea messianica e il culto alterati.

Ma la carnalità dell’uomo decaduto dalla grazia aveva alterato l’idea messianica, e da spirituale quale era ne aveva fatto un’idea puramente umana. Per questo anche i migliori d’Israele avevano una cognizione molto parziale di Dio. Poco sapendo poco amavano. I migliori temendo eccessivamente il Dio terribile del Sinai. I peggiori irridendosi di Lui e della sua Legge, nonostante le pompose esibizioni di un culto tutto esterno.

E poco amando poco sentivano Dio nei loro cuori, credendosi perciò poco amati. E credendosi poco amati poco osavano tendere all’Amore che essi credevano soltanto Rigore di infinita Maestà. La loro mente non poteva concepire un amore divino grande sino ad immolarsi per l’amore dell’uomo e per il suo bene soprannaturale.

21. Gesù Maestro e Redentore.

Ma Gesù Cristo, l’Unigenito Figlio di Dio, con la sua Parola e con le sue azioni, con tutto Sé stesso, ha rivelato il Signore nella sua Verità.

Egli, che lo conosce perfettamente perché è nel seno del Padre, ha svelato l’infinito amore di Dio che è giunto a dare il suo Unigenito perché fosse immolato per restituire la Grazia, ossia per dare Sé stesso agli uomini, per reintegrare gli uomini, discesi all’ordine naturale, nell’ordine soprannaturale.

Egli ancora, e per la Grazia e per la sua Parola, li ha tutti ammaestrati. Da Dio, come è detto dai profeti, perché tutti conoscessero il Tutto. E con tutta la sua vita di Figlio dell’Uomo, di Maestro e Redentore perché tutti conoscessero il Padre che è Dio ed è Padre universale.

22. Gesù ha rivelato il Dio Uno e Trino in tutta la sua pienezza.

A tutti quelli di buona volontà Gesù ha rivelato l’incomprensibile mistero di Dio. Tutto quanto è nascosto, dell’Incomprensibile Natura e delle sovra onnipotenti perfezioni divine, Gesù in Sé e per Sé lo rende visibile e cognito.

Solo quelli ostinati nell’impenitenza e nella superbia ribelle poterono e possono, dopo la manifestazione finale dell’Uomo-Dio, negare ancora di aver conosciuto Dio. Egli alla loro sarcastica domanda sempre risponde: “Sono il Principio che vi parlo” assicurando: “Per l’innalzamento del Figlio dell’Uomo voi conoscete chi sono” e questa assicurazione ha la sua conferma nei segni tremendi che accompagnarono la sua Morte e nella sua Risurrezione.

Né ha più scuse il perseverare dell’Umanità nella incredulità e ignoranza nate dall’odio.

Perché la Luce ha ormai balenato con tutta la sua potenza di Dio, rivelando il Dio Uno e Trino in tutta la sua onnipotenza, sapienza e bontà perfettissime, né quella Luce si offuscherà in eterno.

Dettato il 25 luglio 1948.

36. Gruppo di brevi scritti
con date diverse
[83].

1. Lo Spirito Santo essenza di Dio.

Lo Spirito Santo è lo Spirito Ss. del Ss. Increato, Purissimo Spirito che è il Signore. L’essenza di Dio, il suo principale attributo è la Carità. Ecco: il fuoco della Carità Divina, l’immenso, perfettissimo Fuoco della Carità Divina, che genera il Figlio e per il Figlio tutte le cose create, sia mortali o peribile, sia immortali (lo spirito nostro e gli angeli) e tutte vede nella Carità e a tutte provvede, è il Santo Spirito di Dio.

Come in noi l’anima è lo spirito nostro, così l’anima di Dio (mi si conceda il paragone) è l’amore, è l’amore che anima Dio in tutte le sue azioni così come in noi è lo spirito che anima la carne e ci dà somiglianza con Dio.

Senza il suo Spirito Santo Dio non sarebbe più Dio perché non sarebbe più amore.

(Questo è ciò che la Luce mi ha fatto comprendere).

2. Elenco dei brevi scritti con date diverse

225-7 (il grande dettato sul I cap. di S. Giovanni).

«E sono sicuri che sia stato sepolto sul Vaticano».

29-7. Le anime amanti e i cigni.

1-8. «Ricordati che c’era l’Ostrianum per i martiri».

4-8-48. Ai Vescovi… (!).

[? -]8-48 «Scrivi a M. Baroneschi».

«S. Pietro evangelizzava all’Ostrianum…».

27-8, ore 16-19-22

Visione di S. Pietro e parole angeliche sul luogo dove fu portato dopo morto.

29-8. «Quale e se fu provata [?] Maria Ss.».

37. Allegoria dei cigni[84].

1. Le anime amanti e i cigni.

Dice Gesù, e mi consola:

«Hai mai visto i cigni su un limpido specchio d’acqua? Vanno, e pare che neppure la turbino nel solcarla tanto è pacifico il loro andare. Non vogliono però che acque pulite, perché la loro bella piuma non si insozzi. Vanno e sembra cerchino le zone baciate dal sole a preferenza di tutte le altre. Là giunti, si fermano. Sono immobili come sculture posate su uno specchio verdazzurro. Sembra che contemplino la bellezza del firmamento che si rispecchia nell’acqua o che si empiano la piuma di sole per farla più candida e forte.

Ma non c’è solo la contemplazione e l’amore, per il firmamento e per il sole, per i candidi cigni. Anche la fame ha i suoi stimoli e li spinge a cercare cibo, perché è della creatura il doversi nutrire per vivere. Immergono allora il becco e il lungo collo entro le acque e frugano nel fondo melmoso, afferrano la preda e fuggono per sfuggire all’acqua che si intorbida per la ricerca del cibo. Vanno in cerca di nuove zone limpide e solari dove contemplare firmamento e sole, e prima di andarvi si sciacquano il becco e il capo perché fango non resti a velare la pupilla e a lasciar sapore di fango, sul palato.

Così fanno e poi, quando il misterioso appello dell’istinto li chiama ad altri paesi, aprono le grandi ali, si sollevano nell’aria e puntano diritto verso la meta. Talora l’insidia li colpisce per via, ma se la violenza non li abbatte alla meta essi vanno.

2. Anche le anime amanti sono come i cigni.

Navigano sulle limpide e placide acque dell’amore, e vanno pacifiche perché chi è con Dio è in pace. Vanno e sempre cercano di porsi sotto il diretto raggio del loro Sole che li fortifica. Non contemplano che il Cielo e quello vedono riflesso anche sulle cose di quaggiù, perché il loro amore fa vedere il loro Dio in ogni cosa e creatura.

Non vogliono acque melmose, sfuggono gli intrichi di liane dove s’annidano animali lubrici (sensualità). Ma sono ancor creature e devono mordere ancora il fango per nutrire il fango (la carne) e talora può loro accadere di mordere a cibi troppo fangosi o nutrirsi troppo. Ma se anche l’umanità li obbliga a tuffare il capo nel fondo melmoso (contatti col prossimo, contrasti, affetti, inimicizie) perdendo per qualche istante di vista il Cielo, se il fango intorbida la loro vista e così par loro offuscato il Sole, se l’acre sapore del fango resta sul palato ed eccita improvvisi appetiti strani, o reazioni di nausea, non si sconfidano. Imitano il cigno. Si sciacquano dal fango, si purificano, cercano nuove acque limpide, cercano nuovamente il loro Sole. Sopportano l’umanità propria e altrui nei suoi inevitabili lacci e veli. E poi? Oh! e poi pacifici e mondi si fissano di nuovo nella contemplazione del Cielo sotto il raggio del loro bel Sole.

E quando il misterioso appello dei Cieli chiama il loro spirito alla perfetta pace, si staccano da tutto che Dio non sia e aprono le ali salendo. E se l’insidia di chi li ha a noia, perché la loro esistenza è richiamo e rimprovero, potenti anche se muti, a quelli che son carne, sangue, ventre, fango, tenebre e sordità, li colpisce con la rete o con l’arma per rallentarne il volo, sono più fortunati dei cigni. Perché Io li raccolgo e li medico, li libero perché mi servano, mi diano gioia, mi amino ancora…

Oh! i bianchi cigni, le bianche anime amanti, sparse a farmi gradevole questo mondo dove è troppo fermento di fangosa, velenosa, putente umanità, anzi: animalità, come li amo, come li cerco, come li benedico!

Non si sconfidino se l’umanità li costringe ancora a mordere il fango per il fango, a sentire il sapore della melma sulle labbra che sanno il sapore del mio bacio. Sopportino e si sopportino. Pensino che Io ho detto che ciò che entra dalla bocca non contamina l’uomo, ma è quel che è nel cuore che lo contamina[85]. E nel loro cuore non può entrare contaminazione perché pieno è il loro cuore di Me. Sarà un rigurgito, sarà una nausea, sarà un tossico… La Terra è luogo di pena, esilio e veleno. Ma le acque dell’amore coprono il fondo melmoso e detergono.

3. Dolce cigni dell’amore.

Bevete le mie acque, dolci cigni dell’amore, e non temete.

E se l’odio vi uccide, non perite voi, là al suolo, come i cigni colpiti dai cacciatori. Ma anzi più rapido si fa il vostro venire là dove il misterioso appello dei Cieli vi chiama. Più rapido e assoluto. E dalle acque dell’amore, placide e limpide, che vi rispecchiano il Cielo, dal bacio del raggio divino passate alle acque dei fiumi eterni, all’abbraccio dell’eterno Sole, né più violenza d’uomini vi impedirà la contemplazione e il venire, né umanità intorbiderà visione e darà nausea più.

Sopporta. Questo fango ti farà sentire più dolce il sapore di quel convito eterno in cui chi amò si sposa all’amore e siede con lo Sposo, né tempo né odio lo separano da Lui. Sopporta, sopporta!».

38. Contro i Sacerdoti farisei
del ventesimo secolo
[86].

1. L’Opera è versione esatta di Gesù storico

Dice Gesù:

«A quei signori che pretenderebbero che Io: Verità, Io che mi conosco e tutto conosco di mia Madre, avessi dato di Me e di mia Madre una versione snaturata, ricalcata sulla povera traccia appena visibile della realtà che Noi fummo, ma conforme a quella irreale, slavata, disforme dal vero, che in 20 secoli gli uomini si sono data, e che è valsa ad annullare il vero Gesù Cristo e la vera Maria di Nazareth, che è valsa a far sorgere tutte le eresie, a creare il terreno per tutti i distacchi di cristiani dal Corpo Mistico, tutte, dico tutte le eresie e le mutuazioni di questo e in questo Corpo Mistico, Io chiedo che dicano in maniera accettabile non da te, povero nulla, ma da Me, Maestro dei maestri, le ragioni per le quali e sulle quali appoggiano i loro scandalizzati sdegni per la mia richiesta di aiuto di preghiere fatto a mia Madre; per il nostro intenso amore reciproco; per il suo soffrire acuto; per tante altre cose (i miei contatti coi Gentili, le mie manifestazioni di potenza irata, e così via).

Avanti! Ed Io risponderò. E dò un anticipo di quelle risposte.

2. Rimprovero ai contraddittori dell’Opera.

E comincio col rimproverare quelli che hanno costantemente messo sotto le loro calcagna le mie direttive, le mie volontà. Non sanno che solo Io so ciò che è bene e che a nessuno come a Me preme che quest’opera vada a coloro per i quali l’ho data: i piccoli del gregge, perché i “grandi” di esso hanno, nel pasto della loro quotidiana superbia, di che empire il loro ventre?

3. Le ragioni sono scritte al termine dell’Opera.

Al termine dell’opera ho dato le ragioni di essa e ho risposto in anticipo alle stolte e superbe eccezioni di ora. Quelle ragioni e non altra cosa andavano fatte conoscere. Non i pizzichi di questo o quel brano, una tessera del meraviglioso mosaico che rappresenta la vita mia e di mia Madre, e che presa così, a caso, non è che un pezzette di colore e valore relativo, talora incomprensibile o creduto tale, mentre è necessario e bello nel quadro generale. Ma si è voluto autogiudicare il meglio da farsi e censurare le linee date dal Maestro.

4. È diritto di ogni figlio chiedere aiuto di preghiere a sua madre.

Ora Io chiedo, a quelli che trovano poco men che eretica la richiesta di Gesù, a sua Madre, di aiutarlo con la preghiera: “Come allora spiegate che Io mi sia ritirato in preghiera nei momenti più gravi della vita (nel deserto, nel Getsemani)? Come che Io abbia chiesto a tre uomini (Giovanni, Pietro, Giacomo) di vegliare e pregare in unione spirituale con Me? Come che abbia sempre ricorso all’orazione prima dei principali miracoli, o delle lotte più fiere coi miei nemici (Lazzaro, prima e dopo la congiura per tentarmi al trono)? E perché ho pregato che si allontanasse il calice e perché ho urlato sulla croce il mio ‘Eloi! Eloi, lamma shebactani'”?

Quella frase, sulle labbra di chiunque che Io non fossi, avrebbe avuto tono e confessione di disperazione. Sulle mie fu “desolazione infinita”, schiacciante al punto da risolvere la mia tortura in rottura dei vasi del mio cuore schiacciato dall’abbandono paterno.

Perché piansi? Perché gridai? Perché?

Perché ero “l’Uomo”. Dio non poteva essere abbandonato da Dio, non poteva annullarsi l’eterna unione che fa del Padre e del Figlio “una sola cosa”. Ma ero l’Uomo. E l’Uomo dovette essere santo per sua volontà, e subire il supplizio redentivo – oh! non limitato alle 17 ore, dal giovedì all’ora di nona del venerdì! – subire il supplizio da uomo per redimere l’Uomo: tutta l’umanità.

La preghiera di mia Madre era potente perché Ella è dall’eternità e per l’eternità l’amatissima di Dio. L’ho chiesta, e in anticipo, per sorreggere il mio penare d’uomo.

Non lo capite, o dottori difficili, degni discendenti delle famiglie di Anna e Caifa, Sadoc, Eleazar, Canania e loro consorti? Voi che mi respingete, che mi sconoscete come quelli, mentre mi ripresento a voi col mio amoroso e dolente grido: “Ho pietà di queste turbe”.

Mi spiegate perché doveva essere interdetto a mia Madre di dire la preghiera che Io ho insegnato a peccatori e a morenti, e che sta bene su ogni labbro, in ogni cuore, perché, se è giusta su quello e in quello dei peccatori, è grido che penetra i Cieli e ottiene pietà per i peccatori se detta da chi è innocente? E chi più innocente di Maria, mia Madre, fra tutti i nati di donna?

E che eravamo Noi: Io e mia Madre? Il nuovo Adamo, la nuova Eva, i generatori del nuovo popolo dei figli di Dio. Ecco che Noi, altari di offerta accettevoli, sacerdoti di preghiera perfetta, abbiamo potuto, possiamo aver potuto dire con perfetta giustizia la preghiera per tutta l’Umanità, per tutto il popolo dei fratelli nostri per la natura comune ad Adamo, chiedendo remissione dei “nostri” peccati di uomini, nostri non perché individuali, ma nostri come membri della società delle genti.

Anche voi c’eravate, in quella preghiera. Anzi più per voi che per altri pregavamo, contemplandovi allora per quanto siete ora. Pregavamo che foste perdonati di non riconoscermi e di respingermi mancando alla carità verso Me vostro Dio. Pregavamo che foste perdonati per l’anticarità e l’ingiustizia verso il mio strumento, che è vostro prossimo, e prossimo che non vi ha mai nuociuto. Voi siete senza i due amori comandati.

5. Le parole censurate nell’Opera si trovano scritte nei vangeli

5E dite, voi signori che cercate pretesti come gli antichi per poter nuocere e addolorare, come giudicate il “Magnificat” ad esempio, voi che, se Io e mia Madre ci amiamo e ci chiediamo vicendevole preghiera dite che è eresia? Se il mio portavoce, sotto mia dettatura, avesse scritto “da questo istante tutte le genti mi diran beata perché grandi cose ha fatto in me Colui che è potente”, voi gridereste: “questa pazza fa apparire Maria, l’Umilissima, piena di superbia”. Direste così.

Non lo potete dire perché lo riporta l’evangelista e dovete chinare il capo[87]. Ma non lo chinereste se lo avesse scritto, per averlo sentito sgorgare dal labbro di Maria, il piccolo Giovanni. Dite forse che è cosa diversa? No. È la stessa cosa, perché quelle parole che censurate nell’opera escono da quelle labbra che voi ammirate, parlanti nei 4 Vangeli: le mie e quelle di mia Madre.

E dite? Come dovevamo amarci per non darvi noia? Chi comandò l’amore reciproco fra genitori e figli? Chi? Dio. E Noi, solo perché eravamo Noi, non ci si sarebbe dovuti amare? Questo amore intenso ci ha forse fatti uscire dalla perfezione della vita? Mia Madre mi ha forse trattenuto nel mio duro compito per causa del suo amore perfetto per Me? Ed Io l’ho forse risparmiata e ho sfuggito il dolore, la fatica e la morte, per un amore disordinato per Lei?

E ancora dite: vi pare “impossibile” il dolore di Maria nei giorni della passione e morte mia? Allora era stolto Simeone che le profetizzò “la spada del dolore trapassante l’anima”[88]? È nel Vangelo di Luca, e voi ci tessete sopra i più poetici discorsi.

E spiegate ancora la vostra eresia perché Io l’accetti. Perché, se Maria nel “Magnificat” si dice “ancella, bassezza dell’ancella di Dio”, non avrebbe potuto pregare per Me? Maria ha sempre pregato, per l’umanità e per il Messia, da quando seppe balbettare le prime parole, e avanti ancora la sua anima piena della Grazia, e perciò dell’Amore, già pregava per l’Umanità ed il Messia.

E se ho insegnato agli Apostoli, e anche a Giuda, e gliel’ho fatta ripetere più volte, l’orazione mia, non avrei dovuto farla dire alla Regina degli Apostoli, alla Madre di tutta l’Umanità? Non doveva pregare perché Piena di Grazia? E allora perché ho pregato Io che ero Dio: la Grazia stessa?

E non vi fa forse scandalo la mia ira contro Giuda, ladro prima che traditore? Eppure che Io: il Mite, ma il Giusto, sapessi esser forte, è detto nei Vangeli. Non conoscete la duplice mia ira nel Tempio contro i mercanti e strozzini? E non conoscete le mie invettive contro i Farisei?

6. L’Opera è per aiutare con la verità e i Sacerdoti ostacolano

In questo tempo nel quale un oscuro esercito di anime vittime sospinge col peso del loro olocausto silenzioso i separati verso il tronco vitale, in questo momento in cui Io aiuto con la verità della mia vita, narrata ampiamente perché cadano tante barriere di errori, di malintesi, di asti, voi ostacolate quest’opera?

7. L’Opera è per colmare lacune e i Sacerdoti ostacolano

7Le lacune dei 4 Vangeli, le versioni che per essere troppo strettamente letterali al testo hanno permesso l’instaurarsi di un terreno propizio alle piante della malafede, degli scismi, delle eresie, delle separazioni, delle negazioni, quelle lacune che in 20 secoli non avete potuto colmare in modo accettabile dalle menti sempre più aperte e più tentate da Satana che mi odia, quelle parole improprie: “Giuseppe non la conobbe sino a quando partorì”[89] e più in là: “Primogenito di Maria, fratelli di Gesù, sorelle di Maria” che creano confusione nei buoni e negazioni nei malvagi, lacune e parole improprie che in 20 secoli non avete saputo colmare o sostituire, audacemente ma santamente, per salvare la fede ed impedire gli scismi e le eresie, Io, dopo 20 secoli, e alla vigilia del tempo dello spirito, della gran lotta fra tenebre e Luce, sono venuto a colmarle, a sostituirle con le parole vere e accettabili.

8. L’Opera è in difesa della Verità, della vita della Chiesa, della Vi di Dio e i Sacerdoti ostacolano

8Io sono venuto in difesa della Verità, della vita della Chiesa e della Via di Dio, da troppi smarrita.

E voi fate ostacolo! Come gli antichi che mi hanno sempre osteggiato ed hanno impedito il mio lavoro nei cuori: voi guardate i bruscoli e lasciate le travi. E contro le travi inciampano i deboli nella fede, e delle travi se ne fanno arieti per abbattere fede e voi.

Ma quando mai fui amato in spirito e verità? Quando la superbia della vita, proprietà del novanta per cento dei grandi del Tempio, ha fatto accettare la mia parola come unica vera?».

39. Sulla tomba di S. Pietro[90].

1. Elenco di appunti con date diverse

[Sotto l’intestazione – scritta su un foglietto applicato come etichetta sulla copertina nera di un quaderno – la scrittrice aggiunge: nel 1952 (inizio) le conclusioni hanno confermato quanto io scrissi nel 1948-49…

E su un foglietto spillato alla pagina di frontespizio del quaderno: L’angelo su S. Pietro

25-7-48 «E sono sicuri che sia stato sepolto sul Vaticano? Tra i pagani, in luogo immondo, e in balìa dei pagani?» 1-8-48 «Ricordati che c’era l’Ostriano per i martiri» 7-8-48 «S. Pietro evangelizzava all’Ostriano e là aveva la sua cattedra»

27-8-1948 «E venuta che fu la notte i cristiani tolsero il corpo di là e lo portarono al primo cimitero cristiano che era l’Ostriano, là dove Pietro aveva evangelizzato, nella prima catacomba scavata in Roma per radunarvi i cristiani, ammaestrarli, impartire loro il Battesimo e gli altri Sacramenti»]


40. S. Pietro in viaggio
[91].

1. Due uomini sulla via.

Vedo due uomini procedere da sud-est verso nord-est per una via campestre che congiunge due vie consolari, dalla caratteristica pavimentazione romana a pietre quadrate. Altre vie sono più lontano e fanno ruota come un ventaglio aperto con l’Appia antica (vedere schizzo).

 

Riconosco essere ad est di Roma perché l’ultima delle vie che vedo, in direzione sud, l’Appia, ha il sepolcro di Cecilia Metella. Perciò è la via Appia.

I due uomini vanno, invece, per questa via campestre, simile a scorciatoia, sassosa, con qualche ciuffo d’erba, tracciata dai passi dell’uomo fra canapacci deserti e incolti.

La città è lontana qualche centinaio di metri, ma la vietta sempre più se ne allontana più procede a nord per sfociare nell’altra via consolare, la più a nord.

I due sono un giovane (30-35 anni) robusto, alto, sbarbato, di nobile aspetto, vestito di lana bianca. Il caratteristico abito, con mantello, dei romani del tempo. Ha una borsa ben gonfia a tracolla.

2. Venerabile Apostolo Pietro

L’altro è un vecchio (75-80 anni) curvo per età e come per vita di fatiche, calvo, gote scavate pallidissime, una rada barbetta bianca come i pochi capelli che fanno una coroncina da orecchio a orecchio intorno al capo, occhi velati, infossati, stanchi, di vecchio, e vecchio afflitto. Ha una veste di lana bigiognola, non molto lunga, forse per non incespicare. Un vestito da popolano. Procede lentamente, aiutandosi con un lungo bastone col quale tasta il suolo, specie là dove sono ciuffi d’erbacce, come se ci vedesse poco e volesse evitare ostacoli di sassi smossi, nascosti fra l’erba, pericolosi al suo piede stanco. Tiene con la sinistra una sacca semivuota che gli pende dietro la spalla.

Il mio interno ammonitore mi dice: «Venera l’Apostolo Pietro».

Ha fatto bene a dirmelo. Non avrei mai riconosciuto nel vecchio scarno, cadente, consumato nell’apostolato, il vigoroso Simone di Giona dei tempi di Gesù. È già trasumanato. Si è fatto, nella sua emaciazione, nobile nel tratto, dolce negli sguardi! Si è spiritualizzato.

Mi guarda col suo occhio stanco, così dolce, ora, così paterno, uno sguardo che non è già più terreno. Non parla. Mai. E non parla l’altro, che però è pieno di venerabondo rispetto per il vecchio Pontefice.

3. Punto dove lascia un segno da ricordare.

S. Pietro si ferma, guardandomi, quando è a circa due terzi della via. Lascia che il compagno vada avanti. Ma lui, S. Pietro, scende nel campo incolto che è a sinistra di chi va verso nord, vi si inoltra diagonalmente un 100, 150 metri (?). Si ferma. Mi guarda fisso come per richiamare bene la mia attenzione. Poi picchia per tre volte col bastone a terra, fra le erbacce. Passa il bastone a sinistra, mi fa un cenno di saluto e, tagliando di nuovo di sbieco il campo, torna sulla stradetta campestre e raggiunge il compagno che è fermo in attesa presso la via consolare più a nord. Si riunisce a lui, fanno ancora qualche decina di metri su essa, e quando sono lontani dalla città direi un chilometro circa, forse meno forse più, scendono in altri campi incolti a nord della via. Direi che il terreno è in discesa perché li vedo scomparire pian piano come chi scende una china. Vanno sempre in direzione nord-est, ma facendo angolo con la via consolare.

Mi scompaiono del tutto dietro un ciuffo di alberelli. Ma ormai vedevo solo il sommo della testa di S. Pietro e dell’altro solo le spalle e il capo. Il posto dove sono scomparsi è a un buon chilometro e mezzo dalla porta dalla quale esce la via consolare, se calcolo bene. Questa via mi sembra diretta verso Monterotondo, se giudico bene, ricordando quando passai in treno.

4. Da quel punto tolsero il corpo e lo portarono all’Ostrianum

Scomparsi che sono, il mio interno ammonitore mi dice, e lo dice come se leggesse su un libro: «Venuta che fu la notte, i cristiani tolsero il corpo di là e lo portarono nel luogo dove Pietro evangelizzava il Signore, che era l’Ostrianum, nel quale già erano deposti i corpi di quelli che avevano confessato col sangue la loro fede in Gesù Cristo durante le prime persecuzioni». Ore 16.

La visione si ripete alle 19 e alle 22,30 sempre uguale.

5. S. Pietro ripete i tre colpi con la mano sul punto da ricordare

527-8-48. San Pietro, solo, mi riappare allo stesso luogo e curvandosi a fatica verso il suolo batte per tre volte con la mano a terra nello stesso punto di ieri.

6. Due vie consolari: Tiburtina e Nomentana.

29-8-48. Alle ore 22 il mio ammonitore mi dice il nome delle due vie consolari congiunte dalla stradetta. Quella più a sud è la Tiburtina e nei suoi pressi sono gli archi di un acquedotto. L’altra più a nord, sulla quale ha camminato S. Pietro prima di scendere nell’altro campo e scomparire, è la Nomentana.

7. Ricordare l’Ostrianum

7-9-48. La voce angelica dice: «Ricordati dell’Ostrianum».

41. La tomba di S. Pietro[92].

1. Un interno di catacomba.

Un interno semioscuro di catacomba. A malapena distinguo le linee generali. Non so in che punto cardinale perché, essendo là dentro, non ho punti di orientamento. Sono in un ambiente largo su per giù 6 metri e lungo almeno il doppio. Nel lato stretto, direi a nord, è abbozzato sulla… parete un accenno di figura di Gesù. Ma è come un lavoro in formazione e perciò molto incompleto. Solo il volto è abbastanza chiaro e.… non bello. Sotto a questo è una mensa molto semplice: quattro colonne che sorreggono una tavola. Mi sembra un luogo che da poco sia scavato e formato a cappella o chiesa catacombale ancora in via di ultimazione. A 1/3 della parete lunga, a destra di chi guarda l’altare, c’è un’apertura. Sbocca lì una galleria scura come una cantina che – strano! – va in direzione nord-est come se venisse dal luogo dove scomparve Pietro a quello dove batté al suolo.

Sugli altri 2/3 di questa parete sono scavati o in via di escavazione delle tombe. Alcune sono già state murate sul corpo deposto in esse. Sono, se vedo bene, 5 o 6 le già murate, ossia con la pietra messa a posto. Di fronte all’altare, in fondo a questa cappella, il buco nero di un’altra galleria che procede verso sud.

2. Il corpo di Pietro deposto

Poi il luogo deserto si illumina di una luce misteriosa che mi permette di vedere a m. 1,50 dal suolo, e presso lo sbocco della galleria di nord-est, un corpo steso in un loculo. Riconosco nel vegliardo ivi deposto l’Apostolo Pietro visto il 26-8.

Mani pietose lo hanno composto e ravviato nei pochi capelli e nella barba rada, rivestendolo delle vesti adatte al suo grado: una lunga tunica di lana biancastra quasi totalmente ricoperta da un drappo di stoffa preziosa di un rosso quasi violaceo che, simile ad un bizzarro mantello, scende a ricoprire le membra irrigidite sin quasi al ginocchio, nascondendo le mani che si intuiscono, dalle pieghe che fa il manto, incrociate come le aveva Gesù nel Sepolcro. Ma le mani io non le vedo. Non vedo neppure i piedi ricoperti della lunga tunica e da una sindone che si vede spuntare da sotto al corpo, in attesa di essere stesa sullo stesso.

Direi che fra le mani S. Pietro ha qualcosa come un rotolo, un tubo; non so bene perché è coperto.

Sul viola purpureo del prezioso mantello, o stoffa preziosa disposta a mantello, vedo qualcosa di bianco, come un nastro. Ma vedo male perché il corpo è all’altezza del mio sguardo. È bello più che da vivo. Sereno. Riposa in pace dopo tante fatiche.

3. La cripta catacombale dei martiri Tito e Marcelliano.

Il mio interno ammonitore mi dice: «Questa è la cripta catacombale dei martiri Tito e Marcelliano, i primi deposti qui. Egli riposò presso questi».

Forse quello che accompagnava S. Pietro era uno dei due? L’angelo non dice di più e, sparendo la luce misteriosa, non vedo più nulla e cessa ogni cosa.

Però più tardi il Signore mi dice di non parlare su questo per ora, o meglio: di non comunicare, esatta parola, per scritto, ma di dirlo a voce quando Egli lo dirà. Ubbidirò come sempre.

… Essendosi ripetuta la visione, ho potuto descrivere meglio le vesti dell’Apostolo e perciò ho ricopiato e incollato il più esatto racconto su quello scritto la prima volta. Tanto per spiegare il foglio sovrapposto. Ho voluto essere precisissima perché penso sia stato bene dare tutti i dati esattissimi.

42. S. Pietro nell’anfiteatro dell’Ostrianum[93]

1 S. Pietro in veste pontificale

S. Pietro in veste pontificale (ma senza mitria) così come era deposto, ma con in mano un pastorale e con la bellezza dei Beati, mi appare sempre sul posto dove batté in terra.

Poi vedo l’imboccatura dell’Ostriano.

 

 

 

 

È fatta a ferro di cavallo con l’apertura volta a nord-ovest.

È in fondo ad una conca o avvallamento e sembra uno di quei balzi che si fanno negli uliveti o vigneti in collina. È seminascosta da un groviglio di rovi e altri alberelli selvatici. L’apertura sprofonda subito. Non vi sono entrata.

In questo naturale anfiteatro sono sparsi mucchi di detriti, pietrame, sabbia, emergenti o scomparenti sotto ciuffi di ortiche, tossici [?] o cespugli di rovi. Un sentiero solo è tenuto sgombro, tutto a curve per tenerlo celato a chi guarda da via Nomentana.

L’imboccatura dell’Ostriano, poi, è tutta velata da rami di cespugli cadenti dal balzo. Quei piccoli alberi che vedevo il 26-8 e dietro i quali scomparve Pietro sono all’inizio del ferro di cavallo, come a fare da sipario.

 

[Deviando dall’ordine cronologico, anziché dislocare secondo le loro date i sei scritti, abbiamo lasciato unito il contenuto di un fascicolo autografo che tratta, sotto sei date diverse, dello stesso tema]

2. Il Signore chiede tutto per dare tutto[94]

«Tu hai dato più di tutte queste (le Giovani di A. C. nel 30°) perché quando la G. I. F. non era tu ne avevi già messo in opera il programma e hai tutto dato, anche amore, salute e vita, per seguire Me. Da 36 anni mi segui. Non rammaricarti, non soffrire, non dire: “A me nulla”. Tu hai dato tutto. Io ti ho dato tutto».

43. Considerazioni sulla
“secondogenita di Dio”
[95]

1. Considerare.

«Contempla le beatitudini nel Magnificat, e la grande Verità nascosta nella parola “mio Salvatore”. A quelli che ti fanno obiezione sulla “secondogenita di Dio”, sulla “anima di Maria parte di Dio” fa considerare queste due cose:

2. Maria Ss. non ha natura divina.

I– Che Maria nacque da coniugio umano e fu salvata (presalvata o preservata) come tutti gli uomini credenti nel Cristo, in vista dei meriti futuri del Cristo Salvatore.

Se avesse avuta natura divina, come comprendendo male e sempre secondo lettera – perché non sanno leggere con la vita che è spirito – alcuni vogliono capire dalle mie parole esatte, non avrebbe avuto bisogno di essere salvata e perciò Maria, piena ormai di Spirito Santo, non avrebbe chiamato Dio “suo Salvatore”.

3. Ogni anima è parte di Dio.

II- Ogni anima, essendo “alito, soffio, o spirito di vita” infuso da Dio alla carne dell’uomo, è parte di Dio. Con più perfezione sarà stata “parte di Dio” quell’alito, soffio o spirito, che Dio infuse alla carne della futura immacolata Sposa, Madre, Ciborio di Dio e sua Arca.

Ma lasciali fare. Solo le aquile fissano il sole. Solo le api traggono dai fiori il miele. Gli altri non possono fissare lo sguardo nell’Infinita Luce che è Verità. E ancora gli altri, dei fiori fanno strame o fieno da ruminazione.

Ma la verità è questa: che l’anima è parte di Dio e che l’anima di Maria era Parte di Dio.

Pure lasciali fare! Chineranno le fronti qui, davanti alla Verità sul suo eccelso Trono, quando per sempre e per un attimo vedranno il Sole che è Verità e saranno “vive aquile” per l’eternità, o aquile fulminate per l’eternità. Per ora sono pigmei che si credono giganti, notturni uccelli che scambiano il fuoco fatuo della loro scienza per il Sole della mia Sapienza. E sappi però che…

4. Contemplare la beatitudine che sono nel Magnificat.

Contempla ancora le beatitudini, le prime, il preludio delle beatitudini del Monte che sono nel Magnificat, per chi lo sa leggere. Guarda: Io te le illumino.

La beatitudine della povertà di spirito: Maria non ha avuto gola e non ha avarizia. Non ha desiderato la sua gloria e appena la possiede ne fa parte, sempre parte da allora, a tutta l’umanità. Porta la grazia a Giovanni, la carità alla cugina, il miracolo a Zaccaria. Poi porterà la Grazia nel mondo, la darà agli uomini, sacrificherà il suo amore di Madre e il suo Cuore, tutto, nella vera povertà di spirito. E per questo sarà Regina del Regno dei Cieli. Maria mansuetamente si è offerta, strumento della più grande e dolorosa volontà di Dio: la Redenzione, ed è diventata la Madre che tutte le generazioni della Terra chiameranno beata.

