Libro di Cielo – Volume 27
VENTISETTESIMO VOLUME
Luisa Piccarreta,
la Piccola Figlia della Divina Volontà
“… Il titolo che darai al libro che stamperai
sulla mia Volontà sarà questo:
IL REGNO DELLA MIA DIVINA VOLONTÀ
IN MEZZO ALLE CREATURE
LIBRO DI CIELO
IL RICHIAMO DELLA CREATURA
NELL’ORDINE, AL SUO POSTO
E NELLO SCOPO PER CUI FU CREATA DA DIO
(27 Agosto 1926)
(Dal 23 Settembre 1929 al 17 Febbraio 1930)
Responsabile di questa copia, delle correzioni,
dei titoli ai capitoli e delle note:
D. Pablo Martín
N.B.: I titoli dei capitoli qui aggiunti non sono di Luisa, ma vorrebbero
essere un brevissimo riassunto di ognuno. Le correzioni non sono indicate
in questa copia. Il numero delle pagine dell’originale autografo di Luisa è
indicato in rosso tra parentesi quadre [n]. [1] I.M.I. Fiat!!!
In Voluntate Dei! Deo Gratias
23 Settembre 1929
La creatura, percorrendo le opere del Creatore, le racchiude in sé, anzi racchiude
il Tutto per dare il Tutto a Colui che è il Tutto. Per questo Dio vuole che la creatura
Gli dia il proprio nulla. La Divina Volontà non ammette ombra di tristezza;
dove Essa regna ripete l’opera bellissima della sua Creazione.
La Divina Volontà mi assorbe in tutto e per quanto senta ripugnanza nello scri-vere, il “FIAT” onnipotente col suo impero s’impone su di me, piccola creatura, e con la sua padronanza divina mi vince, atterra la mia volontà e, mettendola come sgabello ai suoi piedi divini, col suo impero dolce e forte m’induce a scrivere un nuovo volume, mentre io credevo di fare sosta. O Volontà adorabile, imperante e santa, giacché vuoi il sacrificio, non mi sento la forza di resistere e di lottare contro di te, anzi adoro le tue disposizioni e, sperdendomi nel tuo Santo Volere, ti prego che mi aiuti, fortifica la mia debolezza e non permettere che io scriva se non [2] ciò che vuoi e come vuoi tu; deh, che sia la tua ripetitrice e nulla aggiunga di mio. E tu, Amor mio Sacramentato, da quella custodia santa [dalla quale] tu guardi me ed io guardo te mentre scrivo, non mi negare il tuo aiuto, anzi vieni insieme con me a scrivere, solo così sentirò la forza d’incominciare.
Stavo facendo il mio solito giro nella Creazione, per seguire tutti gli atti che il Supremo Volere aveva fatto in tutte le cose create, ed il mio dolce Gesù, uscendo dal mio interno, mi ha detto:
“Figlia mia, quando la creatura percorre le opere del suo Creatore, si-gnifica che vuole riconoscere, apprezzare, amare ciò che Dio ha fatto per amor suo e, non avendo che dare in contraccambio, mentre percorre le sue opere, prende tutta la Creazione come nel suo proprio pugno e la ridà a Dio, integra e bella, per sua gloria e onore, dicendogli: «Ti riconosco, ti glorifico per mezzo delle tue stesse opere che sono solo degne di te». Ora, è tale e tanto [3] il nostro compiacimento nel vederci riconosciuti dalla creatu-ra nelle opere nostre, che ci sentiamo come se la Creazione si ripetesse di nuovo per darci doppia gloria; e siccome questa doppia gloria ci viene data perché la creatura riconosce le opere nostre, fatte per amor loro e date ad esse come dono nostro perché ci amassero, la creatura, col riconoscere il nostro dono, racchiude nel cielo dell’anima sua il Tutto, e Noi vediamo nel-la piccolezza di essa il nostro Essere Divino con tutte le nostre opere. Molto più che, stando il nostro «FIAT» Divino nella piccolezza di questa creatura, ha capacità e spazio per racchiudere il Tutto; ed oh, il prodigio: veder racchiuso nella piccolezza umana il Tutto, e che, ardita, dà il Tutto al Tutto, solo per amarlo e glorificarlo. Che il Tutto del nostro Essere Supremo sia il Tutto, non è da meravigliarsi, perché tale è la nostra natura divina, essere tutto; ma il Tutto nella piccolezza umana è la meraviglia delle meraviglie. Sono prodigi [4] del nostro Volere Divino, che dove regna non sa fare del nostro Essere Divino un essere a metà, ma tutto intero. E siccome la Crea-zione non è altro che uno sbocco d’amore del nostro «FIAT» creante, dove Esso regna racchiude tutte le opere sue, e perciò la piccolezza umana può dire: «do Dio a Dio». Ecco perché, quando ci diamo alla creatura, vogliamo tutto, anche il suo nulla, affinché sul suo nulla venga ripetuta la nostra parola creatrice, e formiamo il nostro Tutto sul nulla della creatura. Se non ci dà tutto, la sua piccolezza e il suo nulla, la nostra parola creatrice non viene ripetuta, non è decoro e onore per Noi ripeterla, perché quando Noi parliamo vogliamo disfarci di tutto ciò che a Noi non appartiene, e quando vediamo che non si dà tutta, non la facciamo roba nostra 1 , essa resta la piccolezza e il nulla che è e Noi restiamo col nostro Tutto che siamo.”
Dopo ciò, continuavo il mio abbandono nel Supremo “FIAT”, ma mi sentivo mesta [5] per certe cose che non è necessario dire sulla carta, e il mio sempre amabile Gesù, movendosi a compassione di me, mi ha stretta tra le sue braccia e, tutto amore, mi ha detto: “Oh, come mi è cara la figlia del mio Volere! Ora, tu devi sapere che la mestizia non entra nella mia Divina Volontà. Essa è gioia perenne, che rende pacifico e felice il suo soggiorno dove regna; per-ciò questa mestizia, sebbene so che è per causa mia, è roba vecchia della tua volontà umana, quindi le cose 2 vecchie non le riceve la mia Volontà Divina nella tua anima, perché ne ha tante di nuove che non basta lo spazio dell’anima tua per metterle tutte; perciò fuori la tua mestizia, fuori!
Oh, se sapessi quante rare bellezze forma la mia Divina Volontà nell’ani-ma! Dove essa regna forma il suo cielo, il suo sole, il suo mare e il venti-cello dei suoi refrigeri e freschezze divine. Essa, essendo artefice insupe-rabile, ha in se stessa [6] l’abilità dell’arte della Creazione, e quando entra nella creatura per formare il suo regno ha una smania di ripetere la sua arte, e perciò vi stende il cielo, forma il sole e tutte le bellezze della Crea-zione, perché dove Essa regna vuole le cose sue e con la sua arte le forma e si fa circondare dalle opere degne del mio «FIAT». Perciò la bellezza dell’anima in cui Essa regna è indescrivibile.
Non succede questo anche nell’ordine umano? Quando si fa un lavoro, col farlo non si perde la sua arte. L’arte rimane nella creatura come pro-prietà sua, e quante volte vuole ripetere il suo lavoro ha virtù di ripeterlo, e se il lavoro è bello, smania per avere occasione di ripetere il suo lavoro. Tale è la mia Volontà Divina. Il lavoro della Creazione è bello, maestoso, sontuoso, pieno di ordine ed armonia indicibile; quindi va cercando 3 oc-casione per ripeterlo, e quest’occasione gliela danno le anime che le danno il possesso per farla dominare e stendere il suo regno in loro. Perciò [7] coraggio, allontana da te ciò che non appartiene al mio «FIAT» Divino, affin-ché resti libero nel suo lavoro divino, altrimenti formeresti le nubi intorno a te, le quali impedirebbero che la mia luce si allarghi e [si] spanda coi suoi fulgidi raggi nell’anima tua”.
28 Settembre 1929
Tutto ciò che ha fatto Dio, a cominciare dalla Creazione, è solo uno sfogo d’amore;
solo chi possiede la Divina Volontà lo può ricevere e ricambiare,
come fece la Vergine e come fece l’Umanità SS. di Gesù.
Stavo facendo il mio giro nella Creazione e [nella] Redenzione, e la mia piccola intelligenza si è fermata quando il mio vezzoso Bambinello, nell’atto di uscire del seno materno, si slanciò nelle braccia della Mamma Celeste e, sentendo il bisogno di fare il suo primo sfogo d’amore, cinse con le sue piccole braccia il collo della sua Mamma [e] la baciò. Anche la divina Regina sentì il bisogno di fare il suo primo sfogo d’amore verso l’Infante divino e gli restituì il bacio [8] materno con tale affetto da sentirsi uscire il cuore dal petto; erano i primi sfoghi che facevano Madre e Figlio. Pensavo tra me: “Chissà quanti beni racchiudevano in questo sfogo!” Ed il mio dolce Gesù, facendosi vedere piccolo bambino in atto di baciare la Mamma sua, mi ha detto:
“Figlia mia, come sentii il bisogno di fare questo sfogo con la Mamma mia, perché tutto ciò che è stato fatto dal nostro Essere Supremo non è stato altro che sfogo d’amore, Io accentravo nella Vergine Regina tutto il nostro sfogo d’amore che avemmo nella Creazione, perché stando in Lei la mia Divina Volontà era capace di poter ricevere questo nostro sfogo [co]sì grande col mio bacio e di potermelo ricambiare. Perché solo chi vive di mia Volontà Divina accentra in sé l’atto continuato di tutta la Creazione e l’at-titudine 4 di riversarla in Dio. [A] chi possiede la mia [9] Divina Volontà tutto posso dare e tutto può darmi. Molto più che la Creazione, essendo uscita in uno sfogo d’amore per darla alla creatura, dura e durerà sempre, e chi sta nella mia Divina Volontà sta come in casa nostra, ricevendo la continuità di questo nostro sfogo con l’atto continuato di tutta la Creazione. Perché col conservarla come la facemmo, è come se stessimo sempre in atto di crearla e di dire alla creatura: Questo nostro sfogo d’aver creato tante cose ti dice: ti amai, t’amo e ti amerò sempre; e l’anima che si fa dominare dal nostro Volere Divino, sulle ali di Esso, non potendo contenere questo nostro sfogo d’amore [co]sì grande, [si] sfoga anch’essa e ci dice e ripete il nostro stesso ritornello: «nel tuo Volere ti amai, t’amo e ti amerò sempre, sempre».
Difatti, non sono tutte le cose create sfoghi d’amore che il nostro «FIAT»come primo attore attestava alla creatura? Sfogo d’amore [10] è il cielo azzurro, e il nostro sfogo d’amore continuo verso la creatura sbocca con lo stare sempre disteso, tempestato di stelle, senza mai sbiadirsi né mutarsi. Sfogo d’amore è il sole e il nostro amore continuo sfoga col riempiere di luce tutta la terra e [con] tutti gli effetti che produce, che sono innumerevoli, sono continui e ripetuti sfoghi che attesta alla creatura. Sfogo del nostro amore è il mare, e come mormora ripete le sue onde altissime, ora placide, ora tempestose, e i tanti pesci che produce non sono altro che continui sfo-ghi del nostro amore. Sfogo dell’amore nostro è la terra, e come si squarcia per produrre fiori, piante, alberi e frutti, così il nostro amore riprende il suo sfogo ardente. Insomma, non c’è cosa da Noi creata in cui non ci sia lo sfogo continuo del nostro amore. Ma chi è a giorno 5 di tanti nostri sfoghi, chi si sente investire dalla nostra forza creatrice e tocca con mano le nostre fiamme inestinguibili fino a sentire [11] il bisogno di contraccambiare coi suoi sfoghi amorosi il suo Creatore? Chi vive del nostro «FIAT» Divino: per lei è continua creazione, sente la potenza della nostra forza creatrice, che operando in lei le fa toccare con mano che il suo Creatore sta in atto di creare continuamente per amore suo, facendole sentire i suoi sfoghi mai interrotti, per ricevere il suo ricambio.
Ma chi può dirti il nostro contento quando vediamo che la creatura, possedendo il nostro «FIAT» Divino, riceve e riconosce questi nostri sfoghi, ed essa, non potendo contenere il grande eccesso d’amore dei nostri sfoghi divini, nel nostro stesso sfogo d’amore forma il suo sfogo verso il suo Crea-tore? Allora ci sentiamo come contraccambiati di tutto ciò che facemmo nella Creazione. Sentiamo che nel suo delirio d’amore ci dice: «Maestà Adorabile, se fosse in mio potere vorrei anch’io crearti un cielo, un sole, un mare e tutto ciò che Tu creasti, per dirti [12] che ti amo col tuo stesso amore e con le tue stesse opere, perché l’amore che non opera non si può chiamare amore; ma siccome il tuo Volere Divino tutto mi donò di tutto ciò che creasti, io te lo ridono per dirti che ti amo, ti amo». Quindi l’armonia, lo scambio dei doni, l’ordine ritorna tra Creatore e creatura, come da Dio fu stabilito nella Creazione.
Ora, tu devi sapere che l’uomo, col fare la sua volontà, perdette l’ordine, l’armonia e i diritti sul dono della Creazione, perché la mia Divina Volontà, essendo la creatrice di tutta la Creazione, fa dono con diritto solo alla creatura in chi regna, essendo cosa sua 6 . Ma [la creatura] dove non regna si può chiamare un’intrusa nelle opere sue, e perciò non può fare da padrona né dare a Dio ciò che non è suo, né può sentire tutti i nostri sfoghi d’amore che esistono nella Creazione, perché non ha in suo possesso la nostra Divina Volontà che le dice la nostra storia d’amore. [13] Senza il nostro Volere Divino, l’uomo è il vero ignorantello del suo Creatore, è come il piccolo discepolo senza il maestro. Oh, com’è doloroso vedere l’uomo senza il nostro «FIAT»! Molto più che la nostra Creazione è la nostra porta-voce, è la porgitrice dei nostri baci amorosi, dei nostri abbracci affettuosi. Oh, come sentiva tutto ciò la mia Umanità stando su questa terra! Come uscivo all’aperto il sole mi dava i baci che la mia stessa Volontà aveva depositato nella sua luce per darli alle creature. Il vento mi dava le carezze, gli abbracci che conteneva in deposito, [messi] dalla mia stessa Divina Vo-lontà. Tutta la Creazione è pregna di carismi divini per darli alle creature, e la mia Umanità tutto riceveva, ricambiandolo per dare sfogo a tanti baci repressi, abbracci respinti e amore non riconosciuto per tanti secoli, perché non regnando il mio Volere Divino, l’uomo era incapace di ricevere ciò che di bene la mia stessa Volontà aveva messo in tutta la Creazione, e [14] la mia Umanità, possedendo la mia stessa Volontà Divina, dava il primo sfogo e riceveva e dava il contraccambio per tutto ciò che la mia stessa Volontà Divina aveva messo in tutta la Creazione. Perciò, come Io uscivo, tutte le cose create facevano festa e a gara mi davano ciò che possedevano. Perciò sii attenta e ti stia solo a cuore vivere nella mia Divina Volontà, se vuoi sentire al vivo ciò che il tuo Gesù ti dice del mio «FIAT» Supremo.”
2 Ottobre 1929
La Divina Volontà trasforma le azioni della creatura, le quali si scambiano con le opere
e la vita di Dio. Gesù sembra impotente per far conoscere la sua Volontà e formare
il suo regno, ma è soltanto paziente in attesa di coloro che la diffonderanno.
Ad essi darà tutto Se stesso, perché sentano la sua opera come la propria vita.
Il mio abbandono e [il] vivere nel “FIAT” Divino continua. Oh, come è potente la sua forza creatrice! Oh, com’è abbagliante la sua luce, che infiltrandosi nelle fibre più intime del cuore le investe e, carezzandole, si fa luogo e vi erge il suo trono di dominio e di comando; ma con tale dolcezza rapitrice, che la piccolezza della creatura resta [15] sperduta, ma felice di restare senza vita e sperduta nel “FIAT” Divino. Oh, se tutti ti conoscessero, Volontà adorabile, oh, come amereb-bero perdersi in te, per riacquistare la tua vita ed essere felici della stessa felicità divina.
Ma mentre la mia piccolezza si sperdeva nel “FIAT” divino, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e, stringendomi forte, forte al suo Cuore Divino, mi ha detto: “Figlia mia, solo la mia Divina Volontà può rendere felice la creatura. Essa con la sua luce, o eclissa o mette in fuga tutti i mali, e dice col suo potere divino: «Io sono la felicità perenne; fuggite tutti i mali, voglio essere libera perché innanzi alla mia felicità tutti i mali perdono la vita». [Per] chi vive completamente nel mio Volere Divino, è tanto il suo amore, che trasforma l’azione della creatura e succede uno scambio di vita tra Dio ed essa, [uno] scambio d’azione, di passi, di palpiti. Dio resta avvinto alla creatura e la creatura a Dio, diventano esseri inseparabili, [16] e in questo scambio d’azione e di vita si forma il gioco tra Creatore e creatura, uno si fa preda dell’altro, e in questo predarsi a vicenda scherzano con modo divino, si felicitano, fanno festa e Dio e la creatura si gloriano, si sentono vittoriosi perché nessuno ha perduto, ma l’uno ha vinto l’altro. Perché nella mia Divina Volontà nessuno perde, le perdite non esistono in Essa. Solo [di]chi vive nel mio Volere posso dire [che] è il mio trastullo nella Creazione e mi sento vittorioso abbassandomi per farmi vincere dalla creatura, perché sono certo che lei non si opporrà a farsi vincere da Me. Perciò il volo nel mio Volere sia sempre continuo”.
Dopo ciò stavo pensando a tante cose che il benedetto Gesù mi aveva detto sulla sua Divina Volontà, ai tanti suoi desideri ardenti di farla conoscere e che, ad onta dei tanti desideri di Gesù, nulla spuntava per ottenere il suo intento.
E dicevo tra me: “Che Sapienza di Dio! Che misteri profondi! [17] Chi mai li può comprendere? Lo vuole, è dolente perché manca chi faccia la via per farla conoscere; mostra il suo Cuore che brama, sospira che la sua Divina Volontà si faccia via per farsi conoscere, per formare il suo regno in mezzo alle creature, e poi, come se fosse un Dio impotente, si sbarrano le vie, si chiudono le porte, e Gesù tollera e con pazienza invincibile ed indicibile aspetta che si aprano le porte e le vie, bussa ai cuori per trovare coloro che si occuperanno per far conoscere la sua Divina Volontà”.
Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, facendosi vedere tutto bontà e tenerezza da spezzare i cuori più duri, mi ha detto: “Figlia mia, se sapessi quanto soffro quando voglio formare le mie opere e farle conoscere alle creature, per dar loro il bene che contengono, e non trovo chi abbia vero slancio, desiderio verace e volontà di far vita sua l’opera mia, per farla conoscere, per dare agli altri la [18] vita del bene dell’opera mia che sente in se stesso! Ed Io, quando vedo queste disposizioni in chi deve occuparsi e che Io con tanto amore chiamo e scelgo per le opere che mi appartengono, Io mi sento tanto tirato verso di lui, che per fare che faccia bene ciò che Io voglio, mi abbasso, scendo in lui e gli do la mia mente, la mia bocca, le mie mani e [per]fino i miei piedi, affinché in tutto senta la vita dell’opera mia e, come vita sentita, non come cosa a lui estranea, possa sentire il bisogno di darla agli altri.
Figlia mia, quando un bene non si sente in se stesso come vita, tutto finisce in parole, non in opere, ed Io resto fuori di loro, non dentro, e perciò restano come poveri storpiati senza intelligenza, ciechi, muti, senza mani e senza piedi, ed Io nelle opere mie non voglio servirmi di poveri storpiati, li metto da parte e, non badando al tempo, continuo a girare [19] per trovare i disposti che devono servire all’opera mia. E come non mi stancai di girare i secoli e tutta la terra per trovare la più piccola, per deporre nella sua piccolezza il gran deposito delle conoscenze della mia Divina Volontà, così non mi stancherò di girare e rigirare la terra, per trovare i veri disposti che apprezzeranno come vita ciò che ho manifestato sul mio «FIAT» Divino, e questi faranno qualunque sacrificio per farlo conoscere.
Perciò non sono il Dio impotente, ma piuttosto quel Dio paziente, [per]-ché voglio che le mie opere si facciano con decoro e da persone volen-terose, non forzate, perché la cosa che più aborro nelle opere mie è lo sforzo della creatura, come se Io non meritassi i loro piccoli sacrifici, e per decoro di un opera sì grande, qual è far conoscere la mia Divina Volontà, non voglio servirmi di poveri storpi, perché chi non ha volontà verace di fare un bene fa sempre una storpiatura [20] all’anima sua; ma voglio servir-mi di persone che, somministrando loro le mie membra divine, lo facciano con decoro, come merita un’opera che tanto bene deve apportare alle creature e grande gloria alla mia Maestà.”
7 Ottobre 1929
L’atto creante e conservante di Dio è sempre presente e vivo in tutte le sue opere; perciò
il “Fiat” che Dio pronunciò nell’anima alla quale si diede, si rinnova sempre per conservare
la sua vita e la sua opera. Con il peccato di Adamo, perdendo ogni diritto, il “Fiat” Divino
avrebbe ritirato il suo atto creante e conservante da tutto il creato, se non fosse stato
per i meriti previsti del Verbo Incarnato.
Mi sentivo tutta immersa nel “FIAT” Divino, la sua luce mi circondava dap-pertutto, dentro e fuori, ed il mio dolce Gesù, facendosi vedere, mi ha stretta fra le sue braccia e, avvicinandosi alla mia bocca, dalla sua mi mandava il suo alito nella mia, ma tanto forte che io non potevo contenerlo. Oh, come era soave, dolce, fortificante l’alito di Gesù! Io mi sentivo rinascere a nuova vita.
Ed il mio sempre amabile Gesù mi ha detto: “Figlia mia, tutto ciò che esce dalle nostre [21] mani creatrici contiene conservazione e creazione conti-nua. Se il nostro atto creatore e conservatore si ritirasse dal cielo, dal sole e da tutto il resto della Creazione, tutti perderebbero la vita, perché essen-do la Creazione il nulla, necessita [del]l’opera del Tutto per conservarsi. Ecco perché le nostre opere sono inseparabili da Noi, e ciò che non è sog-getto a separarsi si ama sempre, si ha sempre sott’occhio, e l’opera e Colui che l’ha creata formano una sola cosa. Il nostro «FIAT» che si pronunziò nel-l’atto di creare tutte le cose, restò in atto di dirsi sempre, per costituirsi atto e vita perenne di tutta la Creazione. Noi, nell’operare, non siamo come l’uomo che non mette il suo respiro, il suo palpito, la sua vita, il suo calore nell’opera sua; perciò la sua opera è separabile da lui, non l’ama con amo-re invincibile e perfetto, perché ciò che si rende separabile si può [22] giun-gere fino a dimenticare, [ed è] l’opera sua. Invece Noi nelle opere nostre mettiamo vita, e [l’opera] si ama tanto che per conservarla facciamo correre sempre la nostra vita in essa, e se la vediamo [in] pericolo, come fu l’uomo, mettiamo la nostra vita per salvare la vita che è corsa nell’opera nostra.
Ora, figlia mia, il tuo vivere nel mio «FIAT» Divino incominciò col chie-derti la tua volontà, che tu ben volentieri mi cedesti, ed Io, quando ti vidi donarmi il tuo volere, mi sentii vittorioso e alitandoti volli pronunziare il mio «FIAT» onnipotente nel fondo dell’anima tua per rinnovare l’atto della Creazione. Questo «FIAT» lo ripeto sempre, per darti [la sua] vita continua, e come si ripete, conserva te e mantiene la sua vita in te. Ecco perché mi senti che spesso, fiatandoti, rinnovo l’anima tua, e l’inseparabilità che sen-to è [23] la mia Volontà Divina che mi fa amare con amore perenne ciò che abbiamo depositato in te. Ogni volta che si ripete il mio «FIAT», ogni sua verità che ti manifesta, ogni sua conoscenza o parola che ti dice, è un amore che sorge in Noi, per amarti di più e per farsi amare. È il nostro «FIAT» creatore e conservatore, che amando la sua vita e ciò che ha fatto in te, si pronunzia sempre, per conservare la sua vita e la bellezza dell’opera sua. Perciò sii attenta a ricevere continuamente la parola del mio «FIAT», che è portatore di creazione, di vita e di conservazione.”
