Pentecoste e Assunzione di Maria

GESU’ DI NAZARETH

 

 

LA BUONA NOVELLA AI PICCOLI
DEL GREGGE DI GESU’

 

Gesu glorioso

 

LIBRO   18

CAP. 639 – 652

Pentecoste. Glorificazione di Maria. La Chiesa nascente.

 

SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI

 

A cura di Fray Jesus Maria de Cabnaconde S.O.S

(Servo dell’Ordine dei Salvatori)

S O M M A R I O

PRESENTAZIIONE

DICHIARAZIONE

AVVERTIMENTO

Gesù Messia ritornato

639. L’elezione di Mattia.

Assemblea degli apostoli (Atti 1,12-14).

Incontro di preghiera.

I volti apostolici.

Invocazione allo S.S.

L’elezione di Mattia

La sostituzione di Giuda (Atti 1,15-18).

Il denaro dell’infame mercato (Atti 1,19-20)

“Il suo ufficio lo prende  un altro” (At 1,21-22).

I due candidati: Giuseppe e Mattia (Atti 1,23).

Elezione di Mattia (Att 1,24-26).

640. La discesa dello Spirito Santo. Fine del ciclo messianico.

Il Battesimo di fuoco.

Il cenacolo (At 2,1).

Lettura biblica.

Il battesimo di fuoco (At 2,2).

Il fuoco dello Spirito Santo (At 2,3).

Essi furono tutti pieni di Spirito Santo (At 2,4).

Fine del ciclo messianico.

Commemorazione di S. Zita.

Santa Maria Goretti.

Il ciclo messianico.

Lamento del Signore

641. Pietro celebra l’Eucarestia in una riunione dei primi cristiani.

Il primo Cenacolo della Chiesa Cristiana.

Discorso eucaristico.

Pietro: uomo nuovo.

L’altare eucaristico.

Le reliquie del Redentore.

Offertorio e consacrazione.

Comunione eucaristica.

Rito di conclusione.

642. Maria SS. prenderà dimora al Getsemani con Giovanni, che  le predice l’Assunzione.

Esaudimento di un desiderio di Maria.

Visita di Lazzaro e di Giuseppe.

Invito di prendere la dimora al Getsemani.

Desiderio di Maria.

Gioia di Maria.

La prima Chiesa della nuova religione.

Consegna delle chiavi.

Desiderio esaudito.

Ragioni che giustificano l’Assunzione di Maria.

L’Immacolata Concezione.

La corredenzione compiuta.

Le immagini bibliche.

La rivelazione dello Spirito S.

643. Maria SS. con Giovanni nei luoghi della Passione.

Dove il Signore sudò sangue.

La donna dell’Ave e del fiat.

Luogo della caduta.

Un frutto della cattiva volontà.

Le lacrime della madre.

Culto della via crucis.

Luogo della deposizione.

644. Istituzione della “domenica”. Graduale conversione di Gamaliele. Le due sindoni.

Istituzione della “domenica”.

I tre apostoli del mistero.

Guidati dallo Spirito Santo.

Istituzione della “domenica”.

Gli apostoli delle sindoni.

Consegna della seconda sindone alla Madre.

Graduale conversione di Gamaliele.

La prima sindone.

La seconda sindone

Esposizione della sindone di Torino.

Tempo della consegna alla Madre

La Madre consegna a Nicodemo la prima sindone

645. Il processo a Stefano e la sua lapidazione. Le opposte vie di Saulo  e di Gamaliele alla santità.

La furia del branco idrofobo.

Stefano trascinato davanti al Sinedrio (At 6,8-12).

I falsi testimoni (At 6,12-14).

Volto del Cristiano perfetto (At 7,51-54).

Contemplazione della Gloria di Dio (At 7,55-56).

Una muta di lupi,  di belve idrofobe (At 7,57).

Comportamento di Gamaliele.

Gamaliele si dissocia della scena ingiusta.

Gamaliele disapprova la condanna

Gamaliele libero di farsi cristiano.

Il contrasto tra Gamaliele e Saulo.

Gamaliele non approvo la violenza.

Gamaliele protettore della giustizia.

Confessione del più grande rabbi d’Israele

Non c’è più salvezza per Israele

Pentimento di Gamaliele pronto per il martirio

Martirio di Stefano.

Il luogo del supplizio (At 7,58).

La corona del martirio (At 7,59-60)..

Il perdono cristiano.

Il mandato a Saulo (At 9,1-3).

Insegnamento di Gesù

Potenza della buona volontà .

Il misterioso Gamaliele.

Giuseppe e Nicodemo.

L’albero del bene e del male.


646. Sepoltura di Stefano e inizio della persecuzione.

Inizio delle persecuzioni

Sepoltura di Stefano (At 8,2)

La madre dei martiri.

Inizio delle persecuzioni (At 8,1).

Inizio dell’evangelizzazione (At 8,1.4).

Il Vescovo della Chiesa di Gerusalemme.

Giacomo decide rimanere a Gerusalemme.

Pareri diversi.

Parere di Maria

647. Gamaliele si fa cristiano.

Rabbi Gamaliele.

La casetta del Getsemani.

Rabbi Gamaliele

Chiede il dono della fede.

La sede della sapienza

Risposta di Maria.

L’ostinazione può essere perdonata.

La sede della sapienza.

La Madre dei convertiti.

I discepoli dell’amore.

Gamaliele entra nell’ovile del Maestro.

La madre dei convertiti.

648. Pietro si congeda da Maria Santissima dopo un colloquio  con Giovanni.

Colloquio con Giovanni

Le ragioni di Pietro (Mt 28,19-20).

Le ragioni di Giovanni.

Pietro si congeda da Maria Ss.

Sul transito di Maria.

Ultimo saluto di Pietro a Maria.

649. Transito beato di Maria SS.

Preparativi finali e riflessioni.

Le reliquie del Redentore.

Fare la volontà di Dio.

Missione compiuta.

La Chiesa per vivere ha bisogno della carità.

Caratteristiche degli apostoli.

Ultimi consigli e desideri di Maria.

Ultimo consiglio di Maria a tutti.

L’amore è fiamma che purifica

L’amore è gemma che trasforma.

Ricordare atti e parole del Cristo.

La maternità spirituale.

Maria è convinta di dover morire

Primo e potente desiderio di Maria: morire.

Estremi voleri della Madre Immacolata.

Ultimi voleri della prima cristiana.

Estremi dolori della separazione.

Ricordi delle presenze angeliche.

L’amore perfetto tutto ottiene.

Beato transito di Maria.

Trasfigurazione di Maria.

Transito di Maria.

Preghiere volute dallo Spirito S. e da Maria.

Elogio della legge divina (Sal 119,1-176).

Salmo 41 (42): Sete di Dio (Sal 42, 1‑3).

Salmo 39: L’uomo davanti a Dio (Sal 39,1‑8).

Salmo 23: Il buon pastore (Sal 23,1-6).

Salmo 1: Le due vie (Sal 1,1-6).

Il Padre nostro.

L’annunzio dell’angelo Gabriele ( Lc 1,28-38)..

Il saluto della cugina Elisabetta (Lc 1,42-45).

Preghiera di esultanza (Tobia 13,13-18).

Discorso della sapienza (Sir 24,3-32).

Origine della Sapienza.

Residenza.

Abitazione.

Invito.

Il Libro del Vangelo.

La dottrina del Vangelo.

Il Magnificat (Lc 1,46-55).


Dormizione di Maria.

Giovanni si arrende all’evidenza.

Meditazione di Giovanni sul transito di Maria.

650. Assunzione gloriosa di Maria SS.

Veglia dell’apostolo.

L’assunzione.

Il Testimone del prodigio.

Visione del corpo glorificato di Maria.

Dono dei doni concessi a Giovanni.

La sorte dei Santi.

Ascensione e Assunzione.

L’evangelizzatore dell’Amore.

651. Riflessioni sul Transito di Maria Santissima, sulla sua Assunzione  e sulla sua Regalità.

Il transito di Maria.

Il trapasso

Il misterioso transito dell’anima.

La Assunzione

Il testimone dell’assunzione.

Perfezione dei corpi glorificati.

Due angeli vegliano Maria .

La tradizione sul sepolcro di Maria è leggenda.

La casetta dell’Assunta non c’è più.

Un rapimento di Dio.

La regalità

Preparazione di Maria per entrare Regina in cielo

Gloria riservata alla Regina Immacolata

L’originale pensiero creativo di Dio.

Incoronata per essere la nostra Regina.

Differenza tra morte e rapimento contemplativo

652. Commiato all’Opera.

Principali ragioni di questa rivelazione.

I. Tentativo di infinita misericordia

II. Risvegliare l’amore al Vangelo e a Maria

III. Aiutare ai maestri e direttori di anime

IV. Guidare alla conoscenza piena di Gesù e Maria

V. Conoscere esattamente il Redentore e la      Corredentrice

VI. Conoscere il potere della Parola negli ascoltatori

VII. Conoscere la caduta di uno spirito eletto

Ultime considerazioni a favore dell’Opera

Divisione delle parti come la indica il Signore.

Collaborazione col portavoce

Il dono di ricordare le parole del Maestro

Missione dello Spirito Santo

6E lo spirito del Vangelo, che è amore, può essere fatto comprendere dall’Amore, ossia dallo Spirito Santo, il Quale, così come è stato il vero Scrittore del Vangelo, ne è anche il solo Commentatore, poiché solo l’autore di un’opera sa lo spirito della stessa e lo comprende, anche se non riesce a farlo comprendere ai lettori della stessa. Ma là dove non riesce un autore umano, perché ogni perfezione umana è ricca di lacune, giunge lo Spirito perfettissimo e sapientissimo. Perciò solo lo Spirito Santo, Autore del Vangelo, è anche Colui che lo ricorda e commenta e completa in fondo alle anime dei figli di Dio.

Quest’Opera vi riporta al pensiero originale di Dio

Questa rivelazione è per svegliare i “dormienti”

“Sorgete. Venite al Dono mio”.

“Prendete, prendete quest’opera”

Raccomandazioni alla piccola instancabile voce

PRESENTAZIONE

Studio liberamente tratto dalla fonte, L’Evangelo come mi è stato rivelato, (MARIA VALTORTA, Ed. CEV, Isola del Lire), per l’uso privato della scuola di Dio Uno e Trino e dedicato al Piccolo resto, col nuovo titolo: “La Buona novella ai piccoli del Gregge di Gesù”, titolo voluto da Gesù (Quadernetti N° 48,1). Nella scuola sarà usato col titolo biblico “il Vangelo eterno” (Ap 14,6). In questo Vangelo, Il Figlio dell’Uomo, si è rivelato, secondo la sua promessa (Mt 24, 3-40; Lc 17,26-30). Con questa rivelazione comincia la sua seconda Evangelizzazione, senza più far sentire la sua voce in pubblico, ma nel cuore di chi lo ascolta per audio o leggendolo nel libro (Is 42,2-4), per guidarlo alla conoscenza completa della sua persona e della sua dottrina mediante la luce dello Spirito Santo (Gv 14,26; 16,13) e prepararlo all’Evento della sua seconda venuta per l’Avvento del suo Regno (Mt 21,43).

Questa Buona Novella è il Vangelo eterno che dobbiamo annunciare agli abitanti della terra e ad ogni nazione, razza, lingua e paese. (Ap. 14,6-7)

 

Il Curatore

DICHIARAZIONE

     Dopo approfondita e responsabile valutazione, dichiaro che questo studio comparato e approfondito del Vangelo rivelato a Maria Valtorta[1] e ora pubblicato col titolo voluto dal suo autore “La Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù”[2], contiene  integralmente i quattro Vangeli[3]  e dimostra che il Vangelo rivelato a Maria Valtorta è compimento della promessa di Gesù (Gv 14,26), è il Libro del Signore (Is 34,16), è il Libro di memorie scritto davanti al Signore (Ml 3,16-20), è la strada appianata chiamata Via santa (Is 35,8-10), è il libro delle parole miracolose (Is 29,18-24), è il Vangelo eterno (Ap 14,6-7), è Opera di Gesù suo autore divino. Quindi senza la fede in questo Vangelo non c’è salvezza: “Andate in tutto il mondo proclamate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi non crederà sarà dannato” (Mc 16,15-16)

 

 

Il curatore


AVVERTIMENTO

 

LA RIVELAZIONE DI GESÙ A MARIA VALTORTA È PAROLA DI DIO

 

CHI LA RESPINGE COMMETTE PECCATO CONTRO LO SPIRITO SANTO

 

La maledizione del Re dei re, emessa da Gesù il 16 giugno di 1950, pende sulla gerarchia cattolico colpevole dal delitto più grande verso l’umanità.

 

 Se la Gerarchia non si pente, lasciando ai fedeli libero apostolato, alla luce di questa rivelazione, la maledizione colpirà la cristianità globale, cosi come tutto l’Israele fu colpito per il peccato della sua gerarchia.

Non è lecito negare l’origine soprannaturale della rivelazione di Gesù a Maria Valtorta perché è delitto imperdonabile essendo peccato contro lo Spirito Santo.

Gesù Messia ritornato[4]

Libro vivo e conoscenza perfetta di Gesù
e del suo tempo

 

«Sì. Io ti ho dato il libro vivo e la conoscenza perfetta di Me e del tempo mio. Tu non hai che guardare in te per ritrovare sulle pagine della memoria le immutabili verità della mia vita, di quella di mia Madre, e dei primi cristiani. Hai un mondo, il mio mondo di giusti, da contemplare e imitare; hai il roseto di virtù che è mia Madre, da rispecchiare in te; hai soprattutto la conoscenza, che è vita, del Verbo incarnato, supremo Dottore la cui dottrina è tutto. Sta’ in pace. Né povertà, né persecuzioni, né cecità fisica potrebbero rapirti il Vangelo che vive indelebile nella tua memoria».

Gesù di Nazareth

639. L’elezione di Mattia[5].

Assemblea degli apostoli (Atti 1,12-14)[6].

Incontro di preghiera.

1È una placida sera. La luce decade dolcemente facendo del cielo, poc’anzi porpureo, un delicato velario d’ametista. Presto sarà buio, ma per ora ancora è luce, ed è dolce questa luce serotina languida dopo tanto ardore di sole.

2Il cortile della casa del Cenacolo, vasto fra i muri bianchi della casa, è pieno di gente come nelle sere dopo la Risurrezione. E da questa gente raccolta sale un brusio concorde di preghiere, interrotte ogni tanto da pause di meditazione.

3Calando sempre più la luce nel cortile, chiuso fra le alte mura della casa, alcuni portano dei lumi che mettono sul tavolo presso il quale sono radunati gli apostoli: Pietro al centro, al suo fianco Giacomo d’Alfeo e Giovanni, poi gli altri.

I volti apostolici.

4La luce palpitante delle fiammelle illumina di sotto in su i volti apostolici, dando grande risalto ai loro tratti e mostrando le loro espressioni: concentrata quella di Pietro, come tesa nello sforzo di fare degnamente queste prime funzioni del suo ministero; di una mitezza ascetica quella di Giacomo d’Alfeo; serena e sognante quella di Giovanni, e al suo fianco il viso di pensatore di Bartolomeo, seguito da quello pieno di vivacità di Tommaso e poi da quello di Andrea, velato dalla sua umiltà che lo fa stare ad occhi quasi chiusi, un poco chino: pare che dica “io non sono degno”; vicino a lui Matteo, un gomito puntato sulla mano dell’altro braccio, la guancia appoggiata sulla mano del braccio sorretto; e, dopo Giacomo d’Alfeo, il Taddeo dal viso d’imperio e dallo sguardo così ricordante, nel colore e nell’espressione, quello di Gesù: un vero dominatore di folle.

5Anche ora tiene quieta l’assemblea, tenendola sotto il fuoco dei suoi occhi più che non lo facciano tutti gli altri presi insieme; eppure, dalla sua involontaria imponenza regale si vede affiorare il sentimento compunto del cuore, specie quando viene il suo turno di intonare una preghiera. Quando dice il salmo[7]: «Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo Nome dà gloria per la tua misericordia e fedeltà, perché non abbiano a dire le nazioni: “Dove è il loro Dio?”», egli prega realmente con l’anima inginocchiata davanti a Colui che lo ha eletto, e il sentimento più forte nel suo interno vibra nella sua voce; anche egli dice con tutto il suo pregare: «io non son degno di servire Te, così perfetto».

6Filippo, al suo fianco, volto già segnato dagli anni sebbene ancor nell’età virile, sembra uno che contempli uno spettacolo noto a lui solo, e sta con le mani premute contro le guance, un poco chino e un poco mesto… mentre lo Zelote guarda in alto, lontano, e ha un intimo sorriso che gli fa più bello il volto non bello ma attraente per la sua signorilità austera. Giacomo di Zebedeo, tutto impulso e fremiti, dice le sue preghiere come ancora parlasse al Maestro amato, e il 12° salmo[8] esce irruente dal suo spirito acceso. Terminano col lungo e bellissimo salmo 118°[9], che dicono una strofa per uno, ripetendo per due volte il turno per compire il numero delle strofe.

Invocazione allo S.S.

7Poi si raccolgono tutti in silenzio sinché Pietro, che si è seduto, sorge in piedi come sotto l’impulso di un’ispirazione, pregando forte a braccia aperte come faceva il Signore: «Manda a noi il tuo Spirito, o Signore, perché noi si possa vedere nella sua Luce».

«Maran-atà», dicono tutti.

8Pietro si raccoglie in un intenso e muto pregare, ma forse è più un ascoltare che un pregare, o per lo meno un attendere parole di luce… Poi alza il capo di nuovo e di nuovo disserra le braccia che aveva incrociate sul petto e, poiché è piccolo rispetto ai più, sale sul suo sedile per dominare la piccola folla che si assiepa nel cortile e per essere visto da tutti. E tutti, comprendendo che ha da parlare, tacciono guardandolo attenti.

L’elezione di Mattia

La sostituzione di Giuda (Atti 1,15-18)[10].

9«Fratelli miei, era necessario che si adempisse quella Scrittura predetta dallo Spirito Santo per bocca di Davide[11] riguardo a Giuda, il quale fu di guida a coloro che catturarono il Signore e Maestro nostro benedetto: Gesù. Egli, Giuda, era uno dei nostri ed ebbe la sorte di questo ministero. Ma la sua elezione si mutò per lui in rovina, perché Satana entrò in lui per molte vie e da apostolo di Gesù lo fece traditore del suo Signore. Credette di trionfare e godere e vendicarsi così del Santo, che aveva deluso le speranze immonde del suo cuore pieno di ogni concupiscenza. Ma allor che credeva di trionfare e godere, comprese che l’uomo che si fa schiavo di Satana, della carne, del mondo, non trionfa, ma anzi morde la polvere come chi è sconfitto. E conobbe che il sapore dei cibi dati dall’uomo e da Satana è amarissimo e diverso totalmente dal pane soave e semplice che Dio dà ai suoi figli. E allora conobbe la disperazione e odiò tutto il mondo dopo avere odiato Dio, e maledisse tutto ciò che il mondo gli aveva dato, e si dette la morte appiccandosi ad un ulivo dell’uliveto che si era comperato con le sue iniquità, e il giorno che il Cristo risorse glorioso da morte il suo corpo putrido e già verminoso crepò e le sue viscere si sparsero a terra a piè dell’ulivo, rendendo immondo quel luogo.

10Sul Golgota piovve il Sangue redentore e purificò la Terra, perché era il Sangue del Figlio di Dio incarnatosi per noi. Sul colle che è presso al luogo dell’infame Consiglio non sangue, non lacrime di rimorso buono, ma lordure di viscere sfatte piovvero sulla polvere. Perché non poteva nessun altro sangue mescolarsi a quello santissimo in quei giorni di purificazione, nei quali l’Agnello ci lavava nel suo Sangue, e men che mai poteva la Terra, che beveva il Sangue del Figlio di Dio, bere anche il sangue del figlio di Satana.

Il denaro dell’infame mercato (Atti 1,19-20)[12]

11La cosa è risaputa. E con questo si sa ancora che, nel suo furore di dannato, Giuda riportò nel Tempio il denaro dell’infame mercato percuotendo con esso, immondo, il volto del Sommo Sacerdote. E si sa che con quel denaro, preso dal Tesoro del Tempio, ma che in esso più non poteva venire riversato perché era prezzo di sangue, i principi dei Sacerdoti e gli Anziani, consigliatisi fra loro, hanno comperato il campo del vasaio, così come avevano detto le profezie specificando persino il prezzo di esso. E il luogo passerà alle storie dei secoli col nome di Aceldama. E tutto quanto è di Giuda così è detto, e sparisca di fra mezzo a noi anche il ricordo del suo volto, ma si abbia presente le vie per le quali da vocato dal Signore al Regno celeste scese ad esser principe nel Regno delle tenebre eterne, onde non calcarle imprudentemente noi pure divenendo altri Giuda, per la Parola che Dio ci ha affidata e che è ancora il Cristo, Maestro fra noi.

“Il suo ufficio lo prende  un altro” (At 1,21-22)[13].

12Però sta scritto nel libro dei Salmi[14]: “Diventi la loro abitazione deserta, né vi sia chi la abiti e il suo ufficio lo prenda un altro”. Bisogna dunque che di questi uomini, i quali sono stati insieme con noi per tutto il tempo in cui il Signore Gesù è stato con noi, andando e venendo, a cominciare dal Battesimo da parte di Giovanni fino al giorno in cui di mezzo a noi fu assunto al Cielo, uno sia con noi costituito testimone della Risurrezione di Lui. E occorre farlo con sollecitudine, perché sia presente con noi al Battesimo di Fuoco, del quale il Signore ci ha parlato, onde egli pure, che non ricevette lo Spirito Santo dal Maestro Ss., lo riceva direttamente da Dio e ne sia santificato e illuminato, ed abbia le virtù che noi avremo, e possa giudicare e rimettere e fare ciò che noi faremo, e siano validi e santi i suoi atti.

I due candidati: Giuseppe e Mattia (Atti 1,23)[15].

13Io proporrei di scegliere costui fra i fedelissimi fra i fedeli discepoli, quelli che già hanno patito per Lui rimanendogli fedeli anche quando Egli era l’Ignorato dal mondo. Molti di essi vengono a noi da Giovanni Precursore del Messia, animi modellati da anni al servizio di Dio. Il Signore li aveva molto cari, e carissimo fra essi Isacco, che tanto aveva patito per causa di Gesù infante. Ma voi lo sapete che il suo cuore si è spezzato nella notte che seguì l’Ascensione del Signore. Non lo rimpiangiamo. Egli è ricongiunto al suo Signore. Era l’unico desiderio del suo cuore… È anche il nostro… Ma noi dobbiamo patire la nostra passione. Isacco l’aveva già patita.

14Proponete dunque voi qualche nome fra questi, onde si possa eleggere il dodicesimo apostolo secondo gli usi del nostro popolo, lasciando nelle occorrenze più gravi al Signore Altissimo la potestà di indicare, Lui che sa».

15Si consultano fra loro. Non passa molto tempo che i più importanti discepoli (fra i non pastori), di comune accordo con i dieci apostoli, comunicano a Pietro che essi propongono Giuseppe figlio di Giuseppe di Saba, per onorare il padre, martire per Cristo col figlio discepolo fedele, e Mattia, per le stesse ragioni del primo e inoltre per onorare anche il suo primo maestro: Giovanni.

Elezione di Mattia (Att 1,24-26)[16].

16E avendo accettato Pietro il loro consiglio, fanno venire avanti al tavolo i due, e pregano intanto con le braccia tese in avanti nella posa abituale degli ebrei: «Tu, Signore Altissimo, Padre, Figlio e Spirito Santo, unico e trino Iddio, che conosci i cuori di tutti, mostra quale di questi due Tu hai scelto a prendere in questo ministero e apostolato il posto dal quale prevaricò Giuda, per andare al posto di lui».

«Maran-atà», fanno coro tutti.

17Non avendo dadi o altra cosa con cui tirare la sorte, e non volendo usare denaro per questa funzione, prendono dei sassetti sparsi nel cortile, dei poveri sassolini, tanti di bianchi, tanti di scuri, in numero uguale, decidendo che quelli bianchi sono per Mattia e gli altri per Giuseppe, e li chiudono in una borsa che vuotano da ciò che conteneva, la scuotono e la offrono a Pietro che, tracciato su essa un gesto di benedizione, vi immerge la mano e, pregando con gli occhi al cielo che si è fiorito di stelle, estrae un sasso: bianco come neve.

18Il Signore ha indicato Mattia per successore di Giuda.

Pietro passa sul davanti della tavola e lo abbraccia «per farlo simile a lui», dice. Anche gli altri dieci ripetono lo stesso gesto fra le acclamazioni della piccola folla.

19In ultimo Pietro, dopo esser tornato al suo posto tenendo per mano l’eletto che tiene al suo fianco -così Pietro è ora fra Mattia e Giacomo d’Alfeo- dice: «Vieni al posto che Dio ti ha serbato e cancella con la tua giustizia il ricordo di Giuda, aiutando noi, tuoi fratelli, a compiere le opere che Gesù Ss. ci ha detto di compiere. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia sempre con te».

Si volge a tutti congedandoli…

20Mentre i discepoli sfollano lentamente da una uscita secondaria, gli apostoli rientrano nella casa conducendo Mattia a Maria, che è raccolta in preghiera nella sua stanza, perché anche dalla Madre di Dio il novello apostolo riceva la parola di saluto e di elezione.

640. La discesa dello Spirito Santo. Fine del ciclo messianico[17].

Il Battesimo di fuoco.

Il cenacolo (At 2,1)[18].

1Non ci sono voci e rumori nella casa del Cenacolo. Non c’è presenza di discepoli, almeno io non sento nulla che mi autorizzi a dire che in altri ambienti della casa siano raccolte delle persone. Ci sono soltanto la presenza e le voci dei Dodici e di Maria Santissima, raccolti nella sala della Cena.

2Sembra più ampia la stanza, perché le suppellettili, messe diversamente, lasciano libero tutto il centro della stanza e anche due delle pareti. Contro la terza è spinto il tavolone usato per la Cena, e fra esso e il muro, e anche ai due dei lati più stretti del tavolo, sono messi i sedili-lettucci usati per la Cena e lo sgabello usato da Gesù per la lavanda dei piedi. Però non sono, questi lettucci, messi verticalmente alla tavola, come per la Cena, ma parallelamente, di modo che gli apostoli possono stare seduti senza occuparli tutti, pur lasciando un sedile, l’unico messo verticale rispetto alla tavola, tutto per la Vergine benedetta, che è al centro della tavola, al posto che nella Cena occupava Gesù.

3La tavola è nuda di tovaglie e stoviglie, nude le credenze, denudati i muri dei loro ornamenti. Solo il lampadario arde al centro, ma con la sola fiamma centrale accesa; l’altro giro di fiammelle che fanno da corolla al bizzarro lampadario sono spente.

4Le finestre sono chiuse e sbarrate dalla pesante sbarra di ferro che le traversa. Ma un raggio di sole si infiltra baldanzoso da un forellino e scende come un ago lungo e sottile sino al pavimento, dove mette un occhiolino di sole.

Lettura biblica.

5La Vergine, seduta sola sul suo sedile, ha ai lati, sui lettucci, Pietro e Giovanni: alla destra Pietro, alla sinistra Giovanni. Mattia, il novello apostolo, è tra Giacomo d’Alfeo e il Taddeo. Davanti a Lei, la Madonna ha un cofano largo e basso di legno scuro, chiuso. Maria è vestita di azzurro cupo. Ha sui capelli il velo bianco e sopra questo il lembo del suo manto. Gli altri sono tutti a capo scoperto.

6Maria legge lentamente a voce alta. Ma, per la poca luce che giunge sin là, io credo che più che leggere Ella ripeta a memoria le parole scritte sul rotolo che Ella tiene spiegato. Gli altri la seguono in silenzio, meditando. Ogni tanto rispondono se ne è il caso[19].

7Maria ha il viso trasfigurato da un sorriso estatico. Chissà cosa vede di così capace da accenderle gli occhi, come due stelle chiare, e da arrossarle le guance d’avorio, come se su Lei si riflettesse una fiamma rosata? È veramente la mistica Rosa…

8Gli apostoli si sporgono in avanti, stando un poco per sbieco, per vederla in viso mentre così dolcemente sorride e legge, e pare la sua voce un canto d’angelo. E Pietro se ne commuove tanto che due lucciconi gli cascano dagli occhi e per un sentiero di rughe, incise ai lati del suo naso, scendono a perdersi nel cespuglio della barba brizzolata. Ma Giovanni riflette il sorriso verginale e si accende come Lei di amore, mentre segue col suo sguardo ciò che la Vergine legge sul rotolo e, quando le porge un nuovo rotolo, la guarda e sorride.

9La lettura è finita. Cessa la voce di Maria. Cessa il fruscio delle pergamene svolte e avvolte. Maria si raccoglie in orazione segreta, congiungendo le mani sul petto e appoggiando il capo contro il cofano. Gli apostoli la imitano…

Il battesimo di fuoco (At 2,2)[20].

10Un rombo fortissimo e armonico, che ha del vento e dell’arpa, che ha del canto umano e della voce di un organo perfetto, risuona improvviso nel silenzio del mattino. Si avvicina, sempre più armonico e più forte, ed empie delle sue vibrazioni la Terra, le propaga e imprime alla casa, alle pareti, alle suppellettili. La fiamma del lampadario, sino allora immobile nella pace della stanza chiusa, palpita come se un vento l’investisse, e le catenelle della lumiera tintinnano vibrando sotto l’onda di suono soprannaturale che le investe.

11Gli apostoli alzano il capo sbigottiti e, come quel fragore bellissimo, in cui sono tutte le note più belle che Dio abbia dato ai Cieli e alla Terra, si fa sempre più vicino, alcuni si alzano pronti a fuggire, altri si rannicchiano al suolo coprendosi il capo con le mani e il manto, o battendosi il petto domandando perdono al Signore, altri ancora si stringono a Maria, troppo spaventati per conservare quel ritegno verso la Purissima che hanno sempre.

12Solo Giovanni non si spaventa, perché vede la pace luminosa di gioia che si accentua sul volto di Maria, che alza il capo sorridendo ad una cosa nota a Lei sola e che poi scivola in ginocchio aprendo le braccia, e le due ali azzurre del suo manto così aperto si stendono su Pietro e Giovanni, che l’hanno imitata inginocchiandosi.

13Ma tutto ciò, che io ho tenuto minuti a descrivere, si è fatto in men di un minuto.

Il fuoco dello Spirito Santo (At 2,3)[21].

14E poi ecco la Luce, il Fuoco, lo Spirito Santo, entrare, con un ultimo fragore melodico, in forma di globo lucentissimo, ardentissimo, nella stanza chiusa, senza che porta o finestra sia mossa, e rimanere librato per un attimo sul capo di Maria, a un tre palmi dalla sua testa, che ora è scoperta, perché Maria, vedendo il Fuoco Paraclito, ha alzato le braccia come per invocarlo e gettato indietro il capo con un grido di gioia, con un sorriso d’amore senza confini. E dopo quell’attimo in cui tutto il Fuoco dello Spirito Santo, tutto l’Amore è raccolto sulla sua Sposa, il Globo Ss. si scinde in tredici fiamme canore e lucentissime, di una luce che nessun paragone terreno può descrivere, e scende a baciare la fronte di ogni apostolo.

15Ma la fiamma che scende su Maria non è una lingua di fiamma dritta sulla fronte che bacia, ma è una corona che abbraccia e cinge come un serto il capo verginale, incoronando Regina la Figlia, la Madre, la Sposa di Dio, l’incorruttibile Vergine, la Tutta Bella, l’eterna Amata e l’eterna Fanciulla che nulla cosa può avvilire e in nulla, Colei che il dolore aveva invecchiata ma che è risorta nella gioia della Risurrezione, avendo in comune col Figlio un accentuarsi di bellezza e di freschezza di carni, di sguardi, di vitalità… avendone già un anticipo della bellezza del suo glorioso Corpo assunto al Cielo ad essere il fiore del Paradiso.

16Lo Spirito Santo rutila le sue fiamme intorno al capo dell’Amata. Quali parole le dirà? Mistero! Il viso benedetto è trasfigurato di gioia soprannaturale e ride del sorriso dei Serafini, mentre delle lacrime beate sembrano diamanti giù per le gote della Benedetta, percosse come sono dalla luce dello Spirito Santo.

17Il Fuoco rimane così per qualche tempo… E poi si dilegua… Della sua discesa resta a ricordo una fragranza che nessun terrestre fiore può sprigionare… Il profumo del Paradiso…

Essi furono tutti pieni di Spirito Santo (At 2,4)[22].

18Gli apostoli tornano in loro stessi… Maria resta nella sua estasi. Soltanto si raccoglie le braccia sul petto, chiude gli occhi, abbassa il capo… Continua il suo colloquio con Dio… insensibile a tutto… Nessuno osa turbarla.

19Giovanni, accennandola, dice: «È l’Altare. E sulla sua gloria si è posata la Gloria del Signore…».

20«Sì. Non turbiamo la sua gioia. Ma andiamo a predicare il Signore e siano manifeste le sue opere e le sue parole fra i popoli», dice Pietro con soprannaturale impulsività.

21«Andiamo! Andiamo! Lo Spirito di Dio arde in me»[23], dice Giacomo d’Alfeo.

22«E ci sprona ad agire. Tutti. Andiamo ad evangelizzare le genti».

23Escono, come fossero spinti o attratti da un vento o da una forza gagliarda…

 

Fine del ciclo messianico.

Commemorazione di S. Zita.

Dice Gesù:

24«E qui l’Opera che il mio amore per voi ha dettata, e che voi avete ricevuta per l’amore che una creatura ha avuto per Me e per voi, è finita[24].

25È finita oggi, commemorazione di Santa Zita da Lucca[25] umile servente che servì il suo Signore nella carità in questa Chiesa di Lucca, nella quale Io, da luoghi lontani, ho portato il mio piccolo Giovanni perché mi servisse nella carità e con lo stesso amore di S. Zita per tutti gli infelici.

26Zita dava pane ai poverelli ricordando che in ognuno di essi Io sono e beati saranno, al mio fianco, coloro che avranno dato pane e bevanda a coloro che hanno sete e fame.

27Maria-Giovanni ha dato le mie parole a coloro che languiscono nell’ignoranza o nella tiepidezza o dubbio sulla Fede, ricordando che è detto[26] dalla Sapienza che coloro che si affaticano per far conoscere Iddio splenderanno come stelle nell’eternità, dando gloria al loro Amore col farlo noto e amato, e a molti.

Santa Maria Goretti.

