Libro di Cielo – Volume 28
VENTOTTESIMO VOLUME
Luisa Piccarreta,
la Piccola Figlia della Divina Volontà
“… Il titolo che darai al libro che stamperai
sulla mia Volontà sarà questo:
IL REGNO DELLA MIA DIVINA VOLONTÀ
IN MEZZO ALLE CREATURE
LIBRO DI CIELO
IL RICHIAMO DELLA CREATURA
NELL’ORDINE, AL SUO POSTO
E NELLO SCOPO PER CUI FU CREATA DA DIO
(27 Agosto 1926)
(Dal 22 Febbraio 1930 al 8 Febbraio 1931)
Responsabile di questa copia e di ogni correzione:
D. Pablo Martín
N.B.: I titoli dei capitoli qui aggiunti non sono di Luisa, ma vorrebbero
essere un brevissimo riassunto di ognuno. In questo volume incomincia
Luisa a far precedere i capitoli, a partire dal 9 Marzo 1930, da un titolo
(per la verità, non molto preciso), aggiunto da lei dopo aver scritto il
brano, nello spazio lasciato apposta; solo quello del 5 Marzo è scritto
dal Confessore Don Benedetto Calvi. Le correzioni non sono indicate in
questa edizione e nemmeno è stato indicato l’ordine delle parole quando
per necessità ha dovuto essere cambiato. Il numero in rosso tra parentesi
quadre [n] indica dove inizia ogni pagina dell’originale autografo di Luisa.[1] I.M.I. Fiat!!!In Voluntate Dei! D.G.
22 Febbraio 1930
Il segno che si vive nella Divina Volontà è l’immutabilità nel bene. L’uomo, sottraendosi
ad Essa, fece morire in sé tutti i beni divini; per farli risorgere ci vuole il sacrificio della vita.
Perciò Gesù è rimasto nell’Eucaristia, per proseguire il suo Sacrificio ed ottenere il frutto
pieno della Redenzione e la risurrezione del suo Regno.
Sono sempre in preda di quel “FIAT” Divino che sa conquistare dolcemente e fortemente: con la sua dolcezza mi attira in modo irresistibile, con la sua fortezza mi vince in modo che può fare di me ciò che vuole. O Volere Santo, giacché Tu conquisti me, deh, fa’ che con la tua stessa forza e dolcezza [io] vinca Te e, cedendo alle mie suppliche continue, venga a regnare sulla terra, formi il tuo dolce incanto all’umano volere e tutto diventi Volontà Divina sulla terra.
Onde, mentre stavo pensando al Volere Divino, il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno e facendosi vedere, mi ha detto:“Figlia mia, se tu sapessi che significa farsi preda della mia Divina Volontà! L’anima resta circondata [2] dalla nostra immutabilità e tutto diventa per lei immutabile; immutabile la santità, la luce, la grazia, l’amore. Sicché non sente più la varietà dei modi umani, ma la stabilità dei modi divini. Perciò chi vive nel mio Volere Divino si può chiamare cielo, che sta sempre fisso e stabile al suo posto d’onore con tutte le sue stelle e, se gira, siccome è tutto l’insieme della Creazione che gira, quindi non cambia posto né si muta, ma il cielo con tutte le stelle resta sempre immutabile. Tale è l’anima che vive nella mia Divina Volontà: potrà girare, farà varie azioni, ma siccome girerà nella forza motrice del mio «FIAT» Divino e nell’insieme della mia Volontà, sarà sempre cielo e [sarà]immutabile nei suoi beni e nelle prerogative di cui l’ha dotata la mia Suprema Volontà. Invece chi vive fuori del mio «FIAT» Divino, senza la sua forza motrice, si può dire [che è]1 come quelle stelle erranti che precipitano nello spazio, come [3] se non ci fosse posto fisso per loro, e sono costrette come stelle erranti a correre come a precipizio, come se si fossero smarrite dalla volta del cielo. Tale è l’anima che non fa e [non]vive nella mia Divina Volontà, si muta ad ogni occasione, sente in sé tanta varietà di mutamento che sente noia a ripetere un bene continuato, e se qualche scintillio di luce fa uscire da sé, è come il luccichio delle stelle erranti, che subito sparisce. Si può dire che questo è il segno per conoscere se si vive di Volontà Divina: l’immutabilità nel bene; e [il] mutarsi ad ogni piè sospinto, se si vive di volere umano”.
Dopo ciò seguivo gli atti del “FIAT”Divino; giravo nelle opere della Creazione, nell’Eden, nei punti e persone più notabili della storia del mondo, per chiedere a nome di tutti il regno della Divina Volontà sulla terra.
Ed il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, l’uomo, col sottrarsi alla mia Divina Volontà, [4] diede la morte ai beni che il mio Volere Divino avrebbe fatto risorgere in lui, se non fosse stato respinto. Come esso uscì, così moriva l’atto continuo della vita divina nell’uomo, mo-riva la santità che sempre cresce, la luce che sempre sorge, la bellezza che mai si ferma per sempre abbellire, l’amore instancabile che non dice mai basta, che sempre, sempre vuol dare; molto più che, respingendo la mia Di-vina Volontà, moriva l’ordine, l’aria, il cibo che doveva nutrirlo continua-mente. Vedi dunque quanti beni divini fece morire l’uomo in se stesso, col sottrarsi alla mia Divina Volontà. Ora, dove c’è stata la morte del bene, si ri-chiede il sacrificio della vita per far risorgere il bene distrutto. Ecco perché giustamente e sapientemente, quando ho voluto rinnovare il mondo e dare un bene alle creature, ho richiesto il sacrificio della vita, come chiesi ad Abramo che mi sacrificasse l’unico suo figlio, come di fatto eseguì e, im-pedito da Me, si arrestò, e in quel sacrificio che costava ad [5] Abramo più della sua stessa vita, risorgeva la nuova generazione dove doveva scendere il Divino Liberatore e Redentore, che doveva far risorgere il bene morto nel-la creatura. Con l’andar del tempo, permisi a Giacobbe il sacrificio e il gran dolore della morte del suo amato figlio Giuseppe, e sebbene non morì, per lui fu come se in realtà fosse morto. Era la nuova chiamata che [faceva] ri-sorgere in quel sacrificio il celeste Liberatore, che chiamava a far risorgere il bene perduto. Oltre a ciò, Io stesso, col venire sulla terra, volli morire, ma col sacrificio della mia morte chiamavo il risorgimento di tante vite ed il bene che la creatura aveva fatto morire, e volli risorgere per confermare la vita al bene e la risurrezione all’umana famiglia. Che gran delitto è far mori-re il bene, tanto che si richiede il sacrificio di altre vite per farlo risorgere.
Ora, con tutta la mia Redenzione e il sacrificio della mia morte, non regnando la mia Divina Volontà, tutto il bene non [6] è risorto nella creatura. Essa è repressa e non può svolgere la santità che vuole, il bene soffre l’in-termittenza; ora sorge, ora muore, ed il mio «FIAT» resta col dolore continuo di non poter far sorgere tutto il bene che vuole nella creatura. Ecco perché restai nella piccola ostia sacramentato; partii per il Cielo, ma restai sulla terra, in mezzo alle creature, per nascere, vivere e morire, sebbene misti-camente, per far risorgere in esse tutto il bene che l’uomo respinse col sot-trarsi alla mia Divina Volontà. E [oltre] al mio sacrificio chiesi unito il sacri-ficio della tua vita, per far risorgere il suo regno in mezzo alle umane gene-razioni e da ogni Tabernacolo me ne sto come alla vedetta per fare opera compiuta [la] Redenzione e [il]«Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra», contentandomi di sacrificarmi e di morire in ogni ostia per far risor-gere il Sole del mio «FIAT» Divino, la nuova era e il suo pieno trionfo. Io nel partire dalla terra dissi: vado al Cielo e resto sulla terra nel Sacramento; [7] mi contenterò di aspettare secoli, so che mi costerà molto, oltraggi inauditi non mi mancheranno, forse più [che] nella mia stessa Passione; ma mi armerò di pazienza divina e dalla piccola ostia farò opera compiuta, farò regnare il mio Volere nei cuori e continuerò a stare in mezzo a loro per godermi i frutti di tanti sacrifici che ho subito. Perciò, insieme con Me, sii unita al sacrificio per una causa [co]sì santa e per il giusto trionfo, che la mia Volontà regni e domini.”
26 Febbraio 1930
Il Regno della D. Volontà tarda a venire per dare tempo alle creature a che si dispongano
e lo sospirino. Felicità dell’uomo quando fu creato, che nella Casa paterna era padrone
di tutto. È necessario parlare sia dei beni del Volere Divino che dei mali del volere umano.
Stavo pensando al grande interesse che il mio sempre amabile Gesù ha di far conoscere la sua santa Volontà e dicevo tra me: “Ama, sospira, vuole che venga il suo regno e poi tarda tanto a farlo sorgere in mezzo alle creature. Se vuole tutto può, potenza non gli manca, in un momento può [8] travolgere cielo e terra. Chi può resistere alla sua potenza? Nessuno, molto più che in Gesù volere e potere è tutto lo stesso. Perché dunque tarda finora?”
Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, movendosi e facendosi sentire nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, sospirare, desiderare e volere un bene è disporsi a riceverlo, e quando si riceve un bene che tanto si è sospirato, si ama, si apprezza, si custodisce, si tiene come il benvenuto e il portatore del bene che [si] sospirava. Non solo, questo è un altro eccesso del nostro amo-re, che facciamo sospirare il bene che vogliamo dare, perché vogliamo che la creatura metta qualche cosa di suo, almeno i suoi sospiri, le sue pre-ghiere, la sua volontà di volere quel bene, per poterle dire: «vedi, te lo sei meritato, perché da parte tua hai fatto quello che hai potuto per ottenerlo, e Noi con tutto il cuore te lo diamo», mentre è tutto effetto della bontà nostra. Ed è questa la causa [9] per cui facciamo sapere prima quello che vogliamo dare alle creature. Si può dire che ci mettiamo in corrispondenza, mandan-do le nostre lettere d’avviso, spediamo i nostri messaggeri, col fargli dire ciò che vogliamo dare; e tutto ciò per disporle, per far loro sospirare il gran dono che vogliamo dare.
Non facemmo lo stesso per il regno della Redenzione? Ci furono quattro-mila anni di aspettazione, e quanto più si avvicinava il tempo, più pressanti erano gli avvisi, più frequenti le lettere, e tutto per disporle. Così è per il regno della mia Divina Volontà. Tarda perché voglio che lo sappiano, che preghino, che sospirino che venga a regnare, che comprendano il gran dono di Essa e così poter dire loro: «l’avete voluto, lo siete meritato ed Essa già viene a regnare in mezzo a voi. Col conoscerla, pregarla e sospirarla avete formato il suo popolo eletto, dove possa dominare e regnare».
Senza popolo non si può formare un regno [10] ed ecco l’altra causa, che si sappia che la mia Volontà Divina vuol regnare sulla terra, affinché pre-ghino, la sospirino, si dispongano per formare il popolo suo, [per] scendere in mezzo a loro e formare la sua reggia, la sua sede, il suo trono. Perciò non ti meravigliare se, mentre vedi tanto interesse da parte mia, che voglio che la mia Volontà regni, poi vedi che tarda. Sono le disposizioni della nostra Sapienza inarrivabile, che tutto dispone con ordine, e il ritardo serve a mettere in via le sue conoscenze, che faranno da lettere, da telegrafo, da telefono, da messaggeri, per formare il popolo alla mia Divina Volontà. Quindi prega e il tuo volo in Essa sia continuo.”
Dopo ciò seguivo il mio giro nel “FIAT” Divino e, giunta nell’Eden, mi sono sof-fermata a pensare all’amore scambievole tra Dio e l’Adamo innocente, [a] come la Divinità, non trovando alcun intoppo da parte dell’uomo, si riversava a torrenti su di lui [e] col suo amore [11] lo rapiva a sé con dolci attrattive, facendogli sentire la sua voce tutta soavità, che gli diceva: “figlio, ti amo, ti amo assai”; e Adamo, ferito e rapito dall’Eterno Amore, ripeteva il suo ritornello: “ti amo”, “ti amo”, e slanciandosi nelle braccia del suo Creatore, si stringeva tanto, che non sapeva distaccarsi dall’unico amore che conosceva e viveva solo per amarlo.
Ma mentre la mia mente si perdeva in questo scambievole amore di Dio e della creatura, il mio dolce Gesù, tutto bontà, mi ha detto: “Figlia mia, che dolce ricordo è la creazione dell’uomo! Lui era felice e Noi pure; sentivamo il frutto della felicità dell’opera nostra, sentivamo tale gusto nell’amarlo e nell’essere riamati. La nostra Volontà Divina ce lo conservava fresco e bello e, portandolo fra le sua braccia di luce, ci faceva contemplare com’era bella l’opera da Noi creata, il nostro caro figlio, e come figlio lo tenevamo in casa nostra, nei nostri beni interminabili [12] e, per conseguenza, come figlio faceva da padrone. Sarebbe stato contro la natura del nostro amore non far fare da padrone a chi tanto amavamo e ci amava; nel vero amore non c’è tuo e mio, ma tutto è in comune. E poi a fargli fare da padrone niente ci veniva di male, anzi ci rallegrava, ci faceva sorridere, ci trastullava, ci dava le belle sorprese degli stessi beni nostri. E poi, come poteva non essere pa-drone se possedeva la nostra Volontà Divina che signoreggia tutto e domi-na tutto? Per non farlo padrone dovevamo mettere in servitù la nostra Vo-lontà, ciò che non poteva essere; dove Essa regna non esistono servitù, ma tutto è padronanza. Perciò fino a tanto che l’uomo visse nel nostro «FIAT»Divino, non conobbe servitù; come peccò, sottraendosi al nostro Volere Divino, perdette la padronanza e si ridusse in servitù. Che cambiamento! Da figlio a servo! Perdette il comando sulle cose create, divenne il servo di tutto. L’uomo, col ritirarsi [13] dal nostro «FIAT» Divino, si sentì scosso fin dalle fondamenta e sentì vacillante la sua stessa persona, provò che cosa è debolezza, si sentì servo di passioni che lo facevano vergognare di se stesso e giunse a perdere il suo dominio. Sicché non ebbe più in suo potere come prima la forza, la luce, la grazia, la pace, ma le dovette mendicare con lacrime e preghiere dal suo Creatore. Vedi dunque che significa vivere nel mio Volere Divino? Essere padrone, e servo [è] chi fa la sua volontà.”
Ed io, sorpresa dal dire di Gesù, gli ho detto: “Amor mio, per quanto è con-solante sentirti parlare del tuo Volere Divino, altrettanto è doloroso sentire i mali della volontà umana.”
E Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, se è necessario parlarti del mio «FIAT»Divino che servirà come invito, allettamenti, voci soavi, dolci e forti per chiamare tutti a vivere nella reggia della mia Divina Volontà, affinché non siano più servi ma padroni, così è necessario parlarti dei mali dell’umana volontà, perché [14] Io non toglierò mai il libero arbitrio all’uomo. Perciò è necessario che nel regno della mia Volontà Divina faccia montare le guar-die, le nobili sentinelle che tengono in guardia le creature, facendo loro con-oscere il gran male dell’umano volere, affinché stiano sull’attenti e, aborren-dolo, amino la felicità e la padronanza che dà loro la mia Divina Volontà.” Fiat!!!
5 Marzo 1930
Dall’Atto unico di Dio sono usciti tutti gli atti di tutte le creature;
a questa Unità devono essere riportati da chi vive nel Volere Divino,
abbracciando tutto in Esso e comunicando il proprio atto a tutto.
Come Gesù vuol vedere il suo Fiat palpitante nelle creature.
Il vivere in Esso è il richiamo a tutti gli atti nell’Unità Divina. Che significa Unità.2
Vivo sempre nel dolore della privazione del mio dolce Gesù. Che duro martirio! Se non fosse che il suo Volere santo avesse preso il suo posto, facendosi sentire continuamente, che mentre mi dà vita mi tiene sempre occupata e sperduta in Lui, io non so come [avrei] fatto a vivere. Ma con tutto ciò, i tanti cari ricordi di Gesù, che io credevo di non doverlo mai perdere di vista, le sue dolci e ripetute visitine, i tanti suoi stratagemmi [15] amorosi, le tante sue sorprese –che mi pareva di vivere più in Cielo che in terra–, al solo ricordarlo sono ferite crudeli, che rendono più rincrudito il mio doloroso martirio. Ah, Gesù, Gesù! Come sei facile a mettere da parte 3 e a dimenticarti di chi ti ama e formi il suo martirio, e che Tu stesso hai detto tante volte che tanto mi amavi! Ah, Gesù, ritorna, che non ne posso più!
Ma mentre la mia povera anima sentiva la febbre, che voleva Gesù, e delirando spropositava, il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno e stringendomi fra le sue braccia, quasi per mettere termine ai miei spropositi, mi ha detto: “Figlia mia, quietati, quietati, sono qui, non ti ho messo da parte 3 , né la natura del mio amore sa dimenticare nessuno, anzi sto in te per dirigere tutti gli atti tuoi nella mia Divina Volontà, perché non voglio che nessun atto tuo, anche minimo, non sia nobile e divino e non abbia il suggello del mio «FIAT» Divi-no; voglio vederlo [16] palpitante in tutti gli atti tuoi. Questo è tutto il mio impegno, formare la prima copia dell’anima che deve vivere nel mio Volere Divino.”
Detto ciò ha fatto silenzio ed io seguivo il mio giro nel “FIAT” Divino; volevo raccogliere tutto ciò che hanno fatto le creature per chiudere tutto nella Divina Volontà, ed il mio Sommo Bene Gesù ha soggiunto: “Figlia mia,il vivere nel mio Volere Divino è il richiamo di tutti gli atti delle creature nell’unità di Essa. Tutto è uscito da dentro la sua unità, dal solo atto nostro che dà vita a tutti gli atti, perciò è diritto nostro di giustizia che tutto ci ritorni, per riconoscere donde sono usciti. Il riconoscere da dove viene un atto, chi è che sprigiona la vita a tanti atti, in che modo e come, è il più bell’omaggio alla nostra Potenza e Sapienza, che con un solo atto è vita di tutti gli atti. E solo chi vive nel mio «FIAT», abbracciando tutto insieme con Esso, prende come in pugno tutto e rinchiudendo tutto in quel Volere in cui [17] vive, sale nella nostra unità per portarci tutto e darci i veri omaggi di tutti gli effetti del nostro unico atto. Ecco perché col girare nella nostra Volontà Divina non solo raccogli tutto, ma comunichi l’atto tuo a tutte le cose create, in modo che tutto il Cielo si atteggia ad adorazioni insieme alle tue adora-zioni, il sole ad amarci insieme col tuo amore, il vento a glorificarci insieme con te; insomma, tutte le cose create, sentendo nella mia Volontà di cui sono tutte investite l’atto tuo che fai in Essa, si atteggiano ad amarci, ad adorarci, a darci gloria e ringraziamenti, in modo che sentiamo che nel nostro «FIAT» Divino la creatura ci dà la pienezza dell’amore, la totalità dell’adorazione, la gloria completa. Perciò segui il tuo volo nel mio Volere Divino e non ti occupare di altro, perché in Esso hai molto da fare.”
Ond’io sono rimasta a pensare all’unità del Volere Divino, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, sai tu che significa unità [18] di Volontà Divina? Significa che non vi è cosa di bello, di buono e di santo che non esca da quest’unica Volontà 4 . Questa nostra Volontà Divina [è] unica, una è la sua unità, uno è il suo atto; ma mentre è una, si stende ovunque la Volontà, l’unità e l’atto e, perché si stende ovunque, come in un solo fiato, fa tutto, abbraccia tutto e dà vita a tutto. Onde chi vive nel nostro Volere Divino si fonde nella nostra unità e tutto ciò che fa non esce fuori di Noi, ma [rimane]dentro di Noi. Invece [di] chi vive fuori di Essa, sentiamo il dolore dello strappo degli atti suoi che fa da dentro la nostra Volontà, e mentre li strappa non ce li ridà 5 , perché la nostra Volontà Divina non forma una con la sua. Perciò [ecco] la gran differenza di chi vive fuori del nostro «FIAT»: tutti i suoi atti sono atti divisi e spezzati, non fusi insieme, quindi non avrà il bene di sentire in sé la pienezza della luce, della felicità e di tutti i beni, ma tutto sarà miseria, debolezza e scarsità di luce.” [19] Fiat!!!
9 Marzo 1930
Le conoscenze sul Divin Volere sono le vie che formano la sua vita nella creatura e il popolo
del suo Regno. Gesù desidera, come Padre, far conoscere tutti i suoi beni ai suoi figli.
Come le conoscenze sulla D. Volontà contengono la scienza di formare la sua vita
ed il popolo del suo regno. Come al ricordo di ciò che Gesù fece e patì,
il suo amore si rinnova, si gonfia e straripa fuori a bene delle creature.
Il mio abbandono nel “FIAT” continua; mi sento avvinta nelle sue braccia di luce e tanto stretta che non mi è dato di scostarmi un tantino, né io molto meno voglio farlo; mi guarderei bene di scostarmi dal suo seno di luce. Mi pare che ci sia un accordo tra me ed il Volere Divino, che ambedue non ci possiamo separare. O Volere Santo, come sei amabile e potente! Con la tua amabilità mi attiri, mi rapisci, m’incanti, ed io, incantata, non saprei come fare a non tenermi fissa in te; con la tua potenza ti tieni fermo sulla mia piccolezza, ti versi a torrenti, in modo che ho perduto la via per uscire dalla tua luce interminabile; ma felice perdita. Deh, o «FIAT» adorabile, [20] fa’ perdere a tutti la via, affinché non conoscano altra via che quella che conduce nella tua Divina Volontà. Ma come potranno fare le creature per conoscere un tanto bene?
Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, facendosi sentire nel mio interno, mi ha detto:“Figlia mia, le conoscenze sul mio Volere Divino sono vie che possono condurre le creature nelle braccia di luce del mio «FIAT» Divino. Le conoscenze sono germi, e questo germe fa nascere il principio della vita della mia Divina Volontà nella creatura. Le conoscenze saranno come tanti sorsi di vita che formeranno nella creatura la maturazione di questa vita divina. Perciò ti ho detto tante cose sul mio «FIAT» Divino. Ogni conoscenza porterà, chi il germe, chi la nascita, chi il cibo, chi il respiro, chi l’aria, chi la luce ed il calore per maturare la vita del mio Volere nelle anime. Ogni conoscenza contiene un grado di più di maturazione; perciò quanto [21] più cercheranno di conoscere ciò che ho manifestato sul mio «FIAT» Divino, più si sentiranno maturati. Le mie conoscenze su di esso plasmeranno le anime e col loro tocco smorzeranno i mali dell’umano volere. Esse faranno da madre pietosa che a qualunque costo vuole guarire il suo figlio e vederlo sano e bello. Se sapessi che significa una conoscenza sulla mia Divina Volontà! Esse contengono la scienza di formare la [sua]vita, per formare il popolo del suo regno.
Vedi, anche nell’ordine naturale succede così. Chi vuol farsi maestro è necessario che conosca ciò che riguarda le scienze, e se non si vuole ap-plicare a conoscere le scienze, non sarà mai maturo per essere maestro; e a seconda il grado delle scienze che ha studiato possederà più o meno i gradi d’istruzione: se poca scienza, potrà essere maturo [per essere] maestro ele-mentare, e se ha studiato molte scienze, potrà essere maturo [per] essere professore di scuole superiori. Sicché a seconda che conoscono, tanto [22] nelle arti quanto nelle scienze, [così] sono maturati in quel bene che cono-scono e sono capaci di far maturare negli altri il bene, le scienze, le arti che posseggono. Ora, l’averti detto tante conoscenze sulla mia Divina Volontà non è stato per darti una bella notizia, no, no; è stato per formare la scienza di Essa prima in te e poi in mezzo alle creature, affinché, conosciuta questa scienza divina e tutta di Cielo, possa far maturare la vita del mio «FIAT»Divino e formare il suo regno.”
Dopo ciò stavo seguendo il mio giro nel Volere Divino ed ora mi fermavo ad un punto ed ora ad un altro di ciò che aveva fatto e patito il mio amato Gesù, e Lui [era] come ferito dai suoi stessi atti che io gli mettevo intorno col dirgli: “Amor mio, il mio «ti amo» corre nel tuo. Vedi, o Gesù, quanto ci hai amato? Eppure ti resta un’altra cosa da fare, non hai fatto tutto; ti resta da darci il gran [23] dono del tuo «FIAT» Divino come vita in mezzo alle creature, affinché regni e formi il suo popolo. Presto, o Gesù, che aspetti? Le tue stesse opere, le tue pene recla-mano il «FIAT VOLUNTAS TUA come in Cielo così in terra».”
Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù è uscito dal mio interno e mi ha detto:“Figlia mia, quando l’anima ricorda ciò che Io feci e soffrii nel corso della mia vita quaggiù, mi sento rinnovare il mio amore, per cui si gonfia e straripa ed il mare del mio amore forma le onde altissime per versarsi in modo duplicato sulle creature. Se tu sapessi con quanto amore ti aspetto quando giri nel mio Volere Divino, in ciascuno degli atti miei, perché in Esso tutto ciò che Io feci e patii sta tutto in atto, come se realmente lo stessi facendo. Ed Io con tutto amore ti aspetto per dirti: vedi, figlia, questo lo feci per te, lo soffrii per te; vieni a riconoscere le proprietà del tuo Gesù, che sono anche tue. Il mio Cuore soffrirebbe se la figlia [24] piccola del mio Volere Divino non riconoscesse tutti i miei beni. Tenere occultati i beni nostri a chi vive nel mio «FIAT» Divino, sarebbe non tenerla come figlia, oppure non avere con lei la nostra piena fiducia, ciò che non può essere, perché la nostra Volontà ce la immedesima tanto, che ciò che è nostro è suo. Sicché sarebbe per Noi piuttosto una pena e ci troveremmo nelle con-dizioni di un padre ricchissimo che possiede molte proprietà, e i figli non sanno che il padre possiede tanti beni, quindi, non conoscendoli, si abitua-no a vivere da poveri, a tenere modi villaneschi, né si curano di vestire nobilmente; non sarebbe un dolore per il padre che tiene occultate le sue proprietà a questi figli? Mentre col farle conoscere cambierebbero abitudini, vivendo, vestendo e usando modi nobili secondo la loro condizione. Se sa-rebbe dolore per un padre terreno, molto più per il tuo Gesù che [è] Padre Celeste. Come ti faccio [25] conoscere ciò che ho fatto e patito e i beni che possiede il mio Volere Divino, così il mio amore cresce verso di te ed il tuo amore cresce sempre più verso di Me, ed il mio Cuore gioisce nel vedere la piccola figlia nostra ricca dei nostri stessi beni. Perciò il tuo girare nel mio Volere Divino è uno sfogo del mio amore e mi dispone a farti conoscere cose nuove e a darti una lezioncina di più, per tutto ciò che a Noi appar-tiene, e dispone te ad ascoltarla e a ricevere i nostri doni.” Fiat!!!
12 Marzo 1930
Gesù tardò tanto tempo per venire a redimere l’uomo perché occorrevano gli atti
voluti da Dio. Perché venga il Regno è necessario il lungo sacrificio di Luisa, come
per salvare l’umanità dal diluvio fu necessaria l’ubbidienza e la costanza di Noè.
Ogni atto è secondo la sua origine e il suo fine.
Come Dio non conta il tempo, ma gli atti che facciamo.
Esempio di Noè: il bene che possiede un sacrificio prolisso e continuo.
Come ciascun atto di creatura possiede il suo germe distinto.
Il mio volo nel “FIAT” Divino continua, né la mia povera mente sa stare senza girare nei suoi atti innumerevoli; sento [26] che una forza suprema la tiene come fissata nelle opere del mio Creatore ed essa gira e rigira senza mai stancarsi, ed oh, quante belle sorprese trova, ora nella Creazione, ora nella Redenzione, [di] cui Gesù Benedetto si fa narratore, e ciò che mi sorprende non è altro che un’in-venzione più grande del suo amore. Onde, mentre giravo nell’Eden e nei tempi prima della sua venuta sulla terra, pensavo tra me: “E perché Gesù aspettò 6 tanto tempo per venire a redimere il genere umano?”
E Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, la nostra Sapienza infinita, quando deve dare un bene alla creatura, non conta il tempo ma gli atti delle creature, perché innanzi alla Divinità non esistono giorni e anni, ma un solo giorno perenne, e perciò non misuriamo il tempo, ma vengono contati da Noi gli atti che hanno fatto. Quindi in quel tempo che a te sembra [co]sì lungo, non erano stati fatti gli atti voluti da [27] Noi per venire a redimere l’uomo; solo gli atti determinano a fare venire il bene e non il tempo. Molto più che [gli uomini] costringevano la nostra Giustizia a sterminarli dalla faccia della terra, come successe nel diluvio, quando solo Noè meritò, con l’ubbidire alla nostra Volontà e con la prolissità del suo lun-go sacrificio di fabbricare l’arca, di salvarsi con la sua famiglia e di trovare nei suoi atti la continuazione della nuova generazione in cui doveva venire il promesso Messia.
Un sacrificio prolisso e continuo possiede tale attrattiva e forza rapitrice presso l’Ente Supremo, che lo fa determinarsi a dare beni grandi e conti-nuazione di vita al genere umano. Se Noè non ci avesse ubbidito e non si fosse sacrificato a compiere un lavoro [co]sì lungo, sarebbe stato travolto lui nel diluvio e, non salvando se stesso, il mondo, la nuova generazione sarebbe finita. Vedi che significa un sacrificio prolisso e continuo? È tanto grande che [chi lo fa] mette [28] in salvo se stesso e fa sorgere la vita novella negli altri e il bene che abbiamo stabilito di dare. Ecco perché per il regno della mia Divina Volontà ho voluto il tuo lungo e continuo sacrificio di tanti anni di letto. Il tuo lungo sacrificio, più che arca, metteva te in salvo nel regno della mia Divina Volontà, ed inclina la mia bontà a dare un bene [co]sì grande, di farla regnare in mezzo alle creature.”
Dopo ciò, continuavo il mio giro nel “FIAT” Divino per portare tutti gli atti delle creature in omaggio al mio Creatore e pensavo tra me: “Se potrò raccogliere tutto ciò che esse hanno fatto e chiudere tutto nel Volere Divino, non si cambieranno in atti di Divina Volontà?”
Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, ogni atto delle creature 7 possiede il suo germe secondo come è stato fatto. Se non è stato fatto nel mio «FIAT» Divino non possiede il suo germe, quindi non potrà mai essere atto di mia Volontà; perché [29] nell’atto di farlo mancava il suo germe di luce, che ha virtù di cambiarlo in sole stando il suo germe di luce come atto primo nell’atto della creatura. Negli atti della creatura succede che, se una persona ha il seme dei fiori, seminandolo avrà fiori, e se semina il seme dei frutti, avrà frutti; e il seme dei fiori non darà frutti né quello dei frutti darà fiori, ma ciascuno darà secondo la natura del suo seme. Così gli atti delle creature: se nell’atto è stato un fine buono, uno scopo santo, per piacermi, per amarmi, in un atto si vedrà il germe della bontà, nell’altro il germe della santità, il germe di piacermi, il germe d’amarmi. Questi germi non sono luce, ma simboleggiano chi il fiore, chi il frutto, chi una pianticella e chi una gemma preziosa, ed Io sento l’omaggio del fiore, del frutto e così di seguito, ma non l’omaggio che mi può dare un sole; e raccogliendo tu tutti questi atti [30] per chiuderli nel mio «FIAT», restano quali sono, ognuno ha la natura che il seme gli ha dato e si vede che sono atti che può fare la creatura, non atti che può fare la mia Divina Volontà col suo germe di luce nell’atto di essa. Il germe di Volontà Divina non viene ceduto da Essa se non quando la creatura vive in Essa e negli atti suoi le dà il primo posto d’onore.” Fiat!!!
24 Marzo 1930
L’uomo, creato dall’Amore Divino, è formato da tutti i riflessi della Luce di Dio.
La fermezza nel chiedere forma nell’anima il bene che si chiede:
chiedendo il Regno e ripetendo il “ti amo” l’anima acquista l’uno e l’altro.
La creatura non è altro che effetto dei riflessi di Dio. Amore di Dio nel crearla. La fermezza nel ripetere gli stessi atti forma nell’anima la vita del bene che si vuole.
Stavo facendo il giro nel “FIAT” Divino per seguire tutti gli atti suoi e, giunta nel-l’Eden, comprendevo e ammiravo l’atto magnanimo di Dio e il suo amore esube-rante e rigurgitante nella creazione dell’uomo, ed il mio sempre [31] amabile Gesù, non potendo contenere le sue fiamme, mi ha detto:
“Figlia mia, il nostro amore s’invaghì tanto nell’atto in cui creammo l’uomo, che non facemmo altro che riflettere su di lui, affinché fosse opera degna delle nostre mani creatrici, e come i nostri riflessi piovevano sopra di lui, così nell’uomo veniva infusa l’intelligenza, la vista, l’udito, la parola, il palpito nel cuore, il moto alle mani, il passo ai piedi. Il nostro Essere Divino è purissimo spirito e perciò non abbiamo sensi; nell’assieme di tutto il nostro Essere Divino siamo luce purissima e inaccessibile. Questa luce è occhio, è udito, è parola, è opera, è passo; questa luce fa tutto, guarda tutto, sente tutto, si trova dappertutto, nessuno può sfuggire all’impero della nostra luce. Quindi, mentre creammo l’uomo, fu tanto il nostro amore che la nostra luce, portando i nostri riflessi su di lui, lo plasmava e, plasmandolo, gli portava gli effetti dei [32] riflessi di Dio. Vedi dunque, figlia mia, con quanto amore fu creato l’uomo, fino a sciogliersi il nostro Essere Divino in riflessi su di lui, per comunicargli la nostra immagine e somiglianza. Si po-teva dare amore più grande? Eppure si serve dei nostri riflessi per offen-derci, mentre si doveva servire dei nostri riflessi per venire a Noi e, coi riflessi dati da Noi, dirci: «Come mi creò bello il tuo amore! Ed io, per contraccambio, ti amo, ti amerò sempre e voglio vivere nella luce della tua Divina Volontà».”
Onde continuavo a seguire gli atti nel “FIAT” Divino e pensavo tra me: “Sono sempre da capo [a] ripetere, ripetere sempre la lunga storia dei miei atti del Volere Divino, la lunga cantilena del mio «ti amo»; ma quali sono gli effetti? Oh, se potessi ottenere che la Divina Volontà fosse conosciuta e regnasse sulla terra! Almeno farei tanto guadagno”. 8
Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù mi ha stretta al suo Cuore Divino e mi [33] ha detto: “Figlia mia, la fermezza nel chiedere forma la vita del bene che si chiede, dispone l’anima a ricevere il bene che vuole e muove Dio a dare il dono che si chiede. Molto più che coi tanti ripetuti atti e preghiere che ha fatto, ha formato in sé la vita, l’esercizio, l’abitudine del bene che chiede. Dio, vinto dalla fermezza del chiedere, le farà il dono e, trovando nella creatura come una vita del dono che le fa, in virtù dei suoi atti ripetuti, convertirà in natura il bene chiesto, in modo che la creatura si sentirà posseditrice e vittoriosa di sentirsi trasformata nel dono che ha ricevuto. Perciò il tuo chiedere incessantemente il regno della mia Divina Volontà forma in te la sua vita e il tuo continuo «ti amo» forma in te la vita del mio amore; e avendoti fatto Io il dono dell’uno e dell’altro, senti in te come se la tua stessa natura non sentisse altro che la virtù vivificatrice del mio Volere e del mio amore. La fermezza [dell’anima] nel chiedere è assicurazione che il [34] dono è suo. E col chiedere per tutti il regno della mia Divina Volontà è preludio che gli altri possono ricevere il gran dono del mio «FIAT» Supremo. Quindi continua a ripetere e non ti stancare.” Fiat!!!
1° Aprile 1930
Girare nel Volere Divino è entrare nel suo atto primo per formare in esso le proprie
goccioline di luce. Ogni cosa creata da Dio è piena del suo amore per l’uomo.
Girare nella Divina Volontà è formare l’alimento di cui si nutre la sua vita nell’anima.
Che significa entrare nell’atto primo del Voler D.; le goccioline che la creatura forma nel suo mare di luce. Come Iddio in tutte le cose create mette tanti atti d’amore per
quante volte se ne deve servire la creatura. Come la vita ha bisogno d’alimento.
La mia povera intelligenza si sente come tirata a valicare il mare immenso del “FIAT” Divino e nel suo mare va in cerca dei suoi atti per amarli, adorarli e far loro compagnia. Sicché la mia povera mente è sotto l’influsso di una forza irresistibile, che la fa andare sempre vagando in cerca degli atti del Supremo Volere. Ma mentre ciò facevo, pensavo: “Quale bene faccio nel girare e rigirare nel mare del ‘FIAT’ Divino?”
Ed il mio dolce [35] Gesù mi ha detto: “Figlia mia, quante volte giri nel mare del mio Volere Divino tanti posti prendi in esso e formi le tue goccioline nel nostro mare, le quali si sperdono in esso e restano inseparabili. E Noi sen-tiamo le tue goccioline che ci amano e fanno una sola vita con Noi e dicia-mo: la neonata del nostro Volere ci ama nel nostro mare, non fuori di esso; è giusto che le cediamo i diritti di farla venire quante volte vuole nel nostro mare, molto più che lei non vuole altro che ciò che vogliamo Noi. E questa è la gioia più grande che ci porta, come se ci portasse nel suo piccolo grembo tutta la nostra Divina Volontà, che straripando da tutte le parti, [la fa] restare eclissata nella sua luce, e Noi godiamo nel vedere la tua piccolezza racchiusa nella nostra luce. E se tu senti la forza irresistibile di venire a fare le tue giratine nel mare del nostro «FIAT», è la forza imperante di Esso, che ama tanto di vedere la tua piccolezza formare le goccioline di luce nel suo mare. [36] Ecco che significa entrare nell’atto primo del nostro Volere: la creatura prende il suo posto in Esso e vi forma le sue goccioline. Perciò considera come9 grande fortuna il tuo girare sempre nel nostro «FIAT».”
Onde seguivo gli atti del “FIAT” Divino nella Creazione e mi pareva che tutti palpitassero d’amore del loro Creatore verso le creature 10. Il cielo, le stelle, il sole, l’aria, il vento, il mare e tutte le cose create sono in perfetto accordo tra loro, tanto che sebbene distinte tra loro, vivono come fuse insieme, tanto [è] vero che dove c’è la luce del sole, nel medesimo spazio sta l’aria, il vento, il mare, la terra, ma ciascuna ha il suo palpito d’amore distinto verso la creatura.
Ma mentre ciò e altro pensavo, il mio amabile Gesù, stringendomi fra le sue braccia, mi ha detto: “Figlia mia, il nostro amore nella Creazione fu esube-rante, ma sempre verso l’uomo. In ogni cosa creata mettevamo tanti atti d’amore per quante volte se ne doveva servire la creatura. Il nostro [37] «FIAT» Divino, che mantiene l’equilibrio in tutta la Creazione ed è vita pe-renne di essa, come vede che la creatura sta per servirsi della luce del sole, mette in esercizio il nostro amore per farlo incontrare nella luce che la crea-tura riceve; se beve l’acqua, il nostro amore si fa incontrare per dirle mentre beve: «ti amo»; se respira l’aria, il nostro amore le dice ripetutamente: «ti amo»; se cammina, la terra le dice sotto i suoi passi: «ti amo, ti amo». Non c’è cosa che la creatura prenda, tocchi e veda, in cui il nostro amore non faccia il suo felice incontro con la creatura col dirle «ti amo», per darle amore. Ma sai tu quale è la causa di tanta insistenza del nostro amore? Per ricevere in ogni cosa che la creatura prende l’incontro del suo amore. Quindi l’Amore infinito voleva incontrarsi con l’amore finito e formare uno solo, per mettere nella creatura l’equilibrio del suo amore. E siccome la creatura si serve delle cose create senza neppure pensare [38] che il nostro amore le va incontro nelle cose che prende, per sentire il nostro ripetuto ritornello «ti amo, ti amo», e se ne serve senza avere uno sguardo a Colui che gliele manda, l’amore della creatura resta squilibrato, perché non in-contrandosi col nostro amore perde l’equilibrio e resta disordinato in tutti gli atti suoi, perché ha perduto l’equilibrio divino e la forza dell’amore del suo Creatore. Perciò sii attenta col tuo ricambio d’amore, per ripararmi tanta freddezza delle creature.”
Onde seguivo il mio giro negli atti della Divina Volontà e pensavo tra me: “Ma a che servono le mie tante volte che giro e rigiro nel ‘FIAT’ supremo per seguire gli atti suoi?”
Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, tutte le vite hanno bisogno d’alimento, senza alimento non si forma né cresce la persona, e se questo manca, c’è pericolo che le venga [39] tolta la vita. Ora, il seguire la mia Vo-lontà, unirti ai suoi atti, girare e rigirare in Essa, serve a formare l’alimento per alimentare, formare e far crescere la sua vita nell’anima tua. Essa non sa nutrirsi di altri atti se non di quelli che si fanno nel suo Volere, né si può formare nella creatura, né crescere, se [la creatura] non entra in essa e con l’unione dei suoi atti non vi forma il suo parto di luce, per formare la sua vita di Divina Volontà nella creatura. E quanti più atti di Divina Volontà forma, quanto più si unisce con gli atti suoi e vive in Essa, tanto più cibo abbondante forma per alimentarla e farla crescere prima11 nell’anima sua. Perciò il tuo girare in essa è vita che formi, è alimento che serve allo svi-luppo della vita alla mia Divina Volontà nell’anima tua e serve a preparare il cibo per alimentare la mia Volontà nelle altre creature. Quindi sii attenta e non volerti arrestare.”[40] Fiat!!!
12 Aprile 1930
La Divina Volontà è immensa e tali rende gli atti di riparazione, di amore, ecc.
della creatura in Essa. Tutte le cose create portano l’amore di Dio all’uomo,
ma il sole semina in tutte questo amore. Differenza tra il sole ed il vero Sole
del Divin Volere, che non lascia mai l’anima che vive in Esso.
Gli atti fatti nel Volere Divino sono muri di luce intorno a Gesù. Il Sole, seminatore
d’amore del suo Creatore. Come il Sole della Divina Volontà forma il suo Sole nella
creatura e fa da seminatore divino.
Il mio abbandono nel “FIAT” continua e, seguendo i suoi atti, stavo pensando ed accompagnando le pene amarissime del mio dolce Gesù, e dicevo tra me: “Oh, come vorrei difendere Gesù ed impedire che riceva nuove offese!”
E Lui, movendosi nel mio interno e stringendomi fra le sue braccia, mi ha detto: “Figlia mia, se mi vuoi difendere in modo che le offese non giungano a Me, riparami nella mia Divina Volontà, perché come tu ripari in Essa formerai muro di luce intorno a Me e, se mi offendono, le offese resteranno al di fuori di questo muro di luce, non entreranno; ed Io mi sentirò difeso da questo muro di luce, [41] cioè dalla mia stessa Volontà, e me ne starò come al sicuro. Sicché il tuo amore nel mio Volere Divino mi formerà muro d’amore, di luce. La tua adorazione, le tue riparazioni, mi formeranno muro di luce, di adorazioni e di riparazioni, in modo che il disamore, i disprezzi delle creature non giungeranno fino a Me, ma resteranno fuori di questi muri e, se li sentirò, li sentirò come da lontano, perché la figlia mia mi ha circondato col muro inespugnabile della mia Divina Volontà. Figlia mia, l’amore, le riparazioni, le preghiere fuori del mio «FIAT» sono goccioline appena; invece nella mia Divina Volontà le stesse cose, gli stessi atti sono mare, muri altissimi, fiumi interminabili. Qual è la mia Volontà immensa, tali rende gli atti della creatura.”
Onde seguivo il “FIAT” Supremo nella Creazione e la mia mente si perdeva nel comprendere l’atto continuo di esso verso le creature, tanto per mezzo delle cose create [42] quanto direttamente; ci porta come in braccio per essere il nostro moto, il respiro, il palpito, la vita nostra. Oh, se potessero vedere le creature che cosa fa questa Divina Volontà per noi! Oh, come l’amerebbero e si lascerebbero dominare da Essa! Ma, ahimè, mentre siamo inseparabili dalla Divina Volontà, tutto ci viene per mezzo suo, è più che la stessa vita nostra, non si riconosce, non si guarda e si vive come se fossimo lontano da essa.
Quindi, mentre giravo nella Creazione, il mio amato Gesù, uscendo dal mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, tutte le cose create dicono amore, ma il sole che con la sua luce e col suo calore ha la supremazia su tutto, è il semi-natore del mio amore. Come sorge il mattino così comincia la sua semina d’amore. La sua luce e il suo calore investono la terra e come passa di fiore in fiore, col suo puro tocco di luce semina la diversità dei colori e dei pro-fumi e [43] versa la semenza dell’amore, delle diverse qualità divine e dei suoi profumi amorosi. Come passa di pianta in pianta, di albero in albero, così col suo bacio di luce versa dove la semenza della dolcezza dell’amore divino, dove la diversità dei nostri gusti amorosi, dove la sostanza del-l’amor divino; insomma, non c’è pianta, fiore, erba, che non riceva la se-menza del nostro amore che gli porta il sole. Si può dire che passa la sua giornata seminando amore ed irradiando tutta la terra, monti e mare con la sua luce, semina ovunque l’amore della luce eterna del suo Creatore. Ma sai il perché [di] questa semina continua mai interrotta, che fa il sole del nostro amore sulla faccia della terra ed in tanti modi? Forse per la terra o per le piante? Ah, no! Tutto [è] per le creature. Ah, sì, per amor loro e per avere il ricambio del loro amore. Ed oh, come restiamo feriti ed amareggiati quando vediamo che le creature si servono dei fiori, dei frutti e [di] altro [44] senza riconoscere che in tutto ciò che prende c’è la semenza dell’amor nostro, che per mezzo del sole abbiamo versato su ciascuna cosa creata. E a tanto amore si nega un «ti amo».”
Detto ciò ha fatto silenzio. Ond’io sono rimasta afflitta [di fronte] a tanto dolore di Gesù e continuavo i miei atti nel “FIAT” Divino, e Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, il sole, sebbene instancabile nel fare da seminatore del nostro amore sulla terra, nel ritirarsi la sera per formare il giorno alle altre regioni, pare che dia la pace alla terra, dandole la libertà di produrre o non produrre il seme che ha seminato, riservandosi il nuovo assalto della semina d’amore. Invece il Sole della mia Divina Volontà non lascia mai l’anima; come riflette con la sua luce, più che sole fa da seminatore divino, coi suoi riflessi forma il suo sole nella creatura. Quindi per chi vive nel mio Volere Divino non ci sono notti, né tramonti, né alba, né aurora, [45] ma sempre [è] pieno giorno, perché la sua luce si dà in natura alla creatura, e ciò che è in natura rimane come proprietà propria. Molto più che il Sole della mia Divina Volontà pos-siede la sorgente della luce e quanti soli vuol formare tanti ne forma. Ma con tutto ciò, ad onta che chi vive nel mio Volere possiede il suo sole senza mai ritirarsi, il Sole del mio «FIAT» ha sempre da dare nuova luce e calore, nuova dolcezza, nuovi gusti, nuova bellezza, e l’anima ha sempre da pren-dere; non ci sono soste, come nel sole che sta sotto la volta del Cielo, per-ché non possedendo la sorgente della luce non può for-mare tanti soli a seconda che la terra gira intorno a lui. Ma per il Sole del mio Volere Divino, che ne possiede la sorgente, la sua luce batte sempre e, chiamando la crea-tura in continua operosità con esso, le dà sempre il suo atto nuovo mai interrotto.” [46] Fiat!!!
18 Aprile 1930
L’amore di Dio nel creare l’uomo: ogni atto che ogni uomo deve fare fu prima fatto da Dio;
perciò il suo Amore è geloso. Nella creazione di Adamo tutti eravamo presenti
e come nel suo rifiuto del Volere Divino tutti lo abbiamo perso,
così nell’accoglienza di un’altra creatura tutti lo possiamo avere.
Come tutti i primi atti furono fatti da Dio in Adamo. Gelosia dell’amor divino.
Garanzia e sicurezza del Fiat D. per la creatura. Come nella creazione dell’uomo tutti eravamo presenti ed in atto. Virtù vivificatrice ed alimentatrice del Volere Divino.
La povera anima mia sente l’irresistibile bisogno di valicare il mare interminabile del “FIAT” Supremo. Più che da calamita potente, mi sento tirata a fare il mio dolce soggiorno nella mia cara eredità, datami dal mio caro Gesù, qual è la sua adorabile Volontà. Mi pare che Gesù mi aspetti, ora ad un atto fatto dal suo “FIAT” Divino, ora ad un altro, per darmi le sue mirabili lezioni. Onde la mia mente si perdeva nel girare nei suoi atti innumerevoli e, giunta nel caro Eden, dove tutto fu festa, il mio caro Gesù, soffermandomi, mi ha detto:
“Figlia [47] mia, se tu sapessi con quanto amore fu fatta la creazione del-l’uomo! Al solo ricordarlo, il nostro amore si gonfia e forma nuovi incendi, mentre si atteggia a festa nel ricordare l’opera nostra, bella, perfetta, [in cui fu] messa tale maestria d’arte che nessun altro può formare una simile, ed era tanto bella, che giunse a suscitare nel nostro amore la gelosia che fosse tutta per Noi. Del resto, l’uomo era stato fatto da Noi, era nostro; esserne geloso era un diritto del nostro amore.
