VOLUME 24 Libro di Cielo Luisa Piccarreta

Libro di Cielo – Volume 24

VENTIQUATTRESIMO VOLUME

Luisa Piccarreta,

la Piccola Figlia della Divina Volontà

“… Il titolo che darai al libro che stamperai

sulla mia Volontà sarà questo:

IL REGNO DELLA MIA DIVINA VOLONTÀ

IN MEZZO ALLE CREATURE

LIBRO DI CIELO

IL RICHIAMO DELLA CREATURA

NELL’ORDINE, AL SUO POSTO

E NELLO SCOPO PER CUI FU CREATA DA DIO

(27 Agosto 1926)

(Dal 19 Marzo 1928 al 3 Ottobre 1928)

Responsabile di questa copia, delle correzioni,

dei titoli ai capitoli e delle note:

D. Pablo Martín

N.B.: I titoli dei capitoli qui aggiunti non sono di Luisa, ma vorrebbero

essere un brevissimo riassunto di ognuno. Le correzioni non sono

indicate in questa copia. Il numero delle pagine dell’originale

autografo di Luisa è indicato in rosso tra parentesi quadre [n].[1] I. M. I. A.In Voluntate Dei. Deo GratiasFiat!!!

19 Marzo 1928

Le verità sull’Eterno Volere sono infinite; se Gesù non sempre parla è perché fa
qualche sosta. Grave responsabilità di avere queste verità e non farle conoscere.
Le opere buone senza la vita e la forza del “Fiat” Divino non appagano;
ecco perché Gesù vuole far conoscere le sue verità

Cuor mio e vita mia, Gesù, eccomi di nuovo al grande sacrificio di ricominciare a scrivere un altro volume. Il cuore mi sanguina per lo sforzo che faccio, specie per le condizioni in cui si trova lo stato della piccola e povera anima mia. Amor mio, se tu non mi aiuti, [se] non mi travolgi in te, [se] non fai uso della tua potenza e del tuo amore su di me, non posso andare più avanti e sarò incapace di vergare una sola parola. Perciò, ti prego che trionfi in me solo il tuo “FIAT”! E se vuoi che continui a scrivere, non abbandonarmi a me stessa, continua il tuo ufficio di Maestro dettatore alla piccola anima mia. Se poi non vuoi che io più scriva, bacio e adoro il tuo Volere Divino, ti ringrazio [2] e ti prego che faccia profitto di tante lezioni che mi hai dato, che le rumini sempre e che modelli la mia vita secondo i tuoi insegnamenti. Mamma Celeste, Sovrana Regina, stendi su di me il tuo manto azzurro per proteggermi, guida la mia mano mentre scrivo, affinché possa com-piere la Divina Volontà.

Onde avendo terminato 1 di scrivere il ventesimoterzo volume –lo sa solo Gesù con quale stento e con quale sacrificio–, mi lamentavo con il benedetto Gesù, che aveva scarseggiato tanto nei suoi insegnamenti [e] che tanto mi aveva fatto sten-tare per scrivere poche parole. Quindi pensavo tra me: io non ho più da scrivere, perché se Gesù non parla io non so che dire, e Gesù pare che non ha più nulla da dirmi. È vero che la storia del suo “FIAT” è senza limiti, non finisce mai, anche eternamente nel Cielo avrà sempre da dire sull’eterno Volere, ed essendo eterno racchiude l’infinito e l’infinito ha cose e conoscenze infinite da dire, in modo che non finisce [3] mai (sembra il sole, che mentre dà luce ha sempre luce da dare, la sua luce non si esaurisce mai); ma non può essere che per me metta un limite al suo dire e faccia sosta nel raccontare la lunga storia della sua eterna Volontà?

Ora, mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno in atto di uscire e mi ha detto: “Figlia mia, come sei piccola! Si vede che, quanto più stai, più piccola ti fai e come piccina vuoi misurare con la tua piccolezza la nostra grandezza [e con]i tuoi limiti nel dire il nostro eterno dire. E come piccola bambina che sei, ti contenti che il tuo Gesù non abbia più nulla da dirti. Vorresti riposarti e ritornare ai nostri primi trastulli, giacché non hai più da fare. Povera piccina! Ma non sai tu che sono brevi soste che il tuo celeste Gesù permette per altri suoi fini, non a te palesi, e quando meno te lo pensi riprenderà il suo dire tanto importante sulla lunga storia del mio Eterno Volere?”

Dopo tanto stentare e lottare, finalmente mi [4] sono giunti da Messina gli scritti sulla Divina Volontà, ed io sentivo un contento in me, che finalmente li avevo presso di me, e ringraziavo di cuore il mio dolce Gesù, ma Gesù, movendosi nel mio interno, facendosi vedere in aria di mestizia, mi ha detto:

“Figlia mia, tu sei contenta ed Io sono afflitto. Se tu sapessi che peso enorme gravava su quelli di Messina, che mentre avevano interesse a tener-li, li tenevano a dormire! Essi erano rei di una Volontà Divina, e vedendo la inoperosità con cui li tenevano, ho permesso che fossero ritornati. Ora questo peso grava su quelli che li hanno fatti venire con tanto interesse. Se non si occupano, anch’essi saranno rei di una Volontà Divina, e se sapessi che significa essere rei di una Volontà sì santa! Significa tenerla inceppata, mentre Essa anela, sospira che le siano tolti i ceppi, e questi si toglieranno col farla conoscere. Essa è piena di vita, scorre ovunque, involge tutto e questa vita vive come soffocata in mezzo alle creature perché non è cono-sciuta. Essa[5] geme perché vuole la libertà della sua vita ed è costretta a tenere in sé i raggi della sua luce interminabile perché non è conosciuta. Ora, chi è colpevole di tante pene della mia Volontà Divina? Chi deve interessarsi a farla conoscere e non lo fa.

Forse il mio scopo è stato di dare tante notizie del mio «Fiat» senza il frutto desiderato di farla conoscere? No, no, voglio la vita di ciò che ho detto, voglio far splendere il nuovo Sole, voglio il frutto di tante conoscenze che ho manifestato. Voglio che il mio lavoro riceva il sospirato effetto. Difatti, quanto non ho lavorato per disporti a ricevere conoscenze così im-portanti sulla mia Volontà? E tu stessa, quanti sacrifici non hai fatto e quante grazie non ti ho dato per farteli fare? Il mio lavoro è stato lungo e, quando ti vedevo sacrificata, guardavo al gran bene che avrebbero fatto le mie conoscenze sul «Fiat» in mezzo alle creature, la nuova era che doveva spuntare in virtù di esse, ed il mio tenero Cuore, mentre soffriva nel sacri-ficarti,[6] provava un immenso piacere nel vedere, in virtù di ciò, il bene, la pace, l’ordine, la felicità che dovevano ricevere gli altri miei figli.

Quando Io faccio cose grandi ad un’anima, manifesto verità importanti, [la]rinnovazione che voglio fare in mezzo all’umana famiglia, non è per la creatura sola che ciò manifesto, ma perché voglio rinchiudere tutti in quel bene, voglio che come Sole le mie verità splendano su ciascuno, affinché chi vuole prenda la loro luce. Non feci ciò con la mia Mamma Celeste? Ora, se Lei avesse voluto tenere celata l’Incarnazione del Verbo, quale bene avrebbe portato la mia venuta sulla terra? Nulla, sarei partito al Cielo senza dare a nessuno la mia Vita, e la Sovrana Regina, se mi avesse celato, sa-rebbe stata rea [di] rubare 2 tutto il bene e tante mie vite divine che dove-vano ricevere le creature. Così saranno rei [di]rubare 2 tutto il bene che porteranno le conoscenze sul mio «Fiat» Divino, perché Esso porterà tante vite di luce, di grazia, e i beni immensi[7] che contiene una Volontà Divina. Perciò grave peso grava su coloro che dovrebbero occuparsi, se continue-ranno a far stare inoperosi Soli così benefici di tante varietà sul mio Eterno Volere. E se tu per prima ti volessi opporre a far conoscere ciò che riguarda la mia Volontà, saresti tu la prima [a]rubare 2 i tanti Soli e i tanti beni che devono ricevere le creature per mezzo di queste conoscenze.”

Poi con un accento più tenero ha soggiunto: “Figlia mia, il mondo sta come bruciato, non vi è chi versi su di loro quell’acqua pura che li disseti e, se bevono, è l’acqua torbida della loro volontà, che li brucia di più. Gli stessi buoni, i figli della mia Chiesa che cercano di fare il bene, dopo aver fatto il bene non sentono la felicità del bene, ma piuttosto il peso del bene che porta loro la mestizia e la stanchezza. Sai perché? Perché manca nello stesso bene la vita del mio «Fiat» che contiene la forza divina, che toglie qualunque stanchezza, manca la luce e il calore[8] della mia Volontà che ha virtù di svuotare qualunque peso e di raddolcire tutte le amarezze, manca la rugiada benefica del mio «Fiat», che imperla le azioni delle creature e le fa comparire tanto belle, da portare loro la vita della felicità, manca l’acqua del mio Volere che sempre sorge [e] che, mentre feconda in modo divino, dà vita e disseta, e perciò bevono e bruciano di più. Vedi dunque come è ne-cessario che le sue conoscenze siano conosciute e si facciano via in mezzo alle creature, per porgere a ciascuna la vita della mia Volontà con la sor-gente dei beni che Essa contiene. Tutti sentono, anche quelli che si dicono più buoni, che manca loro una cosa necessaria, sentono le loro opere non compiute e tutti sospirano un altro bene, ma loro stessi non sanno che cosa sia; è la pienezza e totalità del mio «Fiat» Divino che manca negli atti loro e perciò le loro opere sono come a metà, perché solo col mio e nel mio Volere si possono fare opere compiute.[9] Quindi Esso sospira [di essere] cono-sciuto per portare la sua vita e il compimento alle opere delle sue creature. Molto più che sto preparando grandi avvenimenti, dolorosi e prosperi, casti-ghi e grazie, guerre improvvise ed inaspettate, tutto per disporre a ricevere il bene delle conoscenze del mio «Fiat». Se le lasceranno dormire senza slanciarle in mezzo alle creature, renderanno senza frutto gli avvenimenti che sto preparando. Quale conto non mi daranno? Mentre con queste cono-scenze sto preparando la rinnovazione e la ripristinazione dell’umana fami-glia. Quindi da parte tua non mettere alcun ostacolo e seguita a pregare che presto venga il regno della mia Divina Volontà.”

25 Marzo 1928

Come l’uomo si sottrasse alla Divina Volontà, Essa ritirò dall’uomo la sua Vita operante,
ma Dio sospirava che di nuovo la possedesse. A questo serve manifestare le sue verità.
Esse sono e faranno la nuova creazione

La mia povera mente, mentre seguiva il “FIAT”Divino per accompagnare i suoi atti, [10] andava pensando a tante verità che il mio amato Gesù mi aveva detto sulla Divina Volontà, con quanto amore ed interesse me le aveva manifestato. Onde pensavo tra me: le prime verità dette da Lui sembravano lampi di luce che sprigionavano una luce interminabile. Poi mano mano, non più lampi, ma fontane di luce, in cui la povera anima mia restava sotto il continuo getto di queste fontane di luce. Finalmente mi sembravano mari di luce di verità, in cui io restavo tanto sommersa, che la mia piccola capacitànon poteva prendere tutto e lasciava molte verità in quello stesso mare in cui io mi sentivo immersa; ma non mi era dato di restringere in me tutta quella luce interminabile, che convertendosi in parole mi manifestavano l’armonia, la bellezza, la potenza del Supremo Volere. Ora mi sembra che sto nella luce, ma la luce non parla, ed io, mentre bevo mari di luce, non so dirne nulla.

Ora, mentre [11] ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù si è mosso nel mio interno e tutto amore mi ha detto: “Figlia mia, tu devi sapere che, la nostra Paterna Bontà, come l’uomo si sottrasse alla nostra Volontà, così ritirò la vita operante di Essa da mezzo alle creature. Perciò pochissimo hanno sa-puto dire di Essa, perché non scorreva in loro come vita il mare della luce operante del mio «Fiat» Divino, perché loro stessi ingratamente lo avevano respinto. E per somma nostra Bontà lasciammo loro il bene di poter seguire gli ordini del nostro Volere, non la vita in cui potevano sperare la loro sal-vezza, perché senza di Essa non c’è salvezza, né santità. Ma la nostra Pa-terna Bontà, il nostro Volere ed il nostro Amore vagheggiavano, sospirava-no, anelavano forte il ritorno come vita operante in mezzo alle creature; vedevano che esse non potevano raggiungere lo scopo perfetto della Crea-zione, né formare quell’immagine da Noi voluta, tutta a somiglianza[12] nostra, come fu creata da Noi, senza la vita operante del nostro «Fiat», perché Esso è atto primo della creatura e, mancando Esso, la creatura resta disordinata, contraffatta, perché le manca il primo atto della sua esistenza.

Ora tu devi sapere che il nostro Essere Supremo dopo tanti secoli di sospiri nascosti rigurgitò 3 d’amore più forte che nella stessa Creazione e Redenzione, sentimmo il bisogno d’amore, perché Esso, rigurgitando, strari-pava fuori di Noi per fare i primi passi verso la creatura, e come Io inco-minciai a manifestarti le prime verità sul mio Volere Divino, così lo spinge-vo 4 a fare i primi passi in mezzo alle creature e accentravo questi passi in te per mezzo delle sue conoscenze, e come vedevo che mettevi i tuoi passi in quelli del «Fiat» Divino, Io gioivo, facevo festa e, manifestandoti altre verità su di Esso, lo spingevo 4 a fare altri passi. Sicché quante verità ti ho detto sulla mia Volontà, tanti passi ho fatto fare al mio «Fiat», per farlo[13] ritornare come vita operante in mezzo alle creature. Perciò te ne ho detto tante, che si può dire che Cielo e terra sono pieni dei passi delle conoscenze del mio Volere, che unendosi formano insieme il mare di luce nell’anima tua, il quale, volendo straripare da dentro di te, vuol fare la sua via in mezzo alle creature.

Questi passi saranno moltiplicati a seconda che saranno riconosciute le verità sulla mia Volontà, perché Io non manifesto mai una verità se non quando voglio farne dono, dando la vita e il bene che essa contiene. Onde fino a tanto che la mia Volontà Divina non sarà conosciuta con tutte le sue conoscenze, i suoi passi saranno inceppati e sospeso il bene che vuol fare alle creature. Se tu sapessi come è doloroso poter fare del bene, mettersi in atto di farlo e, perché non si conosce, tenerlo sospeso, e aspettare e riaspettare e sospirare chi lo faccia conoscere, per sgravarsi dal peso del bene che vuol dare, [14] oh, come ti affretteresti a far conoscere tutti i passi del mio «Fiat», molto più che essi sono passi che porteranno non rimedi, aiuti, medicine, ma pienezza di vita, di luce, di santità e totalità di beni, e il mio amore, rigurgitando e allagando tutto il mondo, ripristinerà l’ordine della Creazione ed il dominio del mio Volere in mezzo all’umana famiglia.”

Dopo ciò, il mio dolce Gesù faceva vedere che da dentro il suo Cuore Divino usci-vano tanti raggi di luce; nel punto [da]dove partivano stava impressa ogni conoscenza sulla Divina Volontà, in modo che formavano la più bella corona di luce intorno a quel Cuore Divino, e il mio amato Gesù ha soggiunto:

“Figlia mia, guarda che bella corona di gloria e di luce possiede il mio Cuore Divino, corona più bella e fulgida non poteva possedere. Questi raggi sono tutte le conoscenze sulla mia Volontà; però questi raggi sono incep-pati, non possono allungarsi, perché le sue conoscenze non sono conosciu-te, perciò non [15] possono allungarsi e allargarsi per riempire di luce tutta la terra. Succede come succederebbe al sole se gli venisse impedito, perché i raggi, partendo dal centro della sua sfera, restassero nell’aria, senza po-tersi allungare per toccare la terra ed investirla con la sua luce e col suo calore. Il sole, col non potere allungare i suoi raggi, non potrebbe dare gli effetti che la luce contiene, né la terra riceverli; ci sarebbe un certo allonta-namento tra la terra e la luce del sole, e questo allontanamento impedi-rebbe al sole di far bene alla terra ed essa sarebbe sterile e infeconda. Tali sono le conoscenze sul mio «Fiat»: se non si fanno conoscere, i suoi raggi non si possono allungare né prendere come in mano le anime per riscal-darle, per togliere loro il torpore dell’umano volere, [per] plasmarle di nuo-vo, per trasformarle di nuovo nella vita che il mio «Fiat» vuole infondere. Perché queste conoscenze sono e contengono la nuova creazione, da tra-sformare la creatura come [16] uscì dalle nostre mani creatrici.”

1° Aprile 1928

La prova necessaria per essere ammessi nel regno della D. Volontà è la sola decisione di
entrare per non uscire più. La D. Volontà è il moto di vita di tutta la Creazione. I suoi atti
regali e divini sono i soli degni di Dio, che Gli può offrire soltanto chi vive nella Sua Volontà

Il mio abbandono nel Volere Divino è continuo, ma mentre ero tutta abbando-nata in Esso, pensavo tra me: Quale sarà la prova che Gesù vorrà per quelli che vivranno nel regno della Divina Volontà? Se Gesù vuole da tutti una prova di fedeltà per confermare lo stato in cui li chiama e per essere sicuro di poter affidare alla creatura i beni che le vuole dare, molto più a questi figli del regno suo, che sarà lo stato più sublime che possa esistere, richiederà questa prova.

Ma mentre pensavo ciò il mio sempre amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, certo che non c’è sicurezza senza una prova, e quando l’anima resiste alla prova riceve la conferma dei miei disegni e tutto ciò che le necessita e conviene [17] per svolgere lo stato [a cui è] chiamata da Me. Perciò volli provare Adamo, per confermare il suo stato felice e il diritto di re su tutta la Creazione, e siccome non fu fedele nella prova, per giustizia non poteva ricevere la conferma dei beni che voleva dargli il suo Creatore. Perché nella prova l’uomo acquista il suggello della fedeltà, il quale lo mette nel diritto di ricevere i beni che Dio aveva stabilito di dargli, nello stato in cui l’anima veniva chiamata da Lui. Chi non è provato si può dire che non ha nessun valore, né davanti a Dio, né davanti agli uomini, né dinanzi a se stesso. Dio non può fidarsi di un uomo senza prova; lui stesso, cioè l’uomo, non sa che forza ne ha. Onde se Adamo avesse resistito alla prova, tutte le umane generazioni sarebbero state confermate nel suo stato felice e di regalità.

Così Io, amando con amore tutto speciale questi figli del mio Volere Divi-no, volli Io stesso sostenere la prova per tutti loro nella mia [18] Umanità, riservando per loro la sola prova di non far fare mai la loro volontà, ma solo e sempre la Mia, per riconfermar loro tutti i beni che ci vogliono per vivere nel regno del mio «Fiat» Divino. Con ciò 5 chiusi loro tutte le porte di uscita, li ungevo di una fortezza invincibile, in modo che nessuno potrà entrare nei recinti altissimi del regno mio. Perché quando Io comando che questa cosa non si faccia, è una porta che resta dove l’umano volere può fare la sua uscita, è una occasione che la creatura ha sempre da dove poter uscire dalla mia Volontà. Ma quando dico «da qui non si esce», tutte le por-te restano chiuse, la debolezza viene fortificata e [alla creatura] solo le resta la decisione di entrare per non uscire più, oppure di non entrarci affatto. Quindi per vivere nel regno del mio Volere ci sarà la sola decisione, la deci-sione porterà l’atto compiuto. Non sto facendo così con te? Non ti grido sempre dal fondo del tuo cuore che nulla osi 6 entrare [19] se non la sola mia Volontà? Essa, come centro di vita, con la sua forza onnipotente, con la sua luce abbagliante, mantiene tutto fuori di te, ed eclissando tutto, fa scorrere il suo primo moto di vita in tutti gli atti tuoi e domina e regna da Regina.”

Dopo ciò stavo seguendo gli atti della Divina Volontà in tutta la Creazione, per portarli come omaggi al mio Creatore, e in tutte le cose create vi scorreva un moto di vita che le riuniva tutte e moveva tutto. Io sono rimasta sorpresa e il mio dolce Gesù ha soggiunto:“Figlia mia, questo moto di vita in tutta la Creazione è la mia Volontà, che muove tutto e tiene come nel suo proprio pugno di vita tutte le cose. Come è lungo il suo moto, e mentre è molteplice è uno; perciò la storia della mia Volontà è lunga, e l’opera tua nel comporre la sua storia si rende lunghissima e, per quanto vorresti restringere il tuo dire, ti riesce difficile, perché il suo moto, che tutto muove continuamente, ha tanto da dire [20] di ciò che ha fatto nella sua lunghissima storia, che per quanto ha detto le sembra di aver detto nulla e, siccome i movimenti, tutte le vite, tutti i campi sono suoi, ha tante uscite per raccontare la sua lunga storia; e tu sarai la narratrice e [la] portatrice della storia di un Volere Eterno, che men-tre dice la sua storia ti coinvolge dentro per darti la vita degli atti suoi e co-municarti, per quanto ti è possibile, il suo moto e i beni che Esso contiene. Perciò tu devi sapere che chi vive nel mio Volere offre all’eterna Maestà atti regali, atti che si trovano solo nella Reggia divina della mia Volontà, e allo-ra Noi ci sentiamo veramente onorati dalla creatura quando viene innanzi a Noi con gli atti regali che fa la nostra Volontà in tutta la Creazione: sono atti divini e degni della nostra Maestà. Invece chi non vive nel nostro Volere, per quanti beni possa fare, sono sempre atti umani, non divini, che ci offre, inferiori a Noi perché [21] non scorre in essi l’atto regale del nostro «Fiat»Divino.

Succede come a un re, che viene servito da un suo paggio di tutte quelle cose che si trovano nella sua reggia. Il re, ad onta che sono cose sue, si sente onorato, perché se beve, beve la sua acqua pura in vasi di oro, nitidi e puliti; se mangia, il cibo è degno di lui e gli viene dato in piatti d’argento; se veste, gli vengono portate vesti regali quali si conviene ad un re. Il re si sente tutto compiaciuto e soddisfatto, perché viene servito delle cose regali che gli appartengono. Invece un altro paggio serve il re, ma quando vuol bere,va alla sua vile abitazione a prendere la sua acqua torbida, la porta in vasi di creta non ben puliti; se mangia, va a prendere il suo cibo grossolano e in piatti che fanno schifo; se veste, gli porta vesti disadorne e non degne di un re. Il re non resta compiaciuto né onorato nell’essere servito da questo paggio, anzi resta con un dolore nel cuore e dice: come, ho le mie cose re-gali e questo ardisce servirmi con le cose vili di casa sua? [22] Il primo pag-gio è chi vive nella mia Volontà, il secondo [è] chi vive di volontà umana. Che gran differenza tra l’uno e l’altro!”

4 Aprile 1928

La Parola di Dio fa tutte le sue opere e le fa conoscere; perché l’uomo le riceva e così
venga il suo Regno, basta che riceva le sue conoscenze. Per questo sono così necessarie

Stavo facendo il mio giro nel “FIAT” Divino e nella mia mente si aggiravano tante cose sullo stesso Supremo Volere. Onde pensavo tra me: come può essere che se le conoscenze di questa Divina Volontà saranno conosciute dalle creatu-re, possa venire il suo regno? Se per venire il regno della Redenzione fece tanto –non bastò il solo conoscere ma operò, patì, morì, fece miracoli–, per il regno del “FIAT” Divino, che è più della Redenzione, basteranno le sole conoscenze?

Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, le creature per formare la più piccola cosa hanno bisogno di opere, di [23] passi e di materie prime, ma Dio, il tuo Gesù, non ha bisogno di nulla per creare e formare le opere più grandi e l’universo intero. Per Noi la parola è tutto: non fu creato tutto l’universo con la sola parola? E all’uomo, per godere di tutto questo universo, basta conoscerlo. Sono le vie della nostra sapienza che abbiamo, che per dare ci serviamo della parola, e l’uomo, per ricevere, si deve servire del conoscere ciò che Noi abbiamo detto e fatto con la nostra parola. Difatti, se qualche popolo non conosce tutte le varietà delle piante che sono sparse in tutta la terra, non gode né è padrone dei frutti di quelle piante. Perché nella nostra parola non c’è solo la forza creatrice, [ma] unita insieme la forza comuni-cativa, cioè di comunicare alle creature quello che abbiamo detto e fatto, ma se non conoscono, nulla viene loro dato.

Che cosa aggiunse l’uomo per godere la luce del sole e ricevere [24] i suoi effetti? Nulla, né aggiunse nulla all’acqua che beve, al fuoco che lo riscalda e a tante altre cose da Me create, ma necessitava conoscerle, altrimenti sa-rebbe stato per l’uomo come se non esistessero. La conoscenza è la porta-trice della vita dell’atto nostro e per le creature il possesso dei nostri beni. Sicché le conoscenze sulla mia Volontà hanno virtù di formare il suo regno in mezzo ad esse, perché tale è stato lo scopo nostro di averle manifestato. E se nella Redenzione volli scendere dal Cielo per prendere umana carne, fu perché volli scendere in tutti gli atti umani per riordinarli, molto più che Adamo si sottrasse alla nostra Volontà Divina per contentare la sua umani-tà e con ciò si disordinò tutto, perdette il suo stato d’origine, ed Io dovetti fare la stessa via, scendere in una Umanità per riordinarlo di nuovo, e tutto ciò che feci in Essa doveva servire come rimedio, medicina, esempio, [25] specchio, luce, per poter mettere in ordine l’umanità decaduta. Ora, avendo fatto tutto ciò che era necessario e anche di più, tanto che Io non avevo più che fare, feci tutto e lo feci da Dio, con mezzi sorprendenti e con amore invincibile, per riordinare questa umanità decaduta, e l’uomo non può dire che questo non l’ha fatto Gesù per curarci, riordinarci e metterci in salvo. E tutto ciò che Io feci nella mia Umanità non fu altro che preparazione e cure che prescrivevo, perché l’umana famiglia guarisse per ritornare nell’ordine della mia Divina Volontà.

Quindi dopo circa duemila anni di cura è giusto e decoroso per Noi e per lui che non sia più malato, ma che ritorni sano, per entrare nel regno della nostra Volontà, e perciò ci volevano le conoscenze di Essa, per fare che la nostra parola creatrice, che parla e crea, parla e comunica, parla e trasfor-ma, parla e vince, parla[26] e fa sorgere nuovi orizzonti,nuovi soli[per]quante conoscenze manifesta, formi tanti dolci incanti, che la creatura, sor-presa, resterà conquistata ed investita dalla luce del mio Eterno Volere, perché non ci vuole altro perché venga il suo regno, che le due volontà si bacino insieme, una si perda nell’altra, la Mia per dare e la volontà umana per ricevere.

Perciò la mia parola creatrice, come bastò per creare l’universo, così sarà sufficiente per formare il regno del mio «Fiat», ma è necessario che si conoscano le parole che ho detto, le conoscenze che ho manifestato, per poter comunicare il bene che contiene la mia parola creatrice. Perciò insisto tanto che siano conosciute le conoscenze sulla mia Volontà, lo scopo per cui le ho manifestate, per poter realizzare il regno mio che tanto sospiro di dare alle creature. Ed Io travolgerò Cielo e terra per ottenerne l’intento.” [27]

6 Aprile 1928

L’anima che entra a vivere nell’unità del Volere Divino prende parte al suo Atto unico
e molteplice negli effetti. La creatura solo può ricevere queste conoscenze poco a poco.
Gesù formerà il suo Regno a partire dalle prime lezioni che ha dato a Luisa, perché
esse prepareranno le anime alle altre, più lunghe, sulla Divina Volontà

Stavo pensando al “FIAT” Divino per unirmi alla sua Unità, per poter supplire a quell’unità di volontà che manca tra Creatore e creatura. Onde pensavo tra me: posso giungere a tanto da poter penetrare nell’unità del mio Creatore? E Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto:

“Figlia mia, l’anima che si mette nell’unità della mia Volontà è come se si mettesse nella sfera del sole. Vedi, il sole è uno, dall’altezza dove si trova la sua sfera fa un atto solo, ma la luce che scende fin nel basso abbraccia tutta la terra e dagli effetti della sua luce produce molteplici e innumerevoli atti; quasi ogni cosa, ogni pianta investe, le dà il suo abbraccio di luce e dice: che vuoi tu, la dolcezza? Te la do. E tu, che vuoi, il colore? Te lo do. E tu vuoi il profumo? Te lo do pure. Quasi ad ogni cosa la luce si sviscera e le dà ciò che alla sua natura [28] conviene per formare la sua vita e [farla]crescere secondo l’ordine [in cui è stata] creata da Dio. Ora, perché tutto questo? Perché quella sfera contiene tanta luce e tutti i germi 7 e [gli] effetti di tutte le cose e piante che sono sparse sulla faccia della terra.

Ora, simbolo di ciò è l’anima che vuol vivere nell’unità del nostro Volere. Essa s’innalza nella sfera del Sole dell’eterno «Fiat», che contiene tanta luce che non c’è chi le possa sfuggire, e possiede tutti i germi 7 delle vite delle creature. La sua luce va investendo e plasmando tutti e prega che ciascuno riceva la vita, la bellezza, la santità voluta dal loro Creatore, e l’anima, da quella sfera, si fa di tutti, si dà a tutti e ripete l’atto nostro, che mentre è uno, quell’uno ha virtù di far tutto e di darsi a tutti, come se ciascuno lo avesse a sua disposizione e fosse tutto suo. Perché in Noi l’unità è natu-ra, nell’anima può essere grazia 8 , e Noi Ci sentiamo bilocati nella creatura che [29] vive nella nostra unità, ed oh, come Ci dilettiamo nel vedere la picco-lezza della creatura che sale, scende, si allarga, nella nostra unità per essere la ripetitrice del suo Creatore!”

Dopo ciò stavo pensando: come dovrà far venire Gesù Benedetto il regno della sua Volontà, come potrà la creatura abbracciare tutte insieme tante sue conoscenze e quasi tutto di un colpo, beni così grandi, modi divini, bellezza e santità che contengono i riflessi e la somiglianza del suo Creatore?

Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, la creatura per natura sua non può ricevere tutto insieme un bene grande, una luce che non ha confini, ma li deve prendere a sorsi, a sorsi, aspettando a mandare giù il primo sorso per prendere l’altro, e se vo-lesse prendere tutto insieme, poveretta, si affogherebbe e sarebbe costretta a mettere fuori ciò che non può contenere, aspettando che prima digerisca [30] quel poco che ha preso, [che] scorra come sangue nelle sue vene, [che]si dilati quell’umore vitale in tutta la sua persona, e poi si dispone a pren-dere l’altro sorso. Non è stato questo l’ordine che ho tenuto con te, manife-standoti a poco a poco ciò che riguardava il mio eterno «Fiat», incomin-ciando dalle prime lezioni, poi le seconde, [poi] le terze e via, via? E quando tu masticavi la prima e la mandavi giù, scorrendo come sangue nell’anima tua, Io ti preparavo la seconda lezione e la mia Volontà formava i primi atti di vita in te, ed Io festeggiavo la sua gloria, realizzavo lo scopo della Crea-zione e stavo aspettando con ansia di poterti dare altre lezioni più sublimi, da riempirti tanto che tu stessa non sapevi da dove prendere per poterle ridire. Così farò per formare il regno del mio Volere Divino, incomincerò dal-le prime lezioni che ho dato a te, e perciò voglio che si incomincino a cono-scere affinché facciano la via,preparino e dispongano le anime, per fare che mano [31] a mano sospirino di ascoltare altre lezioni, in vista del gran bene che hanno ricevuto dalle prime. Perciò ho preparato lezioni così lunghe sulla mia Volontà, perché Essa racchiude lo scopo primario per cui fu creato l’uomo e tutte le cose, e la vita che lo stesso uomo deve svolgere in Essa; sicché senza di Essa è come se l’uomo non avesse la vera vita, ma una vita quasi estranea a lui, perciò piena di pericoli, d’infelicità e di miserie.

Povero uomo, senza la vita del mio Volere! Sarebbe stato meglio per lui che non fosse nato; ma per sua somma sventura, neppure conosce la sua vera vita, perché finora non vi è stato chi abbia spezzato il vero pane delle sue conoscenze, per formare il sangue puro e poter far crescere la sua vera vita nella creatura; gli hanno spezzato un pane magagnato, medicato, che se non l’ha fatto morire, [con esso] non è cresciuto sano, vegeto e forte, di una fortezza divina, come fa crescere il pane della mia Volontà. Essa [32] è vita e ha la virtù di dare la sua vita, è luce e scaccia 9 le tenebre, è immensa e prende l’uomo da tutti i lati per dargli fortezza, felicità, santità, in modo che tutto è al sicuro intorno a lui. Ah, tu non sai quali tesori di grazia nascondono queste conoscenze e quale bene porteranno alla creatura, e perciò non hai interesse che incomincino a fare la via per dar principio a formare il regno della mia Volontà.”

12 Aprile 1928

Confronto e antitesi tra il Calvario e l’Eden o Paradiso terrestre.
Gesù formò con le sue pene e la sua morte il regno opposto a quello di tutti i mali,
frutto del peccato, e con la sua Risurrezione quella della sua Vita in noi

Stavo facendo il mio giro nel “FIAT” Divino e accompagnavo il mio dolce Gesù nelle pene della sua passione, e seguendolo nel Calvario, la mia povera mente si è soffermata a pensare alle pene strazianti di Gesù sulla croce, e Lui, movendosi nel mio interno, mi ha detto:

“Figlia mia, il Calvario è il nuovo Eden, dove viene restituito al genere umano ciò che perdette [33] col sottrarsi alla mia Volontà.

Analogia tra il Calvario e l’Eden 10 . Nell’Eden l’uomo perdette la grazia, sul Calvario l’acquista. Nell’Eden gli fu chiuso il Cielo, perdette la sua felici-tà e si rese schiavo del nemico infernale; qui, nel nuovo Eden, gli viene ria-perto il Cielo, riacquista la pace, la felicità perduta, resta incatenato il de-monio e l’uomo libero dalla sua schiavitù. Nell’Eden si oscurò e ritirò il Sole del «Fiat» Divino e per l’uomo fu sempre notte, simboleggiato 11 nel sole che si ritirò dalla faccia della terra nelle tre ore della mia tremenda agonia sulla Croce, perché non potendo sostenere lo strazio del suo Creatore, causato dall’umano volere, che con tanta perfidia aveva [così] ridotto la mia Umani-tà, il sole inorridito si ritirò, e come Io spirai ricomparve di nuovo e continuò il suo corso di luce. Così il Sole del mio «Fiat», i miei dolori, la mia morte richiamarono di nuovo il Sole del mio Volere a regnare in mezzo alle crea-ture. Sicché il Calvario formò l’aurora che chiamava il Sole [34] del mio Eterno Volere a splendere di nuovo in mezzo alle creature. L’aurora dice certezza che deve uscire il sole. Così l’aurora che formai nel Calvario, seb-bene siano duemila anni circa, assicura [che] chiamerà il Sole del mio Volere a regnare di nuovo in mezzo alle creature. Nell’Eden il mio amore restò sconfitto da parte loro, qui [Esso] trionfa e vince la creatura. Nel primo Eden l’uomo ricevette la condanna a morte dell’anima e del corpo, nel se-condo resta sciolto dalla condanna e viene riconfermata la resurrezione dei corpi con la resurrezione della mia Umanità.

Ci sono molti rapporti tra l’Eden e il Calvario, e ciò che l’uomo perdette là qui [lo] riacquista. Nel regno dei miei dolori tutto viene ridato ed [è]riconfermato l’onore, la gloria della povera creatura, per mezzo delle mie pene e della mia morte. L’uomo col sottrarsi alla mia Volontà formò il regno dei suoi mali, delle sue debolezze, passioni e miserie, ed Io volli venire sulla terra, volli tanto soffrire, permisi che la mia Umanità fosse lacerata, strap-pate le carni a brandelli, tutta [35] piena di piaghe, e volli anche morire, per formare per mezzo di tante mie pene e morte il regno opposto a tanti mali che si era formato la creatura. Un regno non si forma con un atto solo, ma con molti e molti atti, e quanti più atti, tanto più grande e glorioso si rende un regno. Sicché la mia morte era necessaria al mio amore; con la mia morte dovevo dare il bacio di vita alle creature e dalle tante mie ferite dovevo far sbucare tutti i beni, per formare il regno dei beni alle creature. Quindi le mie piaghe sono sorgenti da cui sgorgano i beni, e la mia morte è sorgente da dove sgorga la vita a pro di tutti. E come fu necessaria la morte, fu necessaria al mio amore la risurrezione, perché l’uomo, col fare la sua volontà, perdette la vita del mio Volere, ed Io volli risorgere per formare non solo la risurrezione dei corpi, ma la risurrezione della vita della mia Volontà in essi. Sicché se Io non fossi risorto, la creatura non [36] avrebbe potuto risorgere di nuovo nel mio «Fiat», le sarebbe mancata la virtù, il vincolo della risurrezione nella Mia, e quindi il mio amore si sentirebbe in-completo, sentirebbe che avrebbe potuto fare di più e non lo avrebbe fatto, onde sarei rimasto col duro martirio di un amore non completato. Se poi l’uomo ingrato non si serve di tutto ciò che ho fatto, il male è tutto suo e il mio amore possiede e gode il suo pieno trionfo.”

