GESÙ DI NAZARETH
LA PAROLA CHE DA’ LA VITA ETERNA.
Catechismo di Gesù Messia. Teologia del Regno dei Cieli. Rivelazioni dei misteri sigillati. L’Apocalisse completa.
Libro 7
CAP. 518 – 591
18 agosto 1945 – 18 febbraio 1947
SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI
A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde S.O.S
Servo dell’Ordine dei Salvatori
La colpa di essere nato bastardo.
Il vecchio fariseismo risorto.
I così detti: “I frutti del mondo?”
La responsabilità di una vera madre.
Il coraggio di consumare la passione.
Il Direttore di Suor Gagriella di M.I.
L’opera: ” di S. Veronica Giuliani “.
S. Veronica patrona dell’opera di Suor Gabriella.
Medaglie benedette da Gesù per Suor Gabriella.
Conversione e morte dello Zio Aristide.
Innamorata con coscienza di Gesù.
Profumo di fiori e di incensi finissimi.
519. Ritorno dello spirito immondo.
Con altri sette spiriti peggiori del primo.
Le anime si ricordano perché vengono dalla Luce.
Presenza dei santi nell’ora della morte.
l’insinuazione tormentosa di Satana.
l’insinuazione tormentosa di Satana.
523. Confortata dalla presenza dei santi.
Per chi soffre tanto il Portavoce?
524.“Calpesterete serpenti e scorpioni”.
società idolatra e indemoniata
L’Archeologia serve per i superbi.
525. Il calice delle anime generose e predilette
Il calice dell’ubbidienza: Per Emma F.
526. Importanza del ritiro spirituale.
Isolarsi per lavorarsi: Per E. F.
Separati dalle voci del mondo per ascoltare Dio.
Inutile chiamare soccorso se poi non si ascolta la voce!
Fa il silenzio su te, intorno a te, in te.
Mite apparizione di Sta. Martina.
La gloriosa via delle tribolazioni.
Autorizzata a disporre delle cose udite e vedute.
Pregare per i ministri di Gesù.
I. Perché la differenza di carisma tra Valtorta e Dora?
II. Come mai spesseggiano tanto questi casi?
III. La Dora resterà nello stato attuale?
IV. La Dora resterà nello stato attuale?
V. Perché il distacco tra carismatici veri.
VI. Devi conservare il biglietto avuto per dettato angelico?
VII. È bene che Dora conosca la Valtorta e il suo lavoro?
VIII. Perché desiderasti vederla, poi non lo hai desiderato più?
IX. Perché il demonio la sevizia così?
531. Gli Arcangeli Gabriele, Michele, Raffaele.
Fulgidi azzurri delle praterie paradisiache.
Ritratto dell’Arcangelo Gabriele.
Ritratto dell’Arcangelo Michele.
Ritratto dell’Arcangelo Raffaele.
“La gioia sia sempre con te “.
A Madre Teresa Maria di S. Giuseppe.
A Suor Teresa Cherubina del Volto Santo.
Per Madre Teresa Maria di S. Giuseppe.
533. Direzione spirituale due.
Consigli al Direttore spirituale.
Lucifero: portatore della luce.
Il grido di rovina del superbo.
Il nome di Satan viene direttamente da Dio
535. Le proliferazioni della pianta di Giuda.
Stratagemma dei falsi credenti.
I menzogneri credenti nel soprannaturale.
Il veleno del compiacimento di sé stessi.
Guai agli eletti che divengono “avversari”.
La collera di Dio è terribile!!!
537. Santificare il giorno con una pagina di Vangelo.
Consiglio per stampare il Vangelo
La benedizione di Dio Uno e Trino.
Leggere il Vangelo del Regno è santificazione.
538. Nel chiostro di Suor Teresa.
Un bacio riscalda i piedi del Bambino Gesù.
Apparizione e messaggio di S Pietro.
Stanco di sorreggere il mondo da solo.
Le anime vittime sorreggono il mondo insieme a Gesù.
La “Mamma” col suo Bambino in braccio.
539. Parabola del fiore nato in terreno inadatto.
La pianta di fiori nata e trapiantata.
Il Maestro e Direttore straordinario delle Novizie.
540. L’amore compendio di ogni virtù .
L’amore in rapporto alla perfezione.
I perfetti operatori della divina Volontà.
541. Satana lavora sul terreno di capriccio e orgoglio.
542. Ogni istrumento di Dio ha dei testimoni.
I testimoni presi fra gli uomini.
È concesso interrogare il Portavoce.
543. Discernimento del caso Dora.
Prove del suo un carisma ambiguo.
Momenti d’incertezza sul discernimento.
Avvertimento al direttore spirituale.
Un fatto di cronaca riguardante l’occultismo.
Lo spiritismo disturba le anime e da occasione a Satana.
545. Azaria, l’angelo custode del Portavoce.
Desiderio di conoscere il nome dell’angelo custode.
Nome dell’angelo custode del Portavoce.
Ogni angelo custode è un Azaria: un aiuto del Signore.
546. Lezione angelica sulla natura di Gesù.
Come sarà la figura morale di Gesù?
Gesù è il Compendio dell’amore dei Tre.
L’angelo di fronte all’uomo in Grazia.
Negli angeli vi è libertà di volere.
Perché Dio non impedì il peccato di Lucifero?
Come nasce il Male e come va vinto.
547. Consiglio per il discernimento.
Prudenza vuole che tutto vada messo in ordine.
Fate come se ogni ora fosse l’ultima.
Abbiamo a che fare con un mondo ottuso e cattivo.
Le scene evangeliche sono lezioni per la vita giornaliera.
Consiglio al Dattilografo dell’Opera.
Un segno esattissimo nel soggetto stesso.
Nei falsi strumenti, manca l’instancabile metamorfosi
Dio si ritira dai volonterosi del Male.
Non chiamare tremendo ciò che viene da Dio.
Le anime vittime si uniformano alla Vittima in tutto.
549. La libertà dell’anima sposa.
Apparizione di S. Teresina del Bambino Gesù.
La ” piccoletta ” che osò tanto.
La strada dei putei d’amor. (messaggio)
Pontefice dei putei e dell’Eucarestia.
Visione di un giovane Servo di Maria.
Crociata di anime vittime per salvare il mondo.
Fallita crociata di anime vittime.
Corsa del mondo al precipizio.
Atto di offerta di Vittima alla Giustizia e all’Amore.
Le mie due Coroncine alle 5 Piaghe.
Altra coroncina per ottenere rassegnazione.
Alle ragazze di Narni e a Emma e Pia.
553. Dio amato fino alla follia.
Il nulla che si perde nel Tutto.
La piccola che non ha mai negato niente a Dio.
Il nulla che ha dato tutto a Dio.
La creatura che si annulla nel suo Dio.
“Le anime vittime non si perdono mai”.
554. Attestato a favore del Portavoce.
Consiglio dell’angelo del Portavoce..
Utilità delle testimonianze mediche.
555. Alta e previdente giustizia.
I veri e i falsi cercatori di Dio.
Coscienza e conoscenza del tempo.
556. Biblico viaggio dell’arcangelo con Tobia.
Apparizione dell’arcangelo Raffaele.
In viaggio col arcangelo Raffaele.
Le parti medicinali del pasce.
Utilità dell’interiora del pesce.
Il resto della storia di Tobia.
La tentazione è prova, non dannazione.
Consiglio dall’angelo Azaria per Dora
La disubbidienza al Vescovo causa sommo disgusto al Signore..
557. Lo stile di Gesù nel guidare anime.
Ogni anima che manca è crocifissione di Gesù.
La condotta strana dei colpevoli.
Consigli dati per mistici dubbiosi.
La buona volontà di amare il Signore.
558. Aglae l’antico fango divenuto luce .
Presenza dell’arcangelo Raffaele.
Invito dell’arcangelo Raffaele.
Messaggio di Aglae peccatrice convertita.
559. Dio non accontenta le concupiscenze spirituali.
Sulle concupiscenze spirituali.
Sacerdote di una carismatica idolo.
La sorte del popolo di Dio e quella delle nazioni.
560. La Rivelazione a Maria Valtorta destinata a una genìa di ribelli.
Sordità nella Chiesa alle parole di Dio.
Dono di Dio non accolto dal clero farisaico..
Lo spirito della Buona Novella del Regno.
La rivelazione offerta a una genìa di ribelli.
“Le anime vittime non si perdono mai”
561. Compleanno del Portavoce.
Visita di S. Teresina con la sua rosa.
Visita del Bambino Gesù di Lisieux
Giorno di primavera placido a festoso
Le sue intensioni di preghiere.
562. Condanna capace di portare in fin di vita.
L’Opera di Gesù condannata dalla Chiesa.
Nessuna condanna intacca la volontà di Dio..
In Nomine Domini, ‘La pace sia con tè.
Ordine sull’anonimato del Portavoce.
Verità mutilata sul trasferimento del Direttore.
Partenza di Giovanni di Endor e di Sintica.
Intenta a costruirsi la croce.
Quante cose non fanno vedere i Protettori celesti!
Gesù al Direttore del Portavoce.
Il Portavoce al suo Direttore.
Figli della Mamma sempre Addolorata
Sottomettere sempre il proprio giudizio a quello di Dio.
565. Chi vuole il Bene lasci il male.
Insegnamento celato nel personaggio di Giuda.
Chi ama il pericolo, nel pericolo perisce.
“Dio è buono, ma non si lascia calpestare”.
Dio non entra in chi è pieno del proprio io.
L’angelo dei servi del Signore.
Condanna ben più tremenda del segreto di Fatima.
I tre motivi del silenzio di Dio
L’ubbidienza di chi è strumento di Dio..
567 La fiducia di chi serve il Signore.
Monito a chi diffida del Signore.
Maria Sma. e i suoi giovani sacerdoti.
Cambio Miracoloso della natura del Portavoce.
568. Gesù è là dove uno soffre la sua passione.
Gesù sveglia il suo Portavoce.
La vittima consumata per il suo Dio e per le anime.
Pena che produce la disubbidienza.
569. Anime eucaristiche e misericordiosi.
I due spiriti eucaristici i più perfetti.
Sopportare le persone moleste.
570. Gesù è la Misericordia, l’amore, il perdono.
I tre Venerdì Santi memorabili.
Imitare Gesù per essere come Gesù.
Imitare Gesù nell’incomprensione altrui.
Nello Spirito siamo, ci moviamo ed esistiamo.
Mistero letificante del dolore.
572. Consiglio di Maria Ss. di Fatima.
Le figlie ereditano dalla mamma il cuore
I figli di Maria si amano in Maria e in Gesù.
Cuori che meritano la visita di Maria.
Apparizione della Madonna e i tre pastorelli.
573. Apparizione dell’anima della mamma del portavoce.
L’anima ricorda le cose lasciate sulla terra.
Importanza del suffragio per l’anima.
Si espia ciò che si fa soffrire al prossimo.
574. Apparizione della Madre Consolatrice.
L’arte di saper chiedere a Maria.
Guai ai turbatori degli strumenti di Dio.
Il Portavoce affidata alla tutela dei Servi di Maria.
Contravvenzione dei Servi di Maria.
Il momento di Dio viene e passa.
L’amorosa e segreta adorazione è sufficiente.
Il rispetto degli angeli per Maria.
Per rispondere alla lettera da P. Migliorini
Il Portavoce attende la volontà di Dio.
575. Lo Spirito Santo e il Cuore di Gesù.
Il generatore dell’Umanità Ss. del Verbo.
Il mistero del Cuore di Gesù Cristo.
576. Affidamento dell’Opera all’Ordine dei Servi di Maria.
Pensiero per ogni anima vittima.
Dono e missione datti all’Ordine dei Servi di Maria.
Il libro che è distruzione e il Libro che santifica.
Cosa vuol dire conoscere veramente Gesù.
Maria Precursora e Apostola in eterno.
L’evangelizzazione delle nazioni inizia dall’Italia.
Richieste del Portavoce all’Ordine.
Ecco il rudere che fa da Portavoce.
La rivelazione e la delucidazione dei misteri..
I collaboratori del Portavoce.
577. Conseguenze del rifiuto dell’Ordine.
Le dolcezze delle divine consolazioni.
Guai a quelli per cui la Parola non parla più
Gesù è tutto per il suo Portavoce.
Il canto del Paradiso e l’Eucarestia.
578. Un Ordine che si crede vivo invece è morto.
L’Ordine nega la comunione al Portavoce.
Gesù riprova il provvedimento dell’Ordine.
Castigo meritato per il peccato di anticarità.
Lettere in contrasto tra loro.
579. Un’Ora di preparazione alla morte.
I.”Padre mio, se è possibile passi da me questo calice”.
V.”Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.
580. Apparizione e messaggio di S. Teresina.
Riflettendo sui doni straordinarie.
Una via divenuta doppiamente eroica.
Il Cielo traluce da tutta lei.
581. Guai a quelli per cui la Parola non parla più!
Insinuazioni mordenti come un veleno.
Per castigo a quelli che non riconoscono Gesù in questa rivelazione.
Conta soltanto fare contento Iddio.
Ciò che veramente conta è amare.
582. Apparizione e messaggio di Raffaele Arcangelo
Sulle rive del grande fiume della Grazia..
Benefici delle virtù teologali.
583. I Martiri e le loro conquiste.
L’ambiente in un luogo romano.
Un rumore strano fatto di voci umane.
La testimonianza che nell’uomo si cela la belva.
Sostegno reciproco dei martiri.
Santa Cristina e santa Clementina.
Troppi cristiani per troppo poche belve.
Non ci sono nemici per i cristiani.
L’Amore è Dio, e chi ama è simile a Dio.
Decimo chiede in grazia il rogo.
Esperienza carismatica delle due realtà.
La realtà spirituale è diversa dalla realtà materiale.
584.Gesù difende e consola il suo Portavoce.
Dal cuore escono i pensieri degli uomini.
Anime consacrate alle Tenebre..
Il nome nuovo accordato ai vincitori.
Dio vuole essere amato senza misura.
Dopo il Calvario viene la Risurrezione.
Le vie semplici sono le più sicure.
La troppa scienza gonfia, l’amore edifica.
La mangiatoia e la croce insegnano semplicità.
La verginità non è ostacolo al generare l’Immanuel.
Sette pratiche per generare l’Immanuel.
586. Dal volto di scimmia al volto di Satana.
Sul ritrovato di scheletri di uomo‑scimmia.
La chiave sta nel capitolo 6° della Genesi.
I figli di Set e i figli di Caino.
I figli di Dio e i figli dell’animale detto uomo.
L’uomo nel possesso di Satana diventa un animale.
L’uomo animale fa il connubio con le bestie.
Il diluvio universale spense la libidine degli uomini
Dal volto di animale al volto di Satana.
Il mondo attuale è un pre-inferno.
Lezioni segrete che non abbiamo meritato.
587. Nozze di Cana: Il banchetto eucaristico.
l’Eucarestia è il Sacramento dei Sacramenti.
Il cibo spirituale dei 4 Vangeli.
La Parola compresa è vita, scintilla, sorgente.
L’Eucarestia, Stella del mattino del tempo nuovo.
“Tre giorni dopo c’era un banchetto”.
Il Convito perpetuo dello Sposo.
La transustanziazione degli uomini in figli di Dio.
588. Catechismo sulla natura dell’uomo.
I dottori di oggi sembrano fanciulli ostinati.
I doni e la Grazia che divinizza l’uomo.
Doni naturali, preternaturali, soprannaturali.
La Grazia dà lanatura divina allo spirito.
Oltre la divinità dà la bellezza compiuta all’anima
La Grazia secondo il Maestro dei maestri.
“Oh! dolci colloqui di creature deificate con Dio”.
Il peccato originale e il promesso Redentore.
Conseguenze del peccato originale.
Sul problema della generazione delle anime.
L’uomo carnale non capisce le cose spirituali.
Sulla generazione continua delle anime da Dio.
I due attimi in cui le anime conoscono Dio.
Le anime sono generate per la perfezione.
Le anime rigenerate alla Grazia.
L’Opera rivelata da Gesù a Maria Valtorta è di natura divina.
L’Autore ha usato il vocabolo “generazione”.
L’anima, sostanza spirituale intelligente.
L’anima, fiamma figlia del Fuoco.
L’anima sangue spirituale di Dio.
Sull’intelligenza di Lucifero.
L’anima ha conosciuto Dio e ricorda Dio.
Dio senza sosta genera anime, giudica anime.
Il ricordo di Dio diventa ricerca di Dio.
Il ricordo tramite la Grazia diventa conoscenza.
Anche ai privi di Grazia fu concessa la visione.
In ginocchio davanti a Dio che vi parla.
Amate e benedite Dio che si rivela a un nulla.
589. Sdegno di Gesù contro gli esaminatori.
Circa i tre mesi presso la cugina Elisabetta.
Circa la lezione sapienziale sul peccato originale.
Circa la discesa di Gesù all’Inferno
590. Ragione profonda del dono dell’Opera .
Alle dottrine umane opporre “La Parola che dà la vita eterna”.
Al dragone rosso opporre” La Buona Novella ai piccoli del Gregge di Gesù”.
Risposta alle obbiezioni sulle tentazioni di Gesù.
Non confondere il tentativo col risultato.
Requisiti per saper leggere con esattezza.
Quale il ruolo della buona volontà?.
La carne in contrasto allo spirito.
Occorre rivestirsi dell’armatura di Dio.
Tentazione respinta, merito acquistato.
Gesù non ho mai consentito al peccato.
La vita dell’uomo è sempre espiazione.
Al vincitore nessun agente può turbare.
Non la tentazione ma il consenso è peccato.
Gesù non ho mai consentito al peccato.
518. Le figlie di Dio[1].
Dio è Padre di tutti.
1“Per S. Gabriella di Maria Immacolata1.
2Non sono propenso a concedere particolari direzioni, non per durezza di cuore ma per pietà verso il portavoce e per pietà anche verso le anime. Bisogna fortificarsi da sé perché sia vera fortezza. Ma ora necessita una parola e la do.
3Hai detto la prima parola della Croce per te, incompresa e presa con leggerezza, e per Me, offeso nei miei orfani ai quali non viene fatta offesa senza che da Me sia medicata.
4Già nei tempi dell’antica Legge era detto: “Abbiate pietà della vedova e dell’orfano”2. Io ho detto: “Sarò Io il padre di coloro che padre non hanno e che il mondo disprezza”.
5Il mio esercito e la mia corte sono stati composti di umili e di infelici. In essa erano peccatori, schiavi, contadini, orfani, e fra essi non erano assenti i martiri degli altrui peccati: i bastardi. Non sono mai mancati, e non sono stati inferiori agli altri nell’affermare il Regno di Cristo fra i popoli.
La colpa di essere nato bastardo.
6Chi è che giudica che il Cielo o il Sacerdozio o il Chiostro è prerogativa dei beneficati di una famiglia regolare? Occorre qui fede di nascita e documenti vari per avere accesso alla gioia del Cielo? Qui occorre santità per entrare. Nulla più che questa. Perché le fedi di nascita si fermano a ciò che perisce, non all’anima. L’anima non nasce quando voi nascete sulla terra. Il suo natale si ha nel giorno in cui viene a Dio per avere la sua eterna pace. 8Questo dovrebbero avere presente coloro che sono chiamati a giudicare delle circostanze più delicate. Che direste di Dio se Egli negasse il Cielo ad uno che è nato bastardo? Che questa è una ingiustizia. E allora perché negate la via, che per esse è del Cielo, a queste creature che aspirano a Me e che Io aspiro a Me? Il fanciullo non ha chiesto di nascere. Il delitto non è suo. Sua è la croce. Non si deve fare ricadere sui figli i peccati dei genitori. Io ho detto: “Non giudicate“. Non giudicate perché voi non sapete le circostanze per le quali uno commise una colpa. A Me spetta il giudizio. A Me solo. E allora perché voi giudicate due volte in questo caso: una per il figlio e una per i genitori?
Il vecchio fariseismo risorto.
7In verità il vecchio Israele, con i suoi fariseismi senza carità, è risorto più forte di prima, aizzato dal razionalismo che intontisce al soprannaturale e dal novello giansenismo che raggela e mette ostacoli alle anime. Questo non è procedere verso le luci dell’ultimo tempo, ma retrocedere non solo ai tempi precristiani ma bensì ai metodi inumani e tenebrosi dei popoli pagani. Perché ora si preclude la strada mia, quella per la quale Io ho chiamato, erigendosi contro la mia volontà.
Fiore nato da due fanghi.
8Voi predicate che non è lecito opporsi alla vocazione di un figlio. Questo dite ai genitori, anche se essi in quel figlio hanno ogni conforto e aiuto, perché dite che Dio è più di un genitore. È giusto. L’ho detto Io pure. Ma allora perché contendete a Me queste creature? Ma se illuminati foste e uniti allo Spirito Santo, dovreste vedere in questa chiamata tutta la mia misericordia. Dovreste vedere tutta la mia potenza se da due fanghi, che si sono congiunti per procreare in peccato, nasce un fiore che Io reclamo per il mio altare. Dovreste, in queste vocazioni tenaci che voi spregiate, vedere e sentire il segno della paternità di Dio che esige i suoi diritti e che apre le sue braccia a chiamare spose dell’Unigenito queste che il mondo profanerebbe e che voi allontanate.
I così detti: “I frutti del mondo?”
9Povere anime! Le giudicate indegne voi di accostarsi all’oggetto altare se Io non le giudico indegne di accostarsi a Me? Questo vorrei dire a coloro che offendono Me attraverso gli innocenti che piangono e chiedono pietà senza trovarla, attraverso questi che superficialmente voi respingete verso le onde torbide del mondo, chiamandoli “i frutti del mondo” mentre, se aveste carità, giustizia e prudenza, proprio perché sono i frutti del mondo dovreste raccoglierli per metterli nei granai di Dio, al riparo da richiami e da eredità che potrebbero distruggere ciò che la buona volontà ha creato. Questo vorrei dire, e anche fare riflettere che insieme alla tentazione del mondo, a questi fiori che nella parte inferiore hanno gli appetiti comuni ad ogni nato di donna, aggravati talora da atavismi che solo la Grazia e la convinzione dell’amore di Dio trattengono, voi date la desolazione del dubitare di Dio e della sua bontà.
Intervento del Signore.
10Ma sarebbe inutile che Io dicessi a coloro che negano tutto ciò che non è loro stessi. Perciò parlo a te, Gabriella di Maria Immacolata.
11Tu hai piegato la tua umanità nell’umiltà del chiedere, dello spiegare, del vederti non voluta capire. Tu hai piegato all’ubbidienza verso gli uomini. E la sofferenza è stata molto grande. Ora ascolta Me. Io sono da più degli uomini e la mia sapienza, la mia giustizia sono perfette.
12I superiori sono per formare alle virtù. Ma Io sono per coronarle. E intervengo perché ormai è tempo onde non fare della tua energia una cosa non solo inutile ma nociva, perché compressa in una circoscrittissima missione in cui saresti una nullità appena capace di salvare te stessa e sempre in procinto di non salvarti, perché la imprudente destinazione e l’amara esperienza di questi giorni creerebbero un intimo ma attivo stato di diffidenza e di giudizio verso i superiori ciechi e superficiali.
Le figlie di Dio.
13Non ti è lecito contribuire coi superbi della nuova Israele alla rovina dei cuori. Ma raccogliere questi cuori perché non si perdano vuol dire uscire dal luogo in cui sei entrata, strapparti ad esso con lacerazione di fibre, andare sola incontro al futuro, subire critiche acerbe e accuse di disamore, di superbia, di volubilità, dai superiori, dalle compagne e dal mondo. Su uno che ti capirà mille ti derideranno. Pensaci. Vuol dire conoscere la tremenda solitudine di chi lotta da solo contro consuetudini, preconcetti e puntigli. Rimproveri, derisioni, ore di dubbio, delusioni, ristrettezze, angosce, tutto questo ti aspetta se tu raccogli i cuori che Io ho chiamato e ai quali Io voglio dare una paternità, un nome, una casa, uno sposo e dei figli. La paternità: quella di Dio; un nome: figlie di Dio; una casa: la mia; uno sposo: Io; dei figli: quelli per cui essi pregheranno e lavoreranno. Questo perché voglio che sappiano che Dio è buono, perché mai possano pensare che Dio è uguale a coloro che le condannano come cose profanate, senza giustizia e senza carità.
La responsabilità di una vera madre.
14Raccoglierli vuole dire sofferenza di ogni momento, vuole dire consumarsi più presto e con accresciute sofferenze, vuole dire dovere cedere il dolce ministero quando ad esso avrai posto ogni affetto, vuole dire conoscere la responsabilità di una vera madre che non ha dietro a sé una Casa Madre, dei Superiori, nulla, ma che è proprio come una mamma priva di aiuto, rimasta sola in mezzo alla covata dei figli da portare a età virile… Ed è tremenda l’angoscia di una madre che muore lasciando orfanelli non ancora adulti. È un’agonia morale, e nel tuo caso anche spirituale, innestata nella agonia fisica. Quanto hai provato fino ad ora è un nulla rispetto a ciò che potresti provare e che proverai se dirai la seconda parola di quelle che ti ho indicate, ossia: “Tutto è compiuto!”.
Il coraggio di consumare la passione.
15Nella mia Passione Io ho detto all’Iscariota, rappresentante perpetuo di tutti coloro che hanno la missione di dare dolore ai loro simili: “Quello che hai ancora da fare fallo presto“. Sul Calvario ho ammesso che tutto era compiuto, e non solo dalla parte mia. Anche gli uomini avevano tutto compiuto di ciò che era da fare per creare quell’ora. Anche adesso gli uomini hanno tutto fatto di quanto era da fare per darti la tua passione. Ora a te il consumarla fino a poter dire: “Tutto è compiuto per tenere salvi a Dio questi cuori”. Hai il coraggio di dirlo? Hai il coraggio di farlo? Guarda che fin qui hai bevuto il calice, ma ora ti attende la spugna col fiele e l’aceto sulle ferite sanguinanti, nella caligine, nell’abbandono. Hai forza di aggrapparti solo al Cielo, anche se il Cielo sembrerà lontano? Conoscerai la passione in tutta la sua complessa asprezza se ti voti a questa missione.
16Io non sono uno che inganna. Io espongo il quadro in tutte le sue tinte perché uno non abbia a dire: “Io non sapevo” e mancare perché non sapeva. Io ti do questo aiuto di una netta esposizione del futuro così come ho, nonostante i tempi, suscitato aiuti finanziari per l’opera concepita. E ti ho dato il mio viatico per sorreggerti, per consolarti, per calmarti, per temperare la tua tenacia con la mia mitezza.
Il Direttore di Suor Gagriella di M.I.
17Gabriella di Maria Immacolata, tutti ti potranno ingannare. Non Io. Da mesi ti formo a quest’ora. Rileggi i miei messaggi dati contro la volontà di tutti, facendo forza anche a Me stesso, e solo perché tu sei tu, in particolari contingenze interessanti la donna e la monaca, la malata piena di vita e l’anima che ancora non ha trovato l’equilibrio stabile che è l’abbandono totale e ingenuo in Me.
18Nel I° scritto è detto: “Dovunque vada la sposa di Cristo, l’anello della carità va seco lei“.
19Nel II°: “Vi sono due parole tanto sublimi che Io, il Verbo, le ho dette nei momenti più solenni della mia vita: ‘Ecco. Si faccia’. Ma non furono mai dette senza pianto”.
20Nel III°: “Pensa sempre: ‘Che dirà Gesù di questo che faccio?’, e se senti che Gesù è contento va’ avanti senza timore”.
21Nel IV° mia Madre ha detto: “Va’ da Gesù con la rosa d’oro della tua carità“.
22Nel V° ti ho già benedetta per quest’ora, dicendo: “Pace e benedizione a chi con loro convive nell’amore per Me. Il Sangue e la Parola creino in voi forze sempre nuove”.
23Nel 6°, che non ti fu dato perché troppo severo, e non era l’ora che te lo gustassi, è detto: “Estragga ognuno con la sua fatica i diamanti preziosi della Sapienza“.
24Nel 7°: “Fa’ che il cuore sempre più si dilati per la sua completa apertura a Me“.
25Nell’8° ti dicevo: “Vai con la mia pace“. Non lo avrei detto se non avessi approvato il tuo andare.
26Nel 9° ti ho ripetuto il mio viatico di pace e indicato le parole della Croce.
27Non mi sono mai smentito come Amico e Maestro, e ora parlo in veste di Re. L’ultima volta avevo anche detto a Maria la grande parola: “Donna, ecco i tuoi figli“. Ma poi ho detto a Maria: “Ancora vi è del pianto da versare prima di dirle quella parola. Per lei sarà l’ultima. Attendi a scriverla”.
28Ora Io ti consiglio di isolarti con la tua anima e con Me. Isolarti, ascoltarti, contemplarti, misurarti. E contemplare anche gli altri e i giorni futuri. Nel silenzio le idee si allineano e divengono chiare come un disegno. E se da esse tu trai la parola: “Vai“, allora non tergiversare più oltre.
29Raccomanda il tuo spirito al Padre e muori come Gabriella per risorgere come Madre degli orfani più infelici. Allora ti dirò: “Madre, ecco i tuoi figli: quelli del dolore”. Se madre vuoi essere, sappi stare ritta ai piedi della Croce, sulla cima del Calvario, fra gli scherni e le curiosità irrispettose, per ricevere la più infelice delle umanità.
L’opera: ” di S. Veronica Giuliani “.
30E chiama l’opera: “di S. Veronica Giuliani“. Tanto per non recidere ogni filo con l’Ordine che ricorda il mio Francesco, che non ha mai respinto nessuna miseria perché aveva compreso Gesù. E anche per ricordare quella che meritò sul Calvario il mio Volto sul lino. Io vi darò il mio Volto impresso nel cuore, acciò siate amanti, consolatrici ed espiatrici, come la prima e la seconda Veronica.
31Va’ in pace, e siano con te la carità di Dio, la grazia di Gesù, la luce dello Spirito Santo.”
S. Veronica patrona dell’opera di Suor Gabriella[2].
32Ma io non vado con loro[3]. Dopo avere compiuto la carità di scrivere a Suor Gabriella, seguo Gesù che dalle pendici del Carmelo mi si è voltato per dirmi le parole seguenti per Suor Gabriella:
33“Sono sempre Quello che amava i pargoli. E queste creature sono come dei pargoli per Me. E a Gesù amante dei bambini vorrei si avesse molto amore nella nuova Casa, pur conservando il grande amore francescano a Gesù neonato e a Gesù appassionato. Per questo ho detto delle Veroniche e ve le ho date a patrone.”
Medaglie benedette da Gesù per Suor Gabriella[4].
34Questa mattina, dopo la S. Comunione, avevo un grande desiderio di dare qualcosa di santo a Suor Gabriella. E non avevo proprio nulla. Mi si presenta Gesù ritto su un praticello, sotto un’ombra di ulivi, col suo abito bianco, e sorride dicendomi: “Manda subito a prendere cinque medaglie. Io le benedirò e tu le manderai a Suor Gabriella per lei e le sue figlie”. “Ma sono tre le ragazze!”. “Cinque, ho detto, e tutte uguali”. “Non due di più per P. Migliorini e Marta?”. “Sì, e fa’ presto ché si deve lavorare”.
35Mando Marta di corsa a prendere le medaglie. Intanto mi godo la presenza, per me sola, di Gesù che continua a guardarmi e a sorridere. Torna Marta. Io mi metto le medaglie sulle mani e le offro, e Gesù disserra le braccia che aveva conserte, alza la destra e benedice. Mi sorride, benedice anche me… e io mi sento presa da una gioia, da un batticuore, da una smania soave che, se potessi muovermi, sfogherei col cantare, col camminare… Invece sto giù… e poi mi metto a descrivere ciò che vedo… Ma la gioia di Gesù tanto condiscendente e benedicente mi perdura per tutto il giorno, anche fra gli spasimi di un mal di capo che mi acceca e mi leva di senno.
Conversione e morte dello Zio Aristide[5].
“Il frate” che odiò Dio.
36Sento il bisogno di segnare qui1 una bontà del Signore. Ed è la morte cristiana del mio unico zio[6], che una serie di grandissime sventure di ogni genere, oltre ad un’infermità avvilente e dolorosissima, durata quarant’anni precisi e in forma sempre più grave, avevano reso molto inquieto verso il buon Dio.
37Da giovane molto pio e osservante, tanto che per scherzo in famiglia lo chiamavano “il frate”, poi divenuto così contrario, così inquieto, ribelle, al punto da rasentare, e forse raggiungere, l’odio. Ed io ne soffrivo tanto. Quando scriveva alla mamma mia, che era sua sorella, la lettera era una sequela di improperi, di scherni a Dio, di maledizioni alla vita, a quelle due sciagurate della moglie, causa prima delle sue sventure, e della figlia, che lo aveva abbandonato dopo averlo levato da casa nostra per essere libera nelle sue… imprese; maledizioni al prossimo, maledizioni a medici e infermieri, e così via. E a me veniva un disgusto tale da essere persino fisico. Eppure, quando pensavo a lui, sentivo tanta pietà e tanto affetto appunto perché era così infelice, infelice al punto da rifiutare l’unica ricchezza e sollievo che resta agli infelici: Dio. E poi gli volevo bene perché era stato causa per me di grande sofferenza e di grande grazia.
Il maestro di lingue.
38La sua venuta, ormai infermo, da noi a Voghera, era stata segnata da grandi lacrime per me. Lui mi voleva bene. Ma era inquieto e nervoso, e non compativa nulla di diverso al suo modo di pensare. Padrone della lingua francese, dell’inglese, della tedesca, in modo perfetto, in me, fanciulla di 10 anni, e già molto avanti nel francese e farfugliante il tedesco, pretendeva la perfezione nel francese e dei progressi da miracolo nel tedesco che, fra parentesi, io odiavo. E avrebbe voluto che lì per lì divenissi padrona dell’inglese che mi voleva insegnare. Lo capisco. Le sue giornate di paralizzato erano ben lunghe e lui all’ozio non ci si adattava. Voleva empire le ore col farmi da maestro di lingue. Ma io avevo già i miei studi… e se si pensa che a 16 anni avevo finito gli studi classici, si può capire se avevo da studiare… Ma non capiva nulla. Originale come sua sorella, quello che voleva voleva. E chi diceva contrario di lui era sottoposto alle sue bizze, rimproveri, accuse, ecc. ecc. Eppure mi voleva bene. Mi chiamava sempre: “Pretty, Pobly, Darling, Mary” e con le braccia e mani, libere dalla paralisi che gli aveva inchiodato gli arti inferiori, mi faceva bei quadretti oppure preparava dolcini, che io mangiavo con le lacrime per zucchero, perché non c’era giorno che egli, aizzando, con i suoi lamenti e accuse di svogliatezza, infingardia e caparbietà mia, mia madre, non mi facesse punire da lei, la cui severità è tuttora leggendaria…
La nipote messa in collegio.
39E, dolore nel dolore, la sua venuta mi costò la separazione da casa, da papà… Mio zio, in realtà, non aveva che una paralisi data da frattura delle ultime vertebre, frattura riportata in Inghilterra. Ma i medici, che vedono e capiscono ciò che riescono – molto poco – lo avevano giudicato malato di polmoni oltre che di spina. È morto a 84 anni di artrite deformante… e non ha mai avuto mali polmonari in questi 40 anni… Ma insomma per i dotti medici doveva essere malato di polmoni, e perciò pericolosa la sua vicinanza a me, fanciulla. Dio mi perdoni! Ma dato che i medici che così giudicavano erano intimi di mamma fin da quando ella era bambina, e dato che il suo sogno era di ficcarmi in collegio per “mortificare il mio carattere” diceva lei – cosa che papà combatteva accanitamente, unica cosa in cui tenesse testa a sua moglie – io penso che mamma con la complicità dei medici giocasse questa carta per riuscire nella sua idea. E papà non fu tanto forte da dire: “Allora vada via mio cognato”. Si limitò a far scrivere a mamma un foglio con la dichiarazione che era lei quella che voleva questo mio allontanamento da casa. Foglio che ho trovato fra le carte di famiglia. E io fui messa in collegio… Dopo 4 mesi lo zio prese ricovero e impiego come segretario all’Ospedale Civile di Bergamo… Ma io in collegio ci rimasi… perdendo la gioia di godere di mio papà negli ultimi mesi della sua integrità fisica e mentale. Dopo era uno stanco… Buono, ma di poca memoria e volontà… Ed io non ne ebbi più che il conforto delle carezze… e lo strazio di vederlo menomato…
Innamorata con coscienza di Gesù.
40Tutto questo per lo zio. Queste le sofferenze che mi aveva date. Le grazie furono quelle di ritrovare nel mio collegio, come fosse tornato da molto lontano e mi avesse dato appuntamento d’amore lì, il mio Gesù, intravisto fra le nebbie della puerizia dalle Orsoline e poi perduto di vista. Non di fede. Ma di vista. Il mio Gesù penante, che nel collegio – forse perché già una croce troppo pesante era sulle mie spalle – mi si mostrò in tutte le sorridenti, confortevoli delizie del suo Cuore dolcissimo… E io sono ora ciò che sono perché allora fui di Lui totalmente e a lungo. Nutrita là dentro di vita profondamente e fortemente cristiana, innamorata con coscienza di Gesù, in questa età che sapeva già ciò che voleva (10-16 anni), ho potuto poi resistere a tutte le cose che facevano leva sotto alla mia fede amorosa per ribaltarla e distruggerla, e furono tante!… Ha avuto traballii dai 18 ai 25 anni. Ma poi… Ecco che Gesù è venuto per la terza volta e non mi ha più lasciata…
Conversione dello zio.
41Ecco perché volevo bene a questo zio che ora è morto. Morta mia mamma – la quale, secondo al solito, mi accusava in anticipo che io non avrei soccorso e amato lo zio – io assunsi subito la sua cura. Scrivendo e mandando denaro per i suoi capriccetti di malato. Persino nel testamento avevo fatto obbligo all’erede di continuargli l’assegno mensile vita natural durante. E, nel contempo, fin dalla prima lettera, gli ho detto chiaro come la pensavo, la mia fede, il mio amore per il buon Dio, il mio ossequio alla Chiesa, ecc. ecc. Sa che ho terminato dicendo: “Così sono e così mi devi tenere. Io non ti giudico nelle tue idee, per quanto il saperti privo di fede mi addolori perché so che questo ti leva l’unico conforto che potresti avere. Ma ti prego di non mancare di rispetto alle mie”? E mi ha tanto capita che si è accostato subito ai Sacramenti, mandandomi il foglietto della sua Comunione, come un povero bambino che vuole mostrare che è stato buono… Povero zio!
Morte dello zio
42Ora la Superiora mi scrive di come era divenuto fervente e di come è morto cristianamente sereno, parlando, finché poté, di me con affetto. Non è questa una bontà del Signore? Mi crucciavo tanto al pensiero che avesse a morire non in amicizia con Dio! E Dio mi fa contenta mostrandomi che non si prega e soffre senza ottenere, e anche che una franca professione di fede può molto scuotere e ricondurre a Dio.
43Povero zio morto così solo… Succederà a me pure così? Povero zio rimasto senza notizie per tanto tempo, per la guerra. Ma ora saprà che io avevo le stesse ansie per lui di quelle che lui aveva per me durante i mesi di guerra e di impossibilità di corrispondere. Ora sa tutto, ed è in pace.
Profumo di fiori e di incensi finissimi.
44E, giacché sono in vena di narrazioni mie, le dico anche, senza riferirlo allo zio però, un fatto che in pochi giorni avviene per la terza volta. Ondate di profumo intenso di fiori e di incensi finissimi, quali benzoino e simili resine, che empiono la mia camera improvvisamente e poi ugualmente improvvisamente se ne vanno. Ieri l’ha sentito anche Marta, seduta lontano da me. Ma vicino al letto è fortissimo. Erano mesi che non le sentivo più.
519. Ritorno dello spirito immondo[7].
Con altri sette spiriti peggiori del primo.
Gesù mi dice poi[8]:
1“E quel punto che parla della ripossessione di Satana si riferisce anche a tuo cugino[9]. Il demonio ha trovato la casa spazzata e vuota e vi è tornato con altri sette spiriti peggiori del primo. Per ora non è ancora entrato lo spirito maggiore, quello che lo ha dominato nei suoi servi per tanti anni. E servono per lui anche le frasi finali: “Questo secondo stato di un convertito che torna a pervertirsi” e così via fino al punto: “Non è più possibile miglioramento e guarigione”. È un dolore. Lo so. Ma è verità. Te ne ho parlato dal novembre perché la sua discesa si è iniziata da quando si è allontanato da te. Tu dici: “Ma pure mi avevate tutti fatto sperare! …”. Sì. Per darti un’ora di sollievo nell’amarezza che ti circondava, della quale tanta veniva da loro. Ma tu hai visto sempre lui quale è. Ricordalo. Oh! ce ne sono tanti!… Se devi pregare ancora? Sempre. Perché è dovere pregare per i peccatori finché sono in questa terra. Dopo…”
2Gesù non dice altro. Ed io, che per molti motivi ho il cuore gonfio, piango.
3Da ieri sera piango. Anche prima di avere queste parole. Perché penso che proprio come oggi si è elevato al massimo e svelato completamente il loro egoismo e il loro falso affetto e basso animo. E perché la presenza dell’ospite che ho in casa – mantovano, della stessa professione, con molte somiglianze di linguaggio, di movenze, di atti con mio cugino – mi riporta più viva l’immagine del Giuseppe dei tempi migliori, quando mi era amico e parente, non nemico e senza pietà alcuna… E siccome, nonostante tutto il loro modo di agire verso di me, io voglio ancora bene a loro, il mio doloroso affetto, tramortito dai colpi che essi sferrano continuamente, da due anni a questa parte, in modo sempre più forte, si scuote, ricorda e soffre più ancora. E loro, nella loro non misurabile superbia, non lo crederebbero. Ma non lo sapranno neppure… Mai. Sarebbe inutile.
4Creda che, più doloroso delle sofferenze che ora mi straziano anche le mani e non mi dànno riposo neppure nel sonno, è questo loro modo di agire di cui conosco le cause e gli estremi materiali e spirituali. Ma pazienza e avanti. Sono riusciti ad avvelenarmi anche le gentilezze che potrebbero darmi un sollievo con l’inevitabile confronto che faccio fra i parenti e chi non mi è parente… E amen…
520. Il dono della scienza[10].
Filosofia di Socrate.
1Giorno di festa… e giorno di ricordi… e giorno di confronti. Perciò giorno che mi farebbe soffrire. E da ieri Gesù mi… anestetizza alla sofferenza col suo amore sensibile. Ieri, per non farmi pensare ai casi miei, umani e dolorosi, mi è venuto vicino e mi ha fatto da maestro anche in materie profane.
2Mi spiego. Giorni fa parlavo col giovane che ho come inquilino[11], prossimo alla sua entrata alla Facoltà di lettere e filosofia, e che traversa un periodo turbato per contrasto fra la sua vita di Giovane Cattolico di ieri e.… tendente ad essere Giovane Comunista d’oggi, per suggestione di compagni e per disgusto verso le manchevolezze del clero che gli si sono svelate brutalmente in questi tempi di sfollamenti, di viltà e di egoismo. E parlando di lettere e di filosofia mi chiese se mi piace Socrate.
3Piacermi? Certo. Per me stessa mi è sempre piaciuto, ma da quando Gesù mi istruisce mi piace di più, perché lo capisco meglio. Ma io di Socrate ho solo Eutifrone e l’Apologia. E quando ero una… mezza bestiolina mi hanno servito a non avvilire me stessa. Non avvilirsi è già prepararsi ad elevarsi.
Il Fedone.
4Il giovane mi ha portato il Fedone. Io ho poco tempo e poca voglia di leggere sciocchezze e cose serie. Ma se non spreco il poco che ho per le sciocchezze, né trovo sempre un poco per dedicarlo a letture serie, anche per levare la mia testa dal lavoro solito. Perché – parrà strano ma è così – mentre io desidero questo lavoro con tutta me stessa, pure sento dentro per dentro[12] il bisogno di mandare il mio io a spasso su altri pensieri che non siano quelli soprannaturali, come per un riposo della parte che non è spirituale, anzi delle parti materiale e morale. Ho preso dunque il Fedone dicendomi: “Se Gesù permette che lo abbia è segno che ne ricaverò del bene“. Ha fatto sempre così! Mi ha messo in mano o a contatto con libri o persone dalle quali o per me o per loro ho ricavato del bene.
Carisma del “Portavoce”.
5Ho iniziato la lettura. Ma non era Maria Valtorta che leggeva Fedone come un tempo era Maria Valtorta che leggeva Eutifrone. Ora era ed è il “portavoce“. E per quel fenomeno che mi accade quando Gesù vuole, le parole si illuminano di una luce soprannaturale e si arricchiscono di riferimenti soprannaturali. Si ricorda quando leggevo quei libri dell’Ubaldi[13] e, poiché Dio così voleva, né ricavavo pensieri profondamente cristiani? Lei ha sorriso di questa mia… Proprietà di vedere, sentire, gustare, comprendere solo Dio anche nelle opere di un demonio.
6Ma io me lo spiego benissimo. È perché Gesù mi ha messo delle… lenti speciali, miracolose, le quali annullano le parole malvagie e le mutano in parole buone. Penso al Vangelo… “Calcherete serpenti e scorpioni e non vi faranno male“[14]. Dio è buono!
Il Maestro dei maestri.
7Ma, per tornare al Fedone, io leggevo e sentivo del soprannaturale anche lì, ma non sapevo gustarlo nella sua verità. Gesù mi è venuto vicino, alla destra del mio letto, verso il capezzale, e standomi un poco alle spalle, con la sinistra sulla mia spalla sinistra, la destra stesa ad indicarmi le righe che mi spiegava, mi ha fatto una lezione così bella, così bella che io ero in estasi. Ero beata per sentirmi così stretta a Lui, fino a sentire il calore del suo corpo, ed ero beata per sentire il suo commento. Del quale darei una ben imbrogliata copia se lo volessi ripetere. Ma la luce è rimasta in me.
Le anime si ricordano perché vengono dalla Luce.
8Ricordo solo bene quella frase che le ho detto sulla reminiscenza: “Ho parlato di questo nella Infanzia di Maria. Le anime si ricordano perché vengono dalla Luce, e come un fulmine molecolare nel formarsi congloba gli elementi sparsi nell’etere e seco li porta, così esse seco portano particelle dell’Intelligenza eterna. E più l’anima, per la Grazia, è limpida, e per la Volontà è attiva, e più ricorda. Non come dice il filosofo greco che è possessore di una semi rivelazione soltanto, di una religione intravveduta appena, e non può perciò avere la Verità intera, ma come Io dico. L’anima non ricorda perché rivive. Ma ricorda perché viene da dove tutto è noto” Ha parlato anche della rivivenza, ma non ricordo bene. So che ha detto che Socrate ha seguito questo pensiero in linea retta finché ha potuto, poi, mancandogli la conoscenza della divina Verità, ha smarrito la retta e si è ripiegato verso il basso invece di continuare l’ascesa. Ha detto: “Si vive una seconda vita, sì, ma non più sulla terra. Con lo spirito, in altri regni“. Ma il resto mi si è perso.
Il Maestro irrepetibile.
9Mi piacerebbe che dettasse le sue spiegazioni perché poi non avrò più il libro e.… addio a tutto. Ma mi piace più ancora averlo per maestro di scuola… in tutto lo scibile. È un lucido e paziente maestro. Ma la scolara è un’oca, e quando Lui chiude il libro io non so ripetere più nulla… Resto nella gioia… e le malvagità del mondo non sono più…
10Ieri sera sorridevo ad occhi chiusi, così beata che Marta credeva fossi caduta in un estatico sopore. No. Ero ben desta, ma udivo parole tali da portare all’estasi; e per vedere non avevo bisogno di occhi… Sono ancora e sempre col dolce Gesù vicino… beata… Il suo regalo, la sua pietà per la sua Maria nel giorno di S. Maria Bambina.
521. Scuola di pazienza[15].
Giorno di S. Croce
1Dopo la tremenda sofferenza che mi portò in fin di vita, dopo tre giorni di agonia, dopo la Confessione e Comunione di questa mattina, e sentendomi ancora tanto male – e la carne vorrebbe solo riposo e silenzio, mentre l’anima tende alla Parola – con un mal di testa atroce, in una pesantezza sonnolenta del corpo sfinito, guardo passare le ore di questo giorno di S. Croce.
2Penso che nel periodo tremendo di Compito[16] io mi attaccai alla Croce proprio come all’ultimo appiglio per non essere sommersa. Penso che avrei voluto poter entrare in chiesa di S. Martino, nel viaggio di ritorno, per dire “grazie” al mio Salvatore. Penso che il 10 mattina, mentre agonizzavo, mi si è rappresentata nuovamente la cima del Calvario con le tre croci di cui una spogliata del suo martire, l’altra curvata col suo peso di martirio verso terra come per deporre il suo tormentato frutto, l’altra ancora in piedi. Così come le vidi quando moriva Antonietta Dal Bo[17]2. Tante cose penso. Anche che Gesù l’altra mattina mi ha aiutata facendomi da infermiere più di tutti, senza levarmi il dolore – e solo Lui sa che è tanto, inconcepibilmente tanto – ma dandomi pace. Penso che certo soffriva di farmi soffrire, ma lo doveva fare perché c’è qualche anima che ha da essere riscattata o aiutata con questo gran dolore. E intanto che Gesù mi aiutava, Satana tentava turbarmi… e tenta. Penso, penso…
3Sarei subito lasciata in pace, forse materialmente aiutata, se acconsentissi a non scrivere più ciò che Gesù vuole. Ma io non posso fare questo. Se quelli che criticano o negano, e deridono, riflettessero che io non ho né utile finanziario, né altro utile, ma solo fatica e sofferenza di ogni genere dal lavoro di “portavoce”, e se soprattutto provassero tutto quello che io soffro e provo, comprenderebbero subito che devo fare ciò che faccio perché Dio lo vuole e senza nessun bene materiale o morale che me ne venga.
E che succederà dopo?[18].
4Potrò scrivere e descrivere fino in fondo? E che succederà dopo? Questo se lo chiederebbe chiunque. Io non me lo chiedo e vado avanti, chiedendo scusa a lei se sarò calligraficamente più indecifrabile del solito.
La virtù della pazienza[19].
5E anche per oggi[20], con molta pazienza da tutte e due le parti, abbiamo finito! Ventitré interruzioni ieri, quattordici oggi. Se non fosse che l’infinita pazienza di Gesù emana e si trasfonde da Lui a me, le assicuro che diventerei idrofoba. Ma è così paziente Lui! Sospende, riprende, calmo, sorridente. Io non riesco più a impazientirmi per le moleste interruzioni che mi obbligano a chiudere quaderno e penna magari per pochi minuti, per velare il mistero che si compie così dolcemente e così segretamente e celarlo dalle curiosità inutili. Ed è un grande miracolo aver fatto di me una persona paziente… Certo che lo sono perché so che c’è Lui che detta e che non perde il filo. Perché quando, come questa mattina, sono io che scrivo una lettera o altro, allora perdo subito il filo e la pazienza, anche se sento soltanto parlare vicino a me. E lo sa Marta quante volte urlo: “Silenzio! Chiudi la porta!” quando scrivo per conto mio…
522. Certezze e prove[21].
Lacrime per la mamma.
1E come l’anno passato, Gesù mi mostra in questa ricorrenza[22] una “vecchierella che non sfugge Gesù”…
2Sa, lei, che dolore è questo per me? Solo lei, solo lei, la mia mamma, non ha accolto Gesù… È sempre quel dolore, sa? Un dolore più forte di quello della morte stessa. Il dolore che sento sempre quando vedo un’anima che respinge, che si distacca dal Signore. Ma che per mia mamma si accentua maggiormente, perché, per l’amore che ho per lei, avrei voluto la sua completa unione col mio Gesù… Lacrime, perciò, anche quest’anno… E non chiedo, come lo scorso anno: “Perché lei non ti ha voluto?”. Gesù mi ha già risposto lo scorso anno[23]… E piango.
Presenza dei santi nell’ora della morte.
3Però, non so da quale profondità di cielo, non so da chi detta, da chi mostrata – e appunto perché così immateriale da essere molto più incorporea delle “voci” abituali, da essere solo “pensiero che si illumina e che dà pace”, penso sia l’Angelo mio custode che me la porta – viene questa parola: “Sono affidati in buone mani i tuoi genitori. Tuo padre ha reclinato il capo sul grembo dell’Apostolo al quale è stato conferito ogni potere assolutorio e del quale tu conosci la schietta e affettuosa bontà popolana. È venuto a prenderlo Pietro, tuo padre, perché Pietro ben poteva comprendere la giustizia di tuo padre. San Giuseppe, San Pietro… E tremi per lui? No! Tua madre, è venuto il Serafico a raccoglierne l’anima fra le palme ferite. Francesco, l’amato di Gesù, quello al quale nulla si nega in Cielo e dal Cielo. In fondo tua madre aveva venerazione di lui ed egli è venuto. Non ricordi che si dice che egli salva i suoi devoti? …”..
l’insinuazione tormentosa di Satana.
4È vero. La speranza si accende più viva… Ed io da chi sarò raccolta? Io che sto così male e che sono rosa dal tormento di Satana come da un tarlo? Non mi dà tregua. Non potendomi prendere altrimenti, mi prende così: con l’insinuazione che sono io quella che scrivo, e non è Gesù che fa vedere e detta. Sa che, se potesse persuadermi di questo, io mi ripiegherei nella desolazione e nel terrore di aver peccato e avrei paura della morte e del Giudizio. Oh! se mi tortura! Mi sbalordisce tanto con la sua voce continua che io, non appena Gesù chiude visione e parola, perdo ogni facoltà di godere di quanto è la mia vita, ossia di questo soprannaturale che mi avvolge e mi fa “portavoce”.
l’insinuazione tormentosa di Satana.
5A voi che leggete paiono tanto belli questi episodi? Una volta li sentivo anche io tali. Ora, tolto il lato artistico, non sento altro in essi. Inutilmente cerco e ricerco le frasi che, mentre erano dette, mi portavano tanto in alto, alla beatitudine. Inutilmente penso e ripenso ad atteggiamenti la cui dolcezza mi aveva tanto colpita mentre li vedevo… Tutto spento, tutto è cenere. Il Paradiso – perché questo è paradiso – ha perso i suoi fulgori, o meglio: si apre finché dura il mio giornaliero servizio di portavoce, inondandomi di tutta la sua luce, canto, dolcezza, gioia; e poi, finito il lavoro, ecco serrarsi ermeticamente, ed io sono avvolta e sommersa di nebbie e oscurità, senz’altre voci che quelle del Dubbio e della Negazione che stuzzica e schernisce. Non è una grande pena questa? Eppure io non voglio disperare né dire: “Smetto perché è opera mia”. No, non lo è! Io, specie ora, sfinita e sopraffatta da tante cose, ignorante di tante altre, non potrei fare questo; io, nello stato che sono di debolezza fisica e di mestizia morale, non potrei che avere nausea a questo, e non scriverei nulla. Materialmente impossibilitata a pensare, moralmente nauseata di pensare…
Pace di S. Francesco.
6Apro a caso la radio e la fermo su radio Firenze delle 17,30. Cosa che non faccio mai perché cerco musica e non parole, e a quell’ora Firenze trasmette solo “parole”. Sento che l’annunciatrice dice: “Tra poco trasmetteremo la funzione dalla basilica di Assisi che terminerà con la benedizione data dall’eminentissimo Cardinale Canali con la reliquia della benedizione scritta da S. Francesco”. Ascolto: è la pace che viene. È il mio S. Francesco, il primo confortatore di Compito[24], che mi viene a dare pace…
523. Confortata dalla presenza dei santi[25].
Gli infermieri del Portavoce.
1Risorgo ora da una crisi tremenda. Lei l’ha vista e tanto basta. Ma forse ciò che le può interessare è che, proprio quando mi sentivo morire e le ho chiesto la S. Comunione come Viatico, non solo si sono sollevate le mie pene e fatte meno gravi le mie condizioni, ma sono stata confortata prima da Gesù solo, poi da Maria e poi, in ordine di presenza, da S. Giovanni Apostolo, S. Pietro Apostolo, il mio Angelo custode, S. Francesco e ultimo S. Giuseppe. Avrei desiderato tanto S. Teresina del B. Gesù. Ma non è venuta per nulla. E sono rimasti anche dopo che lei è andato via. Gesù al capezzale a destra, la Mamma al capezzale a sinistra dicendo: “Facciamo assistenza alla nostra figliolina ammalata”. L’angelo adorava. Strano! Lo vedo sempre presso la Vergine! Vicino alla scrivania, in piedi, S. Giuseppe col suo dolcissimo sguardo un po’ mesto. Seduto su una sedia, un po’ curvo in avanti, S. Pietro, vicino a S. Giuseppe. Fra S. Pietro e l’angelo, in piedi, S. Giovanni. Non so se ha visto quando ho sorriso al cereo S. Francesco che tutto umile si nascondeva quasi nell’angolo presso la porta. Mi sentivo assistita. Tanto. Ma quanto male! Però, venendo i miei amici, Satana se ne va.
Per chi soffre tanto il Portavoce?
2Io muoio, Padre. Suor Saviane[26] ha ragione. La corona è quasi ultimata e il più dei miei patimenti sono finiti. Ma per chi soffro tanto? Ho offerto le sofferenze per una mamma, Suor Saviane, Suor Gabriella[27], i “fratelli separati“, il giovane che ho in casa[28], e poi lei, Marta, i parenti. Ma per nessuno di questi devo soffrire così. Per chi dunque? Ho messo questo scopo anche al perdono dato a Giuseppe[29]. Perdono, ho detto. Quello che c’era prima: la stima, è persa. Ma voglio andare via senza rancori con nessuno. Sono contenta di avere definito tutto per la casa. Quando si è in agonia tutto viene in mente e tutto turba. Ora Marta è a posto. Tutto a posto sulla terra. E nella mia anima sarà tutto[30]5 a posto in modo da aver pace alla fine della vita?
3Il medico brontola perché scrivo. Certo crede che sia del “romanticismo di vecchia zitella” il mio scrivere. E ciò influisce a deviarlo da una giusta diagnosi. Finirà a propendere verso l’isterismo, dando nel suo cervello nome di “mania rievocativa”, di “sfoghi di donna delusa” che vuole sognare almeno ciò che la vita le ha negato, e si racconta una bella storia, a questo mio scrivere. Dice che è sempre fosforo che consumo… Veramente è Gesù che consuma il suo fosforo… io non faccio che fare dei segni sulla carta per segnare il suo “fosforo”. Ma come si fa a dire questo a un medico e a metterlo sulla strada giusta? Me lo dice lei come facciamo?
4Intanto oggi riposo. E così la vita giunge al termine e io ho tanto da correggere e da udire…
5Ho scritto queste pagine perché penso sia bene averle scritte. Vede che bella calligrafia[31]?…
524.“Calpesterete serpenti e scorpioni”.[32]
società idolatra e indemoniata
Poi Gesù dice:
1“Vieni, Maria, che ti consolo con una luce tutta per te. Ti commento un nuovo lato della frase evangelica: “Calpesterete serpenti e scorpioni e non ne avrete danno“[33]1.
2Chi è pieno di Me può calpestare tutte le dottrine umane e vivere fra chi è pieno del loro veleno senza averne danno. Va inteso anche così. Perché, se realmente un tempo i miei benedetti sono stati immuni da morsi di fiere finché Io lo volli, da veleni e altri pericoli, i miei benedetti di ora, che vivono nell’atmosfera corrotta di una società idolatra e indemoniata, sono ugualmente preservati da ogni male per mio volere. Sono in Me, Io in loro. Non c’è posto per altro. E nessun veleno attacca dove il mio amore, il nostro amore – di Gesù e del prediletto di Gesù – neutralizza ogni veleno.
3Sta’ in pace, piccola prediletta. Io raccolgo sofferenze, lacrime e preghiere tue, per tutti.
L’Archeologia serve per i superbi.
4Ti sei commossa perché è stata trovata una pietra presso Betlemme, con degli accenni alla mia crocifissione. È una pietra. Serve per i superbi. Non di più. Molto, molto, moltissimo di più è l’alta rievocazione della mia Passione che Io ho dato agli uomini di fede attraverso la tua fatica. Ma l’uomo, che crederà all’arida e insicura pietra, sarà arido e incerto davanti a quel documento del mio dolore che ti ho dato per lui.
5Tu lascia andare le pietre e nutriti del pianto della mia Passione che ben conosci. La Passione mia sia il conforto tuo. 6Sta’ in pace.”
525. Il calice delle anime generose
e predilette
Il calice del Getsemani[34].
1Ieri sera, ore 23, mentre cercavo il sonno e il riposo, e tutti dormivano, mi appare Gesù, sempre come appare a me, in veste di lana bianca. Ha in mano, nella destra, un calice di metallo lungo e piuttosto stretto. Mi si accosta dal lato destro del letto. Sorride, ma mestamente. Però il suo sorriso mi incoraggia, perché capisco che non è mesto per me, ma anzi viene a me per avere un sollievo. Mi pone la mano sinistra sulla spalla sinistra e mi attira a Sé, mentre con la destra mi accosta il calice alle labbra dicendo: “Bevi”. Il calice è colmo di un liquido che pare acqua pura. Lo intravvedo nell’attimo che Gesù me lo porge forzandomi a bere.
2Bevo. Che amarezza! Oh! non è certo il calice inebriante del Giovedì pasquale, colmo del vivo Sangue del mio Signore! Dolce, pastoso Sangue dal quale mai avrei staccato le labbra![35]… Questa è un’acqua di un’amarezza così disgustosa quale nessun medicamento la possiede. Morde la gola, lo stomaco, lo agita di disgusto, fa salire le lacrime agli occhi, perdura come un’arsione di acido bruciante.
3Gesù me ne fa bere solo un sorso… e poi scosta Lui il calice, e spiega: “Questo è il calice che Io ho bevuto nel Getsemani. Ma Io l’ho bevuto tutto, fino in fondo, e sul fondo è più amaro. E questo è il calice che le colpe degli uomini giornalmente fanno colmo e poi tendono fino al Cielo perché Io ne beva sempre. 5Ma Io non posso più bere che l’Amore infinito. E allora, ecco, lo offro ai generosi, ai prediletti. Grazie di questo sorso! 6Ora vado da altre anime care. Ti benedico per il Padre, per Me e per l’eterno Amore.” E se ne va lasciandomi la bocca e lo stomaco arsi di tossico e l’anima colma di pace.
Il calice dell’ubbidienza[36]: Per Emma F.[37]
4L’impazienza non è mai coefficiente di riuscita. Quando sarà l’ora, le anime sorgeranno per volere di Dio. L’ubbidienza è sempre prova di giustizia, di spiritualità; ed è sempre premiata. Le paure del domani mostrano imperfezione nelle tre teologali virtù. Dio può suscitare dovunque, e specie nei luoghi e negli esseri più impensati, ciò che necessita ad un suo figlio che si affida a Lui. Ciò che molte volte sembra l’aiuto migliore è, all’opposto, un deviatore dalla strada di Dio, e Dio allora lo leva, occupandosi e preoccupandosi di dare l’elemento necessario in sua sostituzione. Chi si appiglia a molti consigli finisce per perire in un groviglio di tentacoli. Non basta dire: “La sua volontà”. Ma occorre farla dopo che è stata espressa.
526. Importanza del ritiro spirituale[38].
Isolarsi per lavorarsi[39]: Per E. F.[40]
Dice il Signore:
1“Avere parole severe dove si vorrebbe avere solo amore è penosa cosa. Ma l’ho detto: “È amore non permettere che avvengano deviazioni nella giustizia”.
2Dunque ascolta. Quando l’umanità fa di voi dei naufraghi – l’umanità esterna, ossia quella del prossimo, e quella interna, ossia quella propria – per tornare alla superficie, alla riva, alla salvezza, non c’è che uscire dal mare insidioso, infuriato, preso da venti contrari. Come? Isolandosi. L’isolamento dà modo di intendere Dio e discernere il bene e il male; nell’isolamento si può separare ciò che è buono da ciò che non è buono; lavorare insomma, e lavorarsi. La dissipazione non è mai buona. È sempre un disordine. Il disordine non ha mai Dio con sé.
Separati dalle voci del mondo per ascoltare Dio[41].
3Come isolarti? Come fa il marinaio in un momento di gran tempesta. Ossia in una baia quieta. È fuori dalla rotta che ti eri prefissa? Non importa. Intanto non è detto che la rotta che ti eri prefissa fosse buona. Tu la dicevi tale. E l’hai seguita non guardando la bussola, ma di tua testa, cosicché sei uscita male dal porto fino dal primo momento, invano rimessa in rotta da più di un pilota. E sempre più vai fuori rotta, volendo seguire il tuo ago impazzito. Separati dal mondo e dalle voci del mondo per ascoltare Dio.
Inutile chiamare soccorso se poi non si ascolta la voce!
4Quale valore hai dato ai consigli di chi parlava in mio Nome? Non sai che Dio è sulle labbra dei suoi servi? E quale, a ciò che ti è stato consegnato in mio Nome? Uno, due, tre, mille consiglieri. La Babele. Una, due, tre disubbidienze. La Ribellione. Inutile chiamare soccorso se poi non si ascolta la voce! Ritorna perciò ai primi consigli, rifletti, se puoi ripara. Ma non puoi più. Perché è tardi. E ti rovini. Vai errabonda cercando conforti. Ma se non sono quali il tuo volere vuole, li lasci. E allora? Perché mi disubbidisci? Che ti aveva consigliato P. Mig.ni dai primi momenti? Neppure lo ricordi più, e metti in disagio lui e in disagio te, inutilmente. Che c’è nelle mie parole? Non le sai leggere? Finché non leggi i segni e torni a sbagliare anche quando Io riparo provvidenzialmente allo stolto invio di lettere, quasi che cercare vocazioni sia come cercare derrate, passi. Ma le mie parole! Le mie parole!
Fa il silenzio su te, intorno a te, in te[42].
5Isolati! Tronca relazioni! Non ti illudere. Fa’ il silenzio su te, intorno a te, in te. Lascia cadere il vento. E poi, umiliata e sottomessa, ubbidiente, paziente, torna da capo, per altre vie. Vuoi essere vittima? Spezza te stessa. L’ubbidienza dura anche dopo lo scioglimento dai voti. L’ubbidienza a Me. Se per sempre avesse a naufragare l’Opera, ne soffrirà il Cuor mio, il tuo e di altri, ma ne avvantaggerà la tua anima se saprai fare di questa tortura una santificazione. Piega l’anima, piegala. Metterà ali più forti. Hai libertà per saperla usare. Sappi avere pazienza per potere concludere, e eroismo per saperti umiliare. All’occorrenza ti purificherai in altro Ordine, o anche – e non è vita meno gradita a Dio – nel segreto di una casa, nel mondo.
6La Luce sia con te, anima offuscata.”
527. Santa Martina martire[43].
La gioia nello spirito.
Santa Martina.
1Sono le ore 20. Vengo invasa da una letizia soprannaturale talmente viva che ha già sapore d’estasi. Non so da che provenga perché non ne ho nessun motivo. Sono stanca, piena di dolori, sbalordita perché ho dovuto parlare molto e sentire anche cose tutt’altro che letificanti: rovine di spiriti… Figurarsi se ne ho sofferto. Eppure viene questa gioia così viva… così viva.
2Poi ecco apparirmi un luogo in muratura: grosse muraglie oscure, umide mi pare, sono color caffè molto chiaro o mota molto scura. Il luogo è come una rotonda dalla quale partono corridoi [grafico]. Dico corridoi perché non si vede il cielo, c’è un soffitto alto e scuro come le muraglie a larghe pietre squadrate come erano al Tullianum[44].
Mite apparizione di Sta. Martina.
3Proprio al centro della rotonda mi appare una creatura. Una poco più che fanciulla. Avrà un 12 anni al massimo, ed è anche meno sviluppata nel corpo di S. Agnese[45], dalla quale differisce anche perché è, oltre che più piccola, bruna di capelli e dalla epidermide pure di un bianco brunetto. Ha due larghi e dolcissimi occhi neri, un poco tristi, come stanchi, quasi avessero molto sofferto, o appartenessero a chi ha molto sofferto. Ed ha un mite sorriso, dolcissimo, e anche esso un po’ triste. Ha una veste tutta bianca, di lino, molto sciolta, senza cintura, le maniche fino al gomito, e ne escono due ben torniti avambracci terminanti in due mani piccole, brunette, incrociate sul petto. La figura è luminosa ma non troppo. Non è una fulgida figura di beata. È una mite apparizione, eppure è luminosa, di una luce di stella dentro ad un leggero velo di nebbia. Ma mi attira perché è una luce di una soavità pura che dà pace e letizia. Il contrasto con le muraglie oscure è vivissimo. Mi guarda e sorride.
Il simbolo della martire.
4Dietro alle sue spalle, per i due lati del [grafico] che ho segnato con la lineetta, corrono via degli uomini in corte vesti giallo bigie. Quattro vanno verso nord, verso una luce appena visibile e lontana come se l’alto corridoio finisse in un luogo aperto, gli altri vanno verso sud in una tenebra più fitta, tanto che non comprendo esattamente quanti sono. Comprendo invece che la fanciulla è una martire, perché ha una piccola palma stretta sul petto, fra le braccia incrociate, una palma bianca, oso dire spiritualizzata, così come lo è il lino della tunica che è più immateriale e splendido del lino anche più bello.
La gloriosa via delle tribolazioni.
5Ma non so chi sia e le chiedo: “Chi sei?”. Mi risponde: “Martina. E questo è il luogo dove molto ho sofferto. Uno dei luoghi. Perché ho sofferto molto. Tanti martirî prima della spada. E quelli che fuggono sono coloro che mi hanno martirizzata. Chi va verso la luce sono coloro che ho salvato col mio dolore e battezzato col mio sangue. Gli altri quelli che non si sono voluti convertire a Gesù. Ma ora io sono felice. Non è più il dolore. Per venire alla gloria occorre tutto soffrire. Ricordati: sono Martina… e vengo chiamata anche particolarmente nelle invocazioni della Chiesa. Oh! che Gesù è buono! E per poco dolore dà tanta gioia e tanto potere! Addio. Ti sono amica. Tu non ti ricordi di me. Eppure mi hai conosciuta e amata quando eri fanciulla della mia età. Io, però, ti ho sempre amata, insieme ad Agnese. La luce del Paradiso splenda sempre in te e ti aiuti a portare alla Luce tante anime. Addio. Tieni. Ti aspergo dei miei balsami”.
6E agita la palma verso di me, poi rinchiude sul petto le braccia e mi svanisce con un canto soave, immateriale, non ripetibile, e tutto sfolgora del tetro luogo mentre essa se ne va lasciando solo per ricordo di lei un gran profumo inqualificabile.
S. Martina il 30 gennaio.
7Prendo il Messale: 4 righe su S. Martina al 30 gennaio. Guardo un vecchio libro di preghiere. Non è neppure nominata. Cerco nella memoria… nulla. Buio storico completo. Mi resta però la sua amicizia, il suo sguardo, il suo sorriso, il profumo dei suoi balsami. E la letizia di prima dura e mi porta in su, molto in su…
528. Evoluzionismo.
L’evoluzionismo[46]..
Gesù dice:
1“Questo linguaggio è troppo duro! Costui vuole fare di noi delle vittime della sua follia!” dicono tuttora gli uomini quando Io li esorto a vita giusta e li istruisco sul come va intesa e praticata la Religione per farne forma di vita che dia Vita eterna. E non si accorgono che così dicendo confessano di essere degradati dalla loro condizione di uomini.
2Parlano di evoluzione, di superuomo. Orbene, mettiamo l’uomo quale Io l’ho trovato portato a questo punto dopo la sua discesa dal Paradiso. Fa’ il diagramma come Io ti conduco la mano[47] e finito il diagramma vedrai che non vi è superamento ma abbassamento. Evoluzione? Quando i superbi e falsi filosofi di ora parlano di evoluzione presuppongono il concetto “ascesa”. Ma evolversi vuole dire procedere da un punto verso l’altro. E allora per spirali si può procedere verso l’alto come verso il basso. Non sai fare la spirale? Fa’ una parabola.
[Qui è inserito un grafico a forma di parabola. In corrispondenza dell’apice è scritto l’uomo. In basso a sinistra, Inferno e degradazione. In basso a destra, Paradiso e liberazione.]
3Vedi? Se faceva la parte di destra evolveva al Cielo. Ha voluto quella di sinistra. Si è evoluto verso l’Inferno. Ecco il “super uomo” attuale, “l’evoluto“ attuale! Al quale pare follia vivere almeno da “uomo” se non riesce a divenire “angelo”. E si dice: “Vittima”, perché lo esorto a vivere da uomo. E folle mi dice. Sì, molto folle! Per amore!
Amami. Amami tu, piccolo Giovanni…”
529. Missione del Portavoce[48]
Autorizzata a disporre delle cose udite e vedute.
Dice Gesù:
1“Tredici anni sono Io ti sigillavo sotto il peso dell’infermità, spezzando parola e attività. Hai dovuto per anni salvare col dolore. Poi ti ho fatta fontana per salvare con la Parola. Ti ho fatta “portavoce”. Oggi, mia violetta nascosta, ti autorizzo a disporre delle cose udite e vedute. Con prudenza, senza avarizia, con santità e per santo fine.
2Era mio chiaro e fermo desiderio che nessuno potesse attingere alla cisterna, nella quale si riversa la mia Parola attraverso te, se prima essa non era completamente empita. Ma posto che si è voluto attingerne a stille – e in verità ciò non mi è molto piaciuto perché imprudente e sminuente l’opera – è stolto che si soffochi ogni respiro alla polla originaria quando poi l’acqua che essa getta non è raccolta in serbatoi per essere usata a tempo debito e con le dovute cautele e tutele, acciò non sia inquinata da elementi estranei, o carpita, o altro, ma è suddivisa e sparsa in mille rivoletti, perdendo la sua imponente bellezza, sperdendosi nell’aridume profano di un deserto più o meno razionalista e incredulo, servendo anche a manovre di spiriti derisori e ostili.
3Perciò, piccolo Giovanni, quando vedrai che il mio verbo può divenire “balsamo” e salvazione, dà il mio verbo. Non avere paura. Vedrai con chiarezza a chi è bene darlo. Ti illumina la Luce.
Pregare per i ministri di Gesù.
4E prega tanto, tanto, tanto per i sacerdoti che in queste feste saliranno all’altare per la prima volta. Che il loro sia un vero Natale. Una nascita al Cristo, col Cristo e per il Cristo. Ce ne è bisogno. Avere dei sacerdoti santi non impedirà di avere guerre e stragi. Ma almeno farà sì che non moriate tutti imbestiati come state principiando. Dovrei, oh! che in verità dovrei ripetere l’atto della cacciata dal Tempio dei profanatori! Sono disgustato profondamente. Violetta della Croce, prega per i ministri del tuo Gesù…
5Va’ in pace, anima mia, mia crocifissa, mia voce, mia figlia, mia gioia…”
6E mi prende con le sue lunghe mani il viso, chinandosi su me fino a sfiorarmi coi capelli la fronte e a respirarmi in volto.
530. Due stelle del carisma[49].
Risposte a nove domande.
Dice Gesù:
1“Eccomi a spiegare molte cose. Non amo le domande, specie da parte tua. Hai intelligenza per capire le risposte che ti do attraverso i dettati contenuti nelle visioni. Ma qui, ora che le cose si sono svolte come dovevano, non influenzando nessuno in nessun senso, parlo e spiego.
2Le tue domande, quelle che reputo giusto accogliere, sono:
I. Perché tanta differenza di manifestazioni fra te e Dora[50] ?
II. Come mai spesseggiano tanto questi casi? –
III. Potrebbe avvenire domani ciò che per ora non si è manifestato? (ossia un’accusa contro i miei fenomeni). –
IV. La Dora resterà nello stato attuale? –
V. Perché ne senti uno spirituale distacco, pure ammettendo in lei il manifestarsi del soprannaturale? –
VI. Devi conservare il biglietto avuto per dettato angelico? –
VII. È bene che Dora conosca te e il tuo lavoro? –
VIII. Perché in un primo momento desiderasti vederla, poi non lo hai desiderato più? –
IX. Perché il demonio la sevizia così? – Le altre sono ragioni da bambina e le trascuro.
I. Perché la differenza di carisma tra Valtorta e Dora?
3Dunque. Sappi che Io adeguo le manifestazioni all’ambiente e allo scopo per i quali Io le ho suscitate. Tu hai avuto missione di essere voce mondiale. Devi cantare l’inno della Misericordia e dell’Amore, della Sapienza e della Perfezione, per tutte le orecchie e per tutti i cuori, per tutte le intelligenze e per tutte le anime. Perciò, dopo averti formata a questa capacità – e non insuperbire, perché tutto quanto hai te l’ho dato Io per questa missione, anche la malattia, anche l’essere sola, tutto – ti ho fatto “voce” completa, un gigante, tu pigmeo. Ma non sei tu; sono Io in te. Perciò sono Io il gigante, mia piccola Cristoforo che porti Cristo ma ne sei portata. Dora è destinata a fare amare Dio fra gli umili che neppure sanno dire bene il Pater e ignorano le più elementari nozioni di religione. Se – Io potrei farlo – se ella parlasse come Io parlo a te, chi la capirebbe? Vi sono pagine che rendono pensosi i dotti, in quanto Io ti detto. Potrebbero essere intese dagli umili per i quali Io l’ho fatta strumento mio? Vedi come è buono e giusto Iddio? E come è umile? Si annichila adeguandosi allo strumento e a chi lo ascolta, sopporta confidenze ed espressioni che non sopporterebbe da te. Perché tu sai comportarti e in te sarebbero irrispettosità, mentre in Dora sono soltanto semplicità. E mi fanno sorridere perché mi pare di sentire i bonari galilei che mi parlavano da popolani. Non tutti possono essere delle Giovane di Cusa. Non ti sembra?