Tanto è vero che il nostro amore giunse a tanto, che tutti i primi atti fatti in Adamo furono fatti dal suo Creatore. Sicché il primo atto d’amore fu crea-to e fatto da Noi in Adamo, il primo palpito, il primo pensiero, la prima parola; insomma, [in] tutto ciò che lui potette fare dopo, stavano i nostri atti primi fatti in lui e sui nostri primi atti seguivano gli atti di Adamo. Perciò, se amava, il suo amore sorgeva dal nostro primo atto d’amore; se pensava, il suo pensiero sorgeva [48] dal nostro pensiero e così di tutto il resto. Se Noi non avessimo fatto i primi atti in lui, non avrebbe potuto far nulla, né saputo far nulla. Invece, col fare l’Ente Supremo i primi atti, mettemmo in Adamo tante fontanine per quanti atti primi facemmo in lui, in modo che ogni qual volta volesse ripetere i nostri primi atti, avesse a sua disposizione queste fontanine come tante diverse sorgenti d’amore, di pensieri, di parole, di opere e di passi. Quindi tutto era nostro, dentro e fuori dell’uomo; perciò la nostra gelosia non solo era un diritto, ma anche giustizia, che tutto dove-va essere per Noi e tutto nostro. Molto più che gli davamo il nostro Volere Divino affinché ce lo conservasse bello, fresco, e ce lo facesse crescere con una bellezza divina. Il nostro amore non era contento né soddisfatto di tanto che gli aveva dato, voleva continuare a dare sempre, non voleva dire basta, voleva continuare la sua opera [49] d’amore, e per averlo con sé, per avere [a] che fare con l’uomo, gli diede il nostro stesso Volere, affinché lo rendesse capace di poter sempre ricevere e di averlo sempre con Noi, con una sola volontà; con essa tutto era garantito e al sicuro, per lui e per Noi. Sicché doveva essere il nostro trastullo, la gioia e [la] felicità nostra, oggetto della nostra conversazione.
Perciò al ricordo della creazione dell’uomo il nostro amore si atteggia a festa, ma al vederlo senza la garanzia del nostro «FIAT», senza sicurezza e quindi vacillante, sfigurato e come lontano da Noi, se atteggia a mestizia e sente tutto il peso del nostro amore infinito, come chiuso in se stesso, perché non può darsi a lui, perché non lo trova nella nostra Divina Volontà.
Ma tutto ciò non è tutto; non fu al solo Adamo che si versò il nostro amore, tanto che giunse a fare tutti i primi atti dai quali dovevano aver vita tutti gli atti umani, ma ogni creatura che doveva venire alla luce del giorno fu presente in quell’atto [50] della creazione dell’uomo, e il nostro «FIAT» uni-to al nostro amore correva, correva e, abbracciando tutti e amando con un solo amore tutti, metteva il primato dei nostri atti in ogni creatura che sa-rebbe venuta all’esistenza, perché per Noi non c’è né passato né futuro, ma tutto è presente ed in atto. Se ciò non fosse, il nostro «FIAT» si troverebbe ristretto ed inceppato, né [potrebbe] allargare tanto le sue fiamme da rac-chiudere tutti nella sua luce, in modo da fare in tutti quello che fa in una sola creatura. Perciò non fu il solo Adamo il fortunato della Creazione, ma tutte le altre creature venivano arricchite di tutti i beni e in lui [divennero]posseditrici dei suoi stessi beni. Molto più che [in] tutto ciò che Dio fa in una sola creatura, tutte le altre creature acquistano il diritto degli atti nostri, [tranne] chi non vuole servirsene.
Non successe ciò nella stessa Redenzione? Come la Sovrana del Cielo ebbe il bene di concepirmi e di darmi alla luce, [51] tutte le altre creature acquistarono il diritto ai beni della Redenzione, [e] non solo, ma a potermi ricevere ciascuna nel suo cuore, e solo chi, ingrato, non mi vuole, rimane privo di Me.
Ora, figlia mia, Adamo, col disubbidire ai nostri voleri, perdette il nostro regno e tutti i beni del nostro «FIAT» rimasero per lui senza la vita alimen-tatrice e vivificatrice della nostra Divina Volontà. Si può dire che fu come il distruttore dei beni del regno della mia Divina Volontà nell’anima sua, per-ché a tutti i beni, se manca la virtù vivificatrice e l’alimento continuo, per se stessi a poco a poco perdono la vita. Or, tu devi sapere che, per richiamare di nuovo a vita questi beni nella creatura, ci voleva chi richiamasse di nuo-vo il mio «FIAT» nell’anima sua e nulla gli rifiutasse facendolo dominare libe-ramente, onde potergli somministrare di nuovo la sua virtù vivificatrice ed alimentatrice, per richiamare a vita i beni distrutti. Ecco perché la mia Divina Volontà, [52] col soggiogarti, e tu col farti soggiogare, ha ripreso la sua virtù vivificante nell’anima tua e chiamandoti nel suo soggiorno ti alimenta per richiamare in te tutti i suoi beni e tutti i tuoi atti che fai in essa. I tuoi giri e rigiri negli atti suoi, il tuo chiedere continuamente il suo regno sulla terra, non sono altro che alimento che ti dà e costituisce alle altre creature il diritto di poter ricevere di nuovo il regno della mia Divina Volontà con la vita di tutti i suoi beni. Io, quando voglio fare un bene a tutte le creature, metto la fonte sorgiva in una creatura, da questa fonte apro tanti canali e do il diritto a tutti di prendere i beni che la fonte possiede. Perciò sii attenta e il tuo volo nella mia Divina Volontà sia continuo.”[53] Fiat!!!
23 Aprile 1930
L’amore di Dio nel creare l’uomo: tutti gli atti dell’uomo sono vincolati agli atti di Dio,
perciò Dio sente la necessità di amarlo. Nel crearlo, Dio mise nell’anima dell’uomo
i tanti cieli delle sue qualità divine.
Dio nel creare l’uomo non lo distaccò da sé. Condizione di necessità d’amarlo. Ultimo
assalto. Il gran dono della Volontà Divina. Ordine che Dio tenne nel creare l’uomo.
Il mio dolce Gesù mi pare che ha voglia di parlare dell’amore rigurgitante con cui fu creato l’uomo. Vuol dire la sua storia come sfogo del suo intenso amore, per essere compatito dalla sua piccola figlia e dirle la cagione per cui ci ama tanto e il diritto ad essere amato. Onde girando negli atti del suo Volere Divino e giunta nell’Eden, ha ripreso il suo dire:
“Figlia del mio Volere Divino, voglio farti conoscere tutte le particolarità con cui fu creato l’uomo, per farti comprendere l’eccesso del nostro amore ed il diritto del nostro «FIAT» a regnare in lui. Tu devi sapere che nella creazione dell’uomo il nostro Essere Divino si trovava nella condizione di necessità [54] d’amore di amarlo, perché tutto ciò che gli demmo non restò distaccato da Noi, ma trasfuso in Noi. Tanto [è] vero che, alitandolo, gli in-fondemmo la vita, ma non distaccammo il nostro alito da quello creato in lui, lo lasciammo immedesimato col nostro, in modo che come l’uomo fiata-va12 sentivamo e sentiamo il suo fiato nel nostro. Se col nostro «FIAT» creò la parola, col pronunziarsi sulle sue labbra non restò distaccata la parola, dono grande datogli dal nostro Volere Divino. Se creammo in lui l’amore, il moto, il passo, quest’amore restò vincolato col nostro amore, il moto nostro e la virtù comunicativa dei nostri passi restò nei suoi piedi. Sicché senti-vamo l’uomo dentro di Noi, non fuori di Noi, non il figlio lontano ma vicino, anzi immedesimato con Noi. Come non amarlo se era nostro e la sua vita stava nella continuazione degli atti nostri? Non amarlo sarebbe andare con-tro la natura del nostro amore. E poi, chi è [55] che non ama ciò che è suo e ciò che è stato formato da lui? Perciò il nostro Essere Supremo si trovava e si trova tuttora nella condizione di necessità di amarlo, perché l’uomo è tuttora quello da Noi creato, il suo fiato lo sentiamo nel nostro, la sua pa-rola è l’eco del nostro «FIAT». Tutti i nostri doni non li abbiamo ritirati, siamo l’Essere immutabile, non siamo soggetti a mutarci, lo amammo e lo amiamo ed è tanto questo nostro amore, che Noi stessi ci mettemmo in condizione di necessità di amarlo. Ecco perché i nostri tanti stratagemmi d’amore e l’ultimo assalto: che vogliamo dargli il gran dono del nostro «FIAT», affinché lo faccia regnare nell’anima sua, perché senza il nostro Volere l’uomo sente gli effetti della sua vita, ma non scorge la causa e perciò non si cura di amarci. Invece la nostra Divina Volontà farà sentire la causa, Chi è che gli dà la vita, e allora anche lui sentirà la necessità di amare Colui che è causa primaria di tutti gli atti [56] suoi e che tanto lo ama.”
Onde seguivo il mio giro nella Creazione, ed il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, vedi che ordine c’è nella Creazione di tutto l’univer-so? Ci sono cieli, stelle, soli, tutti ordinati. Molto più, nel creare l’uomo, il nostro Essere Divino stendeva nel fondo della sua anima l’ordine delle no-stre qualità divine, come tanti cieli. Quindi stendemmo in lui il cielo del-l’amore, il cielo della nostra bontà, il cielo della nostra santità, della nostra bellezza e così di seguito. E dopo aver disteso l’ordine dei cieli delle nostre qualità divine, nella volta di questi cieli il nostro «FIAT» si costituì sole del-l’anima, e con la sua luce e calore, riflettendo in lui, doveva crescere e con-servare la nostra vita divina nella creatura. E come le nostre qualità divine additano il nostro Essere Supremo, così questi cieli distesi nell’uomo addi-tano che lui è nostra abitazione. Chi può dirti il modo, l’amore con cui ci dilettammo nel creare l’uomo? Oh, se [57] lui conoscesse chi è [e] che [cosa]possiede! Oh, come si stimerebbe di più e starebbe attento a non macchiare l’anima sua, e amerebbe Colui che con tanto amore e grazia lo ha creato.”Fiat!!!
2 Maggio 1930
L’anima che vive nella Divina Volontà sente in sé la sua felicità, che le allontana
ogni male e le dà forza invincibile. Il “ti amo” nella Divina Volontà è vita,
un atto incessante che si alimenta ripetendosi.
Come la D. Volontà corre sempre verso la creatura per abbracciarla e renderla felice
e ha virtù di svuotarla da tutti i mali. La corsa del ‘ti amo’ nel Volere Divino.
Il mio abbandono nel “FIAT” Divino continua, la sua luce mi eclissa, la sua forza potente m’incatena, la sua bellezza mi rapisce, tanto da sentirmi inchiodata senza potermi spostare dal pensare e guardare un Volere sì santo. La sua vita s’impa-dronisce [del]la mia 13 e mi sperdo nella sua immensità. Ma mentre la mia mente si perdeva nel “FIAT” onnipotente, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e, stringendomi nelle [58] sue braccia, mi ha detto:
“Figlia mia, la mia Divina Volontà corre sempre come atto primo di vita verso la creatura e corre per felicitarla, per abbracciarla, per svuotare il peso di tutti gli atti umani, perché tutto ciò che non è Volontà mia nella creatura è duro, pesante ed opprimente. Ed Essa svuota tutto ciò che è umano e col suo soffio rende leggera ogni cosa. Perciò il segno che l’anima vive nella mia Divina Volontà è se sente in sé la felicità, perché Essa è per sua natura felice, né può dare a chi vive in Essa l’infelicità, perché non la possiede, né vuole, né può cambiare natura. Perciò chi vive nel mio «FIAT»sente in sé la virtù felicitante e in tutto ciò che fa sente scorrere una vena di felicità, la quale rende leggero ogni atto, ogni pena e sacrificio. Questa felicità porta con sé lo svuotamento di tutti i mali e riempie la creatura di forza invincibile, in modo che con tutta verità può dire: [59] tutto posso, a tutto posso giungere, perché mi sento trasmutata nella Divina Volontà, che ha allontanato14 da me le debolezze, le miserie, le passioni. La mia stessa Volontà, felicitata dalla sua, vuol bere a larghi sorsi la sua felicità divina, [che] non vuole sapere più di vivere se non di Volontà Divina. Le infelicità, le amarezze, le debolezze, le passioni, non entrano nella mia Volontà, ma [restano] fuori di Essa; la sua aria balsamica raddolcisce e fortifica tutto, e quanto più l’anima vive in Essa e ripete i suoi atti nel mio Volere Divino, tanti più gradi di felicità, di santità, di fortezza e [di] bellezza divina acqui-sta, e anche nelle stesse cose create sente la felicità che le portano del suo Creatore. La mia Divina Volontà vuol far sentire la natura della sua felicità alla creatura che vive in Essa e perciò la felicita nella luce del sole, nell’aria che respira, nell’acqua che beve, nel cibo che mangia, nel fiore che la ricrea, insomma, [60] in tutto fa sentire che non sa dare che felicità alla creatura. Perciò il Cielo non è lontano da lei, ma dentro di lei, e in ogni cosa la vuole rendere felice.”
Onde continuavo il mio giro nella Creazione, per seguire il “FIAT” Divino in tutte le cose create, e dovunque cercavo di mettere il mio solito “ti amo”, per contrac-cambiarlo del tanto suo amore sparso in tutto l’universo. Ma la mia mente voleva interrompere la mia corsa del mio “ti amo” continuo col dirmi: “Ma c’è in me la vita di questo ‘ti amo’ che vado sempre ripetendo?”
Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, stringendomi a sé, mi ha detto: “Figlia mia, hai dimenticato che un «ti amo» nella mia Divina Volontà ha [la] virtù che, detto una volta, non finisce di dire mai «ti amo, ti amo»? Il «ti amo» nella mia Divina Volontà è vita e come vita non può cessare di vivere, deve avere il suo atto continuo. Il mio «FIAT» non sa fare atti [61] finiti e tutto ciò che fa la creatura in Esso acquista vita continua; e siccome alla vita è necessario il respiro, il palpito, il moto continuo per vivere, così gli atti fatti nella mia Volontà Divina, avendo il loro principio in Essa, si cambiano in vita e, come vita, acquistano la continuazione dell’atto stesso, senza mai cessare. Quindi il tuo «ti amo» non è altro che la continuazione del tuo primo «ti amo». Esso come vita vuole l’alimento per crescere, il respiro, il palpito, il moto per vivere, e col ripetere il tuo «ti amo», sente il palpito, il respiro, il moto, cresce nella pienezza dell’amore e serve a moltiplicare tan-te vite d’amore [per] quanti «ti amo» tu dici. Se tu sapessi quanto è bello ve-dere tutta la Creazione [co]sparsa di tante vite d’amore per quanti «ti amo»tu dici! Perciò un «ti amo» chiama e richiama con insistenza l’altro «ti amo». Ecco perché tu senti un bisogno, una necessità d’amore di seguire [62] la corsa del tuo «ti amo». Il vero bene non resta mai isolato, molto più nella mia Divina Volontà, che essendo vita che non ha principio né fine, tutto ciò che in Essa si fa non è soggetto a finire, né ad essere interrotto. Quindi un «ti amo» serve a mantenere e a richiamare a vita un altro «ti amo». Sono passi di vita d’amore che la creatura fa nel mio stesso Volere. Perciò non ti arrestare e segui la corsa del tuo «ti amo» per chi tanto ti ama.” Fiat!!!
10 Maggio 1930
Dio ha riempito tutte le cose create della sua felicità, ma all’uomo ha dato
il potere di accrescerla, perché potesse gareggiare con Dio e contraccambiarlo;
a questo scopo gli diede la sua Volontà.
Come tutte le cose create sono felici perché create da una Volontà Divina. Come Iddio amò l’uomo con amore perfetto e gli donò amore, santità e bellezza completa.
La piccola anima mia continua il suo corso nelle opere che creò la Divina Volontà e mentre guardavo la Creazione [63] per unirmi agli omaggi che [le cose create] danno al mio Creatore, vedevo che tutto era felicità in esse. Il cielo felice nella sua estensione, estendibile a tutti punti; pare che la sua estensione dica pienezza di felicità e tutte le sue stelle siano gradi di felicità che il cielo possiede, ed elevandosi verso il suo Creatore lo glorifica con la felicità della sua estensione e con tanti gradi di stelle che possiede. Il sole è felice nella sua luce, nella fecondità del suo calore, nella bellezza dei suoi svariati colori, nella dolcezza e [nei] distinti gusti che possiede. Oh, come è felice, come si eleva a Colui che l’ha creato, per portargli la gloria, gli omaggi di tanta felicità che possiede!
Ma mentre la mia mente si perdeva nelle tante felicità che possiede la Creazione, il mio dolce Gesù mi ha detto: “Figlia mia, tutte le cose create sono felici, felici perché create da una Volontà Divina che è per se stessa eterna-mente felice, felici [64] per l’ufficio che occupano, felici nello spazio in cui si trovano, felici perché glorificano il loro Creatore; nessuna cosa creata da Noi è stata creata infelice, perciò tutte posseggono la pienezza della felicità.
Ora, se tanta felicità versammo in tutta la Creazione, nel creare l’uomo non solo lo creammo doppiamente felice, dandogli la vena della felicità nel-la mente, nello sguardo, nella parola, nel palpito, nel moto, nel passo, ma gli demmo in suo potere la stessa felicità, moltiplicandola in ogni atto buo-no, parola, passo e in tutto il resto che avrebbe fatto. Non ci furono limiti di felicità per lui, come nelle cose create; all’uomo fu data virtù di crescere sempre più nella felicità; ma ciò se si fosse fatto dominare dalla mia Divina Volontà. Senza di Essa non può regnare la felicità. Oh, se le cose create potessero uscire dal nostro «FIAT», perderebbero all’istante la felicità e si [65] cambierebbero in opere le più infelici. Perciò, se vuoi essere felice, lasciati dominare dal mio Volere Divino, perché solo lui ha virtù di dare la felicità alla creatura e di cambiare nel nettare più dolce le cose più amare.
Figlia mia, tu devi sapere che Noi amammo con amore perfetto la crea-tura e perciò, nel crearla, mettemmo in lei felicità completa, amore, santità e bellezza completa, affinché la creatura potesse mettersi a gara con Noi e contraccambiarci con felicità, amore e santità completa, in modo da poterci dilettare tanto in lei da poter dire: com’è bella l’opera da Noi creata! E per essere sicuri che i nostri doni non soffrissero detrimento nella creatura, li affidammo alla nostra Divina Volontà affinché servisse loro di vita, per cu-stodire in lei la nostra felicità, il nostro amore, [la] nostra santità e bellezza, facendoli sempre crescere. Perciò tutto il bene dell’uomo [66] era legato alla nostra Divina Volontà; respinta questa, tutti i beni finiscono. Non c’è sventu-ra più grande di quella di non farsi dominare dalla mia Divina Volontà, per-ché solo Essa è la conservatrice e il richiamo dei beni nostri nella creatura.” Fiat!!!
20 Maggio 1930
Le creature sono unite a Dio e dipendenti da Lui, come le membra al corpo, in virtù della D.
Volontà. Essa non perde nessuno dei suoi atti, e l’anima che vive in Essa li racchiude tutti in
sé.
Come tutta la Creazione è membro di Dio e partecipa a tutte le qualità divine.
La Divina Volontà raccoglitrice di tutti gli atti che l’appartengono.
Stavo secondo il mio solito seguendo gli atti della Divina Volontà nella Creazio-ne. Comprendevo che è talmente unita al suo Creatore che sembra come mem-bro che gode l’unione col suo corpo e in virtù di questa unione il membro sente il calore, il moto, la vita.
Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù mi ha detto: “Figlia mia, ogni cosa creata è un membro [67] mio distinto15 e tale mi serve per mante-nere l’ordine, la vita della Creazione. Di essa mi servo, ora per far uso della misericordia, ora della mia potenza ed ora della mia giustizia, molto più che stando la Creazione immersa nella mia Divina Volontà non si può muovere né operare se il mio «FIAT» Divino non gli dà il moto, né l’attitudine di operare. Ora, come la Creazione, così la creatura è membro di Dio e, fino a tanto che resta unita con Dio, partecipa a tutte le qualità di Dio, come un membro attaccato al corpo partecipa della circolazione del sangue, del calore, del moto del medesimo corpo. Ma chi mantiene questa unione salda, permanente e in pieno vigore, [di] questo membro [che è]la creatura attac-cato al suo Creatore? La mia Divina Volontà. Essa è vincolo di unione e comunicazione di calore e di moto, in modo da far sentire ad ogni moto la vita del suo Creatore, e più che sangue mette in circolazione [68] con questo membro la santità divina, la forza, l’amore, la bontà, insomma tutte le qualità del suo Creatore; ma se non c’è la mia Volontà, sarà un membro distaccato [nel quale] non può fluire la comunicazione del corpo, e se appa-rentemente sembra unito, sarà come un membro paralizzato, che vive a stento, senza moto, e al Capo divino sarà di fastidio e di dolore tenere un membro e a non potere comunicare il bene della sua vita.”
Dopo ciò ha soggiunto: “Figlia mia, la mia Divina Volontà è raccoglitrice di tutto ciò che le appartiene. Essa, gelosa degli atti suoi, non ne sperde uno solo, perché ciascuno dei suoi atti contiene un atto infinito, una eternità tutta intera, una interminabilità che non finisce mai, quindi sono atti non soggetti a sperdersi, e quando il mio «FIAT» forma i suoi atti, è tanto l’amo-re, la gelosia dell’atto suo, che se lo tiene nel suo grembo di luce come gloria e trionfo della [69] potenza del suo operato. Ora, quando l’anima vive nella mia Divina Volontà e racchiude in Essa gli atti suoi, diventa un atto di Volontà Divina e allora ripete per sé tutti gli atti che fa la Divina Volontà e le dà la gloria, il contraccambio dei suoi atti divini. Ed oh, come si sente il mio «FIAT» Divino trionfante di questa creatura [e] trova in lei un atto puro di sua Volontà; e si fa raccoglitore di tutto ciò che può fare questa creatura, non sperde neppure un respiro, perché in tutto trova la sua Volontà operante. Ciò le basta per avere atti degni di Essa e l’ama tanto che la tiene tutta nel suo grembo di luce, per darle la vita continua del suo Volere e ricevere il contraccambio. Perciò, figlia mia, sii attenta a ricevere questa vita di Volontà Divina, per poter dire: vita di Volontà Divina mi dai e vita di Volontà Divina ti do.” [70] Fiat!!!
2 Giugno 1930
Luisa è afflitta perché alcuni criticano le intimità divine che lei ha scritto.
Il “Fiat” Divino dove regna esclude dubbi e timori, perché Esso è pace e sicurezza.
Tutto ciò che Gesù ha fatto con Luisa (è suo diritto) è stato a motivo della sua Volontà.
Necessità della confidenza e fiducia con Gesù.
Come la D. Volontà è pace e sicurezza. Dubbi e timori. Gesù solo autore delle legge.
Necessità delle visite di Gesù. La sconfidenza, l’atto debole dei nostri secoli.
Mi sentivo tutta oppressa per le privazioni del mio dolce Gesù. O Dio, che pena! La sua pena è senza misericordia, senza sollievo, senza appoggio; mancando Gesù manca tutto, quindi si sente che manca la Vita di chi può dare vita; è pena che converte tutto il povero essere umano in voci che chiamano Colui che può dargli la vita, è pena di luce che rivela con più chiarezza chi è Gesù. Ma mentre nuotavo nel duro dolore della sua privazione, si aggiunse un altro dolore che martellava la povera mia intelligenza: mi avevano detto che si dubitava dei miei scritti, che si trovava in essi [71] che Gesù mi aveva baciato, abbracciato e quasi giornalmente era venuto da me. La mia povera mente non reggeva e spropo-sitando dicevo: “Vedi, Amor mio, che significa non farti vedere e conoscere da tutti? Se Tu lo facessi anche loro cadrebbero16 nella rete di non poter stare senza di Te e costringerebbero17 Te a non poter stare senza di loro”.
Io mi sentivo torturata da dubbi, da timori che non è necessario dire sulla carta. Ed il mio dolce Gesù, avendo compassione di me, tutto bontà mi ha detto: “Figlia mia, quietati, quietati; tu sai che Io non ho tollerato mai in te dubbi e timori, che sono stracci vecchi dell’umana volontà. Il mio «FIAT» Divino dove regna non ammette queste miserie, perché per natura sua è pace e sicurezza, e tale rende l’anima che si fa dominare dalla sua luce. Perciò Io non voglio da te se non che il tuo respiro, il tuo palpito, tutto l’essere tuo, non sia [72] altro che Volontà mia e amore.