16 Aprile 1928

La volontà umana è come un germe di vita che si è guastato, ma non è morto del tutto; ma
la Divina Volontà può purificarlo e ridargli vita con la sua Luce e Calore. Il “Fiat” che la D.
Volontà pronunciò nella Creazione formò un eco che è rimasto in tutte le sue opere,
riempiendole dell’eco dell’amore e di tutte le qualità di Dio. L’uomo, peccando, perse
quell’eco del “Fiat”, ma Esso vuole risuonare di nuovo in lui per ripristinarlo e regnare

Stavo pensando al Santo Volere Divino e mille pensieri si aggiravano nella mia testa, specie [questi]: Come potrà venire il suo regno? Come potranno le creature ricevere un tanto bene ed elevarsi tanto da entrare in quel “FIAT” da dove uscì la Creazione? Ma mentre ciò ed altro pensavo, il mio amato Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto:

“Figlia mia, la mia Volontà ha virtù [37] di purificare, snebbiare, abbellire e cambiare la stessa natura. La volontà umana è come un germe 12 guasto al di dentro, mentre al di fuori sembra buono. La veste che copre il germe sembra in buone condizioni, ma se si toglie la veste si trova che il germe è mezzo fradicio o vuoto, o che mentre possiede la vita, senza esporlo al sole, al vento, finirà col marcire; invece se si espone al sole [e] al vento, la luce, il calore e il vento gli strapperanno la parte marciosa, lo purificheranno e gli daranno nuova vita. Tale è la volontà umana, un germe guasto, pieno di fumo, di marcio e mezzo fradicio, ma non è morto del tutto, ha un filo di vita e, se questo germe che possiede un filo di vita si espone al Sole del mio Volere Divino, la sua luce, il suo calore e il suo vento penetrante ed impe-rante investiranno il germe dell’umano volere. La luce e il calore snebbie-ranno [38] il germe, togliendo ciò che è guasto, lo riempiranno di vita, e il vento imperante del mio «Fiat» giocherà [con esso], elevandolo tanto in alto da rinchiuderlo in quel «Fiat» donde uscì, [e] con la sua virtù cambierà la natura del germe, dandogli la sua vita primiera 13 . Il tutto sta nell’esporsi al Sole del mio Volere e ai raggi ardenti e fulgidi delle sue conoscenze, farsi investire da esse, carezzare dalla sua luce, riscaldare dal suo calore, por-tare dall’impero del suo vento, per fare che il regno della mia Volontà venga sulla terra.

Vedi, anche nell’ordine naturale ci sono queste prerogative. Se si sente un’aria pesante, opprimente, basta un vento per svuotare l’aria da quel peso e respirarla come aria pura; se si sente un caldo eccessivo o un freddo che intirizzisce, basta un vento per mitigare quel caldo o un altro vento per mitigare il freddo. Se dense nubi coprono l’orizzonte, bastano il vento e il sole per snebbiare le nubi [39] e far ricomparire più bello l’azzurro cielo. Se un campo sta per marcire per le continue acque, basta un vento gagliardo per asciugarlo e la luce e il calore del sole per rimetterlo in vita.

Se ciò può fare la natura animata dalla potenza del mio Volere, molto più [Esso] lo può fare sulle anime che si faranno investire dalla mia Volontà. Essa col suo calore le plasmerà di nuovo, distruggerà il guasto e alitandole con la sua luce, le svuoterà dal peso dell’umano volere, dando loro la natu-ra primiera13 . E se da Adamo, che corruppe il germe del suo volere quando peccò, la mia [Volontà] non si fosse ritirata, la luce e il calore del mio Volere lo avrebbero subito rifatto; ma giustizia volle che lui sentisse gli effetti del suo germe corrotto, e perciò, ritirandosi la mia Volontà, non sentì più né luce, né calore nell’anima sua, da potersi rifare per mantenere incorrotto il germe del suo volere. Non è forse questo il regno della mia Volontà, che vuole ritornare [40] di nuovo in mezzo alle creature e più che Sole togliere la corruzione al loro germe, per poter regnare e dominare in mezzo all’umana famiglia?”

Dopo ciò continuavo a pensare al “FIAT” Supremo, e il mio amabile Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, la Volontà Divina, come pronunziò il «Fiat» nella Creazione, formò l’eco. Questo eco divino, come risuonò nel vuoto di tutto l’universo, portò con sé tutte le nostre qualità e riempì cielo e terra del nostro amore. Questo eco, come usciva dal nostro «Fiat», creava le cose più belle: cieli, sole, venti, mari e tante altre cose. L’eco rimase in ogni cosa creata e mantiene la vita dell’azzurro cielo con tutte le stelle, la vita del sole, e continuando il suo eco di luce e di calore lo conserva pieno di luce, integro e bello come lo creò. Sicché ogni cosa creata ha come principio e come conservazione l’eco del nostro «Fiat», perciò conserva l’ordine, la po-tenza, l’armonia, [41] la magnificenza delle opere nostre. Quando la Divinità vuole operare e riprodurre anche la nostra stessa vita, il nostro «Fiat» forma l’eco e l’eco crea e forma ciò che Noi vogliamo.

Vedi, anche nell’istituire il sacramento dell’Eucaristia il nostro «Fiat»formò l’eco, l’eco investì il pane e il vino e formò in essi il corpo, il sangue, l’anima e la Divinità mia. Quell’eco risuona ancora in ogni ostia e si perpetua continuamente la mia vita Sacramentale. Ora, questo eco risuonò nella creazione dell’uomo, [il quale] col sottrarsi al nostro Volere perdette l’eco, non sentì più dentro e fuori di sé il suo suono dolce, potente, armo-nizzatore, che aveva virtù di conservarlo come era uscito dalle nostre mani creatrici, e perciò divenne debole, disarmonico. Povero uomo senza l’eco del nostro «Fiat» che gli aveva dato la vita! Non si seppe più riordinare, non sentiva più in sé l’eco della luce del suo Creatore, l’eco [42] dell’amore, l’eco dell’ordine, della potenza, della sapienza, della dolcezza e [della] bontà Divina. L’uomo senza l’eco del nostro «Fiat» divenne come un bambino che cresce senza mamma, che non ha chi gli imbocchi le parole, chi gli insegni le opere, i passi, oppure come uno scolaro che non ha il maestro che gli insegni a leggere, a scrivere, e se qualche cosa farà da solo, lo farà in modo disordinato. Tale è l’uomo senza l’eco del nostro «Fiat», come un bambino senza mamma, come uno scolaro senza maestro. Ora, l’anima, a seconda che chiami la mia Volontà come principio di tutto l’essere suo, così sentirà il suo eco divino. Questo eco la richiamerà nel suo principio e risuonando in essa la riordinerà di nuovo. E come il nostro eco si ritirò dall’uomo perché si sottrasse alla nostra Volontà Divina, così, col riconoscerla, amarla e non voler altro che il nostro «Fiat» Divino, ritornerà l’eco della nostra Volontà in mezzo alle creature. [43] È proprio questo il regno del nostro «Fiat», il ritorno del nostro eco divino, non l’eco lontano che spesso ha risuonato all’udito dell’uomo dacché si sottrasse al nostro Volere, ma l’eco continuo che risuonerà nel fondo delle anime [e] che, trasmutandole, formerà in loro la vita divina, restituendo loro l’ordine come erano state create.”

22 Aprile 1928

Quando il “Fiat” Divino vuole manifestare una sua verità all’anima, se questa non fa
attenzione rende vano il dono e lo ricaccia in Dio, perdendolo. Era giusto e necessario
per Gesù trovare in tutto il creato l’amore della sua Mamma, in virtù del “Fiat” Divino.
L’uomo, non facendo la Volontà Divina, ma la sua, fa un male enorme

Continua il mio abbandono nel Volere Divino con lo strazio quasi continuo della privazione del mio dolce Gesù. Onde nella mia povera mente sentivo scorrere il mare di luce del “FIAT”, che mi sembrava che volesse dire qualche verità che lo riguardava, ed era tanta la pena che sentivo della privazione di Gesù, che non davo retta alla luce che voleva parlarmi; e il mio amato Gesù, movendosi nel mio interno e stringendomi fra le sue braccia, mi ha detto:

“Figlia mia, quando [44] la luce del mio «Fiat» vuole manifestarsi e l’ani-ma non ne fa conto, il parto che Esso vuole mettere 14 fuori per comunicarlo alle creature resta abortito ed [esse] non ricevono la vita del nostro parto di luce. E se tu sapessi che significa fare abortire la nostra luce! Tu devi sapere che, quando il nostro «Fiat» vuole manifestare una verità, mette in attività tutto il nostro Essere e, rigurgitando d’amore, di luce, di potenza, di sapienza, di bellezza e bontà, forma il parto della verità che vuole metterefuori e, siccome tutte le nostre qualità si mettono in atto di sorgere, non possiamo contenerlo e [facciamo] uscire 15 fuori il nostro parto per farne dono alla creatura. Ma se essa non ne fa conto, fa abortire il nostro amore, la nostra luce, fa abortire la nostra potenza, sapienza, bellezza e bontà, le fa morire sul nascere e lei perde il nostro caro parto e non riceve la nostra vita, che per mezzo della verità volevamo darle, e Noi restiamo col dolore di aver [45] abortito e sentiamo rientrare in Noi il bene che volevamo dare alle creature. Perché se la creatura abortisce perde il parto, invece Noi non lo perdiamo ma rientra in Noi, è per la creatura che resta abortito. Perciò sii attenta quando senti che il mare di luce del mio «Fiat» forma le sue onde per straripare, per [far] uscire il parto delle sue verità.”

Dopo ciò sentivo che non ero buona a nulla e pregavo la Sovrana Regina che venisse in mio aiuto, che mi prestasse il suo amore, per poter amare col suo amore di Madre il mio dolce Gesù, e Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, l’amore della Sovrana Celeste è diffuso in tutto il creato, per-ché quel «Fiat» che con solo pronunziarsi aveva slanciato in tutto l’universo tanta varietà delle nostre opere e dato loro la vita, abitava in Lei e Lei emetteva il suo amore e tutti i suoi atti nel «Fiat» Divino, il quale, non sapendo [46] fare cose piccole ma grandi e senza limiti, nel suo slancio infinito diffondeva l’amore e tutti gli atti della Mamma Celeste nel cielo, nelle stelle, nel sole, nel vento, nel mare, ovunque ed in ogni cosa. Il suo amore è diffuso ovunque, i suoi atti li trova dappertutto, perché il mio «Fiat» dovunque li diffondeva e animava tutto con l’amore e [gli] atti di Lei. Non sarei stato contento, né mi sentirei amato ed onorato, se non trovassi in tutte le cose, perfino sotto terra, l’amore e la gloria che mi dava la Mamma mia. Sarebbe stato un amore spezzato e una gloria divisa se non la trovassi in tutta la Creazione, molto più che in tutte le cose la avevo amata [ed] era giusto che in tutto trovassi il suo amore diffuso e sempre in atto di amarmi e di glorificarmi. Né avrebbe potuto far breccia in Me un amore spezzato, che non mi corresse appresso ovunque, e quindi non avrebbe potuto tirarmi dal Cielo in terra, nella stretta prigione del suo seno materno. Le sue [47] catene d’amore furono tante per quante cose creai, in modo che Io scesi dal Cielo come un Re, tutto inanellato e accerchiato dalle catene d’amore della Regina del Cielo. E se il suo amore giunse a tanto lo deve al mio «Fiat» Divino, che regnando in Lei da sovrano, rapiva il suo amore nel mio Volere e lo allargava ovunque e tutti i suoi atti ricevevano le tinte degli atti divini. Perciò, se vuoi l’amore della Mamma Regina, fa’ che il mio «Fiat» ti domini, diffonda il tuo amore e tutta te stessa in Esso, affinché il mio «Fiat», rapendo il tuo piccolo amore e tutto ciò che tu fai, lo allarghi e portandolo ovunque dove Esso si trova, che è dappertutto, trovi il tuo amore unito all’amore della Mamma mia, e mi darai il contento che la piccola figlia del mio Volere non mi dia un amore spezzato e diviso, ma amore in tutte le cose e dappertutto.”

Onde pensavo tra me: ma che male[48] fa la creatura quando fa la volontà umana? E Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, il male è grande. La mia Volontà è luce e l’umana è tenebre, la mia è santità e l’umano volere è peccato, la mia è bellezza e contiene ogni bene, l’umana è bruttezza e contiene ogni male. Sicché l’anima, col non fare la mia Volontà, fa morire la luce, dà morte alla santità, alla bellezza e a tutti i beni, e col fare la sua fa nascere le tenebre, dà vita al peccato, alla bruttezza e a tutti i mali 16 ; eppure alle creature sembra nulla il fare la propria volontà, mentre si scavano un abisso di mali che le porta al precipizio. E poi, ti sembra nulla che mentre la mia Volontà porta loro la sua luce, la sua santità, la sua bellezza e tutti i suoi beni, solo perché ama queste creature, riceva l’affronto di veder morire in esse la sua luce, la sua santità, la sua bellezza e tutti i suoi beni? La mia Umanità sentì tanto questa morte [49] che l’umano volere dava alla luce, alla santità del suo Volere in loro, che si può dire che fu la vera morte che sentì, perché sentì lo strazio e il peso della morte di una luce e santità infinita, che le creature avevano ardito distruggere in loro, e la mia Umanità gemeva e si sentiva stritolare da tante morti per quante volte avevano ardito dar morte in loro alla luce e santità del mio Volere Divino.

Quale male non farebbe alla natura se facessero morire la luce del sole, il vento che purifica, l’aria che respirano? Ci sarebbe tale disordine che le creature morirebbero tutte. Eppure la luce della mia Volontà è più che sole per le anime, vento che purifica, aria che forma la respirazione di esse. Sicché dal disordine che potrebbe succedere se potessero far morire la luce del sole, il vento e l’aria, puoi comprendere il male che succede col non fare la mia adorabile Volontà, atto di vita primaria e centro di tutte le creature.”[50]

26 Aprile 1928

Il “Ti amo” dell’anima a Dio è frutto dell’Amore con cui Dio l’ama; nel “Ti amo” Dio trova
tutto Se stesso. Così come tutto ciò che Gesù faceva e soffriva riecheggiava in Maria
e ciò che Lei sentiva riecheggiava in Gesù, così tutto deve riecheggiare in Luisa.
La Divina Volontà è vita e respiro per l’uomo, non è come le virtù

Stavo facendo il mio giro nel “FIAT” Divino e secondo il mio solito andavo investendo tutta la Creazione col mio ritornello: “ti amo, ti adoro, ti benedico”. Onde mentre ciò facevo, pensavo tra me:Che cosa do al mio Dio con questa lunga storia del “ti amo”?

E il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto:“Figlia mia, il puro, santo e retto amore è parto divino, esce da Dio e ha virtù di salire ed entrare in Dio, per moltiplicare i suoi parti e portare Dio stesso ad ogni creatura che sospira di amarlo. Quindi quando l’anima è investita da questo amore e riceve questo parto, può formare tanti altri parti per quante volte dice il suo «ti amo», in modo che il suo «ti amo» vola innanzi a Dio e l’Ente Supremo guarda nel «ti amo» che gli manda la creatura e trova in quel piccolo «ti amo» tutto Se stesso e si sente dare [51] da lei tutto Se stes-so. Quel piccolo «ti amo» ha un prodigio segreto, nella sua piccolezza rac-chiude l’infinito, l’immenso, la potenza, tanto che può dire: «do Dio a Dio», e l’Essere infinito si sente sfiorare in quel piccolo «ti amo» della creatura [da]tutte le sue qualità divine, perché, come parto suo, trova tutto Se stesso. Ecco che cosa mi dai con tanti tuoi «ti amo», mi dai tante volte Me stesso. Cosa più bella, più grande e che più mi fa piacere non potresti darmi, che darmi tutto Me stesso. Il mio «Fiat», che forma in te la vita del tuo «ti amo»per Me, si diletta di formare tanti parti nostri e perciò mantiene la battuta del «ti amo» in te, agognando di battere sempre la moneta divina del tuo «ti amo» per ciascuna cosa creata, e poi guarda se tutte le cose da Noi create sono imperlate del prodigioso segreto del tuo «ti amo». Figlia mia, Noi non guardiamo se ciò che fa la creatura [52] è grande o piccolo, guardiamo piut-tosto se c’è il prodigio del nostro segreto e [se] i suoi più piccoli atti, pensieri e sospiri sono investiti dalla potenza della nostra Volontà. In questo sta tutto ed è tutto per Noi.”

Dopo ciò seguivo il mio giro nel “FIAT”, per accompagnare tutto ciò che aveva fatto Gesù nella Redenzione, e pensavo tra me: Come avrei voluto fare ciò che faceva la Sovrana Mamma quando stava con Gesù, ché certo seguiva tutti gli atti suoi, nulla si faceva sfuggire.

Ma mentre ciò ed altro pensavo, il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, certo che nulla sfuggiva alla Mamma mia, perché tutto ciò che Io facevo e soffrivo risuonava come eco profondo nel fondo dell’anima sua, ed Essa stava tanto attenta ad aspettare l’eco degli atti miei, che in Lei restava suggellato l’eco con tutto ciò che Io facevo e soffrivo. E la Sovrana Regina emetteva il suo eco nel mio e lo faceva risuonare nel fondo del mio [53] interno, in modo che tra Lei e Me correvano torrenti, mari di luce e d’amore che ci scaricavamo dall’uno all’altro, ed Io facevo il deposito di tutti gli atti miei nel suo Cuore materno. Non sarei stato contento se non l’avessi [avuto] sempre con Me, se non [avessi] sentito il suo eco continuo, che risuonando nel mio tirava perfino i miei palpiti e respiri per deporli in Lei. Come non sarei [stato] contento se fin d’allora non avessi [avuto] te, che dovevi seguire tutti gli atti miei nel mio Volere Divino, perché fin d’allora facevo in te il deposito di essi,passando l’eco della Mamma Regina nel fondo dell’anima tua, ed Io guardavo nella lunghezza dei secoli l’eco della Mamma mia in te, per attuare il regno della mia Divina Volontà. Perciò tu ti senti come tirata a seguire gli atti miei e il suo eco materno risuona in te, ed Io prendo occasione di fare il deposito nel fondo del tuo interno, per darti grazia di far regnare [in te][54] il mio Eterno «Fiat».”

Onde mi sentivo la mia povera mente come immersa nel mare del “FIAT”Divino; la sua luce m’investiva tutta e non vedevo né l’altezza né il fondo dove Essa finiva, la sentivo più che vita che mi scorreva ovunque; ed il mio amato Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, la mia Volontà è vita, è aria, è respiro della creatura. Essa non è come le altre virtù, che non sono vita continua né respiro della creatura e perciò si esercitano a tempo e a cir-costanza. Non sempre si esercita la pazienza, perché molte volta manca chi la fa esercitare e la virtù della pazienza resta inoperosa, senza dare la sua vita continua alla creatura. Né l’ubbidienza, né la carità formano la loro vita, perché può mancare chi ha l’atto continuo di comandare e con chi po-ter esercitare la carità. Perciò le virtù possono formare [55] l’ornamento del-l’anima, ma non la vita. Invece la mia Volontà è l’atto primo di tutti gli atti della creatura, sicché se pensa, se parla, se respira, Essa forma il pensiero, la parola, e dandole il respiro mantiene la circolazione, il palpito, il calore, e come non si può vivere senza respiro, così non si può vivere senza il mio Volere Divino, si ha sempre bisogno per poter continuare a vivere; e mentre si riceve il suo respiro continuo, non [lo] si riconosce. È tanto necessaria che non si può fare a meno di Essa neppure un istante, perché non solo è portatrice di tutti gli atti umani, ma è pure portatrice di tutte le cose create.

Il mio «Fiat» è atto primo del Sole e fa respirare la luce, è atto primo dell’aria, dell’acqua, del fuoco, del vento e [le creature] respirano la mia Volontà Divina nell’aria che respirano, nell’acqua che bevono, nel fuoco che le riscalda, nel vento che le purifica; [56] non c’è cosa dove non respirino il mio Volere. Perciò in tutte le cose, siano piccole o grandi, perfino nel respiro, la creatura può fare sempre la mia Volontà, e non facendola è un atto di vita di Volontà Divina che perde, è il suo respiro che soffoca continuamente. Riceve la sua vita, il suo respiro, per convertirlo in umano, non per trasmutarsi lei nel mio Volere Divino…”

29 Aprile 1928

Confronto tra le virtù (che sono come i semi delle piante, da coltivare) e la Divina Volontà
(che è Vita). Ma, sia le prime che la seconda, devono essere alimentate perché vivano
e si sviluppino. Il “Ti amo” per Gesù imperla ogni cosa e crea la vera unione tra la terra
e il Cielo. Chi vive nella Divina Volontà non può andare in purgatorio

La mia povera mente è sempre in balia del “FIAT”Supremo. Mi sembra che non so pensare ad altro, né voglio occuparmi di altro; sento come una corrente in me, che ora mi ferma ad un punto e ora ad un altro del Volere Divino, ma sempre in Esso vado a finire, senza prendere mai tutta la sua luce interminabile, perché sono incapace. Ed il mio amabile Gesù, movendosi nel mio [57] interno, mi ha detto, facendomi una sorpresa:

“Figlia mia, quando l’anima pratica una virtù, il primo atto che pratica forma il germe 17 , e come pratica il secondo e il terzo atto e così di seguito, così coltiva il germe, lo innaffia, [ed esso] cresce nella pianta e porta i suoi frutti. Se poi si pratica una sola volta o qualche volta, il germe non viene innaffiato, né coltivato, muore, e l’anima resta senza pianta e senza frutto, perché una virtù non [è] formata mai [da] un atto solo, ma [da] ripetuti atti.

Succede come alla terra, che non basta gettare il seme nel suo seno, ma conviene spesso coltivarla, innaffiarla, se si vuole la pianta e i frutti di quel seme. Altrimenti la terra si fa dura sul seme e lo seppellisce senza dargli vita. Ora, chi vuole la virtù della pazienza, dell’ubbidienza e altro, deve get-tare il primo germe 18 e poi con altri atti innaffiarli e coltivarli; così [58] for-merà nell’anima sua tante belle e diverse piante. Invece la mia Volontà non è germe come le virtù, ma vita, e come l’anima incomincia a rassegnarsi, a guardarla in tutto e a vivere in Essa, così viene formata in lei la piccola vita divina, e come si va inoltrando nella pratica di vivere nel mio Volere, così cresce e si va ingrandendo questa vita divina, fino a riempire l’anima di tutta questa vita, in modo che non resta di lei che il solo velo che la copre e nasconde dentro di sé. E come [è] per le virtù, così [è] per la mia Volontà: se la creatura non dà l’alimento continuo degli atti suoi [fatti] in Essa alla piccola vita divina, questa non cresce e non la riempie tutta. Succede come ad un bambino nato, che se non si alimenta muore sul nascere. Perché la mia Volontà, essendo vita, più delle virtù che sono immagine delle piante, ha bisogno del continuo alimento per crescere e farsi vita intera, per quanto è capace una creatura. Ecco perché [59] la necessità che tu viva sempre in Essa, per prendere il suo cibo prelibato dallo stesso mio Volere, per alimen-tare la sua vita divina in te. Vedi dunque che gran differenza c’è tra le virtù e la mia Volontà: le prime sono piante, fiori e frutti che abbelliscono la terra e dilettano le creature, invece il mio «Fiat» è cielo, sole, aria, calore, palpito, cose tutte che formano vita e vita divina nella creatura. Quindi ama questa vita e dalle alimento continuo, affinché ti riempia tutta e nulla resti di te.”

Dopo ciò seguivo il mio giro nel Volere Divino e ripetendo il mio ritornello del «ti amo», stavo dicendo: “Gesù, Amor mio, voglio lasciare tutto l’essere mio nel tuo «FIAT» per potermi trovare in tutte le cose create, per imperlarle col mio «ti amo». Anzi voglio mettere il mio cuore nel centro della terra e, come palpita, così voglio abbracciare tutti i suoi abitanti, e segnando tutti[60] i loro palpiti col mio «ti amo», voglio darti l’amore di ciascuno di essi. E come si ripete il mio palpito dal centro della terra, così voglio mettere il mio «ti amo» in tutti i semi che racchiude nel suo seno, e come i semi spuntano e si formano le piante, le erbe, i fiori, così voglio mettere il mio «ti amo», per poterli vedere racchiusi nel mio «ti amo» per Gesù”.

Ma mentre ciò dicevo, il mio pensiero ha interrotto il mio ritornello del «ti amo»dicendomi: “Quante sciocchezze dici! Gesù stesso sarà stanco di sentire la tua lunga cantilena «ti amo, ti amo»”. E Gesù, movendosi in fretta, in fretta nel mio interno e guardando tutta la Creazione, per vedere se in tutte le cose, piccole e grandi, ci fosse la vita del mio «ti amo», mi ha detto:

“Figlia mia, che meraviglia, che incanto, vedere tutte le cose imperlate col tuo «ti amo»! Se si potesse vedere da tutte le creature imperlate tutte le piante, gli atomi della terra, le pietre, le gocce d’acqua [61] col tuo «ti amo», [e] riempita del tuo «ti amo» la luce del sole, l’aria che respirano, il cielo che vedono, le stelle che scintillano col tuo «ti amo», quale meraviglia non susciterebbe in loro, quale dolce incanto non attirerebbe le loro pupille, a guardare il tuo ritornello e [la] lunga cantilena del tuo «ti amo»? Direbbero: possibile che non si sia fatto sfuggire nulla? Noi stessi ci sentiamo imperlati dal suo «ti amo»; e andrebbero curiosando ed indagando tutto, per vedere se di fatto nulla ti sia sfuggito per godere l’incanto del tuo «ti amo». Ora, se questo incanto meraviglioso resta inosservato per le creature terrestri, non resta inosservato per il Cielo, e gli abitatori di lassù godono l’incanto e le meraviglie di vedere la Creazione tutta riempita ed imperlata dal tuo «ti amo». Sentono armonizzare il loro «ti amo» col tuo, non si sentono distac-cati dalla terra, perché l’amore li unisce e forma le stesse note e le stesse [62] armonie. E poi tu devi sapere che Io non mi stancai di imperlare tutte le cose piccole e grandi, quando furono create, coi miei ripetuti «ti amo» per te, e come non mi stancai di metterli, così non mi stanco di sentirli ripetere da te, anzi godo perché il mio «ti amo» non resta isolato, ma ha la compa-gnia del tuo che fa eco nel mio, si fondono insieme e fanno vita comune. E poi l’amore non stanca mai, ma mi è portatore di gioia e felicità…”

Onde non so come, mi è venuto il pensiero: Se io morissi e andassi in purgatorio, come farei? Stando qui imprigionata nel mio corpo, che più che [in]stretta prigione sta accerchiata la mia povera anima, la sento tanto quando Gesù mi priva della sua adorabile presenza, che non so che farei e soffrirei per ritrovarlo. Ora, che sarebbe quando, rotto il carcere del mio corpo, l’anima mia libera e sciolta prendesse il suo rapido [63] volo [e]non trovassi il mio Gesù, centro nel quale devo rifugiarmi per non uscirne mai più, e invece di trovare la mia vita, il centro del mio riposo, mi trovassi sbalzata nel purgatorio? Quale sarebbe la mia pena e il mio tormento?

Ora, mentre mi sentivo oppressa da questi pensieri, il mio amato Gesù mi ha stretto tutta a sé e ha soggiunto: “Figlia mia, perché ti vuoi opprimere? Non sai tu che chi vive nella mia Volontà ha vincolo di unione col cielo, col sole, col mare, col vento, con tutta la Creazione? I suoi atti sono fusi in tutte le cose create, perché la mia Volontà li ha messo tutti in comune come cose sue, in modo che tutta la Creazione sente la vita di questa creatura, e se potesse andare in purgatorio si sentirebbero tutte offese e l’universo intero si ribellerebbe e non la lascerebbero andare sola in purgatorio. Il cielo, il sole, il vento, il mare, tutti la seguirebbero, spostandosi dal loro posto, e [64] offesi direbbero al loro Creatore: «è vostra, è nostra, la vita che anima noi tutti anima lei; come, in purgatorio?» Il cielo la reclamerebbe col suo amore, il sole parlerebbe con la sua luce, il vento con le sue voci lamentevoli, il mare con le sue onde tumultuanti, tutti avrebbero una parola per difendere colei che ha fatto vita comune con loro. E siccome chi vive nella mia Volon-tà assolutamente non può andare in purgatorio, perciò l’universo starà al suo posto e la mia Volontà avrà il trionfo di portare in Cielo chi è vissuto in Essa in questa terra di esilio. Perciò continua a vivere nel mio Volere e non voler funestare la tua mente e opprimerti per cose che a te non appar-tengono.”

30 Aprile 1928

Il Regno del “Fiat” Divino è decretato e nulla potrà impedirlo.
Prima la Redenzione deve preparare il Regno. Segni della certezza dell’arrivo di entrambi.

Stavo pensando alla Divina Volontà ed, oh, quanti pensieri si affollavano nella mia [65] mente. E avendomi trasportata fuori di me stessa, il mio sempre amabile Gesù mi aveva fatto vedere i molti castighi con cui vuole colpire le umane generazioni, ed io, impressionata, pensavo tra me: Come potrà venire il regno del “FIAT” Divino, se la terra abbonda di male e la Giustizia Divina arma tutti gli elementi per distruggere l’uomo e ciò che serve all’uomo? E poi non venne questo regno quando Gesù venne sulla terra con la sua presenza visibile; come potrà venire ora? Come stanno le cose sembra difficile.

Ed il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, tutto ciò che tu hai visto servirà a purificare e a preparare l’umana famiglia. Gli sconvolgimenti serviranno per riordinare e le distruzioni per edificare cose più belle. Se un edificio crollante non si atterra, non si può fare il nuo-vo più bello su quelle stesse rovine. Io rivolgerò tutto al compimento della mia Volontà Divina. E poi, [66] quando venni sulla terra non era stabilito dalla nostra Divinità che dovesse venire il regno della mia Volontà, ma quello della Redenzione, e ad onta dell’ingratitudine umana essa venne effettuata, ma non ancora ha fatto tutta la sua via; molte regioni e popoli vivono come se Io non fossi venuto, perciò è necessario che faccia la sua via, cammini ovunque, perché la Redenzione è la via preparatoria al regno della mia Volontà. Essa è l’esercito che va avanti per formare i popoli a ricevere il regime, la vita, il Re del mio Volere Divino. Ecco che ciò che non fu stabilito allora, [lo] stabiliamo oggi per l’effettuazione del regno del nostro «Fiat», e quando Noi stabiliamo tutto è fatto. A Noi basta stabilire per effettuare ciò che vogliamo. Ecco perché ciò che a te sembra difficile, la nostra potenza faciliterà tutto e farà come quei venti impetuosi, dopo lunghi giorni di fitte nuvole piovose, la forza del vento dirada le nubi, porta [67] via la pioggia e fa ritornare il sereno e il sole ad abbracciare la terra. Così la nostra potenza, più che vento imperante, fugherà le fitte tenebre dell’umano volere e farà ricomparire il Sole del mio Eterno Volere ad abbracciare le creature. E tutto ciò che ti manifesto delle verità che ad Esso appartengono, non è altro che la conferma di ciò che Noi abbiamo stabilito.

Oltre a ciò, se prima non fosse stato stabilito dalla Divinità il regno del mio «Fiat» Divino e il tempo in cui sarebbe giunta la vicina effettuazione, non ci sarebbe stata alcuna ragione, né necessità, né scopo di eleggere te, di tenerti sacrificata per tanti lunghi anni, di non solo affidarti le sue conoscenze, le sue mirabili verità e i suoi segreti e nascosti dolori come a sua piccola figlia, [ma] Essa ha tenuto con te [un] modo tutto paterno e materno per gettare in te il germe della figliolanza divina, e [che] tu avessi cura dei suoi interessi più che se fossero tuoi. Ciò significa la realtà di ciò che era [68] stabilito da Noi, che giungeva a scegliere il soggetto e a usare i mezzi per dare gli insegnamenti per scendere nel basso dell’umana famiglia e stabilire in mezzo a loro ciò che stava stabilito nel Cielo. Se non fosse stabilito il regno della mia Volontà, non te ne avrei detto tanto, né ti avrei eletta in modo tutto speciale per tale scopo. La mia parola sarebbe stata senza vita e senza frutto, se ciò non fosse, senza virtù generatrice e fecon-datrice, ciò che non può essere. La mia parola ha la virtù [di] generare e di formarsi con la sua fecondità il suo seguito di vite interminabili.

Ciò successe nella Redenzione perché era stata stabilita da Noi nel Cielo; fu creata una Vergine che doveva essere la Madre del Verbo Eterno. Se non fosse stata stabilita non ci sarebbe stata nessuna ragione né necessità di creare e di eleggere questa Vergine tutta singolare e speciale, né di fare tante manifestazioni ai Profeti, che dettagliarono la vita del Verbo nella sua Umanità [69] così al vivo, descrivendo le sue pene come se lo avessero presente. Sicché quando la nostra benignità divina si compiace di eleggere e di manifestarsi, è segno certo e principio di svolgimento delle sue opere che ha stabilito. Perciò sii attenta e lascia fare tutto al tuo Gesù, perché non manca né potenza né mezzi per ciò che voglio, per realizzare ciò che ho stabilito.”

6 Maggio 1928

Gesù stenderà la sua Vita in ogni atto di vita dei figli della sua Volontà: sarà il compimento
della Creazione e della Redenzione e il suo trionfo. Dolore di Gesù quando non è creduto,
perché parla per condividere i suoi progetti e le sue gioie. La piccola luce dell’anima
nel Volere Divino diventa Sole e giunge fin dove lei vuole

Stavo secondo il mio solito tutta immersa in quel “FIAT”Divino, che più che Sole splende nella povera anima mia, ed il mio sempre amabile [Gesù], moven-dosi nel mio interno, mi ha detto:

“Figlia mia, sarà tale e tanto il mio amore verso i figli della mia Volontà, che non permetterò che tocchino la terra, stenderò i miei passi sotto i loro piedi, affinché, se camminano, tocchino [70] i passi miei, non la terra, in mo-do da sentire la vita dei miei passi, che comunicheranno la vita dei passi del mio Volere Divino ai passi dei figli della mia Volontà; se operano, senti-ranno il tocco delle mie opere, che schierandosi comunicheranno la virtù della mia Volontà alle loro opere; se parlano, se pensano, sentiranno la vita delle mie parole e dei miei pensieri, che investendoli comunicheranno la virtù del mio «Fiat» alla mente e alle parole. Sicché sarò Io stesso il porta-tore dei figli del mio Volere. Sarò tanto geloso che nulla tocchino, affinché a nulla prendano parte e sentano scorrere continuamente in loro la vita mia, che forma nella loro la vita dell’Eterno Volere. Perciò essi saranno le più belle opere delle mie mani creatrici. Oh, come si specchierà in loro l’opera della Creazione e saranno il trionfo della mia Redenzione; tutto trionferà in essi. Quindi allora potrò dire: le mie opere sono compiute e prenderò riposo in mezzo ai figli del [71] mio «Fiat» Supremo.”

Onde dopo aver scritto ciò che sta scritto in questi giorni passati, la mia povera mente era molestata da timori e dubbi, che non fosse vero che Gesù benedetto mi avesse detto tante cose, ma piuttosto [fosse]frutto della mia immaginazione, e dicevo tra me: Se non è stato Gesù che mi ha parlato saranno scritti senza vita, perché solo quando parla Gesù corre la vita nella sua parola, ed io, scrivendo, lascio 18 la vita delle verità che Lui ha detto, in modo che [quelli]che le leggeranno sentiranno la virtù comunicativa di una vita che si infonde in loro e si sentiranno trasformati nella vita della verità che leggeranno. Invece, se non è Gesù, saranno scritti senza vita, svuotati di luce e di bene; e a che pro fare il sacrificio di scrivere?

