LA PAROLA CHE DA’ LA VITA ETERNA.
Catechismo di Gesù Messia. Teologia del Regno dei Cieli. Rivelazioni dei misteri sigillati. L’Apocalisse completa.
Libro 8
CAP. 592 – 664
18 febbraio 1947 – senza data
SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI
A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde S.O.S
Servo dell’Ordine dei Salvatori
592. L’Opera è Gesù vivo che si rivela a noi.
L’Opera rivelata è Gesù vivo che si concede a noi.
Dolore dato a Gesù dai negatori dell’Opera.
L’unico turbamento, il ribrezzo per la colpa.
I Testimoni della divinità e umanità di Gesù.
Testimonianza di Dio-Spirito Santo.
Gesù vero Uomo secondo Giovanni.
Conseguenze della natura umana di Gesù
Logiche conseguenze della natura umana di Gesù
Gesù simile all’uomo e di poco inferiore agli angeli.
La congiunzione tra gli uomini gli angeli e Dio.
Redentore dalle nostre paure e ignoranze.
Fatevi angeli. Fatevi serafini.
In Gesù e in noi le stesse cose.
Gesù non volle peccare per ammaestrarci.
Gesù è morto a Sé stesso per vivere e farci vivere.
Gesù è morto a Sé stesso per vivere e farci vivere.
La via preferita da Satana per corrompere.
L’incontro di Lucifero con Eva e Adamo.
Corruzione dell’innocenza dei progenitori.
Il “delitto” contro lo spirito.
Il crescente parossismo della colpa.
Conseguenze del “delitto” consumato.
Segni dell’amicizia col serpente.
L’incontro di Lucifero con Gesù.
Nel deserto Gesù si prepara all’evangelizzazione.
Silenzio con Satana e con sé stesso. E preghiera.
Satana iniziò la sua Tentazione con l’Impurità.
Nelle altre tentazioni, risponde per onorare Dio.
Gesù annichilò Sé stesso apparendo semplice uomo.
Le confidenze del Cristo non giovano ai lussuriosi.
Gesù non ha voluto seguire il Male.
La tesi di Gesù avvalorata dagli apostoli.
“Ti smemorerò del mondo nel mio amore”.
Succhia il Sangue dal Ss. Cuore di Gesù.
Dolcezza e fragranza indefinibile.
Avvolta fra le fiamme vive del Cuore divino.
Avvolta nel fuoco del suo sguardo
Estasi che si ripete giornalmente.
594. La vostra “piccola” passione.
Alle anime che si ergono alle stelle.
L’anima è una particella di Dio.
L’inno di coloro nei quali lo spirito di Dio è vivo.
“Voi siete dèi e figli dell’Altissimo”.
In comunione di amore e di dolore.
Anfore che trasudano il profumo di Cristo.
Tabernacoli viventi della presenza del Signore.
Raccomandazione dello spirito di un malato.
L’Opera è un libro vivo e la conoscenza perfetta di Gesù..
598. Mistero della Comunione Eucaristica.
La Comunione dopo il peccato originale.
Il frammento di pane e il Sacerdote.
La comunione totale con la Ss. Trinità mancata
Ogni santità è suscettibile di perfezione.
Come sarebbe stata la Comunione degli Innocenti?
Dio in voi Uno e Trino. Voi in Lui.
599. Doni dedicati al portavoce.
Vista intellettiva di ciò che è un Rosario.
Rose bianche, rose rosse, rose oro.
La gioia del fare la Volontà di Dio centuplica il merito
600. Tutto è amore nelle anime vittime.
L’amore senza differenza di persone.
Consiglio ai mastri di spirito.
Visione dell’Cuore Immacolato di Maria.
Lezione dello Spirito Santo sul Cuore Immacolato di Maria.
603. Lezioni per il Portavoce.
Le cose create da Dio sono buone.
Umiltà e semplicità fanno l’uomo grande.
“Il Regno di Dio è dentro di voi”.
604. Missione dell’angelo custode.
La missione del A. Custode non cessa nei buoni.
L’angelo custode delle anime purganti.
Dio è contento della riunione degli A. Custodi.
605. Dio è carità: comprende e perdona.
Fiducia nella misericordiosissima Carità.
Non merita misericordia chi non usa misericordia.
606. Chi è stato il Sacerdote del Calvario?
Ragione per cui il Signore Ammaestra.
Chi è stato il Sacerdote del Calvario?
Sacerdoti furono ebrei e gentili.
Sacerdoti furono ebrei e gentili.
Un cero ardente sull’altare del Golgota.
Non chiedete mai “perché” a Dio di certi suoi atti
607. Azione dell’angelo custode.
L’Angelo Custode è sempre attivo presso Dio.
Azione d’amore dell’angelo custode sull’anima.
A. Custode merita sempre rispetto e amore.
Osservatori delle azioni verso il prossimo.
Testimoni delle opere di misericordia.
L’angelo è accolto o respinto nel prossimo.
All’angelo si manca di carità nel prossimo.
Agire come se ogni azione fosse fatta all’angelo.
608. La vendetta di Dio è il perdono.
I veri seguaci di Cristo divengono dèi.
609. L’ordine dato ai dieci Comandamenti..
Per spiegare l’ordine dato ai dieci Comandamenti.
Movente di Dio nella disposizione dei 10 comandi.
La pratica dei 3 primi comandamenti.
Chi ama Dio facilmente ama il prossimo.
La pratica degli altri comandamenti.
Gli scritti dell’Antico e Nuovo Testamento è Parola di Dio.
La Parola di Dio è luce è medicina, è grazia.
Chi si unisce al Signore forma un solo spirito con Lui.
Nel dolore si compie ciò mancava alla Passione del Signore.
611. Il cristiano non deve temere il mondo .
La grande libertà del cristiano.
612. Istruzioni sull’Opera di Gesù.
Paure e incertezze del Portavoce.
Sull’uso dei mezzi ordinari e straordinari.
613. L’olio usato dai discepoli per i malati.
L’olio aveva solo potere curativo.
Non guariva l’olio, ma il potere di Gesù.
Il Sacramento dell’Olio Santo.
Effetti sul corpo e sull’anima.
L’olio usato dai discepoli non era sacramento.
614. Contenuto dell’Opera di Gesù.
Il Vangelo di Matteo e di Giovanni.
La Buona Novella del Regno di Dio.
La Madre della Parola che è Vangelo.
La Madonna di Fatima e il Rosario.
616. Modi di amare e di salvare di Gesù.
Trasforma le cose più comuni della vita ordinaria.
Il metodo d’amare e di salvare ha forme originali.
L’amore non fa del male a nessuno.
617. L’arma contro il serpente è Maria.
Visione della zona di campagna romana.
Il grido dell’arcangelo S. Michele.
Il saluto dell’Arcangelo S. Gabriele.
Paura del Portavoce per la Chiesa di Roma.
Località dove il Portavoce vede svolgersi la visione.
618. Il segreto dell’ultima redenzione è Maria Ss.
Il segreto è il culto a Maria Ss.
Anticipate l’ora del trionfo di Maria.
La Regina degli Angeli e degli uomini.
619. Maria è il Cuore della SS. Trinità.
Visione di Maria compresa nel divino Triangolo.
“Non so spiegare ciò che ho capito tanto bene…”
La gioia del Natale il dolore della Redenzione.
620. Quelli che ameranno vivranno.
Concomitanza di voci sul potere di Maria.
Notizia che addolora e turba il Portavoce.
Consigli a un’anima selvaggia.
L’uomo senza la Grazia è solo animale
621. Guai ai pertinaci nell’offendere la carità.
“Satana ha chiesto di vagliarvi”.
Patrigni e tentatori del Portavoce.
Distruttori dell’opera del Signore.
Incarnazione dei dottori superbi e i duri di cuore.
622. Altre finalità dell’Opera.
L’opera è più per i maestri che per le folle.
I maestri daranno alle folle il succo dell’opera
L’Opera è per dare luce sulle verità di fede.
L’opera serve a dare vita agli spiriti adulti.
623. La malattia etichetta al patto d’amore
“Tua malattia: il nostro reciproco amore”.
La vittima soffre, paga, ripara ciò che offende Dio nell’uomo
È necessario avere il vero pentimento per avere Gesù
624. Il rondinino che si fortifica per il volo.
Abbandono alle gioie della divina presenza.
625. violazioni del mistero dei cuori.
Limiti che agli uomini non è dato valicare.
626.Sulla venuta di Gesù e su gli ultimi tempi .
La notte è inoltrata e il giorno si avvicina.
I fatti annunciati sono veri e si avvereranno.
627. Prove dell’autenticità dell’Opera di Gesù
Ricerche inutili e poco caritatevoli.
Il Portavoce, l’ambiente, le “voci”.
Intervento diretto del Maestro divino.
Ministero e magistero dell’angelo Custode.
Lo stato del Portavoce e l’ambiente ostile.
Obbiezioni che suscitano sdegno.
Ogni rivelazione ha il Paraclito per Autore.
628. Condizioni per essere “voci”.
Tre gridi, tre epoche, tre voci.
La condizione prima per essere “voci”.
Venite e comperate senza denaro.
Attenti alle monete del sapere!
Tre ore di agonia del Portavoce.
629. Apparizione della Madonna di Lourdes.
Contemplazione dell’Immacolata.
Indescrivibile bellezza dei corpi glorificati.
Caratteri somatici di Maria di Nazareth.
Il Corpo della Madre di Dio glorificato.
Il Corpo della Madre di Dio umano.
632. Considerazioni sul veggente Cornacchiola.
Il fascicolo sulla “Madonna delle 3 Fontane”.
Il veggente Bruno Cornacchiola.
La sorpresa di avere Gesù per Maestro.
Paura infantile delle apparizioni.
Il soprannaturale celeste è pace e gaudio.
Il soprannaturale celeste è pace e gaudio.
I nove venerdì del Sacro Cuore.
Il primo impulso dopo la veggenza.
La Vergine Regina della Rivelazione.
Per i nostri “fratelli separati”.
Desiderio di morire per stare con Maria.
Questo tempo d’ira e tenebre ci fa stolti.
Brano dell’Imitazione di Cristo.
Maria, Chiave di ogni divina Misericordia.
Tesoro che per averlo bisogna meritarlo.
634. 1° anniversario della fine dell’opera.
Il roveto si tramuterà in roseto.
635. La differenza fra la morte e l’estasi.
Il distacco dell’anima dal corpo.
636. L’Opera osteggiata e aiutata.
Onori ai costanti lavoratori di Dio.
Lo Spirito non soccorre l’anima pigra.
637. Preparazione al parallelo delle due passioni.
Promessa di Gesù al Portavoce.
Mistero preparatorio alla passione.
638. Il parallelo tra la Passioni di Gesù e quella del Portavoce
Le premesse remote alla vera Passione
La grande Vittima e la piccola vittima.
Pianto sulla morte di un padre putativo.
Le premesse prossime alla vera passione.
Partenza dalla casa di Nazareth
L’evangelizzazione in Israele.
Gesù e Maria vegliano sull’Opera.
Gli uomini che hanno rovinato l’Opera.
Andiamo avanti. Riconosciamo altri nemici miei.
Andiamo oltre ancora. Incontro ai falsi amici.
Ciò che i veri amici non fanno.
Entriamo nella vera, grande Passione.
Giuda chiama “amico” la sua vittima.
Cristo preso dagli amici, malmenato dai nemici.
Da Pilato a Erode e da Erode a Pilato.
La risposta del silenzio eloquente.
L’amor generoso e forte dell’anima vittima.
Per ricondurre le pecorelle smarrite.
640. Le concupiscenze dei consacrati che rinnovano la passione di Gesù e il pianto di Maria.
I consacrati di cattiva volontà.
Nuova passione di Gesù e pianto di Maria.
641. La Sindone. Martirio del Portavoce
642. Preghiere per ottenere perdono e amore perfetto..
Contrizione perfetta del Portavoce.
Preghiera per ottenere perdono perfetto
Preghiera per ottenere l’amore perfetto.
643. Manifestazioni di Gesù e Maria.
Madre Vittima per i peccati degli uomini.
12Maria immacolata vittima trafitta dai peccati del mondo.”
Vedere Maria nelle sue immagini.
644. Conoscere bene Gesù per salvare.
Solo Maria sapeva tutto di Gesù.
Solo il Portavoce seppe tutto di Gesù e Maria.
Solo la conoscenza ampia di Gesù può salvare.
645. Gesù fa trionfare la sua Opera con noi.
Aiutiamo Gesù a far trionfare la sua Opera.
“Sì. È lo Spirito di Dio qui presente”.
Meno teologia più Rivelazione.
Non dire mai: ‘se l’opera è da Dio, ci pensi Lui’.
Venne ai sui e i sui non lo riconobbero.
646. Mano all’aratro senza guardare in dietro.
Ognuno sarà nella schiera meritata.
La schiera degli evangelizzatori.
Il dolore apre le porte della gloria eterna.
L’uomo è cieco e ingiusto quando non è in Dio.
648. L’amore a Gesù che dimora nell’uomo.
Sforzarsi a vedere Gesù in ognuno.
Celato sotto l’imperfetta materia di molti
Celato nell’uomo come nel Ss. Sacramento.
I “sentimentalisti” della religione.
Dio vuole carità non elemosina.
649. Insegnamenti dal purgatorio.
Colpe che si purificano nel Purgatorio.
Bisogna amare e pensare a tutti i purganti.
Dio giudica diverso da noi. Un modo tutto suo.
650. I figli di Giuda Iscariota.
La figura di Giuda la più numerosa.
Al sommo si giunge per lunga e faticosa via.
Le grandi anime sono sempre sole.
La Parola è salute all’umile e veleno al superbo.
La Carità non soccorre chi senza carità ferisce.
Dio non s’irride e non si tenta.
651. La Sapienza di Dio regola tutto.
Tutto è regolato dalla Sapienza di Dio.
652. La paura paralizza l’anima.
653. Gesù Cristo il Primogenito.
Colui che è: l’eternità (Ap 22,13).
Colui che è: la potenza infinita.
Gesù Cristo il Testimone fedele.
La testimonianza che il Padre dà al Figlio.
La testimonianza che il Figlio dà al Padre.
Testimonianza dello Spirito Santo.
654. Il Principe dei re della terra.
Il Regno di Dio. Il Regno di Cristo.
La “nuova Gerusalemme terrena”.
Regno visibile, ma anche regno invisibile.
Regno visibile, ma anche regno invisibile.
655. Primogenito di fra i morti.
Adamo è il primo uomo, non il primogenito.
Il Primogenito vero per generazione diretta.
Maria primogenita per elezione del Padre.
Gesù Primogenito per generazione eterna.
Tutto fu fatto con leggi di sapienza e con fine d’amore.
Origine del dolore e della morte.
Primogenito da seno inviolato spiritualmente.
Primogenito da seno inviolato materialmente.
Primogenito dei risorti, anche con la carne.
Primogenito entrato con la sua carne nel Cielo.
Primogenito al quale è data l’eredità del Padre.
Primogenito dalle molte primogeniture.
Avvento, evangelizzazione, Anticristo, Maria
Non verrà per una seconda Redenzione.
Mezzo per passare alla super-creazione.
Susciterà nuovi evangelizzatori
L’Anticristo, Il Cristo, lo stendardo di Maria.
Tempo della nuova evangelizzazione.
Gesù, nel suo Corpo glorificato.
L’Eden figura materiale del Paradiso celeste.
Gli abitanti della Gerusalemme celeste.
“Io sono il Primo e l’Ultimo”.
Credere fermamente, semplicemente, totalmente.
Partecipazione alla vita soprannaturale.
Primo nell’essere e Primo nell’ammaestrare.
Profezia è come una proiezione di fatti futuri.
Invenzioni e scoperte a servizio del male.
Cosa è la profezia e che sono i profeti
Perché le profezie sembrano incomprensibili.
L’Apocalisse illumina i tempi sino all’ ultimo.
Le luci di santità. Le ombre di ingiustizia.
I trionfi e le sconfitte del cristianesimo.
Il peccato dell’antica e nella nuova religione.
Peccato e virtù di tutti i tempi.
Verità e figura delle sette chiese.
Le sette chiese erano non solo verità ma figura.
I fondatori e i lavori dell’Avversario.
La Chiesa fondata nella Giustizia e nella Carità.
Si sono date una costituzione umana
Cristiani di nome e più di fatto.
Maria, modellata dalla Mano divina.
659. Lettere alle sette Chiese.
Povera scienza che vuol essere solo “scienza”.
Il falso profeta e il vero profeta.
Un peccato contra lo Spirito Santo.
I frutti della scienza disgiunta dalla Sapienza.
Grande delitto è attentare la fede dei “piccoli”.
Più grande delitto è distruggere la fede nella Rivelazione!
Tu non sei né freddo né caldo.
Tiepidezza nell’apostolato sacerdotale.
Tiepidezza nello spirito missionario.
Tiepidezza nel trasmettere Sapienza.
Tiepidezza nell’apostolato laico.
Tiepidezza nell’evangelizzazione dei pagani.
Conseguenze: Ma poiché sei tiepido sto per vomitarti dalla mia bocca.
L’abominazione apocalittica è in atto.
La prima defezione fu nell’esercito angelico.
La seconda defezione quella dei Progenitori
La terza defezione, quella di Giuda di Keriot
Il ravvedimento e l’ostinazione.
663. Alla Chiesa di Filadelfia.
I quattro Evangelisti nella lor natura spirituale.
Luca, paziente e forte come il bove.
La sempre Purissima e Inviolata Vergine.
Il mistero della Porta chiusa.
La Madre: Colei che, da sola, formò il Figlio.
Giovanni ci presenta “il Maestro”.
Mistica scala degli Evangelisti. Numeri sacri in Israele. 888 e 666
Mistica scala degli Evangelisti.
592. L’Opera è Gesù vivo che
si rivela a noi[1].
L’Opera rivelata è Gesù vivo che si concede a noi.
1Vi è forse parola o atto scritto, nell’Opera che ho dettata e illustrata, che possa convincervi di peccato, di un solo peccato, del vostro Maestro? Quell’opera sono Io. Non solo sono Io che la detto e la illustro, ma sono Io che la vivo, Io che mi vi presento quale ero ai miei giorni mortali, nell’ambiente che mi circondava, nel piccolo mondo santo della mia famiglia, in quello più vasto e diverso, a seconda degli esseri che lo componevano, dei miei discepoli, in quello più vasto – tutta la Palestina – e mutevole, agitato e corso da diverse correnti, simile ad un mare muoventesi intorno a Me, sotto un variabile cielo di marzo, talora tutto placido e sereno, subito dopo coperto di nembi e corso da venti di tempesta che sollevavano il mare in marosi rombanti il loro livore contro Me, minacciosi e anche assalitori, sino alla violenza finale del Venerdì pasquale.
Dolore dato a Gesù dai negatori dell’Opera.
2Perché non mi volete riconoscere? Perché non capite il mio linguaggio? Perché volete essere simili a quelli che mi osteggiavano nel Tempio dicendo: “Noi non sappiamo chi Tu sia”? Siete anche voi come gli apostoli che nell’ultima Cena mostravano di non conoscermi ancora per ciò che Io ero: il Verbo Figliolo del Padre, che al Padre tornava dopo essere stato a lungo fra gli uomini per dare ad essi le parole che il Padre gli dava? Ma essi, i miei poveri Apostoli, non avevano ancora ricevuto lo Spirito Santo, Colui che illumina ogni vero. Voi invece l’avete ricevuto. Neppur la sua Luce vi illumina il Cristo che è in queste pagine? L’eterno sapientissimo Verbo che compie una nuova opera di amore e salvezza perché ha pietà dei troppi che muoiono di inedia spirituale, che si perdono perché non mi conoscono, che assiderano perché non sono soccorsi coi fuochi dell’apostolico amore, che vanno fuori via perché sono dei ciechi e non c’è chi porga loro la mano per condurli a Me che essi cercano smarrendosi su altre strade che voi condannate ma dalle quali non li traete, poveri figli che voi condannate perché percorrono da ciechi quelle strade cercando la Luce, e che Io non condannerò perché vedo i moti del loro cuore, e li trarrò a Me perché sono il Salvatore degli Ebrei e dei Gentili, di tutti quelli che cercano la Verità.
3Vi torno a chiedere: Perché mi fate dettare queste parole? Sono queste quelle che vorrei dirvi? Non mi date dolore. Il dolore che mi procurano coloro che Io voglio considerare miei amici è il dolore che più mi è dolore…
L’unico turbamento, il ribrezzo per la colpa.
4Io, Gesù, non ho mai consentito al peccato, non ho mai sentito turbamento per il peccato. L’unico, ricordatevelo, l’unico turbamento che poteva causarmi il fetore del male, agitantesi intorno a Me, era lo schifo, il ribrezzo per la colpa. Preferivo avvicinare un lebbroso morente di malattia ad un sano crostoso di vizio e fetente di lussuria, specie se era impenitente. Il mio infinito amore per i peccatori, che erano da salvare, mi ha sempre fatto superare la nausea del loro spirituale fetore. Mio Padre, soltanto mio Padre sa quale lunga passione è stata per Me quella di dover vivere avvolto dal turbine delle tentazioni e dall’onda fangosa dei peccati che scorrono la Terra e piegano e travolgono gli uomini. Dover vivere e vedere il naufragio di tanti, senza poter imprigionare la Bestia perché non era ancora il tempo di farlo. Non lo è ancora. Ed essa scorre fumando i suoi aliti infernali, seminando i suoi veleni, e la segue l’ondata colossale dei peccati, sempre crescente e sempre crescenti. Anche ora ne ho nausea e dolore.
I Testimoni della divinità e umanità di Gesù.
Colui che ci parla è Dio.
5Chi ero Io? Ero il Verbo incarnato. Dunque ero Dio. E dunque ero Uomo. Ero veramente Dio ed ero veramente Uomo. Ero il Redentore, il novello Adamo, “il Primogenito di fra i morti” come dice il mio Giovanni, che nel suo Apocalisse scrive anche: “Gesù Cristo che ci ha amati e ci ha lavati dai nostri peccati nel suo Sangue“, e nella sua Epistola: “Tre sono che rendono testimonianza in Cielo: il Padre, il Verbo e lo Spirito Santo, e questi Tre sono Uno solo; e son tre che rendono testimonianza in Terra: lo spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono una sola cosa“[2].
6Tre del Cielo che testimoniano della divina Natura di Gesù che è Cristo dalla nascita sino alla morte ed oltre la Morte e Risurrezione nei secoli dei secoli, e senza interruzione alcuna, come certi eretici hanno voluto sostenere.
Testimonianza di Dio-Padre.
7Il Padre che tre volte, durante la mia vita pubblica, mi indica come suo Figliuolo diletto e suo compiacimento e gloria. E se sul Tabor la voce dell’Eterno Padre fu udita da tre sole persone che per la loro condizione di discepoli possono venir tacciati, dai negatori, come degli esaltati o menzogneri, al Giordano e specialmente a Gerusalemme, sopraffollata per l’imminenza della Pasqua d’Azzimi, molte persone – tante da poter già essere chiamate turbe, e nelle quali erano mescolati israeliti con gentili, giudei con proseliti, discepoli con nemici del Cristo – udirono la testimonianza del Padre mio.
8Tre volte, in tre tempi e in tre luoghi e circostanze diverse, il Padre mi rese testimonianza senza mai smentirsi. Ora, soltanto le versioni vere restano immutabili, mentre le non vere, col passar del tempo, subiscono alterazioni che scoprono la loro fonte menzognera. Se dunque per tre volte, in tre tempi, luoghi e circostanze diverse, una Voce, sempre uguale di potenza, e ben diversa dalla mia e da quella di ogni altro uomo, tuonò dai Cieli per dare la stessa testimonianza su Me, segno è che realmente Io ero Dio simile al Padre, essendo che Dio Padre solamente di un Figliolo, Dio come Lui, può dire di gloriarsi avendolo generato, e compiacersene vedendolo perfetto come Egli Padre è per Natura divina, e perfetto per volontà e grazia nell’assunta Natura umana.
Testimonianza di Dio-Figlio.
9Il Verbo con la Dottrina sapientissima e le sue opere, di tal natura e potenza che da loro sole testimoniano che è Colui che l’insegna e che le compie: un Dio.
Testimonianza di Dio-Spirito Santo.
10Lo Spirito Santo manifestandosi in forma di Colomba al Giordano e come Fuoco nel Cenacolo alla Pentecoste per ultimare l’opera del Cristo, purificando e perfezionando gli Apostoli per il loro ministero, così come Io avevo loro promesso, ed essendo, per coloro che sanno vedere, presente e tralucente in ogni parola di infinita, caritativa sapienza che sgorgava dalle labbra del Maestro Gesù Cristo. Lo Spirito Santo non soccorre mai i mentitori. Li abbandona al Padre della Menzogna e fugge lontano da essi. Egli invece è sempre stato con Me perché Io sono Gesù Cristo Dio e Uomo, così come dicevo di essere.
Gesù vero Uomo secondo Giovanni.
11E tre sono le cose che rendono testimonianza in Terra della mia vera Umanità: lo spirito che Io ho reso come tutti gli uomini dopo una penosa agonia, il Sangue mio sparso nella Passione, e l’acqua che uscì dal mio costato esanime insieme alle ultime stille di sangue cadaverico raccolto nel cavo del Cuore spento. Ora voi sapete che soltanto un vero corpo dà sangue se viene ferito, e che soltanto un vero cadavere presenta separazione della parte acquosa del sangue – voi dite: siero – dall’altra che si coagula in grumi o almeno che è già più spessa e scura di quanto non sia il sangue vivo, se ancor troppo poco è il tempo intercorso dalla morte alla fuoriuscita del sangue. Ma Io, e la mia Sindone lo testimonia, ho emesso sangue già grumoso perché ero morto già da qualche tempo quando fui colpito al costato e gelavo e irrigidivo già, rapidamente, per le condizioni particolari che mi avevano dato rapida morte.
12Dunque, per testimonianza dell’apostolo Giovanni, testimone della mia morte, Io sono vero Uomo.
Gesù vero Uomo secondo Paolo.
13Paolo di Tarso scrive, a coloro che avrebbero potuto smentirlo se egli avesse esagerato o mentito nel descrivermi: “Quel Gesù, fatto di poco inferiore agli angeli, a motivo della morte patita, è coronato di gloria e di onore avendo per grazia di Dio gustato la morte per tutti. E certo ben si conveniva a Colui per il quale e dal quale sono tutte le cose… di rendere perfetto per via di sofferenza l’autore della loro salvezza[3]…
14Anche Lui ha avuto in comune con gli uomini la carne e il sangue per distruggere morendo colui che aveva l’impero della morte[4]…
15Infatti Egli non assunse gli angeli, ma il seme di Adamo assunse. Dovette dunque essere in tutto simile ai fratelli per diventare pontefice misericordioso e fedele davanti a Dio e per espiare i peccati del popolo, perché avendo sofferto ed essendo stato provato Egli stesso, potesse aiutare quelli che sono nella prova[5]…
16Noi non abbiamo un pontefice che non possa aver compassione delle nostre infermità, essendo Egli stato tentato in tutto come noi, ma senza peccato[6]… Ogni pontefice… è costituito… perché offra doni e sacrifici per i peccati e possa aver compassione degli ignoranti e dei traviati essendo egli stesso circondato di infermità[7]…
17Certo era conveniente che noi avessimo tal pontefice, santo, innocente, immacolato, segregato dai peccatori, sublimato sopra i Cieli“[8].
Conseguenze della natura umana di Gesù
Logiche conseguenze della natura umana di Gesù
18Dunque anche Saulo, dotto e contemporaneo degli Ebrei del mio tempo, divenuto Paolo, pieno di sapienza e verità, con la realtà della mia figura storica e con le luci dello Spirito Santo, testimonia che Io sono vero Dio e vero Uomo, uguale al Padre per Natura divina e increata, uguale alla Madre per Natura umana e creata, Cristo senza interruzione e in eterno Riparatore, Salvatore e Redentore perfetto.
19E se dunque ero Uomo, perché non avrei dovuto patire tentazione come ogni altro uomo patisce? Se il Padre mio volle farmi “in tutto simile” a voi, perché avrebbe dovuto concedermi l’ingiusto privilegio, e perché avrei dovuto pretendere l’ingiusto privilegio di non conoscere la sofferenza e la fatica delle tentazioni, che tutti gli uomini patiscono e alle quali reagiscono in diversa maniera a seconda della prevalenza in loro o dell’assenza in loro della buona volontà di santificarsi, ossia della loro spiritualità o della loro carnalità? Ma è proprio perché mi sono perfezionato per via di sofferenza continua, che sono stato Ostia perfetta! Se il Padre avesse voluto che il Demonio non si accostasse all’Uomo che era il suo Verbo incarnato, non avrebbe potuto forse impedirglielo? Non lo ha forse fatto di tenermi celato, con un complesso di provvidenziali circostanze e per trent’anni, alle ricerche di Satana? E non poteva, se lo avesse voluto, mettere limiti fissi alle tentazioni che mi venivano fatte, se avesse voluto permetterne alcune, ma non tutte, non quella, come sconveniente al Cristo?
L’uomo può diventare angelo.
Gesù simile all’uomo e di poco inferiore agli angeli.
20E non avrebbe potuto farmi superiore agli uomini e agli angeli? Perché allora mi ha fatto di poco inferiore agli angeli e simile agli uomini? E non vi è contraddizione in questa parola dell’Apostolo che dice che Io sono Uomo in tutto simile agli altri uomini e che però anche dice che Io sono di poco inferiore agli angeli? Allora non sono simile a voi? Allora non sono simile a Dio, perché Dio è da più degli angeli? Ha dunque detto bestemmie, stoltezze o menzogne l’Apostolo? E se non le ha dette, in che è questa differenza, questa uguaglianza e questa inferiorità dell’essere diverso dagli angeli, a loro inferiore, e uguale agli uomini e nello stesso tempo disuguale poiché sono di poco inferiore agli angeli? Ma non è bestemmiare dire che il Verbo incarnato è inferiore agli angeli? In che consiste questa differenza, che è in Me, dagli angeli e dagli uomini?
21Non vi siete mai posto queste domande, con sincera volontà di rispondere e facendo lavorare l’intelletto sotto la luce di Dio? Perché, figli miei, voi, tutti, avete il dovere di porvi sotto la luce divina e sforzarvi di capire, sforzarvi da voi a capire; non accomodarvi pigramente alle spiegazioni date da altri, per non faticare voi a capire. Leggeste tutti i libri che parlano di Me e del Signore altissimo, non vi gioverebbero, se li leggeste macchinalmente, quanto una sola cognizione raggiunta con sforzo vostro di capire, con umiltà amorosa che ricorre allo Spirito Santo per poter capire, con giustizia eroica per avere amico lo Spirito Santo ed essere condotti da Lui a comprendere il linguaggio divino. Perché solo “coloro che sono condotti dallo Spirito Santo sono figli di Dio“. È ancora Paolo che lo dice7. Ed è naturale che i figli comprendano il linguaggio paterno.
22Ma Io ve la dirò la differenza, e come può essere che Io sia simile a voi e nello stesso tempo di poco inferiore agli angeli.
Gesù l’Uomo – angelo.
23Sono simile a voi, sono l’Uomo, perciò sono senza dubbio inferiore agli angeli, perché l’uomo non è la creatura spirituale, la più nobile del creato, come lo sono gli angeli, puramente spirituali, fortemente intelligenti, e prontamente intelligenti perché non appesantiti da carne e da sensi e confermati in grazia, sempre adoranti il Signore, del quale comprendono il pensiero e lo attuano senza ostacolo. Ma può l’uomo elevare sé stesso ad un grado soprannaturale? Lo può, vivendo volontariamente nella purezza, ubbidienza, umiltà, carità, proprio come fanno gli angeli. E questo Io l’ho fatto. Quel Gesù, fatto di poco inferiore agli angeli, fu Uomo per paterno desiderio divino, perché potesse essere il Redentore. Di poco, poi, si fece inferiore agli angeli per sua propria volontà e per darvi l’esempio che l’uomo può, se vuole, elevare sé stesso alla perfezione angelica e conducendo vita angelica.
L’uomo che diventa angelo.
24Oh! vita umana così fusa al soprannaturale da annullare la materia nelle sue voci e debolezze per assumere le voci e le perfezioni angeliche! Vita dimentica della concupiscenza, vivente d’amore e nell’amore! L’uomo che diventa angelo, ossia la creatura composta di due sostanze che purifica la parte più bassa con i fuochi della Carità, e nella Carità sono tutte le virtù come tanti semi chiusi in un unico frutto, tanto da potersi dire che se ne spoglia, anzi, meglio, che la spoglia di tutto ciò che è materialità sino a rendere anche la materia degna di penetrare un giorno nel Regno dello Spirito. Posa nel sepolcro la veste purificata in attesa del comando finale. Ma allora sorgerà glorificata sino ad essere ammirazione anche degli angeli, perché la bellezza dei corpi risorti e glorificati sarà di reverente stupore anche agli angeli di Dio, che ammireranno questi loro fratelli di creazione dicendo: “Noi sapemmo rimanere nella grazia per una sostanza soltanto; essi, gli uomini, sono vincitori della prova e con lo spirito e con la carne. Gloria a Dio per la duplice vittoria degli eletti”.
La congiunzione tra gli uomini gli angeli e Dio.
25Il Cristo, simile in tutto agli uomini, volle raggiungere la bellezza della perfezione angelica con una vita senza ombra, non di peccato ma neppur di attrazione al peccato, e, rimanendo Uomo per patire la morte con la carne e col sangue onde espiare le colpe della carne, del sangue, e della mente e delle superbie della vita, con tutto, tutto, tutto il dolore per riparare a tutta, tutta, tutta la Colpa, si fece di poco inferiore agli angeli, nobilitando la natura umana a perfezione angelica.
26Dunque, Dio sono. E Uomo sono. E come l’angelo è l’anello intermedio fra l’uomo e Dio, Io, che dovevo risaldare la catena interrotta, riunire voi a Dio, ho della mia perfetta Umanità fatto congiunzione fra la Terra: gli uomini, e il Cielo: gli angeli, riportando l’Umanità ad una perfezione uguale, anzi maggiore, più grande di quella che Adamo ed Eva ebbero all’inizio dei giorni, quando l’Uomo era innocente e felice per dono gratuito di Dio, senza sapere e subire la dura lotta contro il Male e i fomiti del peccato. Non si è dunque avvilita la Divinità nell’assumere il seme di Adamo, ma si è divinizzata l’Umanità, riportata per libera volontà dell’Uomo alla perfezione che fa simili al Padre mio il quale non conosce ingiustizia.
Redentore dalle nostre paure e ignoranze.
27Non mentisce, non bestemmia e non si contraddice l’Apostolo dicendo, per parola ispirata, che Gesù, l’Uomo, si è fatto di poco inferiore agli angeli in spiritualità eroica. Non ha mancato Dio Padre, e non Dio Figlio, e non Dio Spirito Santo nel dare l’unica veste che gli convenisse al Redentore perché fosse tale e vi redimesse, oltre che con la grande azione del suo Sacrificio, con la continua lezione del suo crescere in grazia sino a raggiungere la perfezione spirituale, e ciò per redimervi dalla vostra ignoranza, da quell’ignoranza conseguente al peccato, avvilente le forze dell’uomo, che suggestiona lo stesso con l’insinuazione che egli, perché fatto più di materia che di spirito, non può tentare la sua evoluzione nello spirito.
28No. La materia vi sembra tanta e prepotente perché la vedete e la sentite urlare le sue voci bestiali. Vi sembra tanta perché la temete e perché non volete farla soffrire per paura di soffrire. Vi sembra tanta perché Satana ve ne altera i contorni. Vi sembra tanta perché non sapete. Siete ignoranti, ancora, di ciò che veramente è quella magnifica cosa che è l’anima, di ciò che è quella potentissima cosa che è l’anima unita a Dio.
Fatevi angeli. Fatevi serafini.
29Lasciate le paure. Lasciate le ignoranze. Guardatemi. Io, l’Uomo, ho raggiunto la Perfezione della giustizia essendo uomo come voi perché lo volli. Imitatemi. Non temete. Tenete l’anima unita a Dio e avanzate. E salite. Salite nelle plaghe luminose del soprannaturale. Trascinate col vostro volere ardente la carne là dove sale il vostro spirito. Fatevi angeli. Fatevi serafini. Il demonio non potrà più ferirvi nel profondo. I suoi strali cadranno ai vostri piedi dopo aver percosso la vostra corazza e non sarete turbati come Io non lo fui.
L’uomo può vincere Satana.
In Gesù e in noi le stesse cose.
30Dunque è stato giusto che il Padre mio non mi concedesse natura diversa dall’uomo, pur potendolo fare. Giusto. Nessuno potrà così dirmi, quando propongo il mio codice e vi dico: “Seguitelo se volete essere dove Io sono“, “Tu vi puoi essere perché diverso da me, nel quale pugna ferocemente la carne. Tu vittorioso su Satana perché in Te non è la carne alleata di Satana”. Non può alcuno rimproverarmi di facile vittoria né sconfortarsi per diversità di creazione. In Me e in voi le stesse cose: la carne, l’intelletto e lo spirito per poter vivere, comprendere e vincere. Seme di Adamo, Io. Seme di Adamo, voi.
Gesù non volle peccare per ammaestrarci.
31Oh! vi sento mormorare: “Tu eri senza la Colpa. Noi…”. Anche Adamo era senza la Colpa, eppure peccò perché volle peccare. Io non volli peccare. E non peccai. Io, l’Uomo, non peccai. Il Padre mio mi ha fatto dello stesso seme vostro per dimostrarvi che esser uomini non vuol dire essere peccatori. Come voi Io nella natura umana. Sappiate essere voi come Io nella vittoria. Il Padre mi ha fatto Uomo, avente in comune con voi carne e sangue coi quali vincere, morendo, Satana, esigendo che l’autore della salvezza vostra divenisse perfetto come Uomo per volontà propria e per via di sofferenza, e conseguisse la gloria a motivo della morte patita.
Gesù è morto a Sé stesso per vivere e farci vivere.
32Oh! non è morte anche il saper morire a tutto ciò che è seduzione? Non è morte continua a tutto ciò che è concupiscenza per vivere in eterno in Cielo? Io ho cominciato a consumare il mio Sacrificio per vincere Satana, il mondo, la carne, trionfatori da troppo tempo, dal primo atto di volontà contro le voci della carne e del mondo e del suo re tenebroso. Sono morto a Me stesso per vivere. Sono morto a Me stesso per farvi vivere col mio esempio. Sono morto sulla Croce per darvi la Vita.
Gesù è morto a Sé stesso per vivere e farci vivere.
33Destinato a divenire Pontefice vostro misericordioso, dovevo ben conoscere le lotte dell’uomo per conoscenza d’uomo, e rimanere fedele davanti a Dio per insegnarvi a rimanere tali. Pontefice misericordioso perché, avendo sofferto ed essendo stato provato, non avessi il superbo ribrezzo e il glaciale isolamento di quelli che dicono, guardando i loro fratelli peccatori o deboli: “Io sono superiore ad essi e me ne scosto non volendo contaminare la mia perfezione” e non sanno di essere dell’eterna razza dei farisei. Pontefice esperto e misericordioso perché fossi compassionevole e pronto a tendere la mano, Io, il Vincitore del Male, ai deboli che non sanno sempre calpestarlo come Io feci.
34Ditemi voi, ai quali è scandalo il leggere che Io patii quella tentazione, forse che Io ho leso la mia Perfezione divina e umana perché sono stato avvicinato dal Tentatore? Che si è alterato in Me? Che si è corrotto? Nulla. Neanche il più fuggevole pensiero.
La via preferita da Satana per corrompere.
35Quella tentazione non è forse la più comune e la più secondata dagli uomini? Non è forse la più usata da Satana appunto perché la sa la più facile ad ottenere assenso? Non è per quella porta, per l’impurità, per la lussuria, che Satana entra molte volte nei cuori? Non è forse questa la sua via preferita e la sua arma preferita per ottenere di entrare e di corrompere?
L’incontro di Lucifero con Eva e Adamo.
Corruzione dell’innocenza dei progenitori.
36Quale altra via prese all’inizio dei giorni dell’uomo per tarare la pianta senza tare dell’Umanità? Come riuscì a corrompere l’innocenza dei due Progenitori? Se l’atto di Eva si fosse limitato all’imprudenza di accostarsi alla pianta proibita e anche di ascoltare il Serpente, ma senza ubbidire né cedere alle sue insinuazioni, sarebbe sorto il Peccato? Sarebbe venuta la Condanna? No. Anzi i Progenitori, respingendo gli allettamenti satanici, avrebbero imitato gli angeli buoni invano tentati da Lucifero alla ribellione e avrebbero avuto un aumento di grazia.
Il “delitto” contro lo spirito.
37Ripeto: essere tentato non è colpa. Colpa è aderire alla tentazione. E Eva, e Adamo, non sarebbero stati puniti per l’imprudenza già espiata dalla resistenza alla tentazione. Dio è Padre amoroso e paziente. Ma Eva, ma Adamo, non respinsero la tentazione. La lussuria della mente ossia la superbia, del cuore ossia la disubbidienza, accolte nella loro anima sino allora incorrotta, la corruppero svegliando febbri impure che Satana acutizzò sino al delirio e al delitto. Non dico parole errate. Dico “delitto” ed è giusto. Non hanno forse, peccando, fatto violenza al loro spirito ferendolo, piagandolo duramente? Non è un delitto contro lo spirito quello che fa il peccatore che uccide con la colpa mortale o ferisce, indebolendolo continuamente con le colpe veniali, il proprio spirito?
Il crescente parossismo della colpa.
38Osserviamo insieme il crescente parossismo della colpa e i gradi della caduta, e poi paragoniamolo all’episodio della mia tentazione. Se ci sarà occhio limpido e cuore onesto, non potrà mancare la conclusione che la tentazione, elemento indubbio del Male, non diventa peccato ma merito per coloro che la sanno patire senza cedere ad essa. Patire non vuol dire godere. Si patisce un martirio, non si patisce un godimento. La tentazione è patita dai santi, ma la tentazione è godimento pervertito dei non santi che l’accolgono e la ubbidiscono.
39Primo lieve errore. Dunque: Eva, dotata di una scienza proporzionata al suo stato – notate bene questo perché è aggravante della colpa, e perciò cosciente del valore della prudenza – va all’albero proibito.
40Secondo errore. Vi va con leggerezza, non per intenzione buona di raccogliersi al centro dell’Eden per isolarsi in orazione. Giunta là, contrae conversazione con l’Ignoto. Non la fa guardinga il fenomeno di un animale parlante mentre tutti gli altri avevano voce ma non avevano parola comprensibile all’uomo.
41Terzo: nel suo stupore non invoca Dio perché le spieghi il mistero, non ricorda e non riflette neppure che Dio ha detto ai suoi figli che quello era l’albero del bene e del male, e che perciò era da ritenersi imprudente accogliere ogni cosa che da esso venisse senza averne prima chiesto al Signore la vera natura.
42Quarto errore: il suo aver fede più forte nel credere all’asserto di un Ignoto che non ai consigli del suo Creatore.
43Quinto: la cupidigia di conoscere ciò che solo Dio conosceva e di divenire simile a Dio.
44Sesto: la golosità dei sensi che vogliono gustare guardando, palpando, fiutando, mangiando ciò che l’Ignoto aveva suggerito di cogliere e gustare.
45Settimo: da tentata divenire tentatrice. Passare dal servizio di Dio a quello di Satana, dimenticando le parole di Dio per ripetere quelle di Satana al suo compagno e persuaderlo al furto del diritto di Dio.
Il “delitto” consumato.
46L’arsione era ormai al grado massimo. La salita dell’arco fatale era giunta al punto più alto. Là si consumò completamente il peccato con l’adesione di Adamo alle lusinghe della compagna, e fu la caduta dei due lungo l’altra parte della curva. Caduta veloce, molto più veloce della salita perché appesantita dalla colpa consumata, e la colpa si aggravò nel suo peso dalle conseguenze della stessa: ossia fuga da Dio, scuse insufficienti e prive di carità e giustizia, e anche di sincerità nel confessare il fallo, spirito di latente ribellione che impedisce di chiedere perdono.
Conseguenza della malizia.
47Non si nascondono per il dolore di essere bruttati dalla colpa e di apparire tali agli occhi di Dio, ma perché sono nudi, ossia per la malizia che ormai è entrata in loro e dà nuovi aspetti a tutte le cose, e rende tanto ignoranti da non saper più riflettere che Dio, che li aveva creati e aveva loro dato tutto il Creato, ben sapeva che essi erano nudi, né si era affaticato a rivestirli, né si era sdegnato di contemplarli tali, perché non c’era bisogno di coprire l’innocenza né c’era sdegno a contemplare un corpo innocente.
Conseguenze del “delitto” consumato.
48Sentite le risposte dei due colpevoli, indice esatto della tentazione non respinta e delle sue conseguenze di colpa: “Ho sentito la tua voce e avendo paura, perché nudo, mi sono nascosto”, “La donna che mi desti a compagna mi ha offerto il frutto e io ne ho mangiato”, “Il serpente mi ha sedotta ed io ne ho mangiato”[9].
49Manca fra tante parole l’unica che doveva esserci: “Perdono perché ho peccato“. Manca quindi la carità verso Dio. Manca la carità verso il prossimo. Adamo accusa Eva, Eva accusa il serpente. Manca infine la sincerità della confessione. Eva confessa ciò che è innegabile. Ma crede poter nascondere a Dio i preliminari del peccato, ossia la sua leggerezza, la sua imprudenza, la sua debole volontà, subito ammalatasi dopo aver fatto il primo passo verso la disubbidienza al comando santo di non porsi in tentazione di cogliere il frutto proibito.
Segni dell’amicizia col serpente.
50Quel comando doveva esserle di avviso, a lei, intelligentissima, per farle capire che essi non erano tanto forti da poter impunemente mettersi nelle condizioni di peccare senza giungere a peccare. Vi sarebbero giunti perfezionando con volontà propria la libertà concessa loro da Dio, giungendo ad usarla unicamente per il Bene. Eva mente dunque a Dio tacendo la ragione per la quale mangiò del frutto: per divenire simile a Dio. Ecco che la concupiscenza triplice è nell’Uomo. Tutti i segni dell’amicizia col serpente sono palesi nella superbia, ribellione, menzogna, lussuria, egoismo, sostituitisi alle virtù esistenti prima.
L’incontro di Lucifero con Gesù.
Nel deserto Gesù si prepara all’evangelizzazione.
51E ora paragoniamo questo incontro di Lucifero con i Progenitori con l’incontro di Lucifero con Me, novello Adamo venuto a restaurare l’ordine violato dal primo Uomo.
52Io pure vado in luogo solitario. Ma perché? Quando? A che fare? Per prepararmi con la penitenza – indispensabile preparazione alle opere di Dio– alla mia missione che stava per avere inizio. Cessata la pace protettiva della casa, della famiglia, della città mia, la quale pace poteva appena essere sfiorata da inevitabili contrasti di pensieri fra Me e i parenti, Io tutto spirito, essi tutta umanità e sognanti per Me umane gioie. Ora veniva l’epoca dell’evangelizzazione, i pericoli dell’esaltazione e dell’odio, i contatti coi peccatori e con tutto ciò che forma ciò che si dice comunemente: mondo.
Gesù cercato dal Tentatore.
53Mi preparo con la penitenza e l’orazione. Completo la mia preparazione con la vittoria su Satana. Oh! esso ha ben sentito che il Vincitore era sorto, vedendomi tetragono alla seduzione impura e forte contro la fame, contro la superbia e la cupidigia. Ma Io voglio che voi contempliate Me nella parte che voi giudicate sconveniente, e facciate il paragone del Puro Gesù con la pura Coppia dei Progenitori, nei quali poté agire il veleno del Serpente perché lo vollero accogliere e perché non vollero patire lo sforzo di respingerlo, posto che imprudentemente lo avevano avvicinato. Io non ho cercato Satana. Ne sono stato cercato. Trovato che mi ebbe, ne ho patito la vicinanza. Era doverosa esperienza per poter essere il vostro pontefice misericordioso, provato come voi, non sdegnoso di voi, esempio a voi.
54Eccomi, o uomini, ecco il Cristo tentato perché uomo, non vinto perché aveva volontariamente portato la sua umanità ad una perfezione “di poco inferiore a quella angelica“. Gli angeli non hanno corpo, perciò non hanno senso, perciò l’impurità non li può ledere né turbare più o diversamente di come mi abbia turbato: con l’orrore per questo peccato da bruto.
Silenzio con Satana e con sé stesso. E preghiera.
55Ecco il Cristo che non fugge vilmente per essere inseguito, né contratta o baratta o discute col Tentatore su così bassa cosa che non merita di esser discussa. L’uomo, la creatura più nobile della terra, dotata di ragione, di spirito, e conscia del suo fine, non corrompa sé stesso con reale o metaforico contatto con la Lussuria. Non contempli. Non discuta. Alzi gli occhi. Miri Dio. Ami, da figlio di Dio, Dio e prossimo. Invochi Dio. Taccia con Satana e con sé stesso, nella parte di sé stesso che vorrebbe discutere di cose carnali. Silenzio di labbra e silenzio di pensiero su argomenti che esalano fumi omicidi. Non sempre è silenzio là dove sono ferme le labbra. Talora, sotto c’è il cuore, il pensiero, il volere che parlano e delirano impuri anche se le labbra sanno tacere e gli occhi rimanere bassi o stravolgersi in pose ispirate per trarre in inganno gli uomini. Gli uomini che vedono l’esterno dell’uomo. Non Dio che vede l’interno dell’uomo e che ha in obbrobrio ogni forma di menzogna mentale per farsi credere santi, e di lussuria mentale e di menzogna calcolata e calcolante.
Satana iniziò la sua Tentazione con l’Impurità.
56Perché Satana iniziò la sua Tentazione con l’impurità? Perché questo peccato è il più diffuso. È in ogni luogo e parte del mondo, in tutti i ceti, e purtroppo in tutte le condizioni. Ha molti nomi. Si ammanta talora anche di legittimità, ma sporca i talami legittimi come i letti delle prostitute, e taccio su altre considerazioni. Perché gli servì così bene la prima volta a mettere la malizia nel cuore dell’uomo. Perché pensava che unicamente con quel mezzo avrebbe potuto stroncare per sempre il pensiero redentivo corrompendo l’insostituibile Redentore. Perché, infine, aveva bisogno di sincerarsi se Io ero il Redentore.
57Aveva intuito che Io ero ormai nel mondo. Mi cercava. Era dovunque fosse una santità. Ma in tutte vedeva delle relatività che lo facevano incerto. Non era riuscito per tanti anni a squarciare il velo che avvolgeva il mistero di mia Madre e il mio. La manifestazione del Giordano lo aveva scosso. Ma il terrore di Me lo faceva titubare ancora per darsi pace. Voleva e non voleva sapere chi ero. Sapere per illudersi di vincermi. Non sapere per illudersi di non essere vinto dall’Uomo.
58Mi tentò con quella. Il mio fermo contegno, così diverso da quello di ogni uomo, che o fugge o si spaventa o cede o irride dicendosi forte e poi cade più di colui che fugge, gli dissero chi ero. Persuaso sul mio essere, insiste. Nella sua prima tentazione sono già adombrate le altre tre, e specie l’ultima. I miei occhi lo ghiacciano. Il mio silenzio lo esaspera. La mia tranquillità lo sgomenta. Si sente contro una forza che è vano sperar di piegare. Sente che il Puro non può che aver schifo del frutto disonesto che esso gli porge.
Nelle altre tentazioni, risponde per onorare Dio.
59Allora tenta con una seduzione in apparenza lecita: “Di’ alle pietre che divengano pane”. Aver fame di pane è dell’uomo, non è più del bruto come lo è la lussuria, la fame di carne. E allora da uomo, figlio di Dio non perché il Verbo ma perché seme di Adamo come voi, allora Io rispondo. Rispondo per onorare tre volte il Signore. E Satana, convinto che era inutile tentare altre prove, non mi offerse più la lussuria. Gli uomini no. Essi sono più stolti di Satana e mi tentarono per poter dire alle folle: “Egli è peccatore“. Le pagine dell’Opera vi dimostrano come gli uomini non ebbero mai una fortuna maggiore di Satana. In nulla.
60Tentato in tutto e da tutti, sono rimasto senza peccato. Pontefice eterno, mi sono per mia propria volontà serbato innocente, immacolato, segregato dai peccatori, fatto angelo avendo abolito il senso per servire unicamente lo spirito.
Gesù annichilò Sé stesso apparendo semplice uomo.
61Potete dire ancora che è sconveniente questo episodio? Che è eretico? È forse eretico Paolo che nella sua epistola mi dice “tentato in tutto, in tutto provato, essendo uomo fra gli uomini”, con carne, sangue, intelletto, volontà, come voi? Eretico Paolo che scrive ai Filippesi: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di C. G. il quale, esistendo nella forma di Dio, non considerò questa uguaglianza come una rapina, ma annichilò Sé stesso prendendo la forma di servo, e divenendo simile agli uomini apparve semplice uomo“[10]? Non vi pare che in questo “annichilarsi” del Figlio di Dio sia non soltanto l’obbrobriosa morte di croce ma anche la miseria di essere trattato come uomo da Satana e dal mondo, i quali con inesausto assedio mi assalirono e circondarono di tentazioni dandomi patimento? Non vi pare che in quel non considerare una rapina la mia uguaglianza con Dio, ma volendo essere l’Uomo, l’Uomo riparatore, l’Uomo espiatore, l’Uomo redentore trattato da uomo, mostratosi Dio per la sua eroicità quotidiana, non stia tanta bellezza e giustizia? E che c’è in Me che voi non abbiate? E che ho fatto Io che voi non possiate fare? Parlo della santificazione propria per divenire perfetti come il Padre nostro dei Cieli.
62Rileggete con cuor puro e pensiero senza preconcetti, dopo questa mia lezione, gli episodi che impugnate come sconvenienti, e ditemi se potete ancora dirli tali.
Le confidenze del Cristo non giovano ai lussuriosi.
63Voi obbiettate, ostinati, per non dire la parola, seconda in bellezza fra tutte le parole, che è “perdonami” – come la prima è “ti amo” – voi dite: “Ma Tu a Giuda dicesti che in Te era il Bene e Male. Ciò non è conveniente! E più oltre dici: ‘La tentazione è mordente. L’atto soddisfa e talora nausea, mentre la tentazione non cade ma come albero potato getta più robusta fronda’, e ciò fa supporre che Tu ti sia turbato, e sempre più fortemente, per non aver assecondato la tentazione impura”.
64Siete forse anche voi come Giuda che non capiva mai, che non sapeva capirmi, che non poteva capirmi perché troppo pieno della sua umanità malata, la quale gettava i suoi riflessi su ogni cosa? Se così siete, vi dico di cambiare il vostro pensiero. E vi dico di ricordarvi a chi parlavo. Ad un uomo che, essendo premeditatamente e tenacemente peccatore e specie lussurioso, non poteva accettare col dovuto rispetto le confidenze di Cristo e crederle verità.
65A Giovanni potevo aprire il mio cuore. Il puro fra i discepoli di Cristo sapeva credere e capire i segreti di Cristo Puro. L’altro… era un incorreggibile immondo ed era un demonio. Ho taciuto con lui come con Satana. Così al padre come al figlio, perché in verità Giuda volle a padre Satana in luogo di Dio. Al discepolo, poi, malato di sensualità, ho parlato come potevo parlare per essere ancora ascoltato, terminando con l’asserzione: “Io non ho mai ceduto” e riserbandomi di dimostrargli che si può vivere da angeli sol che si voglia. La dimostrazione: l’unica cosa che possa fare, se non buoni, silenziosi, non irridenti, i satana.
Gesù non ha voluto seguire il Male.
66Non ho ceduto. Lo dico a voi come l’ho detto a Giuda. Nessuno mi vietava di farlo. Il Padre mi aveva dato il libero arbitrio come ad ogni nato di donna. Avrei potuto perciò accogliere tanto il Male come il Bene e seguire ciò che volevo. Ho voluto seguire il Bene. Non ho voluto seguire il Male. No. Il Figlio dell’Uomo non ha voluto peccare. Satana soffiava a tenere accesi intorno a Me, nel cuore di chi mi circondava con odio o con malsano amore, i suoi fuochi per suscitarmi reazioni umane. Ho patito tentazioni d’ogni specie. La mia volontà ha dominato sempre, la mia purezza ha spento là dove era libidine accesa a tentarmi.
“Tutto è puro ai puri”.
67La purezza, non la mia soltanto, fa quest’azione intorno a sé, e vela, anche, quei particolari che sono crudi e stuzzicanti unicamente a quelli che mentalmente o materialmente si pascono di cose impure. Per gli altri no. Ho detto: “Tutto è puro ai puri“[11]. È parola di divina sapienza. Puro il pensiero, puro il cuore, puro l’occhio, pura la carne nei puri, perché essi sono fissi nella visione di Dio.
68Più l’uomo cresce in perfezione e più è assalito dalle forze esterne del male che sono Satana, il mondo, gli uomini. Ma nell’uomo ripieno di Dio, saturo di purezza, fattosi di poco inferiore agli angeli per volontà di perfezione, gli assalti non sono morte ma vita, non avvilimento ma gloria. Non c’è un santo che non abbia sofferto tentazioni. Non un coronato in Cielo la cui corona non sia contesta delle perle e dei rubini del suo pianto e del suo dolore, talora martirizzante sino al sangue per le vessazioni di Satana e dei suoi alleati.
69I martiri non sono soltanto quelli caduti nelle arene e nei tribunali dei persecutori. “La grande tribolazione” della quale parla Giovanni[12] è anche questa, e la stola dei beati si è fatta monda nel sangue dell’Agnello ma anche nel rogo e nella tortura dell’amorosa volontà e dell’odiante tentazione.
70Non ho voluto essere diverso da voi, né che voi non poteste venire dove Io sono. Io come voi. Voi come Me. Tentati e vincitori per essere “dèi” nel regno di Dio. Vero Dio e vero Uomo, ho manifestato la potenza di Dio e la capacità dell’uomo di divenire “dio” secondo la parola del salmo e di Paolo[13].
La tesi di Gesù avvalorata dagli apostoli.
71Vi ho risposto con le parole dei miei apostoli unite alle mie. Perché voi avete difficoltà ad accettare per sante le parole che il piccolo Giovanni vi trasmette. Queste dei miei apostoli, non potete avere difficoltà ad accettarle, non vi possono mettere dubbi sulla loro autorità soprannaturale. Le leggete all’altare, le commentate sui pulpiti, le insegnate dalle cattedre. Dunque le ritenete parole di verità.
72Ed esse parole suffragano la mia tesi, non la vostra: che essendo l’Uomo, era naturale che Io fossi tentato; che la tentazione non è sconveniente al Cristo; che Cristo non esce da essa avvilito ma ancor più glorificato, perché il pontefice, che doveva aver compassione dei deboli e dei traviati, essendo stato come essi provato ed essendo stato circondato da infermità come essi, ha saputo conservarsi santo, innocente, immacolato, segregato dai peccatori in quanto è imitarli nel male, ma loro misericordioso fratello per dire a tutti: “Venite a Me, voi che siete addolorati e stanchi, ed Io vi consolerò“.
73E termino con le parole dette 3 anni or sono al piccolo Giovanni: “Non pensate più oltre alla più bassa delle azioni di Satana verso il Cristo, quando avete mille azioni elette del Cristo da meditare e imitare nell’Opera“.”
In merito i santi innocenti[14]
74In merito al numero dei S. Innocenti periti nella strage di Erode, dice Gesù:
75“Il loro numero è 320 tra quelli di Betlemme e quelli delle campagne. E specifico ancora di più che di essi 188 furono quelli di Betlemme, mentre 132 quelli delle campagne battute per un vasto raggio dai messi di Erode per sterminare i pargoli. Fra gli uccisi vi furono anche 64 fanciulline, non identificate per tali dai sicari, che uccidevano fra le tenebre, la confusione e la furia di fare presto prima che qualcosa intervenisse a por fine alla strage.”
Esperienza carismatica
“Ti smemorerò del mondo nel mio amore”[15].
76“Io sempre verrò. E per te sola. E sarà ancora più dolce perché sarò tutto per te… Non ti leverò nulla di ciò che hai meritato: vedermi e sentirmi. Ti porterò più su… Finora dovevi essere anche Marta perché dovevi lavorare attivamente per essere il portavoce. D’ora in poi contemplerai soltanto… Ed Io verrò a te… e ti smemorerò del mondo nel mio amore.”
77Dalle parole di Gesù a me, del 14 marzo 1947.
593. La mistica poppante[16].
Succhia il Sangue dal Ss. Cuore di Gesù.
1Dolcezze e promesse di Gesù benedetto.
2Segno oggi ciò che è la mia gioia da ormai tre giorni.
3La notte fra il 12 e il 13, mentre spasimavo tanto per la polineurite che mi si turbava anche il cuore, mi si presentò Gesù col suo Ss. Cuore, scoperto in mezzo al petto e tutto circondato da vibranti fiamme più luminose dell’oro. Mi dice: “Vieni e bevi” e avvicinandosi al letto, di modo che io potessi porre la testa sul suo petto, mi attirò a Sé premendomi la bocca sulla ferita del suo Cuore e premendo con la sua mano il Cuore perché scaturisse copioso il Sangue. E io, la bocca premuta contro i margini della ferita divina, ho bevuto. Mi sembrava di essere un poppante attaccato alla materna mammella.
Dolcezza e fragranza indefinibile.
4Mentre stavo per succhiare pensavo che avrei sentito il sapore del Sangue come quella volta che Gesù mi fece bere ad un calice colmo del suo Sangue[17]. Ricordo ancora quel sapore, quel liquido un poco spesso e glutinoso, quell’odore caratteristico del sangue vivo. Ma invece, sin dal primo sorso che mi scese in gola, sentii una dolcezza, una fragranza quale nessun miele, o zucchero, o altra cosa che dolce sia e aromatizzata può avere. Dolce, fragrante, più dolce di un latte materno, più inebriante di un vino, fragrante più di un balsamo. Non trovo parole per dire ciò che mi era quel Sangue!
Avvolta fra le fiamme vive del Cuore divino.
5E le fiamme? Nell’accostarmi avevo un poco paura di quel fuoco. Sentivo in distanza il calore vivo di quelle fiamme vibranti, e più Gesù a Sé mi attirava e più mi pareva di andare presso una fornace ardente, ed io del fuoco ho paura. Non sopporto nessun più lieve calore. Ma quando fui col capo contro il Cuore divino, e perciò avvolta fra le cantanti fiamme – perché esse vibrando mandavano come delle note melodiosissime, per nulla simili al borbottare e fischiare delle legna sui focolari o al rugghio degli incendi divampanti – sentii le lingue di fiamma carezzarmi le guance e i capelli, insinuarsi in esse, dolci e fresche come vento d’aprile, come raggio di sole in un rugiadoso mattino d’aprile. Sì, proprio così. E mentre gustavo queste sensazioni soavi pensavo – perché questo ha di bello la mia estasi, che mi permette di riflettere, di analizzare, di pensare a ciò che provo, e di ricordare poi; non so se ad altri estatici avvenga così – mentre gustavo così, avvolta fra le fiamme del Cuore divino, pensavo che così dovevano essere le fiamme in mezzo alle quali passeggiavano cantando i tre fanciulli dei quali parla Daniele: “Egli rese il centro della fornace come un luogo dove soffiasse un vento pieno di rugiada“[18]. Sì, proprio così! Il vento fragrante del mattino, nella luce soave del primo sole!
Avvolta nel fuoco del suo sguardo
6E Gesù, dopo avermi tenuta a lungo sul Cuore, contro il Cuore perché bevessi, mi staccò di là tenendomi il capo fra le mani, altolevato verso di Lui curvo su me, onde, se io non bevevo più al suo Cuore e se non ero più avvolta nelle fiamme vive, bevevo il suo alito e le sue parole ed ero avvolta nel fuoco del suo sguardo; mi disse:
7“Ecco, in questo differisce ogni fuoco, anche quello purgativo, dal mio fuoco. Perché questo mio è di carità perfettissima e non fa male neppure per fare del bene. E questo è il fuoco che Io serbo per te. Questo solo. Ecco ciò che è per te il mio amore. Fuoco che conforta e non brucia, luce, armonia, carezza soave. Ed ecco ciò che per te è il mio Sangue: dolcezza e forza. Ed ecco ciò che Io faccio per te, a compensarti degli uomini. Ti spremo il mio Sangue come una madre fa col latte al suo nato, tu, figlia mia! Così Io ti amo!”
Estasi che si ripete giornalmente.
8Da allora queste parole e questa visione si ripete giornalmente, ed ora Gesù vi aggiunge sempre queste parole:
9“E così ci ameremo in avvenire. Questo è ciò che ti darò in premio del tuo fedele servizio. Questo il tuo futuro sinché vivi in terra. Dopo sarà l’unione perfetta.”
10Questa mattina se ne accorse anche P. Mariano, venuto a portare la S. Comunione, che ero lontana dalla terra più che dalla stessa non lo sia il sole. Ero in Gesù, a bere il suo Sangue e ad allietarmi nel fuoco del suo amore!…
11Anche giorni fa, e precisamente il 14 marzo, mio 50° compleanno, mentre io mi dicevo – dopo aver avuto una visione nella quale Gesù, diretto a Gerusalemme, andava cantando i salmi, così come fanno i pellegrini d’Israele – “Come mi mancheranno questi canti, dopo, quando sarà finito il Vangelo! Che nostalgia del canto perfetto di Gesù! E dei suoi sguardi quando parla alle turbe o ai suoi amici!”, Egli mi apparì dicendomi:
Promesse di Gesù benedetto.
12“Perché dici questo? Puoi pensare che Io te ne privi perché tu hai ultimato il lavoro? Io sempre verrò. E per te sola. E sarà ancora più dolce perché sarò tutto per te. Mio piccolo Giovanni, fedele portavoce, non ti leverò nulla di ciò che tu hai meritato: vedermi e sentirmi. Ma anzi ti porterò più su, nelle pure sfere della pura contemplazione, avvolta nei veli mistici che faranno tenda ai nostri amori. 16Sarai unicamente Maria. Ora dovevi essere anche Marta perché dovevi lavorare attivamente per essere il portavoce. D’ora in poi contemplerai soltanto. E sarà tutto bello. Sii felice. Tanto. Io ti amo tanto. E tu mi ami tanto. I nostri due amori!… Il Cielo che già ti accoglie! Viene la bella stagione, o mia tortorella nascosta. Ed Io verrò a te fra il vivo profumo delle vigne e dei pometi e ti smemorerò del mondo nel mio amore… [19]“
13Oh! non si può dire ciò che è questo!
594. La vostra “piccola” passione[20].
Alle anime che si ergono alle stelle.
Dice Gesù:
1“Prima del grande silenzio del Venerdì Santo, come agli Apostoli, il Verbo vuole parlare alle anime che ama per dare i consigli dell’amore. Vi appaio già legato e dolente nelle membra. Ma l’amore non conosce catene, e forte e sano è l’Amore per voi.
2Sempre Gesù ha desiderio di parlare ai suoi diletti. Ho ardente desiderio di comunicarmi con la parola alle anime che, come fiori, nella notte si ergono alle stelle, col calice aperto a bere la rugiada che piove dal cielo e ristora dalle vampe del giorno, e si piegano ansiosi verso l’Oriente, per accogliere la luce dell’aurora a conforto delle notturne tenebre.
3L’Oriente: Io.
4Il giorno: il mondo che avvampa e spossa.
5La rugiada: la Sapienza che vi parla.
6Le notturne tenebre: ancora il mondo coi suoi interessi ed egoismi, il mondo che penetra dappertutto e offusca con le nebbie pesanti del fumigante io anche là dove dovrebbe aversi soltanto aria luminosa di carità.
7L’aurora: Io che vengo, Luce gioconda a chi mi vuole accogliere.
I consigli dell’amore.
8E Io vi dico: Siate buoni e imitatori miei nella vostra “piccola” passione. Così “piccola” rispetto alla mia!
9Abbiate carità che si effonde umile e generosa anche ai colpevoli, come l’ebbi Io nell’ultima Cena.
10Abbiate fusione totale alla Volontà di Dio come l’ebbi Io nel Getsemani. Non giungerete mai al sudor sanguigno, perché ciò che il Cielo richiede alle creature è un nulla rispetto al tutto che fu ciò che il Cielo a Me richiese.
11Abbiate saluto di amicizia anche per il Giuda che è ovunque sono un maestro e dei discepoli.
12Abbiate l’eroismo del silenzio nelle offese, e del parlare a tempo giusto per servire la Verità e glorificare Iddio, come lo ebbi Io nelle aule del Sinedrio e del Pretorio e nelle sale infami della reggia di Erode.
13Abbiate sollecita premura di sottomettervi ai tormenti, di caricarvi del vostro dolore, come l’ebbi Io sottomettendomi ai flagelli e abbracciando la Croce.
14Abbiate costanza nel salire anche se la croce vi aggrava, e non vi accasciate se la debolezza vi fa cadere. Vi ricordo che Io caddi sempre più grandemente più ero vicino alla mèta, per simboleggiare che Satana pone più grandi inciampi più l’anima si avvicina all’ara del sacrificio che la fa ostia simile a Me e continuatrice di Me. Rialzatevi e proseguite. Dio sa distinguere caduta da caduta, ed è Padre che rialza coloro che cadono non per malizia ma per debolezza volontaria di creature e inciampo di Satana.
15Abbiate distacco assoluto, assoluta spogliazione anche dalle cose più lecite, per eseguire le estreme volontà di Dio, come l’ebbi Io che mi staccai dalla Madre, mi spogliai delle vesti, e rinunciai alla vita.
16E infine perdonate. Perdonate a coloro che sono di pensiero diverso dal vostro e vogliono ciò che voi non volete, come Io perdonai ai capi del Sinedrio che vollero la mia morte per regnare loro soli. Pensate che da sé stessi si puniscono volendo ciò di cui non saranno felici, e che hanno bisogno del vostro perdono per avere un conforto quando comprenderanno il loro errore.
17Non mettete limiti a queste mie parole. Servono per tutti i tempi e tutte le circostanze. Perché sempre, là dove sono un maestro e dei discepoli, sempre là è un piccolo Cristo circondato da discepoli e avversato dal mondo.
18State nella mia pace. Ora e sempre. E posi su voi la benedizione delle mie Mani trafitte.”
595. Divinità dell’anima[21].
L’anima è una particella di Dio.
1Dice Gesù, in merito alla frase “l’anima che è una particella di Dio” (9-5-45) e che P. Migliorini vorrebbe corretta: che è quasi particella ecc.:
2“È detto nella Genesi: “… e gli ispirò in faccia il soffio della vita”[22]. Dio-Vita ispirò il suo soffio nell’uomo. Dunque gli dette una particella del suo Infinito, del suo Amore, di Sé stesso insomma.
3Col suo volere creativo Dio vi dà l’anima, la parte eternamente vitale che è in voi e che costituisce la spirituale somiglianza e immagine che l’uomo ha con Dio suo Padre e Creatore. Creatore perché vi ha creati. Padre perché, come un padre terreno comunica ai figli somiglianza fisica e psichica con sé stesso in un con il sangue dello stesso ceppo del suo, così l’Eterno Padre vi comunica, nello spirito, immagine e somiglianza con Lui in un con la Vita che da Lui si effonde e che, per suo desiderio, dovrebbe godere di Lui eternamente nei Cieli dopo la prova terrena. La Vita vi dà il Padre, da vero Padre, perché è padre colui che dà vita. Da Padre eterno, perché eterno è Colui che vi dà vita.
Dottrina eretica da scartare.
4Alcuni confondono l’essere creati da Dio con l’essere Dio, e dicono che tutto ciò che è, è Dio, e che perciò l’uomo ha la stessa natura ed essenza di Dio, e che persino le altre creazioni di Dio, che noi vediamo, sono Dio. Non vi può essere errore superbo più grande.
5L’uomo non è della stessa natura ed essenza di Dio, meno ancora lo sono le altre cose create. Dio è il Creatore. L’uomo colui che fu creato da Dio. Se l’uomo fosse Dio, non avrebbe bisogno di essere creato, perché Dio è l’Increato. Se l’uomo fosse un tutto con Dio, la Terra sarebbe già Cielo, perché gli uomini, la parte, avrebbero già il godimento del Tutto. Quel godimento che è il fine ultimo dell’uomo e al quale l’uomo perviene dopo le lotte e le perseveranze eroiche sostenute e praticate durante il giorno di esilio terreno. Come sarebbe in esilio l’uomo sulla Terra se tutto ciò che è fosse Dio? L’uomo sarebbe allora già in Dio, ossia non più in esilio. Come peccherebbe se fosse Dio? Come potrebbe nascere con la Colpa d’origine se fosse Dio? Come potrebbe aver principio con un concepimento se fosse Dio, che è da sempre e da nessuno e nessuna cosa fu creato?
6Come vedi, anima mia, la eretica dottrina che asserisce che tutto è Dio distrugge tante verità della storia di Dio e della storia dell’uomo. Distrugge i rapporti di regale, divina paternità e di sudditanza filiale. Distrugge il reverenziale timore di Dio. Gonfia l’uomo di superbia oscena perché gli fa drizzare la fronte proterva gridando lo stesso grido di Satana: “Io sono Te!”.
L’inno di coloro nei quali lo spirito di Dio è vivo.
7Chi come Dio? Al grido satanico fa contrapposto il grido angelico di Micael: “Chi come Dio?”. E i figli di Dio rispondono: “Nessuno simile a Dio. Tu solo Santo! Tu solo Signore! Tu solo Altissimo!”.
8È l’inno di coloro nei quali la “parte, o spirito di Dio”, come l’hanno definita i più grandi teologi, è realmente viva perché vivente nell’Amore, innestata in Gesù Cristo. È l’inno di coloro che alla prima creazione dell’anima – l’ispirazione dell’alito di Dio in una polvere che diviene carne e che tornerà polvere, per poi ricostruirsi carne nella risurrezione finale e nel finale giudizio – fanno e sanno far seguire la ricreazione con la “vita” restituita dal Battesimo e mantenuta dai Sacramenti e dagli altri doni paterni e divini, la “vita”, ossia la Grazia; e la superreazione con la volontà eroica che li super crea veramente somiglianti a Dio, specchi eterni che riflettono la Perfezione eterna e che accendono dei loro splendori gli accesi Cieli, trono all’Immenso, Potente, Santo Iddio Unico, Uno e Trino.
“Voi siete dèi e figli dell’Altissimo”.
9Ben è detto: “Voi siete dèi e figli dell’Altissimo“[23]. Ma figli siete per la “particella” che Dio vi ha ispirata, e dèi dovete divenire con sforzo costante di tutta la vita terrena. Se foste già dèi, non dovreste sforzarvi a divenirlo. L’Amore vi chiama a divinizzarvi mediante l’amore, ma dèi non nascete e dèi non siete perché Uno Solo è Dio. La “parte”, l’anima spirituale, in voi infusa da Dio, è quella che vi dà aspirazioni e modo di divenire i re del Regno di Dio e i figli in eterno dell’Altissimo, vostro premio, ricchezza, gioia eterna e immisurabile.
Invito alla riflessione.
10Coloro, poi, che vogliono turbarti perché è scritto che “l’anima è particella di Dio“, riflettano anche che ciò è detto dai S. Padri e da menti elette di ogni tempo cattolico, e che negare di sapere certe cose per turbare un’anima è fare duplice peccato.
11Riflettano inoltre a quali persone Io parlavo: a delle Gentili, per le quali era necessario usare un metodo di insegnamento seducente la loro immaginativa e il loro desiderio di salire agli Olimpi, dove tanti personaggi del loro secolo erano stati collocati, trasformati in deità dall’idolatria dei popoli verso creature che erano, per questa o per quella cosa, diverse dal comune; e ciò per attirarle, attraverso ad aspirazioni umane, verso i sentieri dove già splende Dio come sole lontano che invita ad essere raggiunto, dato il suo dolce, maestoso, divino splendore. Creature pagane che ignoravano l’esistenza dell’anima, che avrebbero capito l’importanza dell’anima e la sua dignità, e il dovere di tutelarne la “vita”, solo facendo loro ben capire che essa ha un valore eccelso perché la sua origine è in Dio che la crea.
12Non era facile sedurre al Bene menti coperte da scaglie tenaci di concezioni pagane! L’apostolato era difficile allora! Io, e coloro che per primi evangelizzarono, dovemmo aprire le menti come con un vomere sottile e tenace si aprono delle glebe, indurite da secoli di errore, intricate di radici tenacissime, consolidate nel loro pensiero religioso dall’amor di patria che credevano in pericolo se si scrollavano gli altari degli idoli e si sostituivano alle cerimonie e credenze pagane le verità cristiane. Menti più raffinate dei negri dell’Africa o dei selvaggi della Patagonia e della Polinesia, i greci, i romani, i galli, e iberi e cimbri, ma specie i due primi, sono stati dura conquista agli operai di Dio. E le storie della Chiesa documentano di che arte e di che dolore si dovettero ornare i primi sacerdoti cristiani per fare del mondo pagano il mondo cristiano. Carità perfetta, pazienza perfetta, eroismo perfetto, ogni virtù perfetta. Ecco come fu conquistato il mondo pagano a Dio.
13Ora occorrerebbe ricominciare. Ma se il mondo è nuovamente una dura gleba che l’errore fa sterile, se è legato da radici di male, se lo consolida l’odio, mancano troppo i vomeri dolci, sottili, tenaci, perseveranti che, a costo di sacrificio totale, riaprano la gleba e la liberino dalle radici malsane e vi seminino l’amore.
14Voler aggiungere un “quasi” è veramente accostarsi di più all’eretico concetto che tutto è Dio. Perché la deità (non divinità in questo caso, essendo che un dio, così concepito nel pensiero come fatto di tutto ciò che è, non è Dio ma è una deità pagana) sembra così composta di queste particelle. No. 16Non sono le particelle che formano Dio. Ma è Dio che infonde il suo spirito – ossia: parte di Sé – per formare l’uomo: creatura composta di una sostanza spirituale e di una corporale. Sia lasciato dunque come ho dettato. Ché giusto è. E ognuno, che sia di retto spirito religioso, lo comprende che giusto è.
15E tu sta’ in pace. Io sono che detto. E Io non conosco l’errore perché sono la luminosa infinita Sapienza.”
Nota del Portavoce.
Nota mia.
16Questo “appunto in margine” è originato dall’insistenza e dalle asserzioni di P. Migliorini che la frase “l’anima che è una particella di Dio” è frase eretica e che va corretta con l’aggiunta di un “quasi”. P. Migliorini insiste, con previsioni di condanna ecclesiastica se io non consento ad aggiungervi la parola “quasi”.
17Io non so cosa è questo “senso panteistico” che P. Migliorini dice essere nella frase. Se mi ricordo bene le spiegazioni avute a scuola, mi sembra che panteismo e religione panteistica siano quei modi di credere e pensare che vedono e adorano il dio nel quale credono come esistente anche nelle piante, bestie, astri, natura, ecc. ecc. Ma potrei anche sbagliare, perché sono 34 anni che ho finito di andare a scuola.
18Certo, se senso panteistico vuol dire questo, non so come P. Migliorini possa dare tale interpretazione a questa frase: “l’anima che è particella di Dio” – l’anima, non tutto l’uomo – frase inserita in una visione corredata di un lungo dettato dal quale risultano ben chiari i rapporti fra Dio e l’anima e le differenze fra la Natura di Dio e la nostra di uomini. Nella mia povera mente giudico che tutta la Creazione – l’uomo più di ogni altra cosa – ci parla di Dio, ma che fra i civilizzati solo un matto può adorare Dio nella pianta, nell’uccello, nella stella lontana, adorarli come fossero Dio.
19Io sto col vecchio Metastasio: ammiro le opere di Dio nelle cose create, ma Dio lo vedo e adoro solo nella sua divina e superna Natura e Essenza.[24]
In comunione di amore e di dolore[25].
Mi dice Gesù:
20“Stiamo insieme, Ostia con ostia in comunione di amore e di dolore, per i bisogni del mondo.”
586. Serve dell’amore[26].
Rosai fioriti nel deserto.
