VOLUME 36 Libro di Cielo Luisa Piccarreta

Libro di Cielo – Volume 36

TRENTASEIESIMO VOLUME

Luisa Piccarreta,

la Piccola Figlia della Divina Volontà

“… Il titolo che darai al libro che stamperai

sulla mia Volontà sarà questo:

IL REGNO DELLA MIA DIVINA VOLONTÀ

IN MEZZO ALLE CREATURE

LIBRO DI CIELO

IL RICHIAMO DELLA CREATURA

NELL’ORDINE, AL SUO POSTO

E NELLO SCOPO PER CUI FU CREATA DA DIO

(27 Agosto 1926)

(Dal 12 Aprile 1938 al 28 Dicembre 1938)

Responsabile di questa copia e di ogni correzione:

D. Pablo Martín

N.B.: I titoli dei capitoli qui aggiunti non sono di Luisa,

ma vorrebbero essere un brevissimo riassunto di ognuno.

Luisa fa precedere i capitoli da titoli di sua redazione

(messi in questo volume senza essere corretti), non sempre precisi,

evidentemente scritti da lei prima di scrivere i capitoli. Le correzioni

non sono indicate in questa edizione e neppure è stato indicato

l’ordine delle parole quando spesso è stato necessario cambiarlo.

Il numero in rosso tra parentesi quadre [n]indica

l’inizio di ogni pagina del manoscritto originale di Luisa.

[1] In Voluntate Dei!Fiat!

12 Aprile 1938

Il Volere Divino prende la volontà, la parola, l’atto di chi lo chiama come vita,
li immedesima con Sé e col suo “Fiat” forma tante vite sue per quante creature
esistono. Il battesimo nella Divina Volontà per tutti i nascituri.
Differenza tra chi vive in Essa, chi è solo rassegnato e chi non lo è affatto.

Chi vive nel Voler D. in ogni suo atto vi pronunzia il Fiat e ne forma tante vite D.

Come si dà in potere della creatura e ne fa fare ciò che vuole.

Differenza che passa chi vive in Essa e tra chi è rassegnata.

Sono sempre tra le braccia del “Fiat” Divino, ed oh, come sento il bisogno della sua vita che respira, palpita, circola nella povera anima mia! Senza di essa sento che tutto muore per me, muore la luce, la santità, la forza, anche lo stesso Cielo, come se più non mi appartenesse. Invece, come sento la sua vita, tutto risorge in me. Risorge la luce con la sua bellezza che vivifica, purifica e santifica; risorge il mio stesso Gesù, con tutte le sue opere; risorge il Cielo, che il Volere Santo chiude nell’anima mia come dentro un sacrario, per farlo tutto mio. Sicché se vivo nella sua Volontà tutto è mio, nulla mi deve mancare.

Perciò, o Volere Santo, nel dar principio a questo 36.mo volume, ti prego, ti supplico, ti scongiuro di non lasciarmi un istante solo [2] senza di Te, affinché Tu parli, Tu scriva, Tu stesso faccia conoscere chi sei e come vuoi essere vita di tutti, per dare i tuoi beni a tutti. Se farai fare a me, io non saprò farti conoscere come Tu vuoi, perché sono incapace, ma se lo farai Tu, trionferai, ti farai conoscere e avrai il tuo regno nel mondo intero. O Volere Santo, con la tua potenza ecclissa tutti i mali delle creature, metti il tuo “basta” onnipotente, affinché smarriscano la via del peccato e si ritrovino nella via della tua Divina Volontà.

A te, Mamma Regina del “Fiat” Divino, consacro in modo speciale questo volume, affinché il tuo amore, la tua maternità, si stendano in queste pagine, per chiamare i tuoi figli a vivere insieme con Te, in quello stesso Volere di cui possedesti il regno, e mentre incomincio, imploro genuflessa ai tuoi piedi la tua materna benedizione.

Onde, mentre la mia mente era immersa nel “Fiat” Divino, il mio dolce Gesù, visitando la piccola [3] anima mia, con una bontà indicibile mi ha detto:

“Figlia mia benedetta della mia Volontà, quante meraviglie sa fare il mio Volere nella creatura, purché gli dia il primo posto e gli dia tutta la libertà di farlo operare. Esso prende la volontà, la parola, l’atto che vuol fare la creatura, la immedesima con Sé, la investe con la sua virtù crean-te, vi pronunzia il suo «Fiat» e forma tante vite per quante creature esisto-no. Vedi, tu stavi chiedendo nella mia Volontà il suo battesimo per tutti i neonati che usciranno alla luce del giorno e quindi la sua vita regnante in essi. La mia Volontà non ha esitato un istante, subito ha pronunziato il suo «Fiat» e ha formato tante vite di Sé per quanti neonati uscivano alla luce, battezzandoli come tu volevi, prima con la sua luce e poi dando a ciascuno la sua vita. E se questi neonati, o per incorrispondenza o per mancanza di conoscenza non possederanno questa vita nostra, per Noi questa vita resta e abbiamo tante vite divine che ci amano, ci glorificano, ci benedicono, come amiamo in Noi stessi. Queste nostre vite divine sono la più grande gloria [4] nostra, ma non mettono da parte colei che diede l’occasione al nostro «Fiat» Divino di formare tante nostre vite per quanti neonati uscivano alla luce, anzi la tengono nascosta in loro per farla amare come loro amano e farle fare ciò che fanno, né mettono da parte i neonati, anzi sono tutt’occhi sopra di essi, li vigilano, li difendono, per poter regnare nelle anime loro.

Figlia mia, chi può dirti come amiamo questa creatura che vive nel nostro Volere? La amiamo tanto, che diamo il nostro Volere in suo potere, affinché ne faccia ciò che vuole. Se vuole formare vite nostre, la facciamo fare; se vuole riempire Cielo e terra del nostro amore, le diamo la libertà di fare, tanto che ci fa dire da tutti che ci amano; anche nel piccolo uccellino che trilla, gorgheggia e canta sentiamo il «ti amo» di chi vive nel nostro Volere. Se nella foga del suo amore vuole amarci di più, entra nel nostro atto creante e si diletta di crearci nuovi soli, cieli e stelle, e ci fa dire, senza mai cessare, «vi amo, vi amo» e prende la parte narratrice di narrare la gloria nostra. Nella nostra Volontà[5] la vista è lunga ed è tutta attenzione, tut’occhi, per vedere che cosa vogliamo e come può amarci di più.”

Mio Dio, quante meraviglie, quante sorprese ci sono nel tuo Volere! Il suo dolce incanto è tanto, che non solo si resta rapiti, ma come imbalsamati, trasformati nelle stesse meraviglie del “Fiat”, in modo che non si sa come fare per uscirne. Onde pensavo tra me: “Ma quale sarà la differenza tra chi vive nel Volere Divino, chi si rassegna nelle circostanze dolorose della vita e chi non fa affatto la Divina Volontà?”

Ed il mio dolce Gesù, ritornando, ha soggiunto:“Figlia mia benedetta, la differenza è tanta, che non vi è paragone che regga. Chi vive nel mio Volere ha il dominio su tutti e Noi lo amiamo tanto, che lo facciamo giun-gere a dominare Noi stessi, e godiamo tanto nel vedere la piccolezza della creatura dominarci, che proviamo gioie insolite, perché vediamo che la nostra Volontà domina nella creatura ed essa domina insieme col nostro Volere; ed oh, quante volte ci facciamo vincere, e molte volte è tanta la nostra gioia, che facciamo vincere[6] la nostra Volontà nella creatura anziché in Noi stessi.

Oltre a ciò, col vivere nel nostro Volere, al suo continuo contatto acqui-sta i sensi divini, acquista la vista lunga. La sua luce è tanto penetrante e chiara che giunge a fissarsi in Dio, in cui guarda gli arcani divini; la no-stra santità e bellezza le sono palpabili, le ama, le fa sue. Con quest’oc-chio di luce dovunque trova il suo Creatore; non vi è cosa in cui non lo trovi, [che] con la sua maestà e col suo amore involge la creatura e fa sentire quanto l’ama; nel sentirsi amato l’ama, ed oh, le gioie indescrivibili d’ambo le parti, nel sentirsi amata e amarlo in ogni cosa! Acquista l’udito divino e subito sente ciò che Noi vogliamo, è sempre intenta ad ascoltarci, né vi è bisogno di dire e ridire ciò che vogliamo; basta un piccolo cenno e tutto è fatto. Acquista l’odorato divino e [con] solo fiutare avverte se ciò che la circonda è buono e santo e appartiene a Noi. Acquista il gusto[7] divino, tanto che a sazietà si pasce d’amore e di tutto ciò che è Cielo. Finalmente, nel nostro Volere acquista il tatto nostro, in modo che tutto è puro e santo, non vi è timore che il minimo alito possa ombrarla. Tutto bello, vago e leggiadro è chi vive nel mio «Fiat».

Invece chi è solo rassegnato non vive col nostro continuo contatto, si può dire che non sa nulla del nostro Ente Supremo. La sua vista è molto debole e malata e le fa male se vuole guardare; soffre una miopia in ultimo grado, [tanto] che stentatamente può scoprire gli oggetti più neces-sari. Stentatamente sente, e quanto ci vuole per farla ascoltare, se pure ci ascolta! L’odorato, il gusto, il tatto, fiutano ciò che è umano, si pascono di ciò che è terra e sentono il tatto delle passioni, la dolcezza dei piaceri mondani, e pare che col fare la mia Volontà nelle circostanze, negli incontri dolorosi, si cibano non ogni giorno, ma quando hanno l’occasione[8] che la mia Volontà offra loro un dolore. Oh, come crescono deboli, ner-vosi, malati, da far pietà! Povera creatura senza la mia Volontà continua, come mi fa pietà! Chi poi non è rassegnato, è cieco e sordo, non ha affatto odorato, perde il gusto di tutti i beni, è un povero paralizzato che non può servirsi neppure di se stesso per aiutarsi. Lui stesso si forma una [tale] rete d’infelicità e di peccati, che non sa uscirne.” Fiat!!!

15 Aprile 1938

L’anima che vive nel Volere Divino respira, palpita e si muove nel Respiro, nel Palpito
e nel Movimento di Dio, che dà vita a tutte le creature, e lei dà con Dio una nuova vita,
amore e gioia divina a tutti, mentre dà a Dio e da Lui riceve, come respiro,
tutto ciò che è di Dio. Perché Luisa muore ogni notte.

Chi vive nel nostro Voler D. come respira si muove nel Fiat, tutta la Corte Celeste

sentono in essi, il respiro il moto di essa e la virtù conquistante e felicitante di cui è portatrice.

Condizioni dolorose in cui si trova la D. Volontà quando viene respinta.

La mia povera mente corre, vola nel Volere Divino come al suo centro per riposarsi, per deporre [9] le sue spoglie e prendere in ricambio le vesti della sua luce, il suo respiro, il suo palpito, il suo moto, che si muove in tutti e tutto e dà vita a tutti e a tutto. Ora, mentre nuotavo nel mare delle gioie del “Fiat” Divino, il mio sempre amabile Gesù, facendomi la sua breve visitina, con amore indicibile mi ha detto:

“Mia piccola figlia del mio Volere, com’è bello vivere nella mia Volontà! Come l’anima entra in Essa, così respira col nostro respiro, palpita col nostro [palpito], si muove nel nostro moto, si mette in comunione con tutti, fa ciò che fanno gli angeli, i santi e tutte le cose create, e fa fare a tutti quello che essa fa. Le meraviglie che ci sono nel nostro Volere sono sor-prendenti; le scene sono così commoventi, che mettono tutti sull’attenti per godere scene [co]sì rare che restano rapiti, e chissà che farebbero per essere spettatori e godere scene [co]sì deliziose di chi vive nel nostro Volere. Ora, tu devi sapere che come l’anima entra in Esso, respira, palpita e si muove nel nostro moto, [10] ma il suo respiro, palpito e moto non lo perde, né si disgiunge dal nostro; e siccome la nostra Volontà si trova dappertutto e circola più che respiro, palpito e moto di tutti, che avviene? [Che] gli angeli e [i] santi, la nostra stessa Divinità, la Creazione tutta, sentono in loro, insieme con la mia Volontà, il respiro, il palpito della creatura, e la sentono muover[si] nel loro moto, fin nel centro delle loro anime, che è colmo1 di felicità, di gioie indicibili e nuove, [di] cui l’anima viatrice, non godendo ma soffrendo e conquistando col suo libero arbitrio, è portatrice in ciascun beato, solo col respirare, palpitare e muoversi. E nella piena della gioia di cui l’anima è portatrice, [dalla] quale il mio Volere non disgiunge mai le sue sempre nuove gioie, [ne]anche dal respiro fatto nella sua Volontà, siccome c’è il libero arbitrio che forma l’atto conquistante della creatura, vi mette il suo nuovo gusto conqui-stante; ed oh, come restano felicitati i beati, la nostra stessa [11] Divinità, la Creazione tutta! E nella loro enfasi d’amore e nella piena della gioia dicono: «Chi è che respira, palpita e si muove in Noi? Chi è che dalla terra ci porta l’atto conquistante delle pure gioie, del nuovo amore, ciò che non abbiamo in Cielo, che tanto ci felicita e accresce il nostro amore verso chi tanto ci ama?» E tutti in coro dicono: «Ahi, è un’anima che vive nella Divina Volontà sulla terra».

Che prodigi, che meraviglie, che scene incantevoli! Un respiro che re-spira in tutti, [per]fino nel suo Creatore, che si muove in tutti, fin nel cielo, nelle stelle, nel sole, nell’aria, nel vento, nel mare, [che] prende tutto in pugno, nel suo proprio moto, e dà a Dio amore, adorazione, tutto ciò che ciascuno dovrebbe [dare] e che non dà e non ha dato, e dà a tutti il suo Dio, il suo amore, la sua Volontà; si fa portatrice di tutto a Dio e di Dio a tutti. E ancorché tutte le creature non ci prendono, Noi restiamo ugual-mente amati e glorificati, perché [di] un atto, [12] [di] un moto nella nostra Volontà è tanta la pienezza, che le creature e tutto restano come tante goccioline d’acqua di fronte ad un immenso mare, come tante piccole fiammelle innanzi alla gran luce del sole. Quindi questo moto, respiro e palpito della creatura nella nostra Volontà sovrabbonda su tutto, ab-braccia l’eternità, si formano soli e mari estesissimi che tutto ci possono dare, e se [le] altre cose non perdono la vita restano così piccole [che è]come se non ci fossero. O Volontà mia, quanto sei ammirabile, potente e amabile! La creatura in te tutto ci può dare e tutto possiamo darle; essa copre tutto e tutti con la tua luce, fa sorgere l’amore e ci dà amore per tutti. Possiamo dire che è la vera riparatrice, perché quando le creature ci offendono, troviamo che nel suo amore ci può nascondere per amarci, nella sua luce per difenderci, e a via di luce mettere in fuga quelli [13] che ci vogliono offendere. Perciò ti stia a cuore vivere nel nostro Volere.”

Poi ha soggiunto: “Figlia mia, è tanto l’amore per chi vive nella nostra Volontà Divina, che come respira, così ci dà tutto ciò che abbiamo fatto, la Creazione, gli angeli, i santi, il nostro stesso Essere Supremo, come omaggio, amore e gloria nostra. E Noi, presi da tale eccesso d’amore, ridiamo a lui ciò che ci ha dato, sicché, come respira, ridà a Noi ciò che siamo, [e] come ritira il respiro, ridiamo ciò che ci ha dato; perciò stiamo in continui rapporti e ci scambiamo continui doni. Con ciò manteniamo in continuo vigore l’amore, l’inseparabilità di non poterci disgiungere l’uno dall’altro, e proviamo tale compiacimento che gli diamo ciò che vuole.”

Ma mentre mi sentivo affogata nel Volere Divino, un pensiero mi tormentava sul povero mio stato: il dover soccombere ad una specie [14] di morte ogni notte e per cinquant’anni e più, e poi aver bisogno degli altri per uscire da quello stato. Mio Dio, mi sento una pena, che Tu solo sai quanto mi costa e solo il timore di dispiacerti e di non compiere la tua Volontà mi fa tirare avanti, altrimenti chissà che farei per non sottopormi.

Ed il mio dolce Gesù ha corso verso di me e, stringendomi forte tra le sue braccia, mi ha detto: “Figlia mia buona, coraggio, non ti affliggere troppo, Io non lo voglio; è il tuo Gesù che vuole questo tuo stato sì doloroso. Questo soccombere, come se perdessi la vita, lo soffro Io insieme a te, e il vero amore non sa negare nulla a chi ama. E poi, questo tuo stato così doloroso, come se perdessi la vita, era necessario e voluto dalla mia Divina Volontà: ha voluto trovare in te la riparazione, il contraccambio di tante morti che le fanno subire le creature quando la respingono non dandole vita in loro. Il tuo sottometterti per tanto tempo [15] a questa pena di morte, rifaceva la mia Divina Volontà delle tante morti subite, la chia-mava a baciare l’umana volontà per rappacificarsi insieme, e perciò ho potuto parlare tanto della mia Volontà, per farla conoscere e così poter regnare, perché avevo chi mi ricambiava e mi rifaceva le tante mie vite, perdute per loro e per Me respinte, come soffocandole nella luce inacces-sibile della mia Volontà. Perché tu devi sapere che in tutto ciò che fa la creatura, la mia Volontà corre per dare e formare una sua vita in essa, e non ricevendola, questa mia vita muore per essa; e ti pare poco il mio grande dolore, qual è il vedere tante mie vite divine morte per loro? Quindi, era necessario trovare chi in qualche modo mi rifacesse, per tornare all’assalto e formare la mia vita in loro.

La mia Volontà si trova nelle condizioni di una povera madre che sta per dare alla luce il suo parto già maturo, e [le] si impedisce che esca alla luce, soffocandolo nel proprio seno. Povera madre, [16] si sente morire il parto nelle proprie viscere, ed essa per il dolore muore insieme. Tale è la mia Volontà: sente in Sé tanti parti di vite divine già mature, che vuole [far] uscire per darle alle creature, ma mentre fa per [metterle fuori]2 se le sente soffocare nel proprio seno e il parto muore per Essa; e mentre muore il parto, muore anch’Essa insieme, perché senza la mia Volontà non ci può essere vera vita di santità, d’amore e di tutto ciò che appar-tiene alla nostra Vita divina. Perciò, figlia mia, quietati e non pensarci più; se ciò abbiamo fatto, è stato fatto con somma sapienza, con amore che non potevamo contenere e per l’ordine che abbiamo nel nostro modo di operare. Perciò è necessario chinare la fronte e adorare ciò che Noi disponiamo per amore delle creature.”[17] Fiat!!!

20 Aprile 1938

La sete ardente di Gesù sulla croce continua a gridare, chiedendo tutto il nostro amore
in ogni cosa. Gesù ci dà in ogni istante la sua Mamma come Madre, e Lei dà la sua
maternità e il suo amore a chi vive nella Divina Volontà. La Risurrezione di Gesù ha dato
a tutti il diritto di risorgere; la vera risurrezione è nel Divino Volere, stando in questa vita.

Come il sitio di Gesù sulla croce, continua ancora a gridare ad ogni cuore oh sete.

Come la vera Resurrezione sta nel risorgere nel Voler D.

Come chi viva in Essa nulla le viene negato.

Il mio volo continua nel Volere Divino e sento il bisogno di far mio tutto ciò che ha fatto, [di] mettervi il mio piccolo amore, i miei baci affettuosi, le mie adorazioni profonde, il mio “grazie” per tutto ciò che ha fatto e sofferto per me e per tutti. Ed essendo giunta al punto in cui il mio caro Gesù fu crocifisso ed innalzato in croce tra spasimi atroci e pene inaudite, con accento tenero e compassionevole, che si sentiva spezzare il cuore, mi ha detto:

“Figlia mia buona, la pena che più mi trafisse sulla croce fu la mia sete ardente. Mi sentivo bruciare vivo; tutti gli umori vitali erano usciti dalle mie piaghe, che come tante bocche bruciavano e sentivano una sete ardente, che volevano [18] dissetarsi, tanto che, non potendo contenermi, gridai: «Sitio!»3 Questo «sitio» rimase sempre in atto di dire: «Ho sete». Non finisco mai di dirlo, con le mie piaghe aperte e con la mia bocca bruciata dico sempre: «Io brucio, ho sete, deh, dammi una gocciolina del tuo amore per dare un piccolo refrigerio alla mia sete ardente». Sicché in tutto ciò che fa la creatura, Io le ripeto sempre con la mia bocca aperta e bruciata: «Dammi da bere, ho sete ardente». E siccome la mia Umanità slogata, piagata, aveva un solo grido: «Ho sete!»4 perciò, come la crea-tura cammina, Io grido ai suoi passi con la mia bocca arsa: «Dammi i tuoi passi, fatti per mio amore, per dissetarmi». Se opera, le chiedo le sue opere, fatte solo per mio amore, per refrigerio della mia sete ardente; se parla, le chiedo le sue parole; se pensa, le chiedo i suoi pensieri, come tante goccioline d’amore, per ristoro della mia sete ardente.

Non era la mia sola bocca che bruciava, ma tutta la mia SS.ma Umani-tà [19] sentiva l’estremo bisogno di un bagno di refrigerio al fuoco ardente d’amore che mi bruciava, e siccome era per le creature che Io bruciavo in mezzo a pene strazianti, perciò solo loro potevano, col loro amore, smor-zare la mia sete ardente e dare il bagno di refrigerio alla mia Umanità. Ora questo grido, «sitio», lo lasciai nella mia Volontà e presi l’impegno di farlo sentire in ogni istante alle orecchie delle creature, per muoverle a compas-sione della mia sete ardente, per dar loro il mio bagno d’amore e ricevere il loro bagno d’amore, ancorché fossero piccole goccioline, per ristoro della sete che mi divora; ma chi mi ascolta? Chi ha compassione di Me? Solo chi vive nella mia Volontà. Tutti gli altri fanno i sordi e forse accrescono con le loro ingratitudini la mia sete, che mi rende irrequieto, senza speranza di ristoro.

E non solo il mio «sitio», ma tutto ciò che feci e dissi, nella mia Volontà sta sempre in atto di dire alla mia Mamma dolente: «Madre, ecco i figli tuoi», e la metto al loro fianco come aiuto, come guida, [20] per farla amare da figli, ed Essa in ogni istante si sente mettere dal Figlio suo al fianco dei suoi figli, ed oh, come li ama da Mamma e dà loro la sua mater-nità, per farmi amare come Lei mi ama, non solo, ma col dare la sua ma-ternità mette il perfetto amore tra le creature, affinché si amino tra loro con amore materno, che è amore di sacrificio, di disinteresse e costante. Ma chi riceve tutto questo bene? Chi vive nel nostro «Fiat» sente la ma-ternità della Regina. Lei, si può dire, mette in bocca ai suoi figli il Cuore materno, affinché succhino e ricevano la maternità del suo amore, le sue dolcezze e tutte le sue doti, di cui è arricchito il suo materno Cuore.

Figlia mia, chi vuole trovarci, chi vuole ricevere tutti i nostri beni e la stessa Madre mia, deve entrare nella nostra Volontà e deve rimanervi den-tro. Essa non solo Ci è vita, ma con la sua immensità forma intorno a Noi la nostra abitazione, in cui mantiene tutti i nostri atti, parole e tutto ciò che siamo, sempre [21] in atto. Le cose nostre non escono dalla nostra Volontà; chi le vuole si deve contentare di far vita insieme con Essa, e allora tutto è suo, nulla le viene negato, e se vogliamo darle e non vive nel nostro Volere non le apprezzerà, non le amerà, non si sentirà il diritto di farle sue5 , e quando le cose non si fanno proprie l’amore non sorge e muore.”

Dopo ciò continuavo il mio giro in tutto ciò che fece Nostro Signore sulla terra e mi sono fermata nell’atto della Risurrezione. Che trionfo, che gloria! Il Cielo si riversò sulla terra per essere spettatore di una gloria [co]sì grande.

Ed il mio amato Gesù ha ripreso il suo dire: “Figlia mia, nella mia Risurre-zione veniva costituito il diritto di risorgere in Me, a nuova vita, tutte le creature. Era la conferma, il suggello di tutta la mia vita, delle mie opere, delle mie parole, e che se venni in terra fu per darmi a tutti e a ciascuno come vita che a loro apparteneva. La mia Risurrezione era il [22] trionfo di tutti e la nuova conquista che tutti facevano di Colui che era morto per tutti, per dar loro vita e farli risorgere nella mia stessa Risurrezione. Ma vuoi sapere [in che] consiste la vera risurrezione della creatura? Non alla fine dei giorni, ma mentre vive ancora sulla terra. Chi vive nella mia Volontà risorge alla luce e può dire: «la mia notte è finita». Risorge nel-l’amore del suo Creatore, in modo che non esiste più per lei il freddo, le nevi, ma sente il sorriso della primavera celeste. Risorge alla santità, la quale mette in precipitosa fuga le debolezze, le miserie, le passioni; risor-ge a tutto ciò che è Cielo, e se guarda la terra, il cielo, il sole, li guarda per trovare le opere del suo Creatore, per avere occasione di narrargli la sua gloria e la sua lunga storia d’amore. Perciò chi vive nel mio Volere può dire come disse l’Angelo alle pie donne quando andarono al sepolcro: «È risorto, non è più qui». Chi vive nel mio [23] Volere può dire lo stesso: «La mia volontà non è più con me, è risorta nel Fiat». E se le circostanze della vita, le occasioni, le pene, circondano la creatura, come cercando la sua volontà, può rispondere: «La mia volontà è risorta, non l’ho più in mio potere, ho in cambio la Divina Volontà e con la sua luce voglio investire tutto ciò che mi circonda, circostanze, pene, per formare tante conquiste divine». Chi vive nel nostro Volere trova la vita negli atti del suo Gesù e corre sempre in esso la nostra Volontà operante, conquistante e trionfan-te, e Ci dà tale gloria che il Cielo non può contenere. Quindi, vivi sempre nel nostro Volere, non uscirne giammai, se vuoi essere il nostro trionfo e la nostra gloria.” [24] Fiat!!!

25 Aprile 1938

Chi vive nella Divina Volontà si serve delle opere di Dio per formarsi le nuove membra.
Segno che vive in Essa è l’amore continuo, si alimenta della luce e dell’amore di Dio,
è immutabile nel bene che fa.

Il segno che regna nell’anima la D. Volontà, è sentirsi il bisogno d’amarla incessantemente. Il gran

male di non operare il bene nel Voler D. la piccola fiammella alimentata dalla gran luce di Dio.

La mia povera mente corre, vola nel “Fiat” Divino, e se non faccio ciò mi sento inquieta, senza forza, senza alimento, senz’aria per respirare; mi sento senza piedi per camminare, senza mani per operare, senza cuore per amare, e perciò sento il bisogno di correre nel suo Volere per trovare gli atti suoi, per formarmi con essi piedi che corrono, mani che abbracciano tutto e operano, amore senza cuore che prende l’amore dell’Eterno per mai cessare di amare. Ma mentre pensavo tanti spropositi, il mio sempre amabile Gesù, ripetendomi la sua breve visitina, compiacendosi dei miei spropositi, tutto amore mi ha detto:

“Figlia[25] mia benedetta, non ti meravigliare dei tuoi spropositi; è proprio questo che succede: chi vive nella mia Volontà lascia l’essere suo e la sua volontà, entrando nella Mia, si serve delle opere nostre, come per formarsi le nuove membra che ci vogliono per vivere in Essa. Perciò ac-quista nuovi passi, nuovi mo[vimen]ti, nuovo amore, per potersi immede-simare con le nostre opere e fare ciò che facciamo Noi. Perciò, il segno più certo che la mia Volontà Divina regna e domina nell’anima è il moto continuo dell’amore, e perché sa che lei non ha un amore che mai cessa, né opere molteplici per darmele per amarmi, essa che fa? Entra negli interminabili recinti del mio Volere, vede il gran teatro della Creazione, la sontuosità e lo sfarzo dell’amore di cui le cose sono investite, corre da un’opera nostra all’altra e va raccogliendo tutto il nostro amore che abbiamo sparso in tutta la Creazione, se lo mette come in grembo e viene innanzi alla nostra Maestà per darci tante varietà distinte d’amore che abbiamo messo nel creato, e fa risuonare[26] le sue note d’amore nelle svariate note d’amore del nostro amore creante; ed oh, i contenti che ci dà, le feste che apre tra il Cielo e la terra, i mari d’amore con cui circonda il nostro trono! E poi, dopo che ci ha fatto la festa di tutta la Creazione, per amarci maggiormente e con duplicato amore, scende dal nostro trono e va spargendo di nuovo su tutte le cose create il nostro duplicato amore, e con la potenza della nostra Volontà che ha in suo potere ci fa dire da tutte: «Amore, amore al nostroCreatore». Chi vive in Essa la possiamo chiamare la nostra festa continua, lo sbocco del nostro amore.”

Poi ha soggiunto con un accento dolente: “Figlia mia, come scende nel basso la creatura quando non vive nella nostra Volontà! E ancorché fa-cesse il bene, siccome manca la luce di Essa, la forza della nostra santità, il bene che fa resta coperto di fumo che accieca la vista e produce stima propria, vanagloria, amor di se stesso; si può[27] dire che resta avvele-nato, in modo che non può produrre gran bene, né per sé né per gli altri. Povere opere buone, senza la mia Volontà! Sono come campanelli senza suono, come metalli 6 senza l’immagine del re che non hanno valore di moneta, al più si convertono in propria soddisfazione. Ed Io, che amo molto le creature, sono costretto molte volte ad amareggiare il bene che fanno, affinché entrino in loro stessi e cerchino d’operare retti e santi. Invece, [per] chi vive nel nostro Volere non vi è pericolo che il fumo della propria stima entri, anche nelle opere più grandi che può fare. Essa è la piccola fiammella, alimentata dalla gran luce che è Dio, e la luce si sa sbarazzare dalle tenebre delle passioni, dal fumo della propria stima; e siccome è luce, tocca con mano che tutto ciò che fa di bene è Dio che opera nel suo proprio nulla, e se questo nulla non è sgombrato di tutto ciò che non appartiene a Dio, Dio non scende nel basso del suo nulla per fare opere grandi degne di Lui. Sicché[28] nel nostro Volere neppure l’umiltà entra, ma il proprio nulla, [il] conoscersi che è nulla e [che] tutto ciò che di bene entra in lei non è altro che l’operato divino; e succede che Dio è il portatore del nulla ed il nulla è il portatore di Dio. Perciò, nel mio Volere tutte le cose cambiano per la creatura, [essa] non è altro che la piccola luce che deve subire, per quanto può, la gran luce del mio «Fiat», in modo che non fa altro che alimentarsi di luce, d’amore, di bontà, di santità divina. Che onore essere alimentata da Dio! Quindi non è meraviglia che, essendo la creatura la piccola fiammella, Dio si alimenti di essa.”

Poi ha soggiunto: “Oltre all’amore incessante vi è un altro segno [che dice] se l’anima vive nel mio Volere e vi regna in essa7 , e questo è l’im-mutabilità. [Il] non mutarsi mai dal bene al male è solo di Dio. Un carat-tere fermo, costante, non essere facile a cambiare azione, che solo una pazienza divina può avere,[29] la costanza di fare sempre un atto senza mai stancarsi, senza mai provare fastidio, rincrescimento, è solo di Dio. Ora, chi vive nel nostro «Fiat» sente la sua immutabilità e si sente investire di tale fermezza, che non cambierebbe azione, né per il Cielo, né per la terra; si contenterebbe di morire anziché lasciare di ripetere conti-nuamente ciò che sta facendo. Molto più che ciò che si fa con animo fermo, senza mai cambiarsi, ha avuto per principio Iddio, quindi sente Dio nell’atto suo, e come ripete l’atto, se lo sente scorrere e Dio stesso anima la sua azione. Come può mai cessare di ripetere ciò che incominciò in-sieme col nostro Essere Supremo? Dovrebbe uscire dalla nostra Volontà per farlo, cambiare azione. Esso quando opera non cambia mai, così rende chi vive nel suo Volere. Ed oh, come si riconosce subito chi non vive in Essa! Oggi vuol fare una cosa, domani un’altra; una volta gli piace fare un sacrificio, un’altra volta lo fugge, non [ci] si può fidare di lui, sembra una canna[30] che si muove al soffio dei venti delle sue passioni. La mutabilità della volontà umana è tanta, che giunge a rendere la creatura lo zimbello di se stessa e forse anche degli stessi demoni. Ecco perché chiamo la creatura a vivere nel nostro Volere, perché sia sostenuta, raffor-zata dal Esso e così possa far onore alla nostra opera creatrice, perché solo l’uomo è volubile, mentre tutte le altre nostre opere non cambiano mai. Il cielo sta sempre fisso, non si stanca mai di stare disteso; il sole fa sempre il suo corso, non cambia mai azione di dare la sua luce a bene di tutta la terra; l’aria sta sempre in atto di farsi respirare. Tutte le cose, come sono state create da Noi, così si mantengono e fanno sempre la stessa azione. Solo l’uomo, col non voler vivere nel nostro Volere Divino, discende dai modi del suo Creatore e non sa condurre a termine le sue opere, quindi non le sa amare, né apprezzare, né ricevere il merito delle opere sue.” [31] Fiat!!!

2 Maggio 1938

L’Amore di Dio chiede continuamente alla creatura la sua volontà umana, la sua vita,
per poterle dare tutto e immedesimarla con Sé, perché Essa formi il suo piccolo mare
limitato e crescente nel mare infinito del Divino Amore. La Creazione è manifestazione
di questo Amore all’uomo, ma solo chi vive nel Volere Divino lo riceve e lo ricambia.
Ogni cosa fatta in Esso entra a far parte della Vita di Dio.

Come la D. Volontà chiede in ogni istante la volontà umana per dirle: non mi hai negato

nulla, né io posso negarti nulla. Come forma il suo maricello 9 d’amore nel mare D.

La Creazione, il dolce incanto della manifestazione dell’amor D. verso la creatura.

Il mio volo continua nel Volere Divino, ed oh, come si resta sorpresi nel vedere che in ogni istante chiede la volontà umana per fare qualcuno dei suoi portenti amorosi! Come si resta commossi nel vedere che un “Fiat” Divino chiede alla creatura la sua volontà umana! Ed il mio dolce Gesù, nel vedermi commossa, ripetendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

“Figlia mia, è sempre il nostro amore che con una forza irresistibile ci spinge verso la creatura e ci mette in atteggiamento di chiedere, come se avessimo bisogno di essa, per dirle: «Mi hai amato e ti amo, ti sei donata e ti dono». Ora, tu devi sapere dove giunge il nostro amore: ogni [32] qual volta chiediamo la sua volontà ed essa ce la dona, tante vite ci dà per quante volte ce la dona, e Noi, per darle l’occasione, il merito di darci la sua vita, non una volta, ma tante volte per quante volte la chiediamo, stiamo sempre in atto di chiederla; e ti pare poco che la creatura possa dirci: «tante vite vi ho dato e non una volta, ma migliaia di volte, per quante volte me l’avete chiesta?» E Noi non solo l’amiamo con duplicato amore per quante volte ci dà la sua volontà, la rimeritiamo8 ogni volta, ma ci sentiamo glorificati e amati di più, per quante vite ci ha dato. Questo non è altro che il nostro amore esuberante, le finezze, gli strata-gemmi, gli eccessi, le follie del nostro amore operante, che non sa stare senza inventare nuovi modi per avere che fare con la creatura e per poter dire: «quante volte le abbiamo chiesto [la sua volontà] non ce l’ha negata mai; neppure Noi le possiamo negare nulla». Non è questo un[33] tratto d’amore insuperabile, che solo un Dio può fare?

Oltre a ciò, il nostro amore non si arresta, cerchiamo sempre d’imme-desimare la creatura con Noi. Come ama nella nostra Volontà, così le facciamo formare il suo piccolo mare9 d’amore nell’interminabilità del nostro mare immenso d’amore, e questo per sentire che il suo amore sta nel nostro e ama col nostro. Sarà più piccolo, e questo lo sappiamo, che l’amore creato non può giungere mai all’Amore creante, ma il nostro contento indicibile [è] che ama nel nostro e col nostro amore. Un amore diviso, separato da Noi, non ci può mai piacere né ci può ferire, e poi perderebbe il più bello dell’amore. E ogni qual volta ci ama nel nostro «Fiat», tanto più cresce il suo piccolo mare9 d’amore nel nostro mare divino e Noi ci sentiamo più glorificati e amati nel vedere aumentato l’amore della nostra creatura.”

Dopo ciò, stavo facendo il mio giro nella Creazione per rintracciare tutti gli atti fatti [34] dalla Divina Volontà, ed il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto:

“Figlia mia benedetta, la Creazione è il più dolce incanto della manife-stazione del nostro amore verso le creature. C’è l’azzurro cielo con le sue stelle, il fulgido sole, l’aria, il vento, il mare, sempre fissi, mai si spostano, per dire all’uomo il nostro amore che mai cessa. Vi sono poi nella bassa terra piante, fiori, alberi, la piccola erbetta, che hanno tutti una voce, un moto, una vita d’amore del loro Creatore, per dire a tutti, anche il più piccolo filo dell’erba, la storia d’amore verso l’uomo di Colui che li ha creati. Ora, le cose create nella bassa terra pare che muoiano, ma non è vero, anzi risorgono più belle; questo non è altro che la nuova resurre-zione dell’amore di Dio verso le creature, e per fare una dolce sorpresa d’amore, mentre pare che muoiono risorgono più belle e [il nostro amore]mette sotto l’occhio umano il nuovo incanto delle fioriture e dei frutti [35] per essere amato. Si può dire che ogni fiore e pianta porta il bacio, il «ti amo» del suo Creatore a colui che li guarda e se ne fa possessore. E perciò il nostro amore supremo aspetta che in ogni cosa ci riconosca e ci mandi il suo «ti amo», ma invano aspettiamo. In tutte le cose create il nostro Essere Supremo manifesta la nostra potenza, sapienza, bontà, [l’]ordine del nostro amore, e lo porgiamo all’uomo, affinché ci ami con amore potente, sapiente, pieno di bontà, cioè, che sia in lui l’immagine del nostro amore divino. E questo lo può ricevere chi vive nella nostra Volon-tà, perché possiamo dire che vive della vita nostra; invece fuori di Essa, l’amore è debole, la sapienza è insipida, la bontà si cambia in difetti, l’ordine in disordine. Povera creatura senza la nostra Volontà, come ci fa pietà! Molto più che Noi amiamo con amore incessante la creatura e vo-gliamo trovare in essa l’amore che mai cessa, e quando non ci ama forma dei grandi vuoti del nostro amore nell’anima sua, e il nostro amore, non trovando[36] il suo amore in questi vuoti, non ha dove poggiarsi, resta sospeso, va errante, corre, vola e non trova chi lo riceva, e grida, spasima di dolore e dice: «non sono amato, Io amo e non trovo chi mi ami».”

Poi ha soggiunto, con un accento più tenero: “Figlia carissima, se tu sapessi dove giunge il mio amore per chi vive nella mia Divina Volontà, mi ameresti tanto che ti scoppierebbe il cuore per la gioia, ed il tuo e il mio amore ti farebbero restare consumata, divorata di puro amore per Me. Ora, tu devi sapere che la mia Divina Volontà è la raccoglitrice di tutto ciò che fa la creatura che vive in Essa. Tutto ciò che viene fatto nel mio «Fiat» non esce, resta nei nostri campi di luce, e la mia Volontà, per dilettarsi, va raccogliendo il moto, l’amore, il respiro, il passo, le parole, i pensieri, tutto ciò che ha fatto nel nostro Volere, per incorporarlo nella nostra stessa vita. Se ciò non facesse mancherebbe alla nostra vita un respiro, un moto [37] e tutto ciò che ha fatto la creatura nel nostro Volere; quindi, essendo parti della vita nostra, sentiamo come il bisogno che continui il suo respiro nel nostro, il suo moto, il suo passo nei nostri. Perciò chiamiamo chi vive nel nostro Volere «respiro nostro, palpito, moto, amore nostro». Disgiungere da Noi anche il respiro di chi vive in Esso, non lo possiamo né lo vogliamo fare, ci sentiremmo strappare la vita. Perciò, come si muo-ve, respira e così di seguito, la mia Volontà si mette in festa, va racco-gliendo ciò che fa la creatura e sente di amarla tanto, come se Essa contribuisse a formare il respiro [e] il moto nella creatura e come se la creatura contribuisse a dare il respiro [e] il moto a Dio. Sono gli eccessi e le invenzioni del nostro amore, che allora è contento quando può dire: «ciò che faccio Io [lo] fa essa, ci moviamo, respiriamo e amiamo insieme». E allora sentiamo la felicità, la gloria, il contraccambio della nostra opera creatrice, che come uscì dal nostro seno paterno [38] in una fiamma d’amore, così ci ritorna, tutta amore, nel nostro seno divino.”Fiat!!!

6 Maggio 1938

Per entrare nel Volere Divino occorre e basta volere fermamente vivere in Esso,
quindi fare i primi passi. In chi vive in Esso Dio farà prodigi di amore e santità
mai fatti, con la virtù generativa del suo “Fiat”. Le anime che vivono nel suo Volere
sono fin dall’Eternità con Dio e sono presenti in tutto ciò che ha fatto Gesù.

Per vivere nel Voler D. è necessario volerlo e fare i primi passi.

Come la D. Volontà possiede la virtù generativa e dove regna genera senza mai finire.

Inseparabilità dalle opere di N. Signore per chi vive nel suo Volere.

La mia povera mente è sotto una folla di pensieri che riguardano il Volere Divino. Mi sembrano tanti messaggeri che portano tante notizie di questo Volere sì santo. Onde io mi sentivo sorpresa, ed il mio dolce Gesù, ritornando alla sua piccola figlia, tutto bontà mi ha detto:

“Figlia mia buona, per entrare nella mia Volontà il modo è semplicis-simo, perché il tuo Gesù non insegna mai cose difficili; il mio amore mi fa adattare molto alla capacità umana, affinché la creatura,[39] senza diffi-coltà, possa fare ciò che Io le insegno e voglio.

Ora, tu devi sapere che per entrare nel mio «Fiat», la prima cosa indi-spensabile è volere, sospirare con tutta fermezza di voler vivere in Esso. La seconda cosa, fare il primo passo. Fatto il primo, la mia Divina Volontà la circonda di luce e di tali attrattive, che la creatura perde la voglia di fare la sua volontà, perché appena ha fatto un passo e si sente domi-natrice; la notte delle passioni, delle debolezze, delle miserie, si è cam-biata in giorno, in forza divina, quindi sente l’estremo bisogno di fare il secondo passo, il quale chiama il terzo passo, il quarto, il quinto e così via via. Questi passi sono passi di luce, la quale la abbellisce, la santifica, la felicita, le [in]strada la via e le partecipa la somiglianza del suo Creatore, ma tanto, che non solo sente l’estremo bisogno di vivere nel mio Volere, ma se lo sente come vita propria, che non può disgiungersi.

Vedi dunque come è facile, ma è necessario volerlo, come lo vuole la mia paterna bontà. Corredo [40] quella volontà di grazia, d’amore, di bontà, e siccome anch’Io lo voglio, ci metto del mio e, se occorre, la mia stessa vita per darle tutti gli aiuti, i mezzi e anche la mia vita come vita sua, per farla vivere nel mio Volere Divino. Io non risparmio nulla quando si tratta di far vivere la creatura nel mio Volere.

Ora, figlia mia, è tanto il nostro amore, che fissiamo diversi gradi di santità e diversi modi di santità e di bellezza per ornare l’anima nella nostra Divina Volontà. Ne faremo una distinta dall’altra, distinta nella bellezza, nella santità, nell’amore; tutte belle, ma distinte tra loro; alcune resteranno nel pelago della luce e godranno i beni che possiede il mio Volere, altre resteranno sotto l’azione della mia luce operante e queste saranno le più belle. Metteremo tutta la nostra arte creatrice, il nostro atto operante; trovando la creatura nel nostro Volere potremo fare ciò che vogliamo, si presterà a ricevere la nostra potenza creatrice e ci dilette-remo[41] a creare bellezze nuove, santità mai viste, amore che non abbia-mo mai dato alla creatura, perché mancava in essa la vita, la luce, la forza del nostro Volere per poterlo ricevere, sentiremo in essa l’eco nostro, la forza generativa che sempre genera amore, gloria, ripetizione continua degli atti nostri e della stessa vita nostra.

La vita del nostro «Fiat» è proprio questo generare e, dove Esso regna, genera continuamente, senza mai finire; genera in Noi e conserva la vita, la virtù generativa della Trinità Sacrosanta, genera nella creatura dove regna e genera immagini nostre, amore, santità. Perciò abbiamo ancora molto da fare nell’opera della Creazione, abbiamo da riprodurre gli atti nostri, le opere nostre, che serviranno come il più bell’ornamento della nostra Patria Celeste.”