Ha ereditato la Terra, dopo il Cielo, perché fu mansueta oltre che senza gola e avarizia. Maria professandosi, non solo a parole, serva di Dio, si consacra al pianto e al dolore, ma già il suo spirito esulta in Dio suo Salvatore perché quelli che piangono saranno consolati.

Maria fu famelica e sitibonda di giustizia stando a mani alzate nell’offerta, perché la giustizia trionfasse nel mondo, dai più teneri anni, e Dio l’ha riempita di Sé, Bene Supremo.

Maria si fa serva per misericordia dell’Umanità, e la Misericordia si incarna in Lei e da Lei nasce.

Maria ha temuto Dio e perciò fu angelicamente pura, e vide Dio nella sua duplice Natura, lo allattò, curò, amò come nessuno.

Maria, la Pacifica, generò la Pace, pacificamente, nell’equilibrio costante dei giusti, nel dominio perfetto degli innocenti, accolse il supremo onore e il supremo onere dell’esser Madre di Dio e Corredentrice, e Dio tanto ha fatto in Lei di cose potenti che fra tutti i nati da voler d’uomo è la vera e diletta figlia di Dio.

Maria è l’umile e perciò è esaltata sopra ogni creatura.

È la perseguitata per fedele amore alla causa della giustizia e per questo il Regno di Dio fu in Lei e Lei è in esso.

L’umile donna di Nazareth oltraggiata, calunniata, schernita e sprezzata sin da quelli del suo sangue, così come Lei stessa cantò nel suo giubilo, è colei che glorifica il Signore per la sua infinita potenza, carità, giustizia, la Voce prima del coro dei Santi, venuti al Regno per essere stati poveri di spirito, poveri di mezzi, ma ricchi in virtù, per essere stati mansueti, afflitti, amanti di giustizia, misericordi, puri, pacifici, perseguitati.

In verità ti dico che, come Maria è nata da voler d’uomo e da seno di donna ed è Figlia di Dio, regina del Cielo, così ogni nato d’uomo può col suo volere avere ciò che ebbe Maria: Dio in sé, e il Regno del Padre suo per i secoli dei secoli».

 

… «Dove si celebrava il Mistero? Nel segreto catacombale. Su che era deposto o da chi conservato? Sul corpo dei martiri, o dai più eletti nel gregge di Gesù. Perciò…».

44. Maria ignorava la sua sorte di essere immacolata e il suo destino
di Madre di Dio
[96].

Lo sapeva la Madonna?

NO. “Ed Essa turbata a queste parole pensava quale specie di saluto fosse quello” Luca e. 1° v. 29.

“Allora Maria disse all’Angelo: Come avverrà questo, se io non conosco uomo?” Luca e. 1° v. 34.

 

Se avesse saputo non si sarebbe turbata a quel saluto, né si sarebbe chiesto che voleva dire. Ma semplicemente avrebbe pensato: «È venuta l’ora del concepimento, nel mio seno, del Verbo per opera di Spirito Santo».

Mentre sa così niente che chiede come può accaderle di divenire madre se non conosce uomo. Da questa domanda appare evidente che Maria ignorava di essere la destinata alla divina Maternità, e ignorava come si sarebbe potuto, e da Chi, compiere l’atto che dava carne al Verbo, e in che modo si sarebbe compiuto.

È vero che, come dice S. Tommaso, l’Annunciazione fu voluta da Dio per avere il libero consenso di Maria. Ma è anche vero che il compito di illuminare Maria lo ebbe l’Angelo. Ella, prima, ignorava.

Quando cantò il “Magnificat”, diversi giorni dopo, sapeva, ma perché le era stato annunciato da Gabriele.

“Fiat”, sì. Perché Ella non ignorava le pagine profetiche sul Cristo e perciò il dolore del Cristo Redentore.

L’8-9-48 il Maestro Ss. fa riflettere sulle parole “mio Salvatore” (Luca e. 1° v. 47) le quali comprovano che Maria ignorava la sua sorte di Immacolata e il suo destino di Madre di Dio.

45. L’amore dell’anima vittima è quello che salva[97].

1. Il Portavoce Vittima per il prossimo

«Anima mia, potere d’uomini, per scienziati che siano, non ha potere sul volere nostro, il Mio e il tuo congiunto in un unico desiderio: redimere.

Io ti voglio vittima per il prossimo tuo. Tu chiedi che Io ti immoli per il prossimo tuo. Due voleri in uno, un sol pensiero in due che si amano. Tu in Me, Io in te con un unico amore che ci spinge a consumare e ad essere consumata.

E che vuoi che possa la formica-uomo, dove l’infinito Mio Volere e il deificato e perciò immisurabile volere tuo vogliono il Regnum Christi in quanto più è possibile, né badano alla grandezza dell’olocausto per edificare il Regno?

Già te lo dissi, è un lustro: l’amore compassionevole e doloroso è l’amor degli amori, perché è il Mio e perché è quello che salva.

Lascia fare a quelli che, anche se cattolici, sono ancor impasto di fuoco con melma, e tu sii fiamma, e fiamma sola».

2. Bizzarro dialogo fra il Portavoce e il diavolo.

Il bizzarro dialogo fra me e il demonio…

Sto lavorando d’ago, soffro, penso, ricordo. E mentre offro i miei spasimi, così forti da molto tempo, all’improvviso, e dopo tanto, ho da subire l’azione diretta del demonio.

Erano mesi, anni ormai, che mi dava noia attraverso uomini e cose, ma non più direttamente da quando Gesù gli aveva messo dei limiti. Oggi eccolo…

Io dico la mia offerta, che ripeto sempre quando più forte si fa la stretta del dolore, e lui, satirico al sommo, mi beffa: «Sei una scema. Soffri per niente. Non ti servirà per il Paradiso. Non c’è paradiso».

Ribatto: «Allora, se non c’è paradiso, non c’è inferno. Perché Dio è giusto, e se non avesse a premiare neppure castigherebbe».

«Non c’è inferno, non c’è paradiso, non c’è Dio. Il nulla c’è».

«Il tutto c’è. Tu ci sei. E se ci sei tu c’è Dio che ti ha creato. E se c’è Dio e se tu ci sei, c’è paradiso e inferno di conseguenza».

«Non c’è paradiso. Non c’è Dio che da paradiso. Non c’è vita eterna, non c’è gioia dopo la vita. Hai voluto il dolore e quello solo avrai. Ti sei offerta per delle idee sciocche. Illusa, stolta, pazza», continua un pezzo a insultarmi. Ma non mi malmena. È incatenato presso la porta. Non può avanzare. Non può che insultare.

E lo lascio fare, sopportando il ribrezzo della sua presenza sinché, avendo proferito una oscena parola sul Cristo al quale mi sono votata, reagisco con le parole che so, e mentre lui si allontana gli grido dietro l’ultimo grido della mia fede e del disprezzo per lui: «Tu ci sei e quindi c’è Dio. Il tuo inferno c’è e quindi c’è il paradiso. Tu sei eterno perché sei spirito. La mia anima è eterna perché è spirito. Gli spiriti eterni devono ben andare in qualche posto che li accolga. Ma anche [se] tu, maledetta menzogna, dicessi per una volta il vero e non ci fosse il paradiso, non ci sarebbe neppur l’inferno allora e perciò la tua ultima parola per spaventarmi non vale, e tu sei vinto».

Ci manca che ora torni lui!

Che ribrezzo…

46. Ogni strumento divino porta seco le sue imperfezioni[98].

1. Supplisce la Grazia di Dio.

«Anima mia, se ti faranno obbiezioni dicendo che sei incorsa in errore nel trasmettere ordini o descrivere cose, di’ a quei signori che spieghino come mai hanno canonizzata Bernardetta e proclamata veggente.

Ella, che ha avuto a trasmettere ben poche frasi di mia Madre ed ebbe da Maria ben pochi ordini, comprese molto male quello della ricerca dell’acqua… e si diresse al Gave, poi al Sary…

Già l’ho detto: ogni veggente, ogni voce, ogni strumento porta seco le sue imperfezioni di creatura, le quali però, per divino aiuto, non intaccano mai le parti sostanziali del loro ministero e possono ridursi solo a minuzie su cose minori attinenti al fatto principale.

Quando la debolezza della creatura può farla cadere in errore sostanziale, la Verità, direttamente o attraverso suoi messi, corregge l’errore.

Quindi, ad ogni possibile obbiezione su… zizit, chiedi loro: “La Chiesa giudica santa e veritiera Bernardetta?”. E alla loro reazione domanda: “E come mai, allora, non comprese quell’ordine così semplice e chiaro?”.

Oh! farisei!».

2. Tre scritti con date diverse[99]

19-9-48. Da capo S. Pietro in quella sua prima sepoltura…
23-9. S. Pietro in gloria su quel punto della prima visione.
26-9. Ieri con Maria Ss., nella casetta di Nazareth… Lei o io abbiamo cucito così sveltamente quel lavoro?

Oggi risveglio d’estasi dato dal mio Signore e regalo suo di parole tutte mie, datemi per la mia gioia.

47. Testo di una lettera dattiloscritta a P. Corrado M. Berti osm[100]

[Riportiamo qui il testo di una lettera non autografa ma dattiloscritta. Quasi certamente l’ha battuta a macchina Marta Diciotti sotto dettatura di Maria Valtorta, che alla fine vi ha apposto la data e la firma autografe, dopo aver fatto lo schizzo a penna (nello spazio rimasto vuoto al punto 4), aver corretto qualche errore e messo delle virgole. Il destinatario non può essere altri che P. Corrado M. Berti osm].

1.    Indicazione sulla pianta di Roma del punto dove S. Pietro lasciò il segno

Molto Reverendo Padre.

Per accontentarla il meglio possibile ho seguito il consiglio di copiare su carta oleata la parte di Roma che la interessa, segnando nella zona i punti che ho visti io. Lei non ha che da sovrapporre la carta oleata alla pianta di Roma che mi ha mandato e vedrà che:

 

1°) Le modifiche apportate da venti secoli nel perimetro di Roma e nelle vie Consolari. Io ho visto la Tiburtina quasi rettilinea (direzione nord-est) nelle immediate vicinanze della città. Nella sua pianta vedo che fa una curva sensibile. Ma forse io ne osservavo il tratto più vicino a Roma, che è rettilineo.

2°) La stessa via aveva nelle sue vicinanze un acquedotto. Qualche resto dello stesso ci dovrebbe essere ancora, almeno ridotto allo stato di rudere.

3°) Quella che sulla sua pianta ha nome di Porta Pia a mio modo di vedere segnava allora, nel primo secolo dell’era Cristiana, il limite della città in quel punto. Da lì usciva la Nomentana che per una plaga deserta, e in direzione nord-est, andava verso Monte Rotondo.

4°) Non avrei potuto vedere il Sepolcro di Cecilia Metella (punto di orientamento concessomi perché capissi in quale lato cardinale di Roma mi trovavo) se gli edifici della città di allora si fossero estesi dove sono ora. Invece io vedevo molto bene quel sepolcro e il nastro bianco dell’Appia dilungarsi per l’Agro verso sud-est, quasi costeggiato da altre vie che però facevano una specie di raggio come le stecche di un ventaglio

5°) Osservando la pianta vedo segnato presso la Salaria una via che ha nome Ostriana. Forse la chiamano così perché vi si suppone vicino l’Ostriano? In tal caso devo dire che quel prato in discesa, dove vidi andare S. Pietro e il suo compagno e che intuisco conducesse all’Ostriano, è molto più vicino a Via Nomentana che a Via Salaria, che io non vedevo affatto, presso S. Agnese, ma più a nord-est e lontano dall’Amene che non vedevo.

6°) Come Lei può notare si direbbe che S. Pietro batté col bastone e con la mano nella zona compresa fra Villa Torlonia e Villa Massimo. Forse che lì sotto ci sono diramazioni dell’Ostriano? Se sì, si potrebbe pensare che S. Pietro fu deposto lì sotto, in origine.

7°) Infine vedrà che, confrontando lo schizzo topografico che le ho dato l’ultima volta che ci siamo veduti, e che spero lei abbia conservato, anche se fatto male, corrisponde a quanto risulta da una pianta fatta bene nella sistemazione delle vie consolari.

2.    Consiglio per evitare delusioni e anatemi.

Ma faccio notare, e raccomando quindi di tenere ben presente, perché accendendosi di eccessive speranze non si cada poi in delusioni e in conseguenti… anatemi su me che non c’entro, che io:

1°) Non ho avuto indicazione di dove S. Pietro è sepolto attualmente, ma di dove fu trasportato il corpo del 1° Pontefice nella notte seguente al Suo Martirio (“E VENUTA CHE FU LA NOTTE I CRISTIANI TOLSERO IL CORPO DI LÁ E LO PORTARONO NEL LUOGO DOVE PIETRO EVANGELIZZAVA IL SIGNORE, CHE ERA LO OSTRIANUM, NEL QUALE GIÀ ERANO DEPOSTI I CORPI DI QUELLI CHE AVEVANO CONFESSATO COL SANGUE LA LORO FEDE IN GESÙ CRISTO DURANTE LE PRIME PERSECUZIONI” – Parole angeliche, e l’angelo pareva che leggesse qualche cronaca cristiana contemporanea dei tempi di S. Pietro. Questa esiste ancora o si è perduta?).

2°) Che né S. Pietro né il suo compagno, che direi essere stato un Romano di nobile famiglia, né il mio Angelo hanno aggiunto parola a quanto io ho riferito fedelmente.

Né io aggiungerò parola suggerita da un mio proprio pensiero. Sarebbe certamente errata, riprovata da Dio e d’inganno agli uomini. La prima delle cose che Dio richiede a quelli che Egli ha voluto suoi strumenti, senza alcun merito da parte loro, questo è certo, è l’assoluta fedeltà nel ripetere o trasmettere ciò che vedono ed odono. Molti di essi si fanno nemico Dio col volere aggiungere qualcosa di loro, per darsi importanza e, secondo loro, per rendere più belle le cose viste o udite… Quasi che la creatura umana possa far meglio di Dio!

È la loro rovina, non solo come strumenti ma anche come semplici Cristiani. Perché è sempre l’antico peccato di superbia, disubbidienza e gola che ha rovinato Lucifero e Adamo e rovina tutti i superbi, disubbidienti e avidi.

Io, anche a costo di deludere chi spera da me più che io non possa dare, forse attribuendomi erroneamente poteri extra-naturali che non ho affatto, non mi permetto di aggiungere o levare neppure una virgola o un dettaglio insignificante a ciò che vedo e sento, e che è tutto quello che posso dare perché mi viene dato.

Perciò torno a dire di non lasciarsi travolgere da sogni propri, suscitati da una non giusta interpretazione di quanto io ho potuto dire, che è ancora molto parziale. Se Dio vorrà, completerà le informazioni. Per ora si è degnato di farci sapere dove fu portato dopo il Martirio il corpo di S. Pietro e la zona dove fu deposto.

Preghiamo molto, preghiamo tutti, chiedendo al Signore che dica dove attualmente è il sepolcro di S. Pietro. Se amorevolmente Dio accederà alla nostra richiesta, sapremo. Altrimenti… Egli è il Signore e noi i sudditi.

3. Dove attualmente è il sepolcro di S. Pietro, non è stato rivelato al Portavoce.

Per quanto sta a me, se mi dicesse chiaramente il luogo subito lo notificherò, ben lieta di servire il Signore, il Suo Vicario e quanti vogliono onorare l’Apostolo Pietro.

Ma se non fa Iddio io certo non posso fare.

Pretendere che io possa indicare i metri quadrati è come pretendere da me un miracolo uso moltiplicazione dei pani e dei pesci!

Mi è sempre stato fatto un appunto per la poca chiarezza dei miei schizzi topografici annessi all’opera, e con ragione, perché io di topografia e cartografia non so nulla. Come si può pretendere adesso che io segni il punto matematicamente esatto?

Dovrebbe Nostro Signore prendermi la mano e guidarla a segnare una bella croce sul punto esatto.

Per mio conto, se Gesù, Luce e Sapere, non mi guida, sono tenebra e ignoranza.

Io non ho nessuna pretesa a premio delle mie fatiche e pene, ma vorrei che quanto dico sopra fosse riferito, magari mostrando questa lettera a Sua Santità o a qualche personaggio bene orientato e molto intimo del S. Padre. E ciò allo scopo che il detto a voce da Lei e passato di bocca in bocca non giunga svisato a Sua Santità, causandogli poscia delle delusioni.

Non avendo altro da dire, ossequio profondamente.

21-9-48 Maria Valtorta

48. Reazione di Gesù Ss. alle conclusioni [di] Pende[101].

“La Luce splende fra le tenebre, ma le tenebre non l’accolgono”.

«Gesù è Luce per i retti di cuore, è tenebre per quelli che hanno fini umani nel pensiero e nel cuore.

A questi il soprannaturale o l’extranaturale come il preternaturale, che in anime elette si fondono al naturale e che dovrebbe illuminarli a comprendere con intelletto soprannaturale, si muta in tenebre.

Si muta in tenebre il segno della Luce.

Perché anche le vessazioni demoniache, che accrescono il segno del dito di Dio nella sua asprezza di dolore presente che sarà gaudio futuro, sono testimonianza che Dio è nel tempio di un corpo-ostia, ed essendovi tutto si spiega: e la resistenza alle consumanti malattie, e l’aspetto, e il dono di veggenza, e la mia Parola.

A chi è puro di cuore è dato vedere Dio ovunque è, secondo quanto ho detto sul monte alla sesta beatitudine[102].

Agli altri non Matteo, ma Giovanni risponde: “La Luce splende fra le tenebre, ma le tenebre non l’accolgono”. Almeno però dovrebbero, poiché sono “tenebre”, ammettere l’esistenza e il potere della Tenebra.

Ma non credono a Satana e alle sue azioni di odio sui miei strumenti, e le membra legate anche da esso – dico anche perché in verità qui è Satana ad aggravare ciò che un uomo-satana provocò per primo, e lo si consideri bene – e le membra legate dal Torturatore di chi mi ama scambiano per pazzia. No, che in verità non è!

Come possono credere in Me, in Dio, se negano Lucifero che fu il primo e il più bello degli spiriti da Dio creati?

Chi dunque è il Male?

Costui dice di credere in Dio, ma in verità non crede, perché levando Satana dalla sua fede mutila per metà la fede, la verità, la sapienza.

Egli, che si affanna – oh! lo scienziato umano che vuoi aprire le ali ai voli nel regno della Sapienza soprannaturale! – egli si affanna a voler comprendere e spiegare la Colpa e le conseguenze e le tare degli individui, frutto ancora della colpa. Ma come può, se nega che Satana possa vessare?

E non legò le perfezioni di Eva per farla schiava? Il perfetto volere, intelligere, amare di Eva non furono legati, vessati da esso per farla colpevole? E se lo poté sui senza colpa, e nelle immediate vicinanze di Dio – che Dio amava passeggiare nell’Eden presso i due Innocenti – non potrà opprimere, aggravando, servendosi delle malattie create da un malvagio, una mia amata, in odio speciale a Satana perché amata mia?

Ma per costui, non puro di cuore, così è. Quello che doveva illuminarlo gli si è mutato in tenebra perché vuole giudicare con superbo giudizio umano ciò che è soprumano.

A costui, e a tutti coloro che, medici dei corpi o degli spiriti, giudicano come lui, e profanamente penetrano in un mio tempio vivo, ha già dato anticipata risposta il Padre mio Divinissimo nel novembre del passato anno.

Rileggi a Padre Corrado quel dettato, perché veda e creda che Noi, i Tre che sono Uno, non attendiamo a preavvisare il portavoce mentre la subdola azione si compie, ma molto, molto prima, perché non ci è ignoto ogni pensiero d’uomo, anche se pensiero ancora lontano nel futuro».

49. In merito al termine: “Questa generazione non passerà prima
che tutto si compia”
[103]

1. Termine evangelico.

Dice Gesù[104] in merito ai capitoli 24° di S. Matteo, e specie nel13 di S. Marco (v 30), nel21 di S. Luca (v 32), tema ampiamente ripreso e trattato nelle epistole degli Apostoli Pietro, Paolo, Giovanni:

«Non ho errato Io nel dire: “Questa generazione non passerà prima che tutto ciò si compia” (anticristo, segni nel cielo, segni nei tempi, fine del mondo, ritorno del Cristo e giudizio finale), perché Io non posso errare.

2. Errore di interpretazione.

Ma hanno errato coloro che mi udivano (gli Apostoli e discepoli) nell’interpretare quelle mie parole, e misurando e giudicando con misura e giudizio umano hanno interpretato che la generazione di cui Io parlavo fosse la comune generazione umana, dai pochi anni di vita; quindi credettero che entro pochi anni dalla mia morte e risurrezione tutto avesse a compirsi.

3.    Dannose conseguenze.

E così insegnarono, creando involontariamente un argomento a coloro che non credono in Me, o che più non sono membra vive del Corpo Mistico, per dimostrare che: I, il Vangelo è opera di uomini; II, che quegli uomini non ricevettero mai l’insegnamento di un Maestro Divino; III, che è menzogna la duplice infusione dello Spirito Santo; IV (e suprema bestemmia), che il Cristo Dio Uomo non è esistito, che il Verbo non si fece carne e non insegnò mai; V, che tutto è fola creata da un gruppo d’uomini; VI, che la Chiesa come fondata da Cristo è menzogna, una congrega e nulla più, un partito, un’associazione, ma non la Chiesa di Cristo, non il suo mistico Corpo, non la depositaria e Maestra della verità; VII, che il primato di Pietro e l’assistenza dello S. S. al Vicario di Cristo in cose di fede e morale non esiste; Vili, che i Sacramenti sono figure, il Sacrificio dell’Altare e ogni rito sono semplice coreografia.

4. Errore irreparabile e dannose conseguenze.

Gli Apostoli erano: uomini. Come uomini sono tutti i dottori che da 20 secoli leggono il Vangelo senza capire certe frasi-chiave.

Uomini erano gli Apostoli. Uomini anche dopo la duplice infusione dello Spirito Santo, come uomini sono coloro che, pur avendo ricevuta la pienezza dello Spirito Santo, per il loro ministero dì Pastori, ancora non comprendono il senso vero delle mie parole.

La creatura è sempre imperfetta, e anche se avvolta e penetrata dai fulgori della Luce Sapienziale seco porta le nebbie e pesantezze della sua natura, umana e limitata, e uscita che sia dalla comunicazione diretta con Dio la sua umanità di pensiero e di giudizio si stende come un fumo o stringe come un lacciuolo la verità udita, senza volontà e capacità di distruggerla o nasconderla, che anzi il mio servo vuole che sia viva e disvelata, ma rendendola storpia e offuscata per debolezza congenita alla natura sua d’uomo.

Essi, gli apostoli, non hanno compreso lo spirito della mia frase, ma l’hanno accolta alla lettera, e quindi hanno creduto che Io parlassi della generazione del loro tempo, e quindi anche hanno giudicato sollecito il mio ritorno.

Errore di irreparabili e dannose conseguenze? No. Esso anzi servì, e serve per secoli e servirà sino alla fine, a tenere desti gli spiriti che possono paragonarsi alle vergini savie. Gli altri, anche senza questo errore, che serve a loro di pretesto per combattere la Verità, sarebbero stati, sono, saranno sempre contro la Verità e Dio e la Chiesa. Ognuno dal fondo del suo cuore trae ciò che in esso rinserra, e non è ciò che entra che uccide, ma ciò che alligna trovando terreno propizio.

5. Giusta interpretazione.

Ma ascoltate. La mia frase va intesa così: “Non passerà questa generazione (ero circondato da Apostoli e discepoli, ossia da credenti in Me), questa generazione dei miei figli, dei ‘figli di Dio’ – perché chi crede in Me e mi accoglie, nasce in Dio e da Dio e acquista il diritto di essere figlio di Dio, come è detto da Giovanni al principio del suo Vangelo e nella prima sua epistola (c° 4 e c° 5) – prima che venga la fine del mondo con tutti i suoi segni precursori e finali”.

Perché se è vero che alla fine dei tempi poca sarà la fede perché pochi avranno saputo perseverare sino alla fine resistendo alle dottrine dei falsi profeti, degli anticristi o figli di Satana se più vi piace, è anche vero che la fede in Me non sarà morta e si crederà in Me in tutti i continenti.

Perciò “questa generazione”, la mia, quella dei “figli di Dio”, non sarà passata, morta, distrutta, prima che Io ritorni.

Così andava, e va, interpretata la mia frase per essere capita nella sua verità. E si compatisca chi male intende, anche se Apostolo e Dottore, pensando che anche l’Apostolo e Dottore è ancora e sempre un uomo».

6. Sula tomba di S. Pietro non è tempo di sapere tutto.

Aggiunge: «Di’, non dare, ma di’ di S. Pietro sin dove sai, aggiungendo questo: che con l’andare dei secoli il nome di Marcelliano si mutò in quello di Marcellino, per un errore di colui che scalfì la seconda pietra tombale al martire Marcelliano» (che è quello che era con S. Pietro sulla viottola… nota mia. Lo so perché Gesù me lo fa rivedere).

Chiedo: «Ma dove?».

Risponde: «Dove ti fu detto».

«E poi? È là?».

Risponde: «Anche le polveri dei capi sono fiamma ai seguaci, e odio ai nemici che cercano disperderle perché non resti ciò che tiene viva la fiamma nei fedeli. Quindi la necessità di confondere le tracce e occultare le reliquie… Necessità di tutti i tempi…».

«Signore, parla, te ne prego. Dove è?».

Gesù sorride e se ne va.

Se non avesse sorriso alzando la mano a benedirmi, penserei che si è sdegnato del mio insistere. Ma era così dolcemente luminoso nel volto e benedicente che penso che il suo andarsene non sia provocato da sdegno ma perché non è l’ora di sapere tutto.

7. Il Portavoce ha visto ma per ora non lo può dire.

Più tardi… vedo. Nelle catacombe e fuori all’aperto sopra le stesse viste sotto. Le gallerie catacombali dell’Ostriano passando sotto via Nomentana e venendo verso la cinta di Roma antica fra via Nomentana e Tiburtina conducono alla chiesa catacombale vista da me oggi, che è, se giudico bene e se ricordo bene la pianta topografica di P. Berti, in vicinanza delle mura di… presso la ferrovia. Calcolo male perché sulla carta c’erano le cose e vie di ora e io vedo parti vuote.

Dice il Signore: «Di’ al Padre che sappia tacere. Dica solo che tu hai visto ma che per ora non puoi dire. Impari ad ubbidirmi, perché se ordino è che so quando è utile dire per impedire che, spremuto il frutto che ha nome Maria piccolo Giovanni, lo si calpesti come spazzatura. Io so».

Da quanto ho visto deduco:

I) che S. Pietro dopo morto fu portato all’Ostriano in un primo loculo presso la tomba di Tito e Marcelliano o Marcellino.

II) che questa chiesa sotterranea corrispondeva al punto su cui picchiò S. Pietro.

III) che da lì, con o senza i compagni, venne traslato in altra cripta molto più verso la città (vedere carta). Forse avevano spinto le gallerie dell’Ostriano sin lì.

Certo è che io vedo in questa seconda chiesa una lapide con su scritto Marcellino, ma mi stupisce vederne un’altra con sù i simboli cristiani (ecc, ecc) ma senza nome. Prudenza? O loculo non ancora finito? Non so e nessuno me lo dice.

50. Riflessione sulla predestinazione[105]

1. Predestinazione alla grazia e quella alla gloria.

Dice Gesù rispondendo ad una mia interna riflessione sulla predestinazione alla grazia e su quella alla gloria, suscitata da una frase detta da una persona che era venuta a trovarmi:

«Alla grazia sono predestinati tutti gli uomini indistintamente poiché Io per tutti sono morto.

Alla gloria sono predestinati quelli che rimangono fedeli almeno alla legge naturale del Bene. Alla fine dei secoli, sì, ognuno che sia vissuto da giusto avrà il suo premio.

E Dio ab eterno conosce coloro che alla gloria sono destinati prima che nascessero alla vita, ossia “predestinati”. Attenta però che qui sta il punto per capire la giustizia di Dio con giustizia.

2. Predestinazione e libero arbitrio.

Vi sono i predestinati, è certo. E Dio li conosce da prima che il tempo sia per essi. Ma tali non sono perché Dio, con palese ingiustizia, dia ad essi ogni mezzo per divenire gloriosi e impedisca con ogni mezzo ogni insidia del demonio, del mondo e della carne a costoro. No. Dio da ad essi ciò che dà a tutti. Ma essi usano con giustizia dei doni di Dio, e quindi conquistano la gloria futura ed eterna, di loro libero volere.

Dio sa che giungeranno a questa gloria eterna. Ma essi non lo sanno, né Dio in alcun modo lo dice loro. Gli stessi doni straordinari non sono segno sicuro di gloria: sono un mezzo più severo degli altri per saggiare lo spirito dell’uomo nelle sue volontà, virtù e fedeltà a Dio e alla sua Legge. Dio sa. Gode in anticipo di sapere che quella creatura giungerà alla gloria così come soffre in anticipo di sapere che quell’altra creatura giungerà volontariamente alla dannazione.

3. L’amore e la Giustizia elementi determinante

Ma in alcun modo non interviene a forzare il libero arbitrio di alcuna creatura perché essa giunga dove Dio tutti vorrebbe giungessero: al Cielo. Certamente la rispondenza della creatura agli aiuti divini aumenta la sua capacità di volere. Perché Dio tanto più si effonde quanto più l’uomo lo ama in verità: ossia di una carità di azioni e non di parole.

E ancora: certamente più l’uomo vive da giusto e più Dio a lui si comunica e si manifesta: un’anticipazione di quella conoscenza di Dio che fa beati i santi del Cielo, e da questa conoscenza viene aumento di capacità di volere essere perfetti. Ma ancora e sempre l’uomo è libero del suo volere e, se dopo aver già raggiunto la perfezione uno rinnegasse il bene sin lì praticato e si vendesse al Male, Dio lo lascerebbe libero di fare. Non vi sarebbe merito se vi fosse coercizione.

4. Conclusione.

Concludendo: Dio conosce ab eterno coloro che sono i futuri eterni abitanti del Cielo, ma l’uomo di sua libera volontà deve volere giungere al Cielo ben usando degli aiuti soprannaturali che l’Eterno Padre da ad ogni sua creatura. E così sino all’ultimo respiro, quali che siano i doni straordinari ricevuti e i gradi di perfezione raggiunti.

Ricordare che nessuno è mai veramente arrivato altro che quando il suo cammino è finito. Ossia: nessuno è certo di aver meritato la gloria altro che quando il suo tempo è finito e iniziata l’immortalità».

51. Sempre sul sepolcro di S. Pietro[106]

1. Il corpo di Pietro ebbe molte deposizioni.

dice Gesù:

«Il discepolo non è da più del Maestro. Se per un impossibile caso il Corpo del Verbo, fattosi Carne per essere Redentore, non fosse risorto, sarebbe avvenuto di Esso ciò che è avvenuto del corpo del mio Cefa. Una peregrinazione senza pace dovuta all’astio dei nemici, e all’amore o fanatismo degli amici che, per difendere la reliquia del mio Corpo dalle sacrileghe mani dei nemici di Cristo e della sua Chiesa, avrebbero dovuto occultare i resti qua e là, sempre più lontano, sempre più nascosti, a disorientare i nemici profanatori, né si saprebbe più quanti luoghi avrebbero accolto le sue ossa.

Non ha avuto pace il corpo del mio Simon Pietro neppure dopo la morte. Pace ebbe il suo spirito. La sua spoglia, no. Evangelizzando, percorse tanto mondo di allora. Morto, santificò delle sue spoglie tanto sottosuolo di Roma.

2. Gesù sa se dire, quando dire, per giustizia.

Ma per tua pace e di quelli che cercano, dico.

Dall’Ostriano presso la Nomentana all’altro cemeterio presso la Tiburtina, e poscia a quello sulla Labicana, quante, quante deposizioni ebbe il mio Pietro!

Quella zona, dall’Ostriano all’Appia, da questa verso Preneste, Tibur, Ariccia e Nomento, tutto è una grande catacomba, fatta delle molte iniziate qua e là, e poscia fusesi in un’unica, quando, per la ferocia dei persecutori, il suolo di Roma contenne tanti martiri quanti semi di grano in un vasto campo.

Ma coloro che cercano dovrebbero ben sapere, sanno, che vi è un luogo detto cimitero dei S. Pietro e Marcellino. S. Pietro. Non meglio identificato per prudenza reverenziale a quelle sante spoglie, dove ebbe requie il corpo del Primo Pontefice.

Non insistano oltre. Non insistano mai. Io so se dire, quando dire, con giustizia.

3. Sforzatevi di ritrovare lo spirito di Pietro e farlo vostro.

Ma vorrei che più dell’affannosa preoccupazione di ricercare delle ossa, sante ma sempre ossa, il cuore della mia Chiesa si sforzasse a ritrovare lo spirito che animava Pietro e a farsene il suo spirito. Questo sarebbe onorare Pietro e Colui che fece di Cefa il Principe degli Apostoli, il Pontefice, la Pietra sulla quale l’incrollabile Chiesa di Cristo si fonda.

Incrollabile per mio Potere e Volere, ma vorrei lo fosse anche perché fosse un aureo blocco di perfezione in tutti i suoi membri successori di Pietro e dei Dodici tutti. Sarebbe un amarmi di più, secondando il mio Potere e Volere contro gli elementi disgregatori di Satana e dei satana.

4. L’importante è possedere lo spirito di Pietro

Tu sta’ in pace come un uccellino implume nel nido. Non ti agitare. Non ti far croce se non puoi dire di più.

Quelle ossa sono tanto; ma ancora un nulla rispetto all’essenziale. Per quelli che credono, basta la fede. Per gli increduli, non servirebbe neppure rivedere Pietro vivente condotto al martirio sul colle, e da lì trasportato là dove evangelizzava dalla sua cattedra di maestro della fede cristiana. Per te basti ciò che hai scritto, cooperando con pazienza, sofferenza, fatica a che gli uomini abbiano una nuova, ampia conoscenza di Me che li salvi, li salvi, li salvi.

Puoi leggere questo a chi sai. Ma l’importante per tutti è possedere lo spirito di Pietro…».

5. Schizzo della topografia delle catacombe.

[Segue lo schizzo che abbiamo riprodotto sulla pagina a fronte. Aiutiamo a decifrarne le parole: Nomentana /I luogo e dove batte S. Pietro / II luogo (Pietro e Marcellino) / Tiburtina / Prenestina / S. Pietro e Marcellino III luogo a 2 miglia circa dall’antico perimetro di Roma / Casilina / Tuscolana / Appia / C. Metella]

 

 

Tutta questa zona e anche a nord-est della Nomentana è una catacomba. Le più semplici sono quelle che vidi la prima e seconda volta (la prima è rudimentale affatto). Poi si fanno sempre più ornate, spaziose ecc. ecc. Ve ne è una che ha sbocco sull’Appia molto bella.