Mi dice Gesù:
1“Non ti devi meravigliare di questo. Te lo avevo detto sino dalla estate del tuo esilio a S. Andrea[27].
2Quando in un deserto arido, dove non sono fiori dal dolce e sano succo ma piante tossiche o senza fiori, nasce un rosaio e si copre di corolle che imbalsamano l’aria, le api selvagge, che abitano nelle rupi o nei cavi di alberi morti, vengono a quelle rose perché il vento ha detto loro che esse sono sorte, ricche di fragranti succhi, là dove non erano che amare, rare, velenose erbacce. Vengono liete di poter raccogliere dolce miele senza dover andare lontano, lontano a cercare.
3Così le anime. Quando fiorisce in un luogo un’anima mia ed emana fragranza di Me, ecco venire le povere anime che hanno tanto bisogno di dolcezza, di luce, di conforto, di nutrimento. E colei che è fragrante di Me deve fare come il rosaio nato nel deserto: lasciarsi succhiare il cuore soave, dare ciò che il Creatore le ha dato.
Anfore che trasudano il profumo di Cristo.
4Maria, Io sono che vivo in voi, mie care anime vittime e serve dell’amore. Ciò che voi date sono ancora Io, perché voi siete così totalmente date a Me da non esser più per voi stesse, ma perché Io sono. Voi eravate sinché aveste la volontà di essere tutte mie. Poi ci siamo fusi. E il più grande, Io, ha assorbito il più piccolo, voi. Di voi la veste esterna; il resto, Io che vivo in voi. E le anime sentono il mio profumo e accorrono. E le anime intravedono la mia luce e accorrono. Siete anfore che trasudano il profumo che vi empie. Veli che avvolgete la luce ma non la occultate. Esse, le anime, parlano a voi per parlare a Me. Lasciatele venire.
Tabernacoli viventi della presenza del Signore.
5Quando Io mi creo in qualche luogo una vivente piccola chiesa e vi sto nel tabernacolo del cuore per consolare e persuadere che Io sono – e sono amico, pietoso, misericordioso, paziente – la piccola vivente chiesina dove Gesù riposa deve essere contenta che le anime vengano per avvicinarsi a Gesù.
6Dirai: “Ma allora deve vedere la gente?”. No, anima mia. Ora meno che mai. Ma accogliere tutte le parole dei fratelli. Portavoce sempre. Della mia voce a loro, della loro a Me.
7Sappi distinguere. Lo puoi perché la Luce è in te. Distinguere i bisognosi dai curiosi. Fuori questi. Totalmente fuori. Serrati come una valva d’ostrica perlifera sulla perla che è in te, perché la vuota e talora cattiva curiosità, sempre inutile, qualche volta dannosa, non entri dove Io sono: in te e nella tua casa. Fuori con le loro inchieste, pretesti, lettere insincere. E apri, non la tua casa, ma il tuo cuore ad accogliere i bisognosi.
Affidare tutto a Gesù.
8Te l’ho detto ieri, prima che ti venisse quel grido d’anima: “Stiamo insieme. In comunione di amore e di dolore per i bisogni del mondo“. E non ti stupire, non ti disturbare, non ti insuperbire. Tre cose inutili, l’ultima dannosa. È naturale che il tuo profumo attiri. Affida a Me le suppliche che ti fanno. Non insuperbire, perché ciò avviene perché Io vivo in te, non per le tue proprie virtù. Dunque Io soltanto regno.
9E sta’ in pace. Sempre in pace. Come ti amo, lo vedi in tutte le cose. Dove siamo Io e te soli a volere una cosa, sempre si avvera. Dove non si avvera è perché uomini e Satana ostacolano. Ma Dio non ha fretta. E l’ostacolo, il ritardo prodotto dall’ostacolo, serve a far risplendere più bella la meraviglia della mia Opera e delle mie operazioni in te, mia agnella che ti lasci condurre, tondere, immolare dal tuo Gesù senza far resistenza alcuna. La pecorella più docile del Pastore.
10Beati i miti, gli ubbidienti, i generosi, gli abbandonati al Signore per la salute del mondo. Beata te, anima mia.”
597. Carisma d’intercessione[28].
Raccomandazione dello spirito di un malato.
1Il mio Signore mi dice di segnare qui quanto segue.
2Il giovane Giulio Pierotti, reduce da pochi mesi dalla prigionia, mio vicino di casa, affetto da carcinoma intestinale, individuato malamente e troppo tardi, venne operato, in un estremo tentativo, il 18 febbraio 1947. Ma essendosi trovato il male troppo esteso per essere asportato, fu suturata la ferita lasciando il carcinoma a compiere la sua opera…
3La mattina dell’operazione, essendosi il giovane e sua madre raccomandati alle mie preghiere, io lo feci ardentemente. E mi rispose allora (ore 7 ant.ne del 18-2) Gesù: “Non il suo corpo. Raccomandami e raccomandagli il suo spirito“.
4Compresi, prima di sapere l’esito della inutile operazione – più fatta per diagnosticare che per guarire – che non sarebbe neppure temporaneamente migliorato, e allora risposi al Signore: “La tua volontà sia fatta. Ma se è volontà tua che il giovane muoia, dammi un segno che le mie preghiere gli ottengano la vita eterna”.
Un segno confermatorio.
Il Signore mi disse:
5 “Che segno chiedi, anima mia?“.
6“Che, se egli muore in grazia tua ed entra nel tuo Regno, ciò avvenga o per S. Giuseppe o, meglio ancora – sarei proprio certa sulla sua pace – il Venerdì Santo, fra sesta e nona“.
7Il giovane pareva dover morire dopo pochi giorni dall’operazione, entro il febbraio. Invece visse, sempre gravissimo, sempre più gravissimo, roso dal cancro, piagato, già cadavere in tutto meno che nell’intelletto, rassegnato alla sua sofferenza, spesso nutrito dell’Eucarestia, sino al Venerdì Santo. A mezzogiorno entrò in cosciente agonia. Alle 15 meno dieci minuti spirò dolcemente. Aveva parlato fino a pochi minuti prima, salutando le suore dell’Ospedale che lasciava per spirare a casa sua… dove infatti spirò appena entrato.
8Al contrario di quanto avviene generalmente in simili mali strazianti, il suo viso era di una pace che colpiva; il suo corpo, tutto piagato da oltre un mese, non emanò né fetore né pus nelle 27 ore che rimase sul letto funebre; e il suo viso non si macchiò in alcun modo. Tutti coloro che lo avevano curato e ne conoscevano lo sfacimento e lo spasimo rimasero stupiti di questo aspetto di pace e di questo arresto da ogni decomposizione.
9Tanto per la verità. Per me stessa sono molto in pace per lui, perché ho avuto il segno che il giovane Giulio Pierotti, dopo una vita sempre tormentata per cause familiari e belliche (7 anni fra guerra e prigionia), è nel gaudio di Dio essendo morto nella sua grazia.
L’Opera è un libro vivo e la conoscenza perfetta di Gesù[29]..
Mi dice Gesù rispondendo ad una mia riflessione:
10“Sì. Io ti ho dato il libro vivo e la conoscenza perfetta di Me e del tempo mio. Tu non hai che guardare in te per ritrovare sulle pagine della memoria le immutabili verità della mia vita, di quella di mia Madre, e dei primi cristiani. Hai un mondo, il mio mondo di giusti, da contemplare e imitare; hai il roseto di virtù che è mia Madre, da rispecchiare in te; hai soprattutto la conoscenza, che è vita, del Verbo incarnato, supremo Dottore la cui dottrina è tutto. Sta’ in pace. Né povertà, né persecuzioni, né cecità fisica potrebbero rapirti il Vangelo che vive indelebile nella tua memoria.”
598. Mistero della Comunione Eucaristica[30].
La Comunione dopo il peccato originale.
Il frammento di pane e il Sacerdote.
1Mentre attendo il Padre che mi deve portare la S. Comunione, ho dei pensieri sulla stessa. Penso alla forma così semplice che Gesù ha preso per dare Sé stesso: un frammento di pane che poche parole fanno Corpo di G. C. E penso cosa proverei io, se fossi sacerdote, nel sostituirmi a Gesù per dire quelle parole e mutare il pane in Corpo divino. Chiamare Dio, il Dio incarnato, dal Cielo, farlo scendere lì con la Carne, il Sangue, l’Anima e Divinità, non una volta tanto, ma tutti i giorni… e toccarlo, questo mansueto Gesù Eucarestia che si abbandona alle mani del Sacerdote come a quelle di Giuseppe e Maria quando era Neonato. Mi si frangerebbe il cuore di amore! E il mio corpo, il mio pensiero, il mio spirito vorrebbero essere più mondi di un giglio che sboccia, per poter non indegnamente toccare il Signore.
La comunione eucaristica.
2E penso alla sua degnazione a posarsi su una lingua, in una bocca, non sempre pulite né profumate, a scendere in uno stomaco che talora è ancora ingombro di cibo mal digerito. Ho visto Gesù moltissime volte posare la sua mano sui lebbrosi e su piaghe orrende. Ed era già molto. Ma qui non si posa per un attimo: qui scende, si confonde ai nostri fetori e rigurgiti. Mi sprofondo in abissi di umiltà davanti all’umiltà di Gesù Dio, in abissi di amore riconoscente davanti all’amore generoso di Gesù – eucarestia.
La comunione totale con la Ss. Trinità mancata
3Poi un pensiero e una domanda al mio Signore presente: “Se l’uomo non avesse peccato e fosse rimasto, lui e tutti i suoi discendenti per eredità di colpa, ci sarebbe mai stata l’Eucarestia, anzi la Comunione fra Dio e l’uomo, così intima e reale quale l’abbiamo noi peccatori?”.
4Mi risponde Gesù sfavillante d’amore:
5“Anzi! Non comunione particolare del Verbo incarnato ai suoi fedeli, ma comunione totale con la Ss. Trinità avreste avuto. Perché Io, scendendo Ostia in voi, meco porto il trino e inscindibile Amore, ma di Me particolarmente vi nutro. Ho detto: “Ecco il mio Corpo. Ecco il mio Sangue”, e la Chiesa dice: “Ecco il Corpo del nostro Signore Gesù Cristo. Ti custodisca per la vita eterna“. Ma foste rimasti innocenti, senza bisogno di frammenti di pane avreste avuto la Comunione con Dio. La sostanza è per la vostra umanità divenuta prepotente dopo il Peccato d’Adamo. Prima era regina la spiritualità. E la spiritualità non ha bisogno di sostanze materiali per capire di ricevere e possedere un oggetto. Nel nostro caso: Dio.
Ogni santità è suscettibile di perfezione.
6L’uomo rimasto innocente, già giusto per dono gratuito di Dio, avrebbe sempre più evoluto verso la perfezione, perché ogni santità, esclusa quella divina, è suscettibile di perfezione. Altissima è la scala che porta dalla perfezione relativa indispensabile per possedere un giorno il Regno dei Cieli, alla perfezione inferiore unicamente a Dio solo. Tu devi considerare, anima mia, la grande differenza perfettiva che è quella che un’anima raggiunge dopo essersi purgata per anni o per secoli nel Purgatorio dalle sue imperfezioni non eliminate nel giorno terreno, da quella che un’anima raggiunge nel tempo mortale talora brevissimo, non per operazione attraverso un mezzo creato da Dio, quale è quella del Purgatorio – pietoso laboratorio dove le anime imperfette si fanno quali devono essere gli abitanti della Città celeste, dove nulla di impuro e brutto può entrare – ma per eroica volontà propria.
Come sarebbe stata la Comunione degli Innocenti?
7Anche gli uomini innocenti avrebbero potuto lavorare a raggiungere colla propria volontà una perfezione altissima. La razza umana si sarebbe evoluta in sempre maggiore spiritualità. Ecco allora che, dalla beatitudine di saper conoscere e amare Dio, avendo con Lui familiari contatti di Padre con figli a Lui cari – come testimoniano questi punti: “E Dio disse all’uomo e alla donna...”[31], e: “Il Signore avendo formato tutti gli animali… li condusse ad Adamo…“[32] e ancora: “E con la costola tolta ad Adamo il Signore Dio formò la donna e la condusse ad Adamo”, e infine nel capo III la voce del Signore che passeggiava nel paradiso nel fresco della sera e che chiama Adamo e ha con lui e la donna l’ultimo colloquio terminato nella condanna – sarebbe passato ad un possesso di Dio. Perché Dio dà sempre il centuplo per uno alla creatura che lo ama. E in questo caso si sarebbe dato in possesso, Spirito d’Amore che si fonde all’amore spirituale della creatura divenuta perfetta. E questa sarebbe stata la Comunione degli Innocenti, dallo spirito così affinato da sentire Dio, credere di ricevere Dio non per aiuto di fede e di sostanze, ma per percezione esatta dell’arrivo di Dio con tutti i suoi doni per un nuovo abbraccio al figlio amante.
Dio in voi Uno e Trino. Voi in Lui.
8Un ire e redire dell’Amore all’uomo. Come un flutto divino del divino Oceano sul lido che l’invoca e si protende verso l’Oceano divino per esserne baciato e coperto. Un bacio continuo, un rinverginizzarsi sempre più alto dello spirito già vergine, che sarebbe divenuto sempre più vergine, un candore che non è più colore ma fuoco, lo stesso incandescente e virgineo candore di Maria Immacolata, Specchio di Dio che entro Lei splende e fuor di Lei si riflette perfettamente.
9Ecco la vostra Comunione se foste rimasti puri quali vi aveva creati l’Eterno. Dio in voi Uno e Trino. Voi in Lui. Nel vostro spirito-re, lo Spirito Re. La differenza così sensibile, attualmente, fra il luogo della vostra esistenza e il luogo eterno, ridotta a un leggerissimo diaframma che un più vivo palpito di amore avrebbe fatto cadere, facendo che la creatura, dal paradiso terrestre dove avrebbe comunicato con Dio nell’amore spirituale, si trovasse, senza fatica o dolore, nel paradiso celeste dove sarebbe rimasta in Dio e con duplice potere di godimento e d’amore.
Misteri che il Cielo svelerà.
10Tu che sai cosa è l’Amore che viene a comunicarsi coi suoi fuochi trini, puoi intuire, sebben vagamente, l’estasi perpetua, la pienezza di vita, la sicurezza, la sapienza, la pace, che l’uomo innocente avrebbe avuto a compagne costanti per la perpetua Comunione di Dio all’uomo. Non più: “Ecco il mio Corpo e il mio Sangue”. Ma: “Eccoci, o figlio! Accoglici ed abbi in te il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo per essere perfetto nell’unione con Noi“.
11Oh! l’unione con Noi! L’unione vostra con Noi! Il mio ardente desiderio che ha informato la mia ardente preghiera della sera pasquale! La gloria mia a voi perché siate una cosa sola con Noi!
12Maria, tu molto conosci l’Amore, ma ancor nulla conosci dell’immensità dell’Amore. Non può creatura mortale conoscerlo. Ma verrai dove Io sono e conoscerai. Conoscerai a quali potenze di doni Dio voleva giungere per premiare i figli fedeli. Sono misteri che il Cielo svelerà.
13Sta’ in pace.”
599. Doni dedicati al portavoce.
Doni e il rosario con Maria
Profumo[33].
1“Il profumo del giglio dei campi”
Carezze[34].
2Le dolci divine carezze dopo la fine dell’Opera… Le parole unite ad esse… Gioia senza misura…
Vista intellettiva di ciò che è un Rosario[35].
3Il rosario mattinale… e poi i tre rosari del pomeriggio e le rose d’oro. Ogni Ave è una rosa che cade dalla corona di 15 poste di Maria Ss. perché ogni perla si è mutata in rosa d’oro, e la Vergine ne stacca una ad ogni Ave che dico e la lascia cadere sul mondo… nei luoghi che ho riconosciuto e sulle nazioni che se lo meritano. Come era bello dire il rosario con Lei!… Non me ne stancavo mai… Ora ho ancora negli occhi la cascata luminosa delle rose d’oro e nel cuore la beatitudine di essere stata con la Madre di Dio per tante ore…
Pioggia di rose sul mondo[36].
Ogni Ave è una grazia
4Dice Maria Ss. di Fatima apparendomi come Ella mi appare…:
5“Ti ho dato il 5 la vista intellettiva di ciò che è un Rosario ben detto: pioggia di rose sul mondo. Ad ogni Ave che un’anima amante dice con amore e con fede io lascio cadere una grazia. Dove? Da per tutto: sui giusti a farli più giusti, sui peccatori per ravvederli. Quante! Quante grazie piovono per le Ave del Rosario!
Rose bianche, rose rosse, rose oro.
6Rose bianche, rosse, oro. Rose bianche dei misteri gaudiosi, rosse dei dolorosi, d’oro dei gloriosi. Tutte rose potenti di grazie per i meriti del mio Gesù. Perché sono i suoi meriti infiniti che dànno valore a ogni orazione. Tutto è e avviene, di ciò che è buono e santo, per Lui. Io spargo, ma Egli avvalora. Oh! Benedetto mio Bambino e Signore!
7Vi do le rose candide dei meriti grandissimi della perfetta, perché divina, e perfetta perché volontariamente voluta conservare tale dall’Uomo, Innocenza di mio Figlio. Vi do le rose purpuree degli infiniti meriti della Sofferenza di mio Figlio, così volonterosamente consumata per voi. Vi do le rose d’oro della sua perfettissima Carità. Tutto di mio Figlio vi do, e tutto di mio Figlio vi santifica e salva. Oh! io sono nulla, io scompaio nel suo fulgore, io compio solo il gesto di dare, ma Egli, Egli solo è l’inesauribile fonte di tutte le grazie!
La gioia del fare la Volontà di Dio centuplica il merito
8E voi, mie dilette anime, ascoltate questa mia parola: Fate con spirito ilare la volontà del Signore. Fare la sua Ss. Volontà con tristezza è dimezzare il grande merito del farla. La rassegnazione è già cosa che Dio premia. Ma la gioia del fare la Volontà di Dio centuplica il merito, e perciò il premio, del fare questa divina Volontà, sempre, sempre, sempre giusta, anche se forse all’uomo non pare tale. Fate dunque con spirito ilare ciò che Dio vuole. E sarete a Lui gradite e a me, Madre vostra, dilettissime. State in pace sotto lo sguardo mio che non vi abbandona. “
Nota del Portavoce.
9Anche oggi, 8, dico il S. Rosario insieme alla Madonna di Fatima! Però oggi la Madonna non stacca le rose, e ne dà la spiegazione del perché fece il 5 il simbolico gesto. Ora so il valore di un’Ave ben detta! La corona di 15 poste era per 5 di rose bianche come perle, per 5 di rose rosse come fossero di rubino, di 5 d’oro come l’altro giorno. E Maria Ss., scorrendola, e dicendo il Gloria e la prima parte del Pater, dal “Pater noster” allo “et in terra”, e delle Ave soltanto “Benedetto (‘il frutto del tuo seno’ non lo diceva) Gesù” guardava col suo sguardo non descrivibile di pace, amore, pietà, giù, al mondo, e sorrideva di un sorriso lievemente doloroso nella sua soavità.
10Ecco! Ho capito perché mi attira tanto la Madonna di Fatima, più ancora che non quella di Lourdes che pure amo tanto. Perché è più nostra, più Mamma. Quella di Lourdes guarda il Cielo… pare vogliosa di tornare lassù, perdersi in Dio: è l’Immacolata Concezione, la Donna del Cielo. Questa di Fatima guarda noi, guarda la povera Terra dove fu donna come ogni creatura e della quale conosce le tristezze e i bisogni, questa povera Terra che ha tanto bisogno di Lei, ed è tutta pietà per noi: è la Madre nostra, è il Cuore di Maria che ci ama e sorveglia… La prima è per il Signore e per gli Angeli. Ma questa di Fatima è per noi peccatori. Prega per noi… È veramente “la Mamma” purissima E compassionevolissima…
Lezione spirituale[37]
11Gesù mi dà lezione spirituale sul capo 43° dell’Imitazione di Cristo... Ma sono lezioni soavissime per me sola… e quale pace mi dànno smorzando ogni dubbio sul come è possibile che io sia stata “portavoce”! Grazie, grazie, grazie, Maestro mio! Dopo avermi spiegato termina: “E così, e tutto questo Io ho fatto a te ed è avvenuto in te”.
600. Tutto è amore nelle anime vittime[38].
Il calice dei “salvatori”.
1Una lezione d’amore di Gesù, in una effusione d’amore così forte che quasi spezza la mia vita:
2“Mia cara anima vittima, nel calice di propiziazione che viene offerto sugli altari quotidianamente è il mio Sangue e il pianto d’amore generoso delle anime-vittime. Perché il vostro dolore è amore. Per amore lo avete chiesto il dolore, per amore ve l’ho dato, per amore lo patite. Tutto è amore nelle vittime: tanto il sorriso per il mio amore che le consola, come il gemito per la tortura della carne, come il pianto per l’incomprensione o il tradimento degli uomini, o quello pel dispiacere di sentire non amato il vostro Dio. E di piangere per le due prime cose non dovete vergognarvi. Ho pianto Io prima di voi, perché l’uomo ha pure una carne e un cuore, e questi spremono pianto quando sono torturati, né il pianto avvilisce il sacrificio d’amore.
L’offertorio dei “salvatori”
3Ma nel calice era necessaria l’acqua insieme al vino. Il Sangue vivo e l’acqua del supremo sacrificio. E l’acqua del mio Costato fu la prima stilla della santa sorgiva che poi avrebbero alimentato le anime-vittime, martiri, oh! sì, martiri, e tali sarete considerate in Cielo, anche se non vi è dato spargere il vostro sangue in un martirio cruento.
4Ecco il vino eucaristico che il Sacerdote mette nel calice e lo alza, offrendolo per i bisogni del mondo e per suffragi a coloro che sono già fuori dal mondo. Che alza soprattutto offrendolo colmo del mio Sangue e delle “preghiere dei santi” della Terra, ossia i loro patimenti d’amore, per onorare Iddio. Sì, anima mia! Perché ogni santità per essere raggiunta è fatta di patimenti. Lotte contro le passioni e le tentazioni, contro scherni, le persecuzioni, malattie, ecco il Calvario dei santi.
La messa dei “salvatori”.
5E come nel Cielo fumano e profumano davanti al mio trono le orazioni dei Santi, così dalla Terra salgono gli incensi dell’adorazione al Signore Iddio, offerti dai giusti nella loro perpetua Messa, del loro sacrificio latreutico, eucaristico, propiziatorio, impetratorio, consumato insieme al mio. Perché questo vi ho concesso nel mio amore che vi vuole dove Io sono, che vi immedesima a Me, o tralci vivissimi fra i tralci vivi: di poter fare tutto ciò che Io faccio.
6Vedi, anima mia, che sebbene da tre lustri le malattie ti siano chiodi per tenerti confitta alla tua croce, tu sei in tutte le messe e in tutti i calici, in tutte le Ostie che vengono celebrate e offerte quotidianamente sugli altari di tutto il mondo, più che se tu fossi presente al Sacrificio nella tua Chiesa parrocchiale. Anzi, questo ti dà un altro tratto di somiglianza con Me. Io pure fui impedito nel Parasceve e nel Sabato pasquale di essere presente al Tempio, ma in verità mai fui adoratore del Padre come lo fui sulla Croce, fuori dalla cinta della Città santa, sul monte che era infame…
7Pensa, pensa, anima innamorata della quale Io sono innamorato, cosa concede l’amore! Esso libera dalle limitazioni della creatura i desideri della creatura, quei desideri che lo stesso Amore suscita e rende immensi, e lo spirito della stessa può – altro tratto di somiglianza con Me – essere spiritualmente presente su tutti gli altari, in tutti i calici e le Ostie con Me.
Preghiera per l’offertorio.
8Vieni, fonditi sempre più al mio Corpo, al mio Sangue! Non più vicina, ma unita, unita a Me! Canta con Me, con tutto il giubilo di chi adora Iddio suo Padre: “Or dunque, o Padre santo, ti offriamo questo sacrificio per onorarti, ringraziarti, propiziarti, e impetrarti tutte le grazie che la tua Chiesa e i tuoi fedeli hanno bisogno di ricevere, nonché per suffragare i defunti e pregare perché il tuo potere converta al tuo Cristo, Pastore unico e santo, coloro che sono fuori dall’Ovile“.
9Sta’ lieta, anima mia! Sta’ lieta! Con te è il Signore.”
601. L’amore perfetto[39].
L’apostolo più amante.
Dice Gesù:
1“Vuoi sapere quale fu l’apostolo che ha amato più di ogni altro? Giovanni. Veramente Giovanni. Prima e dopo la Passione. Prima e dopo la Pentecoste. Io e lui: due oceani d’amore dei quali il secondo appena è di poco minore al primo nel quale si riversa e fonde.
L’apostolo più amato.
2E quale è l’apostolo che ho più amato? È Giuda di Keriot. Non sbarrare gli occhi, non sussultare. Così è. Ho amato più di tutti Giuda di Keriot. E ora ti spiego, e capirai.
3Giovanni era il prediletto. Si sa. E si sa il vero. Egli era buono, puro, fedele. È ovvio che attirasse l’amore di Dio e l’amore dell’Uomo, ossia l’amore di Gesù Dio-Uomo.
L’amore più meritorio.
4Ma dimmi: è più faticoso fare un’azione che esige uno sforzo continuo e che sappiamo in precedenza inutile, o fare un’altra che in luogo di sforzo è gioia e riposo a compierla? Quella prima, non è vero? E chi avrà più merito? Chi compie la prima o la seconda? La prima, e per solo fine di fare tutto il proprio dovere senza speranza di averne ricompensa, o la seconda che minuto per minuto ripaga ampiamente di ciò che facciamo? Avrà più merito chi compie la prima.
L’amore perfetto.
5E ancora: sai quale amore ha colui che per solo eroismo d’amore e di dovere verso Dio e il fratello continua ad occuparsi e preoccuparsi di giovare al fratello cattivo per vedere di farlo buono e dar gloria al Signore? Amore perfetto egli ha. Quell’amore che tutto compie e tutto perdona, tutto superando, mosso dal fine perfetto di fare opera che a Dio piace. Non riesce? Si sa che non riesce? Si sa che Dio sa che non riesce? Non importa. Si fa ugualmente. È l’eroismo del dovere compiuto alla perfezione. E dimostra anche perfezione del sentimento. Perché se uno non amasse in Dio uno che sa essere delinquente, traditore, incorreggibile nei suoi sentimenti perversi, non potrebbe amare questo delinquente. Ma lo ama dell’amor sublime che gonfiava il mio cuore sulla Croce quando non pregavo per i giusti ma invocavo il perdono del Padre su coloro che erano i miei assassini.
6È l’amore che Io voglio in te per tutti coloro che ti odiano… Se sapessi come questo amore che diamo a quelli che sono gli irriducibili nemici nostri, gli inconvertibili, opera miracoli! Diretti, a loro stessi, come lo fu l’amore di Stefano per Saulo, amore che gli ottenne l’incontro con Me sulla via di Damasco. O indirettamente.
L’amore non si perde.
7L’amore non si perde. Non una parte infinitesimale d’amore, di questa moneta, di questo lievito, di questo balsamo che è l’amore, resta senza fruttificare. Raccolta dagli angeli, notata da Dio, sale nel tesoro dei Cieli e là serve – oh! misteriose operazioni di Dio – ad acquistare, a far crescere, a medicare anime, schiave di Satana, anime statiche nella loro appena abbozzata giustizia, anime ferite e malate. L’amore dato per la conversione dei nostri crocifissori, e rimasto senza frutto per essi per la loro perversa volontà, va a fecondare alla grazia altre anime, sconosciute in Terra ma che saranno note in Cielo.
L’amore totale.
8Ascolta ancora, per tornare a Giuda. Io ho detto: “A colui che molto ama molto è perdonato“. È vero ed è giusto. Più un’ama e più merita perdono da parte dell’offeso. Ma anche: colui che più perdona dimostra di amare molto. E colui che perdona sempre tutto, tutto sempre, sinché non viene l’ora del giudizio, colui ama non molto ma totalmente. Così ho amato Giuda di Keriot. Totalmente. Anche gli altri li ho amati così, specie Giovanni. Ma era giustizia amarli così. Erano buoni, pur nei loro difetti, e mi amavano con tutte le loro forze. Erano piccole, imperfette? Furono tali sino alla fine, sinché lo Spirito Santo non le rinnovellò? Non importa. Erano tutte le loro forze. Ma Giuda! Ma Giuda! Amare Giuda! Totalmente amare Giuda del quale non ignoravo una piega del tenebroso cuore! Amarlo perché è detto “amerai il prossimo tuo come te stesso“!
L’amore senza differenza di persone.
9Vedi, anima mia, molti ripetono questo comando, dai pulpiti, dalle cattedre, dagli altari, dai confessionali… e credono di conoscerlo appieno perché dicono: “Il secondo comandamento è amare il prossimo come se stessi”. Ma pochi fanno considerare – pochi maestri di spirito ai molti ignoranti di spirito – una cosa essenziale del comandamento d’amore. Ed è questa. È detto “amerai il tuo prossimo come te stesso” senza specificare: prossimo buono, prossimo malvagio, prossimo docile o indocile, prossimo amoroso o odiante. No. È detto “amerai il tuo prossimo”. Tutto. Buono o cattivo. Di un amor gioioso o doloroso. Ma sempre tutto il tuo prossimo.
10Questo amore per tutto il prossimo esige spirito di misericordia, mitezza, umiltà, molto ben formati. Perché è difficile, sì, è difficile poter amare certo prossimo! Bisogna essere molto, molto, molto ben fondati nella carità per poterlo fare. Ma anche qui non siete senza modello. Il vostro Modello eccolo: Io, Gesù! Imitatemi e sarete perfetti come Io voglio per vostra gioia eterna.
Consiglio ai mastri di spirito.
11L’orrenda, cupa figura di Giuda che ho così ampiamente svelata nell’Opera, non è stata senza scopo. Non mi sono certo dilettato nell’illustrare quel viluppo di serpi infernali! Me ve l’ho svelata perché, svelando essa, ho anche svelato come i maestri di spirito e anche i cristiani tutti devono agire verso i molti Giuda che popolano la Terra e che non c’è uomo che non incontri nel suo giorno mortale…
12Ai maestri di spirito e a tutti Io dico: “Imitatemi in questo perfetto amore e possederete un amore simile a quello di Gesù, Maestro vostro”.”
602. Il Cuore Immacolato[40].
Visione dell’Cuore Immacolato di Maria.
1Ho la visione e la comprensione di quello che è il Cuore Immacolato di Maria.
2Visione: uno splendidissimo cuore simile a una raggiante luna, simile a luminosa perla dalla luce lunare. Siamo soliti a vedere il Cuor di Gesù emanante raggi d’oro, fiamme d’oro. Una raggiera intorno al suo rosso Cuore. Ma questo di Maria è tutto luce. Una paradisiaca luce! Più bianca di Ostia raggiante in un ostensorio! Più luminoso di luna splendente in tersissimo cielo! Più vago di enorme perla! Tutto luce! Che bellezza!… Splende là, al centro del petto purissimo… Un candore che brilla nel candore del corpo glorificato di Maria Ss. di Fatima. E per essere splendore che supera lo splendore purissimo di tutta la Vergine, pensi ognuno quale splendore deve essere…
Lezione dello Spirito Santo sul Cuore Immacolato di Maria.
3E lo Spirito Santo mi dà questa lezione e comprendo:
4“Da quel Cuore vennero le stille per formare il Cuore all’incarnato Verbo. Da quale candore doveva venire quel sangue necessario a formare l’embrione umano del Ss. Figlio di Dio! Sangue purissimo da purissima sorgente. Candore che sgorga da fonte immacolata per circondare di candore l’anima creata al Verbo, concepito dall’Amore col Candore. Sui palpiti di stella purissima di questo Cuore, Delizia mia, si è informato il pulsare del Cuor divino. Pensa tu quale perfezione totale di sentimenti e di movimenti avrà avuto questo Cuore immacolato sul ritmo del quale – ritmo di palpiti fisici, ritmo di palpiti morali, ritmo di palpiti spirituali – si formò ad esser Cuore d’Uomo-Dio il cuore del Figlio concepito dalla Vergine.
5Guarda, guarda, beati. Non c’è luce più bella in Paradiso, dopo la nostra, di questa. E non c’è luce più dolce. Non c’è. Noi, i Tre gloriosi, troviamo in questa luce la gioia nostra. I beati la loro. Gli angeli la loro. Il Paradiso splende di questa luce dell’immacolato Cuore di Maria nostra. Quella luce che tu dici indescrivibile, ed è voce e letizia del Paradiso, promana da questo Seno, da questo Cuore dell’eterna Vergine. Volesse l’uomo che si spandesse sulla Terra! Sarebbe la seconda redenzione, il secondo perdono… la finale salvezza! Oh! il perdono del mondo! Il perdono al mondo per Maria! Ma il mondo respinge la Madre che lo partorirebbe alla pace.
6Ama, ama per tutto il mondo. E la luce del Cuor di Maria ti penetrerà della gioia che fa Noi stessi beati.”
7Mi letifico guardando il raggiante Cuore-Ostia di Maria Immacolata, dalla luce intensa e soavissima di perla accesa…
603. Lezioni per il Portavoce.
Docilità dei figli di Dio.[41]
1La divina chiamata mi trae dal sonno per questa breve lezione dello Spirito Santo:
2“Tanto più un’anima è figlia di Dio, secondo il concetto teologico di S. Paolo apostolo[42], e tanto più è sollecita a seguire i consigli dello Spirito Santo, il quale non suscita mai nei figli di Dio desideri irrealizzabili[43] e prega in voi gridando: “Padre”, sapendo che il Padre conosce ciò che vuole l’Amore intercedendo in nome dei santi, ossia secondo i suoi desideri d’amore, perché l’amore incendi la Terra[44]
3L’anima figlia di Dio prende dal Padre suo questa caratteristica divina: la sollecitudine pronta e ilare nel fare ciò che è Bene. La misura della figliolanza raggiunta è data dalla prontezza con la quale l’anima eseguisce le divine ispirazioni, senza fermarsi a considerare ciò che queste possono esigere di sforzo dalla creatura umana ed avere in sé di pericoloso per l’individuo carnale.
4In vero l’anima che è figlia di Dio è già come un astro lanciato nella immensa vastità degli spazi celesti per raggiungere il suo posto e fissarsi in esso: Dio, e nulla ne può arrestare la corsa d’amore.
5La mia gioia sia in te.”
Candore dei bambini[45].
6Mi hanno portato Maria-Cristina appena levata dal suo bagnetto, seminuda nel suo camicino d’infante, e me l’hanno posata sul letto, e la piccina sgambettava e rideva beata…
7Gesù mi dà una dolcissima lezione mentre io guardo la infante (5 mesi) che non si preoccupa di essere nuda… e mi fa considerare che anche la sofferenza, delle volte acuta come un martirio, del pudore, è conseguenza anche questa della malizia venuta col primo peccato.
8Se lo sapessero i genitori della piccina che Gesù era curvo sulla sua figlioccina, e che sorrideva delle sue grazie innocenti! Gesù coi pargoli! È proprio il Gesù più sereno, dolce e giovanile che si possa contemplare. Che papà sarebbe stato Gesù se avesse potuto diventare un papà di creaturina umana!
9Non posso, non ho potuto al momento – perché tenevo la piccina e Gesù, del resto, mi diceva: “È lezione per te sola” – ma ricorderò in sunto questo solo per ricordare sempre “che come avviene di Maria Cristina, innocente per età e grazia soprannaturale, sarebbe stato di tutti gli uomini”, e mi commenta la profondità nascosta nel versetto 25 del II della Genesi.
Come la roccia dell’Oreb[46].
Mi dice Gesù.
10“Tu sei come la roccia dell’Oreb – e tale devi restare – che custodiva nel profondo l’acqua per dare da bere a tutto un popolo di assetati che si lamentava contro il Signore, perché si diceva da Lui abbandonato[47]. Anche ora così dicono. Invece è che il popolo, non guidato bene, non segue più le vie del Signore e non mi conosce più. Tu sei custode, e compatta come roccia devi essere per custodire la fonte pura di miracolo che ti ho affidata, sinché verrà colui che, perché guidato dallo Spirito Santo, ti chiamerà perché tu apra la via alla fonte. E allora apriti. “Quando?” chiedi. Oh! gli uomini non sono Mosè che era ubbidiente e conosceva il Signore, lo riconosceva nelle parole che udiva! E questo non essere gli uomini dei Mosè è il mio dolore.”
Le cose create da Dio sono buone[48].
11Dice Gesù, mentre io leggo la frase dell’Ecclesiastico[49]:
12“Tutte le cose create da Dio sono buone e le ha create per sollievo dell’uomo. Tutte. Ma ciò che le fa divenire non buone è sempre il disordine con cui l’uomo le usa. Dio vi voleva e vi vuole in gioia. Ma la disubbidienza all’ordine, ossia le concupiscenze, sostituiscono alla gioia la noia, il dolore, le risse, la miseria, la disunione dei cuori e delle famiglie. Per questo, dopo che il disordine si era instaurato sulla Terra e cresceva col tempo, il Signore dette la Legge. Ma è forse giovata? No. Dette Me. Ma è forse giovato? No. Io detto la Parola evangelica. Ma è forse giovata? No.
13È detto ancor nell’Ecclesiastico: “Il sapiente non odia la Legge e non darà negli scogli come nave in tempesta. L’uomo di senno è fedele alla Legge di Dio, e la Legge è fedele a lui”[50].
14Ecco la ragione di ogni male: che troppo pochi sono i sapienti, e perciò, nonostante la ragione data da Dio all’uomo sia come nave atta a portare l’uomo dalla riva terrena a quella celeste sull’oceano dei suoi giorni terreni, la maggioranza dà di cozzo sugli scogli e naufraga miseramente.
15Prega, ora. Ho bisogno di una tua preghiera per lo spirito che Io so. La pace a te.”
Umiltà e semplicità fanno l’uomo grande[51].
16Lezione sulla frase dei Proverbi: “Chi scruta la maestà sarà oppresso dalla gloria”[52].
17Signore, io ti ringrazio di aver scelto il mio nulla e ti prego mantenermi nella mia semplicità di fanciullo ignorante perché possa sempre ricordare la tua Maestà e contemplarla senza che, per volermi fare scrutatore delle sue potenze, io non venga oppresso dalla tua Maestà, tanto buona e paziente coi piccoli, tanto severa ai superbi che si vogliono elevare e investigarti più che Tu non voglia. Padre santo, tienimi nella tua Luce perché io comprenda ciò che Tu vuoi, ma piuttosto fammi cieca e stolta, povera di tutto, che permettere che io divenga uno di questi scrutatori delle tue potenze a Te tanto invisi.
“Il Regno di Dio è dentro di voi”[53].
18Sono gravissima, soffro moltissimo da qualche giorno. Polmoni e cuore si rifiutano di funzionare, la febbre mi arde alta e continua, la tosse mi rompe il petto aspra e secca, ho soffocazioni e dolori atroci…
19Ebbene, sono nella gioia. Nella mia grande gioia di quando soffro più del molto soffrire consueto. Perché, quando soffro così come in questi giorni e sono fra morte e vita, la divina Carità mi fa gustare il miele delle parole sapienziali o divine. Ecco, io oggi gusto di questo.
20Leggevo: “Il Regno di Dio è dentro di voi”. Il mio Signore non mi fa leggere che questa frase e poi subito mi sprofonda nella contemplazione di questo regno di Dio che è in me. Ed ecco la gioia, la già paradisiaca gioia degli abitanti del Regno, dei possessori del Regno, avvolgermi, coprirmi, penetrarmi, rapirmi. Il Regno di Dio, ho esclamato, è il regno della gioia vera! E mi sono perduta a gustare questa gioia potente, forte, che è “vitale” anche per uno sfinito fisicamente, tanto porta con sé la perfezione del Cielo, quella perfezione dove è escluso tutto ciò che è dolore, languore, fame, sete, sonno, pianto, e perciò comunica a chi la gusta, pur fra gli spasimi di una malattia o di un’agonia, un equilibrio placido, una letizia, una volontà serena di soffrire per avere sempre più il Regno in sé, il Regno che si ha facendo la Volontà di Dio.
21Oh! è ben questo! È detto nella gran preghiera! Padre nostro… venga il Regno tuo, sia fatta la tua volontà. Ecco, perché venga il suo Regno bisogna fare la sua volontà così come essa ci viene presentata da questo Padre d’amore, che vuole santificato il suo Nome dai suoi figli non con parole di lode inerte, ma con le opere, perché poi essi alla loro volta si santifichino per esse e abbiano la gioia perfetta.
22La mia anima pensa queste cose ed è tutta nella gioia, nonostante che nella mia carne, e in quanto e in quanti mi circondano, tutto sia cagione di dolore e dolore… Ma la parola divina è miele soave a chi la sa gustare per un dono avuto dalla benignità di Dio.
Gioia del giorno[54].
23La sublime gioia di questo giorno!…
604. Missione dell’angelo custode[55].
La missione del A. Custode non cessa nei buoni.
Dice S. Azaria:
1“La missione dell’Angelo Custode si crede, da parte della gente, che cessi con la morte del custodito. Non è così sempre. Cessa, è cosa conseguente, alla morte del peccatore impenitente, e con sommo dolore dell’angelo custode di colui che non si pentì. Si trasfigura in gloria gioconda ed eterna alla morte di un santo che dalla Terra passa al Paradiso senza soste purgative. Ma continua quale era, come protezione che intercede e ama il suo affidato, per coloro che dalla Terra passano al Purgatorio per espiare e purificarsi. Allora noi, gli angeli custodi, oriamo con la carità per voi davanti al trono di Dio, e uniti alle nostre orazioni d’amore presentiamo i suffragi che sulla Terra vi applicano parenti e amici.
L’angelo custode delle anime purganti.
2Oh! tutto non posso dire di quanto sia vivo, attivo, dolce il legame che ancora ci unisce a voi purganti. Come madri che spiano il ritorno della salute in un figlio che fu malato ed è convalescente, come spose che contano i giorni che le separano dalla riunione con lo sposo prigioniero, così noi. Noi, neppur per un attimo, non cessiamo di osservare la divina amorosa Giustizia e le vostre anime che si mondano fra i fuochi d’amore. E giubiliamo vedendo l’Amore sempre più placato verso voi, e voi sempre più degne del suo Regno. E quando la Luce ci ordina: “Vai a trarlo fuori per portarlo qui”, più ratti che saette noi ci precipitiamo a portare un attimo di Paradiso, che è fede, che è speranza, che è conforto a coloro che ancora restano a espiare, là nel Purgatorio, e stringiamo a noi l’anima amata per la quale operammo e soffrimmo, e risaliamo con lei insegnandole l’osanna paradisiaco.
3I due dolci attimi nella missione dei Custodi, i due più dolci attimi, sono quando la Carità ci dice: “Scendi, ché un nuovo uomo è generato e tu lo devi custodire come gemma che mi appartiene”, e quando possiamo salire con voi al Cielo. Ma il primo è meno del secondo. Gli altri attimi di gioia sono le vostre vittorie sul mondo, la carne a il demonio. Ma come si trema per la vostra fragilità da quando vi si prende in custodia, così sempre si palpita dopo ogni vostra vittoria, perché il Nemico del Bene è vigile a tentare di abbattere ciò che lo spirito costruisce. Perciò gioioso, perfetto nella sua gioia è l’attimo in cui entriamo con voi nel Cielo. Perché nulla più può distruggere ciò che è ormai compiuto.
Dio è contento della riunione degli A. Custodi.
4E ora, anima mia, rispondo ad un tuo intimo chiederti se Dio è contento che nella tua casa sia un altro Custode[56]. O tu, che non ci fai mai domande ma tieni aperto il tuo spirito sul quale il tuo desiderio scrive talora i suoi più forti interrogativi a tua stessa insaputa, senza che la tua volontà, trattenuta dal chiedere da quel degno rispetto che troppo pochi hanno verso il Soprannaturale che si abbassa su voi, sappi che è dolce rispondere a chi è come te, a darti conforto, anima cara a Dio e tormentata dagli uomini.
5Sì. Dio è contento. Contento perché nella tua casa è un angelo felice di vegliare un’anima testé creata, gemma di Dio, e contento perché Gesù è Colui che amava i pargoli… e il resto lo dico all’anima tua, e resti fra noi come un segreto così bello che è inutile svelarlo al mondo che non sa comprendere le gioie di Dio a delle anime di Dio.”
605. Dio è carità: comprende e perdona[57].
Fiducia nella misericordiosissima Carità.
Dice Gesù:
1“Le parole dell’Amore sono sempre un invito all’Amore, sia che siano dolci e premianti, sia che siano severe. Perché l’Amore tende a congiungersi con i suoi creati e perciò sempre, anche quando rimprovera, invita ad avvicinarsi, per essere perdonati, o a fondersi, per essere beati.
2Colui che dice che Dio è terribile non conosce Dio – e se così è, è ancor perdonabile – o mente conoscendolo, e allora è imperdonabile perché sacrilegamente leva a Dio il suo più divino serto: quello della Carità che comprende e perdona; è imperdonabile perché leva al suo prossimo la forza che lo salva: quella della fiducia nella misericordiosissima Carità.
Non merita misericordia chi non usa misericordia.
3Quando Io sento uno, sia pur sacerdote, che tuona su un’anima: “Dio non è contento di te. Dio ti condanna” e così via, riprovo il dolore di quando, in Palestina, ero denegato per ciò che ero dai miei nemici, e devo fare uno sforzo di misericordia per non condannare colui che condanna il suo prossimo e denega la mia infinita e paziente Misericordia.
4Sta’ in pace. Sono sempre il tuo Dio d’amore.”
(Nota mia: ripensavo fra me all’ultima lettera di Padre Migliorini e a certe sue espressioni a mio riguardo… E Gesù così mi conforta annullando l’effetto di certe espressioni di P. M., che per far tacere la mia lingua che dice parole di sincerità a lui penose – perché rimprovero a molte sue azioni – mi vuole spaventare minacciandomi del corruccio di Dio. Ecco come mi conforta Gesù.)
606. Chi è stato il Sacerdote
del Calvario?[58]
Ragione per cui il Signore Ammaestra.
Dice Gesù non appena la S. Messa ha inizio:
1“Una lezione, una grande lezione, Maria mia.
2Ecco! Vedi… (mi appare la vetta del Calvario, giallo e brullo, la croce altolevata colla Vittima, ai lati Maria Ss. e Giovanni. Giù in basso Gerusalemme nel sole. Sul Calvario la folla imprecante…). Considera, anima mia dilettissima, che non mi sazio di ammaestrare perché voglio che tu mi conosca tutto e in tutto, per quanto è concesso a creatura ancor della Terra. Voglio tu venga a Me dotta di Me. Perché ti voglio nella conoscenza di Dio prima che la morte ti porti nel Regno della Intelligenza e Conoscenza.
Chi è stato il Sacerdote del Calvario?
3Considera, anima mia. Chi è stato il Sacerdote del Calvario? Si dice: “Gesù fu Sacerdote e Vittima”. È vero. Io solo potevo essere Sacerdote di Me, con la mia volontà di offerta, per compiere la Volontà del Padre mio. Nessuna forza umana avrebbe potuto sacrificare Me-Dio, se Io-Dio non avessi voluto il sacrificio.
4Ma oltre questo spirituale Sacerdote in realtà invisibile al mondo – perché là avevo sembianze di colpevole prigioniero, non di Sacerdote libero – oltre questa mistica, incorporea qualità di Sacerdote di Me stesso, che solo mia Madre e pochi altri spiriti compresero, vi era la reale personalità dei sacerdoti sacrificatori dell’Agnello.
5E chi erano? Forse Giovanni? Forse uno dei discepoli fedeli? Forse uno dei pochi giusti d’Israele? No. Erano miei immolatori, ossia sacerdoti del rito perpetuo che aveva inizio, del rito santo che è latreutico, eucaristico, propiziatorio, impetratorio, gli ebrei peccatori, i falsi sacerdoti, i farisei avidi, i sadducei ed erodiani pieni d’odio e di triplice concupiscenza, ribelli a Dio, all’Amore e all’amore di prossimo. Erano miei immolatori i romani, dal Preside ai legionari. Ossia offrivano l’Innocente divino e lo immolavano i peccatori del mio Popolo e i Gentili.
6E perché? Non era ciò sconveniente? Non lo era. Era senza simbolo il fatto? No, aveva il suo simbolo.
Sacerdoti furono ebrei e gentili.
7Io ero venuto per i grandi infermi, per coloro che erano ebeti, ciechi, sordi, lebbrosi di spirito. E chi va alla fonte di salute, la cerca, ne apre lo sgorgo e vi si immerge? Forse i sani? No, i malati.
8Io ero venuto per ebrei e gentili, entrambi malati. Ed essi, malati, simbolo del mio Popolo universale, che avrebbe avuto Vita e Salute innestandosi in Me, bevendo l’acqua di Vita eterna che da Me sgorgava, cibandosi di Me, Pane di Vita eterna; ed essi, con l’ottusa ubbidienza del suddito romano alle leggi di Roma, e con il rabbioso accanimento del Tempio e della Sinagoga, consumavano il rito. Servivano Dio credendo di servire i propri interessi o quelli dell’Imperatore. E poiché più gradita a Dio era l’ubbidienza del milite agli ordini di Roma, ossia l’altruismo a pro del bene della Patria, che non l’ubbidienza degli israeliti al loro egoismo, ecco che la luce penetrò sotto la duplice corazza delle loriche e della religione pagana e, fondendo il granito dei cuori pagani, ne fece terreno di Dio. Mentre non penetrò sotto le vesti leggere dei sacerdoti e farisei, perché oltre le vesti era l’infondibile corazza dell’odio e dell’egoismo. Ma sacerdoti furono ebrei e gentili.
9E così ora… e occorre pregare per essi. Per i gentili di ora. Per i sacerdoti di ora. Perché i gentili d’ora abbiano la sorte felice dei gentili d’allora. E perché i sacerdoti di ora non abbiano quella dei sacerdoti d’allora. E ambi mi offrano, sì, ma con frutto per il loro spirito. Così come vuole il mio amore.
Sacerdoti furono ebrei e gentili.
10Anima mia, dicendo “sacerdoti” non parlo solo di coloro che hanno ricevuto il carattere del Sacerdote, ma parlo di tutti i cattolici. Dei cattolici nei quali il Sacerdozio è la porzione eletta, almeno di nome e per il carattere ricevuto col Sacramento dell’Ordine Sacro, e i fedeli: la milizia agli ordini dei duci del mio Popolo che sono appunto i Sacerdoti, dal mio Vicario all’ultimo sacerdote sperduto in terra di missione, ignoto, povero, solo, perseguitato, soprattutto ignoto, dimenticato dal mondo, ma non da Me che mi curvo a empire di Me la sua solitudine, a ristorare le sue forze, a rivestirlo già della veste dei servi-re dell’Amore Re.
Un cero ardente sull’altare del Golgota.
11La S. Messa è finita, Maria. Guardami ancora sulla mia Croce, e guarda Maria, mia e tua Madre, e Giovanni tuo fratello. Noi ti amiamo. E vogliamo te, come cero ardente, su questo vero altare che è il Golgota.
12Ma, cero che ardi e ti consumi, non stare solo lì, dove sei, ardente ai piedi della Croce; vieni, sali, ad accenderti ancor più, e a rinfrescarti insieme, a medicare le vampe dell’odio del mondo che non capisce e non ama te, così come non capì e amò Me, qui al mio aperto petto. Vieni, ardi, bevi. Amami soprattutto, sempre più. Tu e Io. Noi soli. Io tutto per te. Io solo tutto per te. Vieni…”
13Gesù parlava dall’alto della croce. Ma era un luminoso Volto di Cristo già trasfigurato in gloria quello che terminava il discorso, a medicarmi il dolore iniziale della visione del suo Viso martoriato e del dolore di Maria e Giovanni.
Non chiedete mai “perché” a Dio di certi suoi atti
14E quando fui beata del suo abbraccio, terminò:
15“Aggiungerai questo. Questa lezione insegna una volta di più che la Potenza di Dio sa usare ai suoi fini di bene anche le persone e cose meno meritevoli, e che la Sapienza di Dio può, di persone e cose meschine, talora più che meschine, fare suoi strumenti per raggiungere un fine di grazia, sia che in loro sia tendenza al Bene, come negli Apostoli, o spirito nemico del Bene vero, come in Saulo di Tarso; ma basta, per questi ultimi, che al tocco della Grazia risponda arrendevolezza di cuore. E una volta ancora si alza il mio monito: non chiedete mai “perché” a Dio di certi suoi atti (come fare sacerdoti del sacrificio del Figlio di Dio peccatori e gentili) e non giudicate, secondo le apparenze, gli strumenti di Dio, perché il più piccolo fra gli uomini può essere elevato a “più grande” fra i servi di Dio, se Io lo voglio e lui aderisce, con umiltà, al mio volere.”
Consolazione all’anima[59].
16Consolazioni all’anima mia del beato martire S. Lorenzo…
607. Azione dell’angelo custode[60].
L’Angelo Custode è sempre attivo presso Dio.
Dice S. Azaria, ancora seguendo le sue spiegazioni sugli Angeli Custodi:
1“Un’altra azione dell’Angelo Custode è quella di essere costantemente e meravigliosamente attivo presso Dio, del quale ascolta gli ordini e al quale offre le azioni buone del custodito, presenta e appoggia le suppliche, intercede nelle sue pene; e presso l’uomo al quale soprannaturalmente fa da maestro che guida nel sentiero diritto, senza soste, con ispirazioni, luci, attraimenti verso Dio.
Azione d’amore dell’angelo custode sull’anima.
2Oh! i nostri fuochi, che sono i fuochi della Carità che ci ha creati e che ci investe dei suoi ardori, noi li convergiamo sui nostri custoditi, così come fa il sole sulla zolla che chiude un seme per intiepidirla e farlo germinare, e poi sullo stelo per irrobustirlo e farlo divenire fusto e pianta robusta. Coi nostri fuochi noi vi consoliamo, scaldiamo, irrobustiamo, illuminiamo, ammaestriamo, attraiamo al Signore. Che se poi il gelo ostinato dell’anima e la sua durezza ostinata non si lascia da noi penetrare e vincere, che se poi l’armonia caritatevole dei nostri insegnamenti non viene accolta ma anzi sfuggita per inseguire la fragorosa musica infernale che sbalordisce e fa folli, non di noi è la colpa. Di noi è il dolore per il fallimento della nostra azione d’amore sull’anima che amiamo, con tutte le nostre capacità, dopo Dio.
A. Custode merita sempre rispetto e amore.
3Noi siamo dunque sempre presso il nostro custodito, sia che sia un santo o un peccatore. Dall’infusione dell’anima nella carne alla separazione dell’anima dalla carne, noi siamo presso la creatura umana che l’Altissimo Signore ci ha affidata. E questo pensiero, che ogni uomo ha presso un angelo, dovrebbe aiutarvi ad amare il prossimo vostro, sopportarlo, accoglierlo con amore, con rispetto, se non per sé stesso, per l’invisibile Azaria che è seco lui e che, come angelo, merita sempre rispetto e amore.
Osservatori delle azioni verso il prossimo.
4Se pensaste che a ogni vostra azione verso il prossimo, oltre l’Occhio onnipresente di Dio, presiedono e osservano due spiriti angelici i quali gioiscono o soffrono di ciò che fate, come sareste più buoni sempre col prossimo vostro! Pensate: voi accogliete una persona, l’onorate ovvero la mortificate, l’aiutate o la respingete, peccate con lei o la traete dal peccato, ne siete istruiti e la istruite, la beneficate o ne siete beneficati… e due angeli, il vostro e il suo, sono presenti e vedono non solo le vostre azioni palesi ma la verità delle vostre azioni, ossia se le fate con vero amore, o con finto amore, o con astio, con calcolo e così via.
Testimoni delle opere di misericordia.
5Date un’elemosina? I due angeli vedono come la date. Non la date? I due angeli vedono il perché vero di perché non la date. Ospitate un pellegrino o lo respingete? I due angeli vedono come lo ospitate, vedono ciò che è spiritualmente vero nella vostra azione. Visitate un malato? Consigliate un dubbioso? Confortate un afflitto? Onorate un defunto? Richiamate alla giustizia uno smarrito? Date aiuto a chi ne ha bisogno? A tutte le opere di misericordia sono testimoni due angeli: il vostro e quello di colui che riceve la vostra misericordia o se la vede negata.
L’angelo è accolto o respinto nel prossimo.
6Vi viene a trovare, o a importunare, qualcuno? Pensate sempre che non ricevete lui solo, ma il suo angelo con lui. E perciò abbiate sempre carità. Perché anche un delinquente ha il suo angelo, e l’angelo non diviene delinquente se delinquente è il suo custodito. Accogliete perciò con amore chiunque, anche se è un amore prudentemente riservato, sulle difese, anche se è un amore severo per far comprendere, al vostro prossimo che vi visita, che la sua condotta è riprovevole e vi addolora e che la deve cambiare non tanto per piacere a voi quanto per piacere a Dio. Accogliete con amore. Perché se respingete l’uomo che vi è antipatico, o indesiderabile, importuno in quel momento, o che sapete perfido, respingete pure l’ospite invisibile ma santo che è seco lui e che dovrebbe farvi gradito ogni visitatore, perché ogni prossimo che viene da voi porta fra le vostre mura o a voi vicino l’angelo che è suo custode.
All’angelo si manca di carità nel prossimo.
7Dovete vivere presso chi non vi piace? Prima di tutto non giudicate. Non sapete giudicare. L’uomo non giudica con giustizia che rarissimamente. Ma anche giudicando con giustizia, in base a elementi positivi ed esaminati senza prevenzioni e astii umani, non mancate alla carità, perché oltre che al prossimo voi manchereste verso l’angelo custode di quel prossimo. Se sapeste considerare così, come più facile vi sarebbe superare antipatie e rancori, e amare, amare, compiere le opere che vi faranno dire da Gesù Signore e Giudice: “Vieni alla mia destra, te benedetto”.
Agire come se ogni azione fosse fatta all’angelo.
8Su, un piccolo sforzo, una continua riflessione sempre, questa: vedere, con l’occhio della fede, l’angelo custode che è al fianco di ogni uomo, e agire sempre come se ogni vostra azione fosse fatta all’angelo di Dio che testimonierà presso Dio. Egli, l’angelo custode di ogni uomo – io ve lo assicuro – unito al vostro dirà al Signore: “Altissimo, costui sempre fu fedele alla carità, amando Te nell’uomo, amando il mondo soprannaturale nelle creature, e per questo amore spirituale sopportò offese, perdonò, fu misericorde verso ogni uomo, a imitazione del Figlio tuo diletto i cui occhi umani, pur mirando i suoi nemici, vedevano al loro fianco, con l’aiuto dello spirito suo santissimo, gli angeli, i loro afflitti angeli, e li onorava, aiutandoli nel tentativo di convertire gli uomini, per glorificare con essi Te, Altissimo, salvando da Male quante più creature possibile”.
9Io voglio che tu, che giubili perché venendo qui il Signore trova un angelo di più ad adorarlo, io voglio che come tu credi alla presenza dell’angelo del nascituro, così creda alle mie parole e ti comporti con tutti coloro che a te vengono, o con i quali hai contatti d’ogni forma, come ti ho detto, pensando all’angelo loro custode per superare stanchezze e sdegni, amando ogni creatura con giustizia per far cosa grata a Dio e di onore all’angelico custode. E di aiuto anche all’angelico custode.
Aiutare l’angelo del prossimo
10Medita, anima mia, come vi onora il Signore, e come noi angeli vi onoriamo, vi diamo modo di aiutare noi – Egli, il Divino, e noi suoi spirituali ministri – con la parola atta a rimettere sulle vie giuste un vostro simile e soprattutto con l’esempio di una condotta ferma nel Bene. Ferma, che non si piega a indulgenze e compromessi per non perdere l’amicizia di un uomo, premurosa unicamente di non perdere quella di Dio e dei suoi angeli. Sarà dolore, talvolta, dover essere severa perché la gloria di Dio e i suoi voleri non siano calpestati da un uomo. Procurerà forse sgarbi e freddezze. Non te ne preoccupare. Aiuta l’angelo del prossimo tuo e troverai anche questo in Cielo.”
608. La vendetta di Dio è il perdono[61].
La lezione di Dio
Dice Gesù:
1“La vendetta di Dio è il perdono.
2Sulla Croce avrei potuto fulminare i colpevoli. I fulmini rigavano il cielo e avrei potuto dirigerli sugli assembrati ad insultarmi. Anche qualche altra vendetta avrei potuto fare.
3Ero sempre Dio. Ma non sono mai stato tanto Dio come usando il perdono per unica vendetta. Punendo i miei offensori sarei stato un potente Io, un uomo, sempre un uomo che col favore di Dio può usare anche delle forze cosmiche per atterrare i suoi nemici. La storia del mio popolo è piena di episodi del genere provocati da patriarchi e profeti, da giusti sempre. Ma vendicandomi col perdono sono stato Dio. Ossia un Essere sovrumano, tanto più su degli uomini che ho saputo usare la vendetta che l’uomo non usa: il perdono.
I veri seguaci di Cristo divengono dèi.
4E l’ho insegnata a voi, miei seguaci, perché i seguaci di Cristo, i veri seguaci di Cristo, ossia i santi, divengono ciò che è detto “figli dell’Altissimo, dèi, eredi del Regno di Dio”[62]1.
5Maria, perdona. Non sanno ciò che fanno coloro che ti dànno dolore. Non sanno. Perdona per essere figlia dell’Altissimo, mio specchio, mia sorella. La mia pace per tuo balsamo.”
6Il conforto per mali comportamenti di familiari.
609. L’ordine dato ai dieci Comandamenti.[63].
Per spiegare l’ordine dato ai dieci Comandamenti.
Dice Gesù:
1“Generalmente, spiegando i dieci Comandamenti, è detto che essi si iniziano coi tre dedicati al culto di Dio, perché Dio ha la precedenza, e ogni cosa di Dio la deve avere su ogni altro essere o cosa. Spiegazione giusta, ma non è l’unica spiegazione questa comune, per spiegare l’ordine dato ai dieci Comandamenti.
2Dio, essendo la Perfezione, poteva essere messo al vertice della scala ascensionale della perfezione. Dare a Lui il culto e l’onore quando la creatura si era resa degna di darglielo come si conviene essendo già “giusta” in tutte le cose della Terra. Ma credi tu che allora sarebbe mai stato possibile onorare Dio e dargli culto? Io ti dico “mai”. Perché te lo dico, anima mia? Ascoltami bene.
Cosa è l’uomo?
3Cosa è Dio? È la Carità, la Bontà, la Sapienza, la Forza, la Potenza. È il Tutto. È la Perfezione.
4Cosa è l’uomo? È un’anima imprigionata in una carne bramosa e forte nei mali appetiti, debole nelle buone volontà, un’anima che oltre che il peso e le conseguenze del peso della materia che l’avviluppa porta il peso e le conseguenze della Colpa di Adamo, cancellata come macchia, abbattuta come ostacolo, per far posto alla Grazia, ma non spenta coi suoi fomiti, investita dai venti del mondo e di Satana. L’uomo è la debolezza, l’egoismo, l’ignoranza, l’impotenza, l’imperfezione. Lo è nonostante i doni gratuiti di Dio, perché generalmente tali doni potenti non sono usati con volontà intelligente e amorosa dall’uomo. Restano perciò inerti, sterili. L’uomo con le sue svogliatezze, noncuranze, incredulità, o col male massimo – l’odio a Dio – sterilisce questi lieviti potenti, questi farmachi potenti, questi semi potenti. Li imprigiona, li imbavaglia, li conculca, li calpesta, li respinge. E perciò respinge il Donatore di essi: il Dio Uno e Trino.
Cosa è l’uomo senza Dio?
5E l’uomo, separatosi che sia da Dio, è un nulla, capace di nulla. Perché l’unione con Dio è vita. Perché l’unione con Dio è potenza. Perché l’unione con Dio è fortezza. Perché l’unione con Dio è sapienza. Perché l’unione con Dio è temperanza, è giustizia, è prudenza, è bontà, è misericordia, è carità, ossia è essere figli di Dio aventi del Padre la somiglianza nello spirito e nelle virtù.
6Senza Dio, l’uomo non può essere che un bruto selvaggio. Più che un bruto, un demone. Perché il bruto si lascia dominare dall’uomo, si addomestica, si piega sotto la potenza che ha nome “uomo”, vi si piega o con amore e per amore, nei bruti più progrediti e domestici, o con timore. L’uomo ha fatto degli animali, in origine liberi e selvaggi, i suoi sudditi e aiutanti, e anche i suoi amici, non certo fra i più spregevoli. Molti uomini avrebbero da imparare amore, fedeltà, pazienza, ubbidienza, dagli animali. Gli animali sanno dunque amare e ubbidire, essere fedeli. Gli uomini molte volte non sanno piegarsi sotto la potenza che ha nome Dio. Sono dunque demoni perché solo i demoni sono i perpetui ribelli.
Farsi addomesticare da Dio.
7Gli uomini non sanno piegarsi, ho detto. Oh! Dio non vi impone di piegarvi sotto! Vi chiede di gettarvi nelle sue braccia paterne. Non piegati sotto il bastone, la sferza, il giogo, le redini, come gli animali, ma sotto l’amore, sotto la carezza dell’amore di Dio. Piegarvi sul suo grembo di Padre, ascoltarlo mentre vi dice ciò che è bene, e punteggia il suo dire con carezze e grazie.
8Perché non fate ciò che sa fare l’animale per colui che lo addomestica o lo ama? Grande la potenza e perfezione dell’uomo in confronto con l’animale. Ma infinita la perfezione e potenza di Dio rispetto a quell’atomo che è l’uomo, che è grande rispetto agli animali solo per l’anima che da Dio viene, e che può divenire grande anche al cospetto di Dio unicamente per quanto sa far grande la sua anima col ricrearla nella perfezione.
Movente di Dio nella disposizione dei 10 comandi.
9Ora, premesso questo, eccoci alla lezione sulla giustizia sapiente, sulla bontà paterna di Dio nel comandare all’uomo prima la perfezione verso Dio, poi quella verso il prossimo. Oltre alla giusta regola di precedenza verso il Supremo nel culto da dargli, l’ordine tenuto nei 10 Comandamenti è stato tenuto per un perfetto pensiero d’amore paterno di Dio verso gli uomini, che Egli desidera beati in eterno nel suo Regno.
La pratica dei 3 primi comandamenti.
10Quando l’uomo mette in pratica i 3 primi comandamenti, ama Dio e perciò vive in Dio e Dio vive in lui. Essendo così “vivi” della vita di Dio che si comunica nella pienezza dei suoi doni al figlio nel quale inabita, gli uomini possono compiere, con la parte più riottosa – quella umana – la giustizia. Riconoscere Dio per unico Dio, dargli onore, pregarlo, non cadere in idolatria, non bestemmiare il Nome Ss., sono atti dello spirito; e lo spirito, l’anima, ha sempre un’agilità maggiore a compiere ciò che le viene comandato, ciò che essa sente giusto, ciò che istintivamente, spontaneamente sente di dover dare al suo Creatore che sa esistere come Ente Supremo.
Chi ama Dio facilmente ama il prossimo.
11Ti ho spiegato questo a suo tempo rispondendo alle obiezioni sul “ricordo che le anime hanno di Dio”[64]. Ma la carne! Oh! la carne! Essa è la bestia ribelle e golosa! Essa è la materia più facilmente aizzata e attossicata e avvampata dalla tentazione, dal veleno, dal fuoco del Serpente maledetto. E per saper resistere deve essere sorretta da uno spirito forte. Forte per l’unione con Dio.
12L’ho detto: “Se non sapete amare Dio, come potrete amare il fratello vostro? Come, se non amate il Buonissimo, il Benefattore, l’Amico, come potrete, saprete amare un vostro simile così raramente sempre buono, benefico, amico?”. Umanamente, da uomo-animale a uomo-animale, non potreste. Eppure, se non amate il prossimo, non amate Dio, e se non amate Dio non potete entrare nel suo Regno.
La pratica degli altri comandamenti.
13Ecco allora che il Padre Ss. vi insegna prima ad amare Lui. Come sapientissimo Maestro vi allena prima, vi alleva e irrobustisce nell’amore dandovi Sé ad amare, Sé, il sempre Buono. Poi, dopo che l’amore vi ha uniti a Lui e messo in voi l’inabitazione di Dio, vi spinge ad amare i fratelli, il prossimo, e per farvi sempre più forti nel dolce e pur difficile amore di prossimo, per primo prossimo da amare vi addita il padre e la madre. L’uomo che dopo Dio sa amare con perfezione il padre e la madre, facilmente potrà poi trattenersi dall’essere violento verso il prossimo, ladro, fornicatore, spergiuro, invidioso della donna e dei beni altrui.
Il movente d’amore.
14Hai compreso, anima mia, il movente d’amore che ha avuto Dio nella disposizione dei 10 Comandamenti? Aiutarvi. Darvi modo di essere in Lui, e Lui in voi, perché questa unione vi dia uno spirito così forte da saper essere vittorioso sempre sulla carne, il mondo, il demonio. E da questa vittoria giungere al trionfo del Cielo, al godimento di Dio, alla vita eterna, al tempo e al luogo meravigliosi dove non sono più lotte e comandi ma tutto è superato di ciò che è fatica o dolore ed è pace, pace, pace.
15Quella pace che ti dono, anima mia, per sostegno nel tuo soffrire e in anticipo di quella che t’attende là dove Io sono col Padre e lo Spirito Santo, con Maria e i Santi.”
610. Parola di Dio[65].
Gli scritti dell’Antico e Nuovo Testamento è Parola di Dio.
Dice Gesù:
1“Hai mai meditato su quanto vuol dire l’espressione che ricorre sulle labbra dei teologi parlando di tutti gli scritti dell’Antico e Nuovo Testamento: “Dice la Sapienza, dice il Signore“? Poco fa hai sentito dire da un predicatore: “Dice il Signore: ‘Quando io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli…’ “. Non ha detto: “Dice Paolo[66]“. Ma “dice il Signore“.
La Parola di Dio è luce è medicina, è grazia.
2Perché? Per rispetto pensando che Dio è l’informatore di ogni azione dell’uomo? Anche. Ma soprattutto perché va detta la verità. E la verità è che nei suoi amatori Dio tanto è presente che la personalità, e soprattutto il pensiero di essi, si annulla in quello di Dio, e non è più Paolo, Pietro, Giovanni, Giacomo o Giuda. Pietro Paolo Giovanni Giacomo Giuda, portavoce di Dio, dicono ciò che Dio parla in loro; voce di Dio, dicono le sue parole. E così, in tempi più lontani, Isaia, Geremia, Jesai bar Sirac, Sofonia, Michea, Zaccaria… e in tempi più vicini tutte le voci del Signore, sparse nei secoli per dire agli uomini le parole di Dio. Quelle parole che sono altrettante luci, altrettante medicine, altrettante grazie.
Chi si unisce al Signore forma un solo spirito con Lui.
3Vedi come è buono il Signore con quelli che sono tutti suoi? Di essi uomini fa tanto una cosa con Lui che non più essi ma Egli è loro e parla, agisce sino a potersi dire con vera parola “dice il Signore” di ciò che la loro mano scrive. E vedi ancora come per vera giustizia essi non possono gloriarsi delle parole che scrivono, perché non di loro ma del Signore esse sono.
4Per questo ti ho sempre detto: sii sempre umile, perché, se un atomo di superbia sorgesse in te per ciò che scrivi, Io ti abbandonerei sinché un lungo sincero pentimento non ti avesse di nuovo resa accettevole al mio cuore.
Nel dolore si compie ciò mancava alla Passione del Signore.
5Sta’ in pace, anima mia, piccola crocifissa. La croce, dopo essere stata considerata oggetto di orrore, fu esaltata per avermi portato, divenendo strumento di redenzione. I crocifissi, dopo essere stati provati nel dolore, saranno esaltati per aver compiuto in loro quanto mancava alla mia Passione.”
611. Il cristiano non
deve temere
il mondo [67].
il Vangelo è Vita[68].
Dice Gesù:
1“(Col 1,23) Non è nulla ricevere il Battesimo e gli altri Sacramenti, meno la Confessione in punto di morte e che sia sincera e leale, e Olio Santo, se non vivete perseverando “ben fondati e saldi nella fede, immobili nella speranza del Vangelo“. Anzi, questi doni di valore infinito si ritorcono a vostra condanna. Perché più è chiesto a chi più è dato. Perché il Vangelo è Vita. Perché i Sacramenti sono Forza. Perché nel Cristianesimo tutto è attivo, e guai a quelli che con tanta Vita infusa in loro sono dei tiepidi, degli ignavi che vegetano senza lavorare con le grandi potenze che sono a loro state date per comparire sempre “santi, immacolati, irreprensibili davanti all’Altissimo”.
Il Battesimo è vita[69].
2Col 2,12. L’uomo-animale – ché tale è l’uomo privo della Grazia, ossia così come è quando nasce da donna – agli occhi di Dio è simile a un morto il cui corpo corrotto non può entrare a contaminare il Tempio eterno dove splende il trono di Dio, e nel cui corpo corrotto non può venire Colui che empie di Sé tutto il Creato, onnipresente su tutto ciò che è, con la Potenza nelle creazioni inferiori, con la Potenza, Sapienza e Amore nell’uomo, creazione superiore. Ma avervi creato non basta a Dio. Perfezione del Creato, Egli vuole abitare in voi con la sua Perfezione Trina, possedervi prima di darsi al vostro possesso in eterno, godervi prima che voi lo possiate godere in Cielo. Ed ecco allora il Cristo che, ubbidendo al Padre e all’Amore, si incarna e si immola per fare dell’acqua battesimale non un rito ma una vita. Questo fa il Cristo: vi innesta alla Vita, e il Battesimo è l’operatore. Così come, se possibile fosse, un chirurgo, prendendo un nato-morto e congiungendolo ad una matrice attiva, lo rendesse vivo, altrettanto fa di voi il Battesimo. Vi prende morti. Vi immerge nell’onda che è acqua, ma in realtà è sangue, il Sangue mio, e vi restituisce vivi della Vita che è Grazia.
La grande libertà del cristiano[70].
3Col 2,20. Considera la grande libertà del cristiano fortificato dalla Vita che ha ricevuto. Dice l’apostolo: “Se dunque siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché, come viveste ancora del mondo, vi sottomettete a 4questi precetti: non toccare, non gustare, non maneggiare?”.
4Grande verità! Che ho detto Io ai miei fedeli: “Coloro che crederanno in Me scacceranno i demoni, beveranno i veleni, toccheranno i serpenti, calpesteranno gli scorpioni, passeranno per fuoco ed acqua e fra le fiere selvagge, e nulla farà loro del male sinché Io-Vita non lo concederò per vestirli della porpora dei martiri“. Il vero cristiano non deve temere il mondo e le sue potenze, le quali e il quale mettono insidie anche nelle cose più naturali, come nel godere di un cibo, di un frutto, di un fiore, di una carezza data o ricevuta, di un affetto, e le cose buone, da Dio create perché l’uomo suo figlio ne avesse gioia, mutano in veleni, serpenti, scorpioni, acqua, fuoco e fiere selvagge.
5Abbiate in voi la pienezza di Me a senza interdirvi ciò che Dio vi ha concesso, così come ve lo ha concesso: con giustizia, prudenza, temperanza, e sarete superiori alle insidie dei demoni e dei sensi. Perché Io, che ho vinto la morte e il peccato, vi fortificherò contro le cose che possono divenire peccati e morte.”
612. Istruzioni sull’Opera di Gesù.
Istruzioni date dal Signore[71].
Dice Gesù:
1“Comincia subito a rivedere gli scritti per renderli leggibili ad altri. Perché tu non puoi più occupartene, ed essi devono farlo ormai. Presto ti verrà una lettera alla quale devi credere e cedere. Quando l’avrai ti persuaderai. Fa’ in modo di aver pronto ciò che chiederanno.
2Riguardo al come contenerti, non faccio che ripetere ciò che sempre ho detto: tutela dell’Opera, segreto sul portavoce, carattere soprannaturale dell’Opera sin dalla prima edizione – tu indicherai le parti riserbate al pubblico dall’opera generale riserbata al Clero – pubblicazione ad evitare manomissione – ce ne sono già state, come ti ho detto – però pubblicazione dopo il debito nulla osta della Chiesa. Atto in duplice copia firmato dal Generale[72] o da chi delegato da esso, e da te, che a nome di tutto l’Ordine si impegni alla tutela dell’Opera ad essi affidata e alla tua tutela, nonché alla restituzione dei manoscritti e di una copia trascritta, che devono rimanere nella tua casa sino ad una prima pubblicazione dell’Opera. Dopo puoi consegnare anche i manoscritti.
3Le altre istruzioni te le darò di volta in volta. Basta scrivere queste per mostrarle al tempo giusto e far loro vedere che Io sono che ti guido e che tu ubbidisci.
4E ubbidiscano gli altri. Dato lo stato delle cose, oggi, il Generale non deve avere ancora ripugnanze e paure. Se resiste ancora mi dà molto pena. Perciò, essendo levate di mezzo le cose che lo possono impaurire, può fare l’atto, e poi tu e loro andare avanti come voglio Io.”
Paure e incertezze del Portavoce[73].
5Correggo… ma non mi so decidere a scrivere a P. Berti… Ho paura di loro; ho sofferto troppo da parte loro. Gesù insiste come una tromba che squilli senza interruzione... Fosse vero! Ma chi si fida più?!!
Sull’uso dei mezzi ordinari e straordinari[74].
Dice Gesù:
6“Fa’ sempre così: te l’ho già detto a Compito[75], ma non lo ricordi. Usa dei mezzi straordinari quando ti vengono negati i mezzi ordinari. Ma non tralasciare mai i mezzi ordinari quando li puoi avere. La mia pietà per le tue fami insaziate dagli uomini che dovrebbero saziartele non ti porti all’abuso. È un favore straordinario nello straordinario che già ti colma e veste. Siine beata e in pace, perché è una prova di più del mio amore per te, e siilo sempre con giustizia.
7In Palestina un giorno dissi: “Ho pietà di queste turbe… non voglio rimandarle digiune perché non cadano languenti per via“. E ho dato loro del cibo. Ma un’altra volta ho detto: “Voi cercate di Me per il pane che avete mangiato a sazietà, non per i miracoli che avete veduto“. Era più comodo avere pane e pesci senza spesa! Ma non giusto.
8Tu fa’ di meritare sempre la mia grazia che ti dà cibo perché tu non langua… Al tuo spirito la facoltà di intendere queste parole… Canta col tuo Azaria il Panisangelicus. Io ascolto il tuo canto… e quanto altro ti dico resti scritto nel tuo cuore.”
613. L’olio usato dai discepoli
per i malati[76].
L’olio aveva solo potere curativo.
Dice Gesù:
1“Ti è stato chiesto se l’olio usato dai miei discepoli per guarire i malati aveva unicamente scopo curativo.
2Ne ho già parlato nell’Opera. Ma compatisco chi non trova il punto in un’opera così vasta, e ripeto perciò: l’olio aveva solo potere curativo. Anzi, non aveva neanche quello in modo speciale. Aveva il solito potere curativo dell’olio che, ai tempi miei, era molto usato in forma di unguento da frizionare o stendere sulle parti malate, solo o con resine ed essenze. Il solito potere, per sé stesso, che era molto relativo in certe serie malattie già arrivate ad uno stadio mortale o di cronicità. Proprio quelle che venivano presentate ai miei discepoli perché dichiarata vana ogni cura per esse.
Non guariva l’olio, ma il potere di Gesù.
3Non era dunque l’olio per sé stesso quello che guariva, se applicato dai miei apostoli, ma era il potere, che avevo dato loro, quello che guariva. L’olio non era che il mezzo usato per ottenere che il mio potere, comunicato agli apostoli, non assumesse forma che i miei nemici e nemici dei miei discepoli potessero accusare come demonico o magico.
Il Sacramento dell’Olio Santo.