Dopo ciò, la mia mente si perdeva nel mare del “Fiat”, il quale tutto mi faceva presente e tutto mi pareva che fosse mio, come tutto era di Dio. Ed il mio amato Gesù, come[42] soffocato nelle sue fiamme d’amore, ha soggiunto:

“Figlia mia benedetta, chi vive nella mia Volontà è stato sempre inse-parabile dal suo Creatore, fin dall’Eternità era già con Noi; il nostro Volere Divino ce lo portava in braccio nel nostro seno e ce lo faceva amare, corteggiare e godere; fin d’allora10 sentivamo il suo amore palpitante in Noi e ci chiamava al lavoro delle nostre mani creatrici, per farne una delle più belle immagini nostre. Oh, come godevamo nel trovare la nostra Volontà in chi potevamo svolgere la nostra opera creatrice! Ora, tu devi sapere che queste anime che vivono o vivranno nel mio «Fiat», essendo inseparabili da Noi, quando Io, Verbo Eterno, nell’eccesso del mio amore scendevo dal Cielo in terra, loro scendevano insieme con Me e, con a capo la Celeste Regina, formavano il mio popolo, il mio esercito fedele, la mia reggia vivente in cui Io mi costituivo vero Re di questi figli del mio Volere Divino. Scendere dal Cielo[43] senza il corteggio del mio popolo, senza regno, dove non potessi dominare con le mie leggi d’amore, non l’avrei fatto giammai. Per Noi tutti i secoli sono come un punto solo, in cui tutto è nostro, tutto troviamo come in atto; perciò Io scendevo dal Cielo come dominatore e Re dei figli miei, mi vedevo corteggiato e amato come sappiamo amare Noi stessi, e fu tanto il mio amore che li feci restare con-cepiti insieme con Me11 . Stare senza di essi mi era impossibile, non trova-re i figli miei che mi amassero non l’avrei potuto tollerare; perciò fecero vita insieme [con Me] nel seno della mia Mamma Sovrana, rinacquero insieme con Me, piangevamo insieme, ciò che facevo Io lo facevano loro; si camminava, si operava, si pregava, si soffriva insieme, e posso dire che anche sulla croce erano con Me per morire e per risorgere alla novella vita che Io venni a portare alle umane generazioni.

Perciò il regno della nostra Volontà è già stabilito, sappiamo il loro nu-mero, sappiamo chi sono, il loro nome; già Essa ce li fa sentire palpitanti, ardenti[44] d’amore. Oh, come li amiamo e sospiriamo che giunga il tem-po di [farli] uscire alla luce del giorno nella nostra stessa Volontà sulla terra. Quindi i figli del mio Volere avranno in loro potere il mio conce-pimento, la mia nascita, i miei passi, le mie pene, le mie lacrime, e quante volte vorranno restare concepiti, rinati, tante volte lo potranno [fare]. Sentiranno i miei passi, le mie pene nelle loro, perché nella mia Volontà la mia vita, la mia nascita, si ripete, si rinnova in ogni istante, la possono prendere per loro, la possono dare agli altri; farò ciò che essi vogliano, sapendo che loro non faranno mai ciò che Io non voglio. Questi nostri figli rinati, cresciuti, formati, alimentati dal nostro Volere, saranno la vera gloria della nostra Creazione, che coroneranno la nostra opera creatrice e metteranno in ciascuna cosa creata il suggello del loro amore per Colui che tutto ha fatto per loro e che tanto li ha amati.”[45] Fiat!!!

10 Maggio 1938

Dio, sapendo che la creatura non potrebbe corrispondere al suo Amore,
glielo dà a modo di monete d’Amore, affinché essa possa comprare tutto ciò
che vuole da Dio. Le veglie dolorose di Gesù. Solo chi vive nella sua Volontà
Gli dà riposo; Dio la dichiara figlia sua ed essa vuole ciò che vuole Dio.

Come Dio per essere amato mette nel cuore della creatura il suo amore e lo converte

in monete. Le veglie di Gesù, la Paternità D. e la figliolanza di chi vive nella D. Volontà.

Come la scrive a caratteri incancellabili la figlia mia.

Sento che il Volere Divino mi chiama in ogni istante [per]ché vuol essere amato, e siccome il mio amore posso chiamarlo goccioline appena, vuole darmi il suo, affinché io abbia mari, non gocce, per dirgli che lo amo assai assai. Che bontà, vuole mettere del suo per avere il contento di poter dire che la creatura lo ama. Quindi, ritornando il mio sempre amabile Gesù a visitare la povera anima mia, il cuore gli batteva forte forte, e stringendomi a Sé fra le sue braccia, mi ha detto:

“Figlia benedetta del mio amore, Io brucio, mi sento venir meno, deliro [per]ché voglio essere amato, e per ottenere l’intento, sai che faccio? Metto il mio amore nel cuore della creatura, lo faccio scorrere nella mente, nelle parole, nelle opere, nei[46] passi e converto tutto questo amore che le scorre dappertutto in monete d’amore divino; e per farla correre come moneta che ci appartiene, vi conio la sua immagine [con] scritto in giro: «Gesù, Re del regno della Volontà Divina». Ora, questa moneta d’amore è un mezzo che diamo alla creatura per poter dire con diritto «ti ho amato». Questo amore, convertito dalla nostra bontà in monete, può comprare ciò che vuole ed ama, quindi può comprare la nostra santità, la nostra stessa Volontà, le virtù nostre, e se vuole altro amore, ha monete sufficienti per comprarlo. Ed oh, come godiamo nel vedere che la creatura non è più povera, ma ricca, e ha tanto che [per]fino può giungere perfino a comprare le nostre virtù, la nostra stessa santità. Com’è bello vedere che ha la nostra moneta d’amore, che la rende proprietaria dei nostri stessi beni! Però questa moneta d’amore la diamo a chi vive nel nostro Volere, perché non ne farà sciupio, la saprà conservare, la[47] moltiplicherà, per poterci sempre più amare e dare un ristoro alle nostre fiamme che ci divorano.”

Onde seguivo il mio giro negli atti del Volere Divino. Mi sentivo sofferente e con una veglia che non potevo stare quieta; i minuti mi parevano secoli, che notte eterna, e aspettavo il mio dolce Gesù che venisse a quietarmi.

Finalmente, dopo molto aspettare, il mio caro Gesù si faceva vedere tutto affannato, e tutto bontà mi ha detto:

“Povera figlia, com’è dura la veglia, non è vero? Quante volte il tuo Gesù si trova con queste pene così crude e strazianti! Quante veglie mi fanno fare le creature! Posso dire che sto sempre in veglia e soffro le irrequietezze del mio amore. Se la creatura pecca, me la sento sfuggire dalle mie braccia, ed Io veglio, la guardo e la vedo attorniata dai demoni, che fanno festa e giungono a burlarla del bene che ha fatto. Povero bene, quanto viene coperto dal fango della colpa! Ed Io, siccome l’amo ancora, le mando qualche[48] barlume di luce e veglio, le mando rimorsi per farla rialza-re e veglio; i minuti mi paiono secoli, né posso quietarmi se non la vedo ritornare nelle mie braccia, e veglio, veglio sempre, spio i palpiti del suo cuore, i pensieri della sua mente per suscitare il ricordo di quanto l’amo…, macché, invano, e sono costretto a vegliare. Che dura veglia! Se mi ritorna mi riposo alquanto, altrimenti continua la mia veglia. Se un’altra vuole fare un bene e prende tempo e non si decide mai, Io veglio, cerco d’allettarla col mio amore, con le ispirazioni e anche con le promes-se, ma [essa]non si risolve, trova tanti pretesti [e] difficoltà, e mi tiene sempre in veglia. Quante veglie mi fanno fare le creature ed in tanti modi! Ecco la tua veglia, per tenere un poco di compagnia alla mia veglia continua. Perciò soffriamo insieme; amami e troverò un piccolo riposo alle tante mie veglie.”

[49] Dopo ha soggiunto con un accento più tenero: “Figlia delle mie pene, vuoi tu sapere chi non mi dà questa pena [co]sì dura di farmi vegliare? Chi vive nella mia Volontà. Anzi, come si decide a vivere in Essa, Io la dichiaro figlia mia e chiamo tutto il Cielo, la Trinità Sacrosanta, a festeg-giare la nuova figlia che ho acquistato. Tutti la riconoscono, perché scrivo a caratteri incancellabili nel mio Cuore, nel mio amore che sempre arde: «la figlia mia». Ora, nel mio Volere sta sempre con Me, tutto ciò che faccio Io lo fa essa; quindi nelle mie rinascite continue rinasce insieme con Me, ed Io scrivo: «la figlia della mia nascita». Se l’ingratitudine umana mi costringe a piangere, essa piange insieme con Me, ed Io scrivo fin nelle mie lacrime: «la figlia delle mie lacrime». Insomma, se soffro, se opero, se cammino, scrivo: «la figlia delle mie pene, delle mie opere, la figlia dei miei passi», dovunque la porto scritta.

Ora, tu devi sapere che tra paternità[50] e figliolanza ci sono vincoli incancellabili. Nessuno può disconoscere i diritti di paternità e di figlio-lanza, né nell’ordine soprannaturale né nell’ordine naturale, sicché Io, come Padre, sento il dovere di costituire erede dei miei beni, del mio amore, della mia santità, chi con tanta solennità ho dichiarato che è figlia mia, fino a portarla scritta nel mio Cuore divino. Non amandola mi sentirei defraudare il mio paterno amore, quindi non posso. Essa, poi, ha il dovere di amarmi e di possedere i beni del Padre suo, di difenderlo, di farlo conoscere e mettervi la vita affinché nessuno mi offenda. Ed oh, com’è bello vedere questi figli miei, che vivono nel mio Volere e che giungono a dirmi: «Padre mio, hai vegliato troppo, già sei stanco, riposati; e per fare che il tuo riposo ti sia dolce, dolce, riposati nel mio amore ed io mi metterò in veglia, prenderò il tuo posto[51] presso le anime; chissà mi riesca di farti trovare qualcuna quando Tu ti svegli». Ed Io mi fido di loro e mi riposo alquanto.

Che cosa non può fare chi vive nella mia Volontà? Può farmi tutto, perché la sua luce le fa stare a giorno di tutte le mie pene, ed Io faccio tutto ad essa, ci alterniamo a vicenda [nel]la veglia e [nel] riposo. Com’è bello il vivere nel mio Volere! Già la creatura si mette nelle [nostre] stesse condizioni; ciò che vogliamo Noi [lo] vuole essa, e questa è la cosa più santa, più grande, più nobile, piena di maestà e di purezza: volere ciò che Dio vuole. Nessun altro atto può giunge ad una altezza così sublime e [ad] un valore che non finisce mai, volere ciò che vuole Dio. Dio è santo, è puro, è ordine, è bontà; [nel] volere ciò che Dio vuole, la creatura vuole ciò che è santo, puro, buono, e con la pienezza dell’ordine si sente rinata in Dio, fa ciò che fa Dio. Dio fa tutto, abbraccia tutto, si muove in tutti, ed essa è concorrente a ciò che fa Dio; può fare mai bene maggiore? Perciò il vivere nel mio[52] Volere non vi è cosa che lo possa raggiungere né sorpassare. Quindi vivi sempre nel mio «Fiat» e saremo felici, tu ed Io.” Fiat!!!

15 Maggio 1938

Ogni parola di Dio manifesta una verità, porta in sé un bene e produce una Vita divina.
Basta che una creatura la accolga, perché Dio la dia a tutte le generazioni; perciò
Luisa deve ancora scrivere. Gesù vuole solo l’amore. Egli dà la grazia di fare
la sua Volontà quando la creatura si dispone a farla. La sola cosa a cui badare,
è a stare nella Divina Volontà, nella quale si trova ogni bene e la sua Vita.

Come la parola di Dio è vita e racchiude tutti i secoli.

Come guarda in una tutte le umane generazioni. Come Gesù non sa che fare

di chi non l’ama. Come nelle necessità delle creature si fa trovare Gesù.

Mi sentivo immersa nel Volere Divino; la sua luce mi faceva comprendere tante verità, ma mi sentivo incapace di chiuderle nella mia mente [co]sì piccola, con una ripugnanza di manifestarle e di scriverle sulla carta.

Ed il mio dolce Gesù, visitando la povera anima mia, tutto tenerezza e compassionando la mia incapacità, mi ha detto:

“Povera figlia, innanzi all’immensità del mio Volere si confonde e vorrebbe stare in dolce riposo per godersi le [sue] gioie, la sua felicità, di cui ti[53] senti riempita; ma no, figlia mia, ci vuole pure il lavoro. In Cielo c’è sempre gioia, ma in terra c’è un’alternativa di gioie e di lavoro. Per te il manifestare, lo scrivere è lavoro, l’entrare nella mia Volontà è possedere le gioie più pure e la felicità più grande; però nel lavoro non ti lascio mai sola, faccio più Io che tu, senza di Me non avresti potuto farlo.

Ora, tu devi sapere che il nostro amore è tanto, che quando la nostra bontà decide di [far] uscire una parola, di manifestare una verità fuori dalla nostra Maestà Suprema, formiamo l’atto in Noi stessi, racchiudiamo il bene che deve produrre quella verità che [facciamo] uscire. Quando è maturato e completato tutto il bene che dobbiamo dare alle creature in virtù di quella verità che manifestiamo, allora la porgiamo alla creatura, come portatrice del bene che vogliamo dare alle umane generazioni. Quindi, la nostra parola racchiude tutti i secoli e, siccome le nostre parole sono vite12 [e] posseggono la forza creante, dovunque può giungere,[54] si sentiranno creare la vita ed il bene [di] cui la nostra verità è portatrice. Quindi, arrestare le nostre parole col non manifestarle, vuol dire arrestare tutto il bene e le tante nostre vite che le nostre parole possono produrre. Ed Io so, figlia mia, che neppure tu vorresti darmi questo dispiacere ed impedire questo gran bene alle umane generazioni, non è vero? Chi mi ama non sa negarmi nulla, neppure il sacrificio della propria vita; perciò sii attenta, non volerti rendere responsabile di tante nostre vite divine che devono prendere vita nelle creature.”

Onde dopo mi sentivo sofferente, ma tanto, come se volessi dare l’ultimo respiro; Gesù è corso subito per sostenermi nelle sue braccia e mi ha detto: “Che, te ne vuoi venire?”

Ed io: “Sì, volesse il Cielo che ti decidessi a portarmi.”

E Gesù: “Figlia mia, e della terra che ne facciamo?”

Ed io: “Non so nulla, né sono buona a nulla; e poi, che interessa a me la terra?”

[55] E Lui ha ripreso: “Figlia mia, eppure deve interessarti, perché inte-ressa al tuo Gesù, e il mio e il tuo interesse devono essere uno solo. Ora, tu devi sapere che è subito; e ancora non del tutto si è manifestata la Divi-na Volontà, perché quanto più si manifesta, tante più anime vengono pre-se nella rete della sua luce; [e] non solo, ma quanto più viene maturata e cresce in una creatura, tanto più diritto acquistano [le altre] di riceverla e Noi più ci sentiamo portati ad aggraziare le umane generazioni, a far pos-sedere la vita della nostra Volontà, perché la nostra bontà, il nostro amore è tanto, che in una creatura guardiamo tutte e per amore di una facciamo bene a tutte. Ma a chi ridonda il bene di tutti? A chi è stata la prima a ricevere quel bene, [a] chi ha avuto il bene di ascoltarci e ha tenuto conto delle nostre verità, più che se fossero vita propria, e [a] chi non curando la propria vita è pronta a sacrificarla in ogni istante per amore nostro, per farci fare quello che volevamo[56] fare di essa. Questo ha tanta forza sul nostro Ente Supremo, ci trasporta tanto, che basta una per fare che tutte ricevano quel bene. Molto più che le umane generazioni sono vincolate insieme, più che membra al corpo; quindi, non è meraviglia che un membro sano e buono faccia scorrere i suoi umori vitali e santi nelle altre membra. Perciò la forza di una sola creatura che vive nella nostra Volontà è onnipotente ed è tanta che può travolgere Cielo e terra, riunire tutti e vincere Dio e le creature. Quindi lasciami finire e poi ti porterò subito.”

Poi ha soggiunto: “Figlia mia, quanto più uno soffre, tanto più sente il bisogno di essere amato. Chi più ha sofferto sono Io; quindi, le mie pene, il mio sangue versato, le mie lacrime, si cambiano in voci amorose, sup-plichevoli, [per]ché voglio essere amato da chi tanto amai, che mi fece tanto penare e piangere. E chi mi ama porta il più dolce refrigerio alle mie pene, mi asciuga le lacrime, ed il mio sangue si converte[57] per lui in un bagno d’amore. Ma sai tu chi cambia le mie pene, le mie lacrime in gioie, in contenti? Chi vive nella mia Divina Volontà, perché in lui trovo l’amore che mi ama sempre, il quale è sostegno delle mie pene, il mio refrigerio continuo, e mi sento come un Re vittorioso, che, sebbene ferito, ho vinto con le armi delle mie pene e del mio amore la volontà della creatura. Oh, come mi sento felice nel sentirmi amato e [nel] far vita insieme [con essa],per [la] quale ho sostenuto una sì dolorosa e sanguinosa battaglia! Molto più che creai il tutto per essere amato, e se mi manca l’amore non so che farne della creatura, perché non trovo ciò che Io voglio. Al più ci può essere diversità d’amore, ci può essere amore di riparazione, amore di compassione, amore d’imitazione, ma sempre amore voglio; se non trovo l’amore non sono cose per Me, e siccome l’amore è figlio della mia Volon-tà, se trovo la figlia trovo la Madre13 , quindi trovo tutto e ciò che a Me appartiene, perciò mi riposo[58] e mi felicito in essa ed essa si felicita e si riposa in Me e ci amiamo con un solo amore.”

Ed io: “Mio amato Gesù, se tanto brami di essere amato e che le creature operino ciò che Tu vuoi, perché non le abbondi tanto delle tue grazie, in modo che sentano la forza di operare e di amarti come Tu vuoi?”

E Gesù: “Figlia mia, allora mi sento di dare alle creature la forza neces-saria, anzi le sovrabbondo, nel momento in cui si muovono ad operare quello che voglio, non prima. Cose inutili non so dare, perché mi darebbe-ro più conto se sentissero la forza e non facessero ciò che Io voglio. Quanti prima di fare un’azione si sentono impotenti! Come si mettono in atto di operare, così si sentono investiti di nuova forza, di nuova luce. Sono Io che li investo, perché Io non manco mai alla forza necessaria che ci vuole per fare un bene; la necessità mi lega e mi costringe, se è neces-sario, a fare insieme ciò che fa la creatura. Perciò le vere necessità[59] sono Io, Io che le voglio, ed Io mi trovo sempre insieme con loro nelle necessità. Se ciò che fanno non è necessario, Io mi metto da parte e lascio fare a loro stessi.”

Dopo ciò pensavo tra me: “Come sono miserabile! Mi sento come se nulla avessi fatto per Gesù. [Dopo] tante sue grazie, chissà come dovrei amarlo, invece sono fredda. È vero che non so amare altro che Gesù, ma dovrei essere tutta una fiamma e non [lo] sono.”

Ma mentre ciò pensavo, è ritornato e dolcemente mi ha rimproverato dicen-domi: “Figlia mia, che fai, vuoi perdere tempo? Non sai che quello che ti deve stare a cuore è fare e conoscere se stai nella mia Volontà? In Essa tutto è amore: il respiro, il palpito, il moto, la stessa volontà umana non vuole sapere altro che amarmi. La mia Volontà, gelosa di questa creatura, le forma l’aria d’amore, in modo che non respira altro che amore, e il tuo Gesù non guarda mai il sentire della creatura, [che] molte volte[60] la può tradire; invece Io guardo la volontà e ciò che essa vuole, e quello mi prendo. Quante cose si sentono e non si fanno; invece, se si vuole, tutto è fatto. E poi, nella mia Volontà non si perde nulla. Essa, per chi vive in Essa, numera tutto: i respiri, i palpiti, il piccolo «ti amo». Tutto ciò che si fa in Essa resta scritto con caratteri di luce incancellabile e forma la stessa vita del mio Volere [nella creatura], e molte volte i doni che le ho dato, gli atti che ha fatto, restano nascosti come sue proprietà nel fon-do della volontà e quindi si sente come se non avesse fatto nulla, ma non è vero; nelle circostanze si fanno sentire, che la luce più che sole sta nel-l’anima sua, la santità sta al suo posto d’onore, le virtù stanno tutte in atto di dare l’eroismo, se ci fosse il bisogno di esercitarle. La mia Volontà sa mantenere l’armonia [e] il suo ordine divino dove Essa regna, e tutto ciò che si fa acquista l’impronta dell’Eterno, perciò vivi in [61] Essa e non ti dar pensiero di nulla, anzi penserà al tuo bene più Essa che tu.” Fiat!!!

17 Maggio 1938

Dio ha creato l’uomo come perfetta unità di anima (l’artista) e corpo (lo strumento),
affinché la Divina Volontà formi la sua vita anche nei più piccoli atti, seminando
le sue perfezioni nella creatura. Le verità che Dio manifesta plasmano la creatura
e le danno la dote necessaria per sposare il Creatore.

Come l’anima è la voce, il canto e le mani per suonare, il corpo è l’organo. Come il Voler D.

vuole i più piccoli atti per far scorgere il suo Sole. Semina che fa il Sole alla terra,

semina che fa la D. Volontà. Sposalizio che Dio prepara con le sue verità.

Continuando il mio volo nel Volere Divino, sento che mi investe dentro e fuori e vuole prendere il suo posto regio nei più piccoli atti miei, anche naturali, e forse anche sugli stessi miei nonnulla, e se ciò non facesse non potrebbe dire che la pienezza della sua Volontà regna nella creatura. Ora, il mio caro Gesù, ripetendo la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

“Figlia mia, tutto uscì da Noi e fu plasmato dalle nostre mani creatrici, l’anima e il corpo; perciò tutto deve essere nostro, l’uno e l’altro. Anzi, facemmo del corpo l’organo, e ogni atto che doveva fare, fatto per [62] compiere la Divina Volontà, doveva formare un tasto, il quale doveva racchiudere tante note e concerti14 di musica distinti tra loro, e l’anima doveva essere colei che, con l’unione del corpo, doveva formare la voce, il canto, e toccando questi tasti doveva formare le musiche più belle. Ora, un organo senza chi [lo] suona sembra un corpo morto, non diverte né alletta nessuno, e chi si intende di musica, se non ha lo strumento per suonare, non può esercitare la sua arte di musicista. Sicché ci vuole chi parla, chi si muove, chi ha vita per formare le belle musiche, ma ci vuole anche lo strumento che contiene tasti, note ed altro; [sono] necessari l’uno e l’altro. Tali [sono] l’anima e il corpo: c’è tale armonia, ordine, unione, che l’uno non può fare senza l’altro.

Perciò sto attento, vigilo i tuoi passi, le tue parole, il muovere delle tue pupille, i tuoi più piccoli atti, affinché la mia Volontà abbia la sua vita, il suo posto. Noi[63] non badiamo se l’atto sia naturale o spirituale15 , se sia grande o piccolo, ma stiamo attenti a guardare se tutto è nostro, se il nostro Volere ha fatto sorgere il suo Sole di luce, di santità, di bellezza, d’amore, e ci serviamo anche dei piccoli atti di essa per formare i nostri portenti più prodigiosi, i quali formano le scene più belle per tenerci divertiti. Non fu sul nulla che formammo le meraviglie, l’incanto di tutta la Creazione? Non fu sul nulla che formammo tante armonie, [per]fino la nostra immagine che ci somiglia, nella creazione dell’uomo?

Figlia mia, se la creatura doveva darci solo ciò che è spirituale, poco poteva darci; invece, col darci anche i suoi piccoli atti naturali, può darci sempre, stiamo in continui rapporti, l’unione tra Noi ed essa non si spezza mai. Molto più, che le cose piccole sono sempre tra le mani, alla portata dei piccoli e dei grandi, degli ignoranti e dei dotti. Il respirare, il muoversi, [il] servire se stesso nelle cose personali, sono di tutti e non cessano[64] mai, e fatti per amarci, per far formare la vita della Divina Volontà in esse, sono il nostro trionfo, la nostra vittoria e lo scopo per cui le abbiamo create. Vedi dunque come è facile vivere nel nostro Volere, [la creatura]non deve fare cose nuove, ma quello che fa, cioè, svolgere la sua vita come [glie]l’abbiamo dato nella nostra Volontà.”

Fiat!!!

Dopo ciò, il mio dolce Gesù continuò a dirmi: “Figlia mia, come il sole ogni giorno semina luce, calore, dolcezza, profumi, colori, fecondità, di-versità di gusti, e con ciò abbellisce tutta la terra, e solo che tocchi con la sua luce e plasmi col suo calore feconda le piante, matura e raddolcisce i frutti, dà la varietà dei colori e dei profumi ai fiori, tanto da formare il dolce incanto alle umane generazioni, così chi vive nella mia Volontà, su-perando Essa in modo insuperabile la semina che fa il sole, semina su chi vive in Essa luce, amore, varietà di bellezza, santità,[65] dando a ciascun seme la fecondità divina. Ed oh, com’è bello vedere questa creatura abbellita, fecondata dalla nostra semina divina! Come resta speciosa, da formare l’incanto alle nostre pupille divine!

Ora, figlia mia, come la terra, il fiore, la pianta, per ricevere la semina del sole deve sottoporsi a ricevere il contatto della sua luce e del suo calore, altrimenti il sole resterebbe nell’altezza della sua sfera, senza po-ter fare la sua semina alla terra, che resterebbe sterile, senza fecondità e senza bellezza –perché per dare e ricevere un bene ci vuole l’unione, l’accordo d’ambo le parti, senza il quale l’uno non può dare e l’altro non può ricevere–, così l’anima, per ricevere la semina della mia Volontà deve vivere in Essa, deve stare sempre unita con sommo accordo, deve farsi plasmare per ricevere la nuova vita che [Essa] vuol dare, altrimenti [la mia Volontà] fa come il sole, non semina, e la creatura resta sterile, senza bellezza, sotto le tenebre della sua volontà[66] umana. Ecco perché voglio l’anima a vivere nel mio Volere, non solo per seminare, ma per fare che la mia semina non vada perduta, facendomi Io stesso coltivatore, per poter produrre le più svariate bellezze.”

Poi ha soggiunto con più tenerezza d’amore: “Figlia mia buona, il mio amore vuole sempre vincolarsi [di] più con la creatura, e quante più verità manifesto sulla mia Volontà, tanti più vincoli d’unione metto tra Dio ed essa. Come manifesto le verità, così preparo lo sposalizio tra Dio e l’ani-ma; e quanto più manifesto, con tanta più pompa e sfarzo verrà fatto lo sposalizio. Vuoi sapere? Le mie verità serviranno come dote [alla creatura]per potersi sposare con Dio, le faranno conoscere chi è Colui che si abbassa e che solo il suo amore lo induce, fino a vincolarsi con nodo di sposalizio. Le mie verità toccano e ritoccano la creatura, la plasmano, le formano la nuova vita, le[67] restituiscono e abbelliscono la nostra imma-gine e somiglianza quando da Noi fu creata; le imprimono il loro bacio di unione inseparabile. Una nostra verità può formare un mare di prodigi e di creazioni divine in chi ha il bene di ascoltarla; essa può cambiare un mondo intero, da perverso, in buono e santo, perché è una vita nostra che viene esposta a bene di tutti e un nuovo sole che facciamo sorgere nelle intelligenze create, il quale a via di luce e di calore si farà conoscere, per trasformare in luce e calore chi ha il bene di ascoltarla. Perciò, occultare una verità che Noi con tanto amore [facciamo] uscire fuori dal nostro seno paterno è il più grande delitto e priva le umane generazioni del bene più grande. Oltre a ciò, chi vive nel nostro Volere, sposandosi con Noi, forma la festa a tutti i santi; tutti prendono parte alle nozze divine ed in virtù di questa [creatura] hanno una festa tutta propria in Cielo e un’altra in terra. Ogni atto che fa [68] la creatura che vive nel nostro Volere, è una festa e una mensa che [im]bandisce alle regioni celesti, e i santi la ricambiano con nuovi doni e impetrano da Dio che le manifesti altre verità, per allargare sempre più i confini della dote che Dio le ha dato.” Fiat!!!

19 Maggio 1938

Il Volere Divino paralizza ogni male, il volere umano paralizza ogni bene.
Amare è possedere: così Gesù si forma nella creatura e la creatura in Gesù.
Gesù saprà custodire questi scritti perché sono suoi, e una verità sul suo “Fiat”
vale più di tutta la Creazione. Gesù parla solo se l’anima ha la pace.

Come la D. Volontà forma la paralisi a tutti i mali e l’umano volere paralizzi i beni. Come amare

è possedere. Come viene formato Dio nella creatura e la creatura in Dio. Timori sugli scritti.

Sono sempre nel mare del Volere Divino, il quale è come se mi volesse mettere in guardia di stare attenta, di non fare entrare in me il povero ed irre-quieto volere umano.

Io sono rimasta impensierita ed il mio dolce Gesù, visitando la piccola anima mia, mi ha detto: “Figlia mia benedetta, fatti coraggio, non temere. La virtù, la potenza della[69] mia Divina Volontà è tanta, che come si entra in Essa per vivere, così restano paralizzati tutti i mali, paralizzate le passio-ni, i passi e le opere cattive. La volontà umana subisce tale sconfitta da sentirsi morire, senza morire; ma comprende con suo grande contento che, mentre si sente paralizzare il male, si sente risorgere la vita del bene, la luce che mai si spegne, la forza che mai viene meno, l’amore che sem-pre ama; sorge in essa l’eroismo del sacrificio, la pazienza invitta. Posso dire che la mia Volontà mette il «basta» ai mali della creatura, perché non vi è principio e vita di bene, se non dalla mia Volontà. Ora, se il mio «Fiat» ha il potere di paralizzare i mali, quando il volere umano domina solo nella creatura, ogni bene resta paralizzato. Povero bene, sotto la paralisi del volere umano! Vuole camminare e si trascina appena; vuole operare e si sente cadere le braccia; vuole pensare il bene e si sente intontito e come[70] scimunito. Sicché la volontà umana senza la Mia è il principio di tutti i mali e la rovina totale della povera creatura.”

Onde dopo, il mio amato Gesù ha soggiunto con un accento commovente:

“Figlia mia, chi mi vuole possedere mi deve amare; amare e possedere è lo stesso. Come tu mi ami, così resto formato nell’anima tua, e come ritorni ad amarmi, così cresco, perché solo l’amore mi fa crescere; e come ripeti il tuo amore, così mi faccio conoscere per farmi amare di più. Sicché come tu mi ami, così faccio sentire quanto ti amo. Ora, come tu mi ami, Io amo te e ti posseggo, e come ci alterniamo nell’amarci, così resti formata in Me, cresci, ti alimento col mio amore, ti formo nella vita del mio Volere, ti inondo coi miei mari d’amore per farti sentire quanto ti amo, con quanta tenerezza ti cresco nel mio Cuore, come ti tengo, geloso, custodita, affin-ché[71] tu mi ami di più e usi con Me quella stessa tenerezza che ti faccio Io, col tenermi custodito. È gelosia d’amore [della creatura], la quale è tutt’occhio, tutta attenzione nel darmi la sua vita in ogni istante per amar-mi, per rendermi felice e contento nell’anima sua, come la rendo felice e contenta nel Cuor mio. L’amore vuole andare di pari passo; se ama e non è amato sente l’infelicità, l’amarezza di chi dovrebbe amare e non lo ama. Perciò amami sempre, e se vuoi amarmi davvero, amami nel mio Volere, nel quale troverai l’amore che non cessa mai e mi formerai catene [co]sì lunghe d’amore da imprigionarmi, in modo da non sapermi sprigionare dal tuo amore.”

Dopo ciò pensavo al grande sacrificio di scrivere le mie ripugnanze, le lotte che ho subito per mettere penna sulla carta, che solo il pensiero di dispiacere il mio caro Gesù mi ha fatto fare il sacrificio di ubbidire a chi mi comandava di farlo. Eppure dicevo tra me: “Chissà dove, dove andranno a finire, [in] mano a chi potranno [72] andare? Chissà quanti cavilli, quante opposizioni faranno, quanti dubbi!16 E mi sentivo irrequieta; la mia mente era funestata da tale apprensione, che mi sentivo morire.

Ed il mio dolce Gesù, per quietarmi, è ritornato dicendomi: “Figlia mia, non ti turbare, questi scritti sono miei17 , non tuoi, e [in] mano a chi potranno andare, nessuno potrà toccarli per sciuparli; Io li saprò custodire e difen-dere, perché è roba che mi appartiene, e chiunque li prenderà con buona e retta volontà troverà una catena di luce e di amore con cui amo le crea-ture. Questi scritti li posso chiamare «sfogo del mio amore, follie, deliri, eccessi del mio amore», con cui voglio vincere la creatura, affinché mi ritorni nelle mie braccia per farle sentire quanto l’amo. E per maggior-mente farle conoscere quanto l’amo, voglio giungere all’eccesso di darle il gran dono della mia Volontà come vita, perché solo con Essa l’uomo potrà mettersi[73] al sicuro e sentire le fiamme del mio amore, le mie ansie di quanto lo amo. Sicché, chi leggerà questi scritti con l’intenzione di trovare la verità, sentirà le mie fiamme e si sentirà trasformato in amore e mi amerà di più; chi poi li leggerà per trovare cavilli e dubbi, la sua intelli-genza resterà accecata e confusa dalla mia luce e dal mio amore.

Figlia mia, il bene, le mie verità producono due effetti, uno contrario all’altro: ai disposti è luce per formare l’occhio nella loro intelligenza e vita per dare [la] vita di santità che le mie verità racchiudono; agli indi-sposti li accieca e li priva del bene che le mie verità racchiudono.”

Poi ha soggiunto: “Figlia mia, fatti coraggio, non volerti turbare; ciò che ha fatto il tuo Gesù era necessario al mio amore e all’importanza di ciò che ti doveva manifestare sulla mia Divina Volontà. Posso dire che doveva servire alla mia stessa vita e a farmi compiere l’opera[74] della Creazione. Perciò era necessario che al principio di questo tuo stato usassi con te tanti stratagemmi d’amore; usai tante intimità con te, che dà dell’incre-dibile come giunsi a tanto; ti feci pure tanto soffrire, per vedere se tu ti sottoponevi a tutto, e poi ti affogavo con le mie grazie, col mio amore, e ti sottoponevo di nuovo alle pene, per essere sicuro che tu non mi avresti negato nulla, e questo per vincere la tua volontà.

Oh, se Io non ti avessi mostrato quanto ti amavo, [se] non ti avessi elargito tante grazie, credi tu che era facile che ti saresti sottoposta a questo stato di pena e per sì lungo tempo? Era il mio amore, le mie verità, che ti tenevano e ti tengono ancora come calamitata in chi tanto ti ama. Però tutto ciò che ho fatto al principio di questo tuo stato era necessario, [per]ché doveva servire come fondo, come decenza, decoro, preparazione, santità e disposizione alle grandi verità che ti dovevo manifestare sulla mia Divina Volontà.

[75] Perciò degli scritti avrò più interesse Io che tu, perché sono miei, e una sola verità sul mio «Fiat» mi costa tanto che supera il valore di tutta la Creazione, perché la Creazione è opera mia, invece la mia verità è vita mia e vita che voglio dare alle creature; e lo puoi comprendere da ciò che hai sofferto e dalle grazie che ti ho fatto per giungere a manifestarti le mie verità sul mio Santo Volere. Perciò quietati e amiamoci, figlia mia, non spezziamo il nostro amore, perché costa assai a tutti e due: tu col tenere la tua vita sacrificata a mia disposizione, ed Io col sacrificarmi per te.”

Con tutto il parlare di Gesù non mi sentivo pienamente quieta. Nell’atto del suo parlare mi è ritornata la pace, ma dopo, ripensando a ciò che mi è successo in questi giorni, che non è necessario qui dirlo, sono ritornata a turbarmi.

Onde [per] circa due giorni, il mio dolce Gesù ha fatto silenzio, perciò mi sentivo [76] sfinita, [priva] di forza, con una debolezza estrema; ed il mio amato Gesù, avendo compassione di me, tutto bontà mi ha detto:

“Povera figlia mia, stai digiuna, perciò ti senti priva di forze; son due giorni che non prendi cibo, perché non stando tu in pace, Io non potevo darti il cibo delle mie verità, perché esse, mentre alimentano l’anima, comunicano la forza anche al corpo; molto più che stando turbata non mi avresti capito, né saresti [stata] disposta a prendere un cibo sì prelibato, perché tu devi sapere che la pace è le porte [da] dove entrano le verità e il primo bacio ed invito che le fanno le creature per ascoltarle e per farle parlare. Quindi, se vuoi che [ti] dia molto cibo, ritorna al tuo stato paci-fico. Anzi, in questi giorni in cui tu eri turbata, il Cielo, gli angeli, i santi, stavano come tremebondi su di te, perché sentivano un’aria malsana uscire da te, che a loro non apparteneva; perciò tutti hanno pregato [77] che ti ritornasse la perfetta pace. La pace è il sorriso del Cielo, la sorgente [da] dove scaturiscono le gioie celesti. E poi, il tuo Gesù non è mai tur-bato, per quante offese mi possono fare; posso dire: il mio trono è la pace. Così voglio te, tutta pacifica. Figlia mia, anche nel modo ci dobbiamo adattare, assomigliare; pacifico Io, pacifica tu; altrimenti il regno della mia Volontà non potrà stabilirsi in te, perché Essa è regno di pace.” Fiat!!!

27 Maggio 1938

Nel Divin Volere c’è sempre da fare: gli atti ripetuti e continui sono la forza dell’anima,
la legano di più a Dio ed hanno la vita dell’amore. Il Volere Divino, regnante nella
piccolezza della creatura, fa ciò che fa nella sua Reggia divina e, abbracciando tutti,
è come se tutti lo facessero regnare. Dio fa piovere amore sulla creatura dappertutto
e la sua gioia è quando essa Lo ripaga allo stesso modo.

Gli atti ripetuti e continui vincolano più Dio alla creatura e formano la forza dell’anima.

Com’è bello vivere nel Voler D. Come Dio stesso la prega. Pioggia d’amore che Dio fa

sopra le creature e pioggia d’amore che fa chi vive nel Fiat.

Sento il bisogno di chiudermi nel Volere Divino per continuare la mia vita in Esso. Oh, come amerei che mi imprigionasse nella sua luce, affinché nulla vedessi e sentissi se [non] ciò che [78] riguarda la sua Volontà. Ed il mio amato Gesù, ritornando a visitare la povera anima mia, tutto amore mi ha detto:

“Figlia mia benedetta, qui ti voglio, imprigionata nel mio Volere, affin-ché tutte le altre cose non abbiano vita in te. Ora, tu devi sapere che tutta l’armonia della creatura sta nella continuazione dei suoi atti buoni fatti nel mio Volere. Un atto non forma armonia né varietà di bellezza, invece tanti atti continui uniti insieme, chiamano l’attenzione di Dio, il quale si mette in attesa ad aspettare gli atti della creatura e, come [essa] li va formando, così comunica ad uno la bellezza, a un altro18 la santità, ad altri la bontà, la sapienza, l’amore; insomma, restano dotati da Dio coi suoi fregi e qualità divine.

Gli atti ripetuti formano nella creatura la forza dell’anima, legano [di]più Dio alla creatura, formano il cielo nel fondo dell’anima, e come [essa]va ripetendo i suoi atti, uno18 si fa stella, uno [79] sole, un altro vento che geme e soffia d’amore, un altro mare che mormora continuamente «amo-re, gloria, adorazione al mio Creatore», insomma, si vede l’atmosfera co-piata in essa. Invece, quando gli atti non sono continui e ripetuti, manca la forza unica, [per]la quale l’uno è forza dell’altro, manca il modo divino, che quando fa un atto non cessa mai di farlo, lo sostiene con la sua forza creante in atto di farlo continuamente. E poi, un atto solo non ha formato mai santità; gli atti quando non sono continui non hanno forza, non posseggono la vita dell’amore, perché il vero amore non dice mai basta, non si arresta mai, e se dice basta si sente morire. E poi sono gli atti continui e ripetuti [quelli] che formano le belle sorprese al Cielo, [per]ché mentre giunge un atto e se lo stanno godendo, ne giunge un altro; [la creatura] non fa altro che mandare continui atti al Cielo, i quali formano l’incanto della Patria celeste. Perciò nel mio Volere c’è [80] sempre da fare, non si può perdere tempo.”

Poi, con un accento più tenero e più forte d’amore, ha soggiunto: “Figlia mia, come è bello quando un’anima ama fare19 la Divina Volontà! Il Cielo si abbassa e tutti si atteggiano a venerare e adorare il Volere Supremo, perché vedono la sua maestà, altezza e potenza racchiusa nel piccolo cer-chio della creatura; e per fare che? Per fare ciò che fa nella sua Reggia celeste, per fare pompa del suo amore e delle sue opere. Si sente tanto onorata, che si atteggia a regina per avere tante vite di regina per quanti atti fa la creatura. Nel suo Volere sente il suo regime divino, il suo scettro imperante, che svolge coi suoi modi regali; la creatura gli rende gli onori che gli convengono e, siccome il mio «Fiat» abbraccia tutti, si sente tal-mente glorificato come se tutti lo facessero regnare. Perciò, bellezza più rara non possiamo trovare, amore più grande non possiamo ricevere, pro-digi [81] più strepitosi non possiamo operare, che solo in chi ama vivere nel nostro Volere.

È tanto il mio desiderio che l’anima viva nel mio Volere, [sono tali] le mie ansie, i miei sospiri ardenti, che le vado ripetendo all’orecchio del cuore: «deh, contentami, non mi fare più sospirare, se tu vivrai nel mio «Fiat» cesserà per te la notte, godrai il pieno giorno; anzi, ogni atto fatto in Esso sarà un nuovo giorno, portatore di nuove grazie, di nuovo amore e di gioie inaspettate; tutte le virtù ti festeggeranno, terranno il loro posto d’onore come tante principesse che corteggeranno il tuo Gesù e l’anima tua; mi formerai in te il mio trono di luce fulgidissima, dove Io dominerò come Re dominante in chi ho formato il mio regno, e con tutta libertà do-minerò tutto l’essere tuo, anche il tuo respiro. Ti corteggerò con tutte le opere mie, con le mie pene, coi miei passi, col mio amore, con la mia stessa forza,[82] che ti serviranno di difesa, di aiuto e di alimento; non vi è cosa che non ti darò se vivi nella mia Volontà».

Ora, tu devi sapere che il nostro Ente Supremo tiene la creatura sotto una pioggia dirotta d’amore. Tutte le cose create le piovono addosso amo-re: il sole le piove luce d’amore; il vento le piove soffi, ondate, freschezze e carezze d’amore; l’aria le piove vite continue d’amore; la mia immensità che la involge, la mia potenza che la sostiene e la porta come nelle sue braccia, il mio atto creante che la conserva, le piovono amore immenso, amore potente, amore che crea in ogni istante amore. Stiamo sempre sul-la creatura per involgerla e affogarla d’amore. Perciò ci fa dare in delirio se la creatura, a tanto nostro amore, non si fa vincere ad amarci. Quale pena, qual dolore!

Ma vuoi sapere tu chi ha esatta conoscenza di questa[83] nostra mai interrotta pioggia d’amore? Noi stessi che la facciamo e [la creatura] che vive nel nostro Volere. Essa sente la nostra continua pioggia d’amore, molto più che vivendo in Esso tutto è suo, ed essa, per darci il contrac-cambio, non sapendo che fare per farci la sua pioggia d’amore, prende tutte le cose create, la nostra immensità e potenza, la nostra virtù creante che sta sempre in atto di creare e solo perché amiamo, si eleva nella nostra stessa Volontà e ci piove addosso, sul nostro Essere Divino, amore di luce, carezze d’amore, amore immenso e potente, come se volesse ren-derci la pariglia di portarci nelle sue braccia per dirci: «Vedete quanto Vi amo? Voi portate me ed io porto Voi, ho in mio potere la vostra immensità e potenza che mi dà la virtù di potervi portare».

Figlia mia, tu non puoi comprendere quale refrigerio proviamo, come le nostre fiamme restano rinfrescate e alleggerite sotto questa[84] pioggia d’amore che ci fa la creatura. È tanto il nostro contento, che ci sentiamo come pagati di avere creato tutta la Creazione e pagati con la nostra stes-sa moneta d’amore, con cui l’abbiamo tanto amato. Il nostro amore ha virtù di far sorgere nella creatura monete sufficienti e sovrabbondanti per [ri]pagarci di ciò che le abbiamo dato e fatto per essa. Onde, nel pelago della nostra gioia le diciamo: «Dimmi, che vuoi? Vuoi che inventiamo altri stratagemmi d’amore? Per te lo faremo. Dì’, dì’, che vuoi? Ti contenteremo in tutto, nulla ti negheremo; negarti qualche cosa, non contentarti in tutto, sarebbe come se lo negassimo a Noi stessi e come se volessimo mettere uno scontento nelle nostre gioie che mai finiscono». Perciò tutto troviamo in chi vive nel nostro Volere, ed essa trova tutto in Noi.”Fiat!!!

12 Giugno 1938

L’amore di Dio si sfoga e si riposa quando manifesta le verità sulla sua Volontà.
Ogni conoscenza e ogni atto fatto nel Divin Volere illuminato da essa è un seme divino
che l’anima acquista, che produrrà una nuova vita di santità qui e di gloria in Cielo.
Gesù ama soprattutto chi vive abbandonato in Lui.

Le verità sono portatrici di semi divini. Come le conoscenze formano le nuove vite divine. Contrac-

cambio di gloria che avrà in Cielo chi vive abbandonata nelle braccia di Gesù e la sua preferita.