28E ancora è finita oggi, giorno nel quale la Chiesa eleva agli altari il puro giglio dei campi Maria Teresa Goretti[27], dallo stelo spezzato mentre ancor la corolla era un boccio. E da chi spezzato se non da Satana, invido di quel candore, splendente più del suo antico aspetto d’angelo? Spezzato perché sacro all’Amatore divino. Vergine e martire, Maria, di questo secolo d’infamie, nel quale si vilipende anche l’onore della Donna, sputando la bava dei rettili a negare il potere di Dio di dare una dimora inviolata al suo Verbo incarnantesi per opera di Spirito Santo a salvare coloro che credono in Lui.

29Anche Maria-Giovanni è martire dell’Odio, che non vuole celebrare le mie meraviglie con l’Opera, arma potente a strappargli tante prede. Ma anche Maria-Giovanni sa, come sapeva Maria-Teresa, che il martirio, qualunque nome e aspetto abbia, è chiave per aprire senza indugio il Regno dei Cieli a quelli che lo patiscono per continuare la mia Passione[28]..

Il ciclo messianico.

30L’Opera è finita[29].

 31E con la sua fine, con la discesa dello Spirito Santo, si conclude il ciclo messianico, che la mia Sapienza ha illuminato dal suo albore: il Concepimento immacolato di Maria, al suo tramonto: la discesa dello Spirito Santo. Tutto il ciclo messianico è opera dello Spirito d’Amore, per chi sa ben vedere. Giusto, dunque, iniziarlo col mistero dell’immacolato Concepimento della Sposa dell’Amore e concluderlo con il sigillo di Fuoco Paraclito sulla Chiesa di Cristo.

32Le opere manifeste di Dio, dell’Amore di Dio, hanno fine con la Pentecoste. Da allora in poi continua l’intimo, misterioso operare di Dio nei suoi fedeli, uniti nel Nome di Gesù nella Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica, Romana[30]; e la Chiesa, ossia l’adunanza dei fedeli[31] -pastori, pecore e agnelli- può procedere e non errare per la spirituale, continua operazione dell’Amore, Teologo dei teologi, Colui che forma i veri teologi, che sono coloro che sono persi in Dio ed hanno Dio in loro -la vita di Dio in loro per la direzione dello Spirito di Dio che li conduce- che sono coloro che veramente sono “figli di Dio” secondo il concetto di Paolo[32].

Lamento del Signore

33E al termine dell’Opera devo mettere ancora una volta il lamento messo alla fine di ogni anno evangelico[33], e nel mio dolore di veder spregiato il dono mio vi dico: “Non avrete altro, poiché non avete saputo accogliere questo che vi ho dato”. E dico anche ciò che vi feci dire per richiamarvi sulla via retta nella passata estate: “Non mi vedrete finché non venga il giorno nel quale diciate: ‘Benedetto colui che viene in nome del Signore’”»[34].

 

Finita l’Opera oggi 27 aprile 1947

Viareggio – Via Fratti 113 – Maria Valtorta[35]

641. Pietro celebra l’Eucarestia in una riunione dei primi cristiani[36].

Il primo Cenacolo della Chiesa Cristiana.

1E’ una delle primissime riunioni dei cristiani, nei giorni immediatamente seguenti alla Pentecoste.

2I dodici apostoli sono di nuovo dodici, perché Mattia, già eletto in luogo del traditore, è fra essi. E il fatto che vi sono tutti e dodici dimostra che non si erano ancora divisi per andare ad evangelizzare, secondo l’ordine del Maestro. Quindi la Pentecoste deve essere avvenuta da poco, e ancora non devono essere incominciate le persecuzioni del Sinedrio contro i servi di Gesù Cristo. Perché, se così fosse, non celebrerebbero con tanta calma, e senza prendere alcuna precauzione, in una casa sin troppo nota a quelli del Tempio, ossia nella casa del Cenacolo, e precisamente nella stanza dove fu consumata l’ultima Cena, istituita l’Eucarestia e iniziato il tradimento vero e totale, e la Redenzione.

3La vasta stanza ha però subìto una modificazione, necessaria alla sua nuova funzione di chiesa e imposta dal numero dei fedeli. Il tavolone non è più presso la parete della scaletta, ma presso, anzi contro quella di faccia, di modo che anche coloro che non possono entrare nel Cenacolo, già colmo di persone -nel Cenacolo, prima chiesa del mondo cristiano- possono vedere ciò che avviene in esso, pigiandosi, accalcandosi nel corridoio d’ingresso, presso la porticina, aperta completamente, che dà accesso alla stanza.

4Nella stanza vi sono uomini e donne di tutte le età. In un gruppo di donne, presso il tavolone, ma in un angolo, è Maria, la Madre, circondata da Marta e Maria di Lazzaro, da Niche, Elisa, Maria d’Alfeo, Salome, Giovanna di Cusa, insomma da molte delle donne discepole, ebraiche e anche non ebraiche, che Gesù aveva guarite, consolate, evangelizzate, fatte pecorelle del suo gregge. Fra gli uomini vi è Nicodemo, Lazzaro, Giuseppe d’Arimatea, moltissimi discepoli tra i quali sono Stefano, Erma, i pastori, Eliseo, figlio del sinagogo di Engaddi, e moltissimi altri. E vi è anche Longino, non in veste militare, ma come fosse un cittadino qualsiasi, con una lunga e semplice veste bigiognola. Poi altri, che certo sono entrati nel gregge di Cristo dopo la Pentecoste e le prime evangelizzazioni dei Dodici.

Discorso eucaristico.

5Pietro[37] parla anche ora, evangelizzando e istruendo i presenti. Parla ancora una volta dell’ultima Cena. Ancora, perché si capisce dalle sue parole che già altre volte ne ha parlato. Dice: «Vi dico ancora una volta», e marca molto queste parole, «di questa Cena in cui, prima di essere immolato dagli uomini, Gesù Nazareno, come era detto, Gesù Cristo Figlio di Dio e Salvatore nostro, come va detto e creduto con tutto il nostro cuore e la nostra mente, perché in questo credere è la salvezza nostra, si immolò di sua spontanea volontà e per eccesso d’amore, dandosi in Cibo e Bevanda agli uomini e dicendo a noi, suoi servi e continuatori: “Fate questo in memoria di Me”. E questo noi facciamo.

6Ma, o uomini, come noi, suoi testimoni, crediamo essere nel Pane e nel Vino, offerti e benedetti, come Egli fece, in sua memoria e per obbedienza al suo divino comando, il suo Corpo SS. ed il suo SS. Sangue, quel Corpo e quel Sangue che sono di un Dio, Figlio di Dio Altissimo, e che sono stati sparsi e crocifissi per amore e vita degli uomini, così voi pure, voi tutti, entrati a far parte della vera, nuova, immortale Chiesa, predetta dai profeti e fondata dal Cristo, lo dovete credere. Credete e benedite il Signore che a noi -suoi, se non materiali, certo morali e spirituali crocifissori per la nostra debolezza nel servirlo, per la nostra ottusità nel capirlo, per la nostra viltà nell’abbandonarlo fuggendo nella sua ora suprema, nel nostro, no, nel mio personale tradimento di uomo pauroso e vile al punto di rinnegarlo, e negarlo, e negarmi suo discepolo, il primo anzi tra i suoi servi (e grosse lacrime scendono a rigare il volto di Pietro), poco avanti l’ora di prima, là, nel cortile del Tempio- credete e benedite, dicevo, il Signore, che a noi lascia questo eterno segno di perdono. Credete e benedite il Signore che, a coloro che non lo conobbero quando era il Nazareno, permette che lo conoscano ora che è il Verbo Incarnato ricongiunto al Padre.

7Venite e prendete. Egli lo ha detto: “Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue avrà la Vita eterna”[38]. E noi allora non capimmo (e Pietro piange di nuovo). Non capimmo perché eravamo tardi d’intelletto. Ma ora lo Spirito Santo ha acceso la nostra intelligenza, fortificato la nostra fede, infuso la carità, e noi comprendiamo. E nel Nome del Dio Altissimo, del Dio di Abramo, di Giacobbe, di Mosè, nel Nome altissimo del Dio che parlò ad Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele e agli altri profeti, vi giuriamo che questa è verità e vi scongiuriamo di credere per poter avere la Vita eterna».

Pietro: uomo nuovo.

8Pietro è pieno di maestà nel parlare. Non ha più nulla del pescatore alquanto rozzo di solo poco tempo prima. É salito su uno sgabello per parlare e per essere visto e sentito meglio, perché, bassotto come è, se fosse rimasto coi piedi sul suolo della stanza non avrebbe potuto essere visto dai più lontani, ed egli vuole invece dominare la folla.

9Parla misurato, con voce giusta e gesti da vero oratore. I suoi occhi, sempre espressivi, sono ora più parlanti che mai. Amore, fede, imperio, contrizione, tutto traspare da quel suo sguardo e anticipa e rinforza le sue parole.

10Ha finito ormai di parlare. Scende dallo sgabello e passa dietro al tavolone nello spazio tra il muro e la tavola, e attende.

L’altare eucaristico.

11Giacomo e Giuda, ossia i due figli di Alfeo e cugini del Cristo, stendono ora sulla tavola una candida tovaglia. Per fare questo sollevano il cofano largo e basso, che è posto al centro del tavolo, e anche sulla copertura di esso stendono un lino finissimo.

12L’apostolo Giovanni va ora da Maria e le chiede qualcosa. Maria si sfila dal collo una specie di chiavetta e la dà a Giovanni. Giovanni la prende, torna al cofano, lo apre ribaltando la parte che sta davanti, che viene appoggiata sulla tovaglia e ricoperta da un terzo lino.

13Nell’interno del cofano vi è una sezione orizzontale che lo divide in due piani. Nel piano più basso vi è un calice e un piatto di metallo. Nel piano più alto, al centro, il calice usato da Gesù nell’ultima Cena e per la prima Eucarestia, i resti del pane spezzato da Lui, deposti su un piattello prezioso come il calice.

Le reliquie del Redentore.

14Ai lati del calice e del piattello posato su esso, da un lato è la corona di spine, i chiodi e la spugna. Dall’altro lato una delle sindoni, arrotolata, il velo con cui Niche asciugò il Volto di Gesù, e quello che Maria diede al Figlio perché se ne fasciasse i lombi. In fondo vi sono altre cose ma, dato che restano piuttosto nascoste e che nessuno ne parla e nessuno le mostra, non si sa cosa siano. Le altre, invece, e che sono visibili, vengono mostrate ai presenti da Giovanni e Giuda d’Alfeo, e la folla si inginocchia davanti ad esse. Però non vengono toccati e mostrati né il calice né il piattello del pane, e non viene spiegata tutta la sindone, ma solo mostrato il rotolo dicendo ciò che esso è. Forse Giovanni e Giuda non la dispiegano per non risvegliare in Maria il ricordo doloroso delle atroci sevizie subite dal Figlio.

Offertorio e consacrazione.

15Finita questa parte della cerimonia, gli apostoli, in coro, intonano delle preghiere, direi dei salmi, perché sono cantati come usavano gli ebrei nelle loro sinagoghe o nei loro pellegrinaggi a Gerusalemme per le solennità prescritte dalla Legge. La folla si unisce al coro degli apostoli, che diviene in tal modo sempre più imponente.

16Infine vengono portati dei pani e vengono posti sul piattello di metallo che era nel piano inferiore del cofano, e anche delle piccole anfore pure di metallo.

17Pietro riceve da Giovanni, che è inginocchiato al di là della tavola -mentre Pietro è sempre tra il tavolo e il muro, rivolto però verso la folla- il vassoio coi pani, lo alza e lo offre. Poi lo benedice e lo posa sul cofano. Giuda d’Alfeo, stando anche lui inginocchiato a fianco di Giovanni, porge a sua volta a Pietro il calice del piano inferiore e le due anfore che erano prima presso il piattello dei pani, e Pietro mesce il contenuto di esse nel calice, che poi alza e offre come già fece col pane. Benedice anche il calice e lo posa sul cofano a fianco dei pani.

18Pregano ancora. Pietro spezza i pani in molti bocconi, mentre la folla si prostra più ancora, e dice: «Questo è il mio Corpo. Fate questo in memoria di Me».

Comunione eucaristica.

19Esce da dietro il tavolo, portando seco il vassoio carico dei bocconi dei pani, e per prima cosa va da Maria e le dà un boccone. Poi passa sul davanti del tavolo e distribuisce il Pane consacrato a quanti gli si avvicinano per averlo. Ne avanzano pochi bocconi, che vengono, sempre sul loro vassoio, deposti sul cofano.

20Ora prende il calice e lo offre, sempre cominciando da Maria, ai presenti. Giovanni e Giuda lo seguono con le anforette e aggiungono i liquidi quando il calice è vuoto, mentre Pietro ripete l’elevazione, l’offerta e la benedizione per consacrare il liquido. Quando tutti coloro che chiedevano di cibarsi dell’Eucarestia sono accontentati, gli apostoli consumano il Pane e il Vino rimasti.

Rito di conclusione.

21Indi cantano un altro salmo o inno, e dopo di questo Pietro benedice la folla, che, dopo la sua benedizione, se ne va poco a poco.

22Maria, la Madre, che è sempre rimasta in ginocchio durante tutta la cerimonia della consacrazione e della distribuzione delle specie del Pane e del Vino, si alza in piedi e va al cofano. Si curva attraverso al tavolone e tocca con la fronte il piano del cofano, dove è deposto il calice e il piattello usato da Gesù nell’ultima Cena, e depone un bacio sull’orlo di essi. Un bacio che è anche per tutte le reliquie lì raccolte. Poi Giovanni chiude il cofano e rende la chiave a Maria, che se la ripone al collo.

642. Maria SS. prenderà dimora al Getsemani con Giovanni, che
le predice l’Assunzione
[39].

Esaudimento di un desiderio di Maria.

Visita di Lazzaro e di Giuseppe.

1Maria è ancora nella casa del Cenacolo. Sola, nella sua solita stanza, cuce dei lini finissimi, simili a tovaglie lunghe e strette. Ogni tanto alza il capo per guardare nel giardino e rilevare così, dalla posizione del sole sulle muraglie di questo, l’ora del giorno. E, se sente un rumore nella casa, o nella via, ascolta attentamente. Sembra che attenda qualcuno.

2Passa così del tempo. Poi si sente un colpo alla porta di casa, al quale fa seguito un fruscio di sandali che di corsa vanno ad aprire. Delle voci d’uomo risuonano nel corridoio facendosi sempre più forti e vicine. Maria ascolta… Poi esclama: «Loro qui?! Che sarà mai accaduto?!». Mentre sta ancora pronunciando queste parole, qualcuno bussa all’uscio della stanza. «Venite avanti, fratelli in Gesù mio Signore», risponde Maria.

3Entrano Lazzaro e Giuseppe d’Arimatea, che la salutano con profonda venerazione dicendole: «Benedetta tu fra tutte le madri! I servi del tuo Figlio e nostro Signore ti salutano», e si prostrano per baciarle il lembo della veste.

4«Il Signore sia sempre con voi. Per qual ragione, e mentre ancora non cessa il fermento dei persecutori del Cristo e dei suoi seguaci, a me venite?».

5«Per vederti anzitutto. Perché vedere te è ancora vedere Lui, e sentirci così meno afflitti per la sua dipartita dalla Terra. E poi per proporti quanto, dopo una riunione, nella mia casa, dei più amorosi e fedeli servi di Gesù, tuo Figlio e nostro Signore, abbiamo deliberato di fare», le risponde Lazzaro.

Invito di prendere la dimora al Getsemani.

6«Parlate. Sarà il vostro amore che mi parla, ed io col mio amore vi ascolterò».

7Prende ora la parola Giuseppe d’Arimatea, che dice: «Donna, tu non ignori, e lo hai detto, che il fermento, e peggio ancora, dura tuttora verso tutti quelli che sono stati prossimi al Figlio tuo e di Dio, o per parentela, o per fede, o per amicizia.

8E noi non ignoriamo che tu non intendi di lasciare questi luoghi, dove hai visto la perfetta manifestazione della natura divina e umana del Figlio tuo, la sua totale mortificazione e la sua totale glorificazione, mediante la Passione e Morte di Lui, vero Uomo, e mediante la gloriosa Risurrezione e Ascensione di Lui, vero Dio.

9E anche non ignoriamo che tu non vuoi lasciare soli gli apostoli, ai quali vuoi essere Madre e Guida nelle loro prime prove, tu, Sede della Sapienza divina, tu, Sposa dello Spirito rivelatore delle verità eterne, tu, Figlia diletta da sempre dal Padre che ti elesse ab eterno a Madre del suo Unigenito, tu, Madre di questo Verbo del Padre, che certamente ti istruì delle sue infinite e perfettissime Sapienza e Dottrina prima ancora che fosse in te, Creatura che si formava, o che fosse con te come Figlio che cresce in età e sapienza sino a divenire Maestro dei maestri.

10Giovanni ce lo disse il dì dopo la prima stupefacente predicazione e manifestazione apostolica, avvenuta dieci giorni dopo l’Ascensione di Gesù al Cielo. Tu, a tua volta, sai, per averlo visto nel Getsemani il dì dell’Ascensione del Figlio tuo al Padre, e per averlo saputo da Pietro, Giovanni ed altri apostoli, come io e Lazzaro, subito dopo la Morte e Risurrezione, iniziammo dei lavori di muratura intorno al mio orto presso il Golgota e al Getsemani sul monte degli Ulivi, perché quei luoghi, santificati dal Sangue del Martire divino, gocciato, ahimè!, ardente di febbre nel Getsemani, e ghiacciato e grumoso nel mio orto, non siano profanati dai nemici di Gesù.

11Ora i lavori sono ultimati, e sia io che Lazzaro, e con lui le sorelle e gli apostoli, che troppo dolore avrebbero nel non averti più qui, ti diciamo: “Prendi dimora nella casa di Giona e Maria, i custodi del Getsemani”».

Desiderio di Maria.

12«E Giona e Maria? Piccola è quella casa, ed io amo la solitudine. Sempre l’amai. E più ancora l’amo ora, perché ho bisogno di questa per perdermi in Dio, nel mio Gesù, onde non morire d’ambascia per non averlo più qui. Sui misteri di Dio, perché Egli è ora Dio più che mai, non è giusto che si posi occhio umano. Donna io, Uomo Gesù. Ma la nostra fu, ed è, una Umanità diversa da ogni altra, e per immunità da colpa, anche d’origine, e per rapporti con Dio uno e trino. Noi siamo unici in queste cose tra tutti i creati passati, presenti e futuri.

13Ora l’uomo, anche il più buono e prudente, è naturalmente, inevitabilmente curioso, specie se ha vicino una manifestazione straordinaria. E solo io e Gesù, finché fu sulla Terra, sappiamo quale sofferenza, quale… sì, anche vergogna, disagio, tormento si provi quando la curiosità umana scruta, sorveglia, spia i nostri segreti con Dio.

14É qualcosa come se ci mettessero nudi in mezzo ad una piazza. Pensate al mio passato, a come sempre cercai nascondimento, silenzio, a come sempre celai, sotto le apparenze di una vita comune di povera donna, i misteri di Dio in me. Ricordatevi come, per non svelarli neppure al mio sposo Giuseppe, per poco di lui, giusto, non feci un ingiusto. Solo l’intervento angelico impedì questo pericolo.

15Pensate alla vita così umile, nascosta, comune, condotta da Gesù per trent’anni, al suo facile appartarsi, isolarsi quando divenne il Maestro. Doveva fare miracoli ed istruire, perché tale era la sua missione. Ma, io lo so da Lui stesso, Egli soffriva -uno dei molti motivi della sua severità e tristezza che balenavano dai suoi grandi e potenti occhi- Egli soffriva, dicevo, per l’esaltazione delle folle, per la curiosità più o meno buona con cui era osservato in ogni suo atto.

16Quante volte non comandò ai suoi discepoli e miracolati: “Non dite ciò che avete visto. Non dite ciò che vi ho fatto”… Ora io non vorrei che occhio umano indagasse sui misteri di Dio in me, misteri che non sono, no, cessati con il ritorno al Cielo di Gesù, mio Figlio e mio Dio, ma anzi durano, e direi che crescono, per sua bontà e per tenermi in vita sino a che l’ora, tanto da me desiderata, di ricongiungermi a Lui, per l’eternità, non sarà venuta. Vorrei solo Giovanni con me. Perché è prudente, rispettoso, amoroso con me come un secondo Gesù. Ma Giona e Maria sapranno…».

17Lazzaro la interrompe: «É già fatto, o Benedetta! Abbiamo già provveduto. Marco, figlio di Giona, è ora tra i discepoli. Maria, sua madre, e Giona, suo padre, già sono a Betania».

18«Ma l’uliveto? Ha ben bisogno di cure!», gli risponde Maria.

«Solo nel tempo del potare, scassare e cogliere. Pochi giorni in un anno, quindi, e che saranno meno ancora, perché manderò i miei servi di Betania insieme a Marco, in quei periodi. Tu, Madre, se ci vuoi fare felici, io e le sorelle, vieni a Betania in quei giorni, nella solitaria casa dello Zelote. Saremo vicini, ma l’occhio nostro non sarà indiscreto sui tuoi incontri con Dio».

19«Ma il frantoio? …».

«É già stato trasportato a Betania. Il Getsemani, completamente cintato, proprietà ancor più riservata di Lazzaro di Teofilo, ti attende, o Maria. E ti assicuro che i nemici di Gesù non oseranno, per tema di Roma, violarne la pace del luogo e tua».

Gioia di Maria.

20«Oh! quando è così!», esclama Maria. E si stringe le mani sul cuore, e li guarda, con un volto quasi estatico tanto è beato, con un sorriso d’angelo sulle labbra e delle lacrime di gioia sulle ciglia bionde. Prosegue: «Io e Giovanni! Soli! Noi due soli! Mi parrà d’esser di nuovo a Nazareth col Figlio mio! Soli! Nella pace! In quella pace! Là dove Egli, il mio Gesù, effuse tante parole e tanto spirito di pace! Là dove, è vero, soffrì sino a sudar sangue e a ricevere la suprema sofferenza morale del bacio infame e le prime…».

21Un singhiozzo e un ricordo dolorosissimo le spezzano la parola e sconvolgono il suo volto, che per brevi istanti riprende l’espressione dolente che aveva nei giorni della Passione e Morte del Figlio. Poi si riprende e dice: «Là dove Egli tornò nell’infinita pace del Paradiso! Manderò presto a Maria d’Alfeo l’ordine di custodire lei la mia casetta di Nazareth, che mi è tanto cara perché là si compì il mistero e vi morì il mio sposo, così puro e santo, e vi crebbe Gesù.

22Tanto cara! Ma mai come questi luoghi dove Egli istituì il Rito dei riti, e si fece Pane, Sangue, Vita agli uomini, e patì, e redense, e fondò la sua Chiesa, e con la sua ultima benedizione rese buone e sante tutte le cose del Creato. Resterò. Sì. Resterò qui. Andrò al Getsemani. E da lì potrò, seguendo le mura, dalla parte esterna di esse, andare al Golgota, e nel tuo orto, Giuseppe, dove tanto piansi, e venire alla tua casa, Lazzaro, dove sempre ebbi, nel mio Figlio prima, e a me dopo, tanto amore. Ma vorrei…».

23«Che, Benedetta?», le chiedono i due.

«Vorrei poter tornare anche qui. Perché insieme agli apostoli avremmo deciso, sempre che Lazzaro lo permetta…».

24«Tutto ciò che vuoi, Madre. Tutto quanto è mio è tuo. Prima lo dicevo a Gesù. Ora lo dico a te. E chi riceve grazia sono sempre io, se tu accetti il mio dono».

La prima Chiesa della nuova religione.

25«Figlio, lascia che così ti chiami, vorrei che tu ci concedessi di fare di questa casa, anzi del Cenacolo, il luogo di riunione e dell’agape fraterna».

26«É giusto. In questo luogo il Figlio tuo ha istituito il nuovo eterno Rito, ha costituito la nuova Chiesa elevando al novello Pontificato e Sacerdozio i suoi apostoli e discepoli. Giusto è che quella stanza divenga il primo tempio della nuova religione. Il seme che domani sarà pianta, e poi foresta immensa, il germe che domani sarà organismo vitale, completo, e che sempre più crescerà in altezza, profondità e larghezza, estendendosi su tutta la Terra. Quale mensa e altare più santi di quelli su cui Egli spezzò il Pane e posò il Calice del nuovo Rito che durerà sinché durerà la Terra?».

27«È vero, Lazzaro. E, vedi? Per esso sto cucendo le tovaglie monde. Perché io credo, come nessuno crederà con pari potenza, che il Pane e il Vino sono Lui, nella sua Carne e nel suo Sangue; Carne santissima e innocentissima, Sangue redentore, dati in Cibo e Bevanda di Vita agli uomini. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo vi benedicano, o voi buoni, sapienti, pietosi sempre al Figlio e alla Madre».

Consegna delle chiavi.

28«Allora è detto. Prendi. Questa è la chiave che apre i diversi cancelli della cinta del Getsemani. E questa è la chiave della casa. E sii felice, per quanto Dio te lo concede e per quanto il nostro povero amore vorrebbe che tu lo fossi».

29Giuseppe d’Arimatea, ora che Lazzaro ha finito di parlare, dice a sua volta: «E questa è la chiave di cinta del mio orto».

«Ma tu… Hai ben diritto d’entrarvi, tu!».

«Ne ho un’altra, Maria. L’ortolano è un giusto, e così suo figlio. Potrai trovare là solo loro ed io. E saremo tutti prudenti e rispettosi».

«Dio vi benedica nuovamente», ripete Maria.

30«A te grazie, o Madre. Il nostro amore e la pace di Dio a te, sempre». Si prostrano dopo quest’ultimo saluto, le baciano di nuovo l’orlo della veste e se ne vanno.

Desiderio esaudito.

31Sono appena usciti dalla casa che si sente un altro bussare discreto all’uscio della stanza dove è Maria.

«Entra pure», dice Maria.

32Giovanni non se lo fa dire due volte. Entra e chiede, un poco agitato: «Che volevano Giuseppe e Lazzaro? C’è qualche pericolo?».

33«No, figlio. C’è solo l’esaudimento di un mio desiderio. Desiderio mio e di altri. Tu sai come Pietro e Giacomo d’Alfeo, il primo Pontefice, l’altro capo della chiesa di Gerusalemme, siano desolati al pensiero di perdermi e spauriti dalla tema di non saper fare senza di me.

34Giacomo soprattutto. Neppure la speciale apparizione di mio Figlio a lui, la sua elezione per volere di Gesù, lo consolano e fortificano. Ma anche gli altri!…

35Ora Lazzaro soddisfa questo generale desiderio e ci fa padroni del Getsemani. Io e te. Soli là. Ecco le chiavi. E questa è quella dell’orto di Giuseppe… Potremo andare al Sepolcro, a Betania, senza passare per la città… E andare al Golgota… E venire qui ogni volta che ci sarà l’agape fraterna. Tutto ci concedono Lazzaro e Giuseppe».

35«Sono due veri giusti. Lazzaro ebbe molto da Gesù. È vero. Ma, ancor prima di avere, dette sempre tutto a Gesù. Sei lieta, Madre?».

36«Sì, Giovanni. Tanto! Vivrò, sinché Dio lo vorrà, assistendo Pietro e Giacomo e voi tutti, e aiuterò i primi cristiani in tutti i modi. Se i giudei, i farisei e i sacerdoti non saranno belve anche verso di me come lo furono per il Figlio mio, potrò esalare lo spirito mio là dove Egli ascese al Padre».

Ragioni che giustificano l’Assunzione di Maria.

L’Immacolata Concezione.

37«Ascenderai tu pure, o Madre».

38«No. Non sono Gesù, io. Nacqui umanamente».

39«Ma senza macchia d’origine. Io sono un povero pescatore ignorante. Non so di dottrine e scritture altro che ciò che mi insegnò il Maestro. Però sono come un fanciullo, perché sono puro. E per questo, forse, so più dei rabbi d’Israele, perché, Egli lo disse, Dio nasconde le cose ai sapienti e le disvela ai piccoli, ai puri[40].

40E per questo penso, dico meglio, sento che tu avrai la sorte che avrebbe avuto Eva se non avesse peccato[41].

41E più ancora, poiché tu non sei stata sposa di un Adamo-uomo, ma di Dio, per dare alla Terra il nuovo Adamo fedele alla Grazia.

42Il Creatore, nel creare i Progenitori, non li aveva destinati alla morte, cioè alla corruzione del corpo più perfetto da Lui creato, e reso il più nobile tra tutti i corpi creati perché dotato d’anima spirituale e dei doni gratuiti di Dio, per cui “figli adottivi di Dio” potevano dirsi, ma voleva per loro solo un passaggio dal Paradiso terrestre a quello celeste.

43Ora tu non hai mai avuto macchia di peccato alcuno sulla tua anima.

44Neppure il grande, comune peccato, eredità di Adamo a tutti gli umani, ti colpì, perché Dio te ne preservò per singolare, unico privilegio, essendo tu, da sempre, destinata a divenire l’Arca del Verbo.

45E l’Arca, anche quella che, ahimè! non contiene che cose fredde, aride, morte, perché in verità il popolo di Dio non le mette in pratica come dovrebbe, è, e deve essere, sempre mondissima.

46L’Arca sì. Ma chi, tra coloro che ad essa si accostano, Pontefice e Sacerdoti, lo sono realmente come tu lo sei? Nessuno. Per questo io sento che a te, seconda Eva, ed Eva fedele alla Grazia, non verrà data la morte».

La corredenzione compiuta.

47 «Mio Figlio, secondo Adamo, Grazia stessa, ubbidiente sempre al Padre, a me, in modo perfetto, morì. E di quale morte!».

48«Era venuto per essere il Redentore, Madre. Lasciò il Padre, il Cielo, per prendere Carne onde redimere, col suo Sacrificio, gli uomini, rendere loro la Grazia, e quindi rielevarli al grado di figli adottivi di Dio, eredi del Cielo. Egli doveva morire. E morì con la sua Umanità SS.

49E tu moristi nel cuore vedendo il suo supplizio atroce e la sua Morte. Hai già tutto patito per essere redentrice con Lui. Io sono un povero stolto, ma sento che tu, Arca vera del vero, vivente Iddio, non sarai, non puoi essere corruttibile.

Le immagini bibliche.

50Come la nuvola di fuoco[42] protesse e diresse l’Arca di Mosè verso la Terra promessa, così il Fuoco di Dio ti attrarrà al suo Centro.

51Come la verga di Aronne non seccò, non morì, ma anzi, benché staccata dall’albero, mise gemme, foglie e frutti[43], e visse nel Tabernacolo, così tu, eletta da Dio tra tutte le donne che abitarono e abiteranno la Terra, non morrai come pianta che secca, ma nell’eterno Tabernacolo dei Cieli vivrai in eterno, con tutta te stessa.

52Come le acque del Giordano si aprirono per lasciar passare l’Arca e i suoi portatori e il popolo tutto, ai tempi di Giosuè[44], così per te si apriranno le barriere che il peccato di Adamo ha messo tra Terra e Cielo, e tu passerai da questo mondo al Cielo eterno.

53Ne sono certo. Perché Dio è giusto. E per te dura il decreto messo da Lui per chi non ha né peccato ereditario, né peccato volontario sull’anima».

La rivelazione dello Spirito S.

54«Ti ha rivelato ciò Gesù?».

«No, Madre. Me lo dice lo Spirito Paraclito, Colui che il Maestro ci avvisò che ci avrebbe rivelato le cose future e ogni verità. Il Consolatore già me lo dice, nello spirito, per rendermi meno amaro il pensiero di perderti, o Madre benedetta che amo e venero quanto e più della mia per quanto soffristi, per quanto sei buona e santa, solo inferiore al Figlio tuo SS. tra tutti i santi presenti e futuri. La Santa più grande». E Giovanni, commosso, si prostra venerandola.

643. Maria SS. con Giovanni nei luoghi della Passione[45].

Dove il Signore sudò sangue.

1É l’alba. Una chiara alba d’estate. Maria, insieme al fido Giovanni, esce dalla casetta del Getsemani e cammina sollecita per l’uliveto silenzioso e deserto. Solo qualche canto d’uccello e il pigolio dei nidiaci rompono il grande silenzio del luogo. Maria si dirige sicura al masso dell’Agonia. Vi si inginocchia contro, bacia là dove certe crepe sottili del masso mostrano ancora delle tracce rosso ruggine del Sangue di Gesù, penetrato nelle fessure e ivi rappresosi, le carezza come accarezzasse ancora il Figlio o parte di Lui.

2Giovanni, in piedi dietro di Lei, l’osserva e piange senza rumore, asciugandosi rapidamente gli occhi quando Maria fa l’atto di alzarsi, anzi l’aiuta a farlo, e lo fa con tanto amore, venerazione e pietà.

La donna dell’Ave e del fiat.

3Maria ora scende verso lo spiazzo dove fu catturato Gesù. Anche lì si inginocchia e si curva a baciare la terra, dopo aver chiesto a Giovanni: «É proprio questo il punto del bacio orrendo e infame, che ha contaminato questo luogo più ancora che non insozzasse il Paradiso terrestre il sozzo e corruttore colloquio del Serpente con Eva?».

4Poi si alza dicendo: «Ma io non sono Eva. Io sono la Donna dell’Ave. Ho capovolto le cose. Eva gettò nel fango sozzo ciò che era cosa di Cielo. Io ho accettato tutto: incomprensioni, critiche, sospetti, dolori -quanti dolori e di quante specie, prima del dolore supremo- per levare dal fango sozzo ciò che Eva e Adamo vi avevano gettato, e rialzarlo verso il Cielo.

5A me non poté parlare il demonio, benché lo tentasse, come lo tentò con il Figlio mio, per distruggere definitivamente il disegno redentivo. Con me non poté parlare, perché chiusi le orecchie e gli occhi alla sua vista e alla sua voce, e soprattutto chiusi il mio cuore e il mio spirito contro ogni assalto di ciò che non è santo e puro.

6Il mio io limpido, ma non scalfibile, come puro diamante, si aperse solo all’Angelo annunziatore. Le mie orecchie ascoltarono solo quella, di voce spirituale, e così ho riparato, riedificato ciò che Eva aveva lesionato e distrutto.

7Sono la Donna dell’Ave e del Fiat. Ho ristabilito l’ordine sconvolto da Eva. E ora posso levare e lavare col mio bacio e il mio pianto l’impronta di quel bacio maledetto e di quella contaminazione. La più grande di tutte, perché fatta non da creatura a creatura, ma da creatura al suo Maestro e Amico, al suo Creatore e Dio».

Luogo della caduta.

