Libro di Cielo – Volume 34
TRENTAQUATTRESIMO VOLUME
Luisa Piccarreta,
la Piccola Figlia della Divina Volontà
“… Il titolo che darai al libro che stamperai
sulla mia Volontà sarà questo:
IL REGNO DELLA MIA DIVINA VOLONTÀ
IN MEZZO ALLE CREATURE
LIBRO DI CIELO
IL RICHIAMO DELLA CREATURA
NELL’ORDINE, AL SUO POSTO
E NELLO SCOPO PER CUI FU CREATA DA DIO
(27 Agosto 1926)
(Dal 2 Dicembre 1935 al 2 Agosto 1937)
Responsabile di questa copia e di ogni correzione:
D. Pablo Martín
N.B.: I titoli dei capitoli qui aggiunti non sono di Luisa,
ma vorrebbero essere un brevissimo riassunto di ognuno.
Luisa fa precedere i capitoli da titoli di sua redazione
(che in questo volume non sono stati corretti), non sempre precisi,
aggiunti da lei dopo aver scritto i brani nello spazio lasciato apposta.
Le correzioni non sono indicate in questa edizione e neppure è stato
indicato l’ordine delle parole quando spesso è stato necessario
cambiarlo. Il numero in rosso tra parentesi quadre [n]indica
dove inizia ogni pagina del manoscritto originale di Luisa.
[1] Fiat!!!
In Voluntate Dei! Deo Gratias 1 2 Dicembre 1935
Dio dardeggia con la sua luce chi vive nel suo Volere, comunicandogli
la sostanza e la nobiltà divina, ed esso trasforma Dio nella creatura
e la creatura in Dio, essendo l’Attore di tutto in lei
Come la Divina Volontà dardeggia la creatura e vi forma la nobiltà divina e,
facendo da Attore, rende inseparabili Dio e la creatura. Esempio, il Sole.
Mio Re d’amore, Gesù, e mia Regina, Mamma mia divina, deh, intrecciate la mia volontà con la vostra e fatene una sola, anzi chiudetemi nei vostri cuori, affinché scriva non fuori di voi, ma dentro il Cuore del mio Gesù o nel grembo della mia Madre Celeste, affinché possa dire: è Gesù che scrive, è la mia Mamma che mi imbocca le parole. Perciò aiutatemi e datemi [la] grazia di vincere la grande ripugnanza che sento nell’incominciare un altro volume. Voi sapete il povero mio stato, che sento il bisogno di essere sostenuta, fortificata e tutta rinnovata nella potenza del vostro[2] “Fiat” Divino, per poter fare in tutto e sempre la vostra Divina Volontà.
Onde mi sentivo immersa nel Volere Divino, il quale prendeva aspetto d’Attore per potere entrare nei più intimi ripostigli dell’anima mia e formare il suo atto operante in me. Io sono rimasta sorpresa ed il mio dolce [Gesù], visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:
“Figlia mia benedetta, quando la creatura fa e vive nella Divina Vo-lontà, il nostro Essere Supremo la dardeggia con la sua luce continua-mente. Le dardeggia la mente e getta in essa la nobiltà dei pensieri divini, in modo che sente nella sua intelligenza, memoria e volontà la santità, il ricordo del suo Creatore, l’Amore, la Volontà di Colui che, facendole d’attore, forma in essa l’ordine. La Sapienza divina, dardeggiandola, coi suoi baci di luce getta la sostanza divina nella sua mente, in modo che tutto è nobile, tutto è santo, tutto è sacro in essa.
Questo attore del mio Volere 1 , formando la sua sede nella[3] intelli-genza creata, con la sua potenza e maestria vi forma la sua immagine, le dardeggia il cuore e forma la nobiltà dell’amore, dei desideri, degli affetti, dei palpiti. Dardeggia la bocca e forma la nobiltà delle parole; dardeggia le opere ed i passi e forma le opere sante, la nobiltà dei passi. E non solo dardeggia l’anima, ma anche il corpo, e con la sua luce investe il sangue e lo nobilita, in modo che la creatura si sente scorrere nel suo sangue, nelle sue membra, la purezza, la santità, la sostanza della nobiltà divina.
Quest’attore della mia Divina Volontà prende l’ufficio d’artefice insupe-rabile, di trasformare Dio nella creatura e la creatura in Dio. Quando la mia Volontà è giunta a questo, che è l’atto più grande che possa fare, cioè fare di Dio e della creatura una sola vita, rendendoli inseparabili l’uno dall’altra, si riposa nell’opera sua e vi sente tale felicità, perché ha vinto la creatura, ha formato il suo lavoro in essa ed ha compiuto[4] la sua Volontà. Allora pare che dica nell’enfasi del suo amore: ho fatto tutto, non mi resta altro che possederla e amarla.”
Io sono rimasta impensierita nel sentire ciò, ed il mio amabile Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, perché dubiti? Non fa anche il sole questo ufficio? Come dardeggia il fiore con la sua luce, così gli dà la sostanza del colore e del profumo; come dardeggia il frutto, così gli infonde la dolcezza e il sapore; come dardeggia le piante, così comunica a ciascuna la sostanza, gli effetti che ad esse ci vogliono. Se ciò fa il sole, molto più la mia Volontà Divina, che tutto può e tutto sa fare, e come il sole va trovando il seme, per dare ciò che possiede, così la mia Divina Volontà va trovando le disposizioni delle creature che vogliono vivere di mia Volontà, e subito le dardeggia e vi comunica la sostanza e la nobiltà divina2 , e forma e fa crescere la sua vita.” 2 [5] Fiat!!!8 Dicembre 1935
L’Immacolato concepimento della Vergine è una nuova creazione, che supera quella
dell’universo, perché è frutto dell’Atto creante, conservante e crescente di Dio.
E Lei, amando Dio con quest’Atto suo crescente, possiede Dio
e tutto ciò che appartiene a Dio. Perciò Dio nulla fa senza di Lei.
Prodigi dell’Immacolato concepimento. Comunicazione dei diritti divini.
Come Dio non vuole fare nulla senza la sua Madre Celeste.
Stavo facendo il mio giro negli atti della Divina Volontà e, giunta nell’atto [in] cui il “Fiat” onnipotente creò la Vergine Immacolata, mi sono fermata, ed oh, quale sorpresa di prodigi mai uditi, uniti insieme! L’incanto del cielo, del sole e di tutta la Creazione non può paragonarsi. Oh, come restano dietro innanzi alla Sovrana Regina!
Ed il mio dolce Gesù, nel vedermi così sorpresa, mi ha detto: “Figlia mia benedetta, tu devi sapere che non vi è bellezza, né valore, né prodigi che possano paragonarsi all’Immacolato concepimento di questa Celeste Creatura. Il mio «Fiat» onnipotente fece di Essa una nuova Creazione, oh, quanto più bella, più prodigiosa della prima! Il mio Volere Divino in se stesso non ha principio, né fine, [6] e il prodigio più grande fu come se in questa creatura non solo rinascesse, ma in ogni istante, atto, preghiera che faceva cresceva, e con questa crescita la mia Volontà moltiplicava i suoi prodigi in modo infinito. La creazione dell’universo fu fatta da Noi in modo mirabile ed è mantenuta da Noi sotto l’impero del nostro atto creante e conservante, senza che aggiungiamo altro; invece in questa Vergine manteniamo l’atto creante, conservante e crescente. Questo è il prodigio dei prodigi, la vita del nostro Volere rinato in Essa e il suo crescere continuo in ogni atto che faceva. Il nostro «Fiat», per rinascere in Essa, si pronunziò nell’atto del suo concepimento; e quando questo si pronunzia, il nostro atto ha tale sontuosità, sublimità, altezza, immensità, potenza, che prende tutti nella rete del suo amore, non mette nessuno da parte, tutti possono prendere il bene che possiede il nostro «Fiat»operante, [a] meno che qualcuno non lo voglia. La nostra Divinità, nel vedere [7] in questa santa creatura la nostra Volontà come rinata, le partecipò i suoi diritti divini, in modo che era padrona del nostro amore, potenza, sapienza e bontà, e regina del nostro «Fiat». Essa ci rapiva col suo atto crescente del nostro Volere, ci amava tanto che giunse ad amarci per tutti, copriva tutte le creature, le nascondeva nel suo amore e ci faceva sentire l’eco dell’amore di tutti e di ciascuno.
Oh, come ci sentivamo legati e fatti come prigionieri dall’amore di questa Vergine SS.ma! Molto più che, come ci amava, adorava, pregava, operava, con l’atto crescente del nostro «Fiat» che possedeva rinchiudeva in sé il suo Creatore. Come ci amava, così ci sentivamo assorbiti in Lei senza poterle resistere. Era tanta la sua potenza che ci dominava e chiudeva in sé la nostra Trinità Sacrosanta, e Noi la amavamo tanto che le facevamo fare ciò che Essa voleva. Chi aveva cuore di negarle nulla? Anzi ci sentivamo più felici di contentarla, perché [8] un’anima che ci ama è la nostra felicità, perché sentiamo l’eco, la gioia della nostra felicità in essa, e chi possiede la nostra Volontà come vita è tutto per Noi. Questo è il gran prodigio di chi possiede la nostra Volontà come vita: sentirsi in sé partecipare i suoi stessi diritti divini. Con questo sente che il suo amore non finisce mai, e ne ha tanto che può amare per tutti e dare amore a tutti. Col suo atto crescente non dice mai basta alla sua santità.
Molto più che la Sovrana Regina, col possedere la nostra Volontà come vita, aveva sempre da darci, sempre da dire, ci teneva sempre occupati, e Noi avevamo sempre da dare e sempre da comunicarle i nostri segreti amorosi, tanto che nulla facciamo senza di Essa. Prima ci sentiamo3 con Essa, poi lo deponiamo nel suo materno Cuore e dal suo Cuore scende nel fortunato che deve ricevere quel bene. Sicché non vi è grazia che scenda sulla terra, [9] non vi è santità che si formi, non vi è peccatore che si converta, non vi è amore che parta dal nostro trono, che prima non venga deposto nel suo Cuore di Madre, la quale forma la maturazione di quel bene, lo feconda col suo amore, lo arricchisce con le sue grazie e se occorre con la virtù dei suoi dolori, e poi lo depone in chi lo deve ricevere, in modo che chi lo riceve sente la Paternità Divina e la Maternità della sua Madre Celeste.
Possiamo fare senza di Essa, ma non vogliamo. Chi avrà cuore di metterla da parte? Il nostro amore, la nostra sapienza infinita, il nostro stesso «Fiat» s’impone su di Noi e non ci fa fare nulla, che non scenda per mezzo suo. Vedi dunque dove giunge il nostro amore per [colei] che vive della Volontà Divina? Fino a non voler fare nulla senza di Essa. È l’armo-nia della nostra sapienza infinita, [per] cui, come la creazione dell’uni-verso gira sempre intorno a Noi e come gira feconda la [10] terra e man-tiene la vita naturale a tutte le creature, così questa nuova Creazione del concepimento dell’Immacolata Signora gira sempre intorno a Dio e Dio gira sempre intorno ad essa,e[insieme]mantengono la fecondità del bene, formano la santità delle anime ed il richiamo delle creature a Dio.” 3 Fiat!!!15 Dicembre 1935
L’Amore Divino vuole farsi conoscere e vuole trovare nella persona amata
il suo stesso amore e le sue stesse opere, fatte da lei
nel suo Atto creante e conservante, per essere riamato da essa Comeil vero amore vuol farsi conoscere, si spande, corre e vola in cerca di chi ama, perché sente il bisogno di essere riamato. Potenza dell’atto creante che si riceve quando si gira nella Creazione.
La mia povera mente è sempre trasportata nel mare della Divina Volontà, la quale mi fa presente e tiene come in atto tutto ciò che ha fatto per amore delle creature, e sospira che esse riconoscano ciò che ha fatto, quanto ci ha amato, e ci aspetta negli atti suoi per dirci: “facciamo insieme; non mi fare operare da sola, affinché ciò che feci Io tu [lo] faccia, e così [11] potremo dire [che] ci siamo amati con uguale amore”. Com’è bello potersi dire a vicenda: “mi hai amato e ti ho amato”, è il compenso delle opere più grandi e dei sacrifici più dolorosi.
Onde la mia mente girava nella Creazione, in quell’atto quando il “Fiat” onni-potente, pronunziandosi, creava e stendeva il cielo azzurro. Ed il mio eterno Amore, il mio dolce Gesù, per avermi insieme con Lui in quest’atto, faceva festa [per]ché aveva la sua compagnia, e soffermandomi mi ha detto:
“Figlia mia buona, amare e non farsi conoscere è contro la natura del vero amore, perché il vero amore per se stesso si spande e corre, vola in cerca di chi ama, e allora si ferma, quando trovandola la chiude [in] sé, la nasconde nel suo amore e, trasformandola nelle sue stesse fiamme, vuol trovare in essa il suo stesso amore, le sue stesse opere, fatte da chi ama per amor suo. E siccome la creatura mai può fare ciò che facciamo Noi per essa, il nostro amore, per avere l’intento, chiama la creatura a sé, la nasconde nel suo stesso amore e la fa operare [12] insieme col nostro atto creante e conservante, e così in realtà la creatura può dire: «ti ho amato; ciò che hai fatto Tu per me l’ho fatto io per Te»; e Noi ci sentiamo in realtà riamati da essa col nostro amore e con le stesse opere nostre.
Tu devi sapere che come la creatura si eleva con la sua volontà nella nostra, nelle cose da Noi create, il nostro Ente supremo rinnova su di essa l’atto creante, ed oh, le meraviglie che facciamo di grazie, di santità, di cielo, di soli nella sua anima! Il nostro atto si diletta nel ripetersi e, come essa gira nelle cose create, il nostro amore vuole farsi conoscere, vuole far toccare con mano quanto l’ama, e ripete su di essa il nostro atto creante che non è mai soggetto a cessare, in modo che sente tutta la foga del nostro amore, la potenza delle nostre opere, e presa da stupore ci ama con la nostra forza creatrice che abbiamo infuso in essa. Ed oh, il nostro contento nel vederci conosciuti e amati da chi tanto amiamo!
Ecco perché creammo tante cose, perché [13] aspettavamo la creatura per farle conoscere quanto la amiamo e per dare ad essa in ogni cosa creata la potenzialità del nostro amore, per farci amare. L’amore quando non è conosciuto si rende infelice e quando non è riamato da chi ama si sente perdere la vita, inceppato, [si sente] spezzare i passi e mettere nel-l’oblio le sue opere più belle. Invece, quando è conosciuto e amato, la sua vita si moltiplica. Ecco il nostro atto creante sulla creatura: per essere amati come Noi la amiamo, i nostri passi sono liberi, anzi volano per prenderci l’amata creatura, stringerla al nostro seno per amarla e farci amare, il nostro amore sente la felicità dell’amore che essa gli porta.
Perciò non c’è onore più grande che possa darci che venire nella nostra Volontà Divina. Noi, come la vediamo venire, mettiamo a sua disposizione tutta la Creazione, perché è sua, per essa fu fatta, e come essa gira in ciascuna cosa creata, trova la nostra potenza creatrice, che investendola [le] comunica il nostro amore [14] che ogni [cosa] possiede, e ci può amare con la nostra forza creatrice, che è sorgente, ci può amare come vuole e quanto vuole, e così l’amore del Creatore e [quello] della creatura si danno il bacio, l’uno si riposa nell’altro e tutti e due sentono il contento di amarsi davvero. Oh, come è bella la compagnia di chi Ci ama! È tanto il nostro contento, che il nostro amore sorge ed inventa altre opere più belle, altre industrie amorose per amare e farci amare…” 4 Fiat!!!29 Dicembre 1935
Gli atti fatti dalla creatura nel Volere Divino entrano nell’unità dell’Atto Divino,
e tutto diventa meraviglioso effetto di quest’Atto e di questa Volontà unica,
che è della creatura e del Creatore
Il regio posto della creatura nell’unione dell’Unità Divina, come resta racchiusa in essa
e come può formare le bellezze più rare e l’incanto al suo stesso Creatore.
Sono tra le braccia del “Fiat” Divino, il quale mi attira tanto, che il mio piccolo nulla si sente sperduto nel Tutto e, sebbene sperduto, sente la sua vita sostenuta, alimentata, vivificata dal Tutto; e se, mai sia, volessi sottrarmi [15] –ciò che non può essere, perché non troverei neppure un buco dove potermi chiudere [in] cui non trovassi il mio Tutto–, oh, allora sentirei il mio piccolo nulla senza vita. Onde sentivo che il Volere Divino soffiava il mio nulla e mi faceva sentire la sua vita, il suo amore, la sua potenza.
Ma mentre la mia mente nuotava nel Tutto, nella sua luce interminabile, il mio amato Gesù, visitando la mia piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:
“Mia piccola figlia della mia Volontà, com’è sorprendente, meraviglio-so, sublime operare nel mio Volere Divino! Come la creatura fa il suo atto in Esso, il suo atto resta spogliato dall’umano e, unificandosi, acquista l’unione dell’unità dell’Atto divino. Ora, la creatura ha il suo regio posto, il suo atto nell’unità del solo Atto nostro, e quindi, se ama, ama nella nostra unità, se ci adora, se ci benedice, è dentro la nostra unità, se ci com-prende è dentro la nostra unità. Nulla vede, fa e sente fuori di Noi, ma [16] tutto dentro il nostro Essere Divino. Essa può dire: «non conosco altro, né amo, né voglio che il solo Volere Divino, che la sua unità mi tenga racchiusa dentro».
Ora, la fortuna più grande, la grazia più sublime per la creatura, la gloria, l’onore più grande per Noi è possedere la volontà umana, il suo atto, nella nostra unità; e sai perché? Perché possiamo dare amore quan-to ne vogliamo e farci amare quanto ne desideriamo, [possiamo] arric-chirla di grazia, di santità, di bellezza, da sentirci rapire dai beni e [dalla]bellezza che le abbiamo infuso. Insomma, possiamo avere [a] che fare con la creatura, amarla, [af]fidare il Tutto al nulla, giacché ha del nostro, e sentirà tale potenza e amore da poter difendere il Tutto, e Noi ci sentiamo sicuri in questo nulla, perché le abbiamo ceduto le nostre armi per tenerci sicuri e difesi.
Ma ciò non è tutto. Tutto ciò che la creatura può fare –le azioni naturali, gli atti più indifferenti, le parole, le opere, i passi–, possedendo il suo atto nella nostra [17] unità, diventa effetto del suo atto unito al nostro, simbolo del sole, che con gli effetti della sua luce forma la bellezza, le fioriture, l’incanto a tutto il creato. Così essa, investita dalla luce del mio «Fiat», tutto diventa effetto suo. Uno è l’atto, una è la Volontà, ma sono innumerevoli gli effetti che possono formare le bellezze più rare e l’incanto più seducente a Colui che l’ha creata e che la possiede nella sua unità.
Figlia mia, il nostro Ente Supremo possiede un solo atto, sicché la Creazione tutta, ciascuna creatura, non è altro che effetto dell’unità del nostro atto, onde la volontà umana, unificandosi, diventa il nostro effetto continuo. E questo effetto, sai che significa? Darle sempre e ricevere sempre dalla creatura.”
Ora, io sono rimasta stupita e fissa nel Volere Divino e comprendevo tante cose di questa unione nell’unità divina, che, mentre era una, racchiudeva tutta la Creazione, e tutti erano racchiusi in questa unità e sboccati da Essa, ma soste-nuti, [18] unificati, vincolati in questa unità. E siccome è uno, è tutto, sostiene e dà vita a tutto.
In questo mentre, ho guardato il cielo e ho visto tante luci di svariata bellezza, che possedevano tutta la varietà dei colori, ma con un modo mirabile che rapiva. Queste luci serpeggiavano nella volta azzurra e, mentre erano tante, formavano una sola, penetravano nei cieli, scendevano nel basso, volevano dar vita di luce a tutti, non si fermavano mai, correvano, volavano. Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, queste luci sono le meraviglie degli atti fatti nel mio Volere Divino. Come sono belli! Portano l’impronta del loro Creatore.” 5 [19] Fiat!!!5 Gennaio 1936
Quando la creatura chiama la Divina Volontà nei suoi atti come vita,
chiama il suo Creatore, ma Dio la precede, l’ama con nuovo e doppio amore
e le dà la grazia di poterlo amare con lo stesso amore
Chi vive nel Volere D. si forma la piccola vita della D. Volontà.
Come viene amato di nuovo e duplicato amore da Dio.
La mia piccola e povera volontà sente l’estremo bisogno del Volere Divino. Senza di Esso mi sento digiuna, senza forza, senza calore e senza vita, anzi sento la morte ad ogni istante, perché, mancandomi, non vi è chi possa sostituirsi ad alimentare la sua vita in me. Perciò vado ripetendo: “ho fame! Vieni, o Volontà Divina, a darmi la tua vita per saziarmi di te, altrimenti io muoio”.
Ma mentre deliravo [per]ché volevo sentire in me la pienezza della Divina Volontà, il mio dolce Gesù, ripetendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto: “Figlia mia benedetta, i tuoi deliri, la tua fame che senti, l’estremo bisogno [del]la vita della mia Volontà che vuoi sentire in ogni istante, sono ferite al mio [20] Cuore, sono strappi d’amore che, [facendomi] violenza, mi fanno correre, volare, per venire a far crescere la vita della mia Volontà in te.
Tu devi sapere che la creatura, come vuol fare la mia Volontà per vivere ed emettere i suoi atti in Essa, chiama il suo Creatore, il quale si sente chiamato dalla potenza del suo stesso Volere nella creatura, [al]quale non Gli è dato di resistere o di mettere il minimo indugio. Anzi, siccome non Ci facciamo mai vincere in amore, come vediamo che sta per chiamarci, non le diamo il tempo; Noi chiamiamo essa ed essa corre nel nostro Essere Divino come nel suo proprio centro, si getta nelle nostre braccia, e Noi la stringiamo tanto da trasformarla in Noi. Succede un accordo perfetto tra il Creatore e la creatura, ed è tanta la nostra enfasi d’amore, che la amiamo con nuovo e duplicato amore.
Ma ciò non basta, le diamo tale comunicazione del nostro Essere Supremo, da farci amare con amore nuovo e duplicato da essa, e [21] se tu sapessi che significa essere amato da Dio con amore nuovo e duplicato e poterlo amare con amore nuovo e duplicato! Solo nella nostra Volontà Divina ci sono queste meraviglie e prodigi. Dio ama se stesso nella creatura, tutto è suo, quindi non c’è da meravigliarsi se mette in campo il suo sempre nuovo amore, lo duplica, lo centuplica quanto vuole e dà [la]grazia ad essa di farsi amare col suo stesso amore. Se ciò non fosse, si vedrebbe grande disparità tra chi può amare e chi non può amare, e la povera creatura resterebbe umile, annientata, senza slancio e unione d’amore col suo Creatore, e quando due esseri non si possono amare con uguale amore, l’ineguaglianza già produce l’infelicità, mentre la nostra Volontà è unità e liberamente dà alla creatura il suo amore per farsi amare, [le] dà la sua santità per farla santa, la sua sapienza per farsi conoscere; non vi è cosa che possiede che non vorrebbe darle. Molto più che la creatura, col vivere nel nostro «Fiat», [22] come ha messo da parte la sua volontà per dar vita alla nostra negli atti suoi, ha formato in sé la piccola vita del nostro Volere, il quale reclama, sospira la crescita, e basta un atto in più in Esso per crescere, un sospiro per sfamarsi, un desiderio totale che il mio Volere corra in tutto l’essere suo per formarsi cibo suffi-ciente per sentirsi sazia di tutto ciò che appartiene al suo Creatore. Attenzione somma ci vuole, e la mia Volontà farà tutto ciò che ci vuole per formar la sua vita nella creatura.” 6 Fiat!!!20 Gennaio 1936
L’amore del Signore è tanto, che vuole ripetere le opere della Creazione
nell’anima che vive nella sua Volontà, e così anche ripetere in essa
la sua vita e tutte le scene della Redenzione
Chi vive nella D. Volontà forma il teatro delle opere del suo Creatore
e ripete in essa le scene commoventi della Redenzione.
Stavo facendo il giro negli atti della Divina Volontà e cercavo d’investire col mio piccolo amore il cielo, il sole e la Creazione tutta, [23] e il “Fiat” Divino per contraccambiarmi formava nella mia volontà il posto per chiudervi il cielo e la Creazione tutta. Poi giravo negli atti della Redenzione, e il dolce Gesù chiudeva gli atti suoi in me e ripeteva le scene più commoventi per contraccambiare il mio piccolo amore. Io sono rimasta sorpresa, ed il mio amato Gesù, tutto tenerezza e amore, mi ha detto:
“Mia buona figlia, figlia della mia Volontà, tu devi sapere che il mio amore è tanto che per sfogarmi voglio ripetere le mie opere, ma in chi posso ripeterle? In chi trovare posto per chiuderle, per sentirmi amare? In chi vive nella mia Volontà. Come la creatura gira nelle mie opere per conoscerle, amarle e chiamarle in sé, [così] si riproducono in essa, e forma il teatro delle opere nostre. Quante scene commoventi! Ora si stende il cielo, ora sorge il sole con tutta la sua maestà, ora mormora il mare e, formando le sue onde, vorrebbe [24] inondare il suo Creatore col suo amore, ed ora forma il più bel prato fiorito e da ogni fiore ci fa dire il suo ritornello: «ti amo, ti glorifico, ti adoro e il tuo «Fiat» venga a regnare sulla terra». Non vi è essere che non chiami in sé per farci dire la sua storiella: «ti amo, ti amo». Figlia mia, il nostro amore non è contento se non si dà tutto e non ripete le nostre opere in chi vive nella nostra Volontà.
Ma non è tutto, senti ancora. Se col girare negli atti della Creazione ripete le mie opere e prendo sommo piacere e diletto nell’assistere alle scene splendidissime della Creazione nella creatura, quando essa gira negli atti della Redenzione per farli suoi, Io ripeto la mia vita. Sicché ripeto il mio concepimento, la mia nascita, [per] cui gli angeli ripetono il «gloria nei Cieli e pace agli uomini di buona volontà», e se l’ingratitudine umana mi costringe a piangere, vado a piangere [25] in essa, perché so che le mie lacrime saranno contraccambiate ed imperlate col suo «ti amo». Quindi passo a ripetere la mia vita, i miei passi, le mie lezioni, e quando le colpe mi rinnovano le pene, la crocifissione, la morte, non le soffro mai fuori di questa creatura, ma vado in essa a soffrire le mie pene, la croce, la morte, perché essa non mi lascerà solo, prenderà parte alle mie pene, resterà crocifissa con Me e mi darà la sua vita per ricambiare la mia morte. Sicché in chi vive nella mia Volontà trovo il teatro della mia vita, le scene commoventi della mia infanzia e della mia passione, trovo i cieli parlanti, i soli che mi amano, i venti che gemono d’amore per Me; insom-ma, tutte le cose create hanno da dirmi una parolina, un «ti amo», un attestato di riconoscenza. Ma chi è che me le rende parlanti? Chi è che imbocca la voce a tutte le cose? Chi vive nella mia Volontà. [26] Essa trasforma tanto [la creatura], che non vi è amore che non si fa dare, né opere che non può ripetere in essa. Perciò [queste creature] si possono chiamare le sue vite viventi e le ripetitrici delle opere del loro Creatore.” 7 Fiat!!!1° Marzo 1936
Come l’Incarnazione del Verbo fu in un Atto d’infinito amore delle tre Divine Persone,
inseparabili, per cui restando in Cielo discesero in Maria, così la Divina Volontà forma
il suo Atto nella volontà umana che vuole operare in Essa. Dio ci dota di amore
nel crearci, affinché essa possiamo ricambiarlo e crescere nell’amore e nella felicità,
come fece l’Immacolata fin dal primo istante.
Prodigi dell’Incarnazione del Verbo Divino. Come i Cieli stupirono e gli Angeli ne restarono muti.
Prodigi quando la D. Volontà opera nella creatura. La Trinità D. chiamata in consiglio.
Come Dio nel crearci mette una dose del suo amore nella creatura.
Sono sotto il torchio della privazione del mio dolce Gesù. Mi sento premuta, disfatta, come se la mia vita volesse finire, ma il Volere Divino, trionfante sul mio piccolo essere, sorge nell’anima mia e mi chiama a fare la mia giornata nella sua Volontà. Mi sembra che, mentre mi sente morire senza morire, Esso formi la sua vittoria ed il suo trionfo e sulla [27] mia volontà morente risorga la sua vita più bella, tutta piena di maestà e di duplicato amore. O Volontà Divina, quanto mi ami! Tu mi fai sentire la morte per accentrare maggiormente la tua vita in me.
Onde seguivo la mia giornata nei suoi atti divini e, giunta all’Incarnazione del Verbo, [Egli] sentiva un tale amore da sentirsi bruciare, consumare nelle sue fiamme divine. Ed il mio sommo Bene Gesù, come affogato nelle sue fiamme d’amore, mi ha detto:
“Figlia mia benedetta, il mio amore fu tanto nell’incarnarmi nel seno della mia Madre Celeste, che Cieli e terra non potevano contenerlo. L’atto d’incarnarmi avvenne in un atto d’amore [co]sì intenso, [co]sì forte, [co]sì grande, che era più che sufficiente a bruciare tutto e tutti d’amore. Tu devi sapere che prima d’incarnarmi il mio Padre Celeste guardò in se stesso e, nella foga del suo amore, non potendo contenerlo, [fece] uscire da sé torrenti, mari d’amore. In [28] questa foga d’amore guardò suo Figlio, ed Io mi trovavo nelle stesse fiamme d’amore, e mi comandò che m’incar-nassi. Io volevo ciò, e in un impeto d’amore, senza lasciare mio Padre, né lo Spirito Santo, successe il gran portento dell’Incarnazione. Restai con mio Padre e nel medesimo tempo scesi nel seno di mia Madre. Le tre Divine Persone eravamo inseparabili, né soggette a separarci. Perciò pos-so dire: restai in Cielo e scesi in terra, e il Padre e lo Spirito Santo scesero con Me in terra e restarono in Cielo. Quindi in questo atto [co]sì grande il nostro Essere Divino straripò tanto in amore, che i Cieli stupirono e gli angeli, sorpresi e muti, [furono] tutti avvolti nelle nostre fiamme d’amore.
L’Incarnazione non fu altro che un atto di nostra Volontà Divina. Che cosa non sa fare e può fare? Tutto. Giunge con la sua potenza e col suo amore infinito fino ad operare [29] il prodigio mai sentito, né fatto, di farci restare in Cielo e di scendere nella prigione del seno materno. Così volle la nostra Volontà, così si fece.
Ora, figlia mia, ogniqualvolta l’anima vuole fare la mia Volontà, il mio Padre Celeste prima guarda dentro di sé, chiama come in consiglio la Trinità Sacrosanta, per riempire quell’atto di nostra Volontà di tutti i beni possibili ed immaginabili, poi lo sprigiona da sé e fa investire la creatura dalla sua Volontà operante, comunicante, trasformante, e come nell’In-carnazione le tre Divine Persone restarono in Cielo e scesero nel seno del-l’Immacolata Vergine, così la mia Volontà, con la sua potenza, trasporta con sé nel suo atto operativo la Trinità Divina nella creatura, mentre la lascia nel Cielo, e forma nella volontà umana il suo Atto divino. Ora, chi può dirti le meraviglie che vengono rinchiuse in questo atto della nostra Volontà? Il [30] nostro amore sorge e si diffonde tanto, da non trovar posto dove mettersi, e quando ha riempito tutto, si ritira nella nostra sorgente. La nostra santità si sente onorata con atto divino dalla nostra stessa Volontà, operante nella creatura, e si diffonde con grazie sorprendenti, per comunicare la sua santità a tutte le creature. Sono prodigi inenarrabili che Essa compie, quando la creatura la chiama ad operare in sé. Perciò fai scomparire tutto nella mia Volontà; Noi daremo tutto in tuo potere e tu potrai darci tutto, anche Noi stessi.”
Dopo ciò mi sentivo la mia piccola intelligenza così piena della Volontà Divina che non potevo contenerla e seguivo il mio giro nei suoi atti divini, e giunta nell’atto quando fu concepita l’Immacolata Regina, comprendevo come l’Ente Supremo, prima di chiamarla a vita, le versò tanto amore che, come sentì la vita, [31] sentì il bisogno d’amare il suo Creatore, sentì in se stessa quell’amore che esternava fuori. Io sono rimasta sorpresa ed il mio amato Gesù ha soggiunto:
“Figlia mia, non ti meravigliare, è nostro solito che a ciascuna creatura, quando la mettiamo fuori, alla luce del giorno, nell’atto di crearla, [le]diamo una dose d’amore, dandole così una parte della nostra sostanza divina, e a seconda [de]i nostri disegni che facciamo su di essa, così ac-cresciamo la dose del nostro amore. Sicché ogni creatura ha in se stessa la particella della sostanza dell’amore divino, altrimenti come [avrebbe]potuto amarci, se Noi stessi non [avessimo] messo del nostro per farci amare? Sarebbe [stato] chiedere ciò che non aveva. Noi già lo sappiamo, che la creatura nulla ha da sé, perciò dobbiamo chiudere come dentro un sacrario il nostro amore, la nostra Volontà, per chiedere che ci ami e faccia il nostro Volere. E se chiediamo è perché [32] sappiamo che ha in suo potere il nostro amore ed il nostro Volere, che Noi stessi abbiamo messo nel fondo della sua anima. Ora, se ci ama, questa dose del nostro amore sorge, s’ingrandisce e sente più potentemente il bisogno di amarci e di vivere della Volontà del suo Creatore. Se non ci ama non cresce, e le debolezze umane, le passioni formano la cenere sul nostro amore, in modo che giunge a non sentire alcun bisogno di amarci; la cenere ha coperto e soffocato il nostro fuoco divino, e mentre il fuoco esiste, essa non lo sente, mentre ogni volta che ci ama non fa altro che soffiare per mettere in fuga la cenere, così sentirà il vivo fuoco che le brucia nel seno [e] lo ingrandirà tanto da non poter stare senza amarci.
Ora, figlia mia, l’Immacolata Regina, dal primo istante del suo conce-pimento, dato che sentiva in sé l’amore per il suo Creatore [33] e la nostra Volontà operante più della sua stessa vita, Ci amò tanto che non perdette un istante senza amarci, e con l’amarci e riamarci ingrandì tanto questa dose d’amore, da poterci amare per tutti, dare amore a tutti e amare tutti sempre, senza mai cessare.
Tu devi sapere che il nostro amore è tanto, che col mettere questa dose d’amore nella creatura, Noi mettemmo il germe della felicità dentro di essa, perché la vera felicità deve avere il suo posto regio dentro del-l’anima. La felicità di fuori, se non risiede dentro, non si può chiamare vera felicità, anzi amareggia la povera creatura ed è come un vento impetuoso che subito la disperde, lasciando appena le tracce convertite in spine che la amareggiano. Non così la felicità di dentro, messa da Noi; essa è duratura e cresce sempre. E poi amare è felicitarsi e felicitarci. Chi non ama non può essere mai felice, chi non ama [34] non ha nessuno scopo né interesse di compiere opere, né sente l’eroismo di far bene a nessuno. Il sacrificio che dà le più belle tinte all’amore non esiste per lei.
Onde la Vergine SS.ma possedeva il pelago della felicità, perché posse-deva tante vite d’amore per quante creature esistono. Non solo, ma col non fare mai la sua volontà, ma sempre la mia, formò tante vite di mia Volontà in sé, in modo che può dare a ciascuna creatura una vita d’amore ed una vita di Volere Divino. Ecco perché con diritto è Regina dell’amore e Regina della Volontà Suprema. Perciò la Sovrana Regina ama, sospira di [far] uscire queste vite per deporle nelle creature e formare il regno del puro amore ed il regno della nostra Volontà, e così giungerà al punto massimo di far amare il suo Creatore e al punto massimo di amare e di far bene alle creature.” 8 [35] Fiat!!!21 Aprile 1936
Chi vuole vivere e vive nel Volere Divino diventa partecipe di tutte le sue opere,
immedesimato nel suo Atto Divino. Tutti siamo stati concepiti nel Cuore materno di Maria
nell’atto del suo Concepimento e in ogni altra opera di Dio, ma prende parte in esse,
ama e opera con Dio chi vive nel suo Volere.
Sfoggio divino per chi vive nella sua Volontà. Come [Dio] lo rende partecipe delle
opere sue. Come [Dio] tiene sempre da dare e da operare insieme con la creatura.
Sono sempre nel mare del Volere Divino, dove trovo la forza, la pace, l’amore, anzi, come entro in Esso, la Divinità, che ama tanto far operare la sua Volontà nella mia piccolezza, vedendo la mia piccolezza, che non sono buona a far nulla, arma intorno a me la sua santità, la sua sapienza, la bontà, la forza, la luce divina, per fare che la sua Volontà trovi in me le sue qualità divine, per poter fare in me il suo atto operante. Sicché mette del suo, per dare alla creatura [la] grazia di farle operare in Essa. Onde seguivo gli atti della Divina Volontà ed Essa mi portava nelle sue braccia, mi sosteneva, mi fiatava, per farmi ricevere [36] la partecipazione degli atti suoi. Quindi sono giunta nell’atto del Concepimento della Vergine e mi son trovata nel piccolo cuore della Vergine concepita.
Mio Dio, io non so dire, non so andare più avanti; ma il mio dolce Gesù per farmi comprendere mi ha detto: “Figlia benedetta del mio Volere, hai ragio-ne, le onde del mio Volere ti inondano, ti affogano, e la tua piccola capa-cità resta sperduta e ci vuole il tuo Gesù per spiegarti meglio ciò che tu vedi, ma non sai dire.
Or sappi, figlia mia, è tale e tanto il nostro amore per chi vuol vivere e vive nel nostro Volere Divino, che lo vogliamo far partecipe di tutte le opere nostre, per quanto a creatura è possibile, dandogli anche il merito delle nostre opere divine. Come la creatura entra nella nostra Volontà, Essa chiama in atto il suo operato divino, come se in quell’istante lo stesse operando, ed immedesimandola nell’atto suo, le fa [37] vedere e ricevere i prodigi del suo operato [per] confermarla nel bene, facendole sentire la nuova vita dell’atto suo.