Dopo di ciò stavo facendo il mio giro per seguire gli atti del “FIAT” Divino nella Creazione, e giunta nell’Eden, mi son fermata nell’atto quando l’uomo respinse la Volontà Divina per fare la sua. Oh, come comprendevo bene il gran male di fare l’umana volontà!
Ed il mio amato Gesù, movendosi [24] nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, certo che fu terribile il momento della caduta d’Adamo. Come respin-se il nostro Volere Divino per fare il suo, il nostro «FIAT» stava in atto di ritirarsi dal cielo, dal sole e da tutta la Creazione per risolverla nel nulla, perché colui che aveva respinto la nostra Divina Volontà non meritava più che il nostro «FIAT» mantenesse l’atto continuo di creazione e conservazione in tutta la Creazione, fatta per amor dell’uomo e data a lui come dono dal suo Creatore. Se non fosse stato che il Verbo Eterno avesse offerto i suoi meriti previsti di futuro Redentore, come li offrì per preservare la Vergine Immacolata dalla colpa originale, tutto sarebbe andato in rovina. Il cielo, il sole, si sarebbero ritirati nella nostra sorgente e, ritirandosi la nostra Divina Volontà, tutte le cose create [avrebbero] perso la vita. Ma presen-tandosi [25] il Verbo Umanato innanzi alla Divinità e facendo presenti i suoi meriti previsti, tutte le cose stettero al loro posto ed il mio «FIAT» continuò la sua opera creatrice e conservatrice, aspettando la mia Umanità per fare [ad essa] il dono legittimo che meritava; tanto [è] vero che fu fatta solenne promessa all’uomo, dopo la sua caduta, che sarebbe sceso il futuro Reden-tore per salvarlo, affinché pregasse e si disponesse a riceverlo.
Tutto fece la nostra Volontà e con giustizia aveva diritto su tutto. L’uo-mo, col fare la sua volontà umana, le tolse i suoi diritti divini; perciò non meritava che il sole gli desse la luce, e come la luce lo investiva si sentiva strappare i diritti della sua luce; ogni cosa creata che prendeva e godeva, erano tanti strappi che gli faceva. Se non fosse per la mia Umanità, per l’uomo tutto sarebbe perduto. Perciò il non [26] fare la mia Divina Volontà racchiude tutti i mali, è perdere tutti i diritti del Cielo e della terra; il farla racchiude tutti i beni e [fa] acquistare tutti i diritti umani e divini.”
12 Ottobre 1929
Ogni volta che l’anima gira nelle opere divine della Creazione e della Redenzione
per offrirle a Dio, sale verso il Cielo e la Divina Volontà scende un altro passo
verso la terra; questo è l’ufficio di Luisa, e per mezzo di lei lo faranno gli altri.
La Mamma Celeste deve le sue prerogative divine all’essere vissuta nella Divina Volontà.
Stavo facendo il mio solito giro nel “FIAT” Divino e chiamando tutte le cose che aveva fatto nella Creazione e nella Redenzione, le offrivo alla Maestà Divina per impetrare che la Divina Volontà sia conosciuta, affinché regni e domini in mezzo alle creature. Ma mentre ciò facevo, pensavo tra me: “Qual è il bene che faccio col ripetere sempre questi giri, atti e offerte?”
Ed il mio amabile Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, ogni volta che giri nelle opere nostre [e] ti unisci a quei medesimi atti che fece il mio «FIAT» nella Creazione e nella Redenzione per [27] offrirceli, tu fai un passo verso il Cielo e la mia Divina Volontà fa un passo verso la terra. Sicché come tu sali, essa scende e mentre resta immensa s’impiccolisce e si chiude nell’anima tua, per ripetere insieme con te i tuoi atti, le tue offerte, le tue preghiere; e Noi sentiamo che il nostro Volere Divino prega in te, sen-tiamo uscire da te il suo respiro, sentiamo il suo palpito, che mentre palpita in Noi, nel medesimo tempo palpita in te. Sentiamo la potenza delle nostre opere creatrici, che schierandosi intorno a Noi, col nostro potere divino pregano che la nostra Divina Volontà scenda a regnare sulla terra.
Molto più che [in] ciò che tu fai non sei un’intrusa, oppure un individuo che non occupando nessun ufficio, non ha nessun potere, ma sei stata chia-mata e con modo speciale ti è stato dato l’ufficio di far conoscere la nostra Divina Volontà e di impetrare [28] che il nostro regno venga costituito in mezzo all’umana famiglia. Dunque c’è gran diversità tra chi ha ricevuto un ufficio da Noi e chi non ha ricevuto nessun impegno. Chi ha ricevuto un ufficio, tutto ciò che fa lo fa con diritto, con libertà, perché tale è la nostra Divina Volontà; egli rappresenta tutti quelli che devono ricevere il bene che vogliamo dare per mezzo dell’ufficio a lui dato; sicché non sei solo tu che fai il passo verso il Cielo, ma tutti quelli che conosceranno la mia Divina Volontà; ed essa, scendendo, scende per mezzo tuo in tutti quelli che la fa-ranno regnare. Perciò l’unico mezzo per ottenere il Regno del «FIAT» Divino è servirti delle opere nostre per ottenere un bene sì grande.”
Onde continuavo a seguire gli atti della Divina Volontà e, giunta al punto quan-do chiamò dal nulla la Sovrana Regina, [29] mi sono fermata a comprenderla, tutta bella, maestosa; i suoi diritti di Regina si stendevano ovunque, Cielo e terra piegavano le ginocchia per riconoscerla Imperatrice di tutti e di tutto, ed io, dal fondo del mio cuore, veneravo e amavo la Sovrana Signora e, da piccina che sono, volevo fare un salto sulle sue ginocchia materne per dirle: “Mamma Santa, tutta bella tu sei e tale sei, perché vivesti di Volontà Divina. Deh, tu che la possiedi, pregala che scenda sulla terra e venga a regnare in mezzo ai figli tuoi.” Ma mentre ciò facevo, il mio adorato Gesù ha soggiunto:
“Figlia mia, anche se la mia Madre non fosse stata Madre mia, solo per-ché fece perfettamente la Divina Volontà e non conobbe altra vita e visse nella pienezza di Essa, in virtù del vivere sempre del mio «FIAT», avrebbe posseduto tutte le prerogative divine, sarebbe stata Regina lo stesso, la più bella di tutte le creature, [30] perché dove regna il mio «FIAT» Divino vuol dare tutto, non risparmia nulla, anzi l’ama tanto, che facendo uso dei suoi stratagemmi amorosi, si nasconde, s’impiccolisce nella creatura, amando farsi preda 7 di lei. Difatti, non fece preda 8 la Sovrana del Cielo del mio Volere Divino, [tanto] che giunse a concepirmi 9 e a nascondermi nel suo seno? Oh, se tutti conoscessero che sa fare e che può fare il mio Volere Divino, farebbero tutti i sacrifici per vivere solo di mia Volontà.”
15 Ottobre 1929
Tutta la Creazione attende con impazienza e come nelle doglie del parto, di poter narrare
alla creatura il grande poema d’amore della Divina Volontà, affinché in ogni cosa fatta per
amore alla creatura, essa Le faccia compagnia e Le dia la corrispondenza del suo amore.
Mi sentivo tutta immersa nel “FIAT” Divino; innanzi alla mia povera mente vedevo la Creazione tutta e i grandi prodigi operati dalla Divina Volontà in essa. Sembrava che ciascuna cosa creata volesse narrare [31] ciò che possedeva del gran “FIAT” Divino per farlo conoscere, amare e glorificare. Onde, mentre la mia mente si perdeva nel guardare la Creazione, il mio dolce Gesù è uscito dal mio interno e mi ha detto:
“Figlia mia, tutte stanno in aspettativa della narrazione del grande poema della Divina Volontà. E siccome la Creazione fu il primo atto esterno dell’operato del mio «FIAT», perciò contiene il principio della sua storia, di quanto ha fatto per amor della creatura. Ecco la causa [per] cui, volendoti dire tutta la storia del mio Volere Divino, ho racchiuso dentro tutta la storia della Creazione, con tanti particolari e modi semplici e speciali, perché tu e tutti conosceste che cosa ha fatto e vuol fare il mio «FIAT» Divino, e i suoi giusti diritti, [per] cui vuole regnare in mezzo alle umane generazioni.
Tutto ciò che feci nella Creazione non è conosciuto del tutto dalle crea-ture: l’amore [32] che avemmo nel crearla, come ogni cosa creata porta una nota d’amore, distinta l’una dall’altra, [e] racchiude un bene speciale alle creature; tanto [è] vero, che la vita di esse è legata con vincoli indissolubili alla Creazione, e se la creatura si volesse sottrarre ai beni della Creazione, non potrebbe vivere. Chi le darebbe l’aria per respirare, la luce per vedere, l’acqua per bere, il cibo per nutrirsi, la terra solida per camminare? E mentre la mia Divina Volontà ha il suo atto continuo, la sua vita e la sua storia, da far conoscere in ciascuna cosa creata, la creatura la ignora e vive di essa senza conoscerla. Ecco perché stanno tutte in aspettativa, come la stessa Creazione 10 , [per]ché vogliono far conoscere un Volere sì santo; e l’averti parlato della stessa Creazione con tanto amore e di ciò che il mio «FIAT» Divino fa in essa, mostra il suo gran desiderio di voler [33] essere meglio conosciuta. Molto più, che il bene non conosciuto non porta vita né i beni che possiede. Perciò la mia Volontà è come sterile in mezzo alle creature, né può produrre la pienezza della sua vita in ciascuna di esse, perché non [è] conosciuta.”
Dopo ciò sentivo in me una forza interna che voleva seguire tutti gli atti che il “FIAT” Divino aveva fatto nella Creazione e [nella] Redenzione, ma mentre ciò facevo pensavo tra me: Qual è il bene che faccio, che in tutto voglio seguire il Volere Divino?
Ed il mio amato Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, tu devi sapere che tutto ciò che il mio Volere Divino ha fatto, tanto nella Creazione quanto nella Re-denzione, lo ha fatto per amore delle creature, [affinché] queste, conoscen-dolo, salissero nell’atto suo, per guardarlo, amarlo e unire l’atto loro al suo, per tenergli compagnia e metterci anche una virgola, un punto, uno sguar-do, un [34] «ti amo», alle tante opere grandi e [ai] prodigi divini che il mio «FIAT», nella foga del suo amore, ha fatto per tutti. Ora, quando tu lo segui negli atti suoi, sente la tua compagnia, non si sente solo; sente il tuo pic-colo atto, il tuo pensiero che segue l’atto suo, quindi si sente contraccam-biato. Invece, se tu non lo seguissi, sentirebbe il vuoto di te e degli atti tuoi nella [sua] immensità e con dolore griderebbe: «Dove [è] la piccola figlia del mio Volere? Non la sento negli atti miei, non godo che i suoi sguardi am-mirino ciò che faccio per dirmi un ‘grazie’, non sento la sua voce che mi dice ‘ti amo’. Oh, come mi pesa la solitudine!» E ti farebbe sentire i suoi gemiti nel fondo del tuo cuore, col dirti: «Seguimi nelle opere mie, non mi lasciare solo». Onde il male che faresti sarebbe formare il vuoto dei tuoi atti nella mia Divina Volontà; e se lo seguissi11 ,[35] faresti il bene di tenergli compagnia; e se sapessi quanto riesce gradita la compagnia nell’operare, staresti più attenta. E come il mio «FIAT» Divino sentirebbe il vuoto degli atti tuoi se non lo seguissi, così [tu] sentiresti il vuoto dei suoi atti nella tua vo-lontà e ti sentiresti sola, senza la compagnia della mia Volontà Divina che ama occuparti tanto, da non farti più sentire che il tuo volere vive in te.”
18 Ottobre 1929
La Creazione è un solo atto continuo del Divin Volere, che contiene innumerevoli effetti,
e l’anima nella quale regna si unisce a quell’atto unico per ricevere tutto il bene
che Dio ha messo in tutte le cose create. Chi vive nel Volere Divino, avendo
un solo Volere con Dio, possiede tutto ciò che è di Dio e può darlo a Dio come suo.
Mi sentivo nell’immensità della luce del “FIAT” Divino, e in questa luce si vedeva schierata tutta la Creazione come parto di esso, che volendosi dilettare delle sue opere pareva come se stesse in atto di crearle e di farle sempre sempre col conservarle; ed il mio amabile Gesù, uscendo dal mio interno, [36] in atto di guardare la Creazione per glorificarsi per mezzo delle sue opere, mi ha detto:
“Figlia mia, com’è bella la Creazione, come ci glorifica, come magnifica la potenza del nostro «FIAT»! Essa non è altro che un atto solo del nostro Volere Divino, e se si vedono tante cose, distinta l’una dall’altra, non sono altro che gli effetti dell’unico atto suo che mai cessa, contenuti nel suo atto operante continuo12 . E siccome il nostro atto possiede in natura, come pro-prietà tutta sua, luce, immensità, impero e molteplicità di effetti innumere-voli, quindi non è meraviglia che, come il nostro «FIAT» formò il suo unico atto, uscissero immensità di cielo, sole fulgidissimo, vastità di mare, vento imperante, bellezza di fioriture, specie di ogni genere, potenza che, come se fosse un soffio leggero, una piccola piuma, mantiene tutta la Creazione sospesa, senza alcun [37] appoggio, racchiusa solo nella sua forza creatri-ce. O potenza del mio «FIAT», come sei insuperabile ed inarrivabile!
Ora tu devi sapere che, solo nell’anima dove regna il mio Volere Divino, siccome 13 Esso regna in tutta la Creazione, ciò che l’anima fa si unisce all’atto unico che il mio Volere fa nella Creazione, per ricevere il deposito di tutto il bene che fu fatto in essa, perché questa gran macchina dell’universo fu fatta per darla alla creatura, ma a quella che avrebbe fatto regnare il nostro Volere Divino. È giusto che non usciamo dal nostro scopo prefissoci e che la creatura riconosca e riceva il nostro dono; ma come riceverlo, se non sta in casa nostra, cioè nella nostra Divina Volontà? Le mancherebbe la capacità di riceverlo e lo spazio dove contenerlo. Perciò solo [lo riceve] chi possiede il mio Volere Divino. Esso si diletta col suo unico atto, come se stesse in atto di creare [38] per amore di lei, le fa sentire il suo atto continuo di creare il cielo, il sole e tutto, e le dice: «Vedi quanto ti amo? Solo per te continuo a creare tutte le cose, e per avere da te il contraccambio mi servo degli atti tuoi, come materia per distendere il cielo, come materia di luce per formare il sole, e così di tutto il resto. Quanti più atti fai nel mio ‘FIAT’, tanta più materia [prima] mi somministri per formare in te cose più belle». Perciò il tuo volo nel mio Volere non si arresti mai, ed Io prenderò occa-sione di operare sempre in te.”
Dopo ciò, continuavo i miei atti nel Volere Divino e, facendo miei tutti i suoi atti fatti nella Creazione e nella Redenzione, li offrivo alla Divina Maestà come il più bel dono che potessi darle come contraccambio del mio amore, e dicevo tra me: “Oh, come vorrei avere un cielo, un[39] sole, un mare, una terra fiorita e tutto ciò che esiste, tutto mio, per poter dare al mio Creatore un mio cielo, un sole che fosse mio, un mare, una fioritura, che tutto dicesse: ‘ti amo, ti amo, ti adoro’…”
Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù, stringendomi tra le sue braccia, mi ha detto: “Figlia mia, [per] chi vive nel nostro Volere tutto è suo; essendo il volere suo uno col nostro, ciò che è nostro è suo; quindi puoi dirci con tutta verità: «Vi do il mio cielo, il mio sole e tutto». L’amore della creatura si eleva nel nostro amore e si mette alla pari con Noi. Nel nostro «FIAT» Divino la creatura duplica il nostro amore, la nostra luce, la nostra potenza, feli-cità e bellezza, e ci sentiamo amati non solo col nostro stesso amore dupli-cato, ma con amore potente, con amore che ci rapisce, con amore che ci felicita, e Noi, vedendoci amati con amore duplicato da [40] parte della creatura che vive nel nostro Volere, per amor suo ci sentiamo di amare tutte le creature con amore duplicato, perché quando la creatura agisce nel nostro «FIAT», il suo atto perde la vita e acquista il nostro atto come suo.
Il nostro atto possiede la sorgente della luce, della potenza, dell’amore, la sorgente della felicità e [della] bellezza. L’anima può duplicare, triplicare, moltiplicare quanto vuole le nostre sorgenti, e Noi, siccome sta nel nostro Volere, la facciamo fare, le diamo tutta la libertà, perché ciò che fa resta tutto in casa nostra, niente esce dai nostri confini divini ed interminabili; perciò non c’è nessun pericolo che la sorgente dei nostri beni possa ricevere danno alcuno. Quindi, se tu stai sempre nel nostro Volere Divino, ciò che è nostro è tuo, e puoi darci come tuo ciò che vuoi.”
Onde mi sentivo afflitta per tante cose [41] che non è necessario dire sulla carta, ed il mio adorabile Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, coraggio, non voglio che ti affligga; voglio vedere nell’anima tua la pace e la gioia della Patria Celeste, voglio che la tua stessa natura dia di profumo di Volontà Divina, che è tutta pace e felicità. Essa si sentirebbe in te a disagio e come com-pressa nella sua luce e felicità, se non ci fosse in te pace e felicità perenne. E poi, non sai tu che chi vive nel mio «FIAT» Divino si forma due braccia: uno è l’immutabilità [e] l’altro braccio è la fermezza di operare continua-mente? Con queste due braccia tiene avvinto Dio, in modo che non si può svincolare dalla creatura; non solo, ma gode [per]ché lo tiene avvinto a sé. Quindi non hai ragione di affliggerti, qualunque siano le cose, quando hai un Dio che è tutto tuo. Perciò il tuo pensiero sia di vivere in quel «FIAT» che ti diede la vita per formare vita in te, ed Io penserò al [42] resto.”
21 Ottobre 1929
Gesù paragona la venuta della Divina Volontà per regnare
con la sua Incarnazione per redimere; quindi, significa che
la sua Venuta gloriosa (gloriosa al modo di Dio) è già una realtà presente.
Mi sentivo tutta impensierita sul “FIAT” Divino. Mille pensieri si affollavano nella mente, di ciò che il mio dolce Gesù mi aveva detto su di esso, specie sul suo regnare, e poi dicevo tra me: “Ma ora regna sulla terra la Divina Volontà? È vero che si trova dappertutto, non c’è punto dove non esista, ma ha il suo scettro, il suo assoluto comando in mezzo alle creature?”
Ma mentre la mia mente si perdeva in tanti pensieri, il mio amabile Gesù, uscendo da dentro di me, mi ha detto: “Figlia mia, la mia Divina Volontà regna. Essa è paragonata a Me, Verbo Eterno, che scendendo dal Cielo mi chiusi nel seno della mia Madre Celeste; chi ne sapeva nulla? Nessuno, neppure San Giuseppe [43] all’inizio 14 sapeva del mio concepimento, che Io già stavo in mezzo a loro; solo la mia inseparabile Mamma era a giorno di tutto. Sicché il gran portento della mia discesa dal Cielo in terra era avvenuto, e in realtà, mentre con la mia immensità esistevo ovunque • Cieli e terra erano immersi in Me• con la mia persona15 ero chiuso nel seno ma-terno dell’Immacolata Regina, nessuno mi conosceva, ero ignorato da tutti.
Ed ecco, figlia mia, il primo passo di paragone tra Me, Verbo Divino, quando scesi dal Cielo, e la mia Divina Volontà che fa il suo primo passo per venire a regnare sulla terra: come Io rivolsi i miei primi passi verso la Vergine Madre, così [la mia Volontà]16 fece i suoi primi passi in te; come ti chiese il tuo volere e tu lo cedesti, formò subito il suo primo atto di conce-pimento nell’anima tua, e come ti manifestava le sue conoscenze, dandoti come tanti sorsi divini, formava la sua [44] vita e dava il principio alla for-mazione del regno suo. Ma per tanto tempo chi ha conosciuto nulla? Nes-suno, solo Io e te eravamo a giorno di tutto; e dopo qualche tempo fu a giorno di ciò che succedeva in te il mio rappresentante, colui che ti diri-geva, simbolo del mio rappresentante San Giuseppe, che doveva farmi 17 da padre presso le creature [e] che prima che Io uscissi dal seno materno ebbe il grande onore e dono di conoscere che Io già stavo in mezzo a loro.
[Dopo] i primi passi feci il secondo: andai a Betlemme a nascere; fui riconosciuto e visitato dai pastori di quel luogo, ma non erano persone influenti, tennero per sé la bella notizia che Io ero già venuto sulla terra, quindi non si occuparono di farmi conoscere, di divulgarlo dappertutto, ed Io continuai a rimanere il Gesù nascosto e ignorato da tutti; ma per quanto ignorato Io già [45] stavo in mezzo a loro. Simbolo questo della mia Divina Volontà: spesso spesso sono venuti da te da lontano e da vicino altri miei rappresentanti, i quali hanno ascoltato la bella notizia del regno della mia Divina Volontà, le sue conoscenze, e come vuole essere riconosciuta; ma chi per mancanza d’influenza e chi di volontà, non si sono occupati di divulgarla ed è rimasta sconosciuta e ignorata, ad onta che già esiste in mezzo a loro, ma siccome non [è] conosciuta non regna, regna solo in te, come [Io]me ne stavo solo con la mia Mamma Celeste e col mio padre putativo San Giuseppe.
Il terzo passo della mia venuta sulla terra [fu] l’esilio, e questo mi toccò [per]ché vennero a visitarmi i Santi Magi, i quali fecero un po’ di rumore col cercarmi. Questa ricerca mia mise in timore Erode, e invece di unirsi insie-me per venire a trovarmi, voleva tramare [contro] la [mia] vita [46] per ucci-dermi, ed Io fui costretto per necessità ad esiliarmi. Simbolo della Divina Volontà: spesso spesso sembra che facciano rumore, che la vogliono far co-noscere col pubblicarla, macché; chi è preso da timore, chi teme di com-promettersi, chi non si sente di sacrificarsi. Ora con un pretesto ed ora con un altro, tutto finisce in parole e la mia Divina Volontà resta esiliata in mezzo [al]le creature. E come non partii al Cielo, nell’esilio, [ma] restai in mezzo alle creature, solo con la mia Divina Madre e con San Giuseppe, che mi conoscevano benissimo, e formavo il loro Paradiso in terra (per gli altri era come se non esistessi), così il mio «FIAT», avendo formato in te la sua vita con tutto il corteggio delle sue conoscenze, se non riceve gli effetti, lo scopo per cui si è fatto conoscere, come può partire? Perché Noi, quando desideriamo fare un’opera, un bene, non c’è chi ci sposti; quindi, [47] ad onta dell’esilio e del suo nascondimento, come feci Io che dopo trent’anni di vita nascosta feci la mia vita pubblica e mi feci conoscere, così il mio Volere Divino non potrà restare sempre nascosto, ma avrà il suo intento di farsi conoscere per regnare in mezzo alle creature. Perciò sii attenta e sappi apprezzare il gran dono della mia Divina Volontà nell’anima tua.”
24 Ottobre 1929
Il “Fiat” Divino è la sorgente di tutte le opere di Dio, della Creazione e della Redenzione.
Chi ha il Volere Divino può rinnovare tutte le opere divine e i suoi atti salgono
al loro Principio e Sorgente, il seno del Padre.
Mi sentivo tutta abbandonata nel “FIAT” Divino, seguendo e offrendo tutti gli atti suoi, tanto della Creazione quanto quelli della Redenzione, e giungendo al concepimento del Verbo dicevo tra me: “Come vorrei nel Volere Divino far mio il concepimento del Verbo, per poter offrire all’Ente Supremo l’amore, la gloria, la soddisfazione, come se [48] un’altra volta il Verbo si incarnasse18 .”