8Poi si dirige al cancello, che Giovanni apre. Escono insieme dal Getsemani, scendono al Cedron, valicano il ponticello, e anche là Maria si inginocchia per baciare la rustica spalletta del ponte, nel punto dove vi cadde contro il Figlio. Dice: «M’è sacro ogni luogo dove Egli patì i supremi dolori e oltraggi. Vorrei aver tutto nella mia casetta. Ma non tutto si può avere!». Sospira, poi aggiunge: «Andiamo svelti. Prima che la gente si muova».

Un frutto della cattiva volontà.

9E insieme a Giovanni riprende il cammino. Non entra in città. Costeggia la valle di Hinnon e le caverne dove vivono i lebbrosi. Alza gli occhi verso quegli antri di dolore. Fa un cenno a Giovanni, il quale dispone subito su di un masso delle cibarie che aveva in una borsa, gettando nel contempo un grido di richiamo.

10Dei lebbrosi si affacciano e vengono verso il masso, ringraziando. Ma nessuno chiede guarigione. Maria lo nota e dice: «Sanno che Egli non c’è più e, scossi come sono rimasti per la sua Morte orrenda, non sanno più aver fede in Lui e nei suoi discepoli. Due volte infelici! Due volte lebbrosi! Due? No, anzi totalmente infelici, lebbrosi, morti! E sulla Terra e nell’altro mondo».

11«Vuoi che provi a parlar loro, o Madre?».

«É inutile! Ci si provarono Pietro, Giuda d’Alfeo, Simone Zelote… E li derisero. Venne Maria di Lazzaro, che sempre li soccorre in memoria di Gesù, e fu derisa lei pure. Anche Lazzaro ci andò, e con Giuseppe e Nicodemo, per persuaderli che Egli era il Cristo, col narrargli la sua risurrezione, per opera di Gesù, dopo quattro giorni di sepolcro e quella dell’Uomo Dio, per suo proprio potere, e l’Ascensione sua. Fu tutto inutile. Risposero: “Sono menzogne. Coloro che sanno la verità le dicono tali”».

12«E costoro sono certo i farisei e i sacerdoti. Sono loro che lavorano per abbattere la fede in Lui. Ne sono sicuro che sono loro!».

13«Può essere, Giovanni. Il certo è che i lebbrosi che non si convertirono prima, neppure davanti ai miracoli di Gesù, non si convertiranno più. Mai più. Segno e simbolo di tutti coloro che, nei secoli, non si convertiranno al Cristo, e saranno, per libera volontà, lebbrosi di peccato, morti alla Grazia che è Vita, simbolo di tutti coloro per i quali inutilmente Egli morì… E in quel modo! …», e piange quietamente, senza singhiozzi, ma con un vero profluvio di lacrime.

Le lacrime della madre.

14Giovanni la prende per un braccio quando Maria, per nascondere il suo pianto a dei passanti che l’osservano, si copre il volto col suo velo. Giovanni, mentre amorosamente la guida, le dice: «Non può il tuo pianto, il tuo pregare, il tuo, anzi, il vostro amore per tutti gli uomini -vostro perché il tuo è attivo come attivo, perfettamente attivo, è quello di Gesù glorioso in Cielo[46], e il vostro dolore, il tuo per la sordità degli uomini, il suo per il peccare ostinato di troppi, non dare frutto.

15Spera, o Madre! Molto dolore ti dettero e ti daranno ancora gli uomini, ma anche amore e gioia. Chi non ti amerà quando saprà di te? Ora sei qui, ignorata, sconosciuta al mondo. Ma quando la Terra saprà, perché fatta cristiana, quanto amore verrà a te! Ne sono sicuro, o Madre santa».

Culto della via crucis.

16Il Golgota è ormai vicino, e più vicino ancora è l’orto di Giuseppe. Quando raggiungono quest’ultimo, Maria non vi entra. Va prima al Golgota. E nei punti che ebbero particolari episodi durante la Passione, ossia nei luoghi delle cadute, dell’incontro con Niche e con Lei stessa, s’inginocchia e bacia il suolo.

17Giunta alla vetta, i suoi baci si infittiscono sul luogo della Crocifissione. Baci e lacrime, i primi quasi convulsi, le seconde calme, ma fitte come una pioggia, cadono sulla terra giallastra, bagnandola, quest’ultime, e facendo più scuro il suo colore giallognolo.

18Una pianticella è nata proprio là dove la terra fu smossa per piantarvi la Croce, un’umile pianticella di prato, dalle foglie a forma di cuore, dai fiorellini rossi come rubini. Maria la guarda, pensa, poi delicatamente la leva dal suolo insieme ad un poco di terriccio, la depone in un lembo del suo manto, dicendo a Giovanni: «La metterò in un vaso.

19Pare sangue di Lui, ed è nata sulla terra fatta rossa dal suo Sangue. Certo è un seme portato dal turbine di quel giorno, venuto chissà da dove, caduto lì chissà perché, a metter radici nella polvere fecondata da quel Sangue.

20Fosse così per tutte le anime! Perché il più gran numero di esse è più restio dell’arida e maledetta terra del Golgota, luogo di supplizio per ladroni e omicidi, e del deicidio di tutto un popolo? Maledetta? No. Egli l’ha santificata questa polvere. 

21Maledetti da Dio sono coloro che fecero di questo colle il luogo del più orrendo, ingiusto, sacrilego delitto che mai avrà la Terra». Ora i singhiozzi si uniscono alle lacrime.

22Giovanni le cinge con un braccio le spalle, per farle sentire tutto il suo amore, e la persuade a lasciare quel luogo, troppo doloroso per Lei.

Luogo della deposizione.

23Scendono di nuovo ai piedi del colle. Entrano nell’orto di Giuseppe. Il Sepolcro mostra il suo interno dall’ampia bocca, non più chiusa dalla pietra, che giace ancora, ribaltata al suolo, tra l’erba. L’interno è vuoto. Sparita ogni traccia della Deposizione e della Risurrezione. Sembra un sepolcro mai usato. Maria bacia la pietra dell’Unzione, carezza con lo sguardo le pareti. Poi chiede a Giovanni: «Ripetimi un’altra volta come trovasti le cose qui, quando con Pietro venisti in questo luogo all’aurora della Risurrezione».

24E Giovanni torna a descrivere, spostandosi qua e là, fuori e dentro il Sepolcro, come erano le cose, e che fecero lui e Pietro, terminando col dire: «Avremmo dovuto ritirare i lini. Ma eravamo così scossi da tutti gli avvenimenti di quei giorni che non ci pensammo. Quando tornammo qui, i lini non c’erano più».

25«Li avranno presi, per profanarli, quelli del Tempio», lo interrompe piangendo Maria. E conclude: «Neppure Maria di Magdala pensò che era bene levarli per darmeli. Era anche lei troppo turbata».

26«Il Tempio? No. Io penso che li abbia presi Giuseppe».

27«Me lo avrebbe detto… Oh! per un ultimo spregio li avranno presi i nemici di Gesù!», geme Maria.

28«Non piangere, non soffrire più. Egli ormai è nella gloria. Nell’amore perfetto e infinito. L’odio e gli spregi non possono colpirlo più».

29«È vero. Ma quei lini…»

30«Ti darebbero dolore, come te lo dà la prima sindone, che non hai forza di spiegare perché, oltre le tracce del suo Sangue, porta quelle delle cose immonde gettate su quel Corpo Santissimo.».

31«Quella sì. Ma questi no. Assorbirono quanto gemeva da Lui dopo che non soffriva più… Oh! tu non puoi capire!».

32«Capisco, Madre. Ma credevo che tu, che certo non sei separata da Lui Dio, come noi lo siamo e più ancora come lo sono i semplici credenti in Lui, non sentissi così forte il desiderio, anzi il bisogno di avere qualcosa di Lui, Uomo torturato. Perdona la mia stoltezza. Vieni… Torneremo ancora qui. Ora andiamo, perché il sole s’alza sempre più ed è forte, e lunga è la via per noi che dobbiamo evitare la città».

33Escono dal Sepolcro e poi dall’orto e, per la stessa via presa nel venire, tornano al Getsemani. Maria cammina svelta e silenziosa, tutta raccolta nel suo manto. Ha solo un moto di ribrezzo e di orrore quando passa presso l’uliveto dove s’impiccò Giuda e presso la casa di campagna di Caifa, e mormora: «Qui egli compì la sua dannazione di impenitente disperato, e là compì l’orrendo mercato».


644. Istituzione della “domenica”. Graduale conversione di Gamaliele. Le due sindoni[47].

Istituzione della “domenica”.

I tre apostoli del mistero.

1É notte. La luna, al suo colmo, illumina della sua luce argentea tutto il Getsemani e la casetta di Maria e Giovanni. Tutto tace. Anche il Cedron, ridotto ad un filo d’acqua, non dà rumore. Ad un tratto un fruscio di sandali si fa sentire nel gran silenzio e si fa sempre più distinto e vicino, e con esso un bisbigliare di alcune voci maschili e profonde.

2Poi ecco tre persone uscire dall’intrico delle piante e dirigersi verso la casetta. Bussano alla porta chiusa. Un lume si accende e una piccola luce tremula filtra da una fessura dell’uscio. Una mano apre, una testa si sporge, una voce, quella di Giovanni, chiede: «Chi siete?».

3«Giuseppe d’Arimatea. E con me sono Nicodemo e Lazzaro. L’ora è indiscreta. Ma la prudenza ce la impone. Portiamo a Maria una cosa, e Lazzaro ci scorta».

4«Entrate. Vado a chiamarla. Non dorme. Prega lassù, nella sua stanzetta, sulla terrazza. Le piace tanto!», dice Giovanni e sale lesto per la scaletta che conduce alla terrazza e alla stanza.

5I tre, rimasti nella cucina, parlano piano, tra loro, alla tenue luce della lucerna, stando raggruppati presso la tavola, ancor tutti ammantellati, meno che nel capo che si sono scoperto.

Guidati dallo Spirito Santo.

6Giovanni rientra insieme a Maria, che saluta i tre dicendo: «La pace a voi tutti».

«E a te, Maria», le rispondono i tre inchinandosi.

7«Vi è qualche pericolo? É accaduto qualcosa ai servi di Gesù?».

«Nulla, Donna. Siamo noi che abbiamo deciso di venire per donarti una cosa che -ora lo sappiamo con certezza, ma già lo presentivamo- che tu desideravi di avere. Non venimmo prima perché c’era contrasto d’idee tra di noi, e anche tra noi e Maria di Lazzaro. Marta non si è pronunciata in merito. Ha solo detto: “Il Signore, o direttamente, o ispirando altri a parlare, vi dirà cosa fare”. E in verità ci è stato detto cosa fare. E siamo venuti per questo», spiega Giuseppe.

8«Vi parlò il Signore? Venne a voi?».

«No, Madre. Non più, dopo la sua ascesa al Cielo. Prima sì. Ci apparì, te lo dicemmo, in modo soprannaturale, dopo la Risurrezione, nella mia casa. In quel dì comparve a molti, contemporaneamente, per testimoniare la sua Divinità e Risurrezione. Poi ancora lo vedemmo finché fu fra gli uomini, ma non più in modo soprannaturale, così come lo videro apostoli e discepoli», le risponde Nicodemo.

9«E allora? Come vi indicò la via da seguire?».

«Per bocca di uno tra i suoi prediletti e successori».

Istituzione della “domenica”.

10«Pietro? Non credo. É ancora troppo spaventato, e del passato e della sua nuova missione».

11«No, Maria, non Pietro. Il quale, però, in verità si fa sempre più sicuro e, ora che sa a quale scopo Lazzaro ha adibito la casa del Cenacolo, ha deciso di iniziare le regolari agapi e celebrare i regolari misteri il dì dopo ogni sabato.

12Perché dice che ora il giorno del Signore è quello, essendo Egli in quel dì risuscitato e apparso a molti, per confermarli nella fede sulla sua natura eterna di Dio.

13Non c’è più il sabato, quale tale per gli ebrei, forse tale da Shabahòt[48]. Non c’è più il sabato, perché per i cristiani non c’è più la sinagoga, ma la Chiesa, così come avevano predetto i profeti. Ma c’è ancora, e sempre ci sarà, il giorno del Signore, in memoria dell’Uomo-Dio, del Maestro, Fondatore, Pontefice eterno, dopo esser stato Redentore, della Chiesa cristiana.

14Dal dì dopo il prossimo sabato si avranno dunque le agapi tra i cristiani, e saranno tanti, nella casa del Cenacolo. Cosa non possibile prima, e per il livore dei farisei, sacerdoti, sadducei e scribi, e per la momentanea dispersione di molti seguaci di Gesù, scossi nella fede in Lui e paurosi dell’odio giudeo.

15Ma ormai gli odiatori, e per paura di Roma, che ha censurato il comportamento del Proconsole e della folla, e perché credono finita “l’esaltazione dei fanatici”, come definiscono loro la fede dei cristiani in Cristo, per la momentanea dispersione dei fedeli, in verità durata ben poco, e ormai finita, perché tutte le pecore sono tornate all’Ovile del vero Pastore, sono meno attenti, direi che se ne disinteressano come di cosa morta, finita.

Gli apostoli delle sindoni.

Consegna della seconda sindone alla Madre.

16E ciò permette che ci si riunisca, per le agapi. Noi vogliamo che tu possa, anche per la prima di esse, aver questo ricordo di Lui da mostrare ai fedeli, onde confermarli nella fede, e senza che ciò ti addolori troppo».

17E Giuseppe le porge un voluminoso rotolo che, avvolto in un drappo rosso scuro, aveva sino a quel momento tenuto celato sotto il manto.

18«Cosa è?», domanda Maria impallidendo. «Le sue vesti, forse? Quella che io gli feci per… Oh! …», piange.

«Quelle a nessun prezzo le trovammo più. Chissà come e dove sono finite!», risponde Lazzaro.

19E aggiunge: «Ma anche questa è una sua veste. L’estrema sua veste. É la sindone monda in cui fu avvolto il Purissimo dopo la tortura e la -per quanto affrettata e relativa- e la purificazione delle sue membra, insozzate dai suoi nemici, e l’imbalsamazione sommaria.

20Giuseppe, quando Egli risorse, le ritirò ambedue dal Sepolcro e le portò da noi, a Betania, per impedire spregi sacrileghi su di esse. In casa di Lazzaro non osano molto i nemici di Gesù. E men che mai da quando sanno come Roma censurò l’azione di Ponzio Pilato.

21Poi, passato il primo tempo, il più pericoloso, demmo a te la prima sindone, e Nicodemo prese l’altra e la portò nella sua casa di campagna».

22«Veramente, o Lazzaro, esse erano di Giuseppe», osserva Maria.

23«È vero, Donna. Ma la casa di Nicodemo è fuori dalla città. Quindi dà meno nell’occhio ed è più sicura, per molti motivi», le risponde Giuseppe.

Graduale conversione di Gamaliele.

24«Sì, specialmente da quando Gamaliele, insieme al figlio suo, la frequenta con assiduità», aggiunge Nicodemo.

25«Gamaliele!?», dice Maria con grande stupore.

Lazzaro non può trattenersi dal sorridere sarcasticamente, mentre le risponde: «Sì. Il segno, il famoso segno che egli attendeva per credere che Gesù era il Messia, lo ha scosso. Non si può negare che il segno fu tale da frantumare anche le teste ed i cuori più duri ad arrendersi.

26E Gamaliele, da quel segno potentissimo, fu scosso, scrollato, abbattuto più delle case che crollarono nel dì di Parasceve mentre pareva che il mondo perisse insieme alla Gran Vittima.

27Il rimorso lo ha lacerato più che non si sia lacerato il velo del Tempio, il rimorso di non aver mai capito Gesù per ciò che realmente era. Il sepolcro chiuso del suo spirito di vecchio, cocciuto ebreo, s’è aperto, come le tombe che lasciarono apparire i corpi dei giusti, ed egli ora cerca affannosamente verità, luce, perdono, vita. La nuova vita. Quella che solo per Gesù e in Gesù si può avere.

28Oh! Avrà ancora da lavorare molto per liberare totalmente il suo io antico dalle macie del suo passato modo di pensare! Ma ci arriverà. Egli cerca pace, perdono e conoscenza. Pace ai suoi rimorsi e perdono alle sue ostinazioni. E conoscenza completa di Colui che, quando poteva farlo, non volle conoscere completamente. E va da Nicodemo per giungere alla mèta che si è ormai prefisso di raggiungere».

29«Sei sicuro che non ti tradirà, Nicodemo?», chiede Maria.

«No. Non mi tradirà. In fondo è un giusto. Ricorda che egli osò imporsi al Sinedrio, durante il processo infame, e che apertamente mostrò il suo sdegno e sprezzo agl’ingiusti giudici, andandosene e comandando al figlio di andarsene per non essere complice, neppure con una passiva presenza, a quel supremo delitto. Questo per Gamaliele.

La prima sindone.

30Per le sindoni, poi, ho pensato, tanto non sono più ebreo e quindi non più soggetto al divieto[49] del Deuteronomio sulle sculture e opere di getto, di fare, così come so fare, una statua di Gesù crocifisso -userò uno dei miei giganteschi cedri del Libano- e di celarvi nell’interno una delle sindoni: la prima, se tu, Madre, ce la rendi.

31Ti farebbe sempre troppo male vederla, perché in essa sono visibili le immondezze con cui Israele sacrilegamente colpì il Figlio del suo Dio.

32Inoltre, certo per le scosse ricevute nella discesa dal Golgota, scosse che spostarono continuamente quel martoriato Corpo, l’immagine è così confusa che è difficile distinguerla.

33Ma a me quella tela, benché confusa nell’effigie e sozza, m’è sempre cara e sacra, perché su essa è sempre del sangue e del sudore di Lui. Celata in quella scultura sarà salva, perché nessun israelita delle alte caste mai oserà toccare una scultura.

La seconda sindone 

34Ma l’altra, la seconda sindone, che fu su Lui dalla sera di Parasceve all’aurora della Risurrezione, deve venire a te. E -te ne avverto perché tu non ti abbia a commuovere troppo nel vederla- e sappi che più i giorni sono passati e più su di essa è apparsa nitidamente la figura di Lui, così come era dopo il lavacro.

35Quando la ritirammo dal Sepolcro pareva che semplicemente conservasse l’impronta delle sue membra coperte dagli oli e, ad essi mescolati, scoli di sangue e di siero dalle molte ferite. Ma, o per un processo naturale o, il che è molto più certo, per un volere soprannaturale, un miracolo di Lui per dare una gioia a te, più il tempo è passato e più l’impronta si è fatta precisa e chiara. Egli è là, su quella tela, bello, imponente, anche se ferito, sereno, pacifico, anche dopo tante torture. Hai cuore di vederlo?».

36«Oh! Nicodemo! Ma questo era il mio supremo desiderio! Tu lo dici d’aspetto pacificato… Oh! poterlo vedere così, non con quell’espressione torturata che è sul velo di Niche!», risponde Maria congiungendo le mani sul suo cuore.

Esposizione della sindone di Torino.

37Allora i quattro spostano la tavola per avere più spazio; poi, stando Lazzaro e Giovanni da un lato, Nicodemo e Giuseppe dall’altro, svolgono lentamente la lunga tela. Appare per prima la parte dorsale, iniziando dai piedi; poi, dopo la quasi congiunzione delle teste, quella frontale.

38Le linee sono ben chiare, e chiari i segni, tutti i segni, della flagellazione, coronazione di spine, sfregamento della croce, contusioni da colpi ricevuti e cadute fatte, e le ferite dei chiodi e della lancia. Maria cade in ginocchio, bacia il telo, carezza quelle impronte, bacia le ferite. É angosciata, ma anche visibilmente contenta di poter avere quella soprannaturale, miracolosa effigie di Lui.

Tempo della consegna alla Madre

39Finita la sua venerazione, si volge e dice a Giovanni, che non può esserle vicino, obbligato come è a tenere un angolo del telo: «Sei stato tu che lo hai detto a loro, Giovanni. Solo tu hai potuto dirlo, perché solo tu sapevi questo mio desiderio».

40«Sì, Madre. Sono stato io. E non feci neppure in tempo a dir loro questo tuo desiderio che essi aderirono subito. Hanno però dovuto attendere il momento propizio per farlo…».

41«Ossia una notte chiarissima, per poter venire senza torce o lucerne, e un periodo senza solennità che adunino qui, in Gerusalemme e posti vicini, popolo e notabili. E ciò per prudenza…», spiega Nicodemo.

42«E io venni con loro per maggior sicurezza. Come padrone del Getsemani, mi era lecito venire a vedere il luogo senza che ciò desse nell’occhio a qualche… incaricato a vegliare su tutto e tutti», termina Lazzaro.

43«Dio vi benedica tutti. Però la spesa delle sindoni voi l’avete fatta… E non è giusto…».

44«É giusto, Madre. Io dal Cristo, tuo Figlio, ho avuto un dono che nessuna moneta concede: la vita resa dopo quattro dì di sepolcro e, prima, la conversione di mia sorella Maria. Giuseppe e Nicodemo hanno avuto da Gesù la Luce, la Verità, la Vita che non muore. E tu… tu, col tuo dolore di Madre e il tuo amore di Madre santissima per tutti gli uomini, hai comperato non un telo, ma tutto il mondo cristiano, che sarà sempre più grande, a Dio. Non vi è moneta che possa compensarti di quanto hai dato. Prendi questo, almeno. É tuo. É giusto che sia così. Anche Maria, mia sorella, la pensa così. Lo pensò sempre, dal momento che Egli risorse, e più ancora da quando Egli ti lasciò per ascendere al Padre», le risponde Lazzaro.

La Madre consegna a Nicodemo la prima sindone

45«E così sia, allora. Vado a prendere l’altra. M’è infatti tanto dolore vederla… Questa è diversa. Dà pace, questa! Perché Egli qui è sereno, in pace ormai. Pare che già senta, nel suo sonno mortale, la Vita che torna e la gloria che nessuno potrà mai più colpire e abbattere. Ora non desidero più nulla, fuorché il riunirmi a Lui. Ma ciò avverrà quando e nel modo che Dio ha predisposto. Vado. E Dio dia a voi il centuplo della gioia che mi avete data».

46Prende con riverenza la sindone, che i quattro hanno ripiegata, esce dalla cucina, sale svelta la scaletta… E presto la ridiscende e entra con la prima sindone, che consegna a Nicodemo, il quale le dice: «Dio ti dia grazia, Donna. Ora andiamo, ché l’alba è prossima, ed è bene essere a casa prima che la luce di essa sorga e la gente esca dalle case».

47I tre la venerano prima di uscire e poi, con rapido passo, rifacendo la strada presa nel venire, si dirigono verso uno dei cancelli del Getsemani, quello più prossimo alla via che porta a Betania.

48Maria e Giovanni stanno sull’uscio della casetta sinché li vedono sparire, poi rientrano nella cucina e chiudono la porta parlando piano tra loro.

645. Il processo a Stefano e la sua lapidazione. Le opposte vie di Saulo
e di Gamaliele alla santità
[50].

La furia del branco idrofobo.

Stefano trascinato davanti al Sinedrio (At 6,8-12)[51].

1L’aula del Sinedrio, uguale, e per disposizione e per persone, a come era nella notte tra il giovedì e il venerdì, durante il processo di Gesù. Il Sommo Sacerdote e gli altri sono sui loro scanni. Al centro, davanti al Sommo Sacerdote, nello spazio vuoto dove, durante il processo, era Gesù, è ora Stefano.

I falsi testimoni (At 6,12-14)[52].

2Egli deve aver già parlato, confessando la sua fede e testimoniando sulla vera Natura del Cristo e sulla sua Chiesa, perché il tumulto è al colmo e nella sua violenza è in tutto simile a quello che si agitava contro il Cristo nella notte fatale del tradimento e deicidio.

3Pugni, maledizioni, bestemmie orrende sono lanciati contro il diacono Stefano che, sotto le percosse brutali, traballa e vacilla mentre con ferocia lo stiracchiano qua e là.

Volto del Cristiano perfetto (At 7,51-54)[53].

4Ma egli conserva la sua calma e dignità. Anzi più ancora. È non solo calmo e dignitoso, ma persino beato, quasi estatico. Senza curarsi degli sputi che gli rigano il volto, né del sangue che gli scende dal naso violentemente colpito, alza, ad un certo momento, il suo volto ispirato e il suo sguardo luminoso e sorridente per affissarsi su una visione nota a lui solo.

Contemplazione della Gloria di Dio (At 7,55-56)[54].

5Apre poi le braccia in croce, le alza e le tende verso l’alto, come per abbracciare ciò che vede, poscia cade in ginocchio esclamando: «Ecco, io vedo aperti i Cieli, ed il Figlio dell’Uomo, Gesù, il Cristo di Dio, che voi avete ucciso, stare alla destra di Dio».

Una muta di lupi,  di belve idrofobe (At 7,57)[55].

6Allora il tumulto perde quel minimo che ancora conservava di umanità e di legalità e, con la furia di una muta di lupi, di sciacalli, di belve idrofobe, tutti si slanciano sul diacono, lo mordono, lo calpestano, lo afferrano, lo rialzano sollevandolo per i capelli, lo trascinano, facendolo cadere di nuovo, facendo ostacolo con la furia alla furia, perché, nella ressa, chi cerca di strascinare fuori il martire è ostacolato da chi lo tira in altra direzione per colpirlo, per calpestarlo di nuovo.

 7Tra i furenti più furenti vi è un giovane basso e brutto, che chiamano Saulo. La ferocia del suo volto è indescrivibile.

Comportamento di Gamaliele.

Gamaliele si dissocia della scena ingiusta.

8In un angolo della sala sta Gamaliele. Egli non ha mai preso parte alla zuffa, né mai ha rivolto parola a Stefano né ad alcun potente. Il suo disgusto per la scena ingiusta e feroce è palese. In un altro angolo, anche lui disgustato e non partecipante al processo e alla mischia, sta Nicodemo, che guarda Gamaliele, il cui volto è di una espressione più chiara di ogni parola. Ma, ad un tratto, e precisamente quando vede per la terza volta sollevare Stefano per i capelli, Gamaliele si ammanta nel suo amplissimo mantello e si dirige verso un’uscita opposta a quella verso cui è strascinato il diacono.

Gamaliele disapprova la condanna

9L’atto non sfugge a Saulo, che grida: «Rabbi, te ne vai?».

Gamaliele non risponde. Saulo, temendo che Gamaliele non abbia capito che la domanda era diretta a lui, ripete e specifica: «Rabbi Gamaliele, ti astrai da questo giudizio?». Gamaliele si volge tutto d’un pezzo e, con uno sguardo terribile tanto è disgustato, altero e glaciale, risponde soltanto: «Sì». Ma è un “sì” che vale più d’un lungo discorso. Saulo capisce tutto quanto c’è in quel “sì” e, abbandonando la muta feroce, corre verso Gamaliele. Lo raggiunge, lo ferma e gli dice: «Non vorrai dirmi, o rabbi, che tu disapprovi la nostra condanna». Gamaliele non lo guarda e non gli risponde. Saulo incalza: «Quell’uomo è doppiamente colpevole, per aver rinnegato la Legge, seguendo un samaritano posseduto da Belzebù, e per averlo fatto dopo esser stato tuo discepolo».

Gamaliele libero di farsi cristiano.

10Gamaliele continua a non guardarlo e a tacere. Saulo allora chiede: «Ma sei tu forse, anche tu, seguace di quel malfattore detto Gesù?». Gamaliele ora parla e dice: «Non lo sono ancora. Ma, se Egli era Colui che diceva, e in verità molte cose stanno a dimostrare che lo era, io prego Dio che io lo divenga».

«Orrore!», grida Saulo.

11«Nessun orrore. Ognuno ha un’intelligenza per adoperarla e una libertà per applicarla. Ognuno dunque l’usi secondo quella libertà che Dio ha dato ad ogni uomo e quella luce che ha messo nel cuore di ognuno. I giusti, prima o poi, li useranno, questi due doni di Dio, nel bene, ed i malvagi nel male».

12E se ne va, dirigendosi verso il cortile dove è il gazofilacio, e va ad appoggiarsi contro la stessa colonna contro la quale Gesù parlò alla povera vedova che dà al Tesoro del Tempio tutto quanto ha: due piccioli. É lì da poco quando lo raggiunge nuovamente Saulo e gli si pianta davanti.

Il contrasto tra Gamaliele e Saulo.

13Il contrasto tra i due è fortissimo. Gamaliele alto, di nobile portamento, bello nei tratti fortemente semitici, dalla fronte alta, dai nerissimi occhi intelligenti, penetranti, lunghi e molto incassati sotto le sopracciglia folte e diritte, ai lati del naso pure diritto, lungo e sottile, che ricorda un poco quello di Gesù. Anche il colore della pelle, la bocca dalle labbra sottili, ricordano quelle di Cristo. Solo che Gamaliele ha la barba e i baffi, un tempo nerissimi, ora molto brizzolati e più lunghi.

14Saulo invece è basso, tarchiato, quasi rachitico, con gambe corte e grosse, un poco divaricate ai ginocchi, che si vedono bene perché si è levato il manto ed ha solo una veste a tunica corta e bigiognola. Ha le braccia corte e nerborute come le gambe, collo corto e tozzo, sorreggente una testa grossa, bruna, con capelli corti e ruvidi, orecchie piuttosto sporgenti, naso camuso, labbra tumide, zigomi alti e grossi, fronte convessa, occhi scuri, piuttosto bovini, per nulla dolci e miti, ma molto intelligenti sotto le ciglia molto arcuate, folte e arruffate. Le guance sono coperte da una barba ispida come i capelli e foltissima, però tenuta corta. Forse, per causa del collo così corto, pare lievemente gobbo o con spalle molto tonde.

Gamaliele non approvo la violenza.

15Per un poco tace, fissando Gamaliele. Poi gli dice qualcosa sottovoce. Gamaliele gli risponde, con voce ben netta e forte: «Non approvo la violenza. Per nessun motivo. Da me non avrai mai approvazione ad alcun disegno violento. L’ho detto anche pubblicamente, a tutto il Sinedrio, quando furono presi, per la seconda volta, Pietro e gli altri apostoli e furono portati davanti al Sinedrio perché li giudicasse. E ripeto le stesse cose: “Se è disegno e opera degli uomini, perirà da sé; se è da Dio, non potrà essere distrutta dagli uomini, ma anzi questi potranno esser colpiti da Dio”. Ricordalo».

Gamaliele protettore della giustizia.

16«Sei protettore di questi bestemmiatori seguaci del Nazareno, tu, il più grande rabbi d’Israele?».

17«Sono protettore della giustizia. E questa insegna ad essere cauti e giusti nel giudicare. Te lo ripeto. Se è cosa che viene da Dio resisterà, se no cadrà da sé. Ma io non voglio macchiarmi le mani di un sangue che non so se meriti la morte».

Confessione del più grande rabbi d’Israele 

18«Tu, tu, fariseo e dottore, parli così? Non temi l’Altissimo?».

19«Più di te. Ma penso. E ricordo… Tu non eri che un piccolo, non ancora figlio della Legge, ed io insegnavo già in questo Tempio con il rabbi più saggio di questo tempo… e con altri, saggi ma non giusti. La nostra saggezza ebbe, tra queste mura, una lezione che ci fece pensare per tutto il resto della vita[56]. Gli occhi del più saggio e giusto del tempo nostro si chiusero sul ricordo di quell’ora e la sua mente sullo studio di quelle verità, udite dalle labbra di un fanciullo che si rivelava agli uomini, specie se giusti. I miei occhi hanno continuato a vigilare e la mia mente a pensare, coordinando eventi e cose… Io ho avuto il privilegio di udire l’Altissimo parlare per mezzo della bocca di un fanciullo, che fu poi uomo giusto, sapiente, potente, santo, e che fu messo a morte proprio per queste sue qualità. Le sue parole di allora hanno poi avuto conferma dai fatti accaduti molti anni dopo, all’epoca detta da Daniele[57]… Misero me che non compresi avanti! che attesi l’ultimo terribile segno per credere, per capire! Misero popolo d’Israele che non comprese allora e non comprende neppur ora! La profezia di Daniele, e quella d’altri profeti e della Parola di Dio, continuano e si compiranno per Israele cocciuto, cieco, sordo, ingiusto, che continua a perseguitare il Messia nei suoi servi!».

Non c’è più salvezza per Israele

20«Maledizione! Tu bestemmi! Veramente non vi sarà più salvezza per il popolo di Dio se i rabbi d’Israele bestemmiano, rinnegano Javé, il Dio vero, per esaltare e credere in un falso Messia!».

21«Non io bestemmio. Ma tutti coloro che insultarono il Nazareno e continuano a fargli spregio, spregiando i suoi seguaci. Tu sì che lo bestemmi, poiché lo odi, in Lui e nei suoi. Ma hai detto giusto dicendo che non c’è più salvezza per Israele. Ma non perché vi sono israeliti che passano nel suo gregge, ma perché Israele ha colpito Lui, a morte».

Pentimento di Gamaliele pronto per il martirio

22«Mi fai orrore! Tradisci la Legge, il Tempio!».

23«Denunciami allora al Sinedrio, perché io abbia la stessa sorte di colui che sta per essere lapidato. Sarà l’inizio e il compendio felice della tua missione. E io sarò perdonato, per questo mio sacrificio, di non aver riconosciuto e compreso il Dio che passava, Salvatore e Maestro, tra noi, suoi figli e suo popolo».

Martirio di Stefano.

Il luogo del supplizio (At 7,58)[58].

24Saulo, con un atto d’ira, va via sgarbatamente, tornando nel cortile prospiciente all’aula del Sinedrio, cortile nel quale dura il gridio della folla esasperata contro Stefano. Saulo raggiunge gli aguzzini in questo cortile, si unisce a loro, che lo attendevano, ed esce insieme agli altri dal Tempio e poi dalle mura della città. Insulti, dileggi, percosse continuano ad esser lanciati contro il diacono, che procede già spossato, ferito, barcollante, verso il luogo del supplizio.

25Fuori delle mura vi è uno spazio incolto e sassoso, assolutamente deserto. Là giunti, i carnefici si allargano in cerchio, lasciando solo, al centro, il condannato, con le vesti lacere e sanguinante in molte parti del corpo per le ferite già ricevute. Gliele strappano prima di allontanarsi. Stefano resta con una tunichetta cortissima. Tutti si levano le vesti lunghe, rimanendo con le sole tuniche, corte come quella di Saulo, al quale affidano le vesti, dato che egli non prende parte alla lapidazione, o perché scosso dalle parole di Gamaliele, o perché si sa incapace di colpire bene.

La corona del martirio (At 7,59-60).[59].

26I carnefici raccolgono i grossi ciottoli e le aguzze selci, che abbondano in quel luogo, e cominciano la lapidazione. Stefano riceve i primi colpi rimanendo in piedi e con un sorriso di perdono sulla bocca ferita, che, un istante prima dell’inizio della lapidazione, ha gridato a Saulo, intento a raccogliere le vesti dei lapidatori: «Amico mio, ti attendo sulla via di Cristo». Al che Saulo gli aveva risposto: «Porco! Ossesso!», unendo alle ingiurie un calcio vigoroso sugli stinchi del diacono, che solo per poco non cade, e per l’urto e per il dolore.