Tu hai visto il concepimento della Sovrana Regina e come tu, stando nella mia Volontà, ti sei trovata concepita nel suo materno Cuore. Vedi la gran differenza per chi vive nel mio Volere? I prodigi dell’Immacolato concepimento furono inauditi. La mia Volontà, che animava questo conce-pimento [al] quale nessuno può sfuggire, chiamò presenti tutte le creature, perché restassero concepite nel suo vergine Cuore e ricevessero la sua maternità, il suo aiuto, la sua difesa, [e] trovassero il rifugio, l’appoggio in questa Madre Celeste. Ora, chi vive nel nostro Volere, si trova nell’atto del concepimento4 , è la figlia che di sua spontanea volontà cerca la Mamma sua e prende il suo posto, si chiude nel suo materno Cuore, per[chéle]faccia da Mamma la Celeste Regina 5 . [38] Ora questa prenderà parte alle ricchezze della Sovrana Regina, ai suoi meriti, al suo amore, sentirà in sé la nobiltà, la santità di Lei, perché conosce a chi appartiene, e Dio la renderà partecipe dei beni infiniti e dell’amore esuberante che ebbe nel concepimento di questa santa Creatura.
E così di tutte le nostre opere: come la creatura le cerca, le chiama nella nostra Volontà per conoscerle ed amarle, Noi chiamiamo in atto le opere nostre, la mettiamo nel centro di esse, le facciamo sentire e provare tutto il nostro amore [e] la potenza della nostra forza creatrice, e la pic-colezza della creatura subisce, si riempie fino a non poterne più conte-nere. Figlia mia, non far partecipe delle nostre opere chi vive nella nostra Volontà ci riesce impossibile, né sarebbe vero amore il nostro, perché Noi possediamo in natura la forza comunicativa [39] e vorremmo comunicare i nostri beni divini a tutti. Sono le creature che ce li respingono, ma in chi vive nel nostro Volere sfoggiamo nel comunicare i nostri beni, non trovia-mo in lui alcuna opposizione, e se ciò non fosse incepperemmo il nostro Essere Divino, anzi è una delle nostre felicità amare, dare, abbondare alle nostre amate creature.
Ora, vedi dunque la gran differenza di chi vive nella nostra Volontà? Le altre creature si trovano nelle nostre opere, nel concepimento della Vergi-ne Santa, nell’Incarnazione del Verbo, nelle mie pene, nella mia morte e perfino nella mia Risurrezione, ma si trovano in virtù della nostra potenza ed immensità; quasi direi per necessità, non per amore, né perché cono-scano i nostri beni e amino fare il loro soggiorno in essi per goderseli, affatto; è perché dal nostro Essere Divino nessuno può sfuggire, mentre [40] chi vive nel nostro Volere è la creatura che cerca le nostre opere, le conosce, le ama, le apprezza, viene a prendere il suo posto dentro di esse ed ama e opera insieme con Noi, quindi di conseguenza partecipa, acqui-sta nuove conoscenze e nuovo amore, mentre le altre stanno [nelle nostre opere] e non le conoscono, non ci amano, non hanno una parola da dirci; se si potesse dire [si direbbe che] stanno per ingombrare la nostra immensità e, molte, per offenderci. Perciò è il nostro sospiro ardente che l’anima viva nel nostro Volere. Noi abbiamo sempre da dare e da fare insieme con essa, ed essa ha da fare insieme con Noi. Non ci diamo il tempo, un atto chiama l’altro e ci conosciamo abbastanza. La nostra Volontà prima ci fa conoscere, ci fa amare e poi forma l’unione perenne della creatura nella nostra Volontà.” 9 [41] Fiat!!!20 Maggio 1936
In chi vive nel D. Volere Dio trova Se stesso e i suoi atti, ma Dio dà una mercede
a chi fa le opere buone non animate dal suo Volere. Tutto nella vita di Gesù
raffigura il Regno della sua Volontà; nell’Ascensione salì al Cielo
e restò sulla terra, dove lasciò la sua Madre in mezzo ai suoi discepoli
Differenza che passa tra chi chiama la D. Volontà negli atti suoi e chi fa le opere buone
senza di Essa. L’Ascensione; come [Gesù] partiva per il Cielo e restava sulla terra.
La mia povera mente continua a girare negli atti della Divina Volontà e pensavo tra me: qual è la differenza tra chi chiama la Divina Volontà negli atti suoi e quelli che fanno le opere buone e non la chiamano, non le danno il primo posto negli atti loro?
Ed il mio dolce Gesù, facendomi la sua breve visitina, mi ha detto:
“Figlia mia, non c’è da paragonare l’uno e l’altro. Il primo, col chia-mare la mia Volontà negli atti suoi, si spoglia di ciò che è umano [e] forma il vuoto nel suo volere umano per dare il posto al mio. La mia [Volontà]abbellisce, santifica, forma la sua luce in quel [42] vuoto, poi pronunzia il suo «Fiat» creante e chiama a vita il suo operato divino nell’umano6 , e la creatura non solo partecipa, ma resta proprietaria dell’Atto divino, il quale possiede la potenza, l’immensità, la santità e il valore divino che non si esaurisce mai. Perciò in chi vive nel nostro Volere, Noi guardiamo e troviamo Noi stessi e i nostri atti, che ci onorano e ci fanno corona.
Invece [in] quelli che fanno le opere buone, ma non animate dal nostro Volere, Noi non troviamo Noi stessi, ma l’atto finito della creatura, e sic-come Noi non ci sappiamo tenere nulla, di qualunque bene che essi fanno diamo loro il merito come mercede. La mercede non è proprietà che può sempre produrre, quindi simboleggiano quelli che vivono alla giornata, che sebbene vivono, [vivono] stentatamente della mercede che hanno, non si fanno mai ricchi, sentono sempre il bisogno di essere pagati [de]i loro lavori per vivere, [43] e se non lavorano passano pericolo di morire di fame, cioè di non sentire la sazietà del bene, la vita delle virtù, ma la squallida miseria delle passioni.
Invece [per] chi vive nel nostro Volere tutto è abbondanza, Noi gli di-ciamo: prendi ciò che vuoi, quanto più puoi prendere, anzi mettiamo a disposizione tua le nostre ricchezze, la nostra luce, la nostra santità, il nostro amore, perché ciò che è nostro è tuo e ciò che è tuo è nostro; non resta altro che vivere ed operare insieme.”
Dopo ciò stavo accompagnando l’Ascensione di Gesù al Cielo. Com’era bello, tutto maestà, vestito di luce fulgidissima che rapiva ed incatenava i cuori ad amarlo!
Ed il mio dolce Gesù, tutto bontà ed amore, mi ha detto: “Figlia mia benedetta, non vi è tratto della mia vita che non simboleggi il regno della mia Divina Volontà. In questo giorno della mia Ascensione Io mi sentivo vittorioso [44] e trionfante. Le mie pene erano già finite, anzi lasciavo le mie pene già sofferte in mezzo ai miei figli che lasciavo sulla terra, come aiuto, forza e sostegno, e come rifugio dove nascondersi nelle loro pene, per attingere dalle mie l’eroismo nei loro sacrifici. Posso dire che lasciavo le mie pene, i miei esempi e la mia stessa vita come semenza, che matu-rando e crescendo doveva [far] sorgere il regno della mia Divina Volontà. Sicché partivo e restavo, restavo in virtù delle mie pene, restavo nei loro cuori per essere amato. Dopo che la mia Santa Umanità salì al Cielo, sentivo più stretto il vincolo dell’umana famiglia, quindi non mi sarei adattato a non ricevere l’amore dei miei figli e fratelli che lasciavo sulla terra. Restai nel SS. Sacramento per darmi continuamente a loro e [per-ché] loro [si] dessero a Me, per far loro trovare il riposo, il ristoro e il rimedio a tutti i loro bisogni. Le nostre opere non soffrono di mutabilità, [45] ciò che facciamo una volta [lo] ripetiamo sempre.
Oltre a ciò, in questo giorno della mia Ascensione Io avevo doppia corona, la corona dei miei figli che portavo con Me nella Patria Celeste e la corona dei miei figli che lasciavo sulla terra, simbolo essi dei pochi [dai]quali avrà principio il regno della mia Divina Volontà. Tutti quelli che mi videro asceso al Cielo ricevettero tanta grazia, che tutti misero la vita per far conoscere il regno della Redenzione e gettarono le fondamenta per formare la mia Chiesa, per far raccogliere nel suo grembo materno tutte le umane generazioni. Così i primi figli del regno della mia Volontà saranno pochi, ma saranno tali e tante le grazie di cui saranno investiti, che metteranno la vita per chiamare tutti a vivere in questo santo Regno.
Mi investì una nube di luce che tolse la mia presenza alla vista dei discepoli, i quali stavano come estatici nel guardare la mia [46] Persona, [per]ché era tanto l’incanto della mia beltà, che teneva rapite le loro pupille e non sapevano abbassarle per guardare la terra, tanto che ci volle un angelo per scuoterli e farli ritornare al Cenacolo. Anche questo [è]simbolo del regno del mio Volere: sarà tale e tanta la luce che investirà i suoi primi figli, che porterà la bellezza, l’incanto, la pace del mio «Fiat»Divino, in modo che facilmente si arrenderanno a voler conoscere ed amare un bene [co]sì grande.
Ora, in mezzo ai discepoli c’era la mia Mamma, che assisteva alla mia partenza per il Cielo; questo è il più bel simbolo. Sicché Essa è la Regina della mia Chiesa, la assiste, la protegge, la difende. Così siederà in mezzo ai figli della mia Volontà, sarà sempre Essa la motrice, la vita, la guida, il modello perfetto, la maestra del regno del «Fiat» Divino che tanto le sta a cuore. [47] Sono le sue ansie, i suoi desideri ardenti, i suoi deliri d’amore materno, [per]ché vuole i suoi figli in terra nel regno dove Essa visse; non è contenta di avere i suoi figli in Cielo nel regno della Divina Volontà, ma li vuole anche sulla terra, sente che il compito datole da Dio come Madre e Regina non l’ha compiuto, la sua missione non è finita, fino a tanto che non regna la Divina Volontà sulla terra in mezzo alle creature. Vuole i suoi figli, che le somiglino e che posseggano l’eredità della loro Mamma. Per-ciò la gran Signora è tutt’occhi per guardare, tutta cuore per amare, per aiutare [quelli] che vede in qualche modo disposti a voler vivere di Volontà Divina. Quindi nelle difficoltà pensa che Lei ti sta intorno, ti sorregge, ti fortifica, prende il tuo volere nelle sue mani materne per fargli ricevere la vita del «Fiat» Supremo.” 10[48] Fiat!!!31 Maggio 1936
Tutta la vita di Gesù fu un richiamo continuo della Divina Volontà in mezzo alle creature,
e un richiamo ad esse perché ritornino nel “Fiat” Divino. Così, l’Incarnazione, la Nascita,
l’esilio, la vita occulta e pubblica, il digiuno nel deserto, i miracoli, la Passione
e la Risurrezione, segno del suo Trionfo.
Come la D. Volontà racchiude tutti gli atti della vita di Gesù come in atto di ripeterli sempre per amore delle creature. La vita di Gesù simboleggia il richiamo del regno della D. Volontà sulla terra.
La mia povera intelligenza seguiva la vita del mio dolce Gesù nella Divina Volontà, nella quale lo trovavo in atto di continuare la sua vita quando stava sulla terra, ed oh, quante meraviglie, quante sorprese d’amore mai pensate! Sicché il “Fiat” Divino racchiude tutti gli atti della vita di Gesù come in atto di ripeterli sempre per amore delle creature, per dare a ciascuna la sua vita intera, le sue pene, il suo amore ardente. Onde il mio dolce Gesù, tutto bontà, mi ha detto:
“Mia piccola figlia del mio Volere, il mio amore vuole sfogarsi, sente il bisogno di far conoscere a chi vuol vivere di mia Volontà ciò che Io feci e [49] faccio, perché ritorni a regnare e a dominare in mezzo alle creature.
Tu devi sapere che tutta la mia vita non fu altro che il richiamo conti-nuo della mia Volontà in mezzo ad esse ed il richiamo delle creature nel mio «Fiat» Supremo, tanto che come [fui] concepito7 , così simboleggiavo il richiamo, il ritorno di farla concepire8 nelle creature, che con tanta enor-mità la avevano messo fuori dalle loro anime, e richiamavo loro a [farsi]concepire in Essa. Come nacqui, così richiamavo il mio Volere a rinascere in tutte le opere umane. In tutte le mie lacrime infantili, vagiti, preghiere e sospiri, richiamavo con essi la mia Volontà nelle lacrime, pene e sospiri delle creature, affinché nulla facessero [in] cui non sentissero la forza, l’impero della mia Volontà regnando in loro, la quale, impietosita delle lacrime mie e loro, avrebbe dato loro la grazia del ritorno del suo regno.
Anche il mio esilio simboleggiava come le creature si erano esiliate dal mio Volere, ed Io volli essere [50] esiliato per richiamare la mia Volontà in mezzo ai poveri esiliati, affinché li richiamasse e convertisse l’esilio in Patria, dove non sarebbero stati più tiranneggiati da nemici, da gente straniera, da vili passioni, ma [sarebbero vissuti] con la pienezza dei beni della mia Volontà. Ed il mio ritorno in Nazaret, come simboleggia bene la mia Divina Volontà! Io vivevo in essa nascosto, il suo regnare stava in pieno vigore nella sacra famiglia. Ero il Verbo, la Volontà Divina in per-sona, velata dalla mia Umanità. Quella stessa Volontà che regnava in Me si diffondeva a tutti, li abbracciava, era moto e vita di ciascuno; Io sentivo in Me il moto e la vita di ciascuno, di cui il mio «Fiat» era l’attore. Quale pena, quale dolore nel non essere riconosciuto, né riscuotere un «grazie», un «ti amo», un atto di riconoscenza, né dal mondo intero, né dalla stessa Nazaret, [per]ché non solo la mia Volontà, ma anche la mia Santa Uma-nità viveva in mezzo a loro, la quale non cessava di dar luce a chi [51] poteva vedermi e avvicinarsi a Me per farmi conoscere, ma nel mio dolore rimanevo sempre il Dio nascosto. Tale è la sorte del mio Volere Divino. L’uomo fu creato con la forza creatrice del «Fiat», nacque, fu impastato, inzuppato in Esso, [il quale] gli somministra il moto continuo, il calore, la vita; finirà la sua vita nel «Fiat», eppure chi lo conosce? Chi è ricono-scente di quest’atto divino così continuo, senza mai stancarsi, che con tanto amore involge la vita della creatura, per darle vita? Quasi nessuno.
Figlia mia, far del bene, essere causa primaria di conservazione e dar vita perenne alla creatura, mantenere l’ordine di tutte le cose create intorno ad essa e solo per essa, e non essere riconosciuto, è il dolore dei dolori, e la pazienza della mia Volontà dà dell’incredibile. Ma sai tu il perché di questa pazienza così invitta e costante? Perché sa che verrà il suo regno, [che] sarà riconosciuta la sua vita palpitante in mezzo alle [52] creature, ed in vista della grande gloria che riceverà nell’essere ricono-sciuta come vita di ciascuna vita e [che], mentre è vita, riceverà ciascuna vita per regnare in esse [e] non starà più nascosta ma svelata e ricono-sciuta, in vista di ciò, sopporta tanta sconoscenza. Solo una pazienza divina potrebbe sopportare la prolissità di tanti secoli, di tanta ingratitu-dine umana!
Da Nazaret passai al deserto, dove c’era massima solitudine e la maggior parte [degli] animali feroci che mi circondavano assordavano il deserto coi loro ruggiti. [Era] simbolo della mia Divina Volontà e, siccome non viene conosciuta, si forma il deserto intorno alla creatura ed una soli-tudine che fa orrore e spavento, viene disertato9 il bene e l’anima si sente circondata più che da animali feroci, cioè, [dal]le sue passioni brutali, che mandano ruggiti di rabbia, di bestiali furori, di crudeltà, di ogni sorta di mali. La mia Santa Umanità andava passo passo rintracciando tutti i dolori [53] che aveva sofferto la mia Divina Volontà per ripararla e richiamarla a regnare di nuovo in mezzo alle creature. Posso dire che ogni mio palpito, respiro, parola, passo e pena, era il richiamo continuo della mia Volontà a farsi conoscere dalle creature per farla regnare, e [le]chiamavo in Essa per far loro conoscere il gran bene, la santità, la felicità del vivere nel «Fiat».
Dal deserto passai alla vita pubblica, nella quale pochi furono coloro che mi credettero, che Io ero il Messia, specie [tra] i dotti quasi nessuno, ed Io volli usare la mia potenza, seminando miracoli per formarmi il popolo, affinché se non [avessero] creduto alle mie parole, credessero alla potenza dei miei miracoli. Erano le mie industrie divine ed amorose, [per]ché a qualunque costo volevo farmi conoscere, che ero il loro Salva-tore, perché se non mi [avessero] conosciuto non [avrebbero] potuto riceve-re il bene della Redenzione, quindi era [54] necessario farmi conoscere, per fare che la mia venuta sulla terra non fosse inutile per loro. Oh, come simboleggia la mia vita pubblica il trionfo del regno del mio «Fiat» in mezzo alle creature, che con verità sorprendenti farò conoscere; e per avere l’intento farò miracoli e prodigi, con la potenza del mio Volere ri-chiamerò a vita i morti alla grazia, ripeterò il miracolo della risurrezione di Lazzaro, che ad onta che sono imputriditi nel male, resi cadaveri puzzolenti come Lazzaro, il mio «Fiat» li richiamerà a vita, farà cessare la puzza del peccato, li farà risorgere nel bene, insomma userò tutte le mie industrie divine per fare dominare il mio Volere in mezzo alle genti. Vedi dunque, in ogni mia parola che dicevo ed in ogni miracolo che facevo chiamavo la mia Volontà a regnare in mezzo alle genti e chiamavo le genti a vivere in Essa.
Dalla vita pubblica passai alla Passione, [55] simbolo della Passione della mia Volontà, che per tanti secoli aveva sofferto tante volontà ribelli delle creature, che col non volersi sottomettere ad Essa avevano chiuso il Cielo, spezzato le comu-nicazioni col loro Creatore e si erano rese infelici schiave del nemico infernale. La mia Umanità lacerata, cercata a morte, crocifissa, rappresentava l’umanità infelice senza il mio Volere innanzi alla Divina Giustizia, ed in ogni pena chiamavo il mio «Fiat» a darsi il bacio di pace con le creature, per renderle felici, e le chiamavo in Esso, per far cessare la Passione dolorosa alla mia Volontà.
Finalmente la morte, che maturò la mia Risurrezione, la quale chiamò tutte a risorgere nel mio «Fiat» Divino, ed oh, come la mia Risurrezione simboleggia al vivo il regno della mia Volontà! La mia Umanità piagata, deformata, irriconoscibile, risorgeva sana, di una bellezza incantevole, gloriosa e trionfante. [56] Essa prepara il trionfo, la gloria alla mia Volon-tà, chiamando tutti in Essa ed impetrando che tutti risorgano nel mio Volere, da morti vivi, da brutti belli, da infelici felici. La mia Umanità risorta assicura il regno alla mia Volontà sulla terra. Fu l’unico mio atto pieno di trionfo e di vittoria, e ciò mi conveniva, perché non volevo partire per il Cielo se prima non [avessi] dato tutti gli aiuti alle creature, per farle rientrare nel regno del mio Volere, e tutta la gloria, l’onore, il trionfo al mio «Fiat» Supremo per farlo dominare e regnare. Perciò unisciti con Me e fa’ che non ci sia atto che fai e pena che soffri, che non chiami la mia Volontà a prendere il suo posto regio e dominante, e da vincitore con-quisti tutti per farsi conoscere, amare e volere da tutti.” 11[57] Fiat!!!14 Giugno 1936
Il regno della Divina Volontà è in Dio, nelle tre Divine Persone.
Si trova in tutta l’opera della Creazione come respiro; negli angeli e i santi
della Patria Celeste come vita, e dovrebbe esserci nell’umana famiglia sulla terra,
ma Dio, non avendo la volontà dell’anima, non può fare di essa la sua Reggia.
Dio e la sua Volontà, la sua Volontà con la Creazione, la sua Volontà
con gli esseri celesti, la sua Volontà in disaccordo con l’umana famiglia.
Il Volere Divino con forza potente mi chiama nel mare interminabile della sua Volontà, ed oh, come si sta bene in Essa! Quante sorprese, quante cose belle si comprendono, le quali producono gioie infinite, vite divine, amore che non dice mai basta. Ma quello che più felicita è il vedere e sentire che tutto è Volontà Divina. La Creazione tutta forma un solo atto di Volere Supremo.
Ma mentre la mia mente si perdeva in Esso, il dolce Gesù, facendomi la sua breve visitina, con un amore indicibile mi ha detto: “Figlia benedetta del mio Volere, tu devi sapere che a capo del regno della mia Divina Volontà sta Dio stesso. La nostra Divinità [58] non fa altro che un suo atto continuo. Non facciamo mai [la] volontà di alcuno, ma sempre la nostra. La corona dei nostri attributi è dominata dal nostro «Fiat», il suo regno è dentro di Noi e si estende fuori di Noi nella nostra immensità, nel nostro amore, potenza e bontà, in tutto. Sicché per Noi tutto è Volontà nostra.
In secondo luogo viene la Creazione: cieli, soli, stelle, venti, acque, anche il piccolo filo d’erba, non fanno altro che un atto continuo del «Fiat». Tra essa e Noi vi è un atto respiratorio: Noi emettiamo il respiro della nostra Volontà e la Creazione lo riceve ed emettendolo Ci dà il respiro che le abbiamo dato, cioè tutti gli effetti che ha prodotto la nostra Volontà respirata da essa, e si unisce al solo unico atto nostro. Quanta gloria e onore non riceviamo! Come viene esaltato il nostro Essere Supre-mo, solo perché facciamo respirare la nostra Volontà a tutta la Creazione ed essa sa ridarci il respiro che le abbiamo dato! C’è [59] tale unità di Volontà con tutta la Creazione, che tutto ciò che esce ed entra forma un atto solo di Volontà Suprema, e la molteplicità e la diversità delle cose che [si] vedono e succedono, non sono che gli effetti che produce l’unico e solo atto nostro. Perché il nostro «Fiat» non cambia mai, né è soggetto a mutarsi; tutta la sua potenza sta proprio in questo, fare un solo atto per potere produrre tutti gli effetti possibili ed immaginabili.
In terzo luogo vengono tutti gli angeli, i santi e i beati della Patria Celeste. Essi girano intorno al nostro Essere Supremo e respirano la forza, la santità, l’amore, le gioie infinite, le felicità senza numero del Volere Divino. Formano una sola vita con Esso, sentono questa vita dentro come vita propria; la sentono di fuori, dove li porta il pelago delle sempre nuove felicità divine, ma uno è l’atto che si forma in Cielo, Volontà Divina; uno è il respiro, una sola cosa si vuole, Volontà Divina. Se, mai sia, in Cielo potesse entrare [60] un solo atto, un solo respiro che non fosse Volontà Divina, la Patria Celeste perderebbe tutto l’incanto, la bellezza, il fascino di cui è investita, ma ciò non può essere. Vedi dunque che tutta la supremazia la tiene il mio «Fiat». I beati, con solo respirarlo, restano riempiti di mari di gioia e felicità incomprensibile, e mentre emettono il respiro, la nostra Divinità sente la felicità che godono tutti i santi, e tutti magnifichiamo il nostro Volere Supremo come principio, fonte, origine di tutti i beni.
In quarto luogo viene l’umana famiglia. Essa gira intorno a Noi, ma siccome la loro volontà non è una con la nostra, non respirano il nostro Volere, che mette l’ordine, la santità, l’unione, l’armonia con il suo Crea-tore e perciò restano sparpagliati, disordinati e come smarriti da Noi. Sono esseri infelici; la pace, la felicità, l’abbondanza dei beni è lontana da loro e tutto il male viene [dal fatto] che la nostra Volontà non è la loro. [61] Non ci respiriamo a vicenda e ciò impedisce la comunicazione dei nostri beni, la perfetta unione col nostro Ente Supremo. La nostra mano crea-trice, che doveva formare il suo capolavoro, il più bello, in ciascuna crea-tura, perché manca la nostra Volontà viene arrestata, non trova le loro anime disponibili10 , adattabili per rendere fattibile la nostra arte divina. Dove manca il nostro Volere non sappiamo che fare di quella creatura. Ecco la causa [per] cui sospiriamo tanto che regni la nostra Divina Volontà e vi formi la sua vita in essa, perché la nostra opera creatrice è inceppata, i nostri lavori sospesi, l’opera della Creazione è incompleta, e per ottenere ciò una dev’essere la Volontà del Cielo e della terra, una la vita, uno l’amore, uno il respiro, e questo è il più grande bene che vogliamo [dare]alle creature. Abbiamo da fare ancora tante opere belle, ma il volere umano ci impedisce il passo, lega le nostre braccia e rende inerti [62] le nostre mani creatrici. Perciò chi vuol fare la nostra Volontà e vivere in Essa ci dà il lavoro e facciamo di lui quello che vogliamo.
Ora tu devi sapere che la creatura, come si decide a vivere di Volontà Divina, mette al sicuro la sua salvezza, la sua santità. Noi stiamo in essa come in casa nostra e la sua volontà ci serve come materia in cui pro-nunziamo il «Fiat», in ogni suo atto, per formare le nostre opere degne di Colui che l’abita. Facciamo come un re che si serve delle pietre, [dei] tufi e mattoni e [della] calce per farsi una Reggia sontuosa, da fare strabiliare tutto il mondo. Povero re, se non avesse le pietre, i materiali necessari per farsi la reggia, con tutto che avesse tutta la sua buona volontà e le monete da spendere per formarla, pure, mancando le materie prime, re-sterebbe senza reggia. Così siamo Noi: se ci manca la volontà dell’anima, con tutta la [63] nostra potenza e volontà che abbiamo, mancandoci la materia, non possiamo formare nell’anima la bella reggia degna della nostra abitazione. Perciò, quando la creatura ci dà la sua volontà e prende la nostra, siamo al sicuro, troviamo tutto a nostra disposizione, cose piccole e cose grandi, cose naturali e cose spirituali, tutto è nostro e di tutto ci serviamo per fare operare il nostro «Fiat» onnipotente.
E siccome la nostra Volontà non sa stare senza le sue opere, fa il richiamo di tutte le sue opere nella reggia che con tanto amore ha formato nella creatura, si circonda di tutte le opere della Creazione: cieli, sole, stelle le fanno omaggio, mette in ordine in essa tutto ciò che Io feci nella Redenzione, la mia vita, la mia nascita, le mie lacrime infantili, le mie pene e preghiere, tutto. Dove sta la mia Volontà nulla deve mancare, perché tutto da Essa è uscito, con diritto tutto è suo e perciò dove Essa regna [64] forma l’accentramento di tutte le opere sue. Ed oh, la bellezza, l’ordine, l’armonia, i beni divini che si vedono in questa creatura! I Cieli stupiscono e tutti ammirano l’amore, la potenza della Divina Volontà e tremebondi l’adorano. Perciò fatti lavorare da Essa ed Essa farà cose grandi da farti stupire.
Oltre a ciò il nostro amore, la nostra eterna sapienza ha stabilito tutte le grazie che dobbiamo dare alla creatura, i gradi di santità che deve acquistare, la bellezza con cui la dobbiamo imperlare, l’amore con cui ci deve amare e gli atti stessi che essa deve fare. Dove regna il nostro «Fiat»tutto viene realizzato, l’ordine divino sta in pieno vigore, neppure una virgola viene spostata, il nostro operato sta in piena armonia con le opere della creatura, ed oh, come ci dilettiamo! E quando le avremo dato il nostro ultimo amore nel tempo ed essa avrà compiuto l’ultimo nostro atto di Volontà Divina [65] nella sua vita mortale, il nostro amore le darà il volo nella Patria Celeste e la nostra Volontà la riceverà nel Cielo, come trionfo della sua Volontà operante e conquistatrice, che con tanto amore conqui-stò sulla terra. Sicché l’ultimo suo atto sarà lo sbocco che farà nel Cielo, per dar principio nella nostra Volontà felicitante, che non avrà mai fine. Invece dove non regna il nostro Volere, l’ordine divino non esiste. Quante opere nostre spezzate e non effettuate, quanti vuoti divini e riempiti forse di passioni, di peccati! Bellezza non vi è, ma deformità da far pietà. Perciò sii attenta e fa’ che il nostro Volere regni e viva in te.” 12[66] Fiat!!!4 Luglio 1936Il massimo sacrificio è vivere senza dare mai vita al volere umano, perché il Volere Divino vuole agire senza ostacoli, in piena libertà, per fare nella creatura un atto completo di Dio.
La grande croce di Luisa è per formare quest’Atto così grande,
formare Gesù in tutto ciò che è la creatura.
Come un atto di volontà umana può guastare l’ordine Divino e le sue opere più belle. La prima
cosa che Dio vuole è la libertà assoluta. Come la D. V. formerà tanti Gesù dove Essa regna.
La mia povera mente non sa stare senza girare e volare nel Volere Divino e la mia povera volontà umana si sente come sotto la pressione della Divina Volontà, e pensavo tra me: Ah, sì, è bello, si sente la vittoria, il trionfo, il dominio, la felicità, le belle conquiste del vivere nel Volere Divino, ma l’umano volere, mentre si sente vivo, deve continuamente morire. È vero che è il più grande onore, l’amore più grande di Dio, benignarsi di scendere nella volontà della creatura e con la sua maestà e potenza operare, fare ciò che Lui vuole; e l’umana [deve] stare al suo posto, può fare solo ciò che fa Dio, ma[67] di suo tutto deve smettere. Questo è il sacrificio dei sacrifici. Specie in certe circo-stanze, oh, come è doloroso sentire la vita e tenerla come se non si avesse, perché il “Fiat” Divino non tollera che neppure una fibra di volere umano agisca nel suo.
Una folla di pensieri occupava la mia povera mente, ed il mio dolce Gesù, compassionando la mia ignoranza e lo stato doloroso in cui mi trovavo, con tenerezza indicibile, mettendomi la sua mano santissima sul mio capo, mi ha detto: “Figlia benedetta, coraggio, non ti abbattere; il mio Volere Divino vuole tutto, perché sa che un piccolo atto, un desiderio, una fibra di volere umano guasterebbe le sue opere più belle, l’ordine divino. La sua santità resterebbe inceppata, il suo amore ristretto, la sua potenza limitata. Ecco perché non tollera che neppure una fibra di volere umano abbia la sua vita. È vero che è il sacrificio dei sacrifici; nessun altro sacrificio può uguagliare il peso, il valore, [68] l’intensità del sacrificio di vivere senza volontà, tanto che ci vuole la vita perenne, il miracolo continuato del mio Volere Divino per poter resistere a questo sacrificio, tanto che di fronte ad [esso] gli altri si possono chiamare ombre, pitture, dipinti, gioco di fanciulli che piangono per un nonnulla, perché c’è l’umano volere, che nelle pene, negli incontri dolorosi, nelle opere non si sente disfatto, senza vita, senza soddisfazione. Perciò i sacrifici si sentono, oh, quanto più leggeri, però svuotati di Dio, di santità, d’amore, di luce, di vera felicità e, forse, neppure esenti da peccati, perché l’umano volere, senza il mio, non può fare mai cose buone e sante.
Poi, se il mio «Fiat» non avesse virtù di tenere con sé l’umano volere senza dargli vita, anzi [di] chiudere la sua vita in esso per fare che non trovasse luogo né tempo di poter agire, non potrebbe operare con quello sfarzo, lusso e pompa divina che Noi siamo soliti di avere nelle [69] opere nostre. Se nella Creazione ci fosse stata un’altra volontà, Ci avrebbe impedito la sontuosità, lo sfarzo, la pompa divina che tenemmo in tutta la Creazione, ci avrebbe potuto impedire l’estensione del cielo, la moltepli-cità delle stelle, la vastità della luce del sole, la varietà di tante cose create, ci avrebbe messo un limite. Perciò il nostro Volere vuol essere solo, per poter fare ciò che sa fare e vuole fare. Ecco perché vuole la volontà umana con sé, concorrente, spettatrice, ammiratrice di ciò che vuol fare in essa, ma dev’essere convinta, se vuole vivere nella mia Volontà, che la sua non può più agire e che deve servire per chiudere la mia nella sua, per farle fare con tutta libertà le sue opere, con tutta la sontuosità, col lusso della grazia e con la pompa delle sue varietà divine.
La prima cosa che vogliamo è la libertà assoluta, vogliamo essere liberi, figlia mia, qualunque sia il sacrificio che vogliamo e le opere che vogliamo fare. Se ciò non fosse, il vivere nella [70] mia Volontà sarebbe un modo di dire, ma in realtà non esisterebbe.”
Il caro Gesù ha fatto silenzio, ed io pensavo a tutto ciò che Gesù mi aveva detto e dicevo tra me: “Lui ha ragione, che l’umano volere non può agire innanzi alla santità e potenza della sua [Volontà]. Già per se stesso si mette al suo posto di nullità; ci vuole troppo [per] agire innanzi ad una Volontà Divina, già [la creatura] si sente incapace ed essa stessa la pregherebbe di non darle la grande sventura di farle fare un moto, una fibra di proprio volere. Ma la mia croce –e Tu lo sai in quale labirinto mi hai messo…, mi sento inceppata e umiliata fin nella polvere–, avere bisogno, e Tu lo sai di chi…, senza potermi io stessa aiutare, e non [per] un giorno, [per] un anno…, oh, come è duro! Lo so che solo il tuo Volere mi dà la forza, la grazia, [per]ché da me stessa non avrei potuto resistere”.
E sentivo tale amarezza da sentirmi morire. Ed il mio sempre [71] amabile Gesù, compassionandomi, ha ripreso il suo dire:
“Figlia mia, la mia Divina Volontà vuole fare un atto compiuto nella creatura, e sai tu che significa un atto compiuto di mia Volontà? Significa atto completo di Dio, in cui racchiude santità, bellezza, amore, potenza e luce da far strabiliare Cieli e terra. Dio stesso si deve sentire rapire, ma tanto da formare la sua sede, il suo trono di gloria in questo suo atto completo, il quale servirà a se stesso e scenderà come benefica rugiada a pro di tutte le creature. Quindi per fare questo atto compiuto do-vevo disporre su di te una nuova croce, non data ad alcun altro, per maturarti e far sorgere in te le disposizioni che ci volevano, tu per ricevere e Dio per fare quest’atto compiuto di sua Volontà. Senza nulla non si fa nulla; perciò, tu per ricevere e Noi per dare cose nuove, dovevamo disporre croci nuove, che unite al lavorio continuo del nostro Volere [72] dovevano preparare il tutto per un atto [co]sì grande.
Tu devi sapere che il mio «Fiat» non ti ha lasciata mai, perciò tu senti la sua impressione dolce ed imperante su ciascuna fibra, moto, desiderio del tuo volere. Geloso di te e del suo stesso atto compiuto che voleva fare, aveva e manteneva il suo regio dominio, ma sai perché? [È] un dolce e caro segreto. Ascoltami: come il mio Volere dominava la tua mente, il tuo sguardo, la tua parola, così formava il tuo Gesù nella tua mente, il suo sguardo nel tuo, la sua parola nella tua. Come dominava le fibre, il moto, il cuore, così formava le sue fibre, il moto, il Cuore del tuo Gesù in te, e come ti dominava le opere, i passi, tutto l’essere tuo, così formava le sue opere, i suoi passi, tutto Gesù in te. Ora, se la mia Volontà ti avesse dato la libertà di fare agire la tua, anche nelle cose più piccole ed innocenti, non avrebbe potuto formare il tuo Gesù in te, ed Io di [73] volontà umana non posso, né voglio vivere, né il mio Volere avrebbe preso l’impegno di formarmi nell’anima, se non fosse sicuro di trovare la mia stessa Volontà, di cui era animata la mia Umanità. Sarà proprio questo il suo regno sulla terra, formare tanti Gesù per quante creature vogliono vivere di Volontà Divina. Con Gesù nelle anime, il suo regno avrà la sua sontuosità, [la]sublimità, [lo] sfarzo di cose inaudite e starà al sicuro. E allora, nel regno del mio «Fiat» Divino avrò tanti Gesù viventi che mi amano, mi glorificano e mi daranno gloria completa. Perciò sospiro tanto questo regno, e anche tu sospiralo, né ti occupare di altro; lasciami fare, fidati di Me ed Io penserò a tutto.”
Dopo ciò continuavo a pensare alla Divina Volontà, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, la luce [è] simbolo del mio Volere Divino; la [sua] natura è di spandersi quanto più può e [a] chiunque trova, non [74] nega la sua luce a nessuno, la vogliano o non la vogliano. Al più può succedere questo, che chi la vuole utilizza la luce e se ne serve anche per fare opere grandi, invece chi non la vuole non fa alcun bene, ma non può negare che ha ricevuto il bene della luce. Tale è la mia Volontà: più che luce si spande ovunque, investe tutti e tutto, e il segno che l’anima la possiede è sentire insieme con Essa il bisogno di darsi a tutti, [di] far bene a tutti. Coi suoi atti corre a tutti e vorrebbe fare tanti Gesù per darlo a ciascuno. La mia Volontà è di tutti, sono Gesù di tutti e perciò allora sono contento, quando la creatura fa sua la mia Volontà, la mia vita, e mi vuole dare a tutti; essa è la mia gioia e la mia festa continua.”13[75] Fiat!!!23 Agosto 1936Nel “Fiat” Divino infinito le creature hanno un piccolo campo da lavorare; lo lavora solo chi
vive nella D. Volontà e Gesù mette la sua Umanità e la sua Vita a disposizione della
creatura. Il Volere Divino soggiogò quello della Vergine e viceversa fin dal suo
Concepimento, e Lei diventò la Regina di tutti e anche del suo Creatore, e ottenne
l’Incarnazione del Verbo e la salvezza dell’uomo.
Il piccolo campicello assegnato alla creatura nell’immensità della D. Volontà.
Gesù mette a disposizione delle creature la sua Vita, basta che ottenga
che vivano nel Voler D. Il gran prodigio della creazione della Vergine.
Continuo il mio abbandono nel “Fiat”. La mia povera mente nuota nel suo mare divino e comprende arcani celesti, ma non so ridirli, perché non sono vocaboli di quaggiù. Mentre mi trovo in questo mare divino guardo la sua immensità; non vi è essere o cosa che gli possa sfuggire, tutti e tutto formano la vita e la ricevono nel Volere Divino. Ma che cosa può prendere la creatura di questa immensità? Appena le goccioline, tanta è la sua piccolezza. Ma mentre prende le goccioline non può uscire da questa immensità, se la sente scorrere dentro e fuori, a destra e a sinistra, dovunque, non potendo [76] per un solo istante sbarazzarsi di Essa. O Volontà Divina, quanto sei ammirabile, sei tutta mia, mi [fai] crescere in te, dovunque ti trovo, mi ami sempre fino a formare la vita della mia vita!