Sono sempre di ritorno nel Volere Divino. La sua immensità è tanta, che mentre sto nel suo mare volendo abbracciare tutti i suoi atti, non avendolo fatto ancora, perché ci vogliono secoli (eppure non mi bastano)[93] per poter abbrac-ciare tutti gli atti suoi, mi pare che ritorno alla mia piccolezza mentre sto [in Esso]. Onde, mentre mi perdevo nel “Fiat”, il mio dolce Gesù, che sente il bisogno d’amore di voler dire dove può giungere l’anima che vuole vivere nel suo Volere, mi ha detto:

“Figlia mia benedetta, il mio amore allora si rappacifica, si quieta nelle sue ansie, si calma nei suoi deliri, quando Io parlo della mia Divina Vo-lontà. Nella mia parola, nelle verità che manifesto su di Essa prende un dolce riposo, perché vede che il suo amore prende posto nelle creature per essere riamato e [che]la mia Volontà forma la sua vita. È necessario manifestare i pregi, i beni che ci sono in Essa, per allettare, invaghire, rapire le creature a vivere in Essa, altrimenti non si moveranno.

Ora, tu devi sapere che ogni conoscenza che manifesto e ogni atto fatto nel mio Volere, corteggiato della conoscenza che ho manifestato, è un seme divino che l’anima [94] acquista. Questo seme produrrà nuova scienza divina, ed oh, come saprà parlare del linguaggio del suo Creato-re. Ogni verità sarà un nuovo linguaggio celeste che avrà virtù di farsi ca-pire da chi l’ascolta e che vuole ricevere questo seme divino. Questo seme produrrà nuova vita di santità, nuovo amore, nuova bontà, nuove gioie e felicità; questo seme delle mie verità sarà come tante nuove proprietà divine che l’anima acquisterà. Ed è tanta la gloria che riceviamo quando l’anima opera nel nostro Volere, che la comunichiamo a tutti i beati.

Ora, tu devi sapere che quanti semi divini l’anima acquista in virtù delle conoscenze sul mio «Fiat», tanti gradi [in]più della nostra conoscen-za e gloria nostra le parteciperemo, quando avendo finito la sua vita quaggiù se ne verrà nella nostra Patria Celeste. Corrisponderà alla cono-scenza acquistata in terra la duplice conoscenza che acquisterà del [95] nostro Ente Supremo nel nostro celeste soggiorno, e ogni seme divino che avrà ricevuto [sarà] un grado di gloria, di gioia e di felicità. Sicché la felicità, la gioia, la gloria dei beati, sarà proporzionata per quanto ci avranno conosciuto. Noi ci troviamo nelle condizioni, tra Noi e i beati, di un tale che non ha studiato le diversità delle lingue: sentendo parlare non capirà nulla; non solo, ma non lo potranno occupare come maestro in [un]posto da poter insegnare la diversità delle lingue, per potergli far guada-gnare uno stipendio maggiore, quindi si dovrà contentare di insegnare il poco che sa e guadagnare poco. Così ci troviamo Noi: se [le creature] non ci conoscono in terra, non formano il posto nelle loro anime per ricevere tutte le nostre gioie e felicità, e se le vogliamo dare, non entreranno [in loro] e non capiranno nulla. Sicché la gloria dei beati corrisponderà a quanti atti di volontà hanno fatto [96] nel nostro Volere Divino; aumenterà la gloria, la gioia, per quante conoscenze di più hanno acquistato. Una conoscenza in più farà salire il beato ad un’altezza così grande, da fare strabiliare tutta la corte celeste, perché una conoscenza in più è una nuo-va vita divina che l’anima acquista, la quale possiede beni e gioie infinite; e ti pare poco che l’anima possieda tante nostre nuove vite divine come proprietà sue? E Noi, che cosa non possiamo dare di gioia, di felicità, d’amore, per contraccambio di queste nostre nuove vite divine, che come proprietà sue essa possiede?

Perciò aspettiamo i nostri figli che vivranno nel nostro Volere20 , per farci conoscere in terra, perché Esso farà loro da Maestro per insegnare le nuove scienze del loro Creatore e li formerà belli, sapienti, santi, nobili, secondo le scienze acquistate. Li aspettiamo nella nostra corte celeste per inondarli delle nostre nuove gioie, bellezza e felicità, che finora [97] non abbiamo potuto dare. E siccome in Cielo tutti i beati sono vincolati tra loro come famiglia che si ama con amore perfetto, parteciperanno alla gloria [e]alla gioia di questi, non come gioia e gloria diretta, ma indiretta, per il vincolo di unione e d’amore che posseggono tra loro. Perciò il nostro Essere Supremo aspetta con ansia i figli del nostro Volere, per farsi cono-scere in terra, per poi sfoggiare dal fondo del nostro seno divino nuove gioie e felicità che non finiscono mai, perché chi vive in Esso ha acqui-stato negli atti suoi l’infinito e le gioie che non esauriscono mai.”

Poi ha soggiunto, ma con tenerezza indicibile: “Figlia mia buona, Io amo assai le creature, ma mi sento più tirato ad amare, rapito e vinto dall’ani-ma che vive abbandonata nelle mie braccia come se nessuno avesse al mondo che solo il suo Gesù, [che]si fida solo di Me, e se le vengono offerti [98] altri appoggi li rifiuta, per avere solo l’appoggio del suo Gesù, che la tiene stretta fra le sue braccia, la difende e ne prende tutta la cura. Queste sono le anime che amo assai assai, le mie preferite, che circondo con la mia potenza divina, formo loro intorno il muro del mio amore, in modo che guai a chi me le tocca, il mio amore le saprà difendere e la mia po-tenza saprà atterrare coloro che le vogliono dispiacere. Le anime abban-donate in Me, vivono solo di Me ed Io vivo solo di loro, come se vivessimo di un solo fiato e di un solo amore, e se qualche appoggio umano si presenta, guardano [se]ci sono Io in quell’appoggio; se non ci sono fug-gono, per venire a rifugiarsi nelle mie braccia. Solo di queste anime posso fidarmi, [ad esse]affidare i miei segreti, poggiarmi anch’Io [su]di loro; sono sicuro che non escono dalla mia Volontà, perché stanno sempre insieme con Me. Invece [99] chi non vive tutto abbandonato in Me, scappa dalle mie braccia, non rifiuta gli appoggi umani, anzi ne prende gusto; sono incostanti, ora cercano Me, ora le creature; sono costretti a sentire il disinganno delle creature, che apre nelle loro anime squarci profondi; sentono la terra nei loro cuori e la mia Volontà come vita è lontana da loro. Oh, se si abbandonassero nelle mie braccia, la terra scomparirebbe da loro, non si curerebbero di nessuno, perché Io solo basto per tutti. Amo tanto chi vive abbandonato nelle mie braccia, che gli manifesto i miei eccessi d’amore più grandi; le mie finezze d’amore, le mie carezze sono per loro; giungo ad inventare stratagemmi nuovi d’amore per tenerli occu-pati e tutti immedesimati nel mio amore. Perciò vivi sola, abbandonata nelle mie braccia, e in tutte le cose troverai il tuo Gesù che ti difende, ti aiuta [100] e ti sostiene.” Fiat!!!

16 Giugno 1938

Dio vuole sempre dare alla creatura e ricevere da essa, vuole gareggiare in amore,
a chi dà di più, per darle dominio su tutto. Nulla manca, Dio e tutti sono presenti
nell’atto fatto nel Volere Divino.

Come il Voler D. vuol dare sempre alla creatura e vuol ricevere; consegna d’ambo le parti,

diritti che perde ed imperi che acquista. Come Dio trova tutto nell’atto fatto nella sua Volontà.

Il mio volo nel Volere Divino continua; sento che non mi dà tempo, vuole sempre darmi del suo, ma vuole ricevere anche sempre il mio e, se non ho da dargli, perché sono il puro nulla, vuole la mia volontà in atto di darla sempre, e questa è tutta la sua festa: ricevere come dono la volontà della creatura e, se occorre, vuole le stesse cose che ha dato per ricevere sempre, e si contenta di riceverle per ridarle raddoppiate di nuovo amore, nuova luce, nuova santità. Volontà Divina, quanto mi ami, ed oh, quanto vorrei riamarti!

Io mi sentivo inabissata nel “Fiat” ed il mio [101] sempre amabile Gesù, visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

“Mia piccola figlia della mia Volontà, tu non sai dove mi fa giungere il mio amore per chi vive in Essa, quante invenzioni mi fa fare, quante me ne fa combinare! Giungo a fare nuove sorprese per avere sempre [a] che fare con essa; e per tenerla sempre sorpresa e occupata di Me non le do tempo, ora le dico una verità, ora le faccio un dono, ora le faccio vedere la nostra bellezza che la rapisce, il nostro amore che geme, che brucia, che delira, che vuol essere amato; insomma, non le do tempo, e quel che più voglio [è] che neppure essa dia tempo a Me, voglio sempre.

Ora senti che faccio per dare e ricevere sempre: chiamo la creatura a vivere nella mia Volontà e le faccio dono della sua santità, della sua luce, della sua vita, del suo amore, delle sue gioie infinite, per quanto essa ne può contenere. Dopo che ha vissuto qualche tempo, trovandola fedele, vado da lei e dico: «Fammi la [102] consegna di quello che ti ho dato». Essa, che vuole farmi vedere quanto mi ama, senza esitare un istante, prontamente mi consegna tutto, anche il suo respiro, il suo palpito, il suo moto, tutto, tutto mi dà, non ritiene nulla per sé, anzi resta felice [per]ché dà tutto al suo Gesù. Io prendo tutto, guardo e riguardo ciò che mi ha dato per bearmi e felicitarmi nei suoi doni, li depongo nel mio Cuore per godermeli come proprietà della figlia mia.

Ma credi che Io ne resti contento? Da parte della creatura resto con-tento, ma da parte mia, mai no; il mio amore non mi dà pace, si gonfia, straripa e mi fa dare negli eccessi più grandi, e sai che faccio? Faccio la consegna dell’Essere mio alla mia amata creatura, le raddoppio tutto ciò che mi ha dato, le do amore, luce, santità duplicata, le consegno il mio respiro, il mio moto, la mia stessa vita, in modo che respiro nel suo respi-ro, mi muovo nel suo moto, amo nel suo amore, [103] non vi è cosa che non faccio in essa. Fare senza di essa non lo voglio, mi sentirei come se non l’amassi in tutte le cose mie, e questo al mio amore sarebbe insop-portabile: [a] chi mi ha dato tutto devo dare tutto. E ti pare poco che il tuo Gesù ti consegni la sua vita per farti vivere di Me, e mi faccia consegnare la tua per vivere di te? È quasi per trovare pretesti per sempre dare e sempre ricevere, per avere occasione di dirle la mia lunga storia della mia Volontà e la mia eterna storia d’amore; e questo non per darle una sem-plice notizia, per farle vedere quanto sono buono, santo, potente, ma per dotarla del mio amore, della mia Volontà, della mia santità, bontà e bel-lezza mia. Non è questo dunque un amore eccessivo che dà dell’incredi-bile?

Il solo volerla tenere con Me è già il mio amore più grande, perché se la voglio tenere con Me è perché voglio darle del mio; e siccome essa non ha nulla che sia degno di Me, le do del mio affinché, facendolo [104] suo, mi possa dire: «Tu mi hai dato ed io ti do». Non è questo un amore da spezzare ed intenerire i cuori più duri? Solo il tuo Gesù può e sa amare in questo modo. Nessuno può dire che mi può raggiungere nel mio amore. Ed Io stesso posso farlo per chi vive nel mio Volere, perché ogni atto che fa in Esso è un sole che sorge con tutta la pienezza della gloria e della santità, ed Io vado a rifugiarmi in questi soli per deliziarmi e prendere riposo, e trovando la mia amata creatura investita di questi soli, come mi sembra bella, molto più che, vivendo nel mio Volere, niente c’è di uma- no21 in essa, perde i diritti sulla sua volontà e su tutto ciò che è umano, tutti i diritti sul suo volere sono nostri e acquista l’impero su tutto ciò che è divino. Ed oh, come è bella, come siamo contenti e felici nel vederla imperare con diritto su tutto ciò che a Noi appartiene! Impera sul nostro amore e prende quanto vuole per amarci, impera [105] sul nostro amore per farsi amare, impera sulla nostra sapienza e ci fa dire del nostro Ente Supremo cose [e] verità mai dette, impera sulla nostra bontà e ce la fa riversare22 più che pioggia benefica su tutte le creature. Il suo impero è dolce e potente sul nostro seno paterno, che ci fa giungere a dire: «Chi ti può resistere, figlia nostra? Lo vuoi tu, lo vogliamo Noi». Perciò, se vuoi tutto, non uscire mai dalla nostra Volontà; tutto sarà tuo e tu sarai tutta nostra.”

Dopo ciò continuavo a pensare alla Divina Volontà, alle sue grandi meraviglie e come alle volte, mentre si valica il suo mare, tutto è serenità, pace profonda, il suo Sole Divino [è] rifulgente di luce, ma tutto è silenzio; e siccome la sua parola è vita, si sente mancare la nuova vita che vorrebbe ricevere.

Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, il Sole del mio Volere parla sempre, la luce non tace, parla col suo calore,[106] con la sua fecondità e con l’imprimere nell’anima che vive in Esso le sue svariate bellezze; e poi, ci sono Io, che sono il portatore della sua parola, che abbassandomi di più all’intelligenza umana facilito con vocaboli più adatti l’altezza della parola di luce del mio «Fiat». Perciò dove regna non può tacere, ha il suo dire continuo, o a via di luce o per mezzo della mia parola. Piuttosto quando non stai attenta non rumini bene, non mangi e quindi non digerisci quello che ti dico; quindi, non rimuginandolo, lo dimentichi e dici che non ti ho detto nulla.

Onde tu devi sapere che in ogni parola o atto fatto nella mia Volontà vengono abbracciati tutti i secoli, tutte le creature sono racchiuse e pre-senti. Il passato e il futuro non esistono per Noi e per chi vive nel nostro Volere; anzi, le nostre verità racchiudono tutti i tempi, tutti i secoli, e sono le portatrici di tutte le creature nell’atto di chi vive nel nostro «Fiat»; per-ciò troviamo in quell’atto Noi stessi, l’amore [e] la [107] gloria che tutti ci dovrebbero dare. Perciò, quando la creatura sta per operare e per ricevere l’atto operante del «Fiat» Divino, i Cieli si abbassano per riverenza e stu-piscono nel vedere un Volere Divino operante nell’atto umano, e tutti sen-tono che prendono parte a quell’atto. Sicché tutto troviamo nell’atto della creatura fatto nella nostra Volontà: troviamo la nostra potenza che ci onora come meritiamo, la nostra Immensità che tutto racchiude e mette tutto a nostra disposizione, la nostra sapienza che ci decanta con le note più belle il nostro Essere Divino, gli angeli che ci inneggiano, i santi che rapiti ripetono: «Santo, Santo, tre volte Santo il Signore Dio nostro, che con tanta bontà opera e fa sfoggio del suo amore nell’atto della creatura». Possiamo dire che nulla ci manca, la nostra gloria è completa, il nostro amore trova il suo dolce riposo ed il suo contraccambio perfetto. Perciò tanto sospiriamo chi viva nel nostro Volere; e ci sembra come se non avessimo fatto nulla nella Creazione, perché ci manca l’atto[108] più gran-de che possiamo fare, qual è la nostra vita [che si] ripete nell’atto umano, in cui troveremo Noi stessi, tutto e tutti. Non vi è bene che non daremo alla nostra amata creatura e non vi sarà amore e gloria che essa non ci darà. Essa troverà tutto e ciò che vuole in Noi e Noi troveremo tutto in essa. Figlia, poter dare tutto e dare invece una piccola parte dei nostri beni, è un dolore per Noi, e tenere il nostro amore ristretto ed inceppato, solo perché manca come vita la nostra Volontà in essa, [e] non poter ricevere tutto da essa è la pena più grande della nostra opera creatrice. Quindi lo esige il nostro amore, la nostra potenza e sapienza, tutta la nostra opera creatrice, che la creatura viva nel nostro Volere. Perciò non finiranno i secoli se prima il nostro «Fiat» non formerà il suo regno, e mentre dominerà, darà tutti i beni e darà il dominio dei suoi beni alle umane generazioni. Quindi, prega e la tua vita sia un atto continuo di mia Volontà per ottenere che venga a regnare.” [109] Fiat!!!

20 Giugno 1938

Dio è in continue comunicazioni con chi vive nel suo Volere e in ogni atto che fa gli dà
nuove gioie e nuova gloria, che investe tutti. Questi Scritti, usciti dal centro della sua
Volontà e del suo Amore, sono “il Testamento d’Amore che fa la sua Volontà
alle creature”, “la nuova Creazione vivente e parlante”.
Guai a chi volesse disapprovarli o danneggiarli! Il Signore saprà difenderli.

Chi vive nel Voler D. sta in continua comunicazione con Dio, rinascita

ed amore che sorge, come felicita e dà gioie a tutti. Come Gesù stesso

si farà vigile custode di questi scritti e l’interesse sarà tutto suo.

Sono sotto l’impero del Volere Divino. La sua potenza mi innalza nel suo centro; il suo amore, imbalsamandomi, mi porta la sua aria celeste; la sua luce mi purifica, mi abbellisce, mi trasforma e mi chiude nell’ambito del Volere Divino, in modo che tutto si dimentica, perché sono tali e tante le gioie, le scene incantevoli dell’Ente Supremo, che si rimane rapiti. O Volontà Divina, come amerei che tutti ti conoscessero, per far godere a tutti gioie [co]sì pure, con-tenti [co]sì ineffabili, che solo in Te si trovano.

Ma mentre la mia mente provava felicità indicibile, il mio amato Gesù, ripetendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

“Mia[110] piccola figlia del mio Volere, hai visto come è bello vivere nel mio Volere? Stiamo in continue comunicazioni con la creatura, le prepa-riamo nuove gioie in ogni atto che fa, per renderla sempre più felice nel nostro soggiorno. Le azioni fatte nel «Fiat» stanno sempre in atto di farsi, la nostra vita rinasce continuamente, il nostro amore sorge e, formando le sue onde, investe tutti e chiama tutti in quell’atto, affinché tutti lo ripetano e sentiamo l’eco che tutti ci amano e ci glorificano. Gli angeli e i santi stanno tutti in aspettativa e con ansia sospirano l’atto della creatura fatto nella Divina Volontà; ma sai perché? Essi ricevono doppia gloria, quella del Cielo e la nuova gloria, gioia e felicità dell’atto fatto nel mio «Fiat». Come mi ringraziano e amano la creatura che raddoppia loro i nuovi contenti e gioie senza termine! Chi può non amare chi vive nel mio Volere Divino, che dà gioia e felicità a Noi, ci dà la grande gloria di farci fare ciò che vogliamo in essa, dà felicità e gioie[111] a tutti [e] non vi è bene che da essa non discenda? Perciò chi vive nel nostro Volere non è soggetto a sconfidenze23 , a timori. La sfiducia non trova le porte per entrarvi, perché tutto è suo, si sente padrona di tutto, anzi prende ciò che vuole; la sua vita non è altro che amore e Volontà nostra, tanto che giunge a soffrire le nostre stesse follie d’amore e si contenterebbe di mettere la sua vita per ciascuno, per darci la gloria di far conoscere la nostra Volontà.”

Dopo ciò mi sentivo impensierita per questi benedetti scritti e l’insistenza del mio amato Gesù nel volere che continui a scrivere; e poi, dopo tanti sacrifici, dove andranno a finire?24

Ed il mio caro Gesù, interrompendo il mio pensiero, mi ha detto: “Figlia mia, non ti dar pensiero, sarò Io vigile custode perché troppo mi costano, mi costa la mia Volontà, che entra in questi scritti come vita primaria. Potrei chiamarli: «Testamento [112] d’amore che fa la mia Volontà alle creature». Si fa donatrice di Se stessa e le chiama a vivere nella sua eredità, ma con modi [co]sì supplicanti, attraenti, amorosi, che solo i cuori di pietra non si moveranno a compassione e non sentiranno il bisogno di ricevere un sì gran bene. Perciò questi scritti sono pieni di vite divine, le quali non si possono distruggere, e se qualcuno ci volesse provare, [gli] succederebbe come a colui che volesse provare a distruggere il cielo, il quale, offeso, gli piomberebbe sopra da tutte le parti e lo annienterebbe sotto la sua volta azzurra; sicché il cielo rimarrebbe al suo posto e tutto il male cadrebbe sopra colui che volesse distruggere il cielo; oppure chi volesse distruggere il sole, il sole riderebbe di costui e lo brucerebbe; un altro che volesse distruggere le acque del mare, il mare lo affogherebbe. Troppo ci vuole a toccare ciò che ti ho fatto scrivere sulla mia Volontà, perché posso chiamarlo «nuova Creazione [113] vivente e parlante». Sarà l’ultimo sfoggio del mio amore verso le umane generazioni. Anzi, tu devi sapere che [ad] ogni parola che ti faccio scrivere sul mio «Fiat» raddoppio il mio amore verso di te e verso coloro che li leggeranno, per farli restare imbalsamati dal mio amore. Perciò, come scrivi, mi dai il campo ad amarti di più, vedo il gran bene che faranno, sento in ogni mia parola le vite palpitanti delle creature che conosceranno il bene della mia parola e formeranno la vita della mia Volontà in loro. Perciò l’interesse sarà tutto mio, e tu abbandona tutto in Me.

Tu devi sapere che questi scritti sono usciti dal centro del gran Sole della mia Volontà, i cui raggi sono pieni delle verità uscite da questo cen-tro, le quali abbrac-ciano tutti i tempi, tutti i secoli, tutte le generazioni. Questa gran raggiera di luce riempie Cielo e terra e a via di luce bussa a tutti i cuori, e prega e supplica che ricevano la vita palpitante [114] del mio «Fiat», che la nostra paterna bontà si è benignata [e] si è degnata di detta-re da dentro il suo centro coi modi più insinuanti, attraenti, affabili, pieni di dolcezza e con amore [co]sì grande che dà dell’incredibile, da far stu-pire gli stessi angeli. Ogni parola può chiamarsi un portento d’amore, uno più grande dell’altro. Perciò, voler toccare questi scritti è voler toccare Me stesso, il centro del mio amore, le mie finezze amorose con cui amo le creature; ed Io saprò difendere Me stesso e confondere chi volesse mini-mamente disapprovare anche una sola parola di ciò che è scritto sulla mia Divina Volontà. Perciò continua ad ascoltarmi, figlia mia,25 non voler inceppare il mio amore, né volermi legare le braccia col respingere nel mio seno ciò che voglio che continui a scrivere. Troppo mi costano questi scritti, mi costano quanto mi costo Me stesso. Quindi avrò tale cura, che neppure una parola farò andare perduta.” [115] Fiat!!!

26 Giugno 1938

La volontà umana è un abisso di miserie, incapace di ogni bene, senza la Divina. Invece,
unita ad Essa, ha la sorgente di ogni bene e tutto ciò che fa è divino; stando in terra, in
ogni suo atto acquista l’Atto conquistante Divino. Che fa la creatura con quest’Atto.

L’umana volontà unita alla Divina anch’essa sa fare prodigi, senza di Essa è

una povera storpia. Chi vive del Voler D. acquista l’atto conquistante.

Sono sempre nelle braccia del Volere Divino. La sua luce mette in fuga la notte della mia volontà, la sua bellezza mi rapisce, il suo amore m’incatena, da non saper trovare la via per uscire da dentro il suo seno di luce; e non so il perché, avevo timore e paura della mia volontà.

Ed il caro Gesù, visitando la piccola anima, mia mi ha detto: “Figlia mia benedetta, anche la volontà umana insieme con la Mia sa fare prodigi; invece senza la Mia è una povera storpia che non può aiutarsi neppure da sola26 . Senza la mia Volontà resta come un discepolo senza il maestro. Poveretto,[116] senza il maestro resterà sempre ignorante, senza scienza, senza arte, incapace di guadagnarsi un tozzo di pane per vivere; senza la mia [Volontà] sarà come una persona che ha le gambe senza i piedi, [le]braccia senza le mani, bocca senza lingua, occhi senza pupilla, testa senza ragione. Povera creatura, in che abisso di miserie si trova! Si direb-be: «meglio [se] non fosse mai nata». Sicché la cosa che [le] dovrebbe far più terrore e spavento [è] non vivere unita con la mia Volontà; tutte le sventure le piovono addosso.

Invece, unita con la mia Volontà, dentro di Essa avrà a sua disposi-zione il Maestro che le insegnerà le scienze più alte e difficili, le arti più belle, tanto da essere un portento di scienza in terra e in Cielo. L’umana volontà, unita con la Mia, avrà gambe umane e piedi divini, che la faran-no correre nella via del bene senza mai stancarsi; avrà braccia umane e mani e moto divino, che[117] avranno virtù di fare le opere più grandi, che la rassomigliano al suo Creatore; col nostro moto divino abbraccerà l’Eterno, ci terrà sempre corteggiati e stretti al suo cuore. Unita con la nostra Volontà avrà la bocca umana, ma la parola, la voce, sarà divina, ed oh, come parleremo bene del nostro Essere Supremo! Insomma, avrà la nostra pupilla, per cui, guardando tutte le cose create, riconoscerà in esse la nostra vita, il nostro amore, e come deve amarci. Unita con la nostra avrà la ragione divina, sentirà una specie di scienza infusa, la quale formerà l’uomo ordinato, tutto in ordine al suo Creatore, tutto si convertirà in bene, anzi non vi è bene che non possederà se vive nella nostra Volontà. Essa è il vero fallimento di tutti i mali, di tutte le sventure, e richiama a vita tutti i beni, perché ne possiede la sorgente.

Oltre a ciò, per chi vive nel nostro Volere, ogni moto,[118] respiro, palpito, tutto ciò che può fare, sono continue conquiste che fa, e conquiste divine. Posso dire che, vivendo nel mio [Volere], respira col mio respiro, si muove col mio moto, palpita col mio palpito eterno. Sicché acquista l’atto conquistante in tutti gli atti suoi, e questo le viene dato con giustizia e con amore esuberante, perché col vivere nel nostro Volere, non dando più vita al suo, per diritto doveva stare nelle celesti regioni, per bearsi e godere la nostra Volontà felicitante. Ora, per vivere della nostra Volontà in terra, la povera figlia si priva delle gioie del Cielo. Questo è l’atto più eroico, l’amore più intenso, [per] cui tutto il Cielo, la nostra Divinità, la Sovrana del Cielo, restiamo feriti e ammiriamo l’eroismo di questa creatura, ed oh, come tutti la amiamo! E il nostro amore, che non si fa mai vincere da nes-suno, in ogni suo respiro, ad ogni suo piccolo moto, se pensa, se guarda, se parla, cede l’atto[119] conquistante e divino. Le conquiste sono innu-merevoli; sentiamo che non è la creatura che respira, che si muove, ma Noi, e diamo il valore che contiene il nostro respiro e moto, che contiene tutti i valori possibili ed immaginabili, sicché è la conquistatrice della vita e degli atti nostri. Questa felice creatura col suo atto conquistante diventa il nostro sfogo d’amore continuo, la nostra stessa felicità, il nostro riposo, e le sue conquiste sono firme continue sul nostro decreto della venuta del regno del nostro Volere sulla terra. Queste conquiste abbreviano il tempo; molto più che la nostra Vita operante non è più estranea sulla terra, ma già esiste e ha formato il suo regno in questa fortunata creatura. Quindi sii attenta, non ti arrestare mai, ed Io terrò conto di tutto, anche del respi-ro, per amarti di più e per farti fare tante conquiste, una più bella del-l’altra.”

Dopo ha soggiunto: “Figlia mia, come[120] la creatura mi fa dono della sua volontà per vivere nella mia, le faccio dono della mia. Ma sai tu che fa la mia Volontà prima di donarsi? Si versa sull’atto di essa, la abbellisce, forma il giorno, lo santifica, vi mette le sue gioie divine e poi chiude Se stessa nell’atto della creatura. Come il mio «Fiat» opera in quest’atto, tutte le cose create ricevono nuova vita, nuova creazione, si sentono rinnovate nella bellezza, nell’amore, nella gioia del loro Creatore; e come compie il suo atto divino, l’atto resta della creatura e tutti restano nell’aspettativa per vedere che cosa fa la creatura di quest’atto, perché è un atto che rac-chiude tutto, e tutti si sentono racchiusi in quell’atto. E la felice creatura, che fa? Se lo gode, lo bacia e abbraccia, e sapendo che un atto così grande non può restare per lei sola, nella sua enfasi d’amore [e] di gioia dice: «Volontà[121] adorabile, Volontà Divina mi hai dato e Volontà Divina ti do per renderti il contraccambio, il ringraziamento, la gloria, la gioia, l’amore che mi hai dato; sono incapace di poter contenere quest’atto, perciò corre a tutti, santifica, abbellisce, felicita, dà amore a tutti». Questo è l’atto più bello che può darmi la creatura, nessuno può eguagliare quest’atto, cioè, dare la mia Volontà per riceverla e darla di nuovo.” Fiat!!!

30 Giugno 1938

L’amore vuole trovare se stesso nella persona amata. Gesù è “la Via” che ha fatto di Sé
innumerevoli “vie” perché arriviamo a Lui ed entriamo nel suo Volere. In Esso entra
per ricevere il suo Amore, Santità e Vita chi lo conosce e vuole averlo come vita,
non chi sta solo per necessità di creatura.

Come il vero amore vuol trovare se stesso nella persona amata.

Come N. Signore formò tante vie per farsi trovare. Chi è il nostro campo.

Come la conoscenza apre tutte le porte tra Dio e la creatura.

La mia povera mente si sente sotto l’impero del “Fiat”, che tirandola a Sé le fa seguire ciò che ha fatto per amore delle creature. E mentre seguivo gli atti della Redenzione, il mio dolce Gesù, visitando la piccola anima mia, tutto bontà [122] mi ha detto:

“Figlia della mia Volontà, il mio amore sente il bisogno di sfogarsi con chi mi ama e di affidargli i miei più intimi segreti. Il vero amore ha questa virtù, di rompere qualunque segreto, perché vuole trovare nella persona amata ciò che possiede lui stesso, le sue gioie, i suoi dolori, tutte le sue stesse prerogative. L’amore vuol trovare se stesso nella persona amata.

Ora sappi, figlia mia, che come venni sulla terra il mio amore non mi diede riposo. Appena concepito incominciai a formare tante vie, che dovevano servire alle creature per venire a Me27 . Queste vie, mentre le formavo, le stendevo, ma non le distaccavo da Me. Io rimanevo il centro da dove tutte le vie partivano, sicché ogni atto, parola, pensiero, passo, erano vie di luce, di santità, d’amore, di virtù, d’eroismo che formavo; quindi ogni atto che fala creatura trova la mia via per venire a Me. A capo di queste vie, che sono innumerevoli, [123] mettevo come Regina la mia Volontà, ed Io mi mettevo ad aspettare a capo di ogni via, per riceverla nelle mie braccia, ma molte volte invano aspetto, e non dandomi pace né riposo il mio amore, mi metto in via per incontrarla almeno alla metà del cammino; e se la trovo, investo l’atto della creatura, in modo che mi faccio atto e via di essa, e con un amore esuberante la copro, la nascondo nel mio stesso amore, la copro coi miei stessi atti, ma tanto, da trovare Me stesso in essa, e la porto per tenerla sicura nelle braccia della mia Volon-tà. Perciò, ogni pensiero della creatura ha la via dei miei pensieri; ogni parola ha la via delle mie parole; ogni opera ha la via delle mie opere, dei miei passi. Se soffre, ha la via e la vita delle mie pene, e se vuole amarmi ha la via del mio amore. Ho circondato le creature di tante mie vie, in modo da [124] non potermi sfuggire, e se qualcuna mi sfugge, do in deli-rio, corro, volo per rintracciarla, e allora mi fermo, quando l’ho trovata e la chiudo nelle mie vie, per non farla più uscire. Perciò la mia venuta sulla terra non fu altro che sfogare il mio amore represso da tanti secoli, per cui giunsi agli eccessi, formai la nuova creazione, anzi la superai nella mol-teplicità delle opere e nell’intensità del mio amore. Ma il mio amore è represso ancora e come sfogo voglio dare la mia Volontà come vita, per dar loro il bene più grande che posso dare e per ricevere la grande gloria di avere i suoi figli nel regno nostro.

Come la creatura entra nel nostro Volere, è tanto il nostro contento, che ci dà il campo di ripetere in essa tutto ciò che abbiamo fatto nella Creazione e nella Redenzione. Il nostro amore vuol vedere in atto, come se allora lo stessimo facendo, il cielo disteso, il sole rifulgente di luce, i venti che soffiano continuamente, in chi vive[125] nel nostro Volere; onda-te di grazie e d’amore, mari che mormorano «amore, gloria, adorazione al mio Creatore»; ripete in atto la discesa del Verbo. La mia Volontà è la ripetitrice e la portatrice di ciò che fece la mia Umanità nella creatura, sicché stiamo sempre in atto di operare in essa; non cessiamo mai, perché nulla deve mancare in chi vive nel nostro Volere; gli stessi atti nostri saranno il nostro trono, il nostro corteggio e la stessa vita della creatura. Perciò il nostro amore per essa dà dell’incredibile, siamo tutt’occhio su di essa per vedere se non racchiude tutto, e quante volte, perché la amiamo troppo, ripetiamo il nostro atto operante, mettiamo nuova bellezza, nuova santità nei nostri capolavori che abbiamo fatto in essa. Ci piace sempre darle e tenerla occupata sotto la pioggia dei nostri atti operanti, per ave-re28 occasione di amarla e di farci amare di[126] più. Onde vivi sempre nel nostro Volere e sentirai lo sfogo continuo del nostro amore, il nostro atto operante, che non solo ripeterà le opere nostre in atto, ma aggiun-gerà cose nuove da far stupire Cielo e terra.”

Dopo ha soggiunto con un accento pietoso: “Figlia mia, tutti vivono nel mio Volere e se non volessero vivere non troverebbero lo spazio dove po-ter vivere; ma chi sente la nostra vita divina? Chi si sente involgere dalla nostra santità? Chi prova il contento di sentirsi toccare dalle nostre mani creatrici per sentirsi abbellito della nostra bellezza? Chi si sente affogare dal nostro amore? Chi vuol vivere nel nostro Volere, non chi si trova per necessità di creazione, perché la nostra immensità involge tutti e tutto. Questi stanno senza conoscerci, come veri usurpatori dei beni nostri, come figli degeneri, sleali ed ingrati del Padre loro, e siccome non ci cono-scono né ci amano, Noi non troviamo il posto[127] in loro dove mettere la nostra santità, il nostro amore. Le loro anime sono incapaci di ricevere la sempre crescente nostra bellezza. Non ci danno nulla, neppure i diritti di Creatore, e mentre vivono insieme nel nostro mare divino, stanno come lontani da Noi. Col non conoscerci hanno messo le sbarre, hanno chiuso le porte e rotto le comunicazioni tra loro e Noi.

La conoscenza è il primo anello di congiunzione tra loro e Noi; è il voler vivere nel nostro Volere, che toglie le sbarre e apre tutte le porte, per far venire [le creature] nelle nostre braccia a deliziarsi con Noi; è l’amarci, che ci fa versare a torrenti il nostro amore, le nostre grazie, fino a coprirle delle nostre qualità divine. Se non c’è la conoscenza, nulla possiamo dare, né loro [possono] ricevere. Invece, chi vive nel nostro Volere ci cono-sce. Come entra in Esso, così dà il suo bacio al Padre suo, lo abbraccia, ci mette intorno il suo piccolo amore, e Noi le diamo i nostri mari d’amore, si bacia [128] con tutto il Cielo. Possiamo dire che si aprono le feste tra lei e Noi, tra il Cielo e la terra. Noi stessi la chiamiamo beata e le diciamo: «Tu sei la più felice e fortunata creatura, perché vivi nel nostro Volere; vivi e ci conosci, vivi e ci ami, e Noi ti teniamo nascosta nel nostro amore, coperta dalle nostre braccia, sotto la pioggia delle nostre grazie».” Fiat!!!

6 Luglio 1938

Nella Divina Volontà non può esserci amarezza, ma la creatura sente il possesso
della Patria Celeste, anzi, nei suoi atti Dio mette tutto ciò che contiene l’Atto Divino,
perché nulla le manchi e tutto possa dare a Dio. La Divina Volontà che prega
nella creatura coinvolge tutto e tutti. Differenza tra chi sta nel mare immenso
della Divina Volontà e non lo sa e chi invece lo sa e vuole vivere in esso.

Come nel Voler D. tutto è trionfo, gioie e conquiste.

L’ufficio di Madre del Voler D. Esempio del mare chi vive in Essa.

Sono tra le braccia del Volere Divino e posso dire che ogni giorno faccio la mia giornata nel suo mare. Tutto ciò che ha fatto, tanto nella Creazione quanto nella Redenzione, mi si fa incontro e mi dice: “Siamo già tuoi, guarda con quanto amore ti fa dono di noi [129] il tuo Creatore, e tu mettici il tuo piccolo amore, affinché l’Amore Creante ami nell’amore creato e l’amore creato ami nell’Amore Creante e restino vittoriosi entrambi.”

Ma mentre seguivo gli atti del Volere Divino, volevo prendere di soprassalto il Cielo, chiudermi nella celeste regione per non uscirne mai più. Oh, come mi pesa l’esilio! Se non fosse che il “Fiat” Divino fa scorrere i suoi rivoli di gioie e di felicità celesti, io non so come farei a sopportarlo; e mi sentivo amareggiata.

Ed il mio amato Gesù, che mi vigila in tutto e non vuole che mi occupi d’altro che di vivere nel suo Volere, compassionandomi e rimproverandomi dolce-mente, mi ha detto: “Mia buona figlia, perché ti amareggi? Nella mia Volontà suonano male le amarezze, perché Essa è fonte di tutte le dolcezze, di [tutti i] trionfi e conquiste, e se le creature sono amareggiate è perché non vivono in Essa e la loro volontà le tiranneggia, soffrono[130] amarezze e restano sconfitte. Perciò coraggio, figlia mia. Tu devi sapere che come la creatura vive nella mia Volontà sente il bisogno della sua Patria celeste, già si sente posseditrice, e privandosi per amore mio della gloria celeste, in ogni atto che fa mi sento ridare Me stesso da essa, mi dona tutto il Cielo e il pelago delle gioie e felicità che ci sono nelle celesti regioni. Quindi, non vuoi dare questo contento al tuo Gesù? E poi, se non finisco di formare in te il regno del mio Volere, come posso trasmetterlo agli altri? Perciò lasciami fare.”

Dopo ciò ha soggiunto: “Figlia mia, è tanto il mio amore verso chi vive nel mio Volere, che faccio come una mamma che avesse il suo figlio stor-pio e avesse [il] potere di dare al suo figlio la bellezza più rara. La madre si stende[rebbe] su di lui, lo riscalde[rebbe] col suo calore e a via di baci e di abbracci[131] ridone[rebbe] al figlio l’uso delle membra, lo rende[rebbe]bello e guardandolo come frutto del suo amore materno si senti[rebbe]felice. Ma la mamma non ha questo potere e quindi sarà sempre infelice col suo figlio. Ma ciò che non ha la madre [ce] l’ho Io. Il mio amore è tanto che, come entra nella mia Volontà, mi stendo sopra di esso, lo riscaldo col mio amore per chiamarlo a vita novella, lo bacio e ribacio, me lo stringo al cuore per togliergli qualunque male che potesse ombrarlo e togliergli la freschezza e la bellezza divina; poi gli soffio, gli mando il mio alito ri-generatore per generarlo a nuova vita e restituirgli la bellezza più rara. Non contento ancora, formo il trono di tutte le opere mie e vi metto sopra il mio Volere, come Re sul suo Trono, regnante e dominante in questa creatura. Posso dire: «che altro potevo fare e non feci? Potevo forse amarti di più e non ti ho amato?»

Tu devi sapere che il mio amore giunge all’eccesso; come la creatura fa i suoi[132] atti nel mio Volere, Io richiamo in quell’atto tutti i nostri atti che abbiamo fatto, possibili ed immaginabili, anche la mia stessa Genera-zione del Verbo, [in] cui procedette lo Spirito Santo, la Creazione tutta, la mia Incarnazione nel tempo. Tutto, tutto racchiudo in quell’atto per poter dire: «è atto nostro, atto completo». Nulla deve mancare e la creatura deve poterci dire: «nella vostra Volontà tutto è mio e tutto posso darvi, anche Voi stessi». Quindi la gloria, l’amore nostro echeggia in tutte le opere nostre e radunando tutto si riversa fin nel nostro seno Divino. Oh, come è dolce sentire risuonare in tutte le cose: «Gloria, amore al nostro Creatore». Ma chi ci ha dato l’occasione di ricevere tanta nostra gloria? Chi vive nel nostro Volere.”

Dopo ciò ha soggiunto: “Figlia mia, come la creatura chiama la mia Volontà nei suoi atti, nella sua preghiera, Essa ripete insieme quell’atto e prega insieme con la creatura, e siccome con la sua[133] immensità si trova dappertutto, la Creazione, il sole, il vento, il cielo, gli angeli e [i]santi, sentono in loro stessi la forza della preghiera creatrice e tutti pre-gano. I prodigi di questa preghiera sono onnipotenti, coinvolgono tutti, si danno a tutti; solo chi ingrato non la vuole ricevere resta senza effetti. Sicché la mia Volontà possiede la virtù pregante, ed oh, com’è bello ve-derla pregare nel suo modo divino e con la sua virtù creatrice, che s’im-pone su tutti e fa pregare tutti. Questa preghiera s’impone sui nostri attri-buti divini e fa versare pioggia di misericordia, di grazie, di perdono e d’amore. Basta dire che è preghiera nostra, per dire [che] tutto può dare.

Ora, tu devi sapere che la creatura, faccia o non faccia la nostra Volon-tà, viva o non viva in Essa, già sta nella sua immensità; anzi [Essa] è vita della sua vita e atto dei suoi atti, e la assiste continuamente col suo atto creante e conservante, però chi vive in Essa sente la sua vita, la sua [134] potenza, la sua santità e quanto la ama. Succede ad essa come al pesce che sta nel mare e lo conosce: sente questo mare divino che le fa da letto, la porta nelle braccia delle sue acque celesti, la alimenta, la fa camminare nel suo mare, la ricrea, la abbellisce, e se vuole dormire le forma il letto nel fondo del suo mare per fare che nessuno la svegli, anzi dorme insie-me. È tanto l’amore [del]la mia Volontà verso chi sta nel suo mare e conosce che vi sta dentro, che fa in lei tutte le arti che essa vuol fare. Se vuole pensare, pensa in essa; se vuole guardare, guarda nei suoi occhi; se vuole parlare, parla e la tiene in continua comunicazione e le dice le tante meraviglie del nostro eterno amore; se vuole operare, opera; se vuole cammi-nare, cammina; se vuole amare, ama. Il mio «Fiat» ha sempre [da]fare con essa, ed essa non solo lo riconosce, ma non lo lascia mai [135] solo, si sprofonda [di] più nel suo mare, perché sa che se esce perde la vita; [le] succederebbe come al pesce, che se esce dal mare perde la vita. Queste creature che vivono nel nostro Volere sono i nostri abitatori celesti e col loro amore si dilettano di formare le onde nel nostro mare per ricrearci e felicitarci.

Invece chi sta nell’immensità del nostro mare e non ci conosce, niente sente di tutto ciò. Non sentono le nostre premure paterne che li stringe al seno, vivono nel nostro mare come se non vivessero, sono ben infelici come se non fossero figli nostri, vivono da estranei e, non essendo cono-sciuti, siamo costretti dalla loro ingratitudine a non dire loro neppure una parola e a ritenere repressi nel nostro seno i beni che dovevamo dare. Vedere i nostri figli poveri, dissimili da Noi, solo perché non ci cono-scono, è un dolore per Noi; e se dessimo, sarebbe come dice il Vangelo: «Non date le perle ai porci». Non conoscendole [136] le infangherebbero e le calpesterebbero sotto i piedi. Perciò la conoscenza fa conoscere dove stiamo, con chi stiamo, che possiamo ricevere e che dobbiamo fare. Quindi, chi non conosce è il vero cieco; per quanti beni [gli] si mettono dintorno, lui non vede nulla ed è il vagabondo della Creazione.”Fiat!!!

11 Luglio 1938

Questi Scritti sono lo sfogo dell’eterno Amore represso. L’Amore è appagato
quando la creatura e Dio hanno lo stesso Volere. Ogni atto fatto nel Divin Volere
è una via in più tra il Cielo e la terra. La Divina Volontà vuole fare nella piccolezza
della volontà della creatura gli stessi prodigi che fa in Dio.

Come nel vero amore ciò che vuole l’uno vuole l’altro. Ogni atto di Volontà D.

è una via che si apre tra il Cielo e la terra. Il Fiat di Dio nella creatura.