27Dopo diversi colpi di pietra, che lo colpiscono da ogni parte, Stefano cade in ginocchio puntellandosi sulle mani ferite e, certo ricordando un episodio lontano, mormora, toccandosi le tempie e la fronte ferita: «Come Egli m’aveva predetto! La corona… I rubini… O Signore mio, Maestro, Gesù, ricevi lo spirito mio!».

Il perdono cristiano.

28Un’altra grandine di colpi sul capo già ferito lo fanno stramazzare del tutto al suolo, che si impregna del suo sangue. Mentre si abbandona tra i sassi, sempre sotto una grandine di altre pietre, mormora spirando: «Signore… Padre… perdonali… non tener loro rancore per questo loro peccato… Non sanno quello che…». La morte gli spezza la frase tra le labbra, un estremo sussulto lo fa come raggomitolare su sé stesso, e così resta. Morto.

29I carnefici gli si avvicinano, gli lanciano addosso un’altra scarica di sassate, lo seppelliscono quasi sotto di esse. Poi si rivestono e se ne vanno, tornando al Tempio per riferire, ebbri di zelo satanico, ciò che hanno fatto.

Il mandato a Saulo (At 9,1-3)[60].

30Mentre parlano col Sommo Sacerdote e altri potenti, Saulo va in cerca di Gamaliele. Non lo trova subito. Torna, acceso d’odio verso i cristiani, dai sacerdoti, parla con loro, si fa dare una pergamena col sigillo del Tempio che lo autorizza a perseguitare i cristiani. Il sangue di Stefano deve averlo reso furente come un toro che veda il rosso, o un vino generoso dato ad un alcolizzato.

31Sta per uscire dal Tempio quando vede, sotto il portico dei Pagani, Gamaliele. Va da lui. Forse vuole iniziare una disputa o una giustificazione. Ma Gamaliele traversa il cortile, entra in una sala, chiude la porta in faccia a Saulo che, offeso e furente, esce di corsa dal Tempio per perseguitare i cristiani.

Insegnamento di Gesù

Potenza della buona volontà [61].

Dice Gesù:

32«Mi sono manifestato molte volte, e a molti, anche nelle straordinarie manifestazioni. Ma non in tutti in ugual modo la mia manifestazione operò. Possiamo vedere come ad ogni mia manifestazione corrisponda una santificazione di coloro che possedevano la buona volontà richiesta agli uomini per avere Pace, Vita, Giustizia.

33Così, nei pastori la Grazia lavorò per i trent’anni del mio nascondimento e poi fiorì con spiga santa quando fu il tempo in cui i buoni si separarono dai malvagi per seguire il Figlio di Dio, che passava per le vie del mondo gettando il suo grido d’amore per chiamare a raccolta le pecore del Gregge eterno, sparpagliate e sperdute da Satana. Presenti tra le turbe che mi seguivano, messi miei, perché, coi loro semplici e convinti racconti, bandivano il Cristo dicendo: “É Lui. Noi lo riconosciamo. Sul suo primo vagito scesero le ninna-nanne degli angeli. E a noi, dagli angeli, fu detto che avranno pace gli uomini di buona volontà. Buona volontà è il desiderio del Bene e della Verità. Seguiamolo! Seguitelo! Avremo tutti la Pace promessa dal Signore”.

34Umili, ignoranti, poveri, i miei primi messi tra gli uomini si scaglionarono come scolte lungo le vie del Re d’Israele, del Re del mondo. Occhi fedeli, bocche oneste, cuori amorosi, incensieri esalanti il profumo delle loro virtù per fare meno corrotta l’aria della Terra intorno alla mia divina Persona, che s’era incarnata per loro e per tutti gli uomini, e persino ai piedi della Croce li ho trovati, dopo averli benedetti col mio sguardo lungo la via sanguinosa del Golgota, unici, con pochissimi altri, che non maledicessero fra la plebe scatenata ma che amassero, credessero, sperassero ancora, e che mi guardassero con occhi di compassione, pensando alla notte lontana del mio Natale e piangendo sull’Innocente, il cui primo sonno fu su un legno penoso e l’ultimo su un legno ancor più doloroso. Questo perché la mia manifestazione a loro, anime rette, li aveva santificati.

35E così pure avvenne ai tre Savi d’Oriente, a Simeone ed Anna nel Tempio, ad Andrea e Giovanni al Giordano, e a Pietro, Giacomo e Giovanni al Tabor, a Maria di Magdala nell’alba pasquale, agli undici perdonati sull’Uliveto, e ancor prima a Betania, del loro smarrimento… No. Giovanni, il puro, non ebbe bisogno di perdono. Fu il fedele, l’eroe, l’amante sempre. 36L’amore purissimo che era in lui e la sua purezza di mente, di cuore, di carne, lo preservò da ogni debolezza.

Il misterioso Gamaliele.

37Gamaliele, e con lui Hillele, non erano semplici come i pastori, santi come Simeone, sapienti come i tre Savi. In lui, e nel suo maestro e parente, era il viluppo delle liane farisaiche a soffocare la luce e la libera espansione della pianta della Fede. Ma nel loro essere farisei era purità d’intenzione. Credevano di essere nel giusto e desideravano di esserlo. Lo desideravano per istinto, perché erano dei giusti, e per intelletto, perché il loro spirito gridava malcontento: “Questo pane è mescolato a troppa cenere. Dateci il pane della vera Verità”.

38 Gamaliele però non era forte al punto di avere il coraggio di spezzare queste liane farisaiche. L’umanità sua lo teneva ancor troppo schiavo e, con essa, le considerazioni della stima umana, del pericolo personale, del benessere famigliare. Per tutte queste cose Gamaliele non aveva saputo comprendere “il Dio che passava tra il suo popolo”, né usare “quell’intelligenza e quella libertà” che Dio ha dato ad ogni uomo perché le usi per il suo bene. Solo il segno atteso per tanti anni, il segno che lo aveva atterrato e torturato con rimorsi che non cessavano più, avrebbe suscitato in lui il riconoscimento del Cristo e la mutazione del suo antico pensiero, per cui, da rabbi dell’errore -avendo gli scribi, i farisei ed i dottori corrotta l’essenza e lo spirito della Legge, soffocandone la semplice e luminosa verità, venuta da Dio, sotto cumuli di precetti umani, sovente errati, ma sempre di utilità per loro- sarebbe divenuto, dopo lunga lotta tra il suo io antico e il suo io attuale, discepolo della Verità divina.

Giuseppe e Nicodemo.

39Non era, del resto, stato il solo nell’essere incerto nel decidere e forte nell’agire. Anche Giuseppe d’Arimatea, e più ancora Nicodemo, non seppero mettere subito sotto i piedi le consuetudini e le liane giudaiche e abbracciare palesemente la nuova Dottrina, tanto che usavano venire dal Cristo “in occulto” per timore dei giudei, oppure costumavano incontrarlo come per caso, e per lo più nelle loro case di campagna o in quella di Betania, da Lazzaro, perché la sapevano più sicura e più temuta dai nemici del Cristo, ai quali era ben nota la protezione di Roma per il figlio di Teofilo. Certamente, però, sempre molto più avanti nel Bene e più coraggiosi questi rispetto a Gamaliele, al punto da osare i gesti pietosi del Venerdì Santo.

40Meno avanti rabbi Gamaliele. Ma osservate, voi che leggete, la potenza della sua retta intenzione. Per essa la sua giustizia, umanissima, si intinge di sovrumano. Quella di Saulo, invece, si sporca di demoniaco nell’ora che lo scatenarsi del male pone lui e il suo maestro Gamaliele davanti al bivio della scelta tra il Bene e il Male, tra il giusto e l’ingiusto.

L’albero del bene e del male.

41L’albero del Bene e del Male si drizza davanti ad ogni uomo per presentargli, col più invitante e appetitoso aspetto, i suoi frutti del Male, mentre tra le fronde, con ingannevole voce di usignolo, sibila il Serpente tentatore. Sta all’uomo, creatura dotata di ragione e di un’anima datagli da Dio, saper discernere e volere il frutto buono tra i molti che buoni non sono e che dànno lesione e morte allo spirito, e quello cogliere, anche se pungente e faticoso a cogliersi, amaro a gustarsi e meschino d’aspetto. La sua metamorfosi, per cui diviene tanto più liscio e morbido al tatto, dolce al gusto, bello all’occhio, avviene solo quando, per giustizia di spirito e ragione, si sa scegliere il frutto buono e ci si è nutriti del suo succo, amaro ma santo.

42Saulo tende le mani avide al frutto del Male, dell’odio, dell’ingiustizia, del delitto, e le tenderà sinché non verrà folgorato, abbattuto, fatto cieco della vista umana perché acquisti la vista sovrumana e divenga non solo giusto, ma apostolo e confessore di Colui che prima odiava e perseguitava nei suoi servi.

43Gamaliele, spezzando le liane tenaci della sua umanità e dell’ebraismo, per il nascere e fiorire del lontano seme di luce e giustizia, non solo umana ma anche sovrumana, che la mia quarta epifania -o manifestazione, che forse vi è parola più chiara e comprensibile- gli aveva posto in cuore, nel suo cuore dalle rette intenzioni, seme che egli aveva custodito e difeso con onesta affezione ed eletta sete di vederlo nascere e fiorire, tende le mani al frutto del Bene. Il suo volere ed il mio Sangue ruppero la dura scorza di quel lontano seme, che egli aveva conservato nel cuore per decenni, in quel cuore di roccia che si fendette insieme al velo del Tempio e alla terra di Gerusalemme -e che gridò il suo supremo desiderio a Me, che più non potevo udirlo con udito umano ma che ben l’udivo col mio spirito divino- là, gettato a terra ai piedi della croce. E sotto il fuoco solare delle parole apostoliche e dei discepoli migliori e la pioggia del sangue di Stefano, primo martire, quel seme mette radici, fa pianta, fiorisce e fruttifica.

44La pianta novella del suo cristianesimo, nata là dove la tragedia del Venerdì Santo aveva abbattuto, sradicato, distrutto tutte le piante ed erbe antiche. La pianta del suo nuovo cristianesimo e della sua santità nuova è nata e s’erge davanti agli occhi miei. Perdonato da Me, benché colpevole per non avermi compreso avanti, per la sua giustizia che non volle partecipare alla mia condanna né a quella di Stefano, il suo desiderio di divenire mio seguace, figlio della Verità, della Luce, viene benedetto anche dal Padre e dallo Spirito Santificatore, e da desiderio diviene realtà, senza bisogno di una potente e violenta folgorazione quale fu necessaria per Saulo sulla via di Damasco, per il protervo che con nessun altro mezzo avrebbe potuto esser conquistato e condotto alla Giustizia, alla Carità, alla Luce, alla Verità, alla Vita eterna e gloriosa dei Cieli».

646. Sepoltura di Stefano e inizio della persecuzione[62].

Inizio delle persecuzioni

Sepoltura di Stefano (At 8,2)[63]

1É notte alta, ed anche oscura perché la luna è già tramontata, quando Maria esce dalla casetta del Getsemani insieme a Pietro, Giacomo d’Alfeo, Giovanni, Nicodemo e lo Zelote. Data la notte scura, Lazzaro, che è ad attenderli davanti alla casa, là dove ha inizio il sentiero che porta al cancello più basso, accende una lucerna ad olio, che ha munita di un riparo di sottili lastre di alabastro o altra materia trasparente. La luce è tenue ma, tenuta bassa verso terra come viene tenuta, la lucerna serve sempre a vedere i sassi e gli ostacoli che possono trovarsi sul percorso. Lazzaro si pone a fianco di Maria, perché soprattutto Lei veda bene. Giovanni è dall’altro lato e sorregge per un braccio la Madre. Gli altri sono dietro, in gruppo.

2Vanno sino al Cedron e proseguono costeggiandolo, in modo da essere seminascosti dai cespugli selvatici che sorgono presso le rive di esso. Anche il fruscio delle acque serve ad occultare e confondere quello dei sandali dei camminatori.

3Sempre seguendo la parte esterna delle mura sino alla porta più prossima al Tempio, e poi inoltrandosi nella zona disabitata e brulla, giungono là dove fu lapidato Stefano. Si dirigono al mucchio di pietrame sotto cui è semi sepolto e ne rimuovono le pietre, sinché il povero corpo appare. É ormai livido, e per la morte e per le percosse e la lapidazione avute, duro, irrigidito, raggomitolato in sé stesso così come lo colse la morte.

La madre dei martiri.

4Maria, che era stata pietosamente trattenuta lontana di qualche passo da Giovanni, si svincola e corre a quel povero corpo lacero e sanguinoso. Senza curarsi delle macchie che il sangue raggrumato imprime sulla sua veste, Maria, aiutata da Giacomo d’Alfeo e da Giovanni, depone il corpo su un telo steso sulla polvere, in un posto privo di pietre, e con un lino, che bagna in un’anforetta che le porge lo Zelote, deterge, così come può, il volto di Stefano, ne ravvia i capelli, cercando di condurli sulle tempie e sulle guance ferite per coprire le orrende tracce lasciate dalle pietre. Deterge anche le altre membra e vorrebbe ricomporle in una posa meno tragica.

5Ma il gelo della morte, avvenuta già da molte ore, non lo permette che parzialmente. Ci si provano anche gli uomini, più forti fisicamente e moralmente di Maria, che sembra di nuovo la Madre Dolorosa del Golgota e del Sepolcro. Ma anche loro devono rassegnarsi a lasciarlo come sono riusciti a ridurlo dopo tanti sforzi. Lo rivestono di una lunga veste monda, perché la sua è stata dispersa o rubata per spregio dai lapidatori e la tunichetta, che gli avevano lasciata, è ormai uno straccio tutto rotto e sanguinoso.

6Fatto ciò, sempre alla tenue luce della lucerna che Lazzaro tiene molto vicina al povero corpo, lo sollevano e lo depongono su un altro telo ben pulito. Nicodemo raccoglie il primo telo, bagnato dell’acqua usata per lavare il martire e del suo sangue raggrumato, e se lo pone sotto il manto. Giovanni e Giacomo dalla parte del capo, Pietro e lo Zelote dalla parte dei piedi, sollevano il telo contenente il corpo e iniziano la via del ritorno, preceduti da Lazzaro e da Maria.

7Non tornano però per la via fatta nel venire, ma anzi, addentrandosi per la campagna e girando ai piedi dell’uliveto, raggiungono la via che conduce a Gerico e a Betania.

Inizio delle persecuzioni (At 8,1)[64].

8Lì si fermano, per riposarsi e per parlare. E Nicodemo, che per essere stato presente, sebbene in maniera passiva, alla condanna di Stefano, e per essere uno dei capi dei giudei sapeva meglio degli altri le decisioni del Sinedrio, avverte i presenti che è stata scatenata e ordinata la persecuzione contro i cristiani, e che Stefano non è che il primo di una lunga lista di nomi già designati, perché di seguaci del Cristo.

9Il primo grido di tutti gli apostoli è: «Facciano ciò che vogliono! Noi non muteremo, né per minaccia, né per prudenza!».

10Ma i più giudiziosi dei presenti, ossia Lazzaro e Nicodemo, fanno osservare a Pietro e a Giacomo d’Alfeo che la Chiesa ha ancora ben pochi sacerdoti del Cristo e che, se venissero uccisi i più potenti di essi, ossia Pietro pontefice e Giacomo vescovo di Gerusalemme, la Chiesa difficilmente si salverebbe. Ricordano anche a Pietro che il loro Fondatore e Maestro aveva lasciato la Giudea per la Samaria per non essere ucciso prima di averli ben formati, e come avesse consigliato ai suoi servi di imitare il suo esempio sino a che i pastori fossero tanti da non far temere la dispersione dei fedeli per la morte dei pastori.

Inizio dell’evangelizzazione (At 8,1.4)[65].

11E terminano dicendo: «Spargetevi voi pure per la Giudea e la Samaria. Fatevi là dei proseliti, degli altri, numerosi pastori, e da lì spargetevi per la Terra onde, come Egli comandò di fare, tutte le genti conoscano il Vangelo».

12Gli apostoli sono perplessi. Guardano Maria, quasi per sapere il suo giudizio in merito. E Maria, che capisce quegli sguardi, dice: «Il consiglio è giusto. Ascoltatelo. Non è viltà, ma prudenza. Egli ve lo insegnò: “Siate semplici come le colombe e prudenti come le serpi. Vi mando come pecore in mezzo ai lupi. Guardatevi dagli uomini…”».

Il Vescovo della Chiesa di Gerusalemme.

Giacomo decide rimanere a Gerusalemme.

13Giacomo la interrompe: «Sì, Madre. Però disse anche: “Quando sarete posti nelle loro mani e tradotti davanti ai governanti, non turbatevi per ciò che dovrete rispondere. Non sarete voi a parlare, ma parlerà per voi e in voi lo Spirito del Padre vostro”. E io resto qui. Il discepolo deve essere come il Maestro. Egli è morto per dar vita alla Chiesa. Ogni morte nostra sarà una pietra aggiunta al grande nuovo Tempio, un aumento di vita al grande immortale corpo della Chiesa universale. Mi uccidano pure, se vogliono. Vivente in Cielo, sarò più felice, perché al fianco del Fratel mio, e più potente ancora. Non temo la morte. Ma il peccato. Abbandonare il mio posto mi pare imitare il gesto di Giuda, il perfetto traditore. Quel peccato Giacomo d’Alfeo non lo farà mai. Se devo cadere, cadrò da eroe al mio posto di lotta, in quel posto in cui Egli mi volle».

14Maria gli risponde: «Nei tuoi segreti con l’Uomo-Dio io non penetro. Se Egli così ti ispira, fa’ così. Lui solo, che è Dio, può aver diritto di ordinare. A noi tutti spetta solo di ubbidirgli sempre, in tutto, per fare la sua Volontà».

Pareri diversi.

15Pietro, meno eroico, confabula con lo Zelote per sentire il suo parere in merito. Lazzaro, che è vicino ai due e sente, propone: «Venite a Betania. È vicina a Gerusalemme e vicina alla via per la Samaria. Da lì partì il Cristo tante volte per sfuggire ai suoi nemici…».

16Nicodemo, a sua volta, propone: «Venite nella mia casa di campagna. É sicura e vicina sia a Betania che a Gerusalemme, e sulla via che conduce, per Gerico, ad Efraim».

17«No, è meglio la mia, protetta da Roma», insiste Lazzaro.

18«Sei già troppo odiato, da quando Gesù ti risuscitò, affermando così, potentemente, la sua Natura divina. Pensa che la sua sorte fu decisa per questo motivo. Che tu non abbia a decidere la tua», gli risponde Nicodemo.

19«E la mia casa dove la mettete? In realtà è di Lazzaro. Ma ha ancora nome di mia», dice Simone lo Zelote.

Parere di Maria

20Maria interviene dicendo: «Lasciate che io rifletta, pensi, giudichi ciò che è meglio fare. Dio non mi lascerà senza la sua luce. Quando saprò, ve lo dirò. Per ora venite con me, al Getsemani».

21«Sede d’ogni sapienza, Madre della Parola e della Luce, sempre ci sei Stella di guida sicura. Ti ubbidiamo», dicono tutti insieme, quasi veramente lo Spirito Santo avesse parlato nei loro cuori e sulle loro labbra.

22Si alzano dall’erba su cui si erano seduti ai margini della strada, e mentre Pietro, Giacomo, Simone e Giovanni vanno con Maria verso il Getsemani, Lazzaro e Nicodemo sollevano il telo che involge il corpo di Stefano e, alle prime luci dell’alba, si dirigono verso la via di Betania e Gerico. Dove portano il martire? Mistero.

647. Gamaliele si fa cristiano[66].

Rabbi Gamaliele.

La casetta del Getsemani.

1Devono essere passati degli anni, perché Giovanni mostra di essere ormai nella piena virilità, più robusto di membra, più maturo nel volto, con i capelli, la barba e i baffi di un biondo molto più scuro.

2Maria, che sta filando mentre Giovanni riordina la cucina della casetta del Getsemani -di recente imbiancata nelle pareti e verniciata là dove vi sono cose di legno: sgabelli, porta, una scansia che fa anche da mensola per la lampada- non appare mutata per nulla. Il suo aspetto è fresco e sereno. Ogni traccia lasciata sul suo volto dal dolore per la morte del Figlio, per il suo ritorno al Cielo, per le prime persecuzioni contro i cristiani, è scomparsa. Il tempo non ha inciso le sue tracce su quel volto soave. E l’età non ha avuto potere di alterarne la fresca e pura bellezza.

3La lampada, accesa sulla mensola, getta la sua luce palpitante sulle piccole e solerti mani di Maria, sullo stame candido ravvolto sulla conocchia, sul filo sottile, sul fuso che prilla, sui biondi capelli raccolti in nodo pesante sulla nuca.

4Dalla porta aperta un raggio limpidissimo di luna penetra nella cucina, stendendo come una striscia d’argento dalla soglia sino ai piedi dello sgabello su cui è seduta Maria, che è così coi piedi illuminati dal raggio lunare, e le mani e il capo illuminati dalla luce rossastra della lampada. Fuori, sugli ulivi che circondano la casa del Getsemani, degli usignoli cantano il loro canto d’amore.

 Rabbi Gamaliele

5All’improvviso essi tacciono, come si fossero spaventati, e dopo pochi momenti uno scalpiccio di passi si fa udire, si avvicina sempre più, sinché si ferma sulla soglia della cucina, facendo scomparire contemporaneamente la bianca striscia lunare che prima inargentava i rozzi e scuri mattoni del pavimento.

6Maria alza la testa e la gira verso l’uscio. Giovanni, a sua volta, guarda verso la porta, e un «oh!» pieno di meraviglia esce dalle loro labbra, mentre, con un unico moto, accorrono ambedue verso l’uscio, sul cui limitare è apparso, e si è fermato, Gamaliele. Un Gamaliele ormai vecchissimo, spettrale tanto è magro nelle sue vesti bianche, che la luna, che lo investe alle spalle, fa quasi fosforescenti. Un Gamaliele schiacciato, stritolato dagli avvenimenti, dai suoi rimorsi, da tante cose, più ancora che dall’età.

7«Tu qui, rabbi? Entra! Vieni! E la pace sia con te», gli dice Giovanni che gli è di fronte e molto vicino, mentre Maria è qualche passo indietro.

8«Se tu mi guidi… Sono cieco…», risponde il vecchio rabbi con voce tremula più per un pianto segreto che per età.

9Giovanni, sbalordito, domanda, e la commozione e la pietà sono nella sua voce: «Cieco?! Da quando?».

10«Oh!… Da molto! La vista cominciò ad indebolirmisi subito dopo… dopo… Sì. Dopo che non seppi riconoscere la Luce vera venuta ad illuminare gli uomini, sinché il terremoto non lacerò il velo del Tempio e scosse le potenti muraglie, come Egli aveva detto. Veramente duplice velo, che copriva il Santo dei santi del Tempio e l’ancor più vero Santo dei santi, la Parola del Padre, il suo eterno Unigenito, celato dal velo di un’umana, purissima carne, che solo la sua Passione e la sua gloriosa Risurrezione svelarono anche ai più ottusi, io per il primo, per ciò che realmente era: il Cristo, il Messia, l’Emanuele. Da quel momento le tenebre hanno cominciato a scendere sulle mie pupille e a farsi sempre più dense. Giusto castigo per me. Da qualche tempo sono totalmente cieco. E sono venuto…».

Chiede il dono della fede.

11Giovanni lo interrompe chiedendogli: «Forse per chiedere un miracolo?».

«Sì. Un grande miracolo. Lo chiedo alla Madre del Dio vero».

12«Gamaliele, io non ho il potere che aveva il Figlio mio. Egli poteva rendere vita e vista alle pupille spente, parola ai muti, movimento ai paralizzati. Ma io no», gli risponde Maria. E prosegue: «Ma vieni qui, presso la tavola, e siedi. Sei stanco e vecchio, rabbi. Non affaticarti di più», e pietosamente, insieme a Giovanni, lo conduce presso la tavola e lo fa sedere su uno sgabello.

13Gamaliele, prima di lasciarle andare la mano, gliela bacia con venerazione, poi le dice: «Non ti chiedo, o Maria, il miracolo del vedere di nuovo. No. Non chiedo questa cosa materiale. Ciò che ti chiedo, o Benedetta tra tutte le donne, è una vista d’aquila per il mio spirito, perché io veda tutta la Verità. Non ti chiedo la luce per le mie pupille spente, ma la luce soprannaturale, divina, la vera luce che è sapienza, verità, vita, per la mia anima e il mio cuore lacerati ed esausti per i rimorsi che non mi dànno tregua.

14Non ho alcun desiderio di vedere con gli occhi questo mondo ebraico, così… sì, così ostinatamente ribelle a Dio, che con esso fu ed è tanto pietoso, quale in verità non meritammo che lo fosse. Sono anzi lieto di non averlo a vedere più, e che la mia cecità mi abbia liberato da ogni impegno col Tempio e col Sinedrio, ingiusti tanto, e verso il Figlio tuo e verso i suoi seguaci.

15Ciò che desidero vedere, e con la mente, il cuore, lo spirito, è Lui, Gesù. Vederlo in me, nel mio spirito, vederlo spiritualmente come certo tu, o santa Madre di Dio, e Giovanni, tanto puro, e Giacomo, sinché ebbe vita, e gli altri, per aiuto nel loro grave e ostacolato ministero, lo vedete. Vederlo per amarlo con tutto me stesso e, per questo amore, poter riparare alle mie colpe e avere perdono da Lui, per avere la vita eterna che ho demeritato di avere…». Curva il capo sulle braccia, appoggiate sulla tavola, e piange.

La sede della sapienza

Risposta di Maria.

16Maria gli posa una mano sulla testa scossa dai singhiozzi e gli risponde: «No, che non hai demeritato di avere la vita eterna! Tutto perdona il Salvatore a chi si pente dei suoi errori passati. Persino al suo traditore avrebbe perdonato se egli si fosse pentito del suo peccato orrendo.

17E la colpa di Giuda di Keriot è immensa rispetto alla tua. Considera. Giuda era l’apostolo accolto dal Cristo, istruito dal Cristo, amato dal Cristo più di ogni altro, se si pensa che, pur non ignorando nulla di lui, Cristo non lo cacciò dal gruppo dei suoi apostoli, ma anzi, sino al momento estremo, ricorse ad ogni espediente perché essi non capissero ciò che egli era e ciò che tramava. Mio Figlio era la Verità stessa e non mentì mai, per nessun motivo. Ma quando vedeva in sospetto gli altri undici, ed essi l’interrogavano sull’Iscariota, senza mentire riusciva a deviare i loro sospetti e a non rispondere alle loro domande, imponendo di non domandare e per prudenza e per carità verso il fratello.

18La tua colpa è ben minore. Anzi non può neppur chiamarsi colpa. Non è incredulità la tua, ma anzi eccesso di fede. Tu tanto credesti nel Fanciullo dodicenne che ti parlò nel Tempio che, ostinatamente ma con retta intenzione, venuta dalla tua assoluta fede in quel Fanciullo sulle cui labbra avevi sentito parole di infinita sapienza, hai atteso il segno per credere in Lui e vedere in Lui il Messia.

19Dio perdona a chi ha una fede così forte e fedele. Più ancora perdona a chi, pur essendo ancora in dubbio sulla vera Natura di un uomo accusato ingiustamente, non vuole prender parte alla sua condanna perché la sente ingiusta. Il tuo spirituale vedere la Verità è andato sempre più crescendo da quando lasciasti il Sinedrio per non consentire a quella sacrilega azione.

L’ostinazione può essere perdonata. 

20È ancor più cresciuto quando, stando nel Tempio, vedesti compiersi il segno, tanto atteso, che segnò il principio dell’era cristiana. È aumentato ancora quando, con quelle potenti, angosciate parole, pregasti ai piedi della croce del Figlio mio, ormai gelido e spento. S’è fatto quasi perfetto ogni volta che, o con le parole, o col ritirarti in disparte, difendesti i servi del Figlio mio e non volesti prender parte alla condanna dei primi martiri. Credilo, Gamaliele, ogni tuo atto di dolore, di giustizia, di amore, ha accresciuto in te il tuo spirituale vedere».

21«Non basta ancora tutto ciò! Ecco, io ebbi la rara grazia di conoscere tuo Figlio sin dalla prima sua pubblica manifestazione, al momento della sua maggiore età. Avrei dovuto vedere sin da allora! Capire! Fui cieco e stolto… Non vidi e non compresi. Non allora, e non altre volte in cui ebbi la grazia di avvicinarlo, fatto ormai Uomo e Maestro, e udire le sue sempre più giuste e potenti parole. Cocciutamente attendevo il segno umano, le pietre scosse…

22E non vedevo che tutto in Lui era un segno sicuro! E non vedevo che Egli era la Pietra angolare predetta dai profeti, la Pietra che già scuoteva il mondo, tutto il mondo, ebraico e gentile, la Pietra che scuoteva le pietre dei cuori con la sua parola, con i suoi prodigi! Non vedevo su di Lui il segno palese del Padre suo in tutto quanto faceva o diceva! Come può Egli perdonare a tanta ostinazione?».

La sede della sapienza.

23«Gamaliele, puoi credere tu che io, che sono la Sede della Sapienza, la Piena di Grazia, e per la Sapienza che in me ha preso Carne, e per la Grazia che mi ha dato, essendo piena, la pienezza della conoscenza delle cose soprannaturali, posso consigliarti bene?».

24«Oh! sì che lo credo! Proprio perché credo che tu sei ciò, vengo a te per aver luce. Tu, Figlia, Madre, Sposa di Dio, che certo sin dal tuo concepimento ti colmò delle sue luci sapienziali, non puoi che indicarmi la via che devo prendere per aver pace, per trovare la verità, per conquistare la vera Vita. Sono tanto conscio dei miei errori, tanto schiacciato dalla mia miseria spirituale, che ho bisogno di aiuto per osare di andare a Dio».

25«Quello che tu giudichi ostacolo è invece ala per alzarti a Dio. Hai demolito te stesso, ti sei umiliato, eri un monte potente, ti sei fatto valle profonda. Sappi che l’umiltà è simile a fertilizzante del terreno più arido per prepararlo a dare piante e messi opime. È scalino per salire. Anzi, è scala per salire a Dio, il quale, vedendo l’umile, lo chiama a Sé per esaltarlo, per accenderlo della sua carità e illuminarlo delle sue luci perché egli veda. Per questo io ti dico che tu sei già nella Luce, sulla Via giusta, verso la Vita vera dei figli di Dio».

26«Ma per avere la Grazia devo entrare nella Chiesa, avere il battesimo che monda dalla colpa e ci fa nuovamente figli adottivi di Dio. Io non sono contrario a ciò. Anzi! Ho distrutto in me il figlio della Legge, non posso più aver stima e amore al Tempio. Ma esser nulla non voglio. Quindi devo riedificare sulle rovine del mio passato l’uomo nuovo e la fede nuova. Penso però che apostoli e discepoli siano diffidenti e prevenuti verso di me, il grande rabbi dalla dura cervice…»

La Madre dei convertiti.

I discepoli dell’amore.

27Giovanni lo interrompe dicendo: «Ti sbagli, o Gamaliele. Io per il primo ti amo e segnerei come giorno di grazia somma quello in cui potessi dirti agnello del gregge di Cristo. Non sarei suo discepolo se non mettessi in pratica gli insegnamenti del Cristo. Ed Egli ci comandò amore e comprensione per tutti, e specialmente per i più deboli, malati, sviati. Ci ordinò di imitare i suoi esempi. E noi lo vedemmo sempre tutto amore per i colpevoli pentiti, o i figli prodighi che tornavano al padre, o le pecore smarrite. Dalla Maddalena alla Samaritana, da Aglae al ladrone, quanti ne redense, con misericordia! Avrebbe perdonato anche a Giuda, per il suo supremo delitto, se egli si fosse pentito. L’aveva perdonato tante volte! Io solo so quanto lo amasse, pur conoscendolo in ogni sua azione. Vieni con me. Io farò di te un figlio di Dio e fratello al Cristo Salvatore».

Gamaliele entra nell’ovile del Maestro.

28«Tu non sei il Pontefice. Pontefice è Pietro. E Pietro sarà buono come te? Egli è, lo so, molto diverso da te».

29«Era. Ma da quando ha visto come egli fu debole, sino ad esser vile e rinnegatore del suo Maestro, non è più ciò che era, ed ha misericordia per tutti e con tutti».

30«Allora conducimi subito da lui. Vecchio sono, e già troppo ho tardato. Mi sentivo troppo indegno e temevo che tutti i servi di Gesù mi giudicassero nello stesso modo. Ora che le parole di Maria e tue mi hanno confortato, voglio entrare subito nell’Ovile del Maestro, prima che il mio vecchio cuore, affranto da tante cose, si fermi. Conducimi tu, perché ho licenziato il servo che mi condusse qua, perché non sentisse nulla. Tornerà all’ora di prima. Ma allora io sarò già lontano. E in due modi. Da questa casa e dal Tempio. Per sempre. Prima io, figlio ribelle, andrò alla casa del Padre, io, pecora spersa, al vero Ovile del Pastore eterno. Poi tornerò nella mia casa lontana per morirvi in pace e in grazia di Dio».

La madre dei convertiti.

31Maria, con un moto spontaneo, lo abbraccia e gli dice: «Dio ti dia pace. Pace e gloria eterna perché te lo sei meritato, mostrando il tuo vero pensiero ai potenti capi d’Israele senza paura delle loro reazioni. Dio sia con te sempre. Dio ti dia la sua benedizione».

32Gamaliele cerca di nuovo le mani di Lei. Le prende tra le sue, le bacia, si inginocchia pregandola di posare quelle mani benedette sul suo vecchio capo stanco. Maria lo accontenta. Fa anzi di più. Traccia un segno di croce sul capo chino. Poi, insieme a Giovanni, lo aiuta a mettersi in piedi, lo accompagna alla porta e sta a guardarlo andare, guidato da Giovanni, verso la vera Vita, lui, uomo umanamente finito ma soprannaturalmente ricreato.

648. Pietro si congeda da Maria Santissima dopo un colloquio
con Giovanni
[67].

Colloquio con Giovanni

Le ragioni di Pietro (Mt 28,19-20)[68].

1Sulla terrazza della casa di Simone, tutta illuminata dalla luna che è al suo colmo, sono Pietro e Giovanni. Parlano a bassa voce, accennando verso la casa di Lazzaro, tutta chiusa e silenziosa. Parlano a lungo, camminando avanti e indietro sulla terrazza. Poi, per chissà qual motivo, la discussione si fa più animata e le loro voci, prima sommesse, si fanno più alte di tono e ben chiare.