L’amore e la Divina Volontà uniti insieme formano la più grande offerta, il più bell’omaggio che la creatura può fare al suo Creatore, l’atto che più rassomiglia all’atto nostro. Perciò rimaniamo17 al nostro posto di amarci sempre e mai interrompere il nostro amore. Una Volontà Divina sempre compiuta e un amore mai interrotto sono la cosa più grande che si possa trovare in Cielo e in terra, che è solo del nostro Essere Divino e di chi si dà in balìa del nostro Volere.
E poi, figlia mia, perché tanto ti affliggi di ciò che hanno detto? Io sono l’autore della legge e nessuno mi può sottoporre a nessuna legge; perciò faccio quello che voglio e che più mi piace. Il disporre delle anime, il com-piere in uno un mio disegno, un altro in un altro18 , è diritto che ho riservato a Me solo. E poi, che cosa19 è più, il ricevermi sacramentato ogni giorno, entrare nella loro bocca, scendere nello stomaco e forse anche in anime [73] piene di passioni, per comunicare la mia vita, il mio sangue, per mischiarlo col sangue loro, o dare un bacio, un abbraccio a chi mi ama e vive solo per Me? Oh, come è vero che la vista umana è corta e fa grandi le cose piccole e piccole le grandi, per la sola ragione che non sono comuni a tutti.
Oltre a ciò, tutto ciò che è passato tra Me e te, le tante intimità, i tanti eccessi del mio amore, le mie ripetute venute, lo richiedeva il decoro della mia Divina Volontà che dovevo far conoscere per mezzo tuo. Se Io non [fossi] venuto spesso, come avrei potuto dirti tante cose della mia Divina Volontà? Se non [avessi] fatto nel tuo cuore la mia sede, come mio vivo tempio, non sarebbero state così continue le mie lezioni. Perciò dovrebbero comprendere che tutto ciò che ho fatto all’anima tua doveva servire alla mia Divina Volontà, la quale tutto merita, e il sentire le mie tante condiscen-denze amorose doveva servire a far comprendere quanto amo [74] la crea-tura e quanto posso amarla, per elevare la creatura al mio puro amore e alla piena confidenza che deve avere verso chi tanto l’ama, perché se non c’è piena confidenza tra Me e le creature non si possono elevare a vivere nella mia Divina Volontà.
La mancanza di fiducia20 mette sempre ostacolo all’unione tra Creatore e creatura e le tarpa il volo verso chi tanto l’ama, la fa vivere rasente la terra e, ad onta che non cade, le fa sentire al vivo le sue passioni. Molto più che la mancanza di fiducia21 è stato l’atto debole nel corso dei secoli e a volte anche le anime buone sono state arretrate nel cammino delle virtù a causa della mancanza di fiducia21 , ed Io, per togliere questo sopore che produce lo spettro della mancanza di fiducia21 , ho voluto mostrarmi con te tutto amore e alla familiare, più che Padre e figlia, per richiamare non solo te, ma tutti gli altri a vivere da figli, come cullati nelle mie braccia, [75] ed Io ho gustato e anche tu come è bello avere la creatura tutt’amore e tutta fiducia con Me: Io posso dare ciò che voglio ed essa non ha nessun timore di rice-vere ciò che vuole. Onde, messa in ordine la vera confidenza tra Me e la creatura, viene tolto il maggiore ostacolo a far regnare la mia Divina Volontà nelle loro anime.
Perciò, figlia mia, Io so dove tendono le mie mire, a che deve servire ciò che faccio di grande e di bello quando eleggo una creatura; loro che ne san-no? E quindi hanno sempre da dire qualche cosa sul mio operato. E se non fu risparmiata la mia breve vita quaggiù, quando la mia SS. Umanità stava in mezzo a loro ed Io ero tutt’amore per loro –eppure, se mi avvicinavo troppo ai peccatori, avevano da dire che non era decoroso per Me trattare con essi, ed Io li facevo dire e, senza dare peso al loro dire, facevo i fatti, mi avvicinavo di più ai peccatori [e] li amavo di più per attirarli [76] ad amarmi; avevano da dire se facevo i miracoli, perché mi credevano figlio di San Giuseppe; avevano da dire che non poteva uscire da un fabbro il Messia promesso e andavano suscitando dubbi sulla mia Divina Persona, tanto da formare nubi intorno al Sole della mia Umanità, ed Io suscitavo i venticelli per sbarazzarmi dalle nubi e ricomparivo più sfolgorante di luce in mezzo a loro, per compiere lo scopo della mia venuta sulla terra, qual era la Reden-zione– perciò non ti meravigliare che sul modo come mi sono comportato con te hanno trovato da dire, e, sebbene hanno formato le nubi intorno all’operato che ho tenuto con te, Io susciterò i miei venticelli per sbaraz-zarmi di queste nubi, e se amano la verità conosceranno che il modo come mi sono comportato con te, ad onta che Io non l’ho usato con altre anime, per il nostro amore era necessario, perché doveva [77] servire alla nostra stessa Volontà per farla conoscere e farla regnare.”
Poi ha soggiunto con un accento più tenero: “Figlia mia, poveretti, non sono abituati a camminare nei campi della luce della mia Divina Volontà, quindi non è meraviglia che la loro intelligenza sia rimasta come abbagliata, ma se si abituano a guardare la luce vedranno chiaro che solo il mio amore poteva giungere a tanto; e siccome amo tanto che si conosca la mia Divina Volontà per farla regnare, ho voluto essere esuberante nell’eccesso del mio amore che contenevo nel mio Cuore. Anzi, tutto ciò che ho fatto con te, si può chiamare preludio di quello che farò a quelli che si faranno dominare dal mio «FIAT»! Però ti dico che tutti quelli che ebbero da dire sulla mia Umanità stando in terra e non si arresero a credere alla santità delle mie opere, rimasero digiuni del bene che Io venni a porgere a tutti e restarono [78] fuori delle opere mie. Così sarà di quelli che, oltre al dire del come, del modo di quello che ho detto, non si arrenderanno: anche loro resteranno digiuni e fuori del bene che con tanto amore volevo porgere a tutti.” Fiat!!!
18 Giugno 1930
Ogni cosa creata ci parla col suo proprio linguaggio perché facciamo la Divina Volontà.
L’uomo fu creato in Essa, per vivere di tutto ciò che è di Dio; peccando non può uscire
da Essa, ma non vive di Essa.
Come tutte le cose create chiamano la creatura a compiere la Divina Volontà.
Dio nel creare l’uomo lo metteva dentro dei suoi recinti divini.
Il mio abbandono nel “FIAT” continua e mentre la mia povera mente seguiva la Creazione per tenere compagnia agli atti che la Divina Volontà fa in essa, il mio dolce Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, ogni cosa creata chiama la creatura a fare la Divina Volontà. Sono [cose] senza voce e parlano, ma parlano a seconda [del]l’atto che il Volere Divino svolge in loro, perché ogni cosa [79] creata svolge un atto distinto di Volontà Divina e con quell’atto chiama la creatura a compiere la sua Divina Volontà. Ogni cosa creata per questo fine ha avuto da Dio un diletto speciale, per allettare la creatura con modo misterioso a fare la sua Divina Volontà. Ecco perché l’ordine, l’armonia di tutta la Creazione intorno alla creatura, in modo che il sole con la sua luce e sprigionando il suo calore la chiama a compiere la Volontà del suo Creatore, ed il mio «FIAT»Divino, nascosto sotto i veli della luce, [la] chiama con insistenza, senza mai ritirarsi, a ricevere la sua vita per poterla svolgere come la svolge nel sole, e quasi per assalirla e farsi ascoltare investe la creatura da tutti i lati, a destra, a sinistra, sul capo, [e] si stende [per]fino sotto i piedi, per dirle col suo muto linguaggio di luce: «Guardami, ascoltami, come sono bello, quan-to bene faccio alla terra, perché una Volontà Divina regna e domina la mia luce; e tu, perché non mi [80] ascolti per ricevere col mio tocco di luce la vita del Volere Divino e farlo regnare in te?» Il cielo ti parla col mite scintillio delle stelle, il vento col suo impero, il mare col suo mormorio e con le sue onde tumultuanti, l’aria ti parla nella respirazione, nel palpito, il fiorellino col suo profumo, insomma tutte le cose create fanno a gara a chiamarti a [che] riceva la mia Volontà per farla regnare, in modo che Cielo e terra non siano altro che un atto di Volontà Divina. Oh, se le creature ascoltassero le tante voci della Creazione che, sebbene mute, sono reali e sempre in mezzo a loro, si arrenderebbero per farla regnare, come regna col suo pieno trion-fo in tutte le cose da Noi create!”
Onde seguivo il mio giro nella Creazione e giunta nell’Eden seguivo ciò che Dio fece nella creazione dell’uomo, ed il mio amato Gesù mi ha detto: “Figlia mia, come tu giungi a questo punto della [81] creazione dell’uomo, ci sentiamo feriti e abbiamo presente la scena commovente [di] come fu da Noi creato. Il nostro amore si gonfia, straripa, corre per rintracciare l’uomo come fu da Noi creato. Il nostro amore delira e nel suo delirio vuole abbracciarlo, strin-gerlo al nostro seno, bello e santo come uscì dalle nostre mani creatrici, e non trovandolo il nostro amore si cambia in delirio d’amore dolente e sospira colui che tanto ama.
Ora, tu devi sapere che fu tanto il nostro amore nel creare l’uomo, che appena creato fu messo da Noi nei nostri recinti divini e gli demmo, come piccolo atomo, la volontà umana immersa nell’immensità della Divina Vo-lontà, per cui era connaturale per lui che, essendo piccolo atomo, dovesse vivere di Volontà Divina. La nostra Divinità gli diceva: «Ti diamo la nostra Divina Volontà a tua disposizione, affinché il piccolo atomo della tua [82] senta il bisogno di vivere della sua immensità, di crescere con la sua santi-tà, di abbellirsi con la sua bellezza, di servirsi della sua luce». Vedendosi piccolo, si sentiva felice di vivere nei recinti del nostro «FIAT», per vivere delle nostre qualità divine, e Noi ci dilettavamo nel vedere questo piccolo atomo dell’umana volontà vivere nei nostri interminabili recinti, a cura nostra. Sotto il nostro sguardo cresceva bello e grazioso, di una bellezza rara da rapirci e trovare in lui le nostre delizie.
Ma fu breve la sua felicità e le nostre gioie per aver creato l’uomo; quest’atomo dell’umano volere non volle vivere di Volontà Divina, ma di se stesso. Si può dire che represse la nostra per vivere della sua, [ma] per quanto volesse uscire dalla nostra Volontà, non trovava neppure un piccolo spazio dove andarsene, perché non c’è punto dove Essa non si [83] trovi. Perciò, per quanto non vollesse vivere del nostro, non aveva dove andare, quindi stava nel nostro «FIAT» Divino viveva come se non ci fosse e volontariamente viveva delle sue miserie e delle tenebre che si formava lui stesso. Ecco perché il nostro sospiro continuo, [affin]ché non tenga più represso il nostro Volere, ma piuttosto reprima l’atomo del suo volere per vivere felice e santo e poter trovare in lui le nostre delizie”. Fiat!!!
4 Luglio 1930
Continuano a fare da sfondo le insinuazioni e i giudizi malvagi contro Luisa e i suoi scritti.
Ogni cosa creata ha continuamente l’atto rinnovato della D. Volontà, e lo stesso fa l’anima
che vive in Essa. Così sono gli atti di Gesù e di Maria: si danno a tutti continuamente.
Tutte le cose create posseggono la virtù ripetitrice del Fiat Divino
Mi sentivo schiacciare sotto il peso di oppressioni tremende che circondano la mia povera esistenza. Oh, come [84] sospiravo la patria celeste! Avrei voluto sparire dalla terra senza più sentire né vedere nessuno. Amo, sospiro di slanciarmi nelle braccia di Gesù per dirgli: “Amor mio, tienimi stretta fra le tue braccia, non mi lasciare più, perché solo nelle tue braccia mi sento sicura, non ho paura di nulla. Gesù, pietà di me, Tu che sai ciò che passa nell’anima mia, non mi ab-bandonare”; e cercavo quanto più potevo di abbandonarmi nel “FIAT” Supremo.
Ed il mio dolce Gesù, avendo compassione di me, facendosi vedere, tutto tenerezza mi ha detto: “Povera figlia mia, coraggio, sappi che non sei sola a soffrire, ma hai il tuo Gesù che soffre insieme con te, anzi più di te, perché sono cose che riguardano più Me che te ed Io le sento così al vivo che mi sento straziare il mio Cuore trafitto. Ma quello che ci deve [85] consolare [è]che sono cose del foro esterno, tra Me e te nulla è cambiato; le cose come erano sono, i giudizi umani non hanno nessun potere nelle nostre intimità e comunicazioni; perciò non ci possono nuocere.
Quindi il tuo volo nella mia Divina Volontà non voglio che sia mai interrotto. Essa ha la virtù ripetitrice, e tutte le cose da Noi create, che fanno continuo soggiorno nel nostro Volere, posseggono la virtù di ripetere l’atto continuo ricevuto da Dio nella creazione e di dare alle creature ogni giorno il loro atto continuo. Il sole ogni giorno dà la sua luce, l’aria si fa respirare continuamente, l’acqua ripete ogni giorno il darsi all’uomo per dissetarlo, lavarlo e rinfrescarlo, e così tutte le altre cose create ripetono la virtù ripetitrice del mio «FIAT» Divino; e se qualcuna di queste cose create potesse uscire da Esso, perderebbe all’istante [86] la virtù di ripetere il suo atto continuo, che mentre è antico è sempre nuovo a pro delle creature. Questo è il segno più certo che le cose create stanno nella mia Divina Volontà. E questo è il segno che l’anima vive in Essa e si fa dominare, se i suoi atti, sebbene antichi, hanno virtù come se fossero sempre nuovi e continui. Nella mia Divina Volontà non ci sono fermate; l’anima sente la facilità e la virtù del suo atto continuo. Si ferma forse il sole nel suo corso di dare sempre luce? Certo che no. Tale è l’anima che vive nella mia Divina Volontà: sente in sé tutta la pienezza e convertita come in natura la virtù vivificatrice dei beni divini e dell’atto continuo del «FIAT» Divino.
Ora, come le cose create ripetono il loro atto continuo, così gli atti miei e quelli della mia Mamma Celeste, perché [essendo] fatti nella Divina Volontà e animati da Essa posseggono la [87] virtù ripetitrice e, più che sole, dar-deggiano le creature e piovono sul loro capo tutti i beni di tutti i nostri atti, che sebbene antichi sono sempre nuovi a pro della misera umanità, perché posseggono l’atto continuo. Ma ad onta che piovono sul loro capo senza mai cessare, non vengono presi dalle creature, e allora ricevono il frutto dei nostri atti continui quando li riconoscono, li implorano e li vogliono rice-vere, altrimenti nulla ricevono. Succede come al sole: se la creatura non esce fuori per godere e ricevere il bene della sua luce continua, non riceve tutto il bene della sua luce; lo riceve solo quelle volte che si prende il pensiero di uscire, e se un’altra non apre le porte, ad onta che il sole investe la terra col suo atto continuo di luce, resterà al buio. Perciò, figlia mia, se vuoi prendere tutti i beni del tuo Gesù e della Sovrana del [88] Cielo, nel nostro «FIAT» li ritroverai tutti in atto; implorali su di te, riconoscili e ti sentirai sotto la pioggia dei nostri atti continui.” Fiat!!!
9 Luglio 1930
L’amore della volontà umana che entra e vive continuamente nella Divina, diventa Amore
divino. Continua l’angoscia e il dolore di Luisa per i giudizi negativi di “persone autorevoli”
sui modi e le intimità di Gesù con lei. Fariseismo e cecità di tali giudizi umani.
È la volontà umana, che vorrebbe soffocare il Regno della Volontà Divina,
ma non possono morire le sue verità manifestate.
Valore della volontà umana quando entra nella Divina.
Timori per causa di giudizi autorevoli. Risposte di Gesù e suoi insegnamenti
La mia piccola intelligenza sente l’estremo bisogno del Volere Divino, perché è lui solo il mio appoggio, la mia forza, la mia vita. O Volontà Divina, deh, non mi abbandonare, e se io ingrata non ho saputo seguire il tuo volo, la tua luce, deh, perdonami e, rafforzando la mia debolezza, assorbi in te il piccolo atomo della mia esistenza ed [io] viva sperduta in te, per vivere solo e sempre della tua Volontà Suprema.[89] Ma mentre la mia mente si perdeva nel “FIAT” Divino, il mio dolce Gesù, facendo la sua visitina all’anima mia, mi ha detto:
“Figlia mia, coraggio, sono Io con te, che temi? Se sapessi la bellezza, il valore che acquista la volontà umana quando entra e fa continuo soggiorno nel «FIAT» Divino, non perderesti un istante di vivere in Esso. Tu devi sapere che, come la volontà umana entra nella Divina, la nostra luce la investe e l’abbellisce di una rara beltà. L’anima resta così immedesimata, che non si sente estranea col suo Creatore, anzi sente che essa è tutta dell’Ente Supre-mo e l’Essere Divino è tutto suo, e con libertà di figlia, senza timore e con fiducia rapitrice si eleva nell’unità della Volontà del suo Creatore; in questa unità l’atomo della volontà umana emette il suo «ti amo», e mentre forma [90] il suo atto d’amore, tutto l’amore divino corre, circonda, abbraccia, si trasmuta nel «ti amo» della creatura e lo fa tanto grande quanto è grande il nostro amore, e Noi sentiamo nel piccolo «ti amo» della creatura le fibre, la vita del nostro amore, diamo il valore del nostro amore e sentiamo nel pic-colo «ti amo» la felicità del nostro amore. Questo piccolo «ti amo» non esce più dall’unità del nostro Volere e, mentre resta, si spande tanto nell’orbita del «FIAT», che non fa altro che seguire dappertutto la Divina Volontà. E così di tutti gli altri atti che si possono fare nella nostra Volontà. Tu devi pensare che una Volontà creatrice entra nell’atto della creatura e perciò deve fare atti degni, come sa fare e convengono ad una Divina Volontà.”
Onde mi sentivo oppressa più che mai. La mia povera mente era funestata da [91] pensieri che mi schiacciavano e mi toglievano il bel sereno del giorno della pace da me sempre goduto, a cui Gesù stesso tanto [ci] teneva, geloso della mia pace, e non permetteva che nessuna cosa mi turbasse. Ed ora sento che scrosci di tempesta vogliono far piovere sul mio capo, perché persone autorevoli, avendo letto qualche volume dei miei scritti, hanno trovato difficoltà nelle intimità che Gesù aveva usato con me, il versare le sue amarezze nell’indegna anima mia e tante altre cose, perché [per loro] non era della dignità divina agire in questo modo con la creatura. E siccome io stavo nella mia semplicità –avendomi rassi-curato i miei confessori passati e anche persone sante ed autorevoli, alle quali io, trepidante, domandavo, se fosse Gesù, oppure no, che così agiva con me, e loro mi assicuravano che era Gesù, dicendomi che è suo solito scherzare sulla faccia della terra [92] con le sue creature–, io credevo alle loro assicurazioni e, dandomi in balìa di Gesù, gli facevo fare ciò che voleva di me; e ancorché mi sottoponesse a pene atroci e anche alla stessa morte, io mi sentivo felice, come tante volte accadeva. Purché [sia] contento Gesù, mi basta.
Molto più che ciò che ha fatto con me il mio dolce Gesù, sia che versasse, sia che mi portasse insieme con Lui, o qualunque altra cosa mi facesse, io non ricordo mai di aver sentito in me ombra di peccato, tendenze non buone e sante; anzi il suo tocco era puro e santo e mi sentivo più pura. Il suo versare dalla sua bocca nella mia –che come una fontanina usciva dalla bocca di Gesù e si riversava nella mia– e le pene che io sentivo, [mi facevano] toccare con mano quanto soffre Gesù, quanto è brutto il peccato, e avrei messo mille volte la vita anziché offen-derlo; e mi sentivo convertire tutto il mio piccolo essere in [93] riparazioni per poter difendere il mio dolce Gesù. Quindi [a] pensare che era stato interpretato così male un atto sì santo di Gesù, mi sentivo così male, che non ho parole per esprimermi. Onde il benedetto Gesù, avendo compassione di me, si è fatto vedere e, tutto afflitto e tenerezza, mi ha detto:
“Figlia mia, non temere, il mio modo di agire è sempre puro e santo, qualunque esso sia, ancorché sembrasse strano alle creature, perché tutta la santità non sta nell’atto esterno del modo di agire, ma sta nella fonte della santità interna donde esce e dai frutti che produce il mio modo di agi-re. Se i frutti sono santi, perché voler giudicare il mio modo? Così mi pia-ceva e perciò lo facevo. Dai frutti si conosce l’albero, se è buono, mediocre o cattivo, e mi dispiace sommamente che invece di giudicare i frutti, hanno giudicato la corteccia dell’albero e forse neppure la sostanza e la vita dello stesso albero. [94] Poveretti, che cosa possono comprendere col guardare la corteccia dei miei modi, senza scendere ai frutti che ha prodotto? Rimar-ranno più all’oscuro e potranno incorrere nella disgrazia dei farisei, che guardando in Me la corteccia delle mie opere e parole e non la sostanza dei frutti della mia vita, rimasero ciechi e finirono col darmi la morte.
E poi, così si dà un giudizio senza implorare l’aiuto dell’Autore e datore dei lumi e [senza] interpellare colei che con tanta facilità essi giudicano. E poi, quali mali Io facevo e qual era quello che tu ricevevi, che Io versavo dalla mia bocca nella tua, la fontanina che usciva dalla fonte delle ama-rezze che mi danno le creature? Non versavo in te il peccato, ma parte degli effetti, e perciò sentivi l’intensità delle amarezze, la nausea, quanto è brutta la colpa, e tu, nel sentire questi effetti, aborrivi il peccato e comprendevi quanto soffre il tuo Gesù, trasmutando il tuo [95] essere e anche ogni goccia del tuo sangue in riparazione al tuo Gesù. Ah, tu non avresti amato tanto il soffrire per ripararmi se non avessi sentito in te gli effetti della colpa e quanto soffre il tuo Gesù nell’essere offeso.
Ma possono dire perché lo facevo dalla bocca? Potevo farlo diversa-mente; così mi piaceva. Io ho voluto fare con te come un padre fa con la sua figlia piccola; perché piccina si fa fare ciò che vuole suo Padre: si versa nella sua piccina, con modi [co]sì affettuosi e amorevoli, come se trovasse in lei la sua propria vita, perché sa che nulla rifiuterebbe a suo padre, ancorché occorresse il sacrificio della propria vita.
Ah, figlia mia, il mio delitto è sempre l’amore ed è anche il delitto di chi mi ama. Non trovando altra materia di che giudicare, giudicano il mio troppo amore e quello dei miei figli, che forse hanno messo la vita per loro stessi. E poi, adesso possono [96] giudicare come vogliono, ma quale non sarà la loro confusione quando verranno innanzi a Me e conosceranno con chiarezza che sono stato proprio Io Colui che ha agito in quel modo, da loro condannato, e che il loro giudizio mi ha impedito una grande mia gloria e un gran bene in mezzo alle creature, qual [è] di conoscere con più chiarezza che significa fare la mia Divina Volontà e farla regnare? Non c’è delitto più grave di quello di impedire il bene.
Perciò, figlia mia, ti raccomando, non volerti turbare, né spostare nulla di tutto ciò che passa tra Me e te. Rendimi sicuro che il mio operato abbia il suo compimento in te, non volermi dare nessun dolore da parte tua. Io volevo diffondere il bene fuori di te, ma la volontà umana si attraversa 21 ai miei disegni. Perciò prega che sia vinta l’umana volontà e non resti sof-focato il regno della mia Divina Volontà in mezzo alle creature. [97] Però ti dico che le mie conoscenze sulla mia Divina Volontà non resteranno sepol-te; esse sono parte della mia Vita Divina e come vita non sono soggette a morire, [tutt’]al più possono restare nascoste, ma morire mai, perché è decreto della Divinità che il regno della mia Divina Volontà sia conosciuto, e quando Noi decretiamo non vi è potenza umana che ci possa resistere; [tutt’]al più sarà questione22 di tempo. E ad onta delle opposizioni e [dei]giudizi contrari di queste persone autorevoli, Io mi farò strada, e se questi coi loro giudizi vorranno seppellire un tanto bene e tante vite divine delle mie verità, Io li metterò da parte e mi farò strada disponendo altre persone più umili e semplici e più facili a credere ai miei modi mirabili e molteplici che Io uso con le anime, e con la loro semplicità, invece di trovare cavilli e [98] difficoltà, riconosceranno come dono del Cielo ciò che Io ho manifestato sulla mia Divina Volontà. Queste mi serviranno mirabilmente a propagare nel mondo le conoscenze del mio «Fiat». Non successe lo stesso nella mia venuta sulla terra? I sapienti, i dotti, le persone di dignità non vollero ascoltarmi, anzi avevano vergogna di avvicinarmi; la loro dottrina faceva loro credere che Io non potessi essere il Messia promesso, in modo che giunsero [per]fino ad odiarmi, ed Io li misi da parte e scelsi umili, semplici e poveri pescatori, i quali mi credettero, e mi servii mirabilmente [di essi] per formare la mia Chiesa e propagare il gran bene della Redenzione. Così farò della mia Divina Volontà. Perciò, figlia mia, non ti abbattere nel sentire tante difficoltà che fanno, non spostiamo nulla di ciò che passa tra Me e te e continua23 a fare ciò che ti ho insegnato a fare nella mia [99] Divina Volontà. Io nulla tralasciai di fare, di ciò che dovetti fare per la Redenzione, ad onta che non tutti mi credettero; tutto il male restò per loro; a Me conveniva fare il mio corso che avevo stabilito di fare per amore delle creature. Così farai tu; continua24 il tuo abbandono nella mia Divina Volontà e i tuoi atti in Essa, ed Io non ti lascerò, sarò sempre insieme con te.” Fiat!!!