4Così, e solamente così, l’olio guariva i corpi. Così, a solamente così, fu l’olio, sino a che Io istituii il Sacramento dell’Olio Santo. Allora l’Olio Santo, composto secondo le regole della liturgia mosaica, acquistò il potere di guarire le piaghe dell’anima, di cancellarne anche i segni, le cicatrici rimaste dopo l’assoluzione dei peccati ottenuta dopo sincera confessione e per i meriti del mio sacrificio.
Effetti sul corpo e sull’anima.
5Due poteri dell’olio ben distinti. Sui malati delle membra, e sino alla istituzione del Sacramento dell’Estrema Unzione, per guarire i mali del corpo. Sui morenti, prossimi al giudizio, per guarire l’anima prima del suo incontro con Dio Giudice e, se benigno si piegasse Dio alle preghiere dei congiunti, per rendere anche salute al corpo concedendogli nuovo tempo nel mondo per acquistare nuovi meriti, o meriti soltanto, se prima non ne aveva acquistati colui che otteneva per il Sacramento anche salute fisica.
L’olio usato dai discepoli non era sacramento.
6Concludendo: l’olio sparso dai discepoli sui malati non fu sacramento altro che dopo che Io istituii il Sacramento da applicarsi in caso mortale, secondo il modo che la Sapienza aveva insegnato[77].”
614. Contenuto dell’Opera di Gesù[78].
Solo perfezione stilistica?
Dice Gesù mentre io correggo pagine dattiloscritte e ammiro la bellezza stilistica di esse:
1“Vedi, Maria. Se Io ti avessi dato soltanto belle pagine, letterariamente parlando, non ti avrei dato nulla. Nulla di utile, nulla di vero valore. Una musica ti avrei dato. E anche una di quelle musiche vuote, leggere, che accarezzano soltanto l’udito ma non stimolano in chi le ascolta pensieri eletti. Perché vi è della musica che è preghiera, che è lezione, che è elevazione a contemplazioni nel soprannaturale, musica nelle cui note veramente vibra e traspare non tanto il genio dell’uomo ma la potenza di Dio Creatore dell’uomo.
Il genio dell’uomo.
2Il genio dell’uomo non è che il mezzo per testimoniare la potenza di Dio che lo ha creato con intelligenza e ragione, oltreché con spirito e con carne e sangue. Il genio dell’uomo non è che la risposta data ai sostenitori di teorie evoluzionistiche secondo le quali l’uomo attuale non è che la bestia evolutasi in un lento ascendere dalla brutalità alla umanità. Il genio dell’uomo non è che la risposta data ai negatori della Creazione, e perciò di Dio Creatore, agli eretici che sostengono l’autogenesi dell’Universo. Il genio dell’uomo non è che la risposta data agli atei. Il genio dell’uomo è la confessione che Dio è e che tutto è perché Egli lo vuole: luce, vita, elementi, intelletto, tutto.
Contenuto e vero valore.
3Ma Io parlo delle musiche vuote. A queste paragonerei le mie pagine se fossero solo armonia di parole e perfezione stilistica. Ma in esse è la Sapienza. La mia Sapienza. È la Verità, la mia Verità. In esse è la Carità, la mia Carità. È Dio perciò. Ecco perché esse hanno valore. E guai a chi non cerca e non trova in esse questo loro vero valore!
4So l’obbiezione di molti: “Gesù parlava semplicemente”. Nelle parabole parlavo semplicemente perché mi rivolgevo a turbe di popolani. Ma quando parlavo a menti colte, israelitiche o romane e greche, parlavo come più alla Sapienza perfetta si conveniva.
Le versioni evangeliche.
Il Vangelo di Luca
5Le mie parole, poi, nelle versioni degli evangelisti, dei quali due soli furono apostoli– e se ben si osserva sono i due Vangeli più rispecchianti Me, perché quello di Luca, stilisticamente buono, può dirsi più il Vangelo di mia Madre e della mia Infanzia, delle quali narra diffusamente particolari che gli altri non narrano, che non Vangelo della mia vita pubblica, essendo più eco degli altri che luce nuova come è quello di Giovanni, il perfetto evangelista della Luce che è il Cristo Dio-Uomo – le versioni, dicevo, delle mie parole, dagli evangelisti furono molto ridotte, sino ad essere ridotte scheletriche: più un accenno che una versione. Cosa che le priva della forma stilistica che Io avevo dato ad esse.
Il Vangelo di Matteo e di Giovanni.
6Il Maestro è in Matteo (vedere discorso della Montagna, le istruzioni agli apostoli, l’elogio al Battista e il resto di questo capitolo, il primo episodio del 15° capitolo e il segno del Cielo, e il divorzio, 19° cap., e i tre cap. 22-23-24). Il Maestro è soprattutto nel luminoso Vangelo di Giovanni, l’Apostolo innamorato, fuso nella carità al suo Cristo-Luce.
Il Vangelo di Marco.
7Confrontate quanto disvela della potenza del Cristo oratore questo Vangelo con quanto ne disvela la esiguità essenziale del Vangelo di Marco, esatto negli episodi sentiti da Pietro, ma ridotto ad un minimo, e vedrete se Io, il Verbo, usavo solo uno stile molto umile o se non sfolgorava sovente in Me la potenza della perfetta Parola. Sì, in Giovanni Essa brilla, per quanto molto ridotta in pochi episodi.
La Buona Novella del Regno di Dio.
8Ora se al piccolo Giovanni Io ho voluto dare un aumento di conoscenza di Me e del mio insegnamento, perché dovrebbe questo farvi increduli e duri? Aprite, aprite intelletto e cuore, e beneditemi per quanto vi ho dato.”
615. Visioni mariane.
La Madre della Parola che è Vangelo[79].
1Vedo la gloriosissima Maria nel Cielo. Sola nell’azzurro paradisiaco. Bella come nella Assunzione e in tutte le visioni paradisiache. La Voce dell’Eterno Padre e un raggio di luce divina nella gran luce del Paradiso me la indicano come la Beatissima, avvolgendola di un indescrivibile splendore. Dice l’Eterno Padre: “Ecco Colei nella quale riposa ogni speranza di salvezza per la Chiesa e per l’Umanità: nella Madre della Parola che è Vangelo“. Mi perdo estatica nel contemplarla.
La Madonna di Fatima e il Rosario[80].
2A Fatima coi pellegrini. Le orazioni nella notte e nella Conca sparsa di lumi… E Maria Ss. di Fatima al mio fianco… Anche al mattino, mentre è qui, in stanza, P. Berti… E Maria mi sprona a molto pregare col Rosario, per il Papa, il Clero, la pace e l’Italia. Il Rosario è la valida difesa del Papato, Chiesa, della Pace e della nostra Patria. Dice che per questo è apparsa a Roma[81] e per scuotere gli increduli, gli indifferenti, gli ostili e contrari al soprannaturale, gli increduli anche sull’Opera che è “gloria di suo Figlio e nella quale è salute per tanti“.
Volere di Maria[82].
3Maria Ss. dice: “Benedico, ma voglio fedeltà alla recita quotidiana del Rosario“. Benedice senza gesti, con lo sguardo e l’amore, le corone mie, di Marta, Eroma, Anna Maria e Maria Teresa.
616. Modi di amare e di salvare di Gesù[83].
L’infinita Misericordia.
Dice Gesù:
1“Ascolta e sia tua pace l’infinita Misericordia mia. Pace. Sempre. Non toccherai mai il limite di questa mia Misericordia perché è illimitata. Ma sappi anche questo, e ti sia parola di Sacerdote assolutore per le tue miserie delle quali ti accuori. Serve per te, ma anche per molti altri.
2Nel mio infinito amore per le anime ho industrie infinite per usare tutto ciò che le povere anime, o le anime già sulla via della perfezione, mi dànno, purché esse mi amino così come esse sono capaci con tutte se stesse, con le loro capacità e relatività che cercano sempre di aumentare. Non c’è santo, che pure ora è glorioso, che pur seguendo sulla Terra la via perfetta, non abbia messo nel suo oro delle parti di terriccio, anche se minime. Ebbene, Io ho preso anche queste parti di umanità pertinace di un giusto. Il mio amore se ne è servito, le ha lavorate, e da zavorra ne ha fatto cosa di utilità per altre anime.
Trasforma le cose più comuni della vita ordinaria.
3Sì. Mentre gli uomini si servono soltanto di ciò che è buono e utile ad un lavoro o interesse, e anche negli affetti amano solo le parti buone dell’amato, il mio amore si serve anche delle loro miserie. Prende e trasforma le cose più comuni della vita ordinaria di un’anima che lo ama, e delle azioni semplici fa azioni meritorie. E va oltre: si serve delle stesse loro miserie e debolezze, delle loro piccole bugie, talora, di quanto non è perfetto ma non nocivo al prossimo, però – quelle miseriucce che un complesso di stimoli suscitano, paragonabili alle curiosità e vanterie imprudenti e scherzose di un fanciullino – e le adopera perché altre anime vengano sulla via buona, cosa questa che fa, della imperfezione commessa da un’anima irriflessiva o che ha ceduto un istante, un mezzo di bene per gli altri. Atto questo che sminuisce l’imperfezione e il debito verso la Giustizia che per esse imperfezioni l’anima contrae. E nel contempo fa sì che l’anima che le ha commesse aumenti il suo amore per Me con la riconoscenza verso la mia Misericordia che non le mortifica smentendole, ma anzi, quando vede che da una loro debolezza può venire una forza ad altri, le seconda.
Il metodo d’amare e di salvare ha forme originali.
4Il mio metodo d’amare e di salvare ha forme da Me solo usate e che pochi comprendono.
5È allora, quando mi valgo delle miserie delle anime per corroborare altre anime, che dico all’anima che le ha commesse: “Nessuno ti ha condannata?”. E quando essa mi risponde: “Nessuno, Signore”, Io dico: “E neppure Io ti condanno. Va’ e non più peccare”. Pronto a ripeterglielo 70 volte 7, perché le miserie di queste anime amanti generalmente scaturiscono da una malintesa volontà di portare altri ad amarmi, magari seguendo vie traverse, cosa questa di cui poi si dolgono.
L’amore non fa del male a nessuno.
6Ma non sapete, anime mie, che quando non c’è volontà di offendermi ma solo di onorarmi non si pecca? Ma non sapete, mie dolci anime, che l’umiltà di sentirsi incapaci, il pentimento di aver fatto male per voler fare bene il bene, l’amore che più forte fiammeggia in voi dopo una di queste… cadute di pargolo, mi danno gloria e creano un bene alle anime più che se mai le aveste commesse? Sembra un paradosso. Ma è verità.
L’amore lava di ogni polvere.
7Sta’ in pace, sta’ in pace. Il mio e il tuo amore ti lavano di ogni polvere che possa tentare di coprire il tuo oro: il tuo volere di amarmi con perfezione. Sta’ in pace. E per l’Eucarestia che non ti fu portata prendi la mia Parola. Essa è nutrimento, vita, salute, gioia. Io sono che a te mi comunico con i miei infiniti mezzi. Riposati su Colui che ti ama.”
617. L’arma contro il serpente è Maria[84].
Visione della zona di campagna romana.
1Dopo essere stata tutto ieri con la visione della zona romana che dalla basilica di S. Paolo va verso la campagna che va verso sud rispetto a Roma, zona sulla quale vidi cader delle rose il 5 maggio u.s.[85], avendo alla mia sinistra la Via Appia, una delle poche località di Roma che ricordo bene per averla vista nella mia unica sosta di 3 giorni a Roma nel 1920 (ottobre) andando a visitare la tomba di S. Paolo[86], e a destra il Tevere che va verso il mare – e non so perché per tutto un giorno io debba aver avuto presente questa zona di campagna romana – come viene la notte viene anche Maria Ss. a bearmi… E fin qui nulla di così straordinario da farmi scrivere queste parole.
Il grido dell’arcangelo S. Michele.
2Ma dopo che mi ero saturata della gioia di veder Maria, ecco apparire l’arcangelo S. Michele, sempre così imponentemente direi quasi paurosamente bello, con la sua spada lampeggiante nella destra. E qui cessa la visione per me sola e diviene comunicazione universale.
3L’Arcangelo, indicando Maria Ss. tutta bella nella sua umiltà verginale – non si può descrivere la sua grazia di eterna Fanciulla… – grida: “Opponete l’arme che è ‘Maria’ al gran Serpente che avanza!“. Che voce potente! Scrolla l’atmosfera come il rumore di un fulmine armonico. Maria Ss. china la testa guardando con infinita pietà la Terra… E l’Arcangelo grida tre volte il potente grido. È molto severo e imperioso l’Arcangelo difensore… Dopo il terzo grido e una pausa che lo segue, si prostra davanti a Maria venerandola dicendo: “Tu sola difesa! Tu sola vittoriosa! Tu sola speranza di salute contro il satanico veleno. Madre di Colui che non ha uguali, io ti saluto, mia Regina“.
Il saluto dell’Arcangelo S. Gabriele.
4È ancora prostrato quando, portando seco una luce rispetto alla quale il fulgore di S. Michele è tenue, scende volando ratto dai Cieli sulla Terra l’Arcangelo S. Gabriele. Tiene fra le mani un turibolo d’oro fumante di incensi. Biondeggia e biancheggia nei capelli e nelle vesti del suo aspetto, spirituale anche se, per essere visibile alla mia umanità, lo appesantisce con aspetto umano. La sua figura sprigiona luce, la gioiosa luce del Paradiso. Cantando – perché la voce di S. Gabriele è un canto soavissimo, indescrivibile – vola intorno a Maria incensandola col suo incenso, dicendo: “Ave Maria! Regina degli Angeli, salute degli uomini, amore di Dio Uno e Trino! Dopo Dio, chi come te, Maria? Salve, Regina gloriosissima in Cielo, medicina a tutte le malattie che uccidono gli spiriti e spengono Fede, Speranza, Carità negli uomini. Ave, Maria!“.
Paura del Portavoce per la Chiesa di Roma.
5Che notte beata! Resto lungamente contemplando la Vergine gloriosa e i due splendenti e così diversi Arcangeli, sinché un placido sonno (dopo tante notti di spasimi acuti) mi prende e dura sino a mattina quando mi ridesto, e tutto mi ritorna fresco alla mente, e il cuore è colmo della gioia come quando vedevo.
6Però, alla mia interna gioia spirituale si mescola un pensiero angoscioso, le parole di S. Michele: “Opponete l’arme che è ‘Maria’ al gran Serpente che avanza”. Parole che si ricollegano a molte altre… E che mi fanno paura per la Chiesa di Roma e per noi, poveri e così deboli cristiani del 20° secolo.
Località dove il Portavoce vede svolgersi la visione.
7Per dare un riferimento il più possibile esatto sulla località nella quale, alta fra cielo e terra, vedevo svolgersi la visione della venerazione angelica alla B. V. Maria, dirò che la tomba di Cecilia Metella era alle mie spalle, ossia dietro me, alla sinistra (io volgevo le spalle a Roma), a nord-est del luogo, mentre alla mia destra vedevo andare, pigro verso il mare, il Tevere.
8Oggi è il terzo giorno che, dopo aver pregato la B. V. delle 3 Fontane, ho avuto la grazia fisica che imploravo.
618. Il segreto dell’ultima redenzione
è Maria Ss[87].
Il segreto è il culto a Maria Ss.
Dice Gesù:
1“Il tuo Anno Santo lo hai avuto nel tuo cinquantesimo anno. Mi hai avuto come tu sola sai1. E resti in questo tuo anno giubilare sinché esso ti si muterà in un secolo eterno di pace paradisiaca. Ma l’Anno Santo che verrà dovrà essere marcato da un suo carattere speciale: il carattere mariano.
2È stato celebrato l’Anno Santo straordinario nel 19° centenario della mia Passione. La Sapienza infinita amerebbe che fosse celebrato anche questo altro centenario della Assunzione gloriosa di mia Madre al Cielo, e che questa celebrazione desse uno speciale carattere al prossimo Anno Santo[88]. La Sapienza infinita amerebbe che fosse sentito questo dovere, questo bisogno, questa previdenza di dare carattere di trionfo mariano e perciò di incentivo al culto per Maria, Salvezza vostra – in questo scorcio terribile di questo secolo terribile nel quale può avvenire la completa apertura dei sette sigilli[89] per punizione di Dio – al prossimo Anno Santo. Già da troppi secoli la cristianità attende questa proclamazione trionfale della Vergine-Madre, da Dio assunta in Cielo per essere gioia a Dio di cui fu Tempio vivo in terra, e Regina dei celesti cori e del popolo dei Santi.
Anticipate l’ora del trionfo di Maria.
3In verità molti dei sigilli sono stati già aperti. Ma guai se fossero aperti tutti, e se lo saranno!
4Anticipate l’ora del trionfo della Donna, capostipite dei segnati del segno dei servi di Dio, degli eletti la cui dimora è il Cielo. Anticipate l’ora del trionfo di Maria, su Satana, sul mondo, la materia, la morte, vinta da Noi due volte, vinta in Lei creatura anche nel non conoscere la morte spirituale del peccato oltreché nella carne sua, che non si corruppe e che qui vive. Anticipate l’ora del trionfo di Maria. Si uniscano agli Angeli, capitanati da Michele, gli uomini, donne, fanciulli, della Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica, Romana, perché sia abbattuto per un tempo il dragone dalle sette teste, dieci corna e sette diademi maledetti: le sette seduzioni[90]. E la Cristianità abbia tempo per riunirsi e fortificarsi nella carità e nella fede[91] e stringersi in difesa per l’ultima battaglia[92].
La Regina degli Angeli e degli uomini.
5Guai se venisse proclamata regina la donna vestita di porpora e scarlatto, cui fa trono la bestia immonda dai nomi di bestemmia, prima che sia proclamata Regina degli Angeli e degli uomini, con parola infallibile, la Donna vestita di sole, i cui piedi calcano la luna e il cui capo s’incorona di stelle[93].
6Non vi può essere una seconda Redenzione compiuta da Me Cristo. Ma ancor una ve ne può essere per salvare dalle spire infernali un più gran numero di spiriti: quella di Maria gloriosa. Nel culto di Lei sta il segreto dell’estrema Redenzione.
7Se sentiranno Me nelle parole dell’Opera, comunicherai queste altre parole a Colui che sai.”
619. Maria è il Cuore della SS. Trinità[94].
Visione di Maria compresa nel divino Triangolo.
1Vedo l’incandescente figurazione della Ss. Trinità: il Triangolo con cui viene rappresentata ai nostri sensi umani.
2Al centro del divino, splendidissimo segno, è Maria Ss. nel suo più fulgido aspetto glorificato. Mai l’ho vista bella e gloriosa così. Una fiamma di un candore che spicca sull’ardente Focolare del Dio Uno e Trino. Il suo corpo, volto, mani, veste, è luce. Luce! Luce! Che luce dolce e potente, che bellezza luminosa è Maria, che eterna incorruttibile giovinezza è nella Beata Vergine-Madre! E che umiltà! Che orazione! Ha le mani incrociate sul petto come nell’Annunciazione, il volto alto levato a guardare il vertice fulgidissimo dell’Amore Uno e Trino. Eppure è tutta umiltà. Il giglio è meno candido. Il sole e la luna meno radiosi di Lei. È compresa nel divino Triangolo sino all’altezza delle anche. Il resto del corpo, le gambe avvolte dalla veste paradisiaca, spiccano sul fulgore dell’empireo.
Maria nella Trinità.
3La voce dell’Eterno Padre dice: “Così è Maria in Noi. Comprendano i sapienti in teologia ciò che questa visione vuol dire, quanto è rinchiuso in essa sul potere e sapere di Maria alla quale tutto l’Amore si dona e tutta la Sapienza si rivela e tutto il Potere si piega a concedere”.
4Che bellezza! E come si capisce bene tutto, anche quando si è ignoranti come me, vedendo queste cose! Il male è che ciò che il mio spirito, vedendo, intende, non sa tradurre in parole la mia incapacità di povera ignorante.
“Non so spiegare ciò che ho capito tanto bene…”
5Ho detto che la gloriosa Maria “è compresa nel divino Triangolo sino all’altezza delle anche”. Non perché Maria sia più grande della figurazione della Ss. Unità e Trinità di Dio. Questa è ben più grande e splendida della splendidissima Maria. Ma credo che l’Altissimo mi mostri così la visione per farmi capire che Maria è grande, grandissima, la seconda dopo Dio che è il Primo, ma non è come Dio che è Immenso, Infinito. Così Maria mi appare nel divino Triangolo ma come se Esso vegliasse su Lei, l’abbracciasse dei suoi fulgori d’amore, come sua Creatura diletta fra tutti i figli dell’uomo, ma sempre creatura.
6Io balbetto… Non so spiegare ciò che ho capito tanto bene… E questa mia insufficienza mi dà pena. Perché vorrei far capire ciò che ho capito. Mi sforzo di mostrare come era la figura e, per pietà di me, mi si compatisca se non so far meglio. [grafico]
La gioia del Natale il dolore della Redenzione[95].
7La gioia soprannaturale, la gioia che non si può descrivere, che per poco uccide se Tu non comunicassi insieme al dono una forza soprannaturale atta a sopportare questa immensa gioia, dell’averti in grembo, fra i lini, come ti ebbe Maria nella Grotta di Betlem vagente Neonato… E la compassione, che è ancora estasi sebbene satura di dolore e di lacrime, di averti sul grembo, morto, nella tua dolorosa effigie di Immolato, come ti ebbe tua Madre ai piedi della Croce…
8Grazie, Signore. Io non sono degna di questi divini favori…
9Il tepore del tuo roseo Corpicino di Neonato mi è andato al cuore. Caro il mio Gesù Infante! Baciarti sulle carni tenerelle, sulle manine annaspanti, sui piedini così piccoli e rosei, sugli occhietti e la bocchina piccini piccini, innocenti, oh! come innocenti! E il ghiaccio del tuo Corpo pesante di morte, rosso di sangue, livido di percosse, e non saper dove baciarti per non urtare in una tua ferita, o lividura, e piangere solo su Te… Anche questo gelo del tuo Corpo spento mi è andato al cuore… Le hai sentite le fiamme del mio compassionevole amore che avrebbero voluto dar calore al tuo Corpo gelato?
620. Quelli che ameranno vivranno[96].
Concomitanza di voci sul potere di Maria.
1Ieri, uno dei miei sette testimoni mi fa sapere che un domenicano gli ha scritto dicendo: “So da un’anima che ha comunicazione colla Madonna che ‘ci salveremo con Maria’. Non posso dirle di più, si ricordi di questa frase e tra 2 o 3 anni mi saprà ridire qualcosa”.
2Questo mio testimonio non sa le comunicazioni che ho avute io sulla necessità di ricorrere a Maria: unica, estrema salvezza nostra. Meno P. Berti, nessuno le sa. E P. Berti stesso non sa la penultima del 23 ottobre (circa Anno S. di carattere mariano). Questa concomitanza di voci sul potere di Maria per salvarci mi fa dare uno di quei sussulti che sempre provo quando da altre fonti, a me sconosciute, come io a loro, sento ripetere cose che mi sono sentite dire.
Notizia che addolora e turba il Portavoce.
3Lo stesso testimonio mi fa sapere come P. Pietro Pennoni, nella sua recente visita a Camaiore (settembre 1947), abbia detto alla Sig. Favilla (una delle tante esaltate alle quali imprudentemente, disubbidientemente furono dati dai P. Migliorini, Pennoni, De Santis ecc. ecc., i fascicoli dal 1943 al 1945) come P. Migliorini continua a scrivere e copiare le comunicazioni del “portavoce” e che alcuni quaderni sono stati presentati al S. Padre e alla S. R. Rota (?) in attesa di esame. La pertinacia nell’essere indelicati, imprudenti ecc. ecc., non cade dunque mai? Dio li perdoni e provveda Lui…
4Questa notizia mi addolora e turba per tutta la sera, notte e mattina. Poi il pensiero si svia da questa amarezza per pensare a un fatto… casalingo, dirò così.
Consigli a un’anima selvaggia.
5Ieri dicevo alla mia inquilina, buona ma non praticante, e prossima ad essere madre: “A me non piace fare il predicatore. Lascio a tutti libertà di credere o no, di praticare o no. Mi limito a mostrare apertamente la mia fede. E se l’esempio attira, meglio. Se non attira… lascio fare a Dio. Però le dico, a lei che ha paura di un parto chirurgico, che farebbe bene a cominciare a mettere a posto la sua coscienza. Se lei sarà in grazia di Dio, Egli e i suoi Santi, e specie Maria Ss. e S. Anna, le saranno benigni. Non mi piacciono quelli che aspettano a chiamare ‘Signore, Signore’ quando affogano, ma non pensano a munirsi in tempo del salvagente, e poi si lamentano del Signore che non li acute…”. Mi ha detto: “Farò ciò che devo verso Natale”, e il discorso è finito lì.
6Questa mattina rifletto: “Va bene. Scaricherà la sua coscienza di tutte le messe domenicali non ascoltate e di tutto il resto per Natale. Ma il figliolino nascerà alla fine di gennaio… Avrà perciò almeno già 4 domeniche senza S. Messa sull’anima… E allora? Se dovesse avvenire un disastro, che avviene della sua povera anima?”. E mi volgo a Gesù dicendo: “Signore, è una ignorante, una analfabeta nella religione. Perciò applica a lei la tua preghiera di perdono perché ‘non sa ciò che fa “.
L’uomo senza la Grazia è solo animale
7E Gesù mi risponde improvviso: “E lo farò. E lo faccio, anzi, proprio perché è una selvaggia nella religione. Non è molto più in su di quelli che hanno lo stimolo istintivo a Dio senza sapere chi è il vero Dio. Ma non è colpa sua. Tanti come lei! Hanno il Battesimo, Cresima, Eucarestia, altri Sacramenti perché… è uso di farli avere ai bambini o di riceverli… e questi Sacramenti sono come straordinari incontri con Me… poi mi perdono di vista e non si ricordano più di venire a Me che attendo tutti i pellegrini della Terra. I parenti non ci pensano, essi non ci pensano. Sono cattolici perché battezzati. Ma non sono uniti a Me perché non vivono. Sono animali-uomo e non Uomini uniti a Dio per la Grazia. Sono miserie. E vanno compatiti e aiutati a salvarsi. Ma tu sarai invece giudicata severamente perché tu hai avuto l’istruzione religiosa perfetta direttamente dal Verbo di Dio: il Perfettissimo”.
A chi più ama più si perdona.
8Mi sento bell’e giudicata degna dell’inferno. Mi pare che già mi avvolgano le fiamme infernali. Ho una paura tremenda per queste parole.
9Ma Gesù, dopo una pausa nella quale mi lascia meditare – e assicuro che non ho mai fatto un esame di coscienza così severo e minuzioso e contrito come stamane, e mai mi sono annichilita tanto nella umiltà di vedermi “fango, impurità, indegnità” come stamane – ma Gesù, dopo una pausa, aggiunge: “In verità ti dico che se alla tua insufficienza, rispetto alla istruzione religiosa che ti ho data, tu non unissi un amore totale quale hai per Me, molto lunga sarebbe la tua sosta nel Purgatorio, perché tu sarai giudicata anche per le più lievi sfumature, secondo la Giustizia. Ma l’Amore ti perdonerà per il tuo amore e secondo la mia parola. Perché Io ho detto: ‘Sono perdonati molti peccati a chi molto ha amato’. E a te dico: ‘Ti saranno perdonate le tue venialità e insufficienze perché mi ami con tutta la tua capacità di amare’. Va’ in pace, Maria. Sei vittima della Giustizia, ma è l’Amore Colui che ti giudica. Comprendi? L’Amore. L’amore del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo. Noi: l’Amore”.
10E mi passa così lo spavento…
621. Guai ai pertinaci nell’offendere
la carità[97].
“Satana ha chiesto di vagliarvi”.
Dice Gesù:
1“Scrivi. È la risposta mia a quella lettera audace e ingiusta, e anche a quella lettera nella quale è un’altra cosa che mi dà sommo sdegno e che a te, creatura, non dico.
2Ho detto un tempo: “Satana ha chiesto di vagliarvi”. Quel che fu detto, allora, e fu permesso, allora, ai discepoli di allora, anche ora fu detto e permesso, ora, per voi.
3Satana, che fu interdetto da Me di seviziare direttamente il piccolo Giovanni, da lui odiato senza misura, Satana che fu interdetto da Me di tormentare il piccolo Giovanni così come tormenta Dora della Pieve[98] – nella quale si agitano sette volte sette demoni, straziandola in modo così feroce che quello che tu hai visto, o Romualdo, era carezza di fanciullo rispetto alle sevizie infernali di ora – ha preso voi, alcuni di voi, troppi di voi, per torturare Maria, il mio piccolo Giovanni, e nel contempo vagliare voi. Ed Io e lui vi abbiamo vagliato. E voi avete distrutto il mio docile strumento per il quale ancor tanta Luce, ancor tanta Parola sarebbero passate per venire a voi.
Patrigni e tentatori del Portavoce.
4E tu, Romualdo, non Padre, non Direttore, ma patrigno e tentatore sei stato per il mio strumento, tanto che Io ad altro Padre, che sa essere veramente Padre e Direttore, l’ho affidata[99], perché se Io consolo direttamente, voglio però sempre che le consolazioni che ha Maria siano vagliate e riconosciute vere, divine, da un Sacerdote in cui abita lo Spirito Santo con tutta la pienezza dei suoi doni. E questo Sacerdote giudica, conosce, consiglia. Giudica Maria, conosce Maria, consiglia Maria. Ma anche giudica voi, giudica te più di tutti, o Romualdo. Conosce te, voi tutti. E testimonierà un giorno perché le cose siano note con vera sincerità e giustizia.
5Questo che Io, da un lembo remoto d’Italia, abbia preso un ignoto santo Sacerdote, ignoto a Maria, ignoto a voi, e che vi ignorava, e ignorava il portavoce, e ignorava l’Opera, e lo abbia condotto a Maria, dicendole: “Ecco tuo Padre” e dicendo a lui: “Ecco tua figlia”, non ti dice nulla, o Romualdo? Non ti contride il cuore nell’umile riconoscimento del tuo torto?
Distruttori dell’opera del Signore.
6Tu Padre per Maria? No. Lo eri. Poi, presto, molto presto, Satana ha circuito la tua paternità e l’ha alterata. Da spirituale la alterò in materiale: buono solo alle cose della Terra divenisti. Poi, stringendo Satana i suoi lacci intorno a te, hai cessato anche di esser paterno anche alla carne della creatura, e solo aspro, duro, mordente hai saputo divenire.
7Direttore tu? No. Io ho dovuto raddrizzare il timone e la vela di questa povera anima, perché la tua condotta era aquilone che la dirottava e faceva cozzare contro gli scogli di certe conoscenze, di certe delusioni che Io le volevo risparmiare per non dare scandalo a questo fanciullo che è il piccolo Giovanni, a questo fanciullo che aveva ferma fede che ogni Sacerdote fosse un altro Cristo.
8Un altro Cristo! In verità, se Io fossi stato così, non avrei attirato a Me neppure il mite Andrea e l’amoroso Giovanni! In verità Io, se fossi stato come tu sei, non avrei attirato a Me i fanciulli, non i peccatori, non i Gentili. E non ti è bruciante come una scottatura il dirti: “Io ho distrutto l’opera del mio Signore, che aveva ricondotto alla Chiesa, al Sacerdozio, i Belfanti?“. Almeno Pietro pianse sullo scandalo che aveva dato nella notte della mia cattura, sino ad averne scavate le guance. Ma tu!
Carnefici del Portavoce.
9Oh! che in verità tu hai portato le anime lontano da Me, quelle anime che mi ero conquistate con l’aiuto del piccolo Giovanni! Oh! che in verità tu hai portato il piccolo Giovanni a resistermi e a non riconoscere più la mia Voce, e temere che fosse Satana a dare l’ordine di darvi quello che per 15 mesi avevo quotidianamente imposto non vi venisse più dato. Quello che non per te ho concesso che venga dato, ma per dare pace al piccolo Giovanni che muore. E muore prima dell’ora perché voi lo avete consumato.
Incarnazione dei dottori superbi e i duri di cuore.
10In te si incarnano Baldad, Sofar, Elifaz[100]. Ma a Me non piacciono costoro. Preferisco il mio piccolo Giobbe. E perché lo amo dico a lui: “O mio servo Giobbe, o mio piccolo Giovanni, o mia Maria, prega per lui, per loro, e offri e soffri perché non sia imputata a lui, a loro, la loro condotta verso te, il loro parlare di Me e al prossimo senza quella rettitudine che è carità verso Dio e verso le anime“. Questo dico, Io, Signore eterno, che difendo gli umili, i piccoli, e calpesto nel mio furore i superbi e i duri di cuore. Questo dico… E prega il tuo Signore che per il sacrificio di Maria il tuo debito ti sia diminuito.
11Povera Maria che nessuno ha compreso e aiutato, e tu men di tutti, nessuno, se si eccettua il Padre lontano e colui che tu, nella tua cecità, reputi un reprobo: Giuseppe Belfanti. Nessuno. E per cosa alcuna. Non per aiuto nel suo lavoro, non per conforto nel suo calvario. Io ho almeno trovato il Cireneo. Ma lei! Ha trovato gli indifferenti e i percuotitori che percuotevano sulle sue grandi ferite. Ma le resta il mio amore. Ed è tutto.”
Incertezze del Portavoce.
12… Io resto molto male per questo dettato… E molto incerta se trasmetterlo… Lo chiedo a Gesù. Mi risponde:
13“Quando uno è pertinace nell’offendere la carità, la Carità gli dice quello che sino allora la sua Misericordia aveva risparmiato al colpevole. Ma ti lascio arbitra di trasmettere o non trasmettere a Romualdo. Esigo però che tu non distrugga mai queste parole e le sottoponga al giusto Isacco di questo tempo, Isacco per me e per te, così simile a quello del tempo mio, il quale non aveva l’aspra durezza di un Geremia furente, ma la dolcezza di un agnello degno di seguire l’Agnello divino e guidare all’Agnello divino.”
14Gesù chiama P. Berti: “Isacco“. Nel dettare o nel mostrare episodi evangelici sovente mi ha detto: “Il tale o la tale, o Padre A o Padre Z, sono come costui o costei”, e mi additava personaggi passati e descritti nell’opera… Cosa che me li ha fatti conoscere bene, completando la mia conoscenza per l’illustrazione visiva (non so se dico bene) della loro anima, della vera loro coscienza e spiritualità… e molto spesso non ne ho avuto piacere di conoscerli così bene. Preferivo illudermi…
15Chiedo anche al mio Maestro se devo dire a P. Berti la condotta di P. Pennoni. Mi risponde di sì. Lo farò. Il volto del mio Signore è cupo come poche volte, severissimo. Solo nel posarmi la mano sul capo per benedirmi il suo volto si rischiara di un sorriso di pietà per me.
622. Altre finalità dell’Opera.
L’Opera porta alla salvezza[101].
1Seguo la S. Messa trasmessa da Radio Francia. Sento nominare le 12 tribù coi loro 12.000 segnati[102]… Dico: “Mi toccherà un giorno, o Signore, essere fra essi? Per godere Te, non per avere celebrazione sulla Terra, lo sai. Ma mi pare di aver fatto sempre così poco e così male!”.
2Mi risponde il mio dolce Gesù:
3“Più ancora che per i tuoi meriti personali, dei quali sono forti e degni di questo luogo, sollecitamente, l’amore e il dolore, tu vi perverrai perché molti hai salvato e salverai col tuo olocausto e colla tua missione di “portavoce”. Sta’ in pace. Coloro che per te vengono a questa pace – e Io li conosco in anticipo – ti costruiscono il trono su cui sarai beata.
4Ricorda, è parola della Sapienza: “Coloro che insegnarono la giustizia alla moltitudine risplenderanno come stelle per tutta l’eternità“[103].
5Tu, reclusa e crocifissa, sei un piccolo maestro dal volto nascosto. Non ti conosce il mondo. Ma ciò che hai imparato da Me per insegnarlo al mondo ti ascrive alle schiere di coloro che insegnano la giustizia alla moltitudine, e perciò ti verrà dato ciò che è promesso a Daniele per parola dell’arcangelo Gabriele, il messaggero di Dio. Sta’ in pace.”
L’opera è più per i maestri che per le folle[104].
I maestri daranno alle folle il succo dell’opera
6Dico a Gesù, ripensando a quei dettati sul Peccato Originale che Egli ha voluto annessi all’Opera[105]: “Ora faranno nuove obbiezioni e mi tormenteranno ancora”, e ho paura. Mi risponde Gesù: “L’opera è più per i maestri che per le folle. I maestri daranno alle folle il succo dell’opera. Ma essi, per dare quel miele, hanno bisogno di nutrirsi dei fiori di verità che Io ho dato.
7Tutto è verità nella Religione. Solo che da millenni e millenni alcune verità sono date e dette con figure o simboli. E questo non basta più ora, in questo secolo di razionalismo e di positivismo e – perché non dirlo? – di incredulità e dubbio che penetrano anche nei miei ministri.
8Non basta più. La favoletta del pomo, così come è detta, non persuade, non è accettata, non dà aumenti di fede, ma anzi indebolisce la fede sulla verità della Colpa d’origine, e perciò sulla verità della mia venuta per redimere la Colpa d’origine, e perciò sulla mia predicazione perché ero Maestro fra le folle, e perciò sull’istituzione divina della Chiesa, e perciò sulla verità dei Sacramenti, e potrei durare per molto ad elencare quanto fa crollare il non accettare la quarta verità di fede, ossia la colpa d’Adamo.
L’Opera è per dare luce sulle verità di fede.
9La prima verità è l’esistenza di Dio.
10La seconda, la ribellione di Lucifero e perciò la libera trasformazione dell’arcangelo nel Demonio, in Satan, e perciò dello spirito del Male e delle Tenebre opposto allo spirito del Bene e della Luce.
11La terza, la creazione.
12La quarta, la colpa di Adamo, anteveduta nella sua divina conseguenza da Lucifero che divenne Satan per non adorare Me, Gesù Cristo, Figlio di Dio, Redentore dell’Uomo, suo Avversario e Vincitore.
L’opera serve a dare vita agli spiriti adulti.
13La favoletta del pomo non basta più alle folle di oggi e soprattutto ai maestri di oggi, i quali la insegnano male perché il loro pensiero non la può accogliere più. Alla sottile, metodica erosione e corrosione del razionalismo e altre tendenze dell’oggi, si opponga una aperta, schietta, plausibile, credibile, dignitosa – come si conviene a cosa che ha rapporto con Dio, che è prova messa da Dio ai suoi creati – versione, l’unica sincera, reale versione del primo peccato. E crederanno di più i maestri, e sapranno far credere di più i fedeli. Ciò che è buono all’alba dell’Umanità fra i crepuscoli dei primi evi, è insufficiente e anche nocivo alla sera dell’Umanità, quando gli spiriti sono adulti e ammaliziati da tante cose.
14Diamo luce! Diamo luce! Ché nella luce è vita.”
La Regina dell’Opera di Gesù[106].
Dice S. Azaria riferendosi alla visione del 24 ottobre[107]:
15“L’Altissimo Signore ha voluto farti capire il senso delle parole di M. Ss. alle Tre Fontane[108]. Essendo Maria Ss. così abbracciata – potrei dire: contenuta – nella Ss. Trinità, nella quale Ella fu dapprima che il tempo fosse, e della quale fu Tabernacolo contenendo nel suo seno il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo col contenere il Frutto benedetto del suo seno verginale, Gesù, nel quale era unità del Verbo col Padre e lo Spirito Santo, essendo Ella, così, l’amore dell’Uno e Trino Iddio, la Rivelazione è suo Tesoro, e Lei ne è Regina amata e soave, dispensiera della Sapienza, datrice della Parola. La Sposa e la Madre della Sapienza e della Parola, la verginale Sorgente che un Dio feconda e che dà i fiumi dell’Acqua viva che è Vita eterna a chi di Essa beve.”
623. La malattia etichetta
al patto d’amore[109]
“Tua malattia: il nostro reciproco amore”.
Dice Gesù:
1“Eccomi! La mia pace sia con te.
2Sono venuto a dirti questo. I medici possono capire quel tanto che possono, ossia ciò che ha aspetto umano. Ma sotto il velo dell’umano in te c’è il mio volere che purifica, abbella, santifica, consuma, ti fa ostia per molti e gemma per Me.
3I nomi delle malattie… sono nomi messi ad etichetta e a spiegazione dei patti corsi fra noi due, dei tuoi doni d’amore, dei miei baci d’amore.
4Il tuo cuore, sì, si è ammalato nella lotta che hai combattuta contro la cattiveria umana. Ma chi te lo ha ferito a morte è stato il mio amore. Era troppo brutto che tu avessi a morire per causa degli uomini, tu che Io amavo di un amore eterno. Tu devi morire per gli uomini, mio specchio fedele. Non per causa di essi, ma per causa di essere imitatrice di Me.
5Venerdì Santo del 1930. Venerdì Santo del 1934… e, sul mistero d’amore, dei nomi, dei nomi posticci di malattie. No. Tua malattia: il nostro reciproco amore.
La vittima soffre, paga, ripara ciò che offende Dio nell’uomo
6I tuoi polmoni: me li hai dati per salvare un’anima di padre[110], e sul sacrificio un nome, un qualunque nome clinico… una spiegazione che gli uomini si vogliono dare per spiegare ciò che non possono spiegare, ossia che potrebbero spiegare solo con la fede, con l’alzare lo sguardo a sfere soprannaturali.
7Il male nel tuo seno… oh! non ricordi perché pregavi nei sabati? Ecco, è riparazione per quelle creature. Tu soffri, tu paghi, tu ripari ciò che mi offende nella donna.
8Il tuo dolore, il tuo indurimento al costato, tu sai… lo volesti… lo hai avuto.
9Il tuo cuore dilatato… Non cerchino gli uomini il perché. L’amore dilata sino a spezzare le fibre.
10I dolori dei tuoi nervi: ne sai la verità.
11Maria, Maria, sei mia, come tu sei perché sei con Me, come Me, per amore di Me crocifissa, folle d’amore sino a non saper calcolare più. Anima mia, non possono gli uomini capire, indovinare i continui miracoli di Gesù nei suoi diletti. Sta’ in pace.”
È necessario avere il vero pentimento per avere Gesù
12Gesù è venuto. In questi giorni non poteva venire perché un motivo di cui io soffrivo atrocemente lo teneva lontano. Ho capito molte cose in questi giorni. La sua assenza mi fu lezione sul come è necessario avere il vero pentimento per avere Gesù. Io non c’entravo. Io contemplavo la rovina di un cuore, soffrivo perché a questa sofferenza si univa la mancanza di Gesù. E ieri visita medica… e oggi mie riflessioni in merito. Ed ecco Gesù a darmi risposta e gioia. È tornato. Non mi pesa la croce perché Egli è con me.
624. Il rondinino che si fortifica
per il volo[111].
Il rondinino di Gesù.
1Sto correggendo, ossia rendendo leggibili gli scritti. Leggo il discorso di Gesù alle discepole nel venerdì avanti l’entrata in Gerusalemme, là dove paragona l’anima ad un rondinino che si fa sempre più forte al volo.
2Amorosissima mi suona al fianco la voce di Gesù e mi empie di letizia. Dice:
3“Anche tu sei stata come quel rondinino. Sei stata il mio rondinino. Sempre più fortemente ti sei irrobustita e orientata per i grandi voli. Aprivi l’ala all’alba della vita verso il mio dolore: la Vittima fu sempre il punto del tuo orientamento. Come mi amavi allora, o innocente segnata al dolore e che di tutto quanto fu la mia giornata terrena avevi predilezione per la mia ora di dolore.
4Poi mi amasti Pane di Vita. Poi Cuor dei cuori. Ma la figura della Vittima ha sempre signoreggiato su tutte. È stata la tua stella polare, il tuo sole sanguigno. Il sangue delle mie ferite il tuo miele. Il mio sguardo agonizzante il tuo conforto. 6La consumazione della mia vita il tuo esempio. E hai volato sempre più forte, sicura, più a lungo e più in alto, anima, anima vittima, pecorella del Martire, Maria amante come l’altra Maria ma avente, a farti a Me tanto cara, l’innocenza della tua vita onesta.
5Oh! vieni! Vieni qui con Me. Vieni ché la ferita ultima si fa nido a te, mio rondinino stanco di terreni voli e di ciò che è mondo. Stanco come lo era il mio cuore agli ultimi giorni della vita. Vieni in Me.
6Mi hai dato tutto, salendo sempre più in alto. E ti ho dato tutto. Tutto il mio amore e tutta la conoscenza di Gesù di Nazareth. E più ti ho dato. Ma questo è l’amore che non si disvela agli uomini. Questo è l’amore che si compie sotto gli occhi del Padre nostro e che i serafini annotano.
Maria! …”
Abbandono alle gioie della divina presenza.
7Il resto, riferendosi ad una disgraziatissima anima che sostò, inutilmente credo, qui dove sono i profumi di Dio, e ai miei rapporti con lei, non sto a trascriverlo.
8Mi abbandono alla gioia della divina Presenza e delle sue carezze. Certo è vero. Ho proprio fatto come quel rondinino. Goffi, incerti, pieni di paura i primi voli, e poi… Ma per me non fu che io divenissi così regina da solcare sicura i cieli dell’amore. Fu l’amore che mi sorresse sempre le ali che volevano volare sempre più alte non per gloria mia ma per dare gioia a Lui che ci attira, a Lui che si conforta per gli eroismi d’amore delle anime, ma che sarebbero cadute stanche senza il suo aiuto. Oh! è stato, è l’Amore che mi trasporta con amore…
Gesù!…
625. violazioni del mistero dei cuori[112].
Limiti che agli uomini non è dato valicare.
Dice il Signore:
1“… E se vorranno penetrare nel mistero di Dio, Io accecherò i loro occhi e li trarrò in errore. Vi sono limiti che agli uomini non è dato valicare. Perché oltre quei limiti regno Io solo e Io solo agisco. La loro smania di certi esami non è che documentazione della loro non fede. Non è che la documentazione della loro superbia che discute e misura e vorrebbe mettere limiti al mio potere. E gli audaci Io li accieco.
2Figlia ubbidiente del mio Figlio, abbandona il tuo corpo alle indagini degli uomini, che hanno bisogno di spezzarsi contro la realtà per credere alla realtà, ma tieni chiusi i cancelli del tuo spirito. Colui, quello spirito che è da Me messo nel tabernacolo della Sapienza e Carità, non va strappato di là, perché egli conosce le cose di Dio e il suo Volto, e non va reso noto ciò che è di Dio con la violenza.
Gesù maledice l’occultismo.
3Io ho detto: “Non rivolgetevi ai maghi né ad interrogare gli indovini, non praticate divinazione né interpretate i sogni”[113]. La mia giustizia chiama “violenza” e annovera nel numero delle divinazioni che Io maledico certe violazioni del mistero dei cuori dove Io, Uno e Trino, regno e opero.
4Figlia, regolati così: sinché non viene usata violenza al tuo spirito, lasciali osservare. Ma se con animo e pensiero impuro chiunque osasse violentare la libertà del tuo spirito e renderlo legato per scrutare ciò che è mio mistero, rifiutati, ora e sempre, in mio Nome. Richiedi, a chi ha preso l’iniziativa, santo giuramento di attenersi a queste regole, o il mio sdegno divamperà.
5Sono il Signore Iddio tuo e di tutti, e se per te sono Padre, Giudice sono di chi non mi conosce nelle mie opere e non mi adora nei miei decreti e strappa i veli che Io ho steso sui miei “segregati”.
6Sta’ in pace. L’eterno, triplice Amore è con te.”
Parole dedicate al Portavoce.
7Quanto era che non mi parlava l’Eterno Padre! Non è stato parlare a me in particolare la voce di Dio udita il 7 e 24 ottobre. Erano parole per tutti. Queste sono per me sola. E la sua imponenza, dovrei dire la sua severità alquanto irata, mi ha fatto paura. Era proprio il terribile Dio del Sinai, oggi! E mi ha dato pena e cruccio anche l’avvertimento avuto: buono per me come mano paterna che guida, ma che mi fa pensare che ci sono esseri che sono irrispettosi ancora, e sempre, sul mistero di Dio in me… e tentano, con frode, di nuocere all’Opera e al portavoce pur di poter dire: “Noi avevamo ragione”.
8Nelle tue mani, Signore, affido l’Opera che è tua e il mistero dell’anima mia.
626.Sulla venuta di Gesù e su
gli ultimi tempi [114].
La notte è inoltrata e il giorno si avvicina.
Dice Gesù in merito all’epistola della prima domenica di Avvento:
1“Nessuno, fra i cristiani, oserebbe dire che Paolo non è stato Apostolo, ripieno dello Spirito dello Spirito di Dio, di grazia e santità. Ma come allora spiegano, coloro che speculano con tutti i mezzi nelle parole dell’Opera per dire “il portavoce ha fatto errore”, la contraddizione delle parole di Paolo: “… essendo già l’ora di svegliarsi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina di quanto credemmo. La notte è inoltrata e il giorno si avvicina”[115]?
2Queste parole – e non è l’unica volta che Paolo parla della seconda venuta del Cristo, dei tempi ultimi, del giudizio finale – sembra che indichino un ben prossimo (ai giorni di Paolo) sorgere del giorno eterno. Ma quale lungo tempo d’alba ha mai questo giorno, se questo tempo dura da 20 secoli e ancor vi è tempo al giorno! Mancò allora in Paolo lo spirito profetico? E se ciononostante egli è chiamato Vaso di elezione, Apostolo delle Genti, e la sua parola è di poco inferiore al Vangelo per potenza ammaestrativa, come si può gettare pietre a te, piccolo Giovanni, se, ai miopi occhi dei leggenti, alcune mie, dico mie parole da te trascritte sembrano contraddire le credenze antiche e i fatti passati, presenti, futuri, così come sono noti o previsti?
I fatti annunciati sono veri e si avvereranno.
3In verità ti dico che non sbagliò Paolo interpretando male le mie parole[116] e vedendo prossimo il giorno di Dio, così come non sbagli tu, piccolo Giovanni.
4Egli perché, come tutti coloro che lo Spirito dello Spirito che è Dio investe e innalza ai cieli della veggenza, vede attraverso la pupilla di Dio, ossia in un eterno presente. Il fatto di ora e il fatto che avverrà fra secoli, pari sono per colui che contempla rapito in Dio. Quei fatti sono. Quei fatti sono veri. Che sia oggi il loro avverarsi o fra decine d’anni o di secoli, quei fatti saranno, e solleciti per chi li contempla nel gorgo luminoso dell’eternità nel quale sono pulviscolo di attimi gli anni e i secoli.
5E tu neppure sbagli, perché tu non sei che la mano che scrive il Pensiero e la Parola per volontà dell’Amore. E l’Amore non erra. Mai. E l’Amore ha azioni che i miopi possono credere contraddittorie, ma che seguono sempre la retta linea, semplice e giusta, delle azioni di Dio.
6Sta’ in pace e manda pure queste parole che ti ho ripetute per gioia tua e bontà agli altri.”
627. Prove dell’autenticità dell’Opera
di Gesù[117]
Ricerche inutili e poco caritatevoli.
Dice Gesù:
1“Non ti crucciare. Quel pensiero è ombra che la luce, e anche semplicemente un pensiero onesto, disperde.
2Ma per confortarti, parlo. E manderai queste parole perché è bene che le leggano, meditino, conservino e, se lo credono utile, le uniscano all’opera al giusto momento. Momento che il loro pensiero, sempre così sveglio e acuto nel cercare, suscitare, agitare cause ed effetti – in verità tutti inconsistenti, ma però tali da darti pena – può trovare senza che Io lo indichi, usando l’intelligenza, che stancano in ricerche inutili e poco caritatevoli, per una ricerca utile e buona.
Il Portavoce, l’ambiente, le “voci”.
3Dico: la prova valida che non sei tu quella che scrivi per tuo proprio pensiero e sapere, è proprio data dalle frasi messe fra riga e riga e dalle correzioni visibili che si notano nei dettati. Esse sono causate dalla debolezza fisica e talora anche mentale del portavoce infermo, sopraffatto da sette malattie croniche che talora si riaccendono, tutte o in parte, dando sofferenze e debolezze di morte allo scrivente; dai disturbi materiali di ambiente dati al portavoce che scrive in condizioni di ambiente né pacifiche né comode; e soprattutto sono causate dalla differenza che è tra l’impeto delle voci, che dettano talora velocemente, e la possibilità della mano indebolita di seguire le veloci parole delle “voci” dettanti.
4Che avviene in questi casi? Che alcuni periodi rimangono interrotti e alcune frasi omesse. Il portavoce cerca di ricordarle, mentre mi segue, o segue altre “voci”, per aggiungerle poi a visione finita. Ma quando lo fa non ci riesce più con esattezza e dimentica parole dette o le scrive male, quali non sono state dette.
Intervento diretto del Maestro divino.
5È allora – e vi ordino di credere a queste parole, ve lo ordino nella mia piena Maestà di Dio e Maestro divino, che può ordinare ai suoi sudditi così come ordinò ai suoi patriarchi e profeti ciò che era da non farsi e da credersi e da eseguirsi per essere suo Popolo eletto sulla Terra e suoi figli eterni nel Regno eterno – è allora che interviene e soccorre il Maestro: Io, Gesù, o l’Angelo Custode del portavoce, assistente venerabondo delle manifestazioni celesti e intelligenza angelica non soggetta a stanchezze e debolezze umane quali le ha il portavoce – che è sempre creatura umana benché sia il diletto Piccolo Giovanni che Io amo in modo straordinario – e soccorriamo lo strumento di Dio, completando i periodi rimasti interrotti, colmando le lacune avvenute nelle frasi, o dettando nuovamente, dal principio alla fine, quei brani nei quali la volontà buona ma ignorante del portavoce ha creato danni, ricostruendo perciò le lezioni quali sono state date e sono state udite. Perciò – e vi ordino di crederlo – l’Opera riporta esattamente il mio pensiero, le mie azioni, le manifestazioni mie, e le parole e azioni di mia Madre, dei Dodici, e di chi si agitava intorno a Me e a noi tutti.
6Prendete tranquilli l’Opera così come ve l’ho fatta dare. È giusta. Ed è soprannaturale.
Ministero e magistero dell’angelo Custode.
7E lascino da parte, coloro che, più o meno convinti di ciò che dicono, sussurrano di “insinuazioni da parte del demonio e di intuizioni di spiriti di tenebre in opera di Luce”, queste loro insinuazioni. Lascino da parte il demonio. Egli è più calcolatore di loro stessi. E non fa mai un lavoro che sa inutile da fare. E in questo caso il demonio sa che insinuare parole d’errore sarebbe perdere tempo e fare lavoro inutile. Perdere tempo: perché il piccolo Giovanni è molto attento e avverte subito l’accostarsi del Turbatore. Un valente, piccolo David il mio piccolo Giovanni. Frombola subito Lucifero con le parole che lo pongono in fuga. E il suo Angelo lotta insieme a lui per aiutarlo.
8Credete troppo poco, o uomini, al ministero e magistero angelico dei Custodi che Dio vi ha posti al fianco. Ma essi sono, e amorosi, attivi, sapienti, ad amare, aiutare, guidare, istruire le vostre anime. Il buon compagno non manca mai al suo compito, neppure quando l’uomo pecca e lo disgusta. Ma quando poi l’uomo vive nella grazia del Signore e lo adopera e serve con tutte le sue forze, allora, così come è detto di Me dopo la tentazione nel deserto, “gli angeli lo servono”. Credete forse che il mio Custode non abbia lottato con Me contro Satana in quell’ora? In verità che lottò! E a vittoria conseguita chiamò i suoi fratelli a sostenere le forze del Vittorioso.
9E anche il demonio non fa tentativo di guastare le parole dell’Opera con gli sputi del suo veleno, perché sa che sarebbe lavoro inutile, dato che Io veglio e tutelo la mia Parola e il mio strumento. Inoltre Io ho posto al Distruttore dei limiti che il Maledetto non può valicare.
Lo stato del Portavoce e l’ambiente ostile.
10Invece di perdersi in supposizioni di insinuazioni diaboliche, considerino, per spiegarsi le parole scritte fra le righe o ricopiate, l’unico vero motivo di esse. Motivo umano, non sovrumano. Naturale, non preternaturale. Naturale, dico. Considerino lo stato del portavoce, e come e dove egli scrive. Questo solo considerino.
11Intorno a lui non è la tranquilla pace di un convento e di una cella monastica, dove è facile raccogliersi per comporre lezioni e predicazioni. Ma il portavoce ha intorno l’ambiente di una casa comune, che le voci dei coabitanti disturbano, che disturba il prossimo che Io ho imposto al portavoce di accogliere sempre, e per motivo di carità, e per riparare ai danni che l’imprudente condotta dei preposti a tutelare il “segreto del Re” hanno avuta, suscitando esaltazioni dannose all’Opera e dolorose al portavoce.
12In verità, per la carità che il portavoce esercita verso il suo prossimo, secondo il mio comando, il prossimo non si fa riguardo di ricorrere al portavoce per tutte le sue necessità o bisogni di conforto. E questo, se fa fiorire molti fiori di pazienza e carità nelle aiuole del portavoce, fa fiorire anche disturbi per il suo lavoro di portavoce.
Le leggi della mistica.
13È detto e stabilito dai sapienti della mia Chiesa, in merito a coloro che vivono una vita straordinaria, che mentre essi sono nell’estasi – sia essa incompleta per dare loro modo di dettare o scrivere le rivelazioni che hanno, o completa – la loro intelligenza aumenta di capacità di intendere, comprendere e riferire, mentre poi, usciti dall’estasi, essi tornano alla loro intelligenza propria. È quello che avviene nel piccolo Giovanni, “un’aquila mentre Io lo investo, una colombina quando Io non lo investo più dei miei fulgori“.
14È detto anche, ed è stabilito, che pur essendo la rivelazione, fatta da Dio ad anima scelta per missione soprannaturale e straordinaria, sempre perfetta, può essere interpretata e riferita con errori accessori dalla creatura, e ciò perché la perfezione divina o celestiale si mescola e confonde alla pochezza della creatura e può uscirne alterata in qualche particolare. È per questo che Io veglio, e l ‘Angelo del piccolo Giovanni veglia, per ristabilire il pensiero così come è stato dettato e come per cause esterne è stato spezzato e involontariamente mal ricostruito dal portavoce.
15Ma ripeto: così come vi è stata data, l’Opera riporta la verità esatta e completa del mio insegnamento.
Obbiezioni che suscitano sdegno.
16Qualcuno obbietta: “Il Signore poteva dare forza, velocità, memoria, capacità intellettiva allo scrivente, e quiete intorno a lui, per impedire i ritocchi che ci dànno noia”.
17Tutto potevo dare, anche scrittura chiara e sicura. Ma non le ho volute dare per impedirvi di dire: “Non c’è calligrafia tremula, non appare stanchezza né lentezza nello scrivere, dunque le pretese infermità del portavoce sono una simulazione”. C’è già chi lo dice… Non le ho volute dare per impedirvi di dire: “Non c’è una frase aggiunta, non un errore nell’aggiungerla, dunque il portavoce non è un portavoce, ma un autore umano che sa ciò che vuole scrivere, o per averlo imparato altrove, o per capacità propria“. C’è già chi lo dice…
18E a quest’ultima cosa rispondo: “Non è così. Ma se così fosse, starebbe a dimostrare che se, per capacità propria, indotto come è, il piccolo Giovanni dice parole divine, allora è palese che l’Autore della Sapienza, lo Spirito Santo, vive in lui con la pienezza dei suoi doni. Perciò ancora l’opera è parola di Dio“.
19Tutto potrei fare. Anche distruggere l’Opera e dettarla poi nuovamente. Sarebbe una ripetizione esatta (nei punti dettati da voci soprannaturali) di quella distrutta. Le differenze si riscontrerebbero soltanto nei vocaboli usati dal portavoce per descrivere luoghi ed episodi. Sarebbe una ripetizione esatta dell’opera distrutta, così come è avvenuto per le profezie di Geremia arse da Joachim re di Giuda[118]. Ma allora con più gran voce gridereste: “Vedete che il portavoce non è ispirato, non raccoglie voci celesti, ma scrive di suo?”. E cerchereste di demolire una pace e un’Opera. La pace del portavoce. L’Opera del vostro Signore Iddio.
20Oh! in verità che Io sento sdegno di certi pensieri, azioni, giudizi sul mio volere e sul mio piccolo Giovanni! In verità vi dico che la scienza vi ha messo scaglie spesse alle pupille e torpori all’intelletto, per cui non mi riconoscete là dove splendo come Maestro e Dio.
Ogni rivelazione ha il Paraclito per Autore.
21Non vogliate addolorare lo Spirito Santo, della cui amicizia avete tanto bisogno, col negare la sua azione – ogni rivelazione e opera ispirata ha il Paraclito per Autore – e col fare guerra e osteggiare un suo tabernacolo. Anche i sapienti d’Israele fecero guerra e perseguitarono lo Spirito Santo visibile nelle parole e azioni del Verbo, ma bene a loro non ne venne.
22Ho detto: “Ogni peccato e bestemmia sarà perdonata, a chi si pente, ma la bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonata. Quanto sarà detto contro il Figlio dell’Uomo verrà perdonato, ma non sarà perdonato ciò che è detto o fatto contro lo Spirito Santo“. Parole che contengono ancora i comandamenti primi, coll’adempimento dei quali si ha la vita eterna: “Ama il tuo Dio con tutto te stesso. Ama il tuo prossimo”.
23Amore: salvezza. Non amore: offesa all’Amore divino, ossia allo Spirito Santo per Sé stesso o presente nei templi vivi, il prossimo vostro. Impugnare le sue parole o misconoscerle è fare offesa all’Amore. Perseguitare un suo strumento è offendere l’Amore che sapientemente sa perché ha scelto quello strumento.”
628. Condizioni per essere “voci”[119].
Sitibondi, venite alle acque.
Dice Gesù:
1“Tre gridi: un sol grido. Tre epoche: una sola epoca. Tre voci: due suddite, una suprema. Questi tre “tre” per dirti una parola di confortevole gioia.
2Dice il mio profeta, parlando in nome di Colui che è Sorgente di Vita eterna, Acqua che si effonde per dare la Vita a chi ne beve, una Vita inesausta, che toglie la Morte, un’Acqua che leva la sete di ciò che è male e sazia ogni ansia, placa ogni ricerca, perché chi mi ha, tutto ha: “Sitibondi, venite alle acque, e anche voi che non avete denaro correte a comperare e a mangiare, venite a comperare senza denaro, e senza dare denaro per essi prendete e mangiate vino e latte[120]… Ascoltatemi attentamente… e l’anima vostra sarà rallegrata da cibi scelti[121]… La mia parola, uscita dalla bocca mia, non tornerà a me senza frutto, ma opererà tutto quello che voglio[122]...”
3Io dico: “Chi ha sete venga a Me e beva. Dal seno di chi crede in Me scaturiranno fiumi d’acqua viva”[123].
4Dice Giovanni nell’Apocalisse: “E chi ha sete venga, e chi ne vuole prenda gratuitamente l’acqua della vita”[124].
Tre gridi, tre epoche, tre voci.
5Tre gridi, tre epoche, tre voci. Al centro, fra la voce dei tempi profetici, quella voce che ripete i messaggi a lei venuti dal seno di Dio, e la voce che è eco dell’eterna Parola, fattasi Uomo e proclamante la sua verità fra le pietre sorde che erano, più che il Tempio, il Sinedrio del Tempio, Io, Verbo e Verità, Io Gesù il Cristo, Io il Signore Figlio del Signore, il Salvatore, Pontefice e Re. Come l’asse trasversa della Croce sosteneva tutto il peso del Redentore, così Io, Parola eterna, sostengo tutto il tesoro delle parole di verità dei profeti. Anche Giovanni è profeta. Dei tempi ultimi. Mentre Isaia lo era del mio. Ma sempre profeta è Giovanni perché vede e dice le cose future. E la Verità, che sostiene le verità dei profeti, non avrebbe lasciato uscire dalle loro bocche, piene dell’empito di Dio, parole di errore involontario o volontario, non avrebbe avallato, col suo sostenerli, il ben che più piccolo sotterfugio od orgoglio suggerente parole non vere per apparire più grandi ai semplici, ai piccoli.
La condizione prima per essere “voci”.
6Tu la sai la condizione prima per essere e permanere “voci”. Umiltà, sincerità, ubbidienza assolute. Se fallano queste tre virtù cessa il dono, ha termine la missione. Ti parlo perché sei fedele. Ti parlo perché sei umile. Ti parlo perché sei sincera. Ti parlo perché sei ubbidiente. Ti amo perché sei queste tre cose e il fumo dell’onore, il vino del dono, non ti hanno resa cieca ed ebbra, non ti hanno fatta “satana”. Si fa satana colui che il dono di Dio rende orgoglioso, menzognero, disubbidiente.
Venite e comperate senza denaro.
7Tutti ti potrebbero mentire. Non Io. Ed Io ti dico: “Quelle tre voci, che sono, se si sa ben vedere e riconoscere, la mia unica Voce parlante nel tempo antico e nel tempo nuovo, ti parlano oggi per darti gioia“.
8“Venite e comperate senza denaro. Venite e mangiare vino e latte. Venite alle acque“.
9Il denaro, nel caso tuo, lo hanno “quelli che sanno”, i rabbi, quelli che credono di tutto poter comperare perché sanno, perché hanno le monete del sapere, quelli che – oh! eterna razza degli scribi e farisei che mettete chiavistelli alle porte dei giardini del Re, là dove Egli si effonde in amore ai suoi prediletti, ai “piccoli” che vi entrano con semplicità e amore, e vorreste che come voi non vi entrate, perché vi fermate al di fuori della cinta a numerare le pietre, ad analizzare la polvere, così non vi entrassero gli altri, quando avrai fine e ti arrenderai al pensiero che il Signore è libero di scegliere, e che delle membra più deboli può fare dei giganti, dei vasi vuoti e miseri dei vasi colmi di ciò che è vera ricchezza e santità: la Sapienza?
Attenti alle monete del sapere!
10Ho detto: il denaro lo hanno quelli che credono poter tutto comperare perché hanno le monete del sapere, quelli che vorrebbero avere il monopolio di questo sapere, però confondono scienza con Sapienza, e credono Regina l’ancella. Ché, in verità, ancella è la Scienza e Regina dell’ancella è la Sapienza. E vorrebbero costoro impedire ai piccoli di rivestirsi dei tesori, di nutrirsi del miele, del latte, del vino, del burro, di dissetarsi alle acque che dànno la Vita, quella Vita che è Salute, Sapienza, gioia e pace.
11Tu non hai questo denaro. Sei poverella. Anche ora che ti ho coperta dei miei tesori, sei poverella. Perché, se te li levassi dall’intelletto, nulla più avresti. Sei poverella per te stessa. Ma hai Me. Io ti dico: “Vieni. Bevi. Compera. Mangia. Rallegrati coi cibi scelti“.
Fecondità della parola.
12E anche ti dico: “La mia parola non resterà in te senza dar frutto“. Quando è che un seme dà frutto? Quando cessa di essere seme e si fa pianta, non è vero? Ecco! Così in te. La Parola ti parla e poi tace, e tu resti come vuota. Ti pare di esser vuota, muta, stolta, ti pare che nulla più ci sia di ciò che ti fu dato. No. Sei colma. Sei una foresta bella come il Giardino dei primi giorni. Tutte le piante deliziose, tutti i frutti e gli aromi, i fiori, i colori, sono in te. Sono i semi delle mie parole, che credi perdute perché da te non le sai più ridire, e che non sono mai tanto presenti come quando da semi si sono fatti pianta. Fiorisci e non te ne accorgi. Fruttifichi, mio bel pometo, mia vigna, mio campo di spighe opime, e molti vengono a sfamarsi da te, e tu dai Me dando ciò che in te prospera e che Io ti ho dato.
I fiumi d’acqua viva.
13Tu rallegri il tuo Gesù. Egli viene a prendere il suo riposo nel suo giardino… Ci sta volentieri perché “fiumi d’acqua viva” fanno fertile quel luogo. Dal tuo cuore scaturiscono i fiumi d’acqua viva. Perché nel tuo cuore è Gesù. E chi ha nel cuore Gesù ha anche lo Spirito Santo, perché dove Io sono là è lo Spirito d’Amore, e dolce mi è stare dove lo Spirito, che procede dal Padre e da Me, ed è la nostra Essenza, si trova. Se tu non credessi in Me, e perciò non accogliessi e adorassi la Parola così come fai, con fede sicura, con carità profonda, con umiltà grande, limpido volere ed eroica potenza di ubbidire, lo Spirito non ti amerebbe, non sarebbe in te. E senza di Esso, arche vuote, arpe senza corde, lampade spente, sorgenti essiccate sono gli spiriti e gli intelletti degli uomini.
La vera moneta è l’amore.
14L’antico profeta, l’ultimo profeta, e Gesù fra l’antico e l’ultimo, ti diciamo: “Vieni, bevi! Tutto ti è dato gratuitamente, per amore”. È nell’amore che quelli che cercano di spiegarsi il perché della tua sorte devono cercare la chiave. Nell’amore. In quello di Dio, insindacabile. Nel tuo per Dio, ammirabile. Per nessun’altra cosa sei la voce, il portavoce, il piccolo Giovanni. Non hai altra moneta per acquistare. Ma l’amore è la tua moneta. Paga l’amore. Quello di Dio, quello tuo per Noi. E tutto ti è dato, di quanto ti invidiano coloro che con le molte monete del loro sapere non possono comperare ciò che a te è dato gratuitamente.“
Esempio di S. Ambrogio.
15Gesù mi ha detto poi qualcosa su S. Ambrogio. Ma non ho potuto scriverlo perché prima venne gente. Ricordo solo che disse che anche Ambrogio divenne ciò che divenne perché i fiumi di acque vive si formarono nel suo spirito da quando amò e credette in Cristo, e da soldato lo fecero grande vescovo, difensore della Fede e cantore della verginità, “il fiore delle aiuole di Cristo” (questa frase la ricordo bene come detta da Gesù per fare l’elogio della verginità).
Tre ore di agonia del Portavoce.
16Dopo la gente, venne una… colossale crisi di cuore. Tre ore di agonia, dalle 11 alle 14… Ora, sono le 17, non so proprio dire più niente in merito. C’è dell’altro in me. C’è quello che il mio Medico divino mi ha detto durante l’agonia. 21Ma quello è tesoro per me sola. Mi spiace per la parte di lezione perduta. Ma, non avendola ripetuta il Signore, penso che così gli sia piaciuto che avvenisse.
629. Apparizione della Madonna
di Lourdes[125].
Il peso della mia infermità.
1Mi rammaricavo di non poter vedere passare Maria Ss. Immacolata, portata in processione… Sono queste privazioni a prender parte ai riti della Chiesa che mi fanno sentire il peso della mia infermità… Sono 15 anni, fra 10 giorni, che non metto più piede per le vie, che non vado più in chiesa, che non vedo cerimonie… Dal balcone Marta può vedere qualcosa, io niente… Sola nel mio letto mi rammaricavo così fra me, mentre sentivo avvicinarsi i cori delle voci inneggianti a Maria Ss…
Contemplazione dell’Immacolata.
2E Maria Ss. viene a me: viva, vera, come a Lourdes… Una delle estasi più forti che io abbia avuto, e più complete. Il mondo totalmente abolito intorno a me. Maria sola da Maria sola… Ho avuto ben più che il veder passare una statua…
3Sono tornata alla… – come dire? – alla conoscenza di ciò che è mondo, dirò, dopo circa un’ora, penso, perché quando Ella venne ancora era luce di giorno e quando mi lasciò era buio fitto. E mi trovai col volto bagnato di pianto. Non mi sono accorta di piangere di gioia mentre la pregavo per la Chiesa, il S. Padre, l’Italia, l’Ordine dei S. di M., il Clero tutto, e le persone a me più care, né mentre venerandola e contemplandola dicevo le 15 poste del Rosario davanti a Lei così bella, così dolce, così luminosa, così beata… Ma è pianto di gioia… e non fa male. È sfogo del cuore che si liquefa di gioia in queste ore di contemplazione e di dono celeste…
4Come era bella! Come era bella! Cosa mi ha lasciato nel cuore di gioia, di pace!… Che ne sia benedetta! E con Lei il suo Ss. Figlio che mi concede questi balsami in tanto mio soffrire.
630. I Doni di Natale 1947[126].
Doni di Natale.
1I doni di Natale promessimi da Maria Ss.
2I. Lo stritolamento della mia dignità.
3II. Una somiglianza più viva con Gesù-povero.
4III. Mi viene portato a leggere un opuscolo sulla 5Apparizione della Vergine Regina della Rivelazione e finalmente so anche io qualcosa in merito. In altro momento farò i miei appunti riguardo alle notizie del fascicolo[127].
6IV. Il dono materno di mia Madre Maria Ss…
7V. Il dono segreto.
8Quale di questi il gran dono promessomi? Alcuni penseranno l’ultimo, quello che è troppo alto e personale perché io lo descriva e dia in pasto ai curiosi. Ma io dico: è il primo… e Maria Ss. approva.
Coi doni un dolore.
9E coi doni un dolore: un’offesa che sento fare alla divina Maternità di Maria, la negazione del Concepimento per opera di Spirito Santo, dell’inviolabilità rimasta prima e dopo la nascita di Gesù nel verginale seno di Maria, la derisione della castità dei due vergini e casti Sposi, la negazione dell’estasi che fu la nascita di Gesù, priva di tutte le miserie che accompagnano il partorire delle donne e il nascere dei figli…
10La febbre mi sale a 39 per il dolore di queste cose… E fossero dette da atei! Ma è una cattolica assiduamente praticante che le dice, una vecchia, allevata in una famiglia cristiana al sommo e in un collegio di suore… Cerco di insinuare la verità luminosa fra tanto fango nero, per amore alla verità e a Maria Ss. e anche perché sono presenti i Rosa dalla fede molto male in gambe… Ma finisco col tacermi perché ad ogni mia parola ho una più audace e sacrilega ritorsione di scherno…
11E questo è il mio Natale 1947… l’ultimo forse. Ma preferisco morire a sentire insultata Maria Madre-Vergine nel secondo dei suoi misteri più belli.
631. La bellezza di Maria[128].
Visioni di Maria Ss.
1Maria Ss., che ha colmato di Sé questo mese di dicembre, sempre presente – Lei sola dall’8 in poi, Tutta Bella, Giglio di Paradiso, nella sua forma di Immacolata, Luce indescrivibile che è carne e ha la immateriale… no, non immateriale perché è vero corpo… dirò che ha la bellezza ideale, trasfigurata, dei corpi glorificati – Maria Ss. scende oggi, giorno dei S. Innocenti, dalla sua nicchia di luce (la luce che emana dal suo corpo beato) e diviene Maria di Nazareth, la pura, bella, soave, materna, umile Maria che visse in Palestina 20 secoli or sono.
2Viene a fianco del mio letto, biancovestita, un lieve velo di lino, tessuto rado, sui capelli biondi, divisi al sommo del capo, così come la vidi molte e molte volte nelle visioni… È dolce, ma lievemente mesta. Però mi dice, posando le mani bellissime sulla sponda del mio lettino:
Indescrivibile bellezza dei corpi glorificati.
3“Sto qui. Perché tu mi possa contemplare, studiare nei tratti, ben da vicino, ancora una volta, e perché tu possa capire in che è la differenza fra quella che ero sulla terra, e quella che sono ora in Cielo.
4A Lourdes, a Fatima, nelle apparizioni in genere, appaio come sono ora in Cielo, e il mio aspetto ha già l’indescrivibile bellezza luminosa dei corpi glorificati. Quella bellezza che i veggenti di quelle apparizioni non afferrano mai tutta, in tutti i particolari. Nota che sanno dire l’abito che porto, la corona che sgrano, la rupe o l’albero su cui mi poso, i gesti che faccio, l’espressione del volto, ma sono sempre indecisi, e involontariamente non sono mai veritieri, nel saper dire il mio volto, il colore degli occhi e capelli, né della pelle. Si sforzano di farlo. Ma non riescono, non possono farlo.
5Nessuna delle anime veggenti mi ha vista tanto come tu mi hai vista, nella veste di Fanciulla, Sposa, Madre sulla terra, nella veste di Regina del Cielo. E tu ogni volta ti dici: “È sempre Lei. Ma come è diversa quando è la gloriosa Regina del Cielo, assunta in corpo e anima fra gli angeli, da quella che è quando è l’umile Maria di Nazareth“.
6Guardami bene, figlia, e placa il tuo dolore. Guardami. Son Maria di Nazareth?”
Caratteri somatici di Maria di Nazareth.
7La osservo attentamente, così vicina come è al mio volto. Né studio l’epidermide di un caldo pallore di magnolia soffuso di un tenue rosa sulle guance, le labbra giustamente tumide e porporine, il naso sottile, diritto, gli occhi perfetti di taglio e così limpidi nel colore di cielo sotto la fronte alta e liscia, l’ovale perfetto, di fanciulla… Non so perché il suo volto mi fa sempre pensare ad una candida fiamma o al boccio di un giglio prossimo ad aprirsi, tanto le curve sono dolci nel loro ovale… Guardo i bei capelli di un biondo mite, fini, soffici, lievemente ondulati. Penso che se invece di essere stretti in trecce pesanti, che li stirano sul capo, fossero sciolti, le onde sarebbero più profonde… E soprattutto mi perdo a sentire il tenue calore del suo corpo che mi respira vicino, e il suo profumo… il suo caratteristico profumo, l’odore di Maria… 7l’odore della Vergine…
8Maria legge il mio desiderio di abbandonarmi sul suo omero materno per aver sollievo in tante pene di ogni specie, e mi attira. Sto così… non so quanto. Poi mi lascia, dice: “Scrivi che ti ho presa sul cuore”. Scrivo queste ultime 5 righe.
Il Corpo della Madre di Dio glorificato.
9Ora dice: “E guardami ora”. Si trasfigura, alzandosi dal suolo, scostandosi dal letto, poggiata su una nuvola d’argento, circonfusa della sua luce candidissima. Il corpo splende, splende la veste che da bianca si fa “luce bianca”, splende il volto, si affina come se la luce lo spiritualizzasse, splende lo sguardo rapito. La luce è così viva che il cilestrino delle pupille si fa “raggio”, e l’oro delle chiome quasi più non si distingue per tale, sembra scuro rispetto alla luce che emana il Corpo della Madre di Dio glorificato.
10Abbassa gli occhi su me, mi sorride. Chiede: “Sono io?”.
“Sì”.
11“Ma sono uguale alla donna che fu Madre di Gesù?“.
“Sì… e no” rispondo coraggiosamente. Perché ci vuol coraggio a fare certi confronti e certe confessioni.
12“Eppure sono io. Lo vedi. Così sono in Cielo. Così apparii a Lourdes e Fatima. Là dove meglio i veggenti mi hanno vista, essendo ‘degli innocenti’ come te, figlia mia. Più innocente è la creatura e più mi vede qual sono, ed esattamente mi descrive per quanto può come creatura, e mi fa scolpire somigliante per quanto può esserlo un simulacro“.
Il Corpo della Madre di Dio umano.
13Torna da me, umana… Mi chiede: “Si placa il tuo tormento?”. Piango. Mi carezza… Io piango perché da quando ho letto che al Cornacchiola Bruno[129](ora ne so il nome) apparve scura di capelli e di tipo orientale, credo di essere nell’inganno nel dire che è bionda Maria. Eppure lo è. Di un biondo pallido anche, quasi paglia, quasi oro zecchino. Lo vedo bene. È qui, la sua testa a meno di 30 centimetri dai miei occhi!
14Mi carezza per consolarmi e dice:
15“O Maria, non temere. L’ombra della grotta e del manto ha molto contribuito all’errore. E non era necessario che a un peccatore mi svelassi perfettamente così come agli innocenti Bernarda, Lucia, Giacinta, Francesco, e al piccolo Giovanni del mio Gesù.