Ma mentre ciò dicevo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, nella mia Divina Volontà l’anima ha tutto in suo potere; non vi è cosa che la nostra Divinità abbia fatto, tanto nella Creazione quanto nella Redenzione, [di] cui il nostro «FIAT» Divino non possieda la sorgente, perché Esso non sperde nulla dei nostri atti, anzi è il depositario di tutto. E chi possiede il nostro Volere Divino possiede la sorgente del mio concepimento, della mia nascita, delle mie lacrime, dei miei passi, delle mie opere, di tutto. I nostri atti non [si] esauriscono mai, e come fa memoria e vuole offrire il mio concepimento, viene rinnovato il mio concepimento, come se di nuovo [fossi] concepito, risorgo a nuova nascita; le mie lacrime, le mie pene, i miei passi e le mie opere risorgono a novella vita e ripetono [49] il gran bene che Io feci nella Redenzione. Sicché chi vive nel nostro Volere Divino è ripetitore delle opere nostre, perché come nulla di ciò che fu creato si è perduto della Creazione, così della Redenzione, tutto sta in atto di sorgere continuamente; ma chi ci dà la spinta, chi ci dà l’occasione di muovere le nostre sorgenti per rinnovare le opere nostre? Chi vive nel nostro Volere. In virtù di esso, la creatura prende parte alla nostra forza creatrice; perciò tutto può far risorgere a novella vita. Lei, coi suoi atti, con le sue offerte, con le sue suppliche, muove continuamente le nostre sor-genti, le quali, mosse come da un gradito venticello, formano le onde, e i nostri atti, straripando, si moltiplicano e crescono all’infinito. Le nostre sor-genti sono simbolizzate dal mare19 : se il vento non lo agita, se non vengono formate le onde, le acque non straripano e le città non restano [50] bagnate. Così le sorgenti di tante opere nostre: se il nostro «FIAT» Divino non le vuole muovere, o chi vive in Esso non si dà pensiero di formare nessun venticello coi suoi atti, sebbene siano piene fino all’orlo, non straripano per moltipli-care i loro beni a pro delle creature.
Oltre a ciò, gli atti di chi vive nel nostro «FIAT» Divino, come [li] va for-mando, salgono al principio donde uscì la creatura; non restano nel basso, ma salgono tanto in alto, per cercare il seno di Colui dal quale uscì il primo atto della sua esistenza. Questi atti si schierano intorno al Principio che è Dio come atti divini, [e] Dio, nel vedere gli atti della creatura nella sua Divina Volontà, li riconosce come atti suoi e si sente amato e glorificato come Lui vuole, col suo stesso amore e con la sua stessa gloria.” [51]
27 Ottobre 1929
Il regno della Divina Volontà non poteva venire sulla terra prima che il Verbo s’incarnasse
e facesse in Sé l’innesto della Divina Volontà nell’albero dell’umanità. La Divina Volontà
si trovava sulla terra per la sua immensità e potenza, ma non come vita dell’uomo, che
anzi aveva l’innesto cattivo del peccato di Adamo.
Stavo facendo il mio giro nella Creazione e andavo seguendo tutti gli atti fatti dal “FIAT” Divino, dall’Eden fino alla discesa del Verbo Divino sulla terra; ma mentre ciò facevo pensavo tra me: “E perché non venne il regno della Divina Volontà sulla terra prima che scendesse il Figlio di Dio dal Cielo in terra?”
Ed il mio dolce Gesù ha preso occasione da ciò che io pensavo, anzi, mi sembra che quando ha voglia di parlarmi mi dà le riflessioni, mi fa venire i dubbi, le difficoltà, il desiderio di sapere tante cose sul suo regno. Invece, quando non vuole parlarmi, la mia mente tace, non so riflettere su nulla e percorro nella sua luce gli atti della Divina Volontà.
Onde il mio amabile Gesù, uscendo dal mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, [52] il regno della mia Divina Volontà non poteva venire sulla terra prima della mia venuta, perché non c’era nessuna umanità che possedesse, per quanto a creatura è possibile, la pienezza del mio «FIAT» Divino, e non pos-sedendolo non c’era alcun diritto, né secondo l’ordine divino, né secondo l’ordine umano. Il Cielo era chiuso, le due volontà, [l’]umana e [la] Divina, stavano come in cagnesco; l’uomo si sentiva impossibilitato a chiedere un tanto bene, tanto che neppure ci pensava. Dio per diritto di giustizia [era]impossibilitato a darlo. Dio e la creatura si trovavano, prima della mia ve-nuta sulla terra, come la terra e il sole: la terra, che non possiede il seme, che [ridotto in] polvere 20 forma il germoglio per poter formare la pianta di quel seme, [e] il sole, [che] non trovando il germoglio non può comunicare gli effetti che possiede per poter formare con la sua virtù vivificatrice lo sviluppo e la formazione [53] di quella pianta. Sicché terra e sole sono come estranei tra loro; si può dire [che] se avessero ragione si guarderebbero come in cagnesco, [per]ché la terra non può produrre e ricevere quel bene e il sole non lo può dare. Tale si trovava l’umanità senza il germe del mio «FIAT», e se non c’è il seme è inutile sperare la pianta.
Ora, con la mia venuta sulla terra il Verbo Divino si vestì di umana carne; con questo formò l’innesto all’albero dell’umanità. La mia Umanità si prestò come seme al Verbo Eterno e la mia Volontà Divina formò l’innesto nuovo con la mia volontà umana. Da questo, essendo Io il capo di tutte le umane generazioni, incominciò il diritto d’ambo le parti, [l’]umana e [la]Divina, loro di poter ricevere il regno della mia Divina Volontà, Dio di po-terlo dare. Ora, [co]sì come quando si fa un innesto [la pianta] non subito assimila la forza dei nuovi umori, ma va a poco a poco assimilando [54] i nuovi umori di quell’innesto • quindi [al] principio dà pochi frutti, ma come si va formando così i frutti crescono, sono più pingui e gustosi, fino a tanto che si forma l’albero intero carico di rami e di frutti•, tale è l’innesto fatto da Me all’albero dell’umanità. Sono circa duemila anni e l’umanità non ha ricevuto tutti gli umori del mio innesto; ma c’è da sperare, perché c’è il seme, l’innesto, onde la creatura lo può chiedere. Dio si trova nella pos-sibilità di darlo, perché c’è la mia Umanità, che possedendo la mia Divina Volontà per natura in virtù del Verbo fatto carne, ha restituito i diritti al-l’uomo e a Dio. Perciò, tutto ciò che Io feci nella Redenzione non è altro che preparativo, annaffiamento, coltivazione, per dare sviluppo a questo inne-sto celeste fatto da Me, tra le due volontà, [l’]umana e [la] Divina.
Dunque, come poteva venire il regno della [55] mia Divina Volontà prima della mia venuta sulla terra, se mancava l’innesto, il principio della sua vita, l’operato in atto nell’anima e il suo primo atto nell’opera umana, per stendervi il suo regno in ciascun atto di essa? È vero che il mio «FIAT»Divino con la sua potenza e immensità stendeva il suo impero ovunque, ma nella volontà umana non si trovava come principio di vita, solo per potenza e immensità. Si trovava nella condizione [in] cui si trovano sole e terra: il sole investe la terra con la sua luce, dà anche i suoi effetti, ma la terra non diventa sole e il sole non diventa terra, perché sole e terra non si fondono insieme, in modo da formare l’uno la vita nell’altra, e perciò sono sempre corpi estranei, che non si rassomigliano; e per quanto il sole la illumini, la riscaldi, comunichi i suoi mirabili effetti, non comunica la sua vita, né la terra cede i suoi [56] diritti di vita al sole; la terra sarà sempre terra e il sole sarà sempre sole.
Così si trova e si trovava la mia Divina Volontà. Fino a tanto che l’uomo non cede la sua nella mia, la mia non può gettare il suo principio di vita nella volontà umana, la fusione dell’una e dell’altra non può avvenire, la creatura sarà sempre creatura senza la somiglianza e la vita del suo Creatore nel fondo dell’anima sua, [somiglianza] che può formare solo il mio «FIAT» Divino. Quindi ci sarà sempre dissomiglianza, distanza, ad onta che il mio Volere Divino la illumini e le comunichi i suoi mirabili effetti, per sua bontà e liberalità e per effetto di potenza e d’immensità che per sua natura possiede. Molto più che Adamo, col peccare, col fare la sua umana volontà, non solo formò il tarlo alla radice dell’albero dell’umanità, ma vi aggiunse l’innesto, che innestato comunicò tutti gli umori cattivi [57] che nel corso dei secoli doveva produrre nell’albero dell’umanità. Al principio un innesto non può produrre grandi beni né grandi mali, ma solo il principio del male o del bene. Difatti Adamo non fece i tanti mali delle umane gene-razioni, ma appena fece l’innesto, e fu causa di torrenti di mali, molto più che non ebbe subito l’innesto contrario della mia venuta sulla terra, ma do-vettero passare secoli e secoli, quindi gli umori cattivi crescevano e i mali si moltiplicavano; perciò al regno della mia Volontà non c’era da pensarci. Ma quando Io venni sulla terra, col mio Concepimento formai l’innesto contra-rio all’albero dell’umanità e i mali incominciarono ad arrestarsi, gli umori cattivi a distruggersi, onde c’è tutta la speranza che il regno della mia Divina Volontà possa formarsi in mezzo alle umane generazioni. Le tante verità che ti ho manifestato [58] sul mio «FIAT» Divino sono sorsi di vita, [de]i quali uno innaffia, un altro coltiva, un altro aumenta gli umori all’albero dell’umanità da Me innestato. Quindi, se nell’albero della mia Umanità è entrata la vita del mio «FIAT» Divino e ha formato l’innesto, c’è tutto da sperare che il mio regno abbia il suo scettro, il suo giusto dominio e il suo comando in mezzo alle creature. Perciò prega e non dubitarne.”
30 Ottobre 1929
La creatura che vive nel D. Volere mette i suoi atti nelle opere divine e acquista la proprietà
di tutto in comune col Creatore e il diritto di dare a tutti e di chiedere per tutti il suo Regno.
Il dolce incanto del “FIAT”Onnipotente con la sua luce mi tiene come eclissata in esso, ed io non so vedere che tutti i suoi atti, per mettere come suggello il mio “ti amo” su ciascuno dei suoi atti, per chiedergli il regno della sua Divina Volontà in mezzo alle creature. Ora, innanzi alla mia mente vedevo una gran ruota di luce [59] che riempiva tutta la terra e, mentre il centro della ruota era tutta una luce, intorno ad essa sporgevano tanti raggi per quanti atti aveva fatto il “FIAT” Divino, ed io passavo da un raggio all’altro per mettervi il suggello del mio “ti amo”, per lasciarlo 21 in ogni raggio a chiedergli continuamente il regno della sua Divina Volontà. Ora, mentre ciò facevo, il mio sempre amabile Gesù, uscendo dal mio interno, mi ha detto:
“Figlia mia, [gli]atti [di] chi vive nel mio Divin Volere e forma i suoi atti in Esso rimangono come lavoro della creatura, che impegna Dio a cedergli i diritti di un regno sì santo, quindi i diritti di farlo conoscere e farlo regnare sulla terra, perché l’anima che vive nel mio «FIAT» riacquista tutti gli atti di Esso fatti per amore delle creature. Dio la rende conquistatrice non solo del suo Volere ma di tutta la Creazione. [60] Non vi è atto di Esso in cui la creatura non vi metta il suo atto, fosse pure un «ti amo», un «ti adoro», eccetera. Onde, avendo messo del suo, tutto resta impegnato e il mio «FIAT»si sente felice [per]ché finalmente ha trovato la fortunata creatura che 22 può dare ciò che Lui voleva dare con tanto amore, fin dal principio della crea-zione di tutto l’universo. Perciò la creatura, col vivere nel mio Volere Divino, entra nell’ordine divino, si rende proprietaria delle opere sue e con diritto può dare e chiedere per gli altri ciò che è suo, e siccome vive in Esso, i suoi diritti sono divini e chiede con diritto divino, non umano. Ogni suo atto è una chiamata che fa al suo Creatore e col suo stesso impero divino gli dice: «dammi il regno della tua Divina Volontà, affinché possa darlo alle crea-ture, perché regni in mezzo ad esse e tutte ti amino con amore divino e tutte [siano] [61] riordinate in Te».
Ora, tu devi sapere che ogni volta che giri nella mia Volontà per metter-vi del tuo è un diritto divino [in] più che acquisti per chiedere un regno sì santo. Ecco perché, mentre giri in Essa, ti si fanno avanti tutte le opere della Creazione e tutte quelle della Redenzione si schierano intorno a te, aspettandoti per ricevere ciascuna l’atto tuo, per darti il ricambio dell’atto delle opere nostre, e tu le vai rintracciando una per una, per riconoscerle, abbracciarle, per mettervi il tuo piccolo «ti amo», il tuo bacio d’amore per farne acquisto. Nel nostro «FIAT» non c’è tuo e mio, tra Creatore e creatura, ma tutto è comunanza, e perciò con diritto [la creatura] può chiedere ciò che vuole. Oh, come mi sentirei afflitto e dolente, se tante pene e atti miei, fatti stando sulla terra, la piccola figlia del mio Volere Divino neppure li ricono-scesse, né cercasse di [62] corteggiare col suo amore e col suo atto il mio! Come potrei darti il diritto se non li riconoscessi? Molto meno potresti farli tuoi. Il riconoscere le opere nostre non solo è diritto che cediamo, ma pos-sesso. Perciò, se vuoi che la mia Divina Volontà vi regni, gira sempre nel nostro «FIAT», riconosci tutte le opere nostre dalla più piccola alla più gran-de, metti il tuo piccolo atto in ciascuna di esse e tutto ti sarà accordato.”
6 Novembre 1929
La parola spezza la solitudine, è lo sbocco dell’anima, sfogo d’amore e trasfusione di vita
reciproca tra Gesù e l’anima, è la corona delle opere divine. La Divina Volontà riporta la
creatura alla sua semplicità in ogni cosa. La potenza creatrice del “Fiat” Divino riproduce
e forma la vita e le opere di Dio nella creatura.
Il mio abbandono nel “FIAT” continua e mi sembra che tutta la Creazione e le tante opere che racchiude sono le mie care sorelle, ma vincolate tanto con me che siamo inseparabili, perché una è la Volontà che ci anima, e tutto ciò che fece il mio dolce Gesù stando in terra forma la mia vita, sicché mi sento come impastata con Gesù [63] e con tutti gli atti suoi. Onde mi sentivo circondata da tutto, e nel centro di tutte le cose vedevo il mio dolce Gesù taciturno, [per]ché, sebbene in mezzo a tante opere, tutto era in silenzio e non aveva a chi dire una parola, le opere più belle erano mute per Lui. Quindi, tirandomi a sé, mi ha detto:
“Figlia mia, Io sono il centro di tutta la Creazione, ma centro isolato. Tutto mi sta intorno, tutto da Me dipende, ma siccome le cose create non hanno ragione non mi fanno compagnia; mi danno gloria, mi onorano, ma non mi spezzano la solitudine. Il cielo non parla, il sole è muto, il mare tumultua con le sue onde, tacitamente mormora, ma non parla. È la parola che spezza la solitudine: [per] due esseri che si scambiano in parole i loro pensieri, gli affetti e ciò che vogliono fare, è la gioia più bella, la festa più pura, la compagnia più dolce; i loro segreti manifestati in parole formano la più cara armonia. [64] E se questi due esseri si combinano nei loro senti-menti, negli affetti, e uno vede la volontà sua nell’altro, è la cosa più gra-dita che possa esistere, perché uno sente la sua vita nell’altro. Gran dono è la parola, è lo sbocco dell’anima, lo sfogo dell’amore, la porta di comuni-cazione e lo scambio delle gioie e dei dolori; la parola è la corona delle opere. Difatti, chi formò e coronò l’opera della Creazione? La parola del nostro «FIAT». Come parlava uscivano i portenti delle nostre opere, una più bella dell’altra. La parola formò la corona più bella all’opera della Reden-zione. Oh, se Io non avessi parlato, il Vangelo non esisterebbe e la Chiesa non avrebbe [nulla da] insegnare ai popoli. Il gran dono della parola ha più valore del mondo intero.
Ora, figlia del mio Volere Divino, vuoi tu sapere chi spezza la mia soli-tudine in mezzo a tante mie opere? Chi vive nella mia [65] Divina Volontà. Lei viene in mezzo a questo centro e mi parla, mi parla delle mie opere, mi dice che mi ama per ciascuna cosa creata, mi apre il suo cuore e mi parla dei suoi intimi segreti, mi parla del mio «FIAT» Divino e del suo dolore [per]-ché non lo vede regnare, e il mio Cuore, nel sentirla, sente il suo stesso amore e dolore in lei, si sente come ritrattato e, come [essa] parla, il mio Cuore Divino si gonfia d’amore, di gioia, e non potendo contenerlo, apro la mia bocca e parlo e parlo a lungo; apro il mio Cuore e svuoto i miei più intimi segreti nel suo, le parlo del mio Volere Divino come scopo unico di tutte le opere nostre, e mentre parlo sento la vera compagnia, ma compa-gnia parlante, non muta, compagnia che m’intende, che mi felicita e [in] cui posso riversarmi. Non sono stati forse sfoghi d’amore, trasfusione di vita che facevamo l’uno nell’altro, tutto ciò che ti manifestavo del mio Volere Divino, [66] e mentre ti parlavo serviva a trattenerci e a formare la più dolce e gradita compagnia? Un’anima che vive nella mia Divina Volontà è tutto per Me, supplisce al mutismo delle mie opere. Essa mi parla per tutto, mi felicita, ed Io non mi sento solo e, avendo a chi dare il gran dono della mia parola, non resto più il Gesù muto, che non ha a chi dire una parola se voglio parlare; se non c’è il mio «FIAT» non sarò capito, ma [sono] Gesù che parla e che ha la sua compagnia.”
Onde la mia povera e piccola mente continuava a sperdersi nel “FIAT” Divino, e il mio amabile Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, la mia Divina Volontà sem-plifica la creatura, la svuota tanto di tutto ciò che ad essa non appartiene, che dell’essere umano non resta altro che un complesso di semplicità: semplice lo sguardo, la parola, i modi, i passi. In lei, come in uno specchio, si vede il suggello della semplicità [67] divina; perciò quando il mio Volere Divino regnerà sulla terra non esisterà più la finzione, la bugia, che si può chiamare principio di ogni male, mentre la semplicità come principio di ogni vero bene sarà la vera caratteristica che additerà che qui regna la Divina Volontà.
Ora tu devi sapere che è tanto il nostro amore per chi si fa dominare dal nostro «FIAT» Divino, che tutto ciò che vogliamo che faccia la creatura viene formato prima in Dio stesso e poi passa in essa 23 , e siccome la volontà sua e la Nostra sono una, lo ritiene come atto suo e ce lo ripete quante volte lo vogliamo. Sicché [la creatura] che vive nel nostro Volere Divino è portatrice delle opere nostre, copiatrice e ripetitrice continua. Con l’occhio di luce che possiede datogli da Esso, guarda fissamente nel suo Creatore per vedere che cosa sta facendo per assorbirlo in sé, per dirgli: «non voglio fare altro se non ciò che fa la [68] vostra Maestà adorabile». E Noi ci sentiamo dop-piamente felici, non perché non siamo felici senza la creatura (perché in Noi è natura la felicità), ma perché vediamo felice la creatura, che in virtù del nostro Volere si avvicina alla nostra somiglianza, ama col nostro amore e ci glorifica con le nostre stesse opere. Sentiamo che la potenza creatrice del nostro«FIAT»riproduce e forma la nostra vita e le opere nostre nella creatura.”
10 Novembre 1929
Solo i piccoli entrano a vivere nella luce del “Fiat” Divino e ogni volta che operano in Esso
si svuotano dal proprio volere. Nella creazione dell’uomo Dio ha messo il suo Atto creativo,
conservativo e sempre attivo. Perciò l’uomo possiede parte della Vita di Dio
e per tanto deve accogliere in sé l’Amore e la Volontà di Dio.
Il “FIAT” Divino mi assorbe tutta nella sua luce e questa luce, per darmi il suo primo atto di vita, mi palpita nel cuore e mi fa sentire il palpito della sua luce, il palpito della sua santità, della sua bellezza e potenza creatrice, e la piccola anima mia me la sento come una spugna tutta [69] inzuppata di questi palpiti divini, e non potendo contenerli per la mia piccolezza e sentendomi bruciata dai raggi cocenti del Sole del “FIAT” Divino, spasimante vado ripetendo: “Fiat! Fiat! Abbi pietà della mia piccolezza, sento che non posso contenere la tua luce; sono troppo piccina, perciò forma tu stesso il vuoto, allargami, così potrò contenere più luce affinché non resti soffocata da questa luce, che non mi è dato di poterla abbracciare tutta per rinchiuderla nella piccola anima mia”.
Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù mi ha detto: “Mia piccola figlia, coraggio, è vero che sei troppo piccina; ma tu devi sapere che nel mio «FIAT» Divino solo i piccoli entrano a vivere nella sua luce, e [in] ogni atto che questi piccoli fanno nella mia Divina Volontà soffocano la loro, dando una dolce morte al volere umano, perché nella mia non c’è posto né luogo per [70] farlo operare; il volere umano non ha ragione né diritto, perde il suo valore innanzi ad una Volontà e ragione e diritto divino. Succede tra [la] Volontà Divina el’umana,come potrebbe succedere ad un piccolo fanciullo, che da solo gli pare che sa dire e [che] può fare qualche cosa, ma se viene messo vicino ad uno che possiede tutte le scienze ed è perito nelle arti, il povero piccino perde il suo valore, resta muto, non sa far nulla e resta affascinato ed incantato dal bel dire e dal bell’operare dello scienziato. Figlia mia, così succede, il piccolo senza il grande si sente che è qualche cosa, invece innanzi al grande si sente più piccolo di quello che è. Molto più innanzi all’altezza e immensità della mia Divina Volontà.
Ora, tu devi sapere che quante volte l’anima opera nella mia Divina Volontà si svuota della sua e forma tante porte per far entrare la mia. Suc-cede come ad una casa che potesse possedere il sole dentro: quante [71] più porte ci sono, tanti raggi di più escono da ciascuna porta; oppure come un metallo che fosse bucato, messo dirimpetto al sole, quanti più buchi ha, ogni piccolo buco si riempie di luce e possiede il raggio di luce. Tale è l’anima: quanti più atti fa nella mia Divina Volontà, tante entrate di più le dà, in modo da renderla tutta irradiata dalla luce del mio «FIAT» Divino.”
Dopo ciò stavo seguendo il mio giro nella Creazione, per seguire gli atti del “FIAT” Supremo fatti in essa, e il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, c’è gran differenza tra la creazione di tutto l’universo e la creazione dell’uomo. Nella prima ci fu il nostro atto creativo e conservativo, e dopo che tutto fu ordinato e armonizzato nulla di nuovo aggiungemmo di più. Invece nella creazione dell’uomo, non solo vi è stato l’atto creativo e conservativo, ma vi si aggiunse l’atto attivo, di una attività [72] sempre nuova, e questo perché l’uomo veniva creato a nostra immagine e somiglianza; ed essendo l’Ente Supremo un atto nuovo continuato, anche l’uomo doveva possedere l’atto nuovo del suo Creatore che in qualche modo lo rassomigliasse, e perciò dentro e fuori di lui restò il nostro atto attivo di continua novità. In virtù di questo nostro atto attivo l’uomo può essere ed è nuovo nei pensieri, nuovo nelle parole, nuovo nelle opere. Quante novità non escono dal genere uma-no? E se l’uomo non dà il suo atto nuovo continuato, ma a intervalli, è perché non si fa dominare dalla mia Divina Volontà.
Come fu bella la creazione dell’uomo! Ci fu il nostro atto creativo, con-servativo, attivo; gli infondemmo come vita dell’anima sua la nostra Divina Volontà, e creammo come sangue della sua anima il nostro amore. Ecco perché lo amiamo tanto, perché lui non solo è opera nostra, come tutto il resto della Creazione, ma [73] possiede parte della nostra vita in modo reale, sentiamo in lui la vita del nostro amore, e come non amarlo? Chi non ama le cose proprie? E se non le amasse andrebbe contro natura. Perciò il nostro amore verso l’uomo dà dell’incredibile; ma la ragione è chiara, lo amiamo perché è uscito da Noi, è figlio nostro e parte 24 di Noi stessi. E se l’uomo non scambia il suo amore col nostro, non cede [a Noi] la sua vo-lontà per ritenere la nostra, è più che barbaro e crudele contro il suo Crea-tore e contro se stesso, perché non riconoscendo il suo Creatore e non amandolo, forma dentro e fuori di sé un labirinto di miserie, di debolezze, e perde la sua vera felicità. E col respingere la nostra Divina Volontà si mette a distanza col suo Creatore, distrugge il principio della sua creazione, con-sumando il sangue del nostro amore nell’anima sua per farvi scorrere il veleno della sua volontà umana. Perciò, finché [74] la nostra Volontà non sarà riconosciuta e non formerà il suo regno in mezzo alle creature, l’uomo sarà sempre un essere disordinato e senza la somiglianza di Colui che l’ha creato.”