Ora, mentre a ciò pensavo, il mio dolce Gesù è uscito dal mio interno e mettendo la sua testa vicino alla mia e atteggiandosi a mestizia mi ha detto: [72] “Figlia mia, tu amareggi la mia festa, perché quando Io manifesto una veri-tà lo faccio perché voglio festeggiare con la creatura, e se lei non mi presta piena fiducia e mi mette in dubbio, la festa viene spezzata e si converte in amarezza. Io faccio come due intimi amici, uno dei quelli, amando assai l’amico, vuole svuotare nel cuore dell’amico ciò che egli contiene e mentre gli affida i suoi segreti, le sue gioie nascoste, lo mette a giorno di ciò che possiede. L’amico che ascolta mostra di non credergli e mette in dubbio ciò che l’amico gli sta dicendo. Questo tale amareggia l’amico e converte il suo sfogo in amarezza, [il quale], dolendosi, quasi si pente di essersi confidato 19 e pieno di amarezza si ritira.Invece,se l’amico gli crede,non solo non lo amareggia, ma prende parte ai beni suoi e festeggiano insieme le gioie che l’amico possiede e la loro amicizia resta vincolata con doppi vincoli d’amore. Tale sono Io, anzi più che amico, amando assai [73] colei che ho eletto per mia piccola segretaria, voglio svuotare il mio Cuore e affidare a lei i miei segreti, le mie gioie, i miei nascosti dolori, le mie verità sor-prendenti, per festeggiare insieme e comunicarle tante vite divine [per]quante verità le vado manifestando. Se vedo che lei mi crede, Io festeggio e metto fuori e in festa le gioie, la felicità che può possedere una vita divina, che possiede l’infinità di tutti i beni, e l’anima resta riempita e festeggia in-sieme con Me, ma se la vedo titubante resto amareggiato e lei resta priva 20 della vita che vorrei affidarle. Tu spesso mi ripeti queste scene di sfiducia. Perciò sii attenta e non voler convertire le mie gioie in amarezze.”

Io sono rimasta tutta confusa e non ho saputo che rispondere. Dopo ciò seguivo il mio giro nel Volere Divino ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:“Figlia mia, come l’anima entra nel mio Volere, così vi mette il suo filo [74] elettrico, il quale cammina fin dove si vuol formare la luce, perché la luce non viene formata dove si mette il filo, ma dove finisce, accentrando l’elettricità della luce in una lampadina. Ora la volontà umana, come entra nella Mia, ai riflessi del Sole del mio «Fiat» si converte in luce e vi forma la sua piccola luce, e l’elettricità della mia Volontà allunga il filo della volontà umana e forma la sua piccola luce, più che lampadina elettrica, fin dove l’anima vorrebbe giungere innanzi a Dio, il quale, vedendo la piccola luce della volontà umana, la investe e con l’elettricità della sua luce divina la converte in Sole e vi forma il più bel ornamento del suo Trono Divino. È pur bello e dilettevole vedere che l’anima, come dalla terra entra nel mio Volere Divino, vi mette il suo filo elettrico per il Cielo e si allunga tanto che giunge fino al suo centro che è Dio e vi forma il suo parato 21 di luce, e questa luce [viene]convertita in Sole.” [75]

10 Maggio 1928

L’anima che vive nella Divina Volontà è intangibile da ogni dolore,
sebbene la natura umana lo può sentire in grado massimo, divino,
come lo sentì Gesù nella sua Umanità, mentre la sua Volontà Divina aveva gioia infinita

Mi sentivo sotto l’incubo di un peso infinito, la povera anima mia gemeva con gemiti soffocati, senza lo sfogo di poterli mettere fuori, per la privazione del mio dolce Gesù, e mentre mi sentivo consumare dal dolore straziante di essere priva della mia Vita e del mio Tutto, lo stesso dolore mi rendeva impavida, distruggeva in me la vita del dolore. Mentre mi sentivo immersa in un dolore [che sono]incapace di esprimere, era dolore senza dolore, pena senza pena. E nella mia amarezza pensavo tra me: e perché non posso dolermi? Sento in me un dolore infinito, come infinito [è]Colui che mi ha lasciata, eppure volendo penetrare in un dolore sì giusto e santo qual è l’essere priva di Gesù, per abbeverare la povera anima mia, il dolore mi sfugge e resto senza la vita del dolore.Mio Gesù, abbi pietà di me, [76] non mi lasciare in uno stato così infelice.

Ma mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, chi vive nella mia Volontà entra nell’ordine divino, e sic-come la nostra Divinità è incapace di dolore, nessuna cosa, anche minima, può ombrare la nostra perenne ed infinita felicità, e per quanto Ci offenda-no le creature, il dolore, le offese, restano al di fuori di Noi, mai dentro; se il dolore potesse entrare in Noi perderebbe subito la [sua] natura di dolore e si convertirebbe in felicità. Così [per] chi vive nella mia Volontà, il dolore non può entrare nell’anima sua, molto più che sentendo in sé la luce, la forza, la felicità della natura della mia Volontà Divina, si sente già in possesso di quel Gesù di cui gli sembra di essere priva. Come può dolersi se già lo possiede? Quindi il dolore resta al di fuori dell’anima, cioè nella natura umana, e mentre sente tutto lo spasimo della [77] mia privazione e il peso di un dolore infinito, qual è la mia privazione, all’anima, perché è investita dal «Fiat» Divino, sembra che non può dolersi. Perciò sente dolore senza dolo-re, pena senza pena, perché il dolore, le pene, non possono entrare nel sacrario della mia Volontà, perciò sono costrette a restare fuori e l’anima le sente, le vede, le tocca, ma non entrano nel suo centro, e se ciò fosse la mia Volontà perderebbe la sua natura felice in te, ciò che non può essere.

Succede come succede al sole, che è incapace di tenebre; tutte le forze umane non possono far entrare un atomo di tenebre nella sua luce. Le tenebre si possono stendere al di fuori della luce, ma il Sole nulla perde, né il suo calore, né i suoi mirabili effetti, è sempre trionfante nel suo stato di luce, né le tenebre lo fanno scendere, né nulla tolgono alla sua luce. Ma se il sole si potesse dolere, si sentirebbe male nell’essere circondato di tene-bre, ad onta che non [78] le portasse nel suo centro, né al suo stato felice [facessero] alcun danno 22 . Però questo è un dolore che sorpassa tutti gli altri dolori, perché è dolore di ordine divino. Quante volte lo provò la mia Umanità? Essa si sentiva stritolare, tutte le pene pesavano sopra di Me, ma dentro di Me la mia Volontà Divina era intangibile da tutte le mie pene e possedeva felicità immense, beatitudini senza fine. Si può dire che in Me c’erano due nature, una opposta all’altra, una di felicità, l’altra di pene, ed oh, come sentiva la mia natura umana più al vivo le pene innanzi alle immense gioie della mia natura divina! Perciò tu non sei capace di esprimerti, perché sono pene di ordine divino. E se tu prima, quando Io mi nascondevo da te, sentivi che tutto in te si convertiva in dolore, era perché mancava in te tutta intera la vita della mia Volontà e perciò quei vuoti si riempivano di dolore, e tu sentivi la sensibilità del dolore, [79] e ti rendeva non imperturbabile [e] pacifica come oggi, ma agitata, senza quella fermez-za che dà di divino, ed Io correvo subito a sostenerti, perché non vedevo tutti i caratteri incancellabili della mia Volontà, perché ciò che Essa mette non si cancella mai, ed Io, sentendomi sicuro, lascio il mio compito al mio «Fiat» Divino.”

13 Maggio 1928

Chi vive nella Divina Volontà ha in suo potere tutto ciò
che hanno fatto Gesù, la Mamma Celeste e tutti i Santi

Stavo pregando e sentivo che non sapevo pregare, né amare, né ringraziare Gesù, onde dicevo tra me: Quanto vorrei in mio potere l’amore e le preghiere della Sovrana Signora e di tutti i santi, per poter amare e pregare Gesù con [il suo]amore e le sue preghiere e con quelle di tutto il Cielo.

Ed il mio Gesù benedetto, movendosi nel mio interno, mi ha detto:“Figlia mia, quando l’anima [80] vive nella mia Volontà Divina, ha tutto in suo potere, perché Essa è la depositaria e conservatrice di tutto ciò che ha fatto la Mamma mia e tutti i santi; basta che voglia prendere ciò che essi hanno fatto, che l’amore corre a lei, le preghiere la investono, le virtù si mettono in ordine per aspettare chi ha l’onore di essere chiamata, per darle la vita dei loro atti, per formarle la loro bella e fulgida corona. Sicché la Regina del Cielo si sente ripetere dalla creatura sulla terra il suo amore [e] le sue pre-ghiere, i santi le loro virtù; ed oh, come godono nel vedere i loro atti ripetuti di nuovo! Non c’è gloria più grande che si possa dare ai celesti abitatori, che ripetere il loro amore, le loro preghiere, le loro virtù, ed Io sento di nuovo come se stesse la mia Mamma ad amarmi e a pregarmi. L’eco loro risuona in te, e tu, ripetendolo, fai risuonare il tuo eco in Cielo e tutti [81] riconoscono gli atti loro negli atti tuoi.

Non ti sentiresti tu onorata se un’altra ripetesse gli atti tuoi e modellasse i suoi lavori sul modello dei tuoi? Con quale amore non la guarderesti? E se tu sapessi quanto Io godo quando ti sento dire: «voglio unirmi coi pensieri di Gesù, con le parole, con le opere e i passi per schierarmi insieme coi suoi pensieri, con le sue parole, eccetera, su ogni pensiero, parola, opera e passo delle creature, per ripetere insieme, per tutte e per ciascuna, ciò che fece Gesù coi suoi pensieri, parole e tutto il resto che fece; non c’è cosa che ha fatto che non voglia fare io per ripetere l’amore e tutto il bene che fece Gesù». Io sento Me stesso sulla terra, mi sento ripetere da te gli atti miei e sto aspettando con tanto amore la ripetizione degli atti miei, che Io stesso mi faccio in te attore e spettatore, per godermeli e prendermi la gloria [82] della mia stessa vita. Perciò la creatura che vive ed opera nella nostra Volontà, è riconosciuta da tutto il Cielo come portatrice di gioie divine a tutto il Cielo e, mantenendo il Cielo aperto, fa scendere sulla terra la celeste rugiada di grazie, di luce, d’amore su tutte le creature.”

20 Maggio 1928

Tutto ciò che si fa nella Divina Volontà è per ottenere il suo Regno, coinvolge Cielo e terra
affinché dispongano quanto occorre; in questo modo muovono Dio a decidersi a
concederlo, a che come Sposo celebri le Nozze. È necessario completare il numero
di preghiere, atti, ecc. stabilito da Dio affinché venga il Giorno sospirato

Stavo impensierita per una circolare giuntami per la Casa della Divina Volontà, tanto voluta dal venerato Padre Di Francia e da lui tanto sospirata, che non ebbe la consolazione di vederla compiuta e aperta allo scopo da lui voluto 23. Ed ora, finalmente, da ciò che diceva la circolare, spuntava il giorno forse prossimo del suo effettuarsi. Onde io pensavo tra me: Sarà proprio vero che è Volontà di Dio che io ci vada? E le componenti di questa casa saranno [83] le vere piccole figlie della Divina Volontà? Saranno esse il principio dell’inizio di quell’era divina del regno del “FIAT” Supremo sulla terra?

Ma mentre ciò pensavo ed altro, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, ogni detto, opera e sacrificio che si fa nella mia Volontà è per ottenere il suo regno divino, sono tanti messaggeri che si spediscono alla Patria Celeste, i quali portano la circolare divina e la fanno girare a tutti i santi, agli angeli, alla Sovrana Regina e allo stesso Creatore, dando a ciascuno l’impegno di preparare le diverse cose che ci vogliono per un regno sì santo, affinché tutto sia fatto con decoro, con decenza e con nobiltà divina. Onde tutti gli abitatori della Patria divina con questa circo-lare celeste nelle loro mani si mettono all’opera, per soddisfare al loro com-pito di preparare ogni cosa a loro imposta. Sicché la circolare della terra fa eco alla circolare [84] celeste e Cielo e terra si muovono, si occupano per il solo scopo del regno della mia Volontà Divina; la terra per tutto ciò che necessita nell’ordine naturale, la Corte Celeste per tutto ciò che riguarda l’ordine soprannaturale. Pare che Cielo e terra si diano la mano e facciano a gara, a chi faccia prima 24 a preparare un regno sì santo.

Se tu sapessi che valore ha un atto fatto nella mia Volontà! Come sa muovere Cielo e terra, come si sa aprire la via ovunque, si mette in comu-nicazione con tutti e ottiene tutto ciò che non si è ottenuto con tutti gli atti insieme e per tanti secoli. Sono non un Sole, ma tanti Soli per quanti atti si fanno, che formano il giorno fulgido e smagliante del regno della mia Vo-lontà sulla terra. Gli atti fatti in Essa sono spinte all’Ente Supremo, sono calamite che lo attirano, sono dolci catene che lo legano, sono rapimenti in cui la creatura ha la forza di formare l’estasi al suo [85] Creatore, il quale, rapito come in dolce sonno dall’estasi che gli ha formato la sua amata creatura, concede ciò che voleva dare da tanti secoli, ma non trovava colei che, estasiandolo con la sua stessa forza divina, si rendesse rapitrice del regno della sua Volontà Divina. Come la creatura si muove nel mio «Fiat» e forma il suo atto, così Dio si sente rapire e nel suo dolce sopore si sente disarmato e vinto, e la creatura resta vincitrice del suo Creatore.

Con questi preparativi succede come ad uno sposo che, dovendo fare il suo sposalizio, si prepara l’abitazione, la stanza da letto, tutti gli oggetti che ci vogliono per fare che nulla gli manchi; poi si passa alle vesti dello sposalizio [e] si fanno gli inviti. Tutto ciò fa decidere lo sposo a compiere ciò che lui stesso voleva; ma se nulla si prepara, lo sposo prende tempo e mai si decide, e lui stesso si sente impacciato e dice tra [86] sé: [mi] devo sposare e non ho l’abitazione, non ho il letto dove dormire, non ho le vesti per comparire da sposo; che figura devo fare? E di necessità si toglie qualunque pensiero di fare lo sposo. Così questi preparativi, gli atti fatti nella mia Volontà, le circolari, sono spinte a muovere il mio Volere [a] che venga a regnare in mezzo alle creature, e le mie conoscenze sono come lo Sposo che viene a sposare le creature coi nuovi vincoli, come uscirono dalle nostre mani creatrici.”

Onde mi sentivo stanca [e]sfinita per le privazioni del mio dolce Gesù. La povera e piccola anima mia me la sentivo che non ne poteva più senza Colui nel quale avevo accentrato le mie speranze e tutta la mia stessa vita. Senza Gesù tutto ciò che io facevo, insegnatomi da Lui, mi sembra un gioco, preghiere fantastiche, non di gloria a Dio, e quindi provavo tale svogliatezza nel fare il mio giro che a stento andavo avanti. Ma mentre sfinita [87] continuavo il mio giro, ho sentito che Gesù, sostenendomi, mi spingeva da dietro, dicendomi:

“Figlia mia, avanti, non volerti fermare. Tu devi sapere che tutto è sta-bilito dall’Ente Supremo, preghiere, atti, pene, sospiri che deve fare la crea-tura per ottenere ciò che Noi stessi vogliamo darle e [che] essa sospira di ricevere, sicché se questi atti non vengono compiuti, non spunta da Noi il sospirato Sole in mezzo alla lunga notte dell’umana volontà, per formare il giorno del regno del «Fiat» Divino. Perciò molte volte succede che si fanno tanti atti e preghiere e nulla si ottiene; poi per un altro piccolo sospiro e preghiera si ottiene ciò che tanto si sospirava. Forse è stato l’ultimo atto che ha ottenuto il rescritto della grazia? Ah, no, è stata la continuazione di tutti gli atti e preghiere, e se si vede che si ottiene con quell’ultimo atto, è perché ci voleva il numero da Noi stabilito. Onde se tu vuoi ricevere il regno del Volere Divino [88] non ti arrestare, altrimenti, mancando la lunga catena degli atti che giunge fino al Trono di Dio, non otterrai ciò che tu vuoi e Noi vogliamo dare. Gli atti sono come le ore che formano il giorno o la notte. Ogni ora ha il suo posto, alcune ore formano la sera, altre la notte fonda, altre ore l’alba, altre lo spuntar del sole, altre il pieno giorno, e se è l’ora di mezzanotte invano è voler vedere che spunti il sole, è necessario che venga l’alba almeno per vagheggiare il giorno vicino, per vedere la maestà del sole, che col suo impero di luce [mette in] fuga le tenebre e, mettendo ter-mine alla notte, imperla e fa risorgere tutta la natura nella sua luce e nel suo calore, plasmando tutto coi suoi benefici effetti. Ora, è forse l’alba che ha tutto l’onore di fare spuntare il sole? Ah, no, essa è stata l’ultima ora, ma se le altre ore non l’avessero preceduta, mai avrebbe potuto dire: «io sono colei che chiama [89] il giorno». Così sono gli atti, le preghiere, per ottenere che spunti il giorno del regno della mia Volontà Divina, sono come tante ore e ognuna ha il suo posto d’onore e si danno la mano tra loro a chiamare il fulgido Sole del mio Volere Divino. L’ultimo atto può essere come l’alba, e se questo non si fa, mancherà l’alba ed è inutile aspettare che presto sorga sulla terra il suo giorno di luce, che plasmando e riscaldando tutto farà sentire più che Sole i suoi benefici effetti, il suo regime divino, regime di luce, di amore e di santità. Così successe nella Redenzione: per tanti secoli la Redenzione non venne, perché i Patriarchi e i Profeti si trovarono coi loro atti come nelle ore notturne e da lontano sospiravano il giorno. Come venne la Vergine Regina formò l’alba e, abbracciando insieme tutte le ore not-turne, fece spuntare il giorno del Verbo sulla terra e la Redenzione venne compiuta. [90] Perciò non ti arrestare; è tanto necessaria la serie degli atti, che passa pericolo che se non tutti vengono compiuti non si ottenga il bene desiderato.”

26 Maggio 1928

Ogni bene concesso da Dio incomincia da Lui e poi vuole che le creature abbiano lo stesso
scopo: così fece per la Redenzione e così fa per dare il suo Regno. Quest’ordine lo ha
messo Gesù dicendo il Padrenostro. Come la SS. Vergine fece sorgere il Sole del Verbo
Eterno, così Luisa deve far sorgere il Sole del “Fiat Voluntas tua”. È la preghiera
della Chiesa nel corso di duemila anni ciò che lo otterrà, abbreviando il tempo.

Continuo ciò che sta scritto di sopra. Stando io impensierita su tutto ciò che riguarda il regno della Volontà di Dio, il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto:

“Figlia mia, Dio è ordine e quando vuole dare un bene alle creature, vi mette sempre il suo ordine divino, e tutto ciò che si fa per ottenere un tanto bene incomincia da Dio, mettendosi Lui a capo per prenderne l’impegno, e poi ordina le creature allo stesso scopo. Ciò feci Io per dare la Redenzione e le creature per riceverla, e ciò sto facendo Io per dare il Regno del «Fiat»Divino e le creature per riceverlo.

Col formare il «Pater noster» Io stesso mi [91] mettevo a capo e prendevo l’impegno di dare questo Regno, e con insegnarlo ai miei Apostoli mettevo l’ordine nelle creature, per poter ottenere un tanto bene. Sicché tutta la Chiesa prega, non c’è anima che ad essa appartenga che non reciti il Pater noster, e sebbene molti lo recitino senza interesse di volere e chiedere un regno sì santo, cioè che il Volere Divino si faccia come in Cielo così in terra, stando questo interesse in Colui che lo insegnò, recitandolo si rinnova il mio interesse e sento la mia preghiera che chiede: «Venga il regno tuo affin-ché si faccia la tua Volontà, come in Cielo così in terra». Se la creatura nel recitare il «Pater» avesse questo interesse di volere e sospirare il mio Regno, entrerebbe a partecipare del mio interesse e le volontà si fondereb-bero nella Mia per lo stesso scopo; ma ad onta di ciò il mio valore ed inte-resse corre sempre in ogni «Pater noster». Vedi dunque l’ordine [92] divino, chiedere tutti una sola cosa.

In mezzo a questi che chiedono ci sono quelli che vogliono fare la mia Volontà, altri che la fanno, e tutto questo viene intrecciato insieme, e bus-sando 25 alle porte del mio Volere Divino, ripetono i colpi e picchiano chi forte, chi lento, ma c’è sempre qualcuno che bussa 26 e chiede che si aprano le porte, affinché scenda la mia Volontà a regnare sulla terra. E siccome tutto è stabilito e ordinato dalla Divinità, aspetta chi deve bussare più forte, che sforzando le porte con una forza invincibile, qual è la stessa forza della mia Volontà Divina, spalancherà le porte e con le sue dolci catene d’amore legherà l’Eterno Volere per farlo venire a regnare in mezzo alle creature. Essa sarà come la sposa che, inanellando il suo sposo con le sue catene amorose, lo porterà come in trionfo in mezzo alle creature. E come la Vergine Santa mise termine alle ore notturne dei Patriarchi e dei Profeti e formò l’alba, per far spuntare il Sole del Verbo Eterno, così questa formerà [93] l’alba per fare spuntare il Sole del «Fiat Voluntas tua, come in Cielo così in terra». Credi tu che la mia Volontà, che con tanto amore si è fatta cono-scere e ha manifestato tanto interesse di voler venire a regnare sulla terra, sfogando con te il suo dolore, [lo] abbia fatto senza che nessuno l’abbia pregato? Ah, no, no! È stato il continuo bussare della mia Chiesa e in quel bussare bussavo proprio Io, ma mi servivo di loro per bussare alle porte del «Fiat» Divino, il quale, stanco di sentir battere alle sue porte divine, si è servito di te per farsi bussare più forte e, aprendo, ti ha messo a parte delle sue conoscenze, e [per] quante verità ti ha fatto conoscere, tanti mezzi ti ha dato per formare catene amorose, per farsi legare per venire a regnare sulla terra. E quante volte ti chiama a vivere nel suo Volere Divino facendoti co-noscere i suoi pregi, la sua potenza, le sue gioie, le sue immense ricchezze, sono tanti pegni che ti dà, che ti assicurano [94] la sua venuta sulla terra. Perché in Noi c’è questa prerogativa, che se facciamo conoscere un nostro bene, una verità, una conoscenza che Ci appartiene, è perché vogliamo farne dono alla creatura. Vedi dunque quanti doni ti ha fatto il mio Volere, quante sue conoscenze ti ha fatto conoscere: sono tali e tanti che tu stessa non sai numerarli.”

Ed io:“Mio amato Gesù, chissà quando verrà questo regno?”

E Lui: “Figlia mia, per venire la Redenzione ci vollero quattromila anni, perché il popolo che pregava e sospirava il futuro Redentore era il più piccolo,di numero ristretto;invece quelli che appartengono alla mia Chiesa sono più popoli e di numero, oh, quanto più estesidi quello. Perciò il numero abbrevierà il tempo, molto più che la religione si sta facendo strada ovunque, il che non è altro che la preparazione al Regno della mia Volontà Divina.” [95]

30 Maggio 1928

Luisa deve girare in tutta la Creazione per prenderla e offrirla a Dio come un grande esercito
che invoca il suo Regno; anche in tutta la Redenzione, in tutte le opere di Gesù e di Maria
e anche in quelle di Adamo innocente. Questi sono i popoli divini che chiedono il Regno,
come anche quello della terra che lo chiede nel Padrenostro

Stavo facendo il mio giro nel “FIAT” Divino e riunendo tutta la Creazione, per portarla innanzi alla Maestà Suprema come il più bell’omaggio, l’adorazione più profonda e l’amore più intenso e più esteso a Colui che l’aveva creata. Mi sem-brava che non ci fosse cosa più bella da portare al mio Creatore che la magni-ficenza e il continuato prodigio delle sue stesse opere. Onde, mentre ciò facevo, il mio amato Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto:

“Figlia mia, non c’è omaggio più bello e degno della nostra Maestà ado-rabile, che offrirci le nostre stesse opere. Come tu giri nella Creazione, così riunisci il nostro esercito divino per mandarlo a Noi come gloria nostra e come esercito agguerrito che chiede con insistenza e violenza il regno della Divina Volontà. Perciò, come tu giri metti avanti a ciascuna [96] cosa creata il «Fiat» Divino come bandiera nobile e divina, e col suo tacito parlare chie-de con forza divina il regno della mia Volontà sulla terra. Oh, come è bello vedere tutta la Creazione tutta imbandierata col «Fiat» divino. Dalla più piccola cosa alla più grande, tutte posseggono la bandiera del «Fiat» messa dalla mia piccola figlia. Sembrano proprio un esercito formidabile,che sven-tolando con imponenza la loro nobile bandiera, chiedono con ripetute istan-ze 26 ciò che loro posseggono, cioè il regno della mia Volontà sulla terra.”

Onde sono rimasta a continuare il mio giro e, non solo in tutta la Creazione, ma anche in tutti gli atti fatti da Adamo nel suo stato d’innocenza, in tutti quelli fatti dalla Vergine Regina, come pure in quelli fatti da Nostro Signore, io mettevo il mio “FIAT” Divino, mandandoli come un esercito ordinato intorno alla Divinità, affinché chiedessero il suo regno, e Gesù ha soggiunto:

“Figlia mia, Cieli e terra pregano; tutti gli atti miei, quelli della Sovrana Regina, come pure quelli di Adamo innocente, che erano tutti [97] investiti dal mio «Fiat» Divino, hanno tutti una voce, che risuonando tra loro come un eco dolcissimo e forte chiedono «venga il tuo regno».

Figlia mia, nel creare l’uomo Io feci come un padre ricchissimo, che aven-do avuto alla luce il suo bambino, vorrebbe trastullarsi col suo piccino dan-dogli tutte le sue ricchezze e gli dice continuamente: «Figlio, prendi ciò che vuoi e quanto più puoi». Il piccino si empie le tasche, le piccole manine, ma tanto che non potendo contenerle gli cadono 27 a terra, e il Padre, istigan-dolo, gli dice: «Questo è tutto quello che hai preso? Su, prendi ancora, prendi tutto»; e il bimbo si vede impacciato e ritorna ardito a prendere, ma la sua piccola capacità non può prendere altro, e il Padre sorride e si tra-stulla col suo piccino. Così feci Io con l’uomo, gli feci dono di tutte le mie ricchezze, e lui come piccolo bambino era incapace di poterle prendere tut-te, ed Io trastullandolo gli dicevo: «Prendi, prendi, figlio mio, prendi assai, prendi tutto se puoi; quanto più prenderai tanto più godrò e farò festa». Non sto facendo questo con te, fino a volerti dare il regno della mia Volontà Divi-na? Perciò ti faccio girare [98] in tutta la Creazione, nelle opere della mia Redenzione; neppure ti privo dei domini della Sovrana del Cielo, e mentre tu giri nelle nostre opere e domini, ti vado sussurrando all’orecchio: «Prendi ciò che vuoi, piccola figlia mia», e per darti il diritto ti faccio segnare tutte le opere nostre e i nostri domini col tuo «ti amo» che ripete il suo ritornello: «Dammi il tuo Fiat Divino». Pare che siano intrecciati insieme «Fiat» e «ti amo». Ed Io conosco che ciò che tu vuoi e domandi è la cosa più grande, è un regno divino in cui non solo tu, ma tutti quelli che staranno in questo regno saranno re e regine.

Se tu sapessi che cosa mi domandi! Cieli e terra sono meravigliati e stanno tutti guardando l’arditezza della tua domanda e la mia bontà tutta paterna, che con amore tutto eccessivo ti vagheggia, ti sorride per darti più fiducia di chiedere con più arditezza, perché, figlia mia, [99] essendo un regno tanto grande che devo dare, Io voglio un popolo intero che me lo chieda. Il primo popolo è tutta la Creazione, e tu, col girare in mezzo ad essa, muovi tutti a chiedere che venga il regno della mia Volontà Divina sulla terra. Il secondo popolo sono tutte le opere mie e quelle della mia Mamma Celeste che furono fatte sulla terra; questi popoli sono popoli divini ed interminabili. Poi c’è il popolo della bassa terra, [formato da] chi recita il «Pater noster» e dai pochi che conoscono in qualche modo la mia Volontà Divina e chiedono che venga a regnare sulla terra. E quando popoli interi mi pregano, con a capo colei alla quale è stata affidata una missione così grande, con più facilità concediamo quello che Noi vogliamo dare e con insistenza Ci viene domandato.

Non succede così nel basso mondo? Se si deve eleggere un re, il capo di un paese, ci sono quelli che muovono il popolo a gridare: «Vogliamo il tale per re, il tale altro per capo di un paese». Se si vuole una guerra si fa gri-dare al popolo: «Vogliamo la guerra». Non c’è cosa importante che si faccia in [100] un regno che non si ricorra al popolo per farlo gridare e anche tu-multuare, per avere28 ragione e poter dire «è il popolo che lo vuole». Molte volte il popolo, mentre dice che lo vuole, non sa quello che vuole, né tutte le buone o tristi conseguenze che ne verranno. Se ciò fanno nel basso mondo, molto più Io, quando devo dare cose importanti, beni universali, voglio che popoli interi me li chiedano, e tu devi formare questi popoli, prima col far conosceretutteleconoscenzesulmio«Fiat»Divino,[e]secondo, girandoovunque,movendo Cieli e terra a chiedere il regno della mia Divina Volontà.”

3 Giugno 1928

Le verità manifestate sul Volere Divino sono come scale che uniscono Cielo e terra.
Amore di Dio nel creare Adamo e poi nel dargli la vita. Dio voleva manifestargli poco
alla volta tutto il suo Amore, ma il peccato Glielo impedì, perché perdette il Volere Divino,
che glielo doveva rivelare. Ma adesso vuole risvegliarlo dal suo sonno

Continuo il mio abbandono nel Volere Divino e, girando in Esso, la mia povera mente si è trasportata nell’Eden, nell’atto in cui Dio stava formando la natura dell’uomo prima di infondergli l’anima, e pensavo al grande amore con cui il Supremo Creatore formava il corpo umano [101] e [a]come, prima che Adamo esistesse, nel formare il suo corpo, lo amava con amore di Padre che ama il suo figlio 29 e che, non esistendo ancora la vita dell’anima di Adamo 30, non lo ricambiava col suo amore. Quindi l’amore divino restava isolato senza la compa-gnia dell’amore della sua creatura. Onde non era giusto che il suo amore restasse senza il ricambio del piccolo amore di chi tanto amava. Quindi pensavo tra me: la Volontà Divina è eterna e ciò che si fa in Essa è sempre in atto, né perde mai l’atto presente; perciò nel “FIAT” io voglio anticipare l’amore di Adamo e vez-zeggiare il mio Creatore col mio amore nell’atto in cui forma il corpo umano, voglio far eco al suo amore per dirgli: nel tuo Volere sempre ti ho amato, anche prima che tutte le cose esistessero.

Onde mentre ciò ed altro pensavo, il mio sempre amabile Gesù mi ha stretta forte nelle sue braccia dicendomi: “Figlia mia, come sono contento di averti manifestato [102] tante verità sul mio Volere Divino. Tutte le mie verità dette su di Esso sono scale, per salire tu negli atti del mio Eterno Volere per tro-vare in atto il primo atto nostro, che ha virtù di essere sempre presente e darci la gioia, la felicità del ricambio del tuo amore, e per scendere Noi ver-so di te, per cercare la compagnia di colei per la quale operavamo e [che]amavamo tanto. Come è dolce la compagnia di chi si ama, essa è piena di gioie indimenticabili! E come è altrettanto amaro l’isolamento e [il] non godere la presenza di chi tanto si sospira, si ama e per la quale si opera.

Noi, mentre formavamo la natura dell’uomo, prima di infondergli la vita, facevamo come un padre o una madre quando dorme suo figlio: preso da tenerezza e da amore irresistibile vagheggia, bacia e stringe al suo seno il figlio che dorme, e il figlio, siccome dorme, non ne sa nulla. Se sapessi, figlia mia, quanti baci, quante strette amorose demmo alla natura [103] uma-na prima di darle la vita; e fu nella foga del nostro amore che alitandolo gli demmo la vita, dandogli l’anima, e al corpo il respiro, il palpito, il calore. Sicché il respiro che tu senti è nostro, il palpito che ti batte nel cuore è nostro, il calore che tu senti è il tocco delle nostre mani creatrici, che toc-candoti ti infondono il calore, e come tu respiri Noi sentiamo il nostro respiro che respira in te, come palpita il tuo cuore così sentiamo il nostro palpito di vita eterna che batte in te, e come senti il calore è il nostro amore che circola in te e continua la sua opera creatrice e conservatrice per riscaldarti…

Tu devi sapere, figlia mia, che il nostro Volere è il rivelatore dell’opera della Creazione. Solo Esso può rivelare tutti i segreti d’amore nascosti nella Creazione. Adamo non seppe tutto, quanti stratagemmi e finezze amorose mettemmo nel creare l’anima [104] e il corpo. Noi facemmo come un padre che non dice tutto insieme al suo figlio piccino, ma man mano 31 che cresce vuol dargli le sorprese dicendogli quanto lo ama, quanto ha fatto per lui, quante finezze amorose [e] baci nascosti, quando lui, piccino, era incapace di comprendere che cosa gli aveva dato e che [cosa] gli può dare, ed ora gli fa una sorpresa, ora un’altra, e ciò serve a mantenere la vita d’amore tra Padre e figlio e in ogni sorpresa aumentare la loro gioia e felicità. Quale dolore non sarebbe per questo padre che ha coperto di baci il figlio mentre dorme, l’ha stretto al cuore, e con tale e tanta tenerezza amorosa che è giunto a bagnare di tenero pianto il volto del bimbo [che] dorme, se il bim-bo, svegliandosi, non sorride al padre, non si getta al suo collo per baciarlo e, se lo guarda, è con freddezza? Quale dolore per questo povero padre? Tutte le sorprese preparate, da manifestare al [105] figlio, se le chiude nel cuore col dolore di non poter dividere la sua felicità, le sue gioie più pure, fino a non potergli dire quanto lo ha amato e ama.

Così fu per Noi, figlia mia, la nostra più che paterna bontà preparava tante nuove sorprese al nostro figlio amato e il nostro Volere Divino pren-deva l’impegno di essere il rivelatore. Come si sottrasse ad Esso Adamo perdette il rivelatore e perciò non si sa quanto lo amammo e tutto ciò che facemmo per lui nel crearlo. Perciò sentiamo l’irresistibile amore che il no-stro «Fiat» venga a regnare come in Cielo così in terra, affinché dopo tanti anni di silenzio e di segreti dia sfogo alle sue vampe e ritorni ad essere il rivelatore della Creazione, perché poco si conosce di tutto ciò che facemmo nel creare l’uomo. Quante sorprese ha da dire, quante gioie e felicità da co-municare! Tu stessa, non senti quante cose ti dice, tanto su ciò che riguarda il mio [106] Volere Divino quanto sull’amore sorprendente di tutta la Crea-zione e in modo speciale la creazione dell’uomo? La mia Volontà è il libro della Creazione, perciò, per saperlo e poterlo leggere, è necessario il suo regno in mezzo alle creature.

La volontà umana tiene come addormentato il povero uomo, lui dorme e il sonno gli impedisce di sentire e di vedere tutte le carezze e le finezze d’amore che gli fa suo Padre Celeste [e] le sorprese che gli vuol far cono-scere; il sonno gli impedisce di ricevere le gioie, la felicità che gli vuol dare il suo Creatore e di comprendere lo stato sublime della sua Creazione. Povero uomo, assonnato per il vero bene e sordo per ascoltare dalla mia Volontà, che è il suo rivelatore, la sua nobile storia, la sua origine, la sua altezza e bellezza meravigliosa; e se veglia, sente per il peccato, per le sue passioni, o per cose che non hanno un principio eterno. Fa proprio come il bimbo che dorme, che se si sveglia, piange, [107] fa le bizze 32 e mette in croce il povero padre, che è quasi dolente di avere un figlio così irrequieto. E perciò il mio Volere Divino sta rivelando tante sue conoscenze per destare l’uomo dal suo lungo sonno, affinché, svegliandosi nel mio «Fiat», perda il sonno dell’umana volontà, riacquisti ciò che perdette e possa sentire i baci, l’amore, le strette amorose che gli dà al suo seno il suo Creatore. Sicché ogni conoscenza che riguarda la mia Volontà Divina è un richiamo, è una voce che emetto, è un grido che mando, per svegliare l’uomo dal sonno dell’umano volere.”