16Ma, ascolta bene, ma a te che sei Serva di Maria[130], dico che l’artefice che mi ha scolpita in modo che io non mi riconosco, bene avrebbe fatto a ricordare le statue di Lourdes e di Fatima, là dove io sono resa così come può l’uomo rendere l’effigie della Madre di Dio… E soprattutto avrebbe dovuto ispirarsi al volto con cui sono ritratta nell’Annunciata di Firenze[131], quel volto dal quale, se l’uomo e il tempo non ne avessero alterato l’effigie, ogni uomo potrebbe conoscere come ero quando lo Spirito dello Spirito di Dio, di Dio mi fece incinta. 6Il fumo dei ceri e il tempo hanno offuscato i colori, e l’uomo ha sciupato… Ma ancor si vede come era la Fanciulla di Dio, la Fidanzata a Giuseppe in quella mia primavera d’anni, in quella fiorita primavera nazzarena.
I 144.000 riscattati.
17Guardami e dimentica il dolore, la paura, tutto. Ricordati: “Vidi l’Agnello che stava sul monte Sion e con Lui 144.000 persone che avevano sulla fronte scritto il suo Nome e quello del Padre… e cantavano un nuovo cantico che nessuno poteva imparare se non quei 144.000 riscattati dalla terra… primizie a Dio e all’Agnello, né fu trovata menzogna sulla loro bocca“[132]. Ti sembra non poter appartenere a questa schiera perché non sei un’innocente? È detto ancora che l’angelo del Signore segna del segno di Dio 144.000 servi del Signore che vengono in bianche vesti all’eterno osanna dopo essere passati dalla grande tribolazione[133]. Quale tu l’hai. Ma ecco, io ti imprimo quel segno sulla fronte, io, Regina degli Angeli e Madre di Dio, con un bacio.
18Sta’ in pace. Il Signore Uno e Trino ed io asciughiamo, dalla terra, ogni tuo pianto.”
19Mi abbandono di nuovo al materno abbraccio.
Il Candore di Maria[134].
20Ancora Maria Ss. Veramente questo dicembre è pieno di Lei. E glie lo chiedo: “Perché Gesù non viene più?”.
21Maria mi attira a Sé e mi dice: “Io vengo, perché Egli è molto severo con molti, e il suo aspetto e la sua parola ti darebbero dolore, afflittissima figlia mia. Vengo io per questo. È mio compito trattenere la folgore della sua parola per pietà verso i carnefici e le vittime. Mi interpongo. Non ne sei lieta che io venga?”.
22“Oh! Vorrei sempre! Ma tu sei stata offesa, qui, in questa stanza, nel Natale[135]…”.
23Maria si fa mesta, ma mi stringe di più sul cuore mentre mi dice: “Non ci pensare più. Il tuo soffrire per quelle eresie ha medicato il mio soffrire. La carnalità degli uomini e negli uomini è così forte, che neppur la fede e fedeltà nel Signore e alla Chiesa li può fare capaci di credere alla mia assoluta purezza, alla castità, all’inviolabilità del mio seno che solo Dio penetrò e che emanò Dio in Carne, Sangue, Anima e Divinità, per uno di quei misteri e potenze alle quali nulla sono le leggi di natura e dei corpi solidi. Solo chi si è tuffato nel mio Candore e lo ha assorbito e fatto sua vita e vista, solo costui può capire e credere. Tu puoi perché del mio Candore ti sei fatta vista e vita. Compatisci i ciechi e coloro che sono nutriti di umanità”.
24Le sue carezze mi smemorano da ogni pena…
632. Considerazioni sul veggente Cornacchiola[136].
Doni concessi al Portavoce.
1Voglio chiudere questo 1947 parlando di Maria Ss. Ma sono parole mie, però.
2La Ss. Vergine mi aveva promesso “un gran dono” per Natale. Ne ho avuti molti di doni per Natale. E di molti generi. Alcuni amarissimi, altri sapienti, uno… dolcissimo. Ma quello è segreto. Eppure non reputo che “il gran dono” sia questo. Dico che il gran dono è proprio il I° (vedere in data 25-12)[137] così come l’ho pensato dal primo momento che feci l’inventario dei doni soprannaturali o naturali avuti il 25-12. Sì. Il I° e il II°[138]. I due che più mi hanno modellata in Cristo… Amarissimi come il suo calice. Speriamo meritori come un suo patire. La complessa passione di Cristo che si completa in me. Grazie, mio Signore.
Il fascicolo sulla “Madonna delle 3 Fontane”.
3Ma oggi voglio commentare il fascicolo sulla “Madonna delle 3 Fontane”, che mi fu portato a leggere per Natale e che devo riconsegnare domani al suo proprietario. Il fascicolo è scritto da Giulio Loccatelli, Edizione Unitas, e ha per titolo: “La Madonna è apparsa e ha parlato nella grotta delle Tre Fontane“. È stampato coi tipi della Soc. Anon. Il Giornale d’Italia, Roma, Via dell’Umiltà 48, 4 ottobre 1947. Specifico così perché chi un giorno leggerà questo quaderno capisca bene cosa ho letto e cosa ho commentato, e quando.
Preconcetti sui veggenti.
4Non trovo per nulla strano che Maria Ss. sia apparsa a un grande peccatore, a un uomo che, per essere uomo e per il suo astio verso la Chiesa e la Vergine, non si potrà certo dire che… era un isterico, un affetto da allucinazioni spirituali essendo un… fissato religioso. No. Non si potrà certo dire questo, di questo signor Cornacchiola. Lo si dice di me, lo si è detto di Bernardetta, di Lucia, Francesco e Giacinta, lo si è detto della Neuman. Fanciulli e donne: esseri anormali per i.… cosiddetti scienziati, i quali in realtà non sono, a mio vedere, che i veri increduli e atei, anche se vestono veste talare, atei perché negano che Dio possa manifestarsi miracolosamente in proprio o attraverso il manifestarsi della sua Vergine Figlia, Sposa e Madre di Dio, o dei Santi e Angeli.
5I fanciulli possono supporsi… suggestionati da racconti… Comoda ragione che si dànno coloro che non sanno credere alla Potenza e Misericordia divine. Le donne possono supporsi… allucinate, perché soggette a.… imperfezioni o leggi di natura femminile che le porta a.… delirare per darsi un compenso per quel che non hanno avuto: un marito. Altra comoda ragione che si dànno i suddetti che non sanno credere alla Potenza e Misericordia di Dio e, non sapendo corrispondervi in modo tale da assottigliare la separazione visiva e comprensiva fra le creature e Dio, al punto da poter “vedere e sentire” cose di celeste rivelazione, dicono “malattia fisica” ciò che è perfezione psichica e spirituale che la Bontà divina concede a coloro che ardono e si consumano in un unico amore e desiderio: amore a Dio e desiderio di Lui.
Il veggente Bruno Cornacchiola.
6Ma il Cornacchiola non è un fanciullo. E non è una donna. Anzi non era neppure uno di quegli uomini miti che hanno un cuore di fanciullo o di donna dolce e mite. Era un violento. Anche se non fosse scritto nel fascicolo, basterebbe guardare la sua fotografia per capire che lo era. Volto duro, aggressivo, di sovversivo, scarnato dalla bile che lo divorava, arso dalla vampa della sua passione anticattolica, occhi… mi si perdoni, più da delinquente che da uomo normale. Un magnifico esemplare di agitatore rivoluzionario, atto a predicare odio e sommossa alle folle… E infatti… odio e sommossa predicava contro la Chiesa di Cristo, il gregge di Cristo, contro Dio, la Vergine…
7Non so quando gli fu fatta quella fotografia che è nel fascicolo. Se prima o dopo l’Apparizione. Ma se anche è posteriore all’apparizione devo dire – e non me ne stupisco, perché so quanto tempo richiedono le convalescenze spirituali da intossicazioni infernali perché ritorni al volto un’espressione non diabolica ma serena di uomo amante e amico di Dio – devo dire che ancora il suo volto non si è pacificato. Certo, in questa foto egli ha ancora sul volto l’effigie che l’Odio gli aveva scalpellato, quell’effigie che egli alzava proterva contro il suo Creatore, contro la dolcissima Vergine e Madre, per urlare Loro il suo odio…
8Dico: non mi fa stupore che sia apparsa a un peccatore, a un protestante. Anzi dico che poté avvenire benissimo. Prima di tutto perché un’anima, più anime (quelle della intera famiglia Cornacchiola) si sono salvate. Poi perché così i soliti negatori di noi veggenti non potranno sventolare le solite ragioni di… infantilismo suggestionato e di isterismo allucinato. Vorrei che a molti peccatori e nemici di Dio e della Chiesa apparisse Dio e la Vergine, sia per convertirli, come fu di Saulo sulla via di Damasco, sia perché il mondo incredulo si persuada che Dio può tutto e vere sono le sue manifestazioni agli spiriti.
9E andiamo avanti. Leggo a pag. 6, alla 6° riga del capitolo: “Il fattorino veggente (le 4 apparizioni)”, “…molto versato nello studio della Bibbia e degli Evangeli”.
10Buon per lui! Io sono tanto niente versata, che da quando è finita l’Opera, e perciò non ho più il bisogno di verificare le parole udite nei dettati come riportate dalla Bibbia e di mettere i cap. e i versetti (sono ormai 8 mesi e 3 giorni) non apro più la Bibbia. Se la tocco è per spolverarla. Tanto! Che l’apro a fare? Non ci capisco niente come dottrina, simbolo, ecc. ecc. Storicamente, quanto è prima di Cristo non mi interessa molto, e quanto è nei Vangeli… lo so come cronista degli stessi. Perciò lascio chiuso tutto… e leggo i ricordi che ho dentro di me: la mia unica spirituale lettura…
11Ma quelli che dicono che io scrivo parole ispirate “perché sono colta ecc. ecc.”, mentre non è vero, perché non infirmano il dettato del Cornacchiola, “che è molto versato ecc. ecc.”, come scritto dallo stesso? Per coprire di fango (tentare di coprire di fango) Maria Ss. Immacolata, i dogmi, la Chiesa ecc. ecc., deve aver ben letto, sviscerato, cercato il pelo nell’uovo, ossia le… pseudo contraddizioni che, a furia di guardare col microscopio dell’odio ateo, si potranno forse trovare nella tradizione e anche in qualche cosa più alta della tradizione!
12Io, nulla di tutto questo. Ho sempre creduto, semplicemente, a quanto la Chiesa mi ha proposto di credere. Creduto. Così. Senza ragionare per darmi spiegazione di ciò che è mistero. Ho creduto, come dice Gesù, “con beatitudine di fede assoluta”.
La sorpresa di avere Gesù per Maestro.
13Beati coloro che sapranno credere senza vedere[139]. Mai avrei pensato, sino al 1943, 23 aprile, Venerdì Santo, che il Maestro divino volesse, da Amico divino che mi guidava da decenni, farsi mio Maestro e rivelarmi tanti misteri e fatti; mai avrei pensato di poter capire cose tanto alte mentre il lume del suo Raggio mi faceva capace di capire. Ora so il succo delle verità più profonde, ma la bellezza della lezione si è perduta. Per riaverla devo ricercare il dettato, e nonostante questo la capisco male, perché fuor dalla divina Luce capisco poco anche quello che in un dato giorno compresi… Ma non mi importa. Continuo a credere, semplicemente. Un giorno verrà che capirò tutto. Tutto. Ossia Dio. Quando conoscerò e possederò Iddio, capirò tutto. Tutti i misteri. Tutte le verità. Tutte le lezioni. E in eterno!
Paura infantile delle apparizioni.
14Andiamo avanti. Giungiamo alla descrizione dell’Apparizione. Trovo vero il non spaventarsi dei piccoli, né del Cornacchiola, nel vedere Maria. Il soprannaturale celeste non spaventa mai, al massimo può stupire.
15Io, sin dall’infanzia, ho sempre avuto una grande paura delle apparizioni. Anche in collegio, quando le suore dicevano: “Pensate se apparisse Gesù! Che gioia“, io dicevo: “No, per carità! Se non potessi uscire dalla porta, scapperei giù dalla finestra“[140]. Mi ricordo il terrore che ebbi una sera che rimasi chiusa per sbaglio nella cappella del collegio. Era giugno. Il Sacro Cuore era sull’altare maggiore. Avevo chiesto di poter andare a salutarlo mentre finiva la ricreazione. E mi fu concesso… Non so come, non sentii la conversa chiudere le porte. Dovevo pregare proprio intensamente… Quando… tornai in me e mi avviai alle uscite (3 porte) le trovai tutte chiuse. Tornai all’altare e feci per passare dalla sagrestia… Ma, sventuratamente, alzai gli occhi al simulacro… e, per un giuoco di luce lunare, mi parve che si muovesse, chinandosi verso me. Divenni pazza di terrore. Urlai tanto, scalciai tanto che, nonostante che la cappella fosse isolata, mi sentirono e mi soccorsero… Se non mi avessero sentita, alla mattina mi avrebbero trovata morta di paura.
Il soprannaturale celeste è pace e gaudio.
16Questo per dire se ho paura di ciò che esce dal naturale. Eppure, quando l’amore di Gesù si mutò da interne parole a interne visioni, brevi, soavi o tristi che fossero, e poi, crescendo sempre più, divenne abbraccio, manifestazione di voce, di presenza, contatto – quello che è ora, da 4 anni e 8 mesi – non ebbi paura alcuna. Anzi! Mani forti e dolci del mio Salvatore, mani che mi carezzate e curate posandovi sugli organi più malati e nelle crisi più pericolose, per darmi la vita a servire ancora il mio Signore, mani trafitte, abbandonate al mio esame, tenere, tiepide manine di Gesù Infante deposto da Maria sul mio letto, piccoli piedi rosei, gelati, dati a scaldare a me, e luminosi piedi del Risorto col carbonchio raggiante della ferita dati a baciare, morbidi capelli del Cristo, vellicanti il mio volto nell’abbraccio, calore della carne di Cristo, spalla forte e amorosa, Sangue bevuto dal Cuore aperto, fra le fiamme che non dànno dolore di bruciatura ma ineffabile ristoro, e morbido seno di Maria, mani regali e materne così lievi e pure, e sorriso, di Giovanni, e bontà inesprimibile di Giuseppe patriarca, e voi tutti che a me venite, così buoni, così buoni, così amici, e belli, gioia della mia vita di vittima, no, non mi fate paura. Il soprannaturale celeste è pace e gaudio. Questo solo è.
Il soprannaturale celeste è pace e gaudio.
17Anche è vero ciò che dice il Cornacchiola a p. 8 all’8° riga: “mi sento leggero leggero, quasi sciolto dalla carne e avvolto in una luce eterea”. Bravo! Dice proprio bene! Io che… gusto da anni le agonie fisiche e quando sono in estremis sento proprio già lo sciogliersi dello spirito dalla carne, avverto la stessa liberazione quando viene il soprannaturale. Solo che, nella libertà dello spirito nelle manifestazioni del soprannaturale, manca la sofferenza, e tutto è gioiosa estasi…
18Vero anche quando dice: “Donna paradisiaca che descrivere mi è impossibile”. Infatti è impossibile, anche per chi l’ha vista molte centinaia di volte. E che sia stato impossibile al Cornacchiola, che l’ha vista 4 volte, è chiaro dalla descrizione che ne fa…
19Parla di capelli neri… Maria Ss. ha spiegato nel dettato del 24 novembre 3 perché apparvero scuri. Io, di mio, posso dire che la luce che emana da Maria quando si manifesta gloriosa è tale che sembra scuro ogni colore rispetto alla luce di Maria quando appare avvolta nella luce paradisiaca.
20“Viso di dignitosa bellezza…”. Più ancora: “di perfetta bellezza”! Tipo orientale? Io direi ebreo, più che orientale. Il tipo orientale ha generalmente labbra grosse e sensuali, occhi piuttosto dilatati e scuri. Maria non ha per nulla labbra sensuali né occhi orientali, così come sono per la maggioranza. Niente occhi arabi o indiani o asiatici. Proprio no. Ma uno sguardo dolce che ho notato talora nelle giovani ebree, e chiare iridi di cielo.
Sulle sfumature dei colori.
21Ma non mi stupisco se il Cornacchiola ha descritto così… È una bellezza che sfugge nei particolari, appena è scomparsa. Resta dentro un poema di bellezza, ma il particolare si perde. Nei primi tempi, sinché una particolare grazia di Dio, e da Dio concessami per essere capace di descrivere bene, esattamente, anche gli aspetti dei personaggi descritti nell’opera, io ero sempre incerta, finita la visione, sulla sfumatura dei capelli, delle iridi, della pelle, sia di Gesù che di Maria. Perché dire: “Son biondi” è poco. Nel colore dei capelli biondi ci sono molte sfumature: dal biondo quasi bianco degli albini al biondo tiziano quasi ramato. E così nelle iridi. Dire “celesti” è dire nulla. Si può avere un celeste chiarissimo quasi opalino e un celeste vivo, un celeste pervinca, un celeste violaceo, un celeste zaffiro, un celeste verde, un celeste turchese. Difficile, molto difficile dire, specie quando la spirituale e naturale emozione ci assorbe nel tutto, e non nei particolari!
Diverse considerazioni.
22La pettinatura… Io l’ho sempre vista con le chiome spartite al sommo del capo. Ma ciò non ha importanza. Come muta veste, può mutare pettinatura.
23I colori li ha ripetuti Maria Ss. il 24 novembre[141]: veste bianca, cintura rosea, manto verde. Sono giusti. Il Cornacchiola è un raro uomo che sa definire bene i colori delle vesti.
24Altezza di Maria Ss. Io la direi, paragonandola a Gesù, al fianco del quale l’ho vista sovente vicina, di 1,65 al massimo, perché il sommo del capo di Maria giunge alle spalle di Gesù. Ma sembra alta, a noi moderni, più che non sia, per le vesti lunghe sino a terra. Si sa che le vesti lunghe fanno apparire più alti.
25Espressione…. Eh! sì! Maria Ss. è lievemente mesta, meglio, è sempre pensosa, anche quando sorride. Se parla, poi, delle colpe umane e del dolore che ne ha suo Figlio, è mesta proprio.
26“La voce soavissima”. Oh! ecco. Questo è più facile a ritenere. Perché è una nota di dolcezza tale che ci penetra e rimane. “A nessuna somigliante”. Proprio così! Una voce che fa liquefare di gioia. E la sappiamo ricordare meglio delle altre cose materiali, come sono i colori dei capelli, occhi, pelle, ecc ecc. Perché la voce è cosa immateriale. E noi, in quegli istanti di veggenza, percepiamo con la parte immateriale.
I nove venerdì del Sacro Cuore.
27Sì. Quando il soprannaturale ci dice: “Vieni”, noi ci lanciamo all’appello. Lo spirito si lancia. Perché lo spirito nostro, anche se è schiavo di una ragione che lo opprime e lo vuole separare dalla sua Origine, è sempre ansioso di quella, e all’appello potente del Bene si volge e si lancia, quando è segnata per lui l’ora di grazia, ottenuta per volontà dei Celesti o per intercessione di anime oranti per il peccatore. Nel caso del Cornacchiola: i nove venerdì del Sacro Cuore. Ed io mi commuovo pensando che Maria, apparendo alle Tre Fontane, oltre alle altre mirabili cose che compie e che insegna, è venuta a rinfrescare, dirò così, la promessa di Gesù a S. Margherita Maria. C’è chi non la crede. C’è chi compie i nove venerdì così, per abitudine, senza ferma fiducia che essi sono caparra di salvezza. Ed ecco che Maria, la Madre che formò il Cuore di Gesù, viene a mostrare tangibilmente come i nove venerdì del S. Cuore sono salvezza eterna.
Il tormento dei veggenti.
28Ma dicevo che quando il soprannaturale lancia il suo richiamo, lo spirito si volge e accorre… E lo spirito, per sua natura, raggiunge il luogo del convegno e intende; ma la materia, pesante, stenta a seguire lo spirito. Lo spirito è agile come angelo. La carne è tarda come tardo animale. Tarda a seguire, percepire, vedere, ottusa a ritenere, imperfetta nel ricordare, facile a dimenticare. È il tormento di noi veggenti quando usciamo dall’azione di Dio: non saper più vedere, capire, ricordare, con quella perfezione come vedemmo, capimmo, ricordammo, nell’ora di unione. Vorremmo poter ritrovare in noi quella gioia perfetta, per sola forza di potere mnemonico. Ma, purtroppo, troviamo solo frammenti del quadro, della musica che godemmo… E soffriamo, cercando, cercando… simili a persone che hanno perduto la vista, simili e dei nutriti di un cibo celeste di dolcezza che ora, affamati di esso e disgustati di ogni altra cosa, cerchiamo dovunque senza trovarlo mai più uguale.
29È giusto del resto che sia così. Abbiamo avuto la gioia soprasensibile dell’unione e conoscenza di Dio o di Maria. Ciò che sarà il Paradiso, se sapremo essere giusti sino alla morte. È giusto che, dopo il gratuito dono, che è anticipo sulla nostra porzione di gaudio eterno, noi, mortali, ancora nell’esilio e nella prova, si mangi il pane di cenere dei figli di Adamo.
L’elezione dei “veggenti”.
30L’elezione che Dio fece di noi non è assoluto privilegio, non è, non deve divenire in noi pretesa di essere per sempre al di sopra della condizione dei figli di Adamo peccatore. Egli si privò e ci privò per sempre di quella beata vita che Dio voleva per le sue creature, e noi dobbiamo, sinché siamo sulla terra, gustare il castigo, e delle sventure venute dalla Colpa farcene mezzo di vittoria eterna. La nostra elezione ci obbliga a più santa vita, a più completo sacrificio. E perché abbiamo ricevuto “misura scossa e traboccante”5 di sapienza, e perché abbiamo immeritatamente avuto dono eccelso d’amore. Per questo noi sentiamo dirci dalle voci celesti: “Non ti promettiamo gioie terrestri. Non sarai esente dal dolore umano, ma anzi soffrirai persecuzione. Però il tuo dono lo avrai in Cielo, se sarai fedele”. E, poiché la Misericordia e la Carità sono più grandi ancora della Giustizia, ecco che per confortarci nel dolore, nella persecuzione che ci resterà come creature e ci verrà data come “veggenti”, ecco che Dio lascia nel profondo del nostro spirito il ricordo luminoso di quell’ora, o di quelle ore. Anche se non sappiamo più risuscitarci la visione bellissima nei minimi particolari materiali, la preziosa gemma della lezione resta…
Il primo impulso dopo la veggenza.
31“Il primo impulso fu di parlare, gridare” dice il Cornacchiola. È vero! La prima volta è proprio così. Ma la smania umana è sopraffatta dalla letizia e pace che viene dalla visione. E non ci si muove più… Dopo, se mai, finito l’attimo di Cielo, viene una vitalità nuova. Una voglia di fare, di dire, di cantare la nostra gioia! Parteciparla agli altri! Dire loro: “Venite alle fonti della pace, della gioia!”. Ma… un pudore spirituale ci lega. Almeno a me fa così… E alzare i veli sul mistero che si è compiuto costa… Si ubbidisce, se Dio ce ne ha dato comando, … ma si preferirebbe tenere il tesoro celato… Il Cornacchiola ha… sfogato l’esuberanza che viene da queste ore con le parole scalfite sul tufo e col cartello deposto nella grotta. Io… la esprimo col canto… L’unica cosa che, inferma come sono, posso ancora fare!
Lezione segreta distrutta.
32“La veste nera per terra e una croce infranta”. Io pure, sin dal 1943 (dicembre o novembre) ho visto queste due cose calpestate, manomesse, e mi furono indicate da Maria. E su loro e di ciò che volevano esprimere parlò il Maestro divino. Ma non posso rivelare quella lezione tremenda che mi è sempre presente. Non so se, nella parte del messaggio segreto che ricevette il Cornacchiola, si parla di ciò che significano quella veste nera (sacerdotale) e quella croce infranta. Se così è, Iddio, che per non farmi maggiormente invisa ad una certa classe di persone mi ha fatto distruggere quel dettato, per farlo sapere al suo Vicario ha preso il Cornacchiola… che è più forte di me (materialmente) per reagire alle reazioni di quella tal classe.
Carisma del Portavoce.
33“Di questo straordinario colloquio non ho perduto una sillaba per lo stranissimo fenomeno che, non avendolo ancora trascritto fedelmente, esso mi si svolgeva regolarmente nel cervello dalla prima parola ‘Sono’ alla ultima ‘Amore’ con un ritmo lento come un discorso impressionato in un disco, che si ripeta senza interrompersi”. Proprio così! Quando la Sapienza vuole che noi ricordiamo, e noi non siamo in grado di scrivere mentre la Sapienza parla, allora le parole si ripetono proprio come quelle impresse su un disco, e non tacciono sinché non si sono potute trascrivere.
34Molte, decine di volte è successo anche a me, e specie quando i dettati sono comandi da trasmettere, messaggi ricevuti per farli sapere a qualcuno, o perché restino nella mente. Ad esempio, benché siano ormai 4 anni e una quarantina di giorni che ho ricevuto quel famoso, tremendo dettato, fattomi chiudere subito in busta sigillata, che doveva darsi al Pontefice regnante al momento della mia morte, e che poi, per i fatti che molti sanno, fu fatto distruggere (ardere) il 24 marzo 1946 per ordine datomi dall’Arcangelo S. Gabriele – e l’ho arso senza riaprire la busta, perciò senza rileggere quanto avevo scritto il 19 novembre (mi pare) 1943, e che non ricordavo più (notare bene) – le parole di quel dettato si sono riaccese nella mia mente dal momento che ho arso il dettato, ed essa le sente ogni giorno (nonostante io faccia ogni sforzo per non sentirle, perché sono troppo paurose) come proprio me le ripetesse un disco, o un instancabile ripetitore. E così è anche di certe lezioni segrete, che Dio vuole che io ricordi, senza averle a scrivere, perché non vuole che altri se ne giovino dopo che tanto mi crucciano non volendo piegarsi all’evidenza del soprannaturale che si svolge in me. Solo il mio Direttore le sa.
35Riconosco perfettamente che la lezione avuta dal Cornacchiola viene dal Cielo per le parole “prudenza, abbi prudenza… la scienza rinnegherà Dio“. Quante volte mi sono sentita e mi sento dire queste parole! E ho avuto la dimostrazione che sono vere. La scienza non combatte forse l’Opera in cui splende la Sapienza che l’ha dettata?…
I profumi.
36Il profumo… Ecco. Molti fra i miei testimoni hanno avvertito il profumo che resta dopo la venuta di Maria Ss. da me. E anche altri l’hanno sentito, ma non sapendo la fonte di esso hanno creduto che io spargessi profumi… Non ho profumi in casa, e perciò non posso spargere ciò che non ho. Il più bello è che talora, mentre nella stanza viene l’ondata di profumo che annuncia Maria, o permane dopo la sua venuta, c’è chi lo sente e chi no.
37Per Natale fu da me Padre Mariano. Lui parlava… e io contemplavo. Cosa abbia detto quel giorno non lo so proprio, né so che effetto gli avrà fatto la mia distrazione e il mio silenzio… Marta entrò a disse: “Che profumo! Pare incenso. Pare… Non so”. Mi scossi per questa esclamazione e guardai P. Mariano che, placido placido, diceva: “Profumo? Io non sento niente”. Entrò in quel mentre la Sig. Panigadi6 ed esclamò a sua volta: “Che fragranza! “. Dunque il profumo era sentito da me, Marta e dalla Sig. Panigadi[142], e non da P. Mariano. E lo stesso odore da alcuni è definito odor di viole, da chi odor di rose, da chi odor di gigli o di incensi… Io lo chiamo “odor di fiori bianchi” perché vi sento dentro fragranze di gigli, mughetti, tuberose, magnolie, gelsomini, con venature di violette… Un profumo speciale, non analizzabile ma penetrante e soavissimo.
Carisma di intercessione.
38E devo, giacché sono in argomento, dire anche una cosa. Quando ho presente Maria Ss., con ancor maggior intensità la prego per quelli che a me si raccomandano, o che so bisognosi di celeste misericordia… Dico a Maria: “Madre-Regina mia, te ne prego, va’ da A o da Z. Consolalo, o consolala, portagli grazia, toccagli il cuore, illumina la sua mente, ecc. ecc.” a seconda di chi è. Faccio volentieri il sacrificio di perdere la visione di Maria Ss. purché altre anime abbiano conforto o si ravvedano. E già più d’uno dei miei sette testimoni, anche lontani da me chilometri e chilometri, mi hanno parlato di “particolari ondate di un profumo misterioso, in ore speciali di dolore, o dubbio per qualche cosa da fare, o anche… di cattiveria”. Perché non sono tutti santi i miei testimoni. Due lo sono di certo. Ma gli altri 5! Sono creature, coi loro egoismi, difetti, tiepidezze spirituali, ecc. ecc. Uno è quella persona che per Natale mise in dubbio la Verginità di Maria e la sua integrità fisica pre e post parto[143]…
39Ma Gesù li ha scelti Lui, così. Tanto perché non si dica che, essendo tutti religiosi (bigotti magari) sono facili a suggestionarsi… No. Sono creature di diversa tempra. Alcune affatto praticanti, altre praticanti male, altre anime giuste (2 sole). Una sola vive con me: Marta, e non è certo un modello di misticismo! La devo sollecitare io per farle compiere le sue pratiche religiose… e le fa con molta divagazione.
40Riporto qui un brano della lettera di un testimone, persona seria, equilibrata, pia: “In questi ultimi tempi un profumo particolare, simile a quello delle corone del Rosario (benedette da Maria), viene a suscitare un più vivo ricordo delle due Marie: la Verginella di Nazareth che mi dà il Verbo Incarnato e la crocifissa Maria segretaria del Verbo. Questo profumo mi raggiunge a volte nella mia stanza, a volte mentre ufficio, alcune volte acuto, altre volte leggero e delicato, e mi dà la percezione di vicinanza che mi assicura comunione di spirito e protezione celeste. Dolce conforto nella mia solitudine, delicatezza divina che viene ad alleggerire il sacrificio della mia crocifissione (di non poterle essermi vicino) ecc. ecc.” (Lettera del 25-12-47).
41Ho alquanto lasciato indietro l’argomento che trattavo (l’Apparizione), ma è il mio Angelo Custode che mi suggerisce di scrivere queste note particolari sui fenomeni miei dicendomi: “Non sono inutili. Scrivile”. Ma torniamo al fascicolo del Loccatelli.
La Vergine Regina della Rivelazione.
42“Sono la Vergine della Rivelazione. Sono Colei che sono nella Trinità eterna“. A me, Maria ha detto: “Sono la Vergine Regina della Rivelazione” e mi ha esortata, nel dire le litanie, e dire, dopo Regina della Pace, Regina della Rivelazione. “Sono Colei che sono nella Trinità eterna“. Quando lessi, in un molto conciso trafiletto di giornale (poche righe) queste parole, ebbi un gran sussulto, perché nel 1943, ossia 4 anni avanti che le leggessi nel trafiletto del giornale del maggio o giugno 1947, mi furono dette da Maria, uguali in ogni lettera alfabetica… con in più un “Ss.” davanti alla parola “Trinità”, e senza “eterna”. Sono troppo ignorante in materia religiosa per poter commentare il capitolo “Il nuovo attributo della Vergine” (p. 12 e 13) del fascicolo in parola. Ma mi sembra che nell’Opera e nei dettati in genere molta Rivelazione venga dalle labbra di Maria, anche se non si vuol arrivare a dire che tutta la rivelazione dell’Opera è venuta per Maria che ci ha dato il Verbo Incarnato, quel Gesù-Maestro che mi ha dettato tante lezioni.
Avvisi sul futuro.
43Quanti avvisi sul futuro più o meno vicino sono nei dettati dal 23 aprile 1943 a oggi! E sulla sosta fra guerra a guerra (1943-44-45) e sull’epoca dei precursori dell’Anticristo, e sull’Anticristo, e sulle armi (atomiche ecc. ecc.) date da Satana agli uomini per uccidere corpi e spiriti in una disperazione maledicente Dio, e sulla persecuzione alla Chiesa e sulla caduta di 1/3 delle stelle travolte dalla coda del Dragone… le stelle… i sacerdoti… Ahimè! Vorrei dimenticare tante cose! Ma la rivelazione, nella sua essenza, non si dimentica. Perché sapere, mio Dio? Preferivo non sapere!
Per i nostri “fratelli separati”.
44“Pregare per l’unità dei cristiani”. Nell’ormai lontano 1931, il mio Signore, ordinandomi non con imperio di Dio ma con amore di Sposo di offrire nuovamente e solennemente la mia vita, mi suggerì di farlo anche per l’unità delle chiese in un unico Ovile. E dal 1° luglio 1931, ricorrenza del Preziosissimo Sangue, io ho fatto l’offerta solenne di me stessa anche per l’unità delle chiese. Non ho, per ora, sparso il mio sangue, non l’ho mescolato al Sangue divino sparso per la remissione di molti: di tutti, vorrebbe il Cuor di Gesù… Ma se non è cruento il mio morire, non è per questo meno effusione della mia vitalità questo mio lento morire fra gli strazi di tante malattie che da 15 anni mi tengono in un letto dopo avermi torturata in piedi per 4 anni avanti e fatta sofferente dal 1920. E soffro tanto volentieri per i miei “fratelli separati”. Vorrei ottenere loro il ritorno alla Chiesa di Roma.
45Anche nell’Opera e nei dettati ho avuto più volte accenni di Gesù a questi poveri fratelli separati dal vero Ovile, e nutro un vero, profondo amore per loro, non mi pesa il sacrificio, perché li vorrei nella Vita, Via e Verità.
46Quando nel 1942 seppi di Suor M. Gabriella, la trappista di Grottaferrata[144], ebbi un solo rimpianto, quello che dura ancora: che Dio ci tenga così tanto a consumarmi, mentre io ho tanta fretta di compiere il sacrificio purché i poveri fratelli separati tornino nel Corpo Mistico.
Criteri di discernimento.
47Pagina 21 del fascicolo. Dice il Cornacchiola: “Sono nato il 12 aprile 1947”, e commenta il giornalista Loccatelli: “Il miracolo primo, indiscutibile”. Sì. E io dico: anche la prova indiscutibile che è stata veramente la Vergine Madre che è apparsa. Perché soltanto il Cielo ci converte così: totalmente, sia subitamente che lentamente, ma per sempre.
48Un tempo P. Migliorini, allora mio padre spirituale e direttore, per rassicurarmi del fatto che mi accadeva, diceva: “Io sono certo che è soprannaturale celeste perché ho visto in lei operarsi mutazioni di spirito e compiersi azioni di grazia subitanee. E lo creda lei pure”. Ho ancora quelle lettere… Dopo… non so che avvenne in lui. Non lo voglio sapere. Ma ho io pure una prova indiscutibile che le parole che mi sono dettate vengono da Dio, da Maria, dai santi Abitatori dei Cieli. E la prova è la conversione della famiglia Belfanti, anticlericale, spiritista, ecc. ecc., a Dio, la sua abiura alle pratiche spiritiche, la sua fedeltà ai Sacramenti.
49E più che di ogni altra cosa, per giudicare l’origine dell’Opera e me, che sono più combattuta del Cornacchiola – benché la mia vita precedente all’opera sia tale da far accogliere come più che possibile un contatto col divino fra me, piccola vittima, e la Grande Vittima, mio Amore – credo che si dovrebbe tener conto, per me, del dolore, mio fedele compagno dalla puerizia a… alla morte, del dolore di ogni genere, fisico, morale, che mi è l’unica cosa veramente fedele che ebbi nella vita, e al quale sono fedele, e amato dolore… e, per l’opera, delle conversioni ottenute con la stessa. Di questa cosa più di tutte le altre. Perché desiderio di nascondimento, pazienza nel soffrire, amore al dolore, sono cose che certo ha messo in me Dio e che io ho secondate per suo amore. Ma possono essere date anche a chi non è un portavoce. Ma convertire gli indemoniati, no, non può venire dal demonio. Altrimenti si dovrebbe dire che Lucifero combatte sé stesso, si strappa le sue prede e le offre a Dio… Un assurdo impossibile. Perché Lucifero è un avido che divora e non rende, a meno che Dio stesso non combatta con lui e lo vinca, salvando degli infelici.
Desiderio di morire per stare con Maria.
50E termino io pure con le stesse parole del Cornacchiola, così vere, giuste! “Chi ha avuto la fortuna insperata di fissare lo sguardo in tale celestiale bellezza non può che desiderare la morte per rivivere eternamente l’indicibile beatitudine“. Sì. E così spero poter presto fare io, lasciando la terra dove mi fu sole e fiore solo Gesù e Maria, per adorare in eterno, senza più limitazioni, i soli Buoni, i soli Amanti della povera Maria che io abbia conosciuto dall’infanzia a ora.
Questo tempo d’ira e tenebre ci fa stolti.
51Riguardo alla statua… Poveri noi! Non so che effetto faccia al Cornacchiola quel simulacro. A meno che Maria Ss., per dar gioia al suo convertito, non trasformi agli occhi di lui quello… spaventapasseri, io credo che il Cornacchiola non saprà guardarla, per non soffrire. Io non so guardarla. Maria Ss., quella? Meglio era se il Ponzi, lasciando da parte il legnoso 900, si fosse ispirato alla statua scolpita nel marmo che fece quello scultore francese che, dietro indicazione di Bernardetta Soubirou, fece il simulacro di Lourdes, o alla, così somigliante a Maria Ss., statua che è a Fatima. Del resto, su ciò ha dato il suo giudizio la stessa Vergine il 28-12-479, e io non dico altro. Ossia dico ancora una cosa: che questo tempo d’ira e tenebre ci fa tanto ciechi, sordi, stolti per la Bellezza, che non sappiamo più neppur dare una pallida immagine di ciò che è la Bellezza eterna: Gesù, la Vergine, i Santi… e fabbrichiamo… mostri che rispecchiano la legnosa durezza dei nostri spiriti morti all’Amore…
633. Certezze.
Brano dell’Imitazione di Cristo[145].
1Grande, intima lezione di Gesù mio Signore sul v 2° (II parte) del 54° capitolo del III libro dell’Imitazione di Cristo: “La grazia procede semplice, scansa ogni cosa che ha vista di male, non mette trappole innanzi e tutto fa solo per Iddio, nel quale finalmente si riposa“.
2Non ripeto la lezione. Gesù ha pietà delle mie povere forze esaurite dal commento fatto ieri. Ma segno solo le parole: “Questo versetto dell’Imitazione sia la nota[146] che ti assicura pace nei giorni del 1948. Ti assicurino queste parole ispirate che ciò che ti avviene è ‘grazia’ perché semplice, senza neppure apparenza di male o malizia, schietta, onesta, tutta a gloria di Dio nel quale ti devi riposare come in dimora sicura“.
Maria, Chiave di ogni divina Misericordia[147].
3Mentre la divina Voce parla io penso: “Diranno che queste cose furono già dette“. E la Voce divina:
4“È vero. E i dotti, che pur essendo anche eccessivamente convinti di esser dotti frugano fra le gemme senza numero, che Dio ti ha donate, per ornarsene, annoteranno una volta di più queste parole, le confronteranno, le sminuzzeranno come medici che indagano i segreti della natura e della vita e morte degli uomini. Ma tu no. Tu non ricordi e non cataloghi. Per te è sempre nuovo. È bello. Tu sei il fanciullo semplice e pieno di fede e amore. E Io parlo per te. Per te sola. Quale migliore, pacifica compagnia, per il tuo avviarti al Regno della Vita e varcarne la soglia, delle mie lezioni tratte dalle epistole di colui che predicò Cristo anche dopo la morte col triplice sgorgo delle 3 Fontane, là dove ora si è aperta una sorgente di miracolo per la misericordia di Maria[148], Chiave alla apertura di ogni divina Misericordia?”
Tesoro che per averlo bisogna meritarlo[149].
5Prima di essere lasciata dalla Ss. Voce dico: “O Divinissimo, ora che Tu parli sovente, di nuovo, essi diranno che questo è male. Perché mi ha detto P. B.[150] che li ha fatti persuasi che ora Tu, o Divinissimo, parli molto saltuariamente”. Mi risponde:
6“Faccio come voglio. Ho mostrato che vengo quotidianamente o non vengo per decine di giorni, né tu colmi quei vuoti con parole tue. E questo è a loro lezione. Tutto ho fatto a persuaderli. Ma è come è detto: “Abbiamo sonato e non avete ballato, abbiamo intonato lamenti e non avete pianto“[151]. Ma queste non sono pagine per loro. Ti ordino anzi di levarle di qui e fame fascicolo a parte[152] da darsi come e a chi ti ho detto. Quanto era necessario per avere l’approvazione dell’Opera di Gesù l’hanno avuto. Il resto è tesoro che per averlo bisogna meritarlo. E c’è chi lo ha meritato per aver fatto il nostro Volere verso te con perfezione di carità e senza aver nessuna pretesa per la sua opera verso di te. E vi è ancora un altro motivo di divina provvidenza che origina questo ordine.”
7Così amata mi sento, così beata per il ritorno di Maria di Lourdes che ieri è venuta (dalle 17 in poi, e così… potentemente che ero fuori dai sensi e Marta può testimoniare) che chiedo in merito al fatto di S. Paolino[153] e alle parole di Maria Ss. ieri sera: “Se avranno fede opererò prodigi di grazie“, e il Divinissimo mi risponde:
8“Nel 4° dei Re cap. 7° v. 19 è detto da colui al cui braccio il re si appoggiava: “Anche se il Signore facesse delle cateratte nel cielo, potrebbe mai avvenire quel che tu dici?”[154]. Io dico che molti sono che, anche se il Signore facesse delle cateratte di grazie nel cielo e di miracolo per rovesciarle sulla terra, molti sarebbero quelli che continuerebbero a dire: “Può esser questo? No“. Il miracolo presuppone la fede. Dio dà il segno. Si manifesta. È una continua epifania per richiamare gli spiriti alla fede, speranza, carità, a Dio. Ma poi vi lascia liberi di credere o non credere. Però vi dico che il fiume di grazie pronto a scorrere, se gli uomini vi fanno diga con la loro incredulità, si volge altrove. Ecco perché la Beatissima mette la condizione “se avranno fede” per promettere di “operare prodigi di grazie“. L’ora della grazia viene, sosta in attesa. Ma se l’uomo non la invita: “Resta con noi“, passa e non torna.”
Lezioni segrete[155].
920 – 2. Lo Sp. S. parla sul come regolarmi per l’Opera.
22 – 2. “ “ sulla transustanziazione delle specie.
23 – 2. “Vincono. Hanno vinto. È alzata b. r. …”. 15“Dove? Dove?”. Nelle ore seguenti so di Praga[156]…
4 – 2. Ancora sul mistero del Cristo…
26 – 2. II Pontificale. “È vero?”…
634. 1° anniversario della fine dell’opera[157].
Il roveto si tramuterà in roseto.
1Fra ondate di profumi intensissimi, che da ieri sera e per tutta la notte sino ad ora si susseguono, dice Maria:
2“Figlia mia, le stesse rose dell’Amore eterno furono, dall’Annunciazione all’Assunzione, roveto di spine per me. Per questo, nel tuo roveto di spine, sta’ contenta pensando che sei come la Madre tua e la tua Regina. Soltanto dopo aver finito il tempo cogliamo dal roveto, tramutato in roseto, rose eterne che dànno soltanto ineffabile, inesprimibile, perenne gaudio.
Finalità del Cenacolo.
3Prega molto. Perché la mia Epifania possa splendere ovunque, attraendo spiriti innumeri alla Stella di Dio, e la mia Pentecoste si compia e si rinnovino i cuori degli uomini, dando pace alla Chiesa, al mondo, salvezza agli uomini in questa e nell’altra vita, e gloria a Dio. Non ti stupire di nulla di quanto ti può accadere, nel maggio, di straordinario. Voglio compensarti, spiritualmente, di tanto. Ma cerca solitudine, perché il velo steso sui misteri dell’Amore non può essere alzato alla presenza di tutti, ma solo davanti alla presenza di quelli che l’Amore infinito permette che vedano, gustino, conoscano…
4Sta’ in attesa ardente nel tuo minimo cenacolo come io nel nostro. Ama e prega.”
635. La differenza fra la morte
e l’estasi[158].
Il distacco dell’anima dal corpo.
1 mio Angelo Custode mi spiega la differenza che è fra separazione dell’anima dal corpo per la morte, e momentanea separazione dello spirito dal corpo e anima per l’estasi o il rapimento. Mi dice che, mentre il distacco dell’anima dal corpo provoca morte, la contemplazione estatica, ossia la temporanea orazione dello spirito fuor dalle barriere dei sensi e della materia, non provoca morte. E questo perché l’anima non si stacca, ma con la sua parte migliore si immerge nei fuochi della contemplazione.
L’anima dell’anima.
2Per farmi capire meglio questa cosa, mi fa meditare che tutti gli uomini, finché sono in vita, hanno in sé l’anima (morta o viva che sia per peccato o per giustizia), ma solo i grandi amanti di Dio raggiungono la contemplazione vera. Questo sta a dimostrare che l’anima conservante l’esistenza sinché è unita al corpo – e in questa particolarità in tutti gli uomini uguale – ha in sé una parte eletta: l’anima[159] dell’anima, dirò così, che col disamore a Dio e alla sua Legge, e anche con la tiepidezza e i peccati veniali, perde la grazia di poter contemplare e conoscere, quanto lo può creatura e a seconda della perfezione raggiunta, Dio e gli eterni veri.
3Questa spiegazione angelica l’ho avuta perché, dicendo il S. Rosario, meditavo sul 4° mistero glorioso, e perciò sulle parole di Maria Ss. del 12 aprile e a quelle dello Spirito Santo del 2 febbraio.
636. L’Opera osteggiata e aiutata[160].
L’Opera sostenuta.
1Continuano[161] qui le lezioni sull’Epistola ai Romani. Le altre lezioni sono sui due quaderni dati al R. P. Corrado M. Berti, che ha ritenuto opportuno ritirarli benché l’ultimo non fosse ancora ultimato, così come è ben lontano dall’essere ultimato il commento dello Spirito Santo sull’Epistola ai Romani. Ma per tutto quello che devo di rispetto e riconoscenza, e di riconoscimento soprattutto, a Padre Corrado per come si è sempre comportato con carità e con pazienza e con ubbidienza verso me, povera creatura, e verso i desideri del Signore, ho aderito a consegnare tutto quanto avevo.
2A chi ha tanto fatto per l’Opera è giusto che tanto venga dato. Padre Migliorini ha anche lui fatto tanto… Basterebbe pensare a quanto ha dattilografato! Ma… Ogni cosa ha il suo “ma“.
L’Opera contrastata.
3E l’Opera ha questo “ma“: ma se non ci fosse stato Padre Berti, era certo che per il comportamento di tutti, o almeno di tutti meno pochissimi – vere eccezioni nella massa dei P. S. di M.[162], che hanno sempre osteggiato, criticato, addolorato a dismisura, e solo da poco tempo hanno mutato sistema e pensiero verso l’Opera di Gesù e il povero strumento di Gesù – l’Opera avrebbe finito a non andare all’O. S. di M. Ma la dolcezza, la sincerità, l’onestà disarmano. Sì. Disarmano Dio e lo strumento di Dio che deve tenacemente difendere gli interessi e voleri di Dio, anche se ciò gli costa tanto, perché non è piacevole disputare, rimproverare e minacciare castighi.
Onori ai costanti lavoratori di Dio.
4Io non so quanto ancora resterò sulla terra, né se mi sarà dato di vedere l’Opera stampata. Ma ci tengo a dichiarare che se l’Opera andrà a dare luce e bene alle anime, e lustro all’O. S. di M., anime e S. di M. devono aver gratitudine per P. Berti e P. Migliorini che, in modo diverso, ma con unica costanza, hanno lavorato perché la Volontà divina si compisse e le anime avessero il dono di Dio. E mi piace, dopo i due primi, costanti lavoratori di Dio, ricordare pochi altri che cooperarono, con carità, a dare sollievo allo strumento e aiuto ai due principali artefici del trionfo della Volontà di Dio e della sua Parola: il R. P. Gargiani, P. Sostegno Benedetti e P. Tozzi e P. Mariano De Santis.
Lo Spirito non soccorre l’anima pigra[163].
5(Parentesi. Interrotta a questo punto da una più forte debolezza, mi ero abbandonata sui guanciali e il divino Dettatore mi aveva lasciata riposare. Però, appena ripresa un poco, lo Spirito Santo mi dice un pensiero che io, in un momento di pigrizia conseguente al languore in cui sono, non mi sforzo a scrivere, dicendo: “Lo ricorderò”. Erano le 12. Ora sono le quattordici. E lo ricerco invano. Perduto! Ed era così profondo! Soffro nello spirito. Mi agito nella inutile ricerca di quel che, per mia colpa, ho perduto.
6Per la prima volta sento lo Spirito Santo severo nella sua voce, che mi dice: “Ti sei fatta pigra da qualche tempo. 7Quando sei interrotta da motivo di carità, o da disturbo dell’altro, Noi soccorriamo. Ma quando perdi una perla per una tua pigrizia non soccorriamo. Sta’ con la tua pena. E non cercare. Non troveresti quelle mie parole neppure se tu sfogliassi tutti i libri della terra. Questo tuo soffrire sia la tua punizione“.
8Ha ragione. Ma ero così stanca! Tanto debole che la penna mi cadeva dalle dita e cascavo da tutte le parti. Non riuscivo a tenere aperti gli occhi, né Dio mi trasmetteva la sua forza per servirlo, come fa quando vuole. Eppure… avrei dovuto scrivere[164], come e dove potevo, salvo poi ricopiare. Ora è fatta e non c’è rimedio. Se qui resta una lacuna è colpa mia. È vero. Sto ormai così male che mi sono fatta pigra. Sino ad oggi Dio ha compatito. Oggi punisce. Pazienza. Cosa meritata, e giusto castigo.)
637. Preparazione al parallelo delle
due passioni.
Promessa di Gesù al Portavoce[165].
1“Quest’anno ti darò un parallelo fra la mia e la tua Passione[166]. Così contemplerai ancora la Passione del tuo Signore, sarai illuminata per sopportare la tua con giustizia e confortata anche.”
Mistero preparatorio alla passione[167].
2Gesù che mi chiama affannosamente per tre volte mentre mi corre incontro come venendo dalla Probatica verso il Tiropeon, e poi si arresta presso un sepolcro dalla porta aperta come una bocca oscura e mi dice: “Dammi le tue mani. Mettile nelle mie, anima mia, perché Io ti trasfonda la mia Forza… Perché tu non sai cosa ti stanno facendo… Non sai quanta forza ti necessita per rimanere fedele… Perché tu, a Me solo, tu vuoi restare fedele, vero? Al tuo Gesù! Ecco, per questo vengo e ti aiuto così”.
3E io, pallidissima per la contemplazione, chiedo: “Perché questa luce di crepuscolo, che appena ci si vede? Scende forse la notte per me e l’Opera?” (perché a malapena vedo Gesù biancovestito, tanto tutto è penombra…).
4E Lui: “Il crepuscolo non viene solo per la notte che scende. Anche può significare principio d’alba”. Resta poi lì, e si fa sfavillante quando Don Dati[168] viene a benedire (benedizione pasquale delle case). Poi torna ad essere come prima, afflitto, stanco, ritto nella luce non luce del verdastro crepuscolo come di sentinella presso il sepolcro spalancato…
5(Di questa visione ebbi poi spiegazione nel “Parallelo” sulle 2 Passioni… ma sono pagine segrete…).
638. Il
parallelo tra la Passioni di Gesù
e
quella del Portavoce[169]
Le premesse remote alla vera Passione
La grande Vittima e la piccola vittima.
Dice Gesù:
1“Io e te. Io in te. Tu in Me. Il Cristo e il piccolo cristo. La grande Vittima e la piccola vittima. Il grande Calunniato, Tradito, Vilipeso, Condannato, senza avere diritto di farlo, e la piccola calunniata, tradita, vilipesa, condannata, senza avere diritto di farlo.
2I personaggi: gli stessi, per azioni, sebbene diversi per personalità. Il giudizio di Dio severo per quelli di allora e quelli di ora, su tutti i protagonisti del dramma ingiusto o santissimo, a seconda che lo si guardi dal lato degli uomini o dei cristi.
Lo specchio fedele di Gesù.
3Vieni, ché lo riviviamo insieme. E vedrai che tu sei lo specchio fedele del tuo Gesù.
4Quando è incominciata la Passione? Quando il processo? Forse nella notte fra il giovedì e il venerdì? Forse davanti a Caifa nell’aula del Sinedrio? No. Molto avanti. Da quando venni alla luce.
5Intorno a Me, sempre contrasto di amore perfetto da parte di pochi e di odio perfetto da parte di molti. Intorno a Me, sempre perfetta comprensione di pochissimi e incomprensione perfetta di moltissimi. Anche a te così. Da quando nascesti. E ne soffristi come Io ne soffrii, benché, molto più fortunato di te, ebbi per madre quella Madre. E quella Madre consolava da ogni dolore. Il suo amore, secondo in potenza e perfezione a quello del Padre mio divino, mi ripagava da ogni odio.
6Mi perseguitarono gli uomini dall’infanzia. Tu pure conoscesti le ingiuste gelosie, le invidie stolte che degenerano in odio verso il perseguitato, in paura dello stesso per l’oscuro pericolo che sovrasta e preme, quando, ancor piccoletto, l’uomo non sa capacitarsi del vero valore delle cose a lui favorevoli o a lui avverse, e lo stormir d’una fronda, l’oscurità, il grido corrucciato di un uomo preso dall’ira, le incognite di una fuga, assumono aspetto di grande pericolo.
7Io ebbi l’esilio, ma mai era esilio perché quella Madre era meco. Tu avesti un esilio più duro, pur non essendo costretta a dimora in terra straniera, perché ti fu straniero il cuore di quella che così poco servì la carità.
8Io ebbi fame. Anche tu.
Io ebbi freddo. Anche tu.
Io ebbi perdite di amicizie sin dall’infanzia. Anche tu.
9Poi ebbi il lavoro precoce, superiore talora alle mie piccole forze, perché si era poveri. Anche tu avesti il lavoro precoce, superiore talora alle tue piccole forze, perché la tua casa era povera d’affetti. Non bastava al tuo gran cuore l’amor di tuo padre, l’unico, vero, grande amore che avesti dagli uomini. Servì, questa tua fame d’amore, mai saziata, a farti venire a Me in modo non comune nelle creature. Buono, quindi, il frutto del poco amore che ti dettero; ma doloroso tanto il dover gustare questa mancanza d’amore.
10Non serbi rancore, in verità, per i molti che, nella parentela, o nella scuola, o nella società, non ti amarono; come Io non serbai rancore ai parenti che non mi amarono mai come avrebbero dovuto e il cui disamore, la cui incomprensione, anzi, si accrebbero più Io divenivo, da adolescente, uomo, e da uomo, il Maestro; come non serbai rancore ai nazareni concittadini, così ostili al Maestro come pochi cittadini d’altre città lo furono.
Pianto sulla morte di un padre putativo.
11Ho pianto la morte di un padre putativo amabilissimo e giusto. Tu pure piangesti la morte di un padre amabilissimo e giusto, avvenuta quando più ti sarebbe stato necessario e dolce averlo vicino. Anche per Me sarebbe stato dolce saperlo presso alla Madre, valido difensore contro le accuse di parenti e nazareni quando il falegname Gesù fosse divenuto il rabbi Gesù. È dolce averlo presso durante la missione, nei momenti più duri di essa. È dolce averlo a sostenermi col suo amore durante le amarissime giornate del subire tradimento e del patire.
12L’amore fedele di Giuseppe mi avrebbe ben consolato del tradire di Giuda! E la presenza di Giuseppe presso la Madre, sul Calvario, mi avrebbe dato una pace nel morire. Anche tu, se ora avessi qui il padre tuo, dal nome uguale a quello del Giusto, e dalla giustizia e carità così vive e paterne, soffriresti meno dell’amarezza che ti dà il tradire di molti e dell’essere sola, indifesa in tanta guerra, come Maria…
13Ma queste sono le premesse remote alla vera nostra Passione, al vero nostro processo ingiusto. Andiamo più oltre, alle premesse vicine.
Le premesse prossime alla vera passione.
Partenza dalla casa di Nazareth
14Io e te abbiamo sempre amato la volontà di Dio più della nostra, e sempre l’abbiamo voluta servire e compiere anteponendola ad ogni interesse e volontà nostra, non è forse vero?
15Ecco allora che Io lascio la casa di Nazareth, dove molta era la pace e relativa era l’incomprensione che vi penetrava, portata da parenti e concittadini; lascio l’ancor facile e dolce Volontà del Padre a mio riguardo – essere uomo, Io che ero Dio, e dell’uomo abbracciare le diverse condizioni della carne che ha fame, sete, sonno, che sente la fatica e il disagio delle intemperie e del calore solare ed estivo, e le condizioni del morale che soffre per i lutti, o gli asti, o del non poter dare maggior agio alla Soave che mi aveva dato al mondo; e come uomo essere sottomesso agli uomini dalla temporanea potestà, Io che ero il Signore, il Re, dall’eterna, infinita potestà – e abbraccio la più difficile Volontà del Padre mio, quella messa come tratto che unisce i due estremi del primo tempo della mia vita, la familiare, con l’ultimo tempo, quello della Passione vera e propria, e intraprendo la vita pubblica.
16Anche tu. Io ti ho chiamata, Io la cui volontà è una con quella del Padre mio, alla seconda parte della tua vita, la parte del mio portavoce. Come Io non ignoravo quanto mi attendeva nella vita pubblica, così tu non t’ingannasti su quanto avresti trovato nel servirmi in modo straordinario.
17Più uniti a Dio, sì, perché il Padre tanto più a Lui ci stringe quanto più compiamo la sua Volontà, e a Sé ci unisce se compiamo la Volontà dolorosa che Egli ci chiede per il bene di chi non sa amare Dio e prossimo e che, già non grato nella gioia a Dio, diviene suo nemico se il dolore lo preme. Più uniti, sì, ma anche, oh! quanto! quanto più tormentati dagli uomini per essere i portatori della Parola di Dio!
L’evangelizzazione in Israele.
18Eccoci ambedue sulla strada, ad evangelizzare, a portare la Buona Novella, a raccogliere critiche, calunnie, contumelie, biasimi, accuse, a conoscere volti che sono scenari dipinti dietro i quali è nascosto un cuore di serpe, a misurare quanto è labile l’amicizia, la gratitudine, la fedeltà umana, quanto è mutevole il cuor dell’uomo e come un luccichio d’oro lo travii sino a farlo nemico dell’Amico, e come ami più il bagliore freddo e smorto di un pugno di monete, che seco non può portare sicuramente durante la vita e che inevitabilmente lascia quando viene la morte, al vivo splendere dell’amore caldo e intelligente dell’Amico vero delle anime.
19Vieni, vieni, vieni, Maria, mia Maria. Metti la tua piccola mano stanca nella mia forte, salda, e vieni con Me senza paura. Così! Come Io fossi più tuo padre che tuo Sposo e Dio, o un tuo fratello buono che capisce perché già tutto ha conosciuto di quello che è il dolore dei messi di Dio, e ti ama perché tu lo ami senza accusarlo di essere cagione del tuo soffrire.
20Il giusto non confonde mai le cause del suo soffrire. Perdona sempre, a tutti, ma conosce il volto e il cuore dei suoi carnefici. E soprattutto conosce il volto e l’amore di Dio, e sa che se Egli permette che gli uomini servano Satana per torturare i loro simili, è per fare risplendere la vera grandezza dei suoi veri figli. Risplendere e premiare.
Le tentazioni.
21Andiamo dunque, ilari, la mano nella mano. Sono venuto a prenderti per trascorrere insieme per paesi e città della Palestina. È bella la Terra del tuo Gesù a primavera, e a te piace tanto. Bella! Bella anche se fra la sua opulenta natura, presso le chiare acque e in cima alle boscose alture, ovunque, sono celati aspidi e sciacalli. Non sfuggiamoli. Anzi andiamo loro incontro. Per riconoscere i tuoi torturatori nei miei nemici.
22Queste sono pagine per te sola. Soltanto alla Buona che tu sai, una delle Marie del tuo Calvario, le puoi dare, a confortarla della non potuta mantenere promessa. Devo pur castigare, qualche volta, chi mi irride! Ma voglia accettare dallo Sposo questa riparazione, acciò comprenda che l’ho cara, né è per mia mutata volontà che non mantengo la promessa. Anche questo le sarà dolce. Ma dille che non ne faccia parola ad alcuno. Ad alcuno, dico. Neppure ai più cari…
23“Un giorno Gesù, presi in disparte Pietro, Giacomo a Giovanni, salì sul monte e si trasfigurò…”. Ecco, Io prendo in disparte il mio piccolo Giovanni e la sorella sua, che sarà Giacomo in questo caso, e a loro sole mostrerò come tu sia in Me ed Io in te sino ad essere tu un piccolo Me.
24Andiamo dunque. Ecco il luogo della Tentazione, l’incontro col Nemico, principe e principio d’ogni altro nemico dei giusti; principio perché movente di ogni ingiusto atto umano. Gli altri nemici del servo di Dio non sono che fantocci mossi da lui, strumenti suoi, talora inconsciamente suoi strumenti, e inorridirebbero e reagirebbero offesi se alcuno dicesse loro che tali sono, perché essi… oh! essi credono di essere nel giusto, di essere indipendenti da ogni pressione esterna, e sono convinti di servire Iddio con l’opprimere il servo di Dio che, nella loro autodefinizione di “santi”, giudicano peccatore.
25E che di diverso era in quelli che per tre anni ingiustamente mi criticarono accusandomi di peccato per ogni mia azione di Verbo incarnato e che, in men di una notte, mi condannarono reo di morte?
26Essi pure si dicevano “i giusti” in Israele, gli unici giusti, i depositari della Legge e della Sapienza, i difensori di Dio che, in verità, tanto poco difendevano ed amavano sino a giungere ad uccidergli il Figlio.
27Essi pure si credevano indipendenti da pressioni esterne, liberi perciò nel loro giudicare, mentre, in verità, era scatenata in loro da Satana, loro movente, la triplice concupiscenza, e libidine di gloria, di potere, di ricchezza, li pungeva e premeva sino a farne dei deicidi.
28Essi pure dicevano di agire per dare onore e servizio a Jeové levando di mezzo il sacrilego nazareno.
29Ma come onoravano e servivano il Dio dei loro padri – Colui che con diretta istruzione aveva istruito i Progenitori sul futuro Messia, Colui che aveva posto le profezie sulle labbra dei Profeti del loro Popolo, Colui che splendeva in Me, Uno con Lui nella divina Natura, in ogni mia azione di Uomo perfettamente santo che nessuno poté mai trovare in peccato – se mi perseguitavano sino a darmi la morte di croce?
30Ma essi erano gli uomini nemici mossi dal Nemico principe, da colui che mi attese presso il masso desertico per tentarmi e distruggere, così, Chi avrebbe vinto e distrutto il suo lavoro di omicida del figlio adottivo di Dio. E il Nemico di Dio – sempre di Dio, anche se tenta gli uomini, perché, in verità, a chi muove guerra muovendo guerra all’uomo? a Dio muove guerra, perché, se vince l’uomo che assale, strappa un figlio al Padre dei Cieli – e il Nemico di Dio, dicevo, mi tentò.
31Astutamente. Oh! egli sa come vinse la prima volta, e sa che un solo uomo, fra tutti i nati di donna, uno solo, dico, non avrebbe fremuto in alcun modo davanti al carnale frutto porto e magnificato dal lussurioso Demone. Perché molti eroi della purezza ebbe la Terra – i vergini, i casti, che sono le bianche schiere dei Cieli – ma sotto il candore della loro stola stanno, come accesi rubini, le lotte sostenute coi fomiti della carne per essere fedeli alla candida virtù che li fe’ angeli in veste d’uomo. Io non ho conosciuto quel fremito. Come potevo conoscerlo se immacolato Figlio dell’Immacolata e di Dio? E se non apersi la mente alle parole di Satana?
32E cercando questi, fra i nati di donna – il Messia – con quel mezzo saggiò gli uomini, instancabile, e quando trovo chi restò senza fremiti e senza curiosità alla sua carnale seduzione, fu certo di aver trovato il cercato Messia, il suo Vincitore futuro se egli non fosse riuscito a vincerlo. E allora tentò l’Uomo per far perire il Salvatore, Redentore, Vincitore, prima che Egli salvasse, redimesse, vincesse il peccato e la morte. Ma in luogo di vincere fu vinto.
I nemici dell’Opera.
Gesù e Maria vegliano sull’Opera.
33Maria, ricordi le tue tentazioni? Non seguì lo stesso sistema per tentare di fare perire te, per farti odiosa al mio sguardo, onde Io non ti chiamassi a ricevere la mia Parola per gli uomini, indi poi – seconda parte della tentazione – già mio portavoce, a tentare di farti peccare in superbia, disubbidienza, menzogna, perché perisse non solo la tua anima ma la mia opera?
34Tu pensi: “Ma la tua opera è perita benché io ti sia stata fedele nell’ubbidienza, umile nonostante l’onore che mi desti, sincera sino allo scrupolo nel dire solo e sempre la verità dell’udito e visto”.
35No. L’opera non è perita benché gli uomini abbiano servito perfettamente le mire di Satana per farla perire. Io te lo dico: non è perita. Non può perire. Io e mia Madre vegliamo su essa. Periranno coloro che male tutelarono e male giudicarono, ma l’opera non perisce. Gli uomini possono prevalere coi loro sentimenti impuri, ma non distruggere l’opera di Dio. Il castigo andrà a chi ha peccato e pecca. Ma l’opera non pecca e tu non hai peccato. Quindi non perirà.
Gli uomini che hanno rovinato l’Opera.
36Credi di aver finito di essere tentata? Non te lo credere. E per questo ti ho chiamata oggi in quel modo (il 30 marzo ore 15,30) dicendoti di dare a Me le tue mani, per trasfonderti la mia Forza[170].
37 Perché Io sapevo e so ciò che si scatena ora di odio contro te, ora che per essere fedele alle quattro virtù cardinali, oltre che alle tre teologali, hai deluso gli uomini e vinto una nuova tentazione.
38Dovrebbero ringraziarti perché tu impedisci loro di peccare e di incorrere in castighi. Ma quando mai quell’Ordine ti amò di amore giusto? Quando con giustizia? Quale membro ti fu santamente tutore? Interesse, boria, diffidenza, calunnia, menzogna, ecco quanto si agita nei diversi cuori sotto la veste nera che li copre. Ma Colui che smascherò scribi e farisei, Colui che è stanco – sono due anni che ho nausea delle loro azioni – li scopre, te li mostra. Eccoli gli uomini, gli uomini che ti hanno già danneggiata tanto, che hanno rovinato l’opera, che ti hanno dato tanto dolore, eccoli col loro vero volto di astiosi perché delusi nei loro disegni.
39Ricorda! Ricorda! Era il marzo 1947, e ti dissi: “Colui, il sacerdote, che mette la mano nel tuo piatto e mangia del pane che Io ti ho dato – la mia Parola – alza contro te il suo calcagno e stabilisce in cuor suo una cosa iniqua dicendo: ‘Dopo questa non si rialzerà’ “. Lo vedi? Non importa. Te lo dissi e lo ripeto: in verità l’essere portavoce è l’accidente, ma l’esser fedele nella giustizia è la cosa che dura eterna. Quindi di questo solo ti devi preoccupare.
Andiamo avanti. Riconosciamo altri nemici miei.
I nemici della Galilea.
40Ecco, sulle sponde del mio mare di Galilea, coloro che si preoccupano dei morti per lasciare la Vita. Sono quelli tutti presi dalle sollecitudini terrene, i quali perdono di vista il fine giusto, che darà premio eterno, per seguire un fine che finisce qui, sulla Terra. Seppellire i morti, e specie se questi sono i genitori, è opera buona; ma più buona opera è seguire Iddio che dà vita all’anima.
41Anche pubblicare l’opera è cosa buona, perché le anime troveranno vita in essa; ma ubbidire a Dio, alla giustizia, essere umili, prudenti, rispettosi verso il Corpo Mistico, è cosa più buona, perché dà premio di vita eterna. Premio puro da ogni fomite umano.
42In verità, se la fretta attuale di stampare venisse da un unico movente – lo zelo per dar cibo alle anime – sarebbe ancora assolta in parte, dalla divina e infinita Misericordia, la loro disubbidienza. Ma molte impurità umanissime sono in questa fretta attuale, molte! Ed Io, giusto oltre che misericorde, non posso in verità assolverli, tanto più che essi, che dovrebbero esser lume alla tua anima, sale, sostegno, esempio, alla tua e a quella dei tuoi testimoni, divengono sorgenti di fumo, peso, sapore che travia il gusto sano, male esempio: scandalo in una sola parola. È noto come Io ho giudicato coloro che scandalizzano i “piccoli”.
43Eppure, ecco che anche tu trovi coloro che si occupano di cose morte, e vorrebbero che tu te ne occupassi, e che, meno eroici di quello del lago, non sanno seguire i passi miei che tracciano il giusto cammino, ma si attardano con impuro affetto a carezzare cose morte. Non è in tal modo che si ottiene dal Cielo il miracolo della risurrezione delle stesse. 49Maria di Magdala la grande peccatrice e la grande convertita, l’umile madre del morto di Naim, Giairo il sinagogo, credettero ciecamente alle mie parole, non vollero fare da loro, ma mi lasciarono fare, mi seguirono con fiducia negli ordini che davo, e ottennero la risurrezione dei loro morti. Sono forse costoro, che ti vogliono far compiere azioni che Io ti consiglio di non compiere, più sapienti di Dio? Più potenti di Me?
44Passiamo oltre senza curarci del mormorio che la mia risposta al figlio del padre morto suscita fra i presenti all’episodio. Mormorio di voce umana. Trascurabile quindi.
I nemici di Nazareth.
45Eccoci nella mia città di Nazareth. Anche in essa sono Maestro e autore di miracoli. Ma essa non mi ama e “a cagione della incredulità dei nazareni il Cristo non fece in Nazareth molti miracoli“. Essa non mi ama, e quando Io dico ad essa la verità per amore verso la mia città che vorrei santa – la verità detta a chi pecca per trarlo dal suo errore è sempre carità e della più eletta – essa prende pietre per lapidarmi e, trascinatomi in cima al monte, cercarono di farmi perire.
46Anche tu, in quella che dovrebbe essere la tua città (l’Ordine dei Servi di Maria) non sei amata, e per questa loro incredulità non puoi dare l’altro miracolo delle spiegazioni delle Epistole Paoline, che solo Io posso rendere chiare, in piena verità e rispondenza col pensiero di Paolo. E perché dici la verità ti lapidano e vorrebbero precipitarti. Le pietre, sì, ti feriscono, ma farti decadere non riescono, perché tu passi con Me in mezzo a loro. E se non muteranno, non solo passerai con Me, ma con Me te ne andrai lungi da loro. Mancano soltanto ancora poche gocce del loro mal liquido a far piena la misura del calice della loro incredulità, del loro disamore, e della mia sopportazione. Colmo che sia, Io ti trarrò meco lungi da loro, per darti almeno un trapasso pacifico fra le braccia dell’Amore, senza che gli uomini ti turbino l’estrema ora con le loro grida e azioni non buone.
Andiamo oltre ancora. Incontro ai falsi amici.
I falsi amici.
47Chi sono? Sono gli Scribi, i Farisei, i Sadducei, gli Erodiani, che mi invitano ai loro banchetti per poi criticare Me ed i miei discepoli perché questi non hanno compiuto purificazioni esteriori; o mormorano perché Io perdono la peccatrice che li ha superati col darmi quei conforti, in uso fra gli Ebrei, che essi non mi avevano dato; o mi interrogano su questioni legali o spirituali, mostrandosi desiderosi di apprendere ma, in verità, covando in cuor loro la speranza di potermi cogliere in fallo; né valsero le mie risposte di incarnata Sapienza e di vero Figlio della Torà a farli persuasi che Io ero il Messia profetizzato. Ma anzi servirono a creare i capi d’accusa per Me, nella notte fra il Giovedì ed il Venerdì.
48Eccoli! Quelli che mi chiedono perché i miei discepoli non si lavarono prima di assidersi a mensa, dimentichi che uno di loro, Simone il fariseo, non mi aveva, volutamente, dato di che lavarmi e profumarmi, secondo gli usi di Palestina, quando mi aveva voluto suo ospite, ma anzi aveva mormorato in cuor suo sull’azione riparatrice della pentita; riparatrice, dico, delle colpe di lei, ma anche della colpa di lui: Simon fariseo.
49Eccoli! Quelli che mi interrogano sul divorzio, quelli che mi tentano sul tributo a Cesare per avere un capo d’accusa da portare contro Me a Pilato… Oh! gli astuti accusatori che mi vogliono morto, ma non vorrebbero che illegale fosse il martirio!
50Eccoli! Quelli che mi trascinano ai piedi l’adultera con duplice scopo…
51Quelli che si scandalizzano quando Io ripulisco la Casa del Padre mio divenuta luogo di baratto, usura e mercato.
52Quelli che fingono di fraintendere la seconda vita della carne dopo il Giudizio finale, la risurrezione, per vedere se dico eresia.
53Quelli che mi fan chiedere capziosamente quale sia il più grande dei precetti.
54Quelli che dicono che per credere in Me hanno bisogno di un segno. Hanno forse creduto dopo che lo ebbero? No. 62Come non credono a te, come non ti hanno creduto e non ti crederanno mai veramente, anche se dicono di credere che tu sia il mio portavoce e che le lezioni dell’opera vengono dalla Sapienza, e lo dicono per ingannarti sui loro veri disegni; o credono e credettero e crederanno instabilmente, e solo quando la forza di certe testimonianze li piegheranno a terra come superbi alberi che un uragano piega, pronti a rialzarsi e a negare quella loro transitoria fede non appena il potere di Dio non li preme più e il suo splendore non fiammeggia paurosamente loro dinanzi.
Ciò che i veri amici non fanno.
55Amici? No. Gli amici non tormentano con domande capziose per vedere se riescono a far cadere in errore, posto che errore non v’è nello scritto.
56Gli amici non rimproverano di colpe non vere mentre sanno che essi andrebbero rimproverati di loro azioni non buone, che hanno fatte e fanno, sapendo di farle.
57Gli amici non mettono in condizione di criticare le azioni delle Autorità e ribellarsi ad esse, alterando la verità sulle azioni delle Autorità per poi denunciare alle stesse le ribellioni o le critiche aizzate e suscitate dalle loro tendenziose parole.
58Gli amici non si ribellano quando un giusto zelo spazza come lordura e mercimonio indegno quanto occupa la loro anima profanata da sensualità della mente.
59Gli amici non fingono di fraintendere le chiare spiegazioni per muovere obbiezioni sperando di farti cadere in eresia.
60Gli amici non fanno tradimento di azioni illecite per poi dire che l’amico è complice loro.
61Gli amici non dipingono l’amico come folle o indemoniato, mentitore o subdolo.
62Tutte queste cose gli amici veri non le fanno. Sono dunque costoro, i tuoi falsi amici, amici? No. Tentatori sono. Calunniatori sono. Negatori sono. Astuti sono. Ladri e bugiardi sono. Attentatori della tua vita che consumano con le loro azioni, e dell’opera che danneggiano con le loro azioni, quindi omicidi e distruttori impuniti... No. Non impuniti. Potevano esserlo sinché la mia pazienza durava… non dopo che essa è esaurita.
63Senza carità sono, quindi senza Dio. Attenti, come e più degli antichi strategoi del Tempio, ma non per reverenziale amore alla Santità del Signore, vero Capo del Tempio, ma per cercare un motivo con cui convincere di peccato i semplici. Sempre pronti ad asserire il non vero, ad alterare le cose, ad aggiungere o a levare, covando in cuor loro un disegno impuro.
Gli amici “concupiscenti”.
64Io li chiamo “concupiscenti“. E tali sono in due dei tre rami del maledetto albero nato nell’uomo dal seme del vietato pomo. Lo sono nella concupiscenza degli occhi, perché curiosità malsana ed avarizia li mossero ad occuparsi di te, e la concupiscenza degli occhi è curiosità ed avarizia. E lo sono nella concupiscenza della mente, od orgoglio della vita, per renderti più chiara questa faccia della concupiscenza umana. Esso è dato dall’egoismo che l’amor proprio sfrenato ha suscitato in loro al punto di credersi simili a Dio, anzi al punto da poter imporre a Dio di fare ciò che essi vogliono, così come con ogni loro potere cercano premere e piegare il prossimo loro per farne il loro schiavo che li serve e teme non osando reagire alla loro mal larvata violenza. Dal maledetto ramo della concupiscenza mentale pendono gli attossicati frutti della vanagloria che, disordinatamente stimandosi, esige lodi e ringraziamenti da ognuno, al quale i vanagloriosi si impongono con un ipocrito aspetto di santi, steso a coprire la verità oscura della loro anima concupiscente. L’orgoglio della vita spegne in loro la Vita che è gloria vera e senza fine, pospone Dio all’io, fa dell’uomo, che dovrebbe essere servo di Dio, un ribelle alla legge divina e un servo alla legge del peccato.
65Io li aborro più degli aperti nemici che hanno l’ardire di mostrare ciò che sono, sapendo che per questo vengono giudicati severamente dai buoni. Non amo le serpi che si avvolgono fra rami fioriti per nascondere il loro vero aspetto e mordere senza che l’assalito abbia tempo di difendersi. Odio l’ipocrisia più ancora dell’omicida violenza. Perché la prima uccide non solo una carne e una vita umana sfidando il rigore delle leggi, ma uccide, o tenta di farlo, il buon nome, la stima, la fama di un giusto, e per sempre talora sulla Terra; assassina impunita che non versa sangue, ma in verità è più carnefice di un carnefice, assassina che solo Dio colpirà delle sue punizioni. Ma quanto male, prima di essere punita da Dio, essa compie! Quanto bene distrugge! Quanto dolore crea!
66Guardati intorno. Li vedi i tuoi falsi amici. E li conosci ormai senza possibile dubbio. Sii ferma, come Io lo fui, nel resistere senza applicare il taglione[171], ma anche senza scendere a patteggiare con essi, per avere pace terrena. Sarebbe duplice errore. Perché la tua condiscendenza ribadirebbe nei loro animi le loro malvagie conclusioni a tuo carico. E perché, non avendoli ugualmente amici sulla Terra, perderesti l’amicizia eterna dell’eterno Amico tuo: il tuo Gesù. Io te lo dico: sii ferma, non vendicarti, anzi perdona senza cedere, per quanto è grosso un capello del tuo capo, ai loro disegni. E perdona. Tu perdona. Iddio farà poi la sua parte.
“Gli amici instabili”.
67E procediamo per altre regioni, e incontro ad una altra classe di nemici nascosti. Quelli che Io chiamerò “gli amici instabili“. Quelli che sono sedotti dal miracolo, dal fiammeggiare della verità e potenza, da un sogno di speranza, e da speranze di trionfo. Quelli che seguono sinché non c’è pericolo a seguire, pronti domani ad andarsene se pensano che il seguire non dà utile, anzi che può dare dei fastidi.
68Il primo chi è, non in ordine di tempo, ma di gravità nel suo peccato? È Pietro. Il primo degli Apostoli, la Pietra su cui fondavo la mia Chiesa. Così pronto nel venire a Me, così audace nel difendermi, nel professare la verità su Me! E poi? E poi eccolo, vile, menzognero, traditore, nello spirito, del suo Gesù. “Io non conosco quest’Uomo. Non sono un suo discepolo“.
69In verità, in verità ti dico che in quel momento Pietro fu più vile di Giuda. Perché Giuda ebbe l’audacia del suo delitto e, pur sapendo di disvelarsi in tutto il suo orrore e di marchiarsi per sempre dello sprezzo del mondo sinché il mondo sarà, sfidò tutto e venne, alla presenza di un popolo, di cui ignorava le reazioni, ad indicarmi ai carnefici. Si professò mio discepolo con quell’atto, non negò di esserlo, fu e volle essere noto come il “traditore” e il “deicida”.
70Pietro, invece, non ebbe il coraggio di dire: “Sono suo discepolo, lo conosco”. Avrebbe dovuto aggiungere: “E professo che Egli è il Giusto come si conviene al Figlio vero di Dio vero“. Non avrebbe fatto che rendere onore alla verità, a quella verità nella quale aveva sempre creduto sinché era non pericoloso il crederle, a quella verità che era gloria anche per lui, perché è onore seguire e amare i giusti, e sommo onore essere discepoli di Dio. Ma egli rinnega…
71Ora il suo Maestro viene trascinato davanti al Sinedrio come malfattore, sacrilego, demonio; e andare contro al Sinedrio è pericoloso, e andare contro una plebe che si rivolta contro al fino a ieri acclamato è pure pericoloso. Ci vuole eroismo a difendere uno caduto in disgrazia. E l’eroismo viene da vita interiore fortemente nutrita di carità, ossia sostenuta dall’unione con Dio, e da fede amorosa e certa nell’Amico.