II. Come mai spesseggiano tanto questi casi?
4Alla seconda domanda rispondo così: la Provvidenza agisce benignamente verso le sue creature. La corruzione generale, preesistente alla guerra e sempre crescente, la rilassatezza del clero, la guerra tremenda, le perniciose dottrine, le superbie dei… sapientelli, o che si credono tali, hanno talmente sminuito la fede che essa finirebbe per morire di consunzione. E – è doloroso dirlo – l’agente che più lede la fede è il clero sulle cui mancanze ti ho dettato molte volte. Ecco allora che, come in una notte senza luna si accendono più numerose le stelle e se ne vedono anche le più piccole, e tutte servono a dare un minimo di luce per guidare il viandante notturno, nella società dei cattolici, ai quali mancano luci maggiori – leggi: clero attivo – vengono date stelle e stelline. L’ultimo tempo sarà il tempo dello spirito. E queste luci, queste voci, pulluleranno per dare una guida ai retti di cuore brancolanti nella caligine dei materialismi, razionalismi, settarismi, ai quali prenderanno viva parte i sacerdoti. E Dio sarà sempre noto ai suoi figli, con la sua vitalità vera, non con la meccanica fredda, automatica, data da chi non crede più pur gridando “fede! fede!” perché quello è il suo mestiere. Oh! che sono coloro che gridano così? Prezzolate prefiche, o pagati imbonitori? I quali e le quali, finito il loro lavoro, se ne vanno, per nulla convinti della bontà di ciò che hanno decantato né affrante dal dolore che hanno pianto. In verità, in verità vi dico che avrà più potere una “piccola voce”, anche se dice qualche sgrammaticatura, ma dice parole venute da Dio, che non l’utilitaristico e non convinto agire di troppa parte del clero! Per questo Io vado, e suscito qua e là le mie “voci”. E sempre lo farò anche se mi si combatte attraverso ad esse. E sempre più lo farò più il mio gregge lo vedrò in balìa dei pastori-idoli.
III. La Dora resterà nello stato attuale?
5Alla terza domanda dico: Certo! Potrebbe avvenire. E il demonio farà di tutto per farlo avvenire. Per questo ti prego di soccorrere mo1to la tua sorella di missione, la quale, per la sua stessa ignoranza e anche perché è meno formata di te – piccola lottatrice che ti batti dall’adolescenza, e prima ancora, con la Tentazione per amor mio, aquiletta ben rostrata che hai subìto morsi e perso penne, ma sei guarita dalle sataniche ferite volando sempre più in alto, sui picchi sempre più puri, per essere cauterizzata e medicata da Me, Sole – la quale, per tutto questo, è meno sensibile di te nel sentire e distinguere, e nel reagire, e potrebbe soggiacere ad un assalto, più astuto degli altri, del Malefico che tenta abbattere te e lei. Ma te mo1to più di 1ei, perché il tuo raggio di azione è più vasto di quello di Dora e più potente. E qui dico che sarebbe necessario che Dora fosse nutrita del Pane eucaristico con molta frequenza. Se Satana non lo vuole lo voglio Io. Anche la Confessione l’aiuterà. Ma solo perché le darà pace negli scrupoli che il Nemico le susciterà in cuore. Potrà perciò essere meno frequente. Ma l’Eucarestia sia la sua forza.
IV. La Dora resterà nello stato attuale?
6Ed ecco la IV domanda. E rispondo: le anime non sono mai statiche. Oscillano dal basso all’alto o viceversa. Talora precipitano. Quando entra superbia, o menzogna, o lussuria che mi allontanano dall’anima. Oppure saettano verso il Cielo quando si immolano secondo il mio esempio. Ma questi sono i casi speciali. Nella massa si notano degli alti e bassi. Un’anima, portata ad un dato livello, può scendere o può salire. A quel livello non resta. Dora è ad un livello molto suscettibile di mutazione. Potrebbe perfezionarsi. Potrebbe guastarsi. Tu prega molto. Il Padre vegli molto sulla sua umiltà e sincerità. 21Il demonio cercherà guastare da quelle due parti.
V. Perché il distacco tra carismatici veri.
7La potresti dire del tutto la frase. E sarebbe così: “Perché ne ho quasi paura?”. E hai paura che ciò sia un segno che tu non sei in grazia di Dio. Ma su! Sei una bambina che ficca il capo sotto le coperte per non vedere il buio! Ma il buio non è più fitto sotto le coperte? Di che hai paura? Di ciò che tu sei? Dora non ti è simile! Povera Dora! È l’essere più innocuo della terra. Ma Maria, mia Madre, sbigottì per l’angelo, ed era la piena di grazia. Che mistero, per alcuni, questa paura di mia Madre! Eppure è facile a capirsi. Ella era l’umile, la nascosta, la consacrata, la Vergine. Il segreto è in queste quattro parole. E tu sei la violetta della Croce, la nascosta, la consacrata. Ecco dunque che non desideri conoscenze, che tremi di essere conosciuta. Questo ti pare una denudazione. Non temere! I tuoi veli non saranno alzati sui tuoi mistici amori. Sta’ buona! Sta’ buona! Non tremare di sofferenza, o mia violetta, sorella e sposa. Io solo conosco te. Ed Io permetto si sappia fin dove Io voglio. L'”altro” conosce e parla finché può. Ricordi Punturieri2? Ebbene? Che ha servito? A portare qui Giuseppe e a darmelo. Vedi?
VI. Devi conservare il biglietto avuto per dettato angelico?
8Sesta domanda. Sì, conserva quel foglietto fra le tue carte segrete. Non occorre di più.
VII. È bene che Dora conosca la Valtorta e il suo lavoro?
9Settima domanda. No. Non è necessario affatto. Le stelle seguono la loro via anche se non si conoscono e incontrano. Anzi: guai se due stelle in cielo si incontrano! Voi due avete la vostra missione diversa che tende ad un unico scopo. Vi incontrerete nello Scopo: in Me. Ugualmente è inutile, anzi non è proprio utile, che la donna, istruita direttamente, abbia altre istruzioni che alla sua limitata coltura non sarebbero che fatica, e diletto superficiale. Almeno per ora così. Anche l’ambiente non è adatto a trattenere dettati. Non raccomanderò mai abbastanza parsimonia e prudenza nel distribuire i fascicoli. Posto che si va a rilento nel cercare la tutela su essi, si sia lentissimi nel darli a questo e a quello.
VIII. Perché desiderasti vederla, poi non lo hai desiderato più?
10Ottava domanda. Perché Io ho fatto questa azione in te. Le ragioni? Non occorre le spieghi. Perché era giusto fare così, e tu, sempre per mia azione in te, lo hai intuito dopo avere pensato inutilmente finché non è venuta la Luce. Sarebbe un danno conoscervi, per la ragione di avere, tanto tu che lei, a che fare con un mondo razionalista. Sai cosa direbbe il mondo? “Ecco come si esaltano le une colle altre! Roba da medioevo!” e rievocherebbero i Patarini e simili, i Piagnoni e simili, fino a concludere coi grandi nomi della psichiatria… Lascia perdere! Lascia perdere! Ogni fonte dia il suo getto, senza fondersi. Così anche è bene che il tuo lavoro non influenzi o mostri di influenzare lei. Tu hai l’abbondanza della Parola? Ella fa sentire la voce? Benissimo! Ognuna resti con ciò che è sua caratteristica.
IX. Perché il demonio la sevizia così?
11Nona domanda. Lei è seviziata materialmente perché non potrebbe torturarla come sevizia te, di più raffinata psiche. Con te è sottile e intelligente, e ti pungola nel tuo io psichico. Lei, povera creatura, non capirebbe i problemi che egli ti agita davanti per metterti dubbi e paure, e allora la prende per i capelli e la sbatacchia. Ebbene, prega per lei che avrà tanto da soffrire, tanto, tanto, povera Dora! Sorreggila. È una sorella. Che non si perda! Che non le sia danno l’essere stata chiamata! Tu vedi che nei discepoli Satana poté mettere il suo veleno. Prega che ciò non succeda qui. Ella è in un gran cimento e ad una svolta.
12Mostra al Padre tutto questo. Ma è lezione per te e per lui, e per nessun altro. Nessuno disubbidisca. Non voglio.
13Ed ora riposa. Col corpo stanco. Con l’anima serena. Sta’ in pace. Ti benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.”
(e sono le ore 1,20 antimeridiane del 20 dicembre. Però sono contenta di avere avuto questo dettato. E così presto. Ne ringrazio il mio Signore.)
531. Gli Arcangeli Gabriele, Michele, Raffaele[51].
Fulgidi azzurri delle praterie paradisiache.
1Oh! Padre! Non so se lei se ne è accorto che al momento della S. Comunione io facevo fatica a seguirla perché ero… già altrove, intenta a guardare verso l’alto, da dove mi veniva un richiamo gioioso, di quella gioia non descrivibile con confronti e vocaboli umani. Dovevo fare uno sforzo a staccarmi di là per rispondere a lei… Dopo, fra sussulti di letizia, ondate di letizia sempre più vasta, mi si è schiarito sempre di più l’ultraumano e ho visto.
2Ho visto i fulgidissimi azzurri delle praterie paradisiache… È già cosa che porta alla beatitudine, anche rimanesse da sola, questa vista delle plaghe celesti inondate dalla luce che nessun paragone spiega, dalla luce del Paradiso.
4Noti che le distese del celeste Regno mi apparivano molto più in alto del comune cielo etereo, eppure mi erano distintissime come fossero non più oltre dei tetti; e sempre quando contemplo il Paradiso ho questa sensazione di infinita lontananza dalla terra e quella di essere io che sono trasportata oltre l’atmosfera terrestre per essere avvicinata al Cielo paradisiaco perché io possa vedere bene. Mi sento, insomma, strappata alla terra e portata lassù, lontano. Non nel Paradiso, che è ancora più in alto, ma dove già il creato è lontano anche con le stelle e i pianeti. Ho la sensazione di essere inginocchiata con l’anima mia, e lo farei anche materialmente se un resto di vigilante ragione non mi trattenesse dal dare manifestazioni di quanto avviene in me. Ma con l’anima mi prostro perché sento d’essere al cospetto di ciò che è tanto superiore all’uomo, che va venerato anche se è semplicemente luce e azzurro senza limiti.
I tre arcangeli
5Da un punto messo fra nord ed est vengono incontro a me, camminando, come comuni mortali, sui campi di zaffiro, tre splendidissime figure di un incesso regale e dignitosissimo. Eppure non hanno alcun sussiego. Tutt’altro. Camminano sciolte, senza perdere imponenza. Sorridono guardando me a si sorridono accennandomi fra di loro con un linguaggio di sguardi. Man mano che si avvicinano vedo i moti dei bellissimi occhi, le iridi azzurro zaffiro nel primo, nerissime nel secondo, castano dorato nel terzo, splendere nel sorriso e alla luce del Paradiso. Vengono fino al limite del campo celeste oltre il quale è il vuoto fino allo scaglione inferiore dove sono io, venerante e rapita. E lì si fermano guardandomi, sorridendo come solo un angelo può sorridere, stando allacciati alla vita come tre fratelli che si amano e che passeggiano insieme.
6Sono i tre arcangeli: Gabriele, Michele, Raffaele. E tento di fargliene un ritratto. Sono tre bellissimi giovani. Mi appaiono come giovani dai 20, anche dai 18 ai 30 anni. Il più giovane è Raffaele, il più anziano (nell’aspetto) Michele dalla terribile bellezza.
Ritratto dell’Arcangelo Gabriele.
7Il primo a destra era Gabriele, dell’apparente età di 24-25 anni. Alto, snello, molto spiritualizzato nei tratti rapiti di adoratore perpetuo. Biondo di un biondo oro zecchino, dai capelli ondanti fino a toccare appena le spalle, meglio la base del collo, trattenuti da un sottile cerchio diamantato: pareva una fascia di luce incandescente più che metallo e gioielli. Vestito di quelle vesti di luce tessuta – diamanti e perle – che molte volte ho visto nei corpi gloriosi. Una tunica lunga, sciolta, castissima, che nascondeva completamente i piedi e lasciava a malapena scoperta la mano destra pendente lungo il fianco, bellissima nella sua forma. Mi guardava coi suoi zaffirei occhi, con un sorriso così soprannaturale che per quanto fosse un sorriso mi intimoriva.
Ritratto dell’Arcangelo Michele.
8L’altro, al centro, pure molto alto come il compagno, era, come ho detto, terribile nella sua bellezza austera. Bruno di capelli che aveva più corti del compagno e più ricciuti, più robusto di membra, con la fronte nuda da ogni diadema ma con sul petto una specie di medaglione in oro e pietre fatto così [grafico], sostenuto da due catenelle d’oro al collo. Le pietre incastonate formano caratteri, forse un nome, ma io non so leggere quelle parole, quelle lettere che non sono come le nostre. È vestito d’oro acceso, una veste che abbacina tanto è splendente. Sembra una fiamma chiara (non rossastra ma dorata) che ne fasci le membra agili e robuste. Il suo occhio nero è severo e getta raggi. Non mi fa paura, a me, perché sento che non è in collera con me, ma che anzi mi ama. Ma è uno sguardo di una terribilità che deve essere angosciosa ai peccatori e a Satana. Michele non ha né spada né lancia, all’opposto di come lo raffigurano, ma le sue armi sono i suoi occhi. Anche il sorriso è severo, molto austero.
Ritratto dell’Arcangelo Raffaele.
9Il terzo, vestito di una veste cinta da una cintura gemmata, una veste di un delicato color smeraldo, pare vestito proprio del colore che si vede guardando uno smeraldo contro luce. È alto, morato nei capelli lunghi come quelli di Gabriele. Un prezioso colore di capelli che sono un castano pieno di spruzzetti d’oro cupo. Sembra il più giovane di tutti, e mi ricorda un poco S. Giovanni apostolo per il dolce giovanile sorriso. Però Raffaele ha gli occhi di un dolcissimo colore castano, uno sguardo placido, paziente, che è una carezza. 13Sorride più umanamente degli altri. Tutto in lui è più simile a come noi siamo. È proprio il “buon giovane” del libro di Tobia1. Viene voglia di mettergli la mano nella mano, con fiducia, e di dirgli: “Guidami! In tutto!”.
Mi guardano, sorridono, si sorridono. Poi mi salutano.
” Ave, Maria “.
10Gabriele canta, con la sua voce d’arpa spiritualissima (e ogni nota porta all’estasi): “Ave, Maria“, e nel dire “Maria” raccoglie le mani sul petto e curva il capo alzandolo poi con un sorriso che aumenta lo sfavillio di tutto lui verso il più alto Paradiso. Capisco che più che salutarmi si è voluto chiaramente indicare. È l’Arcangelo che annunzia il grande mistero… e sembra che non sappia che dire quelle parole e venerare la Vergine…
Chi è come Dio?
11Michele tocca il suo gioiello sul petto. Lo prende fra le dita della destra e lo alza per mostrarmelo, e con una voce piena di risonanze di bronzo dice: “Chi è con Dio tutto può. E nulla può Satana su chi è con Dio. Perché, chi è come Dio?” e queste ultime parole paiono far vibrare l’aura celeste come per un armonioso tuono. Riposa il suo medaglione sul petto e si inginocchia adorando l’Eterno (che io però non vedo, ma che direi, dallo sguardo dell’arcangelo, che è a perpendicolo o immediatamente dietro alle mie spalle, su, su, ben in alto).
“La gioia sia sempre con te “.
12Raffaele, dalla voce d’oro, apre le braccia come per abbracciarmi e alza nel contempo il viso splendente di gioia nella contemplazione di Dio e dice: “La gioia sia sempre con te“. Assomiglia un poco all’angelo che ho visto in due visioni. Ma è meno spiritualizzato di quello. Ha alla radice dei capelli una luce in forma di stella, una luce mite che conforta, come conforta la sua veste di splendente smeraldo chiaro.
Ratti salgono all’Empireo.
13Mi guardano ancora. Poi si allacciano più stretti alla vita e (noti che non avevo fino allora notato le ali dietro le loro schiene) e aprono le ali di perla, di fiamma, di luce verdolina, e ratti salgono all’Empireo, cantando una non ripetibile canzone, uguale a quella udita il 13 dicembre 44 a Compito, quando vedevo le coorti angeliche trasvolare su Betlemme, cantando2…
14E io resto qui. Anzi scendo dalle sfere dove ero e rientro in me stessa, nei miei spasimi, nel mio letto. Però la gioia resta… e mi accorgo anche che, stupida stupida, non ho saputo dire una parola ai tre arcangeli… Però la mia anima ha parlato con loro. La sentivo che li venerava, anche se non potevo tradurre in parole materiali i palpiti suoi.
La data della fine del mondo[52].
15Dopo avere avuto tutto quanto sopra, prendo la Bibbia per ricercare in essa ogni apparizione angelica. Passano così Abramo, Giacobbe, Tobia e poi il profeta Daniele. Nel capo 8° mi cade lo sguardo sui versetti 13-14. Giunta alla frase: 21“Rispose: Da sera a mattina, per duemila trecento giorni, e poi sarà purificato il santuario“, rapida come una freccia luminosa viene una risposta, meglio, una spiegazione: “Metti al posto della parola ‘giorni’ quella di ‘secoli‘, perché per noi un secolo è meno di un giorno, e avrai la data della fine del mondo“. 22Non altro. Subitanea come è venuta, così è cessata la voce, che direi del mio interno ammonitore perché è simile alla sua.
532. Direzione spirituale
A Madre Teresa Maria di S. Giuseppe[53].
Priora del Carmelo.
Dice Gesù:
1«Io sono il Direttore, il Tutore, l’Amministratore delle anime e di ciò che occorre alle anime. Nessuno è al di sopra di Me. E autorizzo il ” portavoce ” a portare la mia luce a queste anime che Io amo. Darò al ” portavoce ” tempo e forza quando lo giudicherò necessario. Perché tutto ho predisposto per amore.
2Unisci quest’ordine, dato quando tu eri afflitta, all’altra bontà del dettato avuto mesi fa, e comprendi da questo se mi sei diletta. Ti prendo il capo fra le mani e ti dico: ” Non temere. Io ti amo. Comprendi? Io ti amo “. L’Avvento e S. Giovanni della Croce vi hanno dato il dolore e la privazione. Il Natale e il mio S. Giovanni vi dànno la guida, perché non è giusto privare le mie spose del pane della mensa dello Sposo. Siate mortificate, prudenti, pazienti. Accontentatevi di ciò che vi porterà il piccolo Giovanni come fosse cosa sua. Ma sappiate che in verità Io sarò dove sembrerà che sia il piccolo Giovanni. Siate però prudentissime. Altrimenti verreste private di questa grazia. Questo per tutte.
3Ma per te, Io ti confermo che come hai agito in questi tempi tremendi è di mio gradimento e te ne benedico. E sappi che tua madre è nella scia della mia Misericordia, né vi uscirà. Io ti ringrazio per lei. Perché molto l’aiutano le tue mortificazioni e orazioni. Il tuo Direttore lo regali a Me, non è vero? E non chiedi nulla per lui. Solo mi dici: ” Eccotelo! “. Io so ciò che devo fare. Dio ti benedica e la mia pace resti in te.»
4E a me: «Dì alla Madre Priora che lasci scrivere le sue figlie. Se troverò giuste le loro lettere darò loro guida. E ciò che dico per una può essere usato per tutte». Poi mi dice di fare la S. Comunione il giorno dei S. Innocenti per Suor Luigia Giacinta.
A Suor Teresa Cherubina del Volto Santo.
Dice Gesù:
5«No. Io non sono un puntiglioso che leva un bene per un’inezia. Io sono la Bontà e la Parola. Posso permettere che gli uomini affliggano. Ma Io medico. Che gli uomini privino. Ma Io rendo. Che gli uomini oscurino. Ma Io sono la Luce e rendo la luce. Non ti mettere scrupoli. Non il tuo desiderio di conoscere il piccolo Giovanni è stato causa della privazione della parola di Dio, ma l’auto giudizio di un uomo che, per quanto giusto, ha sempre imperfezioni nel suo giudizio. Tu prega per lui, rispettalo e taci. Ci penso Io a medicare tutto e a darti maniera di acquistare meriti sempre più grandi con le piccole cose.
6E una piccola cosa da commerciare, e che diventerà grande cosa in Cielo, è la tua sommissione alle necessità attuali. Considera, figlia mia, che ciò che fa soffrire te fa soffrire anche chi te lo impone. Perché vuoi aumentare il suo soffrire? Non è carità. Io ho parlato molto chiaro dieci mesi or sono. Vuoi tu saperne più di Me? Sei suora di clausura? Molto bene. E chi ti nega di esserlo? La terra è tutta una clausura per le anime che hanno compreso cosa è la Vita vera. Non sono nella clausura della carne le vostre anime, fatte per il Cielo? Sia la carne, oggetto di peccato per tanti, la grata che preserva la tua anima dai contatti col mondo.
7E non sprezzare il mondo. Non è carità. Ti fa ribrezzo? Oh! Oh! E non ti ricordi che Io, il Santissimo, ci sono stato immerso per 33 anni e ho sentito tutti i fetori del mondo e messo occhi e mani su tutte le piaghe dell’Umanità? Nulla si apprende di male se l’anima non consente al male; ma solo cresce la carità e si frantuma l’egoismo, e con l’egoismo la superbia residuale dell’antica creatura che era del mondo e che Io ho voluto di Dio. Santificalo il mondo, non lo sprezzare.
8Mia Madre lo santificava passando per le vie corrotte della terra, la mia Purissima, il Giglio nostro! Considera questo magnifico esempio che ti do a modello. Si era data a Dio nella puerizia. Il Tempio la chiuse, come un mistico Carmelo, fra le sue mura. Ella aveva la clausura del Tempio e quella del voto verginale. Dio ruppe i suggelli. La levò dal Tempio. La fece sposa. La fece unita ad un Tomo, lei che era unita soltanto a Dio. Per il mondo ella apparve ” 1a moglie” conosciuta da un uomo, e per l’uomo suo, che non la conobbe mai per moglie secondo la carne, ella apparve ” 1’adultera “… Più avvilita di così!… Ella cantò più forte il suo: “Ecce Ancilla Domini! ” E’ Dio la premiò rendendole la stima di Giuseppe.
9La maternità la recluse una seconda volta nella casetta di Nazaret. Nell’ora più intima per una donna, l’editto di un uomo strappò la santa Reclusa dal suo nido e la gettò sulle vie del mondo, mentre Io già ero alle porte e in lei era il desiderio giusto di essere ” sola col, Solo ” nell’ora sublime del suo divino puerperio. Betlemme l’accolse dopo la mia nascita, e il silenzio e il mistero rimisero per una terza volta le grate alla Reclusa di Dio. Erode crudele le ruppe per una terza volta ed ella fu nel mondo, fino a vivere in terra pagana.
10Poi… oh! poi!… Teresa, che saranno state le sofferenze di mia Madre costretta dal mondo nemico a seguire la sua Creatura, lasciando Nazaret per occuparsi del ” temporale ” per suo Figlio, oltre che dello spirituale? La sua clausura! Con le lacrime si fece velo e grata, e fu claustrata da esse anche ai piedi della Croce, fra gli insulti ignominiosi di tutto un popolo. E Dio non la vide mai tanto claustrata di quando si levò anche il velo perché la mia verecondia fosse soccorsa.
11Teresa Cherubina, non sai che questa è l’ora di Satana, e che esso usa di tutti i mezzi per far fare peccato di ribellione, almeno di questa, anche ai migliori? Perché ti presti al giuoco? Vuoi darmi dolore? Sei andata per il mondo. Sì. Forse hai avvicinato dei demoni. Sì. Ricorda però che chi crede in Me calpesterà serpenti senza averne danno. Ma se non fossi uscita non avresti conosciuto il ” piccolo Giovanni ” e non avresti avuto le parole di ora. Non ti ho detto ” una parola ” come volevi, ma molte. Ed è perché ti voglio far salire.
12La resistenza ai miei voleri provoca resistenza alle mie concessioni. Accetta tutto ed Io saprò provvedere sempre in bene. E non essere umana nella necessità del direttore. Io sono il Direttore di ogni anima. E non stare col compasso e il misurino, col gancio e il microscopio a misurare, frugare, esaminare il passato e i residui di esso. Quando ti sei confessata tu avevi il desiderio sincero di confessare tutto. Perciò tutto è confessato. Quello che non ha udito il sacerdote dalle tue labbra Io l’ho udito dalla tua anima e ti ho detto: ” Va’ in pace! “.
13Non insuperbire se ho parlato molto a te. Non è perché sei la più santa di questo Carmelo, ma perché ne hai molto bisogno per santificarti. Non esigere molto dal Portavoce. Sono Io che lo regolo, e se starà zitto è segno che Io lo vorrò.
14Va’ in pace. Sii il re d’Oriente che mi porta la mirra della tua ubbidienza alle necessità attuali. Va’ in pace! Va’ in pace!»
Per Madre Teresa Maria di S. Giuseppe[54].
Dice Gesù:
15«Lo vedi? Ho parlato a due delle tue figlie e le ho fatte ” re d’Oriente[55]“. Ma quello che mi porta gli incensi devi essere tu. Portami, portami gli incensi della tua carica di Priora, così santificante quando è compiuta con giustizia.
16Oh! in verità, come l’incenso è franto in granelli, e come è gettato sui carboni per sprigionare profumo e per compiere l’ufficio per cui fu creato, così un Superiore in un Convento, per compiere realmente l’ufficio per cui fu eletto a quella carica, deve essere stritolato e consumato dai carboni accesi. E il mortaio e il pestello sono il dovere da compiere: il mortaio che abbraccia tutto, e i caratteri delle anime affidate al Superiore, caratteri che, pesanti come sono delle loro diverse caratteristiche e tendenze, fanno un pesantissimo pestello di bronzo conglobandosi le une con le altre. E la povera Superiora, o il povero Superiore, è sotto, resina odorifera che gli altri frantumano. E che non potrebbe essere gettata nel turibolo se non fosse franta. E non profumerebbe se nel turibolo, mosso da mano angelica davanti all’altare dei Cieli, non fossero ardenti carboni. In parte dolcissimi: quelli della carità della vittima che da sé stessa li accende per avere il suo rogo immolatore. In parte amarissimi: quelli degli egoismi sopravviventi nelle creature anche quando non sono più Rosa, Giuseppina, Antonia, Angela e così via, ma sono Suor A, B, C, creature che con la veste secolare, deposta alla vestizione, avrebbero dovuto deporre l’abito morale preesistente, e sorgere nuove, tutte nuove, per entrare cantando nella casa dello Sposo.
17Ma bisogna compatire!… La natura umana è peggio di un polipo… Si recide, si recide… e sempre rimane qualche tentacolo, qualche ventosa abbrancata al passato… al passato che dovrebbe essere morto con tutte le sue tendenze e sapori.
18Ardi, ardi! Il tuo profumo sale fin qui. L’oro è prezioso, e serve ai re per le loro corone. La mirra è salutare, e serve a conservare da putrefazioni. Serve dunque agli uomini. Ma l’incenso è da Dio. Per il suo trono. Per la sua acclamazione… Teresa Maria, sii l’incenso La mia pace sia in te.»
Per Madre Luigia Giacinta.
Dice Gesù:
19«Mi piace vedere quelle due umili parolette sulla busta della Madre. In questi tempi, infatti, i giacinti hanno appena un capolino verde che affiora dalla terra. Tutto il resto morde la terra del vaso o dell’aiuola, si mortifica nello scuro, nell’umido; è ignorato… Ma quando viene il tempo della mia glorificazione di Redentore tutti i giacinti alzano la loro corolla profumata e pare che la offrano al cielo e al mio altare, tenendola fra la coppa delle foglie, simili a dita di due mani, unite in preghiera, che si aprano per invocare. Proprio perché mi piace la mortificazione del giacinto, dico al giacinto la mia parola.
20A una tua sorella ho detto di portarmi la mirra. Alla Madre dirò di portarmi l’incenso. A te, Giacinta, ti dico: ” Portami l’oro “. La carità! Quanto puoi fare in questo campo!
21Tu desideri avere una direzione della Mamma mia. Io te la conduco. Che parli Ella, la Tutta Carità.»
22Gesù tace e si sostituisce a Lui Maria.
Dice Maria:
23«Figlia, il cuore conduce ‑ non la scienza ‑ il cuore conduce sui campi fioriti dell’amore.
24Quando il mio Bambino cominciava a camminare, molti fiori erano rinati nei prati di Betlemme, alle prime piogge di autunno. Ed Egli, il Piccolino diletto, spingeva avanti il suo corpicciuolo santo, puntando i piedini per andare da questa a quella corolla, sparsa fra l’erba del prato, e come un uccellino pispigliava le sue informi parole a quei fiori che il Padre suo aveva creato. E, ne sono certa, quei fiori comprendevano le misteriose parole del Dio Infante, annichilito, per carità di noi tutti, a balbuziente pargolo, Egli: la Parola.
25Ma la primavera seguente, e più quelle venute poi, lungo le strade nilotiche che la piena aveva nutrite e mutate in terre opime, Egli, ormai sicuro, andava come ape bionda, come allegra calandra, da fiore a fiore, a coglierli per me, e rideva, con tutti i suoi dentini brillanti fra le labbra rosa, mentre rovesciava il suo bottino sul mio grembo, e rovesciava indietro il capo per chiedere baci sugli occhi di cielo, e chiedeva i nomi, le storie dei fiori. E voleva sapere a che servivano i loro succhi.
26E una volta, l’ultima primavera in Egitto, la divina Sapienza parlò per mezzo delle sue labbra innocenti. Mi aveva ascoltato parlare. Poi aveva separato i fiori secondo un suo pensiero. Pareva giocasse. Ma la sua mente lavorava. Giuseppe, che segava lunghe assi nell’ombria verde delle foglie novelle del povero orto, osservando che i fiori più belli erano da una parte, negletti, mentre carezze e paroline dolci andavano a umili capolini di camomille, mughetti selvatici, coclearie, ranuncoli, fior di radicchio, stellarie, rossi trifogli, gli chiese: ” Perché, figlio mio, prediligi quelli, semplici e comuni, a quelle splendide rose, a quelle riccardie e gelsomini doppi che ti ha dato Rachele di Levi? “. ” Perché questi sono i fiori che hanno carità per gli uomini. Sono carità, non solo piacere degli occhi e del naso ” rispose Gesù. E io e Giuseppe, dopo essere rimasti senza parola davanti alla sapienza del Fanciullino, ci curvammo insieme a baciarlo sulla fronte luminosa.
27Figlia, tu pure conosci le umili e comuni virtù, gli atti che esse suscitano come fiori. Prediligile, compili. Gesù li ama tanto. Lo hai sentito: ” Li prediligo perché sono carità “. Nelle tue mansioni ne puoi cogliere moltissimi. Un prato in fiore ti è davanti. Falcia, falcia… La carità non basta mai. Sii tutta carità e porterai l’oro del re d’Oriente al dolce mio Gesù.»
28«Ed ora che la Dolcezza di Dio e degli uomini ha parlato, lo, con Lei, ti benedico. La pace sia con te.»
533. Direzione spirituale due.
Consigli al Direttore spirituale[56].
Dice Gesù:
1“È una necessità e bisogna farla. Ma non ne sono per niente contento. Però si faccia al più presto e nel tempo più breve possibile sia compiuta. Però anche non sia iniziata se prima non è copiato a macchina tutto quanto hai scritto e consegnato al Padre. E il Padre ti dia tutto quanto è dattilografato perché tu lo corregga in quel mese di assenza. Io non posso permettere che restino fogli scorretti o non copiati. E il tuo vivere è così minato da forze segrete e nemiche!
2Oh! mia piccola violetta dal gambo reciso, non se ne accorge nessuno, dunque, che solo una superstite radichetta, la più sottile di tune, ti mantiene ancora innestata all’esistenza e tu vivi solo per quella labilissima vena vitale? Basterebbe l’urto di una farfalla a troncare anche questa radichetta.
3Io non darò altro finché non sia trascritto tutto quanto è stato dato. Tu non fare altro finché non hai tutto corretto. Padre Romualdo non faccia altro finché questo non è fatto. Non c’è da scherzare né da imprudentemente fidare in soprannaturali aiuti. Agite con mezzi ordinari come se gli straordinari non ci fossero.
4Riguardo all’assistenza sacerdotale, certo tu la devi avere. Io non ti do segni straordinari, clamorosi. Non saresti allora più la mia violetta. Ma nella tua normalità apparente di creatura normalissima che mangia, beve, dorme come ogni mortale, che non ha estasi, digiuni inspiegabili, sudori sanguigni, stigmate, o altro, che è in perfetto equilibrio psichico – e mente per mentire chi vuol dire il contrario – ci sono delle straordinarietà che sono il segno di ciò che tu sei, e di ciò che Io sono in te: il Tutto, l’Origine, la Spiegazione, il Fine del tuo essere.
5Uno di questi è la vitalità che torna ad ogni Comunione. Io non vengo in te con lo Spirito mio a nutrire il tuo spirito. Non così soltanto. Ma ci vengo anche con la mia Virilità sana e te la trasfondo. Come potresti stare senza la Vita, tu, corpo spento quasi? La chiave, il segreto di ogni tua resistenza contro i morbi e le fatiche della missione che vincerebbe da sé, con la sua mole, ogni resistenza di persona forte e sana, è in questo venire del tuo Gesù in te con tutti i suoi doni, non escluso quello di trasfusione vitale e fisica.
6Se non volessi premere troppo sul mio servo Romualdo, già affaticato, Io vorrei venire in te ogni giorno, vero Medico e medicina, per sopire i troppi spasimi, i veramente troppi spasimi, e soccorrere le distrutte forze. Pensa dunque se potessi permettere che tu stia per giorni e giorni senza Eucarestia. Moriresti anche senza avere crisi. Moriresti perché ti mancherebbe ciò che ti alimenta. E saresti troppo vessata da colui che odia. L’Eucarestia che porti in te lo tiene lontano. Solo quella. Perché sempre più ti odia e con tutti i mezzi cerca di turbare e intralciare il tuo lavoro. Anche per questo esorto Romualdo a non distrarsi con altre cure. Sono altrettanti scenari falsi per deviarlo, ritardarlo, distrarlo a scapito del lavoro tuo che è, in verità è questo solo: lavoro mio.
7Abbia carità, molta carità con tutti. Ma non ti lasci perché mi darebbe dolore. Tu sei da seguirsi fino all’ultimo, senza altre mète. E senza abuso di fiducia in Dio. Non tenti la Provvidenza. Abbia presente che Satana, di tutto ciò che è comune esistenza, eventi, necessità, paure, dispiaceri, ristrettezze e così via, si fa tante armi per recidere la radichetta superstite. Potesse riuscirvi prima che la Cattedrale della ricostruzione evangelica integrale sia compiuta e corretto dal portavoce, sarebbe la sua grande vittoria.
8A chi affidare il piccolo Giovanni? “Giovanni, ecco Maria tua Madre”, “Maria, ecco tuo figlio Giovanni“[57]. I nomi indicano a chi darti. Ma come avrei preferito che Maria non fosse custodita altro che da Romualdo! Eppure è bene che tu ti abitui ad altre voci, non fosse altro che per perdere altri penosi ricordi…
9E non indagare se egli era o non era uno strumento… L’uomo molte volte lo è senza neppure meritarlo. In verità, in verità ti dico che solo nella misura di dieci su mille gli uomini muoiono, anche se sono stati sempre dei santi, senza essere stati almeno una volta strumento di Satana. Non pensare! Non pensare! E prega per lui.
10Ed ora basta, piccolo Giovanni, fiamma che non muore perché Io mi verso in lei.
11Però di’ al Padre questo: che Satana è non solo astuto e invidioso. Ma è spirito intelligente. Non ha perduto questa sua qualità di quando era lo splendido arcangelo. Solo che adesso la usa per il male. E sa. In anticipo. Se Me non mi ha individuato per il Cristo prima dell’ora, è perché un’operazione di speciale potenza divina avveniva in mio favore. Ma appena fu manifestata la mia missione di profeta, di giusto, mi comprese.
12Tu… sai tu quando è iniziata la tua? No. Non lo sai. Ma egli l’ha vista al suo primo fiammeggiare, e ha iniziato l’opera sua. E così è per tante cose. Satana è astuto e gira instancabile presso le anime per origliare i loro segreti colloqui con Dio, che avvengono anche all’insaputa della stessa creatura che possiede quell’anima che è in colloquio con Dio.
13Va’ in pace.”
Consigli a Maria Rafaelli[58].
Dice Gesù:
14“È tempo di grazie! È tempo di Grazia! Io sono venuto a portare “pace” agli uomini di buona volontà. Scrivi perciò e consegna a Maria Raffaelli[59] quello che ti dico, per la sua pace.”
Dice Gesù a M. R.:
15“La mia pace sia con te, e quanto ti dico ti sia fiume di pacifico attendere e di pacifico soffrire, fatto sopportabile dalla mia promessa che non mente mai. Figlia mia, tu molto sai di ciò che gli uomini insegnano di Me. Ma poco sai di ciò che Io realmente sono e opero. Ascolta. È il Signore che parla, è la Sapienza, è la Verità.
16Altro è essere tormentati ed altro è volere essere tormentati. La prima cosa è una sventura che non va oltre il giorno terreno, e molte volte cessa prima. La seconda è un peccato perché è “connivenza col volere satanico”. Questa ultima cosa non è in tuo figlio. Quando egli delira non è lui che parla. È responsabile un fonografo di ciò che esce dalla sua tromba? No, non è vero? Ebbene, ugualmente non è responsabile tuo figlio di ciò che l’”altro” gli fa dire. Io non le sento neppure quelle parole, perché Io col Maledetto uso il silenzio delle labbra e delle orecchie. Non ascolto le sue parole, le non sue parole che rimbombano per l’aria; guardo questo povero figlio mio e tuo, o madre dolorosa, ed è tutta pietà che si versa da Me su di lui.
17Io l’ho detto pensando a te: “Nelle malattie molte volte si cela Satana per torturare e per portare a maledire il Signore”.
18Ho detto: “Il dolore delle madri è salvezza per i figli“. E così è, Maria. Il Cielo è popolato di figli che le madri hanno salvato. Va’, va’ con la tua croce! La porti per te e per lui. La sua più ancora della tua. Oh! madre buona, non sei contenta di essere il Cireneo di tuo figlio? Mia Madre sussurra: “Avessi potuto io portare la tua croce, Figlio mio!”.
19Non avere fretta. Sono cose lunghe. Potresti anche non vederle compite mentre dura il tuo giorno mortale. Potresti salire con questa fede – fede, capisci? non speranza – con questa fede in ciò che dico, al Cielo, e là, con più potenza, aiutare la tua creatura… Oh! non sospirare! L’attesa diviene un attimo lassù. E poi è la gioia di vederlo bello, sano, buono, felice per sempre. Per sempre. Per sempre. Quello che sembra un castigo è solo un mezzo. Quello che può apparire dannazione è invece salvazione. La sua croce è la sua espiazione sulla terra delle sue colpe d’uomo. Io non faccio pagare due volte. Sono giusto.
20Abbi fede. Sostienilo con le tue orazioni. Dammelo. Offrimelo. Di’: “Lo confido a Te”. Il balsamo che scende dalle mie ferite non è mai inerte.
21Figlia mia, la pace sia in te e su chi ti somiglia. Sul figlio tuo la mia misericordia.”
Consiglio a P. Romualdo.
22“E ora” continua a me Gesù “di’ questo a P. Romualdo.”
Dice Gesù:
23“Vai pure. Fa’. Tenta. Ma le obbiezioni che si fanno al caso “Dora”, così agitato e alternato di luci e tenebre, e le obbiezioni che si fanno al caso “Maria”, così placido, ordinato, pacifico come tutto ciò che viene direttamente da Me, contro il Quale non può cozzare il demonio e deve lavorare in agguato e malamente, servono a giustificare un punto evangelico, che non serve per Me solo, ma per tutti i casi dove Io sono, anche se celato in una creatura-strumento. “Abbiamo sonato e non avete ballato, abbiamo intonato lamenti e non avete pianto“. 31E all’altro punto: “È venuto Giovanni che non mangia e non beve, e dicono: ‘È un demonio’. È venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve, e dicono: ‘Ecco un mangione e un beone che è amico dei pubblicani e dei peccatori’. Così alla sapienza è stata resa giustizia dai suoi figli“[60]3.
24Sì. La sapienza umana, superba e incredula, che vuole sdottrinare su tutto, e che ha perso lo spirito dei fatti e si attiene alle apparenze che vuole giustificare come non può – perché il soprannaturale sfugge ai metodi di ricerche e di giudizio naturali – vuole, e non si accorge di contraddirsi, giustificare i due casi diversi con le stesse ragioni sbagliate. 33Tanto per poter darsi assoluzione della sua incredulità, della sua incapacità di sentire e riconoscere il sopraumano, ossia il divino, là dove è.
25L’ultimo tempo sarà quello dello spirito. Ma in verità, in verità vi dico che solo coloro che saranno vittime volontarie allo Spirito, e prede accettate dello Spirito, sapranno ancora ammettere il soprannaturale. Gli altri… feccia che depositerà nel fondo degli stagni infernali e per la quale non ci sarà più la Parola, che non si dà ai porci perché si rispetta da Sé stessa, e da Sé stessa si tutela.
26E questo ti sia luce, Romualdo Maria. La pace mia sia in te.”
Consigli a Dina[61].
27Sono ancora alla Comunione quando mi appare S. Giovanni apostolo in un bosco di ulivi: roseo, ridente, vestito di lilla con mantello nocciola chiaro. Pare venga in tutta fretta. 37Si volta a guardarmi, mi sorride, chiama: “Sorellina!”.
28“Oh! Giovanni!” rispondo con lo stesso riso che ha lui.
29Resta così finché ricevo l’Eucarestia e poi mentre faccio il ringraziamento e anche dopo, finché… devo esercitare la pazienza di ascoltare chiacchiere che non mi interessano e che non hanno altro valore fuorché quello della carità verso persone moleste…
30Ma ora, mentre io, pure ascoltando queste, mi pongo un quesito – questo: “Come sarà giudicata Dina R. che Gesù non ha nominata nel suo dettato in favore di Antonio R.?” – l’apostolo mi risponde:
31“Sarà applicato, anzi è applicata la parola della Croce: “Padre, perdona a lei perché non sa quello che si fa”[62]. Però considera che qui, ledendo con il suo sarcasmo ragionante ciò che non va irriso, Gesù, Signor nostro, non perdona in persona propria. Egli perdona le offese fatte a Gesù Cristo Dio e Uomo. Ma per le offese fatte alla Divinità Una e Trina, e perciò fatte particolarmente alla Potenza e all’Amore (il Padre e lo Spirito), Egli, che sa che solo Dio può perdonare ai peccati fatti contro lo Spirito di Dio – perché solo l’Altissimo e Divino può dare questa assoluzione – dice al Padre la sua preghiera per la colpevole. E fida, Lui che la conosce, nella Misericordia del Padre. Ed io con Lui, io che ho sentito come ha detto quelle parole dalla Croce e che non posso avere dubbi sulla potenza di esse.
32Addio, sorellina. La grazia di N. S. G. C. sia sempre con te.”
33E se ne va, rapido come è venuto.
Per Emma Federici[63].
Dice Gesù:
34“Lo sai cosa è la mirra? È la resina che preserva da corruzioni. Sai a cosa è paragonabile? Al pianto. Ma il pianto, quando è buono, che fa? Leva le impurità umane.
35Ascolta, figlia. Ricorda l’Ecclesiastico: “Chi ama suo figlio lo castiga sovente per averne in futuro consolazione“[64]. E i Proverbi: “Non disdegnare, figlio mio, la disciplina del Signore e non ti sgomentare quando Egli ti castiga; perché il Signore corregge quello che Egli ama, come un padre fa col figlio prediletto“[65]. Nel mio ultimo severo richiamo[66]senti tutto l’amore mio.
36E ascolta, figlia. È una promessa e una pace che ti do per regalo delle mie tre feste: Natale, Circoncisione, Epifania. Quando anche per ostilità degli uomini tu non potessi vedere l’Opera, tu mi saresti ugualmente cara. Mi basta che tu sia generosa e fedele. E tutto quanto soffrirai sarà giustificazione di ciò che avrai potuto eseguire imperfettamente. Quello che esigo, assolutamente esigo da te, è la docilità, l’abbandono assoluto alla Volontà che ti si mostra ora per ora. Rinuncia assolutamente ad ogni auto giudizio. Con questa rinuncia ogni azione andrà a carico altrui.
37Non dire: “Ma allora io non avrò merito mai!” I meriti nelle azioni umane sono del 10/1000 anche nelle azioni a scopo intenzionalmente buono. I demeriti sono le altre 990 parti. Ma se tu rinunci all’auto giudizio e lasci le azioni agli altri, tu fai al 1000 per 1000 l’ubbidienza. Al 1000 per 1000, ossia totalmente e perfettamente. E ne hai un merito totale che annulla ogni altro tuo possibile demerito agli occhi miei.
38Me la dai questa mirra? Imbalsamerò con essa tutto il tuo spirito, e sarà incorrotto.
39Figlia mia, la mia pace sia con te.”
534. Lucifero divenne Satana[67].
Lucifero: portatore della luce.
Dice Gesù:
1“Il nome primitivo era Lucifero: nella mente di Dio voleva dire “alfiere o portatore della luce” ossia di Dio, perché Dio è Luce. Secondo in bellezza fra tutto quanto è, era specchio puro che rifletteva l’insostenibile Bellezza. Nelle missioni agli uomini egli sarebbe stato l’esecutore del volere di Dio, il messaggero dei decreti di bontà che il Creatore avrebbe trasmesso ai suoi beati figli senza colpa, per portarli sempre più in alto nella sua somiglianza. Il portatore della luce, con i raggi di questa luce divina che portava, avrebbe parlato agli uomini, ed essi, essendo privi di colpe, avrebbero compreso questi balenii di armoniche parole tutte amore e gaudio.
Il grido di rovina del superbo.
2Vedendosi in Dio, vedendosi in sé stesso, vedendosi nei compagni, perché Dio lo avvolgeva della sua luce e si beava nello splendore del suo arcangelo, e perché gli angeli lo veneravano come il più perfetto specchio di Dio, si ammirò. Doveva ammirare Dio solo. Ma nell’essere di tutto quanto è creato sono presenti tutte le forze buone e malvagie, e si agitano finché una delle due parti vince per dare bene o male, come nell’atmosfera sono tutti gli elementi gassosi: perché necessari. Lucifero attrasse a sé la superbia. La coltivò, l’estese. Se ne fece arma e seduzione. Volle più che non avesse. Volle il tutto, lui che era già tanto. Sedusse i meno attenti fra i compagni. Li distrasse dal contemplare Dio come suprema Bellezza. Conoscendo le future meraviglie di Dio, volle essere lui al posto di Dio. Si vide, col pensiero turbato, capo degli uomini futuri, adorato come potenza suprema. Pensò: “Conosco il segreto di Dio. So le parole. Mi è noto il disegno. Posso tutto ciò che Lui vuole. Come ho presieduto le prime operazioni creative posso procedere. Io sono”. La parola che solo Dio può dire fu il grido di rovina del superbo. E fu Satana.
Il nome di Satan viene direttamente da Dio
3Fu “Satan”. In verità ti dico che il nome di Satan non venne messo dall’uomo, che pure, per ordine e volere di Dio, mise un nome a tutto ciò che conobbe essere, e che tuttora battezza con un nome da lui creato le sue scoperte. In verità ti dico che il nome di Satan viene direttamente da Dio, ed è una delle prime rivelazioni che Dio fece allo spirito di un suo povero figlio vagante sulla terra. E come il mio Nome Ss. ha il significato che ti ho detto una volta1, ora ascolta il significato di questo nome orrendo. Scrivi come ti dico:
S A T A N
Sacrilegio Ateismo Turpitudine Anticarità Negazione
Superbo Avverso Tentatore Avido Nemico
Traditore
4Questo è Satan. E questo sono coloro che sono malati di satanismo. E ancora è: seduzione, astuzia, tenebra, agilità, nequizia.
Le 5 maledette lettere
5Le 5 maledette lettere che formano il suo nome, scritte col fuoco sulla sua fronte fulminata. Le 5 maledette caratteristiche del Corruttore contro le quali fiammeggiano le 5 benedette mie Piaghe, che col loro dolore salvano chi vuole essere salvato da ciò che Satana continuamente inocula.
6Il nome di “demonio, diavolo, belzebù” può essere di tutti gli spiriti tenebrosi. Ma questo è solo il “suo” nome. E in Cielo non è nominato che con quello, perché là si parla il linguaggio di Dio, in fedeltà d’amore anche per indicare ciò che si vuole, secondo come lo ha pensato Iddio.
Il contrario di Dio.
7Egli è il “Contrario“. Quello che è il contrario a Dio.
8Quello che è il contrario di Dio. E ogni sua azione è l’antitesi delle azioni di Dio. E ogni suo studio è portare gli uomini ad essere contrari a Dio. Ecco ciò che è Satana. È “il mettersi contro di Me” in azione. Alle mie tre virtù teologali oppone la triplice concupiscenza. Alle quattro cardinali e a tutte le altre che da Me scaturiscono, il vivaio serpentino dei suoi vizi orrendi.
Il Superbo.
9Ma, come si dice che di tutte le virtù la più grande è la carità, così dico che delle sue antivirtù la più grande e a Me repulsiva è la superbia. Perché per essa tutto il male è venuto. Per questo dico che, mentre ancora compatisco alla debolezza della carne che cede al fomite della lussuria, dico che non posso compatire all’orgoglio che vuole, da nuovo Satana, competere con Dio. Ti paio ingiusto? No. Considera che la lussuria in fondo è vizio della parte inferiore che in alcuni ha appetiti tanto voraci, soddisfatti in momenti di abbrutimento che inebetisce. Ma la superbia è vizio della parte superiore, consumato con acuta e lucida intelligenza, premeditato, duraturo. Lede la parte che più somiglia a Dio. Calpesta la gemma data da Dio. Comunica somiglianza con Lucifero. Semina il dolore più della carne. Perché la carne potrà far soffrire una sposa, una donna. Ma la superbia può fare vittime in interi continenti, in ogni classe di persone. Per la superbia è stato rovinato l’uomo e perirà il mondo. Per la superbia langue la fede. La superbia: la più diretta emanazione di Satana.
10Ho perdonato ai grandi peccatori del senso perché erano privi di superbia di spirito. Ma non ho potuto redimere Doras, Giocana, Sadoc, Eli e altri pari loro[68], perché erano i “superbi“.”
535. Le proliferazioni della pianta
di Giuda[69].
La faccia demoniaca di Satana
1Prima del dettato che segue nella pagina seguente, mentre correggo il dattilografato, mi appare la faccia demoniaca di Satana. Solo il viso. Ride, oltremodo sarcastico, con tutta la sua espressione. Poi termina in una fragorosa e malvagia risata e scompare. Mi rimetto a correggere e non ci penso più. Questo alle 10 antimeridiane. Quasi a mezzogiorno Gesù mi detta quanto segue nella pagina seguente. Ho pensato essere bene premettere questo accenno. Dopo, però, io non ho mai visto il viso bronzeo di Satana né udito il suo velenoso riso, come se se ne fosse andato per sempre. Le ultime parole di Gesù mi fanno pensare fosse poco lontano.
Stratagemma dei falsi credenti.
Dice Gesù:
2“Una piccola meditazione nella quale non è estraneo anche ciò che avverrà oggi.
3Si legge nel libro di Giosuè dello stratagemma usato dai Gabaoniti e del verdetto di Giosuè: “Non mancherà mai nella stirpe vostra chi tagli legna e porti acqua nella casa del mio Dio“[70].
4Nel passaggio di Dio, che compie il suo cammino nei secoli per raggiungere il luogo promesso al tempo stabilito – ed è passaggio di Dio il passaggio di ogni che, che sia paradisiacamente soprannaturale, ossia la fede che procede estendendosi in tutto il mondo, ossia il sorgere di giusti, o di ispirati, o di strumenti di Dio, tutte cose che servono a portare l’umanità per penoso e lungo esodo al Regno eterno – non vediamo forse sovente venire verso il popolo dei santi delle creature che vengono con un fine impuro? Chi per paura, chi per curiosità, chi – colpa maggiore – per derisione. Si accostano, osservano, decidono se convenga o meno rimanere. L’interesse presente o futuro li muove sempre. L’interesse di avere utile dall’amicizia di uno strumento di Dio o di un ministro di Dio. L’interesse di non dannarsi l’anima col deridere il soprannaturale. L’interesse, infine, di servire la parte avversaria coll’andare come spioni fra l’esercito santo per carpire i segreti e denunciarli ai nemici di Dio, i quali se ne servono per nuocere ai servi e alle opere di Dio.
I menzogneri credenti nel soprannaturale[71].
5Questi ultimi, e coloro che essi servono, sono tutt’affatto demoniaci nel loro modo di agire, sono le proliferazioni della pianta di Giuda. Dio li condanna. Ma anche gli altri li reputa molto vili, e del loro subdolo rispetto del soprannaturale o per il ministro di Dio ne tiene il giusto conto. Non avranno condanna totale, ma neppure avranno merito per questo loro calcolato rispetto. Ma specie coloro che sono della categoria di Giuda si accostano in apparenza dimessi, innocui, “avendo sui loro asini messo dei viveri in sacchi vecchi e in otri rotti e ricuciti”, vestiti di “abiti logori e con calzature malandate e piene di rappezzi”, portando “pani duri e sbriciolati pel viatico”, come li descrive a perfezione la Bibbia al libro di Giosuè. Sono i falsi umili, sono i falsi miti, sono gli astuti esaltatori, sono i menzogneri credenti nel soprannaturale che si manifesta. Le loro parole sono astuzia e pugnale. E fossero pugnale scoperto! Ma è avvolto in drappo prezioso. Dicono: “Io vengo perché ho sentito, voglio essere istruito da te, strumento di Dio, perché io sono un peccatore, un ignorante, un infelice, e tu sei una luce, sei una forza, sei un santo…”. Dicono: “Noi veniamo da lontano a far pace con voi… Avendo udito la fama della tua potenza, che è quella di Dio, …veniamo a dirti: fa’ alleanza con me”.
Il veleno del compiacimento di sé stessi.
6Attenti, o servi di Dio! Non credete a tutto ciò che vi viene detto. Attenti! Per tutelare il segreto del Re e per tutelare la vostra anima. Voi siete, per la vostra stessa fede assoluta, degli indifesi contro le astuzie dei serpenti. Badate di non aprire la “città chiusa”. Badate di non farvi avvelenare col veleno che vi paralizzerebbe per sempre. Il veleno del compiacimento di sé stessi. Molte volte “la plebe”, ossia le anime comuni ma oneste, è più sveglia di voi nel percepire le mosse dei falsi alleati e nel prevedere i pericoli che da esse possono venire. Perché la “plebe” è a metà fra voi, tutto spirito, e i nemici dello spirito, ed ha perciò modo di avere ombre e luci, furbizia e sapienza… Attenti, figli miei! Satana non dorme mai, il suo pensiero non sosta mai, il suo operare non ha pace. Egli muove i suoi eserciti, che non sono solo quelli infernali. Egli li lancia contro di voi, fortezze, forzieri, libri di Dio, per smantellarvi, per violentarvi e rapirvi i tesori, per, soprattutto per scrivere col rosso del suo inferno, col rosso nero dei suoi maledetti stagni, parole impure sulle pagine di Dio, per incidervi sullo spirito i suoi caratteri di superbia.
Guai agli eletti che divengono “avversari”.
7Guai, guai, guai al servo, allo strumento, alla voce che dice la parola di Satana: “Io sono”! Guai anche se se la dice col moto soltanto del suo pensiero! Perché se è vero che il Signore castigherà i falsi alleati del soprannaturale, non sarà minore il castigo degli eletti a “servi, strumenti, voci” che divengono non luci ma “avversari”. Non Luciferi ma Satan. Se ai primi sarà ordinato di soffrire come a schiavi delle macine e di rimanere all’ultimo posto nella rassegna di Dio dopo lunga espiazione, a voi, luci decadute, non verrebbe concesso di rimanere, ma verreste espulsi per sempre. E sarebbe giustizia. Perché a quello cui più è dato più deve dare.
Il Vincitore di Satana.
8Oh! mia piccola voce! Vieni, vieni qui! Che Io ti prenda il capo fra le mani, ti baci sulla fronte, perché mai, mai, mai il dente di Satana, e dei satana, possa mordere e mettere superbia nella violetta mia, nascosta e amata. Qui, piccola voce! Qui… E indietro, o Satana! Fra te e lei Io mi drizzo a difesa. Scorrazza la terra! Corrompi, mordi, imputridisci! Ma non qui, sulla preda mia. La mia Croce è su lei. Va’, maledetto! Io son chi sono, e tu sei il vinto! Via! Via! Altrove! Via! Nel Nome santo, noto a Me solo! Nel Nome di Colui che è e che ti ha fulminato! Via, nel Nome di Dio e Re, di Gesù Salvatore e Crocifisso, e dell’Amore eterno!”
La collera di Dio è terribile!!!
9Io non vedevo nulla di demoniaco mentre Gesù dettava questa pagina. Ma lo vedeva certo Gesù che mi teneva, dal principio di questa pagina, la testa fra le sue mani, e poi la stringeva contro il suo petto difendendomi col braccio sinistro mentre col destro gestiva di certo. E, dico la verità, quando l’ho sentito urlare così, a tutta voce, e con tanta collera, per quanto nulla vedessi, né avvertissi turbamento da spirito malvagio, pure ebbi paura. La collera di Dio è terribile!!! Io l’ho sentito così solo un’altra volta, in quel lontano dettato contro Mussolini e Hitler, del gennaio 1944 se non erro. Cercherò la data: 17-18 gennaio 1944. Ma oggi era ancora più forte. In ultimo il suo comando era tale da incenerire. Pareva che tutti i suoni del Cielo si fossero uniti nella sua voce. Ma non erano più i dolci canti, di indescrivibile dolcezza. Erano fragori di fulmini. Nelle ultime tre frasi: “Via, nel Nome santo, noto a Me solo! Nel Nome di Colui che è, e che ti ha fulminato! Via, nel Nome di Dio e Re, di Gesù Salvatore e Crocifisso, e dell’Amore eterno!”, io tremavo come una foglia tanto sussultavo sotto quegli scoppi di folgore che fulminavano il Maledetto, che non so dove fosse. Ma certo non in stanza, perché lo avrei avvertito. E anche lo capivo dalla posa di Gesù che pareva guardare oltre la casa, come Satana volesse avvicinarsi alla mia dimora e Gesù non volesse.
536. Satana il perdente[72].
Visita dell’ignota.
1Nostro Signore vuole che aggiunga questo foglietto al quaderno ultimato, dicendo che è bene che completi l’episodio di ieri mattina col seguito che dura tuttora. E ubbidisco.
2Anzitutto ieri, dopo quella… messa in fuga di Satana fatta da N. Signore, per qualche ora non vidi nulla più. Poi venne quella signora… e così si compì ciò che era detto nel dettato del mattino. O per curiosità o per bisogno, non credo per malvagità, quella donna è venuta.
3Poi, andata via lei – e in me c’era dell’urto per questa venuta, e c’era la decisione di non volerla più vedere – rivedo come al mattino il viso di Satana. Ma non più ironico né trionfante. Bensì mogio, come spaurito. Mi guarda, mi guarda proprio come uno che è sbalordito e che ha perso ogni baldanza. Sembra che si chieda: “Ma come mai? E chi è costei?”… Se ne va… Io sono tranquilla però, perché mi sento ancor tutta difesa dalla potenza di Gesù. E questo senso di sicurezza cresce sempre più man mano che passano le ore.
4Vengono le Raffaelli. Parlo del più a del meno, ma sempre pensando alla visita dell’ignota, e con continuo disagio anche, perché sono stata presa d’inganno, e penso al viso mortificato di Satana. Vanno via tutti ed io mi corico sfinita, ascoltando un concerto di musica classica alla radio.
Satana, il vinto.
5Ecco che vedo in una lontananza infinita, infinita come quando vedo il Paradiso – solo che qui è abisso, bassura, mentre il Paradiso è altezza – vedo un luogo che neppur potrei dire orrendo, ma che è infinitamente triste. Poca luce e plumbea, aria come nebbiosa, tenebrore fra le pareti rocciose e scoscese che sono ai lati di una specie di banchisa polare, ma non bianca di neve e ghiacci, bensì nera come pece, sparsa di piattaforme scogliose di roccia oscura. Su una di queste, a ventre contro la roccia, è sdraiato Satana col viso appoggiato su una mano, il gomito puntato sulla roccia. Mi sono provata a fare uno schizzo, ma non sono capace. Non guarda né me, né altri. Quasi a pelo dell’acqua spessa a nera, pensa, e sembra afflitto, se così si può dire e pensare di Satana. Certo è molto mogio. Cosa pensa, così solo e meditabondo?… È rimasto proprio sbalordito dalla violenza di Gesù, oppure è assorto pensando altre malefatte per rifarsi dello smacco del mattino? E perché rideva così questa mattina? E che ha sventato Gesù col suo violento intervento? Domande senza risposta.
Gesù, pietà di me!
6Questa mattina N. Signore mi fa capire che quella donna venuta ieri va compatita perché ha molte pene, è retta di pensiero, e va perciò esercitata carità con lei.
7Va bene. Ma la forza chi me la dà? Sono qui che stento a tirare il respiro. Sfinita sono! Vorrei solo stare distesa, in silenzio, al buio, per racimolare le superstiti forze. E non ho mai possibilità di farlo! E nessuno capisce che non ne posso più! E non sono tranquilla. Satana lavora. Lavora. Lo sento che ordisce i suoi disegni a danno dell’opera e dello strumento.
8Gesù; pietà di me!…
537. Santificare il
giorno con
una pagina di Vangelo.
Consiglio per stampare il Vangelo[73]
Dice Gesù:
1“Il primo consiglio dell’anno novello, o figli a Me cari.
2Potete, se credete, dare alle stampe l’Ora santa, il dettato sul Pater Noster e il Purgatorio. Ma non voglio che sia pubblicata neppure una parola presa dalle visioni della mia Vita pubblica. La Vita pubblica deve essere stampata integralmente, al massimo in tre libri: uno per ogni anno. Ma non deve mai essere spezzettata in singole visioni e tanto meno in frammenti delle stesse. È un avvilirla che Io disapprovo. È un renderla inutile al suo scopo. È un paralizzarne il potere. Non fatelo mai.
La benedizione di Dio Uno e Trino.
3Ed ora, figli cari, abbiate la benedizione di Dio Uno e Trino sulle vostre opere, fatiche, sofferenze, e anche sulle vostre morali e spirituali gioie dell’anno che ha inizio. Il Signore vi benedica e vi custodisca. Il Signore vi mostri il suo volto e abbia pietà di voi. Il Signore rivolga a voi la sua faccia e vi dia pace. L’Amore e il Sangue vi fortifichino e vi purifichino e, come ostie di soave odore, bruciate sull’altare per la gloria del Signore.”
Leggere il Vangelo del Regno è santificazione[74].
Dice Gesù:
4“Alzati, Maria. Santifichiamo il giorno con una pagina di Vangelo. Perché la mia parola è santificazione. Vedi, Maria. Perché vedere i giorni di Cristo sulla terra è santificazione. Scrivi, Maria. Perché scrivere del Cristo è santificazione, perché ripetere ciò che dice Gesù è santificazione, perché predicare Gesù è santificazione, perché istruire i fratelli è santificazione. Ti sarà data grande ricompensa per questa carità.”
538. Nel chiostro di Suor Teresa[75].
Un bacio riscalda i piedi del Bambino Gesù.
1Un chiostro di monastero, porticato, pavimentato a piastrelle quadre bianche e nere. Il lungo chiostro si perde nell’oscurità in fondo. Dove sono io è fatto a spigolo così: [grafico]
2Nel punto dove è l’archetto e la stellina è una statuetta di Gesù Bambino di una età sui 28-30 mesi. Biondo, bello, con una veste azzurra pallida a stelline dorate, la destra alta a benedire, la sinistra col globo. Una lampada ad olio rischiara la statua.
3Mentre la guardo si anima e diviene vera carne. Mi sorride e accenna con la manina dicendo: “Vieni qua! Vieni qua!”. E diviene luminoso, bellissimo. L’angolo del chiostro luce come per luce di stelle. Mi accosto un poco, sorridendo riverente. Ma mi fermo ancora troppo lontano e il Bambino insiste con la voce a la manina: “Ma vieni qua! Qua vicino!”. Gli vado vicino. Ride felice e dice: “Me li scaldi con un bacio i piedini? Ho tanto freddo!” e mi porge a turno i piedini nudi, sui quali per scaldarli appoggio non solo le labbra ma la guancia febbrile.
4Egli ride. Un chiaro riso infantile, e dice: “Sono il Bambino della piccola Teresa di Lisieux. Questo è il Carmelo. Capisci? Sono il Bambino Gesù di Suor Teresa del B. G.”.
5Io lo contemplo estatica, ora che gli sono proprio vicina. È tanto bello! Poi la luce cresce, cresce, annulla il potere di vedere tanto è violenta, e tutto scompare. Resta solo il ricordo e la pace.
Apparizione e messaggio di S Pietro[76].
6Mi appare la spiritualizzata a gloriosa figura di S. Pietro. Ordina:
7“Scrivi questo per il tuo Padre: “Io, Capo del Sacerdozio, ti dico: Veglia, perché Satana, come un leone ruggente, ti gira intorno cercando di divorare e distruggere. Guai a noi sacerdoti se per sbadataggine lasciamo divorare il gregge di Dio e il cibo di Dio dal perpetuo avversario!”. Non c’è altro da dire. A te, piccola voce, sempre maggior grazia e conoscenza del Signor nostro Gesù Cristo. “
Riappare il Bambino Gesù.
8E come l’altro giorno, mi riappare il Bambino del chiostro di Lisieux. Mi chiama di nuovo vicino. Mi consola, con la sua bellezza ridente, delle mie tristezze che sono tante. Mi dà di nuovo i gelidi piedini da riscaldare, dicendo ancora: “Ho tanto freddo!”, e io oso prenderli nelle mani per scaldarli di più. 9Questa cosa lo fa molto contento.
Stanco di sorreggere il mondo da solo.
10Ma pare stanco di tenere il globo nella sinistra e lo prende a due mani tenendoselo contro il petto. Io lo guardo mentre gli scaldo i piedini fra le mani. Forse nota che mi stupisco del suo atto e dice: “Pesa, sai? Ed è tanto freddo questo globo del mondo. Tieni. Senti come è freddo e pesante. Tienilo un poco. Sono stanco di sorreggerlo e di sentirlo sempre così” e mi porge il piccolo globo che a vederlo sembrerebbe di vetro dorato, liscio e leggero. È invece più pesante di un piombo, ruvido, tutto cosparso di aculei che si conficcano nella pelle dando dolore. Lo reggo a fatica e con spasimo, per le punte e per il gelo che comunica. Guardo il Bambino santo con pietà.
Le anime vittime sorreggono il mondo insieme a Gesù.
11“Pesa, eh? Ed è freddo, eh! Gela persino il cuore. Eppure Io lo devo portare. Se lo abbandono Io, chi lo sorregge più?“.
12“Ma come fai, povero Gesù piccolino, a resistere a questa tortura? Perché è una vera tortura…”.
13“Sì. Guarda. Ho le manine che sanguinano. Baciamele per guarirle”. E mi porge le tenere mani coperte di minute goccioline di sangue. Le bacio nel cavo morbido delle palme. Ma sono fredde, fredde. “Grazie, Maria. Rendimi il globo. Non puoi più reggerlo. Solo Io lo posso. Ma mi basta trovare chi lo tiene per qualche minuto per darmi sollievo. Sai come mi aiutate a reggerlo, voi che mi amate? Col vostro amore di sacrificio. Le anime vittime sorreggono il mondo insieme a Gesù“.
14Si fa luminosissimo come l’altra sera e ritira il piedino dicendo: “Ora sono tutti e due caldi. E Io mi sento meglio. Addio, Maria. Grazie anche per la Mamma. Lei è felice quando c’è chi mi ama e consola”. E si annulla in una luce accecante.
15Se non avessi questi conforti sarei molto infelice, accasciata, perché sento una grande insidia lavorare intorno a me e a lei…
La “Mamma” col suo Bambino in braccio[77].
16Mentre lavoro ad un lavoro per un altare viene la “Mamma” col suo Bambino in braccio. Mi dice: “Ecco. Tienimelo un poco. Te lo affido”, e me lo mette a sedere sul letto, al mio fianco.
17Gesù è proprio il Bambino di Nazareth, meglio di Egitto, perché ha un 2 anni su per giù. Vestito di lanetta celestina, una tunichella piuttosto corta anche nelle maniche, di modo che avambracci e gambette sono scoperti, grassocci ni, belli… Si balocca con le manine e con la vesticciuola, e cinguetta o mi guarda lavorare coi suoi occhioni innocenti e zaffirei. Sta tutta mattina con me… e ne ho tanta gioia.
539. Parabola del
fiore nato
in terreno inadatto[78].
La pianta di fiori nata e trapiantata.
Per Suor Teresa Cherubina.
Dice Gesù:
1«In un luogo era nata una pianta di fiori. Pensi ognuno il fiore che più gli piace, e che sia bello e prezioso. Ma il luogo dove era nato non era confacente a questo fiore. Si sa che ad alcuni occorre vivo sole, ad altri penombra, ad alcuni terreno magro, ad altri terreno grasso, certi vogliono la roccia per abbrancarvi le radici, altri guai se un sasso turba il loro vivere. Questo fiore, dunque, era cresciuto in un terreno non a lui propizio, e solo per bontà del Signore aveva potuto vivere fino a quel giorno e anche prosperare e fiorire. Il buon Padre, sapendolo in terreno inadatto, aveva fatto piovere su di lui speciali rugiade, aveva fatto crescere lì presso un arbusto a larghe foglie per temperare la violenza del sole, aveva fatto sì che un poco di erbetta fosse nata intorno al cespo per proteggere le radici dal troppo calore, e proteggere, sacrificandosi essa, l’umile erba, il fiore così bello.
2Un giorno il divino Coltivatore passò di lì e vide. E vedendo disse: “Questo fiore è proprio bello. Ma più bello sarebbe se fosse nutrito da altro terreno. Non bisogna essere imprudenti dicendo: ‘ È vissuto fino ad ora qui e vivrà ancora ‘. No, non bisogna farlo. È tentare il Cielo. Or dunque lo svellerò di qui e lo porterò in luogo acconcio. Voglio che sia sempre più bello per delizia di Dio”. E chinatosi, presi i suoi arnesi, si dette a scavare la pianta con cura amorosa per non farla soffrire.
3Ma un poco di dolore la pianticina lo sentiva e gemeva: ” Ahi! Ahi! Mi fai male i Mi farai morire! Io non voglio morire!
4” No, cara pianta del Signore, no, non morirai, ma liberata da questa terra arida e sassosa che ti mortifica le radici vivrai più forte. Vedi come questi sassi mescolati alla terra, più sassi che terra, impediscono che le tue radici sprofondino a cercare sempre più buon nutrimento alle corolle? Non sai che un fiore è tanto più bello, là in alto, sugli steli, quanto qui giù, umilmente, le radici sprofondano nel buio e nel silenzio? Qui è il lavoro, là è la gloria. Ma non può esserci gloria se non c’è lavoro. Lasciami dunque fare “.
5“Ah! che dolore! Tu mi levi di qui dove sono acclimatata, dove tutti mi conoscono: l’uccellino che fa il nido nell’arbusto, la lucertolina che si scalda al mio piede, e una farfalla bianca che come la lucertola mi viene a raccontare tutti i giorni ciò che avviene qua intorno e anche più lontano. Io soffrirò, io languirò in luoghi sconosciuti “.
6” Ma no, mio dolce fiore! Non vieni in un deserto. Vieni dove non uno ma mille uccelli volano cantando, dove sono aiuole e aiuole. Lascia perdere le farfalle leggere e le striscianti lucertole. Che ti possono dire di realmente utile? Vieni, vieni con Me. Nel mio giardino sono uccelli gli angeli del Signore e insegnano le parole sante. E vi passeggio Io e la Madre mia “.
7La pianticina non sapeva più che dire. Ma testarda resisteva con una superstite radichetta che aveva insinuata nella fessura di una roccia. Le mani del Signore sanguinavano nel tentare di allargare la roccia per liberare la radice. Perché il Signore non si rifiuta mai di soffrire per le sue creature, per farle soffrire il meno possibile quando impone ad esse operazioni di grazia atte a dare futura eterna gloria. Ma il fiore diceva: ” Mi costa troppo questo. Non me la sento di mettere a nudo anche questa radice. È mia, infine! Nessuno la deve vedere. È la più bella di tutte! “.
8” Ma vedi, amor mio? È una presuntuosa radice che è proprio quella che nuoce alla pianta. Si è scelta la sua via che non è la via giusta. È la radice più forte, ma anche la più dannosa. O cedi, o Io la spezzerò. E allora soffrirai per davvero. Perché anche l’infinito Amore deve essere giusto per il tuo bene. E cedere al tuo orgoglio sarebbe essere ingiusto con te che ho creato per il mio giardino “.
9La pianticina? Dura, non cedeva. E Gesù? Tac! Prese le cesoie e recise la radice superba e ostinata e portò la pianta, lacrimante di dolore per il taglio e per il capriccio domato, nella sua aiuola.
10Questa è la parabola, figlia e sposa. Sei capace di meditarla e applicarne il frutto? Ti aiuto perché sono il Maestro. Ascolta.
Le piante da fiore per Gesù.
11Le mie spose sono le piante da fiore. L’aiuola del mio giardino è la Madre Priora, o la Badessa, o la Superiora del Monastero, o Convento, o Comunità che sia. Le piante sono nate come piante da fiore per Me. Il loro volere le fa mie. Ma qualche volta conservano delle umanità dannose. E soprattutto ” l’umanità delle umanità: l’orgoglietto “. Io questo non lo voglio.
12Perché volere fare da sé? Perché, se ha nome ” Madre “, non c’è l’assoluta confidenza, nelle figlie, per lei? L’umiltà e l’umiliazione deve proprio esercitarsi in questi frangenti. È cosa che dispiace a dirla? Benissimo! Ciò serve ad agire in maniera che un’altra volta non ci sia bisogno di un richiamo né da Dio né dalla propria coscienza né da chicchessia, e sia evitata la sofferenza di dovere esternare il proprio animo turbato, o confidare il richiamo ricevuto, alla ” Mammina ” del Monastero, a quella che fa la parte di Maria Ss. nella vostra ” casetta di Nazaret “. Io e Giuseppe non tacevamo nulla a Maria…
La radichetta dell’orgoglio.
13Hai capito, mia piccola angioletta? Se no, non diventi un grande cherubino! E Io ti voglio ” cherubino “. Mi hai dato tutte le radici che ti tenevano unita al tuo io, al tuo passato. Ma resta ‑ oh! non in te sola! bensì in tutte le anime, meno le già fortemente rinnovate in Me ‑ la radichetta dell’orgoglio. Quella che fa dire, anzi, quella che succhia dalla roccia il veleno di questi pensieri: ” Voglio fare da me. Non voglio che questo richiamo si sappia “. No! Strappa, strappa! Fatti piantare nell’aiuola che è il cuore della Madre Priora. E diventerai un bellissimo cespo di fiori che porterò in Paradiso, dopo essermi compiaciuto sulla terra dei suoi profumi.
14La mia pace sia con te.»
Il Maestro e Direttore straordinario delle Novizie.
15Gesù, nel darmi questa direzione del 7‑1, dice sorridendo: «Finisce che il Maestro delle Novizie e il Direttore straordinario di questo Monastero divento Io!… Ma voglio molto bene a loro. Anche se scopro le… radici nascoste e chiuse nelle rocce tetragone della loro umanità. E voglio molto bene a Suor Teresa Maria. La voglio aiutare a portare la sua carica e a tenere accesa una luce che illumini anche i punti più segreti. Ciò per il bene di tutte[79]»
540. L’amore compendio di ogni virtù [80].
L’amore in rapporto alla perfezione.