16 Luglio 1930
La Divina Volontà dà continuamente l’atto di vita a tutto l’universo e ad ogni atto di creatura,
e il Divino Amore alimenta quest’atto di vita. La ripetizione incessante degli atti forma la vita.
La D. Volontà [è] vita; l’amore [è] alimento. Come un solo atto non forma vita né atto
completo. Necessità della ripetizione degli atti per formare la vita della D. Volontà.
Il mio abbandono nel “FIAT” Divino continua. Ah, sì, io lo sento che come aria si fa respirare dalla povera anima mia, sento la sua luce purissima che tiene represse le tenebre [100] della notte della mia volontà umana, che fa per sorgere, per mettersi in campo d’azione, ma la luce della Divina Volontà, dolcemente imperante sulla mia, non solo reprime le tenebre per non darle vita, ma potentemente mi chiama e mi attira a seguire gli atti suoi. Onde seguendo i suoi atti divini, toccavo con mano quanto ci ama, perché in ogni suo atto uscivano mari d’amore per le creature. Ed il mio sempre amabile Gesù, facendo vedere il suo Cuore investito da fiamme ardenti per amore delle creature, mi ha detto:
“Figlia mia, il mio amore verso le creature è tanto che non cesso un istante solo di amarle. Se un solo istante cessassi di amarle, tutta la mac-china dell’universo e le creature tutte si risolverebbero nel nulla, perché l’esistenza di tutte le cose ebbe il primo atto di vita dal mio amore pieno, intero, completo, interminabile ed incessante, e per fare che il mio [101] amore avesse tutta la sua pienezza, feci uscire da Me, come atto di vita di tutto l’universo e di ciascun atto di creatura, la mia Volontà Divina. Sicché la mia Volontà è vita di tutto, il mio Amore24 è alimento continuo di tutta la Creazione. La vita senza l’alimento non può vivere, l’alimento se non trova la vita non sa a chi darsi, né chi nutrire. Perciò tutta la sostanza di tutta la Creazione è la mia Volontà come vita ed il mio Amore come alimento, tutte le altre cose sono superficiali e come ornamento. Quindi cieli e terra sono pieni del mio Amore e della mia Volontà; non vi è punto dove, come vento impetuoso, non si riversino verso le creature, e questo sempre, sempre, sen-za mai cessare. Stanno sempre in atto per versarsi sulle creature, tanto che, se la creatura pensa, la mia Divina Volontà si fa vita della sua intelligenza e il mio Amore, alimentandola, la svolge; [102] se guarda si fa vita del suo occhio e il mio Amore alimenta la luce del vedere; se parla, se palpita, se opera, se cammina, la mia Volontà si fa vita della voce, il mio Amore ali-mento della parola; la mia Divina Volontà si fa vita del cuore, il mio Amore alimento del palpito; insomma, non c’è cosa che la creatura fa [in] cui la mia Volontà non corra come vita e il mio Amore come alimento. Ma quale non è il nostro dolore nel vedere che la creatura non riconosce chi forma la sua vita e chi alimenta tutti i suoi atti?”
Dopo ciò continuavo i miei atti nel Volere Divino e nella mia mente pensavo tra me: “quale gloria do al mio Dio e qual bene mi viene nel ripetere sempre gli stessi atti?”
Ed il mio dolce Gesù mi ha detto: “Figlia mia, un solo atto non forma vita, né opere complete nelle creature. La stessa Divinità nella Creazione volle [103] ripetere25 per ben sei volte, per formare tutta la macchina dell’universo. Potevamo fare con un solo «FIAT» tutte le cose create, ma no, ci piacque ripeterlo per prendere piacere nel vedere uscire da Noi, con la nostra forza creatrice, ora il cielo azzurro, ora il sole, e così tutte le altre cose da Noi create, e l’ultimo «FIAT» fu ripetuto sull’uomo, come compimento di tutta l’opera della Creazione. E sebbene il nostro «FIAT» non aggiunse altri «FIAT»per creare altre cose, tuttavia è sempre ripetitore, per mantenere e conser-vare come nel suo fiato tutte le cose in atto, come se proprio allora26 le avesse creato.
Ed oh, come è necessaria la ripetizione! Col ripetere cresce l’amore, si raddoppia il godimento, si apprezza di più ciò che si ripete e si sente la vita dell’atto che si ripete. Ora, col continuare i tuoi atti nella mia Divina Volontà, vieni a formare la vita della mia Divina Volontà in te; col ripeterli [104] la [fai] crescere e l’alimenti. Credi tu che con averli ripetuto qualche volta avresti potuto formare la sua vita in te? No, figlia mia, [tutt’]al più avresti potuto sentire la sua aria balsamica, la sua forza, la sua luce, ma non avresti potuto formare la sua vita; ci vogliono gli atti che non cessano mai per poter dire: «posseggo la vita del FIAT». Non succede forse lo stesso alla vita naturale? Non si dà una sola volta il cibo, l’acqua, e [poi]si mette da parte, senza darle più nulla, ma ogni giorno, se si vuole conservare la vita, è necessario alimentarla, altrimenti da sola27 si spegne. Perciò conti-nua i tuoi atti nel mio «FIAT» se non vuoi che la sua vita si spenga e non abbia il suo compimento in te.” [105] Fiat!!!
24 Luglio 1930
La D. Volontà è in atto incessante e operante in Dio e nella piccolezza della creatura che
vive in Essa. Dio è rapito dal prodigio di veder straripare l’infinito dalla creatura limitata.
Come la D. Volontà è in continua attitudine nel nostro Essere Divino.
Prodigio di quando opera nella creatura; gradimento di Dio.
Il mio povero cuore si trova tra due potenze insormontabili: il “FIAT” Divino e il dolore della privazione del mio dolce Gesù, ambedue potenti sul mio povero cuore, che mentre sente tutta l’amarezza di essere priva di Colui che formava tutta la felicità della mia povera esistenza, ora, mancandomi, si è convertita in intensa amarezza, e il Volere Divino, soggiogandomi, mi assorbe nella sua Divina Volontà per trasmutarla in Essa. Ora, mentre mi trovavo sotto oppressioni tremende, il mio dolce Gesù, facendomi una sorpresa, mi ha detto:
“Figlia mia, coraggio, non temere, sono qui con te ed il segno [è] che senti in te la vita del mio «FIAT». [106] Io sono inseparabile da esso.
Ora, tu devi sapere che la nostra Volontà è in continuo atto 28 nel nostro Essere Divino, il suo moto non cessa mai, le sue opere sono sempre in atto, quindi è sempre operante. Ma le sorprese meravigliose che succedono quando la creatura entra nella nostra Volontà sono incantevoli e prodigiose. Come essa entra, il nostro Volere si chiude nella creatura e mentre si chiu-de, fino a riempirla tutta, non potendo lei abbracciarlo tutto, né chiuderlo tutto dentro di sé, straripa fuori di sé, in modo da riempire cielo e terra, in modo che si vede che la piccolezza della creatura racchiude una Volontà Divina, la quale mantiene in essa il suo moto incessante e le sue opere operanti. Non c’è cosa più santa, più grande, più bella, più prodigiosa che l’operare del mio Volere nella piccolezza della creatura. Mentre opera, sic-come essa non può chiuderla né abbracciarla tutta, perché finita, [107] non ha quindi capacità di chiudere l’immenso e l’infinito, ma prende quanto più può contenere, fino a straripare fuori e, mentre straripa, si vede la creatura sotto una pioggia di luce e di varie e rare bellezze, dentro e fuori, e il nostro Essere Divino ne prende tanto diletto che ci sentiamo rapire, perché vedia-mo la piccolezza umana, in virtù del nostro «FIAT» che la riempie, trasmu-tata nella bellezza delle nostre qualità divine, le quali hanno tale forza da rapirci e farci godere nella creatura le nostre pure gioie e le nostre felicità indicibili.
Ora, tu devi sapere che ogni qual volta la creatura chiama il mio Volere come vita operante in lei e si tuffa per rimanervi sommersa, è tanto il nostro gradimento che tutto l’Essere nostro concorre e vi mettiamo tale valore per quanto valore contiene il nostro Essere Divino; molto più che il nostro «FIAT»Divino ha il suo primo atto di vita [108] nell’atto della creatura. Lei non è sta-ta che concorrente, quindi come atto nostro mettiamo tutto il peso della no-stra vita divina. Vedi dunque che significa fare un atto nella nostra Volontà, che significa moltiplicarli e la grande perdita di chi non opera in Essa.” Fiat!!!
2 Agosto 1930
Tutte le cose, soprannaturali e naturali, sono velate quaggiù, anche il Verbo Incarnato
e il suo Vangelo; solo in Cielo non ci sono veli. Questi veli si rompono con la fede,
l’umiltà e il desiderio di conoscere le verità; senza questo lavoro non si conoscono,
né si amano, né si possiedono.
Come tutte le cose create sono velate, solo in Cielo tutto è svelato.
Condizioni e lavoro necessari per conoscere le verità.
Stavo pensando alle tante verità che il benedetto Gesù mi aveva detto sulla Divina Volontà e che solo per ubbidire avevo scritto sulla carta, e che alcuni, leggendole, non solo non restano presi da queste verità, ma mi sembra che le tengano come verità da non tenere [in] conto29. Io mi [109] sentivo in pena per ciò, che mentre a me sembrano tanti soli, uno più bello dell’altro, capaci di poter illuminare tutto il mondo, al contrario per alcuni pare che non abbiano virtù neppure di riscaldarlo e dargli un tantino di luce.
Onde mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù, tutto bontà, mi ha detto: “Figlia mia, tutte le cose quaggiù, tanto nell’ordine soprannaturale quanto nell’ordine naturale, sono tutte velate. Solo nel Cielo sono svelate, perché nella Patria Celeste non esistono veli, ma si vedono le cose come sono in se stesse; sicché lassù non deve lavorare l’intelletto per comprenderle, perché da se stesse si mostrano quali sono, e se lavoro c’è da fare nel beato sog-giorno, se pure si può chiamare lavoro, è quello di godere e felicitarsi nelle cose che svelatamente [si] vedono. Invece quaggiù non è così; siccome la natura umana è spirito e corpo, quindi [110] il velo del corpo impedisce al-l’anima di vedere le mie verità; [infatti] i sacramenti e tutte le altre cose sono velati. Io stesso, Verbo del Padre, avevo il velo della mia Umanità. Tutte le mie parole, il mio Vangelo, [sono] sotto forma di esempi e di similitudini, e mi comprendeva chi si avvicinava ad ascoltarmi con la fede nel cuore, con umiltà e con voler conoscere le verità che Io manifestavo loro, per metterle in pratica. Col fare ciò rompevano il velo che le mie verità nascondevano e trovavano il bene che c’era in esse. Con la fede, con l’umiltà e col voler co-noscere le mie verità facevano un lavoro, e con questo lavoro rompevano il velo e trovavano le mie verità, quali sono in se stesse, e quindi restavano legati a Me col bene che contenevano le mie verità. Altri che non facevano questo lavoro, toccavano il velo delle mie verità, non il frutto che c’era dentro, perciò [111] restavano digiuni, non capivano nulla e, voltandomi le spalle, si partivano da Me.
Così sono le verità che Io con tanto amore ti ho manifestato sulla mia Divina Volontà. Per fare che risplendano come soli svelati, quali sono, devo-no fare il loro lavoro, la via per toccarle, che è la fede; devono desiderare di volerle conoscere, pregare ed umiliare il loro intelletto per aprirlo, per fare entrare in loro il bene e la vita delle mie verità. Se ciò faranno, romperanno il velo e le troveranno più che fulgido sole, altrimenti resteranno ciechi ed Io ripeterò loro il detto del Vangelo: «Avete occhi e non vedete, orecchie e non ascoltate, lingua e siete muti».
Vedi, anche nell’ordine naturale tutte le cose son velate. La frutta ha il velo della corteccia: chi gusta il bene di mangiarla? Chi fa il lavoro di avvi-cinarsi all’albero, di coglierla, di togliere la corteccia che nasconde il frutto; costui gusta e fa [112] suo cibo il frutto desiderato. I campi sono velati di paglia: chi prende il bene che quella paglia nasconde? Chi sveste quella pa-glia ha il bene di prendere il grano per formare il pane per farne il suo cibo quotidiano. Insomma, tutte le cose hanno quaggiù il velo che le copre, per dare all’uomo il lavoro e la volontà [e] l’amore di possederle e gustarle.
Ora, le mie verità superano di gran lunga le cose naturali e si pre-sentano alla creatura come nobili regine velate, in atto di darsi a loro, ma vogliono il loro lavoro, vogliono che avvicinino ad esse i passi della loro volontà per conoscerle, possederle ed amarle, condizioni necessarie per rompere il velo che le nascondono. Rotto il velo, con la loro luce si faranno strada da sole, dandosi in possesso di chi le ha cercato.
Ecco la ragione per cui leggono le verità sulla mia Divina Volontà e fan-no vedere che non comprendono ciò che leggono, anzi si [113] confondono, perché manca la vera volontà di volerle conoscere; si può dire che manca il lavoro per conoscerle e senza lavoro non si acquista nulla, né meritano un tanto bene, ed Io, con giustizia, nego loro ciò che abbondantemente do agli umili che sospirano il gran bene della luce delle mie verità. Figlia mia, quante mie verità soffocate da chi non ama conoscerle e non vuol fare il suo piccolo lavoro per possederle! Sento che vogliono, se potessero, soffocare Me stesso. Ed Io nel mio dolore sono costretto a ripetere ciò che dissi nel Vangelo e lo dico coi fatti 30 : tolgo a chi non ha o ha qualche piccola cosa dei miei beni, e lo lascio nella squallida miseria, perché non volendoli e non amandoli li terrà senza stimarli e senza frutto, e darò più abbondante a quelli che hanno, perché questi li terranno come preziosi tesori che li [faranno] fruttificare sempre più.” [114] Fiat!!!
12 Agosto 1930
Sotto il velo del dolore e delle necessità Gesù visita la creatura, per darle ciò che necessita.
Tutto ciò che Dio fa per noi e crea in noi è opera del suo Amore, ma la vita di tutto è la sua
Volontà. Perciò Dio gioisce tanto quando la creatura lo ama come eco del suo Amore.
Come lo sconforto raddoppia il peso delle pene. In qual modo Gesù ci visita.
Come il primo agente in Dio è l’amore e la D. Volontà è la vita.
Sono sotto l’impero del “FIAT” Divino, [il] solo che conosce le mie piaghe pro-fonde che vanno sempre inasprendosi e moltiplicando nella povera anima mia. Ma tutta la mia speranza è che vi regni solo il Volere Divino nelle circostanze purtrop-po dolorose della mia esistenza quaggiù e che vogliono affrettare la mia partenza per la Patria Celeste. Ma mentre mi trovavo sotto l’incubo di pene amarissime, il mio dolce Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, non ti abbattere, perché l’abbattimento chiama lo sconforto, il quale raddoppia il peso delle pene, tanto che la povera creatura con que-sto peso raddoppiato [115] appena può trascinarsi nella via che deve percor-rere, mentre il mio Volere non vuole che ti trascini ma che voli nella sua luce interminabile. E poi il dolore sono Io, nel quale faccio le mie visitine; il velo è il dolore, ma dentro c’è la mia persona, che nascosta nel velo del do-lore visita le creature. Le necessità sono Io, che nascosto in esse faccio le più belle visite, per farmi aiuto delle necessità che dispongo. Non è col solo farmi vedere che visito le creature, ma in tanti modi, e si può dire che in ogni incontro, in ogni circostanza, [nelle] cose grandi o piccole che succe-dono, è una visita che mi dispongo a fare alla creatura, per darle ciò che necessita. Per chi vive poi nel mio Volere Divino, essendo il mio stato per-manente in essa, non solo la visito, ma le vado allargando i confini del mio Volere.”
Onde continuavo a seguire gli atti nel “FIAT” Supremo, per poter seguire coi miei [116] atti d’amore l’amore incessante ed interminabile del mio Creatore, ed il mio dolce Gesù mi ha detto: “Figlia mia, se sapessi come mi è dolce il tuo amore, perché nel tuo sento l’eco nostro, le nostre fibre divine, che elevando il tuo amore nel nostro, corre, corre così dolce nel nostro amore col dirci: «Voglio amarti quanto e come mi hai amato; quante volte mi avete detto che mi avete amato, voglio dirlo anch’io». Ed è tanto il nostro piacere, che vo-gliamo che la creatura [si] faccia ripetitrice del nostro amore, e allarghiamo tanto l’amore della creatura, in modo da sentire in tutto il nostro amore il dolce suono del [suo] amore. Molto più che in tutto ciò che abbiamo fatto per le creature, il primo movente, il primo atto è stato l’amore, e siccome il nostro [amore] sarebbe stato come fuoco senza luce, senza la nostra Volon-tà, ed Essa sarebbe stata come luce senza calore, senza [117] il nostro amore, perciò quello che ha dato vita al nostro amore è stato il «FIAT». Quindi quello che ci mosse fu l’amore, ma quello che diede e dà vita a tutto è la nostra Divina Volontà. Ecco perché chi vuole trovare la vera vita deve venire in Essa, nella quale troverà la pienezza del nostro amore e l’anima acquisterà le prerogative del nostro amore, che sono: amore fecondo, amo-re che sorge, amore che tutto abbraccia, amore che tutto muove in amore, amore insuperabile e senza termine, amore che tutto ama e conquista. Perciò, quando ti sento correre da una cosa creata all’altra, per mettere il tuo «ti amo» su ciascun atto di persona per investirlo col tuo «ti amo», Io sento il dolce suono del tuo amore nel nostro e ti amo di più.”
Poi ha soggiunto con un accento tenerissimo: “Figlia mia, è tanto il nostro amore verso la creatura, che in ogni atto che fa corre il nostro ad amarla e il nostro Volere a formare la vita dell’atto suo. Sicché [118] in ogni pensiero che forma nella sua mente è un atto d’amore che le mandiamo e la nostra Volontà si presta a formare la vita del suo pensiero; in ogni parola che pronuncia, in ogni palpito del suo cuore, in ogni passo che muove, [ci] sono tanti atti del nostro amore che corrono verso di lei e il nostro «FIAT» che si presta a formare la vita della sua parola, il palpito del suo cuore, il passo dei suoi piedi. Perciò la creatura è impastata dal nostro amore, vive sotto la dolce tempesta dell’amore nostro, su di essa pende il nostro amore inces-sante che l’ama tanto ed il nostro «FIAT» che corre in modo rapido a dare la vita a ciascun atto suo, fosse anche il più piccolo. Oh, se le creature sapes-sero quanto le amiamo, come siamo inclinati verso di loro ad amarle sem-pre, sempre, che non ci facciamo sfuggire neppure un loro pensiero senza che mandiamo loro [119] un nostro amore speciale e distinto, oh, come ci amerebbero, e il nostro amore non resterebbe isolato senza l’amore delle creature! Il nostro amore scende continuamente verso le creature e il loro piccolo amore non si benigna di salire verso il loro Creatore. Che dolore, figlia mia, amare e non essere amato! Ecco il motivo31 per cui, quando trovo una creatura che mi ama, mi sento armonizzare il suo amore col mio, e come scende il mio amore verso di essa, così il suo amore sale verso di Me [ed] Io l’abbondo tanto di grazie, di favori e di carismi divini, da far stupire cieli e terra.” Fiat!!!
15 Agosto 1930
La SS. Vergine è sempre vissuta nel Sole Divino, nel quale ha formato il suo sole.
Era questo lo scopo della Creazione.
Come la vita della Sovrana Regina fu formata nel Sole Divino.
Stavo pensando alla mia Mamma Celeste nell’atto quando fu assunta in Cielo e [120] offrivo i miei piccoli atti fatti nel “FIAT” Divino per darle i miei omaggi, le mie lodi, a suo onore e gloria. Ma mentre ciò facevo il mio dolce Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, la gloria, la grandezza, la potenza della mia Mamma Celeste nella Patria nostra è insuperabile, e sai perché? La sua vita in terra fu fatta nel nostro Sole divino, non uscì mai da dentro l’abitazione del suo Creatore, non conobbe altro che la nostra sola Volontà, non amò altro che i nostri interessi, non chiese altro che la nostra gloria. Si può dire che formò il sole della sua vita nel Sole del suo Creatore. Sicché chi la vuole trovare nel ce-leste soggiorno deve venire nel nostro Sole, dove la Sovrana Regina, aven-do formato il suo sole, spande i suoi raggi materni a pro di tutti e sfolgora di tale bellezza che rapisce tutto il Cielo, sentendosi [121] tutti doppiamente felici per avere una Madre [co]sì santa e una Regina [co]sì gloriosa e poten-te. La Vergine è la prima figlia ed l’unica che possiede il suo Creatore ed è la sola che abbia fatto vita nel Sole dell’Ente Supremo e, avendo attinto la sua vita da questo Sole eterno, non è meraviglia che, vissuta di luce, abbia formato il suo sole fulgidissimo che rallegra tutta la corte celeste. Proprio questo significa vivere nella mia Divina Volontà, vivere di luce e formare la sua vita nel nostro stesso Sole. Era questo lo scopo della Creazione, tenere le creature create da Noi, i nostri amati figli, nella nostra stessa abitazione, alimentarli coi nostri cibi, vestirli con abiti regali e fargli godere i nostri stessi beni. Quali padri e madri terreni pensano di mettere fuori della loro abitazione il parto delle loro viscere, i loro cari figli, e non dare la loro eredità ai propri figli? Credo nessuno, anzi, quanti sacrifici non fanno [122] per rendere ricchi e felici i propri figli? Se a ciò giungono un padre terreno e una madre, molto più il Padre Celeste voleva e amava che i figli suoi restassero nella sua abitazione, per tenerli intorno a sé, per felicitarsi con essi e tenerli come corona delle sue mani creatrici. Ma l’uomo, ingrato, abbandonò la nostra abitazione, rifiutò i nostri beni e si contentò di andare ramingo, vivendo nelle tenebre della sua volontà umana.” Fiat!!!
24 Agosto 1930
L’Amore Divino prende la forma o il velo di ogni cosa creata per darsi alla creatura,
affinché in una o in un’altra lo riconosca e lo contraccambi. Dio creò l’uomo, Adamo,
e in lui tutti i suoi discendenti, per fare che l’Amore e il D.Volere, come sono tutto in Dio,
fossero tutto nell’uomo.
Come la Divina Volontà prende tutte le forme per darsi alla creatura.
La creazione dell’uomo, insediamento del centro dell’amore e del Fiat Divino.
Il mio abbandono nel Volere Divino continua. Sento che la sua potenza invinci-bile mi assorbe a sé ed in tanti modi [123] che non posso fare a meno di seguire gli atti suoi. Ora, mentre seguivo gli atti della Divina Volontà fatti nella Creazione, il mio amabile Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, è tanto l’amore del mio «FIAT» Divino verso le creature, che prende tutte le forme per darsi alla creatura. Prende forma di cielo per rima-nere esteso sul suo capo, e col rimanere perennemente disteso lo abbraccia da tutti i lati, lo guida, lo protegge, lo difende senza mai ritirarsi, rimanendo sempre cielo, per formare il suo cielo nel cuore della creatura. Prende forma di stelle e dolcemente fa scendere il suo mite scintillio sulla creatura, per carezzarla col suo bacio di luce e dolcemente insinuarsi, perché formi le stelle delle più belle virtù nel cielo dell’anima sua. Prende forma di sole per irradiarla di luce e scendere col suo calore vibrante nel fondo dell’anima, e con la forza della sua luce e calore [124] forma le tinte dei più bei colori per formare il sole del suo «FIAT» nella creatura. Prende la forma di vento per purificarla, e col suo impero, soffiando, mantiene accesa la vita divina e, co-me soffia, così la fa crescere nel cuore della creatura. La mia Divina Volontà si abbassa a tutto ed è tanto il suo amore, che si costituisce vita [di] tutto ciò che può servire alla creatura, e giunge a prendere forma di aria per farsi respirare, di cibo per alimentarla, di acqua per dissetarla. Insomma, non vi è cosa [di] cui la creatura si serve [nella quale] il mio Volere non corra insie-me per darsi incessantemente alla creatura; ma come corrisponde ai tanti molteplici modi che il mio «FIAT» prende per assediare la creatura, alle tante forme amorose, affinché se non la riconosce in un modo la riconosca in un altro, se non le fa breccia una forma le faccia breccia l’altra, per ricevere [125] almeno uno sguardo, un sorriso di compiacimento, un invito per farla scendere nell’anima sua a regnare, un «grazie» di riconoscenza alle tante sue follie d’amore? Ahi, quante volte la mia Divina Volontà rimane [senza]che la creatura le faccia nessuna attenzione, quale dolore, come ne resta trafitta! Ma con tutto ciò non si arresta, continua incessantemente con la sua fermezza tutta divina a far scorrere la sua vita divina in tutte le cose create, per porgere sotto il velo di esse la sua vita a tutti, aspettando con pazienza invincibile chi la deve riconoscere e ricevere, per formare la sua vita nelle apparenze e forme umane e così regnare completamente in tutte le cose da Noi create.”