72Pietro non è ancora confermato nella carità e nella grazia. Pietro è ancora “l’uomo“, e dell’uomo ha l’egoismo e la viltà, la fede instabile, l’amicizia labile. Pensa a difendersi da possibili pericoli, e non a difendere, almeno con la parola, l’Amico. Lascia che di Lui parlino solo i nemici ed i comperati testimoni. Contro le loro menzogne non alza la sua parola franca e giusta. E così anche Pietro, che solo poche ore prima aveva intinto il suo pane nel mio piatto, s’era nutrito di Me, e m’aveva professato d’esser pronto a dar per mio amore la vita, alza contro Me il calcagno col rinnegarmi dicendo: “Non lo conosco”.
73Perché Pietro ha fatto quel peccato, lui, il già designato Pontefice della Chiesa che già era all’alba della sua fondazione? Perché era “l’uomo carnale” che la prova e il pentimento non avevano ancora potuto convertire ad “uomo interiore“. Perché Dio permise quel peccato nel primo Pontefice della Chiesa di Cristo? Perché, “ravveduto che fosse, confermasse i suoi fratelli“, ossia, ricordando la sua debolezza, la sua, di lui che per tre anni s’era nutrito della mia carità e sapienza, sapesse giudicare con giustizia vera, senza intransigenze di antico israelita e senza debolezze di imperfetto sacerdote, le colpe dei suoi agnelli, sempre meno colpevoli di lui sol per non essersi direttamente nutriti della mia Parola. E anche perché, ad esempio di lui che peccò e fu perdonato e poscia, umiliato e ravveduto, fatto “uomo interiore e sacerdote santo”, vero Padre e Pastore dei figli di Dio e degli agnelli del mio Gregge, ogni Pontefice sia, come il Pietro primo, giudice e padre, senza intransigenze e senza debolezze, Pastore buono, altro Me, perché il mio Gregge non perisca e non sia calpestata la mia Dottrina.
Altri amici instabili.
74Altri amici instabili: i discepoli che abbandonano il Maestro dopo il discorso del Pane del Cielo. Perché questi hanno abbandonato? Perché Gesù li richiama a seguire il Cristo non secondo gli stimoli della carne, ma per gli impulsi dello spirito, ossia con rigenerazione dell’uomo vecchio, rinato figlio di Dio per aver creduto in Me e accolto Me.
75Non avevo forse detto alla Samaritana: “L’ora viene in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito a verità”? E a Nicodemo non avevo detto: “Chi non rinascerà nello spirito non avrà il Regno del Cielo“? E la donna dalla vita impura, scismatica per religione, accolse la mia parola e da allora adorò Iddio in spirito e verità. E il grande Nicodemo, luce del Sinedrio, accolse il mio invito e rinacque, tanto da essere apertamente mio amico allorquando un Pietro mi rinnegava. Perché non avrei dunque dovuto richiamare i discepoli che mi seguivano per troppe cose che erano vanità e non spirito e verità?
76Ma in loro era la superbia di essere “i discepoli” e, presumendo di essere per questo già fondati nel Regno, ecco che si rivoltano al Maestro e vogliono fare da maestri a Lui, in un contraddittorio dal quale appare la loro non certa fede in Me, la loro imperfetta formazione e, ciò che più è grave, la loro volontà di non essere perfezionati da Me. È l’antico peccato che risorge. Sempre quello. Lo Spirito del Male fischia ai loro orecchi la sua canzone, ed essi la accolgono, si sentono dèi, giudicano di saper fare a meno di maestri, e se ne vanno. 88E se ne vanno! Dove? Là dove vanno tutti coloro che superbia trascina, che legge di carne fa ebbri: lungi dalla via e vicinanza di Dio.
77Molto meno grave nella sua instabilità è il giovane ricco che, benché attratto dal Maestro, è ugualmente attratto dalle ricchezze e, preso fra le due correnti opposte, preferisce abbandonarsi alla più comoda: godere delle ricchezze.
78Altro esempio, ma più grave perché l’instabile è qui uno che ottenne da Me grande miracolo e che mi aveva avvicinato più volte, è quello di Cusa. Anche egli è per Me sinché gli dura il ricordo delle sue ansie per la moglie malata e sinché l’essermi vero amico non poteva mettere in pericolo il suo posto a Corte. Ma quando Erode non mi temé più, perché ero, ai suoi occhi umani, il vinto, il lebbroso, il folle, il maledetto, il rinnegato dal Tempio e dalla Nazione, e anzi, non temendomi più e sentendosi offeso del mio silenzio, mi odiò fortemente, ecco che Cusa, che già s’era prestato al tranello dei miei nemici attirandomi nella sua casa per il convito in cui subdolamente mi si offerse il regno – l’umanissimo e spregevole regno – mi si schiera contro sino a punire la moglie d’essermi fedele, né lo converte la mia resurrezione e nessun altro miracolo. L’uomo accecato dai falsi valori, che abbandona le cose sicure ed eterne, per il precario favore di un re e la fuggevole potenza di una carica a Corte!
79Quanti di questi seguaci di ciò che dà onore effimero, di ciò che è catena anche al libero volere e giudicare dell’anima e della mente, quanti servi, anzi schiavi del loro orgoglio, non ho Io fra i miei stessi ministri!
Gli amici traditori.
I falsi amici del Portavoce.
Questi i miei amici instabili. Riconosci in essi le figure dei tuoi?
80Eccoli quelli che, dopo essersi sentiti aumentati in prestigio perché tuoi amici, sono pronti a dire: “Io di questa creatura non mi curo. Non la conosco e non la voglio conoscere”.
81Eccoli quelli che ti hanno mostrato amore sinché hanno sperato che la tua luce li innimbasse di gloria e la tua fatica fruttasse loro utile, ma il cui vero sentimento è apparso quando è apparsa velata la tua luce da un giudizio provocato più da essi e dalle loro azioni, sempre opposte ai miei consigli, che non dà alcun altro motivo, e che ora non ti mostrano amore, in verità no, che non ti mostrano amore.
82Eccoli quelli che a pronunciarsi hanno atteso… per non avere il caritativo coraggio di sostenere te, sinché è incerto il tuo trionfo.
83Eccoli quelli che, tra le ricchezze ingiuste e la vera ricchezza di servire Dio nel suo strumento, hanno preferito i comodi delle prime, scansare le noie…
84Eccoli quelli che, richiamati al dovere di essere “spirituali” mentre carnali sono, preferiscono andarsene da soli, per il loro sentiero che non è più quello che Io ho indicato.
85Eccoli quelli che, dopo aver tanto avuto da Me e da te, lasciano l’amicizia del Re dei re e della sua fedele per piacere al loro intimo re, e dopo averti offerto un’aureola di paglia e di fiori, che oggi sono tali ma domani sono strame e poi nulla più sono, ti si schierano contro perché tu la rifiuti, preferendo ad essa la spinosa corona della perfezione e della gloria eterna, e ti cingono di una corona di scherni…
86Oh! lasciali fare! E lasciali andare! È detto: “Guai ai soli”[172]. Ma è meglio essere soli all’avere amici che tentano al male. È meglio essere coronata di scherni, che cadranno come foglie morte, anzi già cadono, quando Io vorrò fare risplendere la verità, al portare una falsa corona che può ingannare solo gli stolti e i carnali. Quest’ora oscura sarà quella che ti darà la luce perfetta qui e oltre. Io te lo dico.
Gli amici traditori.
87Ed ora gli amici traditori. Giuda ne è l’esemplare perfetto. Ma tutti quelli che, dopo aver ricevuto benefici, si volgono ad accusare con accuse non vere, ne sono i seguaci. Io li ebbi. Tu li hai.
88Io ebbi l’esemplare perfetto nell’avido di denaro e nel deluso nei suoi disegni di orgoglio. Tu pure, in questi.
89Io in colui che m’era caro come un fratello. Tu pure. Mi tradì con un segno d’amore. Con falsi segni d’amore tradirono te.
90Si diceva mio credente, e mi designò come un satana. A te pure dissero di crederti strumento di Dio, ma quando, per esserlo realmente, ti opponesti ad un loro disegno, ecco che ti dissero, e dicono, essere strumento di Satana.
91Si diceva sedotto dalla mia Sapienza, ma apertamente mi chiamò folle quando la delusione e l’ira, circa i disegni che aveva nel cuore e per la scoperta di essi, lo fece nemico dell’Amico divino. A te pure dissero essere sedotti dalla Sapienza che parlava in te facendoti suo portavoce; ora, delusi e scoperti, dicono che sei una demente, anormale e per vizio di nascita e per le infermità che hanno aggravato la tua imperfezione mentale.
92Mi tentò al peccare perché non poteva ammettere che Io fossi superiore al peccare per essere Dio e per essere l’Uomo giusto, perfettamente giusto, volontariamente giusto. Ti tentarono a peccare, non nello stesso mezzo tentato da Giuda, ma in quello che a loro premeva, e col duplice scopo di raggiungere il loro scopo utilitario e orgoglioso e di avere una prova valida a farti giudicare colpevole, nel folle sogno che, tu eliminata, maggiore e più libero utile e orgoglio venisse a loro.
93In verità che i trenta denari furono il macigno che Giuda si mise al collo per precipitare nell’abisso, e la folle speranza di trionfare in un qualsiasi modo, poi che non aveva potuto essere il “grande” di Cristo Re d’Israele, fu la fune che lo fece suicida, privo della Vita e della vita, morto, morto, morto in eterno, satana, satana, satana in eterno, Lucifero secondo del Dio Figlio come Lucifero primo lo fu di Dio Padre-Figlio-Spirito Santo, ribelli ambedue, superbi, avidi, e ambedue fulminati, Arcangelo ed Apostolo, dalla Giustizia divina.
94Ma che di diverso ora? E in verità se il tuo pregare non avesse interceduto per dare loro tempo a convertirsi, la punizione sarebbe già scesa dal Cielo. Come Giuda, per avere una giustificazione al suo iniquo operare, con ogni mezzo cercò di darmi aspetto di peccatore, atto a farlo apparire, lui, un giusto che con strazio agisce contro l’amico per dare onore a Dio, per persuadere gli incerti che Io ero un falso Cristo, e a fortificare gli avversari, a coronare il suo folle sogno, altrettanto altri con te.
95È venuta l’ora che ti profetizzai due anni prima d’ora. È sufficiente che tu rilegga quelle mie parole per sapere dove sono giunti, senza che Io continui il parallelo che angoscia te e nausea Me.
96Altra arma di chi non è giusto e non ha l’ardire di subire le conseguenze delle sue ingiustizie: allora con lacrime e speciosi richiami agli affetti cerca far tacere o fermare parola e atti di chi giustamente compie la sua missione, che agli imperfetti non piace.
Il tranello degli affetti.
97Il tranello degli affetti! Mi si tentava a non essere il Cristo agitandomi le ansie di mia Madre e il mio dovere di esserle figlio secondo la carne. È nota la mia risposta: “Mia madre ed i miei fratelli sono quelli che fanno la Volontà di Dio“. Più della Madre m’era questa Volontà. Per tutti i veri figli di Dio più d’ogni altra cosa deve essere questa Volontà, sia essa dolce o amara come il calice del Getsemani e la spugna col fiele della Croce.
98Anche tu, vorrebbero farti tacere o recedere dalla via che hai presa invocando l’amore e le fatiche avuto e compiute per te e per l’opera. No. Non è amore, né sono fatiche compiute per amor tuo. L’amore è rispetto e condiscendenza, è desiderio di non dare danno o dolore a chi si ama. Tu li ami, tu che, benché appassionata in mille modi dai loro atti, li vuoi salvare, far che non soffrano, e come ti fossero figli li difendi… Oh! 116Povera che ancora non hai conosciuto l’abisso del loro cuore! Dicono di amarti, dicono di ricordarti il loro amore, ma ad esso fanno appello per paralizzarti azioni e parole che potrebbero essere causa di loro punizione e bavaglio e catena che strozza le loro parole e impedisce loro nuove azioni.
99Non impressionarti di nulla, e nulla ti pieghi su compromessi di cui poi non ti sentiresti felice. Non godere delle loro lacrime più o meno sincere, non delle loro testimonianze d’affetto più o meno sincero, ma ugualmente non ti trattenga quel pianto, o quelle testimonianze, da agire secondo giustizia. Neppure una paura illogica di mancare alla carità ti trattenga, quando ogni pazienza e persuasione saranno esaurite invano.
Eroica giustizia.
Carità e giustizia.
100Ho insegnato: “Se tuo fratello ha peccato contro te, va’ e correggilo fra te e lui solo; se ti ascolta hai guadagnato tuo fratello. Se non ti ascolta prendi teco dei testimoni affinché per bocca di essi si stabilisca ogni cosa. Se non cede e si ravvede, fallo sapere alla Chiesa; se poi non cede e non ascolta neppur la Chiesa, tienilo in conto di gentile e pubblicano“.
101Ecco perché ti ho eletto dei testimoni, da anni. Ed ora ti dico: entrino essi in attiva azione, essendo presenti e parlando anche per te, perché coloro che abusano della tua pazienza, educazione e rispetto alla veste sacerdotale, si sentano a disagio con altri che non sono te…
102Non è mancanza di carità essere giusti verso i colpevoli, e giusti esercitando la giustizia in ogni azione. Mancai forse di carità verso mia Madre coll’esercitare l’eroica giustizia di fare tutta la Volontà del Padre mio? No, in verità. Anzi, col fare questo, di Lei Immacolata ho fatto Lei Corredentrice. L’ho incoronata di questo secondo glorioso serto che altrimenti non avrebbe avuto. Né Lei si rifiutò a cingerlo benché fosse serto di smisurato dolore. Guarda Noi. Io: il Figlio che non rinnega la Madre amatissima ma le antepone la Volontà di Dio perché essa volontà deve avere la precedenza su amori, voleri, diritti umani, anche i più santi. E guarda Lei: la Madre che non trattiene il Figlio dal compiere la Volontà per cui vestì carne. Vestiti il cuore del nostro eroismo e con carità vera agisci.
103La pazienza diviene stoltezza e stoltezza la stessa carità, quando non sono unite a giustizia. Io, il Paziente perfetto, quando vedevo toccato il limite oltre il quale pazienza e carità si sarebbero mutate in complicità e ingiustizia, mi separai dai colpevoli dopo parole severe. Non c’è amore, per grande che sia, che possa permettere il delitto dell’amato. Ricordalo. Si agisce. Poi si prega per la redenzione dei colpevoli. Ma si agisce. Sempre. Perché il non farlo vorrebbe dire che si vuole essere complici loro.
I pochi amici dell’Opera.
Il grande Gamaliele
104E superate ormai le premesse lontane e vicine della nostra passione, conosciuto il volto, specie quello spirituale, dei nostri nemici, prima di immergerci nella vera e propria Passione, sostiamo a contemplare i pochi amici nostri.
105Pochi, e di questi pochi, pochissimi fra i sacerdoti e dottori, Io ebbi. Ma quei pochissimi, buoni. Ecco fra i pochissimi Giairo e Giuseppe e Nicodemo, e pochissimi altri fra i quali lo Scriba buono.
106E poiché sono giusto, metto fra questi anche il grande Gamaliele, benché possa parere strano ai superficiali. La sua reale giustizia lo fece essere assente alla mia condanna. Un atto grande e grave in quel momento e davanti a quel consesso. Ed Io l’ho ricordato nel mio Cuore angosciato da tanto odio, tradimento, colpa di tutto un popolo, del mio Popolo, da Me ammaestrato, miracolato, amato, dei miei seguaci e, più che seguaci, dei miei eletti, ora dispersi perché il Pastore era preso… Tutti meno pochi a Me contro! Il mio Popolo! La mia Gerusalemme! Io l’ho ricordato il gesto di Gamaliele, del più grande dei rabbi d’Israele, ebreo sino al midollo più interno delle ossa, incrostato alle tradizioni, anzi chiuso nel diaspro inattaccabile della vecchia dottrina, ma un giusto sempre.
107Non m’era stato amico e non nemico quando ero libero e forte. Attendeva il segno per credere che Io fossi il Messia. Ma quando mi vide in un’ingiusta veste di malfattore, non credendomi ancora il Cristo, uscì però dal suo riserbo per richiamare alla legalità i giudici ebbri di odio. Se avesse saputo far giusto il suo fermo credere alle luminose parole di un Fanciullo sapiente in un Pasqua lontana, sarebbe stato sul Golgota con Giuseppe e Nicodemo. Ma era troppo legato il suo credere, e quindi di ostacolo a vedere la verità.
108Anche tu hai alcuni che, per rigidezza di fede, creano a sé stessi degli ostacoli al vedere la verità. E su te e sull’opera. Attendono un segno. Come lo attendeva Gamaliele. 129Mettili però sempre nella schiera degli amici, anche se non paiono essere tali perché un eccesso di giustizia li fa lenti a riconoscere il vero. E prega che anche a loro un celeste scuotìo di terremoto laceri il velo triplice steso sul santo dei santi del loro spirito giusto e serrato, ed esso veda la verità di quest’opera e di te, mio portavoce, e non inutile sia la nostra fatica di Dettante e di scrivente.
Gli amici laici.
109Ed ora ecco gli amici laici, più numerosi benché in apparenza meno santi perché laici, e anche di regioni considerate “anatema” dai “santi” d’Israele.
110Lazzaro amico di tutte le ore e in tutte le vicende, e le sorelle sue; e gli abitanti dei paesi della costa, dei monti e del lago, e quelli di Samaria, migliori, nella più parte dei casi, degli stessi miei concittadini; quelli di Efraim ospitali al Perseguitato, nel quale credettero senza esigere un segno per credere.
111Anche tu fra i laici hai trovato chi seppe credere senza esigere un segno, quel segno che chiedono, senza malanimo ma per eccesso di prudenza, altri non laici. Ma a questi, se sanno vedere, il segno lo hai dato. Sia a quelli, fra questi, che sono giusti, come a quelli, fra questi, che tanto male ti fanno perché giusti non sono.
Criteri di ortodossia.
112Il segno è questo: il tuo ossequio alla Chiesa, che è prova certa che Io ti sono Maestro; ché se uno spirito d’inganno t’avesse istruita, diverse sarebbero state le tue azioni di ora, perché, in verità, le Tenebre non possono insegnare rispetto alla Luce, e il demonio non sarebbe più tale se istruisse le anime al Bene.
113E questo ancora: l’avverarsi di mie lontane parole, a te persino incomprensibili tanto ti parevano impossibili le cose dette. Ma erano verità, amaramente lo constati. Solo Dio predice la verità. Satana sempre la menzogna. Egli inganna per rovinare. Dio non inganna ma istruisce i suoi diletti perché siano preparati a sostenere l’amarezza della delusione e a sapersi regolare.
114E questo ancora: il tuo saper conciliare carità e giustizia, non odiando, anzi perdonando, ma non cedendo anche sotto il peso di insulti e accuse, e nel turbine di astuzie che ti raggiungono e circuiscono da ogni parte.
115E questo ancora: il tuo aver saputo resistere ad ogni tentazione…
Vittoria sulle tentazioni.
116Oh! la triplice tentazione nuovamente presentata, e non da Satana questa volta, ma dagli uomini, da quelli che vorrebbero dirti satana, ma servi suoi sono perché tentano te, perché sono ribelli, perché avidi, superbi, menzogneri. La triplice tentazione ripresentata verso la fine come all’inizio, e sempre per farti decadere dall’amore di Dio e dal giudizio degli uomini. E tanto folli li fa la legge che li domina, e che non è legge di uomo spirituale, che non riflettono che il tuo decadere sarebbe “fine” di ogni loro sogno di guadagno, di onore, di presunzione, sogno che avrebbero voluto in te realtà per giungere essi alla realtà del loro sogno. Guadagno-gloria-presunzione di piegare Dio e la Chiesa ai loro voleri, pari al pane offerto alla mia forte fame, dopo il digiuno, pari ai reami offertimi dal seduttore eterno, pari al pensare che il Padre dovesse salvare il Figlio imprudente che per presunzione si fosse gettato dal pinnacolo più alto del Tempio.
117Mai, Maria, mai, mai, mai presumere. Dio è Padre provvido. Ma non secondo le stoltezze e le presunzioni. Dio ti ama, tanto. Ma questo non deve indurti a presumere di poter tutto osare. Dio ti aiuta e ti aiuterà, sempre, ma se tu gli resti figlia e suddita amorosamente fedele.
118Se domani tu alzassi la fronte contro al tuo Dio, tratta all’orgoglio dal sentirti tanto amata, ti accadrebbe come a Lucifero, ad Adamo, a Giuda, e, avendo dietro la fulminata fronte pensieri privi di grazia, te ne andresti per vie non più luminose di carità, verità, giustizia, ma per sentieri oscuri, colmi di voci e di lezzi di carne e sangue, e di voci e di lezzi di Satana, l’insidiatore perpetuo dell’uomo, che, se non si vigila assiduamente, diviene sua preda, poscia un morto alla grazia, un certo abitante del regno non del Cielo.
Inizio della passione.
La dolorosa ora di Getsemani
119E con questa rinnovata triplice tentazione tu hai avuto, ed hai, la tua più dolorosa ora di Getsemani; e, se non le tue membra, il tuo cuore ha sudato sangue. Perché il Getsemani è questo: la lotta che l’io sostiene fra la volontà proposta da Dio e quella che Satana, o gli uomini, o la parte inferiore dello stesso io propongono[173], i quali tre ultimi spingono l’uomo a preferire l’amor carnale e ad esser solleciti del godere e del dare godimento al proprio essere, in luogo di preferire le cose che dànno godimento soprannaturale e imperituro, il qual godimento soprannaturale ed eterno non col secondamento dell’io carnale né col consentimento alle voci del mondo e di satana si conquista, ma con una vita di sacrificio e di virtù, ché virtù e sacrificio sono sempre congiunti e sempre sono là dove è ubbidienza alla Volontà di Dio. Qualunque essa sia.
120Questa lotta, fra la Volontà divina e le volontà del basso, ci torchiano come grappoli nel torchio, ci frangono come ulive nel frantoio, ci stritolano come grano preso fra le pietre della mola. Ma come l’uva si perpetua divenendo vino, e così l’uliva divenendo olio, e utile diviene il grano se divien farina, mentre preda delle muffe o dei tarli perirebbero, senza aver servito, l’uliva, l’uva e il grano, altrettanto dal sacrificio e per il sacrificio l’uomo diviene cittadino del Regno eterno dopo essere stato utile, col suo esempio eroico, ai fratelli.
L’inerzia opaca degli uomini.
121È dolorosa l’immolazione continua per un fine soprannaturale. Lo so. L’ho conosciuta, ed in una misura che solo Io ho consumata, prima di te. E a farcela più dolorosa contribuisce l’inerzia opaca degli uomini che, in luogo di sostenerci con la loro amicizia nelle ore di lotta più fiera, o dormono, o ci abbandonano, o – pena nella pena, tortura nella tortura – o ci tradiscono dopo essersi sfamati di noi, delle nostre preghiere, delle nostre parole, del nostro amore, e in risposta alle nostre carità ci dànno l’ingrato morso del serpente che si vendica di chi lo ha raccolto e scaldato sul cuore, impedendogli di nuocere, sì, ma anche di morire. Morire nello spirito, nel caso nostro…
122Oh! che l’amore più grande, quando vien dato, pensando al precetto santissimo dell’amore duplice, a chi non è aperto all’amore, si muta in astio che ferisce il donatore. Oh! che la fedeltà a Dio ci fa infedeli agli amici sino a farne nostri carnefici. Ma sopporta. Tutto serve a far più ornata la veste nuziale. Tutto: le tentazioni subite e non ascoltate, le calunnie patite, i tradimenti atroci, le vendette dei delusi. Tutto.
123Oh! Maria, mia violetta che volevano strappare dalla mia terra per gettarti su un sentiero sul quale non passa il tuo Gesù, e che, per vendicarsi del tuo esserti così strettamente radicata alla mia Pietra (la Chiesa), hanno coperta degli sputi delle loro calunnie e premuta sotto i loro piedi storpi, sperando che dopo tu non avresti più potuto fiorire, violetta mia, guarda a che è giovato il loro atto. A farti più bella e più ricca di fiori.
124La tua pianta s’è nutrita di questa sofferenza e fedeltà, il tuo pianto ne ha imperlato gli steli, il sangue del tuo cuore ferito da tanto tradimento ne ha nutrito le radici, il calore della tua carità per amici e nemici, per il mio mistico Corpo e per il tuo Dio, ne ha fatto aprire i bocci. Sei tutta fiorita, e sei nella pace delle creature che hanno seguito la via della giustizia, venendo perciò perseguitate. E in questa tua gioiosa pace ti tendi verso il Regno che è già tuo e dal quale il tuo Sole ti bacia della sua Carità.
Tornando agli amici laici.
125Ma torniamo agli amici laici che non chiedono segno per crederti, come a Me non lo chiesero, ai veri amici fra i laici. Fra costoro, che non sono Tempio e Gerusalemme, ma i giusti sparsi per ogni dove, o gli ansiosi di giustizia – ed Io li trovai in verità più numerosi in Samaria e in Siro-Fenicia, o presso i romani, che non fra i giudei – tu trovi quello che Io trovai: rispetto, sincerità nell’amore, o nel non amore che però non si fa odio, desiderio di nutrirsi della Parola per averne luce e convertirsi al Signore, agnelli smarriti che tornano al Pastore, lupi che si fanno agnelli, ciechi che rivedono la Luce perduta, lampade spente che più forte fiammeggiano illuminando. Questi gli amici laici, per tuo conforto.
Il tuo pensiero pensa: “E perché allora non affidarmi a loro? Perché farmi conoscere queste ultime dolorose esperienze?”.
126Ascolta: delle anime mi sfidarono più di una volta dicendo in cuor loro: “Dio vuole questo e minaccia cose penose se non si fa ciò che Egli ci chiede? Ebbene, io faccio ciò che più mi piace. Non credo e non cedo” e schernirono Dio.
127Altre anime dissero: “Da questo fatto straordinario, venuto in mia mano, a me verrà lustro” e insuperbirono.
128Altre ancora, che Io, con questo mezzo, ho cercato di guarire dal loro razionalismo che sterilisce nel loro spirito le virtù infuse ed i doni paracliti e la grazia di stato, tanto grande, fecero di ogni mia luce oggetto di analisi, scrutarono non alla luce delle fiamme della carità, ma con lo smorto e freddo raggio della loro scienza umana, e del loro razionalismo e della loro scienza fecero baluardo alla mia Sapienza che voleva entrare in loro a rivivificarli, e del mezzo salutare fecero un male… Ma non potranno rimproverarmi di non aver tutto compiuto per il loro bene…
129Come feci con Giuda (e altri ancora a Me infedeli) per tre anni meno pochi mesi Io ho cercato di ricondurli alla giustizia e soprattutto alla carità, allo scopo di perdonarli delle loro antiche e ripetute presunzioni i primi, delle loro stolte superbie i secondi, delle loro ribellioni i terzi, perché è ribellione ancor più grave questa di non voler accettare i consigli del Verbo perché, analizzandoli con la lente opaca del loro razionalismo, li hanno trovati stolti a da non tenersi in conto, così come poi hanno giudicato altri consigli e ordini ai quali dovevano piegare per non dare scandalo ai piccoli del gregge. Tanta ribellione li trasse a mancare gravemente in quattro su dieci comandamenti di Dio, a mancare verso la Chiesa e la Regola, a mancare verso la duplice carità: quella verso Me chiamato “Satana che ti istiga“, e verso te chiamata “insatanassata“; Io perché denuncio le loro male azioni, tu perché non pieghi alle loro voglie.
130Sapevo che la mia misericordia non avrebbe dato frutto. Il terreno loro era ingombro di troppe cose perché la mia bontà potesse attecchirvi santificandoli. Ma come ebbi pietà, sino all’estremo, per Giuda, così la ebbi di loro perché non dicessero: “Se Dio ci avesse aiutato…”. Inutile l’aiuto di Dio se l’uomo non lo accoglie. E questo mio aiuto, a loro, a che è valso? A nulla, perché non fu accolto. Anzi, la loro anima, in luogo di uscire da sé stessa per unirsi e trasformarsi in Me che così potentemente li aiutavo, si è sempre più chiusa e inabissata, separata da Me. Sempre più uomini e sempre meno cristi sono divenuti, più la mia paziente bontà si manifestava loro.
131Potevo impedirlo? Io lascio l’uomo libero di agire, pronto ad aiutarlo se volge al bene. E ho lasciato essi pure liberi di agire. E per impedire che le loro accuse e quelle di tutto l’Ordine verso te – volubile, insincera, demente, sfruttatrice, impulsiva e altro ancora – abbiano parvenza di verità, ho giudicato cosa necessaria lasciarli scendere sino in fondo. In tal modo s’è separato l’oro dall’orpello, e la verità su te e su loro si fa netta. E nessuno, che giusto sia, potrà credere che tu abbia tradito loro e l’Ordine perché malata di mente, di morale, di spirito, come viene detto; ma si dirà, dai giusti, che hai dovuto agire per difendere Dio, la Chiesa e la tua anima, e l’opera con essa, ora che la loro discesa in un abisso, che sarebbe illecito a chicchessia per le azioni che da esso si compiono, ha dato la misura della loro morale.
132In verità la bassezza alla quale sono pervenuti supera la bassezza umana, è già fusa a bassezza extraumana, perché se ciò che essi hanno fatto è disonorevole per ogni uomo, in verità, compiuto da essi, più che disonorevole, diviene sacrilego, e per l’autore e per la materia.
Le calunnie.
133E che avevo detto il 21 di novembre (1948)? “Sarà tolto sacca e bordone. Lasceremo Gerusalemme per Efraim”. Era chiaro avviso, e avrebbero dovuto capire se si fossero esaminati umilmente. Ma, ad udito mosso solo da umanità, quelle parole ammonitrici ebbero valore di spinta ad accelerare le loro azioni non buone. E come compresero le altre per dopo una inderogabile sentenza della Chiesa? Come utile appiglio a portare a compimento il loro disegno, che rivela come non compresero mai la vera natura dell’opera. E tanto li fe’ folli questa bramosia di fare che, per convincerti al loro disegno, senza pietà per la ferita che ti davano, giurarono essere condanna per te e l’opera ciò che tale non è per te e l’opera.
134Tu, disorientata dal mio e dal loro parlare, guardasti al tuo Maestro e ne accogliesti la Parola benché incomprensibile ancora al tuo spirito tramortito di dolore e stupore. Quasi cieca la tua mente per il dolore e per le loro sottili parole; ma, per lo spirito che carità mantiene veggente e fidente, non errasti nel seguire l’Amico vero, che ora sai dove ti conduceva: alla conoscenza più amara, alla prova più forte, ma necessarie ambedue.
135Quasi cieca te, al punto da vedere soltanto il bagliore intenso del Vero, senza poterlo decifrare, ma sufficiente però a mantenerti nella giusta via durante la temporanea cecità. Essi, i volutamente ciechi, ciechi totali al punto da aver cieco anche il pensiero sino a dire buono ciò che è non buono e da ricusare, come nemiche, la mia e la tua carità che volevano riportarli alla Luce. Le mie e le tue parole, eco alle mie, il tuo sempre più sostenuto resistere, le parole d’altri, tutto quanto doveva essere luce e ordine fra la loro tenebra e il loro caos, si fece scaglia spessa che aumentò la tenebra, e disordine aggiunto al caos sino a portarli alle ultime azioni disordinatissime contro la legge divina e umana, contro l’amore soprannaturale e anche umano.
136È la sorte che avviene per tutti coloro che hanno lasciato le vie del Signore. Sono giunti alla simonia di Simon Mago[174], e ambedue meritano le risposte di Pietro. Ma essi non sanno dire, con sincerità di pensiero, la risposta di Simon Mago a Pietro, anzi si dicono autor di miracoli.
137Un solo miracolo ha fatto Dio, per loro. Quello di aver tratto la loro ben celata putredine fuor dal sepolcro imbiancato in cui sera chiusa per dare morte a te e all’opera, averla tratta fuori, mettendo a nudo le nascoste e venefiche piaghe perché fossero note, e più nessuno, te meno d’ogni altro, cadesse in errore o rimanesse in errore su loro. Sono dei “morti” che non vogliono essere risorti. Sono morti che cercano, dalla loro morte, di sprigionare ancora maleficio. Per questo Io veglio sulla soglia del loro sepolcro, per impedire che vengano oltre a nuocere a te.
138Comprendi, ora, perché da tanto Io veglio sulla soglia di quell’oscura entrata ad un sepolcro, che non è ancor sigillato, perché Io-Vita e Misericordia lascio ancora che ne resti aperta la porta perché vengano alla Vita e chiedano la mia Misericordia…? Comprendi ora perché Io veglio là, già nei pressi del Moria e in quella penombra di crepuscolo che tu temi sia “notte che scende” mentre Io ti ricordo che è penombra crepuscolare anche l’ora che precede la purissima alba che sorge[175]?
139Ogni figurazione soprannaturale ha valore di parola. E il mio correrti incontro perché tu, a tradimento, non fossi attratta in quel sepolcro; e la mia candida veste perché anche in quel crepuscolo tu mi vedessi bene, sempre, come un faro, il tuo faro durante la tempesta; e il mio vegliare sulle soglie del trabocchetto a te teso, trabocchetto che non era in Samaria e neppure fra i laici di Gerusalemme (i buoni cristiani) ma nei pressi del Moria, la montagna del Tempio (leggi: fra il clero che è già tempio, ma non del grande Tempio: le supreme Gerarchie della Chiesa). Anche lì non tutti perfetti. Solo Dio è perfettissimo. Ma nessuno di essi è ancora pervenuto verso te alle azioni di cui sono colpevoli quelli che sono causa del mio e tuo dolore attuale.
140E li avevo avvertiti che questa era l’ultima prova! Lo dissi che poi avrei provveduto, perché permettere altre imprudenze sarebbe stato imprudenza da parte di Dio verso la tua anima, ossia impossibile azione divina perché Dio non è mai imprudente.
141Ecco, ora conosci tutti: amici e nemici dei tempi antecedenti la grande Passione.
Entriamo nella vera, grande Passione.
Giuda chiama “amico” la sua vittima.
142Entriamo nella vera, grande Passione. Quella che viene dopo il sudore sanguigno del Getsemani. E viene perché, anche dopo aver avuto l’intuizione di quello che ci costerà l’essere fedeli alla volontà di Dio, all’amore, alla giustizia, si resta fedeli.
143Ecco la venuta di Giuda, che chiama “amico” la sua vittima. Per te non un Giuda, ma più Giuda, perché riuscisse perfetto il tradimento; astuta e completa l’azione, composta di mente organizzante, di mano che prepara, di veste che presenta, certa di non destare sospetto di tranello perché quella veste dovrebbe sempre essere pura da infamie. Dovrebbe…
144Piango, Maria. Io piango. Perché tutto sopporto dei peccati degli uomini, ancora e sempre deboli di fronte al fortissimo Serpente. Ma le colpe del Sacerdozio mi straziano. Sono il fango gettato sul Capo della mistica Sposa mia. Quindi ancora sul mio capo. Perché Io sono il Capo di Essa. E se il fango non dovrebbe essere sulla veste della Sposa mia, meno ancora dovrebbe essere sulla corona dello Sposo. Ma proprio le colpe del Sacerdozio sono le manate di fango, i ceffoni, gli sputi che vengono dati al Pontefice eterno, a Colui che voca al suo servizio santo tanti che poi volgono indietro il capo, alzano contro Me il loro calcagno, tradiscono la loro missione e il loro Signore: i Giuda dei secoli.
145Sì, le colpe del Sacerdozio, causa di infinite colpe dei laici e d’infinite rovine d’anime, tarli che intaccano pericolosamente tante cose sante, e specie le tre più sante – la Chiesa, la religione, la carità – mi straziano il Cuore. Perché il Sacerdozio ha continui speciali aiuti, oltre alla grazia di stato, per essere santo, ed esso molte volte non li apprezza e fa fruttare; e altre volte si serve, per danneggiare, della sua veste; alcune, infine, calpesta doni e doveri sacerdotali sino al delitto. È delitto ogni azione immorale verso la Chiesa, la religione, le anime. E le colpe della volontà cattiva, della mente ribelle, sono ancora più gravi delle improvvise, forse uniche, colpe della carne…
Cristo preso dagli amici, malmenato dai nemici.
146Oh! consolami, ché sei Maria, ed è missione delle Marie il consolarmi delle colpe dei prediletti e degli eletti al servizio di Dio e che non m’amano, no, con tutte le loro forze, con il cuore, l’anima e la mente, come è dovere per tutti coloro che credono nel vero Dio e specie di quelli ai quali più ho dato facendoli miei ministri, ma se stessi amano, e il denaro, e gli onori. Come Giuda! Come Giuda! I perpetuatori di Giuda.
147Ecco il Cristo preso, legato, abbandonato dagli amici, insultato, malmenato dai nemici, che viene trascinato davanti ai giudici. No. Non ai giudici, ai carnefici. Perché giudice è colui che serenamente conduce un processo, ascolta l’accusato, interroga i testimoni delle due parti, e infine dà giusta sentenza. Che, nel mio caso, doveva essere assolutoria, essendo Io incolpevole delle colpe che mi addebitavano. Ma quei giudici avevano già precedentemente deciso la mia morte. Quindi non erano giudici, ma carnefici.
148Anche a te così, piccolo cristo. Ti legarono alcuni. Ti abbandonarono altri. Ti insultarono altri ancora. Con falsa veste ti presentarono ai giudici. Là testimoniarono falsamente contro di te. Ti coprirono il volto perché tu non vedessi la Luce e le loro serpentine facce. Ti schiaffeggiarono col dirti demonio, pazza, amorale, quando tu dicevi: “Ho sempre parlato con schiettezza. Interrogate quelli ai quali parlai e vedrete che io non sono bugiarda, pazza, amorale, satana”.
149Soprattutto cercarono di farti schiava, prigioniera nelle loro catene: nelle loro argomentazioni, insinuazioni, minacce o blandizie… Inutili ormai, perché giuoco che dura da tanto che tu non lo curi più. Ma ti ricordi, o Maria, della martire Agnese? Tu l’hai veduta[176]! Le catene messe ai suoi polsi caddero ai suoi piedi lasciandola libera. E come a lei, a tante altre martiri giovinette, che non sfuggirono al martirio solo perché la più forte catena ad esso le avvinceva: l’amore per il loro Gesù. Anche le catene che essi avevano tentato di metterti, per portarti là dove essi volevano, sono cadute ai tuoi piedi, e tu le hai fatte piedestallo per alzarti di più, con la tua libera buona volontà, verso carità e giustizia. Vano quindi il loro incatenarti a tradimento.
150Ma, ritorsione giusta di Dio, le catene preparate per te, ecco, ora sono catene a loro. E gli insulti e le accuse che t’hanno lanciato sono rimbalzati su loro dopo aver scolpito in te più viva l’effigie del tuo Maestro-Martire. Ma, su loro, altra effigie hanno scoperto, rompendo l’intonaco imbiancato del loro sepolcro.
151No. Non tu demonio, folle, bugiarda, malata. Alcuni potevano crederlo prima. Ora non più. A molti era ignota la vera effigie di te, piccolo cristo. Ora, ecco: la grandine delle loro azioni ha rotto i veli del tuo nascondimento, e molti, che ieri ti ignoravano, conoscono oggi la tua vera natura.
152Io apparii nella mia eterna effigie di Gesù risorto dopo il patimento, e ogni dubbio cadde sulla mia divina Natura dopo che risorsi da morte. Ma per te ho voluto che la conoscenza fosse anticipata, per ristabilire la verità che essi avevano alterata. E perché si ristabilisse la verità sull’opera, che può essere creduta venuta da Me soltanto se si conosce te nella tua verità.
Da Pilato a Erode e da Erode a Pilato.
153I falsi giudici e veri carnefici mi trascinarono poi da Pilato perché egli, non loro, si macchiasse del mio Sangue innocente. Inutile raggiro farisaico. Il mio Sangue, benché materialmente fatto versare da un romano, ricadde sugli ebrei, tanto che Roma fu ed è Sede di Pietro e cuore del mondo cristiano, e Gerusalemme, da 20 secoli, non è – no, neanche ora lo è – capitale del Popolo uccisore del suo Dio.
154E Pilato, con altro vano tentativo, mi fece condurre da Erode perché mi condannasse. Erano nemici. Ma per palleggiarsi le responsabilità del delitto divennero amici. Anche te da tanto ti trascinano, insieme all’Opera, da Pilato a Erode e da Erode a Pilato, e si fanno amici se prima erano nemici, salvo poi tornare nemici se Erode non soddisfa i Pilati.
155E Pilato scende ai compromessi fra la giustizia sua e l’ingiustizia di un Popolo. E mi fa flagellare. E poi mi lascia incoronare di spine e in veste di scherno mi mostra alle folle. Anche teti hanno lasciata flagellare. Anzi ti hanno direttamente flagellata loro, e di loro mano t’hanno coronata di spine e presentata in veste di scherno... Non è l’ora che Io ti sveli il perché di questo inconcepibile agire. Lo saprai un giorno…
156I miei nemici alterarono la verità per indurre Pilato a condannarmi. I tuoi – e qui è una differenza nel parallelo – ti alterarono la verità sui tuoi Pilati ed Erodi, davanti ai quali le loro azioni ti hanno trascinata, per indurti ad avere disgusto e sprezzo per loro. Ma ora sai chi sono i tuoi veri Pilati e i tuoi veri Erodi.
157A Me furono proposte domande e questioni per farmi mentire o bestemmiare la verità sperando di aver minor dolore, e si chiesero prodigi assicurando che dopo quelli avrei trovato favore. A te pure furono proposte domande e questioni per farti cadere in errore, mentire, o cercare minor dolore, e di una mia condiscendenza ne fecero arma per provare che sei simulatrice per natura o per malattia. T’hanno mentito costantemente da mesi… Perché? Lascia che Io non ti dica l’orrenda verità. Se però la cerchi meditando su tutto, da te la trovi.
158Perché l’ho permesso? Perché solo a questo prezzo, a te tanto doloroso, era possibile acquistare la prova sulla loro anima e la verità dei loro disegni. Ricorda che tu stessa dubitavi di Me, che fossi Io che ti dicevo quelle amare cose, tanto la tua fiducia in loro era forte.
159Maria, ti ricordi i miei primi decreti? “Soltanto quando il mio portavoce sarà in salvo dal malanimo, dalla curiosità, da ogni pericolo, essendo il suo corpo nella tomba e la sua anima in Dio, sarà cognita la sua fatica“[177]. Era per risparmiarti tanto dolore. Io sapevo. Le male azioni degli uomini mi costrinsero a dare altri ordini, per evitare cose ancor più dolorose al tuo spirito. La cocciuta mala volontà di quegli uomini, sempre di quelli, ha fatto diventare “dolore” quello che doveva esserti pace.
La risposta del silenzio eloquente.
Ora ascolta.
160Imitami nel tacere e nel parlare come feci Io nelle ore decisive della mia vita umana. Io tacqui, o dissi il vero, a seconda che l’esaminatore lo meritava o che era giusto dire, o giusto tacere per servire e glorificare il Signore. Imita il mio esempio, anima mia. Taci con quelli per i quali è ormai inutile ogni parola. Te lo ordinai da oltre due anni. Parla con quelli che è giusto che conoscano la verità. Parla senza acredine, anzi con la dolcezza che conquista i cuori. Ma parla.
161È ancora questo un antico comando che ti ripeto. Ti dissi: “Taci quando non ti interrogano su te, sul dono straordinario, sull’opera, sull’Autore di essa. Ma se te ne chiedono e meritano di avere risposta, parla dicendo il vero per glorificare il Signore“[178].
162Così feci Io davanti a Caifa e al Sinedrio, davanti a Pilato, davanti ad Erode quando, ognun per proprio conto, mi chiesero chi ero, chi per condannarmi, chi per salvarmi, chi per deridermi. Potevo tacere compatendo sinché era in causa la creatura naturale: Io, l’Uomo. Non potevo tacere quando era in causa il Messia e l’eterno suo divino Padre, e la missione mia, e la volontà di Dio. Non si tace, anche se il parlare produce maggior martirio e morte, quando si deve difendere la verità e glorificare il Signore.
163E parlato che tu abbia per difendere la verità, impedire l’abuso, glorificare il Signore, sopporta e taci; sopporta e parla solo per implorare perdono ai colpevoli, convertire chi peccò, affidare la nostra creatura a chi è degno di tutelarla. La nostra creatura, Maria. L’opera di cui Io sono l’Autore e tu quella che ne formasti il corpo con tanta sofferenza e su essa vegliasti con un amore eroico. E vegli. 197Ora più di prima.
164Taci davanti ai Giuda che non si pentono del loro atto; davanti agli Erodi, pieni di sensualità spirituale, la peggiore di tutte, che ti hanno avvicinata, incensata, interrogata come un oracolo sperando di suscitarti superbia e trarti ad operare falsi prodigi, a simularli per poi deriderti e accusarti, o anche sperando semplicemente di vedere prodigi che sarebbero loro molto piaciuti, perché, anormali come sono nel gusto extranaturale, amano i prodigi extranaturali, ossia intinti di diabolico, più che la pura, semplice fede che sa credere, e crede, senza bisogno di vedere dello straordinario per credere.
165Ti vogliono dire, con parola moderna e scientifica: psicopatica. Ma che sono loro, allora, più propensi a credere opera “scientifica”, ossia medianica, questa così chiaramente soprannaturale? Non sanno che generalmente uno giudica a seconda di quello che è egli stesso?
166Lo psicopatico – Io direi il lunatico, secondo l’antico nome – splendido terreno per le invasioni di Satana, è quasi sempre in rapporto col diabolico, e ama il diabolico, e del diabolico ha i segni sicuri: abito alla menzogna, alla superbia, alla disubbidienza, alla sensualità. Hai forse in te questi elementi? No. Anzi, sei spietatamente sincera; neppure il dono straordinario dell’opera, e molti altri miei che solo pochissimi conoscono, ti ha fatta superba; sei ubbidiente sino a subire martirio per questo; non hai neppure la sensualità dello spirito, perché la tua religione è semplice e forte, non avida di anormali emozioni che non sono misticismo, ma ben altro…
L’amor generoso e forte dell’anima vittima.
167La natura tua che pare impulsiva e focosa – che pare, dico – sa dominarsi, quando chi ti giudica per molto meno non si doma. E in verità anche in questo mi somigli. Dovrebbero tutti ricordare la mia santa ira contro i mercanti di ogni genere annidati nel Tempio, e le mie irruenti parole contro gli scribi e farisei... Come mi assomigli, anima mia, in tante cose, che vanno dalla cruda sincerità all’ubbidienza assoluta, alla fermezza e costanza, alle tue giuste reazioni contro le ingiustizie e gli ingiusti, e al tuo perdono che, non cedendo agli ingiusti, a loro perdona…
168A coloro che, anormali, hanno cercato in te solo il prodigio extranaturale, andrebbe detto di guarire dalla loro cupidigia spirituale, di guarire la loro anima prima di volere condannare la tua anima e la tua mente, ambedue sane e care al Signore, che hanno saputo amare senza aver avuto bisogno dello straordinario per farlo.
169Lo straordinario in te! Straordinario è stato il tuo amore di tutta la vita, sempre più generoso e forte più cresceva il dolore, ossia ancora il Cristo in te, per farti continuatrice della sua immolazione per la salute del mondo.
170Questo è – oh! stolti! – che attira Iddio: l’amor generoso e forte dell’anima vittima. Allora lo Spirito di Dio, l’Amore, scende, accende, si manifesta al tempio preparato a riceverlo. Altrimenti no. Dio non soddisfa bramosie che condanna e che l’uomo non ha diritto di chiedergli.
171Io sono Dio. Quelli che vogliono vedere prodigi per contentare la loro stoltezza e il loro spirito corrotto, “gli abitatori della Terra” come li chiama l’apostolo Giovanni[179],, si rivolgono alla Bestia, che darà loro quanto essi desiderano più che non desiderino la Verità. Darà loro la menzogna, a traviarli e a condurli alla morte eterna…
Lungo la via dolorosa.
172Taci o parla, compiendo la tua passione, andando, con la croce che gli uomini ti hanno imposta – ed è la più pesante a portare – gravando te già tanto gravata da croci date da altri uomini e anche dalla croce che ti dette Dio. Ma questa è, nella sua severità, sempre congiunta alla pace. Perché quanto viene da Dio è sempre pace, anche se dolorosa pace. Taci o parla, mentre sali con la tua croce ultima, a seconda di chi incontri andando. Parla o taci. E parla con parola di bontà, o con ferma parola, a seconda di chi incontri.
173Porta e sopporta. Offri e consuma. Troverai sulla tua via le anime pietose, il Cireneo, le Marie, come le trovai Io.
174Sali. Se anche il troppo sforzo ti fa cadere non ti accasciare. Prima di te sono caduto Io. Perché, come a te, anche a Me fu imposta la croce quando lo sforzo di sopportare il traditore e le insidie di tanti, e il sudore sanguigno spremuto nella lotta fra le due volontà, e la flagellazione e le altre torture, avevano reso languida la mia persona. Si cade per languore e stanchezza, non per peccato e volontà di peccare. Il Padre non condanna, ma compatisce quelle cadute causate da troppo dolore…
Sulla Croce.
175Sali. Sul Calvario era la Madre e Giovanni, presso la Croce mia. Tu hai Me e la Madre. Anzi Ella è fra la mia e la tua croce. Perché il mio Cuore soffre, come fosse ancora sulla croce, di quanto è stato commesso contro Me, Autore dell’opera, e contro te, mio strumento, e contro le anime, tante, private della Parola che è Vita.
176Ma per Me non c’è più sepolcro. E per te non c’è sepolcro, vero sepolcro. La tomba non è che il letto di un sonno, che ha sicuro risveglio, per la carne dei giusti che hanno servito sempre il Signore. E non c’è morte per lo spirito fedele. Ma neppure per l’opera c’è eterno sepolcro.
177Ora è tempo di pazienza, la bella virtù in cui è carità tanta, e tanta fortezza, umiltà, temperanza, e altre spirituali gemme. Per questo qui finisce il parallelo.
Dalla tua croce redentrice.
178Dalla tua croce, e col tuo esempio, redimi chi peccò contro Dio, la Chiesa e te, e con la sola parola delle tue azioni predica il Cristo in te presente, unico Movente di ogni tuo atto ordinario o straordinario.
179Il dolore, la prova attuali affinino sempre più la tua umanità, e da essa, consumata, baleni più chiaro, come volto dietro un impalpabile velo, la Verità che in te abita, e fiammeggi il nostro amore, causa di ogni straordinario dono.
180Fiammeggi, sino a consumare l’ostia, per aprire allo spirito amoroso il carcere che lo trattiene dal pieno congiungimento con lo Spirito, che è Amore, che scende su te, in te, continuamente, in quella misura che creatura vivente può ricevere, per darti la sua Pace, infinita consolazione e medicina ai dolori e alle ferite che ti vengono dagli uomini, per comunicarti la sua Vita, Sapienza, Luce.
181Sta’ in pace. Colui che ti parla è in verità il Re dei re, l’eterno Verbo del Padre, Gesù Cristo, tuo Maestro Signore, e non altri.
182Sta’ forte nella tua fede, e l’amore, sempre più forte, sempre più fortifichi la tua fede.
Le ultime preghiere.
183Ripeti col grande Giovanni, tu, piccolo Giovanni, la breve e perfetta domanda: “Signore Gesù, aumenta in me il tuo Amore”. Ripetila! Ripetila!
184Questo mio amore infinito, che tanti respingono, ho bisogno di effonderlo… Lo riverso in chi mi ama per averne sollievo. Lo riverso in te, crocifissa e beata violetta mia, Maria, … Giovanni… come mia Madre e l’Apostolo perfetto, Maria, agnella fedele del vero Pastore, pronta e generosa ad ogni sacrificio perché le pecore smarrite tornino all’Ovile, e sia un solo Ovile sotto un unico Pastore, e tutti quelli che Io ho amati siano, tornino ad essere “una sola cosa con Me“, così come Io ed il Padre siamo Una cosa sola.
185Prega con le mie parole sempre sante; santissime poi in quella sera, in quell’ora e in quella preghiera nella quale Io, che sapevo il prossimo abbandono dei miei diletti di allora e di sempre, chiedevo per loro “il regno dei Cieli“[180]. Prega: “Padre, io voglio che dove sono io essi pure siano“. Abbiano cioè il regno di Dio in loro, avendo in loro l’amore, e il regno di Dio ai loro spiriti oltre la vita, e in eterno.
186Riposa ora, ché Io veglio…”
639. L’Opera è per la Chiesa.
Bisogno di vegliare molto[181].
1Gesù, che dopo essere stato sempre come a difesa per molti giorni, e sinché fu finito il Parallelo, era poi scomparso, torna e riprende la sua posizione di guardia dicendomi: “Sono tornato, e vi starò sinché è buono che Io resti. Perché qui c’è bisogno di vegliare molto”.
2Notte fra il 7 e 8 maggio, ossia poche ore prima della riunione dei Soci della C.E.P.V.[182]1 in casa mia per definire tutto e stabilire che io voglio ubbidire e che si ubbidisca alla Chiesa.
Per ricondurre le pecorelle smarrite[183].
3Gesù aveva detto: “Riunitevi o il 3 (Invenzione S. Croce) o il 5 (Vittoria di Lepanto per intercessione di Maria Ss. del Rosario) o l’8. Ma vorrei l’8 perché in tal giorno Io, Buon Pastore, con l’ausilio della Regina del Rosario e di S. Michele Arcangelo, riesca a riavere nei miei sentieri le pecorelle sviate. La preghiera in comune a mia Madre e la tua in particolare a S. Michele, perché scacci il Perturbatore così attivo in alcuni, otterrà almeno che la prava volontà sia legata e che la tua volontà sia resa nota, senza dubbi“.
4Alle 24 Gesù se ne va e gli succede Maria Ss. di Fatima, rivolta ad oriente e intensamente orante.
5Alle 12 dell’8-5-49, mentre si fa la supplica, la Madonna si volge da oriente ad occidente, e china lo sguardo su P. B… 6Uno sguardo maternamente afflitto. Poi disgiunge le mani giunte, apre le braccia, le abbassa verso terra, poi le alza con atto di supplica al Cielo e nuovamente congiunge le mani a preghiera, e due lacrime le rigano le guance cadendo poi verso il suolo.
6Mi sento impallidire, del mio pallore contemplativo, che vorrei nascondere agli 8 presenti che però, meno due, se ne avvedono… Capisco che Maria Ss. piange per il Clero peccatore di cui uno è presente.
640. Le
concupiscenze dei consacrati che rinnovano la passione di Gesù
e il pianto di Maria.
Il Rosario con la Madonna[184].
1La Madonna scende sino al mio letto, camminando su un sentiero di candide nubi. Si arresta poi ai piedi del mio letto, alta da terra in modo che i suoi piedini nudi sono all’altezza del mio letto. Mi invita a dire il S. Rosario con Lei… (e le corone si profumano del suo profumo).
I consacrati di cattiva volontà[185].
2La Madonna (sempre quella di Fatima per la posizione, alta sull’elce, ma diversa perché ha un manto grigio cenere, quasi di penitenza, e ha in mano un libro pure coperto in grigio cenere) guarda con volto di dolore sempre verso oriente, ma verso terra.
3Il primo e secondo giorno non le chiedo nulla. Ma il terzo sì.
4Mi risponde: “Guardo ad una prigione, in una cella d’Ungheria. Guardo un servo di mio Figlio e prego per lui… Ma mi è meno afflizione guardare il tribolato che l’aver presente, anche senza guardarli, altri cuori di consacrati che non sono tribolati altro che dalla loro mala volontà… Per essi pure prego, ma… quanto mi costa! Come le parole dette all’Apostolo traditore la mattina del Venerdì. Le mie ultime e inutili parole all’impenitente… Porto veste di penitenza per questo. Mettono il lutto alla Madre, credilo… E tengo questa fra le mani (accenna il libro) per detergerla dalla polvere loro che l’ha fatta grigia così” e piange.
Nuova passione di Gesù e pianto di Maria[186].
5Prima Gesù, Ecce Homo, che attende la Croce e mi dice: “Essi mi impongono nuovamente la croce perché Io, col mio dolore, li redima… La loro ostinazione nell’impenitenza mi flagella, mi incorona di spine, mi aggrava della croce… tre martirii per le loro tre concupiscenze umane, mentali, spirituali“.
6Più tardi Maria Ss. di Fatima, proprio Lei col manto bianco e oro, il Rosario in mano, la veste candida, ma il viso dolcemente addolorato.
7Scende per il sentiero di nubi sino al mio letto e all’altezza dello stesso. Ma non sono due lacrime come l’8 c.m. che le rigano il volto… È un diluvio di lacrime che le lava il volto e sparge di perle, anzi di diamanti, la candida veste, cadendole sino ai piedi nudi. E se il pianto dell’8 era calmo – due sole lacrime scese dagli occhi sul volto afflitto ma non contratto dal dolore – oggi è il gran pianto che altera anche i tratti del volto e scuote tutto il corpo nel singhiozzare intenso… Non una parola… Ma sguardi e lacrime.
8Le chiedo: “Per me questo pianto? Ho mancato?“.
9Scrolla il capo, ha un tenue sorriso, conferma con la voce: “No, non per te. Non sei tu che mi fai piangere… Ma quanto! Quanto dolore!“.
10Vorrei consolarla, ma non mi dà tempo di chiederle con che potrei farlo. Dice: “Amarmi sempre più per consolarmi di chi è figlio prodigo che lascia di abitare nel Cuore della Madre, nel mio Cuore immacolato il cui palpito d’amore santifica chi lo accoglie“.
11Poi se ne va piangendo, un poco curva, come accasciata. Mi sembra la Dolorosa delle ore di Passione…
12Ancora la Vergine grigio vestita… e afflitta tanto…[187]
641. La Sindone. Martirio del Portavoce
Testimonianze della Sindone[188].
1Mi dice il Signore, mentre io penso a tutt’altro che a cose mistiche e lavoro d’ago riparando biancherie di casa:
2“La mia Sindone, o Maria, per chi sa vedere, è non soltanto testimonianza che Io sono veramente morto e sono risorto, ma anche testimonia di come fui concepito e nacqui non secondo le leggi dell’umanità. È quindi conferma alle verità che la Religione mia insegna: il mio concepimento per opera di Spirito Santo; la divina Maternità di Maria; la sua verginità perpetua; la mia passione e morte; la mia risurrezione gloriosa. Ma ciò è conferma a chi, nella luce di Dio, è dato di vedere.”
Martirio del Portavoce[189].
3Gesù viene e mi attira sul suo petto coprendomi tutta col suo manto bianco, mi sostiene col braccio sinistro e tiene la destra sulla mia testa. Mi consola. Mi vuole consolare. Ma la sua stessa straordinaria tenerezza mi fa salire il pianto agli occhi… perché sento che se Gesù fa così è perché Lui sa che nuove croci mi stanno fabbricando gli uomini… quelli che io so…
4Fino alla fine così! Sempre più dolore! Solo Dio, solo Maria, solo il Cielo ci ama, noi, poveri strumenti loro. Ma gli altri riescono ad infondere fiele e aceto anche nelle dolcezze che il Cielo ci dà…
5Può essere tanta gioia e tanta pena insieme in un cuore? Eppure ci sono. Sembrano due correnti che si urtino in un golfo sollevando marosi. E l’anima è in mezzo, sollevata, abbattuta, verso il cielo, verso l’abisso, dalla beatitudine al tormento…
6Un martirio che spossa più di una malattia, e che dovrebbero provare tutti per capirlo, e specie quelli che con noi strumenti sono così severi, anche più che severi… mentre dovrebbero aiutarci con la loro carità…
642. Preghiere per ottenere perdono e amore perfetto.[190].
Contrizione perfetta del Portavoce.
1Gesù ancor più straordinariamente amoroso che mi vuole col suo amore confortare, confortare… di tante cose.
La sua infinita, sensibile carità mi sprofonda in una contemplazione di tutte le mie miserie passate e presenti, e in un dolore di contrizione così pieno come mai lo provai sino ad ora.
Anche se Gesù non me ne rassicurasse, sento che sono nel giusto se penso che, morendo dopo un così perfetto movimento di contrizione di tutte le mie colpe, imperfezioni, omissioni, ecc., avrei l’anima assolta da Dio stesso.
Poi temo di aver avuto un pensiero superbo dicendo questo. E chiedo a Gesù di confortarmi. Lo fa con questa orazione:
Preghiera per ottenere perdono perfetto
2“Gesù, infinita Misericordia
“Gesù, infinita Misericordia, che perdonasti a Levi e lo vocasti a Te, perdonaci i nostri peccati, perché l’averti offeso è il nostro dolore.
Gesù, infinita Misericordia, che perdonasti alla Maddalena e la unisti alle Donne sante e fedeli, perdonaci i nostri peccati, perché l’averti offeso è il nostro dolore.
Gesù, infinita Misericordia, che perdonasti a Zaccheo e ne facesti un tuo discepolo, perdona i nostri peccati, perché l’averti offeso è il nostro dolore.
Gesù, infinita Misericordia, che perdonasti all’adultera e soltanto le desti il divino comando di non più peccare, perdonaci i nostri peccati, perché l’averti offeso è il nostro dolore.
Gesù, infinita Misericordia, che perdonasti al ladrone pentito conducendolo teco in Paradiso, perdona i nostri peccati, ché l’averti offeso è il nostro dolore.
Gesù, infinita Misericordia, che perdonasti a Pietro d’averti rinnegato, perdona i nostri peccati di infedeltà, perché l’averti offeso è il nostro dolore.
Gesù, infinita Misericordia, che dall’alto della croce invocasti il perdono del Padre per i tuoi nemici e crocifissori, ottienici il perdono del Padre per averlo offeso tante volte Te offendendo, Ss. Verbo del Padre, perché di averlo offeso è il nostro dolore.
Gesù, infinita Misericordia, che tanto perdonasti gli Apostoli da ottenere per essi dal Padre lo Spirito Santo da essi offeso non amando Dio sopra ogni cosa – Te, Dio Incarnato, vilmente da loro abbandonato – e il prossimo loro – Te, Amico e Maestro perfetto – ottienici il perdono dello Spirito Santo per le nostre colpe contro il duplice amore, perché di avere offeso l’amore, essenza stessa di Dio, noi ci doliamo.
Perdonaci, Gesù – Tu, Specchio del Padre, Tu, Frutto del divino Amore – di tutte le nostre colpe contro il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, perché l’avere offeso la Triade Ss. è il nostro dolore, e Tu solo ci puoi levare le macchie delle colpe, perché per rendere monde le nostre anime hai versato tutto il tuo Ss. Sangue.
Preghiera per ottenere l’amore perfetto.
3Vogliamo amarti, o Signore!
Soccorri la nostra debolezza. Soccorrici quando cadiamo.
Infondici il tuo amore perché Tu possa vivere in noi, instaurare in noi il Regno di Dio, farci “una cosa sola” con Te, con Te che sei Uno col Padre, e con Lui e lo Spirito Santo formi il Dio Uno e Trino, nostro Principio e a nostro Fine, Origine d’ogni nostro bene presente ed eterno.
Vivi Tu solo in noi, vivi col tuo Spirito, con quel tuo Spirito tutto amore che è lo stesso Spirito che dal Padre e da Te procede, e le nostre anime assecondino i tuoi più leggeri impulsi, onde ogni nostra apparente azione non sia che la veste alle tue reali e nascoste azioni in noi. E così avvenga per la completa fusione, anzi più, per il completo annichilimento della creatura per far vivere solo Tu in noi.
Vivere ed agire, movendo, o eterno e santissimo Movente, ogni movimento delle nostre anime, delle nostre menti, dei nostri cuori, e persino della nostra umanità, perché tutto che è nostro si muova e ti serva nell’amore e con amore, o Dio che meriti tutto il nostro amore e ci chiedi di amarti, perché nell’amore è la Legge, e chi giunge ad amarti con tutto sé stesso, e ad amare il prossimo suo come si ama, non pecca più ed ha il tuo Regno, in questa e nell’altra vita.
Vivi Tu solo in noi, o Figlio del Padre che col Padre e lo Spirito Santo sei un unico Dio, di modo che il Padre guardando noi, Te suo Diletto veda, e ci ami in Te e per Te nostro Ospite divino, e per stare con Te in noi inabiti.
Vivi Tu solo in noi, o Verbo incarnato, che fosti concepito per opera dell’Amore eterno, e che mai da Lui sei diviso, onde, pregando lo spirito nostro per lodare l’adorabilissima Divinità Una e Trina e per invocarla nelle nostre necessità e dolori, sia ancora la voce dello Spirito Santo che sale al Trono di Dio per dargli lode perfetta e supplica giusta, accettevoli entrambe al Signore.
Non ti chiedo, o Amore Ss., di farmi vivere una mia personale vita nella grazia, ma ti chiedo di vivere Tu, Grazia, in me, perché io viva realmente la vita della Grazia e mi trasformi e supercrei in un vero cristo.”
643. Manifestazioni di Gesù e Maria.
Fulgore del Corpo di Maria[191].
1Maria Ss., fulgentissima nella veste, ma velata del manto di un grigio perla delicatissimo. Pure il fulgore del Corpo e della veste accende persino lo smorto color cinerino del manto.
2Guarda verso terra e verso oriente. Ha le braccia e le mani aperte e volte verso terra e tiene così il manto aperto sul candore luminoso della sua casta persona e veste. Lei lassù, sulle nuvolette leggere… e Gesù qui, presso me nella sua veste candida.
3La notte passa così. Contemplando la Madre e parlando degli amici romani e.… dei non amici.
Dolore corredentore[192].
4Che dolore! Viene il brivido sin sulla schiena tanto è forte ciò che provo al costato sinistro.
Madre Vittima per i peccati degli uomini[193].
5In compenso dell’atroce soffrire, Gesù è meco sempre e rinnova il miracolo del dissetarmi del Sangue del suo Cuore aperto e dell’immergermi nel fuoco del suo Cuore1… La beatitudine…
6E Maria Ss. viene al pomeriggio. Sempre come il 31 maggio e 1° giugno. E dopo avermi detto che è felice che si dicano a Roma i Rosari insieme “perché la preghiera è più efficace se fatta in molti“, mi dice:
7“Vuoi sapere perché mi vedi con questo insolito manto di penitenza, di lutto quasi, benché non pianga più e raggi la gioia del mio cuore? Ecco. Te lo dico. E ti rivelo un nuovo titolo col quale voglio che tu mi invochi.
8Per quanto non si mediti, e non si accetti, e non si creda, sul mio dolore, e la descrizione di esso paia avvilente, e la si voglia negare, proprio perché non si sa meditare sul mio dolore di madre e di credente, io sono stata la vittima insieme al Figlio mio. E lo sono. Perché ogni offesa a Lui fatta percuote il mio cuore, flagella il mio amore per Lui, così come ogni suo soffrire di quel giorno di Passione fu flagello, percossa, spina, chiodo, urto, caduta mia.
9E allora, ora che una furiosa, instancabile, sempre più violenta grandine di offese viene scagliata dall’Umanità contro il suo Signore, io vesto il manto di penitenza, io, la vittima col Figlio mio, la divina Vittima.
10Vedi? Sto col gesto supplice che avevo nel Sepolcro al momento del mio completo sacrificio e della mia suprema preghiera per gli uomini. Imploro e spargo grazie… Raccolgo preghiere e riparazioni… Mi offro e offro. Imploro il Padre, e pietà dal Padre. Conforto con le mie grazie i fedeli. Raccolgo le loro preghiere e riparazioni. Le offro per consolare l’Amor del mio Cuore. E per farle potenti mi offro con voi, io, Madre vittima della e per la Umanità.
11Salutami, Maria, così: “Ave, Maria, Madre Vittima per i peccati degli uomini, prega per noi“. Il mio nuovo titolo è questo:
12Maria immacolata vittima trafitta dai peccati del mondo.”
13E Gesù assente… Poi Maria Ss. scompare, ma resta Gesù, ancora, ancora…
La Madonna del sorriso[194].
14La Madonna non ha più il manto grigio. Non guarda più ad oriente. Ma guarda me, viene sino a me, fulgida di vesti candide e di luci celesti, soavissima nel sorriso e nello sguardo.
Vedere Maria nelle sue immagini[195].
15Mi vengono portate delle immagini perché vi apponga una dedica. Il sangue mi si aduna al cuore per l’emozione di vedere Lei, la mia Madonna, quale la vedo da anni e quale mai, nonostante molte ricerche, avevo trovata somigliante nelle immagini… La farò ingrandire, perché anche quando Ella non c’è i miei occhi vedano la sua effigie. Quella almeno. La collocherò là dove la vedo apparirmi per scendere sino a me col suo dolce passo.
644. Conoscere bene Gesù
per salvare[196].
Solo Maria sapeva tutto di Gesù.
Mi dice Gesù:
1“Solo la Madre mia seppe tutto di Me, sia del mio tempo di Figlio a Nazareth, che di Maestro e Redentore, che di Risorto glorioso. Perché, e per mia parola e per disposizione divina, Maria tutto sapeva e partecipava di Me: fatiche, dolori, gioie e trionfi. Maria sola. Gli evangelisti ed apostoli seppero in parte di questa o quella parte della mia vita. E molto, quasi tutto ignorarono di mia Madre.
Solo il Portavoce seppe tutto di Gesù e Maria.
2Ma tu, mia piccola Maria, mio piccolo Giovanni, tu, tu sola sai tutto di Me e di Maria. Tu hai vissuto la nostra vita, al fianco nostro. Tu hai respirato l’aria della nostra casa, della casa di Gioacchino e poi di Maria, della nostra Nazareth, della nostra Palestina tutta. Tu hai sentito l’odore del pane sfornato da Maria, delle tele da Lei lavate, del suo Corpo verginale e del mio. Tu hai sentito l’odore dei balsami della Maddalena, e della putredine del risorto Lazzaro, l’odore dell’agnello e del vino della Cena pasquale e quello del mio Sangue sparso nella Passione. Tu hai contato i nostri respiri e voci e sguardi, atti, lezioni, miracoli.
3Più del grande Giovanni tu sai. O mia crocifissa adoratrice, questo ti ho voluto dare per il tuo lungo patire: la perfetta, completa conoscenza di Noi, quali Santi e Dottori non l’ebbero.
Solo la conoscenza ampia di Gesù può salvare.
4Ma i tempi urgono. Solo una conoscenza ampia di Me può salvare. E a chi tutto mi ha dato tutto ho dato, perché molti per il tuo sacrificio, che ha tutto ottenuto dal mio amore, avessero Vita. Né gli uomini né l’inferno potranno strapparti dallo spirito il tesoro che Io ti ho dato. Esso ti aiuterà a vivere e morire e ad anticipare il godimento del Cielo.
5Anima mia, al mondo che ti circonda ed affligge serra gli occhi corporali, ma apri quelli del tuo spirito, tienili aperti sempre sul mondo che Io ti ho illustrato: il mio mondo.
6Esulta e godi di Me infante. Ammira e ascolta il Fanciullo già Maestro. Discepola, ascolta il Verbo parlante alle turbe.
7Riposa sul mio Cuore, novello Giovanni. Imporporati del mio Sangue.
8Piangi per lo strazio di mia Madre, che erompe alfine, dopo l’eroico soffrire sul Calvario. Capiscilo tu, tu almeno, quello strazio duplice di madre e di prima e perfetta tra i credenti. Nessuno lo capisce. Solo tu che lo hai visto e di esso ricordi, senti, vedi le voci, le lacrime, i singhiozzi.
9Ripara al troppo poco considerato dolore di Maria, Corredentrice, col tuo comprensivo amore. Questo ti chiedo: che tu ripari alla superficialità con cui troppi guardano la passione di mia Madre.
10Oggi te lo chiedo, oggi festa dell’Assunta. Giorno di gaudio mariano. Ma per aver quel gaudio Maria dovette bere un calice amaro quanto il mio… Fu un mare di dolore Maria, prima d’essere la Regina del Cielo.
11Siete lavati dal mio Sangue e dal mare di pianto di Maria. E nessuno ci pensa… Tu ripara per tutti gli indifferenti.”
645. Gesù fa trionfare la sua
Opera con noi[197].
Aiutiamo Gesù a far trionfare la sua Opera.
Dice Gesù:
1“Quando Io sento l’ipocrita e irragionevole frase, che è sfida alla Carità, alla Sapienza, alla Giustizia, e velario a nascondere la loro volontà contraria, audacemente e superbamente ed anche vilmente contraria alla mia: “Se è opera di Dio, Dio ci penserà e la farà trionfare“, con un sussulto di santa ira vorrei scendere sulla Terra e ripetere il gesto con cui nettai il Tempio dai barattieri, ladri e mercanti.
2Questo dovrei fare. Ma sono la Misericordia, e tale sono sinché l’uomo è sulla terra. Attendo la loro conversione sin che hanno respiro. Ma poi, per i protervi ed i tentatori del loro Signore – e lo tentano perché lo sanno con essi troppo buono – ci sarà il Giudizio primo e secondo, e conosceranno un Volto del Signore diverso da quello contro il quale gettano lo sputo della loro provocante frase.
3Che dovrei fare per pensare all’Opera e farla trionfare? Dovrei far operare il tremendo Dio del Sinai, il Dio dei tempi del corruccio e del rigore, e fulminarli dovrei nel loro peccato, nei loro peccati, perché molti sono i peccati contenuti nella loro protervia al mio volere. Che altro, se non questo?
“Sì. È lo Spirito di Dio qui presente”.
4Ho dato, attraverso te, tutte le prove. In te non è peccato di ribellione, di simulazione, di superbia. Sei vittima mansueta del loro volere. Difendi tu stessa il loro volere, perché sono “la Chiesa”, da quelli che lo vorrebbero calpestare. Per la tua crocifissione è sicuro che tu non puoi scrutare libri di dottori. Per la tua coltura è certo che tu non puoi scrivere quelle pagine. E che altro vogliono, se questo a loro non basta per dire: “Sì. È lo Spirito di Dio qui presente“? Errore dogmatico non ve ne è, in verità non ve ne è nell’Opera.
5Se lo Spirito ha dato luci (luci di grazia) per far luminoso in pieno quanto questa o quella scuola in 20 secoli ha solo illuminato con un raggio in un punto, benedicano Dio per la sua grazia e non dicano: “Ma noi diciamo diverso”.
Meno teologia più Rivelazione[198].
6Chi è la Sapienza? È serva o regina loro?
7Ma per non dirsi ribelli per superbia umana, per nascondere queste loro piaghe, dicono: “Tocca a Dio“.
8Dio ha fatto e fa. Ma il principe del mondo impera in esso mondo mentre il Re dei re regna in Cielo e, fedele – Egli sì, fedele – alla libertà d’arbitrio che ha lasciata all’uomo, per sua prova, suo premio, e molte volte per sua condanna, non violenta la loro volontà. Ma li attende, e presto, al giudizio.
9Bene farebbero a meditare la pagina del Vangelo dove Io, Maestro dei maestri, Sapienza, Parola e Verità incarnate, dico che i peccati contro lo Spirito Santo non saranno perdonati.
10Ed in verità questa è opera dello Spirito dello Spirito di Dio, dell’Amore del Padre e del Figlio, dello Spirito che sa ogni vero e viene a dirlo agli uomini presi nel turbine attuale, nei turbini anzi, perché possano difendersi dalle dottrine infernali.”
11Questo dettato è in seguito ad uno scritto di P. Cordovani[199] sulla necessità della conoscenza della teologia anche da parte dei laici e della loro richiesta di avere vera e buona teologia…
Non dire mai: ‘se l’opera è da Dio, ci pensi Lui’.
A me poi dice:
12“Ai tuoi e miei veri amici dirai di non dire mai più quella frase. Essi la dicono senza malizia. Ma mi addolora ugualmente. Figli della Verità come vogliono essere, o tacciano in merito o dicano il vero: “Gesù non può trionfare con l’Opera perché gli uomini non lo vogliono“.
13La verità va detta in sé stessi e coi propri uguali (non coi nemici) così come Io sempre la dissi anche ammonendo dei figli della Thorà (i miei apostoli e discepoli) contro il lievito e le colpe dei maestri della Thorà (gli scribi e farisei, fossero pure i sommi fra essi, lo stesso Caifa, lo stesso Anna).
14Avvertili. Tutti. Laici e Sacerdote (il mio P. S.). Perché non mi diano questo dolore.
15Questo dolore! Che dolore! Vedermi, Io-Dio, conculcato nel volere dagli uomini o non capito al punto da sentirmi dire: “ci devi pensare”. Non riflette nessuno che quel “se l’opera è da Dio, Lui ci deve pensare” è prova del dubbio offensivo, presente in loro, che essa non sia da Dio? Non pensano che offendono la carità verso Me insinuando che Dio dovrebbe fare, per persuaderli, opere straordinarie per far trionfare le già straordinarie, e la carità verso te insinuando, anche incoscientemente, che o tu hai simulato, o tu hai avuto a maestro la Tenebra? Non lo dicano più. Mai più.
Venne ai sui e i sui non lo riconobbero.
16Era tanto che volevo dir questo. Perché vedo coprirsi il tuo cuore di ferite, una per ogni volta che la stolta frase vien detta. Ma ora sei troppo ferita, anima mia, perché Io possa tacere ancora.
17Anima mia, anima mia, anima mia! Vieni a piangere qui, per poter vivere ancora. Vieni a Me. Qui. E piangiamo insieme, perché una volta ancora Io venni “alla mia casa e non fui accolto né riconosciuto“; ed ancora una volta “Gerusalemme uccide i suoi profeti fra il tempio e l’altare…”.
18Quante, dalla creazione degli Angeli e dell’Uomo, le opere perfette di Dio conculcate o disperse dall’uomo?! E non erano forse da Dio perché non trionfarono? Anzi, proprio perché da Dio, sono conculcate. Io te lo dico, che così è.”
646. Mano all’aratro senza
guardare in dietro[200].
98% vivono per sé stessi.
1Sono così accasciata di tanta guerra e così stanca e sfinita per dover sempre lottare contro i nemici dell’Opera – sfinita anche fisicamente – che mi pare di non esser più buona di pregare, più generosa, più niente di buono. E lo dico a Gesù.
2Egli mi risponde: “Sei forse uscita dalla via di immolazione che hai preso da tanti lustri? Sei forse pentita di aver chiesto la croce, il sacrificio, il dolore, per amor di Dio e del prossimo? Ti ripugna forse la tua condizione di inferma sempre più inferma perché lo volesti? Non credi più alla potenza del dolore per amore, forse? Non vuoi più offrire forse il quotidiano tuo olocausto? Si è forse raffreddato, per sfiducia in Me, il tuo amore in Me? Vorresti forse mutare la tua sorte, guarire, godere, vivere come vivono il 98% delle creature umane? Non te la senti forse più di riparare continuamente, col tuo continuo amore fedele a Me e alla mia Chiesa, a tutte le colpe che le anime, e specie quelle sacerdotali e consacrate, compiono? Lo sconforto della constatazione della marea crescente di colpe contro il voto, il sacerdozio, la religione, ti suggerisce forse che è inutile ogni cosa ed è meglio non soffrire più? Rispondi!”.
È l’amore quello che conta.
3“No, Signore. Nulla di questo. Voglio soffrire, ora che la sofferenza è totale e totalmente conosciuta, come quando ti chiesi di accettarmi ostia non sapendo a che punto possa salire il dolore. Voglio amarti e soffrire per darti anime e farti contento”.