1Dice una ” voce “, e non si manifesta di più, ma è tutta grazia e pace, pur essendo forte e netta e dal chiaro accento toscano, tanto che la penso essere di S. Caterina da Siena:
2«L’amore sta alla perfezione che si vuole raggiungere come il soffio sulla brace: la riaccende, né dilata il calore, la fa tutta attiva e splendida. La perfezione che si voglia raggiungere solo per avere pace e gloria, ossia per un egoismo spirituale, è come brace spenta; è nera, fredda, inutile. La perfezione con poco amore è come un mucchio di brace nera con un solo puntolino acceso: un carboncino… Langue, sonnecchia, rischia di morire.
I perfetti operatori della divina Volontà.
3Ma se il nostro amore e sia amore puro, tutto per dare gloria a Dio ‑ su essa alita, ecco che allora tutta la perfezione si accende, e l’anima nostra purifica, e la fa bella, la fa pronta e servizievole come perfetta ancella alla divina Volontà, e degna, poi, d’ardere davanti al trono dove splende l’Agnello. Le azioni dei santi ‑ e santi sono i perfetti operatori della divina Volontà ‑ splendono insieme alle loro orazioni nei turiboli celesti. Tanto più aumenta l’amore per amore, tanto più aumenta la perfezione. Ama totalmente e sarai completamente perfetta nella misura che da te vuole la Ss. Trinità.
La Beata Giulia della Rena
4Chi sono? Una sconosciuta dai più. Eppure ti sono sorella perché recluse ci fe’ l’Amore per nostra volontà di vittime a pro degli uomini, a suo Ss. esempio. Giulia sono. Giulia Della Rena, di Certaldo, vergine e reclusa di S. Agostino, del 14° secolo. Beata in Cielo per bontà dell’Amore. Oggi sono ricordata in alcuni luoghi. Ma troppo poco ricordata. E non per me, me ne accoro, ché io tutto ho possedendo Iddio. Ma già m’accoro perché potrei, se mi si ricordasse, dire al mondo una parola di salvezza. Quella di tornare all’amore nel quale ogni altra virtù si compendia e celassi ogni pace e gloria.
5Addio, sorella. Rimani nella pace del Signore.»
541. Satana lavora sul terreno
di capriccio e orgoglio[81].
Demolire l’orgoglio.
In merito a A. R.[82] dice il mio Signore:
1«Molto Satana lavora e resiste e insiste, e prende piede, usando degli appigli esistenti, perché lavora su un terreno di capriccio e di orgoglio. Le lacrime non sono pentimento per aver dato dolore, ma avvilimento per la brutta figura che fa. Orgoglio, perciò. E freddezza di cuore. Se amasse lotterebbe, reagirebbe alla tentazione, e questa non prenderebbe un sopravvento così forte. Ma non c’è carità per la madre e le sorelle. Dove manca amore e umiltà prospera l’” altro “, e poco fanno gli aiuti. Senza una compassione fuori di posto si provveda con mezzi umani e soprannaturali a combattere al posto di lui che non vuole combattere. Medico e sacerdote. E se il suo orgoglio ne soffre, tanto di guadagnato. Vorrei vederglielo frantumato, vorrei vedere frantumato lui pure piuttosto che vederlo mio nemico. E pensare che ancora tanto ha dalla Provvidenza! Ed egli la maledice! La maledice sotto l’aizzamento di Satana. Ma anche nelle ore di pseudo‑calma il suo subcosciente impreca. E lo fa perché la sua coscienza è morbida e si compiace di quest’abito. Ciò non va. Io sono buono. Ma non sono senza giustizia. E allo stato di A. contribuisce anche l’orgoglio e l’ingratitudine a Dio di altri della famiglia. Veramente Satana trova il suo clima in certe case. Demolite l’orgoglio in lui, e sarà più facile liberarlo.»
Volontà di amare Gesù.
2Dico io: ” Vorrei sapere la differenza fra lui e Dora[83] “. Risponde Gesù:
3«Dora è vessata perché Satana vorrebbe terrorizzarla, staccarla da Me, usarla contro Me. Ma lei, per ora, è buona. Mi ama nonostante che questo amore le procuri pene. È uno strumento preso da due forze opposte. Ma in lei è, per ora, volontà di essere di una sola forza. Se persevererà sarà strumento utile.
4Ant., che potrebbe essere nelle stesse condizioni di duplice uso, manca della volontà di essere della Forza buona. E ciò perché manca di amore per Me. Perciò l’altro lo usa a suo piacere. Nei momenti di possessione mi odia affatto. Nelle pause, se non mi accusa, è indifferente affatto. Nei momenti migliori, i più rari, ha conati al Bene per reminiscenze d’anima. Una ben triste situazione! Bisognerebbe poterlo fermare prima che l’anima completamente consenta. Ti ricordi quella lezione sui dannati che cercano accostarsi a Dio attraverso i giusti? Di Dio hanno attrazione e ribrezzo. Ed è il loro tormento. Egli è molto in questa situazione. Sente che in Me è pace, che dalla sua tortura solo Dio lo può liberare. Ma non sa volere Dio. L’inferno non è solo nel profondo!
5Queste due guide sono per Romualdo e per te. Risparmiate la trafitta madre che non ha colpa nella caduta del figlio. Solo esortatela a pregare tanto, tanto, tanto …»
542. Ogni istrumento
di Dio ha
dei testimoni[84].
Il saluto al Portavoce.
1La voce immateriale del mio interno ammonitore mi sveglia alle sei meno un quarto e mi saluta così: “Il Signore si manifesti sempre più al tuo spirito e ti istruisca”. Attende poi che io abbia gustato questo saluto e che sia ben desta, poi dice: “Scrivi”. Mi siedo, prendo quaderno e penna. E lui detta:
L’occhio di Dio e l’angelo.
2“Ogni azione dell’uomo ha sempre dei testimoni anche se fatta nel segreto: l’occhio di Dio e l’angelo che ogni uomo ha a custode. Ma vi sono azioni di una speciale categoria che richiedono testimoni anche fra gli uomini. E sono proprio le azioni che per la loro straordinarietà rendono difficile l’essere accettate per “semplici”. Semplici come è ogni cosa che viene da Dio che, nella sua grandiosità, è l’Essere più semplice che ci sia, composto solo di Sé stesso e agente azioni pure, rette, diritte: azioni semplici perché non inquinate da secondi fini, non disordinate, non tortuose. Le azioni straordinarie e della Grazia sono semplici come la Origine dalla quale provengono. Ma la maggioranza degli uomini, per castigo della loro materialità voluta, non la possono più comprendere questa sublime semplicità, e la negano, o la deridono, o l’accusano di frode, per sminuirla e sminuire così Dio nelle sue manifestazioni di grazia.
I testimoni presi fra gli uomini.
3Ecco allora che si esige, per divina prudenza, la presenza di testimoni, presi fra gli uomini, presso uno strumento di Dio. Ogni strumento di Dio ha dei testimoni per potere deporre della verità, e del modo come si svolge, presso i tribunali competenti. Li hanno avuti le grandi voci e le piccole voci, i grandi santi dalle azioni clamorose e i santi ignoti ai più perché viventi in chiostri o nel segreto della casa. Li hanno avuti quelli chiamati a vedere apparizioni o a bandire una devozione voluta dal Signore. E li hai tu pure, anima scelta per portare la Voce Ss. agli uomini che per “vivere” hanno bisogno di “credere, conoscere e amare”.
I testimoni del Portavoce.
4I tuoi testimoni sono il Padre che ti conforta e aiuta, Marta che ti assiste, i tuoi cugini da te salvati. Che testimoni costoro del tuo operare nel Signore! Satana non lavora contro sé stesso. Essi erano di Satana e ora sono di Dio. Testimonianza che supera di mille e mille potenze quella del come vivi, ti nutri, riposi. E scrivi senza aiuti di libri o di altri elementi scientifici, atti a spiegare la dottrina come tua, mentre è data a te dalla Sapienza infinita. Il mondo non può ammettere ciò. E vuole spiegare tutto con una parola: “aiuti di scienza acquisita”. No. Dio è, l’Altissimo che io adoro, Colui che parla e comunica la luminosa dottrina. Gloria al Signore! Altri testimoni sono quelli che le amicizie, le circostanze e il caso ti portano. A contatto con te, sapendo, dubitando, o ignorando affatto ciò che tu sei: “il portavoce”, vedono però tanto da potere essere testimoni domani. E ci vogliono! Sono necessari, anima mia!
È concesso interrogare il Portavoce.
5E qui, dall’Eterna Sapienza, mi viene dato ordine di dare un consiglio: quando Padre Romualdo abbia presso di sé Superiori dell’Ordine, o altre persone di provata e sicura fede non solo in Dio, ma nell’opera di Dio in te, non vieti loro di conoscerti e di interrogarti. Una cosa penosa. Ma gli uomini anche più buoni sono degli eterni Tommasi. Si persuadono solo vedendo. Che? Ma lo strumento che è semplice e che è equilibrato in ogni ora e azione.
La deposizione di Giuseppe B.
6E ancora questo consiglio. Che ad un animo giusto di Ordinario, che prendesse cura di esaminare gli scritti e chiedesse spiegazioni e conoscenze di te che non ti puoi muovere e andare, sia portata come prova principale quella dei Belfanti e, all’occorrenza, si mettano i medesimi in relazione con colui che esamina. La deposizione di Giuseppe B. è di capitale importanza. Ve ne è già una? Non importa. Ripetuta a distanza di tempo non può che acquistare sempre maggior valore.
7Anima cara, ho ripetuto quanto disse il Signore e l’ho ampliato per ordine suo. Regolati e si regoli il Padre secondo l’insegnamento. Perché ogni strumento ha e deve avere i suoi testimoni. La grazia del Signore sia sempre con te.”
Nota del Portavoce.
(La frase di Satana che origlia è nel dettato su Satana)[85].
8Ieri non avevo potuto scrivere la risposta di Gesù a quelle mie domande: “Perché poi Dora deve avere i testimoni? Forse perché lei non ricorda, uscita dal sonno spirituale, ciò che in esso riceve?”.
9Allora Gesù mi aveva risposto, nonostante io rivolgessi quelle domande a me stessa: “Ma ce li hai anche tu i testimoni! Ogni strumento di Dio ha i suoi testimoni. Anche Bernardetta ebbe le compagne pastorelle, Teresa Neumann i parenti e il parroco, e così via. Ci devono essere in ogni caso, per potere deporre la verità”. Aveva detto anche dell’altro, ma io, non avendolo scritto subito perché impedita di farlo, non avrei potuto che dire questo per non mettere, di mio, qualche strafalcione.
10Gesù, che vuole che questa spiegazione sia nota e chiara, ne dà l’incarico al mio angelico Ammonitore di ripetermela e completarla con i due consigli che ieri l’altro non erano stati detti, ne sono sicura. Dico io pure con l’Angelo: “Gloria al Signore”.
543. Discernimento del caso Dora[86].
Prove del suo un carisma ambiguo.
1Ricevo lettera da mio cugino[87]. Molto chiara. All’oscuro come è da dettati del Maestro, usa quasi parole uguali per esortare a non abbandonarsi molto ciecamente al caso Dora[88], che è caso molto “misto”. E così, dal 5 dicembre a oggi, sono molte le voci spirituali o umane che dicono la stessa cosa. Per prima la voce angelica; poi la voce di una persona molto in grazia di Dio; poi la voce dell’anima mia sempre; poi delle parole del Maestro che richiamano sull’instabilità del caso e sulla sua duplicità, sui pericoli celati in esso rispetto anche all’opera che Egli fa, con me per strumento; poi parole di S. Pietro[89]… È un continuo sfrecciare di voci che dicono: ” Attenta! Per te e il Padre, attenta! “. Le confesso che la vedevo partire contenta solo per una cosa: quella che dice Giuseppe tanto da lontano. Ossia che ciò avrebbe servito a staccarla da questo pasticcio…
2No. È inutile! Ogni mia pace è turbata da quando c’è questo fatto di mezzo. Inutilmente io cerco dominare me stessa rimproverandomi in mille modi della mia paura, che voglio chiamare in altri modi per rimproverarmi di più. Inutilmente Gesù cerca di calmarmi, di rassicurarmi. Lui e l’angelo mio mi rassicurano proprio perché c’è del male in azione verso la cosa più a me cara.
3Ma lo sa che delle sere ho dovuto vincere una vera battaglia per non mandarla a chiamare per urlarle: ” Lasci tutto! Lasci tutto! Non si rovini!? ” O anche per non cedere alla voglia di mettermi a urlare, in casa, la mia paura? Non so se lei ha avvertito tutto questo. Non so se lei non ha notato che delle volte ‑ e l’ultima fu quella mattina che lei è tornato da Camaiore per l’ultima volta ‑ sentendola così ” sicuro ” ho avuto le lacrime agli occhi. Dicono bene di me? Se è voce di Dio lo ringrazio di illuminarla in merito. Ma ci annetto una sicurezza così minima che non ne ho nessuna gioia. Per questo ho scritto le mie impressioni di volta in volta…
Momenti d’incertezza sul discernimento.
4Sarò in errore io. Sarò cattiva io. Non mi ribello a che si pensi così. Sarà un fine di Gesù, di farmi pregare per quella donna, quello di non dire esattamente quanto c’è di Bene e di Male. E nessuno lo può forzare a dirlo. Forse vuole che la donna sia aiutata con preghiere a non cadere nelle potenze dell’” altro “. Non lo so. So che non sento il caso chiaro, che ne ho ripugnanza, che l’ho sentito mescolato a menzogna dal primo momento. Penso che la donna sia incosciente di essere preda anche della Menzogna. Ma non posso non concludere che vedo in questo tutto un giuoco insidioso verso l’opera che Gesù mi fa fare.
Avvertimento al direttore spirituale.
5E una volta di più, e più chiaramente di tutte, le dico io pure, come Giuseppe, che da tanto lontano sente le cose nello stesso modo come le sento io, e l’altra anima che ho interrogata: ” Attenzione, attenzione! Si metta in una posizione di attesa, in una posizione di vigilanza. Osservi da lontano. Il tempo darà luce, se pure non la darà prima Iddio “. Oggi, 11 gennaio, ore 16, sento chiaramente di doverle dire questo, di doverle ricordare che Gesù lo ha già richiamato a non perdere tempo e freschezza di mente in altre cose che non siano quelle che lei da quasi tre anni ha nelle mani, di doverle dire che ho l’impressione lucida e netta che tanto l’avviso di S. Pietro come gli ordini del Signore siano per renderlo vigilante contro l’insidia celata in questo caso. Sarebbe un vero, imperdonabile errore, che per una leggerezza si facesse da leva, si mettesse la leva in mano ai nemici per distruggere la già troppo insidiata opera del Signore dei dettati e visioni. E una volta di più la prego di riaprire e rileggere quanto si riferiva a Giuseppe e a me… È istruttivo, lo creda.
6Dora sarà l’essere più innocuo… Ma anche Gesù non nega che essa è incapace di reagire, che è in posizione molto instabile. Così ha detto Lui, il Maestro, nel dettato che ha lei. Ma quando l’” altro ” la vuole usare a nostro danno? Ma non capisce che anche se non la possiede per sempre gli basta di averla quel tanto che serve per fare apparire lei un “incapace a distinguere il Vero dalla Menzogna ” acciò di lei ridano nelle Curie ecc ecc.? Ma non capisce che questo porterebbe, di conseguenza, lesione anche al caso mio?
7Oh! se le potessi per un’ora far sentire ciò che io provo!! Ma lei non mi darà retta… E faccia la Bontà infinita il miracolo di non punirla e di non dire: “Basta!” per punirla. Veramente che allora lei mi darebbe, dopo tanto bene, il più grande dolore, e dopo tanto santo servizio di Dio farebbe allo Stesso un disservizio così grave che non passerebbe senza castigo soprannaturale.
8Mi dia retta. Non sia un bambino che si abbaglia con un giochetto di razzi multicolori. Ascolti anche Giuseppe. Gesù l’ha detto: ” Facciamo servire l’esperienza del male al Bene “. Forse Gesù vuole che Giuseppe, operaio della undicesima ora, ma da Lui tanto amato da volerlo salvare a tutti i costi e con tutti i mezzi, sia quello che per la sua conoscenza di forze occulte ci sia aiuto nel distinguere. Non sprezziamo superbamente questo aiuto, ma usiamolo per salvaguardare l’opera del Signore.
9Vorrei che mi capisse. Che intuisse il mio spasimo, quello spasimo di sentire il Serpente che si aggira per strozzare l’Opera santa, spasimo che mi porta alla gola gridi di orrore che domo a stento…
544. Lo spiritismo[90].
Un fatto di cronaca riguardante l’occultismo.
1Trovo in un giornale un fatto di cronaca che riguarda l’occultismo e il sequestro della libertà d’arbitrio commesso su una povera giovane da parte di una medium. Non so se il termine che uso, di sequestro di libertà d’arbitrio, sia giusto. Certo è che la giovane è succube alle volontà della medium che la fa agire con voce e atti di uno morto da 2 anni.
2Dico a me stessa: “Lo copio e lo mando a Giuseppe, come gli ho mandato la relazione su Dora avendone la risposta esauriente e efficiente a decidere”. Mentre sto scrivendo il fatto, il mio interno ammonitore mi dice:
Lo spiritismo disturba le anime e da occasione a Satana.
3“No. Non la mandi a Giuseppe. Non è necessario. Potrebbe creare ritorni o desideri di ritorni alla medianità nell’uomo appena guarito da essa. Parlare di Dora era necessario, perché era dimostrazione di come può Satana mescolarsi alle Potenze superiori. Giuseppe ha dovuto ricordare, confrontare e sempre più concludere nella via giusta. Ma qui no. È tutto Satana. Non lo tentare. Dà piuttosto il foglio, che copi, a P. Migliorini. Gli servirà per le prediche, per mostrare che il Purgatorio c’è ed è sofferenza, e per controbattere le teorie di coloro che evocano i defunti. Lo senti? Soffrono a venire, e quelli che vengono, per evocazione, sono anime non ancora libere da forze terrene, ossia ancora aggravate di colpe. Su ciò dovrei dire che, più che anime, i demoni vengono. Ma già ti parlò il benedetto Verbo su ciò. Non aggiunga il suddito parole alle parole del suo Re.”
4E tace. Tace il buon compagno così pronto a guidare perché io non faccia passi falsi. Dio ne sia benedetto!
545. Azaria, l’angelo custode
del Portavoce[91].
Desiderio di conoscere il nome dell’angelo custode.
1Se non scrivo la mia gioia notturna sto male.
2Dunque. Ci siamo coricate alle 24,15 e Marta ha dormito subito. E quando dorme… dorme per davvero! lo mi sono presa la S. Reliquia e mi sono messa a fare la solita preghiera contro Satana, che sento molto intento ad aggirarsi intorno alla mia casa, a me e a lei. Poi ho detto l’atto di dolore, ho fatto la Comunione spirituale, la preghiera: “Eccomi, amato e buon Gesù… vado considerando le vostre 5 Piaghe, ecc. ecc.” e quella della Croce, più l’Atto di offerta, come tutte le sere faccio. Termino coi ” Gloria ” ai S. Arcangeli e Angeli, ultimo al mio Custode. Mentre dico questi ultimi a lui, mi interrompo per dirgli: ” Ma come ti chiami? Avrai pure un nome! Io ti chiamo ‘ interno ammonitore ‘. Ma vorrei chiamarti con un nome “.
Nome dell’angelo custode del Portavoce.
3Mi appare, di fianco al letto, a destra, verso il fondo, e dice pronto, tutto un sorriso: ” Azaria “.
4” Azaria? Proprio? “.
5Sorride più ancora e dice: “Non ne sei sicura? Diciamo insieme il “Vieni Sancte Spiritus ‘ e sette ‘ Gloria ‘, come ti ho insegnato da anni per trovare risposta e guida dallo Spirito Santo in ogni bisogno, e poi apri a caso la Bibbia. Il primo nome che vedi è il mio “.
6Dico con lui la preghiera e poi apro la Bibbia. Mi si apre a pagina 596 – II° Paralipomeni cap. 15°: “Azaria, figlio di Obed ecc., ecc. “.
7L’angelo, sempre sorridendo, dice: ” Il significato del nome lo trovi nel Libro di Tobia, nelle note in fondo alla pagina”.
8Corro al Libro di Tobia. Trovo in calce al 5′ cap.: ” Azaria vuol dire ‘aiuto del Signore’, perciò Azaria figlio di Anania vuol dire: ‘ Aiuto del Signore, figlio della bontà del Signore ‘ “.
9L’angelo dice: ” Così è ” e sorride guardandomi dolcemente.
L’abito.
10Lo osservo: alto, bello, coi capelli castano scuri, viso rotondetto, perfetto nelle linee e nel colore, occhi castano scuri, grandi, dolci, bellissimi. Lo osservo nella vesta sciolta: Una tunica diritta, castissima, bellissima, senza cintura e mantello, a larghe maniche e scollo quadrato. La veste è bianca e argento. Il fondo è color argento appena lievemente brunito; il rilievo di questa veste, che pare broccato prezioso, è di un bianco luminoso, più bianco di ogni neve o petalo che siano mai stati formati. E il rilievo è tutto un correre di steli di giglio coi calici aperti. Vanno in direzione così: di modo che l’angelo pare avvolto di un avviluppante fascio di gigli in fiore. Al collo, alle maniche e in fondo, righe d’argento.
11Dico: ” Lo stesso abito del 4 gennaio 1932[92], e lo stesso aspetto! “.
Missione speciale.
12” Sì. Sono io. E se altre volte ti apparvi coi tre santi colori è per ricordarti che il Custode veglia soprattutto sulla vita delle tre teologali virtù nello spirito del suo custodito”.
Ogni angelo custode è un Azaria: un aiuto del Signore.
13Me lo contemplo, contemplo, contemplo, dicendo e assaporando il suo nome per tutta la notte di acerbe sofferenze e senza ombra di sonno…
14D’ora in poi ” l’interno ammonitore ” sarà perciò indicato col nome di Azaria, perché, come mi ha detto lui nel salutarmi prima di annullarsi al mio sguardo spirituale, ” ogni angelo custode è un Azaria: un aiuto del Signore che in speciali casi si fa più manifesto per ordine suo e per sua gloria “.
546. Lezione angelica sulla
natura di Gesù[93].
Come sarà la figura morale di Gesù?
1Mentre lavoro d’ago, contemplo mentalmente la figura morale di Gesù Cristo. Penso che se potessi avere un quadro dipinto di Lui, secondo le mie indicazioni e perciò il più vicino possibile a quale era il suo Ss. Volto d’Uomo, vorrei fargli scrivere sotto una frase che fosse ” tutto ” ciò che era Gesù di Nazaret. Penso a ” Venite a Me “, a ” Io sono la Via ‑ Verità – Vita “, a ” Son Io, non temete “. Ma sento che non è ancora ciò che l’anima mia vuole per indicare ” il Cristo”.
Gesù è il Compendio dell’amore dei Tre.
2S. Azaria mi parla:
3«Gesù è il Compendio dell’amore dei Tre. Gesù è il Compendio di ciò che è la Ss. Trinità e Unità di Dio. È la Perfezione dei Tre compendiata in Uno solo. È l’infinita, multiforme Perfezione compendiata in Gesù. Un abisso di Perfezione davanti al quale si prostrano adorando le milizie celesti e le beate moltitudini del Paradiso. Un abisso di Amore che poté essere, e può essere, compreso e accettato solo da coloro che posseggono amore.
Perché Lucifero peccò.
4Onde qui si spiega come poté divenire Spirito del Male l’arcangelo che era spirito benigno e santo. Ma non santo al punto da esser tutto amore. È la misura dell’amore, che uno ha in sé, che dà la misura della sua perfezione e della sua refrattarietà ad ogni corruzione. Quando l’amore è completo, nulla più può entrare a corrompere. La molecola che non ama è breccia facile per l’infiltrarsi dei primi elementi che non sono amore. Ed essi sforzano, allargano e allagano e sommergono gli elementi buoni, fino ad ucciderli. Lucifero aveva una incompleta misura d’amore. Il compiacimento di sé occupava uno spazio in lui, uno spazio in cui non poteva essere amore. E fu la breccia per la quale entrò, rovinosa, la sua depravazione. Non poté, per essa, comprendere ed accettare il Cristo‑Amore, Compendio dell’infinito, unico, trino Amore. E che al giorno attuale più sia vasta l’eresia che nega l’Umanità Divina della Seconda Persona e fa di Lui un semplice uomo buono e saggio, si spiega facilmente con questa chiave: la mancanza di amore nel cuore umano, l’incapacità di amore, la povertà del possesso d’amore.
L’eresia dei “senza amore”.
5Osserva, anima mia, che, sia nel tempo di Cristo come poi nella sua era, due furono sempre i punti in cui più si impuntò l’intelletto protervo dell’uomo che non può credere se non è umile e se non è amoroso: che il Cristo fosse Dio e Uomo e facente azioni unicamente spirituali e per le quali fu odiato anche dai suoi più intimi e perciò tradito, e che abbia creato il Sacramento dell’Amore. Allora, ora, sempre, i “senza amore” ereticamente dissero e diranno che Dio non può essere in Gesù e che Gesù non può essere nella Ss. adorabile Eucarestia.
6Perciò, anima mia, se avessi a fare scrivere una parola sotto l’effigie dell’Uomo‑Dio, dovresti fare scrivere: ” Io sono il Compendio dell’Amore “.»
7E S. Azaria tace, adorando.
8Che pace! Che pace in me, che luce, che sensazione di benessere mentale, di un pensiero che si acquieta per una risposta che lo persuade totalmente, si fanno durante e dopo la lezione angelica! Col mio tesoro chiudo il quaderno e torno al lavoro manuale mentre la mente contempla, appagata, la lezione avuta.
Come poté peccare l’angelo.
9Rileggo più tardi, medito e mi impunto sulla frase:
10“Lucifero non santo al punto da essere tutto amore “. Nel concetto sublime che ho io degli angeli non riesco a capire come uno spirito quale è lo spirito che è angelo abbia potuto avere manchevolezze. È sempre stato un invincibile stupore il mio davanti al peccato degli angeli! E mai nessuno mi ha dato una spiegazione che mi persuadesse del come degli esseri spirituali, creati dal volere perfetto di Dio, in un creato dal quale mancava l’elemento ” Male ” che ancora non si era formato, contemplanti l’eterna Perfezione, e quella sola, abbiano potuto peccare. Ora la frase: ” … non santo da essere tutto amore ” mi arresta, suscitando di nuovo il mio: ” Come poté essere ciò? “.
L’angelo di fronte all’uomo in Grazia.
S. Azaria mi dice:
11«Gli angeli sono superiori agli uomini. Dico ” uomini ” per dire gli esseri così chiamati, composti di materia e di spirito. Allora siamo superiori noi, tutto spirito. Ma ricorda che quando nell’uomo vive la Grazia e circola il Sangue del Mistico Corpo il cui capo è Cristo, mentre i sette Sacramenti lo corroborano dalla nascita alla morte, per ogni stato e per ogni fase della vita, allora in voi, ” templi vivi del Signore “, noi vediamo il Signore e adoriamo Egli in voi, e allora voi siete superiori a noi, ” altri Cristi ” siete, e avete ciò che è detto ” Pane degli angeli ” ma solo degli uomini è Pane. Mistica, insaziata fame d’Eucarestia che è in noi e che ci fa stringere a voi, quando di Essa vi nutrite, per sentire la fragranza divina di questo Cibo perfetto!
Negli angeli vi è libertà di volere.
12Ma, per tornare al punto iniziale, ti dico che negli angeli, diversi in natura e perfezione a voi, vi è, come in voi, libertà di volere. Dio nulla ha creato di schiavo. In origine nel creato non era che Ordine. Ma l’Ordine non esclude la libertà. Anzi nell’Ordine è perfetta libertà. Nell’ordine non è neppure, ad essere costrittrice, la paura di un’invasione, di un’intrusione, di un’anarchia di altre volontà che possano produrre collusioni e rovine penetrando nell’orbita e nella traiettoria di altri esseri o cose create. Così era l’Universo tutto, prima che Lucifero abusasse della sua libertà e con volontà propria mettesse in sé disordine di passioni per creare disordine nell’Ordine perfetto. Se fosse stato tutto amore, non avrebbe avuto posto in sé per altro che non fosse amore. Invece ebbe posto per la superbia che potrebbe dirsi: il disordine dell’intelletto.
Perché Dio non impedì il peccato di Lucifero?
13Dio avrebbe potuto impedire questo fatto? Sì. Ma perché violentare la volontà libera del bellissimo, intelligentissimo arcangelo? Non avrebbe allora Lui stesso, il Giustissimo, messo disordine nell’ordinato suo Pensiero, non più volendo ciò che prima aveva voluto, ossia la libertà dell’arcangelo? Dio non oppresse lo spirito turbato per metterlo con violenza nella impossibilità di peccare. Il suo non peccare non avrebbe avuto allora nessun merito. Anche per noi fu necessario il “saper volere il Bene” per continuare a meritare di godere la vista di Dio, Beatitudine infinita!
14Dio, come aveva voluto al suo fianco nelle prime operazioni creative l’arcangelo sublime, e lo volle cognito del futuro della creazione d’amore, così lo volle cognito dell’adorabile e dolorosa necessità che il suo peccato avrebbe imposto a Dio: L’Incarnazione e Morte di un Dio per controbilanciare la rovina del Peccato che si sarebbe creato se Lucifero non avesse vinto la superbia in sé stesso. L’Amore non poteva che parlare questo linguaggio. Il primo annichilimento di Dio è in questo atto di voler piegare dolcemente il superbo, supplicandolo quasi, con la visione di ciò che la sua superbia avrebbe imposto a Dio, a non peccare, per portare altri a peccare.
Come nacque il l’Inferno.
15Era atto di amore. Lucifero, già insatanassato, lo prese per paura, debolezza e affronto, per dichiarazione di guerra; e guerra mosse contro il Perfettissimo dicendo: ” Tu sei? Io pure sono. Ciò che Tu hai fatto, per me l’hai fatto. Non c’è Dio. E se un Dio c’è, io sono. Io mi adoro. Io ti aborro. lo mi rifiuto di riconoscere chi non mi sa vincere per mio Signore[94]. Non mi dovevi creare così perfetto se non volevi rivali. Ora io sono e ti sono contro. Vincimi, se puoi. Ma non ti temo. Io pure creerò; e per me tremerà il tuo Creato perché io lo scrollerò come brandello di nuvola presa dai venti, perché ti odio e voglio distruggere ciò che è tuo per creare sulle rovine ciò che sarà mio. Non conosco e non riconosco nessun’altra potenza all’infuori di me. E non adoro più, non adoro più, non adoro più altro che me stesso “.
16Veramente allora nel Creato, in tutto il Creato, dall’imo al profondo, fu una convulsione orrenda per l’orrore delle sacrileghe parole. Una convulsione quale non sarà alla fine del Creato. E nacque da essa l’Inferno, il regno dell’Odio.
Come nasce il Male e come va vinto.
17Anima mia, comprendi come nacque il Male? Dalla volontà libera, e rispettata tale da Dio, di uno che non era ” tutto amore “. E credi che, su ogni colpa che d’allora è commessa, è questo giudizio: ” Qui non è tutto amore “. L’amore completo interdice il peccare. E senza sforzo. Non fatica, chi ama, a raggiungere la giustizia! L’amore lo porta alto sopra tutti i fanghi e i pericoli, e lo purifica d’attimo in attimo delle imperfezioni appena apparenti che ancora ci sono nell’ultimo grado della santità consumata, in quello stato in cui lo spirito è così progredito da essere veramente re, già unito con spirituale connubio al suo Signore, godendo di un sol grado meno ciò che è la vita dei beati in Cielo, tanto Dio si dona e si svela al suo figlio benedetto.
18Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo.»
547. Consiglio per il discernimento[95].
Prudenza vuole che tutto vada messo in ordine.
Dice Gesù:
1«Trentatré giorni or sono Io ti dissi: ” Non darò più nulla finché non vedrò tutto messo in ordine, come prudenza vuole “. E te l’ho detto in maniera tale che tu hai preferito che non a te solo, ma con dettato chiaro lo ripetessi anche a chi ti guida. E otto giorni dopo, avendone il modo, ti ho accontentata[96]. Ora tutto è a posto, copiato, corretto come va fatto. Torno a ripetere che in materia così grave e con uno strumento tanto sfinito è doveroso non lasciare accumularsi il lavoro, ma va copiato man mano, e man mano corretto perché non ne restino parti incompiute in caso di morte o altro.
Fate come se ogni ora fosse l’ultima.
2Non abusate mai di una fiducia che non è più prudenza. Fate come se ogni ora fosse l’ultima e siate sempre in pari con tutto. E questo sia tenuto presente anche nel provvedere per rimanere presso lo strumento finché tutto sia compiuto. Le penose esperienze dell’autunno 1944 hanno marcato a fuoco il portavoce che dice: “Io non posso fidarmi di altri e se avessi a rimanere sola non consegnerei più una parola”. Ma queste penose esperienze non sono state solamente sue! Anche tu, Romualdo, le hai avute. Anche tu hai visto come si è agito, e anche se ne hai sofferto tanto meno ‑ perché la sofferenza di Maria è stata profondissima, tanto da inciderle un segno indelebile anche nel fisico ‑ devi comprendere che non occorre ripetere il fatto. In questo caso Io approverò il desiderio di Maria e non privando lei della gioia di vedere, priverò voi tutti di quella di avere perché non farò scrivere più una parola.
Abbiamo a che fare con un mondo ottuso e cattivo.
3Io non posso permettere che di questo lavoro se ne faccia una burla o poco meno. E neppure che resti manoscritto e non dattilografato e corretto. Abbiamo a che fare con un mondo ottuso e cattivo, anche se è mondo ecclesiastico, con un mondo che non si occupa di rivedere per approvare sentendo Me nell’opera, ma che con tutte le sue attenzioni vivisezionerebbe l’opera per trovare una parola che, o per la scrittura difficile del portavoce, o per errore di copia, possa apparire errore teologico o anche semplicemente storico. Questa è verità. Ed Io provvedo acciò il malanimo resti deluso.
Le scene evangeliche sono lezioni per la vita giornaliera.
4In questi trentatré giorni ho dato soltanto due visioni evangeliche. E le ho date perché ho voluto parlare, attraverso ad esse, a te, Romualdo, come tante volte faccio. Sono lezioni queste mie scene evangeliche. Lezioni anche per la vita giornaliera particolare, e in casi particolari. Se così non fossero non avrei, iniziando le visioni, dato scene saltuarie come ho dato, ma avrei iniziato dalla prima parola dei 4 Vangeli e continuato con ordine. invece ho dato gli episodi necessari a quei dati momenti, per sorreggere il portavoce nella grande croce che doveva portare dopo poco (gennaio‑marzo 1944), in quella che portava (maggio‑ottobre 44)[97] e per evangelizzare Giuseppe B., lottando con Satana, per prepararlo al dettato che lo ha separato per sempre da esso e dalle sue eresie. Dopo, finite le due necessità sopraddette, ho svolto regolarmente e ordinatamente la ricostruzione evangelica. Ma tante volte ti parlo, Romualdo, attraverso ad essa, o attraverso i dettati non evangelici che do. Sono tutti dati per esserti guida e luce. E così, per aiutarti, ti ho dato i due ultimi, straordinariamente, perché non volevo dare nulla finché tutto fosse a posto del già dato.
Nullità del Portavoce.
5Ora ricorda e rifletti che, come ho taciuto 33 giorni, potrei tacere per sempre. E lo farei se la cosa subisse inciampi che potrebbero ledere l’opera. Tu vedi che Maria, di suo, non può nulla. Non vedere, non dire. Se, per una prova, tu le dicessi: “Ripeta anche l’ultima visione”, vedresti che non solo mancherebbero le parole, ma anche la descrizione del fatto sarebbe monca e povera. Levata dalla mia luce, Maria è una povera donnina qualunque. In lei non resta che il senso spirituale della lezione avuta, cosa che le aumenta volontà di agire santamente in tutte le cose secondo l’ammaestramento avuto. Ma l’intelligenza non fruisce di ciò che ha visto. Visione passata, visione non più ripetibile dalla sua mente. Se Io, per prudenza, non essendoci più modo di fissare in stampato ciò che ella scrive, cessassi di volere da lei le descrizioni di ciò che vede e sente, non avreste più una parola. La figlia sarebbe ancora e sempre fra le mie braccia. Ma tutti gli altri sarebbero senza altre lezioni. Rifletti, e fa riflettere questa cosa.
Consiglio al Dattilografo dell’Opera.
6E ora una lezione proprio tutta per te, servo a Me caro. E non è rimprovero, non lo prendere per tale. È carezza di chi ti ama e non vuole in te passi ingenuamente falsi o inutili. Non te ne avresti per male se un padre buono ti dicesse: ” Dammi la mano che ti guido sul sentiero accidentato “, oppure: ” Vedi, figlio mio? Questo fiore, questa bacca non è buona. Pare, ma non è. Non li gustare perciò mai. Celano succhi nocivi “. Ugualmente in te, fanciullo immortale, non deve essere dolore perché Io ti ammaestro in una cosa. Tu sei della mia schiera: quella dei senza malizia che sono, in fondo, degli indifesi contro il mondo astuto e Satana astutissimo nelle sue opere. E ‘una gloria. Ma è anche un continuo pericolo. Ed Io, a questi indifesi, do particolare aiuto perché appunto sono tali, onde non siano ingannati da apparenze menzognere.
Criteri di discernimento.
7Tu non devi misurare il soprannaturale tutto ad un modo. Il soprannaturale è tutto ciò che esula dal mondo naturale. Non è vero? Ma nel soprannaturale, nell’extranaturale sono due correnti, due fiumi: quello che viene da Dio, quello che viene dal Nemico di Dio.
8I fenomeni, presi esteriormente e superficialmente, sono quasi identici, perché Satana sa simulare, con la perfezione del male, Dio. Ma un segno dei miei è la pace profonda, l’ordine che sono nei fenomeni e che si comunica a chi è presente; altro segno è l’accrescersi delle facoltà naturali di intelligenza e di memoria, perché il soprannaturale paradisiaco è sempre Grazia, e la Grazia aumenta anche le facoltà naturali dell’uomo per essere ricordata con esattezza nelle sue manifestazioni. Nei fenomeni non miei, invece, è sempre effusione di un che, che turba, o che sminuisce l’abituale serietà soprannaturale dando curiosità, dando quel senso di ilare e vuoto interessamento che avete quando andate ad uno spettacolo in un teatro, uno spettacolo di giocolieri e simili. Nei fenomeni non miei vi è sempre disordine, vi è, dopo lo scoppiettio dei razzi che abbacinano, fumo e nebbia che levano la purezza alla luce preesistente, per cui avete visto e udito ma poi non ricordate niente con perfetta esattezza e cadete in contraddizioni anche senza volere. Satana, con la sua mano unghiuta, arruffa, arruffa per deridere e spossare.
Un segno esattissimo nel soggetto stesso.
9Infine, un segno esattissimo si ha nel soggetto stesso. Alla mia azione in un essere corrisponde sempre l’azione dell’essere. Mi spiego. Quando Io ammaestro, tutto si metamorfosa nell’ammaestrato. Viene in lui una volonterosa fretta di fare ciò che dico, e non con fasi lente di elevazione come si vedono nelle comuni volontà di santificarsi, ma con rapidi, e però duraturi, trapassi l’anima si eleva e si muta da ciò che era a ciò che Io voglio che sia. Sono le anime prese dalla ” buona volontà “. Essa ne macina e distrugge tutto ciò che era passato, tutto ciò che era l’io antecedente, e le ricompone nella nuova forma a mio modello. Sono le instancabili artefici del loro immortale sé stesso. Vedono che si mutano in bene. Ma non sono mai contente del grado di bene raggiunto, e lavorano per giungere a perfezione più grande. Non per orgoglio proprio, ma per amore di Me.
Nei falsi strumenti, manca l’instancabile metamorfosi
10Nelle anime che, all’opposto, sono di falsi contemplativi, di falsi strumenti, questa instancabile metamorfosi manca. Essi, in tal caso allievi di Satana, si pascono e si beano di ciò che hanno. E talora, all’inizio, hanno avuto realmente dono da Me. Si fanno una cuna nell’orgoglio di essere ” qualcosa “. E questo ” qualcosa ” cresce come animale sopra nutrito giorno per giorno. Infatti si super nutrisce di orgoglio che Satana rovescia silenziosamente e abbondantemente intorno a loro. Questo ” qualcosa ” diviene grosso, grosso, mostruoso. Sì. Mostruoso. È un mostro perché perde l’aspetto primitivo, il mio, e prende l’aspetto satanico. Si mettono un’aureola di false luci. Sfruttano la celebrità più o meno relativa per incoronarsi. E si contemplano. Dicono: ” Io sono a posto. Già arrivato sono! “. E si accecano così, al punto da non saper vedere ciò che sono. E si assordiscono così, al punto da non saper sentire la differenza delle voci parlanti in loro. Così diversa la mia da quella di Satana! Ma non la sentono più. E mentre Io mi ritiro, Satana dà, loro ciò che essi vogliono: delle vanità. Ed essi di esse si ornano…
Dio si ritira dai volonterosi del Male.
11Che può fare Dio a questi volonterosi del Male che preferiscono la veste iridescente, la luminaria, i battimani, alla croce, alla nudità, alle spine, al nascondimento, all’assiduo operare in sé stessi e intorno a sé stessi nel Bene e per il bene di sé e degli altri? Che deve fare Dio presso questi istrioni della santità, tutti fole e menzogne? Dio si ritira. Li abbandona al padre della Menzogna e delle Tenebre. Ed essi si crogiolano nei doni che Satana dà loro in premio del loro agire. Essi si professano “santi” perché vedono che riescono a cose extranaturali. Non sanno che esse sono il parto del loro orgoglio che Satana alimenta. E non migliorano, sai? Non migliorano. Anche se, in apparenza, non regrediscono, è visibile anche ai più superficiali che non migliorano.
Attento ai falsi santi.
12Romualdo, attento allo sfaccettio multicolore che si dissolve in nebbia! Io lascio sempre luce e cose concrete, ordinate, chiare. Attento ai falsi santi che sono più perniciosi al mio trionfo di tutti gli aperti peccatori. Il soprannaturale santo c’è. Io lo suscito. Va accettato e creduto. Ma non sia accettato a prima vista ogni vasetto su cui è scritto: ” Olio di soprannaturale sapienza “, oppure ogni libro chiuso su cui è scritto: ” Qui è Dio “. Che non escano dal primo fetore di inferno e dalle seconde formule ereticali. Osservate ciò che è anche l’esterno del vaso e del libro, dove e come ama stare. Osservate, per lasciare il linguaggio figurato, se è umile all’accesso, se è santamente operoso all’eccesso. Se vedete che la sua evoluzione al Bene è lenta, o manca affatto, aprite gli occhi. Apriteli due volte se vedete in quest’anima piacere ad essere notata. Apriteli tre, dieci, settanta volte, se la trovate superba e in menzogna.
13La pace a te, Romualdo Maria. La pace a te, Maria.»
748. Le vittime e la Vittima[98].
Non chiamare tremendo ciò che viene da Dio.
1Mi lamento del troppo che soffro. Dico: ” È troppo tremendo “. S. Azaria mi dice:
2«Perché chiami tremendo ciò che viene da Dio? Perché lo dici insopportabile? Come puoi chiamare atroce ciò che è compartecipazione alla Redenzione di Cristo? Atroce è l’inferno. Insopportabile è ciò che viene da Satana. Tremendo può essere soltanto ciò che viene dall’Odio. Dio non dà nulla di superiore a ciò che la creatura può sopportare. Solo su suo Figlio appesantì la mano. Quelle solo furono sofferenze senza misura. Eppure il Cristo, che ne sapeva la giustizia, le sopportò senza dirle tremende, atroci, o insopportabili, perché dire così sarebbe stato accusare il Padre di colpirlo senza carità.
Le anime vittime si uniformano alla Vittima in tutto.
3Le anime vittime devono uniformarsi alla Vittima in tutto. Piangi, ma non dire che è troppo ciò che soffri. È proporzionato a ciò che puoi sopportare. E potrebbe crescere. Ma nel contempo crescerà la tua forza di sopportazione perché aumenterà l’amore. E l’aumento di amore è aumento di forza. Credi che a Dio piaccia di vederti soffrire? Non pensarlo. Come ne soffriva per il Figlio dell’uomo, patente in croce per gli uomini, Egli, la Bontà, soffre di doverti far soffrire. Ma tu lo hai chiesto per assomigliare a Gesù, in tutto. E Dio ti contenta.
4Guarda l’ora del mondo. Vedi come è peccaminosa? Quest’ora è stata contemplata da Gesù nelle ultime 24 ore della sua vita umana. E anche te, come consolatrice, ha contemplato. Ma non consola chi si lamenta! Su, dunque! Un poco di eroismo! Canta con me: ” Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo “.» E tace.
5Prometto di non dire più ” tremendi ” i miei dolori.
549. La libertà dell’anima sposa[99].
Apparizione di S. Teresina del Bambino Gesù.
1Da 48 ore ho la presenza di S. Teresina del B. G. umana e gloriosa insieme perché raggiante, appoggiata su nuvolette luminose, ma proprio quale era nel chiostro di Lisieux. Non ha il Crocifisso fra le braccia. Ma ha il mantellone bianco sulla veste marrone. Non vedo la mano sinistra nascosta dal mantello. Ma vedo la destra, bellissima. Sporgendo dall’avambraccio in giù fuori dal mantello, che ha lievemente spostato indietro, sta con una rosa fra le dita. Una bellissima rosa di un giallo oro meraviglioso, una di quelle rose un poco spampanate a petali molto arricciati, dette ibride, mi pare, senza spina sul gambo verde‑rosso cupo, colle foglie verde scuro, lucide, pastose, come di cera. Non so il nome botanico. La tiene così leggermente fra il pollice e l’indice, colla corolla verso terra, col braccio steso verso terra, che pare proprio prossima a lasciarla cadere. Le dico: “Lasciala andare! Una rosa per me! Sorride ma non parla. Ma è un sorriso così lieto, arguto, incoraggiante. Adesso accenna a parlare.
2A delucidazione di questo dettato io spiego che stavo ragionando fra me sulle… restrizioni e sulle scappatoie e altre cosette che mi risultano dalle lettere venute dal Carmelo. Un poco mi stupisco che anime di meditazione possano essere così imbrigliate e sorde, incapaci a sentire ciò che è Bene sicuro e a farsi scrupoli, ecc. ecc.
Due nemici della perfezione.
3E S. Teresina adesso finalmente parla:
4«Sono gli appesantimenti dell’amore. Sono facilissimi. Sono un ostacolo. L’origine va ancora ricercata nell’astuzia del demonio che si appoggia sui facili scrupoli, sulle paure, sulla stessa smania disordinata di essere buoni, per impedire, in realtà, alle anime di esserlo, di divenirlo con i mezzi di Dio, ordinari o straordinari che siano.
5E’ smania disordinata quella di volere fare in fretta, con mezzi scelti da noi, con paure di non saper fare. Ma si lasci ciò ai poveri mondani che non sanno l’infinita bontà, pazienza e longanimità di Dio e del tempo che Dio dà a chi confida in Lui per fare tutto e bene! Perché temere se abbiamo a che fare con un Padre? Perché dire: “Presto, presto, se no non arrivo ” quando sappiamo che Egli ha il tempo a suo servo e il tempo non può ribellarsi ad essere tale quale Egli vuole per ogni vita? Perché volere dire: ” Voglio santificarmi con questo o quel mezzo, con questa o quella pratica, perché manco in questo o quello ” quando abbiamo un Maestro che sa con che è in che dobbiamo santificarci e, con mezzi impensabili dalla creatura, provvede? No. Non bisogna fare così.
L’anima deve essere libera.
6Questi errori, facili nei cattolici che sono nel mondo, sono facilissimi nei monasteri. Tante sono le anime e tanti sono i mezzi e i modi di santificazione. Un unico canovaccio non può bastare a tutte ad un modo. L’anima deve essere libera perché ha sposato il Libero. L’anima deve essere ” sposa ” perché è sposata. Non ci si sposa nelle fasce, ma quando si è capaci di fare almeno l’indispensabile per lo sposo e la casa, da sé. Non è vero? Oh! non è facile santificarsi nei monasteri. Salvarsi è ancora facile. Ma percorrere la via di Cristo, tutt’oro cosparso però di triboli, e rosso di sangue, e bagnato di pianto, non è facile. Però è la strada della santità.
Il potere dell’anima[100].
7Sorellina, di’ alle mie consorelle che abbiano una pietà e un’ubbidienza ariosa. Non sono le schiave. Sono le ” spose “. Le spose non sono obbligate alla soggezione supina. Quella è per gli inferiori. Le spose‑regine hanno il dovere e il diritto di saper comprendere e applicare le voci e le parole dello Sposo e Re, dette nella stanza nuziale dello spirito, prima di ogni altra voce. Nel libro di Ester è detto come ella, anche sapendo che comparire nell’atrio interiore alla presenza del re e senza esservi stati chiamati voleva dire ” morte”, vi comparve. Ma comprendendo che Dio era nella preghiera di Mardocheo, indossate le vesti regali, si presentò nell’atrio interiore davanti al re seduto sul trono. E al re piacque la sposa umile eppure regale, e le porse lo scettro per farla sacra al cospetto del mondo, e le fu cara tanto da promettergli concessa ogni sua preghiera[101]. Ester, fanciulla ma sposa, seppe avere una volontà soggetta ma pure libera e ariosa. Non si prestino alle insidie avvilenti del demonio che crea scrupoli per mettere catene.
La ” piccoletta ” che osò tanto.
8Oh! ero “l’ultima” a Lisieux, ed ella, la grande Priora, era ben potente, e la sua piccola “corte” le era ben fedele! Ma l’aria delle anime e per le anime era ben stagnante, la luce ben grigia, lo spazio così ridotto quando vi entrai! Oh! non bastava alla rinascita delle anime in serafini! Ho osato fare aria, luce, spazio, io la ” piccoletta “. Non per superbia. Ne ho sofferto di doverlo fare. Ma della mia anima volevo farne un serafino dalle ali d’oro. Altrimenti inutile sarebbe stato farmi prigioniera!… Volevo dell’anima mia farne 1a forte”. La tisi per il corpo, sì, era il mio mezzo per andare all’Amore. Ma per l’anima, no. E, per l’amore che è lo scopo della vita cristiana, ho voluto per tutte ciò che volevo per me: aria, luce, spazio, per le ali dei serafini della terra, del monastero. Ero il ” bambinello terribile ” che diceva la verità, che voleva la verità. È verità la pietà ariosa, mentre è non verità la pietà di scrupoli. Parvi di una stoffa strana. Ma poiché piacqui al Signore, sulla mia via, che pareva irriflessione del piccolo fanciullo, ora camminano quelli che si salvano perché si fanno ” simili ai fanciulli dei quali è il regno dei Cieli[102] “.
9Vieni, cantiamo, sorellina, il nostro Magnificat[103], noi che Dio ha visto nella nostra ” piccolezza “, e perciò ” ci ha prese sul seno, come fa una madre, e ci ha dato un nome migliore di quello di figli e figlie, un nome eterno che non perirà giammai[104]“».
10E sorride, luminosa tanto da darmi un senso d’estasi…
550. Papa S. Pio X[105].
Apparizione del Papa santo.
1Dolce, candida, bonaria, la figura del Papa santo, Pio X, mi appare al momento della S. Comunione. Viene avanti così come certo era negli ultimi suoi giorni. Un poco obeso, appesantito dagli acciacchi, il passo silenzioso lievemente strascicante, le spalle un poco curve, tonde, sorreggenti sul breve collo la testa inargentata dai capelli, già annimbata di splendore, con una giovinezza di carni nel volto senile e una dolcezza verginale di sguardi nei limpidi occhi sereni. È nella veste bianca dei pontefici ma senza mantellina rossa, senza camauro. Oh no! È un sacerdote vestito di bianco anziché di nero, nulla di più. Ma è così ” 1ui ” che è venerabile più che se fosse nei fulgori delle apoteosi pontificie, fra stendardi e flabelli, guardie splendenti, porpore cardinalizie e così via. È il Papa santo.
La strada dei putei d’amor. (messaggio)
2Alza la mano corta e grassoccia a benedirmi. Parla:
3«Benedeta del Signor e della Vergine Immacolata, che il Signore e Maria siano sempre con ti.
4No te la prendere, benedeta! Continua, continua per la tua via. La piase al Signor. Sii semplice, sempre più semplice, come un putelo. Uno di quei puteleti che il nostro benedeto Signor amava tanto. Nutriti di Eucarestia perché ti, ti xe l’ostia piccina la qual no se consacra altro che quando nell’Ostia grande se transustanzia il nostro Ss. Signore Gesù Cristo. Perciò ti più ti nutri della Ss. Eucarestia e più ti diventi ostia con, Lui.
5Oh benedeta! Se gero mi sul soglio di Pietro e mi avessero detto che ghexera una creatura che la xera divenuta ” voce ” dopo esser stata ” volontaria croce “, no te lassavo in questa ambascia. Ma ti avrei confortata con la mia benedision, leggendo in zenocio le pagine benedete.
6Resta putela, sasto? Sempre puteleta. Un picolo, picolo Giovanni, coi oci liberi da ogni malisia, elcor libero da ogni superbia, per capire sempre il beatissimo Maestro che li istruisce per il ben di molti. Eucarestia e semplicità. La strada dei putei d’amor. Di S. Teresina, e anca de mi, povero servo del Signor che ancor se stupisse che da prete abbia potuto diventar Pontefice» (e piange dolcemente, umile, santo nel suo pianto come santo è nel suo sorriso).
Pontefice dei putei e dell’Eucarestia.
7Rialza il capo. Mi guarda di nuovo, un grande ” putelo ” anche lui, tanto è pura la sua espressione. Mi sorride di nuovo.
8«Ti do la mia benedizione. Sei contenta? Ti benedico, anima del Signor e di Maria Ss. Continua con pazienza e fede. In Paradiso no se ricorda più altro che di aver sempre fato la Volontà Ss. di Dio, e di ciò si è beati. Tanto belo il Paradiso che niente delle bele cose che vedi xe ugual! No potresti veder il Paradiso quale è perché ti scoppierebbe elcor.
9Quando ne avrai il modo manda la mia benedision a quela bene deta anima di Suor Giuseppina. Dighe che el so Patriarca si ricorda sempre degli Istituti de Maria Ss. Bambina, e specie de queli, cossì cari, del so Veneto. La pace, la pace a quei luoghi e a chi xe in essi!
10E la pace a ti, putelina del mio Gesù. Addio. Ricordati sempre de Pontefice dei putei e dell’Eucarestia.»
Testimonianza del Portavoce.
11E alza nuovamente la mano a benedire, e il candore della veste di lana si muta in una incandescenza nella quale si trasfigura il Santo Pio X, e scompare. E ora posso dire di avere visto io pure un Pontefice! E che Pontefice!
12Avrò scritto bene le parole venete? Ho cercato di rendere le sue parole come le sentivo pronunciare. Ma io non so il dialetto veneto. Sono stata in Romagna, Lombardia (milanesato), Pavia, Firenze, Reggio di Calabria e Viareggio, ma niente Veneto. Perciò… Ma sono stata molto contenta che abbia parlato così alla buona, come un buon parroco, come quando lo era nel suo Veneto ‑ e già era santo e grande al cospetto di Dio ‑ come quando, patriarca e poi pontefice, si intratteneva familiarmente con gli intimi… coi semplici coi quali si doveva trovare tanto bene l’umilissimo e santo Papa Pio X…
551. Fra Venanzio Maria[106].
Visione di un giovane Servo di Maria.
1Ieri sera, mentre soffrivo tanto, in una vera agonia della croce fra sesta e nona, ho avuto una singolare visione.
Vedevo un giovane Servita, alto non eccessivamente, piuttosto esile ma non scarno né di aspetto malato. Mi ricordava un poco P. Pennoni, ma era senza occhiali né difetti fisici. Era già sacerdote o solo novizio? Non so. Lo vedevo di fronte, vestito dell’abito, senza mantellone. Era morto o era in estasi? Non so. Lo vedevo essere assorbito, staccato dal suolo da un raggio vivissimo che scendeva, appena un poco obliquo, da Maria Vergine, dal petto di Maria Vergine che, biancovestita e gloriosa, si presentava dall’alto dei cieli, per chiamare a sé il suo servo. La Vergine, in tutto simile all’Immacolata di Suor M. Caterina Labouré, non aveva però altri raggi che quell’unico che erompeva dal suo petto, all’altezza del Cuore immacolato. Io la vedevo di profilo e perciò non so dire se era visibile il suo sacro Cuore. Vedevo la sua gloriosa bellezza e la luce potente del raggio del suo Cuore che scendeva dall’alto sul Servita. Il quale pareva aspirato da esso e saliva, socchiudendo gli occhi dentro per dentro[107] e dando uno sguardo d’inesprimibile amore a Maria. Poi li richiudeva rimanendo con un sorriso d’estasi sul volto. Teneva le mani incrociate sul petto con le dita verso le spalle.
2Di questi tempi? Di altri secoli? Non so. C’è stato qualche beato dell’Ordine particolarmente devoto del Cuore immacolato di Maria? È morto in questi giorni un giovane novizio o sacerdote dell’Ordine? Non so niente. Dico ciò che ho visto. Il luogo dove pareva avvenire la scena pareva una chiesa, nella navata minore di destra, presso una cappella della quale vedevo solo l’imboccatura. La Vergine, invece, pareva direttamente sopra l’altare maggiore, ma in alto, in alto, in Cielo.
Nota del 10 febbraio 1946[108].
3P. Migliorini, letta questa descrizione del giovane Servita sconosciuto, assurto in gloria da Maria Ss., mi porta questa mattina un libretto sulla cui copertina è effigiato un giovane servita che riconosco subito per quello visto. Soltanto nella visione era senza occhiali e lievemente più magro in volto. Ma ben di poco.
4Io non sapevo che c’era stato mai un Fra Venanzio M. Quadri[109], né, che era morto in concetto di santità. Proprio del tutto ignoto. Tanto, che ero incerta se avevo visto un’estasi del beato Giovanni Angelo, o se era morto P. Pennoni e la Madonna mi voleva fare capire che la misericordia del suo sacro e materno Cuore e le mie preghiere lo avevano fatto assolvere da ogni colpa per cui la morte era ingresso al Paradiso. Questi i miei due pensieri dopo la visione.
5Sono contenta di sapere chi è il beato. E non esito a dichiarare che, come l’ho riconosciuto nel ritratto sulla copertina e, per la posizione delle braccia e della testa lievemente inclinata a destra, nel disegno di M. Barberis a pag. 47, così dico che non esito ad essere convinta che egli è nella gloria a godersi della visione di Dio Uno e Trino e di Maria Ss. che me lo fece vedere avvolto nel raggio amoroso e purissimo scaturente dal suo Cuore Ss. e aspirato al Cielo da Lei, dalla Mamma bella e purissima…
Crociata di anime vittime per salvare il mondo.
Fallita crociata di anime vittime.
6Nostro Signore mi dice di trascrivere il mio atto d’offerta, l’inno a Gesù Crocifisso e altre cose spirituali che hanno preparato lo sta to attuale. Ubbidisco premettendo queste brevi note.
7Avevo fatto solennemente l’offerta di vittima dell’Amore misericordioso il giorno della Ss. Trinità del 1925. Ma poi, per una forza che mi spingeva e per una premonizione dei fatti mondiali, che poi si sono compiti, avuta dal luglio 1930 al maggio 1931, avevo sentito il bisogno di consigliare, attraverso la stampa di Azione Cattolica Femminile, una vera crociata di anime vittime per salvare il mondo. Respinta duramente la mia proposta che sentivo consigliata da Dio, e respinta il 17 maggio 1931 dicendo che non ce ne era bisogno perché tanto in Italia come nelle altre nazioni tutto era a posto fra Chiesa e Stato e fra Stato e Stato, visto che solo 14 giorni dopo Dio, con una dolorosa prova (lotta contro l’Azione Cattolica), smentiva i troppo facili ottimisti, pensai di fare da me ciò che gli altri trovavano inutile fare.
Corsa del mondo al precipizio.
8Tremavo un poco ad offrirmi alla Giustizia, ricordando le parole di S. Teresa del B. G.: ” Se vi offriste alla Giustizia dovreste tremare, ma per offrirvi all’Amore misericordioso no. Egli vi tratterà con misericordia “. Mentre ero fra il sì e il no, viene il giorno del Sacro Cuore di Gesù del giugno 1931. Alla Messa in canto cantata dalle circoline, subito dopo il Gloria, mi si presenta la visione mentale e la conoscenza mentale di tutte le sciagure che ci hanno torturato in questi ultimi 10 anni. Una contemplazione apocalittica… Mi prende una tale angoscia e un pianto irrefrenabile che non vedo più nulla. Nulla che non sia il baratro in cui il mondo sta precipitando e la necessità di porre vittime come puntelli per impedire, o almeno rallentare la corsa del mondo al precipizio. Mi devono portare, guidare fuori di chiesa alla fine della Messa, perché io non vedo niente tanto piango… Giunta a casa, scrivo il mio atto di offerta, che poi ho solennemente fatto nel giorno del Preziosissimo Sangue[110]. Eccolo:
Atto di offerta di Vittima alla Giustizia e all’Amore.
9O mio Dio, origine e termine di ogni potenza, di ogni sapienza, di ogni bene, Amore eterno ed increato, Trinità Ss., che Tu sia benedetta ora e sempre, amata e adorata per tutti i secoli dei secoli.
10Perché questo amore per Te dilati ed invada tutta la Terra e il Regno di Cristo si instauri in essa portando agli uomini la pace, quella pace che da Te solo viene, perché le anime si volgano a Te, fontana d’acqua viva che sazia tutte le seti e dà la vita eterna, io, benché misera e peccatrice, oso, dall’abisso del mio niente, elevare il mio cuore e la mia vita, tutta me stessa, verso di Te, Trinità beata, ed offrirti questo mio niente come ostia di espiazione e di amore per l’avvento del tuo regno, per il fiorire di questa tua pace, per la redenzione delle anime, di quelli che amo e conosco, di quelle che mi sono care fra tutte per i legami che ad esse mi uniscono, come pure di quelle che mi sono estranee o nemiche.
11Possa questo sacrificio che io ti offro, o Dio, attraverso l’intercessione di Maria Ss. e di S. Giuseppe, esservi gradito nella sua piccolezza. È tutto quanto posso darti, e lo dono con gioia per la conversione delle anime, la pace mondiale, la prosperità, tranquillità, pace e ogni altro bene della Patria mia, per il trionfo della Chiesa sui suoi nemici, per il ritorno a Dio di quelle nazioni che ora sono preda di Satana e degli scismi, per la perfezione del Sacerdozio, la salute eterna mia e dei miei genitori e di tutte quelle anime che ho amate, istruite nella tua Legge e indirizzate a Te.
12Se io confrontassi i fulgori della tua potenza con la miseria mia, resterei annientata davanti a tanta onnipotenza; se io confrontassi la mia nullità e colpa alla Perfezione tua, dovrei fuggire come un’indegna dal tuo cospetto; ma io mi fido di Te, come a Te piace, e ti do tutta me stessa col mio passato, il mio presente, il mio avvenire, con le mie colpe, i miei sforzi di bene, le mie cadute, coi miei desideri immensi di amore per Te e per le anime. Io penso che Tu sei Amore, Misericordia, Bontà, sei il Padre, il Fratello, lo Sposo delle anime nostre, sei la Carità fatta carne e nessuno respingi dal tuo seno amoroso. Sono dunque certa che ti chinerai pietoso su questa tua piccola schiava per accoglierne l’offerta, udirne la preghiera, acconsentire ai suoi desideri.
13Oh! io me ne starò ai tuoi piedi fintanto che a Te piace, attendendo il tuo sorriso che mi dica che la mia offerta ti è gradita, né mi spaventerà l’attesa perché so che essa è una prova che Tu mi dai per provare la mia fede, né mi spaventerà la mia nullità perché io la rivesto dei meriti del mio Diletto che vive in me. E del mio Verbo adorato, del mio Maestro e Redentore, ripeto le parole ineffabili per presentare la mia preghiera a Te, Eterno: “Padre, perdona agli uomini perché non sanno quello che fanno, perdona per i meriti di Cristo, di Maria, dei Martiri e Santi, e se per placare la tua Giustizia offesa sono necessarie nuove ostie di espiazione, eccomi, o Padre, immolami per la pace fra l’uomo e Dio, fra l’uomo e l’uomo, per l’avvento del tuo Regno “.
14O mio Diletto, il tuo Cuore sanguina, incessantemente ferito da questa marca di colpe che invade la Terra, e la tua sete d’amore cresce ogni dì mentre l’umanità da Te si allontana. Oh! prendimi come ostia consolatrice del tuo amore vilipeso. Vorrei rinnovare quest’offerta ogni qualvolta una colpa ti ferisce ed una nuova offesa viene scagliata contro la Ss. Trinità, vorrei essere innocente e ricca di meriti per poterti consolare di più, vorrei che con me fossero schiere di anime pronte ad offrirsi al tuo amore. Ma sono povera e sola, colpevole io pure. Non mi sgomenta però la mia incapacità, la mia miseria, la mia solitudine; sono come a Te piace, e questo mi basta e mi incoraggia nell’offrirmi a Te. Sei Tu che hai messo nel mio cuore questa sete sempre crescente d’amore e di immolazione, e questo mi dice che Tu vuoi anche me, povera e debole, vero nulla che si perde davanti alla tua immensità.
15Conscia di questa mia piccolezza, ti prego di non trattarmi come sposa o sorella. Tu sei il Padrone del Cielo e della Terra, io sono l’atomo di polvere… Tu sei il Re dei re, io l’ultima dei tuoi sudditi. Ma come in una reggia vi sono gli intimi del sovrano che con lui trascorrono i giorni in affinità di affetti, e vi sono pure i servi il cui solo dovere è quello di ubbidire, così io desidero essere considerata da Te come una serva, anzi meno ancora, o mio Diletto. Io voglio essere la schiava il cui solo scopo è di servire con umiltà e fedeltà il suo Signore. Voglio essere il cieco strumento usato per il trionfo dell’Amore misericordioso sulla Terra, l’umile ancella che dà tutta sé stessa per la causa del suo Re, la creatura che sta nella polvere ai piedi del tuo trono per coprire col suo povero canto l’urlo blasfemo dei peccatori, per consolare col suo fedele amore il tuo Cuore trafitto, per ottenerti attraverso il suo oscuro sacrificio molte anime. Lo hai detto Tu stesso, Gesù diletto, che il più grande amore è dato da colui che dà la vita per i suoi amici. Ecco, io vengo, mi offro a Te, mio unico perfetto Amico, perché il tuo Regno si stabilisca sulla Terra e nel cuore degli uomini.
16Tu hai anche detto: ” Quando sarò innalzato trarrò tutti a Me”. Io pure, a tua imitazione, voglio essere innalzata sulla croce del dolore, sulla tua Croce di salute che i più sfuggono con terrore e, crocifissa con Te, per Te, io voglio espiare per coloro che peccano, ubbidirti per coloro che si ribellano, benedirti per coloro che ti maledicono, amarti per coloro che ti odiano, supplicarti per coloro che ti dimenticano, vivere, in una parola, in un atto di amore perfetto, riferendo tutto a Te, vedendo in tutto Te, amando tutto per Te e in Te, accettando tutto da Te, mio Bene infinito.
17O mio Diletto, per la croce che ti chiedo, per la vita che ti offro, per l’amore che anelo, rendimi vittima felice del tuo Amore misericordioso. Che io viva in esso e di esso, che io agisca sotto il suo impulso, che ogni mio atto, parola, pensiero, azione, portino il sigillo di questo tuo amore. Sia esso il mio scudo e la mia purificazione, la mia gioia e il mio martirio, sia esso fusione sempre più intima con Te, sino alla fusione ultima in cui l’anima libera voli a ricongiungersi con Te per adorarti e amarti perfettamente per la beata eternità.
Preghiere del Portavoce.
Le mie due Coroncine alle 5 Piaghe.
18Adoramus Te Christe et benedicimustibi, quia per SanctamCrucemtuamredemistimundum[111].
Adoro, o mio Gesù, la Ss. Piaga della tua mano destra e ti prego, per il dolore di quella, di concedermi lo spirito di carità. Pater, Ave, Gloria.
Adoro ecc. ecc… della mano sinistra e ti prego… di concedermilo spirito di contrizione. Pater, Ave, Gloria.
Adoro ecc. ecc… del piede destro e ti prego… di concedermi lo spirito d’apostolato. Pater, Ave, Gloria.
Adoro ecc. ecc… del piede sinistro e ti prego… di concedermi lo spirito di sacrificio. Pater, Ave, Gloria.
Adoro la Ss. Piaga del tuo costato e ti prego, per amore di quella, di accettare la mia offerta di vittima alla divina Giustizia e al tuo, Amore misericordioso. Pater, Ave, Gloria.
O mio Gesù, per il dolore delle tue carni sante ed immacolate, trafitte per amor tuo, ti prego concedermi quanto ti chiedo. Fortificami col santo Sangue che hai versato dalle tue piaghe, purificami con l’acqua sgorgata dal tuo cuore squarciato, accendimi l’anima col fulgore delle tue ferite divine, fa’ che i raggi d’amore che da esse scaturiscono si infiggano nel mio cuore come altrettanti strali infuocati e vi stampino l’impronta del tuo Corpo trafitto, affinché io’ divenga una crocifissa d’amore. Concedimi, per amore delle tue S. Piaghe, una sempre più ardente sete di Te, una sempre più profonda immedesimazione con Te, una sempre più divampante carità che mi mondi e purifichi dalle colpe e mi renda pronta per il Cielo.
Altra coroncina per ottenere rassegnazione[112].
19Adoramus ecc. ecc.
Adoro, o mio Gesù, la Ss. Piaga della mano destra e ti prego, per amore di quella, di concedermi il dono della rassegnazione nelle sofferenze corporali. Pater, Ave, Gloria.
Adoro ecc. ecc.… sinistra e ti prego, per amore di quella, di concedermi il dono della rassegnazione nelle pene morali. P. A. G.
Adoro… piede destro… il dono della rassegnazione nelle sofferenze spirituali. P. A. G.
Adoro ecc. ecc… piede sinistro… il dono della rassegnazione nelle sofferenze, amarezze, avvilimenti delle malattie, nelle offese, tradimenti, abbandoni, durezze delle creature. P. A. G.
Adoro ecc. ecc… del tuo costato e ti chiedo, per amore di quella, di concedermi la rassegnazione alla morte, anzi più ancora. Ti chiedo la calma, la pace, la gioia nel morire. Che io spiri, te ne prego, in un anelito di amore per Te.
O mio adorato Signore per me crocifisso, Martire divino per amor nostro, ti prego di rendermi lietamente volonterosa di soffrire. Aumenta in me l’amore per Te a misura che aumenti la pena. Se le fiamme della carità invaderanno completamente l’anima mia, dolce mi sarà il soffrire e dolce il morire per amor tuo e delle creature.
Cuor di Gesù, sii sempre il mio bene e il mio amore.
O Madre mia Maria, quando più forte su me rugge la tempesta e pesa la croce dammi la dolcezza del tuo sorriso, quando l’anima soffre nella passione dammi il conforto della tua carezza, quando la morte mi impaura dammi il tuo grembo per rifugiarmi ed il tuo cuore di Mamma per consolare il mio languire. O Madre mia, a te affido la mia vita e la mia agonia. Che io possa morire tra le tue braccia per svegliarmi in Paradiso.
Pietoso patriarca S. Giuseppe, nel momento estremo vienimi incontro per guidare l’anima mia nel viaggio ultimo a salvamento. Il tuo sguardo ponga in fuga l’infernale tentatore e si rifugi l’anima mia fra le tue braccia che furono culla al mio Salvatore e di lì essa spicchi il volo verso l’Amore eterno. S. Giuseppe, siatemi scudo nella battaglia finale perché io muoia in Cristo.
Angelo santo, a me dato dalla pietà di Dio, perdonami del poco amore che fin qui ti ho dato, fa’ che io ti ami e onori sempre da qui innanzi e stammi presso sempre, ma più ancora nell’ora della morte, perché il Maligno non possa turbare la serenità del trapasso ed io spiri con cristiana fedeltà e sommissione al Volere eterno. Angelo mio, accompagnami in morte dal mio Gesù.
Preghiera a S. Francesco[113].
20O padre mio S. Francesco d’Assisi, per quell’amore con cui Gesù Cristo ti amò e tu amasti Lui, ottienimi, te ne prego, la sofferenza e l’amore che impetrasti per te stesso. Non ti chiedo la gloria visibile delle stimmate, delle quali non sono degna, ma la compartecipazione intima alle pene e all’amore di Gesù e tuo, acciò io, ad imitazione vostra, muoia d’amore per Iddio e le anime.
Mio calendario mistico.
2114 marzo 1897. Nascita in Via G. B. Vico, Caserta.
24 marzo (?). Battesimo nella chiesa di S. Elena.
2 ottobre 1901. Dalle Orsoline a Milano, Via Lanzone, e mio primo incontro con Gesù Appassionato.
18 marzo 1904. Ia confessione dalle Orsoline.
30 maggio 1905. Cresima dalle Marcelline, Via Quadronno, Milano.
5 ottobre 1908. Ia Comunione a Casteggio presso le Suore di Nevers e consacrazione alla Vergine Immacolata.
4 marzo 1909. Vengo messa nel Collegio Bianconi delle Suore di Carità di S. Maria Bambina e della Capitanio.
l ° giugno 1910. Figlia di Maria.
11 novembre 1912. Esercizi memorabili… Propongo: ” Sacrificio e dovere in ogni cosa e in ogni tempo ” e mi viene la vocazione del dolore per amore.
11 giugno 1916. Sogno di ammonizione: ” Il male non basta non farlo, occorre anche non desiderare di farlo ” mi dice Gesù. E questo pone un freno agli smarrimenti sopraggiunti per molti dolori morali.
11 febbraio 1922. S. Francesco di Assisi parla al mio cuore…
1 gennaio 1923. ” Sitio! Dammi di salvare anime per dartele e prendi tutto il resto…”.
1 gennaio 1924. Rinuncia al mondo e agli affetti per la salvezza spirituale mia e di molti. Voto di castità.
28 gennaio 1925. S. Teresina B. Gesù…
Ss. Trinità 1925. Atto d’offerta all’Amore misericordioso.
4 maggio 1928. Schiavitù in Maria Ss. secondo il Beato Grignon de Monfort.
5221 maggio 1929. A Castelverde di Cremona. Il primo tocco della morte e del dolore. Viva l’amore!
25 giugno 1929. II° giubileo. Voto di castità, povertà, ubbidienza.
6 novembre 1929. Postulante III Ordine francescano.
29 dicembre 1929. Azione Cattolica femminile.
56Venerdì Santo 1930. L’agonia in chiesa alle 3 ore di agonia.
57Il I° attacco di angina pectoris.
29 giugno 1930. ” Ecce sponsa Christi! Veni!…” e l’amore accelera le lesioni cardiache e consuma.
23 novembre 1930. Vestizione Terz’Ordine francescano e rinnovazione di voti e offerte.
1 luglio 1931. Atto di offerta di vittima alla divina Giustizia e all’Amore. Il mio atto d’offerta.
4 gennaio 1932. L’angelo custode e la sincope…
18 dicembre 1932. Ha inizio la clausura per l’aggravarsi della malattia.
7 aprile 1933. Venerdì di Passione. Per accelerare l’immolazione ripeto l’atto di offerta col patrocinio di Maria Ss. Addolorata.
Venerdì Santo 1934. Adorando Gesù Crocifisso, ardendo d’amore compassionevole, di desiderio di immolazione, canto il mio salmo della. lode del dolore e dell’amore (Vedi oltre).
1° aprile 1934. Pasqua di Risurrezione. Gesù risorge. Io vengo inchiodata in letto… Il cuore ha ceduto dopo l’ardente palpito di venerdì.
18 aprile 1934. Sempre perché si acceleri il fuoco divoratore, rinnovo l’atto di offerta unendo al patrocinio di Maria quello di S. Giuseppe, di cui oggi è la festa del Patrocinio.
21 aprile 1934. Santifichiamo e usiamo il dolore! Mi facevo zelatrice di sofferenza.
30 giugno 1935. La morte di mio padre… e Gesù mi chiede il sacrificio di non assisterlo, salutarlo, vederlo… stando nella stessa casa…
5 ottobre 1938. Consorella nella Congregazione di Maria Ss. Bambina col patrocinio della quale rinnovo tutte le mie offerte.