Dopo ciò seguivo la Divina Volontà negli atti della Creazione e, giunta nell’Eden dove fu creato l’uomo, il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, la creazione dell’uomo fu il centro dove il nostro [126] «FIAT» e il nostro amore si insediarono per tenervi la loro sede perenne. Il nostro Essere Divino aveva tutto dentro di Noi, il centro del nostro amore e lo svolgimento della vita del nostro Volere; col creare l’uomo volle formare il secondo centro del nostro Amore, per fare che il nostro «FIAT» potesse svolgere le vite umane col suo impero e dominio, come faceva nel nostro Essere Supremo. Perciò tu devi sapere che, nel creare Adamo, tutte le creature veni-vano create in lui, tutte ci furono presenti, nessuna ci sfuggì, amavamo come lui ed in lui tutte le creature32 . E quando con tanto amore formavamo la sua umanità, plasmandola e maneggiandola con le nostre mani creatrici, formando le ossa, stendendo i nervi, coprendole di carne, formando tutte le armonie della vita umana33 , in Adamo venivano plasmate, maneggiate tutte le creature34 , in tutte formavamo le ossa, stendevamo i nervi e, [127] copren-dole di carne, lasciavamo il tocco delle nostre mani creatrice, l’impronta del nostro amore, la virtù vivificatrice del nostro Volere. E infondendogli l’ani-ma, con la potenza del nostro alito onnipotente venivano formate le anime in tutti i corpi, con la stessa potenza in cui veniva formata l’anima in Ada-mo35 . Vedi dunque che ogni creatura è una nuova Creazione, come se aves-simo creato il nuovo Adamo, perché in ciascuna di esse vogliamo rinnovare il gran prodigio della Creazione, l’insediamento del centro del nostro amo-re, lo svolgimento della vita del nostro «FIAT». Fu tanto l’eccesso del nostro amore nel creare l’uomo, che fino a tanto che verrà l’ultima creatura sulla terra staremo in continuo atto di creazione, per dare a ciascuno ciò che fu dato al primo uomo creato, il nostro amore rigurgitante, il tocco delle nostre mani creatrice per la formazione di ciascuno di essi.
[128] Perciò, figlia mia, ti raccomando che sappia riconoscere e conser-vare in te l’insediamento del nostro amore e la vita operante del nostro «FIAT», e sentirai i prodigi della continua creazione e il nostro amore rigur-gitante, e affogandoti d’amore, non sentirai che amore e Volontà mia.” Fiat!!!
29 Agosto 1930
In ogni cosa creata la Divina Volontà vuole darsi alla creatura.
Tutte le pene della vita servono per formare la via che porta al Cielo.
Come le cose create sono pregne della D. Volontà.
Le croci formano la via che conduce al Cielo.
Il mio abbandono nel “FIAT” Divino continua. Una forza invincibile mi trasporta nei suoi atti divini ed io sento e conosco la Divina Volontà operante in tutte le cose create, la quale mi fa il dolce invito a seguirla negli atti suoi per avere la mia compagnia. Ma mentre ciò [129] facevo, il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, tutte le cose create sono pregne della mia Divina Volontà, la quale si lasciò36 in esse, non per Noi, che non avevamo bisogno, ma per amore delle creature, dandosi in tanti modi distinti per quante cose creava. Essa, facendo da vera Madre, voleva assalire le creature con tanto amore per quante cose uscivano alla luce del giorno. Voleva darsi in ogni istante senza interruzione per darsi a sorsi, a sorsi, per formare la sua vita e stendere il suo regno in ciascun’anima. Perciò tu vedi che non c’è cosa dove il mio «FIAT» non voglia darsi, e si può dire che ogni cosa creata forma il suo trono d’amore, dove fa scendere la sua misericordia, le sue grazie e vie per comunicare la sua vita divina. Essa sta come alla vedetta per vedere che bene può fare ai figli suoi, se le aprono il [130] cuore per ricevere i suoi beni e per conformarsi ai suoi modi divini. Sicché ogni cosa creata è una chiamata che fa alla creatura, per[ché] riceva il dono che vuole farle la mia Divina Volontà, ogni cosa creata è un nuovo amore che vuole imboccarle e un atto in più della sua vita, che vuole svolgere verso e dentro la creatura. Ma, ahimè, quante ingratitudini da parte di essa! La mia Divina Volontà le abbraccia, se le stringe al suo seno con le sue braccia di luce, ed esse sfuggono dalla sua luce senza restituirle l’abbraccio né guardare chi è che tanto le ama. Perciò, figlia mia, sii tu la sua riparatrice, seguila in tutte le chiamate che ti fa, per mezzo di ciascuna cosa creata, per darle amore per amore e ricevere tutti i sorsi della sua vita divina nel fondo dell’anima tua, per darle la libertà di farla regnare.”
Onde seguivo i suoi atti e il mio abbandono [131] nel Volere Supremo, ma la mia povera mente era occupata ai tanti incidenti che Nostro Signore aveva dispo-sto e dispone della mia povera esistenza, e il mio dolce Gesù ha soggiunto:
“Figlia mia, le croci, gli incidenti, le mortificazioni, gli atti, l’abbandono delle creature, tutto ciò che si può soffrire per amor mio, non sono altro che pietrucce che segnano la via che conduce al Cielo. Sicché al punto della morte, la creatura vedrà che tutto ciò che ha sofferto le è servito per for-marsi la strada, che ha segnato con modi incancellabili e con pietre irremo-vibili la via diritta che porta alla Patria Celeste. E se tutto ciò che la mia provvidenza ha disposto che soffra lo ha sofferto per compiere la mia Divi-na Volontà, per ricevere non la pena ma un atto della sua vita divina, for-merà tanti soli per quanti atti ha fatto e pene [132] ha sofferto, in modo che si vedrà la sua strada segnata a destra e a sinistra da soli, che prendendola ed investendola con la loro luce la condurranno nelle regioni celesti. Perciò i tanti incidenti della vita sono necessari, perché servono per formare la strada e tracciare la via del Cielo. Se non si formano le strade riesce diffi-cile andare da un paese all’altro; molto più riesce difficile giungere al-l’eterna gloria.”Fiat!!!
20 Settembre 1930
Le oppressioni e amarezze, che avvelenano lentamente ogni bene nell’anima, si vincono
con l’abbandono nella D. Volontà. Gesù vuole trovare Se stesso in ogni atto nostro e perciò
vuole togliere da noi ogni nube di oppressione umana che Gli impedisca di agire con libertà.
Le amarezze, il lento veleno del bene. La D. Volontà, culla dell’anima.
Gesù Amministratore Divino della sua S.ma Volontà.
Mi sentivo tutta immersa nel “FIAT” Divino. La sua luce abbaglia il mio intelletto e mentre me assorbe nella sua luce mi fa seguire i suoi atti, che fece nella Crea-zione. Ma mentre ciò facevo mi [133] sentivo una tale amarezza ed oppressione che mi facevano stentare nel compiere i miei atti nel Volere Divino.
Ed il mio dolce Gesù, avendo compassione di me, mi ha detto:
“Figlia mia, come mi fa pena la tua amarezza! Me la sento versare nel mio Cuore, perciò coraggio; non sai tu che le oppressioni, le amarezze sono il lento veleno del bene, il quale produce un tale stento da ridurre l’anima in un’estrema agonia, in modo che si sente l’agonia nel cuore, e il mio amore agonizza nel suo cuore, sente l’agonia sul labbro e agonizza la mia pre-ghiera, sente l’agonia nelle mani, nei passi, e i miei passi e le mie opere si sentono agonizzanti. Molto più nella creatura che vuol avere per vita la mia Divina Volontà, essendo una la mia con la sua volontà, mi sento versare la sua agonia nella mia Divina Persona. Perciò coraggio, abbandonati nelle mie braccia, ed Io farò sorgere dalla mia Divina Volontà [134] altra luce più fulgida che prendendo37 forma di culla, ti cullerà in Essa, per comunicarti il mio riposo divino, e con la sua luce e col suo calore distruggerà il lento veleno delle tue amarezze, cambiandole in dolcezze ed in fonte di contenti. E riposando nella culla della mia Divina Volontà, prenderai un dolce riposo e nel destarti troverai sbandite le amarezze, le oppressioni, e ti terrò nelle mie braccia con la tua solita dolcezza e serenità, per far crescere più in te la vita della mia Divina Volontà.”
Onde seguivo per quanto potevo il mio abbandono nel “FIAT” Divino, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, le amarezze, le oppressioni e tutto ciò che non riguarda il mio Volere occupa posto nell’anima tua, e la mia Divina Volontà non si sente libera di poter stendere la sua luce e di far sorgere con la sua virtù creatrice e vivificatrice la sua vita in ogni particella e ripostiglio dell’anima tua. Si sente accerchiata come da nubi che, [135] ad onta che il sole c’è, framettendosi le nubi tra il sole e la terra, impediscono che i raggi solari scendano con la pienezza della luce a dar luce alla terra. Così il Sole della mia Divina Volontà si sente inceppato dalle nubi delle amarezze e oppressioni per stendere la sua luce nel fondo della creatura, anche nei piccoli ripostigli, e poter dire: tutto dà38 di mia Volontà, tutto mi appartiene, tutto è mio. Ed Io, il tuo Gesù, che ho preso l’impegno di formare un’anima tutta di mia Volontà, soffro e resto inceppato nel mio lavorio. Perché tu devi sapere che Io sono l’amministratore divino del mio «FIAT» nella creatura e quando la vedo disposta a fare in tutto la mia Volontà, in ogni atto che fa Io mi accingo al lavoro di preparazione.
Supponi che tu voglia fare un atto d’amore: Io subito mi metto al lavoro, vi metto il mio soffio, depongo una dose del mio amore, lo abbellisco con la varietà della bellezza che esso contiene, e poi, divino [136] amministratore che sono del mio Volere, somministro la mia Volontà Divina su quell’atto d’amore, in modo che in quell’atto non si riconosca l’atto della creatura, ma un atto d’amore, come se fosse uscito dal centro della mia Divinità.
Io sono troppo geloso degli atti che la creatura vuol fare, animati dalla mia Volontà Divina, non ammetto disparità [tra] i suoi atti e i miei, e per avere ciò devo metterci del mio e il mio lavoro. E questo in tutti gli atti suoi: se vuole fare atti di adorazione, preghiera, sacrifici, vi metto il mio lavoro affinché la sua adorazione sia l’eco dell’adorazione divina, la sua preghiera sia l’eco della mia, il suo sacrificio sia ripetitore del mio. Insomma, devo trovare Me stesso in ciascun atto della creatura, il tuo Gesù come padrone [e] possessore della mia Divina Volontà. Non l’amministrerei se non trovassi la santità, la purezza, l’amore della mia Umanità nell’atto [137] della crea-tura. Perciò voglio trovarla sgombra da qualunque nube, che possa fare ombra alla mia Divina Volontà. Perciò sii attenta, figlia mia, non inceppare il mio lavoro che voglio fare nell’anima tua.” Fiat!!!
30 Settembre 1930
L’uomo fu creato nella luce della Divina Volontà per essere luce; invece la volontà umana
è un carcere tenebroso. Nella creazione della Vergine Dio creò il terreno umano
che la Divina Volontà, operante in Lei, rese capace di accogliere il Verbo:
così Dio vuole il piccolo appoggio dove deporre i suoi beni.
L’Eden, campo di luce. Differenza tra chi opera nella D. Volontà e [chi opera]
nell’umano volere. Il piccolo terreno della creatura [e] il seminatore Celeste.
Stavo continuando i miei soliti atti nel Volere Divino e la mia povera mente si è fermata nell’Eden, dove Dio creò l’uomo per dar principio alla vita della creatura.
Ed il mio amato Bene, Gesù, facendosi vedere, tutto tenerezza e bontà mi ha detto: “Figlia mia, l’Eden [era un] campo di luce in cui il nostro Essere Supremo creò l’uomo. Si può dire che lui fu creato nella [138] luce del nostro «FIAT». Il suo primo atto di vita fu luce, che stendendo dietro e dinanzi a lui, a destra e a sinistra, un campo interminabile di luce, doveva percorrere la sua via per formare la sua vita, attingendo nei suoi atti tanta luce per quanti atti faceva, per formare in virtù dei suoi atti una luce tutta sua, come proprietà sua, sebbene attinta dalla mia Divina Volontà.
Ora, la differenza [èche], a chi opera in Essa come suo principio e fine, in cui tutti gli atti suoi sono legati al principio della luce dove fu formata la sua vita ed ebbe il suo primo atto di vita, la luce tiene in custodia questa vita, la difende e nulla di estraneo fa entrare nella sua luce, per formare uno dei portenti che solo la luce sa formare; invece chi scende da questa luce entra nell’oscuro carcere della sua volontà, e nel fare i suoi atti attinge tene-bre ed attinge tante tenebre [per][139] quanti atti forma, per formarsi una proprietà tutta di tenebre, tutta sua propria. Le tenebre non sanno custo-dire, né difendere colui che vive in esse, e se fa qualche atto buono è sem-pre tenebroso, perché è legato da tenebre; e siccome esse non hanno virtù di saper difendere, entrano cose estranee alle stesse tenebre, entrano le mo-lestie delle debolezze, i nemici delle passioni, i ladri agguerriti che precipi-tano la creatura nel peccato e giungono a precipitarla nelle tenebre eterne, dove non c’è speranza di luce. Che differenza tra chi vive nella luce della mia Divina Volontà e chi vive come imprigionato nella sua umana volontà!”
Dopo continuavo a seguire l’ordine della Divina Volontà tenuto nella Creazione, e la mia piccola e povera intelligenza si fermò al punto quando Dio creò la Vergine Immacolata; ed il mio amabile Gesù,[140] movendosi nel mio interno, mi ha detto:
“Figlia mia, tutti gli atti buoni e santi dei Profeti, [dei] Patriarchi e del po-polo antico formarono il terreno dove l’Ente Supremo seminò il seme per far germogliare la vita della celeste bambina Maria, perché il suo germe fu pre-so dalla stirpe umana. La Vergine, tenendo in sé la vita operante della Divi-na Volontà, ampliò questo terreno coi suoi atti, lo fecondò e divinizzò; fece scorrere in esso, più che pioggia benefica e ristoratrice, la santità delle sue virtù, il calore del suo amore, e dardeggiandolo con la luce del Sole della Divina Volontà che possedeva come suo proprio, preparò il terreno [per far]germogliare il Celeste Salvatore. E la nostra Divinità aprì il Cielo e fece pio-vere il Giusto, il Santo, il Verbo in questo germoglio e così venne formata la mia Vita Divina e umana, per formare la Redenzione del genere umano.
Vedi dunque, tutte le nostre opere [sono] dirette a bene delle creature; perciò vogliamo trovare [141] un appoggio, un luogo, un piccolo terreno do-ve deporre l’opera nostra e il bene che vogliamo dare alle creature; altri-menti dove la mettiamo? In aria? Senza che almeno uno lo sappia e ci attiri coi suoi atti, formando il suo piccolo terreno, e Noi, come celeste seminato-re, seminando il bene che vogliamo dare? Se ciò non fosse, che [entra]mbi, Creatore e creatura, fossimo disposti insieme 39 , essa preparandosi coi suoi piccoli atti a ricevere [e] Dio a dare, sarebbe come se nulla facessimo e vo-lessimo dare alla creatura. Sicché gli atti della creatura preparano il terreno al seminatore divino. Se non c’è terra non c’è da sperare la semina; nessu-no va a seminare se non ha un piccolo terreno. Molto più Dio, seminatore celeste, getta il seme delle sue verità, il frutto delle sue opere, se non trova il piccolo terreno della creatura. La Divinità per operare prima si vuole met-tere d’accordo con [142] l’anima; dopo che ci siamo messi d’accordo40 e ve-diamo che essa vuol ricevere quel bene, fino a pregarci e formare il terreno dove deporlo, allora con tutto amore lo diamo. Altrimenti sarebbe esporre all’inutilità le opere nostre.” Fiat!!!
7 Ottobre 1930
Come la Redenzione si deve alla ferma fedeltà della Vergine Regina,
così le opere di Dio debbono essere seminate nella creatura
affinché si moltiplichino, ed essa deve essere ferma e fedele.
Come la Redenzione si deve alla fedeltà della Vergine Sma.
La fedeltà, dolce catena che rapisce Iddio. L’Agricoltore Celeste.
La necessità del seme per poter diffondere le opere Divine.
Stavo seguendo la Divina Volontà e la mia povera mente era occupata nelle tante cose dette dal mio dolce Gesù sul regno del suo “FIAT” Divino e nella mia ignoranza mi sembrava, oh, come [sia] difficile la sua attuazione sulla terra, il suo regnare ed il suo trionfo in mezzo alle creature.
Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù mi ha detto: “Figlia [143] mia, la Redenzione si deve alla fedeltà della Vergine Regina. Oh, se non avessi tro-vato questa eccelsa creatura che nulla mi negò, né mai si tirò indietro a qualunque sacrificio…! La sua fermezza nel chiedere la Redenzione senza mai esitare, la sua fedeltà senza mai stancarsi, il suo amore ardente e forte senza mai fermarsi, sempre al suo posto, tutta del suo Creatore, senza mai spostarsi per qualunque cosa o incidente [che] potesse vedere da parte di Dio e da parte delle creature, formò tali vincoli tra il Cielo e la terra, acqui-stò tale ascendenza, tale dominio presso il suo Creatore, che si rese degna di far scendere il Verbo Divino sulla terra. Ad una fedeltà mai interrotta e alla stessa nostra Volontà Divina, che aveva il suo regno nel suo vergine Cuore, non bastò la forza per rifiutarci41 . La sua fedeltà fu la dolce catena che mi avvinse e mi rapì dal Cielo in terra. [144] Ecco perché ciò che le creature non ottennero in tanti secoli, lo ottennero per mezzo della Sovrana Regina. Ah, sì, fu Lei sola la degna che meritò che il Verbo Divino scendesse dal Cielo in terra e che [questa] ricevesse il gran bene della Redenzione, in modo che, se vogliono, tutti possono ricevere il bene di essere redenti.
La fermezza, la fedeltà, l’irremovibilità nel bene e nel chiedere il bene conosciuto, si possono chiamare virtù divine, non umane, e perciò sarebbe negare a Noi stessi ciò che la creatura ci chiede. Ora, così nel regno della DivinaVolontàvogliamotrovareun’anima fedele dove poter operare,[un’ani-ma] che con la dolce catena della sua fedeltà ci leghi dappertutto e da tutte le parti del nostro Essere Divino, in modo da non poter trovare ragione per non darle ciò che ci chiede; vogliamo trovare la nostra fermezza, appoggio necessario per poter chiudere in Lei il gran bene [145] che ci chiede. Non sarebbe decoroso per le nostre opere divine affidarle ad anime incostanti e non disposte ad affrontare qualunque sacrificio per Noi; il sacrificio della creatura e la difesa delle nostre opere sono come metterle in punto sicuro. Onde quando abbiamo trovato la creatura fedele e l’opera esce da Noi per prendere posto in essa, tutto è fatto, il seme è già gettato e a poco a poco germoglia e produce altri semi, che diffondendosi, chi vuole [se li] può procurare per farli germogliare nell’anima sua.
Non fa così l’agricoltore? Se ha il bene di avere un solo seme, che può essere la sua fortuna, lo semina nel suo terreno. Quel seme, germogliando, può produrre dieci, venti, trenta semi, e l’agricoltore non semina più uno solo, ma tutti quelli che ha raccolto, e tanto torna a seminarli da poter riem-pire tutto il suo terreno e giunge a poter dare agli [146] altri il seme della sua fortuna. Molto più posso fare Io, Agricoltore celeste, purché trovi una crea-tura preparata, il terreno dell’anima sua, dove posso gettare il seme delle mie opere. Quel seme germoglierà e a poco a poco farà la sua via, si farà conoscere, amare e desiderare, [prima] da pochi e poi da molti, che il seme celeste della mia Divina Volontà sia seminato nel fondo delle loro anime. Perciò, figlia mia, sii attenta e fedele, fa’ che possa seminare questo seme celeste nell’anima tua e non trovi nessun intoppo per farlo germogliare. Se c’è il seme, c’è la speranza certa che, germogliando, possa produrre altri semi, ma se il seme non esiste, tutte le speranze cessano ed è inutile spe-rare il regno della mia Divina Volontà, come sarebbe stato inutile sperare la Redenzione se la Celeste Regina non mi avesse concepito come frutto delle sue viscere materne, frutto della sua fedeltà, della sua fermezza e [147] sa-crificio. Quindi lasciami fare e siimi fedele, ed Io penserò a tutto il resto.” Fiat!!!
12 Ottobre 1930
L’amore fa che il nulla si slanci nel Tutto, dove trova la vera vita. Dio dà alla creatura
la sua Volontà, il suo Amore e la sua Vita affinché essa possa gareggiare con Dio.
Tutti gli atti che le creature dovevano fare furono stabiliti dal Volere Divino,
affinché nel compierli si trovassero nel suo Atto.
Il timore è il flagello del povero nulla. Amore che Dio nutre per la creatura
fino a metterla a gara con Lui. Come Iddio stabiliva tutti gli atti
che dovevano fare tutte le creature.
Sono sempre nella mia cara e santa eredità del “FIAT” Divino. Sento l’estremo bisogno di non uscirne giammai, perché il piccolo atomo della mia esistenza sente la sua nullità e, come nulla, non [è] buono a far nulla, se il Volere Divino, gio-candolo, non lo riempie del suo tutto, facendogli fare ciò che Esso vuole. Ed oh, come sento il bisogno che il Volere Divino mi tenga nella sua vita ed io di stare sempre in Esso! Ora sentivo di non poter vivere senza il “FIAT” Divino, tutta timore, e il mio dolce Gesù, con una bontà indicibile, mi ha detto:
[148] “Figlia mia, non temere, il timore è il flagello del povero nulla, in modo che nulla è, e battuto dalla frusta del timore si sente mancare e per-dere la vita. Invece l’amore è lo slancio del nulla nel Tutto e, riempiendolo di vita divina, il nulla sente la vera vita che non è soggetta a mancare, ma sempre a vivere. Ora, tu devi sapere che è tanto l’amore che nutre il nostro Essere Divino verso la creatura, che le diamo del nostro, per metterla in condizione di poter fare [a] gara col suo Creatore. Ecco perché le diamo la nostra Volontà, il nostro amore e la nostra stessa vita, affinché la faccia tutta sua, per riempire il vuoto del suo nulla e così poterci dare volontà per volontà, amore per amore, vita per vita, e Noi, ad onta che [glie]le abbiamo date Noi, le accettiamo come se fossero sue, godendo che la creatura possa fare la gara, essa a darci e Noi a ricevere, per darle di nuovo ciò che [149] ci ha dato, affinché abbia sempre da darci, [a] meno che la creatura non vo-glia ricevere, e allora sente il vuoto del suo nulla, senza vera vita, senza una Volontà Divina che la santifica, senza l’amore che la porta ad amare il suo Creatore; allora su questo nulla piombano tutti i mali, fruste di timore, tenebre di terrore,piogge di tutte le miserie[e]debolezze,[da]sentirsi man-care la vita. Povero nulla che non è riempito del Tutto!”