2Pietro, dando un pugno sul parapetto, esclama: «Ma non capisci che si deve fare così? In nome di Dio io ti parlo, e tu ascoltami e non voler esser ostinato. Conviene fare così come io dico. Non per viltà e paura, ma per impedire lo sterminio totale, che sarebbe deleterio alla Chiesa di Cristo. Ormai ogni nostro passo è seguito. Me ne sono accorto, e Nicodemo mi ha confermato che ho visto bene. Perché non potemmo rimanere a Betania? Per questo motivo. Perché non è più prudente stare in questa casa, o in quella di Nicodemo, o in quella di Niche o di Anastasica? Sempre per questo motivo. Per impedire che la Chiesa muoia per la morte dei suoi capi».

3«Il Maestro ci ha assicurato molte volte che neppur l’inferno potrà mai sterminarla e prevalere su essa», gli risponde Giovanni.

4«È vero. E l’inferno non prevarrà, come non prevalse sul Cristo. Ma gli uomini sì. Come prevalsero sull’Uomo-Dio, che vinse Satana, ma che non poté avere vittoria sugli uomini».

5«Perché non volle vincere. Doveva redimere e quindi morire. E di quella morte. Ma se avesse voluto vincerli! Quante volte non sfuggì alle loro insidie d’ogni specie!».

6«Anche la Chiesa sarà insidiata, ma non perirà totalmente, sempre però se noi avremo tanta prudenza da impedire lo sterminio dei capi attuali prima che molti altri suoi sacerdoti, d’ogni grado, siano da noi, i primi, creati e formati al loro ministero.

7Non ti illudere, Giovanni! Farisei, scribi, sacerdoti e sinedristi faranno di tutto per uccidere i pastori perché il gregge sia disperso. Il gregge che è ancora debole e pavido. Questo gregge di Palestina soprattutto.

8Non dobbiamo lasciarlo senza pastori sinché molti agnelli non saranno, alla lor volta, divenuti pastori. Tu hai visto quanti già caddero uccisi.

9Pensa quanta parte di mondo ci attende! L’ordine fu chiaro: “Andate ed evangelizzate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare quanto vi ho comandato”.

10E a me, sulla sponda del lago, per tre volte comandò di pascere le sue pecore e i suoi agnelli, e profetizzò che solo da vecchio sarò legato e condotto a confessare il Cristo col mio sangue e la mia vita.

11E ben lontano di qui! Se ho ben capito un suo discorso, avanti la morte di Lazzaro, io devo andare a Roma e là fondare la Chiesa immortale. E Lui stesso non giudicò esser bene ritirarsi ad Efraim, perché ancora non era compita la sua evangelizzazione? E solo al giusto momento tornò in Giudea per esser preso e crocifisso. Imitiamolo. Non può certo dirsi che Lazzaro, Maria e Marta fossero delle creature paurose. Pure tu vedi che, sebbene con sommo dolore, si sono allontanati di qui per portare altrove la Parola divina, che qui sarebbe stata soffocata dai giudei.

12Io, da Lui eletto Pontefice, ho deciso. E con me gli altri, apostoli e discepoli, hanno ugualmente deciso. Ci spargeremo. Chi andrà in Samaria, e chi verso il gran mare, e chi verso la Fenicia, spingendoci sempre più avanti, in Siria, nelle isole, in Grecia, nell’Impero romano.

13Se in questi luoghi la zizzania e il veleno giudeo rendono sterili i campi e le vigne del Signore, andiamo altrove e seminiamo altri semi, in altri campi e vigne, perché il raccolto non solo avvenga ma sia abbondante.

14Se in questi luoghi l’odio giudeo avvelena le acque e le corrompe, perché io, pescatore d’anime, e i miei fratelli non si possa pescare anime al Signore, andiamo presso altre acque. Occorre essere prudenti ed astuti insieme. Credilo, Giovanni».

Le ragioni di Giovanni.

15«Hai ragione. Ma io insistevo per Maria. Io non posso, non devo lasciarla. Ne soffriremmo troppo ambedue. E sarebbe mala azione, da parte mia…», gli risponde Giovanni.

16«Tu resti. E Lei resta, perché strapparla di qui sarebbe cosa assurda…».

17«Alla quale Maria non consentirebbe mai. Vi raggiungerò poi. Quando Lei non sarà più sulla Terra».

«Verrai. Sei giovane… Tu avrai molto ancora da vivere».

«E Maria molto poco».

18«Perché? È malata, sofferente, indebolita forse?».

«Oh! no! Il tempo e i dolori non hanno avuto potere su Lei. È sempre giovane, d’aspetto e di spirito. Serena, anzi direi beata».

19«E allora perché dici…».

20«Perché capisco che questo suo rifiorire in bellezza e gaudio è il segno che Ella sente già prossima la sua riunione col Figlio. Riunione totale, voglio dire. Perché quella spirituale non è mai cessata. Io non alzo i veli sui misteri di Dio. Ma sono certo che Ella vede giornalmente il Figlio nella sua veste gloriosa. E la sua beatitudine è questa. Io credo che nel contemplarlo il suo spirito si illumina e giunge a conoscere ogni futuro, così come lo conosce Iddio. Anche il suo. Ella è ancor sulla Terra, col suo corpo; ma potrei quasi dire, senza tema d’errare, che il suo spirito è quasi sempre nei Cieli. Tanta è la sua unione con Dio, che non credo di dire parola sacrilega dicendo che in Lei è Dio, come quando lo portava in seno. Più ancora. Come il Verbo si unì a Lei per divenire Gesù Cristo, così ora Lei si unisce talmente al Cristo da essere un secondo Cristo, da aver assunto una nuova umanità, quella di Gesù stesso. Se dico eresia, Dio mi faccia conoscere l’errore e me ne perdoni. Ella vive nell’amore. Questo fuoco d’amore la accende, la nutre, la illumina, e ancora quel fuoco d’amore ce la rapirà, al momento segnato, senza dolore per Lei, senza corruzione per il suo corpo… Il dolore sarà solo nostro… Mio soprattutto… Non avremo più la Maestra, la Guida, la Confortatrice nostra… Ed io sarò veramente solo…».

Pietro si congeda da Maria Ss.

Sul transito di Maria.

21E Giovanni, cui la voce era già tremula per un represso pianto, scoppia in un singhiozzare straziante, quale non ebbe mai, neppure ai piedi della Croce e nel Sepolcro. Anche Pietro, benché più pacatamente, si mette a piangere e tra le lacrime supplica Giovanni di farlo avvisato, se può, per essere presente al transito di Maria o, quanto meno, alla sua sepoltura.

22«Lo farò, se mi sarà dato di farlo. Ma ne dubito molto. Qualcosa mi dice nel mio interno che, così come avvenne per Elia, rapito dal turbine celeste sul carro di fuoco, altrettanto sarà di Lei. Non farò a tempo ad accorgermi del suo prossimo transito che Ella sarà già con l’anima in Cielo».

23«Ma il corpo almeno resterà. Restò anche quello del Maestro! Ed era Dio!».

24«Per Lui era necessario che avvenisse così. Per Lei, no. Lui doveva, con la risurrezione, smentire le calunnie giudee, con le sue apparizioni persuadere il mondo, fatto dubbioso o addirittura negatore a causa della sua morte di croce. Ma Lei non ha bisogno di ciò. Ma, se potrò farlo, te ne avviserò. Addio, Pietro, Pontefice e fratello mio nel Cristo. Torno da Lei che certo m’attende. Dio sia con te».

25«E con te. E di’ a Maria di pregare per me e di perdonarmi ancora per la mia viltà della notte del Processo, ricordo che non riesco a cancellare dal cuore, cosa che non mi dà pace…», e delle lacrime scendono sulle gote di Pietro che termina: «Mi sia Madre. Madre d’amore, per il disgraziato suo figlio prodigo…».

26«Non occorre che glielo dica. Ella t’ama più di una madre, secondo il sangue. T’ama da Madre di Dio e con carità di Madre di Dio. Se era pronta a perdonare a Giuda, la cui colpa non aveva misura, pensa se non ha perdonato a te! La pace a te, fratello. Io vado».

Ultimo saluto di Pietro a Maria.

27«E io ti seguo, se me lo concedi. Voglio vederla una volta ancora».

«Vieni. So la via da prendere per entrare al Getsemani senza esser visti».

28Si pongono in cammino e vanno, lesti e silenziosi, verso Gerusalemme, passando però dalla strada alta, che raggiunge l’Uliveto dalla parte più lontana alla città. Vi giungono che già albeggia. Entrano nel Getsemani, scendono verso la casetta. Maria, che è sulla terrazza, li vede venire e, gettando un grido di gioia, scende loro incontro. Pietro le cade addirittura ai piedi, col volto contro la terra, dicendole: «Madre, perdono!».

29«Di che mai? Hai forse peccato in qualcosa? Colui che mi disvela ogni vero non mi ha rivelato altro che tu sei il suo degno successore nella Fede. Come uomo ti trovai sempre giusto, anche se talora impulsivo. Che ti devo dunque perdonare?».

      30Pietro piange e tace. Giovanni spiega: «Pietro non si sa dar pace per aver rinnegato Gesù, nel cortile del Tempio».

31«È cosa passata. È cancellata, Pietro. Ti ha forse rimproverato Gesù?».

«Oh, no!».

32«Era con te meno amoroso di prima?».

«No. In verità no. Anzi! …».

33«E non ti dice questo come Lui, ed io con Lui, ti abbiamo capito e perdonato?».

«È vero. Sono sempre lo stesso stolto».

34«E allora va’ e sta’ in pace. Ti dico che ci troveremo tutti, io, te, gli altri apostoli e diaconi, tutti in Cielo, presso l’Uomo-Dio. Per quanto m’è dato, ti benedico», e come fece per Gamaliele, Maria posa le sue mani sul capo di Pietro e vi traccia sopra un segno di croce.

35Pietro si curva a baciarle i piedi, poi si alza, molto più sereno di prima, e sempre accompagnato da Giovanni torna al cancello alto, lo valica e se ne va, mentre Giovanni, dopo aver ben chiuso quell’entrata, torna da Maria.

649. Transito beato di Maria SS[69].

Preparativi finali e riflessioni.

Le reliquie del Redentore.

1Maria, nella sua stanzetta solitaria, alta sulla terrazza, tutta vestita di candido lino, sia nella veste che le copre le membra, sia nel manto che, fermato alla radice del collo, le scende dietro le spalle, sia nel velo sottilissimo che le scende dal capo, sta ordinando le vesti sue e di Gesù, che ha sempre conservate. Sceglie le migliori. E sono poche. Delle sue prende la veste e il manto che aveva sul Calvario; di quelle del Figlio, una veste di lino che Gesù usava portare nei giorni estivi e il manto ritrovato nel Getsemani, ancora macchiato del sangue sgorgato col sudore sanguigno di quell’ora tremenda.

2Dopo avere ben piegati questi indumenti e baciato il manto sanguinoso del suo Gesù, si dirige al cofano dove sono, ormai da anni, raccolte e conservate le reliquie dell’ultima Cena e della Passione. Raduna tutte queste su di un unico piano, quello superiore, e depone tutte le vesti in quello inferiore. Sta chiudendo il cofano quando Giovanni, salito silenziosamente sulla terrazza -e affacciatosi a guardare cosa facesse Maria, forse impressionato dalla sua lunga assenza dalla cucina- dove deve esser salita a passare le ore del mattino, la fa volgere di scatto col chiederle: «Che fai, Madre?».

3 «Ho messo a posto tutto quanto è bene conservare. Tutti i ricordi… Tutto quanto è testimonianza del suo amore e dolore infiniti».

4«Perché, o Madre, riaprirti le ferite del cuore col rivedere quelle tristi cose? Sei pallida, e la tua mano trema… Tu dunque soffri nel vederle», le dice Giovanni venendole vicino, quasi temesse che Ella, così pallida e tremante come è, abbia a sentirsi male e cadere per terra.

5«Oh! non è per questo che son pallida e tremo. Non è perché mi si riaprono le ferite… Esse, in verità, non si sono mai chiuse completamente. Ma pure la pace e il gaudio sono in me, e mai come ora sono stati completi».

6«Mai come ora? Non capisco… A me la vista di quelle cose, piene di atroci ricordi, mi ridesta l’angoscia di quelle ore. E io non sono che un suo discepolo. Tu sei la Madre…».

Fare la volontà di Dio.

7«E come tale dovrei soffrire di più, vuoi dire. E, umanamente, dici giusto. Ma così non è. Io sono abituata a sopportare il dolore delle separazioni da Lui. Sempre dolore, perché la sua presenza e vicinanza erano il mio Paradiso in terra.

8Ma anche sempre volonterosamente e serenamente subite, perché ogni sua azione era voluta dal Padre suo, era ubbidienza alla Volontà divina, e quindi io l’accettavo perché io pure ho sempre ubbidito ai voleri e disegni di Dio per me.

9Quando Gesù mi lasciava, soffrivo. Certo. Mi sentivo sola. Il mio dolore quando Egli, fanciullo, mi lasciò occultamente, per la disputa coi dottori del Tempio, solo Dio l’ha misurato nella sua più vera intensità. Ma pure, tolta la domanda giusta che io, madre, gli feci per avermi lasciata così, non gli dissi altro.

10E così pure non lo trattenni quando mi lasciò per divenire il Maestro… ed ero già vedova dello sposo mio, e quindi sola, in una città che, salvo rare persone, non mi amava. E non mostrai stupore per la sua risposta al banchetto di Cana. Egli faceva la volontà del Padre. Io lo lasciavo libero di farla. Potevo giungere ad un consiglio o ad una preghiera. Consiglio sui discepoli, preghiera per qualche infelice. Ma più di così, no.

11Soffrivo quando Egli mi lasciava per andare tra il mondo, ostile a Lui e peccatore al punto che il vivervi in mezzo, per Lui, era sofferenza. Ma quanta gioia quando Egli tornava a me! In verità essa era così profonda che mi compensava settanta volte sette del dolore della separazione.

12Straziante il dolore della separazione conseguente alla sua Morte, ma con quali parole potrei dirti il gaudio che provai quando m’apparì risorto? Immensa la pena della separazione, che non avrebbe avuto fine altro che quando la mia vita terrena fosse compiuta, per la sua ascesa al Padre.

13Ora io sono nel gaudio, immenso gaudio come immensa fu la pena, perché sento che la mia vita è compiuta. Ho fatto quanto dovevo fare. Ho finito la mia missione terrena. L’altra, quella celeste, sarà senza fine. Dio mi ha lasciata sulla Terra sinché io pure, come il mio Gesù, ho tutto compiuto di quanto dovevo compiere. E ho in me quella segreta gioia, unica goccia di balsamo nei suoi amarissimi estremi strazi, che ebbe Gesù quando poté dire: “Tutto è compiuto”».

Missione compiuta.

14«Gioia in Gesù? In quell’ora?».

15«Sì, Giovanni. Una gioia incomprensibile agli uomini. Ma comprensibile agli spiriti già viventi nella luce di Dio e vedenti le cose profonde, nascoste sotto i veli che l’Eterno stende sui suoi segreti di Re, in grazia di quella luce. Io, così angosciata, sconvolta da quegli eventi, consocia a Lui, al Figlio mio, nell’abbandono del Padre, non compresi, allora.

16La Luce s’era spenta per tutto il mondo in quell’ora, per tutto il mondo che non l’aveva voluta accogliere. E anche per me. Non per giusta punizione, ma perché, dovendo essere Corredentrice, dovevo io pure patire l’angoscia dell’abbandono dei conforti divini, la tenebra, la desolazione, la tentazione di Satana di non farmi più credere possibile ciò che Egli aveva detto, tutto quanto Lui pure patì, nello spirito, dal Giovedì al Venerdì. Ma poi compresi.

17Quando la Luce, risorta per sempre, mi apparì, compresi. Tutto. Anche la segreta, estrema gioia del Cristo quando poté dire: “Tutto ho compiuto di quanto il Padre voleva che compissi. Ho colmato la misura della carità divina amando il Padre sino al sacrificio di Me, amando gli uomini sino a morire per loro. Tutto ho compiuto di quanto dovevo. Muoio contento nello spirito, benché straziato nella mia carne innocente”. Io pure ho tutto compiuto di quanto, ab aeterno, era scritto che compissi. Dalla generazione del Redentore all’aiuto a voi, suoi sacerdoti, perché vi formaste perfettamente.

18La Chiesa è ormai formata e forte. Lo Spirito Santo la illumina, il sangue dei primi martiri la cementa e moltiplica, l’aiuto mio ha cooperato a fare di Essa un organismo santo, che la carità verso Dio e i fratelli alimenta e sempre più fortifica, e dove gli odi, i rancori, le invidie, le maldicenze, malvagie piante di Satana, non allignano. Dio è contento di ciò, e vuole che lo sappiate dalle mie labbra, come vuole che io vi dica di continuare a crescere nella carità per poter crescere nella perfezione, e così anche in numero di cristiani, ed in potenza di dottrina. Perché la dottrina di Gesù è dottrina d’amore.

La Chiesa per vivere ha bisogno della carità.

19Perché la vita di Gesù, ed anche la mia, furono sempre guidate e mosse dall’amore. Non respingemmo nessuno, perdonammo a tutti. Ad un solo non potemmo dare perdono, perché egli, ormai servo dell’Odio, non volle il nostro amore senza limiti.

20Gesù, nel suo ultimo addio avanti la morte, vi dette comando d’amarvi fra voi. E vi ha dato anche la misura dell’amore che dovevate avere fra voi, dicendovi: “Amatevi gli uni con gli altri come Io vi ho amato. Da questo si conoscerà che siete miei discepoli”. La Chiesa, per vivere e crescere, ha bisogno della carità.

21Carità soprattutto nei suoi ministri. Se non vi amaste fra voi con tutte le vostre forze, e similmente non amaste i fratelli vostri nel Signore, la Chiesa si sterilirebbe. E stenta e scarsa sarebbe la ricreazione e supercreazione degli uomini al loro grado di figli dell’Altissimo e coeredi del Regno del Cielo, perché Iddio cesserebbe di aiutarvi nella missione.

22Dio è Amore. Ogni sua azione è stata azione d’amore. Dalla creazione all’Incarnazione. Da questa alla Redenzione. Da questa ancora alla fondazione della Chiesa. E infine da questa alla Gerusalemme celeste, che raccoglierà tutti i giusti perché giubilino nel Signore. Le dico a te, queste cose, perché tu sei l’Apostolo dell’amore e le puoi capire meglio degli altri…».

Caratteristiche degli apostoli.

23Giovanni l’interrompe dicendo: «Anche gli altri amano e si amano».

24«Sì. Ma tu sei l’Amante per eccellenza. Ognun di voi ebbe sempre una sua caratteristica, come del resto lo è di ogni creatura. Tu, nei dodici, fosti sempre l’amore, il puro e soprannaturale amore. Forse, anzi, certamente perché sei così puro, sei così amante. Pietro, invece, fu sempre l’uomo, e l’uomo schietto e impetuoso. Suo fratello, Andrea, fu il silenzioso e timido quanto l’altro non lo era. Giacomo, tuo fratello, l’impulsivo, tanto che Gesù lo disse figlio del tuono. L’altro Giacomo, fratello di Gesù, il giusto ed eroico. Giuda d’Alfeo, suo fratello, il nobile e leale, sempre. La discendenza di Davide era palese in lui. Filippo e Bartolomeo erano i tradizionalisti. Simone Zelote il prudente. Tommaso il pacifico. Matteo l’umile che, memore del suo passato, cercava di passare inosservato. E Giuda di Keriot, ahimè! la pecora nera del gregge di Cristo, il serpe scaldato dal suo amore, fu il satanico menzognero, sempre. Ma tu, tutto amore, puoi capire meglio e farti voce d’amore agli altri tutti, ai lontani, per dire ad essi questo mio ultimo consiglio.

Ultimi consigli e desideri di Maria.

Ultimo consiglio di Maria a tutti.   

25Dirai loro che si amino e amino tutti, anche i loro persecutori, per essere una sola cosa con Dio, come io lo fui, al punto da meritare di essere eletta sposa dell’Amore eterno perché concepissi il Cristo. Io mi son data a Dio senza misura, pur comprendendo subito quanto dolore mi sarebbe venuto da ciò. I profeti erano presenti alla mia mente, e la luce divina mi rendeva chiarissime le loro parole. Quindi dal mio primo “fiat” all’Angelo seppi di consacrarmi al più grande dolore che madre potesse patire. Ma nulla mise limite al mio amore, perché so che esso è, per chiunque lo usi, forza, luce, calamita che attrae verso l’alto, fuoco che purifica e fa bello quanto incendia, trasformando e trasumanando quanti prende nel suo abbraccio.

L’amore è fiamma che purifica

26Sì. L’amore è realmente fiamma. La fiamma che, pur distruggendo quanto è caduco, sia esso un rottame, un detrito, uno straccio d’uomo, ne fa uno spirito purificato e degno del Cielo. Quanti rottami, quanti uomini macchiati, corrosi, finiti, troverete sulla vostra via di evangelizzatori! Non sprezzatene alcuno. Ma anzi amateli, perché pervengano all’amore e si salvino. Infondete in essi la carità.

L’amore è gemma che trasforma.

27Molte volte l’uomo diviene malvagio perché nessuno l’amò mai, o lo amò male. Voi amateli, perché lo Spirito Santo venga a riabitare, dopo la purificazione, quei templi che molte cose fecero vuoti e sozzi. Dio, per creare l’uomo, non prese un angelo né materie elette. Prese del fango, la materia più vile. Poi, infondendo in essa il suo alito, ossia ancora il suo amore, elevò la materia vile al grado eccelso di figlio adottivo di Dio. Il Figlio mio, sulla sua via, trovò molti rottami d’uomo caduti nel fango. Non li calpestò con sprezzo. Ma anzi con amore li raccolse e accolse, e li mutò in eletti del Cielo.

Ricordare atti e parole del Cristo.

28Ricordatevelo sempre. E fate come Egli fece. Ricordatevi tutto. Atti e parole del Figlio mio. Ricordatevi le sue dolci parabole. Vivetele, ossia mettetele in pratica. E scrivetele, perché restino ai futuri sino alla fine dei secoli e siano sempre di guida agli uomini di buona volontà, per conseguire la vita e gloria eterna. Non potrete certo ripetere tutte le luminose parole dell’Eterna Parola di Vita e Verità.

Ma scrivetene quante più potete scriverne.

La maternità spirituale[70].

29Lo Spirito di Dio, sceso su me perché dessi al mondo il Salvatore, e che è sceso anche su voi, una e una volta, vi aiuterà nel ricordare e nel parlare alle turbe, in modo da convertirle al Dio vero. Continuerete così quella maternità spirituale che io iniziai sul Calvario per dare molti figli al Signore. E lo stesso Spirito, parlando nei ricreati figli del Signore, li fortificherà in modo per cui sarà loro dolce il morire tra i tormenti, il patire esilio e persecuzione, pur di confessare il loro amore a Cristo e raggiungerlo nei Cieli, come già fecero Stefano e Giacomo, il mio Giacomo[71], ed altri ancora… Quando sarai rimasto solo, salva questo cofano…».

Maria è convinta di dover morire

30Giovanni, impallidendo e turbandosi, più ancora di quanto già non sia impallidito da quando Maria disse di sentire compiuta la sua missione, la interrompe esclamando e chiedendo: «Madre! Perché parli così? Stai male?».

«No».

31«Mi vuoi lasciare, allora?».

32«No. Starò con te sinché sarò sulla Terra. Ma preparati, Giovanni mio, ad esser solo».

33«Ma allora tu stai male e me lo vuoi celare! …».

34«No, credilo. Non mi sono mai sentita così in forze, in pace, in letizia, come ora. Ma ho in me un tal giubilo, una tal pienezza di vita soprannaturale che… Sì, che penso di non poterla sopportare continuando a vivere. Non sono eterna, del resto. Lo devi capire. Eterno è il mio spirito. La carne no. Ed è soggetta, come ogni carne d’uomo, alla morte».

35«No! No! Non lo dire. Tu non puoi, non devi morire! Il tuo corpo immacolato non può morire come quello dei peccatori!».

36«Sei in errore, Giovanni. È morto mio Figlio! Io pure morrò. Non conoscerò la malattia, l’agonia, lo spasimo del morire. Ma morire, morirò.

Primo e potente desiderio di Maria: morire.

37E del resto sappi, figlio mio, che se ho un desiderio mio, tutto e solo mio, e che dura da quando Lui mi lasciò, è proprio questo. Questo è il mio primo, potente desiderio tutto mio. Posso anzi dire: il mio primo volere.

38Ogni altra cosa della mia vita non fu che consentimento della mia volontà al Volere divino. Volere di Dio, messo nel mio cuore di bambina da Lui stesso, il voler esser vergine. Volere suo le mie nozze con Giuseppe. Volere suo la mia Maternità verginale e divina. Tutto, nella mia vita, fu volere di Dio e ubbidienza mia al suo volere.

39Ma questo, di voler riunirmi a Gesù, è un volere tutto mio. Lasciare la Terra per il Cielo, per essere con Lui in eterno e di continuo! Il mio desiderio di tanti anni! E ora lo sento prossimo a divenire realtà.

Estremi voleri della Madre Immacolata. 

Ultimi voleri della prima cristiana.

40Non turbarti così, Giovanni! Ascolta piuttosto i miei estremi voleri. Quando il mio corpo, privo ormai dello spirito vitale, giacerà in pace, non mi sottoporre alle imbalsamazioni d’uso tra gli ebrei. Già non sono più l’ebrea, ma la cristiana, la prima cristiana, se ben si riflette, perché per la prima ebbi Cristo, Carne e Sangue, in me, perché ne fui la prima discepola, perché fui con Lui Corredentrice e sua continuatrice qui, tra voi, suoi servi. Nessun vivente, eccettuati il padre e la madre mia e quanti assistettero alla mia nascita, vide il mio corpo.

41Tu mi chiami sovente: “Arca vera che contenne la Parola divina”. Ora tu sai che l’Arca può esser vista soltanto dal Sommo Sacerdote. Tu sei sacerdote, e molto più santo e puro del Pontefice del Tempio. Ma io voglio che solo l’eterno Pontefice possa vedere, al giusto tempo, il mio corpo. Perciò non mi toccare. Del resto, lo vedi? Mi sono già purificata ed ho messo la veste monda, la veste delle nozze eterne… Ma perché piangi, Giovanni?».

42«Perché la tempesta del dolore si scatena in me. Capisco che sto per perderti! Come farò a vivere senza di te? Mi sento straziare il cuore a questo pensiero! Non resisterò a questo dolore!».

Estremi dolori della separazione.

43«Resisterai. Dio ti aiuterà a vivere, e a lungo, come aiutò me. Perché, se Egli non mi avesse aiutata, e sul Golgota e sull’Uliveto, quando Gesù morì e ascese, io sarei morta, come morì Isacco. Ti aiuterà a vivere ed a ricordare quanto ti ho detto prima, per il bene di tutti».

44«Oh! ricorderò. Tutto. E farò quanto tu vuoi, anche per il tuo corpo. Capisco anche io che i riti ebraici non servono più per te, cristiana, e per te, Purissima, che, ne sono certo, non avrai corruzione di carne. Non può il tuo corpo, deificato come nessun altro corpo di mortale, e per esser tu stata esente dalla Colpa d’origine, e più ancora perché oltre la pienezza della Grazia contenesti in te la Grazia stessa, il Verbo, per cui tu sei la reliquia più vera di Lui, conoscere il disfacimento, la putredine di ogni carne morta. Sarà questo l’ultimo miracolo di Dio su te, in te. Tu sarai conservata qual sei…».

45«E non piangere, allora!», esclama Maria guardando il volto sconvolto dell’apostolo, tutto lavato dalle lacrime. E aggiunge: «Se mi conserverò qual sono, non mi perderai. Non angosciarti, dunque!».

46«Ti perderò ugualmente, anche se tu resterai incorrotta. Lo sento. E mi sento come preso in un uragano di dolore. Un uragano che mi schianta e mi abbatte. Tu eri il mio tutto, specie da quando i miei parenti sono morti e sono lontani gli altri fratelli, di sangue e di missione, anche il diletto Marziam che Pietro s’è preso seco. Ora resto solo, e nella tempesta più forte!», e Giovanni le cade ai piedi piangendo ancor più fortemente.

Ricordi delle presenze angeliche. 

47Maria si curva su di lui, gli pone la mano sul capo scosso dai singhiozzi e gli dice: «No. Così no. Perché mi dai dolore? Fosti così forte sotto la Croce, ed era una scena d’orrore senza pari, e per la potenza del suo martirio e per l’odio satanico del popolo! Tanto forte e confortatore suo e mio, allora! Ed oggi, anzi, in questa sera di sabato, così serena e calma, e davanti a me che gioisco per l’imminente gaudio che presentisco, ti sconvolgi così?! Calmati. Imita, anzi unificati a quanto è intorno a noi e in me. Tutto è pace. Abbi pace tu pure. Solo gli ulivi rompono, col loro tenue fruscio, la calma assoluta dell’ora. Ma è così dolce questo tenue rumore, che sembra un volo d’angeli intorno alla casa. E forse realmente ci sono.

48Perché sempre gli angeli mi furono vicino, uno o molti, quando ero in un momento speciale di mia vita. Vi furono a Nazareth, quando lo Spirito di Dio rese fecondo il mio vergine seno. E furono da Giuseppe, quando era turbato ed incerto per il mio stato e sul come comportarsi con me. E a Betlem una e una volta, quando nacque Gesù, e quando dovemmo fuggire in Egitto. E in Egitto, quando ci dettero ordine di tornare in Palestina. E -se non a me, perché il Re degli angeli stesso era a me venuto, non appena risorto- e angeli apparvero alle pie donne all’alba del primo dì dopo il sabato e dettero ordine di dire a te e Pietro ciò che dovevate fare.

49Angeli e luce sempre nei momenti decisivi della mia vita e di quella di Gesù. Luce ed ardore d’amore che univano, scendendo dal trono di Dio a me, sua ancella, e salendo dal mio cuore a Dio, mio Re e Signore, me a Dio e Lui a me, perché si compisse quanto era scritto che si compisse, ed anche per creare un velano di luce steso sui segreti di Dio, onde Satana e i suoi servi non conoscessero, prima del tempo giusto, il compiersi del mistero sublime dell’Incarnazione.  

50Anche questa sera io sento, sebbene non li veda, gli angeli intorno a me. E sento crescere in me, entro me la luce, una insostenibile luce, quale quella che m’avvolse quando concepii il Cristo, quando lo detti al mondo. Luce che viene da un empito d’amore più potente del mio solito. Per una simile potenza d’amore strappai anzitempo dai Cieli il Verbo, perché divenisse l’Uomo e il Redentore. Per una simile potenza d’amore, quale è quella che m’investe questa sera, io spero che il Cielo mi rapisca e trasporti là dove anelo di andare con lo spirito mio per cantare, in eterno, col popolo dei santi e i cori degli angeli, il mio imperituro “Magnificat” a Dio per le grandi cose che ha fatto a me, sua ancella».

L’amore perfetto tutto ottiene.

51«Non col solo spirito, probabilmente. E a te risponderà la Terra, che coi popoli suoi e le sue nazioni ti glorificherà e darà onore e amore sinché il mondo sarà, come ben predisse, pur velatamente, di te Tobia, perché Colei che veramente portò in sé il Signore tu sei, e non il Santo dei santi. Tu desti a Dio, da sola, tanto amore quanto tutti i Sommi Sacerdoti e gli altri tutti del Tempio non dettero in secoli e secoli. Amore ardente e purissimo. Per questo Dio ti farà beatissima».

52«E compirà il mio unico desiderio, il mio unico volere. Perché l’amore, quando è tanto totale da esser quasi perfetto come quello del mio Figlio e Dio, tutto ottiene, anche ciò che parrebbe, a giudizio umano, impossibile ad ottenersi. Ricordalo, Giovanni. E di’ anche questo ai fratelli tuoi. Sarete tanto combattuti! Ostacoli d’ogni genere vi faranno temere una sconfitta, stragi da parte dei persecutori e defezione da parte di cristiani, dalla morale… iscariotica, vi deprimeranno lo spirito. Non temete. Amate, e non temete. In proporzione di come amerete, Dio vi aiuterà e vi farà trionfatori su tutto e su tutti. Tutto si ottiene, se si diviene serafini.

53Allora l’anima, questa mirabile, eterna cosa che è lo stesso soffio di Dio, da Lui infuso in noi, si slancia al Cielo, cade come fiamma ai piedi del divino trono, parla ed è ascoltata da Dio, e ottiene dall’Onnipotente ciò che vuole. Se gli uomini sapessero amare come ordina l’antica Legge e come amò ed insegnò ad amare il Figlio mio, tutto otterrebbero. Io amo così. Per questo sento che cesserò d’essere sulla Terra, io per eccesso d’amore, come Egli morì per eccesso di dolore. Ecco! La misura della mia capacità di amare è colma. La mia anima e la mia carne non la possono più contenere! L’amore ne trabocca, mi sommerge e mi solleva insieme verso il Cielo, verso Dio, mio Figlio. E la sua voce mi dice: “Vieni! Esci! Sali al nostro trono e al nostro trino abbraccio!”.

54La Terra, quanto mi circonda, sparisce nella gran luce che dal Cielo mi viene! I rumori sono coperti da questa voce celeste! È giunta per me l’ora dell’abbraccio divino, Giovanni mio!».

Beato transito di Maria.

Trasfigurazione di Maria.

55Giovanni, che s’era un poco calmato, pur restando turbato, ascoltando Maria, e che nell’ultima parte del suo discorso la guardava estatico e quasi rapito lui pure, pallidissimo in volto quanto Maria, il cui pallore però si muta lentamente in luce candidissima, le accorre vicino per sorreggerla e intanto esclama: «Sei come Gesù quando si trasfigurò sul Tabor! La tua carne splende come luna, le tue vesti rilucono come lastra di diamante posta davanti ad una fiamma bianchissima! Non sei più umana, Madre! La pesantezza e l’opacità della carne è sparita! Tu sei luce! Ma non sei Gesù. Egli, essendo Dio oltre che Uomo, poteva reggersi anche da Sé, là sul Tabor; come qui, sull’Uliveto, nell’ascendere. Tu non puoi. Non reggi. Vieni. Ti aiuto io a posare il tuo corpo stanco e beato sul tuo lettuccio. Riposati».