Ma mentre la mia mente si perdeva in questo mare, il mio dolce Gesù, tutto bontà, è uscito da dentro questo mare e avvicinandosi a me mi ha detto:
“Figlia del mio Volere, hai visto come l’immensità del mio «Fiat» è irraggiungibile? Nessuna mente creata, per quanto santa, può abbrac-ciarlo e guardare dove terminano i suoi confini. Tutti hanno il loro posto in Esso, anzi ogni creatura ha il suo piccolo campo nell’immensità della mia Divina Volontà. Ma chi lavora questo piccolo campo assegnatogli? Chi vive [nella mia Volontà], perché vivendo, Essa11 si fa la prima lavora-trice e, prendendo nel suo grembo la creatura, la tiene occupata, imme-desimata nel lavoro che [77] vuole che faccia nel piccolo campicello che le è stato dato nella mia Volontà; e siccome possiede la sua forza creatrice, ciò che la creatura potrebbe fare in un secolo, insieme con Essa lo fa in un’ora, sicché in un’ora può acquistare un secolo d’amore, di opere, di sacrifici, di conoscenze divine, di adorazioni profonde. E dopo il lavoro chiama l’anima al riposo, per felicitarsi e riposare insieme; e poi, vedendo la bellezza del campicello e la gioia che provano, per felicitarsi di più ritornano al lavoro; è un’alternarsi di lavoro e di riposo. Perché tra le tante qualità che possiede la mia Divina Volontà, [Essa] è moto e attività12 continua, non è oziosa, anzi ad ogni cosa creata ha dato il suo lavoro continuo, per glorificarsi e per fare bene a tutti. Gli oziosi non esistono nella mia Volontà, anzi in Essa tutto è lavoro: se ama è lavoro, se si occupa di conoscerci è lavoro, se adora, se soffre, se prega, è lavoro, e lavoro divino, non umano, [78] che convertendosi in monetine d’infinito valore, possono acquistare e formare il suo campicello più grande.
Ora, figlia mia, tu devi sapere che è mia volontà assoluta che la creatura faccia la mia Volontà. Come sospiro di vederla regnante e operante in Essa! Come voglio sentir dire: «la Volontà di Dio è la mia, ciò che vuole Dio [lo] voglio io, ciò che fa Dio [lo] faccio io». Ora, essendo mia volontà che viva in Essa, dovevo darle i mezzi, gli aiuti necessari. Ed ecco la mia Umanità, che si mette a disposizione della creatura nel piccolo campicello assegnatole dall’immensità della mia Volontà, che esibisce la mia forza per sostenere la sua debolezza, le mie pene per aiuto delle sue, il mio amore per nascondere il suo nel mio, la mia santità per coprirla, la mia vita come appoggio e sostegno della sua e per farne il modello. Insomma, la mia Divina Volontà deve trovare tanti Gesù [79] per quante creature vogliono vivere di mia Volontà, e allora Essa non troverà più intoppo da parte loro, perché Io le terrò nascoste in Me, e avrà [a] che fare più con Me che con esse, e le creature troveranno tutti gli aiuti necessari e sovrabbondanti per vivere di mia Volontà. È solito di Dio che, quando vuole una cosa, dia tutto ciò che ci vuole per fare che ciò che vuole abbia il suo compimento. Quindi vorrei che le creature sappiano che Io mi metto a disposizione di quelli che vogliono vivere di mia Volontà. Essi trove-ranno la mia vita, che supplirà a tutto ciò che ci vuole per farli vivere nel mare del mio Volere Divino. Altrimenti il loro piccolo campicello nella mia immensità resterebbe senza lavoro e quindi senza frutto, senza felicità e senza gioia. Sarebbero come quelli che vivono sotto il sole, senza mai far nulla, e il sole servirebbe a bruciarli e a dar loro una [80] sete ardente, da sentirsi morire. Sicché tutte le creature, per ragione di creazione, si trova-no in questa immensità, ma se la loro volontà non se la fa con la mia13 , vivono a loro stesse14 , si sentiranno bruciare tutti i loro beni e avranno la sete delle passioni, del peccato, delle debolezze, che le tormenteranno. Perciò non vi è male maggiore di non vivere di mia Volontà.”
Dopo ciò stavo facendo il mio giro negli atti fatti dalla Divina Volontà nella Creazione e, giunta al Concepimento della Vergine SS.ma, il mio dolce Gesù mi ha fermata e mi ha detto:
“Figlia mia, il prodigio più grande della creazione [è] la Vergine, il Volere Divino che dal primo istante del suo concepimento soggiogò il suo volere umano, e il volere di questa santa creatura che soggiogò il «Fiat»Divino. L’uno vinse l’altro, furono vincitori tutti e due, e come il Volere Divino entrò da Re dominante nel suo volere umano, incominciarono le catene [81] dei grandi prodigi divini in questa eccelsa creatura: la forza increata si riversò nella forza creata, ma tanto che poteva sostenere la Creazione tutta come se fosse un fuscello di paglia, e tutte le cose create sentivano nella forza increata la forza creata che le sosteneva e contri-buiva alla loro conservazione. Oh, come si sentirono onorate e felici di più, [per]ché una forza creata scorreva in tutto, come loro Regina, per sostenerle e conservarle! La sua forza era tanta che imperava su tutti, anche sul suo Creatore; era l’invincibile, che con la forza del «Fiat» Divino vinceva tutti e tutto, anzi tutti si facevano vincere da questa Imperatrice Divina, perché aveva una forza potente e rapitrice, e nessuno poteva resisterle. Gli stessi demoni si sentivano debilitati e non sapevano dove nascondersi da questa forza insuperabile.
Tutto l’Essere Supremo si riversò in questa volontà creata che era stata [82] soggiogata dalla Divina Volontà, e l’Amore infinito si versò nell’amore finito, e tutto e tutti si sentivano amati da questa santa creatura. Il suo amore era tanto, che più che aria si faceva respirare da tutti, in modo che questa Regina d’amore sentiva il bisogno di amare tutti, come Madre e Regina di tutti. La nostra bellezza la investì, ma tanto che possiede la forza, l’amore, la bontà, la grazia rapitrice, che mentre ama si fa amare da tutti, anche dalle cose che non posseggono ragione. Sicché non ci fu atto, amore, preghiera, adorazione, riparazione, [di] cui non restassero riempiti Cielo e terra. Essa padroneggiava tutto, ed il suo amore e tutto ciò che faceva scorreva nel cielo, nel sole, nel vento, in tutto, e il nostro Ente Supremo si sentiva amato, pregato in tutte le cose create da questa santa creatura. Una nuova vita scorreva in tutto, ci amava per tutti e ci faceva amare da tutti. Era la Volontà increata che aveva avuto il suo [83] posto d’onore nella volontà creata, che poteva farci tutto e darci il contrac-cambio, [per]ché avevamo messo a sua disposizione tutta la Creazione. Sicché col concepimento di questa gran Regina incominciò la vera vita di Dio nella creatura e la vita di essa in Dio, ed oh, gli scambi d’amore, di fortezza, di bellezza, di luce, tra l’uno e l’altra! Perciò i prodigi che si alternavano in essa erano continui e mai uditi. Cieli e terra stupivano, gli angeli restavano rapiti innanzi alla mia Volontà Divina operante nella creatura.
Figlia mia, questa gran Signora, col vivere nel Volere Divino, si sentiva coi fatti Regina di tutti e di tutto e anche Regina del gran Re Divino, ma tanto che fu Lei che formò la porta nel Cielo per far scendere il Verbo Eterno, gli preparò la via e la stanza del suo seno, dove doveva fare la sua dimora, e nell’enfasi del suo amore imperante mi diceva: «Scendi, o Verbo Eterno, troverai in me il tuo Cielo, le tue gioie, quella stessa Volontà [84] che regna nelle tre Divine Persone». Non solo, ma formò la porta e la via per far salire le anime nella Patria Celeste. E solo perché questa Vergine visse in terra di Volontà Divina come si vive in Cielo, poterono i beati entrare nelle celesti regioni e godere le sue delizie, perché questa Madre Celeste li tiene coperti, coinvolti e come nascosti nella sua gloria e in tutti gli atti che fece nella Volontà Divina, sicché i beati sentono nelle loro gioie l’amore, le opere, la potenza di questa Madre e Regina che li rende felici. Che cosa non può fare la mia Volontà? Tutti i beni possibili e immaginabili, e alla creatura dove Essa regna dà tale potere, che giunge a dire: «fa’ quello che vuoi, comanda, prendi, da’, Io non ti negherò mai nulla; la tua forza è irresistibile, la tua potenza mi debilita, perciò metto tutto nelle tue mani, perché [85] faccia da padrona e da regina».
Ora, tu devi sapere che questa santa Creatura fin dal suo concepi-mento sentiva il palpito del mio «Fiat» nel suo e in ogni palpito mi amava, e la Divinità la riamava con amore duplicato in ogni suo palpito. Nel suo respiro sentiva il respiro del Volere Divino e ci amava in ogni respiro, e Noi la contraccambiavamo col nostro amore duplicato in ogni suo respiro. Sentiva il moto del «Fiat» nelle sue mani, nel suo passo, nei suoi piedi; in tutto il suo essere sentiva la vita del Volere Divino e ciò che [Esso] faceva, e in tutto Ci amava per sé e per tutti, e Noi la amavamo sempre, sempre. In ogni istante il nostro amore correva come rapido torrente; perciò ci teneva sempre attenti ed in festa, per ricevere il suo amore e darle il nostro, tanto che giunse a coprire tutti i peccati e le stesse creature del nostro amore. Perciò la nostra giustizia [86] restò disarmata da questa invincibile amante, e possiamo dire che fece dell’Ente Supremo ciò che volle. Oh, come vorrei che tutti comprendessero che significa vivere nel Volere Divino, per rendere tutti felici e santi!” 14Fiat!!!3 Novembre 1936
L’amore infinito di Dio lo fa riflettersi continuamente nell’uomo e l’uomo in Dio,
ma essendo giusto che i riflessi della creatura siano simili a quelli di Dio,
la prega di far regnare il “Fiat” Divino in tutto. Ogni nostro atto è fatto prima
dal “Fiat” Divino, e a chi vuole vivere in Esso copre tutto ciò che ha fatto.
Riflessi tra il Creatore e la creatura. Inseparabilità d’entrambi. Come in ogni istante
Dio chiede ad essa che riceva la vita della sua Volontà. Come [a] chi si decide
a vivere di Essa, Dio copre tutto ciò che ha fatto, con la sua Volontà D.
Sono sempre tra le braccia del Volere Divino. Sento la sua potenza creatrice dentro e fuori di me, che non dandomi tempo per nessun’altra cosa, non voglio, non chiedo altro per me e per tutti [se non] che venga a regnare la Divina Volontà sulla terra. Mio Dio, che forza magnetica possiede, che mentre si dà tutto investe [tutto] da ogni parte, ma nel medesimo [87] tempo prende tutto ciò che appartiene alla piccolezza della povera creatura. Ma mentre la mia mente era immersa nella folla di tanti pensieri che riguardavano il “Fiat” Divino, il mio sempre amabile Gesù, visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:
“Figlia mia benedetta, il nostro amore infinito è sempre eccessivo e dà dell’incredibile. Basta dirti che è tanto, che non facciamo altro che riflet-terci continuamente nella creatura. Essa vive sotto i nostri continui rifles-si. Se ci muoviamo, il nostro moto incessante [si]riflette in essa per darle vita, il nostro amore [si]riflette in essa per dirle continuamente «ti amo», la nostra potenza [si]riflette in essa per sostenerla; insomma, la nostra sapienza [si]riflette e la dirige, la nostra luce [si]riflette e la illumina, la nostra bontà [si]riflette e la compatisce, la nostra bellezza [si]riflette e la abbellisce, il nostro Essere Supremo si riversa senza mai cessare sulla creatura. [88] Ma ciò non è tutto; come Noi [ci]riflettiamo in essa, così essa [si]riflette in Noi, sicché se pensa sentiamo il riflesso dei suoi pen-sieri, se parla riflette in Noi la sua parola. Sentiamo il riflesso del suo pal-pito fin nel nostro seno, il moto delle sue opere, il calpestio dei suoi passi. C’è [una]tale inseparabilità tra l’Essere Divino e [l’]umano che continua-mente l’uno si riversa nell’altro. È tanto il nostro amore che ci mettiamo in [una]condizione come se non potessimo stare senza la creatura.
Ma ciò non è nulla ancora; se il nostro amore non dà in eccessi non si contenta. Ora, conoscendo che c’è gran differenza tra i riflessi [del]la creatura e i nostri, se non possiede la vita del nostro Volere Divino, [il nostro amore], atteggiandosi ad amore supplichevole, come pensa la prega che faccia regnare la nostra Volontà nella sua mente, se parla la supplica di farla regnare nelle sue parole, se palpita, opera e cammina, la scongiura [89] che faccia regnare in tutto la mia Divina Volontà. Insomma, in ogni cosa che fa ha un gemito, un sospiro, una prece, che involgendola continuamente le dice: «ricevi il mio «Fiat», fatti investire dal mio «Fiat», deh, possiedi il mio «Fiat», fammi vedere in te la vita del mio «Fiat»regnante, dominante e festante; ti prego, non negarmi il tuo volere ed Io ti darò il mio». E se ottiene ciò, come se avesse ottenuto la cosa più preziosa, la chiude nel suo amore, la vela con la sua luce e dà principio alla sua festa perenne nella creatura, cambia i suoi gemiti e sospiri in gioie e, mettendosi a guardia, come trionfatrice sente in essa le note del suo amore, che d’ambo le parti dicono: «ci amiamo [con]un solo amore, abbiamo e facciamo la stessa vita, il tuo «Fiat» è tuo e mio». Sicché sorge in essa l’armonia, l’ordine del suo Creatore. La nostra Volontà, il nostro amore ha ottenuto il suo scopo, non le resta altro che godersi la sua amata creatura. [90] Perciò, figlia mia, ci sta tanto a cuore il far dono della nostra Volontà come vita, che è il nostro lungo sospiro di tutti i secoli, anzi il nostro sospiro eterno, perché vagheggiavamo la creatura col portento della nostra vita in essa, sentivamo la gioia, la felicità delle tante nostre vite bilocate, moltiplicate e formate in loro. Altrimenti non sarebbe stata un gran che la Creazione, e se tante cose creammo e [facemmo]uscire alla luce del giorno, fu perché dovevano servire al portento dei portenti, di formare in virtù del nostro «Fiat» la nostra vita nella creatura; e se ciò non fosse, sarebbe stato per Noi come se nulla avessimo fatto. Quindi contenta il tuo Gesù, da’ pace al mio amore che va sempre in delirio, e unificandoti con Me, sospira, prega, chiedi che la mia Volontà regni in te ed in tutti.”
E mentre ciò diceva, prendeva un velo di Luce e mi copriva tutta, ed io non sapevo uscire da dentro di essa. [91] Dopo ciò continuavo a pensare alla Divina Volontà, ed oh, quante dolci e care sorprese passavano nella mia mente! Oh, se sapessi dirle con parole, farei strabiliare tutto il mondo e tutti amerebbero possedere la Divina Volontà. Ma ahimè, il linguaggio del Cielo non si adatta al linguaggio della terra e perciò sono costretta a passare avanti.
Ed il mio amato Gesù, ritornando alla sua piccola e povera figlia ignorantella, con un amore indicibile mi ha detto:
“Figlia del mio Volere, ascoltami, prestami attenzione, voglio dirti l’atto più bello, più tenero ed intenso [d’]amore del mio «Fiat». Ora tu devi sapere che tutti gli atti, [i]pensieri, [le]parole, passati, presenti e futuri sono tutti presenti innanzi all’Ente Supremo. Sicché la creatura non esisteva ancora nel tempo e i suoi atti brillavano innanzi a Noi; e perché ciò? Perché l’atto primo della creatura lo fa il mio «Fiat». Non vi è pensiero, parola, opera che il mio «Fiat» non incominci. [92] Si può dire che [la creatura] prima sta formata in Dio, con tutti gli atti suoi, e poi la [facciamo] uscire alla luce del giorno. Ora la creatura, col fare la sua volontà, si scosta dagli atti divini, ma non può impedire15 che la vita degli atti suoi abbia avuto per principio il «Fiat»; tutti gli atti erano proprietà sue, e [l’uomo], arbitrandosi, ha cambiato in umani gli atti divini, ma se l’uomo disconosce chi ha dato la vita ai suoi atti, il mio Volere non disconosce gli atti suoi. Quindi, senti l’eccesso più grande dell’amore del mio Vole-re: come la creatura decide con fermezza immutabile di voler vivere di mia Volontà, facendola regnare e dominare in lei, la nostra bontà infinita è tanta, il nostro amore [è tanto]che non sa resistere ad una decisione vera della creatura, molto più che non vuol vedere atti dissimili dai nostri in essa. Senti che fa: copre con la mia Volontà tutto ciò che [la creatura] ha fatto fino allora, lo plasma, lo trasforma [93] nella sua luce, in modo da vedere, col prodigio del suo amore trasformante, che tutto è Volontà sua nella creatura, e con amore tutto divino seguita a formare la sua vita e i suoi atti nella creatura. Non è questo un amore eccessivo e strabiliante del mio Volere? E insieme fa decidere tutti, anche i più ingrati, a far vivere la mia Volontà in loro, conoscendo che vuol mettere tutto da parte e coprire e supplire a ciò che manca di mia Volontà in loro. Questo dice pure l’assoluta nostra Volontà, che vuol regnare in mezzo alle crea-ture, che non vuole badare a nulla, né a ciò che manca loro, volendo dar loro, non come mercede che va trovando se meritano, oh, no, ma come dono gratuito della nostra grande liberalità e come compimento della nostra stessa Volontà. E il compire la nostra Volontà per Noi è tutto.” 15[94] Fiat!!!8 Dicembre 1936
Dio accentrò tutte le sue opere nell’Immacolato concepimento di Maria,
a sua volta concepita nell’Incarnazione del Verbo suo Figlio,
concepita nella vita, nelle opere e nelle pene del Redentore.
Come la Regina del Cielo nel suo Concepimento [fu] concepi[ta] nei meriti, nella vita, nell’amore
e nelle pene del futuro Redentore, per poter poi concepire il D. Verbo in Essa salvare le creature.
La mia povera mente, immergendosi nel “Fiat” Divino, trovava in atto il Concepi- mento della Regina Immacolata. Era tutto in festa e chiamava tutti intorno a sé, angeli [e] santi, per far loro vedere il prodigio inaudito, le grazie, l’amore con cui chiamava dal nulla questa eccelsa Creatura, affinché tutti la conoscessero e inneggiassero come loro Regina e Madre di tutti.
Ma mentre io restavo sorpresa, sarei rimasta lì chissà quanto, se il mio dolce Gesù non mi avesse chiamata col dirmi: “Voglio onorare la mia Madre Celeste, voglio narrare la storia del suo Immacolato Concepimento. Solo Io posso parlarne, perché Autore di un sì grande prodigio. [95] Ora, figlia mia, il primo atto di questo concepimento fu un nostro «Fiat», pronunziato con tale solennità e con tale pienezza di grazie da racchiudere tutto e tutti. Tutto accentrammo in questo conc-pimento della Vergine. Il nostro «Fiat»Divino, [in] cui non esiste passato né futuro, tenne presente l’Incarnazione del Verbo e la fece [essere] concepita ed incarnar[si]16 nella stessa Incarna-zione di Me, futuro Redentore. Il mio sangue, che stava in atto, come se lo stessi spargendo, la innaffiava, la abbelliva, la confermava, la fortificava continuamente in modo divino17 .
Ma non bastava al mio amore; tutti i suoi atti, parole e passi prima erano concepiti negli atti, parole e passi miei e poi avevano la vita18 . La mia Umanità era il rifugio, il nascondiglio, l’incorporamento di questa celeste Creatura. Sicché se ci amava, il suo amore era incarnato e con-cepito nel mio amore, ed oh, come ci amava! Il suo amore racchiudeva tutto e tutti. Posso dire [96] che amava come sa amare un Dio, aveva le nostre stesse follie d’amore per Noi e per tutte le creature, e amando una volta, ama, ama sempre, senza mai cessare. La sua preghiera era conce-pita nella mia preghiera e perciò aveva un valore immenso, una potenza sul nostro Essere Supremo, e chi poteva negarle nulla? Le sue pene, i suoi dolori, i suoi martiri, che furono tanti, prima furono concepiti nella mia Umanità e poi sentiva in sé la vita delle pene e dei martiri strazianti, tutti animati da forza divina. Onde si può dire fu concepita in Me, da Me uscì la sua vita; tutto ciò che Io feci e soffrii si schierò intorno a questa santa Creatura per corteggiarla e per riversarmi continuamente su di Lei e poterle dire: «sei la vita della mia vita, sei tutta bella, sei la prima reden- ta19 , il mio «Fiat» Divino ti ha plasmata, ti ha fiatata e ti ha concepito nelle opere mie, nella mia stessa Umanità».
[97] Ora, figlia mia, questo concepire questa celeste Creatura nel Verbo Incarnato, fu fatto da Noi con somma sapienza, con potenza inarrivabile, con amore inesauribile e con [il] decoro che conviene alle opere nostre. Dovendo Io, Verbo del Padre, scendere dal Cielo per incarnarmi nel seno di una Vergine, non era sufficiente alla santità della mia Divinità la sola verginità e l’averla fatta esente dalla macchia d’origine20 ; perciò fu ne-cessario al nostro amore e alla nostra santità che questa Vergine prima [fosse] concepita in Me, con tutte quelle prerogative, virtù e bellezza che doveva possedere la vita del Verbo Incarnato; perciò poi potetti incar-narmi21 in chi era stata concepita in Me e trovai in Essa il mio Cielo, la santità della mia vita, il mio stesso sangue che l’aveva generata ed innaffiata tante volte, trovai la mia stessa Volontà che, comunicandole la sua fecondità divina, formò la vita al Figlio suo [98] e di Dio.
Il mio «Fiat» Divino, per farla degna di potermi concepire, la tenne investita e sotto il suo impero continuo, che possiede tutti gli atti come se fossero un atto solo; per darle tutto, chiamava in atto i miei meriti previsti, tutta la mia vita, e la versava continuamente dentro la sua bell’anima. Perciò solo Io posso dire la vera storia dell’Immacolato concepimento e di tutta la sua vita, perché la concepii in Me e sono a giorno di tutto, e se la santa Chiesa parla della Celeste Regina, può dire solo le prime lettere dell’alfabeto della sua santità, [della] grandezza e [dei] doni di cui fu arricchita. Se tu sapessi il contento che provo quando parlo della mia Madre Celeste, chissà quante domande mi faresti, per darmi la gioia di farmi parlare di chi tanto amo e [che tanto] mi ha amato!” 16[99] Fiat!!!20 Dicembre 1936
Nel concepimento della Vergine, la D. Volontà concepì allo stesso tempo tutte le creature
nel suo Cuore, per poter vedere tutte in Lei, e concepì la Vergine in ogni creatura perché
ognuno la avesse come Madre. Dio la dotò di tutte le sue qualità divine, e vivendo in Dio
Lo conosce in modo unico. Nella sua Maternità ha coperto ogni creatura coi suoi atti
e vittorie, dandole come dote a ognuno.
Il Fiat Divino fece concepire la Vergine in ciascuna creatura affinché tutti avessero
una Madre tutta propria. Dote che Dio diede alla Vergine. Trionfi e vittorie di Dio,
vittorie e trionfi della Vergine, dei quali vengono dotate tutte le creature.
Il mio sommo Bene Gesù mi tiene come immersa nel gran prodigio della Sovrana Regina e pare che tiene volontà di voler dire ciò che Dio operò in questa gran Signora, e atteggiandosi a festa e con gioia indicibile mi dice:
“Ascoltami. (Quindi segue lo stesso argomento di ciò che sta scritto innanzi) Figlia mia benedetta, i prodigi sono inauditi, le sorprese che ti narrerò faranno strabiliare tutti. Sento il bisogno d’amore di far conoscere che cosa abbiamo fatto con questa Madre Celeste e il gran bene che hanno ricevuto tutte le generazioni.
Onde tu devi sapere che nell’atto di concepire questa Vergine Santa, la nostra [100] Volontà Divina –che possiede tutto e con la sua immensità abbraccia tutto, che possiede l’onniveggenza di tutti gli esseri possibili ed immaginabili e con la sua virtù tutta propria quando opera fa sempre opere universali–, come [la] concepì, con la sua virtù creatrice chiamò tutte le creature ad [essere] concepite nel cuore di questa Vergine.
Ma non bastò al nostro amore; dando negli eccessi più incredibili, fece concepire questa Vergine in ciascuna creatura22 , affinché ciascuna avesse una Madre [per] sé, tutta sua, [e tutte] sentissero nel fondo delle loro anime la sua Maternità, il suo amore, che mentre li tiene concepiti in sé più che figli, bilocandosi, [si] concepisce in ciascuna creatura, per mettersi a loro disposizione, per crescerli, guidarli, liberarli dai pericoli, e con la sua potenza materna imboccarli [con] il latte del suo amore e col cibo con cui si nutrì Lei stessa, qual è il «Fiat» Divino. La nostra Volontà, avendo vita libera in Lei, il suo dominio totale, mentre con la sua potenza [101] chiamava tutti in questa celeste Creatura per avere la gioia di vedere tutti racchiusi in Essa e sentirsi dire: «sono già in me tutti i miei ed i tuoi figli, perciò ti amo per tutti», la bilocava poi in tutti ed in ciascuno, per sentire in ciascun’anima l’amore di questa nostra Figlia, tutta bella e tutta amore. Possiamo dire [che] non vi è creatura [per la quale] Essa non prese l’impegno di amarci.
Il nostro «Fiat» la elevò tanto da darle tutto e fin dal primo istante della sua vita la costituimmo Regina del nostro «Fiat», Regina del nostro amo-re. Quando ci amava si sentiva nel suo amore la sua Maternità e armo-nizzava l’amore di tutte le creature, ed oh, com’era bella, che di tutto for-mava un solo amore! Come ci feriva, ci felicitava, fino a sentirci languire! Il suo amore ci disarmava, ci faceva vedere tutte le cose, cielo, sole, terra, mari e creature coperti e nascosti nel suo amore. Oh, come era bello vederla, sentire che faceva da Madre in ciascuna creatura e, formando in esse il suo mare d’amore, mandava le sue note, [102] le sue frecce, i suoi dardi amorosi al suo Creatore. E facendo da vera Madre, ce le portava [per]fino innanzi al nostro Trono nel mare del suo amore, per farcele guar-dare, per renderci propizi, e con la forza del nostro Volere Divino s’impo-neva su di Noi, ce le metteva in braccio, ce le faceva carezzare, baciare, e ci faceva dare grazie sorprendenti. Quante santità furono formate ed impetrate da questa Madre Celeste! E per essere sicura lasciava23 a guardia il suo amore.
Oltre a ciò, tu devi sapere che fin dal primo istante della vita di questa celeste Creatura, fu tanto il nostro amore che la dotammo di tutte le nostre qualità divine. Sicché aveva per dote la nostra potenza, sapienza, amore, bontà, luce, bellezza e tutto il resto delle nostre qualità divine. Già a tutte le creature, nel metterle alla luce del giorno, diamo la dote; nessu-no nasce se non è dotato dal suo Creatore, ma siccome si scostano dalla nostra Volontà, si può dire che neppure la conoscono. Invece questa [103] Vergine Santa non si scostò mai, fece vita perenne nei mari interminabili del nostro «Fiat», quindi cresceva insieme coi nostri attributi e, come for-mava i suoi atti nelle nostre qualità divine, così formava mari di potenza, di sapienza, di luce ed altro. Possiamo dire che vivendo con la nostra scienza le davamo continua lezione [su] chi era il suo Creatore, cresceva nelle nostre conoscenze e ne seppe tanto dell’Ente Supremo, che nessun angelo né santo potette pareggiarla24 , anzi sono tutti ignoranti innanzi a Lei, perché nessuno crebbe e fece vita insieme con Noi. Essa entrò nei nostri segreti divini, nei più intimi nascondigli del nostro Essere Divino senza principio e senza fine, delle nostre gioie e beatitudini imperiture, e con la nostra potenza che aveva in suo potere ci dominava e padroneg-giava, e Noi la facevamo fare, anzi godevamo della sua padronanza, e per renderla più felice le davamo i nostri casti abbracci, i nostri sorrisi d’amo-re, le nostre condiscendenze, dicendole: «fa’ ciò che vuoi tu». Il [104] no-stro Volere e l’amore verso le creature ed il suo grande desiderio di farle vivere in Esso [è] tanto, che se ciò ottiene le getta in un abisso di grazie, d’amore, fino ad affogarle, [tanto] che la piccolezza umana è costretta a dire: «basta, sono già affogata, mi sento divorare dal tuo stesso amore, non ne posso più».
Ora tu devi sapere che il nostro amore non si contenta, non dice mai basta, quanto più dà più vuol dare, e quando diamo è la nostra festa, imbandiamo la mensa a chi ci ama e lo pressiamo a restare con Noi, per fare vita insieme. Ora, figlia mia, ascolta un altro prodigio del nostro «Fiat» in questa santa Creatura, e come Lei ci amava e rese stendibile la sua Maternità a tutte le creature. In ogni atto che faceva, se amava, [se] pregava, [se] adorava, se soffriva, tutto, anche il respiro, il palpito, il passo, stando il nostro «Fiat», erano trionfi e vittorie che il nostro Essere Supremo faceva negli atti della Vergine. La Celeste Signora [105] trionfava e vinceva in Dio in ogni istante della sua vita ammirabile e prodigiosa; erano trionfi e vittorie tra Dio e la Vergine. Ma questo è nulla; facendo da vera Madre chiamava tutti i suoi figli e copriva e nascondeva tutti i loro atti nei suoi e li copriva con i suoi trionfi e con le sue vittorie, dando loro come dote tutti gli atti suoi, con tutte le sue vittorie ed i suoi trionfi. E poi, con una tenerezza e [un] amore da spezzare i cuori e sentirci vinti ci diceva: «Maestà adorabile, guardali, sono tutti i miei figli; le mie vittorie e trionfi sono dei figli miei, sono le mie conquiste che dono a loro, e se ha vinto e trionfato la Mamma, hanno vinto e trionfato i figli». E tanti trionfi e vittorie fece in Dio, per quanti atti avrebbero fatto tutte le creature, affinché tutti potessero dire: «sono dotato degli atti della mia Mamma Regina, e per suggello me li ha investiti coi suoi trionfi e [con le] vincite che fece col suo Creatore»25 . Sicché chi vuole farsi santo trova la dote della sua Madre Celeste e [106] i suoi trionfi e vittorie, per giungere alla santità più grande, il debole trova la forza della santità della sua Mamma e i suoi trionfi per essere forte, l’afflitto, il sofferente trova la dote delle pene della sua Madre Celeste per ottenere il trionfo [e] la vittoria della rassegnazione, il peccatore trova la vittoria e il trionfo del perdono; insomma, tutti trovano in questa Sovrana Regina la dote, il sostegno, l’aiuto [nel]lo stato in cui si trovano. Ed oh, com’è bello! È la scena più commovente, rapitrice ed incantevole, vedere in ciascuna creatura questa Madre Celeste che fa da Mamma, la sentiamo che ama e prega nei suoi figli. Questo è il prodigio più grande tra il Cielo e la terra, bene più grande non potevamo dare alle creature.
Ora, figlia mia, devo dirti un dolore della Madre Celeste. A tanto suo amore [corrisponde] l’ingratitudine delle creature; questa dote, che [dà] con tanti sacrifici, fino all’eroismo di sacrificare la vita del suo Figlio Dio con tante pene [107] atroci, [c’è] chi non la conosce, chi appena prende un tenue interesse e fa vita povera di santità, ed oh, come soffre nel vedere i suoi figli poveri! Possedere immense ricchezze d’amore, di grazia, di san-tità, perché non sono ricchezze materiali, ma le ricchezze di questa Madre Celeste sono ricchezze che per acquistarle ha messo la sua vita, e non vederle possedere dai suoi figli e tenerle senza lo scopo per cui le ha acquistate è un dolore continuo, e perciò vuol far conoscere questo gran bene a tutti, perché se non si conosce non si può possedere. E siccome queste doti le acquistò in virtù del «Fiat» Divino che regnava in Lei, che l’amava tanto che le faceva fare ciò che voleva e dovunque volesse arri-vare a bene delle creature, perciò sarà il mio Volere Divino regnante che le metterà a giorno di queste doti celesti e farà loro prendere possesso. Perciò prega che sia conosciuto e voluto dalle creature un bene sì grande.” 17[108] Fiat!!!24 Dicembre 1936
Dio, per farsi amare dalle creature, aggiunse al suo amore di Padre una Madre
celeste e umana, per concepire l’Uomo-Dio e unire Dio e gli uomini.
Dio fece concepire tutti nel Cuore della Mamma e Lei in ogni creatura,
affinché Lei generi in ognuno il Figlio suo e li faccia crescere insieme.
La Madre Celeste e Divina e la Madre umana. Corsa veloce d’amore di Dio nella quale
fa generare da questa Madre, in virtù del Fiat, il suo Gesù in ciascuna creatura.
Segue lo stesso argomento sulla Vergine SS.ma. Una luce che scende dal seno dell’Eterno investe la mia povera mente, ma è una luce parlante che dice tante cose della Sovrana Celeste, che io non so come fare per dirle tutte.
Ma il mio amato Gesù, con la sua solita bontà, mi dice: “Coraggio, figlia mia, ti aiuterò Io, ti somministrerò i vocaboli. Sento l’irresistibile bisogno di far conoscere chi è questa mia Madre, le doti, i privilegi ed il gran bene che fa e che può fare a tutte le generazioni. Perciò ascoltami e ti dirò cose mai pensate, né da te, né da altri, in modo da scuotere i più increduli, ingrati e peccatori, e fin dove giunge il nostro amore. Onde il nostro [109] amore non si dava pace, correva, correva, ma con una rapidità tale, che comprometteva tutto il nostro Essere Divino a dare in tali eccessi da far strabiliare Cielo e terra, da far esclamare a tutti: «possibile che un Dio abbia amato tanto le creature?»
Quindi senti, figlia mia, che fa il nostro grande amore: le creature avevano un Padre Celeste, il nostro amore non era contento; nel suo delirio e follia d’amore volle formare loro una Madre celeste ed una Madre terrena, affinché se non fossero bastate le premure, l’amore, le tenerezze della Paternità celeste per amarlo, l’amore, le tenerezze indicibili di questa Madre celeste ed umana sarebbero state l’anello di congiunzione, [per] cui avendo allontanato ogni distanza, paura e timore, si sarebbero abbando-nate nelle sue braccia per farsi vincere dal suo amore, per amare Colui che l’aveva formata per amor loro e per farsi amare. Perciò occorrevano portenti strepitosissimi e un amore che non dice mai basta e che solo un Dio può avere, per ottenere l’intento.
Ora [110] senti che fa: chiamammo dal nulla questa santa Creatura e, servendoci dello stesso germe delle umane generazioni, però purificato, le demmo la vita. Dal primo istante di questa vita si unì la virtù celeste del nostro «Fiat» Divino e formò insieme vita divina e vita umana, ed Esso la [faceva] crescere divinamente ed umanamente e, partecipandole la fecon-dità divina, formava in Lei il gran prodigio di poter concepire un uomo e un Dio. Col germe umano potette formare l’Umanità al Verbo incarnato e col germe del «Fiat» potette concepire il Verbo Divino. Con ciò la distanza cessava tra Dio e l’uomo. Questa Vergine, con essere umana e celeste, avvicinava l’uomo e Dio e dava il fratello a tutti i suoi figli, [affin]ché tutti potessero avvicinarlo, far vita insieme e, mirando in Lui e in Lei le stesse fattezze, investite dalla stessa natura umana, avrebbero avuto tale fiducia e amore da farsi conquistare ed amare [da] chi tanto li amava. Quale amore non riscuote una [111] buona Madre dai propri figli? Molto più che era potente, ricca, e avrebbe messo la vita per mettere in salvo i propri figli. E che cosa non ha fatto per renderli felici e santi? Sicché l’Umanità del Verbo e la Madre celeste ed umana sono come caparre per ottenere 26 l’amore di tutti e dir loro con tutto [l’]amore: «non temete, venite a Noi, ci somigliamo in tutto; venite e tutto vi daremo; le mie braccia saranno sempre pronte ad abbracciarvi, e per difendervi vi chiuderò nel mio Cuore per darvi tutto, basta dirvi che vi sono Madre e che è tanto il mio amore che vi tengo concepiti nel mio Cuore».
Ma tutto ciò è nulla ancora. Ero Dio, dovevo operare da Dio. Il nostro amore correva, correva e andava inventando altri eccessi più grandi d’amore27 . Tu stessa resterai stupita nel sentirli, e quando le umane gene-razioni lo sentiranno ci ameranno tanto da ricambiarci in gran parte nella grande corsa del nostro amore. Ora prestami attenzione e [112] ringra-ziami, figlia mia benedetta, di quello che sto per dire.
Al nostro amore non bastò, come dissi prima, che in virtù del nostro «Fiat» tutti fossero concepiti nel Cuore di questa Vergine. Per avere la vera Maternità, non con le parole ma coi fatti, Lei fu concepita in ciascuna creatura, affinché ognuna avesse una Madre tutta sua; e [per] avere il pieno possesso e il diritto che tutti fossero figli suoi, il nostro amore passò ad un altro eccesso. Quindi devi prima sapere che questa Celeste Regina, possedendo tutta la pienezza del nostro «Fiat» Divino (che possiede per natura la virtù generativa e bilocativa), insieme col «Fiat» Divino Lei può generare e bilocare quante volte vuole il suo Figlio Dio. Onde il nostro amore s’impone su questa Celeste creatura e, dando in delirio, con la virtù del mio «Fiat» che possedeva, le dà la potenza di far generare il suo Gesù in ciascuna creatura, lo fa nascere, lo [fa] crescere, fa tutto ciò che conviene fare per formare la vita del suo caro Figlio; [113] supplisce a ciò che non gli fa la creatura: se piange gli asciuga le lacrime, se ha freddo lo riscalda, se soffre, soffre insieme e, mentre fa da Madre e cresce il Figlio suo, fa da Madre e cresce la creatura. Sicché si può dire che li cresce insieme, li ama con un solo amore, li guida, li nutre, li veste, con le sue braccia materne forma due ali di luce e, coprendoli, se li nasconde nel suo Cuore per dar loro il più bel riposo. Quindi non bastò al nostro amore che il Verbo s’incarnasse per generare un solo Gesù per tutti e dare una sola Madre a tutte le umane generazioni, no, no; non sarebbe stato eccessivo il nostro amore. La sua corsa era così veloce, che non si trovò chi li mettes-se un «basta», e allora si quietò in qualche modo, quando con la sua po-tenza generò questa Madre in ciascun’anima e fece generare il suo Gesù, affinché ognuno avesse Madre e Figlio a sua disposizione. Oh, com’è bello vedere questa Madre celeste, tutta amore e tutta intenta a generare il suo Gesù in [114] ciascuna creatura, per formare un portento d’amore e di grazia! E questo è l’onore e la gloria più grande che il suo Creatore le ha dato e l’amore più forte che Dio poteva dare alle creature. Né c’è da meravigliare, il nostro «Fiat» tutto può e può giungere ovunque; il tutto sta nel volerlo, se lo vuole è già fatto. Piuttosto tutta la meraviglia sta nel conoscere a quali eccessi ci ha portati l’amore verso l’uomo.” 18Fiat!!!28 Dicembre 1936
La Vergine prese possesso della grande eredità della D. Volontà con tutti i suoi beni:
la fecondità e la maternità umana e divina, il Verbo Divino, le generazioni umane.