Il terzo luogo che, se mi oriente bene ricordando la pianta topografica odierna mostratami dal R. P. Berti, è all’altezza di S. Croce in Gerusalemme e S. Giovanni Laterano. Ma è in aperta campagna, a circa 2 miglia, forse più, dall’antica cerchia di mura romane. A quei tempi aveva prossima una casa di campagna (pastori) che credo fosse stata fabbricata in quella zona deserta per fare un paravento all’entrata della catacomba e forse anche per alloggiare i sacerdoti senza dare nell’occhio.

Le ultime catacombe, le più belle, hanno altari chiusi come i nostri. Penso che nell’urna sotto l’altare fossero corpi di martiri. Ma non vedo nulla.

Il loculo senza nome, sempre vicino a quello che porta il nome di S. Marcellino, è sempre il terzo nella parete destra, rispetto che [a chi?] guarda l’altare, e presso l’entrata della galleria.

Le chiese catacombali erano, rispetto ai 4 punti cardinali, messe così:

52. Direttive dei punti incriminati dai dottori difficili[107].

1. Chiarimento

Pax tibi

Padre Reverendo.

Perdoni se uso la matita. È per fare sollecitamente 2 copie come ordina Gesù. Le faccio anche se da ieri sono nella sofferenza del 1° attacco pleurico dell’inverno 1948-49. Veramente il 2 c.m. stentavo già a seguire la lettura del Preevangelo ecc. ecc. tanto mi sentivo male.

Dunque: Gesù Ss. da queste direttive circa dei punti incriminati (da parte dei dottori difficili) del 1° volume (Preevangelo).

2. Parti eliminati dal testo per colpa dei dottori farisei.

I. Dettato del 27 agosto 1944, seguito alla visione della nascita di Maria Ss. In merito dice Gesù: «Poi che essi non comprendono che come la Sapienza[108]  fu attributo di Dio da quando Dio è, ed è infinita come Lui e come Lui eterna, e che questa Sapienza senza limiti nel tempo e nella perfezione tutto ha saputo dal principio senza principio di Dio, e che quindi Dio ab eterno contemplò la sua futura Figlia, Madre e Sposa Maria, e nel suo Pensiero la tenne mentre creava il creato e l’uomo-Umanità, che da Maria avrebbe ottenuto il Mezzo per redimersi, posto che essi non vogliono capire, sia levata dal testo la frase “Vieni e leggi le glorie di Lei nel libro dell’avo”. E levato sia il brano dei Proverbi, cap. VIII, v. 22-31. E levato ancora sia il periodo che segue. Sino alla parola… “ti parlo”. Il seguente: “Ho voluto che tu scrivessi il primo verso” ecc., sino alla fine del dettato, siano pubblicati».

Questo per questa Ia obbiezione.

IIa obbiezione che Gesù elimina. E nel dettato seguente all’Annunciazione, al punto: “La maternità, priva di quanto ora l’avvilisce, ecc. ecc.”, Gesù dice di dire, ad illuminare i tardi e gli orbi… “La maternità, priva di quanto ora l’avvilisce, era stata concessa da Dio, unitamente agli altri doni naturali e soprannaturali, anche ad Eva. È naturale che questo dono lo avrebbe goduto se avesse dato figli alla luce prima di peccare.

E due.

III. Dice Gesù che quelli che sentono un fastidio per il brano-visione: “La prima lezione di lavoro di Gesù” 21-3-44, hanno risposta da Lui stesso col dettato che la segue, pure del 21 (ventuno) marzo 1944.

IV. Ancora sul peccato d’origine Gesù mi indica i dettati del 2 aprile 1944 e 5 aprile 1944 (extra opera, ma P. Mig.ni li ha). Possono illuminare i dottori difficili.

V. P. Berti accennò a come le anime sono create e a quando vengono infettate dall’eredità di Adamo. Ecco: “da Dio vengono create senza macchia (vedere visione del 25-5-44 verso la fine della visione) e leggere dettato del 31-5-1944 (maggio). Congiungendosi alla carne di Adamo prendono l’eredità sciagurata della colpa di Adamo. Ma da Dio vengono create pure, non potendo il Perfettissimo e Purissimo creare cose impure e imperfette”.

Questi gli aiuti divini per la rimozione delle obbiezioni.

3. Lo stile del Portavo non si tocca.

Circa poi il mio stile, sia che piaccia o no, va lasciato come sta, senza mutare virgola o parola, perché serve a far risaltare la mia personalità, ben diversa da quella degli altri parlanti nell’opera, e ben confrontabile con brani miei di tempi passati (temi scolastici, lettere, conferenze). Dice Gesù che non andava levato neppure il mio “dentro per dentro”, che sarà… uno sfregio letterario, ma è un documento di identificazione sul portavoce. Ad ogni modo ormai è levato e si lasci così. Ma sul resto non siano fatte mutazioni di sorta.

4. Attenti alle insidie!

Invito a considerare che, anche tenuta presente la larga e imprudente distribuzione di dattiloscritti fatta, e data l’avidità di alcuni ad appropriarsi dell’opera, a danno dell’Ordine S. M. (vedi Pende…) l’unica cosa valida, per intentare un processo ai plagiatori, sarebbero i miei manoscritti. Ma i manoscritti devono corrispondere alle stampe per avere valore in favore dell’O.S.M. Se invece io ho scritto in un modo, e poi viene stampato in un altro, rimanete senza documenti validi in vostro favore. Perciò nessuno muti parola. Ricordare che Perali è intimo di Alliney e che questo desiderio di Perali di modificare il mio stile lo ebbe anche Alliney. Attenti alle insidie! Le sia di monito quanto è accaduto al Ministro della Marina Maugeri, proprio in questi giorni, per modifiche di altri ai suoi scritti…

E sull’opera ho detto.

5. Riguardo agli inquilini.

Riguardo agli inquilini fu fatto come suggerì P. Berti e altri. Istantaneamente saltarono fuori denari per comperare con abbondanza pane, carne, frutta, carbone ecc. ecc. nonostante che il marito sia sempre un’araba fenice di là da venire. Però l’affitto a me non è stato dato.

Io non ho più visto nessuno. Hanno il broncio con me… Ma a Marta hanno detto che se ne andranno. Va bene. Attendo sino a sabato, e poi ricorro in Questura.

Sacrificarmi con utile è dovere per alleggerire l’O.S.M. Ma sacrificarmi senza utile, anzi con danno, no.

Ma questi sono gli affitti invernali!…

Ringrazio di tutto il buon P. Romualdo… Tutto andava bene.

Ringrazio di tutto, in altro campo, il buon P. Corrado, al quale ricordo la sua promessa di scrivermi quanto mi disse a voce sugli ultimi svolgimenti delle cose attinenti all’opera (S. Santità, S. E. Montini, Tardini, R. P. Gargiani, Frosinone, Aquino, ecc. ecc.).

E smetto perché la febbre sale.

Chiedo preghiere perché se mi viene una pleurite forte resto inerte per molto tempo.

Doveri da me e Marta. Terrò informati sui non graditi ospiti che Belzebù si è compiaciuto di portarmi in casa…                                                                                    Maria

[La lettera è scritta a matita. Il seguente poscritto è aggiunto a penna]

6. Poscritto.

Perdoni se ho scritto così. Io non ho fiato per dettare a Marta, presa come sono nell’apparato respiratorio; e Marta deve sorvegliare i non pagatori di mano lesta a far proprio quanto è di altri…

Mi scrivono ora le Raffaeli! di Castelnuovo di avere ricevuto il fascicolo propaganda, respinto da Castiglione dove lo aveva mandato un eccesso di zelo dell’impiegato postale di Castel nuovo.

7. L’Opera è per illuminare gli esaminatori difficili.

Importante: dice Gesù che le ragioni dell’opera sono state date unicamente per illuminare gli esaminatori difficili e rispondere in anticipo alle loro obbiezioni. Ma non vanno messe (è meglio non metterle) né in testa, né in fine dei volumi. Lo dica anche a P. Romualdo. Servono per voi e per i rabbi difficili. Così sapete cosa rispondere e come ordinare l’opera.

53. Visione della salma incorrotta
di S. Pietro
[109].

Ma nessun punto di riferimento.

Ancora S. Pietro.

Ma in un luogo solitario, direi secondario delle catacombe. O almeno, se non secondario, nascosto, quasi per celare ancor più e meglio le venerabili spoglie.

Un ambiente largo m. 3, o 3,50 x 5 [corretto in 6?] al massimo, poco alto: direi 3 metri circa, con un altare semplicissimo in uno dei lati stretti, nessun graffito o pittura o altro. Unica nota chiara le quattro colonnine di marmo che sorreggono la Mensa eucaristica. La solita porta a fianco dell’altare e vicino a questa un loculo (aperto certo per farmi vedere cosa contiene) con entro la salma incorrotta, ma ridotta ad una pelle simile a scura pergamena stesa sullo scheletro.

È tanto prosciugato (o essiccato) che le mani raccolte sull’addome, e che nella visione della prima deposizione si intuivano congiunte per il rilievo che appariva sotto il drappo purpureo (vedere visione del 18-9-48), ora, sprofondate nell’incavo di un addome essiccato, non sollevano che impercettibilmente il manto prezioso.

Il corpo non ha più stesa sotto di esso la sindone bianca, ma un drappo prezioso rosso cupo con simboli e fregi, non so se tessuti o ricamati, colore su colore (c’è poca luce, e non di lampada o altro, ma luce extranaturale per permettermi di vedere in questo ambiente sotterraneo che non riceve luminosità da nessun punto).

È vestito di bianco e con sopra il manto purpureo messo come ho descritto il 18-9-48. Al collo il pallio. Lo vedo bene ora che il corpo è così scarnificato.

La testa, congiunta al corpo da un collo ridotto alle vertebre coperte di pelle simile a vecchia pergamena, poggia su un cuscinetto basso coperto di bisso, e spicca con la finezza di una testa scolpita in marmo cipollino (per il colore) sullo sfondo della parete oscura.

La fronte appare più alta e convessa di quand’era vivo, perché l’orbita è profondissima e le tempie ridotte a puro osso. Il naso, ossia il setto nasale, sporge affilato come una lama da sotto la lieve copertura della pelle essiccata, un naso ridotto ad uno spessore di pochi millimetri anche nella punta.

Gli zigomi, piuttosto forti e rilevati nel Simone di Giona ai tempi di Galilea, si disegnano fortemente, e così pure la parte mascellare inferiore, e fra questa e quelli è la buca delle guance che non esistono più che come strato di pergamena.

Il mento appare aguzzo mentre le labbra [si] avvallano, ridotte ad una linea, là dove forse i denti incisivi, per l’età, non erano più a sostenere le labbra.

Non vedo altri loculi. E non c’è neppure l’altra uscita in fondo all’ambiente e di fronte all’altare.

Non so dove sono, vedendo solo quanto è sotterra.

Tutte le volte che mi viene mostrato questo, mi viene detto dal Signore: «E così non potrai dire di più». Infatti! Non vedendo nessun punto di riferimento sulla superficie terrestre, non posso dire di più.

54. L’ultima prova, sopportazione, 
ostinazione, l’ultima ubbidienza
[110].

1. Ad ogni cosa c’è un limite.

Dopo altre cose mie intime dice Gesù:

«Oggi, Presentazione di Maria al Tempio di Gerusalemme, i cui sacerdoti seppero almeno accogliere Maria…, ti dico:

Ad ogni cosa c’è un limite. Valicato che fosse quello, ci sarebbe l’imprudenza da parte di Dio e l’imprudenza da parte degli uomini.

Ora Dio è sempre prudente perché è sempre Carità. E non può permettere che un suo strumento sia portato a dubitare della Carità che lo ha scelto con fine d’amore, per causa delle tentazioni degli uomini e delle loro azioni. E dice: “Basta”.

Questa, anima tormentata dagli uomini, è l’ultima prova. L’ultima della mia sopportazione. L’ultima della loro ostinazione. L’ultima della tua ubbidienza. Dopo questa, tutto cessa se essi non cessano.

2. “Vi darò altre vie per gettare il seme.

Potrei, so, dirti il futuro. Ma esigo che tu abbia fede in Me al punto da non chiedermi nulla.

Sono l’Amore che ti ama, l’Amore che ti vede flagellata, coronata di spine, abbeverata d’amarezza, schernita in molti modi, e anche… Sì, te lo ricordo. E anche come è detto nel salmo 40° che ti spiegai nel marzo (1946)[111].

Ma, o piccolo cristo, quando il Cristo vide superata la misura lasciò la Giudea per la Samaria, e più non trattenne Giuda il Traditore.

Io ti prometto che dopo questo, se l’ultima prova resta senza rispondenza, Io ti darò da seguire altre vie per spargere il seme a chi attende e inselvatichisce e langue perché essi si fanno giucco della mia Volontà di soccorrere le turbe, desiderose della Parola di Vita, e delle anime.

Oh! non preoccuparsi della perdita delle anime! Oh! non tremare al pensiero che anche un’anima sola non trovi la salvezza che Io ho elargito per le anime, per causa delle loro sordità, cecità, orgogli, disubbidienze, superbie verso Me!

3. Io voglio che le anime si sfamino di Me.

Ma Io voglio che le anime si sfamino di Me! (come grida forte, mio Dio!) E curerò il pascolo degli agnelli togliendo il bordone e la sacca del sale alle pecore-pastori. E darò. Deve esser dato. Si dia.

Ognuno risponderà poi di quanto si è reso responsabile del passo che non è sconfessione della soprannaturalità dell’Opera di cui Io, e Io solo, sono l’Autore, Io-Carità, Io-Sapienza, Io-Misericordia, ma che è castigo ai novelli Giudei e misericordia a coloro che cercano, con la loro anima scontenta di quanto vien dato allo spirito loro, di quanto offrono i Pastori, e il mondo e la carne, e le idee, e i poveri onori: la paglia della vita senza spiritualità – tutto è paglia che invano digrumano per averne sapore e nutrizione buona e vera – a coloro che mi cercano, per sentieri anche errati, ma mi cercano, come possono; ma mi cercano, a loro stessa insaputa.

E se così gli eletti, che non seppero stare al grado in cui li posi, saranno colpiti, non avverrà che non se ne sappia il perché. Perché la Verità renderà nota ogni verità, e sull’opera, e sul portavoce e sulle loro azioni.

Non si irride Iddio, e Dio non permette che siano calunniati i suoi strumenti».

E termina dicendo cose che non vuole che io scriva, ma che si riferiscono, severamente, alle ultime azioni che ho ricevuto e a come comportarmi.

55. Ancora sulla tomba di S. Pietro[112].

1. Non si trova sotto la Basilica costantiniana.

Dopo aver ricevuto da Bianca Bracci Bottai il trafiletto sulla tomba di S. Pietro (Tirreno del 24-11-48).

 

[È allegato il ritaglio del breve articolo sul ritrovamento della tomba di San Pietro]

 

Mentre lo leggo, e precisamente là dove si dice: “… Basilica costantiniana eretta sulla tomba del primo successore di Cristo”, la voce potente di Gesù, proprio nel tono di quando controbatte una tesi errata, o vuole imporre la sua Volontà, o rimprovera o compie miracoli, prorompe forte dicendo:

2. Le ragioni.

«No! Lo stesso Costantino comprese l’inopportunità di erigere la basilica sul luogo (il Circo di Nerone e gli Orti Neroniani), putente ancora delle depravazioni neroniane, del martirio del mio Pietro. E non “tomba” neppur là dove ora si erige la chiesa.

Il mio Pietro, santificato dal suo perfetto volere e dal martirio, dopo esser stato da Me consacrato e dallo Spirito di Dio purificato e posseduto con l’assoluta pienezza dei fuochi Paracliti, non poteva esser deposto là dove, sin sui materiali dei mausolei, era la professione dei culti più sozzi del paganesimo.

Meglio la nuda, povera cripta della catacomba Ostriana, povera, nuda come la grotta della mia Nascita. Conforme allo spirito evangelico che è solo di carità, fede, speranza, e delle quattro cardinali virtù, e d’ogni altra virtù minore, deve esser ricco. Che il resto è paglia, senza valore. Quando pur non ha valore di peccato agli Occhi Divini di Colui che, Re dei Re e Signore dell’Universo, Figlio del Padre e Dio come il Padre, volle essere povero ed insegnò la ricchezza santa e regale dell’essere povero e santo, insegnò la povertà di spirito, il distacco dalle pompe del mondo e dallo spirito del mondo, per essere liberi di seguire Me e giungere con Me nella Gerusalemme celeste.

No. Non tomba di Pietro, del mio Simone di Giona, che Io feci “Pietra”[113]. Pietra intatta, squadrata, angolare, inattaccabile alla corruzione e alle lusinghe degli uomini e dei tempi.

L’obbrobrio vollero per lui i persecutori, e lo trascinarono ad esalare lo spirito (“ti condurranno dove non vorresti”[114]) in luogo nefando. Ma le sante spoglie posarono, ad esser fondamenta alla Chiesa Romana, nelle viscere del suolo romano, là dove la sozzura pagana non aveva portato i suoi fetori, là dove corpi consumati dall’amore per Me, non dalle lussurie pagane, giacevano.

No, dico a voi tutti. No.

3. Pietro è sepolto dove già si era martirizzato evangelizzando.

I “morti” (i pagani) potevano seppellire i loro morti là, dentro i mausolei del colle Vaticano. Ma i “vivi” (i cristiani), i vivi per essere Miei, di Me-Vita, deponevano i loro vivi là dove il sonno era avvolto di purezza e santità, in attesa di esser dissolto nel Gloria della Beata Risurrezione finale per tutti i Santi miei.

No, dico a voi. No. Pietro non fu sepolto dopo il martirio altro che là dove già si era martirizzato evangelizzando».

Ma intanto, dico io, continua a mostrarmi l’interno dell’ultimo luogo di deposizione, il corpo essiccato ma incorrotto dell’Apostolo, ma non mi dice dove è, né mi fa vedere l’esterno del luogo e così… devo tacere per forza, né abusive indagini nei miei scritti potranno illuminare alcuno in merito…

E a me che penso a quelli che scendono nelle Grotte Vaticane pensando di recarsi in luogo santo per essere tomba del Principe degli Apostoli… Gesù dice:

«Là vi sono dei corpi di Santi. E santo perciò è il luogo. Basterebbe, basta a farlo santo la tomba di Pio, decimo di questo nome, vero Pietro, mia Pietra, onore del Pontificato e della Chiesa tutta».

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48.40
Notte fra il 18 e 19 del dicembre 1948. La vera notte del Natale di Gesù…

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56. L’inferno non prevarrà qualora la Chiesa si manterrà fedele e santa[115].

1. L’inferno avanza

Per S. Santità. Dice l’Eterno Padre:

«Invoca il mio Spirito e leggi. Leggi ciò che ti può illuminare. Leggi le parole di quelli che videro un tempo, un altro tempo, e un altro ancora. Il tempo prossimo a loro. Il tempo del mio Verbo fra gli uomini. Il tempo vostro. Questo. Leggi e vedi.

L’inferno avanza. E nella Chiesa (per Chiesa intende la società di tutti i cristiani cattolici) del mio Cristo non c’è più quella santità che spronerebbe il Dio delle Vittorie a mandare i suoi angeli a sconfiggere i demoni.

La Chiesa del mio Cristo, male interpretando la parola del suo Divino Fondatore, si crede tanto forte, tanto invulnerabile da non curare più, nella maggioranza dei suoi membri, e anche nei membri più eletti, la pratica di quelle azioni che le farebbero amico Iddio. Presume. Si sente superiore a tutto e tutti. Dice: “Io sono stabilita. Nulla prevarrà su me”.

No. Sappiate comprendere le parole di Dio. Non ricadete negli errori voluti degli antichi scribi, i quali vollero interpretare le profezie e promesse di Dio secondo che piaceva al loro stolto orgoglio di Popolo eletto, che si credeva stabilito in tale elezione sino alla fine dei tempi, quale che fosse la sua maniera di vivere. Il suo errore lo fece decadere, trarre allo sterminio, alla dispersione, alla persecuzione. E da 20 secoli espia l’errore che volle volere.

2. L’inferno prevale.

L’inferno non prevarrà qualora la Chiesa sia santa come il suo Eterno Pontefice le impose d’essere.

Guardate indietro nei secoli. A tempi di decadenza spirituale del corpo mistico, specie nelle sue membra docenti, corrispondono separazioni di parti, morti di membra discenti.

L’inferno prevale in parte più grande, o meno grande, a seconda che la Chiesa si spoglia della santità, e quindi dell’aiuto di Dio. È sempre prevalere, anche se non è distruggere. E nella sua vita secolare la Chiesa mai conobbe un momento simile a questo di languore – là dove non è di corruzione, di triplice corruzione – e mai un simile assalto infernale.

3. Le stelle che Satana precipita dal Cielo.

Leggi Giovanni nella sua Apocalisse[116]. E che sono le stelle che per una terza parte Satana riesce a far precipitare dal loro Cielo, dal Cielo della Chiesa?

Chi se non coloro che, per avermi testimoniato fedelmente, vengono uccisi dalla Bestia uscente dall’abisso? E chi se non coloro che, eletti a luminari nella Chiesa, si sono fatti luci spente? Chi se non i pastori tramutati in idoli per il loro presumere? Chi se non il sale corrottosi in veleno per i piccoli che vedono e si allontanano con disgusto e languiscono o periscono?

Troppi pastori sono idoli quali li descrive Baruc nel suo c. VI. Molte, troppe sono travolte, delle stelle della Chiesa[117]. Alcune, le prime, dall’ira degli anticristi, e sono i migliori, e sono gloriosi martiri nel mio Regno. Ma più ancora sono le seconde dalle blandizie di Satana. E la nuova Gerusalemme diventa Babilonia, e di Babilonia avrà la sorte.

Oh! spirito del mio Cristo, spirito perfetto di Perfettissimo Pastore, vita vera della sua Chiesa, come l’ha disperso e soffocato il volere degli uomini in cui più forte è la legge della carne di quella dello spirito, invano da Dio infuso con la pienezza dei Suoi doni!

4. Tropi Vescovi e Cardinali indegni del Tempio.

Prendi e leggi, invocando questo mio Spirito. Leggi i profeti. Leggi Ezechiele nel c. 8°, nel 9°, nel 16°[118]. E leggi Isaia il c. 19°. Egitto diviene chi più non sa essere Gerusalemme, Chiesa, Santità. E leggi, leggi, rileggi, medita il c. 22° di Isaia.

Troppi Sebna prefetti indegni del Tempio (per Tempio vuoi dire il Clero addetto alle chiese) sono oggi nel Tempio, perché Dio possa dimorare col suo Spirito in esso, ponendo con la sua Presenza lo scudo invincibile, la corazza intangibile, la difesa che non crolla. Anzi Dio lascerà che il Male avanzi e purifichi, sotto i suoi orrendi strali, coloro che dèi si fanno, adorandosi nel loro potere, nel loro intelletto, nel loro giudizio.

Oh! miseri! Che sono senza di Me? Come giudicano Me e i miei Voleri perfetti se non sanno giudicare sé stessi, e pentirsi e rinascere nello spirito di Dio?

5. Vicario di Cristo accetta il dono della Buona Novella.

Leggi, leggi, rileggi, medita, trema, piangi. Il tempo di Sebna sovrasta. Molta parte della Chiesa vi è già travolta, lanciata come palla in mezzo alle turbe scatenate.

Questo da anni avevo già detto al portavoce, perché ti fosse detto. Questo dico oggi a Te, Vicario del mio Cristo e servo mio. Sì. Perché Io sono Iddio. E niuno è più grande di Me. Tutti servi rispetto a Me: il Signore. Tutti un nulla davanti al mio Divino Tutto.

Tu, tu almeno, non essere come troppi. Separa il tuo volere dal loro, onde non farti complice loro. Tu, mio servo; ma essi servi tuoi, e Tu Capo Supremo. E la tua parola scioglie e lega, seconda soltanto alla Mia che, poiché Tu mi servi in santità e amore, alla tua si unisce, perché sia Dio che parla sulle tue labbra di Pontefice.

Hai nelle mani le verghe e nello spirito la Sapienza. Io te le ho date quando ti ho eletto. Usa il potere e il sapere come ti conviene, e non disgustare il tuo Signore che ha voluto contrassegnare il tuo Papato di un dono straordinario: la Buona Novella nuovamente evangelizzata, a conferma dell’antica di secoli, a tuo aiuto, o Padre della Cristianità, e ad aiuto di tutta la cristianità contro la quale avanza il Dragone maledetto.

6. Chi respingi il dono pecca contro l’Amore

Non crollare Tu pure il capo. Non dire: “Non c’è proporzione fra il dono e l’insidia”, come dicono alcuni e ti tentano a dirlo. Non offendere Me che ho generato il Verbo. Me che sono il Potente, e tutto posso se voglio. E Padre sono, e se un figlio mi ubbidisce Io lo soccorro. Quale che sia la misura dell’insidia che lo assale.

Non guardare al mezzo per cui ti venne il dono della Parola che viene in soccorso di chi crede, di chi dubita, ed anche di chi non crede. Il mezzo ha ubbidito nel servire la Parola e agli ordini ricevuti da Dio. E per questo a Te si è rivolto. Perché Tu faccia ciò che Dio vuole. Ma se Tu respingi il mezzo, non tanto lui colpisci e contro lui, innocente, pecchi; quanto Me colpisci, Noi, che siamo Un solo Dio nella Nostra mirabile Trinità, e pecchi contro l’Amore.

Perché l’Amore, il nostro Trino Amore, volle dare al tuo Pontificato questo: la Parola di Dio. E se Tu resisti al mio Volere d’amore ripeti il gesto dei Principi dei Sacerdoti, dei Sinedristi, dei Farisei, Sadducei e Scribi, che non si piegavano alla Carità evangelizzante e la perseguitavano e condannarono prima dell’ora segnata per il Suo Martirio

7. Il destino del Papato è condizionato al dono.

Io ti dico: leggi ancora Giovanni, c. 11°[119]. È detto là che quando il Sinedrio stabilì la condanna di Gesù, Gesù si ritirò ad Efraim. Dio si allontana quando l’Umanità lo respinge. Però anche da quel momento fu segnata la sorte del Tempio e della Città, la loro distruzione e la persecuzione di coloro che avevano perseguitato la Parola. Ad atto di giustizia e amore, risponde amore e giustizia.

Ed Io, che sono il Signore, dico a Te: “Tu, voi tutti, della mia difesa avete bisogno più ancora di quanto in 20 secoli non ne abbiano avuto i vostri predecessori, e di quanto non ne abbiano gli agnelli del gregge. Perché prima saranno percossi i Pastori per disperdere poi il gregge”.

Propiziati il Signore Iddio tuo. Tu puoi. Sei il Pontefice. Non hai scuse al tuo non fare.

8. Il dono e per gloria o condanna del Papa e la Chiesa

Non imitare Pilato, o avrai la sorte di Pilato, che non fu giustificato dalla simbolica lavata di mani[120]. Egli alla giustizia come e più che se avesse condannato senza chiedere che altri condannasse. Più, perché essendo colui che poteva, doveva saper far tacere le lingue peccatrici.

Non disconoscere Colui che parla nell’opera. Sarebbe un giudizio per Te. E conoscendolo, servilo col farlo conoscere. Sarà una gloria per Te.

Non sprezzare questo avviso, anche se ti viene col mezzo di una creatura. Altri tuoi predecessori ascoltarono i miei mezzi. E se la Chiesa è ancora Romana è perché un Pontefice si arrese a Caterina.

Sii giusto, onde avere alleato il tuo Signore contro l’Anticristo che avanza».

9. Pio XII accettò il dono, il Papa attuale lo offra ai cristiani.

A me: «Lo Spirito parla là dove deve: allo spirito. Ma l’uomo non è solo spirito. E troppe sono le cose che aggravano il suo spirito. Onde darai al suo consigliere queste parole e se ciò ancor non bastasse piangerebbe il Cielo tutto».

Chiedo: «Come dare? Ho paura e impossibilità di farlo».

Risponde: «Verrà chi prenderà queste parole e le porterà senza indugio, per Volere mio, al Confessore e Consigliere di Papa Pio».

«E io passerò dei guai», penso [piango?] io.

E l’Eterno: «E mi servirai e ti amerò in proporzione della sofferenza che provi nell’eseguire. Sei Daniele fra i leoni[121]. Ma Dio trasse Daniele incolume di là e fu esaltato il Signore anche da quelli fino allora a Lui nemici, perché venne riconosciuto per il Vero Dio. Non temere. Tutto passa ma il mio amore è eterno per chi mi ama e serve».

57. Morire sì. Ma non adorare
la Bestia
[122].

Le Bestie di Satana colpiscono ancora.

… «e un’altra stella è colpita dai servi della Bestia[123]uscente dall’abisso… e un altro Pastore è percosso e molti suoi sacerdoti con lui, e altri fedeli, perché sia spaventato il gregge e nel terrore perisca. L’ho detto prima. Ma voglio sia fatto considerare al consigliere e al Consigliato. Dio non mente mai. Non esagera mai. Anzi, per pietà, tiene nascoste molte cose sin che è l’ora di rivelarle, e così il futuro che Egli non ignora. Fortificare il cuore perché altri dolori vengono… Pregare e far pregare. Colpire. Saper colpire, perché almeno il gregge, nella parte migliore, sappia perdere la vita passeggera ma non l’eterna, preferendo la morte del corpo a quella dell’anima, scomunicata per aver piegato alle leggi degli anticristi. Morire sì. Ma non adorare la Bestia. Per non avere morte eterna».

58. Sta scritto: Non tenterai
il Signore Dio tuo
[124].

1. Voi tentate Dio.

Dice Gesù:

«Come mi sono manifestato ai tre Savi[125] mi manifesto oggi, nella mia Volontà, a te, e per gli altri.

Il mio Cuore è colmo di carità per te, di compassione per te, e si apre a te perché tu vi possa trovare balsamo.

Ma il mio Cuore è offeso e si chiude serrato agli altri, ribelli, duri di cuore e tentatori. Il loro contegno riporta la nausea del fiele alle mie labbra. Ma alla loro astuzia, che aborro, rispondo con la mia prudenza perfetta. E dico: “Ho detto a Satana: ‘È scritto: Non tenterai il Signore Dio tuo’[126]“. E lo dico a voi.

Voi tentate il vostro Signore attraverso il mio piccolo Giovanni, piccolo ma dilettissimo, che Io amo per tutti voi che non lo amate mentre, almeno per riconoscenza verso la sua lunga fatica, lunga e dolorosa, e senza utile umano, dovreste amarlo, perché per il suo lungo amoroso sacrificio – mezzo secolo quasi di amore e sacrificio – ha meritato che Io lo facessi “portavoce” e perciò mezzo a voi di ricevere il dono dell’opera.

Voi tentate Dio. E tentate il portavoce. In molti modi e in molte cose. Ma inutilmente.

Egli non cesserà di amarmi e di credere che Dio è buono, anche se voi lo portate ad una desolazione quale la mia del Getsemani.

2. Voi tentate il Portavoce.

Il portavoce distingue Dio e voi. E non fa accusa a Dio per le azioni fatte da voi. Sa che voi, voi soli le fate, e che il Padre, il Figlio e la Carità di Dio non approvano le vostre azioni. Mi ama perciò più ancora, riversando in Me l’amore che voi respingete, e la fiducia nella giustizia, e tutto quanto il mio portavoce aveva posto in voi, tutto quanto voi deludete e demolite ora per ora.

E anche inutilmente lo tentate a disubbidire al suo Dio, o al voler atteggiarsi a profeta.

Non è profeta il mio piccolo Giovanni. È apostolo d’amore e nulla più. E parla se l’Amore lo illumina. E tace se l’Amore dopo averlo illuminato gli dice: “Taci”, perché giudica che non meritate le luci perché avendole pecchereste due volte: di menzogna dicendo: “Non è questo ciò che volevamo sapere”, e di anticarità ancor più forte. E non dice menzogne spacciando per parole divine parole sue. Questo mettetevelo nel pensiero, e imitatelo, perché è “il fanciullo”, è il piccolo Giovanni che insegna come si ama e serve il Signore.

3. All’astuzia umana risponde la prudenza divina

E alla vostra astuzia che tenta, la mia prudenza risponde – amorosamente consigliando il portavoce e divinamente ordinando a voi – risponde così: “Significate la frase, che qui non siamo nell’antro della maga di Endor[127] (I dei Re c. 28); e se vorrò darò risposta, se non vorrò tacerò, perché Io sono il Signore”.

Non ignoro la frase. Ma prudenza vuole che sia detta prima da voi. E ringraziatemi se non aggiungo altro e lascio alla vostra mente di completare quanto Io lascio nel silenzio.

Ma in verità vi dico che bene sarebbe non tentare mai il Signore, né il suo strumento, scambiandolo per uno spirito indovino, che non vi avvenga ciò che avvenne a Saul secondo quanto l’evocato Samuele gli disse.

4. Il carisma del piccolo Giovanni, Maria Valtorta.

Vi ricordo ancora la I ai Corinti[128] c. 12, v. 7-8-9-10-11.

Il piccolo Giovanni ha avuto il dono di vedere Me fra gli uomini, Me Maestro, e di raccogliere dalle mie labbra la Buona Novella. E non altri doni quali voi pretendereste.

Per le frasi e le tombe rivolgetevi ad altri nei quali forse credete di più, anche se non sono il mio dilettissimo piccolo Giovanni.

5. Ordine sul segreto della tomba di S. Pietro

Però sappiate che Io oggi manifesto al piccolo Giovanni una verità che voi ardete di conoscere. Ma poi che il mio Cuore si è serrato per la vostra pervicacia offensiva a Me e crudele al portavoce, do ordine allo stesso di non parlare, pena il decadere dal mio amore.

Né potete alzare grida di protesta per questo. Vi applico la legge antica, e giusta molte volte, del taglione[129]. Date e vi sarà dato. Fate e vi sarà fatto. Come fate vi sia fatto. Come dite vi sia detto.

La vostra astuzia sottile vi fa alzare l’insegna del “segreto” per non essere luminosamente paterni con chi dipende da voi. Io sigillo col mio segreto le labbra del mio Giovanni, e solo quando la giustizia sarà amata e servita egli sarà disigillato».

6. Silenzio condizionato alla condotta degli interessati.

A me:

«Vedi… Sappi… Taci… Con tutti. Non ti seducano le blandizie e non ti spaventino le minacce. Ubbidisci a soltanto, tu che sai ubbidire.

Avevo detto che P. B. non riferisse… Ha riferito. Disubbidienza sempre. E sempre anticarità. Onde ti dico: “Sappi e taci, con tutti, anche coi famigliari, anche con il Padre…”.