Sono sempre tra le braccia del Volere Divino; mentre scrivo sento il peso del grande sacrificio di scrivere e l’offro al mio caro Gesù per ottenere che la Divina Volontà sia conosciuta, voluta e amata da tutti. Oh, come vorrei mettere la mia vita, per poterla far conoscere da tutti! E siccome mi sentivo [137] sofferente, a stento continuavo a scrivere, ed il mio dolce Gesù per fortificarmi mi ha detto:

“Figlia mia benedetta, coraggio, sono Io con te, ed è tanto il mio compiacimento mentre scrivi, che in ogni parola che scrivi ti do un bacio, un abbraccio, una mia vita divina per dono. E sai perché? Vedo copiata in questi scritti la nostra vita d’eterno amore, la copia della nostra Divina Volontà operante, e poi il nostro amore represso per ben seimila anni, che si sfoga,[che]ha i suoi refrigeri alle nostre fiamme, che fa conoscere quanto ama la creatura, e l’ama tanto che vuole darle la sua Volontà come vita; e questo perché possiamo dire da ambo le parti: «ciò che è mio è tuo». Il vero amore allora è contento, quando può dire: «ci amiamo di uguale amore, ciò che voglio Io [lo] vuole essa». Se ci fosse disparità d’amore renderebbe infelice l’amore dell’Uno e dell’altra, e se uno volesse una cosa e l’altro un’altra,l’unione[e]l’amore cesserebbero.E siccome[138] il mio amore è vero amore, sapendo che la creatura possiede amore e volontà finita, le do il mio amore e Volontà infinita [e] così possiamo dire: «ci amiamo con un solo amore, abbiamo una sola Volontà». Se uno non diventa volontà dell’altro, il vero amore non esiste, né possiede [la]sorgente. Quindi dovresti essere contenta del sacrificio che fai di scrivere, sapendo che serve di sfogo al mio amore represso per tanti secoli e di refrigerio alle mie fiamme, che sono tante che mi fanno dare in delirio. Perciò, amiamoci con un solo amore e diciamo insieme: «Ciò che vuoi tu [lo] voglio io». Dì: «Gesù, sperdi la mia volontà nella Tua e dammi la Tua per vivere».”

Onde dopo che ci siamo protestati entrambi29 di vivere di un solo Volere, il mio amato Gesù ha soggiunto con più tenerezza: “Mia buona figlia, tu devi sapere che è tanta la potenza di ogni atto fatto nel mio Volere, che apre una via per il Cielo, per sé e per gli altri che [139] vengono appresso, sic-ché ogni atto è una via che porta30 al Cielo. Queste vie scendono dal Cielo, intrecciano la terra, si diffondono ovunque e [per] chiunque vuole entrare si fanno vie sicure e condottiere sicure, che lo guidano fin nel seno del suo Creatore. Vedi dunque che cosa è un atto nella mia Volontà? È una via di più che si apre tra il Cielo e la terra. Come è bello il vivere nel mio Volere! Non solo è una via, ma come l’anima sta per fare il suo atto, il fiato divino scende nel suo atto e, fiatandolo, riempie tutto il creato col suo alito onnipotente, e tutti sentono il refrigerio, l’amore, la potenza del fiato creante, che ha potere di racchiudere tutti e tutto, imbalsamando[li]con la sua aria divina e celeste. La mia Volontà, operante tanto in Noi stessi quanto nella creatura, deve operare prodigi, ma tanto che deve poter dire: «sono un Atto divino, posso far tutto». Sicché non vi è onore più grande che possiamo dare [alla creatura], né Noi[140] [possiamo] rice-vere gloria che più ci glorifichi, ci feliciti e ci renda gloriosi e trionfatori da parte delle creature, che fare operare la nostra Volontà nel loro atto. Ci sentiamo chiusi nel loro atto mentre restiamo31 liberi e operiamo nel cer-chio umano come sappiamo operare da Dio. Fare ciò è per Noi un amore esuberante; amiamo l’atto nostro in cui vediamo svolgere la nostra poten-za e bellezza inarrivabile, la nostra santità, amore e bontà che coprono tutto, [che] baciano e si abbracciano con tutti, che vorrebbero trasmutare tutti e tutto nelle nostri doti divine. Come non amare un atto sì grande? Amiamo colei che ci ha chiamato e ci ha prestato l’atto suo per farci fare [un] atto sì grande; e come non amarla, che ci ha servito da portatrice per operare tante nostre meraviglie? Che cosa non daremmo a costei e chi potrebbe negarle nulla? Basta dirti che chi vive nel nostro Volere lascia 32 dietro tutti, è la prima nella[141] santità, nella bellezza, nell’amore; sen-tiamo l’eco nostro, il fiato nostro nel suo. Essa non prega, ma prende ciò che vuole dai nostri tesori divini. Quindi, ti stia a cuore vivere nel nostro Volere Divino.”

Dopo ciò ha soggiunto: “Figlia mia, la nostra Volontà circola in tutte le cose create come sangue nelle vene. L’atto primario, il moto, il calore, è sempre suo, però se trova una creatura che la riconosce e vive in Essa, mentre continua a circolare in tutto, in questa si ferma e forma il suo [ap]poggio per operare le sue meraviglie, e mentre con la sua potenza ed immensità non lascia nessuno, con questa apre le sue comunicazioni, per-ché avrà orecchie per ascoltarla, intelligenza per comprenderla, cuore per riceverla e amarla; in questa farà il deposito delle sue grazie, delle sue finezze d’amore. La volontà umana che vive nella sua le servirà come spazio dove continuare il suo atto [142] operante, formerà il suo centro, la sua stanza divina e il suo sfogo d’amore continuo, e come fa i suoi atti nel mio Volere, così rinasce in Dio e Dio in essa, e queste rinascite faranno risorgere nuovi orizzonti, cieli più belli, soli più fulgidi, nuove conoscenze divine. Ogni atto in più che fa nel mio Volere, ci [fa] sentire più trasportati a farci conoscere; sentiamo più fiducia di affidarci a lei, perché stando la nostra Volontà in essa, saprà custodire con gelosia ciò che le diciamo e diamo, e perciò in ogni rinascita rinascerà a nuovo amore, a nuova san-tità, a nuova bellezza. Quindi, guardandola, nel delirio del nostro amore le diciamo: «il nostro Volere ti fa sempre più bella, più santa, e quanto più stai in Esso tanto più cresci e rinasci nel nostro Essere Divino. [Ad] ogni atto in più che fai, la nostra Volontà si impone a farti dare del nostro, a dirti nuovi segreti, a farti nuove scoperte[143] del nostro amore». Se non dessimo sempre a questa creatura, sentiremmo mancare il moto alla no-stra vita divina, ciò che non può essere; ed essa neppure può stare se non riceve, si sentirebbe mancare l’alimento dell’amore, le tenerezze del suo Padre Celeste. Perciò sii attenta e riconosci che sei portata dalle braccia della nostra Paternità divina.” Fiat!!!

18 Luglio 1938

La creatura che entra nel Divin Volere acquista tutte le qualità divine, domina ed ama tutti.
Ogni cosa creata l’aspetta per amare e glorificare Dio per mezzo suo.
Gesù l’ama in tutto ciò che Lui ha fatto e vissuto.

Com’è bello vedere la creatura nella D. Volontà. Come le cose create l’aspettano

per amare il loro Creatore. L’amore esuberante di Dio per chi vive in Essa.

Il mio volo nel Volere Divino continua. [Nel]la sua potenza ed immensità sente come il bisogno della compagnia della sua amata creatura per portarla ovunque si trova, e come trova le sue opere, la sofferma per dirle la diversa storia che ciascuna opera sua[144] possiede e la diversità d’amore con cui sono animate; e si diletta tanto nel far conoscere la sorgente, la specialità delle sue opere, che non solo fa dono delle opere sue a chi si fa ascoltatrice, ma festeggia insieme le opere sue. Ora, mentre le mia mente era sorpresa, incantata, il mio sempre amabile Gesù, sorprendendomi, mi ha detto:

“Figlia mia benedetta, non vi è incanto più bello che diletta il nostro Essere Supremo, che vedere entrare la creatura nella nostra Volontà. Essa, come entra, ci prende come in braccio e si riveste dentro e fuori del nostro Essere Divino, e Noi, per contraccambiarla, la prendiamo nelle nostre [braccia] per godercela; ed oh, come è bello vederla piccola ma bella, piccola e potente, piccola e sapiente, piccola e forte, tanto da poter portare il suo Creatore! Non vi è cosa [in] cui non ci somigli. Sicché col solo entrare nel nostro Volere acquista e si veste delle nostre qualità divi-ne, con diritto da Noi dato padroneggia[145] su tutto, si dà a tutti, ama tutti, vuol essere amata da tutti e vuole che tutti ci amino. Vedere una creatura che vuole che tutti ci amino è la nostra gioia più pura, più bella, più grande; sentiamo proprio l’eco nostro, che vogliamo che tutti ci amino e amiamo tutti; e se molti non ci amano, ci sentiamo offesi e rubati i diritti di Creatore, di Padre che ama assai i suoi figli. Sicché ci sentiamo ritrat-tati da questa creatura, troviamo in essa le nostre stesse follie d’amore; come non amarla? Perciò ad essa il primo nostro bacio, le strette dei nostri abbracci; gli stratagemmi d’amore che le facciamo sono inauditi, e quanto più la amiamo più vogliamo amarla.”

Gesù ha fatto silenzio e poi ha soggiunto: “Figlia mia, tutte le cose create ti aspettano, ma sai perché? Perché sentono, in virtù del mio «Fiat» di cui tutte sono animate, l’unione con te,[146] l’inseparabilità da te; e siccome alla creatura è data la supremazia su tutto, ti aspettano in mezzo a loro, affinché insieme con esse ci glorifichi, ci ami, a seconda [del]l’ufficio che ciascuna ha da darci. Ciascuna cosa creata possiede la pienezza del proprio bene.

Il sole possiede la pienezza della luce, e ogni atto di luce che emette, ogni effetto e bene che sprigiona dal suo seno di luce, è una continua sonatina di gloria [e] di amore che ci dà, ma non ce la vuol dare da solo, vuole insieme colei per la quale è stato creato; e allora restiamo vera-mente amati e glorificati, quando la creatura animata dalla nostra Volontà scorre in quell’atto di luce e ci ama e ci glorifica con amore e gloria di luce. Sentiamo il nostro scopo, la causa per cui creammo la luce. Trovia-mo nascosta in quella luce la creatura, che ci ama con la pienezza della luce e del calore; troviamo in essa amore che ci ferisce, amore che ci raddolcisce,[147] amore che dice sempre «amore»; quindi demmo alla creatura, in suo potere, un sole che ci amasse. Se non la troviamo nelle cose create non siamo contenti; esse si rendono come strumenti senza suono e senza vita. [Tutt’]al più ci amiamo e ci glorifichiamo Noi stessi, ma non è la creatura che ci ama e ci glorifica; il nostro scopo resta fallito.

Ti aspetta il vento, affinché la tua voce scorra nei suoi gemiti, per sen-tire il tuo amore gemendo verso il suo Creatore. Oh, come si sente ono-rato, quando vede nell’impetuosità del vento il tuo amore impetuoso, qua-si imperante, verso Colui che lo ha creato, le sue ondate, il suo soffio33 , investiti dal tuo «ti amo» e mentre ci sentiamo fiatare d’amore da te, Noi ti fiatiamo d’amore per essere più amati. Ti aspetta l’aria che tutti respirano, affinché resti animata con la tua voce, e in ogni respiro che ricevono [le creature], ricevano il «ti amo» del loro[148] Creatore, e in ogni respiro che emettono corra il tuo «ti amo», per portarci nel suo grembo tutte le vite e [i] respiri cambiati in tante voci d’amore. Tutti ti aspettano per ricevere la nuova vita d’amore, di cui è portatrice l’anima che vive nel mio Volere. Anche i santi, gli angeli, la stessa Regina del Cielo, ti aspettano per rice-vere la freschezza, la gioia dell’amore operante della creatura, che sebbe-ne vive in terra, vive in quello stesso Volere [in] cui Essi vivono, per essere come innaffiati dell’amore di questa felice creatura. Sentono il nuovo amore di cui il mio Volere l’ha riempita, che investendo tutti, [fa loro] sentire la gioia dell’amore conquistante, di cui è portatrice.

Che ordine, che armonia, figlia mia, mette tra il Cielo e la terra chi vive nella mia Volontà! Tutti i suoi atti, moti e pensieri si cambiano in voci, in suoni, in armonie, che investendo tutte le cose create fanno dire a tutte che ci amano, e mentre Noi restiamo[149] amati, insieme con Noi tutti restano amati con nuovo amore. Tutto il Cielo resta rapito nel vedere le meraviglie, il dolce incanto di chi vive nel nostro «Fiat» Divino.

Ora, tu devi sapere che il mio amore non è contento se non faccio e do nuove sorprese d’amore a chi vive nel mio Volere, se non aggiungo cose nuove da fargli conoscere. Senti, figlia mia, quanto ti ho amato: il mio Padre Celeste mi generava ed Io lo amavo; in quell’amore amavo anche te, perché la mia Volontà ti portava sempre presente. Io genero continua-mente e nella foga del nostro amore di Padre e Figlio procedette lo Spirito Santo; in quella foga amai anche te d’amore continuo. Creai tutta la Crea-zione, ed in ogni cosa che creavo prima amavo te e poi la creavo e la stendevo a tuo servizio. Anche nell’amore tra Me e la mia Mamma Celeste Io ti amai, ed oh, quanto ti amai nell’incarnarmi [150] nel suo seno vergi-nale! Ti amai in ogni respiro, in ogni mio moto, in ogni lacrima; la mia Volontà ti faceva presente affinché ti amassi e tu ricevessi come mio dono il mio respiro, le mie lacrime, il mio moto. È giunto a tanto il mio amore per chi doveva vivere nel mio Volere, che anche [quando] facevo grazie ai miei santi e li amavo, in quell’amore essa veniva racchiusa. Posso dire: «Ti ho amato sempre, ti ho amato in tutti ed in tutto, ti ho amato in tutti i tempi, in ogni luogo, ti ho amato dovunque e dappertutto». Oh, se tutti sapessero che significa vivere nel mio Volere, i mari d’amore e di grazie di cui sono inondati! Un Dio che li ama con amore sempre nuovo! Come nel nostro Essere Divino possiamo tenere la nostra passione divina e predo-minante, che la creatura viva nel nostro Volere, così diventerebbe la loro passione predominante e a qualunque costo metterebbero la [151] vita per vivere in quel «Fiat» che tanto li ama.” Fiat!!!

24 Luglio 1938

La Divina Volontà è vita e l’amore è il suo alimento; la Divina Volontà è luce e l’amore
(figlio suo) è calore. Dio trova, in chi vive nel suo Volere, la risposta a quell’amore
specifico con cui creò ogni cosa. Gesù vuole che chi vive nel suo Volere prenda
tutto ciò che Egli ha fatto per fargli vivere per mezzo suo.

Differenza che passa tra la D. V. e l’amore. Come chi vive nel mio Volere riceve il deposito

dell’amore di tutte le cose create e forma il poggio agli atti di N. Signore. Appello a tutti.

Mi sento investita dal “Fiat”; mi sembra che mi chiami in tutte le cose create per darmi il suo amore e così poterlo amare di più. Ma pensavo tra me: Quale differenza passa tra l’amore e la Divina Volontà?, ed il mio adorabile Gesù, ripetendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

“Figlia della mia Volontà, la mia Volontà è vita, il mio amore è ali-mento. La vita non può stare senza alimento, e se esistesse l’alimento senza la vita che lo prende si renderebbe inutile, e Dio cose inutili non sa fare. La vita fa sorgere l’alimento, sicché l’una e l’altro si [152] rendono necessari. La vita non può formarsi, né crescere, né sviluppare le sue opere grandi senza alimentarsi; l’alimento resterebbe senza opere, senza dare di sé in cose meravigliose, se non avesse una vita che lo riceve.

Oltre a ciò, la mia Volontà è luce, l’amore è calore; inseparabili tra loro, la luce non può stare senza il calore, né il calore senza la luce; pare che siano gemelli nati in un parto, ma la prima a nascere è la luce e poi sorge il calore, sicché il calore è figlio della luce. Così la mia Volontà tiene il suo atto primo, l’amore è la sua figlia prediletta 34 , la sua primogenita inseparabile. Se la mia Volontà non vuole, non si muove, non vuole operare, l’amore se ne sta nascosto dentro la sua Mamma, senza far nulla; invece, se la mia Volontà vuole operare, corre, vola, è tutt’occhio, moto, opere e passi, senza mai stancarsi. Così anche nella creatura, se si fa muovere dalla mia Volontà, avrà vero[153] amore, sarà ferma, costante ed irremovibile nel bene; se poi non sarà animata da Essa, il suo amore sarà un amore dipinto, senza vita, incostante. Povero amore, dove non c’è la vita della mia Volontà! Il bene, le opere che farà saranno esposte al gelo, alle brine notturne, al sole cocente, che hanno virtù di bruciare e di far seccare le opere più belle. Vedi dunque, figlia, la differenza tra la mia Volontà e l’amore: non può nascere la figlia senza la madre. Perciò ti stia a cuore possedere la sua vita, se non vuoi essere sterile nel bene, senza generazione da poter popolare Cielo e terra.”

Dopo ciò ha soggiunto: “Figlia mia benedetta, il vivere nella mia Volontà Divina mette ordine a tutto e fa conoscere il bene che tutte le cose create posseggono, l’amore di cui sono investite e [come] si riversano sulla crea-tura per farla amare con ciascun amore distinto che ogni cosa creata pos-siede. Sicché[154] in chi vive nel nostro «Fiat» Divino troviamo l’amore con cui creammo e distendemmo il cielo e la molteplicità del nostro amore distinto con cui lo punteggiammo di stelle. Ogni stella è un amore distinto e lo vediamo sigillato nella creatura, amandoci la quale con tanta diver-sità d’amore per quante stelle ci sono, sentiamo coronare il nostro amore immenso ed infinito con la corona dell’amore della creatura. Oh, come restiamo contenti nel trovare in essa l’amore suo che corona il nostro! E per contraccambiarla, raddoppiamo il nostro amore in essa per farci amare di più, affinché superi il cielo con tutte le sue stelle nell’amarci. Troviamo in essa l’amore con cui creammo il sole; il sole è uno, ma la molteplicità degli effetti e [dei] beni che produce è innumerevole. Ogni effetto è un amore distinto, può essere un bacio, una carezza di luce che dà il Creatore alla sua creatura, un abbraccio d’amore, tanti atti di[155] vita che facciamo sorgere da dentro quegli effetti, si possono chiamare alimenti con cui vivono le creature. E Noi troviamo in chi vive nel nostro Volere l’amore e la molteplicità degli effetti con cui creammo il sole, ed oh, come ci sentiamo restituire l’amore, i baci, gli abbracci, la molteplicità degli effetti d’amore che possiede la luce, e ci sentiamo coronare la nostra luce inaccessibile dalla corona di luce d’amore di essa.

Che cosa non ci fa trovare la nostra Volontà in chi vive in Essa? Ci fa trovare l’amore con cui creammo il vento, l’aria, il mare, il fiorellino del campo, tutti e tutto, ed essa ci ridona questo amore, anzi ce lo raddoppia, e Noi raddoppiamo l’amore con cui creammo tutte le cose create. Il nostro amore fa festa, si sente riamato, contraccambiato, prepara nuove sor-prese d’amore e forma la creazione operante nella creatura. Questo amore vincola tutto, Cielo e terra, scorre ovunque e si forma come cemento, per riparare [la rottura del]l’inseparabilità[156] che ha prodotto la mancanza d’amore tra Dio e le creature.35

Ora, è tanto il mio amore per chi vive nel mio Volere Divino, che ciò che faccio Io [lo] faccio fare ad essa, le do il diritto sugli atti miei, come se fossero suoi, e sto con ansia aspettando che prenda i passi miei per farla camminare, le mie mani per farla operare, la mia voce per farla parlare, tanto che, se qualche volta omette di servirsi di Me, il mio amore è tanto che la rimprovero dolcemente e con tenerezza indicibile le dico: «oggi non mi hai fatto camminare, i miei passi stavano ad aspettarti per camminare in te, e tu me li hai resi fermi; le mie opere oggi sono sospese, perché tu non mi hai dato lo spazio di operare nelle tue mani; sono stato sempre in silenzio perché non mi hai fatto parlare nella tua voce; vedi, anche le mie lacrime le tengo sul mio volto, perché tu non me le hai tolte, per servirtene [157] per te per lavarti, per rinfrescarti nel mio amore e per farne un bagno per chi mi offende, ed Io mi sento il volto ancora bagnato di pianto; le mie pene oggi sono senza i baci, i raddolcimenti di chi mi ama, e me le sento più inasprite». Perciò prendimi tutto, non mi lasciare nulla, fammi pog-giare l’Essere mio, con tutti gli atti miei su di te e su tutti gli atti tuoi, e così ti chiamerò il mio [ap]poggio, il mio rifugio. Metterò in te, nel banco della mia Volontà che regna in te, tutto ciò che feci e soffrii stando in terra, lo moltiplicherò, [lo] centuplicherò, lo farò risorgere continuamente a novella vita, affinché tu prenda per te quello che vuoi e mi darai a tutti, perché tutti mi conoscano e mi amino. Anzi, tu devi sapere che come la creatura entra nella mia Volontà per fare i suoi atti, chiama [e fa] l’appello a tutte le cose create, ai santi e angeli, affinché tutti vengano racchiusi in quell’atto; ed oh, com’è bello sentire[158] in quell’atto che tutti mi amano, tutti mi riconoscono e adorano, tutti fanno la stessa cosa. La mia Volontà chiama tutti, s’impone su tutti e tutti restano felicitati, onorati di essere racchiusi in quell’atto fatto nel Volere Divino, per amare con nuovo amore e con l’amore di tutti Colui che tanto li ama.” Fiat!!!

30 Luglio 1938

Le anime che vivono nella Divina Volontà avranno in Cielo speciali mansioni, le più belle.
In Cielo ognuno avrà Dio tutto per sé, con sé e in sé. Gesù ci ha amato spontaneamente
nella sua vita terrena in ogni cosa creata e in tutto ciò che faceva o soffriva.
Differenza tra chi fa la Divina Volontà e chi vive in Essa.

Come in Cielo ci sono innumerevoli mansioni, ciascun beato avrà un Dio a sé tutto suo.

Come Gesù ci amava in tutte le cose create. Spontaneità di Gesù nelle pene.

La mia povera mente è spesso investita dalla foga dell’amore del Volere Divino. Le sue meraviglie sono sempre sorprendenti, l’una è più bella dell’altra. Ed il mio amabile Gesù, sorprendendomi con la sua breve visitina, con un amore che rapiva la piccola anima mia, mi ha detto:

“Mia piccola figlia della mia[159] Volontà, i prodigi, le meraviglie, le scene incantevoli che svolgo in chi vive nel mio Volere sono molteplici e tanto belle ed incantevoli, che a nessuno è dato d’imitarle. Tu devi sapere che in Cielo ci sono innumerevoli mansioni 36 , ma quelle preparate per le anime che sono vissute nel mio Volere sulla terra saranno le più belle e distinte dalle altre; possederanno armonie e scene divine [e] incantevoli, gioie sempre nuove che sorgeranno dal fondo della mia Volontà, in cui sono vissute; avranno in loro potere gioie e felicità sempre nuove; quante ne vorranno, tante ne formeranno, perché il mio «Fiat» ha virtù di creare sempre nuove gioie. Queste mansioni saranno il nuovo incanto di quel celeste soggiorno.

Ora voglio dirti un’altra sorpresa più bella ancora: in Cielo ciascun beato mi avrà dentro di sé come suo Creatore, Re, Padre e Glorificatore; mi avrà fuori di sé, proprio [160] a lui vicino, in modo da sentirsi portare nelle mie braccia; ameremo insieme, ci feliciteremo insieme. Non sarò un Dio per tutti, ma un Dio per ciascuno, anzi, mi terrà bilocato dentro e fuori di sé; Io lo possederò dentro e fuori di Me e loro mi pos-sederanno dentro e fuori, come se fossi solo per ciascuno. [Se fosse] un Dio per tutti, non sarebbe piena la felicità; uno starebbe vicino, un altro lontano, chi a destra, chi a sinistra, quindi chi godrebbe le mie carezze, chi no, chi si sentirebbe più amato e felicitato dalla mia presenza vicina e chi no. Invece, con l’avermi ciascuno per sé, dentro e fuori, non ci perderemo mai di vista, godremo l’amore vicino, non lontano; quanto ci saremo amati e conosciuti in terra, [tanto] più ci ameremo in Cielo. E poi, quello che darò a chi è vissuto nel mio Volere in terra sarà tanto grande, che tutti i beati godranno doppia felicità. È vero che ho [161] il mio trono, da dove scatu-riscono mari di gioia, da allagare tutta la Patria celeste, ma il mio amore non è contento se non mi biloco e scendo a stare a tu per tu, da solo a solo con la mia amata creatura, per amarci di più e godere insieme. E poi, come poter stare lontano da chi vive nel mio Volere, se tra essa e Noi si forma l’inseparabilità di volontà e d’amore? Come poter stare anche un solo passo lontano, se uno solo è l’amore con cui ci amiamo e una la volontà con cui operiamo? Anzi, tu devi sapere che chi vive nel nostro Volere è inseparabile da tutti, anche dalle stesse cose create. Come fa il suo atto in Esso, chiama e abbraccia tutti, chiude tutti nel suo atto, s’im-pone su tutti per fare ciò che essa fa. Perciò, in un atto nel mio Volere Io ricevo tutto, anche la mia stessa Creazione, per amarmi e glorificarmi.”

Dopo ciò ha soggiunto: “Figlia mia, [162] Io faccio come un re che ha molte regine, che si amano con un amore [tale] che l’uno non può stare senza l’altra. Questo re forma tanti palazzi sontuosi, vi mette musiche dentro, le scene più dilettevoli, per rendere felici le sue regine e lui insie-me con esse. Poi mi biloco per ciascuna, in modo che tutte mi posseggono e sono felicitate dal mio possesso. Il re non può bilocarsi per rendere felici le sue regine e si deve contentare di stare or con l’una, or con l’altra, e questo già rende infelice il loro amore e sono tiranneggiati da un amore spezzato e non goduto per sempre. Se Io non avessi virtù di darmi a ciascuna come se fossi solo per essa, il mio amore mi renderebbe infelice, lasciando la creatura anche un solo istante senza di Me. Invece sono Re che corteggio sempre le mie regine e loro corteggiano Me. Se ciò non fosse mancherebbe nel celeste [163] soggiorno la pienezza della felicità.”

Onde continuavo il mio giro nel “Fiat” Divino e mi sono soffermata a ciò che fece Gesù stando sulla terra ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

“Figlia mia, per chi vive nel mio Volere e mi ama mi pesa il silenzio. Il mio amore vuole sempre dire e scoprire dove esso giunge ed in quanti modi l’ho amato. Ora, tu devi sapere che stando Io sulla terra, non vi era cosa che facevo [in] cui non cercavo le mie amate creature, le baciavo, me le stringevo al cuore, le guardavo con tenerezza paterna, sicché, se mi incontravo col sole, Io trovavo nella sua luce le mie amate creature, per-ché avendolo creato per loro, con diritto signoreggiavano nella sua luce. Non ci si può dire padrone di un bene se non si possiede e si sta dentro; quindi Io trovavo nel sole le mie creature, le baciavo, le abbracciavo e me le stringevo al cuore, e siccome [164] le tenevo anche dentro di Me, le baciavo fuori e dentro di Me, stringendole tanto forte da immedesimarle con la mia stessa vita. Se mi incontravo nel vento, correvo a baciarle; se bevevo l’acqua, anche in essa le trovavo, ed oh, con quanto amore le guardavo e baciavo. Anche nell’aria che respiravo le incontravo tutte, sen-tivo il loro respiro e in ogni respiro erano baci e amore con cui le suggel-lavo. Perciò in ogni cosa creata, nel cielo stellato, nel mare, nelle piante, nei fiori, in tutto mi incontravo con le mie amate creature, per raddoppiare loro il mio amore, per fare festa, per riabbracciarle e dire loro: «son finite le vostre infelicità, perché sono venuto dal Cielo in terra per rendervi felici. Sono Io che ho preso le vostre infelicità su di Me, potete stare sicure. E poi, un Dio che vi ama sarà la vostra fortuna, la vostra difesa, il vostro aiuto potente».

E poi, la più bella caratteristica [165] del mio amore: la spontaneità, tanto che le stesse pene che mi diedero nella Passione prima le formavo in Me stesso, le amavo, le coprivo di baci e poi le passavo nelle menti del-le creature perché le facessero soffrire alla mia Umanità. Non ci fu pena che le creature mi diedero, che non fosse voluta prima da Me; in ordine secondario venivano le creature. Perciò le mie pene erano inzuppate del mio amore, coperte dai miei baci ardenti e posseggono la virtù creatrice di far risorgere le anime ad amarmi.

Il vero amore si vede dalla spontaneità; un amore forzato non si può dire vero amore, perde la freschezza, la bellezza, la purezza, ed oh, come si rendono infelici [le creature] nei sacrifici, incostanti, e mentre pare che amano, siccome è [amore] forzato o per necessità, o da persone [da] cui non possono liberarsi, si sentono infelici e amareggiate. Un amore [166] forzato rende schiave le povere creature. Invece il mio amore fu libero, voluto da Me, né Io avevo bisogno di nessuno. Amai, mi sacrificai fino a dar la vita, perché volli e amo. Perciò, quando vedo nell’anima un amore spontaneo, mi sento rapire e dico: il mio amore e il tuo si danno la mano, quindi possiamo amarci con un solo amore.”

Dopo ciò ha soggiunto: “Figlia mia, chi vive nella mia Volontà viene custodito nella mia stanza divina, possiede tutti i nostri beni; la forza [e] la luce stanno in suo potere. Invece, chi fa la mia Volontà si forma la via per giungere ad entrare in Essa. Ora, nella via ci sono i pericoli, deve stare esposto al caldo e al gelo; non troverà pronta l’acqua per bere, cibi buoni per nutrirsi, letto per riposare; si può dire [che] sarà un povero viandante che non giunge mai alla sua abitazione. Che differenza tra chi vive [167] nel mio Volere e chi fa la mia Volontà! Ma è necessario formarsi la via, cioè vivere rassegnato, fare la mia Volontà in tutte le circostanze della vita, per giungere a poter vivere nel mio Volere, dove troverà la sua stanza divina, il centro del suo riposo, l’esilio cambiato in Patria.” Fiat!!!

6 Agosto 1938

Gesù tante volte dà alla creatura la sua Vita divina ed essa Gli dà la sua vita umana,
quante volte essa entra nella Divina Volontà per operare. Gesù sente la necessità
dell’unione permanente con questa creatura, che è per Lui palpito, respiro e movimento,
ricambio d’amore di tutta la Creazione. Il suo amore rende inseparabile da Lui
chi vive nel suo Volere e i suoi atti operano prodigi incalcolabili.

Scambi di vita tra la Volontà D. e umana. Vittoria di Gesù, non vi è offesa maggiore

che sottrarsi alla D. Volontà. La Creazione parlante, il palpito ed il respiro D.

Necessità di Dio di parlare colla creatura.

Sento il bisogno di darmi continuamente alla Divina Volontà, sono la piccola bimba che cerca il seno di sua madre per rifugiarsi in Essa, per starsene sicura e tutta abbandonata nelle sue braccia. Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù, visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

[168] “Mia piccola figlia del mio Volere, tu cerchi il tuo rifugio in Me ed Io cerco il mio rifugio in te, per godermi la mia creatura e riposarmi in essa, affinché il suo amore mi tenga difeso da tutte le offese delle creatu-re. Tu devi sapere che ogniqualvolta la creatura entra nella mia Volontà per fare i suoi atti, tante volte le do la mia vita divina ed essa tante volte mi dà la sua vita umana, sicché essa resta corredata di tante vite divine per quanti atti ha fatto nella mia Volontà, ed Io resto onorato, glorificato, cir-condato di tante vite umane, perché un atto nella mia Volontà deve essere completo. Io mi do tutto, non mi riservo nulla del mio Essere Supremo, ed essa mi dà tutto del suo essere umano. Quale non è dunque il bene che riceve la creatura col possedere tante mie vite divine? E come va ripetendo i suoi atti, tante mie vite[169] si aggiungono, e do virtù di bilocare la sua vita, per poter dire: «[per] quante mie vite le ho dato, tante me ne ha date». Posso dire che allora trovo tutto il mio contento, quando vedo [che] in ogni istante mi dà la sua vita37 . Vedermi dare la volontà umana è il mio più grande trionfo, e preso d’amore canto la mia vittoria, vittoria che mi costa la mia vita e l’attesa38 di circa seimila anni, in cui ho sospirato con tante ansie e sospiri amari e ardenti il ritorno della volontà umana nella mia; onde, avendolo ottenuto, sento il bisogno di riposarmi e di cantare vittoria.

Perciò non vi è gioia più bella che [la creatura] possa darmi, che vivere in Essa, né ci può essere dolore maggiore che possa darmi, che sottrarsi alla mia Volontà, perché mi sento offeso in tutte le cose create, perché dovunque e dappertutto si trova il[170] mio Volere, ed Io mi sento giun-gere l’offesa nel sole, nel vento, nel cielo, fin dentro il mio seno. Vedere convertito il gran dono della volontà umana che diedi alla creatura, che doveva servire per scambio d’amore e di vita tra Me ed essa, in arma micidiale per offendermi, che dolore! Ora, chi viene a vivere in Essa è la medicina, il balsamo e l’oppio che mi fa scomparire questo dolore sì crudo. Come non devo darmi tutto Me stesso in suo potere e darle ciò che vuole?”

Poi ha soggiunto: “È tanto il mio amore verso chi vive nel mio «Fiat», che come la creatura sente il bisogno di respirare, di alimentarsi, di muo-versi, così Io sento il bisogno di formare una sola vita con essa, perché la mia Volontà, siccome vive in Essa, me la fa [diventare] respiro mio, palpito mio, moto mio, alimento mio. Vedi dunque come mi è necessaria la sua unione permanente con Me e dentro di Me? Altrimenti mi sentirei mancare [171] il respiro, il moto, il palpito e l’alimento del mio amore da parte di tutta la Creazione. Oh, come mi sentirei male, perché chi vive nel mio Volere è dentro il nostro Essere Supremo, è la Creazione parlante, mo-vente e palpitante, che a nome di tutte le cose create ci porta l’alimento dell’amore che tutte dovrebbero darci. Possiamo dire che il nostro amore alimenta tutte le cose create; perciò sentiamo il bisogno di ricevere il con-traccambio d’amore per non restare digiuni, e solo chi vive nel nostro Volere, che abbraccia tutto [e] ci ama in tutto, può ridarci il contraccambio di alimentarci col suo amore. Com’è bello vedere la creatura raccogliere da tutta la Creazione il nostro amore sparso e anche il nostro amore che non è stato preso dall’ingratitudine umana, e portarcelo per darci l’ali-mento dell’amore a nome di tutto e di tutti. Essa forma l’incanto a tutto il Cielo e Noi la chiamiamo la nostra[172] benvenuta, la portatrice di tutte le nostre opere, il ricambio del nostro amore, in cui possiamo ripetere le nostre meraviglie.”

Poi, con un affetto più tenero, ha soggiunto: “Figlia mia, è tanto il nostro amore per chi vive nel nostro «Fiat» Divino, che [mentre] la mamma può stare [e] le riesce più facile dividersi dalla figlia sua, Noi non possiamo, perché la nostra Volontà la unisce, la trasforma in Noi, le fa volere ciò che Noi vogliamo e fare ciò che [Noi] facciamo. Come entra in Essa, così la trasporta ovunque, le dà il posto in tutte le cose create per tenerla ovun-que e dappertutto, sempre insieme affiatata con Essa, e dirle in quanti modi l’ha amato. Stare senza di essa ci riesce impossibile; dovremmo separarci dalla nostra Volontà per farlo, ma ciò neppure lo possiamo fare. Quindi le do il posto nel cielo stellato, ed oh, com’è bello tenerla insieme con Me[173] in quella volta azzurra, in quella interminabile estensione di cielo, che non si vede punto dove finisce, e le dico la storia del nostro eterno amore, che non ha principio né può avere fine, né può subire muta-zione, e siccome il nostro amore non cessa mai, prendiamo la creatura da tutti i lati, di sopra, di sotto, da destra, da sinistra, per tempestarla del nostro amore. E come il cielo nasconde e copre tutti, il mondo intero, sotto la sua volta tempestata di stelle, per tenerli difesi e coperti, così il nostro amore immutabile, più che cielo, tiene coperti e nascosti tutti nel cielo del nostro amore.

Sentiamo il bisogno di dire alla creatura quanto e in quanti modi l’amiamo; amarla e farle conoscere quanto l’amiamo per farci amare, for-ma il refrigerio del nostro amore e, amandoci essa, sebbene è piccola, ci sentiamo ridare un cielo d’amore e coi suoi atti ripetuti d’amore ci sen-tiamo[174] tempestare come da tante stelle, che ci [fanno] piovere addosso «amore, amore, amore».

Vedi dunque [la] necessità per il nostro amore [di] darle il posto in ciascuna cosa creata, per dirle la storia distinta d’amore che ciascuna cosa creata contiene. Le do il posto nel sole, ed oh, quante cose le dico del nostro Ente Supremo. La nostra luce inaccessibile, che investe tutto col suo amore ardente, che investe e si nasconde in ciascuna fibra del cuore, in ogni pensiero e parola, [im]balsama, purifica, abbellisce e vi for-ma, con la mia luce, più che sole, la mia vita d’amore nella creatura, ed essa sente la mia luce e a via di luce vuole entrare nei più intimi nascon-digli del nostro Essere Supremo per amarci ed essere amata. Come è bello trovare chi ci ama! Il nostro amore trova il suo rifugio, il suo riposo, il suo sfogo, il suo contraccambio; perciò dovunque le diamo il posto, perché in ciascuna cosa creata abbiamo da[175] dirle un nostro segreto d’amore. Quante cose abbiamo da dire ancora, e se la creatura non vive nel nostro Volere non ci capirà e ci costringerà al silenzio.

Ora, tu devi sapere che come la creatura fa i suoi atti nella mia Volontà, tanti soli sorgono, e siccome un atto nella mia Volontà è tanto che non può stare senza far bene a tutti, questi soli, come sorgono, così corrono in mezzo alla gente e portano, a chi il bacio di luce, a chi la forza, a chi mettono in fuga le tenebre, a chi stradano la via, a chi con voce forte di luce richiamano nel bene. Un atto nella mia Volontà non può stare senza produrre grandi beni.

Come il sole che sorge all’orizzonte, con la sua luce corre per farsi luce d’ogni occhio, corre e matura le piante, colora i fiori, purifica l’aria, si dà a tutti, si può dire [che] rinnova e ringiovanisce la terra e forma[176] la sua gioia e la sua festa, sicché se il sole non sorgesse, la terra si vestirebbe di lutto e scoppierebbe in pianto, [così], più che sole è un atto nella mia Volontà: la sua luce corre e fa bene a tutti, rinnova e ringiovanisce tutti nella sua luce, tranne chi non lo vuole ricevere; e ancorché non lo volessero ricevere, sono costretti a ricevere il bene della sua luce, come chi non volesse ricevere la luce del sole sarebbe costretto dall’impero della luce a sentire il suo calore. Tale è l’impero di un atto nel mio «Fiat», non può stare se non opera prodigi di grazia e di beni incalcolabili. Perciò chi vive nel nostro Volere fa tutto, abbraccia tutti e ci dà tutto. Se voglia-mo amore, ci dà amore; se vogliamo gloria, ci dà gloria; se vogliamo parlare, abbiamo chi ci ascolta, e se vogliamo fare opere grandi, sappia-mo in chi farle e chi ci renderà il contraccambio. Ecco perché nel nostro Volere ti voglio sempre, non uscirne mai.” [177] Fiat!!!

12 Agosto 1938

Il Divin Volere perseguita la creatura con la sua luce e col suo amore, e quando essa
entra nel Volere Divino il Cielo e la terra si incontrano. Dio, nel far conoscere una verità
sulla sua Volontà, la correda d’amore e la adatta all’intelligenza umana, perché nell’anima
diventi vita, la nuova Creazione vivente. Tutte le cose create sono come membra di Gesù,
ognuna un amore speciale per la creatura, della quale devono diventare come membra.

Quando la creatura entra nel Voler D. il Cielo si abbassa e la terra si eleva

per darsi il bacio di pace. Amore di Dio nel manifestare la Verità. Come tutte le cose

diventano vita. Come tutte le cose create sono membra di Gesù. Diversità d’amore.

Il Volere Divino mi sta sempre intorno, [per]ché vuole investire i miei atti con la sua luce per stendervi la sua vita. Mi sembra che stia tanto sull’attenti, che giunge a perseguitarmi d’amore e di luce, perché vuole che in tutto ciò che faccio [io] chiuda la sua vita. Oh, come mi sento felice nel sentirmi perseguitata d’amore e di luce dal “Fiat” Supremo!

Ed il mio dolce Gesù, sorprendendomi, mi ha detto: “Figlia mia, vedi a che punto eccessivo giunge il mio amore, [per]ché vuole la creatura vivendo nel mio Volere, che giunge a perseguitarla d’amore e di luce. La luce le eclissa tutti i mali, in modo che vedendo solo la mia Volontà si abbandona [178] in Essa e ci fa fare quello che vogliamo; l’amore la alletta, la felicita, ed [essa] si fa vincere da Noi. Tu devi sapere che come la creatura entra nel nostro Volere per formare il suo atto, il Cielo si abbassa e la terra si eleva, [quindi] s’incontrano insieme. Che felice incontro! Il Cielo, senten-dosi trasportato in terra dalla forza creatrice del «Fiat» Divino, bacia la terra, cioè, le umane generazioni, e a qualunque costo vuole dar loro ciò che possiede, per contentare il Volere Divino che lo ha trasportato in terra, perché vuole regnare in tutti. La terra, sentendosi elevata in Cielo, sente una forza ignota che la tra-scina al bene, un’aria celeste che s’impone su di essa e le fa respirare una nuova vita.

Un atto nella mia Volontà dà dell’incredibile. Questi atti formeranno il nuovo giorno; le umane generazioni per mezzo di essi si sentiranno rin-novare, ringiovanire nel bene; [questi atti] formeranno le disposizioni per disporle[179] a ricevere la sua vita per farla regnare. Questi atti della creatura, fatti nel mio Volere, saranno il corredo, i preparativi potenti, i mezzi più efficaci per ottenere un tanto bene.”

Dopo ciò ha soggiunto: “Figlia mia, il nostro amore dà dell’incredibile. Quando dobbiamo manifestare una verità che riguarda la nostra Volontà, prima l’amiamo in Noi stessi, la facilitiamo, la adattiamo all’intelligenza umana, affinché [al]la creatura riesca facile comprenderla e farla vita propria, la corrediamo del nostro amore e poi la facciamo conoscere come spasimante di amore, che vuol darsi ad essa come vita, [per]ché sente il bisogno e vuole formarsi in essa. Ma non contenti [di] ciò, purifichiamo l’intelligenza umana, la investiamo con la nostra luce, la rinnoviamo affin-ché conosca la nostra verità, la baci, la chiuda in se stessa e le dia tutta la libertà di formare la sua vita, per restare trasformata nella stessa verità. Perciò ogni[180] nostra verità porta nella creatura la nostra vita divina, spasimante, che ama e vuol essere amata, e il nostro amore è tanto che ci adattiamo all’umana condizione per facilitare la conoscenza, perché se ci [facciamo] conoscere39 è facile vincere la volontà umana per farla nostra, ed essa avrà interesse di possedere il suo Dio. Senza conoscenza le vie sono chiuse, rotte le comunicazioni, e Noi restiamo come il Dio lontano dalle creature, mentre stiamo dentro e fuori di loro, e loro restano lontane da Noi. Nessuno può possedere un bene se non lo conosce. Perciò vogliamo far conoscere che, [per] chi vive nella Divina Volontà e opera in Essa, tutto diventa vita divina in lui. Possedendo il mio «Fiat» la sua virtù creatrice, [in] tutto ciò che fa, se pensa, se parla, se opera, se cammina, se ama, stende la sua vita e pensa, parla, opera, cammina e ama; forma la Creazione operante, parlante. La creatura le serve per[181] continuare la sua Crea-zione, anzi [per] fare cose più belle ancora. Quindi, la Creazione non finì, ma continua ancora nelle anime che vivono nel nostro Volere, e se nella Creazione si vede l’ordine, la bellezza, la potenza delle nostre opere, nella creatura si vedrà l’amore, l’ordine, la bellezza, la nostra virtù creatrice [che] ripete tante nostre vite divine per quante volte ci ha prestato i suoi atti per farci operare.

La creatura è vita, non è opera come la Creazione; perciò sentiamo un desiderio40 irresistibile di formare vite nostre in essa, ed oh, come ci dilet-tiamo, come siamo contenti, come il nostro amore trova il suo riposo e la nostra Volontà il suo compimento, qual è [quello] di formare la nostra vita in essa! Invece [per] chi non vive nel nostro Volere, le sue opere e [i suoi]passi sono senza vita, come pitture [o] dipinti che non possono ricevere vita né darla, né possono produrre alcun bene, perché non[182] possono, né ci può essere vita né bene senza la mia Volontà.”

Onde stavo seguendo i miei atti nella Divina Volontà e, avendo fatto la Santa Comunione, il mio dolce Gesù mi ha detto:

“Com’è bello quando scendo Sacramentato nei cuori e li trovo nella mia Volontà! Trovo tutto in essi: trovo la mia Madre Regina e mi sento ridare la gloria, come se di nuovo m’incarnassi; trovo tutte le opere mie, che mi circondano, mi onorano, mi amano. E siccome la mia Volontà cir-cola come sangue e palpita in tutte le cose create, perciò sono unite con Me come membra che partono da Me e rimangono in Me, sicché [di] tutto ciò che Io feci sulla terra e [di] tutte le cose create, chi mi fa da braccia, chi da piedi, chi da cuore, chi da bocca, e mi amano e mi glorificano in modo infinito. Col vivere la creatura nel mio Volere tutto è suo, come è mio, e mi può dare la mia Umanità vivente per amarmi, per tenermi ripa-rato e[183] difeso da tutto, mi può dare l’amore che ebbi nel creare il sole.