Quindi ereditò i suoi figli, ma vuole renderli eredi dei suoi stessi beni: che abbiano
il suo Figlio e siano per Lui altrettante madri.
La Celeste Ereditiera; come chiama i suoi figli ad ereditare i suoi beni. Come giunge
a dotare le anime col suo amore materno, per formare le altre mamme a Gesù.
Segue lo stesso argomento. Stavo in pensiero per ciò che sta scritto di sopra e dicevo tra me: possibile tutta questa catena eccessiva d’amore, che pare che non finisca mai? So che Nostro Signore tutto può, ma giungere a tanto, fino[115] a far scendere dall’altezza della sua santità questa Madre Celeste nel fondo delle anime nostre, e non solo crescerci come una delle sue tenerissime figlie, ma generare il suo Figlio Gesù e crescerci insieme, dà dell’incredibile.
E sebbene mi sentissi crepare il cuore per amore e per gioia, molto più che la sentivo in me, adombrata nella sua luce, che con un amore indicibile mi cresceva come figlia sua ed insieme con me cresceva il suo caro Figlio, pure mi sentivo di non dirlo e di non scriverlo, anche per non fare suscitare difficoltà e dubbi. Ma il mio caro Gesù, prendendo un aspetto imponente, da non potergli resistere, mi ha detto:
“Figlia mia, Io voglio che scriva quello che ti ho detto. In ciò che ti ho detto ci sono mari d’amore, con cui saranno investite le creature, e non voglio [che] sia28 soffocato; perciò se non scrivi Io mi ritiro. Hai dimen-ticato che devo vincere l’uomo a via d’amore, ma amore [tale] che gli riuscirà difficile resistermi?”
Io ho detto subito [116] “Fiat”, ed il mio amato Gesù, prendendo il suo solito aspetto dolce e amabile, con un amore che mi sentivo spezzare il cuore, ha soggiunto: “Figlia mia benedetta, non vi è nulla da dubitare. Il mio Essere è tutto amore, e quando pare che ho dato in tali eccessi d’amore da non potere più mostrare altri eccessi d’amore, come se incominciassi daccapo, invento altri nuovi eccessi d’amore, altri ritrovati, da sopassare, oh, quanto, gli altri eccessi d’amore.
Ora senti, figlia mia, e ti convincerai di ciò che ti ho detto: Adamo, col peccare, fece ereditare tutti i mali alle umane generazioni, ed essendo uscito dalla bella eredità della Divina Volontà in cui viveva nella opulen-za, sfarzo e sontuosità dei beni del suo Creatore, perdette il diritto ai nostri beni, e con lui tutti i suoi discendenti. Ma questi beni non furono distrutti, esistono ed esisteranno, e quando un bene non viene distrutto c’è sempre la certezza che verranno [coloro] che avranno il bene di pos-sederli. Ora, la gran Regina diede principio alla [117] sua vita nell’eredità di questa Divina Volontà, anzi con tale abbondanza che si sentiva affo-gata nei beni del suo Creatore, ma tanto che può rendere felici e ricche tutte le altre creature. Ora, in questa eredità del «Fiat» ereditò la fecondi-tà, la maternità umana e divina, ereditò il Verbo del Padre Celeste, ereditò tutte le umane generazioni, e queste ereditarono tutti i beni di questa Madre Celeste. Quindi, come suoi eredi e come Madre, ha il diritto di ge-nerare nel suo materno cuore i figli suoi. Ma al nostro e al suo amore non bastò, volle generare in ciascuna creatura, e siccome era ereditiera del Verbo Divino, ha il potere di farlo generare in ciascuna di esse. Come, se si possono ereditare i mali, le passioni, le debolezze, perché non si posso-no ereditare i beni? Ecco perché la celeste ereditiera vuole far conoscere l’eredità che vuole dare ai suoi figli, vuole dare la sua maternità alle creature, affinché, mentre genera [il Verbo], gli facciano da mamme e lo amino come Lei lo amò, [118] vuol formare tante mamme al suo Gesù per metterlo al sicuro e affinché nessuno più lo offenda. Perché l’amore di madre è ben diverso dagli altri amori, è un amore che arde sempre, è un amore che mette la vita per il suo caro Figlio. Vedi, vuole dotare le crea-ture del suo amore materno e farle eredi del suo stesso Figlio. Oh, come si sentirà onorata nel vedere che le creature amano il suo Gesù, col suo amore di Madre! Tu devi sapere che è tanto il suo amore verso di Me e verso le creature che si sente affogata e, non potendolo più contenere, mi ha pregato che ti manifestassi quello che ti ho detto, la sua grande eredità, che aspetta i suoi eredi, e quello che può fare per loro, dicendomi: «Figlio mio, non aspettare più, fa’ presto, manifesta la mia grande eredità e ciò che posso fare per loro. Mi sento più onorata, più glorificata, se Tu dici ciò che può fare la Mamma tua, che se lo dicessi [119] io stessa». Però tutto ciò avrà il suo pieno effetto, la vita palpitante di questa sovrana Signora, quando la mia Volontà sarà conosciuta e le creature, nell’eredità della loro Madre, prenderanno il possesso.”
Onde, dopo ciò, il mio dolce Gesù mi ha dato un bacio dicendomi: “Nel bacio si comunica il fiato e perciò ho voluto baciarti, per comunicarti col mio Fiato onnipotente la certezza dei beni e del gran prodigio che farà mia Madre alle umane generazioni; il mio bacio è conferma di ciò che voglio fare.”
Io sono rimasta sorpresa, e ha soggiunto: “E tu dammi il tuo bacio, per ricevere il deposito di tutti questi beni e riconfermare la tua volontà nella mia. Se non vi è chi dà e chi riceve29 , un bene non si può formare, né possedere.” 19[120] Fiat!!!1° Gennaio 1937
La Mamma Celeste fece a Gesù, nella sua nascita, una festa d’amore in risposta
all’Amore Divino. Che cosa può fare l’amore quando è animato da un “Fiat” onnipotente.
La festa che preparò la Regina del Cielo al suo Figlio Gesù nel suo nascere.
Come l’amore è calamita, trasforma ed abbellisce.
Stavo pensando all’Incarnazione del Verbo e agli eccessi d’amore della Divinità, che parevano mari, che involgendo tutte le creature volevano far sentire quanto le amava per essere riamata, ed investendole dentro e fuori di esse, mormoravano continuamente, senza mai cessare: “amore, amore, amore, amore diamo e vogliamo amore”. E la nostra Madre Celeste, sentendosi ferita dal grido continuo dell’Eterno che dava amore e voleva amore, si vedeva tutta attenta per ricambiare il suo caro Figlio, il Verbo incarnato, col formare Essa una sorpresa d’amore.
Ora, in questo mentre, il Celeste Infante è uscito dal seno materno e, come io [121] lo sospiravo, gettandosi nelle mie braccia, tutto in festa mi ha detto:
“Figlia mia, sai? La mia Mamma mi preparò la festa nel mio nascere, mai sai come? Lei era a giorno dei mari d’amore che scendevano dal Cielo nella discesa del Verbo Eterno; sentiva il grido continuo di Dio che voleva essere riamato, le nostre ansie, i sospiri ardenti; aveva sentito i miei gemiti nel suo seno, spesso mi sentiva piangere e singhiozzare, ed ogni mio gemito era un mare d’amore che spedivo ad ogni cuore per essere amato e, non vedendomi amato, piangevo fino a singhiozzare, ma ogni lacrima e singhiozzo raddoppiava i miei mari d’amore, per vincere a via d’amore le creature. Macché, [esse] mi convertivano in pene questi mari, ed Io mi servivo delle pene per convertirle in altri mari d’amore, per quante pene mi davano.
Ora, la mia Mamma voleva farmi sorridere nel mio nascere e preparare la festa al suo Figlio Bambino. Lei [122] sapeva che non posso sorridere se non sono amato, né prendere parte a nessuna festa se non corre l’amore. Perciò, amandomi da vera Madre, possedendo in virtù del mio «Fiat» mari d’amore ed essendo Regina di tutta la Creazione, involse il cielo col suo amore e suggellò ogni stella col «ti amo, o Figlio, per me e per tutti»; involse il sole nel suo mare d’amore e imprese in ogni stilla di luce il suo «ti amo, o Figlio», chiamò il sole ad investire con la sua luce il suo Creatore [affinché], riscaldandolo, sentisse in ogni stilla di luce il «ti amo»della Mamma sua. Investì il vento col suo amore ed in ogni alito suggellò il «ti amo, o Figlio», e poi lo chiamò affinché coi suoi soffi lo carezzasse e facesse sentire in ogni alito di vento «ti amo, ti amo, o Figlio mio». Involse tutta l’aria nei suoi mari d’amore, affinché respirando sentissi il respiro d’amore della Madre mia. Coprì tutto il mare col suo mare d’amore, ogni guizzo di pesce, ed il mare mormorava [123] «ti amo, o Figlio mio», e i pesci guizzavano «ti amo, ti amo». Non vi fu cosa che non investisse col suo amore, e col suo impero di Regina comandava a tutti che ricevessero il suo amore, per ridare al suo Gesù l’amore della Mamma sua. Quindi [degli] uccelli, chi trillava amore, chi cinguettava, chi gorgheggiava amo-re, [per]fino ogni atomo di terra era investitodel suo amore; il fiato delle bestie mi veniva col «ti amo» della Madre mia, il fieno era investito del suo amore, perciò non vi fu cosa che Io vedessi o toccassi [in] cui non sentissi la dolcezza dell’amore di Essa.
Con ciò mi preparò la festa più bella nel mio nascere, la festa tutta d’amore. Era il ricambio del mio grande amore che la dolce Madre mia mi faceva trovare, ed era il suo amore che mi faceva quietare il pianto, [che]mi riscaldava mentre ero intirizzito dal freddo nella mangiatoia; molto più che trovavo nel suo amore l’amore di tutte le creature, e per ciascuna mi baciava, mi stringeva al suo Cuore e mi [124] amava con amore di Madre per tutti i suoi figli, ed Io, sentendo in ciascuno il suo amore materno, sentivo di amarli come suoi figli e come miei cari fratelli.
Figlia mia, che [cosa] non può fare l’amore, animato da un «Fiat»onnipotente? Si fa calamita e ci attira in modo irresistibile, toglie ogni dissomiglianza, col suo calore trasforma e conferma Colui che si ama. Poi abbellisce in modo incredibile, da sentirsi Cieli e terra rapiti ad amarla. Non amare una creatura che ci ama ci riesce impossibile. Tutta la nostra potenza e forza divina si rendono impotenti e deboli dinanzi alla forza vincitrice di chi ci ama. Perciò anche tu dammi la festa che mi diede la Madre mia nel nascere, involgi cieli e terra col tuo «ti amo o Gesù», non ti far sfuggire nulla se non corre il tuo amore, fammi sorridere, perché non nacqui una sola volta, ma rinasco sempre, e molte volte le mie rinascite sono senza sorriso e senza festa [125] e mi rimangono solo le mie lacrime, i singhiozzi, i vagiti e un gelo che mi fa tremare e [fa] intirizzire tutte le mie membra. Perciò stringimi al tuo cuore per riscaldarmi col tuo amore; con la luce della mia Volontà formami la veste per vestirmi, così anche tu mi farai la festa ed Io la farò a te, col darti nuovo amore e nuova conoscenza della mia Volontà.” 20Fiat!!!4 Gennaio 1937
Dio dà continuamente vita alla creatura con un atto della sua Volontà e del suo Amore,
e vuole che in ogni suo atto essa Lo riconosca e Lo ami, per darle la sua somiglianza.
Vuole immedesimare così ogni piccolo atto umano nel suo Atto eterno,
e fare una festa e una gara d’amore con l’uomo. Come ogni creatura tiene fin dal principio della sua esistenza un atto voluto e deciso di Volontà D.,
la quale la crea, la cresce, la forma. Festa di Gesù in ogni atto di creatura che fa la sua Volontà.
Sono tra le braccia del “Fiat” Divino, il quale mi circonda con la sua luce e richiama sulla mia povera esistenza l’atto continuo della sua Volontà, ma un atto che mi dà vita, che mi ama, senza il quale non potrei vivere, né trovare chi veramente mi ama. Perciò [126] mi vuole tutta intenta a ricevere quest’atto di vita della sua Volontà, affinché non la esponga a non compiere su di me ciò che vuol fare e non inceppi il suo amore, perché Volontà di Dio e amore fanno a gara, l’una non può stare senza l’altro. Ora, mentre mi trovavo sotto quest’atto del “Fiat”, il mio amato Gesù, con una bontà che non so dire, tutto tenerezza mi ha stretta al suo Cuore divino e mi ha detto:
“Figlia mia benedetta, la mia Volontà è tutto per la creatura, senza di Essa non potrebbe avere neppure la vita. Tu devi sapere che ogni singola creatura ha fin dal principio della sua esistenza un atto voluto e deciso della mia Volontà, il quale porta con sé un atto intenso d’amore verso colui o colei che incomincia la vita. Vedi dunque come incomincia la creazione della creatura: sotto l’impero di un atto d’amore e di Volontà Divina voluto con tutta la pienezza della conoscenza, tanto che questi due atti, Amore e Volontà Divina, sono corredati di tutte le grazie, di potenza, sapienza, [127] santità e bellezza, di cui la creatura vivrà e compirà la sua vita. Ora, come ha formato il suo primo atto voluto, non si sposta più da essa, la crea, la forma, la cresce, svolge il suo atto operante per raf-fermarla nel suo atto voluto. Sicché la mia Volontà e il mio Amore corrono in ogni atto umano, si fanno vita, sostegno, difesa, rifugio, e circondan-dola con la loro potenza alimentano questa vita. Il mio Amore la abbrac-cia e la tiene stretta al suo seno, la mia Volontà la circonda da tutti i lati, più che abitazione, per tenere al sicuro il suo atto voluto, che il mio «Fiat»pronunziò per chiamarla all’esistenza.
Ora, quest’atto voluto dal nostro «Fiat» è l’atto più grande, più potente e che più glorifica il nostro Essere Divino, che neppure i Cieli possono contenere e comprendere. Ti pare poco che la nostra Volontà corra in ogni atto di creatura e le dica non con le parole, ma coi fatti: «sono tua, a tua disposizione. Deh, riconoscimi, [128] sono vita tua, atto tuo. Se mi rico-nosci mi darai il tuo piccolo ricambio d’amore, e sebbene piccolo, lo voglio, lo pretendo, per rinfrancarmi del mio lavorio continuo e della vita che metto per te». Ed il mio Amore, per non restare dietro al mio «Fiat», sente l’irresistibile bisogno di correre ad amare ciascun atto di creatura e le dice in ogni suo atto: «ti amo e amami».
Oltre a ciò, il tutto sta se quest’atto voluto del mio «Fiat» viene rico-nosciuto. Allora fa dei prodigi inauditi di santità e di bellezza, che for-meranno i più begli ornamenti della Patria Celeste e le vite più fulgide che somigliano al loro Creatore, perché la nostra Volontà non sa fare esseri che non ci somiglino. La prima cosa che dà30 è la nostra somiglianza, perché vuol trovare se stessa nell’atto operante che svolge nella creatura, altrimenti direbbe: non mi somiglia, quindi non mi appartiene. Se poi non viene riconosciuta e non [è] amata, allora forma il dolore del mio Volere, sebbene corra [129] in ogni atto di creatura, e se non corresse dovrebbe togliere la vita. Quindi nel suo dolore si sente respingere la sua vita divi-na, inceppata la santità che vuole svolgere, rinchiusi nel suo atto voluto i mari di grazie che dovevano inondarla, la bellezza che doveva coprirla. Perciò la mia Volontà può dire: «non vi è dolore simile al mio dolore»31 ; molto più che non vi era bene che [non] volessi darle, non vi è atto suo [in]cui non vi ho messo del mio. Quindi, figlia mia, sii attenta, pensa che ogni tuo atto pende da una Volontà Divina che lo involge, lo forma e gli dà la vita e, perché ti ama, vuole che conosca la vita che ti dà, e questo come conferma degli atti suoi in te. Perciò contentati di morire anziché incep-pare quest’atto voluto della mia Volontà fin dal principio della tua esistenza. Com’è bello poter dire: «sono Volontà di Dio, perché Essa ha fatto tutto in me, mi ha creata, mi ha formata e mi porterà nelle sue braccia di luce nelle celesti regioni, come vittoria e trionfo del «Fiat»onnipotente e del [130] suo amore».”
Dopo ciò la mia mente continuava a nuotare nel mare del “Fiat”, ed oh, com’era bello vedere che stava sull’attenti, che come io respiravo, palpitavo, amavo, così investiva il mio respiro per formare il suo respiro divino, il palpito divino! E sul mio piccolo amore formava il suo mare d’amore e si dilettava tanto che con ansia aspettava i miei piccoli atti umani, per formare il suo lavorio divino. Il mio amato Gesù festeggiava il trionfo, il lavoro del “Fiat” nella piccola anima mia, e tutto bontà mi ha detto:
“Figlia del mio Volere, come godo nel vedere che la mia Divina Volontà mette del suo nell’atto della creatura, e siccome l’atto di essa è piccolo, si diletta di sperderlo nel suo atto grande che non ha confini, e come trionfante dice: ho vinto, la vittoria è mia, ed Io in ogni atto di mia Volontà in essa faccio la mia festa.
Ora, tu devi sapere che è tanto il compiacimento del nostro Essere Supremo nel vedere il piccolo atto umano sperduto, immedesimato, [131] come se avesse perduto la vita per dar vita al nostro, che eleviamo quest’atto (che chiamamo atto nostro) nell’altezza del nostro Atto eterno. L’Eternità tutta quanta si fa intorno e circonda quest’atto, e tutto ciò che è stato fatto e si farà nel giro di essa si immedesima con quest’atto, in modo che tutta l’Eternità appartiene a quest’atto. Quest’atto rimane32 nel seno dell’Eterno e forma una festa di più al nostro Essere Supremo, quindi una festa di più a tutto il Cielo e un aiuto, [una] forza e [una] difesa a tutta la terra. Fare la creatura la nostra Volontà, farla vivere in sé, è l’unica soddisfazione che proviamo e il vero contraccambio che riceviamo perché abbiamo creato la Creazione, è la gara d’amore tra il Creatore e la creatu-ra, è il muoverci per dare nuove sorprese di grazie ed essa [le] riceva. Perciò, se la creatura corre nel nostro «Fiat» per dargli libero campo d’azione, nella nostra enfasi d’amore diciamo: la creatura ci paga per tutto ciò che abbiamo fatto. [132] Del resto, non facemmo tutte le cose e la stessa creatura perché facesse in tutto il nostro Volere? Questo fa e questo ci basta, ancorché non facesse più nulla. Se ciò basta a Noi, molto più dovrebbe bastare a loro il fare, il vivere sempre nella nostra Volontà. Con ciò essa è nostra e Noi siamo suoi, e ti pare poco poter dire: «Dio è mio, tutto mio, né mi può sfuggire, perché il suo «Fiat» onnipotente lo tiene avvinto a me»?” 21Fiat!!!10 Gennaio 1937
In tutte le cose create deve correre il piccolo volere umano insieme al Volere Divino,
perché tutto fu fatto per l’uomo e l’uomo deve abbracciare tutto e farlo per Dio.
Nel suo Volere, il piccolo volere umano corre in ogni atto e in ogni pena di Gesù
e la creatura acquista le opere e la vita di Gesù.
Intreccio tra il Voler D. e l’umano. Tenerezza di Gesù per chi vive nel suo Volere
fino a sentirsi felice d’aver pianto e sofferto. Il rifugio delle opere di Dio.
Mi sento sotto le onde eterne del “Fiat” e la mia povera mente corre, corre sempre per essere investita33 e le onde corrono per investirmi, e questo investirci a vicenda forma il più bel riposo d’ambo le [133] parti. Ma mentre correvo, il mio sommo Bene Gesù, soffermandomi, mi ha detto:
“Figlia mia, com’è bella la corsa del mio «Fiat» con la figlia della mia Divina Volontà! Succede un intreccio tra l’uno e l’altra. [In] tutte le cose create in cui corre il mio Volere si vede che il piccolo filo dell’umano volere intreccia tutto, ed il mio «Fiat», intrecciandolo, lo estensibile in tutti gli atti suoi. Pare che non è contento se non vede questo filo dell’umano volere nel cielo, nel sole, in tutto; è una gara che si forma, il Volere Divino vuole investire l’umano e il volere umano si vuole fare investire.”
Ed io, sorpresa, ho detto: “Ma come può essere che l’umano volere, così piccolo, si possa stendere in tutte le cose create ed insieme col «Fiat» abbracci la grande vastità di tutta la Creazione?”
Ed il mio dolce [Gesù] ha soggiunto: “Figlia mia, non ti meravigliare: siccome tutte le cose furono create per la creatura, era giusto, decoroso, che l’anima, la volontà umana, potesse investire ed abbracciare [134] tutto, padroneggiasse tutto e possedesse meraviglie più grandi che non possiede la stessa Creazione, molto più unita con la mia Volontà. Dove non può giungere la creatura? Non può abbracciare la nostra immensità, perché a nessuno è dato di poterla abbracciare, ma tutto ciò che è stato fatto per essa, purché stia nel nostro «Fiat». Le fu dato da Noi il diritto di poter entrare ovunque, di abbracciare tutto e di fare sue le opere nostre. Ed il mio «Fiat» non potrebbe stare, si sentirebbe strappare lo scopo, se non trovasse nelle opere sue l’umano volere e, volendo fare vita insieme, riconosca in esso le opere sue, quanto l’ha amato e come vuole essere amato. Perciò la mia Volontà è tutt’occhi, sta come alla spia per vedere quando la creatura sta per fare un piccolo atto, un atto di amore, un respiro, un palpito, per investirlo con la potenza del suo fiato e dirle: «le mie opere le ho fatto per te e tu devi operare per Me; perciò quello che tu fai è mio, è diritto mio, come diritto tuo sono le opere mie». Queste [135] sono le leggi del vivere nel mio Volere; il «tuo e mio» cessa d’ambo le parti, si forma un solo atto e [si] posseggono gli stessi beni.
Ma ciò non è tutto. Per chi vive nel nostro «Fiat», questo filo del volere umano corre nel mio concepimento, nella mia nascita, nelle mie lacrime infantili, nelle mie pene. Senti una cosa tenerissima: quando questo filo dell’umano volere intreccia il mio ed il mio il suo, investendo tutti gli atti e le pene del tuo Gesù, sento la gioia e lo scopo di essere concepito e nato, mi sento felice di avere pianto per amore suo, anzi le mie lacrime si arre-stano sul mio volto e, vedendo che l’umano volere me le imperla col suo [amore], me le bacia, le adora, le ama, oh, come mi sento felice e vitto-rioso, [per]ché le mie lacrime e pene hanno vinto il volere umano, giacché me lo sento scorrere in tutti gli atti miei e [per]fino nella mia stessa morte! Quindi, come non vi è cosa che non abbiamo fatto per amor suo, così non vi è cosa [in] cui [136] il mio Volere non chiami questo volere umano; per essere più sicuro lo intreccia col suo e con le opere sue, non vi è pericolo che lo lasci dietro, e con un’enfasi d’amore indicibile gli dice: «la mia Volontà è tua, le mie opere sono tue, riconoscile, amale, non ti arrestare, corri, scappa, non ti fare sfuggire nulla; perderesti un diritto in ciò che non conosci e possiedi e mi daresti un dolore, [per]ché nella mia Volontà non troverei la tua, intrecciata nelle opere mie, e mi sentirei strappare lo scopo, tradito nell’amore e come un padre che, mentre ha i figli, non li trova nelle opere sue, nei suoi possedimenti, nella sua abitazione, [perché]se ne stanno lontani e conducono34 una vita povera e indegna di un tal padre. Perciò le ansie, i sospiri, le brame del mio «Fiat» sono incessanti. Muoverebbe cieli e terra, non risparmierebbe nulla, purché la creatura vivesse affiatata con Lui e fosse posseditrice dei suoi stessi beni.
Oltre a ciò, tutto ciò che abbiamo [137] fatto tanto nella Creazione quanto nella Redenzione, tutto sta in atto di darsi all’uomo, pende sul suo capo, ma sta come sospeso, senza potersi dare, perché [l’uomo] non lo conosce, non lo chiama e non lo ama, per chiuderlo nell’anima sua, per ricevere un tanto bene. Ora, chi possiede il nostro Volere, le nostre opere, tutta la mia vita che passai quaggiù, trova il rifugio, lo spazio, la stanza dove poter continuare la mia vita, le mie opere, e l’anima acquista l’atto praticante e converte in natura sua le [mie] opere e la mia vita. Sicché questa creatura è il rifugio della nostra santità [e] del nostro amore e la vita della nostra Volontà. E quando il nostro amore, non potendo conte-nerlo, vuole dare in eccessi, ci rifugiamo in essa e diamo sfogo al nostro amore, e versiamo tali carismi di grazie che i Cieli stupiscono e, treme-bondi, adorano la nostra Volontà Divina operante nella creatura.” 22[138] Fiat!!!24 Gennaio 1937
La Divina Volontà ripete la sua vita e accentra tutta l’opera della Creazione in chi vive
nel suo Volere, negli atti della creatura. Con la Redenzione Gesù ci riacquistò la Divina
Volontà; nei nostri atti vuole racchiudere la sua vita e tutta la Redenzione,
e vuole formare anche la Patria Celeste. A questa nuova Creazione vivente
fatta nella creatura corrisponde il suo nome nuovo: “Fiat mio”.
La D. Volontà, per chi vive in Essa, forma la ripetitrice della sua vita e del suo amore,
e forma e distende in essa tutta la Creazione e tutto ciò che fece Gesù.
Come le darà un nome nuovo chiamandola Fiat mio.
Sono in balìa del “Fiat” Supremo, il quale vuole darmi sempre del suo per tenermi occupata e avere sempre [a] che fare con la povera anima mia, e se scorge qualche piccolo vuoto che non sia Volontà sua, con un’attività ammi-rabile ed inimitabile vede che cosa manca in me di tutti gli atti suoi che ha fatto per amore delle creature, e tutto in festa lo suggella nell’anima mia, dandomi una piccola lezioncina. Io sono rimasta sorpresa, ed il mio sempre amabile Gesù, visitando la sua piccola figlia, mi ha detto:
“Mia buona figlia, non ti meravigliare, l’amore del mio Volere è esube-rante, ma con somma sapienza, [139] perché vuol fare opere degne di Lui per chi vive nel suo Volere, [vuol fare di costoro]le piccole ripetitrici della sua vita, del suo amore, e nascondere in esse la santità e la molteplicità delle sue opere. Vuole continuare la sua opera creatrice, vuole formare, ripetere e stendere tutta la Creazione, e anche [di] più, in chi vive nel suo Volere.
Senti dove giunge il suo amore. Il mio «Fiat» creò la Creazione e in ciascuna cosa creata mise un valore, un amore e un ufficio distinto, da dover produrre un bene distinto alle creature, tanto che il cielo possiede un valore, un amore e un ufficio tutto proprio; il sole, il vento, il mare, ne possiedono un altro e fanno distinti uffici, e così di tutte le cose create.
Ora senti che fa la mia Volontà per chi vive in Essa: tutto ciò che fa è suo, quindi in un atto chiude il valore, l’amore e l’ufficio che fa il cielo, e dà alla creatura l’amore e il valore del cielo; in un altro atto pronunzia il suo «Fiat» e vi chiude il valore [e] l’amore [140] che ebbe nel creare il sole e le fa fare l’ufficio di sole; in un altro vi chiude il valore del vento, il suo amore imperante, e pronunziando il suo «Fiat» le fa fare l’ufficio del vento; in un altro vi chiude il valore del mare, e pronunziando il suo «Fiat» le fa fare l’ufficio del mare e le dà virtù di mormorare sempre «amore, amore, amore». Insomma, non vi è atto che Essa fa [in] cui non si diletti di pro-nunziare il suo «Fiat», e in uno35 chiude il valore dell’aria, in un altro35 il dolce canto degli uccelli, il belato degli agnelli, in un altro35 la bellezza dei fiori, e se gli atti della creatura non giungono a distendere l’opera della Creazione, se ne serve del palpito, del respiro, della rapidità [con]cui circola il sangue nelle sue vene, tutto anima col suo «Fiat» e vi forma la Creazione completa36 . E quando ha completato il tutto, di tutto ciò che ha fatto nella Creazione per amore delle creature, vi stende il suo dominio e con la sua forza creatrice conserva tutto, [141] mantiene l’ordine della nuova Creazione che ha formato negli atti della creatura e si sente tal-mente amata e glorificata, perché non trova la Creazione senza ragione, senza volontà e senza vita, ma trova la forza di una ragione, di una volontà e [di una] vita che volontariamente ha subito la potenza del suo «Fiat» negli atti suoi, la sua virtù creatrice, la sua stessa vita divina, il suo amore imperante ed instancabile; in una parola, le ha fatto fare di sé, [per]fino del suo respiro e dei suoi atti, ciò che voleva.
Figlia mia benedetta, continua ad ascoltarmi; fammi sfogare il mio amore, non posso più contenerlo. Voglio dirti dove giunge il mio amore e dove può giungere e [cosa] può fare a chi vive nel mio «Fiat». Credi tu che il mio Volere si sia contentato, abbia detto «basta» perché ha racchiuso il valore, l’amore e i diversi uffici di tutta la Creazione nella creatura che vive come affiatata con Esso, di una sola Volontà? No, no. Tu devi sapere che Io venni sulla terra [142] e nella foga del mio amore esibii la mia vita, le mie pene e la mia stessa morte per ricomprare a pro37 delle creature la mia Volontà Divina, che con tanta ingratitudine avevano respinto e quindi perduto. Sicché la mia vita servì come sborso del prezzo che ci voleva per riacquistarla e darla in possesso dei figli miei 38 . Perciò ci voleva un Dio, per poter avere prezzo sufficiente per poter comprare una Volontà Divina. Vedi dunque come è certo che verrà il regno del mio Volere, perché la compra fu fatta da Me.
Ora la mia Volontà, dopo aver formato l’ordine della Creazione, con tutta la sontuosità e sublimità della sua opera creatrice, come la creatura va ripetendo i suoi atti, in un atto pronunzia il suo «Fiat», vi forma la mia vita e racchiude il suo valore, in un altro atto pronunzia il suo «Fiat» e chiude nelle sue pene il valore delle mie pene, pronunzia il suo «Fiat» sul-le sue lacrime e vi mette il valore delle mie, segue il suo [143] «Fiat» nelle sue opere, nei suoi passi, nel suo palpito e vi racchiude il valore delle mie opere, dei miei passi e del mio amore. Non vi sono preghiere e atti anche naturali che fa, [in] cui non racchiuda il valore degli atti miei. Sicché [in]chi vive nella mia Volontà mi sento ripetere la mia vita e raddoppia[re] il prezzo per comprare la mia Divina Volontà a pro37 delle umane genera-zioni. Si può dire che c’è una gara tra me e lui, a chi più vuol dare, per fare che la mia Volontà sia posseduta di nuovo dall’umana famiglia.
Ma non è tutto ancora; se non fa opere compiute non si contenta. Al valore della Creazione e Redenzione che ha chiuso nell’anima, con un amore incredibile vi aggiunge [e] vi chiude la Patria Celeste e fa risuonare la sua gloria, le sue gioie, le beatitudini eterne, come suggello e conferma dell’opera creatrice e redentrice che ha formato in essa. Dopo ciò, per essere più sicura, vi crea il suo palpito, il suo respiro, fa circolare più che sangue la sua [144] vita, la sua luce, e come trionfante le dà un nome nuovo, chiamandola «Fiat mio». Questo nome è il nome più bello, che farà sorridere tutto il Cielo e tremare tutto l’inferno, nome che non posso dare se non a chi vive nel mio Volere e mi ha fatto fare in lui ciò che voglio. Figlia mia, che cosa non può fare e dare il mio «Fiat» onnipotente? Giunge a tanto che dà i suoi diritti sulla sua stessa potenza, sul suo amore, sulla sua giustizia, incorpora in sé la volontà della creatura e le dice: sii attenta, non voglio altro da te, [se non] ché faccia ciò che faccio Io, perciò è necessario che tu stia sempre insieme con Me ed Io con te.” 23[145] Fiat!!!10 Febbraio 1937
Il supremo anelito di Gesù e della sua Madre, che Lei Gli chiede con preghiera ardente,
è che il “Fiat” Divino scenda nei cuori e formi il suo Regno. Esso è stato affidato
alla Vergine e Lei mette la sua vita, il suo amore, le sue virtù e i suoi dolori
a disposizione dei suoi figli, perché vivano in Esso. Il Regno del Voler D. sarà il regno della Regina del Cielo. I suoi desideri ardenti e le sue preghiere
incessanti; assalti d’amore che dà alla Divinità per ottenerlo. Come metterà la sua vita
a disposizione delle creature, per dar loro la grazia di farle vivere di Volontà D.
Mi sentivo tutta immersa nel Volere Divino; mi pareva che Cieli e terra sospirassero, pregassero che venga il suo regno sulla terra, affinché una sia la Volontà di tutti e vi regni come in Cielo così in terra. A questo si univa la Regina del Cielo, che coi suoi sospiri ardenti investiva tutto, muoveva, univa tutto a sé, angeli, santi e tutta la Creazione, per chiedere coi suoi stessi sospiri e con la stessa Volontà Divina che Lei possiede, che quel “Fiat” scenda nei cuori e vi formi la sua vita. Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù, facendosi vedere tutto amore, sospirava forte, il cuore gli batteva tanto, come se volesse scoppiare, [146] e mi ha detto:
“Figlia del mio Volere, ascoltami; il mio amore sta per sommergermi, non posso più contenerlo. A qualunque costo, ancorché dovessi travolgere Cielo e terra, voglio che venga a regnare la mia Volontà sulla terra. A questo si unisce la mia Mamma Celeste, la quale, senza mai cessare, mi dice, mi ripete: «Figlio, fa’ presto, non più indugiare, usa i tuoi strata-gemmi d’amore, agisci da quel Dio potente che sei39 , fa’ che il tuo Volere investa tutti e con la sua potenza e maestà, unito ad un amore [a] cui nessuno potrà resistere, prenda possesso di tutti e vi regni come in Cielo così in terra». E questo me lo dice con tali sospiri ardenti, con palpiti infocati, coi suoi stratagemmi d’amore di Madre che non posso resistere, fino a soggiungermi: «Figlio mio, Figlio del mio Cuore, mi hai fatta Regina e Madre, ed il mio popolo e i miei figli dove sono? Se fossi capace d’infelicità sarei la Regina e la Madre più infelice, perché posseggo il mio regno e non ho il mio popolo che viva della stessa Volontà della sua [147] Regina, e se non ho i miei figli a cui posso affidare la grande eredità della loro Madre, dove troverò la gioia, la felicità della mia Maternità? Perciò fa’ che regni il «Fiat» Divino, e allora la Mamma tua sarà felice e avrò il popolo e i figli miei che vivranno insieme con me, con la stessa Volontà della loro Madre».
Credi tu che [a] questo parlare della Madre mia, che mi fa risuonare continuamente all’orecchio e che dolcemente investe il mio Cuore, che sono frecce e ferite d’amore continuo, Io posso restare indifferente? Non posso e neppure lo voglio. Molto più che Lei mai mi ha negato nulla, quindi mi manca la forza di negarmi a Lei; il mio Cuore Divino mi spinge a contentarla. Tu unisciti a noi e sospira e prega che la mia Volontà sia conosciuta e venga a regnare sulla terra. E per confermarti maggiormente ciò, voglio farti sentire la dolce Mamma mia.”
In questo mentre me la son sentita vicina, che nascondendomi sotto il suo manto azzurro e prendendomi nel suo grembo materno, [148] con un amore che non so dire, mi ha detto:
“Figlia del mio materno Cuore, il regno della Divina Volontà sarà regno mio; a me la Trinità Sacrosanta lo ha affidato. Come mi affidò il Verbo Eterno quando scese dal Cielo in terra, così mi [af]fidò il suo ed il mio regno. Perciò i miei sospiri sono ardenti, le mie preghiere incessanti. Non faccio altro che assalire la Trinità SS.ma col mio amore, coi diritti di Regina e di Madre che mi diede, affinché ciò che mi affidò venga alla luce, formi la sua vita, affinché il mio regno trionfi sulla faccia della terra. Tu devi sapere che è tanto il mio desiderio che mi brucia, che mi sento come se non avessi gloria –mentre ne ho tanta che Cieli e terra sono riempiti–, se non vedo formato il regno della Divina Volontà in mezzo ai figli miei, perché ognuno di questi figli che vivranno in esso mi darà tanta gloria, da raddoppiarmi la gloria che posseggo. Perciò, vedendomi priva, mi sento come se non avessi gloria di Regina e amore [149] di Madre dai figli miei; perciò nel mio Cuore li chiamo sempre e vado ripetendo: «figli miei, figli miei, venite alla Mamma vostra, amatemi da Madre come io vi amo da figli. Se non vivete di quella stessa Volontà [di] cui io vissi non potete darmi l’amore di veri figli, né potete conoscere dove giunge il mio amore per voi».