14 Novembre 1929
I diritti della creazione di tutte le cose e anche dell’uomo sono sacri, santi e giusti,
e per giustizia tutti dovrebbero mantenersi nel primo atto come furono creati.
Chi vive nella Divina Volontà li conserva e, come il sole, non perde niente
dell’unità della sua luce, mentre dà a tutti gli innumerevoli effetti di Essa.
Sono sempre nella mia cara eredità del “FIAT” Divino. Quanto più dentro vi sto, più sento di amarla, quanto più [si] cammina in essa tanto più si scopre, più si fa conoscere e mi dice: “Vivi sempre nella tua preziosa eredità, che con tanto amore ti è stata data. Essa è tua, sarà sempre tua, inseparabile da te; non permetterò mai che la mia piccola figlia non senta il palpito della mia luce, il respiro della mia aria balsamica, la vita della mia Divina Volontà”.
Ma mentre la mia piccola mente si perdeva nel Volere Divino, il mio amabile Gesù, uscendo dalla stessa luce del “FIAT”Divino, mi ha [75] detto: “Figlia mia, il sole non è soggetto a dividersi e neppure [a] sperdere una piccola stilla della sua luce, perché possiede la forza dell’unità della sua luce datagli dal suo Creatore; quindi in virtù di questa forza unica di luce che possiede, non c’è cosa che tocchi [o] che investa, che non dia i suoi preziosi effetti. Il sole pare che scherzi con la terra, dà il suo bacio di luce a ciascuna creatura, a ciascuna pianta, abbraccia tutto col suo calore; pare che soffi e comunichi i colori, la dolcezza, i sapori, e mentre tanto largheggia nel dare i suoi effetti, altrettanto è geloso di non cedere a nessuno una sola stilla di luce di tanta che possiede; e perché ciò? Perché vuole mantenere i diritti della sua creazione e nulla sperdere di ciò che Dio gli donò. Oh, se il sole sperdesse la sua luce, andrebbe a finire che a poco a poco [76] non sarebbe più sole. I primi diritti di come furono create tutte le cose, compreso l’uomo, sono sacri, sono santi e giusti, e con giustizia tutti si dovrebbero attenere al primo atto come furono creati. Solo l’uomo non seppe mantenere il grande onore di come fu creato da Dio, ma ciò gli costò troppo caro e perciò su di lui piovvero tutti i mali.
Ora, figlia mia, chi vive nella mia Divina Volontà possiede i diritti della sua creazione e perciò vive più che sole nell’unità del suo Creatore. Lei è la riproduttrice degli effetti dell’unità divina. In questa unità raccoglie tutto, abbraccia tutti, riscalda tutti e col soffio dell’unità divina produce nei cuori delle creature tutti gli effetti che ci sono nel regno della grazia. Ma mentre più che sole scherza col toccare tutto, coi suoi tocchi dà santità, virtù, amo-re, dolcezza divina. Vorrebbe [77] racchiudere tutti nell’unità del suo Crea-tore. Ma mentre vuole dare tutto, gelosa si conserva i diritti della sua crea-zione, cioè la Volontà del suo Creatore come suo primo atto e principio del-la sua creazione, e dice a tutti: «io non posso scendere dal «FIAT» Divino, né voglio perdere neppure una stilla di Esso; perderei i miei diritti, ciò che non voglio fare; piuttosto salite tutti e una sarà la volontà di tutti, così faremo vita comune, ma fino a tanto che starete nel basso della volontà umana, come sole vi darò gli effetti della Volontà Divina, ma la sua vita sarà sem-pre mia, pregando e aspettandovi tutti nella Volontà del nostro Creatore».
Chi vive nella mia Divina Volontà è il vero sole, [del quale] apparente-mente non si vede altro che luce e non si sente altro che calore, ma dentro quella luce e quel calore, quanti beni non ci sono? Quanti effetti? Dentro quella [78] luce e quel calore stanno racchiusi la vita e i beni della terra. Così chi vive nel mio «FIAT» Divino apparentemente si vede creatura, ma dentro c’è una Volontà Divina che sostiene tutto, Cielo e terra, e che non vuole tenere inoperosa colei che possiede un tanto bene.”
20 Novembre 1929
La Divina Volontà è pace e le sue opere sono in ordine: nella Creazione come nella
Redenzione, le cose secondarie hanno dovuto preparare e precedere lo scopo primario.
Così ha fatto nelle manifestazioni a Luisa.
Stavo impensierita su questa benedetta stampa della Divina Volontà e a qua-lunque costo avrei voluto impedire altre cose che mi riguardano e tante altre cose che il mio amato Gesù mi ha detto di far stampare. Sento un chiodo fitto nel-l’anima, che mi amareggia fino alle midolla delle mie ossa. Onde pensavo tra me: “Il benedetto Gesù [avrebbe] potuto parlare prima della sua adorabile Volontà e dopo di tutto il resto; così mi [avrebbe] risparmiato questo dolore che tanto mi trafigge”.
Ma mentre [79] sfogavo le mie amarezze, il mio sempre amabile Gesù, tutto bontà, mi ha stretto tra le sue braccia e mi ha detto: “Figlia mia, coraggio, non perdere la pace; essa è il mio profumo, la mia aria e l’effetto che produce il mio alito. Sicché nell’anima [in] cui non c’è la pace Io non mi sento nella mia reggia, mi trovo a disagio. La stessa mia Divina Volontà, che di natura è pace, si trova come il sole quando le nubi si fanno contro la luce e impediscono che il sole splenda nella sua pienezza sopra la terra. Si può dire che quando l’anima non è tutta pace, qualunque siano le circostanze, è per lei come una giornata piovosa e il sole della mia Volontà si sente come impedito di comunicarle la sua vita, il suo calore, la sua luce. Perciò quietati e non mi formare le nubi nell’anima tua; esse mi fanno male e non posso dire: sto in questa creatura [80] con la pace perenne, con le mie gioie e con la luce della mia Patria Celeste.
Ora, figlia del mio Volere, tu devi sapere che Io sono ordine e perciò tutte le opere mie sono ordinate. Guarda come la Creazione è ordinata. Lo scopo della Creazione era l’uomo,eppure non creai l’uomo prima; se l’aves-si fatto non sarei stato ordinato. Dove mettere quest’uomo? Dove pog-giarlo? Senza sole che lo illuminasse, senza il padiglione del cielo che gli facesse da stanza, senza piante che lo alimentassero, tutto [sarebbe stato]disordine; e il mio «FIAT» riordinò e creò tutto, e dopo che formò la più bella abitazione creò l’uomo. Non si vede in questo l’ordine del tuo Gesù?
Ora, anche per te dovevo tenere l’ordine e, sebbene il nostro primo scopo era il farti conoscere la nostra Volontà Divina affinché regnasse in te, come Re nella sua propria reggia, e dandoti le sue lezioni divine potessi essere portavoce per farla conoscere [81] agli altri, era però necessario, come nella Creazione, preparare il cielo nell’anima tua, tempestarlo di stelle coi tanti detti delle belle virtù che ti ho manifestato. Io dovevo scen-dere nel basso della tua volontà umana per svuotarla, purificarla, abbellirla e riordinarla in tutto. Si può dire che erano tante specie di creazioni che facevo in te 25 ; dovevo far scomparire l’antica terra disordinata della tua volontà umana per richiamare l’ordine del «FIAT» Divino nel fondo del tuo interno, [affin]ché, facendo scomparire la terra antica di tutto l’essere tuo, con la sua forza creatrice facesse risorgere cieli, soli, mari di verità sorprendenti. E tu sai come tutto ciò è stato maturato con la croce, con segregarti da tutto, facendoti vivere in terra come se per te non fosse terra ma Cielo, tenendoti sempre assorbita o con Me o nel sole del mio «FIAT»Divino. Quindi tutto ciò che ho fatto in te non [82] è stato altro che ordine che ci voleva per darti il gran dono della mia Volontà Divina, come fu dato al primo uomo al principio della sua creazione, e perciò ci furono tanti preparativi, perché dovevano servire a quell’uomo che doveva possedere il gran dono della nostra Volontà come sua prediletta eredità, simbolo questo dei grandi preparativi fatti nell’anima tua. Perciò adora le mie disposizioni e ringraziami con l’essermi fedele.
Altro esempio è la mia Redenzione e come è necessario fare le opere secondarie per ottenere l’intento di formare le opere primarie di uno scopo prefissato. La mia discesa sulla terra, col prendere umana carne, fu proprio questo, rialzare l’umanità e dare alla mia Volontà Divina i diritti di regnare in questa umanità, perché col regnare nella mia i diritti d’ambo le parti, umani e divini, riacquistavano il vigore. Eppure si può dire che Io non ne feci motto, [83] appena qualche parola, facendo capire che Io ero venuto nel mondo solo per fare la Volontà del Padre Celeste, per far comprendere la sua grande importanza; e in un’altra circostanza dissi che mia Madre [e]mie sorelle [che] mi appartengono [sono] quelli che fanno la Volontà del Padre mio. Del resto tacqui, mentre era proprio questo lo scopo di costituire il regno della mia Volontà Divina in mezzo alle creature, perché era giusto che non solo dovevo mettere in salvo le creature, ma dovevo mettere anche in salvo la mia Divina Volontà col ridarle i suoi diritti sopra ogni carne, come li avevo dato sulla mia, altrimenti ci sarebbe stato un disordine nel-l’opera della Redenzione. Come, venire per mettere in salvo le creature, e i nostri diritti divini, quelli del nostro «FIAT», farli andare a sfascio? Ciò non poteva essere. Ma anche se il primo scopo era di aggiustare le partite della mia Divina Volontà, mi attenni come medico celeste [84] a dare medicine, rimedi; parlavo di per-dono, di distacco; istituivo sacramenti, soffrii pene atroci fino a morire. Si può dire era la nuova Creazione che preparavo, affinché le creature potessero ricevere la mia Volontà Divina come Re in mezzo al suo popolo per farla regnare. Così ho fatto con te: prima ti ho preparato, ti ho parlato di croce, di virtù, d’amore, per disporti ad ascoltare le lezioni del mio «FIAT», affinché conoscendolo lo amassi e sentendo in te il gran bene della sua vita, volessi dare la sua vita a tutti, facendolo conoscere, amare e regnare.”
26 Novembre 1929
A chi vive nella Divina Volontà Gesù dice: “tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue
sono mie” (Gv 17,10). Nella Divina Volontà ogni passo è una nuova vita divina che si forma,
che rapisce Dio. Questa è la differenza tra chi vive in Essa e chi è solo rassegnato,
la differenza tra la vita (e per giunta, divina) e le opere.
Mi sentivo molto afflitta per le continue privazioni del mio dolce Gesù. Tutto mi sentivo mancare senza di Lui; con Gesù tutto è mio, tutto mi appartiene, mi sem-bra di stare in casa di Gesù, e Lui dolcemente, [85] con una soavità ammirabile, mi dice: “Tutto ciò che è mio è tuo, anzi non voglio che mi dica «il tuo cielo, il tuo sole, le tante tue cose create», ma devi dirmi «il nostro cielo, il nostro sole, la nostra Creazione», perché nella mia Volontà Divina tu creavi con Me26 e continuando la tua vita in essa continui27 insieme con Me a conservarla. Quindi, figlia mia, tutto è nostro, e se tu non ritieni tuo tutto ciò che è mio, ti metti a debita distanza e fai vedere che non sei una della famiglia celeste e che non vivi in casa del tuo Padre Divino, e spezzeresti il vincolo familiare col tuo Gesù.”
Onde senza di Lui mi sento messa fuori della sua famiglia, fuori della sua casa, ed oh, che cambiamento funesto e doloroso sento nella povera anima mia! Mi sento priva di Colui che solo può darmi vita, provo il vero abbandono e che signi-fica essere senza Gesù. Oh, come mi pesa l’esilio e sento al vivo [86] il bisogno estremo della mia Patria Celeste.
Ma mentre nella mia mente si affollavano tanti pensieri opprimenti che ferivano la piccola e povera anima mia e la riducevano come se fosse in estrema agonia, la cara mia Vita, il mio dolce Gesù, come sole è spuntato, i pensieri opprimenti sono fuggiti, e con un accento dolce mi ha detto:
“Figlia mia, coraggio, non ti abbattere troppo, non sai tu che devi bat-tere la tua via nella mia Divina Volontà? Questa via è lunga e queste tue oppressioni, questi pensieri che ti si affollano sono fermate che fai e, seb-bene non esci da essa, il cammino che dovresti fare in qualche modo viene arrestato e il tuo Gesù non vuole questo arresto, vuole che cammini sem-pre, senza mai fermarti. Perché tu devi sapere che ogni passo che fai nella mia Divina Volontà è [una] vita divina che racchiudi, sicché [87] un passo in meno è una vita divina che non viene formata, e tu privi il nostro Essere Supremo della gloria, dell’amore, della felicità e [del] compiacimento che ci può dare un’altra vita nostra; e se sapessi che significa darci la gloria, l’amore, la felicità della nostra stessa vita! Con la forza del nostro stesso Volere, [nel quale] la fortunata creatura ha il gran bene di vivere, ci sentia-mo rapire, ed è tale e tanta la sua forza rapitrice che Noi bilochiamo il nostro Essere Divino e lo racchiudiamo nel passo, nell’atto, nel piccolo amore della creatura, per avere il sommo del nostro compiacimento di rice-vere per mezzo di essa la nostra vita, la nostra gloria e tutti i nostri beni. Perciò, quando tu cammini sempre nel nostro Volere sentiamo il dolce incanto del tuo rapimento che ci fai; invece, quando non cammini, non sentiamo il dolce incanto del tuo [88] rapire, il dolce calpestio 28 dei tuoi passi e diciamo: la piccola figlia del nostro Volere non cammina e perciò non sentiamo il dolce rapire degli atti suoi; ed Io sollecito ti richiamo col dirti: «Figlia, cammina, non fermarti, il nostro «FIAT» è moto continuo e tu devi seguirlo».
Onde tu devi sapere che questa è la gran differenza tra chi vive nel no-stro Divin Volere e chi è rassegnato e nelle circostanze fa la nostra Divina sassero la spiaggia; quando disponeva le fondamenta della terra, allora io ero con Lui come archi-tetto ed ero la sua delizia ogni giorno, mi rallegravo davanti a Lui in ogni istante” (Pro 8,22-30). Queste parole, che la Chiesa ha sempre applicato a Maria nella Liturgia, si applicano a chi vive nella Divina Volontà. Volontà; il primo ci offre vite divine per mezzo degli atti suoi, l’altro nel-l’operare racchiude gli effetti del nostro Volere e Noi non ci sentiamo la nostra stessa forza rapitrice che ci rapisce negli atti suoi, ma solo gli effetti; non tutto il nostro amore ma una piccola particella di esso, non la sorgente della nostra felicità ma la sua ombra appena, e dalla vita agli effetti c’è tale differenza come tra la vita [89] e le opere. Chi può dire che l’opera ha tutto il valore che può possedere una vita di creatura? Molto meno 29 si può para-gonare la Vita Divina che è formata dalla creatura nella mia Divina Volontà con le sue opere fuori di Essa.”
30 Novembre 1929
Tra Adamo innocente e Dio c’era un continuo dare e ricevere il proprio atto;
era il vero ordine della Creazione, l’amore che forma la vita dell’uno nell’altro.
Col suo “ti amo” Luisa deve chiamare il giorno della Divina Volontà.
Stavo secondo il mio solito incominciando il mio giro nella Divina Volontà e vo-lendo riordinare tutte le intelligenze create in ordine a Dio, dal primo all’ultimo uomo che verrà sulla terra, dicevo: “Metto il mio ‘ti amo’ su ciascun pensiero di creatura, affinché in ogni pensiero chieda il dominio del ‘FIAT’ Divino su ciascuna intelligenza”. Ma mentre ciò facevo, pensavo tra me: “Come posso io giungere ad imperlare col mio ‘ti amo’ ciascun pensiero di creatura?”
Ed il mio dolce Gesù, movendosi [90] nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, col mio Volere puoi tutto e puoi giungere a tutto. Ora, tu devi sapere che Adamo prima della colpa, in ogni pensiero che faceva, in ogni sguardo, parola, opera, passo, palpito, dava a Dio il suo atto, e Dio dava all’uomo il suo atto continuato, sicché le condizioni di lui erano di sempre dare al suo Creatore e di sempre ricevere. C’era tale armonia tra Creatore e creatura, che non potevano stare entrambi 30 se l’uno non dava e l’altro non riceveva, per ridare di nuovo l’atto suo, fosse pure un pensiero, uno sguardo. Perciò ogni pensiero dell’uomo cercava Dio, e Dio correva per riempire il suo pensiero di grazia, di santità, di luce, di vita, di Volontà Divina. Si può dire che il più piccolo atto dell’uomo amava e riconosceva Colui che gli aveva dato la vita, e Dio riamava col contraccambiarlo col suo amore e col far crescere in ogni piccolo e grande atto dell’uomo [91] la sua vita divina. Lui era incapace di ricevere tutta insieme la vita divina, era troppo stretto, e Dio gliela dava a sorsi a sorsi in ogni atto che faceva per amor suo, pren-dendo diletto nel dargli sempre, per formare in lui la sua vita divina. Quindi ogni pensiero e atto dell’uomo sboccava in Dio e Dio sboccava in lui. Questo era il vero ordine della Creazione: trovare nell’uomo, in ogni atto suo, il suo Creatore, per potergli dare la sua luce e ciò che aveva stabilito di dargli. La nostra Divina Volontà che stava in Noi e in lui si faceva por-tatrice dell’uno e dell’altro e, formando in lui il pieno giorno, metteva in comune i beni dell’uno e dell’altro. Come erano felici le condizioni dell’uo-mo quando il nostro «FIAT» Divino regnava in lui! Si può dire che cresceva sulle nostre ginocchia, attaccato al nostro petto, da dove attingeva la crescita e la sua formazione.
Ecco perché voglio che [92] nel mio Volere Divino ogni atto di creatura abbia il tuo «ti amo», per richiamare l’ordine tra Creatore e creatura; perché tu devi sapere che l’uomo, col peccare, non solo respinse il nostro «FIAT», ma spezzò l’amore verso Colui che tanto lo aveva amato, si mise a distanza col suo Creatore, e l’amore lontano non può formare vita, perché il vero amore sente il bisogno di essere alimentato dell’amore di Colui che ama e di stare talmente vicino che gli riesca impossibile separarsi. Sicché la vita dell’amore creato da Noi nel creare l’uomo, restò senza alimento e quasi morendo; molto più che ogni atto umano che faceva senza la nostra Volon-tà Divina era una notte che formava nell’anima sua: se pensava era notte che formava, se guardava, parlava e altro, tutto era tenebre che formavano una notte oscura. Senza il mio «FIAT» non ci può essere giorno né sole, al più qualche piccola fiammella [93] che stentatamente guida 31 il passo. Oh, se sapessero che significa vivere senza il mio Volere Divino! Ancorché non fossero cattivi e facessero qualche bene, l’umana volontà è sempre notte per l’anima, che la opprime, la amareggia, le fa sentire il peso della vita.
Perciò sii attenta, non ti far sfuggire nulla che non entri nel mio «FIAT»Divino, il quale ti farà sentire il pieno giorno che ti restituirà l’ordine della Creazione, richiamerà l’armonia che metterà in vigore il dare continuo degli atti tuoi e il ricevere continuato del tuo Creatore, e abbracciando tutta l’umana famiglia, potrai impetrare che ritorni l’ordine di come fu creato [l’uomo], che cessi la notte dell’umana volontà e sorga il pieno giorno della mia Divina Volontà.” [94]
3 Dicembre 1929
Differenza tra la santità delle virtù, simile alle piante e fiori che produce la terra,
e la santità fondata solo sul Volere Divino, simile al sole.
Le opere buone, fuori della Divina Volontà, sono riflessi ed effetti del suo Sole.
La mia piccola mente si perdeva nel “FIAT” Supremo e pensavo tra me: “Quale sarà la differenza che passa tra chi ha fondato la sua santità sulle virtù e chi l’ha fondata solo nel Volere Divino?”
Ed il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, sospirando mi ha detto: “Figlia mia, se sapessi che gran differenza passa! Senti, e tu stessa lo sai, la terra fiorita è bella, la varietà delle piante, dei fiori, dei frutti, degli alberi, la diversità dei colori, delle dolcezze, dei gusti, tutto è bello; ma mi sapresti trovare tu una pianta, un fiore, fosse anche dei più preziosi, che non sia circondato di terra [e] che la terra tenga ogni radice come in grembo, attac-cata al suo petto per alimentarla? Si può dire che all’uomo riesce impos-sibile avere una pianta se non l’affida alla sua madre terra. Tale [95] è la santità fondata sulle virtù, l’umana terra ci deve mettere del suo. Quante soddisfazioni umane nelle opere più sante, nelle virtù che praticano! La terra della stima, della gloria umana corre sempre 32 e vi forma il suo pic-colo ripostiglio, in modo che si vedono le virtù come tanti bei fiori pro-fumati, di colore [co]sì vivo che desta meraviglia, ma intorno, di sotto c’è sempre qualche poco d’umana terra. Sicché la santità fondata sulle virtù si può chiamare terra fiorita e a seconda [del]le virtù che [si] praticano [c’è] chi forma il fiore, chi la pianta, chi l’albero, e hanno bisogno d’acqua che li annaffi e di sole che li fecondi e comunichi i diversi effetti che a ciascuno ci vuole, qual è la mia grazia, altrimenti correrebbero pericolo di morire sul nascere. Invece la santità fondata nel mio Volere Divino è sole, sta nell’alto, la terra non ha a che fare con essa, né l’acqua ha bisogno d’alimentare la sua luce; il suo alimento lo [96] attinge direttamente da Dio e nel suo moto di luce continuo produce e alimenta tutte le virtù in modo divino. Le sod-disfazioni umane anche sante, la vanagloria, la stima propria, hanno per-duto la via, non hanno ragione d’esistere, perché sentono al vivo la Volontà Divina che fa tutto in loro, e sentono la riconoscenza, [per]ché questo Sole divino, abbassandosi, abita in loro, e alimentandoli con la sua luce fa loro subire la sua trasformazione per formare una sola luce con questo «FIAT»Divino. Oltre a ciò, la sua luce ha virtù di eclissare dolcemente il volere umano, perché è vietato che anche un atomo di terra entri nel mio Volere Divino, sono [di] natura contraria. Luce e terra, tenebre e luce, si può dire che si fuggano a vicenda, né la luce può sopportare un solo atomo di terra, e perciò [la luce] eclissa, serve di sentinella, di difesa [affin]ché tutto diventi Volontà Divina nella creatura; e come il sole dà tutto alla terra, ma nulla [97] riceve, ed è causa primaria delle sue belle fioriture, così chi fonda la sua vita, la sua santità nel mio Volere, insieme con esso alimenta la santità fondata sulle virtù.”
Dopo ciò, stavo facendo il mio giro nel “FIAT” Divino per trovare tutti gli atti delle creature passate, presenti e future, per chiedere a nome di tutti il regno della Divina Volontà. Ma mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù ha soggiunto:
“Figlia mia, tutto ciò che di buono è stato fatto fin dal principio del mondo fuori della mia Divina Volontà è come piccole luci, effetti del mio «FIAT» Divino, perché ad onta che non hanno operato dentro di Esso, come le creature si disponevano a fare il bene, i suoi raggi si fissavano sopra di loro, e ai suoi riflessi si formava la piccola fiammella nelle anime loro, per-ché essendo il mio Volere luce eterna ed immensa non sa produrre che luce. Queste fiammelle, come effetti di Esso, [98] stanno intorno al sole del-la mia Divina Volontà come onore e gloria dei suoi effetti e come frutti del buon operato delle creature, perché come esse vogliono fare il bene, così i suoi raggi si fissano su di loro e dà gli effetti del bene che vogliono fare.