… Se morirai prima? Tutto sarà sepolto con te.

Metti, dove hai il segno più grande del mio amore per te, quanto ti ho detto ora, e non pensare al domani. Se vi sarà un domani diverso dall’oggi ti leverò il sigillo, e tu dissigillerai quanto hai messo in quel luogo.

Sta’ in pace. A Me la mirra venne in fondo. A te in principio. Ma Io, e te con Me, abbiamo riservato l’incenso a dopo la Passione tremenda. Nell’oro siamo perché la carità arde il Mio e il tuo cuore».

59. Ultimo decreto di Gesù sull’Opera[130].

1. L’opera sia pubblicata come ogni scritto d’uomo.

E in seguito dice questo per l’opera.

«Riprendendo le mie parole del 21 novembre completo la mia guida per il futuro.

Ho detto: “è l’ultima prova, e dopo questa, se in questa dovesse trionfare il volere degli uomini ribelli al mio Volere, ti darò da seguire altre vie”.

Eccole. Perché tu sia pronta a rispondere quando ne sarai richiesta, senza temere di rispondere disforme al pensiero del tuo Signore, e senza aver ad attendere a parlare che Io parli, perché Io vengo quando voglio, e mai per imposizione di uomini.

Qualora in maniera definitiva – non ti angustiare, mio piccolo Giovanni, dico tutto ora perché si veda come era il pensiero di Dio, che non approva e benedice chi obbliga a ciò – qualora in maniera definitiva si decretasse, con sacrilego puntiglio, che l’opera Mia è condannabile, così come condannarono, condannando Giovanna d’Arco, le “voci celesti”, che ella udiva, come voci di delirio e di satanismo – né serve il postumo e troppo ritardato decreto di giustizia sulla Martire a cancellare quell’orrendo errore – permetto che l’opera sia pubblicata come ogni scritto d’uomo.

2. Ragione di questa decisione.

Ma questo non per consenso Mio al loro giudizio, non per sconfessione della natura dell’opera e del vero Autore di essa, da parte Mia, ma soltanto per pietà delle anime.

Ho pietà di queste turbe! È sempre l’antico mio grido… Pietà di tutti quelli che – simili alle turbe antiche che seguivano l’Uomo per bisogno di miracolo, per curiosità di vedere, per seduzione, sì, anche questo, per seduzione della mia Persona, della mia loquela, e finirono col divenire discepoli del Cristo – di tutti quelli che mi cercano, anche a loro stessa insaputa, perché l’anima loro si ricorda di Me e a Me tende, in contrasto con le altre volontà del loro io, inferiori, per essere carnali, a quelle dell’anima che è spirituale.

3. Le anime bevano alla Fonte vitale della Parola di Gesù.

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia Parola.

Fotinai[131] si meravigliava che Io chiedessi da bere a lei, samaritana, acqua di Samaria. Ma Io la invitai a bere l’acqua viva della mia fontana, l’acqua che spegne ogni arsura umana, l’acqua spirituale che fa capaci di adorare Dio in spirito e verità per godere poscia di Lui nell’altra vita.

Alcuni, con lo spirito della peggior Samaria, vorrebbero alzare barriere a Me perché non andassi, con l’opera, a tante anime, e vorrebbero sigillare la Fonte della mia Parola perché non vi bevano coloro che hanno sete di verità e conoscenza.

Apriamo allora per costoro un altro sfocio alla Divina Fonte, e il Maestro Buono, Colui che porta la Buona Novella[132], la Parola di Vita che “uscita dalla mia Bocca non tornerà a Me senza frutto, ma opererà tutto quello che voglio e compirà quelle cose per le quali l’ho mandata”, la Parola di Vita, di Salute, di Guida, di Verità, di Amore, per tutti, andrà nuovamente ed ugualmente ai ciechi, ai sordi, agli storpi e paralitici, ai lebbrosi, ai folli, ai morti, agli assetati e affamati dello spirito, per aprire occhi e orecchi al Vero, restituire agilità allo spirito storpiato o paralizzato, guarigione dal senso a chi il senso fa lebbroso di peccato, ragione alle menti deliranti per demoniaca possessione di dottrine antidio, ai morti nell’anima per risuscitare il loro spirito, a chi ha fame e sete di Me e del Cielo perché si satollino, a tutti, a tutti, a tutti, anche a quelli che non pensano di incontrare Me leggendo un’opera.

Ma poi che il volere degli uomini potrebbe giungere ad imporre questa necessità, è giustizia che Io imponga altre clausole. Umane. Così come di tutta questa cosa ultra umana si mira a fare cosa umana.

Basta di agire male col mio strumento approfittandosi della sua pazienza, del suo rispetto, della sua educazione, di tutto lei. Basta. Voi non mieterete tutto per voi dove ella ha faticato, né potrete ripetere l’atto del servitore spietato, più ancora: Fatto dei Giudei alla festa della Dedicazione del Tempio, e legare l’innocente e dar pietre a chi vi ha dato parole divine[133].

4. I danneggiatori dell’Opera di Gesù

Prendo le giuste misure.

Avevo affidato il mio piccolo Giovanni ad un Ordine, ed esso portava all’Ordine un dono di soprannaturale valore, oltre tutto il poco che le restava. Ma l’Ordine non doveva soltanto ricevere, doveva anche dare. Dare aiuto di ogni specie alla consorella strumento di Dio. Soltanto se così si fosse fatto non sarebbe stata necessaria la mia divina prudenza attuale.

Ma l’Ordine, nel suo capo Generale, in quello Provinciale, in quello locale, è stato capace, una volta, e senza ragione, di levare assistenza sacramentale ad una consorella inferma, rea solo di amare l’Ordine al quale Dio l’aveva affidata e di illudersi di poter trovare in esso spirito di paterna protezione. Ma l’Ordine, sia nel suo Capo che in molti suoi membri, è ostile. Ma l’Ordine, nel suo Capo, sta in disparte, tacendo, se può, nell’ombra, non apertamente influendo in bene per il piccolo Giovanni. Ma l’Ordine coi fatti mostra chiaramente di non credere che la consorella Maria sia il mio portavoce e che Io la guido, perché se lo credesse non avrebbe sistematicamente disubbidito alle mie volontà. Prima, molto prima del S. U., chi ha fatto danno all’Opera è stato l’Ordine. Ma l’Ordine, nel suo Capo, ha fatto un atto di accettazione dubbio, dato che non è firmato dal Capo per sé e successori, e domani sarebbe pronto a dire: “Non è valido. Opera d’altri. Non lo riconosco”.

E potrei continuare. No. Non c’è sincerità, né carità nei capi e in molti sudditi. E non c’è retta intenzione, ossia onestà. No. Neppure questo c’è. E allora Io impongo.

Quando fosse compiuto il volere nemico degli uomini tu, mio portavoce e creatura che hai ricevuto il mio dono, esigerai che con atto legale, presenti testimoni, si stabilisca quanto segue. E quanto segue annulli ogni altra disposizione o scritto, valido sinché all’opera era conservato il suo carattere soprannaturale e sinché lo scrivente era considerato scrivente sotto dettatura Mia. Negate queste due cose, si procede in maniera diversa: umana, come umano si vuoi ridurre lo spirituale.

5. L’Autore dell’Opera.

I. che l’Opera “Parole di Vita Eterna” fu ricevuta per divino volere e scritta sotto divino dettato da Maria Valtorta, che quindi è l’unico strumento usato da Dio per la stesura di quest’opera.

II che sconfessando, da parte degli uomini, la natura soprannaturale dell’opera, e conseguentemente negando il vero Autore di essa, per dirne autrice Maria Valtorta, l’opera deve essere trattata giuridicamente e finanziariamente come opera umana, e così colei che si vuole imporre che ne sia l’autrice. Quindi la stessa, come ogni persona che scriva un’opera, è padrona e proprietaria del suo lavoro, e diviene automaticamente arbitra assoluta dei destini del suo lavoro, che può cedere ad una Casa Editrice dietro giusto compenso o può entrare a far parte della Casa Editrice stessa, con compartecipazione vitalizia per sé e la sua erede (che fu veramente una Marta di Betania per Me e il mio piccolo apostolo), agli utili dell’opera.

Oh! non alzate grida! Sono stato venduto Io per trenta denari. Può essere venduta anche la Mia opera, posto che voi, non Io, la volete sconsacrare dicendola opera umana

Oh! non fate volto di scandalo! Un Apostolo tradì Me che ero Dio. Voi, nei vostri Superiori presenti e futuri, potreste, dopo aver tutto avuto, e datovi [?] in buona fede, chiudere le porte del cuore e del dovere verso la consorella che vi ha tutto dato fidandosi di un Ordine. Siete ben stati Capaci di levarle Me-Eucarestia, sua unica gioia nella lunga sua crocifissione, portandola per il dolore in fin di vita!

6. Il nome dell’autore dell’Opera.

III. Dunque: volendo decretare che l’opera è umana e l’autrice di essa è Maria Valtorta, l’opera porti il nome pseudonimo del portavoce. Perché per giustizia nessun altro nome fuorché il Mio, se ci fosse somma giustizia verso il Divino Autore dell’opera, dovrebbe portare l’opera. E dopo il Mio, che si vuole non mettere, quello del piccolo Giovanni, che per anni ha faticato scrivendo quanto le dicevo e mostravo.

E dico “pseudonimo” perché Io non muto quanto ho stabilito in riguardo del mio portavoce. E perciò voglio che il mio portavoce, sinché è fra i viventi, resti ignoto nella sua identità umana, nel nome suo di creatura, che in verità, in questo caso, non ha alcun valore, perché non è la creatura carnale che ha ricevuto il dono ma lo spirito della stessa, a Me consacratesi sino al sacrificio totale, a imitazione Mia; ed era ben giusto che Io donassi a chi mi aveva tutto donato.

Ricordate tutti che l’unico nome che abbia veramente valore è quello che Dio scrive sulle bianche pagine di un’anima che seppe rimanere fedele alla Grazia, quel nome che Dio scrive lassù, nel Regno suo, con segni di luce: il nome del vittorioso. Né sempre però attende a chiamarlo con quel nome nuovo dopo che la povera vita ha avuto termine, o meglio: che ha avuto luogo il dì natale, nella vera, unica

Vita.

Io chiamai Simone: Pietra, molto prima che il suo spirito fedele salisse al Cielo. Maria l’ho chiamata: piccolo Giovanni. E Giovanni sia. E per non urtare i nemici del piccolo Giovanni si chiami “Giovanni Amato”. È il nome che gli si conviene, perché Io l’ho amato, lo amo, e lo amerò, anche per quelli che non lo amano. Per Me sarà sempre il mio Giovanni amato.

7. Condizioni perché l’Opera reste libera dei diritti umani.

Se acconsentite a queste tre cose: I, dichiarazione legale che Maria è colei che ha ricevuto l’opera di origine soprannaturale, necessaria dichiarazione per il presente e per il futuro; II, legale cessione o ben stabilita compartecipazione ai frutti delle edizioni; III, nome pseudonimo del portavoce apposto in testa all’opera; l’opera vi resta.

8. Avvilente forma umana.

In caso contrario Maria è libera di cederla a una Casa Editrice, secondo che si usa in questi casi, facendo legale divieto a chicchessia di appropriarsi in tutto o in parte dell’opera. Perché se rifiutaste tali clausole decadreste da ogni diritto umano come altri avrebbero fatto decadere l’opera dall’unica qualifica che per la sua origine le spettava di diritto.

Era più nobile prima, vero? Più bello prima. Sì. E ne ho schifo, e il mio schifo si comunica al portavoce, di vedere che opera non umana e strumento spirituale si debbono mutare in avvilente forma umana. Lo schifo che ebbi quando Israele volle abbassare il miracolo soprannaturale della mia vita d’Uomo al comune concepimento, alla comune vita di uomo, e da uomo, e uomo mentitore, folle, sacrilego, trattarmi.

9. Il Signore è tornato e non l’hanno voluto conoscere.

Venni un tempo alla mia Casa e non mi vollero accogliere. Sono tornato e non mi hanno voluto conoscere. I secoli non hanno mutato i cuori degli uomini e il Cristo è sempre oggetto di contraddizione fra essi e spada di dolore per quelli che lo portano in sé o sul cuore, come mia Madre.

Chiederò un giorno a quelli che non mi vollero accogliere: “Perché non mi avete ricevuto?”. E dirò al piccolo Giovanni: “Entra, perché ebbi fame e mi saziasti del tuo amore, ebbi sete e mi dissetasti della tua pietà, bussai alla porta del tuo cuore e mi ospitasti con gioia. Entra perché beati quelli che furono perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei Cieli”.

10. A riguardo del sigillo sul segreto.

Questo per l’opera.

Per il sigillo, poi, che ho messo sulle labbra del portavoce, sappiate che soltanto un anno dopo che l’opera completa sia pubblicata, e senza che poi venga colpita da ingiusti decreti, e con essa lo strumento, sarà levato il sigillo sul segreto.

Questo decreto Mio non muterà d’un iota, anche se cercate riparare con resipiscenze tardive. Sono oltre due anni e mezzo che vi chiedo di ubbidirmi; ve lo chiedo inutilmente, vedendovi deridere i miei consigli, anche se apparentemente non sembra che lo facciate, ma lo fate col rendere mille le vie che vi ho aperte. Ora Dio è stanco. E prende le più prudenziali misure.

Non insistete, né con blandizie, né con minacce. Ambedue inutili. E le prime tardive troppo, e troppe volte smentite ormai, perché possano essere credute buone anche dalla creatura.

Quanto ho detto non muterà. Ripeto: “Date e vi sarà dato. Fate e vi sarà fatto. Come fate vi sia fatto. Come dite vi sia detto. Più presto farete più presto avrete quanto vi posso dare”. Però se nel frattempo il piccolo Giovanni venisse a Me, il segreto resterà segreto in eterno».

A me: «Scrivi, perché non ci possano essere scuse a quelli che ti si nominava e che Io ti indico. E poi la giustizia abbia il suo corso».

 

[Segue un’annotazione: In data 9-1 scrivo agli Emi. Vescovi Carinci e Fonte vecchia e a Monsignor Dottarelli. Risponde S. E. Mr. Carinci il 19-1-49 dando buone speranze. Risponde il 1° febbraio Mr. Dottarelli dando catastrofiche previsioni… Chi ci capisce nulla?]

60. Su gli strumenti di Dio[134].

1. Il Portavoce non gusta più libri lavorati dagli uomini

Alla mia perplessità Gesù risponde così. Dice Gesù:

«Non ho mai permesso sino ad ora che tu conoscessi libri di rivelazione reale, o libri in cui si parla di visioni avute da questa o quella creatura. Ora l’ho permesso. Ho anzi ispirato altri a portare a te questi due libri, che altrimenti mai tu avresti conosciuto.

E d’ora in poi ti dico: leggi pure ogni cosa che parli di Me, se lo vuoi fare; ma tu per la prima ti interdirai quella lettura, perché ogni narrazione d’uomo ti sembrerà meschina troppo, ti nauseerà, e respingerai il libro.

Non ti è più dato di gustare libri su Me, libri d’uomo, perché tu hai visto la verità vera della mia vita e morte, e ogni parola di scrittore, non veggente, ti parrà vuota, teatrale, insincera, manierata, stucchevole. Potrai ancora trovare Me, il Gesù reale, Maestro o Martire, nelle pagine di poche, poche anime alle quali Io, Io stesso mi sono svelato, in veste di Maestro e in funzione di Martire. In quelle sì, mi troverai ancora. Mi hai anzi già trovato, senza sbagliare nel giudizio, nel libro di Josefa. Perché là veramente sono Io, così come sono Io nelle pagine che hai scritto in questi 5 anni.

2. La Emerica presenta la Verità alterata

L’altro libro ti ha lasciata incerta, più ancora: insoddisfatta; più ancora: turbata, quasi nauseata… Hai ragione! Non hai trovato Me. Il Gesù vero. Non le mie vere vicende. Non mia Madre. Non i suoi veri palpiti. Non il mondo d’allora. A chi è nutrito del midollo vivo della verità, a coloro ai quali Io sono stato veramente “vista”, non può piacere il gusto delle cose lavorate dagli uomini. E queste pagine sono state molto lavorate dagli uomini (le pagine delle rivelazioni di A. C. Emerica [Emerica]). E ti sei chiesta: “Ma allora questa donna, che pure si dice amasse tanto Dio, non ha detto la verità?”.

Io ti rispondo, con carità ma anche con giustizia, ricordandoti di riportare al tuo spirito le condizioni che ti ho detto essere indispensabili in uno strumento per essere strumento perfetto: umiltà costante, sincerità scrupolosa, ubbidienza totale. Queste virtù la tedesca le ebbe. Ti rispondo:

Queste pagine, per un complesso di cose, non sono specchio alla verità delle cose viste. La polvere dell’umanità ha corrotto la purezza della verità. Gli uomini hanno voluto aggiungere all’opera di Dio e hanno deturpato. Come sempre. Come sarebbe accaduto anche alle visioni che ti ho dato, se tu, o altri, aveste voluto aggiungere… o modificare. Tu pensando di far più bello il racconto. Altri pensando di farlo più perfetto. Tu e gli altri avreste sciupato tutto. Solo Dio è Verità, solo Dio è Autore perfetto.

E, in questo caso, la mia Chiesa docente ha ragione di essere perplessa da tanti anni nel definire le rivelazioni di Anna – Caterina. In questo caso. Nel tuo non deve essere perplessa. Perché anche un semplice buon senso, e un senso giusto, leggendo le pagine da te scritte vedendo, e confrontandole a quelle della tedesca, sente la differenza, sente Me nelle tue, sente la verità storica, pura, della tua narrazione.

In Josefa Io sono. E tu mi hai subito sentito. Come mi hai sentito nelle poche parole che ti mandò P. Berti come da scritti mandatiti da Mr. Crovella.

Lo stile mio è uno. Potrò amplificare le mie parole per fare opera completa come quella che ti ho dato, o ridurre come a Josefa, ma mi si sente.

Mostrerai questo al Padre. E leggi pure, se ci riesci, quanto parla della mia Vita. Ora puoi leggere. Perché da due anni hai tutto visto e scritto di Me.

Ti proibisco però ancora di leggere altri libri che trattino delle Epistole o degli Atti Apostolici. Io solo ti voglio ammaestrare. Io: Dio. Io come Padre, Io come Figlio, Io come Spirito Santo.

Per te sola o per tutti Io solo tuo Maestro; né voglio che altra Sapienza fuor che la mia entri nella tua vergine ignoranza, nella tua sempre vergine ignoranza che subito torna tale non appena cessa l’ammaestramento di Dio. E così mi piace che sia, perché ti voglio “piccola”, ti voglio “povera”, per farti crescere Io solo, per farti ricca Io solo. Affamata ti voglio di Me, ma Io solo voglio essere il Pane che sazia la tua fame di soprannaturale Sapienza.

Ricorda: in Josefa Io sono come in te. In Anna sono coloro che hanno voluto ornare il perfetto, e hanno dato al perfetto un volto che non era più il suo».

3. Nel Libro di Josefa Menendez sta il nostro Gesù.

Nota mia per rendere comprensibile questo dettato.

Il giorno 22 c.m. Giovanni Chessa mi ha portato dei libri di vite di Santi da distribuire ad anime desiderose di letture buone. Lo fece altre volte, e quei vecchi libri mi servirono a fare del bene a diverse creature. Li distribuivo senza leggerli.

Questa volta mi porta il libro “Invito all’Amore” (scritti di Suor M. Josefa Menendez).

Era tanto che desideravo di leggere questi scritti, da quando per caso mi era stata mandata una piccola immagine della Suora spagnola. Ma mi ero sempre interdetta di cercare il libro, dato che Gesù mi aveva proibito di leggere libri di rivelazioni, o del genere, dicendo che solo Lui mi voleva istruire.

Col libro di Suor Josefa, che si orna di una prefazione dell’allora Cardinale Eugenio Pacelli (1938), Chessa mi porta “le Rivelazioni di A. C. Emerica”. Mi dico: «Questa volta le leggo proprio! Sempre ne sento parlare! Vediamo un po’!».

E Gesù mi appare dicendo: «Leggi, leggi! Ma comincia da questo» e mi indica il libro di Suor Josefa. Mi stupisce il sorriso, … diverso al solito suo, di Gesù. Sembra che quasi mi prenda dolcemente in giro. Ubbidisco.

Negli scritti della spagnola sento il mio Gesù. Ce lo ritrovo tutto. E nelle lezioni e nelle descrizioni della Passione.

Ma nell’altro! Che delusione! Resto sconcertata! Tanto che finita l’ultima parola mi chiedo: «Ma costei ha proprio scritto, o almeno detto, quanto ha visto? O chi l’ha aiutata a fissare il visto ha cambiato le descrizioni arbitrariamente?». E mi sento propensa ad accettare quest’ultimo pensiero, perché non mi pare possibile che un’anima amante di Dio possa permettersi di alterare la verità.

Gesù, nel suo convegno di oggi, mi risponde così… Forse servirà anche alla Chiesa questa lezione.

Certo è che io terrò per me il libro di Suor Josefa, perché vi sento il mio Gesù. Ma l’altro lo darò via non appena avrò mostrato a P. Berti alcune cose che ho notate in esso.

A chi non ha visto la realtà può forse piacere. Ma a me no, anzi mi fa dispiacere perché sminuisce la grandiosità della figura di Gesù e di quella di Maria.

61. Sulla scoperta della tomba
di San Pietro
[135].

Attenti alle truffe.

Dice Gesù:

«Anche se qualche disonesto, per fine impuro, facesse apparire delle ossa come ossa di Pietro, od occultamente, in base alle tue indicazioni sulle successive deposizioni di Pietro, scoprisse il loculo catacombale di Pietro, vi prendesse i resti e li portasse in S. Pietro dicendo che erano là, per opprimere il mio portavoce e trarre in inganno il mio Vicario e il mondo tutto, Io-Verità qui dico che questa azione sarebbe inganno che Dio condanna. Pietro è dove tu sai. Ogni altro resto non è di Pietro».

[Sono allegati i ritagli di due brevi articoli di giornale sulla scoperta della tomba di San Pietro]

62. Maria Valtorta è anima vittima e amante, non è medium[136].

1. L’Opera non è fenomeno extranaturale medianico.

Dice Gesù:

«Nessuno si permetta mai di camuffare da “scientifica” l’opera che Io ti ho data. La scienza, in questo caso, non potrebbe essere spiegata che come fenomeno medianico, ossia demonico.

Tu sai come giudico ogni manifestazione di forze oscure, ossia medianiche. È detto nell’immutabile Legge divina, che Io ho confermata, che rivolgersi a maghi[137], consultare indovini è contaminarsi, e chi lo farà fornicando con essi vedrà rivolgersi da lui la faccia di Dio e sarà sterminato da mezzo al popolo di Dio, ossia dei santi. Questo abbiano presente tutti. Anche quelli che ti giudicano senza giustizia accusandoti di peccati che essi spudoratamente compiono con lo specioso pretesto di compire studi scientifici.

Non voglio che tu sia detta in rapporto con le tenebre. Tu sei della Luce perché sempre fosti fedele e amante di Essa. Ed Essa ti ha accolta nel suo oceano di fulgente Sapienza per ammaestrarti e farti canale alla mia Luce per tanti che periscono nelle tenebre o si smarriscono nella caligine, che le “lampade”[138] non più luminose sul monte della perfezione più non diradano.

Per nessun pretesto, per nessuna fretta, per nessun ripicco si deve dire il non vero, si deve fare un sacrilegio. E non vero sarebbe dire e permettere che si dica che l’opera fu fenomeno extranaturale medianico.

2. La vittima amante.

Io i medium li abborro, li maledico. Te ti amo e benedico, mia martire fedele. E sacrilegio sarebbe dire che la tua anima, nella quale sta in cattedra la Sapienza, ospiti il maestro della Menzogna: Satan capo di maghi, indovini, menzogneri, seduttori, nemici miei.

Questo considerino i Padri. Che in te due sono le cose ben distinte pur facenti un’unica cosa: la tua personalità di creatura, la tua particolarità di portavoce. Ma non saresti stato “il portavoce” se non fossi stata l’amante e vittima. L’essere il portavoce è il fatto accidentale, l’essere l’anima vittima e amante è il fatto congenito. L’esser divenuta portavoce è la logica conseguenza e il logico premio ad essere sempre stata la vittima amante.

3. La corona di gloria del Portavoce Maria Valtorta.

Quando sarai giudicata in Cielo da Dio e in Terra dagli uomini giusti che già ti giudicano, o dagli ingiusti che ti giudicheranno dopo averti consumata nel loro livore più ancora di quanto ti abbia consumata il mio amore – perché il mio Amore è Fuoco che consuma ma anche Vita che alimenta, mentre l’odio degli uomini è soltanto acido che corrode – quando gli ingiusti e i giusti ti giudicheranno in Terra, come Dio in Cielo già avrà fatto, sappi che il giudizio che ti procurerà il gaudio non sarà dato in base alla tua missione di portavoce, che fu estrema prova da Me messa al tuo spirito, ma su tutta la tua vita di amante-vittima.

Questa sarà la tua corona di gloria. E questa corona non va offuscata col fango di una insinuazione, sebbene temporanea e suscitata da umane contingenze, che tu fosti un medium. Sarebbe calunnia, e grave, perché data alla tua anima che non potrebbe reagire come può farlo una persona vivente. Calunnia! Sacrilegio! No.

Né sarebbe decoroso neppure per coloro che ti hanno seguita e ai quali ti ho affidata perché ti fossero custodi in tutto, ma specie nel tuo onore di vera cristiana. Essi pure ne riceverebbero fango e abbassamento. E sarebbe per loro condanna decretata dagli uomini e, ciò che più è grave, da Dio.

4. Che è lo scherno, che il verdetto umano?

Non si mente per nessuna ragione. E se l’avessero a dire credendo a ciò che dicono, tre volte guai per loro sarebbe. No. Si attende. Sin che Io lo dico. Sin che la misura è colma e la mia giustizia avrà di che far apparire giusto agli umani il mio decreto, già dato, già dato, già dato per i provocatori, gli schernitori del loro Dio e Signore, per i calunniatori e torturatori della mia serva.

Noi non abbiamo fretta, Maria. Noi sappiamo di aver amato, Io e te, con tutte le nostre forze. Quindi non abbiamo fretta né paura. Non paura, Maria mia. Mai paura.

Dio non ti accusa. E allora? Che è il verdetto umano? Una corona di più di spine, una croce di più, è la lanciata finale. Ma qui sulla Terra. In Cielo è corona di più di gloria, è merito più grande, è effusione di più grande amore che dal mio Cuore colpito dalla lancia trabocca nel tuo parimenti colpito.

5. Solo dei perseguitati è il Regno dei Cieli.

Scrivi loro che non mi offendano avvilendoti a creatura scrivente sotto influsso medianico, e poi sta’ in pace.

In ogni azione di Dio proposta agli uomini è una prova che provoca premio o condanna. Ciò che sarà premio a chi mi ubbidisce è condanna a chi vien contro al mio volere.

E pensare che hanno tanto bisogno di Me!… È detto: “La spiegazione delle tue parole è luce e da intelligenza ai piccoli”[139], ed è parola di sapiente. Ma la Sede della Sapienza disse mentre il suo corpo era tempio perfetto di Dio: “Dio ha disperso i superbi nei disegni del loro cuore. Ha rovesciato dai loro troni i potenti ed esaltato gli umili”[140].

E con questa parola di verità venuta dalle labbra della ispirata Madre mia sta’ in pace, nell’attesa, in pace perché solo dei perseguitati è il regno dei Cieli».

63. L’Immacolata[141].

Preordinata ad essere divina forma alla Seconda Persona.

Dopo una discussione con persona che vuole sostenere la vita coniugale (carnalmente coniugale) di S. Maria e S. Giuseppe, e lo sostiene citando i Vangeli che dicono: “i fratelli di Gesù”, Gesù dice:

2«Ed è da potersi ammettere che Colei che fu preordinata ad essere divina forma alla Seconda Persona che prendeva carne potesse poi nel seno, divinizzato dal Dio in esso formatosi, accogliere seme d’uomo e portare un figlio d’uomo concetto impuro per eredità d’Adamo? Come l’Immacolata dalle sue viscere avrebbe potuto generare un impuro? E come l’eterna Vergine accogliere amplesso d’uomo dopo aver conosciuto il fecondante amplesso di Dio? Di Dio solo poteva essere Colei che dall’eternità pensammo “nostra dimora”. E solo il Dio Incarnato poteva esser formato e nascere dalla Tutta Nostra».

64. Segreto per essere perfetto[142].

Imitare l’Uomo-Dio e mettere in pratica la sua dottrina.

Dice Gesù:

«Nell’imitazione perfetta del Figlio dell’Uomo, l’uomo può conseguire quella perfezione che Io ho proposta ai miei discepoli: la perfezione di Dio Padre. Sarei stato stolto se avessi preteso che l’uomo, formato di carne e spirito, limitato ed aggravato dall’eredità di Adamo, fosse perfetto come Dio che è Purissimo e Divino Spirito. Ma come il Figlio di Dio, che è uguale nella divinità e perfezione al Padre suo ma uguale in umanità a voi uomini, in tutto simile men che nella colpa, seppe esser perfetto come il Padre suo, così voi, imitando l’Uomo-Dio nella sua perfezione, potete raggiungere quella perfezione che Io ho proposto come misura certa per conseguire il gaudio eterno e che può dall’uomo ricreato in Grazia essere conseguita, se mette in pratica la mia dottrina».

65. A Fratello Papa[143]

1. Due pesi e due misure.

Dice Gesù:

«Sì. Ma vorrei dell’altro. In chi parla e in chi approva. Vorrei uguale misura di giustizia per tutti. Perché tutte le anime hanno gli stessi diritti e doveri davanti agli occhi di Dio e degli uomini. Non ci sono due pesi e due misure per giudicare con una i potenti, o i prossimi, o coloro dai quali si spera utile o si temono rappresaglie, e con l’altra i “piccoli” del gregge, quelli che sono numero, parte minuscola del Mistico Corpo, quelli che sono inermi e non fanno paura e che si pensa di poterli opprimere, depredare, calunniare senza che accada palese scandalo.

2. Quale la differenza fra le anime?

Che differenza è fra l’anima di Giuseppe Mindszenty e quella di Maria Valtorta? Nessuna. L’anima non porta la porpora del Sacerdote Principe della Chiesa. Porta solo una porpora: quella della sua santità. E quella le viene dalla sua volontà d’essere santa per amore a Dio.

L’anima, ogni anima, è stata creata da Dio e predestinata alla Grazia per il Cristo.

L’anima, ogni anima che è fedele al suo ultimo fine, è uguale ai miei Occhi, ha lo stesso valore, gli stessi diritti sia presso Dio che presso la Chiesa. E se si alzano strida per l’ingiusto procedere verso un Porporato Pastore, perché si procede poi, dagli stessi che alzano strida, con ingiustizia uguale verso un’anima che porta la porpora del sacrificio e dell’amore?

3. Chiesa chiusa alla Rivelazione di Gesù.

Con quale ardire si gridano forte le domande, che già sono risposte, se è possibile una Chiesa (e per Chiesa dico Papa) che tace là dove dovrebbe parlare (con santità e giustizia in tutti i casi, non per uno solo di un suo dignitario), una Chiesa che indebolisce la Legge di Dio adattandola al gusto dei voleri umani (piegandosi al volere di intelletti pieni del lievito che Io ho ordinato ai miei Apostoli di non prendere[144]), una Chiesa che non si oppone all’oppressione delle coscienze, e non tutela i diritti e libertà del popolo (mentre qui si permette l’oppressione di una coscienza innocente e non soltanto non si tutelano i suoi diritti e libertà ma si conculcano), una Chiesa che resta chiusa e chiude (in luogo di aprirsi per lasciar andare la mia Parola, nuovamente donata, ad istruire le genti)?

4. Perché il Papa difende un porporato e conculca il Portavoce?

E se il Papa non può tacere quando con astuzia e violenza si conculca la libertà di amare Dio e la Chiesa, posso tacere Io quando in verità si conculca a Me, Dio, la libertà di eleggere un’anima al mio servizio e di dare alla stessa un dono per tutti coloro che credono in Me? Posso tacere Io quando vedo che si giunge a punire con un carcere morale e spirituale sacrificando l’anima da Me eletta perché rea di servirmi? E se condannate giustamente l’ingerenza dei dittatori sulla suprema libertà dell’uomo di amare e servire Dio, come cadete nello stesso peccato, ingerendovi con violenze dittatoriali nella mia divina libertà di eleggere un’anima e di dare ad essa un dono e nella sua libertà di servirmi straordinariamente?

Io ho insegnato che l’azione deve essere uguale alla parola per non essere idoli e menzogna. Ho insegnato a non fare ad altri ciò che non vorreste fatto a voi stessi. Ho insegnato a non scandalizzare i piccoli. Ho insegnato a non perdere i figli che vi ho affidato.

Costei non si perderà. È nelle mie braccia. Ma molti altri

– perché lo scandalo urla da sé ed invano tentate soffocarlo, perché la verità viene sempre alla luce e grida e accusa e corona di ignominia i persecutori e di gloria i perseguitati

– ma molti altri si scandalizzeranno.

E non vi è utile che là dove è già tanto tiepida la fede e attivo il razionalismo, forte l’indifferenza, fortissima la paura, facilissimo il tradire e l’abiurare per salvarsi l’esistenza, già ben radicato il comunismo e attivo, lo scandalo sgretoli ancor più e disperda i malvivi fedeli.

5. Gli osanna precedono sempre i crucifige.

Non vi lusinghino gli osanna. Precedono sempre il crucifige.

Eppur dovreste ricordarvi gli osanna all’uomo idolo, che poi gli stessi che lo avevano mille volte osannato uccisero come belva pericolosa e del cadavere fecero ludibrio così come Io avevo detto al portavoce tanto tempo prima! Dovreste ricordare quei clamanti osanna poi soffocati da ancor più clamanti urli di condanna e scherno! E quell’idolo era più idolatrato di voi. Più ardenti i suoi seguaci e più numerosi. E poi? La morte ignominiosa.

E siete forse da più del Dio fatto Uomo? E il Dio fatto Uomo cinque dì dopo l’osanna non fu schernito, condannato e ucciso dall’odio di tutto il popolo che lo aveva osannato? E fra i suoi amici ve ne fu uno solo che tentasse di strapparlo ai suoi carnefici?

Oh! Voi mi provocate ed irridete. Perché Me provocate, non lo strumento. Ed Io rispetto la vostra libertà di nuocere. Ma non chiamatemi poi in soccorso. Che non verrò e rispetterò la libertà altrui di nuocervi.

Non amate Dio-Carità? Abbiatevi allora Dio-Giustizia tremenda».