Quanta specialità d’amore non contiene quella luce? Essa è zeppa di tanti svariati e innumerevoli effetti di dolcezza, di colori, di profumi; in ogni effetto c’è un mio amore distinto, e lo puoi vedere dalle svariate dolcezze che ciascun frutto possiede. Una dolcezza non è come l’altra; è il mio amore insuperabile che, non contento di far gustare all’uomo una sola dolcezza del mio amore, di allietarlo con un solo colore, con un solo profumo, ne mise tanti diversi per affogarlo e alimentarlo col mio amore; sicché il mio primo alimento era il mio amore, le altre cose venivano in ordine secondario. Quindi, il sole, che fa tanto bene alla terra, con la sua luce si stende sotto i passi dell’uomo, gli riempie l’occhio di luce, lo investe dappertutto, gli va appresso dove va; è il mio amore che corre nella sua luce, che amandolo si fa calpestare dai suoi passi, il[184] mio amore gli riempie l’occhio di luce, lo investe dappertutto, lo segue ovunque, e in quella luce ci sono le mie innumerevoli distinzioni d’amore: c’è il mio amore che langue, che ferisce, che rapisce; c’è il mio amore che brucia, che raddolcisce tutto, che ridona la vita a tutto; c’è il mio amore che prende da tutti i lati la creatura e la porta come in braccio. Guarda, figlia mia, la luce e tu stessa non potrai numerare le tante varietà del mio amore; e se tu vivrai nella mia Volontà, il sole sarà tuo, membro tuo, e mi potrai dare tanta diversità d’amore, per quanto te ne ho dato.

Tutte le cose create sono membra mie: il cielo e ogni stella sono un mio amore distinto verso le creature; il vento, come membro mio, come soffia, non fa altro che soffiare il mio amore distinto, e perciò ora le soffia [con] la freschezza del mio amore, ora le carezza col mio amore, ora le soffia col mio amore impetuoso, ora[185] col suo soffio porta loro i refrigeri del mio amore. Anche il mare, le gocce d’acqua si stringono tra loro per non cessare mai di mormorare [la] diversità d’amore con cui amo le creature; anche nell’aria che respirano mando loro in ogni respiro il mio «ti amo» distinto. Perciò, scendendo Sacramentato, porto insieme con Me le cose create come membra mie, con le scene incantevoli di tanto svariato e molteplice amor mio, e come un esercito le metto nella creatura per amarla e farmi amare. Come è duro, doloroso, amare e non essere amato! Perciò vivi sempre nella mia Volontà ed Essa ti metterà a giorno [de]i tanti modi con cui ti ho amato, e mi amerai come voglio che tu mi ami.” [186] Fiat!!!

15 Agosto 1938

La festa dell’Assunta è la più grande e più bella, è la festa della Divina Volontà
operante in Maria, che in Lei ha formato tante Vite divine quanti sono i suoi atti,
per vincolare Dio con tutte le creature.

La festa della Assunta è la festa più bella, più sublime,

la festa operante della D. Volontà nella Regina Celeste.

Mentre la mia mente nuotava nel mare del Volere Divino, mi son fermata nell’atto in cui la mia Mamma Regina fu assunta in Cielo. Quante meraviglie, quante sorprese d’amore, che si resta rapiti! Ed il mio dolce Gesù, come se sentisse il bisogno di parlare della sua Madre Celeste, tutto in festa mi ha detto:

“Figlia mia benedetta, oggi, la festa dell’Assunta, è la festa più bella, più sublime, più grande, in cui restiamo più glorificati, amati e onorati. Cieli e terra sono investiti di una gioia insolita, mai provata; gli angeli [e]i santi si sentono investiti da mari di nuove gioie e nuove[187] felicità, e inneggiano con nuovi cantici la Sovrana Regina, che col suo impero im-pera su tutto e dà gioia a tutti. Oggi è la festa delle feste e l’unica e nuova che non si è ripetuta mai più. Oggi, il giorno dell’Assunta, veniva festeg-giata[per]la prima volta la Divina Volontà operante nella Sovrana Signora.

Le meraviglie sono incantevoli; in ogni suo più piccolo atto, anche nel suo respiro, nel suo moto, si vedono tante nostre vite divine che scorrono come tanti re negli atti suoi e che più che fulgidi soli la inondano, la circondano, la abbelliscono e la rendono così bella, che forma l’incanto delle regioni Celesti. Ti pare poco che ogni suo respiro, moto, opera e pena, fossero riempiti di tante nostre vite divine? È proprio questo il gran prodigio dell’operato della mia Volontà nella creatura, formare tante nostre vite divine per quante volte ha avuto l’entrata nel moto, negli atti della creatura; e siccome il mio «Fiat» possiede la virtù[188] bilocatrice e ripetitrice e ripete sempre senza mai cessare quello che fa, quindi la gran Signora sente ancora in sé moltiplicare queste vite divine, le quali non fanno altro che stendere maggiormente i suoi mari d’amore, di bellezza, di potenza, di sapienza infinita.

Tu devi sapere che sono tali e tante le nostre vite divine che possiede, la molteplicità dei suoi atti che possiede, che come entrò in Cielo popolò tutte le regioni Celesti, che non potendoli contenere riempirono la Crea-zione tutta, sicché non vi è punto dove non scorrano i suoi mari d’amore, di potenza e tante nostre vite, di cui è la posseditrice e la Regina. Pos-siamo dire [che] Ci domina e la dominiamo, e riversandosi nella nostra immensità, potenza e amore, popolò tutti i nostri attributi degli atti suoi e delle tante nostre vite divine che aveva conquistato. Sicché dovunque e dappertutto ci sentiamo amare, [e]glorificare dentro e fuori di Noi, da dentro[189] le cose create, nei più remoti nascondigli, da questa celeste Creatura e dalle tante nostre stesse vite divine che il nostro «Fiat» ha formato in Essa.

O potenza del nostro Volere, Tu solo puoi fare tanti prodigi, fino a creare tante nostre vite in chi ti fa dominare, per farci amare e glorificare come meritiamo e vogliamo! Ecco perché può dare il suo Dio a tutti, perché lo possiede, anzi, senza perdere alcuna delle nostre vite divine, come vede la creatura disposta, che vuole ricevere la nostra vita, così ha la virtù di riprodurre, da dentro la nostra vita che possiede, un’altra nostra vita divina per darla a chi Ci vuole. Questa Vergine Regina è un prodigio continuato; ciò che fece in terra lo continua in Cielo, perché quando la nostra Volontà opera, tanto nella creatura quanto in Noi, quel-l’atto non finisce mai, e mentre resta in essa si può dare a tutti. Finisce forse il sole di dare la sua luce perché[190] ne ha dato tanta alle umane generazioni? Affatto; mentre ne ha dato tanta è sempre ricco nella sua luce, senza perdere neppure una stilla di luce. Perciò la gloria di questa Sovrana Regina è insuperabile, perché tiene in possesso la nostra Volontà operante, che ha virtù di formare nella creatura atti eterni ed infiniti; ci ama sempre, non cessa mai di amarci con le nostre vite che possiede; ci ama col nostro amore, ci ama dappertutto e dovunque. Il suo amore riem-pie Cieli e terra e corre a scaricarsi nel nostro seno divino, e Noi l’amiamo tanto, che non sappiamo stare senza amarla, e mentre ama Noi, ama tutti e ci fa amare tutti. Chi può resistere a non farci dare ciò che vuole? E poi, è il nostro stesso Volere che chiede ciò che Lei vuole, che coi suoi vincoli eterni ci lega dappertutto e non possiamo negarle nulla. Perciò la festa dell’Assunta[191] è la più bella, perché è la festa della mia Volontà operante in questa gran Signora, che la fece così ricca e bella che i Cieli non possono contenerla; gli stessi angeli si sentono muti [e] non sanno parlare di ciò che fa la mia Volontà nella creatura.”

Dopo ciò, la mia mente è rimasta stupita nel pensare ai grandi prodigi che il “Fiat” Divino operò e continua ad operare nella Celeste Regina, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

“Figlia mia, la sua bellezza è inarrivabile, incanta, affascina, conqui-sta; il suo amore è tanto, che si porge a tutti, ama tutti e lascia dietro di sé mari d’amore. Si può chiamare Regina d’amore, Vincitrice d’amore, [per]-ché amò tanto che a via d’amore vinse il suo Dio. Tu devi sapere che l’uomo, col fare la sua volontà, spezzò i vincoli col suo Creatore e con tutte le cose create. Questa Celeste Regina, con la potenza del nostro «Fiat» che possedeva, vincolò il suo Creatore con le creature,[192] vincolò tutti gli esseri insieme, li unì, li riordinò di nuovo e col suo amore diede la nuova vita alle umane generazioni. Fu tanto il suo amore, che coprì e nascose le debolezze, i mali, i peccati e le stesse creature nei suoi mari d’amore. Oh, se questa Vergine Santa non possedesse tanto amore, ci riuscirebbe difficile guardare la terra, ma il suo amore non solo ce la fa guardare, ma vogliamo dare la nostra Volontà regnante in mezzo a loro, perché Lei così vuole; vuole dare ai suoi figli ciò che possiede e a via d’amore vincerà Noi e i figli suoi.” Fiat!!!

21 Agosto 1938

Gli atti della volontà umana fatti nel Divin Volere contengono altrettante Vite divine, così
come avviene nelle Ostie sacramentali; ma quelli sono immensamente superiori a queste.

Differenza che passa tra la vita che forma nelle ostie Sacramentali

e quella che forma chi vive nel suo Volere.

Sono sempre in via nel Volere Divino; mi sentivo[193] impensierita e dicevo tra me: “Come può essere che si possano formare tante vite divine in noi per quanti atti facciamo in Esso?”

Ed il mio sempre amabile Gesù, sempre benigno, per farmi maggiormente comprendere mi ha detto: “Figlia mia, a Noi tutto è facile, purché troviamo che la volontà umana si presti a vivere nella nostra. Ci dilettiamo [di] for-mare, anche nel moto, nel respiro, nel passo, vite nostre che si muovono, che respirano, che camminano, che parlano. La volontà umana ci presta come tanti veli, in cui [poter] formare tante vite nostre. Questo è l’ultimo sfoggio del nostro amore, e ci piace tanto che, purché la volontà umana ci presti il suo piccolo velo, Noi popoliamo tutti gli atti suoi con la molte-plicità delle nostre vite divine.

E poi c’è la mia vita Eucaristica, che dà prova e conferma di quello che ti dico. Non sono forse piccoli veli gli accidenti del pane in cui resto consacrato, vivo e vero, in[194] anima, corpo, sangue e Divinità? E se ci sono mille ostie, mille vite mie formo, [una] in ciascuna ostia; se c’è una sola ostia, formo una sola vita mia. E poi, che cosa mi dà l’ostia? Nulla, non un «ti amo», né un respiro, né un palpito, né un passo di compagnia. Sono solo, e molte volte la solitudine mi opprime, mi amareggia e scoppio in pianto. Come mi pesa il non avere a chi dire una parola! Sono sotto l’incubo di un silenzio profondo. Che cosa mi dà l’ostia? Il nascondiglio per nascondermi, la piccolina prigione per rendermi –starei per dire–, per rendermi infelice. Ma siccome è mia Volontà che vuole che Io resti Sacra-mentato in ogni ostia, Essa, che non è mai portatrice d’infelicità, né a Noi, né alle creature che vivono in Essa, fa scorrere nella mia vita sacramen-tale le nostre gioie celesti, che sono inseparabili da Noi, ma sempre da parte nostra; ma l’ostia non mi dà mai[195] nulla, non mi difende, né mi ama.

Ora, se ciò faccio nell’ostia, cioè formare tante mie vite [in essa] che nulla mi dà, molto più in chi vive nella mia Volontà. La differenza tra le mie vite sacramentali e le tante mie vite che formo in chi vive nel mio Volere è incalcolabile, passa più distanza [che] tra il Cielo e la terra, prima di tutto [per]ché non siamo mai soli, e avere compagnia è la più grande gioia che felicita la vita divina e umana.

Ora, tu devi sapere che, come formo la mia vita nel pensiero della creatura che vive nel mio Volere, sento la compagnia dell’intelligenza umana che mi corteggia, mi ama, mi comprende e mi dà la sua memoria, l’intelletto, la volontà in mio potere, e siccome in queste tre potenze fu creata la nostra immagine, mi sento dare per compagnia la nostra eterna memoria, che non dimentica mai nulla; sento la compagnia della mia Sapienza che mi comprende, e poi[196] la compagnia della volontà uma-na fusa con la mia, che mi ama col mio eterno amore. Come non moltipli-care in ogni suo pensiero altrettante vite nostre? Quando troviamo che più ci comprende e ci ama, possiamo dire [che] troviamo il nostro tornaconto. Perché quanta più vita formiamo, tanto più ci facciamo comprendere, le diamo duplicato amore e ci ama di più. Se formiamo la nostra vita nella parola, troviamo la compagnia della sua e, siccome il nostro «Fiat» è suo, troviamo tutti i prodigi che ha operato quando il nostro «Fiat» si è pro-nunziato. Se la formiamo nel suo respiro, troviamo il suo che respira insieme e la compagnia del nostro alito onnipotente, quando creandola le infondemmo la vita. Se la formiamo nel suo moto, troviamo le sue mani che ci abbracciano, ci stringono forte, [per]ché non ci vogliono più lascia-re. Se la formiamo nei passi, ci seguono ovunque. Che bella compagnia! Chi vive nella[197] nostra Volontà, non vi è pericolo che ci lasci mai soli; siamo inseparabili entrambi.

Perciò il vivere nel nostro Volere è il prodigio dei prodigi, dove faccia-mo sfoggio delle tante nostre vite divine, facciamo conoscere chi siamo, quello che possiamo fare, e mettiamo in ordine con Noi la creatura, quale la creammo, perché tu devi sapere che queste nostre vite portano con sé mari di luce, d’amore, mari di sapienza, di bellezza, di bontà, che investono la creatura per farle possedere la luce che sempre cresce, l’amore che mai si spegne, la sapienza che sempre comprende, la bellezza che sempre si abbellisce di più. Perciò amiamo tanto che la creatura viva nel nostro Volere, perché vogliamo dare, vogliamo che ci comprenda, vo-gliamo popolare tutti gli atti umani delle nostre vite divine; non vogliamo stare racchiusi, repressi nella nostra cerchia divina. Poter dare e non dare, quanto ci duole, e fino a tanto che non vive nel nostro Volere [198] la creatura sarà sempre l’ignorantella del nostro Essere Supremo, incapace d’imparare neppure le vocali di quanto la amiamo e di quanto le possiamo dare. Saranno sempre figli dissimili da Noi, che forse neppure ci conosco-no, degeneri dal Padre loro.” Fiat!!!

28 Agosto 1938

Un atto nella Divina Volontà accentra in sé tutti e tutto, circola in ogni atto degli altri
e li sostituisce, dando in ogni cosa gloria e amore al Signore, come Egli stesso fece.
Questi atti sono “i giorni” della nuova Creazione. Le cose create e l’uomo,
loro destinatario, sono uniti a Dio come se fossero sue membra.

Come un atto nella D. Volontà contiene tutto, può amare per tutti. Come tutti corrono

in quest’atto. Ogni atto fatto nella mia Volontà è un giorno che si acquista.

Continuo a valicare il mare del Volere Divino, nel quale mi pare che tutto è mio: luce, santità, amore. Mi sento assalire da tutte le parti, che vogliono darsi a me. Ed il mio dolce Gesù, visitando la piccola anima mia, mi ha detto:

“Figlia mia, non ti meravigliare; come la creatura entra nella mia Volontà, tutti gli esseri creati sentono[199] una forza irresistibile di correre verso chi sta operando nella mia Volontà, perché Essa, per operare, vuole il corteggio di tutte le opere sue; prima, [per]ché è inseparabile da tutto ciò che ha fatto; secondo, [per]ché operando, tutto e tutti devono prendere parte a ciò che fa, per dire coi fatti: l’atto mio è di tutti, si eleva al Cielo e felicita tutte le regioni celesti; scende nel più basso della terra e si fa passo, opera, parola e cuore di tutti. Se non accentrassi tutto e tutti nel mio atto, mancherebbe la forza comunicativa di poter ricevere tutti il mio atto pieno di vita, che con un solo atto può dare vita a tutti, sostenere e felicitare tutti, fare bene a tutti. Perciò, quando Io opero, corrono tutte le cose uscite da Me, si chiudono nell’atto mio per ricevere la nuova vita, la nuova bellezza e felicità, e si sentono tutte onorate e glorificate nell’atto mio. Ecco perché quando[200] la creatura entra nella mia Volontà ed Essa sta per operare, per amare, nessuno si vuol mettere da parte, tutti corro-no; corre la Trinità Sacrosanta, la Vergine Regina, anzi vogliono il primato in quell’atto, e poi tutto e tutti, tranne chi, ingrato, non conoscendo un tanto bene, non lo vuole ricevere. Onde in un atto nella mia Volontà ci possono essere tali prodigi, che alla creatura riesce difficile poter ridire tutti.

Ora, tu devi sapere [che] essa fa tutto ciò che dovrebbero fare tutte le altre creature. Se pensa nella mia Volontà, Essa circola in ogni pensiero di creatura e la creatura, stando nella mia Volontà, circola insieme e mi dà l’omaggio, l’amore, la gloria, l’adorazione di ciascun pensiero. Le creature non ne sanno nulla, ma Io, che sono a giorno di tutto, ricevo la gloria di tutte le menti create. Se parla nella mia Volontà, siccome la mia [201] è voce di ciascuna parola, mi sento ridare la gloria, l’amore di ogni parola. Se cammina nel mio «Fiat», essendo passo di ogni piede, mi dà l’amore, la gloria di ogni passo; e così di tutte le altre cose, ma le creature non sanno nulla, [non sanno] che per mezzo di chi vive nel mio Volere Io prendo l’amore, la gloria che dovrebbero darmi; sono segreti che passano tra Me e chi vive nel mio Volere. Anzi, vi è ancora di più, giunge a darmi la gloria, l’amore che dovrebbero darmi le anime perdute. La virtù comuni-cativa del mio «Fiat» giunge a tutto e a tutti, dà tutto e si fa dare tutto 41 . Chi tutto fa e dà, ha diritto su tutto e [diritto] di ricevere, ma per ricevere tutto l’anima deve vivere nel nostro Volere, affiatata con Noi, [deve] volere ciò che vogliamo Noi. La mia Volontà ciò fece nella mia Umanità, [per]ché [in] un solo atto che faceva si sentiva amata, glorificata, soddisfatta [202] per tutti; lo fece nella Regina del Cielo, perché se non avesse trovato nei suoi atti amore che amava per tutti, gloria, soddisfazione per tutti, Io, Verbo Eterno, non avrei trovato la via per scendere dal Cielo in terra. Perciò, un atto nella mia Volontà può darmi tutto, amarmi per tutti e farmi fare gli eccessi più grandi d’amore e di opere verso la creatura. Ed è tanto il mio contento quando nel mio Volere la trovo che mi ama nei passi, nei pensieri, nelle parole di tutti, che nella mia enfasi d’amore le dico: stai facendo ciò che feci Io, sicché ti chiamo «eco mio», «amore mio», «piccola ripetitrice della mia Vita».”

Era tanta la piena del suo amore mentre ciò diceva, che ha fatto silenzio; e poi ha ripreso: “Figlia mia benedetta, ogni atto fatto nella mia Volontà Divina dalla creatura è un giorno42 per essa, giorno pieno di felicità e [203] di tutti i beni; e se ne fa dieci, venti, tanti giorni acquista. Ora, in questi giorni prende il Cielo come suo, e siccome sta ancora sulla terra prende il sole, il vento, l’aria, il mare come suo, e la sua natura prende le più belle fioriture per ornarsi e abbellirsi; ma [sono] fioriture che non appassiscono mai, ed oh, che bella comparsa farà quando sarà nella nostra Patria Celeste! Per quanti atti [avrà] fatto nel mio Volere, tanti giorni possiederà; ciascuno avrà il suo sole distinto, il suo cielo azzurro tempestato di stelle, il suo mare che mormora amore, il suo vento che fischia, che urla, che geme e soffia amore impetuoso, amore che impera. Non mancheranno neppure le più belle fioriture, una distinta dall’altra, per quanti atti ha fatto nella mia Volontà; nulla mancherà di bello e di buono a chi è vissuto nel mio Eterno «Fiat».”

[204] Onde continuavo a girare negli atti della Divina Volontà e la mia povera mente si perdeva nell’incanto della Creazione. Quante sorprese meravigliose, quanti segreti d’amore ci sono in essa! E poi, l’opera più bella, la creazione dell’uomo.

Ed il mio dolce Gesù ha ripreso il suo dire: “Figlia mia, la creazione degli esseri e la creazione dell’uomo posso chiamarle le mie due braccia, per-ché ab eterno stavano nella Divinità e nel [farle] uscire43 non le distaccai da Me, le ritenni come membra mie, nelle quali facevo scorrere la vita, il moto, la forza, la virtù creante e conservante continua.

Il braccio della creazione degli esseri serve al braccio della creazione dell’uomo, ma in quel braccio ero Io stesso che dovevo servire l’uomo e lo servo tuttora: ora [per mezzo] di luce, ora di vento, ora di aria per farlo respirare, ora di acqua per dissetarlo, ora di cibo per alimentarlo e [per]-fino di terra, per fargli godere[205] le più belle fioriture e [la] dovizia dei frutti. In questo braccio mi mettevo a sevizio dell’uomo, il mio amore non mi faceva badare a nulla, correvo a lui per mezzo delle cose create, por-tandolo come in braccio, perché tutte le cose gli portassero gioia e felicità. In questo braccio trovo tutte le cose come le misi fuori43 , non è andata perduta né una stilla di luce, né di acqua; nulla è cambiato, tutto ciò che uscì sta al suo posto d’onore, dandomi la gloria del mio eterno amore, e rivela Chi è Colui che l’ha creato, la mia potenza, la mia luce inacces-sibile, la mia bellezza inarrivabile. Ogni cosa creata è una storia del mio eterno amore e [dice] quanto amo colui per il quale tutte le cose furono create.

Ora, dalla creazione degli esseri passai alla creazione dell’uomo. Quanto amore nel crearlo! Il nostro Essere Divino [faceva]scorrere amore e nel formarlo il nostro amore correva ed investiva ciascuna fibra del suo cuore, ogni piccola particella[206] delle sue ossa. Stendevamo nei suoi nervi il nostro amore, facevamo scorrere nel suo sangue il nostro amore, investimmo i suoi passi, il suo moto, la sua voce, il suo palpito, ciascuno dei suoi pensieri, d’amore. Quando il nostro amore lo plasmò, lo riempì del nostro amore, in modo che in ogni cosa, anche nel suo respiro, doveva darci amore, come Noi lo amavamo in tutto. Allora il nostro amore giunse all’eccesso di fiatarlo per lasciargli il nostro fiato d’amore; per compi-mento e corona creammo la nostra immagine nella sua anima44 , dotan-dola [del]le tre potenze, di memoria, intelletto e volontà, restando in lui, come nostro portatore. Sicché l’uomo sta unito a Noi come membro e Noi stiamo in lui come abitazione nostra; ma quanto dolore non troviamo in lui? Il nostro amore non sta in vigore; la nostra immagine sta, ma non si riconosce; la nostra abitazione[207] è piena di nemici che ci offendono. Possiamo dire [che] ha cambiato la nostra sorte e la sua, ha capovolto i nostri disegni su di lui e non fa altro che portare dolore al nostro braccio, che continua ad amarlo e [a] dargli vita.

Ora, figlia mia, il nostro amore vuole giungere ad eccessi più grandi, vuole salvare il nostro braccio, qual è l’uomo; a qualunque costo vuole riordinarlo. Saremo costretti dal nostro amore a fiatarlo di nuovo per sbandire i nemici suoi e nostri; lo copriremo di nuovo del nostro amore e faremo entrare in lui la vita della nostra Volontà45 . Non conviene, né alla nostra maestà, né alla nostra santità, potenza e sapienza, che nella nostra opera creatrice ci sia questo disordine che ci disonora tanto, ah, no. Trionferemo sull’uomo, e il segno certo [è] che stiamo manifestando i prodigi del nostro Volere e come si vive in Esso. Se ciò[208] non faces-simo, sarebbe manomessa la nostra potenza, come se fossimo impotenti a salvare l’opera nostra, il nostro stesso braccio. Ciò non può essere, sareb-be come se non potessimo fare ciò che vogliamo. Ah, no, no, il nostro amore e la nostra Volontà vinceranno e trionferanno su tutto.” Fiat!!!

5 Settembre 1938

La volontà umana crocifigge la Divina con tanti chiodi quanti sono i suoi atti contrari;
invece, la Divina Volontà crocifigge chi vive in Essa con chiodi di luce, d’amore, di
santità, che lo rendono felice e bello. Nel Divin Volere non ci sono disuguaglianze,
ma si forma l’unità di un solo atto. Vivere in Esso non è virtù, ma una vita che
richiede atti continui, e quando l’anima non riesce, Gesù la supplisce e fa tutto.

La volontà umana, croce della Divina e la Divina, Croce della umana.

Come nel Voler D. le cose si cambiano, le dissomiglianze non esistono.

Come Gesù supplisce a tutto ciò che può mancare a chi vive nel suo Volere.

Sento nell’anima mia la vita del “Fiat” Divino, la quale vuol essere il mio moto, il mio respiro e palpito; vuole tale unione con la volontà umana, che in nulla si deve opporre a ciò che vuol fare, altrimenti si lamenta, si dispiace e si sente messa in croce dall’umano volere.

Ed il mio amato [Gesù], [209] ripetendomi la sua breve visitina, mi ha detto: “Figlia mia benedetta, quanto soffre la mia Volontà nella creatura! Basta dirti che ogni qual volta essa fa la sua volontà, mette in croce la mia, sicché la croce della mia Volontà è l’umano volere; ma non con tre chiodi, come Io fui crocifisso sulla croce, ma con tanti chiodi per quante volte si oppone alla mia, [per] quante volte non è riconosciuta, e mentre vuole fare il bene viene respinta coi chiodi dell’ingratitudine. Come è straziante questa crocifissione della mia Volontà nella creatura! Quante volte si sente mettere chiodi al suo respiro, palpito e moto, perché non essendo conosciuto che è vita del respiro, palpito e moto, il respiro, il moto e il palpito umano le servono di chiodi che le impediscono di svolgere in essi il bene che vuole.

Oh, come si sente in croce nell’umano volere! Essa col suo moto divino [210] vuole far spuntare il giorno nel moto umano, e la creatura mette in croce il moto divino e col suo moto fa spuntare la notte e mette in croce la luce. Come si duole la mia luce nel vedersi repressa, crocifissa, messa in stato d’inabilità dal volere umano! Col suo respiro vuole far respirare la sua [vita] per darle la vita della sua santità, della sua fortezza, e la crea-tura col non riceverla le mette il chiodo del peccato, delle sue passioni e debolezze. Povera mia Volontà, in quale stato di dolore e di continua crocifissione si trova nell’umano volere! Non fa altro che mettere in croce il nostro amore e tutti i beni che vogliamo darle sono riempiti dai suoi chiodi.

Solo chi vive nella mia [Volontà], non [la] mette in croce; anzi, posso dire che formo Io la sua croce, ma è ben differente la sua croce dalla mia. Il mio Volere sa mettere chiodi di luce,[211] di santità, d’amore, da renderla forte con la nostra stessa fortezza divina, i quali non danno dolore, anzi la rendono felice, bella, di una bellezza incan-tevole, e sono portatori di grandi conquiste. E chi ha provato, è tanta la felicità che sente, che ci prega, ci supplica che la teniamo sempre in croce coi nostri chiodi divini. Da qui non si può sfuggire: se le due volontà, l’umana e la Divina, non sono unite, la sua formerà la nostra croce e la nostra la sua. Anzi, è tanto il nostro amore e la nostra gelosia, che non le lasciamo libero neppure un respiro senza il nostro chiodo di luce e d’amore, per averla sempre con Noi e poter dire: «ciò che facciamo Noi [lo] fa essa e vuole ciò che Noi vogliamo».

Anzi, tu devi sapere che, come la creatura entra nel nostro Volere, tutto si trasfor-ma, le tenebre si cambiano in luce, la debolezza in fortezza, la povertà in ricchezza,[212] le passioni in virtù. Succede tale mutazione che non si riconosce più quella di prima, il suo stato non è più di vilissima schiava,ma di nobile regina; il nostro Essere Divino l’ama tanto, che corre negli atti suoi per fare ciò che essa fa, e siccome il nostro moto è conti-nuo,ci muoviamo e l’amiamo,ci muoviamo e l’abbracciamo;il nostro moto si muove e la bacia, la rende più bella, la santifica di più; in ogni moto le diamo del nostro e nell’enfasi del nostro amore le parliamo del nostro Ente Supremo, ci facciamo conoscere, Chi siamo e quanto l’amiamo.

Passa tale immedesimazione tra essa e Noi, essendo una la nostra Volontà con la sua, che la sentiamo nel nostro moto divino, e facendo suo ciò che è nostro, ci ama col nostro amore, ci dà la nostra luce inacces-sibile per glorificarci, la nostra santità per inneggiarci e dirci: [213] «Santo, Santo, tre volte Santo Tu sei, Tu racchiudi tutto, sei tutto». Com’è bello vedere la piccolezza umana nel nostro Volere, che tiene in suo potere tutto il nostro Essere Divino per ridarlo a Noi, per amarci e glorificarci come Noi vogliamo e giustamente meritiamo. Nel nostro Volere le parti si fanno uguali, le dissomiglianze spariscono, la nostra unità unisce tutto e tutti e rende uno solo l’atto di tutti, per farsi atto di tutti.”

Nel sentire ciò comprendevo la santità, la bellezza, la grandezza del vivere nel Volere Divino e pensavo tra me: “Mi sembra difficile vivere in Esso; come mai la creatura può giungere a tanto? Le debolezze umane, le circostanze della vita, molte volte troppo dolorose, gli incontri inaspettati, le tante difficoltà, che non si sa neppure come fare, non sviano la povera [214] creatura da un vivere sì santo [in] cui ci vuole somma attenzione?”

Ed il mio dolce Gesù, riprendendo il suo dire, con una tenerezza indicibile, da sentirmi scoppiare il cuore, ha soggiunto: “Mia piccola figlia del mio Volere, è tanto il mio interesse, il mio sospiro continuo, che voglio che la creatura viva nel mio Volere, che quando Io ed essa abbiamo preso l’accordo con decisione ferma di dover vivere [lei] nel mio «Fiat», essendo mia Volontà, il primo a fare il sacrificio sono Io. Per ottenere l’intento che possa vivere in Esso, mi metto a sua disposizione, le do tutte le grazie, luce, amore, conoscenza della mia stessa Volontà, in modo che lei stessa deve sentire il bisogno di vivere in Essa. Quando Io voglio una cosa ed essa con prontezza accetta di fare ciò che Io voglio, sono Io che penso a tutto, e quando per debolezza, per circostanze [non lo fa], non per volontà, per [215] trascuratezza, Io giungo a supplire, faccio ciò che lei doveva fare e cedo a lei ciò che ho fatto, come se lei lo avesse fatto.

Figlia mia, il vivere nel mio Volere è vita che devo formare, non è virtù, e la vita ha bisogno di moto e [di] atti continui. Se ciò non fosse non sarebbe più vita, potrebbe essere [tutt’]al più opera che non ha bisogno di atti continui, ma non vita. Quindi, quando per indisposizioni involontarie, per debolezze [non lo fa], Io non spezzo la vita, la continuo, e forse in quelle stesse indisposizioni c’è pure la mia Volontà che permette quelle debolezze, quindi la volontà della creatura corre già nella mia. E poi, tra tutto, guardo l’accordo preso insieme, la ferma decisione fatta, della quale non vi è stata nessun’altra decisione in contrario, e in vista di questo seguo l’impegno di supplirla in ciò che manca; anzi raddoppio le grazie, la circondo di nuovo amore, di nuovi stratagemmi amorosi, per farla stare più [216] attenta, [e] le suscito nel cuore un bisogno estremo di vivere nella mia Volontà. Questo bisogno le serve, [per]ché come sente le debolezze così si slancia nelle braccia della mia Volontà e la prega di tenerla tanto stretta, affinché possa vivere sempre insieme con Essa.” Fiat!!!

11 Settembre 1938

Nella Divina Volontà compiuta dalla creatura c’è tutta la gloria e l’amore che deve dare
a Dio e tutto ciò che Dio fa e l’amore con cui si dà ad essa. Gesù fa crescere la sua vita
in essa. Chi invece fa la propria volontà uccide la Divina e la fa a pezzi. Tutte le opere
fatte da Dio per amore delle creature sono in atto, ma chi entra nel Volere Divino
le riceve, le fa sue e ricambia Dio per ogni dono.

Un atto compiuto di D. Volontà è tutto. Gesù cresce la sua Vita in chi viva in Essa,

stato orribile di Dio in chi vive di volontà umana. Ogni qual volta si entra

nel nostro Volere tante volte rinnoviamo le opere nostre.

Sento che il mare del Volere Divino mormora sempre dentro e fuori di me, spesso spesso forma le sue onde altissime e mi inonda tanto, che lo sento più che vita propria. O Volontà Divina, quanto mi ami, che vuoi darti sempre senza mai cessare, per formare la tua vita nella povera anima mia; ed è tanto il tuo amore, che giungi [217] perfino ad assediarmi di luce, d’amore, di sospiri, per ottenere l’intento.

Ed il mio sempre amabile Gesù, sorprendendomi mi ha detto: “Figlia mia benedetta, nella nostra Volontà compiuta viene racchiusa tutta la gloria che la creatura ci può dare, l’amore con cui dobbiamo amarla e l’amore con cui essa ci deve amare. Sicché, in un atto della nostra Volontà com-piuta possiamo dire [che] abbiamo fatto tutto, tutto abbiamo dato, anche Noi stessi, e tutto abbiamo ricevuto. Perché col vivere in Essa tutto diamo, tutto prende e tutto ci può dare. Invece, se non vive nel nostro Volere, se la nostra Volontà non è compiuta, non possiamo dare tutto, sarà incapace di ricevere il nostro amore, né essa avrà capacità di amarci quanto Noi vogliamo essere amati. E Noi, [col] dare del nostro quasi in piccole particelle, come se fossimo poveri, non siamo contenti; dare a metà le cose nostre non ci piace. Poter dare e non dare è sempre un dolore per Noi, il nostro amore resta [218] represso e ci fa dare in delirio.

Ecco perché vogliamo [che] l’anima viva nel nostro Volere Divino, perché vogliamo dare tutto e sempre, senza mai cessare di dare. Il nostro Essere Divino non si esaurisce mai, quanto più diamo più possiamo dare e per Noi il dare è sollievo, è felicità. è sfogo d’amore, è comunicazione di vita nostra che facciamo; ed è tanto il mio amore, che sto nell’anima per [far] crescere Me stesso. Ora, dovendo [far] crescere Me stesso, la vigilo continuamente, affinché ciò che fa serva a far crescere la mia vita in essa; dispongo del suo amore, dei suoi atti; uno46 dovrà formare le mie mem-bra, un altro il mio cuore, questo il cibo per alimentarmi, quello la veste per coprirmi, per riscaldarmi. Sto sempre in attività47 per unificare il suo moto al mio, il suo respiro al mio, per trovare il suo moto nel mio ed il suo respiro come se fosse moto e respiro mio. Non mi faccio sfuggire nulla di ciò che fa, pensa, parla, opera, soffre, perché[219] deve servire a Me stesso e a far crescere la mia vita. Quindi, sto sempre in attività47 , non mi do mai riposo, ed oh, come ne sono contento, come mi sento felice di stare sempre occupato nel mio lavoro di far crescere Me stesso in essa.

Non creai la creatura perché restasse isolata, affatto; era opera mia e quindi dovevo svolgere il mio lavoro per formare [un’]opera degna di Me. Perciò, se non vive nella mia Volontà non trovo la materia prima per formare e [far] crescere la mia vita, viviamo come lontani, come isolati, e la solitudine mi accora, il silenzio mi pesa; col non poter svolgere il mio lavoro do in smanie d’amore e mi sento reso il Dio infelice da parte delle creature. Perciò, figlia mia, sii attenta, vivi sempre nella mia Volontà, prestami gli atti tuoi per farmi lavorare, per non tenermi in te come un Dio che non potesse e non sapesse far nulla, mentre ho da fare il lavoro più grande: far crescere [220] e formare la mia vita, la quale sarà tanto bella che formerà il dolce incanto a tutta la Corte celeste.

Invece [in] chi non vive nella nostra Volontà, il nostro stato è orribile, nella creatura la nostra vita resta come strangolata, spezzata, divisa dalla volontà umana; i suoi atti non possono servire a formare e [far] crescere la vita nostra, anzi servono a spezzarla, in modo [che] si vede dove un piede nostro, dove una mano, dove un occhio. Come ci fa pietà, vederci così strangolati, perché solo la nostra Volontà è unità, e dove Essa regna, di tanti atti ne forma uno solo per formare una sola vita. Invece la volontà umana non fa altro che atti spezzati tra loro, che non hanno virtù di unirsi, anzi mettono in pezzi la nostra vita divina in loro. Non vi è cosa più orribile, scena che farebbe piangere anche le pietre, che vedere nell’anima che fa la sua volontà il modo [221] straziante in cui riduce la nostra vita in sé. I suoi atti indegni, che scendono dall’origine della sua creazione, dissimili dal suo Creatore, formano il coltello per fare a pezzi la nostra vita divina. Come ci addolora, come la nostra opera creatrice resta defor-mata, disonorata, e il nostro scopo nella Creazione distrutto! Ahi, se fos-simo capaci di dolore, la volontà umana amareggerebbe il pelago delle nostre gioie e felicità immense.”

Onde stavo seguendo tutto ciò che ha fatto la Divina Volontà, tanto nella Creazione quanto nella Redenzione e trovavo tutto in atto, come se tutto si volesse dare a me. Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

“Figlia mia, tutto ciò che [è] stato fatto dal nostro Ente Supremo, sta tutto in atto, come se lo stessimo facendo per amore delle creature, per-ché tutte le opere nostre furono fatte per loro. Ora, la creatura che entra nel nostro Volere Divino le trova tutte, e tutte vogliono darsi ad essa; [222] ed essa, nel vedersi così amata, le fa sue, le ama e ci ama per tanti doni che le facciamo, e in ogni dono che le facciamo vorrebbe darci il ricambio della sua vita, per gratitudine e riconoscenza e per ringraziarci dei tanti doni che le abbiamo dato. Quindi, si sente dato il dono del sole, del cielo stellato, del mare, del vento, di tutta la Creazione; si sente donata la mia nascita, le mie lacrime, le mie opere, i miei passi, le mie pene, il mio amore con cui l’amai e l’amo, ed oh, come si sente felice! E facendo sue tutte le opere nostre e la mia stessa Vita, ci ama nel sole con quello stesso amore con cui lo creai, e così in tutte le altre cose. Mi ama nella mia nascita, nelle mie lacrime, nei miei passi, nelle mie pene, in tutto; ed oh, come ci felicita, ci glorifica, ed è tanto il nostro contento, che ci dà l’oc-casione di poter rinnovare le opere nostre, come se di nuovo le facessimo. Sicché il nostro amore [223] straripa da Noi e investe tutto di nuovo amore, la nostra potenza si duplica per sostenere tutto, la nostra sapienza che ordina tutta la nostra opera creatrice corre in tutta la Creazione e Redenzione, per dire alla creatura: «tutto è tuo, e ogni qual volta tu entri nel nostro Volere riconosci e fai tuoi tutti questi doni; ci dai l’occasione e la gloria, come se ripetessimo di nuovo tutto ciò che abbiamo fatto per amore delle creature». La nostra Volontà è la ripetitrice di tutte le nostre opere; le ripete, le rinnova sempre, in ogni istante, ogni qual volta la crea-tura le vuole ricevere. E mentre si danno restano al loro posto, si danno e restano, e col darsi non perdono nulla, anzi restano più glorificate. Perciò sii attenta a vivere sempre nel nostro Volere.” [224] Fiat!!!

18 Settembre 1938

Dolore di Gesù e di Luisa per la condanna che uomini di Chiesa diedero agli Scritti.
Gesù la esorta a non spostarsi mai dalla sua Volontà e a continuare a fare insieme
tutto ciò che serve alla risurrezione del bene e al trionfo del suo Regno. Vivere nel
Divin Volere è unione con Gesù e perfetta compagnia.

Come Gesù nelle nostre pene si sente ripetere le sue. Come non sposta mai

nelle sue opere e nell’amarci. Esempio del fiore per chi non viva nel Voler divino.

Sono nel mare del Volere Divino tra immense amarezze, umiliazioni delle più umilianti, e come una povera condannata. Se non fosse che il mio Gesù si fa mio sostegno, forza e aiuto, io non so come potrei vivere.

Ed il mio dolce Gesù, prendendo parte alle mie pene, soffriva insieme con me e nella foga del suo dolore e amore mi ha detto: “Figlia mia cara, se tu sapessi quanto soffro, se Io te lo facessi vedere, tu moriresti di pena. Sono costretto a nascondere tutto, tutto lo strazio e [la] crudezza della pena che sento per non affliggerti di più. Sappi che non è te che hanno condanna- to48 , ma Me insieme con te. Sento di nuovo la mia condanna; quando si condanna il [225] bene è condannare Me stesso. Tu però unisci nel mio Volere la tua e mia condanna a quella che subii quando fui crocifisso, e ti darò il merito della mia condanna e tutti i beni che essa produsse: mi fece morire, chiamò a vita la mia resurrezione, nella quale tutti dovevano trovare la vita e la resurrezione di tutti i beni. Con la loro condanna credono di far morire ciò che ho detto sulla mia Divina Volontà; invece permetterò tali flagelli, incidenti tristi, che farò risorgere le mie verità più belle, più maestose in mezzo ai popoli.

Perciò, da parte mia e tua non spostiamo nulla, continuiamo49 a fare ciò che abbiamo fatto, ancorché tutti si mettessero contro. Questo è il mio modo divino, che per quanti mali facciano le creature, non sposto mai le mie opere, le conservo sempre con la mia potenza e virtù creatrice per amor di chi mi offende, le amo sempre, senza mai cessare. Col non spo-starci mai, le nostre opere [226] vengono compiute, restano sempre belle, fanno bene a tutti; se ci spostassimo, tutte le cose andrebbero in rovina, nessun bene verrebbe a fine. Quindi, anche in questo ti voglio insieme con Me, sempre ferma, senza mai spostarti da dentro la mia Volontà per fare ciò che hai fatto finora, attenta ad ascoltarmi, per essere la narratrice della mia Volontà. Figlia mia, ciò che non giova oggi gioverà domani; ciò che ora pare tenebre, perché trova menti cieche, domani, per altri che hanno gli occhi si cambieranno in sole e quanto bene faranno! Onde con-tinuiamo ciò che abbiamo fatto; facciamo da parte nostra ciò che ci vuole, affinché nulla manchi di aiuto, di luce, di bene, di verità sorprendenti,

“Fiat! In Voluntate Dei!

Io, qui sottoscritta, avendo appreso il decreto col quale, in data 13 Luglio 1938, la

Suprema Congregazione del S. Uffizio condannava all’Indice dei libri proibiti i libri da me

scritti e pubblicati: 1°, L’Orologio della Passione di N.S.G.C. con un Trattato della Divina

Volontà; 2°, Nel Regno della Divina Volontà; 3°, La Regina del Cielo nel Regno della

Divina Volontà, spontaneamente e prontamente compio il dovere di anima cristiana di

umiliare la mia incondizionata, pronta, piena ed assoluta sottomissione al giudizio della S.

Romana Chiesa, per cui, senza restrizione alcuna, riprovo e condanno quanto la

Suprema Congregazione del S. Uffizio riprova e condanna nei sopracitati miei

scritti pubblicati, nel senso che la medesima Suprema Congregazione intende.

Questa mia dichiarazione la umilio egualmente al mio amatissimo Arcivescovo Mons.

D. Giuseppe M. Leo, implorando da lui la carità paterna di farla pervenire, pel suo tramite,

al S. Uffizio.

Mi firmo, Luisa Piccarreta da Corato (Bari)”. perché sia conosciuta la mia Volontà e regni. Io mi servirò di tutti i mezzi, di amore, di grazie, di castighi; toccherò tutti i lati delle creature per far regnare la mia Volontà, e quando [227] parrà come se il vero bene moris-se, risorgerà più bello e maestoso.”

Ma mentre ciò diceva, faceva vedere un mare di fuoco in cui stava per essere involto il mondo intero50; io sono rimasta scossa, ed il mio amabile Gesù, tirandomi a Sé, mi ha detto: “Figlia mia benedetta, coraggio, non aver paura. Vieni nella mia Divina Volontà, affinché la sua luce ti tolga la vista triste in cui corre il mondo, e parlandoti del mio Volere leniamo le pene che purtroppo tutti e due soffriamo.