Si può dire [che è] più che sole, che come trova il buon seme nella terra, la sua luce lo riscalda, lo carezza e gli comunica gli effetti per formare la pianta di quel seme. Non vi è bene senza il mio Volere; [e] come non c’è colore, dolcezza, maturità, senza gli effetti della luce del sole, così non ci può essere bene senza di Esso. Ma chi può formare il sole con gli atti suoi? [La creatura] che vive nella mia Divina Volontà. Essa non fissa su di lei solo i suoi raggi, ma tutto il suo sole scende e con la sua virtù creatrice e vivificatrice forma un altro sole nell’atto della creatura. Vedi dunque la gran differenza che passa, come tra piante e sole e tra sole e fiammelle.” [99]
10 Dicembre 1929
Stanchezza di Gesù, perché vuole fare il bene e non trova pronto chi dovrebbe riceverlo.
La Creazione e la Redenzione sono in perfetto equilibrio, una corrisponde all’altra,
ma si deve aggiungere il “Fiat Voluntas tua” e non c’è chi voglia riceverlo.
Mi sentivo tutta abbandonata nella Divina Volontà e continuando a fare i miei atti in essa, ho sentito una voce che mi sussurrava all’orecchio: “Quanto sono stanco!”
Io mi sono sentita scossa da questa voce e volevo sapere chi fosse stanco, ed il mio dolce Gesù, movendosi e facendosi sentire nel mio interno, mi ha detto:
“Figlia mia, sono proprio Io colui che sente tutto il peso di tanto aspettare, che mi produce tale stanchezza da sentire tutto il peso di voler fare il bene, e per indisposizione di chi lo deve ricevere non poterlo fare. Oh, com’è duro voler fare il bene, tenerlo preparato e pronto per darlo e non trovare chi lo riceva!
Ora, tu devi sapere che il mio «FIAT», quando si mette in atto di operare, ha la stessa potenza, sapienza, immensità e molteplicità d’effetti che pro-duce il suo unico atto. Solo che si decide di uscire nel suo campo divino d’azione [100] il suo atto possiede perfetto equilibrio tra un’[opera] e l’altra 33 e contiene lo stesso valore, peso e misura. La mia Divina Volontà, nell’usci-re nel suo campo d’azione nella Creazione, fece sfoggio di tanta magnifi-cenza di opere, che l’uomo stesso è incapace di numerarle tutte e di com-prendere il giusto valore di ciascun’opera, e ad onta che le vede, le tocca e gode i suoi benefici effetti, pure si può chiamare il primo ignorantello della Creazione. Chi può dire quanta luce e calore contiene il sole? Quanti effetti produce e di che cosa è formata la luce? Nessuno, eppure tutti lo vedono e sentono il suo calore, e così di tutte le altre cose.
Ora, la mia Redenzione dà la mano alla Creazione e possiede tanti atti per quanti ne possiede la Creazione; l’una e l’altra sono in perfetto equi-librio, perché un atto di mia Divina Volontà fu la Creazione e un atto di Essa fu la Redenzione. Ora, dovendo fare un altro suo atto nel gran «Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra», [101] sono preparati nel mio «FIAT» Divino tanti altri atti, in modo che avranno il triplice equilibrio di atti, lo stesso valore, peso e misura. E vedendomi costretto ad aspettare, sentendo in Me la molteplicità degli atti che voglio fare e non facendoli, perché il regno del mio «FIAT» non è conosciuto né regna sulla terra, sento tale stan-chezza che do in smania e dico: possibile che non vogliano ricevere i miei beni? E rimango afflitto, [per]ché gli atti miei, la potenza del mio Volere, la sua luce, la sua felicità e bellezza non si affratellano con le creature e non corrono in mezzo a loro. Perciò compatiscimi se mi vedi e mi senti taci-turno; è la troppa stanchezza che sento per il tanto aspettare, che mi riduce al silenzio.”
16 Dicembre 1929
Gesù si abbassò a tutti gli atti umani, ai più umili, non per necessità, ma per amore,
per trasformarli in amore e per compiere in essi la Divina Volontà.
Il primo atto di vita dell’uomo è formato in Dio; perciò tutti gli atti che genera la creatura
devono risalire a Dio, ma questo è necessario che la Divina Volontà li domini.
Stavo seguendo il mio giro nel “FIAT” Divino per unirmi a tutti gli atti fatti da esso, per [102] amore di noi tutti, sue creature; ma giunta al punto dove il mio amabile Gesù scese nel basso degli atti umani, come succhiare il latte dalla sua Mamma, prendere il cibo, bere l’acqua e abbassarsi fino al lavoro, io mi sentivo stupire nel vedere che Gesù per natura sua non aveva bisogno di nulla, perché possedendo in se stesso la forza creatrice di tutti i beni, poteva fare a meno di servirsi delle stesse cose da Lui create.
Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, facendosi vedere e sentire nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, tu hai ragione che di nulla avevo bisogno, ma il mio amore, essendo sceso dall’altezza dei Cieli nel basso della terra, non sapeva star quieto né fermo; sentivo l’irresistibile bisogno di mettere fuori 34 il mio amore e di amare in quegli stessi atti che la creatura faceva per necessità. Io li facevo per far correre il mio amore verso di lei e così poter dire: vedi quanto ti ho amato? [103] Ho voluto scendere nei tuoi più piccoli atti, nelle tue necessità, nel tuo lavoro, in tutto, per dirti che ti amo, darti il mio amore e ricevere il tuo amore.
Ma vuoi tu sapere la causa primaria [per] cui mi abbassai tanto a fare tanti atti bassi e umani? La necessità non esisteva in Me, ma lo facevo per compiere in ogni atto la Divina Volontà. Tutte le cose si presentavano innanzi a Me quali erano in se stesse, donde erano uscite, suggellate dal «FIAT» Divino, ed Io le prendevo perché voluto da Esso. Si può dire che c’era una gara tra la mia Divina Volontà, che come Verbo del Padre Celeste per natura possedevo in Me, e la mia stessa Divina Volontà sparsa in tutto il creato. Sicché in tutte le cose Io non conoscevo né vedevo altro che la mia Divina Volontà; era Essa il mio cibo, la mia acqua, il mio lavoro, tutto mi scompariva ed era sempre con la mia Divina Volontà che avevo [a] che fare; e mentre la mia Divina Volontà mi faceva scendere negli atti umani [104] delle creature, Io chiamavo tutti gli atti umani di ciascuna di esse, affinché ricevessero il gran dono di far scendere il mio Volere Divino come atto primo e come vita dei loro atti.
Oh, se le creature guardassero le cose create quali sono in se stesse, la loro origine, chi le alimenta e conserva e chi è il Portatore di tante cose che servono alla vita umana, oh, come amerebbero il mio Volere Divino e pren-derebbero la sostanza delle cose create! Invece guardano l’esteriorità delle cose e perciò vi attaccano il loro cuore, si cibano delle cortecce di esse e perdono la sostanza che si trova nelle cose create, uscite da Noi per far compiere loro tanti atti di nostra Divina Volontà. Ma con mio dolore sono costretto a vedere che le creature non prendono il cibo, l’acqua, né fanno il lavoro per ricevere e compiere il mio Volere Divino, ma [lo fanno] per neces-sità e per soddisfare la loro volontà umana, e il mio «FIAT» Divino viene messo fuori dagli atti loro. Mentre [105] creammo tante cose per mettere come al banco la nostra Divina Volontà in mezzo alle creature, esse non servendose[ne] la tengono come in atto di continuo fallimento. Tutto il bene che dovrebbero prendere se in tutte le cose compissero e prendessero il mio Volere Divino, resta per esse fallito e Noi col dolore di non vederla come dominante e regina negli atti umani delle creature.”
Onde continuavo il mio abbandono nel “FIAT” Divino; sentivo il gran bisogno di esso e di stare sempre nel suo mare di luce, per non uscire mai; lo sentivo come palpito, come respiro, come aria che m’infondeva la vita e manteneva in me l’ordine, l’armonia, lo sperdimento del mio piccolo atomo nel suo mare divino. Ma mentre la mia piccola mente era affollata di pensieri di Divina Volontà, il mio dolce Gesù ha soggiunto:
“Figlia mia, non c’è ordine né riposo né vera vita, se non nel mio «FIAT»Divino, [106] perché la vita di ciascuna creatura, il suo primo atto di vita viene formato nel seno del suo Creatore, e poi, come parto nostro, lo met-tiamo fuori alla luce del giorno. E siccome abbiamo in Noi la virtù gene-ratrice, come figlio nostro porta con sé il seme che genera. Con questo seme la creatura forma tanti altri parti, e come va svolgendo la sua vita, così forma il parto dei suoi santi pensieri, delle sue caste parole, il bel-l’incanto delle sue opere, il dolce calpestio dei suoi passi, i fulgidi raggi dei suoi palpiti; e tutti questi parti, come vengono formati dalle creature, pren-dono la via per salire al loro Creatore, per riconoscerlo come loro Padre, amarlo, corteggiarlo e formare la sua lunga figliolanza, come gloria nostra e della nostra virtù generatrice. Ma per fecondare la nostra virtù gene-ratrice ci vuole la nostra Divina Volontà dominante nel parto uscito da Noi, altrimenti c’è pericolo [che] si trasformarsi in [107] bruto e [che] perda la virtù generatrice del bene; e [che] se genera, generi le passioni, le debo-lezze, il vizio, e questi non solo non hanno virtù di salire a Noi, ma sono condannati come parti che non ci appartengono.”
18 Dicembre 1929
L’Amore di Dio nella Creazione corse a dare il bacio di gioia e felicità a tutte le cose e per
tutte le generazioni; invece nell’Incarnazione fu bacio di misericordia, di compassione,
volendo dare la vita. Adesso fa il terzo sfogo e sarà amore trionfante. Nel suo
concepimento, Gesù concepì in Sé tutte le generazioni; perciò le fiamme del
suo Amore lo fanno spasimare, volendo divorararle per farle vivere in Sé.
Stavo pensando all’Incarnazione del mio dolce Gesù nel seno materno della Sovrana Celeste, e il mio dolce Gesù, uscendo dal mio interno, mi ha stretta tra le sue braccia con una tenerezza indicibile e mi ha detto:
“Figlia mia, foga d’amore fu la Creazione e fu tanto intensa [e] grande, che straripando dal nostro Essere Divino investì tutto l’universo, si diffuse ovunque, pronunziandosi il nostro «FIAT» e operando in questa nostra corsa d’amore che correva, correva senza potersi fermare, se non quando si spar-se ovunque e diede il suo bacio d’amore a tutte [108] le creature che ancora non esistevano. Il suo bacio d’amore fu bacio di gioia, di felicità, che impri-meva su tutte le generazioni. E il nostro «FIAT» Divino, che correva insieme, non si contentò solo di baci, ma pronunziandosi formò soli, cieli, stelle, mari e terra e tutto ciò che si vede nel gran vuoto dell’universo. Sicché la foga del nostro amore nella Creazione fu foga d’amore festante, di felicità, di gioia, con cui dovevamo vezzeggiare e felicitare tutte le creature.
Invece nell’incarnarmi nel seno materno, la nostra foga d’amore, non potendo contenerla, straripò da Noi e fece la stessa corsa della Creazione. Fu foga d’amore, di tenerezza, di compassione, di misericordia e metteva a repentaglio la vita di un Dio per ritrovare l’uomo e dargli i suoi baci d’amore, teneri e compassionevoli, i suoi baci di perdono, e racchiudendo la vita di tutte le creature nel suo mare d’amore, dava loro il bacio di vita, mettendo la sua vita d’amore per dare vita all’uomo. [109] Il nostro amore giunse all’eccesso nell’Incarnazione, perché non fu come nella Creazione amore che festeggia, che gioisce, ma amore dolente, amore penante, amore sacrificato, che dà la vita per fare preda della vita dell’uomo.
Ma il nostro amore non è contento ancora; metti la mano sul mio Cuore e senti come batte forte, fino a sentirmelo scoppiare, tendi l’orecchio e senti come rigurgita, quasi come mare in tempesta che formando le sue onde altissime vuole straripare per invadere tutto e tutti. Vuole fare la sua terza corsa di foga d’amore, e in questa foga d’amore vuole formare il regno della mia Divina Volontà. Questa nostra foga d’amore unirà insieme quella della Creazione e quella della mia Incarnazione e ne formerà una sola; sarà foga d’amore trionfante e darà il suo bacio d’amore trionfatore, d’amore conquistatore, d’amore che vince tutto per dare il suo bacio di pace peren-ne, il suo [110] bacio di luce, che metterà in fuga la notte dell’umano volere e farà sorgere il pieno giorno del mio Volere Divino, che sarà portatore di tutti i beni. Come lo sospiro! Rigurgita tanto il mio amore che sento la necessità di [farlo] straripare fuori. E se tu sapessi che sollievo sento quando sfogando con te ti parlo del mio Volere Divino! La foga del mio amore che mi dà la febbre delirante si calma e, sentendo refrigerio, mi metto all’opera per fare che tutto sia Volontà mia nell’anima tua. Perciò sii attenta e lasciami fare.”
Dopo ciò, la mia povera mente si perdeva nell’amore del mio dolce Gesù e vedevo innanzi a me una gran ruota di luce che scottava più del fuoco, la quale conteneva tanti raggi per quante creature erano uscite e usciranno alla luce del giorno, e questi raggi investivano ciascuna creatura e con dolce forza rapitrice le rapivano al centro della gran ruota di luce, dove era Gesù che le aspettava dal grembo del suo amore per divorarle, ma [111] non per farle morire, ma per rin-chiuderle nella sua piccola Umanità, per farle rinascere, crescere e [per] alimen-tarle con le sue fiamme divoratrici, per dar loro vita novella, la vita tutta d’amore. Il mio piccolo Gesù, appena concepito, racchiuse in sé il gran parto di tutte le generazioni, più che una tenera madre che racchiude il suo parto formato dal suo amore per darlo alla luce, ma con pene inaudite e anche con la sua morte.
Onde il mio tenero Gesù in mezzo a quella voragine di fiamme, piccino piccino, mi ha detto: “Guardami e ascoltami. Figlia mia, in mezzo a questa voragine di fiamme Io non respiro altro che fiamme, e nel mio respiro sento che le fiamme del mio amore divorante mi portano il respiro di tutte le crea-ture. Il mio piccolo cuoricino palpita fiamme, le quali, allungandosi, rapi-scono i palpiti di tutte le creature e me le depongono nel cuore, e sento tutti i palpiti palpitando nel mio piccolo cuore. Tutto è fiamme; fiamme gettano le mie piccole [112] manine, i miei piedini immobili. Ahi, com’è esigente il mio amore! Per chiudermi tutto e per farmi dare vita a tutti mi ha messo in mezzo ad un fuoco divoratore, ed oh, come sento al vivo le colpe, le miserie, le pene di tutti! Sono piccino ancora, eppure nulla mi si risparmia! Posso dire [che] tutti i mali sono caduti dentro e fuori di Me. E in mezzo a queste fiamme divoratrici, carico di tante pene, guardo tutti ed esclamo piangendo: il mio Amore mi ha ridonato tutti, me li donò nella Creazione e mi sfuggirono; me li ridona nel concepirmi nel seno della mia Mamma, ma son sicuro che non mi sfuggiranno! Saranno miei per sempre. Oh, come sarei felice se nessuno mi sfuggisse!35 Le pene [per] loro 36 mi sarebbero refrigerio, se tutti i miei cari figli, il mio caro parto concepito nella mia piccina Umanità fosse al sicuro. E piangendo e singhiozzando guardavo in faccia ognuno per intenerirli con le mie lacrime e ripetevo: «Cari figli miei, [113] non mi lasciate, non andate più lontano da Me. Sono Padre vostro, non mi abbandonate; deh, riconoscetemi, abbiate almeno compassione del fuoco che mi divora, delle mie lacrime ardenti, tutto per causa vostra, perché vi amo troppo, vi amo da Dio, vi amo da Padre svisceratissimo, vi amo come vita mia».
Ma sai tu, figlia piccola del mio Volere Divino, quale fu l’interesse più grande del mio amore? Divorare nelle creature la loro volontà umana, perché origine di tutti i mali, che con tutte le sue fiamme divoratrici for-mava nubi per non farsi bruciare. Ah, sì, ciò che più mi torturava era la volontà umana, che non solo formava nubi, ma formava le scene più dolorose nella mia stessa Umanità. Perciò prega che la mia Divina Volontà sia conosciuta e regni, e allora mi potrai chiamare il Gesù felice. Altrimenti le mie lacrime non cesseranno, avrò sempre da piangere la sorte della povera umanità, perché giace sotto l’incubo della sua misera volontà.” [114]
22 Dicembre 1929
Dio vuole che ci sia sempre una creatura che riceva le sue opere: nell’Incarnazione
la Mamma Celeste ricevette tutti i suoi beni, e adesso vuole dare la dote del suo Regno
a Luisa, perché lo accolga come una seconda madre. L’Amore di Gesù lo ha reso
prigioniero nel seno di Maria e nella sua stessa Umanità per formare la Redenzione,
e nell’Eucaristia per maturare il suo Regno; per questo anche Luisa è prigioniera.
Il mio abbandono nel “FIAT” Divino continua, e il mio tenero Gesù, facendosi vedere piccolo bambino nel mio cuore o nel seno della Mamma Celeste, tanto piccino, con una beltà rapitrice, tutto amore, col suo volto bagnato di pianto piange perché vuol essere amato, e singhiozzando dice:
“Ahi, ahi, perché non sono amato? Io voglio rinnovare nelle anime tutto l’amore che ebbi nell’incarnarmi, ma non trovo a chi darlo. Nell’incarnarmi trovai la mia Regina Mamma che mi dava spazio 37 per sfogare il mio amore e per ricevere nel suo Cuore materno tutto l’amore che respingevano le creature. Ah, era Lei la depositaria del mio amore respinto, la dolce compagnia delle mie pene; il suo amore ardente mi rasciugava le lacrime.
Le opere più grandi non si possono fare da soli, ma ci vogliono due o tre almeno, come depositari e [per] alimento della stessa opera; senza alimento le opere non possono [115] avere vita, c’è pericolo che muoiano sul nascere. Tanto [è] vero che nella Creazione fummo tre le Divine Persone nel crearla e poi facemmo l’uomo come depositario dell’opera nostra; non contenti • perché le opere da sole non portano felicità•, gli demmo la compagnia della donna. Nell’Incarnazione le tre Divine Persone furono concorrenti e in mia compagnia, anzi inseparabili da Me, con l’aggiunta della Regina Cele-ste, e fu proprio Lei la divina depositaria di tutti i beni dell’Incarnazione. Vedi dunque come per formare le mie opere mi è necessaria la compagnia della creatura che si metta a mia disposizione per ricevere il gran bene che voglio darle? Quindi, vuoi tu essere la mia seconda mamma? Vuoi tu ricevere il gran bene della rinnovazione della mia Incarnazione, come dote del regno del mio «FIAT» Divino? Così avrò due mamme; la prima che mi fece formare il regno della Redenzione, la seconda che mi farà formare il regno della mia Divina [116] Volontà.”
E mettendo le sue piccole manine sul mio volto, carezzandomi mi diceva: “La mia mamma! la mia mamma! L’amor materno supera tutti gli amori; sicché tu mi amerai con amore di madre insuperabile.”
Dopo ciò ha fatto silenzio, volendo essere cullato nelle mie braccia, e poi ha sog-giunto: “Figlia mia, ora tu devi sapere dove mi condusse l’eccesso del mio amore, nello scendere dal Cielo in terra; mi condusse dentro una prigione strettissima e oscura, quale fu il seno della mia Mamma. Ma il mio amore non fu contento: in questa stessa prigione mi formò un altro carcere, quale fu la mia Umanità, che incarcerò la mia Divinità; il primo carcere durò nove mesi, il secondo carcere della mia Umanità durò ben trentatré anni. Ma il mio amore non si arrestò, sul finire il carcere della mia Umanità, mi formò il carcere dell’Eucaristia, la più piccola delle carceri, una piccola Ostia [117] in cui mi carcerò, Umanità e Divinità, e dovetti contentarmi di stare come morto, senza far sentire né respiro, né moto, né palpito, e non per pochi anni, ma fino alla consumazione dei secoli. Quindi andai di carcere in carcere; essi sono per Me inseparabili, perciò posso chiamarmi il divino carcerato, il celeste prigioniero.
Nelle due prime carceri, nell’intensità del mio amore maturai il regno della Redenzione; nel terzo carcere dell’Eucaristia sto maturando il regno del mio «FIAT» Divino. Ecco perché chiamai te nel carcere del tuo letto, affinché insieme, prigionieri entrambi, affiatandoci nella nostra solitudine, possiamo far maturare il bene del regno del mio Volere. Se mi era necessa-ria una Mamma per la Redenzione, così pure mi [è] necessaria una mamma per il regno del mio «FIAT», e il mio amore esigente ha voluto questa madre carcerata, per tenerla a mia disposizione. Perciò Io sarò il tuo Prigioniero non solo nella piccola Ostia, ma anche nel tuo [118] cuore, e tu sarai la mia cara prigioniera, tutta intenta ad ascoltarmi e a spezzare la solitudine della mia lunga prigionia. E ad onta che siamo prigionieri, saremo felici, perché matureremo il regno della Divina Volontà per darlo alle creature.”
24 Dicembre 1929
Le verità manifestate da Gesù devono essere lette e meditate, e l’anima diventa luminosa
e infuocata. Gesù gode tanto della compagnia della creatura, ma chi vive nel suo Volere
deve conoscere tutto ciò che Egli ha fatto per condividerlo, deve tuffarsi nel mare
del “Fiat” Divino per formare le sue corse d’amore, di lodi, ecc.
Stavo pensando a tutto ciò che il mio dolce Gesù, con tanta bontà, si degna di dire alla povera anima mia e che, rileggendolo nelle circostanze, sfavilla luce.
Ed il mio sempre amabile Gesù mi ha detto: “Figlia mia, quando Io parlo sprigiono luce di verità e voglio che sia accettata e carezzata dall’anima. Se questa luce viene accettata e messa in un posto d’onore nell’interno di essa, chiama un’altra luce. Sicché una chiama un’altra, diversamente torna alla sua sorgente. E quando l’anima ritorna a leggere le mie verità, se sono scritte, e a ponderarle, sono [119] come il ferro battuto, che col batterlo s’infuoca e getta faville di luce; invece se il ferro non è battuto è duro, nero e metallo gelato. Così è delle mie verità: se l’anima le legge e rilegge per succhiare la sostanza che c’è dentro, le mie verità sono comunicate all’ani-ma, che [è] simboleggiata dal ferro nero, e il suo gelo resta infuocato, e col ponderarle dà dei colpi su se stessa, che ha ricevuto il bene di sentire la mia verità, [la] quale, sentendosi onorata, sfavilla luce di altre verità. Ma se le mie verità manifestate sono messe nell’oblio, non messe in posto d’ono-re, restano come sepolte, ma i vivi non si seppelliscono, perché posseggono luce e portano vita. Perciò verrà [il] tempo, perché esse non sono soggette a morire, che altri [ne] faranno tesoro e condanneranno coloro che le hanno tenute dimenticate e come sepolte. Se tu sapessi quanta luce c’è in tutto ciò che [120] ti ho manifestato sulla mia Divina Volontà e quant’altra luce sfavil-lerebbe se fossero lette e rilette, tu stessa resteresti eclissata e meravigliata del gran bene che farebbero!”
Onde seguivo i miei atti nel Volere Divino, pensando alla solitudine di Gesù nel seno della Mamma sua, e ha soggiunto: “Figlia mia, come mi è dolce e gradita la compagnia della creatura! Siccome fu proprio per lei [che m’incarnai], per trovarla e per farla mia, tenendola in mia compagnia mi sento come compensato [del]la mia discesa dal Cielo in terra. Ma sappi che se sono contento della semplice compagnia della creatura che mi ama e cerca di spezzare la mia solitudine, non sono contento di chi vive nel mio Volere Divino: la voglio sempre insieme con Me, come spettatrice delle mie lacrime infantili, dei miei gemiti, dei miei singhiozzi, pene, opere e passi miei, e anche delle mie gioie, perché voglio farne il deposito in lei. Perché stando la mia Volontà in essa, mi sarebbe [121] troppo duro se non l’avessi sempre insieme con Me [e] farla stare a giorno di tutto. La mia Divina Volontà sente l’irresistibile bisogno di partecipare alla creatura tutto ciò che fa nella mia Umanità, affinché non sia una volontà divisa quella che regna in Me e quella che regna nella creatura. Ecco, perciò, la causa per cui in ogni atto mio ti chiamo e voglio che conosca ciò che ho fatto e ciò che faccio, per fartene il dono e poter dire: chi vive nel mio Volere Divino non mi lascia mai, siamo stretti e inseparabili.”