4“E allora? Credi che siano le preghiere meccaniche, come suono di strumento caricato, quelle che hanno valore per Me? 6Lascia perdere le cose che sono orpello e non oro, le falene che non sono fiamma, gli incendi di paglia: cenere che il vento sperde. E vivi nel tuo rogo che ti arde e che arde davanti al mio trono e mi copre, col suo fiammeggiare armonioso, le brutture e le bestemmie. Che cerca di coprirlo. Perché Io sono Dio e vedo… Ma se vedendo ho dolore, il tuo amore mi consola. Sta’ in pace, in pace. È l’amore quello che conta. E tu hai l’amore per Me, per Noi del Cielo. Ami con tutta te stessa, con tutte le tue forze e volontà. Quindi ami in misura perfetta e ci fai felici. Va più il tuo dire: ‘Ti offro le mie sofferenze di oggi per le intenzioni a Te più care’ che mille preghiere fatte con le labbra avendo nel cuore l’egoismo”.
647. Le dimore del Padre[201].
Ognuno sarà nella schiera meritata.
Dice Gesù:
1“Ho detto: “Diverse sono in Cielo le dimore del Padre mio”[202], non per dire che gli abitanti del Cielo avranno diverso il gaudio del godimento di Dio per essere più o meno lontani da Lui, ma per dire che ognuno sarà nella schiera alla quale la Carità l’aveva predestinato e alla quale lo spirito vocato rimase fedele sulla Terra. Contemplativi e attivi, predicatori e mistici, missionari ai quali piccola parve la Terra, e reclusi che dilatarono, dalla loro cella monastica o dalla loro camera-calvario, la loro carità su tutte le anime e la mia Parola a tutte le anime, alle quali altri permisero che la mia Parola andasse.
La schiera degli evangelizzatori.
2Sappi però che, anche se altri impediscono che i portavoce compiano la missione alla quale Io li elessi, il loro posto in Cielo è e rimane quello che la loro fedeltà alla vocazione di diffusori della mia Parola ha loro meritato: la schiera degli evangelizzatori. E alla spada fiammeggiante della mia Parola, che ferisce a morte l’eresia e il padre dell’eresia, uniranno la palma del martirio. Perché martiri sono, sebbene incruenti, degli uomini. Martiri di un lungo martirio, più crudele e multiforme di quello che i pagani davano a molti confessori di Cristo.
Il dolore apre le porte della gloria eterna.
3La Gerusalemme celeste, quale la vide il tuo grande omonimo, Giovanni il Veggente di Patmos[203], ha dodici porte e dodici fondamenti. Perché per molte porte si entra nella Città dei Santi: per molte vie, per molte missioni. E anche perché per diverse missioni, eseguite fedelmente, gli spiriti fedeli costruiscono la Città eterna di Dio. E le porte sono di perle – la perla sta per lacrima – perché si entra per mezzo del dolore in Cielo.
4Non vi è santo che, per questo o per quello, permesso da Dio o procacciato dagli uomini mossi da Satana, o da Satana stesso, o donato a loro istanza da Dio stesso, non sia entrato in Cielo che per merito del suo patire perfetto. Il dolore apre le porte della gloria eterna. Io sono glorioso – Io, il Cristo, l’Uomo-Dio – per aver patito il dolore più grande di quello patito da altri uomini.
5Ma in verità ti dico che tu sei del fondamento d’ametista. Perché sei l’amante-penitente per tutti, perché portasti il lutto del tuo Gesù crocifisso dall’infanzia per tutta la vita, perché portasti sempre le insegne della penitenza e dell’umiltà, perché sei la mia Violetta eterna, anima mia.
L’uomo è cieco e ingiusto quando non è in Dio.
6Il mio Sangue nel tuo calice. Le tue perle (le lacrime che ti fanno spargere) sul cuore dei tuoi crocifissori. Ma se il mio Sangue è balsamo che ti inebria e ti infiamma di gaudio d’amore e ti imprime il segno che salva dallo sterminio, le tue lacrime sul cuore dei tuoi crocifissori saranno rimorso dopo essere stato segno e misura del loro destino e della loro carità. Perché dove poca è carità poco è Luce divina. E l’uomo è cieco e ingiusto quando non è unito, illuminato, santificato dall’unione con Dio.
7In verità, non è vera carità dove si conculca il Verbo conculcando le sue voci.”
648. L’amore a Gesù che
dimora nell’uomo[204].
Sforzarsi a vedere Gesù in ognuno.
1“Per poter amare tutto il prossimo, vedimi in ognuno”.
2“È molto difficile poter vedere Te in alcuni! Tu che sei carità vera, fedele, costante, Tu che sei verità, Tu che sei giustizia, misericordia, pazienza, temperanza, tutte, tutte le virtù!”.
3“È vero. Troppo prossimo, anche esteriormente cristiano, è l’opposto, in tutto o in parte, di ciò che Io sono. Ma to sforzati a vedere Me in ognuno. Un atto di fede che possa provocarti un atto d’amore per quelli che, in verità, non meritano il tuo amore. Ama Me nella loro anima. L’anima viene da Dio, quindi ancora da Me. L’anima, almeno per un momento, fu tempio dello Spirito di Dio, quindi sa ancora di Me. La mala volontà della creatura, lo sprezzo del primo comandamento, e indi degli altri del Decalogo, il vizio preferito alle virtù, il peccato, anzi i peccati, hanno logorato, cancellato anche, bruttato e offuscato sempre, annullato talora il segno divino negli spiriti umani. Ma quel segno può risorgere sempre. Perché solo l’impenitenza finale lo cancella totalmente e inesorabilmente. Allora in eterno Gesù non è più in quello spirito”.
4“Ma come fare a credere che Tu sei nelle persone, in certe persone, quando si vedono queste compiere azioni che Tu condanni, che Tu, Santità perfettissima come Gesù, Santità infinita come Verbo, mai avresti commesso quando eri il Verbo incarnato, abitante fra noi?” chiedo io.
Celato sotto l’imperfetta materia di molti
5Mi risponde:
6“Sai pur credere che Io sono sotto le apparenze di un poco di farina ridotta a sottile ostia, con tutto il mio Corpo, il mio Sangue, la mia Anima e la mia Divinità! E allora ugualmente credimi celato sotto l’imperfetta materia di molti.
7In alcuni sono come in sepolcro… M’hanno dentro morto, in attesa di risorgere ad un loro moto di pentimento e d’amore.
Celato nell’uomo come nel Ss. Sacramento.
8In altri sono nascosto, proprio come il Ss. Sacramento che è nei templi ma non lo si vede, celato come è dietro il velo, l’oro e la pietra del tabernacolo, dentro al metallo della pisside a sua volta velata. Ma vi sono, pronto ad apparire e a donarmi solo che la creatura, fedele e sacerdote insieme, inizi il rito della comunione col suo Gesù, amandolo collo spostare tutti gli ostacoli materiali che nascondono Me e mi separano dall’uomo impedendomi di fondermi a lui e vivere in lui, in luogo di lui, perché il vivere di lui sia santo.
I “sentimentalisti” della religione.
9Altri mi hanno come un sole in stagione instabile. Le loro nubi, le nubi della loro incostanza, fanno sì che talora brillo in loro e talora sembra che il sole non ci sia più. Generalmente, questi incostanti sono quelli che non sono né mistici, né contemplatori, né adoratori formatisi tali attraverso anni e anni di fedele volere, di costante ascesa, sempre più rapida più il dolore, tutto il dolore che è retaggio dei veri amatori e imitatori miei, li ha oppressi…
10I paradossi della vita mistica: più il dolore schiaccia e più l’anima ascende, vola, si innalza, si unisce a Me che le tendo le braccia dall’Abisso raggiante del Paradiso!
11Questi… sono i “sentimentalisti” della religione, coloro che dopo una predica, una cerimonia religiosa, un ritiro, una lettura, vorrebbero emulare Paolo nell’evangelizzare le genti, Giovanni il vergine nella castità, Lorenzo nel martirio, Gerolamo nella penitenza, ma passata l’emozione ricadono nel “godimento della vita“. Vogliono far diventare incendio la fiammolina che arde in loro… e nella fiammata passeggera, sforzata, distruggono anche la fiammolina…
12Vogliono essere atleti, primi in tutte le manifestazioni religiose, fare, trascinare, essere insegna, faro, voce; e premono, sforzano tanto da divenire agli altri pauroso velario che mi mostra quale non sono; luce ingannevole perché illumina Me e la religione in modo irreale che sgomenta le povere anime, le più numerose, timorose tanto; catena che strozza l’amica religione, sostegno degli spiriti, e ne fa una Nemesi armata di flagelli e castighi.
13E premono e sforzano sino a spossarsi e giacere, poi, esauriti, incapaci di lottare con Satana che attende quell’esaurimento per assalire e prostrare; quando, pur per reazione umana – paragonabile a quella che avviene a certe macchine troppo sforzate – non si distruggono, non precipitano in carnalità bestiali per aver voluto troppo rapidamente divenire angeli senza essere vocati a tal vocazione, e soprattutto per avere voluto divenire tali da loro, accatastando zitzit, fimbrie e telefin[205], ma dimenticando che la via per salire dove si diviene angeli è nel Vangelo vissuto.
Dio vuole carità non elemosina.
14Lunga via!! E il Vangelo insegna: carità e rinuncia, carità e sacrificio. Carità, ho detto. Non elemosina. Né a Dio, né al prossimo.
15Sai quando l’uomo fa elemosina a Dio? Quando gli dà le pratiche esteriori nelle ore delle pratiche, e poi, nelle altre, è del mondo. Sai invece quando l’uomo dà carità a Dio? Quando, riducendo allo stretto necessario pratiche e preghiere vocali, opera e òra con tutto sé stesso, senza interruzione, come Io operai e orai. E uguale è per il prossimo. Lo ama veramente quando gli dà il cuore e non l’obolo, l’aiuto e non l’obolo.
16E sai quando veramente l’uomo rinuncia e compie sacrificio? Non solo quando rinuncia alla vivanda di carne perché è giorno d’astinenza, ma quando soprattutto rinuncia all’appetito della sua carne. E si sacrifica quando rinuncia al suo io per servire la carità e la giustizia verso Dio e prossimo.
Come liberare il Salvatore.
17Ma tu vedimi in tutti, per poter avvicinare anche i demoni-uomo, i lebbrosi-uomo, i delinquenti-uomo. Io te ne premierò venendo a te per consolarmi del loro disgustoso vivere più repellente di un sepolcro pieno di marciume, più triste di una chiesa abbandonata, più pauroso di una tana di ladroni.
18E là dove sono come in un sepolcro, chiamami alla risurrezione col tuo amore serafico.
19E là dove sono nascosto in un ciborio che viene dimenticato, richiama il dimentico ad onorare l’Ospite nascosto, e fallo col tuo amore intrepido.
20E là dove, divino Sole, non posso raggiare perché le nebbie dell’umanità son tali da nascondermi sovente, disperdi col tuo amore di fortezza queste nebbie nemiche.
Divenendo incendio d’amore.
21Amore, Maria! Amore. Tu ne hai tanto: tutto quello che ti ho dato e che tu non hai disperso, ma anzi al quale hai unito il tuo, già tanto, come il tralcio si avviticchia al ceppo della vite. Donalo al prossimo tuo. Più darai, più avrai. Ma il tuo amore sia forte, vergine di debolezza, rude anche, come cesoia che taglia i viticci di vuote sentimentalità, purificatore come incendio. La fiamma muta la materia in luce. La fiamma eleva, con l’elevarsi proprio, ciò che è in basso verso l’alto. La fiamma dà voce e calore anche alle cose senza voce e senza calore.
22In verità, fra gli uomini molti sono più muti delle pietre e più gelidi di un metallo esposto alle brine della notte. Amali perché amino. Amali perché non mi amano. Che Io trovi in te sola l’amore che dovrebbe essere in questi che non amano o amano male e saltuariamente. Sii un abisso di fuoco e un mare d’amore, dove sprofondano le creature che mi sono dolore, ed Io non le veda più, ma te veda, e attraverso te loro, ma fatti sopportabili perché avvolti nel tuo fuoco, ricoperti dalle onde del tuo amore.
23Le cose gettate nel fuoco si purificano e quelle gettate in mare si lavano e si salano. Col tuo amore al prossimo, pensando che in esso Io sono (tutto è nel Cristo), purificali, lavali, salali, perché più non siano sozzi e inutili come cose senza sapore.”
649. Insegnamenti dal purgatorio[206].
Fra le fiamme del Purgatorio.
1Dopo tanto vedo mia mamma[207]. È fra le fiamme del Purgatorio. Non l’ho mai vista nelle fiamme. Grido. Non riesco a reprimere il grido che poi giustifico a Marta con una scusa, per non impressionarla.
2La mia mamma non è più così fumosa, grigiastra, dall’espressione dura, ostile al Tutto e a tutti, come la vedevo nei primi 3 anni dopo la morte quando, benché la supplicassi, non voleva volgersi a Dio… né è annebbiata e mesta, quasi spaventata, come la vidi per gli anni successivi. È bella, ringiovanita, serena. Sembra una sposa nella sua veste non più grigia ma bianca, candidissima. Emerge dalle fiamme dall’inguine in su.
Colpe che si purificano nel Purgatorio.
3Le parlo. Le dico: “Sei ancora lì, mamma? Eppure ho tanto pregato per abbreviarti la pena e ho fatto pregare. Stamane per il sesto anniversario ti ho fatto la S. Comunione. E sei ancora lì!”.
4Ilare, festosa, mi risponde: “Sono qui, ma per poco ancora. So che hai pregato e fatto pregare. Questa mattina ho fatto un gran passo verso la pace. Ringrazio te e la suora che ha pregato per me. Ricompenserò poi… Presto. Fra poco ho finito di purgarmi. Ho già purgato le colpe della mente… la mia testa orgogliosa… poi quelle del cuore… i miei egoismi… Erano le più gravi. Ora espio quelle della parte inferiore. Ma sono un’inezia rispetto alle prime“.
5“Ma quando ti vedevo così fumosa e ostile… non volevi volgerti al Cielo…”.
“Eh! Ero ancora superba… Umiliarmi? Non volevo. Poi è caduto l’orgoglio”.
6“E quando eri così triste?”.
“Ero ancora attaccata agli affetti terreni. E tu sai che non era un attaccamento buono… Ma capivo già. Ero triste per questo. Perché capivo, ora che non c’era più colpa di superbia, che avevo amato male Dio, volendolo mio servo, e male voi…”.
Bisogna amare e pensare a tutti i purganti.
7“Non ci pensare più, mamma. Ora è passato”.
“Sì, è passato. E se sono così ti ringrazio. È per te che sono così. Il tuo sacrificio… Mi ha ottenuto il purgatorio e fra poco la pace”.
8“Nel 1950?”.
“Prima! Prima! Presto!”.
9“Allora non ci sarà più da pregare per te”.
“Prega lo stesso come io fossi qui. Ci sono tante anime, di ogni specie, e molte di madri, dimenticate. Bisogna amare e pensare a tutti. Ora lo so. Tu sai pensare a tutti, amare tutti. So anche questo ora, e lo capisco, ora, che è giusto. Ora non imbastisco (precise parole) più il processo a Dio. Ora dico che è giusto…”.
10“Allora tu prega per me”.
“Eh! prima ci ho pensato a te. Vedi come ti ho conservato la casa. Lo sai, eh? Ma ora pregherò per la tua anima e perché o tu sii felice o tu venga con me”.
Dio giudica diverso da noi. Un modo tutto suo.
11“E papà? Dove è papà?”.
“In Purgatorio”.
12“Ancora? Eppure era buono. Morì da cristiano, con rassegnazione”.
“Più di me. Ma è qui. Dio giudica diverso da noi. Un modo tutto suo…”.
13“Come mai papà è lì ancora?”.
“Eh!!” (ci resto male, lo speravo in Cielo da un pezzo).
14“E la mamma di Marta? Sai, Marta…”.
“Sì, sì. Ora so cosa è Marta. Prima… il mio carattere… La mamma di Marta è fuori di qui da tanto tempo”.
15“E la mamma della mia amica Eroma Antonini? Sai…”.
“So. Noi sappiamo tutto. Noi purganti. Meno bene dei santi. Ma sappiamo. Quando io scendevo qui, lei ne usciva”.
16Vedo il lingueggiare delle fiamme e mi dànno pena. Le chiedo: “Soffri molto per quel fuoco?”
“Ora no. Ora ce ne è un altro più forte che non fa quasi sentire questo. E poi… quell’altro fuoco dà voglia di soffrire. E allora il soffrire non fa male. Io non volevo mai soffrire… lo sai…”.
17“Sei bella, mamma, ora. Sei come ti volevo”.
“Se sono così lo devo a te. Eh! quante cose si capiscono quando si è qui. Si capiscono sempre di più, più ci si purifica dell’orgoglio e dell’egoismo. Ne avevo tanto…”.
18“Non ci pensare più”.
“Ci devo pensare… Addio, Maria…”.
19“Addio, mamma. Vieni presto a prendermi…”.
“Quando Dio vorrà…”.
Insegnamenti.
20Ho voluto segnare questo. Contiene insegnamenti. Dio punisce prima le colpe della mente, poi del cuore, ultime le debolezze della carne. Bisogna pregare, come fossero nostri parenti, per i purganti abbandonati; il giudizio di Dio è ben diverso dal nostro; i purganti capiscono ciò che non capivano in vita perché pieni di sé stessi.
21A parte il dispiacere per papà… sono contenta di averla vista così serena, lieta anzi, povera mamma!
650. I figli di Giuda Iscariota[208].
La figura di Giuda la più numerosa.
Dice Gesù:
1“In questo giorno Io dissi, l’anno passato, che avrei levato sacca e bordone ai pastori, per provare i samaritani. E l’ho fatto. Ho strappato una maschera, più d’una, e ho finito la loro prova perché era l’ultima prova per loro. Io ho detto: “Dopo questa, basta, perché sarebbe tentare la pazienza della creatura, di te, creatura mia”.
2Già ti ho detto, i giorni passati, che come anche per questi si è avverata la profezia del marzo 1947, così deve compiersi il mio decreto anche per questi.
3Quante volte ho detto che la figura di Giuda, entusiasta e credente, poi miscredente sino a saper tradire, in un “sì e no” di tre anni finito nel deicidio, è la figura che più va studiata tra i seguaci di Cristo perché la più numerosa a trovarsi fra questi?
4Quante volte ho detto che la casa di Betania non poteva ospitare i sacerdoti e i farisei, meno due o tre che erano eccezioni nella massa?
5Quante volte ho detto che Samaria era meglio di Gerusalemme per il Cristo, sinché quei di Gerusalemme (sacerdoti, scribi, farisei) con male arti, mosse da invidia e calcolo, non corruppero i più deboli fra i samaritani e li fecero ostili a Me?
6Ciò che è scritto nei libri eterni si compie, come giusto è, perché divino decreto, giusto essendo, sempre si compie.
Pochi e provati.
7Or questi, i fanatici d’un’ora per la Betania novella, non possono stare nella casa di Maria. Là vi è posto per il vero Cristo e per i suoi veri ministri. Là vi può stare Maria, che è anche Lazzaro nel suo soffrire, e Marta attiva a servire te che contempli. E qualche discepolo fedele. Pochi e provati. E starvi col Cristo, nella vera, viva fede e religione dello spirito, nella vita unitiva col Cristo, non nelle architetture di templi pomposi, esposti perché siano visti e ammirati, ma vuoti, vuoti, vuoti, senza di Me, perché pieni della concupiscenza della vita.
Al sommo si giunge per lunga e faticosa via.
8Maria, dal momento che hanno cessato di crederti ciò che sei, la concupiscenza li ha avvolti. Perché tu, Maria, tu spegni la concupiscenza in chi ti ama, essendo tu, mio fiore, effluvio di Me, ed il mio odore spegne le febbri. Ma quando chi ti amò cessa di amare, allora, come per Giuda, non c’è più che la vittoria dell’uomo carnale prima, del Seduttore poi.
9Bisognava pur provarli. A frantumare la loro superbia di credersi perfetti.
10Al sommo si giunge per lunga, faticosa e fedelmente seguita via. Talora non basta una vita per toccare la cima della giustizia. E neppur là si è sicuri se non si sale e ci si inchioda sulla croce della perfetta carità che è completo sacrificio.
Le grandi anime sono sempre sole.
11Tu vi sei e vi stai. Non crolli. Perché hai voluto che l’amore là ti crocifiggesse per esser più certa di non precipitare.
12Tutto in te ripete Me. Anche questo ti ho detto molte volte. Onde, in verità, a te povertà, incomprensioni, tradimenti, scherni, calunnie, tutto, come a Me. E solitudine. Le grandi anime sono sempre sole. Perché le altre comuni non possono salire dove le poche anime veramente grandi spaziano. Ma la Grandezza eterna, perfetta, Dio, scende là dove sono le solitarie, ed è l’Amico che, solo, basta a colmare i vuoti dei disertori di una santa amicizia. Io ti resto. Sempre più tuo, sempre più “una cosa con te“.
La Parola è salute all’umile e veleno al superbo.
13Però a costoro Io dico che vano sarà il chiamarmi, poiché hanno preferito altre voci e altre vie alla mia, usando con te come dei seguaci miei, infedeli per essere stati richiamati alla giustizia da Me, usarono con Me.
14La mia Parola è salute, luce, sapienza agli umili di cuore. Ma è veleno a chi tale non è. Parlai, per dare giusta via alla loro letterale, non spirituale pietà. Ma la mia Parola, urtando contro il loro io carnale, lo ha aperto – perché Essa è potente – e dal loro io, dal loro cuore, così come dissi, è uscito quanto vi era celato: “È dal cuore che vengono i cattivi pensieri, le invidie, gli omicidi, le fornicazioni ed i furti anche soltanto morali e spirituali più gravi perché, impuniti in Terra, vengono poi da Me giudicati e puniti nella seconda vita; vengono le false testimonianze e le bestemmie contro il prossimo oltre che contro Dio“.
La Carità non soccorre chi senza carità ferisce.
15Vano il chiamarmi ora. La Carità non soccorre chi senza carità ferisce il mio servo innocente: te. E per sventure che li colpiranno dicano: “Noi lo abbiamo voluto, perché abbiamo praticato l’ingiustizia e l’astio contro l’amica di Gesù, che ci amava a ci ama ancora“. Come possono chiedere misericordia a Dio quando senza giustizia e senza misericordia non depongono il loro ingiusto rancore per te? L’Ecclesiastico lo dice (XXVIII) e così è[209].
16E tu canta: “Tu che eri irritato hai cacciato lo sdegno per consolarmi. Tu mio Salvatore mi levi temenza. Tu mia forza mi soccorri. Tu mia gioia mi letifichi”.
17Sii benedetta, mia violetta.”
Dio non s’irride e non si tenta.
Dice Gesù:
18“Il voler scaricare su Dio la responsabilità di quanto avviene, tentando così di diminuire agli occhi tuoi e del mondo la loro colpa, o di malanimo o di pusillanimità o di ignavia e quietismo, col dire: “Dio deve fare”, li assimila a coloro che, mentre ero sulla Croce, denudavano se stessi, nel loro io più profondo e più vero, avendo nella febbre del creduto trionfo perduto ogni freno e controllo alle loro ipocrite azioni, gridando: “Se sei il Figlio di Dio scendi di croce, ora, e salvati, perché si possa credere che sei veramente Tu il Re d’Israele, il Messia“[210].
19Gli uomini hanno tutti l’intelletto per giudicare. Gli uomini di Dio, i suoi servi e ministri – i sacerdoti – hanno in più l’aiuto degli studi fatti e degli aiuti soprannaturali confacenti alla loro missione per giudicare meglio ancora. Come dunque imitano i loro antichi predecessori tentando Dio?
20Facciano, ché sta a loro di fare con santità a giustizia. E Io li benedirò. Ma se non fanno e non mi servono, pretendendo che Io faccia ciò che del resto non servirebbe perché è in loro la volontà di non servirmi, Io avrò per loro il silenzio di condanna che ebbi per i Capi dei Sacerdoti e per gli Scribi. Quel silenzio che non ebbi per il buon ladrone. Un malfattore, in verità. Ma che non attese che Io facessi per convertirsi. Fece. E poscia, certo che Io avrei premiato la sua buona volontà, a Me si rivolse perché lo assolvessi.
21Quale lezione per tanti! Dio non si irride e non si tenta. Per non imitare Satana tentante Me nel deserto; e i Sacerdoti ormai condannati insieme al loro Tempio; i Farisei ipocriti e gli Scribi pieni d’iniquità, che si appropriavano dei beni delle donne sole e dei pupilli, beffeggianti Me crocifisso.
22Come, alla loro sapienza a cui tanto tengono, non appare chiara la loro azione? Quest’azione contro Me e contro le anime che torturate col vostro “no” e private della Parola?”
651. La Sapienza di Dio regola tutto[211].
Risposta al lungo silenzio
Dice lo Spirito Santo:
1“Scrivi. E sia risposta alle stolte deduzioni di alcuni. Risposta il lungo silenzio (18 mesi) e risposta la nuova parola.
2Risposta il lungo silenzio, risposta che dice ai tuoi calunniatori che in te non c’è volontà di scrivere o di non scrivere, ma solo volontà di ubbidienza a Dio. Se Egli parla, tu scrivi. Se Egli tace, tu non scrivi. Perché tu non sei simulatrice di cose straordinarie. Perché tu non sei una folle che scambia per parole soprannaturali e soprannaturali visioni le parole e le visioni date dal delirio. Tu sei lo strumento, il portavoce. E uno strumento è inerte, sino a che l’artefice non lo prende fra le mani per fargli compiere un lavoro. E un portavoce non ha voce sinché la Voce non lo empie di Sé perché egli la espanda sul mondo. Questo tu sei, e non altro.
3Ed è risposta, dopo il lungo silenzio, la nuova parola, per dire la verità ai ciechi dagli occhi coperti dalle scaglie della loro carnalità, i quali vedono come vede il loro pensiero non buono, non già come è realtà, perché sono ciechi. Vedono l’esterno, e non sanno ciò che avviene fra lo Spirito divino e lo spirito del servo di Dio. Vedono l’apparente silenzio, ma non possono penetrare i motivi divini di quel silenzio, perché l’uomo carnale non può penetrare con la sua pesantezza opaca nei misteri della Luce fatta Parola.
Tutto è regolato dalla Sapienza di Dio.
4Ora Io dico che per rispondere a questi stolti Io parlerò dopo tanto tacere. Ma poiché sono Dio, e Dio è Bontà, non sforzerò te, vittima che ti consumi sempre più. Regolerò la mia Parola alle tue possibilità fisiche, dando così una nuova lezione ai colpevoli contro la carità e la giustizia, e quindi contro Dio, i quali non regolano con la carità e la giustizia le loro azioni verso te, malata, e peccano contro il duplice amore che la Legge antica ed il Verbo Incarnato hanno proclamato essere il primo comandamento, senza il quale non possono essere veri, vivi, gli altri, e vane, e false, e spoglie morte, che non han valore per il giudizio di pace e gloria, sono le forme formali, letterali del culto. Perché ciò che è vita divina, ciò che divinizza anche un sorriso e ne fa oggetto di futuro premio, è l’amore. Solo l’amore.
5Non senza divino consiglio si fermarono le lezioni al v. 4° dell’8° c. ai Romani, per riprendere al 5° v. dello stesso capo dopo 18 mesi. Sino al 4°, di te che vivi nello spirito si parlava e di chi come te. Dal 5° in poi sino al 7°, di costoro si parla. E con questo punto ha ripresa la lezione[212], giusta per l’ora attuale. Anche un battito di ciglio è regolato dalla Sapienza di Dio.”
652. La paura paralizza l’anima[213].
Dice Maria Ss[214].
1Maria Ss. e Madre Teresa M. di S. Giuseppe[215]:
2“L’eccesso di timore paralizza le anime nei loro slanci. Se non avessero avuto un eccesso di timore, gli apostoli non avrebbero lasciato solo mio Figlio quando fu preso. Perché erano buoni, in fondo. Ma troppo paurosi. Prima dei nemici, poi di Gesù per il loro abbandono. L’eccessivo timore produce giansenismo, e il giansenismo aumenta il timore, perché inculca la persuasione che è difficile salvarsi. Non solo. Ma, rallentando gli abbracci dello spirito con l’Amore, rende sempre più debole l’anima.
3Dille che non si spezzi le ali e non smorzi la fiamma sotto la spontanea condanna: “Io sono cattiva“. Nessuno è buono fuorché Dio. Ma Egli lo è tanto che lo è anche per chi non è tutto buono.
4Le più belle conquiste di Gesù furono Matteo, Maria di Magdala, Zaccheo e Disma, ossia dei grandi peccatori. Grandi. Ma che non si gettarono spiritualmente a terra, inerti, dicendo: “Tanto sono cattivo”, ma anzi col loro spirito sorsero e corsero verso il Perdono e l’Amore con fiducia.”
L’Apocalisse Cap. I.
653. Gesù Cristo il Primogenito.
A voi pace da Colui che è[216].
“Colui che è”. (Ap 1,4).
1“Colui che è” è l’antico Nome di Dio, quello col quale Dio si nominò a Mosè sul monte[217], quello da Mosè insegnato al suo Popolo perché così potesse chiamare Iddio. Tutta l’eternità, la potenza, la sapienza di Dio balena in questo nome.
Colui che è: l’eternità (Ap 22,13)[218].
2Colui che è: l’eternità. Non ha avuto un passato Dio. Non avrà un futuro. Egli è. Il presente eterno.
3Se l’intelletto umano, anche il più potente degli intelletti umani; se un potente, anche il più potente tra gli umani, con puro desiderio, con puro pensiero scevro di umani orgogli, medita questa eternità di Dio, sente, come nessuna lezione, meditazione o contemplazione valse a fargli sentire, ciò che è Dio e ciò che è lui: il Tutto e il nulla; l’Eterno e il transitorio; l’Immutabile e il mutabile; l’Immenso e il limitato. Sorge l’umiltà, sorge l’adorazione adeguata all’Essere divino cui va data adorazione, sorge la fiducia perché l’uomo, il nulla, il granello di polvere rispetto al Tutto e a tutto il creato dal Tutto, si sente sotto il raggio della protezione di Colui che, essendo dall’eternità, volle che gli uomini fossero, per dar loro il suo infinito amore.
Colui che è: la potenza infinita.
4Colui che è: la potenza infinita. Quale cosa o persona potrebbe da sé stessa essere? Nessuna. Senza combustioni e fusioni di particelle sparse pei firmamenti non si forma un nuovo astro, come spontaneamente non si forma una muffa. Per l’astro, grande più della Terra, o per la muffa microscopica, occorrono materie preesistenti e speciali condizioni di ambiente atte alla formazione di un nuovo corpo, sia esso grandissimo o microscopico. Ma chi dette modo all’astro e alla muffa di formarsi? Colui che creò tutto quanto è, perché Egli era da sempre, e da sempre era potente.
5Ci fu dunque, per ogni cosa che è, un Principio creatore che, o direttamente creò (la prima creazione), o mantenne e favorì il perpetuarsi e rinnovarsi della creazione. Ma Egli chi lo creò? Nessuno. Egli è. Per Sé stesso. Non deve il suo Essere a persona o cosa alcuna. Egli è. Non ha avuto bisogno di un altro essere per essere, come nessun altro essere, a Lui avversario, benché da Lui creato – perché ogni spirito o carne o creatura del mondo irrazionale sensibile sono da Dio creati – può portarlo al non essere. E se tutto quanto è, nel Cielo spirituale, nel Creato sensibile, negli Inferni, è già testimonianza della sua immensa potenza, il suo essere, senza aver avuto principio da altro essere o cosa, è l’immensa testimonianza della sua immensa potenza.
Colui che è: la sapienza.
6Colui che è: la sapienza perfettissima, increata, che non ha avuto bisogno di autoformazione o di formazione di maestri per essere. La Sapienza che nel creare il tutto, che non era, non commise uno sbaglio, creando a volendo perfettamente.
7Quale quell’inventore o innovatore o pensatore, anche mosso da giusto desiderio di investigare, conoscere e spiegare i misteri eccelsi e i naturali, che non cada in qualche errore, e del suo intelletto non ne faccia un movente di danno a sé e ad altri? La radice del danno a tutta l’Umanità non ha forse origine dal desiderio dei Progenitori di conoscere e penetrare nei dominii di Dio? Subito sedotti dalla falsa promessa dell’Avversario, vollero conoscere… e caddero in errore, come vi cadono pensatori, scienziati e uomini in genere.
Colui che è: l’Onnisciente.
8Ma Colui che è, e che è Sapienza perfettissima, non commise errore, e non ne commette, né il male e il dolore che han reso imperfetto ciò che fu creato perfetto mai deve dirsi che viene dall’Onnisciente, ma da coloro che vollero e vogliono uscire da quella legge d’ordine che Dio ha dato a tutte le cose e gli esseri viventi. Ordine spirituale, morale, fisico perfetto, e che, se rispettato, avrebbe mantenuto la Terra allo stato di terrestre paradiso e gli uomini che l’abitano nella felice condizione di Adamo ed Eva avanti la colpa.
Colui che è: “Jeovè”.
9“Colui che è”, antico nome di Dio, per un eccesso di venerazione, creatosi spontaneo nell’io degli uomini consci della loro condizione di essere dei decaduti dalla Grazia e meritevoli dei rigori di Dio – era allora il tempo che Dio, per gli uomini, era il Dio terribile del Sinai, il Giudice pronto alle vendette – fu presto sostituito dall’altro: Adonai. E questo, sia per diversità di pronuncia quale la si osserva in ogni nazione, e in tutti i tempi, da regione a regione, sia per essere usato troppo raramente per una troppo integrale applicazione del comando: “Non nominare invano il Nome del Signore Dio tuo“, provocò un’alterazione della prima pronuncia: “Jeovè“. Ma nella Galilea, nella quale l’Emmanuele avrebbe passato la quasi totalità della sua vita di Dio tra gli uomini, secondo il suo nome profetico di Emmanuel, e dalla quale si sarebbe mosso per spargere la Buona Novella, Egli che era la Parola di Dio fattasi Uomo, e per iniziare la sua missione di Salvatore e Redentore che si sarebbe conclusa sul Golgota, quel nome, insegnato dall’Eterno a Mosè, conservò il suo suono iniziale: Jeovè.
10E nel nome del Figlio di Dio fattosi Uomo, nel nome che Dio stesso impose al Figlio suo incarnato, e che l’angelo dei felici annunzi aveva comunicato alla Vergine immacolata, è, per chi sa leggere e intendere, un’eco di quel nome, e la Parola che lo portava, ai suoi, insegnò novellamente la parola vera: Jeovè, per dire Dio, per dire il Padre suo Ss., dal quale il Figlio è generato e dai Quali procede lo Spirito Santo. E procede per generare, al giusto tempo, nel seno della Vergine il Cristo Salvatore.
Gesù Cristo il Testimone fedele.
La testimonianza che il Padre dà al Figlio.
11Il Figlio di Dio e della Donna, Gesù. Colui che, oltre ad essere il promesso Messia e Redentore, è la testimonianza più vera del Padre e della sua Volontà, la testimonianza della Verità, della Carità, del Regno di Dio.
12Il Padre e il Figlio, sempre Una sola cosa anche se temporaneamente il Figlio aveva assunto Persona umana senza per ciò aver perduto la sua eterna Persona divina, sempre Una sol cosa per l’Amore perfetto che li univa, si sono vicendevolmente resi testimonianza. Il Padre la dà al Figlio, nel Battesimo al Giordano[219], sul Tabor, alla Trasfigurazione[220], al Tempio per l’ultima Pasqua, al cospetto anche dei Gentili venuti per conoscere Gesù[221]. Ma a questa triplice testimonianza sensibile vanno aggiunte le testimonianze dei miracoli più grandi operati dal Cristo quasi sempre dopo aver invocato il Padre. Veramente può dirsi che l’invisibile presenza del Padre, che è eterno e purissimo Spirito, balenasse, come raggio di incontenibile luce che nessun ostacolo può imprigionare, in ogni manifestazione del Cristo, sia in veste di Maestro che in veste di operatore di miracoli e di opere divine.
13Iddio, il Padre, aveva creato l’uomo dalla polvere e gli aveva infuso il soffio della vita e lo spirito, soffio divino e immortale. Ancora il Padre, palesemente o no invocato dal Figlio, con Lui rende la vita ad una carne morta, e con la vita l’anima e la ricostruzione delle carni che, per morte (Lazzaro) o per morbo (lebbre), s’erano già sfatte o distrutte, e, convertendo il peccatore, ricostruisce in esso la legge morale, ricrea lo spirito caduto in peccato, sino alla grande ricreazione alla Grazia, mediante il sacrificio di Cristo, per tutti coloro che credono in Lui e ne accolgono la Dottrina entrando a far parte della sua Chiesa.
La testimonianza che il Figlio dà al Padre.
14Il Figlio poi, al mondo che ignora il Padre, e anche al piccolo mondo d’Israele che, senza ignorarlo, non ne conosceva la verità di amore, di misericordia, di giustizia temperata dalla carità che è sua Natura, rivela il Padre. “Chi vede Me vede il Padre[222]. La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato[223]. La Verità che ha mandato Me, sua Parola, voi non la conoscete, ma Io la conosco[224] perché mi ha generato. Il Padre che mi ha mandato non ha lasciato solo il suo Figlio[225]; Egli è con Me[226]. Io e il Padre siamo Una sola cosa“[227].
Testimonianza dello Spirito Santo.
15E rivela lo Spirito Santo, mutuo amore, abbraccio e bacio eterni del Padre e del Figlio, Spirito dello Spirito di Dio, Spirito di verità[228], Spirito di consolazione[229], Spirito di sapienza[230], che confermerà i credenti nella Fede e li ammaestrerà nella Sapienza, Egli, Teologo dei teologi, Luce dei mistici, Occhio dei contemplatori[231], Fuoco degli amanti di Dio.
Opera della Trinità Ss.
16Tutto l’insegnamento e tutte le opere del Cristo sono testimonianza del Padre e rivelazione del mistero incomprensibile della Ss. Trinità. Di quella Ss. Trinità per la quale fu possibile la Creazione, la Redenzione, la Santificazione dell’uomo. Di quella Ss. Trinità per la quale, senza distruggere la prima creazione che s’era corrotta, poté aversi una ricreazione, o novella creazione di una coppia senza macchia: di una nuova Eva, di un nuovo Adamo, mezzo a ricreare alla Grazia, e quindi a ristabilire l’ordine violato e il fine ultimo tra e per gli uomini venuti da Adamo.
17Per volere del Padre, in vista dei meriti del Figlio, e per opera dello Spirito Santo, poté, dalla Donna immacolata, Eva novella e fedele, assumere umana carne il Figlio, poiché lo Spirito di Dio coprì della sua ombra l’Arca non fatta da mano d’uomo, ed aversi il nuovo Adamo, il Vincitore, il Redentore, il Re del Regno dei Cieli al quale sono chiamati coloro che, accogliendolo con amore, seguendolo nella dottrina, meritano di divenire figli di Dio coeredi del Cielo.
18Dalle prime parole di Maestro alle ultime nel Cenacolo e nel Sinedrio, nel Pretorio e sul Golgota, e da queste a quelle avanti l’Ascensione, Gesù sempre testimoniò del Padre e del Regno celeste.
654. Il Principe dei re della terra[232].
Il Regno di Dio. Il Regno di Cristo.
1Il Regno di Dio. Il Regno di Cristo. Due regni che sono un sol regno, essendo il Cristo Un sol cosa con Dio, ed essendo che Dio, al Cristo e per il Cristo, ha dato tutte le cose che per mezzo di Lui sono state, dopo che tutte l’Eterno le aveva già viste nel suo Unigenito, la Sapienza infinita, Origine come Dio, Fine come Dio, Causa come Dio-Uomo della creazione, della deificazione, della redenzione dell’uomo. Due regni che sono un sol regno, perché il Regno del Cristo in noi dà il possesso del Regno di Dio a noi.
La “nuova Gerusalemme terrena”.
2E il Cristo, dicendo al Padre: “Venga il tuo Regno“, come Fondatore, come Re dei re, come Figlio ed Erede eterno di tutti i beni eterni del Padre, lo instaura dalla Terra, lo stabilisce in noi, fa una cosa sola del suo e del Regno del Padre, li unisce congiungendo quello della Terra, come con un mistico ponte, che è poi la sua lunga Croce di Uomo tra gli uomini che non lo comprendono e di Martire per mezzo degli uomini e per il bene degli uomini, a quello celeste; dà ad esso Regno di Dio per sua Reggia visibile la Chiesa, per statuto di questo Regno le leggi della Chiesa, per Re di questo Regno Se stesso che ne è Capo e Pontefice eterno, e come ogni re vi istituisce i suoi ministri, e chiaramente lo definisce “anticipo” del Regno eterno, e definisce la Chiesa “nuova Gerusalemme terrena” che, alla fine dei tempi, sarà trasportata e trasformata nella “Gerusalemme celeste” nella quale giubileranno in eterno i risorti, e vivranno una vita nota a Dio solo.
Regno visibile, ma anche regno invisibile.
3Regno visibile per mezzo della Chiesa, ma anche regno invisibile, questo regno di Dio in noi. Esso ha preso somiglianza col suo Fondatore, il quale, come Uomo, è stato ed è un Re visibile e, come Dio, un Re invisibile perché purissimo Spirito, al quale si dà fede per pura fede perché occhio umano, né altro umano senso, mai vide Dio avanti fosse incarnato, né vede sensibilmente la Prima e la Terza Persona, ma le vede nelle opere da Esse compiute, o compientisi. Regno dunque che, come l’uomo, è stato fatto a somiglianza e immagine del suo Fondatore: vero e perfetto Uomo, e come tale visibile prototipo degli uomini quali li aveva creati il Padre contemplandoli nel suo Verbo eterno e nel suo Verbo incarnato, e vero e perfettissimo Dio, e come tale purissimo Spirito, invisibile nella sua spirituale Natura divina, ma vivente senza possibilità di principio e di fine, essendo il “Vivente”. Così è il Regno di Dio, rappresentato sulla Terra dalla Chiesa, Società visibile e vivente senza possibilità di fine da quando fu, dal Vivente, costituita. Così è il Regno di Dio in noi, invisibile perché cosa spirituale, vivente nella parte spirituale, e vivente da quando è creata, salvo che l’uomo non distrugga il Regno di Dio in lui col peccato e col persistere in esso, uccidendo anche la Vita dello spirito.
Regno visibile, ma anche regno invisibile.
4Regno che si serve e si conquista. Si serve sulla Terra e si conquista oltre la Terra, durante tutte le vicende della vita quotidiana. Ogni anno, ogni mese, giorno, ora e minuto, dall’uso della ragione alla morte, è servizio del suddito a Dio col fare la sua Volontà, ubbidire alla sua Legge, vivere da “figlio”, e non da nemico o da bruto che elegge a sua vita il piccolo e transitorio godere animale al vivere in modo di meritare il gaudio celeste. Ogni anno, mese, giorno, ora e minuto è mezzo di conquista del Regno celeste.
5“Il mio Regno non è di questo mondo” asserì più volte la Verità incarnata ai suoi eletti, ai suoi amici, ai suoi fedeli, e anche a quelli che lo respingevano e l’odiavano per paura di perdere il loro meschino potere.
6“Il mio Regno non è di questo mondo” testimoniò il Cristo quando, accortosi che lo volevano fare re, fuggì da solo sul monte[233].
7“Il mio Regno non è di questo mondo” rispose il Cristo a Pilato che lo interrogava[234].
8“Il mio Regno non è di questo mondo” disse ancora una volta, l’estrema, ai suoi Apostoli, avanti di ascendere; e sul tempo della ricostruzione di esso, ancora sperato umanamente dai suoi eletti, rispose: “Solo il Padre ne sa il tempo e il momento. Se lo è riservato in suo potere“[235].
9Dunque il Cristo ha sempre testimoniato del Regno, di questo duplice Regno che è poi ancora un sol Regno: quello di Cristo-Dio in noi, e quello di noi in Dio e con Dio, e che diverrà Regno perfetto, immutabile, non più soggetto ad insidie o corruzioni dal momento che “Egli, il Re dei Re, verrà sulle nubi e ogni occhio lo vedrà[236],per prendere possesso del suo Regno[237],per avere la vittoria su tutti i nemici[238], per giudicare e dare ad ognuno ciò che ognuno s’è meritato[239], e trasportare gli eletti nel mondo nuovo, nel nuovo cielo e nella nuova terra, nella nuova Gerusalemme dove non è corruzione, pianto e morte[240]“.
10E per testimoniare con mezzi più forti delle parole che Egli è il Re visibile del Regno di Dio, ossia di un regno dove carità, giustizia e potere sono esercitati in forme soprannaturali, Egli operò cose quali nessun re può operarne di tanto potenti, rendendo libertà alle membra e alle coscienze legate da morbi, possessioni o peccati gravi[241], dominando le forze stesse della natura e gli elementi [242], e anche gli uomini, quando era conveniente di farlo[243], e anche vincendo la morte[244], usando sempre una carità e una giustizia perfette e imparziali, ed ammaestrando con una sapienza che aveva insegnamento per ogni caso materiale, morale o spirituale, tanto che gli stessi suoi nemici dovevano confessare: “Nessuno ha mai parlato come Egli parla“[245].
11A quelli che decretavano: “Non vogliamo che costui regni“, Egli risponde coi fatti miracolosi sui quali il volere degli uomini non può esplicare nessun potere[246]. Con la sua Risurrezione[247]e la sua Ascensione[248] risponde. Mostrando così che se poterono ucciderlo fu perché Egli lo permise per fine d’amore infinito[249], ma che Egli è Re di un Regno dove il potere è infinito, perché da Sé può rendersi la vita e da Sé ascendere, anche come Uomo di vera carne, al Cielo, presso il Padre suo.
L’aura del suo Regno celeste.
12In attesa di poter concedere ai suoi eletti il Regno celeste, Egli dà ad essi la pace. La pace che è, con la carità, l’aura del suo Regno celeste. La pace che da Lui emana. Da lui che è Colui che è, e che è il Principe della Pace, e che per dare agli uomini la pace della riconciliazione con Dio è venuto sulla Terra ad assumere, Egli che è l’Essere in eterno, carne, sangue e anima, per unirle ipostaticamente alla sua Divinità, per compiere il Sacrificio perfetto che ha placato il Padre. Perfetto, perché la Vittima immolata, per cancellare il peccato dell’Umanità e l’offesa fatta dalla stessa a Dio suo Creatore, era vera Carne per poter essere immolata, e Carne innocente e pura, ma anche era vero Dio. Quindi il suo Sacrificio fu perfetto, ed atto e sufficiente a lavare la Macchia e a restituire la Grazia, e a rifarci cittadini del Regno di Dio e servi non per schiavitù, ma per spirituale sacerdozio che dà ossequio e culto a Dio, e lavora perché il suo Regno si estenda, e anime ed anime vadano alla Luce e alla Vita; a quella Vita immortale anche per la carne risorta dei giusti che Egli ci testimoniò poter essere cosa vera con la sua Risurrezione dopo esser stato fatto morto, Egli il Vivente, divenendo così “il Primogenito fra i morti“, di coloro che all’ultimo giorno riassumeranno la carne di cui per millenni, secoli, o anni, s’erano spogliati, per godere anche con la stessa, oggetto di prova, di lotta e di merito sulla Terra, dell’inesprimibile gaudio della conoscenza di Dio e delle sue perfezioni.
655. Primogenito di fra i morti[250].
Adamo è il primo uomo, non il primogenito.
1Quando si legge questa frase una certa confusione si forma nel pensiero del lettore poco formato, una specie di dubbio vi sorge, e una domanda vi nasce di conseguenza: “Ma qui non vi è errore o controsenso, dato che il Primogenito è Adamo, primogenito nella vita della Grazia, tanto che il Cristo viene detto “novello Adamo o secondo Adamo“, e dato che, se anche si esclude il primo uomo, perché decaduto dalla vita soprannaturale, e rimasto tale sino al 33° anno di Cristo, Primogenita, e per parola della Sapienza, ed essendo stata concepita e nata prima del Cristo suo Figlio con pienezza di Grazia, è detta sua Madre, Maria?[251]“.
2Non vi è errore né controsenso.
3Adamo è il primo uomo, ma non il primogenito, non essendo stato generato da alcun padre, né da alcuna madre, ma creato direttamente da Dio.
Il Primogenito vero per generazione diretta.
4Gesù è l’Unigenito del Padre di cui è anche il Primogenito. Dal Pensiero divino, che non ha avuto principio, è stato generato il Verbo, anche Egli senza mai aver avuto un principio. Egli è quindi, come Dio, il Primogenito assoluto. Ed è il Primogenito anche come Uomo, benché nato da Maria – a sua volta detta “Primogenita” dalla Sapienza e dalla Chiesa – perché, per la sua paternità dal Padre Iddio, è il Primogenito vero dei figli di Dio, non per partecipazione, ma per generazione diretta: “Lo Spirito Santo scenderà in te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà, perciò il Santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio“[252]
5Primogenito dunque, anche se prima di Lui la Madre fu cantata “Primogenita Figlia dell’Altissimo“[253] e se la Sapienza, di cui Ella è la Sede, di Lei dice: “Il Signore mi ha posseduta dal principio, da prima che facesse le cose. Dall’eternità fui stabilita“[254]. E ancora: “Colui che mi creò riposò nel mio tabernacolo“[255]. Primogenito perché, se santissima è la Madre e purissima per singolar privilegio, infinitamente santo e infinitamente purissimo è il Figlio, e superiore, infinitamente superiore alla Madre perché Dio.
Maria primogenita per elezione del Padre.
6Ella, Figlia primogenita per elezione del Padre, che l’ha posseduta, sua Arca santa, da quando il suo Pensiero l’ha pensata ed ha stabilito che per Lei venisse la Grazia a render grazia agli uomini, e da quando, creatala piena di Grazia, riposò in Lei sempre, avanti, durante e dopo la sua Maternità. Veramente Ella fu piena di Grazia perché immacolata, sempre piena di Grazia, e dalla Grazia fu resa feconda, e la Grazia incarnata ed infinita prese in Lei e da Lei carne e sangue d’Uomo, formandosi nel suo seno verginale, col sangue di Lei, unicamente fatto per opera di Lei e per opera di Spirito Santo.
Gesù Primogenito per generazione eterna.
7Egli, Figlio Primogenito per generazione eterna. In Lui il Padre ha visto tutte le cose future, non ancora fatte, quelle materiali e quelle spirituali, perché nel suo Verbo il Padre vedeva la creazione e la redenzione, ambedue operate dal Verbo e per il Verbo.
8Mirabile mistero di Dio! L’Immenso si ama, non di un amore egoista ma di un amore attivo, potentissimo, anzi infinito, e per quest’atto solo, che è perfettissimo, genera il suo Verbo, in tutto uguale a Lui Padre fuorché nella distinzione di Persona. Perché se Dio è Uno e Trino, ossia una mirabile Unità, diremo così, dalle tre facce, onde rendere chiara la spiegazione agli indotti, è anche verità di fede che le singole facce sono ben distinte, ossia, teologicamente vi è Un sol Dio e vi sono Tre Persone in tutto uguali per Divinità, Eternità, Immensità, Onnipotenza, ma non confuse tra loro, anzi ben distinte, e Una non è l’Altra, eppure non vi sono tre dèi ma un sol Dio il Quale da Sé solo ha dato l’essere alle singole divine Persone, generando il Figlio e, per ciò stesso, dando origine alla processione dello Spirito Santo.
9La Potenza tutto vede e fa per la Sapienza, e per la Carità, che è lo Spirito Santo, compie le sue opere più grandi: la Generazione e Incarnazione del Verbo, la creazione e deificazione dell’uomo, la preservazione di Maria dalla Macchia d’origine, la sua divina Maternità, la Redenzione dell’Umanità decaduta. Tutto vede e fa per la Sapienza, ossia per Colui che è da prima che ogni cosa fosse, e che perciò, a pieno diritto, può dirsi “Primogenito”.
Tutto fu fatto con leggi di sapienza e con fine d’amore.
10Quando il Creato, che da millenni è, e vive la sua vita, nelle singole forme e nature che Dio volle mettere nel Creato, non era, Egli, la Parola del Padre, già era. E per mezzo di Lui tutte le cose che non erano, e che dunque, non avendo vita, erano come morte, furono fatte ed ebbero così “vita”. La divina Parola le trasse all’essere dal caos in cui disordinatamente e inutilmente si agitavano tutti gli elementi. La divina Parola ordinò tutte le cose, e tutte divennero utili e vitali, e così il Creato visibile e sensibile fu, e fu con leggi di perfetta sapienza e con fine d’amore.
11Perché nulla fu fatto senza scopo d’amore e senza legge di sapienza. Dalle stille delle acque raccolte nei bacini, alle molecole raccolte a formare gli astri che dànno luce e calore, dalle vite vegetali preordinate a nutrire quelle animali, e queste a servire e rallegrare l’uomo, capolavoro della creazione, che per la sua perfezione animale e razionale, e soprattutto per la parte immortale chiusa in lui, soffio stesso dell’Eterno, è predestinato a tornare alla sua Origine per giubilare di Dio ed essergli causa di giubilo – perché Dio giubila alla vista dei suoi figli – tutto fu fatto per amore. Un amore che, se fosse stato sempre fedelmente corrisposto, non avrebbe permesso che la morte e il dolore facessero dubitare l’uomo sull’amore di Dio per lui.
Origine del dolore e della morte.
12La morte. Essa, nelle molte cose fatte da Dio, non era stata fatta. E non era stato fatto il dolore, e non il peccato, causa di morte e dolore. L’Avversario ve li mise, nel Creato stupendo. E per l’uomo, perfezione del Creato, che s’era lasciato corrompere dal Nemico, dall’Odio, venne la morte, prima della Grazia e poi della carne; e vennero tutti i dolori e le fatiche conseguenti alla morte della Grazia in Adamo e nella sua compagna; e in tutti i discendenti dai progenitori.
13Come è dunque detto che Gesù è “il Primogenito di tra i morti“, se è nato da donna discendente da Adamo? Anche se per opera di fecondazione divina la Madre lo generò, e la Madre era ben nata da due, giusti sì, ma macchiati dalla macchia ereditaria venuta da Adamo ad ogni uomo, macchia che priva della Vita soprannaturale? Ecco le obbiezioni di molti.
Primogenito da seno inviolato spiritualmente.
14Doppiamente “primogenito” è il Cristo, dal suo nascere. Perché nato come ancor uomo non era nato, essendo che quando nacque ad Adamo il primogenito, Adamo già più non poteva generare figli soprannaturalmente vivi. Concepiti quando già i progenitori erano corrotti e caduti nella triplice concupiscenza, nacquero morti nella vita soprannaturale. E ogni padre e ogni madre, da Adamo ed Eva in poi, così procreò.
15Anche Gioacchino ed Anna avrebbero così procreato, benché giustissimi entrambi, sia perché essi pure lesi dalla colpa ereditaria, sia perché il concepimento di Maria avvenne in modo semplicemente umano e comune. Di straordinario nella nascita di Maria, la predestinata Madre di Dio, vi fu solo l’infusione, per singolare privilegio divino, dato in vista della futura missione della Vergine, di un’anima preservata dalla Macchia d’origine, anima unica, tra quelle di tutti i nati da uomo e donna, che fosse immacolata.
16Invece il Cristo, nato da Maria, è primogenito da seno inviolato spiritualmente, essendoché Maria, fedele alla Grazia come nessuna donna seppe esserlo da Eva in poi, non conobbe neppure, non dico la più piccola colpa veniale, ma neppure la più piccola tempesta atta a turbare il suo stato di perfetta innocenza e il suo perfetto equilibrio, per cui l’intelletto signoreggiò sempre sulla parte inferiore, e l’anima sull’intelletto, così come accadeva in Adamo ed Eva sinché non si lasciarono sedurre dal Tentatore;
Primogenito da seno inviolato materialmente.
17E primogenito da seno inviolato materialmente, perché, essendo Dio sia Colui che la rendeva Madre come Colui che da Lei nasceva, e quindi dotato del dono proprio degli spiriti di penetrare ed uscire senza aprir porta o smuover pietra, Dio entrò in Lei per prendervi natura umana e vi uscì per iniziare la sua missione di Salvatore senza ledere organi e fibre.
18Primogenito e unico nacque così, dalla Piena di Grazia, il Vivente per eccellenza, Colui che avrebbe ridato la Vita a tutti i morti alla Grazia. Nacque non da fame di due carni, ma nel modo come avrebbero avuto vita i figli degli uomini, se si fossero mantenuti vivi nella Grazia. Non appetito di sensi, ma amore santo a Dio, al quale consacrare i nati in Grazia, e amore scevro di malizia alla compagna, doveva regolare il crescere e moltiplicarsi comandato da Dio; solo l’amore, non corrotto da animalità.
19Avendolo infranto quest’ordine, Dio, per ricreare il novello Adamo, dovette da Donna immacolata formarlo, non più col fango che, salito in superbia, aveva voluto esser simile a Dio, ma con gli elementi indispensabili a formare un nuovo uomo, forniti unicamente dalla Purissima ed Umilissima, umile tanto che per questo solo avrebbe già meritato di divenire Madre del Verbo.
Primogenito dei risorti, anche con la carne.
20E il Primogenito di fra i morti venne alla luce per portare la luce ai giacenti nelle tenebre, la Vita ai morti alla Grazia, sia che fossero ancora sulla Terra o già raccolti negl’inferi, in attesa della Redenzione che aprisse loro le porte dei Cieli. E fu Primogenito anche di coloro che devono anche con la carne tornar vivi nei Cieli. Per Lui, nato da Donna immacolata e fedele alla Grazia ricevuta, è vero, con pienezza, ma non lasciata tesoro inerte, anzi sempre usata attivamente, con un costante aumento di essa per la perfetta corrispondenza di Maria a tutti i movimenti o ispirazioni divine, anche solo per questo, non sarebbe stata applicata la condanna: “Tornerai polvere”, comune a tutti i colpevoli di Adamo e per causa di Adamo e della sua compagna.
21Anche la Madre di Dio non tornò polvere, essendo anch’Ella esente, perché senza macchia, dalla comune condanna, e perché non era conveniente che la carne, che era stata arca e terreno per contenere il Verbo e per dare al Germe divino tutti gli elementi atti a farne l’Uomo-Dio, divenisse putredine e polvere. Ma la Madre passò dalla Terra al Cielo molti anni dopo il Figlio. Quindi Primogenito dei risorti, anche con la carne, da morte, è e resta Gesù solo, il Quale, dopo la suprema umiliazione e la totale immolazione per totale ubbidienza ai voleri del Padre, ebbe la suprema glorificazione con la sua risurrezione innegabile. Perché molti, e non tutti suoi amici, videro il suo Corpo glorificato e in più ancora lo videro ascendere tra l’ossequio degli Angeli, rimasti poi a testimoniare queste due verità. “Perché cercare il Vivente tra i morti? Non è più qui. È risorto“[256] e anche Matteo e Marco). Risorto tanto trasfigurato in bellezza che Maria di Magdala non lo riconobbe sinché Egli non le si fece riconoscere. E ancora: “Perché state a guardare il Cielo? Gesù, che vi è stato tolto, è asceso al Cielo, e come è asceso così tornerà“[257]
Primogenito entrato con la sua carne nel Cielo.
22In tal modo, e la Parola di Verità, e gli angeli che non possono mentire, e la Madre la cui perfezione in tutto era inferiore unicamente a quella di Dio suo Padre, suo Figlio, suo Sposo, e gli Apostoli che lo videro ascendere, e Stefano primo martire, e dopo di lui molti altri, confermarono che Gesù è il Primogenito di tra i morti per essere come Uomo entrato primo con la sua carne nel Cielo. Giorno natale è detto quello in cui un giusto sale con lo spirito liberato dalla carne a far parte del popolo degli spiriti beati. Gesù, nel suo dì natale di Uomo santissimo, vi prese dimora con tutte le sue qualità di Uomo-Dio: in carne, sangue, anima e divinità, perché era il perfetto Innocente.
Salvezza dei non battezzati.
23Ma vi è una seconda morte: quella dello spirito privo di Grazia. Grande numero di giusti attendevano da secoli e millenni che la Redenzione, purificandoli dalla Colpa, permettesse il loro entrare a far parte del Regno di Dio, dove entra solo chi ha in sé la Vita soprannaturale. Ancor più grande numero di uomini, venuti dopo il Cristo, attendono di entrarvi quando sarà compiuta la loro purificazione dalle colpe gravi volontarie, o quando la Giustizia perfettissima aprirà i Cieli a tutti coloro che vissero e agirono con carità e giustizia, secondo la legge della coscienza, per servire ed onorare così l’Ente che sentivano essere, facendo così parte dell’anima della Chiesa.
24Non si può pensare che Dio, Carità perfetta che ha creato tutte le anime, predestinandole alla Grazia, escluda dal suo Regno quelli che, non per propria causa, non hanno ricevuto il Battesimo. Quale colpa hanno commessa? Spontaneamente vollero nascere in luoghi non cattolici? Sono responsabili i neonati, morti nel nascere, di non essere battezzati? Può Dio infierire su tutti questi che non sono “chiesa” nel senso stretto della parola, ma che lo sono avendo ricevuto l’anima da Dio ed essendo morti innocenti perché morti nel nascere, od essendo vissuti da giusti per loro naturale tendenza a praticare il bene per onorare così il Bene supremo che tutto, in loro e intorno a loro, testimoniava essere? No. Ed è cosa probante, che così non sia, il giudizio inesorabile e severissimo dato da Dio a quelli che sopprimono una vita, anche embrionale, o appena venuta alla luce, vietandole di ricevere il Sacramento che leva la Colpa d’origine. Perché questo rigore, se non perché per secoli e millenni quelle anime di innocenti vengono separate da Dio, in uno stato non di pena, ma neppur di gaudio? Può pensarsi che il Buonissimo, che ha predestinato tutti gli uomini alla Grazia, defraudi di essa coloro che non per spontanea elezione non sono cattolici?
25“Molte sono in Cielo le dimore del Padre mio” ha detto il Cristo. Quando non sarà più questo mondo, ma vi sarà un nuovo mondo, un nuovo cielo, e i nuovi tabernacoli della Gerusalemme eterna, e tutta la creazione razionale avrà la sua glorificazione con l’esaltazione dei Risorti, che furono dei giusti, al possesso del Regno eterno di Dio, anche coloro che furono uniti soltanto all’anima della Chiesa avranno la loro dimora in Cielo, perché solo Cielo ed Inferno rimarranno eterni, e non può pensarsi che la Carità danni al supplizio eterno creature immeritevoli di esso.
Primogenito dei glorificati.
26Gesù Cristo, reso lo spirito nelle mani del Padre, entrò primo col suo Spirito santissimo nel Regno della Vita, al posto di Adamo, che avrebbe dovuto essere il primo uomo entrato a far parte del popolo celeste, e che, per la sua prevaricazione, dovette attendere millenni per entrarvi con lo spirito, e deve attendere molti più millenni ad entrarvi con la carne ricongiunta allo spirito. Gesù no. Nell’attimo stesso in cui “con grande grido” rese lo spirito, la sua anima giustissima, che per l’infinita carità della sua natura di Dio-Uomo s’era caricata di tutte le colpe passate, presenti e future dell’Umanità, ma non della Colpa che leva la Grazia che è vita dello spirito, e se ne era caricato per consumarle tutte mediante la sua completa immolazione, fu, come ogni anima d’uomo, giudicata dal Padre. Il Quale, come prima della consumazione del Sacrificio “trattò Colui che non conobbe il peccato come fosse lo stesso Peccato“[258], così, dopo che tutto fu compiuto, “lo esaltò e gli donò un nome che è al di sopra d’ogni altro nome, tale che nel Nome di Gesù si deve piegare ogni ginocchio in Cielo, in Terra e nell’inferno, e ogni lingua deve confessare che il Signore Gesù Cristo è nella gloria di Dio Padre“[259]. Ed essendo stata giudicata, la sua anima d’Uomo, anima giunta alla perfezione, subito gioì nel Signore e si riposò in Lui sino al momento che, riunitasi al Corpo, fece del Vivente, ch’era stato fatto morto, il glorioso Risorto, il primo glorioso risorto anche con la carne, il primo Uomo nato al Cielo in corpo e anima, primizia dei risorti, promessa di risurrezione ai giusti, e pegno del possesso del Regno di cui Egli è il Re ed erede primogenito.
Primogenito al quale è data l’eredità del Padre.
27 È sempre al Primogenito che è data l’eredità del Padre, quell’eredità che Egli ha stabilita per i suoi figli. E perché tutti i fratelli del Cristo avessero parte a questa eredità eterna, santa, regale, Egli a loro la lega con santo testamento, scritto col suo stesso sangue; e perché gli uomini prendano la loro parte nel Regno, che il Padre a Lui ha dato e che Egli ha accettato per darlo agli uomini suoi fratelli, si è lasciato dare la morte, perché soltanto la morte del testatore dà valore al testamento[260].
Primogenito dalle molte primogeniture.
28Gesù, il Primogenito dalle molte primogeniture, così ha preso per primo possesso del Regno dove è Re dei Re e Signore del secolo eterno, secondo il Volere del Padre, di Colui che è l’Onnipotente, l’Alfa e l’Omega, il Principio, la Fine, la Potenza, Sapienza e Carità, di Colui che tutto sa di ciò che fa, e tutto quanto fa, fa con perfezione e con fine buono, e per questo ha generato il suo Verbo, e, venuto il tempo, gli ha dato una Carne, e quindi l’ha immolato, e poscia risorto ed esaltato, e ha messo nelle sue mani trafitte ogni potere di giudizio per cui quanti lo vedranno, di quelli che materialmente, o con l’offesa dei peccati, lo trafissero, si batteranno il petto una e una volta: al giudizio particolare e all’apparizione finale di Cristo Giudice. Perché così è stabilito e così sarà.
656. Colui che ha da venire[261]
Avvento, evangelizzazione, Anticristo, Maria
Non verrà per una seconda Redenzione.
1In che modo? Non certo riprendendo carne. Se certo è il suo ritorno, altrettanto certo è che non assumerà più mai un’altra carne, avendone una perfetta dalla prima volta che se ne vestì, eterna, glorificata da Dio suo Padre.
2Né verrà per una seconda Redenzione. Non vi sarà una seconda redenzione, la prima essendo stata sufficiente e perfetta.
Mezzo per passare alla super-creazione.
3Gli uomini hanno da allora tutti gli elementi e gli aiuti soprannaturali per permanere nel popolo dei ricreati figli di Dio e per passare dalla ricreazione alla super-creazione, sol che lo vogliano fare. Perché se, come è stato detto, e detto con sapienza, “l’uomo è una capacità che Dio empie di Sé“, e se, anche, “la grazia è un seme che Dio pone nell’anima“, o anche “un raggio che scende ad illuminare e fecondare“, è logico che, se l’uomo seconda le volontà e ispirazioni divine, la sua capacità di contenere Dio cresce e si dilata più tutto l’uomo cresce in età e in capacità di intendere e volere. Intendere le spirituali parole di Dio, ossia i movimenti che Dio suscita in ogni uomo per condurlo a sempre maggior giustizia, e volontà di raggiungere il fine per cui fu creato. E ugualmente il seme della Grazia, se l’uomo né seconda la crescita con la fedeltà ad essa e colla pratica della Legge e delle virtù, da piccolo seme si fa gran pianta, dante frutti di vita eterna, e il raggio, più l’anima cresce in grazia e si eleva sulla via della perfezione, aumenta la sua potenza di luce, come avviene per chiunque da una valle salga verso le vette di un monte.
4Questa capacità che si dilata per contenere sempre più Dio, questa pianta che cresce sovrana nel giardino dell’anima, questo raggio del Sole eterno che da raggio si fa oceano di luci più l’uomo si eleva verso il Padre delle Luci, porta l’uomo, ricreato per mezzo della Grazia ottenuta per i meriti di Cristo, alla sua super creazione, ossia alla identificazione con Gesù, assumendo un’umanità nuova, a suo esempio e forma, umanità nuova che trasforma l’uomo, creatura razionale, in creatura divinizzata che pensa, parla, agisce in modo quanto più può simile a quello che ebbe il suo Maestro eterno nel tempo mortale, e che comandò ai suoi fedeli di avere. “Il discepolo, per esser perfetto, sia come il suo Maestro” (Luca c.VI v.40).
5Per avere avuto da 20 secoli tutto quanto è necessario perché l’uomo possa possedere il Regno eterno e raggiungere il fine per cui fu creato, non vi sarà una seconda redenzione da parte dell’Uomo-Dio. L’uomo, che per debolezza perda la Grazia, ha i mezzi per riacquistarla e redimersi. Come da sé cade, così da sé può redimersi, usando i doni perpetui che Cristo ha istituiti per tutti gli uomini che vogliano attingervi.
Susciterà nuovi evangelizzatori
6E non verrà per una seconda Evangelizzazione, il Verbo del Padre. Non verrà personalmente. Eppure evangelizzerà. Susciterà nuovi evangelizzatori che evangelizzeranno in suo Nome. Evangelizzeranno in una forma nuova, consona ai tempi, forma nuova che sostanzialmente non cambierà il Vangelo eterno, né la grande Rivelazione, ma li amplierà, completerà e renderà comprensibili e accettabili anche a coloro che, a causa del loro ateismo o della loro incredulità sui Novissimi e su molte altre verità rivelate, adducono la ragione che “non possono credere cose che non comprendono, né amare esseri di cui si conosce troppo poco, e quel poco è tale da spaurire e sconfortare in luogo di attirare e incoraggiare“.
7Nuovi evangelizzatori. In verità ci sono già, anche se il mondo in parte li ignora e in parte li osteggia. Ma saranno sempre più numerosi, e il mondo, dopo averli ignorati, o scherniti, od osteggiati, quando il terrore prenderà gli stolti che ora deridono i nuovi evangelizzatori, si volgerà a loro perché siano forza, speranza, luce nelle tenebre, nell’orrore, nella tempesta della persecuzione degli anticristi in atto. Perché se è vero che prima della fine dei tempi sorgeranno sempre più dei falsi profeti servi dell’Anticristo, altrettanto è vero che il Cristo Signore opporrà ad essi sempre più numerosi suoi servi, suscitando novelli apostoli là dove meno lo si crede.
8E dato che l’infinita Misericordia, per pietà dei miseri uomini travolti dalla bufera di sangue, di fuoco, di persecuzione, di morte, farà risplendere sul mare di sangue e d’orrore la pura Stella del Mare, Maria, che sarà la precorritrice del Cristo nella sua ultima venuta, questi nuovi evangelizzatori evangelizzeranno Maria, in verità troppo lasciata in ombra dagli Evangelisti e dagli Apostoli e Discepoli tutti, mentre una più vasta conoscenza di Lei avrebbe ammaestrato tanti, impedendo tante cadute. Perché Ella è Corredentrice e Maestra. Maestra di vita pura, umile, fedele, prudente, pietosa, pia, nella casa e tra le genti del suo tempo. Maestra sempre, nei secoli, degna d’esser tanto più conosciuta più il mondo scende verso il fango e la tenebra, per esser tanto più imitata onde riportare il mondo verso ciò che non è tenebra e fango.
L’Anticristo, Il Cristo, lo stendardo di Maria.
9I tempi che avanzano saranno tempi di guerra non solo materiale, ma soprattutto di guerra tra materialità e spirito. L’Anticristo cercherà di trascinare le creature razionali verso il pantano di una vita bestiale. Il Cristo cercherà di impedire questo rinnegamento, non solo della religione ma persino della ragione, aprendo orizzonti nuovi e vie illuminate di luci spirituali, suscitando, in chiunque apertamente non lo respinga, un risveglio potente dello spirito, risveglio aiutato da questi nuovi evangelizzatori non soltanto del Cristo ma della Madre di Dio. Alzeranno lo stendardo di Maria. Porteranno a Maria. E Maria, che già una volta fu causa e fonte, indiretta ma sempre potente, della redenzione dell’uomo, lo sarà ancora. Perché Ella è la santa Avversaria del perfido Avversario, e il suo calcagno è destinato a schiacciare in perpetuo l’infernal dragone, come la Sapienza, che ha fatto in Lei sede, è destinata a vincere le eresie che corrompono anime ed intelletti.
Tempo della nuova evangelizzazione.
10In quel tempo, che è inevitabile che venga, in cui le tenebre lotteranno con la luce, la bestialità con lo spirito, la satanicità con i superstiti figli di Dio, Babilonia con la Gerusalemme celeste, e le lussurie di Babilonia, le triplici lussurie, strariperanno come acque fetide e incontenibili, infiltrandosi per ogni dove, sin nella Casa di Dio, come già fu e come è detto che dovrà di nuovo essere, in quel tempo di separazione aperta tra i figli di Dio e di Satana, in cui i figli di Dio avranno raggiunto una potenza di spirito sin ora mai raggiunta, e quelli di Satana una potenza di male talmente vasta che nessuna mente può immaginarla quale sarà realmente, verrà la nuova evangelizzazione, la piena nuova evangelizzazione, che per ora ha i primi avversati risvegli.
11Ed essa opererà grandi miracoli di conversione e di perfezione. E grandi conati d’odio satanico, contro il Cristo e la Donna. Ma ambedue non potranno essere raggiunti dai loro nemici. Non sarebbe conveniente né utile che lo fossero. Non si può recare offesa suprema a Dio colpendo i Due a Lui più cari: il Figlio, la Madre, che già, nel loro tempo, tutte le più odiose e dolorose offese subirono, ma che ora, già glorificati da secoli, non potrebbero, senza immediato orrendo castigo divino sugli offensori, venire offesi.
12Per questo, con mezzi nuovi, sarà al giusto modo e momento operata l’estrema evangelizzazione, e coloro che sono ansiosi di Luce e di Vita le avranno, piene, perfette, date con un mezzo noto solo ai due Donatori, da Gesù e Maria. Soltanto chi avrà eletto per sé tenebra e fango, eresia e odio a Dio e a Maria, ossia i già morti prima d’essere morti, gli spiriti putridi, gli spiriti venduti a Satana e ai suoi servi, ossia i precursori dell’Anticristo ed esso stesso, avranno tenebre e fango e tormento e odio eterno, come è giusto che sia, quando Colui che deve venire verrà.
Glorificazione della carne.
Gesù, nel suo Corpo glorificato[262].
13– Gesù, nel suo Corpo glorificato, di una bellezza inconcepibile, è e non è diverso da quale era in Terra. È diverso perché ogni corpo glorificato assume una maestà e una perfezione che nessun mortale, per bello, maestoso e perfetto che sia, può avere; ma non è diverso perché la glorificazione della carne non altera i tratti della persona. Quindi, alla resurrezione dei corpi, colui che era alto sarà alto, colui che era esile sarà esile, colui che era robusto sarà robusto, e il biondo, biondo, e il bruno, bruno, e così via. Spariranno però le imperfezioni, perché nel Regno di Dio tutto è Bellezza, Purezza, Salute e Vita, così come era stabilito che fosse anche nel Paradiso terrestre, se l’uomo non vi avesse portato peccato, morte e dolori d’ogni specie, dalle malattie agli odi, tra uomo e uomo.
L’Eden figura materiale del Paradiso celeste.
14Il Paradiso terrestre era la figura materiale di quello che sarà il Paradiso celeste abitato dai corpi glorificati. Gli aspetti naturali del Paradiso terrestre saranno anche in quello celeste, ossia nel Regno eterno, ma vi saranno in forma soprannaturalizzata. Così il sole, la luna, le stelle, che erano luci di diversa potenza create da Dio per illuminare la dimora di Adamo, saranno sostituite dal Sole Eterno[263], dalla vaghissima e purissima Luna, dalle innumerevoli stelle: ossia da Dio Luce che della sua luce veste Maria[264] alla quale è base la luna e corona le stelle più belle del Cielo; da Maria, la Donna dal nome stellare che per la sua immacolata purezza ha vinto Satana; dai santi che sono le stelle del nuovo cielo, lo splendore di Dio essendo comunicato ai giusti[265]. E il fiume che irrorava il terrestre Paradiso[266], e che, poiché stava a simboleggiare il mezzo con cui l’umanità sarebbe stata irrorata da acque che l’avrebbero detersa dai peccati e resa fertile al nascere e crescere delle virtù e degna di piacere al suo Creatore, aveva 4 braccia come la Croce dalla quale il fiume del Sangue divino si effuse per lavare, fertilizzare, rendere gradita a Dio l’umanità decaduta, sarà sostituito dal fiume d’acqua viva scaturente dal Trono di Dio e dell’Agnello che scorre nella città di Dio[267]. E l’albero della vita, anch’esso simbolo dell’Albero che avrebbe ridato la vera Vita a quelli che l’avevano perduta: la Croce dalla quale pendette il Frutto Ss. che dà la Vita e venne la Medicina per tutte le malattie dell’io, che possono dare la morte vera, sarà sostituito con gli alberi “di qua e di là del fiume”, di cui è detto nell’Apocalisse[268].
Gli abitanti della Gerusalemme celeste.
15Spariranno tutte le imperfezioni[269], ho detto. Gli abitanti della Gerusalemme celeste, ormai giunti alla perfezione, e non più suscettibili a cadute – perché nella Città di Dio, come non possono entrarvi i peccatori ancora impuri[270], non può entrarvi cosa atta a produrre impurità, abominazione o menzogna – saranno senza imperfezioni di sorta. Il gran seduttore, che poté penetrare nel Paradiso sensibile, non potrà insinuarsi nel Paradiso celeste. Lucifero, già precipitato dal Cielo agli inferi per la sua ribellione[271], sarà sepolto e reso “nullo” alla fine dei tempi, avanti che venga il nuovo cielo e la nuova terra, perché non possa più agire, nuocere, dare dolore a quanti ormai avranno superato ogni prova e ogni purificazione, e vivranno nel Signore.
16Dunque nessuna imperfezione dello spirito e dell’intelletto sussisterà più. E anche le imperfezioni fisiche, che furono croce e tormento, meritato se venute da vita immonda, o immeritato se venute da eredità dei padri o da ferocia d’uomini, spariranno. I corpi glorificati dei figli di Dio saranno quali sarebbero stati se l’uomo fosse rimasto, in tutto, integro quale Dio l’aveva creato, perfetto nelle tre parti che lo compongono, come perfetto era stato fatto da Dio.
17Gesù, l’Uomo-Dio, perfettissimo perché Dio incarnato, integro perché innocente e santo, senza lesione in alcuna delle parti, che sia menomazione o vergogna, perché le 5 ferite son gemme di gloria e non marchio d’infamia, tanto luminoso, essendo “Luce” come Dio, essendo “Gloriosissimo” come Uomo Ss., da parer bianco nelle carni, vesti e nei capelli, quale divenne sul Tabor, in veste talare, perché “Sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedech”[272], ossia per ordinazione direttamente divina, fatto tale dal Padre, con cintura d’oro perché Pontefice in eterno, apparirà a tutti qual era come Uomo, e ognuno lo riconoscerà, e qual è come Gloriosissimo per avere, per obbedienza all’Amore, gustato la morte per dare a tutti la Vita, e i beati giubileranno in vederlo.
Principio senza principio.
L’Alfa e l’Omega.
“Io sono il Primo e l’Ultimo”[273].
18Come Dio non ha principio, anche il Verbo di Dio non ha principio. Eppure ha un misterioso principio, che è quello che indica l’ispirato Giovanni all’inizio del suo Vangelo della Luce: “In principio era il Verbo“. Questo principio senza principio, senza un’epoca che serva ad indicarlo, dato che per l’Eterno non c’è limite di tempo ma abisso senza fine di eternità, quale è dunque stato? È uno dei misteri che lo stesso Verbo illuminerà alle anime quando saranno nel Regno. Perché tutto sarà illuminato e reso conoscibile a mezzo del 27Verbo, là, nel suo eterno Regno.
19Ma per gli uomini, a cui la carne e l’esilio rende impossibile la penetrazione dei misteri, e difficile il comprenderli anche nella misura del comprensibile ai viventi in Terra, è da dirsi che questo principio senza principio è da quando Dio è, e, per essere, genera, ed ama ciò che genera, ossia da sempre, perché il primo generato del suo seno fecondo d’ardentissimo e perfettissimo amore è il suo Verbo, come Lui eterno.