56E, amorosissimamente, la conduce presso il povero letto, sul quale Maria si stende senza levarsi neppure il manto. Raccogliendo le braccia sul petto, abbassando le palpebre sui suoi dolci occhi, fulgidi d’amore, dice a Giovanni curvo su di Lei: «Io sono in Dio. E Dio è in me. Mentre io lo contemplo e ne sento l’abbraccio, di’ i salmi e quante altre pagine della Scrittura a me si addicono, specie in quest’ora. Lo Spirito di Sapienza te li indicherà[72]. Recita poi l’orazione del Figlio mio, ripetimi le parole dell’Arcangelo annunziante e di Elisabetta a me, e il mio inno di lode… Ti seguirò con quanto ancor ho di me sulla Terra…».

Transito di Maria.

57Giovanni, lottando contro il pianto che gli sale dal cuore, sforzando di dominare l’emozione che lo turba, con la sua bellissima voce, che col passare degli anni s’è fatta molto simile a quella di Cristo -cosa che Maria nota con un sorriso, dicendo: «Mi sembra di aver al mio fianco il mio Gesù!» –

Preghiere volute dallo Spirito S. e da Maria[73].

intona il salmo 118[74], che dice quasi per intero,

Elogio della legge divina (Sal 119,1-176).

Salmo 119, 1-176.

ALEF.

1. Beato l’uomo di integra condotta, che cammina nella legge del Signore.

2. Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore

3. Non commette ingiustizie, cammina per le sue vie.

4. Tu hai dato i tuoi precetti perché siano osservati fedelmente.

5. Siano diritte le mie vie, nel custodire i tuoi decreti.

6. Allora non dovrò arrossire se avrò obbedito ai tuoi comandi.

 7. Ti loderò con cuore sincero quando avrò appreso le tue giuste sentenze.

8. Voglio osservare i tuoi decreti: non abbandonarmi mai.

 

BET.

 9. Come potrà un giovane tenere pura la sua via? Custodendo le tue parole.

10. Con tutto il cuore ti cerco: non farmi deviare dai tuoi precetti.

11. Conservo nel cuore le tue parole per non offenderti con il peccato.

12. Benedetto sei tu, Signore; mostrami il tuo volere.

13. Con le mie labbra ho enumerato tutti i giudizi della tua bocca.

14. Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia più che in ogni altro bene.

15. Voglio meditare i tuoi comandamenti, considerare le tue vie.

16. Nella tua volontà è la mia gioia; mai dimenticherò la tua parola.

 

GHIMEL

17.  Sii buono con il tuo servo e avrò vita, custodirò la tua parola.

18. Aprimi gli occhi perché Io veda le meraviglie della tua legge.

19. Io sono straniero sulla terra, non nascondermi i tuoi comandi.

20. Io mi consumo nel desiderio dei tuoi precetti in ogni tempo.

21. Tu minacci gli orgogliosi; maledetto chi devia dai tuoi decreti.

22. Allontana da me vergogna e disprezzo, perché ho osservato le tue leggi.

23. Siedono i potenti, mi calunniano, ma il tuo servo medita i tuoi decreti.

24. Anche i tuoi ordini sono la mia gioia, miei consiglieri i tuoi precetti.

 

DALET.

25. Io sono prostrato nella polvere; dammi vita secondo la tua parola.          

26. Ti ho manifestato le mie vie e mi hai risposto; insegnami i tuoi voleri.

27. Fammi conoscere la via dei tuoi precetti e mediterò i tuoi prodigi.

28. Io piango nella tristezza; sollevami secondo la tua promessa.

29. Tieni lontana da me la via della menzogna, fammi dono della tua legge.

30. Ho scelto la via della giustizia, mi sono proposto i tuoi giudizi.

31. Ho aderito ai tuoi insegnamenti, Signore, che io non resti confuso.

32. Corro per la via dei tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore.

 

HE.

33. Indicami, Signore, la via dei tuoi decreti e la seguirò sino alla fine.             

34. Dammi intelligenza, perché io osservi la tua legge e la custodisca con tutto il cuore.

35. Dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi, perché in esso è la mia gioia.

36. Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti e non verso la sete del guadagno.

37. Distogli i miei occhi dalle cose vane, fammi vivere sulla tua via.

38. Con il tuo servo sii fedele alla parola che hai data, perché ti si tema.

39. Allontana l’insulto che mi sgomenta, poiché i tuoi giudizi sono buoni.

40. Ecco, desidero i tuoi comandamenti; per la tua giustizia fammi vivere.

 

VAU.

41. Venga a me, Signore, la tua grazia, la tua salvezza secondo la tua promessa;

42. A chi mi insulta darò una risposta, perché ho fiducia nella tua parola.

43. Non togliere mai dalla mia bocca la parola vera, perché confido nei tuoi giudizi.

44. Custodirò la tua legge per sempre, nei secoli, in eterno.

45. Sarò sicuro nel mio cammino, perché ho ricercato i tuoi voleri.

46. Davanti ai re parlerò della tua alleanza senza temere la vergogna.

47. Gioirò per i tuoi comandi che ho amati.

48. Alzerò le mani ai tuoi precetti che amo, mediterò le tue leggi.

 

ZAIN.

49. Ricorda la promessa fatta al tuo servo, con la quale mi hai dato speranza.

50. Questo mi consola nella miseria: la tua parola mi fa vivere.

51. I superbi mi insultano aspramente, ma non devio dalla tua legge.

52. Ricordo i tuoi giudizi di un tempo, Signore, e ne sono consolato.

53. M’ha preso lo sdegno contro gli empi che abbandonano la tua legge.

54. Sono canti per me i tuoi precetti, nella terra del mio pellegrinaggio.

55. Ricordo il tuo nome lungo la notte e osservo la tua legge, Signore.

56. Tutto questo mi accade perché ho custodito i tuoi precetti.

 

HET.

57. La mia sorte, ho detto, Signore, è custodire le tue parole.

58. Con tutto il cuore ti ho supplicato, fammi grazia secondo la tua promessa.

59. Ho scrutato le mie vie, ho rivolto i miei passi verso i tuoi comandamenti.

60. Sono pronto e non voglio tardare a custodire i tuoi decreti.

61. I lacci degli empi mi hanno avvinto, ma non ho dimenticato la tua legge.

62. Nel cuore della notte mi alzo a renderti lode per i tuoi giusti decreti.

63. Sono amico di coloro che ti sono fedeli e osservano i tuoi precetti.

64. Del tuo amore, Signore, è piena la terra; insegnami il tuo volere.

 

TET.

65. Hai fatto il bene al tuo servo, Signore, secondo la tua parola.

66. Insegnami il senno e la saggezza, perché ho fiducia nei tuoi comandamenti.

67. Prima di essere umiliato andavo errando, ma ora osservo la tua parola.

68. Tu sei buono e fai il bene, insegnami i tuoi decreti.

69. Mi hanno calunniato gli insolenti, ma io con tutto il cuore osservo i tuoi precetti.

70. Torpido come il grasso è il loro cuore, ma io mi diletto della tua legge.

71. Bene per me se sono stato umiliato, perché impari ad obbedirti.

72. La legge della tua bocca mi è preziosa più di mille pezzi d’oro e d’argento.

 

IOD.

73. Le tue mani mi hanno fatto e plasmato; fammi capire e imparerò

      i tuoi comandi.

74. I tuoi fedeli al vedermi avranno gioia, perché ho sperato nella tua parola.

75. Signore, so che giusti sono i tuoi giudizi e con ragione mi hai umiliato.

76. Mi consoli la tua grazia, secondo la tua promessa al tuo servo.

77. Venga su di me la tua misericordia e avrò vita, poiché la tua legge è la mia gioia.

78. Siano confusi i superbi che a torto mi opprimono; io mediterò la tua legge.

79. Si volgano a me i tuoi fedeli e quelli che conoscono i tuoi insegnamenti.

80. Sia il mio cuore integro nei tuoi precetti, perché non resti confuso.

 

CAF.

81. Mi consumo nell’attesa della tua salvezza, spero nella tua parola.

82. Si consumano i miei occhi dietro la tua promessa, mentre dico: «Quando mi darai conforto?».

83. Io sono come un otre esposto al fumo, ma non dimentico i tuoi insegnamenti.

84. Quanti saranno i giorni del tuo servo? Quando farai giustizia dei miei persecutori?

85. Mi hanno scavato fosse gli insolenti che non seguono la tua legge.

86. Verità sono tutti i tuoi comandi; a torto mi perseguitano: vieni in mio aiuto.

87. Per poco non mi hanno bandito dalla terra, ma io non ho abbandonato i tuoi precetti.

88. Secondo il tuo amore fammi vivere e osserverò le parole della tua bocca.

 

LAMED.

89. La tua parola, Signore, è stabile come il cielo.

90. La tua fedeltà dura per ogni generazione; hai fondato la terra ed essa è salda.

91. Per tuo decreto tutto sussiste fino ad oggi, perché ogni cosa è al tuo servizio.

92. Se la tua legge non fosse la mia gioia, sarei perito nella mia miseria.

93. Mai dimenticherò i tuoi precetti: per essi mi fai vivere.

94. Io sono tuo: salvami, perché ho cercato il tuo volere.

95. Gli empi mi insidiano per rovinarmi, ma io medito i tuoi insegnamenti.

96. Di ogni cosa perfetta ho visto il limite, ma la tua legge non ha confini.

 

MEM.

97. Quanto amo la tua legge, Signore; tutto il giorno la vado meditando.

98. Il tuo precetto mi fa più saggio dei miei nemici, perché sempre mi accompagna.

99. Sono più saggio di tutti i miei maestri, perché medito i tuoi insegnamenti.

100. Ho più senno degli anziani, perché osservo i tuoi precetti.

101. Tengo lontano i miei passi da ogni via di male, per custodire la tua parola.

102. Non mi allontano dai tuoi giudizi, perché sei tu ad istruirmi.

103. Quanto sono dolci al mio palato le tue parole: più del miele per la mia bocca.

104. Dai tuoi decreti ricevo intelligenza, per questo odio ogni via di menzogna.

 

NUN.

105. Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino.

106. Ho giurato, e lo confermo, di custodire i tuoi precetti di giustizia.

107. Sono stanco di soffrire, Signore, dammi vita secondo la tua parola.

108. Signore, gradisci le offerte delle mie labbra, insegnami i tuoi giudizi.

109. La mia vita è sempre in pericolo, ma non dimentico la tua legge.

110. Gli empi mi hanno teso i loro lacci, ma non ho deviato dai tuoi precetti.

111. Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti, sono essi la gioia del mio cuore.

112. Ho piegato il mio cuore ai tuoi comandamenti, in essi è la mia     ricompensa per sempre.

 

SAMECH.

113. Detesto gli animi incostanti, io amo la tua legge.

114. Tu sei mio rifugio e mio scudo, spero nella tua parola.

115. Allontanatevi da me, o malvagi, osserverò i precetti del mio Dio.

116. Sostienimi secondo la tua parola e avrò vita, non deludermi nella mia speranza.

117. Sii tu il mio aiuto e sarò salvo, gioirò sempre nei tuoi precetti.

118. Tu disprezzi chi abbandona i tuoi decreti, perché la sua astuzia è fallace.

119. Consideri scorie tutti gli empi della terra, perciò amo i tuoi insegnamenti.

120. Tu fai fremere di spavento la mia carne, io temo i tuoi giudizi.

 

AIN.

121. Ho agito secondo diritto e giustizia; non abbandonarmi ai miei oppressori.

122. Assicura il bene al tuo servo; non mi opprimano i superbi.

123. I miei occhi si consumano nell’attesa della tua salvezza e della tua parola di giustizia.

124. Agisci con il tuo servo secondo il tuo amore e insegnami i tuoi comandamenti.

125. Io sono tuo servo, fammi comprendere e conoscerò i tuoi insegnamenti.

126. È tempo che tu agisca, Signore; hanno violato la tua legge.

127. Perciò amo i tuoi comandamenti più dell’oro, più dell’oro fino.

128. Per questo tengo cari i tuoi precetti e odio ogni via di menzogna.

 

PE.

129. Meravigliosa è la tua alleanza, per questo le sono fedele.

130. La tua parola nel rivelarsi illumina, dona saggezza ai semplici.

131. Apro anelante la bocca, perché desidero i tuoi comandamenti.

132. Volgiti a me e abbi misericordia, tu che sei giusto per chi ama il tuo nome.

133. Rendi saldi i miei passi secondo la tua parola e su di me non prevalga il male.

134. Salvami dall’oppressione dell’uomo e obbedirò ai tuoi precetti.

135. Fa’ risplendere il volto sul tuo servo e insegnami i tuoi comandamenti.

136. Fiumi di lacrime mi scendono dagli occhi, perché non osservano la tua legge.

 

SADE.

137. Tu sei giusto, Signore, e retto nei tuoi giudizi.

138. Con giustizia hai ordinato le tue leggi e con fedeltà grande.

139. Mi divora lo zelo della tua casa, perché i miei nemici dimenticano le tue parole.

140. Purissima è la tua parola, il tuo servo la predilige.

141. Io sono piccolo e disprezzato, ma non trascuro i tuoi precetti.

142. La tua giustizia è giustizia eterna e verità è la tua legge.

143. Angoscia e affanno mi hanno colto, ma i tuoi comandi sono la mia gioia.

144. Giusti sono i tuoi insegnamenti per sempre, fammi comprendere e avrò la vita.

 

KOF.

145. T’invoco con tutto il cuore, Signore, rispondimi; custodirò i tuoi precetti.

146. Io ti chiamo, salvami, e seguirò i tuoi insegnamenti.

147. Precedo l’aurora e grido aiuto, spero sulla tua parola.

148. I miei occhi prevengono le veglie per meditare sulle tue promesse.

149. Ascolta la mia voce, secondo la tua grazia; Signore, fammi vivere secondo il tuo giudizio.

150. A tradimento mi assediano i miei persecutori, sono lontani dalla tua legge.

151. Ma tu, Signore, sei vicino, tutti i tuoi precetti sono veri.

152. Da tempo conosco le tue testimonianze che hai stabilite per sempre.

 

RES.

153. Vedi la mia miseria, salvami, perché non ho dimenticato la tua legge.

154. Difendi la mia causa, riscattami, secondo la tua parola fammi vivere.

155. Lontano dagli empi è la salvezza, perché non cercano il tuo volere.

156. Le tue misericordie sono grandi, Signore, secondo i tuoi giudizi fammi vivere.

157. Sono molti i persecutori che mi assalgono, ma io non abbandono le tue leggi.

158. Ho visto i ribelli e ne ho provato ribrezzo, perché non custodiscono la tua parola.

159. Vedi che io amo i tuoi precetti, Signore, secondo la tua grazia dammi vita.

160. La verità è principio della tua parola, resta per sempre ogni sentenza della tua giustizia.

 

SIN.

161. I potenti mi perseguitano senza motivo, ma il mio cuore teme le tue parole.

162. Io gioisco per la tua promessa, come uno che trova grande tesoro.

163. Odio il falso e lo detesto, amo la tua legge.

164. Sette volte al giorno io ti lodo per le sentenze della tua giustizia.

165. Grande pace per chi ama la tua legge, nel suo cammino non trova inciampo.

166. Aspetto da te la salvezza, Signore, e obbedisco ai tuoi comandi.

167. Io custodisco i tuoi insegnamenti e li amo sopra ogni cosa.

168. Osservo i tuoi decreti e i tuoi insegnamenti: davanti a te sono tutte le mie vie.

 

TAU

169. Giunga il mio grido fino a te, Signore, fammi comprendere secondo la tua parola.

170 Venga al tuo volto la mia supplica, salvami secondo la tua promessa.

171. Scaturisca dalle mie labbra la tua lode, poiché mi insegni i tuoi voleri.

172. La mia lingua canti le tue parole, perché sono giusti tutti i tuoi comandamenti.

173.  Mi venga in aiuto la tua mano, poiché ho scelto i tuoi precetti.

174. Desidero la tua salvezza, Signore, e la tua legge è tutta la mia gioia.

175. Possa io vivere e darti lode, mi aiutino i tuoi giudizi. mi aiutino i tuoi giudizi.

176. Come pecora smarrita vado errando; cerca il tuo servo, perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti.

Poi i tre primi versetti del salmo 41[75]:

Salmo 41 (42): Sete di Dio (Sal 42, 1‑3).

1. Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. 2. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio? 3. Le lacrime sono mio pane giorno e notte, mentre mi dicono sempre: “Dov’è il tuo Dio?”.

 

Poi primi otto del salmo 38[76]:

Salmo 39: L’uomo davanti a Dio (Sal 39,1‑8).

2. Ho detto: “Veglierò sulla mia condotta per non peccare con la mia lingua; porrò un freno alla mia bocca mentre l’empio mi sta dinanzi”.

3. Sono rimasto quieto in silenzio: tacevo privo di bene, la sua fortuna ha esasperato il mio dolore.

4. Ardeva il cuore nel mio petto, al ripensarci è divampato il fuoco; allora ho parlato:

5. “Rivelami, Signore, la mia fine; quale sia la misura dei miei giorni e saprò quanto è breve la mia vita”.

6. Vedi, in pochi palmi hai misurato i miei giorni e la mia esistenza davanti a te è un nulla. Solo un soffio è ogni uomo che vive,

7. come ombra è l’uomo che passa; solo un soffio che si agita, accumula ricchezze e non sa chi le raccolga.

8. Ora, che attendo, Signore? In te la mia speranza

 

Poi il salmo  22[77]:

Salmo 23: Il buon pastore (Sal 23,1-6).

1. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; 2. su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. 3. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. 4. Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. 5. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca. 6. Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.

e il salmo 1°:

Salmo 1: Le due vie (Sal 1,1-6).

1.Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti; 2. ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte. 3. Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua, che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai; riusciranno tutte le sue opere. 4. Non così, non così gli empi: ma come pula che il vento disperde; 5. perciò non reggeranno gli empi nel giudizio, né i peccatori nell’assemblea dei giusti. 6. Il Signore veglia sul cammino dei giusti, ma la via degli empi andrà in rovina.

 

Dice poi il Pater,

Il Padre nostro.

 

le parole di Gabriele

L’annunzio dell’angelo Gabriele ( Lc 1,28-38).[78].

28. “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te 30. Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33. e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine 35. Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. 36. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile:

37. Nulla è impossibile a Dio”

 

ed Elisabetta[79],

Il saluto della cugina Elisabetta (Lc 1,42-45).

42- “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43- A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 44- Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 45- E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”

 

     il cantico di Tobia[80]:

Preghiera di esultanza (Tobia 13,13-18).

2- “Benedetto Dio che vive in eterno il suo regno dura per tutti i secoli; Egli castiga e usa misericordia, fa scendere negli abissi della terra, fa risalire dalla grande Perdizione e nulla sfugge alla sua mano.

3. Lodatelo, figli d’Israele, davanti alle genti; Egli vi ha disperso in mezzo ad esse per proclamare la sua grandezza. 4. Esaltatelo davanti ad ogni vivente; è lui il Signore, il nostro Dio, lui il nostro Padre, il Dio per tutti i secoli. 5. Vi castiga per le vostre ingiustizie, ma userà misericordia a tutti voi. Vi raduna da tutte le genti, fra le quali siete stati dispersi. 6. Convertitevi a lui con tutto il cuore e con tutta l’anima, per fare la giustizia davanti a Lui, allora Egli si convertirà a voi e non vi nasconderà il suo volto. 7. Ora contemplate ciò che ha operato con voi e ringraziatelo con tutta la voce; benedite il Signore della giustizia ed esaltate il re dei secoli. 8. Io gli do lode nel paese del mio esilio e manifesto la sua forza e grandezza a un popolo di peccatori. 9. Convertitevi, o peccatori, e operate la giustizia davanti a lui; chi sa che non torni ad amarvi e vi usi misericordia? 10. Io esalto il mio Dio e celebro il re del cielo ed esulto per la sua grandezza. 11. Tutti ne parlino e diano lode a lui in Gerusalemme. Gerusalemme, città santa, ti ha castigata per le opere dei tuoi figli, e avrà ancora pietà per i figli dei giusti. 12. Dà lode degnamente al Signore e benedici il re dei secoli; egli ricostruirà in te il suo tempio con gioia,

13. per allietare in te tutti i deportati, per far contenti in te tutti gli sventurati, per tutte le generazioni dei secoli. 14. Come luce splendida brillerai sino ai confini della terra; nazioni numerose verranno a te da lontano; gli abitanti di tutti i confini della terra verranno verso la dimora del tuo santo nome, portando in mano i doni per il re del cielo. Generazioni e generazioni esprimeranno in te l’esultanza e il nome della città eletta durerà nei secoli. 15. Maledetti coloro che ti malediranno, maledetti saranno quanti ti distruggono, demoliscono le tue mura, rovinano le tue torri e incendiano le tue abitazioni! 16. Sorgi ed esulta per i figli dei giusti, tutti presso di te si raduneranno e benediranno il Signore dei secoli.  17. Beati coloro che ti amano, beati coloro che gioiscono per la tua pace. Beati coloro che avranno pianto per le tue sventure: gioiranno per te e vedranno tutta la tua gioia per sempre. Anima mia, benedici il Signore, il gran re, 18. Gerusalemme sarà ricostruita come città della sua residenza per sempre. Beato sarò io, se rimarrà un resto della mia discendenza per vedere la tua gloria e dar lode al re del cielo. Le porte di Gerusalemme saranno ricostruite di zaffiro e di smeraldo e tutte le sue mura di pietre preziose. Le torri di Gerusalemme si costruiranno con l’oro e i loro baluardi con oro finissimo. Le strade di Gerusalemme saranno lastricate con turchese e pietra di Ofir.

19. Le porte di Gerusalemme risuoneranno di canti di esultanza, e in tutte le sue case canteranno: “Alleluia! Benedetto il Dio d’Israele e benedetti coloro che benedicono il suo santo nome per sempre e nei secoli!”.

 

il capitolo 24° dell’Ecclesiastico, dai versetti 11‑46[81].

Discorso della sapienza (Sir 24,3-32).

Origine della Sapienza.

3- “Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo e ho ricoperto come nube la terra. 4- Ho posto la mia dimora lassù, il mio trono era su una colonna di nubi. 5- Il giro del cielo da sola ho percorso, ho passeggiato nelle profondità degli abissi. 6- Sulle onde del mare e su tutta la terra, su ogni popolo e nazione ho preso dominio.

Residenza.

7- Fra tutti questi cercai un luogo di riposo, in quale possedimento stabilirmi. 8- Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine, il mio creatore mi fece posare la tenda e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele. 9- Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi creò; per tutta l’eternità non verrò meno.  10- Ho officiato nella tenda santa davanti a lui, e così mi sono stabilita in Sion.

Abitazione.

11- Nella città amata mi ha fatto abitare; in Gerusalemme è il mio potere. 12- Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore, sua eredità. 13- Sono cresciuta come un cedro sul Libano, come un cipresso sui monti dell’Ermon.

14- Sono cresciuta come una palma in Engaddi, come le piante di rose in Gerico, come un ulivo maestoso nella pianura; sono cresciuta come un platano. 15- Come cinnamomo e balsamo ho diffuso profumo; come mirra scelta ho sparso buon odore; come gàlbano, ònice e storàce, come nuvola di incenso nella tenda. 16- Come un terebinto ho esteso i rami e i miei rami son rami di maestà e di bellezza. 17- Io come una vite ho prodotto germogli graziosi e i miei fiori, frutti di gloria e ricchezza.

Invito.

18- Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei prodotti. 19- Poiché il ricordo di me è più dolce del miele, il possedermi è più dolce del favo di miele. 20- Quanti si nutrono di me avranno ancora fame e quanti bevono di me, avranno ancora sete.

21- Chi mi obbedisce non si vergognerà, chi compie le mie opere non peccherà”

Il Libro del Vangelo.

22- Tutto questo è il libro dell’alleanza del Dio altissimo, la legge che ci ha imposto Mosè, l’eredità delle assemblee di Giacobbe. 23- Essa trabocca di sapienza come il Pison e come il Tigri nella stagione dei frutti nuovi; 24- fa traboccare l’intelligenza come l’Eufrate e come il Giordano nei giorni della mietitura; 25- espande la dottrina come il Nilo, come il Ghicon nei giorni della vendemmia. 26- Il primo non ne esaurisce la conoscenza né l’ultimo la può pienamente indagare.     27- Il suo pensiero infatti è più vasto del mare e il suo consiglio più del grande abisso.

La dottrina del Vangelo.

28- Io sono come un canale derivante da un fiume e come un corso d’acqua sono uscita verso un giardino. 29- Ho detto: “Innaffierò il mio giardino e irrigherò la mia aiuola”. Ed ecco il mio canale è diventato un fiume, il mio fiume è diventato un mare. 30- Farò ancora splendere la mia dottrina come l’aurora; la farò brillare molto lontano. 31- Riverserò ancora l’insegnamento come una profezia, lo lascerò per le generazioni future. 32- Vedete, non ho lavorato solo per me, ma per quanti cercano la dottrina.

 

Per ultimo intona il “Magnifica[82].

Il Magnificat (Lc 1,46-55).

46- L’anima mia magnifica il Signore 47- e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, 48- perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. 49- Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; 50- di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. 51- Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; 52- ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; 53- ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. 54- Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, 55- come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre”.

 

Dormizione di Maria.

Giovanni si arrende all’evidenza.

58Per ultimo intona il “Magnificat”. Ma, giunto al nono versetto, si accorge che Maria non respira più, pur essendo rimasta naturale nella posa e nell’aspetto, sorridente, placida, come non avesse avvertito il cessare della vita.

59Giovanni, con un grido di strazio, si getta a terra, contro la sponda del lettuccio, e chiama, chiama Maria. Non sa persuadersi che Ella non possa rispondergli più, che il suo corpo sia ormai senza l’anima vitale. Ma deve ben arrendersi all’evidenza! Si curva sul suo volto, rimasto fisso in un’espressione di gaudio soprannaturale, e lacrime e lacrime piovono dai suoi occhi su quel volto soave, su quelle pure mani, così dolcemente incrociate sul petto. È l’unico lavacro che abbia il corpo di Maria: il pianto dell’Apostolo dell’amore e del suo figlio d’adozione per volere di Gesù.

 60Passato il primo impeto di dolore, Giovanni, ricordando il desiderio di Maria, raccoglie i lembi dell’ampio manto di lino, che pendevano dalle sponde del lettuccio, e quelli del velo, pure pendenti dal guanciale, e li stende sul corpo i primi, sul capo i secondi. Maria è ora simile ad una statua di candido marmo, stesa sul coperchio di un sarcofago. Giovanni la contempla a lungo, e ancora delle lacrime cadono dai suoi occhi nel guardarla.

61Poi dà un’altra disposizione alla stanza, levandovi ogni suppellettile superflua. Lascia soltanto il letto, la piccola tavola contro la parete, su cui posa il cofano contenente le reliquie, uno sgabello che colloca tra la porta che dà sulla terrazza e il letto dove giace Maria, e una mensola su cui sta la lucerna, che Giovanni accende perché ormai sta per venire la sera.

62Si affretta poi a scendere nel Getsemani per cogliervi quanti fiori può trovare e dei rami d’ulivo, dalle ulive già formate. Risale nella cameretta e al lume della lucerna dispone i fiori e le fronde intorno al corpo di Maria, come esso fosse al centro di una grande corona.

Meditazione di Giovanni sul transito di Maria.

63Mentre fa questo lavoro, parla alla giacente come se Maria potesse udirlo. Dice: «Tu fosti sempre giglio della convalle, rosa soave, uliva speciosa, vigna fruttifera, spiga santa. Ci hai dato i tuoi profumi, e l’Olio di vita, e il Vino dei forti, e il Pane che preserva lo spirito di coloro che degnamente se ne nutrono, da morte. Ben stanno intorno a te questi fiori, come te semplici e puri, come te ornati di spine, e come te pacifici.

64Ora avviciniamo questa lucerna. Così, presso il tuo letto, perché ti vegli e mi faccia compagnia mentre ti veglio, in attesa di uno almeno dei miracoli che attendo e per il compimento dei quali prego.

65Il primo è che, secondo il suo desiderio, Pietro e gli altri che manderò ad avvisare dal servo di Nicodemo possano vederti ancora una volta.

66Il secondo è che tu, come avesti in tutto sorte simile a quella del Figlio tuo, abbia come Lui, entro il terzo dì, a destarti, per non fare di me l’orfano due volte.

67Terzo è che Dio mi dia pace se, ciò che io spero avvenga per te, come avvenne per Lazzaro che non t’era simile, non avesse a compiersi. Ma perché non dovrebbe compiersi?

68Ritornarono vivi la figlia di Giairo, il giovane di Naim, il figlio di Teofilo… Vero è che allora operò il Maestro… Ma Egli è con te, anche se non in modo palese. E tu non sei morta di malattia come i risorti per opera di Cristo. Ma sei proprio morta tu? Morta come ogni uomo muore? No. Sento che no.

69Il tuo spirito non è più in te, nel tuo corpo, e in tal senso la tua potrebbe dirsi morte. Ma, per il modo come il tuo transito avvenne, io penso che la tua non è che transitoria separazione della tua anima senza colpa e piena di grazia dal tuo purissimo e verginale corpo. Deve essere così! È così! Come e quando la riunione avverrà e la vita tornerà in te, non so.

70Ma tanto sono certo di questo che resterò qui, al tuo fianco, sino a che Dio, o con la sua parola, o con la sua azione, mi mostrerà la verità sulla tua sorte».

71Giovanni, che ha finito di disporre ogni cosa, si siede sullo sgabello, ponendo in terra, presso il lettuccio, la lucerna; e contempla, pregando, la giacente.

650. Assunzione gloriosa di Maria SS[83].

Veglia dell’apostolo.

1Quanti giorni sono passati? È difficile stabilirlo con sicurezza. Se si giudica dai fiori che fanno corona intorno al corpo esanime, si dovrebbe dire che sono passate poche ore. Ma se si giudica dalle fronde d’ulivo su cui posano i fiori freschi, fronde dalle foglie già appassite, e dagli altri fiori vizzi, posati come tante reliquie sul coperchio del cofano, si deve concludere che sono passati dei giorni ormai.

2Ma il corpo di Maria è quale era appena spirata. Nessun segno di morte è sul suo volto, sulle piccole mani. Nessun odore sgradevole è nella stanza. Anzi aleggia in essa un profumo indefinibile che sa d’incenso, di gigli, di rose, di mughetti e di erbe montane, insieme mescolati.

3Giovanni, che chissà mai da quanti giorni veglia, si è addormentato, vinto dalla stanchezza, stando seduto sullo sgabello, con le spalle appoggiate al muro, presso la porta aperta che dà sulla terrazza. La luce della lanterna, posata al suolo, lo illumina da sotto in su e permette di vedere il suo volto stanco, pallidissimo, meno che intorno agli occhi arrossati dal piangere.

4L’alba deve essere ormai incominciata, perché il suo debole chiarore rende visibili all’occhio la terrazza e gli ulivi che circondano la casa, chiarore che si fa sempre più forte e che, penetrando dalla porta, fa più distinti anche gli oggetti della camera, quelli che, per essere lontani dalla lucernetta, prima si intravvedevano appena.

L’assunzione[84].

5Ad un tratto una gran luce empie la stanza, una luce argentea, sfumata d’azzurro, quasi fosforica, e sempre più cresce, annullando quella dell’alba e quella della lucerna. Una luce uguale a quella che inondò la grotta di Betlemme al momento della Natività divina. Poi, in questa luce paradisiaca, si palesano delle creature angeliche, luce ancor più splendida nella luce già tanto potente apparsa per prima. Come già avvenne quando gli angeli apparvero ai pastori, una danza di scintille d’ogni colore si sprigiona dalle loro ali dolcemente mosse, dalle quali viene come un mormorio armonico, arpeggiato, dolcissimo.

6Le creature angeliche si dispongono a corona intorno al lettuccio, si curvano su di esso, sollevano il corpo immobile e, con un più forte agitar d’ali, che aumenta il suono già esistente prima, per un varco apertosi prodigiosamente nel tetto, come prodigiosamente s’aprì il Sepolcro di Gesù, se ne vanno, portando seco loro il corpo della loro Regina, Santissimo, è vero, ma non ancora glorificato e perciò ancora soggetto alle leggi della materia, soggezione a cui non era più soggetto il Cristo perché già glorificato quando risorse da morte.

7Il suono dato dalle ali angeliche aumenta, ed è ora potente come un suono d’organo.

Il Testimone del prodigio.

8Giovanni, che s’era già, pur rimanendo addormentato, smosso due o tre volte sul suo sgabello, come fosse disturbato dalla gran luce e dal suono delle ali angeliche, si desta totalmente per quel suono potente e per una forte corrente d’aria che, scendendo dal tetto scoperchiato ed uscendo dalla porta aperta, forma come un gorgo che agita le coperture del letto ormai vuoto e le vesti di Giovanni, spegnendo la lucerna e chiudendo con un forte picchio la porta aperta.

9L’apostolo si guarda intorno, ancor mezzo assonnato, per rendersi conto di ciò che avviene. Si accorge che il letto è vuoto e che il tetto è scoperto. Intuisce che un prodigio è avvenuto. Corre fuori sulla terrazza e, come per un istinto spirituale o per un richiamo celeste, alza il capo, facendosi solecchio con la mano per guardare senza avere l’ostacolo del nascente sole negli occhi.

10E vede. Vede il corpo di Maria, ancor privo di vita ed in tutto uguale a quello di persona dormente, che sale sempre più in alto, sostenuto dallo stuolo angelico. Come per un ultimo saluto, un lembo del manto e del velo si agitano, forse per azione del vento suscitato dalla rapida assunzione e dal moto delle ali angeliche, e dei fiori, quelli che Giovanni aveva disposti e rinnovati intorno al corpo di Maria, e certo rimasti tra le pieghe delle vesti, piovono sulla terrazza e sulla terra del Getsemani, mentre l’osanna potente dello stuolo angelico si fa sempre più lontano e quindi più lieve.

Visione del corpo glorificato di Maria.

11Giovanni continua a fissare quel corpo che sale verso il Cielo e, certo per un prodigio concessogli da Dio, per consolarlo e per premiarlo del suo amore alla Madre adottiva, egli vede, distintamente, che Maria, avvolta ora dai raggi del sole che è sorto, esce dall’estasi che le ha separata l’anima dal corpo, torna viva, sorge in piedi, perché ora Lei pure fruisce dei doni propri ai corpi già glorificati.

12Giovanni guarda, guarda. Il miracolo che Dio gli concede gli dà potere, contro ogni legge naturale, di vedere Maria quale è ora mentre sale ratta verso il Cielo, circondata, ma non più aiutata a salire, dagli angeli osannanti. E Giovanni è rapito da quella visione di bellezza che nessuna penna d’uomo, né parola umana, né opera di artista potrà mai descrivere o riprodurre, perché è di una bellezza indescrivibile.