9 febbraio 1939. ” Signore, perché questo padre non perda la fede in Te e la speranza, salva la sua piccina e dà a me il male di lei “, e la pleurite mi colpisce mentre Anna-Maria guarisce miracolosamente quando è già in agonia e si attende la morte di minuto in minuto. Era malata da tre mesi di cancrena polmonare dopo avere avuto polmonite e ascessi polmonari. Aveva 15 mesi…
l ° aprile 1940. Si inizia la mia corrispondenza con Giuseppe sulle sue teorie ecc. ecc.
4 giugno 1941. Vedo la misteriosa porta aprirsi e uscirne un rutilo di luce, e dentro è una Voce che mi dice di non sprezzare Giuseppe Belfanti ma anzi di usargli profonda carità, perché può avere presso il Cuore divino trovato misericordia per la sua ricerca di Dio anche se fatta per vie errate.
2 marzo 1943. La Voce mi dice nettamente, facendosi riconoscere per quella di Gesù, dopo avermi parlato come voce ignota da sveglia o in sogno, e unendo alle parole il tocco delle mani che mi attirano contro il suo petto: ” Ma ti resto Io…[114] “.
23 aprile 1943. Venerdì Santo. Il Io dettato[115].
4 ottobre 1943. Muore la mamma… e come per mio padre mi è negato assisterla, salutarla, vederla… stando a pochi metri l’una dall’altra.
Dicembre 1943. Le visioni.
25-31 marzo 1944. Vestizione e Professione nel Terzo Ordine dei Servi di Maria.
10 aprile – 9 maggio 1944. L’ora del Getsemani! L’ora fra sesta e nona. L’atrocità del soffrire che il Cielo non consola. L’ora d’inferno…
9 maggio 1944. Torna la Parola. La sofferenza è atroce ma aiutata da Gesù mio Cireneo.
4 luglio 1944. La tentazione. Satana tenta sfruttare l’offesa, da me ricevuta, dei beneficati, per tentarmi violentemente a simulare la “Voce” per maledirli. Dura lotta, superata per amor di Dio.
15 luglio 1944. La pace si effonde per consolarmi degli uomini crudeli e delle violenze tentatrici di Satana.
11 agosto 1944. La promessa: “Fra pochi giorni voi sarete liberati” dice la Voce contro le parole degli uomini sfiduciati. E il 3 settembre si è liberati e ho modo di conoscere sempre più gli egoismi umani e di attaccarmi a Dio per poter perdonare… perdonare… perdonare per ottenere un’anima a Dio.
16-17 ottobre 1944. Giuseppe si converte dall’eresia e si libera dallo spiritismo dopo 4 anni e sei mesi di lotta (Vedi oltre).
10 novembre 1944. L’abbandono assoluto in questo esilio! Solo Dio. E perdonare… perdonare per finire di convertire…
24 dicembre 1944. Ritorno a casa. Consacro la casa alla Madonna di Fatima oltre che al Sacro Cuore di Gesù e a S. Giuseppe.
5 ottobre 1945. L’Estrema Unzione. Offro la penitenza della morte per la vita spirituale di Giuseppe, che in questi mesi come anima non ha molto proceduto e come parente ha agito male. Ma ho sempre perdonato per giungere allo scopo, ho sempre offerto le sofferenze della sua condotta per questo scopo…
21 novembre 1945. la Confessione e Il Comunione di Giuseppe a 65 anni. Grazie, Signore!
E potrei mettere le date, pure mistiche, dei colpi di flagello (fra il 10 e 20 novembre 1944) del calice del Sangue divino (circa Pasqua 1945) del calice del Getsemani (ottobre o novembre 1945) ma non ho voglia e forza di cercare le date precise.
Questo fino ad oggi il mio calendario mistico.
Lettera di Giuseppe Belfanti.
22A seguito della data 16-17 ottobre unisco qui la copia di quanto Giuseppe scrisse in calce al ” dettato ” a lui diretto. Tale dettato l’ho consegnato, con altri fogli inerenti Giuseppe e la medianicità, a Padre Migliorini.
Giuseppe ha scritto in data 23-10-44: ” Leggo il messaggio che il Maestro volle, nella sua grande bontà, inviarmi. Sono commosso e contento di tanto bene che ha lenito il dolore che in questi giorni ho avuto di sapere che tutta la mia azienda è stata distrutta, e distrutto e rubato ogni mio bene terreno, del vedermi in miseria dopo tanti anni di laborioso benessere. Al bene terreno perduto si contrappone un bene più grande: quello di essere perdonato dal Maestro. Riguardo poi a quanto il Maestro dice nel suo messaggio, è la pura verità. Avevo contatto con un mio amico, il quale, in buona fede, credeva essere un ‘portavoce del Maestro’. Un altro amico, e quello lo avevo compreso anche io, il quale era completamente invasato dalla Bestia, perché sosteneva e fermamente credeva di potere un giorno, molto prossimo, diventare addirittura ‘un mandatario di Gesù sulla terra’. Avevo parecchie volte espresso a Maria il mio grande desiderio di sapere la verità per quanto concerneva il presunto ‘portavoce’ di Reggio Calabria e non speravo di ricevere tanta bontà del Maestro che mi illumina sulla mia buona fede e mi indica chiaramente che io seguivo una via errata. Gloria e grazie a Lui e sia sempre benedetto il suo Nome “. Firmato ” Giuseppe Belfanti”.
Inno all’amore e al dolore.
Venerdì Santo 1934.
23Egli è l’Uomo dei dolori, il Diletto del cuor mio. Per somigliare a Dio devo soffrire io pur.
A me dunque, a me venite, o care spine, o dolci chiodi! 106Me colpite, me colpite, ché la sposa vuole ornarsi dei gioielli del suo Re.
Ve’ come languido è il suo sguardo, come arsa è la sua bocca, mentre prega sulla croce per la ria umanità.
Odi tu, cuor mio, la ” Voce ” mormorare fra i singulti le parole dell’amore?.
Quanto è grande il suo dolore! Egli muro per noi e perdona, e promette il Paradiso, e chinando il dolce viso:
” Sitio! ” dice, e attende da noi pietà.
” Alle labbra benedette, al tuo cuore sofferente, quali cose posso dare per calmar l’estremo affanno? Con qual balsamo al tuo petto dar sollievo, o Redentore? “.
” Con il tuo fedele affetto e il generoso tuo soffrire “.
Oh! a me, a me venite, dolci spine e cari chiodi! Me cingete, me colpite, me inchiodate al duro legno! Sul mio petto e sul mio cuore posi il capo del mio Re. Col mio affetto, col mio amore voglio tergere il suo pianto, dissetare la sua febbre, confortarne l’agonia.
Benedetto sia il dolore che mi rende uguale a Te!
Benedetta la tua croce che mi innalza sino al Cielo!
Benedetto sia l’amore che dà ali al mio soffrire!
Benedetto sia quel giorno che il tuo sguardo mi ha ammaliata, più beato sia il momento che a Te m’ha consacrata, ma serafico è il tormento che mi unisce, o Redentore, alla croce, al dolore, per la gloria, o Dio, di Te!
Oh! a me, a me venite, dolci spine, cari chiodi! Me ornate, in me scolpite le sembianze del mio Re!
Vieni, vieni, duro legno della croce, imporporato, tu solo, a mio sostegno, io vò cercar quaggiù!
Su nel cielo, fra gli splendori, non più languido e gemente, ma in eterno risplendente mi attende il Redentore.
A Lui, ornata della croce, cinto il capo di sue spine, consumata dal suo amore, volerò un dì.
E fra gli angeli osannanti e serafici fulgori, i tormenti ed i dolori in tante gemme Ei muterà.
Benedetto sia il dolore, benedetta sia la croce, benedetto sia l’amore che in ciel si compirà!
552. Direzione spirituale[116].
Alle ragazze di Narni e a Emma e Pia[117].
Dice Gesù:
1« ” Colui che, messa la mano all’aratro, si volge indietro a guardare il passato e le possibilità del passato, o guarda ai lati e si attarda a meditare su ciò che è esposto di allettante su essi, non è adatto al Regno di Dio[118]“. E’ detto ancora: ” Chi, volendo costruire una torre, non calcola prima la spesa e le difficoltà che incontrerà per portarla a termine, sarà beffato dovendo lasciare in tronco il lavoro “[119]. E’ detto ancora: ” Il sale è buono, ma se perde il sapore a che serve più? A nulla, e viene gettato e calpestato “[120]. E potrei continuare con le mie parole antiche per ricordarvi che non è questo il modo con cui si risponde all’amore di Dio.
2Vi ricordo lo splendido elogio da Me fatto al Battista:
3” Che siete andati a vedere in un deserto? Una canna agitata dai venti? “[121] ed è sottinteso che non una canna inutile e svagata ma più che un uomo, più che un profeta erano andati a vedere. Un ” angelo “. L’angelo che per la sua fermezza nel servire il Signore dalla nascita alla morte meritò di preparare le vie del Signore. In verità, in verità voi parete aver costrutto la vostra casa sulla rena e non sulla roccia. Non mi avete amato per Me, in Me. Non mi avete detto ” sì ” per amore ma per leggerezza e calcolo. E il vento delle contrarietà, che avviva coloro che sono fiamme vere, raffredda voi.
4Volete meritare di sentirvi dire: ” Io non vi conosco
5“quando verrete al mio cospetto? Volete che siano applicate a voi le parole dell’Apocalisse: ” So le tue opere e che tu hai nome di vivo, ma sei morto. Sii vigilante e rafferma il resto che sta per morire[122]… Ricordati di quello che hai ricevuto ‑ la mia elezione, il nome, che cancella ogni ignominia, di ‘sposa di Cristo’ ‑ ricordati ciò che hai udito la fiamma del mio amore che ti diceva: ‘Vieni’ ‑ e osservalo, e fa’ penitenza? ” E ancora: ” Poiché sei tiepido, né freddo né caldo, Io comincerò a vomitarti da Me? “[123]
6Oh! che in verità Io sto alla porta dei cuori vostri e picchio[124] e dico: ” Aprimi, o sorella, o mia sposa! “[125]. Ma la piccola porta, aperta sulla strada aspra per la quale viene l’Amatore per farvi percorrere la ” sua “strada e condurvi al Cielo, voi la chiudete; mentre aprite la porta larga, sulla comoda e allettante via del mondo, sulla quale sono apparenze di gioia dietro le quali è la realtà di un’inquietudine, di pene, di scherni, di condanne, ultima fra tutte la mia, quando vi dirò: ” Io non vi conosco “. E potrei dire così per carità, perché se fossi senza carità dovrei allora dirvi: ” Via da Me, voi che mi avete tradito e sprezzato! “.
7Svegliatevi, agite, siate sante. Non mi piace la vostra condotta. Non avete carità né per Gesù né per la madre vostra. L’avete crocifissa e ora la ribadite sulla croce senza pietà, senza apertura con essa, dimentiche di ciò che le costate, ingrate per ciò che soffre e soffrirà per voi. Ma ogni santo ha i suoi nemici, e i più nemici sono sempre i più amati fra i suoi. 9Ebbene, almeno siate sincere, siate decise nel vostro agire. Io dico a voi ciò che dissi a Giuda Iscariota: ” Ciò che vuoi fare, fallo presto “[126]. Ve lo dico.
8E tu, tu che soffri, ti raccolgo sul Cuore. Io non ti mancherò se anche tutto il mondo ti manca. Io non ti condannerò, o mia incoronata sposa del mio spinoso serto. Se anche hai errato come creatura, la tua sofferenza attuale di tutto ti assolve. E sta’ certa. La mia pace sarà il fiume di gaudio che ti inebrierà quando sarà finito il dolore.
553. Dio amato fino alla follia[127].
Il nulla che si perde nel Tutto.
1Il perfetto tatto di Gesù anche verso i piccini lo fa agire così[128], per non mortificarli, per non deluderli! Egli ha l’arte e il fascino per saperli migliorare e farsi amare con dei nonnulla, in apparenza, che in realtà sono perfezione d’amore adattato alla piccolezza del fanciullo…
2Come a me. Oh! mi ha proprio sempre trattata da ” pargolo ” per migliorare la miseria mia, per farsi amare! Dopo, quando l’ho amato con tutta me stessa, ha premuto la mano, mi ha trattata da adulta, sordo alle mie suppliche: ” Ma non vedi che sono una buona a nulla? “. Ha sorriso e mi ha obbligata a fare opere da adulti… Oh! solo quando la povera Maria è proprio tutta afflitta, allora torna ad essere il Gesù dei fanciulli per la povera mia anima, così incapace, e si accontenta dei… miei scarabei, sassolini… fioretti… di ciò che riesco a dargli… e mi mostra che li trova belli… e che mi ama perché sono ” il nulla che si affida, si perde nel Tutto “.
Gesù amato fino alla follia!
3Caro il mio Gesù! Amato, amato fino alla follia! Amato con tutta me stessa! Sì, lo posso proclamare! Alla vigilia del mio 49° anno, esaminandomi attentamente, alla vigilia della sentenza umana sull’opera di me portavoce, scrutando attentamente il mio spirito, tutta me stessa, per decifrare le parole vere che sono in me, posso dire che ora amo, capisco di amare con tutta me stessa il mio Dio. Ci ho tenuto 48 anni ad arrivare a questo amore totale, tanto totale da non avere un pensiero di personale timore in previsione di una condanna, ma solo uno spasimo per la ripercussione che essa potrebbe avere su anime che io ho portato a Dio, che sono convinta di essere state redente da Gesù vivente in me, e che si staccherebbero dalla Chiesa, anello di congiunzione fra l’umanità e Dio.
La piccola che non ha mai negato niente a Dio.
4Diranno alcuni: ” Non te ne vergogni di averci tenuto tanto? “. No, affatto. Ero tanto debole, tanto niente, che ci ho tenuto tutto questo tempo. E del resto sono convinta che ci ho tenuto esattamente il tempo che Gesù ha voluto. Non un minuto di più, non uno di meno, perché ‑ questo lo posso dire ‑ da quando ho cominciato a capire cosa è Iddio non ho mai rifiutato a Dio nulla.[129] Da quando, quattrenne, lo sentivo tanto onnipresente che lo credevo persino nel legno della spalliera della seggiola su cui mi sedevo e gli chiedevo scusa di voltargli le spalle e di appoggiarmi a Lui; da quando, sempre quattrenne, fin nel sonno meditavo che i nostri peccati lo avevano ferito e ucciso, e sorgevo in piedi, sul letto, supplicando, nel mio camicione da notte, senza guardare nessun quadro sacro ma volgendomi al mio Amato ucciso per noi, supplicando: ” Non io! Non io! Fammi morire ma non dirmi che io ti ho ferito! “. E su, su…
Il nulla che ha dato tutto a Dio.
5Tu li sai, o Amore mio, i miei ardori. Non te ne è ignoto uno… Tu lo sai che solo il baleno di una tua proposta diveniva accettazione subito per la tua Maria. Anche se mi proponevi di darti l’amore di fidanzata ‑ anzi, proprio allora, nel Natale del 21, si è ribadito il mio amore per Te ‑ l’amore dei parenti, la vita, la salute, l’agiatezza… e di divenire sempre più un ” niente ” nella vita sociale, un relitto che il mondo guarda con compassione o con scherno, una che non può prendersi un bicchiere d’acqua se ha sete e se non c’è chi glielo porge, una inchiodata come Te, come Te, e come ho tanto desiderato di esserlo, e come vorrei subito ritornare ad esserlo se Tu mi guarissi. Tutto! Il nulla ha dato tutto, il suo tutto di creatura… Ebbene, anche ora, anche ora che posso essere giudicata male e interdetta, colpita, che ti dico? ” Lasciami Te, la tua Grazia. Tutto il resto è nulla. Solo ti prego di non levarmi il tuo amore e di non permettere che coloro che ti ho donato ricadano nelle tenebre “.
La creatura che si annulla nel suo Dio.
6Ma dove sono andata, o mio Sole, mentre Tu ti aggiri fra i roseti? Dove il mio cuore, che si è sforzato d’amore per Te, mi porta. E palpita, e mi accende il sangue nelle vene. E la gente dirà: ” Ha febbre e cardiopalmo “. No. E’ che questa mattina Tu ti riversi in me con la forza di un divino uragano d’amore, ed io… ed io mi annullo in Te che mi penetri, e non connetto più come creatura, ma provo ciò che deve essere il vivere dei serafini… e ardo e deliro e ti amo, ti amo, ti amo.
L’anima sul rogo dell’amore.
7Pietà, nel tuo amore! Pietà, se vuoi che io viva ancora per servirti, o Amore divinissimo, eterno, o Amore dolcissimo, o Amore dei Cieli e del Creato, Dio, Dio, Dio… Ma no! Non pietà! Anzi, più ancora! Più ancora! Fino alla morte sul rogo dell’amore! Fondiamoci! Amiamoci! Affinché si sia nel Padre, come Tu hai detto pregando per noi: “Siano (quelli che mi amano) dove Noi siamo. Una cosa sola” Una cosa sola! Ecco una delle parole del Vangelo che mi hanno sempre fatta sprofondare in un abisso di adorazione amorosa. Cosa hai chiesto per noi, o mio divino Maestro e Redentore! Cosa hai chiesto, o mio divino folle d’amore! Che noi si sia una sola cosa con Te, col Padre, con lo Spirito Santo, poiché chi è in Uno è nei Tre, o inscindibile e pur libera Trinità del Dio Uno e Trino! Benedetto! Benedetto! Benedetto con ogni mio palpito e respiro!…
“Le anime vittime non si perdono mai”.
8Il mio Gesù divinamente conforta la sua violetta. Ne ho la divina presenza quasi di continuo. E stamane alla S. Comunione si è spostato ed è andato a fianco del Padre… E dopo, mentre ardentemente pregavo ‑ e persino m’ero messa in ginocchio, come lo posso fare, ossia tutta storta, pendente, cadente sui calcagni e sui guanciali, sentendo dolori di morte per la posizione presa ‑ a me che dicevo: ” Lo vedi, Signore! Tu vedi! Il mio timore è che Giuseppe, Paola, Marta e altri si disgustino della Chiesa… E poi… Se cadessi in sconforto, in dubbio sulla veridicità della Voce? Potrei perdermi, perderti… ” ha risposto: ” Le anime vittime non si perdono mai ” Vivo con questa perla nel cuore… e onde di pace, di gioia, escono dalla perla divina, mi avvolgono tutta, mi saturano…
Due protettori del Portavoce.
9Più tardi la posta mi porta da un Carmelo una reliquia di S. Teresa d’Avila e la fotografia di Papa Pio X, il Papa che mi ha parlato e rincuorata a continuare per la mia via che ” 1a piase al Signor[130] “. Mi sono commossa per l’una e l’altra cosa. 14S. Teresa d’Avila mi può capire e il santo Papa può tutelarmi, laggiù, a Roma… Ho messo la reliquia sotto il guanciale e il Papa sul mio comodino. Per protezione.
(Questo è scritto anche nel quaderno delle direzioni [131]).
554. Attestato a favore del Portavoce[132].
Consiglio dell’angelo del Portavoce..
1Viene il dottore, chiamato a constatare gli aggravamenti continui, gli edemi che si estendono, le complicanze basilari pleuriche, ecc. ecc. dei miei tanti malanni. Mentre visita e parla ‑ anzi, meglio: mentre dopo la visita parla ‑ affabile e desideroso di dare un poco di sollievo ad un’inferma con l’interessarla di questo e di quello, la voce spirituale di Azaria mi dice:
2« Questo è uno dei tuoi testimoni. Il medico ha grande valore di testimonianza per gli accertamenti futuri di una creatura di Dio e specie per le creature ” portavoce ” come tu sei. Solo il medico curante può dire se l’individuo è malato o pseudo‑malato, se equilibrato o se affetto da psicosi simulatorie, atte a spiegare certi fenomeni. Ricordate il valore delle testimonianze mediche per creature dilette a Dio. Ricordate Fernanda Lorenzoni[133], i cui medici conoscevano e rispettavano i segreti di Dio in lei. L’uomo che hai davanti è, inoltre, uno spirito buono. Non trascuratelo perciò. Tu parla chiedendo il certificato, e giungi sino al punto della rassegnazione e della resistenza, inspiegabile umanamente, del tuo corpo malato[134]. Poi il Padre dica il resto. Con chiarezza, per avere certificato utile. Il medico ha il segreto professionale come il sacerdote. Perché allora tanti scrupoli con lui quando il fatto è già pubblico e con versioni non sempre oneste e caritatevoli? Dubiti dell’uomo? Egli stesso fra poco te ne leverà il dubbio. Parla, come ho detto, per gloria di Dio. »
Utilità delle testimonianze mediche.
3Allora io ho detto: ” Dottore, ora che mi ha visitata più volte e mi ha vista nelle diverse fasi e peggioramenti, faccia quel certificato che vuole P. Migliorini “.
4” A proposito! Mi spieghi un poco, chiaramente, a che serve e che devo dire, in che senso. Perché io sono retto e se si tratta di una diagnosi clinica voglio potere farla esattissima, e per tutti gli organi, con esami radiologici ecc. ecc. Ma se si tratta di un giudizio sulla gravità delle sofferenze posso farlo in altro modo “.
5” Si tratta di dare al Padre un certificato da accludere alla memoria che sarà scritta di me, dopo la morte, come usano fare i sacerdoti di una creatura afflitta da lunga infermità che, per il modo come si svolge e come è sopportata, dà adito a pensare a esistenza di forze spirituali volenti la malattia e la durata della stessa, e di forze spirituali esistenti nell’infermo per spirito di sentita religione. Il Padre vuole unicamente sapere se io, umanamente parlando, con tutto quello che ho da anni, potrei essere viva, se si constata in me inequivocabile sofferenza, se è da pensarsi a fatti reali o suggestivi ecc. ecc. “
6” Ma allora lo faccio ben volentieri. Certo fin da ora dico che a chi contempla il caso con fede non manca di risaltare in esso fatti soprannaturali. Di lei da tempo non doveva più parlarsi se tutto fosse andato umanamente. E solo il constatare con che pazienza e rassegnazione sopporta tutto questo, e da tanto, si intuisce una viva fonte ultraterrena in lei. O si crede o non si crede. Ma se si crede, e io credo, perché negare il soprannaturale? Ho fatto anche giorni fa due certificati di attestazione di miracolo per opera della fondatrice delle Suore dell’Ospedale. La suora di corsia me li ha chiesti e io ben volentieri li ho fatti. La guarigione, in coscienza, non si poteva dire venuta per opera medica; la suora diceva aver messo l’immagine della fondatrice sotto il capezzale del malato, già morente, e si era verificata la guarigione. Perché negare il riconoscimento dei meriti della suora morta in concetto di santità? Vorrei però sapere di preciso le cose per orientarmi bene “.
7Io non ho precisato ” le cose ” perché farlo, per me, è seccante, e Azaria non me lo aveva detto. Ma suppongo che il dottore, così in buoni rapporti con le suore dell’Ospedale, non sia del tutto all’oscuro dei dettati ecc. ecc. Anche se ne ha solo un vago sentore. Perciò credo sia utile che al dottore lei esponga chiaramente il fatto. Fra l’altro è la seconda volta che mi sorprende mentre scrivo, e gli appaio ribelle al consiglio suo di non scrivere. Né io posso da me dirgli: ” Disubbidisco a lei perché ubbidisco a Dio come portavoce “. Non le pare?
8Nulla di disonorevole è in ciò che è da dire al medico sul mio caso. E se il Vescovo non ha esitato a mandare da medici la Dora[135] per demolirla, credo sia lecito essere espliciti col mio curante per aggiungere una nota scientifica, ma di credente, a rinforzo delle attestazioni tutte spirituali o affettive date dagli altri miei testimoni sul mio caso. Non attenda che io sia morta per farlo. Non attenda sempre[136]. Il tempo e le vicende sono rapidi e mutevoli. Dopo è inutile rammaricarsi e sospirare…
555. Alta e previdente giustizia[137].
Le vere e le false “voci”
1Ad un mio intimo ragionamento sul come mai adesso il Signore mi spinge, più ancora di permettermi, a ricevere persone e a non nascondere chi sono ‑ e la cosa mi fa paura perché la temo un inganno diabolico ‑ Egli così mi risponde:
2« Tu ubbidisci e non temere. Non te ne verrà maggior danno di quanto fino ad ora te ne fu fatto anche col tuo stare nascosta. E, per lo meno, il danno fatto da coloro che non sanno capire Dio là dove è, sarà neutralizzato da ciò che constateranno e diranno gli spiriti retti.
3Usiamo le astuzie del mondo a combattere il mondo. Le astuzie insegnate dal maestro del mondo… Io l’ho detto: ” Siate semplici come le colombe e astuti come i serpenti[138] “. Satana dei suoi scolari fa dei serpenti astuti ed essi assumono atteggiamenti clamorosi, atti a sedurre i pesanti cuori degli uomini del mondo, mentre gli spiriti retti, che rifuggono da queste esibizioni perché l’anima sente che sono insincere, non sanno dove andare per trovare ciò che sentono loro necessario, solo perché in 90% dei casi le vere ” voci ” stanno segrete e segregate.
I veri e i falsi cercatori di Dio.
4Basta. Per te basta. Che almeno gli incerti possano confrontare e scegliere. E ognuno sceglierà secondo che merita, perché i veri cercatori di Dio andranno in un senso, i cercatori impuri di Dio in un altro. Sono cercatori impuri quelli che dall’amicizia con una ” voce ” o ” strumento” sperano diletto o utile umano. Li abborro. Perché non è per queste cose che suscito le mie voci e i miei strumenti. Non Io istrione. Ma neppure le mie voci. Non Io ciarlatano e mimo. Ma neppure essi. Non Io oracolo per tutte le stoltezze. Ma neppure essi. Non Io divertimento. Ma neppure essi. E vanno rispettati. Ma quando si tenta di scalzarli con arti umane e con arti diaboliche, svisarli, calunniarli come malati, per non dire pazzi e mentitori, allora Io dico: ” Basta del silenzio e del nascondimento! Esci fuori e sii noto ai migliori! “
Coscienza e conoscenza del tempo.
5E non è incongruenza nella mia condotta, ma alta e previdente giustizia. E anche coscienza e conoscenza del tempo. La foce si avvicina… Il fiume da Me nutrito sia noto prima che si sperda nel mare soprannaturale. La mia pace sia con te, martirizzato Giovanni! Ma lo sai, piccolo Giovanni. Il ” grande Giovanni ” vide la Gerusalemme celeste e le glorie dell’Agnello e i misteri dei tempi ultimi dopo il martirio[139]. Il martirio assottiglia il velo della carne, è la saliva di Dio sui sensi ancora umani. Dopo, la visione si fa sempre più netta. Perché deve preparare alla ” possessione ” di Dio. E così sarà. E se c’è chi non crede, chi non può credere, la sua incredulità è la macia dalla quale sono levate le pietre per lapidare il ” negatore “, il ” bestemmiatore “, il ” prepotente ” che vorrebbe mettere termini a Dio col negargli il potere di fare di un nulla un suo strumento, il potere di fare miracolo.
6Addio, piccolo Giovanni dei martiri. La benedizione di Dio a tuo viatico ora per ora, tormento per tormento. »
Prova di esame[140].
7Nell’alto della notte, mentre penso, Gesù mi dice:
8« Hai trascritto, come ho detto[141], le tue preghiere d’amore, i tuoi passi sulla via della Croce. Essi sono di più valore che non le visioni e i dettati. Questi ultimi sono ” scuola ” e tu ne sei scolara. Quelli sono ” prova d’esame ” di ciò che sei tu. E tu sai che uno non si può dire istruito altro che quando dimostra con delle prove di esserlo. Finché uno sta sui banchi della scuola e ascolta distrattamente senza volontà, può dirsi che è istruito? No. Non lo si può dire. Ma quando uno, al termine della scuola, dà il saggio di ciò che è in lui e parla di ciò che ha in sé di sapienza in luogo di ascoltare il maestro, allora si può dire: ” Questo è il pensiero dello scolaro “. E viene approvato dandogli attestato che gli apre le porte agli impieghi e ai guadagni.
9E a te le porte del celeste guadagno, il possesso di Dio, ti saranno aperte non perché sei ” portavoce ” ma perché sei la vittima volontaria, perché con la parola dello spirito, con la parola dell’amore hai scritto “quelle” parole per fissare su una carta quello che già il tuo spirito faceva. Solo questo avrà valore per giudicarti in Terra e in Cielo. E solo questo spiegherà perché Io ti ho fatta “portavoce”. Perché fosti di buona volontà e di forte amore.
10Sta’ in pace, con la mia benedizione. »
556. Biblico viaggio dell’arcangelo
con Tobia[142].
Apparizione dell’arcangelo Raffaele[143].
1L’arcangelo Raffaele, da solo, mi appare nella sua dolce bellezza nel momento della Comunione, e subito mi prende la gioia serena che comunica il “buon compagno”. Mi resta presente fino alle 14,30, senza fare altro cenno che un sorriso continuo e un approvare del capo, come mutamente volesse dirmi che qualche cosa che faccio va bene. Non saprei che, perché sto scrivendo ai Belfanti una comune lettera familiare.
2Infine, alla mia ultima sollecitazione: “Ma dimmi che vuoi, che mi guardi, sorridi e taci”, inizia a parlare: “Hai ubbidito prontamente e bene hai fatto. Sempre così. Mi hai aiutato ed ho chiesto al mio Signore di portarti con me, per rifarti fare il viaggio di Tobia, almeno nei punti che più mi sono cari. Tanto ti piace vedere! E tanto ti piace ciò che è bello! Bellissime erano le sponde del Tigri tagliante le campagne assire. Vieni con me”.
In viaggio col arcangelo Raffaele.
3E vado con lui. Oh! non fa paura. Metto la mia mano febbrile nella sua forte e fresca, e vado, guardando dentro per dentro il “buon compagno” che sorride con tanta dolcezza mostrandomi le bellezze della natura che ci circonda. Una pianura verde, fertilissima, si estende intorno a noi a perdita d’occhio. La stagione è buona e direi primaverile dallo stato delle biade, a meno che qui non facciano due semine. Ecco il fiume largo, oh! molto più largo del Giordano e molto più ricco d’acque che vanno solenni verso il mare lontano. Un bellissimo paese che riposa l’occhio e dà pace al cuore. Raffaele mi guarda e sorride dicendo: “Guarda, guarda bene. Non me, ma tutto. Qui sono Azaria, il compagno”. Guardo, staccando a fatica gli occhi dal volto radioso dell’arcangelo, e divengo spettatrice…
La pesca di Tobia[144].
4Ecco l’arcangelo, con aspetto di semplice uomo, andare parlando con Tobia che lo ascolta deferente e ubbidiente ad ogni suo cenno. Azaria consiglia la sosta e Tobia ubbidisce senza replicare. Azaria consiglia il giovanotto di bagnarsi al fiume per avere ristoro. E Tobia ubbidisce sollecito. E mentre è nel fiume le acque calme si sommuovono e un pesce grosso come giovanetto ne emerge cercando raggiungere il corpo nudo di Tobia e addentarlo, forse portarlo con sé nel fondo e divorarlo. Sembra un enorme luccio, un grosso salmone o storione, con una grande bocca munita di tre file di denti a punta d’ago, il dorso scuro, il ventre bianco che splende sotto il velo delle acque nel guizzare che fa.
5Tobia lo vede, così prossimo, messo fra lui e la sponda per chiudere la strada al giovanotto e urla, preso da terrore: “Oh! mio Signore, un mostro mi assale!”. Azaria, seduto sulla riva erbosa, si alza di scatto e grida: “Non temere! Prendilo per le branchie standogli alle spalle e tiralo a te. Ecco! Ora che si è voltato!”. Infatti la bestiaccia, udendo un’altra voce e il frascare dei salici agitati da Azaria che, scalzatosi, scende in riva al fiume pronto a soccorrere il compagno, si volge rotando gli occhi tondi e freddi, impenetrabili, crudeli, di pesce. E Tobia lo afferra per le branchie e lo tira, resistendo ai colpi di coda e agli scossoni con cui il pesce tenta liberarsi. Cammina a ritroso Tobia e tira, tira puntando i piedi nel greto del fiume che è sempre più basso, che già scopre le prime erbe acquatiche, che si muta in melma scivolosa. Che fatica l’ultimo pezzo di percorso!
6Il pesce fa sforzi sovrumani per liberarsi, per salvarsi. Il giovane fa sforzi sovrumani per tenerlo. Sta per perdere le forze Tobia! La mano scivola stanca sulla branchia sinistra, il piede scivola nella melma. Il pesce intuisce la stanchezza del suo catturatore e dà un così disperato colpo di coda che Tobia perde l’equilibrio e cade cercando ancora di afferrare il pesce che, benché sia quasi in secco, cerca di fare prodigi per completare la sua vittoria. Ma Azaria lo afferra per la coda forcuta, trattenendolo finché Tobia si rialza e lo riprende e lo trascina, ormai sicuro di sé, sulla rena non più melmosa dove il piede può puntarsi e resistere. Il pesce boccheggia, palpita… muore.
Le parti medicinali del pasce[145].
7“Prendi il coltello a sventralo. Leva il cuore, il fegato e il fiele e conservali entro quel piccolo otre. Acqua ne troveremo sempre per bere senza portarne con noi. Il cuore, il fegato e il fiele sono utili. Gran medicamenti. Ti dirò come usarli. E ora cuociamo il pesce. Ci sarà viatico nel nostro cammino”. Un fuoco di sterpi arrostisce la polpa del pesce tagliato a grosse fette, che i due consumano di buon appetito, riponendo poi nelle bisacce quanto avanza, separando le fette con larghe foglie cosparse di sale.
Utilità dell’interiora del pesce[146].
8E riprendono poi l’andare, con buona amicizia, e Azaria insegna e spiega tante cose fra le quali, a domanda di Tobia[147] a che avrebbero servito le interiora del pesce, quella spiegazione portata nella Bibbia[148].
9“Davvero?” chiede stupito Tobia. “Oh! fosse proprio così! Rendere al padre la vista perduta!”.
10“Così è. Ma prima potresti avere altri doni di ricchezze e d’amori…” stuzzica Azaria per provare lo spirito del compagno.
11“Oh no! Oh no! Del padre ho premura! Io… sempre bene sto. Facciamo in fretta ciò che dobbiamo, ché se prima mi pungeva voglia di ritorno or più forte mi punge. Perché non solo gioia di paterno abbraccio, ma gioia di ridare luce agli occhi spenti del padre mio mi attende”.
12“Tu mi credi sulla parola. E se non fosse vero ciò che dico, o fanciullo?” lo tenta Azaria.
13“Oh no! Il tuo volto è limpido e sereno. Tu parli con tanta pace di Dio. Solo un santo può essere come tu sei, e i santi non mentono. Ho fede in te”.
14Azaria sorride luminosamente.
Il resto della storia di Tobia.
15“Dove alberghiamo?” chiede Tobia.
16E l’arcangelo gli parla di Sara di Raguele così come ne parla la Bibbia[149]… con i consigli per sposarla e liberarla, senza timore, da ogni demonio[150]. E vedo l’entrata in casa di Raguele e il riconoscimento e le nozze della vedova-vergine con il buon Tobia. E tanto, tanto dolce è la notte, anzi le notti nuziali, dopo che il demonio è vinto ed è relegato altrove, quando i vergini sposi pregando si uniscono a Dio prima di fare una carne sola…[151]. E su questa dolcezza si annulla il vedere e mi trovo di nuovo con Raffaele che dice:
La tentazione è prova, non dannazione.
17“Tobia ebbe più del desiderato perché fu ubbidiente e fedele. Ma io sono colui che guarisco e insegno a guarire delle insidie sataniche. Per questo io sono stato proposto a cura di quell’anima che è tormentata più che dir non si possa da un demone che l’odia, e che ha bisogno di tanto aiuto per essere liberata dal nemico che la perseguita. Ma molto duole non trovare in lei perfetta sommissione, simile a quella del giovane Tobia. Egli vinse perché fu docile e ubbidiente, grato a Dio di cui celebrò le bontà con spirito sincero e umile. Perché buona cosa è tenere nascosto il segreto del re e non pompeggiarsi di esso, ma pubblicare le opere di Dio non con le parole ma con la santità sempre più manifesta e non inquinata da umane miserie è cosa buonissima. La tentazione è prova, non dannazione, se ad essa si sa resistere. Dopo si è accetti al Signore. Ma occorre vegliare e perseverare sino all’ora estrema e con acuta avvedutezza, su tutto.
18Riguardo a te non avere paura, perché se sono stato con te, se vi sono, è perché Dio mi manda a portarti la luce e la pace dei cieli. Ora torno dove il mio Signore mi manda, e la pace che ti auguro sia sempre con te.”
Chiarimenti del portavoce.
19E io ho, dal punto segnato così [*] a quello segnato così [**], dovuto abbreviare perché vi era la visita dell’avvocato e io ero presa fra due fuochi e non potevo capire l’uomo né ricordare alla lettera ciò che diceva l’arcangelo per illustrare le operazioni dell’ubbidienza e della preghiera nel vincere Satana presente presso le infermità, nelle insidie, nelle sventure, per turbare e portare a disperazione, e ancora presente anche nelle circostanze di grazie straordinarie nell’intento di scatenare orgogli, compiacimenti che metterebbero in turbamento il cuore, allontanando Dio. Ricordo tutto ciò, ma lo direi con parole mie. Perciò ne serbo il frutto e lascio andare il resto. Ricordo la frase: “Se ti fossi compiaciuto ti avrei abbandonato. Perché sei stato umile ti ho protetto fino alla fine“. Le altre… se ne sono andate. E io ne soffro tanto quando mi succede così…
20Ricordo anche distintamente che l’arcangelo mi ha detto al principio del suo discorso finale: “Questa visione è per te, tutta per te. Non venga comunicata a Dora perché così vuole il Signore. Ella deve ignorare ciò che tu vedi. Se meriterà vedrà. Ma non deve avere canovacci disegnati per tesservi sopra il suo filo. A ognuno il suo”. Per conto mio non avrà mai nulla, e Dio voglia che non ci sia chi la fornisce, contravvenendo più o meno scientemente alla prudenza e all’ordine di Dio.
Consiglio dall’angelo Azaria per Dora
La disubbidienza al Vescovo causa sommo disgusto al Signore.[152].
21Sono le 0,15 e vorrei stare quieta e riposare. Ma ecco Azaria, il mio angelo. Bisogna prendere il primo pezzo di carta che è sottomano e scrivere così come posso, ripromettendomi di ricopiare sul quaderno al mattino. Cosa che faccio adesso.
Azaria dice:
22« Dì al Padre questo. Dica alla Dora[153] di non ripetere mai più e per nessun motivo, un sotterfugio come quello usato di recente. Lasci fare queste cose ai disgraziati, e lei sia sincera se vuole ricevere la Verità. Il Ss. Signore Gesù è stato disgustato al sommo per questa malizia e per questa disobbedienza al Vescovo, capo della Diocesi. Se Dora sa di non fare, di spontanea volontà, nulla di male, perché teme che si faccia luce? Il Vescovo era nel suo diritto di sincerarsi, e lei nel dovere di ubbidire. Perché non ubbidire semplicemente, senza cercare cornici e frange per occultare l’essenziale, usando menzogna? Non occorreva dire molto. Bastava: ” Mi visiti perché ne ho bisogno ” e avrebbe avuto un certificato migliore umanamente e soprannaturalmente e, soprattutto, non avrebbe disgustato il Signore con la menzogna e la malizia.
23Non sta bene. L’intelletto si usa e si fa lavorare per la giustizia, non per il male. Il turbamento al quale è stata sottoposta in questi giorni proviene dal suo errore. Satana se ne giova e ride. E la Verità si allontana, non potendo convivere dove è fetore di Menzogna. Chi è chiamato a speciali amicizie deve essere uno specchio terso, senza la più lieve appannatura volontaria.
24Questo il Padre faccia sapere. E non vada, ma mandi. 31Non c’è altro. Diciamo insieme il Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, e poi riposa in pace. »
557. Lo stile di Gesù nel guidare anime[154].
Ogni anima che manca è crocifissione di Gesù.
1Il Padre è andato via da 20 minuti… io rimugino le mie grandi amarezze…
2Gesù, apparso al momento della Comunione al lato destro del letto, mi consola ora divinamente, attraendomi contro il suo petto. Godo del tepore del suo Corpo attraverso la stoffa di lana bianca della sua veste, mi sento sicura così, fra la dolce tenaglia delle sue forti mani che mi obbligano a stare così, contro di Lui, come fosse un semplice uomo amico. Ma delle lacrime mi cadono lo stesso, perché mi ha fatto dolore il lamento del Padre e la sua velata accusa di guidarlo male. Troppe cose mi dànno dolore! L’incidente clinico accaduto stamane, che avrebbe terrorizzato qualunque altro, non mi ha dato e non mi dà la benché minima agitazione… Anzi! Fosse anche per me il murmure in cui è la voce dello Sposo che dice: “Vieni!” !!!
3Ma le altre cose! Anime menzognere! Anime disubbidienti! Anime superbe! Anime irrequiete! Anime peccatrici! Anime bestemmiatrici! Ecco quello che mi dà dolore! Capisco, sempre più capisco la passione spirituale di Gesù… Ogni anima che manca è un colpo di flagello, è una trafittura di spina, è una crocifissione… E io vedo solo poche anime. Egli le contemplava tutte!
4Piango, e Gesù mi lascia piangere. Il pianto, però, qui, fra questa tenaglia d’amore, contro un cuore tutto amore, non è amaro. E’ triste, ma è anche sollievo.
5Poi Gesù ordina: ” Scrivi ciò che provi, ché poi detterò Io, per il Padre “, e mi fa scrivere senza levare del tutto l’abbraccio suo; con il braccio e la mano sinistra, passati sulle mie spalle, mi tiene sempre vicino al suo fianco.
La condotta strana dei colpevoli.
Ora parla. Dice Gesù:
6« La condotta strana, per non dire un altro aggettivo, degli uomini vuole giustificarsi e tranquillizzarsi con delle scappatoie o con delle ragioni che, alleggerendo loro, aggravano altri uomini, dando ad essi la responsabilità delle azioni fatte da chi se ne vuole alleggerire. E molte volte finiscono ad addossare le responsabilità allo stesso Dio, fino ad accusarlo di essere Lui che, per poca o nessuna luce data, ha permesso che un’anima sbagliasse. Sono decine di millenni che gli uomini accusano Dio di aver indotto nel peccato l’uomo con la tentazione del proibito. E così sarà, fino alla fine dei secoli, per tutte le cose non buone.
Lo stile della carità.
7Rornualdo, perché mi rimproveri di non essere stato più chiaro? E che volevi di più? Non lo sai che Io sono Carità? Ancora non hai sentito l’infinità di questo amore che è mia essenza e che, aiutando paternamente i desideri delle sue creature e avallando qualche loro imprudenza che non sia vera colpa ‑ facendo ciò per impedire che un’anima sia svergognata per poco, per un capriccio di bambina e, grata al Signore condiscendente, faccia dell’imprudenza il punto di partenza per tutto un santo cammino nelle mie vie ‑ di questo amore che perdonando ai colpevoli, che modificando l’iniziale disegno, sconvolto da Satana, per poter sempre fare di un’anima un capolavoro, si fa tutto a tutti, pur di aiutare, consolare, salvare?
Le effusioni dell’amore.
8Non lo hai ancora capito che con tutti i modi cerco di fare di tutti dei santi, che vorrei fare di ognuno di voi una mia voce, potervi parlare a tutti, farvi saturi di Me, effondermi per potervi avere dove Io sono, tutti, tutti, tutti?
9Non lo sai che non appena vedo un moto in un cuore, un moto buono, Io mi precipito per effondermi? Non già tu dirai come coloro che non mi conoscono: ” Ma allora è uno stolto che non vede il futuro? “. Oh! non lo dirai! Pensa, rifletti allo spasimo mio e capirai la mia condotta verso buoni e non buoni.
10Vi è uno che è santo, diletto al mio cuore, o semplicemente volonteroso d’esserlo, e sempre intento a raggiungere la santità? Giusto è che in esso Io vada a fare mia dimora e che egli, nella mia unione, trovi forza sempre maggiore per santificarsi.
11Vi è uno che senza essere un dannato è pur sempre un peccatore che resta là dove è? Perché Io non dovrei cercare, allettandolo con doni spirituali, di farlo uscire dalla sua stasi? Non si fa così coi pargoli per svegliare la loro intelligenza, la loro volontà di imparare, la loro attenzione, e farli crescere in sapienza come in statura? Ed ecco che allora Io, a questi che sono stazionari nelle loro manchevolezze, do una spinta, un richiamo, offro un dono, una grazia, un miracolo per mettere in loro volontà di muoversi, di avere un impulso che li levi di là dove sono impaniati.
La condotta di Gesù.
12Vi è uno che è colpevole, grande colpevole, futuro prevedibile dannato? E perché Io, il Pastore buono, il Salvatore, non dovrei ancora, fino all’ultima ora, fino al distacco dell’anima dal corpo, cercare, col mio amore, di salvare? Ricorda Disma… Lo avevo incontrato e rincontrato, senza apparente utile, senza apparente intenzione d’incontrarlo… Poteva, agli occhi del popolo, apparire una mia sconfitta il ladrone impenitente. Sarà certo apparsa una mia debolezza stolta l’effondermi in benignità, nelle gole del Carit, verso il ladro che, in un moto di bontà verso Colui che in un’altra valle, quasi un anno prima, aveva parlato al malandrino con dolcezza per ravvederlo, gli portava l’agnello arrostito, il frutto di un furto di certo. Ma che poteva dare che non fosse colpa, il colpevole? Il frutto certo di un furto, che però si purificava per l’atto caritatevole del quale diveniva materia. Sarà apparso tutto questo, e qualche apostolo avrà sentito sapore di scandalo nelle carni offerte… Ma un anno dopo, le parole d’amore della valle presso Modin e lo sguardo d’amore dato al Carit per colui che veniva a portare il frutto del suo orrendo lavoro, unendosi alle parole d’amore e agli sguardi d’amore di un Crocifisso e di una Madre trafitta, hanno salvato Disma.
13Questa è la mia condotta, Romualdo. Io non indico mai per il primo uno che merita biasimo, Io non lancio mai per il primo la prima pietra. So con chi ho a che fare. So. Vi conosco. Siete facili allo scandalizzarvi più che se foste angeli purissimi. Io non mi scandalizzo perché sono la Pietà. Io copro del mio pietoso dire i lebbrosi dello spirito, come ieri copersi col manto disteso Eliseo che si mondava, per dare a voi la capacità di rimanere presso un lebbroso e amarlo, aiutandolo, col vostro amore, ad accelerare la sua risurrezione.
Consigli dati per mistici dubbiosi.
14E del resto… Come puoi dire che non ti ho consigliato per Dora?
15Ho detto: ” Il Padre si limiti ad esercitare le funzioni del suo ministero e non oltre “, ossia Confessione e Comunione, perché non puoi negare di amministrarle ad una cattolica non scomunicata.
16Ho detto: ” Vai dal Vescovo “. Certo che l’ho detto! Se il Pievano mancava al suo dovere verso un’anima tormentata, era doveroso che ci fosse chi obbligava il Pievano ad occuparsene. E per ottenere ciò ci voleva uno che parlasse. E che di male?
17Ho detto: “Il Padre insista molto su Confessione e Eucarestia”, perché più colei ne sarà nutrita e meglio sarà per la sua anima che, di suo, ha meno resistenza di un’alga di fossato.
18Ma ho anche detto: ” Il Padre vegli molto sulla superbia e la menzogna “. Un segno molto indicatore.
19Ma ho detto anche: ” Il Padre lasci tutto e si occupi solo di Maria e dei dettati “.
20E ho permesso le turbanti apparizioni demoniache del 30 dicembre e seguenti; e ho dato i tremendi dettati su Satana, i chiari dettati sulle differenze fra mistici veri e i mistici dubbi o falsi del tutto.
Efficacia del consiglio.
21Che vuoi di più, Romualdo?… Io ti ho consigliato e non sei un bambino. Come a Dora mando Raffaele ” medicina di Dio “, così a te mando il consiglio del Verbo. Non ordino. Si ordina ai servi, non ai figli e agli amici; e tu sei figlio e amico del Padre tuo.
22Ma la ” medicina di Dio ” o la ” Medicina delle medicine ” ‑ il Verbo santo che in Sé accentra tutto Dio nel Volere, Potere, Sapere, Amore e ogni altro attributo; che in Sé ha tutto ciò che Noi siamo – non possono giovare se restano fuori di voi, non assimilati. Saranno amari talora, come molte medicine. Ma è per guarire e fortificare. Non vanno solo guardati. Vanno messi in voi, in pratica, perché vi divengano Medicina utile.
23E ricorda che se Lucifero, il più bello, e Adamo, il più amato, poterono decadere, dopo essere stati creati con tutt’altra sorte, ben può decadere e divenire ” nulla ” un’anima che non corrisponde pienamente al suo ministero. Io do e Io tolgo. E nessuno mi può rimproverare di farlo.
Guai ai profeti insensati[155].
24Ricorda: ” Guai ai profeti insensati che vanno dietro al loro spirito senza vedere niente. Voi non siete usciti contro voi, non avete alzato un muro a difesa (contro Satana e a difesa di Satana nel vostro spirito) per stare fermi nella battaglia, nel giorno del Signore (battaglia delle seduzioni sataniche per impedirvi di avere il Giorno: la Luce di Dio). Di’ a costoro che intonacano senza mistura (e la mistura è la santità penosamente, faticosamente formata) che il muro cadrà, che verrà l’acqua inondante, che lancerò pietre smisurate e vento di tempesta che abbatterà.
Guai alle false profetesse[156].
25Tu, figlio dell’uomo, rivolgi la faccia contro le figlie del mio popolo che profetizzano di loro testa e dì: ‘Così parla il Signore Iddio: Guai a quelle che lavorano per lo scopo di prendere anime (per loro orgoglio) e così mi disonorano per un pugno d’orzo e un pezzo di pane (la smania d’essere conosciute e celebrate) facendo morire le anime che non muoiono, e vivere le anime che non vivono (ossia deprimendo col dolore e lo scandalo i giusti e lusingando gli ingiusti), ingannando il mio popolo che crede alle menzogne. Ecco! Io straccerò la vostra tessitura, libererò del vostro potere il popolo, e voi saprete che sono il Signore. Perché voi, con menzogna, avete contristato il cuore del giusto da Me non contristato’ “.
26Dillo. In cuor tuo. Non sarebbe capito se detto con le parole di Ezechiele. Ma in base a questo, sappi che fare, e non dire che ti è mancata la guida sicura. Non è da sconfortarsi d’essere ingannati, ma è da sconfortarsi a non seguire la via che il Signore indica per buona.
27Lo Spirito ti illumini e ti conforti.»
La buona volontà di amare il Signore.
28Il tono diverso, sia nella voce che nella maestà severa, mi fa subito capire quando a Gesù si sostituisce l’Eterno Padre. E’ alla frase: “Io ti ho consigliato e non sei un bambino”. E anche perché Gesù aveva cessato di tenermi, ma con sommo rispetto ascoltava la Voce.
29E’ sera. Torna l’Arcangelo buono, il buon compagno[157]. Mi guarda, mi sorride, ma è triste. La radio trasmette musiche profane e Marta di esse si delizia. Io lavoro e contemplo S’. Raffaele.
30Che prodigiosa cosa potersi perdere così nel soprannaturale senza che nulla possa distrarci da esso! Che operazioni meravigliose fa Dio in noi! In noi, povere creature, materiali, pesanti, superficiali, inerti! Oh! il potere della ” buona volontà! ” Perché io non ho che quella, non ho mai avuto che quella. Ed essa, di me, creatura molto umana, molto difettosa, molto passionale, ha fatto quella che sono: una piccola anima, molto piccola, ma tale da poter dare un poco di gioia al mio Signore.
31La buona volontà di amare il Signore! E’ stato il filo d’oro che ha brillato su tutte le mie azioni e le ha convogliate, dirette, impedite di straripare in sentieri dove il mio impulso, la mia ardenza di vita, avrebbero potuto portarle. Anche nel crepuscolo delle ore peggiori, in cui ero proprio una creatura di carne e sangue, ecco che il filo d’oro brillava e mi ricordava Dio e lo sguardo si alzava dalla Terra al Cielo. Uno sguardo sulle prime breve, poi sempre più lungo, finché si è allacciato per sempre, e l’a solo del divino Amore che mi diceva: ” Vieni a Me! ” si è mutato in duetto in cui io pure ho detto: ” Vieni! Vieni nel dolore, vieni sempre, con tutto, ma vieni, vieni, vieni, mio solo Amore”. E per raccorciare l’attesa e la distanza, seguendo, ora, il filo d’oro, correndo lungo di esso, mentre prima lo guardavo soltanto, sono andata, andata, senza chiedere, senza neppur pensare di poter giungere al mio stato di ora, ma solo perché volevo, sempre più amare.
32Ora è che in mezzo a qualsiasi azione, anche materiale, divagante, turbatrice, io resto con Lui e lo ritrovo nelle parole che sento, nel lavoro, nel riposo, nelle armonie, nelle desolazioni… e nulla mi separa da Lui. Non è così, dolce Arcangelo che sai, che vedi le azioni degli uomini attraverso lo specchio di Dio, nel quale tutto si riflette e si conosce?
Carità del Portavoce.
33Ma perché stai qui, dolce angelo mio? Cara la tua compagnia, protettrice, riposante. Ma non lasciare quell’anima sola. Vai, vai da lei… Io te ne prego, perché ne ho pietà… perché penso che se tu non sei là la sua anima non ha alcuna protezione. E’ così brutto sentirsi sole!… Sole nelle ore di tempesta in cui il Cielo, o per punizione o per prova, si chiude! la desolazione! E’ l’inferno! Tu non le conosci, dolce angelo, queste ore. Io sì… E il loro ricordo è rimasto come il ricordo di un incubo che solo in Cielo si dileguerà. Vai, vai da lei, dalla povera, povera sorella…
34Prego così, assorta, e Marta crede che sia la musica che mi assorba e dia dolci pensieri. Invece… è la contemplazione e la pietà. Ma S. Raffaele non se ne va. E io penso a Dora, con spasimo di sorella…
558. Aglae l’antico fango divenuto luce .
Presenza dell’arcangelo Raffaele[158].
1S. Raffaele è rimasto fino a quando? Non so. Mi sono addormentata stanca oltre l’una e mi hanno guardata i suoi occhi buoni fino a che il sonno ha chiuso i miei…
Invito dell’arcangelo Raffaele[159].
2Al mio risveglio alle 7,25, perché solo al mattino ho trovato riposo, è già presente S. Raffaele. Come ieri al momento della Comunione, nel quale c’era, insieme a N. Signore. Stamane è solo. Ma la prima azione dei sensi e del pensiero usciti dal sonno sono la visione, contemplazione e saluto al caro angelo, che mi sorride e mi invita ad iniziare il mio lavoro senza ascoltare la stanchezza che mi abbatte. E poi saluta e se ne va…
Messaggio di Aglae peccatrice convertita[160].
3Una voce lieve, dolcissima, come stanca, come spossata di chi ha molto sofferto, in una luminosità candidissima che ha forma di corpo spiritualizzato. Dice:
4« Sono io. Non mi riconosci? Aglae sono[161]. L’antico fango divenuto luce. Vengo per parlare ad una mia sorella, di me sempre meno infelice ma che soffre le mie pene di un tempo, il purgatorio della carne che è avida… Le parlo attraverso a te che mi hai visto nell’abiezione e nella redenzione e che, d’ora in poi, potrai dire di avermi visto nella gloria. Oh! testimonia come è buono il Signore per le figlie di Eva, attossicate, ma che vogliono levarsi il bruciante ardore dal sangue per amare Lui..
5Dille di amarlo, il suo purgatorio, col sopportarlo con pazienza e costanza e spirito di sacrificio per le peccatrici ostinate. Nella mia epoca penitenziale ho sofferto le sue pene. E so. Ma non mi scoraggiavo.
6Come uno malato di una piaga che fette, e che la deve sopportare perché meglio è che il marciume esca anziché rimanere nel sangue a corromperlo, ho sopportato con lo spirito le reminiscenze della carne, i suoi urli di follia… L’anima era più in alto, e non consentiva. La carne, come una lupa, ululava in basso. Talora l’ululo mi impediva anche di pregare. Offrivo al Signore l’orazione della sopportazione. E con gli occhi dello spirito guardavo il Salvatore e mi ripetevo con lo spirito le sue parole.
7Quando sono morta!… Un angelo, il mio, il mio che non mi aveva lasciata neppure quando ero un mostro di libidine, mi disse, raccogliendomi l’anima nelle sue mani purissime: ” Più che questo martirio, ti ha fatta bianca ostia l’altro, quello ignoto, incruento, in cui t’era torturatore e carnefice il senso. Godi perché hai trionfato. Il senso non è più. E’ la pace “. Ho sparso oli di rose nel commiato; ma l’olio della mia lotta contro il senso è stato più odoroso e gradito.
8Dillo alla sorella che è in pena. Dille che il Maestro lo ha detto, ci ha giustificate, noi che la parte inferiore tormenta:
9 ” Non è ciò che è materiale e estraneo ciò che corrompe l’uomo, ma ciò che esce dalla volontà del suo cuore[162] “.
10Si distragga con ogni mezzo. Non si fermi, dopo la tentazione, a considerare se ha peccato. Sorvoli. Riguardare vuol dire aizzare di nuovo il fuoco. Baci il Redentore sul suo segno di salute. Un bacio per ogni morso della carne, e fra le fiamme del suo purgatorio terreno guardi al Cielo, al Cielo che è aperto anche a noi, dopo la cruda battaglia.
11Addio. La luce dei Cieli sia sempre su te. »
12E scompare in una luce che l’avvolge.
Per amore di esattezza.
13Il mio interno ammonitore mi diceva, poco prima che ella mi apparisse: ” Fra poco verrà a te, dal Cielo, la santa che tu hai visto peccatrice e che, se avessi un indice dei santi, troveresti nominata oggi. Solo che non è nota ai più. Ti parlerà per l’anima tentata della sorella che il Padre ti ha nominato “. 16Ma mi sono dovuta fermare subito dopo il saluto di Aglae perché mi è venuta una crisi cardiaca forte. E le altre parole le ho messe dopo passata la crisi; sono perciò incerta se l’angelo mi ha detto che è nominata oggi 25 febbraio, o se è ancora nominata al giorno d’oggi. Tanto per amore di esattezza
559. Dio non accontenta le concupiscenze spirituali[163].
Testimone della verità[164].
1P. Migliorini non viene. Io sto male. L’assenza di Gesù sacramentato mi è dolore superiore alle mie capacità di sopportazione. Decido di far avvisare P. Mariano[165] e chiedo a Gesù: “Come mi devo comportare se mi dice qualche cosa?”. Mi risponde: “Secondo verità. Perché non è mai lecito, per nessuna ragione, dire menzogna. Specie poi quando sarebbe mentire sulle operazioni di Dio. Io, a chi mi domandava: “Sei Tu il Figlio di Dio?” rispondevo: “Lo sono” semplicemente, santamente, eroicamente, anche sapendo di andare incontro a vilipendi e condanne. Maria, mia Madre, alla cugina Elisabetta non mentì di essere Madre di Dio. Imitaci, in umiltà, dando, nel confessare chi sei, ogni lode al Signore. Sta’ in pace, in pace, mio piccolo Giovanni-Maria!”
Piccola crocefissa[166].
Dico:
2“Come è pesante questa croce!” e alludo al tutto insieme che mi accascia da ogni parte: sordità, incomprensioni, diffidenze, titubanze, avarizie, gelosie, spirituali tutte. Perché le cose che mi fanno veramente male sono queste. Non la gioiosa sofferenza che mi unisce a Cristo sulla Croce!…
3E Gesù mi dice: “Sì, come è pesante! Ma è l’ultimo anno[167], il più triste… E ti resto sempre Io per sorreggerti dandoti la mia spalla… Coraggio, piccola crocifissa. Coraggio, per amor mio e delle anime…”.
4Rispondo: “Sì”… Ma quando sarà finito questo cammino caliginoso e sarò tutta con Te, nella tua Luce?…
Sulle concupiscenze spirituali[168].
Due esempi biblici.
5(Questo dettato è stato dato per P. Migliorini, che in quel tempo, da 4 mesi, perdeva tempo e giusta vista per inseguire il clamoroso fatto di D. B. sino a crederlo più… divino di ogni altro…).
Dice Gesù:
6“Due direzioni, una a guida di chi può essere sedotto a lasciare il vero per il falso, e una anche a guida per chi può avere dubbi, basando il suo giudizio su assiomi e teorie che non possono spiegare il soprannaturale perché sono tutti naturali.
7Apri, piccolo Giovanni, il libro ai Giudici dove è detto dell’idolo di Mica, e al libro di Ester dove è spiegato da Mardocheo il sogno[169]. E ascolta e scrivi.
Sacerdote di una carismatica idolo[170].
8Non richiamo l’attenzione sulla storia della formazione dell’idolo. Parlo dal punto in cui è detto del giovinetto di Betlemme di Giuda, levita. Un esempio, un brutto esempio di coloro che avendo da servire con umiltà il Signore, in casa di verità, non si appagano più, dopo qualche tempo, della loro funzione umile e santa, e “vogliono andare a star meglio”; ossia a cercare più di quanto Dio ha loro concesso sapendolo dono buono e che, ben tutelato, sarebbe ragione di lode per il servo buono. Ed eccoli seguire, dopo aver avuto golosità di doppia e tripla porzione, altre vie, per cercare. Che? Dio non si presta ad accontentare le concupiscenze spirituali. E coloro che cercano più che Dio non dia, o non trovano, e hanno il solo danno di trascurare il vero per le nuvole, oppure finiscono col trovare Satana in veste di profeta.
9Oh! è aumento di meriti e di gloria questo? No. Meglio era se il giovane betlemmita e levita rimaneva semplice levita, anziché divenire sacerdote di un idolo! Meglio era se aveva il poco, venuto da Dio, al molto venuto da un idolatra, il quale si pompeggiava dicendo: “Ora poi sono sicuro che Dio mi farà del bene perché ho un sacerdote della stirpe di Levi!”. Ma non capite che dove è orgoglio e finzione tutto serve per aumentarli, e la Finzione e l’Astuzia insegnano ciò che può sedurre clamorosamente le piccole anime? L’uomo d’Efraim non era soddisfatto del suo culto, né del figlio creatosi sacerdote. Sapeva bene che era larva di religione, inutile apparenza. Sapeva che non era valido il dio e il culto che si era fatto, né presso il vero Dio né presso gli uomini. Tanti sanno ciò. E allora ecco che sentono il bisogno di coprire il proprio vuoto con un aiuto sacerdotale. Ma no. Non serve.
10Male fa chi così fa, e male fa chi a quel giuoco si presta. Ognuno stia dove Io l’ho messo, e non vada cercando d’avere “a stare meglio”. È ancora la superbia che si infiltra sotto mentite spoglie di bontà e di zelo.
Uniti per salvare un popolo[171]
11E ubbidienza, ubbidienza, ubbidienza. O il mio castigo non mancherà. Ho bene il modo, di due che sono uniti per mio volere, di colpirne uno solo, riserbando pace “al piccolo fonte che crebbe e divenne fiume e si trasformò in luce e sole e versò acque abbondanti”, e che sa che tale è divenuta non per suo merito ma per mio volere. E che non ha chiesto questa grazia, ma solo quella di amarmi. E che soffre – perché solo Io posso sapere quanto soffre – vedendo che non tutti sono di una sorte: di quella del popolo di Dio.
La sorte del popolo di Dio e quella delle nazioni[172].
12I figli di un solo popolo comprendono il linguaggio del loro re e dei sudditi fedeli al re. Come mai, dunque, così pochi capiscono la mia Parola, e i più dubitano che sia mia, e anche si lasciano sedurre da altre parole che hanno suono falso come l’origine da cui vengono? Io ve lo dico. Come ho dato posso cessare di dare. Sono anni che lo dico. Ma “al piccolo fonte che crebbe” Io non leverò la sua gioia perché ella è nelle disposizioni in cui si è messa per amore. Ella morirà nella mia pace. E pace è per lei essere in Me ed Io in lei come era il mio sogno d’esserlo in tutti i cuori.”
560. La Rivelazione a Maria Valtorta destinata a una genìa di ribelli[173].
Sordità nella Chiesa alle parole di Dio.
1Penso… E soprattutto penso al danno irreparabile che avverrebbe in Giuseppe, appena nato alla Grazia, se vedesse una sordità nella Chiesa, lui che, peccatore e sacrilego, ha sentito Dio nelle parole venute dall’Oltre Terra. E di questo, e solo per questo temo una ingiusta condanna. Per lui mi accoro. Anche per il resto della famiglia, anche per Marta, anche per altri, che non avrebbero più fiducia nel giudizio e nella carità della Chiesa, ma specie per lui, che ho strappato a Satana con sacrifici che solo Dio sa, mi accoro. Signore, non permettete che ciò avvenga per quell’anima che vi è e mi è tanto cara!
Dono di Dio non accolto dal clero farisaico[174]..
2Ieri, scrivendo al Padre Migliorini, non mi sono ricordata di dire questo mio spasimo, della cui verità Dio è testimone…[175] Azaria, angelo mio, come ho detto al “buon compagno” Raffaele di lasciare me per aiutare il Padre, e al vittorioso Michele di debellare Lucifero nelle sue astuzie, che certo saranno tutte usate in questi giorni per nuocere e dare dolore, e al luminosissimo Gabriele di portare il decreto di Dio agli uomini preposti a decretare, così dico a te: “Va’, va’, parla ai tuoi uguali perché il loro ministero istruisca quelli che devono giudicare!”. E dico anche: “Una luce, Azaria, una sola, mentre Satana, invisibile, non presente ma agente da lontano, manda i suoi fetori per farmi temere!”.
Lo spirito della Buona Novella del Regno[176].
3E Azaria dice: “Apri il libro a caso e leggi. Là è il conforto”.
4Ubbidisco. Mi si apre al capo I° di Ezechiele, dal v. 10 in poi. Leggo e mi perdo nella visione beatifica. Il dolore scompare. Ma non c’è risposta per me perché io non sono Ezechiele! Un niente sono!
La rivelazione offerta a una genìa di ribelli[177].
5Azaria dice: “Ancora, ancora, finché dico basta”.
La nuova evangelizzazione[178].
6Leggo il II° capitolo e il III° fino al 14° versetto incluso. La risposta è venuta… Amara e dolce. Amara per il mondo, dolce, dolcissima per me, perché Egli mi conforta, il mio Signore…
Esperienze carismatiche.
“Le anime vittime non si perdono mai”[179]
7Il mio Gesù divinamente conforta la sua violetta. Ne ho la divina Presenza quasi di continuo. E stamane alla S. Comunione si è spostato ed è andato a fianco del Padre… E dopo, mentre ardentemente pregavo – e persino m’ero messa in ginocchio, come lo posso fare, ossia tutta storta, pendente, cadente sui calcagni e sui guanciali, sentendo dolori di morte per la posizione presa – a me che dicevo: “Lo vedi, Signore! Tu vedi! Il mio timore è che Giuseppe, Paola, Marta e altri si disgustino della Chiesa… E poi? Se cadessi in sconforto, in dubbio sulla veridicità della Voce? Potrei perdermi, perderti..”, Gesù ha risposto: “Le anime vittime non si perdono mai“. Vivo con questa perla nel cuore… E onde di pace, di gioia, escono dalla perla divina, mi avvolgono tutta, mi saturano…
8Più tardi la posta mi porta dal Carmelo una reliquia di S. Teresa d’Avila e la fotografia di Papa Pio X, il Papa che mi ha parlato e rincuorata a continuare per la mia via che “la piase al Signor“. Mi sono commossa per l’una e l’altra cosa. S. Teresa d’Avila mi può capire! E il santo Papa può tutelarmi laggiù a Roma… Ho messo la reliquia sotto il guanciale e il Papa sul mio comodino. Per protezione.
561. Compleanno del Portavoce[180].
Visita di S. Teresina con la sua rosa.
1Il mio compleanno! Come pieno di ansie! Per Paola, per Madre Teresa malata, per me…
2Mi conforta la Presenza Ss., poi, a sera, l’apparirmi di S. Teresina, venuta anche la sera del 12, con la sua rosa non più nella destra ma nella sinistra, e con la destra mi fa cenno di star su, allegra, e sorride ancor più ilare dell’apparizione del febbraio, credo1. Come sorride!
3Poi, a notte fatta (oltre le 22,30), mentre Marta dorme e io, non potendo trovare riposo, leggo un vecchio fascicolo di “Civiltà Cattolica” (datomi ieri dal Berardi[181] dopo una discussione fra noi due sulla Chiesa, per lui comunista da abbattersi… per i motivi che trova nell’articolo di Civiltà Cattolica…) – io non ci capisco niente perché la mia mente è stanca e lontana dalle righe che scorro con gli occhi –
Visita del Bambino Gesù di Lisieux
4ecco il Bambino Gesù di Lisieux, del chiostro, quello visto a gennaio[182]. Ma non ha il globo freddo e pungente fra le belle manine, come questo inverno, ma ha fra le dita una rosa d’oro, in tutto simile a quella della sua Teresina. E ride, felice, felice, facendomi cenno con il fiore e la manina di andare lì, da Lui… E non è notte, come nella visione invernale. Ma è giorno.
Giorno di primavera placido a festoso
5Un tiepido giorno di primavera. Il cortile del chiostro è allegro di sole. E il sole si allunga fin sotto i portici, sulle mattonelle, fin sotto la mensolina dove è Gesù. Tutto è placido a festoso. Oh! se volesse dirmi che la notte per me è finita, e si è fatta luce, che la grazia è fatta. Come è placido il chiostro! Placido e sereno… Vorrei essere là… ed essere solo la piccola sorellina di Teresa di Lisieux…
Esperienze carismatica
Le sue intensioni di preghiere[183].
6Ricevo lettera dal Carmelo di…[184] La Madre Priora, illuminata certo da Dio, mi scrive a lapis, perché malata, per dirmi che il 21 febbraio ha scritto a Lisieux a Madre Genoveffa (Celina) chiedendo preghiere per me.[185] Oh! come non coincidere gli inviti e i sorrisi del Bambinello di Lisieux con questa notizia?! La sorella della mia Santina che prega per me …
7…Io pure prego. E prego chiedendo non solo il “sì” più per gli altri che per me, ma chiedendo anche che Dio mi faccia due grazie. Una di non cadere in sconforto, in dubbio, ripudiando Gesù col dire: “Forse non era Lui” se mi venisse detto “no”. 9Su questo scoramento lavorerebbe Satana; la sua vittoria, la sua promessa vendetta al termine della mia vita per farmi avere paura della morte e del giudizio[186]… Signore, pietà di me! Il secondo aiuto lo chiedo nel caso del “sì” perché Gesù mi aiuti a tenere bassa me stessa, sempre più bassa e umile più sarebbe facile il sorgere di una compiacenza. Peccare di superbia, che ti dispiace tanto, mai, o mio Signore! Preferirei essere vilipesa ad essere esaltata, se ciò dovesse fare di me una superba a Te invisa. Pietà, Signore!
8E prometto anche speciali preghiere per Dora, non appena sarò quieta. Perché se è Dio si manifesti. Se è Satana, sia liberata quella infelice e brilli la verità. Meglio sia una buona e semplice cattolica, senza segni straordinari, ad un falso strumento. E che sia liberata dal Nemico. Perché deve essere orrendo averlo così, a padrone… almeno in certe ore.
562. Condanna capace di portare
in fin di vita.
L’Opera di Gesù condannata dalla Chiesa[187].
1In Nomine Domini. La pace sia con te.
2Viene alle 9 P. M. con la notizia… non stupefacente perché è da un anno quasi (Pentecoste 1945) che Gesù mi ci preparava e sempre più intensamente. Certo soffrirò, molto, molto. Io so la promessa di Satana per l’ultima agonia! (febbraio 1945). Il Padre avrebbe capito. Ora… Casca il cuore in terra avvicinando molti sacerdoti…
3Ma però nel mare d’amarezza ci sono due correnti dolcissime, e mi penetrano mentre le altre onde amarissime mordono e torturano. I° Che Gesù mi ha esaudita nella preghiera mia di questi giorni: “Piuttosto fammi riprovare ma non permettere che io insuperbisca”. Non sono, almeno lo credo, riprovata. Ma non sono glorificata, e perciò non vado certo in superbia. II° Che nella prova attuale, intesa a dare tormento al portavoce, ci vedo Satana invidioso dell’opera veramente veniente da Dio. Mi confermo che sono nella verità perché la persecuzione è segno che non manca mai sulle anime beneamate da Dio, il Buonissimo.
Nessuna condanna intacca la volontà di Dio.[188].
4Adesso, poi, prego lo Spirito Santo per avere “miele” come il 12 c.m. E invece che Ezechiele mi dolcifica Isaia con quelle parole venute da Dio che sono nel cap. 54° v.2, v.4 sino a: “né da vergognarti”, v.7, v.8, v.11, v.12, v.14, v.15, v.16 fino alle parole: “uno strumento per il suo lavoro”, e il v.17 fino alle parole: “sarà senza effetto”. Ecco il brano ricomposto: (vedi foglietto qui unito).
5Non è dolce il Signore? Potranno farmi morire ma io sono nella pace.
In Nomine Domini, ‘La pace sia con tè.
6Inizio da oggi, come mi ha detto l’angelo, a mentalmente invocare, prima di scrivere su quaderni o lettere e su ogni mia azione, la frase: “In Nomine Domini”. Me lo ha detto domenica 3 marzo dopo la spiegazione della S. Messa: 8“Quando sarà compiuta questa nuova mutilazione e non sarai più difesa che da Dio, perché anche il Padre non ti potrà più sovvenire e proteggere, invocherai, prima di scrivere lettere o quaderni o di fare ogni altro scritto o azione, le parole: ‘In Nomine Domini’, sempre mettendo la frase insegnata da Gesù Ss.[189]: ‘La pace sia con tè “.
Il brano biblico ricomposto
7Sul foglietto unito: Allarga lo spazio della tua tenda, distendi senza risparmio i teli dei tuoi padiglioni, allunga le tue funi, rendi più solidi i tuoi pioli… Non temere perché tu non sarai più confusa, non avrai più da arrossire, né da vergognarti. Per un momento, per poco tempo ti ho abbandonata e ti accoglierò con grandi misericordie. Nel momento del mio furore nascosi a te per un istante la mia faccia, ma con eterna misericordia ho avuto compassione di te. Poverina, sbattuta dalla tempesta, priva di ogni consolazione, ecco io metterò al loro posto le tue pietre e ti fonderò sugli zaffiri, farò di iaspide i tuoi baluardi e le tue porte di pietre scolpite, e tutta la tua cinta di pietre preziose. E tu sarai fondata nella giustizia. Lungi da te la calunnia, ché non avrai da temere, e lo spavento perché non potrà avvicinarsi a te. Ecco, verrà il forestiero che non era con me, chi era una volta straniero si unirà teco. Ecco, io ho creato il fabbro che soffia sui carboni ardenti per formare uno strumento per il suo lavoro. Ogni arma preparata contro di te sarà senza effetto. 54 cap. Isaia.
563. Le agonie del Portavoce[190].
Dopo l’Estrema Unzione
1Per uno stupido incidente mi tocca strappare e ricopiare il foglio impresentabile, ridotto come è. Pazienza!
2Correggo il I° fascicolo delle “Direzioni”. A pag. 1, data 5 ottobre 1945, trovo scritto che non godo più delle visioni dopo che ne è avvenuta la vista, mentre nei mesi avanti né godevo anche a visione compiuta e cessata. Già! Allora, in settembre e ottobre, era proprio così. Una vessazione demoniaca per turbarmi e portarmi allo sconforto. Un tentativo di Satana per ottenere turbamento e sconforto. Ma è cessato dopo l’Estrema Unzione e non è mai più ritornato.
3Molte cose sono cessate dopo l’Estrema Unzione. Ero convinta anche prima, propugnavo anche prima che non venisse levato ai morenti questo grande aiuto che dà tanta pace. Ma lo dicevo soltanto perché ho fede. Ora lo dico per esperienza. E lo dirò a chi ha malati gravi. E lo lascerò detto. Fate, fate forti gli spiriti nelle lotte agoniche con questo Sacramento. Date pace! Date liberazione, lontananza dal Nemico!
Strategia del “vinto”.
4E ora? Ecco che il “vinto”, usando gli uomini a suoi complici, tenta riportarmi al dubbio, allo scoramento dei mesi estivi. Ebbene? Io mi affido a Dio! Se Lui non vorrà la mia desolazione – e io pure lotterò per respingere le nebbie di Satana suscitate per nascondermi Luce e Verità – non spariranno Luce e Verità dal mio orizzonte. Se Dio non vorrà ed io solo in Lui spererò, gli uomini che non sentono Dio e non rispettano Dio nelle sue manifestazioni insieme al loro “tentatore” rimarranno vinti. E verrà, verrà finalmente il giorno in cui non potranno più farmi del male.