7 Giugno 1928

Amore e prodigi di Dio nella creazione dell’uomo: le tre Divine Persone formarono
le tre potenze nella sua anima, come tre soli, che dovevano vivificare i suoi atti,
ma le dense nubi del volere umano gli hanno oscurati

Il mio volo nel girare negli atti della Volontà Divina continua sempre, e quando giungo nell’Eden mi sembra che Gesù abbia voglia di dire qualche cosa. Il ricordo, il luogo dove creò l’uomo, [108] la sua Volontà creante, il suo amore sfoggiante, le pre-rogative, la bellezza con cui creò l’uomo, i beni, la grazia con cui lo arricchì, sono i ricordi più dolci e cari al suo Cuore Paterno, che lo fanno affogare d’amore, e per dare sfogo alle sue vampe, vuole parlare di ciò che fece nel crearlo; tanto che mentre scrivo sento il suo Cuore che batte forte forte e, sussultando di gioia, mi getta le braccia al collo e, baciandomi con tale enfasi di affetto, si è chiuso nel mio cuore come ferito dalla foga di quell’amore che ebbe nella Creazione, e atteggiandosi allo stesso tempo 33 a festa e a dolore vuole essere spettatore di ciò che sto per scrivere.

Onde Gesù mi ha detto: “Figlia mia, quanti nostri prodigi concorsero nel creare l’uomo! Col nostro alito gli fu infusa l’anima, nella quale la nostra paterna bontà infuse tre soli [e] formò in essa 34 il perenne e fulgido giorno, non soggetto ad alcuna notte. Questi tre soli venivano formati dalla Potenza del Padre, dalla Sapienza del Figlio, [109] dall’Amore dello Spirito Santo. Questi tre soli, mentre venivano formati nell’anima, restavano in comuni-cazione con le tre Divine Persone, in modo che l’uomo aveva la via per salire a Noi e Noi avevamo la via per scendere in lui.

Questi tre soli sono le tre potenze: intelletto, memoria e volontà, che mentre sono distinte tra loro, si danno la mano e giungono a formare anche una sola [cosa], simbolo della nostra Trinità adorabile, che mentre siamo distinti nelle Persone formiamo una sola Potenza, un Intelletto solo e un’uni-ca Volontà. Fu tanto l’amore nel creare l’uomo, che il nostro amore allora si contentò quando gli comunicammo la nostra somiglianza. Questi tre soli furono messi nel fondo dell’anima umana, come il sole nel fondo della volta del cielo, che con la sua luce tiene in festa la terra e coi suoi mirabili effetti dà vita [110] a tutte le piante e a ciascuna il gusto, la dolcezza, il colore e la sostanza che le conviene. Il sole, nel suo tacito silenzio, guida la terra, am-maestra tutti, non con le parole, ma coi fatti e con tale eloquenza che nes-sun altro lo può raggiungere, e con la sua luce penetrante si fa vita di tutto ciò che produce la terra. Guarda un unico sole per tutta la terra; ma per l’anima umana il nostro amore non fu contento di uno e, siccome Ci trova-vamo nella foga del nostro amore di dare e di ridare, formammo tre soli, dai quali tutti gli atti umani dovevano essere diretti, animati e ricevere la vita. Che ordine, che armonia mettemmo nel nostro amato e caro figlio!

Ora, figlia mia, questi tre soli esistono nell’uomo, ma si trovano nelle condizioni del sole che splende nel cielo, quando si trova circondato da dense nubi e non può riempire la terra con la vivezza [111] della sua luce, e sebbene le comunicazioni non siano interrotte, né spezzate, in virtù delle nubi però la terra riceve gli effetti stentati e non gode tutto il bene che le potrebbe fare il sole. Sicché, siccome non riceve tutta la vita del sole, è come malata, i suoi frutti sono scipiti e non maturi, molte piante senza frutto, quindi la terra è malinconica, senza festa, perché le nubi hanno impedito che riceva tutta la pienezza della luce del sole, per coronarsi di gloria e di onore. Così si trova l’uomo, tutte le cose stanno a posto, tra Noi e lui niente è spezzato né interrotto, ma l’umano volere ha formato dense nubi e perciò si vede l’uomo senza la gloria, l’ordine e l’armonia della sua creazione, e quindi le sue opere sono senza frutto, guaste e senza bellezza, i suoi passi sono vacillanti; si può dire che è il povero [112] malato perché non si [fa] dirigere dai tre soli che possiede nell’anima sua. Onde venendo a regnare la mia Volontà, la prima cosa che abbatterà sarà l’umano volere e, soffiando, metterà in fuga le nubi e l’uomo si farà dirigere dai tre soli che ha nel fondo dell’anima, che posseggono la nostra comunicazione, e subito salirà alla nostra origine e tutto sarà festa e gloria per Noi e per lui.”

12 Giugno 1928

Dio provò immensa felicità nel creare l’uomo, perché Adamo, prendendo parte a tutti gli atti
divini, portava a Dio tutto ciò che era stato fatto per amore suo. La Divina Volontà riporterà
l’uomo allo stato originale senza ledere il suo libero arbitrio, dandogli ancora più luce.
Lo sposalizio di Dio con l’umanità fu nella Creazione, ma l’uomo ruppe il legame con Dio;
quindi Dio attende la guarigione della “sposa”, frutto della Redenzione, per celebrarlo.

Continuo il mio giro negli atti che il “FIAT”Divino fece nella Creazione e che tuttora conserva nel suo proprio pugno, con tale potenza e sapienza come se in ogni atto ripetesse l’atto già fatto, mentre non è altro che la continuazione di un solo atto. Ora, mentre la mia mente si portava nell’Eden, il mio dolce Gesù mi ha detto:“Figlia mia, quando [113] fai il tuo giro nella mia Volontà per rintrac-ciare tutti i suoi atti, per corteggiarli, amarli, per farli uno coi tuoi, e giungi nell’Eden, Io mi sento ripetere le gioie, le feste, la felicità che la nostra Divinità provò nella Creazione. Oh, come il vedere te scorrere nel sole, nel vento, nel mare, nel cielo, Ci ricorda al vivo i voli rapidi della prima crea-tura uscita dalle nostre mani creatrici, perché stando lui nell’unità del no-stro Volere, di tutti gli atti nostri fatti nella Creazione per amor suo ne fa-ceva uno solo e nel suo unico atto Ci portava come in trionfo tutti gli atti nostri. Perciò Adamo Ci portava tutte le gioie di tutte le cose che Noi aveva-mo come rotolato, ordinato e armonizzato in tutto l’universo, ed oh, come Ci sentivamo felici nel vederlo così ricco, forte, potente, di una bellezza in-cantevole, venire innanzi a Noi dotato di tutte le opere nostre,e [114] Ce le portava per felicitarci e glorificarci e felicitarsi lui insieme con Noi.

Onde nel vedere te riprendere i suoi voli e girare ovunque, vediamo come è bella la vita della creatura nella nostra Volontà; pare che voglia entrare in tutti gli atti nostri, [che] tutto voglia prendere, ma per fare che? Per darci tutto e per felicitarci, e Noi in cambio le diamo tutto, le diciamo: sono cose tue, per te le abbiamo create e [fatto] uscire da Noi. Onde, nel vedere ciò, sentiamo il desiderio di ripristinare la creazione dell’uomo e di dare il regno della nostra Volontà.”

Onde con enfasi più tenera ha soggiunto:“Figlia mia, potenza non mi man-ca, Volontà neppure, quindi devo Io rialzare l’uomo decaduto e ripristinarlo, perché l’umano volere sfasciò l’opera delle nostre mani creatrici.”

Quindi, commosso e dolente per il povero uomo ha fatto silenzio, ed io pensa-vo tra me: Come mai si può ritornare allo stato primiero[115] della Creazione, dal momento 35 che l’umana volontà ha fatto cadere l’uomo in un abisso di miserie, quasi deformandolo da come era stato creato?

Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, la mia Volontà tutto può, e come dal nulla fece l’uomo, così può ritrarre dalle sue miserie il nuovo uomo. E senza cambiar sistema da come lo creammo, lasciandogli il suo libero arbitrio, useremo un’altra industria amorosa: la luce della nostra Vo-lontà vibrerà più forte i suoi raggi fulgidissimi, si avvicinerà in modo da guardare in faccia la volontà umana, la quale riceverà l’incanto di una luce penetrante, che abbagliandola dolcemente l’attirerà a sé, e tirata da una lu-ce sì fulgida e di bellezza rara, avrà desiderio di vedere che cosa c’è di bello in quella luce. Col guardare subirà l’incanto, si sentirà felice ed amerà, non forzata, ma spontaneamente, di [116] vivere nella nostra Volontà.

Non ha questa virtù la luce del sole, che se si vuol guardare fisso, la pupilla dell’occhio umano resta abbagliata dalla luce? E se vuole guardare non vedrà altro che luce e la forza della luce impedisce alle pupille di guardare le cose che sono intorno. Se l’uomo è costretto ad abbassare gli occhi per difendersi della luce, è perché la troppa luce lo rende impacciato e non si sente felice; se si sentisse felice, non ritirerebbe facilmente le pupille dalla luce del sole. Invece la luce del mio Volere non impaccerà le pupille dell’anima, anzi avrà il bene di vedere gli stessi atti umani convertiti in luce e desidererà 36 che questa luce vibri più forte i suoi raggi per vedere gli atti suoi con l’incanto e [la] bellezza di questa luce divina. La mia Volontà ha potere di risolvere il problema dell’uomo, ma deve usare un atto più ecces-sivo, di magnanimità più grande del nostro [117] «Fiat» Supremo, perciò tu prega e perora una causa sì santa per le povere creature.”

Dopo ciò, essendo la festa del Corpus Domini, stavo pensando tra me che quel giorno era la festa dello sposalizio che Gesù benedetto faceva con le anime nel SS.mo Sacramento d’amore, e il mio amato Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, il vero sposalizio con l’umanità fu nella Creazione. Nulla mancò, né all’anima né al corpo, tutto fu fatto con sontuosità regale. Alla natura umana fu preparato un palazzo grandissimo, qual è tutto l’uni-verso, che nessun re né imperatore può avere uno simile; un cielo stellato è la sua volta, un sole che non si doveva mai estinguere come luce, ameni giardini dove la coppia felice, Dio e l’uomo, doveva passeggiare, ricrearsi e mantenere la festa continua, non mai interrotta, del nostro sposalizio, vesti non tessute [118] di materia, ma formate di purissima luce dalla nostra po-tenza, quale si conveniva a persone regali. Tutto era beltà nell’uomo, anima e corpo, perché Colui che preparava lo sposalizio e lo formava era di una bellezza inarrivabile, sicché dalla sontuosità esterna delle tante bellezze incantevoli che ci sono in tutta la Creazione, puoi immaginare i mari interni di santità, di bellezza, di luce, di scienza, eccetera, che possedeva l’interno dell’uomo. Tutti gli atti dell’uomo, interni ed esterni, erano tanti tasti musi-cali che formavano le più belle musiche dolci, melodiose, armoniose, che mantenevano l’allegria allo sposalizio, e ogni atto in più che si disponeva a fare era una nuova sonatina che preparava per chiamare lo Sposo a ricrearsi con lui. La mia Volontà Divina che dominava l’umanità gli portava l’atto nuovo continuato e la somiglianza di Colui che lo aveva creato e sposato.

Ma in tanta festa l’uomo ruppe l’anello più forte in cui stava [119] tutta la validità e per cui era stato [in] vigore il nostro sposalizio, fu il sottrarsi alla nostra Volontà, e lo sposalizio, in virtù di ciò, andò sciolto e [furono] perduti tutti i diritti; restò solo il ricordo dello sposalizio, ma la sostanza, la vita, gli effetti non esistevano più.

Ora, il Sacramento dell’Eucaristia, in cui sovrabbonda il mio amore in tutti i modi possibili ed immaginabili, non si può chiamare né il primiero 37 sposalizio della Creazione, né il vero, ed Io non faccio altro che la continua-zione di ciò che feci stando sulla terra, a seconda dei bisogni che ci sono nelle anime: per alcune mi faccio Medico pietoso per guarirle, per altre Maestro per istruirle, per altre Padre per perdonarle, per altre Luce per dar loro la vista; do la forza ai deboli, il coraggio ai timidi, la pace agli inquieti, insomma continuo la mia vita e virtù redentrice.

Però tutte queste miserie escludono il vero sposalizio. Nessun giovane sposa una giovane [120] malata, al più aspetta che guarisca; né una giovane debole e che spesso spesso l’offende; e se lo sposo è un re e l’ama, al più aspetta che la sposa guarisca, che lo ami e che le condizioni di lei siano in qualche modo soddisfacenti e non tanto inferiori a lui.

Ora, le condizioni in cui si trova la povera umanità sono ancora [quelle]della povera malata, e aspetto che la mia Volontà sia conosciuta e regni in mezzo alle creature [e] darà [loro] la vera sanità, le vesti regali, la bellezza degna di Lui, e allora formerò di nuovo il vero e primiero sposalizio.”

16 Giugno 1928

(Continua il capitolo precedente)
Lo sposalizio di Dio con l’umanità è la chiave di tutta la storia. Il peccato causò la divisione,
ma non impedì che Dio continuasse ad amare l’uomo. Lo scopo di tutto è arrivare “alle
Nozze dell’Agnello”, quando la Divina Volontà regnerà di nuovo in mezzo alle creature

Stavo pensando a ciò che sta scritto qui sopra, e il benedetto Gesù ha conti-nuato a dirmi: “Figlia mia, è proprio vero che l’Ente Supremo al principio della Creazione fece il suo sposalizio con l’umanità, e successe [121] come [ad] uno sposo, quando la sua sposa malvagia lo induce a dividersi in tri-bunale 38 , ma ad onta di ciò nello sposo resta un affetto nel proprio cuore e sospira e pensa che, se la sua eletta cambiasse, forse potrebbe di nuovo riunirsi e vincolarsi con lei col nodo di sposi, e perciò spesso le fa arrivare all’orecchio per mezzo di messaggeri, che lui l’ama.

Così fece Dio, ad onta che lo sposalizio con l’umanità fu sciolto nella corte divina, riserbò un affetto e, sebbene lontano, vagheggiò il nuovo nodo di sposalizio con l’umanità; tanto [è] vero, che non distrusse il palazzo che con tanta sontuosità e magnificenza aveva fatto, né le tolse il bene del sole che formava il giorno, ma tutto restò perché se ne servisse chi lo aveva offeso. Anzi, mantenne la corrispondenza con lo scegliere fin dal principio del mondo, ora l’uno ora l’altro dei buoni, i quali erano come [122] messag-geri, come tanti postini che portavano le letterine, o i telegrammi, o le tele-fonate dal Cielo, in cui veniva annunziato che lo Sposo lontano non aveva dimenticato che l’amava e che voleva il ritorno della sposa ingrata. Onde nell’Antico Testamento, quanto più moltiplicava i buoni, i patriarchi e i pro-feti, tanto più pressanti erano gli inviti e la posta che correva tra il Cielo e terra, che Dio spediva [con] notizie che desiderava la nuova unione. Tanto [è] vero che, non potendo più contenere la foga del suo amore e non es-sendo per allora disposta ancora l’umanità decaduta, fece un’eccezione, sposando la Vergine Regina e l’Umanità del Verbo con nodo di vero sposa-lizio, affinché, in virtù di Essi, fosse rialzata la decaduta umanità e potesse formare lo sposalizio con l’intera umanità. Quindi la mia Umanità formò sulla croce il nuovo fidanzamento con [123] essa, e tutto ciò che Io feci [e]soffrii, fino a morire sulla croce, erano tutti preparativi per effettuare lo spo-salizio desiderato nel regno della mia Divina Volontà. Ora, dopo il fidanza-mento restano i pegni e i doni da darsi, e questi sono le conoscenze sul mio «Fiat» Divino. In esse viene dato il gran dono che mi respinse l’uomo nel-l’Eden, cioè il dono eterno, infinito ed interminabile del mio Volere, il quale dono alletterà tanto l’umanità decaduta che Ci darà il contraccambio del dono del suo povero volere, che sarà come conferma e suggello dell’unione degli sposi, dopo così lunga catena di corrispondenza, di fedeltà da parte di Dio e di incostanza, d’ingratitudine, di freddezza da parte delle creature.

Sicché, figlia mia, l’uomo si degradò, perdette tutti i beni perché uscì dalla mia Volontà Divina; per nobilitarsi, per riacquistare tutto e per rice-vere la riabilitazione dello sposalizio col suo Creatore, deve rientrare di nuovo nel «Fiat» Divino donde uscì. Non ci sono vie [124] di mezzo, neppure la mia stessa Redenzione è sufficiente per far ritornare l’uomo al principio dell’era felice della sua creazione. Essa è mezzo, via, luce, aiuto, ma non fine; il fine è la mia Volontà, perché Essa fu il principio. È di giustizia, chi è il principio deve esserne la fine. Sicché l’umanità deve essere chiusa nel mio Volere Divino perché [le] sia restituita la sua nobile origine, la sua felicità, e metta di nuovo in vigore lo sposalizio col suo Creatore. Perciò non basta al nostro amore il gran bene che fece all’uomo la mia Redenzione, ma sospira più oltre; il vero amore non si contenta mai, allora è contento quando può dire: «Non ho più che dare», e conoscendo che l’uomo mi può ritornare felice, vittorioso, glorioso, nel nobile stato in cui fu creato da Dio –e questo col regnare la mia Volontà in mezzo a loro–, ecco perché tutte le ansie divine, i sospiri, le manifestazioni, sono rivolte a far conoscere la no-stra [125] Volontà, per farla regnare, per poter dire al nostro amore: «quieta-ti, che il nostro figlio amato è giunto al suo destino, già è in possesso della nostra eredità che gli fu data nella Creazione, qual è il nostro «Fiat», e mentre lui possiede il nostro, noi possediamo lui». Quindi lo sposalizio è concluso di nuovo, gli sposi sono ritornati al loro posto d’onore; non resta altro che festeggiare e godere un tanto bene dopo un sì lungo dolore.”

20 Giugno 1928

Chi vive nella Divina Volontà vive nell’Atto unico ed eterno di Dio, che produce innumerevoli
effetti e ai quali l’anima prende parte, perché il suo operato nella Divina Volontà ha
lo stesso peso e valore di Essa. Gesù si comporta con Luisa come con sua Madre:
erano inseparabili, sebbene nella vita pubblica spesso si assentava

Il mio abbandono nel “FIAT”Supremo e il mio volo in tutti gli atti suoi è continuo, e mentre giravo nella Creazione pensavo all’ordine e all’armonia di tutte le cose e alla molteplicità degli atti dell’Eterno Volere in tutto l’universo, ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

“Figlia mia, Dio è un atto [126] solo e se si vedono tanti atti nella Crea-zione non sono altro che gli effetti dell’atto solo di Dio. Succede come al sole, il sole è uno, la sua luce è una sola, ma come la sua luce tocca la terra e con rapidità si stende sopra di essa, gli effetti di esso sono innumerevoli. Si può dire [che] produce un effetto distinto in ogni cosa che tocca, distinto nel colore, nella dolcezza e nella sostanza che infonde in ciascuna cosa che tocca con le sue mani di luce; pare che il sole crei tanti atti successivi, uno più bello dell’altro, ma non è vero, non sono altro che gli effetti del suo unico atto di luce, perché la forza di un atto solo ha virtù di produrre tanti effetti come se fossero tanti atti successivi e distinti, come difatti sono. Sicché tutto ciò che tu vedi in tutto l’universo non è altro che gli effetti dell’atto solo di Dio, e perché solo nell’atto, ha virtù di [porre] ordine ed armonia in tutti gli effetti che produce. Così succede per l’anima che vive [127] nella mia Divina Volontà: vivendo nell’atto solo di Dio sente tutti gli effetti di quell’atto unico di Dio in tutti gli atti suoi; sente in sé l’ordine, l’armonia, la bellezza, la forza dell’atto solo divino, che più che luce produce tanti effetti da sentirsi negli atti suoi produrre cieli, soli, mari, prati fioriti e tutto ciò che di bene vi è in Cielo e in terra. Che [cosa] non può racchiudere di grande, di buono chi vive nella mia Volontà? Tutto, è il vero Sole che [in] qualunque cosa fa e tocca produce varie tinte di bellezza, di dolcezza, di bontà e di molteplici effetti, perché tutti i suoi atti pendono dall’atto solo di Colui che l’ha creato.”

Dopo ciò stavo pensando al gran bene che racchiude l’operato nella Divina Volontà, e il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, l’operato nella mia Divina Volontà racchiude valore incalcolabile. È come se l’anima avesse una bilancia in mano 39 e mette in ciascun piatto un oggetto di uguale peso [128] e di uguale valore; [di] questi oggetti uno è il peso, uno il valore, uno il prezzo che si può riscuotere. Ora, in questa bilancia, in un [piatto] Iddio mette la sua Volontà, nell’altro l’anima mette il suo operato in Essa. Alzan-dosi questa bilancia resta perfettamente equilibrata e [i piatti]si elevano tutti e due alla stessa altezza. Perché essendo la Volontà di Dio e quella del-l’anima una sola, dovunque operano, o in Dio o nella creatura, uno è il valore. Perciò solo la mia Volontà eleva l’anima alla somiglianza del suo Creatore, l’operato in Essa la mette nell’ordine delle opere divine.”

Oltre a ciò mi sentivo oppressa e pensavo tra me: che cambiamento! Prima il mio dolce Gesù veniva sempre, pareva che non sapesse né potesse stare senza me ed ora [per] giorni e giorni non si dà nessuna fretta, né corre come faceva prima verso di me, quando vede che non ne posso più. Pare che quando viene è per dire cose [129] che riguardano il suo “FIAT”, pare che questo solo gli interessa; il mio estremo bisogno di Lui non gli fa più breccia.

Ora, mentre ciò ed altro pensavo, si è mosso nel mio interno e mi ha detto:“Figlia mia, sto comportandomi con te come mi comportai con la Mamma mia: durante la mia vita facemmo vita sempre insieme, tranne i tre giorni dello smarrimento, che del resto dove c’era la Mamma, si trovava il Figlio e dove c’era il Figlio si trovava la Madre; eravamo inseparabili. Quando poi venne il compimento della Redenzione, dovendo fare [Io] la vita pubblica, ci separammo, sebbene la Volontà unica che ci animava ci teneva sempre im-medesimati insieme, ma è certo che le nostre persone si trovavano lontane, chi ad un punto e chi in un altro, e non sapendo stare e non potendo stare troppo a lungo separati –perché [130] il vero amore sente l’irresistibile biso-gno di riposare l’uno nell’altro, di confidarsi i loro segreti, l’esito delle loro imprese e i loro dolori–, ora Io facevo le scappatine per rivederla, ora la Regina Madre usciva dal suo nido per rivedere il suo Figlio che da lontano la feriva, e di nuovo ci separavamo per dare corso all’opera della Reden-zione.

Così sto facendo con te: prima ero sempre con te, come lo sono tuttora; ma dovendo lavorare per il regno della mia Volontà Divina e dovendoti slanciare negli atti di Essa, pare che il lavoro ci allontani, e mentre tu lavori, Io lavoro a prepararti l’altro lavoro che tu devi fare, col farti cono-scere altre cose che riguardano il mio «Fiat» e ciò che tu devi seguire in Esso, ma spesso ritorno per ricevere e darti riposo. Perciò non ti mera-vigliare, lo richiede il grande lavoro del «Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra». Quindi fidati di Me [131] e non temere.”

25 Giugno 1928

Gli atti di chi vive nella Divina Volontà hanno la continuità, sono un unico atto sempre
presente, come quelli della Mamma Celeste. Gesù andò nel deserto per porre fine
all’isolamento reciproco di Dio e dell’uomo e per ottenere le benedizioni del Padre Celeste,
ripristinando, popolando e fecondando la terra con la Divina Volontà

Stavo pregando e, sentendo la mia estrema miseria, pregavo la mia Mamma Celeste che mi desse il suo amore, per supplire al mio misero amore; ma mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto:

“Figlia mia, il primo amore e il primo suo atto la mia Mamma lo fece nel Volere Divino e, siccome fu fatto in Esso, ha la continuità, come se stesse sempre in atto, amando e operando. Il suo amore non finisce mai, le sue opere si ripetono continuamente40 , in modo che chi vuole prendere il suo amore lo trova sempre in atto, mentre è l’effetto del primo amore che ripete, ripete sempre. Tale è [per] chi opera nella mia Volontà: i suoi atti acquistano la continuità, vengono sempre ripetuti senza mai cessare, sono il vero sole che dacché fu creato da Dio diede il suo primo [132] atto di luce, ma tanto grande che riempì con un solo atto Cielo e terra. E quest’atto lo ripete sem-pre, senza mai cessare, in modo che tutti possono prendere il suo atto di luce, ma uno fu l’atto [iniziale] che si costituiva atto di luce perenne per tutti. Se il sole potesse ripetere il suo atto di luce, si vedrebbero tanti soli [per]quanti atti potesse ripetere, ma siccome uno fu l’atto di luce che feci, perciò si vede un solo sole e non più. Ma ciò che non fa il sole lo fece la Sovrana Regina e lo fa chi opera nella mia Volontà: tanti soli quanti atti, e questi soli –fusi insieme, ma distinti tra loro per bellezza, per luce, per gloria che danno al loro Creatore e per bene universale che fanno scendere su tutte le creature– hanno una potenza divina. In virtù di questi atti la Vergine Santis-sima, come giunse, poté ottenere la venuta del Verbo sulla terra, e in virtù di essi verrà il mio Regno sulla terra.

Un atto ripetuto incessantemente nel [133] mio «Fiat» ha virtù conquista-trice, rapitrice ed incantatrice presso la nostra Divinità; quel ripetere sempre nel Volere Divino è la forza dell’anima, [è] l’arma invincibile che debilita e vince con armi d’amore il suo Creatore, che si sente onorato di farsi vincere dalla creatura.”

Dopo ciò stavo seguendo il mio giro nel “FIAT”Divino e seguendo il mio Gesù quando prese la via del deserto. Pensavo tra me: perché Gesù prese la via del deserto? Lì non c’erano anime da convertire, ma solitudine profonda, mentre erano anime [ciò]che Lui cercava.

Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, la compagnia spezza la pena e la diminuisce, invece l’isolamento la concentra, la raddoppia e la rincrudisce, ed Io volli andare isolato nel deserto, per sentire nella mia Umanità tutta la crudezza [134] dell’isolamento che aveva sofferto la mia Divina Volontà per tanti secoli da parte delle creature. La mia Umanità doveva salire nell’ordine divino e scendere nell’ordine umano per poter racchiudere le pene dell’uno e del-l’altro, e prendendo Io tutta la parte penosa che divideva l’uomo e Dio, farli stringere di nuovo nell’amplesso, nel bacio del Creatore.

Ma non fu solo questo lo scopo della mia andata nel deserto. Tu devi sapere che la nostra Maestà adorabile, nel formare la Creazione, stabilì che tutto doveva essere popolato di abitanti, la terra fertilissima, ricca di piante, in modo che tutti dovevano abbondare. Come l’uomo peccò si attirò lo sdegno della Giustizia Divina e la terra rimase desertica, infeconda e in molti punti spopolata, immagine di quelle famiglie sterili in cui non si ride, non [c’è] festa, né armonia, perché senza prole; non vi è chi spezzi la monotonia di due coniugi [135] e sull’animo loro pesa l’incubo dell’isola-mento che porta loro la mestizia. Invece dove c’è prole, c’è sempre da fare, da dire, e occasione di festeggiare. Tale fu la famiglia umana. Guarda il cielo, com’è popolato di stelle; la terra doveva essere l’eco del cielo, colma di abitanti 41 , e doveva produrre tanto da rendere ricchi e felici tutti. Quindi, come l’uomo si sottrasse alla mia Volontà cambiarono le sue sorti, ed Io volli andare nel deserto per richiamare le benedizioni del mio Padre Celeste e, richiamando la mia Volontà a regnare, ripristinare la terra, popolarla ovunque e fecondarla, in modo che la terra producesse altri germi più belli, da renderla cento volte42 più feconda e di smagliante bellezza.

Quante cose grandi farà il regno del mio «Fiat» Divino! Tanto che tutti gli elementi stanno in aspettativa: il sole, il vento, il mare, la terra e tutta la Creazione, [136] per mettere fuori dal loro seno tutti i beni e [gli] effetti che contengono, perché non regnando in mezzo alle creature quella Divina Volontà che domina loro, non mettono fuori tutti i beni che racchiudono in sé 43 , dando solo quello che loro conviene a titolo di elemosina e di servi. Sicché la terra non ha prodotto tutti i semi, il sole non trovando tutti i semi non produce tutti gli effetti e i beni che possiede e così di tutto il resto. Perciò tutti aspettano il regno del «Fiat» per far vedere a questi quanto sono ricchi e quante cose mirabili ha messo in loro il loro Creatore, per amore di coloro che devono essere i figli del suo Volere.”

29 Giugno 1928

Generazione interminabile di figli che l’anima forma nella D. Volontà, in Dio, come continuità
del “Ti amo” divino. La creatura ha tre capitali dei suoi tre regni, che sono le sue potenze.
Quando verrà il Regno sulla terra, la fede non avrà più oscurità né misteri, tutto sarà
chiaro e certo; esso porrà fine ai mali e riprenderà l’ordine del principio della Creazione

Stavo facendo i miei soliti atti nel “FIAT” Divino e per ogni cosa creata ripetevo la lunga cantilena del mio “ti amo”; ma mentre ciò facevo pensavo tra me: è tanta l’abitudine che ho fatto, che mi sembra[137] che non so fare a meno di dire “ti amo, ti amo”.

Ora, in questo mentre, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno dicen-domi: “Figlia mia, questo tuo continuo «ti amo», non è altro che la conti-nuità del primo «ti amo» detto nella mia Divina Volontà, che ha virtù di ripetere coi fatti ciò che una volta fu detto. Il «ti amo» forma il calore e la mia Volontà Divina forma la luce che, invadendo il «ti amo», forma il Sole, uno più fulgido dell’altro. Come è bella la vita dell’anima nella mia Volontà Divina! Essa acquista una lunga figliolanza quasi interminabile, perché se pensa, partorisce i suoi pensieri nella mente divina e forma la lunga gene-razione dei suoi figli nella mente del suo Padre Celeste. Se parla, partorisce le sue parole nella parola di Dio e forma la lunga generazione dei figli della sua parola. Se opera, se cammina, se palpita, partorisce le sue opere nelle mani del suo Creatore, i passi suoi [138] nei piedi divini, il suo palpito nel Cuore Paterno, e forma la lunga generazione dei figli delle sue opere, dei suoi passi e dei suoi palpiti. Che generazione interminabile forma al suo Creatore colei che vive nella mia Volontà! Essa è colei che popola 44 e la madre feconda che tiene sempre in festa Colui che l’ha creata, perché ogni figlio è una festa che Dio sente partorire nel suo proprio seno da colei che vive nella sua Volontà.”

E, tutto commosso, ripeteva: “Com’è bella, com’è bella la neonata del mio Volere! Nella sua piccolezza vorrebbe mettersi a gara col suo Creatore, vorrebbe dargli occasione di farlo sempre sorridere e con sorprese infantili rapirlo [per] farsi sempre guardare, per fargli vedere la lunga generazione dei suoi figli”

E come venendo meno per amore, ha fatto silenzio. Ma dopo poco ha sog-giunto:“Figlia mia, la creatura ha nell’anima sua tre regni, che sono le tre potenze. Queste si possono chiamare le capitali [139] di questi tre regni. Tutto il resto della creatura, parole, sguardi 45 , opere, passi, sono città, villaggi, fiumi, mari e territori che formano questi regni. Lo stesso cuore non si può chiamare capitale, ma città più importante di comunicazione per le altre. Ora, in una guerra, se si vince la capitale la guerra finisce, perché tutte le altre città restano vinte insieme con la capitale. Ora, se la mia Volontà giungerà a prendere le tre capitali di questi regni, erigendo il suo trono in esse, tutte le altre città saranno vinte e dominate dal «Fiat» Supre-mo. Quanta gloria acquisteranno questi regni! Questi saranno i più felici, i più ricchi e i più popolati, perché Colui che li regge e domina è l’invincibile, il forte e il potente. Nessuno avrà ardire di molestare e turbare il loro ordine. Tutto sarà pace, gioia e festa perenne. Sicché chi vive nel mio «Fiat»Divino possiederà tre soli, uno più bello [140] dell’altro, tre regni pacifici, arricchiti di tutte le gioie, armonie e felicità, e sarà coronato con tre corone. Ma sai tu chi coronerà la fronte dei figli del mio Volere? La Trinità Sacro-santa, rapita dalla somiglianza che infuse loro nel crearli, e vedendo che il nostro «Fiat» li ha cresciuti e formati come Noi li volevamo, resterà ferita nel vedere in essi i nostri lineamenti. Sarà tanta la foga del nostro amore, che ciascuna delle tre Divine Persone metterà la sua corona come distintivo speciale che sono i figli della nostra Volontà Divina.”

Onde mi sentivo tanto immersa nel “FIAT” Supremo, che mi sentivo come una spugna inzuppata nella sua luce, mi sembrava che tutte le cose create mi portas-sero il bacio del Volere Divino, ed in quel bacio sentivo le labbra del mio Creatore che me lo scoccava; mi pareva che il “FIAT” trasportasse con sé le tre Divine Persone. [141] Ora, mentre la mia mente me la sentivo sperduta nella luce del “FIAT”, il mio dolce Gesù è uscito dal mio interno e mi ha detto:

“Figlia mia, quando il mio Volere avrà il suo regno sulla terra e le anime vivranno in Esso, la fede non avrà più ombra, non più enigmi, ma tutto sarà chiarezza e certezza; la luce del mio Volere porterà nelle stesse cose create la visione chiara del loro Creatore, lo toccheranno con mano in tutto ciò che ha fatto per amor loro. Adesso l’umano volere è ombra alla fede, le passioni sono nubi che oscurano la luce chiara di essa, e succede come al sole quando dense nubi si formano nella bassa aria, per cui, ad onta che il sole c’è, le nubi si fanno contro la luce e sembra oscura come se fosse notte, e chi non avesse mai visto il sole stenterebbe a credere che esistesse. Ma se un vento impetuoso diradasse [142] le nubi, chi, toccando con mano la sua fulgida luce, oserebbe dire «non esiste il sole?» Così si trova la fede perché non regna la mia Volontà, sono quasi come ciechi che devono credere agli altri che esiste un Dio; invece, regnando il mio «Fiat» Divino, la sua luce farà toccare con mano a loro stessi l’esistenza del loro Creatore, quindi non sarà più necessario che altri lo dicano 46 , sicché le ombre, le nubi non esisteranno più.”

Ma mentre ciò diceva, Gesù faceva uscire dal suo Cuore un’ondata di gioia e di luce che darà altra vita alle creature, e con enfasi d’amore ha soggiunto: “Come sospiro il regno del mio Volere! Esso metterà termine ai mali delle creature e ai nostri dolori, Cielo e terra sorrideranno insieme, le feste nostre e le loro riprenderanno l’ordine del principio della Creazione, metteranno un velo su tutto, affinché le feste non siano più interrotte.”[143]

4 Luglio 1928

Girare nella Divina Volontà, chiedendo il suo Regno, è il modo di acquistarlo.
In Essa si prende e si abbraccia tutto

Continuando il mio giro nel “FIAT”Divino pensavo tra me: A che servono queste ripetizioni continue, di chiedere e richiedere il regno della Divina Volontà, e la ripetizione di girare in Essa per impegnarla a cedere il suo regno, affinché venga a dominare in mezzo alle creature?

In questo mentre, il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

“Figlia mia, quando si vuol fare una compra si danno gli anticipi, e quan-ti più anticipi si danno, tanto più resta assicurata la compra, e meno resta da pagare quando si perviene agli ultimi atti della compra definitiva. Ora, volendo tu il regno della mia Volontà, è necessario che tu dia gli anticipi e ogniqualvolta giri in Essa, chiedi e richiedi il suo regno ed emetti i tuoi atti per tutti, per lo stesso scopo, tanti anticipi aggiungi per mettere [144] al sicuro l’acquisto del regno del mio «Fiat» Divino; e siccome è il suo acquisto che vuoi fare, è necessario che i tuoi atti vengano fatti in Essa, che acqui-stino il valore di moneta coniata dalla mia Volontà Divina, altrimenti non sarebbe moneta valevole, che potrebbe correre per l’acquisto di Essa, sa-rebbe come una moneta fuori regno. Perché chi vuole acquistare Volontà Divina, deve dare l’anticipo di atti fatti in Essa ed Essa si degna di coniarli col valore del suo «Fiat», in modo che l’anima può dare gli anticipi neces-sari per il suo acquisto. Ecco a che servono le tue giratine nel mio «Fiat», gli atti che emetti in Esso, il chiedere e richiedere che venga il suo Regno: sono tutte cose necessarie e che ci vogliono per il suo grande acquisto. Non feci Io lo stesso per la Redenzione? Dovetti pagare l’anticipo degli atti miei innanzi al mio Celeste Padre e dovetti pagare per tutti, per ottenere il regno della Redenzione, e quando sborsai tutto il pagamento [145] allora mi fu firmato dalla Divinità che il regno era mio. Perciò, continua a mettere i tuoi anticipi se vuoi che sia firmato che il regno del mio «Fiat» è tuo.”