20Ai più duri nell’intendere potrebbe dirsi che il primo fiammeggiare della Carità generò il Verbo e produsse la processione dello Spirito Santo. Ma posto che non c’è per chi è Eterno un primo fiammeggiare della Carità, meglio è dire che la perfetta Unità e Trinità di Dio non ha avuto principio nel senso che gli umani vogliono dare a tale parola, e che il mistero, essendo mistero, ci sarà svelato solo quando saremo una sola cosa con Dio, così come il Cristo ha chiesto e ottenuto per noi.
21Prima è inutile cercare di penetrare e conoscere la verità di questo mistero. Il mistico più ardente, il contemplatore più profondo, l’adoratore più verace, per quanto, quasi dimentichi delle loro esigenze d’uomo, s’immergano, s’inabissino, ardano, salgano, si slancino verso quell’Abisso d’altezza che è la Divinità, per conoscere allo scopo di sempre meglio amare, per implorare dall’Oggetto del loro unico amore la verità, la rivelazione di questo mistero onde poterlo spiegare a tanti che, conoscendolo, verrebbero attratti verso l’Amore, mai finché carne mortale li vesta, non potranno avere la piena conoscenza di questo mistero.
Credere fermamente, semplicemente, totalmente.
22Bisogna per fede, per pura fede, credere. Credere senza limiti di indagini umane. Accogliere le verità che ci sono proposte senza volersele spiegare. Credere fermamente, semplicemente, totalmente. Più si crede così, e più sottile si fa il velo del mistero, tanto da avere, per tratti, la sensazione spirituale che esso si sia per un attimo squarciato, confermando lo spirito nelle soprannaturali speranze del possesso di Dio, e producendo un più ardente fiammeggiare di carità che, unendoci vieppiù a Dio, favorisce un nuovo rapidissimo rivelarsi del Mistero sublime. Attimi anticipati e relativi della Conoscenza che formerà la nostra beatitudine eterna. Allora conosceremo quanto qui, più o meno relativamente e in proporzione alla nostra vita di identificazione col Cristo, Sapienza, Verità, Conoscenza del Padre, e della nostra unione con la Divinità, abbiamo appena intravisto nella sua Verità.
Partecipazione alla vita soprannaturale.
23Conosceremo Dio. Questo Dio che da sempre è. Conosceremo il Verbo. Questo Verbo che è da sempre e che pure è generato dal Padre senza per ciò avere avuto un momento iniziale di generazione. Questo Verbo “consustanziale al Padre” in Cielo e in Terra, nel suo tempo d’Uomo. Questo Verbo, Una sola cosa col Padre, eppure ben distinto dal Padre nella Persona, che non è una sola con quella del Padre, ma una Persona propria, e Persona divina, non annullata o assente quando il Verbo prese persona umana, ma unita a questa pur rimanendo distinte nel Cristo, come distinte sono nella mirabile Unità Trina, vera testimonianza che nell’uomo, fatto dalla Grazia figlio di Dio o creatura divinizzata, può esservi unione con Dio. Unione perfettissima ed unica nel Verbo fatto Uomo che assunse, rimanendo Dio, carne mortale. Unione relativa, ma non meno vera, nell’uomo che viene elevato da creatura naturale e ragionevole a creatura divinizzata per partecipazione alla vita soprannaturale.
24Ora, per tutto quanto è sopra detto, Gesù Cristo, che verrà al giusto tempo e nel giusto modo, per essere Eterno, è giustamente definito “il Primo e l’Ultimo”.
Primo nell’essere e Primo nell’ammaestrare.
25Primo nell’essere e Primo nell’ammaestrare. Dapprima attraverso la sua Parola di Sapienza parlante ai patriarchi e ai profeti per vie soprannaturali, poscia come Maestro alle turbe di Palestina, indi ancora e nuovamente per vie soprannaturali ai suoi servi e strumenti viventi sulla Terra. E Ultimo nell’ammaestrare, perché nel Cielo, agli spiriti beati, e poscia ai risorti, sarà il Verbo e per il Verbo, per Gesù, che i cittadini dei Cieli avranno l’ultimo, perfetto e completo ammaestramento che renderà cognite tutte le verità, incomprensibili perché “misteri di fede“, sulle quali inutilmente si sono affaticati, per conoscerle, dottori, contemplatori e mistici.
26Maestro eterno. Maestro primo ed ultimo. Maestro ancora quando ogni scuola di dottori avrà cessato d’essere. 36Maestro colmante tutte le lacune rimaste per millenni e secoli sulla conoscenza di Dio, illuminante la profondità del mistero rimasta sempre oscura agli intelletti umani, annullante gli errori d’ogni umana scuola. E come per il suo primo “si faccia“, dato da Maestro che sa perfettamente come ogni cosa va fatta perché sia buona, si ebbe il Creato sensibile, così per il suo ultimo “si faccia” si avrà la fine di quanto si corruppe, e che verrà giudicata “buona cosa” che non più sia, e si avrà il nuovo mondo, e tutte le cose saranno stabilite in un modo nuovo e immutabile, secondo il suo Volere di Maestro perfettissimo e di Giudice supremo, al quale il Padre ha deferito ogni potere del Regno di Dio nei Cieli, del Regno di Dio nei cuori, del Giudizio su tutte le creature, angeliche, razionali, o infere, perché tutte, nel Cielo, sulla Terra e negli inferni, adorino, conoscano, sentano che Egli è Colui che è, Re dei re, Signore dei signori, l’Alfa e l’Omega, l’Onnipotente.
Cap. II e III
657. Rivelazione e profezia.
“profezia e profeti”
Profezia è come una proiezione di fatti futuri.
1L’Apocalisse è un libro di rivelazione, sì. Anzi esso conclude la grande Rivelazione. Ma è anche un libro profetico.
2Rivelazione e profezia vengono ambe da Dio. Perché solo Dio li ispira. Solo Dio li può ispirare perché solo Egli sa la Verità essendo la Verità, e conosce gli eventi futuri perché è l’Eterno, l’Onnisciente, l’Onnipotente.
3La profezia è come una proiezione di fatti futuri, visti da Dio solo, e illuminati a coloro che vivono nelle nebbie del loro temporaneo presente. Per far capire ai grandi analfabeti della religione – e sono tanti, tanti anche fra coloro che limitano l’esser cattolici al ricevere i Sacramenti, all’ubbidire al precetto festivo, al prender parte alle processioni, all’andare, sì, anche questo, alle prediche, ma che non sanno rispondere, se vengono interrogati, a tante cose, al significato di certe parole, e una è la parola “profezia e profeti” e l’altra è quella di “apostolo“, e altre ancora, e confondono quanto è cosa buona, cosa di luce, con cosa non buona, non fatta di luce, perché non sanno – per far capire a questi analfabeti della religione cosa è la rivelazione e cosa è la profezia, così come altrove, a spiegare l’unità e Trinità di Dio, si è portato il paragone delle tre facce di un poliedro, altrettanto ora si porti il paragone, e forse capiranno, di una proiezione su fatti reali, ma avvenuti in un altro luogo e in un tempo antecedente, o di una proiezione di fatti che certo verranno, ma ancora non sono, e una sola Mente li sa, una sola Pupilla li vede, una sola Parola li può illustrare.
Invenzioni e scoperte a servizio del male.
4L’uomo, nei secoli, ha fatto molte invenzioni e scoperte, alcune buone, alcune cattive, altre che avrebbero potuto esser buone, perché potevano esser mezzo di formazione, di istruzione, e anche di elevazione, e che invece si sono fatte non buone perché hanno servito ad eccitare i bassi appetiti della parte inferiore, a corrompere l’intelletto, a ledere l’anima per conseguenza. Una di queste cose, che avrebbero potuto esser buone e che si son fatte non buone, avendo servito ad illustrare il vizio, il delitto, il peccato, è la cinematografia; un’altra, la stampa. Ma a rendere la nostra idea serve la prima. La cinematografia, coi suoi film, può illustrare fatti e persone del passato. Più o meno storicamente bene, perché l’uomo raramente fa bene ciò che fa, e più raramente ancora fa secondo la verità delle cose. Ma, ad ogni modo, a mezzo di questa invenzione, è possibile mostrare ai viventi persone, avvenimenti, usi e costumi di secoli e anche di millenni passati. Il film scorre e l’uomo vede.
Cosa è la profezia e che sono i profeti
5Dio prende un uomo – profeta o ispirato da Lui, certo da Lui eletto a quello scopo – e agli occhi o alle orecchie spirituali dello stesso illumina o dice eventi passati di cui si è, o per scorrere di secoli o per alterazione involontaria facile a sorgere nella rivelazione verbale, o per alterazione volontaria causata da scismi religiosi, da eresie, da indagine scientifica disgiunta da sapienza religiosa, alterata la verità. Oppure illumina e rivela fatti futuri che nel suo eterno Presente solo Egli conosce. Ed essi vedono, ed essi sentono, come se un film sonoro venisse girato per loro. E Dio li incarica di manifestare quanto Egli rivela loro, di farsi sua mano e sua bocca per scrivere o per dire quanto Dio si è compiaciuto di rivelare.
6Questo paragone – – farà capire a molti anche Gesù si serviva di paragoni per far capire le sue lezioni ai suoi seguaci cosa è la profezia e che sono i profeti, cosa è l’ispirato o il veggente e come, quando essi non dicano cose inammissibili con la Fede e la Grande Rivelazione, occorra credere ad essi, che manifestano quanto è bene sapere per procedere su sentieri sicuri.
Perché le profezie sembrano incomprensibili.
7A taluni le profezie sembrano cose non solo incomprensibili perché troppo oscure, ma cose sorpassate, parlando di fatti ormai già avvenuti da secoli. Sì. Molte cose dette in esse sono accadute e non si ripeteranno. Ma molte si ripeteranno, come già si sono ripetute ogni qualvolta l’umanità ritorna nella condizione per cui la profezia fu data. Così, mentre non si ripeterà l’incarnazione del Verbo e la fondazione della Chiesa, essendo che la Chiesa, fondata da Gesù suo Pontefice e Capo eterno, non può perire per sua divina promessa e quindi non può esservi necessità di fondarne una nuova, altrettanto è vero che si ripeteranno, come già si ripeterono, le punizioni permesse da Dio in conseguenza dell’abominio entrato nel luogo sacro e delle ingiustizie umane. E per molte altre cose così sarà.
8L’umanità, avendo cicli alterni di giustizia e di ingiustizia, di fede reale e di fede soltanto esteriore – “la lettera e non lo spirito della fede” – o addirittura di non fede per i cinque decimi della popolazione mondiale, ha pure cicli alterni di castighi e di perdoni, già patiti e ottenuti, senza che ciò la faccia più buona. E le profezie, per esser date da chi vide “il Tempo” senza limiti nel tempo, in molti punti servono ad esser luce e guida, voce di verità, consiglio di misericordia per ogni tempo.
L’Apocalisse illumina i tempi sino all’ ultimo.
9L’Apocalisse, profezia dell’Apostolo della Luce e della Carità, illumina, e lo fa per la Carità, i tempi, ogni tempo, sino al tempo ultimo. Diciannove secoli sono passati da quando Giovanni ebbe la rivelazione detta “l’Apocalisse”, il cui tempo di compimento, solo misurandolo rispetto all’eternità, poteva dirsi “vicino”. Ma se il tempo d’attesa, misurato al tempo terrestre, è stato ed è lungo, per quanto si riferisce allo stato delle sette chiese è attuale ora come lo era allora.
10Giovanni, vedendo le sette chiese di allora, le sette luci più o meno luminose di allora, non solo quelle ha viste, ma le altre chiese che si sarebbero formate nei secoli, così come ha antevisto ciò che è accaduto e ciò che dovrà accadere, e in Terra, e in Cielo, e negli inferi.
Le luci di santità. Le ombre di ingiustizia.
11Ha visto. Le luci di santità. Le ombre di ingiustizia. Il crescere della spiritualità. Il crescere dell’umanità, anzi della materialità. Il fiammeggiare della carità e della sapienza nutrita da essa, fiammeggiare elevantesi al Cielo. E il fumare nebbioso della scienza priva di sapienza, strisciante a terra, quando l’uomo tenta di spiegare sé stesso e tante altre cose del creato col suo solo sapere. Il fumare nauseabondo delle lussurie dell’io, di tutte le lussurie. Il fumare colpevole degli egoismi e delle ferocie. Fumo, fumo, nulla più che fumo, e fumo nocivo, che striscia a terra, che si insinua, che sporca, che avvelena, che uccide. Uccide le cose più “buone” nel senso che Dio dà a questa parola, e che noi diremmo: le cose più “belle“. Le tre e le quattro virtù, i rapporti sociali, le coscienze, gli intelletti, la pace familiare… Tutte cose che il fumo, che è dove non è fiammeggiare di carità, uccide, avvelena, sporca e penetra. Il formarsi del mondo nuovo: del mondo di Gesù, del suo Regno. E il formarsi di un mondo nuovo nel nuovo: del mondo dell’anticristo, del regno suo.
I trionfi e le sconfitte del cristianesimo.
12I trionfi del cristianesimo. Le sconfitte del cristianesimo. La mirabile unità dell’Ovile di Cristo. La separazione ribelle di parti del Gregge. Tutto ha visto Giovanni. E gli pareva immediato il compiersi di tutto, tanto era vivo il suo vedere. Ma no! Secoli e secoli dovevano passare prima che tutto fosse compiuto del visto dal veggente di Patmos. Ma tutto si compirà come è detto, come in parte, e in tempi diversi, s’è già compiuto, pur senza toccare la compiutezza delle cose non buone anteviste da Giovanni.
Il peccato dell’antica e nella nuova religione.
13Cosa umana, cosa difficilmente perfetta, e ancor più difficilmente non ripetuta. L’appartenenza al Popolo di Dio non ha impedito agli ebrei di ricadere più volte negli stessi peccati. L’esempio di Adamo, dei castighi divini, i cui mezzi furono il diluvio, la dispersione dei popoli dopo la superbia di Babele, la distruzione di Sodoma e Gomorra, l’oppressione d’Egitto, non impedirono al popolo di peccare. La misericordia di Dio che li liberò dall’oppressione del Faraone e volle dar loro una patria e una legge elette, non indusse gli uomini a non peccare per riconoscenza a Dio. E peccarono durante lo stesso viaggio verso la Terra Promessa, mentre Dio li copriva, da vero Padre, dei suoi doni.
14L’uomo è sempre l’uomo. Nell’antica e nella nuova religione entrambe divine. Appartenga all’antica o alla nuova chiesa. “Voi mi cercate non solo perché avete veduto che Io faccio miracoli, ma anche perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”[274]. Sempre così l’umanità. Viene attirata dalle cose esterne e prodigiose, da quello che forma cosa nuova, o godimento anche materiale, da speranze e promesse umane che si pensa poter raggiungere, più che dalle cose interne, soprannaturali, certe, non meno, anzi molto più prodigiose, molto più gaudiose, molto più sicure, e soprattutto molto più durature, perché eterne.
Peccato e virtù di tutti i tempi.
15Giuda è il prototipo perfetto di quanti vengono sedotti dai prodigi materiali e dalle speranze di onori umani, atti a saziare la cupidigia intellettuale o degli occhi. Prototipo perfetto e inconvertibile.
16Però anche gli altri apostoli e discepoli non furono vergini da questa debolezza umana, in loro non completa, e della quale sempre più si spogliarono sino ad esserne così staccati da saper tutto sopportare di quanto è umiliazione e persecuzione, sino a sapersi spogliare della stessa vita per ottenere la Vita eterna. E confermati nella Fede, nella Speranza e nella Carità, confermati nella Grazia e nella Sapienza, e nella Pietà, Forza, santo Timor di Dio, in tutti i doni del Paraclito, divennero altrettanti “maestri” e “fondatori” non di una nuova dottrina e di nuove chiese, perché una è la dottrina e una la Chiesa perfette, ma “della dottrina e della Chiesa” tra nuove genti e in nuove regioni.
17Sono passati 20 secoli, apostoli nuovi si sono succeduti ai primi apostoli, nuove chiese ad altre chiese, in sempre nuove plaghe della Terra. Il lavoro apostolico non ha interruzioni né soste, anche se, per colpa degli uomini, pur procedendo, regredisce in vastità di dominio, e non solo in questo. Continuazione di lavoro, propagazione del Vangelo, dilatazione del Corpo Mistico: verità innegabili, conseguenze logiche, dato che Gesù alimenta la sua Chiesa, la guida, la sprona, e Gesù è eterno, è potente, è santo. La sua Santità scende e circola in tutto il Corpo, la sua Potenza dà forze misteriose ai suoi servi, la sua Eternità impedisce che la Chiesa muoia.
18Ma, per colpa e mal volere d’uomini, mentre procede e si estende da 20 secoli su nuove terre, si arresta, regredisce, muore, anzi, in altre. Peccato di questi soli tempi? No. Di tutti i tempi. Più o meno totalmente e profondamente, mentre vi furono deviazioni, arresti, separazioni, e anche “morte” nei tralci che costituiscono tutta la mistica Vite. Furono di varia natura, e più passarono i secoli e più grave fu la deviazione e la defezione di tralci della Vite. Ora è il tempo della Negazione.
658. Le sette chiese.
Verità e figura delle sette chiese.
Le sette chiese erano non solo verità ma figura.
1Ma Giovanni tutte queste cose le vide. Le antevide. Le vide nelle sette chiese di allora. Le antevide nelle chiese d’ora, delle quali le sette chiese di allora erano non solo verità ma figura. E antevide anche l’attuale orrore: quello della Negazione in troppi luoghi e in troppi spiriti. E antevide l’estremo orrore: il tempo dell’Anticristo.
2Tutto vide, attraverso alla prima visione. La conseguenza ultima è frutto della prima conseguenza. Per cicli di età si ripete, sempre più crescendo più è cresciuta la Chiesa. Anche questo è dolorosamente logico che sia. Perché il Cristo è tanto più odiato e avversato dall’Anticristo quanto più il suo affermarsi e trionfare nei santi cresce. Il Corpo mistico vince le sue battaglie? E l’Anticristo aumenta la sua potenza e ne sferra di più atroci. Perché se Cristo vuole trionfare, come è giusto che sia, l’Anticristo anche vuol trionfare, e la sua violenza cresce più il Cristo trionfa, per vincerlo e abbatterlo. Oh! non potrà! Cristo è il Vincitore. Ma lo spera e lo tenta. E non potendo avere la sua vittoria collettiva su tutto il popolo di Dio, si prende le sue vittorie individuali o nazionali, traviando intelletti e possedendo spiriti, strappando popoli alla Chiesa.
I fondatori e i lavori dell’Avversario.
3Le sette chiese. Da poco erano fondate, e fondate da quelli che erano stati mandati a fondarle direttamente da Dio: “Andate ad ammaestrare tutte le genti“[275]; dopo che, come da divina promessa, avevano ricevuto lo Spirito Santo che “avrebbe ricordato loro ogni cosa e insegnato ogni vero“[276] in maniera da esser compreso, ossia rendendoli capaci di intendere le cose più alte, perché: “rivestiti di potenza dall’alto“[277] fossero capaci di essere i fondatori di una cosa così alta come il Regno di Dio tra gli uomini. E ciononostante già l’imperfezione, e anche più dell’imperfezione, s’era formata in molte di esse, perché l’Avversario o Anticristo era già spiritualmente in atto, e lavorava già per corrompere e distruggere le fortezze spirituali del Regno di Dio. Creare discordie fra le membra, insinuare sottili eresie, suscitare stolte superbie, consigliare i vili compromessi tra coscienza e legge della carne, e le restrizioni mentali, odiose a Dio il cui linguaggio è “sì, sì; no, no” e tale vuole che sia il linguaggio dei suoi figli e fedeli; raffreddare la carità, aumentare l’amore dell’esistenza terrena e alle ricchezze e onori materiali.
4Ecco i lavori dell’Avversario, instancabile nel lavorare per tentare di vincere Dio e distruggere quanto Egli ha creato, approfittando di tutto quanto lo può aiutare, fornito dagli uomini stessi, per imperfezione propria o per reazione provocata da azioni ingiuste delle membra più forti verso le membra più deboli.
La Chiesa fondata nella Giustizia e nella Carità.
5Quanto è giusto dire va detto. Il mancare alla giustizia e alla carità, che simili a miele celeste attirano le anime alla mistica arnia e ve le tiene fedeli, provoca reazioni delle membra colpite, dolore, scandalo, e anche sfiducia e separazione.
6La Chiesa è stata fondata dalla Carità, e carità perfetta dovrebbe sempre essere stata. La Chiesa è alimentata dalla Carità, e carità perfetta dovrebbe dare a tutte le sue membra, anche e soprattutto alle minime e deboli per alimentarle e tenerle vive. La Chiesa ha avuto il comando di insegnare la carità. Ma guai se l’insegnamento si limita alla lettera invece di essere praticato nel suo spirito!
7Vivere nella carità per fare vivere gli agnelli in essa. Questo è il dovere dei pastori. Ché se gli agnelli vedono che la carità è pretesa dai pastori – e guai all’agnello che non dà reverenziale amore spinto sino alla rinuncia del libero giudizio e della libera azione nelle cose buone, che Dio stesso lascia all’uomo (anzi Egli lascia ogni libertà, limitandosi a dire ciò che è buono o non buono) – mentre essa carità è negata dai pastori agli agnelli, che avviene? Che per un cuore che non si apre alle infinite necessità delle anime – parlo dei cuori pastorali – le anime si volgono altrove, vanno a bussare ad altre porte, e talora sono porte che si aprono ai bisogni materiali, e danno pane, vesti, medicine, consigli, aiuti per trovare un lavoro, per non esser cacciati di casa dal ricco duro di cuore, ma anche che levano religione e giustizia dai cuori. Perché così avviene. E per un pane, una veste, un tetto, un aiuto a ristabilire la giustizia verso un perseguitato, un’anima, o più anime, lasciano l’ovile, il pascolo, la via di Dio, e vanno ad altri pascoli e su altre vie materiali i primi, anticristiane le seconde.
8Nel secolare sviluppo della mistica Vite si sono prodotte separazioni anche di tralci principali. Molte le cause di ciò, e non tutte venute da spontanea ribellione delle membra, ma anche da ribellione provocata da un rigorismo senza carità, e da un rigorismo senza giustizia, che impone agli altri di portare i pesi che essi non portano. Per questo, Israele conobbe guerre intestine e scismi. Per questo, il popolo minuto seguì il Cristo. Per questo, ancor oggi delle membra si separano o, quanto meno, restano perplesse, o cadono in scandalo.
Le chiese separate.
Si sono date una costituzione umana
9Osserviamo le sette chiese di allora, quali le vide Giovanni, e quali le sentì giudicare dal Giudice eterno. Vedremo in esse già in azione quanto poi, e in forma sempre più vasta, fu ed è in azione nelle chiese o religioni di nome “cristiane” ma non cristiane cattoliche. Le chiese separate.
10Si sono date una costituzione umana, conservando, della vera Chiesa, solo quello che a loro piaceva conservare per dirsi “cristiane”. Ma esser cristiani non vuol dire soltanto pregare il Cristo, predicarlo in qual che sia maniera, non vuol dire essere ancor più rigoristi, in certe cose, dei cattolici veri. Pregare Dio, predicare Dio, esser rigidi nel servizio formalistico di Dio, lo facevano anche i sacerdoti, gli scribi, i farisei del tempo di Gesù tra gli uomini. Eppure ciò non li fece, salvo rare eccezioni, “cristiani”; ma anzi li fece “anticristiani”.
Cristiani di nome e più di fatto.
11Essere cristiani vuol dire far parte del Corpo mistico appartenendo alla Chiesa di Roma come cattolici, appartenendo al Cristo col vivere veramente come Egli ha insegnato e comandato di vivere. Altrimenti non si è cristiani di fatto, neppure se si è cattolici per aver ricevuto il Battesimo secondo il rito della Chiesa di Roma e gli altri sacramenti. Anche se non si è caduti e rimasti in colpa grave, anche se non si è giunti a rinnegare la Fede, a far parte di sette condannate dalla Chiesa, o di appartenere a partiti politici, pure condannati perché giustamente condannabili; non si è cattolici veri, cristiani di fatto quando non si vive la vita cristiana, quando non si onora Dio con culto interno vivo, sempre, anche nell’intimità della casa, presente sempre anche nel lavoro intellettuale o manuale che si deve esplicare, attivo sempre anche nei rapporti sociali che si devono continuamente avere con tutto il nostro prossimo, più o meno congiunto a noi da legami di sangue o da rapporti sociali.
12Non si è cattolici veri e cristiani di fatto, quando si pratica solo un culto esterno e formale per essere lodati, o solo un culto interno per non essere derisi come bigotti o averne magari un danno materiale. Non si è cattolici veri, cristiani di fatto, quando non si cerca di praticare il più perfettamente possibile le virtù, sino all’eroismo, se occorre; quando non si esercita quanto è detto “completamento della legge: la carità“, di cui sono altrettanti rami le opere di misericordia; quando non si cerca di levarsi l’abito vizioso che è causa al peccare; quando si pecca contro lo Spirito Santo, dubitando della Misericordia divina che perdona a chi si pente, presumendo di potersi salvare da sé, schernendo o negando le luminose verità della Fede, non soltanto quelle prime e principali, ma tutto quanto è contenuto nel Credo e definito dai dogmi antichi e recenti, nutrendo invidia verso i giusti, rimanendo ostinatamente peccatori e impenitenti; quando si lede il prossimo nella vita o anche solo nella salute corporale, o nell’onore; quando si calpesta l’ordine della natura compiendo atti abominevoli che gli stessi animali non compiono con piena colpa perché non hanno la ragione e la coscienza, opprimendo i poveri, praticando usura di illecito guadagno, sfruttando oltre misura colui che lavora e negandogli una giusta mercede.
13Quando si vive così, si meritano i giudizi severi di Gesù agli scribi, farisei e mercanti del Tempio. Come sarebbe opportuno che molto frequentemente nel Vangelo – che dovrebbe essere il libro letto quotidianamente da ogni cristiano, frase per frase, meditando su quelle verità che danno la Vita – fossero letti, riletti, meditati i punti in cui Gesù dice dove è verità di vita religiosa e dove è apparenza o menzogna di vita religiosa! Ed esaminare sé stessi. Paragonarsi al fariseo e al pubblicano, al fariseo e alla peccatrice, al levita e al samaritano buono, sui ricchi che gettavano il supero delle loro ricchezze nel gazofilacio, e sulla vedova che vi gettava “quanto aveva per vivere”, e vedere a quale categoria si appartiene. E se si vede di appartenere alla categoria che ha solo culto esterno, ravvedersi, divenire veri discepoli del Maestro, veri figli di Dio e fratelli al Cristo, ossia cristiani di nome e più di fatto.
I tralci della Vite.
14Perché altrimenti si avrà il nome di cristiani, ma non si sarà tralci che Egli alimenta. Si sarà tralci staccati, che, se anche non sono seccati del tutto perché una naturale tendenza al Bene li fa agire da giusti, sono però rami che si sono ripiantati da sé, superbamente; che hanno fatto una pianta a parte che dà lambrusca e non uva buona. Per tornar tale devono essere nuovamente innestati alla vera Vite, all’unica vera Vite che permette ai tralci di portare frutti copiosi e santi.
15Questo, sia per i singoli tralci individuali, che per quelli formanti una vite a parte: le chiese separate. Le quali, per esser separate e per essersi date una costituzione lor propria, ideata dal loro fondatore – un uomo, e non l’Uomo-Dio – non possono avere quella totalità di vita spirituale che soltanto l’appartenere al Corpo mistico mantiene, e che preserva da distacchi sempre più grandi, non solo dal Corpo in sé stesso, ma dalla Verità e Luce che fanno sicura la via che dalla Chiesa terrena conduce a quella celeste.
16E che il non appartenere al Corpo mistico produca decadimento anche dalla giustizia, lo si vede più chiaramente che mai oggi. La separazione si approfondisce. Perché alcune chiese separate non solo si limitano al non dare ossequio e ubbidienza al Supremo Pastore; non solo si permettono di alzare le loro proteste quando il Pontefice parla per lume divino definendo nuove verità; non solo, pur dicendo di voler servire Cristo, strappano a Lui, o tentano strappare delle creature che gli appartengono, che sono del suo Ovile, a che essi, i separati, tentano portare al loro, ad altri pascoli dove non tutto, e specie la parte principale, è buono; ma, e ciò è mostruoso, si pongono a celebrare la Bestia, l’Anticristo, e ad approvare le sue ideologie.
17Ma anche ciò è detto: “E tutta la terra seguiva meravigliata la bestia“[278]. Benché si veda come essa, per obbedienza al dragone che dà ad essa ogni potere, “faccia guerra ai santi e li vinca (materialmente)”[279]. Guerra ai santi, ossia a quanti adorano il vero Dio e gli rimangono fedeli, amando con tutto se stessi il Figlio dell’Uomo e della Donna, e amando la Donna che fu Tabernacolo a Dio e sua Laude sempiterna, Immagine e Somiglianza perfetta di Dio. Non quale noi siamo da quando la funesta eredità d’Adamo ha deturpato e indebolito in noi la divina somiglianza. Non quale erano Adamo ed Eva anche avanti la colpa, due innocenti, due figli di Dio, coi quali il Creatore aveva colloqui la cui vera forma è un mistero, ma che non per ciò sono da mettere in dubbio[280], due predestinati a vivere della e nella beatitudine della visione di Dio in eterno. No.
Gesù e Maria.
Maria, modellata dalla Mano divina.
18Maria, modellata dalla Mano divina perché fosse “forma al Dio incarnato” che era la perfettissima Immagine del Padre: “Chi vede Me vede anche il Padre mio“[281]; Maria, con la quale Dio Uno e Trino ebbe sempre colloqui quali si hanno con una vera Figlia, Sposa e Madre; Maria, che fu costantemente, con tutte le sue facoltà, fisa al suo Signore; fu ed è purissimo Specchio in cui appare l’Immagine di Dio, suprema Bellezza e Perfezione, onde chi contempla Maria vede quanto costituisce l’indescrivibile Bellezza che immerge negli abissi della beatitudine gli eterni cittadini del Cielo.
19Maria: la creatura, sorella nostra per nascita umana. Maria: la creatura divinizzata di cui possiamo essere spirituali sorelle minori, sol che lo si voglia essere. Maria: il capolavoro di Dio Creatore degli uomini. Maria: il segno, la misura, la forma sensibile di quanto è stato destinato, da sempre, da Dio agli uomini che vivono da figli di Dio.
20L’uomo, imperfetto nel credere alla risurrezione della carne e alla compartecipazione della carne risorta al gaudio dello spirito beato; l’uomo che, per essere incapace di credere a questa verità, o quanto meno che è in dubbio su essa, che ancor non si fa persuaso per la Risurrezione di Gesù Cristo perché dice: “Egli era Dio e perciò…”; davanti alla verità stabilita dell’Assunzione di Maria in corpo e anima al Cielo, non può più dubitare. La sua mente ha un mezzo che potentemente lo porta a credere alla risurrezione della carne e alla compartecipazione di essa al gaudio eterno dello spirito.
Gesù e Maria.
21Gesù è Colui che ci rivela il Padre Dio. Maria è Colei che ci rivela la beata sorte dei figli di Dio. Gesù è Colui che ci ha insegnato da Maestro come vivere da figli di Dio. Maria è Colei che ci ha praticamente mostrato come si vive per essere figli di Dio. E gli uomini che hanno difficoltà a seguire il Vangelo, e dicono: “Lui lo poteva anche fare perché era Dio, qualche suo eletto lo può fare perché Dio-Gesù dà ad esso speciali doni“, vedendo la vita, il modo di vivere di Maria da quando aprì gli occhi alla luce – ché in Lei, piena di grazia, non ci fu mai quello stato di nescienza comune a tutti i nati, detti perciò irresponsabili dei loro atti avanti l’uso di ragione – possono persuadersi che il vivere da figli di Dio è possibile a tutti i nati di donna, anzi a tutti i creati da Dio, solo che essi vogliano vivere da creature divinizzate.
Maria non volle peccare.
22Né si opponga a questa asserzione l’obbiezione: “Maria era immune dalla Colpa e dai fomiti“. Anche Eva lo era. Anzi era Innocente in un mondo innocente, regina in un mondo a lei sottomesso, unica creatura superiore, col suo uomo, dotata di intelletto, di grazia, di scienza, padrona dell’universo sensibile, guidata dalla Voce di Dio. Eppure alla prima tentazione cedette, mentre innumerevoli anime, sebbene macchiate dalla Colpa, e molte creature, sebbene aventi in sé i fomiti – quella terribile “legge della carne” che fece gemere Paolo, Agostino e molti altri che ora sono santi e sante in Cielo – non cedettero.
23Maria, come Gesù, non peccò mai, in nessun modo, in nessuna cosa, neppure con la logica, naturale, giusta reazione di una madre che si vede torturare ed uccidere il Figlio, né verso la carità né verso nessun’altra virtù. Non volle peccare. E non peccò. Dio ha certo operato in maniera misteriosa in Lei, onde neppur la più piccola imperfezione – che dico: l’ombra, il germe di un’imperfezione – alterasse la purezza e la santità perfetta della Tutta Bella. Ma è anche certo che Maria assecondò con tutte le sue facoltà e volontà la Volontà che Dio aveva per Lei.
24Dio non ha fatto di Maria una schiava che non può che ubbidire al padrone che la comanda. Ma una Regina, la sua Regina, alla quale si manda per ambasciatore un arcangelo perché le dica il disegno di Dio. Disegno che si compie solo quando Maria spontaneamente dice: “Si faccia secondo la tua parola“.
25Lo stesso arcangelo aveva manifestato un’altra maternità prodigiosa, perché fuor dalle leggi naturali, data l’età degli sposi e la sterilità della futura madre, al sacerdote Zaccaria. Ma questi, pur essendo sacerdote, e nella pienezza delle sue funzioni sacerdotali davanti al Santo dei Santi, dubitò della potenza e misericordia di Dio e della verità delle parole angeliche, e ne fu punito.
26Ecco la differenza tra giustizia e perfezione di giustizia. In Maria vi è fede e ubbidienza assoluta benché smisuratamente più grande fosse il prodigio. In Zaccaria no. Perché questo? Perché Maria era, sì, la Donna, perché della Donna aveva bisogno la Parola del Padre per prendere umana Carne; ma era la Donna fattasi così spoglia di umanità naturale, e così ricca di natura soprannaturale, da non avere più alcuno di quei lacci e di quegli ostacoli per cui vengono impedite o appesantite le facoltà della creatura a seguire il volere di Dio, il Quale può, su un terreno, in un io spoglio di quanto è inciampo alle azioni divine, compiere le opere più grandi della sua Onnipotenza.
L’Anticristo.
27“La Terra seguirà la bestia e metterà a morte i santi che non adorano la bestia della Terra”[282]. La prima delle manifestazioni dell’Anticristo. Che è “della terra” perché nega Dio, nega tutto ciò che è da Dio perché cade in idolatria per ciò che non è Dio ma anzi è contro Dio, e sopprime la legge divina e la sostituisce con la sua che non è neppur più legge morale naturale, e tenta persino cancellarne il ricordo nelle creature, e conculca e uccide chi non vuol divenire malvagio, miscredente, antidio.
28La bestia che divora gli agnelli per strappare a Dio quanto più può dei suoi figli. Eppure ecco che questo tempo vede l’orrore di ministri di chiese separate, che pur si vogliono chiamare “cristiane”, dare ossequio di adesione alle parole e ai voleri della bestia della Terra, a questa mostruosità che combatte il Cristo, dare venerazione a quest’idolo ideologico, corrompente e spietato, senza esserne costretti come coloro che sono sudditi là dove esso regna, e senza riflettere che, ove regnasse ovunque, anche essi verrebbero prima o poi divorati, torturati, privati delle libertà più sacre dell’individuo libero, fin della libertà di pensiero. Ma da 20 secoli ecco che il Cristo le ha indicate queste deviazioni e le cause di esse.
659. Lettere alle sette Chiese.
Alla Chiesa di Efeso[283].
1Qui vi è operosità e pazienza, ma “si è abbandonata la primiera carità“, e perciò è divenuta più debole o è morta del tutto la vita in Dio, perché ove non è carità non è Dio, né vita di Dio nella persona, né vita della persona in Dio.
Alla Chiesa di Smirne[284].
2Là vi è invece amore alle ricchezze della vita, ossia alla salute e alla vita, mentre coloro che vogliono servire Gesù Cristo devono non avere amore alla vita materiale, devono non temere e non sfuggire le persecuzioni, ma consumarle, ove occorra, sino alla morte, perché così fece il Cristo e perché chi perde la vita per servirlo lo possiederà in maniera speciale in Cielo.
Alla Chiesa di Pergamo[285].
3In altri luoghi vi è chi è debole verso i colpevoli di eresia, o di dottrina e vita imperfette. E ciò per non crearsi dei nemici. No. Quando nel giardino della Chiesa militante si vedono sorgere piante malvagie, o malate, o di mal esempio alle altre, occorre mondarle delle parti malate, innestarle e, se respingono l’innesto che le farebbe buone, saperle anche recidere alla base. Meglio una pianta di meno che dei tossici per tutte! Meglio esser perseguitati, meglio rimanere senza amici, al permettere che i nemici o i servi inutili guastino altre anime e che Dio si allontani perché vede che un suo pastore preferisce l’amicizia con dei capretti alla sua santissima.
660. Alla Chiesa di Tiàtira[286]
Povera scienza che vuol essere solo “scienza”.
Il falso profeta e il vero profeta.
1Altrove vi è chi crede di più ai falsi profeti, voci impure che satana, eccita a parlare e che la legge della Chiesa condanna, ed è condanna per tutti coloro che, essendo cattolici, le ascoltano, queste voci sataniche parlanti col mezzo delle tavole parlanti o degli spiritisti, voci parlanti per ingannare, sedurre, traviare, staccare dalla Chiesa.
2Solo gli spiriti di luce sono veritieri e sono guide buone. Ma essi non vengono mai, dico mai, per imposizione umana, né abbisognano di speciali apparati per manifestarsi. Dio li manda quando vuole, a chi vuole. E sono gli unici che dicano la verità. Gli altri, in tutte le loro manifestazioni, sono menzogna. Perché sono manifestazioni di satanismo, e satana non è che Menzogna. Quanto viene da queste voci, anche se, apparentemente, sembra parlino parole buone, è sempre sottilmente inquinato di errore. Parlano per staccare dalla Chiesa dicendo che non è necessaria per comunicare con Dio. Parlano per insinuare teorie false sulla rincarnazione, su un sistema di evoluzione delle anime, per successive vite, che è assolutamente falso. Parlano suggerendo soluzioni scientifiche alle più luminose manifestazioni dell’Onnipotenza divina, che tutto creò dal nulla.
La scienza umana.
3Povera scienza che vuol essere solo “scienza”, e respinge la Sapienza! La scienza può confermare la Sapienza, ma non può abolirla. Ove l’abolisce spegne un oceano di luce confortevole per le anime e per gli intelletti umani.
4Guai a chi spegne questa luce! Simile al gesto d’un folle tiranno che, per odio o per delirio, mini e polverizzi una città o un tempio, è questo di costoro che, per amore eccessivo alla scienza, quasi un culto ad essa – mentre è la Sapienza che va amata, ascoltata e creduta perché viene dal “Padre delle Luci nel quale non c’è variazione né ombra di mutamento“[287], il quale è Spirito di Verità e di Amore e vuole che noi si sia nutriti di verità per amare sempre più perfettamente, e vuole che si veda per meglio conoscere, meglio servire, meglio amare – polverizzano l’edificio della semplice e candida Fede, o quanto meno molte parti di esso. Le principali.
5Ma scardinate che siano le fondamenta e i muri maestri, si può reggere più un edificio? No. E quando per l’umana sete di apparire dotti e moderni, progrediti secondo i tempi, si levano alle basi dell’edificio della fede le pietre angolari, dichiarate non più consone al momento attuale, puerili, inammissibili, favole che non possono più essere accettate, che avviene? Che molto crolla, facendo vittime, molto resta rovinato e deturpato, molto, che era luminosamente bello, si fa foscamente e fumosamente ornato di povere luci umane che, coi loro fumi, offuscano i lumi celesti e creano interrogativi nelle anime sbalordite, interrogativi che la scienza non soddisfa e che la Sapienza non riesce più a distruggere, e creano vuoti che nulla riesce a colmare. Un mondo di pura fede crolla. E le macie dei loro sillogismi, deduzioni e ricerche non colmano il vuoto che si è prodotto.
Un peccato contra lo Spirito Santo.
6Impugnare la verità conosciuta è un peccato contro lo Spirito Santo. Ed è detto che “lo Spirito Santo educatore fugge la finzione, si tieni lungi dai pensieri insensati e si ritira al sopravvenire dell’iniquità“[288],E quale iniquità più grande di quella di dedurre che Dio, l’Onnipotente, ha dovuto attendere spontanee evoluzioni per creare il suo capolavoro che è l’uomo? Quale pensiero più insensato di quello di colui che pensa che Dio sia stato impotente a creare direttamente l’opera più bella della sua creazione?
7La verità di tutto è nel Libro. Perché è parola scritta per ispirazione della Sapienza, ossia di Dio. Ogni altra cosa è finzione, è immaginazione, è deduzione umana. Uno solo non sbaglia mai: Dio. L’uomo, anche il più santo, o il più dotto in cultura umana, può sempre errare quando parla o agisce da “uomo”, ossia quando non è mosso dallo Spirito Santo, quando non è illuminato dalla Luce-Gesù, quando toglie lo sguardo dal Padre-Dio non vedendolo più in tutte le sue opere.
8Anche la scienza può esser buona e utile. Dio ha dato l’intelletto all’uomo con fine buono e perché lo usi. Ma il 90% degli uomini non lo usano sempre a fine buono. E gli scienziati, in numero anche superiore al 90%, non lo usano a fine buono.
9Perché ciò? Perché per seguire ed inseguire vie e chimere umane perdono di vista Dio e la sua Legge. Sì, anche se in apparenza lo servono, e gli dànno culto esteriore, e anche, sì, un relativo culto interiore, e sono convinti di onorarlo, in verità non lo vedono più luminosamente, né vedono luminosamente gli eterni precetti d’amore. Non vivono più la vita di Dio, che è vita d’amore. Se vivessero questa vita, se vedessero luminosamente Dio e la sua Legge, come potrebbero usare il loro intelletto per distruggere con le loro scientifiche deduzioni la semplice fede dei “piccoli” e con le loro scientifiche scoperte l’esistenza di tante vite umane, di intere città, e minare persino tutto il globo terracqueo col turbare l’equilibrio, l’ordine degli elementi, delle leggi cosmiche, messo da Dio, e che da millenni fa sì che la Terra viva e produca vite vegetali e animali senza uscire dalla sua orbita, senza spostarsi dal suo asse, evitando così cataclismi apocalittici?
I frutti della scienza disgiunta dalla Sapienza.
Grande delitto è attentare la fede dei “piccoli”.
10Ma più grande delitto è distruggere la semplice fede dei “piccoli”, è distruggere nelle masse la persuasione che Dio è quel Padre amoroso che ha cura persino degli uccelli e dei fiori del campo, e ascolta ed esaudisce le richieste che i figli suoi gli fanno con preghiera piena di fede.
11Come può più l’uomo credere semplicemente se, in nome della scienza e col suffragio di incerte prove scientifiche, voi scardinate le fondamenta della Rivelazione contenuta nel Libro? Come può più l’uomo credere che Dio è potente, è amoroso, è Padre che ha cura dei suoi figli se, in grazia delle vostre scoperte, l’uomo è percosso da castighi – no, non castighi, perché da tutte le leggi umane è castigato il malvagio, mentre i vostri mezzi di distruzione colpiscono un numero smisurato di non malvagi – se l’uomo è torturato sino ad impazzirne o morirne di terrore o di ferite, ridotto a non avere più neppure la tana che Dio concede agli animali anche feroci, il cibo e le vesti concessi agli uccelli e ai fiori del campo?
Più grande delitto è distruggere la fede nella Rivelazione!
12Il delitto più grande! Distruggere la fede e la fiducia. La fede nelle verità della Rivelazione. La fiducia nella bontà e onnipotenza divina. La prima distruzione fa crollare tutto un mondo di cose credute e che erano incentivo potente a vivere da figli di Dio, cancella tutto un poema luminoso che celebra le bontà infinite del Signore. La seconda fa sì che l’uomo, sconfortato dalle esperienze vissute, dica: “A che vale pregare, sacrificarsi, vivere da giusti, se poi si è ugualmente percossi così?“. È il dubbio che sorge! È il conseguente rilassamento della fede, dei costumi! È la preghiera abbandonata! È la disperazione, talora! Ecco i frutti della scienza disgiunta dalla Sapienza.
13I frutti del maledetto albero della scienza, non reso buono dall’innesto della Sapienza. Volete tutto conoscere, tutto investigare, tutto spiegare. Ma l’intelletto dell’uomo, e specie dell’uomo decaduto, intelletto leso per la Colpa d’origine, intelletto leso per la concupiscenza mentale, non può tutto conoscere. Anche Adamo, pur essendo stato fatto “re” di tutto il creato, aveva ricevuto un divieto: “Non mangiare del frutto dell’albero della scienza del bene a del male, perché quel giorno che ne mangerai morrai” Il delitto più grande![289]. Non ubbidì, volle tutto conoscere, e morì prima nella Grazia, poi nella carne. Anche ora troppi, avendo di fronte i due alberi – quello che dà la Vita, ossia Gesù-Redentore-Salvatore-Parola che dà la Vita eterna, e l’albero della scienza che dà frutti generalmente di morte – tendono la mano a questo e non a quello, gustano di questo e non di quello, e si dànno la morte, e dànno la morte.
La scienza di Dio
14Tutta colpevole la scienza? No. Come nessun uomo è totalmente malvagio e perennemente malvagio, così la scienza non è sempre e tutta malvagia e colpevole. Vi sono scienziati che usano il loro sapere ad opere di bene. Altri che, pervenuti a scoperte di mezzi omicidi, le distruggono, preferendo rinunciare alla gloria umana, che a loro verrebbe per tale scoperta, pur di risparmiare nuovi flagelli all’umanità. Altri ai quali, perché sono veramente cristiani, lo studio scientifico aumenta la religione, aumenta le virtù soprannaturali e morali.
15Costoro sono benedetti da Dio e benefattori dell’Umanità. E andrebbero imitati da tutti gli altri. Invece no. Ascoltati, presi per suffragio delle loro deduzioni, sono gli altri scienziati, quelli che tutto scrutano e spiegano umanamente, vedendo tutto col loro occhio umano, materiale, che guarda in basso, guarda la Terra e i suoi segreti, come fanno gli animali e peggio di essi. Perché in verità si direbbe che gli animali, molti di essi, sappiano lodare le cose, almeno le cose belle del Creato, le cose buone, grati al sole che li scalda, all’acqua che li disseta, ai frutti della Terra che li sfamano, all’uomo che li ama, molto meglio degli uomini.
16L’uomo, creatura ragionevole, dotata di spirito e di vita soprannaturale, dovrebbe saper guardare in alto, al Cielo, a Dio. Purificare la sua pupilla e il suo sapere attraverso la contemplazione delle opere divine, attraverso alla fede che Egli le ha fatte, vedere il segno incancellabile che esse tutte portano impresso, e che le testifica fatte da Dio.
17Religione e fede, religione e carità, rendono attivamente buono l’investigare umano. Privo di queste forze spirituali, o avendo queste forze in misura non perfetta, l’investigare umano cade in errore, e trae altri in errore, e in indebolimento o morte della fede.
18Per apparire attuali, consoni ai tempi, che in verità non sono certo tempi da elogiarsi, non respingete le luci, tutte le luci che vi vengono direttamente dalla Rivelazione, dalla Sapienza, e indirettamente dall’investigare sapiente di scienziati cristiani che si sono innalzati a Dio per poter penetrare anche nei misteri del mondo, ma penetrarvi con spirito buono onde conoscerne la verità, verità che conferma l’opera di Dio e a Lui ne dà lode. Non prendete invece, per apparire attuali e consoni ai tempi, quelle “profondità di satana“, come sono dette nell’Apocalisse Cap.II v.24, o quanto meno “del mondo”, le quali non sono conformi alla Rivelazione, per spiegare quanto è, ed è unicamente per onnipotenza e opera divina.
661. Alla Chiesa di Laodice[290].
Tu non sei né freddo né caldo.
Tiepidezza nella santità.
1Altrove ancora vi è tiepidezza nel servizio di Dio e orgoglio di sé. La concupiscenza triplice trionfa là dove dovrebbero essere regine le virtù, e fa poveri e senza luce quelli che sono tiepidi e orgogliosi. Poveri di quanto è necessario per essere giusti e di quanto è necessario avere per fare dei propri sudditi dei giusti. Chi è tiepido non può scaldare chi è freddo. E chi è senza luce non la può comunicare. E chi è avaro dei doni grandi che Dio gli ha dato, non può fare ricchi i suoi agnelli. Tiene per sé il pascolo, permette solo che il suo gregge si pasca dell’indispensabile per non perire del tutto, senza pensare che nel gregge vi sono dei deboli che hanno bisogno di esser nutriti in misura più grande, grandissima talora, per non morire.
2Non basta essere individualmente santi, non peccare per sé stessi, per essere pastori buoni. Occorre santificare, occorre vegliare perché altri non pecchino, e se si sa che qualche agnello ha peccato e si è ferito mortalmente nello spirito, non attendere che venga a chiedere guarigione, ma andare a lui, curarlo, guarirlo. Anche se respinge, tornare una, due, dieci, cento volte, non solo in veste di predicatore che richiama al dovere con parole di rimprovero, ma con altri mezzi: da amico, da medico, da padre. E se si sa che uno sta sviandosi, non lasciare andare le cose così, ma intervenire, con pazienza e dolcezza, per ricondurlo sulla via buona.
Tiepidezza nell’apostolato sacerdotale.
3L’apostolato del sacerdote non si limita alla Messa quotidiana, alla Confessione, alla spiegazione evangelica e dottrinale in chiesa. Vi è molto più da fare fuori della chiesa. Avvicinare i propri sudditi; portare la parola di Dio e della morale là dove in chiesa non si va o si va poco e male; là dove un membro, anche uno solo, della famiglia, in chiesa non va; là dove un membro, anche uno solo, della famiglia, manca ai suoi doveri di padre, di madre, di sposo, di figlio, di cittadino, di persona morale.
4In quante famiglie vi sono dolori, situazioni penose, peccati! Quanto campo d’apostolato in questi primi nuclei della società umana, in queste piccole chiese in cui, sacerdoti senza ordinazioni, ma con un compito ben specifico, anzi con due compiti ben specifici – continuare la creazione col procreare, collaborando perciò con Dio che crea l’anima per ogni individuo procreato dall’uomo e dalla donna, e generare nuovi figli adottivi a Dio – due si amano e vivono uniti. O almeno lo dovrebbero fare. Ma talvolta non lo fanno. Vengono reciprocamente meno ai loro doveri di marito e di moglie, e vengono meno ai loro doveri verso i figli, trascurando di fare di essi dei veri cristiani, lasciandoli andare dove non possono divenire migliori, dando loro esempi non buoni, non curando la loro formazione religiosa, lasciando che cattivi compagni e membri di partiti antidio li avvicinino e traviano.
Tiepidezza nello spirito missionario.
5Le terre di missione non sono soltanto nell’Africa, nelle Americhe, nell’Asia, o in diversi arcipelaghi. Anche l’Europa, anche l’Italia, sono terra di missione, per chi ha spirito missionario e vista soprannaturale. Ogni paese, dai minimi alle grandi città, ogni zona parrocchiale, ogni casa, può essere zona di missione, luogo ove estirpare la zizzania per seminarvi il buon grano, luogo di bonifica spirituale, luogo di ricostruzione in Cristo. Ricostruzione del Regno di Dio nella famiglia e nei singoli suoi componenti.
Tiepidezza nel trasmettere Sapienza.
6“Voi siete il sale della Terra e la luce del mondo“[291]. Il Maestro, Sapienza infinita, ha empito del suo sale i suoi eletti, ed ha dato ad essi la facoltà di trasmettere questo sale, che deve salare, ai loro successori. Il Maestro, vera Luce del mondo, ha empito della sua Luce i suoi eletti, ed ha dato ad essi ordine di illuminare ogni uomo e di trasmettere questo potere ai loro successori. Egli, poi, da Pontefice eterno, continua ad infondere sale e luce nel Corpo mistico perché mai in esso vengano meno, anche se tiepidezze di membra potrebbero produrre carestia di sale e di luce.
Tiepidezza nella gerarchia.
7La Chiesa è “Madre“. Quale la madre che mentre è in gestazione non si nutre e vive in maniera da dar vita a creature sane? Anche la Chiesa, nei singoli pastori, più o meno alti di grado, deve fornire ai suoi figli i sali che mantengono integra e forte la vita spirituale.
8La Chiesa è la “Sposa di Cristo”, e Cristo è Sole, è Oriente, è Stella del mattino, è Luce infinita. Lo Sposo dona alla Sposa le sue ricchezze e proprietà, gliele comunica perché Essa le comunichi a tutti i suoi membri, e specie a quelli destinati ad illuminare; perciò i suoi pastori più o meno alti di grado devono esser “luce” per illuminare gli agnelli.
Tiepidezza nella carità.
9Ma la luce presuppone la fiamma. La fiamma, l’ardore. Un incendio fiammeggia quando arde e consuma. Anche l’apostolo fiammeggia, e quindi illumina e scalda, e accende anche, se arde e si consuma. Ma se, per paura di consumarsi, per paura d’esser preso di mira dai nemici della Luce, per paura di faticare troppo, resta tiepido, diventa insipido – e le cose insipide vengono respinte – diventa pigro, non dà più luce, si spegne come astro che ha finito di splendere nei cieli, non splende più nel suo cielo, in quello spirituale.
10Che se poi alla perdita della luce che viene da incendio di carità, se a questa perdita, che è causata da orgoglio di sé, si unisce l’egoismo – e l’egoismo è il contrario dell’altruismo che è linfa del cristiano: “Il comandamento mio è questo: che vi amiate scambievolmente come Io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di quello di colui che dà la vita per i suoi amici“[292]; “Se diciamo di aver comunione con Dio e camminiamo nelle tenebre siamo bugiardi e non pratichiamo la verità. Se invece camminiamo nella luce, come Dio sta nella luce, siamo in comunione scambievole… Chi osserva la parola di Dio, in lui è perfetta la carità di Dio...”[293]; “Se uno dice: ‘Io amo Dio’ e non ama il fratello, è bugiardo, perché chi non ama il fratello che vede, come può amare Dio che non vede?“[294] – se accade questo, allora il pastore è un morto.
11Il cristianesimo è carità. Carità dei potenti verso i piccoli, dei piccoli verso i potenti, carità dei superiori verso gli inferiori, sempre carità. Se non c’è carità il cristianesimo si spegne e gli succedono l’egoismo e la tiepidezza, il sale diviene insipido, la lucerna non splende ma fuma, o viene messa sotto al moggio perché non sia disturbata. E le anime, le povere anime degli agnelli, restano abbandonate, non trovano calore, luce, sapore, si indeboliscono, si smarriscono. Povere anime che hanno tanto bisogno di aiuto più sono deboli!
Tiepidezza nelle virtù.
12Queste manchevolezze, vive e forti nelle Chiese non più alimentate dalle Acque vive che sgorgano da sotto i fianchi dell’altare del vero Tempio[295], non sono assenti anche nella Chiesa vera. Santo è il suo Corpo, santissimo il suo Capo a la sua Anima. Non tutte sante ne sono le membra, perché l’appartenenza più o meno intrinseca col Corpo non muta la natura umana dell’uomo. È l’uomo che deve costantemente lavorare a rigenerarsi, a ricrearsi, a super crearsi per raggiungere la perfezione ed avere somiglianza quanto più si può perfetta col Cristo, Capo della Chiesa, con to Spirito Santo, Anima della Chiesa. Somiglianza col Cristo mediante una vita di “alter Christus”. Somiglianza con lo Spirito Santo mediante la carità, santità, purezza, fortezza, pietà, e ogni altro attributo proprio del Santificatore.
13Più le membra si sforzano di esser sante, e più la Chiesa trionfa. Perché la santità delle membra, parlo delle più elette, si riversa sulle membra inferiori, le eleva, le accende, le rende strumento di santificazione e di conversione verso membra già quasi morte o morte affatto.
Tiepidezza nell’apostolato laico.
14L’apostolato sacerdotale, se è quale Gesù lo volle e lo vuole, suscita la grande forza dell’apostolato laico. Grande forza perché penetra con più facilità per ogni dove. Nelle famiglie, nelle fabbriche, nelle diverse categorie di professionisti, può avvicinare dei pervertiti da capi partito o da perversioni psicofisiche; smantellare i castelli di menzogne; distruggere i falsi miraggi suscitati dai servi dell’anticristo, in atto ora come mai sinora nella storia del mondo; neutralizzare, con la carità di fatti e non di parole, con la verità delle azioni e non con le false parole delle più false ideologie, il veleno sparso nascostamente dall’astuto serpente di ora, che per ora ancora si limita ad esser “serpente”, in attesa di assumere il suo ultimo aspetto di Anticristo trionfante per il suo breve e orrendo trionfo.
15Ma se si rilassa lo spirito nelle membra superiori, se l’apostolo laico non è coadiuvato da quello sacerdotale in misura piena, è inevitabile che succeda quanto successe in Israele, quando, Tempio e Sinagoga essendo decaduti dalla giustizia, anche le classi elette, umanamente, poterono esser cagione di scandalo, di oppressione, di rovina per il popolo.
Tiepidezza nella giustizia.
16Era scritto che il Cristo dovesse morire per opera dei Sacerdoti, Scribi e Farisei. Ma Dio, nel dare le anime a quei sacerdoti, scribi e farisei che avrebbero avversato il suo Verbo sino a farlo morire sulla croce, non aveva creato anime speciali di deicidi, di crudeli, di ingiusti, di avidi di potere, di menzogneri. No. Aveva creato per loro anime in tutto uguali a quelle di tutti gli uomini. Uguali per creazione, divenute poi uguali per lesione del Peccato originale; come uguale era la Legge e la Rivelazione per tutto Israele; come uguale per la libertà di volere che avevano i sommi e i minimi.
17Ma troppo si era illanguidita la giustizia in troppi del Tempio e delle Sinagoghe, e il sacro Tempio era divenuto “spelonca di ladri“[296] ed ipocriti erano divenuti i discendenti degli Assidei. I degenerati discendenti degli Assidei. Perché questi erano stati uomini di alta e vera morale, di totale fedeltà alla Legge e dottrina di Mosè, di nobili sentimenti d’amor patrio, per cui seppero combattere e morire per salvare la nazione dai sopraffattori e dai corruttori. Invece unicamente rigoristi all’esterno – mentre dentro, e nell’ombra, erano “sepolcri imbiancati pieni di putredine“, e benché si professassero “i separati” dai più, non erano separati dal peccato – erano i farisei. E con loro lo erano gli scribi che avevano deformato e resa impossibile nella sua pratica la Legge, tanto l’avevano gravata di tradizioni messe da loro. Essendo accaduto tutto questo, le loro anime poterono divenire deicide, e la loro libertà, quella libertà che Dio aveva loro data, la usarono per uccidere il Figlio di Dio.
18Uccidere il Figlio di Dio! Calunniarlo! Presentarlo per ciò che non era!
19Ma è solo peccato di allora? No. Anche ora c’è quel peccato. E se non direttamente si alza la mano a schiaffeggiare, a torturare, ad uccidere il Cristo, ancora la si alza su Lui, presente nei suoi servi. Perché è ancora Gesù che soffre in coloro che sono perseguitati. Quale che sia la persecuzione che viene loro data.
20Saulo di Tarso personalmente non uccideva i cristiani, ma “approvava il loro assassinio“[297] e “desolava la Chiesa entrando nelle case e portando via uomini e donne che faceva mettere in prigione“[298]. Era un anticristo in atto lui stesso, lui che poi sarà l’Apostolo e Vaso d’elezione, lui che poi combatterà così bene contro l’anticristo, subito sorto nelle diverse regioni dove erano sorte le chiese di Gesù.
21Ma mentre “spirante minacce e stragi contro i discepoli del Signore”, munito di “lettere per le sinagoghe di Damasco onde poter condurre prigionieri a Gerusalemme quanti avesse trovato di quella fede”[299], andava a Damasco, che gli avvenne? L’incontro col Cristo presso Damasco. E che gli disse il Cristo? Forse gli chiese: “Perché perseguiti i miei servi?” No. Gli disse: “Perché mi perseguiti?”
22Gesù era il perseguitato. È Gesù che soffre la persecuzione nei suoi servi. Perché Gesù è in essi. Continua in essi la sua Passione. E chi perseguita il servo di Dio, il figlio adottivo di Dio e fratello di Gesù, ancora colpisce la Parola del Padre, il Figlio Unigenito del Padre, Gesù che è, come Dio, nel Padre a nei veri cristiani.
23Peccato solo di ora? No. Di sempre. E non sempre quelli che perseguitano i servi di Dio e i fratelli più diletti del Cristo sono gli anticristiani dai molti nomi. No. Molte volte la persecuzione viene da quelli che dovrebbero essere di aiuto a questi. Viene da chi, per orgoglio, non vuole che altri, “i minimi”, si elevino dove essi non sono stati elevati. Viene da chi, per esser tiepido, non può capire come altri siano fiamma fusa con Fiamma: spirito d’uomo fatto fiamma dalla carità di e per Cristo, fatto una sola cosa con lo Spirito di Cristo, un sol fuoco. Viene da chi non ricorda bene, e comprende meno bene ancora, uno degli inni più belli che abbia il Vangelo: “Sia gloria a Te, Padre, Signore del Cielo e della Terra, perché hai nascosto queste cose ai savi e ai prudenti e le hai rivelate ai piccoli”[300]. Viene da chi “per riguardi personali o per fame di donativi“[301] si fa cieco e manca alla giustizia.
Tiepidezza nell’evangelizzazione dei pagani.
24Errori congiunti alla debolezza dell’uomo, che resta “uomo” anche se ha assunto vesti sacre. Errori che hanno mandato servi di Dio nei roghi e nelle carceri, e che tuttora mettono catene, che anche se non sono materiali certo sono sempre catene, alla doppia libertà dell’individuo eletto servo dal suo Signore: alla libertà dell’uomo che, qualora non faccia cose punibili ai sensi della legge contro lo Stato e contro i suoi simili, è sacra, e alla libertà speciale del servo di Dio di servire Dio come Egli al suo servo lo chiede.
25Prima, molto prima di Gesù, la voce dei Profeti aveva predetto che i popoli che non conoscevano il Signore sarebbero divenuti “suo popolo” al posto di quello che non lo volle riconoscere. Gesù, molti secoli dopo, ammonisce i suoi che “i Gentili avrebbero superato in giustizia molti di loro“. E aveva dato l’esempio nel modo da trattare i Gentili e i peccatori per portarli alla Via, Verità e Vita.
26Eppure gli stessi Apostoli, direttamente ammaestrati dalla parola e dall’esempio del Maestro, per il sempre rinascente orgoglio d’essere “ebrei”, hanno ostacolo a trattare coi Gentili. L’esempio di Pietro col centurione Cornelio[302]mostri a tutti come l’orgoglio possa rallentare la conquista delle anime o permettere che delle anime non vengano alla Vita. È dovuto intervenire Iddio con un miracolo per persuadere l’Apostolo che “Dio non fa distinzione di persone, ma in qualunque nazione gli è accetto chi lo teme e pratica la giustizia“[303].
27Gesù, e prima di Lui i Profeti, avevano chiaramente istruito sulla sorte del Cristo. Eppure, venuta la sera del Giovedì, per quanto fortificati dalla purificazione e dalla Eucaristia date loro dal Pontefice eterno, ecco che la debolezza dell’uomo, che non viene annullata dalla consacrazione, li fa fuggire pavidi e vergognosi, li fa rinnegare; ed è proprio Pietro, il successore di Gesù nel governo della Chiesa, colui che lo rinnega. E poscia, benché investito dallo Spirito Santo una e una volta, non fu senza incomprensione verso i fratelli nell’esercizio sacerdotale, e debole al punto di avere due modi di vivere[304]per paura di incontrare biasimo o inimicizia.
28L’uomo è l’uomo. “Come fanciullini di fresco nati”[305]che bramano al latte spirituale sincero per crescere e divenire “stirpe eletta, regale sacerdozio, nazione santa, popolo di Dio“, così Pietro da uomo si fece santo, eroicamente santo, sempre più santo, divenendo veramente “un altro Cristo” con un lavoro assiduo. Ma prima fu “l’uomo”. Come Paolo fu “l’uomo” in cui la legge della carne[306] lottava contro quella dello spirito. L’uomo che dopo esser stato rapito al terzo cielo conobbe ancora lo schiaffo dell’angelo di Satana, lo stimolo della carne[307] . Come “uomo” furono tanti altri servi di Dio, martiri del loro io, beati per aver vinto l’io ed essersi rigenerati in Cristo.
29“Quante volte dovrò perdonare?” chiese un giorno Pietro a Gesù. E Gesù rispose: “Settanta volte sette“, ossia un numero illimitato di volte. Perché Gesù sapeva che l’uomo, anche se rigenerato dalla Grazia, anche se nutrito dall’Eucarestia, anche se confermato nella Grazia dalla Confermazione, anche se elevato dal Sacerdozio, sempre sarebbe stato “l’uomo”, l’uomo bisognoso di compatimento e perdono, perché facile all’errare.
Tiepidezza nella verità.
30E presto, nel seno della Chiesa, per orgoglio o per tiepidezza, sorsero separazioni ed eresie. Ecco gli gnostici, i nicolaiti, i simoniti, i bileamiti. E più tardi gli antipapi, l’epoca trista della corte pontificia in Avignone, e quella ancor più trista del nepotismo e di quanto ad esso fu congiunto. Astro perpetuo, come ogni astro, anche la Chiesa ha le sue fasi. Fiamma che non si spegne, come ogni fiamma ha alternative di divampamento e di affievolimento.
31Ma poiché il suo Capo, Gesù, e la sua Anima, lo Spirito Santo, sono eterni e perfettissimi, ed eterno ed infinito è il loro potere e volere, così Essa può avere momentanee fasi di discesa e di affievolimento. Ma non può cadere del tutto, né del tutto spegnersi. Anzi, dopo una di queste fasi, come persona scossa da un assopimento o persona rinvigorita da una medicina potente, Essa torna desta e vigorosa nel suo servizio e nella sua mirabile missione universale. Ed è da dirsi che proprio in ciò che è penoso vedersi in Essa – momentanei rilassamenti o persecuzione di nemici – è la causa di una sua novella fase ascendente.
32Coloro che hanno facile l’orgoglio, o facile il fare critiche e il giudicare tutti, meno se stessi, diranno, dopo queste parole: “Ma Essa è cosa soprannaturale! Quindi non può scemare nella sua perfezione”. Così diranno i primi. Ed i secondi diranno: “Se fosse come vogliono dire che sia, sarebbe perfetta in tutte le sue membra. Invece…” e citeranno casi e casi, più o meno veramente biasimevoli, dico veramente perché talvolta una cosa può avere apparenza non buona, e in sostanza non essere malvagia.
33E sbaglieranno entrambi. Perché la Chiesa è, sì, una società o congregazione di membra elette, rigenerate alla Grazia dal Battesimo, confermate e perfezionate nelle virtù e nei doni dalla Cresima, nutrite dall’Eucarestia, mondate dall’assoluzione conseguente alla Penitenza, sovvenute nella loro nuova missione di sposi e di procreatori dal Matrimonio, o nell’altra di pastori d’anime dall’Ordine sacro. Ed inoltre la Chiesa, come Corpo mistico, è santa nel suo Capo, nella sua Anima, nella sua Legge, nella sua dottrina e in molti suoi membri. Questo sì. Né le membra inferiori sono da disprezzarsi, perché molte volte “le membra che sembrano più deboli sono quelle più necessarie“[308] perché con la loro vita umile, santa, nascosta, vissuta e offerta per tutta la società dei cristiani, contribuiscono ad aumentare i tesori spirituali di tutto il mistico Corpo, e anche perché “Dio ha disposto il Corpo in maniera da dare maggior onore alle membra che non ne avevano“[309]. Ossia sovente Egli trae i santificatori, coloro che trascinano con l’azione e l’esempio anime innumerevoli a Dio, da quelli che sono “i minimi” nel mistico Corpo, senza gradi né ordinazioni, ma ricchi in giustizia perché identificatisi al Cristo in ogni loro azione. Sì, la Chiesa, come società dei fedeli, veramente tali, dal SS. suo Capo è santa, e mai la santità, che dal Capo scende e circola per tutte le sue membra, verrà totalmente meno. Ma non tutte sante sono le membra, ché l’uomo è l’uomo anche se è cattolico, e uomo resta anche se appartiene alla Chiesa in una qualunque delle sue parti.
Conseguenze: Ma poiché sei tiepido sto per vomitarti dalla mia bocca.
Desolazione apocalittica.
34Quando molte membra divengono più “uomo razionale” che “uomo divinizzato”, allora la Chiesa conosce un periodo di discesa, dal quale poi risorge perché Essa stessa comprende che occorre sorgere per poter far fronte ai nemici esterni ed interni. Gli aperti nemici già al servizio dell’Avversario e dell’Anticristo, e i nemici sottili che sgretolano l’edificio della fede, e conseguentemente raffreddano la carità, per voler dare una versione nuova ai misteri e prodigi di Dio col mezzo di quelle “profondità di satana e di spirito del mondo” di cui già si è parlato.
35Non dicano, coloro che hanno facile l’orgoglio: “La Chiesa non può conoscere ciò, perché sempre sarà santa”.
L’abominazione apocalittica è in atto.
36È detto, e da parola divina parlante ai Profeti, e dalla divina incarnata Parola del Padre parlante ai suoi eletti, che “grandi abominazioni quale la gelosia, e orribili abominazioni quale l’adorazione a idoli umani (e la scienza priva di sapienza ne è uno) e perversione con l’adorazione a ciò che non è da venerarsi” verranno nel Tempio[310], e che “dopo che sarà ucciso il Cristo e non sarà più suo il popolo che lo rinnegherà, la città e il santuario saranno distrutti da un popolo che verrà, il cui scopo sarà la devastazione, e finita essa verrà la desolazione decretata… e verranno meno le ostie e i sacrifici, e nel tempio sarà l’abominazione della desolazione, che durerà sino alla fine“[311]; e ancora, a conferma diretta, da parte della Parola, alle parole dei suoi annunciatori, i profeti: “Quando vedrete l’abominio della desolazione nel luogo santo,… allora la tribolazione sarà grande, quale non fu dal principio dei secoli… e dopo la tribolazione… vedranno il Figlio dell’Uomo“[312]. E la carità che si raffredderà in troppi cuori sarà uno dei segni precursori della fine[313].
37È detto. E verrà. Aprite gli occhi spirituali, per leggere le predizioni del Cielo! Se li aprirete, leggerete la verità, e vedrete quali sono i veri segni della fine, e come essa sia già in atto.
38Per Colui che è eterno, un secolo è men di un minuto. Quindi non è detto che sia domani. Ma se ancor lungo sarà il cammino perché tutto sia compiuto, le cose che già avvengono vi dicono che già si è iniziato il processo finale.
39Le grandi abominazioni: la gelosia dove dovrebbe essere solo carità fraterna, l’eccesso di amore alla scienza umana dove dovrebbe essere solo amore fedele alla Sapienza fonte della Rivelazione, compromessi tra ciò che dà utile terreno e ciò che dà utile soprannaturale per avere l’utile immediato, il Cristo ucciso in troppe anime, troppo suo popolo divenuto rinnegatore del suo Salvatore. Queste le cose preparatorie.
40Poi “il popolo che verrà“, con lo scopo di devastare. Un altro profeta disse: “Quando il popolo del settentrione… Un gran tumulto dalle terre del settentrione… Ecco venire dal settentrione…”[314].
41L’una e l’altra predizione sono tanto chiare che basta alzar gli occhi e saper vedere, e voler vedere, per capire.
42E che devasterà? Oh! non solo gli edifici ed i paesi. Ma soprattutto la fede, la morale, le anime. E non tutte le anime devastate saranno anime comuni. E i sacrifici e le ostie verranno meno non potendosi più aver libertà di culto, e temendo, in molti, d’esser presi per questo. Già, pur non essendo ancora in atto la devastazione e la persecuzione, molti rinnegano la via già scelta, perché l’abominio si spande come perfida gramigna, e la carità si raffredda mentre sorgono i falsi profeti di cui parla il Cristo[315]
Affievolimento della carità.
43Per ora quelli soli. Ma poi verrà colui che essi precorrono: l’Anticristo, al quale essi avranno preparato la via affievolendo la carità, così come il Battista aveva preparato le vie al Cristo insegnando la carità, di cui era pieno essendo “ripieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre”[316], come mezzo indispensabile per potersi unire a Cristo e vivere la vita di Dio[317]..
44In verità, la carità è il legame che tiene unita la comunità cattolica a Dio e ai fratelli. Nella e dalla carità è l’unione e l’alimento delle anime, e la loro santificazione e quella di sempre nuove anime. Se viene a mancare la carità subentra l’amor proprio. E la differenza tra i due amori è questa.
45L’amore vero e santo, comandato e consigliato da Dio, è ricerca di Dio, è riconoscimento della sua onnipotenza visibile in tutte le cose, è elevazione a Dio. E tutto serve a questa elevazione per chi ha in sé la carità, che è pietà attiva per tutte le necessità del prossimo, perché in ogni prossimo la carità ci fa vedere un fratello, e sentiamo Gesù in lui, Gesù che soffre delle sofferenze del povero, del malato, del perseguitato, o che soffre perché un figlio del Padre sta divenendo un figliol prodigo che lascia la casa del Padre in cerca di un falso benessere, soffre perché uno dubita di avere un Padre, e occorre persuaderlo in questo esserci un Padre buonissimo perché egli non cada in desolazione e in peccato.
46L’amor proprio, invece, è ricerca di sé stessi, è successivo amore a sé stessi, è azione fatta per glorificare sé stessi agli occhi del mondo. È quindi concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e orgoglio della vita, e da questa pianta dai tre rami vengono poi la vanagloria, la durezza di cuore, la superbia, la smania delle umane lodi, l’ipocrisia, lo spirito di dominio, la convinzione di sapersi guidare da sé, scrollando via da sé ogni comando o consiglio dell’Amore e di chi parla in nome dell’Amore.
47Si credono liberi e re perché, secondo loro, nessuno è meglio di loro; perché, sempre secondo loro, sono già stabiliti sulle vette del sapere e del potere. Invece sono schiavi come nessuno lo è. E di loro stessi, e del nemico di Dio, e dei servi del nemico di Dio. Schiavi, servi, nudi, ciechi. Schiavi di sé stessi, e servi o schiavi del nemico e dei nemici di Dio. Nudi delle vesti ornate, delle vesti delle nozze con la Sapienza, delle vesti candide per il convito nei Cieli e per seguire osannando l’Agnello. Ciechi, o per lo meno miopi, per essersi guastati la vista spirituale con inutili investigazioni umane.
48Questo divengono per aver rinunciato alla primogenitura, ossia alla più alta figliolanza, quella da Dio, per un povero piatto di lenticchie, cibo terreno. È piatto di lenticchie la sostituzione delle opere sapienziali, soprannaturali, e soprattutto della Grande Rivelazione che va accettata e creduta senza mezze misure. È piatto di lenticchie il sostituire ciò con libri scientifici, che sono, per perfetti che siano, sempre libri scritti da un uomo. Potranno perciò parere più chiari, e certo più comprensibili per chi sa solo leggere la lettera, restare alla superficie di una cosa, per chi non può penetrare oltre per pesantezza propria. Ma non trasformano l’uomo. Non lo portano in alto. I libri ispirati, invece, quei libri di cui l’Autore è Dio, per chi li sa leggere, sono mezzo di trasformazione e unione in Dio e con Dio, e di elevazione.
Razionalismo cieco.
49Tutto quanto viene da Dio è mezzo di elevazione, di trasformazione e di più intima unione con Dio. Gli stessi miracoli, di specie diversa, miracoli di guarigioni di corpi e di spiriti, specie queste, sono mezzo di trasformazione e unione con Dio. Quanti, increduli o peccatori, poterono esser fatti credenti e redenti per il prodigio di un miracolo!
50Il miracolo non va negato per ossequio al razionalismo. Non il miracolo della Creazione, non quello di una guarigione d’anima o di carne. La materia fu tratta dal nulla e ordinata al suo singolo fine da Dio. Un’anima morta o malata di malattia spirituale inguaribile, fu guarita da Dio, con questo o quel mezzo, ma sempre da Dio. Un corpo condannato a morire può da Dio esser guarito. Sempre da Dio, anche se Egli si serve di un’apparizione o di un giusto per convertire e guarire uno spirito, o della particolare fiducia in un santo per guarire una carne.
51I razionalisti sappiano vedere. Grande cosa la ragione. Grande cosa essere creatura razionale. Ma più grande cosa è lo spirito. E più grande è essere creatura spirituale, ossia che sa d’avere lo spirito, e quello mette in primo luogo come re del suo io e come cosa eletta più di tutte le altre. Perché se la ragione aiuta l’uomo a esser uomo e non bruto, lo spirito, quando sia re nell’io, fa dell’uomo il figlio adottivo di Dio, gli dà somiglianza con Lui, gli permette di partecipare alla sua Divinità e ai suoi eterni beni. Predomini quindi lo spirito sulla ragione e sulla carne o umanità. E non regni il razionalismo che nega, o vuole spiegare ciò che va creduto per fede e che, nell’essere spiegato, anzi nel tentativo di venire spiegato, viene leso; e lesa, se non morta, viene la fede.
52I razionalisti sappiano vedere. Depongano le lenti opache del razionalismo. Esse non li serviranno. Anzi esse faranno vedere le verità alterate. Proprio come una lente, non adatta all’occhio indebolito, serve a far vedere peggio ancora. Chi pende verso il razionalismo è già un indebolito nella vista spirituale. Quando poi lo elegge, mette lenti inadatte al suo indebolito vedere, e vede malamente del tutto. Sappiano vedere. Vedere bene, e il Bene. Vedere Dio nel suo continuo perfetto operare col mantenere la Creazione che ebbe vita per il suo Volere, col rendere la salute e la vita dove già è certa la morte.
53Come possono, coloro che vogliono spiegare la creazione e la vita come autogenesi e poligenesi, negare che l’Onnipotente possa meno di ciò che poté creare al principio, e non era neppure materia, ma solo caos, e poi erano solo cose limitate e imperfette? È logico, puramente logico e ragionevole, che si possa ammettere il miracolo del caos che da sé si ordina, e genera da sé la cellula, e la cellula si evolve in specie, e questa specie in altre sempre più perfette e numerose, mentre si definisce che Dio non poté fare da Sé tutta la creazione? È logico e ragionevole sostenere l’evoluzione della specie, anzi di una data specie sino alla forma animale più perfetta perché dotata di parola e di ragione, anche solo di queste, quando si vede, da millenni, che ogni creatura animale non ha acquistato ragione e parola pur convivendo con l’uomo?
54Ogni animale, da millenni è quale fu fatto. Ci sarà stato impiccolimento strutturale, ci saranno stati incroci per cui, dalle razze prime create, vennero altre razze ibride. Ma per passare di epoche e di millenni mai si vide che il toro cessasse d’esser tale, e tale il leone, e tale il cane, che pur convive con l’uomo da secoli e secoli. E neppure mai si vide che le scimmie, col passare dei millenni e coi contatti con l’uomo, di cui possono, sì, imitare i gesti ma non possono imparare la favella, divenissero uomini, almeno animali uomini. Sono le stesse creature inferiori che smentiscono, con l’evidenza dei fatti, le elucubrazioni dei cultori della scienza solo razionale. Quali erano, sono. Testimoniano dell’onnipotenza di Dio con la varietà delle specie. Ma non si sono evolute. Quali erano sono rimaste, coi loro istinti, le loro leggi naturali, la loro speciale missione, che non è inutile, mai, anche se in apparenza può parerlo. Dio non fa opere inutili e totalmente nocive. Il veleno stesso del serpente è utile e ha la sua ragione d’essere.