Ordine sull’anonimato del Portavoce.
5Ricordo insistentemente tutti i dettati di Gesù, i previdenti e provvidenziali dettati di Gesù, dal luglio 1943 in poi, sulla necessità di silenzio sul portavoce e sulle pagine dettate per dare allo stesso portavoce pace finché era in vita, pace perché lui non fosse turbato e non fosse insidiato il suo lavoro. “Solo quando questi occhi e queste mani che ora vedono e scrivono saranno nella tomba, allora renderete nota la sua missione“. Diceva su per giù così[191]… Ma per un complesso di circostanze non fu osservato quest’ordine. Io sola l’ho osservato sempre, e sempre lo farò. Ora, di non aver osservato alla lettera i consigli di Gesù, se ne pagano le conseguenze. Anche io che non ho colpa di nulla. Dio ripari ai malestri umani!
Le S. Messe per le “voci”.
6Il mio angelo le dice, Padre, che le S. Messe per le “voci” sono di esclusiva lettura e conoscenza dei miei superiori, e non vanno divulgate per nessun motivo, a nessuno, fin dopo la mia morte. Perciò meno lei, e naturalmente il Padre Generale, il Procuratore Generale, e quell’altro Padre insegnante che tiene il corso sui Sacramenti[192] (se lei crede), nessun altro le deve conoscere a Roma e altrove.
Altra agonia notturna![193]
Il ” malato portavoce “.
7Altra agonia notturna! Va bene. Ciò che Dio vuole. Ma non posso impedirmi di pensare che potevano lasciarmi morire in pace, posto che sono così presso al morire, avendo pietà… La sua presenza nelle mie agonie lei sa cosa era… Le ho esposto schiettamente il mio pensiero su P. Mariano. Le ricordo qui di provvedere, se possibile, acciò io abbia vicino un Padre che, per età di spirito e di anni, sia più formato e capace di dare affidamento di saper fare con santità e con serietà e correttezza a mio riguardo. Lei sarà sempre, perché è giusto e voluto da Gesù, il mio Direttore e l’aiuto del Portavoce[194]. Ma qui vi è il “malato portavoce” e va soccorso. E soccorso da chi può dare garanzie buone. Se lo ricordi.
Verità mutilata sul trasferimento del Direttore.
8E anche mi tormenta il pensiero di Giuseppe, al quale devo scrivere, e vorrei essere sincera, ma in modo da non ferire quell’anima nata da poco alla Grazia e alla stima nella Chiesa e nel Clero. Mi aiuta il mio Azaria. Lei ha sentito ciò che ho scritto: P. M.ni è stato chiamato a Roma presso la Casa Generalizia per la sua competenza missionaria… È verità… mutilata di ciò che poteva far danno a un neo-cattolico, atta anzi a fargli venerare più che mai le Superiori Gerarchie. Giacché la bontà del Padre Generale ha dato lo spunto a coprire con veste buona il provvedimento, usiamo ciò che ci dànno e benediciamone Iddio che ci permette di dire la verità senza ferire i neonati a Dio.
Partenza di Giovanni di Endor e di Sintica.
9Rifletto ad una cosa. Quest’ottobre, quando scrivevo la partenza di Giovanni di Endor e di Sintica[195], mi dicevo: “E che c’entra col Vangelo?”. Mi pareva un dolcemente triste episodio, atto a far luce sulla vita cristiana di Antiochia e sulla bontà di Gesù e la fortezza di Sintica. Adesso capisco. Era dato per noi. Per me e per lei che la cattiveria umana separava, dandoci un immeritato dolore. E se lei soffre ciò che provò Giovanni discepolo (ed è sano) io, malata, devo essere Sintica per forza e dire “fiat” con un sorriso sulle labbra, lasciando che il cuore finisca da spremere le sue ultime gocce di sangue nella pena. E farlo per farlo partire rassicurato sulla povera e malata Maria. E farlo per sostenere Marta che non sa per niente farsi forza e, se non vegliassi, andrebbe fuori di strada anche con chi non si deve, confondendo gli ottusi uomini che fanno il male, e ai quali si deve perdonare per amore di Gesù, con Dio che non fa mai del male ai suoi figli. E farlo perché nulla trapeli, per nostra colpa, e se ne facciano chiacchiere e commenti inutili o malvagi. Ebbene… Sarò anche Sintica!… Sperando che Gesù mi faccia vera la promessa che ha fatto a Giovanni di Endor prima di separarsi da lui: “di assisterlo nella agonia e nella morte, che sarà placida, e di dargli la sua Presenza nei mesi di separazione per sostenerlo”, mi impongo con un bacio anche questo dolore e bevo anche questo calice… E avanti!
Intenta a costruirsi la croce.
10In gennaio Gesù mi fece dare alle Carmelitane le intenzioni spirituali per il I° quadrimestre 1946.
11Gennaio: essere le agnelle di Gesù con S. Agnese.
12Febbraio: essere le contemplatrici di Maria Ss. di Lourdes con Bernardetta.
13Marzo: essere nell’officina di S. Giuseppe per imparare a costruirsi la croce.
14Aprile: essere sul Calvario ai piedi della Croce con S. Giovanni.
15Ebbene, io sono intenta a costruirmi la croce sotto l’insegnamento di S. Giuseppe…
Quante cose non fanno vedere i Protettori celesti!
16Penso anche che Gesù ha voluto, cosa mai detta prima, che io copiassi le mie offerte e orazioni. Mi pareva cosa così inutile agli altri e penosa a me! Dicevo: “Tanto, morta che io sia, il Padre ritira tutto ed esamina…”. Ma Gesù sapeva ed ha voluto che lei andasse via con queste pagine intimissime, senza attendere a conoscerle a dopo la mia morte.
17Quante cose rifletto!… Ossia: quante cose non mi fanno vedere i miei Protettori celesti! È come se io guardassi attraverso un chiarissimo microscopio, o telescopio, che so io! Vedo ciò che a occhio umano sfugge, e in una luce che tutto illumina.
564. Corrispondenza[196].
Gesù al Direttore del Portavoce.
A Padre Migliorini.
Dice Gesù:
1“Che i giusti ubbidiscano è sempre volontà del Signore. Ma non c’è altra volontà nella tua partenza, altra volontà di Dio. Se ne avessi un’altra contraddirei Me stesso. Perché Io ti volevo qui, presso il mio “Portavoce”. Qui, e non altrove.
2Maria, la nostra povera Maria, lo ha scritto di suo perché ha capito. Io confermo. Vi ho preparati a quest’ora con le visioni della partenza di Sintica e Giovanni. Leggile attentamente. Sentirai il pensiero del tuo Salvatore.
3E va’ tranquillo perché sei nella mia Grazia. E questo è tutto. Il giudizio degli uomini non intacca e non influenza il giudizio di Dio. Va’ tranquillo, figlio mio e di Maria. Tranquillo per te stesso, tranquillo per la povera Maria. Prendo Io, e il mio angelo, il tuo posto. E siccome per gli spiriti non ci sono separazioni, saremo ancora qui in tre, come da tre anni, a fare ciò che è gloria di Dio: fare conoscere Dio.
4Ti benedico: per il Padre e per lo Spirito Santo oltre che per Me, Servo buono; e con Me ti benedice la Madre e l’Uomo di ubbidienza: Giuseppe; e l’Uomo di carità: Giovanni apostolo; e tutti i Santi del tuo Ordine. Va’ in pace, ché gli angeli del Signore sono con te, e Dio è con te.”[197]
Il Portavoce al suo Direttore.
Io al Padre:
5Padre mio, sono molto contenta di poterle unire la parola del Signore alla mia povera parola di creatura che di fronte a Dio e agli uomini testifica che la sua assistenza presso di me, iniziata nel giugno 1942 e voluta da Dio – questo sì che Dio lo ha voluto! – è stata la fase preparatoria al ministero al quale Dio mi voleva destinare. Prima c’era Dio e la volontà della creatura di servire Dio. Ma c’era ancora molta, troppa umanità in me, lei lo sa, e Dio non poteva venire, Lui, Ordine, dove era disordine; Lui, Amore, dove c’erano risentimenti… Lei è venuto e ha ordinato tutto. E Dio ha potuto fare perché prima è venuto lei. È stato “il precursore” che va avanti a preparare le vie del Signore. E il Signore è venuto. Ed è rimasto perché lei – lo ha detto Gesù un giorno e lo ha ripetuto – con la sua presenza teneva lontano chi mi odia perché sono strumento di Dio. Se lo ricorda quel dettato? Ora dovrei essere impaurita perché lei se ne va e Satana mi odia più che mai. Ma mi fido nella promessa di Gesù e nelle preghiere di lei, Padre reverendo, e dei Padri dell’Ordine.
6Leggerà a suo agio, nelle “Direzioni”, ciò che penso io da 22 giorni, scritto mano mano, durante la sua prima assenza. E ciò la aiuterà a comprendermi quando le dico che questo dolore per me è pace, è conferma; e che confido che sia un momentaneo oscuramento, come lo fu quello di Gesù, dalla sera del Giovedì Santo alla mattina della Risurrezione. Egli ci ha insegnato come si resta fedeli, come si suda sangue senza rancore per chi ce lo fa sudare, come si muore sulla Croce per salvare. Imitiamolo.
7Le do il mio Crocifisso, quello che nel luglio 1930 mi ha dato per la prima volta la prova innegabile della potenza della Croce e della Fede, e la mia prima vittoria contro il demonio[198]. Lo avevo destinato a lei nel testamento, perché mi è sacro per ciò che con esso ho ottenuto e perché è stato nelle mani dei miei nella morte. Doveva essere messo anche nelle mie mani nell’agonia e morte, fino alla chiusura nella cassa, e poi rimanere a lei. Vuol dire che se Gesù mi farà la grazia di morire con lei vicino, lei me lo porterà per quelle ore…
8E ora grazie, grazie di tutto, per tutto, su tutto. Lei non mi ha mai fatto sentire che ero orfana e sola, malata, povera e debole. È stato l’affetto, l’aiuto, la pace, il sostegno. Qui e altrove non lo dimenticherò. Ora sentirò che sono sola sulla terra…
9Ma non dico di più se no la nuova Sintica perde la forza di sorreggere la sua croce e quella che è del Padre suo. Mi devo indurire ancora, sempre, fino a morire nello sforzo. E avere fede, fede, fede nel Signore.
Maria.
Figli della Mamma sempre Addolorata
Dice Maria:
10“Siamo prossimi all’incarnazione in Me del Verbo. “Ecco l’ancella di Dio. Si faccia secondo la sua parola“. Perché, anche se non è ordine, è “permesso” di Dio che ci viene presentato. Perciò santo è ciò che ci viene presentato. Figlio diletto, figlia diletta, Romualdo e Maria, figli della Mamma sempre Addolorata per i dolori dei suoi figli diletti, ditela anche voi la mia parola, e più vitale che mai il Verbo Ss. prenderà forma in voi sino a farvi altri Lui. Siate maternamente benedetti.”
Sottomettere sempre il proprio giudizio a quello di Dio.
E dice S. Giuseppe:
11“E benedetti da me che sempre credetti e sempre feci ciò che il Signore ordinava: nell’andare, nel tornare, nell’accettare. E fui guidato dall’angelo di Dio, perché sottomisi il mio giudizio d’uomo a quello del Cielo, sempre.”
565. Chi vuole il Bene lasci il male[199].
Esempio della suora mancata.
Dice Gesù:
1“Prima che Romualdo parta, e acciò parta con elementi netti per rispondere, svolgo quanto ho accennato al 3 marzo.
2Perché ho consigliato a Emma Federici[200] di andarsene? Quasi mi si accusa di aver fatto errore. No. I superficiali e gli ignoranti possono credere e pensare che in quelle parole non Io ma altri abbiano parlato o che Io abbia errato. Brevemente vi dico la giustizia e la bontà del mio consiglio, come ho detto quelle verso le figlie d’ignoti[201].
3Io conosco lo stato dei cuori. E conosco le capacità dei cuori. Conosco perciò ciò che è quella che volle per forza essere Suor Gabriella di M. Immacolata, senza però volere non essere più Emma Federici[202].
Insegnamento celato nel personaggio di Giuda.
4Giuda lo conoscete ormai[203], non è vero? Se fosse rimasto il giudeo che era, quello del Tempio, non sarebbe stato senza colpe. Ma almeno non avrebbe avuto sul suo spirito la colpa di essere il Traditore di Dio. Potete dire che Io l’ho mai lusingato? L’ho respinto. Ho resistito. Ho più volte detto: “Vattene. Meglio essere un giudeo mediocre che un apostolo infame”. Ma più oltre non può andare Dio, per rispettare il libero arbitrio dell’uomo! E più oltre non sono andato. All’ostinato nel suo male ho cercato di mutare l’anima, anche senza potermi illudere. Era il mio dovere di Maestro. Io non manco mai al mio dovere. All’infelice ho cercato di dare aiuto, di lavorare a salvarlo, non perché lo potessi salvare. Ma perché era il mio dovere di tentarlo e soprattutto di lasciarvi un esempio di come agire con certe anime che sono un misto di impulsi buoni e di impulsi non buoni. Troppo poco si medita quanto insegnamento è celato nel personaggio di Giuda. Per questo, in questa illustrazione del Vangelo che ti do, gettando luci sui quattro Evangeli perché li amiate, perché conosciate, e perché comprendiate, ho molto illuminato la persona di Giuda. Perché nella sua tenebra è quello che dà più trama di insegnamento ai preposti a guidare gli uomini.
Chi ama il pericolo, nel pericolo perisce.
5Ed ora parliamo di Emma Federici che volle per forza essere suora, ma che non seppe però volere essere unicamente suora. Ossia un nuovo essere nel quale era morto tutto il passato. Tutto invece era vivo, sebbene compresso, sotto l’abito monastico. E tutto è risuscitato, libero, e più violento che mai, per un complesso di circostanze. Vogliamo enumerarne alcune? Le fu danno l’essere Superiora. Danno l’essere molto lodata. Danno, immenso danno, l’essere, per le circostanze di guerra, libera da sorveglianze superiori. La reazione dell’io, compresso per tanti anni sotto l’ubbidienza non amata e che ora si sentiva senza più controllo, fu di una violenza di uragano che nulla poté mitigare, o Romualdo. Non la tua parola di buon maestro di spirito, non le mie parole dei dettati e visioni, non quelle dei particolari dettati, dati per sorreggerla, come davo le carezze e le missioni a Giuda, per poter dire: “Ho usato tutti i mezzi per salvarlo”.
“Dio è buono, ma non si lascia calpestare”.
6Quando le ho detto: “Va’!” era perché quegli elementi, ormai, si sarebbero perduta l’anima rimanendo dove erano. In loro era rancore e ribellione, non potevano più ubbidire e rispettare. E lo scandalo sarebbe stato ancor più vasto. Le persone che si lamentano di ciò che è avvenuto dovrebbero benedirne Iddio che ha permesso che la cosa si fermasse in quei limiti! E dovrebbero benedirmi le cinque che se ne sono andate. Possono ancora riparare e meritare, fuori di Camaiore. In Camaiore, nell’Ordine, no. Era finita. Non ho ingannato. Ma ho detto: “Via”.
7Voi che sapete avete visto che il loro volere non si è attenuto a nessun consiglio divino o sacerdotale o illuminato. Perciò sono punite. E voi sapete che ho detto: “Basta” perché Dio è buono, ma non si lascia calpestare. Le ho lasciate seguire la loro cocciuta via di imprudenze e disubbidienze e, solo per misericordia, ancora ho dato richiami alla via giusta. Pregate per loro, perché la Misericordia non le abbandoni, specialmente lei, quella che non si è voluta trasformare altro che a parole. Ricordate, ricordate il severissimo dettato[204]. E neppure quello ha giovato.
Dio non entra in chi è pieno del proprio io.
8Ma né tu, Romualdo, né tu, Maria, datevi dei rimorsi. Fossi sceso dal Cielo non avrei mutato il suo cuore. Sono alla porta del suo cuore. Ma non ci posso entrare perché dentro ella lo ha empito del suo io, e non del suo Dio. Batto, e non sente perché dentro è piena delle sue voci, non delle mie. Oh! La superbia! Pregate, pregate, pregate per lei.”
9E dopo un momento di silenzio Gesù termina: “Se conosceste quanto ha demeritato, quanto ha da farsi perdonare!”, ed è tristissima la sua voce.
566. Apparizioni angeliche[205].
L’angelo dei servi del Signore.
1Aspettata tanto, con ansia di sentire la parola angelica così dolce, limpida, confortevole.
2Ma le devo dire, però, che dal momento che lei se ne è andato, un angelo, che non mi pare il mio, mi è costantemente e visibilmente presente. Le dico che non mi pare il mio perché, mentre Azaria di solito mi si mostra materializzandosi in bellezza come glie l’ho descritto a suo tempo[206],, questo è spiritualizzato affatto, di una luce vivissima che solo un miracolo di Dio mi concede di fissare, ed ha, degli esseri spirituali, l’incorporea bellezza, né usa i piedi per muoversi, ma le due luci delle ali, e tutto è luce in lui: il volto, le mani incrociate sul petto, la veste candidissima e immateriale… E dico mani, volto, veste, perché noi poveri mortali non possiamo che esprimerci materialmente per dire ciò che vediamo. Ma questo spirito bellissimo, che non mi lascia mai e col quale l’anima intreccia continui colloqui d’amore, non ha che l’incorporea condensazione del suo spirito in forma di viso, mani, vesti, per farsi presente al mio occhio spirituale, a così ridotto al minimo necessario per poterlo raggiungere, questo scopo, che è proprio dire parola impropria e molto materiale parlare del suo viso, mani, veste. Mi appare insomma come l’angelo del Getsemani che “era luce in forma d’angelo“[207]; mi sembra uno dei tanti visti nei cori del Paradiso… Oh! luce, luce cantante negli sterminati azzurri del Cielo!… Mi sembra uno di quelli natalizi,… ai pastori,… uno di quelli che a Compito[208], in una delle ultime notti di esilio, mi sollevarono all’estasi col loro trasvolare cantando armonie non ripetibili…
3Chi sia non so. So che la sua presenza è il mio conforto. Più di dolce lume di luna al viandante solitario e sperduto egli mi è, e mi dà la sicurezza che io non sono sola, ma sono con la migliore delle compagnie e delle guide e sulla migliore delle vie: quella dell’angelo di Dio, e sulla via che gli angeli fanno: quella di Dio. Chi sia non so. Mi bea con la sua presenza, ma non si disvela.
4Ieri Marta fu per sei ore assente, a Camaiore… Ebbene io, sola nella mia stanza per 3 ore su sei, ero tanto contenta di questa angelica presenza che ne avevo persino un sollievo fisico. Mi sono raccolta in quel meditare e contemplare, che agli estranei può parere quasi sonnolenza e invece è fervere di spirito, e mi sono beata… Quanta pace!…
5Ma ora Azaria si mostra e parla. Allora l’angelo luminoso non è Azaria… e io scrivo.
Condanna ben più tremenda del segreto di Fatima.
6E Azaria si inginocchia per ascoltare Gabriele che, aumentando la sua luce, mi saluta col saluto: “Ave Maria!“. Non altro che “Ave Maria”. Poi mi dice una tremenda – oh! è proprio tremenda parola – e mi dà un ordine. Così di condanna nelle sue ragioni!!! Ma lo porterò con me nella tomba. “È ben più tremendo” dice l’Arcangelo “del segreto di Fatima, e non va rivelato perché gli uomini, anche questi per cui è emesso, non meritano di conoscerlo“. E poi l’Arcangelo, insieme ad Azaria che si rialza dalla sua genuflessione, canta: “Benediciamo il Signore”. Rispondo: “A Dio le grazie” come mi ha insegnato Azaria, e con loro dico: “Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo”… E ora ho anche il peso angoscioso di questa tremenda conoscenza…
7Dato che l’Arcangelo mi ha salutata col saluto “Ave Maria”, penso che chi ha parlato il 5 dicembre fosse lui. Si ricorda quel biglietto di regola per Dora? Ma io non chiedo nulla… e resto nella mia incertezza.
I tre motivi del silenzio di Dio
L’ubbidienza di chi è strumento di Dio.[209].
In Nomine Domini.
8E ti ripiglio finalmente, dolce Evangelo, santa sequela del mio Maestro per le vie di Palestina! Fatte tutte le ubbidienze, ti riprendo. Meglio detto: mi riprendi.
9Non so se c’è chi riflette sulla lezione muta, ma tanto formativa, che dà il Signore coi suoi silenzi, causati da tre motivi diversi:
10I° la pietà per la debolezza del portavoce malato e delle volte tutt’affatto morente.
11II° la punizione del silenzio per chi non si comporta bene verso il suo dono.
12III° la lezione che mi dà, ed è quella di cui voglio parlare, del dovere di ubbidire sempre, anche se è un’ubbidienza che ci può parere inferiore al lavoro che sospendiamo per essa. Oh! 16non è facile essere ” voci “. Si vive sempre in un esercizio continuo di vigilanza e ubbidienza. E Gesù, Lui che è il Padrone del mondo, non si permette di far trasgredire l’ubbidienza che sta compiendo il suo strumento, quando è ubbidienza data da chi è in veste di poterla dare.
13Io, in questi giorni, dovevo ubbidire alle cose che mi aveva detto di fare P. Migliorini. Erano burocratiche alquanto, e perciò noiose alquanto. Ma Gesù non è mai intervenuto, perché dovevo fare l’ubbidienza. E esatta, totale, come ieri ha detto Azaria nella sua spiegazione della S. Messa[210].
14Ma ora, fatto tutto, ti posso contemplare, o mio Signore…
567 La fiducia di chi serve il Signore[211].
Monito a chi diffida del Signore.
Dice Gesù:
1“La mia benedizione alla mia crocifissa nell’anniversario della sua crocifissione[212]. E la mia ubbidienza da farsi subito. Scriverai al Padre, subito. E alle tue notizie unirai ciò che ti dico.”
Ed ecco ciò che mi dice. Dice Gesù:
2“Il 19 marzo tu hai scritto nelle Direzioni, e ti sei raccomandata a voce, e lo hai scritto e detto ai Padri, di “provvedere acciò tu abbia vicino un Padre che per età di spirito e di anni sia più formato e più capace di dare affidamento di saper fare con santità, serietà e correttezza, di P. Mariano”2. Se non fossi stata già flagellata, in quei giorni, da troppe sferze di dolore, ti avrei flagellata Io per quella frase. Ma ho avuto pietà. Ormai avevi spremuto tutta la giustizia di cui eri colma e non ne avevi più un briciolo per ricordare una mia giustizia. Il dettato del 25 dicembre 1945. Anche in ricordo di altre tue dolorose esperienze ti ho compatita. Ma ora che, alimentata dall’unione col tuo Signore, permessa dalla calma che è successa al turbamento conseguente a tanti avvenimenti turbatori accaduti in poco tempo, la tua giustizia è nuovamente forte in te per farti capire la mia giustizia, ora che le tue paure di avere a che fare con un nuovo P. Pietro P.[213] si sono quietate, ora parlò Io. Per dirti che tu hai diffidato del tuo Signore, del suo amore per te, del suo pensiero. Tanto che hai chiesto un Padre che non fosse Mariano.
Male commesso dal Portavoce.
3Ma che avevo detto il 25 dicembre? Avevo detto: “A chi affidare il piccolo Giovanni quando P. Migliorini non fosse più a Viareggio? A quello fra i Servi di Maria di Viareggio che porta il nome di mia Madre”. Il piccolo Giovanni deve avere, a padre, Mariano[214]; e Maria-no deve avere a figlio, il piccolo Giovanni. E se l’età è capovolta nei due esseri, intatti saranno i fattori: di uno che tutela e di uno che è tutelato; e con lo stesso totale: l’elevazione reciproca dei due che Io unisco per intercessione di mia Madre. E tu non dovevi lontanamente pensare che Io potessi fare errore, che fossi imprudente, o non sollecito della mia Maria. Hai fatto male a spingere avanti il tuo giudizio per coprire con esso il mio. E hai fatto male a giudicare senza conoscere, giudicare Mariano sul ricordo di Pietro, e credere che tutti siano uguali ad uno che non fu buono. Non lo fare mai più. Fidati del tuo Signore. Non vuole nulla che non sia bene per te. State dunque uniti, e tu siigli insieme madre e figlia.
Maria Sma. e i suoi giovani sacerdoti.
4I miei giovani sacerdoti! Ma sono proprio essi quelli che vanno nutriti di soprannaturale, per superare e neutralizzare i veleni del mondo razionalista che me li guasta! Sai come mia Madre chiama i giovani sacerdoti? Li chiama “i miei bambini”. E li ama senza misura, e se ne vede uno che non trascina la sua missione ma la porta con gioia e vola sulle vie della perfezione, né gioisce come di una risurrezione. E se ne vede uno che manca, e in luogo di divenire, da sacerdote, santo, diviene, da sacerdote, uomo e meno ancora, soffre come per una nuova spada nel cuore. Maria, mia Madre, mi ha pregato per Mariano. E ciò te lo deve rendere molto caro.
5Durerà questa unione? Non durerà? Non te ne occupare. Durerà quel tanto che è giusto per dare a Mariano un perfezionamento che gli servirà per il suo ministero. Lascia fare alla Sapienza tutt’Amore. E attienti alle misure che ti ho prescritto.
Consigli a P. Romualdo.
6A Romualdo dirai di non tenere avaramente per sé queste parole, ma di sottoporle immediatamente ai suoi Superiori, perché provvedano secondo la mia volontà. E dirai a Romualdo che non si ripeta a Roma ciò che si fece a Viareggio. Ossia lo spargimento a destra e a manca delle mie parole. Basta di imprudenze e di disubbidienze!
7Nel dettato per Romualdo del 20 marzo[215] Io gli ho promesso che Io e il mio angelo avremmo preso il suo posto nella direzione completa di Maria. E ciò si fa. Come un bambino guidato dalla mamma, Maria è guidata da Me e dall’angelo in ogni cosa, non solo spirituale ma anche della vita giornaliera. E già ella ha constatato questa guida. Stia dunque tranquillo Romualdo, pensando che Io e l’angelo non possiamo che guidare bene, e che Maria dà tranquillità perché è spirito ubbidiente e si lascia condurre senza resistenza, anche se il suo volere, lasciato a se stesso, sarebbe perfettamente agli antipodi del mio. Perciò stia tranquillo e ubbidisca come ubbidisce la “nostra” Maria.
Cambio Miracoloso della natura del Portavoce.
8E sento il bisogno di chiudere questo quaderno dopo avervi fatto una riflessione che di proposito ho atteso a fare fino ad oggi, attendendo una reazione del mio povero io, dopo lo sforzo fatto dal 17 al 21 marzo e prima ancora, per rimanere in… equilibrio durante la tempesta che per lei è incominciata il 27 febbraio, ma per me era incominciata, e violenta, in dicembre, e che ha toccato l’acme dal 17 al 21 marzo. Io mi conosco… e so che tiro, tiro, tiro finché c’è bisogno di tirare, di tener duro per sorreggere, guidare, confortare, ecc. ecc. Ma poi… mi prendo la rivincita, ossia la prende la mia natura. E sono desolazioni, sconforti e… nervi… Ma – non per vantarmi, perché non c’è nulla per me da vantarmi, sibbene per dare lode a Gesù che mi ha proprio mutata miracolosamente – le devo dire che, partito lei la sera del 21, anziché avvenire ciò che prevedevo, ho avuto non solo assenza di nervosismi e di sconforti, ma persino di quello stupore doloroso che mi prende delle volte quando si è compiuto un fatto molto penoso per me. E al posto di queste cose, non venute, è venuta una grande infinita pace, molto più profonda di quella della quale ho gioito fin qui, veramente una pace paradisiaca… Ho aspettato più giorni a dire questo. Perché non mi potevo persuadere di durare in quello stato. Ora sono persuasa. Ho superato anche ore di agonia fisica nella quale generalmente più forte era sempre il desiderio di lei. Ma anche in quelle ore la pace è stata inalterabile e perfetta. Credo che questa asserzione la debba fare contento perché sempre più brilla la verità dell’operare di Dio in me, nella povera Maria che di suo ha tutti i difetti e che ne è liberata, uno per uno, dal suo Gesù. E benediciamolo per questo.
9Anche il dettato di oggi – ed è rimprovero per me – non mi turba… Riconosco di aver mancato. Ringrazio il Maestro di avermi corretta. Prometto che eviterò di ricadere in simile mancanza. E sto in pace come se in luogo di rimproverarmi Gesù mi avesse lodata. Lo so bene che per me non valgo due soldi fuori corso! Non ho che il desiderio di fare contento Gesù. Quello solo. Nessuno più di me è convinto della mia miseria… Ma questo non mi accascia. Anzi! Mi fa cantare più forte che mai il “Magnificat” di lode a Lui, a Lui che fa tutto in me…
10(Nota particolare. La crisi cardiaca di oggi è probabile conseguenza dell’ora di così intenso reciproco amore del sabato 30-3, di cui accenna Azaria[216]. Ho creduto di morire durante quell’ora per troppo amore… Ne ho avuto il cuore fisico scosso per tutto ieri, e stamane ha ceduto. Ma la Settimana Santa è vicina…).
568. Gesù è là dove uno soffre
la sua passione[217].
Gesù sveglia il suo Portavoce.
1Mi sveglio da un calmo sonno nel quale sognavo di essere su di un prato di erba corta, novella, smeraldina, limitato da un muro già alto ma che, per non so che ragione, io stessa dicevo: “Va alzato ancora” e specificavo: “a difesa”; e infatti il muro si alzava fino ad essere alto almeno 5 metri. Proprio insuperabile così liscio e alto… Non vedevo che questo grande prato, vergine di pedate umane, e questo muro altissimo, e in alto un cielo gremito di stelline che l’alba avanzante faceva sempre più piccole e pallide. E chi mi sveglia è il Signor mio che mi chiama e tocca sul capo. Apro gli occhi e dico: “Eccomi, Signore. Dormivo…” e mi trovo un poco confusa pensando che ho imitato Pietro, Giacomo e Giovanni che hanno dormito un po’ troppe volte nelle ore più solenni del loro Maestro: al Tabor e al Getsemani.
L’amore delle anime vittime.
Ma Gesù sorride e dice:
2“Ed Io ti vegliavo, mia dolce vittima che ti consumi per mio amore. Sono venuto a dirti che Io sono là dove una creatura soffre la sua passione e le parlo, per la bocca di tutti gli spiriti celesti, con le figure di tutta la liturgia, oltreché col mio amore sempre più forte e presente. Perché Io so cosa è la Passione, nei suoi precedenti e nel suo termine. Ed ho infinita compassione di chi la patisce per amor mio e delle anime. Le vostre angosce, anime vittime del mondo e dell’amore, Io le ho tutte provate. Giorno per giorno, più ti disvelo la mia treenne Passione di Maestro incompreso, di Voce schernita, di Salvatore perseguitato, più1 ti ritrovi, nella tua misura di creatura. E come te tutti coloro che Io ho scelto a straordinario servizio. Ma come Io affissavo lo sguardo allo “scopo”, al luminoso, sereno, glorioso scopo del mio lungo e molteplice soffrire e dicevo: “Devo passare per questo, doloroso, per raggiungere quello, glorioso”, così voi, per poter procedere fra i rovi crudeli della vostra via, pieni di serpi, di spine, di tranelli, e procedere col vostro peso sulle spalle per attingere la mèta – l’immolazione che è anche raggiungimento dello scopo vostro, ossia corredenzione – dovete sempre tenere gli occhi fissi a questo “scopo”, alla carità perfetta per le anime, che si compie col sacrificio totale di se stessi. Non c’è amore più grande di quello di colui che dà la propria vita per i fratelli e gli amici. Io l’ho detto e l’ho fatto.
La vittima consumata per il suo Dio e per le anime.
3Maria, mia cara, diletta Maria, mia violetta che ti consumi per Me, tuo Amore, e per i fratelli, e che soltanto da Me hai vero ricambio di amore, mia Consumata, vieni, procedi… Andiamo insieme. Il mondo e Satana potranno odiarti ma fino al limite che Io ho messo, alto, insuperabile come il muro da te visto nel sogno. Essi al di là, nel loro rumoroso, caotico mondo, sporco di tutte le concupiscenze, seminato di tutte le più tossiche eresie… tu al di qua, nel deserto di questo prato che non ha che serenità e povertà semplice e fiorita di erba vergine di corruzioni. L’abbiamo fatto questo prato Io e te insieme. Io con le mie parole, te colle tue ubbidienze. Vedi come è grande? Che pace emana!… E in alto il sereno del cielo e le innumerevoli stelle che ti guardano e ti aspettano. Sono i tuoi amici del Cielo, mia diletta sposa. La mia luce li fa parere più piccoli e sbiaditi. Ma quando Io ti lascio essi subentrano con la loro luce paradisiaca e ti confortano. Sola, ma non mai sola, procedi. Fino alla fine. E poi, in un raggio di stella, della tua Stella del Mattino, sarai assorbita, anima consacrata dal dolore, Maria consumata per il tuo Dio e per le anime – e questo sia quello da scriversi sul tuo loculo, o piccola martire, questo e non di più su tutto quanto ti ricorderà agli uomini – sarai assorbita al Luogo della eterna Pace e raggierai di là luce sugli uomini, luce di amore, e luce di verità saranno le pagine che tu hai ubbidientemente scritte per fissare sulla carta le mie Parole, e come una luce ti ricorderanno gli uomini buoni. Gli uomini buoni!… Anche in questo simile a Me, perché solo da pochi del mio tempo la mia infinita Luce fu amata e accolta. Gli altri, le tenebre, non vollero accogliermi e tenebre rimasero.
4Ti benedico con tutto il mio amore di predilezione a tuo conforto, a tuo conforto, a tuo conforto!”
5Resto commossa e beata… Così finché il mio Azaria comincia la sua spiegazione.
Pena che produce la disubbidienza.
6Le mie pene vengono tutte dalla giornaliera constatazione di come le Parole che Dio mi ha dette sono in mano di tutti, propagate, alterate, usate senza approvazione alcuna… Quanto, quanto dolore che mi viene da questo disubbidire ai così aperti ordini di Gesù!… Solo Dio misura in larghezza e in profondità il tormento che le altrui disubbidienze mi procurano. Ma è tempo di Passione…
569. Anime eucaristiche
e
misericordiosi[218].
Ringraziamento eucaristico.
1Io pregavo ardentemente per il Padre, per Paola, per M. Teresa, per la Federici[219], e per me, infine, perché risalti che io sono innocente e Dio mi difenda. E pregavo dicendo: “O Signore, ti offro la S. Comunione di oggi, festa della S. Eucarestia, perché Tu mi soccorra e soccorra chi mi è caro o chi sento tanto bisognoso di aiuto. Santa Vergine di Fatima, S. Giovanni ap…”.
I due spiriti eucaristici i più perfetti.
Mi spezza la parola Gesù dicendo:
2“Hai nominato le due anime eucaristiche per eccellenza.
3Maria, mia Madre, fu la perfezione delle anime eucaristiche. Eucarestia vuol dire avere Dio in se stessi con la sua Divinità e con la sua Umanità. Maria ebbe Dio nel suo spirito con la sua Divinità da quando fu concepita nel seno di Anna; ebbe Dio con la sua Umanità quando da figlia divenne Sposa di Dio e di Dio fu gravida; ebbe Dio con il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità, dalla sera del Giovedì Santo alla sua Dormizione, perché l’Eucarestia fu il suo Cibo, e il suo seno e il suo spirito fu il ciborio dell’Eucarestia.
4Giovanni, il Prediletto, ebbe purezza e amore dall’uso della ragione in poi, ebbe desiderio ardente di Dio dai più teneri anni, ebbe fede assoluta nel suo Gesù trovato presso il Giordano, ebbe vittoria, contro i rispetti umani e i calcoli umani, per amore di Me. Dalla sera del Giovedì alla sua quasi centenaria sera aperse se stesso a ricevermi nel Sacramento d’Amore, come aveva aperto prima il suo intelletto a ricevere la mia Parola.
5Sono i due spiriti eucaristici i più perfetti di quanti ebbe ed avrà la grande famiglia dei cristiani.”
Sopportare i rimproveri.
6E non dice di più perché sono giorni di penitenza e non c’è penitenza più grande, per la povera Maria – che non può più fare le ordinarie e giornaliere penitenze che amava tanto, altro che quando la bontà di Gesù glie lo concede – di questo silenzio di Gesù… Ma oggi sono contenta perché ho potuto riprendere le penitenze che Gesù mi aveva levate per il mio stato. Le ho offerte per riparazione alle sofferenze di Gesù e per il Padre Romualdo che, proprio oggi, mi propina un rimprovero… Altra fustigazione più penosa di quelle materiali… Offro anche questo rimprovero a Gesù Penante per il penante mio Direttore… che mi fa penare più di ogni altro… E riprendo tutta sola in camera – sono le 21 – perché Marta è alle visite alle Sette Chiese…
Sopportare le persone moleste.
7Poco fa se ne è andata la Signorina Rocchiccioli[220], sorella del mio Parroco, venuta per visita augurale. Dopo aver parlato di questo e quello, casca a parlare della Dora Barsotelli2… definendola per quello che molti pensano e ripetendo le sue asserzioni che alla venuta del marito gli verrà detto che non è malata ma è isterica (mi pare che su per giù…) e ciò perché si è invaghita del Sacerdote del luogo (?). Benissimo!… Non ci mancava che questo! Commento: se fosse santa non direbbe certe cose. La Rocchiccioli ha ragione. Ma il male è che generalizza e conclude: “Quando si era sfollati mi hanno parlato di uno, o una, che scriveva rivelazioni, dettati, che so io! E la curava P. Migliorini. A lei non glie ne ha mai portati da leggere?”.
8Rispondo: “Non me ne ha mai portati”. Infatti… non c’era bisogno che li portasse… Ero io che glie li davo da portare via… per tenerli lui, però…
9E termina la Rocchiccioli: “Io già non ci ho mai creduto, perché i santi non fanno sbandieramenti, e il solo fatto che vogliono essere conosciuti mostra che non sono santi. Ma per curiosità, vedendo che P. Mariano andava leggendo questi fascicoli, glie li ho chiesti. Non me li volle dare, dicendo che P. Migliorini suo superiore non dava il permesso. ‘Ma se li tenga’ gli ho risposto. Tanto io a credere uno santo aspetto a vederlo sull’altare. E poi! Che! Santo o santa che fosse, se non era una matta o un matto non si faceva conoscere prima e aspettava che la Chiesa lo dicesse” ecc. ecc.
10“Ha ragione” ho risposto. “L’anima che ha compreso Dio non cerca lodi e conoscimenti umani”. E lo dicevo più che convinta! È la mia predica da tre anni… ma non fu mai ascoltata.
Perdonare tutto e tutti.
11Ma dentro, col dolore di chi vede sbriciolato nel fango più che un capolavoro umano, piangevo pensando una volta di più a tutto il male che si è fatto all’Opera di Dio. È inutile risentirsi, Padre mio. E ribellarsi alla verità che è questa. Inutile cercare di persuadere che non è un male ciò che è stato fatto contrariamente al volere di Dio e alla preghiera continua di quella che non ha mai voluto essere nota e che non voleva nota l’Opera prima della sua morte per ubbidire a Dio. Oltre la pena di dover mentire dicendo: “Non conosco ciò”, c’è quella di sentire giudicare come sbaglio proprio ciò che non si è fatto, e l’Opera come esaltazione, come non si merita, e soprattutto quella di veder presa come oggetto di scherno ciò che è parola di Dio…
12Quanto! Quanto! Quanto dolore! Veramente sono flagellata più che dai flagelli… Ma Tu la sai la Verità, o Gesù Cristo! Tu la sai… La Rocchiccioli, ne sono convinta, lo ha detto senza malizia, ignorando di avere davanti la persona che lei criticava, e se un giorno saprà ne resterà mortificata più di me. Ma intanto quante mortificazioni, e quanto dolore per vedere spogliata l’Opera santa della sua veste dignitosa, soprannaturale! Una buffonata! Ridotta a una buffonata risibile…
13Oh! Padre! Lei, che fa la voce grossa perché Maria le addita tutta la gravità dell’errore commesso col divulgare il segreto del Re[221], di questi miei spasimi, che mi fanno veramente versare pianto e vita, che ne sa? Che se ne accora?…
14È sera di Giovedì Santo… Gesù ha perdonato… e io perdono…
570. Gesù è la Misericordia, l’amore,
il perdono.
I tre Venerdì Santi memorabili[222].
1Il tuo Sangue e la tua Passione.
(I tre Venerdì Santi memorabili: 1930, 18 aprile, I° attacco di angina pectoris in chiesa alle 3 ore d’agonia alla parola: “Dio perché mi hai abbandonato?”; 1934, 29 marzo, la ferita del dolore compassionevole che mi ferisce a morte; 1943, 23 aprile, dalle piccole intime parole al vero dettato con la sua presenza[223]).
Imitare Gesù per essere come Gesù[224].
2Le parole del gloriosissimo Risorto che però mi fa condividere fino all’alba di domani lo strazio della Vergine Madre, apparendomi solo per ridarmi vita nella bellezza trionfale del suo Corpo risorto da morte.
3“A coloro che possono non comprendere le ragioni di infinita misericordia per le quali Io non svelo, non accuso, non addito al vostro troppo facile disprezzo anime che sono imperfette, colpevoli anche, ricordo le parole finali della profezia di Giona, colui che fu mia figura col suo inghiottimento nel corpo della balena: “Non devo avere compassione di Ninive, città grande, nella quale ci sono più di centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra?”[225].
4E Quello che parlava a Giona era il Signore, il Signore del tempo di corruccio e rigore, era il Dio Padre… Ma Io sono il Figlio che si incarnò e morì per portarvi perdono e amore. Io sono la Misericordia. Io sono l’Amore. Io sono il Perdono. Io sono la Compassione. Io ho difeso l’adultera non perché mi paresse lieve il suo peccato, ma perché quelli che l’accusavano non erano senza peccato. E non si può condannare quando non si è innocenti. Vi ho insegnato questo con quest’atto. Io ho perdonato ai grandi peccatori che il Vangelo vi fa conoscere. Perché perdonare, perché prendere sotto la propria protezione è dare il tempo di redimersi. Vi ho insegnato questo con questi perdoni e protezioni. Io ho perdonato ai miei crocifissori perché “non sapevano quello che facevano“. Erano ubbriacati dai fermenti delle loro passioni. 5Vi ho insegnato questa verità con questo perdono. Perché tutti quelli che sbagliano sono ubbriacati da qualche malvagia passione. Ciò non li giustifica dal mal fare. Ma la Misericordia concede perdono per dare loro tempo e aiuto ad uscire dal loro sbaglio. Soltanto quando “tutto è compiuto” anche per essi, ossia ha termine la vita terrena che è una catena di misericordie continue da parte di Dio, una tutela continua da parte dello spirito angelico lottante contro quello infernale, allora la Giustizia succede alla Misericordia, e per giustizia verso Se stessa e i giusti che non devono essere equiparati ai peccatori.
5Questo faccia capire a te, e a coloro che potrebbero stupirsi del mio comportamento per le anime che tu sai (Federici, Dora, Antonio, Pia, e così via), perché ancora per queste anime sovrabbondi la Misericordia che redime alla Giustizia che condanna. E imitatemi per essere come Me miti e dolci di cuore e caritatevoli al prossimo peccatore. E usate i miei mezzi per redimere i peccatori: “preghiera, sofferenza, amore“. E non vogliate lagnarvi di Me né giudicare i miei giudizi che sono tutti giusti, le mie azioni che sono tutte sante e che voi non avete capacità di comprendere coi vostri sensi e affetti limitati.”
Imitare Gesù nell’incomprensione altrui.
6E dopo il Signore, altro rimprovero di Padre Migliorini… Collezioniamoli pure con santa mortificazione! Prima o poi, come è avvenuto il 19 dicembre a Compito, dovrà dire: “Adesso che conosco tutte le cose nella loro verità faccio un altro giudizio”. Magari mi dirà questo quando saremo ambedue dall’altra parte… Ma non importa. Lo dirà un bel momento! Io attendo quel momento. Io so aspettare. E so tacere quando vedo che non si vuole accogliere le parole sincere. Anche Gesù ha taciuto quando capiva che era inutile parlare perché anche la più persuasiva, innegabile spiegazione o asserzione di fatti purtroppo veri non poteva essere accettata dal suo oppositore. Imiterò il mio Gesù delegando Lui solo, il mio Maestro e Giudice, a difendermi ed a far brillare la verità, e a provvedere a me, orfana spirituale, dato che P. Migliorini non mi capisce più…
571. Nello Spirito viviamo[226].
Nello Spirito siamo, ci moviamo ed esistiamo.
1Dice la super beatificante Voce dello Spirito Santo:
2“Perché ti sono sopra. Sei nel fascio dei miei raggi. Tutta la luce che ricevi sono Io. Tutta la pace di cui godi sono Io. Tutta la gioia che provi sono Io. Io ti sono sopra, invisibile ma presente. Protetta sei, anche se ti credi sola. Perché l’Amore non manca mai presso le agonie e i sacrifici di quelli che lavorano per la gloria di Dio e la redenzione delle anime.
Il Sacerdote del Calvario.
3Io ero presso il Verbo immolato, anche se nulla pareva mostrare che Io ci fossi. Egli ha invocato il Padre come assente. Non Me. Io ero in Lui che sublimava l’amore a potenza di Sacrificio. Io ero in Lui e gli davo forza di soffrire l’infinito dolore del mondo, di tutto il mondo e per il mondo. Avevo formato il Corpo Ss. Era giusto che fossi nel Cuore della Vittima dell’Amore per raccoglierne gli infiniti meriti e portarli al Padre. Io sono stato il Sacerdote del Calvario. Colui che alza la Vittima e l’offre. Io sono stato il Sacerdote perché nel sacrificio è sempre sacerdote, indispensabilmente è desso, l’Amore.
4Io sono su te, con te, in te. E ti do forza al soffrire e ti offro col tuo soffrire al Padre. Lasciati immolare dall’Amore che ti ama. Resta in Me come Io in te.
5La pace dell’Amore sia in te.”
Mistero letificante del dolore.
6Questo breve e letificante dettato dello Spirito Santo, in queste prime ore del I° venerdì di maggio e festa dell’Invenzione di S. Croce, è in risposta ad una mia intima domanda mentre pregavo e soffrivo moltissimo per una crisi cardiaca forte.
7Mi dicevo: “Come può essere che una creatura soffra contemporaneamente tanto dolore materiale e morale fino a raggiungere l’agonia, e avere insieme una gioia talmente intensa che dà l’impressione di consumare più ancora della malattia e nello stesso tempo è vitale più delle medicine? Perché sono così felice, io tanto malata e – ciò che più conta – tanto crucciata per P. Mig.ni per ciò che si riferisce agli scritti venuti dal Cielo che, nonostante ogni diversa asserzione del Padre, sento sotto giudizio e precisamente sotto giudizio severo e mal disposto?”.
8E lo Spirito Santo, con quella sua voce immateriale che solo con l’avvicinarsi porta all’estasi, mi dice queste cose…
9P. Mariano viene col Ss. Sacramento mentre lo Spirito Santo mi saluta prima di tacere. E mi trova abbattuta P. Mariano… Ma credo che le mie sensazioni – e lo credo senza tema di errore – siano simili a quelle dei martiri agonizzanti: debolezza fisica e sofferenza fisica totale, ma gioia e pace spirituale giunta al limite massimo di cui possa godere una creatura ancora sulla terra…
572. Consiglio di Maria Ss. di Fatima[227].
Le figlie ereditano dalla mamma il cuore
1Dopo avermi tenuta per molti giorni di questa sua novena sotto il luminoso splendore della sua apparizione, Maria Ss. di Fatima mi parla dicendo così:
2“Figlie mie dilettissime, abbiate l’anima di Lucia, Giacintina e Francesco, che mi ebbero perché erano semplici come le loro pecorelle. Sappiate guardare sempre in alto, perché la Madre non scende nel fango, ma si libra su voi dall’azzurro del Cielo. Con il mio candore per veste dell’anima, con lo spirito orante come le mie mani congiunte in preghiera per pietà dei mortali, con la mitezza del mio sorriso per far dolce la vita di comunità, con soprattutto un cuore per quanto è possibile immacolato, perché le figlie ereditano pure dalla mamma il cuore e la sua ereditarietà, imitatemi, amatemi, elevatevi.
I figli di Maria si amano in Maria e in Gesù.
3Non parlo a Maria della Croce[228]. Ella è nel mio cuore, unica cuna per darle pace. Nel mio cuore trafitto può entrare la povera colombina stanca, e stare per dissetarsi alle lacrime compassionevoli della Mamma su di lei e per riposare dimenticando che c’è l’odio nel mondo, perché sarebbe troppo penoso per lei proseguire senza che il mio amore la consoli. Amatevi, però, voi tre e lei una. Amatevi in me e nel mio Figlio Ss. che vi ha unite nell’amore per un grande desiderio del suo amore.
Cuori che meritano la visita di Maria.
4Ad Iria c’è una nuova cattedrale. Bella. Ma io voglio le piccole cappelle dei cuori amanti il mio Cuore. Sono più profumate d’amore e più ripiene di rose. Fate che io possa scendere nei vostri cuori a comunicarvi la mia dolcezza e ad ammaestrarvi nell’accettazione costante del divino volere. Accettazione che mi ha fatto Regina perché si incorona chi si scorona. Ossia la corona della santità si posa sugli spiriti che sanno levarsi la corona della loro umanità accettando di servire il Signore in ogni cosa.
5La mia benedizione sia su di voi.”
Apparizione della Madonna e i tre pastorelli.
6La sera avanti, 12 maggio, mostrandosi bellissima quale certo la videro i tre pastorelli in alto dell’elce, mi disse con un sorriso da rapire all’estasi: “Ti benedico, figlia mia diletta. Tutte le benedizioni della Mamma, tutto l’amore del mio Cuore a consolarti per tutto. Ti benedico, figlia diletta. Ti benedico”. E nel mio gran soffrire fisico e morale mi sono addormentata placida, come se tutto si fosse calmato per il sorriso e le parole di Maria.
573. Apparizione dell’anima della mamma del portavoce[229].
L’anima ricorda le cose lasciate sulla terra.
1Mia Mamma.
2Mia Mamma! Mitemente mesta. Con un volto pacificato, non più cinereo come nelle prime apparizioni, il volto delle sue ore migliori e anche più in pace, come ammorbidito da un riflesso d’anima nutrita di pace… Ma è mesta. Mi guarda con amorosa pietà. Uno sguardo quale l’avrei desiderato da lei molte volte mentre era la mia mamma sulla terra e che ho avuto tanto raramente e sempre più debole di questo di ora. Mi guarda… Pare che soffra… Ma non mi è più lontana, in zone ultraterrene come nelle prime apparizioni. Mi è proprio qui, verso il fondo del mio letto, e si guarda intorno non so se per curiosità o se per salutare le sue cose che rivede intorno a me. Sorride al suo ritratto messo vicino a me, sorride più luminosamente alla sua Addolorata, alla mia miniatura, e poi guarda il Gesù che ho a capo del letto, ed è così indefinibile il suo sguardo che non riesco a descriverlo. Pare che preghi e veneri, e pare che si umili chiedendo perdono… Pare che soffra.
Importanza del suffragio per l’anima.
3Penso che sia triste perché da due mesi non le ho potuto far dire una S. Messa di suffragio. Prima, dal dicembre a marzo, si era calmata, o mi pareva calmata perché non la vedevo né sentivo più, come se la S. Messa mensile le desse refrigerio. Glie lo dico: “Hai ragione, mamma. Ma se sapessi come sono messa! A momenti non si occupano più di me…”.
4Crolla il capo con atto di diniego…
Io continuo: “Non so a chi rivolgermi per essere certa che ti sollevano col S. Sacrificio…”.
5Risponde: “Io so. Noi, qui, sappiamo. Ma non è per me che soffro. È per te. Povera Maria! Mai compresa, mai amata, mai felice… Neanche ora che sei tanto malata e tanto degna di aiuto. Quanti torti abbiamo tutti verso di te!”.
6“Non soffrire, mamma. Lo sai che sono abituata a questo stato…” e non dico di più, comprendendo che le mie parole sarebbero tanti rimproveri per il ricordo del passato, del suo e del mio passato…
Il Purgatorio dell’anima.
7Risponde: “Non posso non soffrire. Perché ora capisco. Immersi come siamo in un bagno ardente e luminoso di amore espiativo, vediamo, conosciamo e impariamo ora, qui, ad amare il nostro Dio e il nostro prossimo che in vita abbiamo amato poco e male. E le sofferenze del prossimo aumentano il nostro espiare perché, caduto l’egoismo, sappiamo amare e soffrire con esso e per esso. Ma non affliggerti per questo. Questo ci serve ad andare più presto in Paradiso. Porta pazienza, Maria. Dio solo ti ama. Ma ti ama tanto. E ora ti ama tanto anche la tua mamma che non può ancora darti tutto quello che vorrebbe per riparare. È terminato il periodo del rimorso, il primo… e sono nell’amore attivo. Ma non posso ancora fare altro che pregare per te. Però sta’ quieta. Tu sai già amare, e perciò sei protetta dall’Amore. Io imparo a conoscere, attimo per attimo di eternità. Conoscendo sempre più, sempre più imparo ad amare. Quando saprò amare come ci era comandato avrà fine l’espiazione e allora molto più potrò. Il Paradiso e la potenza, in terra e qui, si hanno amando.
Si espia ciò che si fa soffrire al prossimo.
8Non piangere, picceccola (un vezzeggiativo che mi dava la mamma quando ero bambina, e voleva dire: piccolina, e che mi dava anche fatta donna nei momenti rarissimi di espansione). Il male è degli altri. Loro devono piangere, perché fanno male. Oh! se sapessi come qui si espia ciò che si fa soffrire al prossimo. Ed essi tutti lo soffriranno. E sarà giusto perché non hanno pietà né della creatura né del mezzo usato da Dio. Come si dovrebbe essere buoni finché si può! Sii paziente e offri a Dio la tua pazienza a suffragio della tua mamma. La migliore delle offerte proprio perché fatta da te, solo da te. Sono le tue offerte, i tuoi sacrifici quelli che mi sollevano, perché è verso di te che ho maggiormente mancato di amore, verso te fra tutti i viventi… Peppino non è più fra i viventi… Addio, Mario…” (altro modo di chiamarmi di mamma che mi avrebbe voluta maschio invece che femmina e mi chiamava “Mario” quasi per consolarsi di aver messo al mondo una femmina…). E un bacio, fresco, mi sfiora la guancia mentre la visione si offusca… e scompare lentamente.
Nota del Portavoce.
9Chiamo: “Mamma! Mamma! Dimmi!… Sei più purificata che adesso parli mentre prima non potevi? Dimmelo!…”. Ma se ne è andata senza rispondermi. Volevo anche chiederle: “Quando eri così straziata in dicembre e mi chiamavi con quella voce di pianto, era perché vedevi ciò che mi si preparava?”. E anche volevo dirle: “Perché papà non viene mai? Non è forse in pace o lo è tanto da agire dal Paradiso senza venire?”. Ma non me ne ha dato il tempo. Resto nelle mie curiosità ma con un senso di conforto placido…
10(Nota delle 10 ant.ne). Tanto che, dopo una notte di continuo soffrire che mi ha sempre impedito di dormire, mi addormento dolcemente con ancora la corona fra le mani perché, detti i 100 “Requiem” per la mamma, avevo iniziato il Rosario.
574. Apparizione della Madre Consolatrice[230].
Apparizione della Vergine.
1La spiegazione di Azaria, che certo verrà, è preceduta in questa domenica dal sorriso della Vergine Immacolata, perché appare in tale veste bianca come nelle apparizioni di Lourdes e Fatima ma senza fascia azzurra o cordone dorato: un semplice cordone bianco come la veste gliela tiene raccolta alla cintura e il dolce oro dei capelli appare perché non ha né velo, né manto. È la Soave biancovestita come lo era sovente nelle estati a Nazaret. Solo che ora la sua veste è splendida più di tutte le stoffe terrene e pare di un lino veramente ultraterreno.
La Vergine Consolatrice.
2È da ieri sera che mi conforta e sorride, e nei miei dolori che mi impediscono ogni sonno – che sarebbe evasione per qualche ora dai troppi crucci che mi opprimono – la ritrovo sempre presente ad ogni uscire dal dormiveglia interrotto, che è l’unico riposo della carne stanca, sfinita, e che non può veramente riposare in un vero sonno. Il suo candore, l’emanazione candida del suo Corpo glorificato e l’inesprimibile espressione del suo Volto raggiano come stella nella stanza buia e nel mio cuore afflitto. Passa così la notte, e la Madre soave è ancora qui al mattino e poi nelle ore che procedono nel giorno. Sola con Lei, la venero con le mute parole dello spirito e non chiedo nulla perché so che sa tutto, perché so che è qui per consolarmi e non è necessario che io glie lo chieda perché la Madre precorre ogni richiesta di quelli che sa suoi figli… In questi pensieri passo le ore.
L’arte di saper chiedere a Maria.
3Molti diranno: “Io avrei chiesto questo e questo”. Io, se un latente chiedere è in me, posso avere soltanto questo: “Fa’ tu ciò che sai meglio”. Io non chiedo, per me, nulla di nulla. Dio sa quale è il meglio, Maria sa quale è il meglio. Perciò io dico: “Fate Voi per il meglio…” ed è la pace assoluta. Una pace che galleggia al di sopra di tutto quanto gli uomini scatenano con le loro cattiverie, egoismi, viltà, menzogne e simili brutte cose soffiando queste brutte cose sul piccolo mare del mio spirito che di suo è placido perché riflette il Cielo.
Guai ai turbatori degli strumenti di Dio.
4Penso: quale castigo avranno quelli che turbano gli spiriti dedicati tutti al servizio del Signore?
5E la Madre Purissima mi risponde:
6“Quello che Gesù ti ha spiegato in molti dettati. E che, nel tuo caso, hai già notato verificarsi più volte. Perché è inutile dare altri nomi a ciò che avviene a questo o a quello che hanno mancato alla loro missione presso di te o ti hanno dato dolore e turbamento. Il nome è quello che sai.
7Figlia mia, ti ricordi quell’ora di mesta pace nella quale ti apparii in veste di Servita e ti attrassi a me, sotto al manto nero, a proteggerti mentre piangevo guardando verso settentrione2? Ora ti spiego il significato di quella profetica visione.
Il Portavoce affidata alla tutela dei Servi di Maria.
8Mio Figlio, e non posso per ora spiegartene le ragioni, ti aveva messa sotto la tutela dei Servi di Maria perché sola non puoi stare, figlia mia, col tuo grande tesoro. Anche a me l’Eterno aveva dato la tutela di uno sposo, inutile per il generare, necessario per tutelare, quando stava per scendere in me il Tesoro del cielo e del mondo. Ben avrebbe potuto compiersi la mia divina Maternità anche senza Giuseppe. Ma, e per lo scandalo di una non sposata generante un figlio, e per il segnale che questa maternità in una innocente avrebbe dato a quell’instancabile scrutatore di anime che è Satana, ed infine per la necessità che un pargolo ha di un padre a protettore, la Sapienza Ss. mi impose lo sposo. Tutte le ragioni suddette mi si illuminarono dal momento in cui lo Spirito Santo mi si infuse facendomi Madre. Allora compresi la giustizia del mio matrimonio che fino allora avevo accettato per ubbidienza.
Contravvenzione dei Servi di Maria.
9Ebbene, figlia mia, anche a te Gesù aveva dato una tutela. Quella tutela. Non indagare perché fu quella e non altra. Tanto varrebbe voler indagare perché il dodicesimo apostolo fu Giuda di Keriot e non, ad esempio, uno dei santi ed umili pastori. Ebbene, io ti ho accolta sotto il manto nero di Servita, io che in quella veste piangevo perché vedevo – e puoi capire dove guardassi – perché vedevo che troppo si contravveniva ai decreti del mio Gesù sull’Opera, sullo strumento e sul modo di trattare quella e questo. Perché tu non sentissi troppo vuoto là dove per un suo speciale e sempre adorabile motivo il mio Gesù ti aveva messa, io, a farti sentire tutta la protezione della Regina dell’Ordine e dei figli di quest’Ordine che per una vita perfetta sono meco in Cielo, ti ho attratta a me, presso il mio cuore, protetta dal mio manto mentre piangevo per coloro che mancavano al loro compito
I suoi non lo ricevettero.
10Ma, o figlia mia, tu non ti sconfortare. Abbi presente la Mamma anche in questa contingenza. Come sei simile alla tua Mamma quando, forestiera in Betlemme e carica della Parola incarnata, invano bussava alle porte chiedendo aiuto, ricovero, pietà! Pietà più per la Parola che portava che per se stessa, povera donna pesante di maternità e stanca del lungo cammino… Il nostro Giovanni la dice la grande verità su queste ripulse, su queste sordità a comprendere, su queste tiepidezze o geli ad accogliere la Parola: “Il Verbo, la Luce, splendé nelle tenebre ma le tenebre non la compresero. Il Verbo, la vera Luce, era nel mondo, ma il mondo non la conobbe. Venne alla sua casa e i suoi non lo ricevettero”[231]. E per non ricevere Lui respinsero anche Colei che lo portava e che, agli occhi di Israele, non era che una povera donna alla quale “era impossibile che Dio si fosse concesso”. Perciò era una truffatrice, una menzognera che cercava con menzogna protezioni e onori immeritati.
Il momento di Dio viene e passa.
11È sempre così, figlia diletta. Noi siamo invise, perseguitate, schernite, incomprese, perché portiamo la Parola che il mondo non vuole accogliere. E noi andiamo, stanche, addolorate, di cuore in cuore, chiedendo: “Per pietà, accoglieteci! Pietà di voi. Non già di noi. Perché noi, in questo dono che portiamo, abbiamo, è vero, il nostro peso, la nostra croce di creature, ma anche la nostra pace e gloria di spiriti e non chiediamo di più. Ma della Parola, della Parola che vi portiamo perché sia data, perché è Vita, a coloro per cui è stata in noi deposta, noi siamo sollecite e affannate…”. Quanti, in Betlem, dopo che la gloria del Signore si manifestò con la Risurrezione, e la sua Dottrina si diffondeva nel mondo, non avrebbero voluto aver accolto la Portatrice della Parola in quella gelida notte di Casleu per poter dire: “Noi l’abbiamo riconosciuta”. Ma ormai era tardi! Il momento di Dio viene e passa. Ed i rimpianti tardivi non riparano l’errore. Questo andrebbe ricordato a chi di dovere.
L’amorosa e segreta adorazione è sufficiente.
12Ma tu non ti affliggere. Agli occhi di Dio sei giustificata così come lo ero io per dare alla luce il Re dei re in una spelonca fetida. Non nostra la colpa del non onorare degnamente il Verbo che si effonde, ma di coloro che ci vietano di onorarlo pubblicamente. L’incenso della nostra amorosa e segreta adorazione è sufficiente a sostituire ogni altro onore che ci si nega di dare al Verbo in noi deposto. Sorridi, figlia mia, e spera ricordando che l’Onnipotente può suscitare figli di Abramo anche dalle pietre e non ti lascerà senza conforto e aiuto di guide sacerdotali, suscitando chi di dovere per questo dovere così come ti ha concesso, proprio al giusto momento, il maestro angelico a tuo aumentato conforto…”
Il rispetto degli angeli per Maria.
13E Maria Ss. splende più che mai gloriosa e dolce mentre riceve il saluto angelico di Azaria, la cui luminosa presenza par tenue rispetto alla luminosissima Vergine. E Azaria parla stando inginocchiato con le braccia incrociate sul petto, a capo chino, di fronte a Maria come fosse di fronte ad un altare.
Per rispondere alla lettera da P. Migliorini
Il Portavoce attende la volontà di Dio[232].
14Ricevo lettera da P. Migliorini… Azaria mi ordina:
15“Scrivi al Padre queste parole: “Il Signore vuole che io, Maria, attenda a darle risposta dopo la novena allo Spirito Santo, perciò dopo la Pentecoste. E fino alla mia risposta, che non sarà altro che il trasmetterle il volere di Dio sul nostro caso, lei, reverendo, non proceda a nessun passo definitivo circa la mia questione. Indaghi amichevolmente, interroghi blandamente il Rev. P. Generale (ché ormai può farlo) e i Rev.do Consiglieri o amici degli stessi, e mi faccia avere entro il 9 giugno le sue conclusioni, alle quali il Signore risponderà”.”
575. Lo Spirito Santo e il Cuore
di Gesù[233].
Il generatore dell’Umanità Ss. del Verbo.
1Stavo ordinando le mie preghiere del mese di giugno ed ero incerta se far precedere quella allo Spirito Santo o quella al Sacro Cuore. Con una beatificante ondata di pace si precipita su me lo Spirito Paraclito dicendomi:
2“Puoi mettere l’orazione a Me in testa ad ogni altra, senza timore di offendere il Cuore amoroso e divino.
3Quel Cuore è perché Io l’ho formato. Io, l’Amore, sono il generatore dell’Umanità Ss. del Verbo, e il suo Cuore è l’amor degli amori dello stesso Amore divino, è l’Anima più ardente del trino Fuoco. In esso Cuore è il Padre, il Verbo e lo Spirito, ma lo Spirito, essendo ciò che forma un Uno delle e con le due prime Persone e con Esse compie la Triade Ss., è l’Ospite eletto del Cuore amorosissimo. Tutto Dio si compiace in quel Cuore e vi abita. Ché, se è detto che voi siete templi dello Spirito Santo e si suppone, dalla limitatezza umana, che il trono allo Spirito sia nell’organo generatore della vita e suscitatore degli affetti, quale trono, in quel tempio più sacro di qual che si sia tempio, o costrutto dall’uomo o dall’uomo generato, avrò mai più bello, più santo, più sacro, più mio, di questo?
Il mistero del Cuore di Gesù Cristo.
4Il Cuore di Gesù Cristo! Formato dai fuochi della Carità e dai gigli della Purissima! Se gli uomini sapessero capire ciò che è il Cuore di Cristo! Ma appena i Serafini possono penetrare nell’incandescenza di questa perfezione di amore che è il Cuore di Dio, Perfezione della Perfezione. Pensa, anima mia. Dio, l’Incorporeo, l’Eterno, che si orna dell’organo perfetto nella perfetta creazione dell’uomo e in esso vi rinchiude tutto il Paradiso perché sia testimonio dell’annichilimento sublime del Verbo e si perfezioni nella Carità. Se gli angeli potessero svelare i misteri del Cielo, vi direbbero che alla evangelizzazione della terra col Cristo docente corrispose la grande lezione data a tutti i celesti cori di come si raggiunge l’amore perfetto: annichilendosi un Dio sino alla morte per amore di Dio e degli uomini.
Il Cuore dell’Adamo novello.
5Santo, tre volte santo Cuore del Cristo, raggiante Sole in cui si affissano tutte le luci del Cielo, glorificazione della materia che ha meritato di condividere la gloria dell’anima perché nella Carità, nella Fortezza, Giustizia, Temperanza e nell’Ubbidienza ha raggiunto la Perfezione. Perché, ricordatelo tutti, o figli carissimi della Sapienza, il Cristo era Carne ed Anima come ogni uomo e, per un decreto imperscrutabile, benché senza macchia, dovette conoscere tentazione. Era l’Uomo. Era l’Adamo novello. Doveva mostrare come avrebbe dovuto agire il primo per possedere la gloria senza aver conosciuto il tormento, e come era possibile avere gloria senza avere tormento solo col fare eroicamente la volontà del Creatore. E il Cristo ha mostrato questo. E poi ha sofferto ed è morto per riparare a ciò che Adamo aveva commesso. E tutto – ubbidienza, resistenza alle tentazioni, buona volontà, generosità, perdono, sapienza, sacrificio – sono scaturiti dal Cuore che ora palpita in Cielo, e per voi, per te, per tutti coloro che hanno compreso l’Amore.
6Dio è Carità. Il Cuore di Gesù-Dio è il trono della Carità-Dio.”
576. Affidamento dell’Opera all’Ordine dei Servi di Maria[234].
Pensiero per ogni anima vittima.
Dice la Divinità:
1“Al giglio che si immola non desiderate altra rugiada fuorché quella di un sempre più perfetto amore. Neppure l’amore del sangue vi faccia uscire dalla giustizia. Non desiderate perciò per lei altro che il più perfetto. E state lieti perché la vergine prudente alimenta la sua lampada col suo perfetto amore, e quando lo Sposo si affaccerà nella via ella sarà pronta ad uscirgli incontro.”
Dono e missione datti all’Ordine dei Servi di Maria.
Dice il Signore:
2“La pace sia con voi e il Paraclito vi battezzi col suo Fuoco perché mi siate testimoni e tutori di questo prodigio che Io vi ho concesso per amore delle vostre anime e dell’Ordine caro all’immacolato e trafitto cuore della Madre Ss. mia, vostra e di ogni credente nel Signore Ss.
3Non mi rivolgo al mio servo Romualdo, né ad alcun altro servo in particolare e che al presente rivesta cariche che lo distinguono e lo fanno potente nell’Ordine. Parlo all’Ordine[235]… Come nel gruppo apostolico e dei discepoli, finché Io fui fra loro, non permisi distinzioni né a Me stesso né agli altri, e a dottrina e amore e rimprovero erano dati in uguale misura perché Io vedevo non Pietro o Giacomo, Giovanni o Matteo, Andrea o l’Iscariota, non Stefano o Elia, non Mattia o Abele, ma vedevo la mia Chiesa, quella Chiesa dove, se è necessaria una gerarchia, questa non è separazione e differenza ma fratellanza sempre, essendo la Chiesa l’organismo perfetto ed omogeneo dove Io, Cristo, sono Capo e voi tutti membra; così ora all’Ordine, al quale la mia Carità ha voluto dare un dono e una missione in questi tempi in cui le tenebre anticristiane salgono a far ciechi gli spiriti e le febbri delle dottrine maledette si inoculano a uccidere mentre il gregge del quale ho misericordia languisce di fame e di gelo, così all’Ordine dei Servi della Beatissima mia Madre Io parlo.
4Le creature passano. Oggi sono. Domani non sono più. Erba che presto dissecca dopo breve stagione, si polverizzano e anche il loro nome viene dimenticato. Beate quelle che lo hanno scritto in Cielo per avere fatto la mia Volontà. Ma l’Ordine resta. E l’Ordine deve continuare ciò che la Regola o la Morte possono interrompere. E questo Io voglio. Perciò non al mio servo Alfonso, capo dell’Ordine, e non al mio servo Romualdo, nel quale la grazia gratuitamente data dalla mia Bontà crea obblighi di ubbidienza e riconoscenza verso il Donatore per non divenire da grazia disgrazia, non a questi Io mi rivolgo. Ma all’Ordine. Al quale segno questa via. E la segno per la Sapienza, la Giustizia e la Carità.
Volontà espressa di Gesù.
5La mia Volontà, espressa in modo chiaro a costante sino dal principio del lavoro – e Romualdo non la ignora – è che la mia Parola sia nota, diffusa, usata da consacrati e da fedeli, mentre lo strumento deve rimanere ignoto sino a dopo la sua morte. Non sarebbe mai celebrata la penna di uno scrittore, neppure per uno di quegli stolti entusiasmi delle folle. Ma è celebrato lo scrittore. Maria è la mia penna. Nulla più. Io sono lo Scrittore. Il Pensiero è il mio. Ne posso dunque disporre come voglio. E Io voglio che il mio Pensiero, tradotto in Parola per impulso d’Amore, vada a vivificare coloro che muoiono in questa terra dove sono tanto attive le forze del Male.
L’opera del Drago rosso.
6Vi ricordo il dragone rosso dell’Apocalisse, il quale con la coda si traeva dietro un terzo delle stelle facendole precipitare. E vi ricordo che, dopo aver insidiato la donna – la quale, nella solitudine, nel luogo preparato da Dio per esservi nutrita per un tempo, due tempi e metà di un tempo, fu soccorsa e salvata dalla infernale fiumana dell’Odio – esso si fermò fra le arene. E vi ricordo che il dragone, furente di non poterla distruggere, andò a far guerra a quelli che restavano della progenie della Donna, a quelli che osservavano i comandamenti di Dio e ritenevano la testimonianza di G. C. E vi ricordo però che questi apparivano sedotti e turbati dalle parole e dai prodigi della Bestia e la seguirono in molti. Solo i santi fra essi furono vinti con la morte ma non nello spirito[236].
Il libro che è distruzione e il Libro che santifica.
7Cosa è ciò che santifica? La conoscenza sempre più vasta di Dio, data a controbilanciare la predicazione sempre più vasta e attiva e corrodente della Bestia, data coi mezzi adeguati ai tempi nuovi, coi mezzi che penetrano là dove non penetrano le persone. Io l’ho detto: “I figli del secolo sono più avveduti dei figli della luce”[237]. Essi usano i mezzi nuovi e penetrano con propaganda sottile là dove la staticità dei figli della luce non penetra. Il libro è distruzione al giorno d’oggi perché è penetrazione. Perché allora non contro distruggere ciò che essi, i tenebrosi, edificano sulle macerie di ciò che era mio e che essi hanno abbattuto? Seminate sulle macerie e, per la mia Grazia, che accompagnerà i vostri sforzi, nasceranno dalle macerie nuovi steli di senape: il più piccolo seme che però fa tanta fronda da dare ricovero agli uccelli senza nido.
Cosa vuol dire conoscere veramente Gesù.
8Troppe anime non hanno più nido nella fede semplicemente perché non sanno, perché non mi conoscono. Non è conoscenza di Me il povero ricordo di un Dio Uomo morto su una Croce. È conoscenza di Me il conoscere tutte le forme della evangelizzazione di Cristo, del sacrificio di Cristo, dell’amore di Cristo Uomo e Dio. Vuote, semivuote le chiese? Siano penetrate le case. Sorgete, o dormienti! Sorgete, o timidi! Non è tempo di dormire. Devo essere Io che a voi dormienti mentre la barca è presa da onde di naufragio grida: “Sorgete ché se no perite”? Devo essere Io che dico: “Aumentate la vostra fede”? Ciò non sia. Guardate quanti periscono o sono sedotti perché non hanno che il pane avvelenato delle eresie di ogni specie o sono sedotti perché rintronati dalle voci dei falsi apostoli servi alla Bestia. Aiutate il Maestro che ha misericordia di questa turba e vi dà il pane perché non muoia nel deserto. Date questo pane. Come? L’ho detto da tempo e lo ripeto.
Volontà esplicita di Gesù.
9I. Cercate una approvazione che difenda e assicuri l’Opera. Cercate subito e non desistete finché trovate.
II. Date alle stampe il ciclo evangelico, il quale è fatto di tre parti:
Ia concepimento, nascita, infanzia e sposalizio di Maria.
IIa Annunciazione, concepimento, nascita, infanzia, adolescenza mia.
IIIa I tre anni di vita evangelica.
Maria Precursora e Apostola in eterno.
10Voglio le due prime parti perché veramente la misura della bontà infinita di Dio, del suo potere, del suo perdono, hanno inizio da quando nel seno di Anna si formò la Senza Macchia. La Buona Novella ha il suo primo palpito nel primo palpito del cuore embrionale di Maria di Gioacchino ed Anna. E voi, Servi di Maria, dovreste più di ogni altro capire e credere fermamente che è la conoscenza di Maria quella che prepara la conoscenza del Cristo. È Maria la Vincitrice. Satana si allontana da chi ama e conosce Maria. E quando Satana si allontana Io entro e posso agire.
11Precursore è detto Giovanni di Zaccaria. Lo fu. Per brevi anni. Maria lo è, in eterno.
12Apostoli furono detti i Dodici. Lo furono, per tempo più o meno lungo. Maria è Apostola, in eterno.
13Maria preceda perciò il Cristo e prepari gli animi alla conoscenza vera del Cristo.
L’evangelizzazione delle nazioni inizia dall’Italia.
14Io vorrei che da questa Nazione, dove tanta mia Grazia si è effusa, dove è la Sede Apostolica, dove tanto è da riedificare perché sia salva, l’Opera si diffondesse. Ma l’Italia è una parte nel mondo cristiano, non è tutto il mondo cristiano. E le mie luci, ossia dei Pastori illuminati, atti a sentire la Voce di Dio e ad approvarla perché sia data – dono del mio Cuore divino agli uomini che mi sono cari perché per essi Io sono venuto a patire e morire – sono in tutto il mondo cristiano-cattolico. Gli altri dettati saranno riserbati per il futuro.
Richieste del Portavoce all’Ordine.