Dopo ciò, stavo dicendo al mio Gesù: “Nella tua Volontà prendo nelle mie braccia la Creazione tutta: il cielo, il sole, le stelle e tutto, per portarli innanzi alla Maestà Suprema come adorazione e preghiera più bella per chiedere il regno del «FIAT».”

Ma mentre ciò facevo pensavo tra me: come posso abbracciare tutto, se la mia piccolezza è tanta che neppure una stella potrei abbracciare? Come potrò tutto? Quindi sono cose non effettuabili.

Ed il mio amabile Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, chi ha la mia Divina Volontà può prendere tutto. Essa ha virtù di rendere leggera qualunque cosa, rende leggeri come piume cieli, stelle, sole, tutto il creato, angeli, santi, la Vergine Regina e lo stesso Dio, perché scorrendo il mio Volere Divino in tutto come vita primaria, [146] una è la vita, uno è il peso, sicché quanto pesano tutti insieme tanto pesa ciascuno. Perciò solo chi ha il mio «Fiat» può prendere tutto e darmi tutto, perché avendo virtù di stendere cieli, di formare soli, eccetera, dove Esso si trova ha virtù di pren-dere tutto e di abbracciare tutto. Questo è il gran prodigio del vivere nel mio Volere, che la piccolezza può portare e abbracciare l’immensità, la de-bolezza può portare la fortezza, il nulla può possedere il tutto, la creatura il Creatore. Dove c’è la vita della mia Volontà Divina ci sono tutti i prodigi uniti insieme. L’Infinito, l’Eterno, si fa portare come in trionfo nelle piccole braccia di colei che vive in Essa, perché guarda in lei, non lei, ma la Divina Volontà che ha diritto su tutto, può tutto, abbraccia tutto e può dare tutto come suo al suo Creatore. Difatti, non fu forse il mio «Fiat» che distese il cielo [e] lo popolò di stelle? Se ebbe virtù di farlo ha virtù di abbracciarlo e, come leggera [147] piuma, farlo portare in trionfo dalla creatura che vive nel suo Volere Divino. Perciò segui il tuo volo in Esso e farai tutto per darmi tutto e chiedermi tutto.”

7 Luglio 1928

Tutti i mali fisici che soffre l’uomo non vengono dal suo corpo, ma dal volere umano.
Perfezione e salute di Adamo innocente. A Nazaret Gesù e la Mamma prepararono quanto
occorreva per la venuta del Regno della D. Volontà sulla terra; loro erano il Re e la Regina
senza popolo, San Giuseppe il primo ministro di un Regno che ancora non c’era sulla terra

Stavo seguendo il mio dolce Gesù nella sua vita pubblica e pensando alle tante malattie umane che Gesù risanò, pensavo tra me: Perché la natura umana si trasformò tanto, fino a far diventare chi muto, chi sordo, chi cieco, chi coperto di piaghe, e tanti altri mali? Se il male lo fece la volontà umana, perché subì tanto anche il corpo?

Ed il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, tu devi sapere che il fisico non fece nulla di male, ma tutto il male lo fece la volontà umana; ma siccome Adamo prima di peccare possedeva nell’anima sua la vita totale della mia Volontà Divina, si [148] può dire che era pieno fino all’orlo, fino a traboccarne, quindi l’umana volontà in virtù della Mia traspariva fuori luce, esalava tutti i profumi del suo Creatore, profumi di bellezza, di santità e di piena salute, profumi di candidezza, di fortezza, in modo che come tante nubi luminose uscivano dalla sua volontà e il corpo restava talmente abbellito in virtù di queste esalazioni, che era un amore il vederlo bello, vegeto, luminoso, sanissimo, con una grazia che rapiva.

Ora, come Adamo peccò, la volontà umana restò sola e non aveva più chi spandeva nella sua la luce, la varietà di tanti profumi, che trasparendo fuori conservavano l’anima e il corpo come era stato creato da Dio; invece incominciò ad esalare da dentro la volontà umana dense nubi, aria putrida, odori di debolezza, di miserie, in modo che anche il corpo perdette la sua freschezza, la sua bellezza, si debilitò e restò soggetto a tutti i mali, [149] partecipando ai mali della volontà umana, così come partecipò al bene. Sicché se essa si sana, col darle di nuovo la vita del mio Volere Divino, come d’incanto tutti i mali della natura umana non avranno più vita. Non succede forse lo stesso quando un’aria putrida, cattiva, puzzolente, circon-da le creature? Quanti altri mali non accresce, come la puzza [che] giunge a togliere il respiro e [a] penetrare fin nelle viscere, fino a produrre mali con-tagiosi che portano alla tomba? E se tanto male può fare un’aria di fuori, molto più male può fare l’aria nebbiosa e putrida della volontà umana che viene dal di dentro della creatura, dal fondo di tutto il suo essere. E poi c’è l’esempio palpabile delle piante. Quante volte un giardino, un campo fioren-te, che l’agricoltore era tutto in festa per la speranza dell’abbondante rac-colto e per tanti bei frutti che doveva raccogliere, è [150] bastata una nebbia per spogliare gli alberi e far cadere a terra tutti i frutti, un’aria troppo gelata per gettare il lutto sul campo fiorente, annerirlo e farlo morire, e mettere in lutto il povero agricoltore? L’aria, se è buona, comunica la vita del bene, se è cattiva comunica la vita del male e la stessa morte. L’esalazione dell’aria, se è buona, si può chiamare vita, se è cattiva si può chiamare morte per le povere creature. Se tu sapessi quanto soffrivo Io nella mia vita pubblica quando si presentavano innanzi a Me ciechi, muti, lebbrosi, eccetera, per-ché riconoscevo in essi tutte le esalazioni dell’umano volere, e come l’uomo senza il Mio si deforma nell’anima e nel corpo, perché solo il mio «Fiat» ha virtù di conservare le opere nostre integre, fresche e belle come uscirono delle nostre mani creatrici!”

Onde pensavo tra me, mentre stavo accompagnando il mio dolce Gesù nella stanzetta di Nazareth, per seguire i suoi atti: Il mio[151] amato Gesù con certezza ebbe il regno della sua Volontà nella sua vita nascosta, perché [se]la Sovrana Signora possedeva il suo “FIAT”, Lui era la stessa Volontà Divina. San Giuseppe in mezzo a questi mari di luce interminabile, come poteva non farsi dominare da questa Santissima Volontà?

Ma mentre ciò pensavo, il mio Sommo Bene Gesù, sospirando di dolore nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, certo che in questa casa di Nazareth regnava la mia Volontà Divina «come in Cielo così in terra». Io e la mia Mamma Celeste non conoscevamo altra volontà, San Giuseppe viveva ai riflessi della nostra, ma Io ero come un Re senza popolo, isolato, senza cor-teggio, senza esercito, e la mia Mamma come Regina senza prole, perché non era circondata da altri figli degni di Lei, a cui poter affidare la sua coro-na di Regina per avere la stirpe dei suoi [152] nobili figli, tutti re e regine. Ed Io avevo il dolore di essere Re senza popolo, e se popolo si può chiamare quello che mi circondava, era un popolo malato, chi cieco, chi muto, chi sordo, chi zoppo, chi coperto di piaghe; era un popolo che mi faceva disonore, non onore, anzi neppure mi conosceva, né voleva conoscermi. Sicché ero Re per Me solo e la mia Mamma era Regina senza la lunga generazione della stirpe dei suoi figli regali. Invece, per poter dire che avevo il mio regno e governare, dovevo avere i ministri, e sebbene ebbi San Giuseppe come primo ministro, un solo ministro tuttavia non costituisce ministero; dovevo avere un grande esercito, tutto intento a combattere per difendere i diritti del regno della mia Volontà Divina, e un popolo fedele che avesse solo per legge la legge della mia Volontà. Ciò non era, figlia mia; perciò non posso dire che col venire sulla terra per allora ebbi il regno del [153] mio «Fiat». Perciò il nostro regno fu per noi soli, perché non fu ripri-stinato l’ordine della Creazione, la regalità dell’uomo, ma col vivere Io e la Madre Celeste [in] tutto di Volontà Divina, fu gettato il seme, fu formato il lievito per fare spuntare e crescere il nostro regno sulla terra. Quindi furono fatti tutti i preparativi, impetrate tutte le grazie, sofferte tutte le pene, perché il regno del mio Volere venisse a regnare sulla terra. Onde Nazareth si può chiamare il punto di richiamo del Regno della nostra Volontà.”

10 Luglio 1928

Il “Fiat” Divino vuole acquistare tutti gli atti umani, sia la veglia che il sonno.
Quando regnerà la Divina Volontà ci sarà l’unione perfetta tra il Cielo e la terra,
porrà di nuovo l’ordine in tutte le cose e ridarà la felicità perduta

Stavo scrivendo e mentre scrivevo sentivo che mi veniva il sonno e non ero libera di scrivere. Onde pensavo tra me: e perché questo sonno? Finora tanta veglia, tanto che se io volevo dormire non potevo; ora tutto [154] il contrario. Quanti cambiamenti si devono subire, ora di un modo, ora di un altro! Si vede che anche con Gesù ci vuole pazienza, mentre con la veglia potevo fare di più; ma del resto anche il sonno deve dire “FIAT”! In questo mentre, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

“Figlia mia, non ti meravigliare, il mio «Fiat» Divino vuole prendere il suo dominio in tutti gli atti umani, tutto vuole che sia proprietà e territorio suo. Esso è geloso che gli sia tolta anche una virgola, quindi se ha preso il suo dominio nella tua veglia, lavorando Lui stesso insieme con te, per mettervi il sigillo del suo «Fiat» come dominio e proprietà sua, così vuole mettere il sigillo del suo «Fiat» sul tuo sonno come proprietà del suo riposo eterno. Vuole trovare tutte le sue similitudini, il suo lavoro incessante e ti ha dato la veglia, ti fa abbracciare tutto e ti dà la sua immensità, ti fa dormire e ti dà il suo riposo eterno; insomma, deve poter fare e dire: ciò che [155] faccio da solo nella mia Volontà lo devo poter fare insieme con la mia piccola figlia, perché dandomi il dominio di tutto, tutto diventa Volontà mia. Sicché posso dire: tutto è proprietà del mio «Fiat», in essa nulla resta che sia suo, tutto a Me appartiene, ed Io in ricambio do a lei ciò che appartiene alla mia Volontà Divina.”

Dopo ciò, stavo seguendo coi miei atti il Volere Divino e il cielo, le stelle, il sole, mi parevano così belli, che dal fondo del mio cuore andavo ripetendo: Come sono belle le opere del mio Creatore! Che ordine, [che] armonia tiene il “FIAT” onni-potente in tutta la Creazione! Oh, se in mezzo alle creature ci fosse quest’ordine e armonia, la faccia della terra si cambierebbe.

E il mio amato Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, quando la mia Volontà dominerà sulla terra allora ci sarà un’unione perfetta tra il Cielo e la terra, uno sarà l’ordine, una l’armonia, [156] uno l’eco, una la vita, perché una sarà la Volontà. Anzi, in Cielo si vedranno come tanti specchi, in cui le crea-ture specchiandosi guarderanno ciò che fanno i beati in Cielo, sentiranno i loro canti, le loro musiche celesti, e imitando ciò che fanno, i loro canti, le loro musiche, ci sarà la vita del Cielo in mezzo alle creature. Il mio «Fiat»metterà tutto in comune e ci sarà la vera vita del «Fiat Voluntas tua, come in Cielo così in terra». Allora il mio Volere canterà vittoria e la creatura canterà l’inno del suo trionfo.”

E facendo silenzio, dopo poco ha soggiunto: “Figlia mia, l’umano volere ha prodotto tanto male da formare lo stato infelice della povera creatura, cambiò la sua sorte, la sua fortuna, ed essendo Io felice per Me stesso, tutto ciò che uscì nella Creazione dalle nostre mani creatrici uscì con la pienezza della felicità, sicché dovunque, dentro e fuori dell’uomo, scorreva la gioia e la felicità [157] perenne. L’umano volere fugò da sé questo mare di vera e perpetua felicità, la quale, [messa in] fuga, si raccolse47 nel seno del suo Creatore che l’aveva [fatto]uscire per fare che tutte le opere sue fossero felici. E per quanto felici per Noi stessi, [tanto]che nessuno può ombrare la nostra felicità, siamo costretti a vedere infelice l’uomo, a cui era stato dato il primato nella Creazione. E vedere i nostri figli infelici, sebbene a Noi non nuoce, è sempre un dolore, vedere che il mare della nostra felicità non è goduto da chi ne era il padrone.

Ora, chi vive nella mia Volontà Divina richiama in sé questo mare di felicità, Ci toglie la vista di vedere l’infelicità nelle povere creature e Ci rende doppiamente felici, perché vediamo che la felicità nostra prende la sua via verso i nostri figli. Perciò la mia Volontà [158] Divina metterà tutte le cose a posto e toglierà l’infelicità che ha prodotto l’umano volere, che con la sua bava velenosa, sa amareggiare e intorbidare tutto. Com’è bello vedere tutti felici! Quale consolazione per un padre, avere e vedere la corona dei suoi figli, tutti felici, ricchi, sani, belli, sempre sorridere, mai piangere! Oh, come gode e si sente nuotare nella felicità sua e dei figli suoi! Più che Padre sono Io, che sento in Me la felicità dei figli miei, perché essa è roba mia e può entrare in Me, mentre l’infelicità è roba a Me estranea, che non mi appartiene e non ha la via per entrare in Me; sento il dolore di vederla, ma non di sentirla, e come Padre amo e voglio che tutti siano felici.” [159]

14 Luglio 1928

Chi opera nella Divina Volontà forma nel suo Mare eterno il proprio piccolo mare.
Il “Fiat” Divino, essendo luce, fa il prodigio di convertire in luce tutti gli atti dell’anima,
perché possano entrare in Esso

Mi sento tutta nel “FIAT” Divino e il mio adorabile Gesù faceva vedere innanzi alla mia mente un mare interminabile di luce; in questo mare si vedevano tanti altri piccoli mari, fiumicelli, formati nello stesso mare. Era bello, dilettevole, incante-vole, vedere nel Mare Divino spesso spesso formarsi questi piccoli mari 48, alcuni più piccoli, altri più grandicelli. Mi sembrava come quando noi ci troviamo nel mare e, tuffandoci, l’acqua si fende e facendosi cerchio intorno ci dà il posto per poter stare nel mare, in modo che si vedono in esso tante persone che non sono mari, perché il mare non ha virtù di convertirci in acqua, mentre il nostro Dio ha virtù di convertirci nella sua stessa luce; ma ad onta di ciò si vede che una volontà umana [160] è andata a tuffarsi nel Mare Divino, per prendervi il suo posto, e a seconda del molto o del poco operare forma il piccolo o il più grande mare49 nel Mare Divino.

Ora, mentre mi dilettavo nel vedere una scena così bella e rapitrice, il mio dolce Gesù mi ha detto: “Figlia mia, questi piccoli mari 49 e fiumicelli che tu vedi nel mare eterno della Maestà Divina, sono di quelli che operano nella Volontà Divina. Il Creatore dà e fa posto nel suo stesso mare a quelli che vogliono vivere nel «Fiat», li ammette in casa sua e li fa formare le loro proprietà, e mentre le formano godono di tutti i beni del mare interminabile dell’Ente Supremo, il quale dà ampia libertà a questi suoi figli di allargare i loro [piccoli]mari 49 nel suo stesso mare per quanto più possono. In questo mare ci sono i [piccoli] mari 49 della mia Umanità e quelli della Sovrana del Cielo, come pure ci saranno [di] quelli [161] che vivranno nel mio Volere. Nessun atto di essi sarà fatto fuori del Mare Divino e questo sarà la più grande gloria di Dio e il più grande onore per i figli del mio «Fiat» Divino.”

Dopo ciò, stando più che mai immersa nel Volere Divino, stavo offrendo tutto l’essere mio e tutti gli atti miei in Esso. Oh, come avrei voluto che neppure un pensiero, una parola, un palpito sfuggisse alla luce del “FIAT”, anzi avrei voluto far corona su tutti gli atti delle creature, schierarmi su ciascun atto umano per investire tutto e tutti con la sua luce affinché una fosse la parola, uno il palpito: Volontà Divina! Ma mentre la mia mente si perdeva in Essa, il mio dolce Gesù, facendosi vedere, mi ha stretta forte, forte tra le sue braccia, poi ha messo il suo Volto Santissimo sul mio cuore [e]lo fiatava forte; io non so dire che cosa mi sentivo, e poi mi ha detto:

“Figlia della mia Volontà Divina, il mio «Fiat»[162] è luce; non può entra-re in Esso neppure un’ombra né [un]atomo che non sia luce. Le tenebre non trovano la via, si smarriscono innanzi alla sua luce interminabile, e l’anima per entrare nel mio Volere Divino deve mettersi ai riflessi della sua luce, cioè come vuol fare i suoi atti nel mio Volere si mette ai suoi riflessi, i quali hanno virtù di cambiare in luce gli atti dell’anima. E la mia Volontà compie un prodigio, investendo ogni raggio di essa, i palpiti, i pensieri, le parole; ogni suo raggio contiene la corona di tutti gli atti della creatura. E siccome il mio «Fiat» abbraccia tutto e tutti, Cielo e terra, così fa toccare a tutti e a tutti dà gli atti della creatura che si fanno in Essa. Se tutti potessero vedere le meraviglie del vivere e operare nel mio Volere, vedrebbero la scena più bella, incantevole e rapitrice, che più bene fa e che porta il bacio della vita, della luce, della gloria.”

Poi con voce tenera [163] e commovente e con enfasi più forte d’amore ha soggiunto: “O Volontà Divina, quanto sei potente! Tu sola sei la trasforma-trice della creatura in Dio. O Volontà mia, tu sola sei la consumatrice di tutti i mali e la produttrice di tutti i beni. O Volontà mia, tu sola possiedi la forza rapitrice, e chi si fa rapire da te diventa luce. Chi da te si fa dominare è la più fortunata del Cielo e della terra, è la più amata da Dio, è quella che tutto riceve e tutto dà.”

19 Luglio 1928

Tutte le opere di Dio contengono la sua Potenza, Sapienza e Amore; perciò diede all’uomo
intelletto, memoria e volontà. Perché venga il Regno della Divina Volontà è necessario che
tre volontà umane, sacrificandosi, la facciano regnare: sono quelle di Gesù, della Mamma
e della piccola Figlia. Chi vive nel Divin Volere è festeggiato da tutti ed è la festa di tutti:
la Figlia festeggia la Mamma e la Mamma festeggia la Figlia

Stavo facendo il mio solito giro nel Volere Divino e, giunta al punto quando la Celeste Regina fu concepita ed ebbe l’uso di ragione e fece l’eroico sacrificio di of-frire la sua volontà al suo Dio, senza volerla mai conoscere, per vivere solo di Vo-lontà di Dio, pensavo tra me: Come vorrei che la mia Mamma Celeste [164] pren-desse la mia volontà, la unisse con la sua e ne facesse dono alla Maestà Supre-ma, affinché neppure io conoscessi la mia, per vivere solo di Volontà di Dio!

Onde, mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno e con una luce, più che [un]lampo, mi ha detto: “Figlia mia, nella Creazione vi con-corsero tre atti da parte della Divinità, che furono la Potenza, la Sapienza, l’Amore, e tutte le nostre opere sono sempre accompagnate da questi tre atti, perché essendo il nostro operare perfetto, sono eseguite con somma Potenza, con Sapienza infinita, con Amore perfetto, comunicando tre im-mensi beni nell’opera che facciamo, come difatti demmo all’uomo il gran bene dell’intelletto, memoria e volontà.

Ora, per venire il regno della mia Divina Volontà, sono necessarie tre volontà sacrificate in olocausto alla Divinità, che non avendo vita propria diano luogo alla Mia per farla regnare [165] e dominare liberamente, per poter prendere il suo posto regio in tutti gli atti umani, quale le conviene, perché così era stabilito da Noi fin dal principio della creazione dell’uomo, che, ingrato, diede il posto al suo volere umano e lo fece perdere alla mia [Volontà]. Innanzi a Noi non c’è sacrificio maggiore di una volontà umana che, mentre ha la vita, non la esercita, per dare vita libera al mio «Fiat», ma con gran guadagno dell’anima, perché dà una volontà umana e ne riceve una Divina, dà una volontà finita e limitata e ne riceve una infinita e senza limite.”

Ora, mentre Gesù ciò diceva pensavo tra me: la prima fu certo la Regina del Cielo, che fece l’eroico sacrificio di non dar vita alla sua volontà, e le altre due volontà, chi saranno?

E Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, a Me mi vuoi mettere da parte? Non sai tu[166] che Io avevo una volontà umana, la quale non ebbe neppure un respiro di vita, cedendo in tutto il posto alla mia Volontà Divina? Quindi la tenevo per tenerla sacrificata, affinché la Volontà Divina stendesse nel mio volere umano tutta l’estensione del suo regno. E tu hai dimenticato che il tuo volere umano lo tieni sacrificato, affinché non abbia mai vita, e che la mia Volontà Divina lo tiene come sgabello ai suoi piedi, affinché sopra di esso stenda il regno mio? Ora, tu devi sapere che in mezzo alla volontà della Madre Celeste e alla tua sta la mia volontà umana, che fa da prima e sostiene l’una e l’altra, affinché siano costanti nel sacrificio di non dare mai vita al volere umano, affinché il regno della mia Volontà Divina si stenda sulle tre volontà, per avere la triplice gloria alla nostra Potenza, Sapienza e Amore e la triplice riparazione delle tre potenze dell’uomo, che [167] concor-sero tutte e tre a sottrarsi al gran bene della nostra Volontà Divina. E se la Sovrana del Cielo fu aggraziata in virtù dei meriti del futuro Redentore, tu fosti aggraziata in virtù del Redentore già venuto, e siccome i millenni sono per Me come un punto solo, fin d’allora pensai a tutto e sostenevo le tre volontà sulle quali doveva trionfare il mio Eterno Volere. Perciò ti dico sem-pre, sii attenta e sappi che hai due volontà che sostengono la tua, quella della Mamma Celeste e quella del tuo Gesù, che fortificano la debolezza del tuo volere, affinché resista a tenersi sacrificata per una causa sì santa e per il trionfo del regno del mio «Fiat».”

Ora, mentre la mia mente faceva presente il concepimento della Sovrana Signora, io dicevo tra me: “Immacolata Regina, questa piccola figlia del Volere Divino viene a prostrarsi ai tuoi piedi per festeggiare il tuo concepimento e darti gli onori di Regina, ed insieme con me chiamo tutta la Creazione [168] a farti corona, gli angeli, i santi, il cielo, le stelle, il sole e tutti, a riconoscerti come nostra Regina, ad onorare e amare la tua altezza e a dichiararci tutti sudditi tuoi. Non vedi, o Madre e Regina Celeste, come tutte le cose create corrono intorno a Te per dirti: «Ti salutiamo, Regina nostra; finalmente, dopo tanti secoli abbiamo avuto la nostra Imperatrice»; e il sole ti saluta Regina della luce, il cielo Regina dell’immensità e delle stelle, il vento Regina dell’impero, il mare Regina della purità, fortezza e giustizia, la terra ti saluta Regina dei fiori. Tutti a coro ti salutano: «Sei la benvenuta, la nostra Regina; Tu sarai il nostro sorriso, la nostra gloria, la nostra felicità; d’ora in poi dai tuoi cenni tutti dipendiamo.”

Ma mentre ciò dicevo, pensavo tra me (certo, una delle mie solite sciocchezze):io festeggio la mia Mamma Celeste e Lei non si dà nessun pensiero di festeggiare la piccola figlia del Volere Divino. [169] Io non vorrei altro se non ché mi facesse la festa di tenermi nel suo grembo come piccola bambina, per imboccarmi l’aria, il respiro, il cibo, la vita della Divina Volontà.

Ma mentre ciò ed altro pensavo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia piccola del mio Volere, chi vive nel mio «Fiat» Divino è festeggiata ed è la festa di tutti. Vuoi sapere perché tu festeggi fin dal suo concepimento lo stato di Regina della Mamma mia? Perché incominciò la sua vita nella Volontà Divina, ed Essa ti fa presente il suo stato glorioso di Regina e te lo fa festeggiare con tutte le cose create, come fu festeggiata nel suo concepimento. Le feste iniziate nel «Fiat» sono perenni, non finiscono mai, e chi vive in Esso le trova presenti e festeggia insieme. E sebbene la piccola Regina del Cielo fin dal suo concepimento avvertiva che tutti la riverivano, le sorridevano, [170] la sospiravano, [che] era la benvoluta da tutti, non sapeva il mistero fin dal principio, che doveva essere la Madre mia, Colei che Lei stessa sospirava. Lo seppe quando l’Angelo [glie]lo an-nunziò, ma sapeva che la regalità, l’impero e tante dimostrazioni di ossequi le venivano perché in Lei regnava la mia Divina Volontà. Ora tu devi sapere che come tu festeggi la Mamma, la [sua] Sovranità, la Mamma festeggia la figlia, la neonata di quel «Fiat» che Lei amò tanto che lo tenne come vita, e festeggia in te ciò che tu stessa non conosci per ora, ma conoscerai poi. Non sai tu che Lei sospira le piccole regine, che sono le piccole figlie del mio Volere, per fare loro la festa che Lei riceve?”

23 Luglio 1928

Nel mondo, chi vive nella Divina Volontà è un punto luminoso, un Sole, i cui raggi illuminano,
abbracciano e danno vita a tutto, mentre chi non vive in essa diffonde tenebre e mali.
Dio ha fatto ogni cosa per amore nostro e la sua gioia e gloria è quando noi
Lo contraccambiamo con gli stessi doni che Egli ci ha dato.

Continuando il mio solito abbandono nel “FIAT”Supremo, avrei voluto [171] abbracciare tutti e tutto per fare che tutto diventasse Volontà Divina, e il mio dolce Gesù, uscendo dal mio interno, mi ha detto:“Figlia mia, l’anima in cui sta la mia Volontà è il punto luminoso nel mondo, e come si vede sotto la volta del cielo un sole che coi suoi raggi investe la terra e penetrando ovunque con la sua vita di luce abbellisce, colora, feconda la terra tutta, così si vede un altro sole più bello, più fulgido in un punto del mondo, cioè nell’anima dove regna il mio Volere Divino, e i suoi raggi si allungano e si allargano tanto che abbracciano tutto e tutti. Com’è bello vedere dal Cielo questi punti luminosi nel fondo della terra! Non sembra più terra, ma Cielo, perché c’è il Sole del mio «Fiat». I suoi raggi abbelliscono, fecondano e gettano tale varietà di colori divini, da comunicare con la sua vita di luce le varietà delle bellezze del Creatore. Dove ci sono questi punti luminosi, viene arrestata la corrente del [172] male, la stessa mia Giustizia si sente disarmare dalla forza di questa luce e cambia i flagelli in grazia. Questi punti sono il sorriso della terra; la sua luce è foriera e portatrice di pace, di bellezza, di santità, di vita che mai muore; si possono chiamare i punti fortunati della terra, perché c’è in mezzo a loro la luce che mai tramonta, la vita che sempre sorge.

Invece dove non ci sono questi punti luminosi, la terra è oscura e, se qualche bene fanno, sono come quelle piccole luci che non hanno raggi, perché manca in quel bene la sorgente della luce e perciò non hanno forza né virtù di allungarsi e di allargarsi, e mancando la sorgente sono soggette a smorzarsi e la terra resta oscura, come sepolta in fitte tenebre, perché la volontà umana è foriera e portatrice di mali, di turbamenti, di disordine e simili. Sicché l’anima in cui non regna il mio Volere sbuffa tenebre, ombre e inquietudini, e se fa qualche bene è un bene investito di nebbia, la sua aria è sempre malsana, i suoi frutti immaturi, la sua bellezza scolorita. Tutto al contrario dove regna [173] la mia Volontà: questa è la vera regina che domina tutto, dà pace a tutti, fa bene a tutti ed è la benvoluta da tutti, e mentre fa bene a tutti non ha bisogno di nessuno, perché la sorgente del mio Volere che possiede le fa sorgere tutti i beni.”

Onde seguivo il mio giro nel Volere Divino, per portare tutte le cose create al mio Creatore: cielo, sole e tutto, come adorazione profonda al mio Dio, e potergli dire: mi hai dato cielo, stelle, sole, mare, ed io tutto ti ridò come contraccambio del mio amore. Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù mi ha detto:

“Figlia mia, ah, sì, tutto ho creato per te e tutto ti ho dato. [Ad] ogni cosa che creavo pensavo prima a farti il dono e poi la mettevo fuori. Ti feci tanti di questi doni, che non hai dove tenerli e, per non tenerti impacciata, il mio amore ti diede lo spazio dove tenerli, in modo che mentre godi ora una cosa, ora un’altra, a tuo piacere, non sei [174] ingombrata, avendo ciascuna il suo posto per stare a tua disposizione.

Ora, se tu sapessi il nostro contento quando vediamo la piccola figlia nostra prendere il suo volo nella nostra Volontà per portarci il cielo, le stelle, il sole e tutto il resto, per contraccambiarci con gli stessi doni che le abbiamo dato, Noi sentiamo la stessa gloria, il nostro amore, la ripetizione delle opere nostre, e conoscendo che se lei avesse potere di farle ce le farebbe, per primeggiare sempre nel nostro amore verso chi vive nel nostro «Fiat», le diamo il merito come se la creatura avesse fatto il cielo per amore nostro, il sole, il mare, il vento, insomma tutto. La contraccambiamo come se essa ci mantenesse tutta la Creazione per darci gloria e dirci che ci ama. La mia Volontà ama tanto chi vive in Essa, che non c’è cosa che ha fatto o [che] potesse fare in cui non dica all’anima: facciamola [175] insieme, per poter dire: ciò che ho fatto Io per amor suo, lei lo ha fatto per amor mio.”

29 Luglio 1928

Benedizione significa conferma dell’opera creatrice di Dio
e il segno della Croce è invocare la Sua somiglianza

I miei giorni si rendono più amari e lunghi per la privazione del mio dolce Gesù.Le ore sono secoli, i giorni non finiscono mai, e mentre faccio i miei soliti giri nella Creazione, voglio e invito tutti a piangere Colui che, involandosi da me, mi lascia sola e abbandonata nel mio duro martirio di vivere come se non avessi vita, perché Colui che formava la mia vera vita non è più con me, e perciò nella mia amarezza chiamo il sole perché pianga lacrime di luce per intenerire Gesù, perché ritorni alla sua piccola esiliata, chiamo il vento perché faccia lacrime di gemiti, di urli, e col [176] suo soffio impetuoso assordi l’udito di Gesù, affinché lo pieghi a farmelo ritornare; chiamo il mare in mio aiuto, affinché converta tutte le sue acque in lacrime e mormorando lacrime e tumultuando con le sue onde faccia tumulto fin dentro il suo Cuore Divino, perché si decida presto a ridarmi la sua vita, il mio Tutto. Ma chi può dire i miei spropositi? Cercavo aiuto da tutti perché mi facessero ritornare Gesù, ma Lui non veniva, ed io seguivo il mio giro nella sua adorabile Volontà e seguendo gli atti che fece stando su questa terra, mi sono fermata quando Gesù benediva i fanciulli, benediva la sua Mamma Celeste, benediva le turbe ed altro, ed io pregavo Gesù che benedicesse questa sua piccola figlia che tanto aveva bisogno, e Lui, movendosi nel mio interno e alzando il braccio in atto di benedirmi, mi ha detto:

“Figlia mia, ti benedico di cuore, nell’anima e nel corpo. La mia benedi-zione sia la conferma della nostra [177] somiglianza in te. Essa ti confermi ciò che la Divinità fece nella creazione dell’uomo, cioè la nostra somiglian-za. Perciò tu devi sapere che nel corso della mia vita mortale, in ogni cosa che facevo Io benedivo sempre. Era il primo atto della Creazione che Io ri-chiamavo sulle creature, e per confermarlo benedicendo invocavo il Padre, il Verbo 49 e lo Spirito Santo. Gli stessi Sacramenti sono animati da queste benedizioni ed invocazioni. Sicché la benedizione, mentre chiama la somi-glianza del Creatore nelle anime, chiama insieme la vita della mia Divina Volontà, perché ritorni a regnare nelle anime come nel principio della Crea-zione, perché solo Essa ha virtù di dipingere 50 in esse al vivo la somiglian-za di Colui che le ha create, di farle crescere e conservarle coi vivi colori divini.

Vedi dunque che significa benedizione: conferma della nostra opera crea-trice, perché l’opera che Noi facciamo una volta è tanto [178] piena di sa-pienza, di sublimità e bellezza, che amiamo ripeterla sempre. E se la nostra benedizione non è altro che il sospiro del nostro Cuore di vedere reintegrata la nostra immagine nelle creature, la ripetizione della nostra conferma di ciò che vogliamo fare, il segno della croce che la Chiesa insegna ai fedeli non è altro che impetrare da parte delle creature la nostra somiglianza, e perciò, facendo eco alla nostra benedizione ripetono: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Quindi, senza conoscerlo, la Chiesa e tutti i fedeli armonizzano con l’Eterno Creatore e vogliono la stessa cosa. Dio, col benedire e pronunziare le parole «Padre, Figlio e Spirito Santo», vuol dare la sua somiglianza, [e] le creature la impetrano col farsi il segno della croce, pronunziando le stesse parole.” [179]

2 Agosto 1928

Dio vuole assolutamente che questi scritti siano pubblicati; il momento dipende dalle
disposizioni delle creature, ma ogni cosa deve essere prima preparata, come lo fu l’opera
della Redenzione. Gesù stringe nelle sue braccia quei sacerdoti che si occuperanno
della pubblicazione. Ogni verità manifestata contiene una sua Vita

Mi sentivo tutta impensierita per questi benedetti scritti, il pensiero di [farli]uscire è sempre un tormento per me, e poi i tanti incidenti che si danno, ora in un modo, ora in un altro, molte volte mi fanno pensare che forse non è Volontà di Dio che si pubblichino, altrimenti non succedevano tante cose. Chissà che il Signore non voglia il mio sacrificio in parole, ma coi fatti forse vuole risparmiarmi un tanto dolore, che solo il pensiero di oppormi al suo Volere Divino mi fa dire FIAT!FIAT!Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

“Figlia mia, la Volontà di Dio che vengano alla luce gli scritti della mia Divina Volontà è assoluta e, per [180] quanti incidenti si possano dare, Essa trionferà su tutto, e ancorché passassero anni ed anni, saprà disporre tutto, perché la sua assoluta Volontà venga compiuta. Il tempo in cui verranno alla luce è relativo e condizionato [a] quando si disporranno le creature a ricevere un tanto bene e quelli che si devono occupare a farne i banditori e fare il sacrificio per portare la nuova era di pace, il nuovo Sole che snebbie-rà tutte le nubi dei mali. Se tu sapessi quante grazie e lumi ho preparato per chi vedo disposto ad occuparsi! Saranno loro i primi a sentire il balsamo, la luce, la vita del mio «Fiat». Guardami come tengo preparate nelle mie mani le vesti, il cibo, i fregi, i doni, per chi deve occuparsi; ma sto guardando chi sono i veri disposti per poterli investire delle prerogative che ci vogliono per un’opera sì santa, che Io tanto amo e voglio che facciano.

Ma devo dirti pure [che][181] guai a chi si oppone o possa mettere ostacoli. Tu però non spostare nulla, neppure una virgola di ciò che ci vuole per preparare il regno della mia Volontà Divina, affinché da parte mia e da parte tua, facendo ciò che ci vuole per dare questo gran bene alle creature, nulla manchi da parte nostra, affinché non appena le creature si disponga-no possano trovare tutto a posto e ciò che ci vuole. Non feci Io lo stesso nell’opera della Redenzione? Preparai tutto, feci e soffrii tutto, e ad onta di tanti incidenti contrari che vedevo –gli stessi miei Apostoli vacillanti, dub-biosi, timidi, fino a fuggire da Me appena mi videro in mano dei nemici, lasciato solo, non ebbi il bene di vedere alcun frutto mentre Io stavo sulla terra– con tutto ciò non lasciai nulla di ciò che ci voleva per l’opera com-pleta [182] della Redenzione, affinché quando avessero aperto gli occhi per guardare ciò che feci, trovassero tutto il bene per essere redenti e nulla mancasse loro per ricevere il frutto della mia venuta sulla terra.