6. Il segno dei veri discepoli del Cristo.

E a me:

«E tu giubila, anima mia, perché hai così il segno di essere veramente mia. Ai veramente miei do il mio segno: l’essere perseguitati, accusati, condannati ingiustamente. Ricorda di temere sempre sulla verità di uno che abbia veste o si professi mio servo se non lo vedi perseguitato.

Il mio vero discepolo passa per le prove che provarono il Maestro e per quelle che il Maestro profetizzò ai Dodici quando li preparò alla missione. Rileggi il c. X di Matteo e ti ritroverai nella veste più bella: quella di mia discepola, amata da Me per questo, odiata per questo dagli altri.

Leggi la Sapienza nella I parte del III capitolo e in tutto il V, e ancor ti ritroverai per quel che sarai dopo la povera vita e per quello che altri saranno. E leggi l’ultimo del libro di Giobbe.

Dio lascia fare agli ingiusti censori sino ad un punto, poi il suo furore divampa su essi nel mentre effonde la sua benignità che è trionfo del giusto sul giusto ingiustamente oppresso.

L’unica cosa che ha valore è non avermi offeso ma amato, ubbidendo ad ogni mio volere. Ciò ha valore eterno.

Lo hai fatto. Giubila quindi per essere segnata del segno dei veri discepoli e per il tuo futuro destino: “Quis ascendit in montem Domini aut quis stabit in loco sanctoeius? – Innocens manibus et mundo corde”.

A te la mia pace».

66. Il dono dell’Opera alla Chiesa[145].

1. Metodo di Dio

Dice Gesù:

«Ti ho detto molte e molte volte che ogni dono di Dio è mezzo per provare lo spirito dell’uomo. Di ogni uomo. E qualunque dono. Ma più di ogni altro è mezzo il dono spirituale straordinario.

Perché il Signore è misericorde ed è giusto. E in ogni dono di Dio due sono i moventi che creano quel dono: il palpito della misericordia verso le anime che, sentendosi maggiormente amate da Dio, possono per quel dono amare di più, e quindi santificarsi sempre più perché l’amore è santità; il fuoco della giustizia che pone nel crogiolo l’anima beneficata e ne saggia la purezza dello spirituale metallo. Se l’anima ha elementi impuri ed è amalgama di metalli più o meno bassi, il fuoco della prova svela la vera natura del suo spirito.

Quando un’anima vedendosi beneficata diviene superba al punto da credersi o necessaria a Dio, o che Dio sia in obbligo da beneficarla in ogni cosa perché l’ha beneficata in una ed essa ha accettato il benefizio con boriosa degnazione, o peggio quando giunge a credere che essa può dettare a Dio le vie da seguire essendo essa più sapiente, giusta, illuminata di Dio, oppure quando un’anima, gonfia del suo lievito che le viene o per le materiali vittorie nella vita e nel mondo, o per la carica che ricopre, fa resistenza al mio volere, si oppone alla giustizia e la calpesta, uccide nel suo cuore la carità verso Dio e prossimo, e nonostante ogni mia ispirazione, e nonostante ogni tentativo da parte di giusti di farla recedere, con ostinazione rimane nel suo pensiero ingiusto, allora Io l’abbandono.

E sai cosa vuoi dire l’abbandono mio? Vuoi dire precipitare nei peccati che non sono perdonati. Dio è lento nel giungere a questa orribile misura. Ma vi giunge.

Dopo avere con tutti i mezzi dolci o amari cercato di toccare il cuore ostinato nell’offendermi, dopo aver inutilmente parlato e fatto parlare a quello spirito cocciuto, Dio si ritrae. Non forza. Lascia liberi di agire. E anche però non perdona sinché l’anima, come liberamente peccò contro l’Amore e si mise sulla via della perdizione, uscì dall’ordine ed entrò nel disordine – perché è ordine l’ubbidienza dell’uomo a Dio, la fedeltà all’amore e alla giustizia, e disordine la disubbidienza, l’idolatrico amore al proprio giudizio – così liberamente non si pente del suo peccato e torna nell’amore e nella giustizia verso Dio e prossimo.

Questo è il metodo di Dio. Né mai cambiò da quando pose a prova il primo Uomo. E mai muterà sinché l’ultimo uomo sarà sulla Terra con i suoi obblighi di suddito e figlio verso il suo Signore e Padre. Così fu fatto con Adamo da Dio-Giustizia. Così fu fatto con Giuda di Keriot da Dio-Misericordia. Perché così va fatto.

2. Tradimento dei collaboratori.

Il dono dell’opera fu prova proposta a te prima d’ogni altra creatura, poi a Romualdo, poi a tutto l’Ordine, infine alla Chiesa docente. Ognuno rispose nella misura della sua capacità e [del suo] amore.

Di questi quattro provati uno solo: tu, superasti con perfezione la prova.

Il secondo peccò venialmente di disubbidienza ai miei decreti. Il fumo di essere il Padre del portavoce lo fece lievemente ebbro. Ma poiché peccò di disubbidienza nell’intento di salvare delle anime, la sua colpa fu da Me compatita e il suo soffrire per le conseguenze di essa fu il suo purgatorio da essa.

Il terzo: l’Ordine, peccò di [mancanza di] giustizia all’inizio e poscia di altre cose: [mancanza di] carità, invidia e soprattutto di tiepidezza nel servire Dio in questo caso. Si trasse in disparte. Non mostrò agli altri ed ultimi provati che ti protegge col suo amore.

Romualdo, Corrado e pochi, troppo pochi altri non sono “l’Ordine”. L’Ordine è il Capo e gli immediati suoi collaboratori.

Ha costui, hanno costoro fatto tutto quanto dovevano per ottenere ciò che Io volevo? No. (E per questo parlai in quel modo il 6 gennaio 1949). In verità no. Per tema di apparire stolti, e ciò prova ottusità del loro spirito e boria umana – perché se avessero avuto spirito pronto avrebbero riconosciuto l’Autore dell’opera, il vero Autore, e se avessero avuto umiltà, e quindi giustizia, non si sarebbero stupiti, non avrebbero mal giudicato che Dio eleggesse un nulla a suo strumento in luogo di un “grande” dei loro, e non ti avrebbero giudicata come ti hanno giudicata – per tema di apparire stolti sono stati inerti e nell’ombra, o operanti non bene nell’ombra, in attesa che il giudizio del Tribunale della Chiesa fosse dato per adeguare servilmente le loro parole a quelle di quel Tribunale, fossero giuste o ingiuste, e i loro atti al loro io.

3. Tradimento dell’Ordine dei Servi di Maria.

E l’Ordine che, in molti suoi membri, crede d’aver definito questa crucciosa vicenda, mai come ora è alla prova, alla prova ad esso proposta da Dio. Prova che si risolverà col mio giudizio sull’Ordine, col mio traboccare di misericordia e aiuti su esso, o col mio ritrarmi da esso lasciandolo al suo destino. Con dolore.

È l’Ordine di mia Madre e lo vorrei glorioso e perfetto. Ha avuto a fondatore sette di spirito giusto. Unico ordine che ebbe sette fondatori. Sette, numero sacro che ricorda il luminoso candelabro del Tempio, che ricorda i divini doni dello Spirito Santo, debellatori, là dove son vivi – che ricevere è nulla se vivo poi non si mantiene il dono – dei vizi capitali.

È prossimo il 20° centenario dell’Assunzione al Cielo della loro Regina. Quest’opera, se è esaltazione mia, è pure esaltazione di Maria. E dico anzi che è specialmente esaltazione di Maria, da Me voluta perché il mondo la conosca in preparazione alla sua venti [volte] secolare instaurazione nel Regno di cui è Regina.

Io ero nei Vangeli già sufficientemente descritto, in un minimo capace a bastare alla salvezza dei cuori. Maria era poco nota; la sua figura era appena disegnata con linee incomplete che troppo di Lei lasciavano in ombra. Ecco: Io ve l’ho svelata. Ed Io te l’ho data questa perfetta storia di mia Madre, o Ordine che ti fregi del nome di Maria.

Perché dunque stai inerte e dormi? È l’ora della tua prova. Perché il tuo Capo non interviene? È la sua ora. E come Capo ne ha il dovere. Perché è gloria dell’Ordine questa. Perché è tutela dei suoi figli questa. Perché qui si agisce per coprire di ridicolo e menzogna l’Ordine. E il Capo non deve permettere. Vada e faccia. Insista. Converta. Che il portavoce sia una minima nell’Ordine non ha valore per giustificare l’inerzia. Si faccia per lei ciò che si farebbe per un grande dell’Ordine che fosse ingiustamente condannato in proprio e nel suo lavoro.

Questo è da farsi ora. E null’altro. Null’altro. Non tentativi oscuri. Non ribellioni stolte che porterebbero a maggiori sanzioni, specie per la più innocente di tutti, per Maria, il mio strumento. Non sciocchi ottimismi sulla fedeltà degli amici, sul loro silenzio e così via. Pensate che Io fui spiato e tradito da Giuda, e che in ogni società che si unisce per agire c’è sempre almeno uno che o per malanimo, o per lucro, o per stoltezza tradisce.

Questo e non altro.

4. Tradimento della Chiesa

Prima si muovono tutte le forze religiose e laiche per ottenere giustizia. Se si negano udienze ai Religiosi – ma in verità non sarebbe negata udienza al Superiore Generale di un Ordine – si mandino i laici.

Si faccia riflettere che non si può tacere a coloro che domandano che l’opera è stata imprigionata, non si può tacere con tutti coloro che attendevano con ansia la pubblicazione perché la conoscono già e non si può mettere su tante labbra il sigillo che un tribunale, che Io non ho istituito, ha messo sulle labbra di pochi religiosi. E che per ogni bocca che parlerà sorgeranno altre dieci, cento, mille bocche che parleranno giudicando l’operato di questo tribunale. E fra questi cento e mille ve ne saranno di quelli che sono i nemici della Chiesa e che si serviranno di questa conoscenza per accusare la Chiesa dei metodi dittatoriali di oppressione della libertà di servire il Signore che la Chiesa rimprovera ad essi nemici.

Questo si faccia riflettere. E si faccia riflettere che la Chiesa non è sicura neppure in Italia – Io, Dio, ve lo dico – e non ha bisogno di certe propagande per essere scardinata da molte coscienze di italiani.

L’ingiustizia provoca onde di sdegno contro gli ingiusti. E la calunnia solleva marosi di più fiere calunnie contro i calunniatori. Qui fu ingiusta la denunzia, e fu calunnia, e fu negazione del vero la conclusione.

E altro non dico sull’ultimo dei quattro messi alla prova col dono dell’opera perché ho già detto i giorni passati e i mesi passati – sono molti mesi che parlo su ciò – e perché per essa Chiesa è venuto il momento in cui, dopo aver tutto tentato per convertirla alla volontà del suo Dio che è giustizia e amore, Io mi ritiro e li lascio liberi di agire, ma già giudicandoli, né si muterà il mio giudizio se essi non mutano rientrando nella giustizia e carità nel giudicare e nell’agire verso il mio dono e il mio strumento».

5. Il Portavoce dell’Opera[146].

Dice Gesù:

«Essi così? Tu pure così. Mai più parlerai sul segreto. Neppure se vi sono resipiscenze tardive. Mai più. Per nessun motivo mai più. La loro accusa rende vana ogni loro richiesta. Stolti sarebbero se ricorressero ad una pretesa veggente, eretica, simulatrice. Tale ti dicono? E sia. Ma non ti interroghino più per non disvelarsi troppo per quel che sono: mentitori coscienti nel loro giudizio su te».

67. Castigo per chi respinge l’Opera[147].

1. La vita del Portavoce è già segno per chi vuol vedere

Dice Gesù:

«Quali segni si vogliono ancora? La tua vita è tutta un segno. Un segno sempre più forte più procede verso la liberazione dal carcere terreno.

È segno per chi vuoi vedere. Ma per chi non vuole vedere nessun segno avrebbe altro valore fuorché quello di esser tentazione e condanna. “Se non credono a Mosè e ai profeti non crederanno neppure a chi resuscitasse per loro dandogli un segno: il segno richiesto da essi per credere”[148]. È vecchia storia!

Non so quale altro segno più grande dei molti che hai loro fornito con la tua vita e il tuo contegno antico e recente potresti dare. Per chi non volle credere neppure l’apparizione del Risorto fu utile. Lasciali dire. Un segno certo lo darai, e anche essi lo daranno. Io lo so. Un segno di vita in Dio tu. Un segno di vita nella carne d’Adamo essi. Perché la carne d’Adamo pecca, se non nella concupiscenza della carne, nelle altre due concupiscenze: le peggiori e più gravi perché le meno domabili e perché sono le concupiscenze delle parti più elette dell’uomo.

2. Il ventilabro di Gesù è il suo inesorabile e perfetto giudizio.

Quanti saranno condannati per aver agito male con te e con l’Opera! L’Opera, essendo mia, è come Me segno di contraddizione, mezzo di salute per chi l’accoglie, mezzo di condanna per chi la schernisce o anche soltanto la ostacola.

Tu, essendo un piccolo Cristo, sei come Io lo fui oggetto di contraddizione. Però ricorda. Il Battista diceva di Me “Egli col suo ventilabro in mano pulirà la sua aia e raccoglierà il frumento nel suo granaio, ma la paglia la brucerà col fuoco inestinguibile”[149]. Il mio ventilabro è il mio inesorabile e perfetto giudizio su tutte le creature e sulle loro azioni. Non come appaiono, sotto menzogneri aspetti, ma nella loro segreta verità.

Non entrerà il loglio, che quando vegeta e fiorisce appare più bello del frumento, nel mio granaio. Ma solo il grano eletto, invano mortificato dal loglio che lo avvinse nei suoi viticci ornandosi nel contempo di inutili fiori e di velenosi semi prodotti da quei fiori che erano solo apparenza. Il frumento entrerà nel mio granaio. Ossia i miei veri servi. Quelli che non hanno aspetto appariscente, ma sono tutta spiga buona, tutta farina da ostie. Quelli entreranno da Me, nella mia Dimora eterna. E fatti, da “ostie”, beati in eterno, vedranno quelli che li sfarinarono sotto la macina della loro autorità ingiusta gemere e gridare: “Perché non riconoscemmo il Signore? Perché non accogliemmo i suoi ‘piccoli’ in suo Nome? Perché non demmo loro quel sorso giustizia che invocavano da noi?”.

3. Chi respinge l’Opera respinge Gesù

Ma ormai il giudizio sarà stato dato e ognuno avrà ciò che ha meritato d’avere, e nulla servirà a mutarlo. Ti dico: Per alcuni sarà giudizio eterno. Per altri si consumerà nei secoli e poi avranno perdono perché avranno espiato.

Ma non uno di quelli che mi respinsero – e chi respinge l’Opera respinge Me, e chi inchioda l’Opera inchioda Me, e chi nega questo Pane della mia Parola alle turbe languenti pecca nella duplice carità verso Me-Dio, verso il prossimo suo – ma non uno di chi male opera contro l’Opera sarà esente da duro castigo. E tu conoscerai i nomi dei principali tuoi avversar! perché te li indicherà prima la loro morte e il genere della stessa, poi il vederli là dove espieranno il loro peccato».

68. Il Portavoce offre la vita per l’Opera[150]

Al mio Gesù.

Ecco che si muta in giubilo ogni mia amarezza, ogni mio pensoso sguardo al futuro, perché mi viene detto che io vedrò l’opera approvata, ma morirò prima di vederla pubblicata.

Quello che l’anima mia desidera ardentemente per molti motivi spirituali e per quel motivo che solo Dio ed io conosciamo, e che è ben giusto poiché… è giusto che così avvenga. Da stamane che ho saputo, sono in una pace grandiosissima.

E dico, con tutte le mie forze: “Vieni presto, Signore. Fa’ che presto approvino perché presto io venga a Te. Ti offro la mia vita, l’agonia e la morte mia, dolorosa quanto Tu vuoi, perché presto si approvi e presto io venga a Te”.

                   Maria, la tua Maria

69. L’Opera era imprigionata.

1. Lo Spirito di Verità guida il Portavoce[151].

Maria Ss. di Fatima, nella notte, mi dice: «Entro il novembre tutto sarà definito. Scrivi, sigilla, deponi. Quando sarà l’ora mostrerai a testimoni perché credano che è la Verità che ti guida, sempre».

[Nel retro del foglietto: In merito ai laici…]

2. Bilancio di un anno[152]

A proposito di una profezia divina che non vollero accettare (dettato 23-12-48).

Tre giorni dopo viene arrestato il Primate d’Ungheria ed ha inizio in quello Stato alla [sic] scristianizzazione e persecuzione.

Poi è la volta della Cecoslovacchia dove anche molto clero defeziona…

Poi persecuzioni ad ogni chiesa (cristiano-cattolica, o solo cristiana) in Bulgaria, Romania e parte della Grecia.

Poi è la volta della Polonia e altri Stati Baltici.

Infine la bolscevizzazione della Cina con distruzione delle Missioni, e alleanza della Cina di Mao (400 milioni di individui) con la Russia…

E non è finita! Ecco metà Germania sovietizzata…

E poi?…

 

[Le righe seguenti, scritte con inchiostro diverso, sembrano aggiunte a distanza di tempo]

 

E poi, dal 24-6-50 guerra in Corea…

E in Italia, con la primavera 1950, fioriscono i Pionieri, ossia i Fanciulli comunisti, bestemmiatori per obbligo, profanatori per obbligo, corrotti per obbligo, ecc. ecc.

70. La Madonna dei poveri[153].

1. A Banneaux nel Belgio

[Dice Maria:]

1«Quest’anno a Me, la più umile e la più grande d’ogni umana creatura, verrà dato il massimo e ultimo sigillo di grandezza: la proclamazione del Dogma della mia gloriosa Assunzione in anima e corpo.

Ma ciò non m’esalta, non mi fa staccata da voi tutti. Sono e resto Colei che tanto più ama le creature più esse sono povere, sole, incomprese, afflitte come lo fui Io.

Per questo, alla piccola mia veggente belga ho detto: “Sono la Madonna dei Poveri e voglio che con questo nome mi si onori e veneri, e che qui e ovunque i poveri trovino in Me la Madre e Consolatrice, e i Popoli la loro Salvatrice, i malati la loro Sanatrice, gli afflitti la loro Consolatrice, gli increduli la loro Datrice di Fede, i disperati la loro fonte di Speranza, i duri di cuore Colei che accende in loro l’amore verso Dio e prossimo.

2. La sorgente per i beni materiali.

Qui, a Banneux, è sgorgata una sorgente per il bene materiale di molti. Ma più ancora dal mio Cuore Immacolato ne sgorga una che è tutta Amore e Misericordia per tutti coloro che crederanno e pregheranno la Madonna dei Poveri, o di Banneux, che è la stessa cosa.

3. Il suo culto si stende nel mondo.

Poiché Io tutto so, vivendo nella luce sapienziale di Dio sin da quando cominciai ad essere nel seno di Anna, e la possiedo ora perfettamente, vivendo nel Seno incandescente della Trinità Eterna, ti dico che, dopo qualche inevitabile ostacolo ecclesiastico, il mio culto, come Madonna dei Poveri, come Io lo fui, si estenderà, e sorgeranno chiese a Me dedicate in molte città, e là Io darò grazie ai poveri, umili, malati, d’anima o di corpo, per salvarli, e nel corpo e più nell’anima, e ciò mi farà ancor più beata che il Dogma più grande che sta per essere definito, perché Io, più che gloria, voglio figli, essendo la Corredentrice».

71. Lungo purgatorio per chi combatte l’Opera[154].

Per la sola ragione di aver combattuto l’Opera, l’Autore e il Portavoce.

Il Purgatorio. In esso, col viso emergente dalle fiamme e la cocolla e la veste apparenti da esse, P. Cordovani, con un volto sbigottito e insieme implorante. Mi guarda, ma non riesce a dire niente. Parla solo il suo sguardo doloroso e contrito.

2Per lui parla il Signore. Dice: «Lo vedi? Lo riconosci? È là. E vi starà per molto, molto, molto, e per l’unica causa di avermi e averti e avere combattuto Me, te e l’Opera, agendo contro la Sapienza, la Carità, la Giustizia. Segna ciò che vedi, brevemente, e ciò che Io dico, con la massima esattezza. Perché è verità, per chi vedi e per molti di coloro che agirono o agiranno come lui».

72. Autore, natura e finalità dell’Opera[155]

1. L’Autore. Gesù Re dei re e Signore dei Signori.

Mi appare Gesù nella gloria del Cielo. Il Gesù glorioso, imponente, vero Re dei re e Signore dei signori, come fu dopo la sua Risurrezione e Ascensione. Scosta con le Mani bellissime il manto regale, fermato al sommo del Petto da un aureo cesello e ricadente molto oltre i piedi, formando un ampio strascico oltre la veste, lunghissima tanto da coprire totalmente i suoi piedi.

Lo ammiro, notando a quale perfettissima, anche in potenza di forme, armonia fisica e potenza regale e divina Egli è giunto dopo aver tutto compiuto sulla Terra.

Dal manto scostato appare il suo Ss. cuore, vero Cuore, ma anche vera fiamma o fuoco di un fulgore insostenibile. Da esso scende un fulgidissimo raggio a cono, che sempre più si allarga più s’avvicina alla Terra. Anche dalle Mani trafitte scendono raggi uguali, e così, da sotto la veste, certo dai Piedi trafitti. Cinque lame di fuochi ardentissimi, di una luce sfolgorante, che scendono sulla Terra.

L’aspetto di Gesù, che volta le spalle ad oriente e guarda verso occidente, è severo ma non irato. Anzi quando si volge a parlarmi è dolce, poi, man mano che parla, diviene il terribile Rex tremendae majestatis, il Gesù punitore dei mercanti e strozzini del Tempio, degli ingiusti Farisei e Scribi.

2. Il dono d’infinita misericordia dado in tempo.

Mi dice:

«Ecco, la Carità infinita, che è il mio Attributo, aveva, da questo Cuore Misericordioso, tratto un nuovo dono d’infinita Misericordia, di divina Misericordia per gli uomini: l’Opera. Essa doveva servire a fortificare negli spiriti le tre Virtù Teologali e le quattro Virtù Cardinali, a dare il mio Amore, l’esatta misura dell’estensione di esso a coloro che stanno per essere travolti dall’odio di Satana, dall’Anticristo e dai suoi servi.

E l’avevo dato in tempo, prima della scadenza tremenda, perché fosse diffuso, manna e medicina alle moltitudini perché non muoiano, fatti senza fede dagli eventi, maledicendo Dio o negandone l’Essere, perché, diranno, se ci fosse non permetterebbe queste cose, Lui, che ci dissero che tutto può. L’avevo data in tempo, chiedendo ai miei Servi primi, i Sacerdoti, che sono pastori d’anime, la ben piccola, facile, giusta, meritoria fatica di concederne la pubblicazione, fatica minuscola rispetto al mio grandissimo Dono e alla tua grandissima fatica, compiuta nelle tue condizioni fisiche e morali. L’avevo data in tempo, Io che sono la Sapienza e tutto so, che sono Carità e tutto faccio per amore, che sono Onniveggenza e so l’ora giusta per ogni evento o manifestazione. Ho parlato in tutti i modi, con le preghiere, con le profezie già compiute, con rimproveri anche, ai Pastori non pastori che, stoltamente sicuri del loro benessere, non hanno visceri di Pastori per i loro agnelli.

3. L’ hanno irriso, deriso, calpestato.

Hanno irriso, deriso, calpestato il mio Volere d’amore. Hanno afflitto, condannato ad una lunga passione i miei servi. Hanno agito secondo il loro volere, per partito preso, non suffragato dalla benché minima ragione di agire come agiscono, privando le anime del mio dono.

Che aspettano? Che una rovina mondiale permetta loro di dire, per giustificarsi della loro mala azione: “Data l’ora particolare che sconvolge il mondo, siamo impossibilitati a concedere, come gli altri lo sarebbero, a stampare”? No. Quella ragione non è valida. Perché sono tre anni che Io ho terminato e ho chiesto che facessero sì che molti potessero tornare a Me per quelle Parole di Vita. E sono tre anni che loro si oppongono a ciò.

Si oppongono agendo come agiscono, privando le anime dall’aver conforto nelle ore che incombono. Se in un molto prossimo domani l’Umanità venisse travolta in un nuovo turbine di ferocia, rispetto al quale l’ultimo del 40-45 sarebbe stato un nulla, nel vostro perire fra angosce d’inferno non avreste, poveri figli miei, e per colpa di coloro che hanno contravvenuto al mio Volere, impedendo la pubblicazione e diffusione dell’Opera, non avreste il conforto di quelle parole, atte a non farvi morire disperati. Ed Io, dai Cieli, maledirò costoro che si arrogarono il diritto di privarvi di quel dono che Io avevo dato per suprema luce e conforto nell’ora tremenda.

4. Maledetti gli oppositori del Re dei re, del Signore dei signori

Io maledico! Perché mi si impedisce, e proprio da parte di uomini miei servi, di essere il Re dei re e il Signore dei signori anche in Terra come lo sono in Cielo, il Re Universale ed Eterno, padrone di beneficare i suoi sudditi, il Pastore dei pastori fra il mio gregge assalito da tanti nemici materiali, morali e spirituali, ai quali ogni libertà è concessa, anche quella di usare i mezzi di natura per farne armi micidiali di distruzione, non solo della Creazione di Dio, ma anche della fede nell’Onnipotenza e Bontà di Dio. Armi contro le quali, con le stesse bugiarde scuse addotte dai miei nemici di Palestina per giustificare, per tentare di giustificare le loro azioni verso di Me – le armi usate dai farisei, scribi, sadducei, erodiani, tutti falsi servi di Dio, bugiardi credenti perché non unirono gli atti giusti alle parole, simoniaci che, davanti all’oro e al potere, e per essi, calpestarono la giustizia – fra l’utile umano e sovrumano scelgono il primo per averne il bene umano. E ne hanno male, invece, e ne avranno, in Terra e in Cielo. Perché essi non alzano la loro voce di uomini liberi, di uomini di verace, buona volontà, per dire, costasse anche il capo, “Non licet” contro il più grande delitto verso l’Umanità, così come il mio eroico Precursore osò urlare al suo re terreno?

5. Maledetti i persecutori dei servi del Re e gli odiatori del suo dono.

Io maledico! Tutti questi maledico e maledirò se non si pentono, se non riparano al loro atto ingiusto. Questi cocciuti di dura cervice, di collo duro che non si piega sotto il giogo santo del mio Volere di Dio. Questi duri di cuore che non hanno pietà di te, né delle turbe bisognose del Pane della mia Parola. Questi che non sanno dire ai potenti d’ogni razza e nazione: “Basta di odio e di stragi, e di ingiuste azioni! Perché Dio, quel Dio che voi dite d’amare, ma, in verità, o non lo fate o lo fate molto imperfettamente, predica l’amore e non l’odio. Perché Dio, quel Dio che negate nelle sue opere di misericordia, sapienza, carità, e che perseguitate, perseguitando coloro che, da Me scelti per miei strumenti, opprimete opprimendoli anche nella libertà di spirito, già scaglia su di voi”, [sic]

6. La Spada a due tagli già fiammeggia.

Vedi, o Maria, queste spade fiammeggianti che escono dalle ferite che l’amore per gli uomini aprì in Me, Uomo-Dio, Salvatore e Redentore? Sono Misericordia. Ma solo per i buoni. Per te. Per quelli che, come te, sono veri figli del Padre Dio.

Ma sono anche spada a due tagli, come quella di cui parla il mio diletto apostolo Giovanni, l’Aquila, l’Amore nel complesso apostolico, nella sua Apocalisse[156]. Sono spade che tagliano, fulmini che colpiscono chi ha suscitato il mio divino corruccio. E Io, costoro, li maledico e respingo da Me.

7. Cos’è la maledizione del Re dei re del Signore dei signori?

E la mia maledizione è sferza che percuote, e quel segno mai più si cancella, i mercanti e barattieri, i falsi dottori del Tempio nuovo, falsi perché hanno i segni esteriori, quelli soli, dell’essere miei servi, ma non hanno il segno spirituale di essere i miei servi; quel segno che è luce che illumina a vedere il vero, sapienza a distinguere con vera giustizia, carità che è dare ciò che è bene alle anime, giustizia senza la quale la santità cade.

È sferza spirituale, ma non meno giusta e vera, pari a quella con cui percossi, una e una volta, i mercanti e barattieri del Tempio antico, e sferza di parole con cui colpii e abbattei i falsi sacerdoti del Tempio sul Moria, poi caduto come essi per castigo divino.

8. Lo zelo per i piccoli traviati dai negatori del dono consuma il Cuore del Re.

Perché lo zelo per la Casa del Padre mio – ed è Casa del Padre l’assemblea di tutti i fedeli cristiani, figli adottivi di Dio, rinati, per il mio sacrificio, a questo grado di adozione e alla Grazia, figli sbigottiti, oppressi, che voi, come ben previdi, e come predicai ai miei primi Sacerdoti di non fare, non confortate, non nutrite, non guidate con quanto vi ho dato a questo scopo e, peggio ancora, impedite a Me di farlo con quelle pagine di Vita vera – lo zelo, dicevo, per la Casa del Padre, dei suoi figli d’adozione e fratelli miei per il sangue umano, che voi cooperate a trarre in sconforto e dubbio sulla veridicità del dono e sulla misericordia mia, mi infiamma di sdegno e consuma la mia Pazienza.

9.  Convertitevi!!!

Guai a voi, servi ribelli! Pace a voi, miei fidi agnelli! Ecco quel Cuore che attende il vostro ravvedersi per perdonarvi! Ma che più ancora versa i suoi fiumi di pace su coloro che voi fate schiavi del vostro ingiusto prepotere, povero, transitorio prepotere che in un attimo può divenire cenere, polvere, nulla!

10. Beatitudine senza fine e senza limite agli amatori del Re e il suo dono.

Sappiate che essi, i vostri oppressi, sono in Me più di voi con le vostre potenze e grandezze di labile durata, e patiscono con Me, come Io sono in loro e patisco in loro. Essi meritano perciò, al termine della loro esistenza fedele, tutto il gaudio del Cielo, e lo avranno, per mitigare quanto faceste loro soffrire in Terra e dimenticare, in una beatitudine senza fine e senza limite, tutto il dolore che ebbero per averli, voi, moralmente e spiritualmente tenuti prigionieri per tanto tempo, sempre timorosi di altre più azioni vostre, crudeli e ingiuste, su loro che meritavano ogni onore».

11. Afflittissimo, pur nella sua sfolgorante bellezza.

Gesù richiude, dopo qualche minuto dalla cessazione del suo parlare, il suo manto e scompare. Ma per altri dieci giorni, ossia sino allo scoppio della guerra in Corea, mi si mostra così, senza parlare ma afflittissimo, pur nella sua sfolgorante bellezza.

73. Disposizioni divine circa l’Opera[157]

1. Non modificare nulla dopo la seconda edizione.

1«Presentata che sia in un modo, l’unico che gli uomini possano trovare perché le anime che amo abbiano il mio dono d’amore, e che è letterario, non va più ritoccata in futuro.

Io stesso, lasciando intatte le lezioni, che non vanno alterate altro che per levargli l’aspetto che dà noia a quelli che censurano le opere Mie, volendo mettere limiti, loro: servi, al loro Signore, ho portato modifiche in altri luoghi.

E ciò che Io ho fatto va lasciato ora, tra un anno, tra dieci, sempre.

Il fare una prima, e poi una seconda edizione diversa dalla prima, creerebbe veramente confusione.

Nella seconda edizione, ciò lo concedo, potrebbe al massimo dirsi che si fu costretti ad alterare e modificare la forma “per rendere l’opera più attraente per i più bisognosi di essa”, per coloro di cui ho maggior pietà perché sono anime languenti e sviate, che muoiono nello spirito, e non lo sanno, perché non mi conoscono.

Non di più.

2. L’Opera è un dono dell’amore di Gesù.

Ti ho detto da sette anni, sette, numero a Me sacro e che t’ho imposto in tante cose, che tu non sarai santa per aver scritto l’Opera, ma lo sarai per il tuo sacrificio, per tutta la tua vita d’amore e di sacrificio.

Amore e sacrificio li hai compiuti tu. L’Opera l’ho data Io. È un mio dono. Non un tuo merito. Quindi perché tu sia beata qui, dove Io sono, non è necessaria la presentazione di te come veggente. Ma come serva mia.

Mi servi anche pubblicando con forma letteraria. E hai doppio merito e doppia pace. E pace vuoi, mentre lodi non ne vuoi dagli uomini, fuorché le Mie.

Questo sia fatto in triplice copia. Una da unirsi all’opera in tua mano, una da darsi a chi ne ha cura, una da mettersi nelle tue volontà.

La mia pace sia in te».

3. Confidenze e Consigli di N.S.G.C. e di Maria del 1953[158]

[L’intestazione è in capo alla prima paginetta di un taccuino, sulla cui facciata interna di copertina la scrittrice ha annotato:

I 3 trinomi che G.C. dette di Sé stesso:

Maestro – Salvatore – Redentore

Sapienza – Misericordia – Potenza

Uomo – Dio – Re Universale ed Eterno]

74. La Divina Misericordia.

1. Coroncina della Divina Misericordia[159]

«T’è arrivata al giusto momento questa Novena e Coroncina della Divina Misericordia. Procuratela e falla, perché la mia Divina Misericordia apra a misericordia verso te e l’Opera tutti i cuori chiusi alla giustizia e carità verso te e l’Opera; e per l’Opera e per ogni altra cosa».

2. La Divina Misericordia aveva dato l’Opera[160].

«La mia Divina Misericordia aveva dato l’Opera per misericordia d’infinite anime, perdute o sulla via di perdersi, laiche e anche consacrate, perché riavessero Salvezza eterna.

L’Opera era l’applicazione pratica delle opere di misericordia spirituali che Io ho insegnato: “Istruire gli ignoranti, convertire i peccatori…”.

3. Chi l’ha bloccata è responsabile della morte di tante anime.

Chi l’ha bloccata da anni, senza giustizia e senza vero motivo, anzi solo per un riprovevole motivo, non ha capito il fine, lo scopo, la potenza del mio dono ed ha ferito profondamente il mio Cuore e si è reso responsabile della morte spirituale di tante creature e di una grande mancanza di carità e giustizia verso di te.

4. I nemici dell’Opera nuocciono Dio nelle anime.

Io l’ho già detto, nel secondo anno di Vita Pubblica, nel primo volume: “Ogni anima che si travia o che viene traviata, ed è traviamento lo svisare a sé stessi e ad altri la mia Parola e la mia opera ed impedirne la diffusione, nuoce a Dio nelle anime che si perdono. Ogni anima che si perde è una ferita fatta a Me: Dio e Salvatore”.

5. Danno provocato dai nemici dell’Opera.

E poiché da ormai cinque anni mi si ferisce senza sosta, con l’ingiusta azione verso l’Opera, ho chiuso il fiume della Divina Sapienza che volevo riversare in te, mia cisterna d’amore e di grazia per le anime, dandoti le spiegazioni dell’Apocalisse, delle altre Epistole Paoline e di quelle di Pietro, Giacomo e Giuda d’Alfeo. Tutte le lettere apostoliche».