Ed io: “Amor mio, la tua corsa d’amore non si arresta mai; corri, corri sempre, ed io sento che non sono capace di fare le mie corse d’amore come le fai tu; sono troppo piccola e non ho il volo di correre ovunque per amarti.”
Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, anche tu puoi fare le corse d’amore nel mare immenso della mia Divina Volontà. Farai come fa la nave: quando vuole solcare il mare essa si tuffa nel mare, le acque si fen-dono, le [122] danno il passo, e mentre cammina veloce, lascia dietro di sé una striscia bianca, come segno che la nave passa da quel punto del mare, che poi poco a poco svanisce e nulla resta [che indichi] che la nave è pas-sata, ma ad onta di ciò la nave ha fatto la sua corsa nel mare ed è giunta dove si era prefissata d’andare. Così l’anima, se vuole amare, si tufferà nel mare del mio «FIAT» Divino e formerà la sua corsa d’amore, girerà tutta l’eternità e non farà come la nave, che nulla resta nel mare [del suo] passo, perché le acque orgogliose si chiudono dietro, non lasciando alcuna traccia che la nave è passata; ma nel mare del mio Volere Divino, come l’anima si tuffa per fare la sua corsa, le nostre acque divine rigurgitano e nel loro rigoglio formano il solco, il quale non svanisce, ma il segno resta e addita a tutti la sua corsa d’amore fatta nel nostro mare, in modo che Noi possiamo dire: da qui passò e fece la sua corsa d’amore chi vive nel nostro Volere, [123] perché ciò che si fa in Esso resta incancellabile.
Così, se vuoi fare le tue adorazioni, se vuoi abbellirti, se vuoi santi-ficarti, se vuoi essere potente, sapiente, tuffati nel nostro Volere, e mentre farai la tua corsa resterai tutta amore, tutta bella, tutta santa, acquisterai la scienza [di] chi è il tuo Creatore; tutti i tuoi moti saranno adorazioni profonde e lascerai nel nostro mare tanti solchi per quante diverse corse hai fatto nel «FIAT» Divino, in modo che Noi diremo: in questa corsa che fece nel nostro mare, la piccola figlia del nostro Volere Divino formò il solco della santità, Noi la santificammo ed essa restò santa; in quest’altra corsa si tuffò nel mare della nostra bellezza e formò il suo solco, Noi l’abbellimmo ed essa restò abbellita; in quest’altra corsa formò il solco delle nostre co-noscenze ed essa ci conobbe, e Noi le parlammo, ci facemmo conoscere e le parlammo a lungo del nostro Essere Divino; la nostra [124] parola la legò, la immedesimò con Noi e sentiamo l’irresistibile bisogno di farci conoscere sempre più e di farle il dono più grande di manifestarle le nostre verità. Sicché [in] ogni corsa che fai nel nostro «FIAT» Supremo, prendi sempre del nostro e il nostro amore, rigurgitando, ci parla di te e col suo rigoglio ci addita le tue corse, come segno che tu sei stata nel nostro mare divino.”
25 Dicembre 1929
La Divina Volontà è rinata nella nascita di Gesù e in tutto ciò che fece la sua SS. Umanità,
preparando in Essa tante sue rinascite per quante creature sono le sue membra.
Tante verità sul suo Volere manifesta per quante sono queste rinascite fatte in Gesù,
e la potenza della sua parola le formerà nelle anime.
Stavopensandoaquandoilmio dolcissimo GesùBambino,spasimante d’amo-re, usciva dal seno della sua Mamma Celeste; quale gioia per Lei poterlo stringere tra le sue braccia,baciarlo e gareggiando mettersi ad amare Colui che tanto l’amava. Ma mentre tanti pensieri si affollavano nella mia mente sulla santa nasci-ta dell’Infante Divino, l’ho sentito muoversi nel mio interno; uscendo fuori [125] si è messo tra le mie braccia e, stendendo le sue piccole manine al mio collo, mi ha detto: “Figlia mia, anche tu baciami e stringimi a te, ed Io ti bacio e ti strin-go a Me; amiamoci con tale gara d’amore da non finirla mai.”
E abbandonandosi nelle mie braccia come piccolo Bambinello ha fatto silen-zio. Ma chi può dire le strette d’amore, i baci affettuosi? Ma credo [sia] meglio passarlo in silenzio. Onde dopo, riprendendo il suo dire, ha soggiunto:
“Figlia mia, la mia nascita nel tempo fu la rinascita della mia Divina Volontà nella mia Umanità e, siccome rinasceva in Me, portava la lieta no-vella della rinascita nelle umane generazioni. Il mio «FIAT» è eterno, ma si può dire [che è] come se nascesse in Adamo per formare la lunga gene-razione della sua rinascita nella creatura. Ma siccome Adamo respinse questa Volontà Divina, col respingerla impedì le tante rinascite che doveva fare in ciascuna creatura, e con amore costante [126] ed invincibile aspettò la mia Umanità per rinascere di nuovo in mezzo all’umana famiglia. Perciò, tutto ciò che Io feci in tutto il corso della mia vita, le lacrime infantili, i miei gemiti e vagiti, non erano altro che rinascite della mia Divina Volontà che venivano formate in Me per farla rinascere nelle creature, perché essendo rinata in Me e possedendola come mia, avevo il diritto e il potere di darla e [di] farla rinascere nella creatura. Sicché tutto ciò che faceva la mia Umanità • passi, opere, parole, pene, anche il mio respiro e la stessa mia morte• formava tante rinascite della mia Divina Volontà per quante crea-ture avrebbero avuto il bene della rinascita del mio «FIAT» Divino. Essendo Io il capo dell’umana famiglia ed essa le mie membra, Io come capo chiamavo coi miei atti le tante rinascite del mio Volere Divino in Me, per farlo passare a rinascere nelle [mie] membra, le creature. Perciò non ci fu atto che Io feci, [127] anche la mia stessa vita sacramentale [in] ciascuna Ostia consacrata, [che non] siano continue rinascite del mio Supremo Volere che preparo alla creatura. Quindi Io sono il vero Sacrificatore di una causa sì santa, che il mio Volere regni. Sono proprio Io che formai in Me il suo regno e, facendolo rinascere tante volte in Me per quante [erano le]creature [in cui] doveva rinascere, formavo il suo impero santissimo e il suo regnare in mezzo alle mie membra.
Ora, figlia mia, dopo che misi al sicuro il regno della mia Divina Volontà nella mia Umanità, dovevo manifestarlo per farlo conoscere; perciò venni da te e incominciai a narrarti la lunga storia del mio «FIAT» Divino. Ora, tu devi sapere che tante manifestazioni ho fatto e farò, [e] tante verità, tante parole ho detto, per quante rinascite essa fece nella mia Umanità. Saranno in perfetto equilibrio le sue rinascite in Me e le sue conoscenze che ti ma-nifesto. Ogni rinascita [128] del mio Volere Divino fatta in Me e in ciascuna Ostia consacrata, troverà una manifestazione e una sua verità che la confermerà e le darà la rinascita nella creatura. Perché in Dio la parola forma la vita del bene che vuol formare nella creatura. La nostra parola è portatrice di vita; non fu la nostra parola «FIAT», che pronunziandosi creò il cielo, il sole e tutto ciò che si vede nell’universo intero e anche la stessa vita dell’uomo? Finché non pronunziammo «FIAT», tutto stava in Noi; come si pronunziò, popolò cieli e terra di tante opere belle e degne di Noi e diede il principio alla lunga generazione di tante vite umane.
Vedi dunque che tutto ciò che ti dico sulla mia Divina Volontà, con la potenza della mia parola creatrice porterà le sue tante rinascite fatte in Me in mezzo all’umana famiglia. Ecco la grande ragione di una storia sì lunga e di un mio dire [co]sì continuato. Essa sarà equilibrio di tutto ciò che fu fatto [129] da Noi nella Creazione e di tutto ciò che feci nella Redenzione; e se pare che qualche volta faccio silenzio, non è perché è cessato il mio dire, ma perché faccio riposo, perché è mio solito riposarmi nella mia stessa parola e [nelle] opere che escono da Me, come feci nella Creazione: non sempre si pronunziò, dicevo «FIAT» e facevo sosta e dopo lo pronunziavo di nuovo. Così faccio in te: parlo, ti faccio la mia lezione e mi riposo, prima per godermi in te gli effetti della mia parola e [poi] per disporti a ricevere la nuova vita della mia lezione. Perciò sii attenta e il tuo volo nella mia Divina Volontà sia continuo.”
29 Dicembre 1929
Betlemme fu il primo Eden, perché lì Gesù incominciò due atti continui, fusi in uno:
ripristinare in Sé l’ordine meraviglioso come fu creato l’uomo e rialzarlo dalla sua caduta.
Ogni istante della sua Vita fu un nuovo Eden che chiama la sua Divina Volontà a regnare
di nuovo nell’uomo.
La mia piccola intelligenza me la sentivo come rapire e come trasportare a guardare nel grembo della mia Mamma Celeste il mio piccolo neonato Gesù, che ora piange, [130] ora vagisce ed ora tutto intirizzito trema di freddo, e la piccola anima mia, oh, come vorrebbe sciogliersi in amore per riscaldarlo e per quietargli il pianto; ma il mio celeste e vezzoso Bambinello, chiamandomi vicino nelle braccia della sua Mamma, mi ha detto:
“Mia figlia del Divin Volere, vieni ad ascoltare le mie lezioni. Nello scen-dere dal Cielo in terra per formare la Redenzione, dovevo formare il nuovo Eden, dovevo ripristinare il primo atto e il principio della creazione dell’uo-mo nella mia Umanità. Sicché Betlemme fu il primo Eden; Io sentivo nella mia piccola Umanità tutta la forza della nostra potenza creatrice, la foga del nostro amore con cui fu creato l’uomo, sentivo le fibre della sua inno-cenza, della sua santità, del suo dominio con cui lui era investito, sentivo in Me quell’uomo felice. Oh, come lo amavo, ché avendo perduto il suo posto d’onore, Io riprendevo il suo posto, perché mi conveniva mettere prima in Me l’ordine come [131] fu creato l’uomo, e poi scendere nella sua sventura per rialzarlo e metterlo in salvo. Perciò c’erano in Me due atti continuati, fusi in uno: l’Eden felice, con cui dovevo mettere in vigore tutta la bellezza, la santità, la sublimità della creazione dell’uomo (lui era innocente e santo ed Io, sorpassandolo, non solo ero innocente e santo, ma ero il Verbo Eter-no e, avendo in Me tutta la potenza possibile ed immaginabile e Volontà immutabile, dovevo riordinare tutto il principio della creazione dell’uomo), e rialzare l’uomo caduto. Altrimenti non [avrei] agito come Dio38 , né lo [avrei] amato come opera nostra, uscito e creato in una foga del nostro amore. Il nostro amore si [sarebbe] sentito arrestato e come impotente, ciò che non può essere, se non avessi aggiustato tutta la sorte dell’uomo cadu-to e la sorte di come lui fu creato. Sarebbe stato uno sfregio alla nostra Creazione e ci avrebbero tacciato di debolezza, [132] se non avessimo ripri-stinato del tutto l’uomo. Perciò Betlemme fu il mio primo Eden, in cui face-vo e abbracciavo tutti gli atti che fece Adamo innocente e che avrebbe fatto se non fosse caduto. La nostra Divinità aspettava con giustizia il mio ricam-bio in vece sua, e come andavo rifacendo quello che avrebbe fatto l’Adamo innocente, così mi abbassavo e tendevo la mano per rialzarlo caduto.
Quindi la mia Umanità non faceva altro che girare, e come mi fermavo formava nuovi Eden, perché in Me c’erano tutti gli atti del principio della creazione dell’uomo, e dovunque mi fermavo potevo formare nuovi Eden con la mia innocenza e santità. Sicché Eden fu l’Egitto, Eden fu Nazaret, Eden fu il deserto, Eden fu Gerusalemme, Eden fu il monte Calvario. E questi Eden che formavo chiamavano il regno della mia Divina Volontà a regnare e sono prove certe che, come compii il regno della Redenzione, che sta facendo il [133] suo giro per stabilirsi in tutto il mondo, così questi Eden, in cui tutti gli atti furono fatti da Me come se l’uomo non fosse caduto, se-guiranno gli atti della Redenzione e faranno il loro giro per stabilire il regno del mio «FIAT» Divino. Perciò ti voglio sempre insieme con Me, affinché mi segua in tutti gli atti miei e offra tutto per fare che la mia Divina Volontà regni e domini, perché questo è quello che più interessa al tuo Gesù.”
Poi ha soggiunto: “Figlia mia, la mia Volontà agiva in me da regina, perché realmente sempre tale è stata, perché essa per natura è regina nella nostra stessa Divinità, ha il primo posto, regge e domina tutti i nostri at-tributi [e] non vi è atto nostro in cui non abbia il suo posto di regina. Sicché è regina in cielo, in terra, nella Creazione, in tutto e dovunque regna. Perciò volere che l’uomo facesse la nostra Volontà Divina e che le desse il posto di regina, era [134] l’onore più grande e l’amore più insuperabile che gli davamo, e regnando una sola volontà lo facevamo sedere alla nostra mensa celeste, partecipandogli i nostri beni divini. Lo volevamo felice e volevamo la gloria di veder felice colui che con tanto amore avevamo creato con le nostre mani creatrici. Onde il nostro Volere Divino e il nostro amore non potevano contentarsi né arrestarsi alla sola opera della Reden-zione, ma vogliono andare avanti fino ad opera compiuta; molto più che non sappiamo fare opere a metà, e avendo i secoli a nostra disposizione possiamo giungere dove vogliamo.”
2 Gennaio 1930
La Divina Volontà vincola Dio, l’uomo e le cose create come primo atto di vita che li rende
inseparabili. Differenza tra effetti e atti di Essa; l’uomo, respingendola, perdette l’atto
e gli restarono solo gli effetti. Il Regno del “Fiat” sarà un atto suo e non un effetto,
sarà un richiamare il suo atto unico e continuo in mezzo alle creature.
Il mio abbandono nel “FIAT” continua, e seguendo il mio giro nelle opere sue mi sentivo tutta circondata da esse e ciascuna aspettava che io la riconoscessi come opera del mio Creatore per [135] vincolarci insieme con vincoli inseparabili. Mi pareva che la Divina Volontà con la sua luce scorresse in tutta la Creazione come scorre il nostro sangue nel corpo; così scorreva pure in tutti gli atti, parole, passi, pene e lacrime di Gesù, ed io andavo in cerca di tutto come cose mie, per amarle e riconoscerle come cose che mi appartengono.
Ma mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù mi ha detto: “Figlia mia, chi vive nella mia Volontà sta in comunicazione con tutte le cose da Noi create, per-ché essa è di tutti e appartiene a tutti. Essendo una la Volontà che domina e opera, tutte le cose [per] lei sono come membra al corpo, di cui il Capo è Dio, che ha con tutte le cose tale vincolo che il nostro Divin Volere scorre come atto primo di vita, che li rende inseparabili. Solo la volontà umana, se vuole operare da sola senza l’unione con la Nostra, può spezzare questa bella unione, questo vincolo d’inseparabilità tra Dio, le cose create e le [136] creature. Perciò la mia Divina Volontà è la portatrice di tutti gli atti nostri, fatti nella Creazione e nella Redenzione [per] la creatura, è la rivelatrice dei nostri segreti; essendo la Volontà nostra una con la creatura che vive in essa, come può nascondersi? Ed Io, figlia mia, come mi sentirei male se non ti mettessi al corrente 39 delle mie lacrime, delle pene più intime e di ciò che Io feci stando sulla terra, e nel mio dolore direi: neppure la piccola figlia del mio Volere conosce tutto ciò che ho fatto e patito, per averne il ri-cambio anche del suo piccolo ripetuto «ti amo» e farle dono di ciò che a Me appartiene. Quindi [di] ogni cosa che tu conosci di Me e ami come tua, Io ti faccio un dono e facendo festa dico: ho sempre da dare alla figlia mia ed essa ha sempre da ricevere, perciò staremo sempre insieme, perché [siamo]occupati nello scambio che facciamo, Io nel dare ed essa nel ricevere.”
Dopo ciò seguivo il mio giro in tutti [137] gli atti buoni fatti dal principio della Creazione da tutte le creature, non escluso il mio primo padre Adamo, per offrirli e ottenere il regno della Divina Volontà sulla terra; ed il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto:
“Figlia mia, non vi è cosa di buono che non esca dalla mia Divina Vo-lontà, ma c’è diversità tra atti ed effetti di essa. La Creazione fu un atto del mio «FIAT», ed oh, quante cose belle non uscirono? Cieli, soli, stelle, aria che doveva servire per la vita naturale della creatura; mare, vento, tutto fu pienezza e molteplicità di opere. Perché un atto di mia Divina Volontà è capace di riempire tutto e di far tutto. La creazione dell’uomo fu un atto di Essa, e che cosa non racchiuse nella piccola circonferenza 40 dell’uomo? Intelligenza, occhi, udito, bocca, parola, cuore e [per]fino la nostra somi-glianza, per la quale lo facevamo portatore del suo Creatore, quanti prodigi non racchiudeva! Non solo, ma gli fu messa tutta [138] la Creazione intorno a servirlo, come se un primo atto del nostro «FIAT», fatto nella Creazione, volesse servire al secondo atto, fatto nel creare l’uomo.
Un altro atto di nostra Volontà Divina fu la creazione della Vergine Immacolata. Furono tali e tanti i prodigi operati in Lei che cieli e terra stupirono, tanto che giunse a far scendere il Verbo Divino sulla terra e formò un altro atto del mio «FIAT», e fu la mia Incarnazione, tu lo sai, che fu portatrice di tutti i beni all’umana famiglia.
Tutto il resto dei beni che ci sono stati in mezzo alle creature: virtù, preghiere, opere buone, miracoli, sono effetti del mio Volere Divino, i quali agiscono secondo le disposizioni delle creature e perciò sono sempre limitati, né [hanno] quella pienezza che riempie cieli e terra.
Invece gli atti del mio «FIAT» Divino sono indipendenti da esse e perciò si vede la grande diversità tra atti ed effetti. E questo si vede benissimo anche tra il sole e gli effetti che esso produce: [139] il sole come atto è sempre fisso nella sua pienezza di luce, che con maestà riempie la terra e mai cessa di dare la sua luce e il suo calore; invece gli effetti del sole, che si può dire che sono a disposizione della terra, sono incostanti. Ora si vede la terra fiorita con la varietà dei tanti colori ed ora si vede spogliata e senza bellezza, come se il sole non avesse la virtù comunicativa di comunicare sempre i suoi mirabili effetti alla terra, mentre si può dire che la colpa è della terra. Al sole non manca mai nulla; quello di ieri è oggi e sarà.
Ora, quando ti vedo girare anche negli effetti del mio «FIAT» Divino, come se non volessi perdere nulla, per racchiuderli in Esso e dargli gli omaggi, l’amore degli effetti che produce, per chiedergli che venga sulla terra a regnare, tu disponi il nostro Volere a formare un altro atto di Esso, perché tu devi sapere che il «Fiat Voluntas tua, come in Cielo così in terra», sarà un altro atto del nostro [140] «FIAT» Supremo; non sarà un effetto ma un atto, ma con tale magnificenza che tutti ne resteranno stupiti.
Ora, tu devi sapere che l’uomo fu creato da Noi con questo prodigio, che doveva possedere in sé il nostro atto continuo di Volontà Divina. Col respingerla perdette l’atto e restò con gli effetti, perché sapevamo che come la terra non può vivere senza almeno gli effetti che produce il sole, se non vuol vivere nella pienezza della sua luce e del suo calore, così l’uomo non poteva vivere senza almeno gli effetti della nostra Divina Volontà, giacché aveva respinto la vita di Essa. Quindi il suo regno non sarà altro che ri-chiamare l’atto continuo del nostro «FIAT» Divino operante nella creatura. Ecco perché la causa del mio lungo dire su di Esso; non è altro che il principio dell’atto continuo del mio «FIAT» Divino, che non finisce mai quando vuole operare nella creatura, ed è tanto molteplice nelle opere, nella bellezza, nella grazia e nella luce, che non [141] se ne vedono i confini. Perciò continua a girare in tutto ciò che ha fatto e produce il mio «FIAT»Divino [e] non ti stancar mai se vuoi ottenere un regno sì santo.”
Poi ha soggiunto: “Figlia mia, come gli effetti sono prodotti dalla sola ed unica mia Volontà e agiscono [secondo le] disposizioni della creatura, così gli atti del nostro Volere Divino, indipendenti da essa, sono prodotti dal-l’unità dell’atto solo del nostro «FIAT» Divino. Sicché in Noi è sempre uno l’atto nostro, perché in Noi non c’è successione 41 di atti, e se alla creatura pare che ora facciamo la Creazione, ora la Redenzione ed ora che vogliamo formare il regno della nostra Divina Volontà in mezzo alle creature, è la manifestazione che facciamo a loro di ciò che possiede il solo ed unico nostro atto, e mentre a loro pare che facciamo e mettiamo [fuori]42 tanti atti distinti, per Noi tutto è racchiuso in un solo atto. Dall’unità del nostro Volere Divino che racchiude un solo atto, nulla può sfuggire, [142] racchiude tutto, fa tutto, abbraccia tutto ed è sempre un solo atto. Quindi tanto gli effetti che produce il nostro «FIAT» quanto gli atti di Esso, partono sempre dall’unità del solo ed unico atto nostro.”
7 Gennaio 1930
Quante volte la creatura dà la sua volontà a Gesù, tante altre Gesù le dà la sua Divina
e con Essa sempre più i suoi beni. Chi vive nella Divina Volontà è il banco di Gesù
sulla terra, nel quale il suo piccolo amore e i suoi atti diventano infiniti e divini,
uniti a quelli di Gesù. Così diventa un nembo di Cielo sulla terra.
Mi sentivo tutta abbandonata nel “FIAT” Supremo e pensavo tra me: “Che cosa potrei dare al mio amato Gesù?”
E Lui subito: “La tua volontà”.
Ed io: “Amor mio, io te la diedi, e avendola data credo che non sono più padrona di dartela, giacché è tua”.
E Gesù: “Figlia mia, ogniqualvolta tu vuoi farmi il dono del tuo volere, Io l’accetto come un nuovo dono, perché Io lascio la volontà umana nel suo libero arbitrio, in modo che la creatura può stare in atto di darmela sempre, ed Io tante volte l’accetto per quante volte me la dà, perché essa tante volte si [143] sacrifica [per] quante volte me ne fa il dono. Ed Io, nel vedere che la creatura è costante nel farmi il suo dono continuato, vedo che c’è vera decisione da parte sua e [che] ama e stima il dono della mia Volontà, e come lei mi fa il dono continuo della sua, Io le faccio il dono continuo della mia e, allargando la sua capacità, perché la creatura è incapace di pren-dere tutta l’interminabilità del mio Volere, vado aumentando continuamente più santità, più amore, più bellezza, più luce e più conoscenza della mia Divina Volontà. Sicché nello scambio che facciamo, tu della tua volontà ed Io della mia, raddoppiamo i doni, e restano tante volte vincolate [per]quante volte facciamo lo scambio. Quindi Io sempre ho da darti e tu pure, perché nella mia Divina Volontà le cose non finiscono mai, sorgono ad ogni istante, e avendomi dato la tua volontà, al contatto della mia la tua ha acquistato la prerogativa della mia, di potersi dare continuamente al [144] tuo Gesù.”
Onde seguivo gli atti del “FIAT” Divino, accompagnandoli col mio “ti amo”, e comprendevo la grande diversità della grandezza e magnificenza delle opere del “FIAT” Divino e del mio piccolo “ti amo”. Oh, come mi sentivo piccola e vera-mente neonata appena, innanzi a quel “FIAT” che tutto può e che tutto abbraccia!
Ed il mio amabile Gesù, stringendomi tra le sue braccia, mi ha detto: “Figlia mia, chi vive nella mia Divina Volontà è il mio banco divino sulla terra, e come dici il tuo «ti amo» Io lo investo col mio e da piccolo diventa grande, si diffonde nell’infinito, in modo che le ricchezze del mio amore diventano immensurabili ed Io le depongo nel banco dell’anima tua; e come continui i tuoi atti, così li investo coi miei e li depongo nel tuo banco per tenere il mio banco divino sulla terra. Perciò i tuoi piccoli atti, fatti nel mio Volere Divino, mi servono per darmi da fare, per far scorrere le nostre qualità divine, che sono infinite, nei tuoi piccoli atti che [145] sono finiti, [per] mischiarli insieme e farne tanti atti nostri e deporli nel banco dell’anima tua, affinché il nostro Volere in te trovi il suo Cielo.