Tu devi sapere che è tanto il mio amore e le mie ansie ardenti di volere che questo regno esista sulla terra, che scendo dal Cielo [e] giro per le anime, per vedere chi sta più disposta a vivere di Volere Divino, faccio loro la spia e, quando le vedo disposte, entro nei loro cuori e formo la mia vita in essi, come preparazione, onore e decoro di quel «Fiat» che pren-derà possesso e formerà la sua vita in loro. Perciò io sarò inseparabile da loro; metterò la mia vita, il mio amore, le mie virtù, i miei dolori, a loro disposizione, come muro di fortezza insormontabile, affinché possano trovare nella loro Madre ciò che ci vuole per vivere in questo regno sì [150] santo. E allora la mia festa sarà completa, il mio amore si riposerà nei figli miei, la mia Maternità troverà chi mi ama da figlio, e darò grazie sor-prendenti e metterò tutto in festa, Cielo e terra, farò da Regina largheg-giando con grazie inaudite. Perciò, figlia mia, starai unita con la tua Mamma, affinché preghi e sospiri con me il regno della Divina Volontà.”24Fiat!!!26 Febbraio 1937
Ogni atto che la creatura fa nella Divina Volontà stando in terra
è una nuova armonia e felicità che dà al suo Creatore, atto che coinvolge tutti e tutto;
è fondersi, insediarsi a vicenda Dio nella creatura e la creatura in Dio.
Che cosa è un atto in più che fa la creatura nella mia Volontà. E’ l’armonia, la musica,
è il travolgere Cieli e terra, è l’insediamento che essa forma in Dio e Dio in essa.
La piccola e povera anima mia me la sento circondata di Volontà Divina, dentro e fuori di me, a destra e a sinistra, scorre fin sotto i miei piedi, dovunque corre per dirmi: “Sono Io che formo la tua vita, che ti riscaldo col mio calore, che formo il tuo moto, il tuo respiro;[151] riconosci che la tua vita è animata dalla mia ed Io farò cose degne di Me in te”.
Ma mentre la mia mente si perdeva nel “Fiat”, il mio dolce Gesù, facendomi la sua breve visitina, come se sentisse il bisogno d’amore di parlarmi del suo Volere, mi ha detto: “Mia piccola figlia del mio Volere, il mio amore repres-so in Me sente il bisogno di sfogarsi, altrimenti mi dà tali deliri che mi sento soffocare dalle mie stesse fiamme. Perciò il mio parlare è uno sfogo d’amore, è un sollievo al mio Cuore, e per ristorarmi vado trovando chi vuole ascoltarmi. Ora senti dove giunge il mio amore ed il gran prodigio della vita operante della mia Volontà nella creatura.
Un atto in più che la creatura fa nella mia Volontà è un’armonia di più che getta tra il Cielo e la terra, è una nuova musica celeste che forma al suo Creatore, la quale gli [è] tanto gradita; molto più che gli viene dalla terra, perché le cose del Cielo sono tutte nostre. Nessuno può dire nella Patria [152] Celeste che dà a Noi, ma siamo Noi che diamo a loro, che felicitiamo e beatifichiamo tutti; invece l’anima dalla terra può dire «do al mio Creatore», e Noi, sentendoci rapiti, diamo di nuovo la nostra Volontà come vita operante in essa, affinché ci formi altre nuove e più belle musi-che. Com’è bello sentire il nostro Cielo in terra, sentire le nuove musiche celesti, che si sprigionano dall’anima viatrice. Tutto il Cielo fa nuova festa e sentiamo che anche la terra è nostra e l’amiamo di più. Ogni atto in più che si fa nella mia Volontà Divina è un travolgere in esso Cieli e terra, perché tutti, angeli, santi, corrono in quell’atto, anche la stessa Creazione, per prendere il loro posto d’onore nell’atto operante della mia Volontà; nessuno vuole restare fuori dell’atto del mio «Fiat» Divino.
Succede il vero accentramento di tutto e di tutti, né la mia Volontà potrebbe fare a meno di mettere da parte40 nel suo atto tutti quelli dove Essa regna. La mia Volontà, quando [153] opera, vuole chiudere tutto e dare tutto, perché Essa non sa fare atti incompleti, ma compiuti e con la pienezza di tutti i beni. Ma chi può dirti, figlia mia, che cosa succede in quel travolgere Cielo e terra, in quell’atto operante del mio Volere nella creatura? [In] quel muoversi di tutti, [in] quel volere ciascuno il suo posto in quell’atto succedono tali meraviglie, tali prodigi inauditi, tali scene commoventi, che i Cieli stupiscono e restano estasiati innanzi alla potenza operante della mia Volontà, ma dove? Nella piccola cerchia della creatu-ra, e restano con l’ansia di essere travolti di nuovo nell’atto operante della mia Volontà in essa. Oh, come lo sospirano! Si sentono più abbelliti e provano la bella felicità dell’atto conquistante della mia Volontà nella creatura, ciò che manca loro in Cielo, perché là non ci sono conquiste, né possono acquistarle; ciò che hanno fatto in terra mette loro un «basta» e non [di] più.
Ma non è tutto ancora. Un atto in più che si fa nella mia [154] Volontà è un incorporarsi Dio nella creatura e la creatura in Dio, è un insediarsi a vicenda e la vita dell’uno scorre nell’altro quasi come sangue nelle vene, è la fusione del palpito umano nel palpito eterno. [La creatura] sente in sé come vita l’amore, la santità, la vita del suo Creatore, e l’Eterno sente scorrere in sé il piccolo amore della creatura, che vivendo in Lui, forma un solo amore ed una sola volontà. Ogni respiro, palpito e moto, sono ferite, frecce, dardi d’amore che dà a Colui che l’ha creata. Ed oh, come resta stupito tutto il Cielo, [per]ché guardano Dio e trovano la creatura fusa in Lui, che ama col suo amore e con amore conquistante, guardano la crea-tura in terra e trovano il loro Creatore, che mentre ha il suo trono in essa, fa vita insieme con lei. Questi sono gli eccessi più grandi del nostro amore verso chi tanto amiamo, quando troviamo la creatura che si presta e nulla ci nega. Noi non guardiamo alla sua piccolezza, ma guardiamo [155] piuttosto a ciò che sappiamo e possiamo fare Noi, che possiamo far tutto; e facendo sfoggio del nostro amore e di tutto il nostro Essere Divino, in-vestiamo la creatura e ci facciamo investire, e facciamo cose grandi degne di Noi, ma con tale magnanimità, che tutti restano sorpresi e stupiti. Basta dirti che [ad] ogni atto in più che si fa nella mia Volontà, come se avessimo bisogno della creatura, diamo tanto che accresciamo maggiori vincoli d’unione [e] d’amore d’ambo le parti e giungiamo a dare ad essa nuovi diritti sul nostro Essere Divino, e [a] Noi su di essa. È tanto grande quest’atto operante del nostro «Fiat» in essa, che non bastano i secoli a dire ciò che succede in Esso; né gli angeli, né i santi, possono dire tutto il bene che contiene. Solo il tuo Gesù può dirti tutto il bene che si forma in quest’atto, perché, essendo Io l’operatore, so dire ciò che faccio e il grande valore che vi metto. Perciò sii attenta; contento, amore, [156] gloria maggiore non puoi darmi che prestarmi i tuoi più piccoli atti, il tuo piccolo amore, per far scendere la mia Volontà in essi, per far operare la mia Volontà. È tanto il suo amore, che sente il bisogno di avere il suo campo d’azione nei piccoli atti della creatura.” 25Fiat!!!6 Marzo 1937
Dio vuole formare la vita del suo “Fiat” nella piccolezza della creatura,
e tutto ciò che ha creato, avendo in sé la D. Volontà, è fatto a questo scopo;
così pure in ogni atto della creatura Dio mette Se stesso a sua disposizione,
e ogni situazione che la sua Provvidenza dispone ha lo stesso fine.
La Creazione, primo mezzo di aiuto per formare la vita della D. Volontà in noi;
secondo, Dio direttamente; terzo, le circostanze della vita.
Continuavo a nuotare nel mare immenso del Volere Divino e pensavo tra me: ma come può la creatura formare questa vita del “Fiat” in sé? Io mi sento così piccina che mi pare impossibile. Forse vivere dentro di Essa è più facile, perché trovo tanto spazio che non posso vedere dove giungono i confini, ma chiuderla dentro di me, sento [157] che mi manca lo spazio per fare ciò.
Ed il mio sempre amabile Gesù con la sua solita bontà mi ha detto: “Figlia mia, tu devi sapere che la nostra potenza è tanta che prendiamo diletto nel formare la nostra vita nella piccolezza della creatura, purché non sia ingombrata da altre cose che a Noi non appartengono, anzi molte volte operiamo sul puro nulla le cose più grandi, e siccome è volontà nostra che la creatura formi e possieda nell’anima sua questa vita del nostro Volere, tutto ciò che abbiamo creato e che esiste in Cielo e in terra, tutte[le cose]hanno il mandato da Noi di dover aiutare e servire alla creatura, come mezzi per formare e [far] crescere questa vita in essa. Sicché la prima che si presta a comunicare e a far sentire la potenza, l’amore della nostra Volontà è tutta la Creazione. Essa ha la virtù data da Noi, che mentre [fa] crescere, alimenta, aiuta e sostiene la vita naturale, così penetrando nell’interno dell’anima attraverso [158] gli atti umani, penetra nell’anima e fa doppio ufficio41 , e se trova la piccola vita della mia Volontà, la mia stessa Volontà che si trova nelle cose create bacia la mia stessa Volontà che si trova in essa, la plasma, le soffia, allarga la capacità e, trovando il suo piccolo paradiso, si riposa e somministra gli aiuti [e] i mezzi che contiene quella cosa creata, per fare che nulla le manchi per far crescere e mantenere la vita della mia Volontà nella creatura.
Onde il cielo sta sempre esteso sul suo capo per farle la guardia, [affin]ché nulla entri che non sia Volontà di Dio. Il sole si avvicina di più e, sfoggiando [di] più in amore, fa sentire il suo calore, le riempie gli occhi di luce, le investe le mani, i passi, e addentrandosi nell’anima la riempie del-l’amore, della luce, della fecondità di cui è riempito dalla mia Volontà, e lascia il deposito del suo calore, della sua luce, affinché non viva che d’amore e di luce, cose che appartengono alla mia [159] Volontà; e questo sole, facendo il suo corso, forma le belle fioriture, la varietà dei colori e tutto il resto, per amore di chi possiede la mia Volontà. Si può dire che ogniqualvolta il sole investe la creatura, la mia Volontà la visita per vedere se vuole qualcosa, se non le manca nulla, per far crescere la sua vita in essa. Che cosa non ho fatto e non farei per avere l’intento di formare questa vita del mio «Fiat» nella creatura? Perciò l’aria, mentre serve per dare il respiro al corpo, serve anche a dare il respiro della mia Volontà all’anima. Il vento, mentre serve a purificare l’aria alla natura, serve a dare le carezze, i baci, l’impero della mia Volontà alla mia vita che [la creatura] possiede. Sicché non vi è cosa creata, che sprigionando dal suo interno42 il mio Volere, [non] corra dentro l’interno dell’anima, per aiuto [e] difesa e per farla crescere come Io la voglio. Ma ciò non è [160] tutto. La mia Volontà nelle cose create va velata per formare questa sua vita in loro, ma quanti non la ricevono e resta nei suoi veli repressa, senza poter dare i beni che possiede!
Ora vi è il secondo modo, più splendido [e] più sfoggiante amore. È tanto l’amore che ci brucia, il [nostro] desiderio di volere che la creatura possieda la nostra Volontà come vita, che ogni atto, pensiero, parola, palpito, opera e passo che fa è una emanazione divina che le facciamo. Il nostro Essere Divino corre in ciascun atto suo per darle del nostro, lo circondiamo, lo vivifichiamo per farlo rinascere nella nostra Volontà; possiamo dire [che] mettiamo Noi stessi a [sua] disposizione per formare questa vita. Ma sai perché tanto nostro interesse? Perché vogliamo che la nostra Volontà formi la bella generazione della Volontà Divina nella volontà della creatura e allora avremo tante vite nostre che ci amano, che ci glorificano. Come sarà bella la creazione! Tutto [161] sarà nostro, dovunque troveremo il nostro trono, la nostra vita palpitante.
Ora, c’è il terzo modo: le circostanze della vita, le occasioni, l’ordine della mia provvidenza intorno a ciascuno, le mortificazioni, i dolori: sono tutti mezzi per far crescere e sviluppare in modo mirabile questa vita della mia Volontà in loro, quindi non vi è cosa in cui Essa non prepari il suo primo atto di vita da dare alle creature. Oh, se tutti facessero attenzione, come si sentirebbero felici, sicuri, sotto la pioggia di un Volere sì santo, che li ama tanto che giunge all’eccesso di voler formare la sua vita nella povera creatura!” 26[162] Fiat!!!14 Marzo 1937
In ogni atto fatto nella Divina Volontà c’è un suo parto divino, una sua vita,
è un figlio del suo Regno. Nei piccoli atti umani Dio vuole formare
non solo le sue opere, ma moltiplicare la sua Vita.
La Volontà D. è vita e come vita forma la generazione della sua vita negli atti
della creatura che vivrà in Essa e vi forma la lunga generazione dei figli del suo Fiat D.
Il Volere Divino non mi lascia mai. Mi sembra che per maggiormente con-fermarmi e farmi sospirare di vivere in Esso, non solo io, ma tutti quelli che vorranno vivere, vuol dire cose nuove e che significa un atto in più che si può fare nella sua SS.ma Volontà. Ed il mio dolce [Gesù], che fa da portavoce ad un Volere così santo, visitando la piccola anima mia, mi ha detto:
“Figlia mia benedetta, voglio dirti ancora quale bene racchiude un atto in più che la creatura può fare nel mio Volere. La mia Volontà è vita e non sa operare, né far nulla, se non genera vita, né può farne a meno. Ora, [in] ogni atto in più che si fa in Essa viene racchiuso l’atto generativo che possiede. La creatura, col fare il suo [163] atto, le presta il velo dove formare e nascondere questo parto divino. Come viene compiuto l’atto, così la mia Volontà gira per il mondo intero per trovare le anime più disposte, depone il suo parto generato e vi forma un suo figlio del regno del suo «Fiat». Vedi dunque che cosa è un atto in più: formare un figlio in più nel mio regno, sicché quanti più atti si fanno in Essa, tanto più sarà popolato il regno del mio Volere. Figlia mia, è un delirio del nostro Essere Supremo che abbiamo: vogliamo che la creatura viva nel nostro Volere, useremo tutte le astuzie d’amore per ottenere lo scopo. Com’è bello vede-re che i nostri primi figli del «Fiat» serviranno a formare coi loro atti la nuova generazione della vita della nostra Volontà nella creatura! Il nostro amore è tanto che prendiamo occasione dell’atto di essi per dare questo gran bene che racchiude Cielo e terra.”
Mentre ciò diceva, il mio dolce Gesù faceva vedere che aveva nel suo Cuore Divino tutti gli atti fatti nel [164] suo Volere, compresi anche quelli della Mamma Celeste, che erano molti, e in ciascun atto [era] generata la vita della Divina Volontà. Come se non li potesse più contenere, moveva il passo per girare per tutte le generazioni, e dove trovava qualche anima più disposta si avvicinava, la abbracciava, le parlava all’orecchio, le fiatava, come se volesse rinnovare la nuova creazione, e poi, come in festa, deponeva insieme con l’atto la vita del suo Volere. Non voleva disgiungere l’atto dalla vita di Esso, perché essendo atto primario dove aveva generato la sua vita, non voleva distaccarlo, volendo [che] servisse come custodia della sua stessa vita.
Io, nel veder ciò, sono rimasta meravigliata ed impensierita e ho detto tra me: possibile tutto questo? Mi sembra che dia dell’incredibile.
E il mio dolce Gesù ha ripreso il suo dire: “Figlia, perché ti meravigli? Forse la mia Volontà non può fare ciò che vuole? Basta volerlo e tutto è fatto. E poi, se lo fa il sole, che si può chiamare l’ombra del mio «Fiat», [che] come trova il fiore, le piante, col tocco [165] della sua luce genera il colore, il profumo, matura le piante e genera la dolcezza nei frutti e tanti colori e tanta diversità di dolcezza per quanti fiori e frutti tocca con la sua luce e riscalda col suo calore –ma se non trova fiori, né frutti, né investe nulla con la sua luce e col suo calore, nulla dà, ritiene in sé tutti i beni che possiede–, [più lo fa] la mia Volontà. Più che sole, come trova la creatura che la vuole [e] la chiama nell’atto suo, scende nel basso dell’atto umano, lo investe, lo riscalda, lo trasforma, e siccome possiede la vita, genera vita e vi forma un portento divino. È come [il] sole: se non trova chi vuole vivere nel mio Volere e fare i suoi atti alle tante mie vite divine che potrei dare, [le mie vite] restano in Essa, aspettando con pazienza invitta e divina chi fa generare la mia vita negli atti suoi.
La mia Volontà sta come una madre tenera che sente in sé la lunga generazione delle sue vite, che vuole dare43 alla luce, per formare la lunga generazione dei [166] suoi figli che devono formare il regno suo, e perciò va trovando chi le presta gli atti suoi; ma sai perché va trovando gli atti della creatura? Dovendo scendere nel basso degli atti umani, per formare la sua vita, vuole farsi via per mezzo di essi per dare la sua stessa vita alle creature, molto più che la vita non si può formare al di fuori delle persone, ma sempre dentro, altrimenti mancherebbero le cose necessarie, gli umori vitali, per formare una vita. Così la mia Volontà non può formare la sua vita dal Cielo, né fuori della creatura, ma deve scen-dere dentro di essa, e la volontà umana deve cedere il posto alla Divina, dev’essere concorrente, perché non vogliamo cose forzate. E quando la abbiamo trovata, chi può dirti ciò che facciamo, le grazie che versiamo, il bene che le vogliamo? Non si tratta di opere, ma [di] vita nostra che dobbiamo crescere, quindi non risparmiamo nulla, e si saprà solo in Cielo ciò che abbiamo fatto. Perciò sii attenta e vivi sempre sotto la pioggia [167] del mio Volere; così, investendo tutti gli atti tuoi, [Esso] li animi con la sua vita e così mi darai tanti figli per quanti atti farai.” 44 27Fiat!!!18 Marzo 1937
Tutte le opere di Dio, la Creazione, la Redenzione, la vita di Gesù e della sua Mamma,
tutti gli atti buoni delle creature, sono respiro di Dio, che rende padrone di tutto
chi vive nella sua Volontà.
La D. Volontà fa dono di tutte le sue opere a chi vive in Essa.
Il respiro di Dio nelle sue opere ed in tutte le opere sante delle creature.
La D. Volontà si fa supplitrice di ciò che manca alla creatura.
Stavo facendo il mio giro nel “Fiat” Divino, per seguire per quanto mi è possibile i suoi atti divini, cioè la Creazione e tutti gli atti santi delle creature, non esclusi quelli della mia Madre Celeste, né quelli del mio caro Gesù; ma il gran che era che come io li rintracciavo si facevano miei, il Volere Divino me li do-nava, ed io, come se avessi diritto su tutto, li offrivo al mio Creatore come l’omaggio più bello, l’amore più intenso, l’adorazione più profonda a Colui che mi ha creata. Io mi [168] sono sentita investita dal sole, dal cielo con tutte le stelle, dal vento, da tutto; tutto era mio, perché tutto era della Divina Volontà.
Io sono rimasta meravigliata, ed il mio dolce Gesù, ripetendo la sua breve visitina, mi ha detto: “Figlia mia benedetta, perché ti meravigli? Tu devi sapere che tutto ciò che è santo e buono appartiene al mio «Fiat», il quale tutto vuol dare a chi vive insieme con Lui. Succede uno scambio d’ambo le parti: la creatura non vuole tenere nulla per sé, tutto vuole dare, ed il mio Volere vuole dare tutto ad essa, anche se stesso.
Molto più che la Creazione, la Redenzione, la Regina del Cielo, tutti gli atti buoni e santi, non sono altro che respiro di Dio. Dio respirò e disse «Fiat» e creò tutta la Creazione, respirò e chiamò la Vergine SS.ma alla vita, respirò e fece scendere il Verbo Eterno sulla terra, respira e dà vita alle opere buone di tutte le creature. Ora, chi vive nella mia [Volontà] non fa altro che rintracciare tutte le opere sue per trovare il suo respiro divino, per riportarle a Dio come frutti e potenza [169] del respiro del suo Crea-tore. Oh, come si sente glorificato, amato, perché trova nelle opere [a Lui] offerte dalla creatura il suo respiro, la sua stessa vita, e quante volte [essa] gira nelle opere sue tante volte si sente ridare la sua vita, la sua gloria, il suo amore, ed oh, come aspetta questi presenti, perché si sente ridare ciò che ha dato, si sente riamare nelle opere sue come Lui ha amato; sente il suo amore, la sua potenza riconosciuta, ed è tanto il compiacimento divino che versa torrenti d’amore e di grazie verso chi ha conosciuto le sue opere ed il suo amore. Ecco perché, figlia mia, la mia Volontà, come la creatura vive insieme con Essa, con un amore senza pari fa dono di tutto ciò che possiede, la rende padrona di tutto, perché se una cosa non è propria, non si ha il diritto di poterla dare agli altri. Perciò il mio Volere, facendole dono di tutto, le dà largo campo di poter dare al suo Creatore e di ricevere duplicato il suo contraccambio. Ma allora le viene fatto questo [170] dono, quando riconosce le nostre opere, le apprez-za, le ama. L’amore le dà il diritto di fare suo ciò che appartiene al mio Volere Eterno. Se il mio Volere non potesse far dono alla creatura di tutto ciò che è suo, si sentirebbe inceppato nell’amore, separato nelle sue ope-re, perché non potrebbe dire «ciò che è mio è tuo, ciò che faccio Io [lo] fai tu». Questo non lo sopporterebbe la mia Volontà, direbbe: «vivere insie-me, formare la stessa vita e non poterle dare tutto, questo è impossibile al mio amore, sarebbe come se non mi potessi fidare di lei»; no, no, tutto voglio dare a chi vive nella mia Volontà.
Tu devi sapere che è tanto l’amore del mio «Fiat» verso chi vive in Esso, che se la creatura, non per volontà, ma per debolezza ed impotenza non segue tutti gli atti del mio Volere, oppure per necessità di sofferenze o di altro, non [fa] scorrere la sua vita in Esso, è tanto il suo amore che fa ciò che dovrebbe fare la creatura, la supplisce in tutto, richiama la sua [171] attitudine, l’ordine suo, il suo amore, affinché l’anima si scuota e riprenda la sua vita insieme, e questo per fare che la vita umana non resti divisa, né separata dalla sua. Se ciò non facesse, resterebbe il vuoto divino, ma il suo amore non lo tollera e fa da supplente a ciò che manca alla creatura, perché vuole che la sua vita divina non deva mai mancare in essa, ma sia continua. Si può dare amore più grande? [Tanto] che giunge a dire: coraggio, non temere, vieni con tutta fiducia a vivere con Me, fidati di Me, e se tu avessi a mancare di scorrere sempre nel mio «Fiat», Io ti compatirò e prenderò Io la parte operante che tu non puoi fare, e ti supplirò in tutto. Il regno del mio Volere è regno d’amore, di fiducia, d’accordo d’ambo le parti.” 28[172] Fiat!!!22 Marzo 1937
Dio, amandoci con amore infinito ed incessante, sente il bisogno di essere riamato.
Il suo Volere fa tutto perché ama e vuole trovare la risposta d’amore della creatura
in tutti i cuori e in ogni cosa. L’anima turbata e oppressa non è in grado di seguire
le opere della Divina Volontà e di vivere in Essa.
Bisogno d’amore che sente il Fiat D. d’essere riamato. Come chi vive in Esso gli dà tanto amore, da farlo amare in tutti i cuori ed in tutta la Creazione per essere contraccambiati dell’amore di tutti.
Come l’anima senza il Fiat è come la terra senza acqua. Mali del turbamento.
Il mio volo nel Volere Divino continua. Mi sembra che non fa altro che versare amore sulle creature, le quali, vedendosi così intensamente amate [e] non potendo contenere questo amore [co]sì grande, sentono il bisogno di amare Colui che tanto le ama. Si può dire che l’amore divino è tanto, che scuote, [che] muove in modo irresistibile a farsi amare. Le frecce d’amore che Lui manda per ferire le creature servono a loro per frecciare Colui che le ha frecciate.
Ora, mentre mi trovavo sotto questo abisso d’amore, il mio caro Gesù, la dolce mia Vita, sorprendendomi, mi ha detto: “Figlia della mia Volontà, tu devi sapere che il nostro amore è tanto, che se nel nostro Essere [173] Divino potesse entrare l’infelicità, l’irrequietezza, ciò che non può essere, l’Essere Divino si renderebbe l’essere più infelice ed irrequieto. Siccome Noi amiamo con amore infinito ed incessante, [tanto] che possiamo affo-gare tutto e tutti del nostro amore, quindi sentiamo il bisogno di essere riamati; macché, invano aspettiamo, e il nostro amore geme, va in delirio e invece di arrestarsi corre di più. Ma sai dove va a scaricarsi e, soffer-mandosi, [a] riposare un pochino, per prendere subito il suo volo per ver-sare il suo amore continuo? Nelle anime che vivono nella mia Volontà, perché esse sono già affogate nel mio amore, sentono i miei gemiti, il mio bisogno di essere riamato, e subito mi ricambiano nell’amore. E come Noi sentiamo il bisogno di essere riamati, così loro sentono la necessità, il bisogno di essere amate da Colui che tanto le ama.
Ora, figlia mia, il nostro Volere circola come sangue in tutti i cuori delle creature, in tutta la Creazione. Non vi è punto dove non si trovi, la sua sede è estensibile [174] dappertutto, e col suo amore potente e creante, come in un solo fiato, conserva e dà vita a tutto e a tutti, e in ogni cosa svolge la sua vita d’amore. Sicché perché crea? Perché ama. Perché conserva e circola in tutti? Perché ama. Ora vogliamo sentire che chi vive nel nostro Volere ci ama in tutti i cuori. Com’è bella la nota d’amore della creatura in ciascun cuore, che se questi non ci amano, sta chi ci ama. Nei passati e nei futuri vogliamo sentire che ci ama. Nel cielo, nel sole, nel vento, nel mare, in tutto, vogliamo la sua nota d’amore. Molto più che il nostro Volere la trasporta dovunque; vivendo in Esso il primo dono che le fa è l’amore, ma ne dà tanto da poter ricevere il ricambio dell’amore di tutti e di tutto.
È tanto il delirio d’amore del nostro «Fiat» Divino, che trasporta questa nota d’amore della creatura fin nell’Empireo e dice a tutti i beati: sentite com’è bella la nota dell’amore che vive in terra nella mia Volontà; e fa risuonare questa nota amorosa nei santi, [175] negli angeli, nella Vergine, nella Trinità sacrosanta, in modo che tutti sentono la doppia gloria e festeggiano la Divina Volontà operante nella creatura, e insieme festeg-giano la creatura che l’ha fatta operare, sicché essa sta sulla terra e viene festeggiata nel Cielo. La mia Divina Volontà non tollererebbe che chi vive in Essa non le desse il ricambio dell’amore di tutto e di tutti. Il mio «Fiat»Divino trova nell’amore della creatura tutto ciò che vuole, trova la vita di essa come sua, trova la gloria che gli deve, trova l’apprezzamento, la stima che gli è dovuta, trova la vera fiducia filiale per poter darle tutto. Sicché l’amore è generativo, [per]ché genera tutti i beni divini. Perciò, figlia mia, sii attenta, ama, ama nella mia Volontà e troverai tanto amore, che potrai amare tutti e amare per tutti Colui che tanto ti ama.”
Dopo ciò, per le misere circostanze della mia vita che non è necessario dire sulla carta, [è] meglio che si sappiano in Cielo, mi sentivo [176] oppressa, infa-stidita e quasi turbata, senza la mia solita pace e [il mio] pieno abbandono nel “Fiat” Divino. Ed il mio dolce Gesù, sorprendendomi, mi ha detto:
“Figlia mia, che fai? Non sai tu che l’anima senza la pienezza della mia Volontà e il pieno abbandono in Essa è come la terra senza acqua, come le piante senza sole, come il corpo senza l’anima? E la povera creatura, come terra senza acqua, che non è capace di produrre un filo di erba, così muore di sete ed è incapace di fare un piccolo bene, arde di sete e non vi è chi la disseti, e mancandole il Sole del mio «Fiat» morirà nelle tenebre, le quali le offuscheranno gli occhi e non potrà guardare il bene per co-noscerlo [e] per farlo, e le mancherà il calore per maturare lo stesso bene. E poi senza la mia Volontà si sentirà senza vita divina, e come il corpo senza l’anima imputridisce e quindi [lo] si seppellisce, così senza la vita del mio Volere le passioni la imputridiscono e la seppelliscono nelle colpe. [177] Oltre a ciò le oppressioni, i turbamenti, arrestano il volo nella mia Volontà, perde la velocità e non può seguire tutte le sue opere, e quindi, se non ha seguito tutte le opere nostre, non posso portarla a prendere riposo nel seno della nostra Divinità. Quindi sii attenta, metti nelle mani del tuo Gesù le oppressioni, i fastidi, ciò che ti turba, ed Io li metterò nella luce e nel calore del mio «Fiat» affinché restino bruciati, e tu, sentendoti libera, seguirai più veloce[mente] il volo nel mio Volere; né voglio che ti preoccupi, ci penserò Io a tutto. Figlia mia, stiamoci nella pace, altrimenti non potrò svolgere e [far] crescere come voglio la vita della mia Volontà in te e questo sarà il più grande dolore per Me; non mi sentirò libero di respirare, palpitare, mi sentirò inceppato nel continuare la mia vita in te.” 29[178] Fiat!!!26 Marzo 1937
Dio ci ama perché apparteniamo a Lui e Lui a noi: ci dà tutto e anche la sua Vita.
Perciò amiamo come Lui tutto ciò che ci ha dato. Nella Divina Volontà l’anima circola
coi suoi atti nella Creazione e nell’Umanità di N. Signore, riempiendola del suo amore,
e diventa un’altra sua Umanità vivente.
La Creazione, l’Umanità di Nostro Signore, sono i campi in cui svolge i suoi atti l’anima che vive
nella D. Volontà. Come forma l’Umanità di N. Signore ed il Paradiso a Gesù sulla terra.
Il mio volo nel “Fiat” Divino continua. In Esso sento che tutto è mio e sento il bisogno di conoscere [e] di amare ciò che mi appartiene e che con tanto amore mi ha dato. E mentre giravo nelle opere del Volere Divino, il caro Gesù, la dolce mia Vita, ripetendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:
“Mia piccola figlia del mio Volere, com’è vero che per sorgere l’amore si deve possedere! Se non si possiede ciò che si ama, l’amore non sorge. Non amare le cose proprie è quasi impossibile. È un amore connaturale e di giustizia amare ciò che è proprio. Ecco perché Io amo tanto le creature, le conservo, [179] do loro la vita, perché sono opere mie, le ho create, le ho [fatto] uscire alla luce, sono mie, [Io] sono il palpito del loro palpito, il loro respiro, la vita della loro vita, non posso fare a meno di amarle. Se Io non le amassi, il mio amore mi farebbe continui rimproveri, mi direbbe: «perché le hai create se non dovevi amarle?» È un diritto dell’amore amare ciò che è proprio; la mia giustizia mi condannerebbe, tutti i miei attributi mi farebbero guerra. Ecco perché per essere amato dalle creature dico: sono il Dio vostro, il vostro Creatore, il vostro Padre Celeste, sono tutto vostro, come difatti lo sono. Ecco pure la causa [per] cui dico a chi vuole vivere nel mio Volere: tutto è tuo, il cielo, il sole, tutta la Creazione è tua; la mia vita è tua, le mie pene, anche il mio respiro è tuo. Ecco perché tu senti il bisogno di amare come lo sento Io, di amare ciò che è tuo, ciò che il tuo Gesù ti ha dato in possesso.
Ora, tu devi sapere che la Creazione [e] la mia Umanità [180] sono i campi in cui svolge i suoi atti l’anima che fa e vive nella mia Volontà Divina. Avendole dato il possesso, sente il bisogno di circolare nelle opere del suo Creatore come sangue nelle vene, vuole conoscere il [loro] valore, il bene che fanno, l’ufficio che occupano, anche per amarle di più, per apprezzarle e anche per sentirsi più felice, più ricca, per i tanti beni che possiede. Ecco perché ora si avvicina al sole, per conoscere i segreti della sua luce, l’iride dei suoi colori, la virtù del suo calore, il suo miracolo continuato che svolge sulla faccia della terra, che solo col toccarla con la sua luce [la] vivifica, colorisce, raddolcisce, trasforma, ed oh, come ama il sole, perché è suo, e ama di più Colui che l’ha creato. Così fa di tutte le altre cose create, vuole conoscere la virtù segreta che contengono per amarle di più e per essere riconoscente e amare di più Colui che le ha dato il possesso. Quindi non è meraviglia se chi vive nel mio «Fiat» Divino viene chiamata l’ereditiera di tutta la Creazione.
Ora, dal campo della Creazione [181] passa al campo della mia Umani-tà. Ma che dirti poi, figlia mia, delle meraviglie che succedono in questo campo vivo, non solo di opere, come nella Creazione, ma di vita umana e divina? [Queste anime] si mettono al mio posto, Io [non] posso rifiutarmi, perché sono di loro, hanno diritto su di Me ed Io sono felice che mi posseggano, perché mi ameranno di più. Ora queste creature in questo mio campo ripetono la mia vita, amano col mio stesso amore, i loro atti fusi nei miei formano tanti soli, cieli e stelle –oh, quanto più belli di quelli della Creazione!– che riempiono il campo della mia Umanità. Oh, come mi sento amato e glorificato, perché questi soli, cieli e stelle, non sono muti come quelli della Creazione, ma sono soli parlanti, con la pienezza della ragione, e come parlano bene del mio amore! Parlano e mi amano, par-lano e mi dicono la storia delle anime e quella del mio amore, e quindi s’impongono su di Me, che devo metterle in salvo; parlano e si coprono [182] delle mie pene per ripetere la mia Vita, ed Io mi sento scorrere queste anime nelle mie lacrime, nelle mie parole, nelle mie opere e passi, e trovo in loro il refrigerio delle mie pene, il mio appoggio, la mia difesa, il mio rifugio, ed è tanto il mio amore per loro che giungo a chiamarle «vita mia». Oh, come le amo! Io posseggo loro e loro posseggono Me; posse-dere e amare fino alla follia è tutto lo stesso.
Ora, queste anime che vivono nella mia Volontà sono disposte a rice-vere tutte le pene della mia Umanità, perché essendo [Essa] impossibili-tata a soffrire, perché gloriosa in Cielo, la mia Volontà crea col suo soffio onnipotente le pene, i dolori, e forma la mia Umanità vivente [in loro], che mi suppliscono45 in tutto e sono le nuove salvatrici che mettono la vita per salvare il mondo intero. Sicché Io dal Cielo guardo la terra e trovo altret-tanti Gesù46 , che presi dalla stessa [183] follia del mio amore, mettono la vita a costo di pene e di morte, per dirmi: «sono la tua copia fedele, le pene mi fanno sorridere perché racchiudo le anime»; ed Io, oh, come le amo! Non mi sento più solo; mi sento felice, vittorioso, perché avere com-pagnia nello svolgere la stessa vita, nel soffrire le stesse pene, nel volere ciò che Io voglio, è la mia più grande felicità e il mio paradiso in terra.
Vedi dunque quante cose grandi, portentose sa fare la mia Divina Volontà? Purché [la creatura] viva in Essa, mi forma la mia stessa Umanità vivente e mi procura le stesse gioie della mia Patria Celeste. Perciò ti stia a cuore vivere sempre nella mia Volontà, non ti dar pensiero di altro, perché se fai ciò, sento in te spezzato il mio amore, e se sapessi quanto mi costa il non essere amato anche per un momento! Perché in quel momento Io resto solo, mi spezzi la felicità, e nel mio delirio d’amore vado ripetendo: come, Io l’amo sempre ed essa no? Quindi sii attenta, che non voglio restare mai solo.” 30[184] Fiat!!!4 Aprile 1937
Quando l’anima dà la sua volontà a Dio, Dio acquista ogni diritto su di essa
e lei lo acquista sulla Volontà di Dio. Allora tre mura la circondano,
che le impediscono di uscire dal Volere di Dio: il primo è di luce, il secondo
è di tutto quello che fece Gesù nella sua vita e il terzo è la Creazione.
Come la creatura dà la sua volontà a Dio, così acquista i suoi diritti D. sopra di essa;
come vengono formati tre muri di fortezza per non farla uscire da dentro il Fiat.
Sono sotto le onde eterne del Volere Divino e, se qualche pensiero mi sfugge, queste onde si fanno più forti e soffocano il mio pensiero e i miei timori, in modo che subito mi rappacifico e corro insieme col “Fiat” Divino. Onde il pensiero spesso mi tormenta, [che] ancora esca47 da dentro di Esso. Mio Dio, che pena, mi sento morire solo a pensarlo! Mi pare che non sarò più sorella delle cose create, sposterò il mio posto in mezzo a loro, non più saranno mie, ed io che cosa darò allora al mio Dio? Non mi resta altro che il puro nulla.
Mi sentivo così male nel pensare ciò, che mi sentivo torturata, ed il mio dolce Gesù, avendo compassione di me e dello stato in cui mi ero ridotta, è corso per sostenermi nelle sue braccia [185] e, tutto bontà, mi ha detto:
“Figlia mia, che fai? Coraggio, tu ti opprimi troppo e il tuo Gesù non lo vuole; poi la stessa pena che senti significa che non vuoi uscire dalla mia Divina Volontà, e a Me basta la tua volontà. Essa è il pegno più certo ed Io la tengo chiusa nel mio Cuore Divino come la cosa più preziosa, affinché nessuno me la tocchi. Del sentire della creatura Io non faccio conto, è per Me come se non [ci] fosse, e molte volte serve a gettarsi nelle mie braccia, affinché Io la liberi da questo nemico che le fa perdere la pace. Ora, tu devi sapere che quando l’anima mi ha dato la sua volontà con decisione ferma e con conoscenza certa di ciò che fa, senza volerla più conoscere, già ha preso posto nella mia. Io con diritto ne sono il Padrone, ed essa con diritto [lo] è della mia. Onde credi tu che Io sia facile a cedere questi diritti? Affatto, userò tutte le arti, metterò in campo la mia stessa potenza, perché non mi venga tolto ciò che tanto mi [186] interessa. Tu devi sapere che il vincolo più forte tra il Creatore e la creatura è la cessione della sua volontà, che resta inseparabile da non potersi più disgiungere da Noi; sentiamo la sua vita come nostra, perché una è la Volontà che ci anima. Ora, credi tu che con un pensiero [o] con un sentire si possono spezzare questi vincoli, perdere la nostra inseparabilità, e Noi [possiamo] cedere ciò che è nostro senza atti decisi [e] ripetuti di volere la sua volontà? Figlia mia, ti inganni.