Senti com’è bello il vivere nel mio Volere: ciò che faccio [Io], fa [l’ani-ma]; come sente che le dico «ti amo», essa mi ripete subito «ti amo», ed Io, nel sentirmi amato, la trasformo tanto in Me che con una sola voce diciamo: «amiamo tutti, facciamo bene a tutti, diamo vita a tutti». Se benedico, benediciamo insieme; adoriamo, glorifichiamo insieme, corria-mo insieme in aiuto di tutti; e se mi offendono, soffriremo insieme. Ed oh, come sono contento nel vedere che una creatura non mi lascia mai solo. [228] Com’è bella la compagnia di chi vuole ciò che voglio [Io] e fa ciò che faccio [Io]! L’unione fa sorgere la felicità, l’eroismo nel fare il bene, la tolleranza nel sopportare, molto più che è una creatura umana, che ap-partiene all’umana famiglia, la quale non fa altro che mandarmi chiodi, spine e pene; ed Io, trovando in questa il mio nascondiglio e la mia desi-derata compagnia, conoscendo che si dispiacerebbe se Io li punissi come meritano, per non dispiacerla, mi astengo dal punirli come meritano.

Perciò non mi lasciare mai solo. La solitudine è una delle pene più dure ed intime del Cuor mio. Il non avere a chi dire una parola, tanto nelle pene quanto nelle gioie, mi fa dare in tali smanie di dolore e d’amore, che se tu lo potessi provare moriresti di puro dolore. Ed è proprio questo il non vivere nella mia Volontà: il lasciarmi solo. L’umano volere allontana la creatura dal suo Creatore, e[229] come si allontana fugge la pace e prendono posto i turbamenti che la tormentano, la forza si debilita, la bellezza si scolorisce, il bene muore e sorge il male, le passioni le fanno compagnia. Povera creatura senza la mia Volontà! In che abisso di mise-rie e di tenebre si getta! Succede come al fiore che non è innaffiato, si sente perdere la vita, si scolorisce, declina sul suo stelo per aspettare la morte, e se il sole lo investe, non trovandolo innaffiato lo brucia e finisce di seccarlo. Tale è l’anima senza la mia Volontà, è come anima senz’ac-qua; le stesse mie verità, che sono più splendide del sole, non trovandola innaffiata dalla vita della mia Volontà, la bruciano di più, l’acciecano e si rende incapace di comprenderle e di ricevere il bene [e] la vita che pos-seggono e giunge a tale eccesso, che guerreggia il bene [e] le stesse mie verità, portatrici di vita alle creature. Perciò sempre nella [230] mia Volon-tà ti voglio, affinché né tu né Io soffriamo la dura pena della solitudine.” Fiat!!!

27 Settembre 1938

Il mare è dimora, via e vita dei pesci: così è la Divina Volontà per chi vive in Essa.
Gesù ebbe insieme a pene inaudite gioie senza fine. Potenza delle pene innocenti;
quelle di Luisa sono anche di Gesù. Tutto ciò che Egli ha detto sulla Divina Volontà
è una nuova Creazione, che nessuno potrà impedire.

Simbolo del mare la D. Volontà. Come vicino alle pene di Gesù scorrevano mari di gioie,

potenza delle pene innocenti, le verità manifestate nuova Creazione.

Sono sempre nel mare del Volere Divino e le mie pene e amarezze indicibili le faccio scorrere in Esso, affinché restino investite dalla sua forza divina e si cambino in luce per me e per tutti. Ed il mio dolce Gesù, visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

“Figlia mia benedetta, il mare dà il posto a tutte le cose che vi si immergono, tanto che dà il posto ai pesci e li tiene inabissati nelle sue acque, dando loro tutto ciò che ci vuole per tenerli in vita. I pesci sono i più fortunati, i più ricchi, e nulla manca loro perché vivono [231] sempre nel mare. Oh, se i pesci uscissero dal mare finirebbe la [loro] vita. Il mare riceve tutto, si presta a tutti, bagna tutto e tutti e nasconde tutti nelle sue acque. Se il navigante vuole valicare il mare e andare in diverse regioni, l’acqua del mare riceve la nave, si fa via, lo accompagna, non lo lascia mai, finché giunge a destinazione; tutti possono trovare posto nel mare. Tale è la mia Volontà: tutti po-sono trovare il loro posto, e con amore indicibile si fa vita di ciascuno, via per condurli, luce per fugare le tenebre della vita, forza per sostenerli. Non li lascia mai soli, ciò che fanno essi vuole fare Essa insieme. Oh, come si addolora quando vede le creature fuori del suo mare, perché le vede brutte, sporche, tanto dissimili che le fanno schifo. Quindi, i più fortunati sono quelli che vivono nel mio Volere, sono portati nel grembo delle sue onde, e purché vivano in Esso, ci penserà a tutto ciò che ci vuole per [232] loro bene.”

Dopo ciò seguivo il mio dolce Gesù nelle sue pene e univo le mie alle sue, per ricevere la forza dalle sue pene per sostenere le mie, perché mi sentivo come schiacciata. Ed il mio caro Gesù ha soggiunto con tenerezza indicibile:

“Figlia mia benedetta, Io soffrii pene inaudite, ma vicino a queste mie pene scorrevano mari di gioia, di felicità senza fine. Vedevo il bene che dovevano produrre, vedevo rinchiuse in esse le anime che dovevano sal-varsi, e le mie pene, siccome erano pregne d’amore, col calore matura-vano le santità più belle, le conversioni più difficili, le grazie più sorpren-denti. Ed Io sentivo nelle mie pene dolori acerbissimi, che mi davano la morte più spietata e crudele, e mari di gioie che mi sostenevano e mi davano la vita. Se non fossi [stato] sostenuto dalle gioie che le mie pene contenevano, Io sarei morto alla prima pena che soffrii; [233] tanto era lo strazio che soffrii, né avrei potuto prolungare la vita.

Ora, le tue pene non solo sono simili alle mie, ma posso dire che sono mie le tue pene, e se tu sapessi quanto soffro! Sento la crudezza, lo stra-zio che mi amareggia fin nel fondo del cuore; ma anche in queste pene vedo scorrere i mari di gioia che faranno risorgere la mia Volontà bella e maestosa in mezzo alle creature. Tu non sai che cosa è una pena innocente sofferta per causa mia. È tale la sua potenza, che i Cieli restano attoniti e tutti vogliono la soddisfazione, il bene di una pena innocente sofferta; essa può formare con la sua potenza mari di grazie, di luce, d’amore a bene di tutti. Se non fosse per queste pene innocenti che so-stengono la mia giustizia, manderei in rovina il mondo intero. Perciò coraggio, non ti abbattere, figlia mia, fidati di Me ed Io penserò a tutto e a difendere i diritti della mia [234] Volontà per farla regnare.

Tutto ciò che ho detto sulla mia Volontà posso dire che è una nuova Creazione, più bella, più molteplice, più maestosa della stessa Creazione che vedono tutti, anzi, oh, come [questa] le resta dietro! E come è impos-sibile all’uomo distruggerla, soffocare la luce del sole, impedire l’impetuo-sità del vento, l’aria che tutti respirano, e fare di tutte le cose un mucchio, così non possono soffocare [e] molto meno distruggere [nulla] di ciò che ho detto sulla mia Divina Volontà con tanto amore, perché ciò che ho detto è una nuova Creazione parlante, e ogni verità porta l’impronta, il suggello della nostra vita divina. Quindi, nelle verità che ti ho manifestato ci sono i soli parlanti, i venti che parlano e travolgono nel mio Volere, fino a poter assediare la creatura con l’impero della loro potenza; in queste verità ci sono le svariate mie bellezze che rapiranno le creature, i mari d’amore[235] [di] cui saranno continuamente inondate[e]che col loro dolce mormorio vinceranno i cuori ad amarmi. In queste verità ho messo tutti i beni possibili e immaginabili; amore che vince, che rapisce, che raddolci-sce, che scuote. Non manca nulla per dominare la creatura e per far scen-dere la mia Volontà con decoro e maestà, insieme con l’esercito delle mie verità, a regnare in mezzo a loro. E toccare questa mia nuova Creazione, alla creatura non sarà dato; saprò Io ben guardarla e difenderla.

E poi, figlia mia, questa nuova Creazione mi costa il lavoro, non di sei giorni, ma di ben cinquant’anni e più; come mai potrò permettere che sia repressa, che non abbia la sua vita e non esca alla luce? Ciò sarebbe non aver potenza sufficiente51 , ciò non può essere. Me la saprò guardare; non potranno toccare e distruggere una sola mia parola. Mi costa troppo, e quando le cose costano assai si usano tutti i mezzi, tutte le arti, e s’impe-gna anche la [236] propria vita per ottenere l’intento. Perciò fammi com-piere il lavoro di questa nuova Creazione, né ti dar pensiero di quello che dicono e fanno; sono le solite volubilità umane, che ad un soffio di vento vedono nero [e] ad un altro soffio si tolgono la benda e vedono bianco. Quindi saprò Io travolgere tutti e fare uscire le mie verità, come esercito agguerrito, a dominare le creature. Pazienza ci vuole da parte mia e tua; e senza spostarci andiamo avanti.” Fiat!!!

2 Ottobre 1938

Nessuna potenza umana può impedire a Gesù di parlare e all’anima di ascoltarlo.
La D. Volontà sulla terra regnerà: è un decreto eterno. Se non si compie per via d’amore
si compirà per via di giustizia. La Divina Volontà nell’anima è come la linfa nelle piante.

Come il Regno della D. Volontà è decreto che deve venire sulla terra, come deve spazzare la

terra. La Regina Celeste piange e prega. La D. V. è come la linfa alle piante.

Sono sempre nel Volere Divino, sebbene tra amarezze indicibili, come se volessero rendere torbido il suo stesso mare, ma questo mare del “Fiat” forma le sue onde, mi copre, mi [237] nasconde dentro, mi raddolcisce le amarezze, mi ridona la forza e mi fa continuare la via nella sua Volontà. La sua potenza è tanta, che riduce al nulla le mie amarezze e fa risorgere [per me] da dentro di esse la sua vita piena di dolcezza, tutta bella e maestosa; ed io l’adoro, la ringrazio, la prego che non mi lasci mai sola e abbandonata.

Onde il mio dolce Gesù, ripetendomi la sua visitina, mi ha detto: “Figlia mia buona, coraggio, se tu ti abbatti perderai la forza di vivere sempre nel mio Volere; non ti dar pensiero di ciò che dicono e fanno. Tutta la nostra vitto-ria è che non ci possono impedire di fare quello che vogliamo; quindi Io posso parlarti del mio Volere Divino e tu puoi ascoltarmi, nessuna potenza ce lo può impedire.52

Ciò che Io ti dico sul mio Volere non è altro che lo svolgimento del nostro decreto, fatto ab eterno nel concistoro della nostra Trinità Sacro-santa: che Esso deve avere il suo regno sulla terra; [238] e i nostri decreti sono infallibili, nessuno può impedire che vengano effettuati. Come fu decret[ata] la Creazione [e] la Redenzione, così è decreto nostro il regno della nostra Volontà sulla terra. Quindi, per compiere questo nostro decre-to, Io avrei dovuto manifestare i beni che ci sono in esso, le sue qualità, le sue bellezze e meraviglie. Ecco la necessità [per] cui Io dovevo parlarti tanto, per poter compiere questo decreto.

Figlia, per giungere a ciò, Io volevo vincere l’uomo a via d’amore, ma la perfidia umana me lo impedisce. Perciò userò la giustizia, spazzerò la terra, toglierò tutte le creature nocive, che come piante velenose avvele-nano le piante innocenti. Quando avrò tutto purificato, le mie verità trove-ranno la via per dare ai superstiti la vita, il balsamo, la pace che esse contengono, e tutti la riceveranno, le daranno il bacio di pace, e a confu-sione di chi non l’ha creduto, anzi [l’ha] condannata, regnerà, [239] ed Io avrò il mio regno sulla terra: che la mia Volontà si faccia come in Cielo così in terra. Perciò ti ripeto: non spostiamoci in nulla, facciamo la nostra via e canteremo vittoria; e loro facciano la loro via, in cui troveranno con-fusione e vergogna di se stessi. Succederà di loro come ai ciechi che non credono alla luce del sole perché loro non la vedono; loro resteranno nella loro cecità, e quelli che la vedono e credono godranno, sfoggeranno nei beni della luce con sommo loro contento.”

Gesù ha fatto silenzio e la mia povera mente è rimasta funestata dai tanti mali raccapriccianti di cui è investita e sarà investita la terra. In questo mentre si è fatta vedere la Sovrana Regina con gli occhi rossi e come insanguinati dal tanto pianto che aveva fatto; ma che stretta al cuore nel veder piangere la mia Mamma Celeste!

E col suo accento materno, con una tenerezza indicibile, piangendo mi ha detto: “Figlia mia carissima, prega [240] insieme con Me. Come mi duole il cuore nel vedere i flagelli in cui sarà ravvolta l’umanità intera! La volu-bilità dei capi, [che] oggi dicono e domani disdicono, getterà i popoli in un mare di dolori e anche di sangue. Poveri figli miei! Prega, figlia mia, non mi lasciare sola nel mio dolore; che il tutto avvenga per il trionfo del regno della Divina Volontà.”

Onde seguivo la Divina Volontà nei suoi atti, abbandonandomi tutta nelle sue braccia, ed il mio dolce Gesù ha ripreso a dire:

“Figlia mia, come la creatura entra nella nostra Volontà per farla sua, essa fa sua la nostra e Noi facciamo nostra la sua; e in tutto ciò che fa, se ama, se adora, se opera, se soffre, se prega, il nostro Volere forma il ger-me divino negli atti suoi, ed oh, come cresce bella, fresca, santa! La no-stra Volontà è come la linfa alle piante; se c’è la linfa, le piante crescono belle, sono verdi, folte di foglie e producono frutti maturi, pingui e sapo-riti; [241] se invece incomincia a mancare la linfa, la povera pianta perde il verde, le foglie cadono, non ha virtù di produrre i suoi bei frutti e finisce col seccare, perché la linfa è come l’anima della pianta, come gli umori vitali che sostengono e fanno fiorire la pianta.

Tale è l’anima senza la mia Volontà, perde il principio, la vita, l’anima del bene; perde la vegetazione, la freschezza, il vigore, si scolorisce, si abbrutisce, si debilita e finisce col perdere il seme del bene. Se tu sapessi quanto mi fa compassione un’anima che vive senza la mia Volontà! Potrei chiamarla «la mia scena dolorosa della Creazione». Io, che creai tutte le cose con tale bellezza e armonia, sono costretto dall’ingratitudine umana a vedere le mie più belle creature che creai, povere, deboli, coperte di piaghe da far pietà. Eppure la mia Volontà sta a disposizione di tutti, non si nega a nessuno; solo chi la respinge, chi [242] ingrato non la vuole conoscere, volontariamente si priva di Essa con sommo nostro dolore.” Fiat!!!

10 Ottobre 1938

Dio ha creato tutto per amore dell’uomo, affinché l’uomo facesse regnare in sé la Divina
Volontà. La Creazione dura ancora, è sempre in atto, perché il Regno deve ancora venire.
Tutta la Creazione si accentra nell’anima che vive nel Divin Volere, ed essa in Dio.
Dio non sa né può negarle nulla.

Primo campo d’azione di Dio la Creazione. Campo d’azione chi vive nel suo Volere.

Come Dio non sa negar nulla a chi vive in Esso.

Sono sempre nel mare del “Fiat” Supremo, [ed] è tanto il suo amore, che non potendolo contenere in Sé, vuol fare vedere alla sua creatura le nuove sorprese del suo amore, quanto l’ha amato e l’ama; e se trova la creatura che lo ama, farà sorgere nuovo amore, per farle toccare con mano che il suo amore non si arresterà mai, ma l’amerà sempre con nuovo e crescente amore.

Ed il mio sempre amabile Gesù, ripetendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto: “Mia piccola figlia della [243] mia Divina Volontà, tu devi sapere che il nostro primo campo d’azione fu la Creazione. Questa era un parto che ab eterno tenevamo nel nostro seno divino, e in ogni cosa che dovevamo [far] uscire alla luce del giorno amavamo l’uomo, perché solo per lui, perché lo amavamo tanto, avevamo decretato di creare tante cose53 , fino a formargli il giorno di luce, la volta azzurra che non doveva mai scolorirsi, una terra fiorita che doveva servirgli di pavimento; e poi la cosa più grande, l’accentramento del nostro amore in ogni cosa creata, che doveva servirgli come grembo nostro, per portarlo nelle nostre brac-cia per felicitarlo e dargli vita continua. E sai perché tutti questi prepa-rativi, fino a farci uscire fuori del nostro interno, come in campo d’azione, come al lavoro? Per amore di chi doveva far regnare la nostra Volontà. A tanto nostro lavoro volevamo il nostro tornaconto, il nostro scopo divino, che l’uomo e tutte le cose create dovevano avere per vita, per regime, per [244] alimento il nostro Volere.

Questo nostro campo d’azione dura ancora, il nostro amore corre con una velocità incredibile, perché non siamo soggetti a mutarci, siamo l’Im-mutabile, e ciò che facciamo una volta [lo] facciamo sempre. Molto più che, a tanto nostro esteso campo d’azione, a tanto nostro lavoro, a tanto nostro amore palpitante in ogni cosa creata e in ciascuna fibra dell’uomo, il nostro scopo, cioè che il nostro Volere regni e domini nel cuore dell’uo-mo, non è realizzato. Potevamo Noi formare un campo così esteso, durare ancora nel lavoro senza ottenere l’intento? Questo non sarà mai; e solo [il fatto] che la Creazione dura ancora è il segno certo che il regno del mio Volere avrà la sua vita e il suo pieno trionfo in mezzo alle creature. Noi cose inutili non sappiamo fare; anzi, prima assodiamo con somma sapien-za il bene, l’util[ità], la gloria che dobbiamo ricevere e poi facciamo.

[245] Ora voglio dirti un’altra sorpresa. Come la creatura entra nel no-stro Volere per farlo regnare, Noi ci mettiamo di nuovo in campo d’azione, rinnoviamo il nostro lavoro e solo per essa accentriamo il nostro nuovo amore in ogni cosa creata; e nella nostra enfasi d’amore le diciamo: «vedi quanto ti amiamo, che solo per te svolgiamo il nostro campo d’azione, solo per te ripetiamo tutte le nostre opere; tendi l’orecchio e sentirai in ogni cosa le nostre nuove note d’amore, che ti dicono come ti amiamo, come sei coperta e nascosta nel nostro amore». Ed oh, i contenti, le gioie che ci dà, perché possiamo ripetere il nostro campo d’azione per chi vive e non vuole conoscere altro che la nostra Volontà.

Ora, la Creazione tutta, Noi stessi, trovando in essa il nostro Volere, la ricono-sciamo tutti come figlia nostra. La Creazione tutta resta accentrata in essa ed essa in Noi; si rende inseparabile da tutte le cose create, perché il nostro Volere le dà il diritto su tutto, e il nostro campo [246] d’azione trova il suo tornaconto, il ricambio del nostro lavoro. Una creatura, vivendo nel nostro Volere, già lavora insieme con Noi, vuol fare ciò che facciamo Noi, ci vuole amare con pari amore, perché essendo una la Volontà che ci anima, non ci può essere dissomiglianza né disparità. Perciò non ci sentiamo più isolati nel campo della Creazione, abbiamo la nostra compagnia, e questo è tutto il nostro trionfo, la nostra vittoria e il bene più grande che possiamo dare alle creature. Molto più che [nel]la Creazione che la circonda di fuori, svolgiamo il nostro campo d’azione nell’interno dell’anima sua e creiamo in essa i soli più fulgidi, le stelle più belle, [i] venti che soffiano amore continuo, mari di grazie e di bellezza, aria divina e balsamica, ed essa tutto riceve e ci lascia liberi nel nostro campo d’azione; vera nostra Creazione che non si oppose in nulla a ciò che volevamo fare; tutte le nostre opere trovarono il loro posto dove mettersi. Così è [247] l’anima che vive nel nostro Volere, tutto possiamo mettere in essa, le nostre opere più belle, e il nostro Volere ci prepara lo spazio dove metterle; sicché il nostro campo d’azione non finisce mai in chi vive nel nostro «Fiat». Perciò sii attenta a ricevere ciò che vogliamo fare di te.”

Dopo ciò ha soggiunto, con un amore che non so dire: “Figlia mia, l’inte-resse che più ci sta a cuore, la nostra attenzione più assidua, è sull’anima che vive nel nostro Volere. Siamo tutt’occhio su di essa; ci sembra che non sappiamo, né possiamo far nulla se non svolgiamo su di essa la nostra virtù operante e creatrice. Il nostro amore ci porta a guardarla per vedere che cosa vuol fare. Se vuole amare, la nostra virtù creatrice crea il nostro amore nel fondo dell’anima; se vuole conoscerci, creiamo la nostra conoscenza; se vuol essere santa, la nostra virtù creatrice crea la santità. Insomma, che cosa vuol fare? La nostra virtù creatrice si presta a creare il bene che vuole, in modo che sente in sé[248] la natura, la vita del bene che vuole. Non possiamo, né vogliamo negare nulla a chi vive nel nostro Volere; sarebbe come negarlo al nostro stesso Volere, cioè, negarlo a Noi stessi; sarebbe troppo duro non servirci della nostra virtù creatrice per Noi stessi. Vedi dunque a che punto alto, nobile e sublime si trova chi vive nel nostro Volere? Perciò sii attenta, non ti curare di nulla, se non di vivere in Esso; così sentirai la nostra virtù creatrice e operante.” Fiat!!!

19 Ottobre 1938

Chi si abbandona in Dio, come bimbo nelle braccia della mamma, trova rifugio, conforto,
nutrimento e difesa. Senza il “Fiat” Divino tutte le cose create scomparirebbero;
Dio non lo ritira, aspettando che sia riconosciuto e amato dalle creature, e sia la loro vita.
Il “Fiat” Divino dà la corda a chi vuole vivere in Esso

Chi vive abbandonato in Dio, trova in Lui la sua Paternità, il rifugio, il nascondimento.

Il Fiat sostegno e vita di tutta la Creazione. Come Iddio mena la corda a chi vuol vivere in Esso.

Sono tra le braccia del Volere Divino, sebbene sotto l’incubo di pene duris-sime, da muovere a pietà tutto il Cielo e farlo correre in mio aiuto, per darmi la forza in uno stato sì doloroso. Mio Gesù, aiutami, non mi abbandonare, [249] mi sento soccombere; com’è duro il mio stato!

Ma mentre ciò dicevo, il mio dolce Gesù, più che una madre tenerissima, mi ha teso le braccia stringendomi a Sé e, unendo le sue lacrime alle mie, tutto bontà mi ha detto:

Povera figlia mia, le tue pene sono le mie e soffro insieme con te; per-ciò coraggio, abbandonati in Me e troverai la forza nelle tue pene. Chi si abbandona in Me cresce come un bambino che viene cresciuto dalla sua mamma, la quale lo fascia per farlo raffermare nelle sue membra, lo ali-menta col suo latte, lo tiene fra le sue braccia, lo bacia, lo carezza e, se piange, mescola le sue lacrime con quelle del suo bimbo, sicché la mam-ma è la vita del suo figlio. Oh, se il piccolo bimbo non avesse la sua mamma, come crescerebbe male, senza chi lo nutra col suo latte, senza fasce, senza chi lo riscaldi; crescerebbe malaticcio, debole, e solo un miracolo potrebbe farlo vivere. Tale è l’anima che vive abbandonata nelle [250] mie braccia, ha il suo Gesù che le fa più che da madre; la alimento col latte delle mie grazie, la fascio con la luce della mia Volontà, affinché venga rassodata e confermata nel bene; la tengo stretta al mio petto, affinché non senta altro che il mio amore e i palpiti ardenti del mio Cuore; la cullo tra le mie braccia. Se piange, piango insieme, in modo che senta la mia vita più che la sua; cresce insieme con Me e ne faccio ciò che voglio. Invece [l’anima] che non vive abbandonata in Me, vive a se stessa, isolata, senza latte, senza chi prenda cura della sua esistenza; [ma] chi vive abbandonata in Me trova il suo rifugio nelle sue pene, il nascondiglio dove nascondersi, per fare che nessuno me la tocchi; e se volessero toccarla, saprò Io difenderla, perché chi tocca chi mi ama, è più che se toccasse Me stesso, ed Io la nascondo in Me e confondo coloro che vogliono colpire chi mi ama. Ed Io amo tanto chi vive abbandonata in Me, [251] che faccio di essa il più grande portento, da fare strabiliare tutto il Cielo e così far restare confusi coloro che credevano di colpirla per farla restare coperta di confusione e umiliazione.

Alle tante pene che soffriamo non aggiungiamo questa pena, che sarebbe la più dolorosa, di [non] vivere tu abbandonata in Me ed Io in te. Figlia mia, facciamoli dire e fare, purché non ci tocchino l’unione nostra. Nessuno può entrare nei nostri segreti, negli abissi del mio amore, né impedirmi ciò che voglio fare con la mia creatura. Viviamo di un solo Volere e tutte le cose saranno a posto tra Me e te.”

Poi ha soggiunto con amore ancor più tenero:

“Figlia mia benedetta, il mio «Fiat» è il sostegno di tutta la Creazione, tutto poggia su di Esso, non vi è cosa che non venga animata dalla sua potenza. Se non fosse per il mio «Fiat», tutte le cose, le stesse creature, non sarebbero altro che come tante pitture, dipinte, [252] o come statue inanimate, incapaci di generare, vegetare e riprodurre alcun bene. Povera Creazione, se non fosse per la mia Volontà! Eppure non si vuole ricono-scere. Quale dolore, essere vita di tutto e sentirci soffocare nelle stesse cose create da Noi, perché non ci conoscono. Che amarezza! Se non fosse per il nostro amore e fossimo capaci di mutarci, ritireremmo la nostra Volontà da tutti e da tutto, e tutto si ridurrebbe nel nulla. Ma siccome siamo immutabili e sappiamo con certezza che la nostra Volontà sarà co-nosciuta, voluta, amata, e che ognuno la terrà più che vita propria, perciò con pazienza invitta, che solo la nostra Divinità può avere e sopportare, aspettiamo che sia riconosciuta. E questo con giustizia e con somma nostra sapienza, perché mai facciamo cose inutili; se facciamo è perché vogliamo il nostro tornaconto, cioè, riscuotere gloria, onore, da tutte le opere nostre, anche dal più piccolo fiorellino del campo. Se ciò non [253] fosse, saremmo come un Dio che non saprebbe apprezzare, né dare il giusto valore alle stesse opere sue; perciò è giustizia nostra che la nostra Volontà sia conosciuta come vita di tutto, affinché otteniamo lo scopo per cui creammo tutta la Creazione.

Or, tu devi sapere che la creatura, come vuol fare la nostra Volontà ed entra in Essa, resta riabilitata in Essa. Si riabilita nella santità, nella purezza, nell’amore; risorge nella bellezza e [nello] scopo con cui la creammo, sperde i mali dell’umano volere ed incomincia la vita del bene. La mia Volontà, come vede che l’anima vuol vivere in-sieme con Essa, fa come si fa all’orologio che sta fermo: col dare la corda incomincia il suo cammino e segna le ore, i minuti, e si fa guida della giornata dell’uomo. Così la mia Volontà, vedendolo fermato nel bene dall’umano volere, come entra in Essa, [gli] dà la corda divina, in modo che tutto l’essere umano [254] e spirituale sente la nuova vita e la virtù della corda divina, di cui si sente investito, la quale corre nella mente, nel palpito, in tutto, e con una forza irresistibile corre in tutto ciò che è santo e buono. Questa corda segna i minuti e le ore eterne della vita divina nell’anima, ed oh, come corre in tutto ciò che è divino! Noi la riabilitiamo in tutto, la facciamo correre ovunque, nell’immensità del nostro mare, e [le facciamo] fare e prendere ciò che vuole; e sebbene non può abbracciare tutta la nostra immensità, vive però nel nostro mare, si alimenta di esso, si va sempre abbellendo con la nostra bellezza, si veste con le vesti regie del nostro Volere. Nel nostro mare trova il suo riposo, i casti abbracci del suo Gesù, il suo reciproco amore; divide insieme le sue gioie e le sue pene, cresce sempre nel bene. La mia Volontà diventa per essa la sua vita, la sua passione predominante. La nostra corda la fa correre [255] tanto, che giunge a formarsi nel nostro Mare la sua piccola reggia divina, la quale viene abitata dalla Trinità Sacrosanta, che si gode questa fortunata crea-tura, colmandola sempre di nuove grazie e doni. Perciò ti stia a cuore vivere nel nostro «Fiat», affinché troviamo in te le gioie, la gloria di tutta la Creazione, lo scopo per cui la creammo.” Fiat!!!

26 Ottobre 1938

Effetti negativi del turbamento. Gesù soffre con chi soffre per Lui; nella Divina Volontà
possono esserci soltanto le stesse pene divine, ma sempre nella pace. Ogni atto fatto
in Essa offre a Dio un appoggio per i suoi attributi e i suoi doni; solo così Dio trova
messi in salvo i suoi interessi, una risposta divina.

Gli effetti tristi della turbazione. La Piccola inferma nel Voler D. Chi vive nella

D. Volontà forma l’appoggio al suo Creatore e mettiamo in salvo i nostri interessi.

La mia povera esistenza sente il bisogno estremo di vivere nel Volere Divino. Le amarezze, le pene che mi involgono sono tante, che mi sento come se mi volessero strappare da dentro il “Fiat” Divino, e perciò sento più che mai il bisogno di vivere in Esso; ma con tutti gli[256] sforzi che faccio per vivere abbandonata nelle sue braccia, non posso fare a meno di sentirmi amareggiata, intontita e turbata dalle tante molestie e dure pene che mi circondano, fino a non poterne più.

Mio Gesù, Mamma Celeste, aiutatemi, non vedete che sto per soccombere? Se non mi tenete nelle vostre braccia, se non continuate ad inondarmi con le onde del vostro Volere Divino, io tremo e temo, che ne sarà di me? Deh, non mi lasciate, non mi abbandonate a me stessa in uno stato sì duro!

Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù è corso per sostenermi nelle sue braccia, e tutto bontà mi ha detto:

“Figlia mia buona, coraggio, non temere, Io non ti lascio, né posso lasciarti; ci sono le catene della mia Volontà che mi legano a te e mi rendono inseparabile. E poi, perché temi di uscire dalla mia Volontà? Come per entrare in Essa ci fu un atto fermo, deciso di voler vivere in Essa, così per uscire ci vorrebbe[257] un altro atto fermo e deciso; questo tu non lo hai fatto, né la figlia mia lo farà mai, non è vero? Quello che voglio [è] che non ti faccia sorprendere dal turbamento, che ti scolorisce, ti fa perdere la freschezza, ti debilita la forza, ti fa perdere la vivacità della luce del «Fiat», e il mio amore resta represso, l’attenzione perde il passo, e sebbene stai nella mia Volontà, stai come se stessi dentro una casa e non ti curassi di fare ciò che [ti] spetta di fare, ciò che ti conviene fare per ornarla, ordinarla e darle tutta la sontuosità che conviene. Così, stando turbata nella mia Volontà, non badi a ricevere il mio atto creante e ope-rante; quindi, né Io posso darti né tu [puoi] ricevere, stai come in ozio.

Ma, coraggio; siccome le tue pene sono per causa mia, ti teniamo nella nostra Volontà come la piccola inferma, [alla] quale Io, il primo, mentre soffro insieme con te, perché sono pene mie e soffro più di te, ti faccio da infermiere,[258] ti assisto, ti faccio da letto con le mie braccia, ti metto le mie pene intorno per fortificarti. La nostra Mamma Regina corre per metterti nel suo grembo, per tener difesa la sua piccola figlia inferma. E siccome chi ha operato nel mio Volere è stata la portatrice della gloria e [della] gioia a tutto il Cielo, perciò tutti corrono intorno alla nostra piccola inferma, gli angeli, i santi, per assisterla e prestarsi ai suoi bisogni. Nella nostra Volontà non entrano cose estrane e che non ci appartengono. Le stesse pene devono essere pene nostre, altrimenti non trovano la via per entrarvi. Perciò coraggio, quello che voglio [è] che tu stia in pace.

Quante volte anch’Io, sotto il torchio di dure pene, mi rendevo infermo e correvano gli angeli a sostenermi. Il mio stesso Padre Celeste, nel vedermi tra pene strazianti, correva, mi prendeva nelle sue braccia per rafforzare la mia gemente Umanità. E la mia Madre, quante, quante volte cadeva inferma nel mio Volere[259] nel vedere le pene del Figlio suo, fino a sentirsi morire, ed Io correvo a sostenerla, me l’affiatavo al mio cuore per non farla soccombere. Perciò quello che voglio [è] coraggio, pace; non ti abbattere troppo ed Io ci penserò a tutto.”

Dopo ciò ha soggiunto: “Figlia mia, tu non sai ancora tutto il gran bene che riceve la creatura col vivere nella mia Volontà e la grande gloria che dà al suo Creatore. Ogni atto che fa in Essa è un appoggio che Dio fa sulla sua creatura: appoggio della sua potenza, di amore, di santità. Quanti più atti va ripetendo, tanto più ci fidiamo di essa e più possiamo appoggiare ciò che è nostro, perché c’è la nostra Volontà che dà capacità e forza alla creatura per ricevere ciò che vogliamo dare; invece, se non troviamo la nostra Volontà e i suoi atti ripetuti in Essa, non troviamo dove appoggiarci, non possiede né forza, né capacità, né spazio dove poter ricevere i nostri doni, né grazia da poterci fidare.

[260] Povera creatura, senza la nostra Volontà è la vera cittadella senza porte, senza sentinelle che la difendano, esposta a tutti i pericoli; e se volessimo dare, sarebbe esporre i nostri doni e la stessa vita nostra ad inutilità e pericolo di subire offese ed ingratitudini, da farci cambiare i doni e le grazie in castighi.

Perché tu devi sapere che quando la creatura fa la nostra Volontà, mettiamo a posto i nostri interessi. Non operiamo mai a nostro discapito, prima mettiamo in salvo gli interessi, la gloria nostra, e poi operiamo; altrimenti sarebbe come se non aves-simo cura della nostra santità, né apprezzassimo i doni nostri, né ciò che facciamo, e non conoscessimo Noi stessi, né la nostra potenza, né quello che possiamo fare. Chi mai intra-prende un’impresa senza mettere in salvo prima i suoi interessi? Nessuno, [per]ché può succedere che, per disgrazia, nella sua impresa possa avere delle perdite, ma l’aver[261] pensato prima a mettere in salvo i suoi inte-ressi, gli servirà per non scendere dalla sua condizione [e] si potrà mante-nere nel suo stato; invece, se non avesse messo in salvo i suoi interessi, si potrebbe ridurre a morire di fame.

Ecco perché vogliamo la creatura nella nostra Volontà, perché voglia-mo mettere in salvo i nostri interessi. Ciò che diamo, amore, santità, bon-tà e tutto il resto, il nostro Volere prende il compito di farcelo restituire in altrettanti atti divini, sicché amore divino abbiamo dato e amore divino ci dà. Esso trasforma la creatura nella nostra santità [e] bontà, e ci fa dare atti santi e buoni; sicché anche il suo respiro, il suo moto, il suo passo, è puro e santo. Sentiamo negli atti suoi la somiglianza dei nostri, perché tali ce li rende la nostra Volontà, e quando riceviamo dalla creatura ciò che è nostro, ricambiato in divino dal nostro «Fiat», il nostro interesse sta a posto, il nostro amore festeggia, la nostra gloria va[262] in trionfo e pre-pariamo nuove sorprese di amore, di doni e [di] grazie. Quando l’interesse ci viene, non badiamo più a nulla, abbondiamo tanto che i Cieli stupi-scono.” Fiat!!!

30 Ottobre 1938

Dio dà nuovi doni, amore e conoscenze all’anima per ogni atto che essa fa nella Divina
Volontà; diventa una gara d’amore, e questo amore dato alla creatura circola ovunque
e fa continui nuovi prodigi. Esso dà alla creatura il diritto di giudicare insieme con Dio
e di difendere i peccatori, ama e glorifica Dio per sé e per tutti gli esseri creati.
Nulla e nessuno deve mancare in un atto fatto nel Divin Volere.

Come la creatura ama nel nostro Volere, le raddoppiamo nuovo amore.

Stupore del Cielo. Come acquista il diritto di giudicare.

Il mio piccolo cammino nel Volere Divino continua, sebbene mi sembra che lo faccia a stento, passo a passo, ma il mio dolce Gesù pare che si contenta, purché non devii e non esca fuori del suo “Fiat”. Posso dire che sono veramente inferma per i tanti dolorosi incidenti della mia povera esistenza e perciò si contenta del poco che faccio; però non lascia di spingermi, di allettarmi col dirmi nuove sorprese del suo Volere, per farmi riprendere il [263] volo.

Quindi, visitando la piccola anima mia, mi ha detto: “Figlia benedetta della mia Volontà, come sospiro che l’anima viva nel nostro Volere Divino! È tanto il mio compiacimento, che come va ripetendo i suoi atti in Esso, così vado preparando nuovi doni, nuove grazie, nuovo amore, nuove cono-scenze, per farle conoscere sempre più la mia Volontà e farle apprezzare e stimare il celeste soggiorno [in] cui ha avuto il grande onore di dimorare. Sicché, se ama, Io le raddoppio il mio nuovo amore, e se ritorna ad amar-mi, Io ritorno sempre col mio nuovo amore a sorprenderla, tanto che la creatura si sente così inondata, che confusa ripete: «possibile che un Dio mi ami tanto?» E mentre ciò dice, presa dalla foga del mio amore, ritorna ad amarmi, ed Io di nuovo la sorprendo col mio amore. Succede una gara d’amore; la piccolezza umana armonizza con l’amore del suo Creatore, e non solo mi ama per sé: è tanto il mio amore che sente, che[264] mi ama per tutti e per tutto. Ed il mio «Fiat» che fa? Con la sua potenza ed immen-sità mette in volo questo amore che abbiamo dato alla creatura, lo fa circolare ovunque, e Noi sentiamo che ci ama in ogni passo, in ogni moto, in ogni pensiero, parola e palpito di tutte le creature; ci ama nel sole, nel vento, nell’aria, nel mare. Non vi è cosa dove non ci ama, ed oh, come ci sentiamo felici, glorificati, perché la creatura ci ama in tutti e dappertutto! Con ciò, non solo amiamo lei con nuovo amore, ma tutte le creature.

[Ad] un atto d’amore nella mia Volontà succedono tali prodigi, che i Cieli ambiscono di essere spettatori, per godersi le nuove sorprese del nostro amore, e la nostra stessa Divinità aspetta con gioia indicibile che la creatura venga nel nostro Volere ad amarci, per poter fare sfoggio del nostro amore, per sentirci amati da tutti. Il nostro amore esce in campo per fare la sua via; e non[265] solo il nostro amore, ma come la creatura va ripetendo i suoi atti nel nostro «Fiat», così mettiamo fuori nuova poten-za, nuova bontà, nuova sapienza, in modo che si sentirà animata da nuo-va potenza, bontà e sapienza, [a] cui tutti prenderanno parte, e Noi avre-mo la gioia di vedere investite le umane generazioni della nostra nuova potenza, bontà e sapienza nostra.

Che cosa non possiamo fare di questa creatura che vive nel nostro Volere? Giungiamo a tanto, che le diamo il diritto di giudicare insieme con Noi. E se vediamo che essa soffre [per]ché il peccatore deve subire rigoro-si giudizi, per non farla soffrire rendiamo più miti i nostri giusti rigori, ed essa ci fa dare il bacio del perdono; e per renderla contenta le diciamo: «povera figlia, hai ragione, sei nostra e appartieni anche a loro; senti in te i vincoli dell’umana famiglia, perciò vorresti che perdonassimo tutti. Fare-mo quanto più possiamo[266] per contentarti, [a] meno che non disprezzi-no e rifiutino il nostro perdono».

Questa creatura nella nostra Volontà è la nuova Ester, che vuole met-tere in salvo il suo popolo, ed oh, come siamo contenti di tenerla sempre insieme con Noi nel nostro Volere, perché per mezzo suo ci sentiamo più inclinati ad usare misericordia, a concedere grazie, a perdonare i pecca-tori più ostinati e a rendere più brevi le pene delle anime purganti. Povera figlia, ha un pensiero per tutti, un dolore simile al nostro dolore, [per]ché vede l’umana famiglia come nuotando nel nostro Volere e non lo rico-nosce, e vive in mezzo a nemici nella più squallida miseria.”

Poi ha soggiunto: “Figlia mia, tu devi sapere [che] come la creatura riconosce la nostra Volontà, l’ama [e] vuole fare la sua vita in Essa, così si riversa nel suo Dio e Dio si riversa in essa. Con questo riversarsi d’ambo le parti, Dio fa sua la creatura, le fa prendere[267] parte a tutti gli atti suoi, si riposa in essa, l’alimenta e la fa crescere sempre più negli atti suoi; e la creatura fa suo il suo Dio, se lo sente ovunque [e] prende il suo dolce riposo in Colui che ama e che forma la sua vita e il suo tutto.

Oltre a ciò, come la creatura fa il suo atto nel nostro «Fiat», così sentiamo il vincolo di tutti gli esseri creati. In quell’atto ci vuol dare e far trovare tutti e tutto; pare che ci fa fare la visita di tutti gli esseri, perché tutti ci riconoscano, ci amino e facciano il loro dovere verso il loro Crea-tore, ed essa si fa supplitrice di tutti, ama per tutti e in tutto. Nulla ci deve mancare in un atto fatto nel nostro Volere, altrimenti non possiamo dire che sia atto nostro. La nostra Volontà, per decoro e onore, si fa porgitrice alla creatura di tutto ciò che dovrebbero farci tutte le altre creature e tutta la Creazione se avesse ragione. Se non trovassimo nella nostra Volontà, nella quale opera la creatura,[268] tutta la gloria nostra, l’onore, il con-traccambio che ci conviene per aver dato la vita a tanti e [per aver] creato tante cose per mantenere queste vite, dove li potremmo trovare? La nostra Volontà diffusa in tutti, vita e sostegno di tutto, è la nostra più grande gloria, e [al]la creatura che vive in Essa le somministra l’occasione di farle compiere ciò che ciascuna creatura dovrebbe darci, di gloria e di contrac-cambio per averla creata. Noi sapevamo che la creatura è finita, [che] la sua piccolezza non poteva darci amore né gloria completa, e perciò esponemmo il nostro Essere Divino, la potenza del nostro Volere, per ricevere ciò che a Noi era dovuto; e la creatura, vivendo nel nostro Volere, era garanzia che per tutti ci [avrebbe] amato e glorificato. Perciò sono diritti che esigiamo, che viva in Esso: diritti di Creazione, di Redenzione, diritti di potenza, di giustizia e d’immensità; che almeno ciò che non può [269] fare da sola lo faccia unita col nostro Volere, e così possiamo dire: «la creatura ci ama, ci glorifica come Noi vogliamo e meritiamo». Quindi, se vuoi darci tutto [e] amarci per tutti, vivi sempre nel nostro Volere, e Noi troveremo tutto in te e i nostri diritti saranno soddisfatti.” Fiat!!!

6 Novembre 1938

Un atto di Divina Volontà fatto dalla creatura supera tutta la Creazione, perché tutto e tutti
sono in esso e danno gloria divina a Dio. Gli atti umani sono stati formati dall’eternità in
Dio, da un atto divino; perciò possono essere divini, abbracciano tutti i tempi
e diventano un solo atto. Le verità uniscono con Dio.

Un atto nel Voler D. racchiude e abbraccia tutto. Tutto ciò che deve

fare la creatura sta in Dio, come gli atti umani trovano gli atti divini.

La mia povera mente si sente trasportata da una forza suprema nel mare della Divina Volontà e, per quanto giro e rigiro in Essa, non mi è dato mai di girarlo tutto. La sua immensità è tanta, che non è dato alla mia piccolezza, né di guardarla tutta né di abbracciarla, e per quanto mi pare che cammini, è tanta la sua immensità, che mi sembra [270] di aver fatto pochi passi appena.

Onde sono rimasta meravigliata, ed il mio amabile Gesù, sorprendendomi con la sua breve visitina, mi ha detto:

“Mia buona figlia, la mia immensità è inarrivabile e la creatura non può abbracciarla tutta; e per quanto le diamo del nostro, paragonato alla nostra immensità, si può chiamare goccioline appena. Basta dirti che è tanta la grandezza, anche [di] un solo atto di nostra Volontà, che sorpassa tutti gli esseri possibili ed immaginabili, racchiude e abbraccia tutti e tutto. Perciò la gloria che riceviamo quando la creatura offre il suo atto e lo fa investire dal nostro Volere è tanto grande, che supera tutta la Crea-zione, perché la Creazione è senza ragione, mentre nell’atto in cui ci fa operare, la creatura ha la pienezza della ragione umana, che investita dalla Divina, sorpassa il cielo, il sole e tutto. Quindi, se la nostra gloria è grande, il contraccambio d’amore che riceviamo[271] dà dell’incredibile, il bene che riceve la creatura è incalcolabile. Come essa dà il suo atto a Noi e Noi lo facciamo nostro, così tutti si vogliono dare ad essa: il sole con la sua luce, il cielo con la sua immensità, il vento con la sua potenza e impero; tutti trovano posto in quell’atto e si vogliono dare, perché venga glorificato il loro Dio con la pienezza di una ragione umana, della quale loro sono privi.”

Gesù ha fatto silenzio ed io pensavo tra me: “Come può essere che col solo entrare nella Divina Volontà, i nostri atti acquistino tanto bene?”

E Gesù, riprendendo il suo dire, ha soggiunto: “Figlia mia, ciò succede in modo semplice e quasi naturale, perché il nostro Essere Divino è sempli-cissimo; così pure i nostri atti.