15Non usate mezze forme. Voglio una sicura approvazione. Il portavoce sia assolutamente sconosciuto. Ella non pretende altro[238] che (né le potete negare di concederle ciò che chiede):
I, che l’Opera sia pubblicata con tutte le garanzie;
16II, che l’Ordine la sovvenga spiritualmente e non soltanto con l’assistenza ecclesiastica di un Padre che le amministri i Sacramenti come ad ogni altra cattolica, ma anche con la guida spirituale-morale di un Padre, e dei migliori, perché le anime prese da missioni straordinarie hanno doppio, triplo, decuplo bisogno di guida sacerdotale. Il Cielo parla per cose di Cielo. Il Sacerdote deve vegliare sulla creatura sospesa fra cielo e terra, fatta segno a strali di volere divino, di odio o di esaltazione umana, indifesa più di ogni altra creatura per la sua missione che la strania troppo dal mondo, che l’assorbe, che la sensibilizza in maniera acuta, che la spaurisce con la sua grandezza, con le paure di un inganno diabolico e con la tema di non saper fare come Dio vuole e di disgustare perciò la Divinità.
Ecco il rudere che fa da Portavoce.
17E la sovvenga, l’Ordine, anche con l’aiuto materiale. Avete di fronte un miracolo continuo di un essere finito che produce tuttavia perché Io lo voglio. Ma il miracolo mio non deve annullare la vostra carità. Un cuore spostato, atrofico, aritmico, finito; dei polmoni asfittici, lacerati, cicatrizzati male; una febbre continua e in aumento; la spinite che infiamma, paralizza, indurisce nervi e vertebre; le sierose invase, il fegato invaso, le reni invase: ecco il rudere che scrive sempre volonterosa, eroica, ilare, per ore e ore. Ecco il rudere che detta, detta, detta a chi dattilografa. Ecco il rudere che, dopo avere scritto anche cinque ore, e dettato altre cinque, deve correggere, rileggere, legare, e tenere corrispondenza, e pensare, e usare carità…
La rivelazione e la delucidazione dei misteri..
18Figli! Chi di voi farebbe per uno, due, tre anni, tutto questo? Meno il dettare, ella lo fa da tre anni. E Io ne ho pietà. Tanto che rallento le visioni per darle tempo di riposare. Se le cose fossero andate come fino al febbraio, il Vangelo sarebbe stato ultimato ormai. Andate come sono andate, siamo ad Elul e mancano i mesi di ministero continuo in Giudea nei quali le pagine dell’Evangelo di Giovanni si rianimeranno. Perché se è vero che la rivelazione si chiude con Giovanni, è anche vero che molte cose sono misteriose in Giovanni, ed Io solo le posso rendere limpide, accettabili, non solo per fede ma per comprensione.
I collaboratori del Portavoce.
19Io voglio perciò che un Padre sostituisca qui, dove risiede il portavoce, P. Romualdo nella prima copia dei manoscritti. La quale, dopo la correzione del portavoce, andrà spedita a Roma, a Romualdo che proseguirà il lavoro. Approvo l’aiuto di P. Corrado[239] a Romualdo per la ricerca e correzione di errori di copia. Abbiate presente che anche un piccolo errore può produrre una frase contro il dogma e la dottrina. Perciò leggete, rileggete, confrontate per non dare spunto ai contrari a trovare errore. E voglio che la correzione delle tre parti del Vangelo (i 2 pre-evangeli e il Vangelo vero e proprio) siano fatte per un’ultima volta, con l’aiuto del testo manoscritto, dal piccolo Giovanni.
Volontà del Portavoce.
20Lo strumento non vuole ringraziamenti. La sua fatica è la sua gioia, il sacrificio il suo pane, la mia gloria e il bene delle anime lo scopo della sua immolazione che ha preceduto di più decenni il suo stato attuale di portavoce. Lo strumento non vuole che una cosa: che sia fatta la mia Volontà. Non vi chiede utili finanziari. Non vi chiede onori. Carità vi chiede. In nome di Dio, come sorella, come cattolica, come inferma. Vi chiede di proteggerla e di proteggere l’Opera. Io ve l’ho chiesto prima di lei. Ed Io non decreto cose impossibili. Lo strumento ha un solo desiderio: morire dopo aver avuto fra le mani un volume dell’Opera approvato dalla Chiesa attraverso un suo Ordinario. Morire sapendo che il fiume di luce che è passato dal suo essere per venire agli uomini si sparge ad alimentare gli uomini, illuminarli, portarli a Me. Lo strumento non chiede, non pensa a glorificazioni future. Ma implora che sia glorificato il Signore e difesa la sua innocenza sulla quale Satana si avventa per colpire, attraverso il portavoce, il Signore. Non permettete che il Nemico la tragga a sconforti immeritati.
La prova del tempo.
21E siate solleciti. Il portavoce è un lume che si spegne. Agite. Come gli altri agiscono. Agite con giustizia e carità, come gli altri con ingiustizia e anticarità. Agite subito. Dal come e dal tempo come agirete per fare ciò che Io voglio e ciò che vuole la carità verso il portavoce, apparirà la vostra formazione, la vostra fede, la vostra ubbidienza, il vero aspetto del vostro spirito apparirà. E la mia Grazia e Benedizione scenderà, proporzionata alla vostra perfezione, sull’Ordine e sui singoli, a vostra protezione e conforto.
22State nella mia pace e nella mia unione, e conoscetemi e difendetemi nella mia creatura che ho usata per voi, per tutti, e che vi ho affidata.”
577. Conseguenze del rifiuto dell’Ordine.[240]
Amarezza del Portavoce.
1Sconvolta, amareggiata, resa dubbiosa di tutto e di tutti, e persino della benedetta Voce, dal comportamento degli uomini in merito all’Opera, mi sento decisa a fare resistenza a ciò che giungo a credere un inganno diabolico “perché” mi dico “se fosse Lui, il Signore, che detta, saprebbe anche tutelare i suoi dettati”. E bevo il calice più amaro…
Le dolcezze delle divine consolazioni.
2Ma angosciata, pressante, amorosissima nel suo affanno, ecco la Voce di Gesù dirmi, chiamandomi, invocandomi:
3“Maria! Maria! Maria! Sono Io. E come ne puoi dubitare?! Anche in questa bufera hai forse turbato lo spirito? No. Esso è in pace. Esso non teme la morte della carne perché è in pace e non teme il Signore. E non lo teme perché Io sono la Pace. Te l’ho detto all’inizio dei dettati: “Un segno che sono Io è la pace che trasfondo”. Oh! Maria! Mia Maria! Non delirare! Non giungere a non riconoscermi più… Giovanni! Piccolo mio Giovanni! È Gesù! È il tuo Gesù che ti chiama, che soffre con te, che piange vedendoti tanto arsa di dolore da non sapermi riconoscere più. Maria, violetta mia, ma non vedi che è il Redentore questo, il tuo Signore, il tuo Amore? Povera, povera figlia mia!
Guai a quelli per cui la Parola non parla più
4E che dovrei dire a quelli che ti portano in questo stato? Per non dire una parola tremenda taccio con loro. Ma guai a quelli per cui la Parola non parla più! Vieni, povera figlia mia. Qui, così, sul mio cuore, qui fra le mie braccia. Qui, come un pargolo spaurito. La mia Maria! La mia piccola “voce” fedele! Non soffrire. Non resistere alla mia parola. Non temere inganno. Ti consolerò tanto che ti persuaderò, ti riconquisterò, tu che ora adori Dio ma temi Chi ti parla.
Gesù è tutto per il suo Portavoce.
5Io ti sono Padre, Madre, Sposo, Fratello, Amico, Sacerdote, tutto. Te l’ho detto. È l’ora in cui sono tutto, l’ora in cui sei giunta, come ti avevo predetto, ad essere con Me solo perché gli uomini non possono seguire le vittime sulla loro croce, ma anzi sono torture nella tortura della vittima.”
6E mi prende, riluttante come sono, e mi consola… Ne è tempo, perché mi fanno morire levandomi la pace del non temere…
Esperienza carismatica
Il canto del Paradiso e l’Eucarestia[241].
7S. Azaria mi si annuncia con uno di quei dolcissimi e non ripetibili canti angelici che sono rimasti nell’anima mia come le cose più ultraterrene che io abbia gustato. La luce e il canto del Paradiso sono qualche cosa di non descrivibile né nella bellezza né negli effetti. Già calmata nel mio tormento dopo le parole del mio Gesù di ieri l’altro, questo canto finisce di rituffarmi nella pace piena, gaudiosa, solenne e pur ilare che è il mio elemento da quando sono lo strumento di Gesù mio adorato. E ascolto, mentre scrivo, questo canto, pura melodia che non è parola, che è solo suono di una dolcezza ascendente sino alla beatitudine. Oh! non si può dire! Ascolto… e comprendo più cose in questo momento che in mesi di meditazione tutta mia. So che non potrò, passato questo attimo, neppur spiegare ciò che ho capito. È troppo sublime! 8Ma il frutto di ciò che ho compreso resterà nell’anima mia… 9Questo canto mi fa comprendere ciò che è l’Eucarestia per i Cieli, per coloro che li abitano… Questo canto mi illumina sull’ardente desiderio angelico di avere questo Pane… Oh!…
578. Un Ordine che si crede vivo invece
è morto[242].
L’Ordine nega la comunione al Portavoce.
1Piango perché è venerdì, giorno di S. Comunione, e io ne sono privata… Lo spasimo, sempre acuto, si fa tremendo. Tutto lo spirito mio geme ferito e la carne soffre come di essere colpito a morte[243]… E nel piangere penso ai crudeli come ai buoni fra i miei confratelli, penso che i buoni soffrono con me e per la mia stessa causa. E offro la mia sofferenza per sollevare la loro e per strappare a Gesù un “sì”, definitivo, circa i manoscritti. Perché la sua divina intransigenza questa volta non piega a nessuna preghiera.
2Viene il mio Signore e mi consola dicendo:
3“Eccomi, piccolo Giovanni. Non ci lasciano essere una cosa sola: Io in te, tu ciborio che contieni Me, per la gioia di entrambi. Piccolo, piccolo Giovanni, amiamoci e l’amore sia fusione. Vieni. Sul mio petto, piccolo Giovanni, come l’altro Giovanni, e l’amor mio entri in te a darti ciò che ti è stato negato…”
4L’unione dà confidenza. Beata, chiedo la grazia che i P. Berti, Migliorini e altri vogliono.
Gesù riprova il provvedimento dell’Ordine.
5Gesù si fa severo, con lo sguardo insostenibile dei momenti in cui è più Giustizia che Misericordia… Lo guardo con timore anche se so che quello sguardo non è per la povera Maria. Si muove lento per la stanza, si curva sui quaderni manoscritti ritornati da Roma per le correzioni al Preevangelo. Ripete delle frasi staccate che sono in esso. Le riconosco. Si volge, mi dice: “Tu le comprendi, non è vero?”
6“Sì, mio Signore. Vuoi che io le scriva?”
7“No. Sono già scritte. Ripeterle sarebbe provocare la loro ragione, sempre quella: “Così tu parli ai sacerdoti?”. La frase detta a Me infinite volte dai sacerdoti d’Israele, perché chi manca fa la voce grossa per far tacere chi ha ragione e dice: “Tu manchi”, per non dire: “Ho mancato”. E anche quando le parole vengono dalla Sapienza, e lo si sa che vengono di là, si dice: “Tu sei che hai parlato” per colpire la creatura. Perciò non riscriverle. Sono già scritte qui, perché le leggano. E sono scritte altrove, dove mano d’uomo non può giungere a distruggere e occhio d’uomo non può rifiutarsi di leggere. Per questo ti dico che in verità un giorno essi le leggeranno. Ma questi quaderni e gli altri che sono ancora a Roma devono tornare in questa casa, sotto la tua tutela. La dilazione ottenuta non cambia il decreto. Fosse il mio stesso Vicario che con viscere di vero Cristo prendesse l’Opera e te sotto la sua protezione – e grazia a benedizione scenderebbero dalla Divinità sul suo capo – i manoscritti devono tornare qui in casa del mio portavoce.
Castigo meritato per il peccato di anticarità.
8Il segno della mia riprovazione per quanto è stato fatto contro il tuo spirito deve rimanere a monito di quelli che hanno fatto e di quelli che saranno i loro successori. Dal tuo spirito non si cancellerà mai più la tremenda tortura che ti hanno data, non sulla terra e non nel cielo: qui marchio di spasimo, là segno di gloria, grande tribolazione che diviene elezione, come è detto nell’Apocalisse di Giovanni[244]. Il segno resti ad essi come in te. Perché posso perdonare tutto quanto si fa allo “strumento”, dato che ho pietà dei “morti” simili a quelli della chiesa di Sardi[245], e do loro il tempo di raffermare ciò che non è ancora morto e far rivivere ciò che è spento, ossia la capacità di intendere Dio attraverso te, mia voce. Ma non posso passare senza segno di castigo quanto si fa allo spirito tuo, e più ancora a Me, negandoci di unirci nel Sacramento, di nutrirti dei Sacramenti che Io ho istituito per tutte le anime in grazia di Dio o bisognose di tornare alla Grazia. E negarlo conoscendo le tue condizioni e quelle di questa città.
9Io ho pagato col mio Sangue tutte le anime. Io ho pagato, in anticipo. Io ho dato Me stesso perché voi mi abbiate. Chi può negare Me ai miei figli diletti? Non posso perdonare tutto perché, se è vero che sono Colui che perdona, metto a condizione della misura del perdono la misura dell’amore che ha il colpevole. Qui non si è avuto amore né verso Dio, per il quale è gioia il comunicarsi, né verso te, anima a cui è vita il ricevermi. E se perdono il dolore dato al portavoce, castigo per il dolore dato alla tua anima di cristiana. Fàllo pur sapere a chi va detto.”
10E Gesù si allontana dopo avermi benedetta.
Lettere in contrasto tra loro.
11Questo alle 9,30… Alle 11 la posta mi porta due lettere, anzi tre: una di P. M., in contrasto con quella di P. Berti dello stesso giorno, una da Venezia da S. Saviane[246], la terza da P. Pennoni che mi dice la sua intenzione di rivolgersi al S. Padre per avere protezione. Non commento nulla. Faccio soltanto notare che Gesù ha già prospettato questa possibilità confermando però che anche in questo caso i manoscritti devono tornare a me.
579. Un’Ora di preparazione alla morte[247].
Gesù ci insegna a morire[248].
Gesù ci insegna a morire.
Dice Gesù:
1“Ho dettato un’Ora Santa per coloro che lo desideravano[249]. Ho svelato la mia Ora di Agonia del Getsemani[250]per darti un gran premio, perché non vi è atto di fiducia più grande fra amici che quello di svelare all’amico il proprio dolore. Non è il riso e il bacio prova suprema d’amore, ma il pianto e il dolore reso noto all’amico. Tu, amica mia, lo hai conosciuto. Per quando eri nel Getsemani. Ora sei sulla Croce. E senti pene di morte. Appoggiati al tuo Signore mentre ti dà un’Ora di preparazione alla morte.
I.”Padre mio, se è possibile passi da me questo calice”.
2Non è una delle sette Parole della Croce. Ma è già parola di passione. È il primo atto della Passione che inizia. È la necessaria preparazione per le altre fasi dell’olocausto. È invocazione al Dator della vita, rassegnazione, umiltà, è orazione in cui si intrecciano, nobilitandosi la carne e perfezionandosi l’anima, la volontà dello spirito e la fralezza della creatura che ripugna alla morte.
3“Padre!…”. Oh! è l’ora in cui il mondo si allontana dai sensi e dal pensiero mentre si avvicina, come meteora che scende, il pensiero dell’altra vita, dell’ignoto, del giudizio. E l’uomo, sempre un pargolo anche se centenario, come un bambino spaurito, rimasto solo, cerca il seno di Dio.
4Marito, moglie, fratelli, figli, genitori, amici… Erano tutto finché la vita era lontana dalla morte, finché la morte era un pensiero nascosto sotto nebbie lontane. Ma adesso che la morte esce da sotto al velo e avanza, ecco che per un capovolgimento di situazione, sono i genitori, i figli, gli amici, i fratelli, il marito, la moglie che perdono i loro tratti decisi, il loro valore affettivo, e si offuscano davanti all’imminente avanzarsi della morte. Come voci che si affievoliscono per la distanza, ogni cosa della terra perde vigore mentre ne acquista ciò che è al di là, ciò che fino a ieri pareva così lontano… E un moto di paura colpisce la creatura.
5Se non fosse penosa e paurosa, la morte non sarebbe l’estremo castigo e l’estremo mezzo per espiare concesso all’uomo. Sinché non vi fu la Colpa, la morte non fu morte ma dormizione. E dove non fu colpa non fu morte come per Maria Ss. Io morii perché su Me era tutto il Peccato, e ho conosciuto il ribrezzo del morire.
6“Padre!”. Oh! questo Dio tante volte non amato, o amato ultimo, dopo che il cuore ha amato parenti e amici, od ha avuto più indegni amori per creature di vizio, o ha amato le cose come dèi, questo Dio tanto sovente dimenticato, e che ha permesso di dimenticarlo, che ha lasciato liberi di dimenticarlo, che ha lasciato fare, che è stato irriso talora, tal altra maledetto, tal altra negato, ecco che risorge nel pensiero dell’uomo e riprende i suoi diritti. Tuona: “Io sono!” E per non far morire di spavento con la rivelazione della sua potenza, medica quel potente “Io sono” con una parola soave: “Padre”. “Io sono Padre tuo”. Non è più terrore. È abbandono il sentimento che dà questa parola. Io, Io che dovevo morire, che comprendevo cosa è il morire, dopo avere insegnato agli uomini a vivere chiamando “Padre” l’Altissimo Jeovè, ecco che vi ho insegnato a morire senza terrore, chiamando “Padre” il Dio che fra gli spasimi dell’agonia risorge o si fa più presente allo spirito del moribondo.
7“Padre!”. Non temete! Non temetelo, voi che morite, questo Dio che è Padre! Non viene avanti, giustiziere armato di registri e di scure, non viene avanti cinico strappandovi alla vita e agli affetti. Ma viene aprendovi le braccia, dicendo: “Torna alla tua dimora. Vieni al riposo. Io ti compenserò, ad usura di ciò che qui lasci. E, Io te lo giuro, in seno a Me sarai più attivo per coloro che lasci che rimanendo quaggiù in lotta affannosa e non sempre rimunerata“.
8Ma la morte è sempre dolore. Dolore per la sofferenza fisica, dolore per la sofferenza morale, dolore per la sofferenza spirituale. Deve essere dolore per essere mezzo di ultima espiazione nel tempo, lo ripeto. E in un ondeggiare di nebbie, che offuscano e scoprono in alterna vicenda ciò che nella vita si è amato, ciò che ci rende paurosi dell’al di là, l’anima, la mente, il cuore, come nave presa da gran tempesta, passano – da zone calme già nella pace dell’imminente porto ormai vicino, visibile, così sereno che già dà una quiete beata e un senso di riposo simile a quello di chi, terminata quasi una fatica, pregusta la gioia del prossimo riposo – passano a zone in cui la tempesta li scrolla, li colpisce, li fa soffrire, spaurire, gemere. È di nuovo il mondo, l’affannoso mondo con tutti i suoi tentacoli: la famiglia, gli affari; è l’angoscia dell’agonia, è lo spavento dell’ultimo passo… E poi? E poi?… La tenebra investe, soffoca la luce, sibila i suoi terrori… Dove è più il Cielo? Perché morire? Perché dover morire? E l’urlo gorgoglia già in gola: “Non voglio morire!”.
9No, fratelli miei che morite perché giusto è il morire, santo è il morire essendo voluto da Dio. No. Non gridate così! Quell’urlo non viene dalla vostra anima. È l’Avversario che suggestiona la vostra debolezza per farvelo dire. Mutate l’urlo ribelle e vile in un grido d’amore e di fiducia: “Padre, se è possibile passi da me questo calice“. Come l’arcobaleno dopo il temporale, ecco che quel grido riporta la luce, la quiete. Rivedete il Cielo, le sante ragioni del morire, il premio del morire, ossia il ritornare al Padre, e allora comprendete che anche lo spirito, anzi, che lo spirito ha dei diritti più grandi della carne perché esso è eterno e di natura soprannaturale, e ha perciò la precedenza sulla carne, e allora dite la parola che è assoluzione a tutti i vostri peccati di ribellione: “Però non la mia ma la tua volontà sia fatta“.
10Ecco la pace, ecco la vittoria. L’angelo di Dio si stringe a voi e vi conforta perché avete vinto la battaglia, preparatoria a far della morte un trionfo.
I. “perdona loro”.
11È il momento di spogliarsi di tutto quanto è peso per volare più sicuri a Dio. Non potete portare con voi né affetti né ricchezze che non siano spirituali e buone. E non c’è uomo che muoia senza avere da perdonare qualcosa ad uno od a molti suoi simili e in molte cose, per molti motivi. Quale l’uomo che giunga a morire senza aver patito l’acre di un tradimento, di un disamore, di una menzogna, un’usura, un danno qualsiasi, da parenti, consorti, o amici? Ebbene: è l’ora di perdonare per essere perdonati. Perdonare completamente, lasciando andare non solo il rancore, non solo il ricordo, ma anche la persuasione che il nostro motivo di sdegno era giusto. È l’ora della morte. Il tempo, il mondo, gli affari, gli affetti hanno fine, divengono “nulla”. Un solo vero esiste ormai: Dio. A che dunque portare oltre le soglie ciò che è del di qua delle soglie?
12Perdonare. E poiché giungere alla perfezione d’amore e di perdono, che è il neppur più dire: “Eppure io avevo ragione”, è molto, troppo difficile per l’uomo, ecco passare al Padre l’incarico di perdonare per noi. Dargli il nostro perdono, a Lui che non è uomo, che è perfetto, che è buono, che è Padre, perché Egli lo depuri nel suo Fuoco e lo dia, divenuto perfetto, a chi merita il perdono.
13Perdonare, ai vivi e ai morti. Sì. Anche ai morti che sono stati cagione di dolore. La loro morte ha levato molte punte al corruccio degli offesi, talora le ha levate tutte. Ma il ricordo dura ancora. Hanno fatto soffrire, e si ricorda che hanno fatto soffrire. Questo ricordo mette sempre un limite al nostro perdono. No. Ora non più. Ora la morte sta per levare ogni limite allo spirito. Si entra nell’infinito. Levare perciò anche questo ricordo che limita il perdono. Perdonare, perdonare perché l’anima non abbia peso e tormento di ricordi e possa essere in pace con tutti i fratelli viventi o penanti, prima di incontrarsi col Pacifico.
14“Padre, perdona loro“. Santa umiltà, dolce amore del perdono dato, che sottintende perdono chiesto a Dio per i debiti verso Dio e verso il prossimo che ha colui che chiede perdono per i fratelli. Atto d’amore. Morire in un atto d’amore è avere l’indulgenza dell’amore. Beati quelli che sanno perdonare in espiazione di tutte le loro durezze di cuore e delle colpe dell’ira.
III.”Ecco tuo figlio”.
15Ecco tuo figlio! Cedere ciò che è caro, con previdente e santo pensiero. Cedere gli affetti, e cedersi a Dio senza resistenza. Non invidiare chi possiede ciò che lasciamo. Nella frase potete affidare a Dio tutto quanto vi sta a cuore e che abbandonate, e tutto quanto vi angustia, anche il vostro stesso spirito.
16Ricordare al Padre che è Padre. Mettergli nelle mani lo spirito che torna alla Sorgente. Dire: “Ecco. Sono qui. Prendimi con Te perché mi dono. Non cedo per forza di cose. Mi dono perché ti amo come figlio che torna a suo padre“. E dire: “Ecco. Questi sono i miei cari. Te li dono. Questi sono i miei affari, quegli affari che qualche volta mi hanno fatto essere ingiusto, invidioso del prossimo, e che mi hanno fatto dimenticare Te perché mi parevano – lo erano, ma io lo credevo più che non fossero – mi parevano di una importanza capitale per il benessere dei miei, per il mio onore, per la stima che mi attiravano. Ho creduto anche che solo io fossi capace di tutelarli. Mi sono creduto necessario per compirli. Ora vedo… Non ero che un congegno infinitesimale nel perfetto organismo della tua Provvidenza, e molte volte un congegno imperfetto che guastava il lavoro dell’organismo perfetto. Ora che le luci e le voci del mondo cessano e tutto si allontana, vedo… sento… Come le mie opere erano insufficienti, logore, incomplete! Come erano dissonanti dal Bene! Ho presunto di essere io un grande ‘che’. Tu eri – previdente, provvidente, santo – che correggevi i miei lavori e li rendevi utili ancora. Ho presunto. Talora ho anche detto che non mi amavi perché non mi riusciva, come agli altri che invidiavo, ciò che io volevo. Ora vedo. Miserere di me!”.
17Umile abbandono, riconoscente pensiero alla Provvidenza in riparazione delle vostre presunzioni, avidità, invidie e sostituzioni di Dio con povere cose umane, con le golosità delle ricchezze diverse.
IV.”Ricordati di me”.
18Avete accettato il calice di morte, avete perdonato, avete ceduto ciò che era vostro, persino voi stessi. Avete molto mortificato l’io dell’uomo, molto liberato l’anima da ciò che spiace a Dio: dallo spirito di ribellione, dallo spirito di rancore, dallo spirito di avidità. Avete ceduto la vita, la giustizia, la proprietà, la povera vita, la più povera giustizia, le tre volte povere proprietà umane, al Signore. Novelli Giobbe, siete languenti e spogli davanti a Dio. Potete allora dire: “Ricordati di me”.
19Non siete più niente. Non salute, non fierezza, non ricchezza. Non possedete più neppure voi stessi. Siete bruco che può divenire farfalla o marcire nella carcere del corpo per un’ultima estrema ferita allo spirito. Siete fango che torna fango o fango che si muta in stella a seconda che preferite scendere nella cloaca dell’Avversario o ascendere nel vortice di Dio. L’ultima ora decide della vita eterna. Ricordatevelo. E gridate: “Ricordati di me!”.
20Dio attende quel grido del povero Giobbe per colmarlo di beni nel suo Regno. È dolce ad un Padre perdonare, intervenire, consolare. Non attende che questo grido per dirvi: “Sono con te, figlio. Non temere“. Ditela questa parola per riparare a tutte le volte che vi dimenticaste del Padre o foste superbi.
V.”Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.
21Talora sembra che il Padre abbandoni. Non si è che nascosto per aumentare l’espiazione e dare maggior perdono. Può l’uomo lamentarsi con ira di ciò, egli che infinite volte ha abbandonato Iddio? E deve disperare perché Dio lo prova?
22Quante cose avete messo nel vostro cuore che non erano Dio! Quante volte foste inerti con Lui! Con quante cose lo avete respinto e scacciato. Avete empito il cuore di tutto. Lo avete poi ferrato e ben chiavistellato perché temevate che Dio entrando potesse disturbare il vostro quietismo accidioso, purificare il suo tempio cacciandone gli usurpatori. Finché foste felici, che vi importava di avere Dio? Dicevate: “Ho già tutto perché me lo sono meritato”. E quando felici non foste, non lo fuggiste mai Dio facendolo causa di ogni vostro male?
23Oh! figli ingiusti che bevete il veleno, che entrate nei labirinti, che precipitate nei burroni e nei covi di serpi e altre fiere, e poi dite: “È Dio il colpevole”, se Dio non fosse Padre e Padre santo, che dovrebbe rispondere al vostro lamento delle ore dolorose quando nelle felici lo dimenticaste? Oh! figli ingiusti che pieni di colpe pretendereste di essere trattati come il Figlio di Dio non fu trattato nell’ora dell’olocausto, dite, chi fu il più abbandonato? Non è il Cristo, l’Innocente, Colui che per salvare accettò l’abbandono assoluto di Dio dopo averlo amato attivamente sempre? E non avete voi nome di “cristiani”? E non avete il dovere di salvare almeno voi stessi?
24Nell’accidia torbida che di sé si compiace e teme disturbo dell’accogliere l’Attivo, non c’è salvezza. Imitate allora Cristo, gettando questo grido nel momento di angoscia più forte. Ma fate che la nota del grido sia nota di mansuetudine e di umiltà, non tono di bestemmia e rimprovero. “Perché mi hai Tu abbandonato, Tu che sai che senza di Te nulla io posso? Vieni, o Padre, vieni a salvarmi, a darmi forza di salvare me stesso perché orrende sono le strette di morte e l’Avversario me ne aumenta ad arte la potenza, mi fischia che Tu non mi ami più. Fatti sentire, o Padre, non per i miei meriti ma proprio perché sono un nulla senza meriti che non sa vincere se è solo e che comprende, ora, che la vita era lavoro per il Cielo”.
25Guai ai soli, è detto[251]. Guai a chi è solo nell’ora della morte, solo con se stesso contro Satana e la carne! Ma non temete. Se chiamerete il Padre, Egli verrà. E questo umile invocarlo espierà i vostri colpevoli torpori verso Dio, le false pietà, gli amori sregolati dell’io, che fanno accidiosi.
VI. “Ho sete”.
26Sì, veramente, quando si è capito il vero valore della vita eterna rispetto al metallo falso della vita terrena, quando la purificazione del dolore e della morte è accettata come santa ubbidienza, quando si è cresciuti in sapienza e in grazia presso Dio in poche ore, in pochi minuti talora, più che non si sia cresciuti in molti anni di vita, viene una sete profonda di acque celesti, di celesti cose. Le lussurie di tutte le seti umane sono vinte. Ma viene la soprannaturale sete di possedere Iddio. La sete dell’amore. L’anima aspira di bere l’amore e di esserne bevuta. Come un’acqua che è piovuta al suolo e non vuole divenire fango ma tornare nuvola, l’anima ora ha sete di salire al luogo dal quale discese. Quasi rotte le muraglie carnali, la prigioniera sente le aure del Luogo d’origine e vi anela con tutta sé stessa.
27Quale quel pellegrino esausto che vedendo, dopo anni, ormai prossimo il luogo natìo, non raduna le forze e prosegue, svelto, tenace, incurante di tutto che non sia arrivare là da dove partì un giorno e tutto il vero suo bene vi lasciò, ed è certo ora di trovarlo e di gustarlo più ancora, perché fatto esperto del povero bene, che non sazia, trovato nel luogo di esilio?
28“Ho sete”. Sete di Te, mio Dio. Sete di averti. Sete di possederti. Sete di darti. Perché sulle soglie fra la terra e il Cielo già si sa capire l’amore di prossimo come va capito, e viene un desiderio di agire per dare Dio al prossimo che lasciamo. La santa operosità dei santi che, granelli morti che divengono spiga, si effondono in amore per dare amore e per fare amare Dio da chi ancora è nelle lotte della terra. “Ho sete”. Non c’è più che un’acqua che sazi, giunta l’anima alle soglie della Vita: l’Acqua viva, Dio stesso.
29L’Amore vero: Dio stesso. Amore contrapposto ad egoismo. L’egoismo è morto prima della carne nei giusti, e regna l’amore. E l’amore grida: “Ho sete di Te e di anime. Salvare. Amare. Morire per essere libero di amare e di salvare. Morire per nascere. Lasciare per possedere. Rifiutare ogni dolcezza, ogni conforto perché tutto è vanità quaggiù, e l’anima vuole solo tuffarsi nel fiume, nell’oceano della Divinità, bere di Essa, essere in Essa, senza più sete, perché la Fonte d’Acqua della Vita l’avrà accolta”.
30Avere questa sete per riparare al disamore e alla lussuria.
sé è compiuto”.
31Tutte le rinunce, tutte le sofferenze, tutte le prove, le lotte, le vittorie, le offerte: tutto. Ormai non c’è più che da presentarsi a Dio. Il tempo concesso alla creatura per divenire un dio, a Satana per tentarla, è compiuto. Cessa il dolore, cessa la prova, cessa la lotta. Restano soltanto il giudizio, l’amorosa purificazione, o viene, beatissima, la dimora immediata[252] del Cielo. Ma quanto è terra, quanto è volontà umana, ha fine.
32Tutto è compiuto! La parola della completa rassegnazione o del gioioso riconoscimento di aver finito la prova e consumato l’olocausto. Non contemplo coloro che muoiono in peccato mortale, i quali non dicono, essi, “tutto è compiuto”, ma con un urlo di vittoria e un pianto di dolore lo dicono, per loro, l’angelo delle tenebre, vittorioso, e l’angelo custode, vinto. Io parlo ai peccatori pentiti, ai buoni cristiani o agli eroi della virtù. Questi, sempre più vivi nello spirito man mano che la morte prende la carne, mormorano, o gridano, rassegnati o gioiosi: “Tutto è consumato. Il sacrificio ha termine. Prendilo per mia espiazione! Prendilo per mia offerta d’amore!”. Così dicono gli spiriti, con la penultima parola, a seconda che subiscano la morte per legge comune o, anime vittime, la offrano per volontario sacrificio. Ma tanto le une che le altre, giunte ormai alla liberazione dalla materia, reclinano lo spirito sul seno di Dio dicendo: “Padre, nelle tue mani raccomando lo spirito mio”.
33Maria, sai cosa è spirare con questa elevazione fatta viva nel cuore? È spirare nel bacio di Dio. Vi sono molte preparazioni alla morte. Ma credi che questa, sulle mie parole, è nella sua semplicità la più santa.”
34Gesù ha dato questo dettato alle 12, quando, finita già la visione avuta alle prime ore del mattino, credevo aver finito di scrivere e mi ero messa a cucire, faticosamente, ma necessariamente, per preparare biancherie necessarie alla casa. Ho gettato via ditale e ago e ho riafferrato la penna. E, gravissima come sono, ho ricevuto come un vero dono preziosissimo questa preparazione alla morte.
580. Apparizione e messaggio
di S. Teresina[253].
Riflettendo sui doni straordinarie.
1Leggendo uno scritto su S. Teresina rifletto che io pure non ho mai desiderato cose straordinarie, convinta come sono che esse sono più un pericolo che altro per la debolezza nostra, e mi rammarico che la mia missione mi abbia proprio messa su questa via straordinaria. Gemo: “Perché, mio Dio? Perché a me, tanto piccola, una così grande? Perché a me, tanto debole, una cosa così pericolosa? Perché a me, che potevo salvarmi soltanto con l’infanzia spirituale, questa cosa così da adulti?“.
2Sono fra questi pensieri quando mi appare proprio S. Teresina in piena veste carmelitana, ossia col mantellone bianco, ma senza rose né Crocifisso infiorato. No. Proprio come sarà stata mille volte nel suo Carmelo quando andava nella Cappella del Carmelo… Mi si accosta e mi passa il braccio sulle spalle, di modo che la sua bella mano sinistra è sul mio omero sinistro a la destra sul destro e così mi fa sentire il suo abbraccio, e parla:
Una via divenuta doppiamente eroica.
3“Non temere, sorellina mia. Era una più semplice via. Ma quest’altra tu non l’hai chiesta. È l’Amore che te l’ha data, anzi che ti ci ha messa. E tu vi cammini col tuo cuore di fanciullo, che fanciullo vuol restare. E allora la tua via diventa doppiamente eroica. Per l’infanzia e per la straordinarietà. Essere fedeli ad ambedue è grande cosa. Ma tu sarai sempre un fanciullo poiché tu vuoi. Un fanciullo sulle cui labbra lo Spirito metterà le parole che sono da più che da adulto perché sono parole non umane. Maria sarà sempre il piccolo fanciullo sulla via della infanzia spirituale. Il portavoce, poi, nelle ore del suo ufficio seguirà la via straordinaria e, perché non ne abbia paura o danno, la seguirà fra le braccia di Dio. Fare semplicemente la volontà di Dio, quale ne sia la grandiosità, è sempre conservarsi fanciulli. Perché solo i fanciulli fanno senza misurare la grandezza di ciò che fanno, fanno soltanto perché dicono loro di farlo. Non temere, sorellina. Gesù, che ti ci ha messa, tutela il tuo cuore e non permetterà che lo straordinario nuoccia al tuo cuor di fanciullo spirituale.”
Il Cielo traluce da tutta lei.
4E mi fa sentire la pressione delle sue belle mani, e sento il mantellone steso sulle mie spalle come un velo protettore, isolatore, difensore… Sento il suo viso curvo sul mio capo, così fraterno che ne sono tutta confortata. Mi sento protetta… amata. Le paure cessano… Alzo il capo e incontro il suo sorriso, lo sguardo dei bellissimi occhi… Come è bella! Il Cielo traluce da tutta lei… Mi fa sentire tutto il suo amore e poi in una gran luce d’oro si annulla. E resta la pace e il ricordo del suo abbraccio…
581. Guai a quelli per cui la
Parola non parla più!
Direzione non scritta[254].
1Direzione non scritta (per ordine di Gesù) su ciò che è l’Opera nelle intenzioni del suo divino Donatore (avuta oggi 25-9-46).
Direzione non scritta[255].
2Gesù Ss. mi spiega perché Satana cerca impedire che io possa scrivere i dettati sul Vangelo di S. Giovanni. Direzione segreta.
Direzione non scritta[256].
3Elevazione non scritta (per ordine di G. S.) sulle meraviglie della Creazione.
Insinuazioni dell’Avversario[257].
4Risveglio fra sofferenze di agonia fisica, e l’Avversario insinua, per spaventare: “Come farai a presentarti a Dio, tu? Il giudizio… Il castigo…”.
5Rispondo lottando contro l’Orrore: “Farò come tutti, da Adamo all’ultimo uomo. Morirò. E in più, per esser sicura nell’ultimo momento, confiderò nella Misericordia di Dio più che mai”.
6Vinto, se ne va. E se ne va anche l’agonia fisica… Mi addormento placida sul seno di Dio.
Insinuazioni mordenti come un veleno[258].
7Mordente come un veleno l’insinuazione – certo è lui – di Satana: “Tu che tanto desideri il Cielo anche per ritrovare tuo padre, sappi che non ce lo troverai mai. Non padre, non madre. Soffrirai anche là”.
8Rispondo per attutire lo spasimo di questo pensiero: “Non soffrirò. Amerò Dio. Non si può soffrire di rimpianto per alcuno e per nessun motivo quando si gode Iddio”.
Lezione segreta[259].
9Lezione segreta sul merito che un infermo può ottenere anche dal saper sopportare con pace il pensiero: “Per mia colpa A non può andare alla Messa, B non può riposare” e così via. Sopportarsi anche per quanto vedranno con dolore di essere peso agli altri è sempre virtù. E Dio sa trarre per il malato e per chi in causa dello stesso è impedito a fare cose diverse, motivo di premio.
Per castigo a quelli che non riconoscono Gesù in questa rivelazione[260].
10E a spiegazione di chi leggerà a suo tempo questi brevi accenni a lezioni segrete, dico che Gesù Ss. mi ha detto (25-9) di non scrivere più le sue direzioni intime alla mia anima per castigo a quelli che non sanno riconoscere che è Lui che parla a me, o che mentono dicendo di non riconoscerlo per avvilire l’anima mia mancando alla carità e alla sincerità. E così faccio dal 25-9, limitandomi, come Egli vuole, a segnare il soggetto e il giorno dell’istruzione segreta.
Conta soltanto fare contento Iddio[261].
11Si può far violenza al Fuoco quando divampa e a Dio-Amore quando vuole amare? Amare sensibilmente? No. E lo esperimento.
12Oggi si abbatte su me una delle ore di amore divino fra le più violente che io abbia conosciuto. La sento venire… E non è un peso che opprime, nonostante sia un’ondata immensa, ma è forza che attira, che strappa alla terra e porta su, su, su… La sento venire, sempre più estasiante, e prima di essere smemorata dalla sua dolcezza inesprimibile, memore della mia preghiera e offerta del 15 agosto, supplico: “Non a me! Non a me! A loro. Perché ti amino”. La volontà di rinuncia alle mie mistiche gioie, purché essi vedano e comprendano, è sempre in me.
Ciò che veramente conta è amare.
13Ma con una più forte dolcezza nella dolcezza già immisurabile, dall’oceano di Luce e Fuoco che mi sovrasta abbassandosi dai Cieli, viene l’inesprimibile Voce del Dio Uno e Trino, e dice: “No. Inutilmente mi respingi per un sacrificio d’amore. Io voglio te. Io voglio darmi a te. Cerco sollievo a Me stesso. Cerco un cuore che mi ami. Non voglio scienza ma amore. Non voglio discutere ma possedere. Non voglio rimproverare ma amare. Voglio te. Saziami. Consolami. Amami. Mi riverso dove trovo chi mi comprende nel mio desiderio infinito di comunicarmi. Scrivi e poi vieni…”.
Per amare come Gesù ama.
14E non resta che abbandonarsi… e sentirsi dire: “Tu devi amare anche per loro. Voglio essere saziato da te dell’amore che essi non sanno darmi così come Io lo voglio. E voglio compenetrarti di Me perché tu li giunga ad amare così come Io ho amato i miei carnefici: smisuratamente. Perché quando si ama con perfezione si amano in modo smisurato i più infelici, quelli che sono il nostro dolore. Senza questo nostro amore essi si perderebbero”.
L’uragano d’amore
15E mi inebrio e ardo come non è lecito descrivere, e amo Dio, e in Dio tutto il creato, cogli abitanti del Cielo, coi viventi sulla Terra, coi penanti nel Purgatorio, tutti, tutti e… oh! – essi non lo crederebbero anche se io lo dicessi loro! – e amo essi come una madre può amare dei figli malati e che se non curati con sommo amore possono perire e soffrono perché sono malati, anche se non credono di esserlo e di soffrire.
16Signore, non così violento, se ti devo servire!… Tu sai la mia totale debolezza!… Ma quando torno ad essere la povera creatura, con una dolcezza pacifica a ricordo dell’uragano d’amore che mi ha presa, sento che Dio non ha accolto la mia preghiera, e il cuore ha resistito solo per suo volere, ma ora palpita stanco come un uccello che è salito troppo in alto e ha cantato troppo forte… Ma se il mio Signore si è consolato, se la mia nullità ha potuto servire al Tutto, viva l’amore e soave il patimento del cuore stanco… Morire anche per violenza d’amore! Che conta vivere e che morire? Conta soltanto fare contento Iddio.
582. Apparizione e messaggio
di Raffaele Arcangelo[262]
Sulle rive del grande fiume della Grazia..
1Devo interrompere il ringraziamento per la S. Comunione fatta in onore di S. Raffaele, al quale mi volgo dicendo: “O buon compagno, dimmi tu cosa devo fare per procedere sempre nella via giusta”, perché egli mi dice:
2“Cammina sempre sulle rive del grande fiume della Grazia. In tal modo potrai sempre attingere ad essa, sotto il sole della Carità, sui verdi campi della Speranza, cogliendo instancabilmente i fiori candidi della Fede per fartene delle corone immortali.
Benefici delle virtù teologali.
3Il sole della Carità ti sarà luce e calore per sempre più comprendere Dio e amare i fratelli. I campi floridi della Speranza ti attutiranno l’urto contro le pietre aspre degli egoismi e razionalismi che ti fanno tanto soffrire e potrai resistere nel cammino sino alla tua mèta che è Dio. I bianchi fiori della Fede ti profumeranno il cuore disgustato da tante cose, copriranno le tue ferite, e soprattutto ti diranno che Dio è Padre e Amore e che tutto è vero ciò che Egli promette e tutto si compie di ciò che ha promesso. Se si imperlano di lacrime e si spruzzano di sangue, saranno anche più preziosi agli occhi di Dio. E quando il Nemico in forma di pesce o di seduzione di ogni specie ti vuole divorare o sedurre, chiamami e prega. È così dolce venire dai piccoli Tobioli! Ed è così dolce a Dio chinarsi su chi lo invoca!
La Via sicura.
4Ti ho insegnato la stessa via per cui ho condotto Tobiolo[263]1. Via placida perché su essa è l’occhio di Dio. Via sicura, anche se non scevra di insidie, perché vegliata dai difensori mandati da Dio. Via trionfale perché procedente fra le virtù, sovrastata dal Sole eterno e fiancheggiata dalla Grazia che è tutto. Torno a Colui che mi ha mandato e ti lascio la pace che viene dal Cielo.”
583. I Martiri e le loro conquiste[264].
L’ambiente in un luogo romano.
1Vedo un luogo che per costruzione e per personaggi molto mi ricorda il Tullianum nella visione della morte del piccolo Castulo. Mi ricorda anche altri luoghi romani come le celle dei circhi dove ho visto ammassati i cristiani prossimi ad essere gettati ai leoni. Ma non è né l’uno né l’altro luogo. Le muraglie sono con le solite robuste pietre squadrate sovrapposte. La luce è poca e triste come filtrasse da feritoie e si mescolasse al lume incerto di una fiammella ad olio insufficiente a rischiarare l’ambiente. Il luogo è sempre, di certo, una carcere, e carcere di cristiani, ma, a differenza degli altri luoghi che ho visto, questo ambiente fosco e triste non è tutto chiuso da porte e muraglie. Ha in un angolo un ampio corridoio che si diparte dallo stanzone e va chissà dove. Anche il corridoio, un poco curvo come facesse parte di una larga elissi, è con le solite pietre quadrangolari e malamente rischiarato da una fiammella. Il luogo è vuoto. Però al suolo, un suolo che pare di granito, sparso di grossi sassi a far da sedili, sono degli indumenti.
Un rumore strano fatto di voci umane.
2Un rumore sordo, come di mare in tempesta che si senta lontano dalla riva, viene da non so dove. Delle volte è più fievole, talora è forte. Ha quasi del boato. Forse per effetto delle pareti a curva che lo devono raccogliere e amplificare come per eco. È un rumore strano. Delle volte mi sembra fatto da onde di mare o da una grande cascata d’acque, delle volte mi pare di sentirlo fatto di voci umane e penso sia folla che urla, altre fa dei suoni inumani durante i quali l’altro rumore si sospende per esplodere poi più forte… Ora uno scalpiccio di passi, di molti passi, viene dal corridoio ellittico che si illumina vivamente come se altri lumi vi venissero portati, e col rumore dei passi un rammarichio fievole di creature sofferenti…
La testimonianza che nell’uomo si cela la belva.
3Poi ecco la tremenda scena. Preceduto da due uomini colossali, anzianotti, barbuti, seminudi, muniti di torce accese, viene avanti un gruppo di creature sanguinanti, parte sorrette, parte sorreggenti, parte addirittura portate. Ho detto: creature. Ma ho detto male. Quei corpi straziati, mutilati, aperti, quei volti dalle guance segnate da atroci ferite che hanno dilaniato le bocche sino all’orecchio, o spaccato una guancia sino a mostrare i denti infissi nella mandibola, o cavato un occhio che spenzola fuor dall’orbita priva della palpebra ormai inesistente, o che è mancante affatto come per una barbara ablazione, quelle teste scoperchiate del cuoio capelluto come se un ordigno crudele le avesse scotennate, non hanno più aspetto di creature. Sono una visione macabra come un incubo, sono come un sogno di pazzia… Sono la testimonianza che nell’uomo si cela la belva e che essa è pronta ad apparire e a sfogare i suoi istinti approfittando di ogni pretesto che giustifichi la belluinità. Qui il pretesto è la religione e la ragion di stato. I cristiani sono nemici di Roma e del divo Cesare, sono gli offensori degli dèi, perciò i cristiani siano torturati. E lo sono. Che spettacolo! Uomini, donne, vecchi, fanciullini, giovinette sono là alla rinfusa in attesa di morire per le ferite o per un nuovo supplizio.
Sostegno reciproco dei martiri.
4Eppure, tolto il lamento inconscio di coloro che la gravità delle ferite fa insensati, non si sente una voce di rammarico. Quelli che li hanno condotti si ritirano lasciandoli alla loro sorte, e allora si vede che i meno feriti cercano di soccorrere i più gravi e chi appena può va a curvarsi sui morenti, chi non può farlo stando ritto si trascina sulle ginocchia o striscia al suolo cercando l’essere a lui più caro o quello che sa più debole di carne e forse di spirito. E chi può ancora usar le mani cerca dare soccorso alle forme denudate ricoprendole con le vesti che erano al suolo, oppure raccogliendo le membra dei languenti in positure che non offendano la modestia e stendendo su esse qualche lembo di veste. E alcune donne raccolgono nel grembo i bambini morenti, e forse non sono i loro, che piangono di dolore e paura. Altre si trascinano presso giovinette coperte soltanto delle chiome disciolte e cercano rivestire le forme verginali con le candide vesti trovate al suolo. E le vesti si intridono di sangue, e odor di sangue satura l’aria dell’ambiente mescolandosi al fumo pesante del lume ad olio. E dialoghi pietosi e santi si intrecciano sommessi.
Un disperato gesto di amore.
5“Soffri molto, figlia mia?” chiede un vecchio dal cranio scoperchiato della cute che pende sulla nuca come una cuffia caduta e che non può vedere perché non ha più per occhi che due piaghe sanguinanti, rivolgendoli ad una che sarà stata una florida sposa ma che ora non è che un mucchio di sangue, stringente al petto aperto, con l’unico braccio che ancor lo può fare, in un disperato gesto di amore, il figliolino che sugge il sangue materno in luogo del latte che non può più scendere dalle mammelle lacerate.
6“No, padre mio… Il Signore mi aiuta… Se almeno venisse Severo… Il bambino… Non piange… non è forse ferito… Sento che mi cerca il petto… Sono molto ferita? Non sento più una mano e non posso… non posso guardare perché non ho forza più di vedere… La vita… se ne fugge col sangue… Sono coperta, padre mio?…”.
“Non so, figlia. Non ho occhi più…”.
Santa Cristina e santa Clementina.
7Più oltre è una donna che striscia al suolo sul ventre come fosse un serpente. Da uno squarcio alla base delle coste si vedono respirare i polmoni. “Mi senti ancora, Cristina?” dice curvandosi su una giovinetta nuda, senza ferite, ma col color della morte sul viso. Una corona di rose è ancor sulla sua fronte sopra i capelli morati disciolti. È semi svenuta.
8Ma si scuote alla voce e carezza materna, e raduna le forze per dire: “Mamma…”. La voce è un soffio. “Mamma! Il serpente… mi ha stretta così… che non posso più… abbracciarti… Ma il serpente… è nulla… La vergogna… Ero nuda… Mi guardavano tutti… Mamma… son vergine ancora anche se… anche se gli uomini… mi hanno vista… così?… Piaccio ancora a Gesù?…”.
9“Sei vestita del tuo martirio, figlia mia. Io te lo dico: piaci a Lui più di prima...”.
“Sì… ma… coprimi, mamma… non vorrei più esser vista… Una veste per pietà…”.
10“Non ti agitare, mia gioia… Ecco. La mamma si mette qui e ti nasconde… Non posso più cercarti la veste… perché… muoio… Sia lode a Ge...”. E la donna si rovescia sul corpo della figlia con un grande fiotto di sangue, e dopo un gemito resta immobile. Morta? Certo agli ultimi respiri.
“La madre mia muore… Non è vissuto nessun prete per darle la pace?…” dice la giovinetta sforzando la voce.
San Cleto sacerdote.
11“Io vivo ancora. Se mi portate…” dice da un angolo un vecchio dal ventre aperto completamente…
“Chi può portare Cleto da Cristina a Clementina?” dicono in diversi.
“Forse io posso, ché ho buone le mani e forte ancora sono. Ma dovrei essere condotto perché il leone mi ha levato gli occhi” dice un giovane bruno, alto e forte.
“Ti aiuto io a camminare, o Decimo” risponde un giovinetto poco ferito, uno dei più illesi.
“E io e mio fratello ti aiuteremo a portare Cleto” dicono due robusti uomini nel fior della virilità, anche essi poco feriti.
“Dio vi compensi tutti” dice il vecchio prete sventrato mentre lo trasportano con precauzione. E deposto che è presso la martire prega su di lei, e agonizzante come è trova ancora il modo di raccomandare l’anima ad un uomo che, scarnificato nelle gambe, muore di dissanguamento al suo fianco. E chiede a quello cieco che lo ha portato se non sa nulla di Quirino.
“È morto al mio fianco. La pantera gli ha aperto la gola per il primo“.
Troppi cristiani per troppo poche belve.
12“Le belve fanno presto all’inizio. Poi sono sazie e giuocano soltanto” dice un giovinetto che si dissangua lentamente poco lontano.
“Troppi cristiani per troppo poche belve” commenta un vecchio che si zaffa con un cencio la ferita che gli ha aperto il costato senza ledergli il cuore.
“Lo fanno apposta. Per godere poi di un nuovo spettacolo. Certo lo stanno ideando ora…” osserva un uomo che sorregge con la destra l’avambraccio sinistro quasi staccato da una zannata di belva.
Satira sui misteri cristiani.
13Un brivido scuote i cristiani.
La giovinetta Cristina geme: “I serpenti no! È troppo orrore!”.
“È vero. Esso ha strisciato su me leccandomi il viso con la lingua viscida… Oh! Ho preferito il colpo d’artiglio che mi ha aperto il petto ma che ha ucciso il serpente, al gelo dello stesso. Oh!” e una donna si porta le mani vacillanti e insanguinate al volto.
“Eppure tu sei vecchia. Il serpente era serbato alle vergini“.
“Hanno satireggiato sui nostri misteri. Prima Eva sedotta dal serpente, poi i primi giorni del mondo: tutti gli animali“.
“Già. La pantomima del Paradiso terrestre… Il direttore del Circo è stato premiato per essa” dice un giovane.
“I serpenti, dopo averne stritolate molte, si sono gettati su noi finché aprirono alle belve e fu il combattimento“.
“Ci hanno cosparse di quell’olio e i serpenti ci hanno sfuggite come preda di cibo… Che sarà ora di noi? Io penso alla nudità...” geme una poco più che fanciulla.
“Aiutami, Signore! Il mio cuore vacilla…”.
“Io confido in Lui…”.
Madri eroiche.
14“Io vorrei che Severo venisse, per il bambino…“.
“È vivo tuo figlio?” chiede una madre molto giovane che piange su ciò che era il figlio suo e che ora non è che un pugnello informe di carne: un piccolo tronco, solo tronco, senza testa, senza membra.
“È vivo e senza ferite. Me lo sono messo dietro la schiena. La belva ha squarciato me. E il tuo?”.
“Il suo piccolo capo dai ricci leggeri, i suoi occhietti di cielo, le sue piccole guance, le manine di fiore, i piedini che imparavano appena a camminare sono ora nel ventre di una leonessa… Ah! che era femmina e certo sa cosa è essere madre e non seppe avere pietà di me!…“.
Il piccolo Lino.
15“Voglio la mamma! La mamma voglio! È rimasta col padre là per terra… E io ho male. La mamma mi farebbe guarire la pancina!…” piange un bambino di sei, sette anni, al quale un morso o una zampata ha aperto nettamente la parete addominale, e agonizza rapidamente.
“Ora andrai dalla mamma. Ti ci porteranno gli angeli del cielo tuoi fratellini, piccolo Lino. Non piangere così…” lo conforta una giovane sedendosi al suo fianco e carezzandolo con la mano meno ferita. Ma il bambino soffre sul duro pavimento e trema, e la giovane, aiutata da un uomo, se lo prende sui ginocchi e lo sorregge e ninna così.
Il Beato Crispiniano!
16“Vostro padre dove è?” chiede Cleto ai due fratelli che lo hanno portato insieme all’accecato.
“È divenuto cibo del leone. Sotto i nostri occhi. Mentre già la belva gli mordeva la nuca disse: ‘Perseverate’. Non disse di più perché ebbe la testa staccata…”.
“Ora parla dal Cielo. Beato Crispiniano!”.
“Beati fratelli! Pregate per noi”.
“Per l’ultima lotta!”.
“Per l’ultima perseveranza”.
“Per amor di fratelli”.
Discorso di San Cleto:
Non ci sono nemici per i cristiani.
17“Non temete. Essi, perfetti già nell’amore, tanto che il Signore li volle nel primo martirio, sono ora perfettissimi perché viventi nel Cielo, e del Signore altissimo conoscono e riflettono la Perfezione. Le spoglie loro, che abbiamo lasciate sull’arena, sono solamente spoglie. Come le vesti che ci hanno levate. Ma essi sono in Cielo. Le spoglie sono inerti. Ma essi vivi sono. Vivi e attivi. Essi sono con noi. Non temete. Non abbiate preoccupazione per come morrete. Gesù lo ha detto: ‘Non preoccupatevi delle cose della terra. Il Padre vostro sa di che avete bisogno’. Sa la vostra volontà e la vostra resistenza. Tutto sa e vi sovverrà. Ancora un poco di pazienza, o fratelli. E poi è la pace. Il Cielo si conquista con la pazienza e con la violenza. Pazienza nel dolore. Violenza verso le nostre paure d’uomini. Stroncatele. È l’insidia del Nemico infernale per strapparvi alla Vita del Cielo. Respingete le paure. Aprite il cuore alla confidenza assoluta. Dite: ‘Il Padre nostro che è nei Cieli ci darà il nostro pane quotidiano di fortezza perché sa che noi vogliamo il suo Regno e moriamo per esso perdonando ai nostri nemici’. No. Ho detto una parola di peccato. Non ci sono nemici per i cristiani. Chi ci tortura è nostro amico come chi ci ama. Ci è anzi duplice amico. Perché ci serve sulla terra a testimoniare la nostra fede, e ci veste della veste nuziale per il banchetto eterno. Preghiamo per i nostri amici. Per questi nostri amici che non sanno quanto li amiamo. Oh! veramente in questo momento noi siamo simili a Cristo perché amiamo il nostro prossimo sino a morire per esso.
L’Amore è Dio, e chi ama è simile a Dio.
18Noi amiamo. Oh! parola! Noi abbiamo imparato ciò che è essere dèi. Perché l’Amore è Dio, e chi ama è simile a Dio, è veramente figlio di Dio. Noi amiamo evangelicamente non coloro dai quali attendiamo gioie e compensi, ma coloro che ci percuotono e ci spogliano anche della vita. Noi amiamo col Cristo dicendo: ‘Padre, perdonali perché non sanno ciò che fanno’. Noi col Cristo diciamo: ‘È giusto che si compia il sacrificio perché siamo venuti per compierlo e vogliamo che si compia’. Noi col Cristo diciamo ai superstiti: ‘Ora voi siete addolorati. Ma il vostro dolore si muterà in gaudio quando ci saprete in Cielo. Noi vi porteremo dal Cielo la pace in cui saremo’. Noi col Cristo diciamo: ‘Quando ce ne saremo andati manderemo il Paraclito a compiere i suoi misteriosi lavori nei cuori di quelli che non ci hanno capito e che ci hanno perseguitato perché non ci hanno capito’. Noi col Cristo non agli uomini ma al Padre affidiamo lo spirito perché lo sostenga col suo amore nella nuova prova. Amen“. Il vecchio Cleto, sventrato, morente, ha parlato con una voce così forte e sicura che un sano non avrebbe tale. Ed ha trasfuso il suo spirito eroico in tutti. Tanto che un canto dolce si leva da quelle creature straziate…
I volontari del rogo.
S. Marcellino e santa Anicia.
19“Dove è mia moglie?” interroga una voce dal corridoio interrompendo il canto.
“Severo! Sposo mio! Il bambino è vivo! Te l’ho salvato! Ma a tempo giungi… perché io muoio. Prendi, prendi Marcellino nostro!”.
L’uomo si fa avanti, si curva, abbraccia la sposa morente, raccoglie il bambino dalla mano tremante di lei e le due bocche, che si sono santamente amate, si uniscono un’ultima volta in un unico bacio deposto sulla testolina innocente.
“Cleto… Benedici… Muoio…”. Sembra che la donna abbia proprio trattenuto la vita sino all’arrivo dello sposo. Ora si abbatte in un rantolo fra le braccia del marito al quale sussurra: “Va’, va’… per il bambino… a Puden...”. La morte le tronca la parola…
“Pace ad Anicia” dice Cleto.
“Pace!” rispondono tutti.
Il marito la contempla stesa ai suoi piedi, svenata, squarciata… Delle lacrime gli cadono dagli occhi sul viso della morta. Poi dice: “Ricordati di me, o mia sposa fedele!...”. Si volge al vecchio suocero: “La porterò nella vigna di Tito. Caio e Sostenuto sono qui fuori con la barella“.
“Vi fanno passare?”.
“Sì. Chi ha ancora parenti fra i vivi avrà sepoltura…”.
“Col denaro?”.
“Col denaro… e anche senza. Ognuno che vuole può venire a raccogliere i morti e a salutare i vivi. Sperano così che la vista dei martiri indebolisca quelli che ancor liberi sono e li persuada a non farsi cristiani, e sperano che le nostre parole… indeboliscano voi. Chi non ha parenti andrà al carnaio… Ma i nostri diaconi nella notte ricercheranno i resti...”.
Si prepara il rogo.
20“Si prepara forse il nuovo martirio?”.
“Sì. Per questo fanno passare i parenti e anche per questo nella notte i martiri verranno sepolti. Essi saranno occupati nello spettacolo…”.
“Così a tarda ora? Che spettacolo mai nella notte?”.
“Sì. Quale spettacolo?”.
“Il rogo. Quando sarà notte piena…”.
“Il rogo!… Oh!…”…
21“A coloro che sperano nel Signore le fiamme saranno come la dolce rugiada dell’aurora. Ricordate i giovinetti di cui parla Daniele[265]. Essi andarono cantando fra le fiamme. La fiamma è bella! Purifica e veste di luce. Non le immonde belve. Non i lubrici serpenti. Non gli impudichi sguardi sui corpi delle vergini. La fiamma! Se resto di peccato è in noi, ci sia la fiamma del rogo simile al fuoco del Purgatorio. Breve purgatorio e poi, vestiti di luce, andiamo a Dio. A Dio: Luce, noi andremo! Fortificate i vostri cuori. Volevano essere luce al mondo pagano. I fuochi del rogo siano il principio della luce che noi daremo a questo mondo delle tenebre” dice ancora Cleto.
San Decimo.
22Dei passi pesanti, ferrati, nel corridoio. “Decimo, sei vivo ancora?” chiedono due soldati apparendo nella stanza.
“Sì, compagni. Vivo. E per parlarvi di Dio. Venite. Perché io non posso venire a voi, perché non vedrò mai più la luce“.
“Infelice” dicono i due.
“No. Felice. Io sono felice. Non vedo più le brutture del mondo. Entrando dalle mie pupille le lusinghe della carne e dell’oro non mi potranno più tentare. Nelle tenebre della cecità temporanea io vedo già la Luce. Dio vedo!…”.
“Ma non sai che fra poco sarai arso? Non sai che perché ti amiamo avevamo chiesto di vederti, per farti fuggire se vivo eri ancora?”.
“Fuggire? Così mi odiate da volermi levare il Cielo? Non eravate così nelle mille battaglie che sostenemmo fianco a fianco per l’Imperatore. Allora a vicenda ci spronavamo ad essere eroi. Ed ora voi, mentre io mi batto per un Imperatore eterno, immenso nella sua Potenza, mi consigliate alla viltà? Il rogo? E non sarei morto volentieri fra le fiamme, durante gli assalti ad una città nemica, pur di servire l’imperatore e Roma: un uomo mio pari, ed una città che oggi è e domani non è più? Ed ora che do l’assalto al Nemico più vero per servire Dio e la Città eterna dove regnerò col mio Signore, volete che io tema le fiamme?”.
I due soldati si guardano sbalorditi.
Il martire è l’unico eroe.
23Cleto parla di nuovo: “Il martire è l’unico eroe. Il suo eroismo è eterno. Il suo eroismo è santo. Non nuoce col suo eroismo a nessuno. Non emula gli stoici dagli stoicismi aridi. Non i crudeli dalle violenze inutili e nefande. Non prende tesori. Non usurpa poteri. Dà. Dà del suo. Le sue ricchezze… Le sue forze… La sua vita… È il generoso che si spoglia di tutto per dare. Imitatelo. Servi supini di un crudele che vi manda a dare morte e a trovare la morte, passate alla Vita, a servire la Vita, a servire Dio. Forse ché, caduta l’ebbrezza della battaglia, quando il segnale impone silenzio nel campo, voi avete mai sentito la gioia che sentite essere nel vostro compagno? No. Stanchezza, nostalgia, paura della morte, nausea di sangue e di violenze… Qui… guardate! Qui si muore e si canta. Qui si muore e si sorride. Perché noi non moriremo ma vivremo. Noi non conosciamo la Morte ma la Vita, il Signore Gesù”.
I volontari del rogo.
24Entrano ancora quei due nerboruti uomini venuti al principio con le torce. Sono con loro altri due uomini vestiti pomposamente. Le torce fumigano tenute alte dai due. Gli altri che sono con loro si chinano a guardare i corpi…
“Morto… Anche questo… Costei agonizza… Il fanciullo ghiaccia già… Il vecchio morrà fra breve… Questa?… Il serpente le ha schiacciato le costole. Osserva, schiuma rosa è già alle labbra…” si consultano fra loro.
“Io direi… Lasciamoli morire qui”.
“No. Il giuoco è già fissato. Il Circo si riempie nuovamente…”.
“Gli altri delle carceri basterebbero”.
“Troppo pochi! Procolo non ha saputo regolare le masse. Troppi ai leoni. Troppo pochi per i roghi…”.
“Così è… Che fare?“.
“Attendi“. Uno si porta in mezzo alla stanza e dice: “Chi di voi è meno ferito sorga in piedi”.
Si alzano una ventina di persone.
“Potete camminare? Reggervi in piedi?”.
“Lo possiamo”.
Decimo chiede in grazia il rogo.
25“Tu sei cieco” dicono a Decimo.
“Posso essere guidato. Non mi private del rogo, poiché penso che a questo pensate” dice Decimo.
“A questo. E vuoi il rogo?”.
“Lo chiedo in grazia. Sono un soldato fedele. Guardate le cicatrici delle mie membra. Per premio del mio lungo fedele servizio all’Imperatore, datemi il rogo”.
“Se tanto ami l’Imperatore, perché lo tradisci?“.
“Non tradisco né l’Imperatore né l’Impero, perché non faccio atti contro la loro salute. Ma servo il Dio vero che è l’Uomo Dio a l’Unico degno di essere servito sino alla morte”.
“O Cassiano, con simili cuori i tormenti sono vani. Io te lo dico. Non facciamo che coprirci di crudeltà senza scopo…” dice un intendente del Circo al compagno.
“È forse vero. Ma il divo Cesare…”.
“E lascia andare! Voi che camminate, uscite di qui! Attendeteci presso le uscite. Vi daremo delle vesti nuove“.
I martiri salutano quelli che restano. Un giovinetto si inginocchia per essere benedetto dalla madre. Una fanciulla col suo sangue appone una crocetta come fosse un crisma sulla fronte della madre che la lascia per salire al rogo. Decimo abbraccia i due commilitoni. Un vecchio bacia la figlia morente e si avvia sicuro. Tutti prima di uscire si fanno benedire dal prete Cleto… I passi dei morituri si allontanano nel corridoio.
La fedeltà di un fanciullo.
26“Voi rimanete ancora qui?” chiedono gli intendenti ai due soldati.
“Sì. Rimaniamo”.
“Per qual motivo? È… pericoloso. Costoro corrompono i fedeli cittadini“.
I due soldati scrollano le spalle.
Gli intendenti se ne vanno mentre entrano dei fossori con delle barelle per portare via i morti. Vi è un poco di confusione perché con i fossori sono anche i parenti dei morti e dei morenti e vi sono lacrime o addii fra questi e i malvivi. I due soldati ne approfittano per dire a un fanciullo: “Fingiti morto. Ti porteremo in salvo“.
“Tradireste voi l’imperatore mettendovi in salvo mentre egli ha fiducia in voi per la sua gloria?”.
“No certo, fanciullo“.
“E neppure io tradisco il mio Dio che è morto per me sulla Croce”.
I due soldati, letteralmente sbalorditi, si chiedono: “Ma chi dà loro tanta forza?“. E poi, col gomito appoggiato alla muraglia, a sostenere il capo, restano meditabondi osservando.
Nuovi volontari per il rogo.
27Tornano gli intendenti con schiavi e con barelle. Dicono: “Siete ancora pochi per il rogo. I meno feriti si siedano almeno“.
I meno feriti!… Chi più chi meno sono tutti agonizzanti. E non possono sedersi più. Ma le voci pregano: “Io! Io! Purché mi portiate…”.
Vengono scelti altri 11…
“Voi beati! Prega per me, Maria! A Dio, Placido! Ricordati di me, o madre! Figlio mio, chiama l’anima mia presto! Sposo mio, ti sia dolce il morire!…”. I saluti si incrociano…
Le barelle vengono portate via.
Il Pane dei forti.
28“Sorreggiamo i martiri col nostro pregare. Offriamo il duplice dolore delle membra e del cuore che si vede escluso dal martirio per essi. Padre nostro…”. Cleto, che è paurosamente livido ed è morente, raccoglie le forze per dire il Pater.
Entra uno trafelato. Vede i due soldati. Arretra. Rattiene il grido che aveva già sulle labbra.
“Puoi parlare, uomo. Non ti tradiremo. Noi, soldati di Roma, chiediamo di essere soldati di Cristo”.
“Il sangue dei martiri feconda le zolle!” esclama Cleto. E rivolto al sopraggiunto chiede: “Hai i misteri?”.
“Sì. Ho potuto darli agli altri un momento prima che fossero portati nell’arena. Ecco! “.
I soldati guardano stupiti la borsa di porpora che l’uomo si leva dal seno.
“Soldati. Voi ci chiedete dove noi troviamo la forza. Ecco la forza! Questo è il Pane dei forti. Questo è Dio che entra a vivere in noi. Questo...”.
“Presto! Presto, o padre! Io muoio… Gesù… e morirò felice! Vergine, martire e felice!” grida Cristina ansante negli spasimi della soffocazione.
Cleto si affretta a spezzare il pane e a darlo alla giovinetta che si raccoglie quieta chiudendo gli occhi.
Pace al piccolo Fabio!
29“Anche a me… e poi… chiamate i servi del Circo. Io voglio morire sul rogo…” gorgoglia un fanciullo dalle spalle dilaniate e dalla guancia aperta dalla tempia alla gola che sanguina.
“Puoi inghiottire?”.
“Posso! Posso. Non mi sono mai mosso né ho mai parlato per non morire… prima della Eucarestia. Speravo… Ora…”.
Il prete gli dà una mollichina del Pane consacrato. E il fanciullo cerca di inghiottire. Ma non riesce. Un soldato si china impietosito e gli sorregge il capo mentre l’altro, trovata in un angolo un’anfora con ancora un sorso d’acqua nel fondo, cerca di aiutarlo ad inghiottire versandogli l’acqua stilla a stilla fra le labbra.
Intanto Cleto spezza le Specie e le dà ai più vicini. Poi prega i soldati di trasportarlo per distribuire ai morenti l’Eucarestia. Poi si fa ricondurre dove era e dice: “Il nostro Signore Gesù Cristo vi ricompensi per la vostra pietà”.
Il fanciullino che stentava a inghiottire le Specie ha un breve affanno, si dibatte… Un soldato impietosito lo prende fra le braccia. Ma mentre lo fa, un fiotto di sangue sgorga dalla ferita del collo e bagna la lorica lucente. “Mamma! Il Cielo… Signore… Gesù...”. Il corpicino si abbandona.
“È morto… Sorride…”.
“Pace al piccolo Fabio!” dice Cleto che impallidisce sempre più.
“Pace!” sospirano i morenti.
Battesimo di sangue.
30I due soldati parlano fra loro. Poi uno dice: “Sacerdote del Dio vero, termina la tua vita mettendoci nella tua milizia“.
“Non mia… Di Cristo Gesù… Ma… non si può… Prima… bisogna essere catecumeni…”.
“No. Sappiamo che in caso di morte viene dato il battesimo“.
“Voi siete… sani…”. Il vecchio ansa…
“Noi siamo morenti perché… Con un Dio quale è il vostro che vi fa tanto santi, a che restare a servire un uomo corrotto? Noi vogliamo la gloria di Dio. Battezzaci: io Fabio, come il piccolo martire; e il mio compagno Decimo come il nostro glorioso commilitone. E poi voleremo al rogo. A che vale la vita del mondo quando si è compresa la Vita vostra?“.
Non c’è più acqua… nessun liquido… Cleto fa giumella della sua tremula mano, raccoglie il sangue che goccia dalla sua atroce ferita: “Inginocchiatevi… Io ti battezzo, o Fabio, nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo… Io ti battezzo, o Decimo, nel nome del… Padre… del Figlio… dello Spirito… Santo… Il Signore sia con voi per la Vita… eterna…Amen!...”. Il vecchio sacerdote ha finito la sua missione, la sua sofferenza, la sua vita… È morto…
I due soldati lo guardano… Guardano per qualche tempo quelli che muoiono lentamente, sereni… sorridenti fra le agonie, rapiti nell’estasi eucaristica. “Vieni, Fabio. Non attendiamo un attimo ancora. Con simili esempi è sicura la via! Andiamo a morire per il Cristo!”. E rapidi corrono via per il corridoio incontro al martirio a alla gloria.
Nel locale i gemiti si fanno sempre più lievi e più pochi… Dal Circo torna il fragore che era all’inizio. La folla torna a rumoreggiare in attesa dello spettacolo.
Esperienza carismatica delle due realtà.
La realtà spirituale è diversa dalla realtà materiale[266].
31È passata la processione. Ho voluto vedere… Mi sono ridotta un cencio soltanto per essermi sforzata a stare sollevata per guardare… Mi sono commossa ricordando tante cose… Ho gettato baci e anima ai piedi di Maria… Avrei voluto essere e per sempre al posto di Bernardina[267] … ma in Cielo, non qui sulla terra.
32Ma, o Vergine santa, se tutto il mio omaggio di fedele ti ho dato, e tu lo sai, sai anche che ho dovuto più che il tuo simulacro ricordare, guardare la tua effigie con il mio spirito, perché chi ti vede come io ti vedo trova così fredda, materiale, avvilita la riproduzione più bella, che non la può guardare senza soffrire. Il nostro castigo di veggenti. La spirituale realtà è troppo diversa dalla materiale realtà e ne abbiamo un senso di gelo, di… disagio quasi. Oh! Tu! Tu! Tu come ti vediamo, come sei! Quale artista ti può scolpire e dipingere senza menomarti, e in modo che noi ti si possa guardare senza averne pena, la pena di chi vede avvilito ciò che è ineffabile bellezza?…
33Come ci ami, o Dio! Solo per questo dono di vedervi quali siete, ogni altra penosa cosa è ripagata… Ma intanto io dico che mi è stato più dolce vedere l’omaggio del popolo e soprattutto sentire questa mattina, al mio doloroso risveglio, il tuo materno saluto, che non vedere il tuo simulacro così diverso da come tu sei.
Cioè di Bernadette Soubirous, la santa veggente di Lourdes, trattandosi della processione della Immacolata.
584.Gesù difende e consola il suo Portavoce[268].
Crisi di fede del Portavoce.
1Mi sveglio. Trovo la mia afflizione al mio capezzale e me la carico come una croce. Ma contemporaneamente ecco la cara, divina Voce: “Viene Gesù a dare il suo bacio (l’Eucarestia) alla sua piccola sposa”. Rispondo: “Oh! mio Signore, dammi una luce. Dimmi se proprio sei Tu! Tutto quanto mi fanno soffrire i Padri Servi di Maria in generale, e Padre Migliorini in particolare, mi inducono a credere che io sia una illusa, una malata di mente e un’ossessa. Sei Tu che parli o è il mio cervello che si è ammalato e che delira? Sei Tu o è Satana? Il mio maggior dolore è questo, e Tu lo sai. La tema di ascoltare voci che non sono le tue e dei tuoi santi, o di sbagliare dicendo ‘parola tua’ ciò che invece è soltanto pensiero mio”.
Dal cuore escono i pensieri degli uomini.
Gesù mi risponde:
2“E anche se fosse? Non ho Io detto che dal cuore escono i pensieri degli uomini[269] e che dal frutto si conosce se la pianta è buona[270]? Non è detto nella Scrittura e nella Sapienza che chi illustra Me avrà la vita eterna[271] e chi per Me lavora non peccherà[272]? Quante volte è detto apertamente o velatamente che chi è saturo di Sapienza è saturo di Me[273], che chi parla parole soprannaturali è voce dello Spirito di Dio che abita nel suo cuore? Perché è lo Spirito di Dio, anima mia diletta, che compie queste operazioni nel cuore degli uomini in cui fa dimora trovandoli meritevoli di essere da Lui abitati. E lo Spirito Paraclito è l’Amore del Padre e del Figlio. Dunque se tu nel tuo cuore senti suonare queste parole, segno è che tu ascolti i divini colloqui della Trinità Ss. Dunque se tu mi senti parlare, segno è che Io sono in te col mio amore. Dunque, anche fosse proprio il tuo cuore che suggerisce questi pensieri che poi tu scrivi, segno è che il tuo cuore è pieno di Dio perché “è dal cuore dell’uomo che viene quello che esce dalla bocca“[274]. Or dunque, se il tuo cuore spinge alla bocca e alla mente pensieri, viste e parole divine o soprannaturali, segno è che il tuo cuore è santo, che il tuo cuore ospita unicamente amore, giustizia, cose celesti; segno è che la tua conversazione è in Cielo e tu abiti col tuo spirito in Cielo avendo il Cielo chiuso dentro di te.