Molto più che è tanto il nostro amore per essa, che appena ci dà il suo volere, Noi muriamo la creatura, prima con muro di luce, in modo che se volesse uscire, la luce la eclisserebbe e non saprebbe dove muovere il passo, perché dovunque troverebbe luce e, non sapendo dove andare, indietreggerebbe e si nasconderebbe nel seno del suo Creatore.
Il secondo muro è tutto ciò che fece la mia Umanità stando sulla terra: le mie lacrime, le mie opere, passi e parole, le mie pene, le mie piaghe, il mio sangue, si murano intorno [187] alla felice creatura per impedirle l’uscita, perché Essa contiene il segreto, la forza, la vita per dar vita a chi vive nel Volere Divino. E credi tu che dopo aver ottenuto l’intento di vincere a via di pene questa volontà, Io mi faccia sfuggire ciò che mi costa sangue, vita e morte? Ah, tu non hai capito bene ancora il mio amore! Se si trattasse di semplice rassegnazione, sarebbe facile fare e non fare la mia Volontà, perché questi non mi cedono i loro diritti, la loro volontà se la tengono cara, e perciò ora sono rassegnati, ora impazienti, ora amano il Cielo ed ora la terra, ma chi mi ha dato la sua volontà ha preso posto nell’ordine divino, vuole e fa ciò che facciamo Noi, si sente regina; quindi è quasi impossibile uscire dal nostro «Fiat», né si adatterebbe a fare la serva, la schiava, se uscisse dal nostro Volere.
Il terzo muro è tutta la Creazione, la quale sente in essa la virtù operante del Volere Divino, di cui tutte [le cose] posseggono la vita e per farle omaggio fanno muro48 intorno, [188] il sole con la sua luce, il vento col suo impero. Insomma, tutte le cose create sentono la forza creatrice, la virtù operante e sempre nuova che opera nella creatura, mentre loro non possono fare più di quello che fanno e corrono intorno per godersi le opere di quel «Fiat» di cui sono animate. Perciò non ti dar pensiero, godi la pace di quel Volere che ti possiede, e il tuo Gesù ci penserà a tutto.” 31Fiat!!!8 Aprile 1937
Luisa ancora vive morendo nell’esilio perché ancora deve completare la catena degli atti,
preghiere e pene necessari perché tutti quelli che vogliono possano ottenere il Regno. Il diritto ad avere la Divina Volontà come vita proviene dagli atti divini di Adamo innocente,
dalla Regina del Cielo e da Gesù.
Tutto ciò che si fa nel Voler D. costituisce un diritto per tutti e tutti possono fare quel bene.
Questi diritti furono dati da Adamo, dalla Regina del Cielo e da N. Signore,
il quale ci preparò la veste regale.
La mia povera mente non fa altro che tuffarsi nel mare del “Fiat” Supremo e per quanto senta in me il Cielo del Volere Divino, molte volte perdo Gesù nell’immensità di questo Cielo e non lo trovo, e la sua privazione è il più duro martirio della mia povera esistenza quaggiù, [189] e quanto ci vuole per trovarlo, fino a farmi ridurre in uno stato [co]sì compassionevole da sentirmi morire; e allora se ne viene o con uno stratagemma d’amore o con una verità più sorprendente, da sentirmi ritornare la vita fino a dimenticarmi le pene sofferte. Ah, Gesù, quante ne sai fare! Onde pensavo: E perché Gesù non mi porta nelle sue regioni Celesti? Perché farmi tanto stentare? Mi sembra di vedere il porto e che sto per dare un salto per entrarvi, macché, una forza potente mi fa indietreggiare e ritorno ad essere la povera esiliata.
Onde, mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, tutto bontà e compassio-nandomi, mi ha detto: “Figlia mia benedetta, coraggio. Il coraggio abbatte le piazze più forti, vince gli eserciti più agguerriti, debilita la nostra po-tenza, anzi se ne appropria e [la creatura], coraggiosa, vince ciò che vuole, e Noi, vedendo che non ha il minimo dubbio di ottenere ciò che vuole, perché il dubbio diminuisce il coraggio, diamo più di [190] quello che vuole. Figlia mia, il coraggio, la fiducia, l’nsistenza senza mai cessare, l’amore, nella nostra Volontà sono le armi che ci feriscono, e debilitandoci facciamo prendere da essa stessa ciò che vuole.
Ora voglio dirti perché ti trattengo ancora su questa terra. Tu sai che la nostra Volontà Divina è immensa e alla creatura manca la capacità, lo spazio di poterla abbracciare tutta insieme; perciò le conviene prenderla a sorsi a sorsi, [e tu] li prendi, o quando fai i tuoi atti nel mio Volere, o quando ti manifesto una verità che gli appartiene. Se preghi, se desideri che venga il mio regno, se soffri per ottenerlo, questi sono tutti sorsi che allargano la tua capacità e formano lo spazio dove rinchiudere i sorsi di Essa, e mentre fai questo vieni a rinchiudere ora una generazione, ora un’altra che deve possedere il regno del «Fiat» Divino.
Ora, tu devi sapere che, essendo le generazioni come una famiglia [nella] quale tutti hanno diritto all’eredità [191] del Padre e, come membra che formano un solo corpo di cui Io sono il Capo, quando un membro fa un bene, lo tiene e lo possiede, gli altri membri acquistano il diritto di fare e di possedere quel bene. Ora non hai ancora rinchiuso tutte quelle generazioni che devono possedere la mia Volontà come vita, quindi ci vuole ancora la catena dei tuoi atti, la tua insistenza, le tue pene per bere altri sorsi, per formare lo spazio, per dare il diritto, [per] cui, volendo, possono possedere il regno mio. Non appena avrai fatto l’ultimo atto che ci vuole, subito ti porterò nella Patria Celeste.
Ora, figlia mia, la mia Divina Volontà con la sua immensità coinvolge tutti e tutto; non vi è essere che non nuoti in Essa. Perciò tutto ciò che si fa diventa diritto di tutti e tutti possono ripetere quell’atto. [Tutt’]al più [quelli] che non vogliono ripeterlo e possederlo e non vogliono riconosce-re49 di vivere in Essa e [che] la loro vita sia animata [192] dal «Fiat» Divi-no, sono come ciechi, che mentre il sole li dardeggia con la sua luce, essi non vedono e giacciono come se fosse notte per loro; sono come paraliz-zati, che mentre possono avere l’uso delle membra per fare il bene, si con-tentano di restare immobilizzati; sono come muti che non sanno parlare, ma [sono] ciechi, paralitici e muti volontari. Ma [per] tutti gli altri50 , come la mia Volontà è vita e sta in comunicazione con tutti, così tutto ciò che si può fare in Essa è vita e bene e diritto di tutti, e tutti possono ripetere quell’atto per formare la vita divina operante in loro.
I primi diritti di far possedere il regno del mio Volere alle umane gene-razioni furono dati da Adamo, perché [nel]la prima epoca della sua vita i suoi atti furono fatti nel Volere Divino, e sebbene peccò e perdette volon-tariamente la vita operante della mia Volontà in lui e lui in Noi, i suoi atti restarono, perché ciò che si fa nel nostro Volere non esce, perché sono le nostre vincite, le [193] nostre vittorie sull’umano volere, quindi sono nostri e Noi mai mettiamo fuori ciò che è nostro. Onde chi entra in Esso trova il primo amore di Adamo, i suoi primi atti, che gli danno il diritto di posse-dere il nostro «Fiat» e di ripetere gli stessi atti che lui fece. I suoi atti sono ancora parlanti, il suo amore è ancora fuso nel nostro e incessantemente ci ama col nostro stesso amore. Perciò l’operare nel Volere Divino si rende eterno con Noi e non è soggetto a finire, e si mette a disposizione di tutti, in modo che solo chi è ingrato non lo prende e non si vuole servire della vita per ricevere vita.
Questi diritti di possedere la mia Volontà come vita furono dati dalla Regina del Cielo, perché anch’essa è della stirpe umana, ma in modo più largo e con più sacrificio, perché le costò la vita del suo stesso Figlio e Dio, per dare il possesso del regno del nostro «Fiat» alle umane gene-razioni; e avendole costato tanto è quella che più sospira e prega che i suoi figli entrino in questo regno sì santo.
[194] Poi ci fu la mia discesa dal Cielo in terra, [per] cui, prendendo umana carne, ogni mio atto, pena, preghiera, lacrima, sospiro, opera e passo, costituiva un diritto di far possedere il regno del «Fiat» alle umane generazioni. Posso dire che la mia Umanità è vostra e di tutti, e chi vuole entrare in questo regno troverà in Essa la porta, i diritti e la veste regale per entrare. La mia Umanità è la veste che deve coprire e vestire con decenza tutti quelli che lo possederanno. Il mio amore è tanto, che chiamo altre creature che con grazie portentose e col sacrificio della loro vita faccio vivere nel mio Volere, le quali costituiscono nuovi diritti, sborsando la loro vita, per dare il possesso del mio regno all’umana famiglia. Perciò la tua volontà corra sempre nella mia, affinché, compiuti i tuoi atti, possa spiccare il volo alla Patria Celeste.” 32[195] Fiat!!!18 Aprile 1937
La Divina Volontà vuole ingrandire sempre di più il piccolo mare che la creatura
ha formato in Essa. Per questo corre sempre verso di essa in ogni atto
della creatura e in ogni cosa creata. Dio non può mettere un limite
al suo amore nel darsi, e neppure la creatura che vive nel suo Volere.
Incontri continui tra il Volere Divino e la creatura. Come chi vive in Esso ha formato il piccolo
maricello del Fiat. Come corre sempre in ogni cosa per dare nuove grazie e nuovo amore.
Il mio volo nel “Fiat” continua, anzi sento che mi viene incontro in ogni istante, in ogni cosa che tocco, che faccio, nelle pene e nelle gioie, in ciascuna cosa creata che mi mette intorno per farmi servire. Mi sembra che stia come alla spia, per farsi conoscere, per dirmi: “Sono qui, dimmi, che vuoi? Mi renderai più felice se mi metti in condizione di poterti abbondare di più, affinché, felicitandoti, Io mi senta più felice per la felicità della figlia mia”.
Ora, mentre la mia mente era affogata nel suo mare divino, il mio amato Gesù, sorprendendomi con la sua breve visitina, con un amore che non poteva contenere, mi ha [196] detto: “Figlia mia benedetta, l’amore eccessivo della Divina Volontà dà dell’incredibile. Quando la creatura vive in Essa [e] ha formato nell’anima sua il suo piccolo mare del «Fiat», Essa, tirata dalla sua stessa potenza, vuole sempre più ingrandire questo suo piccolo ma- re51 nella cerchia dell’anima. Senti che fa: presa da amore irresistibile, corre, corre sempre in ogni atto che essa fa. Se vede che deve far uso della parola, corre, le va incontro, investe la parola col suo «Fiat» e ac-cresce la sua potenza divina nella parola della creatura. Se vede che deve operare, corre, le prende le mani, se le stringe, le investe col suo «Fiat» e aumenta la sua potenza divina nelle opere di essa. Se vede che sta per muovere il passo, corre, la investe e dà potenza tale da correre sempre a chi corre sempre verso di Essa. Se ama, corre per darle nuovo amore; se vede che desidera e vuole essere sempre più buona, corre e aumenta la sua bontà. Non vi è pensiero, palpito e respiro che non investa col suo [197] «Fiat», per far crescere la sua sapienza, la sua bellezza, il palpito del suo eterno amore.
Ma non è tutto ancora. Credi tu che il mio Volere possa fare delle soste nel correre sempre verso chi [lo] possiede? Affatto, per correre si serve di tutto. Se il sole la investe, corre per darle più luce e, siccome la creatura è più del sole, le dà le proprietà che contiene la luce, anzi le aumenta, le dà la sua dolcezza divina, la sua fecondità, la varietà dei suoi profumi celesti, il gusto dei suoi sapori divini, le sue qualità supreme, come le più belle varietà dei colori, e con la potenza del suo «Fiat» fa in modo che [del]la sua amata creatura, più che sole, non resti altro che luce e calore, per investirla e farsi investire. Se le soffia il vento, corre, la investe e col suo «Fiat» aumenta la potenza del suo amore imperante, i suoi gemiti divini, per farla gemere coi suoi stessi gemiti e sospiri che venga il suo regno sulla terra; la bacia, l’accarezza, se la stringe forte, per farle sentire [198] quanto l’ama e come vuole essere riamato. Se beve l’acqua, corre per investirla con la sua freschezza e [coi] refrigeri celesti. Se prende il cibo, corre per alimentarla col cibo della sua Volontà, affinché la vita divina cresca nella creatura, si raffermi e si confermi maggiormente in essa. Insomma, non vi è cosa [in] cui il mio Volere non corra, ed oh, la festa che fa, quando vede che essa riceve questo dolce incontro e riceve il bene che senza mai cessare le vuol dare! E se la creatura corre anch’essa in ogni cosa verso chi corre verso di lei, oh, allora il mio «Fiat» è preso da tanto amore che il suo mare interminabile si gonfia, forma le sue onde altissime e le scarica nel piccolo mare51 , ingrandendo in modo meraviglioso e pro-digioso la capacità e la larghezza del suo nel piccolo mare51 dell’anima.
Figlia mia, questi sono i nostri modi divini: amare sempre senza mai cessare, dare sempre senza mai finire di dare. Se [199] ciò non fosse, [avremmo] dovuto mettere un limite alla nostra potenza, un «basta» al nostro amore, ma neppure possiamo [farlo], perché essendo il nostro Essere infinito, da sé corre in cerca di chi ama e [dal quale] vuol essere riamato. Perciò i limiti non hanno valore e il «basta» non esiste per Noi. Al più [c’è] chi, ingrato, non ci vuole riconoscere e, non riconoscendoci, [gli] succede come al cieco che, ad onta che il sole non gli nega la sua luce, anzi lo investe dappertutto, lui non [lo] vede né lo conosce, ma non può negare che non senta il suo calore. Ma ciò non può succedere a chi vive nel nostro Volere; già lui stesso gli fa da sentinella52 , in atto di continua aspettativa di ricevere i nostri incontri per incontrarci, le nostre corse per [rin]correrci, e se per farla correre di più il nostro amore le nasconde le nostre corse, mentre corriamo lo stesso, oh, come spasima la povera figlia, tanto che siamo costretti a rompere subito il velo del [200] nascon-dimento e a dirle: «siamo qui, calmati53 , non temere, che mai lasceremo la figlia nostra, la figlia del nostro Volere»; e per quietarla le facciamo sentire più vivo il nostro amore e la abbondiamo di grazie maggiori.” 33Fiat!!!25 Aprile 1937
Il Divin Volere, chiamato dalla creatura nel suo piccolo atto, scende in esso
col suo Atto operante e conquistante, che dà nuova gloria e gioia al Cielo
e nuovo bene alla terra. La Divina Volontà forma la sua Vita in ogni atto
che anima, per darsi a tutti come grazia, come santità e come gloria.
Prodigio dell’atto operante della D. Volontà nella creatura. Come chi la fa operare
in sé è la sospirata, la benvenuta, la beniamina di tutta la Corte Celeste.
Tutto ciò che si fa in Essa acquista la virtù di produrre vita divina.
Stavo pensando alla Divina Volontà operante nella creatura. Mio Dio, quante sorprese, quante scene commoventi, quante meraviglie e prodigi che solo un Dio può fare! E la piccolezza umana resta stupita, incantata, nel vedere l’immensità del “Fiat” Divino, che mentre resta immenso si chiude nel suo piccolo atto e con la potenza creatrice vi forma il suo atto operante, con una catena di prodigi divini inauditi, ma tali e tanti [201] che i Cieli stupiscono e la terra trema innanzi all’atto operante del Volere Divino nella creatura.
Ma mentre la mia mente si perdeva in queste sorprese, il mio sommo Bene Gesù, ripetendo la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto: “Mia piccola figlia del «Fiat» Supremo, è tanto il nostro amore che non appena la crea-tura chiama nell’atto suo il nostro Volere, corre e scende nell’atto di essa. Già chiamarlo non è altro che preparare il posticino dove deve operare. Chiamarlo significa amarlo e che sente il bisogno dell’atto operante della mia Volontà, affinché la sua non solo non operi, ma resti come sgabello e ammiratrice di un Volere sì santo. Onde il nostro Volere, scendendo, porta con sé la sua virtù creatrice, le sue gioie e beatitudini celesti, la stessa Trinità Sacrosanta come spettatrice e attrice del suo operato, e mentre nel posticino della creatura pronunzia il suo «Fiat», forma tali prodigi e meraviglie che il cielo [e]il sole restano dietro, e supera tutto il bello della [202] Creazione, vi crea le sue musiche divine, i soli più fulgidi, vi crea la sua vita operante, le sue gioie nuove. È tale e tanto importante quest’atto, che gli angeli [e]i santi vorrebbero svuotare le regioni celesti per godersi l’atto operante del loro «Fiat» creatore. È tale e tanta la bellezza, la sontuosità, la virtù vivificatrice di quest’atto divino, che il mio Volere Divino se lo porta nel Cielo come conquista e trionfo dell’anima in cui ha operato, per rallegrare con nuove gioie e beatitudini tutta la corte celeste. È tale la gioia [e]la gloria che [i beati] ricevono, che non fanno altro che ringraziare il mio Volere Divino che con tanto amore ha operato nella creatura, perché non vi è gloria, né gioia maggiore dell’atto suo operante e conquistante in essa.”
E io, nel sentire ciò, sorpresa ho detto: “Amor mio, se quest’atto se lo porta in Cielo, la povera creatura resta senza e come digiuna di quest’atto”.
E Gesù ha soggiunto: “No, no, figlia mia, l’atto è sempre suo, nessuno [glie]lo può togliere, e mentre allieta la Patria Celeste, [203] resta come base, fondamento e proprietà nel fondo dell’anima. La conquista è sua, e mentre allieta la corte celeste, essa nulla perde, anzi sente in sé la virtù creatrice e continua del mio «Fiat» in atto di fare sempre nuove conquiste. E mentre [l’atto] resta nell’anima, nel medesimo tempo [il mio Volere] se lo porta in Cielo come nuova gloria e gioia dei santi e come pioggia benefica a tutti i viatori, molto più che l’umana famiglia è vincolata col Cielo e il Cielo con la terra; c’è un vincolo tra loro, [per] cui tutti hanno diritto a partecipare al bene che [questi atti] fanno, sono membra unite tra loro e [in modo] come con-naturale il bene corre per darsi a tutti. E poi, come la mia Volontà opera nell’anima, il Cielo si mette in aspettativa, perché nuotando [i beati] nel «Fiat»54 , sentono che sta per operare e perciò si mettono sull’attenti, reclamano, sospirano di ricevere le nuove conquiste e gioie della vita della Divina Volontà che loro posseggono. Essa è vita primaria [204] dei santi in Cielo, quindi negli atti che Essa fa tutti concorrono; perciò con diritto vogliono ricevere le nuove gioie e le belle conquiste che sa fare la mia Volontà. Onde chi la fa operare negli atti suoi è la nuova gioia del Cielo, la benvenuta, la beniamina, la sospirata di tutta la corte celeste, molto più che gioie di conquiste non ci sono lassù e perciò le aspettano dalla terra. Oh, se tutti conoscessero tutti questi segreti del mio «Fiat» Divino, metterebbero la vita per vivere di Esso e farlo regnare nel mondo intero!”
Dopo ciò continuavo a pensare alla Divina Volontà, né posso fare a meno. La sento dentro di me, che mi dà vita; la sento fuori di me, che come la più tenera delle madri mi porta tra le sue braccia, mi alimenta, mi cresce e mi difende da tutto e da tutti. Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:
“Figlia mia, com’è bella la mia Volontà! Nessuno può darsi il vanto di amare la creatura come Essa l’ama. [205] È tanto il suo amore, che Essa vuole farle tutto, non la vuole affidare a nessuno. Col suo «Fiat» la crea, la cresce, l’alimenta, la porta sempre fra le sue braccia di luce, le fa da Maestra insegnandole le scienze più sacre, le rivela i segreti più reconditi e nascosti del nostro Essere Supremo, la mette a conoscenza del nostro amore, delle fiamme che ci bruciano, per farla bruciare insieme con Noi. In ogni atto che fa non la lascia mai sola, corre per mettervi la sua vita, sicché ogni atto è animato dalla sua vita divina e possiede la virtù di poter produrre vita divina. E la mia Volontà prende queste vite dagli atti della creatura per dare vita divina, vita di grazia, vita di luce, vita di santità alle altre creature e vita di gloria a tutta la corte celeste. Essa è la vera fattiva55 , vuole darsi a tutti per mezzo di chi vive nel suo Volere. E quando ha formato la pienezza del suo capolavoro, se la porta al Cielo come trionfo [e][206] vittoria della sua potenza e [dell’]arte divina che sa e può fare nella creatura, purché si presti a vivere con Essa e si faccia portare nelle sue braccia. Perciò sii attenta e fatti lavorare da un Volere [co]sì santo, che tanto ti ama e che vuole essere amato.” 34Fiat!!!6 Maggio 1937
La pace nell’anima. Dio vuole che l’anima faccia quello che fa il suo Volere
per possedere ciò che Dio possiede e amare come Dio ama,
che disponga di tutta la Creazione e di tutta la Redenzione.
Come Gesù non sa che fare di un’anima che non possiede la pace.
[A] chi vive nel Voler Divino Dio fa dono di tutte le opere sue ed anche
della sua stessa Vita, per farle vedere quanto e come vuol essere amato.
Il mio abbandono nel Volere Divino continua. La mia povera mente, oppressa per gli incidenti della vita, per me troppo dolorosi, cerca il rifugio nel centro del “Fiat”, nel quale mi sento rinascere a novella vita, ringiovanire, rifare dalle mie tappe dolorose, ma come mi scosto dal suo centro, le mie oppressioni risorgono tanto da sentirmi i giusti rimproveri del mio caro [207] Gesù, che mi dice:
“Figlia mia, bada, che Io non so che fare di una anima che non è pacifica. La pace è il mio celeste soggiorno, il campanello che con suono vibrante e dolce chiama il mio Volere a regnare. La pace possiede voci [co]sì potenti che chiama tutto il Cielo, lo rende attento56 per farlo essere spettatore delle belle conquiste dell’operato del Volere Divino nella crea-tura. La pace mette in fuga le paurose tempeste e fa sorgere il celeste sorriso dei santi, l’incanto più bello di una primavera che mai finisce; perciò non mi dare questo dolore di non vederti in pace”.
Onde cercavo di tuffarmi nel Volere Divino quanto più potevo per non sentire più me stessa, seguendo i suoi atti, tanto della Creazione come della Reden-zione, ed il mio amato Gesù ha investito il mio intelletto e con la sua voce creatrice, tutto amore, mi ha detto: “Figlia mia benedetta, lascia te stessa e vieni nella mia Volontà. Sentiamo l’estremo bisogno di far conoscere [208] dove giunge il nostro amore per chi vive in Essa. Ed è tanto il nostro amore che con ansia aspettiamo che si unisca, si immedesimi alle nostre opere, per darle il diritto come se fossero sue. E siccome la nostra forza creatrice è sempre in atto, appena si immedesima con Noi, come se rinnovassimo le nostre opere, le facciamo dono e le diciamo: «sono opere tue, fanne quello che vuoi; con le nostre opere in tuo potere puoi amarci quanto vuoi, puoi darci gloria in modo infinito, puoi fare bene a chi vuoi. Tu acquisti57 [il] diritto non solo alle opere nostre ma a Colui che il tutto ha creato, e Noi acquistiamo58 diritto su di te che già sei nostra». Come sono dolci questi diritti della piccolezza umana nel nostro Essere Divino! Sono dolci e amorose catene, che ci fanno amare con amore più intenso e forte la nostra opera creatrice, e nella nostra enfasi d’amore andiamo ripetendo: «com’è bella, è nostra, tutta [209] nostra, e Noi siamo tutto di essa; non ci resta altro da fare che amarci, l’ameremo con amore eterno ed essa ci amerà con eterno amore.”
Io sono rimasta sorpresa, come se [lo] volessi mettere dubbio, e Gesù ha soggiunto: “Figlia, non ti meravigliare, è la pura verità che ti dice il tuo Gesù, che volendo essere amato, vuole far conoscere dove può giungere la creatura e quanto l’ama. Come se non fossimo contenti delle nostre gioie interminabili, vogliamo il contento che essa possieda ciò che [Noi] possediamo e ci ami come Noi sappiamo amare.
Vedi, per chi vive nel nostro Volere Divino è quasi connaturale: essa trova il nostro «Fiat» in atto di creare il cielo, il sole; essa si unisce a quell’atto per fare ciò che Esso fa. È tanta la nostra bontà, che con l’unione abbiamo formato il connubio insieme e nel nostro Volere abbiamo formato l’atto deciso di dare il cielo, il sole, come dono alla creatura. Con questo dono essa ci dà la gloria di un cielo disteso, ci ama in ogni punto di [210] esso, fa alle creature il bene di far loro possedere e godere un cielo; e siccome ha il sole in suo potere, ci dà la gloria, [per]ché il globo terrestre possiede la luce [e] ogni uomo che resta investito dalla luce e [dal] calore del sole è una gloria in più che ci dà, è una sonatina d’amore che ci fa, che rapisce il nostro amore ad amare di più. Ogni pianta, ogni frutto e fiore, fecondato e riscaldato dal suo calore, è un grido di più che ci dà di gloria e d’amore. L’uccellino che canta al sorgere del sole, l’agnellino che bela, sono tutti accenti di gloria e d’amore che ci manda. E il merito di tanti beni che fa il sole alla terra, che sono incalcolabili, di chi sono? Di chi vive nel nostro Volere. In Esso ciò che è nostro è suo, e siccome Noi non abbiamo bisogno di meriti, avendone fatto dono, lasciamo a lei la parte meritoria e per contraccambio vogliamo il suo grido d’amore sempre ed in ogni cosa, e così del bene che fanno tutte le cose create, il vento, l’aria, l’acqua [211] e tutto.”
Ond’io, nel sentire ciò, non solo sono rimasta meravigliata, ma volevo fare molte difficoltà, e passando agli atti della Redenzione mi sono trovata immersa nelle sue pene; ed il mio sempre amabile Gesù, forse per convincermi, si è fatto vedere nel mio interno in atto di soffrire la dolorosa Crocifissione. Io prendevo parte alle sue pene e morivo insieme con Lui. Il suo sangue divino scorreva, le sue piaghe erano aperte.
E Lui, con un accento tenero e commovente da sentirmi spezzare il cuore, mi ha detto: “Sto dentro di te, sono tuo, sono a tua disposizione. Le mie piaghe, il mio sangue, tutte le mie pene sono tue; puoi fare di Me ciò che vuoi, anzi agisci58 da magnanima, da prode, da amante, da vera mia imi-tatrice; prendi il mio sangue per darlo a chi vuoi, prendi le mie piaghe per sanare le piaghe dei peccatori, prendi la mia vita per dar vita di grazia, di santità, d’amore, di Volontà Divina a tutte le anime, prendi la mia morte [212] per far risorgere tante anime morte nel peccato. Ti do tutta la libertà, fai tu, sappi fare, figlia mia; mi son donato e basta, penserai tu [a fare] che tutto mi ridondi a gloria e a farmi amare. La mia Volontà ti darà il volo per farti portare il mio sangue, le mie piaghe, i miei baci, le mie tenerezze paterne ai figli miei e tuoi fratelli. Perciò non ti meravigliare, è proprio questo l’operato divino, tenere le sue opere in atto di ripeterle continua-mente per darle, per far dono alle creature. Ognuna può dire: «tutto è mio, anche lo stesso Dio è mio», ed oh, come godiamo nel vederle dotate delle opere nostre, posseditrici del loro Creatore! Sono gli eccessi del nostro amore, che per essere amati vogliamo far toccare con mano quanto l’amiamo e i doni che le vogliamo dare. Per chi vive poi nel nostro Volere, ci sentiremmo come se defraudassimo la creatura se non le facessimo dono di tutto, e questo Noi non lo sappiamo fare. Quindi sii attenta, fa’ [213] che l’anima tua sia imbalsamata dalla nostra pace divina, [per]ché non conosciamo che cosa sia turbamento, e tutte le cose ti porteranno il sorriso, la dolcezza, l’amore del tuo Creatore.” 35Fiat!!!10 Maggio 1937
Ogni verità sul “Fiat” è una crescita e ogni atto fatto in Esso è un nutrirsi di Dio,
della sua sapienza e del suo amore. Così Dio si forma negli atti della creatura,
dai quali fa uscire la sua potenza e il suo amore per regnare in tutti.
Dov’è Gesù c’è la Mamma, per formare la sua vita nelle anime.
Come Dio si fa cibo della creatura; lo scambio, l’affiatarsi, il parlarsi
d’ambo le parti formano le opere più belle. Come la Regina del Cielo
continua l’ufficio di Madre e cresce suo Figlio nelle creature.
Il mare del Volere Divino continua ad inondarmi, ed essendo io incapace e inabile a tutto, pare che si diletti ad imboccarmi, come a piccola piccina, con le sue mani più che materne, il cibo del suo “Fiat” e [ad] insegnarmi parola per parola, sillaba per sillaba, le prime vocali della scienza della Divina Volontà. E quando pare che in qualche modo l’ho capito, oh, come fa festa, perché sente tutta la certezza di formare un’anima tutta di Volontà Divina. Ed io, nel vedere le sue materne [214] cure, come sono contenta e lo ringrazio di cuore!
Ed il mio amato Gesù, come portavoce del suo Volere, tutto bontà mi ha detto: “Mia piccola figlia del mio Volere, ogni verità che ti manifesto sul mio «Fiat» è una crescita che fai in Esso, è un boccone di più che serve per rafforzarti, riscaldarti e conformarti maggiormente in Esso, è un sorso di più che bevi dell’immenso mare della mia Volontà, è una proprietà divina in più che acquisti.
Ora, tu devi sapere che [ad] ogni atto in più che fai in Essa, imban-diamo innanzi a te la nostra mensa celeste, e se ami, [la nostra Volontà] ti ciba del nostro amore, se passi a comprenderci, ti ciba della nostra sapienza, ed oh, quante belle notizie e conoscenze ti dà del tuo Creatore! Sicché il tuo Dio diventa il tuo cibo prelibato. Perciò, in tutto ciò che fai ora ti ciba della nostra potenza, ora della nostra bontà, ora della nostra dolcezza, [ora] della nostra fortezza, luce e misericordia. Quindi la picco-lezza umana, col vivere [215] nel nostro Eterno Volere, ci assorbe a sorsi a sorsi, a bocconi a bocconi, perché essendo piccola non le è dato di pren-dere tutto insieme, anche per quanto a creatura è possibile, ciò che deve prendere del nostro Essere Divino. Molto più che questo serve a dilettarci a vicenda, Noi a dare ed essa a ricevere, Noi a dare del nostro ed essa a darci la sua piccolezza, Noi a lavorarla come vogliamo ed essa che si presta a farci lavorare. È lo scambio d’ambo le parti, l’affiatarci a vicenda, il parlarci, che forma le nostre opere più belle, e svolgiamo la vita della nostra Volontà nella creatura. Senza far nulla, non si fa nulla. Perciò è necessario operare, parlare, farci comprendere, lavorare, per fare le belle statue, le ripetitrici della nostra vita. Quindi, quando troviamo chi vuole ascoltarci [e] darsi a Noi per ricevere, non risparmiamo nulla di quello [che] possiamo e sappiamo fare per la creatura.
Ora, figlia mia, quando la creatura si è alimentata [216] del nostro «Fiat», fino a non conoscere altro cibo, e ha formato la catena dei suoi atti, tutti suggellati dalle caratteristiche delle virtù divine, Dio resta impri-gionato nelle sue virtù divine nella creatura. Allora, se ama, è Dio che fa sfoggio della [sua] potenza, del suo amore, della sua bontà, santità, ecce-tera, negli atti della creatura. Sicché è tale la potenza che esce per mezzo di questi atti fatti da Dio nella sua creatura, che investe Cielo e terra, aleggia su tutte le anime e col suo amore potente le investe, le travolge, le fa dare il bacio del Volere Divino, in modo che l’umana famiglia sentirà la sua potenza, il suo amore, che vuole regnare. Molto più che questo diritto glielo dà59 il Dio nascosto per mezzo di una creatura che appartiene alla loro razza umana. [Sono] diritti che non potranno disconoscere, meno che qualche perfido, ma la mia potenza lo saprà atterrare e vincere. Onde lasciami compiere il lavoro della mia Volontà [217] in te, non ti opporre in nulla, e tu ed Io saremo contenti di vederla regnare nelle altre creature.”
Dopo ciò ho fatto la Santa Comunione e nel mio interno si è fatto vedere il mio caro Gesù, piccino, piccino, e la Madre Celeste stendeva il suo manto azzurro su di me e sul Piccino Divino. Poi, non so come, l’ho sentita dentro di me, che baciava, carezzava, prendeva nelle sue braccia il suo caro Figlio, se lo stringeva al Cuore, lo cresceva, lo nutriva [e] gli faceva mille stratagemmi d’amore. Io ero spettatrice meravigliata. E la sovrana Mamma Celeste mi ha detto, ma con un amore che faceva stupire:
“Figlia mia, non c’è nulla da meravigliare. Io sono inseparabile dal mio caro Gesù; dove c’è il Figlio, deve essere la Madre. È questo il mio com-pito di crescerlo nelle anime. Lui è piccino, le anime non sanno60 come lo devono crescere, né hanno il latte dell’amore per [218] alimentarlo, per quietargli il pianto, per riscaldarlo quando lo fanno intirizzire dal freddo. Io, che sono la Mamma, so i piccoli bisogni del mio Piccino Divino, né Lui saprebbe stare senza la Mamma sua. Siamo inseparabili tutti e due. Io ripeto nelle anime ciò che feci nella sua infantile età e, mentre cresco mio Figlio, prestandogli tutta la cura per renderlo felice, nello stesso tempo prendo cura della figlia per crescerla secondo la vuole il Figlio mio. Questa è la mia missione, più che celeste: come vedo mio Figlio nelle anime, così corro, scendo in loro e mi occupo della sua crescita. Molto più che, essendo una la Volontà di mio Figlio con la mia, [è] come conna-turale [che] dove si trova Lui ci sia anch’io, e di conseguenza il mio amore si impone, di svolgere l’ufficio di Madre a Colui che tanto mi ama e a coloro che tanto amiamo, perché [li] sento come gemelli nati in un parto, il mio Figlio Dio e la creatura. [219] Come non amarli?”
Poi, con un accento più tenero e commovente ha soggiunto: “Figlia mia, com’è bella, grande, prodigiosa la virtù della Divina Volontà! Essa svuota [di] tutto ciò che non è né luce, né divino, unisce le distanze più lontane, ripete in atto ciò che fu fatto da secoli e secoli e rende come connaturale l’atto umano nel Divino; è la sua forza creatrice, che giunge a bilocare, a moltiplicare, a trasformare la sua stessa vita nella creatura. Perciò amala assai e non negarle nulla.” 36Fiat!!!16 Maggio 1937
Le verità provengono dal seno di Dio; farle uscire da Sé è il miracolo più grande,
perché portano la sua Vita alle creature per formarla in esse. Dio aspetta secoli,
fino a quando trova chi le riceve.
Le verità sono parto divino, ed è il più gran miracolo
che Iddio possa fare ed il gran bene che porta alle creature
Sono sempre di ritorno nel mare del Volere Divino. Le tante verità mani-festatemi si affollavano nella mia piccola mente come tanti fulgidi soli, ognuno dei quali voleva [220] dire la storia del “Fiat” Divino, ma l’uno distinto dall’altro. Uno61 voleva dire la storia della sua luce eterna, un altro della sua santità, un altro del modo come forma la sua vita nel centro dell’anima. Insom-ma, tutte [le verità] avevano da dire di un Volere [co]sì santo e tutte avevano un compito speciale, di essere portatrici del bene che ciascuna racchiudeva, e unite insieme formavano una sola vita. Però, per poter deporre il bene che racchiudevano volevano essere ascoltate, [volevano] aperte le porte dell’anima, [essere] ricono-sciute, apprezzate e quasi pregate, per deporre la vita che contenevano. Io mi perdevo in mezzo a tanti messaggeri, che volevano dire la storia eterna del “Fiat”. Ed il mio sommo Bene Gesù, ripetendomi la sua breve visitina, con un amore indicibile mi ha detto:
“Mia piccola figlia del Volere Divino, tu devi sapere che il più grande miracolo che il nostro Essere Divino può fare è manifestare una verità che ci appartiene, [221] perché essa prima viene formata, maturata nel nostro seno, e come parto nostro la mettiamo62 fuori, come portatrice di vita divina a bene delle creature. E allora [facciamo] uscire questo parto, quando il nostro amore alza tanto le sue fiamme che, per non restare affogati, sentiamo il bisogno di mettere fuori i nostri parti63 divini. Vedi dunque che cosa mettiamo fuori col manifestare una verità: non il cielo, il sole, il vento, ma la vita nostra, [la verità] come portatrice di vita divina alle creature. Gli altri miracoli, la stessa Creazione, sono opere nostre, non vita; invece le verità sono vita perenne, e se trovano chi le riceve, si bilocano, si moltiplicano in modo incredibile per ciascuna creatura, tanto che ciascuna la può tenere per sé come vita che le appartiene.
Queste verità, come parti nostri, somigliano in tutto al nostro Ente Supremo: non sono voce e parlano e fanno parlare, non hanno [222] piedi e camminano, ma [sono] così veloci che nessuno le può raggiungere, né impedire loro il passo; entrano nelle intelligenze e formano il pensiero per farsi conoscere, trasmutano la volontà per farsi possedere, rinnovano la memoria per non dimenticare, camminano nelle vie del cuore per farsi amare. Sicché non hanno mani e operano, non hanno occhi e guardano, non hanno cuore e generano amore. Le verità non sono altro che vite palpitanti del nostro Essere Divino in mezzo alle creature, palpito senza cuore, perché il nostro cuore è la creatura e Noi, come Spirito purissimo che ci troviamo dappertutto, siamo il palpito, che mentre non si vede si sente, e formiamo la vita e la diamo a tutte le umane generazioni. Onde non vi [è] miracolo simile al gran miracolo di quando [facciamo] uscire da Noi una verità: è una vita nostra che esponiamo, la quale, più che sole, si farà luce delle [223] creature e dardeggiandole col suo calore vitale maturerà la sua vita, prima [in colui al quale] viene diretta, per poi diffondersi in chi la vuole ricevere. E se [le verità] trovano ingrati che non vogliono ricevere un tanto bene, esse non sono soggette né a morire, né a perdere la vita, ma aspettano con pazienza invitta, se occorre anche secoli, nuove generazioni, alle quali daranno i beni che posseggono e compiranno lo scopo per cui sono uscite dal seno divino. Noi nel [far]uscire le nostre verità guardiamo i secoli e quando siamo certi che bilocheranno, [che] moltiplicheranno le nostre vite in mezzo alle creature, allora le [facciamo] uscire, per dare il bene che posseggono e per ricevere [Noi] l’onore e la gloria divina che le nostre verità posseggono.