Non sai tu che chi deve vivere nel nostro «FIAT» Divino dev’essere un nembo di Cielo che [si] abbassa sulla terra, tanto da togliere qualunque distanza, in modo che in quel punto della terra [in] cui si trova la fortunata creatura si deve vedere Cielo, non terra? Né la mia Divina Volontà starebbe senza il suo Cielo, gia[cché] essa stessa se lo formerebbe e le tende del Cielo si abbasserebbero per rendere omaggio a quel «FIAT», dal quale rico-noscono la loro esistenza. Perciò tutti i beati restano stupiti nel vedere un nembo di Cielo sulla terra, ma subito cessa il loro stupore quando vedono che quella Divina Volontà che forma il loro Cielo e tutta la loro felicità, si trova regnante in quella creatura, proprio in quel punto dove vedono che le tende del Cielo, abbassandosi, circondano quella creatura per [146] inneg-giare al mio «FIAT» Supremo. Perciò sii attenta, figlia mia, e se ciò ti dico è per farti conoscere il gran bene di farti conoscere il mio Volere e come vuol formare il suo regno in te, affinché mi ringrazi e sia riconoscente.”
10 Gennaio 1930
Tutti appartengono a Dio in diversi gradi e modi, ma solo chi ha con Dio
la stessa ed unica Volontà appartiene alla Famiglia divina e vive nel seno di Dio.
L’unico ricordo che gli resta è che è viatore, in grado di poter dare.
Sebbene abbandonata nel “FIAT” Divino, mi sentivo pure tutta annientata, ma tanto che mi vedevo più piccola di un atomo, e pensavo tra me: come sono miserabile, piccola ed insignificante! Ed il mio adorabile Gesù, interrompendo il mio pensiero, facendosi sentire e vedere, mi ha detto: “Figlia mia, o sei piccola o grande, appartieni alla nostra famiglia divina, sei un membro di essa e ciò ti basta, anzi è tutto per te ed è la gloria e l’onore più grande che potresti avere.”
Ed io: “Amor mio, tutti da te siamo usciti e tutti a te apparteniamo, quindi non è meraviglia se [147] ti appartengo.”
E Gesù: “Certo che tutti mi appartengono per vincoli di creazione, ma c’è gran differenza per chi mi appartiene non solo per vincoli di creazione, ma con vincolo di fusione di volontà, cioè, che la mia è la sola ed unica volontà sua; questi posso dire che mi appartengono con vincoli di vera famiglia nostra, perché la volontà è la cosa più intima che può esistere, tanto in Dio quanto nella creatura, è la parte essenziale della vita, è la dirigente, è la dominatrice che ha virtù di vincolare con vincoli inseparabili Dio e la crea-tura, e da questa inseparabilità si riconosce che essa appartiene alla nostra famiglia divina. Non succede questo in un regno? Tutti appartengono al re, ma in quanti diversi modi appartengono! Chi appartiene come popolo, chi come esercito, chi come ministro, chi come sentinella, chi come cortigiano, chi come regina 43 del re e chi come figlio. Ora, chi appartiene alla famiglia reale? Il re, la regina, [148] i figli; tutti gli altri 44 del regno non possono dirsi appartenenti alla famiglia reale, ma appartengono al regno, sono obbligati alla legge, alla sudditanza, e i ribelli si mettono in carcere. Quindi, tutti ci appartengono, ma in quanti diversi modi!
Solo chi vive nel nostro Volere Divino vive in mezzo a Noi; il nostro «FIAT» Divino ce lo porta nel suo grembo di luce nell’intimo del nostro seno divino, e Noi [non] possiamo metterlo fuori di Noi. Per farlo dovremmo met-tere il nostro Volere Divino fuori di Noi, ciò che non possiamo né vogliamo fare. Anzi, siamo contenti di tenerlo, di vezzeggiarlo come nostro caro ricordo, quando il nostro amore rigurgitante [fece] uscire fuori la Creazione, [per]ché voleva che la creatura vivesse nella nostra eredità della Divina Volontà e che coi suoi innocenti sorrisi si trastullasse col suo Creatore.
E se ti vedi piccola, è l’amore esuberante del mio «FIAT», che è tutto attenzione e gelosia su di te, che non ti [149] concede un atto di tua volontà umana, quindi l’umano non ha crescita e tu ti senti sempre piccola. Questo è perché il mio Volere vuole formare la sua vita nella tua piccolezza, e quando cresce la sua vita divina la vita umana non ha ragione di crescere; quindi ti devi contentare di restare sempre piccola.”
Onde seguivo il mio abbandono nel Volere Santo ed il mio dolce Gesù ha sog-giunto: “Figlia mia, chi vive nel mio «FIAT» Divino vive in Dio, quindi pos-siede e può dare i beni che possiede. L’Essere Divino lo circonda dapper-tutto, in modo che non vede, non sente, non tocca che Dio; in Lui si felicita, Lui solo comprende e conosce, tutto le scompare e solo gli resta il ricordo che, mentre si trova nel suo Dio, è viatore ancora e come viatore deve perorare per i suoi fratelli, perché trovandosi in condizione di dare i beni che possiede, deve dare a seconda [del]le loro disposizioni. Non ti ricordi tu, anni addietro, quando [150] ti facevo vedere che ti mettevo nel mio Cuore e tutto ti scompariva, e tu godevi e non volevi uscirne più? Ed Io, per farti ricordare che eri viatrice, ti [facevo] uscire alla porta del mio Cuore oppure tra le mie braccia, per farti vedere i mali del genere umano, affinché tu perorassi per loro, e tu ti dispiacevi con Me [per]ché non volevi uscire dal mio Cuore? Era il principio del vivere nel mio Volere Divino, che ti sentivi nel Cuor mio esente da qualunque pericolo, libera da tutti i mali, perché Dio stesso vi si schiera intorno alla felice creatura per tenerla difesa da tutto e da tutti. Invece chi fa la mia Divina Volontà e non vive in essa, si tro-va in condizione di poter ricevere, ma non di dare, e siccome vive fuori di Dio, non in Dio, vede la terra, sente le passioni che lo mettono in pericolo continuo e gli danno una febbre intermittente, [per] cui ora si sente sano, ora malato, ora vuole fare il bene [151] ed ora si stanca, si annoia, s’infasti-disce e lascia il bene. È proprio come quelli che non hanno una casa dove stare al sicuro, ma vivono in mezzo alla strada, esposti al freddo, alla piog-gia, al sole cocente, ai pericoli, e vivono di elemosina. Giusta pena di chi poteva vivere in Dio, invece si contenta di vivere fuori di Dio.”
16 Gennaio 1930
La Divina Volontà dirige e realizza tutto in Dio e nelle sue opere,
perciò tutte le cose create narrano il “Fiat” Divino che dà loro vita.
Dio comunica continuamente tutte le sue qualità divine all’anima che vive in Esso.
Stavo seguendo il “FIAT” Divino nell’opera della Creazione ed, oh, come mi pa-reva bella, pura, maestosa, ordinata, degna di Colui che l’aveva creata! Ogni cosa creata mi sembrava che avesse da dirmi la sua piccola storia, che racchiudeva di quel “FIAT” che le aveva dato la vita, [facendola] uscire alla luce del giorno, e che doveva narrare per far conoscere ciò che sapeva della Divina Volontà, e unite insieme dovevano narrare la lunga storia di quel [152] “FIAT” che non solo le aveva creato, ma conservandole dava loro il compito di narrare la sua lunga storia, dando a ogni cosa creata una lezione da narrare alle creature, per far conoscere quella Divina Volontà che le aveva creato.
Ma mentre la mia povera mente si perdeva nel guardare la Creazione e voleva ascoltare le tante belle lezioni che ciascuna cosa creata voleva farmi sul “FIAT” Divino, il mio dolce Gesù, uscendo dal mio interno, mi ha detto:
“Figlia piccola del mio Eterno Volere, voglio farti sapere che l’opera del-la Creazione, della Redenzione e quella del regno del nostro Volere, è tutta opera del nostro «FIAT» Supremo. Lui prese la parte operante e le tre Divine Persone presero la parte concorrente, ma fu al nostro «FIAT» Divino che demmo il compito di creare la Creazione, di formare la Redenzione e di ri-stabilire il regno della nostra Divina Volontà. Perché nelle opere che escono dalla Divinità è sempre il nostro Volere Divino che [153] prende la parte attiva, sebbene tutto il nostro Essere Divino vi concorre insieme, perché esso ha virtù e ufficio dirigente ed operante di tutte le cose nostre. Come tu hai le mani per operare e i piedi per camminare, e se vuoi operare non ti servi dei piedi ma delle mani, sebbene tutto il tuo essere è concorrente all’opera che vuoi fare, così è del nostro Essere Divino, non vi è parte di Noi che non vi concorra, ma la nostra Volontà Divina prende la parte diri-gente e operante. Molto più che Essa ha la sua sede nella Divinità; la sua vita scorre nel nostro seno divino, è vita nostra, e mentre esce dal nostro seno divino • cioè, esce e resta• porta fuori di Noi la virtù creatrice di ciò che vuol fare, dirigere e conservare. Ora, come tu vedi, tutto è opera del nostro «FIAT» Divino, e perciò tutte le cose create stanno come tanti figli che vogliono dire la storia della loro mamma, perché sentendo la sua vita in loro [154] e conoscendo l’origine donde vengono, sentono il bisogno di dire ciascuno chi è la propria Mamma, quanto è buona, com’è bella e come loro sono felici e belli, perché partoriti da una tale Madre. Oh, se le creature possedessero come vita la mia Divina Volontà, conoscerebbero tante belle cose di essa, e conoscerla e non parlarne riuscirebbe loro impossibile, quindi non farebbero altro che parlare di Essa, amarla e mettere la vita per non perderla.”
Poi ha soggiunto: “Figlia mia, la nostra Divina Volontà è tutto e, stando dappertutto, l’anima che vive immersa in Essa non fa altro che prendere continuamente da Dio, e Dio sta in atto continuo di versare dentro di lei, tanto che non solo la riempie, ma non potendo [essa] contenere tutto, forma mari intorno a lei, perché il nostro Volere Divino non sarebbe contento se all’anima che vive in esso non potesse partecipare tutte le particelle delle nostre divine qualità, per quanto a creatura [155] è possibile, in modo che l’anima possa dire: «tutto mi dai e tutto ti do; nel tuo Volere Divino posso darti tutto te stesso». Ecco perché chi vive nel nostro «FIAT» è inseparabile [da Noi]; la sua piccolezza ce la sentiamo scorrere nella nostra potenza, ed [essa] si riempie di potenza nostra per quanto più può, e onora la nostra potenza perché la mette in condizione di comunicarsi alla creatura. Ce la sentiamo scorrere nella nostra bellezza e si riempie di bellezza; nel nostro amore e si riempie del nostro amore; nella nostra santità e resta riempita di essa. Ma mentre resta riempita, ci onora, perché ci mette in condizioni di abbellirla con la nostra bellezza divina, di riempirla col nostro amore, di suggellare la nostra santità, in modo da mettere in atto tutte le nostre qualità divine; in una parola, ci mette in condizioni di operare e darci da fare per comunicarci a lei, perché non ci conviene [156] tenerla nella nostra Divina Volontà dissimile da Noi. Sarà piccola, non può racchiudere tutto il nostro Essere Divino, ma parteciparle tutte le nostre qualità divine, per quanto a creatura è possibile, in modo che nulla le deva mancare, questo è possibile. Perciò nulla vogliamo negarle; lo negheremmo alla nostra Divina Volontà e sarebbe lo stesso [che] negare a Noi ciò che Noi stessi vogliamo fare. Perciò sii attenta, figlia mia; nel nostro «FIAT» troverai il vero scopo per cui fosti creata, la tua origine, la tua nobiltà divina; troverai tutto, riceverai tutto e tutto ci darai.”
20 Gennaio 1930
Tutto ciò che Dio ha fatto è presente nel suo Volere, e lì lo trova la creatura
per prendere parte e dargli i suoi omaggi. Lì trova presente la creazione della Vergine,
che dal primo istante Dio fece Regina dell’Universo. Il Volere Divino si fa
attore e spettatore dell’operato che Egli stesso fa nella creatura in cui regna.
Stavo facendo il mio giro nella Divina Volontà, ed [ero] giunta al punto quando fu creata la Regina del Cielo, quando la Divinità deponeva le vesti di giustizia e, vestendosi come a festa, rinnovava l’atto solenne del principio della [157] Crea-zione, chiamando a vita la nobile Creatura che col vivere nel Volere Divino • scopo unico per cui Dio aveva creato l’uomo• non sarebbe uscita 45 dalla casa del Padre suo, perché solo il nostro volere umano ci mette fuori di Dio, dalla sua abitazione, fuori dai suoi beni, dalla sua santità, dalla sua luce. Dio nel creare la Vergine Santa riprendeva le feste della Creazione, i suoi dolci sorrisi, i suoi santi colloqui con la creatura, e rigurgitò tanto in amore, che subito la fece Regina di tutto l’universo, comandando a tutto e a tutti che come tale la onorassero e [che], prostrati ai suoi venerati piedi, la riconoscessero e inneggiassero come Regina.
Ond’io, secondo il mio solito, inneggiavo alla mia Madre Regina, salutandola a nome di tutti Regina del Cielo e della terra, Regina dei cuori e celeste Imperatrice che impera su tutto e [per]fino sul suo Creatore. “Deh • le dicevo•, col tuo impero universale impera su tutti, affinché la volontà umana ceda i diritti alla Divina Volontà; impera sul nostro [158] Dio affinché il «FIAT» Divino scenda nei cuori e vi regni come in Cielo così in terra”.
Ora, mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e si è unito a me ad inneggiare la Mamma Celeste come Regina, e stringendomi a sé mi ha detto: “Figlia mia, com’è bello il vivere nel mio Volere Divino! Tutto ciò che è stato fatto da Dio lo tiene come presente, e la creatura trova tutto ciò che ha fatto il suo Creatore, prende parte alle sue opere e può tributare gli onori, l’amore, la gloria di quell’atto al suo Creatore. Si può dire che chi vive nel nostro «FIAT» Divino ci mette in condizioni di rinnovare le opere nostre più belle e lei si fa rinnovatrice delle nostre feste.
La creazione della Vergine dice a chiare note che significa e che può fare il nostro Volere Divino. Appena esso s’impossessò del suo Cuore vergi-nale, non aspettammo neppure un minuto, ma subito la facemmo Regina; era la nostra Volontà che coronavamo in Lei, perché non era conveniente [159] che una creatura che possedeva il nostro Volere non avesse la corona di Regina e lo scettro del comando. La nostra Divina Volontà non vuole risparmiare nulla, tutto vuol dare a chi le fa formare il suo regno nell’anima sua. Ora, tu devi sapere che come nel mio «FIAT» tu trovi presente la crea-zione della Sovrana Signora e inneggi [a Lei] come Regina, così Lei trovava te presente nello stesso «FIAT» Divino e sentiva i tuoi inneggiamenti. La Mamma non vuol essere meno della figlia, [e] fin d’allora inneggiava [a] te per onorare quel Volere Divino che doveva possederti e per ricambiarti i tuoi inneggiamenti. Quante volte chiama il cielo, il sole, gli angeli e tutto ad inneggiare [al]la sua piccola figlia, che vuole vivere in quel «FIAT» che formò tutta la sua gloria, la sua grandezza, bellezza e felicità.”
Onde seguivo il mio abbandono nel “FIAT” Divino, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, quando il mio Volere Divino regna nell’anima, esso prende la parte agente e dirigente. [160] Non vi è cosa che lei fa, [in cui] il mio Volere Divino non vi prenda il suo primo atto per richiamare il suo atto divino sull’atto della creatura. Sicché, se pensa, vi forma il suo primo pensiero e richiama tutta la santità, la bellezza, l’ordine dell’Intelligenza di-vina; e siccome la creatura non è capace né ha vuoto sufficiente per rice-vere la nostra Intelligenza, il mio «FIAT» ogni qual volta fa il suo atto primo nell’intelligenza della creatura, con la sua potenza va allargando la sua capacità, per chiudere nuova intelligenza divina nella mente della creatura.
Quindi si può dire che il mio Volere dove regna è il primo a respirare, il primo a palpitare, il primo atto della circolazione del sangue, per formare nella creatura la sua respirazione divina, il suo palpito di luce, e nella circolazione del sangue la totale trasformazione del suo Volere Divino nell’anima e nel corpo. E mentre ciò fa, dà virtù e rende capace la creatura [161] di poter respirare col respiro divino, palpitare col suo palpito di luce e sentirsi circolare in tutto il suo essere, più che sangue, tutta la sua vita divina. Perciò dove regna il mio Volere è l’Attore continuato, che mai cessa d’operare e, facendosi spettatore, gode delle sue scene divine che Lui stes-so svolge nella creatura, e lei presta il suo essere come materia nelle sue mani, per fargli svolgere le scene più belle e dilettevoli, che il mio «FIAT»vuol fare nell’anima dove il mio Volere Divino domina e regna.”
26 Gennaio 1930
Tutta la Creazione riceve vita dalla Divina Volontà; perciò tutte le cose sentono
la forza vitale di ogni verità che Essa manifesta, come il preludio del suo Regno.
Le preghiere fatte nel suo Volere per ottenere il suo Regno muovono
tutto e tutti e lo stesso Dio e diventano decisioni divine.
Il mio volo continua nel “FIAT” Divino ed io più comprendo come cielo e terra sono riempiti di esso; non vi è cosa creata che non sia portatrice di una Volontà sì santa. Ma mentre la mia mente si perdeva nel “FIAT”, il mio dolce Gesù, mo-vendosi nel mio interno, mi ha detto:
“Figlia mia, tutte le cose create, per[162] [la] forza della mia Volontà in cui esse vivono, avvertono quando il mio Volere Divino vuole manifestare una verità che gli appartiene, una sua conoscenza, oppure vuol fare una sua opera: essendo una la Volontà che domina tutta la Creazione, sentono in sé la virtù comunicativa, creatrice e conservatrice, che vuole operare e darsi a conoscere; perciò sentono come se un’altra sorella si aggiungesse in mezzo a loro e festeggiano la nuova arrivata. Sicché ogni parola che ti ho detto sul mio Volere Divino è stato un «FIAT» da Noi pronunziato, il quale è uscito come un figlio dal seno del nostro Volere. Questo «FIAT» è lo stesso «FIAT» della Creazione, che formando il suo eco fa sentire la sua forza vitale dove risiede la nostra Volontà.
Quando il nostro «FIAT» Divino vuole operare, vuole pronunziarsi col farsi conoscere e manifestare altre sue verità, succede come in una famiglia quando vedono che la madre sta per dare alla luce altri figlioletti, tutta la famiglia [163] festeggia, perché la famiglia si fa più numerosa, e ogni volta che si accresce [di] un altro fratellino o sorellina fanno festa [e] godono del nuovo arrivato in mezzo a loro. Tale è la Creazione; essendo uscita dal seno della mia Divina Volontà, tutte le mie opere formano una famiglia e sono talmente legate tra loro, che pare che non possano vivere l’una senza l’altra, la mia Volontà le tiene talmente unite che le rende inseparabili, per-ché tutte sentono che una è quella Volontà che le domina. Ora, sentendo un dire sì prolungato del mio «FIAT», le tante sue conoscenze che ti va ma-nifestando, sentono che si accresce il numero della divina generazione del mio «FIAT» in mezzo a loro, quindi la famiglia della Creazione si sente in-grandire e festeggia il preludio del regno del mio Volere Divino. Perciò quando ti parlo del mio «FIAT» ed Esso si pronunzia col manifestarsi, i cieli riverenti si abbassano per ricevere il nuovo parto e suo figlio in mezzo [164] a loro, per tributargli gli onori e festeggiare il nuovo arrivato. Figlia mia, la mia Volontà Divina quando vuole pronunziarsi, dovunque si stende e fa sentire il suo eco e la sua forza creatrice in tutte le cose dove essa regna.”
Dopo ciò seguivo a pregare perché il benedetto Gesù si affrettasse a far venire il tanto sospirato regno della Divina Volontà sulla terra, ed il mio amato Gesù, come ferito da una tale preghiera, [per]ché Lui stesso tanto sospira di vedere il trionfo del Volere Divino sulla terra, mi ha detto:
“Figlia mia, le preghiere fatte nel mio Volere Divino per ottenere l’avven-to del suo regno sulla terra hanno un grande impero presso Dio. Dio stesso non può sbarazzarsi, né può non esaudirle. Perché pregando la creatura nel mio «FIAT» Divino, sentiamo la forza del nostro Volere, che col suo impe-ro prega, con la sua immensità si stende ovunque e, abbracciando la forza universale, la preghiera si stende ovunque, in modo che ci sentiamo accer-chiati da tutte le parti, [165] sentiamo la nostra stessa Volontà che prega in Noi, e da preghiera si cambia in comando e dice «voglio» e, imperando sul nostro Essere Divino, col suo dolce impero diciamo «vogliamo». Perciò le preghiere fatte nel nostro «FIAT» Divino si possono chiamare decisioni, co-mandi, che portano il rescritto firmato di quello che si vuole; e se non si vede all’istante ciò che si vuole, è perché stiamo disponendo le cause se-conde, per [far] uscire da Noi ciò che abbiamo deciso di dare. Quindi non c’è da avere dubbio, che presto o tardi non veda scendere dal Cielo ciò che con decisione le è stato accordato. Perciò continua le preghiere nel nostro «FIAT», preghiere che muovono cieli e terra e [per]fino lo stesso Dio, se ami di vedere il mio regno sulla terra, ed Io pregherò insieme con te per ottener-ne l’intento. Molto più che l’unico scopo della Creazione fu proprio questo: che il nostro Volere Divino dovesse regnare come in Cielo così in terra.” [166]
30 Gennaio 1930
Il Regno della Divina Volontà si realizzerà in modo uguale a come si è realizzata
la Redenzione. Gioia e dolore del Signore nel ricordare l’Eden, la creazione dell’uomo,
e gioia del suo Cuore perché si chiede il suo Regno.
Stavo pensando: “Come potrà venire il regno della Divina Volontà sulla terra e in che modo si potrà svolgere? Chi saranno i primi fortunati che avranno un tanto bene?” Ed il mio dolce Gesù, facendosi vedere, mi ha stretta tutta a sé, e dandomi tre baci mi ha detto:
“Figlia mia, nel medesimo modo [in] cui si svolse il regno della Reden-zione, così si svolgerà il regno della mia Volontà. Si può dire che la Reden-zione va facendo il giro per tutto il mondo46 , giro che ancora non ha com-piuto del tutto, perché non tutti i popoli conoscono la mia venuta sulla terra e perciò sono privi dei suoi beni. Essa va preparando e disponendo i popoli al gran regno della mia Divina Volontà. Onde come la mia Redenzione ebbe il suo principio non in tutto il mondo, ma nel centro della Giudea • perché in questa nazione vi era il piccolo nucleo di quelli che mi aspettavano, [167] vi era Colei che avevo scelto per madre, San Giuseppe che doveva essere il mio padre putativo; in questa nazione mi ero mani-festato ai Profeti, facendo loro conoscere che sarei venuto sulla terra•, era giusto che dove si conosceva fossero i primi ad avermi in mezzo a loro. E sebbene furono ingrati e molti non mi vollero conoscere, chi può negare che la mia Mamma Celeste, gli Apostoli, i discepoli, furono della nazione ebrea? E che furono loro i primi banditori che esposero la loro vita, per far conoscere alle altre nazioni la mia venuta sulla terra e i beni che ci sono nella mia Redenzione?
Così sarà del regno del mio «FIAT» Divino; i paesi, le provincie, i regni che saranno stati i primi a ricevere 47 le conoscenze della mia Divina Volon-tà e la sua espressa Volontà che vuole venire a regnare in mezzo alle crea-ture, saranno anche i primi a ricevere i beni che porterà il suo Regno. E poi, facendosi strada con le sue conoscenze [168] farà il suo giro in mezzo alle umane generazioni. Figlia mia, c’è molta analogia nel modo come si svolse la Redenzione e come si svolgerà il regno della mia Divina Volontà.