Ora, tu devi sapere che tutto ciò che doveva fare di bene la creatura è stato fatto, formato [e] alimentato dal nostro Volere Divino. Si può dire che i suoi atti esistevano, esistono ed esisteranno in Esso; stanno come[272] schierati, ordinati, e tutti hanno il loro posto nel nostro Volere, molto più che prima vengono formati in Noi e poi, a suo tempo, li [facciamo] uscire alla luce. Ora, con entrare nel nostro Volere, l’anima trova tutto ciò che è già suo e che Noi vogliamo che prenda; quindi gli atti umani trovano i nostri atti divini stabiliti da Noi per essa, si slanciano, si trasformano, si baciano, si chiudono nei nostri atti divini, che sono già suoi, e l’umano diventa atto divino. E siccome il nostro atto divino è grande ed immenso e l’umano è piccolo, si sente sperdere nel divino, come se perdesse la vita, ma non è vero; la piccola vita esiste, la ragione umana si è sperduta, si è chiusa, si è fatta vincere54 dalla Nostra con sommo suo onore e con somma gloria nostra, perché abbiamo dato del nostro alla creatura. E gio-cando55 il piccolo atomo del volere umano, facciamo tali prodigi d’amore, di santità, di gloria nostra, [273] da far stupire Cieli e terra e da sentirci come ricambiati di aver creato la creatura con tutta la Creazione.

Ora, tu devi sapere che tutto ciò che la creatura fa nella nostra Vo-lontà, resta scritto con caratteri di luce incancellabile nel nostro «Fiat». Sono questi atti che col loro valore infinito avranno potere di dare alla creatura il suo regno, e perciò aspettiamo che questi atti siano compiuti; essi daranno tale contraccambio d’amore e di gloria a Noi [e] di grazie ai viventi, da eguagliare le parti tra il Creatore e la creatura, per poter regnare la nostra Volontà in mezzo all’umana famiglia. Un atto nella nostra Volontà è tanto [grande], che possiamo fare e dare tutto.”

Dopo ciò ha soggiunto:

“Figlia mia, come l’anima entra nel nostro Vole-re, così trova tutte le verità che le ho manifestato e che ha conosciuto sulla mia Divina Volontà. Quando le sono state manifestate, ha ricevuto il seme di ciascuna di esse e ne sente il possesso. Ora, come entra in Esso, mentre se le sente in se[274] stessa, così le trova nel mio «Fiat» come tante regine, che dandole la mano la fanno salire in Dio, facendosi maggiormente conoscere, dandole nuova luce e nuove grazie. Sicché le mie verità formano la salita per andare a Dio, e Dio, vedendo salire la creatura nelle sue braccia, sente tanto amore che scende nel fondo della creatura per godersi le sue verità e raffermar[le] e istruirla come deve svolgere la sua vita nelle verità che ha conosciuto. Si può dire che l’anima e Dio formano una società divina, che lavorano insieme e amano con un solo amore.

Ora, tu devi sapere che gli atti fatti nel mio Volere uniscono i tempi e ne formano uno solo. Non esiste lontananza tra loro; sono tanto immede-simati che, mentre sono –si può dire– innumerevoli, formano uno solo, tanto che, come si opera, si ama, si adora nel mio Volere, unendo i tempi, si trovano uniti insieme con gli stessi atti che fece l’Adamo innocente, quando amava e operava nei campi[275] divini del nostro «Fiat»; s’incor-porano con gli atti e l’amore della Celeste Regina e [per]fino con gli stessi atti e l’amore del nostro Ente Supremo. Questi hanno il potere d’imme-desimarsi con tutti, di prendere il loro posto d’onore dovunque. Dove c’è la mia Volontà possono dire: «è posto nostro».

Questi atti fatti nel nostro Volere sono dotati di valore divino; ciascuno possiede una felicità, una gioia nuova, in modo che la creatura si forma nei suoi atti innumerevoli gioie, contenti e felicità senza fine, da formarsi essa stessa un Paradiso di delizie e di beatitudini, oltre a quello che le darà il suo Creatore. E questo è come connaturale, perché la mia Volontà quando opera, tanto in Noi stessi quanto nella creatura, fa sorgere la pienezza delle sue gioie e delizie che possiede e investe ciò che opera. Possedendo per natura sua mari sempre nuovi di gioie infinite,[276] non può operare se non genera nuove gioie e delizie. Perciò tutto ciò che si fa nel mio Volere acquista in virtù di Esso la natura delle gioie celesti, l’inseparabilità di tutti i beni, e può dire: «tutti i tempi sono miei e ne faccio uno solo».

Quale gioia poter dire: «io stesso mi sono formato il Paradiso, perché il «Fiat» Divino ha operato insieme con me»!” Fiat!!!

13 Novembre 1938

Il Regno della Divina Volontà si fonda sulla conoscenza delle verità manifestate.
Gli atti nella Divina Volontà hanno l’impronta della SS. Trinità. Segno che si vive
nel Divin Volere è avere la sua Vita, il suo Atto operante continuo, e anche la pace,
nella quale si ha la forza immutabile e l’amore divino universale.

Come le verità sulla D. Volontà formeranno il regime, le leggi, l’esercito agguerrito.

La conoscenza darà gli occhi per far possedere un tanto bene, il distintivo della Trinità SSma.

segno per conoscere se viviamo nella D. Volontà.

Il mio volo nel Volere Divino continua, né posso farne a meno; mi sentirei come se io stessa uccidessi l’anima mia. Il Cielo mi guardi! E poi, come potrei vivere senza vita? Onde pensavo tra me alle tante verità che Gesù mi aveva detto sulla sua Divina Volontà, [277] come se volessi avere dubbi e non comprendessi bene, e dicevo tra me: “Possibile che si possa giungere a tanto, vivendo nel Volere Divino?”

Ed il mio amato Gesù, sorprendendomi, tutto bontà mi ha detto: “Figlia mia benedetta, non ti meravigliare, la mia Volontà ha potere di far giungere la creatura dove vuole, purché stia insieme con Essa. Ora, tu devi sapere che il suo regno sarà formato, fondato sulle verità che ha manifestato. Quante più verità manifesta, tanto più sontuoso, bello, maestoso e più sovrabbondante di beni e di gioie sarà questo regno. Le mie verità forme-ranno il regime, le leggi, il cibo, l’esercito agguerrito, la difesa e la stessa vita di chi vivrà in Esso. Le mie verità prenderanno, ciascuna, il suo ufficio distinto: una56 farà da maestro, una da padre amorosissimo, un’altra da madre tenerissima, che per non esporre a pericolo la figlia sua, la porta nel suo grembo, la culla nelle sue braccia, la alimenta col suo [278] amore, la veste di luce; insomma, ogni verità sarà portatrice di un bene speciale. Vedi come sarà ricco il regno della mia Volontà, [di] cui sto dicendo tanto? E mi dispiace quando tu non sei attenta a scrivere tutto, perché farai mancare un bene di più; perché godranno a seconda che conosceranno.

La conoscenza porterà la vita, la luce, il bene che possiede. Possedere un bene senza conoscerlo è quasi impossibile; sarebbe come se [un uomo]non avesse occhi per guardare, intelligenza per comprendere, mani per operare, piedi per camminare, cuore per amare. Invece, la prima cosa che fa la conoscenza [è] dargli occhi per non farlo essere un povero cieco, e facendosi guardare, fa comprendere e desiderare il bene [e] la vita che gli vuol dare; molto più che la conoscenza della mia verità si fa, essa stessa, attrice e spettatrice per trasmettere la sua vita alla creatura. Ora, tu devi sapere che gli atti fatti nel mio Volere sono inseparabili, ma ben distinti tra loro: [279] distinti nella santità, nella bellezza, nell’amore, nella sapien-za; avranno il distintivo della Triade Sacrosanta, che le Divine Persone, mentre sono distinte tra loro, sono inseparabili; una è la Volontà, una la santità, una la bontà e così di seguito. Così questi atti saranno insepa-rabili e distinti, racchiuderanno in sé il distintivo della Trinità Suprema: Uno e Tre, Tre e Uno; anzi, lo possiederanno come vita propria. Questi atti saranno la più grande gloria nostra e di tutto il Cielo, nel vedere in questi atti moltiplicata la nostra vita divina tante volte per quanti atti la creatura ha fatto nel nostro Volere Divino.”

Onde pensavo tra me: “Come si può conoscere se si vive nel Volere Divino?”

Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, è facile conoscerlo. Tu devi sapere che il mio «Fiat» Divino, quando regna nell’anima, tiene il suo atto operante e continuo, non sa stare senza far nulla. Esso è vita e la vita deve respirare, muoversi, palpitare, farsi [280] sentire; deve tenere il suo primo atto agente, e la creatura si sente sotto il suo impero e segue i suoi atti quasi in modo continuo nel Volere Divino. Sicché la continuazione è un segno certo che si vive in Esso. Con questa continuazione sente il bisogno del respiro, del moto, dell’attività57 divina; perciò, se interrompe i suoi atti continui si sente mancare la vita, il moto e tutto, ed essa subito riprende i suoi atti continui, perché sa che le costa molto il non continuare i suoi atti, le costa la vita divina, e chi l’ha posseduta difficilmente se la fa sfuggire.

Ora, questo operare della creatura in Esso, sai tu che cosa è? Lo svolgimento della vita della mia Volontà che fa nella creatura, perché solo Essa ha la virtù di non cessare mai nei suoi atti continui; se ciò si potesse dare –ciò che non può essere–, tutto e tutti resterebbero come paralizzati e senza vita. Ora, la creatura [281] da sola non ha questa virtù d’operare continuamente; invece, unita col mio Volere ha virtù, forza, volontà, amo-re di farlo. Come sa cambiare le cose! Purché la creatura si lasci portare, possedere da Essa, sa fare tali cambiamenti che la creatura non si riconosce più, anche se le resta un lontano ricordo della sua vita passata.

Poi c’è un altro segno: la mia Volontà per regnare, quando vede l’ani-ma disposta, prima le imbalsama la volontà [e] le sue pene con un’aria di pace e poi vi forma il suo trono, quindi chi vive nel mio Volere possiede una forza tale che non viene mai meno, un amore che mentre non ama nessuno, ama di vero amore tutti in Dio, e a quanti sacrifici si espone per tutti e [per qualcuno] in particolare. Povera figlia! È la vera martire e vittima di tutti, ed oh, quante volte, nel vederla soffrire, la guardo con tale tenerezza e compassione che per rincuorarla le dico: «figlia mia, hai subìto la mia [282] stessa sorte! Povera figlia, coraggio, il tuo Gesù ti ama di più». Ed essa, nel sentirsi più amata da Me, sorride nelle pene e si abbandona nelle mie braccia. Figlia mia, per provare [e] possedere ciò che sa fare la mia Volontà, bisogna stare dentro di Essa, altrimenti non capiranno un’acca.” Fiat!!!

20 Novembre 1938

Dio vuole essere l’Attore e lo Spettatore di tutto ciò che fa la creatura, che ha preparato
“ab eterno” perché lei lo faccia. Dio vuole trovare nell’anima tutto ciò che è suo per
operare in lei. Chi opera nel Divin Volere sta nell’atto crescente della Vita divina e genera
continue nuove Vite. Adamo, dopo il peccato, potette fare tutt’al più opere, ma non
generare Vita, avendo perduto la somiglianza divina.

L’aspettatrice della D. Volontà. Essa forma le materie

adattabile per le opere di Dio. Il Campicello D.

Mi pare che il Volere Divino stia dentro e fuori di me, in atto di sorprendermi quando sto per fare le mie piccole azioni [o per] dire il mio piccolo “ti amo”, per investirli con la sua luce e farli suoi; ha un’attenzione ammirabile ed inimitabile che dà dell’incredibile, e se la creatura non è attenta a darle i suoi piccoli atti, [283] oh, come soffre! Oh, come vorrei essere anch’io tutta attenzione per imi-tarlo col non farmi sfuggire nulla, affinché ci potessimo sorprendere a vicenda.

Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, visitando la piccola anima mia, tutto amore mi ha detto:

“Figlia mia benedetta, l’anima che vuol vivere nel mio Volere diventa la sua spettatrice. [Esso] l’aspetta se ama, perché vuole amare insieme; se opera l’aspetta, perché vuol essere l’attore e lo spettatore, sicché la mia Volontà sta in continue ansie e aspettazione di tutto ciò che fa la creatura, per investirlo, per essere l’attore e farlo suo. Anzi, tu devi sapere che, come l’anima entra in Essa, trova la santità di Dio che la investe, la sua bellezza che l’abbellisce, il suo amore che la trasforma in Dio, la sua purezza che la rende così nitida da non riconoscersi più, la sua luce che le dà la somiglianza divina. Oh, come la potenza della mia Volontà sa cambiare la sorte umana! Ecco perché[284] [la mia Volontà] diventa la sua spettatrice, perché vuole svolgere il lavorio che ab eterno ha preparato, che deve fare per quella creatura; non vuol essere repressa nel suo moto incessante, giunge fino a rinchiuderla nel suo moto eterno, affinché riceva e dia, per non soffrire aspettando58 , per[ché] non tollera che chi vive nel suo Volere non faccia vita insieme con Esso. Se non se la sente nel suo moto divino si sente la sua santità divisa, il suo amore arrestato e soffo-cato. Perciò, [in] chi vive nel nostro «Fiat» abbiamo il nostro campicello divino, dove possiamo svolgere il nostro lavoro. La nostra Volontà ci som-ministra le materie adatte per farci fare le opere più belle, perché Noi, quando vogliamo lavorare nel campicello dell’anima, vogliamo trovare la materia della nostra santità, perché Noi non mettiamo mai le nostre sante mani nel fango umano. Per fare le nostre opere più belle vogliamo trovare la nostra[285] purezza che ci attira, la nostra bellezza che ci rapisce, il nostro amore che s’impone su di Noi a farci operare, e solo la nostra Volontà sa somministrare queste nostre materie divine per farci operare; tutto è adattabile per Noi, e perciò facciamo opere da fare strabiliare Cielo e terra. Invece, dove non vi è il nostro Volere siamo costretti a non poter far nulla, non vi sono materie nostre adatte a Noi, e se c’è qualche bene, è bene apparente, magagnato59 dalla propria stima e gloria, da storte inten-zioni, e Noi rifuggiamo dall’operare in essa, perché metteremmo in peri-colo le nostre opere più belle. Noi prima ci assicuriamo e poi operiamo.

Tu devi sapere che [la creatura], quanti più atti fa nel nostro Volere, tanto più entra in Dio, più allarghiamo il campicello nel nostro seno divino e più opere belle possiamo fare, possiamo dare più del nostro. Sicché la creatura si trova sempre sotto l’atto crescente della nostra[286] vita divi-na; il nostro amore l’ama tanto, ce la porta in braccio, ci fa dire conti-nuamente «ti facciamo a nostra immagine e somiglianza», e ce la fa cre-scere col nostro alito divino, con la nostra santità, potenza e bontà; la guardiamo e troviamo il nostro riflesso, la nostra sapienza e beltà incantevole. Come poter stare senza questa creatura se siamo legati con le nostre prerogative divine? Se possiede del nostro e, per amarci e per sdebitarsi di quanto le abbiamo dato, ci dà continua-mente ciò che le abbiamo dato? Molto più che, vivendo nel nostro Volere, essa ha ricevuto da Noi virtù di poter produrre vita, non opere, perché Noi, nel dare la nostra santità, il nostro amore ed altro, diamo la virtù generativa, ed essa genera continuamente vita di santità, vita d’amore, vita di luce, di bontà, di potenza, di sapienza, e ce le offre, ci circonda e non finisce mai di darci cambiato in vita[287] ciò che le abbiamo dato; ed oh, il nostro compia-cimento, la nostra festa, la gloria nostra nel vedere ritornare a Noi tante vite che ci amano, che glorificano la nostra santità, [che] fanno eco alla nostra luce, sapienza e bontà nostra. Le altre creature ci possono dare, al più, opere di santità, d’amore, ma non vita. Solo [a] chi vive nel nostro Volere è dato di poter formare tante vite con gli atti suoi, perché ha ricevuto da Noi la virtù generativa di poter generare quante vite vuole, per poterci dire: «vita mi hai dato e vita ti do».

Vedi dunque la gran differenza? La vita parla, non è soggetta a finire, può gene-rare, mentre le opere non parlano, non generano, sono soggette a disperdersi. Perciò, ciò che ci può dare chi vive nel nostro Volere, come ci può amare, nessuno lo può raggiungere. Per quante opere grandi potes-sero fare, sarebbero sempre goccioline d’acqua di fronte al mare, le pic-cole luci di fronte al sole. Un solo «ti amo» di questa creatura[288] lascia60 dietro tutto l’amore di tutte le altre creature unite insieme. Questo «ti amo», per quanto piccolo, cammina, corre, abbraccia e si eleva su tutto, viene nelle nostre braccia e ci abbraccia con le sue, ci fa mille carezze, ci dice tante cose belle del nostro amore, si rifugia nel nostro seno e lo sentiamo dire sempre: «ti amo, ti amo, ti amo, vita della mia vita, Tu mi hai generato ed io ti amerò sempre».

Qualunque cosa voglia fare, non fa altro che formare vita. Se fa atti buoni e santi, possedendo la vita della nostra Volontà, genera la vita della nostra bontà e della nostra santità, e venendo nelle nostre braccia [essi] ci parlano della storia della nostra bontà e santità, ed oh, quante cose belle ci dicono! Con quanta grazia ci narrano dove giunge la nostra bontà, che altezza e grandezza di santità possediamo! Non finiscono mai di dire quanto siamo buoni e santi,[289] e gettandosi nel nostro seno divino, penetrano nei più intimi nascondigli per conoscere di più quanto siamo buoni e santi, e restano a decantarci quanto siamo buoni e santi; ed oh, com’è bello sentirci narrare la nostra storia divina da una volontà umana unita alla Nostra, che le suggerisce chi è il suo Creatore! Insomma, se vuole glorificarci, genera la vita della nostra gloria e ci narra la gloria nostra; se ammira la nostra potenza, sapienza e bellezza, sente in sé come vita le nostre qualità divine e ci narra come siamo potenti, sapienti e belli; ci dice: «Vita della mia vita, ti ho conosciuto e sento il bisogno di parlare di Te e di narrarti la tua storia divina».

Queste vite sono la più grande gloria nostra, la nostra lunga genera-zione inseparabile da Noi; sono sempre in moto, hanno sempre da dire del nostro Essere Supremo e una vita non aspetta l’altra; mentre una viene, un’altra corre appresso, e poi[290] un’altra ancora; non finiscono mai. Il nostro contento è pieno; lo scopo della Creazione è realizzato, cioè la compagnia della creatura che ci conosce; e mentre la godiamo e sta con Noi, la facciamo crescere nella nostra somiglianza. Chi è che non ama la compagnia di chi gli appartiene? Molto più Noi amiamo la compagnia della creatura, perché siamo vita della sua vita.

Perciò il nostro dolore fu grande quando Adamo, il primo figlio nostro, scese da dentro il nostro Volere per fare il suo. Poveretto, perdette la virtù generativa di generare coi suoi atti vite divine; [tutt’]al più potette fare opere, non vite. Lui, unito al nostro Volere, aveva la virtù divina in suo potere e perciò poteva formare coi suoi atti quante vite voleva. Successe a lui come ad una madre sterile, [alla quale] non è dato di poter generare, oppure come ad una persona che vuole fare un lavoro, che[291] possiede filo di oro fulgidissimo, [ma che] allontana da sé il filo d’oro, anzi lo mette sotto i piedi; il filo d’oro partì da lui, cioè la mia Volontà come vita, e sottentrò il filo della sua volontà, che si può chiamare filo di ferro. Poveretto! Non potette fare più lavori d’oro investiti dal fulgido Sole del mio Volere; dovette contentarsi di fare lavori di ferro e, se occorre, lavori anche sporchi, pieni di passioni. La sorte di Adamo subì tale mutamento che quasi non si riconosceva più; scese nell’abisso delle miserie. La forza, la luce, non stavano più in suo potere. Prima di peccare, in tutti i suoi atti cresceva in lui la nostra immagine [e] somiglianza, perché era un compito che prendemmo nell’atto di crearlo, e volevamo mantenere il nostro com-pito, tenere in vigore la nostra parola creatrice per mezzo dei suoi stessi atti, anche per tenerlo sempre insieme con Noi e stare in continua comu-nicazione con lui.[292] Quindi, il nostro dolore fu grande; se la nostra onniveggenza non ci [avesse]fatto presente che la nostra Volontà doveva regnare come vita nei secoli futuri, che fu come balsamo al nostro intenso dolore, per forza di dolore avremmo ridotto al nulla tutta la Creazione, perché non regnando la nostra Volontà non ci serviva più; doveva servire solo alla creatura, mentre Noi creammo tutte le cose [per]ché dovevano servire a Noi e a loro. Perciò prega che ritorni la mia Volontà come vita, e sii tu la sua vittima.” Fiat!!!

26 Novembre 1938

La disposizione dell’anima è condizione perché Dio possa fare in lei i suoi lavori
e darle il suo moto divino, con il quale essa possiede tutto e dà tutto.
Differenza tra l’anima viatrice e i beati del Cielo.

La disposizione chiama il lavoro D. La D. Volontà mette il moto D. in chi viva in Essa.

Come può dare tutto al suo Creatore. Incanto delle pupille D. i Beati e la viatrice.

Sono sotto le onde eterne del Volere Divino, il quale vuole darsi sempre alla creatura, ma vuole che anch’essa deve volerlo; non vuol essere [293] un intruso che si fa trovare dentro senza che lo sappia affatto, vuol essere cercato, vuole darle il suo bacio d’amore e poi, da trionfatore, carico di doni entra in essa e la riempie dei suoi doni. Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, che sente il bisogno di affidare i suoi segreti alla sua creatura, mi ha detto:

“Figlia mia benedetta, il mio Volere vuol dare, ma vuole trovare la di-sposizione della creatura per deporre i suoi doni. La disposizione è come la terra in mano all’agricoltore. Per quanti semi avesse, se non avesse una terra dove gettare i suoi semi, mai potrebbe seminare; e se la terra avesse ragione e non fosse disposta a ricevere i suoi semi, il povero agricoltore si sentirebbe gettare in faccia, negli occhi, i semi di cui vorrebbe arricchirla.

Tale è la mia Volontà: vuol dare, ma se non trovasse l’anima disposta non troverebbe il posto dove mettere i suoi doni, se li sentirebbe gettare in faccia con sommo suo dolore; e se volesse parlarle, la troverebbe senza udito per farsi ascoltare.[294] Perciò la disposizione prepara l’anima, apre le porte divine, dà l’udito, si mette in comunicazione; [l’anima] sente prima ciò che il mio Volere vuol dare, in modo che ama [e] sospira ciò che deve ricevere. Se non è disposta niente diamo, perché non vogliamo esporre i nostri doni alla inutilità. Invece la disposizione serve come la terra al-l’agricoltore, che si arrende a ciò che lui vuol fare; si fa lavorare, zappare, formare i solchi, per mettere al sicuro il seme di cui [egli] vuole riempirla. Così [fa] il nostro Ente Supremo: se troviamo la disposizione facciamo i nostri lavori, la prepariamo, la purifichiamo, prepariamo con le nostre mani creatrici il posto dove mettere i nostri doni e formare le nostre opere più belle. Invece, se non è disposta, con tutta la nostra potenza nulla pos-siamo fare, perché il suo interno è ingombrato da pietre, da spine, da vili passioni, e siccome non è disposta[295] non si presta a farcele togliere.

Quante santità vanno in fumo per mancanza di disposizione! Molto più, che se non è disposta non si adatta a vivere nel nostro Volere Divino, anzi, pare che non sia per essa, la sua santità l’atterra, la sua purezza le fa vergogna, la sua luce l’acceca. Invece, se è disposta, si slancia nelle sue braccia e si fa fare ciò che le vogliamo fare, anzi, se ne sta come una piccola piccina ricevendo i nostri lavori, con tale amore da sentirci rapire. E il nostro Volere, che fa? Fa scorrere il suo moto divino. Con questo moto divino trova in atto tutte le opere nostre, se le bacia, le abbraccia, le inve-ste col suo piccolo amore. Trova il mio concepimento, la mia nascita in atto, e col suo amore vuole [essere] concepita61 e rinascere con Me, ed Io non solo la faccio fare, ma sento tale contento che mi sento ricambiato [del fatto] che nacqui sulla terra, perché trovo chi rinasce insieme con Me. Ma va più avanti ancora; il moto divino che possiede[296] la fa correre ovunque e trova come un esercito agguerrito tutto ciò che fece la mia Umanità, le mie lacrime, le mie parole e preghiere, i miei passi, le mie pene; tutto prende, bacia, adora. Non vi è cosa fatta da Me che non investa col suo amore. E poi, che fa? Fa tutto suo e con un modo e una grazia infantile chiude tutto nel suo grembo, si eleva in alto, viene innanzi alla nostra Divinità, ce lo schiera intorno e con enfasi d’amore ci dice: «Maestà adorabile, quante opere belle ti porto! Tutto è mio e tutto ti porto, perché tutte [le tue opere] ti amano, ti adorano, ti glorificano e ti ricam-biano del tanto amore che hai per me e per tutti».

Questo moto divino che il mio Volere mette nella creatura che vive in Esso, è la nuova vita che riceve. Con questo moto ha diritto su tutto, ciò che è nostro è suo; perciò, tutto ci può dare, ed oh, quante sorprese ci fa! Ha sempre da darci. Con questo moto divino tiene[297] virtù di correre ovunque, ed ora ci porta la Creazione per amarci come l’abbiamo amata in tutte le cose create, ora ci porta tutte le creature per amarci per tutti e con tutti, ora ci porta tutto ciò che feci Io stando sulla terra per dirci: «Vi amo come Voi mi amaste». Non si arresta mai, pare che non sa stare se non ci fa nuove sorprese d’amore; vuole l’intento di poter dire: «lo amo, lo amo sempre». E Noi la chiamiamo «la gioia nostra», «la nostra felicità perenne», perché non vi è gioia più bella per Noi che l’amore continuo della creatura.

Perché tu devi sapere che un atto fatto nel nostro Volere è più che sole che sorge, il quale con la sua luce investe tutta la terra, il mare, le fonti; anche il più piccolo filo d’erba non viene messo da parte, tutti sono inve-stiti di luce. Così un atto fatto in Esso corre, fruga, investe tutto, forma il suo manto di argento fulgidissimo dentro e fuori delle creature, e così imperlate ce le porta innanzi alla nostra Maestà adorabile e ci fa pregare dalla nostra stessa Volontà con voce di luce, d’amore parlante[298] per tutti, e mettendo un dolce incanto alle nostre pupille divine ci fa vedere tutte le creature ammantate dalla nostra Luce divina; e Noi stessi esaltia-mo la potenza del nostro «Fiat», che con la potenza della sua luce sa nascondere le miserie umane e le converte anche in luce. Ad un atto suo non si nega nulla, perché ha potere di darci tutto e supplire per tutti.”

Nel sentire ciò pensavo tra me: “Se tanto può fare una creatura viatrice che vive nel suo Volere, con un solo atto, che cosa non faranno i beati in Cielo, che fanno vita perenne in Esso?”

Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, c’è gran differenza tra i beati e l’anima viatrice. I beati non hanno nulla da aggiungere; la vita [e]gli atti loro, la loro volontà restò fissata in Noi, e possono dire: «compim-mo la nostra giornata». Fare di più non è dato loro, al più possiamo dare Noi nuove gioie e nuovo amore. Invece, [per] la viatrice[299] la sua giorna-ta non è finita, e se vuole e vive nel nostro Volere può operare prodigi di grazia, di luce per il mondo intero, prodigi d’amore per il suo Creatore. Perciò, tutta la nostra premura è per l’anima viatrice, perché il nostro lavoro sta ancora in corso, non è finito, e, se si presta, facciamo lavori mai fatti, lavori tanto belli da far stupire Cielo e terra. Perciò il nostro dolore è grande quando troviamo che la [creatura] viatrice non si presta a farci fare le opere più belle che vogliamo fare. Quanti nostri lavori inco-minciati e non finiti, altri spezzati al [momento] più bello, perché solo nel nostro Volere e per chi vive in Esso possiamo compiere le opere nostre con una bellezza inarrivabile, perché Esso ci somministra la materia adatta per fare ciò che vogliamo fare. Fuori di Esso non troviamo né luce sufficiente, né amore che sorge, né materie divine; siamo costretti a pie-gare le braccia senza poter andare avanti.[300] E quanti non vivono nel nostro Volere? E poi, per [l’anima] viatrice c’è la moneta del merito che corre e [in] tutti i suoi atti animati dal nostro Volere viene coniata la nostra immagine divina, contenendo valore infinito; sicché quando vuole, ha la moneta per pagarci ciò che vuole. Perciò il nostro lavoro ed interesse è per le anime che stanno in via, perché è tempo di conquiste, mentre in Cielo non ce ne sono acquisti, ma solo gioie e felicità.” Fiat!!!

30 Novembre 1938

Tutte le opere di Dio nella Creazione e nella Redenzione sono per dotare la creatura;
chi gira nel Volere Divino le riconosce e ne prende possesso. Ogni atto fatto in Esso è
un vincolo di pace tra il Cielo e la terra. Dio forma la sua Generazione eterna in chi,
col vivere nel suo Volere, porta tutto e lo stesso Dio.

Chi gira nel Voler D. e riconosce le sue opere, riceve la dote che Dio la dato e forma le sue

giornate, si fa messaggiera di pace tra il Cielo e la terra. La generazione divina, la portatrice.

Stavo facendo il mio giro negli atti del Volere Divino, fatti per amore nostro, e mi pareva che tutti volessero [che] fosse riconosciuto che cosa avevano fatto, quanto ci avevano amati e come ci amano, [301] non essendo soggetto a finire il loro amore. Onde pensavo tra me: “Quale è il bene che faccio col ritornare sempre negli atti del Volere Divino?”

Ed il mio sempre amabile Gesù, sorprendendomi, tutto bontà mi ha detto:

“Figlia mia benedetta, tu devi sapere che [con] tutto [ciò] che abbiamo fatto, tanto nella Creazione quanto nella Redenzione, non facevamo altro che formare la dote per dotare le creature degli stessi beni e opere nostre. Ora, chi viene nel nostro Volere viene a prendere possesso della sua dote, a riconoscerla, ad amarla, e come gira in Esso per conoscere la sua dote estesissima, che le ha dato il suo Creatore, così forma la sua giornata nel tempo, sicché, quante volte gira, cammina, ama, conosce, tante giornate forma, e perciò Io le ho dato questa gran dote, che può ricevere e cono-scere nel tempo, perché faccia le sue giornate, le quali saranno le giornate che coroneranno il giorno eterno dell’eternità che mai finisce. Quindi, quanto più gira in Esso, tante più giornate forma, che la renderanno più ricca e gloriosa in Cielo. E se la creatura non si prendesse[302] cura di riconoscere, di possedere, di amare questa gran dote, innanzitutto62 sa-rebbe una povera infelice, che vive nelle miserie ed è costretta a morire di fame mentre possiede tanti beni. Succederebbe come ad un padre che dota il suo figlio delle sue proprietà estesissime, il quale [però] non si cura né di riconoscerle né di andarci spesso per possedere [e] godere la dote che gli ha dato il proprio padre. Questo figlio, con tutta la dote che potrebbe possedere, siccome non la cura, non la riconosce, da ricco è povero e si può dire che è disceso dalla nobiltà del padre, come se non fosse suo figlio legittimo. Quale dolore non sarebbe [per] il povero padre, che mentre lui è tanto ricco, vede il figlio povero, coperto di stracci e [che]mendica il pane dagli altri? Questo figlio, se avesse potere, farebbe morire di dolore il proprio padre. In tale stato si trova il nostro Essere Supremo. Tutto ciò che abbiamo creato era dote che [volevamo] dare alla creatura per renderla felice e ricca e per farci conoscere Chi[303] siamo, quanto l’abbiamo amato e fatto per lei; quindi, chi non gira nelle opere nostre non le riconosce, né le possiede, né vi forma il merito delle sue giornate nel tempo. Non è questo per Noi un grande dolore? Perciò vieni sempre nelle opere nostre; quanto più verrai, più le riconoscerai, le amerai e con diritto ne terrai il possesso.

Oltre a ciò, ogni atto fatto nella mia Volontà è un messaggero di pace che parte dalla terra e viene nel Cielo, e viene a mettere pace tra il Cielo e la terra. Ogni parola detta sul mio Volere porta il vincolo della pace, e il primo bene che riceve chi viene a vivere in Esso è il vincolo della pace tra lui e Noi, si sente come imbalsamato nella nostra pace divina. Con questo vincolo di pace sente in sé la virtù di fare da paciere tra il Cielo e la terra; tutto è pace in lui, pacifiche sono le parole, gli sguardi, i moti. Oh, quante volte con una sola parola mette pace tra Noi e le creature! Un solo suo [304] sguardo dolce e pacifico ci ferisce e ci fa cambiare i flagelli in grazie. Perciò tutti i suoi atti non sono altro che vincoli di pace, messaggeri pacifici, che portano il bacio di pace delle creature a Dio e di Dio alle creature. Molto più che, quanto più vive la creatura nella nostra Volontà, più si addentra nella nostra Famiglia Divina, acquista di più i nostri modi, viene messa a conoscenza dei nostri segreti, ci somiglia di più, l’amiamo e ci ama di più e ci mette in condizioni di darle sempre nuove grazie, nuove sorprese d’amore. La teniamo in casa nostra, appartenente alla Famiglia nostra; possiamo dire [che] mangia alla nostra tavola, dorme sulle nostre ginocchia. Vivere senza di essa non possiamo; il nostro Volere ce la vin-cola e ce la rende amabile, attraente, in modo che non possiamo stare senza di essa, né essa senza di Noi.”

Dopo ciò ha soggiunto: “Figlia mia, è grande il nostro desiderio, che le creature vivano[305] nel nostro Volere. Ci troviamo nelle condizioni di una povera madre che sente il bisogno di dare alla luce63 il suo parto e non può, non ha dove metterlo, né a chi affidarlo, né chi lo riceva; povera madre, quanto soffre! Così si trova il nostro Essere Supremo: sentiamo il bisogno di generare Noi stessi, e dove metterci? Se la nostra Volontà non è vita della creatura, non c’è posto per Noi, non abbiamo a chi affidarci, né chi ci alimenti, né il corteggio che ci vuole alla nostra Maestà adora-bile. E siccome la nostra Trinità Santissima sta sempre in atto di gene-rare, questi nostri parti rimangono repressi in Noi stessi, mentre vogliamo generare la nostra Trinità Divina nelle creature; ma siccome non vivono nel nostro Volere, non vi è chi riceva la nostra Generazione divina. Quale dolore, vederci rintanare in Noi stessi, senza poter svolgere il gran bene che può fare la nostra Generazione eterna nelle creature!

La nostra Volontà abbraccia tutto, e chi vive in Essa, come forma i suoi atti, così si fa[306] portatore di tutti: se ama ci porta l’amore di tutti, se adora ci porta l’adorazione di tutti, se soffre racchiude la soddisfazione di tutti. Un atto nel nostro Volere deve sorpassare, racchiudere, abbracciare tutti e tutto, e giunge fino a farsi portatore del nostro Ente Supremo, perché non usciamo mai dal nostro Volere, e chi vive in Esso ci può racchiudere in ogni suo atto per portarci dove vuole: alle creature per farci conoscere, alla Creazione tutta per dirci quanto son belle le opere nostre, a Noi stessi per dirci: «vedete quanto vi amo, che giungo fino a portarvi Voi stessi?»

Noi ci troviamo nelle condizioni in cui si trova la sfera del sole, che non esce mai dal circolo dei suoi raggi, e se questi scendono fin nel basso della terra, investe tutto, anche la piccola pianticella. La sua sfera, dal-l’altezza dove si trova, non si scosta mai dalla sua luce, cammina insieme e fa ciò che fanno i suoi raggi. Tale siamo Noi, siamo i portatori della no-stra Volontà ed [307] Essa è la portatrice nostra; siamo una sola vita e chi vive in Essa si fa portatore del nostro Essere Divino e Noi ci facciamo por-tatori della piccola volontà umana, e l’amiamo tanto che forma la nostra vittoria e la gioia più bella di vedere compiuta in essa la nostra Volontà.” Fiat!!!

5 Dicembre 1938

Il traguardo di tutte le opere di Dio è che la creatura viva nella Divina Volontà.
Dio vuole generare tante Vite Divine in ogni atto fatto dalla creatura nel suo Volere;
vuole supplirla in tutto, dandole sempre nuovo amore e conoscenze.
Così sente la sua Vita in essa e la sua Parola diventa natura in essa.

Sospiri di Dio che si viva nel suo Volere. Come tiene stabilito che farà tante Vite D.

per quante cose ha create e per quanti atti farà la creatura nel suo Volere.

Come resterà formata la sua santità, il suo amore in esse.

Il mare del Volere Divino mormora sempre, forma le sue onde altissime per assalire le creature, ora [con] luce, ora [con] amore, ora [con] incantevole bellez-za e ora con gemiti, [per]ché vuole il suo posticino nelle creature per vivere in esse. Il suo amore è indicibile e giungerebbe agli eccessi, userebbe tutti i suoi stratagemmi di amore, pur [di] avere la libertà di vivere o di farci vivere nel suo “Fiat”! Io [308] sono rimasta sorpresa nel vedere ciò, ed il mio amabile Gesù mi ha detto:

“Figlia della mia Volontà, tu non sai dove giunge il nostro amore e che cosa faremmo per far vivere la creatura nella nostra Volontà. Questo è il punto più bello della Creazione e,se ciò non facciamo, possiamo dire [che]il nostro lavoro non è compiuto, né abbiamo fatto quello che sappiamo e possiamo fare. Possiamo dire che non abbiamo fatto nulla a [confronto di]quello che ci resta da fare.

Tu devi sapere che ab eterno è stato stabilito dalla nostra Divinità, che tante vite faremo di Noi stessi per quante cose abbiamo creato e per quanti atti farà la creatura nella nostra Volontà. Essendo il nostro Essere superiore a tutto, è giusto che superi nelle sue vite il numero di tutte le cose create e di tutti gli atti dell’umana famiglia. Ora, se la creatura non vive nella nostra Volontà, non possiamo, ci mancherebbe la materia divi-na per formare la nostra vita negli atti suoi, ci mancherebbe il posto [309] dove metterla; e poi, formare queste nostre vite senza chi le volesse ricevere, senza chi le conoscesse e amasse, a che pro? Vedi dunque come si tratta dell’atto più bello, più potente e sapiente: si tratta di esporre le nostre vite, che già teniamo generate nel nostro seno e non possiamo [farle] uscire, perché non regna il nostro Volere. E ti pare poco ciò che manca al grande lavoro della Creazione? È l’atto più interessante, il punto più culminante, che ravvolgerà la Creazione e tutti gli atti di una bellezza [co]sì rara, di una gloria [co]sì grande, da far restare come tante goccio-line la bellezza che hanno conosciuto di Noi e la gloria che ci hanno dato per il passato. Figlia mia, oh, come lo sospiriamo! Come freme il nostro amore, geme, delira che la creatura viva nel nostro Volere!

E siccome sappiamo che molte cose le mancheranno per poterci servi-re dei suoi atti per formare la nostra vita, siamo disposti al nostro lavoro continuo per supplirla in[310] tutto. In ogni suo atto le daremo il nostro amore, la nostra santità, la bontà e bellezza nostra, perché nulla manchi di ciò che occorre per formare la nostra vita, e così genereremo e ripro-durremo Noi stessi. Ed oh, quale ricambio d’amore, di santità, di bontà avremo! Ci feliciteremo nel dolce incanto della nostra bellezza. Come non dobbiamo sospirare che si viva nel nostro Volere? [Per]ché non è la sola creatura che avremo, ma la nostra stessa vita, generata negli atti suoi; e mentre ci godremo una nostra vita, un’altra ne seguirà e poi un’altra an-cora, a seconda [de]gli atti che farà. Come vedremo che starà per fare l’atto, metteremo del nostro e ci faremo attori della stessa vita nostra e spettatori. Che gioia, che felicità, figlia mia, poter formare Noi stessi, ave-re chi ci conosca e ami, e possedere la nostra reggia nella creatura!

Oltre a ciò, il gran bene che avrà la creatura; la sua piccola santità resterà nella nostra,[311] il suo piccolo amore resterà nel nostro, la sua bontà e bellezza resterà nella nostra, in modo che se farà un atto santo, avrà la nostra santità in suo potere; se ama, amerà col nostro amore, e così di seguito, in modo che i suoi atti sorgeranno da dentro gli atti nostri, perché tutto ciò che si fa nel nostro Volere non esce, né da Noi né da dentro gli atti nostri. Sicché ci amerà sempre e ci sentiremo sempre amati; crescerà sempre in santità, bontà e bellezza.

Con ciò acquisterà sempre nuove conoscenze del suo Creatore, perché se lo sentirà palpitante negli atti suoi; la mia Volontà si farà rivelatrice, le dirà sempre cose nuove del nostro Essere Divino, per farle apprezzare maggiormente la nostra vita che possiede. La conoscenza fa sorgere nuo-vo amore, comunica altre varietà della nostra bellezza; non darà tempo al tempo per dirle cose nuove, come alimentandola di quello che siamo; la felice creatura si sentirà presa nella rete del nostro[312] amore, si sentirà investita dalla nostra luce e dall’incanto della nostra bellezza, e Noi sare-mo talmente rapiti dal suo amore, che ci rifuggeremo in essa, per amare e per dare sfogo al nostro amore, e l’abbelliremo tanto da farci subire l’incanto di una bellezza sì rara. Perciò, tutte le altre cose le possiamo chiamare goccioline in confronto al vivere la creatura nel nostro Volere. Quindi sii attenta; mi darai il più grande contento, mi renderai felice, se vivrai nella mia Volontà.”

Dopo ciò, continuavo a pensare al gran bene di vivere nel Volere Divino. E il dolce Gesù ha ripreso il suo dire: “Figlia mia, è tanto questo bene, che sento al vivo la nostra vita palpitante [nella creatura]64 ; tanto, che non abbiamo più bisogno di parole per farci intendere. Il nostro respiro nel suo è parola, la quale investe l’essere umano, lo trasmuta nella nostra parola, ed [essa] sente che [la nostra parola] parla nella mente, nelle opere, nei passi, e la virtù della nostra parola creatrice la investe, in[313] modo che si fa sentire nelle più intime fibre del cuore e cambia la creatura nella mia stessa parola. La mia parola diventa natura in essa, e non fare ciò che dico e voglio sarebbe come se andasse contro se stessa, ciò che non può essere; sicché per chi vive nel mio Volere Io sono parola nel respiro, nel moto, nell’intelligenza, nello sguardo, in tutto, tanto che, mentre si sente fusa e inzuppata nella mia parola, non avendo sentito il suono della mia voce, si meraviglia e dice: «Come sento la mia natura cambiata nella sua parola, e non so quando me l’ha detta!». Ed Io le dico: «Non sai che sono Parola ad ogni istante? E ancorché tu non mi ascolti, Io parlo, sapendo che quando entrerai nel gabinetto65 dell’anima tua, tu troverai e prenderai il dono della mia parola». Le mie parole non fuggono, ma restano e tra-sformano la natura umana in se [stesse]. Passa tale unione e trasforma-zione tra chi vive nel nostro Volere e Noi, che ci intendiamo senza parlare e parliamo senza[314] parole; e questo è il più gran dono che possiamo fare alla creatura, parlare col respiro, col moto. È tanto immedesimata con Noi, che usiamo gli stessi modi che usiamo con Noi stessi, che ad onta che il nostro Essere Divino è tutto parola e voce, quando non voglia-mo non ci facciamo sentire da nessuno. Perciò sii attenta e lasciati guida-re in tutto dal mio Volere.” Fiat!!!

8 Dicembre 1938

Ogni cosa nasconde come un velo la Divina Volontà, presente soprattutto nella SS.
Umanità di Gesù e anche nell’uomo, che deve riconoscerla. La festa più grande e più
bella per Dio e per le creature è la festa dell’Immacolata. Nel suo Concepimento, Dio le
diede mari d’amore, luce e santità da poter dare a tutti.

Come l’Umanità di N. Signore serviva di velo alla mia Divinità, ed ai prodigi del Voler D.

Come tutte le cose create e la stessa creatura, sono veli che nascondono la Divinità.

L’immacolato concepimento, rinascita di tutti.

Il volo nel Volere Divino continua. Mi pare che in tutte le cose, naturali e spirituali, si fa trovare e con un amore indescrivibile dice: “Sono qui, facciamo insieme, non fare da sola; senza di Me non sapresti fare come faccio Io; Io resterei col dolore di essere stato messo da parte e tu[315] resteresti col dolore di non avere nei tuoi atti il valore di un atto di una Volontà Divina”.

Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, ripetendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto: “Figlia mia benedetta, la mia SS.ma Umanità fu la depositaria della mia Divina Volontà. Non ci fu atto piccolo o grande, [per]fino il respiro, il moto, [in] cui la mia Umanità, facendosi velo, non nascondesse in tutto il mio «Fiat» Divino, anzi, Io non avrei saputo respirare né muovermi, se non lo [avessi] racchiuso in Me; sicché la mia Umanità mi servì di velo per nascondere la mia Divinità e il grande prodigio del-l’operato del mio Volere in tutti gli atti miei. Se ciò non fosse [stato], nessuno avrebbe potuto avvicinarsi a Me. La mia Maestà, la luce sfolgorante della mia Divinità li avrebbe eclissato e atterrato e tutti sareb-bero fuggiti da Me. Chi mai avrebbe ardito di darmi la più piccola pena? Ma Io amavo la creatura e non venni in[316] terra per fare sfoggio della mia Divinità, ma del mio amore, e perciò volli nascondermi nel velo della mia Umanità, per affratellarmi con l’uomo [e] fare ciò che faceva lui, fino a farmi dare pene inaudite e la stessa morte.