6. Pressante appello per far conoscere Gesù-Misericordia[161].

«Fammi conoscere, Io-Misericordia, e fa’ conoscere le mie preghiere dettate a Suor Maria Faustina a quanti più puoi. Ogni anima che porti a Me-Misericordia ti accresce un grado di gloria. Se tu sapessi quale fiume di grazie Io riverso su chi prega Me-Misericordia! Fammi, fammi, fammi conoscere, e ogni anno, dal Venerdì santo, giornata per te sempre fatidica, alla Domenica in Albis, fa’ la Novena alla Divina Misericordia, per ricondurre a Me tutti quelli che in essa sono ricordati».

7. Utilità della coroncina della Misericordia[162].

«Falla, senza attendere il tempo proprio della Novena vera e propria alla Misericordia, per i comunisti, specie per quelli che ti sono vicini, per gli eretici, scismatici, fratelli separati; e anche per i Sacerdoti d’ogni ordine, perché tornino come i miei primi Sacerdoti: eroici, ardenti; vero sale che da sapore alle anime, vero lume che da luce alle anime».

 

75. Perché così lungo astio e cecità contro il grande dono d’amore?[163].

1. Accenno alle Beatitudini, Le opere di Misericordia, ai Comandamenti.

1«Hai visto bene. Sono proprio Io, sul Monte delle Beatitudini, mentre spiego le Beatitudini e con esse le opere di Misericordia. Ah! quelle opere e quelle beatitudini che ho così ben spiegato, e con esse i Dieci Comandamenti, all’Acqua Speciosa, per il bene di un gregge vastissimo di pecore ferite o sperse!

2. Perché così lungo astio e cecità?

“Perché così lungo astio e cecità contro il mio grande dono d’amore e contro il mio amatissimo strumento? Non è valsa, ad ammonire i novelli miei nemici, la morte improvvisa dei sette? Anima mia, mia violetta nascosta ma così olezzante d’amore, mia cisterna, mio granaio, mia sconosciuta grande apostola, se tu vedessi come soffro per questo contegno verso Me, l’Opera e te! Ne soffro come soffrii per l’ingiusta, anzi per la diabolica azione di Giuda di Keriot, per l’ingiusto processo contro Me, Giusto perfetto, per il contegno del Popolo mio, da Me sempre beneficato e che non mi volle, come non vuole te, mia voce, luce, arma di bene per infinite anime”.

3. Raccomandazione.

Dai al M. T. l’immagine su cui è il mio profumo: una parte ancora di Me. Gli sarà utilissima, necessaria in questi giorni, per molte cose. E prega, e fa pregare per il 7. Che i miei raggi illuminino tutti!

Non posso dire di più per ora. Addio. Su te la mia benedizione e su tutti quelli che mi amano».

4. La Madonna di Fatima raccomanda la Medaglia Miracolosa.

E Maria Ss. di Fatima, bella come non è possibile descriverla né figurarla: «Da’ al M. T. anche una Medaglia Miracolosa. Se anche l’ha già non importa. Venuta da te ha ben altro valore. E poi tieniti sempre a portata di mano un fazzolettino di lino usato. Saprai poi perché voglio così».

76. La Mediatrice di tutte le grazie[164]

1. Una pratica da ripetere ogni anno.

«Sono la Madre della Divina Grazia e la Mediatrice di tutte le grazie e ti dico:

“Raccogli non solo i petali del giglio, che seccherai e conserverai come sempre, ma anche i pistilli che ricordano i chiodi, le spine, i martelli, la lancia usati nella Passione e Crocifissione del Figlio mio, mio Dio e vostro Redentore e Dio, e anche quello centrale, che ricorda la spugna imbevuta di fiele e aceto, data, per nuovo tormento, al Divino Suppliziato Morente, e con esso l’ovario: scrigno di purezze liliali future, come lo fu il mio seno, mentre il calice liliale è simbolo dell’eucaristico calice. Raccolti che tu li abbia, ponili nel fazzoletto di lino che ti dissi di preparare e premili in esso perché quel lino si imbeva del loro succo. Comunicheranno a quel lino potere di miracolo e di balsamo a tutti i dolori fisici e anche morali. E conserva poi tutto e ripeti, sinché vivrai tu e il giglio, ogni anno quest’operazione”.

2. È volontà di Gesù Misericordioso che il Portavoce vada a votare

Ti dico anche che è volere del Figlio mio: Gesù Misericordioso, che tu vada a votare anche questa volta. Non temere. Porta teco il fazzoletto e quante più reliquie puoi, e nulla ti accadrà di male, mentre invece il tuo sacrificio porterà un gran bene alla tua Patria di cui Io sono Regina e Protettrice.

3. Potere delle reliquie e degli oggetti benedetti.

Il lino del fazzoletto potrà in futuro servire a te e ad altri, bisognosi di grazie fisiche, morali e spirituali. Sarà linimento ai dolori e fonte di grazie perché Io l’ho benedetto e segnato, e perché il giglio celeste, il cui profumo ricorda il balsamo che Maria di Magdala sparse in più volte sulla Persona del Verbo Incarnato, lo ha, del suo soprannaturale potere, infuso».

77. Bisogno di anime vittime[165]

1. Gesù torna vivere in pieno la sua passione.

«Guardami. Sono ancora più ferito di quando fui l’Ecce Homo. Ogni ferita mi è data, ora, dai Comunisti d’Oltre Cortina e da quelli che sono nelle altre Nazioni, tra le quali è l’Italia, dove, per esservi la Sede della Chiesa Una, Cattolica, Apostolica, Universale da ormai venti secoli, più dovrebbe esservi cristianesimo e fede. Invece! Quanti scomunicati, diabolici, velenosi serpenti non vivono e scorrazzano in essa Italia, corrompendo!

In questo tempo Io ripatisco in pieno la mia novella Passione, dal Getsemani all’Ora di Nona, e a causa dei comunisti, massoni, e anche, dolore tra i dolori, dei Sacerdoti che ripetono il contegno di Giuda di Keriot. Troppi ormai!

2. Le Veroniche dell’odierna passione del Salvatore.

Ma verrà ugualmente la mia Risurrezione. Perché l’Inferno non potrà mai trionfare contro e su Dio. E se è legione il numero dei senza Cristo, ancora vi sono anime vittime che riparano, col loro sacrificio, alle demolizioni religiose e morali che i senza Dio compiono, e col loro bacio e carezza d’amore spirituale e ardente cancellano dal mio Volto l’impronta del bacio di Giuda e dal mio Corpo le brutture dei Giudei inferociti, e medicano le mie ferite, asciugano il mio Sangue, ristorano il mio Essere sfinito e addolorato.

Tu sei una di queste. Tu, anima vittima da oltre un trentennio, anzi da trentatré anni, quanti vissi Io, mi puoi aiutare, consolare, asciugare, medicare le mie ferite col tuo grande amore, fedeltà, ubbidienza.

3. Anime vittime da contrapporre a legioni di anime sataniche.

Ho tanto bisogno di anime vittime. Dovrei averne una legione da contrapporre alle legioni di anime sataniche per essere senza Dio, per essere peccatrici e quindi preda di Satana, che mi riflagellano, mi trafiggono di spine, mi crocifiggono così.

Nel Getsemani, avanti la cattura, Io vidi tutto ciò. Ma, per quanto già sapessi i tempi futuri, sempre più demonici, non posso non risoffrire ora gli stessi spasimi.

Anima mia crocifissa, vilipesa, schernita, incompresa come Me, amami del tuo amore santo per darmi il balsamo che l’Angelo Consolatore del Getsemani[166] mi dette in quella ora cruciale della mia esistenza d’Uomo-Dio. Sii una volta ancora il mio Giovanni, fedele, amante, sincero come il figlio di Zebedeo, l’Apostolo inferiore di grado a Pietro, ma superiore ad esso per perfezione d’amore».

4. Cronache del terrorismo d’allora.

Mentre io scrivevo queste parole che G. C. mi diceva, nello stesso tempo dei comunisti strappavano il Crocifisso dalla sala del Seggio posto nell’Istituto delle Dorotee e lo gettavano tra le immondizie.

Oh! ha ben ragione G. C. di parlare come parla! E di spronarmi senza tregua perché io preghi per questi senza Dio!!! Seppi di questa sacrilega azione, ripetizione di quella avvenuta giorni fa a Torre del Lago con l’abbattimento della Croce Missionaria, questa sera: 2-6-53, ore 19.

5. Conversione 1.089 comunisti a Montefiascone[167].

La sera del 2 c. m., 1.089 del P. C. lasciano di colpo il loro orrendo partito e passano alla D.C. a Montefiascone. Non do tutto il merito alle mie preghiere per questo scopo e all’offerta, per lo stesso scopo, delle mie sofferenze, molto accresciute in questi giorni. Chissà quanti pregano per questo! Almeno tutti quelli a cui detti, per ubbidire all’ordine di G. C., la Coroncina a Gesù Misericordioso perché la facessero secondo il Suo Divino Volere, e per l’Opera, e per il trionfo della D. C. il 7 c. m. e per la conversione dei comunisti. Ma anche le mie qualcosa avranno fatto.

E qui dico: «Anche morissi per andare a votare, o dopo averlo fatto, non me ne importa. Anzi! Offro la mia vita per il trionfo della Religione, della D. C., per la conversione dei comunisti, peccatori, scismatici e così via. La morte non mi fa paura. Sarebbe compimento della mia vita di anima vittima, liberazione, pace! Questo solo».

La notizia della conversione dei 1.089 dal P. C. alla D. C. l’ho saputa oggi alle 13 dal Mattino dell’Italia Centrale. Speriamo ne avvengano molte altre!

78. Il Corpo del Verbo Divino
Gesù Cristo
[168]

1. La Madre del Verbo incarnato.

Maria Ss.:

«Troppo poco mi si ricorda in questa Festa alla quale io sono tanto congiunta, perché, se io non fossi stata, non avreste avuto il Corpo del Verbo Divino Gesù Cristo, Signore, Re, Redentore e Salvatore vostro in eterno. I mari non potrebbero essere se l’acqua non fosse. Il firmamento non brillerebbe se non ci fossero gli astri. La terra non darebbe frutto se non ci fossero semi. Ma più ancora l’Eucarestia, che si moltiplica infinitamente da secoli e millenni, non ci sarebbe se io non avessi generato Gesù.

2. Maria Ss. Ciborio dell’Eucarestia.

Vorrei che mi si rappresentasse come mi ti mostro ora. Col mio Immacolato Cuore splendente di luce paradisiaca nel quale appare l’Ostia Ss., con entro raffigurato il Divin Pargolo, e sotto la scritta:

“Dal Sangue e dal Cuore Verginale di Maria il dono supremo d’Amore: Gesù-Eucarestia”».

3. Descrizione dell’immagine che la rappresenta.

La Madonna stava seduta su un trono luminosissimo, vestita di lino candidissimo, con le mani che, alzate verso le spalle, tenevano socchiuso il manto di un azzurro delicatissimo che le velava anche il capo. Al centro del petto appariva il suo Cuore tra raggi splendidissimi con visibile come fosse stato quel Cuore un ciborio di cristallo, l’Ostia grande e, in essa, con luce d’oro, il bel visino di Gesù Infante.

79. Festa del S. Cuore[169]

1. La Divina Giustizia è al limite della sopportazione.

«L’ho già detto, in questa stessa festa, or sono tre anni, quando stava per scoppiare la guerra in Corea, come la Giustizia Divina sia fortemente turbata e inquieta verso l’Umanità tutta per il suo modo d’agire, e ti ho annunciato che terribili castighi sarebbero scesi sulla Terra, per questa causa. I fatti: alluvioni, cicloni, terremoti con vittime e disastri per ogni dove hanno confermato il mio dire. Ma oggi ti ripeto che la Divina Giustizia è al limite della sopportazione.

2. La causa delle sventure presenti e future.

Non date colpa, di quanto avviene, altro che al cumulo di peccati d’ogni specie che sempre più si compiono sulla Terra. Peccati orribili contro la fede, la Chiesa, i buoni costumi, vizi innominabili, rispetto ai quali un adulterio è ancora poca cosa, odio e desiderio di morte contro la Chiesa e il Sacerdozio, delitti, sacrilegi di atti e di parole, e potrei continuare all’infinito. Queste cose, e non altro, son la causa delle sventure sin qui accadute, e delle future, sempre più gravi, perché sempre più gravi si fanno le colpe, che si abbatteranno sulla Terra e sull’Umanità.

3. Prega e sprona a pregare perché cessi la corruzione.

Se potrai ritrovare quanto ho detto nel 1950, ricopialo qui. E prega e sprona a pregare perché cessi questa corruzione dell’Umanità, se si vuole evitare delle catastrofi spaventose. Io sono Sapienza e Verità e so ciò che è da farsi».

4. La tela del giglio santo[170]

4«Mia ubbidientissima sempre e mia dilettissima perciò – perché tu mi sei uguale in sommissione al mio Figlio, da quando nacque a quando ascese al Cielo, e ora, nel Cielo – disfa l’orlo del fazzoletto che il giglio soprannaturale ha fatto telo miracoloso e danne dei pezzetti, dopo averli ben passati sul centro del fazzoletto, al M. T., al E. R., a M. T., alla S. B. A., alla B. P. e ad altri o sofferenti o in fastidi morali. Metterai i pezzetti di tela in bustine di carta velina gialla, ne hai tanta, e su vi scriverai: “tela del giglio santo”».

80. L’Opera: “Perché, Signore, non forzi, con un atto di potenza, coloro che si oppongono da anni alla pubblicazione dell’Opera”?[171].

1. La libertà d’arbitrio e la prova.

«Io non violo la libertà d’arbitrio che ho data all’uomo. Mi limito ad indicare con chiare parole e con spirituali consigli cosa è bene fare per meritare la mia benedizione sulla Terra e la gloria eterna in Cielo, oppure il mio castigo qui e oltre. Così fece il Padre mio con gli angeli e con Adamo ed Eva, perché così va fatto per confermare o no in grazia. Così faccio Io con tutti gli uomini di ogni classe e condizione sociale: dai re ai poveri, dai Sacerdoti ai laici, dai dotti agli ignoranti.

2. Guai a chi fa mal uso della libertà d’arbitrio.

Sottopongo tutti alla prova che li deve confermare in grazia o far cadere in disgrazia. Ma guai a coloro che, come i Progenitori, per spirito di superbia e invidia fanno mal uso della libertà d’arbitrio che Io ho loro data, onde saggiare le loro virtù così come l’orafo saggia la purezza del metallo nel crogiolo! A loro verrà data la stessa condanna di Adamo ed Eva, espulsi dal Paradiso terrestre, separati dalla vicinanza del Padre Creatore, decaduti dalla Grazia, condannati per anni al Limbo. Anche costoro, e non nel Limbo, ma nel Purgatorio, che è luogo ben più tormentoso, sino alla fine dei secoli espieranno le loro colpe di superbia, invidia, astio, ingiustizia e soprattutto mancanza di carità verso il prossimo, ossia te e tutte quelle anime che per l’Opera avrebbero ritrovato fede e quindi Vita e Salvezza eterna.

3. Espiazione in proporzione al rapporto con l’Opera.

Di tutte queste anime, che non poterono salvarsi l’anima per colpa loro, dovranno rendermi conto, ed espiare il mal uso che fecero della libertà d’arbitrio che Io ho loro lasciata. Non solo, ma illuminata, sostenuta, guidata coi carismi propri che il Sacerdozio conferisce ad ogni Ministro del Clero, tanto più ampi e potenti più il loro grado religioso e la loro coltura teologica è grande. Più grande la loro carica e coltura e più severo il castigo per la loro colpa. Io te lo dico. Ah! questi Pastori d’anime che vietano alle pecore e agli agnelli il pascolo sano e non si danno da fare per salvarle quando sono smarrite e in pericolo, quali colpe commettono, quale dolore mi danno!

4. Nulla giustifica l’ostinazione verso l’Opera.

Vano sarà poi, nel giudizio particolare, invocare il mio perdono, la mia Misericordia, allora! Non potrò che rispondere loro: “Vi detti pane e acqua di vita per chi aveva fame e sete e avete respinto Me e il mio dono. Ora Io respingo voi. Andate ed espiate, ciascuno in proporzione della colpa che fece. Voi non m’avete voluto riconoscere nell’Opera. Ora Io non riconosco voi. Andate. Io sono Misericordia, è vero, sono Carità, è vero. Ma sono anche Giustizia perfetta. E ora faccio agire la Giustizia mia, questa sola, posto che finché aveste vita respingeste Me: Misericordia e Carità. Nulla giustifica la vostra azione e ostinazione verso l’Opera. Quindi nulla può far mutare il mio giudizio divino. Andate ed espiate!

5. Ciò che il Signore non perdona si deve espiare.

Altra cosa che non posso perdonarvi e che dovete espiare: la vostra mancanza di verità verso il mio strumento. Avete sempre mentito con lei e verso di lei, maestra a voi, lei, povera creatura, di verità. Espiate anche questo, che non è mai troppo l’espiare per chi ostinatamente mancò. Quale misericordia posso darvi, se voi mai misericordia aveste? Andate ed espiate».

6. Il peccato contra l’Opera e lo stesso peccato d’Israele contro il Messia

Gesù rispose a questo modo alla mia domanda, fatta mentre il Ss. Sacramento passava presso casa mia: «Perché, Signore, non forzi, con un atto di potenza, coloro che si oppongono da anni alla pubblicazione dell’Opera?». E terminò: «Sono sempre Colui che rimproverò i colpevoli del Tempio. Non muto. Espiate, come essi; poi, dopo la mia Morte, Risurrezione, Ascensione, espiarono, con la perdita di tutto: Tempio, potere, ricchezze, patria e anche vita materiale e spirituale»[172].

7. Ringraziamento[173]

Grazie a Dio, oggi, venerdì, il 1° Venerdì Riparatore (19-6), ritrovo i fogli che ebbi l’ordine di ricopiare qui, perché non si sperdessero. Lo faccio subito.

 

[Gli scritti “ricopiati”, che seguono immediatamente sul manoscritto originale, li abbiamo dislocati secondo l’ordine delle date e corrispondono ai numeri: 48.11 – 50.3 – 50.4 – 44.5 – 44.6 – 44.7. Quelli contrassegnati dai numeri 44.5 e 44.6 ripetono, con notevoli integrazioni, due preghiere scritte nei quaderni e che sono state pubblicate nel volume / quaderni del 1944]

81. Profezia su un flagello distruttore peggio dell’atomica[174].

1. Visione di una grossa palla rossa che esplode.

«Descrivi ciò che vedi. La spiegazione te la darò poi Io».

Vedo come una grossa palla di un rosso acceso e splendente come un razzo che esplode. Essa cresce, cresce, cresce fino a diventare spaventosamente grande, poi, con un fragore assordante, esplode ricadendo in frammenti incandescenti su case, templi, persone e devastando tutto.

Penso sia il preannunzio e la previsione dell’atomica e ne sono terrorizzata. Mi auguro di morire prima di un tale evento. Ma Gesù dice:

2. È il flagello distruttore del comunismo

«Non è l’atomica. Ma è peggio ancora. È il Comunismo che cresce, cresce, cresce e che finirà con l’esplodere su tutto il mondo devastando chiese, popoli, tutto. Non ti dico quando ciò avverrà. Ti dico solo che, per allontanare il più possibile questo flagello distruttore, occorre pregare e far pregare Me-Misericordia e Potenza e Maria, Madre mia e vostra, nonché Protettrice e Regina di tutti i cattolici e specie degli italiani.

È la Donna che tiene da secoli il serpente sotto il piede. Io sono Colui che l’ho vinto. Pregateci, e fate pregare, perché l’ora è tremenda!

3. L’intervento del Cielo attende la preghiera del 90% di cattolici.

Te lo ricordi quella lontana visione di quegli stormi di neri aerei e della gente che fuggiva gridando: “Sono russi, sono russi! Ci uccidono, ci devastano tutto e tutti!”? Senza un prodigioso intervento del Cielo, ottenuto con le preghiere del 90% dei cattolici, ciò accadrà. Ma si prega troppo poco, e troppo male, sovente per cose da poco, e si trascura la preghiera per le necessità capitali».

82. Non sarà dato a conoscere la tomba di S. Pietro[175]

Apparizione di S. Pietro come corpo glorificato

Dice S. Pietro:

«Parlo oggi, senza attendere domani, giorno di mia festa, perché altri oggi mi commemoreranno.

Parlo per dirti questo. Il mondo è sempre più corrotto, il comunismo cresce come gigantesco baobab e si estende come tenaci gramigne e come liane che uccidono le piante buone. Anche molta parte della Chiesa è decadente, avendo, se non dimenticato, trascurato ciò che il Divino Maestro e Fondatore della Chiesa, di cui Egli mi elesse suo primo Pontefice, aveva insegnato ai suoi successori: noi, apostoli, discepoli, Pontefici e Sacerdoti. Troppo colpevole è tutto, perché la reliquia delle reliquie, la seconda solo a quelle che sono di G. e M., la maggiore di quella di tutti i Santi, possa essere esposta, sì, alla venerazione dei veri cristiani, ma anche al pericolo, sempre più incombente, di profanazioni e dispersioni da parte degli anticristiani. Se il mondo non muterà, specie quella parte di mondo che è l’Italia, non sorgerà mai l’ora in cui i resti della “Pietra su cui Cristo edificò la sua Chiesa” verranno tratti, dalle tenebre ove sono, alla luce del culto, dalla trascuranza, perché io sono celato, all’adorazione dei fedeli.

Gesù insegnò: “Date e vi sarà dato, e più darete più vi sarà dato, in maniera strabocchevole”. Il ritrovamento del vero mio Corpo, la sua traslazione nella Basilica a me dedicata, vero cuore della Cristianità, per essere eretta sul luogo dove confessai eroicamente il mio fedele amore a Cristo, Chiesa Madre di tutte le Chiese cattoliche, sarebbe veramente dono di grazia strabocchevole. Ma per averlo occorre dare vero eroico amore a G., a M. Ss., alla Chiesa tutta. Rinascere per avere. Accendersi per avere. Ascendere per avere. Dio dà a chi sa meritare il dono. A quelli soli. A questi, che neppure furono giusti per l’Opera, nulla va dato».

Pietro, essendo, anzi apparendo come corpo glorificato, è molto più bello di quanto non fosse, ma anche molto più triste di quanto, da vivo, non fosse.

83. Madonna delle rivelazioni[176].

1. Rivelazioni di profezie

[Dice Maria:]

«Ripeto quanto già ti dissi nell’ottobre 1947 e che non trovi più.

Sono apparsa a Roma, con quelle vesti e con quel libro, per questi motivi, che sono anche tre grandi verità, anzi quattro.

Perché Roma è Sede del Papato, e il Papa avrà tanto e sempre più a soffrire, questo, e i futuri, per le forze d’Averno scagliate sempre più contro la S. Chiesa e i suoi rappresentanti e Ministri.

Ricordi quel dettato del 20-11-43, che poi, per ordine celeste, dovesti distruggere il 24-3-46, per por fine all’imprudenza pericolosa dei Padri? In esso è predetto, dall’antica profezia di Isaia c.23 v.18, quanto avverrà in un’ora di prevalenza infernale, ossia anticristiana, comunista, così come ti fu detto il 21-12-45, sempre per bocca di Gabriele, l’arcangelo degli annunzi, verso che epoca sarà la fine del mondo, la purificazione del novello Tempio, tratta dall’antica profezia di Daniele c.8 v.14. Ebbene ciò avverrà, ed Io qui mi metto a difesa, per allontanare quei tempi e quelle azioni sacrileghe.

Sono vestita dei colori della tua Patria, che sono anche quelli delle tre virtù teologali, perché virtù e patria sono troppo disamate, trascurate, calpestate, ed Io vengo a ricordare, con questa mia veste inusitata, per Me che vesto quasi sempre di bianco, che occorre tornare all’amore alle Virtù e alla Patria, al vero Amore.

Tengo in mano il libro delle Rivelazioni perché troppo si legge di cose profane e nocive, ma troppo si trascurano il Vangelo e le altre parole di Vita Eterna, ed Io voglio, perché le anime vivano e si salvino, che si ritorni a quei libri, canonici o rivelati agli eletti.

2. Profezia sulla persecuzione del clero.

Indico la veste talare gettata al suolo, sporca, strappata, con sopra la croce infranta, per dirvi che sempre più, e più estesamente nel mondo, ciò si verificherà. Come ai primi tempi della Chiesa Cristiana i miei figli: Sacerdoti e fedeli, furono trucidati, martirizzati, conculcati, così in questi, e più nei tempi prossimi, Chiesa e Cattolici saranno oppressi, uccisi. Ma dal loro martirio verrà il cemento, la calce per ricementare la Chiesa urtata, sgretolata dai figli di Satana.

3. Pregare per fermare la marea infernale che viene.

Ma occorre pregare, pregare molto. E perché la marea infernale non dilaghi in questa Nazione, e in Roma soprattutto, e perché non trionfi l’Inferno, la Bestia d’Abisso, la Babilonia infernale, e perché il Dragone, che mi ha sempre odiato e mi odia e che, quando ero in terra, mi perseguitò in molti modi, da quando divenni madre per opera di Spirito Santo a quando ci fu la strage degli Innocenti, a quando fui calunniata, schernita, odiata perché Madre di Gesù, sino a quando dovetti assistere, prima in spirito, poi corporalmente, alle atroci pene del Figlio mio, non prevalga. Pregare, pregare, pregare! Convertirsi, credere se in creduli; tornare all’Ovile se si è separati da esso; purificarsi, se colpevoli di peccati immondi; ricostruirsi, se demoliti dalle forze ed eresie del secolo; rinascere in Gesù che vi è Redenzione e Vita e in Me che sono la Madre di tutti i cristiani, e anche degli altri, che voglio miei.

4. Prova infinito doloro da coloro che ostacolano l’Opera

Sono la Vergine della Rivelazione. Lo fui da quando ancor ero in seno a mia madre, perché, essendo Immacolata, sempre tutto seppi e compresi, anche le cose più oscure. Vorrei che la Rivelazione che t’è stata data fosse nota al mondo, perché sarebbe rete di pesca miracolosa, luce nelle tenebre di tanti cuori, sale, pane, vino di Vita eterna. E ho infinito dolore perché la ostacolano, e piango perciò su chi impedisce la diffusione dell’Opera, e su te e chi muore in peccato per questa privazione».

84. Comunismo gli inconvertibili[177].

1. Gli inconvertibili.

«Così come portai il mio piede purissimo, il mio Io, perfetto in santità per essere Immacolato e Sposato a Dio, generatore del Verbo di Dio, nel tumulto ingiusto e scomposto dei gerosolimitani davanti al Pretorio e per le vie della città e sul Comunismo che è, in tutto, la ripetizione dell’ingiusto odio verso il Corpo materiale e mistico del Figlio mio.

Ogni volta che, nei secoli, apparvi in qualche luogo, lo fu perché ivi o regnava l’anarchia, o la massoneria, o la rivoluzione, o altri castighi provocati dalle colpe degli uomini, o perché era necessario, con un prodigio, ricondurre a giustizia parenti, ecclesiastici, religiosi maschi e femmine, che non erano più giusti.

Così a Caravaggio, a Pompei, a Lourdes, a Fatima, e in molti altri luoghi italiani, europei e anche d’altri continenti. E anche ora appaio là dove più è radicato il Comunismo, la spada più pungente infissa nel mio Cuore, quella che mi fa cadere queste lacrime che tu ti affretti a raccogliere nel fazzoletto già santo, ma che ora, per questo mio pianto che vi cade, diviene santissimo.

2. Il comunismo è veleno satanico.

Ma, ahimè! La gente traviata non muta. Si ripete esattamente la scena del Venerdì Santo: tradimenti, bestemmie orrende, atti sacrileghi, torture feroci, odio satanico, verso il Figlio e la Madre, nel tentativo di uccidere, abbattere tutto per avere un effimero ma spaventoso trionfo.

Un protestante, giunto ad un punto di traviamento diabolico, specie verso Me, si è convertito. Ma costoro no. Si son dati a Satana, non ad una religione o eresia errate e riprovevoli, ed esso li tiene ben serrati, e la conversione non avviene come per il Cornacchiola, ma anzi sempre più la piovra orrenda che è il Comunismo, veleno satanico, li stringe e avvelena e si estende a far sempre nuove prede. Il comunismo: l’orca, non marina ma mondiale, che abbranca e trascina al naufragio totale: di corpi, anime, nazioni, quanti abbranca, così come porta a morte vite e vascelli, se li abbranca coi suoi orrendi tentacoli l’orca, il polipo gigante, terrore dei mari.

Bartolo Longo, ateo e massone, si convertì, morì da santo per avermi trovata tra le immondezze. Ma questi no. Nulla li riporta al Bene. Quanto dolore mi danno!».

85. Comunismo gli impenitenti[178]

1. Gli impenitenti.

G. C.:

«Ecco una delle tante anime già morte prima di esser morto il corpo. Una di quelle di cui parlai ai miei discepoli. E morte per sempre, perché non si pentirono in extremis. Il veleno del serpente, che è il Comunismo, ha paralizzato in essi ogni movimento buono, e muoiono così, finendo nel regno del Serpente che è Satana. Vedi quanto occorre pregare per essi? Perduti in eterno! Perduti come i colpiti la sera del venerdì, dopo la mia morte per causa loro.

2I naufraghi, li chiama giustamente mia Madre. Ma dove naufraghi? Nel mare infernale. In verità ti dico che molti sono coloro che periscono per naufragio marino, da guerre o tempeste, o per disastri aerei, ma la loro anima si salva, e talora anzi ha maggior gloria da quella loro morte in grazia e con rassegnazione. Ma questi! Sotto di loro si apre il baratro infernale, su loro si chiudono le porte orrende ed eterne d’Inferno, e la loro sorte è immutabile come per Giuda di Keriot. Prega!».

86. Morte[179]

Beato chi muore nel Signore.

G. C.:

«Non piangere per lui. È morto alla mia stessa età, dando la vita per salvare un’altra vita, come Io la diedi per infinite vite. È morto dopo aver tutto patito nella vita con rassegnazione, come Me. È morto col Nome mio e di mia Madre sulle labbra e nel cuore. Morissero tutti come lui! È uno dei fiori che Io colgo per portare in Cielo. Beati coloro che muoiono nel Signore e per un atto di eroica carità! Aveva compiuto la sua giornata, vinta la sua battaglia, raggiunta la meta santa. A lui spetta corona di gloria eterna. Io te lo dico. Costui, come D. Raffaelli e come tutti quanti sono come essi, mi compensano delle morti dei senza Dio, comunisti e massoni, che sono il mio fiele e la mia tortura attuale».

(Per Ubaldo Gherardini † a 33 anni il 11-7-53)

Ma i suoi parenti?

«Hanno tanta fede. In essa troveranno conforto ed Io e lui provvederemo a dare pace. Più doloroso è per chi ha un figlio omicida o ladro, o suicida, senza Dio, disamore per la famiglia. Ma costui col suo vivere e morire da giusto l’ha onorata».

87. In ogni uomo vi sono due personalità[180]

1. Un Sacerdoti modello nel profondo ostinato e ribelle

Mi rammarico che P. Migliorini († 10-7-53) sia morto senza veder pubblicata l’Opera per il cui trionfo aveva tanto lavorato e sofferto. Gesù mi dice:

«È vero. Ha lavorato per essa, ma in modo non giusto, perché contrario ai miei ordini, ripetuti e chiarissimi. E così ha demeritato di vedere compito il suo disegno.

In ogni uomo sono due personalità, o almeno in molti uomini. Costui era un complesso di bene per cui fu Sacerdote modello, ma, nel profondo, aveva un complesso suo proprio che lo portava ad essere ostinato e ribelle ai voleri e ordini divini. Come sacerdote era d’oro perfetto, come uomo aveva molto amalgama impura. Io l’ho saggiato e provato, come saggio e provo te. Ma da te, dopo lungo penoso, doloroso lavoro, uscirà il lavoro cesellato, perfetto. Da lui no, perché non si piegò al mio lavoro. Volle farsi da sé, sordo alla realtà che gli veniva dal suo fare, contrario al mio. Ed è finito, prima di vedere la cosa compiuta, proprio per questo.

2. Dio non sopporta orgoglio, ribellione, disubbidienza

Io non sopporto orgoglio, ribellione, disubbidienza. Darò a lui il premio della sua vita di sacerdote, ma anche la pena per la sua ostinata volontà contraria alla mia. La maschera e il volto vero erano in lui. Ora la maschera è caduta, davanti a Me, nel giudizio particolare, e solo dopo l’espiazione per la sua ribellione verso Me e te, e per la sua non carità per te, per cui ti fece accusa e rimprovero per i miei, non tuoi, giusti rimproveri per il suo modo d’agire – e tu sai quante volte ne parlai – il suo volto si rimodellerà in grazia di vita beata.

 3. Le grazie bisogna sapersele meritare per averle.

A te, che l’hai perdonato sempre, pur soffrendo tanto per le sue ingiuste parole e per le sue azioni in contrasto con i miei voleri, a te che per lui preghi e offri S. Comunioni in suffragio per la sua anima penante, onde si abbrevi la pena, Io dico: “A chi ama e perdona sia data la mia benedizione”. E a lui pure sarà data pace, gioia, ma al giusto tempo, quando avrà espiato la sua colpa di novello Adamo, che non volle, come il primo Adamo, ubbidire al comando di Dio. Per la sua disubbidienza Adamo perse il Paradiso terrestre, per la sua costui perse la grazia di veder pubblicata l’opera. Le grazie bisogna sapersele meritare per averle. Quando ero in terra a chi le facevo? A chi credeva e ubbidiva alla mia Parola. In caso contrario, se sentivo ribellione, dubbio, non fede in quel cuore, passavo diritto senza ascoltare le suppliche né concedere grazie. Né era durezza di cuore, ma solo giustizia. Come per questo caso».

“Desidero una grande armata di anime vittime che si uniscano al mio Apostolato nella mia Vita Eucaristica”.

Gesù Cristo a Suor Maria della Ss. Trinità. Monaca Clarissa.

88. Periodo delle anime morte.
Gesù piange
[181].

1. Il male cresce e dilaga, ma la lezione non serve.

«Lo vedi? Chiese profanate, Vescovi e Sacerdoti aggrediti… Già scomunicati per essere comunisti, cadono anche sotto l’altra scomunica che colpisce chiunque alza le mani su Sacerdoti o profana le chiese.