55I razionalisti sappiano vedere. Si levino le lenti del razionalismo scientifico, e vedano alla luce di Dio, col mezzo della Parola divina che parlò per bocca dei patriarchi e profeti del Tempo antico, e dei santi, mistici o contemplatori del Tempo nuovo, ai quali sempre un Unico Spirito rivelò o ricordò cose nascoste e cose passate, alteratesi nella verità, passando di bocca in bocca. Vedano soprattutto col mezzo della Parola incarnata e Luce del mondo: Gesù, il Maestro dei maestri, il quale non ha cambiato una sillaba della Rivelazione contenuta nel Libro, ma, Egli che essendo Onniscienza e Verità tutto sapeva nella interezza della Verità, l’ha anzi confermata e riportata, nel senso talora svisato ad arte dai rabbi d’Israele, alla primiera forma che è l’unica vera.
56Voler aggiungere a quanto la Sapienza ha rivelato, la Tradizione ha tramandato, la Parola ha confermato e spiegato, è aggiungere orpello all’oro. Non sono i gettoni della scienza quelli che aprono le porte del Regno dei Cieli. Ma lo sono le auree monete della Fede nelle verità rivelate, le auree monete della Speranza nelle promesse eterne, le auree monete della Carità praticata perché s’è creduto e sperato, quelle che dànno agli spiriti dei giusti e poscia alle carni e agli spiriti dei giusti il loro posto nella Città eterna di Dio.
57Mai sarà abbastanza detto che la scienza è paglia che empie ma non nutre, è fumo che offusca ma non illumina, che, ove sopraffaccia fede e sapienza, è veleno spirituale che uccide, è zizzania che dà frutto di falsi profeti di un verbo nuovo e di nuove teorie che non sono verbo divino né divina dottrina.
662. Alla Chiesa di Sardi[318].
Vocazioni sbagliate.
1Altrove, dove non è quanto più sopra s’è detto, vi è chi sembra vivo ed è morto. Ossia chi non ha che l’apparenza di ciò che dovrebbe essere, in tutto simile ad una statua bella e ben ornata, ma che è insensibile e non può comunicare ad altri la vita che non possiede. Bocche che parlano perché non possono tacere. Ma che non persuadono, perché manca nella loro parola quella potenza che convince. Non sono convinti essi stessi, e non possono convincere. Strumenti meccanici che parlano anche bene, come eloquenza, ma senz’anima.
2Ci sono sempre stati. Sono quelli dalla vocazione sbagliata. Entusiasti al principio. Poi il loro entusiasmo si spegne lentamente. E non hanno coraggio di ritirarsi. Meglio un pastore di meno a un pastore che pare vivo ed è morto nello spirito, o molto prossimo a morire. Al suo posto potrebbe andare uno vivo, per dare vita. Ma il falso, il più falso dei rispetti umani, li trattiene dal confessare apertamente: “Non sono più capace e mi ritiro”.
3Ci sono sempre stati. Giuda di Keriot ne è il prototipo. Meglio era per lui ritirarsi al permanere e giungere al supremo delitto. “Colui che dopo aver messo la mano all’aratro si volge indietro non è atto al Regno di Dio” ha detto il Maestro divino. E chi non è atto è meglio che si ritiri anziché far perire molti, farne mormorare più ancora, recar nocumento al Sacerdozio con lo scandalo dato.
4La folla generalizza, e vede più facilmente il male del bene. Quando si comprende d’esser morti alla missione, ci si ritiri, ma non si permetta che la folla giudichi, generalizzando e nuocendo a tutta la classe. I rami destinati a dar linfa ai frutti, se divengono sterili vanno tagliati, perché non solo sono inutili, ma levano vigore alla pianta sol per ornarsi di pompose e inutili foglie.
La prima defezione fu nell’esercito angelico.
5Sempre vi fu, nelle cose create perfette da Dio, una parte che non seppe rimanere tale. La prima defezione vi fu nell’esercito angelico, ed è un mistero impenetrabile come possa essere accaduta in spiriti creati in grazia, che vedevano Iddio, ne conoscevano l’Essenza e gli Attributi, le opere e i disegni futuri. Pure si ribellarono, non seppero permanere nel loro stato di grazia, e da spiriti di luce, viventi nella gioia e nella conoscenza soprannaturale, divennero spiriti di tenebre, viventi nell’orrore.
La seconda defezione quella dei Progenitori
6La seconda defezione fu quella dei Progenitori, e anch’essa è cosa inspiegabile. Come poté accadere che due innocenti, che godevano dei benefici innumerevoli di Dio e, per il loro felice stato di grazia e degli altri doni, erano in grado di conoscere e amare Dio come nessun altro uomo – eccetto il Figlio dell’Uomo e la Madre di Lui, perché pieni d’Innocenza e Grazia – potessero ascoltare, ubbidire il tentatore, e preferirlo, ad ascoltare la voce di Dio che li ammaestrava amorosamente e chiedeva loro una sola ubbidienza? Facile ubbidienza. Perché essi non avevano necessità di cogliere quel frutto per essere sazi di ogni appetito. Avevano tutto. Dio li aveva fatti ricchi di tutto quanto era loro necessario per essere felici, sani di corpo e di spirito. Pure si ribellarono, disubbidirono, non seppero permanere nel loro stato di grazia, e da creature viventi nella gioia e nella conoscenza soprannaturale divennero infelici nello spirito, nel cuore, nella mente, nelle membra. Affaticate queste per il lavoro, impaurita la mente per le difficoltà del domani immediato e del domani futuro ed eterno, affranto il cuore per l’uccisione di un figlio e la perfidia di un altro, abbattuto lo spirito, ormai avvolto nelle caligini della colpa che impedivano allo stesso di comprendere le amorose guide del Padre Creatore.
La terza defezione, quella di Giuda di Keriot
7La terza grande, misteriosa, inspiegabile defezione è quella di Giuda di Keriot che spontaneamente volle essere di Cristo, che per tre anni godé del suo amore, si nutrì della sua Parola e che, perché deluso nei suoi sogni concupiscenti, lo vendette per trenta denari, divenendo da apostolo, ossia eletto alla più alta dignità spirituale, il traditore dell’Amico, il deicida e il suicida.
8Queste le defezioni più grandi. Ma sempre ve ne sono, sebbene minori. Perché l’uomo è l’uomo. Perché ciò che è creato mai è eternamente perfetto come lo è il Creatore, eccettuato il Regno celeste dove solo spiriti confermati in grazia, e non più soggetti al peccare, hanno dimora, ed eccettuato il Figlio dell’Uomo e la Madre sua. Il primo perché era il Dio-Uomo, e quindi, come aveva unito alla sua persona d’Uomo la sua Persona di Dio, così aveva unito le sue perfezioni divine alle sue perfezioni umane. La seconda perché ai doni straordinari di cui Dio la colmò dal suo concepimento corrispose con una buona volontà ed una fedeltà raggiungenti una potenza quale nessuno dei santi mai la raggiunse e raggiungerà.
Il ravvedimento e l’ostinazione.
9E che l’uomo sia talora imperfetto non costituisce colpa imperdonabile. Dio è anche Misericordia. Ed è Pazienza. Egli attende il ravvedimento di chi erra, e perdona se esso ravvedimento è sincero. Quindi ogni uomo che cade può rialzarsi ed essere di nuovo giusto. Anzi può divenire più giusto, perché, conscio della sua debolezza, può essere meno orgoglioso di sé e più misericordioso verso i suoi simili nel ministero o nella sorte d’uomini. Dio trae anche dal male il bene, quando l’uomo non si rifiuta ai suoi inviti e consigli e a quelli di altri suoi fratelli più santi di lui. Ma quando vede l’uomo ostinato nelle sue imperfezioni, pago di un quietismo che non gli fa commettere né il bene né il male, di un quietismo che fa di lui uno che pare vivo ma è morto, e col suo esser tale provoca la morte e il languore di molti, allora Dio viene a lui “come un ladro, né essi sapranno in quale ora verrà“[319].
10Disse il Maestro ai suoi: “I vostri fianchi siano cinti ed accese nelle vostre mani le lucerne“. Non disse già: “Riposate, dormite, perché ormai voi siete eletti, e siete a posto“. Il servo di Dio è un operaio, e Dio vuole che operi ad ogni ora della sua giornata terrena. E tanto più operi, più ha da Dio ricevuto speciali amorosi doni d’elezione. “A chi molto fu dato molto sarà richiesto“[320]. E operi sull’esempio dato dal Maestro, esempio di pazienza, misericordia, e amore instancabile. Perché come si vorrebbe vedere misurate da Dio le proprie debolezze, con ugual misura si deve misurarle alle altre creature, onde non incorrere nel rigore di Dio per aver con rigore, verso gli altri, misurato. “Con la misura da voi usata per misurare vi sarà rimisurato, e con giunta“[321].
663. Alla Chiesa di Filadelfia[322].
Fedeltà alla parola.
1Altrove ancora vi è poca virtù, praticata in forma eroica, ma fedeltà alla Parola sia per sé stesso, sia col lavorare perché altri gli siano o gli divengano fedeli, e costanza nel confessare il Nome del Signore anche davanti a schernitori o nemici del cattolicesimo. Non di persecutori, ma di oppositori, ma di sviati, ma di ignoranti di esso Nome e di Colui che lo porta. Quanti sono della “sinagoga di satana“[323] o di quella del mondo, perché non sono istruiti nella Verità. Istruiti con pazienza e amore, secondo lo spirito del Vangelo, del suo Autore: Gesù, della sua Custode e Dispensiera: la Chiesa Romana.
2Anime che sono nelle tenebre ma che tendono istintivamente alla Luce. Anime che sono nell’errore di un culto idolatra o separato, ma che tendono istintivamente alla Verità. Anime che per loro propria natura tendono al Bene e appartengono così anche senza saperlo all’anima della Chiesa, e alle quali basta una mano, una parola, un aiuto apostolicamente fraterni, per divenire membra vive del Corpo mistico e adoratori del vero Dio.
3Ora, poiché è certo che chi salva o dà vita anche ad un’anima sola salva la propria e dà ad essa il premio della Vita eterna, perché Dio è infinitamente riconoscente a chi gli dona un figlio, è parimenti certo che Dio perdonerà molte cose a chi si industria di far entrare nelle vie del Signore – le vie che conducono al Cielo – molte anime, tenendo aperta la porta della misericordia, della verità, della sapienza: l’Evangelo; perché tutti quanti vogliano, dietro l’invito del ministro di Dio, entrarvi, trovino facile il farlo.
4Da questa rassegna e confronto tra le sette chiese di allora e lo stato attuale delle diverse religioni e chiese, viene quindi l’ammonimento e l’incitamento a non lasciar morire la carità; a non seguire umane dottrine, troppo simili a quella di Balaam, che sono ragione di scandalo, di avvelenamento e fornicazione spirituale dei piccoli, per quanto è “scandalo”, e dei grandi per le altre due cose; a combattere quanti e chiunque abbia commercio o pratichi persone e atti di tenebre, fornicando con le potenze del male e della menzogna, e nutrendosi di cibi mentali sacrificati od offerti agli idoli di una scienza e di una curiosità impure; a scuotere da sé il quietismo e a tornar vivi, per dare la vita; a riparare alla debole virtù lavorando con tutte le forze che si hanno per portare altri alla conoscenza di Dio e dell’evangelo e, conseguentemente, alla virtù, onde i salvati perorino essi stessi presso il Padre dei Cieli e di tutti gli uomini, per il loro salvatore; ad ardere per ardere, a splendere per illuminare, a staccarsi da quanto è concupiscenza anche solo di ricchezze, di potere, di salute e tranquilla comodità umana, per rivestirsi delle cose soprannaturali ed essere liberi, senza ostacoli nel lavoro apostolico.
5Allora coloro che vollero divenire santi, vincendo tutte le cose contrarie alla santità, riceveranno il “nome nuovo“, si nutriranno dell’”albero della vita“, della “manna nascosta“, saranno rivestiti della “candida veste“, coronati della “corona” di gloria celeste, fatti “colonna” del Tempio eterno, e “siederanno sul trono” che è preparato per i vincitori (Ap. Cap. II e III).
Cap. IV
664. Nuova Teofania.
La Gloria del Signore[324].
1La grandezza della visione aumenta, e aumenta la potenza dell’estasi, perché il veggente non è chiamato più a vedere le cose attuali al suo tempo, segno e figura di ciò che, in diverse maniere e per diverse cause, si sarebbe ripetuto poi nei secoli, ma cose soprannaturali e cose future, note a Dio solo le future, note ai cittadini dei Cieli le soprannaturali.
2E in una nuova teofania, che è e non è uguale a quella di Ezechiele, egli vede la gloria del Signore assiso sopra il trono celeste in aspetto d’uomo, ma di uomo reso doppiamente glorificato per essere Dio e l’Uomo-Dio, il Santo dei santi, il Santo tra i santi. Perché nessuno tra gli uomini fu santo come il Figlio dell’Uomo. Quindi corpo reso luce “simile all’elettro e al fuoco” dice Ezechiele; “simile a pietra di diaspro e sardio” dice Giovanni; ed ambi terminano: “circondato da uno splendore simile all’arcobaleno, o iride“1.
3Anche altri profeti avevano visto splendido, nel vestito di lino, come bronzo o altro metallo rovente, il Figlio di Dio e dell’uomo sin da quando Egli era ancora il Verbo in seno del Padre, e secoli dovevano scorrere prima che Egli prendesse Carne umana, e questa Carne, glorificata dopo il Sacrificio perfetto, ascendesse al Cielo per starvi, quale Dio Uomo, Re eterno, Giudice universale, Pontefice e Agnello, Vincitore del Male, della Morte, del Tempo, di tutto quanto è, perché a Lui è dato dal Padre ogni potere e primato.
I quattro Evangelisti nella lor natura spirituale[325].
4Ma se gli antichi Profeti non videro che l’Uomo Dio, alcuni, altri videro l’Uomo Dio portato sul suo trono dai suoi principali confessori.
Matteo
5L’uomo, tutto uomo nel suo passato e uomo nel descrivere il Figlio dell’Uomo;
Marco
6Il leone, nel predicare il Cristo tra i pagani più ancora che nel descrivere il tempo del Cristo nel suo Vangelo, nel quale però, da leone, amò far risaltare più la figura del divino Taumaturgo che dell’Uomo-Messia come aveva fatto Matteo. E ciò allo scopo di sbalordire e conquistare, attraverso allo sbalordimento, i pagani, sempre sedotti da quanto aveva aspetto di prodigio.
Luca
Luca, paziente e forte come il bove.
7Paziente e forte come il bove nel completare, con ricerche pazienti anche sull’antefatto del vero e proprio lavoro apostolico del Cristo e dei suoi seguaci, tutta l’opera di Dio per la salute dell’umanità. Perché quest’opera di amore infinito ha avuto principio con il Concepimento immacolato di Maria, con la pienezza della Grazia a Lei concessa, con la continua comunione di Maria col suo Signore che, dopo averla creata, da Padre, con una perfezione unica tra tutti i corpi di nati da uomo e donna, come sua Figlia amatissima, la colmò poi della sua Luce: il Verbo che le si era rivelato nelle divine ed intime lezioni per cui Ella fu Sede della Sapienza sin dai più teneri anni, mentre lo Spirito Santo, eterno Amatore dei Puri, riversava in Lei i fuochi della sua carità perfettissima e, facendo di Lei un altare e un’arca più santa e diletta di quelli del Tempio, in Lei prendeva il suo riposo e raggiava in tutto lo splendore della sua Gloria.
8Nel tempo antico, costruito che fu il Tabernacolo, una nube di fuoco lo coperse notte e giorno, sia che fosse fermo, sia che peregrinasse verso la mèta, e il popolo di Dio si fermava o peregrinava a seconda che faceva la nuvola, che altro non era che la testimonianza della gloria del Signore e della sua Presenza[326].
La Vergine Maria da Nazareth.
9All’inizio del tempo nuovo, del tempo di Grazia, la nube di fuoco del Signore, fuoco che investe e preserva da ogni assalto dell’eterno Avversario, più che mai in azione perché avvertiva essere prossima la sua sconfitta, coprì un ben più santo Tabernacolo, in attesa di coprirlo in maniera più grande a celare il più grande mistero delle nozze feconde tra Dio e la Vergine, il cui frutto fu l’Incarnazione del Verbo. E sempre la gloria del Signore coperse la Vergine Inviolata, la Madre Deipara, sia che fosse ferma o si muovesse per ordine divino che da Nazareth la condusse al Tempio, dal Tempio a Nazareth vergine-sposa, e da Nazareth a Ebron e a Betlem Vergine-Madre, e da Betlem a Gerusalemme a sostegno nella profezia di Simeone, e da Betlem in Egitto a protezione della Odiata perché Madre di Dio, e da Nazareth a Gerusalemme conducendola là dove era il Fanciullo tra i Dottori, e da Nazareth in questo o quel luogo dove il Figlio-Maestro era perseguitato e afflitto, e da Nazareth a Gerusalemme e al Golgota a compartecipare alla Redenzione, e all’Oliveto da dove il Figlio ascendeva al Padre, e dall’Oliveto al Cielo nell’estasi finale in cui il Fuoco avrebbe aspirato a Sé la sua Maria così come il sole aspira a sé la pura goccia della rugiada.
La sempre Purissima e Inviolata Vergine.
10Luca, unico e paziente, interroga e scrive anche ciò che può dirsi il prologo del Vangelo = annunzio, parlandoci dell’Annunziata senza la quale, e senza l’assoluta ubbidienza della quale, non si sarebbe compita la redenzione.
11È proprietà del bue il ruminare anche ciò che da tempo è stato inghiottito. Luca lo imita. Il tempo aveva inghiottito da molti anni i preliminari episodi della venuta del Messia come tale, ossia come Maestro, Salvatore-Redentore. Luca li riporta a galla. Ci mostra la Vergine, necessario strumento perché si avesse Gesù Cristo, il Dio-Uomo. Ci mostra l’Umilissima Piena di Grazia, l’ubbidientissima nel suo: “Si faccia di me secondo la Parola“, la Caritatevolissima accorrente con santa fretta dalla cugina Elisabetta per esserle di conforto e aiuto, e, sebbene ciò non lo pensasse, di santificazione a colui che doveva preparare le vie al Signore Gesù, suo Figlio; la Purissima e Inviolata fisicamente, moralmente, spiritualmente sempre, dal concepimento all’estatico trapasso dalla Terra al Cielo.
Il mistero della Porta chiusa.
12“Questa porta sarà chiusa e non si aprirà e nessun uomo passerà da essa perché il Signore Iddio d’Israele è entrato per essa; sarà chiusa per il principe, e il principe stesso si metterà a sedere in essa per mangiare il pane davanti al Signore, ed entrerà per la porta del vestibolo e per la stessa uscirà“[327].
13Misteriose parole di significato oscuro sinché il Concepimento di Maria e la sua Maternità divina non le resero chiare a quanti, sotto il raggio della Luce eterna, non seppero leggerle nel loro giusto significato.
14Porta chiusa, porta esteriore del santuario, porta che guardava ad oriente, era veramente Maria. Chiusa, perché nulla mai di terreno entrò in Lei in cui era pienezza di Grazia. Porta esteriore perché tra il Cielo, la Dimora di Dio Uno e Trino, e il mondo, era Lei, così prossima a Dio da esser simile alla porta che, dal Santo dei Santi, s’apriva sul Santo. In vero Maria fu, ed è, porta agli uomini, perché attraverso il Santo penetrino nel Santo dei Santi e vi facciano eterna dimora con Colui che vi abita. Porta che guardava ad oriente, ossia a Dio solo, chiamato Oriente dagli ispirati del Tempo antico. E in vero Maria non teneva che fissi in Dio gli occhi del suo spirito.
15Porta chiusa per cui nessuno, fuorché il Signore, sarebbe entrato per amarla da Padre, da Figlio, da Sposo, per renderla feconda senza lesione, per nutrirsi di Lei onde prender Corpo, nutrirsi davanti al Padre suo divino, compiendo la sua prima ubbidienza di Figlio dell’Uomo che, nell’oscurità di un seno di donna, chiude e limita la sua Immensità e Libertà di Dio, assoggettandosi a tutte le fasi che regolano una gestazione, come poi, sempre nutrendosi di Lei, seguirà tutte le fasi del crescere per divenire, da Infante, Fanciullo.
16Porta chiusa che neppure per la più santa delle maternità si aprì perché, per modo noto a Dio solo, così come Dio, passando per il vestibolo ardente di carità di Maria, entrò in Lei, altrettanto venne alla luce, Egli Luce e Amore Infiniti, mentre l’estasi ardeva Maria e faceva di Lei un rutilante altare su cui l’Ostia fu posata e offerta perché fosse Salute agli uomini.
17Molti secoli dopo Ezechiele, Paolo, agli Ebrei, dirà: “… Cristo… venuto attraversando un tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto da mano d’uomo“[328]
18Molte interpretazioni furono date a queste parole. E anche giuste interpretazioni. Ma un’altra ve ne è. Ed è questa: che Gesù venne agli uomini, tra gli uomini, passando da un tabernacolo più grande, per bellezza soprannaturale, e più perfetto di quello che era mèta degli Ebrei di Palestina e della Diaspora, ché questo non era architettonicamente perfetto ma santamente perfetto, e non fatto da mano d’uomo con marmi e ori e velari ornati, ma creato, e quasi potrebbesi dir “fatto” da Dio tanto Egli vegliò sulla sua formazione perché il suo Verbo trovasse, venuto il suo tempo d’Incarnazione, un tabernacolo sano, santo, eletto, perfetto in ogni sua parte, degno di accogliere, e di esserne temporanea dimora, la sua Santità divina.
La Madre: Colei che, da sola, formò il Figlio.
19Luca, medico oltre che evangelista, con il paziente studio del medico che non si ferma al fatto oggettivo e al soggetto studiato, ma studia ed esamina l’ambiente e l’ereditarietà in cui il soggetto è vissuto, e da cui il soggetto può aver preso i caratteri psico-fisici, per presentarci il Dio incarnato, il Figlio dell’Uomo, e farcelo meglio conoscere nella sua dolcezza che è tale anche se, quando occorra, sa esser forte, nella sua amorevolezza verso malati e peccatori desiderosi di guarigione fisica o spirituale, nella sua ubbidienza perfettissima sino alla morte, nella sua umiltà che non cercava le lodi, ma anzi consigliava: “Non parlate di ciò che avete veduto“, nella sua fortezza che sa superare ogni affetto o paura umana per compiere la sua missione, nella sua intemeratezza, per cui nulla poteva intaccare il suo senso, né albergare in Lui, sia pure fuggevolmente, alcuna passione che non fosse buona, ci presenta la Madre. Ossia Colei che, da sola, formò il Figlio trasmettendogli, in un col sangue che doveva rivestirlo di carne, la somiglianza, anzi più ancora, con Lei. Egli Uomo, e quindi più virile nei tratti e nelle maniere. Lei Donna, e quindi più dolce nelle sembianze e nei modi.
20Ma nel Fanciullo che sa risponderle: “Perché cercarmi? Non sapevate che devo fare ciò che il Padre mio vuole che Io faccia?”[329], e nell’Uomo che dice: “Donna, che v’è più tra Me e te?”[330] e ancora afferma: “Chi è mia Madre e i miei parenti? Coloro che fanno la volontà del Padre mio“[331], è palese la fortezza comunicatagli da Colei che seppe soffrire fortemente sempre e per tanti motivi: per la morte dei genitori, per la povertà, pel sospetto di Giuseppe, per il viaggio a Betlem, la profezia di Simeone, la fuga ed esilio in Egitto, lo smarrimento di Gesù, la morte dello sposo, l’abbandono del Figlio che intraprende la sua missione, l’astio del mondo ebraico per Lui, il martirio del Figlio sul Golgota.
21Nella dolcezza del Figlio è palese la dolcezza ereditata dalla Madre, e così è per l’umiltà, l’ubbidienza e la purezza. Tutte le eccelse virtù della Madre sono anche nel Figlio. Gesù ci rivela, è vero, il Padre, ma anche la Madre ci rivela. E ben può dirsi che chi vuol conoscere Maria, troppo poco rivelata dagli Evangelisti e negli Atti degli Apostoli, deve guardare il Figlio suo che da Lei, e da Lei sola, ha preso tutto, meno che la sua Natura divina di Primogenito del Padre e suo Unigenito.
22“Si faccia la Volontà di Dio” dice Maria[332]. “Si faccia la tua Volontà” dice Gesù[333].
23“Beata tu che hai creduto” dice Elisabetta a Maria[334]. E Gesù dà lode a coloro che sanno credere, molte e molte volte durante il suo evangelizzare.
24“Hai abbattuto i potenti ed esaltato gli umili” professa Maria nel suo Magnificat[335], e Gesù: “Ti ringrazio, Padre, perché hai celato le cose ai sapienti e ai grandi e le hai rivelate ai piccoli“[336].
25Il Verbo, la Sapienza del Padre, fece Maestra in Sapienza la sua futura Madre. E la Madre al suo Figlio trasfuse, in un col sangue e il latte e le materne cure, i pensieri eletti che sempre avevano avuto sede nel suo intelletto senza lesione, e i sentimenti elettissimi che soli vivevano nel suo Cuore senza macchia.
Giovanni è l’Aquila in volo.
Giovanni ci presenta “il Maestro”.
26Giovanni, il quarto Evangelista, è l’Aquila. È dell’aquila il volo alto, potente e solitario, e la capacità di fissare il sole. In Giovanni evangelista vi è la nobiltà dell’uccello regale, il volo potente, e il potere di fissare il divino Sole, Gesù: Luce del mondo, Luce del Cielo, Luce di Dio, infinito Splendore, il potersi innalzare ad altezze soprannaturali alle quali nessun altro evangelista si innalzò, e, così innalzandosi, il poter penetrare il mistero, e la verità, e la dottrina, e tutto dell’Uomo che era Dio.
27Spaziando come aquila regale ben alto sopra le cose della Terra e dell’umanità, egli vide il Cristo nella sua vera Natura di Verbo di Dio. Più che il Taumaturgo e il Martire, Giovanni ci presenta “il Maestro“. L’unico perfettissimo Maestro che ebbe il mondo. Il Maestro-Dio, la Sapienza fattasi carne e verbale maestra agli uomini, il Verbo, o Parola del Padre, ossia la Parola che rende sensibili agli uomini i pensieri del Padre suo, la Luce venuta ad illuminare le tenebre e a fugare le penombre.
28Le verità più sublimi, più soavi, più profonde, e le verità più amare, sono tutte sinceramente dette nel vangelo di Giovanni, che col suo occhio d’aquila e il suo innalzarsi con lo spirito seguendo lo spirito del Maestro ha, dall’alto, visto le supreme grandezze e le supreme bassezze, misurato l’ampiezza dell’amore di Cristo e dell’odio del mondo giudaico a Cristo; la lotta fra la luce e le tenebre, delle troppe “tenebre“, ossia dei troppi nemici del Maestro suo, tra i quali era persino un discepolo e apostolo che Giovanni chiaramente, in questo suo vangelo della Verità e della Luce, chiama col suo vero nome, con uno dei suoi veri nomi: “ladro“; ha visto le congiure sotterranee, i tranelli sottili, usati per rendere inviso il Cristo ai dominatori romani ed ebraici e ai “piccoli” che formavano il gregge dei fedeli al Cristo. E tutte le nota e le rende note, mostrando Gesù nella sua santità sublime, non solo di Dio ma anche di uomo.
Giovani l’uomo.
29Uomo che non viene a compromessi coi nemici per farseli amici; Uomo che sa dire la verità ai potenti e smascherare le colpe e ipocrisie degli stessi; Uomo che, non respingendo nessuno meritevole di esser avvicinato perché mosso al venire a Lui da desiderio d’anima di redimersi, sa lanciare il suo anatema a quanti, anche se potentissimi, lo circuiscono con false profferte d’amicizia per poterlo cogliere in colpa; Uomo che rispetta la Legge, ma calpesta le sovrapposizioni alla Legge: “i pesi” messi dai farisei ai piccoli; Uomo che rifiuta il regno e la corona terrena e fugge per liberarsene (G. c.6 v.15), ma non cessa di bandire il suo Regno spirituale e assume la corona di Redentore per confermare col sacrificio suo proprio la sua dottrina di sacrificio; l’Uomo santissimo che tutto volle conoscere dell’uomo, meno il peccato.
Giovanni l’aquila.
30L’aquila non canta, come invece fanno gli altri uccelli, più o meno melodiosamente, ma getta il suo grido potente che fa tremare il cuore agli uomini e agli animali tanto è affermazione di potenza. Anche Giovanni non canta dolcemente la storia del Cristo, ma getta il suo grido potente, per celebrare l’Eroe, ed è grido tanto possente nell’affermare la Divinità, la Sapienza luminosissima del Cristo, da far tremare l’anima e il cuore sin dalle prime parole del suo proemio.
31L’aquila ama le vette solitarie su cui il sole dardeggia tutti i suoi fuochi, e più il sole splende e più l’aquila lo fissa, come affascinata dal suo splendore e dal suo calore. Anche Giovanni, il solitario, anche se era coi compagni sia prima che dopo la Passione e Ascensione del Maestro – perché veramente era l’Apostolo diverso, unico in particolari aspetti d’uomo e di discepolo, unito agli altri solo per la carità in lui vivissima – anche Giovanni come l’aquila amava stare sulla vetta, sotto all’incendio del suo Sole, e guardare Lui solo, ascoltarne tutte le parole verbali e quelle segrete, ossia le lezioni e le conversazioni profonde e amabili del Cristo, e le sue effusioni solitarie, le sue preghiere e comunioni col Padre, nel silenzio delle notti, o nel profondo dei boschi, dovunque il Cristo – il grande Solitario, perché il grande Sconosciuto ed Incompreso – si isolava per trovare conforto dall’unione col Padre suo.
Gesù e Giovanni.
32Gesù: il Sole della Carità; Giovanni: l’amante del Sole di Carità e il vergine sposato alla Carità, attratto, lui il puro, da Gesù, Purezza perfetta. L’amore dà speciali comprensioni. E più è forte l’amore e più l’amante comprende anche i moti intimi dell’amato. Giovanni, il fedelissimo e amantissimo di Gesù-Dio e Uomo, comprese tutto di Lui, come fosse non sul suo Cuore divino ma nel suo Cuore.
33Nessuno conobbe il Cristo intimo quanto Giovanni. Tutte le perfezioni del Cristo gli furono note. Penetrò nel suo mistero e nell’oceano delle sue virtù, misurandone veramente l’altezza, la larghezza e la profondità di questo Tempio vivente non fatto da mano d’uomo e che invano gli uomini cercavano di distruggere. E tutte, a distanza di decenni, le scrisse e descrisse, lasciando il Vangelo più perfetto in veridicità storica, più potente in dottrina, più luminoso di luci sapienziali e caritative, più fedele nella descrizione degli episodi e caratteri, capace di superare le restrizioni mentali degli ebrei e descrivere anche quanto gli altri evangelisti non avevano osato dire: la samaritana, l’ufficiale regio, lo scandalo e fuga e rivolta contro il Maestro dei discepoli dopo il discorso del Pane del Cielo, e l’adultera, e le aperte dispute con i Giudei, Farisei, Scribi e Dottori, e il suo rifugiarsi in Samaria ad Efraim, e i suoi contatti coi Gentili, e la verità su Giuda “che era ladro“, e altre cose ancora.
34Più che maturo d’anni, perché longevo quando scrisse il suo vangelo, ma perennemente giovane perché puro, ma sempre ugualmente e ardentemente amoroso del Cristo, perché nessun altro amore umano aveva sottratto fiamme alla sua carità per l’Amato, Giovanni, l’amorosa aquila di Cristo, ci ha rivelato il Cristo, con una potenza superiore ad ogni altra, inferiore solo a quella del Cristo stesso, la quale era infinita perché potenza di Dio, nel rivelarci il Padre suo.
Occhi di Aquila.
35Tutti i quattro che stavano intorno al trono[337] erano coperti d’occhi. Infatti erano i contemplatori, coloro che avevano ben contemplato il Cristo per poterlo ben descrivere e confessare.
36Ma Giovanni, l’aquila, coi suoi occhi mortali e immortali, lo aveva contemplato da aquila, con sguardo d’aquila, penetrando nell’ardente mistero del Cristo. E oltre la vita, ormai al fianco del suo Amato, con vista perfetta, fissa, penetra sin nel centro del Mistero, e intona l’inno di lode che gli altri e i 24 vegliardi seguono, per fortificarsi lo spirito ad enunciare le cose dei tempi ultimi: il supremo orrore, la suprema persecuzione, i flagelli ultimi e le supreme vittorie del Cristo, e le supreme, eterne gioie dei suoi fedeli seguaci.
37Le prime parole del suo cantico evangelico sono lode alla Luce. Le sue estreme all’Apocalisse sono un grido d’amorosa risposta e d’amorosa domanda: “Sì, vengo presto!”, “Vieni, Signore Gesù!”. E questi due gridi, dell’Amato e dell’Amante, più di ogni altra cosa ci disvelano cosa era Giovanni per Gesù, e Gesù per Giovanni. Era: l’Amore.
Mistica scala degli Evangelisti. Numeri sacri in Israele. 888 e 666
Mistica scala degli Evangelisti.
38A questo amante ardente, che portato dall’amore salì con lo spirito e l’intelletto a zone eccelse e penetrò nei misteri più alti come nessun altro apostolo ed evangelista, contrapponiamo l’uomo: Matteo. Giovanni tutto spirito, sempre più spirito; Matteo materia, tutto materia sinché il Cristo non lo convertì e fece suo. Giovanni: l’angelo in aspetto d’uomo, il serafino, anzi, che con le sue ali d’aquila saliva là dove solo a pochissimi è dato salire; Matteo: l’uomo, ancora l’uomo anche dopo la conversione che di lui, uomo peccatore, fece l’uomo di Dio, ossia un uomo rielevato al grado di creatura ragionevole e destinata all’eterna vita del Cielo. Ma sempre uomo, senza la coltura di Luca, senza la sapienza soprannaturale di Giovanni, senza la forza leonina di Marco. Nella mistica scala degli evangelisti si può mettere Matteo al primo gradino, Marco ad un quarto della scala, Luca al mezzo di essa e Giovanni sul culmine.
39Pure l’esser rimasto l’uomo non gli nocque, anzi servì a portarlo in alto nella perfezione tenendolo umile, contrito per il suo passato, così come il suo descrivere il Verbo fatto Carne come “l’uomo” più che come il Maestro, il Taumaturgo, il Dio, servì, allora e nei secoli futuri, a ribadire e confessare, e affermare la vera Natura del Cristo, che era il Verbo del Padre, in eterno, ma che fu realmente l’Uomo incarnatosi per un miracolo unico e divino, nel seno della Vergine per essere il Maestro e il Redentore per i secoli dei secoli.
40Non ebbe né i rapimenti d’amore di Giovanni, né l’economia mirabile di Luca, che non si limitò a parlare del Cristo Maestro, ma ci parla anche di quanto è preparazione al Cristo, ossia della Madre di Lui, degli eventi che precedettero le manifestazioni pubbliche di Gesù Cristo, per renderci noto tutto, per confermare i profeti, per abbattere, con la narrazione più esatta della vita nascosta di Gesù, di Maria, di Giuseppe, le future eresie che sarebbero sorte – né ancor tutte sono finite – le quali alterano la verità sul Cristo, sulla sua vita e dottrina, sulla sua persona sana, forte, paziente, eroica come nessuna altra mai fu. Chi come Luca ci mostra il Cristo Salvatore e Redentore che inizia la Passione col sudor sanguigno del Getsemani? Ma se Luca è lo storico erudito, Marco è l’impulsivo che impone il Cristo alle folle pagane facendone risaltare la potenza soprannaturale, anzi divina, di miracolo d’ogni specie.
41Ognuno dei quattro servì per comporre il mosaico che ci dà il vero Gesù Cristo Uomo-Dio, Salvatore, Maestro, Redentore, Vincitore della morte e del demonio, Giudice eterno e Re dei re in eterno. Per questo, nella teofania che descrive l’Apostolo Giovanni nel suo Apocalisse[338] i quattro, coi loro quattro diversi aspetti, fanno da base e corona al Trono dove è assiso Colui che è, che era, che ha da venire e che è l’alfa e l’Omega, principio e fine di tutto quanto era, è, e sarà, e le loro voci, unite a quelle dei ventiquattro, ossia dei dodici principali patriarchi e dei dodici più grandi profeti, o profeti maggiori, cantano l’eterna lode a Colui che è Santissimo e Onnipotente.
Numeri sacri in Israele.
42Dodici e dodici. Questo numero era uno dei numeri sacri agli ebrei. Dodici i Patriarchi, dodici i figli di Giacobbe, dodici le tribù d’Israele; e se i Comandamenti della Legge sono dieci – i Comandamenti dati da Dio-Padre a Mosè sul Sinai[339] – in verità essi sono dodici da quando il Verbo del Padre, l’eterna e perfettissima Sapienza, completò la Legge e la perfezionò, insegnando che i comandamenti dei comandamenti sono: “Ama Dio con tutto te stesso e il tuo prossimo come te stesso“, perché questi due primi e principali comandamenti sono, in realtà, base di vita ai dieci comandamenti tutti, dato che i primi tre non possono praticarsi se non si ama Dio con tutto sé stesso, con tutte le proprie forze, con tutta l’anima, e gli altri sette neppure possono praticarsi se non si ama il prossimo come se stessi non mancando all’amore, alla giustizia, all’onestà in nessuna cosa o verso nessuna persona.
43Dodici erano gli anni prescritti dalla Legge perché un fanciullo ebreo divenisse figlio della Legge. E Gesù, fedele alla Legge, volle dodici apostoli al suo seguito perché sacro era tal numero. Ché se poi un ramo cadde, putrido, e la pianta novella rimase con soli undici rami, presto un novello dodicesimo ramo, e santo, rinacque sulla pianta del cristianesimo, e il numero sacro fu ristabilito.
44Quanti numeri sacri in Israele! E ognuno col suo simbolo che fu poi trasferito nella novella Chiesa. Il tre. Il sette. Il dodici. Il settantadue. E, nei tempi futuri, splenderà la verità sui numeri ancora oscuri contenuti nell’Apocalisse, numeri che stanno ad indicare la Perfezione e Santità infinita, e l’Empietà pure senza misura.
L’888 e il 666.
45Jehoshua = Perfezione, Santità, Salvezza, nome delle otto lettere. Satana = Empietà, nemico del genere umano, perfezione del male, nome delle sei lettere.
46E poiché il primo è nome di Bene perfettissimo e il secondo di Male perfettissimo, ossia senza misura, ognuno di essi moltiplica per 3, numero della perfezione, il numero delle sue lettere, divenendo il primo ottocento ottantotto e il secondo seicentosessantasei. E guai, quattro volte guai a quei giorni in cui l’infinito Bene e l’infinito Male si daranno l’ultima battaglia prima della definitiva vittoria del Bene e dei Buoni, e della definitiva sconfitta del Male e dei suoi Servi!
47Quanto di orrore e di sangue vi fu nella Terra da quando il Creatore la fece, sarà un nulla rispetto all’orrore dell’ultima lotta. Per questo Gesù Maestro parlò così chiaro ai suoi quando predisse gli ultimi tempi. Per preparare gli uomini alle lotte ultime in cui solo coloro che avranno una fede intrepida, una carità ardente, una speranza incrollabile, potranno perseverare senza cadere in dannazione e meritare il Cielo.
48Per questo dovrebbesi – poiché il mondo sempre più scende verso l’abisso, verso la non fede, o una troppo debole fede, e carità e speranza languono in troppi, e in molti sono già morte – per questo dovrebbesi, con ogni mezzo, far sì che Dio sia più conosciuto, amato, seguito. Ciò che non può ottenere il Sacerdote, da troppi sfuggito o non ascoltato, può farlo la stampa, i libri in cui la Parola di Dio sia di nuovo presentata alle folle.
I Sigilli aperti.
49Una parola talora basta a rialzare uno spirito caduto, a ricondurre sulla via giusta uno smarrito, ad impedire il suicidio definitivo di un’anima.
50Per questo Dio, che tutto vede e conosce degli uomini, con mezzi della sua infinita Carità, rivela il suo pensiero, il suo desiderio a delle anime da Lui scelte per tale missione, e vuole che il suo aiuto non resti inerte, e soffre di vedere che quanto sarebbe pane di salute per molti non venga dato ad essi.
51Sempre più cresce il bisogno di cibo spirituale alle anime languenti. Ma il grano eletto, dato da Dio, sta serrato e inutile, e il languore cresce, e cresce sempre più il numero di coloro che periscono non tanto in questa quanto nell’altra vita.
52Quando, per una conoscenza più vera, vasta, profonda, di Cristo, quando, per aver finalmente levato i sigilli a ciò che è fonte di vita, di santità, di salute eterna, una moltitudine di anime potrà cantare l’inno di gioia, di benedizione, di gloria a Dio che li aiutò a salvarsi e a far parte del popolo dei Santi?
53Con quali parole e quali sguardi, il Giudice eterno parlerà e guarderà coloro che impedirono coi loro voleri a molti di salvarsi? Come chiederà loro conto di chi non ebbe il Cielo perché essi, come gli antichi Scribi e Farisei, hanno serrato in faccia alla gente la via che poteva portarli al regno dei Cieli[340], e acciecandosi volontariamente gli occhi, e indurendo il loro cuore[341] non vollero vedere né intendere?
54Troppo tardi e inutilmente si batteranno allora il petto e chiederanno perdono del modo come agirono.
55Ormai il giudizio sarà stato dato e irrevocabile, e dovranno espiare la loro colpa e pagare anche per coloro ai quali, col loro modo di agire, impedirono di ritrovare Dio e di salvarsi.
[1]Scritto il 18 febbraio 1947
[2]Gv 5, 6-8; Ap 1, 5.
[3]Eb 2, 9-10
[4]Eb 2,14-15
[5]Eb 2,16-18
[6]Eb 4, 14-15
[7]Eb5, 1-3
[8]Eb7, 26.
[9] Genesi 3, 9-13.
[10]Fl 2, 5-8; Ebrei 4, 15.
[11]Tt 1, 15 (Mt 15, 11 e 18-20, Rm 14, 14 e 20).
[12]Ap 7,14.
[13]Sl82, 6. Paolo potrebbe essere scritto per errore invece di Giovanni (Gv 10, 34).
[14]28 febbraio 1947.
[15]Scritto il 14 marzo del 1947. Dalle parole di Gesù a me, del 14 marzo 1947.Riferite in data 16 marzo, pag. 238 nota 3. Il brano qui riportato è scritto sul frontespizio interno del quaderno autografo.
[16]Scritto il 16 marzo del 1947.
[17]Il 29-30 marzo 1945, pag. 28.
[18]Daniele 3, 50.
[19]Queste espressioni, impreziosite da immagini bibliche (Cantico dei Cantici 2, 10-17) ed evidenziate da sottolineature nel testo autografo (i nostri corsivi), diventano impressionanti se si ricorda che Maria Valtorta visse gli ultimi anni della sua esistenza terrena in un progressivo stato di dolce apatia e di misterioso isolamento psichico. Allusioni analoghe si incontrano nei quaderni del 1944, alle pagine 174, 316, 369 e soprattutto 453. Un brano del presente testo si troverà ripetuto a pag. 303 del presente volume
[20]Scritto il 1° aprile 1947Martedì Santo, pag. 442. (14° anniversario della mia croci fissione).
[21]Scritto il 2 aprile 1947.
[22]Genesi 2, 7.
[23]Salmo 82, 6; Giovanni 10, 34
[24]Segue nel quaderno autografo, inspiegabilmente, la trascrizione fedele, senza sostanziali modifiche, di tutto il presente scritto del 2-4-1947.
[25]Scritto il 6 aprile 1947, Pasqua di Risurrezione.
[26]Scritto il 7 aprile 1947, Lunedì dopo Pasqua, o dell’Angelo.
[27]S. Andrea di Compito. Vedi I quaderni del 1944, pag. 324 nota 12.
[28]Scritto l’8 aprile 1947. Raccomandazione dello spirito di un malato.
[29]Scritto il 10 aprile 1947.
[30]Scritto il 18 aprile 1947.
[31](Genesi cap. I, v. dal 28 al 30)
[32](Gen. cap. II v. 19),
[33]Scritto il 21/24 aprile 1947.
[34]Scritto il 28 aprile 1947.
[35]Scritto il 5 maggio 1947. Maria Ss. di Fatima…
[36]Scritto l’8 maggio 1947.
[37]Scritto il 9 maggio 1947.
[38]Scritto il 14 maggio 1947, pag. 452
[39]Scritto il 16 maggio 1947, venerdì.
[40]Scritto il 16 maggio 1947, venerdì, Ore 21,30.
[41]Scritto il 17 maggio 1947, ore 4,15 antimeridiane. pag. 457
[42](ai Romani c. 8 v. 14)
[43](ai Galati c. 5 v. 17)
[44](Romani 8 v. 26-27 a Galati cap. 4, v. 6).
[45]Scritto il 22 maggio 1947, pag. 457.
[46]Scritto il 23 maggio 1947, pag. 458.
[47]1 Esodo 17, 1-7.
[48]Scritto il 30 maggio 1947.
[49] Il vino è come la vita per gli uomini, purché tu lo beva con misura. Che vita è quella di chi non ha vino? Questo fu creato per la gioia degli uomini. Allegria del cuore e gioia dell’anima è il vino bevuto a tempo e a misura. Amarezza dell’anima è il vino bevuto in quantità, on eccitazione e per sfida (Sir 31, 27-29).
[50] Un uomo saggio non detesta la legge, ma l’ipocrita a suo riguardo è come una nave nella tempesta. Uomo assennato ha fiducia nella legge, la legge per lui è degna di fede come un oracolo (Sir 33, 2-3).
[51]Scritto il 13 giugnio1947.
[52] Pro. 25, 27
[53]Scritto il 15 giugnio1947.
[54]Scritto il 29 giugnio1947, pag. 461.
[55]Scritto il 16 luglio 1947, pag. 461.
[56]Forse per la neonata di cui parla a pag. 457, i cui genitori abitavano nella casa accanto a quella della scrittrice.
[57]Scritto il 24 luglio 1947, pag. 462.
[58]Scritto il 27 luglio 1947, ore 11;30, pag. 463. Ascoltando la S. Messa radiotrasmessa da S. Maria degli Angeli – Roma.
[59]Scritto il 10 agosto 1947, pag. 468
[60]Scritto il 20 agosto 1947(l’altra è del 16 luglio 1947)
[61]Scritto il 29 agosto 1947, ore 19, pag. 468
[62]Salmo 82, 6; Giovanni 10, 34
[63]Scritto il 6 settembre 1947, pag. 471.
[64]Il 28 gennaio 1947,
[65]Scritto il 14 settembre 1947, pag. 4714.
[66]1 Cor 13, 1.
[67]Scritto il 17 settembre 1947. (Ai Colossesi).
[68] E anche voi, che un tempo eravate stranieri e nemici con la mente intenta alle opere cattive che facevate, ora egli (Gesù) vi ha riconciliati per mezzo della morte del suo corpo di carne, per presentarvi santi, immacolati e irreprensibili al suo cospetto; purché restiate fondati e fermi nella fede e non vi lasciate allontanare dalla speranza promessa nel vangelo che avete ascoltato (Col 1,21-23).
[69] È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi avete in lui parte alla sua pienezza. Con lui infatti siete stati sepolti insieme nel battesimo, in lui anche siete state insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati (Col 2,9-10.12-13).
[70] Se pertanto siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché lasciarvi imporre, come se viveste ancora nel mondo, dei precetti quali “Non prendere, non gustare, non toccare”? (Col 2,20).
[71]Scritto il 19 settembre 1947, pag. 476.
[72]Il P. Generale dell’Ordine dei Servi di Maria. Vedi anche pag. 195 nota 1 e pag. 200 nota 1.
[73]Scritto il 22 settembre 1947, pag. 477.
[74]Scritto il 24 settembre 1947, pag. 477.
[75]S. Andrea di Compito. Nei quaderni del 1944, pag. 229 nota 12.
[76]Scritto il 25 settembre 1947, pag. 478.
[77]L’Ollio per l’unzione sacra: Il Signore parlò a Mosè: “Procurati balsami pregiati: mirra vergine, cinnamomo odorifero, canna odorifera, cassia e olio d’oliva. Né farai l’Ollio per l’unzione sacra. Con esso ungerai la tenda del convegno, l’arca della Testimonianza…Consacrerai queste cose, le quali diventeranno santissime: quanto le toccherà sarà santo. Ungerai anche Aronne e i suoi figli e li consacrerai perché esercitino il mio sacerdozio. (Es 30, 22-33).
[78]Scritto il 30 settembre 1947, pag. 479.
[79]Scritto il 7 ottobre 1947, pag. 481.
[80]Scritto il 12-13 ottobre 1947, pag. 481.
[81] Alle “Tre Fontane”. Ne parla diffusamente il 31 dicembre 1947, pag. 360.
[82]Scritto il 15 ottobre 1947, ore 10, pag. 481.
[83]Scritto il 17 ottobre 1947, pag. 482.
[84]Scritto il 19 ottobre 1947, pag. 483.
[85] 5 maggio 1947, Pag. 450.
[86]In Autobiografia, pag. 213dell’edizione del 1981.
[87]Scritto il 23 ottobre 1947, pag. 485.
[88] Nel 1933, sotto il papa Pio XI, era stato celebrato l’anno santo straordinario della Redenzione. Nel 1950, anno santo ordinario, il papa Pio XII avrebbe definito dogma di fede l’Assunzione di Maria Ss. in anima e corpo alla gloria del Cielo.
[89] Vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. L’Agnello giunse e prese il libro. I quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi cantavano un canto nuovo: “Tu sei degno di prendere il libro e di aprine i sigilli…” (Apocalisse Cap. 5) L’Agnello scioglie e primi sei sigilli (Ap cap. 6).
[90] Apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra (Ap 12, 3-4).
[91] Vidi poi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell’abisso e una gran catena in mano. Afferrò il dragone, il serpente antico, il diavolo, satana e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell’Abisso, e lo rinchiuse e ne sigillò la porta sopra di lui (Ap 20,1-3).
[92] Quando i mille anni saranno compiuti, satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magòg, per adunarli per la guerra (ultima) (Ap 20,7-8).
[93]Ap 12, 1; 17, 3-4.
[94]Scritto il 24 ottobre 1947, pag. 486.
[95]Scritto il 28 ottobre 1947, pag. 487.
[96]Scritto il 30 ottobre 1947, pag. 488.
[97]Scritto il 31 ottobre 1947, pag. 490.
[98] Vedi pag. 151 nota 1.
[99]Il nuovo direttore spirituale era P. Luigi Lopalco, passionista (Vedi I Quaderni dal 1945 al 1950, pag. 259 nota 1).
[100] Tre amici di Giobbe erano venuti a sapere di tutte le disgrazie che si erano abbattute su di lui. Partirono, ciascuno dalla sua contrada, Elifaz, Bildad e Zofar e si accordarono per andare a consolarsi con lui e a concsolarlo. Alzarono gli occhi da lontano ma non lo riconobbero e, dando in grida, si misero a piangere. Ognuno si stracdciò le vesti e si cosparse il capo di polvere. Poi sedettero acanto a lui in terra, per sette giorni e sette notti, e nessuno gli rivolse una parola, perché vedevano che molo grande era il suo dolore. (Gb 2, 11-13) Nei capitoli seguenti si capisce l’intransigenza, la superbia e la durezza di questi dottori.
[101]Scritto il 1° novembre 1947, ore 10, pag. 492.
[102]Ap 7, 4-8.
[103]Dn 12, 3.
[104]Scritto il 4 novembre 1947, pag. 493
[105] Già il 31 gennaio 1947, pag. 410.
[106]Scritto il 9 novembre 1947, pag. 494
[107] Pag. 486.
[108] Ne parla il 31 dicembre 1947, pag. 360.
[109]Scritto il 17 novembre 1947, pag. 495.
[110] In Autobiografia, pag. 406-407 dell’edizione del 1981. Altri episodi qui ricordati si possono pure cercare in Autobiografia, attraverso l’indice analitico che correda l’edizione del 1981.
[111]18 novembre 1947, pag. 496.
[112]25 novembre 1947, pag. 497.
[113] 1 Levitico 19, 26 e 31; Geremia 29, 8.
[114]Scritto il 1 ° dicembre 1947, pag. 499.
[115]Il giorno è vicino: È ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo redenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della lue. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri. (Rm 13, 11-14).
[116](Luca 21 v. 32, Marco 13 v. 30)
[117]Scritto il 6 dicembre 1947, pag. 500.
[118]Geremia prese un altro rotolo e lo consegnò a Baruc figlio di Neria, lo scriba, il quale vi scrisse, sotto la dettatura di Geremia, tutte le parole del libro che Ioachim re di Giuda aveva bruciato nel fuoco (Ger 36,32).
[119]Scritto il 7 dicembre 1947, pag.352.
[120]Is 55,1. “O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte”
[121]Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete (Is 55,2)
[122] Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerò a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata (Is 55,10-11)
[123]Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: “Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno” Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui” (Gv 7, 37-39). In quel giorno acque vive sgorgheranno da Gerusalemme sempre, estate e inverno (Zc 14, 8). Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono (Is 58, 11).
[124]Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni!”. Echi ascolta ripeta: “Vieni!”. Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l’acqua della vita. (Ap 22, 17).
[125]Scritto l’8 dicembre sera 1947, pag. 355.
[126]Scritto il 25 dicembre 1947, pag. 355.
[127]Lo farà i131 dicembre 1947, pag. 360.
[128]Scritto il 28 dicembre 1947, pag. 356.
[129]È il veggente delle “Tre Fontane”. Dopo l’accenno incontrato a pag. 356 (nota 1) se ne tratterà più diffusamente a pag. 360.
[130]Cioè terziaria dell’Ordine dei Servi di Maria.
[131]Il celebre affresco, ritenuto di mano angelica, che si trova nella basilica della Ss. Annunziata di Firenze. Nel chiostro annesso riposano, dal 1973, i resti mortali della scrittrice.
[132]I 144.000 segnati: “Vidi l’Agnello ritto sul monte Sion e insieme cento quarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo… Essi cantavano un canto nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e ai vegliardi. E nessuno poteva comprendere quel cantico se non i cento quarantaquattromila, i redenti della terra. Questi non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini e seguono l’Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l’Agnello. Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia (Ap14, 1-5).
[133]Gli altri segnati dalla tribolazione: Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani… Quelli che sono vestiti di bianco sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro (Ap 7, 9-17.
[134]Scritto il 29 dicembre 1947, pag. 359.
[135]II 25 dicembre 1947, paga 356.
[136]Scritto il 31 dicembre 1947, pag. 360. Le tre fontane- Cornacchiola
[137] I. Lo stritolamento della mia dignità.
[138]II. Una somiglianza più viva con Gesù-povero.
[139]Gv 20, 29.
[140]In Autobiografia, pag. 280 dell’edizione 1981.
[141]Ci sembra, invece, in quello del 28 dicembre 1947, a pag. 358.
[142]Angelina Panigadi, amica del Portavoce fin dall’infanzia, deceduta nel 1960.
[143]I125 dicembre 1947, pag. 356.
[144] Suor Maria Gabriella Sagheddu, trappista di Grottaferrata (1914-1939), offertasi per l’unità dei cristiani, proclamata beata dal papa Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983.
[145]Scritto il 1° Gennaio 1948, pag. 373.
[146] A questo punto si passa da pag. 14048 a pag. 13101, secondo la descrizione del quaderno autografo (doppio) data a pag. 351.
[147]Scritto il 2 gennaio 1948, pag. 373.
[148] Allusione al martirio di S. Paolo, che fu decapitato a Roma nell’anno 67 e la cui testa, rimbalzando tre volte, fece scaturire tre fonti d’acqua. Nella stessa località, detta appunto delle “Tre Fontane”, nel 1947 apparve Maria Ss., come la scrittrice riferisce ampiamente il 31 dicembre 1947, pag. 360.
[149]Scritto il 6 gennaio 1948, pag. 374.
[150] Padre Berti, menzionato per la prima volta a pag. 258 nota 2.
[151] Mt 11, 17; Lc 7, 32.
[152] Questo spiega, forse, la particolare struttura del quaderno, che abbiamo descritta a pag. 351. Inoltre, le pagine qui riportate, da Prima di essere a passa e non torna, sono cassate, sul quaderno autografo, con tratti di matita rossa.
[153] È la parrocchia della scrittrice, a Viareggio, dove alcuni ritennero di aver notato un segno straordinario nella statua dell’immacolata.
[154] 2 Re (per la Volgata: 4 Re) 7, 19.
[155]Ascoltate dal 20 al 26 febbraio 1948. pag. 378. Un elenco di cinque date con altrettanti temi, sicuramente delle 4 lezioni segrete.
[156] Il governo comunista formatosi in Cecoslovacchia. La sigla b. r. potrebbe significare bandiera rossa. Nulla siamo in grado di dire sul Ponteficale menzionato due righe più sotto.
[157]Scritto il 28 aprile 1948, ore 9,50, pag. 378.
[158]Scritto il 1° maggio 1948, pag. 379
[159] L’anima dell’anima è lo spirito
[160]Scritto il 20 maggio 1948, pag. 382. Riteniamo che lo scritto sia del 20 maggio 1948, data della lezione che immediatamente segue, perché questo scritto è senza data.
[161]Senza data, riteniamo che lo scritto sia del 20 maggio 1948, data della lezione che immediatamente segue.
[162]Sono i Padri Servi di Maria. All’Ordine dei Servi di Maria (questo è pure il significato della sigla che s’incontra più sotto) appartengono tutti i Religiosi menzionati nel presente brano.
[163] Continuando il dettato del 12 giugno, al 14 giugno 1948, pag. 383.
[164] No, avresti dovuto chiederglielo e lo Spirito Santo ti avrebbe dato senza misura. In una missione seria con Dio, lasciarsi andare, giustificando la sua stanchezza, è pigrizia, chiedere la forza per compiere la missione significa volontà di servire con fedeltà. Chiedete vi sarà dato.
[165]Scritto il 2 marzo 1949, pag. 506
[166]È il contenuto del successivo Quaderno N. 120, pag. 371.
[167]Scritto il 30 marzo 1949, ore 15,20, pag. 506.
[168]Don Giuseppe Dati, curato della parrocchia San Paolino in Viareggio, di cui attualmente (1984) è priore-parroco.
[169]marzo 1949, pag. 531.Il parallelo tra le due Passioni.
[170] Pag. 506.
[171] Es 21, 23‑25; Lv 24, 17‑20; Dt 19, 21; Mt 5, 38.
[172]Qoèlet (Qo) (Ecclesiaste) 4, 10.
[173]propongono è aggiunto da noi
[174] At 8, 9‑24.
[175] Il 30 marzo 1949, pag. 506.
[176] Né I quaderni del 1944, pag. 63.
[177] Né I quaderni del 1943, pag. 648; né I quaderni del 1944, pag. 666; nel presente volume, ad esempio, alle pagine 258, 291 e 293.
[178] Qualcosa di simile a pag. 238, a pag. 250 e a pag. 445.
[179]Ap 13, 8.
[180]Gv 17.
[181]Scritto il 27 aprile 1949, pag. 507.
[182]Deve trattarsi della Casa Editrice Parole di Vita, appositamente costituita per pubblicare l’Opera, ma poi disciolta.
[183]Scritto il 7-8 maggio 1949. pag. 507.Notte fra il 7 e 8 maggio, ossia poche ore prima della riunione dei Soci della C.E.P. V. in casa mia per definire tutto e stabilire che io voglio ubbidire e che si ubbidisca alla Chiesa.
[184]Scritto il 12 maggio 1949, pag. 508.
[185]Scritto il 13-14-15 maggio 1949, pag. 508.
[186]Scritto il 17 maggio 1949, pomeriggio. pag. 508.
[187]19 maggio 1949
[188]Scritto il 20 maggio 1949, pag. 509. La sindone
[189]Scritto il 25 maggio 1949, sera, pag. 510.
[190]Scritto il 26 maggio 1949, Ascensione, 9 ant.ne., pag. 510.
[191]Scritto il 31 maggio e 1° giugno 1949(notte), pag. 512
[192]Scritto il 2-3 giugno 1949, notte, pag. 513.
[193]Scritto il 3 giugno 1949. 1 ° venerdì del mese del S. Cuore, pag. 513.
[194]Scritto il 26-27-28 e oltre sino al 30 luglio 1949, pag.514.
[195]Scritto il 2 agosto 1949, pag. 514.
[196]Scritto il 15 agosto 1949, pag. 514.
[197]Scritto il 16 agosto 1949, pag. 516.
[198] Non per ragionamenti teologici si conosce meglio il Padre, ma per rivelazione di Gesù Cristo, come fu detto: “Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il figlio lo voglia rivelare”. Non per ragionamenti teologici si conoscono i misteri del Regno dei Cieli, ma per solo rivelazione di Dio, come insegna Gesù: “Ti benedico Padre perché hai nascosto queste cose ai grandi e agli intelligenti e lo hai rivelato ai piccoli.”
[199]Non sappiamo se abbiamo riportato correttamente il nome, che sull’autografo non è perfettamente leggibile.
[200]Scritto il 5 settembre 1949, sera, pag. 518.
[201]Scritto l’8 settembre 1949, pag. 519.
[202] “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore” (Gv 14,2).
[203]Apocalisse 21, 9-21.
[204]Scritto l’11 settembre 1949, pag. 520.
[205]zit… telefin sono parole non perfettamente leggibili, ma che pensiamo possano ricondursi genericamente alle filatterie e frange (Matteo 23, 5).
[206]Scritto il 4 ottobre 1949, ore 15,30, pag. 523.
[207]Iside Fioravanzi, nata a Cremona nel 1861, morta a Viareggio il 4 ottobre 1943.
[208]Scritto il 21 novembre 1949, ore 15, pag. 523.
[209] Se qualcuno conserva la collera verso un altro uomo, come oserà chiedere la guarigione al Signore? Egli non ha misericordia per l’uomo suo simile, e osa pregare per i suoi peccati? (Sir 28, 3-5).
[210] Se tu sei il Figlio di Dio, scendi dalla croce!” (Mt 27,40). Scenda ora dalla croce perché vediamo e crediamo (Mc 15,32)
[211]Scritto il 6 gennaio 1950, pag. 386.
[212]ha ripresa la lezione nel senso di la lezione ha la sua ripresa.
[213]Scritto l’11 -9 -1950, pag. 328. La data, scritta con altro inchiostro е fuori margine, potrebbe essere stata messa in un secondo tempo. L’inchiostro della scrittura che segue е simile а quello del dettato che precede е che, per essere senza data, е stato da noi considerato sotto 1а data precedente del 21 novembre 1949
[214]Maria Ss. а Madre Teresa М. di S. Giuseppe. Già il 24 dicembre 1945, pag. 197, е altrove (vedere indice).
[215]Già il 24 dicembre 1945, pag. 121, e altrove.
[216]Colui che è: Giovanni alle sette Chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono, e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra (Ap 1,4).
[217]Il nome di Dio: Mosè disse a Dio: “Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?”. Dio disse a Mosè: “Io sono (Jeovè) colui che sono!”. Poi disse: “Dirai agli Israeliti: Io-Sono (Jeovè) mi ha mandato a voi” (Es 3,13-14).
[218]Eternità di Dio: “Io sono l’Alfa e l’omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine” (Ap 22,13). “Io sono Dio, sempre il medesimo dell’eternità. Nessuno può sottrarre nulla al mio potere; chi può cambiare quanto io faccio?” (Is 43,12-13). Saldo è il tuo trono fin dal principio, da sempre tu sei (Sal 93,2). Nessun pensiero gli sfugge, neppure una parola gli è nascosta. Ha ordinato le meraviglie della sua sapienza, poiché Egli è da sempre e per sempre. Nulla può essergli aggiunto e nulla tolto (Si 42,20-21). Gli anni tuoi non avranno fine (Eb 1,12). (Jeovè)
[219]Al Giordano: Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di Lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto” (Mt 3,16-17).
[220]Sul Tabor: Gesù stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse. Ed ecco una voce che diceva: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo” (Mt17,5
[221]Nel Tempio: Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo e gli chiesero: “Signore, vogliamo vedere Gesù”. Filippo e Andra andarono a dirlo a Gesù: Gesù rispose: “E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio del l’uomo…Padre, glorifica il tuo nome”. Venne allora una voce dal cielo: “L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!” (Gv 12,20-28).
[222] “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?” (14,9-10; Gv 12,45)
[223] “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. Chi vuol fare la sua volontà conoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso” (Gv 7,16)
[224] “Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: È nostro Dio!’, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola” (Gv 8,55).
[225] “Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite” (Gv 8,29). “Il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato”
[226] “Il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato” (Gv 8,16).
[227] “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,30).
[228]Lo Spirito di verità che procede dal Padre (Gv 15,26); che il mondo non può ricevere (Gv 14,17); che ci guiderà alla verità tutta intera (Gv 16,13).
[229] “Il Consolatore lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome” (Gv 14,26). “Quando verrà il Consolatore, egli mi renderà testimonianza” (Gv 15,26-27).
[230] “Su di lui si poserà lo Spirito del Signore, Spirito di sapienza e di intelligenza (Is 11,2); Egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto (Gv 14,26); e vi annunzierà le cose future (Gv 16,13).
[231] Il nostro Dio è fuoco divoratore (Eb 12,29; Ag 2,6). Vi battezzerò in Spirito Santo e Fuoco (Mt 3,11). Apparvero lingue come di fuoco (At 2,3).
[232]Il principe dei re della terra (Ap 1,5)
[233] Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: “Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!”. Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo (Gv. 6,14-15).
[234]Il Regno: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù” (Gv 18,36).
[235]Il tempo: Venutisi a trovare insieme gli domandarono: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?” Ma egli rispose: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni fino agli estremi confini della terra” (At 1,7-8).
[236]Ritorno del Re glorioso: “Vedrete il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo (Mt 26,64). “Ecco, viene sulle nubi e ognuno lo vedrà; anche quelli che lo trafissero e tutte le nazioni della terra si batteranno per lui il petto” (Ap 1,7). “Spianate la strada a chi cavalca le nubi: “Signore” è il suo nome, gioite davanti a lui. Padre degli orfani e difensore delle vedove è Dio nella sua santa dimora” (Sal 68,5-6).
[237]Per prendere possesso del suo Regno: “Alleluia. Ha preso possesso del suo regno il Signore, il nostro Dio, l’Onnipotente. Rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo a lui gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello; la sua sposa è pronta, le hanno dato una veste di lino puro splendente”. La veste di lino sono le opere giuste dei santi (Ap 19,6-8).
[238]Ap 19,11-21
[239]Ap 20,11-15
[240]Ap 21,1-27
[241]Lc 4,40-41; Mt 8,16-17; Mc 1,32-34
[242] La tempesta sedata (Mc 4,36-41); Gesù cammina sul mare (Gv 6,16-21)
[243] Condotto sul ciglio del monte per essere gettato giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò (Lc 4,28-30); I Giudei raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio (Gv 8,59).
[244] La figlia di Giairo (Mc 5,35-43); il figlio della vedova di Naim (Lc 7,11-17); Risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-44).
[245]Gv 7,46
[246] Infatti la parabola delle mine avvenne dopo la guarigione del cieco di Gerico (Lc 18,35-43) e la conversione di Zaccheo (Lc 19,1-10).
[247]Vi fu un grande terremoto (Mt 28,2); davvero il Signore è risorto (Lc 24,1-52); la tomba vuota (Gv 20,1-10); si mostrò ad essi dopo la sua passione (At 1,3); abbiamo mangiato con lui dopo la sua risurrezione (At 10,41); costituito Figlio di Dio… mediante la risurrezione (Rm 1,4).
[248]Il Signore Gesù fu assunto in cielo (Mc 16,19); fu portato verso il cielo (Lc 24,51); Io salgo al Padre mio e Padre vostro (Gv 20,17)
[249]“Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo” (Gv 10,17-18).
[250]Gesù Cristo il Primogenito dei morti (Ap 1,5)
[251] Mari è detta primogenita per elezione e per partecipazione.
[252] Lc 1,35
[253] “Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo. Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi creò” (Sir 24,3.9).
[254] “Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d’allora. Dall’eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata; ed ero la sua delizia ogni giorno” (Pr 8,22-31)
[255] Il creatore dell’universo mi diede un ordine, il mio creatore mi fece posare la tenda e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele (Sir (volgata 24,12; Bibbia di Gerusalemme 24,8) versione imprecisa. È più esatta la versione che stiamo curando.
[256] (Lc 24,5-6, e anche Matteo e Marco)
[257] (At 1,11).
[258] 2 Corinti 5, 21
[259] Filippesi 2,9-11
[260] Ebrei 9, 16-17.
[261]1, 8°: Colui che ha da venire.
Io sono l’Alfa e l’Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente! (Ap 1,8).
[262]v.17°nel Regno di Dio tutto è Bellezza, Purezza, Salute e Vita.
Rapito in estasi udii dietro di me una voce potente, come di tromba e voltandomi vidi uno simile a figlio di uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro. I capelli della testa erano candidi, simili a lana candida, come neve. Aveva gli occhi fiammeggianti come fuoco, i piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente purificato nel crogiuolo. La voce era simile al fragore di grandi acque. Dalla bocca gli usciva na spada affilata a doppio taglio e il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza. Egli, posando su di me la destra, mi disse: “Non temere! Io sono il Primo e l’ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi” (Ap.1,9-18).
[263] La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello (Ap 21,23)
[264] Nel cielo apparve poi un sego grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle Ap 12,1
[265] Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro (Mt 13,43
[266] Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi: il Pison, il Ghicon, il Tigri, l’Eufrate (Gen 2,10-14).
[267] Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello (Ap 22,1).
[268] In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni (Ap 22,2).
[269] E non vi sarà più maledizione. Il trono di Dio e dell’Agnello sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno; vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome sulla fronte (Ap 22,3-4).
[270] Non entrerà in essa nulla d’impuro, né chi commette abominio o falsità, ma solo quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello (Ap 21,27).
[271] Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli? Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, nelle parti più remote del settentrione. Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo. E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’abisso! (Is 14, 12-15).
[272] (Salmo 109, 4),
[273]Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine (Ap 22,13)
[274]Gv 6,26
[275] Mt 28, 19
[276]Gv 14, 26
[277]Lc 24, 49
[278]Ap 13,3
[279]Ap 13,7
[280](Genesi c.l. v.28-30; c.II v.16; c.III v. 9-11-13-16-17-18-19-21)
[281](Gv. c.14° v.9)
[282](Ap. c.13).
[283]Efeso: Così parla Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro: Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza, per cui non puoi sopportare i cattivi; li hai messi alla prova – quelli che si dicono apostoli e non lo sono- e li hai trovati bugiardi. Sei costante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima. Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima. Se non ti ravvedrai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto. Tuttavia hai questo di buono, che detesti le opere dei Nicolaìti, che anche io detesto. Al vincitore darò da mangiare dell’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio (Ap 2,17).
[284]Smirne: Così parla il Primo e l’Ultimo, che era morto ed è tornato alla vita: Conosco la tu tribolazione, la tu povertà – tuttavia sei ricco – la calunnia da parte di quelli che si proclamano Giudei e non lo sono, ma appartengono alla sinagoga di satana. Non temere ciò che stai per soffrire: ecco, il diavolo sta per gettare alcuni di voi in carcere, per mettervi alla prova e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita. Il vincitore non sarà colpito dalla seconda morte. (Ap 2,8-11).
[285]Pergamo: Così parla Colui che ha la spada affilata a due tagli: So che abiti dove satana ha il suo trono; tuttavia tu tieni saldo il mio nome e non hai rinnegato la mia fede neppure al tempo in cui Antipa, il mio fedele testimone, fu messo a morte nella vostra città, dimora di satana. Ma ho da rimproverarti alcune cose: hai presso di te seguaci della dottrina di Balaàm, il quale insegnava a Balak a provocare la caduta dei figli d’Israele, spingendoli a mangiare carni immolate agli idoli e ad abbandonarsi alla fornicazione. Così pure hai di quelli che seguono la dottrina dei Nicolaìti. Ravvediti dunque; altrimenti verrò presto da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca. Al vincitore darò la manna nascosta e una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi la riceve. (Ap 2,12-17)
[286]Tiàtira: Così parla il Figlio di Dio, Colui che ha gli occhi fiammeggianti come fuoco e i piedi simili a bronzo splendente: Conosco le tue opere, la carità, la fede, il servizio e la costanza e so che le tue ultime opere sono migliori delle prime. Ma ho da rimproverarti che lasci fare a Iezabèle, la donna che si spaccia per profetessa e insegna e seduce i miei servi inducendoli a darsi alla fornicazione e a mangiare carni immolate agli idoli. Io le ho dato tempo per ravvedersi, ma essa non si vuol ravvedere dalla sua dissolutezza. Ebbene, io getterò lei in un letto di dolore e coloro che commettono adulterio con lei in una grande tribolazione, se non si ravvedranno dalle opere che ha loro insegnato. Colpirò a morte i suoi figli e tutte le Chiese sapranno chi io sono Colui che scruta gli affetti e i pensieri degli uomini, e darò a ciascuno di voi secondo le proprie opere. A voi di Tiàtira invece che non seguite questa dottrina, che non avete conosciuto le profondità di satana – come le chiamano – non imporrò altri pesi; ma quello che possedete tenetelo saldo fino al mio ritorno. Al vincitore che persevera sino alla fine nelle mie opere, darò autorità sopra le nazioni; le pascolerà con bastone di ferro e le frantumerà come vasi di terra cotta, con la stessa autorità che a me fu data dal Padre mio e darò a lui la stella del mattino. (Ap 2,18-29).
[287](S. Giacomo il Minore c.I v.17)
[288](Sapienza c.I v.5)
[289] (Genesi 2 ,17)
[290]Lodicea: Così parla l’Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio: Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. Tu dici: “Sono ricco, mi son arricchito; non ho bisogno di nulla”, ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, vesti bianche per coprirti e nascondere la tua vergognosa tua nudità e collirio per ungerti gli occhi ricuperare la vista. Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo. Mostrati dunque zelante e ravvediti. Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, come io ho vinto e mi sono assiso presso il Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. (Ap 3,14-22)
[291]Mt 5,13-14
[292] (Gv 15, 12-13)
[293] (1 Gv 1, 6-7; 1 Gv 2,5)
[294] (1 Gv 4, 20)
[295] (Ezechiele 47,1-2)
[296](Matteo-Marco-Luca)
[297](Atti c.7° v.56)
[298](Atti c.8 v.3)
[299](Atti c.9° v.l-2)
[300](Matt. c.11 v.25, Luca c.10 v.21)
[301](Dt c. 16° v.19)
[302]Atti c. X)
[303](v. 34-35 del X degli Atti)
[304](Ai Galati c.II v.12°)
[305](S. Pietro I c.II v.2)
[306](Ai Romani c.7° v.23)
[307](Paolo II°ai Corinti c.12 v.7)
[308](1 Cor 12,22)
[309](1 Cor 12,24)
[310](Ezechiele c.8° v.1-17)
[311](Daniele c.9° v.26-27)
[312](Matteo c.24 v.15,21,29 e 30)
[313](Mt 24, 12)
[314](Geremia c.6° v.22, c.10 v.22, c.50° v.41)
[315]nel capo 24 di Matteo e Paolo nel c.II della II epistola ai Tessalonicesi.
[316](Luca c.I v.15)
[317](Sugli insegnamenti di carità del Battista vedere Luca c.III v.10-14).
[318]Sardi: Così parla Colui che possiede i sette spiriti di Dio e le sette stelle: Conosco le tue opere; ti si crede vivo e invece sei morto. Svegliati e rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire, perché se non sarai vigilante, verrò come un ladro senza che tu sappia in quale ora io verrò da te. Tuttavia a Sardi vi sono alcuni che non hanno macchiato le loro vesti; essi mi scorteranno in vesti bianche, perché ne sono degni. Il vincitore sarà dunque vestito di bianche vesti, non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma lo riconoscerò davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli. (Ap 3,1-6)
[319](Apoc. c.III v.3)
[320](Luca c.XII v.48)
[321](Marco c.IV v.24)
[322]Filadelfia: Così parla il Santo, il Verace, Colui che ha la chiave di Davide; quando egli apre nessuno chiude, e qundo chiude nessuno apre. Conosco le tue opere. Ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere. Per quanto tu abbia poca forza, pure hai osservato la mia parola e non hai rinnegato il mio nome. Ebbene, ti faccio dono di alcuni della sinagoga di satana – di quelli che si dicono Giudei, ma mentiscono perché non lo sono: – li farò venire perché si prostrino ai tuoi piedi e sappiano che io ti ho amato. Poiché hai osservato con costanza la mia parola, anch’io ti preserverò nell’ora della tentazione che sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra. Verrò presto. Tieni saldo quello che hai, perché nessuno ti tolga la corona. Il vincitore lo porrò come una colonna nel tempio del mio Dio e non ne uscirà mai più. Inciderò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, della nuova Gerusalemme che discende dal cielo, da presso il mio Dio, insieme con il mio nome nuovo. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese. (Ap. 3,7-13).
[323]Ap 3,9
[324] Dopo ciò ebbi una visione: una porta era aperta nel cielo. La voce che prima avevo udito parlarmi come una tromba diceva: Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito. Subito fui rapito in estasi. Ed ecco, c’era un trono nel cielo, e sul trono uno stava seduto. Colui che stava seduto era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile a smeraldo avvolgeva il trono. Attorno al trono, poi, c’erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro vegliardi avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo. Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni; sette lampade accese ardevano davanti al trono, simbolo dei sette spiriti di Dio. Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo (Ap 4,1-6).
[325] In mezzo al trono e intorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni d’occhi davanti e di dietro. Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l’aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l’aspetto d’uomo, il quarto vivente era simile a un’aquila mentre vola. I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene! (Ap 4,6-8).
[326] Nel giorno in cui la Dimora fu eretta, la nube coprì la Dimora, ossia la tenda della testimonianza; alla sera essa aveva sulla Dimora l’aspetto di un fuoco che durava fino alla mattina. Tutte le volte che la nube si alzava sopra la tenda, gli Israeliti si mettevano in cammino; dove la nuvola si fermava, in quel luogo gli Israeliti si accampavano. Gli Israeliti si mettevano in cammino per ordine del Signore e per ordine del Signore si accampavano (Numeri 9,15-23).
[327] Mi condusse poi alla porta esterna del santuario dalla parte di oriente; essa era chiusa. Mi disse: “Questa porta rimarrà chiusa: non verrà aperta, nessuno vi passerà, perché c’è passato il Signore, Dio d’Israele. Perciò resterà chiusa. Ma il principe, il principe siederà in essa per cibarsi davanti al Signore; entrerà dal vestibolo della porta e di lì uscirà” (Ez 44, 1-3)
[328] Cristo invece, venuto come sommo sacerdote di beni futuri, attraverso una Tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano di uomo, cioè non appartenente a questa creazione, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna (Eb 9,11).
[329] “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? (Lc 2, 49).
[330] “Che ho da fare con te, o donna?” (Gv 2,4).
[331] “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre”. (Mt 12, 48-49).
[332] Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38).
[333] “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc 22,42).
[334] “… Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1,45).
[335] “Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili” (Lc 1,52).
[336] “Ti benedico, (ti ringrazio Lc) Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste (hai nascosto Lc) queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25; Lc 10,21)
[337] I quattro essere viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi (Ap 4, 8)
[338] (Ap 4,6-9)
[339](Esodo cap.XX)
[340] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci (Mt 23, 13).
[341] “Questo dunque ascoltate, o popolo stolto e privo di senno, che ha occhi ma non vede, che ha orecchi ma non ode. Ma questo popolo ha un cuore indocile e ribelle; si voltano indietro e se ne vanno (Ger 5,21-23). Va’ e riferisci a questo popolo: “Ascoltate pure, ma senza comprendere, osservate pure, ma senza conoscere. Rendi insensibile il cuore di questo popolo, fallo duro d’orecchio e acceca i suoi occhi e non veda con gli occhi né oda con gli orecchi né comprenda con il cuore né si converta in modo da essere guarito”. (Is 6, 10).