Onde seguivo a pregare, tutta abbandonata nel dolce impero della Divina Vo-lontà, ed il mio amato Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, il nostro Sommo Volere, nel creare l’uomo, stabilì già tutti gli atti che dovevano fare tutte le creature e si costituì vita di tutti questi atti. Sicché non vi è atto umano che non abbia il suo posto nella nostra Divina Volontà, e quando la creatura compie ogni atto suo, Essa esce in campo d’azione nell’atto [150] umano della crea-tura, quindi nell’atto di ciascuna di esse entra tutta la potenza e la santità di una Divina Volontà. Ciascun atto entrava nell’ordine di tutta la Creazione prendendo ognuno il suo posto, quasi come stelle, che ognuna ha il suo posto nell’azzurro del cielo. E siccome tutto fu ordinato e formato dal nostro «FIAT» Divino nella Creazione, tutto il genere umano con tutti gli atti, quan-do la creatura fa un atto viene mosso tutto l’ordine della Creazione, e il no-stro Volere si trova in atto, come se allora stesse creando tutta la Crea-zione, perché in Esso tutto è in atto; l’atto della creatura entra nel suo Atto e, prendendo il suo posto stabilito da Dio, si rinnovano gli effetti di tutta la Creazione; l’atto umano entra nella corsa di tutte le cose create, vi tiene il suo posto distinto ed è sempre in moto nel moto divino, per adorare e ama-re il suo [151] Creatore. Perciò l’operare della creatura nella nostra Divina Volontà si può chiamare il campo fecondo e divino della nostra stessa Volontà nel piccolo campicello della creatura.” Fiat!!!
18 Ottobre 1930
Tutto ciò che la Mamma Celeste fece a Gesù Bambino era infinito e divino, perché usciva
dalla Divina Volontà, e chi ha il “Fiat” Divino come vita possiede tutti gli atti della Mamma.
Gli atti continui nella Divina Volontà formano una vita divina nella creatura e l’alimentano.
L’amore divino non s’interrompe mai.
Valore dei baci e degli abbracci della Vergine a Gesù bambino, perché possedendo
la D. Volontà tutti i suoi atti si rendevano infiniti ed immensi per N. Signore.
Risurrezione degli atti fatti nel Divin Volere. Effetti del ti amo.
Continuo il mio solito stato, soffermandomi nell’atto quando la Sovrana Regina diede alla luce il bambinello Gesù e, stringendolo al suo seno, lo baciava e ribacciava e, beandosi in Lui, gli dava il suo latte dolcissimo. Oh, come sospiravo di dare anch’io i miei baci affettuosi e i miei teneri abbracci al mio Pargoletto Gesù; e Lui, facendosi vedere in atto di riceverli, mi ha detto:
“Figlia del mio [152] Volere, tutto il valore degli atti della mia Mamma Celeste fu grande perché uscivano dal seno immenso della mia Volontà Di-vina, [di] cui Lei possedeva il regno, la sua vita. Non vi era moto, atto, re-spiro e palpito che non fosse pieno di Volere Supremo, fino a sboccare fuori. I suoi baci amorosi che mi dava uscivano dalla sorgente di Esso; i suoi casti abbracci, con cui abbracciava la mia infantile Umanità, contenevano l’im-mensità; Io, succhiando al suo seno verginale il suo latte purissimo con cui mi nutriva, succhiavo al seno immenso del mio «FIAT» e in quel latte su-chiavo le sue gioie infinite, le sue dolcezze ineffabili, il cibo, la sostanza, la crescita infantile della mia Umanità, dall’immenso abisso della mia Divina Volontà. Sicché nei suoi baci Io sentivo il bacio eterno del mio Volere, che quando fa un atto non cessa mai di farlo, nei suoi abbracci sentivo un’im-mensità divina che mi abbracciava e il [153] suo latte mi nutriva divinamente e umanamente, e mi ridava le mie gioie celesti e i contenti del mio Volere Divino che la teneva tutta riempita. Se la Sovrana Regina non aves-se avuto una Volontà Divina in suo potere, Io non mi sarei contentato dei suoi baci, del suo amore, dei suoi abbracci e del suo latte, [tutt’]al più si sarebbe contentata la mia Umanità; ma la mia Divinità, Io, Verbo del Padre, che avevo l’infinito, l’immenso in mio potere, volevo baci infiniti, abbracci im-mensi, latte pieno di gioie e dolcezze divine, e solo così restai appagato, [per]ché la mia Mamma, possedendo la mia Volontà Divina, mi poteva dare baci, abbracci, amore e tutti i suoi atti che davano d’infinito 42 .
Ora, tu devi sapere che tutti gli atti che si fanno nella mia Divina Volontà sono inseparabili da Essa, si può dire formano una sola cosa, atto e volon-tà; si possono chiamare la volontà luce [e] l’atto calore, e sono inseparabili [154] l’una dall’altro. Onde tutti quelli che possederanno come vita il mio «FIAT», avranno in [loro] potere tutti gli atti della Mamma Celeste, [come] Lei aveva in [suo] potere tutti gli atti loro, in modo che nei suoi baci e abbracci Io mi sentivo baciato e abbracciato da tutti quelli che dovevano vivere nella mia Volontà, e in essi mi sento ribaciare e abbracciare dalla mia Mamma. Tutto è in comune e in perfetto accordo nel mio Volere; ogni atto umano scende dal suo seno e con la sua potenza lo fa risalire al centro donde è uscito. Quindi sii attenta e non ti far sfuggire nulla che non entri nella mia Divina Volontà, se vuoi darmi tutto e ricevere tutto.”
––––––––––––––
La mia povera mente continua il suo corso dentro la Divina Volontà, a seconda [del]le circostanze in cui mi trovo, ma è sempre Essa il mio punto d’appoggio, il mio principio, il mezzo, il fine degli atti miei. La sua vita corre in me come il dolce mormorio [155] del mare che mai si ferma, ed io per contraccambio d’omaggio e d’amore, le do il mormorio degli atti miei che lo stesso “FIAT” Divino mi fa fare.
E il mio sempre amabile Gesù continua a dirmi: “Figlia mia, ogni atto fatto nella mia Divina Volontà forma una risurrezione divina nell’anima. La vita è formata, non di un solo atto, ma di tanti atti uniti insieme. Sicché quanti più atti si fanno, tante volte [si] risorge nel mio Volere, in modo da poter forma-re una vita completa, tutta di Divina Volontà. Come la vita umana è formata da tante membra distinte, per poter formare la sua vita, e se ci fosse un solo membro non si potrebbe chiamare vita, e se mancasse qualche membro si chiamerebbe vita difettosa, così i ripetuti atti fatti nel mio Volere servono come a formare le diverse membra di Volontà Divina nella creatura, e men-tre servono a riunire insieme questi atti per formare la vita, servono [156] ad alimentare la stessa vita. E siccome la mia Divina Volontà non ha termine, così quanti più atti si fanno in Essa, tanto più cresce la sua vita divina nella creatura. E mentre questa risorge e cresce, l’umana volontà riceve la morte da questi stessi atti fatti nel mio Volere Divino, non trova alimento per alimentarsi e si sente morire ad ogni atto fatto nella mia Divina Volontà. Ma quale dolore! Quante volte la creatura fa la sua volontà nei suoi atti, tante volte fa morire la mia nell’atto suo. Oh, com’è raccapricciante vedere che un volere finito mette fuori del suo atto un Volere infinito, che vuole dargli vita di luce, di bellezza, di santità!”
Onde continuavo i miei atti nel Volere Divino col mio solito ritornello “ti amo, ti amo,in tutto ciò che hai fatto per amore nostro”. Ma mentre ciò facevo, pensavo tra me: Gesù benedetto sarà stanco della mia cantilena “ti amo, ti amo”, quindi a che pro [157] dirla? Ed il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto:
“Figlia mia, il vero amore, accompagnato anche dalle parole «ti amo», non mi porta mai stanchezza, perché essendo Io un complesso d’amore e un atto continuato d’amore, che mai cessa d’amare, quando trovo il mio amore nella creatura trovo Me stesso. E il segno che l’amore di essa è parto del mio amore, [è] quando è continuo. Un amore interrotto non è segno d’amore divino; al più può essere un amore interessato, un amore di circostanze, e cessate queste cessa l’amore, e anche le parole «ti amo, ti amo», non sono altro che l’aria che produce il mio amore nella creatura, che condensato in essa produce come tanti lampi di fiammelle verso Colui che ama. Ed Io, quando sento dire «ti amo, ti amo», sai che dico? La mia figlia lampeggia nell’aria del suo amore verso di Me e un lampo non aspetta l’altro.
E poi, tutti gli atti continui sono quelli che hanno virtù di conservare, [158] alimentare e [far] crescere la vita delle creature. Vedi, anche il sole sor-ge ogni giorno e ha il suo atto continuato di luce, né si può dire che col sor-gere ogni giorno stanca gli uomini e la terra, anzi tutto all’opposto, tutti so-spirano il sorgere del sole, e solo perché sorge ogni giorno forma l’alimento della terra, giorno per giorno, va a poco a poco alimentando la dolcezza nei frutti, finché li fa giungere a perfetta maturazione, alimenta le svariate tinte dei colori dei fiori, lo sviluppo di tutte le piante, e così di tutto il resto. Un atto continuato si può chiamare miracolo perenne, sebbene le creature non fanno attenzione, ma il tuo Gesù non può fare a meno di fare attenzione, perché conosco la virtù prodigiosa di un atto mai interrotto. Quindi il tuo «ti amo» serve a conservare, alimentare e [far] crescere la vita del mio amore in te. Se tu non l’alimenti non può crescere, né ricevere la molteplicità delle dolcezze e [la] varietà dei colori divini che [159] il mio amore contiene.” Fiat!!!
9 Novembre 1930
Differenza tra l’amore creato e l’Amore creante. Dio, nel creare l’uomo, lo dotò di tutte le sue
qualità divine, affinché come figlio ricambiasse l’Amore paterno con i doni del suo amore.
Differenza tra l’amore creato e l’amore creante.
Dote con cui Dio dotò la creatura. Esempio.
Vivo tra continue privazioni del mio dolce Gesù. Ah, senza di Lui non trovo il mio centro dove prendere il volo per riposarmi, non trovo la guida [di] cui possa fidarmi, non trovo Colui che con tanto amore, facendomi da Maestro, mi dava le lezioni più sublimi. Le sue parole erano piogge di gioie, d’amore, di grazie sulla povera anima mia, e ora tutto è silenzio profondo… Vorrei che il cielo, il sole, il mare, la terra tutta, si sciogliessero in lacrime per piangere Colui che più non trovo e che non so dove ha rivolto i suoi passi. Ma, ahimè, nessuno me [160] lo addita, nessuno si muove a pietà di me! Ah, Gesù, ritorna, ritorna a colei [alla quale] Tu stesso dicesti che non volevi altro che vivesse solo per Te e con Te; ed ora? Ora tutto è finito, il mio povero cuore è pieno e chi sa quante cose vuol dire della pena che sente per la privazione del suo Gesù, della sua vita, del suo tutto; perciò passo avanti e faccio…43
Onde, mentre mi trovavo nella foga delle amarezze, stavo seguendo gli atti della Divina Volontà; in un istante fu tutto a me presente, ed il mio sempre amabile Gesù, facendosi vedere, tutto tenerezza mi ha detto:
“Figlia mia, coraggio, il mio amore non ha termine e perciò amo la crea-tura con amore infinito ed insuperabile, se tu dici d’amarmi. Ma che diffe-renza c’è tra l’amore creato e l’Amore creante? Un’immagine della differen-za te la dà la Creazione.
Guarda il sole: la sua luce e il suo calore riempie il tuo occhio, investe tutta la tua persona, eppure quanta luce tu prendi? [161] Pochissima, appe-na un’ombra della sua, e quella luce del sole che è rimasta è tanto vasta che può investire tutta la terra. [È] simbolo del tuo piccolo amore creato, che, per quanto ti senta riempita fino all’orlo, è sempre piccolo. L’amore del tuo Creatore, più che sole, resta sempre immenso ed infinito e, primeg-giando su tutto, porta la creatura nel suo trionfo d’amore, facendola vivere sotto la pioggia continua del suo amore creante. Un altro simbolo è l’acqua: tu la bevi, ma quanta mai ne bevi, a confronto dell’acqua che esiste nei mari, nei fiumi, nei pozzi, nelle viscere della terra? Si può dire pochissima, e quella che resta simboleggia l’amore creante, che in virtù propria possiede mari immensi e sa amare con amore immenso la piccola creatura. La stessa terra ti dice il tuo piccolo amore. [Di] quanta terra hai bisogno per appog-giare i tuoi piedi? Appena [di] un piccolo spazio, e quella che avanza, oh, è tanta44 . Sicché tra l’amore del Creatore e quello della [162] creatura passa [la] differenza [di una] distanza immensurabile.
Oltre a ciò devi aggiungere che il Creatore, nel creare l’uomo, lo dotò delle sue proprietà, quindi lo dotò del suo amore, della sua santità, della sua bontà, lo dotò d’intelligenza e di bellezza, insomma, dotammo l’uomo di tutte le nostre qualità divine, dandogli il libero arbitrio [affin]ché potesse mettere a traffico la nostra dote, ingrandendola sempre più a seconda che più o meno cresceva, mettendo anche degli atti suoi nelle nostre stesse qualità divine, come compito di lavoro che riceveva per conservare ed ingrandire la dote da Noi data. Perché la nostra sapienza infinita non volle mettere fuori l’opera delle nostre mani creatrici, [il] parto nostro e figlio no-stro, senza dargli del nostro. Il nostro amore non sopporterebbe metterlo fuori, alla luce del giorno, spogliato e senza proprietà; non sarebbe stata opera degna delle nostre mani creatrici. Se nulla gli avessimo dato, il no-stro amore non si sentirebbe [163] tanto di amarlo, [invece] perché è nostro, ha del nostro e costò tanto al nostro amore, lo amiamo tanto, fino a met-terci la nostra vita. Le cose quando non costano nulla e nulla si dà non si amano, ed è proprio questo che mantiene sempre acceso, sempre vivo il rogo ardente del nostro amore, perché molto demmo e diamo tuttora alla creatura.
Vedi dunque che gran differenza vi è tra l’amore della creatura e quello del Creatore? Se lei ci ama prende dalle nostre stesse proprietà, a lei date per amarci. Ma ad onta che è piccolo l’amore creato, paragonato all’Amore creante, pure vogliamo questo piccolo amore, anzi lo sospiriamo, lo ago-gnamo, e quando non ce lo dà andiamo in delirio. Succede a Noi come un padre amante di suo figlio, che dota il figlio delle sue proprietà, e questo figlio, [che] ama suo padre, spesso spesso prende i frutti dalle proprietà da-tegli e li manda in dono a suo padre. Oh, come gode il padre! Ad onta che non ne ha bisogno, [164] nel ricevere i doni, nel dono si sente amato da suo figlio. Il dono è l’amore parlante ed operante del figlio suo, e l’amore del padre cresce sempre per lui e si sente appagato, onorato di aver dato le sue proprietà a colui che lo ama e che nutre affetto per il padre suo. Ma quale sarebbe il dolore di questo padre, se il figlio non gli mandasse mai nulla dei beni datigli? Spezzerebbe il più sacrosanto dei doveri, l’amore tra figlio e padre, e convertirebbe in dolore la gioia, la felicità della paternità. Più che padre amiamo la creatura e tutta la nostra felicità è nell’essere riamati; e se non ci ama, se potesse, convertirebbe in dolore la nostra paternità. Perciò, figlia mia, quanto più ci ami, tanti doni in più mandi al tuo Padre Celeste, e ci sono tanto graditi perché [sono] frutti delle nostre proprietà divine, date con tanto amore dal tuo Creatore.” [165] Fiat!!!
20 Novembre 1930
Il timore di perdere un bene significa possederlo. Chi possiede per diritto l’eredità
del Divin Volere può chiedere il suo Regno a nome di tutte le cose create.
Gli atti ripetuti alimentano la sua vita in noi.
Come il timore di perdere un bene significa possederlo.
Chi ha il diritto di chiedere il regno della D. Volontà.
Alimento per formare e crescere la vita della D. Volontà nella creatura.
Il mio abbandono nel Volere Divino continua, sebbene col timore che per le mie infedeltà possa avere la grande sventura di essere respinta dal vivere dentro il bel cielo del “FIAT” Supremo. O Dio, che pena! Mio Gesù, non permettere che io esca dalla mia cara eredità che Tu, con tanto amore, mi hai dato e [in] cui con tanta gelosia mi hai tenuto sempre custodita. Te lo chiedo per amor del cielo, che con tanto amore stendesti sul mio capo; simboleggiata dal cielo [è] la tua Volontà, che con amor più grande ancora racchiudeva la povera anima mia, fa’ che Essa regni sempre in me e che il suo regno si stenda in tutto il mondo. Te lo chiedo per [166] quell’amore con cui creasti il sole che batte continuamente la terra, senza mai arrestare il suo corso per porgermi il suo amore di luce, immagine viva e reale del Sole del tuo Volere, in cui più che mare di luce ravvolgevi la tua piccola figlia. Te lo chiedo per il labirinto delle pene in cui sono stata involta e assediata, pene che mi abbeverano di fiele continuamente, che mi fanno sentire sotto la pioggia di tempeste che minacciano di soffocarmi, pene che non mi viene dato di affidare alla carta. Gesù, Gesù, abbi pietà di me e fa’ che regni in me e in tutti la tua Divina Volontà.
Ma mentre sfogavo il mio dolore, il mio dolce Gesù, la mia cara Vita, mi ha steso le braccia per sostenermi e mi ha detto: “Figlia mia, coraggio, il timore di perdere un bene significa possederlo, conoscerlo e amarlo, e possederlo non con usurpazione, ma con diritto di proprietà, e quando un bene si pos-siede con diritto di proprietà, nessuna legge, né umana né divina, può [167] con modi legittimi togliere i beni che si posseggono. Molto più che è asso-luta volontà del tuo Gesù che tu possegga con diritto di proprietà l’eredità del mio «FIAT» Divino, che con tanto amore ti ho dato, per fare che [tu] possa chiedere con diritto che il suo regno venga sulla terra, perché solo chi pos-siede la mia Volontà ha e con diritto può chiedere che il suo regno venga sulla terra e si estenda ovunque.
E siccome il mio Volere riempie cielo, sole, mare e tutte [le cose, che], ad onta che non hanno ragione, sono dominate liberamente dalla forza potente e [dalla] ragione del mio «FIAT», [dal] quale mai si sono spostati, quindi, a nome del cielo, [del] sole e [di] tutto puoi chiedere con diritto il suo regno. Poiché la più piccola cosa, [come] la più grande, animata e dominata dalla mia Divina Volontà, è sempre superiore all’uomo, perché senza di Essa l’uo-mo occupa l’ultimo posto; è lui il degradato e il più umiliato in mezzo a tutte le cose create, è il più bisognoso, il più povero, che per vivere deve tendere la mano [168] a tutte le cose create, per ricevere la carità dei loro benefici effetti; e a volte gli viene negata per espressa volontà di Chi le domina, [che] anzi mette gli elementi contro l’uomo per fargli toccare con mano che significa non vivere nell’eredità di Essa. Solo la mia Volontà dà l’esalta-zione alle opere delle nostre mani creatrici, le mette in posto d’onore, le correda di tutti i beni in modo che di nessuno hanno bisogno, anzi le rende dominanti di sé e dominatrici di tutto in virtù della mia Volontà che posseg-gono; tutti s’inchinano [ad esse] e si sentono onorati di farsi dominare. Perciò non temere, perché il timore rende infelice il bene che si possiede e amareggia le gioie più pure, più sante e divine che ci sono nel mio «FIAT».
Molto più che ogni atto fatto nella mia Divina Volontà forma l’alimento per alimentare gli atti passati fatti in Essa, perché tanti atti uniti insieme hanno formato la sua vita nell’anima e la vita non si può conservare e [far] crescere senza alimento. Perciò un atto serve a [169] conservare l’altro e a formare la vita della mia Volontà nella creatura. Gli atti ripetuti formano l’acqua per annaffiarla, l’aria per dare il respiro con-tinuo a questa vita tutta di Cielo, il palpito per farle sentire il continuo palpito del mio Volere, il cibo per conservarla in vita. E come il corpo non può vivere senza alimento, senza aria che lo fa respirare continuamente e senza palpito che dà il moto a tutta la vita, e non basta aver preso il cibo qualche volta, respirare e palpitare ad intervalli, per poter formare la vita umana, ma [occorre farlo] sempre, sempre, perché solo gli atti continui hanno virtù di formare [la] vita, altrimenti la vita si spegne, così chi vuol formare in sé la vita del mio Volere ha bisogno di atti ripetuti, in modo che a questa vita non deve mancare l’aria per respirare, né il cibo per alimentarlo, né il calore, né la luce, per fargli sentire la vita del Cielo nell’anima sua. Perciò non ti impensierire di altro, ma sempre avanti nella mia Divina Volontà.” [170] Fiat!!!
24 Novembre 1930
Nella sua immensità, la Divina Volontà operante tiene pronti tanti atti per ogni creatura,
che, se è disposta, li riceve; ma per chi li rifiuta diventano castighi.
Chi vive in Essa corre in ogni atto operante.
Come la Divina Volontà non vi è punto dove non eserciti il suo atto operante verso le creature e queste li ricevono a seconda delle loro disposizioni. Gesù parla di castighi.
Il mio abbandono nel “FIAT” Divino continua, ma la mia povera esistenza si svolge spesso spesso tra le amarezze delle privazioni del mio dolce Gesù, e mentre lo sospiro giungo perfino a sentirmi mancare la vita, perché Lui [è] la mia Vita, né conosco altra vita né altro piacere che Gesù. Onde se per poco viene, mentre mi sento rivivere, ah, quel soffio di vita che mi dà me lo amareggia, perché non mi dice altro che i grandi castighi che la divina Giustizia tiene preparati, come tutti gli elementi si metteranno contro l’uomo: l’acqua, il fuoco, il vento, le pietre, i monti, si cambieranno in armi micidiali e forti terremoti [171] faranno scomparire molte città e genti in tutte le nazioni; neppure la nostra sarà risparmiata. E poi le rivo-luzioni in cui sono e saranno travolte e le guerre che stanno per scoppiare; sembra che quasi tutti saranno presi nella rete che loro stessi si stanno preparando. Ma lo dice con tanta amarezza, e poi mi lascia senza le solite mie pene che Lui era solito comunicarmi. Onde, mentre stavo amareggiata seguivo i miei atti nel Volere Divino, ed il mio dolce Gesù, facendosi vedere, mi ha detto:
“Figlia mia, sollevati, vieni nella mia Volontà operante. Essa è immensa, ma nella sua immensità non vi è punto dove non eserciti atti speciali e distinti verso il genere umano. E sebbene la mia Volontà sia una, una la sua immensità, uno il suo atto, nella sua immensità tiene l’ordine di tutti gli effetti, che come atti escono da un solo atto per riversarsi verso ciascuna creatura, [172] la quale li riceve a seconda [del]le sue disposizioni. Se essa si trova disposta ad amarmi, riceve gli effetti dell’amore che il mio Volere operante sta versando; se disposta ad essere buona, riceve gli effetti della sua bontà operante, se disposta a farsi santa, riceve gli effetti della sua santità. Sicché, a seconda [del]le loro disposizioni, l’immensità del mio «FIAT» riversa sopra ciascuna creatura i diversi suoi effetti, che si conver-tono in atti per lei; e chi non è disposto nulla riceve, ad onta che la mia Divina Volontà sta sempre operando su ciascuna creatura, e siccome non vuole ricevere il bene che [la mia Volontà] le vuol dare, la mia giustizia converte in castighi questi beni che la creatura rifiuta.
Ecco la causa per cui la mia Divina Volontà sta negli elementi come alla vedetta, per vedere se sono disposte a ricevere il bene del suo continuo operare, e vedendosi respinta, stanca, arma gli elementi contro di esse. Quindi castighi imprevisti e fenomeni [173] nuovi stanno per succedere. La terra col suo quasi continuo tremito avvisa l’uomo a mettere senno, altri-menti sprofonderà sotto i suoi passi perché non può più sostenerlo. I mali che stanno per succedere sono gravi, altrimenti non ti avrei sospeso spesso dal tuo solito stato di vittima. Ora, la creatura che entra nella mia Divina Volontà, non c’è atto che si faccia sfuggire; corre in ciascun atto operante di Essa, adora i suoi atti, li ringrazia, li ama e onora dovunque il Supremo Volere, gli tiene compagnia e nella sua piccolezza vorrebbe garantire tutti gli atti suoi col suo piccolo amore. Perciò solo chi vive in Esso può difen-dere i diritti di un Volere sì santo. Quindi sempre nella mia Volontà ti voglio; non volerne uscire giammai.” [174] Fiat!!!
30 Novembre 1930
L’idea che Dio sia lontano da noi distrugge nella creatura l’amore e la conoscenza di Dio,
mentre Dio è attore e spettatore di ogni atto di esistenza. L’anima, non dando vita
al suo volere e avendo per vita il “Fiat” Divino, sente in sé Dio vivo, vita della sua vita.
La Divina Volontà è operante in ogni cosa creata.
Causa per cui Dio non è conosciuto e amato; perché pensano che sia il Dio lontano
dalle creature, mentre è l’inseparabile. Come la D. Volontà attira l’anima
ed essa attira in sé il Fiat Divino.