13Giovanni, stando sempre appoggiato al muretto della terrazza, continua a fissare quella splendida e splendente forma di Dio -perché realmente può dirsi così Maria, formata in modo unico da Dio, che la volle immacolata, perché fosse forma al Verbo incarnato- che sale sempre più in alto. E un ultimo, supremo prodigio concede Iddio-Amore a questo suo perfetto amatore: quello di vedere l’incontro della Madre SS. col suo SS. Figlio che, Lui pure splendido e splendente, bello di una bellezza indescrivibile, scende ratto dal Cielo, raggiunge la Madre, se la stringe sul cuore, e insieme, più fulgenti di due astri maggiori, con Lei ritorna da dove è venuto. Il vedere di Giovanni è finito.

Dono dei doni concessi a Giovanni.

14Egli abbassa il capo. Sul suo volto stanco sono presenti e il dolore per la perdita di Maria e il gaudio per la sua gloriosa sorte. Ma ormai il gaudio supera il dolore. Egli dice: «Grazie, mio Dio! Grazie! Io presentivo che questo sarebbe accaduto. E volevo vegliare, per non perdere nessun episodio della sua Assunzione.

 15Ma erano ormai tre giorni che non dormivo! Il sonno, la stanchezza, congiunti alla pena, mi hanno abbattuto e vinto proprio quando era imminente l’Assunzione… Ma forse Tu stesso l’hai voluto, o Dio, perché io non turbassi quel momento e non soffrissi troppo… Sì. Certo Tu lo hai voluto, come ora volesti che io vedessi ciò che senza un tuo miracolo non avrei potuto vedere. Mi hai concesso di vederla ancora, benché già tanto lontana, già glorificata e gloriosa, come mi fosse vicina. E rivedere

16Gesù! Oh! visione beatissima, insperata, insperabile! O dono dei doni di Gesù-Dio al suo Giovanni! Grazia suprema! Rivedere il mio Maestro e Signore! Vedere Lui presso la Madre! Lui simile a sole e Lei a luna, splendidissimi entrambi, e per esser gloriosi e per esser felici d’esser riuniti in eterno!

17Che sarà il Paradiso ora che Voi vi splendete, Voi, astri maggiori della Gerusalemme celeste? Quale il gaudio degli angelici cori e dei santi? É tale la gioia che m’ha dato il vedere la Madre col Figlio, cosa che annulla ogni sua pena, ogni loro pena, anzi, che anche la mia cessa, e in me subentra la pace.

18Dei tre miracoli che avevo chiesti a Dio, due si sono compiuti. Ho visto tornare la vita in Maria, e la pace la sento tornare in me. Ogni mia angoscia cessa, perché vi ho visti riuniti nella gloria. Grazie di ciò, o Dio.

La sorte dei Santi. 

19E grazie per avermi dato modo, anche per una creatura, santissima ma sempre umana, di vedere quale è la sorte dei santi, quale sarà dopo l’ultimo giudizio, e la risurrezione delle carni, e la loro ricongiunzione, la loro fusione con lo spirito, salito al Cielo all’ora della morte. Non avevo bisogno di vedere per credere. Perché io ho sempre creduto fermamente ad ogni parola del Maestro.

20Ma molti dubiteranno che, dopo secoli e millenni, la carne, fatta polvere, possa tornare corpo vivente. A costoro io potrò dire, giurandolo sulle cose più eccelse, che non solo il Cristo tornò vivo, per suo proprio potere divino, ma che anche la Madre sua, tre dì dopo la morte, se morte può dirsi tal morte, riprese vita, e con la carne riunita all’anima prese la sua eterna dimora in Cielo, al fianco del Figlio.

21Potrò dire: “Credete, o cristiani tutti, nella risurrezione della carne, alla fine dei secoli, e alla vita eterna e dell’anima e dei corpi, vita beata per i santi, orrenda per i colpevoli impenitenti. Credete e vivete da santi, come da santi vissero Gesù e Maria, per avere la loro stessa sorte.

22Io ho visto i loro corpi salire al Cielo. Ve lo posso testimoniare. Vivete da giusti per potere un giorno essere nel nuovo mondo eterno, in anima e corpo, presso Gesù-Sole e presso Maria, Stella di tutte le stelle”. Grazie ancora, o Dio!

23Ed ora raccogliamo quanto resta di Lei. I fiori caduti dalle sue vesti, le fronde degli ulivi rimaste sul letto, e conserviamoli. Serviranno… Sì, serviranno a dare aiuto e consolazione ai miei fratelli, invano attesi. Prima o poi li ritroverò…»

Ascensione e Assunzione.

24Raccoglie anche i petali dei fiori sfogliatisi nel cadere, rientra nella stanza tenendoli in un lembo della veste. Nota allora più attentamente l’apertura del tetto ed esclama: «Un altro prodigio! E un’altra mirabile proporzione nei prodigi della vita di Gesù e Maria! Egli, Dio, da Sé risorse, e col suo solo volere ribaltò la pietra del Sepolcro, e col suo solo potere ascese al Cielo. Da solo.

25Maria, santissima ma figlia dell’uomo, per aiuto angelico ebbe aperto il varco per la sua assunzione al Cielo e, sempre per aiuto angelico, è stata assunta là. Nel Cristo lo spirito tornò ad animare il Corpo mentre esso era ancora sulla Terra, perché così doveva essere, per far tacere i suoi nemici e per confermare nella fede i suoi seguaci tutti. In Maria lo spirito è tornato quando il Corpo santissimo era già sulle soglie del Paradiso, perché per Lei non era necessario più altro. Potenza perfetta dell’infinita Sapienza di Dio…

L’evangelizzatore dell’Amore.

26Giovanni ora raccoglie in un telo i fiori e le fronde rimasti sul lettuccio, vi unisce quelli raccolti fuori e li depone tutti sul coperchio del cofano. Poi lo apre e vi colloca il guancialetto di Maria, la coperta del lettuccio; scende nella cucina, raccoglie altri oggetti usati da Lei -il fuso e la conocchia, le sue stoviglie- e le unisce alle altre cose. Chiude il cofano e si siede sullo sgabello esclamando:

27«Ora tutto è compiuto anche per me! Ora posso andare, liberamente, là dove lo Spirito di Dio mi condurrà. Andare! Seminare la divina Parola che il Maestro mi ha data perché io la dia agli uomini. Insegnare l’Amore. Insegnarlo perché credano nell’Amore e nella sua potenza. Far loro conoscere cosa ha fatto Dio-Amore per gli uomini. Il suo Sacrificio e il suo Sacramento e Rito perpetui, per cui, sino alla fine dei secoli, noi potremo essere uniti a Gesù Cristo per l’Eucarestia e rinnovare il rito e il sacrificio come Egli comandò di fare.

28Tutti doni dell’Amore perfetto! Far amare l’Amore, perché credano in Esso come noi vi abbiamo creduto e crediamo. Seminare l’Amore perché sia abbondante la messe e la pesca, per il Signore.

29L’amore tutto ottiene, mi ha detto Maria nel suo ultimo discorso, a me, da Lei giustamente definito, nel collegio apostolico, colui che ama, l’amante per eccellenza, l’antitesi dell’Iscariota che fu l’odio, come Pietro l’irruenza e Andrea la mitezza, i figli d’Alfeo la santità e sapienza congiunta a nobiltà di modi, e così via.

30Io, l’amoroso, ora che non ho più il Maestro e la Madre da amare in Terra, andrò a spargere l’amore tra le genti. L’amore sarà la mia arma e dottrina. E con esso vincerò il demonio, il paganesimo, e conquisterò molte anime. Continuerò così Gesù e Maria, che furono l’amore perfetto in Terra».

651. Riflessioni sul Transito di Maria Santissima, sulla sua Assunzione
e sulla sua Regalità
[85].

Il transito di Maria.

Il trapasso

[Dice Maria:]

1«Io morii? Sì, se si vuol chiamare morte la separazione della parte eletta dello spirito dal corpo. No, se per morte si intende la separazione dell’anima vivificante dal corpo, la corruzione della materia non più vivificata dall’anima e, prima, la lugubrità del sepolcro e, per prima tra tutte queste cose, lo spasimo della morte.

2Come morii, o meglio, come trapassai dalla Terra al Cielo, prima con la parte immortale, poscia con quella peribile? Come era giusto per Colei che non conobbe macchia di colpa.

Il misterioso transito dell’anima.

3Quella sera, già s’era iniziato il riposo sabatico, parlavo con Giovanni. Di Gesù. Delle cose sue. L’ora vespertina era piena di pace. Il sabato aveva spento ogni rumore di opere umane. E l’ora spegneva ogni voce d’uomo o di uccello. Soltanto gli ulivi intorno alla casa frusciavano al vento della sera, e sembrava che un volo d’angeli sfiorasse le mura della casetta solitaria.

4Parlavamo di Gesù, del Padre, del Regno dei Cieli. Parlare della Carità e del Regno della Carità è accendersi del fuoco vivo, consumare i serrami della materia per liberare lo spirito ai suoi voli mistici. E se il fuoco è contenuto nei limiti che Dio mette per conservare le creature sulla Terra, al suo servizio, vivere ed ardere si può, trovando nell’ardore non consumazione ma completamento di vita. Ma quando Dio toglie i limiti e lascia libertà al Fuoco divino di investire e attirare a Sé lo spirito senza più misura, allora lo spirito, a sua volta rispondendo senza misura all’Amore, si stacca dalla materia e vola là dove l’Amore lo sprona ed invita. Ed è la fine dell’esilio e il ritorno alla Patria.

5Quella sera, all’ardore incontenibile, alla vitalità senza misura del mio spirito, si unì un dolce languore, un misterioso senso di allontanamento della materia da quanto la circondava, come se il corpo si addormentasse, stanco, mentre l’intelletto, ancor più vivo nel suo ragionare, si inabissava nei divini splendori.

La Assunzione

Il testimone dell’assunzione.

6Giovanni, amoroso e prudente testimone di ogni mio atto da quando mi era divenuto figlio d’adozione, secondo il volere del mio Unigenito, dolcemente mi persuase a trovare riposo sul lettuccio e mi vegliò pregando.

7L’ultimo suono che sentii sulla Terra fu il mormorio delle parole del vergine Giovanni. Mi furono come la ninna-nanna di una madre presso la cuna. E accompagnarono il mio spirito nell’ultima estasi, troppo sublime per esser detta. Me lo accompagnarono sino al Cielo.

8Giovanni, unico testimone di questo mistero soave, da solo mi compose, avvolgendomi nel manto bianco, senza mutarmi veste e velo, senza lavacri e imbalsamazioni.

9Lo spirito di Giovanni, come appare chiaro dalle sue parole del secondo episodio di questo ciclo che va dalla Pentecoste alla mia Assunzione, già sapeva che non mi sarei corrotta, ed istruì l’apostolo sul da farsi.

10Ed egli, casto, amoroso, prudente verso i misteri di Dio e i compagni lontani, pensò di custodire il segreto e di attendere gli altri servi di Dio, perché mi vedessero ancora e, da quella vista, trarre conforto e aiuto per le pene e le fatiche della loro missione. Attese, come fosse sicuro della loro venuta.

11Ma diverso era il decreto di Dio. Buono come sempre per il Prediletto. Giusto come sempre per tutti i credenti. Appesantì al primo le palpebre, perché il sonno gli risparmiasse lo strazio di vedersi rapire anche il mio corpo.

12Donò ai credenti una verità di più che li confortasse a credere nella risurrezione della carne, nel premio di una vita eterna e beata concessa ai giusti, nelle verità più potenti e dolci del Nuovo Testamento: la mia Immacolata Concezione, la mia divina Maternità verginale, nella Natura divina e umana del Figlio mio, vero Dio e vero Uomo, nato non per voler carnale ma per sponsale divino e per divino seme deposto nel mio seno; e infine perché credessero che nel Cielo è il mio Cuore di Madre degli uomini, palpitante di trepido amore per tutti, giusti e peccatori, desideroso di avervi tutti seco nella Patria beata, per l’eternità.

Perfezione dei corpi glorificati.

13Quando dagli angeli fui tratta dalla casetta, già il mio spirito era tornato in me? No. Lo spirito non doveva più ridiscendere sulla Terra. Era, adorante, davanti al trono di Dio. Ma quando la Terra, l’esilio, il tempo e il luogo della separazione dal mio Uno e Trino Signore furono per sempre lasciati, lo spirito mi tornò a splendere al centro dell’anima, traendo la carne dalla sua dormizione, onde è giusto dire che fui assunta in Cielo in anima e corpo, non per capacità mia propria, come avvenne per Gesù, ma per aiuto angelico.

14Mi destai da quella misteriosa e mistica dormizione, sorsi, volai infine, perché ormai la mia carne aveva conseguito la perfezione dei corpi glorificati. E amai. Amai il mio ritrovato Figlio e mio Signore, Uno e Trino, lo amai come è destino di tutti gli eterni viventi».

Due angeli vegliano Maria[86] .

La tradizione sul sepolcro di Maria è leggenda.

 [Dice Gesù:]

15«Venuta la sua ultima ora, come un giglio stanco che, dopo aver esalato tutti i suoi profumi, si curva sotto le stelle e chiude il suo calice di candore, Maria, mia Madre, si raccolse sul suo giaciglio e chiuse gli occhi a tutto quanto la circondava per raccogliersi in un’ultima serena contemplazione di Dio.

16Curvo sul suo riposo, l’angelo di Maria attendeva trepido che l’urgere dell’estasi separasse quello spirito dalla carne, per il tempo segnato dal decreto di Dio, e lo separasse per sempre dalla Terra, mentre già dai Cieli scendeva il dolce e invitante comando di Dio.

17Curvo, a sua volta, su quel misterioso riposo, Giovanni, angelo terreno, vegliava a sua volta la Madre che stava per lasciarlo. E quando la vide spenta vegliò ancora, perché inviolata da sguardi profani e curiosi rimanesse, anche oltre la morte, l’immacolata Sposa e Madre di Dio, che dormiva così placida e bella.

18Una tradizione dice che nell’urna di Maria, riaperta da Tommaso, vi furono trovati solo dei fiori. Pura leggenda. Nessun sepolcro inghiottì la salma di Maria, perché non vi fu mai una salma di Maria, secondo il senso umano, dato che Maria non morì come muore chiunque ebbe vita.

19Ella si era soltanto, per decreto divino, separata dallo spirito, e con lo stesso, che l’aveva preceduta, si ricongiunse la sua carne santissima. Invertendo le leggi abituali, per le quali l’estasi finisce quando cessa il rapimento, ossia quando lo spirito torna allo stato normale, fu il corpo di Maria che tornò a riunirsi allo spirito, dopo la lunga sosta sul letto funebre.

20Tutto è possibile a Dio. Io sono uscito dal Sepolcro senz’altro aiuto che il mio potere. Maria venne a Me, a Dio, al Cielo, senza conoscere il sepolcro col suo orrore di putredine e di lugubrità. É uno dei più fulgidi miracoli di Dio. Non unico, in verità, se si ricordano Enoc ed Elia, che, perché cari al Signore, furono rapiti alla Terra senza conoscere la morte e trasportati altrove, in un luogo noto a Dio solo e ai celesti abitanti dei Cieli.

21Giusti erano, ma sempre un nulla rispetto a mia Madre, inferiore, in santità, solo a Dio. Per questo non ci sono reliquie del corpo e del sepolcro di Maria. Perché Maria non ebbe sepolcro, e il suo corpo fu assunto in Cielo».

La casetta dell’Assunta non c’è più[87].

 Dice Maria:

22«Un’estasi fu il concepimento del Figlio mio. Una più grande estasi il darlo alla luce. L’estasi delle estasi il mio transito dalla Terra al Cielo. Soltanto durante la Passione nessuna estasi rese sopportabile l’atroce mio soffrire.

23La casa, da dove fui assunta al Cielo, era una delle innumerevoli generosità di Lazzaro per Gesù e la Madre sua. La piccola casa del Getsemani, presso il luogo della sua Ascensione. Inutile cercarne i resti. Nella distruzione di Gerusalemme ad opera dei romani fu devastata e le sue rovine furono disperse nel corso dei secoli».

Un rapimento di Dio[88].

 Dice Maria:

24«Come mi fu estasi la nascita del Figlio e, dal rapimento in Dio, che mi prese in quell’ora, tornai presente a me stessa e alla Terra col mio Bambino fra le braccia, così la mia impropriamente detta “morte” fu un rapimento in Dio.

25Fidando nella promessa avuta nello splendore del mattino di Pentecoste, io pensavo che l’avvicinarsi del momento della venuta ultima dell’Amore, per rapirmi con Sé, dovesse manifestarsi con un aumento del fuoco d’amore che sempre m’ardeva. Né feci errore.

26Da parte mia, più la vita passava, più aumentava in me il desiderio di fondermi all’eterna Carità. Mi spronava a ciò il desiderio di riunirmi al Figlio mio e la certezza che mai avrei fatto tanto per gli uomini come quando fossi stata, orante e operante per essi, ai piedi del trono di Dio. E con moto sempre più acceso e accelerato, con tutte le forze dell’anima mia, gridavo al Cielo: “Vieni, Signore Gesù! Vieni, eterno Amore!”.

27L’Eucarestia, che era per me come una rugiada per un fiore assetato, era, sì, vita, ma più il tempo passava e più diveniva insufficiente a soddisfare l’incontenibile ansia del mio cuore. Non mi bastava più ricevere in me la mia divina Creatura e portarla nel mio interno nelle sacre Specie, come l’avevo portata nella mia carne verginale. Tutta me stessa voleva il Dio uno e trino, ma non sotto i veli scelti dal mio Gesù per nascondere l’ineffabile mistero della Fede, ma quale era, è e sarà nel centro del Cielo.

28Lo stesso mio Figlio, nei suoi trasporti eucaristici, mi ardeva con abbracci di desiderio infinito, e ogni volta che a me veniva, con la potenza del suo amore, quasi svelleva l’anima mia nel primo impeto, poi rimaneva, con tenerezza infinita, chiamandomi “Mamma!”, ed io lo sentivo ansioso di avermi con Sé.

La regalità

Preparazione di Maria per entrare Regina in cielo

29Non desideravo più altro. Neppure il desiderio di tutelare la nascente Chiesa era più in me, negli ultimi tempi del mio vivere mortale. Tutto era annullato nel desiderio di possedere Dio, per la persuasione che avevo di tutto potere quando lo si possiede. Giungete, o cristiani, a questo totale amore. Tutto quanto è terreno perda valore. Mirate solo Dio.

30Quando sarete ricchi di questa povertà di desiderio, che è immisurabile ricchezza, Dio si chinerà sul vostro spirito per istruirlo prima, per prenderlo poi, e voi ascenderete con esso al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo, per conoscerli ed amarli per la beata eternità e per possedere le loro ricchezze di grazie per i fratelli. Non si è mai tanto attivi per i fratelli come quando non si è più tra di essi, ma si è luci ricongiunte alla divina Luce.

31L’avvicinarsi dell’Amore eterno ebbe il segno che pensavo. Tutto perse luce e colore, voce e presenza sotto il fulgore e la Voce che, scendendo dai Cieli, aperti al mio sguardo spirituale, si abbassavano su me per cogliere l’anima mia. Suol dirsi che io avrei giubilato d’essere assistita, in quell’ora, dal Figlio mio.

32Ma il mio dolce Gesù era ben presente col Padre quando l’Amore, ossia lo Spirito Santo, terza Persona della Trinità eterna, mi dette il suo terzo bacio nella mia vita, quel bacio così potentemente divino che in esso l’anima mia si esalò, perdendosi nella contemplazione come goccia di rugiada aspirata dal sole nel calice di un giglio.

33Ed io ascesi col mio spirito osannante ai piedi dei Tre che avevo sempre adorato. Poi, al giusto momento, come perla in castone di fuoco, aiutata prima, seguita poi dalla teoria degli spiriti angelici venuti ad assistermi nel mio eterno celeste natale, attesa già prima delle soglie dei Cieli dal mio Gesù, e sulle soglie di essi dal mio giusto sposo terreno, dai Re e Patriarchi della mia stirpe, dai primi santi e martiri, entrai Regina, dopo tanto dolore e tanta umiltà di povera ancella di Dio, nel regno del gaudio senza limite.

34E il Cielo si rinchiuse sulla gioia di avermi, di avere la sua Regina, la cui carne, unica tra tutte le carni mortali, conosceva la glorificazione avanti la risurrezione finale e l’ultimo giudizio». 

Gloria riservata alla Regina Immacolata[89]

[Dice Maria:]

35«La mia umiltà non poteva farmi permettere di pensare che tanta gloria mi fosse riserbata in Cielo. Nel mio pensiero era la quasi certezza che la mia umana carne, fatta santa dall’aver portato Dio, non avrebbe conosciuto la corruzione, poiché Dio è Vita e, quando di Sé stesso satura ed empie una creatura, questa sua azione è come aroma preservatore da corruzione di morte.

36Io non soltanto ero rimasta immacolata, non solo ero stata unita a Dio con un casto e fecondo abbraccio, ma m’ero saturata, sin nelle mie più profonde latebre, delle emanazioni della Divinità nascosta nel mio seno e intenta a velarsi di carni mortali.

37Ma che la bontà dell’Eterno avesse riserbato alla sua ancella il gaudio di risentire sulle sue membra il tocco della mano del Figlio mio, il suo abbraccio, il suo bacio, e di riudire con le mie orecchie la sua voce, di vedere col mio occhio il suo volto, questo non potevo pensare che mi venisse concesso, né lo desideravo. Mi sarebbe bastato che queste beatitudini venissero concesse al mio spirito, e di ciò sarebbe stato già pieno di felicità beata il mio io.

L’originale pensiero creativo di Dio.

38Ma, a testimonianza del suo primo pensiero creativo a riguardo dell’uomo, da Lui, Creatore, destinato a vivere, trapassando senza morte dal Paradiso terrestre a quello celeste, nel Regno eterno, Dio volle me, Immacolata, in Cielo in anima e corpo, subito che fosse cessata la mia vita terrena.

39Io sono la testimonianza certa di ciò che Dio aveva pensato e voluto per l’uomo: una vita innocente e ignara di colpe, un placido passaggio da questa vita alla Vita eterna, per cui, come uno che passa la soglia di una casa per entrare in un reggia, l’uomo, col suo essere completo, fatto di corpo materiale e di anima spirituale, sarebbe passato dalla Terra al Paradiso, aumentando la perfezione del suo io, a lui data da Dio, con la perfezione completa, e della carne e dello spirito, che era, nel pensiero divino, destinata ad ogni creatura che fosse rimasta fedele a Dio e alla Grazia. Perfezione che sarebbe stata raggiunta nella luce piena che è nei Cieli, e li empie, venendo da Dio, Sole eterno che li illumina.

Incoronata per essere la nostra Regina.

40Davanti ai Patriarchi, Profeti e Santi, davanti agli Angeli e ai Martiri, Dio pose Me, assunta in anima e corpo alla gloria del Cielo, e disse: “Ecco l’opera perfetta del Creatore. Ecco ciò che Io creai a mia più vera immagine e somiglianza fra tutti i figli dell’uomo, frutto di un capolavoro divino e creativo, meraviglia dell’universo, che vede chiuso in un solo essere il divino nello spirito eterno come Dio e come Lui spirituale, intelligente, libero, santo, e la creatura materiale nella più innocente e santa delle carni, alla quale ogni altro vivente, nei tre regni del creato, è costretto ad inchinarsi.

41Ecco la testimonianza del mio amore per l’uomo, per il quale volli un organismo perfetto e una beata sorte di eterna vita nel mio Regno. Ecco la testimonianza del mio perdono all’uomo al quale, per la volontà di un Trino Amore, ho concesso riabilitazione e ricreazione agli occhi miei.

42Questa è la mistica pietra di paragone, questa è l’anello di congiunzione tra l’uomo e Dio, questa è Colei che riporta i tempi ai giorni primi e dà ai miei occhi divini la gioia di contemplare un’Eva quale Io la creai, ed ora fatta ancor più bella e santa, perché Madre del mio Verbo e perché Martire del più gran perdono.

43Per il suo Cuore Immacolato che non conobbe mai macchia alcuna, neanche la più lieve, Io apro i tesori del Cielo, e per il suo Capo che mai conobbe superbia, del mio fulgore faccio un serto e l’incorono, poiché mi è santissima, perché sia vostra Regina”.

44Nel Cielo non vi sono lacrime. Ma in luogo del gioioso pianto, che avrebbero avuto gli spiriti se ad essi fosse concesso il pianto -umore che stilla spremuto da un’emozione- vi fu, dopo queste divine parole, uno sfavillare di luci, un trascolorare di splendori in più vividi splendori, un ardere di incendi caritativi in un più ardente fuoco, un insuperabile ed indescrivibile suonare di celesti armonie, alle quali si unì la voce del Figlio mio, in laude a Dio Padre e alla sua Ancella in eterno beata».

Differenza tra morte e rapimento contemplativo[90]

 [Dice Gesù:]

 45«Vi è differenza tra la separazione dell’anima dal corpo per morte vera, e momentanea separazione dello spirito dal corpo e dall’anima vivificante per estasi o rapimento contemplativo. Mentre il distacco dell’anima dal corpo provoca la vera morte, la contemplazione estatica, ossia la temporanea evasione dello spirito fuor dalle barriere dei sensi e della materia, non provoca la morte, questo perché l’anima non si distacca e separa totalmente dal corpo, ma lo fa solo con la sua parte migliore, che si immerge nei fuochi della contemplazione.

46Tutti gli uomini, finché sono in vita, hanno in sé l’anima, morta o viva che sia per peccato o per giustizia; ma soltanto i grandi amanti di Dio raggiungono la contemplazione vera. Questo sta a dimostrare che l’anima, conservante l’esistenza sinché è unita al corpo -e questa particolarità è in tutti gli uomini uguale- ha in se stessa una parte più eletta: l’anima dell’anima, o spirito dello spirito, che nei giusti sono fortissimi, mentre in coloro che disamano Dio e la sua Legge, anche solo con la loro tiepidezza e i peccati veniali, si fanno deboli, privando la creatura della capacità di contemplare e conoscere, per quanto lo può fare un’umana creatura, a seconda del grado di perfezione raggiunta, Dio ed i suoi eterni veri.

 47Più la creatura ama e serve Dio con tutte le sue forze e possibilità, e più la parte più eletta del suo spirito aumenta la sua capacità di conoscere, di contemplare, di penetrare le eterne verità. L’uomo, dotato d’anima razionale, è una capacità che Dio empie di Sé. Maria, essendo la più santa d’ogni creatura dopo il Cristo, fu una capacità colma -sino a traboccare sui fratelli in Cristo di tutti i secoli, e per i secoli dei secoli- di Dio, delle sue grazie, carità e misericordie.

48Trapassò sommersa dalle onde dell’amore. Ora, nel Cielo, fatta oceano d’amore, trabocca sui figli a Lei fedeli, e anche sui figli prodighi, le sue onde di carità per la salvezza universale, Lei che è Madre universale di tutti gli uomini».


652. Commiato all’Opera[91].

Principali ragioni di questa rivelazione.

Dice Gesù:

1«Le ragioni che mi hanno mosso ad illuminare e a dettare episodi e parole miei al piccolo Giovanni sono, oltre alla gioia di comunicare una esatta cognizione di Me a quest’anima-vittima e amante, molteplici.

2Ma in tutte ne è anima l’amore mio per la Chiesa, sia docente che militante, e il desiderio di aiutare le anime nella loro ascesa verso la perfezione. La conoscenza di Me è aiuto all’ascesa. La mia Parola è Vita.

Nomino le principali[92]:

I. Tentativo di infinita misericordia[93]

Dice Gesù:

1“La ragione più profonda del dono di quest’opera, fra le molte altre che il mio portavoce conosce, è che in questi tempi, nei quali il modernismo condannato dal mio S. Vicario Pio X si corrompe in sempre più dannose dottrine umane, la S. Chiesa, rappresentata dal mio Vicario, abbia materia di più a combattere coloro che negano:

2la soprannaturalità dei dogmi;

3la divinità del Cristo; la verità del Cristo Dio e Uomo, reale e perfetto così nella fede come nella storia che di Lui è stata tramandata (Vangelo, Atti degli Apostoli, Epistole apostoliche, tradizione);

4la dottrina di Paolo e Giovanni e dei Concili di Nicea, Efeso e Calcedonia, e altri più recenti, come mia vera dottrina da Me verbalmente insegnata o ispirata;

5la mia sapienza illimitata perché divina;

6l’origine divina dei dogmi, dei sacramenti e della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica;

7l’universalità e continuità, sino alla fine dei secoli, del Vangelo da Me dato per tutti gli uomini;

8la natura, perfetta dall’inizio, della mia dottrina, che non si è formata quale è attraverso successive trasformazioni, ma tale è stata data: dottrina del Cristo, del tempo di Grazia, del Regno dei Cieli e del Regno di Dio in voi, divina, perfetta, immutabile, Buona Novella per tutti i sitibondi di Dio.

9Al dragone rosso con sette teste, dieci corna e sette diademi sulle teste, che con la coda trae dietro la terza parte delle stelle del cielo e le fa precipitare -e in verità vi dico che esse precipitano ancor più in basso che sulla terra- e che perseguita la Donna; alle bestie del mare e della terra che molti, troppi adorano, sedotti come sono dai loro aspetti e prodigi, opponete il mio Angelo volante nel mezzo del cielo tenendo il Vangelo eterno ben aperto anche sulle pagine sin qui chiuse, perché gli uomini possano salvarsi per la sua luce dalle spire del gran Serpente dalle sette fauci, che li vuole affogare nelle sue tenebre, e al mio ritorno Io ritrovi ancora la fede e la carità nel cuore dei perseveranti e siano questi numerosi più di quanto l’opera di Satana e degli uomini non danno a sperare che possano essere.

II. Risvegliare l’amore al Vangelo e a Maria

1Risvegliare nei sacerdoti e nei laici un vivo amore al Vangelo e a quanto è attinente al Cristo. Prima fra tutte le cose una rinnovellata carità alla Madre mia, nelle preghiere della quale è il segreto della salute del mondo. Lei, la Madre mia, è la Vincitrice del Dragone maledetto. Aiutate la sua potenza col vostro rinnovellato amore a Lei e con la rinnovellata fede e conoscenza di quanto le si riferisce. Maria ha dato al mondo il Salvatore. Il mondo avrà ancora da Lei la salvezza.

III. Aiutare ai maestri e direttori di anime

1Dare ai maestri di spirito e direttori di anime aiuto al loro ministero, studiando il mondo di spiriti diversi che si agitò intorno a Me e dei diversi modi da Me usati per salvarli. Perché stolto sarebbe volere avere un metodo unico per tutte le anime. Diverso è il modo di attrarre alla Perfezione un giusto che spontaneamente vi tende, da quello da usarsi per un credente ma peccatore, da quello da usarsi per un Gentile. Ne avete tanti anche fra voi, se giungete a giudicare, come il vostro Maestro, come Gentili quelli che sono i poveri esseri che hanno sostituito l’idolo della potenza e prepotenza, o dell’oro, o della lussuria, o della superbia del loro sapere, al Dio vero. E diverso è il modo da usarsi per salvare i moderni proseliti, ossia coloro che hanno accettato l’idea cristiana ma non la cittadinanza cristiana, appartenendo alle Chiese separate. Nessuno sia sprezzato, e queste pecore sperse meno di tutti. Amatele e cercate di ricondurle all’Ovile unico perché il desiderio del Pastore Gesù si compia.

2Alcuni obbietteranno, leggendo quest’Opera: “Non risulta dal Vangelo che Gesù abbia avuto contatti coi romani o greci, e perciò noi rigettiamo queste pagine”. Quante cose non risultano dal Vangelo, o traspaiono appena da dietro spesse cortine di silenzio, lasciate cadere dagli Evangelisti su episodi che, per la loro infrangibile mentalità di ebrei, essi non approvavano! Credete voi di conoscere tutto quello che ho fatto?

3In verità vi dico che neppure dopo aver letta e accettata questa illustrazione della mia vita pubblica voi conoscete tutto di Me. Avrei ucciso, nella fatica di essere il cronista di tutti i giorni del mio ministero e di tutte le azioni compiute in quei singoli giorni, il mio piccolo Giovanni, se gli avessi fatto conoscere tutto perché tutto vi trasmettesse!

4“Ci sono poi altre cose fatte da Gesù, le quali, se fossero scritte una ad una, credo che il mondo non potrebbe contenere i libri che si dovrebbero scrivere”, dice Giovanni.

 5A parte l’iperbole, in verità vi dico che se si fossero dovute scrivere tutte le mie singole azioni, tutte le mie lezioni particolari, le mie penitenze e orazioni per salvare un’anima, sarebbero occorse le sale di una delle vostre biblioteche, e una delle maggiori, per contenere i libri parlanti di Me. E anche in verità vi dico che sarebbe molto più utile per voi dare al rogo tanta inutile scienza polverosa e velenosa per far posto ai miei libri, che sapere così poco di Me e adorare così tanto quella stampa quasi sempre sporca di libidine o di eresia.

IV. Guidare alla conoscenza piena di Gesù e Maria

1Restituire nella loro verità le figure del Figlio dell’Uomo e di Maria, veri figli di Adamo per la carne e il sangue, ma di un Adamo innocente. Come noi, così dovevano essere i figli dell’Uomo, se il Progenitore e la Progenitrice non avessero avvilito la loro perfetta umanità – nel senso di uomo, ossia di creatura nella quale è la duplice natura spirituale, a immagine e somiglianza di Dio, e la natura materiale – come voi sapete che hanno fatto. Sensi perfetti, ossia sottomessi alla ragione pur nella loro grande acutezza. Nei sensi includo quelli morali insieme a quelli corporali. Amore completo e perfetto perciò, e per lo sposo al quale non la stringe sensualità, ma soltanto vincolo di spirituale amore, e per il Figlio. Amatissimo. Amato con tutta la perfezione di una perfetta donna per la creatura nata da lei. Così avrebbe dovuto amare Eva: come Maria, ossia non per quello che di godimento carnale era il figlio, ma perché quel figlio era figlio del Creatore e ubbidienza compiuta al suo comando di moltiplicare la specie umana.

 2E amato con tutto l’ardore di una perfetta credente, che sa quel suo Figlio non figuratamente ma realmente: Figlio di Dio. A coloro che giudicano troppo amoroso l’amor di Maria per Gesù dico di considerare chi era Maria: la Donna senza peccato e perciò senza tare alla sua carità verso Dio, verso i parenti, verso lo sposo, verso il Figlio, verso il prossimo; di considerare cosa vedeva la Madre in Me oltre che vedere il Figlio del suo seno; e infine di considerare la nazionalità di Maria. Razza ebrea, razza orientale, e tempi molto lontani dagli attuali. Perciò, da questi elementi scaturisce la spiegazione di certe amplificazioni verbali di amore che a voi possono parere esagerate. Stile fiorito e pomposo anche nel parlare comune, lo stile orientale ed ebraico. Tutti gli scritti di quel tempo e di quella razza ne sono un documento, né il volger dei secoli ha molto mutato lo stile d’oriente.