Noi non facciamo mai cose inutili. Credi tu che le tante verità che ti abbiamo manifestato sulla nostra Volontà con tanto amore non porte-ranno il loro frutto e non formeranno la [loro] vita [224] nelle anime? Affatto. Se le abbiamo [fatto] uscire è perché sappiamo [di] certo che porteranno il loro frutto e stabiliranno il regno del nostro Volere in mezzo alle creature; e se non oggi, perché [a loro] sembra che non sia cibo adatto per loro e forse disprezzano ciò che potrebbe formare la vita divina in loro, verrà tempo [in] cui faranno a gara a chi più potrà conoscere queste verità. Col conoscerle le ameranno; l’amore le renderà cibo adatto per loro e così formeranno la vita che le mie verità porgeranno loro. Perciò non ti dar pensiero, è questione di tempo; Io, che conosco come andranno le cose, non mi arresto, continuo a manifestare le mie verità, e tu segui il tuo volo e prestati ad ascoltarmi e a metterle in pratica.” 37[225] Fiat!!!23 Maggio 1937
Segno che la Divina Volontà regna nell’anima è l’ordine, che produce
la pace e l’unione con tutti. Quando la creatura la chiama in un suo atto,
Essa riunisce tutti gli atti della sua vita in uno solo, lo santifica e divinizza
con nuovo amore nel suo Atto creante e crescente per unirla di più a Dio.
Come la D. Volontà è ordine e pace ed è il segno dov’Essa regna.
Chi vive nel Voler D. è sempre rinnovato nella santità, amore e freschezza Divina
e nel suo atto corre l’atto creante e crescente dei beni divini.
Il mare del Volere Divino mormora continuamente, ma con tale armonia, ordine e pace, [che] le sue onde, sebbene altissime, sono sempre pacifiche, e come investono le creature, cielo e terra, prima danno loro l’abbraccio e il bacio di pace e poi entrano nelle loro anime. Se non ricevono il bacio di pace, pare che passino avanti, perché dove non vi è pace il Volere Divino non si adatta, non è luogo per Esso.
Ma mentre la mia mente si perdeva in questo mare, il mio sempre amabile Gesù, visitando la piccola anima mia, con una dolcezza e pace divina mi ha detto: “Figlia mia benedetta, la mia Volontà è ordine, e il segno che regna nell’anima [226] è l’ordine perfetto, il quale genera la pace. Sicché la pace è figlia dell’ordine, l’ordine è figlio immediato e generato dal mio «Fiat». Ma tu non sai il gran bene che produce l’ordine. Esso dà il dominio alla creatura e la rende dominatrice di se stessa [e] dominatrice di tutte le cose create, e siccome il suo dominio è divino, perché generato dal mio Volere, [essa] domina sulla mia stessa Volontà e su tutti. Ma non è tutto ancora: la virtù dell’ordine è ammirabile, [la creatura] si vincola con tutti, si dà a tutti e con le sue onde pacifiche e dominatrici prende e fa sua la forza della Creazione, quella dei santi che stanno in Cielo [e] la stessa forza divina. I suoi modi ordinati e pacifici sono così penetranti ed insinuanti che tutti la lasciano fare, molto più che essa si è data a tutti, non ha ritenuto nulla per sé; è giusto che tutti si diano ad essa. Perciò sente in sé la pace, la gioia, la felicità del celeste soggiorno. Tutti si sentono uniti, vincolati [ad essa] con unione [227] inseparabile, perché ciò che la mia Volontà unisce non è soggetto a separazione. Onde il vero ordine porta l’unione, l’ac-cordo con tutti, ed essa ha un posto in tutti e tutti troveranno un posticino in essa, che [li] amerà con quello stesso amore con cui li ama il loro stesso Creatore.
Sono i prodigi che sa fare il mio «Fiat» onnipotente. Dove Esso regna non sa fare altro che opere che gli somigliano e genera nell’anima gli effetti che formano la sua stessa vita, tanto che nessuno potrà ridire alcunché, e [Io] devo poter dire: nessuno me la tocca, né la potranno toccare, perché è Volontà mia, e se qualcuno ardisse, saprò difendere Me stesso, il mio amore si convertirà per loro in fuoco di giustizia e li umilierò fin nella polvere. Perciò sii attenta, che tutto sia ordine e pace in te. Se avverti qualcosa in contrario mettiti in guardia e pregami, pressami che col mio dominio atterri tutto ciò [228] che non è ordine e pace perenne.”
Onde seguivo a pensare alla Divina Volontà ed il mio dolce Gesù ha sog-giunto: “Figlia mia, come la creatura chiama la mia Volontà negli atti suoi per vivere in Essa, Essa investe la creatura e il suo atto con la sua forza creatrice e rinnova la sua vita divina. E supponi che la chiami mentre sta operando; senti che fa il mio Volere: chiama in atto quante volte [la creatura] ha operato, unisce insieme [quegli atti] come se fossero un atto solo e, mettendo la sua forza creatrice, trasforma in divino tutto ciò che [la creatura] ha fatto e sta facendo, vi suggella la santità delle sue opere e le dà il nuovo merito e gloria, come se avesse operato tutto di nuovo per amor suo. Se ama, chiama a vita quante volte ha amato e ne fa un solo amore; se soffre, chiama a vita quante volte ha sofferto, le unisce insieme, vi mette il sigillo di pene divine e dà loro [229] il nuovo merito di quante volte ha amato e sofferto. Insomma, tutto ciò che ha fatto e ripete, tutto ritorna in atto con unirsi insieme, per ricevere la nuova bellezza, santità, grazia, freschezza, amore e nuovo merito. Nella mia Volontà non ci sono atti separati, né divisi, ma unità somma; tutto deve dare di Me64 . Con questa sola differenza, che nella creatura c’è il nostro atto creante e cre-scente, invece il nostro Essere Supremo non è soggetto a crescere, né a decrescere; è tanta la nostra pienezza, immensità ed infinità che, per sfogo del nostro amore, sentiamo il bisogno di dare e di amare le creature e di essere amati, ma senza che scemiamo [in] nulla. Ecco perché siamo tutt’occhi, stiamo come in guardia, per vedere quando vuole far vita nel nostro Volere, per avere occasione di amarla di più e arricchirla del nostro amore, per ricevere amore. Possiamo dire che la copriamo del nostro [230] Essere Divino, l’affiatiamo con Noi, per godercela e darle del nostro, e quando essa, scossa dalla febbre del nostro amore, dal nostro alito bruciante che le dice continuamente «ti amo, ti amo, o figlia», fa suo l’eco nostro e ci ripete «ti amo, ti amo, Vita della mia vita, Amore del mio amo-re, Padre mio, Creatore mio, tutto mio, ti amo», [allora]ci mette in festa e ci dà le pure gioie che vogliamo, perché le abbiamo dato la vita. Perciò la vogliamo nella nostra Volontà, per tenerla come la vogliamo, per darle ciò che vogliamo darle e per ricevere ciò che vogliamo da lei. Fuori del nostro «Fiat», il nostro amore resta inceppato per essa; c’è tale distacco tra essa e Noi, che lei giunge a sentirsi lontana da Noi e [a tenere]Noi lontani da essa, e giunge anche a temerci e ad aver paura di Noi. Volontà umana, dove mi getta la creatura65 che tanto amo!” 38[231] Fiat!!!28 Maggio 1937
La Mamma Celeste è la Portatrice di Gesù, che Gli fu affidato da Dio
affinché Lei lo dia a chi vuole, lo accompagni e lo ami per chi lo riceve.
Gesù e Maria sono inseparabili, l’uno è nell’altro.
La Regina Portatrice di Gesù, il gran dono che le fu consegnato.
Compito che ebbe dall’Ente Supremo.
Il vivere nel Volere Divino continua. È tanto il suo amore che mi nasconde nella sua luce, affinché non veda, non senta, non tocchi che la sua SS.ma Volontà. Anzi questa mattina la mia Madre Celeste mi ha fatto una dolce e cara sorpresa. Avendo fatto la S. Comunione, si è fatta vedere nel mio interno, che stava come affiatata col bambino Gesù, lo teneva così stretto al suo materno Cuore [e] coperto con le sue braccia, che per guardarlo e ricrearlo col mio piccolo amore dovevo abbandonarmi tra le sue braccia per stare anch’io affiatata con loro, affinché potessi amare come si amavano Gesù e la Mamma Regina. Oh, come erano contenti che io [232] volessi fare vita insieme con loro!
Ora, mentre stavo stretta a loro, la Sovrana Regina, tutta bontà e tenerezza, mi ha detto: “Figlia diletta mia, tu devi sapere che io sono la portatrice di Gesù. Questo fu un dono che l’Ente Supremo mi affidò, e quando fu certo che io avevo grazia, amore, potenza e la stessa Volontà Divina per tenerlo custodito, difeso, amato, allora mi fece la consegna del dono, cioè il Verbo Eterno, e s’incarnò nel mio seno, dicendomi: «Figlia nostra, ti facciamo il gran dono della Vita del Figlio Dio, affinché tu ne sia padrona e lo doni a chi vuoi; però sappilo tenere difeso, non lo lasciare mai solo a chiunque lo doni, per supplire se non lo amano, per ripararlo se l’offendono. Farai in modo che nulla manchi alla decenza, alla santità, alla purezza che gli conviene. Sii attenta, è il dono più grande che ti facciamo e ti diamo il potere di bilocarlo quante volte vuoi, affinché chi lo vuole possa ricevere questo gran dono e possederlo».
Ora, [233] questo Figlio è mio, è dono mio, e come mio conosco i suoi segreti amorosi, le sue ansie, i suoi sospiri, ma tanto, che giunge a pian-gere e con singhiozzi ripetuti mi dice: «Mamma mia, dammi alle anime, voglio le anime». Io voglio ciò che vuole Lui; posso dire che sospiro e piango insieme, perché voglio che tutti posseggano il Figlio mio, ma devo mettere al sicuro la sua vita, il gran dono che Dio mi affidò. Ecco perché, se scende Sacramentato nei cuori, io scendo insieme per garanzia del mio dono. Non posso lasciarlo solo, povero Figlio mio; se non avesse la sua Mamma che scende insieme, come me lo tratterebbero male! [Per] chi non gli dice un «ti amo» di cuore io devo amarlo, [per] chi lo riceve distratto, senza pensare al gran dono che riceve, io mi riverso su di Lui per non fargli sentire le sue distrazioni e freddezze, [per] chi giunge a farmelo piangere, devo quietargli il pianto e fare i dolci rimproveri alla creatura, che non me lo faccia piangere. Quante [234] scene commoventi succedono nei cuori che lo ricevono Sacramentato! Vi sono anime che non si con-tentano mai di amarlo, ed io do loro il mio amore e anche il suo per farlo amare. Queste sono scene di Cielo e gli stessi angeli restano rapiti e ci rinfranchiamo delle pene che ci hanno dato le altre creature.
Ma chi può dirti tutto? Sono la Portatrice di Gesù, né Lui vuole andare senza me, tanto che quando il Sacerdote sta per pronunziare le parole della Consacrazione sull’Ostia Santa, faccio ali con le mie mani materne, affinché scenda attraverso le mie mani per consacrarsi, affinché, se mani indegne lo toccano, io [gli] faccia sentire le mie che lo difendono e lo coprono col mio amore. Ma ciò non basta; sto sempre a guardia per vedere se vogliono il Figlio mio, tanto che se qualche peccatore si pente dei suoi gravi peccati e la luce della grazia albeggia nel suo cuore, io subito gli porto Gesù come conferma del perdono, ed io ci penso a tutto ciò che [235] ci vuole per farlo restare in quel cuore convertito.
Sono la Portatrice di Gesù e lo sono perché posseggo in me il regno della sua Volontà Divina. Essa mi rivela chi lo vuole ed io corro, volo per portarlo, senza mai lasciarlo. E non solo sono portatrice, ma spettatrice, ascoltatrice di ciò che fa e dice alle anime. Credi tu che io non fossi presente ad ascoltare le tante lezioni che il mio caro Figlio ti faceva sulla sua Divina Volontà? Io ero presente, ascoltavo parola per parola ciò che ti diceva, ed in ogni parola io ringraziavo mio Figlio e mi sentivo doppia-mente glorificata, perché parlava del regno che io già possedevo, che era stata tutta la mia fortuna e la causa del gran dono del Figlio mio. E nel vederlo parlare, io vedevo innestata la fortuna dei miei figli con la mia; oh, come gioivo! Tutte le lezioni che ti ha dato, e anche più, sono già scritte [nel] mio Cuore, e nel vederle ripetere a te, io godevo in ogni lezio-ne un Paradiso di più; [236] e quante volte tu non eri attenta e dimenticavi, io chiedevo perdono per te e lo pregavo che ripetesse le sue lezioni, e Lui, per contentarmi, perché non sa negare nulla alla sua Mamma, ti ripeteva le sue belle lezioni.
Figlia mia, io sono sempre con Gesù, però a volte mi nascondo in Lui e pare che Lui faccia tutto come se facesse senza di me. Invece io sto den-tro, vi concorro insieme e sto a giorno di quello che fa. Altre volte si na-sconde nella sua Mamma e fa fare a me, ma sempre Lui concorre insieme. Altre volte ci sveliamo tutti e due insieme e le anime vedono la Madre ed il Figlio che le amano tanto, a seconda [del]le circostanze e del bene loro [che] richiedono, e molte volte è l’amore che non possiamo contenere, che ci fa dare in eccessi verso di loro. Ma sii certa che se sta mio Figlio, sto io, e che se sto io, sta mio Figlio. È un compito che mi fu dato dall’Ente Su-premo, [dal] quale io non posso, né voglio ritirarmi. Molto più che queste [237] sono le gioie della mia Maternità, il frutto dei miei dolori, la gloria del regno che posseggo,la Volontà e il compimento della Trinità Sacrosanta.” 39Fiat!!!6 Giugno 1937
Dio vuole che la creatura viva nella sua Volontà, e a chi vuole vivere in Essa
dà come prima dote le verità che la riguardano. Quando la creatura
è ferma e costante in questa decisione, Gesù provvede a tutto e se occorre
la supplisce negli atti, affinché la Vita che svolge non sia interrotta.
Interesse che Dio tiene che la creatura viva nella sua Volontà; dote che darà. Sentinella
di Gesù per supplire in ciò che manca, e se occorre farà anche miracoli. Esempio d’un re.
Mi sentivo tra le braccia del Volere Divino e pensavo tra me: mi sembra difficile che si possa vivere perfettamente in Esso; la vita è piena d’intoppi, di pene e di circostanze tali che resta come assorbita, e sfugge il suo rapido corso, che come respiro e palpito dovrebbe correre in quel “Fiat” Divino, come il suo respira e palpita nel nostro e corre sempre per darci vita, senza mai fermarsi.
Ed il mio dolce Gesù, compatendo la mia [238] ignoranza, tutto bontà mi ha detto: “Figlia mia benedetta, tu devi sapere che la prima cosa, [la] più interessante, è che il nostro Ente Supremo vuole che la creatura faccia la nostra Volontà e viva [in Essa], essendo stato questo l’unico scopo per cui le abbiamo dato la vita. Ora, quando Noi vogliamo, diamo tutti i mezzi, gli aiuti, le cose necessarie che ci vogliono per fare che possa darci quello che vogliamo da essa, e, se occorre un miracolo continuato da parte nostra, lo facciamo, pur [di] ottenere il nostro intento.
Tu non sai che significa un atto voluto da Noi e compiuto nella crea-tura. È tanto il suo valore [e] la gloria che ci dà, che giunge a farsi corona nostra, abbraccia l’Eterno, ed è tanto il contento che ci dà, che mettiamo il nostro Essere Divino a disposizione della creatura, per fare che il nostro atto voluto e compiuto abbia la sua vita in essa.
Ora, la prima dote che diamo a chi vuol [239] vivere nella nostra Volontà Divina, il primo appoggio, la difesa sicura, sono le verità. Queste aprono l’ingresso, stradano la via e gelose si mettono come fide sentinelle intorno a chi vuol vivere nel mio «Fiat». La luce delle nostre verità che appartengono ad Esso non si sposta più dalla fortunata, la investe, la carezza, la plasma, la bacia e si dà a sorsi alla sua intelligenza per farsi comprendere, e questo come corteggio della vita del mio Volere che regna in essa. Le verità, quando si sprigionano dal nostro seno, hanno il loro compito del bene che devono fare [al]le anime che devono chiudere nella luce che posseggono, e perciò sono tutt’occhi su di esse; le fissano tanto che non le possono sfuggire, né si stancano, [e] ancorché passassero secoli stanno sempre al loro posto. Vedi dunque che grande dote darò a chi deve vivere nel nostro Eterno Volere: tutte le conoscenze che ho ma-nifestato [240] su di Essa, i valori immensi, i suoi pregi, il suo amore e l’amore che mi ha spinto a manifestarle, sarà la grande dote, e dote divina, che darò a [quelli] che vorranno vivere nel mio «Fiat», nella quale troveranno tutti gli aiuti sovrabbondanti per rendersi ricchi e felici. Trove-ranno in queste verità la Madre tenera, che prendendoli nel suo grembo come piccoli bambini li fascia di luce, imbocca loro il cibo, li fa dormire sul suo seno per tenerli sicuri, cammina nei loro passi, opera nelle loro mani, parla nella [loro] voce, ama e palpita nei loro cuori, e per tenerli attenti e divertiti fa loro da Maestra, dicendo loro le scene incantevoli della Patria Celeste. In queste verità troveranno chi piange e soffre insie-me con loro, chi sa mettere a traffico anche il loro respiro; le più piccole cose, gli stessi nonnulla li cambierà in conquiste divine ed eterni valori.”
Ed io: “Mio Gesù, Tu hai ragione, ma la debolezza umana è tanta che io temo [241] di fare le scappatine da dentro la tua Volontà”.
E Gesù, riprendendo il suo dire, ha soggiunto: “Figlia mia, il tuo timore mi dispiace. Tu devi sapere che è tanto il mio interesse, l’amore che mi brucia di volere che l’anima viva nella mia Volontà, che prendo Io l’impegno di tutto, la supplisco in tutto; però faccio questo quando c’è stata una decisione ferma e costante di voler vivere in Essa, e da parte [dell’anima]non manca, fa quanto più può.
Senti un mio segreto, figlia mia, e dove mi fa giungere il mio amore; senti che faccio quando la creatura, per stretta necessità della vita umana –vita [che] è anche mia–, per pene che Io stesso dispongo, resta come intontita e smarrita [e] quindi non sa seguire gli atti della vita che regna in essa. Io, che voglio che questa vita non resti spezzata –perché essendo Essa vita, non virtù [di] cui si possono fare [242] atti ad intervalli e a circostanze, ma [per] la Vita c’è tutta la necessità dell’atto continuo–, Io, che sto a guardia e geloso ne mantengo la sentinella, come vedo che essa interrompe il suo corso, faccio Io quello che dovrebbe fare lei; onde il mio operare nel mio «Fiat» la scuote e ritorna in se stessa e segue il suo corso nel mio Volere, ed Io, senza neppure dirle nulla della sua fermata, ran-nodo l’atto mio da dove lasciò e dove seguì, in modo che la vita del mio «Fiat» non resta spezzata in essa, perché ho supplito Io a tutto, molto più che nella sua volontà essa voleva, ma la debolezza l’ha interrotta. Ecco perché è tanto il mio amore che voglio che si viva nella mia Volontà, che a qualunque costo, ancorché ci volessero miracoli continuati, Io li farò.
Ma hai tu notato la mia tenerezza, il mio forte amore, che avendo mancato [la creatura] al suo corso Io non la rimprovero, non le dico nulla, e se vedo che avverte che [243] ha mancato le faccio coraggio, la compa-tisco per non metterle sfiducia, e tutto bontà le dico: «non temere, ho supplito Io per te, e tu starai più attenta, non è vero?» Ed essa, nel vedere la mia bontà, mi ama di più.
Io lo so che devo dare del mio, per fare che la creatura viva nella mia Volontà, e perciò farò come un re che ama molto che il suo regno sia popolato. Costui fa sentire a tutto il mondo che vuole sapere [di] chiunque vuole venire nel suo regno, per mandargli la moneta per il viaggio, e gli farà trovare un’abitazione a sua disposizione, vesti e cibi abbondanti; il re si compromette a dargli tali ricchezze da renderlo ricco e felice. Sarà tanta la bontà di questo re, che farà vita insieme col popolo che tanto ama, [per]ché con le sue ricchezze lo ha riscattato dalle miserie e [dalle]infelicità della vita. Tale sono Io, farò sapere al mondo intero che voglio il popolo del mio Volere Divino, e purché [244] mi diano il loro nome e mi facciano conoscere che vogliono venire nel mio regno, Io darò loro tutti i beni. In esso le infelicità non avranno luogo, ognuno possiederà il regno suo, sarà re di se stesso e farà vita insieme col suo Creatore. Io sfoggerò tanto nel dare, che tutti ne resteranno rapiti. Figlia mia, oh, come sospiro questo vivere della creatura nella mia Volontà! Tu prega e sospiralo insieme con Me, e ti sia dolce il mettere la vita per un regno così santo.” 40Fiat!!!18 Giugno 1937
Chi si sottomette alla D. Volontà e vive in Essa come figlio rapisce tutto l’amore di Dio,
con il quale ama tutti e lo stesso Dio. La Creazione fu interrotta dal peccato,
ma continuerà quando regnerà la D. Volontà 66. Tutte le volte che la creatura
si dà a Dio, Dio si dà ad essa, dandole il merito di avere altrettante Vite divine.
Ogni cosa creata e tutto il nostro essere contiene l’amore di Dio per noi.
Che [cosa] si ottiene e che significa sottoporsi alla D. Volontà.
Scambio d’abbandono tra la Volontà D. e l’anima; merito che si acquista.
Sbocco d’amore. Come in ciascuna cosa creata c’è il deposito d’amore per noi.
Stavo seguendo il Volere Divino nei suoi atti, ed oh, quante sorprese, quante cose consolanti! Si sente tale amore, che si resta come affogati nelle fiamme divine. Ed il mio dolce Gesù, [245] volendomi fare conoscere [di] più che signi-fica una sottomissione, un atto in più nel Volere Divino, tutto bontà, mi ha detto:
“Figlia mia, se tu sapessi come il mio amore sente un estremo bisogno di sfogarsi e di far conoscere che cosa versa nella creatura quando si sottomette alla mia Volontà e viene come figlia nostra a vivere in Essa! Come si sottomette e la vediamo nei nostri recinti divini, che sono inter-minabili, ci sentiamo rapire e le versiamo un nuovo mare d’amore, ma tanto grande che si sente affogata, e non potendo contenerlo tutto, fa dono del mare d’amore che ha ricevuto a tutti, a tutte le cose create, ai santi, agli angeli, allo stesso suo Creatore e anche ai cuori disposti della povera terra; ci sentiamo dare a tutti per farci amare da tutti. Che traffico, quante industrie amorose! Ci sentiamo ripetere le nostre sorprese d’amo-re, scambiare i nostri modi divini.
Come la creatura si sottomette [246] alla nostra Volontà per farla regnare, ci forma il posto nella sua, per farci operare da Dio nel suo piccolo campicello, e sono tali e tanti i prodigi che facciamo, le nostre industrie d’amore, che i Cieli si abbassano, si scuotono e mirano stupiti ciò che facciamo nella creatura dove regna il nostro «Fiat» Divino.
Tu devi sapere che la nostra Creazione non finì nell’uomo, perché fu interrotta dalla sottrazione che fece al nostro Volere; non regnando in esso non potevamo fidarci di lui, e restò come sospesa la continuazione della nostra opera creatrice. Quindi con ansia aspettiamo che torni nelle braccia del nostro «Fiat», perché lo faccia regnare, e allora riprenderemo la continuazione della Creazione, ed oh, quante cose belle faremo!66 Daremo doni sorprendenti, la nostra sapienza metterà fuori tutta la sua arte divina, ed oh, quante belle immagini che ci somigliano metterà fuori [247] dalla sua luce divina! Tutte belle, ma distinte l’una dall’altra nella santità, nella potenza, nella bellezza, nell’amore, nei doni. Il nostro amore non sarà più inceppato; trovando il nostro Volere potrà fare e dare quello che vuole, quindi sfoggerà tanto nel dare per rifarsi del suo amore represso. E siccome saremo liberi nel dare li chiameremo «i tempi nostri», ci faremo conoscere Chi siamo, quanto li amiamo e come ci devono amare, daremo il nostro amore a loro disposizione, affinché ci possiamo amare con un solo amore. Sicché chi vivrà nel nostro Volere sarà il nostro trionfo, la nostra vittoria, il nostro esercito divino, la continuazione della nostra Creazione ed il suo compimento. Credi tu che sia nulla per Noi il voler dare e non poter dare, il poter creare innumerevoli prodigi di grazie, di santità? Ma perché non regna la nostra Volontà nelle anime siamo come [248] respinti e impediti di poter creare le nostre opere più belle. Questo è il massimo del nostro dolore. Perciò, col non fare mai la tua volontà potrai lenirci questo dolore, e col fare sempre la nostra avrai la nostra potenza, il nostro amore in tuo potere; così potrai rapire il nostro «Fiat», per farlo regnare in mezzo alle umane generazioni.”
Dopo continuavo a pensare alla Divina Volontà e dicevo tra me: non basta darsi una volta in balìa del Fiat Divino? Quale può essere il bene di darsi sempre?
Ed il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto: “Figlia mia benedetta, tu non sai i segreti del nostro amore e i nostri stratagemmi infiniti, che giun-gono fino all’eccesso. Bisogna amare davvero per saper trovare tanti ritrovati d’amore, per potersi dare e ricevere da chi si ama.
Tu devi sapere che ogniqualvolta la creatura si dà a Noi, in balìa del nostro Volere, Noi ci diamo ad essa, [249] come abbandonandoci nel seno della creatura; e se tu sapessi che significa questo nostro abbandonarci, le grazie, il bene che le lasciamo, il rinnovamento della nostra vita che le ripetiamo, il tuo cuore scoppie-rebbe di gioia, di felicità e d’amore.
Ma ciò è nulla. Ogniqualvolta si dà a Noi, Noi le diamo il merito di averci dato la sua vita, e se si dà dieci, venti, cento, mille volte e anche più, tante volte le diamo il merito, come se ci avesse dato tante vite per quante volte si è data, e Noi tante volte diamo la nostra vita, la rinno-viamo nella nostra, le ripetiamo il bene, anzi lo accresciamo, per quante volte si è data a Noi. È tanto il nostro compiacimento, il gusto che pro-viamo quando la creatura si dà a Noi, che largheggiamo tanto verso di essa, che tante volte le diamo il merito di possedere tante vite divine e, bilocando la sua, le diamo il merito di tante vite per quante volte si è data. Questo è [250] il nostro commercio divino: vogliamo [che si dia a Noi] per darci, ci diamo per ricevere la vita della creatura nel nostro Essere Supremo. Questo scambio di vita mantiene la conversazione, facciamo conoscere Chi siamo, le facciamo sentire i palpiti ardenti, l’amore che ci consuma, come l’amiamo e come vogliamo essere amati.
E poi, se non sente il bisogno di darsi continuamente a Noi è segno che non ci ama e il suo cuore non è in possesso del nostro amore irresi-stibile. Questo è il segno del vero amore, volersi dare sempre, quasi in ogni istante, a chi ama; ma mentre si dà, la forza dell’amore s’impone [per]ché vuole ricevere, e se non ricevesse si sentirebbe soffocato e scop-pierebbe in grida di dolore, [tali] da assordare Cieli e terra. E perciò, per non giungere a tali strettezze di dolore, il mio amore aspetta che la crea-tura si doni a Me ed Io subito mi dono a Lei, con tutta l’infinità della nostra Volontà.”
Onde seguivo il mio giro nella Creazione, ed oh, quante belle sorprese! Ogni cosa creata [251] mi diceva quanto Dio mi ama; ciascuna di esse possedeva lo spazio che conteneva un deposito d’amore, che doveva dirmi sempre: “ti ama, ti ama il tuo Creatore”. Io sono rimasta sorpresa ed il mio dolce Gesù, ritornando, ha ripreso il suo dire:
“Figlia mia, tu sai che la Creazione fu uno sbocco del nostro amore, e mentre [facemmo] uscire la Creazione alla luce del giorno, tenemmo tutti presenti, nessuna creatura ci sfuggì, e mettemmo per ciascuna di esse, in ogni cosa creata, un deposito d’amore che doveva amarla e dirle sempre: «il tuo Creatore ti ama, ti ama». Sicché, se le cose create corrono per dar loro il bene che posseggono, è il nostro amore che le fa correre. Se il cielo si stende sul capo di tutti, è il nostro deposito d’amore che ne dà il diritto. Se il sole dà la sua luce a tutti, è l’eredità dell’amore che ciascuno ha nel Sole del suo Creatore. Se la terra è ferma sotto i suoi passi, è il nostro [252] deposito d’amore, che fa prendere come in grembo dalla madre terra la creatura e assicurandole il passo le dice sotto le sue piante: «ti ama, ti ama Colui che ti ha creata». Se l’acqua ti disseta, è il nostro grido d’amore, che corre nell’acqua e ti disseta, ti lava, dà l’umore alle piante e tanti altri beni che fa. Se il fuoco non ti brucia, è il nostro deposito d’amore, proprietà delle creature, che grida: «riscalda la figlia mia, non farle alcun male», e così di tutte le altre cose.
Ora voglio dirti una cosa consolante. Se la creatura entra nelle cose create, riconosce questo nostro deposito d’amore in ciascuna di esse e fa risuonare il suo amore nel nostro, prepara la mensa al suo Creatore. Vedi solo nel sole quante diversità di cibi d’amore puoi prepararci: in quella luce vi è la dolcezza del nostro amore e tu, amandoci, al tocco del nostro [amore] raddolcisci il tuo e ci dai il cibo dell’amore che ci raddolcisce; in quella luce vi sono i gusti del nostro amore e tu, amandoci, ci dai le gioie dei tanti gusti [253] del nostro amore. In quella luce c’è il nostro amore fecondo, l’amore che ferisce, brucia e consuma, e tu, amandoci, acquiste-rai la fecondità divina nel tuo amore, la virtù di ferirci, di bruciarti e consumarti per Noi. Vi è pure la varietà dei colori che tutto abbellisce, e tu, amandoci, acquisterai la virtù del bell’amore, in cui resterai come ammantata di una bellezza incantevole, ed oh, come ci sentiremo rapiti!
Figlia, se ti volessi dire la molteplicità e la diversità d’amore che abbia-mo messo in ogni cosa creata per ciascuna creatura, e come essa ha il dovere di conoscere questo nostro molteplice amore per trovare il modello [per] amarci con tanti amori distinti, come l’abbiamo amata, non la finirei più. Ma, ahimè, il nostro amore resta isolato senza la compagnia del-l’amore della creatura, e questo è un dolore per Noi, che [254] il nostro amore non [sia] riconosciuto in ogni cosa creata, mentre tutte hanno il mandato da Noi di amarla con amore distinto. Nel vento corre il soffio dei nostri baci, le ondate delle nostre carezze amorose, i gemiti del nostro amore soffocato. Nell’impetuosità del vento [c’è] il nostro amore imperan-te, che vuole farsi conoscere per imperare su tutti, e a volte giunge come a parlare quasi con grida assordanti, per fare che nessun’altra cosa possa sentire se non il nostro amore che l’ama. Oh, se la creatura riconoscesse il nostro amore che corre nel vento, ci restituirebbe i nostri baci e le nostre carezze con le sue. Del resto, perché la baciamo e la carezziamo? Perché vogliamo essere baciati e carezzati da essa. [Se ci amasse] gemerebbe in-sieme col nostro amore per non farci soffocare, ci amerebbe col suo e no-stro [amore] imperante e, gridando insieme col nostro amore, assordereb-be tutti col dire: «amiamo, amiamo Colui che tanto ci ama». [255] Anche nell’aria che tutti respirano, quanto amore non corre! Ma no, non ad intervalli come nelle altre cose create, ma in ogni istante, in ogni respiro.
Se dorme, se lavora, se cammina, se mangia, corre sempre il nostro amore, ma con un amore distinto e nuovo. In tutte le altre cose create, nel-l’aria, corre il nostro amore che dà vita, con una rapidità incantevole che nessuno le può resistere; corre nel cuore, nel sangue, nelle ossa, nei nervi, in tutto, e si costituisce atto vitale dell’essere umano, e tacitamente le dice: «ti porto l’amore continuo del tuo Creatore e, perché continuo, ti posso dar vita». Oh, se [l’uomo] riconoscesse nell’aria che respira l’atto di vita che abbiamo messo in essa, la foga del nostro amore che corre, [che]corre sempre senza mai fermarsi, ci darebbe per scambio la sua vita per amarci, per dirci la nostra storia d’amore e ripetere il nostro ritornello «ti amo, ti amo sempre, in tutto e in ogni cosa, come [256] Tu mi hai amato». Dalla cosa creata più grande fino alla più piccola, [in ognuna] c’è un nostro amore nuovo e distinto per le creature, e siccome non lo conoscono non ci ricambiano, anzi con somma ingratitudine ricambiano il nostro amore con offese. Perciò aspettiamo che sia conosciuta e dominante in mezzo alle umane generazioni la nostra Volontà, la quale sarà la rivela-trice del nostro amore, e allora ci rifaremo e ci ameremo di un solo amore. Come saremo contenti! E vedendoci amati aggiungeremo altri amori nuo-vi e distinti; così non sarà più represso il nostro amore, ma avrà il suo sfogo di amare e di essere riamato. Perciò prega che venga il nostro regno e riconosci il nostro amore, e se vuoi amore, amaci. Se non troviamo il nostro amore nella creatura, non sappiamo che darle, né che farne, per-ché manca l’appoggio dove mettere le nostre grazie ed il primo elemento che forma la nostra vita in essa.” 41[257] Fiat!!!28 Giugno 1937
Quando l’anima entra nel Divin Volere per vivere di Esso, Dio si sente restituire lo scopo
per cui la creò e la rinnova nel suo Essere Divino, la conferma nel bene e in possesso
di tutti i beni, come appartenente fin d’adesso sulla terra alla milizia del Cielo.
Ciò che fa Dio alla creatura quando si entra nella sua Volontà. Come si decide
a vivere nel Voler D., il suo nome è scritto in Cielo e resta confermata nel bene,
nell’amore e santità D. e viene arruolata nella Milizia Celeste. Esempio.
Il mio volo nel Volere Divino continua. Mi sento portata nelle sue braccia, ma con tale amore e tenerezza da sentirmi confusa nel vedermi tanto amata e cir-condata dappertutto dalla sua materna bontà. Ed il mio dolce Gesù, ripetendomi la sua breve visitina, con un amore da sentirmi scoppiare il cuore, tutto bontà mi ha detto:
“Figlia mia del mio Volere, se tu sapessi qual è il nostro contento nel vedere entrare l’anima nella nostra Volontà! Si può dire che essa corre verso di Noi e Noi verso di essa, e come ci incontriamo, la Volontà nostra la investe di luce, il nostro amore la bacia, la nostra potenza la [258] prende in braccio, la nostra sapienza la dirige, la nostra santità la investe e vi si mette come suggello, la nostra bellezza l’abbellisce; insomma, tutto il nostro Essere Divino si mette in atto67 intorno ad essa, per darle del nostro. Ma sai perché? Perché entrando nel nostro Volere per vivere, non del suo, ma del nostro, Noi riceviamo ciò che uscì da Noi, ci sentiamo restituire lo scopo per cui la creammo e perciò facciamo festa. Non vi è atto più bello, scena più incantevole dell’entrare della creatura nella nostra Volontà. E ogni qual volta entra, tante volte la rinnoviamo nel nostro Essere divino, dandole nuovi carismi d’amore. Perciò chi vive nel nostro Volere ci tiene in festa, sente il bisogno di vivere in Esso per essere vezzeggiata dal suo Creatore, e Noi sentiamo il bisogno di essere vezzeg-giati da lei e [di] darle nuovi eroismi di grazie e di santità.”
Gesù ha fatto silenzio ed io mi sono sentita inabissata nell’Eterno Volere [259] e meravigliata nel sentire quanto siamo amati da Dio se viviamo nel suo Volere. Mille pensieri si affollavano nella mia mente, ed il mio amato Gesù, riprendendo il suo dire, mi ha detto:
“Figlia mia, non ti meravigliare per ciò che ti ho detto, anzi ti dirò cose più sorprendenti ancora; ma quanto vorrei che tutti le ascoltassero, per far decider[si] tutti a vivere nel mio Volere. Senti com’è consolante e bello ciò che il mio amore mi spinge a dirti; è tanto il mio amore che sento il bisogno di dirti dove giungiamo per chi vive nel nostro Volere.
Ora, tu devi sapere che come l’anima si decide ripetutamente e ferma- mente a non vivere più della sua volontà, ma della nostra, il suo nome viene scritto in Cielo con caratteri di luce incancellabile e viene arruolata nella milizia celeste come erede e figlia del regno della Volontà Divina. Ma ciò non basta al nostro amore; la con-fermiamo nel bene, in modo che sentirà tale [260] orrore per ogni minima colpa, che non solo non sarà più capace di cadervi, ma resterà confermata nei beni, nell’amore, nella san-tità, eccetera, del suo Creatore; sarà investita dalla prerogativa di com-prensore68 , non sarà più guardata come esiliata e, se starà sulla terra, sarà come ufficiante69 della milizia celeste, non come esiliata. Avrà tutti i beni a sua disposizione, potrà dire: «essendo la sua Volontà tutta mia, ciò che è di Dio è mio»; anzi, si sentirà posseditrice del suo Creatore e, siccome non opera più con la sua volontà ma con la mia, si rompono tutte le barriere che le impedivano di sentire il suo Creatore, le distanze sono scomparse, le dissomiglianze tra essa e Dio non esistono più, si sentirà talmente amata da Colui che l’ha creata, da sentirsi scoppiare il cuore d’amore, per amare Colui che l’ama; e sentirsi amata da Dio è la gioia, l’onore, la gloria più grande per la creatura. Figlia mia, non ti mera-vigliare, sono [261] le nostre mire, lo scopo per cui fu creata la creatura: trovare in essa la nostra vita, la nostra Volontà regnante, il nostro amore, per essere amati e per amarla. Se ciò non fosse, tutta la Creazione sareb-be un’opera indegna di Noi.”