Ora, chi si unisce alla mia Umanità in tutti i suoi atti, nelle sue pene, col voler trovare la mia Volontà per farla sua, rompe il velo della mia Umanità e trova negli atti miei il frutto, la vita, i prodigi che [la mia Volontà]64 fece in Me; riceve come vita sua ciò che feci in Me e la mia Umanità gli servirà di aiuto, di guida, gli farà da maestra, [gli insegnerà]come vivere in Essa, in modo che Io avrò in terra Me stesso, che conti-nuerà a farmi da velo per nascondere ciò che vuol fare la mia Volontà. Invece, se mi cercheranno senza il mio Volere, troveranno solo il mio velo, ma non troveranno la vita del mio Volere, il quale non potrà produrre i prodigi che operò nel nascondimento della mia Umanità.[317] È sempre la mia Volontà che sa nascondere nella creatura i prodigi più grandi, i soli più fulgidi, le meraviglie mai viste, e quante mie Umanità viventi avrei avuto sulla terra; ma, ahimè, le cerco e non le trovo, perché non vi è chi cerchi con tutta fermezza la mia Volontà.”

Il caro Gesù ha fatto silenzio, ed io sono rimasta a pensare a ciò che mi aveva detto e toccavo con mano che tutte [le cose] che Gesù aveva fatto, detto e sofferto, erano portatrici del Volere Divino.

E riprendendo il suo dire ha soggiunto: “Figlia mia buona, non solo la mia Umanità in modo più speciale nascondeva la mia Divinità e Volontà, ma tutte le cose create e la stessa creatura sono velo che nasconde la nostra Divinità e Volontà adorabile.

Il cielo è velo che nasconde la nostra Divinità immensa, [la nostra] fer-mezza ed immutabilità, e la molteplicità delle stelle i molteplici effetti che possiede la nostra immensità, fermezza ed immutabilità. Oh, se l’uomo potesse vedere sotto quella volta azzurra la nostra[318] Divinità svelata, senza i veli di quell’azzurro che ci copre e ci nasconde, la sua piccolezza resterebbe schiacciata dalla nostra Maestà e camminerebbe tremebondo, sentendo lo sguardo continuo di un Dio puro, santo, forte e potente. Ma siccome Noi amiamo l’uomo, ci veliamo, prestandoci a ciò che gli occorre, ma di nascosto. Il sole è velo che nasconde la nostra luce inaccessibile, la nostra Maestà sfolgorante, anzi dobbiamo fare un miracolo per restringere la nostra Luce increata, per non incutergli spavento, e velati da questa luce da Noi creata, ci avviciniamo, lo baciamo, lo riscaldiamo, stendiamo questo velo di luce fin sotto i suoi passi, a destra, a sinistra, sopra il suo capo; giungiamo a riempirgli gli occhi di luce, [sperando che] chissà la delicatezza delle sue pupille ci riconosca; macché, invano; si prende il velo di luce che ci nasconde e Noi rimaniamo il Dio sconosciuto in mezzo alle creature. Quale dolore!

Sicché il vento è velo che nasconde il nostro impero, l’aria è velo che [319] nasconde la nostra vita continua che diamo alla creatura, il mare è velo che nasconde la nostra purezza, i nostri refrigeri e [la nostra] fre-schezza divina. Il suo mormorio nasconde il nostro amore continuo, e quando vediamo che non ci ascolta, giungiamo a formare le onde altis-sime, come a tumultuare [per]ché ci riconosca, che vogliamo essere amati. Qualunque bene riceve l’uomo, c’è dentro velata la nostra vita che glielo porge. La nostra Divinità che ama tanto l’uomo, giunge a velarsi [per]fino nella terra, per renderla ferma e stabile sotto i suoi passi, per non farlo vacillare. [Per]fino nell’uccello che canta, nei prati fioriti, nelle svariate dolcezze dei frutti, la nostra Divinità si vela per porgergli le nostre gioie e fargli gustare le delizie innocenti del nostro Essere Divino.

E poi, che dirti, con quanti prodigi d’amore siamo velati e nascosti nell’uomo? Ci veliamo nel respiro, nel palpito, nel moto, nella memoria, intelletto e volontà; ci veliamo nelle sue pupille, nella sua parola, nel suo amore, ed oh, come[320] ci duole il non essere riconosciuti né amati! Possiamo dire [che] viviamo in lui, lo portiamo e ci facciamo portare da lui, né potrebbe far nulla senza di Noi, eppure viviamo insieme senza conoscerci. Quale dolore! Se ci conoscesse, la vita dell’uomo sarebbe il più grande prodigio del nostro amore e onnipotenza. Da dentro i suoi veli non dovevamo fare altro che porgergli la nostra santità, il nostro amore, coprirlo con la nostra bellezza, fargli godere le nostre delizie; ma siccome non ci riconosce, ci tiene come il Dio lontano da lui. Noi non possiamo dare se non siamo riconosciuti; sarebbe come dare ai ciechi i nostri beni. [Perciò] è costretto a vivere sotto l’incubo delle sue miserie e passioni. Povero uomo, che non ci conosce, né nei veli che ci nascondono in lui, né nei veli di tutte le cose create. Non fa altro che sfuggire dalla nostra vita e dallo scopo per cui fu creato; e molte volte, non potendo sopportare [321] la sua ingratitudine, i beni che i nostri veli contengono si cambiano per lui in castighi. Perciò riconosci in te stessa, che non sei altro che un velo che nascondi il tuo Creatore, affinché riceva la nostra vita divina in tutti gli atti tuoi e possiamo somministrarte[la]; riconoscila nei veli di tutte le cose create, affinché tutte ti aiutino a ricevere un tanto bene.”

Dopo ciò stavo facendo il mio giro negli atti del Volere Divino. Quante sorprese in questo Volere sì santo! E quello che [è] più, [che] aspetta la creatura per tenerla a giorno delle sue opere, per farle conoscere quanto l’ama e per farle un dono di quello che fa. Sente la smania di dare sempre, senza mai cessare, e si contenta, per ricambio, del piccolo “ti amo” della creatura.

Onde sono giunta al Concepimento della mia Mamma Regina. Quante meraviglie! Ed il mio dolce Gesù, riprendendo il suo dire, mi ha detto:

“Figlia mia benedetta, oggi è la festa dell’Immacolato Concepimento. Essa è la festa più bella, più grande per Noi e per il Cielo e la terra. [322] Noi, nell’atto di chia-mare dal nulla questa celeste Creatura, operammo tali prodigi e meraviglie, che Cieli e terra ne restarono riempiti. Tutti chiamammo, nessuno fu messo da parte, affinché tutti restassero rinati insieme con Lei, sicché fu la rinascita di tutti e di tutto. Il nostro Essere Divino straripò tanto da Noi, che nell’atto di concepir[la] mettemmo a sua disposizione mari d’amore, di santità, di luce, con cui poteva amare tutti, fare santi tutti e dare luce a tutti. La celeste Piccina sentì rinascere nel suo piccolo cuore un popolo innumerevole. E la nostra paterna bontà, che fece? Prima facemmo dono a Noi stessi, affinché ce la godessimo e [la] corteggiassimo ed Essa godesse e corteggiasse Noi, e poi facemmo dono a ciascuna creatura. Oh, come ci amò e amò tutti con tale intensità e pienezza, che non vi è punto [in] cui non fa sorgere il suo amore. La Crea-zione tutta, il sole, il vento, il mare, sono pieni dell’amore di questa santa Creatura,[323] perché anch’essi si sentirono rinascere insieme con Lei a nuova gloria, molto più che ebbero la grande gloria di possedere la loro Regina, tanto che, quando Essa ci prega per il bene del suo popolo, con un amore [al] quale non ci è dato resistere, ci dice: «Maestà Adorabile, ricordatevi che me li donaste, già sono vostra e sono di loro, quindi, con diritto dovete esaudirmi».” Fiat!!!

18 Dicembre 1938

Solo chi vive nel Volere Divino conosce quanto Dio lo ama e riceve ogni suo dono,
tutta la Creazione, per corrispondere all’Amore di Dio con quello stesso Amore.
Esso è l’alimento di Dio, che alimenta la sua Vita, la sua Volontà; così deve essere
l’alimento dei figli per essere a somiglianza del loro Padre.

Dio non dà se la creatura non vuole ricevere, dolorosa condizione quanto non si vive di Voler D.

La depositaria di tutta la Creazione. L’alimento Divino l’amore. Condizione di Dio

quando non si vive di Voler D. come si scende dalla sua somiglianza.

Sono sempre tra le braccia del Volere Divino, il quale mi fa tutto presente per dirmi: “tutto ho fatto per te, ma voglio che riconosca a quali eccessi è giunto il mio amore”.

Ma mentre la mia mente si perdeva, il mio sempre amabile Gesù, che vuole essere sempre il primo narratore del “Fiat” e delle opere sue, tutto bontà [324] mi ha detto: “Figlia mia benedetta, il far conoscere che cosa abbiamo fatto per le creature è per Noi come il ricambio di tutto ciò che abbiamo fatto, ma a chi possiamo farlo [conoscere]? A chi vive nel nostro Volere, perché Esso dà la capacità per farci comprendere, l’udito per farci ascoltare e induce66 la volontà umana a volere ciò che le vogliamo dare. Noi non diamo mai se la creatura non vuole ricevere e non conosce quello che vogliamo dare. Vedi dunque in quali dolorose condizioni ci mettono quan-do non vivono di Volontà nostra? Ci rendono il Dio muto, non possiamo far conoscere quanto li amiamo e come dovrebbero amarci; si può dire che restano rotte le comuni-cazioni tra il Cielo e la terra.

Ora, tu devi sapere che tutto fu creato per fare un dono alle creature; facevamo ogni cosa creata portatrice del dono e dell’amore con cui do-tammo quel dono. Ma sai perché? La creatura non aveva nulla da darci; Noi, amandola con amore sommo e volendo che avesse da darci, perché se non si ha[325] da dare la corrispondenza finisce, l’amicizia viene spez-zata, l’amore muore, fornimmo la creatura di tanti nostri doni come se fossero suoi, perché avesse da darci. Perciò facciamo depositario di tutta la Creazione chi vive nel nostro Volere, ed oh, la nostra gioia, il nostro contento, quando servendosi dei nostri doni, per amarci ci dice: «Vedete quanto vi amo? Vi do il sole per amarvi e vi amo con quell’amore con cui mi amaste nel sole, vi do gli omaggi, le adorazioni della sua luce, i suoi molteplici effetti per amarvi, il suo atto continuo di luce per espandermi ovunque e mettere il mio «ti amo» in tutto ciò che tocca la sua luce».

Ora, sai tu che cosa succede? Vediamo imperlata tutta la luce del sole, tutti i suoi effetti, dovunque passa la luce, [dal]«ti amo», [dal]le adora-zioni, [da]gli omaggi della creatura; anzi, vi è di più, il sole porta come in trionfo l’amore del Creatore e della creatura, sicché ci sentiamo uniti nel sole da una[326] sola Volontà e da un solo amore. E se la creatura, sen-tendo che vuole amarci di più, ardita ci dice: «Vedete quanto vi amo? Ma non mi basta, voglio amarvi di più, perciò entro nella vostra luce inac-cessibile, immensa ed eterna, che non finisce mai, e dentro quella luce voglio amarvi per amarvi col vostro eterno amore», [allora] tu non puoi comprendere la nostra gioia nel vedere che non solo ci ama nei nostri doni, ma anche in Noi stessi; e Noi, come vinti dal suo amore, la contrac-cambiamo col raddoppiare il dono e col darci in balia di essa per farci amare –non solo come amiamo nelle opere nostre, ma come amiamo in Noi stessi– e per amarla; e così in tutte le altre cose create, essa se ne serve per farci le sue nuove sorprese d’amore, per ricambiarci i doni, per mantenere la corrispondenza, per dirci continuamente che ci ama, e Noi, che non sappiamo ricevere se non diamo, raddoppiamo i doni. Ma il dono più grande[327] è quando la vediamo portata nelle braccia della nostra Volontà; ci sentiamo talmente tirati, che non possiamo fare a meno di parlare del nostro Ente Supremo. Dirle una conoscenza in più di quello che siamo è il dono più grande che possiamo fare, che supera tutta la Creazione. Conoscere le opere nostre è dono; far conoscere Noi stessi è vita nostra che diamo, e ammetterla ai nostri segreti è fidarsi il Creatore della creatura.

Vivere nel nostro Volere, essere amati, è tutto per Noi; molto più, che l’amore di Noi stessi forma il nostro alimento continuo. Il mio Padre Cele-ste genera senza mai cessare suo Figlio, perché ama; col generarmi forma l’alimento per alimentarci. Io, suo Figlio, amo col suo stesso amore e procede lo Spirito Santo. Con ciò formiamo altro alimento per alimentarci. Se creammo la Creazione fu perché amiamo, e se la sosteniamo col nostro atto creante e conservante è perché amiamo; questo amore ci serve di alimento. Se vogliamo che la creatura[328] ci conosca nelle opere nostre e in Noi stessi, è perché vogliamo essere amati e di questo amore ci serviamo per alimentarci. Non disprezziamo mai l’amore; purché sia amore ci serve, è roba nostra. Il nostro amore si sfama con essere amato, e avendo fatto tutto per amore, vogliamo che Cielo e terra, creature tutte, siano per Noi tutto amore. E se non è tutto amore, c’entra il dolore, che ci dà il delirio, [per]ché amiamo e non siamo amati.

Ora, la nostra Volontà è vita nostra, l’amore è alimento. Vedi a che punto alto, nobile, sublime, vogliamo che la creatura formi in sé la vita della nostra Volontà, la quale convertirà tutte le cose, le circostanze, le croci, [per]fino l’aria che respira, in amore per alimentarla, in modo da poter dire: «la vita del nostro Volere è tua ed è nostra e ci alimentiamo con lo stesso cibo». Con ciò vediamo crescere la creatura a nostra imma-gine e somiglianza; e queste sono le nostre vere gioie nella Creazione,[329] poter dire: «i nostri figli ci somigliano». E quale non dovrebbe essere la gioia della creatura nel poter dire: «Somiglio al mio Padre Celeste?» Perciò voglio che si viva nel mio Volere, perché voglio che i figli miei, mi somiglino.

Se questi figli non ritornano nel mio Volere, ci troviamo nelle condi-zioni di un povero padre che, mentre lui è nobile, possiede una scienza da poter dare lezioni a tutti, è ricco e dotato di bontà e di bellezza rara, i figli invece non lo somigliano affatto, sono scesi dalla nobiltà del padre loro, si vedono poveri, cretini, brutti, sporchi da fare schifo; il povero padre si sente disonorato nei figli, anzi li guarda e quasi non li riconosce nel vederli ciechi, zoppi, malati e [che] giungono a neppure riconoscere il proprio padre. Questi figli quindi formano il dolore del proprio padre. Tali siamo Noi. [Quelli] che non vivono nel nostro Volere ci disonorano e for-mano il nostro dolore; come possono somigliarci se la Volontà nostra non è[330] loro? Essa alimenta i figli nostri col nostro stesso cibo, il quale, come si alimentano, non fa altro che formare così in loro la nostra santità; restano abbelliti con la nostra bellezza, acquistano tale conoscenza del Padre loro, perché il nostro «Fiat» con la sua luce parla loro, dice tante cose del loro Padre, fino ad innamorarli tanto, che non possono stare senza di Lui, e ciò produce la somiglianza. Figlia, senza la mia Volontà non vi è né chi li alimenti, né chi li istruisca, né chi li formi, né chi li cresca come figli che ci somiglino; escono dalla nostra abitazione e non sanno né ciò che facciamo, né chi siamo, né come li amiamo, né che devono fare per rassomigliarci; quindi, la nostra somiglianza è lontana da loro; come possiamo rassomigliarci se non ci conoscono e non vi è chi parli loro del nostro Essere Divino?” [331] Fiat!!!

25 Dicembre 1938

Il Verbo s’incarnò, ma non fu mai solo: con Lui erano il Padre e lo Spirito Santo,
tutto il Creato, gli angeli e i figli che sarebbero vissuti nel suo Volere.
Chi vive nella sua Volontà lo concepisce e lo fa nascere in sé, e rinasce insieme con Lui.
Quando nacque, la sua Mamma riempì la Creazione della sua bellezza e del suo amore,
perché avesse un Paradiso sulla terra come quello lasciato in Cielo.

La discesa del Verbo. Come facile far nascere Gesù purché si viva nel suo Volere.

il Paradiso che fece trovare la Regina del Cielo in terra al suo piccolo Gesù

La mia povera mente continua il suo cammino nel Volere Divino, ed oh, come Esso si sente felice nel vedere che la sua piccola neonata va in cerca dei suoi atti per conoscerli, baciarli, adorarli, farli suoi e dirgli: “Quanto mi hai amato!” Onde mi sono fermata nella discesa del Verbo sulla terra ed io lo compativo nel vederlo solo.

Ed il mio dolce Gesù, con una tenerezza indicibile, sorprendendomi mi ha detto: “Figlia mia carissima, tu ti sbagli; la solitudine fu da parte dell’in-gratitudine umana, ma dalla parte divina e delle opere nostre, tutti mi accompagnarono, non mi lasciarono mai solo. Anzi, tu devi sapere che insieme con Me[332] scesero il Padre e lo Spirito Santo; mentre Io restai con Loro in Cielo, Loro scesero con Me in terra. Siamo inseparabili, Noi stessi, [anche] se lo vogliamo, non possiamo separarci, [tutt’]al più ci bilochiamo, e mentre abbiamo il nostro trono in Cielo formiamo il nostro trono in terra, ma separarci mai. [Tutt’]al più, il Verbo prese la parte ope-rante, però sempre concorrenti il Padre e lo Spirito.

Anzi, nell’atto [in] cui scesi dal Cielo, tutti si mossero per farmi corteg-gio e per darmi gli onori a Me dovuti: mi corteggiò il cielo con tutte le sue stelle, dandomi gli onori della mia immutabilità e del mio amore che mai finisce; mi corteggiò il sole, dandomi gli onori della mia eterna luce. Oh, come mi decantò bene con la molteplicità dei suoi effetti! Posso dire [che]facendomi culla con la sua luce e col suo calore, nel suo muto linguaggio mi diceva: «Tu sei luce ed io ti onoro, ti adoro, ti amo, con quella stessa luce con cui mi creasti». Tutti mi circondarono:[333] il vento, il mare, il piccolo uccellino, tutti e tutto per darmi l’amore, la gloria con cui li avevo creati; e chi mi decantava il mio impero, chi la mia immensità, chi le mie gioie infinite. Le cose create mi facevano festa, e se Io piangevo, anche loro piangevano, perché la mia Volontà, risiedendo in esse, le teneva a giorno di quello che Io facevo; ed oh, come si sentivano onorate nel fare ciò che faceva il loro Creatore!

Poi ebbi il corteggio degli angeli, che non mi lasciarono mai solo67 , e siccome tutti i tempi sono i miei, ebbi il corteggio del mio gran popolo, che sarebbe vissuto nel mio Volere, il quale me lo portava nelle sue braccia ed Io lo sentivo palpitante nel mio cuore, nel mio sangue, nei miei passi, e solo col sentirmi investito da questo popolo [e] amato con la mia stessa Volontà mi sentivo come contraccambiato della mia discesa dal Cielo in terra. Era questo il mio scopo primario, riordinare il regno della mia Volontà in mezzo[334] ai figli miei. Mai avrei creato il mondo senza avere i figli che mi somiglino e che vivano68 della mia stessa Volontà. Essa si troverebbe nelle condizioni di una povera madre sterile, che non ha potere di generare e che non può formarsi una famiglia per sé; perciò la mia Volontà ha potere di generare e di formare la sua lunga generazione, per formarsi la sua famiglia divina.”

Onde continuavo a pensare alla discesa del Verbo Divino e dicevo tra me: “Come mai può nascere Gesù nelle anime nostre?”

Ed il caro Bambino ha soggiunto: “Figlia mia, il farmi nascere è la cosa più facile, molto più che Noi non sappiamo fare cose difficili, la nostra po-tenza facilita tutto; purché la creatura viva nel nostro Volere, tutto è fatto. Come vuole vivere di Esso, [così] già forma l’abitazione al tuo piccolo Gesù; come vuole dar principio a fare i suoi atti, così mi concepisce, e come compie il suo atto mi fa nascere; come[335] ama nel mio Volere, così mi veste di luce e mi riscalda dalle tante freddezze delle creature, e ogni qual volta mi dà la sua volontà e prende la mia, Io mi trastullo, formo il mio gioco e canto vittoria di aver vinto l’umano volere, mi sento il piccolo Re vincitore. Vedi dunque, figlia mia, com’è facile da parte del tuo piccolo Gesù, perché quando troviamo la nostra Volontà nella creatura possiamo far tutto. Essa ci somministra tutto ciò che ci vuole e [che] vogliamo per formare la nostra Vita e le nostre opere più belle. Invece, quando non vi è il nostro Volere, restiamo inceppati: dove l’amore ci manca, dove la santi-tà, dove la potenza, dove la purezza e tutto ciò che occorre per rinascere e formare la nostra Vita in loro. Perciò, il tutto sta da parte delle creature69 , [per]ché da parte nostra ci mettiamo a loro disposizione.

Oltre a ciò, nella mia nascita la mia Mamma Divina mi formò una bella sorpresa: coi suoi atti, col suo amore,[336] con la vita della mia Volontà che possedeva mi formò il mio Paradiso in terra. Non faceva altro che intrecciare col suo amore tutta la Creazione, e dove stendeva mari di bellezza, per farmi godere le nostre bellezze divine, nelle quali splendeva la sua bellezza –nel trovarla nella Creazione tutta, come era bella la Mamma mia, che mi faceva godere la sua beltà e la bellezza dei suoi atti!– [e] dove stendeva il suo mare d’amore, per farmi trovare che in tutte le cose mi amava, e trovavo il mio Paradiso d’amore in Lei e mi felicitavo e gioivo nei mari d’amore della Mamma mia. Ora, nel mio Volere mi for-mava le musiche più belle, i concerti più deliziosi, affinché al suo piccolo Gesù non mancassero le musiche della Patria Celeste. A tutto pensò la mia Mamma, affinché non mi mancasse nulla dei godimenti del Paradiso lasciato; non faceva altro in tutti i suoi atti [che] formare gioie per rendermi[337] felice. Solo [col] poggiarmi sul suo Cuore sentivo tali armo-nie e contenti che mi sentivo rapire. La mia cara Mamma, col vivere nel mio Volere, prendeva nel suo grembo il Paradiso e lo faceva godere al Figlio suo, e tutti i suoi atti non mi servivano ad altro che a rendermi felice e a raddoppiarmi il mio Paradiso in terra.

Ora, figlia mia, tu non sai un’altra sorpresa: chi vive nel mio Volere è inseparabile da Me e ogni qual volta Io rinasco, rinasce insieme con Me, sicché non sono mai solo; lo faccio rinascere insieme con Me alla vita divina, rinasce al nuovo amore, alla nuova santità, alla nuova bellezza, rinasce nelle conoscenze del suo Creatore, rinasce in tutti gli atti nostri, anzi in ogni atto che fa mi chiama a rinascere e forma un nuovo paradiso al suo Gesù, ed Io lo faccio rinascere insieme con Me per renderlo felice. Felicitare chi vive insieme con Me è una delle mie gioie più grandi. Perciò sii attenta a vivere nel mio Volere se vuoi rendermi felice, se vuoi [338] che negli atti tuoi trovi il mio Paradiso in terra, ed Io ci penserò a farti godere il pelago delle mie gioie e felicità; ci renderemo felici a vicenda.”Fiat!!!

28 Dicembre 1938

L’eco divino dell’amore della creatura in Dio e di Dio nella creatura:
essa vive in Dio e Dio vive in lei. Perché ciò avvenga, Dio le dà la sua Volontà,
che la purifica, santifica, abbellisce e infine l’ammette a vivere insieme a Dio.
Dimensioni della Maternità Divina di Maria verso suo Figlio e verso le anime.

Come si forma l’eco tra il Creatore e la creatura. Come un atto nel Voler D.

si trova da per tutto. il Re e l’esercito. La Maternità della Regina del Cielo.

La mia povera mente, per quanto si trovi sotto l’incubo di pene strazianti, fino a sentirmi morire, fa quanto posso per seguire gli atti del Volere Supremo, sebbene [a] stento, ma lo cerco come mio rifugio e per attingere forza nello stato doloroso in cui mi trovo.

Ed il mio amato Gesù, avendo compassione di me, tutto tenerezza mi ha detto: “Figlia della mia Volontà, coraggio, non ti abbattere troppo, l’abbat-timento fa perdere la forza e fa sentire lontano [339] Colui che vive in te e ti ama tanto. Tu devi sapere che, come la creatura entra nel nostro Volere per deporre il suo e prendere il nostro, così incomincia in essa il nostro eco divino, che echeggia nel nostro Essere Divino; e Noi, solo a sentirlo, diciamo: «Chi è che ha tanta virtù, che giunge fino a far sentire l’eco del suo amore, del suo respiro, del suo palpito nel nostro Essere Supremo? Ah, è una creatura che avendo riconosciuto la nostra Volontà, è entrata a vivere in Essa; sia la nostra benvenuta». Noi per ricambiarla faremo sen-tire il nostro in essa, in modo che respireremo con un solo respiro, amere-mo con un solo amore, palpiteremo con un solo palpito, e sentiremo che la creatura fa vita in Noi; non ci sentiremo soli, ed essa sentirà che faccia-mo vita in lei, [che è] in compagnia del suo Creatore che mai la lascia sola.

Tu devi sapere che ogni atto fatto nel nostro Volere non finisce mai, viene ripetuto continuamente, e siccome la mia Volontà[340] si trova dap-pertutto, così l’atto viene ripetuto in Cielo, nelle cose create ed in tutti. Perciò un atto nella nostra Volontà sorpassa tutto, riempie Cielo e terra e ci dà tale amore e gloria, che tutte le altre opere restano come tante goc-cioline di fronte al mare, perché siamo Noi stessi che ci glorifichiamo, e amiamo la creatura che si copre del suo Creatore e opera insieme con Lui. Perciò, per quante cose belle pare che facciano fuori del nostro Volere, non possono mai piacerci, perché non danno di Noi, non si possono dif-fondere ovunque; l’amore è così piccolo che appena, seppure, copre l’ope-ra che ha fatto.

Ora, tu devi sapere che Noi amiamo assai la creatura; ma, ad onta che l’amiamo, non tolleriamo che stia insieme con Noi indecente, sporca, sen-za bellezza, nuda, oppure coperta di miseri cenci. Non sarebbe degno della nostra Maestà Suprema avere figli che non ci somiglino e che in qualche modo [non] siano ben vestiti,[341] con le vesti regali del nostro «Fiat». Sarebbe come un re che avesse il suo esercito, i suoi sudditi mal-vestiti, coperti di sporcizie, da fare schifo a guardarli, chi cieco, chi zoppo, chi deforme. Non sarebbe [un] disonore per questo re essere circondato da un esercito sì miserabile, da far pietà? Non si condannerebbe il re che non avesse cura di formarsi un esercito degno di lui, in modo che tutti devono restare ammirati, non solo a guardare la maestà del re, ma anche l’ordine, la bellezza dell’esercito, la fioritura dei giovani, il modo come vanno vestiti? Non sarebbe onore del re essere circondato da ministri [e] da [un]esercito che lui prova piacere a guardare?

Ora, il nostro amore invincibile, con sapienza infinita, volendo trattare con la creatura a tu per tu, ha disposto di dare la mia Volontà ad essa, affinché con la sua luce la abbellisca, col suo amore la vesta, con la sua santità la santifichi. Vedi dunque com’è necessario che la nostra Volontà regni nella[342] creatura, perché solo Essa ha potenza di purificarla e di abbellirla, in modo da formare il nostro esercito divino. E Noi ci sentiremo onorati nel vivere con essi ed in essi. Saranno i nostri figli, che ci circon-dano, vestiti con le nostre vesti regali, abbelliti con la nostra somiglianza. Perciò la nostra Volontà prima purifica, santifica, abbellisce e poi li ammette nel nostro Volere a far vita insieme con Noi. Molto più che, come la creatura entra nel nostro [Volere], è tanto il nostro amore, che il nostro Essere Divino le piove addosso la sua pioggia d’amore; e nel vederla tanto amata da Noi, tutti, angeli, santi, le corrono intorno per amarla. La stessa Creazione esulta di gioia nel vedere la nostra Volontà trionfatrice in quella creatura e le piove amore, ed oh, com’è bello vedere che tutti l’amiamo, ed essa si sente così riconoscente nel vedersi amata da tutti, che ama tutti.”

Dopo ciò seguivo il mio giro nel Volere[343] Divino e, giunta al punto della nascita del piccolo Gesù, che tremava di freddo e piangeva e singhiozzava amaramente, e coi suoi occhi gonfi di lacrime mi guardava chiedendomi aiuto, tra singulti e gemiti mi ha detto: “Figlia mia buona, la mancanza d’amore delle creature mi fa piangere amaramente. Come non mi vedo amato, così mi sento ferito e mi dà tale dolore che mi fa dare in singhiozzo. Il mio amore corre su ciascuna creatura, la copre, la nasconde, e mi costituisco vita d’amore per esse, le quali, ingrate, non mi dicono neppure un «ti amo»; come non devo piangere? Perciò amami se vuoi quietarmi il pianto.

Ora, figlia mia, ascoltami e prestami attenzione: voglio dirti una gran-de sorpresa del nostro amore e voglio che non ti faccia sfuggire nulla, voglio farti conoscere dove giunse la maternità della mia Madre Celeste, che cosa fece e quanto le costò e [le] costa tuttora. Ora, tu devi sapere che la gran Regina non solo mi fece da[344] Madre col concepirmi, col darmi alla luce, col nutrirmi col suo latte, col prestarmi tutte le cure possibili che ci vollero alla mia infanzia; ciò non era sufficiente né al suo materno amore né al mio amore di Figlio. Perciò il suo amore materno correva nella mia mente e, se pensieri afflitti mi affliggevano, stendeva la sua maternità in ogni mio pensiero, li nascondeva nel suo amore, li baciava, sicché la mia mente me la sentivo nascosta sotto l’ala materna, che non mi lasciava mai solo; ogni mio pensiero aveva la mia Mamma che mi amava e mi prestava tutte le sue cure materne. La sua maternità si sten-deva in ogni mio respiro, in ogni mio palpito, e se il mio respiro e palpito era soffocato dall’amore e dal dolore, correva con la sua maternità per non farmi soffocare dall’amore e per mettere il balsamo al mio Cuore trafitto. Se guardavo, se parlavo, se operavo, se camminavo, correva per ricevere nel suo amore materno i miei sguardi, le mie parole,[345] le mie opere, i miei passi; li investiva col suo amore materno, li nascondeva nel suo Cuore e mi faceva da Mamma. Anche nel cibo che mi preparava face-va scorrere il suo materno amore, sicché Io, mangiandolo, sentivo la sua maternità che mi amava. E poi, che dirti, quanto sfoggio di maternità fece nelle mie pene? Non ci fu pena, né goccia di sangue che versai, [in] cui non sentii la mia cara Mamma. Dopo che mi faceva da Mamma, prendeva le mie pene [e] il mio sangue [e] se li nascondeva nel suo materno Cuore per amarli e continuare la sua maternità. Chi può dirti quanto mi amò e quanto la amai? Il mio amore fu tanto, che non sapevo stare in tutto ciò che feci senza sentire la sua maternità insieme a Me. Posso dire che Lei correva, per non lasciarmi mai, anche nel respiro, ed Io la chiamavo; la sua maternità era per Me un bisogno, un sollievo, un appoggio alla mia vita quaggiù.

Ora, figlia mia, ascolta un’altra sorpresa d’amore del tuo Gesù[346] e della nostra Mamma Celeste, perché [in] tutto ciò che si faceva tra Me e la mia Mamma l’amore non trovava intoppo, l’amore dell’uno correva nel-l’amore dell’altro per formare una sola vita. Ora, volendolo fare con le creature, quanti intoppi, ripulse e ingratitudini! Ma il mio amore non si arresta mai. Ora, tu devi sapere che, come la mia inseparabile Mamma stendeva la sua maternità dentro e fuori della mia Umanità, così la costi-tuivo e la confermavo Madre di ciascun pensiero de[lle] creature, di ogni respiro, di ogni palpito, di ogni parola, e facevo stendere la sua maternità nelle opere, nei passi, in tutte le loro pene. La sua maternità corre ovun-que; nei pericoli di cadere in peccato corre, le copre con la sua maternità affinché non cadano, e se sono cadute lascia la sua maternità come aiuto e difesa per farle rialzare. La sua maternità corre e si stende sulle anime che vogliono essere buone e sante, come[347] se trovasse il suo Gesù in esse, fa da Madre alla loro intelligenza, guida le loro parole, le copre e nasconde nel suo amore materno, per crescere altrettanti Gesù. La sua maternità fa sfoggio sul letto dei morenti e, avvalendosi dei diritti di auto-rità di Madre, dati da Me, mi dice con accento sì tenero che Io non posso negarle: «Figlio mio, sono Madre e sono figli miei; devo metterli in salvo. Se ciò non mi concedi, la mia maternità ne risente»70 . E mentre ciò dice li copre col suo amore, li nasconde nella sua maternità per metterli in salvo.

Il mio amore fu tanto che le dissi: «Madre mia, voglio che sia la Madre di tutti e ciò che hai fatto a Me farai a tutte le creature. La tua maternità si stende in tutti gli atti loro, in modo che vedrò tutti coperti e nascosti nel tuo amore materno». La mia Mamma accettò e restò confermato che non solo doveva essere Madre di tutti, ma [doveva] investire ciascun atto loro col suo amore materno. Questa[348] fu una delle grazie più grandi che feci a tutte le umane generazioni. Ma quanti dolori non riceve la mia Mamma? Giungono a non voler ricevere la sua maternità, a discono-scerla, e perciò tutto il Cielo prega, aspetta con ansia che la Divina Vo-lontà sia conosciuta e regni, e allora la gran Regina farà ai figli del mio Volere ciò che fece al suo Gesù; la sua maternità avrà vita nei figli suoi.

Io cederò il mio posto nel suo Cuore materno a chi vive nel mio Volere; Lei me li crescerà, guiderà i loro passi, li nasconderà nella sua maternità e santità. Si vedrà in tutti i loro atti impresso il suo amore materno e la sua santità; saranno veri figli suoi, che mi somiglieranno in tutto, ed oh, come amerei che tutti sapessero che chi vuol vivere nel mio Volere ha una Regina e una Madre potente, che supplirà a ciò che loro manca, li crescerà nel suo grembo materno [e] in tutto ciò che faranno starà insieme [349] con loro, per modellare gli atti loro ai suoi, tanto che si conoscerà che sono figli cresciuti, custoditi, educati dall’amore della maternità della Mamma mia, e questi saranno [quelli] che la renderanno contenta e saranno la sua gloria e il suo onore.”


Note

  1. Luisa dice “zeppo”. ↩
  2. Luisa dice, come fa spesso, “uscirle”. ↩
  3. In latino “ho sete”. Luisa ogni tanto scrive una parola in latino, abituata a sentirla nella liturgia di quel tempo. ↩
  4. Infatti, è l’unico lamento di Gesù in tutta la sua Passione. ↩
  5. Perciò, queste verità o questi Scritti si danno solo a chi li desidera e nella misura che li desidera. ↩
  6. Cioè, come pezzi di metallo, cioè, monete. ↩
  7. Cioè, se il mio Volere regna nell’anima. ↩
  8. Cioè, le rendiamo merito, la ricompensiamo. ↩
  9. Luisa dice “maricello”, parola desueta che in realtà significava amarezza, rancore (da “amaro”). ↩
  10. Non si tratta di “preesistenza delle anime”, un errore di Origène, in quanto che non si tratta di essere esistite in un tempo anteriore per essere poi entrate nei rispettivi corpi, ma di essere state create da Dio nel suo Atto eterno. L’immagine divina, come Dio creò l’uomo, comporta anche questa origine. Del resto, la liturgia della Chiesa ha sempre attribuito alla SS. Vergine (ovviamente, alla sua anima) i testi di Pro. 8,22-31: “Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d’allora. Dall’eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra…”, di Sir. 24,1-9: “Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo… Prima dei secoli, fin dal principio, Egli mi creò…”. Quindi, non solo “pensata”, ma “creata”. E naturalmente, la SS. Umanità di Gesù Cristo (ovviamente, la sua Anima): “Giovanni Gli rende testimonianza e grida: Ecco l’Uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me…” (Gv 1,15). Quindi, in quanto Uomo, oltre che come Dio. Adesso, questo concetto viene esteso a quanti vivono o vivranno nel Volere Divino, nel suo Atto eterno, avendolo come vita e prendendo parte alla Sua vita. ↩
  11. Ancora una volta il Signore ripete che è nel mistero e nell’atto della sua Incarnazione, che ha concepito in Sé, nella sua SS. Umanità, tutte le anime. Gesù Cristo ha preso una natura umana come la nostra nell’Incarnazione, per redimerci, perché prima ci aveva dato una natura umana come la Sua al momento dellaCreazione. La nostra salvezza la dobbiamo alla sua Redenzione, ma la nostra esistenza (e l’esistenza di tutto quanto esiste) è dovuta alla sua Incarnazione. “«L’uno e l’altro è nato in essa», dice lo Spirito Santo (…) Se Gesù Cristo, Capo degli uomini, è nato da Lei, anche i predestinati, che sono membri di questo Capo, debbono per necessaria conseguenza nascere da Lei. Una stessa madre non mette alla luce la testa o il capo senza le membra, né le membra senza la testa… Così nell’ordine della Grazia” (S. Luigi M. Grignion de Montfort, “Trattato della vera devozione a Maria”). “Tutti noi dunque che siamo uniti a Cristo, e che, come dice l’Apostolo, «siamo membra del Corpo di Lui, della sua carne, delle sue ossa», siamo usciti dal grembo di Maria come un corpo unito al capo” (S. Pio X, “Ad diem illum”). Ma qui si parla di una presenza cosciente e attiva e di una partecipazione a quanto Egli fece, delle anime che vivono e vivranno nell’atto eterno della sua Volontà. ↩
  12. “Le parole che vi ho detto sono spirito e vita” (Gv 6,63). ↩
  13. Ripete Luisa ciò che ha scritto nel Vol. IX (02.03.1910) “L’amore non è altro che la figlia primogenita della mia Volontà”. Un lapsus significativo, un piccolo errore grammaticale che permette l’allusione a se stessa come l’amore. ↩
  14. Cioè, “accordi”. ↩
  15. Intende dire, “naturali o soprannaturali”, oppure “materiali o spirituali”. ↩
  16. E’ già la terza volta che in questi giorni il Signore parla della gravità del delitto di occultare le verità che ha fatto scrivere a Luisa; qui lei esprime un suo timore o presentimento che gli scritti vengano portati via, e anche il Signore ne fa un’allusione. Infatti, pochi giorni dopo, il 31 Maggio, arrivò a Corato un inviato del Santo Uffizio, che portò con sé i volumi di Luisa, eccetto il 35.mo, che in quel momento non fu trovato, e quest’ultimo, da poco iniziato. ↩
  17. Cioè, non solo indica che questi scritti Gli appartengono come proprietà letteraria (lo dice infatti fin dal titolo), ma riguardano la sua Persona e la sua Vita come nessun altro. ↩
  18. Luisa dice: “così le comunica a chi la bellezza, a chi la santità…” Lo stesso poco dopo: “chi si forma stella, chi sole”. ↩
  19. Mentre nei primi volumi (12.mo e seguenti) il Signore precisa l’immensa differenza tra “il fare” la Volontà di Dio e il “vivere nella Divina Volontà”, in questi ultimi s’identificano, perché “fare la Divina Volontà” è farla come Dio la fa. ↩
  20. “La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio (…) Essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito…” (Rom 8, 19-23). ↩
  21. La dignità e il valore di tutto ciò che è umano sta nel poter accogliere il divino, nel poter essere trasformato in divino. ↩
  22. Luisa dice: “c’è la fa piovere”. ↩
  23. Cioè, mancanze di confidenza, di fiducia. Scoraggiamenti. ↩
  24. Si veda la nota 16, del 19 Maggio. Dalle parole di Gesù che seguono si comprende che sta avvenendo qualcosa che minaccia gli Scritti. Nelle sue parole c’è un severo monito a chi volesse danneggiarli o disapprovare anche una parola. Secondo una testimonianza, il Signore avrebbe detto a Luisa: “Ancorché li portassero in fondo al mare, Io li saprò ben custodire”. ↩
  25. Luisa dice: “seguimi ad ascoltare, figlia mia”. Non solo è Luisa, ma anche la Santa Chiesa. ↩
  26. Luisa dice: “da se stessa”. ↩
  27. Gesù è “la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14,6). “La Via” ha fatto della sua vita innumerevoli “vie” per noi. ↩
  28. Luisa dice: “per darle”. ↩
  29. Luisa dice: “d’ambi le parti”. ↩
  30. Luisa dice: “che mena”. ↩
  31. Luisa dice: “lasciamo”. ↩
  32. Luisa dice: “resta”. Spesso dice “lasciare” al posto di “restare” e viceversa. ↩
  33. Luisa dice: “i suoi fiati”. ↩
  34. Come nel vol. IX (12.03.1910), Luisa fa violenza alla grammatica per dire che l’Amore è… lei, “la figlia primogenita della Divina Volontà”. Perciò Gesù le disse: “Sia la tua missione insegnare la vera vita d’amore” (vol. X, 14.10.1911) ↩
  35. Luisa dice: “per riunire l’inseparabilità che ha prodotto la mancanza d’amore tra Dio e le creature”. ↩
  36. “Mansioni”: compiti, uffici, attribuzioni. “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore” (Gv 14,2). ↩
  37. Letteralmente: “quando vede in ogni istante darmi la vita di essa, per poter dare la sua”. ↩
  38. Luisa dice: “l’aspettazione”. ↩
  39. Luisa dice: “perché se ci conosciamo”. ↩
  40. Luisa dice: “un amore irresistibile di formare…”. ↩
  41. Luisa dice: “e si fa avere tutto”. ↩
  42. Questi sono “i giorni” della nuova Creazione, che Dio fa nell’anima insieme con la creatura che vive nella sua Volontà. ↩
  43. Luisa dice: “nell’uscirle”, “come le uscì”. ↩
  44. Ancora una volta questi scritti confermano l’inerranza dei primi capitoli della Genesi, che occorre prendere sul serio. ↩
  45. Ecco perché quest’Opera divina di ristabilire il suo Regno è una nuova Creazione. ↩
  46. Luisa dice, secondo il suo modo di esprimersi: “chi dovrà formare le mie membra, chi il mio cuore, chi…” ecc. ↩
  47. Luisa dice, come al solito “in attitudine”, per dire, a seconda dei casi, atto, atteggiamento o attività. ↩
  48. Il 31 Agosto 1938 il Santo Ufficio emanò un decreto di condanna e messa all’Indice dei libri proibiti di tre libri di Luisa pubblicati; l’11 Settembre fu pubblicato sull’Osservatore Romano, con un commento ufficioso, anonimo, della misura disciplinare. Cinque giorni dopo, il 16 Settembre, appena saputa la notizia, Luisa inviò al suo Arcivescovo (che aveva dato l’Imprimatur ai primi 19 volumi) il seguente atto di sottomissione e, per suo mezzo, al Sant’Uffizio: ↩
  49. Luisa dice: “seguiamo a fare”. ↩
  50. Il 31 Agosto 1939, esattamente un anno dopo la cosiddetta condanna, Hitler firmò l’ordine di attaccare la Polonia, che diede inizio alla Seconda Guerra Mondiale. E’ da notare la coincidenza di altre date della storia futura con questi fatti. ↩
  51. Luisa dice: “bastante”. ↩
  52. “Non abbiamo alcun potere contro la verità, ma per la verità” (2 Cor 13,8). ↩
  53. “Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio” (1 Cor 3,22).Il posto dell’uomo nella Creazione è unico; non esiste in tutto l’Universo creatura alcuna simile a lui (Gen 2,20). Tutto esiste a motivo dell’uomo, e l’uomo a motivo di Cristo: “Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui” (Col 1,16). ↩
  54. Luisa dice “si ha fatto accoppare”, che però significa “uccidere brutalmente”, “uccidere con un colpo alla nuca”. ↩
  55. Cioè, “mettendo in gioco” . ↩
  56. Luisa dice, come è sua abitudine: “chi farà da maestro, chi da Padre…” ecc. ↩
  57. Luisa dice “attitudine”. ↩
  58. Luisa dice “aspettazioni”. ↩
  59. Cioè, guastato. ↩
  60. Luisa dice “resta”. ↩
  61. Luisa dice “concepire” per dire incarnarsi o essere concepito. ↩
  62. Luisa dice “prima che sarebbe…”. ↩
  63. Luisa dice “di uscire”. ↩
  64. Luisa dice “in essa”. ↩
  65. Cioè, nell’intimo. ↩
  66. Luisa dice “trasmuta”. ↩
  67. “…E gli angeli lo servivano” (Mc 1,13); “Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo” (Gv 1,51). ↩
  68. Luisa dice: “e che non vivessero”. ↩
  69. Cioè, “tutto dipende dalle creature”. ↩
  70. Luisa dice “ne va disotto”. ↩
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