Figlia mia, il regno della mia Redenzione e quello della mia Volontà sono tanto collegati insieme che si danno la mano e quasi subiscono la stessa sorte da parte dell’ingratitudine umana, ma non bisogna badarci né [deve]arrestarsi chi deve dare e formare un tanto bene. È necessario che facciamo opere compiute, affinché da parte nostra nulla manchi, e quindi, disponen-dosi, loro trovino tutto ciò che ci vuole per ricevere il regno della mia Volontà.”

Dopo ciò seguivo i miei atti nel Divin Volere, ma continuavo a sentirmi oppres-sa, ed il mio dolce Gesù, ritornando a farsi vedere, pareva che stringesse nelle sue braccia tre o quattro Sacerdoti e, tenendoli sul suo petto [183] come se volesse infondere loro la vita del suo Cuore Divino, mi ha detto: “Figlia mia, guarda come tengo stretti tra le mie braccia coloro che devono occuparsi degli scritti sulla mia adorabile Volontà. Come vedo in essi qualche piccola disposizione ad occuparsi, Io li prendo tra le mie braccia, per infondere in loro ciò che ci vuole per un’opera sì santa. Perciò, coraggio, non temere.”

Onde dopo ciò si faceva vedere nel mio interno. Io vedevo nel fondo di esso un campo larghissimo, non di terra ma di cristallo tersissimo, ogni due o tre passi di questo campo stava il bambino Gesù circondato da una luce. Oh, come sembrava bello questo campo con tanti bambinelli, ognuno dei quali aveva il suo sole, fulgi-do e bello, tutto suo proprio. Io ero meravigliata nel vedere nel fondo dell’anima mia tanti Gesù, ognuno dei quali tutto intento [184] a godersi il suo sole, ed il mio dolce Gesù, vedendo la mia meraviglia, mi ha detto:

“Figlia mia, non ti meravigliare, il campo che tu vedi è la mia Divina Vo-lontà e i tanti Gesù che vedi sono le mie verità che riguardano il mio «Fiat». In ciascuna di esse c’è una mia vita, la quale, formando il suo fulgido Sole, si circonda di luce per spandere i suoi interminabili raggi e far conoscere che sono Io la fonte da cui sorgono 51 le mie verità. Vedi dunque quante mie vite ho messo fuori per quante verità ti ho manifestato. Sono vite mie che ho messo fuori con la sorgente del Sole, non semplice luci, e sono rimasto nel mezzo di esse, per fare che tutti sentano la forza, la virtù creatrice in queste verità. Amo tanto ciascuna di esse quanto amo Me stesso, e chi non volesse riconoscere la mia vita, il mio Sole, la mia virtù creatrice in queste [185] verità sul mio «Fiat», o è cieco, oppure ha perduto il bene dell’intelletto.

Come pure ti dovrebbe essere di grande consolazione che possiedi in te tante vite per quante verità ti ho manifestato. Perciò riconosci il gran bene; tesoro più grande non potevo affidarti, [e] non ti impensierire, il Sole saprà fare la sua via e, siccome è luce, nessuno potrà impedirgli il passo.”

Poi ha soggiunto con un accento più tenero: “Figlia mia, la nostra Maestà adorabile ama tanto la creatura che mettiamo a sua disposizione la nostra vita, per fare un’altra simile a Noi. Mettiamo la vita nostra come modello innanzi alla creatura, affinché modellandosi sulla nostra, copi la nostra vita e formi dei facsimili col suo Creatore. Perciò usiamo tanti stratagemmi [e]finezze d’amore, diamo grazie sorprendenti, per vederci copiati nella creatu-ra. E allora saremo [186] contenti, quando il nostro Amore, unito con la nostra Divina Volontà, vincerà la creatura [e] potremo riconoscere in essa la nostra immagine e somiglianza, quale uscì dalle nostre mani creatrici.”

6 Agosto 1928

Differenza tra le opere nel Volere Divino e le opere nel volere umano: nelle prime c’è la Vita
Divina, sorgente infinita di ogni bene e di tutte le qualità di Dio; queste altre sono opere solo
umane, senza vita. La Divina Volontà è luce, che svuota l’anima da qualunque passione
e forma la nuova vita pura e santa, come Dio la creò

Stavo seguendo i miei atti nel “FIAT” Divino e mentre ciò facevo pensavo tra me: Qual è la differenza tra operare il bene nel Divin Volere e operare il bene nell’umano volere? E il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto:

“Figlia mia, che differenza c’è? Vi è tale distanza che tu stessa non puoi giungere a comprendere tutto il valore che c’è nell’operare nel mio Volere Divino. L’operare nel mio «Fiat» è vita che l’anima prende in sé, è vita divi-na, questa vita con la [sua] pienezza è sorgente di tutti i beni. Ogni atto [187] fatto nella mia Volontà [dal]l’anima racchiude in sé una vita che non ha principio né fine, racchiude un atto da cui tutto sorge, sorgente che mai [si]esaurisce, ma che cosa sorge? Sorge la continua santità, sorge la felicità, la bellezza, l’amore; tutte le qualità divine stanno continuamente in atto di sorgere e crescere, e [per] l’anima che potesse possedere un atto fatto nella mia Volontà, se si potessero mettere insieme tutte le opere buone di tutte le creature di tutti i secoli, non potrebbero mai uguagliare quest’atto solo fatto nella mia Volontà, perché in questo vi regna la vita; nelle altre opere fatte fuori del mio Volere non c’è la vita dentro, [sono] opere senza vita.

Supponi che tu fai un lavoro, ci metti la tua opera, ma non la tua vita dentro: perciò chi potesse possedere o vedere [188] quel lavoro possedereb-be o vedrebbe l’opera tua, ma non la tua vita. Tale è l’operato umano: sono lavori che fanno, non vita che mettono nei loro lavori, quindi soggetti a macchiarsi, a consumarsi e anche a sperdersi. Invece è tanto l’amore [del]la mia Volontà, la [sua] gelosia dell’operato dell’anima fatto in Essa, che vi mette nel mezzo dell’opera, come centro, la sua vita divina. Sicché l’anima che fa tutti i suoi atti in Essa, possiede tante vite divine per quanti atti esercita nel mio «Fiat» supremo. Lei si può chiamare la bilocatrice e la popolatrice della vita divina, nel mare interminabile del mio eterno Volere.

Perciò, per quanto possano fare e sacrificarsi le altre creature, non pos-sono mai piacermi se non vedo scorrere la vita della mia Volontà in loro, perché essendo senza vita, non c’è nelle loro opere l’amore che sempre ama, la santità che sempre cresce, la bellezza che sempre si abbellisce, la [189] gioia che sempre sorride; al più ci possono essere nell’atto del loro operare, ma come finisce l’opera, finisce l’esercizio della loro vita nell’opera loro, ed Io, non trovando la continuazione della vita nella loro opera, non trovo gusto e piacere e sospiro l’anima che vive nella mia Divina Volontà, per trovare le sue opere piene di vite divine che sempre amano. Non sono opere mute, ma parlanti, e siccome posseggono una Volontà Divina sanno parlare del loro Creatore così bene, che prendo tutti i gusti a sentirle e mi trattengo con esse con tanto amore che mi riesce impossibile separarmi, molto più che è la mia stessa vita che mi lega con loro, con nodi insepa-rabili. Oh, se tu sapessi il gran bene di averti chiamato a vivere nella mia Volontà, i prodigi, le ricchezze infinite che puoi racchiudere, l’amore con cui il tuo Gesù sente di amarti, saresti più attenta e riconoscente e ameresti che il mio «Fiat» sia [190] conosciuto e che formi il suo regno in mezzo alle crea-ture. Perché solo Esso sarà il seminatore della vita divina nella Creazione.”

Onde seguivo il mio abbandono nel “FIAT” e la mia mente si sperdeva nel vedere l’illimitatezza di Esso, la sua luce che tutto investe, la sua Potenza che tutto fa, la sua Sapienza che tutto ordina e dispone. La mia povera e piccola mente voleva prendere tante cose da quella luce e mare interminabili, ma non prendeva altro che poche stille, espresse non con vocaboli umani ma divini, che la mia piccola capacità non sa ridurre a parole. Ma mentre ero immersa in quel mare di luce, il mio amato Gesù, facendosi vedere in quella luce, mi ha detto:

“Figlia mia, la mia Volontà è luce, e la prerogativa e virtù della sua luce è svuotare l’anima che si fa dominare da Essa da qualunque passione, per-ché la sua luce si mette dentro, come centro, e col suo calore [191] e con la sua luce vivificatrice si disfa da qualunque peso umano e vivifica e converte tutto in germe di luce, formando nell’anima la nuova vita senza germe di male, tutta pura e santa, quale uscì dalle nostre mani creatrici, in modo che questa fortunata creatura non può temere di far male a nessuno, perché la vera luce non fa mai male a nessuno, anzi porta a tutti il bene che contiene la mia luce vivificatrice, né può temere di ricevere il male perché la vera luce è intangibile di ricevere neppure la [sua]ombra. Quindi non deve fare altro che godersi la sua fortuna e spandere a tutti la luce che possiede.” [192]

12 Agosto 1928

Fin dove arriva la comunione dei Santi: Adamo, mentre visse nella Divina Volontà,
possedeva la vita, l’amore, gli atti di tutti, compresi quelli di Gesù e Maria e dello
stesso Dio. Così è per chi vive nella Divina Volontà: possiede tutto e può dare tutto.
In virtù di Essa sente l’ordine, l’armonia e l’unione con tutte le opere di Dio

Stavo continuando il mio giro nella Creazione ed ora mi soffermavo ad un punto ed ora ad un altro, per poter seguire e guardare ciò che Dio aveva fatto nella Creazione, e giungendo a ciò che aveva fatto Adamo nello stato d’innocenza dicevo tra me: come vorrei saper fare ciò che fece il nostro padre nello stato d’innocenza, per poter anch’io amare e glorificare il mio Creatore come fece lui nello stato primiero della sua creazione.

Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, Adamo nello stato della sua innocenza, possedendo la vita della mia Divina Volontà, possedeva la vita e la virtù universale, perciò nel suo amore e negli atti suoi Io trovavo accentrato l’amore di tutto e di tutti, e tutti gli atti erano unificati insieme; neppure [193] il mio operato era escluso dall’atto suo. Quindi Io trovavo tutto nell’operato di Adamo, trovavo tutte le tinte di bellezza, pienezza d’amore, maestria inarrivabile ed ammi-rabile, e poi tutto e tutti. Ora, chi vive nel mio Volere risale nell’atto di Adamo innocente e, facendo sua la vita e virtù universale, fa suo l’atto [di lui]; non solo, ma risale negli atti della Regina del Cielo, in quelli del suo stesso Creatore, e scorrendo in tutti gli atti si accentra in essi e dice: «tutto è mio e tutto do al mio Dio. Come è mia la sua Volontà Divina, così è mio tutto ciò che è uscito da Essa, ed io, non avendo nulla di me, col suo «Fiat»ho tutto e posso dare Dio a Dio. Oh, come mi sento felice, glorioso, vitto-rioso nell’Eterno Volere!Posseggo tutto e posso dare tutto,senza nulla esaurire delle mie immense ricchezze». [194] Sicché non c’è atto né in Cielo, né in terra, in cui non trovo chi vive nella mia Volontà.”

Onde continuavo a seguire gli atti del “FIAT” Divino,ed il mio sempre amabile [Gesù] ha soggiunto: “Figlia mia, la mia Volontà è ordine e nell’anima dove Essa regna mette il suo ordine divino; in virtù di quest’ordine la creatura sente l’ordine nei suoi pensieri, nelle sue parole, nelle sue opere e passi, tutto è armonia. Come questa Divina Volontà mantiene l’ordine in tutte le opere uscite dall’Ente Supremo, in modo che sono tanto collegate insieme che sono inseparabili tra loro, ad onta che ciascuna opera ha il suo ufficio distinto –ma in virtù dell’ordine è tale l’unione che l’una non potrebbe né vivere né agire senza l’altra, molto più che una è la Volontà che le muove e dà loro vita–, così l’anima, in virtù del «Fiat», sente in sé l’ordine del suo Creatore [ed] è [195] talmente collegata ed unita insieme che si sente insepa-rabile e trasfusa col suo Creatore. Sicché lei si sente cielo nell’ordine delle sue azioni, parole, pensieri e passi; sente scorrere le stelle che ornano il suo bel cielo, si sente sole e vuole correre a dar luce a tutti, si sente terra e gode delle belle fioriture e delle belle scene del suo mare di grazia che scorre nella sua anima, e vorrebbe mettere fuori queste scene incantevoli e i suoi bei prati fioriti, per fare che tutti godessero e ricevessero il gran bene del dominio del mio Volere Divino. Quindi il vero segno che regna il mio «Fiat»nella creatura [è] se non si vedono cose scordate e disordinate, ma somma armonia e ordine perfetto, perché tutto ciò che lei fa ha il suo principio in Colui che l’ha creata e non fa altro che seguire l’ordine e le opere del suo Creatore.”

Onde ha seguitato a dire: “Perciò, figlia mia, [196] la vita di chi fa vivere la mia Volontà adorabile in sé mi è tanto preziosa, speciosa e di una bellezza sì rara, che è impossibile trovare una simile; non vedo uscire da lei altro che opere nostre. Se fosse necessario alla nostra gloria e al nostro amore inestinguibile, Ci formerebbe un nuovo cielo e tutta la Creazione insieme e, scorrendo nelle opere della Redenzione e Santificazione, Ci darebbe nuove redenzioni e santificazioni. Perché quella Divina Volontà che fece tutto ciò in Noi stessi, lo può fare nella creatura in cui Essa domina e regna, e come chiamò dal nulla tutte le opere nostre, così [le] può chiamare dal nulla di questa creatura, [e] non solo ripetere tutte le nostre opere, ma aggiungere cose ancora più sorprendenti. E Noi, il nostro Essere Supremo, conoscendo che questa creatura tutto può darci in virtù del nostro «Fiat», Ci sentiamo glorificati e amati come se di fatto ce lo facesse, perché in lei guardiamo non solo ciò che [197] Ci fa, ma anche ciò che Ci può fare.

Vedi dunque quanta preziosità lei racchiude, come è speciosa in tutti gli atti suoi; le sue tinte di bellezza Ci rapiscono e formano al nostro sguardo divino le scene più dilettevoli, tanto che nella nostra enfasi d’amore siamo costretti a esclamare: O Volontà nostra, quanto sei prodigiosa, ammirabile, amabile e dilettevole nella creatura dove tu regni! Lei è il tuo velo in cui, nascondendoti, prepari le scene più belle e dilettevoli da farci godere. Perciò si può chiamare la creatura più fortunata, che giunge a chiamare l’attenzione del suo Dio, per fargli festa e farlo godere delle opere sue, e che può giungere a dire: in virtù del tuo Volere ho tutto, tutto ti porto e nulla voglio, perché ciò che è tuo è mio.” [198]

15 Agosto 1928

Comunione con Dio: vivere nella Divina Volontà è farsi trovare da Dio in ogni cosa creata
e trovarlo in ogni sua opera, formando con Lui un solo amore. La gloria della Vergine
è insuperabile, perché la sua vita fu tutta di Divina Volontà; in virtù di Essa accentrò
in sé tutte le creature. In Lei tutti i Beati vedono la santità del “Fiat” Divino.

Il mio abbandono nel “FIAT”è continuo. Mi sembra che mi vuole in tutti gli atti suoi, o come attrice insieme con Esso, o almeno come spettatrice di ciò che fa, perché possedendo il Volere Eterno l’atto incessante, è natura sua di fare sempre, di non cessare mai di operare, ed essendo io piccola bambina, purché stia insieme si contenta di tenermi o in un modo o nell’altro. Onde seguendo il mio giro per tutta la Creazione pensavo tra me: Sarà necessario, lo vorrà proprio Gesù che io giri dappertutto?

Ed il mio amato Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, il vivere nella mia Divina Volontà è farsi trovare da Dio in ciascuna cosa creata, affinché l’Ente Supremo trovi in tutte le opere sue colei che amò e per amore della quale chiamò dal nulla e creò tante varietà di opere belle e meravigliose. Non trovandoti [199] in ogni opera sua Gli mancherebbe l’eco del tuo amore, della tua riconoscenza, e si troverebbe come senza di te in quelle opere in cui tu non girassi, come se non le avesse fatto per te; mentre è proprio questo il nostro scopo di chiamarti a vivere nella nostra Divina Volontà, che Noi troviamo te nelle opere nostre e tu trovi Noi in ciascuna cosa creata, dandoci tu il piccolo amore e [dandoti] Noi il grande amore che avemmo nel creare tante cose, e unendo insieme il tuo e il nostro [amore], formare uno solo per poter dire: quanto Ci ama la piccola figlia della nostra Volontà Divina! Diversamente il nostro amore e le nostre opere resterebbero isolati e senza la compagnia di colei per la quale creammo tutto, mentre il vivere nella Divina Volontà è comunione tra Creatore e creatura, e rendendosi inseparabili, dove si trova l’uno si trova l’altra e [in] tutto ciò che fa Dio la creatura trova il [200] suo piccolo posto. Non vuoi trovare tu un posticino in tutte le opere della Creazione e Redenzione? Perciò continua il tuo volo e lasciati portare dalle braccia del mio «Fiat», ed Esso avrà cura di mettere la piccola neonata in ogni opera sua.”

Dopo ciò, stavo pensando e accompagnando la Sovrana Regina quando fu assunta in Cielo, e il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, come inneg-giando alla sua Mamma Celeste, mi ha detto:

“Figlia mia, la gloria della Mamma del Cielo è insuperabile; nessun altro delle regioni celesti possiede mari di grazie e di luce, mari di bellezza e di santità, mari di potenza, di scienza e di amore, molto più questi mari li possiede nel mare interminabile del suo Creatore. Gli altri abitanti della Patria Beata tutt’al più posseggono, alcuni i piccoli rivoli, altri le goccioline, altri le fontanine. Solo Lei è unica, perché fu l’unica che fece vita nel «Fiat»Divino, mai ebbe luogo in Lei l’umano volere, la sua vita fu tutta di Volontà Divina e in virtù [201] di Essa accentrò in sé tutte le creature, concependole nel suo Materno Cuore e bilocando tante volte il suo Figlio Gesù per darlo a ogni creatura che aveva concepito nel suo Cuore verginale. Perciò la sua Maternità è estesa a tutti. Tutti possono darsi il vanto e dire: la Madre di Gesù è la Madre mia, e questa Madre sì dolce, amabile, amante, dà a cia-scuno il suo Figlio diletto, come pegno del suo amore materno. Solo la mia Volontà poteva darle questa virtù di concepire tutte le creature come figli suoi e di moltiplicare tante volte il suo Gesù per quanti figli aveva.

Ora, in Cielo, l’Altezza della Madre Sovrana, possedendo i suoi mari, non fa altro che innalzare onde altissime di luce, di santità, d’amore, eccetera, e scaricarle sul Trono dell’Ente Supremo, il quale, per non farsi vincere dal-l’amore di Lei, da sotto i mari della Vergine Regina, che tiene nel suo più esteso, più profondo, forma le onde sue più alte e le versa su di Lei, e Lei prepara le altre a Dio, in modo che tutto [202] l’Empireo resta allagato da queste onde di luce, di bellezza, d’amore e simili, tanto che tutti prendono parte e godono, e vedendo che loro, cioè i beati, non possono formare queste onde perché non posseggono mari, comprendono che se la loro Madre e Regina possiede tutto ciò è perché formò la sua vita e santità nella Volontà Divina. Sicché i Santi conoscono nella Vergine che significa santità del Volere Divino nella creatura e perciò sospirano che altre creature porti-no questi mari nella Patria Celeste, per veder formare altre onde incantevoli e di loro maggiore godimento. La terra non conosce ancora la santità nella mia Volontà e perciò amo tanto farla conoscere, ma al Cielo è ben nota perché c’è la Regina Sovrana che, solo a vederla, si fa rivelatrice della santità del mio «Fiat». Sicché Lei, in virtù di Esso, fu in terra portento di grazie per sé e per tutta l’umana famiglia ed è portento di gloria nella Patria Celeste, né alcun’altra creatura si può dire simile a Lei.” [203]

18 Agosto 1928

Gesù e Maria ritenevano piccola ogni pena sofferta nel “Fiat” Divino, in vista del suo frutto,
acquistare il Regno per le creature. Ogni verità sul Divin Volere contiene una Vita divina,
inoperosa in attesa di essere conosciuta

Stavo facendo il mio solito giro nelle opere della Redenzione e soffermandomi ora ad una pena, ora ad un’altra che Gesù e la Celeste Regina avevano sofferto, pensavo tra me: chissà come i loro Cuori restavano affogati nelle loro pene? Pene non piccole: la Vergine giungeva a sacrificare il proprio Figlio e il Figlio la sua stessa vita.

E il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto:“Figlia mia, sic-come in Me e nella Madre mia regnava il «Fiat» Divino, si comprende che significa soffrire e fare un atto in Esso e il gran bene che si acquista. Onde in virtù del grande acquisto, la pena ci pareva piccola, come una stilla di acqua nell’immenso mare. E per fare altri acquisti sospiravamo altre occa-sioni di opere e di pene, perché per un atto nella mia Volontà Divina non c’è pena, neppure il sacrificio della propria vita, che possa [204] uguagliare un acquisto così grande. Noi ci trovavamo nella condizione di una persona alla quale viene offerto il bene di un lavoro, sebbene faticoso, il cui guadagno è tanto grande che metterebbe la propria vita per avere occasione di avere altri simili lavori, perché innanzi ai grandi acquisti le pene si sospirano, si agognano e si giunge perfino a rapirle. Se per il lavoro di una giornata uno potesse guadagnare un regno, rendersi lui e tutta la sua patria felici, chi non farebbe il lavoro di un giorno? Sebbene per Me e per la Celeste Signora la Patria fosse già nostra [ed] eravamo più che felici, perché chi possiede il «Fiat» Divino non è soggetto ad alcuna infelicità, tutto era nostro, siccome le nostre opere e pene nel no-stro Volere Divino servivano per l’acquisto del Regno per l’umana famiglia e ogni pena in più raddoppiava i diritti ad esso, per un sì grande acquisto, per il loro amore e per vederli felici ci sentivamo [205] gloriosi, vittoriosi, che la giornata della nostra vita quaggiù, fosse colma 52 di pene e di opere per causa loro. E poi, non solo per questo, cioè per il bene delle creature, ma perché l’operare nel «Fiat» dà campo a fare operare un Volere Divino e, ope-rando in Esso, sono cieli che corrono in quell’atto, sono soli che si racchiu-dono, sono beni immensi che sorgono, insomma, è quel «Fiat» Divino che tutto può e tutto possiede.”

Onde continuavo il mio abbandono nel Supremo Volere e pensavo alle tante verità che il mio amato bene Gesù mi ha detto sul “FIAT”, e Lui sospirando ha sog-giunto:“Figlia mia, quante verità ti ho manifestato riguardo al mio Volere, tante vite divine di Volontà mia ho messo fuori per [il] bene della creature. Ora, queste vite esistono; sono tante che potrebbero riempire tutto il mondo di vita di Volontà Divina e portare in mezzo alle creature il bene che esse contengono, e siccome non sono conosciute, vivono nascoste, inoperose, senza [206] portare il bene che ogni vita possiede. Esse stanno tutte in atte-sa, aspettando con pazienza divina chi apra loro le porte per farle uscire, e questo lo faranno coloro che si occuperanno di far conoscere al mondo che queste vite esistono, perché aprendo loro le porte le metteranno in via in mezzo alle creature, per far fare a ciascuna l’ufficio che ha e porgere la luce, il bene che possiede, perché ora succede 53 che queste vite hanno piedi e non camminano, mani e non operano, bocca e non parlano. Quale conto mi darà chi tiene inoperose tante vite? Guardale, figlia, come stanno tutte in attesa, che vogliono camminare, operare, parlare, e siccome non le fanno conoscere, stanno come se non avessero piedi, mani e [fossero]senza voce.”

Io ho guardato ed, oh, come era commovente vedere queste vite, il cui numero era così grande che io non potevo numerarle, tutte in attesa, che volevano muoversi, parlare, inchinarsi su ogni creatura per dar loro la mano, far ascoltare la loro lezione [207] e porgere loro il bacio, il bene del “FIAT” Divino.

23 Agosto 1928

Siccome la vita umana ebbe inizio nel Regno della Divina Volontà, anche se l’uomo se ne
andò, i suoi atti precedenti vi rimasero; quindi a garanzia che verrà ci sono i diritti di Dio
e i diritti dell’uomo, confermati dagli atti di Gesù e di Maria. Dolore di Gesù perché chi deve
pubblicare questi scritti vuole nascondersi con ingratitudine. Nella solitudine della sua vita
pubblica, Gesù ebbe sempre la compagnia di quanti vivono nel suo Volere

Stavo pensando tra me: ma sarà proprio vero che verrà il regno della Volontà di Dio sulla terra? Ed il mio amabile Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, come mai dubiti? Non sai tu che ci sono i diritti di Dio per dare questo regno e i diritti dell’umanità per riceverlo? Perché Dio, nel crea-re l’uomo, col dare la sua Volontà all’uomo come eredità, dava questi diritti, che regnasse la sua Divina Volontà sulla terra come regnava in Cielo; tanto è vero che nel «Fiat» ebbe inizio la vita del primo uomo, il quale con aver fatto i suoi primi atti in Esso metteva i suoi pegni, i suoi lavori nell’eredità divina, tanto che tuttora esistono questi [208] pegni ed atti nella mia Volon-tà, sono incancellabili, e se l’uomo uscì da Essa, i suoi atti restarono, e que-sto costituisce per l’umanità un diritto di rientrare di nuovo nel regno per-duto, perché Noi non guardiamo l’uomo in se stesso, ma guardiamo tutta l’umana famiglia come se fosse uno solo, e se uno esce e si distacca, resta sempre l’umanità, la quale può ricevere ciò che perdette quello che uscì [dal Volere Divino]. Quindi ci sono diritti d’ambo le parti. Se ciò non fosse non sarebbe una realtà che l’uomo vivesse nel nostro regno, ma un modo di dire. Invece quando Noi diamo, diamo con i fatti, tanto è vero che la vita umana ha il suo principio nel regno della nostra Volontà. Se tu sapessi che significa fare anche un solo atto in Essa! Il suo valore è incalcolabile. E poi ci sono gli atti della mia Umanità [e] quelli della Regina del Cielo, fatti tutti nel [209] regno del nostro Volere Divino, che come capi dell’umana famiglia, riconfermiamo alle creature i diritti di rientrare nel nostro regno.”

Dopo ciò stavo impensierita per la pubblicazione degli scritti sulla Volontà di Dio, specie per certi contrasti. Ed essendomi messa a pregare, il mio dolce Gesù faceva vedere che si manteneva il Cuore con le mani, tanto era il dolore che sen-tiva, e tutto afflitto mi ha detto:

“Figlia mia, come mi sento dolente! Avrebbero dovuto sentirsi onorati e pieni di vanto e gloria di farsi conoscere chi sono coloro che hanno questo grande onore di pubblicare le verità sulla mia Santa Volontà. Onore e gloria più grande non potevo dar loro, di chiamarli ad un ufficio sì alto, invece vogliono nascondersi. Come mi duole il Cuore, mi sento tanto dolente che non posso contenerlo. Le verità sul mio «Fiat» sono il [210] nuovo Vangelo del regno del mio Volere Divino, in cui troveranno le norme, il Sole, gli inse-gnamenti [su] come nobilitarsi, elevarsi alla loro origine e prendere lo stato dato loro da Dio nel principio della Creazione; troveranno il Vangelo che, prendendoli per mano, li condurrà nella vera felicità, nella pace costante. La sola legge sarà la mia Volontà, la quale col suo pennello d’amore intinto nei vivi colori della sua luce, restituirà all’uomo la somiglianza del suo Creatore. Oh, come avrebbero dovuto agognare di ricevere e di far cono-scere un tanto bene! Invece succede tutto il contrario. Così come nella Redenzione gli Evangelisti si tennero onorati di farsi conoscere che erano loro che mettevano fuori il Vangelo, perché fossero conosciuti da tutto il mondo, e con gloria vi segnarono il loro nome, tanto che nel predicare il Vangelo prima si fa nome di chi lo scrisse e poi si dice il Vangelo, così voglio che si faccia sulle [211] verità della mia Volontà, che da tutti si sappia chi sono coloro che hanno portato tanto bene nel mondo. Ma [che] cosa credi tu che sia? Tutta prudenza umana. Ah, quante opere divine ha fatto fallire l’umana prudenza in mezzo alle creature, e come infingardi sono giunti a ritirarsi dalle opere più sante. Ma la mia Volontà saprà trionfare su tutto e schernirsi di loro. Ma non posso nascondere il dolore di tanta umana ingratitudine ad un tanto bene.”

Onde seguivo il mio giro nel “FIAT” e, accompagnando il mio amabile Gesù nella sua vita quaggiù, mi faceva pena quando giungevo a quei momenti in cui se ne stava solo solo, [senza]neppure la sua Mamma Celeste, come nel deserto e nelle notti della vita pubblica, [quando]appartandosi da tutti, quasi sempre se ne stava all’aperto, fuori dall’abitato, da solo a pregare e anche a piangere per la nostra salvezza. Ed io dicevo tra [212] me: “Mio Gesù, la tua piccola figlia non si sente di lasciarti solo, voglio mettermi vicino a te e, se non so fare altro, ti sussurrerò all’orecchio «ti amo, ti amo». Per la tua solitudine, per le tue pre-ghiere e lacrime, dammi il regno del tuo Volere, fa’ presto, vedi come il mondo precipita? Esso lo metterà in salvo”.

Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù è uscito dal mio interno e get-tandosi nelle mie braccia per godersi la mia compagnia mi ha detto: “Figlia mia, grazie; in ogni atto mio ti aspetto sempre per dire: la piccola figlia del mio Volere non mi ha lasciato mai solo. Tu devi sapere che molto mi pesava la mia solitudine, perché Colui che era venuto per tutti e a cercare tutti, dove-va essere desiderato 54 da tutti; per ciascuno di essi sentivo al vivo la pena della solitudine in cui mi lasciavano e col mio sguardo indagatore andavo indagando se qualcuno mi cercava e amava la mia compagnia, e molte volte invano attendevo questo conforto. Però devi sapere che, in tanta soli-tudine in cui mi lasciavano le creature, non restavo mai solo, avevo la com-pagnia degli angeli, quella della mia Mamma, e, sebbene lontana, la mia [213] Volontà Divina mi portava il suo palpito e in corteggio intorno a Me tutti gli atti suoi, che mi facevano compagnia, e poi, fin d’allora mi portava la neonata del mio «Fiat» con tutto il drappello dei figli del Regno mio per mia compagnia. Perché per il mio Volere Divino tutti i tempi sono suoi e ha virtù di ridurli ad un punto solo, per averli in tutti i tempi in atto continuo senza mai cessare. Oltre a ciò, come l’anima ricorda ciò che Io feci e vuole starmi intorno, prepara in sé il vuoto dove mettere il frutto di ciò che Io feci e soffrii.”

26 Agosto 1928

Il Volere Divino come vera Madre tiene nelle sue braccia chi vive in Esso ed Esso vive in lui;
sono inseparabili e corrono insieme in tutte le loro opere. Chi vive nel Volere Divino,
come opera, sprigiona lampi di luce senza limiti, di nuova forza creatrice di vita divina.
Per riportare il Regno del Divin Volere Gesù ci deve alitare di nuovo

Il mio volo nell’Eterno “FIAT” è continuo. Mi sembra che non so stare altrove né so fermarmi che in Esso. Più che vita lo sento in me e fuori di me, e per quanto corra e voli, non trovo altro che opere, proprietà interminabili e senza confini e la sua vita palpitante [214] in tutto e dovunque, e mentre, questo Volere Divino si trova nell’alto, nel basso, conserva tutto, è attore e spettatore di tutto.

Ora, la mia piccolezza si perdeva nel “FIAT”Divino, giravo per tutta la Creazione e facendo risuonare il mio piccolo “ti amo” in ciascuna cosa creata, chiedevo il regno della Volontà Divina sulla terra; ed il mio amabile Gesù, facendo vedere che mi portava nelle sue braccia per farmi seguire gli atti della sua Divina Volontà, mi ha detto:

“Figlia mia, quanto ti ama il mio Volere! Più che Madre ti tiene tra le sue braccia e, mentre ti tiene stretta al suo seno, ti sta dentro per crescere insieme con te, palpita nel tuo cuore, circola nel tuo sangue, cammina nei tuoi piedi, pensa nella tua mente, parla nella tua voce. È tanto il suo amore, la sua gelosia, che se sei piccola si fa piccola, se cresci cresce insieme e se operi ti ingrandisce tanto che ti distende in tutte le sue opere. La madre può lasciare la figlia sua, può [215] dividersi, stare lontano; la mia Volontà non mai, perché facendosi vita della figlia sua, si rende inseparabile, sicché anche volendo lasciarla, non può, perché è la sua stessa vita che vive e [che]ha formato nella figlia sua. Chi mai può avere questo potere e amore insuperabile, di formare e [far] crescere la propria vita con la figlia sua? Nessuno, solo la mia Volontà, che possedendo un amore eterno e una virtù creatrice, crea la sua vita in chi rinasce e vuol essere solo suo figlio. Ecco perché tu giri nella Creazione, perché questa Madre, [cioè] la mia Volontà Divina, vuole la sua vita che ha formato in te, la sua figlia, in tutti gli atti suoi. Quindi chi vive nel mio «Fiat» Divino corre insieme alla corsa vertigi-nosa, ordinata ed armonica di tutta la Creazione, e siccome la corsa ordi-nata di tutte le sfere forma la più bella musica armoniosa, l’anima che corre insieme forma la sua [216] nota di armonia, alla quale, facendo eco nella Patria Celeste, tutti i beati fanno attenzione e dicono: «Com’è bello il suono che si sente nelle sfere, perché gira in esse la piccola figlia del «Fiat»Divino! È una nota di più e un suono distinto che sentiamo, e il Volere Divino ce lo porta fin nelle nostre regioni celesti». Perciò non sei tu che corri, è la mia Volontà che corre, e tu corri insieme con Essa.”

Onde continuavo a pensare ai grandi prodigi e [alla]sublimità del “FIAT” Divino, e mentre mi sentivo sperduta in Esso, il mio amato Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, come il lampo si sprigiona dalle nubi e illumina la terra e poi si ritira di nuovo nel seno delle nubi, per chiarire spesso spesso con la sua luce la terra, così l’anima che vive nel mio Volere, come opera, non solo sprigiona i suoi lampi dal seno della sua umanità e forma altra luce nel Sole del mio «Fiat» Divino, ma rischiara la terra dalle tenebre dell’umano[217] volere; solo che il lampo che sprigionano le nubi è luce limitata, il lampo fatto nel mio Volere Divino è senza limiti e nella sua luce porta la conoscenza di Esso, perché l’operare nel mio Volere contiene la forza universale, quindi forza unica, nuova creazione, vita divina. Perciò, come fa il suo atto di lam-po, tutte le porte delle opere mie si aprono per ricevere la nuova creazione e il lampo di luce dell’operato della creatura nel mio «Fiat». Perciò tutte le opere mie si sentono rinnovate e doppiamente glorificate. Sicché tutte festeggiano nel sentire la nuova forza creatrice su di loro.”

Dopo ciò, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere da piccolo bambino nel fondo della mia piccola anima; mi stringeva, mi baciava, mi alitava, ed io mi sentivo infondere nuova vita, nuovo amore, e ripetevo a Lui ciò che faceva a me; e ripetendo i suoi baci mi ha [218] detto: “Piccola figlia del mio Volere, il mio alito fiatandoti ti rinnova, con la sua potenza vivificatrice distrugge in te l’infezione del germe dell’umano volere e vivifica il germe del mio «Fiat»Divino. Questo alito è il principio della vita umana della creatura, la quale, come si allontanò dal mio Volere, perdette il mio alito e, sebbene le restò la vita, non sentiva più la forza vivificatrice del mio alito che, vivificandola, la manteneva bella, fresca, a somiglianza del suo Creatore. Sicché l’uomo senza il mio alito rimase come quel fiore che, non avendo più pioggia, vento e sole, si scolorisce, appassisce e, declinando il suo capo, tende a morire. Ora, per riabilitare il regno del mio Volere Divino in mezzo alle creature, è necessario che ritorni il mio alito continuo in mezzo a loro, che soffiando loro più che vento, faccia entrare in esse il Sole della mia Volontà, che col suo calore distrugga il germe [219] cattivo dell’umano volere e [lo faccia]ritornare bello e fresco come era stato creato, e il fiore, raddrizzando il suo stelo sotto la pioggia della mia grazia, rialzi il suo capo, si vivifichi, si colo-risca e tenda alla vita del mio Volere, non più alla morte.