Il male cresce e dilaga sempre più. Dopo un effimero trionfo i colossi dai piedi d’argilla, i profeti della menzogna, cadono, crollano, si spezzano, si sbriciolano, muoiono, una e una volta. Ma la lezione non serve. Se mi fosse concesso tornerei sulla Terra, per ripatire la mia Passione, e anche più atroce, pur di salvarli. Ma il Padre, di cui Io sono suddito, oltre che Figlio ubbidientissimo, non me lo concede. Tornerò solo all’estrema ora del mondo, come Cristo Giudice e Re dei re, per l’ultimo, supremo giudizio. E sarà rapido come fulmine a ciel sereno. E sarà potente per i buoni, tremenda per i malvagi quell’ora!

Se tu non mi fossi necessaria ancora, ti direi: “Dammi la tua vita per la loro conversione”, e sono certo che tu consentiresti subito perché sei anima eroicamente santa tutta tesa e data per la salvezza delle anime. Ma non posso chiederti questo perché mi servi ancora. Ti chiedo solo preghiere e offerta di sofferenze per essi. E per essi ti detto questa poesia:

2. L’anima morta.

“Povera foglia che il vento trasporta

ecco ciò che è un’anima morta.

Seco la porta, con cupo lamento

sino all’eterno tremendo tormento.

Seco la porta con turbine fatale

sino all’orrendo stagno infernal,

dove per sempre essa là perisce

e il castigo, pel suo voler, patisce.

Hanno scelto da sé la loro sorte?

Or la scontino con l’eterna morte!”.

(Nel dirla Gesù piange. Poi riprende:)

3. Tutto è condizionato al modo con cui agiranno verso il Portavoce e l’Opera[182].

3Leggo la tua intima domanda. Tu lo sai che Io fui e sono l’Uomo delle infinite parole e dei profondi silenzi. Potrei dirti dunque ciò che vuoi sapere. Ma invece dico: “Tutto è condizionato al modo con cui si agirà verso te e l’Opera. Ma soprattutto tu mi servi, e ti voglio viva per questo, come anima vittima per la redenzione dei peccatori”».

89. Sacramentali[183].

Le reliquie.

Dice Maria Ss.:

«Metti nel medaglioncino d’oro con la stella, che è di Marta, un pezzetto del lino miracoloso: una perla di bene sotto la perla che è nella stella, e che Marta lo porti più che può. E tu poniti al collo la corona di Gerusalemme. Quegli ulivi superstiti sono stati molte volte toccati e benedetti da mio Figlio, e da Me, e dagli Apostoli e discepoli, e da molti Consacrati, nei secoli. Hanno bevuto il Sangue di Gesù, il suo e mio pianto. E ciò li fa santi e potenti contro Satana e ogni altro male. Più userai quella Corona e più sarai benedetta e mi darai gioia, e la darai al mio Gesù… Hai avuto un dono d’infinito valore spirituale. Amalo, preferendolo, benché così rozzo, e scabro, e povero, ad ogni altra Corona, meno quella di Mr. Fulton Sheen che veramente sarebbe bene che tu facessi, per questo povero mondo così in pericolo in tutti e cinque i continenti».

90. Natività di Maria Vergine[184].

1. I profumi celesti.

«A tutti coloro, te compresa, che non sapete capire il perché il profumo che viene a voi, con Me o con mio Figlio, sia così mutevole, complesso, difficile ad attribuire a questo o quel fiore o essenza, io dico:

Ricordate che io, di cui oggi cade il dì natalizio, nacqui in Galilea, ma venivo dalla stirpe di Davide, della Giudea, e che durante la mia vita stetti, oltre che nel mio orto di Nazareth, al Tempio, e poi, fatta donna, sposa, madre, peregrinai per tutta la Palestina.

2. Vaso di tutti i profumi.

Mi hanno chiamata “Vaso adorabile”. Ma sono anche “Vaso di tutti i profumi celesti e terreni, spirituali e naturali”.

In Me sono i profumi dei roseti, dei gigli delle convalli, delle dature, dei terebinti della valle ove Davide, da cui vengo, abbatté il gigante Golia, e quelli dei boschi dell’Hermon, e le resine preziose, che danno l’incenso, il benzoino, l’olibano, di altri boschi palestinesi, e vi è il profumo dell’incenso che veniva arso nel Tempio, al sacrificio del mattino e della sera, e l’effluvio dei balsami che anime buone versarono sul mio Gesù, e quello, penoso, dei balsami sparsi sul mio Figlio morto.

3. I profumi soprannaturali testimoniano il Cielo

Tutto è in Me, e tutto è in Gesù. Siamo due vasi colmi di sfuggire, direi traboccare presso i nostri diletti, ciò che ci colma, e ne esce un complesso di aromi, definibili, in cui talora predomina questo o quell’odore. Tanti odori, ma tutti ugualmente santi, eletti, santificatori. Tutti testimonianza di ciò che può Dio, che posso Io, per i miei prediletti.

 4. Purificano l’ambiente.

Come nel Tempio si purificava dal Sommo Sacerdote il Propiziatorio nel Santo dei Santi per renderlo atto al Sacrificio santo dell’antica religione ebraica, così ora, con l’onda misteriosa, venuta da un turibolo paradisiaco, si purifica l’ambiente dei nostri eletti per renderli sempre più nostri servi».

La Mamma sparge i suoi profumi dove vuole[185].

5Apro la scatoletta del Rosario Missionario e la trovo come velata da un liquido odorosissimo che si è già posato sulla Corona. Resto stupefatta. Ma ecco Maria Ss. che mi spiega:

«Posso spargere i miei balsami dove voglio, così come posso far sgorgare acqua dai luoghi che scelgo, acqua dalla terra, o acqua dai miei occhi, come sta accadendo ora in Sicilia, e ciò per convertire anime e guarire corpi, altrettanto posso spargere i miei profumi, unguenti di santificazione sugli oggetti a me cari, e di benedizioni sulle anime che mi amano e che Io amo».

91. Finalità dell’Opera[186].

1. Causa del pianto di Maria Vergine.

«Sì, è vero. La mia immagine si è inumidita del mio pianto, qui, in camera tua, ieri sera. E avrei voluto poter piangere di gioia, per te, per l’opera, per le anime. Invece! Ho pianto di dolore! Dolore, perché proprio mentre sta per iniziare l’Anno Mariano, anno in cui più necessaria che mai sarebbe stata la pubblicazione dell’Opera che mi avrebbe fatta conoscere come nessun’opera scritta su Me neppure dai più valenti mariologhi, vivi o defunti, fece mai, e col farmi conoscere, così esattamente e conformemente alla verità storica della mia vita, alla verità evangelica e teologica, avrebbe portato a Dio, a mezzo mio, infinite anime, vedo più che mai che l’Opera, per molti motivi: d’interesse, di invidia, di superbia, d’ingiustizia, non uscirà in tempo.

2. Conseguenza funesta della Mal azione contra l’Opera

Soffro per te, per tutte le anime che, non avendo l’opera, non avranno salvezza in quest’Anno Mariano, e anche per Me e per il Figlio mio che, dall’alto dei Cieli, e nella luce di Dio, vediamo tutta l’enormità di questa mala azione universale, privando il mondo di luce, salvezza spirituale, privando noi di veder compiuta la Volontà nostra, per il bene delle anime. Privando infine te di quanto sarebbe tuo pieno, santo diritto di avere: il mezzo potente di salvare, in questo tempo tragico, pieno di eresie, persecuzioni, delitti, tante anime. Il tuo unico santo desiderio sin dai tuoi più teneri anni, il tuo perfetto amore per esse, per cui ti offristi “vittima” perché essi avessero conversione, redenzione, e infine gloria eterna.

3. La Gerarchia ecclesiastica fa piangere lacrime di sangue il Salvatore

Questo impedire che Io e il Figlio da me nato si sia conosciuti in tutta la nostra perfezione, è per Me e per Gesù un dolore che fa piangere a Me pianto amarissimo e a Lui lacrime di Sangue. L’ora della Passione e del Calvario, per l’odio ingiusto della folla, per l’avidità del traditore, per l’uccisione dell’Agnello di vera Redenzione, si ripete in pieno, e questo mi affligge quanto, e più ancora, mi afflisse il tradimento di Giuda, la fuga degli Apostoli, il Processo, le torture, la morte del Figlio mio».

 

92.  Intenzioni di preghiere[187].

1. Venerdì Santo. Gesù:

«Insieme alla Novena della Divina Misericordia, fa’ nuovamente quella per l’Unità delle Chiese, che si fa in gennaio, durante l’Ottava dell’Unità: 18-25 gennaio. E rifalla ogni anno, dal Venerdì Santo al sabato precedente la Domenica in Albis, perché tale è il mio desiderio e quello di tanti altri abitanti dei Cieli o ministri di Dio in terra.

Dato che non hai avuto la Pagella del S. Cuore per l’aprile, metti le intenzioni della Novena della Divina Misericordia come intenzione di questo mese. Sappi che, sia a Me che alla Ss. Trinità beata, alla mia Ss. Madre, a S. Giuseppe e a tutti i S. Patriarchi e Profeti, ai Santi, agli Angeli e Arcangeli, le preghiere per l’Unità delle Chiese e per la conversione dei peccatori d’ogni specie sono gradite più di ogni altra, perché portano al Cielo, per l’eternità, molte anime, un numero sconfinato, che altrimenti andrebbe, causa il loro peccato contro la Santa Unica Vera Chiesa Cattolica Apostolica Romana e i suoi Comandamenti, per sempre all’Inferno».

2. Un reliquiario perfetto[188].

Dice Gesù, mentre io lo prego con la Novena suddetta: «Quando avrai potuto far chiudere la Croce reliquia del Rosario Spina Christi, con reliquia di terra catacombale, uniscivi qualche filo del Teletto miracoloso e della Bambagia di Siracusa. Diverrà così un reliquiario perfetto e completo».

93. L’anima immortale[189]

1. L’anima non può morire perché è spirituale.

Dio solo è eterno perché increato. L’uomo è (nel suo spirito) immortale, essendo stato il suo spirito creato da Dio e da allora sempre vivente nella vita, nella gloria o nella dannazione.

Avrebbe l’uomo potuto essere immortale se non avesse peccato in Adamo. Dono gratuito di Dio al corpo dell’uomo che essendo materia avrebbe dovuto seguire le leggi della natura, ma che per essere veste allo spirito immortale e un tutto con esso, se non avesse demeritato del dono, non sarebbe morto (nel nostro modo) ma passato dal Paradiso Terrestre a quello Celeste senza l’affanno del morire.

L’anima non può morire perché spirituale. Può morire il corpo, perché composto di materia decomponibile e ormai colpita dal castigo per il peccato originale. Ma la morte non esiste per quello che non è composto di materia e non è dotato di estensione quale è l’anima spirituale.

“Poiché tale è la sua natura, l’anima non può essere divisa e fatta a pezzi, né lacerata o squarciata, quindi non può morire”. La morte infatti è in certo modo la scissione, la separazione e l’allontanamento di quelle parti che prima della morte erano tra loro congiunte (Cicerone) (vedere Dante, Purgatorio 25 v 79-84: E quando Lachesis non ha più [del] lino, – solvesi dalla carne (l’anima), ed in virtute – seco ne porta e l’umano e il divino – le altre potenze tutte quante mute: – memoria, intelligenza e volontà de – in atto, molto più che prima acute.

 

Dunque da pagani e cristiani è riconosciuto che, come dice Grazio, l’anima dopo la morte del corpo “impavidamententruinae” ossia continua impavida ad esistere sulla ruina della materia.

2. Perché Dio non può distruggere l’anima?

L’anima soltanto da Dio potrebbe essere distrutta. Perché Dio, padrone assoluto del Creato, tutto può: creare come distruggere. Ma Dio non può volere distruggere ciò che Egli ha creato per fine d’amore col suo Divino Volere e col suo Divino Soffio. Se avesse voluto l’uomo dotato di un’anima soltanto intelligente e ragionevole, lo avrebbe potuto fare. Questo genere d’anima avrebbe servito a fare dell’uomo il re del Creato. Ma non avrebbe servito a farne il figlio adottivo di Dio, fatto a sua immagine e somiglianza proprio per l’anima che è libera, immortale e che è tempio, o tal avrebbe dovuto essere, della Grazia.

Può pensarsi che la Grazia, dono sublimissimo di Dio, avesse a perire col perire della materia e dell’anima? Può l’anima perire alla Grazia, e perciò alla Vita. Ma non può essere distrutta, perché nel pensiero eterno di Dio fu creata immortale e per il fine ultimo: possedere e godere Dio.

Dio ha voluto l’anima immortale per amore di questo suo capolavoro creativo che è parte di Sé stesso infusa nella creatura uomo, per avere da soddisfare il suo amore infinito e insaziabile con l’amore che i creati spiriti a Lui fedeli gli daranno nei secoli dei secoli, e quanto più numeroso sarà il popolo celeste degli spiriti a Lui fedeli, più ardente, gioioso, il suo amore.

3. Per istinto spirituale l’anima tende al suo Bene Supremo

L’istinto naturale che spinge le anime ad adorare un Dio, a cercarlo, a servirlo è prova dell’esistenza, natura e origine dell’anima. Nessuna felicità umana sazia veramente il cuore. Nessuna scienza umana sazia veramente l’intelletto. Cuore e intelletto cercano, insoddisfatti, sentendo che quanto hanno è imperfetto. E questo pungolo a cercare viene dall’anima che tende al suo Bene Supremo e Infinito, né si appaga di ciò che [è] limitato nel tempo e nella potenza e che con facilità delude.

Dio non suscita nella creatura che Egli ha creata desideri irrealizzabili, né istinti inutili, perché la sua Sapienza amorosa, infinita, perfetta, mette solo tendenze che possono raggiungere lo scopo perché in esso, dopo la fatica, trovi soddisfazione.

Concede ai bruti la possibilità di soddisfare i loro istinti. A maggior ragione e con maggior perfezione all’uomo, suo capolavoro creativo, concede di soddisfare l’istinto spirituale che è raggiungere la sua felicità eterna piena e perfetta, soprannaturale, perché l’uomo non può essere soddisfatto realmente altro che quando riposa in Dio suo Creatore.

4.    È scolpito nell’anima ogni legge naturale, morale, spirituale.

Nell’anima dell’uomo, anche inconsapevolmente dalla stessa, Dio ha scolpito le formule della Legge e la meta e il premio che l’ubbidienza ad esse ci procura. Legge naturale, legge morale, legge spirituale, voce della coscienza, anelito dello spirito è nell’uomo, per l’anima spirituale, una forza che grida “fa’” o urla “non fare”, mentre dall’alto una Luce attira e indica il vero fine, la vera gioia nell’ordine, nella pace, nel possesso del regno di Dio.

5. Premio o castigo dipende della buona o cattiva volontà.

Questa legge, questa voce, questa forza, senza violentare la libertà consigliano la volontà, la quale è libera di accettare o respingere il consiglio ma, così come è stato detto Le 2,14 all’inizio materiale della Redenzione che sarà data “Pace agli uomini di buona volontà”, altrettanto è sottinteso che punizione orrenda sarà data agli uomini che non ebbero buona volontà e per l’adesione alla concupiscenza triplice conculcarono l’anelito istintivo al bene supremo. Condanna orrenda: una, questa: di patire per l’eternità, e con disperazione, la perdita del Bene che non vollero ascoltare nei suoi appelli d’amore durante la vita, di quel Bene che dava impulsi al loro spirito e che essi derisero servendo e seguendo il demonio, la carne, il mondo.

94. Il Verbo incarnato[190].

1. L’anelito del vero Dio del ero Cristo.

Nonostante le apparenze e le demolizioni dei senza Dio, mai come ora, e specie nei colti, è sentito il bisogno di conoscere Dio e il suo Cristo. La vita intellettuale, la vita naturale non saziano i cuori delusi. Tutti sentono, anche se non tutti vogliono confessarlo, che vi è un’altra fonte di vita, la vera, quella che appaga, e che questa si trova nella conoscenza di Dio e del suo Cristo.

I secoli, la scienza, le scoperte, le dottrine hanno respinto la figura di Cristo come forma di figura sorpassata. Ma nel fondo delle coscienze vi è un anelito al Ripudiato, una sofferenza per questa privazione che l’umanità si è data. In basso a conforto delle miserie. In alto a conforto del sapere che si sente mancante di un appoggio e di una voce che sorregge e anela [?] nel pensiero, nelle ricerche, nelle creazioni, ma dovunque più o meno riconosciuto col suo giusto nome è vivo questo anelito di un ritorno a Gesù Cristo per risolvere problemi sociali e individuali, scientifici e morali: ritornare a Colui che è Vita, Verità, Via, che è Luce e Pace, che è fonte della grazia, una sete di bere alla Fonte di vita che è il Vangelo di Cristo, di rinnovarsi in Lui, di ricristianizzarsi, di salvarsi. Lui solo è Salvezza.

2. Gesù Cristo il Dio-Uomo profetato dall’inizio dei tempi.

Lui: la Luce, la Stella del mattino sulla tenebra dei secoli. Lui l’Oriente: il Sole, il vero Sole. E così come il sole accentra intorno al suo incandescente corpo tutti gli astri e pianeti, ed è il re del firmamento e il regolatore cosmico della vita e del moto degli astri, altrettanto G. C. è il centro intorno al quale tutta la storia umana, avanti il suo avvento e dopo il suo avvento, sino alla fine dei secoli, gravita, trae vita: vita di speranza prima, vita di fede poi, vita di carità sempre.

Gesù Cristo il Dio-Uomo. Chiaramente profetato tale dall’inizio dei tempi come Gesù e come Cristo, secondo l’etimologia dei due nomi. La prima rivelazione di Lui risale al giorno della Colpa e della condanna ed esce e si espande per il Creato, in cui solo l’uomo e la donna non erano più vergini di malizia, nel Creato che dà loro e per loro avrebbe conosciuto dolore e ferocia, tradimento, ribellione, contatto con l’ormai insediato Satana come corruttore e tormento del mondo, [esce] dalla stessa Voce di Dio. La rivelazione continua attraverso patriarchi e profeti nel corso dei secoli. E persino, per quanto come eco velata o bagliore coperto da nebbie di paganesimo, attraverso la voce dei filosofi, poeti, e spiriti eletti dei popoli pagani. Ora di qual grande o di quale scoperta del genio, ma che siano puramente umane, si ha una testimonianza ante-venuta, così antica, così sicura, così immutabile come del Cristo?

3. a verità di Gesù Figlio di Dio è verità divina.

L’uomo sbaglia nel profetare del suo simile contemporaneo. L’uomo asserisce ipotesi scientifiche come vere. Ma nel corso di una sola generazione i fatti smentiscono le profezie e le pseudo verità su un uomo o una scoperta. E l’uomo celebrato come salvatore finisce come malfattore. E l’assioma scientifico o la scoperta che empie di rumore entusiasta il mondo cade nella trascuranza oscura delle cose passate e sorpassate. Ma la venuta del Verbo di Dio, fattosi Carne nel seno di una Vergine – la Donna che col suo calcagno schiaccerà il lubrico capo del Serpente – del Cristo Salvatore: Gesù Cristo, dell’Uomo dei Dolori, del Principe di Pace, del Re dei re, del Vincitore di Satana, del Peccato e della Morte, non si è mai perduta né per vicissitudini, né per sventure, né per glorie, né per sorgere di grandi re, imperatori, imperi. Anzi si fa sempre più nitida, chiara anche nei particolari così come un quadro che la luce sempre più investe, un poema che una voce dice sempre più da vicino. Questo perché la verità di Gesù Figlio di Dio è verità divina. E questa chiarezza immutabile, che solo evolve in perfezione di particolari confermati dai fatti, è il primo dei molti miracoli che gridano con l’evidenza imponente dei fatti la natura divina di Gesù Cristo.

 4. Gesù l’Uomo-Dio, l’Emmanuele: Dio con noi.

4Nel corso dei secoli molti uomini sorsero come fondatori di religioni o riformatori di religioni. Ma ebbero sempre nome di fondatori, profeti, riformatori, messi di Dio, e come tali furono ascoltati e seguiti. Ma mai nessuno li proclamò “Dio”, né essi stessi si proclamarono tali. Solo Gesù si proclama tale e lo è pur essendo vero Uomo, né la natura divina è separata da quella umana né l’umana assorbe in sé la divina, ma sono entrambe nell’unica persona. E non lo sono già perché nel corpo di un uomo, nato da connubio umano, si era infuso lo Spirito di Dio, il Verbo per un periodo temporaneo, con un’unione puramente morale, ma perché il Verbo prese carne nel seno di Maria, “scese”, così come “ascese”, vero Dio in vera Carne, prese carne nel seno di Maria per opera di concepimento divino e, prima ancora che fosse la carne che si formava veste all’anima immacolata del Cristo, il Verbo già era nel suo tabernacolo di Grazia: il seno di Maria.

Per questo è verità e giustizia chiamare e credere Gesù l’Uomo-Dio, l’Emmanuele: Dio con noi. Come Verbo senza bisogno di unzione regale perché perfezione e regalità infinita. Come Uomo Dio unto da Dio stesso coi fuochi dell’amore ad essere Re dei re e Signore dei signori non solo nel Regno celeste ma anche nel mondo e sul mondo, sino alla fine dei secoli, ad essere il Fondatore del Regno di Dio, del suo Regno, fra le nazioni, nei tempi e nel cuore degli uomini.

 5. Gesù Cristo il Re universale.

5L’errore ebraico, frutto di orgoglio, non riconosceva nel Messia che il re temporaneo, il liberatore, colui che doveva far grande Israele, e solo Israele. L’orgoglio accecava gli occhi dei rabbi e scribi e li rendeva ottusi a comprendere le chiare profezie in cui in molti luoghi è detto come il Nato da una Vergine della stirpe di Davide in Betlem Efrata sarebbe stato luce alle genti e salute sino agli ultimi confini del mondo. Ma poteva il Re Infinito limitarsi ad un regno finito? Ad un regno limitato nello spazio e nel tempo? Colui “per cui tutte le cose sono state fatte” poteva senza avvilire la sua Infinità accontentarsi di una cosa così piccola, rispetto al tutto, quale il regno umano d’Israele? Poteva Colui che, eterno come Verbo ed eternamente generato dal Padre, è stato come Messia un giorno divinamente generato (Salmo 2 v 7) nel seno di una Vergine, morire e corrompersi come ogni re terreno, lui l’Uomo Dio e perciò immortale per divinità e immortale per immacolatezza e pienezza di Grazia, Adamo nuovo, senza colpa, Agnello senza difetto, Agnello di Dio, immolato ma non distrutto, per amore consumato, ma per giustizia risorto, a dare agli uomini salute e grazia e non queste sole, ma anche dolcissima speranza sull’eterno futuro dei giusti: il ritorno alla Patria celeste dopo l’esilio, il godimento ineffabile di Dio in eterno?

6. Testimoni e testimonianze della divinità di Gesù.

Gesù Cristo è Dio. Egli lo afferma rispondendo personalmente alle insinuazioni degli eretici del suo tempo, i farisei che, non potendo negare totalmente il valore del Cristo, dicono o insinuano che egli sia Mosè, Elia, Geremia o altro dei grandi dopo la morte dello stesso nel corpo di un giusto d’Israele. Lo dicono gli apostoli.

Lo dicono gli stessi demoni prima di essere scacciati dai posseduti. Lo dicono gli angeli con sicura parola (Gabriele all’Annunciazione) e a Zaccaria con avviso adombrato da prudenza celeste. Lo dicono col servirlo dopo la tentazione nel deserto, col confortarlo nel Getsemani, con le parole alle donne dopo la risurrezione. Lo dice infine, voce che nessuno può mettere in dubbio, il Padre al Giordano, sul Tabor, al Tempio. Lo dice la sua dottrina perfettissima, i suoi miracoli, la sua signoria su tutte le cose (elementi e leggi fisiche) persino sulla morte.

Dei profeti erano risorti i morti, ma come faticosa la loro opera di risurrezione! Gesù prende fra le sue la mano della figlia di Giairo e le comanda: “Levati”, e la vita da Gesù Vita si trasfonde col tocco [e] rientra nella giovinetta. Gesù non tocca il figlio della vedova, ordina “Levati” e la vita per la potenza della parola divina rientra nel giovane. Gesù non si accosta a Lazzaro putrido, anzi arretra davanti all’orrore della corruzione, ma – simbolo potentissimo e non abbastanza meditato della missione di Gesù nell’umanità decaduta – trae dalla fossa putrida, che è un sepolcro, alla luce, alla vita nuova colui che è morto, sprofondato sotto tutti i gravami e le dissoluzioni di morte. Lazzaro: figura dell’umanità decaduta dalla sua incorruttibilità di figlia prediletta di Dio, deificata, e perciò esente da corruzione, per la Grazia. Gesù figura della Grazia stessa che si effonde e trae dalla morte, rendendo la Grazia e perciò la vita eterna.

7. Gesù è Figlio di Dio nel senso proprio della parola

Gesù è Figlio di Dio nel senso proprio della parola “oggi Io ti ho generato”[191]. Il verbo usato per dire questo versetto profetico è quello che nella lingua ebraica si usava per significare generazione naturale, non spirituale o simbolica. Gli uomini tutti sono figli di Dio facendosi Egli chiamare “Padre” dagli uomini. Ma è una filiazione relativa che viene dalla somiglianza e immagine che il Creatore volle che i creati avessero con Lui, per l’anima, è per il dono di Grazia, e il fine dell’uomo coerede del regno celeste.

La filiazione di Gesù dal Padre è ben diversa. È assoluta, perfetta. Figlio eterno di un eterno Padre come Dio: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”[192].

Figlio nel tempo per la sua missione redentrice e [per] rendervi la relativa filiazione, per la Grazia che vi riapre il Cielo, col Padre vostro.

Figlio nel tempo: “Il Verbo si è fatto carne e abitò fra noi e noi ne abbiamo contemplata la gloria, gloria d’Unigenito del Padre”[193].

Fatto carne nel seno della Vergine per lo Spirito Santo sceso su Lei ad adombrare lo specchio di Dio, senza macchia, colla potenza dell’Altissimo onde “Figlio di Dio” sarà chiamato Gesù concepito e partorito senza bisogno d’uomo.

La Verità, parlando, dice: “Il Padre mio e vostro”[194]. Distingue quindi le due forme di filiazione dell’Uomo e degli uomini. Dice: “Io sono una sol cosa col Padre…[195] Lascio il mondo e torno al Padre mio… Padre glorifica Me nel tuo cospetto con quella gloria che ebbi presso Te prima che il mondo fosse… Tu sei in Me ed Io in Te”. Dice: “Nessuno è asceso al Cielo se non Colui che dal Cielo discese[196]: il Figlio dell’Uomo che è in Cielo… Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo Figlio Unigenito…[197] Dio non ha mandato il Figlio suo al mondo per giudicare il mondo… Chi non crede nel nome dell’Unigenito Figlio di Dio…”. “Io dico ciò che ho veduto presso il Padre mio perché da Dio sono uscito… Uscii dal Padre mio” (Giovanni 8,42; 16,28) e ancora a Caifa: “Sono il Figlio di Dio… Vedrete il Figlio dell’Uomo sedere alla destra di Dio onnipotente” (Matteo 26, 63-64).

Dice il Padre: “Questo è il mio Figliuolo diletto nel quale mi sono compiaciuto. Io l’ho glorificato e ancora di nuovo lo glorificherò”[198].

Dice lo Spirito Santo, investendo di spirito profetico Pietro presso Cesarea di Filippo: “Tu sei il Cristo, Figlio di Dio vivente”[199], e ancora sulle labbra di Pietro subito dopo la discesa pentecostale: “Gesù, esaltato alla destra del Padre suo Dio e ricevuta dal Padre suo promessa dello Spirito Santo…”[200], e ancora nei dì seguenti: “Dio avendo risuscitato il suo Figlio” e vedere Atti 3 [,15] e seguenti.

Dice la Piena di Grazia: “Si faccia di me secondo la Parola del Signore”[201].

Dicono Elisabetta e Zaccaria e Giovanni il Precursore, tutti investiti dallo Spirito Santo: “Donde m’è dato che venga a me la Madre del mio Signore?”[202]. “Benedetto il Signore… che ha suscitato il potente Salvatore nella casa di Davide suo servo come promise per bocca dei profeti… Tu andrai davanti al Signore a preparargli le vie… l’Oriente ci ha visitati”. “Questi è Colui del quale ho detto: dopo di me viene uno che è avanti di me perché era prima di me…[203] Ho veduto lo Spirito scendere dal cielo e posarsi su Lui… Ho veduto e attesto che egli è il Figlio di Dio”.

E di Lui Uomo Dio testimoniano Simeone e Anna di Fanuel e “Santo di Dio Figlio dell’Altissimo” lo proclamano i demoni. E dopo la morte proclama il milite pagano: “Costui era Figlio di Dio”[204].

95. Purgatorio[205].

1. Conoscenza delle anime separate dal corpo.

(1) Nota: Se qualcuno obbiettasse che Lazzaro, e anche Abramo, non potevano essere né fulgidi né beati perché ancora separati dalla luce di Dio, dall’unione caritativa e gloriosa con Lui, dall’ammirazione degli angeli, perché ancora nel Limbo, si ricordi a costoro che per quanto sta agli angeli, i custodi dei santi Padri del Limbo e dei giusti in esso raccolti già giubilavano per la gloria meritata dai loro custoditi, gloria che attendeva la redenzione per essere loro donata; e che per quanto riguarda alla luce ed unione caritativa con Dio si ricordi che, anche per definizione teologica in merito alla conoscenza dei purganti, “la conoscenza arriva alle anime già separate dal corpo per un’azione diretta di Dio, Luce eterna”.

Conoscenza relativa sempre, ma che sempre più si fa ampia, viva, luminosa, più la purgazione si compie, sino a divenire, da “conoscenza”, “visione beatifica” al momento in cui, espiata ogni pena, l’anima entri in Paradiso.

2. Conoscenza delle anime nel Limbo

Se quindi le stesse anime purganti, per ammissione dei teologi, hanno una conoscenza relativa di Dio e una partecipazione alla sua vita d’amore, già smisuratamente più profonda di quanto possa mai godere sulla Terra un’anima già profondamente formata nella perfezione, è lecito credere che gli attendenti nel Limbo l’apertura dei Cieli e l’entrata nel regno della Gloria da essi meritato, fossero già oggetto di ammirazione agli angeli e già splendessero delle luci spirituali del reciproco amore tra Dio ed i suoi santi e prossimi abitatori del Regno Celeste.

 3. Gli operatori della purificazione del Purgatorio

3Se operatori della purificazione del Purgatorio sono i soffi ardentissimi dello Spirito di Dio: l’Amore, e quelli ardenti delle anime desiderose di riparare alle loro omissioni, tiepidezze o colpe verso l’amore, se sono le Fiamme e le luci del Divino Amore quelle che portano le anime penanti ad una contemplazione e conoscenza intuitiva che aumenta ad ogni nuovo efflusso di luce e di ardore divini, e tanto più cresce più l’anima si purifica, è logico credere che non fosse negato ai santi del Limbo una contemplazione e conoscenza intuitiva di Dio ancor più ampia di quella che la Teologia ammette essere concessa alle anime purganti, una conoscenza già causa di pace e gaudio, sebbene relati vi, prodromo alla pace e al gaudio senza misura di vastità e durata che costituisce il premio eterno, ossia “il vedere Dio faccia a faccia e conoscerlo non più parzialmente, ma come ne siamo conosciuti”, secondo le parole dell’Apostolo Paolo (I ai Corinti c. XIII v. 12)

96. Cinque periodi del futuro[206]

1. Periodo dei Precursori dell’Anticristo

1I° periodo: l’attuale, detto dei “Precursori” dell’Anticristo.

2 Periodo dell’Anticristo

II° periodo: quello dell’Anticristo vero e proprio, il quale sarà aiutato dalle due manifestazioni della Bestia: il violento e l’altro che vince con finta dolcezza.

Sarà un periodo di lotte tremende, tanto umane (guerre ecc.) che sovrumane (tentazioni di dottrine ecc.).

Durante questo tempo Iddio cercherà di richiamare l’uomo mediante castighi santi perché usati per santificare.

Esauriti senza buon frutto i medesimi, Satana sarà per qualche tempo incatenato, con la sconfitta dell’Anticristo e dei suoi alleati naturali (potenti della terra) e soprannaturali (le due manifestazioni di Satana).

3. Periodo del regno messianico.

III° periodo: epoca di sosta per radunare le forze dell’uomo e convogliarle al cielo.

Il mio Regnò della [nella?] terra.

Sarà il prodigio della Grazia che verrà effusa come un diluvio per salvare.

Ma per un fatto contrario a quello di Noè la maggior parte degli uomini [dei cuori?] si chiuderà, barricandosi nelle fortezze lasciate da Satana e solo i non satanici, restando fuori di esse, saranno sommersi, lavati, illuminati dalla Grazia.

4. Periodo dell’ultima battaglia contro Satana

IV° periodo: esaurito il tempo destinato dalla mia Sapienza all’estrema prova, lascerò Satana venire per l’ultima volta. Il tempo di Satana sarà 7 volte 7 più crudele di quello dell’Anticristo. Il re del male scorrazzerà ovunque per riunire i suoi adepti quando il Male sarà sconfitto dal Bene e maledetto in eterno là dove […] nel suo regno infernale come io ho […] i miei nel regno celeste. [Tutta la frase è di difficile lettura e alcune parole le abbiamo omesse perché illeggibili]

5. Periodo della risurrezione dei morti e il giudizio universale.

V° periodo: Il Giudizio supremo. La mia ora di trionfo poiché sarà l’ora in cui il mio essere avrà raggiunto lo scopo per cui è: ossia la salvezza del genere umano che si è ricordato d’esser figlio dell’Altissimo.

 

[Lo scritto è sulle prime tre facciate di un foglietto piegato in due. In capo alla quarta facciata è la firma: Maria Valtorta]

97. Esiste un altro mondo dove tutto è diverso da ciò che è in questo in cui viviamo?[207]

1. Domande che esigono risposte

Possiamo noi, disgustati dal mondo in cui viviamo – così diverso, nella sua pesante e sovente feroce materialità, dal sogno e dal bisogno del nostro animo – credere, per resistere alla bufera delle realtà che ci percuotono distruggendo luci, sorrisi, speranze, fiducie nel futuro, che vi è un altro mondo dove tutto è diverso da ciò che è in questo in cui viviamo?

È lecito ancora, a noi che l’età avanzata e il logoramento del vivere ha fatti spogli di illusioni e speranze, e che procediamo, perché si deve farlo, stanchi, delusi, avviliti, nauseati, simili a pellegrini che sono obbligati a compiere un viaggio e che sanno che più procedono e più la via sarà aspra, sassosa, spinosa, brulla, avvelenata da aspidi e tossici, è lecito a noi che procediamo curvi sotto il peso dei nostri dolori, fra creature e cose ostili ed egoiste, cagione per sé stesse di dolore e di fatica, dati a fare ancor più pesante e amara l’esistenza di per sé stessa amara e pesante, è lecito a noi, per non abbandonarsi sconfortati e spezzati ai margini delle vie della vita, credere che vi è una società migliore dove gli spiriti stanchi della lunga battaglia trovano infine pace e riposo e dove l’essere stati onesti sarà riconosciuto come virtù degna di premio?