Stavo facendo il mio giro nella Creazione, per seguire gli atti che fa il “FIAT” Divino nelle cose create e, giunta nell’Eden, mi è sembrato che il mio amabile Gesù mi aspettasse per potermi comunicare l’amore, la bontà, la santità, la poten-za e tutto ciò che fece nel crearlo, riversandosi tutto nell’uomo, fino a riempirlo tutto di sé e delle sue qualità divine, ma tanto fino a traboccare fuori, dandogli il compito, come il più alto onore dell’uomo, di servirsi del suo amore, [della sua] bontà, santità e potenza, per svolgere la sua vita negli stessi beni di Colui che lo aveva creato. Io mi sentivo come [175] inzuppata delle qualità divine, ed il mio dolce Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, l’uomo fu creato per essere inseparabile da Dio, e se [Dio] non è conosciuto e amato è appunto perché si pensa che Dio sia l’Essere lontano dall’uomo, come se non avessimo [a] che fare, né lui con Noi, né Dio con lui. Il crederlo lontano fa all’uomo smarrire45 Dio e tutto ciò che ebbe nel crearlo; le nostre stesse qualità divine restano affievolite, soffoca-te, e per molti come se non avessero vita, mentre la nostra Divinità non è lontana, ma vicina, anzi dentro dell’uomo, e in tutti gli atti suoi siamo attori e spettatori46 . Perciò il nostro dolore è grande nel vedere che le creature ci tengono e credono che siamo lontani da loro, e quindi non ci conoscono né ci amano. Il pensarci lontani è il ferro micidiale che uccide l’amore della creatura verso il Creatore, la lontananza spezza qualunque amicizia. [176] Chi mai può pensare ad amare, a conoscere e a sperare da un essere lon-tano? Nessuno, e Noi siamo costretti a ripetere: Siamo con loro, dentro di loro, eppure non ci conoscono; e mentre il loro amore, la loro volontà, col non amarci è lontana da Noi, dicono che Noi siamo lontani da loro. Ecco la causa per cui taluni, che hanno letto le mie intimità con te, sono giunti [per]-fino a dubitarne, e proprio [per] questo, perché pensano che sono il Dio lon-tano e, come lontano, non potevano svolgersi tante intimità tra Me e te.47
Ora, figlia mia, vuoi sapere chi fa sentire Dio vivo nel cuore della creatu-ra? La mia Volontà regnante in essa, perché non dando vita all’umano volere, il mio «FIAT» fa sentire al vivo il suo amore, la sua potenza, bontà e santità, che corrono in tutti gli atti della creatura. Per questa non esiste il Dio lontano, ma [il] Dio vicino, vita primaria della [177] sua vita e di tutti gli atti suoi. Dunque il vivere nella mia Divina Volontà mantiene il vigore di tutti i beni che demmo all’uomo nel crearlo e fa di lui il Trono di Dio e la sua gloria, dove domina e regna.”
Dopo ciò continuavo a seguire tutto ciò che di ammirabile e sublime il “FIAT” Divino ha fatto nella Creazione, e dicevo tra me: “Voglio entrare nel sole per trovare la Divina Volontà operante nella sua luce, per dargli tutto il bello, il puro, il santo, la potenza che può avere una volontà umana operante nella sua luce; voglio entrare nell’azzurro cielo per abbracciarlo e dargli la mia volontà operante nella vastità dei cieli, nella molteplicità delle stelle, per dargli la gloria, l’amore di un cielo, e tanti atti profondi di adorazione per quante sono le stelle”; e così seguivo [in] tutte le cose create.
Ma mentre ciò facevo, il pensiero mi ha detto: “Le cose create non hanno ragione; esse sono veli che nascondono quel «FIAT» che con la sua ragione divina e con la sua potenza, più che se avessero [178] ragione, le domina e mantiene il perfetto equilibrio, e si adora, si ama, si glorifica da se stesso”.
Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù, facendosi vedere, mi ha stretta fra le sue braccia, e tutto tenerezza mi ha detto: “Mia piccola figlia del mio Volere Divino, la mia Volontà è una e, siccome ha la virtù bilocatrice, si biloca in ogni istante, in ogni cosa, in ogni atto, in modo che tutti la possono avere come atto e vita propria, ma non perde mai la sua unità, è sempre una, e con la sua forza unica, dove Essa regna mantiene l’unione, l’armonia, l’ordine, la comunicazione, l’inseparabilità, e ha tutto in sé, racchiuso in un solo atto. L’atto è uno, la mia Volontà è una, ma si distende ovunque, senza lasciare neppure un atomo delle cose create senza la sua vita operante e vivificante. Ah, sì, sono proprio veli che la nascondono. Essa si vela di luce e, stendendosi [179] nel sole, con la sua luce va plasmando le creature, le abbraccia, le bacia, le riscalda, le ama. Si stende nel cielo e si fa tutto occhio per quante stelle vi sono, per guardarle, e nel loro mite scintillio sono voci silenziose, come se zitte, zitte, chiamassero le creature alla Patria Celeste. Si riversa nell’aria e, riempiendola tutta, si fa respiro di esse e sof-fiandole si fa respirare e dà loro la vita. In tutte le cose create corre verso le creature, per dar loro tanti effetti distinti, per porgere il suo amore, la vita, la conservazione; ma uno è l’atto, una è la Volontà che riempie cielo e terra.
Ora, figlia mia, chi fa la mia Volontà e vive in Essa, quando fa i suoi atti attira in sé tutti gli atti che il mio «FIAT» ha fatto e che continua a fare, ed Essa attira la creatura e il suo atto nell’Atto suo. Sicché in virtù della sua unica Volontà, la attira nel cielo, nel sole, nell’aria, in tutto; e allora sai che succede? Che non più una sola ragione e Volontà Divina riempiono cielo e terra, ma un’altra ragione [180] e volontà umana, che sperdendosi nella ra-gione e Volontà Divina, si può dire che resta come il velo delle cose create, ma [un] velo che ha ragione e volontà, sebbene sacrificata ed immede-simata nella ragione e [nella] Volontà Divina; e allora succede che non è più solo il mio «FIAT» ad amarsi, onorarsi e glorificarsi nelle cose create, ma [è]un’altra volontà umana che lo ama, lo adora, lo glorifica, dal cielo, dal sole, dall’aria, insomma dovun-que si trova e in ciascuna cosa distinta dove Esso regna. Sicché, come la mia Volontà Divina attira in sé e nei suoi atti la volontà umana per farsi amare, adorare e glorificare col suo stesso amore, adorazione e gloria, così la creatura che non vuol vivere che di mia Volontà, attira in sé tutti gli atti fatti da Essa e si fa amare, santificare, come sa amare e santificare una Divina Volontà, la quale stende il suo cielo, forma il suo sole, insomma continua la sua arte divina, come la incominciò e [la] sta continuando nella Creazione. Vedi dunque che significa fare [181] la mia Divina Volontà? Non farla significa perdere il suo cielo, il suo sole, la sua aria, i suoi mari di grazia, la sua arte divina. Quindi sempre in essa voglio trovare la figlia della mia Divina Volontà.” Fiat!!!
21 Dicembre 1930
Quando l’anima si fa lavorare dalla D. Volontà trionfa Dio e trionfa lei e prendono possesso
l’uno dell’altro. Il bene che uno può fare da solo non rende felice: deve essere fatto in due.
Trionfi da parte della D. Volontà quando la creatura si fa lavorare dal Fiat Divino.
Scambi di trionfi da ambo le parti.
Il mio volo nel Volere Divino continua. Mi sembra che io lo chiami, perché mi mancherebbe la vita senza di Lui. Mi mancherebbe la vita del bene, la vita del-l’amore, la vita della luce, la vita della pace, e la mia volontà umana, vedendosi sola, mi darebbe l’assalto e metterebbe in vita le mie passioni. Perciò temo tanto che anche un solo istante [potessi] restare priva del “FIAT” operante in me, perché stando Esso, la [182] mia [volontà] se ne sta appiattita e non ardisce di muoversi innanzi ad una Volontà sì santa e sì potente. Quindi io la chiamo ed Essa mi dà la mano per portarmi negli atti suoi, affinché la segua e le faccia compagnia. E siccome ha creato tutto per amore della creatura, quando se la sente vicina ed immedesimata prende tale gusto, che si sente come ricambiata delle tante cose che uscirono dalle sue mani creatrici.
Onde, mentre seguivo gli atti della Divina Volontà fatti nella Creazione, il mio dolce Gesù, facendosi vedere e guardandomi, mi ha detto: “Figlia mia, come mi è dolce guardare un’anima che si fa lavorare dalla mia Divina Volontà! Succede un trionfo d’ambo le parti, la mia Volontà investe l’intelligenza della creatura ed essa si fa investire; insomma, formano un accordo d’ambo le parti, e allora la mia Volontà forma il suo trionfo su ciascun pensiero della creatura ed essa acquista e fa trionfare i tanti pensieri divini nella sua mente. [183] Sicché la mia Divina Volontà trionfa col dare e prenderne possesso, l’anima trionfa col volerlo e riceverlo. Onde, se guarda, se parla, se palpita, se opera e cammina, sono tutti trionfi della mia Volontà sulla creatura, ed essa trionfa e prende possesso di tanti atti divini. In questi scambi di trionfi e possessi d’ambo le parti si forma tale gioia e felicità, che tu non puoi comprenderli tutti, perché tu devi sapere che il bene, il trionfo, il possesso allora porta gioia e felicità quando si fa tra due; il bene isolato non ha fatto felice nessuno, come si vede solo perde tutto il bello della felicità. Perciò la mia Divina Volontà va trovando la sua creatura, per formare i suoi trionfi, per poter formare insieme con lei le sue gioie, la sua felicità sulla faccia della terra.” [184] Fiat!!!
8 Febbraio 1931
Amarezza estrema di Luisa a motivo di essere stata calunniata e denunciata al Santo Uffizio,
ma Gesù non può cedere alle pretese umane (di non far dipendere la vittima dal sacerdote);
preferisce sospenderla. La Volontà di Dio agisce in modo permissivo o in modo voluto.
Castighi alle nazioni.
Accuse, calunnie, condanna. Come a Dio costa più il volere che il potere.
Effetti della D. Volontà voluta ed effetti della D. Volontà permissiva.
Giro di castighi che farà per tutte le nazioni
È da qualche tempo che non scrivo, perché il mio povero cuore gonfio di amarezze intense, fino a travolgermi tutta nelle onde altissime e burrascose del dolore e [delle] umiliazioni profonde, non aveva la forza di mettere su carta una pagina, la più dolorosa, della mia esistenza quaggiù. Nella foga del mio dolore ho ripetuto più volte il detto di nostro Signore: “Cercai un consolatore in tante pene e non lo trovai, un amico che mettesse una parola in mia difesa e non vi fu, anzi chi doveva sostenermi e darmi un respiro di coraggio, me lo sentivo cambiato come se fosse il mio più crudele nemico”.
Ah, sì, posso ben ripetere col mio dolce Gesù: “Un branco48 di cani mi ha cir-condata per sbranarmi e divorarmi”. [185] Credo che i cieli abbiano pianto sulla mia dura sorte, come tante volte ha pianto con me il mio dolce Gesù. Oh, com’è vero che solo Gesù rimane nel dolore e [nelle] umiliazioni; le creature sanno stare intorno quando tutto ci sorride e ci porta gloria e onore, ma quando succede il rovescio fuggono e lasciano la povera vittima sola e abbandonata. O mio Sommo Bene Gesù, non mi lasciare sola in un periodo [co]sì doloroso della mia vita! O resti49 con me o portami con te. Mi sento affogata, la forza mi vien meno, deh, aiutami! Aiutami, o Gesù!
E poi quello che più mi tormenta sono le stesse lotte che devo sostenere col mio dolce Gesù. Per causa della stampa della Divina Volontà mi accusano al Santo Uffizio di cose che io non conosco, né dove abitano, né dove stanno, e sono lontano da me quanto il Cielo dalla terra. Sono quarantasei anni che vivo nel letto, si può dire che sono una povera sepolta viva, la terra non la conosco, né ricordo mai di aver avuto amore ad interesse. Il mio dolce Gesù ha vigilato sempre il mio cuore e me lo ha tenuto [186] in pieno distacco; sia sempre ringraziato il Signore. Hanno malignato pure presso il Santo Uffizio per la venuta del sacerdote che viene a chiamarmi all’ubbidienza nello stato delle mie sofferenze, quindi imposizioni e proibizioni. Onde qui si apre una lotta col mio amato Gesù: io lo prego che mi liberi oppure che faccia tutto Lui, cioè il farmi cadere nelle pene e il liberarmi quando a Lui piacia.
E Gesù, tutto bontà, diceva: “Figlia mia, ma credi tu che non posso [farlo]? Lo posso, ma non lo voglio. A Me costa più il volere che il potere; per Me il potere è nulla, in un istante posso fare cielo e terra, in un altro istante lo posso distruggere, tanta è la forza del mio potere, ma distruggere un atto del mio Volere, né voglio né posso; distruggerei l’ordine degli atti della mia Volontà che fin dall’eternità sono stabiliti dalla Divinità, andrei contro la mia sapienza, contro i miei stessi disegni, contro il mio amore; agirei50 non da Dio ma da uomo, che facilmente cambia a seconda che le cose gli vada-no a gusto o [a] disgusto e che gli [187] pare e piace. Io sono l’Immutabile e non mi muto nei disegni e atti che la mia Santa e Divina Volontà ha stabilito di fare con somma sapienza. E poi, non agirei50 da Dio: solo perché hanno voluto accusarti di nere calunnie servendosi della loro autorità e [della] loro malvagia perfidia, fino ad arrivare al Santo Uffizio (perché là si giunge quando un male giunge all’eccesso e nessun’altra autorità può mettere rimedio, e solo da questo si vede somma perfidia), Io dovrei cambiare i miei disegni e i modi che per [co]sì lunghi anni ho tenuto con te? Oh, se tu sapessi quale dolore hanno dato al mio Cuore, che non potendo sopportare lo strazio, sono costretto a colpire tutti quelli che hanno contribuito ad un’accusa sì nera, e non credere che lo farò proprio oggi, [ma] a tempo e a circostanza la mia giustizia sta armando il suo braccio contro di loro. Nessuno, nessuno sarà risparmiato; è troppo il dolore che mi hanno dato.”
Ed io: “Amor mio, se Tu mi lasci cadere e non [188] mi aiuti a liberarmi, come farò? Tu non vuoi cambiare i tuoi modi che hai tenuto su di me, e se le autorità, che vogliono diversamente, non vorranno cedere a quello che vuoi Tu, come farò? 51 Almeno assicurami che mi porti al Cielo e resteremo Tu, io e loro, tutti contenti. Non vedi in che labirinto mi hanno messo? Sono l’accusata, la condannata, come se fossi diventata la creatura più infame che esiste sulla terra, e una maledizione piove sulla mia povera esistenza. Gesù, Gesù, aiutami, non mi abbandonare, non mi lasciare sola! Se tutti sono stati così barbari che mi hanno lasciata, non lo farai Tu; non è vero, o Gesù?”. Ed era tanto il mio dolore, che sfogavo in pianto amarissimo.
E Gesù, sfogandosi in pianto anche Lui, mi diceva: “Figlia buona, coraggio, tu devi sapere che la mia Volontà Divina agisce in due modi, in modo voluto e in modo permissivo. Quando agisce in modo voluto sono disegni che compie, santità che forma, e la creatura che riceve quest’atto voluto [189] della mia Volontà, lo riceve corredato di luce, di grazie, di aiuto; nulla deve mancare a questa fortunata creatura per compiere quest’atto voluto dalla mia Volontà. Invece quando agisce in modo permissivo –e questo succede quando le creature, col libero arbitrio della volontà che hanno, cercano di legare le mani all’Onnipotente, come in questo che vogliono da te, che vogliono cambiare le cose a modo loro e non come Io con tanto amore e per [il] bene di tutti ho disposto fino [ad] oggi–, e mi costringono ad agire in modo permissivo, la mia Volontà permissiva è con giustizia castigo [e] acce-camento, che chissà dove vanno a precipitarsi, quindi agirò con la mia Volontà permissiva. Giacché non vogliono nel modo voluto da Me, ti terrò sospesa dallo stato di vittima, e la mia giustizia, non trovando il suo ap-poggio, si sfogherà liberamente contro le genti. Sto facendo il primo giro per tutte le nazioni, tanto che spesso spesso ti sospendo dallo stato di vittima, perché ti vedo troppo [190] amareggiata per causa mia e per causa di ciò che vogliono e di tanta perfidia che hanno avuto contro di te; e nel vederti così amareggiata non ho52 il cuore di gettarti nel tuo solito stato di pene, che tu con tanto amore ricevevi ed Io con amore più grande ti comunicavo. Perciò ti passo avanti, ma se tu sapessi il mio dolore! E nel mio dolore vado ripetendo: ingratitudine umana, quanto sei orrenda! Sto per riprendere il secondo giro dei castighi per tutte le nazioni, ripetendo terremoti, mortalità, fenomeni imprevisti, mali di ogni genere, da gettare terrore e spavento. I castighi pioveranno come nebbia fitta sui popoli e molti resteranno nudi e digiuni, e quando avrò finito il secondo giro, farò il terzo e dove più infieriranno i castighi, là saranno più accanite le guerre e le rivoluzioni.
Figlia mia, quello che ti raccomando [è] pazienza. Deh, non darmi il dolore che la tua volontà si opponga alla mia. Ricordati quante grazie ti ho dato, quanto amore non ti ho voluto per vincere la tua volontà [191] e farla mia. Se vuoi rendermi contento, assicurami che non farai mai, mai, la tua volontà.”
E mentre io assicuro Gesù di non voler fare mai la mia volontà, le circostanze presenti sono tante che vivo con un timore continuo che mi avvelena conti-nuamente, che possa incorrere nella grande disgrazia di non fare sempre la Divina Volontà. Mio Dio, che pena, che strazio al mio povero cuore! Molto più per il mio stato incostante, perché passo giorni senza cadere nello stato di sofferenze, e allora sono torturata, che Gesù mi ha lasciato, non avrò più il bene di vederlo e, nel mio dolore, vado ripetendo: addio, o Gesù, non ci rivedremo più, tutto è finito. E piango Colui che era per me più che la mia stessa vita e passo due, tre giorni in queste torture. E quando mi persuado che non più ricadrò in quello stato di pene, allora Gesù improvvisamente mi sorprende e mi fa cadere nelle soffe-renze, e allora sono torturata: come farò per ubbidire? Sicché, o in [un] modo o [in] un altro, sento tale tristezza e amarezza [192] che non so io stessa come posso continuare a vivere nel mio dolore. Spero che il mio dolce Gesù avrà pietà di me e porterà la sua povera esiliata nella sua Patria Celeste. Solo ti prego, o Gesù, di mettere termine a questa tempesta; con la tua potenza comanda che si calmi e, dando luce a chi l’ha suscitata, possano conoscere il male che hanno fatto, affinché si possano servire per santificarsi.
Deo gratias.
Note
- Luisa dice: “si può chiamare”. ↩
- La calligrafia e sicuramente la redazione di questo titolo sono del Confessore Don Benedetto Calvi. ↩
- Luisa dice “mettere da banda”. ↩
- La frase è scritta così: “Significa che da dentro quest’unica Volontà, non vi e cosa di bello, di buono e di santo che non esce da dentro di Essa.” ↩
- Luisa dice: “non c’è li ritorna”. ↩
- Luisa dice: “e perché Gesù stiede tanto tempo…” ↩
- Il testo dice: “Figlia mia, tutti gli atti delle creature ciascuno dei quali possiede il suo germe…” ↩
- Luisa dice: “almeno mi sarei tanto guadagnata”. ↩
- Luisa dice: “Perciò abbilo a grande fortuna…” ↩
- Nella Creazione “la creatura” è l’uomo, destinatario di tutto, in quanto interlocutore del Creatore; il resto sono “le cose create”. ↩
- Luisa dice: “più subito”. ↩
- Cioè, respirava. ↩
- Luisa dice “accoppa la mia”, volendo dire “si impadronisce”, “fa preda”, ecc. “Accoppare” invece significa “uccidere con un colpo alla nuca”, “uccidere brutalmente”. ↩
- Luisa dice: “che ha sbandito”. ↩
- Le creature sono membra del Creatore, non come “appartenenti” al suo Essere, ma vincolate a Lui e totalmente dipendenti, per poter esistere e vivere, come tralci alla vite (cfr. Gv 15,5; Atti, 17,28). ↩
- Luisa dice due volte “incapperebbero”, ma “incappare” significa imbattersi in qualche pericolo. ↩
- Luisa dice “stiamoci”. ↩
- Luisa dice: “il compiere a chi un mio disegno, a chi un altro…” ↩
- Luisa dice: “E poi, qualè più…” ↩
- Luisa dice “sconfidenza”. ↩
- Cioè, si oppone. ↩
- Luisa dice “effetto”. ↩
- Luisa dice “segui”. ↩
- In questo paragrafo la parola “amore” viene trascritta con maiuscola (Luisa la scrive con minu- scola), a causa del binomio che forma con la parola “Volontà” (che Luisa scrive con maiuscola). ↩
- Luisa dice: “volle fare il ripetitore”. ↩
- Luisa dice: “come se la, la, le avesse create”. ↩
- Luisa dice: “da per se stessa”. ↩
- Luisa dice “attitudine”, per indicare attività o, come in questo caso, atto. ↩
- “Io Mi comunico sia agli umili che ai semplici, perché subito danno credenza alle mie grazie e le tengono in gran conto, sebbene siano ignoranti e poveri. Ma con questi altri che tu vedi Io sono molto restio, perché il primo passo che avvicina l’anima a Me è la credenza. Onde avviene di questi tali che con tutta la loro scienza e dottrina, e anche santità, non provano mai un raggio di luce celeste, cioè camminano per la via naturale e mai giungono a toccare neppure un tantino ciò che è soprannaturale”(Vol.2°, 19.05.1899)“Se leggeranno queste verità e sono indisposti, non capiranno un’acca, resteranno confusi e abbagliati dalla luce delle mie verità; [ma] per i disposti sarà luce che li rischiarerà e acqua che li disseterà, e non vorranno distaccarsi giammai da questi canali per il gran bene che sentiranno e per la nuova vita che scorrerà in loro” (Vol. 13°, 23.10.1921). ↩
- Luisa dice: “e lo faccio coi fatti”. ↩
- Luisa dice: “la causa”. ↩
- “Le creature” sono sempre gli uomini, tutto il resto della Creazione sono “le cose create”. ↩
- Esplicitamente si esclude,sia una evoluzione dell’uomo a partire da un animale, sia il poligenismo. ↩
- Cioè, nel creare il corpo di Adamo Dio creava il corpo (futuro) di tutti i suoi discendenti. ↩
- Non dice che nell’anima di Adamo Dio creò le anime dei suoi discendenti, ma che, come la creò e la infuse in Adamo, così doveva fare in tutti: “Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo [Cristo] viene dal Cielo. Quale è l’uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti. E come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste” (1 Cor 15, 47-49). Nell’Umanità di Gesù, nella sua Incarnazione, furono concepite le vite di tutte le creature (cfr volume 15°, 16.12.1922). ↩
- Cioè, rimase, restò. ↩
- Luisa dice: “che facendosi”. ↩
- Cioè: “tutto qui parla della mia Volontà”, “tutto la ricorda”, “tutto ha il suo profumo”, ecc. ↩
- Luisa dice: “che d’ambi le parte Creatore e creatura, se la sentissero insieme…” ↩
- Luisa dice “ci siamo accordati insieme”. ↩
- Cioè, la sua fedeltà e la stessa Volontà Divina che Lei aveva non furono capaci di dire di no a Dio. ↩
- Cioè: “avevano il sapore o il profumo” o “davano la sensazione d’infinito”. ↩
- Cioè, “faccio punto”. Questo è un modo caratteristico di Luisa, per dire che finisce lì il discorso. ↩
- Luisa dice: “quanta e assai”. ↩
- Luisa dice: “fa sperdere Dio dall’uomo, e tutto ciò che ebbi nel crearlo…”. ↩
- “…Perché cerchino Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In Lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo…” (Atti, 17,27-28). ↩
- Evidentemente già infetti di modernismo, la cui idea principale è quella di sottrarre alla storia il suo aspetto soprannaturale, cioè dell’intervento divino nel mondo degli uomini. ↩
- Luisa dice “una flotta” (!) ↩
- Luisa dice: “o lasciati con me…” Spesso usa il verbo lasciare per dire rimanere o restare. ↩
- Luisa dice: “la farei”. Anche questa è un’altra sua espressione tipica. ↩
- In passato Luisa aveva sofferto situazioni estreme come questa (cfr vol. 2°, 16,17 e 21.11.1902). ↩
- Luisa dice: “non mi dà il cuore”, cioè, “il mio cuore si commuove e non sento la forza di…” ↩