Oh, se sapessero le creature il gran bene che sto preparando, le sorprese di amore, le grazie inaudite, come sarebbero più attente! E chi conosce le verità del mio Volere, oh, come metterebbe la vita per slanciarle in mezzo al mondo, affinché si dispongano a ricevere un tanto bene, perché esse hanno virtù di aiutare a facilitare le disposizioni umane per un bene sì grande. Ma l’ingratitudine umana è sempre quella; invece di prepararsi, pensano a tutt’altro e precipitano nel peccato.” [220]

30 Agosto 1928

Differenza di ciò che si prova davanti all’Umanità SS. di Gesù e davanti
alla maestà infinita della sua Divinità. Differenza tra il suo linguaggio nella Redenzione
e quello per manifestare le verità del suo Regno. Quest’ultimo manifesta
il suo atteggiamento di Padre con i suoi figli sani, che posseggono la sua stessa Vita

Il mio amabile Gesù si faceva vedere da piccolo bambino, che stringendosi tutto a me, mi faceva tanti vezzi amorosi. Oh, come è bello vederlo nella sua infan-tile Umanità, tutto amore, tutto fiducia! L’anima sente tale fiducia in Gesù, perché vede in Lui la sua Umanità, che le somiglia tanto che si affratellano insieme, s’immedesimano ed uno si trasforma nell’altro. Sicché il velo dell’Umanità di Gesù che racchiude in sé la sua Divinità adorabile, serve come mezzo di fiducia, con cui la creatura perde tutto il timore e se ne sta col suo Gesù tutto amore, più che [un]figlio tra le braccia di suo Padre Celeste. È tanto l’amore di Gesù che dice alla creatura: “Non temere, sono tuo, simile a te, vestito come te, ed è tanto il mio amore che nascondo la luce interminabile della mia Maestà dentro la mia Umanità,[221] per farti stare con Me come una piccola bambina nelle mie braccia”.

Invece, quando il mio amato Gesù fa uscire da sé la sua Divinità, già la sua stessa Umanità resta eclissata in quella luce interminabile, ed io sento la grande distanza tra me e il mio Creatore, la sua Maestà Divina sfolgorante mi annienta, sprofondo nella mia polvere e non so dove andare per sfuggire alla sua luce, perché non c’è punto in cui non si trovi, ed io sono il piccolo atomo che resta inabissato nella sua stessa luce. Mi sembra che sto dicendo spropositi; perciò passo avanti. Onde il mio Sommo Bene Gesù mi ha detto:

“Figlia mia, il regno della mia Volontà sta tutto preparato nella mia Umanità ed Io sono pronto a metterlo fuori per darlo alle creature. Si può dire che ho formato le fondamenta, ho innalzato i [222] fabbricati, le stanze sono innumerevoli e tutte addobbate ed illuminate, non di piccole luci, ma di tanti Soli per quante verità ho manifestato sul mio «Fiat» Divino. Non ci vuole altro che quelli che lo abitino; ci sarà luogo e stanze per tutti perché è più vasto di tutto il mondo. Col regno della mia Volontà tutto sarà rinnovato nella Creazione, le cose si metteranno al loro stato primiero; perciò è necessario che succedano molti flagelli, per fare che la divina giustizia si metta in equilibrio con tutti i miei attributi, affinché equilibrandosi lasci il regno del mio Volere nella sua pace e felicità. Quindi non ti meravigliare se molti flagelli precedono un tanto bene che sto preparando e che voglio dare; è la mia giustizia che reclama i suoi diritti, affinché, equilibrata, si metta in pace con le creature, senza dar loro più molestia. Molto più che i figli del [223] regno del mio «Fiat» Divino non la offenderanno più e la mia giustizia divina si cambierà per loro tutta in amore e misericordia.”

Onde dopo ciò seguivo tutti gli atti che aveva fatto Gesù nella Redenzione, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, il mio linguaggio nella Redenzione fu ben differente da quello che ho tenuto per il regno della mia Divina Vo-lontà. Perché nella Redenzione il mio linguaggio doveva adattarsi a persone incapaci, deboli, malate, sordi, muti e ciechi e molti sull’orlo della tomba, quindi per parlare loro mi servii di parabole e similitudini del basso mondo, che loro stessi potevano toccare con mano. Perciò ora parlavo da medico e porgevo loro le medicine per guarirli, ora da Padre che aspettava il loro ritorno, ancorché fossero figli discoli, ora da pastore che andava in cerca della pecorella smarrita, ora da giudice che, non potendo attirarli per via d’amore, cercava di attirarli [224] almeno con le minacce e col timore, e tan-te altre similitudini. Questo mio linguaggio dice che coloro ai quali Io parla-vo non mi conoscevano, non mi amavano, molto meno facevano la mia Volontà, anzi erano lontani da Me, ed Io con le mie parabole facevo le ricer-che e stendevo la rete per pescarli e dare a ciascuno il rimedio per guarirli; ma quanti mi sfuggivano, ed Io aumentavo le ricerche e gli insegnamenti per dar luce a tanti ciechi, affinché uscissero dalla loro ostinata cecità.

Ora vedi come è differente il linguaggio che ho tenuto nel manifestare le verità sulla mia Divina Volontà, che devono servire per i figli del suo regno. Il mio linguaggio sul «Fiat» è stato come [quello di]un Padre in mezzo ai suoi cari e amanti figli, tutti sani, che possedendo ciascuno la mia stessa vita in sé, in virtù del mio Volere, saranno capaci d’intendere le mie lezioni più alte, e perciò sono passato oltre, [225] mettendo avanti le belle simili-tudini del sole, delle sfere, del cielo, dello stesso modo d’operare divino, che si estende fino all’infinito, perché tenendo in loro il mio «Fiat» Divino, avranno in sé Colui che ha creato il cielo, le sfere, il sole, [e] darà loro virtù di far copiare in sé tutto ciò che ha creato e gli stessi modi che ha nel suo operare divino; questi saranno i copiatori del loro Creatore. Ed Io perciò sono stato così lungo nel manifestare le verità sul mio «Fiat», ciò che non feci nella Redenzione, perché usai parabole che contenevano modi umani e finiti, quindi non avevo tanta materia per potermi dilungare tanto 55 . Invece le similitudini che riguardano la mia Volontà sono di modi divini e quindi c’è tanta materia da dire che si rendono inesauribili. Chi può misurare la vastità della luce del sole e l’intensità del suo calore? Nessuno. Chi mai può dare un termine al Cielo e alle [226] molteplici mie opere divine? Oh, se tu sapessi quanta sapienza, amore, grazia, luce, ho messo nel manifestare le mie verità sul mio «Fiat» Divino, tu resteresti affogata di gioia, da non poter più vivere, e ameresti che il lavoro del tuo Gesù fosse conosciuto, per fare che un lavoro sì esuberante, che costa prezzo incalcolabile, abbia la sua gloria e comunichi i suoi benefici effetti alle altre creature.”

2 Settembre 1928

Tutte le cose create, che nascondono la presenza di Dio, furono date all’uomo come
membra, delle quali egli fosse il capo e ne avesse conoscenza e dominio, così come lui
doveva essere unito a Dio, il suo capo. La Divina Volontà diede la Fecondità Divina a Maria
e la fece Mamma di Gesù; lo stesso fa con la piccola Figlia

Stavo secondo il mio solito facendo il giro per tutta la Creazione, per seguire ciò che la Divina Volontà aveva fatto in essa. Oh, come mi sembrava bella! Come il “FIAT” Divino godeva il suo trionfo, riceveva la sua piena gloria, aveva il suo totale dominio e stendeva la sua vita ovunque e dappertutto! Sicché Esso è luce e distende la sua vita di luce, è potenza, è ordine, è purezza, e distende [227] la sua vita di potenza, d’ordine, di purezza in tutte le cose create, e così di tutto il resto delle sue qualità divine. Quindi ogni cosa creata è sacra, più che [una]reliquia, perché racchiude in sé la potenza, la Volontà creatrice, la stessa vita di Colui che l’ha creata. Ed io, mentre giravo, mi sentivo di amare, di adorare, di abbracciare e baciare il sole, il cielo, le stelle, il vento, il mare, perché racchiudevano, velavano e formavano come tante abitazioni a Colui che le aveva creato.

Ma mentre la mia mente si perdeva nella Creazione, il mio dolce Gesù mi ha detto:“Figlia mia, guarda come sono belle le opere nostre, pure, sante e tutte ordinate! Se Ci servimmo della Creazione per formare i nostri veli, le nostre vaste abitazioni, Ci riservammo però di non dare ad esse nessuna ragione, perché lo scopo per cui furono create [228] fu l’uomo, non per sé stesse56 ,e perciò Ci riservammo di dare capacità e ragione57 di tutta la Creazione all’uomo, affinché lui, avendo ragione di essa 58 , Ci desse la glo-ria della luce del sole, del cielo, del vento e di tutto il resto. Sicché mettem-mo le cose create come membra dell’uomo, affinché lui, avendo ragione 58 di queste membra, se ne servisse per risalire dentro questi veli, per ritrovare Colui che come Re abitava dentro e portargli la gloria, l’amore di queste membra date a lui. Ma l’uomo per fare ciò e possedere la ragione che avreb-be avuto il sole, il cielo, il vento, ecc. e tenere le cose create come sue mem-bra, doveva possedere la vita e il dominio del nostro «Fiat» Divino, il quale gli avrebbe dato capacità e vasta e sufficiente ragione di tutta la Creazione, e avrebbe mantenuto la comunicazione, il rannodamento e l’inseparabilità di tutte queste membra (le cose create), perché solo la nostra Volontà Divina possiede [229] la totale ragione di ciò che ha fatto, e Noi demmo questa no-stra Volontà all’uomo affinché gli desse ragione di tutte le opere nostre. Per-ché tutto uscì da Noi ordinato e concatenato insieme, come membra al cor-po dell’uomo, essendo lui il nostro primo amore, lo scopo di tutta la Crea-zione, e perciò in lui accentrammo tutta la ragione che ci voleva per essa.

Ora, figlia mia, l’uomo col sottrarsi alla nostra Volontà Divina diede un colpo e recise le sue care e sante membra, e perciò poco intende del valore, della santità, della potenza, della luce [delle cose create], che come membra erano già sue, e il Divino Artefice resta senza la gloria, l’amore, la ricono-scenza del capo di queste membra.

Vedi dunque come è necessario il ritorno del mio «Fiat» Divino nel capo dell’uomo, per far ritornare l’ordine da Noi creato, il capo messo al suo posto e le membra riunite di [230] nuovo a chi così barbaramente e con suo danno le tiene recise? Non senti tu stessa che solo il mio Volere ha virtù di metterti in comunicazione con tutta la Creazione e, dandoti il volo, ti dà la ragione 58 della luce, del cielo, del mare, del vento, e volendo animare con la tua voce tutte le cose create, dalla più grande alla più piccola, ripeti il tuo gradito ritornello: «sono io che ti amo e ti glorifico nel cielo, nel sole, nel mare, nel vento e anche nel piccolo uccellino che canta, nell’agnellino che bela, nel profumo del fiore che si eleva a Te», e così via, via. È la vita del mio «Fiat», che siccome ha vita in tutta la Creazione, avendo vita in te, ti fa amare in tutte le cose che sono già sue.”

Io sono rimasta pensosa nel sentire che l’uomo, in virtù del “FIAT”, doveva possedere la ragione che avrebbe posseduto il sole, il mare, il vento, e il mio amato Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, questo lo fa anche l’uomo, perché nelle opere che fa non [231] lascia dentro la sua ragione. Se si forma un’abi-tazione, se ha un terreno e vi mette diverse piante, se fa un lavoro o altro, sono opere che non hanno la ragione 58 , la ragione se la riserva per sé e, se dà ragione, la dà alla sua famiglia, che non essendo opera, ma figli suoi, vuole che abbiano ragione 58 delle opere sue, affinché se ne servano secon-do vuole il padre, onde ricevere da loro la gloria delle opere sue. Se ciò fa l’uomo, perché non potrei fare Io altrettanto? Anzi, con più ordine e opere molteplici per il bene dell’uomo, e così tenerlo intorno a Me, insieme con Me, dentro di Me, talmente congiunto a Me, il capo, e lui le membra, come la Creazione sue membra e lui il capo di essa.”

Dopo ciò, seguivo i miei atti nella Redenzione e, soffermandomi quando il mio vezzoso Bambino Gesù stava in Egitto e la mia Mamma Celeste, [232] cullandolo nella sua povera culla, si occupava a preparare la veste al piccolo bambino, io, mettendomi vicino alla Mamma Regina, facevo scorrere il mio “ti amo” nel filo che serviva all’abituccio di Gesù e tentennavo la culla per far dormire il mio Celeste Bambino, cantandogli le mie nenie d’amore e chiedendogli il “FIAT” Divino, e mentre pareva che chiudesse gli occhi al sonno, con mia sorpresa l’ho visto alzare la testolina e, guardando la nostra Mamma Divina e me, ha detto con accento tenerissimo:

“Le mie due Mamme, la mia Mamma e la piccola figlia del mio Volere: la mia Volontà Divina le unisce insieme e fa che mi facciano59 tutte e due da Mamma. Perché la Celeste Regina mi è vera Madre? Perché possedeva la Vita del mio «Fiat» Divino. Esso solo le poteva somministrare il germe della fecondità divina, per concepirmi 60 nel suo seno e farmi figlio suo. Sicché senza la mia Divina Volontà, Lei non avrebbe potuto [233] assolutamente es-sere Mamma mia, perché nessun altro, né in Cielo né in terra, possiede que-sto germe della fecondità divina, che niente meno fa concepire il Creatore nella creatura. Vedi dunque [come]il mio Volere Divino mi formò la Mamma e mi fece suo Figlio. Ora mi sta formando la sua piccola figlia come mamma mia 61 e me la fa trovare vicino alla mia prima Madre, per farle ripetere gli atti suoi, intrecciarli insieme, farle impetrare il suo regno e quindi farle ripe-tere il suo germe divino e la fecondità del «Fiat Voluntas tua» nelle creature. Solo la mia Volontà Divina può tutto e[può]darmi tutto.”

Poi, chiudendo gli occhi al sonno, nel sonno ripeteva: “Le mie due Mamme, le mie due Mamme”. Come era tenero e commovente sentirlo! Come feriva il cuore vedere che interrompeva il sonno per dire “le mie due Mamme!”

O Volontà Divina, quanto sei amabile, potente ed[234] ammirabile! Deh, scendi nei cuori di tutti e metti questo tuo germe divino, affinché il suo seme fecondo formi il tuo regno e ti faccia regnare come in Cielo così in terra.

5 Settembre 1928

Gli atti umani convertiti in Volontà Divina diventano raggi di luce che avvolgono la terra,
penetrano in Cielo e si fondono col Sole Divino. Ogni verità manifestata da Gesù
è una Vita divina, che l’anima può anche moltiplicare

Mi sentivo priva del mio dolce Gesù e smaniavo per il suo ritorno, ma ahimé, mentre il mio povero cuore era torturato, il mio amato Gesù ha raddoppiato le mie pene col farsi vedere tutto piagato, coronato di spine, tanto incarnate che non si poteva guardare. Che scena commovente e dolorosa! Si è gettato nelle mie brac-cia per essere lenito. Oh, come spasimava, gemeva, si dimenava. Io l’ho stretto tra le mie braccia; volevo togliergli le spine, ma mi riusciva impossibile, tanto erano incarnate.

E Gesù singhiozzando mi ha detto: “Figlia mia, quanto soffro! Se sapessi quanto mi offendono le creature e come loro stesse armano la mia giustizia per [235] farsi colpire”.

E mentre ciò diceva pareva che scendessero dal cielo fulmini, fiamme, ghiacci, per colpire le creature. Io sono rimasta spaventata, ma mi faceva più spavento vedere Gesù così barbaramente ridotto. Onde continuavo a pregare e dicevo tra me: Oh, come vorrei convertire tutto, pensieri, parole, opere, passi di tutte le creature in Volontà di Dio, affinché il peccato più non esista, vorrei eclissarle di luce del Volere Divino, affinché investite di luce ed incantate da essa, eclissate dalla luce Divina, le creature perdano la forza, le passioni, la volontà di offendere il mio dolce Gesù.

Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù mi ha detto: “Figlia mia, come l’anima prende l’impegno di voler convertire tutti gli atti umani in Volontà mia, così forma i suoi raggi, che allargandosi prendono la terra come nel proprio pugno ed elevandosi al Cielo, più che raggi solari, investono il Sole della mia Volontà; tuffandosi in Essa formano un solo Sole, e facendo come una [236] gara di luce, tutto, cielo e terra, subiscono l’incanto e l’eclissi del Sole della mia Volontà, e anche la mia giustizia subisce l’eclissi di questa luce, in modo che molti flagelli vengono risparmiati.”

Onde dopo aver scritto un po’ a lungo, il mio dolce Gesù è uscito dal mio interno e prendendo il mio volto tra le sue mani mi ha detto: “Figlia mia, voglio pagarti il sacrificio di scrivere che hai fatto.”

Ed io: “Sono tre notti che ho scritto e non mi hai dato nulla; mi sembra che ora molto scarseggi, non mi mostri più quel grande compiacimento che mi mostravi prima quando io scrivevo, né mi comandi più di scrivere con quel tuo impero amoroso, come facevi prima. A me sembra che Tu sia cambiato.”

E Gesù: “Non posso cambiarmi, non è della natura divina il mutarsi. La natura umana si cambia, la divina mai. Quindi sii sicura che in Me nulla è mutato. Ma sai che voglio [237] darti per paga? La mia stessa Vita. Ogni verità che ti manifesto è [un] dono di vita divina che ti faccio, col darti [inoltre] la libertà di non solo tenere per te questo gran dono, ma di poterlo moltiplicare per darlo a chi vuoi tu e a chi lo volesse ricevere.

Onde tu devi sapere che ogni atto, parola, pensiero fatto dalla creatura nella mia Divina Volontà, è [una] pietruzza che getta nel mare di Essa, il quale increspandosi straripa a bene di tutti. Altre volte sono tanti venticelli che, facendo gonfiare il mare del mio «Fiat», formano le onde più o meno alte, a seconda della molteplicità dei venticelli che forma la creatura nel mio mare, e queste onde mentre s’innalzano scendono di nuovo, parte nel mare e parte allagano la terra. Oh, come è dilettevole vedere la creatura che ora viene a menare le sue pietruzze nel nostro mare, ora viene come a soffiare e forma [238] il suo venticello, e il mare le sorride con l’incresparsi, le fa le feste col ricevere il venticello e formare le onde. Sicché l’anima che vive ed opera nel mio «Fiat» Ci dà l’occasione di far sorgere il nostro mare e di darci la possibilità 62 di allagare la terra e il Cielo. E siccome è Volontà Divina che scorre, dispone le creature a chiedere il regno di Essa. E Noi sentiamo che la creatura che vive nel nostro Volere Divino richiama le feste, i trastulli, i giochi del principio della Creazione col suo Creatore. Tutto è lecito per chi vive nel nostro Volere e Noi tutto le lasciamo fare, perché lei non vuole altro che la nostra Volontà. Il nostro eco risuona in lei, ed essa, facendosi portare dal nostro eco divino, ora lancia 63 la pietruzza, ora forma il venticello che forma le onde, ora geme, ora parla, ora prega che vuole che il nostro «Fiat» Divino sia conosciuto, amato e domini sulla terra.” [239]

8 Settembre 1928

La luce della Divina Volontà rende inseparabile da Dio l’anima in cui regna, la quale perde
ogni interesse proprio e acquista gli interessi divini. Tutto ciò che si fa in Essa acquista vita
divina e virtù comunicativa; perciò si conosceranno tutte le fatiche e i sacrifici fatti perché
venga il suo Regno e per farlo conoscere, e saranno in comunione con gli atti di coloro
che vivranno in Esso

Mi sentivo oppressa per la privazione del mio amato Gesù. Oh, come avrei voluto fare un salto nelle regioni celesti per non uscirne più [e] così farla finita con queste benedette sue privazioni che mi fanno vivere morendo. Ah, sì, se per sua bontà Gesù mi farà giungere nella Patria sua, non si potrà più nascondere da me, né io per un solo istante potrò essere priva di Lui. Perciò, presto, Amor mio, finiamola una volta per sempre con queste tue privazioni, che non ne posso più;e mi sentivo tanto amareggiata che più che spada tagliante trapassava la povera anima mia da parte a parte. Ora, in questo mentre il mio amato Gesù è uscito dal mio interno e mi ha detto:

“Figlia mia, coraggio, non sai tu che [per] chi [240] fa la mia Volontà e vive in Essa è tanto il nostro interesse che è tenuto da Noi come cosa no-stra, esclusivamente nostra, inseparabile da Noi? Il nostro Volere Divino è inseparabile da Noi e, per quanto si stende la sua luce, il centro di Esso è sempre dentro di Noi, simboleggiato dalla luce del sole, che mentre si allar-ga e si dilunga su tutta la terra, prendendola nel suo proprio pugno di luce, mai però si parte dalla sua sfera, né la luce resta divisa, né perde neppure una stilla di luce, perché essa è inseparabile, e se si potesse dividere non sarebbe più vera luce. Quindi il sole può dire: «tutta la luce è mia». Così Noi, la luce della nostra Volontà Divina è interminabile ed inseparabile, e fa nostra, inseparabile da Noi, l’anima dove Essa regna. Sicché tenendola come cosa nostra, è interesse nostro farci onore ed investirla tanto di tutte le nostre qualità divine, da poter dire Noi e tutti: in questa creatura c’è [241] la vita divina, perché domina la luce del nostro «Fiat».

Onde il nostro interesse [è] che tutto in lei deve essere santo, puro, bello, e [che] investita della nostra felicità, tutto deve dare di 64 Volontà Divina. Come la terra, che quando è investita dalla luce del sole perde le tenebre e dà 64 tutta di luce, in modo che la luce fa da regina, e dominando la terra si fa alimentatrice di essa, comunicandole la vita e gli effetti della luce, così il nostro Volere Divino, quando regna nella creatura sperde i mali, mette in fuga le tenebre, le debolezze, le miserie, le afflizioni, e da regina si fa ali-mentatrice di luce, di fortezza, di ricchezze divine e di felicità. Quindi per chi vive nel nostro «Fiat» perdono il luogo 65 le amarezze, le oppressioni e tutto ciò che sa di volontà umana, perché la luce di Esso non tollera se non ciò che gli appartiene. E come la nostra Divina Volontà [242] ha tutto l’interesse per la creatura come cosa sua, così lei perde tutti gli interessi umani e acquista tutti gli interessi divini. Da qui si vede se regna la mia Volontà Divina, se non sente più interesse proprio; se lo sente significa che l’anima non possiede tutta la pienezza del mio «Fiat», ci sono ancora dei piccoli vuoti privi della luce di Esso, e perciò l’umano si fa sentire e giunge a pren-dere gli interessi umani. Perciò, fuori le amarezze, le oppressioni dall’anima tua; sono cose che a te non appartengono più, a te appartiene la luce e tutto ciò che può possedere la luce della mia Volontà.”

Dopo ciò pensavo tra me: Quanti sacrifici ci vogliono per questo regno del “FIAT”! Sacrificio di scrivere, sacrificio del riposo e del sonno, sofferenze, pre-hiere incessanti, morte continua all’umano volere per fare che il Divino abbia vita perenne, e tante altre cose che solo Gesù [243] conosce; e dopo tutto ciò, forse [non] si vedrà nulla di bene, nessuna gloria di Dio, quindi tanti sacrifici senza utile e senza effetti.

Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù è uscito dal mio interno e stringendomi tra le sue braccia mi ha detto: “Figlia mia, che dici? Non c’è sacrificio che hai fatto che non avrà il suo valore, i suoi effetti preziosi, per-ché tutto ciò che si fa nelle mia Volontà e per impetrare che sia conosciuta, acquista per natura vita divina e virtù comunicativa, in modo da comuni-care agli altri la vita divina e la virtù che possiede. Tanto che adesso tutto ciò che hai fatto e sofferto sta innanzi a Dio in atto impetrativo, per ottenere che le creature si dispongano e che Dio conceda un tanto bene.

Quando poi la mia Volontà sarà conosciuta e il suo regno effettuato, allo-ra tutte le parole che hai scritto, le veglie delle notti, le tue incessanti [244] preghiere, i tuoi giri e rigiri nell’opera della Creazione e [della] Redenzione, i tuoi lunghi anni di letto, le tue pene e sacrifici, brilleranno come raggi di sole, come diamanti e pietre preziose di valore infinito, che passo passo riconosceranno coloro che avranno il gran bene di conoscere il mio Volere e di vivere nel suo regno. Anzi, conosceranno che le fondamenta brillanti, i fabbricati innalzati, sono cimentati dai tanti sacrifici di colei alla quale è stata affidata la missione di far conoscere il regno del mio Volere. A chiare note tutto si conoscerà, anche quelli che hanno contribuito, ti hanno diretto, ti hanno comandato di scrivere e si sono interessati per far conoscere con parole o per scritto ciò che riguarda il mio «Fiat» Divino.

E questo è nulla, tutto il bene che faranno quelli che possiederanno il regno del mio «Fiat», la gloria che mi daranno, scenderà e risalirà in quelli che sono stati principio e causa di un tanto bene, e ancorché tu stessi in Cielo, la virtù comunicativa del mio Volere che [245] ha fatto vita in te sulla terra, ti metterà in comunicazione, terrà tutte le vie aperte tra te e loro, sicché la tua vita e tutto ciò che hai fatto e sofferto starà in mezzo a loro, e tutto ciò che essi faranno avrà il principio in te, perché una è la Volontà Divina dell’una e degli altri; e se tu sapessi la gloria, i contenti, i compia-cimenti che ti verranno, ameresti di più sacrificarti perché la mia Volontà sia conosciuta e domini in mezzo alle creature.”

10 Settembre 1928

Chi vive nella Divina Volontà deve dare a Dio ringraziamento e amore nelle sue opere
(Creazione e Redenzione), creando altrettanti vincoli tra il Cielo e la terra. La gloria di
Adamo in Cielo è superata soltanto da Maria, perché il primo periodo della sua vita fu vissuto
nell’Atto unico della Volontà Divina, sebbene l’opera divina restò incompiuta. Gesù adesso
lo manifesta, volendo ripristinare il suo Regno e il modo iniziale della Creazione

Stavo seguendo tutto ciò che la Divina Volontà aveva fatto nella Creazione e nella Redenzione; non avrei voluto lasciare nessun atto suo senza il piccolo atto mio, come compagnia e omaggio perenne di gloria e di amore ad un Volere sì santo. E il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto:

“Figlia mia, come sono contento che non lasci la [246] mia Volontà Divina isolata in tante opere sue, fatte non per sé, che non aveva bisogno, ma solo per amore della creatura. Tu devi sapere che come passi da una nostra opera all’altra per riconoscere il nostro amore in esse, per darci amore e gloria, così Noi troviamo il contraccambio del nostro amore in chi riconosce le opere nostre. Com’è amaro e doloroso fare il bene per puro amore e non essere riconosciuto. E quando troviamo chi le riconosce, Ci sentiamo come pagati di ciò che abbiamo fatto, perché amore abbiamo dato e amore rice-viamo, e a chi vive ed opera nella nostra Volontà Divina diamo libertà di stabilire tanti vincoli tra il Cielo e la terra, di aprire tante porte di comu-nicazione, di metterci tante catene per far salire gli atti suoi nel Cielo e far scendere tante grazie a pro di tutte le creature. Perché queste opere nostre, quella della Creazione e quella della Redenzione, sono state fatte sulla faccia della terra e hanno virtù di aprire il Cielo, e Ci serviamo [247] di chi opera nella nostra Divina Volontà per farlo aprire per mezzo suo.”

E mentre ciò diceva mi faceva vedere tante porte aperte nel Cielo, dalle quali scendevano tante catene d’oro, che vincolavano la terra per quante opere aveva fatto il mio dolce Gesù. Onde seguivo il mio giro nelle opere della Maestà Supre-ma, e giungendo al punto della creazione dell’uomo pensavo tra me: Adamo, al principio della sua vita, la fece nella Divina Volontà, sicché i suoi pensieri, parole, opere e passi erano animati dall’unità del “FIAT”, il quale abbraccia tutto e contiene tutto, senza che nulla gli sfugga. Quindi gli atti suoi possedevano la totalità e [la] pienezza di tutto e di tutti i beni, e un atto solo fatto in questo modo nell’unità del “FIAT”, che abbraccia tutto, è un atto che, messo insieme a tutti gli altri atti delle creature, non può [essere] pareggiato 66 . Adamo, che ebbe un periodo di vita in questa unità del “FIAT”, chissà quanti atti potette fare! Sicché la sua gloria nel Cielo sarà grande e forse supera tutto, [248] tolta la Sovrana Regina, che formò vita compiuta nella Divina Volontà. È vero che Adamo peccò e uscì da questa unità di Volontà Divina, ma se uscì lui, i suoi atti restarono, perché credo che nessuna forza, né divina né umana, può distruggere un atto solo fatto in questa unità del “FIAT” che abbraccia tutto e possiede tutto. Dio stesso non può annientare un atto simile, al più dovrebbe distruggere la sua stessa Volontà Divina, ciò che neppure può fare, perché essendo eterna ed infinita, senza principio e senza fine, è intangibile a tutto e nessuno la può toccare.

Onde, mentre la mia povera e piccola mente si perdeva in questi ed altri pen-sieri, e avrei voluto liberarmi per passare altrove, il mio amato Gesù, facendosi vedere, mi ha detto: “Figlia del mio Supremo Volere, a te nulla voglio nascon-dere, perché a chi vive in Esso il mio stesso Volere si fa rivelatore di ciò che ha fatto per amore delle creature e di quello che ha fatto la stessa creatura in Esso, perché le porta nel suo seno, come trionfo delle opere sue.

Ora tu devi sapere che veramente Adamo possiede nel Cielo una gloria che a nessun altro, per [249] quanto santo, viene data, all’infuori della Mam-ma Celeste, perché nessun altro possiede un atto solo nell’unità della mia Volontà Divina. Era giusto e decoroso per la nostra Maestà Divina, che la prima creatura uscita dalle nostre mani creatrici possedesse più gloria di tutti gli altri, molto più che il primo periodo della sua vita fu fatto come da Noi si voleva. Si può dire che era vita nostra, volontà e opere nostre che scorrevano in lui: come poter distruggere questo primo periodo della vita di Adamo, se era più nostra che sua? È inutile il pensarci, ciò che si fa nella nostra Divina Volontà resta intangibile, nessuno lo può toccare, perché en-tra nell’ordine divino ed infinito. E sebbene scivolò e cadde, i suoi atti fino allora restarono integri e belli, quali li aveva fatti. Quindi lui restò ferito, malato, la nostra immagine sfigurata in lui, perché non c’era più in lui la nostra Volontà Divina che aveva preso l’impegno di conservarlo bello, fresco, forte, santo, tutto in ordine a Noi come lo avevamo creato, perché [250] Adamo stesso la aveva respinto; ma le opere sue fatte fino a quando ebbe la sventura di cadere, che possedevano l’unità del nostro «Fiat», non subirono nessun cambiamento. Perché anche Noi eravamo gelosi di questi atti che tanto Ci avevano glorificati, Ci avevano messo in festa nel vedere che l’uomo, nostro figlio, si elevava fino a Noi per assorbire in sé i modi nostri divini, la nostra somiglianza, per portarci nell’unità del nostro Volere gioie, felicità, il ricambio e il sorriso di tutte le cose create. Noi eravamo rapiti nel vedere [che] il nostro caro figlio, l’opera delle nostre mani, vivendo nella nostra Volontà come in casa nostra, prendeva del nostro [e] Ci portava nuova felicità e gioie senza fine.

È un periodo indimenticabile, figlia mia, il primo periodo della vita di Adamo, per Noi, per lui e per tutto il Cielo. Dopo, caduto nella colpa, lui rimase come un cieco che prima di perdere la vista ha fatto tante [251] opere belle, da riempire cielo e terra. Chi può mai dire che non siano opere fatte da lui, solo perché volontariamente perdette la vista, e che non potendole più ripetere, perché cieco, restano senza valore quelle che ha fatto? Certo che no. Oppure una persona che si applica a studiare le scienze e a metà dello studio non vuole andare più avanti: solo perché non va avanti si può togliere o distruggere il bene delle scienze che ha acquistato? Certo che no. Se questo succede nell’ordine umano, molto più e con più validità e cer-tezza nell’ordine divino.

Onde Adamo, in virtù del primo periodo della sua vita innocente e fatta tutta nell’unità del nostro «Fiat», possiede tale gloria e bellezza che nessuno lo può pareggiare, [tanto] che, solo [a] vederlo, tutti i beati riconoscono quanto fu bella, maestosa, arricchita di tanta grazia la creazione del primo uomo. Nel guardarlo si vede [252] in lui il bene incalcolabile della Divina Volontà nella creatura, la gioia e la felicità che può possedere, e solo in lui, come in uno specchio, i beati vedono come fu creato l’uomo, l’amore esu-berante che gli portammo, le dovizie con cui lo arricchimmo [e] tutto gli demmo per quanto [una] creatura poteva contenere, fino a straripare e poter allagare tutta la terra. Se ciò non fosse, se in Adamo non si vedesse tutta la magnificenza dell’opera delle nostre mani creatrici, neppure nel Cielo si doveva conoscere ciò che facemmo di grande nella Creazione e quello che fa e può fare la creatura nella nostra Divina Volontà. È il nostro amore che lo esige e anche la nostra giustizia, che vuole tenere nel Cielo la realtà di quella immagine, come fu creato l’uomo, non un altro, ma quello stesso che uscì dalle nostre mani creatrici, affinché se non lo conosce la terra, lo conosca il Cielo. [I beati] guardano la loro origine in Adamo e riconoscenti mi ringraziano e pregano che venga a regnare il mio «Fiat» sulla terra e formi [253] altre immagini più belle di Adamo, perché [in] lui non fu opera compiuta nel mio Volere Divino, ma periodo di vita. Solo la Sovrana Regina possiede vita ed opere compiute nel mio «Fiat»; perciò non c’è chi la possa pareggiare, e il mio Volere vuole fare altre vite compiute in Esso, per ripetere ciò che fece nella Creazione e far conoscere alla terra in che modo e ordine fu creata la creatura, e ciò che può fare di grande, di bello, di santo la mia Divina Volontà in lei.

Oltre a ciò tu, devi sapere che finora non ho manifestato a nessuno né i grandi pregi di Adamo, né la sublimità, grandezza e santità sua, perché nel primo periodo della sua vita visse nell’unità del mio Volere, ed [è] in virtù di questi atti suoi fatti in Esso la sua grande gloria che gode nel Cielo; anzi, si riteneva da molti che, siccome scivolò nella colpa, al più potesse avere una gloria comune a tutti gli altri beati o forse anche [254] meno degli altri; ma volendo ripristinare di nuovo il regno della mia Divina Volontà, sento in Me una necessità d’amore di manifestare la prima epoca della Creazione e il primo periodo della vita di Adamo, tutta di Volontà Divina, e la gloria che gode nel Cielo in virtù di Essa, affinché conoscendo le altre creature un tanto bene si dispongano e sospirino il «Fiat» Divino come in Cielo così in terra.”

16 Settembre 1928

La Divina Volontà, purificando e santificando il germe umano di Maria,
operò il prodigio del suo Immacolato Concepimento, nel quale fu concepito
il suo Regno; così farà con chi vivrà in esso. Il sacrificio di scrivere

Il mio abbandono nel “FIAT” è continuo, e mentre seguivo i suoi atti, la mia povera mente si è fermata a pensare al concepimento della Celeste Regina e alla sua grande fortuna di essere preservata dalla macchia originale, ed il mio amato Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto:

“Figlia mia, il germe dal quale fu concepita la Sovrana Celeste fu preso dalla stirpe umana, perché anche [255] Lei ebbe la sua vita umana come tut-te le altre creature, come l’ebbi anch’Io; però c’è questa gran differenza, non concessa a nessun’altra creatura: che in questo germe umano, prima che venisse concepita la sua bell’anima67 ,il mio «Fiat» accentrò con la sua onni-potenza i suoi raggi in esso e con la sua luce e calore annientò e fece mo-rire ciò che di male c’era in esso, purificandolo del tutto e rendendolo puro, santo ed esente dalla macchia d’origine, e poi fu concepita in questo germe l’Immacolata Bambina68 . Sicché tutto il portento dell’Immacolato concepi-mento fu operato dalla mia Divina Volontà 68 ; non fece un altro germe uma-no né lo distrusse, ma lo purificò, e col suo calore e luce gli tolse tutti gli umori che questo germe aveva contratto dal peccato d’Adamo, e fece ritor-nare il germe umano in Lei come era uscito dalle [256] nostre mani creatrici.