Vedi, nella mia Redenzione scelsi una Vergine [che] apparentemente non aveva nessuna importanza secondo il mondo, né di ricchezza, né di altezza di dignità o di posti che la indicassero. La stessa città di Nazaret non era importante; una piccola casetta era tutta la sua abitazione. Ma ad onta che la scelsi da Nazaret, volli che appartenesse alla capitale, [alla] città di Gerusalemme, in cui c’era il corpo dei Pontefici e Sacerdoti che allora mi rappresentavano e annunziavano le mie leggi. Per il regno della mia Divina Volontà ho scelto un’altra vergine, che apparentemente non ha nessuna importanza, né di grandi ricchezze, né di altezza di dignità; la stessa città di Corato non è città importante, ma appartiene a Roma, dove risiede il [169] mio rappresentante in terra, il Romano Pontefice, da cui partono le mie leggi divine; il quale, come si fa un dovere di far conoscere ai popoli la mia Redenzione, così si farà un dovere di far conoscere il Regno della mia Divina Volontà. Si può dire che l’una e l’altra andranno di pari passo nel modo e nel come si deve svolgere il regno del mio «FIAT» Supremo.”
Dopo ciò seguivo il mio giro nel Volere Divino e giunta nell’Eden pregavo Gesù che subito ripristinasse lo scopo della creazione dell’uomo, come uscì dalle sue mani creatrici; ma mentre ciò facevo, il mio amato Gesù, facendosi sentire nel mio interno, faceva sentire che il suo Cuore Divino sussultava forte, forte, e tutto tenerezza mi ha detto: “Figlia mia, ogniqualvolta si fa nome dell’Eden, il mio Cuore sussulta di gioia e di dolore. Nel ricordare il modo come fu creato l’uomo, il suo stato felice, la sua bellezza rapitrice, la [170] sua sovranità, le nostre e le sue gioie innocenti con cui ci delettavamo insieme, com’era bello il figlio nostro, parto degno delle nostre mani creatrici, nel ricordare ciò, tanto dolce e gradito al mio Cuore, non posso fare a meno di sus-sultare di gioia e d’amore. Ma poi, nel vederlo cambiato nella sua sorte e sceso dalla sua felicità nei mali della sua volontà umana • perché la nostra Divina Volontà lo preservava da tutti i suoi mali e lo conservava come [era]uscito dalle nostre mani creatrici, che mettendolo a gara col suo Creatore lo mettevano in condizioni di poter dare il suo amore, le sue gioie innocenti a Colui che lo aveva creato•, nel vederlo [quindi] infelice, il mio sussulto di gioia è seguito subito dal sussulto di forte dolore.
E se tu sapessi come mi è gradito il tuo ritornare in questo Eden, per mettermi davanti ciò che di bello, di santo, di grande feci nella Creazione dell’uomo! Mi dai il contento, la gioia di farmi ripetere il mio sussulto di gioia e di [171] mettere un lenitivo al mio sussulto di dolore, che se non fosse seguito dalla speranza certa che il mio figlio, in virtù del mio «FIAT», deve ritornarmi felice, col darmi le sue gioie innocenti come fu stabilito da Noi nel crearlo, il mio sussulto di dolore non avrebbe tregua ed emetterei grida tanto forti da far piangere gli stessi cieli. Perciò, nel sentire il tuo continuo ritornello: «voglio il regno del tuo Volere Divino», il mio Cuore Divino sente arrestarsi il sussulto di dolore e sussultando di gioia dico: la piccola figlia del mio Volere vuole e chiede il mio regno, ma perché lo vuole? Perché lo conosce, lo ama e lo possiede; ecco perché prega che lo posseggano le altre creature. Perché essendo la mia Divina Volontà princi-pio di vita della creazione dell’uomo, Essa sola gli dà la capacità di poter ricevere tutto dal suo Creatore e di potergli ridare tutto ciò che vuole [e] che Egli vuole. Il mio «FIAT» ha virtù di far cambiare le condizioni dell’uomo, la sua fortuna. Con Esso tutto gli sorride, tutti [172] lo amano, tutti lo vogliono servire e si stimano fortunati di servire il mio Volere Divino in lui, cioè nella creatura dove regna la mia Divina Volontà.”
6 Febbraio 1930
Chi vive nel Volere Divino è sempre rivolto al Cielo; chi vive di volontà umana è rivolto
a se stesso e alla terra. Gesù ha operato nell’anima di Luisa seguendo
lo stesso modo e ordine come fece la Creazione.
Continuo il mio abbandono nel Volere Divino; la mia povera mente è sempre come affollata [da] ciò che riguarda un Volere sì santo, anzi mi sembra che i miei pensieri si tuffano nel suo mare di luce e poi escono come tanti messaggeri che portano tante belle notizie da quel mare dove sono stati, e chi vuol dire una cosa e chi un’altra di quel “FIAT”, che si gloriano di conoscere e di riceverne la vita. Ed io mi diletto ad ascoltarli e molte volte non so dire in parole le tante belle notizie che i miei pensieri mi portano del mare di luce del Volere Divino, e sento il bisogno di Gesù, che mi guidi, che mi imbocchi le parole, altrimenti non saprei dir nulla. [173] Onde mentre mi trovavo nel mare del “FIAT” Divino, il mio dolce Gesù, facendosi vedere in atto di aiutarmi a cambiare in parole ciò che la mia mente pensava, mi ha detto:
“Figlia mia, gli effetti del vivere nel mio Volere Divino sono mirabili. Il mio «FIAT» tiene la creatura sempre rivolta al Cielo e la fa crescere non di terra, ma di Cielo, e siccome la Volontà mia è una con la mia stessa Vo-lontà che opera nella creatura, questa mia stessa Volontà mette l’anima in ordine al suo Creatore e le va manifestando chi è Colui che l’ha creata, quanto l’ama e come vuol essere amato; e mettendola di fronte ai riflessi divini, a via di riflessi fa dilettare il suo Creatore a far crescere e dipingere la sua immagine in colei che possiede e fa una la sua volontà con quella di Colui che l’ha creata. E siccome il mio «FIAT» la tiene sempre rivolta al Cielo, non ha il tempo di guardare la terra, perché è assorbita dall’Ente Supremo; e ancorché guardasse tutte le cose, [174] [esse] si convertono in Cielo, perché dov’essa regna ha la virtù di cambiare natura alle cose. Perciò [per] la creatura che vive nel mio Volere Divino tutto è Cielo, cresce per il Cielo, perché il Cielo della mia Divina Volontà regna nell’anima sua. Invece chi vive di volontà umana è rivolto sempre a se stesso, e col guar-dare se stesso l’umano volere gli va scoprendo ciò che è umano e lo mette ai riflessi di ciò che esiste nel basso mondo, in modo che si può dire che vive di terra e cresce senza la somiglianza di Colui che l’ha creato. C’è tale differenza tra l’uno e l’altro, che se le creature la potessero vedere, tutti amerebbero e sospirerebbero vivere nel mio «FIAT», aborrirebbero il vivere di volontà umana e [lo] terrebbero come la più grande sventura, che fa loro perdere lo scopo e l’origine per cui furono create. Succederebbe come ad un re che deponesse la sua [175] corona, le sue vesti regali, scendesse dalla sua reggia e vestisse stracci sporchi, si cibasse di cibi immondi e vivesse in una stalla insieme con le bestie delle sue passioni; non sarebbe da piange-re la sorte di costui? Tale è chi si fa dominare dalla sua volontà umana.”
Dopo ciò seguivo a pensare alle tante cose che il mio amato Gesù ha operato nella povera e piccola anima mia, ai tanti suoi modi amorosi, che volerli dire tutti mi sarebbe impossibile. Ma chi può dire ciò che pensavo e la causa perché la mia piccola intelligenza era come affollata da ciò che mi era successo nella mia esistenza? Ma mentre mi trovavo in preda di tanti pensieri, il mio sommo ed unico bene Gesù, stringendomi tutta a sé, con tenerezza indicibile, mi ha detto:
“Figlia mia, il mio modo di operare nell’anima tua simboleggia tutta la Creazione. Opera grande fu la Creazione, ma [176] siccome le opere nostre sono ordinate, ci contentammo prima di creare le cose piccole, il cielo, le stelle, il sole, il mare, le piante e tutto il resto, cioè cose piccole al confronto della creazione dell’uomo, che doveva superare tutto e tenere la suprema-zia su tutto; e quando le cose devono servire a colui che le deve padroneg-giare ed esserne il re, per quanto siano o sembrino 48 grandi, sono sempre piccole a confronto di colui che devono servire. Onde, dopo che l’universo fu creato e tutte le cose stavano al loro posto d’ordine, aspettando come un esercito ordinato colui intorno al [quale] dovevano schierarsi 49 , per servirlo e ubbidire ai suoi cenni, creammo l’uomo. Tutte le cose create e il suo stes-so Creatore si riversarono su di lui per cantargli i nostri eterni amori e dirgli: «tutti abbiamo l’impronta del nostro Creatore e la riversiamo su di te, che sei la sua immagine». Cieli e terra fecero festa completa e la nostra stessa Divinità festeggiò [177] con tanto amore la creazione dell’uomo, che al solo ricordarlo rigurgita tanto forte il nostro amore, che straripando forma mari immensi intorno a Noi.
Ora, il regno della mia Divina Volontà è più grande dell’opera della Creazione e perciò, si può dire, è il richiamo al nostro Essere Divino ad operare più della stessa Creazione. Onde tutto ciò che feci al principio nell’anima tua simboleggia la Creazione. Ti volli tutta per Me e tutta mia, per essere libero di fare ciò che Io volessi; volli il vuoto di tutto nell’anima tua, per poter distendere il mio cielo, e i tanti detti che ti dicevo sulle virtù erano stelle, che praticate da te, nel modo voluto da Me, mi servivano per ornare il cielo che avevo esteso in te. Quindi volevo rifare in te e rifarmi di tutto ciò che di male e d’indegno aveva fatto l’umana famiglia. Per richia-mare il sole del mio «FIAT» Divino era necessario preparare con decoro colei che per prima doveva ricevere la vita [178] della mia Divina Volontà. Ecco perché facevo scorrere i mari di grazia, le più belle fioriture, quasi come nella creazione dell’uomo, in cui doveva regnare il mio «FIAT» Divino; così in te, tutto ciò che Io facevo si metteva in aspettativa per corteggiare come un esercito divino il sole del mio Eterno Volere. E come nella Creazione abbondammo tanto nel creare tante cose che dovevano servire l’uomo, perché quest’uomo doveva far regnare in sé la mia Divina Volontà, così in te, tutto è stato fatto perché Essa trovasse il suo posto d’onore e di gloria. Ecco perché era necessario che prima ti preparassi con tante grazie e insegnamenti, come cose piccole in confronto al gran Sole del mio Volere Divino, che con tante sue manifestazioni, mentre si faceva conoscere, for-mava la sua vita per regnare e formare il suo primo regno nella creatura. Quindi non ti meravigliare, è l’ordine della nostra sapienza e provvidenza, che prima fa le cose piccole e poi le grandi, [179] per corteggio e per decoro delle cose grandi. Che cosa non merita il mio «FIAT» Divino? Che [cosa] non gli si deve? E che cosa non è stata fatta da Esso? Perciò quando si tratta di Esso o di farla conoscere, cieli e terra si prostrano riverenti e in muto silenzio tutti adorano un atto solo della mia Divina Volontà.”
11 Febbraio 1930
L’uomo fu creato perché vivesse con Dio, suo Padre, nella sua stessa Volontà,
come in casa propria. È la storia del “figliol prodigo”. Perciò della Divina Volontà
conosce appena la piccola parte che portò con sé.
La mia povera mente subisce il dolce incanto del fulgido seole dell’eterno “FIAT”, ed oh, quante belle scene commoventi svolge in me, che se io le potessi dire come le vedo, tutti subirebbero il dolce incanto e in coro direbbero tutti: “vogliamo fare la Divina Volontà”. Ma, ahimè, sono sempre la piccola ignorantella e appena balbettando so dire qualche cosa.
Ma nel comprendere il gran bene di questo Volere Divino e come nuotiamo nelle sue onde [180] altissime di luce, di bellezza indicibile, di santità inarrivabile, pensavo tra me: “Com’è possibile che non si conosca un tanto bene? E mentre nuotiamo dentro, ignoriamo il gran bene che ci circonda, che ci investe dentro e fuori, che ci dà la vita, e solo perché lo ignoriamo non godiamo i mirabili effetti di tutti i grandi beni che contiene un Volere sì santo. Deh, svelati, o «FIAT» onnipotente, e la faccia della terra si cambierà. E poi, perché Nostro Signore benedetto non si è compiaciuto di manifestare fin dal principio della Creazione le tante cose mirabili che vuol fare e dare alle creature questa Santissima Volontà?”
E mentre la mia mente si perdeva come rapita nel dolce incanto del Volere Divino, il mio Amore, la mia Vita Gesù, il Celeste Maestro che affascina col suo bel dire sul suo stesso Volere, facendosi vedere mi ha detto: “Mia piccola figlia del mio Volere, la creatura non può vivere, sia l’anima che il corpo, senza la mia Divina Volontà, [181] e siccome è il suo primo atto di vita, perciò si trova nelle condizioni o di ricevere il suo atto di vita continua da Essa o di non potere avere esistenza. E siccome l’uomo fu creato [per]ché doveva vivere nell’opulenza dei beni di questa Divina Volontà, sua prediletta ere-dità, perciò fu creato, perché doveva vivere di Noi e in casa nostra, come un figlio che vive con suo Padre. Altrimenti, come poteva essere il nostro trastullo, la nostra gioia e felicità, se non doveva vivere vicino, insieme, nella nostra Divina Volontà? Un figlio lontano non può formare la gioia di suo padre, il suo sorriso, il suo scherzo, la sua familiare conversazione; da lontano non si può giocare insieme, né sorridere di felicità, anzi la sola lontananza spezza l’amore e porta l’amarezza di non poter godere di colui che si ama. Vedi dunque, l’uomo fu creato per vivere alla familiare con Noi, in casa nostra, nella nostra stessa Volontà, per assicurarci le nostre e [182] le sue gioie e felicità perenne.
Ma l’uomo, il figlio nostro, mentre era felice in casa di suo Padre, si ribellò e uscì dalla sua casa paterna e, col fare la sua volontà, perdette il sorriso di suo Padre, le sue pure gioie; e siccome non poteva vivere senza il concorso della nostra Divina Volontà, agimmo 50 da Padre e gli demmo la legittima 51 della nostra Divina Volontà, non più come vita che lo portava nel suo grembo per renderlo felice e santo, ma come concorrente per con-servarlo in vita; non per felicitarlo come prima, ma per dargli le cose di stretta necessità e a seconda [di come] si fosse comportato. Senza la mia Volontà Divina non ci può essere vita. Ecco perché del mio «FIAT» Divino si conosce [co]sì poco, perché le creature conoscono solo la sua legittima, e molte volte questa legittima non viene neppure riconosciuta del tutto, perché chi vive di legittima [183] non vive in casa di suo Padre, sta lontano da Lui e molte volte si trova nelle condizioni di sciupare con atti indegni la stessa legittima ricevuta.
Quindi non ti meravigliare se poco si conosce della mia Divina Volontà, se non si vive in Essa, se non si sta in continuo contatto per ricevere la sua vita che felicita, che santifica e [che] stando vicino apre i suoi segreti e fa conoscere chi è, che può dare e come sospira di tenere nel suo grembo la creatura, per formare in lei la sua vita divina. Molto più che l’uomo, col fare la sua volontà, si mise in condizioni di servo, non di erede, e il servo non ha diritto all’eredità del suo padrone, ma alla misera mercede per vivere stentatamente la vita. Perciò, figlia mia, si può dire, con te ho aperto le porte per farti entrare a vivere in casa nostra, nella nostra Divina Volontà, e tenendoti con Noi, ti abbiamo manifestato tanto del nostro Volere Divino, non come legittima, [184] ma come nostra fortunata ereditiera.”
Dopo ciò ha soggiunto: “Figlia mia, [a maggior motivo] che, avendo cono-sciuto solo la legittima, quel poco che si è scritto sulla mia Volontà in tutta la storia del mondo è stato scritto di ciò che hanno conosciuto del mio «FIAT» dopo la colpa, in quali rapporti sta con le creature, ad onta che la offendono e non vivono in casa nostra. Invece, [dei] rapporti [che] passa-vano tra il mio «FIAT» e l’Adamo innocente prima di peccare nulla hanno scritto; e come potevano scrivere se nessuno è vissuto nella mia Divina Vo-lontà come in casa sua? Come potevano conoscere i suoi segreti e il gran-de prodigio che può fare la vita operante di un Volere Divino nella crea-tura? Perciò potevano e possono dire del mio «FIAT» Divino che dispone tut-to, che comanda, che concorre; ma dire del mio Volere Divino come opera in se stesso, in casa sua, la potenza della sua immensità, che in un istante fa tutto, coinvolge [185] tutto, come in se stesso così nella creatura, questa è scienza che finora la creatura ignorava; non poteva essere scritta se non dietro manifestazione del mio «FIAT» Divino a [colei] che chiamava a vivere in casa nostra come figlia nostra, vicino, dentro il mio Volere, non lontano, e potendoci trastullare con lei, la [abbiamo] messa a parte dei nostri segreti più intimi. E se [le]avessimo voluto manifestare ciò che riguarda la nostra Volontà in rapporto alla creatura e non vivesse in essa, non ci avrebbe capito, sarebbe stato per lei come un dialetto estraneo ed inintelligibile.”
17 Febbraio 1930
La Divina Volontà è palpito e la creatura è cuore; la Divina Volontà è respiro
e la creatura il corpo; la Divina Volontà è la luce, l’udito, la parola, il movimento,
il passo, la vita della creatura in cui forma il suo regno.
Il Volere Divino continua ad occupare la mia piccola intelligenza ed io, som-mergendomi in esso, sento la sua forza vivificatrice, che dentro e fuori mi circon-da ed il mio dolce Gesù, che pare che si nasconda dentro le [186] onde altissime di luce del suo Volere Divino, spesso spesso si muove in queste onde di luce e, facendosi vedere, con tenerezza indicibile mi ha detto:
“Figlia mia, la mia Divina Volontà è palpito senza cuore; la creatura è cuore, Essa è il palpito. Vedi che unione inseparabile passa tra il mio «FIAT»e la creatura? Il cuore è nulla, non ha nessun valore senza il palpito; col palpito si costituisce vita della creatura, ma il palpito non può palpitare senza il cuore. Tale è la mia Divina Volontà: se non ha il nulla del cuore della creatura, non ha dove formare il suo palpito di vita per svolgere e formare la sua vita divina. Vedi, dunque: non avendo cuore la mia Divina Volontà, lo ha creato nella creatura, per avere il suo cuore dove poter formare il suo palpito.
Oltre a ciò, la mia Divina Volontà è respiro senza corpo; la creatura è il corpo, essa è il respiro. Il corpo senza il respiro è morto, sicché chi forma il respiro della [187] creatura [è] la mia Divina Volontà, perciò si può dire: il corpo di essa è quello della creatura e il respiro di lei è quello del mio Volere Divino. Vedi che altra unione passa tra l’una e l’altra, unione che non può separarsi, perché se cessa il respiro cessa la vita. Perciò la mia Divina Volontà è tutto per la creatura: è parola senza bocca, è luce senza occhio, è udito senza orecchie, è opera senza mani, è passo senza piedi; e perciò l’anima che vive nel mio Volere Divino le serve di bocca, di occhio, di orecchie, di mani e di piedi. Essa si restringe per chiudersi nella creatura, mentre rimane immensa, e vittoriosa vi forma il suo regno servendosi di lei come se fosse suo corpo, dove palpita, respira, parla, opera e cammina. Perciò il dolore del mio «FIAT» Divino è incomprensibile, perché le creature non si prestano a fargli svolgere tutte le sue operazioni in loro per farlo regnare, e lo costringono al silenzio e all’inoperosità, ed [esso] con pazien-za [188] divina ed indicibile aspetta chi deve vivere nel suo Volere per ri-prendere il suo dire e la sua operosità divina, per formare il suo regno in mezzo alle creature. Perciò sii attenta, figlia mia, ascolta il dire del mio «FIAT» Divino, dagli la vita in tutti gli atti tuoi e vedrai i portenti inaspettati che la mia Divina Volontà farà in te.”
Sia tutto a gloria di Dio e per compimento della sua Santissima Volontà.
Deo Gratias
Note
- Cioè, “proprietà nostra”. ↩
- Luisa dice “le robe”. ↩
- Luisa dice “va trovando”. ↩
- In questo caso significa “la facoltà o la capacità”. ↩
- Espressione di Luisa, per dire “chi è al corrente”. ↩
- Letteralmente: “perché solo in chi regna la mia Divina Volontà, essendo Essa la creatrice di tutta la Creazione, dove Essa regna essendo cosa sua, fa dono con diritto alla creatura”. ↩
- Luisa dice “farsi accoppare da lei”. “Accoppare” significa “uccidere con un colpo alla nuca”. ↩
- Letteralmente: “un accoppamento”, parola inesistente. ↩
- Luisa dice: “a farmi concepire”. ↩
- “La Creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio (…) Tutta la Creazio- ne geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto…” (Rom 8,19-23). ↩
- Luisa dice: “e se lo fai”, una frase apparentemente collegata all’ultima (“il male che faresti”), mentre invece si riferisce alla penultima (“Seguimi nelle opere mie”). ↩
- Letteralmente: “…e che contiene il suo atto operante continuo”. ↩
- Luisa dice: “stando che”. ↩
- Luisa dice: “a principio”. ↩
- Luisa dice: “con la mia personalità”, volendo dire “di persona”. ↩
- Luisa dice: “così Essa”, ma questo risulta equivoco, perché a prima vista sembra riferirsi alla Vergine Madre. ↩
- Luisa dice: “figurarmi”. ↩
- Luisa dice: “il Verbo concepisse”. ↩
- Luisa dice: “sono simbolo del mare”. ↩
- Luisa dice: “che spolverizzandolo”. ↩
- Luisa dice: “per restarlo”. ↩
- Luisa spesso usa il pronome relativo “che” (soggetto) al posto di “al quale” (complemento di ter- mine). La frase è in realtà ambivalente: “la creatura che può dare” e “alla quale Dio può dare”. ↩
- “Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo” (Ef 2,10). ↩
- “Parte di Noi stessi” dicono le Divine Persone, non perché l’uomo sia qualcosa dell’Essere Divi- no, ma perché Dio ha messo in lui, limitatamente, “parte” della sua Vita. Noi non siamo qualcosa di ciò che Dio è, ma di come Dio è. ↩
- “Ecco, Io faccio nuove tutte le cose” (Apoc. 21,5) “Secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2ª Pietro, 3,13). “E così possano giungere i tempi della consolazione (…) e mandi Gesù. Egli dev’essere accolto in cielo fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose” (Atti, 3,21). ↩
- “Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d’allora. Dal- l’eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra (…) Quando Egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull’abisso; quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell’abisso;quando stabiliva al mare i suoi limiti, sicché le acque non oltrepas- ↩
- Luisa dice: “ti esibiva”. ↩
- Cioè, “rumore”. ↩
- Luisa dice: “molto più non si può…”. ↩
- Luisa dice: “d’ambi le parti”. ↩
- Luisa dice: “le strada”. ↩
- Cioè, “è sempre presente”. ↩
- Vuol dire che le opere di Dio si corrispondono e una è in funzione dell’altra. ↩
- Luisa dice: “d’uscire fuori”. ↩
- Luisa dice: “se tutti non mi sfuggissero”. ↩
- Luisa dice: “le loro pene”. ↩
- Luisa dice: “mi dava campo”. ↩
- Luisa dice: “altrimenti non la farei da Dio”. ↩
- Luisa dice: “se non ti mettessi a giorno”. ↩
- Cioè, “nel piccolo spazio”. ↩
- Luisa ha scritto “ascenzione”, parola inesistente. ↩
- Luisa dice “usciamo”. ↩
- Si può anche intendere “come regina, sposa del re”. ↩
- Luisa dice “tutto il resto”. ↩
- Luisa dice “non dovea uscire”. ↩
- “Questo vangelo del Regno sarà annunziato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine” (Mt 24,14). ↩
- Luisa dice “a conoscere le conoscenze”. ↩
- Luisa dice “per quante fossero o paressero”. ↩
- Luisa dice “aspettando colui, che come un esercito ordinato, doveano schierarsi intorno a lui”. ↩
- Luisa dice “la fecimo”. ↩
- La legittima è la parte del patrimonio ereditario riservata per legge ai figli. ↩