3Pretendereste che, perché voi, venti secoli dopo e quando la perversità della vita ha ucciso tanto amore, dovete esaminare queste pagine, Io vi dessi una Maria di Nazareth quale è la donna arida e superficiale del vostro tempo? Maria è ciò che è, e non si muta la dolce, pura, amorosa Fanciulla d’Israele, Sposa di Dio, Madre verginale di Dio, in una eccessivamente, morbosamente esaltata, o in una glacialmente egoista donna del vostro secolo.

4A coloro che giudicano troppo amoroso l’amor di Gesù per Maria dico di considerare che in Gesù era Dio e che Dio uno e trino prendeva i suoi conforti amando Maria, Colei che lo ripagava del dolore di tutta la razza umana, il mezzo perché Dio potesse tornare a gloriarsi della sua Creazione che dà cittadini ai suoi Cieli. E considerino infine che ogni amore diventa colpevole quando, e soltanto, quando disordina, ossia quando va contro la volontà di Dio e il dovere da compiere.

5Ora considerate: l’amore di Maria ha fatto questo? Il mio amore ha fatto questo? Mi ha Ella trattenuto, per egoistico amore, dal compiere tutta la volontà di Dio? Per un disordinato amore per mia Madre ho rinnegato forse la mia missione? No. L’uno e l’altro amore hanno avuto un solo desiderio: che si compisse la volontà di Dio per la salute del mondo. E la Madre ha detto tutti gli addii al Figlio, e il Figlio ha detto tutti gli addii alla Madre, consegnando il Figlio alla croce del magistero pubblico e alla croce del Calvario, consegnando la Madre alla solitudine e allo strazio, perché fosse Corredentrice, senza tenere conto dell’umanità nostra che si sentiva lacerare e del nostro cuore che si spezzava nel dolore. É questo debolezza? Sentimentalismo? É amor perfetto, o uomini che non sapete amare e non comprendete più l’amore e le sue voci!

6E ancora quest’Opera ha scopo di illuminare dei punti che un complesso di circostanze hanno coperto di tenebre e formano così zone oscure nella luminosità del quadro evangelico e punti che sembrano di frattura, e non sono che punti oscurati, fra l’uno e l’altro episodio, punti indecifrabili e che nel poter decifrarli sta la chiave per comprendere esattamente certe situazioni che si erano create e certe maniere forti che avevo dovuto avere, così in contrasto con le mie esortazioni continue al perdono, alla mitezza e umiltà, certi irrigidimenti verso i tenaci, inconvertibili avversari. Ricordate tutti che, dopo avere usato tutta la misericordia, Dio, per onore di Sé stesso, sa anche dire “Basta” a coloro che, perché è buono, credono lecito di abusare della sua longanimità e tentarlo. Dio non si irride. É parola antica e sapiente. 

V. Conoscere esattamente il Redentore e la      Corredentrice  

1Conoscere esattamente la complessità e durata della mia lunga passione, la quale culmina nella Passione cruenta compiuta in poche ore, che mi aveva consumato in un tormento quotidiano durato lustri e lustri, e andato sempre crescendo, e con la mia la passione della Madre alla quale la spada del dolore trafisse il cuore per un tempo uguale. E spingervi, per questa conoscenza, ad amarci di più.

VI. Conoscere il potere della Parola negli ascoltatori

1Dimostrare il potere della mia Parola e gli effetti diversi della stessa a seconda che chi la riceveva apparteneva alla schiera degli uomini di buona volontà, o a quella di coloro che avevano una volontà sensuale che non è mai retta.

2Gli apostoli e Giuda. Ecco i due esempi opposti. I primi, imperfettissimi, rozzi, ignoranti, violenti, ma con buona volontà. Giuda, dotto più della maggioranza di essi, raffinato dalla vita nella capitale e nel Tempio, ma di mala volontà. Osservate l’evoluzione nel Bene dei primi, la loro ascesa. Osservate l’evoluzione del secondo nel Male e la sua discesa.

3Osservino questa evoluzione nella perfezione degli undici buoni soprattutto coloro che per un difetto visivo mentale sono usi a snaturare la realtà dei santi, facendo dell’uomo che raggiunge la santità con dura, durissima lotta contro le forze pesanti e oscure, un essere innaturale senza fomiti e fremiti, e perciò senza meriti. Perché il merito viene proprio dalla vittoria sulle passioni disordinate e le tentazioni, raggiunta per amore di Dio e per conseguire il fine ultimo: godere di Dio in eterno. Lo osservino coloro che pretendono che il miracolo della conversione debba venire solo da Dio. Dio dà i mezzi per convertirsi, ma non violenta la volontà dell’uomo, e se l’uomo non vuole convertirsi, inutilmente ha ciò che ad altro serve alla conversione.

4Considerino, coloro che esaminano, i molteplici effetti della mia Parola, non soltanto sull’uomo umano, ma anche sull’uomo spirituale. Non soltanto sull’uomo spirituale, ma anche sull’uomo umano. La mia Parola, accolta con buona volontà, trasforma l’uno e l’altro portando a perfezione esterna e interna.

 5Gli apostoli, che per la loro ignoranza e la mia umiltà trattavano il Figlio dell’Uomo con confidenza eccessiva -un buon maestro fra loro, nulla più, un maestro umile e paziente col quale era lecito prendersi delle libertà talora eccessive; ma non era irriverenza la loro: era ignoranza, e va scusata- gli apostoli, rissosi fra loro, egoisti, gelosi nel loro amore e del mio amore, impazienti con il popolo, un poco orgogliosi di essere “gli apostoli”, ansiosi dello stupefacente che li addita alle folle come dotati di un potere straordinario, lentamente ma continuamente si trasformano in uomini nuovi, dominando prima le loro passioni per imitare Me e far contento Me, poscia, sempre più conoscendo il mio vero Io, mutando modi e amore sino a vedermi, amarmi e trattarmi come Signore divino. Sono forse, al termine della mia vita sulla Terra, ancora i compagni superficiali e allegri dei primi tempi? Sono, soprattutto dopo la Risurrezione, gli amici che trattano il Figlio dell’Uomo da Amico? No. Sono i ministri del Re, prima. Sono i sacerdoti di Dio, dopo. Tutti diversi, trasformati completamente. Considerino questo coloro che troveranno forte e giudicheranno innaturale la natura degli apostoli, che era quale è descritta. Io non ero un dottore difficile e un re superbo, non ero un maestro che giudica indegni di lui gli altri uomini. Ho saputo compatire. Ho voluto formare prendendo materie grezze, empire di perfezioni d’ogni specie vasi vuoti, dimostrare che Dio può tutto, e da una selce trarre un figlio d’Abramo, un figlio di Dio, e da un nulla un maestro, a confondere i maestri boriosi della loro scienza che molto sovente ha perduto il profumo della mia.

VII. Conoscere la caduta di uno spirito eletto

1Infine: farvi conoscere il mistero di Giuda, quel mistero che è la caduta di uno spirito che Dio aveva beneficato straordinariamente. Un mistero che in verità si ripete troppo sovente e che è la ferita che duole nel Cuore del vostro Gesù. Farvi conoscere come si cade mutandosi da servi e figli di Dio in demoni e deicidi che uccidono il Dio in loro coll’uccidere la Grazia, per impedirvi di mettere il piede sui sentieri dai quali si cade nell’Abisso, e per insegnarvi come usare per vedere di trattenere gli agnelli imprudenti che si spingono verso l’abisso.

2Applicate il vostro intelletto a studiare l’orrenda e pur comune figura di Giuda, complesso in cui si agitano serpentini tutti i vizi capitali che voi trovate e avete da combattere in questo o in quello. È la lezione che dovete maggiormente imparare, perché sarà quella che vi è più utile nel vostro ministero di maestri di spirito e direttori d’anime. Quanti mai, in ogni stato della vita, imitano Giuda dandosi a Satana e incontrando la morte eterna!

Ultime considerazioni a favore dell’Opera

Divisione delle parti come la indica il Signore.

Sette ragioni, come sette sono le parti:

I. Preevangelo (dal Concepimento immacolato di Maria sempre Vergine alla morte di S. Giuseppe).

II. Anno primo di vita pubblica.

III. Anno secondo di vita pubblica.

IV. Anno terzo di vita pubblica.

V. Pre-Passione (da Tebet a Nisam, ossia dall’agonia di Lazzaro alla cena di Betania).

VI. Passione (dall’addio a Lazzaro alla mia Sepoltura e giorni seguenti sino all’alba pasquale).

VII. Dalla Risurrezione alla Pentecoste.

Sia tenuta questa divisione delle parti come Io qui la indico, che è la giusta.

Collaborazione col portavoce

3Ed ora? Che dite al vostro Maestro? Non parlate a Me. Ma in cuor vostro parlate e, sol che possiate farlo, parlate al piccolo Giovanni. Ma in nessuno di questi due casi parlate con quella giustizia che vorrei vedere in voi. Perché al piccolo Giovanni parlate per dare pena, calpestando la carità verso la cristiana, la consorella e lo strumento di Dio. In verità vi dico ancora una volta che non è placida gioia essere strumento mio: è fatica e sforzo continui, in tutto è dolore perché ai discepoli del Maestro il mondo dà ciò che dette al Maestro: dolore; e occorrerebbe che almeno i sacerdoti, e specie i confratelli, aiutassero questi piccoli martiri che procedono sotto la loro croce… E perché in cuor vostro, parlando a voi stessi, voi avete lamento di superbia, invidia, incredulità e altro.

4Ma Io vi darò risposta alle vostre lamentele e ai vostri stupori scandalizzati.

Il dono di ricordare le parole del Maestro

5Nella sera dell’ultima Cena agli undici che mi amavano Io ho detto: “Quando lo Spirito Consolatore sarà venuto vi ricorderà tutto ciò che Io ho detto”. Quando Io parlavo avevo sempre presente, oltre ai presenti, tutti quelli che mi sarebbero stati discepoli nello spirito, e con verità e volontà di volere. Lo Spirito Santo, che già con la sua Grazia infonde in voi facoltà di ricordare Iddio, traendo le anime dall’intontimento della Colpa originale e liberandole dagli offuscamenti che, per la triste eredità di Adamo, fasciano la luminosità degli spiriti creati da Dio perché ne godessero la vista e conoscenza spirituale, completa la sua opera di Maestro “ricordando”, nel cuore di coloro che sono da Lui condotti e che sono i figli di Dio, quanto Io ho detto e che costituisce il Vangelo. Ricordare qui è per illuminare lo spirito di esso. Perché nulla è ricordare le parole del Vangelo se non se ne comprende lo spirito.

Missione dello Spirito Santo

6E lo spirito del Vangelo, che è amore, può essere fatto comprendere dall’Amore, ossia dallo Spirito Santo, il Quale, così come è stato il vero Scrittore del Vangelo, ne è anche il solo Commentatore, poiché solo l’autore di un’opera sa lo spirito della stessa e lo comprende, anche se non riesce a farlo comprendere ai lettori della stessa. Ma là dove non riesce un autore umano, perché ogni perfezione umana è ricca di lacune, giunge lo Spirito perfettissimo e sapientissimo. Perciò solo lo Spirito Santo, Autore del Vangelo, è anche Colui che lo ricorda e commenta e completa in fondo alle anime dei figli di Dio.

7“Il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre vi manderà in mio Nome, vi insegnerà ogni cosa, vi rammenterà tutto quello che ho detto” (Giovanni, cap. 14, v. 26).

8“Quando poi sarà venuto quello Spirito di Verità, Egli vi ammaestrerà in ogni vero; ché non vi parlerà da sé stesso, ma dirà tutto quello che ha udito e vi annunzierà l’avvenire. Egli mi glorificherà, perché riceverà del mio e ve lo annunzierà. Tutto quello che ha il Padre è mio; per questo ho detto che Egli riceverà del mio e ve lo annunzierà”. (Giovanni, capo 16°, v. 13-14-15).

Quest’Opera vi riporta al pensiero originale di Dio

9Che se poi obbiettate che, essendo lo Spirito Santo l’Autore vero del Vangelo, non si capisce come mai non abbia ricordato quanto in quest’opera è detto e quanto Giovanni fa comprendere avvenuto con le parole che chiudono il suo Vangelo, Io vi rispondo che i pensieri di Dio sono diversi da quelli degli uomini, e sempre giusti e insindacabili. E ancora: se obbiettate che la rivelazione si è chiusa con l’ultimo Apostolo e non c’era nulla più da aggiungere, perché lo stesso Apostolo dice nell’Apocalisse: “Se uno vi aggiungerà qualche cosa, Dio porrà su lui le piaghe scritte in questo libro” (cap. 22, v. 18), e ciò può intendersi per tutta la Rivelazione alla quale l’Apocalisse di Giovanni è ultimo coronamento, Io vi rispondo che non fu con quest’opera fatta aggiunta alla Rivelazione, ma ricolmate le lacune che si erano prodotte per cause naturali e voleri soprannaturali. E se Io mi sono voluto compiacere di ricostruire il quadro della mia divina Carità, così come fa un restauratore di mosaici che rimette le tessere deteriorate o mancanti, restituendo al mosaico la sua completa bellezza, e mi sono riservato di farlo in questo secolo nel quale l’Umanità precipita verso l’Abisso di tenebre e orrore, potete voi vietarmelo?

Questa rivelazione è per svegliare i “dormienti”

10Potete forse dire di non averne bisogno, voi dallo spirito così annebbiato, sordo, illanguidito, alle luci, voci e inviti dell’Alto?

11In verità dovreste benedirmi per il mio aumentare con nuove luci la luce che avete e che non vi è più sufficiente a “vedere” il vostro Salvatore. Vedere la Via, la Verità e la Vita, e sentire risorgere in voi quella spirituale commozione dei giusti del mio tempo, pervenendo, attraverso a questa conoscenza, ad un rinnovamento dei vostri spiriti nell’amore, che sarebbe salvezza, perché ascesa verso la perfezione.

12Non vi dico “morti”, ma dormienti, assopiti. Simili a piante durante il sonno invernale. Il Sole divino vi dà i suoi fulgori. Destatevi e benedite il Sole che si dona, accoglietelo con gioia perché Egli vi scaldi, dalla superficie al profondo, vi ridesti, vi copra di fiori e frutti.

“Sorgete. Venite al Dono mio”.

13“Prendete e mangiate. Prendete e bevete”, ho detto agli apostoli.”

14“Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: ‘dammi da bere’, tu stessa ne avresti chiesto a lui, che ti avrebbe dato acqua viva”, ho detto alla samaritana.

15Lo dico anche ora: ai dottori come ai samaritani. Perché ambedue le classi estreme ne hanno bisogno, e bisogno ne hanno quelli che stanno fra i due estremi. I primi per non essere denutriti e spogli di forze anche per sé stessi, e di soprannaturale nutrimento per chi langue per mancanza di conoscenza di Dio, del Dio-Uomo, del Maestro e Salvatore. I secondi perché le anime hanno bisogno d’acqua viva quando periscono lontano dalle fonti. Quelli di mezzo fra i primi e i secondi, la grande massa dei non peccatori gravi, ma anche degli statici nel non progredire, per pigrizia, tiepidezza, per uno sbagliato concetto sulla santità, quelli che sono scrupolosi di non dannarsi, di essere osservanti, di intricarsi in un labirinto di pratiche superficiali, ma che non osano fare un passo sulla via erta, ertissima dell’eroicità, perché da quest’opera abbiano la spinta iniziale ad uscire da quella staticità e iniziare il cammino eroico.

16Io ve le dico queste parole. Vi offro questo cibo e questa bevanda d’acqua viva. La mia Parola è Vita. E Io vi voglio nella Vita, con Me. E moltiplico la mia parola a controbilanciare i miasmi di Satana che vi distruggono le forze vitali dello spirito.

“Prendete, prendete quest’opera”

17Non respingetemi. Ho sete di darmi a voi. Perché vi amo. É la mia inestinguibile sete. Ho ardente desiderio di comunicarmi a voi per farvi pronti al banchetto delle nozze celesti. E voi avete bisogno di Me per non languire, per vestirvi di veste ornata per le nozze dell’Agnello, per la grande festa di Dio dopo aver superato la tribolazione in questo deserto pieno di insidie, rovi e serpenti che è la Terra, per passare fra le fiamme e non averne danno, calcare i rettili e dover assorbire veleni senza morire, avendo in voi Me.

18E ancora vi dico: “Prendete, prendete quest’opera e ‘non sigillatela’, ma leggetela e fatela leggere ‘perché il tempo è vicino’ (Giovanni, Apocalisse, cap. 22, v. 10) ‘e chi è santo si faccia ancor più santo’ (v. 11)”.

19La grazia del Signor vostro Gesù Cristo sia con tutti quelli che in questo libro vedono un avvicinarsi di Me e sollecitano che si compia, a loro difesa, col grido dell’Amore: “Vieni, Signore Gesù!”».

Raccomandazioni alla piccola instancabile voce

A me in particolare dice poi Gesù:

20«A proemio dell’Opera metterai il primo capitolo del Vangelo di Giovanni, dal versetto 1° al versetto 18° incluso. Così, integralmente come è scritto. Giovanni scrisse quelle parole, come te scrivesti tutte quelle riportate nell’Opera, sotto dettatura dello Spirito di Dio. Non vi è nulla da aggiungere o togliere, come non vi fu nulla da aggiungere o togliere alla orazione del Padre nostro e alla mia preghiera dopo l’Ultima Cena. Ogni parola di questi punti è gemma divina e non va toccata. Non c’è, per essi punti, che fare una cosa: pregare ardentemente lo Spirito Santo che ve li illumini in tutta la loro bellezza e sapienza.

21Quando poi giungerai al punto che inizia la mia vita pubblica, copierai pure integralmente il primo capitolo di Giovanni, dal versetto 19° al 28° incluso, e il capitolo terzo di Luca dal versetto 3° al 18° incluso, l’uno dietro l’altro, come fossero un solo capitolo. C’è tutto il Precursore, asceta di poche parole e di dura disciplina, e non c’è altro da dire. Poi metterai il mio Battesimo e andrai avanti come ho detto di volta in volta.

E la tua fatica è finita.

22Ora resta l’amore e la ricompensa da godere. Anima mia, e che ti dovrei dire? Tu mi chiedi, col tuo spirito perduto in Me: “Ed ora che farai, Signore, di me, tua serva?”.

23Potrei dirti: “Spezzerò il vaso di creta per estrarne l’essenza e portarla dove Io sono”. E sarebbe gioia di entrambi. Ma ancora mi occorri per un poco, e un altro poco ancora, qui, ad emanare i tuoi profumi che sono ancora l’odore del Cristo che in te inabita. E allora ti dirò come per Giovanni: “Se voglio che tu resti finché Io non venga a prenderti, che te ne importa di rimanere?”.

24Pace a te, mia piccola, instancabile voce. Pace a te. Pace e benedizione. Il Maestro ti dice: “Grazie”. Il Signore ti dice: “Sii benedetta”. Gesù, il tuo Gesù, ti dice: “Io sempre sarò con te perché mi è dolce stare con quelli che mi amano.

25La mia pace, piccolo Giovanni. Vieni e riposa sul mio Petto».

 

E con queste parole sono finiti anche i suggerimenti per la stesura dell’Opera e date le ultime spiegazioni.

 


 

 

 

 


[1] MARIA VALTORTA, L’Evangelo come mi è stato rivelato, Ed. CEV, Isola del Lire

[2] Titolo voluto da Gesù, MARIA VALTORTA, Quadernetti N° 48,1).

[3] Matteo, Marco, Luca, Giovanni.

[4] Quest’Opera è manifestazione, rivelazione, venuta del FIGLIO DELL’UOMO,

in compimento della Sua profezia: “La venuta del Figlio dell’Uomo sarà come nei giorni di Noè e di Lot. Così sarà il tempo in cui il Figlio dell’Uomo si rivelerà” (Mt 24,37-40; Lc 17,26-30). La Malvagità di oggi ha superato la Malizia di quel tempo, fedelmente Gesù ha compiuto la promessa. È con noi 

[5] 26 aprile 1947.  Poema: X, 24 

[6] Atti degli Apostoli: Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelota e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui (Atti 1,12-14).

[7] Salmo 115,1-2.

[8] Salmo 13

[9] Salmo 119.

[10] Atti degli Apostoli: In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli (il numero delle persone radunate era circa centoventi) e disse: “Fratelli, era necessario che si adempisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, che fece da guida a quelli che arrestarono Gesù. Egli era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Giuda comprò un pezzo di terra con i proventi del suo delitto e poi precipitando in avanti si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere (Atti 1,15-18).

[11] Salmo 41,10.

[12] Atti degli Apostoli: La cosa è divenuta così nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, che quel terreno è stato chiamato nella loro lingua Akeldamà, cioè Campo di sangue. Infatti sta scritto nel libro dei Salemi: La sua dimora diventi deserta, e nessuno vi abiti. E: Il suo incarico lo prenda un altro (Atti 1,19-20).

[13] Atti degli Apostoli: Bisogna dunque che tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo, uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione” (Atti 1,21-22).

[14] Salmo 69,26; 109,8.

[15] Atti degli Apostoli: Ne furono proposti due, Giuseppe detto Barsabba, che era soprannominato Giusto, e Mattia (Atti 1,23).

[16] Atti degli Apostoli: Allora essi pregarono dicendo: “Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostraci quale di questi due hai designato a prendere il posto in questo ministero e scelto”. Gettarono quindi le sorti su di loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli (At 1,24-26).

[17] 27 aprile 1947.  Poema: X, 25 

[18] Atti degli Apostoli: Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo (At 2,1).

[19] < È veramente un tipo di “Lectio divina”: letta, ascoltata, meditata, con partecipazione attiva. E Maria Santissima, Madre della Chiesa, ne è la Maestra >

[20] Atti degli Apostoli: Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano (At 2,2)

[21] Atti degli Apostoli: Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro (At 2,3).

[22] Atti degli Apostoli: Ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi (At 2,4).

[23] Is 61-1-2

[24] < In seguito, però, anche per andare incontro al vivo desiderio espresso dal direttore spirituale della Scrittrice, P. Romualdo M. Migliorini, dell’Ordine dei Servi di Maria, quest’Opera è stata prolungata fino all’Assunzione della Vergine, con alcuni brani preparati in precedenza (1943,1944) e con altri composti appositamente a tale scopo (1951) >

[25] Santa Zita, vergine lucchese del secolo XIII, domestica e patrona delle domestiche, molto venerata a Lucca che ne celebra la festa il 27 aprile.

[26] “I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre” (Dn 12, 3). “Nel giorno del loro giudizio risplenderanno; come scintille nella stoppia, correranno qua e là. Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro (Sap 3, 7-8).

[27] Maria Teresa Goretti, più nota come Maria Goretti, martire della purezza (1890 – 1902), beatificata il 27 aprile 1947 e canonizzata nel 1950.

[28] Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo che è la Chiesa (Col 1,24).

[29] Opera è finita, ma non sono finite le “visioni” e i “dettati” fuori del ciclo messianico dichiarato concluso con la discesa dello Spirito Santo. Perciò saranno messi, a completamento dell’Opera, altri scritti, ad essa pertinenti, di vari anni e soprattutto del 1951. Di conseguenza, il Commiato all’Opera, scritto il 28 aprile 1947 e che sui quaderni autografi segue immediatamente il presente “dettato”, sarà riportato al termine del completamento dell’Opera.

[30] La Chiesa qui vien detta “Romana” indubbiamente perché il Supremo Pastore visibile ne è il Romano Pontefice, successore del Beato Pietro, Apostolo e Capo degli Apostoli, nella Sede di Roma. (Lumen gentium, 18-19)

[31] Adunanza dei fedeli: pastori, pecore e agnelli (Cfr LG, 12

[32] “Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: “Abbà, Padre!”. Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria” (Rm 8, 14‑17).

[33] Alla fine di ogni anno evangelico, cioè in 140.7, 312.14, 540.13.

[34] “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più finché non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” (Mt 23,37-39).

[35] Segue il Commiato all’Opera, che riportiamo al termine del presente volumetto. Vedi anche la precedente nota 514

[36] 3 giugno 1944.  Poema: X, 26 

[37] Pietro, non più rozzo pescatore, nelle sue nuove vesti di Pontefice.

[38] Gv 6,52-58

[39] 21 agosto 1951.  Poema: X, 27 

[40] L’Immacolata Concezione: < Secondo quest’Opera, perciò, l’apostolo vergine e prediletto, Giovanni sarebbe stato a conoscenza del singolare privilegio dell’Immacolato Concepimento di Maria, cioè dell’assenza di peccato originale in Lei e della pienezza di divina grazia in Lei: e ne sarebbe stato al corrente proprio per insegnamento ricevuto dal Divino Maestro Gesù. Ciò ammesso, lo sviluppo dei dogmi consisterebbe in un movimento circolare, in altre parole in un ritorno, per l’azione arcana dello Spirito Santo e la collaborazione umana, alla completezza e alla chiarezza dottrinale divino-apostolica, cioè di Gesù e degli Apostoli >

[41] Per invidia del diavolo: Non Dio ma il diavolo causò il peccato e la morte: “Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono” (Sap 2,23-24). “Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza; le creature del mondo sono sane, in esse non c’è veleno di morte, né gli inferi regnano sulla terra, perché la giustizia è immortale” (Sap 1,13-15).

[42] la nuvola di fuoco: “Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte. Di giorno la colonna di nube non si ritirava mai dalla vista del popolo, né la colonna di fuoco durante la notte” (Es 13,21‑22).

[43] La verga di Aronne: Il giorno dopo, Mosè entrò nella tenda della testimonianza ed ecco il bastone di Aronne per il casato di Levi era fiorito: aveva prodotto germogli, aveva fatto sbocciare fiori e maturato mandorle, (Numeri 17,23‑26).

[44] Le acque del Giordano: Quando il popolo si mosse dalle sue tende per attraversare il Giordano, i sacerdoti che portavano l’arca dell’alleanza camminavano davanti al popolo. Appena i portatori dell’arca furono arrivati al limite delle acque – il Giordano infatti durante tutti i giorni della mietitura è gonfio fin sopra tutte le sponde – si fermarono le acque che fluivano dall’alto e stettero come un solo argine a grande distanza, mentre quelle che scorrevano verso il mare dell’Araba, il Mar Morto, se ne staccarono completamente e il popolo passò di fronte a Gerico. I sacerdoti che portavano l’arca dell’alleanza del Signore si fermarono immobili all’asciutto in mezzo al Giordano, mentre tutto Israele passava all’asciutto, finché tutta la gente non ebbe finito di attraversare il Giordano (Giosuè 3,14‑17).

[45] 8 settembre 1951.  Poema: X, 28 

[46] Gesù possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore (Eb 7,24-25)

[47] 5 ottobre 1951.  Poema: X, 29 

[48] Shabahót Il manoscritto originale così prosegue, tra parentesi: avrò scritto bene? mi sono sforzata di dare la parola con l’h aspirate come le ho sentite dire. Nota mia, ma da non mettere nel dattiloscritto.

Sabaot: Espressione che significa in ebraico “eserciti” e che spesso designa una delle caratteristiche del Signore. Gli eserciti di cui si parla sono quelli del cielo: eserciti di angeli ma anche di astri che, in tutto l’Oriente antico, costituivano “l’Esercito del cielo” oggetto di un diffuso culto: secondo i profeti si faceva fumare l’incenso in suo onore sui tetti delle case. La Legge metteva in guardia i figli d’Israele contro la tentazione di imitare i popoli pagani ma il contagio era forte e colpì molto spesso. Il re Manasse si spinse fino a innalzare un altare all’“Esercito del cielo” nel cortile del Tempio. Giosia di Giuda tentò invano di opporsi a quella forma di idolatria e i profeti deplorarono i figli d’Israele che “amarono, servirono, seguirono, consultarono e adorarono la milizia del cielo”.
Ma gli astri sono creature che Dio aveva voluto chiamare all’esistenza fra i primi atti della creazione del mondo: “così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere”. Non solo Dio le ha create ma le conosce ad una ad una per nome, le comanda come un generale i suoi eserciti; è il “Signore degli Eserciti, il re della gloria”, il Dio dell’Arca che “siede sui cherubini”, che il profeta Michea vide circondato dalla moltitudine degli angeli e BAIA lodato dai serafini. Creature privilegiate, questi eserciti di Dio sono invitati a cantarne le lodi.
Talvolta, in un’accezione più limitata e concreta, il Dio degli eserciti è colui che combatte con le schiere d’Israele.

[49] “Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra (Es 20, 4). “Non rivolgetevi agli idoli, e non fatevi divinità di metallo fuso” (Lv 19, 4). “Poiché dunque non vedeste alcuna figura, quando il Signore vi parlò sull’Oreb dal fuoco, state bene in guardia per la vostra vita, perché non vi corrompiate e non vi facciate l’immagine scolpita di qualche idolo, la figura di maschio o femmina…” (Dt 4, 15-18).

[50] 7 agosto 1944.  Poema: X, 30 

[51] Atti degli Apostoli: Stefano intanto, pieno di grazia e di fortezza, faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo. Sorsero allora alcuni della sinagoga detta dei “liberti” comprendente anche i Cirenei, gli Alessandrini e altri della Cilicia e dell’Asia, a disputare con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava. Perciò sobillarono alcuni che dissero: “Lo abbiamo udito pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio”. E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo trascinarono davanti al sinedrio (At 6,8-12).

[52] Atti degli Apostoli: Presentarono quindi dei falsi testimoni, che dissero: “Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge. Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno distruggerà questo luogo e sovvertirà i costumi tramandatici da Mosè” (At 6,12-14).

[53] Atti degli Apostoli: E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo (At 6,15). Con volto e con voce d’angelo, Stefano parlò a lungo al sinedrio e concluse così: “O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; voi che avete ricevuto la legge per mano degli angeli e non l’avete osservata. All’udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui (At 7,51-54).

[54] Atti degli Apostoli: Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra e disse: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio” (At 7,55-56).

[55] Atti degli Apostoli: Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui (At 7,57).

[56] Una lezione, quella di Gesù adolescente.

[57] Daniele Cap. 9

[58] Atti degli Apostoli: Lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo (At 7,58).

[59] Atti degli Apostoli: E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”. Poi piegò le ginocchia e gridò forte: “Signore, non imputar loro questo peccato”. Detto questo, morì (At 7,59-60).

[60] Atti degli Apostoli: Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati (At 9,1-3).

[61]  Poema: X, 31 

[62] 8 agosto 1951.  Poema: X, 32 

[63] Atti degli Apostoli: Persone pie seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui (At 8,2).

[64] Atti degli Apostoli: In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme (At 8,1).

[65] Atti degli Apostoli: Tutti, ad eccezione degli apostoli, furono dispersi nelle regioni della Giudea e della Samaria. Quelli però che erano stati dispersi andavano per il paese e diffondevano la parola di Dio (At 8,1.4).

[66] 1 novembre 1951.  Poema: X, 33 

[67] 4 novembre 1951.  Poema: X, 34 

[68] IL VANGELO ETERNO: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,19-20).

[69] 21 novembre 1951.  Poema: X, 35 

[70] La maternità spirituale di Maria SS.ma ha avuto origine insieme alla maternità fisica, nel senso che quando la Vergine ha dato alla luce Cristo capo dell’umanità, è divenuta anche madre spirituale della intera umanità. Qui si afferma che la Madonna ha “iniziato” la maternità spirituale sul Calvario, nel senso che ivi l’ha principiata per un nuovo titolo, cioè per titolo di Corredentrice, che la associò intimamente al supremo olocausto di Gesù.

[71] Atti degli Apostoli: In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni (At 12,1-2)

[72] Gv 13,20-23; 17,20-26; 1Gv 4,16; Ap 3,20-21

[73] Le preghiere verranno sviluppati così: Il salmo 118, poi i tre primi versetti del salmo 41, i primi otto del salmo 38, il salmo 22 e il salmo 1°. Dice poi il Pater, le parole di Gabriele ed Elisabetta, il cantico di Tobia, il capitolo 24° dell’Ecclesiastico, dai versetti 11-46. Per ultimo intona il “Magnificat”.

[74] Salmo “alfabetico”. Gli otto versi di ogni strofa cominciano con una delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico, e contengono ognuno, uno dei termini che designano la legge: testimonianza, precetto, volontà, comando, promessa, parola, giudizio, via. Lo riportiamo, integralmente perché fa parte della rivelazione del Vangelo del Regno di Dio (Salmo 119 nel corpo del testo)

[75] Salmo 42, 1‑3

[76] Sal 39,1‑8

[77] 23

[78] Lc 1,28-38.

[79] Lc 1,42-45.

[80] Tobia 13,13-18,

[81] Siracide 24,11-45: i versetti della Volgata non coincidono con quelli della Bibbia di Gerusalemme, perciò abbiamo iniziato dal versetto 3.

[82] Lc 1,46-55

[83] 8 dicembre 1951.  Poema: X, 36 

[84] Precursori dell’Assunta: Enoch: L’intera vita di Enoch fu di trecentosessantacinque anni. Poi Enoch camminò con Dio e non fu più perché Dio l’aveva preso (Gn 5,23-24). Enoch piacque al Signore e fu rapito, esempio istruttivo per tutte le generazioni (Sir 44,16). Fu rapito, perché la malizia non ne mutasse i sentimenti o l’inganno non ne traviasse l’animo (Sap 4,11). Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di essere stato gradito a Dio (Eb 11,5). Elia: Mentre Elia ed Eliseo camminavano conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. Eliseo guardava e gridava: “Padre mio, padre mio, cocchio d’Israele e suo cocchiere”.  E non lo vide più (2 Re 2,11-12). “Fosti assunto in un turbine di fuoco su un carro di cavalli di fuoco, designato a rimproverare i tempi futuri per placare l’ira prima che divampi, per ricondurre il cuore dei padri verso i figli e ristabilire le tribù di Giacobbe” (Sir 48,9-10).

[85] 18 aprile 1948.  Poema: X, 37 

[86] Scritto il 5 gennaio 1944.

[87] Scritto il 8 e 15 luglio 1944.

[88] Scritto il 18 dicembre 1943.

[89] Dicembre 1943.   

[90] 1 maggio 1946.

[91] [28 aprile 1947] Poema: X, 38 

[92] Le ragioni dette nel dettato del 18-1-47 che il piccolo Giovanni metterà qui integralmente. Questa è la ragione più grande, perché voi state perendo e vi voglio salvare.

[93] 3 febbraio 1947.

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