È saggio credere che nell’Universo, nel quale sembrano troppe volte trionfare leggi crudeli e ingiuste che per un capovolgimento dei valori favoriscono i malvagi a detrimento dei buoni, non è il tutto e il fine, ma su esso è un Ente che non ci voleva infelici, il Quale dal suo eterno “ora” provvede a compensare di quanto le forze misteriose del Male ci hanno privato?

È santo e salutare credere che questo Ente non distrugge ciò che ha creato, ma lo porta dopo il dolore a plaghe più serene e che perciò ciò che fu non è morto ma vive e ama in altre sfere, ama l’Inconoscibile che ormai conosce, e ama noi che ha preceduti nel cammino e superati in giustizia, sia che lungo o breve sia stato il suo giorno fra noi?

2. Nunzi di un mondo sconosciuto

Sì, è possibile credere tutto ciò. È anzi evidente che si debba credere ciò, perché questo mondo lontano ci manda le prove del suo esistere e dalle sue plaghe soprannaturali scendono a noi, a farci pensosi sui misteri e le luci della seconda vita, esseri che non è errore chiamare nunzi di un mondo sconosciuto tutt’affatto diverso da quello in cui viviamo. Essi ci testimoniano che oltre il pesante e opaco regno della carne è il puro e luminoso regno degli spiriti, dal quale essi vengono e al quale essi tornano simili a stelle che per una notte trasmigrano per i prati siderei alti sul nostro capo. E veramente essi ci appaiono come creature stellari, nelle quali la materia non è muraglia messa a soffocare la luminosità dell’anima, ma è soltanto velo steso ad avvolgere il mistero che è lo spirito dell’uomo il quale, da dietro al velo, irraggia le sue potenze e sapienze con luci di bontà e con parole che fanno riflettere perché venienti da un’Intelligenza che direttamente forma e illumina l’io dei suoi prediletti. Parole, luci, sentimenti superiori all’età e formazione della creatura, onde chi le nota esclama: «Questa è: “cosa venuta di Cielo in Terra a miracolo mostrare”».

3. Sì. Dio è. Ed è un mondo oltre la Terra.

Per questi esseri così superiori alla massa, troppo estranei alla Terra perché ci si possa illudere di averli a lungo fra noi, l’uomo può credere e dirsi: «Sì. Dio è. Ed è un mondo oltre la Terra. È il gioioso e puro mondo degli spiriti, della giustizia e dell’amore senza fine. È la stabile Vita oltre la fuggevole morte». Ed è dolce credere ciò per amore. È salutare crederlo per non sentirsi spezzare il cuore e sconvolgere la mente quando la diletta forma che era il nostro scopo di vivere, e che abbiamo amato più della nostra stessa vita, ci ha lasciato sprigionando l’angelica fiamma che l’animava, che libera ritorna là donde a noi venne. All’Amore che l’aveva mandata perché ci portasse il suo amore. Alla Vita che l’aveva creata perché ne gioissimo per un tempo e poi perché ci servisse di guida alla meta splendendo su noi con le sue luci di stella dall’eterno mondo dell’oltre tomba, accarezzandoci l’anima ferita e parlandoci con palpiti di luce per dirci ancora le dolci parole che erano il miele della nostra vita d’uomini e che ora, perfette e oltre le limitazioni dell’umanità, devono essere il miele della nostra anima.

4. La presenza sulla terra di quelli che amiamo.

tutti abbiamo, almeno una volta nella vita, incontrato e conosciuto queste messaggere di Dio, queste straniere che passano e non sostano perché non è qui la loro dimora. Passano e vanno… È così breve la loro giornata! Quanto la vita di un fiore. Quasi non le sentiamo camminare al nostro fianco. Così leggero è il loro passare! Simile a volo di colomba. Senza dubbio noi e loro cerchiamo di comprenderci, di famigliarizzarci. Ma non ci riusciamo. Così misteriosa la loro vita a noi sconosciuta! Una nota è, realmente è, noi la sentiamo vibrare nell’aria, ma non possiamo dire di possederla. Essa è per sé stessa. Vibra e si allontana proseguendo il suo cammino, immateriale, dolce, pura… così diversa da ogni altra cosa. Quando i nostri sensi l’avvertono e ne cominciano appena a conoscere il timbro e a goderne, essa è già lontana e si perde negli spazi. Così esse, le messaggere di Dio. Sembrano fra noi e già sono lontane. Pare che ci ascoltino e vivano la nostra vita. Ma veramente parlano e vivono con altri della loro stessa natura. Ci sorridono, così almeno ci pare. Ma in realtà sorridono a ciò che le ama e le chiama da zone ultraterrene. E sorridono al loro segreto. È la loro anima che sorride al suo segreto d’anima, mentre esse ci guardano con occhi di una dolcezza sognante, non umana, con gli occhi dei predestinati.

5. Ecco! Erano: non sono più.

Può un fiore vivere a lungo materializzandosi in marmo? Può una colomba fermare il suo volo nell’aria per farci sorridere alla grazia delle sue aperte ali? Può un raggio di luce essere senza fine? Non può. Sulla Terra non può. Qui tutto ha fine come ebbe principio. Ma altrove può. E il bel fiore di carne si spiritualizza in corolla eterna, e la colomba lascia nei nostri occhi arsi dal pianto una scia di candore che dura, e la luce si fissa là donde venne e dove vivrà senza fine.

Ecco! Erano: non sono più. Invano abbiamo cercato di trattenerli. Essi se ne vanno. E pare che ci chiedano perdono di essere venuti per andare. Ma non possono, non possono fermarsi. Se avessimo saputo leggere i segni che ognuno porta con sé, avremmo già saputo che essi erano venuti per andare, perché essi portano la loro predestinazione scritta sulla loro anima ed essa balena fuori i suoi moniti. La loro bontà, la loro precocità, la loro purezza dovrebbe darci l’avviso su ciò che essi sono. Ma noi non sappiamo leggere i simboli ed è bene che non si sappia leggere… Possiamo, per il nostro analfabetismo dei segni, illuderci di non avere espresso dalla nostra famiglia una creatura sovrana e di avere il comune destino della maggior parte dei padri, delle madri, dei fratelli, e non la dolorosa regalità di parenti di un predestinato. Possiamo illuderci, e sognare un futuro che non sarà. Illuderci finché essi non se ne vanno col loro passo immateriale, col loro sorriso mite, con la loro precocità, con la loro dignità serena anche di fronte alla morte.

Essi sanno… Io ve lo dico: essi sanno. La loro anima sa. Noi ci sgomentiamo e perdiamo il dominio di noi stessi davanti all’impreveduto dolore che avanza. Essi no. La loro anima sa ed è pronta, ed è proprio l’ora della fine della materia quella nella quale la loro anima giganteggia, già semi liberata come è da ciò che è limitazione… Sulle soglie del mistero esse, le messaggere di Dio, ci danno la loro ultima parola di luce con la pace con cui valicano il confine fra la Terra e l’oltre terra.

6. La precoce dipartita del giusto è segno di dilezione divina.

Noi no. Noi non abbiamo pace e saggezza. Noi ci crediamo colpiti da un’ingiustizia atroce. Noi con la gelosia e l’avarizia più grande, con la nostra gelosia e avarizia della carne e del sangue alziamo il pugno contro Chi facciamo colpevole di questa ingiustizia e gli ululiamo il nostro strazio iracondo e minaccioso, accusandolo del nostro male. Gli gridiamo, mentre il dolore ci fa delirare: «Non ti era lecito! Questa creatura è mia! Io me la sono fatta. Io l’amavo perché era buona, perché era la mia gioia, perché era la mia vita. Ma anche fosse stata perfida, ma anche fosse stata il mio dolore, ma anche fosse stata la mia morte, Tu non me la dovevi levare. Perché io, non Tu, l’ho fatta», e dimentichiamo che forse a pochi passi da noi un altro simile nostro grida a Dio: «Ma perché lo hai fatto vivere questo mio figlio? Perché, permettendo che divenisse l’obbrobrio della società e la mia vergogna?», e non troviamo pace pensando che il nostro dolore si infiora degli omaggi che tutti danno alla creatura estinta perché era buona, perché era degna di ogni rispetto… Se sapessimo ragionare mentre la bufera ci strazia! Comprenderemmo allora le parole della saggezza antica quanto il mondo che, per bocca di tutti i pensatori, in tutte le religioni e gli evi, dice che la precoce dipartita di un giusto è sempre segno di dilezione divina e di perfezione raggiunta, e fra le lacrime troveremmo un sorriso… Ma non sappiamo comprendere!…

7. La morte del giusto è passaggio all’amore perfetto.

Noi ci sentiamo derelitti, noi crediamo di averli perduti! Veramente l’uomo ha scaglie sulla vista spirituale ed è sordo alle voci dell’alto. Essi non sono perduti. La morte del giusto non è un annientamento, è un passaggio nella pace e nella libertà sconfinata. Noi non siamo derelitti, perché il giusto che muore passa da un amore relativo ad un amore perfetto. Dobbiamo crederlo perché è verità. Come è verità che essi sono qui con noi come prima, anzi più di prima, perché nulla è più di ostacolo per gli spiriti al loro volere essere con noi. In che dunque è la nostra derelizione se essi sono con noi e ci amano perfettamente? Cosa è mutato? Non ci baciano più sul volto, non ci carezzano dicendoci le più dolci parole. Ma baciano la nostra anima, ce la carezzano, le parlano.

Ah! noi non sentiamo, non sappiamo sentire! Per sentire occorre mettersi nella loro stessa sfera, divenire spirituali, credere in ciò che è il loro mondo. Allora, facendo silenzio e pace in noi, noi sentiamo il volo lieve degli spiriti amati intorno al nostro spirito e comprendiamo le loro parole. Riusciamo a comprenderli e a pacificarci quando cessiamo di dire a noi stessi le inutili, fragorose lamentele che non mutano le cose e aumentano unicamente la separazione fra noi e loro, fra noi e il loro mondo, fra noi e Dio nel Quale essi vivono.

8. “Voi siete dèi e figli dell’Altissimo”.

Oh! Tacciamo mentre essi vengono a parlarci! Tacciamo e amiamo come siamo amati! E allora ricorderemo senza asprezze, e vedremo realmente le creature che abbiamo credute perdute e distrutte mentre non lo sono, ma anzi sono, ora, realmente in possesso della loro vera natura, di quella che noi non sapemmo intuire in loro mentre erano fra noi.

Io l’ho vista. Io l’ho vista per ciò che ella era.

Portava un dolce nome. Ma non era il suo. Come non era la sua vera veste che le conoscevamo. Come non era suo il destino che credevamo ella avesse. Il suo nome era un altro, perché un’altra da quella che le pensavamo era la sua vita.

Lia? No. Non era Lia che va cogliendo fiori per suo diletto e ornamento. Ma Rachele era. Rachele che “mai non sismaga”, che è sempre stata fisa in “lo vedere”[208].

Un volto dove il pudico ritegno della vergine pur mo’ formata metteva una dignità pensosa. Delle parole parche e soavi dove già vibrava il dolce fuoco del sentimento femmineo più eletto. Uno sguardo dal quale traluceva lo splendore dell’anima. La purezza della fanciulla, l’intelligenza della donna, la spiritualità dell’angelo erano in lei.

Io la guardavo passare. Anzi cercavo di incontrarla perché la sentivo diversa da noi. Io la studiavo. Mi sono sempre curvata attenta sulle anime che danno suoni ultraterreni. Io, non lo dico per ingraziarmi nessuno ma per confessare il mio sentimento, io mi inchinavo ammirata davanti alla creatura in cui splendeva ciò che noi siamo, secondo le parole della Sapienza di quel popolo dal quale ella aveva preso il nome: “Voi siete dèi e figli dell’Altissimo”.

9. L’anima che abbiamo amata.

La ricordo in un radioso mattino di giugno.

Era biancovestita e velata come una di quelle vergini fanciulle tratte al martirio che vediamo effigiate nelle tele dei pittori o sulle vetrate delle cattedrali. L’angeletta tornava dalla chiesa.

Era il giorno della sua Prima Comunione. Camminava tra il padre e il fratello. Due uomini figli di uomini, anche se un’era ormai già volgente alla vecchiezza e l’altro fosse un fanciullo. Ma ciò che era nel suo volto superava l’innocenza del fanciullo e l’intemeratezza dell’adulto.

Ella era soprannaturale. La creatura umana era trasumanata in serafino. L’anima continuava il suo colloquio con Dio. Non disse parola in risposta alle nostre parole. Ma alzò un momento le palpebre che teneva calate sulle iridi angeliche a velo del suo palpito mistico e ci guardò con un sorriso mite, di una dignità che mi colpì e che ricordo ancora.

La volli baciare sulla fronte perché era un vivente ostensorio, un degno altare di Dio. Si lasciò baciare soffondendosi di un rosa più vivo perché le dissi nel farlo: «Dio sia sempre con te» e riabbassò il velo delle palpebre sugli occhi di cielo.

Altre volte l’ho vista: scolara, fanciulla, donnina di casa. E l’ho sempre ammirata. Ma la sua immagine di quel mattino è per me l’immagine di Lia nel suo tripudio celestiale.

L’ho vista più volte… E non l’ho vista l’ultima volta… È mio destino non vedere quelli che amo nelle loro ultime ore fra noi. Ma non rimpiango di non averla vista allora, perché io porto nel mio cuore il ricordo del suo volto. Io conosco il suo vero aspetto. L’ho conosciuto in quella mattina di giugno.

Lia, la liliale Lia che non coglierà fiori ma che era fiore, Lia ha per me il volto di Rachele che è beata e che non si dismaga dal contemplare amando ciò che la sua anima sempre aveva amato.

La conosco e comprendo le parole che il suo spirito canta, come in quel mattino ho compreso il canto della sua anima sotto l’apparente silenzio di labbra.

Ella viene nella sua luce e nel suo gaudio per portare il suo paradisiaco conforto e dice: «Non mi rimpiangete. Io non avrei potuto che soffrire quaggiù perché non ero di quaggiù e, tolto il vostro amore, tutto mi sarebbe stato ostile e cruccioso in questo mondo così feroce. Io sono in pace. Io sono in gaudio. Non piangete. Ieri ero con voi. Oggi, nel mio eterno oggi, io sono con voi. Non mi cercate dove non sono, non mi cercate nel limitato spazio di una tomba che è vuota di ciò che è vivo. Cercatemi là dove io sono. Là dove io vivo. Perché un angelo non cessa di essere e non muore ma vive nella sua vera dimora: in Dio. Alzate il vostro spirito e mi vedrete. Vedrete la parte immortale della vostra creatura. Essa brilla qui come una dolce stella ai limiti del cielo perché voi alziate i vostri cuori verso la nostra pace. Io vi attendo. Io vi amo. Io sono. Non mi avete perduta. Vi ho soltanto preceduti, perché in questo ho voluto essere Lia: attiva a proteggervi con la potenza che hanno coloro che sono vissuti nel raggio di Dio e che in Dio vivono per l’eternità».

98. Ordini precisi sull’anonimato e gli estratti da pubblicare senza imprimatur[209]

L’ordine non muta.

«L’ordine non muta.

Tu resti anonima, in Italia e all’Estero. Tu rinunci ad ogni anche minimo utile, procurando e preoccupandoti solo del bene delle anime.

I “dieci comandamenti” e le “opere di misericordia” estratti come sole lezioni, senza altro d’aggiunto, siano i soli due brani scelti e lo siano per l’Estero. Senza imprimatur, per non dare noie a nessuno. A te basti averne una copia.

In Italia i Dolori di mia Madre, dattiloscritti e senza imprimatur, anonimi sempre.

Questi i tre brani, perché troppo si dimenticano i Comandamenti della Legge e le Opere di misericordia e d’amore; e troppo poco si considera quanto mia Madre soffrì per partorirvi alla Grazia.

Venuta copia dall’estero dei due brani indicati da Me, darò altro ordine».

«E l’Ora Santa?».

«Continui per essa a farsi come sin qui. Senza stampe, senza imprimatur e anonima. In Italia tutto deve essere silenzio su te e intorno a te».

99. «Brucia tutto. Solo per l’Opera mia devi esser conosciuta come scrittrice»[210].

1. L’Opera perfetta e poderosa che M.V sperava pubblicare

“Anco se intoppo trovo, sempre raggiungo il segno” – Ferrobaldo

“Burrasca non mi spegne, ma facemi più viva” – Fuocardo

“Dall’imo alla vetta senza bruttura” – Selvaggio

“Non secondo al leone, per Iddio e per me” – Leomoro

I 4 motti degli antichi Laurana di S. Cristina che erano nell’opera da me scritta, e in cui, celata sotto altro nome e condizione sociale, era la storia della mia sempre così combattuta vita, piena di oppressioni, incomprensioni, dolori a non finire.

Opera perfetta e poderosa che speravo poter pubblicare. Ma, come sempre, mi mancò anche questa gioia. Me lo impedì di farlo la mancanza di denaro, ormai distrutto dalla lunga mia malattia.

Poi, a distruggere tutto, venne il comando di Gesù:

2. Comando di Gesù.

2«Brucia tutto. Solo per l’Opera mia devi esser conosciuta come scrittrice».

Ed io, sempre ubbidientissima a Lui, feci ardere quel capolavoro. Un’ubbidienza che mi costò molto, e ancor mi pesa, ma la Volontà di Dio va sempre fatta, quale che sia, costi [quel] che costi!!!

3. Madre Teresa Maria di S. Giuseppe consegna a Marta.

[Lo scritto, senza data, che abbiamo riportato in chiusura è su un foglietto messo in una busta, sulla quale Madre Teresa Maria di S. Giuseppe, la carmelitana scalza che fu grande confidente di Maria Valtorta, ha scritto: Foglietto di Maria V. riguardo il romanzo: Cuore di una donna, e righe di Marta.

4. Marta consegna all’editore Emilio Pisani.

Le righe di Marta, su un altro foglietto, sono le seguenti: Corrispondenza varia e suo scritto circa l’ordine di bruciare il libro “Cuore di una Donna” che io non volli bruciare a sua insaputa e perciò esiste sempre. Marta Diciotti. 15-2-1962 II voluminoso manoscritto fu poi consegnato all’editore Emilio Pisani con la seguente lettera: Viareggio 15-8-1978

Caro Emilio.

Ti affido il manoscritto del Cuore di una Donna che deve essere distrutto, come mi ebbe a dire Maria e che io non feci. Tu che hai il mezzo per bruciarlo lo puoi fare quando vuoi. Però non oltre la mia morte.

Marta Diciotti.

 

Del suo romanzo Maria Valtorta parla nell‘Autobiografia, verso la fine del primo capitolo della parte settima]

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


[1][Precede l’originale della poesia “Sinistro è il monte…”, che fu trascritta su un quaderno ed è pubblicata nel volume I quaderni del 1943 in data 13 maggio. Il termine “Spinacristi”, che figura nel seguente commento, è spiegato nella premessa all’Autobiografia, e la parola “sora” potrebbe stare per “sorella” o “suora”. La data, messa alla fine, è dell’anno in cui Padre Migliorini andò a trovare l’inferma Maria Valtorta divenendo il suo direttore spirituale]
Scritto il 16-6-1942. Quadernetti N°42.1. MARIA VALTORTA. Quadernetti, Centro Editorialale Valtortiano, Isola del Lire (FR) 2006.
[2]13-8-43. Quadernetti. Op. Cit. N° 43.1

[3]Gv 2,1-11

[4]Gen 3,15

[5] Lc 1,38

[6] [La “molto bella risposta” è nel volume I quaderni del 1943 sotto la stessa data del 13 agosto]

[7]28 giugno [1944]. Quadernetti. Op. Cit. N° 44.1

[8] 27[Il breve “dettato” che segue è stato trascritto su un quaderno in data 29 giugno e perciò si trova anche nel volume I quaderni del 1944. Nello stesso volume, alla data del 24 aprile, abbiamo messo una nota sullo sfollamento, che può far luce su fatti e persone di cui tratta il precedente scritto del 28 giugno 1944].

[9] 1Pt 4, 8

[10] [1944]. Quadernetti. Op. Cit. N° 44.2

[11] [G.B. è Giuseppe Belfanti. Gli accenni al “sacerdote di qui” e al “padrone di casa” fanno datare lo scritto, che è senza data, nell’anno dello sfollamento: 1944. Dello stesso anno sono gli scritti del 24 giugno e del dettato di Maria (dell’8 luglio) – entrambi né I quaderni del 1944 – cui si fa riferimento alla fine]

[12] [Il presente “dettato” sull’Ora del Getsemani, scritto su un fascicoletto a sé stante, è senza data; ma dai quaderni del 1944 si apprende che fu promesso, come “grande regalo”, il 5 luglio e dato il giorno seguente]

[6 luglio 1944] Quadernetti. Op. Cit. N° 44.3.

 

[13] Gen 3, 17-19

[14] Gen 2, 18

[15]Gv 15, 15

[16] Mt 26, 36-46

[17] Mt 4, 1-11

[18] 17 ottobre [1944]. Quadernetti. Op. Cit. N° 44.4

[19]Gv 11, 43

[20]Riteniamo che la scrittrice abbia invertito la negazione. Avrebbe dovuto scrivere: Io sono chi per voi agisce e opera? Voi non dovete agire e operare?

[21] Mt 5, 3

[22]Segue uno scritto autografo di Giuseppe Belfanti: 23 ottobre 1944. Quadernetti. Op. Cit. N° 44.4

[23] 22-10-1944. Quadernetti. Op. Cit. N° 44.5

[24] 24-10-44. Quadernetti. Op. Cit. N° 44.6

[25] 8-11-44. Quadernetti. Op. Cit. N° 44.7

[26] Mt 22, 35-40

[27]Dt 6, 16

[28] 1 Pt 5, 8

[29] 1° Novembre 1945. Quadernetti. Op. Cit. N° 45.1

[30] 7 novembre [1945]. Quadernetti. Op. Cit. N° 45.2
[31] 16 novembre [1945]. Quadernetti. Op. Cit. N° 45.3
[32] 21 novembre [1945]. Quadernetti. Op. Cit. N° 45.4
[33] 29-11-45. Quadernetti. Op. Cit. N° 45. 5
[34] 2 dicembre 1945. Quadernetti. Op. Cit. N° 45. 6
[35] 6 dicembre 1945. Quadernetti. Op. Cit. N° 45.7
[36] [1947?]. Quadernetti. Op. Cit. N° 47.1
[37] [9 novembre 1947]. Quadernetti. Op. Cit. N° 47.2
[38] 18-11-47 ore 9 ant. Quadernetti. Op. Cit. N° 47.3

[39] Mt 26, 26-28

[40]seconda Pasqua supplementare dovrebbe intendersi: seconda Pasqua, quella supplementare. È descritta nel capitolo 636 dell’opera “L’Evangelo come mi è stato rivelato”.

[41]Isacco, che nell’opera sull’Evangelo è uno dei pastori della Natività, divenuto poi discepolo, era il nome dato a Padre Berti, così come ‘Lazzaro, fratello di Marta e Maria di Betania, era stato la figura attribuita a Padre Migliorini.

[42] 24-11-47 ore 11,30. Quadernetti. Op. Cit. N° 47.4
[43] Notte dal 20 al 21-2-48. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.1. Gesù chiama la su Opera il Vangelo rivelato a Maria Valtorta. Noi integriamo in quest’Opera tutta la grande Rivelazione fatta al Portavoce Maria Valtorta

[44]L’Ordine dei Salvatori ubbidendo la Volontà di Dio dedica il titolo: “La Parola che dà la vita eterna” ai Quaderni di M.V. Dedica il titolo: “La Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù” al Vangelo come mi è stato rivelato di M.V. Dedica il titolo: “Seguendo Gesù e Maria nelle luci della Sapienza” alle lezioni sull’epistola i Romani (1° Vol), al Libro di Azaria (2° Vol.), e ai Quadernetti (3° Vol.). Opere tutte inedite per uso privato e non commerciabili.

[45] Lc 22, 31 – Gv 10, 14

[46] 12-2-53. 1° Quaderno. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.2

[47] [1948?]. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.3

[48]Gv 8, 46

[49] [1948?] Quadernetti. Op. Cit. N° 48.4
[50] [1948?] Quadernetti. Op. Cit. N° 48.5

[51] [1948] Quadernetti. Op. Cit. N° 48.6

[52] 7-3-48. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.7

[53]… fuoco che arse… Il fatto è narrato nell’Autobiografia, verso la fine del capitolo “La mia Pentecoste” nella parte prima.

[54] 13-3-48. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.8
[55] 29 marzo 1948. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.9
[56] 15 aprile 1948
[57] 17-4-48. Vigilia Elezioni politiche. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.11

[58] Mt 15, 32 – Mc 8, 3

[59] 25 Aprile 1948. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.12

[60] “Ti toglierò la carica, ti rovescerò dal tuo posto. In quel giorno chiamerò il mio servo Eliakìm, figlio di Chelkia; lo rivestirò con la tua tunica, lo cingerò della tua sciarpa e metterò il tuo potere nelle sue mani. Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per il casato di Giuda. Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide; se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire. Lo conficcherò come un paletto in luogo solido e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre. A lui attaccheranno ogni gloria della casa di suo padre: discendenti e nipoti, ogni vaso anche piccolo, dalle tazze alle anfore”. In quel giorno – oracolo del Signore degli eserciti – cederà il paletto conficcato in luogo solido, si spezzerà, cadrà e andrà in frantumi tutto ciò che vi era appeso, perché il Signore ha parlato. (Is 22,15-25). Cederà il paletto: La profezia è sulla caduta del Vaticano. E cadrà senza fallo se il Vaticano non riconosce come opera soprannaturale tutta la rivelazione concessa alla Chiesa per il Portavoce Maria Valtorta.

[61] Mt 8,25

[62] Is 22, 18

[64] 1 Sam 21, 6 (volg. 1 Re 21,5)

[65] Es 17, 9-13

[66]Eb 12, 25

[67] 8 Maggio 1948. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.13

[68] Mt 24, 27

[69] Notte 25-26 maggio 1948, ore 1 ant. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.14
[70] 31 Maggio 1948. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.15
[71] 9-6-48. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.16
[72] 10-6-48, ore 24 meno pochi minuti. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.17
[73] Ore 13 del 13 giugno 48. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.18

[74]Api 2, 4

[75]Ore 23,30 stesso giorno.

[76] Oggi: 2 Luglio 1948 (e per ordine di Gesù). Quadernetti. Op. Cit. N°48.19
[77] [25-7-48]. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.20

[78]Gv 1, 1-18

[79]Ez 1, 26

[80]Lc 1, 41

[81] Gen 1, 1-2

[82]Gv 17, 6-11

[83] 25-7-48, dopo il dettato sul I cap. di Giovanni. [Deviando dall’ordine cronologico, lasciamo unito, come sull’originale autografo, il gruppo dei seguenti brevi scritti con date di verse] Quadernetti. Op. Cit. N° 48.21.

 
[84] 29-7-48. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.22

[85] Mt 15, 16-20.

[86] 4-8-48. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.23
 

[87] Lc 1, 46-55

[88] Lc 2, 34-35

[89] Mt 1, 25

[90]Quadernetti. Op. Cit. N° 48.24

[91] 26-8-48. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.24

[92] 18-9-48, ore 15 e 30. Quadernetti. Op. Cit. N°48.24

[93]19-9-48, ore 16. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.24

[94] 5-9-1948. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.25

[95]. 8-9. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.26.
[96] [1948?] Quadernetti. Op. Cit. N° 48.27
[97] 14-9-1948. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.28
 
[98] 16-9-48. Quadernetti. Op. Cit. N°48.29

[99][Deviando dall’ordine cronologico, lasciamo raggruppati, come sul manoscritto originale, i seguenti tre brevi scritti con date diverse]

Quadernetti. Op. Cit. N° 48.30

[100] 21-9-48. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.31
[101] 2-10-48. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.32

[102] Mt 5, 8 – Gv 1, 5

[103] 3-10-48. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.33

[104]Abbiamo messo in corsivo alcune parole inserite successivamente dalla scrittrice, che ha voluto aggiungere una precisazione trascurando di adattare ad essa la forma grammaticale.

[105] 23-10-48. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.34
 
[106] 26-10-48. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.35
 
[107] 5-11-48. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.36

[108]… che come … Sopprimendo l’avverbio come, la frase è sintatticamente corretta.

[109] 13-14-15 e seguenti del novembre 1948. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.37
 
[110] 21 novembre 1948. Quadernetti. Op. Cit. N° 42.38

[111]Sal 41

[112] 29-11-48. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.39
 

[113] Mt 16, 18

[114]Gv 21, 18

[115] 23-12-48, ore 11 ant.ne.  Quadernetti. Op. Cit. N° 48.41

[116]Ap 12, 4

[117] Bar 6

[118]Ez 8, 9, 16 – Is 19, 22

[119]Gv 11, 54

[120] Mt 27, 24

[121]Dn 6, 11-24

[122] 27[?]-12-48. Quadernetti. Op. Cit. N° 48.42

[123]Ap 11, 7

[124] 6 gennaio 1949. Quadernetti. Op. Cit. N° 49.1
 

[125] Mt 2, 1-12

[126] Mt 4, 7

[127] 1 Sam 28

[128] 1 Cor 12, 7-11

[129]Es 21, 23-25

[130] 6 gennaio 1949. Quadernetti. Op. Cit. N° 49.1
 

[131]Gv 4, 7-14

[132] Is 55, 11

[133] Mt 25, 24-30 – Mt 18, 23-35 – Gv 10, 22-39

[134] Oggi 28 gennaio 1949. Quadernetti. Op. Cit. N° 49.2
 
[135] 3-2-49. Quadernetti. Op. Cit. N° 49.3
[136] 8 febbraio 1949. Quadernetti. Op. Cit. N° 49.4

[137]Lv 20, 6

[138] Mt 5, 14-16

[139]Sal 119, 105

[140] Lc 1, 51-52

[141] 13-2-49. Quadernetti. Op. Cit. N° 49.5
 
[142] 22-2-49. Quadernetti. Op. Cit. N° 49.6
[143] 22-2-49. Dopo il discorso papale per la condanna di Mindszenty. Quadernetti. Op. Cit. N° 49.7
 

[144] Lc 12, 1

[145] 25-2-49. Quadernetti. Op. Cit. N° 49.8
 
[146] Martedì 1° marzo 1949. Quadernetti. Op. Cit. N° 49.9

[147] 10-3-49. Quadernetti. Op. Cit. N° 49.10

[148]Lc 16, 31

[149] Mt 3, 12

[150] 12-5-1949.Quadernetti. Op. Cit. N°49.11
[151] 13 Maggio 1949. Quadernetti. Op. Cit. N° 49.12
[152]  [1949-1950?] Quadernetti. Op. Cit. N° 50.1. L’Opera era imprigionata
[153] 23-1-1950. Quadernetti. Op. Cit. N° 50.2
 
[154] 6-6-50. Quadernetti. Op. Cit. N° 50.3
 

[155] 16-6-50. Festa del S. Cuore. (ricopio per ordine avuto il 12-6-53. Solo oggi [19-6-53] ritrovo il foglio in questione e trascrivo). Quadernetti. Op. Cit. N°50.4

 

[156]Ap 2, 12

[157] 16-12-1950. Quadernetti. Op. Cit. N°50.5
 
[158]Quadernetti. Op. Cit. N° 53.1
[159] 16-5-53. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.2
[160] 17-5-53. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.2
 
[161]26-5-53. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.3
[162] 28-5-53. Quadernetti. Op. Cit. N°53.4
[163] 30-5-53. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.5
 
[164] 31-5-53. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.6
 
[165] 1-6-53. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.7
 

[166] Lc 22, 43

[167] 3-6-1953. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.8
 
[168] 4-6-53. Corpus Domini. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.9
 
[169] 12-6-53. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.10
 
[170] 14-6-53. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.11
[171] 14-6-53, ore 19,45, mentre passa la Processione del Corpus Domini sull’angolo. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.12
 

[172] Identica espiazione rischia il Tempio e la gerarchia contemporanea.

[173] [19-6-53] Quadernetti. Op. Cit. N°53.13
 
[174] 26-6-53. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.14
 
[175] 28-6-53. Quadernetti. Op. Cit. N°53.15
[176] 2° Sabato di Fatima. 4-7-53. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.16
[177] 5-7-53. Quadernetti. Op. Cit. N°53.17
 
[178] 9-7-53. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.18
 
[179] 12-7. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.19
 
[180] 15-7-53. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.20
 
[181] 25-7-53. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.21

[182] Verso il Portavoce agirono male fino a scomunicarla. Verso l’Opera ancora si agisce male perché 70 anni dopo ancora si sente il silenzio del Vaticano e i volumi finora pubblicati li troviamo qua e là buttati in mezzo a libri ormai letti e dimenticati. Logica conseguenza è che il periodo delle anime morte ha generato il nostro periodo de le anime indemoniate e se continuiamo a comportarci male con il Verbo Stampato fra poco avremo l’inferno nella terra. 

[183] 25-8-53 – ore 19. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.22
 
[184] 8-9-53. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.23
 
[185] 26-9-53. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.24
[186] 9-10-53. Quadernetti. Op. Cit. N° 53.25
 
[187] 16-4-54. Quadernetti. Op. Cit. N° 54.1
[188] 22-6-54. Quadernetti. Op. Cit. N° 54.2
 
[189] [Senza data e senza alcun’altra premessa] Quadernetti. Op. Cit. N° SD. 1

[190] [Senza data e senza alcun’altra premessa] Quadernetti. Op. Cit. N° SD. 1

[191] Sal 2, 7

[192]Gv 1, 1

[193]Gv 1, 34

[194]Gv 20, 17

[195]Gv 10, 30; 16, 28; 17, 5; 17, 21

[196]Ef 4, 10

[197]Gv 3, 16-18

[198] Mc 1, 11 – Gv 12, 28

[199] Mt 16, 16

[200] At 2, 33; 3, 15

[201]Lc 1, 38

[202]Lc 1, 43; 1, 68-79

[203]Gv 1, 29-34

[204]Lc 2, 33-38 – Mc 5, 7; 15, 39

[205] Senza data e senza alcun’altra premessa] Quadernetti. Op. Cit. N° SD. 2

[206] Senza data e senza alcun’altra premessa] Quadernetti. Op. Cit. N° SD. 3

[207] Senza data e senza alcun’altra premessa] Quadernetti. Op. Cit. N° SD. 4

[208]Gen 29 e seg.

[209] Senza data e senza alcun’altra premessa] Quadernetti. Op. Cit. N° SD. 5

[210] Senza data e senza alcun’altra premessa] Quadernetti. Op. Cit. N° SD. 6

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