Il Portavoce di Gesù.
3Beati quelli che come te sono! E di che ti affliggi, o mio bell’albero, dolce pomo, soave ulivo, se tu dài frutti celesti, dolci della Sapienza che Noi siamo, luminosi come puro olio acceso della Luce che Noi siamo?
4Sta’ in pace! Sta’ in pace, mia diletta, mia fedele, mia innamorata e mia amata piccola sposa. Sta’ in pace. E procedi con pace. Tu fai ciò che Io voglio. Chi ti osteggia non ferisce te, ma Me ferisce, perché Me osteggia, Me solo, tanto Io, e nessun altro che Io, possiedo e grandeggio e splendo e ammaestro e vivo in te. Procedi. Tu fai amare il Signore, Maria e la celeste popolazione dei Santi. Soltanto per questo, soltanto per questo avresti la vita eterna! E poi c’è tutto il tuo lungo e sempre crescente amore. C’è la tua sofferenza. C’è la tua immolazione. Tutto te c’è. Oh! non temere. Tu non puoi errare perché tu sei immersa nell’amore eroico.
5Non temere. Ciò che è colmo o ciò che è immerso non può ricevere alcuna cosa più, o essere più bagnato e sommerso da altro che non sia quello in cui già si trova. Non temere. Procedi e perdona.
Anime consacrate alle Tenebre..
6I miopi e quelli che per la sensualità triplice, o anche solo per l’orgoglio, vivono nella piatta pianura, hanno cateratte sulle pupille dell’intelletto e non possono vedere il sole che splende sulle cime dei monti che si tendono al cielo perché amano il cielo, le altezze, le purezze, non vedono le piante che il sole fa crescere sulle cime. Ugualmente essi non vedono i divini contatti del Sole Dio con la vetta del tuo spirito e le piante che il tuo volere di amarmi ha fatto nascere là, sulla vetta dello spirito tuo, e che il Sole Dio fa crescere sempre più rigogliose e nessuna tempesta le potrà sradicare.
Anime donate alla Sapienza.
7Ad ogni anima che si dona tutta alla Sapienza si possono applicare le parole del libro sapienziale: “Mi sono elevata come cedro sul Libano e qual cipresso sul monte Sion. Mi sono innalzata come palma di Cades e rosa di Gerico. Come un bell’ulivo nei campi e un platano nelle piazze presso le fonti. Come pianta d’aromi o resine soavi io esalo i miei profumi ed empio di essi la mia casa”[275]. Perché chi si dona alla Sapienza esala la Sapienza. E la Sapienza è ubertosa; è utile e bella selva di piante d’ogni specie, dai fiori, frutti, profumi soavi, nutrita dalle fonti eterne della sua stessa natura: la Divinità. Non è solo di Maria Ss. questo elogio. In Lei la Sapienza fu completa e ogni perfezione di creatura fu da Lei raggiunta. Ma, Io te lo dico, è anche di tutte le anime che si donano alla Sapienza, e la Liturgia lo applica a molte di esse che hanno saputo possedere la Sapienza.
Il nome nuovo accordato ai vincitori.
8Chi sei tu? Chiedono e ti chiedi chi sei? Io te lo dico con le parole di Isaia quale è il nome tuo: “Io, il Signore, do e darò ad essi un nome migliore di quello di figli e figlie: darò loro un nome eterno che non perirà giammai”[276]. Io te lo dico con le parole di Giovanni il prediletto: “Al vincitore darò nascosta manna, e gli darò un sassolino bianco nel quale sarà scritto un nome nuovo, che nessuno conosce se non colui che lo riceve”[277]. E già te l’ho dato, e non te lo leverò se tu mi resti fedele. Non te lo leverò, e tu lo porterai con molti altri, con tutti “quelli che vengono dalla gran tribolazione”[278] a dove non è più dolore “perché Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi“[279].
Dio vuole essere amato senza misura.
9Sei in pace, piccola sposa? Sono venuto a baciarti come ti ho detto all’inizio? Il mio eucaristico miele è in te? Lo senti come è soave[280]? Non battono i nostri due cuori con un sol palpito? Ti inebria il mio Sangue? Splende in te il mio Sole? Ti scalda, ti consola? Oh! Maria mia! Ma vieni! Ma abbandonati! È così bello amarsi e dimenticare le quadrighe di Aminadab[281], feroci, dure, scure, gelide, materiali.
Dopo il Calvario viene la Risurrezione.
10Vieni all’amore. Dàmmi l’amore. Ho tante poche anime che mi amino senza riserva come tu fai. Perché vorresti ritirarti spaurita dalle voci di chi sta fra l’erba e il pantano, simile ai ranocchi che vorrebbero far tacere l’usignolo e volare nel sole come la colomba e sono irritati di non poterlo fare? Vieni. Son proprio Io. Vieni. Non puoi dubitare, non dubiti più quando Io ti tengo così. Ma l’estasi non è di tutte le ore. E tu devi saper rimanere beata, sicura come ora sei, anche quando l’estasi si ritira e ti fasciano l’incomprensione e la diffidenza, volute, degli uomini. Tutto passerà, anima mia. Ma Io ti resterò sempre, e per sempre. Dopo il Calvario viene la Risurrezione. Dopo la Passione l’Ascensione. Per il Cristo e per le spose di Cristo.
11La mia pace, la mia carità in te, a te, con te sempre.”
585. La via della semplicità[282].
Le vie semplici sono le più sicure.
Dice Gesù:
1“Vengo e vi tendo le braccia come ai miei pastori che ho amato per primi sulla terra e che ho continuato ad amare perché essi mi hanno continuato ad amare col cuore semplice di quella notte. Ve li do a modello perché voglio che mi amiate per la via più facile e sicura. La via della semplicità. È ancora la via della “nostra” Teresa del B.G. È la via di quelli che, possedendo la Sapienza, intuiscono che le vie impervie sono pericolose anche ai forti, mentre le vie semplici sono le più sicure. L’uomo non deve mai fidarsi delle sue forze. Oggi fortissimo, domani più fragile di giunco, a talora di giunco già spezzato. Il peso che può spezzare è proprio il volere le cose grandi, complicate, piene di formule e di programmi, i metodi iperbolici di una ascesa difficile che l’uomo, da sé, non può intraprendere.
Voler amare semplicemente.
2No. Non è così che ci si salva facilmente. È volendo amare, semplicemente questo. Ciò che sa fare anche un bambino. Ciò che sa fare anche un pastore. Bene Io posso precipitarmi e rapire uno, che mi ama semplicemente, alle altezze vertiginose delle eroicità stupefacenti. Ma credete voi che il gaudio di questo, il paradisiaco gaudio del possedermi in Cielo, sia maggiore al gaudio di chi si è santificato umilmente nella semplicità delle azioni, fatte tutte per amore di Me?
La troppa scienza gonfia, l’amore edifica.
3Credete voi che i miei umili pastori, anche quelli che morirono prima che Io fossi il Maestro – e che perciò non mi hanno che adorato in quella notte con tutti loro stessi curvi davanti alla mia greppia e alla mia cuna e poi con tutto il loro spirito, per pochi giorni o per anni, sino alla morte, dopo che la ferocia di Erode mi separò da loro – credete voi che i miei umili pastori, tutti, abbiano in Cielo una gloria e un gaudio minori a quelle che hanno i tre Savi d’Oriente, capostipiti dei sapienti e potenti che mi avrebbero amato, con scienza, nei secoli? No. Anzi vi dico che mentre molti dotti, dopo avermi amato, si persero per aver voluto conoscermi con troppa scienza, o ancor stanno purgando il loro scientifico e complicato culto di Me – il loro culto investito dalle raffiche gelide della scienza– nel fuoco purgativo che insegna loro ad amare senza voler analizzare l’amore e l’Oggetto dell’amore, i miei pastori, tutti, sono da morte passati alla Vita coloro che mi servirono discepoli, e da morte ad attesa pacifica di Me nel Limbo coloro fra essi che furono spenti avanti che Io salissi al Padre.
4Anzi vi dico che, mentre fra i dodici apostoli uno si perse, fra i dodici pastori non uno rimase privo dell’aureola dei beati. E ciò perché, semplici, si saziarono e compenetrarono della mia semplicità d’Infante. Non videro e non amarono che il Figlio nato al Popolo d’Israele, il Bambino Salvatore “avvolto nelle fasce e deposto in una mangiatoia”[283], poi visto poppare e crescere, simile a tutti i bambini, né la sua povertà e limitatezza di infante infirmò la loro fede nell’origine divina della Creaturina nata a Betlemme di Giuda, né calcolarono i benefici che avrebbero potuto avere da Lui, che i più in Israele sognavano re e vendicatore in luogo di spirituale Salvatore del suo popolo e del mondo. Amarono. Sempre. Anche quelli che poi mi videro e servirono fra le acclamazioni della folla, amarono. Seppero amare unicamente il Salvatore. Seppero seguire unicamente il Salvatore. Seppero seguire Gesù unicamente per possedere il regno dei Cieli. Non sognarono e non caddero in delusione, in incredulità, in odio, in vendetta, come Giuda di Keriot che, deluso nel suo sogno di potenza, giunse al deicidio.
La mangiatoia e la croce insegnano semplicità.
5Siate semplici. Vi sono due libri che ognuno che abbia buona volontà può leggere e capire, anche se analfabeta. Basta che abbia l’occhio semplice dei miei pastori. La mangiatoia di Betlemme, la croce del Golgota. Quei due libri parlano. Dicono parole eterne. Dicono insegnamenti rispetto ai quali la sapienza di tutti i sapienti, da Salomone all’ultimo che verrà, è molto limitata cosa. La mia Nascita nello squallore, a insegnarvi il distacco dalle ricchezze e dagli onori, a spegnervi la sete di questi onori umani, così inutili; la mia Morte nel dolore, ad insegnarvi che è con quello che si conquista il Regno a se stessi e al prossimo, che si deve amare, sempre.
6Amatevi e amatemi, e la mia pace a voi.”
Fertilità della verginità.
La verginità non è ostacolo al generare l’Immanuel.
Dice Maria:
7“Io vi son Madre. Voi mi siete figlie. Ma le figlie devono generare come la Madre generò. La verginità non è ostacolo al generare l’Emanuele. Io pure ho detto, essendo vergine e consacrata: “E come ciò può avvenire se io non conosco uomo?” e l’angelo rispose: “Lo Spirito Santo scenderà in te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà”[284], e fu l’Emanuele. Lo Spirito Santo scende nelle anime che mio Figlio ha redente e che nella giustizia sanno vivere e vi fa dimora, e le anime divengono portatrici di Dio. Ecco dunque che la verginità non è ostacolo ma anzi aiuto al portare Cristo in voi e a darlo al mondo con la luce delle vostre opere. Venite alla feconda verginità che partorisce al mondo tenebroso la Luce del mondo.
Sette pratiche per generare l’Immanuel.
8Vi voglio insegnare che si richiede perché nel vergine cuore vostro inabiti il Cristo.
9Ubbidienza totale, sino a rinunciare ai desideri più santi per seguire la volontà di Dio.
10Riservatezza assoluta sui misteri dell’inabitazione di Dio in voi.
11Umiltà inalterabile nonostante il prodigio della sua inabitazione. Ricordate che Satana spia per scoprire Cristo là dove Egli è, e occorre difendere il Cristo dal veleno di Satana. Egli non morrebbe, è Dio; Egli non sarebbe colpito, è Dio. Ma voi sì. E Cristo non potrebbe stare là dove è leggerezza che alza i veli sui misteri di Dio e dove è fetore di compiacimento di se stesse. Perciò voi, in alleanza con Satana, mettereste Cristo in condizione di ritirarsi dove non è disturbo diabolico.
12Fiducia perfetta nell’aiuto che Dio dà in ogni circostanza alle portatrici del suo Verbo.
13Purezza di volontà. Portarlo non per gloriarsi di portarlo, ma per darlo agli uomini.
14Candore d’anima e di pensiero poiché Gesù non sta che nel candore.
15Carità serafica. È nel fuoco che il Fuoco divino si concreta in Gesù-Luce, in Gesù-Sapienza, in Gesù-Pace, in Gesù Salvatore. Carità verso Dio che sa e che tutto comprende. Carità verso il prossimo che non sa, non vuole sapere e non comprende perché non vuole comprendere. Gli uomini non conoscono la Luce. Le portatrici della Luce portino, attraverso alla carità, gli uomini alla conoscenza della Luce, della Carità, della Salute: di Dio.
16Con queste sette pratiche divenite viventi cune al Salvatore e imitate me che vi sono Madre e vi amo.”
586. Dal volto di scimmia
al volto di Satana[285].
Sul ritrovato di scheletri di uomo‑scimmia.
1Sento la notizia che hanno ritrovato in una caverna scheletri di uomo-scimmia. Resto pensierosa dicendo: “Come possono asserire ciò? Saranno stati brutti uomini. Volti scimmieschi e corpi scimmieschi ce ne sono anche ora. Forse i primitivi erano diversi da noi nello scheletro“. Mi viene un altro pensiero: “Ma diversi in bellezza. Non posso pensare che i primi uomini fossero più brutti di noi essendo più vicini all’esemplare perfetto che Dio aveva creato e che certo era bellissimo oltre che fortissimo“. Penso a come la bellezza dell’opera creativa più perfetta si sia potuta avvilire tanto da permettere agli scienziati di negare che l’uomo sia stato creato uomo da Dio e non sia l’evoluzione dalla scimmia.
La chiave sta nel capitolo 6° della Genesi[286].
2Gesù mi parla e dice: “Cerca la chiave nel capo 6° della Genesi. Leggilo“. Lo leggo. Gesù mi chiede: “Capisci?”.
3“No, Signore. Capisco che gli uomini divennero subito corrotti e nulla più. Non so che attinenza abbia il capitolo con l’uomo-scimmia”.
I figli di Set e i figli di Caino.
Gesù sorride e risponde:
4“Non sei sola a non capire. Non capiscono i sapienti e non gli scienziati, non i credenti e non gli atei. Stammi attenta. 4E comincia a recitare[287]: “E avendo cominciato gli uomini a moltiplicarsi sulla terra e avendo avuto delle figliole i figli di Dio, o figli di Set, videro che le figliole degli uomini (figlie di Caino) erano belle e sposarono quelle che fra tutte a loro piacquero… Ora dunque, dopo che i figli di Dio si congiunsero colle figlie degli uomini e queste partorirono, ne vennero fuori quegli uomini potenti, famosi nei secoli”. Gli uomini che per potenza del loro scheletro colpiscono i vostri scienziati, che ne deducono che al principio dei tempi l’uomo era molto più alto e forte di quanto è attualmente, e dalla struttura del loro cranio deducono che l’uomo derivi dalla scimmia. I soliti errori degli uomini davanti ai misteri del creato.
I figli di Dio e i figli dell’animale detto uomo.
5Non hai ancora capito. Ti spiego meglio. Se la disubbidienza all’ordine di Dio e le conseguenze della stessa avevano potuto inoculare negli innocenti il Male con tutte le sue diverse manifestazioni di lussuria, gola, ira, invidia, superbia e avarizia, e presto l’inoculazione fiorì in fratricidio provocato da superbia, ira, invidia e avarizia, quale più profonda decadenza e quale più profondo dominio di Satana avrà provocato questo peccato secondo?
6Adamo ed Eva avevano mancato al primo dei comandi di Dio all’uomo. Comando sottinteso nell’altro di ubbidienza dato ai due: “Mangiate di tutto ma non di quest’albero“[288]. L’ubbidienza è amore. Se essi avessero ubbidito senza cedere a nessuna pressione del Male fatta al loro spirito, al loro intelletto, al loro cuore, alla loro carne, essi avrebbero amato Dio “con tutto il loro cuore, con tutta la loro anima, con tutte le loro forze” come molto tempo dopo fu esplicitamente ordinato dal Signore[289]. Non lo fecero e furono puniti. Ma non peccarono nell’altro ramo dell’amore: quello verso il proprio prossimo. Non maledissero neppure Caino, ma piansero sul morto nella carne e sul morto nello spirito in uguale misura, riconoscendo che giusto era il dolore da Dio permesso, perché essi avevano creato il Dolore col loro peccato e per primi dovevano sperimentarlo in tutti i suoi rami. Rimasero perciò figli di Dio e con loro i discendenti venuti dopo questo dolore. Caino peccò contro l’amore di Dio e contro l’amore di prossimo. Infranse l’amore totalmente, e Dio lo maledisse, e Caino non si pentì. Perciò egli e i propri figli non furono che figli dell’animale detto uomo.
L’uomo nel possesso di Satana diventa un animale.
7Se il primo peccato di Adamo ha fatto di tanto decadere l’uomo, che avrà prodotto di decadenza il secondo al quale si univa la maledizione di Dio? Quali fomiti di peccato nel cuore dell’uomo-animale perché privo di Dio, e a quale potenza saranno giunti, dopo che Caino ebbe non soltanto ascoltato il consiglio del Maledetto, ma lo ebbe abbracciato come suo padrone diletto, uccidendo per ordine suo? La discesa di un ramo, di quello avvelenato dal possesso di Satana, non ebbe sosta ed ebbe mille volti. Quando Satana prende, corrompe in tutti i rami. Quando Satana è re, il suddito diviene un satana. Un satana con tutte le sfrenatezze di Satana. Un satana che va contro la legge divina e umana. Un satana che viola anche le più elementari e istintive norme di vivere da uomini dotati di anima, e si abbrutisce nei più laidi peccati dell’uomo bruto.
L’uomo animale fa il connubio con le bestie.
8Dove non è Dio è Satana. Dove l’uomo non ha più anima viva è 1’uomo-bruto. Il bruto ama i bruti. La lussuria carnale, più che carnale perché afferrata ed esasperata da Satana, lo fa avido di tutti i connubi. Bello e seducente gli pare ciò che è orrido e sconvolgente come un incubo. Il lecito non lo appaga. È troppo poco e troppo onesto. E pazzo di libidine cerca l’illecito, il degradante, il bestiale.
9Quelli che non erano più figli di Dio, perché col padre e come il padre avevano fuggito Dio per accogliere Satana, si spinsero a questo illecito, degradante, bestiale. Ed ebbero mostri per figli e figlie. Quei mostri che ora colpiscono i vostri scienziati e li traggono in errore. Quei mostri che, per la potenza delle forme e per una selvaggia bellezza e un’ardenza belluina, frutti del con0nubio fra Caino e i bruti, fra i brutissimi4 figli di Caino e le fiere, sedussero i figli di Dio, ossia i discendenti di Set per Enos, Cainan, Malaleel, Jared, Enoc di Jared – da non confondersi coll’Enoc di Caino[290] – Matusala, Lamec e Noè padre di Sem, Cam e Jafet.
Il diluvio universale spense la libidine degli uomini
10Fu allora che Dio, ad impedire che il ramo dei figli di Dio si corrompesse tutto con il ramo dei figli degli uomini, mandò il generale diluvio a spegnere sotto il peso delle acque la libidine degli uomini e a distruggere i mostri generati dalla libidine dei senza Dio, insaziabili nel senso perché arsi dai fuochi di Satana.
Dal volto di animale al volto di Satana.
11E l’uomo, l’uomo attuale, farnetica sulle linee somatiche e sugli angoli zigomatici, e non volendo ammettere un Creatore, perché troppo superbo per poter riconoscere di essere stato fatto, ammette la discendenza dai bruti! Per potersi dire: “Noi, da soli, ci siamo evoluti da animali a uomini”. Si degrada, si auto degrada, per non volersi umiliare davanti a Dio. E discende. Oh! se discende! Ai tempi della prima corruzione ebbe di animale l’aspetto. Ora ne ha il pensiero ed il cuore, e la sua anima, per sempre più profondo connubio col male, ha preso il volto di Satana in troppi.
Il mondo attuale è un pre-inferno.
12Scrivilo questo dettato nel libro. Più ampiamente avrei trattato l’argomento, come ti avevo detto nel luogo del tuo esilio[291], a controbattere le teorie colpevoli di troppi pseudo-sapienti. Ma deve bene esservi un castigo per coloro che non mi vogliono sentire nelle parole che scrivi sotto dettatura mia. Avrei svelato grandi misteri. Perché l’uomo sapesse, ora che i tempi sono maturi. Non è più il tempo da contentare le folle con le favolette. Sotto la metafora delle antiche storie sono le verità chiave a tutti i misteri dell’universo, ed Io li avrei spiegati attraverso il mio piccolo, paziente Giovanni. Perché l’uomo dal sapere la verità traesse forza a risalire l’abisso per essere sullo stesso piano del nemico nell’ultima lotta che precederà la fine di un mondo che, nonostante tutti gli aiuti di Dio, non volle diventare un pre-paradiso, ma preferì divenire un pre-inferno.
13E questa pagina mostrala, senza darla, a quelli che tu sai. A uno sarà aiuto contro i resti di una pseudo scienza che atrofizza il cuore, agli altri aiuto alla già forte spiritualità per la quale in tutto vedano il segno inconfondibile di Dio.”
Esperienza carismatica.
Lezioni segrete che non abbiamo meritato[292].
14Io vivo nella gioia dai primi dell’anno. Quanta gioia! Quante lezioni intime di Gesù nelle mie lunghe notti di inferma! Che amore! Dalla notte 2-3 la sua mano mi ha levato quello spasimo che a nulla cedeva nel mio stomaco e poi… Stamane la dolce parabola dei due lumi. Ma se non mi dà ordine di scriverla, non la scrivo. Egli ormai mi dà molte lezioni segrete e soavissime, ma dice che è inutile che io le scriva. E io ubbidisco.
587. Nozze di Cana: Il banchetto eucaristico[293].
l’Eucarestia è il Sacramento dei Sacramenti.
Dice Gesù:
1“Avrei potuto parlare prima per darti questa gemma, o mio piccolo Giovanni. Ma tale è la dignità del S. Sacrificio, troppo poco conosciuto per ciò che è da troppi cristiani cattolici, che ho dato la precedenza alla spiegazione di esso. Ed è questa la prima lezione che do a molti, parlando eccezionalmente in dì festivo e su un brano evangelico che ho già trattato secondo l’insegnamento consueto. Quando un sacerdote o una voce parla in nome di Dio e per ordine di Dio, quando si ubbidisce ad un precetto, Io, che sono il Signore, taccio perché grande è la dignità di un maestro che parla in mio nome e per ordine mio, e grande è la dignità di un rito, grandissima quella della S. Messa, rito dei riti così come l’Eucarestia è il Sacramento dei Sacramenti.
Il cibo spirituale dei 4 Vangeli.
2Or dunque ascolta, o mio piccolo Giovanni. Ti ho detto molto tempo fa[294] – eri al luogo di esilio e soffrivi come solo Io so quanto – che ogni brano ed episodio evangelico è una miniera di insegnamenti. Ricordi? Ti avevo mostrato la seconda moltiplicazione dei pani e ti avevo detto che, come con pochi pesci e pochi pani avevo potuto sfamare le turbe, altrettanto i vostri spiriti possono essere sfamati all’infinito dai pochi brani che sono riportati dai 4 Vangeli. Infatti sono 20 secoli che di essi si sfama un numero incalcolabile di uomini. Ed Io, ora, attraverso il mio piccolo Giovanni ho dato aumento di episodi e parole perché veramente l’inedia sta per consumare gli spiriti e Io ne ho pietà. Ma anche da quei pochi episodi dei 4 Vangeli vengono, da 20 secoli, pane e pesci agli uomini perché ne siano saziati e ne avanzino ancora.
La Parola compresa è vita, scintilla, sorgente.
3Tutto ciò fa lo Spirito Santo, che è il Maestro docente sulla cattedra dell’insegnamento evangelico. “Quando sarà venuto il Paraclito, Egli vi ammaestrerà in ogni vero e vi insegnerà ogni cosa e vi rammenterà tutto quanto ho detto“[295] insegnando lo spirito vero di ogni parola, di ogni lettera dell’episodio. Perché è lo spirito della parola, e non la parola in sé, che dà la vita allo spirito. La parola incompresa è suono vano. È incompresa quando è solo vocabolo, rumore, non “vita, seme di vita, scintilla, sorgente” che mette radici, accende, lava a nutre.
Le nozze di Cana.
4Le nozze di Cana[296]. Ecco che da 20 secoli sono spunto ai maestri di spirito a predicare la santità del matrimonio compiuto con la grazia di Dio, a predicare la potenza delle preghiere di Maria, il suo insegnamento all’ubbidienza: “Fate ciò che Egli vi dirà“, la potenza mia che muta l’acqua in vino, e così via. Nessuno di questi frutti colti dal brano evangelico sono errati. Ma non questi soli sono i frutti che l’episodio porta a che voi potete coglierne.
5Mia piccola innamorata, amante di Me, affamata di Me Eucarestia, questo è uno degli episodi della mia vita pubblica in cui è in germe il miracolo ultimo dell’Uomo-Dio: l’Eucarestia. La Risurrezione è già miracolo di Dio-Uomo, il primo di tutti i miracoli venuti da quando, dalla Vittima distrutta dal Sacrificio, emerse il glorificato Gesù Dio-Uomo, il Vittorioso. Prima era ancora nascosto il Dio nell’Uomo. La sua Natura trapelava per bagliori nella parola e nei miracoli, simile alle vampate che incoronano dentro per dentro[297] un monte e fanno dire: “Qui si cela il fuoco e questo monte, in apparenza simile a molti altri, è un vulcano che ha per sua anima l’elemento fuoco in luogo di essere unicamente strati su strati di terre e di rocce”.
Il corpo umano del Cristo.
6Ma l’Umanità del Cristo che doveva patire e morire era in tutto simile a quella di ogni uomo, avendo una carne soggetta alla legge della materia, col bisogno di cibo, di sonno, di bevande, di vesti, e disagio di freddo o di calore, e stanchezze per molto lavoro o lungo cammino, e compattezze[298] di carne, e – miseria per l’Onnipresente – e costrizione in un unico luogo. 8Tutto meno la colpa e gli appetiti alla stessa. Anzi, tutto, e soprattutto ciò che è il martirio dei giusti: il dover vivere fra i peccatori vedendo le offese fatte all’Eterno da essi, e le discese dell’uomo nella fanghiglia dei bruti. L’Uomo – Io te lo dico, Maria – ha sofferto, col suo intelletto e col suo cuore di Giusto, più di questo che di ogni altra cosa. Il fetore del vizio e del peccato! La verminaia di tutte le concupiscenze! Io te lo dico: ho cominciato ad espiarle da quando le ho avute vicine, tanto era il tormento che davano all’anima e all’intelletto mio. Gli angeli hanno numerato i colpi degli immateriali flagelli dei vizi dell’uomo sulla mia Umanità, numerosi quanto e dolorosi più di quelli del flagrum romano.
Il corpo risorto del Cristo.
7Dopo il Sacrificio, il mio vero Corpo, pur restando vero Corpo, assunse la libera bellezza e potenza dei corpi glorificati, quella che sarà anche la vostra. Quella in cui la materia somiglierà allo spirito con il quale visse e lottò per farsi regina come esso re. E il Corpo fu glorioso come lo Spirito che in esso era divino, non più soggetto a tutto quello che prima lo mortificava, e lo spazio non fu più ostacolo, né ostacolo il muro, né ostacolo la lontananza, né ostacolo l’essere Io qui nel Cielo voi lì sulla terra, perché Io fossi in Cielo e in terra vero Dio e vero Uomo colla mia Divinità, con la mia Anima, col mio Corpo e col mio Sangue, infinito come alla mia Natura divina si conviene, contenuto in un frammento di Pane come il mio Amore volle, reale, onnipresente, amante, vero Dio, vero Uomo, vero Cibo all’uomo, sino alla consumazione dei secoli, e vero gaudio degli eletti per ciò che non è più secolo ma eternità.
L’Eucarestia, Stella del mattino del tempo nuovo.
8L’Eucarestia è il miracolo ultimo dell’Uomo Dio. La Risurrezione, il miracolo primo del Dio Uomo che da Se stesso trasmuta il suo Cadavere in Vivente eterno. L’Eucarestia, trasformazione delle specie del pane e del vino in Corpo e Sangue di Cristo, è al limite fra le due epoche come una stella, quella del mattino, fra i due tempi che han nome notte e giorno. E quando brilla la stella del mattino il viandante si dice: “Ora è giorno” benché ancora non sia giorno, perché sa che quella luce, ai limiti del cielo, è presagio d’alba. L’Eucarestia è la Stella del mattino del tempo nuovo. La sua luce di miracolo d’amore è presagio d’alba, dell’alba del tempo di Grazia. Per questo sta, raggiante dei suoi fuochi, sospesa fra il tempo che si chiude e quello che s’apre, alla fine della mia predicazione, all’inizio della Redenzione.
9Se la stella dell’Epifania brillò per dire ai re che il Re universale era dato al mondo, la stella della mia Eucarestia brillò nella Cena pasquale per dire al mondo che il vero Agnello stava per essere immolato, che già si immolava, dandosi spontaneamente in perpetuo cibo agli uomini perché il Sangue suo non bagnasse soltanto gli stipiti e gli architravi[299], ma circolasse, tutt’uno con loro, a farli santi, e la Carne immacolata fortificasse la loro debolezza mentre l’Anima del Cristo e la Divinità del Verbo abitano in loro portando seco l’inscindibile Presenza del Padre e dell’Eterno Spirito. E fra l’annuncio della stella epifanica e l’annuncio della stella eucaristica, ecco brillare con i suoi simboli incompresi la luce del miracolo di Cana a dire al mondo ciò che avrebbe fatto, nel cuore di pietra degli uomini e con la povera acqua del loro pensiero, la Sapienza e Potenza incarnata.
Il banchetto di nozze
“Tre giorni dopo c’era un banchetto”.
10“Tre giorni dopo c’era un banchetto“. Tre giorni: tre epoche, prima del convito di gioia. La prima, dalla creazione del mondo sino alla punizione del diluvio; la seconda, dal diluvio alla morte di Mosè. La terza, da Giosuè, mia figura, alla mia venuta. E ancora tre epoche, o tre giorni: i tre anni della mia predicazione prima del convito pasquale. E come avviene per un banchetto nuziale, che la preparazione ad esso è sempre più piena più si avvicina il momento del festino, così fu per il mio convito d’amore. Perciò sempre più chiare le voci del concerto profetico e le luci degli attendenti il vero Sposo che veniva a sposare Sé all’Umanità per farla regina.
“E vi era la Madre di Gesù”.
11“E vi era la Madre di Gesù“. La Madre! Può mancare la Madre se deve essere partorito l’uomo nuovo? Può non esservi Eva se deve essere d’ora in avanti la “Vita” dove era la Morte? E può mancare la Donna mentre si avvicina l’ora che il Serpente avrà oppresso il capo e limitata la sua libertà d’azione? Non può. E la Madre dei viventi, l’Eva senza macchia, la Donna dell’”Ave” e del “Si faccia”, la Donna dal calcagno potente, la Corredentrice, è presente al convito con cui ha inizio lo sponsale dell’Umanità con la Grazia.
“Venuto a mancare il vino”.
12Ma “venuto a mancare il vino” i convitati non avrebbero gioito per la presenza di Gesù. Oh! veramente quando venni per il mio convito di Grazia trovai che il vino mancava presto. Era troppo poco, e presto fu consumato, e gli uomini caddero in tristezza perché Io deludevo le loro speranze di inebriarsi di umani succhi di potenza e vendetta.
Le idrie di pietra.
13Che avevo trovato iniziando la mia missione? “Idrie di pietra preparate per le purificazioni dei Giudei“. Ossia per le purificazioni materiali. Ecco. I cuori, dopo secoli e secoli di impura assimilazione della Sapienza, si erano mutati in idrie di pietra. E non già per purificare se stessi, ma per servire a purificare. Il rigorismo, l’esteriorità dei riti. Quel rigorismo che induriva senza servire a detergere neppure se stessi. Il solito peccato di superbia del credersi perfetti e di credere impuri gli altri. La durezza opaca della pietra opposta alla luce e alla duttilità della Sapienza che illumina a comprendere e aiuta ad amare. Cuori chiusi. Anche l’acqua che li empie non li fa morbidi. Serve a ghiacciarli. E nulla più. Gettata l’acqua, essi sono aridi, duri e senza profumo. Questo è l’esteriorità dei riti che colmano senza penetrare, senza trasformare, senza far dolci e profumati. Le idrie, i cuori, erano vuoti. Non contenevano neppure quel minimo di cosa utile che è l’acqua per purificare gli altri. Erano vuoti. Non avevano neppure pensato a colmarsi del minimo. Vuoti, arcigni, scabri, inutili, scuri nell’interno come un antro, bigi all’esterno per polvere e vecchiaia.
“Empite d’acqua le idrie”.
14“Empite d’acqua le idrie”. Oh! quanta l’acqua viva che Io ho versato nei cuori di pietra degli ebrei perché almeno avessero un minimo per essere utili ad alcunché! Ma essi non si mutarono e nella quasi maggioranza respinsero l’acqua, restando vuoti, duri, oscuri, arcigni.
“E ora attingete”.
15“E ora attingete”. Ecco. Nei cuori dove l’acqua fu accolta si mutò in vino eletto, tanto che il maestro di tavola disse: “Tutti dànno al principio il vino migliore e poscia il peggiore, mentre tu hai serbato il migliore alla fine“. Ho infatti serbato il migliore alla fine, Io, sposo del gran convito. Nell’Ultima Cena, ultimo atto del Maestro, Io, Sposo, ho mutato non l’acqua in vino, ma il vino in Sangue mio per una nuova trasformazione che vi aiutasse, o uomini, ad essere felici della mia felicità che è santa ed eterna. Avevo per tre anni empito le idrie vuote dell’Acqua veniente dal Cielo. Ma ora l’acqua non bastava più. Veniva il tempo della lotta e del giubilo, e il vino è utile al lottatore e immancabile ai conviti. Ed Io vi ho dato l’Eucarestia, il mio Sangue, perché beveste la mia stessa forza, e forti foste, e la mia ilare volontà di servire Iddio, e diveniste eroi come il Maestro vostro, e la mia gioia fosse in voi.
Il Convito perpetuo dello Sposo.
16Né quel miracolo di trasformazione di una specie nell’altra[300] ha più avuto fine. Le idrie del convito di Cana si vuotarono presto lasciando ebbri gli invitati alle nozze. La mia Eucarestia empie i calici e le pissidi di tutta la terra da secoli. E sino alla fine dei secoli gli affamati, gli esausti, i sitibondi, gli stanchi, gli afflitti, i morenti e quelli che appena cominciano a vivere con ragione, i puri come i penitenti, i malati come i sani, i sacerdoti come i laici, gli uomini d’ogni razza e condizione, sulle vette e nelle pianure, fra le nevi polari e all’equatore, sulle acque e sulle terre, vengono a bere, a mangiare, a nutrirsi, a salvarsi, a vivere del mio Sangue e della mia Carne, di questo Vino dato alla fine del Convito, alle soglie della Redenzione, perché fosse il Convito perpetuo dello Sposo a chi lo ama e la Redenzione continua dei vostri languori e cadute.
La transustanziazione degli uomini in figli di Dio.
19Le nozze di Cana. La trasformazione dell’acqua in vino. La Cena di Pasqua: la transustanziazione del pane e vino nel mio Corpo e nel mio Sangue. La prima, a segnare l’inizio della mia missione di trasformazione degli ebrei dell’antico tempo in discepoli del Cristo. La seconda, a segnare il principio della transustanziazione degli uomini in figli di Dio per la grazia rivivente in loro. L’ultimo miracolo dell’Uomo Dio. Il primo e perpetuo miracolo dell’Amore umanizzato. Questa, mio piccolo Giovanni, una delle applicazioni – ed è la più alta– del miracolo delle nozze di Cana.
20Ed in te, e per sempre, il mio Corpo e il mio Sangue siano quelle Cose preziose e incorruttibili per le quali, come dice Simon Pietro[301], sei stata riscattata, affinché tu esalti le virtù di Colui che dalle tenebre ti chiamò all’ammirabile sua luce. La mia pace a te, piccola sposa, anelante all’Amore. La pace a te. La pace a te. La pace a te.”
588. Catechismo sulla
natura dell’uomo[302].
Natura dell’uomo.
I dottori di oggi sembrano fanciulli ostinati.
Dice Gesù:
1“Date le ostinate repliche di alcuni a questi luminosi punti del mio insegnamento – che vi dovrebbero aprire tanti orizzonti e aiutare le vostre anime, e quelle da voi amministrate, a tendere a questo gaudio che è il ricordo, la conoscenza, la riconoscenza di ciò che è Dio, e godere un poco di Cielo in terra, e avere da questo un grande aiuto a progredire in perfezione – trattiamo l’argomento come avessimo di fronte fanciulli ostinati ai quali non bisogna stancarsi di insegnare e con argomenti che non possano essere respinti.
Origine e natura dell’uomo.
2Cosa è l’uomo? Il Catechismo dice: “È una creatura ragionevole composta di anima e di corpo”.
3Cosa è l’anima? Il Catechismo dice: “È la parte più nobile dell’uomo perché è sostanza spirituale dotata di intelletto e volontà, capace di conoscere Dio e di possederlo eternamente”.
4Chi ha creato l’uomo? Il Catechismo dice: “Lo ha creato Dio”.
5Perché lo ha creato? Il Catechismo dice: “Perché l’uomo lo conosca, lo ami e lo serva in questa vita e lo goda nell’altra per sempre“.
Natura spirituale dell’uomo.
6Come lo ha creato? La Genesi, c. II v. 7, dice: “E il Signore formò l’uomo dal fango della terra e gli ispirò il soffio della vita e l’uomo divenne creatura vivente“. E nel I della Genesi, v. 27, è detto: “Dio creò l’uomo a sua immagine“. Il Catechismo conferma: “L’uomo fu creato a immagine e somiglianza di Dio”.
7E come? Nel volto forse? Nella forma del corpo? Dio non ha corpo né volto. Io per divenire uomo ho dovuto assumere la vostra forma perché non ne avevo una mia propria corporea. Dio è perfettissimo Spirito, semplice, eterno, senza principio né fine. Il Catechismo insegna perciò che: “L’uomo si dice che fu creato ad immagine e somiglianza di Dio, perché l’anima umana è spirituale e ragionevole, libera nel suo operare, capace di conoscere e amare Dio e di goderlo eternamente, perfezioni che rispecchiano nell’uomo un raggio dell’infinita grandezza del Signore”.
Natura divina dell’uomo.
8Un raggio dell’infinita grandezza del Signore. Grande verità, essendoché solamente Noi Uni e Trini ci conosciamo e di Noi godiamo con pienezza di gaudio generandoci per questo gaudioso amore che è conoscenza della nostra perfettissima Perfezione. E Noi abbiamo voluto che voi ci aveste ad esemplare per creare in voi la creatura divinizzata che è l’uomo figlio di Dio. Per questo abbiamo messo in voi l’Amore che è la nostra Essenza e vi abbiamo proposto l’Amore come termine della Perfezione per giungere ad essere voi con Noi senza più fine, così come voi foste in Noi prima che fosse il Creato, quando vi contemplavamo, prima che foste usciti dal nulla, per essere, secondo il nostro volere, la creatura in cui si rispecchia Dio che l’ha divinamente concepita per sua gloria. Ora in Dio non può esser nulla che non sia di Dio. Perciò l’uomo è di Dio che può, a piena giustizia, dirlo Padre, e che deve, con doverosa giustizia, volerlo raggiungere e possedere dopo essersi sforzato ad amarlo e conoscerlo.
9Beati quelli che sanno salire al sommo della beatitudine, che è l’unione con Dio, ossia il conoscimento di Dio, ossia la fusione con l’Amore, la contemplazione della Trinità che è Uno, del Fuoco che non consuma ma ricrea e super crea facendo della creatura umana ciò che fu pensato dall’Amore: 10un dio figlio di Dio. In verità il Padre ha messo il sigillo della propria paternità nel suo figlio: la capacità di conoscere e amare Dio, e in questa vita e nell’altra.
10Dunque Dio creò l’uomo composto di due sostanze, una detta corpo, inizialmente creata col fango e susseguentemente procreata con la carne e col sangue dell’uomo, e di una detta anima, la quale, creata volta per volta da Dio, e per una sola volta e per una sola carne, scende ad unirsi alla carne che si forma in un seno. Senza l’anima l’uomo sarebbe una creatura animale guidata dall’istinto e dalle doti naturali. Senza il corpo l’uomo sarebbe una creatura spirituale con doti soprannaturali d’intelligenza, volontà, e grazia come gli angeli.
I doni e la Grazia che divinizza l’uomo.
Doni naturali, preternaturali, soprannaturali.
11Dio, al capolavoro del creato, rappresentato dall’uomo, in cui sono unite le due creature, animale e spirituale, per fare una sola unità, cosa aveva donato oltre all’esistenza? Doni gratuiti che i teologi dividono in naturali, preternaturali, soprannaturali.
12Naturali: il corpo sano e bello con i 5 sensi perfetti e l’anima ragionevole dotata di intelligenza, volontà e libertà.
13Preternaturali:l’integrità, ossia la perfetta soggezione del senso, libero da fomiti di ogni genere, alla ragione; l’immortalità del corpo che non avrebbe conosciuto l’orrore della morte; l’immunità da ogni dolore; e la scienza proporzionata al suo stato di creatura eletta, e perciò grande scienza che il perfetto intelletto assimilava senza fatica.
14Soprannaturali: la visione beatifica di Dio, la Grazia che fa dell’uomo un figlio di Dio, e il destino di godere eternamente di Dio.
15Dunque l’uomo, e per l’origine e per i doni ricevuti, poteva veramente chiamarsi “figlio di Dio” e conoscerlo come un figlio conosce il proprio padre.
La Grazia dà lanatura divina allo spirito.
16Cosa è la Grazia? Dice il Catechismo: “La Grazia è un dono soprannaturale, che illumina la mente, muove e conforta la volontà affinché l’uomo operi il bene e si astenga dal male“. Ma essa è soprattutto amore. Amore di Dio alla sua creatura prediletta che è l’uomo, amore che eleva la creatura alla natura del Creatore deificandola, onde giusta è la parola della Sapienza: “Voi siete dèi e figli dell’Altissimo“.
Oltre la divinità dà la bellezza compiuta all’anima
17È inoltre mezzo di salute, da quando l’uomo ha bisogno di mezzi di salute essendo rimasto debole per le conseguenze del peccato. Attiva oltre ogni dire, quando non trova impedimento o inerzia in voi al lavoro che essa vuole compiere in voi, essa santifica la creatura e le azioni della creatura, e ha tre rami minori, dal suo tronco sublime, detti della grazia attuale, sufficiente, efficace. Ma è un’unica Grazia: principio trasformatore, qualità divina inerente all’anima, simile a luce il cui splendore, avvolgendo e penetrando le anime, ne cancella le macchie della colpa e comunica loro una radiosa bellezza.
La Grazia secondo il Maestro dei maestri.
18Così la Chiesa docente nelle conclusioni del Concilio di Trento. Ed Io, Maestro dei maestri, contemplando la Grazia per ciò che è, nell’eterno è di Dio, dico che la Grazia è principio trasformatore della creatura in figlio di Dio, qualità perciò divina simile alla Luce dalla quale proviene, il cui splendore avvolgendo e penetrando le anime, sia che sia dono dato (come ad Adamo) o dono reso (come per i cristiani cattolici reintegrati in Grazia per i meriti del mio Sacrificio e del Sacramento da Me istituito), comunica loro non soltanto una radiosa bellezza, ma la capacità di vedere e conoscere Iddio, così come il Primo Uomo lo conosceva vedendolo e comprendendolo col suo spirito pieno di innocenza e Grazia.
19La Grazia è dunque restituzione dell’uomo alla capacità di amare e conoscere Iddio. La Grazia è dunque lume a vedere ciò che è Immensa Tenebra al pensiero dell’uomo ma Infinita Luce per lo spirito in grazia, è dunque voce, e sapientissima voce, è vista, luminosissima vista per contemplare Iddio, è dono dato ad aiutare il desiderio dell’anima di conoscere Dio, è mezzo a ricordare l’Origine così come Essa desidera essere ricordata, è strumento alla deificazione della creatura. E tanto più la creatura, per volontà propria e per giustizia raggiunta per volontà d’amore, cresce nella Grazia, altrettanto crescerà in lei ciò che è unione col Divino e crescerà in lei sapienza, che è uno dei divini attributi, e con la sapienza la capacità di comprendere, conoscere, amare la Verità e le verità. Perché la Grazia è lo Spirito di Dio che entra nell’uomo con tutti i suoi doni, trasformando, elevando, santificando le potenze e le azioni dell’uomo. E fra queste, prima e principale, l’amore. Azione per la quale siete stati creati.
La potenza dell’amore.
20Amare è conoscere. Non si ama che chi si conosce. Tanto più si ama quanto più si conosce. Nessuno potrebbe sostenere di amare un parente sconosciuto, o un uomo abitante agli antipodi, così come ama il parente che ha presso o l’amico di casa. Il suo amore per questo non andrà più oltre di un astratto sentimento di fratellanza o di parentela, che non dà gioia se dura, e non pena se cessa. Mentre la perdita di un parente ben conosciuto o di un amico è vero dolore. E avvenuta che sia, si cerca conservare di lui ogni ricordo per sentire men viva la perdita o, se è solo lontananza, in tutte le maniere si cerca renderla meno assoluta per sentire meno grave la lontananza. I fanciulli divenuti orfani nell’infanzia, osservateli con quale ansia cercano ricostruirsi un’ideale figura dello scomparso genitore coi ricordi lasciati da lui o raccolti sui labbri dei parenti e amici.
21La creatura ha bisogno di amare, e per sentirsi meno sola e per amare deve ricordare. Il ricordo è come una catena che unisce all’amato, lanciata nelle distanze. Non se ne vede l’estremità, ma i movimenti che si sentono venire attraverso l’amorosa catena del ricordo reciproco dicono che si è amati come si ama.
“Oh! dolci colloqui di creature deificate con Dio”.
22Per questo Dio diede ai primi uomini la conoscenza di Sé. Perché essi fossero perfettamente felici nel periodo della Grazia e della Gioia, e avessero poscia un ricordo che li unisse ancora al Padre, nascosto dietro le caligini del peccato, alzate come un muro fra i decaduti e la Perfezione, ma non definitivamente perduto poiché l’amore durava. Adamo ed Eva conobbero Dio, ne ebbero la spirituale visione beatifica e ne compresero l’Essenza perché i loro spiriti, dico spiriti, in Grazia potevano affissarne l’incorporea e suprema Bellezza e intenderne la Sapienza nella voce di Dio “nel fresco della sera”.
23Oh! dolci colloqui, rapimenti di creature deificate con Dio loro Autore, nella pace del terrestre paradiso, divini ammaestramenti appresi senza fatica da due intelletti senza tare di imperfezioni fisiche o di imperfezioni morali, accettati senza quelle cocciutaggini che rendono a voi difficili ad accettare le divine lezioni, perché voi non sapete più amare come gli Innocenti, o poveri uomini mutilati di troppe cose sante e empiti di troppe altre inutili e dannose, poveri uomini che potreste tornare perfetti se possedeste un perfetto amore!
24O lezioni di Dio, sapienza che rifluiva dalla Sorgente paterna nei figli benedetti, ricevuta come un dono, amata come una festa, amore reciproco che era parola, che era domanda precorsa dalla risposta, che era fiducia, che era sorriso, che era pace! Pagina di un gaudio per sempre distrutto, pagina scritta nei libri della vita e ai primordi della vita e poi bruttata, e non più proseguita, dall’impronta incancellabile della Colpa, chi ti può leggere ai viventi in esilio perché comprendano ciò che hanno perduto e siano umili? Umili guardando di quanto sono decaduti, considerando quanto Dio è buono nel dare ancor tanto di amore e sapienza, nonostante che la serpentina testa della superbia non doma sia sempre pronta adrizzarsi in loro per discutere con Dio che si rivela, consiglia o comanda a scopo buono.
Il peccato originale e il promesso Redentore.
Conseguenze del peccato originale.
25Adamo ed Eva avevano dunque il dono della Grazia che è amore, luce, sapienza, conoscenza di Dio, e questo dono, essendo essi uomini privati e pubblici insieme, essendo i progenitori di tutta la famiglia umana, sarebbe stato da essi trasmesso insieme agli altri doni ai loro discendenti e non ci sarebbe stato bisogno per essi di faticare per ricordare Dio, per risalire faticosamente dalle tenebre verso la Luce, lottando col peso del Male, con la controcorrente delle tentazioni, con le caligini dell’ignoranza, con tutta la miseria venuta dal decadimento dalla Grazia. Non ci sarebbe stata necessità di ricordo perché non ci sarebbe stato da ricordare il Bene perduto, ma soltanto ci sarebbe stato gaudioso godere dell’Amato.
26Poi Adamo ed Eva peccarono, e Dio li cacciò dal suo cospetto e li escluse dalla sua amicizia e dall’Eden “ponendo Cherubini sulle soglie di esso” dice la Genesi[303], e condannando l’Umanità al lavoro, al dolore, all’ignoranza, alla morte, per la parte materiale[304], alla privazione della Grazia, della conoscenza di Dio e del Paradiso celeste per la parte spirituale[305]. Il Catechismo dice: “Adamo ed Eva perdettero la Grazia di Dio e il diritto che avevano al Cielo, furono cacciati dal paradiso terrestre, sottoposti a molte miserie nell’anima e nel corpo e condannati a morire” e “i loro discendenti per eredità di colpa subirono i danni della privazione della grazia, la perdita del paradiso, l’ignoranza, l’inclinazione al male, tutte le miserie della vita e infine la morte“, di modo che “se Dio non avesse usato misericordia, gli uomini non avrebbero più potuto salvarsi“.
La speranza di un redentore.
27Quale fu la misericordia usata da Dio al genere umano? Risponde ancora la Genesi con le sue pagine e il Catechismo con le sue risposte: “La misericordia di promettere subito ad Adamo il Redentore divino o Messia, e di mandarlo a suo tempo per liberare gli uomini dalla schiavitù del demonio e del peccato, reintegrandoli nello stato di figli di Dio con la restituzione dello stato di Grazia“[306] per i miei meriti e la Passione mia.
28Or dunque ditemi: se nel momento stesso della condanna, Dio Padre già la tempera nel suo rigore con la speranza di un redentore, con la promessa di un perdono, non sta questo a dimostrare che Egli stesso, sempre Misericordia anche nella Giustizia perché eterna e perfetta Carità, volle che nell’anima dell’uomo avvolto nelle tenebre e nel dolore rimanessero delle scintille di luce – ricordi – che impedissero la disperazione, l’abbattimento, l’abbandono, il languore di chi non ha più un fine e trascina senza vigore di speranze i suoi giorni? Sì, in verità, che così fu.
Ricapitolazione.
29E riepilogando il detto fin qui, tratto dalla Genesi – libro scritto sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, e perciò avente Dio per autore, come definisce il Concilio Vaticano – e dal Catechismo nel testo prescritto da quel mio vero Vicario e Pastore che ora è meco in Cielo dopo avermi amato con perfezione e perciò ricordato con perfezione sulla terra – verità che nessuno può respingere a meno di dichiararsi eretico – si può concludere che l’uomo innocente e in grazia aveva il dono di grazia di conoscere Dio, amarlo e goderlo eternamente, e che l’uomo decaduto ebbe il dono di misericordia di una promessa, e di un ricordo perciò del Divino, che lo aiutasse a ben operare per potere, in un futuro certo, godere, dopo il dolore del castigo, la vista e il possesso di Dio.
Sul problema della generazione delle anime.
L’uomo carnale non capisce le cose spirituali.
30Ed ora, dopo aver trattato in generale l’argomento, scendiamo a trattarlo nei punti che non potete, o meglio non volete, accettare, nei dettati del Preevangelo dei giorni 24 – 29 – 30 agosto 1944 e 2 settembre 1944 (Infanzia di M. Ss.).
31Ho dettato il 2 settembre 1944: “Sono questi dei misteri che sono troppo alti perché li possiate comprendere in pieno“. Soprattutto i dotti non li possono comprendere. I semplici di cuore, che solo l’Amore e la Sapienza istruiscono, li comprendono meglio perché non li discutono. Per essi, parola soprannaturale che comunichi pace è parola certa e l’accolgono con umiltà e riconoscenza. Ma lo ripeto: vi sono misteri che non si possono comprendere se si sviscerano in base ad un metodo analitico umano. O avere una fede grande e un’accesa carità, e allora divengono sufficientemente chiari, o non comprenderli. Ma vi consiglio di accettare almeno le luci che vi dono per fare meno incompleta la vostra scienza. Ricordate sempre che anche l’uomo più dotto è sempre troppo piccolo e finito rispetto all’Infinito e alla Sapienza dell’Infinito. E vi consiglio anche a non alterare le mie parole, né a svisarne il significato per potere giungere a dar pena al portavoce. Non è carità addolorare i fratelli e accusare gli innocenti.
32Voi volete sapere come si è potuto dire che le anime preesistono. Dove avete trovato quella parola che Io non ho detta? Nel fondo del vostro pensiero, non nelle mie pagine. Le anime non preesistono. Non sono oggetti ammassati in depositi per essere presi al momento buono. Dio non ha bisogno di scorte per avere pronte le sostanze.
Sulla generazione continua delle anime da Dio.
33Nel dettato del 24 agosto 1944 Io dico al piccolo Giovanni: “Tu hai visto la generazione continua delle anime da Dio”. Avevo usato quel vocabolo per dare a voi tutti più che mai viva la sensazione che l’uomo è figlio di Dio poiché è il padre colui che genera, e anche per farvi intendere la bellezza della parte che in voi è somigliante a Dio. Non vi è nulla in Dio che non sia Dio. Le vostre anime dunque, venendo da Dio, sono soprannaturalmente divinizzate per l’Origine e per la Grazia, che nei credenti nel Dio vero e nel Cristo Redentore viene infusa col S. Battesimo e conservata con la fuga dal peccato.
34Se Io già illuminavo il fine mostrando il principio che è la vita celeste di possesso di Dio, se lo facevo mentre mostravo il principio – la creazione dell’anima per opera di Dio, per incarnarsi in una carne e santificarsi nella esistenza per essere vincitrice in Cielo – mi si doveva capire, ché stolti non siete, ma dotti siete, e a questa vostra scienza ci tenete. Comprendete, dunque, con buona volontà, il pensiero del vostro Signore, che è chiaro e comprensibile a tutti coloro che hanno volontà d’intenderlo. E che? Sareste voi come quelli che mi accusavano, al mio tempo mortale, e ancor mi accusano, perché Io dico esser preferibile far violenza a se stessi col cavarsi l’occhio che pecca, o la mano, o il piede, anziché conservarli peccando? Non comprendete dunque la metafora? Non sapete trasportare allo spirituale un paragone materiale? Ebbene, se siete così limitati, provvedo facendo sostituire il vocabolo “generazione” con l’altro di “creazione“[307] Avevo dato al portavoce la visione della creazione delle anime[308]. Leggete la visione descritta dal portavoce[309]. Una visione che, come dico più oltre[310] era data in tal modo per rendere l’operazione creativa, immateriale, visibile alla veggente. Descrivendo tale visione il portavoce usa il vocabolo “creare”[311] così come dice, con verità e semplicità, che “non vede, essendo in Paradiso – conclusione della veggente esattamente giusta – quando la macchia di origine sporca le anime”. Nel Paradiso, infatti, ciò non può accadere. Da questo vedete che è nella verità il portavoce. E ancora lo stesso dichiara che “non vede gli spiriti che, cessato il loro tempo sulla terra, si separano dalla carne e tornano per essere giudicati”. Maria dice che “comprende come sono giudicati dai mutamenti dell’espressione di Gesù” (riga 74° della stessa pagina).
Il giudizio delle anime.
35Tornare all’Origine, presentarsi al Giudice G., non vuol dire andare in un dato luogo né esattamente andare ai piedi dell’eterno trono. Sono, queste, formule usate per aiutare il vostro pensiero. L’anima che lascia la carne che animava si trova immediatamente di fronte alla Divinità che la giudica, senza necessità di salire e presentarsi alle soglie del beato Regno. È catechismo che Dio è in Cielo, in terra e in ogni luogo. E perciò l’incontro avviene dovunque. La Divinità empie di Sé il Creato. È quindi presente in ogni luogo del Creato. Io sono che giudico. Ma Io inscindibile dal Padre e dallo Spirito Santo, onnipresenti in ogni luogo.
36Il giudizio è rapido come rapida è stata la creazione: meno di un millesimo della vostra più piccola unità di tempo. Ma come nell’atomo dell’attimo creativo l’anima ha tempo di intravedere la Ss. Origine che la crea e di seco portarne il ricordo perché sia istintiva religione e guida nella ricerca della fede, della speranza, della carità che, se voi ben osservate, sono, nebulosamente, come germi informi, anche nelle religioni più imperfette – la fede in una divinità, la speranza in un premio dato da questa divinità, l’amore a questa divinità – altrettanto nell’atomo dell’attimo del giudizio particolare lo spirito ha tempo di comprendere ciò che non ha voluto comprendere nella vita terrena, e ha odiato come nemico o schernito o negato come fola vana, o anche servito con tiepidezze che esigono riparazione, e di seco portare, nel luogo espiativo o nell’eterna dannazione, il ricordo, a suscitare fiamme d’amore per l’eterna Bellezza, o tortura di castigo col rovello del Bene perduto che la coscienza intelligente rimprovererà di aver voluto liberamente perdere. Perché lo ricorderanno, e terribile, senza poterlo contemplare, insieme ai loro peccati.
I due attimi in cui le anime conoscono Dio.
37La creazione dell’anima e il giudizio particolare sono i due atomi di attimi in cui le anime dei figli dell’uomo intellettualmente conoscono Dio per quel tanto che è giusto e sufficiente a dar loro un agente per tendere al loro Bene appena intraveduto, ma rimasto impresso nella sostanza che, essendo intelligente, libera, semplice, spirituale, ha comprensioni pronte, volontà libere, desideri semplici, e movimento o inclinazione o appetito, se più vi piace, a riunirsi con l’amore a Colui donde venne, e a raggiungere il suo fine del quale ha già intuito la bellezza, o a staccarsene con un odio perfetto raggiungendo colui che è il loro dannato re, e avendo nel ricordo “di odio” un tormento, il maggiore fra i tormenti infernali, una disperazione, una maledizione indescrivibili (ricordare dettato 15-1-44 2).
Le anime sono generate per la perfezione.
Dio è Padre di ogni anima.
38Il “siate perfetti come il Padre” che Io ho detto, non era parola vana né esagerata. L’uomo stava per essere nuovamente elevato allo stato di Grazia. Potevo dunque, a piena ragione, dare questo comando di perfezione. Poiché per la perfezione eravate stati creati. E questo desiderio dei giusti ad una perfezione è un desiderio spirituale veniente direttamente da Dio, che giunge a darvene il comando: “Cammina alla mia presenza e sii perfetto” (Genesi 17 v. 1). E, più ampio sebbene implicito, ve lo ripete nelle leggi del Sinai, e nelle lezioni dei Sapienziali, e nelle parole dei patriarchi, dei profeti, degli ispirati tutti, nei quali Io sono che parla. È infine, come più diretto né più esplicito non può essere, nel mio comando: “Siate perfetti come il Padre vostro“. E, come eco della mia eterna Parola, è nelle parole dei miei Santi, da Pietro in poi.
L’obbligo della perfezione.
39“Siate perfetti” ho detto. Per liberare lo spirito degli antichi da quell’angoscioso senso di timore che interdiceva loro di poter pensare di essere degni di somigliare al Padre loro. Da troppi secoli l’Altissimo era per loro il Dio terribile, e l’amore e la speranza e la fede erano tremebondi davanti l’Immensità severa di Dio. Ma ormai era venuto il tempo della Misericordia, del Perdono, della Pace, dell’Amicizia, della figliolanza con Dio. Quindi ecco il comando di illimitata perfezione: “Siate perfetti come il Padre“. E col comando l’implicita assicurazione che conforta a osare “perché, sol che lo vogliate, potete divenirlo“.
40Dio non fa e non dice atto o parola vani. Io non ho perciò dato vano comando, né fatto stimolo vano ai vostri cuori con questo comando. Vi ho ridestato un desiderio affievolitosi, che il Padre mio e vostro aveva messo vivo nello spirito dell’Uomo, e che l’Uomo avrebbe trasmesso con ogni altro dono di Dio ai suoi discendenti: il desiderio di possedere Dio, di goderlo in Cielo dopo una vita passata al suo servizio. Questo desiderio, ridestato vivamente, sarebbe stato vano se non avesse dovuto mutarsi in realtà. Ma le creature possono giungere a questa realtà. È anzi desiderio di Dio che vi giungano. Ed è per questo che Dio lascia nell’anima, anche del più selvaggio, un ricordo di Dio per cui quell’anima, così come può, possa in un futuro più o meno lontano giungere al suo scopo: la conoscenza di Dio, che è beatitudine, per averlo amato e servito come sapeva per poterlo poi possedere.
La perdita della Grazia
41Che se poi la maggioranza delle anime vive in modo che sembra smentire la mia asserzione, ciò non è negazione di quanto Io dico, ma dimostrazione di quanto è pervertito l’uomo nei suoi affetti e voleri, per le sue alleanze col Male. In verità molti sono che strozzano col capestro dei vizi e dei peccati la loro anima dopo averla fatta schiava di Satana al quale si sono alleati. La strozzano definitivamente per non sentirla più gridare e piangere ricordando che il Male non è lecito e che vi è un castigo per chi lo compie. Sono, costoro, coloro che da figli di Dio tornano creature-uomo per la perdita della Grazia e da uomo divengono poi demone, ché l’uomo separato dal Bene è vilucchio che si abbarbica, per reggersi, al Male. Dove non è legge soprannaturale, difficilmente, e sempre imperfettamente, è legge morale. E dove la morale umana è imperfetta o assente, è vivente, in tutto o in parte, la concupiscenza triplice.
42Ma se la maggioranza delle anime sembrano negare col loro modo di operare il naturale ricordo e desiderio di Dio e il loro volere che è di tendere ad un fine di gaudio, occorre ricordare che nell’uomo è la creatura carnale e quella spirituale, e che l’uomo ha il libero arbitrio, il quale serve sempre la parte più forte. Ora, se uno indebolisce coi vizi e peccati la sua anima, certo sarà che essa divenga debole mentre si irrobustirà la parte animale che soverchierà la più debole sino ad ucciderla. Ma non per questo si potrà negare che l’anima venga creata con capacità di ricordare e desiderare naturalmente il suo fine.
Le anime rigenerate alla Grazia.
43Natura dell’anima è natura spirituale. Perciò l’anima ha desideri spirituali anche se, per privazione di Grazia (coloro che non sono rigenerati dal Battesimo) non ha che desideri naturali al regno spirituale donde viene e dove istintivamente sente esservi lo Spirito supremo. Nelle anime, poi, rigenerate alla Grazia dal Battesimo e mantenute e fortificate in essa dagli altri Sacramenti, l’attraimento dell’anima al suo fine avviene divinamente essendoché la Grazia, ossia ancora Dio, attira a Sé i suoi diletti figli, sempre più vicini, sempre più nella luce più, per gradi, essi salgono nella spiritualità, di modo che la separazione diminuisce e più vivo è il vedere, più vasto il conoscere, più ampio il comprendere, più perfetto l’amare, sino a pervenire alla contemplazione che è già fusione e unione della creatura col suo Creatore, atto temporaneo ma incancellabile e trasformatore, perché l’abbraccio di Fuoco della Divinità che si chiude sulla sua creatura rapita imprime un carattere nuovo a questi viventi, che già sono separati dall’Umanità e spiritualizzati in serafini, dotti della Sapienza che Dio dà loro, dandosi ad essi come essi a Lui.
L’Opera rivelata da Gesù a Maria Valtorta è di natura divina[312].
E’ un libro ispirato.
44Per questo, giusto è definire che lo scrittore ispirato “ha Dio per autore”. Dio che rivela o illumina misteri o verità, secondo che a Lui piace, a questi suoi strumenti “eccitandoli e movendoli con soprannaturali virtù, assistendoli nello scrivere in modo che essi rettamente concepiscano coll’intelligenza e vogliano fedelmente scrivere, e con mezzi adatti e con infallibile verità esprimano tutte e sole quelle cose da Lui, Dio, comandate”. È Dio che con triplice azione illumina l’intelletto perché conosca il vero senza errore, o con la rivelazione per verità ancora ignorate, o con l’esatto ricordo se sono verità già stabilite ma ancora alquanto incomprensibili alla umana ragione; muove perché sia scritto con fedeltà quanto soprannaturalmente l’ispirato viene a conoscere; assiste e dirige perché le verità siano dette, nella forma e nel numero che Dio vuole, con verità e chiarezza, perché siano note ad altri per il bene di molti, con la stessa parola divina negli insegnamenti diretti, o con le parole dell’ispirato nel descrivere visioni o ripetere lezioni soprannaturali.
Non è un libro canonico.
45L’opera che viene data agli uomini attraverso il piccolo Giovanni non è un libro canonico. Ma è sempre un libro ispirato, che Io dono per aiutarvi a comprendere certi passi dei canonici e specie a comprendere ciò che fu il mio tempo di Maestro e a conoscermi: Io, Parola, nelle mie parole. Né Io, né tantomeno il portavoce, che per la sua assoluta ignoranza in questo ramo neppure sa distinguere teologia dogmatica da quella mistica o da ascetica, né sa sottigliezze di definizioni, né conclusioni di Concili, ma sa amare e ubbidire – e ciò mi basta né altro voglio dal portavoce – né Io né lui diciamo che l’Opera è libro canonico. In verità, però, Io vi dico che è libro ispirato, non essendo lo strumento capace a scrivere pagine che neppure comprende se Io stesso non glie le spiego per levargli il timore.
L’Autore ha usato il vocabolo “generazione”.
46Eppure, poiché nelle ore che è “portavoce” – ossia è da Me preso come da Aquila divina che lo porta nel regno della Luce onde veda e torni fra voi portandovi gemme di soprannaturale valore – il piccolo Giovanni è nella sapiente verità del vedere e comprendere, egli usa il vocabolo “creare” per dire del formarsi delle anime per volere di Dio (fascicolo s.t. p. 63). Io, lo torno a ripetere, avevo usato nel dettato il vocabolo “generazione” per darvi la misura della vostra dignità di figli di Dio. Ma, ripeto anche questo, se ciò vi è di ostacolo a credere, sostituite pure “generazione” con “creazione” e abbiate pace per questo nulla che vi fa ombrosi.
L’anima sostanza divina.
L’anima, sostanza spirituale intelligente.
47Creare di continuo, da parte del Padre, di anime, non vuole dire “preesistere” come voi dite, dicendo che Io l’ho detto. E ricordare da parte delle anime non vuole dire “preesistere”. Ma neppure si può negare che, perché l’attimo creativo è rapidissimo, l’anima, sostanza spirituale intelligente, creata dal Perfettissimo, non possa formarsi sapiente della sua provenienza. Dio Creatore, che ha dato una ragione relativa alle creature inferiori, e una vastissima alle creature umane, e un’intelligenza prontissima oltre che vastissima alle creature angeliche, non avrà dato intelligenza pronta e vasta alla creata anima? Non è essa creata da Lui come gli angeli, gli uomini e gli animali?
L’anima, fiamma figlia del Fuoco.
48Sarà dunque essa sola – questa fiamma figlia del Fuoco – tenebre o gelo? Sarà essa sola torpida, ebete, cieca, sorda, smemorata, bruta tanto da non possedere neppure quei rudimentali moti dell’istinto che spingono gli animali a scegliersi i cibi e gli elementi e i climi a loro propizi per vivere e procreare? Inferiore persino ai vegetali, che sentono che nel sole è vita e che, anche piantati in luogo oscuro, si tendono verso il pertugio donde scende luce e di là emergono all’aperto per vivere? O uomini! E pur di negare, per dare dolore al mio portavoce, potete giungere a dire l’anima inferiore alle piante?
L’anima sangue spirituale di Dio.
49L’anima: questa mirabile sostanza che Io ho chiamata con sublime metafora “sangue spirituale di Dio eterno, potente, santo“, sangue del Padre (parlo in metafora, lo ripeto) che è viva in voi e vi fa immortali, potenti, santi sinché è viva, ossia sinché è unita a Dio con la Carità. L’anima: questa parte di Cielo – e Cielo è Luce e Sapienza – che è in voi contenuta perché l’Infinito avesse in voi un trono che fosse ancor Cielo, e che vi contiene perché l’abbraccio santificante del Cielo sia ancora protettivo intorno alla vostra umanità lottante la sua buona battaglia.
50Obiettate forse che non ha più l’intelligenza integra della prima anima perché è macchiata e menomata dalla Colpa d’origine? Vi rispondo anzitutto che non esce cosa impura dal Pensiero creante. La Colpa originale è nell’uomo e nei figli dell’uomo, non in Dio. Perciò non nell’essere creata da Dio, ma nell’incarnarsi nell’uomo concepito dall’uomo l’anima contrae l’eredità connessa ai discendenti di Adamo, salvo il caso di un eccezionale, unico volere di Dio.
Sull’intelligenza di Lucifero.
51In secondo luogo vi ricordo che l’essere più impuro, colui che era Lucifero e che ora è Satana, non ha perso la sua intelligenza potente perché da arcangelo è divenuto demonio, ma usa la sua acutissima intelligenza nel male anziché nel bene come l’avrebbe usata se fosse rimasto arcangelo.
52Che dunque mi rispondete se Io vi chiedo perché Satana ricorda Dio ed è intelligente? Non avete ragioni da opporre alla mia asserzione? Non avete che obiettare? No. Non potete obiettare nulla. Perché, o negare ciò che insegnate, o ammettere che Satana è intelligente e ricorda Dio, tanto che lo odia come lo odia appunto perché lo ricorda come lo ricorda, con la potenza del suo intelletto spirituale, e vi tormenta come vi tormenta appunto perché è acuto nel saper scegliere i modi atti a farvi cadere a seconda del vostro io. Il Catechismo definisce che gli angeli colpevoli furono esclusi dal Paradiso e condannati all’Inferno, ma nessuna definizione è sulla perdita dell’intelligenza nei demoni perché, che la loro intelligenza sussista, lo dimostra l’acutezza delle loro operazioni per nuocervi.
L’anima ha conosciuto Dio e ricorda Dio.
Le anime ricordano Dio.
53Le anime ricordano. Perché? Perché, come Dio a temperare il rigore della condanna dette nel contempo ad Adamo la speranza di una redenzione, e di quella redenzione, così ugualmente gli lasciò il ricordo del tempo beato perché gli fosse soccorso nel dolore dell’esilio, e stimolo santo ai figli di Adamo ad amare Colui che per essi era l’Ignoto.
54Non solo, ma nel creare le anime, a questi figli dell’uomo, Dio non le privò di quella naturale inclinazione verso la Divinità che dà per sé sola può aiutare a raggiungere il fine per cui l’uomo è stato creato: amare il Signore, il Dio onnipotente e onnipresente il cui Tutto incorporeo empie l’infinito e che l’uomo sente, più o meno giustamente, e vede essere in tutto che lo circonda, penetra o colpisce. Nei selvaggi sarà nello scroscio della folgore o nello splendere lungo dell’aurora boreale; per gli idolatri sarà nella potenza del leone o nella vita anfibia del caimano; per i credenti in religioni rivelate, ma non perfette, in manifestazioni naturali supposte come azioni e manifestazioni di singoli dèi; nell’uomo civile pensatore o scienziato nei fenomeni del cielo o nel mirabile organismo dei corpi; nel credente, oltre che nella dottrina, nella vita stessa dell’anima che si manifesta con le sue luci e coi suoi palpiti di rispondenza ad altri più ardenti palpiti di un Amore eterno che l’ama, nella meraviglia del nascere e nel mistero del morire, una parte dell’umano, e l’altra vivere di una più vera vita; ma tutti e in tutto l’uomo sente un’invisibile e potente Presenza, sia che la neghi – e nel negarla ammette già che esista, perché non si nega che ciò che è e che si sa da molti altri creduto – sia che la odî, confessando con l’odio che Essa è, sia che l’ami proclamando coll’amore che la si crede reale e che si spera poterla un giorno non già credere ma godere.
Dio senza sosta genera anime, giudica anime.
55Dio ha fatto questo: ha lasciato nell’uomo l’inclinazione al Bene supremo. E che è questo se non ricordo? E che ve ne pare? che non potesse farlo, Egli che è onnipotente e che, senza sforzo o fatica, da millenni regge il Creato, e senza un attimo di sosta crea anime, giudica anime, conosce contemporaneamente tutte le azioni di esse, le preconosce, essendo il Passato, il Presente, il Futuro un unico è davanti al suo Pensiero, le segue nello svolgersi, le giudica senza confusioni e errori, e giudica le anime che ad un suo comando lasciano la carne alla quale erano state mandate e che tornano al mondo ultraterreno super create, ricreate o, dovrei dire, distrutte dalla libera volontà dell’arbitrio? Ma questo vocabolo, per voi che cogliete sempre il senso materiale delle parole e non lo spirito delle stesse, vi farebbe gridare all’anatema. Dirò allora: brutte, sconce, mutili e svisate per aver cancellato volontariamente il ricordo del Divino. Perché è soprattutto questo ricordo, più di ogni lezione che si possa apprendere nelle scuole di ogni genere, quello che istruisce l’anima a perseguire le virtù per amore al proprio Dio e per speranza di possederlo un giorno, oltre la vita, nella Vita senza fine.
Il ricordo di Dio diventa ricerca di Dio.
56In verità, fra i molti doni che l’Amore ha conservato all’uomo decaduto, questo è il più alto e il più attivo. Parlo delle anime in generale, non di quelle dei cristiani cattolici, membri del Corpo mistico, vivificati dalla Grazia che è il dono dei doni. Questa inclinazione naturale al Bene supremo, che è ricordo spirituale di Dio, talora talmente sottile che le altre due parti dell’uomo non lo avvertono pur essendo da esso guidate a pensare e rette nell’operare, è stimolo alla ricerca della Divinità, all’operare per esser degni di essa, a vivere in una parola in modo da giungere a ricongiungersi ad essa. Per esso le anime si creano, se non la possiedono già, una religione che può essere errata per ignoranza del Vero, ma che è sempre amore alla divinità, ossia rispondenza al fine per cui l’uomo fu creato: amare e servire Dio sulla terra e goderlo, immediatamente e completamente o dopo un tempo più o meno lungo, per l’eternità.
Il ricordo tramite la Grazia diventa conoscenza.
57Il ricordo crea amore. L’amore, giustizia. La giustizia della creatura genera un più grande amore per lei da parte di Dio. E il conoscimento si fa sempre più chiaro, più amore e giustizia aumentano nella creatura. Coll’amore cresce perciò sempre più il ricordo di Dio, perché, come ho detto, ricordo è conoscimento d’amore, e dove è amore là è Dio. Quando poi delle anime, a luce nel ricordare e a voce nell’apprendere, hanno la Grazia, che dite voi? Che essa Grazia non vi renda di molto simili all’Adamo innocente e perciò capaci di conoscere Dio? Che dite voi? Che quando alla Grazia, che vi viene resa per i miei meriti, venga unita la buona volontà e il lavoro di santificazione, la vostra conoscenza di Dio non si accosti sempre più a quella che era la gioia di Adamo? In verità, in verità vi dico che così avviene, e il ricordo, nei santi ancora viventi in terra, non è più un ricordo, ma è conoscimento.
Anche ai privi di Grazia fu concessa la visione.
58Vi stupite della mia asserzione? E i patriarchi e i profeti, privi di Grazia ma giusti, non furono rapiti alla visione di Dio e non ne udirono la voce? Non mirarono la gloria di Dio e il Cielo mirabile? “Or quando Abramo entrò nei 99 anni gli apparve il Signore“[313]. “E il Signore apparve a Mosè in una fiamma di fuoco di mezzo a un roveto“[314]. “E salito Mosè sul monte la nuvola coperse il monte e la gloria del Signore… E Mosè entrato nella nuvola…“[315]. “… io vidi uno che sembrava un uomo e dentro di lui e intorno a lui vidi una specie d’elettro“[316]. “E udii una voce d’uomo che da mezzo all’Ulai gridava e diceva…”, “Ecco Gabriele… 66e mi istruì…“[317]. Tanto per ricordare alcuni punti in cui è scritto in libri canonici che anche a quelli privi di Grazia fu concessa la visione o la parola celeste.
59Conoscere Dio e “conversare con Lui” nell’intimo eden è già vedere e prevedere. Perché Dio non è mutato per scorrere di millenni, e le sue lezioni ai suoi eletti sono vaste, piene, luminose, come ai due innocenti che erano nudi e non ne avevano vergogna, perché non sapevano le povere scienze della materia ma unicamente le sublimi sapienze dell’amore.