Perciò, come fu concepita la piccola Vergine Regina, così fu concepito in Lei e nelle umane generazioni il regno della mia Divina Volontà, perché Noi, nel formare e dare ad una creatura grazie sorprendenti, guardiamo in Lei tutta l’umanità dell’umana famiglia 69 , come se fosse una sola. Vedi dunque: come fu concepita la Vergine in questo germe esente da ogni macchia, che fu tutta opera del «Fiat» Divino, così restò concepito di nuovo nell’umanità il suo regno divino, e come nacque l’Immacolata Verginella, così fu restituito il diritto di poterlo possedere.

Ora, venendo Io sulla terra a prendere umana carne, mi servii del germe della Sovrana del Cielo, e si può dire che insieme con Lei lavorammo per formare di nuovo questo nostro regno nelle umane generazioni. Quindi non resta altro che conoscerlo per possederlo. E perciò sto manifestando ciò che al regno e alla [257] mia Volontà Divina appartiene, affinché la creatura batta le sua vie, segua i nostri passi ed entri in possesso di Essa, e la mia Divina Volontà col suo calore e luce ripeterà il prodigio di togliere gli umori cattivi che possiede il germe umano. E per essere sicura metterà il germe della sua luce e calore e si costituirà vita del germe; così si scambieranno il possesso, la mia Divina Volontà prenderà possesso del germe per formarvi la sua vita di luce, di calore e santità, e la creatura ritornerà a prendere di nuovo possesso del regno del mio «Fiat» Divino. Vedi dunque, figlia mia, tutto sta preparato, non ci vuole altro che farlo conoscere, e perciò Io ho tanta premura che si conosca ciò che riguarda il mio Divin Volere, per gettare nelle creature il desiderio di possedere un sì gran bene, affinché la mia Volontà, attirata dai loro desideri, possa accentrare i suoi raggi lumi-nosi e compiere col suo calore il prodigio di restituire il diritto di possedere il suo [258] regno di pace, di felicità e di santità.”

Dopo ciò, dovendo scrivere ciò che Gesù mi aveva detto, mi riusciva quasi impossibile, e provando la prima, [la] seconda e [la] terza volta, e vedendo che non riuscivo, pensavo tra me che il benedetto Gesù non voleva che io scrivessi più e perciò anch’io non dovevo volerlo, quindi ho deposto il pensiero di sforzarmi di più, ma poi ho voluto provare di nuovo e pare che sono riuscita, anzi con più facilità delle altre volte. Onde pensavo tra me: e perché tanti sacrifici, tanti stenti, prove e riprove per scrivere e non poterlo fare, e dopo tanti stenti farlo con facilità?

E il mio dolce Gesù, uscendo dal mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, non ti impensierire, ho voluto godere un po’ di te e gustare il dolce, premuto dai tuoi sacrifici. Come tu provavi a scrivere e non potevi e ritornavi a provare, Io mi sentivo ferito dall’amore di volerti sacrificare [259] per compiere la mia Divina Volontà di scrivere, ed Io, per godere delle tue ferite 70 , ti rendevo impossibilitata a tenere gli occhi aperti per scrivere. Non vuoi tu dunque che il tuo Gesù si diverta con te e goda un pochino? Oltre a ciò tu devi sapere che il sacrificio per compiere la mia Volontà forma il sangue puro, nobile e divino all’anima, come il cibo forma il sangue al corpo, ed Io, in-tingendo in questo sangue il mio pennello d’amore, mi diverto nel formare più bella, più graziosa l’immagine mia nella creatura. Perciò lasciami fare; tu pensa solo a fare la mia Divina Volontà ed Io farò qualche cosa di più bello nella piccola neonata della mia adorabile Volontà.” [260]

21 Settembre 1928

Dio ha dato sempre all’uomo, fin dall’inizio della Creazione, ma l’uomo darà a Dio le cose
di Dio, come proprie, in gara con Lui, quando vivrà nella sua Volontà. Ogni atto fatto nel
“Fiat” atterra le passioni con la sua luce e dà la capacità di ricevere nuova luce. Dio si servirà
di tutto per vincere le volontà umane e far venire il suo Regno. Gli atti fatti nel Volere Divino
danno luce e fanno bene a tutti, ma ognuno ne approfitta per quanto è disposto

Seguivo il mio giro nella Creazione per tenere compagnia a tutte le opere del “FIAT”Divino ed insieme con Esso, oh, come mi sentivo ricca di luce, posseditrice di tutto! Mi sembrava che tutto fosse mio, perché il Volere Divino mi dava tutto, ed io col girare in Esso ricevevo tutto.

Ed il mio dolce Gesù, uscendo dal mio interno, mi ha detto: “Oh, come è ricca e dominatrice la piccola figlia del mio Volere Divino in mezzo alle ope-re nostre! Esse sono tante, che non può abbracciarle tutte, e Noi, godendo di vederla in mezzo alle nostre opere, le andiamo ripetendo: tutto è tuo, per te le abbiamo create, per vederti ricca, bella e dominatrice; e tu, ripetendoci la gara, Ci dici: «quante belle cose ho da darvi, tutte le opere vostre sono mie ed io ve le riporto71 nelle vostre braccia, come gloria e trionfo delle opere vostre».

Sicché da quando creammo la Creazione abbiamo dato sempre, sempre all’uomo, senza mai cessare, e lui nulla Ci ha dato, e se provava [261] a dare erano cose a Noi estranee, misere, non degne di Noi. Invece, quando sarà riconosciuta la nostra Volontà Divina e la creatura vivrà in Essa [e] prenderà possesso delle opere nostre, allora Noi cesseremo di dare perché abbiamo dato abbastanza, tanto che lei non potrà abbracciare tutte; la creatura incomincerà a dare al suo Creatore e Ci darà non cose estranee e non degne di Noi, ma cose nostre, i frutti delle opere nostre. Oh, come Ci sentiremo glorificati, amati, onorati! Quindi la conoscenza del «Fiat» Divino, il ritorno della sua vita in mezzo alle creature, aprirà la gara tra Creatore e creatura, e lei potrà darci e Noi le potremo far possedere; perciò sarà il ritorno delle opere nostre nel nostro seno. Perciò il tuo volo nel nostro «Fiat» Divino sia continuo, affinché tutto ti diamo e tutto [tu] possa darci.

Oltre a ciò, chi vive nel nostro Volere vive di luce, ed Esso con la forza della sua luce ha virtù di atterrare tutti i mali, di togliere la vita alle [262] passioni, di fugare le tenebre. Quindi la Divina Volontà con la sua luce ha virtù di rendere la creatura incapace di fare e di ricevere alcun male. Chi mai può guerreggiare [contro] la luce? Nessuno. Chi mai può dire «posso impedire il passo alla luce»? Nessuno, e se qualcuno provasse a farlo la luce riderebbe di lui e con la sua virtù trionfatrice lo investirebbe, gli passerebbe di sopra, di sotto, da ogni dove, e schernendosi di lui mentre fa il suo corso, lo terrebbe sotto la sua forza e pressione di luce, a meno che non vada a nascondersi in qualche cupo abisso. Non fa questo il sole? Molto più il Sole della mia Volontà, e l’anima che vive in questa luce non fa altro che allargare la capacità della sua intelligenza per poter ricevere più luce. Sicché ogni atto fatto nel mio «Fiat» Divino forma con la sua luce il vuoto nella mente umana, per poter comunicare altra luce maggiore.”

Dopo ciò, stavo pensando come può venire il regno del “FIAT” Supremo, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia [263] mia, tutte le cose nelle mie mani possono essere mezzi per ottenere l’intento, che la mia Divina Volontà sia conosciuta e regni in mezzo alle creature. Io farò come un re, quando vuole che una città si arrenda al suo dominio, pone l’assedio, fa toccare con mano che se non si arrendono li farà morire di fame; e quel popolo, quando vede che gli mancano i mezzi della vita per vivere, si arrende ed il re toglie l’assedio e, dominante, entra nella città e provvede in modo sovrabbon-dante tutti i mezzi della vita, dà le feste, i divertimenti, e rende felice quel popolo. Tale farò Io, porrò l’assedio alla volontà umana, amareggerò e di-struggerò ciò che serve ad alimentarla, e perciò succederanno molti casti-ghi, i quali non saranno altro che l’assedio che farò a tutto ciò che è umano, in modo che stanchi, delusi, sentiranno il bisogno che [264] il mio «Fiat» Di-vino regni in mezzo a loro, ed Esso, non appena vedrà che lo sospirano, prenderà il dominio, li abbonderà di tutto e li renderà felici. Perciò tu non ti dar pensiero, so Io come devo disporre tutti gli eventi per ottenere l’intento.”

Onde pensavo tra me al gran valore dei nostri atti fatti nel “FIAT” Divino, che mentre l’atto è uno si può distendere a tutti. Ed il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto:

“Figlia mia, come la luce del sole con un solo colpo di luce dà luce a tutta la creatura, in modo che nel medesimo istante e con un solo suo atto dà luce allo sguardo, alla bocca, alle mani, ai passi, ovunque, [e] non ha bisogno di ripetere tante volte il suo atto di luce per quante membra ha la creatura, ma basta un solo atto di luce per tutto, per fare che ciascun membro e oggetto abbia la sua luce tutta propria, così gli atti fatti nel mio Volere Divino, essendo figli [265] della luce della mia Divina Volontà, con un solo atto possono dare luce a tutti, si possono stendere ovunque, perché è virtù e proprietà che ha in se stessa la luce del mio «Fiat» Divino, che con un solo suo atto può dare luce a tutti. E se differenza ci può essere, è da parte di chi la riceve, ché chi è disposto prende il bene della luce e ne approfitta, [ma] chi non è disposto, ad onta che si senta pieno di luce, non prende il bene che essa contiene. Succede come al sole, il quale dà luce a tutti, senza che nessuno possa dire: «a me non dà la sua luce», e siccome tutti possono riceverla come vogliono, non suscita alcuna gelosia. Però può esserci gran differenza [tra] chi si serve della luce per lavorare e vi fa il suo guadagno, chi gode la luce e se ne sta in ozio [e] non guadagna nulla, chi se ne serve per divertirsi [e] chi per peccare. Sicché la luce non [266] cambia, è sempre luce e fa il suo ufficio di luce, ma non tutti [quelli] che la ricevono ne fanno profitto, né lo stesso uso. Tale è la mia Divina Volontà e gli atti fatti in Essa, sono sempre luce, ma quelli che approfittano di questa luce sono i disposti.”

24 Settembre 1928

Unico scopo di Dio è che la sua opera creatrice sia restaurata come uscì da Lui e che l’uomo
viva nel Regno del suo Volere Divino, ma l’uomo deve desiderarlo e chiederlo. Perché Esso
regni è necessario conoscerlo. Dio dà queste verità poco a poco, adattandosi alla capacità
della creatura; sono il seguito della Creazione, riprendere la narrazione della storia
della sua Volontà, interrotta dal peccato, per poter dare il suo Regno

Stavo pensando tra me: Gesù ama tanto, lo sospira, vuole darci il gran dono del regno del suo “FIAT”. Ora, perché vuole che si preghi per darcelo?

E il mio sempre amabile Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, certo che è volontà mia che voglio dare il regno del mio Volere Divino, non posso fare a meno di volere e sospirare di fare il gran dono di Esso. Se ciò [non] fosse, se non sospirassi il ritorno dell’uomo nella Reggia della mia Divina Volontà, andrei contro l’ordine della nostra [267] opera Creatrice, che con somma Sapienza creò l’uomo perché vivesse di [ciò che è] nostro e di-morasse nel regno del nostro «Fiat», dato a lui da Noi come sua eredità. Onde l’uomo, uscendo da Esso, formò il disordine nella nostra opera crea-trice, e come possiamo tollerare, far passare avanti che resti disordinata la nostra opera più bella? Sono passati secoli e secoli, possono passare altri secoli, ma non cambieremo, sarà sempre il nostro punto più importante, il nostro unico scopo ed interesse speciale, che la nostra opera creatrice sia restaurata e riordinata come uscì dalle nostre mani creatrici e [che] viva nel regno del nostro Volere Divino.

Noi, la nostra Maestà adorabile si trova come un padre, che già aveva il suo figlio felice, di una bellezza rara, che gli portava gioia e felicità e che da padrone viveva dell’eredità datagli dal padre. Questo [268] figlio volontaria-mente uscì dall’eredità paterna, si rese infelice e spezzò le belle e pure gioie tra padre e figlio. Ora, quale non sarebbe il dolore del padre, i sospiri, le lacrime e la sua volontà irremovibile, che il suo caro figlio ritorni felice? Molto più che l’eredità data al figlio esiste, la tiene il padre stesso in con-segna e sospira che prenda di nuovo il possesso. Ma in tanto dolore, lacri-me e sospiri di questo padre, è volontà decisa, vuole che il suo figlio infelice desideri, preghi che gli ritorni la sua eredità paterna, la sua felicità perduta. Questo dispone il figlio a ricevere e ad apprezzare il suo stato felice, il ritorno della sua eredità, e il padre, affogato d’amore per il suo caro figlio, dirà: il tuo pregare ha formato un diritto sul mio cuore che brucia per te; prendi di nuovo ciò che perdesti, te lo sei meritato, sono contento purché ti veda felice e possa dire: il mio figlio non è più infelice, ma felice. Ora, più che Padre siamo Noi, anzi [269] l’amore di quello è un’ombra paragonato al nostro, e la nostra Volontà Divina è irremovibile, nessuno potrà mutarla. L’infelicità dell’uomo è un disordine nell’opera della Creazione e vogliamo i nostri diritti nell’opera nostra, vogliamo che Ci ritorni come uscì; il nostro amore Ci affoga, la nostra giustizia lo esige, la nostra bontà lo reclama, la nostra stessa felicità lo sospira e non tollera l’infelicità nell’opera nostra.

La nostra Divina Volontà, facendoci corona, Ci rende immutabili e vuole che il suo regno sia posseduto. Ma ad onta di ciò vogliamo che la creatura preghi, sospiri il bene che vogliamo dare, e questo forma un diritto sul no-stro Cuore Paterno e un appoggio nel cuore di lui, perché possa ricevere ciò che vogliamo dare, e così potergli dire nella nostra enfasi d’amore: figlio mio, te lo sei meritato e Noi ti abbiamo dato ciò che volevamo darti. Chi prega si dispone, ciò che si ottiene [270] col pregare si apprezza, si tiene custodito. E siccome il conoscere il mio Volere Divino, il possedere il suo regno non è un bene individuale, ma generale, per ottenerlo ti faccio pre-gare per tutti, a nome di tutti e di ciascun pensiero, parola ed atto di creatura, per farti formare nella nostra Paternità Divina il diritto [a] che tutti possano ricevere il regno del nostro «Fiat» e le disposizioni in [se] stessi per possederlo. Così fece la Regina del Cielo per impetrare il regno della Re-denzione: per tutti e per ciascuno ebbe una prece, un sospiro, un atto, non si fece sfuggire nessuno e con questo dava il diritto a ciascuno di poter ricevere il loro Redentore. Tale feci Io per redimerli, e così voglio che faccia tu per il regno della mia Divina Volontà.”

Dopo ciò seguivo a pensare: e perché il Signore ha tanto interesse ed ama tanto che la sua Santa Volontà sia conosciuta e regni in mezzo alle creature?

Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, perché il primo scopo, atto e fine della Creazione fu che [271] solo la nostra Divina Volontà regnasse, e per regnare è necessario conoscerla. Fu Essa che uscì in campo d’azione nella Creazione e col suo «Fiat» creatore si imponeva sul nulla e creava cieli, soli e tante opere belle; e anche l’uomo in tutte le opere che creavo metteva il sigillo del suo «Fiat» onnipotente come segno incancellabile, che in ciascuna opera sua restava come re dominante nel regno suo. Sicché lo scopo della Creazione non fu la nostra potenza, la nostra bontà, la nostra giustizia, la nostra immensità e simili, e se vi concorsero tutti i nostri at-tributi fu come conseguenza, non come scopo; se non otteniamo lo scopo è per Noi come se nulla avessimo fatto. E siccome tutte le cose create furono fatte per l’uomo e l’uomo per Noi, ecco che per necessità d’amore, per diritto di giustizia, per onore e decoro nostro [272] e di tutte le opere nostre, e per compimento del nostro scopo, vogliamo che la nostra Volontà Divina regni nell’uomo come principio, vita e fine di tutto l’essere suo.

Se tu sapessi quanto soffre il mio «Fiat» nel guardare l’uomo! Lo guarda e dice nel suo dolore: «Lo feci proprio con le mie mani creatrici, è opera mia, è proprio lui, che tanto mi dilettai nel crearlo, eppure non sto dentro di lui come regno mio, ruppe il mio sigillo e mettendomi fuori mi distrugge lo scopo per cui gli diedi la vita». Vedi dunque come è di assoluta necessità che la mia Volontà Divina sia conosciuta e regni? E fino a tanto che ciò non sarà, le nostre opere più belle non possono produrre in favore72 dell’uomo i beni che contengono, la stessa opera della Redenzione è senza compi-mento.”

Onde seguivo a pensare: e perché il mio amato Gesù non parla così spesso come prima sullo stesso suo “FIAT”?

E Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, è solito nostro dare a sorsi, a sorsi, le verità che vogliamo [273] manifestare, perché la creatura è incapace di rice-vere tutto insieme nell’anima sua, tutte le nostre verità, e nel medesimo tempo ce ne serviamo per far maturare in essa la vita della verità che ab-biamo manifestato, e prendendo sommo diletto nel vedere maturate nella creatura le opere belle che produce la vita delle nostre verità, Ci sentiamo tirati dalla bellezza delle nostre manifestazioni a manifestare altre verità; perciò diamo il tempo, per avere il tempo e l’occasione di prendere il diletto di fare altre comunicazioni. Non facemmo lo stesso nella Creazione? Pote-vamo creare tutto insieme e con un solo «Fiat», tutto ciò che esiste, ma non lo facemmo. Quando il nostro «Fiat» si pronunziava e uscivano le nostre opere, Noi ci dilettavamo nel guardare la bellezza e la magnificenza delle opere nostre e queste Ci attiravano a pronunziare altri «Fiat», per formare altre opere belle.

Così sto facendo con te. Non sai tu che ciò che riguarda la mia Divina Volontà, il suo regno, non è altro [274] che il seguito della Creazione, narra-zione all’uomo che avrebbe dovuto proseguire se non avesse peccato e [avesse] posseduto il mio regno del «Fiat»? E siccome respinse la mia Vo-lontà Divina interruppe la narrazione della storia della mia Volontà, molto più che non avevo più ragione di farla, non possedendo più [egli] il regno suo. E dopo tanti secoli ha ripreso la sua narrazione per farsi conoscere, segno che vuol dare il suo regno. Perciò quello che ti manifesto sulla mia Divina Volontà non è altro che [il]seguito, è seguire il principio della Crea-zione per narrare la vita della Divina Volontà.”

28 Settembre 1928

L’anima che vive nella Divina Volontà si nutre di luce e, operando in Essa,
forma la propria luce a somiglianza di Dio. Le verità manifestate sulla Divina Volontà
contengono altrettante Vite divine, gloria e felicità per tutti.

Il mio abbandono nel “FIAT”Divino è continuo, mi sembra che Esso non mi lasci neppure un istante, ed io sento in me e sopra di me la sua luce, la sua forza creatrice, la sua Vita, che mentre sta in me, ha sempre da darmi, e che cosa mi dà? [275] Mi dà sempre nuova luce, nuova forza creatrice, nuova crescenza della sua stessa vita, in modo che mi sento come una spugna inzuppata di Volontà Divina. E ad onta che il mio dolce Gesù mi tiene quasi priva della sua adorabile presenza, o al più qualche lampo fuggitivo, la luce del suo “FIAT” Divino non mi lascia mai, e se il mio povero cuore si sente in atto di affogarsi per il dolore di essere priva di Gesù, la luce del “FIAT”dardeggia più forte e mi eclissa il dolore, e sentendomi inseparabile da Esso, mi fa seguire i suoi atti divini.

Onde, mentre seguivo gli atti del Volere Divino, il mio amato e sommo Bene Gesù, uscendo dalla luce del suo “FIAT”, mi ha detto:

“Figlia mia, come l’anima si mette in atto di fare il suo atto nella mia Divina Volontà, si mette nella sorgente della luce di Essa e vi forma la sua luce, e se [276] tu sapessi che significa poter formare la luce! Quale gloria, quale onore [è] che la creatura acquisti la virtù di poter formare la luce! A nessuno è dato di poter formare la luce, solo [è] per chi vive nel mio Volere Divino, perché Esso nutre l’anima di luce, e lei, nutrendosi di luce, acquista il dono e la proprietà naturale di formare la luce. Ed oh, come è dilettevole per Noi vedere che nella sorgente della nostra luce la creatura forma la sua, per darla a Noi e dirci: «Maestà Adorabile, Luce eterna Tu sei e luce mi dai, ed io ti porto la mia piccola luce come il più grande omaggio, l’amore più intenso, perché premendo la spugna del mio piccolo essere impregnata della tua luce, vi formo la mia per darla a Te». Quindi tra l’anima e Dio si formano tante belle scene di luce, con l’armonia di tutti i colori che la luce possiede. Che cosa non possiede la luce? Colori, dolcezza, profumi, gusti di ogni specie, sicché le scene si alternano, [277] una più bella dell’altra. Ecco perché il vivere nel mio «Fiat» Divino richiama in sé il principio della Crea-zione e Ci ripete le gioie, le feste del principio di essa. La creatura entra nell’ordine nostro, negli atti nostri, e Ci dà gioie e felicità, e Noi andiamo suggellando sulla sua fronte la nostra somiglianza.”

Dopo ciò, seguivo i miei atti nel Divin Volere, ed il mio dolce Gesù ha sog-giunto: “Figlia mia, grazie grandi ho fatto a te e per mezzo tuo a tutto il mondo nel manifestarti tante verità sulla mia Divina Volontà, perché non solo le mie verità sono vite divine che la mia somma bontà mette fuori e biloca questa sua vita per quante verità manifesta, ma dette vite contengo-no ciascuna una felicità, distinta l’una dall’altra, da comunicare alle creatu-re, ed una gloria diversa l’una dall’altra, che le creature possono dare a [278] Colui che le ha manifestate; ma questa felicità sarà comunicata alle creature quando conosceranno queste verità. Esse stanno come tante Regi-ne, ciascuna delle quali possiede proprietà distese e distinte l’una dall’altra, e stanno aspettando che i popoli conoscano che esistono queste regine, che hanno le loro proprietà, e sospirano e vogliono arricchire e rendere felici coloro per cagione dei quali sono state messe fuori dal nostro seno divino.

E se tu sapessi come resta soffocato il nostro amore, nell’avere spri-gionato tante felicità dal nostro seno Paterno per quante verità abbiamo manifestato, e vedere che le creature non godono queste felicità, né Ci dan-no la gloria che dovrebbero darci, perché loro ignorano un tanto bene, e solo perché non vogliono occuparsi a far conoscere un bene e grazie sì grandi! Questo è un dolore per Noi, che tu non puoi comprendere. Perciò prega, prega incessantemente che la mia Divina Volontà [279] sia conosciuta e regni in mezzo alle creature, affinché come Padre possa spezzare il pane della felicità ai figli miei.”

3 Ottobre 1928

Roma ricevette da Gerusalemme la Religione e la Redenzione, e Roma ricambierà
Gerusalemme dandole la conoscenza e il dono del Regno della Divina Volontà.
Tutta la Creazione farà a gara con le verità rivelate, dando all’uomo tutte le gioie
e felicità che contiene e che l’uomo avrebbe gustato senza il peccato

La mia povera mente pensava a tante cose sulla Divina Volontà, specie [a] come potrà venire il suo regno, come potrà diffondersi e tante altre cose che non è necessario scrivere sulla carta, ed il mio amato Gesù, movendosi nel mio inter-no, mi ha detto:

“Figlia mia, se Roma tiene il primato della mia Chiesa lo deve a Gerusa-lemme, perché il principio della Redenzione fu proprio a Gerusalemme. Da quella patria, dalla piccola città di Nazareth, scelsi la mia Madre Vergine. Io nacqui nella piccola città di Betlemme, tutti i miei Apostoli furono di quella patria, e sebbene questa, ingrata, non volle conoscermi e rigettò i beni della mia [280] Redenzione, non si può negare che l’origine, il principio, le prime persone che ricevettero il bene di essa furono di questa Città; i primi ban-ditori del vangelo, quelli che fondarono in Roma il cattolicesimo 73 , furono i miei Apostoli, tutti di Gerusalemme, cioè di questa patria.

Ora ci sarà uno scambio: se Gerusalemme diede la vita della Religione e quindi della Redenzione a Roma, Roma darà a Gerusalemme il Regno della Divina Volontà. Ed è tanto vero questo che, come scelsi una Vergine dalla piccola città di Nazareth per la Redenzione, così ho scelto un’altra vergine in una piccola città d’Italia, appartenente a Roma, a cui è stata affidata la missione del Regno del «Fiat»Divino. E dovendosi conoscere a Roma come si conobbe a Gerusalemme la mia venuta sulla terra, Roma avrà il grande onore di ricambiare Gerusalemme del gran bene ricevuto da essa, cioè della Redenzione, col farle conoscere il Regno della mia Volontà. E allora Geru-salemme si ricrederà della sua ingratitudine e abbraccerà la vita della [281] Religione che diede a Roma e, riconoscente, riceverà da Roma la vita e il gran dono del Regno della mia Volontà Divina. E non solo Gerusalemme, ma tutte le altre nazioni riceveranno da Roma il gran dono del Regno del mio «Fiat», i primi banditori di Esso, il suo vangelo tutto pieno di pace, di felicità e di ripristino della creazione dell’uomo.

E non solo le mie manifestazioni porteranno santità, gioia, pace e felicità, ma tutta la Creazione, facendo [a] gara con esse, sprigionerà da ogni cosa creata [la] felicità che ciascuna contiene e la riverserà sulle creature. Perché Noi, nel creare l’uomo, mettemmo nel suo essere tutti i germi di felicità che ciascuna cosa creata possedeva, disponendo l’interno dell’uomo come un terreno che conteneva tutti i germi di felicità, tanto da avere in sé tutti i gusti per assaporare e ricevere in sé tutta la felicità delle cose create. Se l’uomo non possedesse questi germi gli mancherebbe il gusto, l’odorato, per poter [282] gustare ciò che Dio aveva messo fuori di Sé in tutta la Creazione.

Ora l’uomo, col peccare, ammalò tutti questi germi di felicità che Dio gli aveva infuso nel crearlo, e perciò perdette il gusto di poter godere tutte le felicità che ci sono nella Creazione. Successe come ad un povero malato che non gode tutti i gusti che ci sono nei cibi, anzi sente il peso, lo stesso cibo si converte in dolore, tutto lo nausea, e se lo prende non [è] perché lo gusti, ma per non morire. Invece uno sano sente gusto, forza, calore, perché il suo stomaco ha la forza di assimilare i beni che ci sono nei cibi e gode di essi. Così successe all’uomo, col peccare ammalò i germi [e] la stessa forza di poter gustare tutte le felicità che ci sono nella Creazione, che molte volte si convertono in dolore. Ora, col ritornare l’uomo nel mio «Fiat» Divino, i germi acquisteranno la sanità e [lui] acquisterà la forza di assimilare e gustare tutte le felicità che ci sono nell’ordine della Creazione. Sicché per lui si formerà una gara di felicità, tutto gli sorriderà e [283] l’uomo ritornerà felice come Dio lo aveva creato.”

Deo Gratias


Note

  1. Luisa dice “compiuto”. ↩
  2. Luisa dice: “sarebbe stata rea e rubatrice di tutto”. “Rubatore”, “rubatrice”, sono termini rari. ↩
  3. Cioè, “traboccò”, “straripò”. ↩
  4. Luisa dice “lo tiravo”. ↩
  5. Cioè, con aver sostenuto Gesù la prova per noi. ↩
  6. Luisa dice “ardisse”. ↩
  7. “Germi” è un altro termine che Luisa adopera per dire lo stato iniziale o embrionale, le potenzia- lità di ogni cosa. ↩
  8. A scanso di equivoci, non dice che nell’anima possa essere natura, ma può essere grazia, se entra in quell’Unità. ↩
  9. Luisa scrive “sbandisce”. ↩
  10. Questa frase significa, in realtà, “confronto o antitesi tra il Calvario e il Paradiso terrestre”. ↩
  11. Luisa si esprime evidentemente al contrario: “simbolo del Sole”. ↩
  12. Luisa dice “un germe”, per indicare un frutto o qualcosa di generico che ha un principio di vita. ↩
  13. Cioè, “originaria”. ↩
  14. Luisa dice “uscire”. ↩
  15. Luisa dice “sbocchiamo fuori”. ↩
  16. Notiamo la distinzione tra “volontà” e “volere umano”. La prima è tenebre, come una lampadina spenta; il secondo è peccato, cioè impedisce che il Volere Divino abbia vita in noi. ↩
  17. Si veda la nota 12. In questo caso significa “il seme”. ↩
  18. Luisa dice “vi resto la vita…” ↩
  19. Luisa dice “del suo affidamento”. ↩
  20. Luisa dice “vuota”. ↩
  21. Cioè, “abbigliamento”. ↩
  22. Luisa dice “nocumento”. ↩
  23. L’orfanotrofio di Sant’Antonio, a Corato, la casa delle Figlie del Divino Zelo, fondate da S. Annibale M. di Francia. ↩
  24. Luisa dice “più presto”. ↩
  25. Luisa dice “battono”. ↩
  26. “La Creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa è stata sotto- messa alla caducità non per suo volere, ma per il volere di colui che l’ha sottomessa (…) Tutta la Creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito…” (Rom. 8,19) ↩
  27. Luisa dice “le scorrono a terra”. ↩
  28. Luisa dice “per darsi ragione”. È da notare l’ironia del Signore nel descrivere la democrazia. ↩
  29. Luisa dice “il suo parto”. ↩
  30. Quindi è esclusa la preesistenza delle anime e, ancora una volta, il mito dell’evoluzione animale per il corpo (per non dire delle implicazioni sul peccato originale e il fatto di essere Adamo “figura di Colui che doveva venire”, Rom 5,14). È da notare come il Signore insiste spesso in questi volumi sulla figura storica di Adamo “figlio di Dio” (Lc 3,38), non solo per rivendicare la Verità rivelata ma la gloria della sua Volontà, che data all’uomo per grazia, lo faceva “a Sua somiglianza”. ↩
  31. Luisa dice “a grado a grado”. ↩
  32. Luisa dice “prende picci”, termine dialettale per dire “crucci, bizze, capricci”. ↩
  33. Luisa dice “misto a festa ed a dolore”. ↩
  34. Il testo dice: “…gli infondeva tre soli in cui formava in essa…” Cioè, il “perenne e fulgido gior- no” fu formato nei tre soli (le tre potenze) e perciò “in essa”, cioè nell’anima. È necessaria la corre- zione della frase, e anche questa nota. ↩
  35. Luisa dice “stando che”. ↩
  36. Luisa dice “ed amerà che questa luce…” ↩
  37. Cioè, originario, dell’inizio. ↩
  38. Luisa dice “in corte”. ↩
  39. Luisa dice “due bilance”, intendendo dire: “una bilancia con due piatti”. ↩
  40. Letteralmente: “le sue opere fanno le ripetitrice continuate”. ↩
  41. Luisa dice “zeppa d’abitatori”. ↩
  42. Luisa dice “centuplicata”. ↩
  43. “La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità –non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa− e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto…” (Rom. 8,19-22). ↩
  44. Luisa dice “la popolatrice”. ↩
  45. Luisa dice “occhi”. ↩
  46. “Questa sarà l’alleanza che Io concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni, dice il Signore: porrò la mia Legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora Io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande” (Ger 31,33-34) ↩
  47. Letteralmente: “la quale, fugato chi è se ricettò”. ↩
  48. Luisa dice “maricelli”, parola arcaica o desueta che significa invece “amarezza, rancore”. ↩
  49. Cioè, la sua stessa Persona Divina. Non c’è da stupirsi di questo modo di parlare. Egli stesso disse: “Andate in tutto il mondo e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt.28,19). ↩
  50. Luisa dice “pennellare”. ↩
  51. Luisa dice “son’io la fonte che sorge delle mie verità”. ↩
  52. Luisa dice “zeppa”. ↩
  53. Luisa dice “ora si trovano che queste vite…” ↩
  54. Luisa dice “chiesto”. ↩
  55. “Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?” (Gv 3,12). ↩
  56. “Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio” (1 Cor 3,22-23). ↩
  57. Significa che l’uomo, con la sua volontà e la sua mente, fosse lui il pensiero di tutte le cose create per lui; ma significa anche “conoscenza” e quindi dominio di tutta la Creazione, e comprendere “la ragione di essere” di ogni cosa. ↩
  58. Cioè, intelligenza propria. ↩
  59. Letteralmente, “e me le fa fare tutte e due…” ↩
  60. Luisa dice “per farmi concepire”. ↩
  61. “Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi fa la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre” (Mc 3,35). ↩
  62. Luisa dice “il campo” volendo dire lo spazio o la possibilità. ↩
  63. Luisa dice “mena”. ↩
  64. Luisa dice “dare di…”, per dire che deve far sentire o avere il sapore, il profumo, l’impronta,ecc. ↩
  65. Cioè, “non hanno posto”. ↩
  66. Luisa dice “non possono equivalere a quest’atto solo”. ↩
  67. L’anima non è mai concepita dai genitori, che generano solo il corpo, ma direttamente creata da Dio. Trattandosi dell’anima di Maria, essa è stata “concepita nei mari di Potenza, Sapienza e Amore che uscirono dalle Tre Divine Persone” (cfr. 8 e 16.12.1922; Pro.8,22-25), “concepita negli interminabili meriti del Redentore, nelle opere di Dio” (cfr. 8.12.1923). “Il germe umano”, che Dio purificò da ciò che aveva di male, è quello che l’umanità si trasmette in ogni generazione e nel quale ogni volta Dio infonde l’anima. “Figlia mia, tu non hai capito ancora che tutto il male sta nella volontà. La volontà travolse l’uomo, cioè, la sua natura, non la natura travolse la volontà del- l’uomo, sicché la natura restò al suo posto, quale fu da Me creata; nulla cambiò, fu la sua volontà che si cambiò e si mise, niente meno, contro una Volontà Divina, e questa volontà ribelle travolse la sua natura, la debilitò, la contaminò e la rese schiava di vilissime passioni. Successe come ad un recipiente pieno di profumi o di cose preziose: se si svuota di ciò e si riempie di marciume o di cose vili, forse cambia il recipiente? Cambia ciò che si mette dentro, ma esso è sempre quello che è. Al più si rende più o meno apprezzabile a seconda di ciò che contiene. Tale fu dell’uomo. Ora, alla mia Mamma l’essere concepita in una creatura della razza umana non le recò nessun nocumento, perché la sua anima era immune da ogni colpa. Tra la sua volontà e Quella del suo Dio non c’era divisione, le correnti divine non trovavano intoppo né opposizione per riversarsi su di Lei e in ogni istante stava sotto la pioggia dirotta di nuove grazie. Onde con questa volontà e quest’anima tutta santa, tutta pura, tutta bella, il recipiente del suo corpo che prese dalla sua madre, restò profumato, riabilitato, ordinato, divinizzato, in modo da restare esente anche da tutti i mali naturali di cui è invasa la natura umana” (Vol. 16°, 8.12.1923). ↩
  68. Quindi, Dio creò l’anima immacolata di Maria e purificò il suo “germe umano”, nel quale la infuse; ma il suo corpo lo creò per mezzo dei suoi santi genitori. ↩
  69. Cioè, tutti i membri dell’umana famiglia. ↩
  70. Cioè, delle ferite amorose che tu mi facevi. ↩
  71. Luisa dice “ve le ritorno”. ↩
  72. Luisa dice “a pro”. ↩
  73. Luisa intende dire “fondarono la Chiesa”, ma “cattolicesimo” indica la sua universalità. ↩
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