Io mi sentivo scoppiare il cuore di gioia nel sentire ciò che il mio caro Gesù mi ha detto e dicevo tra me: possibile, possibile tutto questo gran bene?
Ed il dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia, non sono Io padrone di fare e di dare ciò che voglio? Basta che lo voglia, tutto è fatto; e poi, anche nel basso mondo succedono cose che in qualche modo somigliano. Se un uomo dà il suo nome iscrivendosi nell’esercito del governo, questo, per essere sicuro di lui, gli fa giurare fedeltà al governo. Questo giuramento lo fa restare legato all’esercito, indossa la divisa della milizia, in modo che viene riconosciuto da tutti che appartiene all’esercito, e quando ha [262] mostrato abilità e fedeltà riceve la paga a vita. Con questa paga, che nessuno gli può togliere, non gli può mancare nulla, può avere servi che lo servono, può vivere con tutte le agiatezze della vita, ancorché col tempo andasse in riposo70 . E che cosa ha dato costui al governo? Solo la parte esterna della sua vita, che [per lui] ha costituito il diritto a ricevere la paga vita [natural] durante. Invece chi con decisione ferma mi ha dato la sua volontà, mi ha dato la parte più nobile, più preziosa, qual è la sua volontà. In essa mi ha dato tutto l’interno e l’esterno, anche il respiro, e con ciò ha meritato di essere iscritto nell’esercito divino, in modo che tutti conosceranno che appartiene alla nostra milizia. Come potrò fargli man-care nulla, come non amarlo? Se ciò fosse possibile, per il tuo Gesù sa-rebbe il dolore più grande; mi toglierebbe la pace, che per natura pos-seggo, il non amare colei che tutto mi ha dato e che con amore indicibile [263] posseggo, tengo nel mio Cuore e le faccio fare la mia stessa vita.” 42Fiat!!!4 Luglio 1937
Dio è attore e spettatore di tutto: la sua immensità e onnipotenza
lo rende presente in tutto, dando esistenza e vita a tutto; ma forma
la sua Vita in chi vive nel suo Volere, che porta tutti e tutto a Dio.
Come Dio vuol formare tante sue vite divine in ciascuna creatura.
Come chi vive nel Voler D. si fa portatrice di tutti e di tutto al suo Creatore.
Mi trovavo tutta investita del Volere Divino; dovunque e dappertutto lo trovavo in atto di voler darmi la sua vita, ed oh, come mi sentivo felice nel sentire il suo impero, che a qualunque costo, coi suoi stratagemmi amorosi, voleva rinchiu-dere in me la sua vita perenne. Io sono rimasta sorpresa, ed il mio sempre amabile Gesù, visitando la povera e piccola anima mia, con la sua solita bontà e dolcezza mi ha detto:
“Figlia mia benedetta, se tu sapessi come godo e come si sfoga il mio amore nel manifestarti i nostri arcani [264] celesti, in che stato d’amore si trova il nostro Ente Supremo, la nostra Volontà adorabile, per darmi gusto mi premureresti a farmi dire in qual modo ci troviamo in mezzo alle creature ed il gran bene che possiamo loro fare. Ora, tu lo sai, che la nostra immensità involge tutto, la nostra potenza e fortezza è tanta che portiamo come in braccio tutto e tutti, come se fosse una piccola piuma. Tutto questo è natura nel nostro Essere tre volte Santo, tanto che se ci volessimo impiccolire non potremmo; la nostra immensità e potenza scorre in ogni fibra del cuore, in tutti i respiri, nella rapidità del sangue che scorre nelle vene, nella velocità del pensiero; siamo attori e spettatori e a giorno di tutto 71 . Ma questo è nulla, non sono altro che le qualità del nostro Ente Supremo72 . Quello che [è] più da stupire, [è] che vogliamo formare tante vite nostre in ciascuna creatura. Questo è operato di Dio, avere virtù di poter formare tante vite divine per quante creature ha messo fuori alla luce [265] del giorno. Del resto la creatura è nostra, creata da Noi, viviamo insieme e, perché l’amiamo, il nostro amore ci porta con una forza irresistibile e [una] potenza tutta nostra a formarci come vita in essa; è la nostra arte creatrice, che non contenta di creare le creature, nella foga del suo amore vuole creare se stessa nella persona creata.
Vedi dunque in quale condizione ci troviamo in mezzo all’umana fami-glia, in atto di formare sempre vite nostre in loro, ma la nostra arte crea-trice resta respinta, soffocata, senza poter continuare la nostra Creazione divina. Mentre viviamo insieme con loro, vivono a spese nostre, vivono perché vivono di Noi, eppure abbiamo il gran dolore di non potere formare la nostra vita in loro, mentre questo sarebbe il nostro massimo contento, la più grande gloria che ci darebbero se ci dessero la libertà di farci vita di ciascuna creatura.
Ma sai dove siamo liberi di formare questa vita nostra? [266] In chi vive nella nostra Volontà. Il nostro «Fiat» divino ci prepara la materia prima per formare la nostra vita, mette in atto73 la sua potenza, la sua santità, il suo amore, e ci chiama nel fondo dell’anima, e Noi, trovando le materie adattabili e fattibili, formiamo con amore indicibile la nostra vita divina, non solo la formiamo, ma la [facciamo] crescere e con sommo nostro gusto e diletto svolgiamo la nostra arte creatrice intorno a questa celeste creatura ed incominciamo la catena dei prodigi. Essa, possedendo il suo Creatore, la nostra Volontà operante in essa, diventa la portatrice di tutti e di tutto; se pensa, ci porta i pensieri di tutti e si fa supplitrice e riparatrice di tutte le intelligenze umane; se parla, se opera, se cammina, porta le parole, le opere, i passi di tutti. La stessa Creazione le fa decoroso corteggio ed [essa] si fa portatrice del cielo, delle stelle, del sole, del vento, di tutto, non lascia nulla dietro; ci porta l’omaggio, la [267] gloria di tutte le nostre cose create, [per]fino l’omaggio del dolce canto del piccolo uccellino. Possedendo la vita di Colui che le ha create, tutte le cose le fanno corona, anzi tutte vogliono essere portate da colei che possiede l’atto parlante, affinché ciascuna le dica la storia parlante d’amore, per cui è stata creata dal suo Creatore. Sicché chi possiede il nostro Volere acquista la nostra gelosia d’amore, tutto vogliamo per Noi, e questo con somma giustizia, perché non vi è cosa che Noi non abbiamo dato, quindi con giustizia tutto vogliamo. Così essa, presa dalla nostra stessa follia d’amore, vuole tutto per darci tutto, e, gelosa, vuole portarci tutto per dirci per tutti e per ciascuna cosa creata la sua parolina d’amore. Perciò chi vive nel nostro Volere non sta mai sola; prima sta col suo Creatore, col quale sta sempre in gara d’amore, per amarsi sempre più74 e, standole tutte le cose intorno, si fa portatrice di tutto [268] a Colui che ama, che essendo Amore infinito vuole vedere nella creatura tutte le cose convertite in amore per amor suo.” 43Fiat!!!12 Luglio 1937
L’anima deve essere come una fonte tersissima, dove Dio vuole contemplare
la propria immagine, ma i pensieri di sé, le oppressioni, i dubbi, i timori, ecc.
la turbano e agitano e l’immagine divina si deforma. Il Divin Volere converte
in natura tutto il bene che l’anima fa e forma in lei la Vita Divina.
Come le riflessioni umane tolgono il posto alle divine e sono pietrucce
che intorbidano la fonte dell’anima. Come la D. Volontà converte in natura
il suo amore e ciò che fa in punto di morte lo anticipa a chi vive in Essa.
Sono tra le braccia del Volere Divino, il quale, più che vigile sentinella, non solo vuole farsi vita di ogni mio atto, ma penetrando in ogni nascondiglio del mio cuore e della mia mente, mi richiama se tutto ciò che entra in me non è parto del “Fiat”.
Ed il mio sempre amabile Gesù, visitando la piccola anima mia ed atteggian-dosi a Maestro, che in tutto vuole ammaestrare la figlia sua, mi ha detto: “Figlia benedetta della mia Volontà, tu devi sapere che le riflessioni proprie, le impressioni, le oppressioni, le malinconie, i dubbi, [269] i piccoli timori, impediscono le riflessioni divine, le impressioni sante, il rapido volo verso il Cielo, le gioie del vero bene, la pace celeste; esse sono come tante pietrucce gettate dentro un lago, mentre la persona si sta rimirando in quelle acque limpide come dentro uno specchio e vede tutta intera la sua persona, bella e ordinata qual è. Ora, che succede? Mentre si sta ri-mirando in quelle acque tersissime, viene gettata in quel lago una piccola pietruccia; l’acqua si increspa, si intorbida e forma tanti giri e rigiri75 da intorbidire tutta l’acqua, e della povera persona che si sta rimirando, che avviene? Come si formano i giri nell’acqua, così portano [via ora] un piede, [ora] un braccio, [ora] una mano, [ora] la testa, in modo che si vede tutta deformata76 dalle increspature di quelle acque. Chi è stato a far per-dere la limpidezza di quelle acque, cosicché non si vede più intera [270] la sua immagine, ma in modo da far pietà? Chi è stato? Una piccola pietruccia. Tale è l’anima creata da Dio, più che [una] fonte tersissima, in cui Dio doveva rimirarsi, ed essa in Dio. Ora, le riflessioni, le oppressioni, i dubbi, i timori, eccetera, sono come tante pietrucce gettate nel fondo della sua anima, e rimirandosi Dio in essa, non se lo sente tutto intero, ma come diviso in tante parti, quindi divisa la forza, la gioia divina, la santità, l’unità della pace. Questo le impedirà di conoscere chi è Dio, quanto l’ama e che vuole da lei; e volendosi rimirare essa in Dio, queste pietrucce le impediranno il passo, facendola zoppicare nel cammino, impedendole il volo per rimirarsi in Colui che l’ha creata. Mentre sembrano cose da nulla, eppure in questo viene formata la conoscenza di Dio nella creatura, l’unione, la santità, il rimirarsi Dio nella creatura ed essa in Dio. Se l’ani-ma è turbata da queste pietrucce,[271] che si possono chiamare bagattelle dell’anima (perché mancando la sodezza e sostanza del vero amore, sono sempre intorbidate), Dio non può specchiarsi in loro per formare la sua bella immagine; perciò sii attenta e cerca sempre la mia Volontà.”
Gesù ha fatto silenzio ed io sono rimasta a pensare al gran male che fanno le riflessioni proprie. Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, solo nella mia Volontà l’anima può giungere all’apice della santità più alta e racchiu-dere in sé, per quanto a creatura è possibile, un atto completo, e riempirsi tanto da non lasciare nessun vuoto in sé, tanto da convertire in natura propria il bene che fa. Se ama nel mio «Fiat», l’onda dell’amore le piove dappertutto, le investe le più intime fibre e, mentre le piove addosso, travolgendola tutta nell’amore, si costituisce regina e converte in natura il suo amore nella creatura, ma tanto che si sentirà che il respiro, il palpito, il moto, [272] il passo [e] tutto l’essere non sanno fare altro che amare. Quest’onda dell’amore s’innalza fino al Cielo, senza cessare di pioverle addosso, e prende d’assalto il suo Creatore e lo ama sempre, perché quando il bene si converte in natura si sente il bisogno di ripetere il bene ricevuto come atto che costituisce la sua vita. Se adora, si sentirà cam-biata la natura in adorazione, sicché in tutto ciò che [fa] si sentirà spri-gionare adorazioni profonde al suo Creatore. Se ripara, sentirà la corsa di andare rintracciando tutte le offese, per mettervi la sua riparazione. In-somma, la mia Volontà con la sua forza creatrice non lascia nessun vuoto e sa convertire in natura tutto ciò che la creatura fa in Essa. Vedi che differenza tra chi vive nella mia Volontà e la possiede come vita operante e chi la riconosce come virtù e, forse, nelle circostanze più dolorose della vita, e in tutto il resto [fa] come se non ci fosse per lui.
Ora voglio dirti un’altra [273] sorpresa consolante. È tanto il nostro compiacimento, quando la creatura decide con fermezza irremovibile di vivere nel nostro Volere, che [anticipiamo] ciò che dobbiamo fare nel punto della morte, di confermarla nel bene in cui si trova; perché tu devi sapere che tutto ciò che essa ha fatto in vita –preghiere, virtù, pene sofferte, opere buone– serve a formare la nostra piccola vita divina nella sua anima. Nessun beato entra in Cielo se non possiede questa vita divina; [e]a seconda del bene che hanno fatto e se più mi hanno amato e compiuto la mia Volontà, così avranno [la vita divina], chi più piccola, chi più gran-de, perché la vera felicità, le vere gioie si devono possedere dentro. Sicché ciascuno avrà dentro e fuori di sé il suo Dio, che gli darà sempre nuove gioie; tanto che se le anime, morendo, non sono piene fino all’orlo d’amore e di Volontà mia, le confermo, sì, ma non entrano in Cielo, le mando in Purgatorio a riempire questi vuoti di [274] amore e di Volontà mia, a via di pene, di ansie e di sospiri, e quando si sono riempite del tut-to, in modo che in esse non si vede se non che sono già tutte trasformate nel mio amore e nella mia Volontà, allora prendono il volo verso il Cielo.
Ora, per chi non vuole fare più la sua volontà ma solo la mia, non vogliamo far aspettare quel punto; il nostro amore ci porta con una forza irresistibile ad anticipare la conferma del bene e [a] convertire in natura il nostro amore e la nostra Volontà, onde si sentirà che il mio amore, il mio Volere è suo, sentirà più la mia vita che la sua; ma con quale differenza da quelli che sono confermati in punto di morte! Essi non cresceranno più nel bene, i loro meriti sono finiti. Invece [per] questi la mia vita crescerà sempre, i meriti non finiscono, anzi avranno i meriti divini; come continua-no ad amarmi e a vivere di mia Volontà, così mi conosceranno di più, ed Io li amo di più e aumento la loro gloria. Posso dire che corro in ogni [275] loro atto per dar loro il mio bacio, il mio amore, per riconoscere che sono miei e dar loro il valore, il merito, come se lo avessi fatto Io. Ah, tu non puoi comprendere che cosa sentiamo per chi vive nel nostro Volere, come lo amiamo! Vogliamo renderlo contento in tutto, perché in lui troviamo realizzato lo scopo della Creazione, accentrata tutta la gloria che tutte le cose ci dovrebbero dare, e poi la nostra Volontà compiuta è tutto per Noi.” 44Fiat!!!25 Luglio 1937
Chi vive nel mare della D. Volontà mormora in tutti i suoi atti “amore, gloria al Creatore”.
Un atto in Essa è aria che vivifica, vento impetuoso, atmosfera che avvolge tutto.
Il suo Regno, formato in Dio, deve realizzarsi sulla terra. I doni di Dio, la Creazione,
la Vergine, l’Incarnazione, il Regno, non sono dati come mercede
o per merito dell’uomo. La creatura deve ricambiare il Dono di Dio.
Come un atto nel Voler D. può essere un vento impetuoso, un’aria,
un’atmosfera celeste. Tre circoli. Dio se ama opera, se parla dona.
Il mare del Volere Divino mormora sempre e molte volte forma le sue onde impetuose per assalire le creature, per involgerle nelle sue onde amorose, per dar loro la sua vita, ma con tali insistenze e astuzie amorose, come se [276] avesse bisogno di noi, povere creature, da restare stupiti. Oh, com’è vero che solo Iddio sa amarci!
Ora, mentre la mia mente si perdeva in questo mare, il mio dolce Gesù, sorprendendomi con la sua breve visitina, mi ha detto: “Figlia benedetta del mio Volere, hai visto come era dolce il mormorio del mare della mia Vo-lontà? Eppure le anime che vivono in Essa non fanno altro che mormorare insieme in questo mare. Esse, eco perfetto del mio «Fiat», non cessano mai di mormorare: «amore, gloria, adorazione», ma in modo semplice. Se respirano, mormorano «amore», se palpitano, se circola il sangue nelle vene, se pensano, se si muovono, in tutto mormorano «amore, amore, gloria al nostro Creatore», e se chiamano la mia Volontà nei loro atti formano le onde impetuose per involgere Dio e le creature, affinché tutti, Cielo e terra, facciano una sola Volontà.
Un atto nella mia Volontà può essere un vento impetuoso da [277] sradicare [e] trasportare con la sua forza le passioni, le debolezze, le cattive abitudini, l’aria putrefatta del peccato, e sostituire [ad esse] le virtù, la forza divina, le sante abitudini, l’aria santificante della mia Volontà. Un atto nel mio Volere può essere un’aria universale che, penetrando dovunque e in tutti, di notte e di giorno, può farsi respirare per infondere la sua vita, la sua santità, e togliendo l’aria malsana dell’umano volere, la sostituisce [con] l’aria salubre del mio «Fiat», in modo da far restare [le creature] raddolcite, imbalsamate, vivificate, sanate da quest’aria divina. Un atto nel mio «Fiat» può essere un’atmosfera celeste che racchiude in sé tutte le nostre opere, la stessa Creazione, e con la forza delle nostre opere [può] assalire la nostra Divinità e imporsi su di Noi, per farci dare grazie e doni da rendere le creature capaci di poter ricevere il regno del nostro Volere. Un atto nella nostra Volontà [278] può contenere tali meraviglie, che la creatura è incapace di poter comprendere tutto il suo valore.”
Gesù ha fatto silenzio ed io sono rimasta come inzuppata in questo mare e, non so come, mi sono sentita trasportare nella Patria Celeste, in mezzo a tre circoli di luce. A capo di essi vi era la Regina del Cielo da un punto e Nostro Signore dall’altro, con una bellezza incantevole e un amore indicibile. In mezzo a loro vi era una moltitudine di anime, tutte trasformate nella luce nella quale vivevano e crescevano, ma custodite, dirette e alimentate da Gesù e dalla Madre Celeste. Quante belle sorprese si vedevano! Queste anime possedevano la somiglianza e la vita del loro Creatore.
Ed il mio dolce Gesù e la sua Madre mi hanno detto: “Questi circoli di luce che tu vedi sono simbolo della Trinità Sacrosanta e le anime sono quelle che formeranno il regno della Divina Volontà. Questo regno sarà formato nel seno della [279] Divinità; i reggitori di questo regno saremo la Madre e il Figlio, che lo custodiremo con gelosia. Vedi dunque la certezza di que-sto regno, è già formato, perché in Dio le cose sono come già fatte. Perciò prega, che ciò che sta nel Cielo si realizzi sulla terra.”
Dopo ciò mi son trovata in me stessa col sommo dolore di trovarmi di nuovo nella povera prigionia del mio corpo.
Dopo ciò, il mio sommo Bene Gesù, tutto bontà, mi ha detto: “Figlia mia, il nostro Essere Divino è tutto amore, ed è tanto questo amore che sentiamo il bisogno di mettere fuori di Noi questo amore. Né badiamo se la creatura merita o no; se avessimo voluto badare al merito, la Creazione tutta [sarebbe] stata ancora nel nostro seno. Noi, quando amiamo, operiamo. Difatti amammo e creammo la Creazione e, come dono della nostra libe-ralità e dell’eccesso del nostro amore operante, [ne] facemmo dono [280] all’uomo. A Noi non piace dare i nostri doni come mercede o come merito, e dove potrebbe trovare monete sufficienti per pagarci i nostri doni, o tanti atti per meritarli? Sarebbe inceppare il nostro amore, reprimerlo in Noi e non dare nulla alla creatura, e neppure amarla, perché se amiamo dob-biamo operare e dare. Il nostro Ente Supremo si trova spesso spesso in tali deliri d’amore, che sentiamo il bisogno di [far] uscire dal nostro seno divino doni e grazie per darli alle creature; ma per formare questi doni dobbiamo amare e manifestarli per farli conoscere. Quindi, se amiamo, operiamo; se parliamo, la nostra parola creatrice consegna il dono, lo conferma e dota la creatura dei nostri doni. La nostra parola [ne] è la portatrice e ci mette nelle condizioni di sfogare il nostro amore represso.
Ma vuoi sapere perché non diamo i nostri doni come mercede o come merito? Perché li diamo ai figli nostri, e quando i doni si [281] danno ai figli non si bada se meritano; si danno perché si amano. Al più si fanno comprendere –ecco la necessità della parola–, affinché li apprezzino e li custodiscano, e amino Colui che li ha dati e che tanto li ama. Invece si danno come mercede o merito ai servi, agli estranei, ed oh, con quante misure!
Onde nell’eccesso del nostro amore, senza che nessuno ci pregasse o meritasse, facemmo la Creazione per fare un dono all’uomo; in un altro eccesso creammo la Vergine per fargli un dono; in un altro eccesso Io, Verbo Eterno, scesi dal Cielo per donarmi e farmi dolce preda dell’uomo. In un altro eccesso d’amore più grande gli darò il gran dono del regno del mio Volere. La Vergine Celeste, ereditiera di questo regno, chiamerà le creature come figli suoi perché ricevano in dono la sua grande eredità.
Ora, figlia mia, se l’anima fa regnare la mia Divina Volontà, il suo amore non sarà più [282] sterile, ma fecondo, né si ridurrà solo a parole oppure in opere; sentirà in sé la forza creatrice del nostro amore e si metterà nelle nostre stesse condizioni, che se amiamo operiamo, se ope-riamo diamo. Ma che cosa diamo? Il gran dono del nostro Essere Divino. Il nostro amore è tanto, che se diamo vogliamo dare tutto, anche Noi stessi, in balìa della creatura. Il nostro amore non resterebbe contento se non dicesse: ho dato tutto, non avevo più che darle; molto più che, pos-sedendo [essa] la nostra Volontà, stiamo al sicuro, stiamo in casa nostra, con tutto il decoro, gli onori, la decenza che ci conviene. Così la creatura, possedendo la nostra stessa forza creatrice, se ci ama ci darà nel suo amore il dono della sua vita, in ricambio del nostro dono, sicché è vita che ci daremo a vicenda; e ogni qual volta ci amerà, la nostra forza creatrice moltiplicherà la sua vita per darcela in dono. Il suo amore non resterà isolato, [283] ma con la pienezza della sua vita che si dà in balìa del suo Creatore, ed ecco eguagliate le parti tra il Creatore e la creatura: vita riceve in dono e vita dona. E se la creatura ha i suoi limiti, la mia Volontà la supplisce, molto più che nel darci come dono la sua vita ci dà tutto, nulla lascia77 per sé, quindi il nostro amore resta appagato e contrac-cambiato. Perciò, se vuoi darci tutto e ricevere tutto da Noi, fa che regni in te la nostra Volontà e tutto ti sarà accordato.” 45Fiat!!!2 Agosto 1937
Dio è la fonte della felicità: perciò tutte le cose create da Lui sono piene di felicità
da dare all’uomo. Adamo fu creato nella pienezza della felicità, ma la perdette
col peccato. Tutto il Creato potè dare le gioie che contiene a Gesù e alla Vergine,
e le darà a chi ritornerà nel suo principio, la Divina Volontà
Come la Creazione possiede la perfetta felicità, da poter dare la felicità terrestre alle creature.
Come il peccato arrestò la felicità. Il gran male di [chi] si sposta dal principio. Esempio.
Stavo facendo il mio giro nella Creazione, per seguire gli atti della Divina Volontà fatti in Essa, ed oh, quante sorprese! Ciascuno conteneva tale felicità, da poter rendere [284] felici tutto e tutti.
Ed il mio sempre amabile Gesù, vedendomi sorpresa, tutto bontà mi ha detto: “Figlia mia, il nostro Ente Supremo possiede la fonte della felicità; perciò da Noi non potevano uscire cose o esseri che non fossero felici. Sicché tutta la Creazione possiede tale pienezza di felicità da poter dare a tutta la terra la perfetta felicità terrestre. Onde Adamo godeva la pienezza della felicità. Tutte le cose gli [facevano] piovere addosso gioie e felicità; e poi nel suo interno, possedendo il mio Volere, conteneva mari di contenti, di beatitudini e [di] gioie senza fine; per lui tutto era felicità, dentro e fuori. Come peccò, sottraendosi alla mia Volontà, la gioia si partì da lui e tutte le cose create ritirarono nel loro seno le gioie che possedevano, dando all’uomo i soli mezzi necessari, non come a padrone, ma come a servo ingrato. Vedi dunque, da Noi non uscì l’infelicità, né potevamo darla, perché non ne avevamo; dare ciò che non si [285] ha è impossibile. Quindi fu il peccato che gettò nell’uomo il seme dell’infelicità, del dolore e di tutti i mali che lo accerchiano dentro e fuori.
Onde come venne sulla terra la Celeste Signora e poi la mia SS.ma Umanità, la Creazione tutta si atteggiò a festa, [tutte le cose] ci sorride-vano di gioia e ripresero il corso di [farci] piovere addosso gioie e felicità, e come uscivamo all’aperto correvano, si inchinavano e sprigionavano su di noi gioie e felicità. Il sole ci dava le gioie della sua luce, allietava la nostra vista con la varietà dei suoi colori, ci dava le gioie dei baci d’amore che possedeva e riverente si stendeva sotto i nostri passi per adorarci. Il vento ci [faceva] piovere le gioie della freschezza e col suo soffio ci allon-tanava l’aria putrida di tante colpe. Gli uccelli ci correvano intorno per darci la gioia dei loro trilli e canti; quante belle musiche ci facevano, tanto che Io ero costretto a comandarli che si allontanassero d’attorno [286] a Me, che prendessero il volo nell’aria per inneggiare al loro Creatore. La terra fioriva sotto i miei passi, per darmi la gioia di tante fioriture, ed Io le comandavo di non farmi tali dimostrazioni, e mi ubbidiva. L’aria mi porta-va le gioie del nostro alito onnipotente, quando, alitando l’uomo, gli dem-mo la vita colmandolo di gioia e felicità divine, e come Io respiravo così mi sentivo venire le gioie e le felicità che provammo nella creazione del-l’uomo. Sicché non vi era cosa creata che non volesse sprigionare le gioie che possedeva, non solo per felicitarmi, ma per darmi gli omaggi, gli onori come loro Creatore. Ed Io le offrivo al mio Padre Celeste per dargli la glo-ria, l’onore, l’omaggio, l’amore, per tante magnificenze ed opere meravi-gliose che facemmo nella Creazione per amore dell’uomo.
Ora, figlia mia, queste gioie nelle cose create esistono ancora. La Creazione, come fu fatta da Noi con [287] tanto sfarzo e sontuosità e con la pienezza della felicità, nulla ha perduto, perché aspettiamo i figli nostri, i figli della nostra Volontà, che con diritto godranno le gioie, la felicità terrestre che possiede tutta la Creazione; e posso dire che per amore di questi esiste ancora e le creature fruiscono, se non la pienezza della feli-cità, almeno le cose necessarie per poter vivere. Questo esistere ancora la Creazione dopo tante ingratitudini umane [e] colpe che fanno inorridire, dice la certezza del regno della mia Volontà sulla terra, perché la creatu-ra, possedendola, si renderà capace di ricevere le gioie della Creazione, di darci la gloria, l’amore, il contraccambio di quanto abbiamo fatto per essa, e [capace] di fare tutto il bene possibile ed immaginabile che può fare la creatura.
Perciò il tutto sta nel possedere il nostro Volere, perché così ebbe prin-cipio la Creazione tutta, compreso l’uomo. Tutto era [288] Volontà nostra, tutti vivevano racchiusi in Essa ed in Essa trovavano ciò che volevano: gioia, pace, ordine perfetto, tutto stava a loro disposizione. Spostato il principio, tutte le cose cambiarono aspetto, la felicità si cambiò in dolore, la forza in debolezza, l’ordine in disordine, la pace in guerra. Povero uomo senza la mia Volontà! È il vero cieco, il povero paralizzato, che se qualche bene fa tutto è stento e amarezze.
Tutte le cose, se si guidano con lo stesso principio con cui hanno avuto l’esistenza, trovano la via, il passo fermo e l’esito felice delle opere o [del]bene che hanno intrapreso. Se perdono il principio si capovolgono, vacil-lano, smarriscono la via e finiscono col non saper far nulla e, se pare che fanno qualche cosa, fanno pietà. Anche nelle cose umane succede così. Se il maestro volesse insegnare al fanciullo le consonanti e non le vocali, siccome le vocali corrono in ogni parola, [289] in ogni lettera, dalla scien-za più bassa fino alla più alta, povero fanciullo, non imparerebbe mai a leggere, e se lo volesse potrebbe impazzire. Tutto questo male chi lo ha prodotto? Lo spostamento dal principio della scienza, quali sono le vocali. Ah, figlia mia, fino a tanto che l’uomo non ritorni nel suo principio, non rientri nella mia Divina Volontà, la mia opera creatrice sarà un’opera spezzata, spostata. Povero uomo, senza le prime vocali della mia Divina Volontà! Per quanto gli possa dar luce, gli possa parlare, non mi capirà, perché gli manca il principio, gli mancano le prime vocali per poter leggere le mie lezioni sul mio «Fiat». Quindi senza base, senza fonda-mento, senza maestro, senza difesa, è tanto il suo cretinismo che non conosce il suo povero stato e quindi non implora di rientrare nel mio Volere, per imparare le prime vocali con cui fu creato da Dio, per poter [290] continuare78 ad imparare la vera scienza celeste e così formarsi tutta la sua fortuna, tanto in terra come in Cielo. Perciò Io gli sussurro sempre, all’orecchio del cuore: «figlio mio, rientra nella mia Volontà, vieni nel tuo principio, se vuoi assomigliarmi, se vuoi che ti riconosca per figlio mio». Oh, come è doloroso avere dei figli che non mi somigliano, snobilitati, poveri, degradati, infelici! E perché tutto questo? Perché respinsero la grande eredità del Padre Celeste e mi costringono a piangere sulla loro sorte. Figlia, prega che tutti riconoscano la mia Volontà, e tu riconoscila e apprezzala, amala più che la tua stessa vita e non te la fare sfuggire neppure un istante.”
Deo Gratias.
Tutto per la gloria di Dio e per compimento della sua Volontà.
Note
- Questa espressione di Luisa significa: “questo attore, che è il mio Volere”, oppure “il mio Volere, come Attore…” ↩
- “(Dio) ci ha donato i beni grandissimi e preziosi che erano stati promessi, perché diventaste per loro mezzo partecipi della natura divina” (2 Pietro, 1,4). ↩
- Letteralmente: “prima ce la sentiamo con Essa”, per dire che “prima accordiamo con Essa il bene da fare”. ↩
- Letteralmente: “nell’atto che concepisce”. ↩
- Letteralmente: “per farsi fare da Mamma dalla Celeste Regina”. ↩
- Questa è la nuova Creazione. È da considerare l’ordine progressivo che esprimono i verbi in tutta la descrizione. ↩
- Luisa dice: “come concepì”, volendo dire “fui concepito”, o meglio, “Mi incarnai”. ↩
- Come la nota anteriore: “di farla concepire”, cioè, “di fare che fosse concepita”, o meglio, “che si incarnasse”. ↩
- Cioè, distrutto, devastato. ↩
- Luisa dice “prestabili”. ↩
- Letteralmente dice: “ma chi lavora questo piccolo campo assegnatole? Chi viva in Essa, perché vivendo in Essa, si fa la prima lavoratrice…” ↩
- Luisa dice “attitudine”, da intendersi in questo caso come “atto” o, meglio, “attività”. ↩
- Espressione che significa: “non si intende, non si mette d’accordo con la mia”. ↩
- Cioè: “vivono abbandonate a se stesse, vivono appoggiandosi su se stesse”. ↩
- Luisa dice: “non può distruggere”. ↩
- Luisa dice: “e la fece concepire ed incarnarsi”, cioè, “venire al mondo”. ↩
- “Maria Vergine (…) redenta in modo sublime in vista dei meriti del Figlio suo e a Lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo…” (Conc.Vaticano II, Constituzione “Lumen Gentium”, 53). ↩
- “Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’eterno consiglio” (Liturgia delle Ore, Com. della Beata Vergine Maria, Ufficio delle letture). ↩
- “Redenta in modo sublime”, non dal peccato, come noi, ma affinché il peccato originale non la toccasse. Non dopo il peccato, ma prima, dal momento che “prima che Eva fosse, Maria è”, parafrasando le parole di suo Figlio: “Prima che Abramo fosse, Io Sono” (Gv 8,58). “La Beata Vergine, predestinata fin dall’eternità, all’interno del disegno dell’Incarnazione del Verbo, per essere la Madre di Dio…” (L.G. 61). ↩
- Cioè, per poter essere la Madre di Dio, non era sufficiente che Maria fosse Immacolata e sempre Vergine. ↩
- Luisa dice “concepire”, dandogli il senso di “essere concepito”. ↩
- In questi scritti, “le creature” sono gli uomini in rapporto al Creatore.Il resto della Creazione sono “le cose create” ↩
- Luisa, come fa spesso, dice “restava”. ↩
- Luisa dice “arrivarla”. ↩
- Perciò della Mamma si può dire ciò che è detto del Figlio: “Dalla sua pienezza (di Grazia) tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia” (Gv 1,16). ↩
- Luisa dice “affiduciarsi”, parola inesistente. ↩
- Luisa dice “altri ritrovati più grandi d’amore”. ↩
- Luisa dice “e non lo voglio essere soffogato”. ↩
- Luisa dice “e chi non riceve”, il che è evidentemente una svista. ↩
- Luisa dice “che getta”. ↩
- “Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore” (Lam. 1,12). ↩
- Luisa dice “lascia” per dire rimane. ↩
- Luisa dà a questa parola il significato di “inondata” oppure “involta”. ↩
- Luisa dice “menano”. ↩
- Luisa dice “e dove…, dove…, dove…”. ↩
- Questa è la nuova Creazione: non fuori, ma dentro della creatura, nella sua vita, nelle sue opere; la Creazione vivente, trasformata dalla creatura in amore e gloria a Dio.“Ecco, Io faccio nuove tutte le cose” (Apoc. 21, 5). ↩
- Cioè, “in favore”. ↩
- La Redenzione perciò non ha avuto soltanto lo scopo di salvare l’uomo: “mettere fine all’empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità”, ma restaurare il Regno di Dio: “portare una Giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi”, la Santità delle santità (Dn 9, 24). ↩
- Luisa dice “fatelo da quel Dio Potente che siete”. ↩
- Cioè, di rendere partecipi. ↩
- La Creazione ha il doppio ufficio di sostenere la nostra vita corporale e la Vita Divina in noi. ↩
- Letteralmente: “che sprigionandosi da dentro di esse il mio Volere”. ↩
- Luisa dice “uscire”. ↩
- Già nel vol. 18° (21-02-1926) troviamo ch nove mesi dopo essere stato concesso a Luisa di “concepire” in sé tutte le creature (Cfr. vol. 17°, 01-05-1925), Gesù le annunciava che poteva dare alla luce molti figli della Divina Volontà. Essendo lei “la piccola Neonata della Divina Volontà”, può dare alla luce tanti di questi neonati. In lei c’è il germe della Fecondità e ogni conoscenza che Gesù le ha dato può generare un figlio. Gli atti continui nel Divin Volere, poi, sono il nutrimento necessario per formare e partorire questi figli, e i veri “figli del Volere Divino” sono in definitiva questi atti continui che contengono altrettante Vite divine. Sono questi “la nuova Creazione”. ↩
- “Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo in favore del suo Corpo, che è la Chiesa”. (Col. 1,24). È il mistero della Corredenzione. ↩
- E questo è il modo della Sua venuta gloriosa. In chi vive nella Divina Volontà Gesù forma, non la vita “mistica” di chi vive in Grazia (ma non avendo il Volere Divino come vita dei suoi atti), ma la vita “reale”, come nel SS. Sacramento e più ancora (cfr. Vol. XVI, 05-11-1923; Vol. XII, 27-11- 1917, 20-6-1918; Vol. XV, 18-6-1923 e nota, ecc.) ↩
- Espressione di Luisa, comune nella Puglia, per dire: “temo che io possa uscire…” ↩
- Luisa dice: “si murano”. ↩
- Luisa vuol dire: “non vogliono accettare”. Tutto il paragrafo presenta una sistassi terribile. ↩
- Letteralmente: “ma tutti il resto”. ↩
- Luisa dice “maricello”, una parola desueta che in realtà significava amarezza, rancore (da “amaro”). ↩
- Luisa dice “la tiene in sentinella”. Il soggetto è “la creatura che vive nel nostro Volere”. ↩
- Luisa dice “quietati”. ↩
- In tutto questo paragrafo è stato necessario indicare [tra parentesi quadre] il soggetto di molte frasi, omesso da Luisa, perché abbiano senso. ↩
- Luisa dice: “faccendiera”, che invece significa “persona che si dà da fare in intrighi o in affari poco onesti”. ↩
- Luisa dice: “lo mette in attenzione”. ↩
- Luisa dice: “tu prendi diritto”. ↩
- Luisa dice “falla da magnanima…” ↩
- Frase confusa. Si interpreta così: “Questo diritto il Dio nascosto lo dà alla famiglia umana” ↩
- Luisa dice: “non se ne intendono”. ↩
- Luisa dice: “chi voleva dire…, chi della sua santità, chi del modo…”, ecc. ↩
- Luisa dice: “la usciamo fuori”. ↩
- Luisa dice “parti” per indicare il frutto del concepimento, in genere “i figli”. ↩
- Cioè, “tutto deve avere la mia impronta, tutto deve ricordare Me”. ↩
- Cioè, “dove getta la mia creatura”. ↩
- Questa sarà “la nuova Creazione”, nel senso escatologico di Mt 19,28 (“la rigenerazione”), di 2 Pt 3,13 (“nuovi cieli e nuova terra, nei quali avrà stabile dimora la Giustizia”) e di Apoc 21,5 (“Ecco, Io faccio nuove tutte le cose”). ↩
- Luisa dice “in attitudine”, il cui senso preciso è difficile da interpretare in questo caso. ↩
- “I beati comprensori”: coloro che sono in Cielo e “comprendono”, godono della “visione beatifica”. ↩
- “Ufficiante”, cioè che “ufficia” o svolge una funzione religiosa nella milizia celeste. ↩
- Cioè, andasse in pensione. ↩
- Cioè, al corrente di tutto. ↩
- Tutte le cose, e noi stessi, non siamo qualcosa di quello che Dio è, ma di come Dio è. ↩
- Luisa dice, ancora una volta,“in attitudine”. ↩
- Luisa dice: “come più si possono amare”. ↩
- Cioè, tante onde concentriche che agitano l’acqua. ↩
- Luisa dice: “tutta strangolata”. ↩
- Luisa dice ogni tanto “restare”, dando il significato di “lasciare”, e viceversa. ↩
- Luisa dice “seguire”. ↩