60E dopo ciò potete ancora impugnare, come fossero errori, le parole scritte dallo strumento? Non contemplo neppure il caso che voi possiate ritenerle errore del Maestro o non riconoscere, dalla dovizia e sapienza del dono, chi è Colui che lo detta. Dopo ciò potete ancora impugnare, come fosse errore dello strumento, la verità che le anime hanno un ricordo di Dio, tanto più vivo più l’anima evolve in giustizia, vivissimo quando alla giustizia della creatura si unisce lo stato di grazia, ossia di figliolanza da Dio, perfetto quando, come in Maria Ss., vi è l’eterna verginità dello spirito da contatto con la Colpa e vi è pienezza di Grazia, assoluta innocenza, possesso della Sapienza, carità perfetta? Tanto perfetto in Maria Ss. quale nessun’altra creatura mai l’avrà.
61Dite voi, Servi di mia Madre, e che è per voi Maria Ss.? La Eva nuova che conosce Dio come l’antica? No. Più che Eva. Perché, oltre che l’Innocente, Figlia, Sposa, Madre di Dio, così da Dio contemplata ab eterno, Ella è l’Agnella al fianco dell’Agnello, la Vittima, consumata con la divina Ostia per fare di voi dei “conoscenti Iddio”.
62Ed ora rileggete, spogliando le vostre menti delle “vesti di foglie di fico” che vi siete cucite intorno ai vostri intelletti e che vi intercettano il vedere, rileggete là dove si parla di ricordo, di conoscenza, di dolci conversari della Unità Trina raccolta nel Cuore immacolato della Piena di Grazia con la sua anima adorante. Rileggete là dove Io parlo delle operazioni della Grazia che è Luce e Sapienza e che rende luminoso sempre più il ricordo di Dio e, unita alla giustizia, fa del ricordo un conoscimento sempre più perfetto, talora precoce, sempre santo, nello spirito dei santi. E pregate poscia che nella vostra intelligenza avvenga una nuova Pentecoste, e tutti i doni dello Spirito, Maestro di ogni vero, entrino a rinnovarvi, a riaccendervi in quella somiglianza divina che è amore soprannaturale colla soprannaturale Bellezza, senza il quale l’unione e la somiglianza e comprensione sono impossibili.
L’Opera di Gesù
In ginocchio davanti a Dio che vi parla.
63In ginocchio, con l’animo umile degli umili, davanti a Colui che vi parla perché ha pietà di voi, pastori, e degli agnelli, e prende un “nulla” proprio perché è tale e perché ama ripetere il gesto fatto davanti all’umanità concupiscente dei Dodici, per confondere con la sua divina Sapienza la povera scienza umana dei dotti che si attardano a numerare i fili degli zizit, polverosi per essere stati più vicini al suolo che al cielo, e lasciano, per questo lavoro inutile e pedante, di raccogliere e conservare le perle luminose di cui è contesto il lavoro. Sono zizit, per chi non comprendesse la metafora, le inutili perdite di tempo e gli sfoggi ancor più inutili di sapere umano usati per stabilire se la capienza di un luogo o il numero dei suoi abitanti, desunti da lavori umani e molto posteriori al mio tempo, perciò inesatti, corrispondono all’asserito da uno strumento, o se l’epoca e la permanenza in un luogo che egli dice, sempre confrontata secondo una misura che gli uomini si sono data, corrispondono al millesimo di frazione di tempo che essi ritengono perfetta. Ma dite! È il numero dei giorni, la vastità di un paese, la somma dei suoi abitanti che vi interessa, o è la dottrina dell’opera? Nel primo caso, mille e mille autori umani vi possono dar pascolo abbondante. Nel secondo, unicamente Io posso darvi ciò che andrebbe cercato in primo luogo. Perché solo quanto Io vi do vi serve per la vita eterna. Il resto è fieno che dopo essere digerito viene espulso e diviene immondezza. Non entrerete in Cielo per sapere quanti giorni uno fu in un luogo o quanti cittadini erano in una città, ma per esservi perfezionati traendo vita luminosa dalla Parola che è Vita e Luce.
Amate e benedite Dio che si rivela a un nulla.
64Amate Me più della scienza. Benedite Me e non il vostro sapere. E amate anche il “fanciullo” che ho preso per collocarlo fra voi. E con Me benedite il Padre, Signore del Cielo e della terra, per avere una volta di più rivelato Se stesso ad un piccolo in luogo di rivelarsi ai sapienti. Un piccolo, un fanciullo, un nulla. Sì. Ma un nulla consumato dal desiderio di servire e amare Iddio e di farlo conoscere, un nulla che da sé solo ha svegliato in sé sempre più vivo il ricordo di Dio, un nulla che ha consumato col suo amore e il suo volontario olocausto i diaframmi dell’umanità, un nulla che è giunto ad amare la Luce più dell’esistenza e degli onori, un nulla che si è così inabissato nella assoluta libertà del contemplare unicamente Iddio tanto da perdere di vista ogni cosa che Dio non sia, un nulla morto a tutto ciò che per i più è ansia di vita, ma vivo in eterno perché morto per vivere nel Signore.
65Dio, Io ve lo dico, mostra il suo regno non ai dotti, ma a coloro che sono illuminati dalla grazia e viventi nell’amore, ed è solo Dio che sceglie, prende e posa sul vertice del monte, là dove tanto è vicino il Cielo che lo spirito può gridare, ardendo, quello che doveva essere il grido di ogni uomo: “Ecco il mio Dio. Io lo vedo! Io lo intendo! Io lo conosco! Io sono divorato e ricreato dall’Amore”.
66Piccolo Giovanni, puoi anche ricordare loro che l’uomo ha un angelo a custode e che questo spirito non è inerte presso l’uomo sul quale riflette le luci che egli angelo rispecchia adorando l’infinita Luce. Sta’ in pace, anima mia.”
589. Sdegno di Gesù contro
gli esaminatori[318].
Circa i tre mesi presso la cugina Elisabetta.
1Pregato e supplicato da me perché temperasse la sua severità – potrei dire, e sarei più giusta, il suo sdegno – e volesse rispondere almeno per mia pace circa i famosi “tre mesi” che urtano gli esaminatori, Gesù stamane alle 5,45 mi dice:
2“Modificherai la visione 28-3-44 con queste parole nel primo periodo: “I due sposi si dirigono al Tempio per prima cosa attraverso le vie già affollate per la prossima solennità pasquale. Giuseppe lascia in uno stallaggio i due ciuchini dopo averli pasturati e con Maria va ad adorare il Signore“. Così corretta darà loro la sensazione più precisa che Maria andò dalla cugina nella ottava pasquale per essere con lei quando Zaccaria si sarebbe assentato da Ebron per “comparire, come obbligo di ogni maschio, al cospetto del Signore nella festa degli azzimi“[319], ossia dopo circa un mese dall’annunciazione. Riguardo al tempo passato a Ebron, a te, proprio perché sei te, il mio piccolo Giovanni che soffri per la giustizia, ti dico che quarantotto più quaranta fanno esattamente ottantotto, ossia due giorni meno di novanta, che fanno tre mesi.”
Circa la lezione sapienziale sul peccato originale.
3Per il peccato originale[320] e dettati di Gesù e Maria nel Preevangelo a seguito della Annunciazione[321] dice Gesù:
4“È così chiara la lezione sapienziale ed esauriente, atta ad istruire gli ignoranti e a persuadere coloro che, non avendo fede o avendone poca, per razionalismo od altro, non si appagano più di favolette, che non c’è da aggiungere o levare un iota. Solo una cecità voluta può non vedere la verità sapiente che è in questo dettato. Unirai a questo punto il dettato del 5-3-44 perché abbiano davanti agli occhi tutta la lezione e, se umili saranno, comprenderanno la verità.”
Circa la discesa di Gesù all’Inferno
5Mi permetto anche di ripetere a Gesù, presente e buonissimo, una domanda che mi fu fatta da qualche Padre Servita, non so di preciso chi, ma mi sembra P. Berti, non so se per propria iniziativa o per suggerimento di altri, circa la discesa di Gesù all’Inferno, e che incidentalmente ho ritrovata accennata in data 15-1-44 e che sembra abbia urtato qualcuno.
6Mi risponde… Giunge ora la lettera di P. Berti che mi chiede di fare un pro-memoria da presentarsi al S. Padre. E Gesù sorridendo, tutto luminoso, mi dice appena mi viene portata la lettera: “Aprila e leggila“. Cosa che faccio, rimanendo sbalordita come tutte le volte che c’è rispondenza fra le parole di Gesù e ciò che succede. Gesù, sempre sorridendo, dice: “Ecco perché proprio ora, dopo quattro mesi, ti accontento e per questo Padre, al quale ti ho detto già che potevi comunicare questo punto. Per gli altri punti, sai a chi devi e quando e come notificarli. E ora ascolta, ché ripeto il principio“.
Dice Gesù:
7“Darai queste parole a P. Berti, ormai sai che è lui che te ne chiese:
8Quando alla mia Maria ho dettato il dettato del 15-1-44 e ho detto: “quando sono sceso in esso per trarre dal limbo coloro che attendevano la mia venuta ho avuto orrore di quell’orrore e, se cosa fatta da Dio non fosse immutabile perché perfetta, avrei voluto renderlo meno atroce perché sono l’Amore e di quell’orrore ho avuto dolore“, ho voluto parlare dei diversi luoghi d’oltre tomba, dove erano i trapassati, presi in generale, e detti “inferno” per opposizione al Paradiso dove è Dio.
9Quando, nel sovrabbondare del mio gaudio dopo la consumazione del Sacrificio, Io ho potuto aprire il Limbo ai giusti e trarre dal Purgatorio moltissimi spiriti, ho fremuto di orrore contemplando nel mio pensiero che solo per il luogo di dannazione non c’era redenzione né mutazione di orrore. Ma non entrai in esso. Non era giusto e utile farlo.
10Vi stupisce che abbia tratto anche dal Purgatorio molte anime? Pensate: se una S. Messa può liberare un penante, e sempre serve ad abbreviare e addolcire la purgazione, cosa non sarà stato il reale Sacrificio dell’Agnello divino per i purganti? Io, Sacerdote e Vittima, ho ad essi applicato i miei meriti e il mio Sangue, ed Esso ha fatto bianche le stole non ancor totalmente fatte candide dal bianco fuoco della carità purgativa[322].
11Mandagli questo e la mia benedizione.”
590. Ragione profonda
del
dono dell’Opera [323].
Alle dottrine umane opporre “La Parola che dà la vita eterna”.
Dice Gesù:
1“La ragione più profonda del dono di quest’Opera, fra le molte altre che il mio portavoce conosce, è che in questi tempi, nei quali il modernismo condannato dal mio S. Vicario Pio X si corrompe in sempre più dannose dottrine umane, la S. Chiesa rappresentata dal mio Vicario abbia materia di più a combattere coloro che negano: la soprannaturalità dei dogmi; la divinità del Cristo; la verità del Cristo Dio e Uomo, reale e perfetto così nella Fede come nella storia che di Lui è stata tramandata (Vangelo, Atti degli Apostoli, Epistole apostoliche, Tradizione); la dottrina di Paolo e Giovanni e dei Concili di Nicea, Efeso e Calcedonia e altri più recenti, come mia vera dottrina da Me verbalmente insegnata o ispirata; la mia sapienza illimitata perché divina; l’origine divina dei Dogmi, dei Sacramenti e della Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica; l’universalità e continuità, sino alla fine dei secoli, del Vangelo da Me dato e per tutti gli uomini; la natura, perfetta dall’inizio, della mia dottrina che non si è formata quale è attraverso a successive trasformazioni, ma tale è stata data: dottrina del Cristo, del Tempo di Grazia, del Regno dei Cieli e del Regno di Dio in voi, divina, perfetta, immutabile, Buona Novella per tutti i sitibondi di Dio.
Al dragone rosso opporre” La Buona Novella ai piccoli del Gregge di Gesù”.
2Al dragone rosso con sette teste, dieci corna e sette diademi sulle teste, che con la coda trae dietro la terza parte delle stelle del Cielo e le fa precipitare – e in verità vi dico che esse precipitano ancor più in basso che sulla Terra – e che perseguita la Donna, alle bestie del mare e della terra che molti, troppi, adorano, sedotti come sono dai loro aspetti e prodigi, opponete il mio Angelo volante nel mezzo del Cielo tenendo il Vangelo eterno ben aperto anche sulle pagine sin qui chiuse, perché gli uomini possano salvarsi per la sua luce dalle spire del gran Serpente dalle sette facce che li vuole affogare nelle sue tenebre, e al mio ritorno Io ritrovi ancora la fede e la carità nel cuore dei perseveranti, e siano questi numerosi più di quanto l’opera di Satana e degli uomini non dànno a sperare che possano essere[324].”
591. Le tentazioni di Gesù[325].
Premesse
Risposta alle obbiezioni sulle tentazioni di Gesù.
Dice Gesù:
1“In verità sono così chiare le visioni e le parole date in merito alla mia tentazione, anche nella sua parte ignorata, che esse sono già risposte a tutte le obbiezioni di coloro che fanno domande in proposito, e non sarebbe necessario che Io ne dessi di più ampie anche perché – lo ricordi colui che sollecita queste risposte – sin dal 25-21-944 Io ho fatto chiaramente capire che non amavo soffermarmi né ritornare sull’episodio e non amavo che altri vi si soffermasse, attirando su di esso la particolare attenzione dello strumento, agendo perciò in maniera diametralmente opposta a quella che avevo avuta Io, che allo stesso strumento, che mi proponeva allora le stesse obbiezioni che ora mi propone nuovamente e sempre per stimolo dello stesso individuo, rispondevo: “Non ho voluto che tu parlassi sulla tentazione sensuale del tuo Gesù. Anche se la tua interna voce ti aveva fatto comprendere il movente di Satana per attirarmi al senso, ho preferito parlarne Io. E non vi pensare oltre“.
2Avrei voluto che seguiste il mio esempio di prudenza verso il piccolo fanciullo che ho messo fra voi, il quale deve dirvi tutto ciò che vede, ossia tutto quanto è stato usato pro e contro il Cristo, ma al quale anche la sua inesperienza e la bontà paterna di Dio fanno da riparo provvidenziale contro le più crude miserie e azioni degli uomini e di Satana.
3Lo avrei voluto per rispetto al piccolo fanciullo i cui occhi vedono Dio, e lo avrei voluto perché questo mi avrebbe testimoniato dello stato del vostro animo, che Io desidererei giusto anche nelle sfumature più leggere. Nulla vi è di insignificante e di inutile e di trascurabile nella giustizia. Ha valore in essa la grande e visibile azione del saper morire per essa, come la silenziosa e nascosta imitazione di Me nella maniera di condursi presso i propri fratelli, o figli di spirito, o discepoli vostri. Perché voi vi siete volontariamente consacrati a questa paternità spirituale e a questo ammaestramento dei piccoli, voi padri e maestri di spirito, voi pastori ai quali ho affidato i miei agnelli, e dovete essere i miei imitatori.
4Lo avrei infine voluto perché questo mi avrebbe testimoniato dello stato del vostro intelletto, libero da quanto crea confusione e nebbia alle verità così chiaramente visibili nelle mie pagine, dimostranti la costante perfezione di Gesù Cristo Dio Uomo in tutte le circostanze della sua vita mortale, in tutte le sue azioni, parole, e anche silenzi. Perché vi sono silenzi che sono più parlanti di ogni parola e docenti più di ogni dottrina.
Non confondere il tentativo col risultato.
5E questo episodio, nel punto che voi non volete accettare dicendolo “sconveniente”, vi parla appunto con la magnifica lezione del mio silenzio opposto a questa parte impura della tentazione satanica. Il mio silenzio, la mia indifferenza totale ai solleticamenti di Satana, avrebbero dovuto aver voce, per voi, di glorificazione del Cristo. Per voi hanno avuto invece altra voce. Quella di avvilimento pel Cristo. Tentando Cristo di impurità, vi fa effetto che sia stata lesa la dignità del Cristo. Confondete il tentativo col risultato. Lesione sarebbe stata il risultato. Glorificazione è il fallimento del tentativo. Non la avete saputa considerare questa differenza? Allora non avete saputo leggere la verità taciuta ma palesemente visibile che è nella visione e nei dettati.
Requisiti per saper leggere con esattezza.
6Saper leggere! Non tutti lo sanno fare, e fare con esattezza. Per saperlo fare, e fare con esattezza, occorre avere occhio puro da vampe interne e da offuscamenti esterni. Se il vostro occhio spirituale, ossia il vostro pensiero, è limpido e puro, voi vedete le cose quali esse sono. In questo caso: di glorificazione del Cristo. Ma se il vostro pensiero è offuscato o avvampato da fumi di umano sapere e da orgoglio di dover voi soli sapere, o peggio da fuochi impuri, allora è il riflesso vostro quello che tinge di tinte opposte a quelle reali ciò che voi contemplate, e di un episodio casto e innocente ne fa uno sensuale e peccaminoso. Ma rimettete l’episodio lontano dalle vostre luci, nella sua vera luce, ed esso tornerà quale era: testimonianza di una eroicità di castità e innocenza inutilmente insidiate.
7Ora, se voi gettate sull’episodio il riflesso della vostra umanità, perché non potete ammettere che uno non possa sentire turbamento interno per una tentazione esterna, perché non potete ammettere che neppure il Cristo, il Santo di Dio, possa essere stato tentato dall’esterno senza risentire turbamento interno, allora siete voi che date quel colore all’episodio. Ma non dovete allora dire che esso episodio testimonia uno sconveniente turbamento del Cristo, turbamento che in verità non può essere ammesso per rispetto alla dignità del Signore Gesù, e perché in verità nel Cristo ci fu sempre ordine e armonia fra carne e spirito, ambedue sempre ossequienti e perfetti nel dare gloria al loro Creatore. Dite dunque, se opinate diversamente da ciò che appare in modo non dubbio dall’episodio in parola, che siete voi che gettate su esso punto dell’episodio ciò che si agita in voi facendo “supposizioni”, come dite per altre cose, vostre, e supposizioni che nessuna cosa dell’episodio autorizza e giustifica a supporre e a credere. Ciò è grave.
8Perché mi fate dettare queste parole? Non capite quanto dolore mi date costringendomi a dettarle anche soltanto per qualcuno fra voi? Non capite che non è cosa encomiabile mostrare uno scandalo, che in verità non sentite, solo per dare turbamento al portavoce, per tentarlo al dubbio sulla Voce che gli parla, alla sfiducia, o anche per tentarlo a modificare parti dell’opera? Cosa che poi gli rimproverereste e gli opporreste come prova capitale che l’opera è frutto del suo pensiero. Modificare parti dell’opera come se una creatura potesse farlo su pagine dettate da Me. E perché frugare e rifrugare in un dato punto sul quale Io non mi sono fermato, neppure mentre lo pativo, né col pensiero né con la parola scendendo a discuterlo con Satana, e sul quale avevo consigliato di non soffermarsi né di tornarci sopra, perché mi fa schifo, ora come allora? Schifo, dico. Ecco l’unica reazione che il laido insinuare di Satana ha provocato in Me.
9Ma ora, e lo sia per sempre, vi darò le risposte che volete, perché “abbiate quella limpida chiarezza su tale punto” che uno di voi dichiara che “sarebbe desiderabile“. Io le darò. Non il portavoce, né tanto meno egli si permetterà poi di ritoccare il testo (pag. 111 del I° anno evangelico) “per renderlo cristallino” come sempre vorrebbe uno di voi. Ognuno al suo posto.
Sulla tentazione.
Cosa è la tentazione?
10Cosa è la tentazione? Dice il Catechismo: “È un incitamento al peccato che ci viene dal demonio, o dai cattivi, o dalle nostre passioni“. È un incitamento. Dunque se incita al peccato segno è che non è peccato per se stessa. No. Non è peccato. Anzi è mezzo per crescere nella giustizia e aumentare i nostri meriti rimanendo fedeli alla Legge del Signore. Comincia a divenire peccato di imprudenza quando volontariamente l’uomo si mette in condizione di peccare, avvicinandosi a cose o a persone che lo possono indurre al peccare.
Da chi viene la tentazione?
11Da chi viene la tentazione? Dal demonio, dai malvagi, dalle passioni. Dunque viene da fattori esterni e da fattori interni. In verità vi dico, però, che i più pericolosi sono i fattori interni, ossia le inclinazioni disordinate e gli istinti o fomiti, rimasti nell’uomo con le altre miserie conseguenti al Peccato di Adamo. Fattori interni che Satana aizza, o tenta di aizzare con ogni mezzo, in questo lavoro molto ben servito dagli uomini che sono intorno a voi e dall’umano io che è un campo di tentazioni sempre rinascenti, avendo tendenza grande all’egoismo della materia e alla sensualità della mente, il primo spingendo la carne a ribellarsi a Dio e allo spirito, la seconda portando la mente alla stolta superbia che si crede lecito tutto, persino di sindacare le opere e le giustizie di Dio.
Quale il ruolo del consenso?.
12In verità vi dico che il maggior aiuto a Satana lo date voi accogliendo e coltivando in voi “la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi, la superbia della vita“, cose che vengono non dal Padre ma dal mondo. Perché senza il vostro consenso a preparare il terreno propizio alle invasioni dei fattori esterni, essi non potrebbero penetrare in voi turbando il vostro interno, esasperando i fattori interni. I fomiti del peccato, da soli, non potrebbero condurre a dannazione se l’uomo non li coltivasse, come nella maggioranza degli individui avviene. Li coltivasse come fiori di male che soddisfano il disordinato sentimento dell’uomo per il loro vistoso e invitante aspetto, e che poscia si cambiano in frutti di colpa.
Quale il ruolo della buona volontà?.
13Se sui fomiti si abbattesse, santamente spietata, la buona volontà, essi rimarrebbero sterili, simili a maligne piante disseccate, o quanto meno intristite, tanto da non potere crescere, ma anzi soggette a continuo affievolimento, sino alla loro distruzione totale. Invece l’uomo li lascia esistere in sé, ed essi crescono; crescono rinvigoriti dai bocconi ghiotti che l’uomo incauto si concede, senza sapere che ogni cedevolezza all’illecito, anche se piccola e in apparenza trascurabile e innocua, è preparazione a cedevolezze più grandi. Perché l’appetito alle concupiscenze aumenta più si assaggia il piccante loro sapore. E l’appetito soddisfatto nella sua sempre rinascente e crescente violenza, aumenta di conseguenza la forza degli istinti disordinati, e questi crescono sino ad empire di loro tutto l’uomo e ad abbattere le barriere della coscienza.
La carne in contrasto allo spirito.
14Oh! Avviene come di una pianta messa a dimora in uno spazio angusto. Sinché essa non ha fatto tutto il suo sviluppo, sta contenuta nel recinto dove l’hanno posta, ma quando è totalmente cresciuta e le sue radici sono vaste quanto le sue fronde, allora non possono più stare compresse nel luogo troppo ristretto e si insinuano sotto le fondamenta dei muri di confine per cercare spazio così come in alto lo hanno cercato i rami, e crescendo sollevano i muri, li scompaginano, li fanno franare aprendo varchi dai quali possono entrare ladri o fanciulli a manomettere la pianta per spogliarla di frutti e rami, e malmenandola talora sino a produrne la morte. Nel caso dell’anima, la pianta della disordinata inclinazione alle concupiscenze, in contrasto con l’inclinazione dello spirito al suo fine: Dio, apre il varco a Satana e al mondo, che si alleano seduttori contro l’io incauto, portando la morte o la manomissione, la mutilazione della bella integrità dello spirito.
L’ira satanica.
15In verità ve lo dico. Non è l’essere tentati che deve fare paura. Né la forza della tentazione e il ripetersi dei suoi violenti attacchi deve indurre l’anima ad avvilirsi nel pensiero che questo avviene perché essa è fuori della grazia del Signore e destinata alla morte eterna. Rallegratevi anzi, o voi che siete così fortemente vessati da Satana. Segno è che siete nemici di Satana e che Satana vi sente già come preda che gli è sfuggita per sempre. L’ira satanica si avventa sempre contro le prede sfuggite alla sua fame e contro le conquiste di Dio.
16È logico che così sia. Anche nelle battaglie fra due eserciti nemici, dove è che il nemico reitera i suoi assalti più forti? Forse contro le posizioni più deboli e meno importanti? No. Su quelle capitali e fortissime. Le altre sono facili conquiste che esso si serba per ultime, quando le milizie sono già stanche, tanto per dare ad esse l’incentivo di qualche vittoria perché sia sprone alle lotte più dure. Sarebbe ben stolto quel capo d’eserciti che stancasse uomini e mezzi per fare imponenti spiegamenti di forze e sprecasse munizioni contro una città dalle difese già franate per l’incuria dei difensori, o disposta ad arrendersi senza combattimento.
La strategia di satana.
17Satana non è mai un conquistatore stolto. Sa molto bene regolare i suoi assalti. E se dove vede debolezza spirituale e morale, e molto indeboliti i ripari difensivi della coscienza – perché contro di essi hanno fatto da ariete le inclinazioni malvagie dell’uomo – o anche dove vede consentimento pieno ad accettarlo per amico, non fa violenti assalti ma usa soltanto blandizie, là dove vede una resistenza e prevede una disfatta fortemente si avventa con tutti i mezzi, dalle blandizie ai terrori, né si stanca di ripetere a cento, a mille, direttamente o con l’aiuto del mondo e delle circostanze, di tutti perciò i mezzi esterni, di conquistare la preda, o di tormentare – almeno questo vuole l’eterno odiatore dei buoni – o di tormentare i figli di Dio.
Occorre rivestirsi dell’armatura di Dio.
18In verità vi dico che quando una creatura ha raggiunto l’eroicità nella virtù o, come dice Paolo, la creatura “è divenuta forte nel Signore e nella sua virtù potente“, allora è che occorre rivestirsi “dell’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo“, perché è allora che, come sempre dice l’Apostolo, la creatura “non combatte più colla carne e col sangue, ma contro i principi e le potestà, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro i maligni spiriti dell’aria“[326], ossia contro l’Inferno fortissimo, il quale scatena direttamente le grandi bufere delle potenti tentazioni in un ultimo sforzo per tentare di abbattere lo spirito gigante che gli resiste.
Tentazione respinta, merito acquistato.
19La tentazione è, allora, un peccato o una gloria? Un bene o un male? Non è peccato. E, pur essendo un elemento del Male, si può tramutare in mezzo di bene e di gloria per la libera volontà con cui l’uomo la respinge. Non è coartato ad alcun uomo, non lo fu neppure al Cristo, il libero arbitrio di poter cedere o non cedere alle tentazioni. Tentazione respinta, merito acquistato. Per questo Dio ha lasciato all’uomo la sua splendida libertà di volere. Perché attraverso ad essa, e con merito proprio, l’uomo pervenisse ad una meritata gloria.
Gesù non ho mai consentito al peccato.
La vita dell’uomo è sempre espiazione.
20Ricordatevelo sempre. E ricordatevi anche sempre che la vita dell’uomo è espiazione del male che l’uomo commette; è, nel migliore dei casi, ossia in quello di uno che non faccia neppur una colpa avvertita, è sempre espiazione o, se più vi piace, sofferenza conseguente alla Colpa d’origine, e che perciò – per quanto il mio Sacrificio, e la reintegrazione nella Grazia che per esso Sacrificio vi ho ottenuto, abbiano in misura sovrabbondante ridotta – e che perciò ogni uomo è tenuto ad una sofferenza per giungere nuovamente a quel grado di giustizia che i Progenitori ebbero, gratuitamente dato, in un colla vita. Oh! santa, immacolata innocenza delle Creature prime, che le attuali devono ricostruire con il loro dolore, oltre che con i gratuiti doni che Io vi ho ottenuti col mio Sacrificio!
Al vincitore nessun agente può turbare.
21Perciò, quando vedete il Santo dei santi, oppure un santo, fortemente tentato, non dite: “Questo è sconveniente”. Ma osservate come reagisce il tentato. E se vedete che esso resta indifferente alla tentazione – cosa che testifica che egli è giunto alla perfezione che Io vi ho consigliata: “simile a quella del Padre mio”, perfezione che nessun agente può turbare – se vedete che egli resta indifferente alla tentazione, avendo vinto in se stesso la battaglia contro tutte le reazioni della carne e del sangue, o se vedete un giusto che contemporaneamente sa lottare contro il disordine che, stuzzicato dall’esterno, vorrebbe rialzarsi, e contro la Bestia che stuzzica e getta richiami al disordine, non dite che “ciò è sconveniente”, ma dite che ciò serve a far brillare o ad illuminare il grado di perfezione raggiunta dal tentato.
Chi può patire tentazione?
22Chi può patire tentazione? Dio? Gli angeli? Gli uomini? Dio, essendo Dio, non può patire alcuna tentazione. Gli angeli, rimasti fedeli anche durante la ribellione di Lucifero e dei suoi seguaci, non possono patire tentazione essendo stati dopo la prova elevati all’ordine soprannaturale, alla contemplazione e lode di Dio. Dunque è solamente l’uomo colui che può essere tentato, l’uomo composto di sostanza materiale e di sostanza spirituale, dotato di libertà di ragione, di intelligenza e coscienza, per poter discernere il bene e il male e volere il bene o il male. È soltanto l’uomo, ancora combattente la sua battaglia, colui che può essere soggetto alla tentazione, per triste eredità che gli è venuta dal peccato del capostipite dell’Umanità.
Non la tentazione ma il consenso è peccato.
23Dal giorno della caduta di Adamo dallo stato di innocenza a quello di colpa, dal giorno che la donna volle conoscere da vicino la pianta proibita e il Serpente poté parlare ad Eva che lo ascoltò attenta in luogo di sfuggirlo e accolse le sue parole di menzogna e i suoi suggerimenti di rovina, l’uomo si trova perennemente vicino alla pianta del Bene e del Male intorno alla quale è avvolto Lucifero, e patisce tentazione. Ma è attraverso alla sua vittoria contro le insinuazioni alla colpa che acquista giustizia e conquista la sua corona immortale, oppure, se ripete il gesto di Eva e coglie il frutto proibito ubbidendo al Suggestionatore, si avvelena talora sino a morirne. È proprio per la vittoria sulle tentazioni esterne e per il dominio sui sensi e sull’orgoglio, e perciò sugli stimoli interni, che voi uomini vi fate “dèi e figli dell’Altissimo“[327], simili al Fratello vostro santissimo Gesù, che ha patito tentazioni ma non ha mai peccato perché non volle peccare. Tentati si può esserlo senza il nostro consenso ad esserlo. Peccatori si diviene unicamente col nostro consenso.
Gesù non ho mai consentito al peccato.
24Io, Gesù, non ho mai consentito al peccato. Anzi, avendo combattuto ogni reazione umana non accettevole a Dio, per spirito di volontaria e amorosa giustizia, e avendolo fatto sin dai più teneri anni “stando soggetto al padre (putativo) e alla madre, due giusti che mi insegnarono giustizia, e crescendo in sapienza, età e grazia”[328], ho eliminato in Me, e per sempre, ogni possibilità di improvviso disordine o di turbamento interno per pressioni e circostanze che con l’età maggiore mi sorsero intorno, intensificandosi sino alla morte.
25Non fraintendetemi! Dico pressioni e circostanze, non dico lussurie. Pressioni e circostanze di parenti incomprensivi, di cittadini ancor più ottusi dei parenti, di connazionali astiosi, di nemici insidiosi, di amici traditori. Non c’è soltanto il senso che serva a far peccato. Tante sono le cause per le quali l’uomo può peccare. E che dite voi? Dite, ad esempio, che la condotta di Giuda non sarebbe stata causa in qualunque altro di peccato contro l’amore? Dite, ad esempio, che non fosse perpetua tentazione a reagire umanamente il malanimo degli scribi e farisei di tutti i miei avversari, così sottili nell’avversarmi e anche così bassi nei mezzi e nelle accuse che usavano per avversarmi?
26Non ho peccato. Io ho detto: “E chi di voi mi può convincere di peccato?“[329]. L’ho detto ai miei nemici di allora. Lo posso dire ai miei nemici di ora, e anche agli increduli e ai dubbiosi della mia santità. Ma anche se Io non lo dico a voi, che voglio riguardare come amici anche se mi date dolore attraverso al dolore che date al mio piccolo Giovanni, le mie opere ve lo dicono.
[1]Scritto il 18 agosto 1945.
[2]Scritto il 19 agosto 1945.
[3]Con gli apostoli, nell’episodio da noi indicato sopra e nel quale si inserisce la presente annotazione della scrittrice. Le parole che seguono si comprendono alla luce del dettato del 18 agosto che precede.
[4]Scritto il 24 agosto 1945.
[5]Scritto il 29 agosto 1945, pag. 118.
[6]È Aristide Fioravanzi, della cui morte la scrittrice dà notizia il 21 luglio (pag. 55) forse per averne avuta una prima comunicazione da una laconica cartolina, che si conserva, di una “Pia Casa di Ricovero” della Congregazione di Carità di Bergamo. Torna ora a parlarne, poiché ha ricevuto una lettera che allega al quaderno e della quale riportiamo il testo: Ricovero – Bergamo 18-8-945. Signorina, Suo Zio è morto il giorno 14 luglio alle 13 ed è morto cristianamente. A Natale ed a Pasqua, qui al Ricovero si è sempre accostato ai SS. Sacramenti; in questi ultimi mesi poi si è accostato qualche volta di più. Pochi giorni prima di morire fece ancora la S. Comunione. Stia tranquilla che si è preparato bene alla morte, la vide venire, la desiderò poiché (non) ne poteva più, perché oltre ai suoi dolori per l’artrite deformante che aumentavano ogni giorno, ebbe anche una forma intestinale che lo fece molto soffrire e che lo portò alla tomba. Sereno e tranquillo accettò la morte, capì fino in ultimo, solo le ultime due ore fu incosciente. Fu sempre assistito con amore dal Medico, dalla Suora del reparto e dagli infermieri. Io pure andavo di frequente a trovarlo, perché lo conoscevo da parecchi anni per il servizio che prestavamo ambedue nell’Ospedale Maggiore di Città, e per quanto ho potuto, per la scarsezza dei mezzi, ho sempre cercato di assecondare i suoi desideri. Stia tranquilla, Signorina, che la Misericordia divina l’avrà accolto con bontà. Cerchiamo di suffragare la sua bell’anima con S. Messe, S. Comunioni e S. Rosari. Pregherà tanto anche per Lei, Le voleva tanto bene, ed ha sofferto immensamente per Lei, sia perché La sapeva sotto i bombardamenti, sia per mancanza di notizie. Preghi anche per me, che sarà ricambiata. La ossequio. Dev.ma Superiora. – Per i fatti e le persone che qui la scrittrice ricorda, rimandiamo all’Autobiografia, edizione 1981 con indici utili per cercare episodi e nomi.
[7]Scritto il 2 settembre 1945, pag. 121.
[8]Dopo l’ultimo brano scritto il 2 settembre 1945.
[9]Già menzionato a pag. 70 (nota 2) e a pag. 108.
[10]Scritto l’8 settembre 145,
[11]Forse è il mantovano menzionato a pag. 74.
[12]Come a pag. 12 nota 1.
[13]Nei quaderni del 1944, pag. 507 nota 7.
[14]Luca 10, 19.
[15]Scritto il 14 settembre 1945.Giorno di S. Croce.
[16]Nei quaderni del 1944, pag. 226 e seguenti, in particolare la nota 12 di pag. 229.
[17]Nei quaderni del 1944, pag. 11 nota 6, pag. 46 nota 3.
[18]Scritto il 16 settembre 1945.
[19]Scritto il 3 ottobre 1945.
[20]3 ottobre 1945, data della stesura dell’episodio che precede.
[21]Scritto il 4 ottobre 1945.
[22]È l’anniversario della morte della mamma, Iside Fioravanzi, deceduta il 4/10/1943.
[23]Nei quaderni del 1944, pag. 669 e seguenti.
[24]È la località dello sfollamento. Vedi I quaderni del 1944, pag. 324 nota 12.
[25]Scritto il 5 ottobre 1945.
[26]Già nei quaderni del 1944, pag. 518 nota 3.
[27]Vedi pag. 138 nota l.
[28]Già a pag. 124 nota 1.
[29]Il cugino di cui parla a pag. 121 nota 2.
[30]tutto è aggiunto da noi.
[31]Le due pagine autografe che portano lo scritto del 5 ottobre sono rigate con mano malferma.
[32]Scritto l’8 ottobre 1945.
[33]Già a pag. 125 nota 4.
[34]Scritto il 13 ottobre 1945.
[35]Il 29‑30 marzo e il 31 marzo 1945, pag. 48 e seguenti.
[36]Scritto il 15 novembre 1945,
[37]Emma Federici, nome da secolare di Suor Gabriella, superiora delle Stimmatine di Camaior più volte menzionata nel corso del volume. Avrebbe dovuto fondare un istituto aperto ad accogliere le vocazioni religiose di donne dalla nascita illegittima. Uscita dalla Congregazione cui apparteneva, non riuscì a realizzare quella che doveva essere la sua missione, rimanendo una figura discutibile. Anche neI quaderni del 1944, pag. 461 e 750.
[38]Scritto il 2 dicembre 1945, pag.140.
[39]“Pianta dei cippi, metti pali indicatori, sta bene attenta alla strada, alla via che hai percorso. Ritorna, vergine di Israele, ritorna alle tue città. Fino a quando andrai vagando, figlia ribelle? Poiché il Signore crea una cosa nuova sulla terra: la donna cingerà l’uomo (Geremia 31,21-22).
[40]Emma Federici (pag. 138 nota 1). Segue all’episodio scritto in data 2 dicembre 1945.
[41]Ritorna, vergine di Israele, ritorna alle tue città. Fino a quando andrai vagando, figlia ribelle? (Ger 31,21-22).
[42]Poiché il Signore crea una cosa nuova sulla terra: la donna cingerà l’uomo (Geremia 31,21-22).
[43]Scritto il 4 dicembre 1945ore 20, pag. 141.
[44]Nei quaderni del 1944, pag. 218.
[45]Nei quaderni del 1944, pag. 64 e seguenti, 87 e seguenti, 95.
[46]Scritto il 7 dicembre 1945.
[47]La scrittrice aggiunge qui tra parentesi: Volto il foglio perché non ci sta il diagramma, e sulle due pagine seguenti del quaderno fa il disegno che noi riproduciamo a pag. 148.
[48]Scritto il18 dicembre 1945.
[49]Scritto il 19 dicembre 1945, ore 23,30
[50]Si tratta di Dora Barsottelli, che si diceva favorita da manifestazioni sulla cui origine la scrittrice nutriva apprensione e dubbi, come vedremo nel corso del presente volume, e come si rileva da altri scritti fuori dei quaderni.
[51]Scritto il 21 dicembre 1945.
[52]Udì un santo parlare e un altro santo dire a quello che parlava: “Fino a quando durerà questa visione: il sacrificio quotidiano abolito, la desolazione dell’iniquità, il santuario e la milizia calpestata?”. Gli rispose: “Fino a duemilatrecento sere e mattine: poi il santuario sarà rivendicato” (Dn 8,13-14.
[53]Scritto il 24 dicembre 1945, pag. 127.
[54]Scritto il 25 dicembre 1945, pag. 199.
[55]Mt 2, 1‑12.
[56]Scritto il 25 dicembre 145, pag.158.
[57]Gv 19, 26‑27.
[58]Scritto il 26 dicembre 1945.
[59]Maria Raffaelli, di Castelnuovo di Garfagnana (Lucca), aveva un figlio handicappato, Antonio, che poneva gravi problemi alla mamma e alle due sorelle Rosa e Dina. Per la storia è interessante aggiungere che la Raffaelli era stata la causa involontaria del primo incontro di Maria Valtorta con il P. Romualdo M. Migliorini (pag. 18 nota 1). Avendo saputo che l’inferma mancava di assistenza spirituale, andò a dirlo al suo conoscente P. Pietro M. Pennoni, del Convento S. Andrea dei Servi di Maria in Viareggio, il quale dovette chiedere al proprio superiore il permesso di prendersi cura della Valtorta. Ma il superiore, che era appunto Padre Migliorini, aspettava un’occasione per andare dall’inferma di cui qualcuno gli aveva già parlato, e rispose: ” Ci vado io “.
[60]3 Matteo 11, 16-19; Luca 7, 31-35.
[61]Scritto il 27 dicembre 1945.
[62]Luca 23, 34.
[63]Scritto il 27 dicembre 1945.
[64]Ecclesiastico (Siracide) 30, 1.
[65]Proverbi 3, 11-12.
[66]Del 2 dicembre, pag. 84.
[67]Scritto il 29 dicembre 1945.
[68]Personaggi di episodi dell’opera sul Vangelo.
[69]Scritto il 30 dicembre 1945.
[70]Giosuè chiamò i Gabaoniti e disse loro: “Perché ci avete ingannati, dicendo: Noi abitiamo molto lontano da voi, mentre abitate in mezzo a noi? Orbene voi siete maledetti e nessuno di voi cesserà di essere schiavo e di tagliar legna e di portare acqua per la casa del mio Dio” (Gs 9,22-23)
[71]Gli abitanti di Gabaon ricorsero ad un’astuzia: andarono a rifornirsi di vettovaglie, presero sacchi sdrusciti per i loro asini, otri di vino consumati, rotti e rappezzati, si misero ai piedi sandali strappati e ricuciti, addosso vestiti logori. Tutto il pane della loro provvigione era secco e sbriciolato. Andarono poi da Giosuè e dissero: “I tuoi servi vengono da un paese molto lontano, a causa del nome del Signore Dio tuo, poiché abbiamo udito della sua fama (Giosuè 9,3-15).
[72]Scritto il 31 dicembre 145, pag. 16
[73]Scritto il 1° gennaio 1946, ore 0, 5.non deve mai essere spezzettata
[74]Scritto il 1° gennaio 1946, ore 6,35
[75]Scritto la sera fra il 2 e il 3 gennaio 1946
[76]Scritto il 4 gennaio 1946. S. Pietro
[77]Scritto il 6 gennaio 1946.
[78]Scritto il 7 gennaio 1946.
[79]Il testo che segue è scritto su un foglietto che è stato attaccato alla pagina di quaderno, tra la fine del brano che precede e la data seguente.
[80]Scritto il 9 gennaio 1946, pag. 205.
[81]Scritto il 9 Gennaio 1946. Ore 12, pag. 205
[82]Poiché più sotto parla di madre e sorelle, potrebbe trattarsi di Antonio Raffaelli, già incontrato a pag. 160 nota I.
[83]Vedi pag. 151 nota 1.
[84]Scritto il 9 gennaio 1946, pag. 175.
[85]Non comprendiamo il senso della frase tra parentesi, che sembra inserita in un secondo tempo.
[86]Scritto il 11 gennaio 1946, pag. 177.
[87]Vedi pag. 70 nota 2.
[88]Vedi pag. 151 nota 1.
[89]Il 4 gennaio 1946, pag. 173.
[90]Scritto il 13 gennaio 1946.
[91]Scritto il 15 gennaio 1946, ore 5,30 ant.ne, pag. 209.
[92]In Autobiografia, pag. 310 dell’edizione 1981.
[93]Scritto il 20 gennaio 1946, pag. 210.
[94]Da intendersi meglio: Io mi rifiuto di riconoscere per mio Signore chi non mi sa vincere.
[95]Scritto il 21 gennaio 1946, pag. 214.
[96]Il 25 dicembre 1945, pag. 158.
[97]Per la successione cronologica, uno dei due 1944 deve essere errore di scrittura: o va corretto il primo in 1945, o va corretto il secondo in 1943.
[98]Scritto la notte fra il 28 e 29 gennaio 1946, pag. 218.
[99]Scritto il 2 febbraio 1946.Teresina del B.G
[100]Ester ordinò ad Atàch di riferire a Mardocheo: “Tutti i ministri del re e il popolo delle sue province sanno che se qualcuno, uomo o danna, entra dal re nell’atrio interno, senza essere stato chiamato, in forza di una legge uguale per tutti, deve essere messo a morte, a meno che il re non stenda verso di lui il suo scettro d’oro, nel qual caso avrà salva la vita. Quanto a me, sono già trenta giorni che non sono stata chiamata per andare dal re”. Le parole di Ester furono riferite a Mardocheo e Mardocheo fece dare questa risposta a Ester: “Non pensare di salvare solo te stessa fra tutti i Giudei, per il fatto che ti trovi nella reggia. Perché se tu in questo momento taci, aiuto e liberazione sorgeranno per i Giudei da un altro luogo; ma tu perirai insieme con la casa di tuo padre. Chi sa che tu non sia stato elevata a regina proprio in previsione d’una circostanza come questa? Allora Ester fece rispondere a Mardocheo: “Va’, raduna tutti i Giudei che si trovano a Susa: digiunate per me, state senza mangiare e senza vere per tre giorni, notte e giorno; anch’io con le ancelle digiunerò nello stesso modo; dopo entrerò dal re, sebbene ciò sia contro la legge e, se dovrò perire, perirò!”. (Ester 4, 9-16).
[101]Est 4, 10‑11; 5, 1‑8.
[102]Mt 18, 2‑3; 19, 14; Mc 10, 14‑15; Lc 18, 16‑17.
[103]Lc 1, 46‑55.
[104]Is 56, 4‑5.
[105]Scritto l’8 febbraio 1946. Pag. 221
[106]Scritto il 9 febbraio 1946.
[107]Ogni tanto, di tanto in tanto.
[108]La “nota” è scritta su un foglietto che è stato attaccato alla pagina di quaderno, tra il brano che precede e quello che segue.
[109]Chierico professo dell’Ordine dei Servi di Maria (1916‑1937).
[110]I fatti qui ricordati sono narrati più diffusamente nell’Autobiografia scritta nel 1943. Si possono ritrovare alle voci “Azione cattolica”, “Offerta” e “Premonizioni” dell’indice analitico che correda l’edizione del 1981.
[111]Sanctam tuam redemisti mundum sono nostre correzioni da Sancta tua redimisti mundo.
[112]Scritto il 21‑2‑1934, pag. 228.
[113]Scritto il 11‑3‑1934, pag. 229.
[114]I fatti fin qui elencati in ordine cronologico si trovano trattati nell’Autobiografia, scritta tra il febbraio e l’aprile del 1943, e si possono facilmente cercare attraverso gli indici che corredano l’edizione del 1981.
[115]Nei quaderni del 1943, pag. 83. I fatti che seguono si possono quasi tutti trovare, attraverso le date, nei quaderni del 1943 e I quaderni del 1944.
[116]Scritto l’11 ‑2‑1946, pag. 234.
[117]Deve trattarsi di Emma Federici (pag. 138 nota 1) e di ragazze sue seguaci. Il testo che segue occupa le due facciate di un foglio scritto a parte e poi incollato alla pagina di quaderno sotto l’intestazione che precede.
[118]Lc 9, 62
[119]Mc 9, 49-50
[120] Mt 5, 13
[121]Lc 7, 24‑27
[122]Ap 3, 1‑6
[123] Ap 3, 15‑16
[124]Ap 3, 20.
[125]Cc 5,2
[126]Gv13, 27
[127]Scritto il 13 febbraio 1946, pag. 254.
[128]Il perfetto… così è correzione della stessa scrittrice da Quante volte ho ormai notato il perfetto tatto di Gesù anche verso i piccini. Il presente sfogo d’amore della scrittrice è inserito nella descrizione di un amabile incontro di Gesù con alcuni bambini in un roseto, descrizione che è l’inizio dell’episodio da noi indicato sopra.
[129]Alcuni dei fatti che sta per ricordare sono riferiti nell’Autobiografia scritta nel 1943, e sono facilmente reperibili attraverso gli indici che corredano l’edizione del 1981.
[130]L’8 febbraio 1946, pag. 221.
[131]Stessa data del 13 marzo 1946, pag. 253.
[132]Scritto il 14 febbraio 1946.
[133]Terziaria dell’Addolorata (1906‑1930). Già nei quaderni del 1944, pag. 267.
[134]Da intendersi: giungi sino al punto di chiedergli un attestato della tua rassegnazione e della tua resistenza…
[135]vedi pag. 15 1 nota 1.
[136]Come è detto, per un altro medico, nei quaderni del 1944, pag. 729‑730.
[137]Scritto il 15 febbraio 1946.
[138]Mt 10, 16.
[139]Nel cap 21 vede la Gerusalemme ce4leste e la Gerusalemme messianica e nel cap 22 il regno dello Spirito Santo. Ap 21‑22.
[140]Scritto il 17 febbraio 1946.
[141]10 febbraio, pag. 224.
[142]Scritto il 20 febbraio 1946, ore 9.
[143]Tobia 6.
[144]Il giovane partì insieme con l’angelo. Si fermarono a passare la notte sul fiume Tigri. Il giovane scese nel fiume per lavarsi i piedi, quand’ecco un grosso pesce balzò dall’acqua e tentò di divorare il piede del ragazzo, che si mise a gridare. Ma l’angelo gli disse: “Afferra il pesce e non lasciarlo fuggire”. Il ragazzo riuscì ad afferrare il pesce e a tirarlo a riva. Tobia 6,1-3
[145]Gli disse allora l’angelo: “Aprilo e togline il fiele, il cuore e il fegato; mettili in disparte e getta via invece gli intestini. Il fiele, il cuore e il fegato possono essere utili medicamenti”. Il ragazzo squartò il pesce, né tolse il fiele, il cuore e il fegato; arrostì una porzione del pesce e la mangiò; l’altra parte la mise in serbo dopo averla salata (Tb 6,4-5).
[146]Allora il ragazzo rivolse all’angelo questa domanda: “Azaria, fratello, che rimedio può esserci nel cuore, nel fegato e nel fiele del pesce?”. Gli rispose: “Quanto al cuore e al fegato, né puoi fare suffumigi in presenza di una persona, uomo o donna, invasata dal demonio o da uno spirito cattivo e cesserà in essa ogni vessazione e non ne resterà più traccia alcuna. Il fiele invece serve per spalmarlo sugli occhi di uno affetto da albugine; si soffia su quelle macchie e gli occhi guariscono” (Tb 6,7-9).
[147]Tobia è nostra correzione da Azaria.
[148]Tobia 6, 7-9.
[149]Tb 6, 10‑13.
[150]Tb 6, 14-19
[151]Dal capitolo 7 al cap. 10
[152]Scritto il 20 febbraio 1946.
[153]Vedi pag. 151 nota l.
[154]Scritto il 23 febbraio 1946, ore 10,30. pag. 242
[155]Falsi profeti: Di’ a coloro che profetizzano secondo i propri desideri: Guai ai profeti stolti, che seguono il loro spirito senza avere avuto visioni. Voi non siete saliti sulle brecce e non avete costruito alcun baluardo in difesa degli Israeliti, perché potessero resistere al combattimento nel giorno del Signore. Hanno avuto visioni false, vaticini menzogneri coloro che dicono: Oracolo del Signore, mentre il Signore non li ha inviati. Eppure confidano che si avveri la loro parola! Eccomi contro di voi… non avranno parte nell’assemblea del mio popolo, non saranno scritti nel libro d’Israele, poiché ingannano il mio popolo dicendo: Pace! E la pace non c’è; mentre egli costruisce un muro, ecco essi lo intonacano di mota. Di’ a quegli intonacatori di mota: Cadrà! Scenderà una pioggia torrenziale, una grandine grossa, si scatenerà un uragano ed ecco, il muro è abbattuto. Con ira scatenerò un uragano, per la mia collera cadrà una pioggia torrenziale, nel mio furore per la distruzione cadrà una grandine come pietre; demolirò il muro, lo atterrerò e le sue fondamenta rimarranno scoperte; esso crollerà e voi perirete insieme con esso (Ez13,1-16).
[156]False profetesse: Guai a quelle che cuciono nastri magici a ogni polso e preparano veli per le teste di ogni grandezza, per dar la caccia alle persone. Pretendete forse di dare la caccia alla gente del mio popolo e salvare voi stesse? Voi mi avete disonorato presso il mio popolo per qualche manciata d’orzo e per un tozzo di pane facendo morire chi non doveva morire, e facendo vivere chi non doveva vivere, ingannando il mio popolo che crede alle menzogne. Eccomi contro i vostri nastri magici; li strapperò dalle vostre braccia. Straccerò i vostri veli. Voi infatti avete rattristato con menzogne il cuore del giusto e avete rafforzato il malvagio perché non desistesse dalla sua vita malvagia e vivesse. Non avrete più visioni false, né più spaccerete incantesimi: libererò il mio popolo dalle vostre mani (Ez 13,17-23).
[157]Già il 20 febbraio 1946, pag. 180.
[158]Scritto il 24 febbraio 1946. Mattina, pag. 248
[159]Scritto il 25 febbraio 1946, ore 7,25, pag. 248
[160]Scritto il 25 febbraio 1946, ore 17, pag. 248
[161]La peccatrice, la convertita, la penitente, la santa è conosciuta nella Buona Novella.
[162]Mt 15, 18‑20; Mc 7, 20‑23; Lc 6, 45.
[163]I tre brani che seguono (del 5, 8 e 9 marzo) sono cassati sulle pagine autografe con tratti di penna trasversali.
[164]Scritto il 5 marzo 1946.
[165]P. Mariano De Sanctis, anch’egli dei Servi di Maria, attualmente (1983) missionario in Canada.
[166]Scritto l’8 marzo 1946.
[167]di vita evangelica aggiunge tra parentesi un’altra mano, forse del P. Migliorini, senza dubbio riferendosi al ciclo del terzo anno di vita pubblica della grande opera sul Vangelo.
[168]Scritto il 9 marzo 1946, pag. 25.
[169]Gdc 17; Est 10, 4‑13; 11, 2‑12.
[170]Il levita che ha voluto star meglio: La madre di Mica fece fare una statua scolpita e una statua di getto. Mica ebbe un santuario. In quel tempo un giovane di Betlemme di Giuda, della tribù di Giuda, il quale era un levita, era partito dalla città di Betlemme. Cammin facendo era giunto alla casa di Mica. Mica gli domandò: “Da dove vieni?”. Gli rispose: “Sono un levita di Betlemme di Giuda e vado a cercare una dimora dove la troverò”. Mica gli disse: “Rimani con me e sii per me padre e sacerdote; ti darò dieci sicli d’argento all’anno, un corredo e vitto”. Il levita entrò dunque acconsentì a stare con quell’uomo, che trattò il giovane come un figlio. Mica diede l’investitura al levita; il giovane gli fece da sacerdote e si stabilì in casa di lui. Mica disse: “Ora so che il Signore mi farà del bene, perché ho ottenuto questo levita come mio sacerdote” (Giudici 17,6-13
[171]Mardocheo: Il giudeo Mardocheo era il secondo dopo il re Assuero: grande fra i Giudei e amato dalla moltitudine dei suoi fratelli, cercava il bene del suo popolo e parlava in favore della prosperità di tutta la sua stirpe (Ester 10,1-3). Ester: Mardocheo disse: “Queste cose sono avvenute per opera di Dio. Mi ricordo infatti del sogno che avevo visto intorno a questi fatti: La piccola sorgente che divenne un fiume, la luce che spuntò, il sole e l’acqua copiosa. Questo fiume è Ester che il re ha sposata e costituita regina. I due draghi siamo io e Amàn. Le nazioni sono quelle che si sono coalizzate per distruggere il nome dei Giudei. La mia nazione è Israele, quelli cioè che avevano gridato a Dio e furono salvati. Sì il Signore ha salvato il suo popolo, ci ha liberato da tutti questi mali e Dio ha operato segni e prodigi grandi quali mai erano avvenuti tra le nazioni. (Ester 10,4-8).
[172]Le due sorti: In tal modo egli ha stabilito due sorti, una per il popolo di Dio e una per tutte le nazioni. Queste due sorti si sono realizzate nell’ora, nel momento e nel giorno stabilito dal giudizio di Dio e in mezzo a tutte le nazioni. Dio si è allor ricordato del suo popolo e ha reso giustizia alla sua eredità (Ester 10,9-12).
[173]Scritto il Martedì 12 marzo 1946. L’intera pagina di quaderno, che inizia con la data e termina con le prime parole di Azaria, è cassata con tratti di penna trasversali.
[174]La Buona Novella rifiutata dal clero farisaico: Mi disse: “Figlio del l’uomo, mangia ciò che hai davanti, mangia questo rotolo, poi va’ e parla alla casa d’Israele”. Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: “Figlio dell’uomo, nutrisci il ventre e riempi le viscere con questo rotolo che ti porgo”. Io lo mangiai e fu per la mia bocca dolce come il miele. Poi egli mi disse: “Figlio dell’uomo, va’, recati dagli Israeliti e riferisci loro le mie parole, poiché io non ti mando a un popolo dal linguaggio astruso e di lingua barbara, ma agli Israeliti; non a grandi popoli dal linguaggio astruso e di lingua barbara, dei quali tu non comprendi la prole: se a loro ti avessi inviato, ti avrebbero ascoltato; ma gli Israeliti non vogliono ascoltare te, perché non vogliono ascoltare me: tutti gli Israeliti sono di dura cervice di cuore ostinato. Ecco io ti do una faccia tosta quanto la loro e una fronte dura quanto la loro fronte. Come diamante, più dura della selce ho reso la tua fronte. Non li temere, non impaurirti davanti a loro; sono una genìa di ribelli” (Ez 3,1-9).
È doloroso costatare che dopo tanti anni ancora assistiamo all’opposizione degli scribi e dei farisei del 2005, raffinati, educati, colti, eleganti, di classe distinti, signorili, perfetti; ma puntigliosi, testardi, ostinati, cocciuti, caparbi, irriducibili, pignoli, minuziosi, cavillosi, pedanti, e ciò che è peggio ancora, superbi, orgogliosi, altezzosi, pieni di sé, boriosi, gonfi, sdegnosi, immondi asti, sprezzanti, protervi. Di un clero simile non verrà mai l’approvazione dell’Opera se non per un grande miracolo del nostro buon Dio.
[175]A questo punto, nello spazio di un rigo, è stata aggiunta con scrittura minuta un’annotazione tra parentesi, che siamo riusciti a leggere benché sia stata cassata con la penna: (Nota mia del 9-12-47. E infatti, coll’assistere al mio martirio di questi ultimi 20 mesi e specie dopo l’urto con p. Migliorini del giugno c. anno, Giuseppe non vuol più saperne di preti… Io spero solo nell’approvazione dell’Opera per ricondurlo alla pratica dei Sacramenti…)
[176]I quattro vangeli in uno: Al centro apparve la figura di quattro esseri animati. Quanto alle loro fattezze ognuno dei quattro aveva fattezze d’uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d’aquila. Le loro ali erano spiegate verso l’alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. Ciascuno si muoveva davanti a sé; andavano là dove lo spirito li dirigeva, muovendosi, non si voltavano indietro. Tra quegli esseri si vedevano come carboni ardenti simili a torce che si muovevano in mezzo a loro (Trasformazione degli evangelizzati). Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. Gli esseri andavano a venivano come un baleno (Ez 1,5.10-14).
[177]La Buona Novella e la Parola che dà la Vita eterna data a figli testardi: “Figlio dell’uomo, io ti mando agli Israeliti, a un popolo di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri hanno peccato contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: Dice il Signore Dio. Ascoltino o non ascoltino – perché sono una genìa di ribelli – sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro. Ma tu, non li temere, non aver paura delle loro parole; saranno per te come cardi e spine e ti troverai in mezzo a scorpioni; ma tu non temere le loro parole, non t’impressionino le loro facce, sono una genìa di ribelli. Tu riferirai loro le mie parole, ascoltino o no, perché sono una genìa di ribelli. E tu ascolta ciò che ti dico e non essere ribelle come questa genìa di ribelli; apri la bocca e mangia ciò che io ti do”. Io guardai ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. Lo spiegò davanti a me; era scritto all’interno e all’esterno e vi erano scritti lamenti, pianti e guai (Ez 2,3-9).
[178]La Buon Novella annunziato alle nazioni: Mi disse ancora: “Figlio dell’uomo, tutte le parole che ti dico accogliele nel cuore e ascoltale con gli orecchi: poi va’, recati dai deportati, dai figli del tuo popolo (nazioni ancora cristiane), e parla loro. Dirai: Così dice il Signore, ascoltino o non ascoltino”. Allora uno spirito mi sollevò e dietro a me udii un grande fragore: “Benedetta la gloria del Signore dal luogo della sua dimore!”. Era il rumore delle ali degli esseri viventi che le battevano l’una contro l’altra (Il Vangelo annunziato alle nazioni pagane): e contemporaneamente il rumore delle ruote e il rumore di un grande frastuono. Uno spirito dunque mi sollevò e mi portò via; io ritornai triste e con l’animo eccitato, mentre la mano del Signore pesava su di me (Ez 3,1.14).
[179]Scritto il 13 marzo 1946(ciò è scritto anche sul quaderno dei Vangeli)
[180]Scritto il 14 marzo 1946. Confortata del Ss. Salvatore
[181]Franco Berardi, da Mantova, inquilino con i genitori in casa Valtorta per alcuni mesi.
[182]Il 2-3 gennaio 1946, pag. 106; e il 4 gennaio 1946, pag. 107.
[183]Scritto il 15 marzo 1946.
[184]A1 posto dei puntini si riesce a leggere a stento Camaiore, che è stato accuratamente cancellato. La Madre Priora era la carmelitana scalza Suor Teresa Maria di San Giuseppe, già incontrata.
[185]Nel breve spazio rimasto sulla riga è inserita, con scrittura minuta, la seguente annotazione: (Nota del 23-3-46. Rispondono da Lisieux che faranno un triduo il 24-25-26 marzo per me).
[186]Del 19 marzo 1945
[187]Scritto il 17 marzo 1946.
[188]La sorte dei servi del Signore: Allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio, allunga le cordicelle, rinforza i tuoi paletti, poiché ti allargherai a destra e a sinistra e la tua discendenza entrerà in possesso delle nazioni, popolerà le città un tempo deserte. Non dovrai più arrossire; non sarai più disonorata (Is 54,2-4). Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti riprenderò con immenso amore. In un impeto di collera ti ho nascosto per un poco il mio volto; ma con affetto perenne ho avuto pietà di te, dice il tuo redentore, il Signore (Is 54,7-8). Ecco io pongo sulla malachite le tue pietre e sugli zaffiri le tue fondamenta. Farò di rubini la tua merlatura, le tue porte saranno di carbonchi, tutta la tua cinta sarà di pietre preziose, Tutti i tuoi figli saranno discepoli del Signore; sarai fondata sulla giustizia. Lo spavento non ti si accosterà. Chi ti attacca cadrà contro di te. Nessun’arma affilata contro di te avrà successo. Questa è la sorte dei servi del Signore (Is 54 11-17).
[189]Il 3 novembre 1944, nei quaderni del 1944, pag. 704‑705.
[190]Scritto il 18 marzo 1946.
[191]Qualcosa di molto simile il 23 agosto 1943, nei quaderni del 1943, pag. 283.
[192]Riteniamo di incontrare qui il primo accenno al P. Corrado M. Berti, dei Servi di Maria, professore di teologia sacramentaria, deceduto nel 1980, il quale avrebbe poi avuto una parte notevole nella cura degli scritti di Maria Valtorta.
[193]Scritto il 19 marzo 1946.
[194]In margine alla pagina ha poi annotato con scrittura minuta: Invece dal 4‑7‑46 Gesù ha diversamente provveduto Nota mia del 9‑12‑47. Il nuovo direttore spirituale era P. Luigi Lopalco, passionista.
[195]Episodio appartenente alla grande opera sul Vangelo.
[196]Scritto il 20 marzo 1946, pag. 260.
[197]Ha poi aggiunto con scrittura minuta: In questo 2a346 era così Poi, col 4‑7-46, Gesù volle per me un’altra guida spirituale. Egli sa il perché. Io non indago. Soffrirei troppo se sapessi… (9‑12‑47). Vedi anche pag. 259 nota 1.
[198]In Autobiorafia, pagine 278‑283 dell’edizione 1981.
[199]Scritto il 21marzo 1946, pag. 263.
[200]Vedi pag. 138 nota 1.
[201]Il 18 agosto 1945, pag. 109.
[202]Aggiunge sulla riga: (Prego mettere solo le cifre: E.F. Vuole così il Signore). E depenna, qui e pffi sotto, il nome di Emma Federici lasciando le sole iniziali.
[203]Come è ampiamente presentato nella grande opera sul Vangelo.
[204]Aggiunge tra parentesi la data del dettato, che è poco decifrabile, e la citazione: Geremia 31, v. 21‑22. Si tratta del dettato dei 2 dicembre 1945, riportato a pag. 140.
[205]Scritto il 24 marzo46. Domenica III di Quaresima.
[206]Il 15 gennaio 1946, pag. 209.
[207]Secondo la descrizione che ne fa nell’Opera sul Vangelo, corrispondente a Luca 22, 43.
[208]S. Andrea di Compito, luogo dello sfollamento. Nei quaderni del 1944, pag. 324 nota 12.
[209]Scritto il 25 marzo 1946.
[210]Nel Libro di Azaria, pag. 23.
[211]Scritto il 1° aprile 1946.
[212]Si era messa in letto, per non scenderne mai più, il 1° aprile 1934.
[213]P. Pennoni (pag. 160‑161 nota 1). Già incontrato nei quaderni del 1944, è interessante vederne la trattazione nell’indice analitico a pag. 845 di quel volume.
[214]Pag. 258‑259. Vedi anche pag. 250 nota 2.
[215]Pag. 173
[216]Nel commento del 31‑3, da noi indicato a pag. 266.
[217]Scritto il 7 aprile 1946. Domenica di Passione, pag. 272.
[218]Scritto il 18 aprile 1946. Le parole di Gesù durante il ringraziamento della S. Comunione del Giovedì Santo.
[219]Padre Migliorini, Paola Belfanti, Madre Teresa Maria, Emma Federici: per tutti rimandiamo all’indice dei nomi.
[220]Barsottelli scrive altrove, in una memoria autografa fuori quaderno. Vedi pag. 151 nota l.
[221]Tobia 12, 7.
[222]Scritto il 19 aprile 1946. Venerdì Santo.
[223]I primi due in Autobiografia, pag. 277‑278 e 346 dell’edizione del 1981. Il terzo nei quaderni 1943, pag. 83.
[224]Scritto il 20 aprile 1946.Sabato Santo.
[225]Gi 4, 10‑11.
[226]Scritto il 3 maggio 1946, pag. 278.
[227]Scritto il13 Maggio 1946.
[228]È il nome Preso da Maria Valtorta come per una sua consacrazione.
[229]Scritto il 16 maggio 1946, ore 4,45 ant.ne.
[230]Scritto il 26 maggio 1946. Domenica V dopo Pasqua.
[231]Gv 1, 5 e 9‑11.
[232]Scritto il 28 maggio 1946.
[233]Scritto il 1° giugno 1946, pag. 288.
[234]Scritto il 2 giugno 1946.
[235]È l’ordine dei Servi di Maria, cui apparteneva il P. Romualdo M. Migliorini. All’epoca, Priore Generale dell’O.S.M. era il P. Alfonso M. Benetti, che sarà nominato più sotto.
[236]L’Anticristo che personificherà l’attuale scienza umana e la politica: “Allora la terra intera presa d’ammirazione andò dietro alla bestia e adorarono la bestia dicendo: “Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?”. Alla bestia fu data una bocca per proferire parole d’orgoglio e bestemmie, con il potere di agire per quarantadue mesi. Essa aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e la sua dimora, contro tutti quelli che abitano in cielo. Le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione” (Ap 13,1-8).
[237]Luca 16, 8.
[238]altro è aggiunto da noi per maggiore chiarezza
[239]Il P. Corrado M. Berti, già a pag. 258 nota 2.
[240]Scritto il 17 giugno 1946.Nell’amarezza della notizia portata da Padre Migliorini, le dolcezze delle divine consolazioni.
[241]Scritto il 20 giugno 1946. Corpus Domini, pag. 299.
[242]Scritto il Venerdì 12 luglio 1946.
[243]Aggiunge con scrittura minuta, certamente in epoca successiva: (Quando il P. Generale aveva ordinato di non portarmi più la S. Comunione. Per poco ne muoio. Fu allora che Gesù mi mandò P. Luigi…). Per il P. Generale vedi pag. 195 nota 1. Per P. Luigi vedi pag. 172 nota 3.
[244]“Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro” (Ap 7, 13‑15).
[245]“Conosco le tue opere; ti si crede vivo e invece sei morto. Svegliati e rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire, perché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio. Ricorda dunque come hai accolto la parola, osservala e ravvediti, perché se non sarai vigilante, verrò come un ladro senza che tu sappia in quale ora io verrò da te. (Ap 3, 1-4).
[246]Suor Giuseppina Saviane, già a pag. 80 nota 1.
[247]Scritto il 14 luglio 1946.
[248]Precede la seguente annotazione aggiunta dopo con scrittura minuta: Sarai gratissima al R. P. Migliorini se mi mandasse una copia di questa Ora di preparazione alla morte. Se no ne resto priva.
[249]Nei quaderni del 1944, pag. 433‑444.
[250]Già menzionata nei quaderni del 1944, pag. 494 nota 4, pag. 604 nota 6, pag. 609 nota 4. Oltre, s’intende, alla particolareggiata descrizione contenuta nel ciclo della Passione della grande opera sul Vangelo.
[251]Meglio essere in due che uno solo, perché due hanno un miglior compenso nella fatica. Infatti, se vengono a cadere, l’uno rialza l’altro. Guai invece a chi è solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi Ecclesiaste (Qoelet9 4, 9-10.
[252]immediata è di lettura incerta
[253]Scritto il 20 agosto 1946.
[254]Scritto il 25‑9‑46.
[255]Scritto il 28‑9‑46.
[256]Scritto il 5‑10‑46.
[257]Scritto la Notte fra il 6 e il 7 ottobre 1946.
[258]Scritto il12 ottobre 1946, ore 16.
[259]Scritto il 13 ottobre 1946.Dopo due ore dalla spiegazione della S. Messa
[260]Scritto il 25 – 9 – 1946
[261]Scritto il 13 ottobre 1946, ore 16, pag. 315.
[262]Scritto il 24 ottobre 1946. S. Raffaele Arcangelo.
[263]Tobia 6, 1-9.
[264]Scritto la Sera del 24 novembre 1946. I martiri e le loro conquiste
[265]Daniele 3, 19-90.
[266]Scritto l’8 dicembre 1946
[267]Cioè di Bernadette Soubirous, la santa veggente di Lourdes, trattandosi della processione della Immacolata.
[268]Scritto il 14 dicembre 1946, ore 5,20 antimeridiane.
[269]Ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l’uomo. Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo (Mt 15,18-19).
[270]Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore (Lc 6,43-45)
[271]I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre (Dn 12,3).
[272]Chi mi obbedisce non si vergognerà, chi compie le mie opere non peccherà (Sir 24,21).
[273]Amai la sapienza più della salute e della bellezza, preferii il suo possesso alla stessa luce, perché non tramonta lo splendore che ne promana (Sap 7,10). Il possedere la Sapienza è più dolce del favo di miele (Sir 24,19). Chi possiede la Sapienza erediterà la gloria (Sir 4,13). Nulla infatti Dio ama se non chi vive con la sapienza (Sap 7,28).
[274]Mt 15, 18‑20; Mc 7, 20‑23; Lc 6, 45.
[275]Sir 24, 13‑15.
[276]Così dice il Signore: “Agli eunuchi, che osservano i miei sabati, preferiscono le cose di mio gradimento e restano fermi nella mia alleanza, io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un posto e un nome migliore che ai figli e alle figlie; darà loro un nome eterno che non sarà mai cancellato” (Is 56, 4‑5).
[277]Ap. 2, 17
[278]Quelli che sono vestiti di bianco sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro (7, 13‑15).
[279]“Non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta, perché l’Angelo che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi” (Ap 7,16-17). “Eliminerà la morte per sempre; il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto” (Is 25, 8).
[280]Il possedere la Sapienza è più dolce del favo di miele (Sir 24,19).
[281]Nel giardino dei noci io sono sceso, per vedere il verdeggiare della valle, per vedere se la vita metteva germogli, se fiorivano i melograni. Non lo so, ma il mio desiderio mi ha posto sui carri di Aminadab (Cc 6, 11-12). Gesù affidò il Portavoce all’Ordine dei Servi di Maria, ma i superiori d’allora divennero per Gesù e per il suo Portavoce le quadrighe di Aminadab, feroci, dure, scure, gelide, materiali.
[282]Scritto il 25 dicembre 1946, pag. 336.
[283]Lc 2, 8‑12.
[284]Lc 1, 34‑35.
[285]Scritto il 30 dicembre 1946.Ammette la discendenza dai bruti!
[286]I figli di Dio e le figlie degli uomini: Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. Allora il Signore disse: “Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni”. C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi (Genesi 6,1-4).
[287]La scrittrice stessa inserisce qui la citazione: Genesi e 6° v 1‑4 (ma il versetto 4 è interpretato da noi, poiché il numero è illeggibile).
[288]Gn 2, 15‑16; 3, 2.3.
[289]Dt 6, 5.
[290]Gn 4, 17. Per la discendenza di Adamo, invece: Gn 4 25‑76; 5.
[291]Il 30 maggio e il 14 luglio 1944, nei quaderni del 1944, pag. 395 e pag. 506. Per il luogo dell’esilio, vedi lo stesso volume, pag. 324 nota 12.
[292]Scritto il 7 gennaio 1947.
[293]Scritto il 19 gennaio 1947. Le nozze di Cana
[294]Il 28 maggio 1944, nel dettato di commento all’episodio della Seconda moltiplicazione dei pani della grande opera: sul Vangelo. Per il luogo dell’esilio, rimandiamo a pag. 341 nota 6.
[295]Gv 14, 26.
[296]Gv 2,1‑1l. L’insegnamento che segue potrebbe essere messo come commento all’episodio delle Nozze di Cana, in una riedizione della grande opera sul Vangelo.
[297]Come a pag. 24 nota l.
[298]compattezze parola chiara nella scrittura ma incomprensibile nel significato.
[299]Esodo 12, 7.
[300]Se per il miracolo di Cana l’espressione può essere esatta, per l’Eucarestia, invece, si deve parlare di “transustanziazione”, cioè di mutamento della sostanza, come è scritto più chiaramente nel capoverso che segue, oltre che in altri punti del dettato.
[301]“Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce” (1 Pt 2, 9).
[302]Scritto il 28 gennaio 1947, pag. 393
[303]Conseguenza del peccato originale: Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita (Gen 3,23-24).
[304]Conseguenze nel corpo: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finchè tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!” (Gen 3,17-19).
[305]Conseguenze nello spirito: Il Signore Dio disse allora: “Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, né mangi e viva sempre!” (Gen 3,22).
[306]Allora il Signore Dio disse al serpente: Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gen 3,14-15).
[307]Il vocabolo “creazione” in riferimento all’origine delle anime è preferito dai dottori del cavillo, del ragionamento capzioso, tendenzioso, insidioso, ingannevole, subdolo, fallace, perché sono limitati nella buona volonta di capire che un padre non crea suo figlio, ma lo genera. Inoltre preferendo il vocabolo “creazione”, dimostrano di essere limitati nella buona volontà di credere, perché sta scritto che i figli di Dio “da Dio sono stati generati” (Gv 1,13). Il fatto che il Signore condiscende all’uso della loro terminologia non è perché loro hanno ragione, ma perché loro sono tarati, se non bastardi, perché “chi è nato da Dio non pecca” (1 Gv 5,18) contro suo Padre.
[308]Nei quaderni del 1944, pag. 368 e 398. 1 riferimento del testo rimandano, invece, ai fascicoli delle copie dattiloscritte.
[309]Scritto il 25 maggio 1944, pag.368 (fascicolo s. t. p. 63,)
[310](31-5-44, fascicolo X Y pag. 794-796)
[311](riga 30 a p. 63 fascicolo s.t.)
[312]Scritto il 28 gennaio 1947
[313](Genesi 17 v. 1)
[314](Esodo III v.2)
[315](Esodo 24)
[316](Ezechiele c. 1 v. 26-27)
[317](Daniele 8 v. 16, e 9 v. 21-22)
[318]Scritto il 31 gennaio 1947. Sdegno di Gesù contro gli esaminatori dell’Opera, sdegno temperato dalle suppliche del Portavoce. Gli esaminatori dell’Opera ebbero da dire circa i famosi “tre mesi”, Circa la lezione sapienziale sul peccato originale, Circa la discesa di Gesù all’Inferno; per buona pace del suo Portavoce Gesù risponde ai dottori del cavillo con divina bontà.
[319](Deuteronomio 16 v. 16)
[320](dettato del 5-3-44 nel fascicolo 2 Q pag. 55)
[321](p. 69 e seguenti fino a pag. 74 inclusa)
[322]Applicazione di: Apocalisse 7, 13-14.
[323]Scritto il 3 febbraio 1947.
[324]Dn 7; Ap 12-13; 14, 6-7; 17; 20.
[325]Scritto il 18 febbraio 1947.In merito alle visioni e dettati del 24 e 25 febbraio 1944 e 3 gennaio 1945 e 17 gennaio 1945.
[326]Ef 6, 10-12.
[327] Gv 10, 34.
[328]Lc 2, 51-52.
[329]Gv 8, 46.
